Riflessioni
Soc. Coop
Innovativo, sostenibile
e biologico
News Letter
Destinato esclusivamente ai Soci del
CONSORZIO il BIOLOGICO e alle aziende
del sistema di controllo del CCPBNews Letter
Destinato esclusivamente ai Soci del
CONSORZIO il BIOLOGICO e alle aziende
del sistema di controllo di CCPB Settembre 2019
di Lino Nori* e Filippo Piredda**
Innovazione, sostenibilità e qualità dei
prodotti. Il biologico ha davanti queste
grandi sfide nel suo futuro. Con Lino Nori,
presidente di Consorzio il Biologico, vedia-
mo da dove si può partire.
Nori, è di grande attualità il tema
delle nuove frontiere dell’agricoltu-
ra, cosa può imparare e che contri-
buto può dare il biologico?
Il biologico è sempre stato attento all’in-
novazione. Quando il Consorzio è nato,
31 anni fa, aveva come primo motto “l’a-
gricoltura biologica è per i nostri nipoti”.
Oggi che il biologico è cresciuto e si avvia
verso una fase di maturità, per consolidar-
si deve mantenere questa visione verso il
futuro. E deve farlo guardando la sosteni-
bilità, che per definizione ha uno sguardo
di lungo periodo.
Perché questo passo è necessario?
Non c’è il rischio che il biologico si
possa snaturare?
È indispensabile, il rischio semmai è che
il bio rimanga indietro, non sia più una
sorta di avanguardia della sostenibilità. Su
cui non esiste una ricetta perfetta, asso-
luta, ma tante strade, tanti miglioramenti
che arrivano pian piano con la ricerca. Il
biologico deve avere la forza e l’abilità di
catalizzarli, mantenendo fermi i suoi valori
In questo numero
Innovativo, sostenibile
e biologico
RIFLESSIONI
• INNOVATIVO, SOSTENIBILE E 		
	BIOLOGICO
• BIOLOGICO: UNA CORAGGIOSA 		
	 ANALISI IN AMBITO UE
BIOLOGICO
• L’INNOVAZIONE NEL BIOLOGICO 		
	 DALLA PRODUZIONE AL CONSUMO
• PACKAGING E SOSTENIBILITÀ
AREA TECNICA
• LA CERTIFICAZIONE DI GRUPPO 		
	 NEL BIOLOGICO
• LA CONVERSIONE DEI VEGETALI 		
	 E DEI PRODOTTI VEGETALI
• IMPORT PRODOTTI BIO IN 		
	 EUROPA NEL 2018 - UNA 		
	 PANORAMICA
ALTRE CERTIFICAZIONI
• CERTIFICAZIONE 			
	 DELL’ORTOFRUTTA A RESIDUO 		
	 ZERO
• SOSTENIBILITÀ, BIODIVERSITÀ 		
	 E CERTIFICAZIONE A SOSTEGNO 		
	 DELL’AGRICOLTURA
• LA PARTECIPAZIONE ALLE FIERE 		
	 2019-2020
• COSMESI BIOLOGICA E NATURALE, 	
	 IL PARERE DELL’ESPERTA
• LA SOSTENIBILITÀ NELLA MODA 		
	 E LA CERTIFICAZIONE BIOLOGICA
OPINIONI
• IL 4 PER MILLE
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valore, infatti, il biologico dimostra di avere
una quota del valore di prezzo di vendita che
varia dal 9 al 62% quando nel convenzionale
il medesimo varia dal 6 al 40%.
Sul fronte dei costi il metodo di produzione
biologico comporta che per alcuni input
questi siano più bassi a causa di un utilizzo
inferiore di fertilizzanti e prodotti per la difesa
mentre per carburanti e lubrificanti il costo
è il medesimo; sempre in questo ambito l’a-
gricoltura biologica usa una maggiore quota
di manodopera. Ciò implica che in termini
di ricavi per unità di lavoro i risultati variano
enormemente da paese a paese e settore per
settore. Per le colture estensive, ad esempio,
in Italia il ricavo netto/unità di lavoro è pari
per il biologico a 25.000 Euro mentre per
il convenzionale si è collocato a 18.000; in
Germania il medesimo indicatore si è colloca-
to a 26.000 Euro per il bio e a 30.000 Euro
per il convenzionale. Dal 2013 al 2017, solo il
2% delle aziende ha abbandonato il metodo
di produzione biologica a causa dei vincoli e
delle difficoltà tipiche dell’agricoltura biologi-
ca. Nonostante ciò il settore ha continuato
la sua ascesa sia in termini di produzione
che di consumo, non avendo ancora rag-
giunto la sua maturità, rispondendo ad un
crescente desiderio di sostenibilità nella
domanda di prodotti alimentari salubri ed
a trend emergenti quali il veganesimo e la
domanda di prodotti locali.
(*) Amministratore Delegato CCPB
Riflessioni
Una recente analisi, svolta dalla
Commissione UE sul settore biologico,
dimostra come questo sia vivace e contribu-
isca allo sviluppo del settore agroalimentare
europeo. Al 2017 la superficie biologica ha
raggiunto 12,6 milioni di ettari che rappre-
senta il 18% della superficie bio mondiale
ed il 7% della SAU dell’UE. Dal 2007 al 2017
il tasso medio di crescita è stato del 5,6%,
mentre l’incidenza della superficie in fase
di conversione rispetto alla totale biologica
è all’incirca il 20% a testimonianza del po-
tenziale di crescita che il settore biologico
può avere nei prossimi anni. Il numero degli
operatori biologici è aumentato dal 2013
al 2016 del 9% e la superficie media delle
aziende biologiche è intorno ai 30 ha contro
i 17 del totale delle aziende agricole europee;
analizzando la superficie per classi di superfi-
cie oltre il 66% delle aziende bio detiene più
di 10 ha, contro il 20% delle aziende nel loro
complesso, mentre solo il 7% delle aziende
biologiche ha una superficie inferiore ai 2 ha
contro il 43% del totale delle aziende.
La Commissione Ue ha anche messo in luce
come il biologico abbia un gap produttivo ri-
spetto al convenzionale che nel quinquennio
2012-2016, per il grano è andato dal 60%
della Germania al 15% per l’Italia, riduzioni di
rese che sono state più che controbilanciate
da prezzi più vantaggiosi con il risultato di ot-
tenere un valore aggiunto maggiore, per uni-
tà produttiva, rispetto al convenzionale anche
se non in modo significativo. Nella catena del
di salubrità, qualità del prodotto e del
processo produttivo. Senza preconcetti,
e senza snaturamenti.
Quali sono i prossimi appuntamen-
ti del Consorzio?
Gli impegni sono quelli di promozione
del biologico attraverso attività fieristi-
ca, in queste news trovate il calendario
2019/20 e tutte le indicazioni per il
SANA di Bologna, e la parte più tecni-
ca dedicata a informazioni, a carattere
scientifico e regolatorio, sulla certifica-
zione e il metodo agricolo del bio.
(*) Presidente Consorzio il Biologico
(**) Ufficio stampa CCPB
BIOLOGICO: UNA
CORAGGIOSA ANALISI
IN AMBITO UE
di Fabrizio Piva*
Innovativo,
sostenibile e
biologico
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L’innovazione nel
biologico dalla
produzione al consumo
di Sara Panseri e Luca Chiesa*
Biologico
Le produzioni di tipo bio-
logico rivestono sempre
un tema di grande attualità,
da alcuni anni oggetto di
dibattito a livello nazionale
e comunitario. La crescita
delle produzioni biologiche
ha effetti positivi, per il loro
valore nel bilancio nazionale
e il loro consumo, in genere
di qualità, critico e consa-
pevole, a fronte di una cer-
ta stagnazione o calo nei
consumi delle altre derrate
agricole.
Per accompagnarne la cre-
scita in modo positivo sa-
rebbe, tuttavia, necessario
introdurre anche qui forme
di innovazione, utili peral-
tro anche in altre tipolo-
gie di produzioni agricole.
L’incremento del consumo
di prodotti biologici viene
ad oggi considerato un pas-
saggio rilevante nell’ambito
dello sviluppo. Tale raffor-
zamento è particolarmen-
te opportuno nel contesto
italiano che, sebbene inte-
ressato da una crescita di
rilievo, rimane uno dei paesi
comunitari con il più basso
consumo interno di prodotti
biologici. Il metodo biolo-
gico è comunemente preso
a riferimento come un si-
stema in grado di assicura-
re il rispetto dei parametri
di sostenibilità e qualità dei
prodotti alimentari.
Da oltre un ventennio le po-
litiche pubbliche hanno de-
dicato grande attenzione e
destinato notevoli risorse finanziarie al so-
stegno e allo sviluppo della produzione bio-
logica, sia quale contributo alla salvaguardia
delle risorse naturali, sia per la sua funzione
sociale estesa alla fornitura di beni pubblici
che contribuiscono al benessere degli ani-
mali.  I driver odierni di produzione di filiera
prendono come capisaldi il rispetto dell’am-
biente, la riduzione dello spreco attraverso il
potenziamento della biodiversità’ in ambito
animale e vegetale.
Larga parte del dibattito sulla realizzazione
di un tracciato che conduca a una maggio-
re sostenibilità dei consumi è focalizzata
però sulla figura del consumatore, sulle
motivazioni alla base del consumo e quindi
sui possibili driver verso la
sostenibilità, lasciando meno
spazio agli elementi inerenti
alle politiche di sviluppo e del
mercato, nonostante questi
rivestano un grande ruolo
nel condizionare le scelte di
consumo. Rimangono tutta-
via molte le domande del
consumatore che deve esser
correttamente consapevoliz-
zato e guidato verso la scelta
del prodotto biologico, alcu-
ne delle quali sono sempre
ed esclusivamente inerenti al
valore salutistico degli ali-
menti biologici e meno orien-
tati a comprendere il vero
valore complesso di filiera
che incardina potenzialità e
problematiche ad oggi poco
spiegate.
Molto poco chiarito in merito
infatti è l’aspetto e relazio-
ne tra rischi emergenti am-
bientali e Climate change ed
il loro impatto nelle diverse
filiere. Presenza di contami-
nati ambientali ad oggi sono
fattori che non possono esser
non considerati se il driver
della produzione biologica
mira anche in prospettiva a
ridurre l’impatto ambienta-
le.  Le certificazioni rappre-
sentano però il principale
strumento di comunicazione
di sostenibilità dei prodotti
biologici e possono accresce-
re la fiducia del consumatore
verso alimenti a basso im-
patto ambientale e al tempo
stesso migliorare la perfor-
mance delle imprese verso
comportamenti e processi produttivi soste-
nibili. Molto quindi ancora da affrontare in
una logica condivisa di approcci moderni ed
innovativi che devono lavorare lungo l’asse
“from farm to fork”.
(*) Dr.ssa SARA PANSERI, Prof. LUCA CHIESA,
Dip. VESPA - Università degli Studi di Milano
Area tecnica
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mo affermare, senza ombra di smentita, che di un packaging almeno “sostenibile” non
se ne parli proprio mai.
L’estate 2019 sarà forse ricordata per la recente presa di posizione dell’Unione Europea
che vorrebbe bandire dal 2021 la plastica “usa e getta”, come ad esempio le posate, i
piatti da pic-nic, le cannucce mono-uso, i cotton-fioc e i bastoncini di plastica per pal-
loncini, ma anche per i bandi di alcuni Comuni che hanno vietato l’utilizzo delle bottiglie
di plastica, chi in spiaggia e chi negli uffici comunali o nelle scuole.
La vera sfida si svolge all’interno dei centri di ricerca, a cui è affidato il compito di trovare
dei validi sostituti ai materiali plastici e che assicurino ai produttori biologici le medesime
prestazioni in termini di shelf-life e non è facile. Permeabilità ai gas, all’acqua, resistenza
fisica allo schiacciamento, trasparenza, modellabilità, stampaggio, eccetera sono solo
alcune delle caratteristiche che devono essere valutate e per tutte occorre una risposta
prestazionale altrettanto valida rispetto ai vecchi materiali.
E le aziende bio che faranno? Già ora sono strette nella morsa, tra consumatori finali
sempre più esigenti ed attenti alla tematica ambientale e una Grande Distribuzione
con le sue Private Label che inizia a chiedere un confezionamento “ecologico”. Il con-
fezionamento green non è facile da mettere in campo; da una parte, occorre studiare
nuovamente le shelf-life dei prodotti biologici confezionati con l’utilizzo di nuovi mate-
riali; dall’altra parte, un rinnovamento di impianti e macchinari oramai obsoleti e/o non
ri-convertibili richiede investimenti milionari che non tutti si possono permettere e che
comunque deve essere ripagato da volumi crescenti nel tempo e da contratti di fornitura
poliennali.
Da ultimo non si può non ricordare che nel variegato mondo biologico esiste anche una
corrente di pensiero, che si è tradotta in comportamenti di consumo concreti e diffusi,
che si basa sul rifiuto totale dell’imballaggio a perdere e sull’acquisto di prodotti biologici
a peso variabile in negozi dotati di dispenser, dove il consumatore riempie i propri conte-
nitori riciclabili (o li acquista se non ne è in possesso al momento) e paga solo il prodotto.
Si tratta ad esempio, di cereali e granaglie oppure di derivati di prima e seconda trasfor-
mazione facilmente manipolabili come fiocchi, farine, pasta, biscotti, mix per zuppe. Si
tratta di negozi al dettaglio nei quali prevale la cultura del consumo a km zero, biologico
e solidale, luoghi in cui al bisogno primario dell’uomo di nutrirsi si associa anche quello
di fare la cosa giusta per sé, per gli altri e per l’ambiente.
(*) Responsabile Ufficio Commerciale, Marketing e Segreteria Italia CCPB
Il tema del packaging e della sua soste-
nibilità comincia a diventare un argo-
mento di marketing “vincente” e anche il
mondo biologico, tradizionalmente attento
e sensibile all’utilizzo di materiali di confe-
zionamento di derivazione naturale, ha re-
centemente presentato alcune innovazioni
di prodotto interessanti e destinate a sicuro
successo. Ci riferiamo alla sostituzione del-
le plastiche con materiali di origine vege-
tale i cosiddetti “biopolimeri” derivati da
risorse rinnovabili di provenienza agricola,
come il mais, la canna da zucchero, l’amido
di patata o l’olio di ricino.
Ad oggi, i prodotti biologici sono confe-
zionati, per la maggior parte, utilizzando
i normali materiali adoperati per prodotti
convenzionali. Nei casi più virtuosi, ab-
biamo l’utilizzo di vetro, cartone e carta,
in parte derivanti da risorse vergini e, in
parte, derivanti da riciclo di materiali in-
viati in discarica opportunamente trattati.
Inutile negare che la maggior parte degli
alimenti bio siano posti in vendita avvolti in
materiali plastici di derivazione petrolifera,
dai polipropileni, ai polivinili o i polietileni
e i loro mix “letali” che spesso rendono
queste plastiche anche difficili da riciclare.
Purtroppo le norme di riferimento comuni-
tarie sulla produzione biologica, sia quelle
attuali (Regolamento CE n.834/2007) e sia
quelle future che entreranno in vigore nel
2021 (Regolamento CE n.848/2018) non
hanno dato un posto di rilievo al tema dei
materiali di confezionamento; anzi possia-
PACKAGING E
SOSTENIBILITÀ
di Davide Pierleoni*
Biologico
SANA 2019 - AREA FOOD
PAD. 29 STAND - D52
CCPB
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Una significativa novità che dal 1° gennaio 2021 riguarderà i produttori agricoli biologici
europei sarà la possibilità di aderire al sistema di controllo e certificazione non come sin-
gole aziende, ma tramite uno schema particolare di certificazione peraltro già praticato
in tutto il resto del mondo, ovvero la certificazione di gruppo. Andiamo con queste brevi
note a vedere di che si tratta.
La certificazione di gruppo ha le sue origini in standard privati (es. IFOAM) ancora prima
del primo regolamento europeo sulla produzione biologica. Si è successivamente svilup-
pata, sempre in ambito privato, fino ad essere integrata in alcuni sistemi regolamentati
(cfr. Linee guida della Commissione Europea del 2003; raccomandazioni del National
Organic Standard Board, USDA, del 2002 e del 2008).
Agli inizi, uno degli scopi principali fu quello di consentire l’accesso al mercato a produt-
tori che per caratteristiche sociali (es. scarsa alfabetizzazione) e strutturali (es. aziende
di piccolissime dimensioni, spesso in zone remote del pianeta) non potevano affrontare
singolarmente il percorso di certificazione. I prodotti oggi maggiormente interessati da
questo schema sono: caffè, cacao, banane, cotone, riso, tè e molti altri tipicamente non
coltivati in Europa e in Nord America che invece li importano massivamente.
Sintetizzando per sommi capi, la certificazione di gruppo si basa sull’istituzione e sul
funzionamento di un sistema di controllo interno al gruppo stesso che, tramite procedu-
re e attività documentate, ha il compito di garantire la conformità di tutti i membri del
gruppo e dei loro prodotti. L’attività di controllo “esterno” è svolta sul gruppo nel suo
complesso, prevede la “re-ispezione” di un certo numero dei membri ed ha il compito di
LA CERTIFICAZIONE DI
GRUPPO NEL BIOLOGICO
di Roberto Setti*
Controllo
Area tecnica
verificare il funzionamen-
to e l’efficacia del sistema
di controllo interno. Non
conformità rilevate a carico
dei singoli membri duran-
te le re-ispezioni possono
portare alla revoca della
certificazione concessa al
gruppo stesso.
Si tratta quindi di una no-
vità di assoluto rilievo, sia
sul fronte interno agli Stati
membri, sia sul fronte dei
Paesi “terzi” i quali, in for-
za del “nuovo approccio”
alla conformità rispetto a
quello dell’equivalenza, do-
vranno rispettare ed appli-
care in toto le regole euro-
pee, anche per i gruppi di
piccoli produttori.
Per comprendere gli ul-
teriori sviluppi dovremo
attendere l’avvio della di-
scussione tecnica prevista
dalla Commissione per
l’ultimo quadrimestre del
2019 che dovrà esami-
nare anche le seguenti
tematiche specifiche:
• la composizione e la dimensione di un
gruppo di operatori;
• i documenti e i sistemi di tenuta delle
registrazioni, il sistema di tracciabilità
interna e l’elenco degli operatori;
• lo scambio di informazioni tra un
gruppo di operatori e gli organismi di
controllo, e tra gli Stati membri e la
Commissione;
• il numero minimo di operatori oggetto
di re-ispezione.
(*) Responsabile Ufficio Tecnico e Assicurazione
Qualità CCPB
REG. UE 848/2018, ART. 36
TESTO REGOLAMENTO
1. Ogni gruppo di operatori:
a) è composto soltanto da membri che sono agricoltori … e le
cui attività possono inoltre includere la trasformazione, la
preparazione o l’immissione sul mercato di alimenti o mangimi
b) è costituito soltanto da membri
i. i cui costi di certificazione individuali rappresentano oltre il
2 % del fatturato o del volume standard di produzione
biologica di ciascun membro e il cui fatturato annuale di
produzione biologica non eccede i 25 000 EUR o il cui
volume standard di produzione biologica non è superiore
a 15 000 EUR l’anno; oppure
ii. ciascuno dei quali ha aziende di massimo: 5 ettari, 0,5
ettari, nel caso di serre, o 15 ettari, esclusivamente nel
caso di pascoli permanenti
c) ha sede in uno Stato membro o in un paese terzo
d) ha personalità giuridica
e) è costituito soltanto da membri le cui attività di produzione
si svolgono in prossimità geografica le une alle altre
f) istituisce un sistema di commercializzazione comune dei
prodotti ottenuti; e
g) istituisce un sistema per i controlli interni che comprende
una serie documentata di attività e procedure di controllo, in
base alle quali una persona o un organismo identificati sono
responsabili di verificare il rispetto del presente regolamento da
parte di ciascun membro del gruppo
COMMENTI
a differenza di quanto praticato in tutto il mondo, la norma impedisce
l’adesione di operatori che effettuano unicamente attività di trasformazione,
preparazione o commercializzazione (=immissione sul mercato)
i. è da evidenziare come questi parametri non siano stabili, ma suscettibili di
variabilità da un anno all’altro a volte anche considerevoli in funzione sia
dei mercati che dell’andamento produttivo; se non rispettati precludono la
permanenza del membro all’interno del gruppo
ii. questi parametri sono certamente più stabili di quelli indicati al punto
precedente; da tenere in considerazione che sono alternativi ai primi, per
cui, ad es., un’azienda di meno di 5 ettari che abbia un fatturato superiore
ai 25.000 EUR (senza altri limiti) può far parte del gruppo
conseguenza del passaggio alla conformità a scapito dell’equivalenza: il gruppo
che ha sede nel Paese terzo è tenuto al rispetto in toto del Regolamento europeo
affermazione di immediata comprensione se si pensa, ad esempio, alla struttura
delle società cooperative, ma frequentemente nei Paesi terzi ove sono prodotti
cacao, caffè, etc, i gruppi non hanno personalità giuridica e, allo stato attuale,
come soddisfacimento di tale requisito è accettata l’esistenza di un contratto tra
i singoli produttori ed un trasformatore che generalmente è anche l’esportatore
il termine “prossimità geografica” non ha mai avuto una definizione precisa;
come indicato nei considerata e ripreso all’art. 36.3, la Commissione adotterà
atti delegati per determinarne i criteri
il sistema di controlli interni è la chiave di volta per la certificazione di gruppo;
come indicato nei considerata e ripreso all’art. 36.3, la Commissione adotterà
atti delegati per definire criteri relativi alla creazione e al funzionamento del
sistema di controlli interni, compresi l’ambito, il contenuto e la frequenza dei
controlli da effettuare e i criteri atti a individuare le carenze nella creazione o nel
funzionamento del sistema di controlli interni.
Area tecnica
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Regolamento per un periodo di conversione di almeno due anni prima della semina o,
nel caso di pascoli o prati permanenti, di almeno due anni prima della loro utilizzazione
come foraggio biologico o ancora, nel caso delle colture perenni diverse dai foraggi, di
almeno tre anni prima del primo raccolto di prodotti biologici.
Leggendo così sembra tutto molto chiaro, ma non sempre nella pratica questi concetti
vengono compresi e in particolare per quanto riguarda i seminativi, più volte ci siamo
trovati in situazioni difficili con operatori che hanno seminato i loro cereali nel periodo
di conversione, all’interno dei due anni previsti dalla data di notifica convinti poi di poter
raccogliere i loro prodotti come biologici solo perché la data di raccolta era successiva
alla data di fine conversione. Il Regolamento non prevede questo per i seminativi. Se
la data di semina ricade all’interno dei due anni di conversione, fosse anche l’ultimo
giorno di conversione, il prodotto seminato, anche se ha trascorso la maggior parte del
suo ciclo produttivo in regime di biologico, quando viene raccolto deve essere classifi-
cato in conversione. Non può quindi essere mai classificato come biologico anche se il
terreno sul quale quel prodotto è stato raccolto, risulta, nel Documento Giustificativo,
come biologico all’atto della raccolta. Unica eccezione sono i riconoscimenti retroattivi
del periodo di conversione, che sono però una procedura a parte che deve essere ri-
chiesta preventivamente ed eventualmente concessi dall’Autorità competente (Regioni o
Province Autonome).
In particolare per i seminativi, dove è la data di semina a essere la discriminante per
sapere se il prodotto raccolto è biologico o in conversione, bisogna valutare sempre con
attenzione quanto è scritto sul Documento Giustificativo in merito alla fine della con-
versione di una determinata particella o di un determinato appezzamento e mettere la
data di fine conversione dell’appezzamento o della particella in relazione alla tipologia
e specie di prodotto che stiamo esaminando. La verifica del termine del periodo di con-
versione attribuito alla particella e/o all’appezzamento e la congruenza di questo con i
cicli vegetativi del prodotto vegetale che si sta consegnando o ritirando, è indispensabile
per chi consegna i prodotti vegetali raccolti. Parimenti, tale verifica è essenziale anche
per chi riceve i prodotti vegetali dagli operatori agricoli in modo da evitare sorprese e
conseguenze, che a volte potrebbero essere molto gravi e coinvolgere, in declassamenti,
grandi quantitativi di prodotti biologici.
(*) Responsabile Ufficio Attività di Controllo e Certificazione Prodotti Biologici CCPB
LA CONVERSIONE DEI
VEGETALI E DEI PRODOTTI
VEGETALI
di Mauro Panzani*
Scrivere di norme di conversione dei pro-
dotti vegetali sembrerebbe essere, per
questa rubrica, come voler fare un salto
indietro nel tempo, riprendere un argo-
mento che tutti ormai conoscono e che
non ha bisogno di alcun approfondimen-
to. Probabilmente è vero, ma dopo aver
constato più volte, anche nel corso di
quest’anno che l’argomento non è così
chiaro a tutti, tengo a ribadire brevemente
i concetti fondamentali della conversione
dei vegetali e dei prodotti vegetali.
Il riferimento normativo è l’articolo 36 del
Reg. CE 889/2008, nel quale è scritto che
per essere considerati biologici i vegetali
e i prodotti vegetali devono essere stati
coltivati secondo le norme previste dal
Controllo
CCPB
Area tecnicaArea tecnica
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IMPORT PRODOTTI BIO
IN EUROPA NEL 2018
UNA PANORAMICA
Controllo
di Roberto Maresca*
Da ottobre 2017, il Certificato di Ispezione CoI che deve accompagnare ogni spedizione
destinata ad essere immessa in libera pratica nell'UE, è diventato elettronico e viene
emesso utilizzando il sistema TRACES. Oltre ai vantaggi in termini di tracciabilità delle
spedizioni di prodotti biologici provenienti da paesi terzi, il sistema ha permesso di iniziare
a raccogliere dati preziosi e creare una base di dati relativi alle importazioni di prodotti
biologici.
Sulla base dei dati disponibili in TRACES, la Commissione Europea ha rilasciato una breve
pubblicazione relativa alle importazioni di prodotti biologici in Europa avvenute nel corso
del 2018.
Nel 2018, l'Unione Europea ha importato un totale di 3,3 milioni di tonnellate di prodotti
agroalimentari biologici, di cui il 57% sotto forma di materie prime e il 35% come altri
prodotti primari; il resto si divide tra prodotti trasformati (incluso vino), preparazioni ali-
mentari e bevande.
Scendendo nel dettaglio, "Frutta tropicale, fresca o secca, noci e spezie" è la classe
di prodotto più importata per un totale di 793.597 tonnellate (24,4%), seguita dai
“Cereali”, che a livello aggregato rappresentano il 21,9% del totale delle importazioni
con 715.578 tonnellate, “Panelli oleosi” (10,8% con 352.043 tonnellate), “Frutta e ver-
dura” (9%) e “Semi oleosi” (6%).
Sono 115 i Paesi Terzi che registrano le esportazioni; in termini di volume, la Cina è il
principale fornitore di prodotti agroalimentari biologici importati, con 415.243 tonnellate
di prodotti, pari al 12,7% del totale. Ecuador, Repubblica Dominicana, Ucraina e Turchia
hanno ciascuna una quota dell'8% del mercato.
Da una stima del valore dei prodotti importati è stato possibile valutare quali sono le
categorie di prodotto più “preziose”; a causa del maggior valore unitario di altri prodotti
primari rispetto alle materie prime, queste due classi di prodotti hanno quote simili nel
valore totale delle importazioni, rispettivamente al 40,4% e al 40,1%.
Passando alle categorie di prodotto è ancora una volta la "Frutta tropicale, fresca o es-
siccata, noci e spezie" a rappresentare l’elemento di spicco, con il 27,2% del totale del
valore stimato delle importazioni del 2018; seguono distaccati le categorie “Caffè, non
torrefatto, tè sfuso e mate” (9%), “Frutta fresca o essiccata, esclusi gli agrumi e i frutti
tropicali" (7,1%), “Riso” (5%) e “Cacao” /4,6%).
In termini di valore, a sorpresa Perù e Cina rappresentano ex-aequo i primi for-
nitori dell'UE, con una quota del 7,8% ciascuno, seguiti da Turchia e Repubblica
Dominicana (6,8%).
Al fine di valutare l'importanza relativa
delle importazioni agroalimentari organiche
sul totale delle importazioni agroalimentari
nell'UE, è stata effettuata un'analisi della
percentuale di prodotti biologici impor-
tati sul totale, per categoria di prodotto.
L’olio d'oliva biologico importato rappre-
senta il 20,7% delle importazioni totali in
EU. "Farine e altri prodotti dell'industria
molitoria" hanno una quota del 15,2%;
"Barbabietola e zucchero di canna" 11,0%;
e "Riso" 10,9%. Mentre per la categoria
“Frutta tropicale, fresca o secca, noci e
spezie" (quella più importante in termini
assoluti), le importazioni bio occupano solo
il 9,0% delle importazioni di tale prodotto.
(*) Responsabile di schema area BIO CCPB
Area tecnica
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CERTIFICAZIONE
DELL’ORTOFRUTTA A
RESIDUO ZERO
Altrecertificazioni
di Alberto Albertini*
Iprimi prodotti ortofrutticoli “a residuo
zero” hanno incontrato il favore dei
consumatori e le prime richieste da parte
anche della GDO arrivano ai principa-
li fornitori italiani. Per queste aziende
gli ostacoli e le difficoltà non mancano,
soprattutto per quelle aziende che non
hanno progettato e testato adeguata-
mente il loro sistema. Ovviamente per
sistema, in questo caso, intendiamo sia il
sistema di rintracciabilità del prodotto e
dei processi, ma soprattutto il disciplinare
di coltivazione, ed in particolare di difesa
dalle avversità, che deve includere anche
le regole relative ai tempi di sospensione
da rispettare. Ovviamente stiamo parlando
di prodotti ottenuti da agricoltura integra-
ta, quindi con la possibilità di utilizzare
prodotti fitosanitari anche “non naturali”,
ma utilizzando esclusivamente molecole
da una parte efficaci nei confronti delle
avversità che devono contrastare, dall’altra
con una degradazione piuttosto veloce sul
prodotto e comunque rispettando tempi di
“sicurezza” tali per cui il residuo riscontra-
bile sul prodotto sia inferiore a 0,01 mg/kg.
Proprio questo è l’elemento fondamentale
per raggiungere l’obiettivo, ed in particola-
re è proprio la certezza che la degradazio-
ne totale della molecola ed eventuali suoi
metaboliti, avvenga in un certo numero di
giorni, deve essere testato adeguatamente,
proprio perché gli elementi che possono
determinare comportamenti diversi sono
molteplici, da quelli legati al clima (tem-
peratura, umidità, ecc.), alle tecniche di
applicazione.
La fase di studio del disciplinare di pro-
duzione deve essere pertanto curata in
ogni minimo dettaglio, e gestita da tecnici
agricoli e laboratori di prova competenti
e qualificati. In particolare i laboratori di
prova oltre ad essere in possesso di accre-
ditamento ISO 17025 specifico, dovrebbero
essere dotati della strumentazione tecnica
che consente loro la massima precisio-
ne nella determinazione e quantificazione
delle sostanze, e partecipare con risultati
positivi a prove valutative interlaboratorio
(es. QS e FAPAS).
Il nostro documento tecnico di prodotto
(DTP 10) stabilisce le regole ed i requisiti
da rispettare per valorizzare, certificandoli,
i prodotti vegetali con abbattimento dei
residui di pesticidi del 100%. Sono esclusi
i residui di pesticidi naturali ammessi dal
Reg. 834/2007 per l’agricoltura biologica
(Rame, Azadiractina, ecc.) che ovviamente
devono rispettare gli LMR fissati dal Reg
396/2005.
A livello analitico abbiamo definito lo stes-
so limite stabilito nel nostro paese per i
prodotti biologici (inferiore a 0,01 mg/kg),
ma tutto il sistema di controllo e certifica-
zione è basato sulle garanzie derivanti da:
• Fase di studio del comportamento
della degradazione dei principi attivi;
• Definizione di un disciplinare di produ-
zione integrata con l’obiettivo dell’ab-
battimento 100% residui;
• Definizione di un piano dei controlli
analitici interni alla filiera;
• Sistema di rintracciabilità in tutte le
varie fasi
• Controllo e gestione della filiera da
parte del richiedente la certificazione;
• Riesame periodico del disciplinare di
produzione e del sistema di gestione.
	
(*) Responsabile Tecnico Ispezioni e Certificazioni
di prodotto CCPB
9
il
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NSORZIO
SOSTENIBILITÀ, BIODIVERSITÀ
E CERTIFICAZIONE A
SOSTEGNO DELL’AGRICOLTURA
La biodiversità rappresenta la variabilità tra
le tipologie di organismi viventi, ovvero
la diversità biologica, all’interno delle specie
e tra le specie, e gli ecosistemi naturali e
produttivi.
La Biodiversità oggigiorno è una tematica di
grande importanza, molto trattata e da anni
obiettivo strategico delle politiche comunita-
rie e nazionali in materia agricolo-ambientale.
La nuova commissione UE ne terrà conto nel-
la prossima programmazione, in linea anche
con gli SDG (Sustainable Development Goals)
definiti dall’ONU obiettivi Agenda 2030 di
sviluppo sostenibile.
Alla luce di ciò è importante che le aziende
siano attive nella conservazione e certificazio-
ne dei prodotti, rendendo l’impresa agricola
un’attività sostenibile e integrata, attraverso
la biodiversità. Le buone pratiche produtti-
ve contribuiscono infatti alla conservazione
e all’uso sostenibile della terra, dell’acqua,
degli animali, dell’energia, ecc. Per chi co-
me CCPB si occupa di biologico da 30 anni,
non poteva evitare di offrire al mercato uno
standard in grado di misurare la biodiversità
dei processi produttivi fondati sugli agro-
ecosistemi. Per questo è stato attivato lo
standard “Biodiversity Alliance”, un sistema
di valutazione della biodiversità che prende
in considerazione 12 indicatori la cui misura
è di tipo quantitativo e di tipo qualitativo, la
cui valutazione consente di ottenere la certi-
ficazione. L’applicazione dello standard pre-
vede il prelievo e l’analisi di una delle risorse
fondamentali per qualsiasi tipo di produzione
agroalimentare come il suolo.
Si effettua la valutazione quantitativa dell’in-
dice QBS-ar (Parisi V. 2001). L'indice si basa
sul concetto di forma biologica; con questo
termine si indica il grado di adattamento ana-
tomico di un organismo alla vita nel suolo che
consente la misura e l’analisi di tutti i gruppi
di microartropodi presenti nel suolo (insetti,
aracnidi, miriapodi, crostacei) e del modo in
cui questa attività è influenzata e/o favorita
dal metodo di produzione e gestione del suo-
lo.Gli altri parametri valutati sono: il tipo di
agricoltura (biologico, integrato o meno), la
gestione del suolo in termini di fertilizzazio-
ne, le modalità di controllo delle avversità, la
presenza e la gestione delle aree verdi quali
infrastrutture ecologiche, il ricorso ad insetti
Altrecertificazioni
di Giuseppe Maio*
utili e pronubi, le strategie di incremento della
biodiversità, il ricorso ad energie provenienti
da fonti rinnovabili, l’adozione di pratiche
agronomiche conservative e altre pratiche
con l’obiettivo di aumentare la biodiversità.
Parametri questi che rappresentano un indi-
catore di come il processo di produzione favo-
risca il miglioramento della biodiversità. Tale
protocollo è applicabile dalla singola azienda
o da operatori che a loro volta intendono
valutare l’attenzione e il rafforzamento della
biodiversità lungo la catena di fornitura ovve-
ro presso le aziende da cui si approvvigionano
di materie prime agricole.
Diverse filiere produttive nazionali formate da
migliaia di aziende, già da diversi anni hanno
adottato questo standard, che ha permesso
loro di valutare e certificare il loro lavoro e
impegno in ottica sostenibile.
La valutazione della biodiversità e la con-
seguente valorizzazione attraverso approcci
certificativi può rappresentare per il sistema
agricolo e agroalimentare la possibilità di otte-
nere, in particolare, diversi benefici, riduzione
dei costi, miglioramento tecniche gestionali,
visibilità e promozione prodotto.
(*) Ufficio Controllo e Certificazione di Prodotto CCPB
La partecipazione alle fiere 2019-2020
Come ogni anno saremo impegnati ad organizzare tanti eventi sia nel settore agro alimentare che nella co-
smesi naturale e biologica in Italia, in Europa e nel bacino del Mediterraneo. Ecco il calendario delle principali
manifestazioni a cui prenderemo parte con stand collettivi ed istituzionali e la realizzazione di convegni.
SANA: 6 – 9 settembre 2019, Bologna - stand collettivo
	 Da sempre fiera dedicata all’alimentazione e alla cosmesi.
ANUGA: 5 – 9 ottobre 2019, Colonia - stand collettivo
	 E’ il più grande appuntamento mondiale dell’agroalimentare. Avremo anche un’area ristorazione di degu-
stazione di prodotti bio certificati.
MAKING COSMETICS: 20-21 novembre 2019, Milano – stand istituzionale
	 E’ un evento ormai consolidato nel settore cosmetico con oltre 5.000 mq di spazio espositivo.
MARCA: 15-16 gennaio 2020 – Bologna - stand istituzionale
	 È l’unica manifestazione italiana interamente dedicata alla marca commerciale. Due giorni di relazioni,
workshop e dibattiti: è l’appuntamento per la business community del settore.
BIOFACH - VIVANESS: 12 - 15 febbraio 2019, Norimberga – stand collettivo
	 E’ il principale appuntamento della produzione di alimenti biologici a livello mondiale. Le passate edizioni
hanno registrato decine di migliaia di visitatori specializzati provenienti da tanti paesi e una forte rappre-
sentanza dell’Italia. Nell’area collettiva nel settore agroalimentare, allestita al padiglione 4 è prevista la
consueta presenza del Ristorante Bio.it.
COSMOPROF: 12 – 16 marzo 2020, Bologna - stand istituzionale
	 Cosmoprof 2020 sarà ancora una volta, la manifestazione internazionale del Beauty per eccellenza, cen-
tro di tendenze e di informazioni sul mondo globale della Cosmesi.
B/OPEN: 1-3 aprile 2020, Verona – stand istituzionale
	 E’ un nuovo evento b2b sulla filiera bio food e natural self-care, dove ‘B’ sta per business e biologico,
e ‘Open’ rappresenta l’apertura internazionale ad un settore in crescita a livello globale. Un format in-
novativo nato dall’expertise dell’ente fiera veronese nel mondo wine&food per riunire i professionisti di
produzione, mercato e ricerca.
COSMOFARMA: 17 – 19 Aprile 2020, Bologna - stand istituzionale
	 Evento leader in Europa nell’ambito dei prodotti e servizi legati al mondo della farmacia.
VINITALY: 19 – 22 aprile 2020, Verona - stand istituzionale
	 La prima fiera al mondo per il settore del vino.
MACFRUT: 5 – 7 maggio 2020, Rimini - stand istituzionale
	 Manifestazione internazionale unica, dedicata a tutta la filiera ortofrutticola.
CIBUS: 11 – 14 maggio 2020, Parma - stand collettivo
	 E’ il Salone Internazionale dell’Alimentazione, confermatosi come l’evento di riferimento dell’agroali-
mentare italiano. Una grande vetrina di visibilità internazionale con convegni e tavole rotonde su temi di
attualità in ambito Food and Retail.
Elisabetta Terzi, Organizzazione fiere e eventi Consorzio il Biologico
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CCPB e con altre importanti istituzioni: il suo contributo rappresenta un
indiscusso valore aggiunto nei servizi in ambito cosmetico offerti da CCPB.
Dottoressa Ciranni, come nasce la sua esperienza nel campo
della cosmesi biologica e naturale?
“Mi occupo di cosmesi da trent’anni e ho visto cambiare questo settore
con una velocità incredibile, sia dal punto di vista normativo che formulati-
vo. Il mio approccio alla cosmesi naturale e biologica nasce quasi per caso,
ma prosegue con grande passione fin dai primi esordi, quando formulare
un cosmetico “veramente” naturale era molto difficile.”
Come è cambiata la cosmesi bio e naturale negli anni?
“Come per tutti gli avanzamenti in campo scientifico, per stare al passo
con la concorrenza dei prodotti convenzionali, è stata inevitabile la ricer-
ca di ingredienti “green” che fossero oltre che funzionali anche validi in
termini di gradevolezza, texture, ecc. Nell’ultimo decennio si è assistito ad
una ricerca sempre più accurata di nuovi ingredienti con diverse funzioni,
aventi le caratteristiche richieste per un cosmetico naturale o biologico, e
questo ha portato quindi alla realizzazione di prodotti cosmetici naturali
con caratteristiche molto simili ai cosmetici convenzionali.”
Quali prospettive intravede all’orizzonte?
Grazie alla ricerca scientifica, i prodotti naturali avranno un mercato
sempre più in espansione e nello stesso tempo, come si sta osservando
altrove, i prodotti sintetici saranno lentamente abbondonati per lasciare
spazio a prodotti meno impattanti dal punto di vista eco-ambientale.
La tendenza del settore è quella di dirigersi verso i principi di naturalità,
biologicità e sostenibilità, tendenza confermata dal quadro attitudinale e
comportamentale dei consumatori.
Cosa potrebbe suggerire alle aziende che per la prima volta
intendono affrontare la certificazione?
Le criticità nella realizzazione di un cosmetico che risponda a requisiti
di naturalità sono davvero molteplici e rappresentano una sfida im-
pegnativa per il formulatore. Prima di tutto bisogna crederci, bisogna
essere fortemente motivati: gli ostacoli e le difficoltà da affrontare,
soprattutto all’inizio, possono essere tanti. Consiglio poi di instaurare
un rapporto di massima fiducia e trasparenza con i fornitori di materie
prime che svolgono un ruolo fondamentale nella scelta degli ingre-
dienti. Inoltre è fondamentale anche la conoscenza dei metodi produt-
tivi, delle proprietà chimico-fisiche, dell’efficacia e della sicurezza delle
materie prime che si intendono impiegare nella formulazione. Non di-
mentichiamoci infatti che il cosmetico biologico e naturale, come tutti
gli altri deve, per prima cosa, rispettare le norme di sicurezza stabilite
dall’Unione Europea.
Ringraziando la dottoressa Anna Ciranni per la sua disponibilità, ricordia-
mo quali servizi offre CCPB in campo cosmetico. Prima di tutto i due stan-
dard sui cosmetici naturali e biologici che prevedono prodotti composti
da ingredienti naturali o certificati biologici, e lo standard Natrue, tra i più validi a livello
internazionale. Inoltre è stato attivato il servizio di validazione del calcolo degli indici
di naturalità e biologicità di cosmetici e di loro ingredienti in base alla linea guida ISO
16128. CCPB è impegnato anche nella detergenza per la casa con lo standard BIOCEQ,
nei profumatori di ambiente biologici, nei dispositivi medici biologici e dei prodotti con
finalità cosmetiche per animali.
(*) Resp. Schema Ufficio Controllo e Certificazione di Prodotto CCPB
Scegliere prodotti cosmetici biologici
e naturali significa avere cura di sé,
ma anche dell’ambiente. Significa anche
cogliere una domanda del mercato che è
costantemente in crescita. E implica un ag-
giornamento tecnico, scientifico e norma-
tivo continuo. La dottoressa Anna Ciranni,
esperta di cosmesi, da anni collabora con
Altrecertificazioni
di Costanza Marri*
COSMESI BIOLOGICA E
NATURALE, IL PARERE
DELL’ESPERTACCPB
SANA 2019 -AREA COSMESI
PAD. 25 STAND - A65/B66
11
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NSORZIO
L’impegno di CPPB consiste nel per-
seguire un elevato livello di sicurezza
per la salute dell’uomo e un alto grado
di sostenibilità e di tutela per l’ambiente.
Perseguire i principi di uno sviluppo soste-
nibile rappresenta una tendenza che inte-
ressa trasversalmente diversi settori, da
quello agroalimentare al settore cosmeti-
co, fino ad arrivare all’industria tessile e al
mondo della moda.
In maniera particolare, la sostenibilità
nella moda è sempre più in crescita espo-
nenziale, crescita che ha interessato an-
che CCPB con la nascita di uffici in Asia.
L’impegno delle imprese per la salvaguar-
dia dell’ambiente, della salute e per la
realizzazione di condizioni di lavoro sicure
può essere riconosciuto sul mercato con
la certificazione dei propri prodotti. La
certificazione diventa il mezzo per garan-
tire una maggiore qualità di prodotto e
controllo che tali criteri vengano rispettati.
CCPB srl da anni è accreditato da IOAS
per certificare la produzione sia di prodot-
ti tessili biologici secondo gli standard
Global Organic Textile Standard (GOTS) o
Organic Content Standard (OCS), sia di
prodotti tessili riciclati secondo i criteri
stabiliti dal Global Recycle Standard (GRS)
o dal Recycled Claim Standard (RCS).
Vediamo insieme di cosa si tratta:
• Il Global Organic Textile Standard
(GOTS) è considerato il più importante
LA SOSTENIBILITÀ NELLA
MODA E LA CERTIFICAZIONE
BIOLOGICA
di Carmen Di Pinto*
Altrecertificazioni
standard per la produzione sostenibile
di prodotti tessili realizzati con fibre na-
turali derivate da agricoltura biologica,
come cotone, lino, canapa, seta, lana. Il
GOTS certifica che i prodotti sono costi-
tuiti da almeno il 70% di fibre naturali
coltivate secondo i principi dell’agricoltu-
ra biologica, nel rispetto di stringenti cri-
teri ambientali e sociali applicati a tutti i
livelli della produzione, dalla raccolta in
campo delle fibre naturali alle successive
fasi manifatturiere, fino all’etichettatura
del prodotto finito. Prodotti a cui è ap-
plicabile il GOTS: fibre, filati, tessuti, ab-
bigliamento, accessori tessili, giocattoli
tessili, biancheria per la casa, materassi
e biancheria da letto, come anche i pro-
dotti per la cura della persona.
• L’Organic Content Standard (OCS),
è uno standard internazionale di proprie-
tà di Textile Exchange, certifica che un
prodotto tessile, finito o intermedio, sia
costituito almeno del 5% da fibre natu-
rali certificate biologiche.
• Il Global Recycled Standard (GRS),
certifica i prodotti ottenuti da materiale
riciclato, nel rispetto di criteri ambientali
e sociali. ll requisito fondamentale per
determinare la conformità al GRS è che
almeno il 20% del prodotto oggetto di
certificazione deve provenire da mate-
riale riciclato di pre-consumo e/o post
consumo (ma solo i prodotti con almeno
il 50% di materiale riciclato possono fa-
re riferimento al GRS o utilizzare il logo
GRS). La gamma di prodotti non è limi-
tata ai prodotti tessili, lo standard può
essere applicato a qualsiasi materiale
riciclato.
• Il Recycled Claim Standard (RCS)
è applicabile a tutti i prodotti costituiti
almeno dal 5% di materiali riciclati pre-
consumo e post-consumo.
Tutte le certificazioni descritte garantisco-
no la rintracciabilità lungo tutto la filiera
produttiva, dunque tutti gli stakeholder
coinvolti nella produzione e commercio dei
prodotti oggetto della certificazione sono
sottoposti alla certificazione, dal campo
in cui si coltiva il cotone ai fornitori delle
materie prime riciclate, ad eccezione dei
«material collectors» e «material concen-
trators», nonché delle fasi di raccolta dei
rifiuti e cernita selezione, raggruppamen-
to. Solo nel caso del GOTS e del GRS gli
standard prevedono il rispetto di stringenti
requisiti sociali ed ambientali, che non
rientrano tra i criteri di conformità degli
standard OCS e RCS. Le organizzazioni cer-
tificate GOTS o GRS devono disporre di un
sistema di gestione ambientale attraverso
il quale tracciare, misurare e monitorare gli
indicatori ambientali significativi (consumo
di acqua e energia, inquinanti in atmosfe-
ra), gestire le acque reflue e lo smaltimento
dei rifiuti. In aggiunta, sia il GOTS che il
GRS, pongono un particolare interesse al
controllo dei coloranti e degli ausiliari chi-
mici impiegati nell’industria tessile e alla
valutazione di essi in accordo ai criteri di
tossicità e biodegradabilità.
(*) Ufficio Controllo e Certificazione di Prodotto
CCPB
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IL 4 PER MILLE
di Marco Acutis*
Opinioni
L’iniziativa 4 per mille è stata lanciata
dalla Francia il 1° dicembre del 2015
nell’ambito della COP21. La conferenza
ha negoziato l’accordo di Parigi, un ac-
cordo globale sulla riduzione dei cam-
biamenti climatici, il cui testo ha avuto
il consenso dei rappresentanti delle 195 parti partecipanti. L'accordo
è stato ratificato il 4 novembre 2016. A oggi 186 paesi hanno adot-
tato tale accordo all'interno dei propri sistemi giuridici (attraverso la
ratifica, accettazione, approvazione o adesione).
L’adesione all’iniziativa del 4 per 1000 è su base volontaria e aperta
a tutti, a livello di organizzazioni pubbliche e private, istituti di ricerca
e singole imprese. L’obbiettivo dell’iniziativa 4 per 1000 è dimostrare
che l’agricoltura e in particolare i suoli agricoli, possano svolgere un
ruolo cruciale in materia di sicurezza alimentare e mitigazione e adat-
tamento al cambiamento climatico, contribuendo allo sviluppo di una
gestione agricola del territorio che consenta l’accumulo di carbonio
nei suoli. L’ambizione dell’iniziativa è quindi quella di incoraggiare le
parti interessate nel passare ad un’agricoltura produttiva, ma più in
armonia con la salute del suolo e la sua resilienza, ponendo come
obbiettivo principale la trasformazione della CO2 atmosferica in car-
bonio nel suolo.
È fondamentale precisare che opportuni metodi di gestione del ter-
ritorio quali agricoltura conservativa, biologica, agro-forestry, favori-
scono l’aumento della sostanza organica nel terreno e quindi del car-
bonio. La sostanza organica è essenziale per la sicurezza alimentare
e per conseguire con input ridotti produttività elevate, migliorando
naturalmente la disponibilità di acqua e di elementi chimici, prima-
riamente azoto e fosforo, indispensabili per la crescita delle piante.
Si è calcolato che un tasso di crescita del 4 per mille all’anno del
carbonio nei primi 30-40 cm di terreno, ridurrebbe significativamente
la concentrazione di CO2 nell’atmosfera e quindi l’effetto serra. A tal
proposito è stato dimostrato che sono le attività umane che in preva-
lenza emettono grandi quantità di anidride carbonica, e che l’agricol-
tura potrebbe avere una rilevante azione di mitigazione.
L’obbiettivo di incremento di carbonio nel suolo previsto dall’iniziativa
4 per mille, a scala mondiale, è in grado di limitare l’aumento della
temperatura terrestre entro la soglia di + 2°C, oltre la quale l’IPCC
(Intergovernmental Panel on Climate Change), indica che gli effetti
dei cambiamenti climatici sul nostro pianeta, sarebbero devastanti.
Tale proposito s’intende, non può essere realizzato a breve termine,
ma l’assertività e la motivazione comune nel desiderare il cambiamen-
to, sono l’unica speranza di conservare il nostro pianeta nel tempo.
Riepilogando, oltre alla azione di mitigazione del climate change, i
principali motivi per il quale è importante favorire l’accumulo della
sostanza organica e quindi anche del Carbonio nel terreno sono i
seguenti:
• resistenza all'erosione del suolo
• miglioramento delle disponibilità idriche del suolo
• fertilità del suolo per le piante
• biodiversità del suolo
• Sicurezza alimentare, attraverso l’aumento della resilienza degli
---agro-ecosistemi
Tutti questi punti sono indispensabili per avere la capacità di nutrire 9,8 miliardi di
esseri umani nel 2050, che sarà possibile solo controllando il cambiamento clima-
tico e preservando i terreni agricoli dal degrado.
(*) docente di Agronomia Università di Milano
CONSORZIOiL BIOLOGICOSoc.Coop.40126Bologna,VialeMasini,36
Hannocollaborato:LinoNorilinori@consorzioilbiologico.it
FabrizioPivafpiva@ccpb.it-AlbertoAlbertinialbertini@ccpb.it
CarmenDipintocdipinto@ccpb.it-GiuseppeMaiogmaio@ccpb.it
RobertoMarescarmaresca@ccpb.it-CostanzaMarricmarri@ccpb.it
MauroPanzanimpanzani@ccpb.it-DavidePierleonidpierleoni@ccpb.it
FilippoPireddapressoffice@ccpb.it-RobertoSettirsetti@ccpb.it
ElisabettaTerzieterzi@consorzioilbiologico.it

Consorzio il Biologico 2019 settembre

  • 1.
    Riflessioni Soc. Coop Innovativo, sostenibile ebiologico News Letter Destinato esclusivamente ai Soci del CONSORZIO il BIOLOGICO e alle aziende del sistema di controllo del CCPBNews Letter Destinato esclusivamente ai Soci del CONSORZIO il BIOLOGICO e alle aziende del sistema di controllo di CCPB Settembre 2019 di Lino Nori* e Filippo Piredda** Innovazione, sostenibilità e qualità dei prodotti. Il biologico ha davanti queste grandi sfide nel suo futuro. Con Lino Nori, presidente di Consorzio il Biologico, vedia- mo da dove si può partire. Nori, è di grande attualità il tema delle nuove frontiere dell’agricoltu- ra, cosa può imparare e che contri- buto può dare il biologico? Il biologico è sempre stato attento all’in- novazione. Quando il Consorzio è nato, 31 anni fa, aveva come primo motto “l’a- gricoltura biologica è per i nostri nipoti”. Oggi che il biologico è cresciuto e si avvia verso una fase di maturità, per consolidar- si deve mantenere questa visione verso il futuro. E deve farlo guardando la sosteni- bilità, che per definizione ha uno sguardo di lungo periodo. Perché questo passo è necessario? Non c’è il rischio che il biologico si possa snaturare? È indispensabile, il rischio semmai è che il bio rimanga indietro, non sia più una sorta di avanguardia della sostenibilità. Su cui non esiste una ricetta perfetta, asso- luta, ma tante strade, tanti miglioramenti che arrivano pian piano con la ricerca. Il biologico deve avere la forza e l’abilità di catalizzarli, mantenendo fermi i suoi valori In questo numero Innovativo, sostenibile e biologico RIFLESSIONI • INNOVATIVO, SOSTENIBILE E BIOLOGICO • BIOLOGICO: UNA CORAGGIOSA ANALISI IN AMBITO UE BIOLOGICO • L’INNOVAZIONE NEL BIOLOGICO DALLA PRODUZIONE AL CONSUMO • PACKAGING E SOSTENIBILITÀ AREA TECNICA • LA CERTIFICAZIONE DI GRUPPO NEL BIOLOGICO • LA CONVERSIONE DEI VEGETALI E DEI PRODOTTI VEGETALI • IMPORT PRODOTTI BIO IN EUROPA NEL 2018 - UNA PANORAMICA ALTRE CERTIFICAZIONI • CERTIFICAZIONE DELL’ORTOFRUTTA A RESIDUO ZERO • SOSTENIBILITÀ, BIODIVERSITÀ E CERTIFICAZIONE A SOSTEGNO DELL’AGRICOLTURA • LA PARTECIPAZIONE ALLE FIERE 2019-2020 • COSMESI BIOLOGICA E NATURALE, IL PARERE DELL’ESPERTA • LA SOSTENIBILITÀ NELLA MODA E LA CERTIFICAZIONE BIOLOGICA OPINIONI • IL 4 PER MILLE
  • 2.
    2 il CO NSORZ IO valore, infatti, ilbiologico dimostra di avere una quota del valore di prezzo di vendita che varia dal 9 al 62% quando nel convenzionale il medesimo varia dal 6 al 40%. Sul fronte dei costi il metodo di produzione biologico comporta che per alcuni input questi siano più bassi a causa di un utilizzo inferiore di fertilizzanti e prodotti per la difesa mentre per carburanti e lubrificanti il costo è il medesimo; sempre in questo ambito l’a- gricoltura biologica usa una maggiore quota di manodopera. Ciò implica che in termini di ricavi per unità di lavoro i risultati variano enormemente da paese a paese e settore per settore. Per le colture estensive, ad esempio, in Italia il ricavo netto/unità di lavoro è pari per il biologico a 25.000 Euro mentre per il convenzionale si è collocato a 18.000; in Germania il medesimo indicatore si è colloca- to a 26.000 Euro per il bio e a 30.000 Euro per il convenzionale. Dal 2013 al 2017, solo il 2% delle aziende ha abbandonato il metodo di produzione biologica a causa dei vincoli e delle difficoltà tipiche dell’agricoltura biologi- ca. Nonostante ciò il settore ha continuato la sua ascesa sia in termini di produzione che di consumo, non avendo ancora rag- giunto la sua maturità, rispondendo ad un crescente desiderio di sostenibilità nella domanda di prodotti alimentari salubri ed a trend emergenti quali il veganesimo e la domanda di prodotti locali. (*) Amministratore Delegato CCPB Riflessioni Una recente analisi, svolta dalla Commissione UE sul settore biologico, dimostra come questo sia vivace e contribu- isca allo sviluppo del settore agroalimentare europeo. Al 2017 la superficie biologica ha raggiunto 12,6 milioni di ettari che rappre- senta il 18% della superficie bio mondiale ed il 7% della SAU dell’UE. Dal 2007 al 2017 il tasso medio di crescita è stato del 5,6%, mentre l’incidenza della superficie in fase di conversione rispetto alla totale biologica è all’incirca il 20% a testimonianza del po- tenziale di crescita che il settore biologico può avere nei prossimi anni. Il numero degli operatori biologici è aumentato dal 2013 al 2016 del 9% e la superficie media delle aziende biologiche è intorno ai 30 ha contro i 17 del totale delle aziende agricole europee; analizzando la superficie per classi di superfi- cie oltre il 66% delle aziende bio detiene più di 10 ha, contro il 20% delle aziende nel loro complesso, mentre solo il 7% delle aziende biologiche ha una superficie inferiore ai 2 ha contro il 43% del totale delle aziende. La Commissione Ue ha anche messo in luce come il biologico abbia un gap produttivo ri- spetto al convenzionale che nel quinquennio 2012-2016, per il grano è andato dal 60% della Germania al 15% per l’Italia, riduzioni di rese che sono state più che controbilanciate da prezzi più vantaggiosi con il risultato di ot- tenere un valore aggiunto maggiore, per uni- tà produttiva, rispetto al convenzionale anche se non in modo significativo. Nella catena del di salubrità, qualità del prodotto e del processo produttivo. Senza preconcetti, e senza snaturamenti. Quali sono i prossimi appuntamen- ti del Consorzio? Gli impegni sono quelli di promozione del biologico attraverso attività fieristi- ca, in queste news trovate il calendario 2019/20 e tutte le indicazioni per il SANA di Bologna, e la parte più tecni- ca dedicata a informazioni, a carattere scientifico e regolatorio, sulla certifica- zione e il metodo agricolo del bio. (*) Presidente Consorzio il Biologico (**) Ufficio stampa CCPB BIOLOGICO: UNA CORAGGIOSA ANALISI IN AMBITO UE di Fabrizio Piva* Innovativo, sostenibile e biologico
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    3 il CO NSORZIO L’innovazione nel biologico dalla produzioneal consumo di Sara Panseri e Luca Chiesa* Biologico Le produzioni di tipo bio- logico rivestono sempre un tema di grande attualità, da alcuni anni oggetto di dibattito a livello nazionale e comunitario. La crescita delle produzioni biologiche ha effetti positivi, per il loro valore nel bilancio nazionale e il loro consumo, in genere di qualità, critico e consa- pevole, a fronte di una cer- ta stagnazione o calo nei consumi delle altre derrate agricole. Per accompagnarne la cre- scita in modo positivo sa- rebbe, tuttavia, necessario introdurre anche qui forme di innovazione, utili peral- tro anche in altre tipolo- gie di produzioni agricole. L’incremento del consumo di prodotti biologici viene ad oggi considerato un pas- saggio rilevante nell’ambito dello sviluppo. Tale raffor- zamento è particolarmen- te opportuno nel contesto italiano che, sebbene inte- ressato da una crescita di rilievo, rimane uno dei paesi comunitari con il più basso consumo interno di prodotti biologici. Il metodo biolo- gico è comunemente preso a riferimento come un si- stema in grado di assicura- re il rispetto dei parametri di sostenibilità e qualità dei prodotti alimentari. Da oltre un ventennio le po- litiche pubbliche hanno de- dicato grande attenzione e destinato notevoli risorse finanziarie al so- stegno e allo sviluppo della produzione bio- logica, sia quale contributo alla salvaguardia delle risorse naturali, sia per la sua funzione sociale estesa alla fornitura di beni pubblici che contribuiscono al benessere degli ani- mali.  I driver odierni di produzione di filiera prendono come capisaldi il rispetto dell’am- biente, la riduzione dello spreco attraverso il potenziamento della biodiversità’ in ambito animale e vegetale. Larga parte del dibattito sulla realizzazione di un tracciato che conduca a una maggio- re sostenibilità dei consumi è focalizzata però sulla figura del consumatore, sulle motivazioni alla base del consumo e quindi sui possibili driver verso la sostenibilità, lasciando meno spazio agli elementi inerenti alle politiche di sviluppo e del mercato, nonostante questi rivestano un grande ruolo nel condizionare le scelte di consumo. Rimangono tutta- via molte le domande del consumatore che deve esser correttamente consapevoliz- zato e guidato verso la scelta del prodotto biologico, alcu- ne delle quali sono sempre ed esclusivamente inerenti al valore salutistico degli ali- menti biologici e meno orien- tati a comprendere il vero valore complesso di filiera che incardina potenzialità e problematiche ad oggi poco spiegate. Molto poco chiarito in merito infatti è l’aspetto e relazio- ne tra rischi emergenti am- bientali e Climate change ed il loro impatto nelle diverse filiere. Presenza di contami- nati ambientali ad oggi sono fattori che non possono esser non considerati se il driver della produzione biologica mira anche in prospettiva a ridurre l’impatto ambienta- le.  Le certificazioni rappre- sentano però il principale strumento di comunicazione di sostenibilità dei prodotti biologici e possono accresce- re la fiducia del consumatore verso alimenti a basso im- patto ambientale e al tempo stesso migliorare la perfor- mance delle imprese verso comportamenti e processi produttivi soste- nibili. Molto quindi ancora da affrontare in una logica condivisa di approcci moderni ed innovativi che devono lavorare lungo l’asse “from farm to fork”. (*) Dr.ssa SARA PANSERI, Prof. LUCA CHIESA, Dip. VESPA - Università degli Studi di Milano
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    Area tecnica 4 il CO NSORZ IO mo affermare,senza ombra di smentita, che di un packaging almeno “sostenibile” non se ne parli proprio mai. L’estate 2019 sarà forse ricordata per la recente presa di posizione dell’Unione Europea che vorrebbe bandire dal 2021 la plastica “usa e getta”, come ad esempio le posate, i piatti da pic-nic, le cannucce mono-uso, i cotton-fioc e i bastoncini di plastica per pal- loncini, ma anche per i bandi di alcuni Comuni che hanno vietato l’utilizzo delle bottiglie di plastica, chi in spiaggia e chi negli uffici comunali o nelle scuole. La vera sfida si svolge all’interno dei centri di ricerca, a cui è affidato il compito di trovare dei validi sostituti ai materiali plastici e che assicurino ai produttori biologici le medesime prestazioni in termini di shelf-life e non è facile. Permeabilità ai gas, all’acqua, resistenza fisica allo schiacciamento, trasparenza, modellabilità, stampaggio, eccetera sono solo alcune delle caratteristiche che devono essere valutate e per tutte occorre una risposta prestazionale altrettanto valida rispetto ai vecchi materiali. E le aziende bio che faranno? Già ora sono strette nella morsa, tra consumatori finali sempre più esigenti ed attenti alla tematica ambientale e una Grande Distribuzione con le sue Private Label che inizia a chiedere un confezionamento “ecologico”. Il con- fezionamento green non è facile da mettere in campo; da una parte, occorre studiare nuovamente le shelf-life dei prodotti biologici confezionati con l’utilizzo di nuovi mate- riali; dall’altra parte, un rinnovamento di impianti e macchinari oramai obsoleti e/o non ri-convertibili richiede investimenti milionari che non tutti si possono permettere e che comunque deve essere ripagato da volumi crescenti nel tempo e da contratti di fornitura poliennali. Da ultimo non si può non ricordare che nel variegato mondo biologico esiste anche una corrente di pensiero, che si è tradotta in comportamenti di consumo concreti e diffusi, che si basa sul rifiuto totale dell’imballaggio a perdere e sull’acquisto di prodotti biologici a peso variabile in negozi dotati di dispenser, dove il consumatore riempie i propri conte- nitori riciclabili (o li acquista se non ne è in possesso al momento) e paga solo il prodotto. Si tratta ad esempio, di cereali e granaglie oppure di derivati di prima e seconda trasfor- mazione facilmente manipolabili come fiocchi, farine, pasta, biscotti, mix per zuppe. Si tratta di negozi al dettaglio nei quali prevale la cultura del consumo a km zero, biologico e solidale, luoghi in cui al bisogno primario dell’uomo di nutrirsi si associa anche quello di fare la cosa giusta per sé, per gli altri e per l’ambiente. (*) Responsabile Ufficio Commerciale, Marketing e Segreteria Italia CCPB Il tema del packaging e della sua soste- nibilità comincia a diventare un argo- mento di marketing “vincente” e anche il mondo biologico, tradizionalmente attento e sensibile all’utilizzo di materiali di confe- zionamento di derivazione naturale, ha re- centemente presentato alcune innovazioni di prodotto interessanti e destinate a sicuro successo. Ci riferiamo alla sostituzione del- le plastiche con materiali di origine vege- tale i cosiddetti “biopolimeri” derivati da risorse rinnovabili di provenienza agricola, come il mais, la canna da zucchero, l’amido di patata o l’olio di ricino. Ad oggi, i prodotti biologici sono confe- zionati, per la maggior parte, utilizzando i normali materiali adoperati per prodotti convenzionali. Nei casi più virtuosi, ab- biamo l’utilizzo di vetro, cartone e carta, in parte derivanti da risorse vergini e, in parte, derivanti da riciclo di materiali in- viati in discarica opportunamente trattati. Inutile negare che la maggior parte degli alimenti bio siano posti in vendita avvolti in materiali plastici di derivazione petrolifera, dai polipropileni, ai polivinili o i polietileni e i loro mix “letali” che spesso rendono queste plastiche anche difficili da riciclare. Purtroppo le norme di riferimento comuni- tarie sulla produzione biologica, sia quelle attuali (Regolamento CE n.834/2007) e sia quelle future che entreranno in vigore nel 2021 (Regolamento CE n.848/2018) non hanno dato un posto di rilievo al tema dei materiali di confezionamento; anzi possia- PACKAGING E SOSTENIBILITÀ di Davide Pierleoni* Biologico SANA 2019 - AREA FOOD PAD. 29 STAND - D52 CCPB
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    5 il CO NSORZIO Una significativa novitàche dal 1° gennaio 2021 riguarderà i produttori agricoli biologici europei sarà la possibilità di aderire al sistema di controllo e certificazione non come sin- gole aziende, ma tramite uno schema particolare di certificazione peraltro già praticato in tutto il resto del mondo, ovvero la certificazione di gruppo. Andiamo con queste brevi note a vedere di che si tratta. La certificazione di gruppo ha le sue origini in standard privati (es. IFOAM) ancora prima del primo regolamento europeo sulla produzione biologica. Si è successivamente svilup- pata, sempre in ambito privato, fino ad essere integrata in alcuni sistemi regolamentati (cfr. Linee guida della Commissione Europea del 2003; raccomandazioni del National Organic Standard Board, USDA, del 2002 e del 2008). Agli inizi, uno degli scopi principali fu quello di consentire l’accesso al mercato a produt- tori che per caratteristiche sociali (es. scarsa alfabetizzazione) e strutturali (es. aziende di piccolissime dimensioni, spesso in zone remote del pianeta) non potevano affrontare singolarmente il percorso di certificazione. I prodotti oggi maggiormente interessati da questo schema sono: caffè, cacao, banane, cotone, riso, tè e molti altri tipicamente non coltivati in Europa e in Nord America che invece li importano massivamente. Sintetizzando per sommi capi, la certificazione di gruppo si basa sull’istituzione e sul funzionamento di un sistema di controllo interno al gruppo stesso che, tramite procedu- re e attività documentate, ha il compito di garantire la conformità di tutti i membri del gruppo e dei loro prodotti. L’attività di controllo “esterno” è svolta sul gruppo nel suo complesso, prevede la “re-ispezione” di un certo numero dei membri ed ha il compito di LA CERTIFICAZIONE DI GRUPPO NEL BIOLOGICO di Roberto Setti* Controllo Area tecnica verificare il funzionamen- to e l’efficacia del sistema di controllo interno. Non conformità rilevate a carico dei singoli membri duran- te le re-ispezioni possono portare alla revoca della certificazione concessa al gruppo stesso. Si tratta quindi di una no- vità di assoluto rilievo, sia sul fronte interno agli Stati membri, sia sul fronte dei Paesi “terzi” i quali, in for- za del “nuovo approccio” alla conformità rispetto a quello dell’equivalenza, do- vranno rispettare ed appli- care in toto le regole euro- pee, anche per i gruppi di piccoli produttori. Per comprendere gli ul- teriori sviluppi dovremo attendere l’avvio della di- scussione tecnica prevista dalla Commissione per l’ultimo quadrimestre del 2019 che dovrà esami- nare anche le seguenti tematiche specifiche: • la composizione e la dimensione di un gruppo di operatori; • i documenti e i sistemi di tenuta delle registrazioni, il sistema di tracciabilità interna e l’elenco degli operatori; • lo scambio di informazioni tra un gruppo di operatori e gli organismi di controllo, e tra gli Stati membri e la Commissione; • il numero minimo di operatori oggetto di re-ispezione. (*) Responsabile Ufficio Tecnico e Assicurazione Qualità CCPB REG. UE 848/2018, ART. 36 TESTO REGOLAMENTO 1. Ogni gruppo di operatori: a) è composto soltanto da membri che sono agricoltori … e le cui attività possono inoltre includere la trasformazione, la preparazione o l’immissione sul mercato di alimenti o mangimi b) è costituito soltanto da membri i. i cui costi di certificazione individuali rappresentano oltre il 2 % del fatturato o del volume standard di produzione biologica di ciascun membro e il cui fatturato annuale di produzione biologica non eccede i 25 000 EUR o il cui volume standard di produzione biologica non è superiore a 15 000 EUR l’anno; oppure ii. ciascuno dei quali ha aziende di massimo: 5 ettari, 0,5 ettari, nel caso di serre, o 15 ettari, esclusivamente nel caso di pascoli permanenti c) ha sede in uno Stato membro o in un paese terzo d) ha personalità giuridica e) è costituito soltanto da membri le cui attività di produzione si svolgono in prossimità geografica le une alle altre f) istituisce un sistema di commercializzazione comune dei prodotti ottenuti; e g) istituisce un sistema per i controlli interni che comprende una serie documentata di attività e procedure di controllo, in base alle quali una persona o un organismo identificati sono responsabili di verificare il rispetto del presente regolamento da parte di ciascun membro del gruppo COMMENTI a differenza di quanto praticato in tutto il mondo, la norma impedisce l’adesione di operatori che effettuano unicamente attività di trasformazione, preparazione o commercializzazione (=immissione sul mercato) i. è da evidenziare come questi parametri non siano stabili, ma suscettibili di variabilità da un anno all’altro a volte anche considerevoli in funzione sia dei mercati che dell’andamento produttivo; se non rispettati precludono la permanenza del membro all’interno del gruppo ii. questi parametri sono certamente più stabili di quelli indicati al punto precedente; da tenere in considerazione che sono alternativi ai primi, per cui, ad es., un’azienda di meno di 5 ettari che abbia un fatturato superiore ai 25.000 EUR (senza altri limiti) può far parte del gruppo conseguenza del passaggio alla conformità a scapito dell’equivalenza: il gruppo che ha sede nel Paese terzo è tenuto al rispetto in toto del Regolamento europeo affermazione di immediata comprensione se si pensa, ad esempio, alla struttura delle società cooperative, ma frequentemente nei Paesi terzi ove sono prodotti cacao, caffè, etc, i gruppi non hanno personalità giuridica e, allo stato attuale, come soddisfacimento di tale requisito è accettata l’esistenza di un contratto tra i singoli produttori ed un trasformatore che generalmente è anche l’esportatore il termine “prossimità geografica” non ha mai avuto una definizione precisa; come indicato nei considerata e ripreso all’art. 36.3, la Commissione adotterà atti delegati per determinarne i criteri il sistema di controlli interni è la chiave di volta per la certificazione di gruppo; come indicato nei considerata e ripreso all’art. 36.3, la Commissione adotterà atti delegati per definire criteri relativi alla creazione e al funzionamento del sistema di controlli interni, compresi l’ambito, il contenuto e la frequenza dei controlli da effettuare e i criteri atti a individuare le carenze nella creazione o nel funzionamento del sistema di controlli interni.
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    Area tecnica 6 il CO NSORZ IO Regolamento perun periodo di conversione di almeno due anni prima della semina o, nel caso di pascoli o prati permanenti, di almeno due anni prima della loro utilizzazione come foraggio biologico o ancora, nel caso delle colture perenni diverse dai foraggi, di almeno tre anni prima del primo raccolto di prodotti biologici. Leggendo così sembra tutto molto chiaro, ma non sempre nella pratica questi concetti vengono compresi e in particolare per quanto riguarda i seminativi, più volte ci siamo trovati in situazioni difficili con operatori che hanno seminato i loro cereali nel periodo di conversione, all’interno dei due anni previsti dalla data di notifica convinti poi di poter raccogliere i loro prodotti come biologici solo perché la data di raccolta era successiva alla data di fine conversione. Il Regolamento non prevede questo per i seminativi. Se la data di semina ricade all’interno dei due anni di conversione, fosse anche l’ultimo giorno di conversione, il prodotto seminato, anche se ha trascorso la maggior parte del suo ciclo produttivo in regime di biologico, quando viene raccolto deve essere classifi- cato in conversione. Non può quindi essere mai classificato come biologico anche se il terreno sul quale quel prodotto è stato raccolto, risulta, nel Documento Giustificativo, come biologico all’atto della raccolta. Unica eccezione sono i riconoscimenti retroattivi del periodo di conversione, che sono però una procedura a parte che deve essere ri- chiesta preventivamente ed eventualmente concessi dall’Autorità competente (Regioni o Province Autonome). In particolare per i seminativi, dove è la data di semina a essere la discriminante per sapere se il prodotto raccolto è biologico o in conversione, bisogna valutare sempre con attenzione quanto è scritto sul Documento Giustificativo in merito alla fine della con- versione di una determinata particella o di un determinato appezzamento e mettere la data di fine conversione dell’appezzamento o della particella in relazione alla tipologia e specie di prodotto che stiamo esaminando. La verifica del termine del periodo di con- versione attribuito alla particella e/o all’appezzamento e la congruenza di questo con i cicli vegetativi del prodotto vegetale che si sta consegnando o ritirando, è indispensabile per chi consegna i prodotti vegetali raccolti. Parimenti, tale verifica è essenziale anche per chi riceve i prodotti vegetali dagli operatori agricoli in modo da evitare sorprese e conseguenze, che a volte potrebbero essere molto gravi e coinvolgere, in declassamenti, grandi quantitativi di prodotti biologici. (*) Responsabile Ufficio Attività di Controllo e Certificazione Prodotti Biologici CCPB LA CONVERSIONE DEI VEGETALI E DEI PRODOTTI VEGETALI di Mauro Panzani* Scrivere di norme di conversione dei pro- dotti vegetali sembrerebbe essere, per questa rubrica, come voler fare un salto indietro nel tempo, riprendere un argo- mento che tutti ormai conoscono e che non ha bisogno di alcun approfondimen- to. Probabilmente è vero, ma dopo aver constato più volte, anche nel corso di quest’anno che l’argomento non è così chiaro a tutti, tengo a ribadire brevemente i concetti fondamentali della conversione dei vegetali e dei prodotti vegetali. Il riferimento normativo è l’articolo 36 del Reg. CE 889/2008, nel quale è scritto che per essere considerati biologici i vegetali e i prodotti vegetali devono essere stati coltivati secondo le norme previste dal Controllo CCPB
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    Area tecnicaArea tecnica 7 il CO NSORZIO IMPORTPRODOTTI BIO IN EUROPA NEL 2018 UNA PANORAMICA Controllo di Roberto Maresca* Da ottobre 2017, il Certificato di Ispezione CoI che deve accompagnare ogni spedizione destinata ad essere immessa in libera pratica nell'UE, è diventato elettronico e viene emesso utilizzando il sistema TRACES. Oltre ai vantaggi in termini di tracciabilità delle spedizioni di prodotti biologici provenienti da paesi terzi, il sistema ha permesso di iniziare a raccogliere dati preziosi e creare una base di dati relativi alle importazioni di prodotti biologici. Sulla base dei dati disponibili in TRACES, la Commissione Europea ha rilasciato una breve pubblicazione relativa alle importazioni di prodotti biologici in Europa avvenute nel corso del 2018. Nel 2018, l'Unione Europea ha importato un totale di 3,3 milioni di tonnellate di prodotti agroalimentari biologici, di cui il 57% sotto forma di materie prime e il 35% come altri prodotti primari; il resto si divide tra prodotti trasformati (incluso vino), preparazioni ali- mentari e bevande. Scendendo nel dettaglio, "Frutta tropicale, fresca o secca, noci e spezie" è la classe di prodotto più importata per un totale di 793.597 tonnellate (24,4%), seguita dai “Cereali”, che a livello aggregato rappresentano il 21,9% del totale delle importazioni con 715.578 tonnellate, “Panelli oleosi” (10,8% con 352.043 tonnellate), “Frutta e ver- dura” (9%) e “Semi oleosi” (6%). Sono 115 i Paesi Terzi che registrano le esportazioni; in termini di volume, la Cina è il principale fornitore di prodotti agroalimentari biologici importati, con 415.243 tonnellate di prodotti, pari al 12,7% del totale. Ecuador, Repubblica Dominicana, Ucraina e Turchia hanno ciascuna una quota dell'8% del mercato. Da una stima del valore dei prodotti importati è stato possibile valutare quali sono le categorie di prodotto più “preziose”; a causa del maggior valore unitario di altri prodotti primari rispetto alle materie prime, queste due classi di prodotti hanno quote simili nel valore totale delle importazioni, rispettivamente al 40,4% e al 40,1%. Passando alle categorie di prodotto è ancora una volta la "Frutta tropicale, fresca o es- siccata, noci e spezie" a rappresentare l’elemento di spicco, con il 27,2% del totale del valore stimato delle importazioni del 2018; seguono distaccati le categorie “Caffè, non torrefatto, tè sfuso e mate” (9%), “Frutta fresca o essiccata, esclusi gli agrumi e i frutti tropicali" (7,1%), “Riso” (5%) e “Cacao” /4,6%). In termini di valore, a sorpresa Perù e Cina rappresentano ex-aequo i primi for- nitori dell'UE, con una quota del 7,8% ciascuno, seguiti da Turchia e Repubblica Dominicana (6,8%). Al fine di valutare l'importanza relativa delle importazioni agroalimentari organiche sul totale delle importazioni agroalimentari nell'UE, è stata effettuata un'analisi della percentuale di prodotti biologici impor- tati sul totale, per categoria di prodotto. L’olio d'oliva biologico importato rappre- senta il 20,7% delle importazioni totali in EU. "Farine e altri prodotti dell'industria molitoria" hanno una quota del 15,2%; "Barbabietola e zucchero di canna" 11,0%; e "Riso" 10,9%. Mentre per la categoria “Frutta tropicale, fresca o secca, noci e spezie" (quella più importante in termini assoluti), le importazioni bio occupano solo il 9,0% delle importazioni di tale prodotto. (*) Responsabile di schema area BIO CCPB
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    Area tecnica 8 il CO NSORZ IO CERTIFICAZIONE DELL’ORTOFRUTTA A RESIDUOZERO Altrecertificazioni di Alberto Albertini* Iprimi prodotti ortofrutticoli “a residuo zero” hanno incontrato il favore dei consumatori e le prime richieste da parte anche della GDO arrivano ai principa- li fornitori italiani. Per queste aziende gli ostacoli e le difficoltà non mancano, soprattutto per quelle aziende che non hanno progettato e testato adeguata- mente il loro sistema. Ovviamente per sistema, in questo caso, intendiamo sia il sistema di rintracciabilità del prodotto e dei processi, ma soprattutto il disciplinare di coltivazione, ed in particolare di difesa dalle avversità, che deve includere anche le regole relative ai tempi di sospensione da rispettare. Ovviamente stiamo parlando di prodotti ottenuti da agricoltura integra- ta, quindi con la possibilità di utilizzare prodotti fitosanitari anche “non naturali”, ma utilizzando esclusivamente molecole da una parte efficaci nei confronti delle avversità che devono contrastare, dall’altra con una degradazione piuttosto veloce sul prodotto e comunque rispettando tempi di “sicurezza” tali per cui il residuo riscontra- bile sul prodotto sia inferiore a 0,01 mg/kg. Proprio questo è l’elemento fondamentale per raggiungere l’obiettivo, ed in particola- re è proprio la certezza che la degradazio- ne totale della molecola ed eventuali suoi metaboliti, avvenga in un certo numero di giorni, deve essere testato adeguatamente, proprio perché gli elementi che possono determinare comportamenti diversi sono molteplici, da quelli legati al clima (tem- peratura, umidità, ecc.), alle tecniche di applicazione. La fase di studio del disciplinare di pro- duzione deve essere pertanto curata in ogni minimo dettaglio, e gestita da tecnici agricoli e laboratori di prova competenti e qualificati. In particolare i laboratori di prova oltre ad essere in possesso di accre- ditamento ISO 17025 specifico, dovrebbero essere dotati della strumentazione tecnica che consente loro la massima precisio- ne nella determinazione e quantificazione delle sostanze, e partecipare con risultati positivi a prove valutative interlaboratorio (es. QS e FAPAS). Il nostro documento tecnico di prodotto (DTP 10) stabilisce le regole ed i requisiti da rispettare per valorizzare, certificandoli, i prodotti vegetali con abbattimento dei residui di pesticidi del 100%. Sono esclusi i residui di pesticidi naturali ammessi dal Reg. 834/2007 per l’agricoltura biologica (Rame, Azadiractina, ecc.) che ovviamente devono rispettare gli LMR fissati dal Reg 396/2005. A livello analitico abbiamo definito lo stes- so limite stabilito nel nostro paese per i prodotti biologici (inferiore a 0,01 mg/kg), ma tutto il sistema di controllo e certifica- zione è basato sulle garanzie derivanti da: • Fase di studio del comportamento della degradazione dei principi attivi; • Definizione di un disciplinare di produ- zione integrata con l’obiettivo dell’ab- battimento 100% residui; • Definizione di un piano dei controlli analitici interni alla filiera; • Sistema di rintracciabilità in tutte le varie fasi • Controllo e gestione della filiera da parte del richiedente la certificazione; • Riesame periodico del disciplinare di produzione e del sistema di gestione. (*) Responsabile Tecnico Ispezioni e Certificazioni di prodotto CCPB
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    9 il CO NSORZIO SOSTENIBILITÀ, BIODIVERSITÀ E CERTIFICAZIONEA SOSTEGNO DELL’AGRICOLTURA La biodiversità rappresenta la variabilità tra le tipologie di organismi viventi, ovvero la diversità biologica, all’interno delle specie e tra le specie, e gli ecosistemi naturali e produttivi. La Biodiversità oggigiorno è una tematica di grande importanza, molto trattata e da anni obiettivo strategico delle politiche comunita- rie e nazionali in materia agricolo-ambientale. La nuova commissione UE ne terrà conto nel- la prossima programmazione, in linea anche con gli SDG (Sustainable Development Goals) definiti dall’ONU obiettivi Agenda 2030 di sviluppo sostenibile. Alla luce di ciò è importante che le aziende siano attive nella conservazione e certificazio- ne dei prodotti, rendendo l’impresa agricola un’attività sostenibile e integrata, attraverso la biodiversità. Le buone pratiche produtti- ve contribuiscono infatti alla conservazione e all’uso sostenibile della terra, dell’acqua, degli animali, dell’energia, ecc. Per chi co- me CCPB si occupa di biologico da 30 anni, non poteva evitare di offrire al mercato uno standard in grado di misurare la biodiversità dei processi produttivi fondati sugli agro- ecosistemi. Per questo è stato attivato lo standard “Biodiversity Alliance”, un sistema di valutazione della biodiversità che prende in considerazione 12 indicatori la cui misura è di tipo quantitativo e di tipo qualitativo, la cui valutazione consente di ottenere la certi- ficazione. L’applicazione dello standard pre- vede il prelievo e l’analisi di una delle risorse fondamentali per qualsiasi tipo di produzione agroalimentare come il suolo. Si effettua la valutazione quantitativa dell’in- dice QBS-ar (Parisi V. 2001). L'indice si basa sul concetto di forma biologica; con questo termine si indica il grado di adattamento ana- tomico di un organismo alla vita nel suolo che consente la misura e l’analisi di tutti i gruppi di microartropodi presenti nel suolo (insetti, aracnidi, miriapodi, crostacei) e del modo in cui questa attività è influenzata e/o favorita dal metodo di produzione e gestione del suo- lo.Gli altri parametri valutati sono: il tipo di agricoltura (biologico, integrato o meno), la gestione del suolo in termini di fertilizzazio- ne, le modalità di controllo delle avversità, la presenza e la gestione delle aree verdi quali infrastrutture ecologiche, il ricorso ad insetti Altrecertificazioni di Giuseppe Maio* utili e pronubi, le strategie di incremento della biodiversità, il ricorso ad energie provenienti da fonti rinnovabili, l’adozione di pratiche agronomiche conservative e altre pratiche con l’obiettivo di aumentare la biodiversità. Parametri questi che rappresentano un indi- catore di come il processo di produzione favo- risca il miglioramento della biodiversità. Tale protocollo è applicabile dalla singola azienda o da operatori che a loro volta intendono valutare l’attenzione e il rafforzamento della biodiversità lungo la catena di fornitura ovve- ro presso le aziende da cui si approvvigionano di materie prime agricole. Diverse filiere produttive nazionali formate da migliaia di aziende, già da diversi anni hanno adottato questo standard, che ha permesso loro di valutare e certificare il loro lavoro e impegno in ottica sostenibile. La valutazione della biodiversità e la con- seguente valorizzazione attraverso approcci certificativi può rappresentare per il sistema agricolo e agroalimentare la possibilità di otte- nere, in particolare, diversi benefici, riduzione dei costi, miglioramento tecniche gestionali, visibilità e promozione prodotto. (*) Ufficio Controllo e Certificazione di Prodotto CCPB La partecipazione alle fiere 2019-2020 Come ogni anno saremo impegnati ad organizzare tanti eventi sia nel settore agro alimentare che nella co- smesi naturale e biologica in Italia, in Europa e nel bacino del Mediterraneo. Ecco il calendario delle principali manifestazioni a cui prenderemo parte con stand collettivi ed istituzionali e la realizzazione di convegni. SANA: 6 – 9 settembre 2019, Bologna - stand collettivo Da sempre fiera dedicata all’alimentazione e alla cosmesi. ANUGA: 5 – 9 ottobre 2019, Colonia - stand collettivo E’ il più grande appuntamento mondiale dell’agroalimentare. Avremo anche un’area ristorazione di degu- stazione di prodotti bio certificati. MAKING COSMETICS: 20-21 novembre 2019, Milano – stand istituzionale E’ un evento ormai consolidato nel settore cosmetico con oltre 5.000 mq di spazio espositivo. MARCA: 15-16 gennaio 2020 – Bologna - stand istituzionale È l’unica manifestazione italiana interamente dedicata alla marca commerciale. Due giorni di relazioni, workshop e dibattiti: è l’appuntamento per la business community del settore. BIOFACH - VIVANESS: 12 - 15 febbraio 2019, Norimberga – stand collettivo E’ il principale appuntamento della produzione di alimenti biologici a livello mondiale. Le passate edizioni hanno registrato decine di migliaia di visitatori specializzati provenienti da tanti paesi e una forte rappre- sentanza dell’Italia. Nell’area collettiva nel settore agroalimentare, allestita al padiglione 4 è prevista la consueta presenza del Ristorante Bio.it. COSMOPROF: 12 – 16 marzo 2020, Bologna - stand istituzionale Cosmoprof 2020 sarà ancora una volta, la manifestazione internazionale del Beauty per eccellenza, cen- tro di tendenze e di informazioni sul mondo globale della Cosmesi. B/OPEN: 1-3 aprile 2020, Verona – stand istituzionale E’ un nuovo evento b2b sulla filiera bio food e natural self-care, dove ‘B’ sta per business e biologico, e ‘Open’ rappresenta l’apertura internazionale ad un settore in crescita a livello globale. Un format in- novativo nato dall’expertise dell’ente fiera veronese nel mondo wine&food per riunire i professionisti di produzione, mercato e ricerca. COSMOFARMA: 17 – 19 Aprile 2020, Bologna - stand istituzionale Evento leader in Europa nell’ambito dei prodotti e servizi legati al mondo della farmacia. VINITALY: 19 – 22 aprile 2020, Verona - stand istituzionale La prima fiera al mondo per il settore del vino. MACFRUT: 5 – 7 maggio 2020, Rimini - stand istituzionale Manifestazione internazionale unica, dedicata a tutta la filiera ortofrutticola. CIBUS: 11 – 14 maggio 2020, Parma - stand collettivo E’ il Salone Internazionale dell’Alimentazione, confermatosi come l’evento di riferimento dell’agroali- mentare italiano. Una grande vetrina di visibilità internazionale con convegni e tavole rotonde su temi di attualità in ambito Food and Retail. Elisabetta Terzi, Organizzazione fiere e eventi Consorzio il Biologico
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    10 il CO NSORZ IO CCPB e conaltre importanti istituzioni: il suo contributo rappresenta un indiscusso valore aggiunto nei servizi in ambito cosmetico offerti da CCPB. Dottoressa Ciranni, come nasce la sua esperienza nel campo della cosmesi biologica e naturale? “Mi occupo di cosmesi da trent’anni e ho visto cambiare questo settore con una velocità incredibile, sia dal punto di vista normativo che formulati- vo. Il mio approccio alla cosmesi naturale e biologica nasce quasi per caso, ma prosegue con grande passione fin dai primi esordi, quando formulare un cosmetico “veramente” naturale era molto difficile.” Come è cambiata la cosmesi bio e naturale negli anni? “Come per tutti gli avanzamenti in campo scientifico, per stare al passo con la concorrenza dei prodotti convenzionali, è stata inevitabile la ricer- ca di ingredienti “green” che fossero oltre che funzionali anche validi in termini di gradevolezza, texture, ecc. Nell’ultimo decennio si è assistito ad una ricerca sempre più accurata di nuovi ingredienti con diverse funzioni, aventi le caratteristiche richieste per un cosmetico naturale o biologico, e questo ha portato quindi alla realizzazione di prodotti cosmetici naturali con caratteristiche molto simili ai cosmetici convenzionali.” Quali prospettive intravede all’orizzonte? Grazie alla ricerca scientifica, i prodotti naturali avranno un mercato sempre più in espansione e nello stesso tempo, come si sta osservando altrove, i prodotti sintetici saranno lentamente abbondonati per lasciare spazio a prodotti meno impattanti dal punto di vista eco-ambientale. La tendenza del settore è quella di dirigersi verso i principi di naturalità, biologicità e sostenibilità, tendenza confermata dal quadro attitudinale e comportamentale dei consumatori. Cosa potrebbe suggerire alle aziende che per la prima volta intendono affrontare la certificazione? Le criticità nella realizzazione di un cosmetico che risponda a requisiti di naturalità sono davvero molteplici e rappresentano una sfida im- pegnativa per il formulatore. Prima di tutto bisogna crederci, bisogna essere fortemente motivati: gli ostacoli e le difficoltà da affrontare, soprattutto all’inizio, possono essere tanti. Consiglio poi di instaurare un rapporto di massima fiducia e trasparenza con i fornitori di materie prime che svolgono un ruolo fondamentale nella scelta degli ingre- dienti. Inoltre è fondamentale anche la conoscenza dei metodi produt- tivi, delle proprietà chimico-fisiche, dell’efficacia e della sicurezza delle materie prime che si intendono impiegare nella formulazione. Non di- mentichiamoci infatti che il cosmetico biologico e naturale, come tutti gli altri deve, per prima cosa, rispettare le norme di sicurezza stabilite dall’Unione Europea. Ringraziando la dottoressa Anna Ciranni per la sua disponibilità, ricordia- mo quali servizi offre CCPB in campo cosmetico. Prima di tutto i due stan- dard sui cosmetici naturali e biologici che prevedono prodotti composti da ingredienti naturali o certificati biologici, e lo standard Natrue, tra i più validi a livello internazionale. Inoltre è stato attivato il servizio di validazione del calcolo degli indici di naturalità e biologicità di cosmetici e di loro ingredienti in base alla linea guida ISO 16128. CCPB è impegnato anche nella detergenza per la casa con lo standard BIOCEQ, nei profumatori di ambiente biologici, nei dispositivi medici biologici e dei prodotti con finalità cosmetiche per animali. (*) Resp. Schema Ufficio Controllo e Certificazione di Prodotto CCPB Scegliere prodotti cosmetici biologici e naturali significa avere cura di sé, ma anche dell’ambiente. Significa anche cogliere una domanda del mercato che è costantemente in crescita. E implica un ag- giornamento tecnico, scientifico e norma- tivo continuo. La dottoressa Anna Ciranni, esperta di cosmesi, da anni collabora con Altrecertificazioni di Costanza Marri* COSMESI BIOLOGICA E NATURALE, IL PARERE DELL’ESPERTACCPB SANA 2019 -AREA COSMESI PAD. 25 STAND - A65/B66
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    11 il CO NSORZIO L’impegno di CPPBconsiste nel per- seguire un elevato livello di sicurezza per la salute dell’uomo e un alto grado di sostenibilità e di tutela per l’ambiente. Perseguire i principi di uno sviluppo soste- nibile rappresenta una tendenza che inte- ressa trasversalmente diversi settori, da quello agroalimentare al settore cosmeti- co, fino ad arrivare all’industria tessile e al mondo della moda. In maniera particolare, la sostenibilità nella moda è sempre più in crescita espo- nenziale, crescita che ha interessato an- che CCPB con la nascita di uffici in Asia. L’impegno delle imprese per la salvaguar- dia dell’ambiente, della salute e per la realizzazione di condizioni di lavoro sicure può essere riconosciuto sul mercato con la certificazione dei propri prodotti. La certificazione diventa il mezzo per garan- tire una maggiore qualità di prodotto e controllo che tali criteri vengano rispettati. CCPB srl da anni è accreditato da IOAS per certificare la produzione sia di prodot- ti tessili biologici secondo gli standard Global Organic Textile Standard (GOTS) o Organic Content Standard (OCS), sia di prodotti tessili riciclati secondo i criteri stabiliti dal Global Recycle Standard (GRS) o dal Recycled Claim Standard (RCS). Vediamo insieme di cosa si tratta: • Il Global Organic Textile Standard (GOTS) è considerato il più importante LA SOSTENIBILITÀ NELLA MODA E LA CERTIFICAZIONE BIOLOGICA di Carmen Di Pinto* Altrecertificazioni standard per la produzione sostenibile di prodotti tessili realizzati con fibre na- turali derivate da agricoltura biologica, come cotone, lino, canapa, seta, lana. Il GOTS certifica che i prodotti sono costi- tuiti da almeno il 70% di fibre naturali coltivate secondo i principi dell’agricoltu- ra biologica, nel rispetto di stringenti cri- teri ambientali e sociali applicati a tutti i livelli della produzione, dalla raccolta in campo delle fibre naturali alle successive fasi manifatturiere, fino all’etichettatura del prodotto finito. Prodotti a cui è ap- plicabile il GOTS: fibre, filati, tessuti, ab- bigliamento, accessori tessili, giocattoli tessili, biancheria per la casa, materassi e biancheria da letto, come anche i pro- dotti per la cura della persona. • L’Organic Content Standard (OCS), è uno standard internazionale di proprie- tà di Textile Exchange, certifica che un prodotto tessile, finito o intermedio, sia costituito almeno del 5% da fibre natu- rali certificate biologiche. • Il Global Recycled Standard (GRS), certifica i prodotti ottenuti da materiale riciclato, nel rispetto di criteri ambientali e sociali. ll requisito fondamentale per determinare la conformità al GRS è che almeno il 20% del prodotto oggetto di certificazione deve provenire da mate- riale riciclato di pre-consumo e/o post consumo (ma solo i prodotti con almeno il 50% di materiale riciclato possono fa- re riferimento al GRS o utilizzare il logo GRS). La gamma di prodotti non è limi- tata ai prodotti tessili, lo standard può essere applicato a qualsiasi materiale riciclato. • Il Recycled Claim Standard (RCS) è applicabile a tutti i prodotti costituiti almeno dal 5% di materiali riciclati pre- consumo e post-consumo. Tutte le certificazioni descritte garantisco- no la rintracciabilità lungo tutto la filiera produttiva, dunque tutti gli stakeholder coinvolti nella produzione e commercio dei prodotti oggetto della certificazione sono sottoposti alla certificazione, dal campo in cui si coltiva il cotone ai fornitori delle materie prime riciclate, ad eccezione dei «material collectors» e «material concen- trators», nonché delle fasi di raccolta dei rifiuti e cernita selezione, raggruppamen- to. Solo nel caso del GOTS e del GRS gli standard prevedono il rispetto di stringenti requisiti sociali ed ambientali, che non rientrano tra i criteri di conformità degli standard OCS e RCS. Le organizzazioni cer- tificate GOTS o GRS devono disporre di un sistema di gestione ambientale attraverso il quale tracciare, misurare e monitorare gli indicatori ambientali significativi (consumo di acqua e energia, inquinanti in atmosfe- ra), gestire le acque reflue e lo smaltimento dei rifiuti. In aggiunta, sia il GOTS che il GRS, pongono un particolare interesse al controllo dei coloranti e degli ausiliari chi- mici impiegati nell’industria tessile e alla valutazione di essi in accordo ai criteri di tossicità e biodegradabilità. (*) Ufficio Controllo e Certificazione di Prodotto CCPB
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    12 il CO NSORZ IO IL 4 PERMILLE di Marco Acutis* Opinioni L’iniziativa 4 per mille è stata lanciata dalla Francia il 1° dicembre del 2015 nell’ambito della COP21. La conferenza ha negoziato l’accordo di Parigi, un ac- cordo globale sulla riduzione dei cam- biamenti climatici, il cui testo ha avuto il consenso dei rappresentanti delle 195 parti partecipanti. L'accordo è stato ratificato il 4 novembre 2016. A oggi 186 paesi hanno adot- tato tale accordo all'interno dei propri sistemi giuridici (attraverso la ratifica, accettazione, approvazione o adesione). L’adesione all’iniziativa del 4 per 1000 è su base volontaria e aperta a tutti, a livello di organizzazioni pubbliche e private, istituti di ricerca e singole imprese. L’obbiettivo dell’iniziativa 4 per 1000 è dimostrare che l’agricoltura e in particolare i suoli agricoli, possano svolgere un ruolo cruciale in materia di sicurezza alimentare e mitigazione e adat- tamento al cambiamento climatico, contribuendo allo sviluppo di una gestione agricola del territorio che consenta l’accumulo di carbonio nei suoli. L’ambizione dell’iniziativa è quindi quella di incoraggiare le parti interessate nel passare ad un’agricoltura produttiva, ma più in armonia con la salute del suolo e la sua resilienza, ponendo come obbiettivo principale la trasformazione della CO2 atmosferica in car- bonio nel suolo. È fondamentale precisare che opportuni metodi di gestione del ter- ritorio quali agricoltura conservativa, biologica, agro-forestry, favori- scono l’aumento della sostanza organica nel terreno e quindi del car- bonio. La sostanza organica è essenziale per la sicurezza alimentare e per conseguire con input ridotti produttività elevate, migliorando naturalmente la disponibilità di acqua e di elementi chimici, prima- riamente azoto e fosforo, indispensabili per la crescita delle piante. Si è calcolato che un tasso di crescita del 4 per mille all’anno del carbonio nei primi 30-40 cm di terreno, ridurrebbe significativamente la concentrazione di CO2 nell’atmosfera e quindi l’effetto serra. A tal proposito è stato dimostrato che sono le attività umane che in preva- lenza emettono grandi quantità di anidride carbonica, e che l’agricol- tura potrebbe avere una rilevante azione di mitigazione. L’obbiettivo di incremento di carbonio nel suolo previsto dall’iniziativa 4 per mille, a scala mondiale, è in grado di limitare l’aumento della temperatura terrestre entro la soglia di + 2°C, oltre la quale l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), indica che gli effetti dei cambiamenti climatici sul nostro pianeta, sarebbero devastanti. Tale proposito s’intende, non può essere realizzato a breve termine, ma l’assertività e la motivazione comune nel desiderare il cambiamen- to, sono l’unica speranza di conservare il nostro pianeta nel tempo. Riepilogando, oltre alla azione di mitigazione del climate change, i principali motivi per il quale è importante favorire l’accumulo della sostanza organica e quindi anche del Carbonio nel terreno sono i seguenti: • resistenza all'erosione del suolo • miglioramento delle disponibilità idriche del suolo • fertilità del suolo per le piante • biodiversità del suolo • Sicurezza alimentare, attraverso l’aumento della resilienza degli ---agro-ecosistemi Tutti questi punti sono indispensabili per avere la capacità di nutrire 9,8 miliardi di esseri umani nel 2050, che sarà possibile solo controllando il cambiamento clima- tico e preservando i terreni agricoli dal degrado. (*) docente di Agronomia Università di Milano CONSORZIOiL BIOLOGICOSoc.Coop.40126Bologna,VialeMasini,36 Hannocollaborato:LinoNorilinori@consorzioilbiologico.it FabrizioPivafpiva@ccpb.it-AlbertoAlbertinialbertini@ccpb.it CarmenDipintocdipinto@ccpb.it-GiuseppeMaiogmaio@ccpb.it RobertoMarescarmaresca@ccpb.it-CostanzaMarricmarri@ccpb.it MauroPanzanimpanzani@ccpb.it-DavidePierleonidpierleoni@ccpb.it FilippoPireddapressoffice@ccpb.it-RobertoSettirsetti@ccpb.it ElisabettaTerzieterzi@consorzioilbiologico.it