LA PRIMA VERA FONTE ALTERNATIVA IL RISPARMIO ENERGETICO
Il 28 settembre del 2003 l’Italia si è ritrovata al buio a causa di un black-out energetico provocato da un banale incidente che ha interrotto il flusso di corrente proveniente dalla Svizzera. Tutto ciò perché l’Italia è costretta ad importare energia in quanto la produzione attuale delle nostre centrali non riesce a soddisfare la domanda energetica del nostro paese.
Quel giorno ci siamo resi conto di quanto sia fragile il sistema tecnologicamente più avanzato e cioè quello elettrico da cui dipende la nostra società. Da quando questo sistema è stato spezzettato, privatizzato e affidato a soggetti che hanno lo scopo non di assicurare i servizi esenziali a tutti i cittadini, ma quello di produrre tali servizi al più basso costo possibile e rivenderli al prezzo più alto possibile.
In questa logica di mercato dove i profitti sono al centro dell’azione dei produttori di energia elettrica, si inserisce l’importazione di elettricità dalla Francia. Infatti le troppe centrali nucleari francesi, nate nel momento in cui il nucleare dava prestigio simboleggiava la potenza militare di una nazione,  devono funzionare giorno e notte perché non possono  fermarsi e hanno la necessità di vendere l’elettricità in eccesso, e capita molto spesso, anche a basso prezzo.
Centrale nucleare francese
Così l’Italia invece di migliorare l’efficienza delle proprie centrali e della rete di distribuzione, da anni compra l’elettricità nucleare francese e l’ENEL è  contenta di guadagnarci sopra senza tenere in considerazione la fragilità della rete elettrica del nostro paese.
Autorevoli esponenti del governo hanno dichiarato che il black-out poteva essere evitato se avessimo avuto più centrali  elettriche, possibilmente con qualche impianto nucleare. Non si può avere, realisticamente, elettricità dal nucleare prima del 2020 e un forcing in questa direzione potrebbe garantire una produzione elettrica, come abbiamo già visto, così insignificante da considerare antieconomico qualsiasi impianto che produca energia dal nucleare. Senza contare i csti di smantellamento e bonifica dei terreni.
Il Per esempio reattore nucleare PWR di Caorso era originariamente destinato alla produzione di energia elettrica. Venne arrestato nel 1988 a seguito dell'esito del referendum contro il nucleare in Italia. Attualmente è disattivato. Vi sono stoccati 1.880 mc di rifiuti radioattivi e 1032 elementi di combustibile irraggiato (187 tonnellate). Gli impianti sono in gestione ENEL. Siamo nella stessa situazione negli altri tre siti di centrali nucleari italiani.
. Da sempre in Italia si sono fatti errori di previsione, c’è stata un’incapacità a prevenire i danni da parte del potere politico ed economico. Sono stati sprecati miliardi di euro di denaro pubblico nelle centrali nucleari ora estinte, nella partecipazione italiana al reattore francese Superphenix, poi bloccato, si sono realizzati progetti insensati di centrali termoelettriche nei posti sbagliati.
L’unica cosa di cui ha bisogno veramente l’Italia è un piano energetico, non dettato dai venditori di centrali o di nucleare o di elettricità o peggio ancora.  da lobby petrolifere, ma da uno Stato capace di identificare ed orientare anche la domanda dei cittadini versi i bisogni e servizi che rendano massimo il benessere e minimo il costo monetario ed ecologico.
Centrali nucleari dismesse
Un benessere migliore che tenga soprattutto conto della necessità di consumare meno risorse naturali, meno energia, meno acqua, meno territorio. Riflettere sui consumi ambientali ed energetici richiede anche una riacutizzazione sul come vivere, in accordo con le due ragioni per cui la società dei consumi va criticata e trasformata: per motivi legati alla salvaguardia ambientale e per la perdita di socialità che porta inevitabilmente all’impoverimento relazionale.
Tutti i paesi industrializzati devono ridurre i loro consumi per lasciare spazio allo sviluppo dei paesi più poveri e per cominciare una politica che punti verso una vera riduzione delle emissioni inquinanti.
 
Per questo è indispensabile dare vita ad una diffusa innovazione tecnologica e una più generale modernizzazione del paese. L’aumento del prezzo del barile, la difficoltà di approvvigionamento, che la crisi nel medio oriente acuisce, producono sicuramente effetti negativi sulla situazione economica dei paesi dipendenti dal petrolio.
Le attività umane e il modello energetico che li alimenta non sono compatibili con la salute umana e della biosfera. Una quotidianità sostenibile dovrà basarsi su una nuova sequenza di soluzioni in cui si ridefiniscono al tempo stesso i risultati che si intendono raggiungere e le reti di persone, prodotti e infrastrutture con cui raggiungerli.
Soluzioni che ci consentano di vivere meglio consumando meno, rigenerando la qualità dei contesti fisici e sociali in cui ci troviamo a vivere. Secondo un recente studio dell’European climate Change programme, nell’Unione Europea con interventi di risparmio energetico è possibile evitare, con un vantaggio economico notevole, emissioni di anidride carbonica per 150 milioni di tonnellate l’anno (150 Mt/a).
Alcune aziende energetiche americane hanno investito nel decennio 1990- 2000 21 miliardi di dollari nel miglioramento dell’efficienza degli usi finali elettrici con un risparmio ogni anno di 46 miliardi di KW/h e una minore richi8esta di potenza elettrica pari a 23 GW, cioè l’equivalente di una trentina di grandi centrali termoelettriche.
Certo, intervenire per risparmiare energia costa, ma i vantaggi economici sono notevoli, negli USA il rapporto tra benefici e costi è stato pari a 2,1 nel settore privato e a 1,6 nel settore pubblico.
Dal lato della socialità umana, il tema dell’efficienza e del risparmio, al confronto con le fonti rinnovabili, è caratterizzato da un rapporto più diretto con i comportamenti e le responsabilità. Sappiamo che cambiando una vecchia lavatrice si possono avere, grosso modo, gli stessi lavaggi consumando metà dell’energia necessaria, ma occorre all’inizio spendere un po’ di più.
Le persone che arrivano a questa conclusione, sono di conseguenza più sensibili sul tema dell’energia, delle spese, diventando in qualche modo responsabile della gestione delle esigenze da sopperire, evitando di sprecare energia, soldi trovando soluzioni personali in accordo con le esigenze comuni.
IL BILANCIO ENERGETICO Consumi nazionali 2004  304,5 Produzione netta dall’acqua (idroelettrica)  49.283  Produzione netta dalla geotermia  5.120 Produzione netta eolica  1.343 Produzione netta dal solare  4 Produzione netta termoelettrica  233.753 Import dall’estero (soprattutto nucleare dalla Francia)  45.635 Totale  344.634
Il risparmio energetico è una considerevole   fonte di energia rinnovabile,  è anche la più immediata e accessibile a  tutti, spesso con tempi di recupero dell'investimento inferiori a qualunque tecnologia energetica e a cominciare da scale di investimento minime, anche di poche centinaia di euro.
Attualmente in Italia, per soddisfare il fabbisogno energetico, si consumano circa 185 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) di energia totale, utilizzando diverse fonti primarie, nella tavola seguente sono specificate le quantità di energia per singole fonti, espresse in migliaia di tonnellate equivalenti petrolio, (1 tep = 10.000.000 kcal)
            100%      2,23%       6,8%       7,18%       31,39%       52,4%     185.200      4.120     12.601     13.305      58.128      97.046 Totali.ktep     nucleare     rinnovabili      carboni      metano     petrolio                              Fonti primarie utilizzate nel 2002
Le fonti primarie vengono utilizzate per ottenere energia elettrica, energia termica e carburanti, attualmente la situazione è come dalla tavola seguente, i dati riguardano il contenuto energetico delle fonti primarie necessarie alla produzione e non il puro contenuto energetico delle fonti secondarie ottenute.
               100%           6,7%              6,1%          23,6%         34,6%           29%      185.200        12.381        11.320     43.746,8     64.166,3         53.586   totali.ktep   Perdite Usi.non.energetici   Carburanti   En. termica   En. elettrica          Fonti secondarie ottenute dalla trasformazione delle fonti primarie
La tavola seguente illustra la quantità di energia elettrica prodotta da ogni fonte primaria e la quantità utilizzata dai vari settori di consumo  
         325.284    100%    13,2%    11,7%     4,6%    31,6%    39 % totali %      59.303     18,23%           rinnovabili        47.780      14,7%           nucleare       95.905     29,48%           metano     122.296      37,6%           comb..fossili   325.284   100%    42.607    38.049      14.890   102.674   127.064 totali GWh totali GWh   Totali %   perdite   servizi agricoltura   residenziale   industria          Fonti primarie  e settori di consumo dell' energia elettrica nel 2002
Per produrre 122.296 GWh di energia elettrica da combustibili fossili (escluso il metano) si consumano 26,525 Mtep,  con una efficienza media del 39%. Per produrre 95.905 GWh di energia elettrica da metano si consumano 18,259  Mtep,  con una efficienza media del 45%, poco meno della metà del metano è utilizzata in cicli combinati, i quali possono avere efficienze del 55%. Per la produzione di  energia elettrica  si devono utilizzare circa  53,5 Mtep   di energia primaria.
  Il 31% dell'energia elettrica e il 44% dell'energia termica (combustibili) si utilizzano in ambito residenziale, uffici e aree commerciali, buona parte di queste fonti energetiche sono destinate alla climatizzazione dei locali (riscaldamento invernale e raffreddamento estivo), altra nota importante di spesa energetica è rappresentata dagli elettrodomestici ed apparati elettrici ed elettronici come tv radio, computer
anche i sistemi frigo hanno una considerevole necessità di energia mentre l'illuminazione rappresenta una piccola quota dei consumi totali (circa il 2%) ma non irrilevante, in quanto rappresenta comunque il 15% dei costi dell'energia elettrica mediamente consumata in interni civili.
Quindi, sul 100% di energia finale consumato in casa, soltanto il  2% serve all'illuminazione, il 5% per cucinare e per gli elettrodomestici, mentre il 15% per il rifornimento di acqua calda e il 78% per il riscaldamento, se poi si ha un impianto di climatizzazione estiva si deve aggiungere un buon 25% in più di consumi energetici.
Attualmente in Italia il fabbisogno energetico negli edifici è quantificabile mediamente in 300 kWh/m2/anno, come già detto buona parte di questa energia è termica per cui buona parte è destinata a dispersioni termiche. 
Basta fare un confronto tra i consumi energetici degli edifici in Italia, Svezia e Germania. In Svezia lo standard per l’isolamento termico degli edifici non autorizza perdite di calore superiori a 60 kWh al metro quadrato all’anno. In Germania le perdite sono mediamente di 200 kWh al metro quadrato all’anno.
nord In Italia si raggiungono punte di 500 kWh/m2/anno! Se ci allineassimo agli standard svedesi il riscaldamento degli ambienti nel nostro paese scenderebbe dal 30 al 4 per cento dei consumi energetici. Se ci limitassimo agli standard tedeschi si ridurrebbe a circa il 12 per cento, notare che la Germania e ancor più la Svezia sono molto più a nord!
Le possibilità di risparmiare energia in casa sono tante e spesso sono sotto gli occhi di tutti, far funzionare meglio gli impianti che consumano energia senza bisogno dio fare eccessivi sacrifici. E’ necessario scegliere prima, ed usare poi, con intelligenza gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione per risparmiare denaro e consumare meno energia.
Dobbiamo pensare al risparmio energetico come una vera e propria risorsa da utilizzare come elemento indispensabile per ridurre l’impatto ambientale contribuendo con la modificazione del nostro comportamento ad inquinare meno riducendo il consumo dei combustibili, e, nello stesso tempo, avere un ritorno economico che come vedremo è rilevante pagando una bolletta meno pesante. 
L’ILLUMINAZIONE DOMESTICA
In Italia il settore dell’illuminazione domestica consuma annualmente oltre 7 miliardi di Kilowattora corrispondente a circa il 13,5% del consumo totale di energia elettrica nel settore residenziale, il risparmio annuo raggiungibile nell’illuminazione d’interni (comprendendo anche altri usi) si aggirerebbe intorno ai 5 miliardi di kW/h ed equivale a più di un milione di TEP.
Ipotizziamo che una famiglia tipo italiana formata da quattro persone consuma per ogni bimestre circa 70 kW/h rappresentando il 10% delle spese totali di energia elettrica che l’ENEL ogni due mesi ci fa arrivare a casa. E’ importante utilizzare nel  modo migliore l’energia elettrica senza rinunciare al benessere al quale siamo stati abituati.
Dietro le nostre azioni quotidiane si cela quasi sempre un’emissione, molto spesso inutile, di anidride carbonica, ed è per questo che con piccole accortezze si possono ridurre tali emissioni.  In Italia le emissioni di anidride carbonica ammontano a circa 500 milioni di tonnellate all’anno, quasi 10 tonnellate pro-capite, e ognuno di noi è responsabile di 1,5 tonnella di CO2 solo per i consumi domestici.
Modificando i nostri comportamenti possiamo cambiare rotta per dare un contributo diretto al risparmio energetico e ridurre drasticamente la propria impronta ecologica. Vero è che le lampade ad incandescenza costano molto meno, ma hanno una durata più breve e una scarsa efficienza energetica. Le lampade a risparmio hanno un costo iniziale d’acquisto maggiore che però viene ammortizzato in poco tempo, durano 10 volte di più e consumano soltanto il 20% rispetto alle lampade ad incandescenza.
 
Se in casa usiamo lampade ad incandescenza il consumo di energia per l’illuminazione domestica può incidere fino al 15-20% del totale, per questo la luce va sempre spenta quando non serve. Inoltre esiste un modo molto semplice e apparentemente costoso per ridurre i consumi della luce e delle relative emissioni di anidride carbonica fino all’80% istallando lampade fluorescenti al risparmio soprattutto per quelle stanze che hanno necessità di essere illuminate per più ore al giorno, come la cucina o il soggiorno. Cambiare 5 lampade ad incandescenza da 100
che stanno accese per almeno 4 ore al giorno con altrettante lampade a basso consumo da 20 W per evitare che in un anno si immetta nell’atmosfera circa 175 Kg di CO2  e risparmiare circa 53 €.
GLI ELETTRODOMESTICI
In Italia dal 1998 con il recepimento di varie Direttive europee, è entrato in vigore l’obbligo dell’etichetta energetica per i seguenti elettrodomestici: Frigoriferi, congelatori e relative combinazioni; Asciuga-biancheria; Lava-asciugabianchieria; Lavatrici; Lavastoviglie; Forni elettrici; Lampade.
L’obbligo dell’etichetta energetica nasce dal fatto che gli elettrodomestici contribuiscono in  misura notevole ai consumi di elettricità e al conseguente impatto ambientale delle nostre case. L’etichetta energetica aiuta nel confronto tra diversi modelli fornendo informazioni su caratteristiche tecniche, consumi di elettricità, rumorosità ecc..
Il frigorifero e il congelatore sono gli elettrodomestici più energivori dopo lo scaldabagno elettrico, per questo è bene ricordare i consigli sul, loro uso corretto.
“ Mi sembra strano ‘sto frigorifero, perché utilizza l’aria della casa, che è a 25 gradi, per portarla a 0 gradi, quando l’aria esterna è già a questa temperatura? Ai miei tempi noi tenevamo il cibo in fresco all’aperto”. L’ingegnere è entrato in crisi e hanno inventato il famoso frigorifero Fria che d’inverno prende aria da fuori.
In ogni caso è bene non abbassare troppo la temperatura di esercizio, nonntenere inutilmente aperto lo sportello, non riporre cibi caldi. Un frigorifero di classe C consuma in una anno mediamente 500 kW/h  di energia ed emette circa 300 Kg di anidride carbonica, mentre un frigorifero di classe A risparmia all’anno circa 200 kW/h (che corrispondono a circa 40 €) e 130 Kg di CO2.
Anche l’uso eccessivo di acqua calda è responsabile di emissioni di anidride carbonica. Se lo scaldabagno è elettrico è sicuramente la fonte maggiore di produzione di CO2 tra le mura domestiche. Un modello di medie dimensioni da 1.500 watt ha un assorbimento di energia che corrisponde a circa 800 grammi di anidride carbonica per ogni ora di funzionamento.
In un anno l’impatto dello scaldabagno elettrico diventa ragguardevole, usandolo per circa tre ore al giorno si consumano oltre 1.900 kW/h, che corrispondono a più di una tonnellata di anidride carbonica risparmiando intorno a 320 € l’anno.
Lavastoviglie e lavatrice possono determinare consistenti emissioni di gas serra soprattutto se non vengono utilizzate a pieno carico e a temperature medio-basse e senza asciugatura. Si può ottenere un risparmio per ciclo fino al 50%,
anche in questo  caso quando si deve acquistare un elettrodomestico nuovo bisogna fare attenzione all’etichette energetica. Un ciclo di lavaggio con una lavatrice a basso consumo può evitare l’emissione di circa 250grammi di anidride carbonica rispetto ad un modello tradizionale. In un anno una lavatrice di classe C consuma mediamente 100 kW/h in più con una produzione di CO2 pari a 60Kg rispetto ad una di classe A.
Il consumo di un televisore di 14 pollici che resta acceso per almeno 4 ore al giorno produce in una anno 43 Kg di CO2, la stessa quantità di un computer acceso per le stesse ore, mentre con un TV di 29 pollici le emissioni salgono a 130 Kg. Inoltre se nelle restanti 20 ore il televisore, o computer, non viene spento dall’interruttore principale, restando in stand-by, le emissioni possono anche raddoppiare.
IL RISCALDAMENTO DELLA CASA
E’ chiaro che l’eccessivo calore casalingo nei mesi invernali produce una quantità notevole di anidride carbonica. Sarebbe opportuno che ognuno di noi sapesse quanto consuma la nostra casa, perché è necessario sapere che per riscaldare in un giorno una casa media di circa 130 metri quadrati occorre una quantità di energia uguale a quella che consuma un’automobile di media cilindrata per effettuare il tragitto tra Roma e Genova.
Il patrimonio edilizio italiano consuma più di tutto il sistema dei trasporti, cioè più di un terzo delle fonti fossili. Fino ad oggi abbiamo assistito al blocco della circolazione veicolare perché i sindaci, giustamente, si sono preoccupati dell’inquinamento creato dal traffico, ed in effetti qualche problema c’è stato.
Nessuno però ha mai preso in considerazione le emissioni degli impianti di riscaldamento e raffreddamento. Ognuno di noi sa perfettamente quanto consuma la propria automobile, mentre nessuno è in grado di stabilire quanto consuma la propria abitazione per soddisfare le necessità quotidiane.
Addirittura qualche tempo fa l’ENEL ci ha sommersi di una pubblicità che diceva: “ Se alla caldaia ci pensiamo noi, usi meno il maglione ” come a dire che in casa, con i riscaldamenti offerti dall’azienda puoi anche stare in maniche di camicia. Tutto ciò vuol simboleggiare che la temperatura dentro casa può raggiungere dei gradi come se fossimo in piena estate.
la legge italiana impone che il riscaldamento domestico non deve superare i 20° proprio per ridurre le emissioni di CO2 in virtù degli impegni assunti a Kyoto dal nostro paese. E’ possibile che l’ENEL controllata per il 70% dal Ministero del Tesoro possa fare una pubblicità che incentivi i consumi per riscaldare di più la casa?
Quindi da un lato lo Stato impone, legittimamente, il limite di 20° per il riscaldamento domestico e nello stesso tempo, lo stesso Stato, attraverso la sua controllata ENEL pubblicizza l’aumento dei consumi. Che cosa bisogna fare per risparmiare emissioni di anidride carbonica, di denaro e nello stesso tempo mantenere lo stesso grado di benessere?
Innanzitutto è necessario effettuare la diagnosi energetica dell’edifico e dell’impianto di riscaldamento al fine di valutare  cosa occorre fare per consumare di meno fermo restando il benessere a cui siamo stati abituati. E’ da sottolineare che questo tipo di diagnosi e di intervento poi può essere fatto se si è nelle condizioni di avere un impianto di riscaldamento autonomo.
Se si vive in un condominio il controllo del consumo diventa un po’ più complicato anche se può essere fatto un calcolo sul consumo totale del palazzo diviso i metri quadrati di ogni appartamento. In questo caso bisognerebbe passare da un pagamento forfetario ad un pagamento a consumo.  Per avere un’idea di quale possa essere la convenienza nel risparmio energetico e quindi diminuire gli sprechi, basta pensare che 1 grado in meno di temperatura nei nostri appartamenti fa risparmiare circa l’ 8% del combustibile impiegato.
 
L’eccessivo calore delle nostre case producono un’enorme quantità di anidride carbonica, quindi la diminuzione della temperatura non solo ci fa risparmiare dal punto di vista economico ma anche sotto l’aspetto ambientale.
Spesso le nostre case sono surriscaldate, come se avessero la febbre, che si sa è una patologia che va combattuta con i dovuti accorgimenti. Basterebbe una legge nella quale si introduce il pagamento a consumo nei condomini istallando della strumentazione adeguata per la misurazione del calore erogato.
Lo stato non avrebbe nessun tipo di aggravio economico e la riduzione di CO2 sarebbe sicuramente superiore rispetto al programma tetti fotovoltaici che hanno una spesa pubblica molto alta. La legge che impone un riscaldamento massimo di 20° non consente un controllo puntuale in assenza di una strumentazione adeguata negli appartamenti, ma nella stessa legge (DPR 412 del 26/8/93) nessun governo degli ultimi anni ha emanato un decreto applicativo in cui si stabilisce l’effettuazione della certificazione energetica di ogni edificio.
Una certificazione che deve essere esibita in qualsiasi compravendita o locazione dell’edificio, perché a parità di cubatura, una casa che consuma meno sicuramente ha valore di mercato più alto in quanto ha costi di gestione più bassi. L’amministrazione provinciale di Bolzano (l’unica in Italia) ha predisposto un protocollo di valutazione con cui effettua, a richiesta, la diagnosi energetica degli edifici rilasciandone il relativo certificato.
Ma da qualche anno gli italiani hanno scoperto i condizionatori d’aria che tra il 2002 e il 2003 ne sono stati venduti due milioni assorbendo una potenza pari a 5000 MW di energia elettrica. Ormai oltre il 15% delle abitazioni del nostro Paese sono climatizzate e in un solo anno consumano una quantità di energia equivalente a quattro piccole centrali a metano per una potenza di circa 2.500 MW.
Un condizionatore d’aria che viene usato anche per solo 4 ore al giorno per i soli mesi estivi fa aumentare la bolletta energetica di almeno 100 euro a bimestre, tutto ciò può essere evitato con una efficace progettazione degli edifici l’isolamento termico dei tetti e delle pareti e con sistemi di ombreggiatura e vetri a bassa remissività
Se dobbiamo usare il condizionatore ricordiamoci che bisogna mantenere una differenza di temperatura con l’esterno che non dovrebbe superare i 6°. Se colleghiamo tutti gli elettrodomestici e gli impianti di casa nostra con dei dispositivi elettronici per programmarli in anticipo e comandarli a distanza si possono ridurre i consumi e aumentare il benessere domestico.
Per esempio l’utilizzo di sensori che accendono le luci o il riscaldamento solo quando quello ambiente è utilizzato, si può risparmia fino al 30% di elettricità e riscaldamento.
TRASPORTI  E RISPARMIO
Nella società in cui viviamo le distanze diventano sempre più brevi grazie alla possibilità di poterci muovere con facilità e raggiungere in poco tempo destinazioni anche molto lontane. Ma questo vuol dire che utilizziamo tantissima energia che contribuisce ad alimentare l’effetto serra, le piogge acide e l’inquinamento da traffico.
Nelle aree urbane il monossido di carbonio è presente soprattutto come prodotto dei motori degli autoveicoli, ha effetti non solo sull’ambiente, ma in particolare sull’uomo, infatti combinandosi con l’emoglobina forma un composto fisiologicamente inattivo la carbossiemoglobina, che impedisce l’ossigenazione dei tessuti.
Se inalato a basse concentrazioni provoca emicranie, debolezza diffusa, giramenti di testa, a grandi concentrazioni può avere esiti letali. Poi esistono le micidiali polveri sottili PM 10, che hanno un diametro inferiore a 10 micron (millesimi di millimetro), che nessun filtro è in grado di trattenere e quindi si diffondono nell’aria e vengono inalati arrivando direttamente ai polmoni.
Le polveri sono dunque un pericolo subdolo e possono addirittura portare al decesso.  Bambini, malati, donne in stato di gravidanza e anziani, sono i soggetti più a rischio. Preoccupanti sono le possibili patologie che il PM10 può provocare sull'organismo umano:
infezioni polmonari  batteriche e virali;  aumento della possibilità di contrarre  tumori polmonari ;  aritmie cardiache e modifiche dell'elettrocardiogramma;  aumento della coagulabilità del sangue, un fattore di rischio per  ictus  e  trombosi .
I dati più allarmanti emergono però da un analisi dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, relativa all'impatto del PM10 sulla salute umana. Nelle otto maggiori città d'Italia, sopracitate, le micidiali polveri provocano ogni anno:
3.472  morti;  1.887  ricoveri per cause respiratorie;  2.710  ricoveri per malattie cardiovascolari;  31.524  attacchi di bronchite acuta nei bambini;  29.730  casi di aggravamento dell'asma nei bambini;  11.630  casi di attacchi d'asma in persone oltre i 15 anni di età.
Il  blocco del traffico  viene comunque considerato da molti un  palliativo , che non può certo risolvere il problema dell'inquinamento urbano.  In Italia i veicoli assorbono il 24% del consumo energetico globale, quindi un contributo considerevole all’esaurimento graduale del petrolio e, nello stesso tempo, un innalzamento dei livelli di inquinamento delle grandi città che sono costrette, per molti giorni all’anno, di interdire il traffico veicolare in parecchie zone.
Per questo motivo il provvedimento del Ministero delle infrastrutture che ha obbligato ad accendere i fari delle autovetture anche di giorno, sembra un’assurdità in un clima di risparmio energetico. Infatti quando si accendono i fari, una parte dell’energia meccanica sviluppate dal motore per far muovere l’automobile, viene utilizzata per far girare l’alternatore che carica la batteria.
Il rendimento medio del motore è del 20%, il restante 80% si disperde sotto forma di calore nel motore stesso e nel sistema di trasmissione, per accender tutte le luci dell’auto occorrono circa 1,25 chilowatt. Supponiamo che la percorrenza media delle automobili sia di 20.000 chilometri in una anno ad una velocità media di 70 Km all’ora, poiché un litro di benzina sviluppa 8,7 chilowattora termici, il consumo annuo di benzina in più sarà di 41 litri con un incremento in percentuale di che oscilla tra il 2,7 e il 4,1 %.
 
Le automobili che circolano in Italia sono circa 34 milioni in più gli autocarri che trasportano merci che si aggirano intorno ai 3 milioni e 300 mila, più altri tipi di automezzi per un totale di 37,5 milioni, moltiplicato per i 41 litri di benzina in più che sprechiamo per tenere le luci accese, l’incremento complessivo dei consumi di carburante si aggira a 1,5 miliardi di litri combustibile con un conseguente aumento delle emissioni di anidride carbonica di 2,9 milioni di tonnellate ogni anno.
Probabilmente il governo ha fatto un’operazione esclusivamente finanziaria, infatti considerando i 718 centesimi di tasse che incidono su ogni litro di benzina e i 546 centesimi su quello per autotrazione, lo Stato incassa circa 900 milioni di euro all’anno. Spesso le automobili trasportano una sola persona, questo contribuisce ad aumentare non solo gli sprechi energetici, ma da un apporto considerevole all’aumento del traffico veicolare con conseguente caos stradale.
I trasporti stradali rappresentano su scala nazionale la maggiore sorgente di ossidi di azoto, monossido di carbonio e di composti organici non metanici. le emissioni di NOx (Ossidi di Azoto) del trasporto stradale aumentarono del 48% tra il 1980 e il 1992, per poi diminuire (-13%) tra il 1992 e il 1997, quando rappresentarono il 53% del totale delle emissioni nazionali.
Il trasporto stradale è responsabile inoltre del 71% di CO, Monosssido di Carbonio, emesso in atmosfera in Italia ogni anno, e le automobili contribuiscono alle emissioni di questo settore del 79%. Oltre il 70% delle emissioni di monossido di carbonio vengono emesse nelle aree urbane.
Si aggiunge il 46% dei composti organici volatili non metanici che viene emesso nel nostro paese dai trasporti stradali; anche in questo caso l'80% di questa quota viene emessa all'interno delle aree urbane Il maggiore contributo alle emissioni di benzene (C6H6) è dato invece dal settore del trasporto stradale (pari al 75%) e interessano specialmente le aree urbane.
Dai dati complessivi il contributo maggiore viene dalle autovetture a benzina non catalizzate (20.000 tonnellate/anno), seguite dai ciclomotori di cilindrata inferiore a 50cc (7.000 tonnellate/anno) e dalle vetture catalizzate (2.900 tonn/anno).
Il parco circolante in Italia è costituito da quasi 34 milioni di auto passeggeri, 3 milioni e 250 mila veicoli commerciali e quasi 5 milioni tra motocicli e ciclomotori (Anpa, 2000). In Italia nel 1998 sono state immatricolate 2.364.000 nuove vetture, quando in Italia sono nati 532.843 bambini: vale a dire che per ogni bambino che nasce vengono immatricolate 4,4 nuove autovetture.
Il 28,2% dei chilometri percorsi dalle auto passeggeri avviene in ambiente urbano, mentre per i veicoli commerciali (leggeri, pesanti e autobus) questa percentuale è del 21,5, che sale al 60% per i motocicli e al 70% per i ciclomotori.
Per quanto riguarda il benzene, come già detto, il 75% si origina dal traffico veicolare, che interessa maggiormente le aree urbane. Il maggior contributo alle emissioni di questo inquinante è delle autovetture non catalizzate, seguite dai ciclomotori e dalle vetture catalizzate. E' bene precisare che la catalizzazione invece non contribuisce a ridurre l'emissione dei gas serra.
La densità automobilistica costituisce uno degli elementi più critici per le città italiane e distingue l'Italia nel panorama mondiale. Nel periodo 1995-98 il numero di auto circolanti è aumentata di circa il 2%, raggiungendo un tasso di motorizzazione nazionale di 54 auto circolanti ogni 100 abitanti.
Nel 1998 si assiste ad una diminuzione anche del trasporto ferroviario che passa dai 52.856 milioni di passeggeri/km nel 1997 a 50.635 milioni. Elevato negli ultimi anni il tasso di crescita del trasporto aereo che raggiunge 8.974 milioni di passeggeri/km nel 1998 contro i 6.416 del 1990, ma soddisfa ancora quote marginali (circa l'1%) della domanda. (Conto nazionale dei Trasporti, Ministero dei Trasporti).
Legambiente ha elaborato i dati del Censis sul tempo trascorso nelle diverse attività dai cittadini dei maggiori centri urbani d'Italia. Dallo studio emerge che in media ogni giorno i milanesi passano 105 minuti nella propria auto o sui mezzi pubblici, i bolognesi 115, contro i 135 dei romani e i 140 dei napoletani. E' una mole di minuti che se moltiplicati per tutto l'arco medio di vita (74 anni) vanno dai 7,2 anni dei napoletani ai 5,3 dei milanesi, passando per 6,9 a Roma e 5,9 dei bolognesi.
In questo contesto sono fondamentali politiche che vadano verso la liberazione dal trasporto privato di aree sempre più vaste dei centri urbani e una decisa inversione di tendenza nell'utilizzo del trasporto privato. Dal censimento di Ecosistema Urbano 2006 di Legambiente si registra la presenza di isole pedonali in 90 Comuni capoluoghi di provincia (5 in più rispetto all'anno precedente), con un'estensione nel caso di Massa, Verbania, Lucca, Cremona, Venezia, Terni superiore a 1 mq/abitante.(2,04)
Per ridurre i consumi è necessario potenziare i servizi pubblici e utilizzare il treno per gli spostamenti quando è possibile. Per questo il governo dovrebbe puntare sul potenziamento delle linee ferrate, ancora in molte regioni italiane non esiste il doppio binario e alcuni tratti non sono nemmeno elettrificati, rendere più confortevoli i treni evitando di imbattersi in topi, zecche e sporcizia varia.
Sarebbe opportuno potenziare le piste ciclabili per incentivare l’uso della bicicletta, fare una bella passeggiata compiendo un po’ di moto fa bene alla salute e si da un grosso contributo all’abbattimento dei gas serra non utilizzando l’automobile.

Il Risparmio Energetico

  • 1.
    LA PRIMA VERAFONTE ALTERNATIVA IL RISPARMIO ENERGETICO
  • 2.
    Il 28 settembredel 2003 l’Italia si è ritrovata al buio a causa di un black-out energetico provocato da un banale incidente che ha interrotto il flusso di corrente proveniente dalla Svizzera. Tutto ciò perché l’Italia è costretta ad importare energia in quanto la produzione attuale delle nostre centrali non riesce a soddisfare la domanda energetica del nostro paese.
  • 3.
    Quel giorno cisiamo resi conto di quanto sia fragile il sistema tecnologicamente più avanzato e cioè quello elettrico da cui dipende la nostra società. Da quando questo sistema è stato spezzettato, privatizzato e affidato a soggetti che hanno lo scopo non di assicurare i servizi esenziali a tutti i cittadini, ma quello di produrre tali servizi al più basso costo possibile e rivenderli al prezzo più alto possibile.
  • 4.
    In questa logicadi mercato dove i profitti sono al centro dell’azione dei produttori di energia elettrica, si inserisce l’importazione di elettricità dalla Francia. Infatti le troppe centrali nucleari francesi, nate nel momento in cui il nucleare dava prestigio simboleggiava la potenza militare di una nazione, devono funzionare giorno e notte perché non possono fermarsi e hanno la necessità di vendere l’elettricità in eccesso, e capita molto spesso, anche a basso prezzo.
  • 5.
  • 6.
    Così l’Italia invecedi migliorare l’efficienza delle proprie centrali e della rete di distribuzione, da anni compra l’elettricità nucleare francese e l’ENEL è contenta di guadagnarci sopra senza tenere in considerazione la fragilità della rete elettrica del nostro paese.
  • 7.
    Autorevoli esponenti delgoverno hanno dichiarato che il black-out poteva essere evitato se avessimo avuto più centrali elettriche, possibilmente con qualche impianto nucleare. Non si può avere, realisticamente, elettricità dal nucleare prima del 2020 e un forcing in questa direzione potrebbe garantire una produzione elettrica, come abbiamo già visto, così insignificante da considerare antieconomico qualsiasi impianto che produca energia dal nucleare. Senza contare i csti di smantellamento e bonifica dei terreni.
  • 8.
    Il Per esempioreattore nucleare PWR di Caorso era originariamente destinato alla produzione di energia elettrica. Venne arrestato nel 1988 a seguito dell'esito del referendum contro il nucleare in Italia. Attualmente è disattivato. Vi sono stoccati 1.880 mc di rifiuti radioattivi e 1032 elementi di combustibile irraggiato (187 tonnellate). Gli impianti sono in gestione ENEL. Siamo nella stessa situazione negli altri tre siti di centrali nucleari italiani.
  • 9.
    . Da semprein Italia si sono fatti errori di previsione, c’è stata un’incapacità a prevenire i danni da parte del potere politico ed economico. Sono stati sprecati miliardi di euro di denaro pubblico nelle centrali nucleari ora estinte, nella partecipazione italiana al reattore francese Superphenix, poi bloccato, si sono realizzati progetti insensati di centrali termoelettriche nei posti sbagliati.
  • 10.
    L’unica cosa dicui ha bisogno veramente l’Italia è un piano energetico, non dettato dai venditori di centrali o di nucleare o di elettricità o peggio ancora. da lobby petrolifere, ma da uno Stato capace di identificare ed orientare anche la domanda dei cittadini versi i bisogni e servizi che rendano massimo il benessere e minimo il costo monetario ed ecologico.
  • 11.
  • 12.
    Un benessere miglioreche tenga soprattutto conto della necessità di consumare meno risorse naturali, meno energia, meno acqua, meno territorio. Riflettere sui consumi ambientali ed energetici richiede anche una riacutizzazione sul come vivere, in accordo con le due ragioni per cui la società dei consumi va criticata e trasformata: per motivi legati alla salvaguardia ambientale e per la perdita di socialità che porta inevitabilmente all’impoverimento relazionale.
  • 13.
    Tutti i paesiindustrializzati devono ridurre i loro consumi per lasciare spazio allo sviluppo dei paesi più poveri e per cominciare una politica che punti verso una vera riduzione delle emissioni inquinanti.
  • 14.
  • 15.
    Per questo èindispensabile dare vita ad una diffusa innovazione tecnologica e una più generale modernizzazione del paese. L’aumento del prezzo del barile, la difficoltà di approvvigionamento, che la crisi nel medio oriente acuisce, producono sicuramente effetti negativi sulla situazione economica dei paesi dipendenti dal petrolio.
  • 16.
    Le attività umanee il modello energetico che li alimenta non sono compatibili con la salute umana e della biosfera. Una quotidianità sostenibile dovrà basarsi su una nuova sequenza di soluzioni in cui si ridefiniscono al tempo stesso i risultati che si intendono raggiungere e le reti di persone, prodotti e infrastrutture con cui raggiungerli.
  • 17.
    Soluzioni che ciconsentano di vivere meglio consumando meno, rigenerando la qualità dei contesti fisici e sociali in cui ci troviamo a vivere. Secondo un recente studio dell’European climate Change programme, nell’Unione Europea con interventi di risparmio energetico è possibile evitare, con un vantaggio economico notevole, emissioni di anidride carbonica per 150 milioni di tonnellate l’anno (150 Mt/a).
  • 18.
    Alcune aziende energeticheamericane hanno investito nel decennio 1990- 2000 21 miliardi di dollari nel miglioramento dell’efficienza degli usi finali elettrici con un risparmio ogni anno di 46 miliardi di KW/h e una minore richi8esta di potenza elettrica pari a 23 GW, cioè l’equivalente di una trentina di grandi centrali termoelettriche.
  • 19.
    Certo, intervenire perrisparmiare energia costa, ma i vantaggi economici sono notevoli, negli USA il rapporto tra benefici e costi è stato pari a 2,1 nel settore privato e a 1,6 nel settore pubblico.
  • 20.
    Dal lato dellasocialità umana, il tema dell’efficienza e del risparmio, al confronto con le fonti rinnovabili, è caratterizzato da un rapporto più diretto con i comportamenti e le responsabilità. Sappiamo che cambiando una vecchia lavatrice si possono avere, grosso modo, gli stessi lavaggi consumando metà dell’energia necessaria, ma occorre all’inizio spendere un po’ di più.
  • 21.
    Le persone chearrivano a questa conclusione, sono di conseguenza più sensibili sul tema dell’energia, delle spese, diventando in qualche modo responsabile della gestione delle esigenze da sopperire, evitando di sprecare energia, soldi trovando soluzioni personali in accordo con le esigenze comuni.
  • 22.
    IL BILANCIO ENERGETICOConsumi nazionali 2004 304,5 Produzione netta dall’acqua (idroelettrica) 49.283 Produzione netta dalla geotermia 5.120 Produzione netta eolica 1.343 Produzione netta dal solare 4 Produzione netta termoelettrica 233.753 Import dall’estero (soprattutto nucleare dalla Francia) 45.635 Totale 344.634
  • 23.
    Il risparmio energeticoè una considerevole  fonte di energia rinnovabile, è anche la più immediata e accessibile a  tutti, spesso con tempi di recupero dell'investimento inferiori a qualunque tecnologia energetica e a cominciare da scale di investimento minime, anche di poche centinaia di euro.
  • 24.
    Attualmente in Italia,per soddisfare il fabbisogno energetico, si consumano circa 185 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) di energia totale, utilizzando diverse fonti primarie, nella tavola seguente sono specificate le quantità di energia per singole fonti, espresse in migliaia di tonnellate equivalenti petrolio, (1 tep = 10.000.000 kcal)
  • 25.
               100%     2,23%      6,8%      7,18%      31,39%      52,4%    185.200     4.120    12.601    13.305     58.128     97.046 Totali.ktep    nucleare    rinnovabili     carboni     metano    petrolio                             Fonti primarie utilizzate nel 2002
  • 26.
    Le fonti primarievengono utilizzate per ottenere energia elettrica, energia termica e carburanti, attualmente la situazione è come dalla tavola seguente, i dati riguardano il contenuto energetico delle fonti primarie necessarie alla produzione e non il puro contenuto energetico delle fonti secondarie ottenute.
  • 27.
                  100%          6,7%             6,1%         23,6%        34,6%          29%      185.200        12.381       11.320     43.746,8    64.166,3        53.586   totali.ktep   Perdite Usi.non.energetici   Carburanti   En. termica   En. elettrica         Fonti secondarie ottenute dalla trasformazione delle fonti primarie
  • 28.
    La tavola seguenteillustra la quantità di energia elettrica prodotta da ogni fonte primaria e la quantità utilizzata dai vari settori di consumo  
  • 29.
            325.284   100%   13,2%   11,7%    4,6%   31,6%   39 % totali %     59.303     18,23%           rinnovabili      47.780     14,7%           nucleare      95.905     29,48%           metano    122.296     37,6%           comb..fossili   325.284   100%   42.607   38.049      14.890   102.674   127.064 totali GWh totali GWh   Totali %   perdite   servizi agricoltura   residenziale   industria         Fonti primarie  e settori di consumo dell' energia elettrica nel 2002
  • 30.
    Per produrre 122.296GWh di energia elettrica da combustibili fossili (escluso il metano) si consumano 26,525 Mtep,  con una efficienza media del 39%. Per produrre 95.905 GWh di energia elettrica da metano si consumano 18,259  Mtep,  con una efficienza media del 45%, poco meno della metà del metano è utilizzata in cicli combinati, i quali possono avere efficienze del 55%. Per la produzione di energia elettrica si devono utilizzare circa 53,5 Mtep di energia primaria.
  • 31.
      Il 31%dell'energia elettrica e il 44% dell'energia termica (combustibili) si utilizzano in ambito residenziale, uffici e aree commerciali, buona parte di queste fonti energetiche sono destinate alla climatizzazione dei locali (riscaldamento invernale e raffreddamento estivo), altra nota importante di spesa energetica è rappresentata dagli elettrodomestici ed apparati elettrici ed elettronici come tv radio, computer
  • 32.
    anche i sistemifrigo hanno una considerevole necessità di energia mentre l'illuminazione rappresenta una piccola quota dei consumi totali (circa il 2%) ma non irrilevante, in quanto rappresenta comunque il 15% dei costi dell'energia elettrica mediamente consumata in interni civili.
  • 33.
    Quindi, sul 100%di energia finale consumato in casa, soltanto il  2% serve all'illuminazione, il 5% per cucinare e per gli elettrodomestici, mentre il 15% per il rifornimento di acqua calda e il 78% per il riscaldamento, se poi si ha un impianto di climatizzazione estiva si deve aggiungere un buon 25% in più di consumi energetici.
  • 34.
    Attualmente in Italiail fabbisogno energetico negli edifici è quantificabile mediamente in 300 kWh/m2/anno, come già detto buona parte di questa energia è termica per cui buona parte è destinata a dispersioni termiche. 
  • 35.
    Basta fare unconfronto tra i consumi energetici degli edifici in Italia, Svezia e Germania. In Svezia lo standard per l’isolamento termico degli edifici non autorizza perdite di calore superiori a 60 kWh al metro quadrato all’anno. In Germania le perdite sono mediamente di 200 kWh al metro quadrato all’anno.
  • 36.
    nord In Italiasi raggiungono punte di 500 kWh/m2/anno! Se ci allineassimo agli standard svedesi il riscaldamento degli ambienti nel nostro paese scenderebbe dal 30 al 4 per cento dei consumi energetici. Se ci limitassimo agli standard tedeschi si ridurrebbe a circa il 12 per cento, notare che la Germania e ancor più la Svezia sono molto più a nord!
  • 37.
    Le possibilità dirisparmiare energia in casa sono tante e spesso sono sotto gli occhi di tutti, far funzionare meglio gli impianti che consumano energia senza bisogno dio fare eccessivi sacrifici. E’ necessario scegliere prima, ed usare poi, con intelligenza gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione per risparmiare denaro e consumare meno energia.
  • 38.
    Dobbiamo pensare alrisparmio energetico come una vera e propria risorsa da utilizzare come elemento indispensabile per ridurre l’impatto ambientale contribuendo con la modificazione del nostro comportamento ad inquinare meno riducendo il consumo dei combustibili, e, nello stesso tempo, avere un ritorno economico che come vedremo è rilevante pagando una bolletta meno pesante. 
  • 39.
  • 40.
    In Italia ilsettore dell’illuminazione domestica consuma annualmente oltre 7 miliardi di Kilowattora corrispondente a circa il 13,5% del consumo totale di energia elettrica nel settore residenziale, il risparmio annuo raggiungibile nell’illuminazione d’interni (comprendendo anche altri usi) si aggirerebbe intorno ai 5 miliardi di kW/h ed equivale a più di un milione di TEP.
  • 41.
    Ipotizziamo che unafamiglia tipo italiana formata da quattro persone consuma per ogni bimestre circa 70 kW/h rappresentando il 10% delle spese totali di energia elettrica che l’ENEL ogni due mesi ci fa arrivare a casa. E’ importante utilizzare nel modo migliore l’energia elettrica senza rinunciare al benessere al quale siamo stati abituati.
  • 42.
    Dietro le nostreazioni quotidiane si cela quasi sempre un’emissione, molto spesso inutile, di anidride carbonica, ed è per questo che con piccole accortezze si possono ridurre tali emissioni. In Italia le emissioni di anidride carbonica ammontano a circa 500 milioni di tonnellate all’anno, quasi 10 tonnellate pro-capite, e ognuno di noi è responsabile di 1,5 tonnella di CO2 solo per i consumi domestici.
  • 43.
    Modificando i nostricomportamenti possiamo cambiare rotta per dare un contributo diretto al risparmio energetico e ridurre drasticamente la propria impronta ecologica. Vero è che le lampade ad incandescenza costano molto meno, ma hanno una durata più breve e una scarsa efficienza energetica. Le lampade a risparmio hanno un costo iniziale d’acquisto maggiore che però viene ammortizzato in poco tempo, durano 10 volte di più e consumano soltanto il 20% rispetto alle lampade ad incandescenza.
  • 44.
  • 45.
    Se in casausiamo lampade ad incandescenza il consumo di energia per l’illuminazione domestica può incidere fino al 15-20% del totale, per questo la luce va sempre spenta quando non serve. Inoltre esiste un modo molto semplice e apparentemente costoso per ridurre i consumi della luce e delle relative emissioni di anidride carbonica fino all’80% istallando lampade fluorescenti al risparmio soprattutto per quelle stanze che hanno necessità di essere illuminate per più ore al giorno, come la cucina o il soggiorno. Cambiare 5 lampade ad incandescenza da 100
  • 46.
    che stanno acceseper almeno 4 ore al giorno con altrettante lampade a basso consumo da 20 W per evitare che in un anno si immetta nell’atmosfera circa 175 Kg di CO2 e risparmiare circa 53 €.
  • 47.
  • 48.
    In Italia dal1998 con il recepimento di varie Direttive europee, è entrato in vigore l’obbligo dell’etichetta energetica per i seguenti elettrodomestici: Frigoriferi, congelatori e relative combinazioni; Asciuga-biancheria; Lava-asciugabianchieria; Lavatrici; Lavastoviglie; Forni elettrici; Lampade.
  • 49.
    L’obbligo dell’etichetta energeticanasce dal fatto che gli elettrodomestici contribuiscono in misura notevole ai consumi di elettricità e al conseguente impatto ambientale delle nostre case. L’etichetta energetica aiuta nel confronto tra diversi modelli fornendo informazioni su caratteristiche tecniche, consumi di elettricità, rumorosità ecc..
  • 50.
    Il frigorifero eil congelatore sono gli elettrodomestici più energivori dopo lo scaldabagno elettrico, per questo è bene ricordare i consigli sul, loro uso corretto.
  • 51.
    “ Mi sembrastrano ‘sto frigorifero, perché utilizza l’aria della casa, che è a 25 gradi, per portarla a 0 gradi, quando l’aria esterna è già a questa temperatura? Ai miei tempi noi tenevamo il cibo in fresco all’aperto”. L’ingegnere è entrato in crisi e hanno inventato il famoso frigorifero Fria che d’inverno prende aria da fuori.
  • 52.
    In ogni casoè bene non abbassare troppo la temperatura di esercizio, nonntenere inutilmente aperto lo sportello, non riporre cibi caldi. Un frigorifero di classe C consuma in una anno mediamente 500 kW/h di energia ed emette circa 300 Kg di anidride carbonica, mentre un frigorifero di classe A risparmia all’anno circa 200 kW/h (che corrispondono a circa 40 €) e 130 Kg di CO2.
  • 53.
    Anche l’uso eccessivodi acqua calda è responsabile di emissioni di anidride carbonica. Se lo scaldabagno è elettrico è sicuramente la fonte maggiore di produzione di CO2 tra le mura domestiche. Un modello di medie dimensioni da 1.500 watt ha un assorbimento di energia che corrisponde a circa 800 grammi di anidride carbonica per ogni ora di funzionamento.
  • 54.
    In un annol’impatto dello scaldabagno elettrico diventa ragguardevole, usandolo per circa tre ore al giorno si consumano oltre 1.900 kW/h, che corrispondono a più di una tonnellata di anidride carbonica risparmiando intorno a 320 € l’anno.
  • 55.
    Lavastoviglie e lavatricepossono determinare consistenti emissioni di gas serra soprattutto se non vengono utilizzate a pieno carico e a temperature medio-basse e senza asciugatura. Si può ottenere un risparmio per ciclo fino al 50%,
  • 56.
    anche in questo caso quando si deve acquistare un elettrodomestico nuovo bisogna fare attenzione all’etichette energetica. Un ciclo di lavaggio con una lavatrice a basso consumo può evitare l’emissione di circa 250grammi di anidride carbonica rispetto ad un modello tradizionale. In un anno una lavatrice di classe C consuma mediamente 100 kW/h in più con una produzione di CO2 pari a 60Kg rispetto ad una di classe A.
  • 57.
    Il consumo diun televisore di 14 pollici che resta acceso per almeno 4 ore al giorno produce in una anno 43 Kg di CO2, la stessa quantità di un computer acceso per le stesse ore, mentre con un TV di 29 pollici le emissioni salgono a 130 Kg. Inoltre se nelle restanti 20 ore il televisore, o computer, non viene spento dall’interruttore principale, restando in stand-by, le emissioni possono anche raddoppiare.
  • 58.
  • 59.
    E’ chiaro chel’eccessivo calore casalingo nei mesi invernali produce una quantità notevole di anidride carbonica. Sarebbe opportuno che ognuno di noi sapesse quanto consuma la nostra casa, perché è necessario sapere che per riscaldare in un giorno una casa media di circa 130 metri quadrati occorre una quantità di energia uguale a quella che consuma un’automobile di media cilindrata per effettuare il tragitto tra Roma e Genova.
  • 60.
    Il patrimonio edilizioitaliano consuma più di tutto il sistema dei trasporti, cioè più di un terzo delle fonti fossili. Fino ad oggi abbiamo assistito al blocco della circolazione veicolare perché i sindaci, giustamente, si sono preoccupati dell’inquinamento creato dal traffico, ed in effetti qualche problema c’è stato.
  • 61.
    Nessuno però hamai preso in considerazione le emissioni degli impianti di riscaldamento e raffreddamento. Ognuno di noi sa perfettamente quanto consuma la propria automobile, mentre nessuno è in grado di stabilire quanto consuma la propria abitazione per soddisfare le necessità quotidiane.
  • 62.
    Addirittura qualche tempofa l’ENEL ci ha sommersi di una pubblicità che diceva: “ Se alla caldaia ci pensiamo noi, usi meno il maglione ” come a dire che in casa, con i riscaldamenti offerti dall’azienda puoi anche stare in maniche di camicia. Tutto ciò vuol simboleggiare che la temperatura dentro casa può raggiungere dei gradi come se fossimo in piena estate.
  • 63.
    la legge italianaimpone che il riscaldamento domestico non deve superare i 20° proprio per ridurre le emissioni di CO2 in virtù degli impegni assunti a Kyoto dal nostro paese. E’ possibile che l’ENEL controllata per il 70% dal Ministero del Tesoro possa fare una pubblicità che incentivi i consumi per riscaldare di più la casa?
  • 64.
    Quindi da unlato lo Stato impone, legittimamente, il limite di 20° per il riscaldamento domestico e nello stesso tempo, lo stesso Stato, attraverso la sua controllata ENEL pubblicizza l’aumento dei consumi. Che cosa bisogna fare per risparmiare emissioni di anidride carbonica, di denaro e nello stesso tempo mantenere lo stesso grado di benessere?
  • 65.
    Innanzitutto è necessarioeffettuare la diagnosi energetica dell’edifico e dell’impianto di riscaldamento al fine di valutare cosa occorre fare per consumare di meno fermo restando il benessere a cui siamo stati abituati. E’ da sottolineare che questo tipo di diagnosi e di intervento poi può essere fatto se si è nelle condizioni di avere un impianto di riscaldamento autonomo.
  • 66.
    Se si vivein un condominio il controllo del consumo diventa un po’ più complicato anche se può essere fatto un calcolo sul consumo totale del palazzo diviso i metri quadrati di ogni appartamento. In questo caso bisognerebbe passare da un pagamento forfetario ad un pagamento a consumo. Per avere un’idea di quale possa essere la convenienza nel risparmio energetico e quindi diminuire gli sprechi, basta pensare che 1 grado in meno di temperatura nei nostri appartamenti fa risparmiare circa l’ 8% del combustibile impiegato.
  • 67.
  • 68.
    L’eccessivo calore dellenostre case producono un’enorme quantità di anidride carbonica, quindi la diminuzione della temperatura non solo ci fa risparmiare dal punto di vista economico ma anche sotto l’aspetto ambientale.
  • 69.
    Spesso le nostrecase sono surriscaldate, come se avessero la febbre, che si sa è una patologia che va combattuta con i dovuti accorgimenti. Basterebbe una legge nella quale si introduce il pagamento a consumo nei condomini istallando della strumentazione adeguata per la misurazione del calore erogato.
  • 70.
    Lo stato nonavrebbe nessun tipo di aggravio economico e la riduzione di CO2 sarebbe sicuramente superiore rispetto al programma tetti fotovoltaici che hanno una spesa pubblica molto alta. La legge che impone un riscaldamento massimo di 20° non consente un controllo puntuale in assenza di una strumentazione adeguata negli appartamenti, ma nella stessa legge (DPR 412 del 26/8/93) nessun governo degli ultimi anni ha emanato un decreto applicativo in cui si stabilisce l’effettuazione della certificazione energetica di ogni edificio.
  • 71.
    Una certificazione chedeve essere esibita in qualsiasi compravendita o locazione dell’edificio, perché a parità di cubatura, una casa che consuma meno sicuramente ha valore di mercato più alto in quanto ha costi di gestione più bassi. L’amministrazione provinciale di Bolzano (l’unica in Italia) ha predisposto un protocollo di valutazione con cui effettua, a richiesta, la diagnosi energetica degli edifici rilasciandone il relativo certificato.
  • 72.
    Ma da qualcheanno gli italiani hanno scoperto i condizionatori d’aria che tra il 2002 e il 2003 ne sono stati venduti due milioni assorbendo una potenza pari a 5000 MW di energia elettrica. Ormai oltre il 15% delle abitazioni del nostro Paese sono climatizzate e in un solo anno consumano una quantità di energia equivalente a quattro piccole centrali a metano per una potenza di circa 2.500 MW.
  • 73.
    Un condizionatore d’ariache viene usato anche per solo 4 ore al giorno per i soli mesi estivi fa aumentare la bolletta energetica di almeno 100 euro a bimestre, tutto ciò può essere evitato con una efficace progettazione degli edifici l’isolamento termico dei tetti e delle pareti e con sistemi di ombreggiatura e vetri a bassa remissività
  • 74.
    Se dobbiamo usareil condizionatore ricordiamoci che bisogna mantenere una differenza di temperatura con l’esterno che non dovrebbe superare i 6°. Se colleghiamo tutti gli elettrodomestici e gli impianti di casa nostra con dei dispositivi elettronici per programmarli in anticipo e comandarli a distanza si possono ridurre i consumi e aumentare il benessere domestico.
  • 75.
    Per esempio l’utilizzodi sensori che accendono le luci o il riscaldamento solo quando quello ambiente è utilizzato, si può risparmia fino al 30% di elettricità e riscaldamento.
  • 76.
    TRASPORTI ERISPARMIO
  • 77.
    Nella società incui viviamo le distanze diventano sempre più brevi grazie alla possibilità di poterci muovere con facilità e raggiungere in poco tempo destinazioni anche molto lontane. Ma questo vuol dire che utilizziamo tantissima energia che contribuisce ad alimentare l’effetto serra, le piogge acide e l’inquinamento da traffico.
  • 78.
    Nelle aree urbaneil monossido di carbonio è presente soprattutto come prodotto dei motori degli autoveicoli, ha effetti non solo sull’ambiente, ma in particolare sull’uomo, infatti combinandosi con l’emoglobina forma un composto fisiologicamente inattivo la carbossiemoglobina, che impedisce l’ossigenazione dei tessuti.
  • 79.
    Se inalato abasse concentrazioni provoca emicranie, debolezza diffusa, giramenti di testa, a grandi concentrazioni può avere esiti letali. Poi esistono le micidiali polveri sottili PM 10, che hanno un diametro inferiore a 10 micron (millesimi di millimetro), che nessun filtro è in grado di trattenere e quindi si diffondono nell’aria e vengono inalati arrivando direttamente ai polmoni.
  • 80.
    Le polveri sonodunque un pericolo subdolo e possono addirittura portare al decesso. Bambini, malati, donne in stato di gravidanza e anziani, sono i soggetti più a rischio. Preoccupanti sono le possibili patologie che il PM10 può provocare sull'organismo umano:
  • 81.
    infezioni polmonari batteriche e virali; aumento della possibilità di contrarre tumori polmonari ; aritmie cardiache e modifiche dell'elettrocardiogramma; aumento della coagulabilità del sangue, un fattore di rischio per ictus e trombosi .
  • 82.
    I dati piùallarmanti emergono però da un analisi dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, relativa all'impatto del PM10 sulla salute umana. Nelle otto maggiori città d'Italia, sopracitate, le micidiali polveri provocano ogni anno:
  • 83.
    3.472 morti; 1.887 ricoveri per cause respiratorie; 2.710 ricoveri per malattie cardiovascolari; 31.524 attacchi di bronchite acuta nei bambini; 29.730 casi di aggravamento dell'asma nei bambini; 11.630 casi di attacchi d'asma in persone oltre i 15 anni di età.
  • 84.
    Il bloccodel traffico viene comunque considerato da molti un palliativo , che non può certo risolvere il problema dell'inquinamento urbano. In Italia i veicoli assorbono il 24% del consumo energetico globale, quindi un contributo considerevole all’esaurimento graduale del petrolio e, nello stesso tempo, un innalzamento dei livelli di inquinamento delle grandi città che sono costrette, per molti giorni all’anno, di interdire il traffico veicolare in parecchie zone.
  • 85.
    Per questo motivoil provvedimento del Ministero delle infrastrutture che ha obbligato ad accendere i fari delle autovetture anche di giorno, sembra un’assurdità in un clima di risparmio energetico. Infatti quando si accendono i fari, una parte dell’energia meccanica sviluppate dal motore per far muovere l’automobile, viene utilizzata per far girare l’alternatore che carica la batteria.
  • 86.
    Il rendimento mediodel motore è del 20%, il restante 80% si disperde sotto forma di calore nel motore stesso e nel sistema di trasmissione, per accender tutte le luci dell’auto occorrono circa 1,25 chilowatt. Supponiamo che la percorrenza media delle automobili sia di 20.000 chilometri in una anno ad una velocità media di 70 Km all’ora, poiché un litro di benzina sviluppa 8,7 chilowattora termici, il consumo annuo di benzina in più sarà di 41 litri con un incremento in percentuale di che oscilla tra il 2,7 e il 4,1 %.
  • 87.
  • 88.
    Le automobili checircolano in Italia sono circa 34 milioni in più gli autocarri che trasportano merci che si aggirano intorno ai 3 milioni e 300 mila, più altri tipi di automezzi per un totale di 37,5 milioni, moltiplicato per i 41 litri di benzina in più che sprechiamo per tenere le luci accese, l’incremento complessivo dei consumi di carburante si aggira a 1,5 miliardi di litri combustibile con un conseguente aumento delle emissioni di anidride carbonica di 2,9 milioni di tonnellate ogni anno.
  • 89.
    Probabilmente il governoha fatto un’operazione esclusivamente finanziaria, infatti considerando i 718 centesimi di tasse che incidono su ogni litro di benzina e i 546 centesimi su quello per autotrazione, lo Stato incassa circa 900 milioni di euro all’anno. Spesso le automobili trasportano una sola persona, questo contribuisce ad aumentare non solo gli sprechi energetici, ma da un apporto considerevole all’aumento del traffico veicolare con conseguente caos stradale.
  • 90.
    I trasporti stradalirappresentano su scala nazionale la maggiore sorgente di ossidi di azoto, monossido di carbonio e di composti organici non metanici. le emissioni di NOx (Ossidi di Azoto) del trasporto stradale aumentarono del 48% tra il 1980 e il 1992, per poi diminuire (-13%) tra il 1992 e il 1997, quando rappresentarono il 53% del totale delle emissioni nazionali.
  • 91.
    Il trasporto stradaleè responsabile inoltre del 71% di CO, Monosssido di Carbonio, emesso in atmosfera in Italia ogni anno, e le automobili contribuiscono alle emissioni di questo settore del 79%. Oltre il 70% delle emissioni di monossido di carbonio vengono emesse nelle aree urbane.
  • 92.
    Si aggiunge il46% dei composti organici volatili non metanici che viene emesso nel nostro paese dai trasporti stradali; anche in questo caso l'80% di questa quota viene emessa all'interno delle aree urbane Il maggiore contributo alle emissioni di benzene (C6H6) è dato invece dal settore del trasporto stradale (pari al 75%) e interessano specialmente le aree urbane.
  • 93.
    Dai dati complessiviil contributo maggiore viene dalle autovetture a benzina non catalizzate (20.000 tonnellate/anno), seguite dai ciclomotori di cilindrata inferiore a 50cc (7.000 tonnellate/anno) e dalle vetture catalizzate (2.900 tonn/anno).
  • 94.
    Il parco circolantein Italia è costituito da quasi 34 milioni di auto passeggeri, 3 milioni e 250 mila veicoli commerciali e quasi 5 milioni tra motocicli e ciclomotori (Anpa, 2000). In Italia nel 1998 sono state immatricolate 2.364.000 nuove vetture, quando in Italia sono nati 532.843 bambini: vale a dire che per ogni bambino che nasce vengono immatricolate 4,4 nuove autovetture.
  • 95.
    Il 28,2% deichilometri percorsi dalle auto passeggeri avviene in ambiente urbano, mentre per i veicoli commerciali (leggeri, pesanti e autobus) questa percentuale è del 21,5, che sale al 60% per i motocicli e al 70% per i ciclomotori.
  • 96.
    Per quanto riguardail benzene, come già detto, il 75% si origina dal traffico veicolare, che interessa maggiormente le aree urbane. Il maggior contributo alle emissioni di questo inquinante è delle autovetture non catalizzate, seguite dai ciclomotori e dalle vetture catalizzate. E' bene precisare che la catalizzazione invece non contribuisce a ridurre l'emissione dei gas serra.
  • 97.
    La densità automobilisticacostituisce uno degli elementi più critici per le città italiane e distingue l'Italia nel panorama mondiale. Nel periodo 1995-98 il numero di auto circolanti è aumentata di circa il 2%, raggiungendo un tasso di motorizzazione nazionale di 54 auto circolanti ogni 100 abitanti.
  • 98.
    Nel 1998 siassiste ad una diminuzione anche del trasporto ferroviario che passa dai 52.856 milioni di passeggeri/km nel 1997 a 50.635 milioni. Elevato negli ultimi anni il tasso di crescita del trasporto aereo che raggiunge 8.974 milioni di passeggeri/km nel 1998 contro i 6.416 del 1990, ma soddisfa ancora quote marginali (circa l'1%) della domanda. (Conto nazionale dei Trasporti, Ministero dei Trasporti).
  • 99.
    Legambiente ha elaboratoi dati del Censis sul tempo trascorso nelle diverse attività dai cittadini dei maggiori centri urbani d'Italia. Dallo studio emerge che in media ogni giorno i milanesi passano 105 minuti nella propria auto o sui mezzi pubblici, i bolognesi 115, contro i 135 dei romani e i 140 dei napoletani. E' una mole di minuti che se moltiplicati per tutto l'arco medio di vita (74 anni) vanno dai 7,2 anni dei napoletani ai 5,3 dei milanesi, passando per 6,9 a Roma e 5,9 dei bolognesi.
  • 100.
    In questo contestosono fondamentali politiche che vadano verso la liberazione dal trasporto privato di aree sempre più vaste dei centri urbani e una decisa inversione di tendenza nell'utilizzo del trasporto privato. Dal censimento di Ecosistema Urbano 2006 di Legambiente si registra la presenza di isole pedonali in 90 Comuni capoluoghi di provincia (5 in più rispetto all'anno precedente), con un'estensione nel caso di Massa, Verbania, Lucca, Cremona, Venezia, Terni superiore a 1 mq/abitante.(2,04)
  • 101.
    Per ridurre iconsumi è necessario potenziare i servizi pubblici e utilizzare il treno per gli spostamenti quando è possibile. Per questo il governo dovrebbe puntare sul potenziamento delle linee ferrate, ancora in molte regioni italiane non esiste il doppio binario e alcuni tratti non sono nemmeno elettrificati, rendere più confortevoli i treni evitando di imbattersi in topi, zecche e sporcizia varia.
  • 102.
    Sarebbe opportuno potenziarele piste ciclabili per incentivare l’uso della bicicletta, fare una bella passeggiata compiendo un po’ di moto fa bene alla salute e si da un grosso contributo all’abbattimento dei gas serra non utilizzando l’automobile.