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Lumen
Gentium
Costituzione dogmatica
sulla Chiesa
16 novembre 1964
Struttura
 I Il Mistero della Chiesa
 II Il Popolo di Dio
 III Costituzione Gerarchica della Chiesa
 IV I Laici
 V Universale Vocazione alla Santità nella
Chiesa
 VI I Religiosi
 VII Indole Escatologica della Chiesa
Peregrinante e sua Unione con la Chiesa Celeste
 VIII La Beata Maria Vergine Madre di Dio nel
Mistero di Cristo e della Chiesa
Il mistero della
Chiesa La Chiesa è sacramento in Cristo
 1. Cristo è la luce delle genti: questo santo
Concilio, adunato nello Spirito Santo, desidera
dunque ardentemente, annunciando il Vangelo
ad ogni creatura, illuminare tutti gli uomini con
la luce del Cristo che risplende sul volto della
Chiesa. E siccome la Chiesa è, in Cristo, in
qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo
strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità
di tutto il genere umano, continuando il tema dei
precedenti Concili, intende con maggiore
chiarezza illustrare ai suoi fedeli e al mondo
intero la propria natura e la propria missione
universale ...
Il mistero della
Chiesa Le immagini della Chiesa
 6. Come già nell'Antico Testamento la
rivelazione del regno viene spesso
proposta in figure, così anche ora l'intima
natura della Chiesa ci si fa conoscere
attraverso immagini varie, desunte sia
dalla vita pastorale o agricola, sia dalla
costruzione di edifici o anche dalla famiglia
e dagli sponsali, e che si trovano già
abbozzate nei libri dei profeti.
La Chiesa infatti è
un ovile, la cui
porta unica e
necessaria è Cristo
(cfr. Gv 10,1-10).
È pure un gregge, di cui
Dio stesso ha
preannunziato che ne
sarebbe il pastore (cfr. Is
40,11; Ez 34,11 ss), e le
cui pecore, anche se
governate da pastori
umani, sono però
incessantemente condotte
al pascolo e nutrite dallo
stesso Cristo, il buon
Pastore e principe dei
pastori (cfr. Gv 10,11; 1 Pt
5,4), il quale ha dato la
vita per le pecore (cfr. Gv
10,11-15).
La Chiesa è il podere
o campo di Dio (cfr. 1
Cor 3,9). In quel
campo cresce l'antico
olivo, la cui santa
radice sono stati i
patriarchi e nel quale
è avvenuta e avverrà
la riconciliazione dei
Giudei e delle Genti
(cfr. Rm 11,13-26).
Essa è stata piantata
dal celeste agricoltore
come vigna scelta (Mt
21,33-43, par.; cfr. Is
5,1 ss). Cristo è la
vera vite, che dà vita
e fecondità ai tralci,
cioè a noi, che per
mezzo della Chiesa
rimaniamo in lui, e
senza di lui nulla
possiamo fare (cfr. Gv
15,1-5).
Più spesso ancora la
Chiesa è detta edificio
di Dio (cfr. 1 Cor 3,9). Il
Signore stesso si
paragonò alla pietra
che i costruttori hanno
rigettata, ma che è
divenuta la pietra
angolare (Mt 21,42
par.). Sopra quel
fondamento la Chiesa è
costruita dagli apostoli
(cfr. 1 Cor 3,11) e da
esso riceve stabilità e
coesione.
… è paragonato a giusto titolo dalla liturgia alla città santa,
la nuova Gerusalemme. In essa infatti quali pietre viventi
veniamo a formare su questa terra un tempio spirituale (cfr.
1 Pt 2,5). E questa città santa Giovanni la contempla
mentre, nel momento in cui si rinnoverà il mondo, scende
dal cielo, da presso Dio, « acconciata come sposa
adornatasi per il suo sposo » (Ap 21,1s).
La Chiesa, chiamata
«Gerusalemme celeste»
e «madre nostra» (Gal
4,26; cfr. Ap 12,17),
viene pure descritta
come l'immacolata
sposa dell'Agnello
immacolato (cfr. Ap
19,7; 21,2 e 9; 22,17),
sposa che Cristo «ha
amato.. . e per essa ha
dato se stesso, al fine
di santificarla»
Il mistero della
Chiesa La Chiesa, realtà visibile e spirituale
 8. Cristo, unico mediatore, ha costituito sulla terra e
incessantemente sostenta la sua Chiesa santa, comunità di
fede, di speranza e di carità, quale organismo visibile,
attraverso il quale diffonde per tutti la verità e la grazia. Ma la
società costituita di organi gerarchici e il corpo mistico di
Cristo, l'assemblea visibile e la comunità spirituale, la Chiesa
terrestre e la Chiesa arricchita di beni celesti, non si devono
considerare come due cose diverse; esse formano piuttosto
una sola complessa realtà risultante di un duplice elemento,
umano e divino. Per una analogia che non è senza valore,
quindi, è paragonata al mistero del Verbo incarnato. Infatti,
come la natura assunta serve al Verbo divino da vivo organo
di salvezza, a lui indissolubilmente unito, così in modo non
dissimile l'organismo sociale della Chiesa serve allo Spirito di
Cristo che la vivifica, per la crescita del corpo (cfr. Ef 4,16).
Il mistero della
Chiesa Questa è l'unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo
professiamo una, santa, cattolica e apostolica e che il
Salvatore nostro, dopo la sua resurrezione, diede da
pascere a Pietro (cfr. Gv 21,17), affidandone a lui e agli
altri apostoli la diffusione e la guida (cfr. Mt 28,18ss), e
costituì per sempre colonna e sostegno della verità (cfr.
1 Tm 3,15). Questa Chiesa, in questo mondo costituita e
organizzata come società, sussiste nella Chiesa cattolica,
governata dal successore di Pietro e dai vescovi in
comunione con lui, ancorché al di fuori del suo
organismo si trovino parecchi elementi di santificazione e
di verità, che, appartenendo propriamente per dono di
Dio alla Chiesa di Cristo, spingono verso l'unità cattolica.
Congregazione per la
Dottrina della Fede
 Terzo quesito: Perché viene adoperata
l’espressione "sussiste nella" e non
semplicemente la forma verbale "è" ?
 Risposta: L’uso di questa espressione, che
indica la piena identità della Chiesa di Cristo con
la Chiesa cattolica, non cambia la dottrina sulla
Chiesa; trova, tuttavia, la sua vera motivazione
nel fatto che esprime più chiaramente come al di
fuori della sua compagine si trovino "numerosi
elementi di santificazione e di verità", "che in
quanto doni propri della Chiesa di Cristo
spingono all’unità cattolica".
Congregazione per la
Dottrina della Fede
 "Perciò le stesse Chiese e Comunità separate,
quantunque crediamo che hanno delle carenze,
nel mistero della salvezza non sono affatto
spoglie di significato e di peso. Infatti lo Spirito
di Cristo non ricusa di servirsi di esse come di
strumenti di salvezza, il cui valore deriva dalla
stessa pienezza della grazia e della verità, che è
stata affidata alla Chiesa cattolica".
 RISPOSTE A QUESITI RIGUARDANTI
ALCUNI ASPETTI CIRCA LA DOTTRINA
SULLA CHIESA
Esegesi del testo
 La Commissione ha dato ragioni del mutamento
(da est a subsistit in) appellando al criterio di
favorire una "migliore coerenza con la frase
seguente". Ma ciò cosa significa? Forse è solo
questione di sincerità (Tromp) nei confronti dei
non cattolici, affinché tengano conto che noi
cattolici ci riteniamo sic et simpliciter "l'unica
vera chiesa"? Ma la frase che li riguarda suona
così: «al di fuori di essa si trovano molti (plura =
più di quanto ci si potrebbe aspettare) "elementi
di santificazione e di verità...", che derivano
dalla Chiesa di Cristo (non si dice: chiesa
cattolica), e che spingono all'unità cattolica»
(non si parla di "ritorno a Roma"!).
Esegesi del testo
 Se si presta attenzione alla prospettiva
"numerica" (molti elementi, non tutti) si viene
già orientati a pensare che la chiesa cattolica
romana si presenta qui come pienezza e
integralità, quindi non come unicità esclusiva,
vale a dire tale da non ammettere gradi di
partecipazione. Allora, il vero senso dell'intera
frase dovrebbe risultare come segue: «L'unica
chiesa in pienezza e integralità come la intende
e vuole Cristo c'è nella chiesa cattolica romana;
le altre chiese lo sono solo per partecipazione,
ossia con delle carenze».
Il mistero della
Chiesa Come Cristo ha compiuto la redenzione
attraverso la povertà e le persecuzioni, così pure
la Chiesa è chiamata a prendere la stessa via per
comunicare agli uomini i frutti della salvezza.
Gesù Cristo «che era di condizione divina...
spogliò se stesso, prendendo la condizione di
schiavo» (Fil 2,6-7) e per noi «da ricco che era si
fece povero» (2 Cor 8,9): così anche la Chiesa,
quantunque per compiere la sua missione abbia
bisogno di mezzi umani, non è costituita per
cercare la gloria terrena, bensì per diffondere,
anche col suo esempio, l'umiltà e l'abnegazione.
Il mistero della
Chiesa Come Cristo infatti è stato inviato dal Padre «ad
annunciare la buona novella ai poveri, a guarire quei che
hanno il cuore contrito» (Lc 4,18), «a cercare e salvare
ciò che era perduto» (Lc 19,10), così pure la Chiesa
circonda d'affettuosa cura quanti sono afflitti dalla
umana debolezza, anzi riconosce nei poveri e nei
sofferenti l'immagine del suo fondatore, povero e
sofferente, si fa premura di sollevarne la indigenza e in
loro cerca di servire il Cristo. Ma mentre Cristo, «santo,
innocente, immacolato» (Eb 7,26), non conobbe il
peccato (cfr. 2 Cor 5,21) e venne solo allo scopo di
espiare i peccati del popolo (cfr. Eb 2,17), la Chiesa, che
comprende nel suo seno peccatori ed è perciò santa e
insieme sempre bisognosa di purificazione, avanza
continuamente per il cammino della penitenza e del
rinnovamento.
Esegesi
 Verso la fine del n. 8 si afferma che la chiesa
reale storica (ovviamente anche la chiesa di
Roma) ha sempre bisogno di purificazione;
perciò non si identifica pienamente con Cristo;
allora tutto questo dovrebbe far supporre che il
dono della "ecclesialità in pienezza" che qualifica
la chiesa cattolica possa di fatto trovarsi talora,
o forse spesso, quasi offuscato e velato dentro
le forme storiche che lo esprimono nel vissuto e
nel manifestato ad extra.
Il mistero della
Chiesa La Chiesa «prosegue il suo pellegrinaggio fra le
persecuzioni del mondo e le consolazioni di
Dio», annunziando la passione e la morte del
Signore fino a che egli venga (cfr. 1 Cor 11,26).
Dalla virtù del Signore risuscitato trae la forza
per vincere con pazienza e amore le afflizioni e
le difficoltà, che le vengono sia dal di dentro che
dal di fuori, e per svelare in mezzo al mondo,
con fedeltà, anche se non perfettamente, il
mistero di lui, fino a che alla fine dei tempi esso
sarà manifestato nella pienezza della luce.
Il Popolo di Dio
9. In ogni tempo e in ogni
nazione è accetto a Dio
chiunque lo teme e opera la
giustizia (cfr. At 10,35).
Tuttavia Dio volle santificare e
salvare gli uomini non
individualmente e senza alcun
legame tra loro, ma volle
costituire di loro un popolo,
che lo riconoscesse secondo la
verità e lo servisse nella
santità.
Il Popolo di Dio
10. Cristo Signore, pontefice assunto di mezzo agli
uomini (cfr. Eb 5,1-5), fece del nuovo popolo «un
regno e sacerdoti per il Dio e il Padre suo» (Ap 1,6;
cfr. 5,9-10). Infatti per la rigenerazione e l'unzione
dello Spirito Santo i battezzati vengono consacrati
per formare un tempio spirituale e un sacerdozio
santo, per offrire, mediante tutte le attività del
cristiano, spirituali sacrifici, e far conoscere i prodigi
di colui, che dalle tenebre li chiamò all'ammirabile
sua luce (cfr. 1 Pt 2,4-10).
Laici
Chierici
Laici
Chierici
Il Popolo di Dio
Il popolo di Dio
 13. … Tutti gli uomini sono quindi chiamati
a questa cattolica unità del popolo di Dio,
che prefigura e promuove la pace
universale; a questa unità in vario modo
appartengono o sono ordinati sia i fedeli
cattolici, sia gli altri credenti in Cristo, sia
infine tutti gli uomini senza eccezione, che
la grazia di Dio chiama alla salvezza.
Esegesi
 Nel capitolo 2° incontriamo già delle
esplicitazioni significative. Al termine
del n. 13 si registra l'abbandono del
discorso precedentemente proposto,
relativo alla netta alternativa tra chi è
dentro e chi è fuori della chiesa, e
l'emergere di quello nuovo sui gradi
di appartenenza e di approssimazione.
Il popolo di Dio
Mondo
Chiesa
Cattolica
Chiesa di CristoCattolici Ortodossi
Riforma
Non
cristiani
Il popolo di Dio
 14. … Sono pienamente incorporati nella società
della Chiesa quelli che, avendo lo Spirito di
Cristo, accettano integralmente la sua
organizzazione e tutti i mezzi di salvezza in essa
istituiti, Non si salva, però, anche se incorporato
alla Chiesa, colui che, non perseverando nella
carità, rimane sì in seno alla Chiesa col «corpo»,
ma non col «cuore». Si ricordino bene tutti i figli
della Chiesa che la loro privilegiata condizione
non va ascritta ai loro meriti, ma ad una speciale
grazia di Cristo; per cui, se non vi corrispondono
col pensiero, con le parole e con le opere, non
solo non si salveranno, ma anzi saranno più
severamente giudicati.
Il popolo di Dio
 15. La Chiesa sa di essere per più ragioni
congiunta con coloro che, essendo battezzati,
sono insigniti del nome cristiano, ma non
professano integralmente la fede o non
conservano l'unità di comunione sotto il
successore di Pietro … anzi, una certa vera
unione nello Spirito Santo, poiché anche in loro
egli opera con la sua virtù santificante per
mezzo di doni e grazie e ha dato ad alcuni la
forza di giungere fino allo spargimento del
sangue.
Esegesi
 Il n. 15, dedicato ai cristiani non cattolici, questa
volta è più ricco ed esplicito del n. 8, nella
sottolineatura del «più che ci unisce» rispetto a
«ciò che ci divide»: l'elenco dei doni e valori
cristiani non registra soltanto la presenza, nei
non cattolici, dei "mezzi", ma anche la
molteplicità dei frutti effettivi: vera fede animata
dalla carità, carità che raggiunge anche vette e
traguardi di alto eroismo (si accenna al
"martirio" in termini di "effusione del sangue").
Il popolo di Dio
 16. … Infatti, quelli che senza colpa
ignorano il Vangelo di Cristo e la sua
Chiesa ma che tuttavia cercano
sinceramente Dio e coll'aiuto della grazia
si sforzano di compiere con le opere la
volontà di lui, conosciuta attraverso il
dettame della coscienza, possono
conseguire la salvezza eterna.
PrimadelVaticanoII
 [E’ un errore affermare che] «gli uomini
possono trovare il cammino della
salvezza eterna ed ottenere questa
salvezza nel culto di qualsiasi
religione» (Pio IX, Sillabo, 1864).
 [E’ un errore affermare che] almeno si
deve bene sperare della eterna salvezza di
tutti coloro che non sono nella vera Chiesa
di Cristo» (Pio IX, Sillabo, 1864).
Gerarchia
 18. Cristo Signore, per pascere e sempre
più accrescere il popolo di Dio, ha stabilito
nella sua Chiesa vari ministeri, che
tendono al bene di tutto il corpo. I ministri
infatti che sono rivestiti di sacra potestà,
servono i loro fratelli, perché tutti coloro
che appartengono al popolo di Dio, e
perciò hanno una vera dignità cristiana,
tendano liberamente e ordinatamente allo
stesso fine e arrivino alla salvezza.
Gerarchia
 22. Come san Pietro e gli altri apostoli
costituiscono, per volontà del Signore, un
unico collegio apostolico, similmente il
romano Pontefice, successore di Pietro, e i
vescovi, successori degli apostoli, sono
uniti tra loro … Il collegio o corpo
episcopale non ha però autorità, se non lo
si concepisce unito al Pontefice romano,
successore di Pietro, quale suo capo, e
senza pregiudizio per la sua potestà di
primato su tutti, sia pastori che fedeli.
Gerarchia
Gerarchia
 Questo collegio, in quanto composto da
molti, esprime la varietà e l'universalità del
popolo di Dio; in quanto poi è raccolto
sotto un solo capo, significa l'unità del
gregge di Cristo. In esso i vescovi,
rispettando fedelmente il primato e la
preminenza del loro capo, esercitano la
propria potestà per il bene dei loro fedeli,
anzi di tutta la Chiesa, mente lo Spirito
Santo costantemente consolida la sua
struttura organica e la sua concordia.
Gerarchia
 La funzione d'insegnamento dei vescovi
 25. Tra i principali doveri dei vescovi eccelle la
predicazione del Vangelo. I vescovi, infatti, sono
gli araldi della fede che portano a Cristo nuovi
discepoli; sono dottori autentici, cioè rivestiti
dell'autorità di Cristo, che predicano al popolo
loro affidato la fede da credere e da applicare
nella pratica della vita, la illustrano alla luce dello
Spirito Santo, traendo fuori dal tesoro della
Rivelazione cose nuove e vecchie, la fanno
fruttificare e vegliano per tenere lontano dal loro
gregge gli errori che lo minacciano ...
Quantunque i vescovi, presi a uno a uno, non
godano della prerogativa dell'infallibilità …
Gerarchia
 La funzione di santificazione
 26. Il vescovo, insignito della pienezza del
sacramento dell'ordine, è «l'economo della
grazia del supremo sacerdozio» specialmente
nell'eucaristia, che offre egli stesso o fa offrire e
della quale la Chiesa continuamente vive e
cresce ... Devono, infine, coll'esempio della loro
vita aiutare quelli a cui presiedono, serbando i
loro costumi immuni da ogni male, e per quanto
possono, con l'aiuto di Dio mutandoli in bene,
onde possano, insieme col gregge loro affidato,
giungere alla vita eterna.
Gerarchia
 La funzione di governo
 27. I vescovi reggono le Chiese particolari a loro
affidate come vicari e legati di Cristo, col
consiglio, la persuasione, l'esempio, ma anche
con l'autorità e la sacra potestà, della quale però
non si servono se non per edificare il proprio
gregge nella verità e nella santità, ricordandosi
che chi è più grande si deve fare come il più
piccolo, e chi è il capo, come chi serve (cfr. Lc
22,26-27).
Gerarchia
 28. … I sacerdoti, saggi collaboratori dell'ordine
episcopale e suo aiuto e strumento, chiamati a
servire il popolo di Dio, costituiscono col loro
vescovo un solo presbiterio sebbene destinato a
uffici diversi. Nelle singole comunità locali di
fedeli rendono in certo modo presente il vescovo,
cui sono uniti con cuore confidente e generoso,
ne assumono secondo il loro grado, gli uffici e la
sollecitudine e li esercitano con dedizione
quotidiana.
Gerarchia
 29. In un grado inferiore della gerarchia stanno i
diaconi, ai quali sono imposte le mani «non per
il sacerdozio, ma per il servizio». Infatti,
sostenuti dalla grazia sacramentale, nella
«diaconia» della liturgia, della predicazione e
della carità servono il popolo di Dio, in
comunione col vescovo e con il suo presbiterio ...
E siccome questi uffici, sommamente necessari
alla vita della Chiesa, nella disciplina oggi
vigente della Chiesa latina in molte regioni
difficilmente possono essere esercitati, il
diaconato potrà in futuro essere ristabilito come
proprio e permanente grado della gerarchia.
I laici
 31. Col nome di laici si intende qui
l'insieme dei cristiani ad esclusione dei
membri dell'ordine sacro e dello stato
religioso sancito nella Chiesa, i fedeli cioè,
che, dopo essere stati incorporati a Cristo
col battesimo e costituiti popolo di Dio e,
nella loro misura, resi partecipi dell'ufficio
sacerdotale, profetico e regale di Cristo,
per la loro parte compiono, nella Chiesa e
nel mondo, la missione propria di tutto il
popolo cristiano.
I laici
 Per loro vocazione è proprio dei laici cercare il
regno di Dio trattando le cose temporali e
ordinandole secondo Dio. Vivono nel secolo, cioè
implicati in tutti i diversi doveri e lavori del
mondo e nelle ordinarie condizioni della vita
familiare e sociale, di cui la loro esistenza è
come intessuta. Ivi sono da Dio chiamati a
contribuire, quasi dall'interno a modo di
fermento, alla santificazione del mondo
esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello
spirito evangelico …
I laici
 … La distinzione infatti posta dal Signore tra i
sacri ministri e il resto del popolo di Dio
comporta in sé unione, essendo i pastori e gli
altri fedeli legati tra di loro da una comunità di
rapporto: che i pastori della Chiesa sull'esempio
di Cristo sono a servizio gli uni degli altri e a
servizio degli altri fedeli, e questi a loro volta
prestano volenterosi la loro collaborazione ai
pastori e ai maestri. Così, nella diversità stessa,
tutti danno testimonianza della mirabile unità nel
corpo di Cristo …
I laici
 … i laici sono soprattutto chiamati a
rendere presente e operosa la Chiesa in
quei luoghi e in quelle circostanze, in cui
essa non può diventare sale della terra se
non per loro mezzo. Così ogni laico, in
virtù dei doni che gli sono stati fatti, è
testimone e insieme vivo strumento della
stessa missione della Chiesa «secondo la
misura del dono del Cristo» (Ef 4,7).
I laici
 38. Ogni laico deve essere davanti al
mondo un testimone della risurrezione e
della vita del Signore Gesù e un segno del
Dio vivo. Tutti insieme, e ognuno per la
sua parte, devono nutrire il mondo con i
frutti spirituali (cfr. Gal 5,22) e in esso
diffondere lo spirito che anima i poveri,
miti e pacifici, che il Signore nel Vangelo
proclamò beati (cfr. Mt 5,3-9). In una
parola: «ciò che l'anima è nel corpo,
questo siano i cristiani nel mondo».
La santità
JHWH
«Siate dunque perfetti come è
perfetto il vostro Padre celeste»
Siate santi perché Io sono Santo
Xto
Xsa
Santa
Xsa
Peccatrice
Io
La santità
 Tutti quelli che credono in Cristo saranno
quindi ogni giorno più santificati nelle
condizioni, nei doveri o circostanze che
sono quelle della loro vita, e per mezzo di
tutte queste cose, se le ricevono con fede
dalla mano del Padre celeste e cooperano
con la volontà divina, manifestando a tutti,
nello stesso servizio temporale, la carità
con la quale Dio ha amato il mondo.
I religiosi
 43. I consigli evangelici della castità
consacrata a Dio, della povertà e
dell'obbedienza, essendo fondati sulle
parole e sugli esempi del Signore e
raccomandati dagli apostoli, dai Padri e
dai dottori e pastori della Chiesa, sono un
dono divino che la Chiesa ha ricevuto dal
suo Signore e con la sua grazia sempre
conserva.
I religiosi
 44. Con i voti o altri impegni sacri simili ai
voti secondo il modo loro proprio, il fedele
si obbliga all'osservanza dei tre predetti
consigli evangelici; egli si dona totalmente
a Dio amato al di sopra di tutto, così da
essere con nuovo e speciale titolo
destinato al servizio e all'onore di Dio.
I religiosi
 44. Con i voti o altri impegni sacri simili ai voti
secondo il modo loro proprio, il fedele si obbliga
all'osservanza dei tre predetti consigli evangelici;
egli si dona totalmente a Dio amato al di sopra
di tutto, così da essere con nuovo e speciale
titolo destinato al servizio e all'onore di Dio ... Lo
stato di vita dunque costituito dalla professione
dei consigli evangelici, pur non concernendo la
struttura gerarchica della Chiesa, appartiene
tuttavia inseparabilmente alla sua vita e alla sua
santità.
I religiosi
 Perciò il sacro Concilio conferma e loda
quegli uomini e quelle donne, quei fratelli
e quelle sorelle, i quali nei monasteri, nelle
scuole, negli ospedali e nelle missioni, con
perseverante e umile fedeltà alla loro
consacrazione, onorano la sposa di Cristo
e a tutti gli uomini prestano generosi e
diversissimi servizi.
Escatologia
 49. Fino a che dunque il Signore non verrà
nella sua gloria, accompagnato da tutti i
suoi angeli (cfr. Mt 25,31) e, distrutta la
morte, non gli saranno sottomesse tutte le
cose (cfr. 1 Cor 15,26-27), alcuni dei suoi
discepoli sono pellegrini sulla terra, altri,
compiuta questa vita, si purificano ancora,
altri infine godono della gloria
contemplando «chiaramente Dio uno e
trino, qual è».
Escatologia
 50. La Chiesa di coloro che camminano
sulla terra, riconoscendo benissimo questa
comunione di tutto il corpo mistico di Gesù
Cristo, fino dai primi tempi della religione
cristiana coltivò con grande pietà la
memoria dei defunti e, «poiché santo e
salutare è il pensiero di pregare per i
defunti perché siano assolti dai peccati»,
ha offerto per loro anche suffragi.
Escatologia
 … Insegnino dunque ai fedeli che il vero
culto dei santi non consiste tanto nel
moltiplicare gli atti esteriori, quanto
piuttosto nell'intensità del nostro amore
fattivo, col quale, per il maggiore bene
nostro e della Chiesa, cerchiamo «dalla
vita dei santi l'esempio, dalla comunione
con loro la partecipazione alla loro sorte e
dalla loro intercessione l'aiuto».
Maria Madre di Dio
 52. Volendo Dio misericordiosissimo e
sapientissimo compiere la redenzione del
mondo, «quando venne la pienezza dei
tempi, mandò il suo Figlio, nato da una
donna... per fare di noi dei figli adottivi»
(Gal 4,4-5), «Egli per noi uomini e per la
nostra salvezza è disceso dal cielo e si è
incarnato per opera dello Spirito Santo da
Maria vergine».
Maria Madre di Dio
 Maria … è «veramente madre delle membra (di
Cristo)... perché cooperò con la carità alla
nascita dei fedeli della Chiesa, i quali di quel
capo sono le membra». Per questo è anche
riconosciuta quale sovreminente e del tutto
singolare membro della Chiesa, figura ed
eccellentissimo modello per essa nella fede e
nella carità; e la Chiesa cattolica, istruita dallo
Spirito Santo, con affetto di pietà filiale la venera
come madre amatissima.
Maria Madre di Dio
 54. Perciò il santo Concilio, mentre espone la
dottrina riguardante la Chiesa, nella quale il
divino Redentore opera la salvezza, intende
illustrare attentamente da una parte, la funzione
della beata Vergine nel mistero del Verbo
incarnato e del corpo mistico, dall'altra i doveri
degli uomini, e i doveri dei credenti in primo
luogo. Il Concilio tuttavia non ha in animo di
proporre una dottrina esauriente su Maria, né di
dirimere le questioni che il lavoro dei teologi non
ha ancora condotto a una luce totale.
Maria Madre di Dio
 Nel mistero del Verbo incarnato
 La madre del Messia nell'Antico
Testamento
 Maria nell'annunciazione
 Maria e l'infanzia di Gesù
 Maria e la vita pubblica di Gesù
 Maria dopo l'ascensione
Maria Madre di Dio
 Nel mistero del corpo mistico
 Maria e Cristo unico mediatore
 60. Uno solo è il nostro mediatore, secondo le
parole dell'Apostolo: «Poiché non vi è che un
solo Dio, uno solo è anche il mediatore tra Dio e
gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, che per tutti ha
dato se stesso in riscatto» (1 Tm 2,5-6). La
funzione materna di Maria verso gli uomini in
nessun modo oscura o diminuisce questa unica
mediazione di Cristo, ma ne mostra l'efficacia.
Maria Madre di Dio
 Nel mistero del corpo mistico
 Maria e Cristo unico mediatore
 Ogni salutare influsso della beata Vergine verso
gli uomini non nasce da una necessità oggettiva,
ma da una disposizione puramente gratuita di
Dio, e sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di
Cristo; pertanto si fonda sulla mediazione di
questi, da essa assolutamente dipende e attinge
tutta la sua efficacia, e non impedisce
minimamente l'unione immediata dei credenti
con Cristo, anzi la facilita.
Maria Madre di Dio
 Nel mistero del corpo mistico
 Cooperazione alla redenzione
 61. La beata Vergine, predestinata fino
dall'eternità, all'interno del disegno
d'incarnazione del Verbo, per essere la
madre di Dio, per disposizione della divina
Provvidenza fu su questa terra l'alma
madre del divino Redentore,
generosamente associata alla sua opera a
un titolo assolutamente unico,
Maria Madre di Dio
 Nel mistero del corpo mistico
 Cooperazione alla redenzione
 e umile ancella del Signore, concependo Cristo,
generandolo, nutrendolo, presentandolo al Padre
nel tempio, soffrendo col Figlio suo morente in
croce, ella cooperò in modo tutto speciale
all'opera del Salvatore, coll'obbedienza, la fede,
la speranza e l'ardente carità, per restaurare la
vita soprannaturale delle anime. Per questo ella
è diventata per noi madre nell'ordine della grazia.
Maria Madre di Dio
 Nel mistero del corpo mistico
 Funzione salvifíca subordinata
 62. Nessuna creatura infatti può mai essere
paragonata col Verbo incarnato e redentore. Ma
come il sacerdozio di Cristo è in vari modi
partecipato, tanto dai sacri ministri, quanto dal
popolo fedele, e come l'unica bontà di Dio è
realmente diffusa in vari modi nelle creature,
così anche l'unica mediazione del Redentore non
esclude, bensì suscita nelle creature una varia
cooperazione partecipata da un'unica fonte. E
questa funzione subordinata di Maria la Chiesa
non dubita di riconoscerla apertamente …
Maria Madre di Dio
 Nel mistero del corpo mistico
 Maria vergine e madre, modello della Chiesa
 63. La beata Vergine, per il dono e l'ufficio della divina
maternità che la unisce col Figlio redentore e per le sue
singolari grazie e funzioni, è pure intimamente congiunta
con la Chiesa: la madre di Dio è figura della Chiesa,
come già insegnava sant'Ambrogio, nell'ordine cioè della
fede, della carità e della perfetta unione con Cristo.
Infatti nel mistero della Chiesa, la quale pure è
giustamente chiamata madre e vergine, la beata vergine
Maria occupa il primo posto, presentandosi in modo
eminente e singolare quale vergine e quale madre.
Maria Madre di Dio
 Nel mistero del corpo mistico
 La Chiesa vergine e madre
 64. Orbene, la Chiesa contemplando la santità misteriosa
della Vergine, imitandone la carità e adempiendo
fedelmente la volontà del Padre, per mezzo della parola
di Dio accolta con fedeltà diventa essa pure madre,
poiché con la predicazione e il battesimo genera a una
vita nuova e immortale i figli, concepiti ad opera dello
Spirito Santo e nati da Dio. Essa pure è vergine, che
custodisce integra e pura la fede data allo sposo;
imitando la madre del suo Signore, con la virtù dello
Spirito Santo conserva verginalmente integra la fede,
salda la speranza, sincera la carità.
Maria Madre di Dio
 Nel mistero del corpo mistico
 La Chiesa deve imitare la virtù di Maria
 65. Mentre la Chiesa ha già raggiunto nella beatissima
Vergine quella perfezione, che la rende senza macchia e
senza ruga (cfr. Ef 5,27), i fedeli del Cristo si sforzano
ancora di crescere nella santità per la vittoria sul peccato;
e per questo innalzano gli occhi a Maria, la quale rifulge
come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli
eletti. La Chiesa, raccogliendosi con pietà nel pensiero di
Maria, che contempla alla luce del Verbo fatto uomo, con
venerazione penetra più profondamente nel supremo
mistero dell'incarnazione e si va ognor più conformando
col suo sposo.
Nota a margine
(n.d.R.) Giovanna Federica Ceredi
 Via San Luca,10
 20122 Milano
 Tel e Fax 02 58306784
 E mail federica.giovanna@libero.it
 Aprile 2008
 Reverendo Padre, Cinque Cardinali “hanno inviato
una lettera ai porporati di tutto il mondo invitandoli
a unirsi a loro per chiedere a Benedetto XVI di
dichiarare un quinto dogma mariano che
“proclamerebbe la piena verità cristiana su Maria”.
Il testo, reso noto il 13 febbraio 2008, include la
richiesta al Papa di proclamare Maria Madre
Spirituale di Tutta l'Umanità, Co redentrice con
Gesù Redentore, Mediatrice di tutte le grazie con
Gesù unico mediatore, Avvocata con Gesù Cristo a
favore del genere umano.
Nota a margine
(n.d.R.)
 Tutti i cristiani sono invitati a sostenere con la
testimonianza e con la preghiera il Santo Padre e
tutti i porporati del mondo chiamati a decidere sul
nuovo dogma. Le chiediamo di unire la Sua
preghiera e la Sua supplica a quella dei milioni di
credenti che in tutto il mondo hanno inviato
petizioni al Papa e, se lo desidera, di scaricare,
firmare e diffondere l’allegata Petizione diretta al
Santo Padre per ottenere la proclamazione del
Dogma. La Petizione con una o più firme deve
venire inviata a:
 A Sua Santità Papa Benedetto XVI
 Palazzo Apostolico
 00120 Città del Vaticano
Nota a margine
(n.d.R.) INTERVISTA AL VESCOVO JOSEF PUNT
 Monsignore, Lei ha ricevuto una lettera da un gruppo
di cardinali inviata a tutti i vescovi del mondo per
avere il loro parere riguardo a Maria ed al suo ruolo nel
piano di salvezza di Dio. Essi perorano la
proclamazione ufficiale di Maria quale Madre spirituale
di tutte le nazioni, Co-redentrice…, Mediatrice di tutte
le grazie…. ed Avvocata…. Lei sostiene questa
mozione?
 Sono certamente favorevole. Il loro appello, tuttavia, non è
nuovo in quanto si fonda su una convinzione presente da
tempo nella Chiesa. Tutti questi titoli mariani, incluso quello di
Co-rendentrice sono ben radicati nella Tradizione della Chiesa.
Li ritroviamo nei papi, nei santi e nei mistici. La mozione
attuale, tuttavia, li supera perché il suo punto centrale è la
proclamazione di un quinto dogma Mariano. La richiesta ha
suscitato in taluni sorpresa. Ma tale forma di dialogo è molto
normale e legittima nella Chiesa. Gli importanti insegnamenti
ecclesiali non sono mai stati portati avanti in modo diverso.
Solo al Papa compete il giudizio finale sul significato e le
finalità di tale proclamazione.
Nota a margine
(n.d.R.) Ma perché abbiamo bisogno di un dogma e in
particolare di questo dogma?
 Mi permetta, innanzitutto, di dire qualcosa riguardo
all’ultima parte della domanda, il contenuto. Mi rendo
conto che fin dalla Riforma i nostri fratelli in Cristo
ritengono che tutti questi titoli mariani offuscano il
primato e la grandezza di Cristo. Comprendo molto bene
la loro preoccupazione. Tuttavia ritengo vero il contrario.
Sono proprio la grandezza di Maria e i molti titoli
attribuiti a lei per tradizione – come scrive il cardinale
Newman – che rimandano all’unicità assoluta del bimbo
che è nato da lei. “Egli è sapienza divina, pertanto Lei è
Sede della Sapienza. ..Egli è Misericordia infinita,
pertanto Lei è Madre della Misericordia…” Se Lei non ha
problemi a chiamarla come i Padri della Chiesa “Madre di
Dio, Novella Eva, Stella del Mattino…” continua nel
dialogo con il ministro anglicano “Allora quale obiezione
si può sollevare sul fatto che la si chiami anche “Co-
redentrice”. Ovviamente il “co” qui non sta a significare
“uguale a” ma “unita a”.
Nota a margine
(n.d.R.) Tuttavia, non crede che tale titolo crei un po’ di
confusione e che di conseguenza ne esca
sminuito il ruolo della Mediazione universale di
Cristo?
 Ovviamente occorre fornire delle spiegazioni, come
accade per tutti i dogmi di fede, ma nel contempo
qualche altra cosa diviene più chiara. Cristo, lo dichiaro
con grande enfasi è l’unico Mediatore tra Dio e l’uomo.
Lui solo unisce entrambi nella sua Persona. Egli solo
redime l’uomo, tuttavia non senza l’uomo. Egli ci fa
partecipare alla nostra stessa redenzione. E’ una
considerazione che già troviamo in S. Paolo e più tardi in
S. Agostino. L’universalità della Redenzione attraverso
Cristo, conclude il Concilio Vaticano II, (LG 60,62) “non
esclude la cooperazione dell’essere umano ma la
prevede”. Infatti anche le nostre sofferenze, le nostre
preghiere e il nostro lavoro diventano strumento di
redenzione per noi stessi e per gli altri nella misura in
cui noi siamo uniti a Cristo con la nostra fede e la nostra
Nota a margine
(n.d.R.) Questo è un principio che considero essenziale
per il nostro tempo. Ovviamente, in modo ancor
più rilevante, questo vale per Maria, Madre di
Gesù, che gli fu sempre accanto, da prima della
nascita fin dopo la morte. Inseparabile allora,
inseparabile ora. Con anima e corpo vivente in
cielo, come Lui. Glorificata, come Lui. Essa è
“l’Immacolata Concezione” creata per grazia di
Dio nell’originale purezza e libertà. Questo
conferisce alla sua umana cooperazione alla
Redenzione, una qualità ed una dimensione
assolutamente uniche, grazie alle quali Essa
supera grandemente tutti gli esseri umani,
come scrivono i Padri Conciliari. Si richiede
pertanto una definitiva formulazione teologica
che, al momento non è ancora disponibile.
Nota a margine
(n.d.R.) Ma anche se il significato è conforme alla
Tradizione teologica cattolica rimane la domanda:
Perché si dovrebbe formulare un dogma? Cosa
aggiungerebbe?
 Ecco una domanda appropriata. Come una volta mi
disse un bravo sacerdote: il fatto che non sia
ufficialmente formulata come verità infallibile, non la
rende meno vera. Non è così?
 Egli ha ragione, ovviamente, tuttavia penso che trascuri
qualcosa di essenziale. Per Dio non è una questione di
indifferenza se l’uomo riconosce o meno esplicitamente
la piena realtà del Suo piano di salvezza. Non è solo la
verità in gioco qui, ma primariamente la fede. Nelle
Sacra Scrittura Cristo cerca continuamente la fede della
gente, alla quale risponde con miracoli di guarigione e
salvezza. Sulla pubblica professione di fede di S. Pietro
edifica la Sua Chiesa.
Nota a margine
(n.d.R.) La Sacra Scrittura mostra sempre più fino a che punto Dio
faccia dipendere la propria azione salvifica dalla fede e dalla
libera cooperazione della gente. Egli ha chiesto il fiat di Maria
per iniziare la propria opera di salvezza. Egli chiede il fiat della
Chiesa per adempiere quest’opera e per compiere cose grandi
nel nostro tempo.
 Un “sì” a Dio è in questo tempo più che mai anche un “sì” a
Maria, così credono i cardinali ed io come loro. Il papa del
“totus tuus” Giovanni Paolo II è vissuto con questa idea.
Rispondendo alla chiamata di Fatima egli affida il mondo
intero al Cuore Immacolato di Maria.
 E poi, poco prima della sua morte, egli ha fatto l’ultimo
commovente appello alla nostra Madre Celeste: “Ottieni
ancora una volta pace e salvezza per tutta l’umanità. Il Padre
Eterno ti ha scelta per essere Madre del Redentore. Rinnova il
nostro tempo con la tua mediazione, meraviglia del suo amore
misericordioso”. Il Cielo ascolta in modo speciale la supplica di
un pastore per il suo popolo – e ancor più, poi, quando si
tratta del Pastore Supremo – ed ha prolungato nuovamente il
tempo della misericordia.

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  • 2. Struttura  I Il Mistero della Chiesa  II Il Popolo di Dio  III Costituzione Gerarchica della Chiesa  IV I Laici  V Universale Vocazione alla Santità nella Chiesa  VI I Religiosi  VII Indole Escatologica della Chiesa Peregrinante e sua Unione con la Chiesa Celeste  VIII La Beata Maria Vergine Madre di Dio nel Mistero di Cristo e della Chiesa
  • 3. Il mistero della Chiesa La Chiesa è sacramento in Cristo  1. Cristo è la luce delle genti: questo santo Concilio, adunato nello Spirito Santo, desidera dunque ardentemente, annunciando il Vangelo ad ogni creatura, illuminare tutti gli uomini con la luce del Cristo che risplende sul volto della Chiesa. E siccome la Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano, continuando il tema dei precedenti Concili, intende con maggiore chiarezza illustrare ai suoi fedeli e al mondo intero la propria natura e la propria missione universale ...
  • 4. Il mistero della Chiesa Le immagini della Chiesa  6. Come già nell'Antico Testamento la rivelazione del regno viene spesso proposta in figure, così anche ora l'intima natura della Chiesa ci si fa conoscere attraverso immagini varie, desunte sia dalla vita pastorale o agricola, sia dalla costruzione di edifici o anche dalla famiglia e dagli sponsali, e che si trovano già abbozzate nei libri dei profeti.
  • 5. La Chiesa infatti è un ovile, la cui porta unica e necessaria è Cristo (cfr. Gv 10,1-10).
  • 6. È pure un gregge, di cui Dio stesso ha preannunziato che ne sarebbe il pastore (cfr. Is 40,11; Ez 34,11 ss), e le cui pecore, anche se governate da pastori umani, sono però incessantemente condotte al pascolo e nutrite dallo stesso Cristo, il buon Pastore e principe dei pastori (cfr. Gv 10,11; 1 Pt 5,4), il quale ha dato la vita per le pecore (cfr. Gv 10,11-15).
  • 7. La Chiesa è il podere o campo di Dio (cfr. 1 Cor 3,9). In quel campo cresce l'antico olivo, la cui santa radice sono stati i patriarchi e nel quale è avvenuta e avverrà la riconciliazione dei Giudei e delle Genti (cfr. Rm 11,13-26).
  • 8. Essa è stata piantata dal celeste agricoltore come vigna scelta (Mt 21,33-43, par.; cfr. Is 5,1 ss). Cristo è la vera vite, che dà vita e fecondità ai tralci, cioè a noi, che per mezzo della Chiesa rimaniamo in lui, e senza di lui nulla possiamo fare (cfr. Gv 15,1-5).
  • 9. Più spesso ancora la Chiesa è detta edificio di Dio (cfr. 1 Cor 3,9). Il Signore stesso si paragonò alla pietra che i costruttori hanno rigettata, ma che è divenuta la pietra angolare (Mt 21,42 par.). Sopra quel fondamento la Chiesa è costruita dagli apostoli (cfr. 1 Cor 3,11) e da esso riceve stabilità e coesione.
  • 10. … è paragonato a giusto titolo dalla liturgia alla città santa, la nuova Gerusalemme. In essa infatti quali pietre viventi veniamo a formare su questa terra un tempio spirituale (cfr. 1 Pt 2,5). E questa città santa Giovanni la contempla mentre, nel momento in cui si rinnoverà il mondo, scende dal cielo, da presso Dio, « acconciata come sposa adornatasi per il suo sposo » (Ap 21,1s).
  • 11. La Chiesa, chiamata «Gerusalemme celeste» e «madre nostra» (Gal 4,26; cfr. Ap 12,17), viene pure descritta come l'immacolata sposa dell'Agnello immacolato (cfr. Ap 19,7; 21,2 e 9; 22,17), sposa che Cristo «ha amato.. . e per essa ha dato se stesso, al fine di santificarla»
  • 12. Il mistero della Chiesa La Chiesa, realtà visibile e spirituale  8. Cristo, unico mediatore, ha costituito sulla terra e incessantemente sostenta la sua Chiesa santa, comunità di fede, di speranza e di carità, quale organismo visibile, attraverso il quale diffonde per tutti la verità e la grazia. Ma la società costituita di organi gerarchici e il corpo mistico di Cristo, l'assemblea visibile e la comunità spirituale, la Chiesa terrestre e la Chiesa arricchita di beni celesti, non si devono considerare come due cose diverse; esse formano piuttosto una sola complessa realtà risultante di un duplice elemento, umano e divino. Per una analogia che non è senza valore, quindi, è paragonata al mistero del Verbo incarnato. Infatti, come la natura assunta serve al Verbo divino da vivo organo di salvezza, a lui indissolubilmente unito, così in modo non dissimile l'organismo sociale della Chiesa serve allo Spirito di Cristo che la vivifica, per la crescita del corpo (cfr. Ef 4,16).
  • 13. Il mistero della Chiesa Questa è l'unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica e che il Salvatore nostro, dopo la sua resurrezione, diede da pascere a Pietro (cfr. Gv 21,17), affidandone a lui e agli altri apostoli la diffusione e la guida (cfr. Mt 28,18ss), e costituì per sempre colonna e sostegno della verità (cfr. 1 Tm 3,15). Questa Chiesa, in questo mondo costituita e organizzata come società, sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui, ancorché al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di santificazione e di verità, che, appartenendo propriamente per dono di Dio alla Chiesa di Cristo, spingono verso l'unità cattolica.
  • 14. Congregazione per la Dottrina della Fede  Terzo quesito: Perché viene adoperata l’espressione "sussiste nella" e non semplicemente la forma verbale "è" ?  Risposta: L’uso di questa espressione, che indica la piena identità della Chiesa di Cristo con la Chiesa cattolica, non cambia la dottrina sulla Chiesa; trova, tuttavia, la sua vera motivazione nel fatto che esprime più chiaramente come al di fuori della sua compagine si trovino "numerosi elementi di santificazione e di verità", "che in quanto doni propri della Chiesa di Cristo spingono all’unità cattolica".
  • 15. Congregazione per la Dottrina della Fede  "Perciò le stesse Chiese e Comunità separate, quantunque crediamo che hanno delle carenze, nel mistero della salvezza non sono affatto spoglie di significato e di peso. Infatti lo Spirito di Cristo non ricusa di servirsi di esse come di strumenti di salvezza, il cui valore deriva dalla stessa pienezza della grazia e della verità, che è stata affidata alla Chiesa cattolica".  RISPOSTE A QUESITI RIGUARDANTI ALCUNI ASPETTI CIRCA LA DOTTRINA SULLA CHIESA
  • 16. Esegesi del testo  La Commissione ha dato ragioni del mutamento (da est a subsistit in) appellando al criterio di favorire una "migliore coerenza con la frase seguente". Ma ciò cosa significa? Forse è solo questione di sincerità (Tromp) nei confronti dei non cattolici, affinché tengano conto che noi cattolici ci riteniamo sic et simpliciter "l'unica vera chiesa"? Ma la frase che li riguarda suona così: «al di fuori di essa si trovano molti (plura = più di quanto ci si potrebbe aspettare) "elementi di santificazione e di verità...", che derivano dalla Chiesa di Cristo (non si dice: chiesa cattolica), e che spingono all'unità cattolica» (non si parla di "ritorno a Roma"!).
  • 17. Esegesi del testo  Se si presta attenzione alla prospettiva "numerica" (molti elementi, non tutti) si viene già orientati a pensare che la chiesa cattolica romana si presenta qui come pienezza e integralità, quindi non come unicità esclusiva, vale a dire tale da non ammettere gradi di partecipazione. Allora, il vero senso dell'intera frase dovrebbe risultare come segue: «L'unica chiesa in pienezza e integralità come la intende e vuole Cristo c'è nella chiesa cattolica romana; le altre chiese lo sono solo per partecipazione, ossia con delle carenze».
  • 18. Il mistero della Chiesa Come Cristo ha compiuto la redenzione attraverso la povertà e le persecuzioni, così pure la Chiesa è chiamata a prendere la stessa via per comunicare agli uomini i frutti della salvezza. Gesù Cristo «che era di condizione divina... spogliò se stesso, prendendo la condizione di schiavo» (Fil 2,6-7) e per noi «da ricco che era si fece povero» (2 Cor 8,9): così anche la Chiesa, quantunque per compiere la sua missione abbia bisogno di mezzi umani, non è costituita per cercare la gloria terrena, bensì per diffondere, anche col suo esempio, l'umiltà e l'abnegazione.
  • 19. Il mistero della Chiesa Come Cristo infatti è stato inviato dal Padre «ad annunciare la buona novella ai poveri, a guarire quei che hanno il cuore contrito» (Lc 4,18), «a cercare e salvare ciò che era perduto» (Lc 19,10), così pure la Chiesa circonda d'affettuosa cura quanti sono afflitti dalla umana debolezza, anzi riconosce nei poveri e nei sofferenti l'immagine del suo fondatore, povero e sofferente, si fa premura di sollevarne la indigenza e in loro cerca di servire il Cristo. Ma mentre Cristo, «santo, innocente, immacolato» (Eb 7,26), non conobbe il peccato (cfr. 2 Cor 5,21) e venne solo allo scopo di espiare i peccati del popolo (cfr. Eb 2,17), la Chiesa, che comprende nel suo seno peccatori ed è perciò santa e insieme sempre bisognosa di purificazione, avanza continuamente per il cammino della penitenza e del rinnovamento.
  • 20. Esegesi  Verso la fine del n. 8 si afferma che la chiesa reale storica (ovviamente anche la chiesa di Roma) ha sempre bisogno di purificazione; perciò non si identifica pienamente con Cristo; allora tutto questo dovrebbe far supporre che il dono della "ecclesialità in pienezza" che qualifica la chiesa cattolica possa di fatto trovarsi talora, o forse spesso, quasi offuscato e velato dentro le forme storiche che lo esprimono nel vissuto e nel manifestato ad extra.
  • 21. Il mistero della Chiesa La Chiesa «prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio», annunziando la passione e la morte del Signore fino a che egli venga (cfr. 1 Cor 11,26). Dalla virtù del Signore risuscitato trae la forza per vincere con pazienza e amore le afflizioni e le difficoltà, che le vengono sia dal di dentro che dal di fuori, e per svelare in mezzo al mondo, con fedeltà, anche se non perfettamente, il mistero di lui, fino a che alla fine dei tempi esso sarà manifestato nella pienezza della luce.
  • 22. Il Popolo di Dio 9. In ogni tempo e in ogni nazione è accetto a Dio chiunque lo teme e opera la giustizia (cfr. At 10,35). Tuttavia Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità.
  • 23. Il Popolo di Dio 10. Cristo Signore, pontefice assunto di mezzo agli uomini (cfr. Eb 5,1-5), fece del nuovo popolo «un regno e sacerdoti per il Dio e il Padre suo» (Ap 1,6; cfr. 5,9-10). Infatti per la rigenerazione e l'unzione dello Spirito Santo i battezzati vengono consacrati per formare un tempio spirituale e un sacerdozio santo, per offrire, mediante tutte le attività del cristiano, spirituali sacrifici, e far conoscere i prodigi di colui, che dalle tenebre li chiamò all'ammirabile sua luce (cfr. 1 Pt 2,4-10).
  • 25. Il popolo di Dio  13. … Tutti gli uomini sono quindi chiamati a questa cattolica unità del popolo di Dio, che prefigura e promuove la pace universale; a questa unità in vario modo appartengono o sono ordinati sia i fedeli cattolici, sia gli altri credenti in Cristo, sia infine tutti gli uomini senza eccezione, che la grazia di Dio chiama alla salvezza.
  • 26. Esegesi  Nel capitolo 2° incontriamo già delle esplicitazioni significative. Al termine del n. 13 si registra l'abbandono del discorso precedentemente proposto, relativo alla netta alternativa tra chi è dentro e chi è fuori della chiesa, e l'emergere di quello nuovo sui gradi di appartenenza e di approssimazione.
  • 27. Il popolo di Dio Mondo Chiesa Cattolica Chiesa di CristoCattolici Ortodossi Riforma Non cristiani
  • 28. Il popolo di Dio  14. … Sono pienamente incorporati nella società della Chiesa quelli che, avendo lo Spirito di Cristo, accettano integralmente la sua organizzazione e tutti i mezzi di salvezza in essa istituiti, Non si salva, però, anche se incorporato alla Chiesa, colui che, non perseverando nella carità, rimane sì in seno alla Chiesa col «corpo», ma non col «cuore». Si ricordino bene tutti i figli della Chiesa che la loro privilegiata condizione non va ascritta ai loro meriti, ma ad una speciale grazia di Cristo; per cui, se non vi corrispondono col pensiero, con le parole e con le opere, non solo non si salveranno, ma anzi saranno più severamente giudicati.
  • 29. Il popolo di Dio  15. La Chiesa sa di essere per più ragioni congiunta con coloro che, essendo battezzati, sono insigniti del nome cristiano, ma non professano integralmente la fede o non conservano l'unità di comunione sotto il successore di Pietro … anzi, una certa vera unione nello Spirito Santo, poiché anche in loro egli opera con la sua virtù santificante per mezzo di doni e grazie e ha dato ad alcuni la forza di giungere fino allo spargimento del sangue.
  • 30. Esegesi  Il n. 15, dedicato ai cristiani non cattolici, questa volta è più ricco ed esplicito del n. 8, nella sottolineatura del «più che ci unisce» rispetto a «ciò che ci divide»: l'elenco dei doni e valori cristiani non registra soltanto la presenza, nei non cattolici, dei "mezzi", ma anche la molteplicità dei frutti effettivi: vera fede animata dalla carità, carità che raggiunge anche vette e traguardi di alto eroismo (si accenna al "martirio" in termini di "effusione del sangue").
  • 31. Il popolo di Dio  16. … Infatti, quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma che tuttavia cercano sinceramente Dio e coll'aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di lui, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna.
  • 32. PrimadelVaticanoII  [E’ un errore affermare che] «gli uomini possono trovare il cammino della salvezza eterna ed ottenere questa salvezza nel culto di qualsiasi religione» (Pio IX, Sillabo, 1864).  [E’ un errore affermare che] almeno si deve bene sperare della eterna salvezza di tutti coloro che non sono nella vera Chiesa di Cristo» (Pio IX, Sillabo, 1864).
  • 33. Gerarchia  18. Cristo Signore, per pascere e sempre più accrescere il popolo di Dio, ha stabilito nella sua Chiesa vari ministeri, che tendono al bene di tutto il corpo. I ministri infatti che sono rivestiti di sacra potestà, servono i loro fratelli, perché tutti coloro che appartengono al popolo di Dio, e perciò hanno una vera dignità cristiana, tendano liberamente e ordinatamente allo stesso fine e arrivino alla salvezza.
  • 34. Gerarchia  22. Come san Pietro e gli altri apostoli costituiscono, per volontà del Signore, un unico collegio apostolico, similmente il romano Pontefice, successore di Pietro, e i vescovi, successori degli apostoli, sono uniti tra loro … Il collegio o corpo episcopale non ha però autorità, se non lo si concepisce unito al Pontefice romano, successore di Pietro, quale suo capo, e senza pregiudizio per la sua potestà di primato su tutti, sia pastori che fedeli.
  • 36. Gerarchia  Questo collegio, in quanto composto da molti, esprime la varietà e l'universalità del popolo di Dio; in quanto poi è raccolto sotto un solo capo, significa l'unità del gregge di Cristo. In esso i vescovi, rispettando fedelmente il primato e la preminenza del loro capo, esercitano la propria potestà per il bene dei loro fedeli, anzi di tutta la Chiesa, mente lo Spirito Santo costantemente consolida la sua struttura organica e la sua concordia.
  • 37. Gerarchia  La funzione d'insegnamento dei vescovi  25. Tra i principali doveri dei vescovi eccelle la predicazione del Vangelo. I vescovi, infatti, sono gli araldi della fede che portano a Cristo nuovi discepoli; sono dottori autentici, cioè rivestiti dell'autorità di Cristo, che predicano al popolo loro affidato la fede da credere e da applicare nella pratica della vita, la illustrano alla luce dello Spirito Santo, traendo fuori dal tesoro della Rivelazione cose nuove e vecchie, la fanno fruttificare e vegliano per tenere lontano dal loro gregge gli errori che lo minacciano ... Quantunque i vescovi, presi a uno a uno, non godano della prerogativa dell'infallibilità …
  • 38. Gerarchia  La funzione di santificazione  26. Il vescovo, insignito della pienezza del sacramento dell'ordine, è «l'economo della grazia del supremo sacerdozio» specialmente nell'eucaristia, che offre egli stesso o fa offrire e della quale la Chiesa continuamente vive e cresce ... Devono, infine, coll'esempio della loro vita aiutare quelli a cui presiedono, serbando i loro costumi immuni da ogni male, e per quanto possono, con l'aiuto di Dio mutandoli in bene, onde possano, insieme col gregge loro affidato, giungere alla vita eterna.
  • 39. Gerarchia  La funzione di governo  27. I vescovi reggono le Chiese particolari a loro affidate come vicari e legati di Cristo, col consiglio, la persuasione, l'esempio, ma anche con l'autorità e la sacra potestà, della quale però non si servono se non per edificare il proprio gregge nella verità e nella santità, ricordandosi che chi è più grande si deve fare come il più piccolo, e chi è il capo, come chi serve (cfr. Lc 22,26-27).
  • 40. Gerarchia  28. … I sacerdoti, saggi collaboratori dell'ordine episcopale e suo aiuto e strumento, chiamati a servire il popolo di Dio, costituiscono col loro vescovo un solo presbiterio sebbene destinato a uffici diversi. Nelle singole comunità locali di fedeli rendono in certo modo presente il vescovo, cui sono uniti con cuore confidente e generoso, ne assumono secondo il loro grado, gli uffici e la sollecitudine e li esercitano con dedizione quotidiana.
  • 41. Gerarchia  29. In un grado inferiore della gerarchia stanno i diaconi, ai quali sono imposte le mani «non per il sacerdozio, ma per il servizio». Infatti, sostenuti dalla grazia sacramentale, nella «diaconia» della liturgia, della predicazione e della carità servono il popolo di Dio, in comunione col vescovo e con il suo presbiterio ... E siccome questi uffici, sommamente necessari alla vita della Chiesa, nella disciplina oggi vigente della Chiesa latina in molte regioni difficilmente possono essere esercitati, il diaconato potrà in futuro essere ristabilito come proprio e permanente grado della gerarchia.
  • 42. I laici  31. Col nome di laici si intende qui l'insieme dei cristiani ad esclusione dei membri dell'ordine sacro e dello stato religioso sancito nella Chiesa, i fedeli cioè, che, dopo essere stati incorporati a Cristo col battesimo e costituiti popolo di Dio e, nella loro misura, resi partecipi dell'ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, per la loro parte compiono, nella Chiesa e nel mondo, la missione propria di tutto il popolo cristiano.
  • 43. I laici  Per loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. Vivono nel secolo, cioè implicati in tutti i diversi doveri e lavori del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta. Ivi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall'interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello spirito evangelico …
  • 44. I laici  … La distinzione infatti posta dal Signore tra i sacri ministri e il resto del popolo di Dio comporta in sé unione, essendo i pastori e gli altri fedeli legati tra di loro da una comunità di rapporto: che i pastori della Chiesa sull'esempio di Cristo sono a servizio gli uni degli altri e a servizio degli altri fedeli, e questi a loro volta prestano volenterosi la loro collaborazione ai pastori e ai maestri. Così, nella diversità stessa, tutti danno testimonianza della mirabile unità nel corpo di Cristo …
  • 45. I laici  … i laici sono soprattutto chiamati a rendere presente e operosa la Chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze, in cui essa non può diventare sale della terra se non per loro mezzo. Così ogni laico, in virtù dei doni che gli sono stati fatti, è testimone e insieme vivo strumento della stessa missione della Chiesa «secondo la misura del dono del Cristo» (Ef 4,7).
  • 46. I laici  38. Ogni laico deve essere davanti al mondo un testimone della risurrezione e della vita del Signore Gesù e un segno del Dio vivo. Tutti insieme, e ognuno per la sua parte, devono nutrire il mondo con i frutti spirituali (cfr. Gal 5,22) e in esso diffondere lo spirito che anima i poveri, miti e pacifici, che il Signore nel Vangelo proclamò beati (cfr. Mt 5,3-9). In una parola: «ciò che l'anima è nel corpo, questo siano i cristiani nel mondo».
  • 47. La santità JHWH «Siate dunque perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste» Siate santi perché Io sono Santo
  • 49. La santità  Tutti quelli che credono in Cristo saranno quindi ogni giorno più santificati nelle condizioni, nei doveri o circostanze che sono quelle della loro vita, e per mezzo di tutte queste cose, se le ricevono con fede dalla mano del Padre celeste e cooperano con la volontà divina, manifestando a tutti, nello stesso servizio temporale, la carità con la quale Dio ha amato il mondo.
  • 50. I religiosi  43. I consigli evangelici della castità consacrata a Dio, della povertà e dell'obbedienza, essendo fondati sulle parole e sugli esempi del Signore e raccomandati dagli apostoli, dai Padri e dai dottori e pastori della Chiesa, sono un dono divino che la Chiesa ha ricevuto dal suo Signore e con la sua grazia sempre conserva.
  • 51. I religiosi  44. Con i voti o altri impegni sacri simili ai voti secondo il modo loro proprio, il fedele si obbliga all'osservanza dei tre predetti consigli evangelici; egli si dona totalmente a Dio amato al di sopra di tutto, così da essere con nuovo e speciale titolo destinato al servizio e all'onore di Dio.
  • 52. I religiosi  44. Con i voti o altri impegni sacri simili ai voti secondo il modo loro proprio, il fedele si obbliga all'osservanza dei tre predetti consigli evangelici; egli si dona totalmente a Dio amato al di sopra di tutto, così da essere con nuovo e speciale titolo destinato al servizio e all'onore di Dio ... Lo stato di vita dunque costituito dalla professione dei consigli evangelici, pur non concernendo la struttura gerarchica della Chiesa, appartiene tuttavia inseparabilmente alla sua vita e alla sua santità.
  • 53. I religiosi  Perciò il sacro Concilio conferma e loda quegli uomini e quelle donne, quei fratelli e quelle sorelle, i quali nei monasteri, nelle scuole, negli ospedali e nelle missioni, con perseverante e umile fedeltà alla loro consacrazione, onorano la sposa di Cristo e a tutti gli uomini prestano generosi e diversissimi servizi.
  • 54. Escatologia  49. Fino a che dunque il Signore non verrà nella sua gloria, accompagnato da tutti i suoi angeli (cfr. Mt 25,31) e, distrutta la morte, non gli saranno sottomesse tutte le cose (cfr. 1 Cor 15,26-27), alcuni dei suoi discepoli sono pellegrini sulla terra, altri, compiuta questa vita, si purificano ancora, altri infine godono della gloria contemplando «chiaramente Dio uno e trino, qual è».
  • 55.
  • 56. Escatologia  50. La Chiesa di coloro che camminano sulla terra, riconoscendo benissimo questa comunione di tutto il corpo mistico di Gesù Cristo, fino dai primi tempi della religione cristiana coltivò con grande pietà la memoria dei defunti e, «poiché santo e salutare è il pensiero di pregare per i defunti perché siano assolti dai peccati», ha offerto per loro anche suffragi.
  • 57. Escatologia  … Insegnino dunque ai fedeli che il vero culto dei santi non consiste tanto nel moltiplicare gli atti esteriori, quanto piuttosto nell'intensità del nostro amore fattivo, col quale, per il maggiore bene nostro e della Chiesa, cerchiamo «dalla vita dei santi l'esempio, dalla comunione con loro la partecipazione alla loro sorte e dalla loro intercessione l'aiuto».
  • 58. Maria Madre di Dio  52. Volendo Dio misericordiosissimo e sapientissimo compiere la redenzione del mondo, «quando venne la pienezza dei tempi, mandò il suo Figlio, nato da una donna... per fare di noi dei figli adottivi» (Gal 4,4-5), «Egli per noi uomini e per la nostra salvezza è disceso dal cielo e si è incarnato per opera dello Spirito Santo da Maria vergine».
  • 59.
  • 60. Maria Madre di Dio  Maria … è «veramente madre delle membra (di Cristo)... perché cooperò con la carità alla nascita dei fedeli della Chiesa, i quali di quel capo sono le membra». Per questo è anche riconosciuta quale sovreminente e del tutto singolare membro della Chiesa, figura ed eccellentissimo modello per essa nella fede e nella carità; e la Chiesa cattolica, istruita dallo Spirito Santo, con affetto di pietà filiale la venera come madre amatissima.
  • 61. Maria Madre di Dio  54. Perciò il santo Concilio, mentre espone la dottrina riguardante la Chiesa, nella quale il divino Redentore opera la salvezza, intende illustrare attentamente da una parte, la funzione della beata Vergine nel mistero del Verbo incarnato e del corpo mistico, dall'altra i doveri degli uomini, e i doveri dei credenti in primo luogo. Il Concilio tuttavia non ha in animo di proporre una dottrina esauriente su Maria, né di dirimere le questioni che il lavoro dei teologi non ha ancora condotto a una luce totale.
  • 62. Maria Madre di Dio  Nel mistero del Verbo incarnato  La madre del Messia nell'Antico Testamento  Maria nell'annunciazione  Maria e l'infanzia di Gesù  Maria e la vita pubblica di Gesù  Maria dopo l'ascensione
  • 63. Maria Madre di Dio  Nel mistero del corpo mistico  Maria e Cristo unico mediatore  60. Uno solo è il nostro mediatore, secondo le parole dell'Apostolo: «Poiché non vi è che un solo Dio, uno solo è anche il mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, che per tutti ha dato se stesso in riscatto» (1 Tm 2,5-6). La funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce questa unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l'efficacia.
  • 64. Maria Madre di Dio  Nel mistero del corpo mistico  Maria e Cristo unico mediatore  Ogni salutare influsso della beata Vergine verso gli uomini non nasce da una necessità oggettiva, ma da una disposizione puramente gratuita di Dio, e sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo; pertanto si fonda sulla mediazione di questi, da essa assolutamente dipende e attinge tutta la sua efficacia, e non impedisce minimamente l'unione immediata dei credenti con Cristo, anzi la facilita.
  • 65. Maria Madre di Dio  Nel mistero del corpo mistico  Cooperazione alla redenzione  61. La beata Vergine, predestinata fino dall'eternità, all'interno del disegno d'incarnazione del Verbo, per essere la madre di Dio, per disposizione della divina Provvidenza fu su questa terra l'alma madre del divino Redentore, generosamente associata alla sua opera a un titolo assolutamente unico,
  • 66. Maria Madre di Dio  Nel mistero del corpo mistico  Cooperazione alla redenzione  e umile ancella del Signore, concependo Cristo, generandolo, nutrendolo, presentandolo al Padre nel tempio, soffrendo col Figlio suo morente in croce, ella cooperò in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, coll'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo ella è diventata per noi madre nell'ordine della grazia.
  • 67. Maria Madre di Dio  Nel mistero del corpo mistico  Funzione salvifíca subordinata  62. Nessuna creatura infatti può mai essere paragonata col Verbo incarnato e redentore. Ma come il sacerdozio di Cristo è in vari modi partecipato, tanto dai sacri ministri, quanto dal popolo fedele, e come l'unica bontà di Dio è realmente diffusa in vari modi nelle creature, così anche l'unica mediazione del Redentore non esclude, bensì suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un'unica fonte. E questa funzione subordinata di Maria la Chiesa non dubita di riconoscerla apertamente …
  • 68. Maria Madre di Dio  Nel mistero del corpo mistico  Maria vergine e madre, modello della Chiesa  63. La beata Vergine, per il dono e l'ufficio della divina maternità che la unisce col Figlio redentore e per le sue singolari grazie e funzioni, è pure intimamente congiunta con la Chiesa: la madre di Dio è figura della Chiesa, come già insegnava sant'Ambrogio, nell'ordine cioè della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo. Infatti nel mistero della Chiesa, la quale pure è giustamente chiamata madre e vergine, la beata vergine Maria occupa il primo posto, presentandosi in modo eminente e singolare quale vergine e quale madre.
  • 69. Maria Madre di Dio  Nel mistero del corpo mistico  La Chiesa vergine e madre  64. Orbene, la Chiesa contemplando la santità misteriosa della Vergine, imitandone la carità e adempiendo fedelmente la volontà del Padre, per mezzo della parola di Dio accolta con fedeltà diventa essa pure madre, poiché con la predicazione e il battesimo genera a una vita nuova e immortale i figli, concepiti ad opera dello Spirito Santo e nati da Dio. Essa pure è vergine, che custodisce integra e pura la fede data allo sposo; imitando la madre del suo Signore, con la virtù dello Spirito Santo conserva verginalmente integra la fede, salda la speranza, sincera la carità.
  • 70. Maria Madre di Dio  Nel mistero del corpo mistico  La Chiesa deve imitare la virtù di Maria  65. Mentre la Chiesa ha già raggiunto nella beatissima Vergine quella perfezione, che la rende senza macchia e senza ruga (cfr. Ef 5,27), i fedeli del Cristo si sforzano ancora di crescere nella santità per la vittoria sul peccato; e per questo innalzano gli occhi a Maria, la quale rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti. La Chiesa, raccogliendosi con pietà nel pensiero di Maria, che contempla alla luce del Verbo fatto uomo, con venerazione penetra più profondamente nel supremo mistero dell'incarnazione e si va ognor più conformando col suo sposo.
  • 71. Nota a margine (n.d.R.) Giovanna Federica Ceredi  Via San Luca,10  20122 Milano  Tel e Fax 02 58306784  E mail federica.giovanna@libero.it  Aprile 2008  Reverendo Padre, Cinque Cardinali “hanno inviato una lettera ai porporati di tutto il mondo invitandoli a unirsi a loro per chiedere a Benedetto XVI di dichiarare un quinto dogma mariano che “proclamerebbe la piena verità cristiana su Maria”. Il testo, reso noto il 13 febbraio 2008, include la richiesta al Papa di proclamare Maria Madre Spirituale di Tutta l'Umanità, Co redentrice con Gesù Redentore, Mediatrice di tutte le grazie con Gesù unico mediatore, Avvocata con Gesù Cristo a favore del genere umano.
  • 72. Nota a margine (n.d.R.)  Tutti i cristiani sono invitati a sostenere con la testimonianza e con la preghiera il Santo Padre e tutti i porporati del mondo chiamati a decidere sul nuovo dogma. Le chiediamo di unire la Sua preghiera e la Sua supplica a quella dei milioni di credenti che in tutto il mondo hanno inviato petizioni al Papa e, se lo desidera, di scaricare, firmare e diffondere l’allegata Petizione diretta al Santo Padre per ottenere la proclamazione del Dogma. La Petizione con una o più firme deve venire inviata a:  A Sua Santità Papa Benedetto XVI  Palazzo Apostolico  00120 Città del Vaticano
  • 73. Nota a margine (n.d.R.) INTERVISTA AL VESCOVO JOSEF PUNT  Monsignore, Lei ha ricevuto una lettera da un gruppo di cardinali inviata a tutti i vescovi del mondo per avere il loro parere riguardo a Maria ed al suo ruolo nel piano di salvezza di Dio. Essi perorano la proclamazione ufficiale di Maria quale Madre spirituale di tutte le nazioni, Co-redentrice…, Mediatrice di tutte le grazie…. ed Avvocata…. Lei sostiene questa mozione?  Sono certamente favorevole. Il loro appello, tuttavia, non è nuovo in quanto si fonda su una convinzione presente da tempo nella Chiesa. Tutti questi titoli mariani, incluso quello di Co-rendentrice sono ben radicati nella Tradizione della Chiesa. Li ritroviamo nei papi, nei santi e nei mistici. La mozione attuale, tuttavia, li supera perché il suo punto centrale è la proclamazione di un quinto dogma Mariano. La richiesta ha suscitato in taluni sorpresa. Ma tale forma di dialogo è molto normale e legittima nella Chiesa. Gli importanti insegnamenti ecclesiali non sono mai stati portati avanti in modo diverso. Solo al Papa compete il giudizio finale sul significato e le finalità di tale proclamazione.
  • 74. Nota a margine (n.d.R.) Ma perché abbiamo bisogno di un dogma e in particolare di questo dogma?  Mi permetta, innanzitutto, di dire qualcosa riguardo all’ultima parte della domanda, il contenuto. Mi rendo conto che fin dalla Riforma i nostri fratelli in Cristo ritengono che tutti questi titoli mariani offuscano il primato e la grandezza di Cristo. Comprendo molto bene la loro preoccupazione. Tuttavia ritengo vero il contrario. Sono proprio la grandezza di Maria e i molti titoli attribuiti a lei per tradizione – come scrive il cardinale Newman – che rimandano all’unicità assoluta del bimbo che è nato da lei. “Egli è sapienza divina, pertanto Lei è Sede della Sapienza. ..Egli è Misericordia infinita, pertanto Lei è Madre della Misericordia…” Se Lei non ha problemi a chiamarla come i Padri della Chiesa “Madre di Dio, Novella Eva, Stella del Mattino…” continua nel dialogo con il ministro anglicano “Allora quale obiezione si può sollevare sul fatto che la si chiami anche “Co- redentrice”. Ovviamente il “co” qui non sta a significare “uguale a” ma “unita a”.
  • 75. Nota a margine (n.d.R.) Tuttavia, non crede che tale titolo crei un po’ di confusione e che di conseguenza ne esca sminuito il ruolo della Mediazione universale di Cristo?  Ovviamente occorre fornire delle spiegazioni, come accade per tutti i dogmi di fede, ma nel contempo qualche altra cosa diviene più chiara. Cristo, lo dichiaro con grande enfasi è l’unico Mediatore tra Dio e l’uomo. Lui solo unisce entrambi nella sua Persona. Egli solo redime l’uomo, tuttavia non senza l’uomo. Egli ci fa partecipare alla nostra stessa redenzione. E’ una considerazione che già troviamo in S. Paolo e più tardi in S. Agostino. L’universalità della Redenzione attraverso Cristo, conclude il Concilio Vaticano II, (LG 60,62) “non esclude la cooperazione dell’essere umano ma la prevede”. Infatti anche le nostre sofferenze, le nostre preghiere e il nostro lavoro diventano strumento di redenzione per noi stessi e per gli altri nella misura in cui noi siamo uniti a Cristo con la nostra fede e la nostra
  • 76. Nota a margine (n.d.R.) Questo è un principio che considero essenziale per il nostro tempo. Ovviamente, in modo ancor più rilevante, questo vale per Maria, Madre di Gesù, che gli fu sempre accanto, da prima della nascita fin dopo la morte. Inseparabile allora, inseparabile ora. Con anima e corpo vivente in cielo, come Lui. Glorificata, come Lui. Essa è “l’Immacolata Concezione” creata per grazia di Dio nell’originale purezza e libertà. Questo conferisce alla sua umana cooperazione alla Redenzione, una qualità ed una dimensione assolutamente uniche, grazie alle quali Essa supera grandemente tutti gli esseri umani, come scrivono i Padri Conciliari. Si richiede pertanto una definitiva formulazione teologica che, al momento non è ancora disponibile.
  • 77. Nota a margine (n.d.R.) Ma anche se il significato è conforme alla Tradizione teologica cattolica rimane la domanda: Perché si dovrebbe formulare un dogma? Cosa aggiungerebbe?  Ecco una domanda appropriata. Come una volta mi disse un bravo sacerdote: il fatto che non sia ufficialmente formulata come verità infallibile, non la rende meno vera. Non è così?  Egli ha ragione, ovviamente, tuttavia penso che trascuri qualcosa di essenziale. Per Dio non è una questione di indifferenza se l’uomo riconosce o meno esplicitamente la piena realtà del Suo piano di salvezza. Non è solo la verità in gioco qui, ma primariamente la fede. Nelle Sacra Scrittura Cristo cerca continuamente la fede della gente, alla quale risponde con miracoli di guarigione e salvezza. Sulla pubblica professione di fede di S. Pietro edifica la Sua Chiesa.
  • 78. Nota a margine (n.d.R.) La Sacra Scrittura mostra sempre più fino a che punto Dio faccia dipendere la propria azione salvifica dalla fede e dalla libera cooperazione della gente. Egli ha chiesto il fiat di Maria per iniziare la propria opera di salvezza. Egli chiede il fiat della Chiesa per adempiere quest’opera e per compiere cose grandi nel nostro tempo.  Un “sì” a Dio è in questo tempo più che mai anche un “sì” a Maria, così credono i cardinali ed io come loro. Il papa del “totus tuus” Giovanni Paolo II è vissuto con questa idea. Rispondendo alla chiamata di Fatima egli affida il mondo intero al Cuore Immacolato di Maria.  E poi, poco prima della sua morte, egli ha fatto l’ultimo commovente appello alla nostra Madre Celeste: “Ottieni ancora una volta pace e salvezza per tutta l’umanità. Il Padre Eterno ti ha scelta per essere Madre del Redentore. Rinnova il nostro tempo con la tua mediazione, meraviglia del suo amore misericordioso”. Il Cielo ascolta in modo speciale la supplica di un pastore per il suo popolo – e ancor più, poi, quando si tratta del Pastore Supremo – ed ha prolungato nuovamente il tempo della misericordia.