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Based on “Breve trattato sulla decrescita serena” by Serge Latouche (Bollati Boringhieri), 2008.
La nostra società ha legato

il suo destino
ad una'organizzazione
fondata sull'accumulazione


illimitata.
Questo sistema è
condanato alla crescita.
La vita del lavoratore si riduce
perlopiù a quella di un
biodigestore
che metabolizza il salario

con le merci
e le merci con il salario,
transitando dalla
fabbrica all'ipermercato e
dall'ipermercato
alla fabbrica.
Per permettere alla
società dei
consumi
di continuare il suo
carosello diabolico
sono necessari tre ingredienti:
La pubblicità, che crea
il desiderio di consumare,

il credito,
che ne fornisce il mezzo,
e l'obsolescenza
accelerata e programmata,
che rinnova la necessità.
Queste tre molle della
società della crescita
sono vere e proprie “istigazione a


delinquire”.
La pubblicità ci fa
desiderare
quello che non abbiamo e
disprezzare quello che
già abbiamo.
Crea incessantemente
l'insoddisfazione
e la tensione del
desiderio frustrato.
Sempre di più, ci spostiamo
dai beni di grande
utilità ai beni di grande


futilità.
La pubblicità è l'emento
essenziale del circolo
vizioso e suicida
della crescita
illimitata.
Il sistema pubblicitario
costituisce il secondo bilancio


mondiale
dopo gli armamenti
e lascia una impronta
colossale di inquinamento
materiale, visivo, auditivo,
mentale e spirituale.
Il ricorso al credito
è un potente
dittatore
ed è necessario per far
consumare quelli che
non hanno reddito sufficiente.
Ma anche agli
imprenditori
per fargli investire
senza disporre dal
capitale necessario.
Secondo la logica
consumistica,
“si tratta sempre del

profitto.”
Ogni homo oeconomicus
tende a diventare un
criminale comune
più o meno complice della


banalità
economica.
La nostra economia,
immensamente produttiva,
esige che noi facciamo
del consumo
il nostro stile di vita.
Abbiamo bisogno che
i nostri oggetti si consumino,
si brucino e siano sostituiti

ad un ritmo
sempre più rapido.
Con l'obsolenscenza
programmata,
la società della crescita
possiede l'arma totale
del consumismo.
Siamo dunque diventati
tossicodipendenti
della crescita.
E la crescita è diventata il
cancro dell'umanità.
Se la crescita producesse
automaticamente
il benessere,
dovremmo vivere
in un vero paradiso
da tempi immemorabili.
E invece è
l'inferno
che ci minaccia.
La nostra sovracrescita

economica
si scontra con i limiti
della finitezza della

biosfera.
L'uomo trasforma le risorse


in rifiuti
più rapidamente di quanto
la natura sia in grado
di trasformare questi rifiuti
in nuove risorse.
Lo spazio
bioproduttivo
consumato pro capite
dalla popolazione mondiale
è in media di 2,2 ettari.
Dunque gli uomini
hanno abbandonato da tempo
il sentiero di una civiltà

sostenibile,
che richiederebbe di limitarsi a
1,8 ettari a pesona,
ammesso che la popolazione
attuale rimanga stabile.
L'umanità già consuma
circa il 30% in più
della capacità di
rigenerazione della biosfera.
Come è possibile tale situazione?

Grazie a due
fenomeni:
1. non ci accontentiamo di
vivere del nostro reddito
ma viviamo sfruttando
il patrimonio di famiglia.
Bruciamo in pochi decenni quello che



il pianeta
ha creato in milioni di anni...
2. il Nord
riceve un'assistenza
tecnica massiccia

dal Sud
del pianeta.
Quindi la decrescita passa
necessariamente
per la rifondazione
della politica
e dell'uomo stesso.
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Decrescita Serena 2