le valutazioni ergonomiche

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le valutazioni ergonomiche

  1. 1. Le valutazioni ergonomiche (lezione 7 – Carbone)L’ergonomia deriva da una parola composta “ergon” e “nomos” la disciplina che regolamenta nell’aspettoscientifico e normativo i criteri perché si adattino i posti di lavoro alle esigenze dell’uomo.Il taylorismo che è un modello organizzativo del lavoro prevalente dalla fine dell’800 fino alla fine degli anni50 secondo il quale la ragione del lavoro è nella macchina ed è l’uomo che deve adattarsi alla macchina,taylor è il primo ideatore della catena di montaggio, del sistema di lavoro a semplificazione,specializzazione dei compiti poiché secondo lui questo è funzionale al sistema produttivo , ed è l’ideatoredel coordinamento e della gerarchia. Il rapporto con il tempo secondo il modello taylorista è improntatoalla massima produttività nel minimo tempo ed alla incentivazione economica di chi produce un surplus dilavoro a parità di tempo : il cottimo vuol dire incentivare le persone in funzione di quello che producono edi quanto producono. Alla metà degli anni ’50 si comincia ad elaborare una nuova teoria organizzativa dellavoro il cosiddetto progetto della scuola neoclassica di Ducker e parimenti comincia a svilupparsil’ergonomia il cui assunto essenziale, principio inspiratore è adattare il lavoro all’uomo e non l’uomo allavoro. In Italia nasce l’isola di produzione che è un microaggregato di persone nella quali le fasi progettuali,realizzative, e di immissione sul mercato sono tutte svolte all’interno di un piccolo gruppo di lavoro, ed unaazienda si sviluppa con una serie di isole di produzione. Quindi il sistema di lavoro non è più incentrato lullavoro, ma sull’interazione tra uomo e macchine, uomo e ambiente e uomo-uomo da cui possono derivareaspetti legati alle emozioni . L’ergonomia è una scienza interdisciplinare poiché mette insieme la medicinadel Lavoro, l’ingegneria, l’architettura, e la psicologia del lavoro e delle organizzazioni e tutte questediscipline sono necessarie per avere un’approccio ampio alle problematiche del lavoro e se ben applicatanon costituisce un onere per il datore di lavoro, ma un valore aggiunto per l’azienda che migliora lepossibilità produttive. Dal punto di vista applicativo distinguiamo una fase analitica che propone i modelliattaraverso i quali bisogna portare avanti le valutazioni che è la parte applicativa-valutativa che prevedeuna frammentazione dei diversi tipi di rischi solo a scopo analitico. E’ prevista per legge con una serie diDecreti anche la valutazione del rischio ergonomico come per il rischio da videoterminali dove l’ergonomiaè l’aspetto fondamentale. Ergonomia significa disciplina dell’ambiente ,del posto, della relazione lavorativa,quindi è sbagliato dire rischio ergonomico poiché non può essere connesso con la parola rischio cioè lapotenzialità di determinazione dell’evento avverso con un’aggettivo che in realtà deriva dal sostantivo maesprime un concetto positivo poiché l’ambiente è ergonomico se fatto bene quindi non ci può essere unrischio di una cosa fatta bene per cui la dizione corretta è rischio da antiergonomia cioè da mancanza oinsufficienza dei requisiti ergonomici. Gli aspetti che costituiscono questo rischio sono Gli ambienti fisicidel lavorotroppo caldo o freddo, nelle tecnologie intese sia come strumentazione che come macchinari ,nel modello organizzativo tecnico del lavoro quindi la successione di operazioni, disponibilità dei tempi, iritmi. (il sistema metodo ed il sistema tecnico), le relazioni del lavoro.La prima legge che fissa l’obbligo di una valutazione del rischio da antiergonomia è il decreto 626/94, ma haanche degli antecedenti nei decreti del 55 e del 56. Il decreto 303/56 “norme minime di igiene negliambienti di lavoro” che occupandosi di alcuni aspetti particolari degli ambienti di lavoro come ad esempiole condizioni termiche all’art.11, l’uso di strumenti vibranti all’art. 24, si occupa di aspetti come ambientefisico del lavoro, tecnologie che poi saranno ripresi e sviluppati nella valutazione del rischio daantiergonomia . Il D.Lgs 626 è più ampio poiché dice che il rispetto dei principi ergonomici nella concezionedei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature, è necessario per attenuare il lavoro monotono eripetitivo. Quindi sposta e amplia l’attenzione dalle tecnologie, dagli spazi fisici agli aspetti organizzativi edella relazione lavorativa introduzione dei concetti di monotonia e ripetitività. La monotonia e laripetitività possono essere tipicamente presenti nella catena di montaggio tuttavia non sono sinonimi e no
  2. 2. necessariamente coesistono poiché la ripetitività si riferisce alla operatività manualee la monotonia al fattoche non c’è bisogno di un’elaborazione di pensiero, dal greco “monòstonòs” una sola emozione o un soloapprendimento . Da qui è facile ricavare l’alienazione poiché se una volta imparato non deve più pensare eripete automaticamente lo stesso gesto, mentre lavora sposta la sua capacità ideativa altrove. Il 626 ci parladell’importanza di rispettare le condizioni di ergonomia anche nella scelta dei DPI ed introduce i due aspettifondamentali per allora nella progettazione ergonomica, cioè la MMC ed il lavoro al videoterminale dovel’aspetto ergonomico è importante. Ci sono decreti successivi il DPR 459/96 che dice che l’assenza in unamacchina nella componete della sicurezza dei requisiti previsti determina la comunicazione di nonconformità da parte dell’organo di viglianza e di controllo al ministero dell’industria e del lavoro che neordina il ritiro immediato o temporaneo dal mercato (direttiva macchine), stabilisce l’importanza di avere ilrispetto delle condizioni di ergonomia nelle apparecchiature, stabilendo che quando si riscontra la effettivainsufficienza di queste condizioni il prodotto non è mettibile sul mercato o deve essere ritirato dal mercatodefinitivamente se non è possibile la correzione o temporaneamente fino a correzione, questo decreto èstato esteso anche alle automobili.I Metodi di valutazione del rischio e del rispetto dell’ ergonomia sui posti di lavoro sono : il Metodo AET ,ed il metodo delle congruenze organizzative o metodo OC. Il metodo AET focalizza la sua attenzione sullaanalisi delle mansioni lavorative operando una distinzione solamente di tipo operativo poiché il giudizio e lavalutazione è complessivo, ma operativamente si occupa di studiare gli impianti e la struttura generaledell’impianto, i materiali che lo costituiscono ed i materiali che si trasformano, e gli strumenti di lavoro, c’èpoi l’analisi di come avviene il ciclo produttivo e delle tecnologie che per esso sono utilizzate, i compiti e lerichieste operative.La differenza fra stumenti di lavoro e tecnologia è che gli strumenti sono le macchine mentre la tecnologiaè il modo con cui essa funziona. Facendo un esempio il martello è lo strumento di lavoro, ma la tecnologiadella martellatura può essere diversa, manuale o con il guidachiodi in modo che il chiodo sia sorretto da unsostegno e non c’è l’esigenza che il lavoratore lo sostenga con le dita, quindi lo strumento è lo stesso, ma latecnologia (tecnica di lavorazione) utilizzata è diversa ed è migliore sia per la resa del prodotto poiché ilchiodo non si inclina, sia per la sicurezza del lavoratore.I compiti vale a dire che cosa si fanell’ambito dell’attività lavorativa o della mansione. Le richiesteoperative sono i rapporti con il tempo e con lo spazio (es. il cottimo)(Slide 20) E’ importante che ci sia in questa valutazione un’analisi del sistema del lavoro che parta da tuttala documentazione disponibile come le schede tecniche ed i registri delle manutenzioni , le caratteristichedegli strumenti e se sono utilizzati secondo le loro normali performance o sono richieste performancediverse da quelle che possono erogare, e poi l’analisi delle condizioni ambientali dal punto di vista dei rischichimici, fisici, organizzativi.Analisi dei Compitie soprattutto analisi dell’impegno richiesto dalla mansione , la percezionedell’impegno, l’autonomia nella decisione che i lavoratori hanno nell’ambito della mansione e la possibilitàdi adeguamento della loro risposta alla richiesta della mansione(Slide 21) Contatti con la direzione aziendale e le rappresentanze dei lavoratori o delegati di reparto inassenza di RLS, e l’analisi del posto di lavoro con un confronto diretto con i lavoratori che operano nellapostazione e con coloro che hanno la funzione di organizzare, coordinare il lavoro in quel posto.
  3. 3. (Slide 22) L’altro metodo è il metodo OC (delle congruenze organizzative) è di elaborazione scandinavacome il metodo AET, ma è quello maggiormente utilizzato e raccomandato a livello europeo. Misura ladimensione degli spazi e tutta l’analisi dei potenziali fattori di rischio in grado di determinare alterazionidella salute (rischio Biomedico) (i rischi per la sicurezza sono rappresentati delle apparecchiature e dellestrutture ).(Slide 23) Questo metodo applica il modello di Leamonche è inspirato al concetto sistema uomo-macchina-lavoro ed è un’analisi del processo di lavorazione e degli strumenti ed è molto importante l’analisi deimeccanismi sensoriali di ricezione, che è importante per vedere se il lavoro consente la regolarità dellapercezione degli stimoli sensoriali oppure ne altera la percezione . Esempio il call center vi è su unascrivania ci sono due postazioni opposte con al centro una paratia per evitare che si influenzino le risposte,ma sono degli impedimenti alla percezione sensoriale visiva, le persone non si vedono ed aumenta il rischiodi insicurezza poiché manca il contatto mimico che impedisce la possibilità di trasmettere un segnaleattraverso l’espressione che può essere un segnale di collaborazione, di distensione, di soccorso, quindi inqueste condizioni il lavoro non risponde all’ergonomia. Gli sportelli degli uffici postali o bancari che perdifendersi dalle rapine hanno posto un vetro di separazione che non riduce, a meno che non ci siano fortimiopi o presbiti non danneggia la vista e non compromette il contatto sensoriale visivo, ma compromette ilcontatto acustico ed elimina il tattile e rende difficoltoso il passaggio di documenti.(Slide 26) Fa riferimento alle misure ergonomiche fatte l’anno scorso(slide 27) Spazio nell’ambito della progettazione ergonomica. Ci sono tre tipi di spazio : lo spazio fisico valea dire lo spazio di ingombro fisico, lo spazio di Horowitz (spazio dinamico di escursione), e lo spaziopsicologico di Hall ( della relazione interpersonale e non del movimento interpersonale).Nello spazio psicologico vanno distinti due aspetti : l’area dell’autonomia e l’areadei contatti.(Slide 28) I parametri dell’ingombro fisico fanno riferimento all’antropometria, tutti i metodi di misuraattraverso i quali si stabilisce un malore medio attribuibile alle persone poiché altrimenti questorichiederebbe la progettazione sulla singola persona degli arredi, per evitare questo si cerca di uniformarestabilendo delle similitudini utilizzando la definizione morfo-costituzionale, si dovrebbe adeguare ai posti dilavoro in relazione al genere, poi alle variazioni morfo-costituzionali ed all’età.L’aspetto importante da valutare è l’importanza che hanno le misure antropometriche in relazione allaprogettazione ergonomica e cosa dobbiamo considerare non valido se questi parametri non sonosufficienti. Se un ‘ambiente è mediamente basso come accade ad esempio nei cantieri dove questo aspettoè importante nella fase di costruzioine del cantiere e nelle automobili dove c’è uno scollamento fra laprogettazione ergonomica che avrebbe richiesto di farlo in altro modo, anche riguardo la posizionedell’ergonomia per esempio riguardo l’angolo di visuale dovuto all’abitacolo basso, la possibilità di muoverele braccia, di guardare avanti.Lo spazio di HALL, lo spazio psicologico, lo spazio dell’autonomia e spazio dei contatti sensoriali. Lo spazio diHall non è quantificabile direttamente, ma occorre che vi siano integrazioni tra misure fisiche e misurepsicologiche. C’è una dimensione di spazio di autonomia che va rispettato e cioè l’autonomia del corporispetto ai contatti non desiderati ad esempio sedili che sono a bracciolo unico non rispettano lo spazio diautonomia poiché non è rispettata l’autonomia del corpo dal fatto che si determini un contatto nonauspicato. Questo parametro può essere facilmente misurato insieme all’ingombro fisico che è la misuradei diametri trasversi e delle massime prominenze anteriori e posteriori. Questa condizione che costringe
  4. 4. inevitabilmente l’uno o l’altro ad evitare di poggiare il braccio sul bracciolo poiché non c’è il rispettodell’autonomia del proprio corpo è una condizione indicativa di antiergonomia. Questa dimensione diinsufficienza può facilmente essere parametrata facendo una dimensione di ingombro medio dei corpilegata ai tipi morfocostituzionalie si stabilisce che le sedie, in una ristrutturazione delle aule devono esseremesse o con il doppio bracciolo o distanziate l’una dall’altra. Lo spazio di Hall che è lo spazio psicologico checaratterizza diversamente ciascuno di noi. Mentre per rispettare l’autonomia del corpo si possono averedelle misure standard, a quale distanza ottimale si vorrebbe stare l’uno dall’altro è una variabilesoggettiva,ma non entra nel discorso del rapporto simpatetico che si riferisce alla comunanza di interessiper svolgere un’azione comune, dipende dalle caratteristiche individuali, e qui si incontrano la psicologiadiagnostica individuale con la psicologia dell’organizzazione e questo richiede che si attuino dellevalutazioni di tipo psicometrico fatte su gruppi per cui si stabilisce qual è lo spazio di autonomia e comel’organizzazione sia in grado di ridurre lo spazio di autonomia che generalmente è piuttosto grande e noncompatibile con le organizzazione lavorativa a meno che l’organizzazione non diventi un fattoreincentivante a ridurre l’esigenza dello spazio stesso.Normalmente se noi volessimo progettare un certo ambiente di lavoro, secondo il rispetto degli spazi dihall, dovremmo mettere nell’esempio dell’aula universitaria mettere il doppio bracciolo e magari un po’ piùlargo in modo tale che i gomiti non si urtino cioè sia rispettato lo spazio di autonomia del corpo. Si tratta distudiare qual è la distribuzione media delle dimensioni corporee, creare questi spazi, garantendo che in unafila ci siano anche sedili più ampi per accogliere le persone un po’ più grosse, quindi ci deve essereperlomeno il rispetto del valore medio nelle aule e nei mezzi di trasporto. Se volessimo progettare gli spaziin funzione dell’autonomia individuale, si dovrebbe ricorrere ad un sistema testistico di valutazione chestabilisce in quale in quale dimensione ciascuno si sente sicuro e dipende dalla personalità individuale edalla capacità di interscambio emozionale con l’ambiente sia fisico che con altre persone, questorenderebbe impossibile progettare gli ambienti, l’importanza di questa valutazione è quella di rendereaccettabile l’impossibile nel senso che serve a valutare la dimensione degli spazi di autonomia mediamentepresenti nelle persone ed a modificare il sistema organizzativo in modo che l’organizzazione stessa dellavoro diventi un fattore di incentivazione a ridurre l’esigenza di spazio e crei una condizione simpatetica(insieme per lavorare insieme in un progetto comune ) per cui le distanze delle quali ha bisognonormalmente l’individuo nella vita extralavorativa, coscientemente si riducono in quella lavorativa e siriesca a lavorare in maggiore contiguità spaziale . Gran parte dei disadattamenti al lavoro, edelle patologieda lavoro non derivano più solamente ed esclusivamente dalla insufficienza o alla inadeguatezza dellecondizioni fisiche dell’ambiente di lavoro e dalla presenza di rischi, ma dal fatto che emergono sempre dipiù aspetti legati alla cattiva organizzazione del lavoro. (legato alle potenzialità stressogene in particolarmodo riguardo lo spazio se è incongruo)). Laddove può essere risolto ed è risolvibile, o è necessariomodificare la organizzazione in modo tale che una condizione non modificabile sia vissuta come accettabilee non come condizione di stress.Lo spazio dei contatti (area dei contatti) sensoriali è un’aspetto che valuta l’antiergonomia rappresentatada difficoltà della percezione o dall’annullamento della percezione sensoriale ; visiva, acustica, tattile, dicollaborazione, soccorso, momenti di distensione rispetto ai ritmi ed agli impegni di lavoro (mimici).Impedire alle persone di vedersi durante il lavoro può compromettere la resa lavorativa (contatto visivo ènecessario), la sicurezza poiché l’altra persona è impossibilitata a vedere se c’è un’evento incidentale, ed èimpossibilitata la possibilità del contatto mimico (segnale d’allarme, movimenti del volto ).Un ambiente dilavoro dove la probabilità di evento accidentale è maggiore richiede necessariamente che non sianoimpediti i contatti acustici e visivi (stimolaz sensoriale essenziale al mantenim. Della sicurezza)

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