LA STORIA DELLA
«TORRE»
Periodo preromano
La rocca, fortificata per fini militari,
in una posizione scelta fin dai tempi
più antichi in quanto strategica per il
controllo e la difesa della Valle
Caudina, fu eretta sulla collina a
dominio della città. Alla Torre,
infatti, si riconosce un’origine
preromana, attribuibile alle
popolazioni italiche che transitarono
e abitarono il luogo, principalmente
sannitiche, fautrici dei fiorenti
rapporti commerciali ed economici,
favoriti tra l’altro dalla via Appia,
strada di collegamento tra Roma e
Benevento.
Periodo romano
Ancora i Romani ne continuarono a fare
uso come punto di avvistamento
nemico e controllo del territorio,
servendosi del Monsarcis “monte
fortificato”, da cui, secondo alcuni
studiosi, deriva il suo attuale nome.
Con le invasioni barbariche essa subì i
primi danni fino a diventare una rocca
abbandonata e in disuso…
Alto medioevo
L’edificio è costituito principalmente da due
corpi cilindrici. Il nucleo centrale, più alto e
stretto, fu edificato dai Longobardi nel VII
secolo, per essere usato come torre
d’avvistamento.
L’VIII secolo, segnato dalle conquiste
longobarde, riportò la struttura a nuova
vita, restaurata e laddove necessario
ricostruita e affiancata da una nuova
costruzione che potesse fortificare
ulteriormente il luogo, il Castello.
Il nuovo complesso vedeva collegati i diversi
edifici da un passaggio sotterraneo, utile
zona di riparo, spostamento e fuga durante
gli attacchi nemici.
Periodo rinascimentale
La successiva ricostruzione aragonese,
conferì al complesso l’aspetto attuale.
Tra la fine del XV e gli inizi del XVI
secolo, Francesco di Giorgio Martini,
artista senese, amico e collaboratore di
Leonardo da Vinci, fece ampliare la
Torre su ordine del Re, per renderla più
adatta al tipo di guerra che si stava
sviluppando, sempre più caratterizzato
dall’uso delle armi da fuoco e
dell’artiglieria.
Fu Ferdinando II di Borbone che ne
ridefinì il valore simbolico destinando
la Torre e il Castello a prigione del
Regno di Napoli, ricordata tra le più
dure, in cui furono rinchiusi patrioti
come Nicola Prisco e Michele Pironti.
Tra i prigionieri, celebre rimane la
storia del napoletano Carlo Poerio, cui
è stata dedicata una piazza nel centro
della città. L’evidenza storica di
utilizzo della struttura come carcere
deriva dal ritrovamento di aree adibite
per i reclusi oltre a esplicite iscrizioni
sui muri, inneggianti libertà di
pensiero e ideale..
Periodo Risorgimentale
La Torre chiude definitivamente le
sbarre delle sue celle e della sua storia
nel 1936.
Oggi è adibita a sede del Museo
Archeologico Nazionale del Sannio
Caudino insieme al Castello.
All’interno dell’antica Torre è esposto “il
ratto di Europa”, celebre cratere di
Asteas.
La struttura è visitabile grazie
all’impegno di un’associazione di
volontari, detta “Sentinelle della Torre”,
che opera in accordo con il Comune e
la Soprintendenza.
Periodo contemporaneo
Il vaso di Assteas
Assteas fu un ceramografo e ceramista greco,
attivo a Paestum nel IV secolo a.C. Nelle
decorazioni dei vasi a “figure rosse su fondo
nero” dipinse scene mitologiche e teatrali. La
sua opera più famosa è il cratere che porta il
suo nome, che riproduce il ratto di Europa: il
vaso, inizialmente trafugato da un operaio edile
nel territorio di Sant'Agata de' Goti, venne
esposto presso il Getty Museum dal 1981 al
2005. Al termine dello stesso anno tornò
in Italia, a seguito di lunghe e complesse
indagini del Comando per la Tutela del
Patrimonio Culturale dell'Arma Carabinieri. Oggi
il cratere è esposto presso la Torre del Castello
di Montesarchio, in provincia di Benevento, sede
del Museo Archeologico Nazionale del Sannio
Caudino.

Storia della Torre di Montesarchio

  • 1.
  • 2.
    Periodo preromano La rocca,fortificata per fini militari, in una posizione scelta fin dai tempi più antichi in quanto strategica per il controllo e la difesa della Valle Caudina, fu eretta sulla collina a dominio della città. Alla Torre, infatti, si riconosce un’origine preromana, attribuibile alle popolazioni italiche che transitarono e abitarono il luogo, principalmente sannitiche, fautrici dei fiorenti rapporti commerciali ed economici, favoriti tra l’altro dalla via Appia, strada di collegamento tra Roma e Benevento.
  • 3.
    Periodo romano Ancora iRomani ne continuarono a fare uso come punto di avvistamento nemico e controllo del territorio, servendosi del Monsarcis “monte fortificato”, da cui, secondo alcuni studiosi, deriva il suo attuale nome. Con le invasioni barbariche essa subì i primi danni fino a diventare una rocca abbandonata e in disuso…
  • 4.
    Alto medioevo L’edificio ècostituito principalmente da due corpi cilindrici. Il nucleo centrale, più alto e stretto, fu edificato dai Longobardi nel VII secolo, per essere usato come torre d’avvistamento. L’VIII secolo, segnato dalle conquiste longobarde, riportò la struttura a nuova vita, restaurata e laddove necessario ricostruita e affiancata da una nuova costruzione che potesse fortificare ulteriormente il luogo, il Castello. Il nuovo complesso vedeva collegati i diversi edifici da un passaggio sotterraneo, utile zona di riparo, spostamento e fuga durante gli attacchi nemici.
  • 5.
    Periodo rinascimentale La successivaricostruzione aragonese, conferì al complesso l’aspetto attuale. Tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo, Francesco di Giorgio Martini, artista senese, amico e collaboratore di Leonardo da Vinci, fece ampliare la Torre su ordine del Re, per renderla più adatta al tipo di guerra che si stava sviluppando, sempre più caratterizzato dall’uso delle armi da fuoco e dell’artiglieria.
  • 6.
    Fu Ferdinando IIdi Borbone che ne ridefinì il valore simbolico destinando la Torre e il Castello a prigione del Regno di Napoli, ricordata tra le più dure, in cui furono rinchiusi patrioti come Nicola Prisco e Michele Pironti. Tra i prigionieri, celebre rimane la storia del napoletano Carlo Poerio, cui è stata dedicata una piazza nel centro della città. L’evidenza storica di utilizzo della struttura come carcere deriva dal ritrovamento di aree adibite per i reclusi oltre a esplicite iscrizioni sui muri, inneggianti libertà di pensiero e ideale.. Periodo Risorgimentale
  • 7.
    La Torre chiudedefinitivamente le sbarre delle sue celle e della sua storia nel 1936. Oggi è adibita a sede del Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino insieme al Castello. All’interno dell’antica Torre è esposto “il ratto di Europa”, celebre cratere di Asteas. La struttura è visitabile grazie all’impegno di un’associazione di volontari, detta “Sentinelle della Torre”, che opera in accordo con il Comune e la Soprintendenza. Periodo contemporaneo
  • 8.
    Il vaso diAssteas Assteas fu un ceramografo e ceramista greco, attivo a Paestum nel IV secolo a.C. Nelle decorazioni dei vasi a “figure rosse su fondo nero” dipinse scene mitologiche e teatrali. La sua opera più famosa è il cratere che porta il suo nome, che riproduce il ratto di Europa: il vaso, inizialmente trafugato da un operaio edile nel territorio di Sant'Agata de' Goti, venne esposto presso il Getty Museum dal 1981 al 2005. Al termine dello stesso anno tornò in Italia, a seguito di lunghe e complesse indagini del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale dell'Arma Carabinieri. Oggi il cratere è esposto presso la Torre del Castello di Montesarchio, in provincia di Benevento, sede del Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino.