La 'teoria della distruzione del valore' critica la concezione marxiana del plusvalore, sostenendo che il capitalismo non sottrae valore, ma distrugge concretamente il valore del lavoro. Questa teoria rientra nel contesto del 'repubblicanesimo geopolitico' e affronta il legame tra economia e potere politico, evidenziando come i 'decisori alfa-strategici' agiscano per accrescere il loro potere a discapito dei 'decisori omega-strategici'. Inoltre, si osserva che, mentre si estendono formalmente i diritti dei lavoratori, la sostanza dei loro diritti e tutele viene erosa, causando una continua diminuzione della loro capacità di azione politica.