APPUNTI PER IL RECUPERO DELL’EX CASERMA PRANDINA A PADOVA
MEMORIA DEI LUOGHI E PROGETTAZIONE PARTECIPATA
Sergio Lironi
Vertical farms for Sunqiao-Shanghai (Sasaki)
ALMA MATER STUDIORUM UNIVERSITÀ DI BOLOGNA
DIPARTIMENTO DI ARCHITETTURA
CAMPUS DI CESENA
GIOVEDI’ 11 APRILE 2019
I segni della storia: Patavium, la città romana
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Tra il II e il I secolo a.C. le antiche città dei Veneti
avviano piani di sistemazione urbanistica e
monumentale, che le trasformano a tutti gli effetti
in città romane.
(L.Braccesi e F. Veronese, Padova romana)
Patavium e il sistema viario romano
Le centuriazioni del territorio patavino
I segni della storia: Patavium, la città romana
Sino agli anni Settanta del Novecento le tesi più accreditate di ricostruzione dell’assetto di
Patavium partivano dall’ipotesi che lo schema urbano dovesse essere di tipo ortogonale,
rispondente a quello caratteristico delle città di nuova fondazione, con la presenza di un cardo
e di almeno due decumani.
A sinistra: La griglia romana di
P a t a v i u m s e c o n d o l a
ricostruzione della studiosa
Cesira Gasparotto (1951)
A destra: Tentativo di
tracciamento di una rete
stradale regolare di cardi e
decumani, basato sulla
localizzazione dei ponti di
epoca romana (Vittorio
Galliazzo, 1971) Sergio Lironi
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I segni della storia: Il Naviglio “Cardo” di Patavium
La forma urbana della città romana venne condizionata dal precedente insediamento paleoveneto, sorto con
crescita spontanea nella grande ansa della Brenta e nella successiva controansa.
L’asse fondamentale dell’impianto cittadino continuò ad essere il corso del Meduacus, il flumen oppidi medium di
Tito Livio, attraversato da numerosi ponti in pietra. Un assetto monumentale ebbe il porto, situato lungo il
tratto compreso tra Ponte S. Lorenzo e Ponte Altinate. (L. Bosio, 1987)
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Anni Sessanta: il tombinamento del Naviglio
Tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta del Novecento il
Comune procede al tombinamento del Naviglio, anche al fine di
realizzare una nuova arteria stradale di attraversamento nord-sud del
centro cittadino. Intervento che ha comportato lo stravolgimento di
tutto l’antico tessuto edilizio.
Ponte S. Lorenzo
Lavori per
l’interramento
del Naviglio
a tre arcate, lunghezza complessiva 53 metri
Naviglio
alle Pescherie Sergio Lironi
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I segni della storia: La città medioevale
Il Comune di Padova, di fatto già costituitosi verso la fine dell’XI secolo, viene riconosciuto ufficialmente con la
pace di Costanza nel 1183.
A cavallo tra XII e XIII secolo Padova conosce una fase di rapido incremento demografico e di profondo
rinnovamento sociale, politico ed urbano. Nel 1218 si avvia la costruzione del Salone, poi innalzato tra il 1306
e il 1309. Nel 1222 viene fondata l’Università.
Tra il 1195 ed il 1210 si completa e consolida la costruzione della prima cerchia muraria attorno al nucleo
centrale urbano racchiuso nell’ansa fluviale.
Veduta prospettica di Padova
di Annibale Maggi
(1449, ma copia del ‘500)
Costituisce il primo effettivo
testo cartografico plausibile
della città.
L’anello interno è coronato da
9 torri, più la Torlonga del
Castello.
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Il triplo sigillo : Le mura medioevali
L’espansione demografica ed edilizia del
Duecento e formazione di nuovi borghi esterni
a l l ’ i s o l a c e n t r a l e , re n d e n e c e s s a r i o
l’allargamento delle vecchie mura.
Adriano Verdi
Comitato Mura
Nell’agosto del 1256, sotto il pericolo di un
imminente ritorno armato di Ezzelino, che
aveva governato Padova dal 1237 per quasi
vent’anni, viene scavato un fossato ad occidente
della città ed eretto uno spalto lungo quasi tre
miglia, forte di palizzate e torri di legno.
Negli anni successivi le palizzate vengono
sostituite da un vero e proprio muro, che verrà
completato nel 1270.
Il tracciato delle mura della seconda cerchia
verrà ripreso dalle nuove mura realizzate dagli
esponenti della Signoria Carrarese
(1318-1405)
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Le Muraglie vecchie di epoca Carrarese
Vincenzo Dotto, Padova circondata
dalle muraglie vecchie (1623)
Incisione eseguita per essere inclusa nel volume
Della Felicità di Padova di Angelo Portenari.
Ricostruisce l’estensione spaziale
raggiunta dalla città in età comunale e
signorile, prima della conquista di Padova
da parte dei veneziani e quindi prima
della costruzione della cinta bastionata
cinquecentesca.
Assume quali simboli connotativi
dell’immagine urbana: i recinti fortificati
visti da Nord; alcune tra le principali
emergenze architettoniche (“Il Palazzo”
della Ragione, il “Palazzo di Corte”, ossia
la reggia carrarese e il Castello)
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L’espansione ad ovest del Tronco Maestro
L’intera zona posta ad occidente del Tronco Maestro, sino al XIII secolo conserva il carattere di
zona extraurbana semirurale, tanto da venir chiamata, nell’alto Medioevo, Contrada delle Armerie,
ovvero terreno ove pascolavano gli armenti, e successivamente, sino al XVII secolo, Valverde.
Componenti costitutive della forma di
questo settore urbano risultano in primo
luogo il corso del fiume Bacchiglione
(Tronco Maestro) ed i tracciati delle vie di
collegamento con il territorio:
G. Poleni (1739)
Circuito difensivo
e di approvvigionamento
delle acque di Padova
- la via Euganea, già Strada Montanara in
età romana;
- la via S. Prosdocimo, che in epoca
romana costituiva il tratto iniziale della
Via Gallica che collegava Padova a
Vicenza (ma che verrà interrotta a
seguito della costruzione della cinta
muraria);
- la via Savonarola, che dalla metà del
Duecento diverrà la principale
direttrice verso Vicenza ed il Ducato di
Milano.
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Il canale di Battaglia ed il porto di San Giovanni delle Navi
Fondamentale per l’espansione politica e commerciale della
Padova del Duecento è stato lo scavo di nuovi canali navigabili: in
particolare il Canale di Battaglia (1189-1201) ed il Piovego (1209).
Il Canale di Battaglia consentiva di raggiungere la zona dei Colli
Euganei, essenziale per il rifornimento di materiali da costruzione
e legname, e, attraverso il canale di Cagnola-Pontelongo, la
laguna di Chioggia e quindi Venezia.
Al molo di Ponte San Giovanni delle Navi, sul Tronco Maestro,
attraccavano le imbarcazioni provenienti dalla zona euganea.
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Gli insediamenti monastici
Da Porta Saracinesca a Porta Savonarola
Tutto il settore urbano ad occidente del Tronco Maestro resterà
per secoli caratterizzato dalla presenza dei complessi monastici
fondati tra la fine del XII secolo ed il Duecento. Una presenza che
per lungo tempo favorirà gli insediamenti di famiglie patrizie,
eredi della tradizione feudale e connesse all’autorità vescovile,
piuttosto che la formazione di borghi di carattere popolare.
La zona assumerà, dunque, il carattere di zona residenziale
privilegiata, ove il palazzetto padronale, posto sulla riviera, può
godere di ampie prospettive aperte sul corso d’acqua.
(F. Semenzato)
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Chiesa e monasteri di San Benedetto
Giordano Forzatè e i monaci albi
Nel 1195 vengono costruiti la chiesa di San Benedetto e due
monasteri: uno di monache, posto a settentrione, l’altro di
monaci, posto a meridione. Priore del monastero è Giordano
Forzatè, che nel 1224 darà ufficialmente vita all’Ordo Sancti
Benedicti de Padua, meglio conosciuto come il movimento dei
“Monaci Albi” dalla veste bianca cara ai riformatori dell’ordine
benedettino. Una congregazione che riunirà in città e nella zona
dei Colli Euganei sino a 23 priorati (tra i quali quelli di S.
Giovanni da Verdara, di S. Giacomo di Pontecorvo e di Santa
Maria in Vanzo).
In polemica con il monachesimo benedettino tradizionale,
divenuto proprietario di cospicui patrimoni e chiuso in difesa dei
propri privilegi, le comunità dei monaci albi promuovono una
riforma della vita cristiana, si impegnano in opere di misericordia
e rivalutano il lavoro manuale. Legati al vescovado, affiancano la
causa dei “populares”, in ascesa verso la conquista di una
“cittadinanza” nella vita della polis.
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Chiesa e monasteri di San Benedetto
I monaci albi per molti aspetti anticipano e favoriscono l’insediamento in città dei nuovi ordini
mendicanti, che diventano nel Duecento i protagonisti della vita religiosa. Tra questi: gli Eremitani
(1199), i Francescani (1220), i Domenicani (1226).
Dal 1263 nei monasteri dei monaci
albi, per volontà del Comune,
vengono custoditi gli statuti cittadini.
Lo stesso Giordano Forzaté assume
in prima persona un ruolo di
riferimento nell’area guelfa veneta,
grazie anche a una serie di rapporti
diretti con la Curia romana,
svolgendo incarichi per conto di tre
papi (Onorio III, Innocenzo III e
Gregorio IX). Un ruolo che nel 1237
gli costerà l’arresto da parte di
Ezzelino da Romano.
Veduta assonometrica della città di
Padova di autore anonimo, pubblicata nel
Theatrum Celebriorum Urbium Italiae
dello Janssonius (1657 c.a).
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San Benedetto Vecchio
Veduta e pianta della chiesa e del monastero di San Benedetto Vecchio (Giuseppe Bombarda, 1764)
La chiesa di San Benedetto Vecchio conservò la sua originaria struttura romanica sino al 1612,
quando la badessa Aurora di Camposampiero promosse lavori di adeguamento, probabilmente a seguito
delle riforme liturgiche del Concilio di Trento. Si cambiò l’orientamento e la facciata, prima posta verso
ponente, fu rivolta a levante.
Spostato più a sud nel 1262 il monastero maschile, il monastero femminile diviene una delle più
importanti istituzioni ecclesiastiche di Padova. Tra il 1356 ed il 1397 vi fu badessa Anna Buzzaccarini,
cognata del principe Francesco il Vecchio, che fece adornare riccamente a proprie spese le strutture.
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San Benedetto Vecchio
Con i decreti napoleonici del 1810 il monastero benedettino fu soppresso e trasformato in
caserma di artiglieria, mentre la chiesa fu affidata al clero secolare e assunse il titolo di
parrocchiale, assorbendo quello della chiesa di San Leonardo.
Agli inizi del XX secolo l’edificio subì numerosi interventi di restauro, ma l’11 marzo 1944 i
bombardamenti degli alleati devastarono la struttura e distrussero numerose opere d’arte.
Padova, I rilievi del centro storico, 1988 Sergio Lironi
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San Benedetto Vecchio
Prospetti orientale ed occidentale della
chiesa di San Benedetto Vecchio.
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Il corniolo di Giordano Forzatè
Si narra che Giordano Forzaté, fatti costruire la chiesa e i due monasteri di San Benedetto, abbia piantato al
centro del cortile riservato alle monache la bacchetta di corniolo, da lui usata per tracciare nel terreno le
linee del monastero. La bacchetta germogliò divenendo ben presto una pianta rigogliosa, le cui foglie e i frutti
avevano virtù taumaturgiche.
Giardino Capodilista in via Umberto I
Il 2 dicembre 1811, dopo la soppressione del monastero, l’albero prodigioso fu trapiantato nel giardino dei
Capodilista, ramo collaterale dei Forzaté.
Giovan Francesco Capodilista Sergio Lironi
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San Benedetto Novello
A causa dei contrasti sorti tra i due monasteri e la loro eccessiva vicinanza indusse la Sede
Apostolica ad ordinare la demolizione di quello occupato dai frati, che, nel 1262, ricostruirono la
loro nuova sede “trecento settantadue piedi lontano da quella delle monache”.
Dopo una fase di decadenza il monastero venne ceduto all’ordine degli Olivetani, che ricostruirono
prima i chiostri (1504) e poi la chiesa abbaziale (1567).
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San Benedetto Novello
Gli Olivetani ressero l’abbazia sino al 1810, quando il
complesso finì alienato in seguito ai decreti
napoleonici.
Per un periodo lo acquistò la famiglia Zugno, che lo
riadattò a residenza. Poi a fine Ottocento venne
occupato da una comunità di monache di clausura,
che lo dedicarono alla Visitazione di santa Maria.
Da qualche anno il monastero è disabitato, mentre
la chiesa, più volte ristrutturata, è utilizzata da una
comunità di rito ortodosso.
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La chiesa e il monastero di S. Agostino
Opera dell’architetto Leonardo Murario, detto il Rocalica, la chiesa
di S. Agostino venne eretta tra il 1226 ed il 1275. Costituiva “il
più bell’edificio del medio evo che avesse Padova dopo la basilica di
Sant’Antonio” (P. Selvatico).
La chiesa venne affidata all’ordine dei Domenicani, che occupavano
l’annesso monastero.
Vi erano sepolti Pietro d’Abano ed alcuni esponenti della famiglia
dei Da Carrara (Jacopo II, Ubertino III e Jacopo V).
Incisione di Marino Urbani
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La caserma Piave
1810. Soppresso l’ordine dei Domenicani, il monastero viene utilizzato come caserma.
1819. La chiesa viene demolita su ordinanza del governo austriaco. Le tombe dei Da Carrara vengono
traslate alla chiesa degli Eremitani.
Con il Regno d’Italia l’ex monastero viene destinato al Quartiere di Cavalleria “Principe Amedeo”.
Dall’archivio Vittorio Dal Piaz
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L’ex caserma Piave
Dismessa da qualche anno, l’ex caserma Piave è stata acquistata dall’Università di Padova.
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Un concorso di progettazione per un Campus universitario
L’Università di Padova ha indetto nel 2018 un
concorso di progettazione a procedura ristretta per
l’elaborazione di un progetto di fattibilità tecnica ed
economica per il nuovo Campus delle Scienze
sociali ed economiche nella ex caserma Piave.
E’ facile prevedere che la nuova destinazione d’uso
modificherà profondamente l’assetto sociale ed
economico di tutto il settore urbano.
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S.Giovanni e S.Prosdocimo
Menzionati già nel 1166, la Chiesa e l’Ospizio di S. Giovanni di
Gerusalemme facevano capo all’Ordine dei Cavalieri
Gerosolimitani, legati all’impegno militare in Terra Santa
Al 1180 risalgono il primo monastero e la chiesa di S. Prosdocimo,
che verranno però demoliti e ricostruiti nel 1256 per consentire la
realizzazione dei nuovi spalti difensivi.
Alla fine del Quattrocento vengono realizzati un nuovo monastero
ed una nuova chiesa, ampliati nel corso del Cinquecento ed
occupati da suore dell’ordine benedettino.
Con i decreti napoleonici il complesso venne adibito ad usi militari.
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Borgo di Ponte Molino e via Savonarola
Il Borgo di Ponte Molino è uno dei più
antichi borghi medioevali esterni ai navigli.
Del borgo fa parte anche la Contrada di San
Leonardo, che assume una autonoma
connotazione con la costruzione della chiesa
di San Leonardo (nei pressi di un preesistente
Ospizio) e con la costruzione in forma stabile,
nel 1281, del ponte omonimo.
I mulini galleggianti alimentati
dalle acque del Tronco Maestro
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Contrada Savonarola
Nella Contrada di via Savonarola si
localizzano numerose attività artigianali
(lapicidi, orafi, ecc) ed attività commerciali
che richiamano una popolazione industriosa e
popolare.
Determinante per lo sviluppo della via fu la
costruzione, a metà del XIII secolo, della
seconda cinta muraria occidentale, dotata di
due sole porte: la Porta San Giovanni per i
collegamenti con i territori sud-occidentali e
la Porta Savonarola per quelli nord
occidentali.
Allo sviluppo del rione contribuì inoltre
l’insediamento della prima comunità ebraica,
attratta dalla liberalità degli statuti comunali
di Padova in loro favore.
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Contrada Savonarola
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Le riviere e i ponti
Essenziali per l’immagine e l’accessibilità dei
complessi conventuali sono il rapporto con le
riviere e con il fiume ed i collegamenti con il
centro urbano più antico.
Un rapporto, quello con le acque del Bacchiglione,
attualmente in parte compromesso dal traffico
relativamente intenso che percorre le riviere, che
comunque permangono uno degli angoli
paesaggisticamente più interessanti della città.
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Le riviere e i ponti
Ponte di S. Michele (1191)
sostituito dall’attuale ponte in ferro della Specola
Ponte S. Agostino (1522)
collegava la città con la Basilica di S. Agostino
in precedenza ponte in legno
Ponte S. Giovanni delle Navi (1285)
Ponte dei Tadi (1287)
Ponte in ferro di San Benedetto (1881)
in precedenza ponte in legno del Duecento
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Le riviere e i ponti
Ponte di S. Agostino
Costruito originariamente, nel 1100, in legno, venne
poi sostituito nel Cinquecento dall’attuale ponte in
pietra (1522).
Un ponte in pietra del 1191 esisteva anche più a sud
(ponte di S. Michele), sostituito in età
contemporanea dal ponte in ferro della Specola.
Ponte S. Giovanni delle Navi
Nel 1282 è documentata la costruzione del molo in
pietra per le imbarcazioni a nord del ponte. Subito
dopo, nel 1285, viene rifatto il ponte a tre arcate,
fondato su un preesistente ponte di epoca romana
Ponte S. Agostino Ponte S. Giovanni Sergio Lironi
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Le riviere e i ponti
Ponte dei Tadi
Riprende il Pons Vicentinus di epoca romana, di cui
ingloba probabilmente le spalle e le pile.
La sua costruzione nelle forme attuali a tre arcate
(di cui solo le due orientali attualmente in vista)
viene fatta risalire al 1287.
Prende il nome da una illustre famiglia padovana
che nei vicini palazzi anticamente risiedeva.
Ponte in ferro di S. Benedetto
Sin dal Duecento vi era qui un ponte il legno,
sostituito nel Cinquecento da un ponte in pietra e
poi nell’Ottocento dal ponte in ferro (1881).
Ponte S. Agostino Sergio Lironi
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Le “Muraglie nuove” del Cinquecento
Padova circondata dalle muraglie nuove
Vincenzo Dotto (1572-1629)
in Angelo Portenari,
Della felicità di Padova, Padova 1623
Porta Savonarola (G.M. Falconetto, 1530)
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La cinta bastionata cinquecentesca
Il tracciato della nuova cinta bastionata cinquecentesca realizzata dai Veneziani (tra il 1526 e il 1530 in
questo settore urbano), segue sul lato occidentale l’andamento delle precedenti mura del Duecento e di
quelle realizzate tra il 1337 ed il 1345 da Marsilio da Carrara e dal suo successore Ubertino.
Porte e bastioni delle nuove mura diverranno uno degli elementi più fortemente caratterizzanti la forma
e l’immagine della città.
a destra:
I complessi conventuali di San
Benedetto Vecchio (84) e di
San Benedetto Novello (89)
nella carta di Padova disegnata
da Vincenzo Dotto (1623). Sergio Lironi
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La Pianta di Padova di Giovanni Valle (1779-1784)
Tentativo di classificazione delle aree verdi rappresentate nella carta di Giovanni Valle
(Emanuela Casti Moreschi in Padova il volto della città)
Il 42% della superficie totale della città risulta costituito da aree verdi
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Giardini e orti dei monaci benedettini albi
Nella carta del Valle, la prima realizzata con un rilievo esatto dello stato di fatto, le aree verdi sono
rappresentate in maniera dettagliata e lasciano ipotizzare gli usi e il tipo di colture praticate.
Adiacenti ai conventi vi
sono i giardini, gli alberi
da frutta e gli orti.
«I filari di alberi fanno
p e n s a r e a l l a
coltivazione promiscua
della “piantata veneta”,
d o v e a l l a v i t e s u
sostegno vivo venivano
inframmezzati i cereali.
L ’ a p p e z z a m e n t o
delimitato da filari
d’alberi si differenzia
nel segno grafico dalla
vegetazione erbacea,
facendo intendere
colture diverse»
«Nelle aree “più esterne”, ma sempre comprese nella cinta muraria, la funzione agricola appare chiara: dimensione,
conduzione, irrigazioni, sono fattori che ce la prospettano in modo incisivo ed evidente» (E. Casti Moreschi).
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La trasformazione in caserma
Con la confisca dei beni ecclesiastici voluta da Napoleone, nel 1810 il complesso monastico di San Benedetto
Novello viene destinato a fini militari.
Sino al 1888 non vengono realizzate nuove edificazioni. Per quasi sette secoli dunque gli spazi aperti di questa
parte di città si caratterizzano come vera e propria campagna urbana.
E’ questa la motivazione di fondo che ha fatto estendere il vincolo della Soprintendenza a tutta l’area, «… in
quanto porzione di compendio di origine medievale posto nell’area tra la cinta comunale e il sistema bastionato,
quale testimonianza rilevante ed irrinunciabile del rapporto morfologico storicamente attestato tra insediamenti
urbani e sistema fortificato».
Vincenzo Voltolina, Pianta della città di Padova, 1840
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Il catasto napoleonico (1810-1811)
In epoca napoleonica il decreto n.62 del 13 aprile 1807 stabilisce che tutti i Comuni del Regno d’Italia siano dotati di
mappa topografica del rispettivo territorio in scala 1:2000, ma in certi casi, se si tratta di città, la scala è di 1:1000.
Alla mappa vengono associati i Sommarioni, con il nome dei proprietari e la denominazione delle particelle.
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Destinazioni d’uso
del suolo dedotte dal
Catasto napoleonico.
Il catasto napoleonico (1810-1811)
Vittorio Dal Piaz
Comitato Mura di Padova
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Il Piano Regolatore Edilizio del 1872
Piano Regolatore Edilizio del 1872
Vi sono previsti alcuni nuovi tracciati stradali
interni alla città storica e l’apertura di una prima
breccia nelle mura lungo l’asse dell’attuale via
Beato Pellegrino.
Ancora nessuna nuova edificazione appare
indicata nell’area della caserma di San
Benedetto.
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ex caserma
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Reggimento di Artiglieria da campagna (1888)
Catasto italiano del 1889
Compaiono per la prima volta i nuovi
fabbricati realizzati negli spazi un tempo
destinati ad orti e giardini
Si modifica anche la facciata orientale dell’ex
monastero di San Benedetto, con la
demolizione di alcuni corpi di fabbrica
preesistenti.
Sergio Lironi
ex caserma
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Reggimento di Artiglieria da campagna (1888)
Con la destinazione della caserma quale sede operativa di un Reggimento di Artiglieria da campagna, vengono acquisiti
nuovi terreni a sud e si avvia la costruzione di numerosi nuovi fabbricati. Tra questi: la Cavallerizza coperta; quattro
padiglioni destinati a scuderie; tre casermette; vari magazzini, tettoie per carreggio, magazzino polveri, etc.
Ad ovest il confine segue il tracciato della strada di circonvallazione interna di epoca rinascimentale.
Vittorio Dal Piaz
Comitato Mura
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Lo spostamento di via Orsini
Nel maggio del 1913 il Consiglio comunale approva una proposta di permuta con l’Amministrazione
Militare. La Convenzione, sottoscritta il 15 giugno 1914, prevede la concessione di un ampliamento della
caserma in cambio dell’acquisizione di un’area al Portello (attuale via Gradenigo) precedentemente
adibita a campo di tiro per l’esercito. L’atto verrà perfezionato il 22 ottobre 1922.
Comitato Mura
L’ampliamento verso ovest
della caserma consente la
costruzione di alcuni nuovi
fabbricati e comporta lo
spostamento della via di
circonvallazione interna (via
Orsini) a ridosso della mura
cinquecentesche, dove già tra il
1880 ed il 1890 era stato
eliminato il terrapieno.
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I nuovi fabbricati: 1913 - 1925
Vittorio Dal Piaz
Comitato Mura Sergio Lironi
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Reggimento di Artiglieria da campagna
Esercitazioni del Reggimento di Artiglieria all’interno della caserma (archivio V. Dal Piaz)
sullo sfondo le stalle e la Cavallerizza.
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Reggimento di Artiglieria da campagna
Vista aerea della caserma e della chiesa di San Benedetto (archivio V. Dal Piaz) Sergio Lironi
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Piano Regolatore di Ampliamento del 1923
Adottato il 6 febbraio 1923
dal Consiglio Comunale di Padova,
diviene Legge dello Stato il 25 luglio 1925
Propone, in previsione di un incremento di
popolazione di 120.000 abitanti in 40 anni,
un’espansione omogenea degli insediamenti
urbani in ogni direzione attorno alla città
antica per una profondità variabile da 600 a
900 metri.
I servizi rimangono concentrati nel centro
città (dove si sono programmati interventi
di radicale “modernizzazione”).
Le aree di espansione sono caratterizzate
da una fitta rete viaria che appare
unicamente finalizzata a facilitare le nuove
lottizzazioni e le comunicazioni.
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Il progetto esecutivo viene predisposto dall’arch. Gino
Peressutti, per conto della società A.P.E. alla quale
l’Amministrazione Comunale ha affidato in concessione
gli espropri e l’attuazione del piano.
Progetto Quartieri Centrali di S. Lucia e del Ghetto Progetto Quartiere Vanzo (Città Giardino)
Un piano che mantiene tutte le funzioni direzionali
e i servizi civici all’interno della città storica,
circondata da anonime periferie destinate agli
insediamenti industriali ed alla residenza popolare.
Piano Regolatore di Ampliamento del 1923
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Si propone una maggior tutela del
centro storico e la formazione di
nuovi quartieri caratterizzati da
una propria identità e da un
sufficiente grado di autonomia
funzionale.
Piano Regolatore di Ampliamento proposto dal Gruppo degli Urbanisti Romani nel 1927
Un disegno organico
per la città contemporanea
Sergio Lironi
ex caserma
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Primi studi per una strada di raccordo
tra il centro a Barriera Savonarola,
alternativa a quella prevista dal Piano
Regolatore del 1922.
Primi studi per Corso Milano (1937-1938)
Luigi Piccinato (1937-1938)
Il tratto finale di corso Milano verrà
realizzato negli anni Cinquanta.
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Luigi Piccinato
Primi studi per Corso Milano (1937-1938)
1928 - Apertura della breccia di Porta Savonarola
Particolari per lo studio di
una strada di raccordo tra il centro
e Barriera Savonarola,
alternativa a quella prevista dal
Piano Regolatore del 1922.
Sergio Lironi
ex caserma
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Corso Milano
Una barriera da superare tra riviera San Benedetto e borgo Savonarola
Sergio Lironi
ex caserma
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Il PRG di Piccinato (1954-1957)
Il Piano Regolatore Generale del 1957
e l’ipotesi di lottizzazione delle aree
della caserma Prandina
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
> Il Piano Regolatore di Ampliamento del 1925 prevede di fatto una crescita a macchia d’olio
della città, con la formazione di quartieri periferici privi di identità ed autonomia.
> Il PRG di Luigi Piccinato del 1954-1957 tende invece a configurare un’espansione urbana di
forma stellare, al fine di consentire la penetrazione di cunei di verde agricolo che si
connettono alle aree di verde pubblico ed al previsto Parco delle Mura.
Il Piano prevede inoltre una differenziazione funzionale delle diverse aree urbane ed una
relativa autonomia dei nuovi quartieri nei confronti del centro storico.
Luigi Piccinato: Piano Regolatore Generale 1954-1957Piano Regolatore di Ampliamento, 1925
Due diversi scenari di crescita urbana:
Sergio Lironi
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PRANDINA
Nuove costruzioni e demolizioni : 1943 - 2017Arch.VittorioDalPiaz-ComitatoMura
Sergio Lironi
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PRANDINA
Previsioni del Piano degli Interventi del Centro Storico
Tutta l’area è destinata a
Verde pubblico e attrezzato.
Per i fabbricati è prevista la demolizione
senza ricostruzione.
Ma successivamente sono intervenuti i
vincoli posti dalla Soprintendenza ai Beni
Ambientali
«Le aree per verde pubblico attrezzato sono destinate
alle attrezzature sportive pubbliche o di interesse
pubblico e per il tempo libero. In dette aree è
consentita la costruzione di edifici e impianti per lo
sport e il tempo libero, pertinenti e funzionali
all’impianto, ed i servizi ad essi relativi, nonché le reti
idriche, fognanti, canalizzazioni irrigue ed eventuali
condutture energetiche, con esclusione di ogni altro tipo
di destinazione… La superficie coperta degli edifici
non deve superare 1/7 della singola area indicata dal
PRG/PI per il verde pubblico attrezzato… »
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
1971 : Una legge per autorizzare la vendita
il 1° luglio 1971 la 5^ Commissione del Senato della
repubblica approva, in sede deliberante, un apposito
Disegno di Legge (già approvato dalla Camera dei
Deputati nella seduta del 28 aprile 1971) per autorizzare a
vendere a trattativa privata al Comune di Padova circa
49.000 mq del compendio immobiliare dello Stato
denominato “Caserma Prandina” (compendio immobiliare
di complessivi 65.989 mq).
Premesso che il «…il Comune di Padova ha ripetutamente
chiesto di poter acquistare questo compendio immobiliare
per destinarlo a verde pubblico, facendo presente che si
tratta di una occasione veramente preziosa e forse
irripetibile per poter dotare la città, nella sua zona
centrale, di un minimo di verde e spazi aperti »,
Il prezzo, stabilito dall’Ufficio Tecnico Erariale e
concordato tra le amministrazioni interessate, viene fissato
in lire 760 milioni di lire.
La compravendita, prevista entro tre anni, non venne però
perfezionata ed il Comune acquisì solo un’area marginale
di 4.123 mq, dove venne realizzato il “Giardino dei
Cavalleggeri” di corso Milano.
Sergio Lironi
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PRANDINA
1989 : Una proposta di permuta
Nel 1989 l’Amministrazione militare, ancora proprietaria dell’area, propone al Comune la cessione della stessa quale
contropartita della costruzione di otto palazzine, per un complesso di 72 alloggi, in un’area demaniale di via Michelotti in
zona Chiesanuova. Per ridurre il valore della stima effettuata dall’Ufficio Tecnico erariale relativa all’area della Prandina e
consentire la permuta a valori paritari, il Comando militare provvide all’abbattimento di diversi fabbricati.
L’Ufficio tecnico comunale predispose il progetto delle nuove palazzine, ma ancora una volta, giunti al dunque,
l’Amministrazione comunale non finanziò l’intervento e rinunciò alla sottoscrizione dell’accordo. Sfumata la permuta, la
proprietà dell’area fu trasferita al Demanio dello Stato.
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
2015 : Mobilitazione per trasformare le caserme in parchi
Sergio Lironi
ex caserma
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Mibac : Spazi per centri di produzione artistica
Il Ministero dei Beni Culturali, in accordo con l’Agenzia del
demanio, con un proprio decreto del 22 dicembre 2015
inserisce gli stabili della Prandina nell’elenco nazionale degli
spazi da assegnare a canone agevolato a cooperative ed
associazioni di artisti e da destinare alla realizzazione di
centri di produzione artistica, musica, danza e teatro
contemporaneo, mettendo altresì a disposizione appositi
contributi a fondo perduto per i necessari lavori straordinari.
Nel dicembre 2018, gli stabili della Prandina vengono
depennati dall’elenco, «… per gravi problemi strutturali e di
agibilità».
Sergio Lironi
ex caserma
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2018 : Protocollo d’Intesa per la permuta
Il 20 giugno 2018 è stato sottoscritto un Protocollo d’Intesa
tra il Comune, l’Agenzia del demanio ed il Ministero
dell’Interno, che prevede la permuta entro il 2019 di quota
parte della Prandina con l’area di via Anelli dove sorgerà la
nuova Questura.
Una permuta subordinata alla preventiva acquisizione da
parte del Comune di tutto il complesso della Serenissima
(delle 280 abitazioni, 145 risultano ancora di proprietà privata
e 37 di proprietà dell’Ater), alla demolizione dei fabbricati
esistenti ed alla bonifica dell’area.
Complesso la Serenissima di Via Anelli
Le aree della caserma Prandina vengono consegnate
anticipatamente al Comune «… allo scopo di consentirne la
custodia e la vigilanza».
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Il protocollo d’Intesa per la permuta
Vista aerea della caserma e della chiesa di San Benedetto Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Superfici (rilievi V. Dal Piaz)
mq 1048
mq 503
mq 4.123
mq 1038
mq 256
mq
316
mq
186
mq 434
mq
305
mq 297
mq 1333
mq 322
mq 868
mq 1238
mq 995
mq 35.777
Sergio Lironi
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Vincoli Soprintendenza
Con propri provvedimenti del 9 dicembre 2014 e del 19 gennaio 2017, le competenti Soprintendenze
hanno dichiarato di interesse culturale i tre fabbricati evidenziati in planimetria, che risultano quindi
sottoposti alle disposizioni di tutela della legge. Motivano detti provvedimenti sia il fatto che gli immobili
fanno parte di un compendio di origine medievale, sia in relazione alla loro tipologia «… che ben rispecchia
gli stilemi degli edifici funzionali ottocenteschi e novecenteschi, che presentano caratteri architettonici di
un certo rilievo, riferibili all’architettura militare del XIX-XX secolo».
I provvedimenti stabiliscono
inoltre che tutta l’area sia da
« … s a l v a g u a r d a r e
integralmente in quanto
testimonianza rilevante ed
irrinunciabile del rapporto
morfologico storicamente
attestato tra gli insediamenti
urbani ed il sistema fortificato».
Ai sensi degli artt. 20 e 21 del d.lgs.
42/2004 i beni culturali non
possono essere adibiti ad usi non
compatibili con il loro carattere
storico o artistico e l’esecuzione di
opere e lavori di qualunque genere
è subordinata ad autorizzazione del
soprintendente.
Cavallerizza
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
La Cavallerizza
rilievi Vittorio Dal Piaz
Comitato Mura
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
La Cavallerizza
(rilievi Vittorio Dal Piaz - Comitato Mura)
Struttura vincolata dalla
Soprintendenza e non ancora
del tutto compromessa dal
punto di vista strutturale.
E’ caratterizzata da murature
portanti perimetrali in mattoni
e da una copertura a due falde
in legno con capriate palladiane
composte.
Sergio Lironi
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Ex scuderie
Sergio Lironi
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PRANDINA
Ex scuderia (esterna all’aria oggetto di permuta)
E’ l’unico padiglione conservato integralmente, da
un punto di vista volumetrico, dei quattro un tempo
destinati a scuderie. Trasformato all’interno nel
corso degli anni per destinarlo a magazzini e in
parte ad alloggi.
Presenta una struttura di copertura lignea “alla
lombarda”, ovvero con arcarecci rinforzati che
poggiano sulle murature trasversali di sostegno. Sul
colmo abbaini a guisa di pozzo di luce.
E’ caratterizzato da una struttura modulare.
All’edificio centrale più alto si affiancano due volumi
secondari più bassi.
Sergio Lironi
ex caserma
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Ex scuderia (esterna all’aria oggetto di permuta)
rilievi Vittorio Dal Piaz
Comitato Mura
Sergio Lironi
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Ex scuderia (interna all’aria oggetto di permuta)
(rilievi Vittorio Dal Piaz - Comitato Mura)
Dei quattro moduli costituenti l’originale
padiglione destinato a scuderie, ne sono rimasti
solo i due meridionali, trasformati all’interno a
seguito di nuove destinazioni d’uso.
Sergio Lironi
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PRANDINA
Il Giardino e la Sala Cavalleggeri
Il giardino e la “Sala Cavalleggeri”, già in proprietà
del Comune.
La sala di 180 mq fa parte di un fabbricato di
maggiori dimensioni, che rientrerà nella futura
permuta.
Il giardino è stato attrezzato per il gioco dei
bambini, anche se l’intenso traffico che
caratterizza corso Milano ne rende problematico
l’utilizzo.
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Il Giardino e la Sala Cavalleggeri
Un ”parco” inquinato dal traffico
e oscurato dai cartelloni pubblicitari ! Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Si apre il dibattito pubblico
Sergio Lironi
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il percorso partecipativo di Agenda 21
febbraio / maggio 2019
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
PRESSToday (l.passi@legambientepadova.it) Salvo per uso personale e' vietato qualunque tipo di redistribuzione con qualsiasi mezzo.
Salute umana e inquinamento urbano
fonte: ARPAV
Secondo il Rapporto dell’ottobre 2018 dell’Agenzia
Europea dell’Ambiente (AEA), in Italia le morti
premature causate dall’esposizione alle polveri sottili
sono 60.600, mentre 20.500 sono quelle dovute
all’NO2.
Dei 41 paesi presi in considerazione, l’Italia è prima in
valori assoluti per i decessi dovuti all’NO2, seconda
dopo la Germania per le morti dovute al PM 2,5
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Indagine
sull’impermeabilizzazione dei suoli
23 aprile 2016
Isole di calore
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
PUMS e Mobilità sostenibile
Quasi la metà delle persone che si spostano ogni giorno nel territorio di Padova non è residente. Circa il 60%
dei pendolari che entrano a Padova utilizza mezzi privati.
Complessivamente nel territorio comunale la quota di spostamenti effettuati con mezzo privato (auto e moto) è
pari al 51%. Una percentuale che, secondo gli studi per il PUMS, dovrà ridursi al 35% entro il 2030, se si
vuole conseguire l’obiettivo della riduzione del 40% delle emissioni climalteranti (Patto dei Sindaci).
Comune di Padova, Settore Programmazione e Statistica
Se, come fa il PUMS del
Comune di Bologna, ci si
pone anche l’obiettivo di
ridurre di almeno il 70% le
principali emissioni
inquinanti, la percentuale di
spostamenti effettuati con
auto e moto dovrà ridursi a
circa il 26%.
Obiettivo 2030
Dimezzare
gli spostamenti effettuati
con autoveicoli privati !
(elaborazione su dati Censimento 2011)
Sergio Lironi
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PRANDINA
Centri di mobilità esterni all’abitato
?
L’eventuale realizzazione di un mega-parcheggio alla Prandina, all’interno del centro storico, comporterebbe
inevitabilmente un incremento del traffico veicolare privato in ambito urbano e quindi un incremento
dell’inquinamento e delle emissioni climalteranti.
La soluzione dei problemi relativi al traffico di Padova risiede necessariamente nel potenziamento del trasporto
pubblico e nella realizzazione di una rete di parcheggi scambiatori a scala metropolitana (centri di mobilità).
Sergio Lironi
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PRANDINA
Indagine
sull’impermeabilizzazione dei suoli
Verde urbano : Standard urbanistici
Giardini dell’Arena *
21.000 mq
Parco Fistomba
14.754 mq
Giardino della Rotonda
5.163 mq
Città dei bambini
via s. Eufemia
9.460 mq
Giardino S. Giustina
5.519 mq
Isola Memmia
19.928 mq
Giardini B. Giuliano *
via Morgagni
6.385 mq
Giardino Alicorno
9.084 mq
Parco gioco
G. Perlasca
8.195 mq
Giardino S. Appiani
11.000 mq
Sommando le superfici di tutte le aree verdi
con dimensioni superiori ai 5.000 mq, si
ottiene una superficie complessiva di 121.258
mq, a cui corrisponde un indice di
4,35 mq/abitante.
Sommando le superfici di tutte le aree verdi
censite dal settore Verde del Comune, si
ottiene una superficie complessiva di 137.032
mq, pari ad un indice di
4,91 mq/ab
PRANDINA
* La superficie indicata per i Giardini dell’Arena
è inferiore a quella riportata nel sito del
Comune, in quanto va sottratta la superficie
recentemente destinata ad area museale.
Alcune aree verdi, quali quella di via Morgagni,
pur inserite nel conteggio, difficilmente si
possono considerare parchi urbani.
Lo standard di Verde pubblico richiesto dalla
regione Veneto è pari a 15 mq/ab, riducibili a
7,5 mq/ab qualora si dimostri l’impossibilità
di raggiungere le quantità minime.
Parchi e giardini pubblici
con superficie maggiore di 5.000 mq
Settore Verde - Comune di Padova
Centro Storico
27.861 abitanti
Giardino Treves
10.770 mq
Sergio Lironi
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Indagine
sull’impermeabilizzazione dei suoli
Verde urbano: Indicatori europei
Parco Fistomba
14.754 mq
Giardino della Rotonda
5.163 mq
Città dei bambini
via s. Eufemia
9.460 mq
Giardino S. Giustina
5.519 mq
Isola Memmia
19.928 mq
Giardini B. Giuliano
via Morgagni
6.385 mq
Giardino Alicorno
9.084 mq
Parco gioco
G. Perlasca
8.195 mq
Giardino S. Appiani
11.000 mq
PRANDINA
La Commissione europea ha indicato
dieci possibili indicatori di sostenibilità:
indicatori normalmente utilizzati dalla
rete delle città sostenibili e dalla
Agende 21 locali.
Parchi e giardini pubblici
con superficie maggiore di 5.000 mq
Per quanto riguarda il verde pubblico
gli indicatori europei chiedono di
verificare la percentuale di cittadini
che vive entro 300 metri da aree di
verde pubblico effettivamente fruibile
con superficie superiore ai 5.000 mq.
La città di Copenhagen nel 2010 ha
definito, quale proprio obiettivo di
sostenibilità ambientale per il 2025, un
incremento dal 63% al 90% della
percentuale di cittadini che hanno la
possibilità di raggiungere a piedi un
parco pubblico in meno di 10 minuti.
Aree urbane poste ad una distanza
di non più di 300 metri da
Giardino Treves
10.770 mq
Giardini dell’Arena
21.000 mq
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Un parco urbano di elevata qualità ambientale e paesaggistica
Questioni emergenti ad Agenda 21
Priorità da tutti segnalata è la formazione di un polmone verde,
essenziale per contribuire al disinquinamento dell’aria, per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici
(permeabilità del suolo e moderazione delle temperature estive) e per la qualità della vita urbana.
Vertical farms for Sunqiao-Shanghai (Sasaki)
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Un ettaro di foresta urbana, se ben tenuta, può
assorbire 300 tonnellate di CO2, proprio come le
foreste pluviali o le giungle tropicali, può
contribuire allo smaltimento delle acque in caso
di forti precipitazioni e può ridurre le
temperature estive di 2-8 gradi.
Forestazione urbana
Un solo grande albero basta a garantire ossigeno
per quattro persone.
Passeggiata sulle mura in Città Giardino Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Questioni emergenti ad Agenda 21 : le Connessioni
Rione Savonarola
San Benedetto
Vecchio
San Benedetto Novello
Il Castello
Porta Savonarola
San Prosdocimo
Porta San Giovanni
Ex caserma Piave
Nuovo Polo Universitario
Riqualificare
funzionalmente ed
ambientalmente
Corso MilanoRipristinare le
connessioni
con via Savonarola
Ripristinare l’antico
tracciato di via Orsini
ed eliminare
il traffico di
attraversamento
Riqualificare
funzionalmente ed
ambientalmente
le Riviere
Le Piazze
del Centro storico
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Problematiche connesse agli Accessi al Parco
?
?
?
ripristino antico tracciato via Orsini
passeggiata sulle mura
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Recupero fabbricati: funzioni e attività
Condivisa è la scelta di conservare e restaurare i tre padiglioni
vincolati, consentendo la leggibilità delle tipologie e delle
strutture originarie.
Si valuta altresì opportuno recuperare il fabbricato disposto
lungo corso Milano, in considerazione del fatto che al suo
interno vi è una sala già ristrutturata ed adibita da tempo a
sala per incontri pubblici ed eventi connessi al “Giardino
Cavalleggeri”.
Per gli altri fabbricati l’opinione prevalente è che debbano
essere demoliti, lascando spazio al verde o comunque a nuove
architetture rispondenti alle funzioni attribuite al parco.
Per quanto concerne le attività, tutti sottolineano
l’opportunità di una compresenza di funzioni differenziate,
in grado di favorire l’attrattività e la fruizione del parco nel
corso di tutta la giornata e nei diversi mesi dell’anno, ma
anche la necessità di una tematica dominante, che ne
connetta le diverse funzioni e contribuisca a caratterizzarne
l’identità e l’immagine a scala urbana.
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Recupero fabbricati: funzioni e attività
La Cavallerizza quale
Centro di cultura
contemporanea. Uno
s p a z i o u n i t a r i o
destinato a spettacoli
teatrali e musicali,
conferenze, incontri
p u b b l i c i e d
e s p o s i z i o n e d i
prodotti artistici.
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Recupero fabbricati: funzioni e attività
Una delle indicazioni più
ricorrenti riguarda la
possibilità di accogliere
nei fabbricati recuperati
laboratori di artigianato
artistico e di qualità, con
a n n e s s i s p a z i d i
esposizione e di vendita.
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Recupero fabbricati: funzioni e attività
Un centro di
documentazione,
un punto
informativo ed un
punto di appoggio
per il turismo
culturale e la
mobilità
sostenibile.
Punto di ristoro,
vendita di prodotti
biologici, bar e
ristorazione a
filiera corta.
Accoglienza
Erasmus
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Recupero fabbricati: funzioni e attività
Uno spazio per il gioco e il tempo
libero di bambini e ragazzi
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Nuove architetture : Agroecologia e biodiversità
Quasi unanime è stata la richiesta di richiamare l’antica
destinazione ad orti e giardini, destinando una parte degli
spazi verdi a forme innovative di agricoltura urbana.
Un punto di riferimento per una rete ed un piano d’azione
finalizzati all’agricoltura biologica ed al consumo critico.
Un laboratorio per la conservazione genetica, la
sperimentazione di nuove colture e per l’educazione
ambientale in collaborazione con le scuole. Con possibilità
di vendita dei prodotti e di ristorazione.
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Forestazione urbana e biodiversività
Riforestazione e spazi
aperti per il tempo
libero, gli spettacoli, il
gioco, lo sport, le
a t t i v i t à fl o r o -
vivaistiche, i mercatini
s p e c i a l i z z a t i , m a
anche angoli di verde
p i ù r a c c o l t i , p e r
l’incontro, la lettura e
la socializzazione.
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Ruderi e “terzo paesaggio”
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
In attesa del bando e dei finanziamenti…
La partecipazione diretta dei cittadini è essenziale
per determinare il successo di un programma di
recupero urbano. Non sono sufficienti le metodologie
tradizionali di Agenda 21. Gli abitanti devono
conoscere, frequentare e riappropriarsi dei luoghi
dismessi, individuando e sperimentando le soluzioni
maggiormente condivise,
Per suscitare l’interesse dei cittadini e per favorire
questo processo di conoscenza e di riappropriazione
creativa dei luoghi dimenticati da rigenerare, nell’Ile
de Nantes “creativi” e “fuori di testa” hanno dato
vita a spettacoli che hanno fatto emergere nuove
inattese possibilità d’utilizzo.
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Arte e spettacoli per far rivivere gli spazi dimenticati. Nell’Ile de Nantes vi sono oggi nel Quartiere della
Creazione il Parc des Chantiers, che ospita 2 gru Titan, il percorso dell’Elefante Gigante, la Giostra dei Mondi
Marini, l’Albero da basket e 3 opere lungo le rive della Loira, fra cui gli Anelli di Daniel Buren.
Machines designed by François Delarozière
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Infobox e usi temporaneiUnapropostadell’INBAR-BioarchitetturaPadova
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Prinzessinnengarten
Iniziativa dell’associazione no-profit “Verde
nomade”, che ha occupato un suolo pubblico
abbandonato. Le fioriere mobili offrono la
possibilità di espandere il progetto a macchia di
leopardo in altre aree urbane.
6.000 mq nel cuore di Kreuzberg -Berlino
Nell’area vi sono anche una caffetteria bio-
dinamica, una biblioteca dedicata all’ecologia,
uno spazio per l’apicoltura, uno spazio gioco per
i bambini e vi si svolge un mercatino delle pulci.
Nel 2012 una mobilitazione di 30.000 persone
ha impedito la privatizzazione dell’area.
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Allmende Kontor
Tempelhof - Berlino
Quando nel 2008 l’aeroporto è stato chiuso, una
dozzina di berlinesi ne ha chiesto la concessione per
tre anni per utilizzarlo a fini agricoli.
A tutti è offerta la possibilità di ritagliarsi un proprio
spazio, dargli un nome, impegnandosi a non
costruire nulla che non si possa rimuovere.
La coltura viene eseguita seguendo i principi
biologici ed usando principalmente aiuole elevate.
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Ile de Nantes : Ristorazione a metro zero
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Todmorden, Gran Bretagna
Al centro della cittadina vi è un grande
frutteto di 200 alberi, ma frutta e verdura
sono coltivati ovunque in ogni luogo
pubblico con l’obiettivo di diventare
completamente autosufficienti entro il 2018.
Nessun cittadino raccoglie più
di quello di cui ha bisogno, tutti
danno una mano curando ogni
giorno i vari spazi coltivati.
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
L’uso “temporaneo” a parcheggio
L’uso “temporaneo” voluto dalle lobbies dei commercianti: ovvero come uccidere la fantasia,
offrendo una squallida immagine di un luogo urbano ricco di storia e di potenzialità.
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Prove di animazione dal basso
Presidio Slow Food
Prandina, 10 aprile 2019
Sergio Lironi
ex caserma
PRANDINA
Grazie
per
l’attenzione !
PIANTA DI PADOVA, EX CASERMA PRANDINA, GIOVANNI VALLE, 1779 - 1784
SERGIO LIRONI
APPUNTI PER IL RECUPERO DELL’EX CASERMA PRANDINA A PADOVA.
MEMORIA DEI LUOGHI E PROGETTAZIONE PARTECIPATA
GIOVEDÌ 11 APRILE 2019
AULA 2.5 ORE 14.30, CAMPUS DI CESENA
LABORATORI DI LAUREA
CORSO DI LAUREA MAGISTRALE A CICLO UNICO IN ARCHITETTURA
DOTTORATO DI RICERCA IN ARCHITETTURA
ALMA MATER STUDIORUM UNIVERSITÀ DI BOLOGNA
DIPARTIMENTO DI ARCHITETTURA

Sergio Lironi Padova, ex caserma Prandina

  • 1.
    APPUNTI PER ILRECUPERO DELL’EX CASERMA PRANDINA A PADOVA MEMORIA DEI LUOGHI E PROGETTAZIONE PARTECIPATA Sergio Lironi Vertical farms for Sunqiao-Shanghai (Sasaki) ALMA MATER STUDIORUM UNIVERSITÀ DI BOLOGNA DIPARTIMENTO DI ARCHITETTURA CAMPUS DI CESENA GIOVEDI’ 11 APRILE 2019
  • 2.
    I segni dellastoria: Patavium, la città romana Sergio Lironi ex caserma PRANDINA Tra il II e il I secolo a.C. le antiche città dei Veneti avviano piani di sistemazione urbanistica e monumentale, che le trasformano a tutti gli effetti in città romane. (L.Braccesi e F. Veronese, Padova romana) Patavium e il sistema viario romano Le centuriazioni del territorio patavino
  • 3.
    I segni dellastoria: Patavium, la città romana Sino agli anni Settanta del Novecento le tesi più accreditate di ricostruzione dell’assetto di Patavium partivano dall’ipotesi che lo schema urbano dovesse essere di tipo ortogonale, rispondente a quello caratteristico delle città di nuova fondazione, con la presenza di un cardo e di almeno due decumani. A sinistra: La griglia romana di P a t a v i u m s e c o n d o l a ricostruzione della studiosa Cesira Gasparotto (1951) A destra: Tentativo di tracciamento di una rete stradale regolare di cardi e decumani, basato sulla localizzazione dei ponti di epoca romana (Vittorio Galliazzo, 1971) Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 4.
    I segni dellastoria: Il Naviglio “Cardo” di Patavium La forma urbana della città romana venne condizionata dal precedente insediamento paleoveneto, sorto con crescita spontanea nella grande ansa della Brenta e nella successiva controansa. L’asse fondamentale dell’impianto cittadino continuò ad essere il corso del Meduacus, il flumen oppidi medium di Tito Livio, attraversato da numerosi ponti in pietra. Un assetto monumentale ebbe il porto, situato lungo il tratto compreso tra Ponte S. Lorenzo e Ponte Altinate. (L. Bosio, 1987) Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 5.
    Anni Sessanta: iltombinamento del Naviglio Tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta del Novecento il Comune procede al tombinamento del Naviglio, anche al fine di realizzare una nuova arteria stradale di attraversamento nord-sud del centro cittadino. Intervento che ha comportato lo stravolgimento di tutto l’antico tessuto edilizio. Ponte S. Lorenzo Lavori per l’interramento del Naviglio a tre arcate, lunghezza complessiva 53 metri Naviglio alle Pescherie Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 6.
    I segni dellastoria: La città medioevale Il Comune di Padova, di fatto già costituitosi verso la fine dell’XI secolo, viene riconosciuto ufficialmente con la pace di Costanza nel 1183. A cavallo tra XII e XIII secolo Padova conosce una fase di rapido incremento demografico e di profondo rinnovamento sociale, politico ed urbano. Nel 1218 si avvia la costruzione del Salone, poi innalzato tra il 1306 e il 1309. Nel 1222 viene fondata l’Università. Tra il 1195 ed il 1210 si completa e consolida la costruzione della prima cerchia muraria attorno al nucleo centrale urbano racchiuso nell’ansa fluviale. Veduta prospettica di Padova di Annibale Maggi (1449, ma copia del ‘500) Costituisce il primo effettivo testo cartografico plausibile della città. L’anello interno è coronato da 9 torri, più la Torlonga del Castello. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 7.
    Il triplo sigillo: Le mura medioevali L’espansione demografica ed edilizia del Duecento e formazione di nuovi borghi esterni a l l ’ i s o l a c e n t r a l e , re n d e n e c e s s a r i o l’allargamento delle vecchie mura. Adriano Verdi Comitato Mura Nell’agosto del 1256, sotto il pericolo di un imminente ritorno armato di Ezzelino, che aveva governato Padova dal 1237 per quasi vent’anni, viene scavato un fossato ad occidente della città ed eretto uno spalto lungo quasi tre miglia, forte di palizzate e torri di legno. Negli anni successivi le palizzate vengono sostituite da un vero e proprio muro, che verrà completato nel 1270. Il tracciato delle mura della seconda cerchia verrà ripreso dalle nuove mura realizzate dagli esponenti della Signoria Carrarese (1318-1405) Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 8.
    Le Muraglie vecchiedi epoca Carrarese Vincenzo Dotto, Padova circondata dalle muraglie vecchie (1623) Incisione eseguita per essere inclusa nel volume Della Felicità di Padova di Angelo Portenari. Ricostruisce l’estensione spaziale raggiunta dalla città in età comunale e signorile, prima della conquista di Padova da parte dei veneziani e quindi prima della costruzione della cinta bastionata cinquecentesca. Assume quali simboli connotativi dell’immagine urbana: i recinti fortificati visti da Nord; alcune tra le principali emergenze architettoniche (“Il Palazzo” della Ragione, il “Palazzo di Corte”, ossia la reggia carrarese e il Castello) Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 9.
    L’espansione ad ovestdel Tronco Maestro L’intera zona posta ad occidente del Tronco Maestro, sino al XIII secolo conserva il carattere di zona extraurbana semirurale, tanto da venir chiamata, nell’alto Medioevo, Contrada delle Armerie, ovvero terreno ove pascolavano gli armenti, e successivamente, sino al XVII secolo, Valverde. Componenti costitutive della forma di questo settore urbano risultano in primo luogo il corso del fiume Bacchiglione (Tronco Maestro) ed i tracciati delle vie di collegamento con il territorio: G. Poleni (1739) Circuito difensivo e di approvvigionamento delle acque di Padova - la via Euganea, già Strada Montanara in età romana; - la via S. Prosdocimo, che in epoca romana costituiva il tratto iniziale della Via Gallica che collegava Padova a Vicenza (ma che verrà interrotta a seguito della costruzione della cinta muraria); - la via Savonarola, che dalla metà del Duecento diverrà la principale direttrice verso Vicenza ed il Ducato di Milano. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 10.
    Il canale diBattaglia ed il porto di San Giovanni delle Navi Fondamentale per l’espansione politica e commerciale della Padova del Duecento è stato lo scavo di nuovi canali navigabili: in particolare il Canale di Battaglia (1189-1201) ed il Piovego (1209). Il Canale di Battaglia consentiva di raggiungere la zona dei Colli Euganei, essenziale per il rifornimento di materiali da costruzione e legname, e, attraverso il canale di Cagnola-Pontelongo, la laguna di Chioggia e quindi Venezia. Al molo di Ponte San Giovanni delle Navi, sul Tronco Maestro, attraccavano le imbarcazioni provenienti dalla zona euganea. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 11.
    Gli insediamenti monastici DaPorta Saracinesca a Porta Savonarola Tutto il settore urbano ad occidente del Tronco Maestro resterà per secoli caratterizzato dalla presenza dei complessi monastici fondati tra la fine del XII secolo ed il Duecento. Una presenza che per lungo tempo favorirà gli insediamenti di famiglie patrizie, eredi della tradizione feudale e connesse all’autorità vescovile, piuttosto che la formazione di borghi di carattere popolare. La zona assumerà, dunque, il carattere di zona residenziale privilegiata, ove il palazzetto padronale, posto sulla riviera, può godere di ampie prospettive aperte sul corso d’acqua. (F. Semenzato) Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 12.
    Chiesa e monasteridi San Benedetto Giordano Forzatè e i monaci albi Nel 1195 vengono costruiti la chiesa di San Benedetto e due monasteri: uno di monache, posto a settentrione, l’altro di monaci, posto a meridione. Priore del monastero è Giordano Forzatè, che nel 1224 darà ufficialmente vita all’Ordo Sancti Benedicti de Padua, meglio conosciuto come il movimento dei “Monaci Albi” dalla veste bianca cara ai riformatori dell’ordine benedettino. Una congregazione che riunirà in città e nella zona dei Colli Euganei sino a 23 priorati (tra i quali quelli di S. Giovanni da Verdara, di S. Giacomo di Pontecorvo e di Santa Maria in Vanzo). In polemica con il monachesimo benedettino tradizionale, divenuto proprietario di cospicui patrimoni e chiuso in difesa dei propri privilegi, le comunità dei monaci albi promuovono una riforma della vita cristiana, si impegnano in opere di misericordia e rivalutano il lavoro manuale. Legati al vescovado, affiancano la causa dei “populares”, in ascesa verso la conquista di una “cittadinanza” nella vita della polis. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 13.
    Chiesa e monasteridi San Benedetto I monaci albi per molti aspetti anticipano e favoriscono l’insediamento in città dei nuovi ordini mendicanti, che diventano nel Duecento i protagonisti della vita religiosa. Tra questi: gli Eremitani (1199), i Francescani (1220), i Domenicani (1226). Dal 1263 nei monasteri dei monaci albi, per volontà del Comune, vengono custoditi gli statuti cittadini. Lo stesso Giordano Forzaté assume in prima persona un ruolo di riferimento nell’area guelfa veneta, grazie anche a una serie di rapporti diretti con la Curia romana, svolgendo incarichi per conto di tre papi (Onorio III, Innocenzo III e Gregorio IX). Un ruolo che nel 1237 gli costerà l’arresto da parte di Ezzelino da Romano. Veduta assonometrica della città di Padova di autore anonimo, pubblicata nel Theatrum Celebriorum Urbium Italiae dello Janssonius (1657 c.a). Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 14.
    San Benedetto Vecchio Vedutae pianta della chiesa e del monastero di San Benedetto Vecchio (Giuseppe Bombarda, 1764) La chiesa di San Benedetto Vecchio conservò la sua originaria struttura romanica sino al 1612, quando la badessa Aurora di Camposampiero promosse lavori di adeguamento, probabilmente a seguito delle riforme liturgiche del Concilio di Trento. Si cambiò l’orientamento e la facciata, prima posta verso ponente, fu rivolta a levante. Spostato più a sud nel 1262 il monastero maschile, il monastero femminile diviene una delle più importanti istituzioni ecclesiastiche di Padova. Tra il 1356 ed il 1397 vi fu badessa Anna Buzzaccarini, cognata del principe Francesco il Vecchio, che fece adornare riccamente a proprie spese le strutture. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 15.
    San Benedetto Vecchio Coni decreti napoleonici del 1810 il monastero benedettino fu soppresso e trasformato in caserma di artiglieria, mentre la chiesa fu affidata al clero secolare e assunse il titolo di parrocchiale, assorbendo quello della chiesa di San Leonardo. Agli inizi del XX secolo l’edificio subì numerosi interventi di restauro, ma l’11 marzo 1944 i bombardamenti degli alleati devastarono la struttura e distrussero numerose opere d’arte. Padova, I rilievi del centro storico, 1988 Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 16.
    San Benedetto Vecchio Prospettiorientale ed occidentale della chiesa di San Benedetto Vecchio. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 17.
    Il corniolo diGiordano Forzatè Si narra che Giordano Forzaté, fatti costruire la chiesa e i due monasteri di San Benedetto, abbia piantato al centro del cortile riservato alle monache la bacchetta di corniolo, da lui usata per tracciare nel terreno le linee del monastero. La bacchetta germogliò divenendo ben presto una pianta rigogliosa, le cui foglie e i frutti avevano virtù taumaturgiche. Giardino Capodilista in via Umberto I Il 2 dicembre 1811, dopo la soppressione del monastero, l’albero prodigioso fu trapiantato nel giardino dei Capodilista, ramo collaterale dei Forzaté. Giovan Francesco Capodilista Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 18.
    San Benedetto Novello Acausa dei contrasti sorti tra i due monasteri e la loro eccessiva vicinanza indusse la Sede Apostolica ad ordinare la demolizione di quello occupato dai frati, che, nel 1262, ricostruirono la loro nuova sede “trecento settantadue piedi lontano da quella delle monache”. Dopo una fase di decadenza il monastero venne ceduto all’ordine degli Olivetani, che ricostruirono prima i chiostri (1504) e poi la chiesa abbaziale (1567). Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 19.
    San Benedetto Novello GliOlivetani ressero l’abbazia sino al 1810, quando il complesso finì alienato in seguito ai decreti napoleonici. Per un periodo lo acquistò la famiglia Zugno, che lo riadattò a residenza. Poi a fine Ottocento venne occupato da una comunità di monache di clausura, che lo dedicarono alla Visitazione di santa Maria. Da qualche anno il monastero è disabitato, mentre la chiesa, più volte ristrutturata, è utilizzata da una comunità di rito ortodosso. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 20.
    La chiesa eil monastero di S. Agostino Opera dell’architetto Leonardo Murario, detto il Rocalica, la chiesa di S. Agostino venne eretta tra il 1226 ed il 1275. Costituiva “il più bell’edificio del medio evo che avesse Padova dopo la basilica di Sant’Antonio” (P. Selvatico). La chiesa venne affidata all’ordine dei Domenicani, che occupavano l’annesso monastero. Vi erano sepolti Pietro d’Abano ed alcuni esponenti della famiglia dei Da Carrara (Jacopo II, Ubertino III e Jacopo V). Incisione di Marino Urbani Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 21.
    La caserma Piave 1810.Soppresso l’ordine dei Domenicani, il monastero viene utilizzato come caserma. 1819. La chiesa viene demolita su ordinanza del governo austriaco. Le tombe dei Da Carrara vengono traslate alla chiesa degli Eremitani. Con il Regno d’Italia l’ex monastero viene destinato al Quartiere di Cavalleria “Principe Amedeo”. Dall’archivio Vittorio Dal Piaz Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 22.
    L’ex caserma Piave Dismessada qualche anno, l’ex caserma Piave è stata acquistata dall’Università di Padova. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 23.
    Un concorso diprogettazione per un Campus universitario L’Università di Padova ha indetto nel 2018 un concorso di progettazione a procedura ristretta per l’elaborazione di un progetto di fattibilità tecnica ed economica per il nuovo Campus delle Scienze sociali ed economiche nella ex caserma Piave. E’ facile prevedere che la nuova destinazione d’uso modificherà profondamente l’assetto sociale ed economico di tutto il settore urbano. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 24.
    S.Giovanni e S.Prosdocimo Menzionatigià nel 1166, la Chiesa e l’Ospizio di S. Giovanni di Gerusalemme facevano capo all’Ordine dei Cavalieri Gerosolimitani, legati all’impegno militare in Terra Santa Al 1180 risalgono il primo monastero e la chiesa di S. Prosdocimo, che verranno però demoliti e ricostruiti nel 1256 per consentire la realizzazione dei nuovi spalti difensivi. Alla fine del Quattrocento vengono realizzati un nuovo monastero ed una nuova chiesa, ampliati nel corso del Cinquecento ed occupati da suore dell’ordine benedettino. Con i decreti napoleonici il complesso venne adibito ad usi militari. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 25.
    Borgo di PonteMolino e via Savonarola Il Borgo di Ponte Molino è uno dei più antichi borghi medioevali esterni ai navigli. Del borgo fa parte anche la Contrada di San Leonardo, che assume una autonoma connotazione con la costruzione della chiesa di San Leonardo (nei pressi di un preesistente Ospizio) e con la costruzione in forma stabile, nel 1281, del ponte omonimo. I mulini galleggianti alimentati dalle acque del Tronco Maestro Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 26.
    Contrada Savonarola Nella Contradadi via Savonarola si localizzano numerose attività artigianali (lapicidi, orafi, ecc) ed attività commerciali che richiamano una popolazione industriosa e popolare. Determinante per lo sviluppo della via fu la costruzione, a metà del XIII secolo, della seconda cinta muraria occidentale, dotata di due sole porte: la Porta San Giovanni per i collegamenti con i territori sud-occidentali e la Porta Savonarola per quelli nord occidentali. Allo sviluppo del rione contribuì inoltre l’insediamento della prima comunità ebraica, attratta dalla liberalità degli statuti comunali di Padova in loro favore. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 27.
  • 28.
    Le riviere ei ponti Essenziali per l’immagine e l’accessibilità dei complessi conventuali sono il rapporto con le riviere e con il fiume ed i collegamenti con il centro urbano più antico. Un rapporto, quello con le acque del Bacchiglione, attualmente in parte compromesso dal traffico relativamente intenso che percorre le riviere, che comunque permangono uno degli angoli paesaggisticamente più interessanti della città. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 29.
    Le riviere ei ponti Ponte di S. Michele (1191) sostituito dall’attuale ponte in ferro della Specola Ponte S. Agostino (1522) collegava la città con la Basilica di S. Agostino in precedenza ponte in legno Ponte S. Giovanni delle Navi (1285) Ponte dei Tadi (1287) Ponte in ferro di San Benedetto (1881) in precedenza ponte in legno del Duecento Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 30.
    Le riviere ei ponti Ponte di S. Agostino Costruito originariamente, nel 1100, in legno, venne poi sostituito nel Cinquecento dall’attuale ponte in pietra (1522). Un ponte in pietra del 1191 esisteva anche più a sud (ponte di S. Michele), sostituito in età contemporanea dal ponte in ferro della Specola. Ponte S. Giovanni delle Navi Nel 1282 è documentata la costruzione del molo in pietra per le imbarcazioni a nord del ponte. Subito dopo, nel 1285, viene rifatto il ponte a tre arcate, fondato su un preesistente ponte di epoca romana Ponte S. Agostino Ponte S. Giovanni Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 31.
    Le riviere ei ponti Ponte dei Tadi Riprende il Pons Vicentinus di epoca romana, di cui ingloba probabilmente le spalle e le pile. La sua costruzione nelle forme attuali a tre arcate (di cui solo le due orientali attualmente in vista) viene fatta risalire al 1287. Prende il nome da una illustre famiglia padovana che nei vicini palazzi anticamente risiedeva. Ponte in ferro di S. Benedetto Sin dal Duecento vi era qui un ponte il legno, sostituito nel Cinquecento da un ponte in pietra e poi nell’Ottocento dal ponte in ferro (1881). Ponte S. Agostino Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 32.
    Le “Muraglie nuove”del Cinquecento Padova circondata dalle muraglie nuove Vincenzo Dotto (1572-1629) in Angelo Portenari, Della felicità di Padova, Padova 1623 Porta Savonarola (G.M. Falconetto, 1530) Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 33.
    La cinta bastionatacinquecentesca Il tracciato della nuova cinta bastionata cinquecentesca realizzata dai Veneziani (tra il 1526 e il 1530 in questo settore urbano), segue sul lato occidentale l’andamento delle precedenti mura del Duecento e di quelle realizzate tra il 1337 ed il 1345 da Marsilio da Carrara e dal suo successore Ubertino. Porte e bastioni delle nuove mura diverranno uno degli elementi più fortemente caratterizzanti la forma e l’immagine della città. a destra: I complessi conventuali di San Benedetto Vecchio (84) e di San Benedetto Novello (89) nella carta di Padova disegnata da Vincenzo Dotto (1623). Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 34.
    La Pianta diPadova di Giovanni Valle (1779-1784) Tentativo di classificazione delle aree verdi rappresentate nella carta di Giovanni Valle (Emanuela Casti Moreschi in Padova il volto della città) Il 42% della superficie totale della città risulta costituito da aree verdi Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 35.
    Giardini e ortidei monaci benedettini albi Nella carta del Valle, la prima realizzata con un rilievo esatto dello stato di fatto, le aree verdi sono rappresentate in maniera dettagliata e lasciano ipotizzare gli usi e il tipo di colture praticate. Adiacenti ai conventi vi sono i giardini, gli alberi da frutta e gli orti. «I filari di alberi fanno p e n s a r e a l l a coltivazione promiscua della “piantata veneta”, d o v e a l l a v i t e s u sostegno vivo venivano inframmezzati i cereali. L ’ a p p e z z a m e n t o delimitato da filari d’alberi si differenzia nel segno grafico dalla vegetazione erbacea, facendo intendere colture diverse» «Nelle aree “più esterne”, ma sempre comprese nella cinta muraria, la funzione agricola appare chiara: dimensione, conduzione, irrigazioni, sono fattori che ce la prospettano in modo incisivo ed evidente» (E. Casti Moreschi). Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 36.
    La trasformazione incaserma Con la confisca dei beni ecclesiastici voluta da Napoleone, nel 1810 il complesso monastico di San Benedetto Novello viene destinato a fini militari. Sino al 1888 non vengono realizzate nuove edificazioni. Per quasi sette secoli dunque gli spazi aperti di questa parte di città si caratterizzano come vera e propria campagna urbana. E’ questa la motivazione di fondo che ha fatto estendere il vincolo della Soprintendenza a tutta l’area, «… in quanto porzione di compendio di origine medievale posto nell’area tra la cinta comunale e il sistema bastionato, quale testimonianza rilevante ed irrinunciabile del rapporto morfologico storicamente attestato tra insediamenti urbani e sistema fortificato». Vincenzo Voltolina, Pianta della città di Padova, 1840 Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 37.
    Il catasto napoleonico(1810-1811) In epoca napoleonica il decreto n.62 del 13 aprile 1807 stabilisce che tutti i Comuni del Regno d’Italia siano dotati di mappa topografica del rispettivo territorio in scala 1:2000, ma in certi casi, se si tratta di città, la scala è di 1:1000. Alla mappa vengono associati i Sommarioni, con il nome dei proprietari e la denominazione delle particelle. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 38.
    Destinazioni d’uso del suolodedotte dal Catasto napoleonico. Il catasto napoleonico (1810-1811) Vittorio Dal Piaz Comitato Mura di Padova Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 39.
    Il Piano RegolatoreEdilizio del 1872 Piano Regolatore Edilizio del 1872 Vi sono previsti alcuni nuovi tracciati stradali interni alla città storica e l’apertura di una prima breccia nelle mura lungo l’asse dell’attuale via Beato Pellegrino. Ancora nessuna nuova edificazione appare indicata nell’area della caserma di San Benedetto. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 40.
    Reggimento di Artiglieriada campagna (1888) Catasto italiano del 1889 Compaiono per la prima volta i nuovi fabbricati realizzati negli spazi un tempo destinati ad orti e giardini Si modifica anche la facciata orientale dell’ex monastero di San Benedetto, con la demolizione di alcuni corpi di fabbrica preesistenti. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 41.
    Reggimento di Artiglieriada campagna (1888) Con la destinazione della caserma quale sede operativa di un Reggimento di Artiglieria da campagna, vengono acquisiti nuovi terreni a sud e si avvia la costruzione di numerosi nuovi fabbricati. Tra questi: la Cavallerizza coperta; quattro padiglioni destinati a scuderie; tre casermette; vari magazzini, tettoie per carreggio, magazzino polveri, etc. Ad ovest il confine segue il tracciato della strada di circonvallazione interna di epoca rinascimentale. Vittorio Dal Piaz Comitato Mura Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 42.
    Lo spostamento divia Orsini Nel maggio del 1913 il Consiglio comunale approva una proposta di permuta con l’Amministrazione Militare. La Convenzione, sottoscritta il 15 giugno 1914, prevede la concessione di un ampliamento della caserma in cambio dell’acquisizione di un’area al Portello (attuale via Gradenigo) precedentemente adibita a campo di tiro per l’esercito. L’atto verrà perfezionato il 22 ottobre 1922. Comitato Mura L’ampliamento verso ovest della caserma consente la costruzione di alcuni nuovi fabbricati e comporta lo spostamento della via di circonvallazione interna (via Orsini) a ridosso della mura cinquecentesche, dove già tra il 1880 ed il 1890 era stato eliminato il terrapieno. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 43.
    I nuovi fabbricati:1913 - 1925 Vittorio Dal Piaz Comitato Mura Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 44.
    Reggimento di Artiglieriada campagna Esercitazioni del Reggimento di Artiglieria all’interno della caserma (archivio V. Dal Piaz) sullo sfondo le stalle e la Cavallerizza. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 45.
    Reggimento di Artiglieriada campagna Vista aerea della caserma e della chiesa di San Benedetto (archivio V. Dal Piaz) Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 46.
    Piano Regolatore diAmpliamento del 1923 Adottato il 6 febbraio 1923 dal Consiglio Comunale di Padova, diviene Legge dello Stato il 25 luglio 1925 Propone, in previsione di un incremento di popolazione di 120.000 abitanti in 40 anni, un’espansione omogenea degli insediamenti urbani in ogni direzione attorno alla città antica per una profondità variabile da 600 a 900 metri. I servizi rimangono concentrati nel centro città (dove si sono programmati interventi di radicale “modernizzazione”). Le aree di espansione sono caratterizzate da una fitta rete viaria che appare unicamente finalizzata a facilitare le nuove lottizzazioni e le comunicazioni. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 47.
    Il progetto esecutivoviene predisposto dall’arch. Gino Peressutti, per conto della società A.P.E. alla quale l’Amministrazione Comunale ha affidato in concessione gli espropri e l’attuazione del piano. Progetto Quartieri Centrali di S. Lucia e del Ghetto Progetto Quartiere Vanzo (Città Giardino) Un piano che mantiene tutte le funzioni direzionali e i servizi civici all’interno della città storica, circondata da anonime periferie destinate agli insediamenti industriali ed alla residenza popolare. Piano Regolatore di Ampliamento del 1923 Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 48.
    Si propone unamaggior tutela del centro storico e la formazione di nuovi quartieri caratterizzati da una propria identità e da un sufficiente grado di autonomia funzionale. Piano Regolatore di Ampliamento proposto dal Gruppo degli Urbanisti Romani nel 1927 Un disegno organico per la città contemporanea Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 49.
    Primi studi peruna strada di raccordo tra il centro a Barriera Savonarola, alternativa a quella prevista dal Piano Regolatore del 1922. Primi studi per Corso Milano (1937-1938) Luigi Piccinato (1937-1938) Il tratto finale di corso Milano verrà realizzato negli anni Cinquanta. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 50.
    Luigi Piccinato Primi studiper Corso Milano (1937-1938) 1928 - Apertura della breccia di Porta Savonarola Particolari per lo studio di una strada di raccordo tra il centro e Barriera Savonarola, alternativa a quella prevista dal Piano Regolatore del 1922. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 51.
    Corso Milano Una barrierada superare tra riviera San Benedetto e borgo Savonarola Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 52.
    Il PRG diPiccinato (1954-1957) Il Piano Regolatore Generale del 1957 e l’ipotesi di lottizzazione delle aree della caserma Prandina Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 53.
    > Il PianoRegolatore di Ampliamento del 1925 prevede di fatto una crescita a macchia d’olio della città, con la formazione di quartieri periferici privi di identità ed autonomia. > Il PRG di Luigi Piccinato del 1954-1957 tende invece a configurare un’espansione urbana di forma stellare, al fine di consentire la penetrazione di cunei di verde agricolo che si connettono alle aree di verde pubblico ed al previsto Parco delle Mura. Il Piano prevede inoltre una differenziazione funzionale delle diverse aree urbane ed una relativa autonomia dei nuovi quartieri nei confronti del centro storico. Luigi Piccinato: Piano Regolatore Generale 1954-1957Piano Regolatore di Ampliamento, 1925 Due diversi scenari di crescita urbana: Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 54.
    Nuove costruzioni edemolizioni : 1943 - 2017Arch.VittorioDalPiaz-ComitatoMura Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 55.
    Previsioni del Pianodegli Interventi del Centro Storico Tutta l’area è destinata a Verde pubblico e attrezzato. Per i fabbricati è prevista la demolizione senza ricostruzione. Ma successivamente sono intervenuti i vincoli posti dalla Soprintendenza ai Beni Ambientali «Le aree per verde pubblico attrezzato sono destinate alle attrezzature sportive pubbliche o di interesse pubblico e per il tempo libero. In dette aree è consentita la costruzione di edifici e impianti per lo sport e il tempo libero, pertinenti e funzionali all’impianto, ed i servizi ad essi relativi, nonché le reti idriche, fognanti, canalizzazioni irrigue ed eventuali condutture energetiche, con esclusione di ogni altro tipo di destinazione… La superficie coperta degli edifici non deve superare 1/7 della singola area indicata dal PRG/PI per il verde pubblico attrezzato… » Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 56.
    1971 : Unalegge per autorizzare la vendita il 1° luglio 1971 la 5^ Commissione del Senato della repubblica approva, in sede deliberante, un apposito Disegno di Legge (già approvato dalla Camera dei Deputati nella seduta del 28 aprile 1971) per autorizzare a vendere a trattativa privata al Comune di Padova circa 49.000 mq del compendio immobiliare dello Stato denominato “Caserma Prandina” (compendio immobiliare di complessivi 65.989 mq). Premesso che il «…il Comune di Padova ha ripetutamente chiesto di poter acquistare questo compendio immobiliare per destinarlo a verde pubblico, facendo presente che si tratta di una occasione veramente preziosa e forse irripetibile per poter dotare la città, nella sua zona centrale, di un minimo di verde e spazi aperti », Il prezzo, stabilito dall’Ufficio Tecnico Erariale e concordato tra le amministrazioni interessate, viene fissato in lire 760 milioni di lire. La compravendita, prevista entro tre anni, non venne però perfezionata ed il Comune acquisì solo un’area marginale di 4.123 mq, dove venne realizzato il “Giardino dei Cavalleggeri” di corso Milano. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 57.
    1989 : Unaproposta di permuta Nel 1989 l’Amministrazione militare, ancora proprietaria dell’area, propone al Comune la cessione della stessa quale contropartita della costruzione di otto palazzine, per un complesso di 72 alloggi, in un’area demaniale di via Michelotti in zona Chiesanuova. Per ridurre il valore della stima effettuata dall’Ufficio Tecnico erariale relativa all’area della Prandina e consentire la permuta a valori paritari, il Comando militare provvide all’abbattimento di diversi fabbricati. L’Ufficio tecnico comunale predispose il progetto delle nuove palazzine, ma ancora una volta, giunti al dunque, l’Amministrazione comunale non finanziò l’intervento e rinunciò alla sottoscrizione dell’accordo. Sfumata la permuta, la proprietà dell’area fu trasferita al Demanio dello Stato. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 58.
    2015 : Mobilitazioneper trasformare le caserme in parchi Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 59.
    Mibac : Spaziper centri di produzione artistica Il Ministero dei Beni Culturali, in accordo con l’Agenzia del demanio, con un proprio decreto del 22 dicembre 2015 inserisce gli stabili della Prandina nell’elenco nazionale degli spazi da assegnare a canone agevolato a cooperative ed associazioni di artisti e da destinare alla realizzazione di centri di produzione artistica, musica, danza e teatro contemporaneo, mettendo altresì a disposizione appositi contributi a fondo perduto per i necessari lavori straordinari. Nel dicembre 2018, gli stabili della Prandina vengono depennati dall’elenco, «… per gravi problemi strutturali e di agibilità». Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 60.
    2018 : Protocollod’Intesa per la permuta Il 20 giugno 2018 è stato sottoscritto un Protocollo d’Intesa tra il Comune, l’Agenzia del demanio ed il Ministero dell’Interno, che prevede la permuta entro il 2019 di quota parte della Prandina con l’area di via Anelli dove sorgerà la nuova Questura. Una permuta subordinata alla preventiva acquisizione da parte del Comune di tutto il complesso della Serenissima (delle 280 abitazioni, 145 risultano ancora di proprietà privata e 37 di proprietà dell’Ater), alla demolizione dei fabbricati esistenti ed alla bonifica dell’area. Complesso la Serenissima di Via Anelli Le aree della caserma Prandina vengono consegnate anticipatamente al Comune «… allo scopo di consentirne la custodia e la vigilanza». Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 61.
    Il protocollo d’Intesaper la permuta Vista aerea della caserma e della chiesa di San Benedetto Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 62.
    Superfici (rilievi V.Dal Piaz) mq 1048 mq 503 mq 4.123 mq 1038 mq 256 mq 316 mq 186 mq 434 mq 305 mq 297 mq 1333 mq 322 mq 868 mq 1238 mq 995 mq 35.777 Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 63.
    Vincoli Soprintendenza Con propriprovvedimenti del 9 dicembre 2014 e del 19 gennaio 2017, le competenti Soprintendenze hanno dichiarato di interesse culturale i tre fabbricati evidenziati in planimetria, che risultano quindi sottoposti alle disposizioni di tutela della legge. Motivano detti provvedimenti sia il fatto che gli immobili fanno parte di un compendio di origine medievale, sia in relazione alla loro tipologia «… che ben rispecchia gli stilemi degli edifici funzionali ottocenteschi e novecenteschi, che presentano caratteri architettonici di un certo rilievo, riferibili all’architettura militare del XIX-XX secolo». I provvedimenti stabiliscono inoltre che tutta l’area sia da « … s a l v a g u a r d a r e integralmente in quanto testimonianza rilevante ed irrinunciabile del rapporto morfologico storicamente attestato tra gli insediamenti urbani ed il sistema fortificato». Ai sensi degli artt. 20 e 21 del d.lgs. 42/2004 i beni culturali non possono essere adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico e l’esecuzione di opere e lavori di qualunque genere è subordinata ad autorizzazione del soprintendente. Cavallerizza Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 64.
    La Cavallerizza rilievi VittorioDal Piaz Comitato Mura Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 65.
    La Cavallerizza (rilievi VittorioDal Piaz - Comitato Mura) Struttura vincolata dalla Soprintendenza e non ancora del tutto compromessa dal punto di vista strutturale. E’ caratterizzata da murature portanti perimetrali in mattoni e da una copertura a due falde in legno con capriate palladiane composte. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 66.
  • 67.
    Ex scuderia (esternaall’aria oggetto di permuta) E’ l’unico padiglione conservato integralmente, da un punto di vista volumetrico, dei quattro un tempo destinati a scuderie. Trasformato all’interno nel corso degli anni per destinarlo a magazzini e in parte ad alloggi. Presenta una struttura di copertura lignea “alla lombarda”, ovvero con arcarecci rinforzati che poggiano sulle murature trasversali di sostegno. Sul colmo abbaini a guisa di pozzo di luce. E’ caratterizzato da una struttura modulare. All’edificio centrale più alto si affiancano due volumi secondari più bassi. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 68.
    Ex scuderia (esternaall’aria oggetto di permuta) rilievi Vittorio Dal Piaz Comitato Mura Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
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    Ex scuderia (internaall’aria oggetto di permuta) (rilievi Vittorio Dal Piaz - Comitato Mura) Dei quattro moduli costituenti l’originale padiglione destinato a scuderie, ne sono rimasti solo i due meridionali, trasformati all’interno a seguito di nuove destinazioni d’uso. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 70.
    Il Giardino ela Sala Cavalleggeri Il giardino e la “Sala Cavalleggeri”, già in proprietà del Comune. La sala di 180 mq fa parte di un fabbricato di maggiori dimensioni, che rientrerà nella futura permuta. Il giardino è stato attrezzato per il gioco dei bambini, anche se l’intenso traffico che caratterizza corso Milano ne rende problematico l’utilizzo. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
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    Il Giardino ela Sala Cavalleggeri Un ”parco” inquinato dal traffico e oscurato dai cartelloni pubblicitari ! Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
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    Si apre ildibattito pubblico Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
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    il percorso partecipativodi Agenda 21 febbraio / maggio 2019 Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
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    PRESSToday (l.passi@legambientepadova.it) Salvoper uso personale e' vietato qualunque tipo di redistribuzione con qualsiasi mezzo. Salute umana e inquinamento urbano fonte: ARPAV Secondo il Rapporto dell’ottobre 2018 dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA), in Italia le morti premature causate dall’esposizione alle polveri sottili sono 60.600, mentre 20.500 sono quelle dovute all’NO2. Dei 41 paesi presi in considerazione, l’Italia è prima in valori assoluti per i decessi dovuti all’NO2, seconda dopo la Germania per le morti dovute al PM 2,5 Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
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    Indagine sull’impermeabilizzazione dei suoli 23aprile 2016 Isole di calore Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 76.
    PUMS e Mobilitàsostenibile Quasi la metà delle persone che si spostano ogni giorno nel territorio di Padova non è residente. Circa il 60% dei pendolari che entrano a Padova utilizza mezzi privati. Complessivamente nel territorio comunale la quota di spostamenti effettuati con mezzo privato (auto e moto) è pari al 51%. Una percentuale che, secondo gli studi per il PUMS, dovrà ridursi al 35% entro il 2030, se si vuole conseguire l’obiettivo della riduzione del 40% delle emissioni climalteranti (Patto dei Sindaci). Comune di Padova, Settore Programmazione e Statistica Se, come fa il PUMS del Comune di Bologna, ci si pone anche l’obiettivo di ridurre di almeno il 70% le principali emissioni inquinanti, la percentuale di spostamenti effettuati con auto e moto dovrà ridursi a circa il 26%. Obiettivo 2030 Dimezzare gli spostamenti effettuati con autoveicoli privati ! (elaborazione su dati Censimento 2011) Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 77.
    Centri di mobilitàesterni all’abitato ? L’eventuale realizzazione di un mega-parcheggio alla Prandina, all’interno del centro storico, comporterebbe inevitabilmente un incremento del traffico veicolare privato in ambito urbano e quindi un incremento dell’inquinamento e delle emissioni climalteranti. La soluzione dei problemi relativi al traffico di Padova risiede necessariamente nel potenziamento del trasporto pubblico e nella realizzazione di una rete di parcheggi scambiatori a scala metropolitana (centri di mobilità). Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 78.
    Indagine sull’impermeabilizzazione dei suoli Verdeurbano : Standard urbanistici Giardini dell’Arena * 21.000 mq Parco Fistomba 14.754 mq Giardino della Rotonda 5.163 mq Città dei bambini via s. Eufemia 9.460 mq Giardino S. Giustina 5.519 mq Isola Memmia 19.928 mq Giardini B. Giuliano * via Morgagni 6.385 mq Giardino Alicorno 9.084 mq Parco gioco G. Perlasca 8.195 mq Giardino S. Appiani 11.000 mq Sommando le superfici di tutte le aree verdi con dimensioni superiori ai 5.000 mq, si ottiene una superficie complessiva di 121.258 mq, a cui corrisponde un indice di 4,35 mq/abitante. Sommando le superfici di tutte le aree verdi censite dal settore Verde del Comune, si ottiene una superficie complessiva di 137.032 mq, pari ad un indice di 4,91 mq/ab PRANDINA * La superficie indicata per i Giardini dell’Arena è inferiore a quella riportata nel sito del Comune, in quanto va sottratta la superficie recentemente destinata ad area museale. Alcune aree verdi, quali quella di via Morgagni, pur inserite nel conteggio, difficilmente si possono considerare parchi urbani. Lo standard di Verde pubblico richiesto dalla regione Veneto è pari a 15 mq/ab, riducibili a 7,5 mq/ab qualora si dimostri l’impossibilità di raggiungere le quantità minime. Parchi e giardini pubblici con superficie maggiore di 5.000 mq Settore Verde - Comune di Padova Centro Storico 27.861 abitanti Giardino Treves 10.770 mq Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 79.
    Indagine sull’impermeabilizzazione dei suoli Verdeurbano: Indicatori europei Parco Fistomba 14.754 mq Giardino della Rotonda 5.163 mq Città dei bambini via s. Eufemia 9.460 mq Giardino S. Giustina 5.519 mq Isola Memmia 19.928 mq Giardini B. Giuliano via Morgagni 6.385 mq Giardino Alicorno 9.084 mq Parco gioco G. Perlasca 8.195 mq Giardino S. Appiani 11.000 mq PRANDINA La Commissione europea ha indicato dieci possibili indicatori di sostenibilità: indicatori normalmente utilizzati dalla rete delle città sostenibili e dalla Agende 21 locali. Parchi e giardini pubblici con superficie maggiore di 5.000 mq Per quanto riguarda il verde pubblico gli indicatori europei chiedono di verificare la percentuale di cittadini che vive entro 300 metri da aree di verde pubblico effettivamente fruibile con superficie superiore ai 5.000 mq. La città di Copenhagen nel 2010 ha definito, quale proprio obiettivo di sostenibilità ambientale per il 2025, un incremento dal 63% al 90% della percentuale di cittadini che hanno la possibilità di raggiungere a piedi un parco pubblico in meno di 10 minuti. Aree urbane poste ad una distanza di non più di 300 metri da Giardino Treves 10.770 mq Giardini dell’Arena 21.000 mq Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 80.
    Un parco urbanodi elevata qualità ambientale e paesaggistica Questioni emergenti ad Agenda 21 Priorità da tutti segnalata è la formazione di un polmone verde, essenziale per contribuire al disinquinamento dell’aria, per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici (permeabilità del suolo e moderazione delle temperature estive) e per la qualità della vita urbana. Vertical farms for Sunqiao-Shanghai (Sasaki) Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 81.
    Un ettaro diforesta urbana, se ben tenuta, può assorbire 300 tonnellate di CO2, proprio come le foreste pluviali o le giungle tropicali, può contribuire allo smaltimento delle acque in caso di forti precipitazioni e può ridurre le temperature estive di 2-8 gradi. Forestazione urbana Un solo grande albero basta a garantire ossigeno per quattro persone. Passeggiata sulle mura in Città Giardino Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 82.
    Questioni emergenti adAgenda 21 : le Connessioni Rione Savonarola San Benedetto Vecchio San Benedetto Novello Il Castello Porta Savonarola San Prosdocimo Porta San Giovanni Ex caserma Piave Nuovo Polo Universitario Riqualificare funzionalmente ed ambientalmente Corso MilanoRipristinare le connessioni con via Savonarola Ripristinare l’antico tracciato di via Orsini ed eliminare il traffico di attraversamento Riqualificare funzionalmente ed ambientalmente le Riviere Le Piazze del Centro storico Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 83.
    Problematiche connesse agliAccessi al Parco ? ? ? ripristino antico tracciato via Orsini passeggiata sulle mura Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 84.
    Recupero fabbricati: funzionie attività Condivisa è la scelta di conservare e restaurare i tre padiglioni vincolati, consentendo la leggibilità delle tipologie e delle strutture originarie. Si valuta altresì opportuno recuperare il fabbricato disposto lungo corso Milano, in considerazione del fatto che al suo interno vi è una sala già ristrutturata ed adibita da tempo a sala per incontri pubblici ed eventi connessi al “Giardino Cavalleggeri”. Per gli altri fabbricati l’opinione prevalente è che debbano essere demoliti, lascando spazio al verde o comunque a nuove architetture rispondenti alle funzioni attribuite al parco. Per quanto concerne le attività, tutti sottolineano l’opportunità di una compresenza di funzioni differenziate, in grado di favorire l’attrattività e la fruizione del parco nel corso di tutta la giornata e nei diversi mesi dell’anno, ma anche la necessità di una tematica dominante, che ne connetta le diverse funzioni e contribuisca a caratterizzarne l’identità e l’immagine a scala urbana. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 85.
    Recupero fabbricati: funzionie attività La Cavallerizza quale Centro di cultura contemporanea. Uno s p a z i o u n i t a r i o destinato a spettacoli teatrali e musicali, conferenze, incontri p u b b l i c i e d e s p o s i z i o n e d i prodotti artistici. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 86.
    Recupero fabbricati: funzionie attività Una delle indicazioni più ricorrenti riguarda la possibilità di accogliere nei fabbricati recuperati laboratori di artigianato artistico e di qualità, con a n n e s s i s p a z i d i esposizione e di vendita. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 87.
    Recupero fabbricati: funzionie attività Un centro di documentazione, un punto informativo ed un punto di appoggio per il turismo culturale e la mobilità sostenibile. Punto di ristoro, vendita di prodotti biologici, bar e ristorazione a filiera corta. Accoglienza Erasmus Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
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    Recupero fabbricati: funzionie attività Uno spazio per il gioco e il tempo libero di bambini e ragazzi Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 89.
    Nuove architetture :Agroecologia e biodiversità Quasi unanime è stata la richiesta di richiamare l’antica destinazione ad orti e giardini, destinando una parte degli spazi verdi a forme innovative di agricoltura urbana. Un punto di riferimento per una rete ed un piano d’azione finalizzati all’agricoltura biologica ed al consumo critico. Un laboratorio per la conservazione genetica, la sperimentazione di nuove colture e per l’educazione ambientale in collaborazione con le scuole. Con possibilità di vendita dei prodotti e di ristorazione. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 90.
    Forestazione urbana ebiodiversività Riforestazione e spazi aperti per il tempo libero, gli spettacoli, il gioco, lo sport, le a t t i v i t à fl o r o - vivaistiche, i mercatini s p e c i a l i z z a t i , m a anche angoli di verde p i ù r a c c o l t i , p e r l’incontro, la lettura e la socializzazione. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 91.
    Ruderi e “terzopaesaggio” Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 92.
    In attesa delbando e dei finanziamenti… La partecipazione diretta dei cittadini è essenziale per determinare il successo di un programma di recupero urbano. Non sono sufficienti le metodologie tradizionali di Agenda 21. Gli abitanti devono conoscere, frequentare e riappropriarsi dei luoghi dismessi, individuando e sperimentando le soluzioni maggiormente condivise, Per suscitare l’interesse dei cittadini e per favorire questo processo di conoscenza e di riappropriazione creativa dei luoghi dimenticati da rigenerare, nell’Ile de Nantes “creativi” e “fuori di testa” hanno dato vita a spettacoli che hanno fatto emergere nuove inattese possibilità d’utilizzo. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 93.
    Arte e spettacoliper far rivivere gli spazi dimenticati. Nell’Ile de Nantes vi sono oggi nel Quartiere della Creazione il Parc des Chantiers, che ospita 2 gru Titan, il percorso dell’Elefante Gigante, la Giostra dei Mondi Marini, l’Albero da basket e 3 opere lungo le rive della Loira, fra cui gli Anelli di Daniel Buren. Machines designed by François Delarozière Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
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    Infobox e usitemporaneiUnapropostadell’INBAR-BioarchitetturaPadova Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 95.
    Prinzessinnengarten Iniziativa dell’associazione no-profit“Verde nomade”, che ha occupato un suolo pubblico abbandonato. Le fioriere mobili offrono la possibilità di espandere il progetto a macchia di leopardo in altre aree urbane. 6.000 mq nel cuore di Kreuzberg -Berlino Nell’area vi sono anche una caffetteria bio- dinamica, una biblioteca dedicata all’ecologia, uno spazio per l’apicoltura, uno spazio gioco per i bambini e vi si svolge un mercatino delle pulci. Nel 2012 una mobilitazione di 30.000 persone ha impedito la privatizzazione dell’area. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 96.
    Allmende Kontor Tempelhof -Berlino Quando nel 2008 l’aeroporto è stato chiuso, una dozzina di berlinesi ne ha chiesto la concessione per tre anni per utilizzarlo a fini agricoli. A tutti è offerta la possibilità di ritagliarsi un proprio spazio, dargli un nome, impegnandosi a non costruire nulla che non si possa rimuovere. La coltura viene eseguita seguendo i principi biologici ed usando principalmente aiuole elevate. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
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    Ile de Nantes: Ristorazione a metro zero Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 98.
    Todmorden, Gran Bretagna Alcentro della cittadina vi è un grande frutteto di 200 alberi, ma frutta e verdura sono coltivati ovunque in ogni luogo pubblico con l’obiettivo di diventare completamente autosufficienti entro il 2018. Nessun cittadino raccoglie più di quello di cui ha bisogno, tutti danno una mano curando ogni giorno i vari spazi coltivati. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
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    L’uso “temporaneo” aparcheggio L’uso “temporaneo” voluto dalle lobbies dei commercianti: ovvero come uccidere la fantasia, offrendo una squallida immagine di un luogo urbano ricco di storia e di potenzialità. Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
  • 101.
    Prove di animazionedal basso Presidio Slow Food Prandina, 10 aprile 2019 Sergio Lironi ex caserma PRANDINA
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    PIANTA DI PADOVA,EX CASERMA PRANDINA, GIOVANNI VALLE, 1779 - 1784 SERGIO LIRONI APPUNTI PER IL RECUPERO DELL’EX CASERMA PRANDINA A PADOVA. MEMORIA DEI LUOGHI E PROGETTAZIONE PARTECIPATA GIOVEDÌ 11 APRILE 2019 AULA 2.5 ORE 14.30, CAMPUS DI CESENA LABORATORI DI LAUREA CORSO DI LAUREA MAGISTRALE A CICLO UNICO IN ARCHITETTURA DOTTORATO DI RICERCA IN ARCHITETTURA ALMA MATER STUDIORUM UNIVERSITÀ DI BOLOGNA DIPARTIMENTO DI ARCHITETTURA