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Testi analizzati:
• Alessandro Pizzorno, Le due logiche dell’azione di classe,
Bologna, Il Mulino, 1978;
•Sidney Tarrow, Democrazia e disordine, movimenti di
protesta e politica in Italia. 1965-1975, Roma, Laterza, 1990.
1
Ricerca ISSOCO: Lotte operaie e sindacato in Italia: 1968-
1972, Bologna, Il Mulino, 1978.
• Il ‘maggio strisciante’: l’inizio della mobilitazione operaia,
Emilio Reyneri;
• Come e perché cambiano la logica dell’organizzazione
sindacale e i comportamenti della base, Marino Regini;
• Rappresentanza operaia e sindacato: mutamento di un
sistema di relazioni industriali, Ida Regalia.
2
• Contesto analizzato: “ciclo di lotte 1968-1972” , Italia;
• Fattori comuni agli altri paesi capitalisti investiti dallo stesso
fenomeno: esplosione dei salari (1968-1970), aziendalizzazione della
contrattazione collettiva, politicizzazione dell’azione sindacale,
manifestazioni conflittuali sottratte al controllo sindacale;
• Fattori specificamente italiani: maggiore estensione, durata ed
intensità dei conflitti, maggiore disponibilità sindacale iniziale con
minore capacità di controllo successiva, maggiore profondità dei
mutamenti del sistema di relazioni industriali e della posizione dei
sindacati nel sistema politico.
3
Rispondere ai due interrogativi fondamentali:
• Chi sono stati i protagonisti delle lotte? (I protagonisti)
• Qual è stato il ruolo dei sindacati? (Le strategie razionali
del sindacato)
N.B. : per rispondere a questi interrogativi non bisogna
osservare le cause che hanno permesso l’avvio del ciclo di
lotte in un determinato momento, ma l’andamento del
ciclo.
4
• Critica di parzialità alla “teoria della nuova classe
operaia” di Serge Mallet (protagonisti individuati:
operai comuni e tecnici);
• Importante ruolo degli operai comuni durante la
fase di mobilitazione allargata, risalente all’autunno
‘68.
5
1) Spiegazione in termini di processo produttivo:
• importanza del fattore tecnologico;
• interdipendenza organizzativa (o “sistemica”);
• minori privilegi degli operai comuni, comunque indispensabili al processo produttivo.
2) Spiegazione in termini di origine culturale (caratteristiche degli operai comuni in Italia negli
anni ‘60) :
• origine contadina, meridionale o di recente immigrazione nei centri industriali;
• relativa giovinezza e conseguente scarsa esperienza sindacale;
E’cosi che sarebbe possibile spiegare quei tipi di lotta e di rivendicazioni, caratterizzate da scarsa
disciplina sindacale, insofferenza delle regole del rapporto negoziato-conflitto e da ostilità
per la gerarchia aziendale e simili.
6
• Particolare intensità del conflitto;
• Partecipazione delle altre categorie durante la fase
di mobilitazione allargata;
• Gli operai comuni di recente immigrazione erano
ritenuti propensi a schierarsi dalla parte del
padrone, quindi negativi per ogni tipo di militanza.
“ Una massa di individui, appartenenti ad una certa frazione di classe,
o in generale, aventi obiettivi comuni, in un primo momento
esclusi dal sistema di rappresentanza, se si presentano le
condizioni favorevoli per cui essi possano mobilitarsi e condurre
un’azione collettiva volta ad ottenere il riconoscimento della loro
identità, e quindi il diritto di essere rappresentati, la conflittualità
che da ciò scaturisce tende ad essere più intensa rispetto a quello
per le normali rivendicazioni di benefici e ad assumere forme e
contenuti nuovi”. (A. Pizzorno, p. 13)
8
• Conflitti fini a sé stessi, non dipendenti dal processo di negoziazione, perché “il vero fine
da conseguire è il riconoscimento della nuova identità, che è esso stesso non negoziabile,
costituendo la premessa di ogni negoziazione” (A. Pizzorno, p.13);
• Condotte volte ad accrescere le comunicazioni interpersonali;
• Produzione di simboli necessari al riconoscimento dell’identità;
• Forme di lotta: rifiuto della delega, centralità della fabbrica;
• Contenuti rivendicativi: egualitarismo, controllo del lavoro;
• Superamento delle divergenze tra gruppi e categorie che avrebbero avuto obiettivi diversi.
N.B. : le rivendicazioni immediate appaiono secondarie rispetto all’obiettivo di costituire una
nuova identità per tutto il movimento.
9
Picchettaggio all’entrata di una
fabbrica
Assemblea in fabbrica
• Prima fase, inverno-primavera 1968: gruppi operai con esperienza
militante, gruppi politici dissidenti e sindacati lanciano rivendicazioni,
mossi dalle nuove possibilità individuate nel sistema => il movimento non
si forma spontaneamente;
• Seconda fase, autunno ‘68-primavera ‘70: il successo delle proteste
mobilita strati di lavoratori fino ad allora esclusi (operai comuni e impiegati
tecnici), mutano le forme di lotta e la natura delle rivendicazioni => è la
fase della mobilitazione allargata, in cui esplode il desiderio di formazione
della nuova identità collettiva;
• Terza fase, successiva all’autunno caldo: le rivendicazioni si estendono a
settori prima di allora mai considerati (credito, servizi ecc..) e il sindacato
non appare più capace di dirigere ed organizzare l’azione collettiva.
11
• L’intensità dei nuovi movimenti dipende dalla combinazione
di vecchio e nuovo, di movimento e di istituzione;
• Paesi con sistema politico stabile ed élites repressive:
svaniscono le possibilità di protesta, consegue
smobilitazione;
• Paesi con sistema politico instabile e varietà di alleati
disponibili: l’ondata di mobilitazione si prolunga (es. Italia).
12
• Il “maggio francese”: eventi spettacolari, ma gli effetti
sociali svanirono presto:
• Il “ciclo italiano”: iniziò prima, finì dopo e influenzò più
profondamente la società;
• La democrazia italiana, seppur segnata dagli effetti del
disordine e dell’instabilità politica, emerse come una
democrazia capitalista matura, benché altamente
conflittuale (hp contraria alla norma).
• Restringimento del mercato del lavoro;
• Cooperazione tra sindacati;
• Contrattazione a livello di singola fabbrica (e non più
nazionale);
• Ruolo del Psi nella nuova coalizione di centro-sinistra;
• Dibattito sulla riforma delle relazioni industriali
incoraggiato dal centro-sinistra;
• Dibattito sulla riforma pensionistica.
Alessandro Pizzorno, Le due logiche dell’azione di classe, Bologna, Il
Mulino, 1978:
• analisi del periodo 1968-1972;
• focus sul concetto di “formazione della nuova identità collettiva”;
Sidney Tarrow, Democrazia e disordine, movimenti di protesta e
politica in Italia. 1965-1975, Roma, Laterza, 1990:
•analisi del periodo 1965-1975;
• importanza accordata alla struttura delle possibilità politiche, per spiegare il ciclo di protesta;
• focus sul concetto di “partecipazione politica”;
• analisi del ruolo del movimento studentesco che, alla fine del 1969, si unisce a quello operaio,
modificando ed ampliando i temi di protesta.
15
Le strategie razionali del sindacato
L’analisi è volta ad identificare il comportamento del
sindacato:
• di fronte alla base e viceversa;
• nei confronti del sistema (partiti, governo);
• in relazione alle formulazioni degli obiettivi a lungo
termine (ideologia).
16
Focus sul grado di forza sindacale per spiegare il
comportamento nei confronti della base: “quanto più un
sindacato è debole, tanto più è portato ad accettare o
promuovere le spinte conflittuali di base, quanto più è forte,
tanto più è portato a contenerle”. (A. Pizzorno, p.24)
N.B. : Osservazioni effettuate confrontando diverse aziende in
diversi paesi, evidenziano che si tratta di una regolarità
tendenziale.
17
• Se il sindacato è debole, di recente impiantazione o con
pochi iscritti, appoggerà tutte le rivendicazioni e le lotte
della base;
• Se il numero degli iscritti cresce, raggiunta una certa
soglia, le conseguenze di ogni nuova spinta di base
tenderanno ad essere negative, con il rischio che
emergano rivendicazioni fuori dalla strategia o utopiche e
che si presentino nuovi leaders di base.18
Quattro modalità di spinta o controllo dell’azione di
base:
A) La ristrutturazione della rappresentanza;
B) L’uso delle tecniche di lotta;
C) La scelta dei contenuti rivendicativi;
D) La lotta per le riforme.
19
Il sistema per delegati:
• Sostituisce la Commissione interna;
• Ha il compito di allargare l’azione di base, soprattutto agli
operai comuni;
• Elabora rivendicazioni differenziate (raccogliere informazioni,
trasmettere direttive).
N.B. : “Una volta utilizzate le potenzialità espansive del sistema,
il sindacato aveva interesse a diminuire il potere dei delegati e a
ricentralizzare le decisioni”. (A.Pizzorno, p.28)
20
1) Scelta dei candidati alle elezioni, quando possibile;
2) Allargamento dei collegi elettorali per garantire
maggiore eterogeneità;
3) Accentramento delle negoziazioni aziendali nelle
mani dell’esecutivo del Consiglio di fabbrica (5-10
persone tecnicamente esperte).
21
• “[…]è la partecipazione fisica, non l’appartenenza, che dà
diritto a pesare nelle decisioni”. (A. Pizzorno, p.30);
• Intesa come tentativo di democratizzare le decisioni tramite
assemblee;
• Nel tempo si distinguono due componenti del corpo collettivo
differenti: una parte militante e una parte passiva.
N.B. : Paradossalmente questo sistema determina la formazione
di una struttura oligarchica nel processo decisionale.
22
• Tecniche convenzionali: sciopero di reparto, nazionale, a
scacchiera, a singhiozzo, bianco, cortei interni, picchettaggi;
• Tecniche non convenzionali: occupazioni, blocchi (es. blocco del
traffico) , irruzioni, autoriduzione dei ritmi della catena di montaggio;
• 1969: il sindacato dimostra alla base che solo una grande
organizzazione, e non gli operai spontaneamente, è in grado di
garantire la solidarietà della classe nel suo complesso e di esercitare
pressioni vittoriose sull’avversario;
• Conflittualità apparente: il conflitto non è funzionale al
danneggiamento dell’avversario, ma al rafforzamento e alla verifica
della coesione del corpo collettivo.
23
• Obiettivo centrale: controllo dell’erogazione della
forza lavoro;
• Inquadramento unico: piano di ristrutturazione
completa delle qualifiche, difficile da essere ideato e
gestito => la negoziazione poteva essere condotta
solo da pochi esperti (rafforzamento del centro
sindacale rispetto alla periferia).
24
• Scopo: recuperare l’ondata conflittuale che si stava
spostando verso la periferia;
• Elemento innovativo: la combattività di base viene
utilizzata nel confronto con le autorità politiche;
• Protagonisti: operai metalmeccanici (FIOM e FIM).
25
• Lotta per il riconoscimento di fatto;
• Il riconoscimento giuridico era già presente dalla fine degli anni
‘40;
• Il sindacato è l’agente abilitato a trattare in forma esclusiva a
nome dei suoi rappresentati;
• Conquista dell’indipendenza dai partiti.
N.B. : L’azione politica non è volta alla conquista di
provvedimenti specifici, bensì all’affermazione della sua
presenza nel processo di elaborazione delle riforme.
26
• Aziendalismo rivoluzionario: passaggio dalla
preminenza degli obiettivi nazionali sulle rivendicazioni
aziendali alla centralità strategica dell’azione aziendale
(fine anni ‘50);
• Cambiamento dell’etica del lavoro: messa in questione
della produttività come principio salvo anche nella
formulazione della rivendicazione operaia (fine anni ‘60).
27
• Ideologia tradizionale: la CGIL incentra l’azione sui “grandi temi
nazionali”, come la difesa del livello minimo salariale per tutta la
classe operaia, sulle contrattazioni aziendali (la CISL predilige l’azione
volta alla salvaguardia dei propri iscritti nella singola azienda);
• Cambiamento ideologico: alla fine degli anni ’50 si innesta il
cambiamento, consistente nella contrattazione aziendalistica , vista
però come uno strumento volto ad ottenere conseguenze a livello
generale: questo strumento aumenta la militanza di base, anche a
livello periferico
28
• Ideologia tradizionale: il militante sindacale ideale deve essere
anche un buon operaio (coerentemente con le rivendicazioni di
lungo periodo);
• Cambiamento ideologico: si rifiutano i valori della
professionalità della produttività (principio meritocratico,
proporzionalità tra il salario ricevuto e la quantità di lavoro
svolto) perché:
a) favorivano l’arbitrio padronale;
b) non esprimevano bene le posizioni dei nuovi operai comuni.
29
• Molti tratti di un nuovo sistema di relazioni industriali si
sono delineati fermamente;
• Altri tratti mostrano tendenze a involuzioni, in quanto
espressione della posizione del capitale italiano nella
concorrenza internazionale;
• ”[…] ogni volta che un capitale nazionale si trova in una
posizione di debolezza sul piano internazionale, esso ha
bisogno della collaborazione della sua classe operaia”
(A.Pizzorno, p.44).
30
Pizzorno

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Pizzorno

  • 1. Testi analizzati: • Alessandro Pizzorno, Le due logiche dell’azione di classe, Bologna, Il Mulino, 1978; •Sidney Tarrow, Democrazia e disordine, movimenti di protesta e politica in Italia. 1965-1975, Roma, Laterza, 1990. 1
  • 2. Ricerca ISSOCO: Lotte operaie e sindacato in Italia: 1968- 1972, Bologna, Il Mulino, 1978. • Il ‘maggio strisciante’: l’inizio della mobilitazione operaia, Emilio Reyneri; • Come e perché cambiano la logica dell’organizzazione sindacale e i comportamenti della base, Marino Regini; • Rappresentanza operaia e sindacato: mutamento di un sistema di relazioni industriali, Ida Regalia. 2
  • 3. • Contesto analizzato: “ciclo di lotte 1968-1972” , Italia; • Fattori comuni agli altri paesi capitalisti investiti dallo stesso fenomeno: esplosione dei salari (1968-1970), aziendalizzazione della contrattazione collettiva, politicizzazione dell’azione sindacale, manifestazioni conflittuali sottratte al controllo sindacale; • Fattori specificamente italiani: maggiore estensione, durata ed intensità dei conflitti, maggiore disponibilità sindacale iniziale con minore capacità di controllo successiva, maggiore profondità dei mutamenti del sistema di relazioni industriali e della posizione dei sindacati nel sistema politico. 3
  • 4. Rispondere ai due interrogativi fondamentali: • Chi sono stati i protagonisti delle lotte? (I protagonisti) • Qual è stato il ruolo dei sindacati? (Le strategie razionali del sindacato) N.B. : per rispondere a questi interrogativi non bisogna osservare le cause che hanno permesso l’avvio del ciclo di lotte in un determinato momento, ma l’andamento del ciclo. 4
  • 5. • Critica di parzialità alla “teoria della nuova classe operaia” di Serge Mallet (protagonisti individuati: operai comuni e tecnici); • Importante ruolo degli operai comuni durante la fase di mobilitazione allargata, risalente all’autunno ‘68. 5
  • 6. 1) Spiegazione in termini di processo produttivo: • importanza del fattore tecnologico; • interdipendenza organizzativa (o “sistemica”); • minori privilegi degli operai comuni, comunque indispensabili al processo produttivo. 2) Spiegazione in termini di origine culturale (caratteristiche degli operai comuni in Italia negli anni ‘60) : • origine contadina, meridionale o di recente immigrazione nei centri industriali; • relativa giovinezza e conseguente scarsa esperienza sindacale; E’cosi che sarebbe possibile spiegare quei tipi di lotta e di rivendicazioni, caratterizzate da scarsa disciplina sindacale, insofferenza delle regole del rapporto negoziato-conflitto e da ostilità per la gerarchia aziendale e simili. 6
  • 7. • Particolare intensità del conflitto; • Partecipazione delle altre categorie durante la fase di mobilitazione allargata; • Gli operai comuni di recente immigrazione erano ritenuti propensi a schierarsi dalla parte del padrone, quindi negativi per ogni tipo di militanza.
  • 8. “ Una massa di individui, appartenenti ad una certa frazione di classe, o in generale, aventi obiettivi comuni, in un primo momento esclusi dal sistema di rappresentanza, se si presentano le condizioni favorevoli per cui essi possano mobilitarsi e condurre un’azione collettiva volta ad ottenere il riconoscimento della loro identità, e quindi il diritto di essere rappresentati, la conflittualità che da ciò scaturisce tende ad essere più intensa rispetto a quello per le normali rivendicazioni di benefici e ad assumere forme e contenuti nuovi”. (A. Pizzorno, p. 13) 8
  • 9. • Conflitti fini a sé stessi, non dipendenti dal processo di negoziazione, perché “il vero fine da conseguire è il riconoscimento della nuova identità, che è esso stesso non negoziabile, costituendo la premessa di ogni negoziazione” (A. Pizzorno, p.13); • Condotte volte ad accrescere le comunicazioni interpersonali; • Produzione di simboli necessari al riconoscimento dell’identità; • Forme di lotta: rifiuto della delega, centralità della fabbrica; • Contenuti rivendicativi: egualitarismo, controllo del lavoro; • Superamento delle divergenze tra gruppi e categorie che avrebbero avuto obiettivi diversi. N.B. : le rivendicazioni immediate appaiono secondarie rispetto all’obiettivo di costituire una nuova identità per tutto il movimento. 9
  • 10. Picchettaggio all’entrata di una fabbrica Assemblea in fabbrica
  • 11. • Prima fase, inverno-primavera 1968: gruppi operai con esperienza militante, gruppi politici dissidenti e sindacati lanciano rivendicazioni, mossi dalle nuove possibilità individuate nel sistema => il movimento non si forma spontaneamente; • Seconda fase, autunno ‘68-primavera ‘70: il successo delle proteste mobilita strati di lavoratori fino ad allora esclusi (operai comuni e impiegati tecnici), mutano le forme di lotta e la natura delle rivendicazioni => è la fase della mobilitazione allargata, in cui esplode il desiderio di formazione della nuova identità collettiva; • Terza fase, successiva all’autunno caldo: le rivendicazioni si estendono a settori prima di allora mai considerati (credito, servizi ecc..) e il sindacato non appare più capace di dirigere ed organizzare l’azione collettiva. 11
  • 12. • L’intensità dei nuovi movimenti dipende dalla combinazione di vecchio e nuovo, di movimento e di istituzione; • Paesi con sistema politico stabile ed élites repressive: svaniscono le possibilità di protesta, consegue smobilitazione; • Paesi con sistema politico instabile e varietà di alleati disponibili: l’ondata di mobilitazione si prolunga (es. Italia). 12
  • 13. • Il “maggio francese”: eventi spettacolari, ma gli effetti sociali svanirono presto: • Il “ciclo italiano”: iniziò prima, finì dopo e influenzò più profondamente la società; • La democrazia italiana, seppur segnata dagli effetti del disordine e dell’instabilità politica, emerse come una democrazia capitalista matura, benché altamente conflittuale (hp contraria alla norma).
  • 14. • Restringimento del mercato del lavoro; • Cooperazione tra sindacati; • Contrattazione a livello di singola fabbrica (e non più nazionale); • Ruolo del Psi nella nuova coalizione di centro-sinistra; • Dibattito sulla riforma delle relazioni industriali incoraggiato dal centro-sinistra; • Dibattito sulla riforma pensionistica.
  • 15. Alessandro Pizzorno, Le due logiche dell’azione di classe, Bologna, Il Mulino, 1978: • analisi del periodo 1968-1972; • focus sul concetto di “formazione della nuova identità collettiva”; Sidney Tarrow, Democrazia e disordine, movimenti di protesta e politica in Italia. 1965-1975, Roma, Laterza, 1990: •analisi del periodo 1965-1975; • importanza accordata alla struttura delle possibilità politiche, per spiegare il ciclo di protesta; • focus sul concetto di “partecipazione politica”; • analisi del ruolo del movimento studentesco che, alla fine del 1969, si unisce a quello operaio, modificando ed ampliando i temi di protesta. 15
  • 16. Le strategie razionali del sindacato L’analisi è volta ad identificare il comportamento del sindacato: • di fronte alla base e viceversa; • nei confronti del sistema (partiti, governo); • in relazione alle formulazioni degli obiettivi a lungo termine (ideologia). 16
  • 17. Focus sul grado di forza sindacale per spiegare il comportamento nei confronti della base: “quanto più un sindacato è debole, tanto più è portato ad accettare o promuovere le spinte conflittuali di base, quanto più è forte, tanto più è portato a contenerle”. (A. Pizzorno, p.24) N.B. : Osservazioni effettuate confrontando diverse aziende in diversi paesi, evidenziano che si tratta di una regolarità tendenziale. 17
  • 18. • Se il sindacato è debole, di recente impiantazione o con pochi iscritti, appoggerà tutte le rivendicazioni e le lotte della base; • Se il numero degli iscritti cresce, raggiunta una certa soglia, le conseguenze di ogni nuova spinta di base tenderanno ad essere negative, con il rischio che emergano rivendicazioni fuori dalla strategia o utopiche e che si presentino nuovi leaders di base.18
  • 19. Quattro modalità di spinta o controllo dell’azione di base: A) La ristrutturazione della rappresentanza; B) L’uso delle tecniche di lotta; C) La scelta dei contenuti rivendicativi; D) La lotta per le riforme. 19
  • 20. Il sistema per delegati: • Sostituisce la Commissione interna; • Ha il compito di allargare l’azione di base, soprattutto agli operai comuni; • Elabora rivendicazioni differenziate (raccogliere informazioni, trasmettere direttive). N.B. : “Una volta utilizzate le potenzialità espansive del sistema, il sindacato aveva interesse a diminuire il potere dei delegati e a ricentralizzare le decisioni”. (A.Pizzorno, p.28) 20
  • 21. 1) Scelta dei candidati alle elezioni, quando possibile; 2) Allargamento dei collegi elettorali per garantire maggiore eterogeneità; 3) Accentramento delle negoziazioni aziendali nelle mani dell’esecutivo del Consiglio di fabbrica (5-10 persone tecnicamente esperte). 21
  • 22. • “[…]è la partecipazione fisica, non l’appartenenza, che dà diritto a pesare nelle decisioni”. (A. Pizzorno, p.30); • Intesa come tentativo di democratizzare le decisioni tramite assemblee; • Nel tempo si distinguono due componenti del corpo collettivo differenti: una parte militante e una parte passiva. N.B. : Paradossalmente questo sistema determina la formazione di una struttura oligarchica nel processo decisionale. 22
  • 23. • Tecniche convenzionali: sciopero di reparto, nazionale, a scacchiera, a singhiozzo, bianco, cortei interni, picchettaggi; • Tecniche non convenzionali: occupazioni, blocchi (es. blocco del traffico) , irruzioni, autoriduzione dei ritmi della catena di montaggio; • 1969: il sindacato dimostra alla base che solo una grande organizzazione, e non gli operai spontaneamente, è in grado di garantire la solidarietà della classe nel suo complesso e di esercitare pressioni vittoriose sull’avversario; • Conflittualità apparente: il conflitto non è funzionale al danneggiamento dell’avversario, ma al rafforzamento e alla verifica della coesione del corpo collettivo. 23
  • 24. • Obiettivo centrale: controllo dell’erogazione della forza lavoro; • Inquadramento unico: piano di ristrutturazione completa delle qualifiche, difficile da essere ideato e gestito => la negoziazione poteva essere condotta solo da pochi esperti (rafforzamento del centro sindacale rispetto alla periferia). 24
  • 25. • Scopo: recuperare l’ondata conflittuale che si stava spostando verso la periferia; • Elemento innovativo: la combattività di base viene utilizzata nel confronto con le autorità politiche; • Protagonisti: operai metalmeccanici (FIOM e FIM). 25
  • 26. • Lotta per il riconoscimento di fatto; • Il riconoscimento giuridico era già presente dalla fine degli anni ‘40; • Il sindacato è l’agente abilitato a trattare in forma esclusiva a nome dei suoi rappresentati; • Conquista dell’indipendenza dai partiti. N.B. : L’azione politica non è volta alla conquista di provvedimenti specifici, bensì all’affermazione della sua presenza nel processo di elaborazione delle riforme. 26
  • 27. • Aziendalismo rivoluzionario: passaggio dalla preminenza degli obiettivi nazionali sulle rivendicazioni aziendali alla centralità strategica dell’azione aziendale (fine anni ‘50); • Cambiamento dell’etica del lavoro: messa in questione della produttività come principio salvo anche nella formulazione della rivendicazione operaia (fine anni ‘60). 27
  • 28. • Ideologia tradizionale: la CGIL incentra l’azione sui “grandi temi nazionali”, come la difesa del livello minimo salariale per tutta la classe operaia, sulle contrattazioni aziendali (la CISL predilige l’azione volta alla salvaguardia dei propri iscritti nella singola azienda); • Cambiamento ideologico: alla fine degli anni ’50 si innesta il cambiamento, consistente nella contrattazione aziendalistica , vista però come uno strumento volto ad ottenere conseguenze a livello generale: questo strumento aumenta la militanza di base, anche a livello periferico 28
  • 29. • Ideologia tradizionale: il militante sindacale ideale deve essere anche un buon operaio (coerentemente con le rivendicazioni di lungo periodo); • Cambiamento ideologico: si rifiutano i valori della professionalità della produttività (principio meritocratico, proporzionalità tra il salario ricevuto e la quantità di lavoro svolto) perché: a) favorivano l’arbitrio padronale; b) non esprimevano bene le posizioni dei nuovi operai comuni. 29
  • 30. • Molti tratti di un nuovo sistema di relazioni industriali si sono delineati fermamente; • Altri tratti mostrano tendenze a involuzioni, in quanto espressione della posizione del capitale italiano nella concorrenza internazionale; • ”[…] ogni volta che un capitale nazionale si trova in una posizione di debolezza sul piano internazionale, esso ha bisogno della collaborazione della sua classe operaia” (A.Pizzorno, p.44). 30