MEDICINA NEI SECOLI, Supplemento 2006IL POLICLINICO UMBERTO I       Un secolo di storia   Edizione a cura di Carla Serarca...
© Copyright 2006Casa Editrice Università degli Studi di Roma “La Sapienza”P.le Aldo Moro, 5 - 00185 Romawww.editriceateneo...
SOMMARIOPREFAZIONE: CENTO ANNI DI STORIA DEL POLICLINICO UMBERTO IRENATO GUARINI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ....
LA CLINICA CHIRURGICA: LA STORIA E LA SCUOLAVINCENZO ZIPARO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ...
PREFAZIONE CENTO ANNI DI STORIA DEL POLICLINICO UMBERTO I   Quando poco oltre la metà del XIX secolo Guido Baccelli, che è...
Renato Guarinitanza debbono pure avere ove si facciano argomento delle nostreesperimentali considerazioni relativamente al...
Prefazionericerca delle cause delle malattie, ben distinte dai sintomi. Baccelliintende la medicina come strumento di avan...
Renato Guarinipossibilità di ricovero nelle cliniche a carico dell’assistenza pubbli-ca. Non solo ricerca e clinica avanza...
Prefazionepi). I diversi articoli illustrano appunto le scuole, fulcro essenzialedella memoria del divenire scientifico e ...
PARTE IUn Policlinico “Europeo”
Il Policlinico umberto I: esigenza della costruzione              IL POLICLINICO UMBERTO I:          ESIGENZA DELLA COSTRU...
14
Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzionePrologo   Affermava Antonio Ruberti nella prefazione del testo storico...
Antonio BocciaAssistenza sanitaria   Per lungo tempo, fino agli ampliamenti del secolo XVIII,l’Ospedale ebbe quattro medic...
Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzione   demolizione ragionata di quanto, non presentando nulla di pregevole...
Antonio Bocciada Pontificia divenne Regia. Nel novembre del 1870 ad opera delRegolamento Brioschi furono accorpati i corsi...
Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzionefu inaugurato nello stesso anno con una solenne cerimonia alCampidogli...
Antonio Bocciadestinato all’isolamento (infetti), la lavanderia, la morgue, l’Istitutoanatomo-patologico.   Dietro alla Sc...
Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzioneecc.) e dotati di un proprio ingresso separato e la sala di attesa era...
Antonio BocciaPagliani approvata dal Parlamento il 22 dicembre e preceduta di unanno dall’istituzione della Direzione gene...
Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzionescienza medica e alla nascita della medicina sociale, appare “invec-ch...
Antonio Bocciamiseria e malattie del progresso, cresce progressivamente la doman-da di beni sanitari6.Evoluzione dei model...
Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzioneza, qualità delle cure, tipologia di pazienti, etc.). A tali principi ...
Antonio Boccia2. DE ANGELIS P., L’Arciospedale di Santo Spirito in Saxia nel passato e nel   presente. Roma, Collana Studi...
I CRITERI DI PROGETTAZIONE:    UN FUTURO CHE VIENE DAL PASSATOROBERTO PALUMBO – ANNA MARIA GIOVENALE                27
Roberto Palumbo - Anna Maria Giovenale                 28
I criteri di progettazione: un futuro che viene dal passatoLa solita domanda    Tre anni fa, in un articolo dal titolo L’o...
Roberto Palumbo - Anna Maria Giovenaleni tecnologiche.   Questo impianto, nel corso degli anni, si è snaturato di pari pas...
I criteri di progettazione: un futuro che viene dal passatoci con gli spazi aperti di relazione, con gli elementi di arred...
Roberto Palumbo - Anna Maria Giovenalesottosistemi del sistema generale e ponendo al centro dell’obiettivola leggibilità d...
I criteri di progettazione: un futuro che viene dal passato    Si tratta di rovesciare la solita logica: la modalità di re...
Roberto Palumbo - Anna Maria Giovenaleesempio, qualora servisse anche come percorso per i visitatori, sipotrebbe ipotizzar...
I criteri di progettazione: un futuro che viene dal passatoPer quanto attiene il disegno di una “nuova architettura del si...
Roberto Palumbo - Anna Maria Giovenale                           BIBLIOGRAFIA1. PALUMBO R., L’ospedale: Architettura e tec...
UN TESTIMONE PREZIOSO:COSA RACCONTA DEL POLICLINICO             «IL POLICLINICO»                    VITO CAGLI         37
Vito Cagli   38
Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico”La fondazione della Rivista   Non è possibile parlare...
Vito Caglizie sugli eventi che hanno a che vedere con il Policlinico UmbertoI, con la sua edificazione e poi con la sua vi...
Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico”del 1906 de «Il Policlinico Sezione Pratica» riporta ...
Vito Cagli   dimostrare da Roma, al mondo, i novissimi metodi di ricerca e i novissimi   veri.    Due puntualizzazioni di ...
Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico”Genova.   Di notevole interesse è quanto riportato da...
Vito Cagli    Così il rapporto tra la Casa Editrice de «Il Policlinico» e laClinica Medica romana diveniva sempre più stre...
Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico”Malattie Infettive. Analogamente la direzione de «Il ...
Vito Cagliinteresse degli studiosi per la pubblicazione dei propri lavori scien-tifici su riviste di lingua inglese a circ...
Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico”6. ASCOLI V., I compiti attuali della clinica medica....
Vito Cagli   48
PARTE II:Gli Istituti “Biologici” di Fondazione
IL DIPARTIMENTO DI ANATOMIA UMANA                  TINDARO G. RENDA             51
Il Dipartimento di Anatomia UmanaI primi anni dell’insegnamento    Si può convenire che nella storia di una grande istituz...
Tindaro G. Rendadiscepolo del celebre Vesalio, di cui diviene assistente prima e suc-cessore poi, nel 1544, come lettore d...
Il Dipartimento di Anatomia Umanane dimostrazioni di anatomia e fisiologia cardio-polmonare.   A Realdo Colombo è oggi int...
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Il policlinico umberto i
Upcoming SlideShare
Loading in...5
×

Il policlinico umberto i

17,119

Published on

Il policlinico umberto i

Published in: Health & Medicine
0 Comments
0 Likes
Statistics
Notes
  • Be the first to comment

  • Be the first to like this

No Downloads
Views
Total Views
17,119
On Slideshare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
1
Actions
Shares
0
Downloads
34
Comments
0
Likes
0
Embeds 0
No embeds

No notes for slide

Il policlinico umberto i

  1. 1. MEDICINA NEI SECOLI, Supplemento 2006IL POLICLINICO UMBERTO I Un secolo di storia Edizione a cura di Carla Serarcangeli
  2. 2. © Copyright 2006Casa Editrice Università degli Studi di Roma “La Sapienza”P.le Aldo Moro, 5 - 00185 Romawww.editriceateneo.itIscrizione nel Registro Operatori Comunicazione al n° 11420ISSN n° 0394/9001ISBN 88-87242-86-0ISBN 978-88-87242-86-7 2
  3. 3. SOMMARIOPREFAZIONE: CENTO ANNI DI STORIA DEL POLICLINICO UMBERTO IRENATO GUARINI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 005 PARTE I: UN POLICLINICO “EUROPEO”IL POLICLINICO UMBERTO I:ESIGENZA DELLA COSTRUZIONEANTONIO BOCCIA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 013I CRITERI DI PROGETTAZIONE:UN FUTURO CHE VIENE DAL PASSATOROBERTO PALUMBO – ANNA MARIA GIOVENALE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 027UN TESTIMONE PREZIOSO:COSA RACCONTA DEL POLICLINICO “IL POLICLINICO”VITO CAGLI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 037 PARTE II: GLI ISTITUTI “BIOLOGICI” DI FONDAZIONEIL DIPARTIMENTO DI ANATOMIA UMANATINDARO G. RENDA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 051LA SCUOLA BIOCHIMICA ROMANAGINO AMICONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 071L’ISTITUTO DI FISIOLOGIA UMANAFABRIZIO EUSEBI – ROBERTO CAMINITI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 093L’ISTITUTO DI PATOLOGIA GENERALEPIER PAOLO GAZZANIGA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 103L’ISTITUTO DI ANATOMIA E ISTOLOGIA PATOLOGICAERMANNO BONUCCI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 123L’INSEGNAMENTO DELLA FARMACOLOGIAPIETRO MELCHIORRI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 139LA SCUOLA ROMANA D’IGIENEGIANFRANCO TARSITANI – ROSELLA DEL VECCHIO – CARMINE MELINO . . . . . . . . . P. 153 PARTE III: LE CLINICHELE SCUOLE DI MEDICINA INTERNADOMENICO ANDREANI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 173 3
  4. 4. LA CLINICA CHIRURGICA: LA STORIA E LA SCUOLAVINCENZO ZIPARO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 191CENT’ANNI DI POLICLINICO: LA CHIRURGIAGIORGIO DI MATTEO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 207LA CLINICA OSTETRICA E GINECOLOGICA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 223ANTONIO PACHÌLA CLINICA PEDIATRICAMANUEL A. CASTELLO – GIORGIO MAGGIONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 237LA CLINICA OTORINOLARINGOIATRICAROBERTO FILIPO – ELIO DE SETA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 249LA CLINICA OCULISTICAPAOLA PIVETTI PEZZI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 267LA CLINICA DERMATOLOGICAVITTORIA SERAFINI – STEFANO CALVIERI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 281LA CLINICA DELLE MALATTIE TROPICALI E SUBTROPICALIANTONIO SEBASTIANI – CARLA SERARCANGELI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 295LA CLINICA DI MALATTIE NERVOSE E MENTALIALBERTO GASTON . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 313LA CLINICA ORTOPEDICA E TRAUMATOLOGICALUIGI ROMANINI – EMILIO ROMANINI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 325 PARTE IV: IL POLICLINICO OGGI – RICERCA ED ORGANIZZAZIONERICERCA DI ECCELLENZA AL POLICLINICO UMBERTO IALBERTO GULINO. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 345L’AZIENDA POLICLINICO ED IL SUO INSERIMENTO NEL SSNGIUSEPPE GRAZIANO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 359POSTFAZIONE: POLICLINICO UMBERTO I: L’OSPEDALE DEI ROMANI,VOLUTO DA BACCELLI, ENTRA NEL FUTUROLUIGI FRATI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . P. 373 PARTE V: ALCUNE IMMAGINI NELLA STORIA DEL POLICLINICO UMBERTO I 4
  5. 5. PREFAZIONE CENTO ANNI DI STORIA DEL POLICLINICO UMBERTO I Quando poco oltre la metà del XIX secolo Guido Baccelli, che èclinico medico nell’Università La Sapienza e Ministro dellaPubblica Istruzione, pensa ad una struttura di ricerca e di formazio-ne per i futuri medici la medicina è attraversata da una di quellerivoluzioni di cui parla Thomas S. Kuhn nel suo The structure ofscientific revolutions. In quei tempi i rimedi terapeutici realmenteefficaci sono davvero pochi, la diagnosi si avvale quasi esclusiva-mente dell’esame fisico e del rilievo di polso ed urine, poco di piùdi quanto accadeva ai tempi d’Ippocrate. Vi erano stati però segni dicrisi epistemologica anche in Italia: alla Prima riunione degli scien-ziati italiani, tenutasi a Pisa nell’ottobre del 1939, la sezione medi-ca è inaugurata da Giacomoandrea Giacomini, professore di clinicamedica a Padova, con la lettura Della natura e della vita del san-gue, nella quale – così recita il resoconto – sono illustrati i risultatidiscordi delle esperienze de’ chimici moderni, concludendo che lealterazioni del sangue non possono essere, generalmente parlando,che secondarie; e che il pervertimento del fluido [il sangue] essen-do la conseguenza del pervertimento anteriore del solido [organi etessuti], ne consegue il corollario terapeutico che, a riordinare ilturbamento de’ tessuti, e non a correggere le alterazioni del sangue,deve essere quasiché sempre diretta ogni clinica operazione.Giacomini era un vitalista legato alla tradizione e sospettoso versole novità (la sua terapia era largamente fondata sul salasso), cosic-ché inevitabile è lo scontro con il cesenate Maurizio Bufalini, clini-co medico a Firenze, che aveva già diviso il mondo medico con ilsaggio Sulla dottrina medica della vita, nel quale aveva sostenutoche la materia della quale si compone il soggetto che vive… aragione dei nostri mezzi analitici non differisce di un minimo dellacomune materia. Non sorprende perciò che nel Congresso pisano lasua polemica finisse raccomandando caldamente la utilità de’ ten-tativi fisici e chimici nelle ricerche sulla natura del sangue; ché sel’organismo umano è composto di solidi e di fluidi… eguale impor- 5
  6. 6. Renato Guarinitanza debbono pure avere ove si facciano argomento delle nostreesperimentali considerazioni relativamente allo stato sano o mor-boso del corpo umano. E sempre Bufalini, commentando le“Statistiche degli Ospedali” presentate dal Ferrario, afferma che lestatistiche si possono riferire alle cagioni delle malattie o ai segnidi queste o ai metodi di cura… in ogni caso lo studio nostro inten-de a stabilire un rapporto tra la causa e l’effetto… L’eco dellariunione degli scienziati e dei dibattiti che impongono anche allamedicina di far tesoro degli avanzamenti della fisica e della chimi-ca percorre le Facoltà mediche, tanto che nascono nuove discipline(biologia, patologia generale, igiene), rivolte a trarre elementi cono-scitivi dalla sperimentazione, dall’epidemiologia, dallo studio del-l’influenza delle condizioni ambientali o sociali sulle malattie. Anche in Italia dunque matematica, fisica e chimica comincianoa scuotere la medicina clinica e la crisi epistemologica diventa irre-versibile quando in Europa la medicina sperimentale di ClaudeBernard, la batteriologia di Louis Pasteur e Robert Koch e la pato-logia cellulare di Rudolph Virchow spostano la centralità dellamedicina verso l’esperimento dalla corsia, nella quale i malati sta-zionano anche per mesi in attesa di una evoluzione. Il laboratorio edil gabinetto di analisi divengono i luoghi dove si riproducono lecondizioni patologiche nell’animale da esperimento e si conduconole prime analisi chimiche su liquidi organici (urine e sangue) edestratti di tessuti, mentre citochimica ed istochimica permettono didifferenziare per morfologia, ma anche per funzione, tessuti, cellu-le e batteri. Su queste fondamenta in Italia si affermano nuove inte-razioni tra scienze naturali e medicina clinica, a Pavia (e poi aTorino) con Giulio Bizzozero, che scopre la funzione emopoieticadel midollo osseo e quella coagulativa delle piastrine, e CamilloGolgi, con l’istochimica delle cellule nervose e gli studi sulla mala-ria, ai quali dà un contributo fondamentale la scuola medica roma-na, con Ettore Marchiafava, Angelo Celli, Amico Bignani eGiovanni Battista Grassi. Su questo scenario di medicina positivista interviene dunqueGuido Baccelli, clinico medico alla Sapienza, grande maestro chenon esita a portare all’Università il medico condotto diCivitavecchia, quell’Augusto Murri che poi diviene cattedratico aBologna e che orienterà la clinica in senso fisiopatologico, alla 6
  7. 7. Prefazionericerca delle cause delle malattie, ben distinte dai sintomi. Baccelliintende la medicina come strumento di avanzamento a serviziodella gente, attento ai suoi rapporti con le condizioni sociali (lamiseria è la madre delle malattie – egli dice): il suo credito è gran-de, è amato dalla gente e rispettato dalla politica, e decide così dimettere a frutto il suo prestigio con l’ambizioso progetto di costrui-re un luogo dove gli avanzamenti scientifici divengano la base dellaformazione medica e della migliore cura dei malati. Il Policlinico diRoma, intitolato al re Umberto I, è la risposta all’epoca più avanza-ta in Europa alle esigenze della nuova medicina: un campus unico,nel quale riunire tutte le competenze scientifiche e professionali chefacciano da supporto ad una buona formazione. Nel perimetro delcampus debbono trovare spazio edifici universitari con bibliotechee laboratori di ricerca, con al centro padiglioni ospitalieri di rico-vero per malati, dai quali trarre i casi più appropriati per la didatti-ca o più interessanti per la ricerca. La logica di Baccelli è anche quella della unitarietà nella speci-ficità, cosicché nel progetto tutti gli edifici sono collegati da un dop-pio camminamento, ipogeo e perigeo. Baccelli precisa bene la fina-lità del suo progetto, rivolto a dare agli studenti gli elementi forma-tivi per entrare nella medicina di domani, nella quale si stanno spa-lancando gli orizzonti della ricerca fondata sulle scienze naturali:quelle che oggi sono chiamate scienze biologiche sono ospitatenegli edifici perimetrali, come ad es. zoologia e biologia con pato-logia generale ed anatomia patologica o giusto di fronte alPoliclinico (anatomia ed anatomia comparata). Nasce così con un primo finanziamento statale del 1881 (leggen. 209, Baccelli è appena stato nominato Ministro, succedendo aFrancesco De Sanctis) il più grande progetto organico diPoliclinico, al quale viene dedicata un’area demaniale specifica convincolo permanente di destinazione d’uso, nel quale si fondono treprincipi, posti a base della formazione del medico: l’apertura dellamedicina alle scienze naturali, che della medicina sono fondamen-to scientifico; lo sviluppo della clinica, con edifici propri dedicatiagli ambiti generali (medicina, chirurgia), ma anche a specialità, neiquali corsie, biblioteche e laboratori (gabinetti d’analisi) costitui-scano la base per l’avanzamento delle conoscenze e quindi per unabuona formazione; l’utilità sociale, con i padiglioni ospedalieri e la 7
  8. 8. Renato Guarinipossibilità di ricovero nelle cliniche a carico dell’assistenza pubbli-ca. Non solo ricerca e clinica avanzata, ma anche sviluppo di unarete assistenziale-caritativa: Guido Baccelli riesce a far inserire,infatti, il Policlinico nell’ambito della legge n. 6972/1890, chedisciplina in particolare le opere pie […Pio Istituto e OspedaliRiuniti] e gli altri enti morali che avessero per fine « ... di prestareassistenza ai poveri, tanto in istato di sanità quanto di malattia»(articolo 1), disponendo anche che «in ogni Comune è istituita unacongregazione di carità ... » (articolo 2), mentre con la legge 20luglio 1890 n. 6980 lo Stato ha finanziato ed avocato a sé la costru-zione del Policlinico universitario, con i 10 padiglioni ospedalieriassegnati nel 1898, quando Baccelli è di nuovo Ministro nelGoverno Pelloux, in uso al Pio Istituto S. Spirito a titolo di risarci-mento di edifici ospedalieri siti nel Lungotevere S. Angelo ed espro-priati (concessione revocata con la legge 26 ottobre 1964 n. 1149,che ha dato autonomia gestionale al Policlinico Universitario). In circa 10 anni il Policlinico è terminato, viene inaugurato nel1904, e diviene così un prestigioso complesso di formazione, ricer-ca ed assistenza, nel quale hanno modo di svilupparsi grandi scuo-le. Quando negli anni ’30 viene costruita la Città universitaria ed ilcomplesso universitario diviene lo Studium Urbis lo sviluppo dellascienza biomedica ha nuovi ambiti, ormai maturi, come fisiologia ebiochimica o igiene e microbiologia, che trovano spazio in edificiall’interno del progetto piacentiniano. Ma non si comprenderebbe lostraordinario sviluppo dei vari settori disciplinari, di cui sono stati esono protagonisti il Policlinico e le Facoltà mediche della Sapienza,se non si conoscesse il presupposto fondamentale sul quale Baccelliha costruito il suo progetto, nel quale l’architettura d’insieme è fun-zionale ad una idea di formazione e ricerca. Questo fascicolo speciale della nostra rivista di storia della medi-cina [Medicina nei Secoli] è in modo opportuno dedicato alle scuo-le che hanno preso corpo nella Facoltà di Medicina e nel suoPoliclinico: i grandi nomi scorrono e ci ricordano pezzi di storia, inchirurgia con Durante, Paolucci, Valdoni e Stefanini, in medicinacon Frugoni, Condorelli e Cassano e così in tutti gli altri settori, neiquali spesso al Policlinico vi è stata la prima cattedra in Italia (spe-rimentale, come per microbiologia o biochimica, o clinica, comeper medicina tropicale o endocrinologia, tanto per fare alcuni esem- 8
  9. 9. Prefazionepi). I diversi articoli illustrano appunto le scuole, fulcro essenzialedella memoria del divenire scientifico e di come la ricerca universi-taria sia in grado di entrare nel futuro. Il Policlinico è stato anche partecipe di intrecci con le vicendepolitiche dei vari tempi, con episodi che dimostrano comunque ilprestigio dei suoi professori, come nel caso del chirurgo RaffaelePaolucci, il comandante della spedizione che aveva affondato il 1novembre 1918 a Pola la nave ammiraglia austro-ungarica ViribusUnitis. Ebbene Paolucci, nel pieno delle discriminazioni razzialiche nel 1938 colpiscono anche l’Università, dà rifugio a casa sua aiprofessori ebrei, tra cui Mario Camis, il fondatore della neurofisio-logia e neurobiologia italiana. Facoltà e Policlinico sono dunquedensi di scienza, di vicende umane, di generazioni di medici che visi sono formati, di vita vissuta, con l’apporto di tanti docenti e delpersonale socio-sanitario, che ne costituiscono l’ossatura fonda-mentale. In questo fascicolo, che si deve all’attività della sezione di Storiadella Medicina diretta dalla Professoressa Luciana Rita Angeletti edal coordinamento editoriale della Professoressa Carla Serarcangeli,la storia del Policlinico e della Facoltà medica scorre dunque con lesue immagini vive, con le sue ricerche di prestigio, con i tanti per-sonaggi che ne hanno fatto una parte viva della Sapienza. Tanto cheanche a questa Facoltà si deve se la nostra Università è giudicata,nel ranking internazionale, la prima in Italia e tra le prime inEuropa. Renato Guarini Rettore dell’Università di Roma La Sapienza 9
  10. 10. PARTE IUn Policlinico “Europeo”
  11. 11. Il Policlinico umberto I: esigenza della costruzione IL POLICLINICO UMBERTO I: ESIGENZA DELLA COSTRUZIONE ANTONIO BOCCIA 13
  12. 12. 14
  13. 13. Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzionePrologo Affermava Antonio Ruberti nella prefazione del testo storico,scritto da Stroppiana, sul Policlinico1: La presenza di universitari e di ospedalieri nella stessa struttura, le responsabilità diverse e tuttavia interagenti nella formazione e nell’assistenza, il modificarsi dei quadri amministrativi e legislativi di riferimento sia nell’istruzione sia nell’assistenza percorrono la storia dalla istituzione e la condizionano. Storia di Istituzioni e di uomini, ma anche storia di una struttura fisica che, nata sulla base di un disegno originario di grande respiro, si sviluppa in tempi lunghi. La storia delle origini e delle esigenze di costruzione delPoliclinico ha, infatti, radici lontane che non possiamo non ricorda-re; essa sarà utile ed in qualche misura di supporto anche per megliocomprendere la storia recente e le difficoltà che ancora oggi si incon-trano nella gestione e nell’attività del Policlinico Universitario in cuisi incrociano e si sommano i problemi della formazione del medicoe di tanti professionisti di sanità, dell’assistenza, della ricerca.Il Pio Istituto Santo Spirito in Sassia Nel 1676 nell’Ospedale Santo Spirito era ammesso, come assi-stente medico dell’Ospedale, Giovanni Maria Lancisi. Nel 1711 traLancisi ed il Commendatore del Santo Spirito, Mons. GiorgioSpinola, venne deliberato e stipulato un documento nel quale, tra l’al-tro, l’illustre medico dopo avere accennato allo scopo principale cuidebbono rispondere gli ospedali, ossia una caritatevole assistenzaagli infermi, ricorda come, attraverso i secoli, gli Istituti Nosocomialisiano divenuti anche vere scuole di medicina, di chirurgia e di farma-cia pratica. Rileva come fra tutti gli stabilimenti consimili in Roma,e forse in tutta l’Italia, vanti il primato l’Arcispedale Pontificio dettodi Santo Spirito in Sassia, il quale oltre la sua peculiare e multiformefunzione di beneficenza devesi considerare come pubblico utilissimoSeminario, in cui circa 100 giovani, tra medici e chirurghi e spezia-li, di continuo vi dimorano, oltre molti altri, che giornalmente vi ven-gono per far quivi la pratica. Per quanto riguarda le adunanze scientifiche, istituite da Lancisi,esse avevano per sede il vestibolo della biblioteca e si ha notizie chetali riunioni avevano per oggetto la discussione dei casi clinici piùimportanti occorsi nelle corsie dell’Ospedale Santo Spirito o verifica-ti al tavolo anatomico. Il bibliotecario della Lancisiana curava la com-pilazione dei verbali e la loro pubblicazione al termine di ogni anno2. 15
  14. 14. Antonio BocciaAssistenza sanitaria Per lungo tempo, fino agli ampliamenti del secolo XVIII,l’Ospedale ebbe quattro medici primari con relativi assistenti, tuttiscelti per concorso in conformità delle disposizioni emanate daMons. Spada. Fin da allora i concorsi erano notificati mediante avvi-si pubblici a stampa affissi per la città. In sottordine esisteva unruolo speciale formato dai cosiddetti giovani cui erano attribuitetutte le funzioni di assistenza e pulizia. Nessun giovane, sotto qualunque titolo, poteva rimanerenell’Ospedale più di sette anni. Mons. Spada ed il successore Febeipromossero ulteriormente l’aggiornamento e l’istruzione dei medicie del personale, designando uno dei chirurghi primari ad impartirelezione due volte la settimana. Il tempo di Quaresima era stabilito perle dissezioni anatomiche, libere a quanti ne avessero fatto richiesta. Esisteva è vero in Roma l’Università con propria Facoltà Medica,ma i precettori del Santo Spirito furono sempre poco disposti adinviarvi i giovani, temendo che i frequenti allontanamenti potesserointralciare le esigenze del servizio ospedaliero. Leone XII (1823-29), con decreto del 30 settembre 1824, riunìnuovamente il Santo Spirito insieme con gli altri ospedali, sottol’autorità di una Deputazione unica, di cui fece parte come presiden-te il Mons. Giuseppe Antonio Sala. Durante il suo governo, stabilìutili regole per la contabilità e la registrazione dei malati; l’appaltodelle forniture concesso mediante pubblica asta; i prodotti farma-ceutici acquistati direttamente nei grandi mercati d’Europa. Adottòil metodo di registrare le ordinazioni mediche e chirurgiche fattefuori di visita, per evitare errori a danno degli infermi. Al SantoSpirito aprì un quartiere speciale per cronici.Ristrutturazioni e restauri Dopo aver visitato i migliori stabilimenti ospedalieri d’Europa,Francesco Azzurri, valoroso artista, si accinse all’ardua fatica disistemare l’asilo romano dei pazzi, ove tutto occorreva rivedere sunuove basi. Ne derivò uno stabilimento modello, che per lunghi annirimase all’altezza della scienza moderna. Dopo il manicomio, il medesimo architetto, per volontà di PioIX, procedette al restauro del S. Spirito. Egli così riassumeva il lavoro che si proponeva di eseguire e chevenne parzialmente attuato: riordinamento completo delle sale esistenti, rispettate gelosamente nelle loro dimensioni; divisione della Corsia Sistina in due sale distinte, 16
  15. 15. Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzione demolizione ragionata di quanto, non presentando nulla di pregevole, si ricusa ad una ragionevole trasformazione, sia per il suo stato di decrepitezza, sia per la sua pessima disposizione; restauro completo della corsia di Alessandro VII sino al Tevere, sbarazzata delle fabbriche adiacenti e tolta dall’immediato contatto della Corsia Sistina; centralizzazione dei servizi generali, ed infine usufrutto di una area rilevante per la erezione delle fondamenta di una Clinica medica, e di uno stabilimento completo idroterapico. Ai tisici l’Azzurri apprestò una nuova dimora, corredata di tuttociò che poteva contribuire al miglioramento della loro sorte.Auspicava prossimo il giorno in cui sorgesse un ricovero specialeper questi malati, dotato di quanto fosse necessario. All’epoca dei restauri era commendatore del Santo Spirito Mons.Achille Maria Ricci (1865-1870) che, accogliendo le istanze diGuido Baccelli, già professore di clinica medica, oltre a concederenuovi locali ed arredamento idoneo, aveva decretato anche l’istitu-zione di una cattedra di Anatomia patologica. Allo scadere dell’amministrazione ecclesiastica, la capacità com-plessiva del Santo Spirito era così distribuita: - Corsia Sistina, comprese le carriole 330 letti - Sala Benedettina 216 “ - Sala Alessandrina 64 “ - Sala S. Girolamo 22 “ - Sala S. Filippo 16 “ - Sala dei bambini 22 “ - Sala S. Giacinto per i tisici 14 “ - Tre piccole sale 28 “ Totale 712 “ Per il servizio di medicina, vi erano sei primari con obbligo divisita due volte al giorno. Ciascun primario aveva assistente e sotto-assistente. Il servizio chirurgico era disimpegnato da un primario con duechirurghi sostituti e quattro sotto-sostituti. La farmacia aveva un capo-speziale e sei farmacisti: non esiste-va farmacopea speciale ed i medici potevano ordinare ciò che rite-nevano necessario.Il Policlinico Umberto I e l’insegnamento universitario A Roma, nel 1870 conclusosi il potere temporale dei Papi preseavvio, non senza ostacoli e difficoltà, la Riforma dell’Università che 17
  16. 16. Antonio Bocciada Pontificia divenne Regia. Nel novembre del 1870 ad opera delRegolamento Brioschi furono accorpati i corsi di Medicina eChirurgia. Successivi regolamenti definirono via via la strutturadella Facoltà medica di Roma. Nell’insegnamento universitario unadelle spinose questioni da affrontare era quella di assicurare un’ade-guata formazione clinica agli studenti. Occorreva superare le vec-chie concezioni didattiche preunitarie. Negli ordinamenti preceden-ti, infatti, l’insegnamento si limitava alla “lettura”, alle sale inciso-rie degli ospedali, ai teatri anatomici. I1 27 dicembre 1870 fu cosìstipulata la convenzione tra il Ministero della Pubblica Istruzione ele Amministrazioni degli Ospedali Romani per la pratica dellaClinica. La Convenzione, pur risolvendo la parte della prassi clinica,aveva comportato una dispersione degli insegnamenti per tutta lacittà sollevando il problema per una nuova soluzione logistica, senzacontare il fatto che i fatiscenti e monumentali ospedali tardo trecen-teschi mal rispondevano ai recenti sviluppi della batteriologia efisiopatologia ed alle norme igienico-sanitarie. La classe medica nonvuole la ristrutturazione dei vecchi edifici, ma desidera adeguarsialle moderne strutture europee. Le riviste mediche ospitano articolidi ingegneria ospedaliera. I consensi alla costruzione di nuovi edefficienti ospedali è unanime. Guido Baccelli, Direttore della RegiaClinica Medica di Roma, che aveva lavorato senza tregua al proget-to di un grande ospedale che accorpasse tutte le Cliniche già dal1874, nel 1881 in carica come Ministro della Pubblica Istruzioneconvocò una commissione con il compito di esaminare i problemiinerenti la costruzione del Policlinico. La Commissione stabilì, tra l’altro, che oltre le cliniche obbliga-torie il Policlinico dovesse ospitare anche gli ospedali-cliniche oveaccogliere gli ammalati più “interessanti” evitando di prelevarli, perlo studio, dagli Ospedali civili. L’impulso decisivo alla costruzionedel Policlinico fu dato 10 anni più tardi quando l’imponente proget-to fu inserito nelle Opere Edilizie della Capitale. I1 progetto origi-nario collocava il Policlinico Romano sul Colle Esquilino; successi-vamente fu scelta, per motivi di assetto urbanistico, l’area cheattualmente occupa. All’Architetto Giulio Podesti coadiuvato da Cesare Salvatori edEdgardo Negri fu affidata la progettazione della monumentaleopera. Così, alla presenza del Re d’Italia Umberto I e della consor-te Regina Margherita, il 19/1/1888 fu posta la prima pietra. I lavorieffettivi iniziarono solo l’anno successivo e nel 1902 il progetto eraquasi ultimato. I1 più grande monumento alla Carità ed alla Scienza 18
  17. 17. Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzionefu inaugurato nello stesso anno con una solenne cerimonia alCampidoglio alla presenza delle massime autorità statali. IlPoliclinico iniziò a funzionare a regime nel 1904. Così all’epoca vengono descritti il progetto e le opere frutto del-l’ingegno del Podesti e della Commissione3: l’area destinata al Policlinico è in una delle zone più salubri di Roma, di rimpetto alle mura di Belisario, che recingono il vasto piazzale del Macao, antico Castro Pretorio, e trovasi a metri 52,45 sopra il livello del mare. Detta area ha l’estensione di circa 160 mila mq. di cui 40.000 coperti dagli edifici, è circondata da grandi viali della larghezza di metri 30 e verrà recintata sulla fronte principale, … da una cancellata di ferro poggiata sopra un piccolo zoccolo di muratura, … e dagli altri lati, … sarà recintata da muri di sostegno, che nell’estremo angolo a sud-est, ove, … è il riparto delle malattie infettive, si elevano fino a metri sei sul sottostante livello stradale. Partendo dal lato sul viale del Policlinico vi troviamo l’edificiocentrale, sede della Direzione, dell’Amministrazione, dellaBiblioteca, della Farmacia, del Guardaroba e di diversi servizi; aidue lati del Palazzo dell’Amministrazione, sul fronte, sono allineatii bei fabbricati destinati alle diverse Cliniche universitarie (ClinicaOculistica, Clinica Chirurgica, Clinica e Semeiotica Medica,Dermo-sifilopatica, delle Malattie nervose e mentali, Odontoiatria eProtesi dentaria, Ortopedica-traumatologica, Otorino-laringoiatrica,Pediatrica). Dietro al Palazzo dell’Amministrazione e in comunicazione conquesto sono le guardarobe, la dispensa, la cucina e dietro ancora ilfabbricato destinato alla Chiesa ed alla Scuola-convitto per infer-miere Regina Elena: ai due lati di questo sono 5 Padiglioni di medi-cina e 3 Padiglioni di chirurgia: i padiglioni, di forma rettangolare,si trovano tutti su una stessa linea e sono tutti collegati fra di loro dapassaggi coperti. Al I, II, III e IV Padiglione fanno servizio le allieve e diplomatedella Scuola (le prime non sono pagate): agli altri Padi-glioni fanno servizio infermiere e infermieri dell’Ospedale. In una terza linea trovansi due Padiglioni (uno appartiene allaClinica delle malattie tropicali e l’altro in parte all’Istituto di seme-iotica medica della R. Università) e 4 baracche provvisorie per sop-perire ai bisogni eccezionali: 2 delle baracche sono aperte ai malatidi medicina. Dal lato opposto al viale del Policlinico, da una partesi trova la Clinica ostetrico-ginecologica, e dall’altra il fabbricato 19
  18. 18. Antonio Bocciadestinato all’isolamento (infetti), la lavanderia, la morgue, l’Istitutoanatomo-patologico. Dietro alla Scuola-Convitto Regina Elena (SCRE - oggi CentroDidattico Polifunzionale), esiste la grande “centrale termica” dallaquale si innalza nel cielo la grande “ciminiera” che si vede da ogniparte di Roma. Riassumendo dunque, oltre le Cliniche dipendenti dalla R.Università, il Policlinico è dotato di l0 padiglioni, di 4 baracche e diun riparto di “isolamento”. Come abbiamo detto sopra, per rendere facili i servizi di tutti gliedifici, che debbono fare capo al Palazzo di Amministrazione, esi-stono gallerie di collegamento nei sotterranei, e tratti coperti alprimo piano che è quello dove sono tutte le infermerie. Il piano terreno di ciascun edificio è collegato dalla zona di gal-leria che si stabilisce sulla volta dei sottostanti tratti in muratura. Sarà interessante l’esame di un “Padiglione”: diremo subito cheesso aveva le infermerie costruite sopra un porticato aperto in modoche l’aria vi potesse circolare liberamente (ogni Padiglione ha dueinfermerie: al piano terreno l’una, per uomini, al primo piano, laseconda, per donne). Ogni camerata era capace di 34 letti: vi sono inoltre 2 camerette:per cui ogni piano può ospitare 36 ammalati (questi salgono spessoanche a 45). Ogni piano era dotato di tutto il necessario (bagni, lavabi, water-closets, gabinetto di analisi, cucinetta per i piccoli bisogni, stanzeper biancheria sporca, ecc.); l’ascensore porta il vitto, le medicine egli ammalati dal piano terreno al primo piano. I letti erano accoppiati e fra una coppia e l’altra si apre un’ampiafinestra: la distanza fra i letti di una coppia è di metri 1,10 sicchè lalunghezza della sala è di metri 20. I letti erano discosti 60 centimetridalla parete e fra un letto e l’altro di fronte è una distanza di metri 3. I “Padiglioni di chirurgia” sono uguali a quelli di “medicina”; lasola differenza è data dalla presenza di un piano in più destinato allesale operatorie. Anche per ciò che ha riguardo ai fabbricati, notevoli migliora-menti e trasformazioni, sono degne di essere qui ricordate. Innanzi tutto nel 1931 vennero condotti a termine i lavori per lasistemazione del servizio del pronto soccorso e dell’ ambulatoriomedico-chirurgico: gli ambulatori, che riunivano in certe ore dellagiornata da 100 a 150 infermi, furono portati e adattati nei grandilocali seminterrati siti nel Palazzo centrale: vennero muniti di tuttigli occorrenti servizi (acqua, luce, riscaldamento, latrine, bagno 20
  19. 19. Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzioneecc.) e dotati di un proprio ingresso separato e la sala di attesa eracapace di 120 persone a sedere. Le sale di medicazione e visitaerano ampie. Furono trasformate e ridotte a migliore assetto per spazio, luce,igiene, impianti di sterilizzazione, ecc. le camere operatorie. Vennero costruiti nuovi locali per la materasseria e per i lavori dirammendo, di taglio e di cucito: non minori furono i lavori al repar-to Isolamento, alla casa delle Suore, ecc. Non va dimenticata in queste opere di ristrutturazione ed ammo-dernamento, la convenzione fra il Pio Istituto e il Ministero dellaEducazione Nazionale: in base ad essa quello si è impegnato a costruire l’aula per l’insegnamento della semeiotica medica in aderenza al IX Padiglione, mentre in compenso il Ministero si è impegnato di costruire nel nuovo edificio di anatomia- patologica della R. Università una nuova, moderna camera mortuaria corredata di cella frigorifera e di tutti gli impianti correlativi da servire per i bisogni così delle RR. Cliniche come dell’ Ospedale del Policlinico. L’attività di questo Ospedale verso il quale si orientano tante sim-patie della cittadinanza è davvero notevole. Viene così specificata da Alessandro Canezza e da MarioCasalini nel volume Il Pio Istituto di Santo Spirito e OspedaliRiuniti di Roma pubblicato nel 19334: … l’attività del Policlinico, ricorderemo qui, che mentre il S. Spirito “ritirava” temporaneamente gli ubriachi, il Policlinico “ritirava” gli agitati per malattie mentali successivamente allocati nel nuovo edificio di Neurologia e Psichiatria. Noi sappiamo già che gli ammalati che si presentavano al pron-to soccorso venivano visitati e medicati: se avevano bisogno di rico-vero passavano alla sala di osservazione (il Policlinico ha due saledi osservazione, una per uomini, l’altra per donne) in seguito vienedeciso per la loro ammissione e invio ai Padiglioni. Gli ammalati,che si presentano, vengono in ogni caso “registrati” dall’Ufficio diP.S.: da dati più puntuali risultano ricoverati, nel 1931, n.25587 per-sone, in P.S. n.12466, ambulatoriali n.38718 ed effettuati n.3109interventi chirurgici.La riforma sanitaria Crispi-Pagliani La riforma sanitaria del 1888, inaugurata dalla legge Crispi- 21
  20. 20. Antonio BocciaPagliani approvata dal Parlamento il 22 dicembre e preceduta di unanno dall’istituzione della Direzione generale di sanità pubblicapresso il Ministero dell’Interno, segna il più importante momento disvolta nella storia della sanità in Italia quantomeno fino al secondodopoguerra. Anche se non immune da pecche, la riforma giunge, dopo quasitrent’anni dall’Unità, a cercar di rimontare dislivelli e diminuiredisagi in un paese ancora relegato in una avvilente posizione di infe-riorità rispetto ai più evoluti paesi europei e dov’è radicato un diffu-so malessere sanitario. Un paese malato soffocato nel suo sviluppodal dilagare delle malattie infettive e parassitarie5. Il quadro va completato con l’elevatissimo contingente dei mortinei primi cinque anni di vita – circa il 45% dei morti complessivi –dovuto ad infezioni, specialmente gastroenteriche, e a ripercussionisulla maternità e l’infanzia di piaghe sociali di vario tipo, quali illavoro protratto fin nei mesi alti di gravidanza, il parto non assisti-to, l’esposizione dei neonati alla “ruota”, il baliatico mercenario. In questo scenario la riforma sanitaria ebbe il grande merito dicreare gli strumenti necessari per una gestione tecnicamente corret-ta della sanità. Infatti, se nel sistema sanitario permangono vistosefalle, come quella – vivamente deplorata al Senato da Moleschott,dell’esclusione dei medicinali dall’assistenza gratuita per i poveri,nello stesso sistema è però predisposta quella corrispondenza diret-ta e gerarchica tra il medico provinciale e quello comunale che appa-re l’anticipazione, seppure ancora molto vaga, di un principio diemancipazione della sanità da condizione di puro oggetto politico adoggetto di grande valenza sociale ed economica. In tale programma, che si colloca oltre l’andamento cronologicodi questa storia, sono articolate tra loro, in un progetto di “statizza-zione” facente capo a un istituendo ministero della Sanità, le rifor-me degli studi medici, dell’educazione igienica popolare, dell’igie-ne del lavoro, dell’organizzazione sanitaria. Quest’ultima è vistacon particolare riguardo al coordinamento tra servizi di medicinapubblica e ospedali. La statizzazione degli enti ospedalieri dovreb-be concludere il processo iniziato nel 1890 dalla legge Crispi-Pagliani sulle opere pie, che diede un taglio netto rispetto al passa-to, ponendo una premessa indispensabile per far avanzare il paesesulla strada della riorganizzazione amministrativa e strutturale dellaSanità Pubblica. L’ospedale tardo-ottocentesco, in un periodo storico che registratutte insieme le scosse dell’industrializzazione e le scoperte dellabatteriologia, che assiste contemporaneamente al rilancio della 22
  21. 21. Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzionescienza medica e alla nascita della medicina sociale, appare “invec-chiato” e “stazionario”, quando tutto gli si muove intorno. In quattro secoli il rapporto tra ospedali italiani e ospedali mitte-leuropei si è addirittura ribaltato. Gli ultimi ospitalucci delle più pic-cole città austriache o germaniche sono molto meglio organizzati,scriveva Cantani, aggiungendo da noi c’è molta architettura mapoco riguardo ai bisogni dell’uomo ammalato. La riforma tuttavia costituisce un passo avanti sulla strada dellariappropriazione degli enti ospedalieri da parte della comunità medi-ca e un’agevolazione di percorso per l’avvento della tecnologia difine secolo e per la costruzione dell’ordine clinico. Il passaggio degli ospedali da “pie opere” sostenute da volonta-rie elargizioni e donazioni benefiche a “servizi di pubblica assisten-za” sostenuti da programmati stanziamenti e finanziamenti si ingra-na con gli ulteriori sviluppi della scienza. Da un lato l’accresciutocontrollo igienico dello spazio ospedaliero, grazie alle conoscenzedell’eziologia e del meccanismo delle infezioni, porta al superamen-to delle tradizionali regole d’isolamento con le più aggiornate normedi antisepsi; d’altro lato l’accresciuto controllo medico del corpomalato, grazie alle conoscenze di farmacoterapia del dolore, portaalla definitiva uscita di minorità della chirurgia e all’acquisto daparte sua di una dignità pari, se non superiore, a quella della medi-cina clinica. La linea di adeguamento dei vecchi ospedali alle nuove esigenze,attraverso ristrutturazioni e rifacimenti, è duramente contestata.L’azienda ospedaliera, scrive De Giovanni, deve essere affidata amenti meno causidiche ed a mani meno massaie di quelle degliamministratori delle vecchie opere pie, ai quali Bottini, reduce da unviaggio di aggiornamento in Germania e Scandinavia, trova “ilcoraggio di dire che sono agli antipodi” e che conviene non correg-gere, ma abbattere ed abbandonare e rifare. Una nuova linea vien fuori dal vivace dibattito di “igiene ospeda-liera” e di “ingegneria ospedaliera” agitato su riviste e in convegni.Un modello per costruire ospedali nuovi è indicato da GiuseppeSoriani, titolare a Pavia della prima cattedra ufficiale d’igiene eautore nel 1881 di una meritoria Geografia nosologica dell’Italia. Questa linea razionale innovativa, sostenuta da grande impegnofinanziario spianò la strada al disegno da lungo tempo concepito daBaccelli e che portò alla costruzione del Policlinico Umberto I diRoma, ma anche alla costruzione, tra il 1885 e il 1914, di un centi-naio di ospedali minori, ubicati per lo più dove il Paese consolida lasua area di sviluppo industriale, un’area in cui, tra malattie della 23
  22. 22. Antonio Bocciamiseria e malattie del progresso, cresce progressivamente la doman-da di beni sanitari6.Evoluzione dei modelli architettonici-funzionali Passano appena 16 anni dall’effettiva operatività del PoliclinicoUmberto I e già il modello a padiglioni viene messo in discussionesoprattutto per motivi economici. Costruire in altezza diviene possi-bile anche grazie all’uso degli ascensori: ne è un esempio il NewYork Hospital (’30) che impila i suoi ventidue piani nel cuore del-l’agglomerato urbano. Il monoblocco risulta molto più economicodei precedenti, si risparmia sui materiali da costruzione e persinosulle zone verdi, tuttavia il sistema che ruota attorno all’edificioospedaliero subirà una dequalifica progressiva che raggiungerà ilculmine tra gli anni ’50 e ’70. Il monoblocco si impone in fatto di brevità e celerità di percorsi,per l’ammissione dei degenti, per il personale d’assistenza, per iltrasporto delle salme ed in generale per persone e cose; per le galle-rie di canalizzazione “veloci”. L’ospedale monoblocco però apparirà nel tempo troppo rigido,non potendo subire alcun ingrandimento o evoluzione se non a costiestremamente elevati7. Da qui si ricorre a modelli più plastici, qualiil monoblocco con piastra, per rispondere alle mutate esigenze dellasanità, come l’attività ambulatoriale per esterni e interni (day hospi-tal e day surgery), aumentando, di fatto, l’apertura dell’ospedaleverso l’esterno e quindi i flussi in entrata e in uscita. La piastra, sem-pre più grande negli ultimi modelli (Ospedale Mc. Master inCanada, Ospedale Municipale in Danimarca), sarà sede d’attivitàambulatoriali, servizi di diagnosi e cura e servizi generali, mentre latorre ospiterà le degenze. Ulteriore evoluzione della piastra torre siritrova in ospedali come il Sart Tilman di Liegi (piastra collegata aduno o più blocchi di degenze) o il Reickendor di Berlino (piastra col-legata ad un nastro di degenze). Secondo il pensiero dell’architetto francese Tierre Hoet nasconoper il futuro due esigenze: - dimenticare l’ospedale-blocco, tutelando per quanto possibile ivantaggi essenziali che esso offriva; - ridurre a necessità reali i tempi di soggiorno degli ospedalizzati,alla luce dei progressi della medicina e delle necessità economiche. La tendenza attuale è unire malattie con patologie comuni perottimizzare l’uso delle risorse, il che implica il raggruppamentodelle unità di cura per poli, utilizzando i criteri che sono alla base deimoderni dipartimenti ospedalieri (per esempio, durata della degen- 24
  23. 23. Il Policlinico Umberto I: esigenza della costruzioneza, qualità delle cure, tipologia di pazienti, etc.). A tali principi siispira il programma d’ammodernamento del Policlinico Umberto I. Nel marzo 2001 l’idea d’ospedale degli architetti Renzo Piano eLamberto Rossi, esposto a Roma, facendo propri i principi enuncia-ti da Tierre Hoet, segue il nuovo concetto di malato e di degenza conun apparente ritorno all’Asclepieio ippocratico, immerso nel verde8. L’Ospedale ha un bacino d’utenza di 250-300.000 abitanti, siestende su una superficie di 12-15 ettari, con uno sviluppo verticaledi quattro piani al massimo, un’area verde di circa 20 mq per pazien-te e ampi parcheggi. Il modello si distingue, oltre che per i dettamidi Hoet (piano tecnico pesante, piano tecnico leggero e degenze),anche per avere una degenza ordinaria divisa in blocchi separati: - high care: degenza di breve durata (2-3 giorni), ad alto grado d’assistenza; - low care: degenza di durata maggiore a bassa assistenza, dove completare il ciclo di cura seguiti dagli stessi medici ma con costi assistenziali più bassi; - intensive care; - day hospital. Le degenze sono raggruppate in aree dipartimentali e l’obiettivoè garantire la continuità assistenziale fino alla dimissione, inambienti adatti e confortevoli, accelerando i cicli di cura e contenen-do i costi. Di particolare rilievo è lo spazio riservato alla degenza peril Pronto Soccorso che, dispone di ben 35 letti, suddivisi tra osser-vazione, degenza breve e cure intensive, a voler sottolineare il suoruolo di filtro, per riservare il ricovero solo a chi ne ha strettamentebisogno. In conclusione non appare difficile cogliere in queste recentivisioni e rivisitazioni progettuali punti di convergenza con l’attualeimpianto del nostro Policlinico per il quale si impongono importan-ti e radicali opere di riordino e ristrutturazione in gran parte previstinel piano triennale 2004/2006 sugli “Interventi edilizi, di ristruttura-zione e riqualificazione” recentemente approvato. La storia conti-nua, storia di uomini e di istituzioni dove si incrociano e si somma-no i problemi, ma non scoraggiano quanti confidano in una nuovaprimavera. BIBLIOGRAFIA1. STROPPIANA L. (a cura di), Il Policlinico Umberto I di Roma. Roma, Università degli Studi di Roma, 1980. 25
  24. 24. Antonio Boccia2. DE ANGELIS P., L’Arciospedale di Santo Spirito in Saxia nel passato e nel presente. Roma, Collana Studi Storici sull’Ospedale di Santo Spirito in Saxia e sugli Ospedali romani, 1952.3. AA. VV., Il Policlinico Umberto I. Progetto eseguito dall’Arch.tto Giulio Podesti. In Occasione dell’XI Congresso Medico Internazionale in Roma. Roma, C. Virano e C., 1894.4. CANEZZA A., CASALINI M., Il Pio Istituto di Santo Spirito e Ospedali Riuniti di Roma. Roma, Istituto editoriale di monografie illustrate di aziende (Tipo Fratelli Stianti), 1933.5. COSMACINI G., Storia della Medicina e della Sanità in Italia: dalla peste europea alla guerra mondiale 1348-1918. Roma-Bari, Laterza, 1987.6. CATANANTI C., La nascita dell’ospedale moderno tra i “lumi della ragio- ne” ed i “fuochi della rivoluzione”. Med. Secoli 2002; 14(1):135-153. CATA- NANTI C., CAMBIERI A., Igiene e tecnica ospedaliera. Roma, Il Pensiero Scientifico Editore, 1995.7. CATANANTI C., L’Ospedale tra valori ed interessi: una prospettiva storica. Med. Secoli 2002; 14(1): 1-19.8. PIANO R., Nuovo Modello di Ospedale. Meta-progetto planimetrico e tridi- mensionale. Ministero della Sanità, Servizio Studi e Documentazione. Roma 21 marzo 2001. 26
  25. 25. I CRITERI DI PROGETTAZIONE: UN FUTURO CHE VIENE DAL PASSATOROBERTO PALUMBO – ANNA MARIA GIOVENALE 27
  26. 26. Roberto Palumbo - Anna Maria Giovenale 28
  27. 27. I criteri di progettazione: un futuro che viene dal passatoLa solita domanda Tre anni fa, in un articolo dal titolo L’ospedale: architettura etecnologia1, ci si è posti una domanda provocatoria, da rivolgere adun progettista: come mai in Italia gli ospedali sono anche “brutti”? Dove quell’ “anche” stava a sottolineare che gli ospedali sonopoco funzionali, il loro costo in genere viene triplicato rispetto ai pre-ventivi, quando vengono inaugurati sono già vecchi. In realtà, ladomanda voleva denunciare che un ospedale deve possedere una sua“qualità morfologica” e, a distanza di tre anni, viene da pensare cheil quesito espresso sia sempre lì, attuale e “sospeso”, come in unincantesimo. Infatti, in questi tre anni, la situazione, comunque e pur-troppo non è cambiata e gli ospedali continuano ad essere “brutti”. Ora, proprio coloro che non sono capaci di renderli “belli” aggi-rano la questione, chiedendo -in modo falsamente ingenuo-: Nelprogettare un ospedale, cosa va privilegiato? L’Organizzazione fun-zionale, la Tecnologia, o l’Architettura? Proviamo oggi a fornire una risposta anche a questa domandapoco sensata e siamo in attesa di conoscere quanti e quali altri que-siti di questo tenore ci perverranno nei prossimi mesi. Raccogliendoli insieme si potrebbe confezionare uno “stupida-rio” che, però, tra le righe fa comprendere di chi sono le vere respon-sabilità quando si realizza un ospedale “brutto” e per giunta anche“non funzionale”. Un progettista qualificato non può non rispondere che non esisteuna gerarchia e che la buona riuscita dell’organizzazione funziona-le interna, insieme a quella delle soluzioni tecnologiche, nel lorocomplesso, determinano esse stesse la qualità architettonica di unastruttura complessa come quella ospedaliera.Il “caso Policlinico Umberto I” non sfugge a questa regola. Ci si trova di fronte ad un impianto originario, all’epoca conside-rato “innovativo”, a partire dall’idea di Guido Baccelli, nel 1874, diaccorpare in un’unica area tutti quegli Istituti ritenuti necessari allaformazione medica, progettando di costruirli “secondo i dettamidella moderna ingegneria sanitaria”, attraverso le elaborazioni erielaborazioni di Giulio Podesti, che hanno portato, nel 1902,all’inaugurazione della struttura2. Un impianto che, nel periodo in cui è stato progettato e costruito,ha colto le istanze igienico-sanitarie più aggiornate e che, nel tempo,è stato però superato a causa delle rapide trasformazioni del quadroesigenziale, delle modalità diverse di svolgere assistenza sanitaria,didattica, ricerca, della crescente e diversificata richiesta di dotazio- 29
  28. 28. Roberto Palumbo - Anna Maria Giovenaleni tecnologiche. Questo impianto, nel corso degli anni, si è snaturato di pari passocon il moltiplicarsi di difficoltà e a causa di un conseguente, pro-gressivo degrado, generato da erogazioni frammentate di finanzia-menti, da giustapposizioni e ampliamenti che si sono susseguiti,senza la logica di un disegno complessivo, di una visione unitariadella struttura.La consapevolezza del “fare”, senza contrapposizioni Uno degli obiettivi principali da perseguire consiste, pertanto,nella capacità di conservare l’identità degli edifici e garantire, con-temporaneamente, i requisiti di qualità edilizia ed urbanistica per leattività sanitarie, di didattica e ricerca da insediare. E’ chiaro che, all’atto di rifunzionalizzare e riqualificare ilPoliclinico Umberto I, di fronte al complesso e articolato quadro esi-genziale delle attività da allocare, i vincoli dell’esistente venganoavvertiti come preponderanti. La necessità di definire schemi pro-gettuali “flessibili” che consentano, nel tempo, le modificazioni del-l’assetto funzionale, la rimodulazione degli spazi, potrebbe far sor-gere una pericolosa ed ambigua tendenza verso il realizzare “altro-ve”: ipotizzare una struttura nuovissima sotto il profilo organizzati-vo e formale, capace di sopportare la variabilità continua delle partie dell’insieme. Quest’ipotesi non si prende -doverosamente- nemmeno in esame:per via di tutte le implicazioni storiche, urbanistiche, legate al con-testo insediativo, al presidio sanitario stesso, alla tradizione e con-suetudine, che ruotano intorno al Policlinico Umberto I. Il solito progettista qualificato, infatti, consapevole che il proget-to è solo una parte del processo, si pone l’obiettivo di creare le con-dizioni per far coesistere la tecnologia ad alta complessità e la strut-tura esistente che la deve ospitare, considerando interdipendenti laqualità morfologica degli spazi, le tecnologie e le risorse umane.Anzi, cerca di fare molto, molto di più: indirizza la sua attenzionesulla “centralità dell’utente”, per definire nuovi criteri di qualitàarchitettonica, necessari a caratterizzare e “personalizzare” spazimoderni, funzionali, a misura di paziente e personale, sostanzial-mente “comodi e belli”. E poi, va oltre: si fa guidare “per mano”dalla consapevolezza che una struttura ospedaliera, per quanto fun-zionale, ben attrezzata e arredata, non può prescindere dal tassellourbano in cui si trova, dagli elementi “non ospedalieri” che su essoinsistono, dalle relazioni tra questi. Raggiunge infine il suo equili-brio solo quando è riuscito a coniugare, con soddisfazione, gli edifi- 30
  29. 29. I criteri di progettazione: un futuro che viene dal passatoci con gli spazi aperti di relazione, con gli elementi di arredo urba-no, con quelli vegetazionali; solo quando, in sintesi, ha ricostruitoun’identità della struttura nel luogo dove questa è ubicata. Partecipando ai convegni sull’edilizia ospedaliera, occorre rile-vare che ci si sente dire sempre le stesse cose (organizzazione fun-zionale, relazioni tra funzioni complesse, chiarezza dei percorsi dif-ferenziati, da qui il percorso sporco e quello pulito, etc. etc.). Negliultimi quindici anni, poi, molti conferenzieri si sono sentiti probabil-mente “innovativi” quando hanno potuto parlare di standard e requi-siti per l’accreditamento o di privacy del paziente. Da un lato la “tradizionale” letteratura scientifica è giustificata,in termini di permanente divulgazione, perché su questi principi sisono formate diverse generazioni e occorre che le nuove siano tenu-te al corrente, dall’altro si prova la sensazione del “non voler render-si conto” di quanto tutto sia profondamente cambiato, già con l’in-troduzione dei DRG, ma poi della telemedicina e dei numerosissimiavanzamenti in campo scientifico e tecnologico. Pertanto, i criteriprogettuali di riferimento sono da ricercare altrove, con quella lun-gimiranza che, quasi mai (occorre riconoscerlo), ha caratterizzato laproduzione edilizia ospedaliera. Risulta, quindi, necessario, anche se più impegnativo, provare aridefinire i criteri di “qualità architettonica” (comprendendo, all’in-terno di questa, gli aspetti funzionali, organizzativi e tecnologici).Questi, soprattutto negli ultimi anni, sono stati un po’ troppo con-trabbandati per “comfort alberghiero” o (anche un po’ “inquietan-te”), come “umanizzazione”, quando sarebbe stato più corretto, adesempio, comprendere altre esperienze culturali, come quelle matu-rate nel settore dell’ergonomia. Da qui derivano, infatti, altre scaledi valori da attribuire agli spazi ospedalieri, secondo la gamma delleemozioni, secondo la logica del benessere psico-fisico e dell’inte-grazione individuale e, quindi, anche, della negazione di stimolinegativi, dello “stress” che uno spazio ospedaliero può suscitare. Viene spontaneo, a questo punto, chiedersi: “Quali sono le stra-tegie, le logiche, le modalità per intervenire sulla rifunzionalizzazio-ne delle aree e degli spazi del Policlinico Umberto I, considerando-ne la pluralità di funzioni, volendo porre al primo posto l’individua-zione di “punti di riferimento”, la definizione di criteri di orienta-mento, di accoglienza, di aree di riservatezza, di aree di aggregazio-ne, volendo garantire le comodities necessarie a tutte le diverse cate-gorie di utenti?” La visione strategica di riorganizzazione funzionale non può cheessere pluridisciplinare e, al tempo stesso, unitaria, identificando i 31
  30. 30. Roberto Palumbo - Anna Maria Giovenalesottosistemi del sistema generale e ponendo al centro dell’obiettivola leggibilità di grandi aree, omogenee, in relazione privilegiatasecondo le esigenze di un ospedale universitario. Un punto di partenza è costituito dal ripensamento di tutto ilsistema di accessibilità e di percorsi, per categorie di utenti, ipotiz-zando una maglia articolata, nel tentativo di superare la commistio-ne e l’inadeguatezza degli attuali flussi.Il Policlinico Umberto I come “sito” tra i siti della città Per riqualificare il Policlinico Umberto I, occorre porsi tra i primiobiettivi, quello di superare la logica di “isolamento” che è sottesaalla sua attuale presenza nella città ed ai collegamenti con questa,accresciuta dalla mancanza di chiarezza ed identificazione dei per-corsi interni che collegano i vari padiglioni, dalla commistione trapercorsi pedonali, carrabili, dalla promiscuità tra i flussi di diversecategorie di utenti. A ciò va aggiunta una carenza tipica degli ospe-dali con tipologia a padiglioni: nonostante alcuni edifici siano dipregio storico-architettonico, nell’impianto complessivo è rilevantela mancanza di elementi di riconoscibilità, di sistemi di valori dicarattere urbano e architettonico. Il Policlinico ha perso, progressivamente, nel tessuto urbano, isuoi connotati di “sito” e, di conseguenza, la capacità di interazionecon gli altri siti della città. La qualità architettonica da ricercare vainnanzi tutto ricostruita considerando la funzione urbana e socialedell’area del Policlinico, ritenendo che la qualità ambientale e tecno-logica degli spazi è riferita alla qualità dell’intera struttura, del com-plesso insediativo, che costituisce un importante segmento di città. Progettare il Policlinico Umberto I, secondo un disegno comples-sivo, perseguendo gli obiettivi sopra esposti, definendo con puntua-lità i criteri enunciati, significa offrire un importante contributo allariqualificazione della città.Una prima ipotesi di definizione di criteri progettuali operativi Il Policlinico Umberto I, come accennato in precedenza, è unsistema complesso, costituito da tanti subsistemi. Risulta, pertanto, opportuno, prevedere di articolare la realizza-zione degli interventi per tranches, scandite, cronologicamente,all’interno di un disegno complessivo, che sia in grado di garantirel’autonomia delle singole parti, con l’obiettivo primario di far coe-sistere parti funzionanti e parti impegnate nel cantiere. Vuol dire elaborare un progetto unitario, pensando, fin dalla fasedi progettazione preliminare, ad una realizzazione per tranches. 32
  31. 31. I criteri di progettazione: un futuro che viene dal passato Si tratta di rovesciare la solita logica: la modalità di realizzazio-ne “per tranches” ha contraddistinto, tradizionalmente, in formanegativa, la produzione ospedaliera, perché, a seguito di elaborazio-ni progettuali portate avanti con l’ottica di realizzare le strutturenella loro interezza, si subivano “tagli” determinati dalla scarsa enti-tà dei finanziamenti e dalla loro irrazionale modalità di erogazione.Un contesto, quindi, privo del necessario, stretto legame tra logicadei flussi finanziari, programmazione, progettazione e realizzazio-ne. La modalità di intervento che si prevede, nel legame tra proget-tazione e realizzazione, per il Policlinico Umberto I, è che il disegnoprogettuale sia complessivo ma già elaborato pensando alla realiz-zazione dei singoli subsistemi e che questi siano, una volta realizza-ti, immediatamente fruibili, autonomamente pronti all’uso, con lamassima attenzione e prudenza a non creare traumatiche interferen-ze con i servizi circostanti, programmando con puntualità gli inter-venti, i cantieri, soprattutto i tempi, i “prevedibili” imprevisti. Secondo quest’ottica e secondo le priorità immediate vanno subi-to privilegiati: a) i collegamenti (ipogeo, al piano terra, in sopraelevazione); b) i servizi generali: - parcheggio multipiano; - edificio della cucina; - edificio della lavanderia; - albergo; c) alcune priorità di riorganizzazione, inerenti: - radiodiagnostica e medicina di laboratorio; - sale operatorie; - pronto soccorso.Partendo da alcuni principi-base quali l’obiettivo di connotare l’in-tera area del Policlinico come parte integrante del contesto urbano edi rendere compatibili vincoli strutturali con esigenze funzionali etecnologiche, una prima ipotesi potrebbe prendere in considerazio-ne il ridisegno del sistema di circolazione carrabile e pedonale, stret-tamente interrelato con una nuova architettura del sistema.In questo ambito, si dovrà prevedere l’ampliamento dei percorsi sot-terranei, definendo un’area ipogea ramificata per i flussi interni rela-tivi alle attività di trasporto del materiale e per l’esercizio delle fun-zioni di supporto logistico (pasti, farmaci, biancheria), da realizzareanche attraverso l’organizzazione di un sistema meccanizzato, infor-matizzato, su rotaie.Questo potrebbe configurarsi come una sorta di metropolitana e, ad 33
  32. 32. Roberto Palumbo - Anna Maria Giovenaleesempio, qualora servisse anche come percorso per i visitatori, sipotrebbe ipotizzare la connessione con il sistema della metropolita-na esistente.Secondo quest’ottica, si potrebbe realizzare una sorta di duplicatosotterraneo dell’aspetto superficiale dell’area del Policlinico: rispet-to al “sopra”, che si caratterizza come una città, il “sotto” si espan-de ugualmente, in forma quasi simmetrica, con vie, collegamenti,sistemi di trasporto, estensibili come ramificazione anche all’ester-no dell’area circoscritta del Policlinico.Al piano superiore va studiato un sistema di percorsi pedonali, indiretto collegamento con il sistema di accessibilità dall’esterno,garantendo la mobilità dei soli mezzi di soccorso. E’ l’ipotesi di rea-lizzazione di un nuovo spazio urbano (di sosta, di aggregazione, ascala “umana”) che si configura come “intimità” di un importantebrano cittadino.In quest’ottica, si inserisce il recupero di identità del verde, attraver-so la bonifica delle aree da valorizzare, la costruzione di manti erbo-si, di aree da destinare a giardino. E poi, ancora, la definizione di“elementi di riconoscibilità”, di arredo urbano, di nuovi spazi diaggregazione, di eventuali spazi espositivi, nelle aree di relazionetra gli edifici.Il terzo, fondamentale livello di percorrenze da prevedere consiste inun sistema sopraelevato di percorsi sanitari, chiaramente distinto daquello dei percorsi pedonali, destinato alle altre categorie di utenza.Si tratta di ricostituire la doppia rete: quella pedonale in superficie equella sopraelevata su pilotis. Il ripristino della galleria sopraeleva-ta e, comunque, di percorsi distinti da quelli in superficie trova con-ferma nell’impianto originario, nei tratti coperti in ferro e cristalloche garantiva, per il Podesti, un importante sistema di comunicazio-ne affidato … alla comunicazione tra i clinici.Relativamente a quest’ipotesi di razionalizzazione dei percorsi vaconsiderata la realizzazione di un nuovo sistema di parcheggi, daconfigurarsi come volume fuori terra e, a completamento dellamaglia di comunicazione, la realizzazione di un eliporto, in grado difornire un servizio efficiente, come fulcro di collegamenti conl’Ospedale S. Andrea (Medicina II), il polo pontino di Latina e lafutura nuova sede di “Madonna delle Rose”, sulla Nomentana.Oltre il parcheggio, si potrebbe considerare la realizzazione di altritre volumi fuori terra, collocati in posizione strategica, sulle testatedegli allineamenti che caratterizzano gli edifici esistenti, da destina-re a servizi generali (cucina, lavanderia, albergo) e da configurarecome subsistemi autonomi. 34
  33. 33. I criteri di progettazione: un futuro che viene dal passatoPer quanto attiene il disegno di una “nuova architettura del sistema”,con riferimento alla razionalizzazione del sistema di percorsi, sipotrebbe ipotizzare, all’interno dell’impianto complessivo, una rior-ganizzazione funzionale “per fasce” omogenee di attività, preveden-do di destinare largamente alla Ricerca gli edifici sul fronte di Vialedel Policlinico, di destinare prevalentemente alle Degenze la fasciacentrale dei padiglioni e di utilizzare o rifunzionalizzare la fasciadegli edifici sul fronte di Viale Regina Elena per i Servizi ambulato-riali, la radiologia, la diagnostica, le attività “giornaliere” (dayhospital, day surgery, etc.)Le tre fasce garantiscono il loro attraversamento ortogonale e, conriferimento all’ipotesi di destinazione funzionale descritta, una chia-ra osmosi: secondo la lettura planimetrica della maglia, sulle ascisseverrebbero collocate le macroattività e, sulle ordinate, le specialità.Tale ipotesi di ridisegno complessivo delle funzioni assolverebbe airequisiti di necessaria, stretta integrazione tra Ricerca, Didattica eAssistenza del Policlinico Umberto I, allineandosi a quegli standardqualitativi che la struttura di eccellenza richiede.Nello schema ipotizzato si coniuga il tentativo di soddisfare diverseesigenze: ricostituire, per il Policlinico Umberto I, una struttura uni-taria, integrata, pur nella sua complessità funzionale, superare lecondizioni di “alienazione” ed isolamento rispetto al contesto urba-no, rendere compatibili i vincoli delle strutture esistenti con le esi-genze delle attività che devono essere svolte, liberando gli edificidalle superfetazioni e dalle ormai improprie destinazioni sanitarie e,soprattutto, conferire doverosamente, all’impianto complessivo, unanuova identità.Il “caso Policlinico” non è unico in Italia e nel mondo: è un fattoemblematico.Definire un corretto criterio per intervenire, una metodologia pro-gettuale innovativa che parta dalla riconfigurazione dell’ospedalecome “sito” urbano, passi attraverso la rifunzionalizzazione permacroattività (e, per specialità, intersecate), fino alla definizionepuntuale della qualità dei singoli spazi, può costituire un validoesempio, come esperienza, da esportare e/o utilizzare in numerosialtri casi, in altri contesti geografici.A breve, visto l’impegno dell’Ateneo su questi temi, la never endstory potrebbe concludersi.Nonostante questo, si è pronti, comunque, ad ulteriori altri quesiti,da inserire nello “stupidario”. 35
  34. 34. Roberto Palumbo - Anna Maria Giovenale BIBLIOGRAFIA1. PALUMBO R., L’ospedale: Architettura e tecnologia. Med. Secoli 2002; 14: 243-258.2. AA. VV. Il Policlinico Umberto I. Progetto eseguito dall’Arch.tto Giulio Podesti. In Occasione dell’XI Congresso Medico Internazionale in Roma. Roma, C. Virano e C., 1894. 36
  35. 35. UN TESTIMONE PREZIOSO:COSA RACCONTA DEL POLICLINICO «IL POLICLINICO» VITO CAGLI 37
  36. 36. Vito Cagli 38
  37. 37. Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico”La fondazione della Rivista Non è possibile parlare del Policlinico Umberto I di Roma, senzafar riferimento a chi ne fu l’ideatore, il propugnatore e il fondamen-tale elemento catalizzatore, Guido Baccelli (1832-1916), Clinicomedico di Roma, più volte ministro dell’istruzione pubblica, figuradi spicco nel periodo di passaggio dal XIX al XX secolo. A lui, perlimitarsi all’ambito delle iniziative mediche, si deve, non solo l’edi-ficazione del Policlinico Umberto I come sede della Facoltà diMedicina dell’Università di Roma, ma anche la fondazione di unnuovo giornale medico intitolato proprio «Il Policlinico». Insieme a Baccelli, il cofondatore della nuova rivista fuFrancesco Durante (1844-1934), Clinico chirurgo nell’Università diRoma. Così il 15 dicembre del 1893 usciva il primo numero delnuovo «Periodico di Medicina, Chirurgia e Igiene», con una«Sezione Medica» diretta da Baccelli e una «Sezione Chirurgica»diretta da Durante. Soltanto nella prima delle due Sezioni troviamoun breve editoriale di presentazione, intitolato Per intenderci, chetraccia il programma e indica le finalità della rivista. ScriveBaccelli1: … La diagnosi esatta è la sovrana potenza del Clinico, perché la diagnosi esatta è la somma necessità della cura. … Si viene utilmente alle storte e ai reagenti, ai microscopii e ai termostati, quando si parta dal malato e dal cadavere. Questi i due punti cardinali dai quali deve muovere e perfezionarsi il Clinico. Dunque, primato della clinica e dell’anatomia patologica: quell’in-dirizzo che egli svilupperà con il termine di “anatomismo clinico”. In quello stesso 1893 i lavori per la costruzione del nuovo poli-clinico ristagnavano: cinque anni erano trascorsi da quando era stataposta la prima pietra dell’edificio e il completamento dell’operasembrava ancora lontano. Forse quel nome alla nuova rivista dimedicina voleva essere anche un augurio e uno stimolo: che cosìcome aveva preso il via quella impresa editoriale, affidata alla CasaEditrice Luigi Pozzi, allo stesso modo potesse presto concretarsil’edificazione del nuovo grande nosocomio romano. Due anni più tardi, il 9 novembre del 1895 esce il primo numerodel «Supplemento al Policlinico», una vera e propria nuova rivistaad indirizzo più pratico e ricca di molte informazioni relative almondo medico. Sei anni dopo, nel 1901, il «Supplemento» si trasfor-merà in una terza sezione della rivista: «Il Policlinico SezionePratica». Sarà questa Sezione a fornire il maggior numero di noti- 39
  38. 38. Vito Caglizie sugli eventi che hanno a che vedere con il Policlinico UmbertoI, con la sua edificazione e poi con la sua vita e con i personaggi chene caratterizzeranno l’attività. Ci riferiremo, pertanto, principalmen-te alle annate de «Il Policlinico Sezione Pratica». Intanto la costruzione del nuovo ospedale è progredita e sicomincia a respirare l’aria di una prossima conclusione. E di questaconclusione «Il Policlinico» ci fornisce una puntuale testimonianza,quando pubblica un numero speciale in occasione delle onoranze aGuido Baccelli2. Tra i diversi interventi in onore del Maestro è strettamente perti-nente al nostro argomento quello a firma di Agenore Zeri (1864-1939, allievo di Baccelli e allora professore ordinario di Semeioticamedica) intitolato: Guido Baccelli e il Policlinico Umberto I. ScriveZeri3: … E concepì egli allora il Policlinico: togliere le cliniche alla dipendenza disadatta, scomoda e talvolta imbarazzante degli ospedali, e riunirle in una grande unità didattica, fornirle dei mezzi più decorosi e moderni di studio, di lavoro sperimentale, di cura, porvi accanto gli istituti medici per gli insegnamenti teorici e sperimentali e formare così la scuola medica nel senso più vero ed utile della parola, che riunisse professori e studenti affratellandoli nello studio e nell’attuazione pratica della più importante ed umanitaria delle scienze. Questo il disegno informatore dell’opera di Guido Baccelli. … … I lavori necessari a portare a compimento un’opera iniziatasi sotto auspici così favorevoli occuparono 15 anni di indefessa operosità da parte degli iniziatori e degli esecutori di essa. Occorsero nuove lotte alla Camera ed al Senato per superare le difficoltà finanziarie e tecniche che si opponevano al compimento ed al funzionamento di un organismo così complesso e grandioso; ma finalmente lo scorso anno prima i padiglioni ospitalieri e poscia le singole cliniche poterono occupare le sedi a loro destinate: e l’opera era così in gran parte compiuta! Si trattava, insomma, di sanare una condizione didattica e diricerca che, collocata com’era in diversi ospedali della città, davaluogo ad inconvenienti molto notevoli per gli studenti e per i mala-ti, e portava anche grave pregiudizio all’attività dei docenti. I tempinuovi, reclamavano nuove soluzioni! Ma non era un compito facilee non mancarono gli ostacoli. Zeri riassume assai bene il lungo tra-vaglio ed anche la soddisfazione per la conclusione del difficile iti-nerario. Dopo il numero in onore di Baccelli, il fascicolo 15 del 15 aprile 40
  39. 39. Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico”del 1906 de «Il Policlinico Sezione Pratica» riporta la cronaca delleonoranze tributate a Guido Baccelli in Campidoglio, la domenica 8aprile di quell’anno. Molti furono i discorsi pronunciati in quella occasione; per ilnostro scopo basterà citare qualche stralcio di quello tenuto dallostesso Baccelli che così esordì4: Nel 1881, Ministro per la prima volta della Pubblica Istruzione, ebbi l’onore di convocare alla Minerva una numerosa Commissione di Clinici perché elaborassero, viribus unitis, il disegno di massima per l’esecuzione del quale si sarebbe aperto tra gli architetti un concorso. E qui giustizia vuole che io ricordi quali e quanti dottissimi uomini vi collaborarono. Di quelli che restano è breve il drappello; ma di quelli che vissero è più lunga la serie. Agli illustri Proff. Palasciano, Porro, Pellizzati, Bottini, Cantani, Mazzoni, Magni, in questo giorno solenne innalziamo dall’anima grata nel mesto ricordo un pensiero amoroso. Sopravvivono di quella Commissione i Professori De Renzi, Murri e Schroen che onorano i nostri atenei. Compiuto il disegno di massima, aperto tra gli architetti un concorso, questo fu vinto dal rinomato architetto romano Giulio Podesti, il quale mirabilmente eseguì la costruzione di tutte le cliniche. Ma fu d’uopo giungere al 1884, per avere una Commissione Reale esecutiva della grande opera. Nominata questa dal Presidente del Consiglio di quel tempo, Agostino Depretis, venne a me concesso l’onore di presiederla. Poi, rivolgendosi direttamente al Re, disse: … Era il 19 gennaio 1888, quando i Vostri Augusti Genitori, Umberto e Margherita, posero la prima pietra del grande Istituto e Voi, o Sire, eravate presente, a 19 anni della florida Vostra giovinezza. Ebbi anche in quel giorno l’onore di parlare ai Sovrani: e ricordo la grande commozione della Regina Margherita, cui un tenero senso d’illuminata materna pietà, imperlando gli occhi, propiziava sul Vostro capo giovinetto e unigenito la provvidenza di Dio! I lavori intanto del Policlinico si succedevano non senza ostacoli di varia natura, quando, a dare impulso più alacre all’opera santa, nel 1894 venne il crisma solenne di un Congresso medico internazionale che si adunò nel Policlinico. Da ogni parte del mondo, in mezzo ad un esercito di novemila medici, fra stranieri e nazionali, giunsero qui i più grandi maestri, e sul labbro loro, pieno di ammirazione sincera, fiorirono parole di alta ammirazione all’Italia, e lieti essi annuirono all’invito nostro fraterno di considerare il grandioso Istituto come un Salon de la Science, dove tutti, volendo, potessero trovare amica accoglienza e pienezza di mezzi, per 41
  40. 40. Vito Cagli dimostrare da Roma, al mondo, i novissimi metodi di ricerca e i novissimi veri. Due puntualizzazioni di Baccelli meritano di essere sottolineate.Il protrarsi dei lavori tra molte difficoltà e l’effetto “catalitico” eser-citato dal congresso internazionale che evidentemente fu tenuto, nonsappiamo se in parte o per intero, in alcuni locali del PoliclinicoUmberto I ancora in fase di costruzione. Su questi aspetti «IlPoliclinico» sorvola, limitandosi a dar conto riassuntivamente delleprincipali relazioni tenute in quel congresso. Nello stesso numero de «Il Policlinico» del 15 aprile 1906 ven-gono riportate anche due brevi cronache che vale la pena di citareper esteso qui di seguito: L’inaugurazione della Clinica Medica Lunedì 11 corr. alle ore 10, la Clinica Medica del Policlinico Umberto I venne visitata da un numero rilevantissimo di invitati, fra i quali si notavano molte signore. Le infermiere presentarono a Guido Baccelli una splendida corbeille di fiori. Professori, aiuti e assistenti facevano squisitamente gli onori di casa, guidando il pubblico nelle sale, nei gabinetti scientifici e nelle corsie. La fine della cerimonia Lunedì, a mezzogiorno, ebbe luogo una colazione offerta dal prof. Baccelli, nell’Hôtel de Russie, alle rappresentanze estere, ai clinici italiani e al Comitato organizzatore delle onoranze. A questo punto una prima tappa fondamentale nella vita delPoliclinico Umberto I si è conclusa: il grande istituto è ormai ingrado di funzionare. Il suo “testimone”, la rivista «Il Policlinico», haminori occasioni per occuparsene. Resta tuttavia attento a quantoaccade entro le mura di quella cittadella della medicina e soprattut-to a tutto quanto riguarda coloro che la animano da protagonisti eche sono, del resto, tra gli autori più spesso presenti nelle diversesezioni della rivista con i loro contributi scientifici. Così il fascicolo 19 del volume XXIII, in data 7 maggio 1916riporta la seduta straordinaria della R. Accademia Medica, tenutasiil 16 aprile in commemorazione di Guido Baccelli che era decedutoil 10 gennaio di quello stesso anno, mentre nel fascicolo n. 7 de «IlPoliclinico Sezione Medica» in data 1 luglio 1916 trovano posto lecommemorazioni di Baccelli ad opera di Augusto Murri, Clinicomedico di Bologna e di Edoardo Maragliano, Clinico medico di 42
  41. 41. Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico”Genova. Di notevole interesse è quanto riportato da «Il Policlinico SezionePratica» in data 10 giugno 1917, che riguarda la decisione dellaFacoltà su chi debba coprire la cattedra già di Baccelli. Nel periododi tempo intercorso dalla morte di Baccelli la supplenza dellaClinica Medica era stata tenuta da professor Eugenio Rossoni(1848-1919), ordinario di Patologia medica, ma ora diveniva neces-sario dare alla cattedra una titolarità. Ecco la notizia riportata da «IlPoliclinico»5: La Facoltà Medica di Roma adunatasi il 6 corr. ha deliberato di chiamare il prof. Vittorio Ascoli, ordinario di Patologia medica dimostrativa presso l’Università di Pavia, a coprire la cattedra di Clinica Medica dell’Università di Roma, rimasta vacante per la morte del compianto prof. Baccelli. Il risultato della votazione è stato il seguente: 12 voti al prof. Ascoli, 3 al prof. Schupfer, 1 astenuto, 2 schede bianche. Il Policlinico è orgoglioso di questa designazione e porge i suoi rallegramenti al professor Ascoli. Perché questo “orgoglio”? Perché Vittorio Ascoli (1863-1931),che di Baccelli era stato allievo, aveva ricoperto il ruolo di redatto-re capo de «Il Policlinico» sin dalla sua fondazione. In realtà «Il Policlinico» fu per moltissimi anni la “voce scienti-fica” della Clinica Medica e della Clinica Chirurgica della FacoltàMedica di Roma, cioè della parte universitaria del PoliclinicoUmberto I. Nel periodo compreso tra il 1917 e il 1927 dalla ClinicaMedica uscirono 326 tra lavori, relazioni e comunicazioni ad acca-demie. Ben 101 di questi lavori furono pubblicati su «IlPoliclinico», sia nella Sezione Medica, che nella Sezione Pratica. Questo legame si rafforzò ulteriormente per il fatto che ArnaldoPozzi si laureò in medicina l’11 luglio del 1923 con una tesi Per laconoscenza della sifilide gastrica preparata nella Clinica Medica,dove successivamente rimase, alla Scuola di Vittorio Ascoli. Nel1927 l’editore Luigi Pozzi (il padre di Arnaldo) pubblicò un volu-me di 126 pagine, dal titolo La clinica Medica di Roma nel primodecennio di direzione del Prof. Vittorio Ascoli, che reca la scritta«OMAGGIO DI LUIGI POZZI EDITORE DE “IL POLICLINICO”». Il libro,oltre al testo della prolusione pronunciata dieci anni prima daAscoli e già pubblicata su «Il Policlinico»6 e al sommario dell’atti-vità scientifica della Clinica, è corredato da 20 fotografie che cimostrano gli ambienti della Clinica Medica del Policlinico qualierano in quel tempo. 43
  42. 42. Vito Cagli Così il rapporto tra la Casa Editrice de «Il Policlinico» e laClinica Medica romana diveniva sempre più stretto, rafforzato dalfatto che Vittorio Ascoli mantenne anche la sua funzione di redatto-re capo de «Il Policlinico». Quando nel 1932 Cesare Frugoni (1881-1978), dopo la morte diAscoli, fu chiamato alla direzione della Clinica Medica, anche que-sta volta la sua prolusione fu pubblicata su «Il Policlinico»7. E de «IlPoliclinico» Frugoni assunse la direzione scientifica, divenendoneanche direttore responsabile, qualifica quest’ultima che conservòfino alla sua morte. Negli anni in cui Frugoni mantenne la cattedradi Clinica Medica, (1932-1951) pubblicare i propri lavori su «IlPoliclinico», se non un obbligo, era certamente una prassi consolida-ta, anche perché Arnaldo Pozzi era rimasto in Istituto dove ricoprivale mansioni di “primo Aiuto”. L’interesse di Frugoni per «IlPoliclinico» non era una pura formalità: sul finire degli anni ’60, o aiprimi degli anni ’70, volle avere a cena nella sua casa di via Bruxellestutta la Redazione e fu una serata piacevolissima di conversazione, diricordi e anche di qualche domanda più confidenziale. Alla morte di Frugoni, «Il Policlinico» pubblicò un breve ricor-do del Maestro, a firma del più ascoltato tra i redattori, il professorCostantino Iandolo, primario medico degli Ospedali Riuniti diRoma e allievo del professor Frugoni. Scriveva tra l’altro Iandolo8: Del «Policlinico» Frugoni fu per moltissimi anni direttore non soltanto di nome ma di fatto. Leggeva sistematicamente il nostro Giornale e, anche dopo il suo collocamento a riposo, non mancava di dare di tanto in tanto alla redazione suggerimenti e consigli. Quando poi uno di noi pubblicava un lavoro o un articolo di particolare interesse, riceveva immediatamente una lettera di apprezzamento e di felicitazioni di Frugoni. Dopo il pensionamento di Frugoni per limiti di età, nella testatade «Il Policlinico», accanto al suo nome come direttore, comparveanche quello di Giovanni Di Guglielmo (1886-1961) che gli erasubentrato nella cattedra e successivamente furono inseriti LuigiCondorelli, (1899-1985) titolare della I cattedra di Clinica medica eCataldo Cassano (1902-1998), titolare della II cattedra di Clinicamedica. Insomma tutti i cattedratici, o ex cattedratici, di Clinicamedica erano cooptati nella direzione de «Il Policlinico». Dopo lamorte di Di Guglielmo, nel 1961, venne inserito anche il nome diMichele Bufano (1901-1993), allora titolare della cattedra diSemeiotica medica, che aveva sede in uno dei nuovi padiglionicostruiti nella zona compresa tra la lavanderia e la Clinica di 44
  43. 43. Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico”Malattie Infettive. Analogamente la direzione de «Il PoliclinicoSezione Chirurgica» fu tenuta fino al 1972 da Pietro Valdoni (1900-1976) e da Paride Stefanini (1904-1981), titolari rispettivamentedella I e II cattedra di Clinica chirurgica. Il legame rimaneva dunque saldo e lo testimoniava anche la pre-senza dei riassunti delle sedute dell’Accademia Medica di Roma,che si tenevano nell’aula di Clinica Medica e, per un certo tempo,nella biblioteca del Policlinico Umberto I, e che erano una delleespressioni dell’attività scientifica della Facoltà di Medicina e delgrande istituto in cui essa era largamente presente. Nel numero 16de «Il Policlinico Sezione Pratica»9 del 1973 veniva riportata laseguente comunicazione: Il Prof. Pietro Valdoni, con votazione unanime, è stato chiamato a succedere al Prof Pietro Di Mattei nella carica di Presidente dell’Accademia Medica di Roma. Il nuovo Consiglio di Presidenza risulta così composto: Presidente: Prof. Pietro Valdoni; Vice Presidente: Prof. Giuseppe Giunchi; Segretario Prof. Luigi Travia; Consiglieri Proff.i Giorgio Monticelli, Giambattista Bietti, Antonio Ribuffo, Paride Stefanini, Mario Rastelli, Sergio Cerquiglini. Nella stessa seduta è stata conferita al Prof. Giuseppe Caronia ed al Prof. Dario Maestrini una medaglia d’oro per i 50 anni di appartenenza alla Accademia Medica. Questi resoconti furono presenti, sia pure via via in modo semprepiù saltuario, fino ai primi anni ’90. Nel numero 1 de «Il Policlinico Sezione Pratica» del 1971, com-parve un breve corsivo, a firma degli Editori, in cui si annunciava unradicale cambiamento nel contenuto e nella veste tipografica. LaSezione Pratica de «Il Policlinico» cessava di pubblicare “lavorioriginali”, che avrebbero continuato a trovare posto nella SezioneMedica e nella Sezione Chirurgica e riservava il proprio spazio arassegne sintetiche e a brevi articoli informativi. Contemporaneamente scomparivano dalla testata i direttori, inquanto direttori scientifici, mentre, come si è già detto, restava alprofessor Frugoni la qualifica di direttore responsabile, che passeràpoi, dal 1979, al suo antico Aiuto, il professor Arnaldo Pozzi. «IlPoliclinico Sezione chirurgica» restava sotto la direzione di Valdonie di Stefanini; ad essi sarebbero succeduti G.F. Fegiz e S. Stipa e, inseguito, due editors, in luogo dei direttori, scelti comunque semprenell’ambito dei docenti di chirurgia del Policlinico Umberto I. Questi cambiamenti, determinati in larga misura dal crescente 45
  44. 44. Vito Cagliinteresse degli studiosi per la pubblicazione dei propri lavori scien-tifici su riviste di lingua inglese a circolazione internazionale, ren-devano più tenue il legame tra «Il Policlinico» e il PoliclinicoUmberto I. Nello stesso tempo il moltiplicarsi delle cattedre nel PoliclinicoUmberto I rendeva meno agevole seguire i cambiamenti che si anda-vano verificando. Nel numero 20 della Sezione Pratica del 1972nella rubrica Vita Professionale si può leggere10: La facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma ha deliberato che il Prof. A. Beretta Anguissola venga chiamato alla II Cattedra di Clinica Medica Generale e Terapia Medica. Ha deliberato altresì con voto unanime che il Prof. Giuseppe Giunchi venga trasferito dalla I Cattedra di Malattie infettive alla III Cattedra di Clinica Medica Generale e Terapia Medica. Ad entrambi le più vive congratulazioni de «IL POLICLINICO». Comunque il legame tra “i due Policlinici” permaneva. Alcunianelli di questo legame restavano e restano. Anzitutto l’antico rap-porto della Casa Editrice Pozzi con la Clinica Medica del PoliclinicoUmberto I. E poi le persone. Fino al 1981 Il professor Arnaldo Pozzifu, con i suoi ricordi e i suoi racconti, un testimone della storicaClinica Medica di Ascoli e di Frugoni. Accanto a lui numerosi com-ponenti della Redazione provenivano dalla Clinica Medica diFrugoni, di Di Guglielmo e di Cassano. Insomma, la Clinica Medica era, ed ancora in una certa misurarimane, il luogo dell’imprinting originario della Rivista, il punto dicontatto che per tanti anni ha unito due storiche istituzioni delmondo medico romano: il Policlinico Umberto I e la rivista «IlPoliclinico» BIBLIOGRAFIA1. BACCELLI G., Per intenderci. Il Policlinico. Sezione Medica 1893; I: 22. AA. VV., Numero speciale in occasione delle onoranze a Guido Baccelli. Il Policlinico. Sezione Pratica, 1906; 13(14):417-480.3. ZERI A., Guido Baccelli e il Policlinico Umberto I. Il Policlinico. Sezione Pratica 1906; 13(14):466-470.4. BACCELLI G., Cronaca delle onoranze a Guido Baccelli. Il Policlinico. Sezione Pratica 1906; 13(15):505-506.5. Notizie Diverse. Il Policlinico. Sezione Pratica 1917; 24(24):784. 46
  45. 45. Un testimone prezioso: cosa racconta del Policlinico “Il Policlinico”6. ASCOLI V., I compiti attuali della clinica medica. Il Policlinico. Sezione Pratica 1918; 24(1):3; 24(3):49; 24(4):81.7. FRUGONI C., L’essenza e gli obiettivi dell’insegnamento clinico. Il Policlinico. Sezione Pratica 1932; 39(4):125-133.8. IANDOLO C., Ricordo del Maestro. Il Policlinico. Sezione Pratica 1978; 85:1-2.9. Comunicazione, Il Policlinico. Sezione Pratica 1973; 80(16):714.10. Vita Professionale, Il Policlinico. Sezione Pratica, 1972, 79(20):886. Le fonti a cui ho attinto per la redazione del presente capitolo sono i volumi de «Il Policlinico» e desidero ringraziare gli Editori Pozzi per avermi facilita- to il lavoro mettendo a mia disposizione la collezione completa della Rivista. 47
  46. 46. Vito Cagli 48
  47. 47. PARTE II:Gli Istituti “Biologici” di Fondazione
  48. 48. IL DIPARTIMENTO DI ANATOMIA UMANA TINDARO G. RENDA 51
  49. 49. Il Dipartimento di Anatomia UmanaI primi anni dell’insegnamento Si può convenire che nella storia di una grande istituzione comeil Policlinico Umberto I di Roma le cosiddette discipline di base, fracui viene annoverata anche l’Anatomia Umana, possano non averavuto un ruolo determinante. Ma è pur vero che il Policlinico è unastruttura universitaria, dedicata alla formazione dei futuri medicinonché ad un’attività di ricerca scientifica di eccellenza. In ciascu-no di questi due campi le discipline di base hanno da sempre rappre-sentato un valido alleato ed un efficiente interlocutore. E in questoruolo ritengo che l’Anatomia Umana romana abbia ben contribuitoa rendere grande questo importante complesso. L’insegnamento dell’Anatomia Umana, anche se per parecchiotempo impartito nell’ambito di altri corsi, soprattutto di chirurgia, hafatto parte del curriculum didattico degli studi di Medicina in Romasin dal XIII secolo. Le prime tracce risalgono al 1294 nella ScuolaPalatina Romana, per passare poi dal 1377 nello Studio Romano inTrastevere, e dal 1431 nell’Archiginnasio romano. Un veroGabinetto di Anatomia Umana fu istituito da Pio IX nel 1870 pres-so la sede della “Sapienza” a S. Eustachio, seguito dal regio gover-no italiano che ha insediato nel 1881 l’Istituto di Anatomia Umanae di Istologia generale e speciale nel Convento di S. Antonio in viaAgostino De Pretis, 92, al Viminale. Risale infine al 1930 il trasfe-rimento dell’Istituto di Anatomia Umana Normale nell’edificio diViale Regina Elena, 289 (con accesso anche da via Alfonso Borelli,50) che è anche la sede attuale del Dipartimento di AnatomiaUmana, istituito nel 2002.I Maestri la didattica, la ricercaLa ricostruzione delle vicende dell’Anatomia romana e delle perso-nalità accademiche che vi hanno operato è già stata oggetto di spe-cifica trattazione negli anni passati e di tali opere mi sono in parteavvalso per il presente contributo e ad esse rimando il lettore chevolesse conoscerne i dettagli1.In questa sede riporto brevi cenni biografici soltanto di alcuni per-sonaggi che con la loro attività hanno dato particolare lustroall’Anatomia romana prima del 1870, e, dopo questa data, di tutticoloro che si sono avvicendati nella direzione dell’Istituto o vihanno comunque operato meritevolmente.Realdo Colombo Nato a Cremona tra il 1516 e il 1520, va a studiare a Padova. È 53
  50. 50. Tindaro G. Rendadiscepolo del celebre Vesalio, di cui diviene assistente prima e suc-cessore poi, nel 1544, come lettore di chirurgia ed anatomia. Fig. 1 – Realdo Colombo (Cremona 1516- Roma 1559) Fig. 2 – Frontespizio del De Re Anatomica, Libri XV di Realdo Colombo Nel 1545 Cosimo de’ Medici lo chiama nella appena riorganizza-ta Università di Pisa ove diviene il primo professore di Anatomia.Vi rimane sino al 1548, anno in cui il pontefice Paolo III (al secoloAlessandro Farnese) lo chiama a Roma a insegnareall’Archiginnasio che lo stesso papa aveva provveduto a riformarenel 1539. Qui Realdo Colombo è accolto alla pari da personaggiillustri e diviene amico di Michelangelo Buonarroti che utilizza isuoi insegnamenti per perfezionare le sue opere. Diventa il medicodella curia pontificia, a lui vengono affidati incarichi particolari edelicati, come l’autopsia sul cadavere di Ignazio di Loyola e quellasul cadavere del cardinale Federico Ridolfi, morto per apparenticause naturali durante il conclave per la nomina del successore diPaolo III (1550), morte che egli diagnosticò avvenuta per avvelena-mento. Muore a Roma nel 1559. Colombo fu un ottimo anatomico ed eseguì molteplici osservazio-ni sul cadavere che raccolse nell’opera De Re Anatomica, Libri XVstampata a Venezia nel 1559. Fra le tante descrizioni originali sicura-mente la più importante è quella, accurata e completa, della circola-zione polmonare, scoperta citata anche dallo stesso Harvey, ma chein genere è stata disconosciuta dagli storiografi successivi. Eseguìnumerose dissezioni in pubblico alla presenza anche di alti prelati eaccademici. E’ stato fra i primi ad utilizzare animali viventi per alcu- 54
  51. 51. Il Dipartimento di Anatomia Umanane dimostrazioni di anatomia e fisiologia cardio-polmonare. A Realdo Colombo è oggi intitolata l’Aula A del nostroDipartimentoBartolomeo Eustachio (o Eustachi) Nato presumibilmente nel 1513 a San Severino nelle Marche (mac’è chi sostiene fosse nato in San Severino di Calabria; anche la datadi nascita viene variamente riferita tra il 1500 ed il 1524). Compìdapprima approfonditi studi umanistici in varie università italiane,incluso l’Istituto di Filosofia della Sapienza, nel corso dei qualiacquisì ottime conoscenze di greco, ebraico ed arabo. Dal 1540 Eustachio si dedicò agli studi di medicina e, divenuto presto famoso per la sua bravura, fu scelto come medico per- sonale dal Duca di Urbino. Nel 1547 si spo- stò a Roma, al seguito del fratello del Duca, il Cardinale Giulio della Rovere, e qui divenne protomedico e fu ingaggiato come professore di Anatomia presso il Collegio della Sapienza all’Archiginnasio fra il 1555 ed il 1567, quando gravi motivi di salute, soffriva molto di gotta, lo costrinsero a ras- segnare le dimissioni. Continuò a servire ilFig. 3 – Bartolomeo Cardinale della Rovere e morì nel 1574Eustachi (San Severino sulla via per Fossombrone.1513-Fossombrone 1574) Bartolomeo Eustachio fu un grande ana- tomico ed insieme a Vesalio e Falloppio èconsiderato il fondatore della moderna Anatomia. Scrisse molti trat-tati fra cui fondamentali sono quelli sul rene, sulla morfologia esulla architettura dei denti, ove si ha la prima descrizione delle duedentizioni, sul sistema delle vene azygos, sul dotto toracico, sullavalvola cardiaca che porta il suo nome e sugli organi dell’udito conparticolare riguardo all’orecchio medio e alla tuba che porta ancoroggi il suo nome. Eseguì molte ricerche comparative su animali tal-mente importanti da essere considerato come il fondatoredell’Anatomia Comparata. Avvalendosi dell’opera di Pier Matteo Pini, artista in Urbino, ela-borò, per un’opera mai pubblicata, 47 tavole anatomiche che furonoincise su lastre di rame dal romano Giulio de’ Musi e di cui le prime8 furono usate a complemento dei suoi Opuscola anatomica del1564. Delle rimanenti tavole si persero le tracce sin quando non 55

×