Il Centro Donne di Gaza
Upcoming SlideShare
Loading in...5
×
 

Like this? Share it with your network

Share

Il Centro Donne di Gaza

on

  • 311 views

In occasione del 25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, salviamo il Centro Donna di Gaza, che rischia la chiusura!

In occasione del 25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, salviamo il Centro Donna di Gaza, che rischia la chiusura!
www.cospe.org/piudonna

Statistics

Views

Total Views
311
Views on SlideShare
311
Embed Views
0

Actions

Likes
0
Downloads
0
Comments
0

0 Embeds 0

No embeds

Accessibility

Categories

Upload Details

Uploaded via as Adobe PDF

Usage Rights

© All Rights Reserved

Report content

Flagged as inappropriate Flag as inappropriate
Flag as inappropriate

Select your reason for flagging this presentation as inappropriate.

Cancel
  • Full Name Full Name Comment goes here.
    Are you sure you want to
    Your message goes here
    Processing…
Post Comment
Edit your comment

Il Centro Donne di Gaza Presentation Transcript

  • 1. COSPE - Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti è unassociazione privata, laica e senza scopo di lucro. Dal 1983, opera nel sud del mondo, in Italia e in Europa per il dialogo interculturale, lo sviluppo equo e sostenibile, i diritti umani, la pace e la giustizia tra i popoli. COSPE è oggi impegnato nella realizzazione NELLE TUE MANI di 154 progetti in 31 paesi nel mondo. P RO GE TTI , C A M PA GNE , E VE NTI , VI A GGI , R E TE | PE R I OD I C O I NFOR M A TI VO | A NNO I I I , NUM E R O 2 . GR A TUI TO ZA EMERGEN A AZ DO NNE A G Foto © Simona GhizzoniEMERGENZA DONNE A GAZA [ A CHIARE LETTERE [ FILO DIRETTOIL TUO SOSTEGNO PER TENERE IN VITA IL SORRISO DI CATARINAIL CENTRO PER LE DONNE DI GAZAdi Gianni Toma Catarina è una ragazza mukubal e vive in una delle comunità del progetto Angola, portato avanti da COSPE nella regione del Namibe, nel sud del Paese.Nell’ultimo anno più di 1000 donne medico e legale, ha attivato anche due Alla fine ho lasciato la scuola. Mio padre Come la maggior parte delle donne mukubal (gruppohanno potuto, grazie al Centro di Gaza, laboratori di cucito per le donne dei due era un contadino, ma il suo lavoro non etnico seminomade dell’africa australe dedito alricevere assistenza sanitaria, psicologica campi profughi di Beit Lahia e Al Maghazi era sufficiente per soddisfare a pieno i piccolo allevamento e all’agricoltura definita die legale oltre a partecipare a incontri sui dove Nawal, adesso, lavora. bisogni della nostra famiglia, e questo mi sussistenza). Catarina è molto riservata, non si esponediritti delle donne e corsi di formazione ha costretto a doverlo aiutare nel lavoro e non parla troppo e comunque mai prima degli uomini.professionale. Oggi il centro è a rischio “Negli ultimi mesi ho sentito che COSPE dei campi. Dopo, ho aperto un negozio di Ha 30 anni, è madre di 4 figli, non ha mai frequentato ladi chiusura per mancanza di fondi che avrebbe aperto un laboratorio di cucito a falafel ma per lavorare dovevo indossare scuola e si dedica quotidianamente alle varie mansionifino all’anno scorso venivano garantiti Beit Lahia, alcune donne del laboratorio dei pantaloni, una maglietta e un berretto, che tradizionalmente sono riservate alle donne. Si alzada un progetto finanziato, oggi non mi hanno chiamata per vestiti larghi presto al mattino, già poco dopo il sorgere del solerinnovato. Entro fine anno dobbiamo chiedermi se volevo unirmi a Per le donne di Gaza che coprivano comincia a pulire il cortile della capanna che serve datrovare 10mila euro per garantirne lasopravvivenza. loro, ho accettato la proposta: ero pronta a mettere a frutto solo povertà, le mie fattezze femminili, abitazione alla sua famiglia, poi va a lavoro nei campi, a prendere l’acqua a una fonte lontana per poi tornare le mie abilità nel cucire e insicurezza e violenza così la gente e pensare ai pasti della famiglia. L’ho incontrata perNella Striscia di Gaza la condizione iniziare a lavorare con loro. mi scambiava la prima volta durante una riunione effettuata perdelle donne, prime vittime del conflitto Mi sono anche consultata con mio fratello per un ragazzo. Una donna che lavora pianificare le attività di appoggio alle comunità eè allarmante: ridotto accesso alla e lui non ha avuto obiezioni: voleva che io non è vista di buon occhio, specialmente per valutarne i risultati e l’impatto complessivo. Insanità, al lavoro e a servizi di base, rompessi la mia solitudine. Il mio lavoro in un negozio. Intorno ai 19 anni, poi, ho quell’occasione stavamo parlando delle difficoltàcausate dall’embargo israeliano, a cui si nel laboratorio di cucito ha rafforzato la iniziato a ricevere attenzioni e ad essere e dei problemi che affliggono la popolazione edaggiungono le pratiche patriarcali imposte mia personalità. Mi ha aiutata a uscire molestata, alla fine ho ricevuto pressioni è emerso come l’analfabetismo e la mancanza dida Hamas. Le donne sono sempre di più fuori dal mondo familiare in cui mi stavo tali che mi hanno spinto a chiudere istruzione costituiscano dei sostanziali limiti pervittime di discriminazione, soprusi, rinchiudendo e ad avere un po’ di svago. l’attività per cui avevo lavorato tanto uscire dall’isolamento culturale e dall’esclusioneviolenza familiare. In questo contesto Ora mi sento piena di energia: ho un duramente. Quando chiusi il negozio, sociale di cui soffre la maggior parte della popolazionepartire dalle donne e i loro diritti è dare lavoro e devo sforzarmi di guadagnarmi i pretendenti cominciarono a chiedere rurale che ancor oggi vive in maniera tradizionale.una speranza al processo di pace. da vivere e raggiungere la mia autonomia”. la mia mano, ma io li rifiutavo, perché Catarina annuiva quando ascoltava queste La sua è una delle tante storie di donne mio padre era malato e i miei fratelli e osservazioni e il suo sguardo sembrava voler dire cheCome ci racconta la storia di Nawal Abu che si ascoltano al centro. Una storia di sorelle erano ancora piccoli. Avevo 25 sarebbe stato bello poter andare a scuola, nonostanteSi’da, una donna che vive a Beit Lahia, nel isolamento e rinunce che però ha un lieto anni quando mio padre morì, e da allora lei non fosse più una bambina ormai. Dopo questanord della Striscia di Gaza, l’area a più alta fine: “Ho studiato fino al quarto grado indosso solo abiti neri. Poco dopo morì riunione abbiamo valutato la fattibilità di costruiredensità di popolazione al mondo, dove - racconta infatti Nawal - poi, a causa anche uno dei miei fratelli, in un incidente una piccola scuola nella comunità di Catuvo neCOSPE da un anno oltre al Centro donne delle botte che ricevevo dagli insegnanti, di autobus. I suoi figli erano ancora piccoli abbiamo riparlato con i responsabili comunitari, con iche garantisce servizi in ambito sociale, crescendo ho avuto problemi psicologici. e io da allora li ho aiutati come potevo. rappresentati del dipartimento dell’educazione