Caritas

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Caritas

  1. 1. Copertina Clicca per cominciare
  2. 2. Inizio CLICCA SU UNO DEI TRE PERCORSI PER INIZIARE LA NAVIGAZIONE VOLONTARIATO Linee per la promozione del volontariato parrocchiale Caritas Diocesana Arcidiocesi di Bari-Bitonto Centro di Ascolto Linee per la promozione del C.d.A. parrocchiale Caritas Diocesana Arcidiocesi di Bari-Bitonto Caritas Diocesana Arcidiocesi di Bari-Bitonto
  3. 3. VOLONTARIATO VOLONTARIATO Linee per la promozione del volontariato parrocchiale Caritas Diocesana Arcidiocesi di Bari-Bitonto
  4. 4. MENÙ PRINCIPALE GIOVANI E VOLONTARIATO NASCITA E FORMAZIONE DEL VOLONTARIATO L’ORIZZONTE VALORIALE PREMESSA
  5. 5. Definizione <ul><li>Volontario è il cittadino che, adempiuti i suoi doveri di stato (famiglia, profes - sione...) E quelli civili (vita amministrativa, vita politica, sindacato, ecc.), Pone se stesso a gratuita disposizione della comunità. </li></ul><ul><li>Egli impegna prioritaria - mente sul suo territorio le sue capacità, i mezzi che possiede, il suo tempo, in risposta creativa ai bisogni della gente. Ciò attraverso un impegno continuativo di </li></ul><ul><li>servizi, coscientizzazione ella comunità, di intervento politico, attuato preferibil - mente a livello di gruppo. </li></ul><ul><li>Per il Cristiano il servizio di volontariato costituisce una risposta di coerenza con la propria fede che lo stimola a realizzare una testimonianza di condivisione con tutti i fratelli sull’esempio di Cristo. Il Cristiano si batte per far sì che la Carità di oggi - rimosse le cause dei bisogni - diventi la giustizia di domani» (G.Pasini). </li></ul>IL VOLONTARIO
  6. 6. Premessa <ul><li>Parrocchia aperta al territorio: volontariato </li></ul><ul><li>Per tutti i credenti la chiamata al volontariato </li></ul>
  7. 7. Link Premessa/ “Parrocchia e territorio”/1 <ul><li>L’invito dei Vescovi italiani ad operare una conversione pastorale (Cfr. Con il dono della Carità dentro la storia n. 23) nella consapevolezza “che il nostro non è il tempo della semplice conservazione dell’esistente, ma della missione” , comporta la necessità per le nostre comunità parrocchiali di vivere una maggiore apertura al territorio per “andare oltre i luoghi e i tempi dedicati al ‘sacro’ e raggiungere i modi e i tempi della vita ordinaria” </li></ul><ul><li>D’altra parte tale necessità di una parrocchia “idonea ad essere Popolo di Dio in missione nel mondo ed incarnata nella Storia” (proposizione n.149 del Sinodo Diocesano) è più volte risuonata nel Magistero : </li></ul>
  8. 8. Link Premessa/ “Parrocchia e territorio”/2 <ul><li>«Se la Parrocchia è la Chiesa posta in mezzo alle case degli uomini essa vive e opera profondamente inserita nella società umana ed intimamente solidale con le sue aspirazioni» (ChL n. 27). </li></ul><ul><li>«La Parrocchia non può ridursi solo al culto, e tantomeno all’adempimento burocratico delle varie pratiche. Bisogna che nasca una parrocchia missionaria di credenti, che si ponga come ‘soggetto sociale’ nel proprio territorio» (Chiesa italiana e Mezzogiorno n.34) . </li></ul>
  9. 9. Link Premessa/ “Parrocchia e territorio”/3 <ul><li>«... dobbiamo evitare di chiuderci in un “parrocchialismo” chiuso in se stesso senza un’apertura missionaria. Come la persona umana, se si chiude in se stessa, non si realizza ... così le comunità, tutte le comunità, quando si chiudono in se stesse non sono più capaci di maturare: neanche la Parrocchia può realizzare pienamente la sua missione se diventa un ghetto chiuso in se stesso. Bisogna equilibrare l’impegno parrocchiale con l’impegno dell’ambiente dove l’uomo vive, lotta, opera, soffre ...» </li></ul><ul><li>(Mons. Magrassi Convegno Ecclesiale Diocesano “Evangelizzazione e promozione umana” ). </li></ul>
  10. 10. Link Premessa/ “Parrocchia e territorio”/4 <ul><ul><li>Davanti a questa urgente prospettiva la Caritas parrocchiale, fortemente interpellata, deve assumere un ruolo importante attraverso: </li></ul></ul><ul><ul><li>l’opera che può svolgere come concretamente indicato nel Regolamento di applicazione dello Statuto della Caritas parrocchiale; </li></ul></ul><ul><ul><li>la nascita e la formazione di un volontariato parrocchiale che esprima un’azione ecclesiale capace di incidere sul territorio: </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>in primo luogo come segno di testimonianza della Carità “che sta al centro del Vangelo e costituisce il grande segno che induce a credere al Vangelo” (ETC 9); </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>in secondo luogo attraverso l’attivazione di servizi specifici e qualificati in risposta ai bisogni emergenti. </li></ul></ul></ul>
  11. 11. Link Premessa/ “Tutti i credenti”/1 <ul><li>Espressione importante di apostolato ... </li></ul><ul><li>... radicato nel Battesimo e nella Confermazione ... </li></ul><ul><li>... alimentato dall’Eucarestia </li></ul>PER TUTTI I CREDENTI LA CHIAMATA AL VOLONTARIATO
  12. 12. Link Tutti i credenti/ apostolato 1 <ul><li>L’impegno verso una promozione e formazione del volontariato parrocchiale va collocato nel solco nel Concilio vaticano II, dentro l’ecclesiologia di comunione. </li></ul><ul><li>La concezione di Chiesa-popolo di Dio, tutta ministeriale, ha visto nel post-concilio una grossa rivalutazione dell’importanza del laicato nella vita della chiesa. </li></ul><ul><li>Tuttavia, per quanto l’ecclesiologia di comunione punti a far esplodere il laicato in un’assunzione di impegno e di responsabilità dentro la storia, esiste il rischio concreto che essa si risolva in una sorta di organizzazione che, se valorizza il laicato lo valorizza prevalentemente “dentro” la Chiesa: nella liturgia, nella catechesi, in forme “interiori” alla vita della Chiesa. </li></ul>
  13. 13. Link Tutti i credenti/ apostolato 2 <ul><li>Il volontariato, allora, rappresenta una possibilità per la comunità di esprimere una ministerialità laicale a tutto campo: facendo emergere competenze da mettere a servizio per rispondere ai bisogni e alle marginalità presenti sul territorio, favorisce la maturazione di laici che vivano una ministerialità dentro la storia, sulle vie dell’uomo, “in quei luoghi e in quelle circostanze, in cui la Chiesa non può diventare sale della terra se non per loro mezzo” (LG 33). </li></ul><ul><li>«Se vissuto nella sua verità di sevizio disinteressato al bene delle persone, specialmente le più bisognose e le più dimenticate dagli stessi servizi sociali, il volontariato deve dirsi una espressione importante di apostolato , nel quale i fedeli laici, uomini e donne, hanno un ruolo di primo piano» (ChL 41). </li></ul>
  14. 14. Link Tutti i credenti/ Battestimo 1 <ul><li>Quale “espressione importante di apostolato” il volontariato rappresenta, quindi, una forma di partecipazione alla missione salvifica della chiesa cui “sono tutti destinati dal Signore stesso per mezzo del Battesimo e della confermazione” (LG 33). </li></ul><ul><li>La motivazione profonda che spinge il cristiano a spendersi nell’impegno di volontariato a servizio degli ultimi va ricercata, allora, nella realtà sacramentale del Battesimo che ci rende partecipi all servizio regale del Cristo: </li></ul>
  15. 15. Link Tutti i credenti/ Battesimo 2 <ul><li>Con la carità verso il prossimo i fedeli laici vivono e manifestano la loro partecipazione alla regalità di Gesù Cristo, al potere del Figlio dell’uomo che “non è venuto per essere servito, ma per servire” (Mc 10,45): essi vivono tale regalità nel senso più semplice possibile a tutti e sempre, e insieme nel modo più esaltante, perché la carità è il più alto dono che lo Spirito offre per l’edificazione della Chiesa (1 Cor 13,13) e per il bene dell’unità. La Carità, infatti, anima e sostiene un’operosa solidarietà attenta alla totalità dei bisogni dell’essere umano» (ChL 41) </li></ul>
  16. 16. Link Tutti i credenti/ Battesimo 3 <ul><li>... il Battesimo impegna i cristiani e la comunità a una presenza viva sul territorio, per trasformare la storia locale in Regno di Dio. (...) Il Volontariato di matrice cattolica, che prende sempre maggiore sviluppo, riporta in primo piano il valore della gratuità e del dono che sono aspetti fondamentali del Battesimo. Si impone all’attenzione pubblica in momenti di emergenza, come i terremoti, ma deve poi proseguire costante in un lavorio quasi anonimo, che è ancor più prezioso. Di fronte alle forme antiche e nuove di miseria e di violenza, in cui la dignità e i diritti dell’uomo sono posti sotto i piedi il cristiano non può rimanere inerte e silenzioso: sarebbe una incoerenza radicale con il proprio Battesimo. Ognuno al suo posto è chiamato ad impegnare le sue capacità, i mezzi che possiede, il suo tempo, in risposta creativa ai bisogni emergenti...» (Mons. Magrassi Lettera Pastorale “Diventa quello che sei” n.73). </li></ul>
  17. 17. Link Tutti i credenti/ Eucarestia 1 <ul><li>La Carità verso Dio e verso gli uomini che è l’anima di tutto l’apostolato (e anche del volontariato che ne costitui - sce una “espressione importante”) viene alimentata dai sacramenti, specialmente dall’Eucaristia. </li></ul>
  18. 18. Link Tutti i credenti/ Eucarestia 2 <ul><li>«La diaconia ecclesiale, che prolunga quella del Signore Gesù, va verso l’Eucaristia e da essa procede. È un servizio esigente che vuole afferrare tutto l’essere: tempo, energie, salute, cultura. Tutte le realtà della vita sono raggiunte in uno stile di servizio. Il credente uscito dall’Eucaristia non può dormire sonni tranquilli; è inquieto della inquietudine di Dio, invaso dalla passione per l’uomo. La porta aperta a Cristo si apre insieme sul mondo e sulla storia» (Eucaristia, Comunione e Comunità n. 29). </li></ul>
  19. 19. Link Tutti i credenti/ Eucarestia 3 <ul><li>«L’Eucaristia è il momento in cui tutta la vita della Chiesa viene raccolta intorno al Cristo pasquale, riceve il dono del suo amore oblativo e poi viene rilanciata per le strade del mondo, per essere un segno della sua presenza di Buon Samaritano, quasi per far sperimentare ai fratelli l’intensità e la forza con cui Dio li ama, con la qualità stessa del suo amore. Un amore che pensa più a dare che a ricevere ... anche il “volontariato” serio, che impegna cioè la vita con scelta stabile, come “vocazione al servizio”, affonda le sue radici in questo stesso amore evangelico» (ivi nn. 47-48). </li></ul>
  20. 20. Link Tutti i credenti/ Eucarestia 4 <ul><li>«... dedicare qualche ora e specifiche iniziative di volontariato e di solidarietà, sarebbe certamente il modo per portare nella vita la carità di Cristo attinta alla mensa eucaristica...» (Dies Domini n.72). </li></ul>
  21. 21. Link Tutti i credenti/ Eucarestia 5 <ul><li>«C’è, nel Vangelo di Giovanni, una triade di verbi scarni, essenziali, pregnantissimi, che basterebbero da soli a sostenere il peso di tutta la teologia del servizio. I tre verbi sono: “si alzò da tavola”, “depose le vesti” , “si cinse un asciugatoio”. Ma “si alzò da tavola” significa una cosa molto importante: significa che gli altri due verbi hanno valenza di salvezza solo se partono dall’Eucaristia. Se prima non si è stati “a tavola”, anche il servizio più generoso ai fratelli rischia l’ambiguità e si sfilaccia nel filantropismo faccendiero, che ha poco o nulla da spartire con la carità di Cristo. Occorre partire dalla “tavola”, dalla consuetudine di Cristo, dalla familiarità con Lui, dall’aver bevuto al calice suo con tutte le valenze del suo martirio» . </li></ul>
  22. 22. Link Tutti i credenti/ Eucarestia 6 <ul><li>Cogliere il nesso esistente tra i sacramenti dell’iniziazione cristiana e l’impegno di volontariato, radicato nel Battesimo e nella Confermazione ed alimentato dall’Eucaristia, dentro una visione della ministerialità laicale riscoperta e portata a compimento, colloca il volontariato nella vita cristiana come scelta coerente e conseguenziale, non più opzionale o ricercata su onde emotive di autocompensazione psicologica </li></ul>
  23. 23. Link Tutti i credenti/ Eucarestia 7 <ul><li>«Se la comunità ecclesiale è stata realmente raggiunta e convertita dalla parola del vangelo, se il mistero della carità è celebrato con gioia ad armonia nella liturgia, l’annuncio e la celebrazione del vangelo della carità non può non continuare nelle tante opere della carità testimoniata con la vita e con il servizio. Ogni pratico distacco o incoerenza fra parola, sacramento e testimonianza impoverisce e rischia di deturpare il volto dell’amore di Gesù Cristo ...» (ETC 28). </li></ul>
  24. 24. Link Tutti i credenti/ Eucarestia 8 <ul><li>«L’Eucaristia è il momento in cui tutta la vita della Chiesa viene raccolta intorno al Cristo pasquale, riceve il dono del suo amore oblativo e poi viene rilanciata per le strade del mondo, per essere un segno della sua presenza di Buon Samaritano, quasi per far sperimentare ai fratelli l’intensità e la forza con cui Dio li ama, con la qualità stessa del suo amore. Un amore che pensa più a dare che a ricevere ... anche il “volontariato” serio, che impegna cioè la vita con scelta stabile, come “vocazione al servizio”, affonda le sue radici in questo stesso amore evangelico» (ivi nn. 47-48). </li></ul>
  25. 25. L’orizzonte valoriale <ul><ul><ul><li>individualizzazione dei rapporti personali </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>continuità </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>spirito di servizio </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>solidarietà </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>responsabilità reciproca </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>impegno per la promozione e liberazione dell’uomo </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>gratuità </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>attenzione privilegiata agli ultimi. </li></ul></ul></ul>L’ORIZZONTE VALORIALE
  26. 26. Link L’orizzonte valoriale/ Rapporti 1 <ul><li>Occorre riaffermare la centralità della persona umana. Il servizio del volontariato, che pure ha un respiro comunitario, è rivolto alla persona, nella consapevolezza che ogni uomo è importante, ogni vita ha un valore incalcolabile ed insostituibile, ogni persona è portatrice di valori. </li></ul><ul><li>Non c’è un servizio rivolto ad una «categoria di poveri» ma il servizio «al povero» - alla persona in situazione di bisogno - che non è un numero o un dato statistico, ma una persona con una sua storia ed una ricchezza da far riaffiorare. </li></ul>
  27. 27. Link L’orizzonte valoriale/ Rapporti 2 <ul><li>In concreto: </li></ul><ul><li>Assumere la consapevolezza di accostarsi all’altro come persona unica ed insostituibile maturando gli atteggiamenti di: </li></ul><ul><li>seguire una situazione di bisogno come se fosse unica; </li></ul><ul><li>avviare un dialogo che aiuti la persona a sentirsi viva e protagonista; </li></ul><ul><li>individuare e percorrere insieme vie d’uscita dallo stato di necessità. </li></ul><ul><li>Per la riflessione: </li></ul><ul><li>Cristo, Sacramento della Carità del Padre, accentua il rapporto e l’incontro personale; Egli instaura un rapporto personalizzato: non esiste folla anonima, ma il popolo nel quale ciascuno è soggetto unico ed irripetibile: </li></ul><ul><li>l’incontro con l’Emoroissa (Mt 9,18); </li></ul><ul><li>Zaccheo (Lc 19,2); </li></ul><ul><li>il Paralitico della piscina (Gv 5,1); </li></ul><ul><li>la parabola del Buon Pastore (Gv 10,3;9). </li></ul>
  28. 28. Link L’orizzonte valoriale/ Continuità 1 <ul><li>È un valore importante perchè la discontinuità e la conseguente saltuarietà della prestazione del servizio gratuito costituisce l’anello debole del volontariato: chi vive nel bisogno non va in vacanza. </li></ul><ul><li>La continuità nel volontariato richiede l’assunzione di precisi impegni personali e consente al volontario di operare un salto di qualità tra la prestazione di una sporadica “buona azione”, legata all’emergenza o all’emotività, ad un’atteggiamento che diventi stile di vita. </li></ul><ul><li>Il volontariato nel porre primaria attenzione alla persona e al suo bisogno regola su di esso i propri tempi e ritmi e dura finchè lo stesso bisogno persiste. La “continuità” legata alla «individualizzazione dei rapporti personali» consente di realizzare il passaggio dal “gesto” al “legame” (ETC 39). </li></ul>
  29. 29. Link L’orizzonte valoriale/ Continuità 2 <ul><li>In concreto: </li></ul><ul><li>È sempre più opportuno organizzarsi in gruppo. Ciò: </li></ul><ul><ul><li>consente una maggiore organicità nell’azione attraverso la strutturazione in compiti differenziati; </li></ul></ul><ul><ul><li>assicura la continuità attraverso la possibilità di realizzare opportune turnazioni. </li></ul></ul><ul><li>Per assicurare la nascita di servizi capaci di un’azione organica e persistente, ogni gruppo di volontariato si dia una programmazione, anche minima, con mete generali ed obiettivi intermedi. </li></ul>
  30. 30. Link L’orizzonte valoriale/ Continuità 3 <ul><li>Per la riflessione: </li></ul><ul><li>Il rapporto di amore che si sviluppa tra Dio e l’uomo, al quale rimanda l’azione di volontariato, è caratterizzato dalla stabilità, dalla sicurezza, dalla continuità. </li></ul><ul><li>La Storia dell’Alleanza è costellata dalle infedeltà del popolo di Israele e dei suoi continui ritorni possibili grazie alla fedeltà persistente di Dio: Is 54,10; Is 49,14-18; Os 16,22; Sal 78 (77). </li></ul><ul><li>Un volontariato capace di esprimere un’azione continuativa nel tempo, misurata non sull’emotività del momento ma sul bisogno dell’altro, che accompagni il povero fino all’uscita dalla situazione di bisogno, diventa limpida e trasparente espressione dell’allenaza biblica e quindi una forma concreta di annuncio dell’amore di Dio per l’uomo, della sua fedeltà all’uomo. </li></ul>
  31. 31. Link L’orizzonte valoriale/ Spirito 1 <ul><li>Se il volontario è colui che si mette a servizio, «che pone se stesso a gratuita disposizione della comunità (...), impegna le sue capacità, i mezzi che possiede, il suo tempo, in risposta creativa ai bisogni emergenti», può apparire scontato soffermarci sullo spirito di servizio. Tuttavia è opportuno sottolineare che questo valore permea tutto l’impegno di volontariato, anche nelle sue concrete modalità di attuazione. </li></ul><ul><li>In concreto: </li></ul><ul><li>- disponibilità a modificarsi negli atteggiamenti (per es. nel variare orari o mansioni); </li></ul><ul><li>- impegno nel capire il bisogno nel suo evolversi storico: il volontario è pronto a cambiare “strategia” di intervento quando la sua azione risulti superata e occorra “inventarne” un’altra (creatività del volontariato); </li></ul><ul><li>- disponibilità ad assumere una preparazione idonea di partenza e a vivere un cammino di formazione permanente; </li></ul><ul><li>- disponibilità alla collaborazione con altre realtà (di volontariato e non) operanti sul territorio per la realizzazione di progetti comuni. </li></ul>
  32. 32. Link L’orizzonte valoriale/ Spirito 2 <ul><li>Per la riflessione: </li></ul><ul><li>Dio si mette a servizio dell’uomo. </li></ul><ul><li>Gesù si identifica con la figura del servo: Fil 2,7; Gv 13,13-15. </li></ul><ul><li>Nel memoriale della Pasqua facciamo memoria sia del banchetto eucaristico sia della diaconìa del Signore (la lavanda dei piedi): condividere la Pasqua è possibile se c’è disponibilità a condividere il dono del Signore e i suo banchetto e c’è, insieme, disponibilità a condividere anche il suo servizio. </li></ul><ul><li>Attraverso il volontariato viviamo questo servizio - la funzione diaconale del cristiano - che è rivolto alla promozione integrale dell’uomo e diventa anticipazione della nuova vita, capace di “trasformare la storia locale in Regno di Dio”. </li></ul><ul><li>Senza la speranza del Regno il volontariato perde la sua connotazione cristiana e diventa parte dei servizi sociali; con la speranza del Regno la diaconìa Cristiana, e con essa il volontariato, conduce oltre le compensazioni di tipo sociale verso il rinnovamento della comunità umana. </li></ul>
  33. 33. Link L’orizzonte valoriale/ Solidarietà 1 <ul><li>È possibile leggere diversi livelli di solidarietà: </li></ul><ul><li>solidarietà delle “relazioni brevi” determinata da vincoli reciproci sentiti come naturali (parentela, amicizia); </li></ul><ul><li>solidarietà tesa all’autotutela di categorie deboli (associazioni che vivono una qualche forma di servizio in difesa e per la promozione dei propri associati); </li></ul><ul><li>solidarietà come compassione (sentire insieme): soffrire insieme a colui che soffre. In questa accezione ritroviamo l’esperienza del volontariato come luogo insostituibile di coltivazione dei valori di servizio. </li></ul>
  34. 34. Link L’orizzonte valoriale/ Solidarietà 2 <ul><li>«La solidarietà è indubbiamente una virtù cristiana... Alla luce della fede, la solidarietà tende a superare se stessa, a rivestire le dimensioni specificatamente cristiane della gratuità totale, del perdono e della riconciliazione» (SRS n.40). </li></ul><ul><li>«La solidarietà dice che siamo tutti “in solidum”, che il mio bene e quello dell’altro sono inscindibili o, per usare un’immagine, che essendo tutti nella stessa barca se si apre una falla, andiamo a fondo tutti». (Mons.Magrassi in “Natale di solidarietà”, 1991) </li></ul><ul><li>Vivere autenticamente il valore della solidarietà nell’esperienza di volontariato significa superare definitivamente una concezione assistenzialistica della Carità che distingue chi “aiuta” da chi “è aiutato”, chi è nel bisogno da chi può aiutare: non esiste più il bisogno di chi stiamo aiutando, ma il problema di tutti nella ricerca comune di rimuovere le cause che generano quel bisogno. </li></ul>
  35. 35. Link L’orizzonte valoriale/ Solidarietà 3 <ul><li>Per la riflessione: </li></ul><ul><li>L’incarnazione rivela la solidarietà di Dio con l’uomo: </li></ul><ul><li>«Natale è l’espressione più luminosa di questo valore, sociale e cristiano insieme. L’uomo era nei guai e Dio gli è venuto incontro per salvarlo. Poteva scegliere la strada più comoda: rimanere fuori dal dramma ( «Dio non si mescola con le cose degli uomini» , come diceva un autore pagano) e dall’alto e dal di fuori, dire una sola Parola “cui anche il vento e il mare obbediscono”. Per Lui dire e fare sono la stessa cosa. Ma non è questa la strada che ha scelto. Ha scelto invece la strada della solidarietà: si è cioè coinvolto nel nostro dramma. Fino al punto di diventare “uno di noi”, uomo come noi». (Mons.Magrassi in “Natale di solidarietà”, 1991). </li></ul>
  36. 36. Link L’orizzonte valoriale/ Solidarietà 4 <ul><ul><ul><li>Nella Trinità contempliamo il modello della solidarietà di Dio: </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Il dovere della solidarietà discende dal mistero trinitario, è già presente in quel modello di unione e di distinzione tra le persone divine che ci è stato rivelato da Cristo: Dio è solidarietà per sua natura, essendo comunione e solidarietà di persone. E in Cristo, formato a immagine di Dio, il cristiano è chiamato a vivere questa esperienza di amore solidale nel rapporto con i fratelli. «... il prossimo non è soltanto un essere umano, ma diviene la viva immagine di Dio Padre riscattata da Gesù Cristo e posta sotto l’azione permanente dello Spirito Santo» (SRS 40). </li></ul></ul></ul>
  37. 37. Link L’orizzonte valoriale/ Solidarietà 5 <ul><ul><ul><li>Chiamati alla solidarietà perchè figli, nel Figlio, dell’unico Padre: </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>«La coscienza della paternità comune di Dio, della fratellanza di tutti gli uomini in Cristo, figli nel Figlio, della presenza e dell’azione vivificante dello Spirito Santo, conferirà al nostro sguardo sul mondo un nuovo criterio per interpretarlo. Al di là dei vincoli umani naturali, già così forti e stretti, si prospetta alla luce della fede un nuovo modello di unità, al quale deve ispirarsi in ultima istanza la solidarietà» (SRS n.40). </li></ul></ul></ul>
  38. 38. Link L’orizzonte valoriale/ Responsabilità 1 <ul><ul><ul><li>La solidarietà converte ed educa alla responsabilità reciproca: « La solidarietà non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune, ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siano veramente responsabili di tutti» (SRS n. 38). </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Per la riflessione: </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>La corresponsabilità, ossia la coscienza di essere responsabili degli altri, è indicata dall’apostolo Paolo come dovere derivante dal nostro essere corpo: «Voi siete il corpo di Cristo» . Perciò siamo vicendevolmente responsabili: «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con esso, se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui» (1 Cor 12, 26). </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>«Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi, dei poveri soprattutto e di coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei disepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. La loro comunità ... si sente realmente ed intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia» (GS n.1). </li></ul></ul></ul>
  39. 39. Link L’orizzonte valoriale/ L’impegno 1 <ul><ul><ul><li>Il servizio del volontariato mira, in ultima istanza, ad aiutare l’altro ad uscire dallo stato di povertà e di dipendenza; a perseguire il suo sviluppo perchè diventi persona libera, autonoma, partecipe e protagonista. Ciò comporta l’impegno a conoscere le cause che determinano le povertà, per rimuoverle, scongiurando così un’azione che altrimenti rischia di essere solo assistenzialistica e di lasciare il povero nel suo stato di bisogno e di dipendenza dall’esterno. </li></ul></ul></ul>
  40. 40. Link L’orizzonte valoriale/ L’impegno 2 <ul><ul><ul><li>I n concreto: </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>L’impegno per la promozione e la liberazione dell’uomo si concretizza ponendo in essere: </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>la «valenza politica» del volontariato con: </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>- l’interpretazione della realtà sociale e dei meccanismi che determinano processi di emarginazione: squilibri del sistema produttivo (disoccupazione e sottoccupazione), insufficienze del regime abitativo (abitazioni malsane, baraccopoli ...), deficienze del sistema sanitario (servizi non accessibili al territorio...), i vuoti del sistema scolastico (evasione e dispersione scolastica ...); </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>- la capacità di rapportarsi alle istituzioni politiche, amministrative, sindacali, per un’azione di denuncia, laddove necessario, ma primariamente per dare contributi di idee e sperimentazioni (una maniera per dar voce a chi non ha voce; per es. vigilando che le quote dei bilanci (comunali provinciali ...) destinate alle politiche sociali siano congrue alle povertà presenti e siano opportunamente utilizzate); </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>- l’azione di controllo sociale, realizzata in maniera concertata sul territorio, mirata a vigilare che leggi, disposizioni amministrative, servizi siano effettivamente realizzati e non vengano soffocati dalla burocrazia. </li></ul></ul></ul>
  41. 41. Link L’orizzonte valoriale/ L’impegno 3 <ul><ul><ul><li>I n concreto: </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>L’impegno per la promozione e la liberazione dell’uomo si concretizza ponendo in essere: </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>la «valenza politica» del volontariato con: </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>- l’interpretazione della realtà sociale e dei meccanismi che determinano processi di emarginazione: squilibri del sistema produttivo (disoccupazione e sottoccupazione), insufficienze del regime abitativo (abitazioni malsane, baraccopoli ...), deficienze del sistema sanitario (servizi non accessibili al territorio...), i vuoti del sistema scolastico (evasione e dispersione scolastica ...); </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>- la capacità di rapportarsi alle istituzioni politiche, amministrative, sindacali, per un’azione di denuncia, laddove necessario, ma primariamente per dare contributi di idee e sperimentazioni (una maniera per dar voce a chi non ha voce; per es. vigilando che le quote dei bilanci (comunali provinciali ...) destinate alle politiche sociali siano congrue alle povertà presenti e siano opportunamente utilizzate); </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>- l’azione di controllo sociale, realizzata in maniera concertata sul territorio, mirata a vigilare che leggi, disposizioni amministrative, servizi siano effettivamente realizzati e non vengano soffocati dalla burocrazia. </li></ul></ul></ul>
  42. 42. Link L’orizzonte valoriale/ L’impegno 4 <ul><ul><ul><li>La «valenza sociale» del volontariato con sensibilizzazione e coinvolgimento dei cittadini ai vari livelli: </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>- di legislazione, (suscitando proposte di iniziativa popolare e promuovedo dibattiti su leggi regionali in via di attuazione, o su delibere comunali, o su iniziative di quartiere); </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>- di programmazione, indicando priorità sulla base dei maggiori bisogni; </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>- di controllo del potere locale contro il pericolo di una gestione autoritaria e conservatrice, a danno del bene comune. </li></ul></ul></ul>
  43. 43. Link L’orizzonte valoriale/ L’impegno 5 <ul><ul><ul><li>Per la riflessione: </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>La Carità di Dio, rivelata in Cristo, è liberatoria e promozionale: chiunque viene toccato dal Suo Amore viene liberato. La Storia del popolo di Dio è tutta una serie di atti di amore del Dio che libera. L’avvenimento centrale dell’A.T. è l’Esodo, liberazione dalla dominazione straniera e dalla schiavitù, premessa per la fondazione del popolo dell’Alleanza. Le guarigioni narrate nei Vangeli indicano che l’amore di Gesù è totale: guarisce anzitutto nel cuore ma allarga la sua opera a tutto l’uomo. </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Gesù amando libera: </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>dall’egoismo e dall’ingiustizia (Zaccheo - Lc 19); </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>dall’emarginazione umiliante (i lebbrosi - Mt 8,1); </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>dalla dipendenza dagli altri (il paralitico della piscina - Gv 5,1); </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>dalla vergogna (l’emorroissa - Mt 9,18); </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>dalla fame (la moltiplicazione dei pani - Gv 6); </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>dalla paura (Gesù sulle onde del lago - Mt 14,22); </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>dalla morte (Lazzaro - Gv 11). </li></ul></ul></ul>
  44. 44. Link L’orizzonte valoriale/ Gratuità 1 <ul><ul><ul><li>Il volontario pone se stesso (tempo, energie, risorse, affetto....) a disposizione gratuita del prossimo e della comunità, senza alcun interesse personale, esclusivamente mosso dal bene per l’altro. </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Egli assume uno stile di vita improntato alla disponibilità a lasciarsi interpellare dalla sofferenza umana per offrire una risposta d’amore, accompagnamento e speranza, attraverso un’azione di volontariato che si sottrae alla logica di scambi economici o politici e non presta il fianco a proselitismi ideologici o ad altri interessi personali di prestigio o di potere . </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>«Tratto peculiare della carità cristiana è poi la gratuità che va oltre ogni misura. (...) Gesù ha manifestato quella gratuità e sovrabbondanza di amore che caratterizzano tutto l’agire di Dio. La generosità di Dio non si misura infatti sui bisogni degli uomini: è infinitamente più grande di essi. Perciò la Chiesa e ciascun cristiano devono a loro volta improntare alla gratuità e sovrabbondanza tutte le forme di servizio all’uomo ...» (ETC n.22). </li></ul></ul></ul>
  45. 45. Link L’orizzonte valoriale/ Gratuità 2 <ul><li>Per la riflessione: </li></ul><ul><li>Tutta la rivelazione cristiana è un annuncio della gratuità: nulla ci è dovuto, tutto ci è donato gratuitamente come dono d’amore e misericordia. La gratuità richiama il «gratis» e la «grazia» come un sovrappiù sorprendente, che avvolge la nostra vita rendendola partecipe della stessa vita divina. </li></ul><ul><li>«Sarete riscattati senza prezzo» ( Is 52,9); «A colui che ha sete darò gratuitamente acqua alla fonte della vita» (Ap 21,6); «per grazia di Dio sono quello che sono» (2Cor 15,10); «dalla pienezza (di Cristo) noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia» (Gv 1,16). Scrive san Paolo ai Romani (5, 7-8): «Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto;...ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» . Chi contempla il Crocifisso scorge un amore tanto gratuito e sconfinato da apparire incredibile. </li></ul>
  46. 46. Link L’orizzonte valoriale/ Attenzione 1 <ul><li>Il volontariato, nel porsi a servizio di chi è in situazione di bisogno, vive costantemente un’attenzione privilegiata agli ultimi, traduce concretamente uno dei temi caratteristici del magistero che va sotto il nome di opzione preferenziale dei poveri; una scelta che tutti siamo chiamati a compiere: </li></ul><ul><li>«L’amore preferenziale per i poveri e la testimonianza della carità sono compito di tutta la comunità cristiana, in ogni sua componente ed espressione» (ETC n.48). </li></ul>
  47. 47. Link L’orizzonte valoriale/ Attenzione 2 <ul><li>In concreto: </li></ul><ul><li>L’opzione preferenziale per i poveri è vera se concretamente: </li></ul><ul><li>- i poveri sono presenti: accolti e coinvolti nel servizio di volontariato. Se la prerogativa per far parte di un gruppo di volontariato è la disponibilità al servizio, anche i poveri stessi devono poter partecipare e poter esprimere le loro capacità di vicinanza, di ascolto, di solidarietà ... </li></ul><ul><li>- ci poniamo in stato di missione: se i poveri non vengono nelle nostre strutture, un volontariato che voglia esprimere amore preferenziale per i poveri deve andare loro incontro ... </li></ul><ul><li>- operiamo integrazione tra chi è povero e chi non lo è ... </li></ul><ul><li>- consideriamo i poveri portatori di valori: “La chiesa dei poveri è una chiesa dove i poveri hanno un posto prioritario, un posto d’onore, perché essi hanno una sorta di connaturalità con la buona novella del vangelo, per comprenderla e per viverla; essi sono nostri maestri, nostri iniziatori, evangelizzano la chiesa stessa. Sono fermento di rinnovamento e di fedeltà alle intenzioni della chiesa nascente, segno di speranza...” (Giovanni Paolo II) </li></ul><ul><li>- consideriamo i poveri portatori di diritti: “non avvenga che si offra come dono di carità ciò che è già dovuto a titolo di giustizia” (AA n.8). Per es. il diritto alla vita, alla salute, alla casa, al lavoro ... </li></ul>
  48. 48. Link L’orizzonte valoriale/ Attenzione 3 <ul><li>Per la riflessione: </li></ul><ul><li>«Come Cristo ha compiuto la redenzione attraverso la povertà e le persecuzioni, così pure la Chiesa è chiamata a prendere la stessa via per comunicare agli uomini i frutti della salvezza. Gesù Cristo «che era di condizione divina... spogliò se stesso, prendendo la condizione di schiavo» (Fil 2,6-7) e per noi «da ricco che era si fece povero» (2Cor 8,9). Così anche la Chiesa, quantunque per compiere la sua missione abbia bisogno di mezzi umani, non è costituita per cercare la gloria terrena, bensì per diffondere, anche con il suo esempio, l’umiltà e l’abnegazione» (LG n.8). </li></ul><ul><li>«Senza questa solidarietà concreta, senza attenzione perseverante ai bisogni spirituali e materiali dei fratelli, non c’è vera e piena fede in Cristo (...) cfr. Gc 1,27; 2,13» (ETC 39). </li></ul><ul><li>«Questa pagina (Mt 25, 35-46) ci dice senza mezzi termini, che c’è un solo modo possibile all’uomo per salvarsi: quello di rendere alcuni servizi essenziali e primari al Signore, al Figlio dell’uomo: e che questo misterioso Signore è presente nei fratelli più piccoli; San Matteo parlando di “ammalati, affamati, assetati, carcerati, migranti” usa epressamante la parola “ultimi”, “infimi” , che è stata male tradotta in “più piccoli” » (card. C. M. Martini). </li></ul>
  49. 49. Formazione volontariato <ul><li>Come far nascere un gruppo di volontariato in Parrocchia: punti di un possibile cammino </li></ul><ul><li>La formazione del volontariato indicazioni di contenuto ed operative </li></ul>NASCITA E FORMAZIONE DEL VOLONTARIATO
  50. 50. Link Formazione/ Nascita… 1 <ul><li>1. Conoscenza di uno o più bisogni del territorio (presenza di persone anziane sole, passaggio di immigrati, giovani in disagio, devianza minorile, disabili ...). </li></ul><ul><li>2. Riflessione animata dalla Caritas in parrocchia sul problema, sulle cause dei bisogni e delle povertà, sulle possibili forme di risposta ad esse (amicizia con gli anziani, sensibilizzazione delle famiglie, “accompagnamento dei disabili”, animazione dei minori a rischio ...), sulle realtà operanti (congregazioni religiose, servizi pubblici, altre realtà di volontariato ...). </li></ul><ul><li>3. Collegamento della diaconia della carità, di cui il servizio vuole essere un’espressione, con: </li></ul><ul><li>- catechesi (ascolto della Parola e ascolto del «povero») </li></ul><ul><li>- liturgia (celebrazione dei misteri e presenza di Cristo nel «povero»). </li></ul>
  51. 51. Link Formazione/ Nascita… 2 <ul><li>4. Organizzazione di un gruppo di persone e coniugi disponibili a dare parte del tempo (ipotesi di un responsabile, definizione di obiettivi del gruppo, indicazioni di possibili azioni da fare a livello di servizio diretto, animazione della comunità parrocchiale, collegamento con i servizi pubblici). </li></ul><ul><li>5. Programmazione del servizio (servizio domiciliare, centro di ascolto parrocchiale, piccola casa di accoglienza, mensa parrocchiale ... ) nelle fasi di avvio, gestione, verifica. </li></ul><ul><li>6. Impostazione della formazione di avvio e permanente per accompagnare il cammino del gruppo sia con momenti di riflessione sia con momenti di immersione nella realtà della povertà e della emarginazione. </li></ul>
  52. 52. Link Formazione/ Formazione volontariato A B D C Saper far fare: formare il volontariato come volano di cambiamento. Questo aspetto è uno dei più importanti nella formazione del volontariato. Saper essere: quali valori, quali atteggiamenti, quale cultura sviluppare nella formazione del volontariato in vista di un cambiamento della società e delle istituzioni. Saper fare: i livelli di &quot;professionalità&quot; a cui formare il volontariato.Pur evitando confusioni tra servizi professionali e servizi del volontariato e pur nella convinzione che l'apporto del volontariato è complementare e non sostitutivo del servizio gestito da operatori professionali, si deve parlare , se non di una professionalità in senso stretto, di idoneità. Sapere: cosa deve conoscere il volontariato.Va definito anzitutto quali conoscenze deve avere il volontariato per svolgere il suo servizio.
  53. 53. Link Formazione/ Sapere <ul><li>In rapporto al servizio diretto alla persona... </li></ul><ul><li>In rapporto alla valenza sociale del volontariato ... </li></ul><ul><li>In rapporto alla valenza politica del volontariato ... </li></ul>Sapere…
  54. 54. Link Sapere/ Servizio alla persona <ul><li>Conoscenze relative al settore operativo in cui è impegnato (malati, handicappati, minori ...), relative cioè: </li></ul><ul><li>alle condizioni di bisogno reale e alle cause che generano questo bisogno; </li></ul><ul><li>alle linee politiche di intervento nel settore e nell'ambito più vasto della malattia o dell'emarginazione; </li></ul><ul><li>alle linee culturali emergenti rispetto all'intervento nel settore (ad esempio: grandi ricoveri o piccole strutture?); </li></ul><ul><li>è necessaria anche la conoscenza delle persone con cui si andrà ad operare e dei riflessi che la situazione di bisogno ha sulla loro personalità; </li></ul><ul><li>sembra necessario avere ben chiaro anche il ruolo degli operatori professionali, per capire meglio il ruolo del volontariato. </li></ul>
  55. 55. Link Sapere/ Valenza sociale <ul><li>S ono richieste conoscenze relative alla popolazione del territorio su cui il volontariato opera, e verso la quale dovrà svolgere azione di responsabilizzazione; in particolare conoscenze su: </li></ul><ul><li>- le condizioni economiche, sociali, culturali, religiose; </li></ul><ul><li>- eventuali sperequazioni esistenti; </li></ul><ul><li>- il grado di responsabilizzazione di fronte ai problemi o al contrario la tendenza alla delega; </li></ul><ul><li>- gli atteggiamenti di fronte ai poveri, ai «diversi»; </li></ul><ul><li>- il grado di coscienza delle proprie responsabilità di fronte alle situazioni di povertà e di emarginazione esistenti; </li></ul><ul><li>- l'esistenza di fermenti di novità, sul piano culturale e operativo presenti tra la popolazione; </li></ul><ul><li>- il costume di partecipazione della popolazione. </li></ul>
  56. 56. Link Sapere/ Valenza politica <ul><li>Un terzo livello di conoscenza, riguarda la situazione amministrativa e politica, nei cui confronti il volontariato dovrebbe essere stimolo: </li></ul><ul><li>- i servizi esistenti e la qualità dei servizi; </li></ul><ul><li>- i criteri e le priorità dei bilanci; </li></ul><ul><li>- i rapporti tra pubblico e privato; </li></ul><ul><li>- la legislazione regionale sui servizi sociali e l'at - tuazione reale di queste leggi; </li></ul><ul><li>- i meccanismi per incidere sul potere politico. </li></ul>
  57. 57. Link Formazione/ Saper fare <ul><li>In rapporto al servizio diretto alla persona ... </li></ul><ul><li>In rapporto alla valenza sociale del volontariato ... </li></ul><ul><li>In rapporto alla valenza politica del volontariato ... </li></ul>Saper fare …
  58. 58. Link Sapere fare/ Servizio alla persona <ul><li>Idoneità a svolgere il servizio di volontariato: </li></ul><ul><li>- esso cambia in rapporto alla finalità del servizio: volontariato ospedaliero generico o specifico (oncologico, per malati in camera di rianimazione, ecc.); volontariato assistenziale con anziani, con minori, con handicappati fisici, con malati mentali; volontariato in cooperative di lavoro, di solidarietà sociale, agricole, zootecniche, elettroniche, ecc.; volontariato scolastico o culturale, ecc.; </li></ul><ul><li>- vale per tutti il principio che le forti motivazioni non danno la idoneità al servizio: ci vuole apprendimento, ci vuole tirocinio, ci vuole aggiornamento; </li></ul><ul><li>- simultaneamente però ci si deve muovere anche con un'ottica di creatività: ci sono oggi bisogni non coperti da professionalità adeguate. </li></ul>
  59. 59. Link Sapere fare/ Valenza sociale <ul><li>Impegno di socializzazione e di coscientizzazione: </li></ul><ul><li>- ci sono tecniche di approccio alla popolazione; </li></ul><ul><li>ci sono metodologie precise per guidare una discussione, per realizzare una ricerca, per stilare un questionario e per leggerne i risultati, per impostare un articolo o un volantino o un manifesto; </li></ul><ul><li>- ci sono anche strumenti per verificare il cambiamento dell'opinione pubblica; </li></ul><ul><li>anche in questo piano, il solo essere volontari non assicura nessuna idoneità. </li></ul>
  60. 60. Link Sapere fare/ Valenza politica <ul><li>Anche l'impegno politico è un'arte da imparare: </li></ul><ul><li>- si tratta ad esempio di individuare i passi da compiere e le strutture da mettere in moto per modificare una legge già superata o per costringere gli amministratori ad attuare la legge ancora valida; </li></ul><ul><li>- come realizzare un coordinamento tra le forze di volontariato e tra volontariato e altre forze sociali, sindacali, culturali agli effetti di sviluppare pressione politica; </li></ul><ul><li>- ci sono tecniche per la raccolta delle firme, per l'organizzazione di una manifestazione pubblica, ecc. </li></ul>
  61. 61. Link Formazione/ Sapere essere <ul><li>In rapporto al servizio diretto alla persona... </li></ul><ul><li>In rapporto alla valenza sociale del volontariato ... </li></ul><ul><li>In rapporto alla valenza politica del volontariato ... </li></ul>Saper essere…
  62. 62. Link Sapere essere/ Servizio alla persona <ul><li>ci sono atteggiamenti che fanno parte integrante della “professionalità” del volontario: </li></ul><ul><li>- accettare le persone come sono e rispettarne il ritmo di maturazione; </li></ul><ul><li>- lavorare «con» le persone e non solo «per» le persone: lo stile della condivisione; </li></ul><ul><li>- saper lavorare in gruppo, superando atteggiamenti individualistici; </li></ul><ul><li>- sapersi muovere con il criterio della progettualità; </li></ul><ul><li>- sviluppare lo «spirito di servizio» e quindi avere la disponibilità al cambiamento delle cose che si fanno e di come si fanno; </li></ul><ul><li>- mantenere l'apertura a tutti ma assicurare la preferenza per gli ultimi; </li></ul><ul><li>- valorizzare gli aspetti positivi delle persone per facilitare il loro cambiamento. </li></ul>
  63. 63. Link Sapere essere/ Valenza sociale <ul><li>C'è un «saper essere» che riguarda anche l'impegno sociale del volontariato: </li></ul><ul><li>- anzitutto va sottolineata l'esigenza e la linearità e la coerenza del volontariato tra il tempo del servizio e l'ordinarietà della vita; </li></ul><ul><li>- se il volontariato desidera realmente un cambiamento, deve vivere nel quotidiano tutti quei valori che ritiene necessari nel servizio di volontariato (attenzione alle persone, capacità di dialogo, rispetto dei tempi di maturazione, accettazione e valorizzazione delle diversità, duttilità nel servizio , ecc.); </li></ul><ul><li>- inoltre il volontariato va formato a sentirsi «parte della gente», non già «élite»: a stare volentieri soprattutto con la povera gente, per impararne i «valori», per capirne le sofferenze, per valorizzarne le potenzialità. </li></ul>
  64. 64. Link Sapere essere/ Valenza politica <ul><li>Sul piano dell'impegno politico la formazione dei volontariato dovrebbe aiutarlo a cogliere: </li></ul><ul><li>- il senso dei propri limiti, agli effetti del cambiamento e quindi l'esigenza di cercare alleanze con altre forze; </li></ul><ul><li>- per altro verso ad avere la coscienza che sempre si fa una «scelta politica» anche quando si optasse per essere «apolitici»: si dà in ultima analisi un certo giudizio sulla situazione esistente e si decide di non volerla cambiare; si fa una scelta di assistenzialismo, anziché di promozione umana. </li></ul>
  65. 65. Link Formazione/ Saper far fare <ul><li>In rapporto al servizio diretto alla persona... </li></ul><ul><li>In rapporto alla valenza sociale del volontariato ... </li></ul><ul><li>In rapporto alla valenza politica del volontariato ... </li></ul>Saper far fare…
  66. 66. Link Sapere far fare/ Servizio alla persona <ul><li>Sull'aspetto del servizio diretto, esso comporta l'impegno ad «aiutare le persone ad aiutarsi», a servire i poveri, promuovendone l'autonomia e l'uscita da uno stato di povertà e di dipendenza. Ma significa anche creare nelle persone aiutate lo stimolo a porsi esse stesse a servizio degli altri, sviluppando così a spirale l'impegno di solidarietà (ad esempio: provocare nei malati di un ospedale la disponibilità ad aiutarsi tra di loro). </li></ul>
  67. 67. Link Sapere far fare/ Valenza sociale <ul><li>Sul piano dell'impegno sociale , vale il principio che la vera umanizzazione dei servizi ci sarà soltanto se i volontari riusciranno a trasferire lo spirito del volontariato negli operatori dei servizi, nei medici, negli assistenti sociali. </li></ul><ul><li>Il volontariato che non operasse in tale direzione, finirebbe per restare come un'isola di umanità «idealistica» e inefficace. Va ripresa qui l'osservazione che il modello di impegno lavorativo che registriamo nei servizi, è lo stesso modello adottato nelle fabbriche: s'ignora la differenza che, nelle fabbriche, si opera su «cose», mentre nei servizi si opera su «persone». </li></ul>
  68. 68. Link Sapere far fare/ Valenza politica <ul><li>Sul piano dell'impegno politico , la formazione al «far fare» può avere uno sbocco preciso nel mobilitare gli emarginati e gli oppressi, perché si organizzino da soli in vista del rivendicare i propri diritti, secondo la filosofia di don Milani: «Finiamola di parlare dei poveri: è tempo di dare la parola ai poveri». </li></ul>
  69. 69. Giovani e volontariato <ul><li>Un binomio naturale </li></ul><ul><li>Giovani e confronto con i modelli </li></ul><ul><li>Caratteristiche del volontariato giovanile: limiti e prospettive </li></ul>GIOVANI E VOLONTARIATO
  70. 70. Link Giovani e volontariato/ Binomio naturale <ul><li>Gran parte del volontariato si sostiene grazie alla presenza dei giovani, che con il loro entusiasmo, la voglia di rendersi utili agli altri, la gratuità e la disponibilità popolano i numerosi servizi che il volontariato esprime (sia all’interno della chiesa sia all’interno di strutture civili). I giovani esprimono con il loro modo di essere un’inclinazione positiva nei riguardi delle sofferenze che li circondano. </li></ul><ul><li>Il fenomeno del volontariato rispecchia e concretizza questa “utopia” tipica del mondo giovanile: andare incontro ai bisogni, realizzare un mondo più giusto, lottare per la pace e l’uguaglianza … </li></ul>
  71. 71. Link Giovani e volontariato/ Giovani e modelli 1 <ul><li>Spesso queste prospettive di cui si è parlato sopra sono contrastate nella fase di costruzione dell’identità personale (adolescenza, giovinezza) producendo una tensione e un confronto con i modelli culturali proposti dalla società. Così i grandi ideali di giustizia e di pace vengono come “catturati” e depistati verso forme negative e di violenza. Positivo però è il fatto che, pur dentro questi limiti che provengono dalla società in cui si vive, dalla realtà giovanile emergono elementi di reazione alla mediocrità, dovuta al fatto di vivere nelle pieghe di questa società: c’è insofferenza verso il pragmatismo, verso l’indifferenza, la precarietà subita passivamente. Questi elementi di reazione alla frammentazione del quotidiano sono da valorizzare. C’è la volontà di cercare un senso profondo del vivere, in questa società del consumismo, in questa cultura dell’abbondanza. </li></ul>
  72. 72. Link Giovani e volontariato/ Giovani e modelli 2 <ul><li>Per la riflessione: </li></ul><ul><li>“ Oso dire che un giovane della vostra età che non dia, in una forma o nell’altra, qualche tempo prolungato al servizio per gli altri, non può dirsi cristiano, tali e tante sono le domande che nascono dai fratelli e sorelle che ci circondano.” (Giovanni Paolo II ai giovani di Torino, 3 settembre ‘88). </li></ul><ul><li>“ Occorre puntare su proposte essenziali e forti, coinvolgenti, che non chiudano i giovani in prospettive di compromesso e nei loro mondi esclusivi, ma li aprano alla più vasta comunità della Chiesa, della società e della mondialità”. (ETC 45). </li></ul><ul><li>“ ...anche nell’itinerario di preparazione al Sacramento della Cresima la catechesi abbia concreto riferimento al Vangelo della carità, attraverso opportune esperienze di coinvolgimento e di servizio” (ivi). </li></ul><ul><li>“ Dalla base si chiede che la comunità parrocchiale svolga il proprio ruolo educativo ... chiedendo al cresimato con gradualità e come tirocinio impegni concreti negli ambiti della realtà parrocchiale (catechesi liturgia e carità) e della vita sociale (famiglia, scuola, quartiere, volontariato)” (dalla relazione Armenise sulla VIII tematica sinodale - La Cresima o Confermazione - letta e discussa durante i lavori della II Sessione del Sinodo Diocesano). </li></ul>
  73. 73. Link Giovani e volontariato/ Giovani e modelli 3 <ul><li>In concreto: </li></ul><ul><li>Occorre condurre i gruppi giovanili delle nostre parrocchie, che già in molti casi esprimono numerosi ministeri all’interno della comunità in ambito catechetico e liturgico, a scoprire anche la possibilità di esprimere una peculiare ministerialità laicale attenta al territorio e capace, attraverso il volontariato, di rispondere ai bisogni che in esso emergono. </li></ul>
  74. 74. Link Giovani e volontariato/ Caratteristiche 1 <ul><li>Il volontariato giovanile ha una duplice connotazione: è prestazione di un servizio ma anche esperienza formativa. Si tratta di un’esperienza propedeutica, preparatoria, educativa, necessariamente rivolta alla formazione del soggetto che lo vive e alla prestazione di un servizio. </li></ul><ul><li>Mentre il volontariato adulto ha molto meno la funzione di preparazione, di formazione, di crescita, il volontariato giovanile è transitorio e per questo è, in un certo senso, ambiguo. Il giovane spesso si presta ad un servizio perché al momento non ha molto da fare, perché è ancora in attesa di un lavoro ed occupa con l’impegno di volontario il suo tempo. </li></ul><ul><li>È di fondamentale importanza, allora, elaborare, assimilare ed incarnare un modello di volontariato adulto, così come emerge da questo sussidio, per dire ai giovani che si affacciano ad un servizio di volontariato che esiste la possibilità di vivere il volontariato non come una parentesi interessante e formativa solo per i giovani, ma come una realtà che accompagna tutta la vita, come una scelta vocazionale. </li></ul>
  75. 75. Link Giovani e volontariato/ Caratteristiche 2 <ul><li>Questo significa creare degli spazi per il volontariato dentro le istituzioni educative che noi abbiamo, offrire responsabilità, motivi di partecipazione, di creatività, di protagonismo al volontariato. Il senso vocazionale è legato alla possibilità di vivere per tutta l’esistenza i valori che caratterizzano il volontariato, in modo che non sia solo una parentesi giovanile. </li></ul><ul><li>Ma il volontariato non competente è una contraddizione. Certo, la competenza a livello giovanile può essere relativa, ma si richiede studio e volontà. Il giovane che fa volontariato deve trarre dalle prime esperienze competenza e capacità per dare poi, nel tempo, un contributo maggiore per crescere. Bisogna puntare, soprattutto, sulla riscoperta dell’educativo . Emerge sempre più la centralità dello specifico educativo nelle diverse forme di presenza: nella prassi di animazione, di attività culturale, nella prassi di insegnamento, di cooperazione e di servizio internazionale. </li></ul>
  76. 76. Link Giovani e volontariato/ Caratteristiche 3 <ul><li>Per la riflessione: </li></ul><ul><li>“ È indispensabile che nel suo servizio di educazione alla fede dei giovani tutta la comunità cristiana proceda per progetti e itinerari educativi rispettosi della realtà dei singoli e della ricchezza della proposta evangelica, riconoscendo i giovani come soggetti attivi della propria crescita e capaci di servizio generoso alla comunità.” (“Il Vangelo della carità per una nuova società in Italia”, documento preparatorio al convegno di Palermo n.41). </li></ul><ul><li>“ In ogni progetto formativo i giovani e le giovani vengano orientati a vivere in effettivo esercizio di carità evangelica mediante esperienze concrete di servizio e volontariato, compreso il Servizio Civile e l’Anno di Volontariato Sociale per le ragazze, così da far crescere una cultura di condivisione, di non violenza, di giustizia e di pace. Non manchi pertanto in ogni itinerario educativo un solido approfondimento della dottrina sociale della Chiesa, concretizzata anche dalla partecipazione a scuole di formazione socio-politica” (Convegno ecclesiale di Palermo, I lavori del V ambito, proposte, 3). </li></ul>
  77. 77. Link Giovani e volontariato/ Caratteristiche 4 <ul><li>In concreto: </li></ul><ul><li>Puntare sull’educativo vuol dire promuovere un cammino di formazione in cui i valori di cui il volontariato è portatore non siano dei temi trattati sporadicamente, ma elementi portanti degli itinerari stessi. </li></ul><ul><li>Educare il giovane al volontariato, allora, vuol dire: </li></ul><ul><li>- Decidersi per l’amore alla vita nella sua quotidianità. Alla vita nel suo insieme si riconosce una dignità che viene non tanto dalle cose che si fanno, ma da una dignità intrinseca che trova la ragione ultima nel suo sconfinamento nel trascendente. Alla luce di questa dignità non c’è situazione umana che non sia redimibile, che non sia - nella concreta situazione che per altri versi rimane incomprensibile, quando non insensata – umanizzabile da qualche gesto. L’amore alla vita del volontario non è esaltazione del progresso, della scienza, del lavoro dell’uomo, ma della redimibilità di ogni situazione umana. Mai l’uomo è del tutto votato allo scacco. </li></ul>
  78. 78. Link Giovani e volontariato/ Caratteristiche 5 <ul><ul><ul><li>- Educare al dono e alla gratuità. Le cose della vita acquistano senso solo nel momento in cui vengono liberate dalla solitudine e donate gratuitamente. Il gesto che redime è il dono. Il volontariato è un tempo sottratto alle logiche del profitto e del tornaconto. </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>- Educare al sacrificio e all’impegno. Il volontariato richiede di intensificare alcune qualità preacquisite nella vita del gruppo: continuità, resistenza alla fatica e al logorio della monotonia, capacità di collaborare con gli altri e di decentrarsi rispetto ai propri modi di vedere problemi e le loro soluzioni, sopportare la sofferenza degli altri senza esserne distrutti, non aver paura della conflittualità, saper dilazionare nel tempo i possibili risultati, riprendersi dopo momenti di comprensibili crisi, purificare continuamente le motivazioni. Impegno e sacrificio devono essere proporzionati al cammino del gruppo; non sono l’impegno e il sacrificio che devono sviluppare un adulto. </li></ul></ul></ul>
  79. 79. Centro di Ascolto Centro di Ascolto Linee per la promozione del C.d.A. parrocchiale Caritas Diocesana Arcidiocesi di Bari-Bitonto
  80. 80. Premessa <ul><li>ecclesiale : curando il rapporto tra CdA e Comunità Parrocchiale; </li></ul><ul><li>pastorale : curando il rapporto tra CdA e Caritas Parrocchiale; </li></ul><ul><li>Territoriale: curando il rapporto tra CdA, le istituzioni locali e i servizi pubblici </li></ul>Miriamo a suggerire un’esperienza di Centro di Ascolto che abbia un radicamento : QUALE CENTRO DI ASCOLTO ?
  81. 81. Lettura del territorio/1 <ul><li>Una corretta lettura del territorio e delle sue realtà è oggi quanto mai urgente a motivo dei rapidi cambiamenti ai quali siamo sottoposti. </li></ul><ul><li>Ciò impone la maturazione, da parte nostra, di nuove consapevolezze. </li></ul><ul><li>Lo stesso termine “povertà”, rischia di assumere oggi una connotazione generica; necessita di ulteriori specificazioni: parliamo di povertà materiali , di povertà spirituali (o meglio immateriali ), di vecchie e nuove povertà … </li></ul><ul><li>Lo stesso fenomeno della povertà è soggetto a rapidi cambiamenti per cui è più opportuno pensare in termini di dinamiche di povertà. </li></ul>
  82. 82. Lettura del territorio/2 <ul><li>“ La fascia dei poveri è in aumento, soprattutto tra le categorie degli anziani, dei giovani e delle famiglie a basso reddito, mentre per le persone in difficoltà vi sono sempre meno risorse nel campo assistenziale, sanitario, previdenziale …” </li></ul><ul><li>“ A livello di definizioni generali si può parlare di: </li></ul><ul><li>povertà se si accentua l’aspetto economico; </li></ul><ul><li>di disagio se si accentua quello esistenziale; </li></ul><ul><li>di emarginazione se si accentua quello relazionale; </li></ul><ul><li>di esclusione se si fa riferimento alla carenza di politiche sociali. </li></ul>
  83. 83. Lettura del territorio/3 <ul><li>Si parla di poveri, emarginati, ultimi, nuove e vecchie povertà. Qui ci sembra importante sottolineare l’aspetto dinamico del fenomeno e parlare di rischi e di percorsi di povertà piuttosto che di situazioni definite stabilmente” </li></ul><ul><li>(Lo riconobbero nello spezzare il pane n. 12-13). </li></ul><ul><li>Già nel settembre del 1972, parlando alle Caritas Diocesane, Paolo VI affermava: </li></ul><ul><li>« Desideriamo inoltre sottolineare che è oggi indispensabile superare i metodi empirici e imperfetti, nei quali spesso finora si è svolta l’assistenza, e introdurre nelle nostre opere i progressi tecnici e scientifici della nostra epoca. Di qui la necessità di formare persone esperte e specializzate (…) </li></ul>
  84. 84. Lettura del territorio/4 <ul><li>… e ancora </li></ul><ul><li>«Di qui la necessità di promuovere studi e ricerche , sia per una migliore conoscenza dei bisogni e delle cause che li generano e li alimentano, sia per una efficace programmazione degli interventi assistenziali. Sappiamo che in questa moderna concezione dell’assistenza già si orienta il vostro lavoro con lusinghieri risultati. Ce ne rallegriamo con voi e nutriamo fiducia che la vostra opera, oltre a giovare ai fini di una programmazione pastorale unitaria, potrà servire altresì per stimolare gli interventi delle pubbliche autorità ed un’adeguata legislazione » . </li></ul>
  85. 85. Lettura del territorio/5 <ul><li>All’art. 3 dello Statuto della Caritas Italiana questi temi riecheggiano: </li></ul><ul><li>« (tra i compiti della Caritas vi è quello di): </li></ul><ul><li>realizzare studi e ricerche sui bisogni per aiutare a scoprirne le cause, per preparare piani di intervento sia curativo che preventivo, nel quadro della programmazione pastorale unitaria, e per stimolare l’azione delle istituzioni civili ed una adeguata legislazione; </li></ul><ul><li>promuovere il volontariato e favorire la formazione degli operatori pastorali della carità e del personale di ispirazione cristiana sia professionale che volontario impegnato nei servizi sociali, sia pubblici che privati, e nelle attività di promozione umana ». </li></ul>
  86. 86. Lettura del territorio/6 <ul><li>Allora il CdA, orecchio della caritas parrocchiale e antenna dei bisogni, rilanciato e qualificato </li></ul><ul><li>esprime l’attenzione pastorale della comunità parrocchiale, attraverso la caritas, verso la formazione di persone, volontari e non, che acquisiscano una preparazione e competenze specifiche rispetto ai problemi della povertà e del disagio; </li></ul><ul><li>è senza dubbio lo strumento privilegiato a disposizione della Parrocchia per avviare una lettura del territorio e dei bisogni che questo esprime. </li></ul>
  87. 87. Lettura del territorio/7 <ul><li>Costituisce un pre-requisito essenziale per la nascita dell’Osservatorio Diocesano delle Povertà e delle Risorse, del quale è un punto di osservazione. L’Osservatorio Diocesano delle povertà e delle risorse è uno strumento pastorale che la Caritas Diocesana promuove con la funzione di interpretare, valutare, discernere le dinamiche sociali che più interpellano la coscienza cristiana, con l’obiettivo individuarne le cause per rimuoverle o prevenirle e di fornire orientamenti alle scelte pastorali della Comunità Diocesana e alle politiche sociali. </li></ul>
  88. 88. Lettura del territorio/8 <ul><li>“ Dobbiamo inoltre acquisire una adeguata competenza nella lettura dei bisogni, delle povertà, dell’emarginazione: un osservatorio permanente, capace di seguire le dinamiche dei problemi della gente e di coinvolgere direttamente la comunità ecclesiale in modo sistematico, non dovrebbe mancare in nessuna Chiesa locale” </li></ul><ul><li>(La Chiesa in Italia dopo Loreto n.22) </li></ul><ul><li>Concretamente il suo lavoro parte dallo studio su base scientifica dei dati che raccolgono i suoi punti di osservazione dislocati sul territorio diocesano (i Centri di Ascolto, appunto) e collegati in rete. </li></ul>
  89. 89. MENÙ PRINCIPALE STRUMENTI OPERATIVI STRUTTURA E ORGANIZZAZIONE OBIETTIVI E FUNZIONI IDENTITÀ E MOTIVAZIONI
  90. 90. IDENTIÀ E MOTIVAZIONI <ul><li>E’ uno strumento di Carità , antenna dei bisogni del territorio, punto di riferimento per le persone in difficoltà. </li></ul><ul><li>È uno strumento pastorale , ema-nazione della Comunità cristiana. è luogo di elaborazione di un vissuto evangelico di ascolto, di condivisione. </li></ul>IL CENTRO DI ASCOLTO
  91. 91. Link identità… /Strumento di carità <ul><li>Strumento pastorale, </li></ul><ul><li>punto di riferimento per le persone in difficoltà </li></ul><ul><li>Il CdA è lo strumento che la comunità cristiana si dà per ascoltare in modo attivo coloro che si trovano in difficoltà , con la consapevolezza che in essi Dio stesso ci interpella. </li></ul><ul><li>Dalla Comunità il CdA riceve il mandato dell’ascolto dei poveri e ad essa riporta le richieste dei poveri, ricoprendo un ruolo pastorale e non confondendosi con un segretariato sociale, un’associazione di volontariato o un ente di servizi. </li></ul>
  92. 92. Link identità… /Strumento pastorale /1 <ul><li>Il CdA è espressione della Comunità Cristiana. </li></ul><ul><li>In questo modo diventa lo strumento che sollecita la corresponsabilità di tutta la comunità e non il luogo della sua delega: </li></ul><ul><li>non esonera cioè dal dovere dell’accoglienza, dell’ascolto e della testimonianza, </li></ul><ul><li>ma è espressione visibile e concreta di un coinvolgimento comunitario ed al tempo stesso stimolo ad ulteriore impegno. </li></ul>
  93. 93. Link identità… /Strumento pastorale /2 <ul><li>In questa prospettiva è essenziale il collegamento con la Comunità Parrocchiale, curando in maniera particolare il rapporto vitale con la Caritas e il CPP. Se questo rapporto non funziona si determina l’inaridirsi del collegamento con la comunità cristiana ed il conseguente venir meno delle caratteristiche pastorali del CdA. </li></ul><ul><li>L’immagine che accosta il CdA ad un’antenna è particolarmente significativa. </li></ul>
  94. 94. Link identità… /Strumento pastorale /3 <ul><li>L’antenna (televisiva, radiofonica ecc.) capta un segnale e lo trasmette ad un apparecchio ad essa collegato (televisore, radio ecc.). </li></ul><ul><li>Non avrebbe alcun senso un’antenna che, pur capace di captare un segnale, non lo trasmettesse a nessun apparecchio: verrebbe meno alla sua funzione che è quella non solo di captare un segnale (televisivo) ma anche di trasmetterlo ad un apparecchio (televisione) perché l’utente dell’apparecchio possa fruirne (guardare il telegiornale). </li></ul>
  95. 95. Link identità… /Strumento pastorale /4 <ul><li>Allora, rispetto ad un bisogno emergente ricorrente nella Comunità Parrocchiale, possiamo individuare i seguenti passaggi: </li></ul><ul><ul><li>Il CdA, funzionando proprio come un’antenna, rileva un bisogno e lo comunica alla Comunità Parrocchiale, attraverso la Caritas Parrocchiale, Commissione pastorale presente nel CPP. </li></ul></ul>
  96. 96. Link identità… /Strumento pastorale /5 <ul><li>La Caritas Parrocchiale, venuta così a conoscenza del bisogno emergente, si attiva nel compito di animazione e sensibilizzazione di tutta la Comunità Parrocchiale, attraverso il CPP, perché si ricerchino soluzioni in grado di rispondere al bisogno emergente (sensibilizzazione di enti pubblici, promozione del volontariato parrocchiale ecc.) </li></ul><ul><li>Il CdA orienta chi è in situazione di bisogno verso le modalità di risposta individuate dalla comunità (enti, volontariato …) </li></ul><ul><li>Gli enti sensibilizzati, il volontariato parrocchiale promosso, ecc., a seconda dei casi, rispondono al bisogno emergente. </li></ul>
  97. 97. Link identità… /Strumento pastorale /6 <ul><li>Se salta il collegamento tra CdA e Comunità Parrocchiale, saltano i passaggi velocemente schema-tizzati: </li></ul><ul><li>il Centro di Ascolto </li></ul><ul><li>perde la connotazione di strumento pastorale </li></ul><ul><li>si disperde rincorrendo le emergenze </li></ul><ul><li>piuttosto che funzionare come antenna dei bisogni, diventa un parafulmine </li></ul><ul><li>(Cfr. scheda pag. 8). </li></ul>
  98. 98. OBIETTIVI E FUNZIONI <ul><li>Accoglie , ascolta , orienta e si fa carico delle persone in difficoltà. Individua i bisogni espressi e latenti presenti sul territorio. Diffonde cultura di solidarietà, suscita il senso della centralità della persona nella Comunità cristiana e in tutta la società. </li></ul>OBIETTIVI E FUNZIONI DEL CENTRO DI ASCOLTO
  99. 99. Link Obiettivi … /Per l’attualizzazione <ul><li>L’obiettivo principale del CdA è condurre la persona che vive uno stato di bisogno, di qualunque natura, in un processo di liberazione progressivo dalle cause che hanno provocato la domanda di aiuto coinvolgendo la comunità parrocchiale. </li></ul><ul><li>È lo strumento pastorale, espressione della comunità cristiana, che ha la funzione di accogliere, ascoltare, orientare, prendere in carico ed accompagnare la persona che vive in stato di bisogno, avviandola verso possibili soluzioni da ricercare insieme e delle quali essere protagonista in prima persona </li></ul>
  100. 100. Link Obiettivi … /In concreto /1 <ul><li>Il CdA non eroga servizi (pacchi, vestiti, alimenti, soldi). È vero che la richiesta più frequente, che perviene ai nostri CdA si muove in questa direzione: quella di ottenere aiuti concreti e immediati. È invalsa l’idea che al CdA si “prende” qualcosa (forse anche perché il principale servizio che ha offerto il nostro CdA è quello di “dare” qualcosa). </li></ul>
  101. 101. Link Obiettivi … /In concreto /2 <ul><li>Pertanto, qualora si valuti opportuno </li></ul><ul><li>rispondere alla richiesta di aiuto </li></ul><ul><li>concreto e immediato pervenuta al CdA, dando qualcosa </li></ul><ul><ul><ul><li>degli alimenti </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>dei vestiti, ecc: </li></ul></ul></ul><ul><li>si faccia in modo che la gestione diretta di questa risposta sia affidata ad un gruppo di volontariato costituitosi ad hoc </li></ul><ul><ul><ul><li>banco alimentare, </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>addetti al guardaroba parrocchiale ecc…, </li></ul></ul></ul><ul><li>che possibilmente operi in un luogo </li></ul><ul><li>anche fisicamente diverso da quello del CdA </li></ul><ul><li>(sia pure la porta accanto). </li></ul>Si tratta di cambiare mentalità , a cominciare dagli operatori.
  102. 102. Link Obiettivi … /In concreto /3 <ul><li>Una signora si reca al CdA con la richiesta di viveri. </li></ul><ul><li>La richiesta è di estrema urgenza e provata necessità, per cui l’operatore del CdA valuta positivamente la necessità di rispondere al bisogno; </li></ul><ul><li>Non è nei compiti del CdA rispondere al bisogno; la sua funzione è quella di accogliere, ascoltare, orientare, prendere in carico chi è in stato di bisogno. Ma in parrocchia si è costituito un gruppo di volontariato che cura una distribuzione “razionale” di viveri, di vestiti …, dando risposta a questo tipo di bisogno concreto ed urgente </li></ul>Per esempio:
  103. 103. Link Obiettivi … /In concreto /4 <ul><li>L’operatore del CdA orienta la signora verso questo gruppo di volontariato, le dice di recarvisi a suo nome (le firma un buono) oppure l’accompagna; </li></ul><ul><li>Il volontario, accertata la provenienza della signora dal CdA, provvede ad aiutarla secondo le disposizioni dell’operatore del CdA e in accordo con le reali possibilità contingenti del gruppo (avere o non avere in quel momento viveri a disposizione). </li></ul><ul><li>Il CdA ha mantenuto la sua identità. La signora pian piano imparerà che al CdA si va non solo per chiedere delle cose da prendere ma soprattutto per chiedere aiuto quando si è in difficoltà. </li></ul>
  104. 104. Link Obiettivi … /Accoglienza /1 <ul><li>L’accoglienza è intimamente connessa all’ascolto e prelude ad esso: non ci può essere ascolto se non accogliamo chi incontriamo al CdA come persona unica e irripetibile, riconoscendo in essa prima ancora che uno stato di bisogno da rimuovere o cui rispondere, una straordinaria ricchezza da far riaffiorare, una persona da accompagnare in un cammino di promozione umana verso una graduale liberazione dal bisogno. </li></ul>
  105. 105. Link Obiettivi … /Accoglienza /2 <ul><li>un’accoglienza adeguata richiede anche la disponibilità di spazi fisici in cui poter allestire le stanze del CdA: </li></ul><ul><li>“ Nelle parrocchie più grandi è opportuno realizzare anche una struttura di servizio ai poveri che, aggiungendosi agli edifici destinati al culto e alla catechesi, sia segno della dimensione caritativa della pastorale” (Con il dono della carità dentro la storia n.35). </li></ul>
  106. 106. Link Obiettivi … /Accoglienza /3 <ul><li>Occorre continuamente matu-rare la consapevolezza che tra chi accoglie per ascoltare e chi è accolto per essere ascoltato vi sono: </li></ul><ul><li>Elementi di uguaglianza </li></ul><ul><li>Elementi di diversità </li></ul>
  107. 107. Elementi di uguaglianza <ul><li>la stessa dignità (le stesse origini e lo stesso destino); </li></ul><ul><li>gli stessi bisogni per tutti, da quelli primari/materiali al bisogno di relazione/riconoscimento; </li></ul><ul><li>il limite che appartiene ad ogni persona. </li></ul>
  108. 108. Elementi di diversità <ul><li>CHI È ASCOLTATO: </li></ul><ul><li>Chiede qualcosa che non ha e che ritiene l’ascoltatore abbia e avverte un senso di disagio e inferiorità; </li></ul><ul><li>Avverte spesso un bisogno confuso, anche se è portatore di esigenze pratiche impellenti (bollette da pagare …); </li></ul><ul><li>Può non avere energie o risorse; essere aggressivo a motivo di storie passate o di condizioni psichiche fragili o patologiche; può essere segnato da una generalizzata diffidenza nei confronti del suo interlocutore a causa di rapporti negativi (con famiglia, amici e istituzioni). </li></ul><ul><li>CHI ASCOLTA: </li></ul><ul><li>È solitamente tranquillo e motivato </li></ul><ul><li>Ha un certo tipo di sicurezza nei rapporti </li></ul><ul><li>Ha un certo potere </li></ul><ul><li>Deve comprendere ciò che ascolta e sollecitare, promuovere, prospettare una soluzione </li></ul>
  109. 109. Link Obiettivi … /Accoglienza /4 <ul><li>“ Accogliere significa sempre rischiare, disturba sempre. </li></ul><ul><li>Ma Gesù non viene forse a disturbarci nelle nostre abitudini, nei nostri comodi, nelle nostre stanchezze? </li></ul><ul><li>Bisogna che siamo continuamente stimolati per non cadere in un bisogno di sicurezza e di comodo, e per non continuare a camminare dalla schiavitù del peccato e dell’egoismo verso la terra promessa della liberazione. </li></ul>
  110. 110. Link Obiettivi … /Accoglienza /5 <ul><li>Accogliere non è per prima cosa aprire la porta della propria casa, ma aprire le porte del proprio cuore e con questo diventare vulnerabili. </li></ul><ul><li>È prendere l’altro all’interno di sé, anche se è una cosa che disturba e toglie sicurezza; è preoccuparsi di lui, essere attenti, aiutarlo a trovare il suo posto.” </li></ul><ul><li>(da: Jean Vanier, La comunità luogo della festa e del perdono) </li></ul>
  111. 111. Link Obiettivi … /Ascolto /1 <ul><li>“ Il primo dovere che si deve al prossimo è quello di ascoltarlo. Come l’amore di Dio comincia con l’ascoltare la sua Parola, così l’inizio dell’amore per il fratello sta nell’imparare ad ascoltarlo … chi non sa ascoltare il fratello ben presto non saprà neppure più ascoltare Dio; anche di fronte a Dio sarà sempre lui a parlare” </li></ul>
  112. 112. Link Obiettivi … /Ascolto /2 <ul><li>Gli atteggiamenti e le consapevolezze maturate per l’accoglienza costituiscono, per così dire, in un unicum, un primo ascolto, lo preparano adeguatamente e conducono all’ascolto stesso. </li></ul><ul><li>In un mondo in cui nessuno sembra più capace di ascoltare “il primo servizio che si deve al prossimo è quello di ascoltarlo” . È un impegno per l’intera comunità parrocchiale. </li></ul><ul><li>L’ascolto deve essere luogo della relazione d’aiuto nel senso che chi ascolta e chi è ascoltato vengono coinvolti, con ruoli diversi, in un progetto che, ricercando le soluzioni più adeguate, punta a un processo di liberazione della persona dal bisogno. </li></ul>
  113. 113. Link Obiettivi … /Ascolto /3 <ul><li>Allora, ascoltare concretamente significa: </li></ul><ul><li>Avere un’attenta presenza a se stessi. </li></ul><ul><li>Centrare la comunicazione sull’altro: saper tacere e dare precedenza all’altro; lasciar parlare; lasciare a chi parla tutto il tempo necessario. </li></ul><ul><li>Vivere un atto interiore che non permette di pensare ad altro. </li></ul><ul><li>Voler capire. </li></ul><ul><li>Ascoltare con tutta la persona: non solo con l’udito, ma con la mente, con l’animo, con l’espressione del viso, con i cenni del capo, con la posizione del corpo … </li></ul>
  114. 114. Link Obiettivi … /Ascolto /4 <ul><li>Dio ascolta il grido del povero. Il comportamento di Dio è comandamento per il cristiano: </li></ul><ul><ul><li>“… nell’angoscia ho invocato il Signore, ho gridato al mio Dio, Egli ha ascoltato dal suo tempio la mia voce; il mio grido è giunto ai suoi orecchi (2 Sam 22,7) </li></ul></ul><ul><ul><li>“ Tu invece hai ascoltato la voce della mia preghiera quando a te gridavo aiuto (Sal 30) </li></ul></ul><ul><ul><li>“ questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo libera da tutte le sue angosce” (Sal 33) </li></ul></ul><ul><ul><li>“ poiché il Signore ascolta i poveri e non disprezza i suoi che sono prigionieri” (Sal 68) </li></ul></ul>
  115. 115. Link Obiettivi … /Ascolto /5 <ul><li>Nel Vangelo Gesù ascolta il grido dei poveri, espresso e inespresso, perché lui sa leggere nel profondo dei cuori </li></ul>Atteggiamenti che caratterizzano l’Ascolto di Gesù
  116. 116. Link Obiettivi … /Ascolto /6 <ul><li>La comunità cristiana è caratterizzata dall’atteggiamento di ascolto . “Ascolta, Israele!” (cfr. Deut 6, 4-5; Mc 12, 29-31;). “Il religioso ascolto della parola di Dio” (DV) </li></ul><ul><ul><li>Dall’ascolto Dio all’ascolto del fratello il passaggio è naturale per una mentalità cristiana: Dio ci interpella nel volto del sofferente. </li></ul></ul><ul><ul><li>L’altro rimanda immancabilmente all’Altro e viceversa. “Ascoltate le cause dei vostri fratelli” (Deut. 1,16): le parole rivolte da Dio ai giudici di Israele esprimono molto bene l’atteggiamento di fondo del cristiano. </li></ul></ul><ul><ul><li>L’atteggiamento dell’ascolto è diverso da quello conoscitivo: la conoscenza tende a fagocitare l’oggetto nel soggetto, l’ascolto lascia l’interlocutore in tutta la sua alterità e singolarità </li></ul></ul>
  117. 117. Link Obiettivi … /Ascolto /7 <ul><li>La Chiesa è una comunità di corresponsabili: </li></ul><ul><li>i suoi membri non sono chiamati a rispondere solo rispetto a uffici e ministeri ma soprattutto rispetto al fratello, in particolare bisognoso e sofferente: </li></ul><ul><ul><li>« Allora il Signore disse a Caino: “Dov’è Abele tuo fratello?”. Egli rispose: “Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?” » (Gen 4,9). </li></ul></ul>
  118. 118. Link Obiettivi … /Orientamento /1 <ul><li>Orientamento </li></ul><ul><ul><li>Il CdA non è chiamato a fornire risposte dirette, salvo casi di estrema necessità e provata urgenza. </li></ul></ul><ul><ul><li>A questo sono deputate le realtà operanti sul territorio: Istituzioni, Comunità Parrocchiale, Volontariato parrocchiale e non. </li></ul></ul><ul><ul><li>La funzione del CdA, una volta instaurata con chi è in stato di bisogno una relazione d’aiuto attraverso l’accoglienza e l’ascolto, è quella di orientarlo verso possibili soluzioni da ricercare sul proprio territorio e di cui essere primo protagonista. </li></ul></ul><ul><ul><li>Ritorna urgente il problema della conoscenza del territorio non solo rispetto ai bisogni che in esso emergono ma anche rispetto alle risorse che offre. </li></ul></ul>
  119. 119. Link Obiettivi … /Orientamento /2 <ul><li>Ci sono al meno due livelli di orientamento: </li></ul><ul><li>Il più semplice corrisponde al fornire l’informazione giusta al momento giusto: indicazioni o indirizzi di Enti pubblici e privati; modalità di accesso ai servizi, comunità, centri di accoglienza, ecc. </li></ul><ul><li>Ciò, naturalmente, comporta la precisa conoscenza della realtà verso cui orientiamo chi è in stato di bisogno. </li></ul><ul><li>Allora sarà necessario allestire, in progresso di tempo, elenchi di risorse anche informali presenti sul territorio; costruire una rete di relazioni con persone-ganci che vogliano offrire la loro disponibilità di collaborazione con il CdA parrocchiale. </li></ul>
  120. 120. Link Obiettivi … /Orientamento /3 <ul><li>Orientare chi è in stato di bisogno verso la comprensione del reale bisogno nel quale si trova , attraverso una graduale decodifica dello stesso. </li></ul><ul><li>Questo è più difficile ma anche prioritario. Non sempre il bisogno espresso è quello reale. Attraverso l’accoglienza e l’ascolto può emergere che il bisogno espresso attraverso una domanda nasconde un altro, inconscio e comunque inespresso, più grave e/o più urgente. </li></ul><ul><li>Se vogliamo instaurare una relazione d’aiuto che accompagni il fratello verso la liberazione dal bisogno è necessario innanzitutto aiutarlo a comprendere di quale bisogno realmente si tratti. </li></ul>
  121. 121. Link Obiettivi … /Presa in carico /1 <ul><li>Presa in carico </li></ul><ul><li>È un accompagnamento. </li></ul><ul><li>Segna il passaggio dal gesto al legame auspicato dall’Episcopato italiano in Evangelizzazione e Testimonianza della carità n. 39. </li></ul><ul><li>Non sempre può bastare fornire un orientamento, spesso può rendersi necessario seguire personalmente la vicenda di chi mi chiede aiuto. </li></ul>
  122. 122. Link Obiettivi … /Presa in carico /2 <ul><li>È necessario prendere a cuore il caso di una persona come se fosse l’unico: </li></ul><ul><li>guardare a chi è in stato di bisogno come ad una persona unica ed irripetibile, una storia da assumere e non come ad una pratica da evadere; </li></ul><ul><li>Mettere in contatto con i servizi presenti sul territorio, verificando che questi si facciano veramente carico della situazione e denunciando le eventuali inadempienze; </li></ul><ul><li>Attivare tutte le risorse possibili a cominciare da quelle della persona; </li></ul><ul><li>Coniugare professionalità e Carità, competenza e servizio cristiano. </li></ul>
  123. 123. Link Obiettivi … /Presa in carico /3 <ul><li>Gesù si è fatto carico dell’umanità. </li></ul><ul><li>Nella parabola del Buon samaritano (Lc 10, 34 e ss) la scansione delle scene e i verbi che connotano gli atteggiamenti del Buon Samaritano descrivono Gesù come Samaritano dell’uomo. </li></ul><ul><li>“ Alla domanda di un dottore della legge, prima di indicargli il comandamento più importante e poi spiegargli chi era il prossimo, Gesù raccontò la parabola del samaritano: uno straniero capace di avere compassione di suo fratello, di chinarsi su di lui, curargli le ferite, pagare di tasca propria. </li></ul><ul><li>Quelle parole non hanno mai abbandonato la Chiesa nel suo bimillenario cammino e sempre le insegnano la strada ad ogni svolta della storia, le suggeriscono il da farsi di fronte a vecchie e nuove povertà …” </li></ul><ul><li>(Da questo vi riconosceranno n.42). </li></ul>
  124. 124. Link Obiettivi … /Individua i bisogni /1 <ul><li>non sempre il bisogno espresso è quello reale; </li></ul><ul><li>non sempre la richiesta impellente che la persona rivolge corrisponde al suo reale bisogno, spesso confuso. </li></ul>Il CdA individua i bisogni espressi: li recepisce operando una necessaria decodifica poiché
  125. 125. Link Obiettivi … /Individua i bisogni /2 <ul><li>Una signora si reca al CdA rivolgendo una richiesta urgente e necessaria: chiede un contributo in danaro perché non riesce a pagare la bolletta del gas. </li></ul><ul><li>Qual è il bisogno reale? </li></ul><ul><li>Ipotesi di partenza : la signora chiede tale contributo perché, avendo dovuto affrontare grosse spese impreviste per la famiglia, si trova momentaneamente scoperta. Si può rispondere al bisogno corrispondendo il contributo e concordando una qualche forma di restituzione. </li></ul>
  126. 126. Link Obiettivi … /Individua i bisogni/3 <ul><li>Tuttavia l’ascolto porta l’operatore a scoprire che la signora è disoccupata e vedova: il reale bisogno allora è quello di trovare alla signora un lavoro; o magari di avviare le pratiche perché possa percepire la pensione di reversibilità del marito alla quale, senza saperlo, ha diritto … </li></ul><ul><li>Oppure l’ascolto porta l’operatore a scoprire che il marito della signora è disoccupato ed alcolizzato: qui il bisogno reale e prioritario non è tanto cercare un lavoro (pur urgente), quanto liberare il marito dalla dipendenza dall’alcool, orientandolo opportunamente verso risorse esistenti sul territorio per dare risposta questo bisogno latente di liberarsi dall’alcolismo... </li></ul>
  127. 127. Link Obiettivi … /Individua i bisogni/4 <ul><li>Possibile specializzazione del CdA </li></ul><ul><li>L’individuazione dei bisogni emergenti nel territorio parrocchiale conduce allora necessariamente a formulare una mappatura tanto dei bisogni quanto delle risorse attivabili per far fronte ai bisogni stessi. </li></ul><ul><li>Questo discorso può spingersi fino a determinare una sorta di specializzazione del servizio del CdA con un conseguente restringimento del suo raggio di azione. </li></ul><ul><ul><li>In un quartiere con una fortissima presenza di immigrati extracomunitari una comunità parrocchiale o un vicariato zonale può opportunamente ritenere di costituire un CdA specializzato per l’accoglienza, l’ascolto, l’orientamento e la presa in carico di persone extracomunitarie … </li></ul></ul>
  128. 128. Link Obiettivi … /Diffonde cultura di solidarietà /1 <ul><li>Il CdA può essere strumento per la diffusione di una cultura della solidarietà nei confronti: </li></ul><ul><li>delle persone in difficoltà, per dare loro una voce e per aiutarle a essere protagoniste e soggetti attivi nel superamento della loro condizione di disagio e nella ricerca di se stesse; </li></ul><ul><li>dei volontari e degli operatori, che vi trovano uno spazio di confronto per crescere come uomini e come cristiani, nella prossimità e nel servizio ai fratelli; </li></ul>
  129. 129. Link Obiettivi … /Diffonde cultura di solidarietà /2 <ul><li>della comunità cristiana, perché viva il proprio essere comunione in una continua tensione missionaria, percorrendo i cammini di sofferenza e di disagio delle persone, perché al di là dei bisogni che le opprimono, emerga la pienezza della loro dignità; </li></ul><ul><li>della comunità civile, perché possa mantenersi attenta alle realtà di povertà del proprio territorio, facendosene carico concretamente e impegnandosi in un cammino di corresponsabilità (sentire tutti responsabili di tutti). </li></ul>
  130. 130. STRUTTURA E ORGANIZZAZIONE <ul><li>Gruppo di lavoro </li></ul><ul><li>Progetto operativo </li></ul>STRUTTURA E ORGANIZZAZIONE DEL CENTRO DI ASCOLTO
  131. 131. Link struttura/ gruppo di lavoro 0 <ul><li>È un gruppo di lavoro con competenze differenziate in cui si esprime la corresponsabilità e la complementarietà della Chiesa tramite l'accoglienza, l'ascolto e la presa in carico delle persone in difficoltà. </li></ul>STRUTTURA E ORGANIZZAZIONE DEL CENTRO DI ASCOLTO
  132. 132. Link Struttura… /Gruppo di lavoro /1 <ul><li>È impensabile che il CdA funzioni come tale grazie all’impegno, pur generoso, di una o due persone che per qualche ora alla settimana ricevono i poveri della comunità. </li></ul><ul><li>Tale esperienza, destinata inevitabilmente a tradursi in erogazione di una qualche forma di servizio, non può dirsi Centro di Ascolto . </li></ul>Gruppo di lavoro
  133. 133. Link Struttura… /Gruppo di lavoro /2 <ul><li>Il gruppo di lavoro si riunisce periodicamente in relazione alle necessità di: </li></ul><ul><li>Valutazione </li></ul><ul><li>Intervento </li></ul><ul><li>Assunzione di incarichi sui casi pervenuti </li></ul><ul><li>Normalmente la riunione è settimanale. </li></ul><ul><li>Per avviare l’esperienza del CdA, articolata in tutte le sue fasi </li></ul><ul><li>è indispensabile </li></ul><ul><li>la costituzione di un’equipe di lavoro , che: </li></ul><ul><li>raccolga le diverse competenze necessarie al corretto funzionamento del CdA </li></ul><ul><li>sia guidata da un coordinatore . </li></ul>
  134. 134. Link Struttura… /Gruppo di lavoro /3 <ul><li>Il gruppo di lavoro: </li></ul><ul><li>Può essere opportunamente coadiuvato da una figura professionale (come ad es. Assistente sociale). </li></ul><ul><li>In base alla preparazione e alla disponibilità degli operatori può articolarsi in due sottogruppi operativi: il primo si impegna nell’ ascolto e il secondo nella presa in carico : </li></ul>
  135. 135. Link Struttura… /Gruppo di lavoro/articolazione <ul><ul><ul><li>Gruppo di ascolto: ha la funzione di accogliere chi ha bisogno, di ascoltarlo e di definire un possibile orientamento. Occorre predisporre turni di avvicendamento ed orari di appuntamento così da salvaguardare la continuità del rapporto personale tra chi è in stato di bisogno e l’operatore del CdA. </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Gruppo della presa in carico: conduce la persona verso il conseguimento della possibile risposta individuata (consulenza su specifici problemi, reperimento delle risorse, accompagnamento …). In questo sottogruppo giocoforza devono poter confluire competenze più varie e perciò risulterà più numeroso. Guardandoci attorno in Parrocchia forse scopriamo tante “competenze” già presenti e forse anche operanti. </li></ul></ul></ul>
  136. 136. Collaborazioni <ul><li>È anche auspicabile costituire una rete di collaboratori esterni: </li></ul><ul><li>di professionisti che di volta in volta possano offrire il loro contributo per consulenze in specifiche situazioni (Avvocati, medici, commercialisti …); </li></ul><ul><li>di volontari che possano offrirsi per determinati servizi (accompagnamenti, prenotazioni visite …) </li></ul>
  137. 137. Riunioni <ul><li>Nell’ambito della periodica riunione sono effettuati: </li></ul><ul><li>la valutazione del bisogno sui casi presentatisi all’ascolto, </li></ul><ul><li>il programma-progetto di intervento sugli stessi, </li></ul><ul><li>l’affidamento dei casi nuovi agli operatori, </li></ul><ul><li>l’aggiornamento e la verifica dei casi in corso, </li></ul><ul><li>lo scambio e il confronto di esperienze tra gli operatori con gli approfondimenti pastorali e metodologici necessari, </li></ul><ul><li>le necessità di coinvolgimento della comunità parrocchiale </li></ul><ul><li>ed in generale la verifica sul complessivo funzionamento del CdA. </li></ul>
  138. 138. Link Struttura… /il coordinatore <ul><li>Sempre in uno spirito di servizio, il coordinatore è figura importante del CdA , suo punto di riferimento, e riconduce ad unità il lavoro complessivamente svolto. Fa parte della Caritas e, preferibilmente, del Consiglio Pastorale parrocchiale. </li></ul><ul><li>Suo compito è: </li></ul><ul><li>assicurare il collegamento con la Comunità Parrocchiale attraverso il rapporto con il Parroco e con la Caritas Parrocchiale; </li></ul><ul><li>curare il collegamento con la Caritas Diocesana; </li></ul><ul><li>curare il i rapporti con eventuali consulenti e con istituzioni civili; </li></ul><ul><li>coordinare gli incontri di programmazione e di verifica del lavoro svolto; </li></ul><ul><li>garantire le convocazioni degli operatori per le riunioni; </li></ul><ul><li>organizzare i turni dei volontari per garantire presenza e continuità; </li></ul>
  139. 139. Link Struttura… / Metodo del gruppo/1 <ul><li>Lavorare per progetti significa riconoscere che è importante dare risposte personalizzate per promuovere l’autonomia della persona nella ricerca della risposta ai propri bisogni. </li></ul>In concreto significa, fare un’analisi della situazione, darsi un obiettivo realistico e dei tempi per raggiungerlo, ricercare le risorse, darsi degli obiettivi intermedi rispetto a quello finale. lavorare per progetti
  140. 140. Link Struttura… / Metodo del gruppo/2 <ul><li>Perché questo tipo di lavoro risulti efficace è necessario: </li></ul><ul><li>accompagnare le persone </li></ul><ul><li>conoscere il territorio </li></ul><ul><li>coinvolgere la comunità e tutte le realtà che si occupano delle stesse problematiche, lavorare insieme e stimolarle affinché facciano sorgere risposte nuove e sempre più adeguate ai bisogni delle persone </li></ul><ul><li>non accettare deleghe di sorta </li></ul><ul><li>verificare il progetto ed eventualmente modificarlo </li></ul>
  141. 141. STRUTTURA E ORGANIZZAZIONE/2 <ul><li>Si dota di un progetto operativo che definisca identità, motivazioni, obiettivi e funzioni. Può costituirsi in Associazione e avvalersi della colla-borazione di operatori professionisti. </li></ul>STRUTTURA E ORGANIZZAZIONE DEL CENTRO DI ASCOLTO
  142. 142. Link Struttura… /2/Progetto operativo <ul><li>Il progetto operativo è un documento che fornisce le linee a cui devono attenersi tutti i membri del CdA per poter agire con unità di finalità e di intenti. </li></ul><ul><li>La formulazione di un progetto operativo è indispensabile per l’acquisizione di motivazioni comuni, di linguaggio comune, di verifica reale . </li></ul>Si dota di un progetto operativo
  143. 143. STRUMENTI OPERATIVI <ul><li>Utilizza come strumenti operativi: il colloquio e la registrazione del colloquio su schede; la mappatura delle risorse e la documentazione ; la verifica e la formazione; il lavoro di rete . </li></ul>STRUMENTI OPERATIVI DEL CENTRO D’ASCOLTO
  144. 144. Il colloquio <ul><li>Il colloquio </li></ul><ul><li>Si possono individuare alcuni elementi che caratterizzano il colloquio. </li></ul><ul><li>Il tempo </li></ul><ul><li>Le modalità </li></ul><ul><li>I contenuti </li></ul><ul><li>L’approfondimento </li></ul><ul><li>Le proposte e il progetto </li></ul>
  145. 145. Link il colloquio / “ il tempo” <ul><li>Il tempo </li></ul><ul><li>L’incontro non deve, indicativamente, durare più di trenta minuti. </li></ul><ul><li>Se necessario meglio aggiornarlo ad altra data. </li></ul>
  146. 146. Link il colloquio / “le modalità” <ul><li>Le modalità </li></ul><ul><li>occorre dialogare: </li></ul><ul><li>lasciando all'interlocutore la possibi-lità di esprimersi senza interromperlo, </li></ul><ul><li>mettendolo a suo agio, </li></ul><ul><li>rispettando anche i momenti di silenzio. </li></ul>
  147. 147. Link il colloquio / “i contenuti” <ul><li>I contenuti : occorre fermare l'attenzione in particolare su alcuni dati: </li></ul><ul><ul><ul><li>la richiesta espressa; </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>il motivo che la determina; </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>la situazione della persona così come emerge (ordinando i frammenti del discorso e le impressioni suscitate dal suo modo di atteggiarsi). </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>i punti contraddittori e/o non sufficien-temente approfonditi; </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>il bisogno fondamentale e le possibili cause (spesso nella richiesta fatta il bisogno non è immediatamente manifestato!). </li></ul></ul></ul>
  148. 148. Link il colloquio / “l’approfondimento” <ul><li>L'approfondimento persegue l'obiet-tivo di fare chiarezza sui termini reali del problema esposto. </li></ul><ul><li>deve avvenire attraverso : </li></ul><ul><ul><li>la restituzione di quanto si è compreso, </li></ul></ul><ul><ul><li>la richiesta di chiarimento su quanto non si è compreso, </li></ul></ul><ul><ul><li>domande discrete che, se è il caso, vanno motivate. </li></ul></ul><ul><li>. </li></ul>
  149. 149. Link il colloquio / “proposte e progetto” /1 <ul><li>Le proposte e il progetto si prefiggono di: </li></ul><ul><ul><li>individuare gli interventi prioritari (soddisfazione di bisogni primari e urgenti obiettivi intermedi, contatti con altri servizi...); </li></ul></ul><ul><ul><li>stabilire i rispettivi compiti. tenendo conto della necessaria gradualità delle richieste da fare all'interessato oltre che dell'impegno che il Centro può assumere; </li></ul></ul>
  150. 150. Link il colloquio / “proposte e progetto” /2 <ul><ul><li>proporre quando è il caso. un altro appuntamento (il tempo tra il primo e il secondo incontro servirà per verifiche, informazioni, ecc.); </li></ul></ul><ul><ul><li>rilevare da un documento l'identità dichiarata. Gli operatori valuteranno a loro discrezione quando tale richiesta. con i risvolti che implica. sia davvero necessaria. </li></ul></ul><ul><li>Un percorso di successivi colloqui potrebbe portare ad approfondimenti che consentono all'équipe di formulare un progetto personalizzato concordato con l'interessato che tenga conto: </li></ul><ul><ul><ul><li>della sua situazione personale; </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>degli accordi presi con i servizi pubblici; </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>delle strategie promozionali complessivamente perseguite dall'équipe. </li></ul></ul></ul>
  151. 151. La registrazione del colloquio <ul><li>2. La registrazione del colloquio </li></ul><ul><li>Gli operatori che si occupano dell'ascolto cureranno la registrazione dei colloqui e le successive verifiche. </li></ul><ul><li>In particolare devono essere descritte le richieste avanzate e gli interventi già effettuati e/o concordati sia con l'interessato sia con altri servizi. </li></ul><ul><li>Se si tratta di un colloquio successivo, sarà opportuno riportare sulla scheda di registrazione: </li></ul><ul><ul><ul><li>gli elementi che sono stati ulteriormente approfonditi rispetto all'incontro precedente, </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>quelli ancora da approfondire, </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>le verifiche da fare rispetto al progetto formulato, </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>le ulteriori decisioni. </li></ul></ul></ul>
  152. 152. La registrazione del colloquio/2 <ul><ul><li>La scheda personale è uno strumento di lavoro indispensabile perché se adeguatamente compilata e costantemente aggiornata, consente di conoscere la particolare condizione di bisogno dell'interessato e di verificare, attraverso gli interventi già realizzati e le prospettive future, se il progetto per la promozione della persona effettivamente la aiuta a superare il disagio. </li></ul></ul><ul><ul><li>Prima del colloquio è importante che l'operatore faccia riferimento alla scheda personale per conoscere la situazione generale dell'interlocutore, il tipo di rapporto instaurato, gli interventi già fatti. Questa operazione servirà per mantenere la continuità delle linee operative intraprese negli incontri precedenti. </li></ul></ul><ul><ul><li>La rilettura delle schede durante le riunioni di verifica consente infine di individuare, in relazione ai bisogni emersi, le nuove risposte da sollecitare attraverso la sensibilizzazione delle risorse presenti nel territorio. </li></ul></ul>
  153. 153. La mappatura delle risorse <ul><li>La mappatura delle risorse </li></ul><ul><li>Si tratta di un elenco/schedario che può essere realizzato distinguendo le risorse pubbliche da quelle private e raggruppandole secondo le tipologie dei bisogni. L'elenco/schedario dovrà essere facilmente consultabile. </li></ul><ul><li>Rispetto alle risorse è necessario: </li></ul><ul><li>conoscere </li></ul><ul><li>Aggiornarne la mappatura </li></ul><ul><li>Operare collegamento tra CdA e l’Osservatorio Diocesano delle povertà e delle risorse </li></ul>
  154. 154. Link La mappatura delle risorse/ “conoscere” <ul><li>Di ciascuna risorsa è necessario conoscere: </li></ul><ul><ul><li>denominazione, indirizzo, numero telefonico; </li></ul></ul><ul><ul><li>nome del responsabile e/o di altri eventuali referenti; </li></ul></ul><ul><ul><li>tipologia del servizio offerto; </li></ul></ul><ul><ul><li>orari e modalità di accesso; </li></ul></ul><ul><ul><li>note con particolari informazioni qualitative. </li></ul></ul>
  155. 155. Link La mappatura delle risorse/ “aggiornamenti” <ul><li>La mappatura deve essere periodicamente aggiornata. </li></ul><ul><li>La necessità di avere informazioni precise è legata alla volontà di evitare che la persona debba poi rivolgersi altrove: se orientiamo, dobbiamo farlo in maniera meno approssimata possibile riconoscendo alla persona che si ha di fronte una precisa dignità. </li></ul><ul><li>I maggior vantaggi di questo strumento sono legati ad un suo continuo aggiornamento. </li></ul>
  156. 156. Link La m

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