Direttore responsabile
Fabio Papalia
Direttore editoriale
Giovanni Alampi
Vice Direttore editoriale
Antonino Provazza
Responsabile Editoriale
Fabio Maragucci
Comitato Editoriale
Giuseppe Fraschini
Enrica Conti
Emilio Giordano
Raffaele Laganà
Il 13 Marzo scorso, con l’apertura del X
congresso Nazionale della UILPA Vigili
del Fuoco, si è riunita tutta la segreteria
nazionale assieme ai delegati Regionali e
Provinciali, per tirare le somme dell’ulti-
mo quadriennio e rieleggere i quadri sin-
dacali.
Tanta la carne al “fuoco” e l’entusiasmo
che ha contraddistinto, in questi ultimi
anni, tutti coloro che sono riusciti a porta-
re, per la prima volta nella sua storia, la
UILPA VVF, a diventare il secondo sinda-
cato di categoria.
La delegittimazione della funzione sinda-
cale confederale, da parte di chi strumen-
talizza le iniziative
ed esaspera gli
animi dei lavorato-
ri, ha reso più
importante il valo-
re di tale crescita e
più forti ed incisi-
ve le azioni che la
UILPA VVF ha
messo in campo
negli ultimi anni.
Assieme alla sana
politica sindacale, la segreteria Nazionale,
alacremente supportata dalle segreterie
Regionali e Provinciali, ha saputo modifi-
carsi ed adeguarsi al contesto sociale ed
alle richieste dei propri iscritti, nonostante
la forte crisi economica degli ultimi anni e,
soprattutto, il ritardo quasi decennale sul
rinnovo del contratto, derivante da un’omi-
nosa scelta politica che ha messo in ginoc-
chio sia l’economia che il potere d’acquisto
dei lavoratori subordinati.
Le larghe vedute di tutti i rappresentanti
sindacali della UILPA VVF, hanno portato
a scelte pratiche ed oculate, esaltando
maggiormente gli iscritti per renderli più
partecipi alla vita sindacale e consapevoli
delle scelte attuate e da attuare. Calarsi
nel territorio, per captare le sensazioni,
ascoltare le esigenze e condividere idee e
suggerimenti con una partecipazione atti-
Hanno collaborato a questo
numero:
Erminia A. Giordano
Fabrizio Crocè
X congresso Nazio-
nale UILPA VVF
1
La Gestione delle
Emozioni...
2
3
Ardente come il fuoco,
fragile come il cristallo. 4
Le Unità Cinofile VF 6
Notizie dal Territorio 7
Sommario:
Editoriale
X Congresso Nazionale UILPA Vigili del Fuoco
di Fabio Maragucci
Capo Squadra Esperto CNVVF
InFocus
Supplemento periodico di informazione sui Vigili del Fuoco
Numero: 3 - Anno II
Supplemento della testata giornalistica online Newz.it
Reg. 01/09 Trib. RC - Tutti i diritti riservati - Vietata la riproduzione anche parziale di testo - Stampato in proprio
Marzo 2018
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va e concreta di tutti, è la strategia perfetta
per poter crescere lottando fianco a fianco
con i lavoratori.
L’incertezza politica che sta attanagliando
il nostro paese in questi ultimi mesi, non
aiuta sicuramente i cittadini ed accresce,
ancora di più, il malcontento comune, dan-
do un senso di impotenza e prostrazione
specialmente nelle classi più disagiate.
Per questo, la UILPA dei Vigili del Fuoco
ha lottato instancabilmente per ben dieci
lunghi anni, vincendo la dura battaglia e
portando a termine il rinnovo dei contratti
che, certamente, hanno ripristinato i diritti
dei lavoratori di categoria, ai quali deve
essere riconosciu-
to il valore della
loro funzione.
I contratti, infat-
ti, non hanno
solamente una
funzione economi-
co sociale, ma
anche e soprat-
tutto, quella
umana.
Da un decennio a
questa parte “l’eliminazione” di centinaia di
posti di lavoro, ha aumentato, in maniera
esponenziale, la soglia di povertà per mol-
tissimi italiani, depauperati della loro di-
gnità e del loro futuro. Questa tendenza è
stata frenata proprio dalla lotta attiva e
dalle conquiste ottenute dalla UILPA, che
ha messo in campo tutte le forme di tutela
sia giuridiche che legislative, proprio al fine
di ridare voce e diritti ai lavoratori.
In definitiva, tutte le lotte e le scelte attua-
te negli ultimi anni, con determinazione e
fermezza, hanno portato ai giusti riconosci-
menti ed alla giusta visibilità anche per il
Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, che si
prepara ad una svolta decisiva con la rior-
ganizzazione delle strutture centrali e peri-
feriche e l’eliminazione di quei punti deboli
che, per anni, hanno mortificato i professio-
nisti del soccorso.
Perapprofondimentiorichiestescrivia:infocusvvf@gmail.com
Oggi si è capito quanto la
capacità di esprimere il
vissuto emozionale attra-
verso tutti i canali di co-
municazione, verbale e
non, sia cruciale nell’equi-
librio psicologico e conse-
guentemente come stabi-
lizzatore del comporta-
mento. Nei vari approcci
al problema, le varie teo-
rie psicologiche, hanno
sempre dato estrema im-
portanza al vissuto emoti-
vo come elemento crucia-
le nella vita di una perso-
na, nell’espressione delle
sue capacità lavorative e
realizzative, e inoltre an-
che cruciale nell’insorgen-
za di disturbi che riguar-
dano la salute mentale.
Quando si parla di intelli-
genza oggi, non si tiene
solo conto delle abilità co-
gnitive, ma anche delle
abilità nell’esprimere e
gestire il vissuto emozio-
nale.
Il soccorritore professio-
nista si trova a confron-
tarsi con la sofferenza
umana, fisica e psicologi-
ca, con le emozioni
dell’altro o degli altri
nell’intervento professio-
nale. I vissuti emotivi del
professionista del soccor-
so e di chi aiuta sono ine-
vitabili e questi vissuti
hanno sempre una po-
tenziale funzione positiva
o negativa. Le emozioni
sono, infatti, parte inte-
grante della professionali-
tà dei professionisti del
soccorso e la professiona-
lità scatta quando i soc-
corritori professionali an-
di apprendere a relazionar-
si con gli altri e, in definiti-
va, a conoscere qualcosa di
sé.
Per fare tutto ciò è fonda-
mentale una adeguata for-
mazione e altre metodolo-
gie addestrative affinché i
Vigili del Fuoco possano
ampliare le loro capacità
di gestione delle stesse.
Le tematiche delle emozio-
ni nelle attività formative
di autla tendono ad esse-
re collocate all’interno al-
cuni principali contenitori
concettuali, di tipo psicolo-
gico, quali le emozioni co-
me risorsa e come compe-
tenza nella relazione con la
squadra e con le vittime, lo
stress, il burn out, il trau-
ma.
Un'adeguata formazione e
forme di sostegno speciali-
stico, specialmente in con-
comitanza con esperienze
particolarmente stressanti,
si rendono necessari, in
modo da rendere presenti
alla coscienza la natura
dell’impatto con il soccor-
so, l’emergenza e la maxi
emergenza e le possibili
reazioni disfunzionali tanto
nella espletazione del ser-
vizio quanto alla propria
salute psicofisica.
Nei Vigili del Fuoco è diffu-
sa la coscienza della ne-
cessità che in squadra si
parli delle esperienze vis-
sute durante gli interventi,
che non ci si tenga “tutto
dentro”.
Lo scambio tra colleghi av-
viene spesso a livello infor-
male, come necessità im-
mediata di rielaborazione.
LA GESTIONE DELLE EMOZIONI.
UNA COMPETENZA DELLA PROFESSIONALITA’ DEI VIGILI DEL FUOCO
II Parte - segue dal numero precedente di Enrica Conti
ziché essere sopraffatti
dalle emozioni che ri-
schierebbero di sopraffare
il loro agire, operano nel
contesto operativo quel
“distacco” che in prima
battuta consente di ope-
rare efficacemente.
Ma questo non basta.
La mente, attraversata da
una sensazione/emozione,
qualsiasi e quindi anche
negativa, sceglie di non
posarvisi preferendo foca-
lizzarsi sull’azione; infatti,
indulgendo in quella emo-
zione - tra le più umane
che conosciamo - il soc-
corritore non sarebbe più
in grado di operare effica-
cemente.
Sulla scena dell’incidente
il mondo emozionale del
soccorritore è perciò tenu-
to in bilico, in una sorta di
sospensione vigile, tra
forti sensazioni/ emozioni
e distacco, adattamento,
razionalità, operatività.
L’operazione complessa
ch’egli realizza, e che ca-
ratterizza la specie uma-
na, capace di pensare il
pensiero, è di far transita-
re le emozioni attraverso
il pensiero, prima che si
traducano in una reazione
non controllata.
Perché una emozione
venga riconosciuta, nomi-
nata e accolta occorre che
venga predisposto un
adeguato “spazio menta-
le” che la collochi nello
specifico contesto di vita
relazionale. In questo mo-
do viene avviato un pro-
cesso di interiorizzazione
che consente al soggetto
Pagina 2 InFocus
La possibilità di aprirsi
sembra dipendere in larga
misura, oltre che dalla di-
sponibilità individuale, dal
clima di squadra, dal ruolo
di leader svolto dal capo-
squadra.
Per i soccorritori riveste
molta importanza la riela-
borazione narrativa dell’e-
sperienza vissuta, la quale
consente di attuare inter-
pretazioni retrospettive.
La narrazione consente di
collocare in uno spazio
“pensato” le emozioni
sperimentate nel contesto
del soccorso, rinforzando-
ne il significato.
La narrazione serve inol-
tre ai protagonisti dell’in-
tervento a “prendere le
misure” dei propri limiti di
tolleranza di determinate
emozioni, limiti che tendo-
no ad avanzare quando
l’esito dell’intervento è
stato positivo e a rivedere
le criticità quando l’esito
è stato negativo.
Il racconto, il ricordo, la
ricostruzione narrativa, il
far partecipi altri di eventi
rilevanti sembrano costi-
tuire una spinta importan-
te, che deve essere favo-
rita. Queste esperienze
potrebbero ottenere il ri-
sultato ulteriore di indivi-
duare strategie di fronteg-
giamento di situazioni
“estreme” o “critiche” dal
punto di vista emozionale
e questo al fine di poter
essere utili ad altri in cir-
costanze presenti e futu-
re.
La “cultura delle emozio-
ni” condivisa e trasmessa
appare quella che potrem-
mo definire “anti-rambo”,
un allentamento del pro-
tagonismo individuale, il
mettere a rischio non solo
la propria sicurezza ma
quella della squadra, le
aspettative di vivere situa-
zioni eccezionali e di svol-
gere il ruolo di salvatori,
questi atteggiamenti ven-
gono disincentivati a fa-
vore di emozioni legate
alla socialità, alla mode-
stia, allo spirito di squadra
e alla cooperazione, al
raggiungimento del risul-
tato, alla qualità del servi-
zio.
L’intervento professionale
del soccorso in urgenza/
emergenza, se ben riusci-
to, è solamente un atto
dovuto, ha un alto valore
sociale e per la collettività,
così come se va “male” è
motivo di frustrazione per
i soccorritori e per le
squadre di soccorso e ge-
nera, talvolta, vissuti di
dolore e talvolta di scon-
forto.
Questo a riprova che gli
operatori che gestiscono il
soccorso tecnico urgente e
l’emergenza sono molto
esposti al confronto con le
emozioni e alla loro ge-
stione.
Risolta l’emergenza o ef-
fettuato l’intervento, un
Numero: 3 - Anno II Pagina 3
momento d’incontro
(debreafing) è fondamen-
tale, la squadra si auto-
analizza sugli interventi
adottati, sulle emozioni
sostenute , sugli imprevi-
sti sopraggiunti e sul tem-
po impiegato. Nella prati-
ca professionale il de-
breafing consiste nell’ef-
fettuare una revisione cri-
tica di un intervento, falli-
mentare o di successo, il
che permette a tutti colo-
ro che ne prendono parte
di elaborare sentimenti,
come la gioia, la rabbia, i
possibili sensi di colpa e
analizzare le singole ma-
novre con le raccomanda-
zioni/suggerimenti che ne
possono derivare.
In conclusione, il soccorso
tecnico urgente deve ba-
sarsi su una seria prepa-
razione a tutti livelli.
Sviluppare interventi di
prevenzione, di formazio-
ne e di addestramento
sulle competenze emotive
dei Vigili del Fuoco signifi-
ca prevenire “rischi” emo-
zionali individuali e della
squadra, individuando cri-
ticità e pericoli, creando
scenari e previsioni, pre-
disponendo risorse, valo-
rizzando competenze, so-
stenendo consapevolezze,
saper creare la giusta di-
stanza tra sé e gli altri,
superare la crisi dell’even-
to stressante e quindi
non perdere le potenziali-
tà di ogni esperienza
professionale, consolidare
e sviluppare professionali-
tà e cultura di servizio
propria dei Vigili del Fuo-
co.
Risolta l’emergenza il de-
breafing è fondamentale per
analizzare le tecniche adot-
tate, le emozioni sostenute,
gli imprevisti sopraggiunti ed
il tempo impiegato per com-
pletare le operazioni.
Dott.ssa Enrica Conti
Psicologa del lavoro e di comunità
Formazione e valutazione nella P.A.
“La prestigiosa compagnia navale
britannica White Star Line, quando
ultimò la produzione dei due tran-
satlantici che aveva in cantiere,
fece stampare una cartolina promo-
zionale decisamente accattivante. Il
mondo sarebbe rimasto a bocca
aperta di fronte a tale magnificen-
za. Una sorta d’immagine evocati-
va che rispondeva al vero, ma che
poteva dare la sensazione d’essere
paradossalmente inverosimile.
Questo perché ciò che la cartolina
ritraeva generava sgomento agli
occhi di chi la osservava. L’illu-
strazione ostentava, in un’ordinata
successione, i grattacieli, nonché i
monumenti più alti e solenni della
Terra. Al centro della cartolina si
stagliava, in verticale, la raffigura-
zione di una colossale nave: il Tita-
nic. Era una provocazione destinata
a produrre un clamore mai sopito,
dal momento che il piroscafo pos-
sedeva in mare una lunghezza su-
periore a tutte le altre costruzioni
sorte sulla terraferma. Il Titanic,
transatlantico della classe
“Olympic”, era, a quel tempo,
“l’oggetto” semovente più grande
mai costruito dalla mano dell’uo-
mo, e grondava lusso ed eleganza
da saloni e scalinate. Il mastodonti-
co piroscafo, lungo 269 metri, im-
peccabile gioiello dell’ingegneria
navale, fu soprannominato
“l’inaffondabile”, perché, secondo
le previsioni del periodo, i transat-
lantici avevano raggiunto un’affi-
dabilità in grado di rasentare la
perfezione. Il Titanic dava all’uo-
mo, suo malgrado, una fosca sicu-
rezza, quella di aver assoggettato le
acque dell’Atlantico al proprio vo-
lere. In una visione più ampia e di
stampo prettamente filosofico, la
nave dava l’idea di aver genuflesso
le forze della natura al dominio
dell’essere umano. L’imprevedibi-
lità dell’accadimento e la tragicità
di un evento inatteso non erano di
Ardente come il fuoco, fragile come il cristallo
di Emilio Giordano
certo contemplate allora dagli uo-
mini, i quali, sopraffatti da una
sconsiderata sensazione di legge-
rezza infusa in loro da un’insana
sensazione di invincibilità, peccaro-
no di presunzione. “L’inferno di
cristallo”, opera magna del cinema
“pompieristico” , racconta l’inaugu-
razione del più alto grattacielo del
mondo, ideato dall’architetto Doug
Roberts (Paul Newman). Lo smisu-
rato edificio poteva vantare 138
piani e un’altezza approssimativa di
550 metri. E’ a questo punto che mi
Pagina 4 InFocus
Illustrazione di Erminia A. Giordano
sovviene la reminiscenza della car-
tolina cui facevo cenno.
Potremmo supporre che i produttori
di questa monumentale costruzione
avessero potuto realizzare anch’essi
una cartolina in cui i più alti edifici
del mondo venivano, di colpo, smi-
nuiti nel confronto con l’impressio-
nante grandezza palesata dal gratta-
cielo di cristallo. Come accaduto
realmente nella tragedia del Titanic,
ne “L’inferno di cristallo” lo sfarzo
delle ambientazioni e l’imponenza
del progetto crearono un’ingannevo-
le patina d’ingenua imprudenza, che
porterà gli uomini ad incorrere in un
episodio fatale, che distruggerà non
soltanto quanto di meraviglioso era
stato eretto dalle abili mani delle
maestranze, ma che arrecherà dolore
e morte a tantissime vittime inno-
centi. Inadempienza, mancanza di
zelo e superficialità furono le cause
di quanto narrato nella pellicola.
Dall’impianto elettrico, realizzato
con materiale scadente, divamperà
un incendio che distruggerà tutto
ciò che si porrà sul suo cammino.
Le fiamme avvampate nelle profon-
dità del grattacielo condurranno gli
invitati, giunti sul posto per presen-
ziare all’inaugurazione del maesto-
so edificio, ad incorrere in una gra-
vosa emergenza. Il grattacielo di
cristallo, così grande e in principio
apparentemente inviolabile, si tra-
sformerà in un fragile gigante, ca-
duto preda di fiamme ardenti come
fuochi infernali. Data la gravità del-
la situazione, i Vigili del fuoco,
guidati dal Capitano Mike O'Hallo-
ran, preparano accuratamente un
piano per far evacuare l’edificio.
Grazie al loro lavoro, tantissime
persone riusciranno a trovare scam-
po all’immane rogo. ”L’inferno di
cristallo” è un’ode rivolta al corpo
dei Vigili del fuoco, un inno al loro
coraggio e al loro pragmatismo.
O’Halloran venne interpretato da
Steve McQueen, eroe intrepido e
risoluto, qui in una veste compassa-
ta, saggia e ancor più votata all’al-
truismo. Il personaggio di
McQueen agisce dall’esterno, coor-
dina le operazioni ai piedi di quel
grattacielo che mira con disprezzo,
come fosse “un’icona” adusa a
esternare la superbia dell’uomo, che
a volte erige con sufficienza e fini-
sce poi per distruggere ciò che con
fatica ha realizzato. Come una me-
ravigliosa nave che riposa sul fondo
dell’oceano così nella narrazione
filmica, il grattacielo collasserà su
se stesso, per la solita alterigia
umana: quella di sottovalutare i ri-
schi e ignorare la sacralità della
vita, bene prezioso, ricordato nel
finale proprio dal capitano dei Vigi-
li del fuoco. Nulla è e sarà mai più
importante di una vita da salvare!
Illustrazione di Erminia A. Giordano
Il Capo Sezione Provinciale
BUROCRATE O PADRE DI FAMIGLIA?
di Raffaele Laganà
Numero: 3 - Anno II Pagina 5
Il Capo sezione provinciale, in
alcuni comandi altrimenti detto
“aiutante”, per via dell’incarico
fiduciario assegnato diretta-
mente dal Comandante Provin-
ciale dei Vigili del Fuoco, si
potrebbe definire come la chia-
ve di Volta di un sistema com-
plesso e delicato quale è la ge-
stione quotidiana del Corpo na-
zionale dei Vigili del Fuoco.
Le cose però si complicano,
quando osserviamo il quotidia-
no andamento di una sede cen-
trale di un comando.
La routine quotidiana fatta di
contatti diretti e indiretti con il
personale dell’amministrazione,
in tutte le loro funzioni, rappor-
ti tecnici con direttivi e dirigen-
ti e, soprattutto, i rapporti più
delicati ed impegnativi con il
personale operativo che, in buo-
na sostanza, rappresenta la par-
te più numerosa e complicata
da gestire.
Oltre al saper fare ed all’espe-
rienza maturata con gli anni di
servizio, il capo sezione provin-
ciale deve mettere in atto tutte
le sue conoscenze sull’utilizzo
dei software applicativi, sulla
tecnologia e sulla conoscenza
delle procedure operative.
In prima analisi, sembrerebbe
bastare un bravo tecnico infor-
matico che esegua alla lettera
tutte le procedure ed i controlli
di routine, atti al rispetto delle
regole e per far si che la mac-
china del soccorso proceda spe-
ditamente.
Nell’atto pratico purtroppo non
è così, perché non basta, non
basta seguire lo schema prefis-
sato. I rapporti con i
“subalterni” ed i “superiori”
non sono solo una questione di
tecnica ma, spesso, diventano
tesi o distesi a seconda dell’en-
trata in gioco della cosiddetta
“chimica” (empatia). Dietro
ogni incontro, dietro ogni riu-
nione, dietro ogni scelta ci sono
uomini e donne, con le loro vite
da raccontare, da ascoltare, da
comprendere, con il loro pen-
siero costruttivo o distruttivo,
con i loro obiettivi e con le bat-
taglie vinte o perse.
Questa mia personale visione
sulla figura così centrale e fon-
damentale del capo sezione,
vuole sortire lo stesso effetto
della sirena, che ci allerta nel
cuore della notte; come una vo-
ce fuori dal coro.
Il capo sezione provinciale, è
colui che viene individuato tra
coloro che sono stati promossi
alla qualifica di capo reparto e
diventano il varco tra il cortile e
i dirigenti.
Un binomio che non deve man-
care, è quello delle capacità tec-
niche e umane che, purtroppo,
rimane solo un trattato stampato
sui manuali e sui trattati com-
portamentali e di psicologia,
letti forse da pochi, meditati da
alcuni e messi in pratica da po-
chissimi. La mia è solo una pre-
sa di coscienza, un continuo
osservare le dinamiche all’inter-
no dei gruppi che si creano, da
sempre, all’interno dei Turni di
Servizio. Forse sarebbe il caso
di rivedere e rivalutare tale fi-
gura? Forse sarebbe il caso di
approfondire argomenti come
gestione delle risorse umane,
delle strategie da adottare in
seno alle dinamiche di gruppo
e sulla conflittualità, oltre ad
essere dell’importanza del
ruolo ricoperto. Purtroppo è
tutta un’utopia, a causa della
vigente corrente di pensiero,
per la quale la sola anzianità
di servizio possa garantire tut-
te quelle doti accennate po-
canzi. Concludo condividendo
un pensiero dai contorni un
po’ forti, concedetemi quindi,
di immaginare che si possano
costruire due binari paralleli
ma completamente separati,
tra il legittimo aumento retri-
butivo in base agli anni di ser-
vizio e i passaggi a qualifiche
superiori retribuiti, ovviamen-
te, in maniera diversa, in base
alla responsabilità assunta.
Non è una strategia vincente,
vista in prospettiva futura,
pensare che tutti possano, a
fine carriera, essere predispo-
sti a gestire un comando pro-
vinciale.
Ci sono alcune cose che an-
drebbero studiate bene e seria-
mente, altre approfondite se
non possedute come bagaglio
personale, altre apprese con
criteri esperienziali. Sfruttare
l’entusiasmo di chi è nel pieno
della propria carriera pompie-
ristica o chi ha voglia di met-
tersi in gioco, potrebbe dare
nuovo vigore alle giovani ge-
nerazioni dei vigili del fuoco e
spronare i veterani a fare me-
glio, perché non si rottama
nulla.
Forse sarebbe l’ora di rivedere
l’organizzazione del Corpo
Nazionale dei Vigili del Fuo-
co?
Le Unità Cinofile dei Vigili del Fuoco
di Fabrizio Crocè
Pagina 6 InFocus
Le unità cinofile dei Vigili del
Fuoco nascono per la prima
volta in Italia a Torino nel
1939 ed erano specializzate
nella ricerca di persone di-
sperse sotto le macerie, ven-
nero istituite per l’allora im-
minente periodo bellico e no-
tevole fu il contributo dato
dai cani per individuare le
persone travolte sotto le ma-
cerie dopo i bombardamenti.
Dopo la guerra le unità cino-
file vennero progressivamen-
te destituite per mancanza di
personale specializzato e qua-
lificato. Agli inizi degli anni
90, grazie alla professionali-
tà, costanza e passione di
alcuni vigili del Comando
Provinciale di Torino e di al-
tri Comandi d’Italia, in date
differenti iniziarono a ricono-
scerne l’importante ruolo
svolto nelle operazioni di soc-
corso per ricerca persone di-
sperse in superficie, macerie
e valanghe.
Proprio a Torino e precisa-
mente nel Comune di Volpia-
no la Scuola Nazionale decre-
tata 30/5/2005 dal Capo Di-
partimento Prefetto Morcone.
La struttura sorge in un area
di circa 10,000 metri quadra-
ti ed è attrezzata per ospitare
ed addestrare fino a quaranta
unità cinofile contemporanea-
mente. Il complesso è inoltre
provvisto di autorimesse per
cinque automezzi, di comples-
sivi 20 box di stazionamento
per i cani e di un campo ma-
cerie da addestramento di
circa 2.000mq. Tale struttura
garantisce che tutte le Unità
Cinofile dei Vigili del Fuoco,
sotto il coordinamento del suo
responsabile Tassi Antonio in
collaborazione con la Direzio-
ne Centrale per L’Emergenza
di Roma, la Direzione Centra-
le per la Formazione e la Dire-
zione Piemonte, la standar-
dizzazione e abilitazioni non
che la verifica annuale di tut-
te le unità cinofile dei Vigili
del Fuoco d’Italia. La compo-
nente cinofila dei VVF è mo-
mentaneamente contingenta-
ta in circa 140 unita, distri-
buite su tutto il territorio na-
zionale e suddivise in Nuclei
Regionali. Si occupano preva-
lentemente della ricerca di
persone disperse in superficie
e macerie, oltre alla sperimen-
tazione del fire-investigation
(investigazione e ricerca su
incendi dolosi).
I corsi di abilitazione hanno la
durata di nove settimane per
le nuove unità cinofile con una
partecipazione per corso di
circa 15 unità e di sette setti-
mane per la sostituzione del
cane per limiti di età o malat-
tia, il personale abilitato ogni
tre anni deve effettuare, sem-
pre presso la scuola Nazionale
di Volpiano, una verifica per
mantenere il riconoscimento
della sua abilitazione.
La durata temporale degli in-
terventi delle unità cinofile
varia da uno a cinque giorni
circa, a seconda delle tipolo-
gia del luogo, delle caratteri-
stiche del disperso e del moti-
vo del suo allontanamento, il
fine essenziale del lavoro delle
unità è quello di contribuire al
ritrovamento della persona
viva con enorme soddisfazione
per tutta la squadra di soccor-
so quando questo accade, op-
pure nei casi più sfortunati di
ritrovare il corpo del disperso
per restituirlo ai propri cari
per una degna sepoltura.
I cani dei Vigili del Fuoco, so-
no di proprietà degli stessi, i
quali li comprano e dopo aver
superato una selezione per
verificare le attitudini alla
specializzazione scelta, inizia-
no tutto il percorso formativo
di abilitazione e mantenimen-
to della propria preparazione
con addestramenti settimanali
per tutta la durata operativa
del cane. I metodi utilizzati
per l’addestramento non sono
mai coercitivi nei confronti del
cane, si utilizzano come ricom-
pense per gli esercizi richiesti
o per il lavoro svolto il gioco o
il cibo. Il cane per un cinofilo
dei Vigili del Fuoco non è con-
siderato uno strumento di la-
voro ma un compagno con il
quale condividere emozioni,
soddisfazioni e sacrifici.
Il lavoro di addestramento e di
logistica, viene operato da per-
sonale altamente specializzato
nel settore cinofilo con decenni
di esperienza tecnica e teorica,
e con qualifiche specifiche del
corpo nazionale Vigili Del
Fuoco che ne rendono indi-
spensabile il loro impiego per
una proficua continuità della
stessa struttura operativa.
La Scuola Nazionale di Volpiano
Supponiamo vi sia un incrocio a ra-
so, dove ad attraversare la strada
siano presenti due ambulanze, una
volante di polizia e un’autobotte
dei vigili del fuoco, tutte e quattro le
vetture con le sirene d’emergenza
accese. Non è più una domanda che
è presente nel quiz teorico per la pa-
tente, ma pensateci un attimo: chi
passa per primo?
La risposta è: “I vigili del fuoco, per-
ché possono salvare più vite“. Inizia
così questa analisi su uno degli incari-
chi più importanti, e al contempo peri-
colosi, a livello nazionale. Sì, quel
famoso pompiere che “paura non ne
ha”, che porta “Santa Barbara dentro i
nostri cuori”. Quel vigile del fuoco che
nonostante abbia paura non ne dimo-
stra, indossa un caschetto e va dritto
per la sua strada, pronto a salvare
una vita.
È anche quello che hanno fatto Dario
Ambiamonte e Giorgio Grammati-
co, i due servitori dello Stato (come li
ha definiti il sindaco di Catania, Enzo
Bianco) che, cercando di salvare la
vita di Giuseppe Longo, il proprieta-
rio dell’officina di biciclette esplosa
in via Garibaldi lo scorso 20 mar-
zo, hanno messo in gioco la pro-
pria vita. Perdendola.
Ed è con una voce strozzata dal-
la commozione di chi ha perso
due amici, anziché colleghi,
che Luigi De Luca, dirigente del Cor-
po Nazionale dei vigili del fuoco in
servizio a Catania, parla a loro nome,
difendendo la professio-
ne, onorandola, affermando che “è il
lavoro più bello al mondo“. Senza
esitazione, a testa alta. “È necessario
spiegarlo, – delucida De Luca - per-
ché i vigili del fuoco sono un organo
istituzionale assai importante che co-
me funzione principale ha quello
di salvaguardare l’incolumità dei cit-
tadini e di tutelare le vite umane che
siamo chiamati a soccorrere, oltre a
preservare i beni materiali. Questo è
l’obiettivo primario: poi, certo, abbia-
mo anche dei piani di prevenzio-
ne incendi, vigilanza e progetti per
la sicurezza. Andiamo nelle scuole a
spiegare ai ragazzi chi siamo e cosa
facciamo, come si devono comportare
in caso di situazioni critiche”.
Oltre ciò, il corpo dei vigili del fuoco
dipende dal Ministero dell’Interno e,
pertanto, è un corpo civile della Re-
pubblica Italiana, costituendo un’e-
stensione operativa e amministrativa
del dipartimento dei Vigili del Fuo-
co, del Soccorso Pubblico e della
Difesa Civile.
Scendendo nel particolare: si è vo-
ciferato, in lungo e in largo,
che l’esplosione della bottega in
via Garibaldi fosse causa di azioni
avventate da parte dei pompieri. Ci
sono già delle indagini in cor-
so: “Un argomento da trattare con
cautela, ma posso dare per certa
una cosa: i ragazzi sul campo han-
no attuato tutte le procedure stan-
dard, ispirate a pratiche sicure alla
tipologia d’intervento. Sono proce-
dure nazionali, le stesse di Torino,
Bari o qualsiasi altra città d’Italia.
Abbiamo la certezza che sia stata
fatta la cosa giusta, poiché non
esistono dati oggettivi che facciano
pensare il contrario. Ora, lasciamo
spazio al lavoro delle autorità com-
petenti in attesa di ulterio-
ri accertamenti“.
Un lavoro importante, che però po-
trebbe essere sottovalutato a cau-
sa di alcune carenze in merito
a mezzi e strutture inefficienti.
Una situazione diffusa sia in Sicilia
ma anche in diverse parti d’Italia.
Lo stesso De Luca ammette che ci
sono delle difficoltà sia per le vet-
ture operanti che per il personale,
ma questo non abbatte niente e
nessuno, poiché “non bisogna di-
menticare l’eccellenza tecnologi-
ca che il corpo ha a disposizione.
Dipendendo dal Ministero, abbiamo
garanzie per le attrezzature d’inter-
vento”.
Il cerchio si chiude parlando, ovvia-
mente, di Dario e Giorgio, che Luigi
De Luca conosceva bene. Insieme
con lui, sentiamo un nodo alla gola,
perché le parole pronunciate dal diri-
gente sono sincere, frasi di chi ha
veramente perso qualcuno a cui te-
neva: “Li conoscevo, li ho visti cre-
scere. Hanno effettuato molti anni di
servizio, li ho seguiti anche quando
prestarono servizio a Milano. Da
aspiranti pompieri, quando erano
ancora ragazzi, sono diventati adulti
e professionisti. Oltre a essere dei
semplici colleghi, erano amici frater-
ni“.
De Luca descrive i due come perso-
ne dal rapporto straordinario,
che amavano la vita nonostante il
loro lavoro la mettesse a rischio:
“Loro sapevano che ogni giorno po-
tevano non tornare più a casa, cono-
scevano la sofferenza di questo me-
stiere, ma lo facevano comunque e
pure con passione. Per noi, e per
tutti, loro sono un esempio“.
Sono state tante le iniziative del-
le caserme dei vigili del fuoco di tut-
ta Italia, a cominciare dal minuto di
silenzio osservato in loro ricordo (e
anche onore), passando per
il messaggio del sindaco etneo
Bianco durante la manifestazione
antimafia dell’associazione Libera.
Tutto questo, riempie di gioia i vigili,
che vengono fermati per strada dai
cittadini per complimentarsi e ringra-
ziarli per ciò che fanno: “Continuare
a fare questo lavoro – conclude De
Luca – sapendo che la gente ci so-
stiene, ci dà una grossa mano. Que-
sta è, e resta, la professione
più bella al mondo”.
Numero: 3 - Anno II Pagina 7
Senza paura e a testa alta: quell’eroe nascosto chiamato Vigile del Fuoco
Intervista di Gabriele Paratore (NewSicilia.it) a Luigi De Luca - Dirigente VF a cura di Fabio Maragucci
Giorgio Grammatico Dario Ambiamonte
Via Sbarre Sup. 115 - 89132 Reggio Calabria
InFocus: 0965.632370
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Provinciale UILPA VVF
di Reggio Calabria
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Reg. 01/09 Trib. RC - Tutti i diritti riservati - Vietata la riproduzione anche parziale di testo - Stampato in proprio
Cari lettori,
questo supplemento periodico,
ideato e realizzato dalla segrete-
ria Provinciale della UILPA dei
Vigili del Fuoco di Reggio Cala-
bria, nasce quale supplemento
della testata giornalistica online
Newz.it, con l’intento di divulgare
e far conoscere non solo i vari
aspetti dell’attività istituzionale
dei vigili del fuoco, ma anche tut-
to ciò che circonda l’ambiente
pompieristico in generale. Saran-
no trattati anche argomenti di
tecnologia ed attualità, proprio
per non rendere monotono e mo-
notematico il supplemento che,
oltre alla tiratura cartacea, avrà
uno spazio on line proprio sul sito
internet di Newz.it e sui vari so-
cial network. L’intento, quindi,
della segreteria UILPA VVF reg-
gina, è quello di parlare alla gente
C.da Saracinello 155/A - 89131 Reggio Calabria
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dei POMPIERI, del loro lavoro, di
cosa fanno e, perché no, anche delle
loro emozioni, di quelle vissute du-
rante e dopo gli interventi di soc-
corso, quelle emozioni che ti porti
dietro tutta la vita, perché il pom-
piere è pompiere sempre, con o sen-
za divisa. Un doveroso grazie al
Direttore responsabile Fabio Papa-
lia che, da sempre appassionato dei
“Pompieri”, ha voluto sposare la
nostra mission.
Giovanni Alampi
Direttore Editoriale
Per approfondimenti o richieste scrivi a: infocusvvf@gmail.com

InFocus Pubblicazione 3 2018

  • 1.
    Direttore responsabile Fabio Papalia Direttoreeditoriale Giovanni Alampi Vice Direttore editoriale Antonino Provazza Responsabile Editoriale Fabio Maragucci Comitato Editoriale Giuseppe Fraschini Enrica Conti Emilio Giordano Raffaele Laganà Il 13 Marzo scorso, con l’apertura del X congresso Nazionale della UILPA Vigili del Fuoco, si è riunita tutta la segreteria nazionale assieme ai delegati Regionali e Provinciali, per tirare le somme dell’ulti- mo quadriennio e rieleggere i quadri sin- dacali. Tanta la carne al “fuoco” e l’entusiasmo che ha contraddistinto, in questi ultimi anni, tutti coloro che sono riusciti a porta- re, per la prima volta nella sua storia, la UILPA VVF, a diventare il secondo sinda- cato di categoria. La delegittimazione della funzione sinda- cale confederale, da parte di chi strumen- talizza le iniziative ed esaspera gli animi dei lavorato- ri, ha reso più importante il valo- re di tale crescita e più forti ed incisi- ve le azioni che la UILPA VVF ha messo in campo negli ultimi anni. Assieme alla sana politica sindacale, la segreteria Nazionale, alacremente supportata dalle segreterie Regionali e Provinciali, ha saputo modifi- carsi ed adeguarsi al contesto sociale ed alle richieste dei propri iscritti, nonostante la forte crisi economica degli ultimi anni e, soprattutto, il ritardo quasi decennale sul rinnovo del contratto, derivante da un’omi- nosa scelta politica che ha messo in ginoc- chio sia l’economia che il potere d’acquisto dei lavoratori subordinati. Le larghe vedute di tutti i rappresentanti sindacali della UILPA VVF, hanno portato a scelte pratiche ed oculate, esaltando maggiormente gli iscritti per renderli più partecipi alla vita sindacale e consapevoli delle scelte attuate e da attuare. Calarsi nel territorio, per captare le sensazioni, ascoltare le esigenze e condividere idee e suggerimenti con una partecipazione atti- Hanno collaborato a questo numero: Erminia A. Giordano Fabrizio Crocè X congresso Nazio- nale UILPA VVF 1 La Gestione delle Emozioni... 2 3 Ardente come il fuoco, fragile come il cristallo. 4 Le Unità Cinofile VF 6 Notizie dal Territorio 7 Sommario: Editoriale X Congresso Nazionale UILPA Vigili del Fuoco di Fabio Maragucci Capo Squadra Esperto CNVVF InFocus Supplemento periodico di informazione sui Vigili del Fuoco Numero: 3 - Anno II Supplemento della testata giornalistica online Newz.it Reg. 01/09 Trib. RC - Tutti i diritti riservati - Vietata la riproduzione anche parziale di testo - Stampato in proprio Marzo 2018 Scannerizza il QR code per raggiungere la versione online va e concreta di tutti, è la strategia perfetta per poter crescere lottando fianco a fianco con i lavoratori. L’incertezza politica che sta attanagliando il nostro paese in questi ultimi mesi, non aiuta sicuramente i cittadini ed accresce, ancora di più, il malcontento comune, dan- do un senso di impotenza e prostrazione specialmente nelle classi più disagiate. Per questo, la UILPA dei Vigili del Fuoco ha lottato instancabilmente per ben dieci lunghi anni, vincendo la dura battaglia e portando a termine il rinnovo dei contratti che, certamente, hanno ripristinato i diritti dei lavoratori di categoria, ai quali deve essere riconosciu- to il valore della loro funzione. I contratti, infat- ti, non hanno solamente una funzione economi- co sociale, ma anche e soprat- tutto, quella umana. Da un decennio a questa parte “l’eliminazione” di centinaia di posti di lavoro, ha aumentato, in maniera esponenziale, la soglia di povertà per mol- tissimi italiani, depauperati della loro di- gnità e del loro futuro. Questa tendenza è stata frenata proprio dalla lotta attiva e dalle conquiste ottenute dalla UILPA, che ha messo in campo tutte le forme di tutela sia giuridiche che legislative, proprio al fine di ridare voce e diritti ai lavoratori. In definitiva, tutte le lotte e le scelte attua- te negli ultimi anni, con determinazione e fermezza, hanno portato ai giusti riconosci- menti ed alla giusta visibilità anche per il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, che si prepara ad una svolta decisiva con la rior- ganizzazione delle strutture centrali e peri- feriche e l’eliminazione di quei punti deboli che, per anni, hanno mortificato i professio- nisti del soccorso. Perapprofondimentiorichiestescrivia:infocusvvf@gmail.com
  • 2.
    Oggi si ècapito quanto la capacità di esprimere il vissuto emozionale attra- verso tutti i canali di co- municazione, verbale e non, sia cruciale nell’equi- librio psicologico e conse- guentemente come stabi- lizzatore del comporta- mento. Nei vari approcci al problema, le varie teo- rie psicologiche, hanno sempre dato estrema im- portanza al vissuto emoti- vo come elemento crucia- le nella vita di una perso- na, nell’espressione delle sue capacità lavorative e realizzative, e inoltre an- che cruciale nell’insorgen- za di disturbi che riguar- dano la salute mentale. Quando si parla di intelli- genza oggi, non si tiene solo conto delle abilità co- gnitive, ma anche delle abilità nell’esprimere e gestire il vissuto emozio- nale. Il soccorritore professio- nista si trova a confron- tarsi con la sofferenza umana, fisica e psicologi- ca, con le emozioni dell’altro o degli altri nell’intervento professio- nale. I vissuti emotivi del professionista del soccor- so e di chi aiuta sono ine- vitabili e questi vissuti hanno sempre una po- tenziale funzione positiva o negativa. Le emozioni sono, infatti, parte inte- grante della professionali- tà dei professionisti del soccorso e la professiona- lità scatta quando i soc- corritori professionali an- di apprendere a relazionar- si con gli altri e, in definiti- va, a conoscere qualcosa di sé. Per fare tutto ciò è fonda- mentale una adeguata for- mazione e altre metodolo- gie addestrative affinché i Vigili del Fuoco possano ampliare le loro capacità di gestione delle stesse. Le tematiche delle emozio- ni nelle attività formative di autla tendono ad esse- re collocate all’interno al- cuni principali contenitori concettuali, di tipo psicolo- gico, quali le emozioni co- me risorsa e come compe- tenza nella relazione con la squadra e con le vittime, lo stress, il burn out, il trau- ma. Un'adeguata formazione e forme di sostegno speciali- stico, specialmente in con- comitanza con esperienze particolarmente stressanti, si rendono necessari, in modo da rendere presenti alla coscienza la natura dell’impatto con il soccor- so, l’emergenza e la maxi emergenza e le possibili reazioni disfunzionali tanto nella espletazione del ser- vizio quanto alla propria salute psicofisica. Nei Vigili del Fuoco è diffu- sa la coscienza della ne- cessità che in squadra si parli delle esperienze vis- sute durante gli interventi, che non ci si tenga “tutto dentro”. Lo scambio tra colleghi av- viene spesso a livello infor- male, come necessità im- mediata di rielaborazione. LA GESTIONE DELLE EMOZIONI. UNA COMPETENZA DELLA PROFESSIONALITA’ DEI VIGILI DEL FUOCO II Parte - segue dal numero precedente di Enrica Conti ziché essere sopraffatti dalle emozioni che ri- schierebbero di sopraffare il loro agire, operano nel contesto operativo quel “distacco” che in prima battuta consente di ope- rare efficacemente. Ma questo non basta. La mente, attraversata da una sensazione/emozione, qualsiasi e quindi anche negativa, sceglie di non posarvisi preferendo foca- lizzarsi sull’azione; infatti, indulgendo in quella emo- zione - tra le più umane che conosciamo - il soc- corritore non sarebbe più in grado di operare effica- cemente. Sulla scena dell’incidente il mondo emozionale del soccorritore è perciò tenu- to in bilico, in una sorta di sospensione vigile, tra forti sensazioni/ emozioni e distacco, adattamento, razionalità, operatività. L’operazione complessa ch’egli realizza, e che ca- ratterizza la specie uma- na, capace di pensare il pensiero, è di far transita- re le emozioni attraverso il pensiero, prima che si traducano in una reazione non controllata. Perché una emozione venga riconosciuta, nomi- nata e accolta occorre che venga predisposto un adeguato “spazio menta- le” che la collochi nello specifico contesto di vita relazionale. In questo mo- do viene avviato un pro- cesso di interiorizzazione che consente al soggetto Pagina 2 InFocus
  • 3.
    La possibilità diaprirsi sembra dipendere in larga misura, oltre che dalla di- sponibilità individuale, dal clima di squadra, dal ruolo di leader svolto dal capo- squadra. Per i soccorritori riveste molta importanza la riela- borazione narrativa dell’e- sperienza vissuta, la quale consente di attuare inter- pretazioni retrospettive. La narrazione consente di collocare in uno spazio “pensato” le emozioni sperimentate nel contesto del soccorso, rinforzando- ne il significato. La narrazione serve inol- tre ai protagonisti dell’in- tervento a “prendere le misure” dei propri limiti di tolleranza di determinate emozioni, limiti che tendo- no ad avanzare quando l’esito dell’intervento è stato positivo e a rivedere le criticità quando l’esito è stato negativo. Il racconto, il ricordo, la ricostruzione narrativa, il far partecipi altri di eventi rilevanti sembrano costi- tuire una spinta importan- te, che deve essere favo- rita. Queste esperienze potrebbero ottenere il ri- sultato ulteriore di indivi- duare strategie di fronteg- giamento di situazioni “estreme” o “critiche” dal punto di vista emozionale e questo al fine di poter essere utili ad altri in cir- costanze presenti e futu- re. La “cultura delle emozio- ni” condivisa e trasmessa appare quella che potrem- mo definire “anti-rambo”, un allentamento del pro- tagonismo individuale, il mettere a rischio non solo la propria sicurezza ma quella della squadra, le aspettative di vivere situa- zioni eccezionali e di svol- gere il ruolo di salvatori, questi atteggiamenti ven- gono disincentivati a fa- vore di emozioni legate alla socialità, alla mode- stia, allo spirito di squadra e alla cooperazione, al raggiungimento del risul- tato, alla qualità del servi- zio. L’intervento professionale del soccorso in urgenza/ emergenza, se ben riusci- to, è solamente un atto dovuto, ha un alto valore sociale e per la collettività, così come se va “male” è motivo di frustrazione per i soccorritori e per le squadre di soccorso e ge- nera, talvolta, vissuti di dolore e talvolta di scon- forto. Questo a riprova che gli operatori che gestiscono il soccorso tecnico urgente e l’emergenza sono molto esposti al confronto con le emozioni e alla loro ge- stione. Risolta l’emergenza o ef- fettuato l’intervento, un Numero: 3 - Anno II Pagina 3 momento d’incontro (debreafing) è fondamen- tale, la squadra si auto- analizza sugli interventi adottati, sulle emozioni sostenute , sugli imprevi- sti sopraggiunti e sul tem- po impiegato. Nella prati- ca professionale il de- breafing consiste nell’ef- fettuare una revisione cri- tica di un intervento, falli- mentare o di successo, il che permette a tutti colo- ro che ne prendono parte di elaborare sentimenti, come la gioia, la rabbia, i possibili sensi di colpa e analizzare le singole ma- novre con le raccomanda- zioni/suggerimenti che ne possono derivare. In conclusione, il soccorso tecnico urgente deve ba- sarsi su una seria prepa- razione a tutti livelli. Sviluppare interventi di prevenzione, di formazio- ne e di addestramento sulle competenze emotive dei Vigili del Fuoco signifi- ca prevenire “rischi” emo- zionali individuali e della squadra, individuando cri- ticità e pericoli, creando scenari e previsioni, pre- disponendo risorse, valo- rizzando competenze, so- stenendo consapevolezze, saper creare la giusta di- stanza tra sé e gli altri, superare la crisi dell’even- to stressante e quindi non perdere le potenziali- tà di ogni esperienza professionale, consolidare e sviluppare professionali- tà e cultura di servizio propria dei Vigili del Fuo- co. Risolta l’emergenza il de- breafing è fondamentale per analizzare le tecniche adot- tate, le emozioni sostenute, gli imprevisti sopraggiunti ed il tempo impiegato per com- pletare le operazioni. Dott.ssa Enrica Conti Psicologa del lavoro e di comunità Formazione e valutazione nella P.A.
  • 4.
    “La prestigiosa compagnianavale britannica White Star Line, quando ultimò la produzione dei due tran- satlantici che aveva in cantiere, fece stampare una cartolina promo- zionale decisamente accattivante. Il mondo sarebbe rimasto a bocca aperta di fronte a tale magnificen- za. Una sorta d’immagine evocati- va che rispondeva al vero, ma che poteva dare la sensazione d’essere paradossalmente inverosimile. Questo perché ciò che la cartolina ritraeva generava sgomento agli occhi di chi la osservava. L’illu- strazione ostentava, in un’ordinata successione, i grattacieli, nonché i monumenti più alti e solenni della Terra. Al centro della cartolina si stagliava, in verticale, la raffigura- zione di una colossale nave: il Tita- nic. Era una provocazione destinata a produrre un clamore mai sopito, dal momento che il piroscafo pos- sedeva in mare una lunghezza su- periore a tutte le altre costruzioni sorte sulla terraferma. Il Titanic, transatlantico della classe “Olympic”, era, a quel tempo, “l’oggetto” semovente più grande mai costruito dalla mano dell’uo- mo, e grondava lusso ed eleganza da saloni e scalinate. Il mastodonti- co piroscafo, lungo 269 metri, im- peccabile gioiello dell’ingegneria navale, fu soprannominato “l’inaffondabile”, perché, secondo le previsioni del periodo, i transat- lantici avevano raggiunto un’affi- dabilità in grado di rasentare la perfezione. Il Titanic dava all’uo- mo, suo malgrado, una fosca sicu- rezza, quella di aver assoggettato le acque dell’Atlantico al proprio vo- lere. In una visione più ampia e di stampo prettamente filosofico, la nave dava l’idea di aver genuflesso le forze della natura al dominio dell’essere umano. L’imprevedibi- lità dell’accadimento e la tragicità di un evento inatteso non erano di Ardente come il fuoco, fragile come il cristallo di Emilio Giordano certo contemplate allora dagli uo- mini, i quali, sopraffatti da una sconsiderata sensazione di legge- rezza infusa in loro da un’insana sensazione di invincibilità, peccaro- no di presunzione. “L’inferno di cristallo”, opera magna del cinema “pompieristico” , racconta l’inaugu- razione del più alto grattacielo del mondo, ideato dall’architetto Doug Roberts (Paul Newman). Lo smisu- rato edificio poteva vantare 138 piani e un’altezza approssimativa di 550 metri. E’ a questo punto che mi Pagina 4 InFocus Illustrazione di Erminia A. Giordano sovviene la reminiscenza della car- tolina cui facevo cenno. Potremmo supporre che i produttori di questa monumentale costruzione avessero potuto realizzare anch’essi una cartolina in cui i più alti edifici del mondo venivano, di colpo, smi- nuiti nel confronto con l’impressio- nante grandezza palesata dal gratta- cielo di cristallo. Come accaduto realmente nella tragedia del Titanic, ne “L’inferno di cristallo” lo sfarzo delle ambientazioni e l’imponenza del progetto crearono un’ingannevo- le patina d’ingenua imprudenza, che porterà gli uomini ad incorrere in un episodio fatale, che distruggerà non soltanto quanto di meraviglioso era stato eretto dalle abili mani delle maestranze, ma che arrecherà dolore e morte a tantissime vittime inno- centi. Inadempienza, mancanza di zelo e superficialità furono le cause di quanto narrato nella pellicola. Dall’impianto elettrico, realizzato con materiale scadente, divamperà un incendio che distruggerà tutto ciò che si porrà sul suo cammino. Le fiamme avvampate nelle profon- dità del grattacielo condurranno gli invitati, giunti sul posto per presen- ziare all’inaugurazione del maesto- so edificio, ad incorrere in una gra- vosa emergenza. Il grattacielo di cristallo, così grande e in principio apparentemente inviolabile, si tra- sformerà in un fragile gigante, ca- duto preda di fiamme ardenti come fuochi infernali. Data la gravità del- la situazione, i Vigili del fuoco, guidati dal Capitano Mike O'Hallo- ran, preparano accuratamente un piano per far evacuare l’edificio. Grazie al loro lavoro, tantissime persone riusciranno a trovare scam- po all’immane rogo. ”L’inferno di cristallo” è un’ode rivolta al corpo dei Vigili del fuoco, un inno al loro coraggio e al loro pragmatismo. O’Halloran venne interpretato da Steve McQueen, eroe intrepido e risoluto, qui in una veste compassa- ta, saggia e ancor più votata all’al- truismo. Il personaggio di McQueen agisce dall’esterno, coor- dina le operazioni ai piedi di quel grattacielo che mira con disprezzo, come fosse “un’icona” adusa a esternare la superbia dell’uomo, che a volte erige con sufficienza e fini- sce poi per distruggere ciò che con fatica ha realizzato. Come una me- ravigliosa nave che riposa sul fondo dell’oceano così nella narrazione filmica, il grattacielo collasserà su se stesso, per la solita alterigia umana: quella di sottovalutare i ri- schi e ignorare la sacralità della vita, bene prezioso, ricordato nel finale proprio dal capitano dei Vigi- li del fuoco. Nulla è e sarà mai più importante di una vita da salvare! Illustrazione di Erminia A. Giordano
  • 5.
    Il Capo SezioneProvinciale BUROCRATE O PADRE DI FAMIGLIA? di Raffaele Laganà Numero: 3 - Anno II Pagina 5 Il Capo sezione provinciale, in alcuni comandi altrimenti detto “aiutante”, per via dell’incarico fiduciario assegnato diretta- mente dal Comandante Provin- ciale dei Vigili del Fuoco, si potrebbe definire come la chia- ve di Volta di un sistema com- plesso e delicato quale è la ge- stione quotidiana del Corpo na- zionale dei Vigili del Fuoco. Le cose però si complicano, quando osserviamo il quotidia- no andamento di una sede cen- trale di un comando. La routine quotidiana fatta di contatti diretti e indiretti con il personale dell’amministrazione, in tutte le loro funzioni, rappor- ti tecnici con direttivi e dirigen- ti e, soprattutto, i rapporti più delicati ed impegnativi con il personale operativo che, in buo- na sostanza, rappresenta la par- te più numerosa e complicata da gestire. Oltre al saper fare ed all’espe- rienza maturata con gli anni di servizio, il capo sezione provin- ciale deve mettere in atto tutte le sue conoscenze sull’utilizzo dei software applicativi, sulla tecnologia e sulla conoscenza delle procedure operative. In prima analisi, sembrerebbe bastare un bravo tecnico infor- matico che esegua alla lettera tutte le procedure ed i controlli di routine, atti al rispetto delle regole e per far si che la mac- china del soccorso proceda spe- ditamente. Nell’atto pratico purtroppo non è così, perché non basta, non basta seguire lo schema prefis- sato. I rapporti con i “subalterni” ed i “superiori” non sono solo una questione di tecnica ma, spesso, diventano tesi o distesi a seconda dell’en- trata in gioco della cosiddetta “chimica” (empatia). Dietro ogni incontro, dietro ogni riu- nione, dietro ogni scelta ci sono uomini e donne, con le loro vite da raccontare, da ascoltare, da comprendere, con il loro pen- siero costruttivo o distruttivo, con i loro obiettivi e con le bat- taglie vinte o perse. Questa mia personale visione sulla figura così centrale e fon- damentale del capo sezione, vuole sortire lo stesso effetto della sirena, che ci allerta nel cuore della notte; come una vo- ce fuori dal coro. Il capo sezione provinciale, è colui che viene individuato tra coloro che sono stati promossi alla qualifica di capo reparto e diventano il varco tra il cortile e i dirigenti. Un binomio che non deve man- care, è quello delle capacità tec- niche e umane che, purtroppo, rimane solo un trattato stampato sui manuali e sui trattati com- portamentali e di psicologia, letti forse da pochi, meditati da alcuni e messi in pratica da po- chissimi. La mia è solo una pre- sa di coscienza, un continuo osservare le dinamiche all’inter- no dei gruppi che si creano, da sempre, all’interno dei Turni di Servizio. Forse sarebbe il caso di rivedere e rivalutare tale fi- gura? Forse sarebbe il caso di approfondire argomenti come gestione delle risorse umane, delle strategie da adottare in seno alle dinamiche di gruppo e sulla conflittualità, oltre ad essere dell’importanza del ruolo ricoperto. Purtroppo è tutta un’utopia, a causa della vigente corrente di pensiero, per la quale la sola anzianità di servizio possa garantire tut- te quelle doti accennate po- canzi. Concludo condividendo un pensiero dai contorni un po’ forti, concedetemi quindi, di immaginare che si possano costruire due binari paralleli ma completamente separati, tra il legittimo aumento retri- butivo in base agli anni di ser- vizio e i passaggi a qualifiche superiori retribuiti, ovviamen- te, in maniera diversa, in base alla responsabilità assunta. Non è una strategia vincente, vista in prospettiva futura, pensare che tutti possano, a fine carriera, essere predispo- sti a gestire un comando pro- vinciale. Ci sono alcune cose che an- drebbero studiate bene e seria- mente, altre approfondite se non possedute come bagaglio personale, altre apprese con criteri esperienziali. Sfruttare l’entusiasmo di chi è nel pieno della propria carriera pompie- ristica o chi ha voglia di met- tersi in gioco, potrebbe dare nuovo vigore alle giovani ge- nerazioni dei vigili del fuoco e spronare i veterani a fare me- glio, perché non si rottama nulla. Forse sarebbe l’ora di rivedere l’organizzazione del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuo- co?
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    Le Unità Cinofiledei Vigili del Fuoco di Fabrizio Crocè Pagina 6 InFocus Le unità cinofile dei Vigili del Fuoco nascono per la prima volta in Italia a Torino nel 1939 ed erano specializzate nella ricerca di persone di- sperse sotto le macerie, ven- nero istituite per l’allora im- minente periodo bellico e no- tevole fu il contributo dato dai cani per individuare le persone travolte sotto le ma- cerie dopo i bombardamenti. Dopo la guerra le unità cino- file vennero progressivamen- te destituite per mancanza di personale specializzato e qua- lificato. Agli inizi degli anni 90, grazie alla professionali- tà, costanza e passione di alcuni vigili del Comando Provinciale di Torino e di al- tri Comandi d’Italia, in date differenti iniziarono a ricono- scerne l’importante ruolo svolto nelle operazioni di soc- corso per ricerca persone di- sperse in superficie, macerie e valanghe. Proprio a Torino e precisa- mente nel Comune di Volpia- no la Scuola Nazionale decre- tata 30/5/2005 dal Capo Di- partimento Prefetto Morcone. La struttura sorge in un area di circa 10,000 metri quadra- ti ed è attrezzata per ospitare ed addestrare fino a quaranta unità cinofile contemporanea- mente. Il complesso è inoltre provvisto di autorimesse per cinque automezzi, di comples- sivi 20 box di stazionamento per i cani e di un campo ma- cerie da addestramento di circa 2.000mq. Tale struttura garantisce che tutte le Unità Cinofile dei Vigili del Fuoco, sotto il coordinamento del suo responsabile Tassi Antonio in collaborazione con la Direzio- ne Centrale per L’Emergenza di Roma, la Direzione Centra- le per la Formazione e la Dire- zione Piemonte, la standar- dizzazione e abilitazioni non che la verifica annuale di tut- te le unità cinofile dei Vigili del Fuoco d’Italia. La compo- nente cinofila dei VVF è mo- mentaneamente contingenta- ta in circa 140 unita, distri- buite su tutto il territorio na- zionale e suddivise in Nuclei Regionali. Si occupano preva- lentemente della ricerca di persone disperse in superficie e macerie, oltre alla sperimen- tazione del fire-investigation (investigazione e ricerca su incendi dolosi). I corsi di abilitazione hanno la durata di nove settimane per le nuove unità cinofile con una partecipazione per corso di circa 15 unità e di sette setti- mane per la sostituzione del cane per limiti di età o malat- tia, il personale abilitato ogni tre anni deve effettuare, sem- pre presso la scuola Nazionale di Volpiano, una verifica per mantenere il riconoscimento della sua abilitazione. La durata temporale degli in- terventi delle unità cinofile varia da uno a cinque giorni circa, a seconda delle tipolo- gia del luogo, delle caratteri- stiche del disperso e del moti- vo del suo allontanamento, il fine essenziale del lavoro delle unità è quello di contribuire al ritrovamento della persona viva con enorme soddisfazione per tutta la squadra di soccor- so quando questo accade, op- pure nei casi più sfortunati di ritrovare il corpo del disperso per restituirlo ai propri cari per una degna sepoltura. I cani dei Vigili del Fuoco, so- no di proprietà degli stessi, i quali li comprano e dopo aver superato una selezione per verificare le attitudini alla specializzazione scelta, inizia- no tutto il percorso formativo di abilitazione e mantenimen- to della propria preparazione con addestramenti settimanali per tutta la durata operativa del cane. I metodi utilizzati per l’addestramento non sono mai coercitivi nei confronti del cane, si utilizzano come ricom- pense per gli esercizi richiesti o per il lavoro svolto il gioco o il cibo. Il cane per un cinofilo dei Vigili del Fuoco non è con- siderato uno strumento di la- voro ma un compagno con il quale condividere emozioni, soddisfazioni e sacrifici. Il lavoro di addestramento e di logistica, viene operato da per- sonale altamente specializzato nel settore cinofilo con decenni di esperienza tecnica e teorica, e con qualifiche specifiche del corpo nazionale Vigili Del Fuoco che ne rendono indi- spensabile il loro impiego per una proficua continuità della stessa struttura operativa. La Scuola Nazionale di Volpiano
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    Supponiamo vi siaun incrocio a ra- so, dove ad attraversare la strada siano presenti due ambulanze, una volante di polizia e un’autobotte dei vigili del fuoco, tutte e quattro le vetture con le sirene d’emergenza accese. Non è più una domanda che è presente nel quiz teorico per la pa- tente, ma pensateci un attimo: chi passa per primo? La risposta è: “I vigili del fuoco, per- ché possono salvare più vite“. Inizia così questa analisi su uno degli incari- chi più importanti, e al contempo peri- colosi, a livello nazionale. Sì, quel famoso pompiere che “paura non ne ha”, che porta “Santa Barbara dentro i nostri cuori”. Quel vigile del fuoco che nonostante abbia paura non ne dimo- stra, indossa un caschetto e va dritto per la sua strada, pronto a salvare una vita. È anche quello che hanno fatto Dario Ambiamonte e Giorgio Grammati- co, i due servitori dello Stato (come li ha definiti il sindaco di Catania, Enzo Bianco) che, cercando di salvare la vita di Giuseppe Longo, il proprieta- rio dell’officina di biciclette esplosa in via Garibaldi lo scorso 20 mar- zo, hanno messo in gioco la pro- pria vita. Perdendola. Ed è con una voce strozzata dal- la commozione di chi ha perso due amici, anziché colleghi, che Luigi De Luca, dirigente del Cor- po Nazionale dei vigili del fuoco in servizio a Catania, parla a loro nome, difendendo la professio- ne, onorandola, affermando che “è il lavoro più bello al mondo“. Senza esitazione, a testa alta. “È necessario spiegarlo, – delucida De Luca - per- ché i vigili del fuoco sono un organo istituzionale assai importante che co- me funzione principale ha quello di salvaguardare l’incolumità dei cit- tadini e di tutelare le vite umane che siamo chiamati a soccorrere, oltre a preservare i beni materiali. Questo è l’obiettivo primario: poi, certo, abbia- mo anche dei piani di prevenzio- ne incendi, vigilanza e progetti per la sicurezza. Andiamo nelle scuole a spiegare ai ragazzi chi siamo e cosa facciamo, come si devono comportare in caso di situazioni critiche”. Oltre ciò, il corpo dei vigili del fuoco dipende dal Ministero dell’Interno e, pertanto, è un corpo civile della Re- pubblica Italiana, costituendo un’e- stensione operativa e amministrativa del dipartimento dei Vigili del Fuo- co, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile. Scendendo nel particolare: si è vo- ciferato, in lungo e in largo, che l’esplosione della bottega in via Garibaldi fosse causa di azioni avventate da parte dei pompieri. Ci sono già delle indagini in cor- so: “Un argomento da trattare con cautela, ma posso dare per certa una cosa: i ragazzi sul campo han- no attuato tutte le procedure stan- dard, ispirate a pratiche sicure alla tipologia d’intervento. Sono proce- dure nazionali, le stesse di Torino, Bari o qualsiasi altra città d’Italia. Abbiamo la certezza che sia stata fatta la cosa giusta, poiché non esistono dati oggettivi che facciano pensare il contrario. Ora, lasciamo spazio al lavoro delle autorità com- petenti in attesa di ulterio- ri accertamenti“. Un lavoro importante, che però po- trebbe essere sottovalutato a cau- sa di alcune carenze in merito a mezzi e strutture inefficienti. Una situazione diffusa sia in Sicilia ma anche in diverse parti d’Italia. Lo stesso De Luca ammette che ci sono delle difficoltà sia per le vet- ture operanti che per il personale, ma questo non abbatte niente e nessuno, poiché “non bisogna di- menticare l’eccellenza tecnologi- ca che il corpo ha a disposizione. Dipendendo dal Ministero, abbiamo garanzie per le attrezzature d’inter- vento”. Il cerchio si chiude parlando, ovvia- mente, di Dario e Giorgio, che Luigi De Luca conosceva bene. Insieme con lui, sentiamo un nodo alla gola, perché le parole pronunciate dal diri- gente sono sincere, frasi di chi ha veramente perso qualcuno a cui te- neva: “Li conoscevo, li ho visti cre- scere. Hanno effettuato molti anni di servizio, li ho seguiti anche quando prestarono servizio a Milano. Da aspiranti pompieri, quando erano ancora ragazzi, sono diventati adulti e professionisti. Oltre a essere dei semplici colleghi, erano amici frater- ni“. De Luca descrive i due come perso- ne dal rapporto straordinario, che amavano la vita nonostante il loro lavoro la mettesse a rischio: “Loro sapevano che ogni giorno po- tevano non tornare più a casa, cono- scevano la sofferenza di questo me- stiere, ma lo facevano comunque e pure con passione. Per noi, e per tutti, loro sono un esempio“. Sono state tante le iniziative del- le caserme dei vigili del fuoco di tut- ta Italia, a cominciare dal minuto di silenzio osservato in loro ricordo (e anche onore), passando per il messaggio del sindaco etneo Bianco durante la manifestazione antimafia dell’associazione Libera. Tutto questo, riempie di gioia i vigili, che vengono fermati per strada dai cittadini per complimentarsi e ringra- ziarli per ciò che fanno: “Continuare a fare questo lavoro – conclude De Luca – sapendo che la gente ci so- stiene, ci dà una grossa mano. Que- sta è, e resta, la professione più bella al mondo”. Numero: 3 - Anno II Pagina 7 Senza paura e a testa alta: quell’eroe nascosto chiamato Vigile del Fuoco Intervista di Gabriele Paratore (NewSicilia.it) a Luigi De Luca - Dirigente VF a cura di Fabio Maragucci Giorgio Grammatico Dario Ambiamonte
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    Via Sbarre Sup.115 - 89132 Reggio Calabria InFocus: 0965.632370 Responsabile Editoriale: 335.6644555 PEO: infocusvvf@gmail.com Stampato in proprio Lettura, Divulgazione ed Informazione:elementi fondamentali della conoscenzadella cultura e della libertà degli uomini. Memento Audere Semper... A cura della Segretaria Provinciale UILPA VVF di Reggio Calabria Supplemento mensile della testata online Newz.it Partnerperisolifinidistampa Supplemento della testata giornalistica online Newz.it Reg. 01/09 Trib. RC - Tutti i diritti riservati - Vietata la riproduzione anche parziale di testo - Stampato in proprio Cari lettori, questo supplemento periodico, ideato e realizzato dalla segrete- ria Provinciale della UILPA dei Vigili del Fuoco di Reggio Cala- bria, nasce quale supplemento della testata giornalistica online Newz.it, con l’intento di divulgare e far conoscere non solo i vari aspetti dell’attività istituzionale dei vigili del fuoco, ma anche tut- to ciò che circonda l’ambiente pompieristico in generale. Saran- no trattati anche argomenti di tecnologia ed attualità, proprio per non rendere monotono e mo- notematico il supplemento che, oltre alla tiratura cartacea, avrà uno spazio on line proprio sul sito internet di Newz.it e sui vari so- cial network. L’intento, quindi, della segreteria UILPA VVF reg- gina, è quello di parlare alla gente C.da Saracinello 155/A - 89131 Reggio Calabria Tel. 0965.640957 - 338.7561361 dei POMPIERI, del loro lavoro, di cosa fanno e, perché no, anche delle loro emozioni, di quelle vissute du- rante e dopo gli interventi di soc- corso, quelle emozioni che ti porti dietro tutta la vita, perché il pom- piere è pompiere sempre, con o sen- za divisa. Un doveroso grazie al Direttore responsabile Fabio Papa- lia che, da sempre appassionato dei “Pompieri”, ha voluto sposare la nostra mission. Giovanni Alampi Direttore Editoriale Per approfondimenti o richieste scrivi a: infocusvvf@gmail.com