La teoria della distruzione del valore di Massimo Morigi critica la visione marxiana del plusvalore, sostenendo che il capitalismo non sottrae valore dal lavoro, ma distrugge il valore del lavoro stesso nel nuovo rapporto sociale. Essa si allinea con il repubblicanesimo geopolitico e illustra una forma di squilibrio tra 'decisori alfa-strategici' e 'decisori omega-strategici', evidenziando come i primi accrescano il loro potere a scapito dei secondi, che vedono una diminuzione reale dei loro diritti e della loro capacità di azione politica. La teoria riflette su come i diritti formali politici e civili vengano estesi in un contesto di vera e propria distruzione del valore dei diritti lavorativi.