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Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46)
Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009
Martedì 11 ottobre 2011 – Anno 3 – n° 241
Redazione: via Valadier n° 42 – 00193 Roma
tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230
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Berlusconismo senza B.
di Marco Travaglio
M
entre il mondo piange Steve Jobs e
rimpiange le sue geniali allucinazioni che
hanno abolito le distanze spazio-temporali
della comunicazione, il nostro regimetto è
tutto indaffarato intorno a una leggina premedievale
che vieta ai cittadini di conoscere gli atti d’indagine
e le intercettazioni anche quando sono pubblici.
“Pubblici, ma non pubblicabili” è lo slogan dei
fascistelli della mutua che ci sgovernano.
Tutt’intorno a loro, il mondo assiste allibito. E anche
buona parte dell’Italia che, con tutti i difetti, è molto
meglio dei suoi politici. La fuga di massa di un
milione e mezzo di telespettatori dalla Rai è una
grande prova di maturità. E lo sarà anche l’aumento
dell’evasione del canone che, se quest’anno
supererà i livelli consueti, andrà attribuita non a un
ulteriore crollo del senso civico, ma alla rivolta dei
cittadini contro il servizietto privato gabellato da
servizio pubblico. Tra sabato e ieri almeno 20 mila
persone hanno versato 10 euro per dar vita a un
vero Servizio Pubblico che consenta a Santoro e alla
sua squadra di tornare in onda. Un fenomeno unico
al mondo, una notiziona coi fiocchi: infatti, con
lodevoli eccezioni come Fazio e Annunziata,
nessuno ne parla in tv, né sulla carta stampata. Ma
soprattutto non ne parla, con la lodevole eccezione
dell’Idv, la politica. Fino a ieri pomeriggio, l’unico
politico oltre a Di Pietro a commentare questa
fiumana di cittadini che si tassano per uno spicchio
di informazione libera, era tal Giorgio Merlo del Pd,
che giustamente nessuno conosce, ma è addirittura
il vicepresidente della commissione parlamentare
di Vigilanza. Uno di quelli che, con la lodevole
eccezione di Vincenzo Vita, si sono astenuti sul
demenziale Lodo Butti che impegna la Rai a
“sperimentare la doppia conduzione” nei talk show.
Dice il Merlo: “Massimo rispetto per Santoro, la sua
professionalità, i suoi guadagni e le sue nuove
trasmissioni. Una cosa però dovrebbe essere chiara,
fino a prova contraria. Di servizio pubblico
radiotelevisivo, pur ammaccato e malconcio, in
Italia ne esiste uno solo: la Rai”. Tralasciamo la
volgarità sui “guadagni” di Santoro, peraltro inferiori
a quelli dei conduttori preferiti dal regime che più
perdono ascolti più incassano (secondo il Merlo,
Santoro dovrebbe lavorare gratis). E concentriamoci
sulla frase: “Una cosa dovrebbe essere chiara”. Ecco,
che questa Rai sia un servizio pubblico, addirittura
l’unico, non è chiaro proprio a nessuno, eccezion
fatta per i Merli. Lungi da noi ingigantire
l’importanza di questo noto frequentatore di se
stesso. Registriamo però che il cosiddetto “maggior
partito di opposizione”, il Pd, così impegnato a
inseguire le manfrine di preclare figure come
Scajola e Pisanu, rimane afasico di fronte a un
fenomeno come quello che sta attraversando il
mondo della tv: non ha nulla da dire. Infatti non
parla nessuno (cioè Merlo). E intendiamoci: se
questo silenzio significasse che il Pd ha deciso di
disinteressarsi della tv, nel senso di liberarla dal
controllo dei partiti (se stesso compreso), sarebbe
una buona notizia. Ma non pare questo il caso.
Infatti il primo bavaglio, quello di Mastella, lo
inventò il centrosinistra: lo stesso che non risolse il
conflitto d’interessi e non sfiorò neppure la legge
Gasparri. Tre settimane fa, il Pd vomitava insulti e
scomuniche contro Luca Mercalli, reo di aver
parlato contro il Tav a Che tempo che fa. “Ci
chiediamo se la propaganda contro la Tav sia un
modello di giornalismo da servizio pubblico”,
tuonò il solito Merlo. Tal Farinone, sempre del Pd,
denunciò un “uso militante della tv contro la
Torino-Lione”. Come se esistesse il reato di leso Tav.
Il guaio è che anatemi e silenzi derivano da una
concezione tutta berlusconiana dell’informazione:
che non è un diritto da liberare dai conflitti
d’interessi, ma una proprietà privata di tutti i partiti.
Il peggio che può capitarci quando B. sarà caduto è
proprio questo: il berlusconismo senza Berlusconi.
STRAPPIAMO IL BAVAGLIOGiornalisti, editori, docenti universitari e Cgil contro la porcata
di B. che vuole far tacere l’informazione sui processi di B.
Il Pdl chiama, Nitto Palma risponde: ispettori a Napoli e Bari
FrattinibacchettaMerkeleSarkozyperilverticesullacrisi:“Nonne
sapevamonulla”.Replica:noisiamograndiPaesi.Maperchénontace?
Patrizia Aldrovandi, Ilaria Cucchi, Lucia Uva e Domenica Ferrulli davanti a Montecitorio (FOTO ANSA)
GOVERNO x Si aprono crepe nella maggioranza, ma il rimedio lo conosce Verdini
Altro che rivolta, Scajola e gli ex dc
trattano sulle poltrone future
Udi Malcom Pagani
CHETORTURA
ILQUIZZONE
CENSIMENTO
LaDivinaCommediadeinostri
giorni va letta con il testo a
fronte. Con busta bianca dell’I-
stat,acirca25milionidifamiglie
italiane, il quindicesimo censi-
mento della storia nazionale è
stato recapitato con la traduzio-
ne. pag. 10 z
di Luca Telese
La voce dell’ex ministro era risuonata limpida e
gioviale nel mio auricolare: “Buongiorno, Tele-
se!Malosacheleièunbelfigliodiputtana?”.Epoi
ecco la risata sonora – inconfondibile – di Claudio
Scajola.Disolitoigiornalistioccultanoquestolato
non del tutto gradevole del loro lavoro. pag. 4 z
Contro
i fuorilegge
di Antonio Padellaro
dc
D
aoggi,carilettori,troverete
accanto alla testata del Fat-
to un logo su cui abbiamo
riportatoiltitolodelgiorna-
le di domenica: “Noi non obbedi-
remoallaleggebavaglio”.Disobbe-
dienza civile che avevamo già pro-
messonelfebbraioscorso,quando
Berlusconi, terrorizzato (e ne ave-
vabendonde)dalle“proveeviden-
ti” depositate dalla Procura di Mi-
lano sul caso Ruby, annunciò un
decreto urgente per fare in modo
chenessunosapesse.Gliandòma-
le,stoppatocomefudalpresidente
Napolitano. Ma poiché da allora i
suoi problemi con la giustizia da
pioggia sono diventati grandine,
eccochel’imputatodiArcorevuo-
le di nuovo imporre il silenzio de-
finitivo dell’informazione sulle sue
gesta con battaglioni di prostitute
minorenni e non. Cosicché alle
prossime elezioni (che qualcuno
consideraprossime)eglipossapre-
sentarsi come un giglio immacola-
to, contando sulla smemoratezza
degli italiani e sull’occultamento
della verità da parte dei tg al suo
servizio. Non facciamoci inganna-
re dai movimenti di truppe ex dc
guidatedalloScajola,dettoSciabo-
letta.Costorominaccianodifarca-
dere un governo che non si regge
in piedi per ottenere qualcosa di
moltopiùcommerciabile,comela
garanziadiunaricandidaturacerta
nel prossimo Parlamento. Come
hascrittoieriLaStampa,malgrado
questi confusi diversivi, l’Italia “re-
sta prigioniera del cavaliere”, a cui
dellacrisifinanziarianonfreganul-
laefiguriamocidellefabbricheche
chiudono.BrunoTintihaspiegato
come l’alta incostituzionalità della
leggesulleintercettazioniunitaalla
giurisprudenza delle Corti euro-
pee rendano il bavaglio uno strac-
cio inservibile. Ma il nostro No a
questarobacciaèmossodaunara-
gione più di fondo: noi non pren-
diamoordinidaun’armatabranca-
leone guidata da un personaggio
squalificato in tutto il mondo tran-
nechenelladaciadiPutin.Ciòche
dobbiamoonondobbiamoscrive-
relodecidiamonoi.Costiquelche
costi.Speriamocheafarcicompa-
gniasianointanti.
Aldrovandi,Cucchi,Uva,Ferrulli:senzalapubblicazionedifotoeregistrazioni,
imortipermanodelloStatononavrebberogiustizia D’Onghiapag.3z
CATTIVERIE
Il Pdl: “Papa in carcere
è un prigioniero
politico”.
Dalle Brigate rosse
alle Brigate gnocca
Massari, Nicoli, Paolin, Truzzi pag. 2 - 3 - 8 z
L’uomo con la casa pagata a sua
insaputa scrive al premier “per
evitare la rottura”. Intanto nella
Lega monta la rivolta anti-Bossi
della base, anche nella natìa Varese
nterrore dei mari
Altra nave italiana
sequestrata. Fare
il pirata conviene
Schiavulli pag. 13z
nil ritorno di Santoro
Già 210 mila euro
con le sottoscrizioni
per Comizi d’amore
Tecce pag. 7z
IL RISCHIO DI MORIRE DUE VOLTEIL RISCHIO DI MORIRE DUE VOLTE
D’Esposito, Sansa, Vecchi pag. 4 - 5 - 6 z
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pagina 2
Vietti: servono regole
di equilibrio
tra i diversi interessi
“Sulle intercettazioni servono
probabilmente regole che
trovino un migliore equilibrio
tra tre diversi interessi che vengono in gioco in
questa materia”. Lo ha affermato il vicepresidente
del Csm, Michele Vietti. Che ha elencato i tre
interessi: “Il primo è l’interesse delle indagini che
non può fare a meno di questo insostituibile
strumento di investigazione; il secondo è la libertà
di stampa e il diritto dei cittadini di essere informati;
il terzo è il diritto alla riservatezza, in particolare
dei soggetti terzi, estranei all’indagine, soprattutto
se si tratta di fatti che non hanno rilevanza penale”.
Quindi ha spiegato: “Spetta alla politica, al
legislatore, trovare questo punto di equilibrio”. E
poi ha detto basta alle “energie sprecate nello
scontro tra giustizia e politica” e ha auspicato,
invece, l'impegno per dare “maggiore efficienza al
sistema ordinamentale”. Perché “è importante
tenere presente che un mercato funziona se
considera affidabile le regole che lo governano.
Perciò è dovere della politica e di un saggio
legislatore garantire regole affidabili per tutti e che
valgano per tutti, sempre”.
A BOCCA APERTAEditori, mondo dell’università, Cgil, associazioni:
scoppia la rivolta contro il bavaglio del Caimano
di Silvia Truzzi
D
igitando la parola “inter-
cettazioni” nel filtro di ri-
cerca delle Agenzie ieri ci
s’imbatteva in due tipi di
notizie. Le più numerose, quelle
politiche. Poi un paio, interes-
santi, di cronaca che davano
conto dell’arresto di cinque per-
sone, tra cui tre pedofili fermati
mentre stavano stuprando una
bambina di 12 anni. Accuse: vio-
lenza sessuale di gruppo, abusi
su minore, induzione e sfrutta-
mento della prostituzione mino-
rile (ricorda qualcosa?). Intanto
la maggioranza di governo sta
per essere assordata dal rumore
del movimento anti-bavaglio,
che cresce spontaneamente su
diversi fronti.
Il fattore Marina B.
Gli editori hanno ritirato fuori
dal cassetto l’appello che aveva-
no presentato l’anno scorso,
quando si discuteva di multe mi-
lionarie e carcere per gli autori
che avessero riportato le inter-
cettazioni. “Alla vigilia della Fie-
ra internazionale del libro di
Francoforte – dove potremo
condividere la nostra preoccu-
pazione con i colleghi editori di
tuttoilmondo–chiediamoalgo-
verno e al Parlamento di recede-
re da questo nuovo tentativo di
bloccare la diffusione di cono-
scenze rilevanti e significative
sugli atti processuali”. Quella
volta ciascuno firmò per la casa
editrice che rappresentava. Na-
turalmente Mondadori non sot-
toscrisse l’appello ed Ernesto
Franco,direttoreeditorialediEi-
naudi, dopo le vibratissime pro-
testediscrittoriesaggistiscrisse
una lettera a Repubblica per ade-
rire a titolo personale, temendo
forse un esodo di massa dei suoi
autori. Così ha fatto anche que-
stavolta.LacasadelloStruzzofa-
ràsaperelasuaposizioneufficia-
leentrodomani.Ancheipromo-
tori hanno aderito con nome e
cognome: Marco Cassini e Da-
niele di Gennaro di Minimum
fax, Stefano Mauri e Luigi Spa-
gnoldelgruppoeditorialeMauri
Spagnol, Alessandro e Giuseppe
Laterza. “L’attuale maggioranza
– è scritto nel documento – sta
perapprovareunaleggechevie-
ta la pubblicazione delle inter-
cettazioni disposte dai magistra-
ti(anchedopolalorodivulgazio-
ne alle parti del processo). Una
legge – per fare un esempio – se-
condo cui un’intercettazione
potrebbe essere letta in pubbli-
co dall’avvocato della persona
intercettatamanonpotrebbees-
sere pubblicata su un giornale.
Una legge – per fare un altro
esempio–secondocuilareplica
Intercettazioni,ilPdlperdefiducia
VOTO BLINDATO SOLO SE CONVINCONO SCAJOLA. PRESCRIZIONE BREVE, LEGGE A NOVEMBRE
di parte prevale sulla ricostru-
zione di giornalisti e autori neu-
trali, inquinando proprio l’infor-
mazione più responsabile e pro-
fessionale”. E ancora: “Negli ul-
timianniitentatividirestringere
il diritto di informazione ha su-
scitato una vasta opposizione
chehaattraversatolepiùdiverse
categorie. Anche a livello inter-
nazionale, i provvedimenti sulle
intercettazioni hanno sollevato
fortiperplessitàperfinodaparte
di qualificati rappresentanti di
istituzioni quali l'Osce, l'Onu e
l'Unione europea”. È prevedibi-
le che, a titolo personale, firme-
ranno in tantissimi. A comincia-
re da Roberto Saviano, nome di
punta di Mondadori, passando
per i tanti professori di Einaudi:
Gustavo Zagrebelsky, Marco Re-
velli, Paul Ginsborg. Così le case
editricidellafigliadelpadronesi
ritroveranno tutti gli autori (o
quasi) contro. L’elenco delle
adesioni sarà diffuso giovedì: sa-
rà interessante capire chi si tira
indietro. Domenica gli editori,
come fecero già l’anno scorso,
invitano tutti a partecipare a
un’assemblea pubblica (alle 11
al Teatro Valle di Roma). Giusep-
pe Laterza, intervistato dal sito
di Repubblica, spiega: “In una co-
munità le leggi sono importanti
maèimportantesoprattuttoche
ogni cittadino prenda in mano il
suo destino. E in questi ultimi
mesi in tanti, abituati a stare alla
finestra, sono scesi in strada”.
La lettera a Napolitano
Infatti anche la Cgil si sta mobi-
litando: domani alle 17 è convo-
cato un nuovo presidio al Pan-
theon, ci sarà anche Articolo 21.
Anche il mondo universitario è
in agitazione. Un gruppo di pro-
fessori bolognesi che si oppone
alla riforma Gelmini ha promos-
L’appello delle
case editrici:
le firme a titolo
personale per
“stanare”
gli autori
Mondadori
Costituzione
Articolo 21 e libertà
di stampa
Tutti hanno diritto di
manifestare libera-
mente il proprio pensie-
ro con la parola, lo scrit-
to e ogni altro mezzo di
diffusione. La stampa
non può essere soggetta
ad autorizzazioni o cen-
sure.
Cassazione penale
Verità, interesse
pubblico, obiettività
Il diritto di cronaca può
esercitarsi anche quan-
do può nuocere all’altrui
reputazione purché la no-
tizia sia vera; esista un in-
teresse pubblico alla co-
noscenza dei fatti; l’infor-
mazione rimanga nei giu-
sti limiti di obiettività.
Convenzione europea
Manifestare
il pensiero
La Convenzione europea
dei Diritti dell’Uomo san-
cisce il principio della libertà
di manifestazione del pen-
siero. Senza ingerenza del-
l’autorità pubblica. I limiti di
critica nei confronti dei poli-
tici sono maggiori di quelli
nei confronti dei privati.
Convenzione europea
Diritto a informare
sulle indagini
Sempre la Convenzio-
ne europea stabilisce
che il diritto della stampa
di informare su indagini
in corso e quello del pub-
blico di ricevere notizie
su inchieste scottanti pre-
vale sulle esigenze di se-
gretezza.
CONTRO I FUORILEGGE
Corte costituzionale
Prima l’Europa,
poi i singoli Stati
Gli Stati contraenti so-
no vincolati a unifor-
marsi alle interpretazioni
che la Corte di Strasburgo
dà alle norme della Con-
venzione europea dei di-
ritti dell’uomo. Lo spiega
la nostra Corte costituzio-
nale.
di Sara Nicoli
Ancora un giorno. È questo
che Angelino Alfano ha
chiesto a Berlusconi per poter
recuperare quei voti (gli scajo-
liani, ma anche tra i Responsa-
bili come Grassano e Sardelli
tira brutta aria) e decidere se
mettere la fiducia o meno sul
ddl intercettazioni. Con una
conseguenza politica di non
poco conto in caso di decisio-
ne per il no; la raggiunta con-
sapevolezza da parte del Pdl di
non avere più una maggioran-
za solida alla Camera. Quindi,
se proprio ci sarà da buttare il
cuore oltre l'ostacolo con un
voto a rischio per il governo,
ebbene sarà più probabile che
il Cavaliere voglia correre que-
sto rischio non sulle intercet-
tazioni, ma sulla prescrizione
breve,chegliserveperevitare
anche la condanna di primo
gradoalprocessoMillschepo-
trebbe arrivare entro fine no-
vembre. Dunque, tanto vale
andare avanti con il ddl inter-
cettazioni con l'iter normale,
contando su dei tempi contin-
gentati per il dibattito, anche
se questo vorrà dire tenere im-
pegnata l'aula per un'intera
settimana.
QUELLO CHE, alla fine, po-
trà venire fuori non sarà co-
munque soddisfacente, quindi
tanto vale non rischiare. Ma se
Alfano riuscirà “a recuperare
Scajola - ecco la voce di un uo-
mo vicino al segretario – allora
si potrà ripartire spediti; maxi
emendamento che raccolga le
modifiche indicate da Costa e
da Paniz e fiducia entro vener-
dì”.
Sullaprescrizioneloscoglioèil
TerzoPolo.OggilaCommissio-
ne Giustizia del Senato termi-
nerà la discussione sui 150
emendamenti, quindi il testo
sarà licenziato per l'aula. Do-
manimattina,laconferenzadei
capigruppo potrebbe anche
decidere di inserirlo nel calen-
dario per la settimana succes-
siva:“Noncredocheiltestoab-
bia bisogno della fiducia – spie-
gava ieri a Palazzo Madama Fi-
lippo Berselli, pidiellino presi-
dente della commissione Giu-
stizia – mentre credo che sarà
necessario metterla alla Came-
ra per evitare che torni nuova-
mente indietro... a quel punto
ce la possono fare tranquilla-
mente entro la metà di novem-
bre”. Esattamente quel che
vuole il Cavaliere. Insomma, le
intercettazioni alla Camera po-
trebbero vedere dei tempi più
lunghi di approvazione e rag-
giungere il Senato dopo l'ap-
provazione della prescrizione
breve,maperunsingolarecaso
deldestino,entrambigliartico-
lati potrebbero atterrare sulla
scrivania del Quirinale a poca
distanza l'uno dall'altro. Salvo
incidenti di percorso, ovvia-
mente.
PER QUANTO riguarda le
intercettazioni, molto dipen-
derà da cosa ci sarà scritto den-
tro,masenzamodifichesostan-
ziali al “lodo Costa” (che ina-
sprisceleregolesullapubblica-
bilità delle registrazioni) è mol-
to improbabile che il Quirinale
la firmi senza chiedere almeno
un chiarimento al Parlamento
per questioni legate alla costi-
WOODCOCK “Così
bloccano le indagini”
di Vincenzo Iurillo
Sono le 16:45 e sono trascorse quasi tre ore dall’inizio
del convegno allestito dall’Ordine degli Avvocati su in-
tercettazioni, tutela della privacy e diritto all’indagine,
quando Henry John Woodcock prende la parola. Gli or-
ganizzatorilofannoparlareperultimo.Ilpmdelleinchie-
ste più scottanti non delude. Secondo Woodcock il ddl
sulle intercettazioni in via di approvazione in Parlamento
“èassolutamenteinadeguato,nonserveanulla,èdachiu-
dere in un cassetto e buttare via la chiave, come sa anche
chi lo sta scrivendo”. E spiega, a suo dire, il perché: “Non
c’entra niente con la sua presunta finalità di tutela della
privacy (che pronuncia correttamente ‘privasi’ e non ‘prai-
vasi’: la parola non è un inglesismo, ndr)”. Lo scopo prin-
cipale del ddl, secondo il sostituto procuratore di Napoli,
è invece “quello di depotenziare l’ufficio del pubblico
ministero.Chec’entranoconlaprivacylenormecheren-
dono più complicato chiedere e ottenere i permessi per
intercettare? Che c’entra l’istituzione di un giudice col-
legiale al posto del Gip? Perché questa distinzione tra giu-
dici di serie A, quelli del distretto, competenti a disporre
le intercettazioni, e di serie B, quelli dei tribunali di pro-
vincia? È un’invenzione che paralizzerà i piccoli tribuna-
li”. Woodcock ha poi rilevato che l’udienza filtro finirà
per “privilegiare i ricchi, i soli che potranno permettersi
avvocati chiusi in caserma per giorni ad ascoltare dieci-
mila telefonate. Inserire un elemento discriminante che
può far sì che l’esito del processo possa dipendere dal
portafoglio dell’imputato è una cosa che mi ripugna”. Le
conclusioni del Woodcock pensiero: “Questo ddl è ine-
mendabile e insanabile, quindi meglio che venga appro-
vato così come è al più presto, perché per fortuna c’è il
Capo dello Stato che può firmarlo o meno, e c’è la Corte
Costituzionale che lo vaglierà”.
In prima fila Il pm di Napoli Henry John Woodcock (ANSA)
Martedì 11 ottobre 2011
Il blocco degli straordinari disposto dal
ministero per il personale
amministrativo determinerà un
“rallentamento delle indagini” e una riduzione
dei tempi a disposizione degli avvocati per
l’accesso alle segreterie dei pm e la
consultazione degli atti depositati. Lo ha
annunciato il procuratore di Napoli
Giovandomenico Lepore.
Anche il presidente del Tribunale, Carlo Alemi,
ha messo l'accento sui problemi che gravano
sull'amministrazione della giustizia. “Di questo
passo – ha detto Alemi – non potremo più fare i
processi. Non abbiamo personale, abbiamo 50
giudici in meno e non ho la possibilità di
comporre i collegi. Non si può dire: ‘c’è la crisi
LIRIO ABBATE Ecco perché ha pubblicato la raccomandazione di B. a Lavitola di non tornare
“Sono pronto alla disobbedienza civile”
Da Aldrovandi a Cucchi:
“Avrebbero insabbiato le violenze”TUTTIPESTATIDAAGENTIINFEDELI,LEFAMIGLIEDENUNCIANO:
“CONLASTRETTASULLEREGISTRAZIONISINASCONDONOGLIABUSI”
sounappelloalCapodelloStato:
“Siamo certi di trovare acco-
glienzanellaSuamenteenelSuo
cuore, nel chiederLe di evitare
questoulterioreschiaffoallacul-
tura, alla libertà e alla civiltà che
rappresenterebbe l'adozione
della così detta ‘legge bavaglio’!
Lei è il primo difensore dei prin-
cipi della Repubblica nata con la
Resistenza e milioni di Italiani
confidano in Lei”. I firmatari so-
nogiàpiùdi130:peraderire,do-
centi_preoccupati@yahoo.it.
di Silvia D’Onghia
N
on possono lasciare da
sole le famiglie”. Per Pa-
trizia, Ilaria, Lucia e Do-
menica quella contro il
ddl intercettazioni non è solo
una battaglia di democrazia in
nome della libertà di stampa. È
una battaglia di verità e di giu-
stizia. “Perché se la legge fosse
già stata in vigore, io non avrei
maipotutofarmandareinonda
il video che mostra le percosse
subìte da mio padre”, ha spie-
gato Domenica Ferrulli due
giorni fa durante la trasmissio-
ne “In mezzora” di Lucia An-
nunziata. Una puntata che ve-
devainstudiol’avvocatoGiulia
Bongiorno (che ha tolto la sua
firma dal ddl), e che ha fatto il
12,6percentodisharecondue
milioni e 142 mila spettatori
(un ottimo risultato per Rai3).
In collegamento, invece, c’era-
no loro: mamme, sorelle, figlie
di persone uccise per mano
dello Stato. Le stesse che la set-
timana scorsa, quando è inizia-
taladiscussioneinaula,sisono
presentate sotto Montecitorio
con le foto atroci dei quattro
cadaveri. Per dire che il divieto
di pubblicare foto, registrazio-
ni o intercettazioni salva il pre-
mier, ma uccide coloro che
combattono per la giustizia.
PATRIZIA MORETTI è la
mamma di Federico Aldrovan-
di, il 18enne pestato a morte il
25 settembre 2005 a Ferrara da
quattro poliziotti, condannati
inappelloatreanniemezzoper
omicidiocolposo.Patriziaèsta-
ta la prima a combattere una
battaglia feroce contro l’omer-
tà. Se non fosse stato per per il
blog aggiornato giorno per
giorno, per la foto del corpo di-
laniato di suo figlio e per il co-
raggio di alcuni giornalisti, la
morte di Federico non avrebbe
uncolpevole.“Quell’immagine
eleconversazionitraipoliziotti
sono state determinanti – rac-
conta al Fatto –. In un caso di
omicidio si può dire tutto e il
contrarioditutto,mapoterpro-
vare cosa è accaduto fa la diffe-
renza.Noilottiamocontroi‘po-
teri forti’, se non avessimo dalla
nostra l’opinione pubblica sa-
remmo completamente soli. E
chi informa l’opinione pubbli-
ca? La stampa. Nel mio caso sta-
va per essere tutto archiviato.
Chi vuole mettere il bavaglio ai
giornalisti fa il proprio interes-
se, non quello delle persone”.
DOMENICA FERRULLI è
la figlia di Michele, il facchino
baresedi51annimortoilprimo
luglio a Milano durante un fer-
mo di polizia. Su richiesta del-
l’avvocato Fabio Anselmo (che
segue tutti e quattro i casi), il
pm Gaetano Ruta ha acquisito
da Mediaset il video girato con
un iPhone che mostra le imma-
gini del fermo. Nel filmato si
sentono le voci di alcuni citta-
dini romeni che potrebbero es-
sere determinanti per lo svolgi-
mento delle indagini. L’autop-
sia ha evidenziato un trauma
cranicoeunaseriedifrattureto-
raciche forse determinate dal
massaggio cardiaco, ma ora la
Procura vuole vederci chiaro.
“Mio padre non era un pregiu-
dicato, come hanno provato a
dire, e voleva continuare a vive-
re – ha detto Domenica alla An-
nunziata –. Io ringrazio la stam-
pa e i giornali”.
ILARIA CUCCHI è la sorella
di Stefano, il geometra 31enne
morto in ospedale a Roma il 22
ottobre 2009 dopo una settima-
na di agonia dovuta a un pestag-
gio.Sulbancodegliimputatiso-
nofinititreagentipenitenziarie
sei medici. Tra poche settima-
ne, al Festival del Cinema di Ro-
ma, verrà presentato fuori con-
corso un documentario che, at-
traverso una serie di testimo-
nianze, racconta la vita di Stefa-
no, quegli ultimi giorni e una fa-
miglia che non ha mai cercato
vendetta.“Sepassasselalegge–
spiega Ilaria – la gente non sa-
prebbe mai di reati molto più
gravidellospacciodidroga,per
cui mio fratello fu arrestato. La
veritàèchevoglionofareinfret-
ta per nascondere le loro vergo-
gne. Le intercettazioni sono già
regolamentate. Perchè non si
occupanodicosepiùimportan-
ti?”.
LUCIA UVA è la sorella di
Giuseppe, artigiano varesino di
43annimortoil14giugno2008
dopo un fermo dei carabinieri.
A processo c’è solo un medico,
accusato di aver somministrato
a Giuseppe, ubriaco, un farma-
co ansiolitico. “È stato scritto
chemiofratelloeraaggressivo–
commenta Lucia –, ma nelle re-
gistrazioni si sentono i carabi-
nieri parlare di una persona do-
cile. Quando le ascolto io im-
pazzisco, ma allo stesso tempo
so che si tratta di una salvezza.
La divulgazione dei nastri o del-
le foto è l’unica speranza che ci
è rimasta”.
CONTRO I FUORILEGGE
IN QUESTO STATO
Stefano Cucchi Morto il 22 ottobre 2009 in ospedale
a Roma, sei giorni dopo il suo arresto per droga (FOTO ANSA)
Giuseppe Uva Morto il 14 giugno 2008 a Varese
subito dopo un fermo dei carabinieri (FOTO ANSA)
Federico Aldrovandi Ucciso a Ferrara nel 2005.
Condannati in appello quattro poliziotti (FOTO MILESTONE)
Michele Ferrulli Morto il primo luglio 2011
a Milano durante un fermo di polizia
tuzionalità del testo (ex Artico-
lo 21). Diverso per la prescri-
zione breve, di fatto “un'amni-
stia mascherata” che, secondo
buone fonti del Pdl, Napolita-
no potrebbe non vedere male
per l'effetto che avrebbe sullo
svuotamentodellecarcerichei
Radicali invocano da tempo,
seppurattraversolostrumento
di una vera amnistia. Insomma,
alla fine Napolitano la prescri-
zionepotrebbeanchefirmarla.
Ma per uno scopo “più alto”.
di Chiara Paolin
Le sue inchieste, scomode, l’han-
no già costretto a vivere sotto
scorta. L’idea di poter subire anche
la privazione della libertà d’espres-
sione fa sputare a Lirio Abbate, gior-
nalista dell’Espresso e autore di libri
sul malaffare nazionale dalla mafia in
su, una frase che ogni cittadino vor-
rebbe evitare: ho deciso di trasgre-
dire la legge del mio Stato pur di
conservare il rispetto verso la mia
nazione.
Non sarà eccessivo evocare il
martirio civico e professionale?
Andiamo subito al punto. Mi è ca-
pitato di avere tra le mani l’intercet-
tazione in cui il presidente del Con-
siglio dice il famoso “resta dove sei”
a un Valter Lavitola già allertato (gra-
zie a Panorama) sul caso Tarantini.
Precisiamo: intercettazione nota al-
le parti, indagini chiuse, nessuna
possibilità di danneggiare la giusti-
zia. Se fosse stata vigente la norma
ora in esame, avrei dovuto attendere
le decisioni dei giudici nella fanto-
matica udienza filtro o chissà quale
altro passaggio tecnico prima di de-
cidere con l’unico metro efficiente
quanto indispensabile in questi casi:
la coscienza di giornalista.
Che le ha suggerito di pubblicare
un dato penalmente non rilevan-
te.
Ma socialmente importantissimo. La
gente avrà diritto di sapere come il
premier consigli un fuggitivo coin-
volto nelle indagini per prostituzio-
ne sì o no?
La stampa seleziona solo i brani
pruriginosi.
Non è colpa nostra se dobbiamo par-
lare di bunga bunga.
È troppo chiedere “il Waterga-
te” alla politica italiana.
Gli scandali non mancano, lavoria-
mo su tutto quanto meriti l’impegno
di professionisti seri. Ogni giorno gi-
rano informazioni che non si pos-
sono pubblicare perché si evidenzia
il loro carattere di privacy. Si viene
puniti cercando solo lo scandalo: dal
pubblico, presso cui si perde cre-
dibilità, e poi dagli organi compe-
tenti, che emettono le loro senten-
ze.
Succede di rado.
Quando uscirono i colloqui privati
tra Ricucci e la moglie, alcuni col-
leghi furono sanzionati dall’Ordine
dei giornalisti.
Che deve fare ora l’Odg?
Schierarsi contro queste proposte,
nessuna incertezza in un momento
così difficile per il nostro Paese.
Chiedo anche al sindacato unitario,
l’Fnsi, massima chiarezza: non ci
può essere mediazione tra le notizie
e la pubblicazione se non il dovere di
cronaca e il diritto alla libertà. Che
diventa un bene prezioso, e pure co-
stoso.
I grandi gruppi editoriali possono
permettersi le multe.
E i piccoli no. Il web no. Ma anche i
grandi rischiano di trovarsi davanti
riassunti, schemini, sintesi. Si chia-
mano veline, quelle dell’epoca fasci-
sta. Per questo dico di essere pronto
alla disobbedienza civile. E ci pen-
serà la Corte dei diritti dell’uomo a
tirarmi fuori dai guai, in caso. La mia
coscienza, nel frattempo, mi terrà
buona compagnia.
Il cronista
antimafia
Lirio Abbate,
impegnato
nelle inchieste
su Cosa Nostra,
è stato più volte
minacciato
finanziaria’, perché nella Pubblica
amministrazione ci sono comparti che devono
essere tutelati come la sanità, l’istruzione, la
sicurezza e la giustizia. Noi magistrati andremo
tutti sotto procedimento disciplinare perché
non riusciamo a fare giustizia. E ci saranno
condanne della Corte europea”.
A. Cost.
Lepore: “Il blocco degli
straordinari rallenterà
le indagini”
(FOTO EMBLEMA)
Angelino Alfano (FOTO ANSA)
pagina 4
Arrivano tutti
dalla Dc i dissidenti
del Cavaliere
Itre dell’Ave Maria, si dicono pronti a
rimettere in moto il Pdl e la maggioranza
di governo attraverso manovre che
hanno a che vedere con la politica e il palazzo. È
gente navigata, proveniente dalla Balena Bianca.
Esperta di rimpasti e di governo. Claudio Scajola,
figlio di Ferdinando, amico personale di De
Gasperi, e segretario provinciale del partito a
Imperia (di cui divenne anche sindaco) per due
lustri, dalla fine della guerra sino al 1954, è il più
“fresco”. Costretto per due volte a dimettersi da
ministro, adesso prova a scollare i suoi colleghi di
partito. L’altro cavaliere ha sede in Lombardia.
Roberto Formigoni, estrazione ciellina,
presidente della Regione in cui siede consigliere
Nicole Minetti (che ha contribuito a eleggere
essendo collegata attraverso un listino bloccato
alla sua elezione), è l’altro congiurato.
Segue con apprensione la vicenda anche Beppe
Pisanu, democristiano di lunga data, esponente di
quei “giovani turchi” che con Francesco Cossiga
ribaltarono le sorti di un congresso sassarese
loro avverso. Oggi, pare, voglia riprovare
un’impresa del genere.
I LAVORI SENZA PERMESSO
UN’ALTRA CASA DA SOGNO PER SCAJOLA. QUESTA VOLTA ALL’INSAPUTA DEL COMUNE
di Ferruccio Sansa
Un’altra casa all’insaputa, ma
stavolta del Comune. Claudio
Scajolanonèfortunatoconilmat-
tone:hacostruitouncampettodi
calcio, uno spogliatoio nella sua
splendida villa sulle alture di Im-
peria. Peccato soltanto che non
abbia chiesto il permesso. Non
basta: la costruzione che gli è co-
statasanzionipermigliaiadieuro
èstatarealizzatapropriodalladit-
ta del geometra Gianfranco Gag-
gero. Sì, proprio il vicesindaco e
assessorealleOperePubblichedi
Imperia,ilComunecuidovevaes-
sere richiesto il permesso.
Per Scajola, che nelle sua Impe-
ria viene ancora chiamato “u mi-
nistru”, è la terza volta che il ce-
mentonascondeunarogna.Cer-
to,inpassatoglièandatapeggio:
prima c’è stato l’appartamento
con vista sul Colosseo, che, se-
condo i pm, sarebbe stato paga-
to dall’imprenditore Diego Ane-
monecon80assegnicircolarida
12.500 euro. Parliamo della fa-
mosa casa comprata, disse l’allo-
ra ministro, “a sua insaputa”. La
Procura di Roma l’ha indagato
per violazione della legge sul fi-
nanziamento illecito ai partiti.
POI SULLA TESTA dell’ex mi-
nistro è piovuta un’altra tegola
che pochi ricordano: “u mini-
stru” è ancora indagato per asso-
ciazione a delinquere insieme
con l’imprenditore Francesco
Bellavista Caltagirone (uno dei
patriotidellacordataAlitalia).Og-
getto dell’inchiesta la costruzio-
ne del mega-porticciolo di Impe-
ria,un’operada140milionidieu-
ro fortemente voluta da Scajola.
Insomma, da un politico scafato
COMPLOTTOALCOLOSSEOL’architetto di Forza Italia che dette del “rompicoglioni”
a Marco Biagi è poco credibile come “congiurato”
FINE IMPERO
come l’ex ministro ci si sarebbe
aspettato che si muovesse con i
piedidipiombo.Einvecedueanni
fahadecisodirealizzarenuoveco-
struzioni nei terreni della sua villa
da sogno: ecco allora il campetto
perlepartitelleconamicieparen-
ti, poi gli spogliatoi, quindi muret-
ti a secco e qualche sentiero. Non
un ecomostro, ma bisogna tener
presente dove siamo: parliamo di
una zona vincolata, uno degli an-
goli più belli del Ponente ligure.
E la villa di Scajola è una via di
mezzotraun’abitazioneeunmo-
numento:29stanzeaffacciatesul
Golfo di Imperia, un complesso
capacediospitarenel2002ilver-
tice tra gli allora ministri dell’In-
ternoitalianoefrancese,Claudio
Scajola e Nicolas Sarkozy.
Un edificio tanto semplice quan-
toelegante,finitosullepaginepa-
tinate dei magazine di mezza Ita-
Azzoppato
dalla vicenda
dell’alloggio
pagato dalla
“cricca”
di Anemone è
di nuovo in pista
lia, con le fotografie dell’allora
ministro e della signora Maria Te-
resa Verda ritratti in mezzo ai sa-
loniscintillanti,nelparcoeinsel-
la a moto d’epoca. Mentre i cro-
nisti entusiasti scrivevano: “Più
che il ministero dello Sviluppo
economico avrebbero dovuto
dargliquellodell’ambiente”.Sca-
jola disse: “Da casa nostra si cat-
tura tutta Imperia”, una frase che
a qualcuno parve quasi un’allu-
sione allo strapotere dell’allora
ministro sul Ponente ligure.
Ma qualcosa lo stesso mancava a
quel paradiso. Così Scajola ha de-
ciso di aggiungere l’impianto
sportivo privato. Senza permes-
so. Salvo poi “autodenunciarsi”.
La pratica alla fine è arrivata sui
tavoli della Sovrintendenza e del
Comune. Così il 7 giugno la So-
vrintendenza ha dichiarato la
conformitàdelleopere,ma“umi-
nistru” ha dovuto pagare 4.000
euro di sanzione (il massimo pre-
visto). Poi la parola è passata al
Comune, che ha concesso il per-
messo dopo il pagamento di
un’oblazione di 1.288 euro. Gio-
vanni De Cicco, l’ingegnere che
ha presentato il progetto assicu-
ra:“Ilprogettoècompatibilecon
le norme, sennò non ci avrebbe-
ro dato il parere favorevole”.
GAGGERO, vicesindaco e tito-
lare dell’impresa che ha costrui-
to,spiega:“Ètuttosecondolaleg-
ge. In quella zona il piano rego-
latoreprevedechesipossanoco-
struire gli impianti che abbiamo
realizzato”. Aggiunge: “Noi lavo-
riamo da quindici anni per Scajo-
la e sappiamo che lui ci tiene a
rispettare la legge. È stato lui a in-
sistere per pagare il massimo del-
le sanzioni previste”. Gaggero è
uomo di fiducia di Scajola. Gli è
vicino anche Paolo Strescino, il
sindaco. Sindaci, vicesindaci,
membri del cda di banche e au-
tostrade, “u ministru” nel Ponen-
te è ancora monarca assoluto, in
barba agli scandali romani e alle
inchieste.
Sanzione
massimaper
lacostruzione
diuncampo
dacalciocon
spogliatoi
annessi
di Luca Telese
L
a voce dell’ex ministro era
risuonatalimpidaegioviale
nel mio auricolare: “Buon-
giorno, Telese! Ma lo sa che
lei è un bel figlio di puttana?”. E
poi ecco la risata sonora – incon-
fondibile – di Claudio Scajola.
Di solito i giornalisti occultano
questo lato non del tutto grade-
voledellorolavoro,quelloincui
si incassano le “lodi” per gli ar-
ticolipubblicati.IosuScajola,su
questo giornale, ne avevo scritti
almeno 4 dotati di un contenuto
per lui “sensibile”. Ognuno di
questiavrebbepotutofarmigua-
dagnare l’epiteto. Per esempio:
eronellasededelministerodelle
Attività produttive la mattina
dell’indimenticabile conferenza
stampa di dimissioni. Quel gior-
no in cui aveva pronunciato la
frase: “Se dovessi acclarare di
abitare in una casa che è stata in
partepagatadaaltri(...)imieile-
gali eserciteranno le azioni ne-
cessarie per l’annullamento del
contratto di compravendita”.
C’era da immaginarseli i legali di
Scajola che inseguivano le ven-
ditrici, le ormai celeberrime so-
relle Papa, per convincerle a ri-
prendersi l’appartamento con
vista sul Colosseo.
ADESSO Scajola sorrideva, e di-
ceva cose inversamente propor-
zionali alla gravitá delle parole
cheavevaappenapronunciatosu
di me: “Lei è un bel figlio di put-
tana, davvero! E voi del Fatto mi
avete levato la pelle, con un’ope-
razione di chirurgica ferocia. Sa
perchévirispetto,malgradotutte
le terribili cose che avete detto e
scritto di me, tra lei, Lillo e non
parliamo nemmeno di Trava-
glio?”. Scajola aveva già pronta
una sua risposta. Ero tutt’orecchi
ad ascoltarla: “Perché voi – aveva
detto sicuro l’ex ministro – non
avete secondi fini. E quando io le
avrò spiegato tutto quello che ho
trovatonellecarte,sareteproprio
voideIlFattoariabilitarmidavanti
all’opinionepubblica!Perchésie-
tefiglidiputtana,certo,maanche
intelligenti. E soprattutto, al con-
trario di altri, privi di secondi fini
e onesti”.
Nei giorni in cui avveniva questa
conversazione Scajola stava tor-
nando in campo per la terza (o
quarta volta) in vita sua, con l’in-
dimenticabile associazione Cri-
stoforo Colombo. Sembrava eu-
forico. Se svelerò il piccolo retro-
scena di quella telefonata, dun-
que, è perché da quando i gior-
nali scrivono che sarà proprio lui
– Scajola – il Dino Grandi del ber-
lusconismo, l’uomo che propi-
zierà il cambio di regime, quelle
parolechemieroappuntatoriac-
cendono la mia inquietudine.
DI SICURO, quello di cui Scajo-
lasieraconvintoinquelleore,haa
chefareconquellochestafacendo
oggi. E quindi devo trascrivere an-
che il tono di spavalderia con cui
ripeteva:“Iohopassatomesisenza
dormire. Ho riletto ogni singola
cartadiquell’inchiesta,eogginon
hoalcundubbio:qualcunohapro-
vato a fregarmi!!”.
Percompletareilquadro,bisogna
dire che Luigi Crespi, il sondaggi-
stachefuildemiurgodiSilvioBer-
lusconi, oggi fa anche il suo con-
sulente per l’immagine (mestieri
che bisognerebbe indagare me-
glio). Da Mara Carfagna a Gian-
franco Fini, a Stefania Prestigiaco-
mo,aLinoMicciché,metàdelPar-
lamento è (o è stato) nel suo por-
tafogli. E il cliente più complesso
l’avevoscopertoprimadell’estate
quando Crespi – cui certo non di-
fetta il senso del teatro – mi aveva
dettoaltelefono:“Tipassounami-
co, eh eh...”. Scajola, appunto.
Quella mattina gli avevo chiesto
come poteva pensare che qualcu-
no avesse potuto mettere in piedi
una macchinazione tanto compli-
cata solo per colpire lui. E Scajola
aveva risposto: “Questo deve dir-
melo lei! Ma sta di fatto che se
nemmeno i magistrati hanno rite-
nuto di dover indagare...”.
Evidentemente in quei giorni il
deputato del Pdl era convinto che
non sarebbe stato rinviato a giudi-
zio(comeinveceèaccaduto,nem-
menounmesefa)perlacasadivia
del Fagutale. E così mi bombarda-
va con i suoi rovelli: “Ma si rende
conto? I soldi sarebbero stati affi-
dati a un corriere che in passato
aveva truffato il suo padrone? Per
fare l’operazione avrebbero usato
assegni circolari? Le sorelle Papa
nonhannodettomaidiaveravuto
isoldidame?”.Aquelpuntoloave-
vointerrotto:“Mascusi,leinegao
no che quei 900 mila euro siano
finitidentroilrogitodelsuoappar-
tamento?”.Aquestopuntol’exmi-
nistro aveva fatto una pausa: “Mi
crede se le dico sul mio onore che
quei soldi io non li ho mai visti?”.
Allora gli avevo detto: “Però lei sa
bene che c’erano. Quindi l’unica
possibilità sarebbe che lei è stato
vittima di un gigantesco complot-
to”. Lo dicevo per schiacciare l’ex
ministrosuun’ipotesiparadossale
e assurda. E invece di nuovo Sca-
jola era rimasto per un attimo in
silenzio: “Questa parola la sta
usandolei.Maguardicheèlostes-
so dubbio che attanaglia me! Si
chiedaperòachièconvenutofare
fuori un ministro dell’Interno co-
me il sottoscritto!”. Avevo chiesto
a Scajola se stava provando a con-
vincermi che il caso della sua casa
alColosseofosseuncomplottoor-
ditonelcentrodestra.Luiaquesto
puntoavevadismessolamaschera
deldemocristianoridanciano,per
indossare quella dello statista cor-
rucciato: “Mi creda. È la stessa do-
manda che mi sto facendo io”.
ADESSO,nelleoreincuimoltia
sinistrasonoprontiadammazzare
il vitello grasso pur di conquistare
un voto contro Berlusconi, biso-
gnanondimenticarecheScajolaè
stato l’architetto di Forza Italia, il
ministro dell’Interno che si vanta-
vadiaverdatodisposizionedispa-
rareaGenova(“fuicostrettoadare
l’ordine di sparare se avessero su-
perato la zona rossa”), che è dav-
vero la stessa persona che aveva
definito una vittima delle Br come
MarcoBiagi“unrompicoglioni”.E
che è anche il principale benefi-
ciario, come ha dimostrato una
bella inchiesta di Corrado Formi-
gli, della tratta Albenga-Roma, isti-
tuita purtroppo a nostra insaputa,
sovvenzionata con denaro pubbli-
co ed efficacemente ribattezzata
“Scajola Airlines” per l’indubbio
servizioresoall’alloraministroim-
periese. Il giorno delle dimissioni
Mattia Feltri, disse di lui: “Correva
un grande rischio. E ha preferito
passare per imbecille piuttosto
che per ladro. Dopotutto è peg-
gio”. Io invece mi sono convinto
che forse c’è una possibilità che
Scajola abbia ottenuto davvero
quella casa come una regalia, e
senza averne piena contezza. Sa-
rebbe un caso incredibile. Ma se
Scajoladovesserisultarepiùimbe-
cille che ladro non sarebbe un
buon viatico per la politica italia-
na.
di Lidia Ravera
IlGiornaleavvisa
i“diversamentemilitanti”
SOTTO IL TITOLO “Il futuro della maggioranza”, “Il
Giornale” impagina quattro fotografie: Alfano, i
capelli ulteriormente diradati dallo stress, fa ciao
con la manina sotto un virgolettato da cane fedele
(“impossibile accantonare Silvio”). Bondi sorride a
bocca chiusa, dal tondo posto a ornamento della
sua lapide e ammonisce: “Solo il presidente del
Consiglio può proporre al Paese pochi e qualificati
provvedimenti in grado di rilanciare lo sviluppo”
(oh, yes!) ed è così contento di essere stato
intervistato che sembra vivo. A fondo pagina, sotto
la didascalia “Diversamente militanti”, si stagliano le
schede segnaletiche dei reprobi: l’ingrato
Formigoni, perplesso e rugoso e il periclitante
Scajola, col dorso della mano a chiudersi la bocca da
solo.
Né nell’intervista a Bondi, né nel discorso di
Angelino si riscontrano tracce di pensiero politico.
È la composizione della pagina che illumina sullo
stato di salute della compagine di governo:
agonizzante e divisa. In lotta per la sopravvivenza.
Martedì 11 ottobre 2011
Un’inchiesta di 12 minuti trasmessa
dalla televisione olandese
Nieuwsuur fa dell’Italia un ritratto
da ultimo impero. Largo spazio alle
manifestazioni contro il governo, da Sel a piazza
Navona fino al Teatro Valle “occupato per i tagli
alla cultura”. E poi una serie di interviste
eccellenti. Partendo dall’economista Massimo
Messori, che commenta la lettera di Trichet e
Draghi: “Il governo ha negato la crisi e non ha
corretto il debito pubblico – spiega l’economista
– che sommato all’incapacità di esprimere una
politica per la crescita non rende possibile un
progetto di sviluppo”. Poi tocca all’ex presidente
del Consiglio, Romano Prodi, che definisce
l’Italia “una nave in un mare in tempesta”. Poi si
passa alle inchieste di Berlusconi, allo scoop del
Fatto sul crocifisso, ai pareri dei cattolici in crisi
con la premiership del paese e infine tocca a
Giuliano Ferrara: “Voi siete calvinisti, e pensate
che il mondo sia trasparente. Ma l’Italia è
rimasta cattolica nonostante Calvino e Lutero, e
i cattolici hanno sempre qualcosa da
nascondere, soprattutto nella loro vita privata”.
I mal di pancia Pdl
stanno guarendo
FRONDISTI PRONTI
ALLA RESA PER UN SEGGIO
FINE IMPERO
IlPdchiedegovernotecnico.Bersanino
L’IDEA DI VELTRONI SEDUCE ANCHE LETTA. E RENZI ANNUNCIA IL SUO “BIG BANG”
La crisi italiana
va in onda sulla tv
olandese “Nieuwsuur”
MAGLIE e la gnocca
con deficit di dignità
La nota esperta di rimborsi Rai Maria Giovanna Maglie,
domenicascorsasuLibero,hascaricatosulFattounaserie
diinsultiridicoli:“Manettaricheodianoledonne”,poi“mi-
sogini, ipocriti, rancorosi, invidiosi”. In pratica, per noi “le
donne sono tutte puttane”. C’è pure l’accusa di fare una
“lista di proscrizione”, ancora più risibile perché prove-
niente da un quotidiano che in passato le ha fatte davvero
(l’ultima,quelladeifinianitraditoriinprimapagina).Asca-
tenarelafuriadellaMaglieèstatol’elencodi“ForzaGnocca
ègiàqui”conlebiografiedi25berlusconianeimpegnatein
politicaoselezionateperunacandidatura.Ignoriamoimo-
tivi per cui all’esperta di rimborsi Rai piaccia così tanto il
metodo del velinismo per fare politica nel Pdl, ma sarebbe
stato meglio se avesse risposto nel merito dei casi da noi
segnalati.TipolafrasedellaFaggioliallaMinetti,“Facciamo
come la Carfagna”, oppure gli insulti di Bisignani della P4
alla Brambilla. Buttarla in una polemica di genere è stru-
mentale e surreale. Su un punto però vogliamo rassicurare
la Maglie. Non si tratta di imporre una nuova morale, ma di
dignità. Come in quel bellissimo cartello alla prima mani-
festazionedi“Senonoraquando”:“Ladignitàdelledonneè
ladignitàdiunanazione”.Difficilecomprenderloperchila
dignità magari l’ha messa a disposizione di una parte. fd’e
Ma dopo lo scandalo dell’apparta-
mento vista Colosseo, dopo l’in-
chiesta sul porto, perché costrui-
re senza permesso e pagare 5.200
euro?“Daquestepartilofannotut-
ti”, dice una persona vicina a Sca-
jola. Ma da un esponente politico
dispiccononcisipotrebbeaspet-
tare di più? “Scajola ha sanato la si-
tuazione pagando perfino la san-
zione”. Ma c’è chi dà una versione
diversa: “La trafila prevista dalla
legge richiede tempo. E magari
imponevariazionialprogetto.Più
semplice costruire senza permes-
so e poi metterci una pezza”.
di Wanda Marra
Governo tecnico o d’emergenza, che
dir si voglia, sì, voto subito no. Tutti
d’accordonelPd,tranneilsegretarioPier
Luigi Bersani (e pochi altri). A “dettare la
linea” è un’iniziativa organizzata ieri da
Modem,lacomponentediWalterVeltro-
ni, dove sul palco però non salgono solo
gli uomini dell’ex sindaco di Roma, ma
anchepesimassimidelpartito.“Situazio-
ne di emergenza, governo di emergen-
za”, comincia Paolo Gentiloni, introdu-
cendol’incontro.LosegueDarioFrance-
schini,illeaderdiAreaDemocratica,con
una leggera variante: “Governo d’emer-
genzaentroNatale,senosivota”.Ancora
più netto Enrico Letta, che dei Democra-
ticièilvicesegretario:“Serveungoverno
di tregua”. Gongola evidentemente Bep-
pe Fioroni, pure lui pezzo grosso dei Mo-
dem, mentre parla di un “governo di uni-
tànazionale”,esottolineal’indispensabi-
lità dei cattolici. Alle grandi manovre nel
centrodestra fanno da specchio quelle
nelPd.ChiudeVeltronidapadronedica-
sa, ribadendo che un governo tecnico è
necessario, perché andare al voto ora sa-
rebbe una strada certa “per l’ingoverna-
bilità”. Ma non dice solo questo: “Il lea-
der è quello che è in grado di capire le
cose prima del tempo”, afferma, riven-
dicando le battaglie fatte dalla sua mino-
ranza.Però,no,percarità“nonfaròaBer-
sani quello che è stato fatto a me”. Che la
leadership del segretario non sia in di-
scussione lo declamano tutti, senza esi-
tazioni. Nella variante Franceschini, “ba-
sta logorare il leader” e in quella Fioroni
“non siamo qui per dire Bersani a casa”.
Però, sembra tanto la classica “excusatio
nonpetita”(accusatiomanifesta).Anche
perché è abbastanza chiaro che se si an-
dasse a votare subito la candidatura di
Bersaniapremiersarebbepiùomenoob-
bligata,masulledistanzemedieolunghe
ètuttaun’altrastoria.Veltroninonrispar-
mia neanche indicazioni ad altri. “Bene i
giovani, ma aprano porte e finestre”. E
poi, la battuta: “Sono giovani, ma alcuni
di loro li conosco da 30 anni”. E il rife-
rimento è evidentemente a Nicola Zin-
garetti,chesarebbe(seluiaccettasse,pe-
rò) il candidato di punta dei T/q (tren-
ta-quarantenni) che si riuniscono dome-
nica a L’Aquila. Dunque il placet di Vel-
troni va alle iniziative delle prossime set-
timane: a quella di Serracchiani a Civati
che il 22 e il 23 si vedono a Bologna e
soprattutto a quella di Matteo Renzi, le
cui ambizioni da leader non sono un se-
greto per nessuno, che proprio ieri ha
lanciato la sua kermesse dal 28 al 30 ot-
tobre a Firenze promettendo “un big
bang” di una nuova fase. Non un’investi-
tura, ma un’attenzione che è già emersa
nelle scorse settimane. Alla fine della
giornata arriva pure la benedizione di
Massimo D’Alema: “Se qualcuno ritiene
che si possa aprire una fase politica nuo-
va,vengaalloscopertoesiprendalepro-
prie responsabilità”.
di Fabrizio d’Esposito
S
abato notte a Saint Vin-
cent, alla lunga tavolata
dopo il convegno neode-
mocristiano del ministro
Gianfranco Rotondi, una cini-
ca battuta ha fatto sorridere la
maggioranza dei presenti:
“Chissà forse ci ritroveremo
ScajolavicesegretariodelPdl”.
L’ennesima conferma ai so-
spetti che circolano sui frondi-
sti del tandem democristiano
composto dai due ex ministri
dell’Interno, Pisanu e Scajola.
Arriveranno allo strappo deci-
sivooppureèsolounaquestio-
ne di posti e di ricandidature
per la prossima legislatura? E
qual è la vera consistenza, al-
l’interno del Pdl, delle truppe
in campo contro il premier?
Il tormentone è destinato a du-
rarealmenounpaiodisettima-
ne. Fino a quando, cioè, pren-
derà forma quel decreto svi-
luppo che dovrebbe costituire
il terreno su cui rompere e
mandare a casa Berlusconi, al-
meno nei piani dei più ostinati
tra i malpancisti scajoliani. Nel
frattempo è ricominciata la
guerra dei numeri come già al-
la vigilia della fiducia del 14 di-
cembre scorso, quando i Re-
sponsabili di Scilipoti sostitui-
ronoiribellifinianiesalvarono
il governo. Sulla carta i parla-
mentari della fondazione sca-
jolianaCristoforoColomboso-
no 37 tra deputati e senatori.
Alla cena della settimana scor-
sa,quandoèpartitoiltrenodel
dissenso, erano però venti in
meno: 17. In quanti resteran-
noincasodirottura,contando
che l’apporto di Pisanu è dav-
vero minimo, ossia non più di
due o tre senatori?
IL PRESSING in atto in que-
ste ore fornisce alcuni indizi
preziosi. E si scopre che alme-
no in dieci, se non dodici, po-
trebbero cedere a un ritorno al-
l’ovile dietro la garanzia di un
seggio sicuro con il Porcellum
alle prossime politiche. È que-
sto il quadro rassicurante che i
vertici del Pdl, a partire dal
triumviro-sherpaDenisVerdini
(sempre all’opera), avrebbero
prospettato al Cavaliere. Non
solo. Ai frondisti, sempre in te-
ma di ricandidature, sarebbero
arrivati segnali negativi dal-
l’Udc. Al punto che uno dei po-
tenziali congiurati si lascia
scappare off the record: “Se fac-
ciamocadereBerlusconiabbia-
mo da guadagnarci solo una
soddisfazione morale e basta.
Unpo’poco”.Nonsolo:inque-
ste ore i più scettici sono i fe-
delissimi di Scajola rimasti alla
finestra, circa una ventina: nes-
suno di loro crede nell’affondo
finale.
Ancheperquesto,allora,lema-
novre per il trappolone demo-
cristiano (a detta di qualche
scajoliano prudente “forse
troppo sopravvalutate dalla
stampa dei poteri forti che vuo-
le mandare il premier a casa a
tutti i costi”) avrebbero subìto
una brusca frenata. Innanzitut-
to non ci sarà una nuova cena.
Prevista per stasera o al più tar-
di domani è stata smentita dalla
cerchia dell’ex ministro. Dice
un senatore vicino a lui: “Non
sono stato avvisato. E se non
vengo invitato io dubito seria-
mentechesifaccia”.Nientece-
na. Niente documento, poi, su
cui far confluire le firme parla-
mentari per la “scossa” alla
maggioranza. Continuano i
malpancisti: “Il documento
non esiste ancora. Per il mo-
mento ci sono una serie di ap-
punti per riflettere”. Ma a dare
il senso della ritrovata cautela
dei frondisti sarebbe una lette-
rariservatachelostessoScajola
avrebbe mandato a Berlusconi.
Nellamissivasarebbemessane-
ra su bianco anche l’ipotesi di
un Berlusconi-bis come possi-
bile gesto di discontinuità. Una
richiesta che indebolirebbe an-
cora di più la sponda centrista
di Casini. E così già oggi Scajola
potrebbe incontrare il segreta-
rioAlfano,cheasuavoltaieriha
visto Berlusconi. Due i temi a
rischio: da un lato la fronda de-
mocristiana, dall’altro il partito
del condono contro Tremonti.
NEL COLLOQUIO con Alfa-
no, il capo dei ribelli dc potreb-
be anche spostare il tiro dal go-
verno al Pdl. Del resto, le sue
richieste incrociano il rilancio
chiesto dal governatore lom-
bardo Formigoni e dal sindaco
di Roma Alemanno. Dietro lo
scudodella“maggiorecollegia-
lità”, Scajola potrebbe puntare
a un ruolo di primo piano nella
gestioneAlfano.Unamossaper
iniziare a bilanciare il peso di
Verdini nella scelta delle candi-
datureperleelezionipolitiche.
Il problema esiste ed è attualis-
simo. Come nota un ministro
lontano dai microfoni: “Se an-
diamoavotarenel2012perdia-
mo meglio. Nel 2013 sarebbe
peggio”. Una questione di seg-
gi, appunto.
L’exministro
alleAttività
produttive
hascritto
alpremier
perscongiurare
rotture
La mancanza
di garanzie
dall’Udc
avrebbe
convinto
gli scissionisti
a rinunciare
La villa a Imperia dove Scajola ha fatto costruire un campo da calcio
L’ex ministro Claudio Scajola gonfia un palloncino del Pdl (FOTO EMBLEMA)
pagina 6 Martedì 11 ottobre 2011
Chi è Maurilio Canton
il “raccomandato”
del Senatùr
Maurilio Canton fino a sabato scorso
era un perfetto sconosciuto anche
nella Lega di Varese. Bossiano,
estimatore del cerchio magico, il 44enne sindaco di
Cadrezzate, un comune di 1.779 anime affacciato
sull’anonimo lago di Monate, è stato “incoronato”
segretario provinciale da Umberto Bossi contro il
volere di buona parte dei delegati al congresso di
Varese. Del resto Canton non è mai neanche stato
candidato con la Lega Nord. Le due elezioni in cui
ha conquistato la poltrona di primo cittadino,
infatti, lo hanno visto correre con una lista civica e
senza il simbolo del Carroccio. Consigliere
comunale dal 1999, si è conquistato la fiducia del
Senatùr quando gli ha consegnato il “libretto
verde”, una sorta di vademecum del perfetto
leghista scritto di suo pugno. Una “dispensa della
scuola quadri della circoscrizione leghista numero 4
della provincia di Varese”, quella dei laghi.
Ripercorre il Bossi pensiero e il Capo se n’è
talmente invaghito da aiutare Canton a insegnarlo
nelle scuole. Padane, ovviamente. A iniziare da
Cazzago Brabbia, dando vita a una sorta di
Frattocchie del Carroccio. da. ve.
GIÙ AL NORD
SECESSIONE IN PADANIAL’imposizione di un fedelissimo di Bossi a Varese
fa esplodere la protesta e spacca in due il Carroccio
IL PERSONAGGIO Da TelePadania all’Arena di Giletti
Camilla si fa strada in Rai
di Davide Vecchi
Q
ui la Lega di Bossi è nata e
quiBossil’hacondannataa
morte”. A Varese, nella se-
de numero uno del Carroc-
cio,itelefonisquillanoavuoto.I
militanti che fino a domenica
per vent’anni hanno tenuto in
vita il partito, dalle feste ai co-
mizi, cominciano a disertare. “É
la reazione naturale al Soviet, al
madornale errore commesso
dal Capo”, spiega con assoluta
disinvoltura Giulio Moroni, ca-
pogruppo del Carroccio in Co-
mune a Varese. Parole che nel
Carroccio garantiscono l’imme-
diata espulsione. Lui lo sa, ma
garantisce: “Non mi interessa.
Perché “se non cambiamo qual-
cosa,lanostraLegaèdestinataa
morire”. Come lui la pensano i
vertici locali del partito e, so-
prattutto, i militanti, la famosa
base. Quella che da mesi critica
il Capo perché continua a soste-
nere Silvio Berlusconi. La base
che vuole Roberto Maroni lea-
der: lo ha chiesto a Pontida, gri-
dato a Venezia e ribadito in ogni
occasione utile. Per questo il
congresso di Varese era un pas-
saggio cruciale. “Qui l’unico di-
rigente che la gente salva è Ma-
roni”.Edomenicaicircatrecen-
to delegati al congresso per
eleggere il segretario provincia-
levolevanoesprimereillorovo-
to “proprio per contarsi”, pro-
segueMoroni.“EinveceBossilo
ha vietato. Prima ha costretto
uno dei due candidati a ritirarsi,
poi ha preteso la nomina per ac-
clamazione dello sconosciuto
Canton, infine lo ha imposto tra
le grida dei presenti”, ricostrui-
sce Moroni. “Una prova di forza
inutile e controproducente, Va-
rese ora si aggiunge ai territori
che non sono più con Bossi”.
Bergamo, ad esempio. E ormai
tuttoilVeneto.ABellunolascor-
sa estate il Senatùr è stato co-
stretto ad annullare i comizi per
evitare le contestazioni dei diri-
gentilocalidelCarroccio,come
a Ponte di Legno. Mentre a Ve-
rona ancora non è riuscito a far
cacciare dal partito il sindaco
Flavio Tosi, additato da Roberto
Calderoli e dal cerchio magico
allastreguadiunsovversivo.Lui
resiste. Mentre il primo cittadi-
no di Varese, il supermaroniano
Attilio Fontana, è caduto sul
campo colpevole di essersi
schierato contro i tagli del go-
verno agli enti locali e costretto
al silenzio. Il suo commento su
quanto accaduto domenica è
emblematico del clima di terro-
re che il cerchio magico sta cer-
cando di diffondere nel partito:
“Ufficialmente dico è andato
tuttomoltobene,laLegaèunita
come sempre”. Dichiarazione
che stride talmente con la realtà
da dover essere letta al contra-
rio. Ma a Fontana è stato impo-
sto il Bavaglio, che negli ultimi
mesi via Bellerio usa con estre-
ma disinvoltura.
I FORUM DEI SITI ufficiali
del partito sono chiusi ormai da
Aprile, mentre ieri a Radio Pada-
nia,perlaprimavoltanellastoria
dell'emittente del Carroccio, è
stato messo il silenziatore anche
ai microfoni: vietato parlare del-
la nomina di Maurilio Canton.
Un perfetto sconosciuto al par-
tito. É stato eletto sindaco di Ca-
drezzateinunalistacivica,senza
neanche il simbolo della Lega.
Mai striscione è stato più vero di
quello esposto ieri davanti alla
sede provinciale del Carroccio:
“Cantonsegretariodichi?Dines-
suno”. Lo conferma anche Gia-
nluigi Lazzarini, 66enne tessera
numero quattro del partito qui a
Varese. Uno che ha cresciuto
Bossi e Manuela Marrone, che
qui è stata iscritta fino al 2010.
Insomma Lazzarini, oggi maro-
niano moderato e convinto cri-
ticodelcerchiomagico,l'univer-
so leghista lo conosce bene. Ma
non Canton. “Non so neanche
che faccia abbia”, ammette.
“Quando lo hanno candidato ho
chiesto da dove usciva, chi era;
mi hanno risposto che era nel
partito da vent’anni. Sarà, io ci
sono da vent’anni e non l’ho mai
visto, si vede che sono distratto
io”, afferma Lazzarini. L’ha visto
domenica per la prima volta e
“non mi è piaciuto perché non
ha neanche avuto le palle di sa-
lire sul palco a parlare”. Alle
agenziehainvecedettodiessere
stato scelto da Bossi. “Ed è la ve-
rità infatti”, aggiunge Lazzarini.
Canton “s'è preso la nomina ed è
scappato dal congresso, per me
non ha alcuna referenza per fare
ilsegretarioprovinciale”.Dome-
nica“èstatobrutto,laLeganonè
questa.Èassurdo,siamoridottia
lottare per avere un minimo di li-
bertà nel partito. Adesso abbia-
mo idee bellicose, quindi aspet-
tiamo un paio di giorni per ana-
lizzare quanto accaduto, oggi sa-
rebbe guerra”. Contro Bossi, ov-
viamente. Che secondo Lazzari-
ni “ha usato parole non sue ed è
stato consigliato male”. Lui, da
vecchio militante, il Capo non
riesce ancora a criticarlo. Se la
prende con Rosi Mauro, Marco
Reguzzoni, Giancarlo Giorgetti.
Con quanti, “e lo dico con estre-
mo e profondo dispiacere, lo
stanno usando”.
LA CONSEGUENZA, anche
secondoLazzarini,“saràlamorte
della nostra Lega, i militanti non
hanno più voglia di impegnarsi,
siamostanchieaspettiamo”.Ma-
roni? “Certo, sì”, ammette. Per-
chéquiènatalaLegavent’annifa
e qui è nata la corrente maronia-
na.Eral’estatedel2010.Quando
inpiazzadelPodestàMaronipas-
seggiò sottobraccio ad Andrea
Mascetti, il fondatore di Terra In-
subre cacciato il giorno prima da
Bossiduranteilcomiziosulsacro
prato di Pontida.
Divieto di
parlare in radio
e sui forum
Anche i
militanti veneti
sono sul piede
di guerra
La battaglia di Varese è scoppiata dopo l’elezione per acclamazione di Maurilio Canton (nella foto al centro
tra la vicepresidente del Senato Rosi Mauro e il padre padrone del partito Umberto Bossi) a segretario
provinciale della Lega. Ieri uno striscione “Canton segretario di nessuno” è stato posizionato fuori della sede
del Carroccio dove è avvenuta l’elezione. A destra, l’uomo forte del partito a Varese, il ministro dell’Interno
Roberto Maroni. (FOTO ANSA)
di Chiara Paolin
Tutto è iniziato ai primi di ot-
tobre su TelePadania, quando
unabiondaconduttricecontanto
di orecchini verdissimi piazzò sul-
la scrivania tre scatolotti cantile-
nando:“Ognimattinaunpadano
sisvegliaesachealdilàdellasua
volontà deve fare tre cose: lavo-
rare, pagare le tasse e fare la rac-
colta differenziata. Giggino, noi
sappiamo che nonostante San
Gennaro la rivoluzione culturale
che sei chiamato a compiere a
Napoli è un compito davvero dif-
ficile.Quindinoivogliamoaiutarti
e vogliamo inviarti questo video
che tu potrai girare ai tuoi citta-
dini per spiegare quanto sia ele-
mentare fare la raccolta differen-
ziata, anche perché sappiamo
che hai poco tempo dati i tuoi in-
numerevoli impegni istituzionali
che ti portano spesso anche oltre
la Manica a seguire la tua squa-
dra del cuore”.
Giggino era Luigi De Magistris, il
guaio era che alcune indicazioni
si sono rilevate gravemente erro-
nee: alluminio e carta mescolati,
cartone della pizza infilato nel
box sbagliato, il tutto con aria
saccente. Perfetto pasticcio da
salotto tivù, che lo scaltro Mas-
simo Giletti ha ben montato nella
prima puntata della sua Arena
per lanciare la “Domenica In”
edizione2011/2012:cosadivide
il Nord dal Sud? A rispondere, un
parterredilussoconigovernatori
CotaeCaldoro,FrancescoRutelli,
Debora Serracchiani, Gian Anto-
nio Stella, Mario Sechi, Stefano
Zecchi,MariaGiovannaMagliee
la famosa biondina, Camilla Va-
naria. Che anche lì ha avuto mo-
do di illustrare il verbo padano,
benché sommersa dalle voci as-
sai caotiche del gruppo. “Ma era
solounoscherzo,unironicoinvito
a trovare soluzioni nuove al pro-
blema dell’immondizia – assicu-
ra il direttore di Telepadania, Au-
rora Lussana –. Camilla ha rice-
vuto minacce di morte per quella
trasmissione. Che, tra l’altro, si
chiama “I Polentoni”: chiaro che
stavamo scherzando, o no?”.
Tommaso Sodano, assessore al-
l’ambiente di Napoli, non ride: “I
polentoni della Lega dovrebbero
vergognarsi delle migliaia di ton-
nellatedirifiutitossicienociviche
hanno inquinato le nostre terre e
le nostre acque”. Ma chez Giletti
il preconcetto passa soprattutto
dalle voci fuoricampo: quando si
racconta del falso invalido di Ca-
serta scatta l’oh collettivo, ma se
compare lo studente padovano
nullatenente con Porsche d’ordi-
nanza sfugge un sonoro ‘embè?’.
“SempremegliocheDomenica5,
lìc’erailGf–concludeLussana–.
Ecomunquelaplateapopolareci
interessa molto, specie ora che la
base ribolle”. E va mescolata, co-
me la polenta, col solito vecchio
mestolone.
di Pino Corrias
Ben scavato,
vecchia Manuela
A DISPETTO DI TUTTI i satanassi del dio Po, Manuela Marrone,
in arte signora Bossi, siciliana, sta riuscendo dove hanno
fallito le opposizioni e persino tutti i festeggiamenti dell’Unità
d’Italia: riunificare il Nord al Sud e finalmente dissolvere la
Lega. Trasformandola in un più tradizionale (e commestibile)
clan familiare.
Omogeneo ai modelli che dagli aranceti di Palermo fino alle
piantagioni di partite Iva del Veneto, ha innervato la storia
politica italiana in una unità di intenti e di bottino a cui il
cattolicesimo ha fatto volentieri da fondale. E qualche volta
anche da alibi, come nei territori del beneventano, dove in
tempi anche recenti regnava una certa famiglia di Ceppaloni,
non ancora ristretta dagli ordini di custodia cautelare.
Sola soletta Manuela scava la sua voragine patriottica. E
dall’ombra della sua cucina guida al naufragio il pater familias
che ormai regna con la sola efficacia del dito medio, disdice
candidati, annulla votazioni, impone l’ostensione del figlio e a
Varese mette in fuga addirittura Bobo Maroni, ministro della
forza, in realtà malinconico leader della debolezza. Un giro
elettorale ancora e anche lei fischierà con noi l’allegro inno di
Mameli.
Martedì 11 ottobre 2011 pagina 7
Il governatore Lombardo
chiede 100 milioni
di danni a Minzolini
Ilegali del presidente della Regione
siciliana Raffaele Lombardo hanno
avviato la procedura per l’atto di
citazione in giudizio civile contro il direttore del
Tg1 Augusto Minzolini. Nell’atto di citazione a
giudizio i legali proporranno un risarcimento per
danni morali e materiali pari a 100 milioni di
euro. “Dopo l’ennesima puntata contro la Sicilia
e contro il governo della Sicilia – spiega
Lombardo – è il momento di affidare alla
magistratura il compito di stabilire l’entità dei
danni morali e materiali causati da una campagna
denigratoria che non ha nulla a che vedere con il
sacrosanto diritto d’informazione”. Tra i
documenti che lo staff legale del presidente della
Regione siciliana produrrà a sostegno dell’atto di
citazione contro Minzolini saranno presentati
anche ampi stralci del “Libro Bianco del Tg1”,
documento realizzato dal Comitato di redazione
del telegiornale di Rai 1. Da quelle note si
evince, sostengono i legali, che quella del Tg1 è
stata una vera e propria “campagna contro”
Lombardo. In serata arriva la replica di Minzolini:
“Non ci intimidisce. Il Tg1 ha fatto cronaca”.
C’È TANTA VOGLIA
DI COMIZI D’AMOREIn 48 ore la sottoscrizione supera
210 mila euro soltanto con il paypal
Michele Santoro (FOTO ANSA)
SENZA BAVAGLIO
I
l primo è un passo lungo.
La raccolta fondi per Comi-
zi d'amore, iniziata sabato
con il lancio del sito Servi-
zio Pubblico (che conta già
500milacontatti),superai200
mila euro in 48 ore, esattamen-
te 210 mila soltanto con accre-
diti paypal, al conteggio man-
canoiversamentidialmeno10
euro ciascuno con banco po-
sta o bonifici bancari. La mar-
cia che porta al debutto di gio-
vedì3novembreècominciata,
mentre arrivano nuove adesio-
ni, Michele Santoro a Padova
ha fissato i suoi obiettivi: “Fare
unmilioneemezzoditelespet-
tatoriconquestasituazionesa-
rebbe un successo. Si tratta di
unmilioneemezzodipersone
che alla fine ti vengono a cer-
care. Se tu dimostri che questa
cosa sta in piedi anche econo-
micamente – ha detto domeni-
ca al Festival delle Parole – ci si
può cominciare a convincere
che non è il canale a fare il pro-
gramma ma viceversa: è il pro-
gramma che fa il canale. E que-
stolopossonocominciareaca-
pireancheimieicolleghi.D’al-
tronde Rai per una notte è stata
vista su Youtube da 800 mila
personeinduegiorni”.APado-
va il giornalista ha annunciato
che Comizi d'amore, sostenuto
dal Fatto Quotidiano, verrà tra-
smessoanchedaSkysulcanale
eventi 504 e dunque anche sul
mosaico di Sky Tg 24: “Poi per
chi non ha Sky c'è sempre In-
ternetelaretedelletelevisioni
di digitale terrestre: più siamo
più avremo la possibilità di
portare a termine questa im-
presa di serie A”. C'è mobilita-
zione a Sky per ospitare il pro-
gramma di Santoro, un esperi-
mento di programma politico
ed'attualitàinprimaseratache
si scontra con i palinsesti dei
canali generalisti. Il direttore
Sarah Varetto ha diffuso un co-
municato per dare il benvenu-
to a Santoro: “Siamo lieti di tra-
smettere la sua nuova trasmis-
sione”. Con lo sbarco sul satel-
lite si completa l'integrazione
fra i tre mezzi per guardare Co-
mizi d'Amore insieme con Inter-
net e il digitale terrestre. L'i-
deatore di Samarcanda e Anno-
zero ha parlato anche del vasto
circuito di emittenti private
che contribuirà a creare l'ete-
rogenea platea di Comizi d'Amo-
re. La copertura sarà capillare
daNordaSud,isolecomprese,
per il momento la lista conta
23 televisioni fra chi ha già tro-
vatol'accordoelepocheanco-
ra in trattativa. Ci sono, per
esempio, Telelombardia, An-
tenna 3, Rtv38, Primocanale,
Videogruppo e Telecapri. Poi
Santorohasvelatoleambizioni
delsuoprogettoeditoriale:“La
primapuntatalafacciamoaCi-
necittà,nelcuorediquellache
è l’industria più importante di
Roma.Senoisaremointantial-
la fine di questo anno rappre-
senteremo una enorme lobby
democratica ad esempio per
dirigerelaRai.Qualcunomiha
accusato come Libero e Il Gior-
nale di chiedere l’elemosina –
replica – mi sto muovendo per
fare una cosa che scassa come
direbbe Luigi De Magistris”.
C.T.
REPORTtime
GabanellisuCorriere.it
Il sito del Corriere lancia le inchieste pensate esclu-
sivamente per il web. È ReporTime.it, affidato al team
di Report, la trasmissione di Milena Gabanelli. “É un
esperimento in cui Milena Gabanelli ha la massima
libertà”, ha detto il direttore de Il Corriere della Sera
Ferruccio de Bortoli, presentando il nuovo progetto
assieme alla stessa giornalista. ReporTime.it sarà dun-
que uno spazio dedicato al giornalismo d’inchiesta,
autonomo, ma ospitato da Corriere.it, che offrirà con-
tenuti diversi da quelli che andranno in onda su Rai3,
frutto di un accordo fra Rcs e lo staff di Report che, nei
prossimi tre mesi, garantirà la pubblicazione di al-
meno 16 servizi e di videochat con i giornalisti. “Par-
tendo da questo nucleo originario – ha aggiunto De
Bortoli – vorremmo poi dar vita a un filone di inchieste
più ampio che completerà la nostra offerta sul web,
integrandosi anche con la carta stampata”. “Varie te-
state erano interessate al nostro progetto web, ma ci
piace l’idea di lavorare con un gruppo che magari non
la pensa esattamente come noi – ha detto Milena Ga-
banelli –. Rcs non è Il Fatto Quotidiano e la compagine
azionaria di Rcs è nota: nelle nostre inchieste alcuni
azionisti sono stati spesso criticati e non ho mai pen-
sato di averne un occhio di riguardo”. Il nuovo canale
inaugurato oggi è un esperimento “fatto per essere al
passo con i tempi, non escludendo la generazione dai
30 in giù – ha spiegato la Gabanelli –. Dopo anni di tv,
ripartiamo da capo con un nuovo mezzo. Ci piace
metterci in discussione, ma bisognerà imparare a con-
densare i contenuti in un mix fra interventi scritti e
video, contenendo molto i costi. Vedremo come
va”.
pagina 8 Martedì 11 ottobre 2011
INCHIESTA ESCORT
Il governo
“indaga” i pm
Ispettori a Bari e Napoli
Laudati, fuga di notizie a senso unico
di Antonio Massari
I
spezionidelministeronelle
Procure di Bari e Napoli: il
ministro della Giustizia
Francesco Nitto Palma ha
deciso di “indagare” sulle in-
chieste che riguardano Gianpi
Tarantini e le donne portate al
premier. Il ministero vuole ca-
pire se davvero vi sono stati “ri-
tardi” nell’inchiesta barese, poi
accertare se l’intercettazione
(dispostadallaProcuradiNapo-
li)traValterLavitolaeSilvioBer-
lusconi, riportata da l’Espresso,
sia stata pubblicata prima anco-
ra che venisse depositata. E ve-
rificare, infine, la revoca della
competenza a indagare, decisa
dal Tribunale di Napoli, sulla
presunta estorsione di Lavitola
e Tarantini ai danni di Berlusco-
ni: parliamo dell’accusa che
poi, a Bari, s’è trasformata – per
il solo Lavitola – in induzione a
rendere dichiarazioni mendaci
dinanzi all’autorità giudiziaria.
Sotto il profilo delle indagini
giudiziarie,ieris’èregistratoun
incontro di coordinamento tra
le Procure di Bari e Roma: nes-
suna delle due procure sembra
avere la voglia di prendere de-
cisioni su scelte imbarazzanti,
come iscrivere Berlusconi sul
registro degli indagati per indu-
zione a falsa testimonianza,
convocarlo per un interrogato-
riogiàrifiutatoaNapoli,peggio
ancora ipotizzare un confronto
tra il premier e l’imprenditore
barese. Una prima parte dell'in-
contro si è svolta tra il pm ba-
rese, Pasquale Drago e il procu-
ratore aggiunto, Piero Saviotti,
titolari dell'indagine, poi la riu-
nione si è spostata nella stanza
del procuratore di Roma Ferra-
ra. Nessuno ha sollevato con-
flittodicompetenzaosollecita-
to l'invio degli atti. Tre indizi
fannounaprova,sembrapensa-
re l'avvocato Diddi che difende
“Gianpi” e la moglie Nicla De-
venuto. Il primo indizio: se co-
mesembracadessel’iscrizione,
a Bari, di Valter Lavitola per in-
duzione alla falsa testimonian-
za, si renderebbe automatica
l'uscita di scena di Berlusconi
come indagato, smentendo la
tesi del Tribunale del Riesame
diNapolicheavevadirottatogli
atti nel capoluogo pugliese. Se-
condo indizio: la Procura di Ro-
maavevaannunciatoperbocca
del procuratore la volontà di ar-
chiviareintempistrettil'inchie-
stasull'ipotesidiestorsione,ma
sembra aver cambiato idea e ri-
tiene che questo reato si sia svi-
luppatonellaprimafasedelrap-
porto tra il premier e Tarantini,
nel periodo che risale al 2009.
Terzo e ultimo indizio la deci-
sione, del tutto anomala, del
pm Drago di chiedere la conva-
lida della “non richiesta di arre-
sto” per Tarantini. Quasi un in-
vito nei confronti del gip a di-
chiarare inconsistente l'ipotesi
accusatoria nei confronti di
Berlusconi. Che se viene a ca-
derelasciasolalaprocuradiRo-
ma.
ALTRO FRONTE aperto:
quello del Csm. Ieri alle audizio-
ni del consiglio superiore si so-
no presentati Ciro Angelillis ed
Eugenia Pontassuglia, i due pm
chehannocondotto–insiemeal
sostitutoGiuseppeScelsi,finoal
suo trasferimento – l’inchiesta
barese su Tarantini. Il ministro
Nitto Palma ha chiesto di acqui-
sireleaudizionedelprocuratore
capo di Bari, Antonio Laudati, e
del pm Scelsi, che ha denuncia-
to i “ritardi” nell’inchiesta bare-
se. A questo proposito, va rile-
vato che, nella ricostruzione of-
ferta da Laudati al Csm, il procu-
ratore capo elenca una serie di
fughedinotizie,relativeall’inda-
gine sulle “escort” che, a partire
dal suo arrivo in procura, sareb-
bero invece terminate. Il procu-
ratore dimentica di menzionare
la fuga di notizia, firmata da Pa-
norama che – con il quotidiano
Libero – per primo parlò di un’in-
dagine sul “complotto”, ordito
attraverso Patrizia D’Addario e i
suoi “pupari”, per colpire Berlu-
sconi.Unatesid’indaginemolto
cara proprio a Laudati. E al Csm
intende presentarsi anche il se-
natoredelPdAlbertoMaritati,ti-
rato in ballo da Scelsi e Laudati,
perché avrebbe tentato di sape-
renotizieriservatesull’indagine
barese per riferirle al dalemiano
RobertoDeSantis:“Unfattomai
accaduto”. De Santis temeva di
essere accostato all’inchiesta su
Tarantini per la droga e, dicen-
dosi estraneo ai fatti, voleva evi-
Il manifesto a novembre a Napoli
“Scassare” l’Italia: De Magistris sogna un partito
tare di essere accostato a quei
reati: “Incontrai Scelsi e – pre-
messo di non volere alcuna in-
formazione a proposito – gli dis-
si testualmente: “Qualora fosse
verocheèestraneoaifattisucui
tu indaghi e vi fosse il pericolo
che il suo nome fosse indebita-
mente posto accanto a quello di
altri, inquisiti per droga, ti chie-
do di evitare che ciò accada”. Di
questo intende parlare Maritati
alCsm.Infine,arrival’ennesimo
messaggio firmato Alfonso Pa-
pa,letteraraccoltadalPdlperal-
zarelatensionesullamagistratu-
ra campana: Papa sostiene di es-
sere sottoposto a "pressioni e
minacce" dai pm – Henry John
Woodcock,VincenzoPiscitellie
FrancescoCurcio–elidefinisce
"estorsori" perché il loro obiet-
tivo è "farmi parlare di Berlusco-
ni e Lavitola".
MALITALIA
di Enrico Fierro
Luigi De Magistris fonda un nuo-
vo partito. “L’Italia è tua”, proie-
zione nazionale di “Napoli è tua”, la
lista-movimento dal colore arancio-
ne che gli fece conquistare la carica
di sindaco del capoluogo campa-
no. L’ipotesi circola da giorni e agi-
ta i sonni di Anto-
nio Di Pietro,
scuote Nichi Ven-
dola e la sua Sel e
fa venire i mal di
pancia alla lea-
dership del Pd.
“Calma, calma,
Italia è tua” non
esiste”.
Non sarà questo il nome, ma lei
sta fondando un nuovo partito?
Io ho una idea in cui credo ferma-
mente. Nel Paese c’è tantissima vo-
glia di politica, di partecipazione,
ci sono interi settori sociali che
non intendono più essere rappre-
sentati dai partiti così come sono.
E lei è pronto a offrire un nuovo
contenitore.
Se così fosse la mia sarebbe una vi-
sione limitata allo strumento par-
tito. Ci sono nuove soggettività da
affermare. E bisogna farlo in fretta,
altrimenti il vuoto lasciato dalla ca-
duta di Berlusconi sarà occupato
dai Montezemolo, dai Pro-
fumo, dai Della Valle.
Da chi è sulla scena im-
prenditoriale da anni,
ma si presenta col
volto della novità.
Un’operazione
che è già riuscita a
Silvio Berlusconi
nel ’94.
E allora scen-
de in campo
lei, il sindaco
di Napoli.
Certo, ma con
iniziative, pro-
poste, idee,
dando coraggio
a chi dentro lo
tsunami di questa crisi complessiva
che è economica, sociale, ma an-
che etica e morale, si batte ogni
giorno per cambiare le cose. In-
somma, voglio riproporre il meto-
do e le dinamiche sociali che hanno
portato alla mia elezione a sindaco,
avvenuta grazie al contributo di al-
cuni partiti, ma soprattutto al di
fuori di essi. Si è fatto a Napoli, si
può fare in Italia. C’è un movimen-
to in campo, che non è un partito,
anche se bisogna vedere come si
svilupperà e quali forme assumerà.
Presto stileremo un manifesto po-
litico.
Scassare, era questo il verbo
trainante della sua campagna
elettorale, si può coniugare an-
che nel resto d’Italia?
Scassare significava per Napoli ri-
mettere tutto in discussione, pro-
vare a dare spazio a quelle realtà
escluse dalla politica, penso agli in-
tellettuali tenuti fuori dai sistemi di
potere, ai centri sociali, alle asso-
ciazioni anti-camorra, ai gruppi che
si erano battuti contro il degrado e
l’affarismo del ciclo dei rifiuti, noi
non ci siamo limitati a dargli una
generica rappresentatività politica.
Oggi questi soggetti sono consiglie-
ri comunali, decidono le scelte da
fare per la città, sono protagonisti.
L’obiettivo del movimento è aggre-
gare quelle energie che dentro i
partiti hanno mostrato di credere
nel cambiamento.
Lei crede davvero che dentro
un centrosinistra che si vede fa-
vorito nei sondaggi, ci sia tanta
gente disposta a farsi da parte e
dare spazio alle novità?
Anch’io vedo in giro tanto spirito di
conservazione. Tutti aspettano il
dopo Berlusconi, ma nessuno sta
lavorando per costruire davvero
una svolta radicale. Penso alla que-
stione morale: i partiti non l’hanno
affrontata. Non hanno fatto scelte
coraggiose e questo sta dando spa-
zio all’antipolitica, quella vera che
cerca nel capitalista di turno la so-
luzione. I partiti resistono al cam-
biamento, per questo metteremo
in campo idee e proposte. Che non
si rinchiuderanno nello steccato
del centrosinistra tradizionale. La
nostra è una rete di municipi, luo-
ghi dove il rapporto eletto-elettore
è ravvicinato, movimenti di lotta,
energie che si sono spese nei re-
ferendum. Ci rivolgiamo anche a
quella cultura liberale che si richia-
ma ai valori della Costituzione, la
nostra radicalità è la loro radicalità,
in termini di diritti civili, giustizia,
questione morale, libertà di mer-
cato e di intrapresa. A Napoli mi
dicevano che non avrei mai avuto i
voti della borghesia se mi fossi ac-
compagnato con i centri sociali e i
disoccupati, invece è andata diver-
samente: mi hanno votato anche li-
berali e conservatori.
Ci dica le prossime mosse.
Intanto il 15 ottobre sarò all’inizia-
tiva Uniti contro la crisi, a fine no-
vembre renderemo pubblico il no-
stro manifesto e in primavera ter-
remo una grande iniziativa a Napoli
che avrà al centro i temi del lavoro
e dello sviluppo. Governo e Lega
stanno spogliando il nostro terri-
torio delle sue eccellenze industria-
li, Alenia, Fincantieri, Irisbus, An-
saldo. Non mi rassegno ad un fu-
turo deindustrializzato, Napoli e
l’intero Sud hanno più potenzialità
di crescita di un Nord ormai saturo
dal punto di vista industriale.
Parliamo della città: lei ha no-
minato Roberto Vecchioni alla
guida del Forum delle culture
2013 e sono scoppiate polemi-
che.
La nomina precedente, quella del-
l’ex assessore Nicola Oddati, era
stata fatta dal sindaco Iervolino
dentro una logica partitocratica. Io
ho proposto un cantautore che è
unanimemente considerato un
poeta, un artista che ama Napoli.
Vecchioni mi ha commosso quan-
do gli ho proposto questo incarico.
E’ la cosa più bella che mi sia ca-
pitata nella vita, mi ha detto. E que-
sto per me è un onore enorme.
SALTO NEL VUOTO A SILVI MARINA di Antonio d’Amore
IL SINDACO E LE DIMISSIONI IN PARACADUTE
E Papa manda
un altro
pizzino: “Se
parlo di
Berlusconi,
Woodcock mi
scarcera”
Messaggi incrociati
A sinistra, il procuratore capo
di Bari, Laudati; sopra, il
parlamentare del Pdl, Alfonso
Papa detenuto per l’inchiesta P4
(FOTO ANSA)
Quasi a rispondere a chi sostiene che
l’ingresso in politica sia un salto nel
vuoto, il sindaco di Silvi Marina, il salto nel
vuoto l’ha fatto davvero, ma per lasciarla la
politica. E l’ha fatto letteralmente. Con un
gesto a metà tra D’Annunzio e Cinecittà,
Gaetano Vallescura, Pdl ex An, 49 anni, si è
dimesso lanciandosi con il paracadute da 4
mila metri. Ai suoi assessori, la sera prima
aveva detto: “Questa giunta ha bisogno di
una scossa, domani ci penso io…”. E scossa è
stata. Sotto l’imbragatura, una felpa con il
cuore e la scritta “I love Silvi”, dedicata ai
suoi quindicimila concittadini. A chi gli
contesta l’eccesso di protagonismo, spiega:
“È stato un gesto di coraggio, non sterile
esibizionismo, rassegno le mie dimissioni e
con questo lancio ho chiesto quanto
coraggio ho per continuare eventualmente
la mia missione”. Contraddizione: se si cerca
il coraggio per continuare, non ci si dimette.
O no? “In questo momento difficile, chi ha
responsabilità di governo deve assumersi le
responsabilità, avendo i piedi sempre per
terra...” Ri-contraddizione: per restare coi
piedi per terra, sale su un aereo. “È una
pagliacciata – commenta Sel - ‘Silvi
precipita in una Vallescura’ avevamo detto,
ma non pensavamo al paracadute”. In
effetti, Vallescura è amante delle ribalte
mediatiche, anche per dare visibilità ad un
Comune che è ormai periferia di Pescara.
Andare sui giornali non è facile, ma il turismo
pretende visibilità. Così, eccolo a teatro ad
interpretare un podestà in fez, poi con
Mogol a cercare talenti. L’inverno si
avvicina, i terremotati che riempivano gli
alberghi se ne sono andati, l’economia
ristagna. Serve una scossa. Contro l’oblio.
Vallescura cita Jobs: “Ho voglia di abbattere
muri, costruire ponti e di quella cosa che
chiamano "visione" e non ho paura di
cominciare…”. Esattamente il proclama di
uno che se ne va. Sipario.
Luigi De
Magistris e
i suoi nuovi
progetti
secondo
Emanuele
Fucecchi
Martedì 11 ottobre 2011 pagina 9
Comune non ricavava sol-
di, ma magicamente copri-
va i debiti che aumentava-
no. E nel frattempo anda-
vano in scena manifestazio-
ni pubbliche, si bandivano
appalti, si andava ad elezio-
ni nel 2005 senza che esi-
stesse il bilancio consunti-
vo dei due anni pre-
cedenti.
UNA STORIA
portata alla luce nel
2004 quando, in se-
de di approvazione
del primo consuntivo
2003, veniva presentato ai
revisori comunali un bilan-
cio con l'attivo di dicianno-
vemila euro. In realtà, ana-
lizzando le entrate gonfia-
te, venne fuori il primo bu-
co da quaranta milioni di
euro. E così via sino alle
nuove elezioni del 2008,
quando la città è stata con-
segnata al nuovo sindaco
con le luci al buio e le stra-
de intasate dalla spazzatu-
ra. Un vero e proprio rega-
lo benedetto dal 90 per
cento di consensi del cen-
trodestra. Scapagnini, per
una volta, aveva bisogno di
essere curato da Berlusco-
ni, la ricetta è arrivata at-
traverso una legge ad per-
sonam con tanto di fondi
Fas e decreto sul federali-
smo. Per la gioia di Bossi e
dei suoi seguaci.
FALSI I BILANCI DEL COMUNE DI CATANIA
QUASI 3 ANNI DI CARCERE A SCAPAGNINI
Berlusconi coprì il buco con 140 milioni di euro di fondi Fas
di Antonio Condorelli
Catania
A
desso è ufficiale: B.
ha utilizzato i 140 mi-
lioni di euro dei fondi
Fas per coprire bilan-
ci truccati dal proprio me-
dico personale Umberto
Scapagnini quand'era sin-
daco di Catania. La senten-
za di primo grado è arrivata
ieri pomeriggio all'ombra
dell'Etna: Scapagnini e 13
assessori sono stati con-
dannati a due anni e nove
mesi per falso ideologico
continuato con l'interdi-
zione perpetua dai pubbli-
ci uffici. Entrate gonfiate
per coprire un fiume di
consulenze, bilanci trucca-
ti violando decine e decine
di leggi, secondo l'accusa
sostenuta dal pm Giusep-
pe Gennaro che, dispo-
nendo le intercettazioni,
ha beccato anche una con-
versazione tra l'ex ragio-
niere generale Francesco
Bruno - Scapagnini lo con-
siderava “il mio Tremonti” -
e il sindaco senatore Raf-
faele Stancanelli, successo-
re di Scapagnini e grande
amico del ministro Ignazio
La Russa.
“Rimanga tra me e lei –
esordisce Stancanelli – mi
ha telefonato Berlusconi in
questo momento, siamo in
condizione di avere il va-
lore del patrimonio che
possiamo vendere?”. Il
“Tremonti” dell'Etna ri-
sponde incredulo: “Ma lo-
ro acquistano?”. Berlusco-
ni, secondo Stancanelli
“vuole una scusa”, è il 15
ottobre 2008, “lui mi dice
– continua il sindaco sena-
tore Pdl – tu mi devi dire il
linea di massima”. A tutto
c'è un limite e il ragioniere
generale sbotta: “Un valore
di massima ce lo inventia-
mo?”.
DETTO FATTO. Per otte-
nere i 140 milioni di euro
serviva un elenco di opere
pubbliche da finanziare, un
vero e proprio pretesto,
una scusa, come diceva
Berlusconi, tanto che gli
importi necessari sono sta-
ti gonfiati moltiplicando
tutto per un numero fisso.
E il sindaco Stancanelli, in
stretto contatto con Berlu-
sconi, ha detto pubblica-
mente di sapere che “il
giorno successivo all'invio
della lista a Roma una ma-
nina avrebbe creato una
legge ad hoc”. È questo il
vero volto della prima leg-
ge sul federalismo della
nuova era Berlusconi data-
ta 4 ottobre 2008: ha con-
sentito di destinare fondi
pubblici vincolati alla co-
pertura di buchi di bilancio
falsificati.
Ma non basta, perché la
Procura ha scoperto che i
bilanci venivano truccati
grazie ad una finta società
creata sotto Capodanno.
Una vera e propria società
fantasma, denominata “Ca-
tania Risorse”, posseduta
interamente dal Comune,
alla quale veniva venduto
anche il patrimonio indi-
sponibile (monumenti e
palazzi storici). Problemi-
no: vendendo a se stesso il
In alto, l’ex sindaco di
Catania Scapagnini.
A destra, il sostituto
procuratore Gennaro
(FOTO LAPRESSE)
BENVENUTI AL SUD
“IbossvolevanovendicarsicontroiCarabinieri”
BRUSCA: SPATUZZA E MESSINA DENARO DISSERO CHE NON ERANO STATI AI PATTI. IL PAPELLO DOPO CAPACI
L’ultimabattagliadiArnone:
“Gennarononpuòessereprocuratore”
Dueannienove
mesiall’ex
sindaco(medico
delpremier)e
allasuagiunta
peravergonfiato
leentrate
di Giuseppe Giustolisi
Catania
Ci siamo. Domani il Csm nomi-
nerà il nuovo procuratore
della Repubblica di Catania, a
sceltafraunodeitrecandidatiin-
dicati dalla commissione refe-
rente: tutti molto noti. Si tratta
del Pg di Catania Giovanni Tine-
bra (Magistratura Indipenden-
te), del pm della Dda etnea, Giu-
seppe Gennaro (Unicost) e del
sostituto Pg di Roma Giovanni
Salvi(Md).L'occasioneètroppo
ghiotta perché non si scateni
Peppe Arnone, l'avvocato agri-
gentino consigliere comunale
del Pd e coscienza critica del
partito in Sicilia. Arnone ormai
ha deciso di intestarsi tutte le
battagliedilegalitàeantimafiadi
ogni angolo di Sicilia e questa
volta ha voluto occuparsi della
questionedelprocuratorediCa-
tania, nomina fondamentale per
gliequilibridelpoterepoliticoe
giudiziario, siciliano e non.
Lohafattoieri,distribuendocen-
tinaia di copie di un volanti-
no-j’accuse, davanti al Palazzo di
Giustizia di Catania. E oggi sarà a
Roma, per consegnare il docu-
mentoinbustachiusaecontanto
di timbro a ciascuno dei consi-
glieri del Csm.
Bersaglio della penna al curaro
dell'ambientalista agrigentino,
è Giuseppe Gennaro, magistra-
to molto noto, già presidente
dell’Anm, da anni nel mirino
delle polemiche per la vicenda
della villa acquistata anni fa da
una società il cui amministrato-
re di fatto era il boss mafioso
Carmelo Rizzo, legato alla fami-
glia mafiosa dei Laudani di San
Giovanni La Punta, braccio ar-
mato della famiglia Santapaola.
Arnone ricorda che un’altra vil-
letta fu acquistata anche da un
cognato di Anna Finocchiaro,
che pure poco prima era stata
avvertita da un ispettore di po-
lizia, militante dei Ds, di infor-
marel'amicoecollegaGennaro
che quell'acquisto non era pro-
prio opportuno. E qui Arnone
coglie la palla al balzo per pun-
tareilditoanchecontrounalar-
ga fetta del Pd siciliano, colpe-
vole di essersi girata dall'altra
parte davanti alle documenta-
tissime denunce portate in
Csm dall'ex Presidente del Tri-
bunale per i Minorennni Giam-
battistaScidàedalPmantimafia
Nicolò Marino, che ora è tra i
titolari, a Caltanissetta, dell'in-
chiesta sulle stragi di mafia e
sullatrattativafraCosaNostrae
lo Stato. L'avvocato Arnone se
la prende coi suoi colleghi di
partitoAnnaFinocchiaroedEn-
zo Bianco “che non ritengono
di occuparsi, come sarebbe lo-
ro dovere, del funzionamento
della più importante istituzio-
nedellaStatoapresidiodellale-
galità” e ignorerebbero il “caso
Catania”. Arnone insiste: “Il
dottor Gennaro ha posto in es-
sereatticontrarialverosuisuoi
reali rapporti col mafioso Car-
melo Rizzo, come accertato da
una sentenza del Tribunale di
Roma, non appellata dalla Pro-
cura, pronunciata a seguito di
querela del magistrato contro i
giornalisti Giustolisi e Trava-
glio,perunarticolosuMicrome-
gacheraccontavaquestevicen-
de. Può un magistrato con que-
sto pedigree candidarsi al po-
sto di Procuratore capo?”.
Arnone quindi conclude il pro-
prio documento, invocando la
nomina di un procuratore
esternoall'ambientecatanesee
richiamando anche i numerosi
scritti di Scidà (mai oggetto di
smentita, né di querela) inviati
al Csm sulle vicende del Caso
Catania.
IN UNO di questi scritti, invia-
to appena qualche settimana fa
per sollevare la questione dell'i-
nopportunità della nomina del
dottorGennaroaProcuratoreca-
po della città e della sua incom-
patibilità con la funzione di sosti-
tuto, Scidà rievoca un vecchio
processo,dicuiGennaroeragiu-
dice istruttore, contro il boss Se-
bastiano Laudani e il figlio Gae-
tano. “Non si è mai saputo – scri-
ve Scidà – perché il magistrato,
che incriminò i due per tentato
omicidio, non procedette per
mafia contro nessuno dei due.
Un'inflessione di meraviglia si
legge, tra le sobrie righe iniziali
della sentenza della Corte d'Assi-
sechepoidefinìilprocesso”.Sci-
dà ricorda poi le controverse vi-
cendedelprocessocontroilboss
AlfioLaudani,accusatodiintesta-
zione fittizia delle ville di pro-
prietàdelclanLaudaniallaDiSte-
fano costruzioni, conclusasi con
un'assoluzione per il boss.
Tuttevicendenarratedall'anzia-
no magistrato in pensione nel-
l'e-book “Per capire il Caso Ca-
tania”,editodalsitoucuntu.orgdi
Riccardo Orioles. Parte di que-
stevicendevengonoripresenel
documentoconcuiArnonepro-
verà a convincere i consiglieri
del Csm a riflettere a lungo su
una nomina così importante,
quale quella di Procuratore del-
la Repubblica di Catania.
di Giuseppe Lo Bianco
Palermo
Torna Giovanni Brusca nell’aula
del processo Mori, conferma che
Riina gli parlò del ‘papello’ tra le
stragi di Capaci e via D’Amelio (cosa
che aveva già fatto sin dal 23 gennaio
del 1999), e aggiunge due tasselli
nuovi, individuando i carabinieri co-
me bersaglio di attentati di Cosa No-
stra all’inizio del ’94 per “vendicar-
si”, visto che i “cc non avevano ri-
spettato i patti”. Così gli disse Ga-
spare Spatuzza, rife-
rendosi specificamen-
te all’attentato (man-
cato) dello stadio
Olimpico e così gli fu
confermato, in modo
più generico, da Mat-
teo Messina Denaro,
incontrati entrambi da
latitanti negli anni suc-
cessivi.
UN CLIMA di “tratta-
tiva”, insomma, di patti
e ricatti conseguenti a
forti tensioni che il
pubblico ministero ha provato a re-
stituire al Tribunale producendo una
serie di fonogrammi riservati inviati
dal Viminale e dal capo della Polizia
alle Prefetture e ai comandi dei ca-
rabinieri dal gennaio al marzo del
’92, all’inizio della stagione delle stra-
gi, che allertavano sulle iniziative
eversive di Cosa Nostra, dopo la con-
ferma delle condanne del maxipro-
cesso. Fonogrammi poi sfociati nel-
l’allarme del ministro degli Interni
Vincenzo Scotti che allora nessuno
prese in considerazione. Eppure in
un fonogramma del 16 marzo del ’92,
tre giorni dopo l’omicidio Lima, si
faceva esplicito riferimento a possi-
bili attentati contro il presidente del
Consiglio (allora era Andreotti) e agli
esponenti politici Mannino e Vizzini.
Gli stessi nomi fatti anni dopo dai
pentiti, come lo stesso Brusca ha
confermato ieri in aula, aggiungendo
ai primi due anche i nomi di Seba-
stiano Purpura e Salvo Andò.
E AGLI ATTI, depositato sempre
dal pm, è finito anche un interroga-
torio di Salvatore Cance-
mi, recentemente scom-
parso, del 1998, in cui il
pentito parla esplicita-
mente del papello, soste-
nendo di averlo visto in
mano a Riina tra Capaci e
via D’Amelio e confer-
mando, dunque, le paro-
le di Giovanni Brusca. Fu
tra la fine di giugno e gli
inizi di luglio del 1992, a
margine di un summit di
mafia a casa del mafioso
Girolamo Guddo, che Rii-
na gli avrebbe detto che
"lo Stato finalmente si era fatto sotto e
che lui gli aveva dato un papello con
una serie di richieste scritte''. Suc-
cessivamente Brusca e il capo dei ca-
pi si sarebbero visti in un'altra oc-
casione per programmare un duplice
omicidio ma non sarebbero tornati a
discutere del papello. Il 16 luglio del
'92, tre giorni prima dell'omicidio di
Borsellino, Brusca avrebbe incontra-
to il boss Salvatore Biondino, luogo-
tenente di Riina, che gli avrebbe ac-
cennato ad un "lavoro da compiere''.
E lui capì dopo che si riferiva alla
strage di via d'Amelio. L’ultimo in-
contro è di agosto, a cui erano pre-
senti anche i boss Vincenzo Sinacori
e Leoluca Bagarella, nel quale venne
fuori l'esigenza "di dare un altro col-
petto per far tornare qualcuno a trat-
tare''. Poi si salta al ’94: "Fino a quan-
do Gaspare Spatuzza non me ne par-
lò non sapevo del progetto di atten-
tato ai carabinieri allo stadio Olim-
pico - ha concluso Brusca - fu lui a
dirmi che serviva per vendicarsi dei
carabinieri che non avevano rispet-
tato i patti’’. Si riprende il 25 ottobre
con la deposizione del neo pentito
Stefano Lo Verso.
“Riina mi parlò
della
trattativa”
Gli allarmi
inascoltati del
Viminale sugli
attentati
pagina 10 Martedì 11 ottobre 2011
GIOCHIDISOCIETÀ:
ILTERZOGRADO
DELL’ISTATVOYEUR
25 milioni di famiglie sono alle prese
con il rompicapo del censimento
di Malcom Pagani
L
aDivinaCommediadeino-
stri giorni va letta con il te-
sto a fronte. Con busta
bianca dell’Istituto nazio-
nale di Statistica, a circa 25 mi-
lioni di famiglie italiane, il quin-
dicesimo censimento della sto-
ria nazionale è stato recapitato
conlatraduzione.L’aiutinosiin-
titola “Guida alla compilazione
dellostatodifamiglia”edovreb-
be permettere di orientarsi sen-
za indulgere a crisi isteriche o
ausili psicanalitici, nel labirinto
di Cnosso dell’anno di grazia
2011.
SIMILE A UN TRATTATO
di Diritto Pubblico, in realtà ser-
ve a poco. Più difficile del gratta
e vinci, ma comunque meno ar-
duodellaRechercheproustiana,il
censimento generale della po-
polazione e delle abitazioni con-
sta di 32 pagine. La prima sem-
bra un quadro dadaista. Disegni-
ni. Stilizzazioni di mano che in-
vitano il compilante a recarsi col
malloppo all’ufficio postale. Di-
varicazioni improvvise, freccet-
te multicolore, perle di puro
non-sense che brillano ovun-
que. Nel paragrafo “istruzione e
formazione” alla domanda sul ti-
tolo di studio, se non si sa né leg-
gere né scrivere, si viene indiriz-
zati comunque alla domanda
5.11. È alla pagina dopo.
SEGUONOaltriduequesitimi-
steriosi su aggiornamenti pro-
fessionali e corsi di studi che ri-
mandano a ulteriori curiosità
sull’A.F.A.M e sui suoi corsi. Se il
presunto analfabeta ignora sia
l’acronimo di alta formazione ar-
tistica, musicale e coreutica, è
fottuto. A chi ha studiato non va
meglio. A pagina sette si incon-
tra la sciarada sull’impianto di
climatizzazione. Se non si ha un
caldaistaacasa,megliorinuncia-
re. La battaglia navale del com-
bustibile prevede quattro opzio-
ni orizzontali e sette verticali.
Per far conoscere allo Stato im-
pianto e combustibile della pro-
priaabitazione,ilcompilantede-
ve conoscere la differenza tra
MetanoeGpl,radiatoriepompe
di calore, impianti eolici o foto-
voltaici. Se ci si sposta nella se-
zione“Luogoostudiodilavoro”,
invece, serve la Novalgina.
L’Istatvuolesapereseandiamoa
lavoraretuttiigiorni,acheoraci
rechiamoatimbrareilcartellino,
qualemezzoditrasportousiamo
e poi, con postilla evidenziata in
stampatello rosso fuoco, ci chie-
de uno sforzo di mnemonismo.
“Nel rispondere alle domande
7.6,7.7e7.8facciariferimentoa
mercoledì scorso”. Aver dimen-
ticato gli spostamenti del prece-
dentemercoledìoaverdecisodi
compilare il questionario a sei
giorni di distanza, sono opzioni
non contemplate. Si può evade-
re dalla trappola mentendo o so-
lo nel caso in cui “In quel giorno
non siano stati effettuati sposta-
menti (…) per vari motivi come
scioperi, malattia o ferie”.
PER COMPLICARE il tutto
(presentandolacomeunarivolu-
zionaria semplificazione) a pagi-
na uno viene fornita una pas-
sword. Il fine è quello di riempi-
re il questionario direttamente
online (già il 9 ottobre, primo
giorno utile, l’indirizzo Internet
preposto alla causa http://censi-
mentopopolazione.istat.it/ è an-
datointilt).Perirefrattari,sottili
minacce sotto forma di gabelle
(in verità fino ad oggi mai prete-
se). Chi non comunica informa-
zioni che vanno dal possesso di
automobili al mezzo usato per
recarsiallavoroèsanzionabilefi-
no a 2.000 euro. La multa mini-
ma per chi rifiuta o fornisce dati
Illustrazione di Marilena Nardi
LA FOTOGRAFIA Servono informazioni continue, non ogni 10 anni
Uno strumento utile ai politici, ma non basta più
errati è di euro 206, ma all’Istat –
fannosapere–lavolontàèquella
di essere collaborativi e non per-
secutori.
Qualcuno aggredito dal timore
delfiscotituba,malapenaèun’i-
potesiremotacheosservatiidati
web e le proiezioni di ieri (quasi
250.000 famiglie campionate,
circa l’1 per cento del totale) in
pochi hanno voglia di affronta-
re.
LA RETE È STATA assediata
da 18 mila contatti ogni 60 mi-
nuti, mentre l’alternativa carta-
cea alla compilazione (da conse-
gnare alla posta) soffre dell’ata-
vica impreparazione all’emer-
genza. Prima si tagliano i nastri,
poi si verifica se la nave galleg-
gia. Il varo organizzato dall’Istat
perconoscereabitudini,numeri
e beni posseduti dagli italiani,
costa 590 milioni di euro e l’im-
mancabile Codacons ha iniziato
a nuotare nel suo stagno prefe-
rito, annunciando richieste di
rimborso per i ritardi nell’alveo
dei 50 euro a cittadino. L’acqua
utile alla rimostranza l’ha irrora-
ta direttamente il caos che ieri,
daSiracusaaUdineenonostante
i rassicuranti comunicati nega-
zionisti, era la fotografia unica
delle poste italiane. Nelle agen-
zie di mezza Italia, centinaia di
utenti hanno assistito a un cam-
pionario di scuse da alto varietà.
Dallamancanzadelsoftwareper
restituire la ricevuta, al blocco
della rete, fino al rifiuto di accet-
tare il modulo perché fuori dalla
circoscrizione di competenza.
Strano, perché da nessuna parte
non è specificato o evidenziato
chechiabitanelquartiereXnon
possa consegnare all’Y.
ALL’ISTAT ammettono “qual-
che passaggio cervellotico” ma
si difendono evidenziando una
maggiore leggibilità e semplifi-
cazione del linguaggio rispetto
al Censimento del 2001 (“Abbia-
mo cercato di renderlo più col-
loquiale”) e in generale imputa-
no i passaggi meno comprensi-
bili e le gimcane tra i paragrafi
“alle indicazioni dell’ufficio sta-
tistico dell’Onu e di Eurostat.
Normative di fronte alle quali,
opporsi sarebbe vano e fuorileg-
ge”. Sarà. In compenso i pensio-
nati assediano l’apposito nume-
ro verde lamentando il surreali-
smo di alcune domande: “Ci
chiedono spesso cosa significhi
‘ha lavorato almeno un’ora nello
scorso mese’” e l’impressione,
anche in un sovrasistema che
vorrebbe incasellare o ordinare,
rimanequelladeldisordine.Car-
ta, penna e calamaio. L’Italia è
sempre il Paese nel quale sono
accampati gli italiani. Lo diceva
Flaiano. Buona fortuna a tutti.
Nei moduli addio
alla parità dei sessi
MA LE MENTI raffinate che hanno immaginato questo
censimento hanno mai pensato a quel raffinato pilastro del
politicamente corretto che sono le "pari opportunità"? Sem-
brerebbe di no. Non si sono curati delle differenze di genere,
non si sono preoccupati di rispettare i diritti delle coppie di
fatto. E quando hanno spedito il loro questionario hanno
inviato il terrificante papiro al coniuge maschio, sottinten-
dendo che fosse ancora lui, per tacito retaggio del passato,
per sottointeso assunto maschilista, il tanto sospirato “ca-
pofamiglia”. Risultato: ieri notte, in soggiorno, arrancavo
sulle risposte del quizzone, nessuno mi aiutava, e Laura
gridava dalla camera da letto: “Non hai ancora finito? Guarda
che se non lo spedisci C’é la multa!”. Sono i momenti della
vita coniugale in cui si desidera ardentemente archiviare
secoli di dittatura sessista, per poter diventare, finalmente, il
"coniuge debole".
Luca Telese
ITALIE
ISTRUZIONI
MA SE VAI ONLINE
DIVENTA PIÙ FACILE
di Alessandro Rosina*
La società italiana è in grande evo-
luzione. Quando il cambiamento
non viene letto adeguatamente e gui-
dato in modo lungimirante capita più
spesso di subire gli effetti negativi dei
rischi che cogliere al rialzo le oppor-
tunità. È quanto sta accadendo da
troppo tempo al nostro Paese, che non
a caso vede perdere occasioni di cre-
scita e diminuire in prospettiva il be-
nessere dei suoi cittadini. Per capire
quanto e come stiamo cambiando di-
venta allora fondamentale predisporre
strumenti conoscitivi coerenti, senza i
quali non è possibile aggiornare le
coordinate all’interno delle quali poter
condurre un’azione politica competen-
te ed efficace.
Il censimento risponde in parte a que-
sta esigenza. Quello attualmente in
corso presenta poi alcune innovazioni
senz’altro utili. La sensibilità verso i te-
mi ambientali ha portato a potenziare
le domande sulle fonti di energia uti-
lizzate nell’abitazione. L’importanza
assunta dal fenomeno dell’immigra-
zione ha suggerito di chiedere in ag-
giunta alla cittadinanza, acquisita o
meno, anche il luogo di nascita dei ge-
nitori. Sarà, inoltre, possibile ricostruire
la mobilità residenziale tra comuni ita-
liani e verso l’estero, in corrispondenza
o meno di periodi di studio e lavoro.
Domande specifiche riguardano, poi,
la crescente popolazione anziana e le
eventuali difficoltà nello svolgere le at-
tività della vita quotidiana. Il fatto poi
che si tratti di un’indagine esaustiva
che copre tutto il territorio italiano, la
rende particolarmente utile per il mo-
nitoraggio dei principali aspetti delle
trasformazioni in atto e dei nuovi bi-
sogni emergenti al livello locale più ri-
stretto, dal più grande al più piccolo
comune. Dal lato negativo c’è però il
fatto che la cadenza è decennale e che
i risultati definitivi arrivano usualmente
dopo vari anni rispetto al momento in
cui la rilevazione è stata svolta. Se tutto
cambia sempre più velocemente di-
venta invece cruciale avere informa-
zioni sempre più mirate e fresche. Pro-
prio in funzione di questo è già allo
studio un epocale cambiamento che
dovrebbe portare il censimento ad ab-
bandonare la sua veste classica e a
diventare una rilevazione continua sul
territorio italiano, sempre più integrata
con le altri fonti amministrative.
Ma non basta. Noi abbiamo soprat-
tutto un grande bisogno di indagini lon-
gitudinali vere e proprie, che consen-
tano di seguire per un tempo sufficien-
temente lungo i corsi di vita dei membri
di specifiche generazioni. Rilevazioni di
questo tipo, molto comuni nei paesi più
avanzati, sono invece praticamente as-
senti nel nostro. È soprattutto la ca-
renza di queste informazioni che ci
impedisce di conoscere adeguatamen-
te la realtà sociale sulla quale inter-
venire. Depotenzia drasticamente sia
la nostra capacità di fare le scelte più
adatte in funzione di chiari e mirati
obiettivi, sia di valutare la reale effi-
cacia delle misure eventualmente mes-
se in campo. Coerente con una politica
adusa alla cronicizzazione dei proble-
mi più che impegnata nella loro so-
luzione.
* professore di Demografia
alla Cattolica di Milano
Culture diverse. Le istruzioni per
compilare il Censimento 2011 in
versione cartacea deve averle scritte lo
stesso che compila quelle per la denuncia
dei redditi. La versione online deve averla
fatta un esperto di videogiochi. Tutto
diventa facile, intuitivo, a patto di riuscire
a collegarsi con il sito dell’Istat. Chi ha
trovato banda disponibile è andato in
discesa. Non devi perderti nei labirinti e
nei rimandi di un modulo. Ti compare una
schermata e devi riempire gli spazi. Nome,
cognome, sesso, codice fiscale... quando
hai riempito gli spazi clicchi su “avanti”, se
hai sbagliato qualcosa si apre una
finestrella e ti segnala l’errore o
l’omissione. Quando tutto va bene si passa
al quadro successivo. Quanti vani ha casa
tua? Si apre una finestra che ti spiega che
cosa è un vano. Scrivi tre e vai avanti. Che
titolo di studio hai? Si apre una tendina e
devi solo cliccare sul tuo diploma. Fatto. Il
riscaldamento è centralizzato o
autonomo? Due possibilità, clicca quella
giusta. Una famiglia normale della
composizione media di tre persone, senza
convivenze complicate, traslochi o
separazioni recenti, può sbrigare la pratica
in un quarto d’ora. Con un’avvertenza: il
capofamiglia si faccia affiancare da un
bambino minimamente informatizzato, e
tutto diventerà ancora più veloce.
Se ti sei
dimenticato
gli spostamenti
di mercoledì
scorso non
riesci più
a proseguire
Il censimento del 1951: la raccolta dei dati veniva fatta a mano (FOTO ANSA)
Martedì 11 ottobre 2011 pagina 11
di Marco Palombi
I
l dibattito politico nel
centrodestra è finalmente
tornato su lidi più cono-
sciuti ai protagonisti ri-
spettoadastruseconversazio-
ni attorno alla crescita, alla
politica industriale o alla sbu-
rocratizzazione: il condono.
Tombale lo vogliono per il fi-
sco e che tuteli gli abusivisti
fino al 31 dicembre scorso
quello edilizio: “Ne ricavere-
mo 35 miliardi”, sostiene il
fronte dei condonatori guida-
to da tempo immemorabile
dal campano Amedeo Laboc-
cetta.
É PROPRIO il perdono per
chi usa disinvoltamente il mat-
tone, peraltro, la vera cassafor-
te del provvedimento: lo dice
la Cgia di Mestre, secondo cui
in trent’anni i condoni edilizi
sono gli unici che abbiano dav-
vero funzionato quanto a in-
cassi per l’erario. Ma è vero? In
realtà, no. O meglio, lo stato
incassa, ma poi ci perde. I nu-
meri li ha dati Paolo Berdini,
docente di urbanistica a Roma
Tor Vergata e consigliere na-
zionale del Wwf: si può calco-
lare che per ogni 100 euro ri-
scossi dallo Stato nei prece-
denti condoni edilizi (1985,
1994 e 2003) - ha spiegato nel
suo “Breve storia dell’abuso
edilizio in Italia” (Donzelli) -
poi se ne siano spesi 500 per le
opere di urbanizzazione (por-
tare agli abusivi fogne, acqua,
elettricità, eccetera). E allora
perché si fanno i condoni? “Il
fatto è – spiega il presidente
dei Verdi Angelo Bonelli – che
lo Stato centrale incassa subito
e gli oneri da pagare restano ai
comuni negli anni successivi”.
E questo senza contare il dan-
no ambientale: “Solo l’ultimo
condono ci ha regalato 50 mi-
lioni di metri cubi di cemento
abusivi e la corsa è già ripar-
tita: dal territorio ci segnalano
che la cementificazione illega-
le ha ricominciato a galoppare
dopo l’annuncio di quelli del
PdL”.
D’altronde quella degli abusivi
è una platea immensa, assai di-
versificata nelle esigenze (da
chi deve sanare una piccolis-
sima violazione a chi ha piaz-
zato il classico ecomostro in
un parco naturale), ma co-
munque parecchio pesante in
termini di voti. Secondo il pro-
fessor Berdini, dal 1948 ad og-
gi in Italia sono stati compiuti
oltre 4,6 milioni di abusi, 203
al giorno: gli alloggi abusivi
sfiorano i due milioni di unità
mentre sono circa 6 milioni gli
italiani che vivono in città abu-
sive. Insomma, per chi fatica
nei sondaggi un bacino eletto-
rale di tutto rispetto, special-
mente in Campania, la regione
più abusiva d’Italia alla quale
Silvio Berlusconi ha più volte
cercato di regalare il blocco
delle demolizioni ordinate dal-
la magistratura (Legambiente
ne ha censite 3.500 dal 1998).
Per capire la densità, e l’attua-
lità, del fenomeno soccorrono
i numeri del Cesme, il Centro
di ricerche economiche e so-
ciali per il mercato dell’edili-
zia: a fine 2011 saranno state
costruite 213mila case, 26mila
delle quali abusive, circa 6mila
nella sola Campania. Tutta ro-
ba che devasta ulteriormente
un territorio già fagocitato dal-
EUROLAT
CRAC CIRIO, GERONZI TORNA SOTTO PROCESSO
ECONOMIA
Il film del 1963 di Francesco Rosi, Le mani
sulla città, racconta la speculazione edilizia a
Napoli evoca il “sacco di Palermo”, ai tempi
di Salvo Lima e Vito Ciancimino (FOTO OLYCOM)
l’edilizia disordinata dei de-
cenni passati: secondo uno
studio del Wwf in nessun pun-
to della penisola è ormai pos-
sibile tracciare un cerchio di
10 km di diametro senza inter-
cettare almeno un agglomera-
to di case. Consumo del ter-
ritorio e edilizia fuori legge,
peraltro, non sono senza esiti:
“Io per il crollo di Barletta ho
parlato di strage di Stato – dice
Mario Staderini, segretario dei
Radicali – Parlare di condoni e
piani casa non è che un incen-
tivo criminale e indebolire gli
edifici esistenti: basti dire che
il 40 per cento degli italiani vi-
ve in aree ad alto rischio sismi-
co ed il 64 per cento degli edi-
fici non è costruito per resi-
stere ai terremoti”.
NEMMENO i costruttori
dell’Ance sono contenti. “Sia-
mosemprestaticontrariaqua-
lunque forma di condono – ha
spiegato il presidente Paolo
Buzzetti - perché, in realtà, in
quel modo si cambia il mer-
cato e si premia chi non ha ri-
spettato le regole”. Effettiva-
mente decine di inchieste e di
ricerche hanno sottolineato il
rapporto strettissimo esisten-
te tra edilizia fuorilegge e im-
prese in odore di criminalità
organizzata al Sud come nelle
zone di più recente penetra-
zione mafiosa: “L’abusivismo –
è ancora Berdini a parlare - è
diventato negli anni una parte
costitutiva dell’economia na-
zionale, facendo arricchire un
sistema di imprese che lavora-
no completamente in nero e
sono controllate dalla crimina-
lità organizzata”. Ovviamente
ci si attrezza anche senza Cosa
Nostra o la camorra. A Roma,
per dire, la Procura sta inda-
gando sulle domande per l’ul-
timo condono: ne arrivarono
85mila e oltre 12mila sono sta-
te rigettate perché violavano i
paletti fissati dalla legge. Tra le
altrecose,parechepiùdiqual-
cuno abbia chiesto di sanare
un abuso ancora prima di far-
lo.
Perogni100euro
dallasanatoria,
l’amministrazione
pubblica
spendepoi500
inoneri
diurbanizzazione
CEMENTO DI GOVERNOI tifosi del condono edilizio dicono che lo Stato può incassare
35 miliardi, ma in realtà ci rimette
Doppio Nobel per l’Economia
Il futuro
nei numeri
di Stefano Feltri
Il premio Nobel per l’Economia
assegnatoiericiricordadueco-
se utili in tempo di crisi: che sap-
piamo poco di quale sia la catena
di eventi che determina un certo
risultato, soprattutto nei
momenti drammatici
come quello attuale, e
che però qualche
metodo per ridurre
gli errori esiste. Tho-
mas Sargent e Chri-
stopher Sims, rispetti-
vamente della New
York University e di Prince-
ton,hannovintoilpremioperaver
fatto progredire “l’arte di distin-
guere tra causa ed effetto in ma-
croeconomia”,comerecitanoido-
cumenti dell’Accademia di Stoc-
colma. Può stupire i non addetti ai
lavori quanto sia difficile, in eco-
nomia,capirecosaèlacausaeco-
sa l’effetto. É la politica a influen-
zare l’economia o viceversa? Un
esempio: la banca centrale di un
Paesetagliabruscamenteitassidi
interesse per stimolare l’econo-
mia, rendendo il costo del credito
più basso. Il Pil ricomincia a cre-
scere perché le imprese si decido-
no a fare investimenti o perché le
persone si convincono che dopo il
taglio dei tassi l’economia riparti-
rà e quindi cominciano a consu-
mare, nella classica profezia che
si autoavvera?
I due Nobel usano gli strumenti
dell’econometria, una derivazio-
ne della statistica, per analizzare
le catene di avvenimenti e indivi-
duare le cause di quello che suc-
cede.Sargentriesceacostruireun
modello in cui si tiene conto delle
aspettative razionali dei soggetti,
cioè si presuppone che questi non
abbiano riflessi pavloviani alle po-
litiche pubbliche, ma prendano le
loro decisioni di consumo e rispar-
mio tenendo conto della variabili
fondamentalidell’economiaedel-
la loro evoluzione storica. Se un
Paese ha sempre avuto alta infla-
zioneelabancacentraleal-
za di poco i tassi di in-
teresse, non per que-
sto i consumatori co-
minceranno all’im-
provvisoarisparmia-
re. Sims, l’altro pre-
miato, ha inventato il
VAR, il modello con vet-
tore di autoregressione: un
modo per valutare come alcune
variabili fondamentali dell’econo-
mia reagiscono a choc esterni, del
generediquellichepuòcausarela
politica(ounacrisi).Sembranoco-
se molto teoriche, ma hanno ef-
fetti importanti: è grazie agli stru-
menti di Sims che le banche cen-
trali adesso ragionano su un oriz-
zonte di due anni: se alzano i tassi
diinteresseel’inflazionenonscen-
de, anziché scoraggiarsi pazien-
tanoeprogettanounapoliticamo-
netaria a tappe, anziché per
strappi improvvisi (se volete misu-
rareladifferenzac’èuneducativo
videogioco sul sito della Bce). Se-
condo alcuni Sims e Sargent han-
no salvato la macroeconomia dal-
le sabbie mobili degli anni Settan-
ta, mettendola in condizione di
prevedere il futuro oltre che di
analizzare il passato. Un eccesso
di fiducia nei modelli matematici
ha contribuito a questa crisi. Ma
dopo il caos, anche teorico, degli
ultimi tre anni è giusto ricordarsi
anchedicosapossiamofare,oltre
che di tutto quello che non pos-
siamo fare o capire. Questo è il
messaggio del Nobel.
di Vittorio Malagutti
Milano
Nuovo processo in vista per Cesare Ge-
ronzi,giàcondannatoinprimogradoa
4 anni per il crac di Cirio. L’ex presidente
di Capitalia dovrà tornare in tribunale il
prossimo 25 gennaio per rispondere di
concorsoinestorsioneedibancarottaper
distrazione. Lo ha deciso ieri, al termine
dell’udienza preliminare, il giudice di Ro-
ma Tommaso Picazio, che insieme a Ge-
ronzi ha rinviato a giudizio anche l’ex pa-
tron di Cirio, Sergio Cragnotti, e il mana-
ger Riccardo Bianchini Ric-
cardi.
LA NUOVA imputazione
acaricodelbanchierenasce
ancora una volta dal grovi-
glio di affari che portarono
al dissesto il gruppo di Cra-
gnotti e poi la Parmalat. Nel
1999 la multinazionale di
Calisto Tanzi comprò da Ci-
rio le attività nel settore lat-
te, riunite sotto il marchio
Eurolat.L’operazionevenne
conclusa per 829 miliardi di
lire, circa 410 milioni di eu-
ro, ma secondo l’accusa il prezzo era su-
perioredialmeno200miliardidilirerispet-
to al valore delle attività passate di mano.
Fu un prezzo “spintaneo”, ha raccontato
mesifaTanziaigiudicidelprocessoCirio.E
aspingeresarebbestatapropriolaBancadi
Roma all’epoca guidata da Geronzi.
Nascedaquil’accusadiestorsioneneicon-
fronti del banchiere, che avrebbe di fatto
costretto Tanzi a pagare più del dovuto. Il
motivo è presto detto. Compratore e ven-
ditore erano entrambi pesantemente inde-
bitaticonl’istitutodicreditocapitolino.Da
una parte, quindi, la banca fece pressioni
su Tanzi minacciando
la revoca dei prestiti
perconvincerloadac-
quistare Eurolat. E
d’altra parte i soldi in-
cassati con la vendita
della divisione latte
servivano a diminuire
l’esposizione di Cirio,
già in crisi, verso Ban-
ca di Roma.
In una lettera agli atti
dell’inchiesta, Cra-
gnotti si impegnava a
girare al suo grande
creditore almeno 500
miliardi ricavati dalla vendita della divisio-
nelatte.Laletteraportaladatadelfebbraio
1999. Poi è arrivato il crac Cirio (2002) se-
guito da quello di Parmalat (2003). Per en-
trambiidissestic’ègiàstataunasentenzadi
primo grado mentre il filone Eurolat ha se-
guito un percorso a dir poco accidentato.
Nato a Parma come troncone del processo
per la bancarotta della multinazionale del
latte, l’inchiesta è passata a Roma per com-
petenza.
IN UN PRIMO TEMPO i pm avevano
chiesto il proscioglimento di tutti gli inda-
gatiritenendochelavicendafossegiàcom-
presa nel procedimento in corso a Parma.
Ilgiudicedell’udienzapreliminarehaperò
spedito gli atti in Cassazione sollevando
nuovamenteunaquestionedicompetenza
preliminare.LaSupremaCortesièpronun-
ciata per Roma e i pm, questa volta, hanno
chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio degli
indagati. Una decisione che per Ennio
Amodio,legalediGeronzi,rappresentape-
rò “un’offesa al buon senso”. Perchè ben
quattro organi giudiziari, tra cui la Corte di
Cassazione,“hannoriconosciutocheèma-
nifestamente illogico dipingere Calisto
Tanzi come vittima di una condotta estor-
siva”.
FRATTINICiignorano
nellagestionedellacrisi
Il ministro degli Esteri Franco Frattini si lamenta per-
ché l’Italia è esclusa dai vertici in cui si discute la ge-
stione della crisi: “La Francia e la Germania non hanno
nessuna vocazione ad essere il direttorio della Ue e non
agisconocontroglialtriStatimembri”.Ilriferimentoèal
verticebilateraledidomenica,aParigi,doveAngelaMer-
kel e Nicolas Sarkozy hanno fissato le linee per la pros-
sima azione europea a sostegno delle banche. Nel po-
meriggio arriva anche il sostegno del presidente Usa Ba-
rackObamaalritrovatodinamismofrancotedesco.Oba-
ma ha chiamato Sarkozy: “Pieno sostegno alla strategia”
definita dall’asse franco-tedesco per rispondere alla cri-
si”. A Frattini arriva anche una risposta non ufficiale dal
governo tedesco, riportata dalle agenzie: “Germania e
Francia hanno una responsabilità particolare per il fu-
turodell’Europaedellamonetaunica”.Conchediritto–
sembra il sottinteso – un governo periferico bisognoso
forse di aiuto si lamenta di essere escluso dalla gestione
diunacrisichehacontribuitoacausare?Nonècosìsem-
plice, il battibecco va tradotto: Frattini protesta perché
invecedirisolverelacrisideldebitopubblicodegliStati,
Francia e Germania traccheggiano (gli aiuti alla Grecia
continuano a essere rinviati). Mentre appena le banche
francesi iniziano a crollare, minacciando di trascinarsi
dietro anche quelle tedesche, ecco all’improvviso il pia-
no straordinario. E l’Italia rischia di essere chiamata a
pagare per salvare le banche francesi e di non rivedere
più i soldi (5,5 miliardi) che ha prestato alla Grecia.
203
GLI ABUSI
REALIZZATI IN MEDIA
OGNI GIORNO
pagina 12 Martedì 11 ottobre 2011
E ORA SEGOLENE
CHI SACRIFICHERÀ:
L’EX O LA NEMICA?
Hollande e Aubry al 2° turno
delle primarie socialiste francesi
di Gianni Marsilli
Parigi
P
rimarie alla francese? Oui,
merci. Un mese di campa-
gnaperseivericandidati,
e alla fine 2 milioni e mez-
zo di cittadini alle urne. Un
trionfo. E adesso una settimana
di passione per i due sfidanti,
François Hollande (39%) e Mar-
tine Aubry (31%). Figli dello
stesso padre, si può dire, di no-
me Jacques Delors. Hollande
ne è il figlioccio politico, Mar-
tine ne è la figlia in senso pro-
prio. Tant’è vero che per Ar-
naudMontebourg,ilterzoinco-
modo (17%), l’uno vale l’altra:
“Non vedo differenze”. Ma da
qualchepartedovràpurindiriz-
zare il suo capitale di voti, e per
questo tutti pendono dalle sue
labbra. Guardano anche verso
Ségolène Royal, che domenica
sera piangeva calde lacrime in
tv: il suo 47 % al secondo turno
delle presidenziali del 2007 ri-
dotto al 7% delle primarie del
2011, un’inezia. Aveva ragione
ilvecchioMichelRocard,quan-
dodisseconferocerealismo:“Il
47%? L’avrebbe avuto chiun-
que, anche il mio idraulico, è la
logicadelsecondoturno”.Però
anche quel misero 7% diventa
importante: andrà al suo ex,
FrançoisHollande,oaMartine?
Domande, queste sui riporti di
voto, che rischiano di restare
senza risposta fino a domenica
prossima: è un elettorato assai
poroso,mobileeinsondabile,e
non ci sono precedenti per te-
starlo come si deve. La vittoria
di Hollande è stata meno ampia
delprevisto(nelsuocampoc’e-
ra chi aveva immaginato 20
punti di scarto), il secondo po-
sto di Martine più robusto di
quanto si temesse. Nessuno, a
questopunto,osafareprevisio-
ni.
MAALDILÀdellecifre,dalla
Francia è venuta una raffica di
vento democratico che ha por-
tato, per una volta, un po’ di al-
legroefertilescompiglioinque-
sto tempo di crisi. Di più, ha se-
gnato una svolta. Per il Paese in-
nanzitutto: la destra, dopo aver
irriso e denunciato le primarie
(gridavaallaviolazionedella“se-
gretezza del voto” e alla creazio-
ne di “schedature”) ha dovuto
far marcia indietro. Lo stesso
primo ministro François Fillon
l’ha detto: nel 2017 anche la de-
stra dovrà organizzarle, le pri-
marie sono il futuro. Per la sini-
stra,insecondoluogo:2milioni
e mezzo di voti incontrollabili
hannofattopiazzapulitadeigio-
chidicorrente,dellacontadelle
tessere,dellebaruffetra“elefan-
ti” che da sempre hanno con-
traddistinto e avvelenato la vita
interna del partito socialista.
È una buona notizia, non solo
per la Francia: i partiti, e quindi
la democrazia, riprendono vita
ecolori.Lacompetizionesisvol-
gesottogliocchiditutti,nonc’è
mododibarare.Mercoledi’sera,
c’è da giurare, milioni di france-
si saranno incollati alla tv (pub-
blica e in prima serata) per il di-
battito tra François e Martine.
Che sarà sicuramente duro ma
anche corretto, come sono stati
idibattitiprecedenti:ancheper-
ché il perdente dovrà sostenere
con tutte le sue forze il vincente
ALTRI MONDI
fino a maggio prossimo, pena la
pubblica lapidazione.
La sorpresa porta dunque il no-
me dell’aitante avvocato Ar-
naud Montebourg. Fautore del-
la“demondializzazione”(“Usae
Cina attuano protezionismo e
controllo dei capitali: perché
l’Europa non dovrebbe?”), mi-
nacciosoconlebanche(“vanno
messe sotto tutela”), scettico
verso l’Unione europea (“ebbi
ragionenel2005avotarenoalla
Costituzione”),Montebourgde-
ve il suo inatteso successo a due
ragioni.Laprima:ilsuodiscorso
di sinistra muscolare e dirigista
cadebeneinunmomentodicri-
sieconomica,dellaqualeleban-
che portano buona parte di re-
sponsabilità.Laseconda:èstato
lui,piùdeglialtri,apromuovere
le primarie, che in certo modo
sonofigliesue,equestoglièsta-
to riconosciuto. A prima vista,
gli è più vicina Aubry, il cui pro-
filoapparepiùradicalediquello
di Hollande, classicamente so-
cialdemocratico. Ma Monte-
bourg non si fida: li vede ambe-
duecometiepidirazionalizzato-
ri, più che autentici riformatori,
del capitalismo finanziario. Co-
munque vada a finire, Sarkozy
avràachefareconunavversario
forte, oltretutto unto non dal Si-
gnore, ma dalla legittimità po-
polare.
TRA INDIGNATI E IMPEGNATI
IL “PLEBISCITO” DEI PROFESSORI CILENI
Royal vicina ad Aubry e Hollande (FOTO LAPRESSE)
di Manuel Anselmi
Santiago del Cile
Sabato e domenica in tutto il Cile si è
svolto il “Plebiscito por la educacion”,
un referendum di 4 quesiti dal solo va-
lore simbolico e senza alcun effetto
giuridico, dal momento che la costitu-
zione pinochetista, che è ancora in vi-
gore,nonprevedealcunaformadicon-
sultazione diretta dei cittadini; ma un
grande successo: hanno votato più di 2
milioni di persone, il doppio di quanto
previsto. I primi tre quesiti erano sul-
l'educazione: “Lei è per una educazio-
nepubblicaegratuitadistato?Leièper
scuoleeuniversitàchedipendanosolo
dalloStato?Leièpereliminareognifor-
ma di lucro sulle attività educative?”. Il
quarto, invece, propone l'introduzio-
ne nell'ordinamento giuridico e istitu-
zionale dello Stato, di uno strumento
referendario per decidere sulle que-
stioni di rilevanza nazionale. Il 95% ha
risposto sì a tutte le domande.
A PROMUOVERE il Plebiscito è sta-
to il Colegio nacional de los profesores, il
coordinamento nazionale degli inse-
gnanti in appoggio al movimento stu-
dentescochedafinemaggioportaavan-
ti la protesta.
Il Plebiscito è l'ulteriore dimostrazione
della forza della mobilitazione sociale
che gli studenti, delle superiori e dell'u-
niversità, hanno saputo estendere a tut-
ti gli altri settori della società, compresi
i sindacati, creando un vero e proprio
fronte popolare di opposizione. E che
mette non poco in difficoltà il governo
di Piñera.
Nel fine settimana in tutta Santiago, da-
vanti a ogni sede universitaria o a un li-
ceo,lamaggiorpartedeiqualioccupati,
c'era un banchetto dove genitori e in-
segnanti del Colegio nacional invitavano i
passantiavotare.PartecipareonoalPle-
biscito, è stato l'argomento di maggiore
discussione nelle case dei cileni. “Solo
quipiùdi400voti”dicesoddisfattoNel-
son Lobos, docente di arte visuale, del-
l’Instituto Nacional, il primo liceo pubbli-
codelCile,dallacuicostola,apochime-
tri, è nata l'Università Nazionale del Ci-
le, la più importante del paese. “La gen-
te ha voglia di partecipazione, di dire la
suasullescelteim-
portanti come
quelle sull'educa-
zione” continua
Nelson mentre in-
dica orgoglioso le
persone in fila per
il voto. “Il proble-
ma è che né al go-
verno, né all'op-
posizione interes-
sa nulla di questo.
La politica non tie-
ne conto della vo-
lontà popolare e i
ragazzi stanno fa-
cendo la cosa migliore”. Come Nelson
anche altri docenti lamentano la latitan-
zadeipartitidellasinistra.Sumoltimuri
è possibile vedere grandi manifesti rea-
lizzati dal movimento, in cui appaiono
Lagos e della Bachelet, fotografati su
fondo bianco e cornice nera, come
quelle dei desaparecidos.
ANTONIA, DOCENTE di matema-
tica in un liceo del centro, dice: “ Siamo
120mila professori ad appoggiare il mo-
vimento. Con questo plebiscito abbia-
mo un doppio obiettivo dare un appog-
gio concreto ai ragazzi nella lotta e por-
tareilgovernoadaccettarelenostrepo-
sizioniperchésonoquelledellamaggio-
ranza dei cileni. I ragazzi lo hanno ca-
pito per primi. L'attuale sistema educa-
tivo è stato firmato da Pinochet un gior-
no prima che lasciasse il
potere, anche se già allora
buona part dei cileni non
era d'accordo. Oggi questi
ragazzi hanno trovato il co-
raggio di lottare contro
questi residui della dittatu-
ra,dicuinepaganoperpri-
mileconseguenze.Elofan-
no senza paura, con alle-
gria e pacificamente. Noi
professori e genitori siamo
con loro, perché noi quan-
do avevamo la loro età non
potevamo avere corag-
gio”.
Unreferendum
organizzatodai
docentisupera
i2milionidivoti
edàmanforte
aimovimenti
studenteschi
L’excandidata
anti-Sarkozy
elasorpresa
Montebourg
arbitridel
risultato.Boom
divoti:2,5milioni
POLONIA
TRANS E ANTICLERICALI
NON C’È PIÙ RELIGIONE
di Giampiero Gramaglia
Vincono il premier uscente Donald Tusk e la linea europeista
del partito liberale. Perdono l’ex premier gemello (del pre-
sidente morto lo scorso anno in un incidente aereo a Smolensk,
in Russia, Lech Kaczynski) e la linea euroscettica. Ed entra nella
Dieta, come terza forza, destando sensazione, il Movimento di
Palikot, un partito di sinistra anticlericale, creato un anno fa da
unimprenditorericcoedeccentrico,JanuszPalikot:prendeil10
% dei voti e 40 deputati, in un Paese in cui il 90% dei cittadini si
dichiarano cattolici – i numeri lasciano credere che lo hanno
votatotuttiglialtri.llMovimentodiPalikothaanchefattoentrare
nella Dieta per la prima volta un transessuale: Anna Grodzka,
capolista a Cracovia, 57 anni, psicologa e produttore cinema-
tografico, ha cambiato sesso da non molto L’eccezionale risul-
tato di Palikot è anche frutto della debolezza della sinistra tra-
dizionale post-comunista: il partito socialdemocratico ottiene il
peggior risultato della sua storia, con poco più dell’8% dei suf-
fragi e 27 deputati.
Il premier Tusk, 54 anni, può dunque prepararsi a un secondo
mandato alla guida della stessa coalizione: il suo partito, la Piat-
taformacivica,hasuperatoil39%deivotieisuoialleatidelPsl,il
Partito dei Contadini, hanno avuto più dell’8%. Insieme, le due
formazioni dispongono di 234 dei 460 seggi della Camera bassa.
L’opposizione conservatrice Diritto e Giustizia di Jaroslaw Kac-
zynskisfiorail30%deivotieha158seggi.Solo5partitisuperano
la soglia del 5% ed entrano nella Dieta.
È LA PRIMA VOLTA, dalla caduta del comunismo nel 1989,
cheunpartitoalpotererivincelelegislativeinPolonia,altermine
diunaconsultazionechehavistountassodipartecipazione‘ame-
ricano’, bassissimo: meno d’un elettore su due è andato alle urne,
in un Paese di 38 milioni di abitanti, il 6° per popolazione del-
l’Unione europea. Il presidente
della Repubblica Bronislaw Ko-
morowski giudica l’esito delle
elezioni“positivo”perl’Ue:laPo-
lonia esercita attualmente la pre-
sidenza di turno semestrale del
Consiglio dei ministri dei 27 e
punta a entrare nell’euro.
Nel nuovo governo, Tusk vuole
rimpiazzare la maggior parte de-
gli attuali ministri. Ma i cardini
delle politiche estera ed econo-
mica, marcatamente europeiste,
dovrebbero restare al loro posto:
Radoslaw Sikorski e Jacek Rosto-
wski.
Anna Grodzka (FOTO ANSA)
Amnesty 2024 condannati a morte nel 2010
Secondo il rapporto Amnesty International nel 2010
almeno 23 Paesi hanno eseguito la pena capitale per
un totale di 527 esecuzioni riportate. In testa l’Iran con
almeno 252 esecuzioni, la Corea del Nord con almeno
60, lo Yemen con almeno 53, gli Stati Uniti d’America
con 46, l’Arabia Saudita con almeno 27. Questi dati
non includono la Cina. Inoltre nel 2010 in 67 paesi
sono state inflitte 2024 nuove sentenze capitali (FOTO ANSA)
Afghanistan Carcere con torture a Herat
Torture, violenze e maltrattamenti di ogni genere
anche nel carcere afghano di Herat, la struttura
ammodernata grazie ai fondi italiani, nella zona dove
operano i nostri soldati. L’Onu in questa galera ha
intervistato 16 detenuti fermati dalla Polizia locale e
ben nove di loro hanno denunciato di aver subito delle
violenze per ottenere confessioni. Tra di loro c’è anche
un ragazzo di 16 anni (FOTO ANSA)
Martedì 11 ottobre 2011 pagina 13
PROMESSE DA MARINAIIpiratinonliberanogli11navigantiitaliani,anzinesequestranoaltri7.
Intantoilgovernos’impegnasoloaparole
ALTRI MONDI
Hook I pirati dell’immaginario collettivo sono molto diversi dai banditi dei mari (FOTO OLYCOM)
di Barbara Schiavulli
L’
ultima comunicazione
del comandate Diego
Scussat è arrivata alle
6.45 del mattino di ieri.
Una richiesta di aiuto che rac-
contava di un’imbarcazione
con almeno cinque uomini ar-
mati. E poi più nulla. È calato il
silenzio del mare su una nave
italiana. Inghiottito dalle mani
dei pirati somali che hanno
sferrato l’ennesimo attacco. Il
Montecristo,unanavelivorne-
se da poco varata, dell’armato-
re Antonio D’Alesio trasporta-
va rottami di ferro dall’Inghil-
terra al Vietnam. Non faceva
mai lo stesso percorso. Ma ai
pirati è bastato un attimo.
“L’ultimo contatto – ha detto
unportavocedellacompagnia
armatrice – risale alle 6,45 di
stamani: dunque non siamo in
grado di dire se l’attacco sia
stato respinto oppure no”.
Allasededellacompagniatutti
sono preoccupati per l’equi-
paggio. Le coste al largo della
Somaliasonolepiùpericolose
al mondo. Il cargo è stato in-
tercettato non appena ha su-
perato il Golfo di Aden, hanno
aspettato che la nave della ma-
rina giapponese che li aveva
scortati, si ritirasse e hanno at-
taccato,620migliaallargodel-
la Somalia: “La nave è abba-
stanza lontana, tra l’isola di So-
cotra e l’India”, ci spiega una
fonte della sicurezza militare
Se c’è da reprimere si va in Russia
Ras-Putin, consigliere occulto di B.
italiana che insieme alla Farne-
sinasièimmediatamentealler-
tata. E per accertarsi di quello
che sta accadendo al mercan-
tile,èstatosubitodispostol’in-
viodiun’unitànavaledellatask
force marittima 508 della Nato,
guidata dal contrammiraglio
Gualtiero Mattesi, imbarcato
sul cacciatorpediniere “An-
drea Doria”. Non che possano
fare molto, di solito si privile-
gia la trattativa all’attacco per
non mettere in pericolo delle
persone sequestrate. Ostaggi
che possono rimanere in balia
delle onde e dei rapitori anche
per mesi, fino a quando non si
riesce a raggiungere un accor-
do. Comincia così, in una gior-
nata qualunque quando il pez-
zo di rotta più pericoloso sem-
brava passato, il lungo incubo
delle famiglie che stanno a ca-
sa e delle 23 persone a bordo
del Montecristo, la maggior
parteucraini,indianiesettegli
italiani,traiqualiilcomandate
Scussat di Venezia, l’ufficiale
di coperta Stefano Mariotti,
l’allievo ufficiale Luca Giglioli
entrambi di Livorno (quattro
di loro sono addetti alla sicu-
rezza disarmati).
“Non abbiamo notizie. Biso-
gna solo aspettare”, è il primo
commentodeifamiliaridelco-
mandante: “Siamo in contatto
con l’armatore e con le auto-
rità competenti".
Il guadagno dei banditi dei mari nel 2010
LAVITADACAPITANUNCINO
VALE240MILIONIDIEURO
Non hanno la benda sul-
l’occhio e non issano la
bandiera nera con il teschio,
ma i pirati della Somalia non
sono meno pericolosi di
quelli delle leggende. Sono
l’incubo di ogni nave, picco-
la o grande che sia, che attra-
versa il golfo di Aden e si ag-
gira per le coste della Soma-
lia per tuffarsi nell’Oceano
Indiano. Un fenomeno cri-
minale che con l’acuirsi del-
le tensioni nell’Africa orien-
tale, non ha fatto che molti-
plicarsi, nonostante l’impe-
gno della Marina di mezzo
mondo, delle task force che
sonostatecreateadhoc,sen-
za riuscire veramente a fare
molto, visto che basta un’im-
barcazione fatiscente con
cinque uomini armati per
bloccare navi molto più
grandi. In questo momento
al largo della Somalia ci sono
11 grandi navi prigioniere
con274ostaggi.Traquestile
navi cisterna italiane ‘Savina
Caylin’ e ‘Rosalia D'Amato’
da mesi in ostaggio, con
equipaggi che rischiano di
essere torturato – lo ha detto
il comandante della ‘Savina’
in una delle ultime telefona-
te alla moglie – se non ci sa-
ranno svolte nella trattative.
IpiratidellaSomalia,cheper
lo più arrivano dalla regione
di Puntland (nord est soma-
lo)hannotrai25ei35annie
si considerano i paladini dei
mari. Si fanno chiamare i ba-
daadinta badah, i salvatori del
mare, e sono divisi per lo più
in tre categorie: navigatori
esperti; pescatori che cono-
scono bene le coste e il mare
(nutrono una reale ostilità
verso le navi straniere che
hannodepredatolazonasca-
ricando sostanze quando vo-
levano liberarsene o razzian-
do la fauna marina quando
volevano pescare); poi ci so-
no ex miliziani che hanno la-
sciato la guerra cittadina,
molti dei quali addestrati da
contractorsstranieri,ecisono
tecnici,espertiditecnologia
satellitare.
SI GUADAGNA bene con
i riscatti che vengono conse-
gnati nei modi più strani, pa-
racadutati, o lanciati in vali-
gie resistenti all’acqua. I pira-
ti ricevono le armi, kalashni-
kov, rpg e pistole semiauto-
matiche, per lo più dallo Ye-
men che ha perso molti con-
tratti commerciali perché è
quasi impossibile raggiun-
gerlo senza essere attaccati.
Altre armi arrivano da Al Qae-
da, lo stesso Bin Laden aveva
lodato l’iniziativa dei pirati
somali, e dalla capitale della
Somalia intrappolata da una
guerra per il potere senza fi-
ne. Altro sostegno arriva an-
che dalla dispora somala ri-
versatasi in Inghilterra, Cana-
da e Stati Uniti: ci sono orga-
nizzazioni che avvisano del-
l’arrivo di questa o quella na-
ve. Il finanziamento delle
operazione di pirateria fun-
ziona come in borsa, ci sono
investitori pronti a vendere
azionidiunattaccoimminen-
te. E i guadagni sono altissimi
per sequestri che in genere
durano in media un mese e
mezzo. Il guadagno dei pirati
si stima sia stato nel 2009 di
39milionidieuroedi238nel
2010, ma il costo indiretto di
questo fenomeno è molto al-
to anche per chi è coinvolto:
tra i 7 e i 12 miliardi di dollari
per il sostegno navale, per la
protezione, per rimorchiare
le navi e soprattutto per l’as-
sicurazione che è tra i veri be-
neficiari della pirateria aven-
do alzato il premio a livelli or-
mai altissimi. B. Sch.
Vladimir Putin (FOTO LAPRESSE)
Arabia S. Arrestato calciatore per tatuaggio
Un calciatore colombiano di una squadra saudita è
stato arrestato a Riad per aver esibito tatuaggi a
sfondo religioso. Juan Pablo Pino, 24 anni, attaccante
in forza all’Al Nasr ed ex Monaco, si trovava in un
centro commerciale con una canottiera che lasciava
ben visibili i tatuaggi sulle braccia raffiguranti simboli
cristiani come un volto di Gesù. In Arabia Saudita
l'esibizione di tatuaggi è vietata (FOTO ANSA)
Egitto Cristiani copti in fuga dopo la strage
Resta alta la tensione al Cairo dopo gli scontri di ieri tra
fedeli copti ed esercito che hanno provocato 25 morti e oltre
300 feriti. Per correre ai ripari il governo egiziano, riunitosi
oggi sotto la presidenza del primo ministro, Essam Sharaf,
ha deciso provvedimenti a favore della minoranza copta (il
10%). Una minoranza che secondo quanto riferito dal
ministro degli Esteri Franco Frattini sta già fuggendo:
“Sono 100.000 cristiani già scappati” (FOTO ANSA)
Editto bulgaro,
metodo-Boffo,
guerra a Fini:
visita all’amico
(ex Kgb)
per studiare
le strategie
censorie?
Nave livornese La portarinfuse Montecristo in ostaggio da ieri (FOTO ANSA)
di Francesca Mereu
Oltre a festeggiare il 59° com-
pleanno di Putin, Berlusconi ha
appena lasciato uno dei pochi posti
dove si sente ancora a suo agio. “In
Russia nessuno gli fa domande sugli
scandali sessuali e sui processi che
deve affrontare in patria”, confida a
Il Fatto Quotidiano un alto uffi-
cialedelCremlinocheconoscemol-
to bene il tipo di relazione che in-
tercorre tra Putin e Berlusconi. Qui,
infatti, “l’italiano può contare sui
consigli” del suo amico quando a
casa i problemi a incalzano.
Sono poche le notizie trapelate ri-
guardo ai festeggiamenti privati del
compleanno di Putin che, come da
tradizione, si è svolto nell’isolata te-
nutadiValdai,ametàstradatraMo-
sca e San Pietroburgo. Ma secondo
l’alto ufficiale del Cremlino il Cava-
lieresiècomealsolito“lamentatodi
non riuscire a controllare giudici e
pm”. Secondo diverse fonti del Cre-
mlino e della Casa Bianca (la sede
delgoverno)sonoannicheilpremier
italianochiedeaPutinconsiglisuco-
me applicare i principi della upra-
vlyaemaya demokratsia russa -
o democrazia guidata - in Italia.
“Per qualsiasi problema politico
Berlusconi viene a Mosca a parlare
con Putin, se non può raggiungerlo
fisicamente gli telefona”, racconta
aIlFattounafontevicinaallaCasa
Bianca.
LE “CONSULENZE” sulla
democraziasonoiniziatenellontano
2001.Putineraalpoteredaappena
unannoeilCavaliereerastatoeletto
a maggio per la seconda volta. Se-
condo la fonte vicina alla Casa Bian-
ca sin dal loro primo incontro in Rus-
sia (nel settembre del 2001 a Sochi,
località balneare sul Mar Nero), il
premier aveva parlato delle critiche
che subiva da parte dei media e in
particolare da un certo gruppo di
giornalisti che “lo attaccavano” e
cheluinonriuscivaafartacere.Putin
all’epoca aveva quasi concluso la co-
siddetta spetsoperatsia, o opera-
zione speciale, per il controllo di
Ntv,ilsolocanalecheosavaancora
criticarlo. E questa avrebbe ispirato
il cosiddetto “editto bulgaro” pro-
nunciato da Berlusconi a Sofia il 18
aprile 2002, quando senza mezzi
termini aveva denunciato l’“uso cri-
minoso”dellatvpubblicacheveniva
fattodagiornalisticomeEnzoBiagi,
Michele Santoro e dal satirico Da-
niele Luttazzi. Se in Russia dal pic-
colo schermo sparirono il team di
giornalisti di Ntv, composto da gio-
vani entusiasti che in pochi anni di
democraziaeranoriuscitiaraggiun-
gere invidiabili livelli di professiona-
lità,inItaliailbavagliofupostoaEn-
zo Biagi, una delle icone del nostro
giornalismo, a Santoro, e al comico
Luttazzi, per nominarne alcuni.
Solo coincidenze? “No, - sostiene la
fonte del Cremlino - questi sono i
metodi di Putin e a Berlusconi non
potevano venire in mente se non
dietro suggerimento. È dopotutto
unleaderoccidentale.Dachiavreb-
be potuto apprenderli?”
DOSSIERAGGIO.Daquando
Putin è salito la potere i dossier con-
troinemicidelCremlinosisonomol-
tiplicati. Lo scorso anno una bella e
giovane fanciulla ha sedotto nume-
rosi esponenti dell’opposizione e
giornalisti scomodi portandoli in un
appartamentodovevenivanofilma-
ti da telecamere nascoste. I video a
lucirossesonostatipoimessionline.
Se non si riesce a filmare qualcuno,
lo si discredita su internet, o in tv.
Anche in Italia contro quelli che al-
zano la voce contro il premier si at-
tiva la cosiddetta macchina del fan-
go. Basti pensare al direttore di Av-
venireDinoBoffo;oppurelapmIlda
Boccassini, o la presidente di Con-
findustria Emma Marcegaglia. In
tutti questi casi di diffamazione non
sono state fornite prove giornalisti-
che concrete, ma usati metodi della
calunnia tipici della Russia di Putin.
“È una pratica che da noi è com-
parsa soprattutto con Putin, e Ber-
lusconi sembra imitarne i metodi”,
spiegalafontevicinaallaCasaBian-
ca.
GIUDICI E PM È in Russia che
da tempo il Cavaliere cerca la so-
luzione per cancellare le inchieste
chelocoinvolgono.Inchiestechequi
non sarebbero mai iniziate: i giudici
sono già asserviti al volere del Cre-
mlino, mentre gli uomini di Putin
controllano il Ministero della Difesa
edegliInterni.Alleinsistentidoman-
dedelpremieritalianosucomefare,
i russi avrebbero risposto che un
Paese può essere controllato se tut-
ta la stampa è sottomessa e se si ha
il controllo dei giudici, dei magistrati
e delle forze dell’ordine, insomma
se la cosiddetta legge-bavaglio ve-
nisse approvata.
Le fonti del Cremlino e della Casa
Bianca dicono di non aver prove cer-
te che dietro questa legge controver-
sa per una democrazia come l’Italia
cisialaconsulenzadelCremlino,ma
affermano d’avere un “ragionevole
sospetto”cheilpremiersiastatofor-
temente “ispirato” dalle riforme vo-
lute da Putin.
EBerlusconinonnascondelasuavo-
glia di assomigliare allo Zar russo:
“Mgari il presidente del Consiglio
italiano avesse i poteri del premier
russo”, avrebbe detto ai suoi depu-
tatiprimadipartireperilcomplean-
no di Putin, secondo quanto riporta
Libero.
pagina 14 Martedì 11 ottobre 2011
SECONDOTEMPO
SPETTACOLI,SPORT,IDEE
Mancini
Rinviato a
giudizio.
Chiesti 3
anni e 8 mesi
per stupro
Basket
Cestista
americano
ucciso in
Romania per
le percosse
McCartney
Per lo
sposino
recital in
Italia dal 26
novembre
S. Guzzanti
Venerdì
ospite di
Mentana
con “Viva
Zapatero”
di Claudia Colasanti
In fila ordinata verso l’abisso.
L’implacabile sequenza di teste
ruota attorno a un unico prota-
gonista: un uomo piuttosto an-
ziano, geometricamente stem-
piato, dall’espressione corruc-
ciata,intrisodiunaseverità(rab-
bia compressa?) priva di autore-
volezza. Si tratta di sette ritratti
tridimensionali di Silvio Berlu-
sconi, in resina verniciata di
bianco a effetto plastica, la cui
icona autotrasformista da carta
stampata e video discorsi di ini-
zio millennio viene sgretolata
dallemaniabilidiStefanoPierot-
ti,scultoretoscano(Pietrasanta,
1964)conunpassatoremotoda
perito aeronautico e uno slan-
cio – poi ben coltivato – verso la
scultura ad alto tasso figurativo.
Pierotti ha collocato nel suo stu-
dio un’infinità di fotografie re-
centi del demoralizzato cavalie-
re, convivendoci – immaginia-
mo faticosamente – a lungo, per
cogliere quell’esatta espressio-
ne facciale e per poi disintegrar-
la con le armi del suo mestiere.
Consapevole del lusso che si è
concesso in quanto “artista”,
confida di aver interpretato con
questo gesto impertinente i de-
sideri, non solo notturni, di una
bella fetta di italiani. Soddisfatto
dopo la conclusione del ciclo di
opere: “Mi sono sfogato, ma an-
che divertito, ho voluto descri-
vere a mio modo un fenomeno
sociale, più che politico”. Nelle
prime teste il bianco candido
del gesso viene leggermente in-
crinato evidenziando rughe e
solchi inesorabili, poi mano a
mano che si succedono vengo-
no colate e ricoperte di vernice
rossa e schizzate di celeste; una
è illuminata dall’interno come
fosse una folcloristica maschera
da luna park. “Viene percepito
comesangue,mainrealtàèsolo
unavernicerossa.Intendevoro-
vesciargliene un barattolo inte-
ro sulla testa come se il ‘comu-
nismo’, parola di cui si riempie
labocca,selodivorasseinunsol
colpo”. Le ultime teste della fila
non paiono quasi volti umani: la
fisionomia dell’incongruo lea-
derèormaiconsumata,sfaldata,
sbriciolata dall’interno, final-
menteinesistente.“Cihaabitua-
to a tutte le trasformazioni d’a-
bito e comportamento possibi-
le” racconta l’artista, “con la
bandana,mostrandolecorna,in
giaccadoppiopetto,inmaglion-
cino: la mia versione era quella
mancante”.
“Berluscrotto?, si intitola questa
parabola espressionista, chiara
e graffiante, ma l’antologia del
silvio dilaniato non è l’unica gi-
ravolta impertinente del Pierot-
ti, che l’8 settembre scorso si è
reso protagonista di un’altra po-
tente imbrattatura. Anche sta-
volta è una sua opera ad essere
ricoperta (da lui stesso) di ver-
nice rossa, con una corda e una
scala di sette metri, nel cuore
della notte, dopo aver scavalca-
to un’alta recinzione.
SI TRATTA del monumentale
Crocifissoinbronzo(dell’altezza
di sei metri e venti e largo quat-
tro) di Tor Vergata della “Giorna-
ta Mondiale della Gioventù” del
giubileo romano, sotto la quale
Papa Wojtyla fece il suo ingresso
fra migliaia di giovani, realizzato
sempredaPierottidodiciannifa,
saldandoinsieme33pezziperun
totale di 2000 kg (a Pietrasanta
presso la fonderia Da Prato). La
reazione dello scultore è la con-
seguenza del noncurante desti-
no cui venne affidata la croce su-
bito dopo il raduno: immediata-
mente smontata e affidata nelle
mani di Angelo Balducci, a quei
tempi Provveditore alle Opere
pubblichedelLazio,inattesache
la chiesa di Tor Tre Teste di Ri-
chard Majer, dove era destinata,
venisse ultimata. Una storia sur-
reale, di straordinaria cialtrone-
ria, perché alcuni mesi dopo Pie-
rottiscoprechelasculturaèstata
buttata insieme a scarti di gom-
meelateriziinunasortadidisca-
rica e, dopo la sua denuncia, de-
positata in un altro cantiere. In-
fine, nell’aprile del 2006 viene
respinta anche dallo spazio di
Majer e collocata a Tor Vergata,
accantoallachiesaazzurrinaSan-
ta Margherita Maria Alacoque,
progettata dall’architetto Italo
Rota.Purtroppoancheinquesto
spazio“stacadendoapezzi,èpo-
sizionata con l’inclinazione sba-
gliata, ha un dito rotto ed è presa
di mira dagli uccelli che la spor-
cano di continuo”. “So bene che
appartiene al Vaticano”, raccon-
ta Pierotti, “ma ho implorato per
anni una sistemazione più ade-
guata e mi hanno risposto chie-
dendomiseavevounosponsor”.
Anni di amarezza stemperati da
questo gesto estremo: dopo
averla interamente verniciata di
rosso lo scultore ha provato un
senso di liberazione. Un’azione
apparentemente autolesionista,
tutta indirizzata ai poco sensibili
potenti che in modo arrogante
hanno trascurato quello che fu il
simbolo di una grande aggrega-
zione giovanile. Rapidamente ri-
pulita la croce, del gesto rimane
la querela da parte del parroco a
carico dello scultore. Una vicen-
da lunga e dolorosa, cui Stefano
Pierotti ha reagito con il colore,
in entrambi i casi, a partire dai
“berluscrotti”: con un rosso fu-
rioso come il tono irrimediabil-
mente assunto dall’Italia in que-
stomomento.Unafrequenzaim-
pazzita, irresponsabile e dram-
matica.
Stefano Pierotti, “Berluscrotto”, 2011
in & out
LO SCULTORE
“Berluscrotti”d’artista
rossidivernice
QUANTE
TESTE DI B.
Nuovi status-symbol
Si dimettono tutti (meno Alberoni)
di Nanni Delbecchi
Dimettersi. Ormai è una pandemia, una frenesia, una
tentazione irresistibile. Le dimissioni sono l'ultimo
grido dell'uomo di genio, il vero status-symbol mediatico.
Dimmi che dimissioni dai, e ti dirò chi sei. Ma soprattutto
quanto lo sei. Se mi dimetto io, nessuno mi filerà, questo
è sicuro. Ma in compenso non passa giorno che sui
giornali non si legga di qualche illustre annuncio di di-
missioni sparato a nove colonne, di solito in contem-
poranea con il varo di una qualche nuova iniziativa del
dimissionando. Sul Corriere della Sera di ieri Maurizio
Cattelan, a un mese esatto dall'apertura della sua per-
sonale al Guggenheim Museum di New York, ha an-
nunciato: “Sono infelice. Appendo tutto e smetto”. Po-
veretti, si vede che soffrono, e ce la mettono tutta per
non dimettersi. Ma poi crollano. Qualche giorno fa è
stato Zlatan Iibrahimovic a dichiarare pubblicamente la
sua nausea sartriana per il pallone: non proprio di-
missioni-dimissioni, ma chi vuol capire, capisca. E an-
cora, in occasione del lancio sia della sua autobiografia
sia del nuovo album, aveva solennemente annunciato le
proprie dimissioni da rockstar Ivano Fossati. Mentre
Vasco Rossi, al solito più creativo di tutti, quest'estate ha
coniato le dimissioni-telenovela, forse che sì forse che no,
mi dimetto da rockstar ma non da cantante, farò ancora
qualche concerto ma valuterò di volta in volta, vedremo,
voi che dite; roba da far crepare di invidia Uolter, il re del
ma anche. Per fortuna che c'è anche chi tiene duro, e va
controcorrente. Francesco Alberoni, per esempio; lui non
si dimette, anche se il direttore del Corsera in persona
gli alza la palla, lui non la schiaccia, e ripresenta la sua
rubrica tale e quale sul Giornale (un po' come Biscardi,
che da Rai3 è passato con il suo Processo a Tele7 Gold).
E poi ci sono i politici, loro non mollano la cadrega
nemmeno a morire, a costo di rovinarsi il fondoschiena,
come insegnano il nostro presidente del Consiglio, e non
solo. “Non ci si può dimettere dalla vita” ha dichiarato
l'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo,
preannunciando il ritorno in politica. Strana idea della
politica, ma soprattutto della vita. A volte, per viverla
davvero, basterebbe dimettersi da qualcos'altro.
Stefano
Pierotti
ha realizzato
sette ritratti
“sanguinanti
del colore del
comunismo”
La statua del Cristo in croce
del Giubileo buttata in una sorta
di discarica. L’opera è stata tinta
di rosso dal suo stesso autore
per protesta
Martedì 11 ottobre 2011 pagina 15
L’ACQUANERA
E LE FALLE
A BILANCIO
di Luca Cardinalini
L’Acquanera Comollo Novi ha vinto per 3-1 lo scontro sal-
vezza con il Cantù (girone A, serie D). Una vittoria im-
portantequanto–forse–ininfluente,vistochediquiapoco
la società di Novi Ligure (o Alessandria, o Basaluzzo, ora vi
diciamo) è a rischio cancellazione. Va detto che il club è il
risultatodiunafusioneafreddo,avvenutanel2010,tral’Ac-
quaneradiBasaluzzo(neopromossainserieD)eilComollo
Novi (Prima categoria piemontese). Primo anno dignitoso,
la scorsa estate i proprietari, il tandem Emanuela Giaco-
mello-RenatoTraverso,rilevanolaNoveseesitrasferiscono
con armi e bagagli (e pure più di un soldato, per la verità) a
Novi Ligure. A salvare l’Acquanera ci pensa allora l’impren-
ditore edile albanese, Mehemet Hysa. Ha la passione per il
calcio,unpo’intuttiisensi.Dal2009haunasqualificaditre
annisulgroppone,residuodeitempiincuieradirigentedel
Don Bosco di Alessandria, per aver salesianamente preso a
calciunarbitro.PoierapassatoalDerthonaeavevapuntato
al Rivoli, “ma avevo lasciato perdere, c’era un buco di 500
mila euro”. Forse a causa di questo piccolo impedimento,
presidente ufficiale era la moglie Irta. Hysa “acquista” la
squadra – “no, le cifre non posso farle” – e versa la fideius-
sione di 18 mila euro per l’iscrizione. La Covisod (che sa-
rebbe l’equivalente della Covisoc per la serie D) nulla obiet-
ta e il campionato inizia. Un po’ a fatica. La squadra non ha
sede – “forse ne apriremo una ad Alessandria” – né stadio,
emigrando di volta in volta a Rivarolo e ad Acqui.
Siacquistanocalciatoriacontainer,moltiarrivanoemoltise
ne vanno, se ne va anche l’allenatore Del Vecchio, seguito a
ruota anche dal segretario Pronestì, che oggi dice, sorri-
dendo:“Finchéc’eroioeratuttoaposto,glidissiqualierano
i documenti da presentare e i moduli da riempire”. Sembra
infattichequellafideiussionepresentataavesseilvaloredei
soldi del Monopoli, come conferma il segretario della serie
D, Mauro De Angelis: “Sì, è vero, abbiamo trasmesso gli atti
alla Procura. E se la fideiussione, come sembra, si rivelasse
falsa, allora la società rischierebbe una pesante sanzione,
addirittura la cancellazione”. Come è stato possibile dare
l’ok a una situazione del genere? “Noi ci atteniamo alle con-
clusioni della Covisod, il controllo avviene a posteriori,
quando le banche danno l’ok riguardo alla copertura finan-
ziaria”. Ragionamento che fa più di una grinza, visto che in
estate società come Sapri, Rovigo, Pomezia e Villacidrese
erano state escluse dai ripescaggi proprio “sulla base delle
contestazioni della Covisod” e sarebbe interessante capire
quali carte abbia esaminato la stessa commissione per l’Ac-
quanera. E resta anche da valutare il ruolo della Lnd, che ad
agosto ha comunque iscritto la squadra. Il fatto di essersi
rivolta alla Procura, non
cancellal’omessocontrol-
lo preventivo. Hysa mini-
mizza: “Nessuno ci ha
chiamato, comunque io
non mi occupo di cose fi-
nanziarie, se ne occupa il
vicepresidente che però
non vuol apparire. Co-
munque, ho appena ven-
duto al mio connazionale,
il signor Dedej”. A bè, al-
lora…
OGNI MALEDETTA DOMENICA
PRANDELLID’ITALIAUn Ct prudente e ‘democristiano’;
però il gruppo sta rinascendo
di Oliviero Beha
B
enedetta anche da Zeman,
ancoralafigurapiùinteres-
sante di Rotondolandia,
che approva la scelta del
“bloccoJuve”dapartediPrandel-
li, ci ritroviamo tra gli occhi un’I-
talia abbastanza unita. In propor-
zione all’Italia di Berlusconi e
Bossi, è addirittura una nazione
veraincalzoncini.Èun’ipotesidi
squadra,ricostruitaapezzettido-
po le macerie del Mondiale suda-
fricano. Addirittura stasera, con-
trolatrapattonicaetardellescaIr-
landadelNord,nellostadioincui
si divertono a veder giocare il Pe-
scara zemaniano, Prandelli po-
trebbe permettersi il lusso dei
lussi:unacoppiadavantiformata
daCassanoeGiovinco,incuiCas-
sano come struttura in propor-
zione farebbe l’Ibrahimovic e la
formichina atomica Giovinco il
Cassano. Potenza del calcio, se è
pensatoeattuatoinlibertà,senza
l’assillo del risultato essendo l’I-
talia già abbondantemente quali-
ficata per gli Europei ucraino-po-
lacchi prossimi venturi, se è inte-
so anche come una sfida alle lo-
giche imperanti quasi esclusiva-
mente fisiche, se attraverso que-
ste scelte il Ct vuole sottolineare
conmatitaazzurracheè“tuttaro-
ba sua”, del suo sacco. Scrivo
questoperilotofagi:Prandelliar-
rivasullapanchinadellaNaziona-
leallavigiliadeiMondialisudafri-
cani, per i quali era rimasto a far
da Ct Lippi aureolato del titolo di
Pozzo del Terzo millennio. Un
Lippi tornato a casa azzurra per-
ché Donadoni aveva deluso, più
come gioco che come risultati
(uscì negli Europei del 2008
d’Austria e Svizzera ai rigori con
laSpagna,monopolistadiquesto
ciclo). Ma un Lippi che in prece-
denza era rimasto per i Mondiali
tedeschi malgrado lo scandalo di
Calciopoli, con l’accordo che se
nesarebbeandatocomunquedo-
po di essi, anche perché Guido
Rossi non avrebbe scommesso
un centesimo su quella Naziona-
le. Invece fu cavalcata callipigia,
non so se indimenticabile ma
premiata. Voci su combine, tipo
l’accertata Italia-Camerun del
1982 sempre con dietro un giro
di scommesse e di “biscotti”? Ma
no, qualche ronzio su Italia-Gha-
na, sempre circonfuso di scom-
messe e niente di più. Si arriva ai
Mondiali sudafricani e la Feder-
calcio non ha idea di come sosti-
tuire l’ingombrante e insieme un
poco vizzo Lippo Lippi.
COME SPESSO accade in que-
stobalordoPaese,vainbucalane-
cessità come virtù: Della Valle ha
rottoconPrandelli,aziendalistasì
ma non fesso, e vuole farne a me-
no alla Fiorentina. Altro che il Fer-
guson italiano, un “separato in ca-
sa” giacché nel lustro fiorentino
sempre di case e mai di centri
sportivi si era parlato seriamen-
te... Così il “trio degli angeli dalla
faccia pulita”, Della Valle, Monte-
zemolo e Luigi Abete, tecnica-
mente non inferiori al trio argen-
tino“degliangelidallafacciaspor-
ca” composto da Maschio, Ange-
lillo e Sivori, sibilano all’orecchio
dell’Abete junior lasco lasco, che
però è presidente della Figc e si
interessa di Nazionale, il nome di
Claudio Cesare. È un ripiego e
un’occasione insieme. Prandelli
ha tutte le caratteristiche dell’al-
lenatore vero, anche se prende
pureluilesuebravetopiche(pen-
sate ai Balzaretti, agli Osvaldo, ai
Pazzini perduti e dismessi a Firen-
ze,mapoirecuperatiinquestime-
si in Nazionale) e non parrebbe
adattoalmestierediassemblatore
che invece si chiede a un Ct. Ep-
pure, stupendo anche un poco
chi lo aveva preso per turare una
falla, si regola a grandi linee come
se la Nazionale fosse un club e ci
riesce in fretta. Ricostruisce un
gruppo provando e riprovando, li
fa giocare palla a terra (altrimenti
come farebbe con Cassano e Gio-
vinco?) stimolando l’autostima
deigiocatori,sidimostraprontoa
cogliere i suggerimenti della do-
menica, intesa al plurale delle
moltedomeniche.Ilbloccodifen-
sivo Juve combinato accettabil-
mente dalla squadra di Conte na-
sce da questo spirito e in Nazio-
nale è quasi meglio che nel club.
Sa di poter contare su De Rossi
che in quella posizione fa la diffe-
renza, Pirlo è ancora in grado di
gestirsi nella Juve e nell’Italia,
Marchisioèvivoesegnaassiemea
noi,davantifagirareunpo’diper-
sone e personcine, amministran-
do anche lo scugnizzo alla barese
cheincampounanefaecentone
pensa, e fuori campo una ne pen-
sa e cento ne fa. Adesso Cesare ha
maltrattato un poco il suo ex pu-
pilloGilardino,masareil’ultimoa
meravigliarmi se lo rimettesse al
centrodell’attaccoqualoralacon-
dizione del centravanti tornasse
quella giusta.
INSOMMA,unCtdemocristia-
namente prudente che però ha
ungustoanticoperilcalcio,ogni
tanto ha qualche incertezza (eu-
femismo!) nei rapporti interper-
sonali, ma alla fine vanta un saldo
attivodovunqueabbiaoperato.È
lasuaNazionale,ungiocodecen-
te,pochigolmamagariarriveran-
no strada facendo, una persona-
lità crescente dimostrata a Bel-
grado in ambiente ostile: non è
moltissimo, a ben vedere, lo di-
venta in proporzione alle mace-
rie sudafricane, alla gestione del
calcio italiano e alla qualità del
calcio degli altri, che di sicuro
(Spagna a parte) non ci fa strave-
dere. A latere rimane il leghista
sceso dalla bici dopo il Giro della
PadaniachegorgogliasuOsvaldo
pocoitaliano:almenoavessedet-
to “poco padano”, per il princi-
pio di non contraddizione. Ro-
betta. Per questo dicevo che a
Prandelli va il merito per intiero
di una per ora piccola ricostru-
zione, con uno spirito unitario
che mi ricorda vagamente il Vici-
ni di più di 20 anni fa, nel dopo
Bearzot.Èvero,anchelui,comeè
accadutofinoraaPrandelliconle
squadre di club, vinceva solo
contro le squadre più deboli o di
pari valore. Non c’era verso. Ma-
gariClaudioCesarecismentiràin
estate (del resto, come sostiene Il
Male rinato facendolo dire a Na-
politano, “la Polonia non esi-
ste”...).
Comespesso
capitainquesto
Paese,una
sceltanata
comeripiegosi
trasformain
veraoccasione
PALLONATE
di Pippo Russo
tita, era abba-
stanza prevedi-
bile che i serbi
noncistendesse-
ro tappeti, eppure sentire l’inno di Mameli fi-
schiato così e così lungamente, dall’inizio alla fi-
ne,èstatopiuttostosgradevole.Amemoria,non
ricordiamo una situazione analoga anche se Bel-
grado, storicamente, non è mai stata una capi-
tale adagiata sull’ovatta e, per estensione, un te-
neronechilaabita”.BelgradoeOreggia:dueluo-
ghi comuni. Non vorremmo mai trovarci in una
situazioneterribilecomequellasubitadaWalter
Mazzarri, allenatore del Napoli. Egli ha dato ap-
puntamento a tre cronisti del Corriere dello
Sport-Stadio (Massimo Basile, Rino Cesarano e
AntonioGiordano)perquellachecredevadoves-
se essere una lunga intervista. Invece è stato un
agguato. Basta leggere la prima domanda, dal-
l’edizione del 9 ottobre: “Walter Mazzarri, se-
condo noi, è il miglior allenatore del campionato
italiano: lei pensa di condividere il giudizio o ri-
tiene che sia meglio andare avanti con cautela?”.
E dopo un inizio così brutale, immaginate quali
altrivessazioni“AbuGhraib-Style”ètoccatosu-
bire all’allenatore del Napoli.
osservatori in valutazione numerica al fine della
determinazione della esatta quantificazione
numerica della media finale che ne discende”.
Ecco, voi al posto degli arbitri non vi sareste
sentiti presi per il culo?
Un ispiratissimo Massimo Cecchini si è dedicato
al romanista Bojan Krkic in un pezzo pubblicato
sulla Gazzetta dello Sport di sabato 8 ottobre.
Leggete un po’ l’incipit: “Il suo sorriso è come se
fossemacchiatodaunazonad’ombra,lasuavoce
come se avesse rintocchi misteriosamente fuori
frequenza. Forse per questo Bojan Krkic avanza
nella vita trascinando dietro sé coriandoli di fra-
gilità infinitamente pesanti”. Se non era ancora
depresso, adesso amen. Oreggia, fortissima-
mente Oreggia. Su Tuttosport di sabato scorso il
vicedirettore del quotidiano ha commentato in
prima pagina il pareggio della Nazionale azzurra
aBelgrado,soffermandosisuunaspettoambien-
tale spiacevole: “Dopo la guerriglia di Marassi e
tutto ciò che è seguito a quella partita-non par-
MAZZARRI, ATTENTO ALLE IMBOSCATE
COMEQUELLACHEGLIHATESOILCORRIEREDELLO
SPORT:SECONDONOILEIÈILPIÙBRAVO.COSANEPENSA?
Quanto a conflitti il basket italiano non si fa
mancare nulla. Dalle wild card gestite in
modo pedestre agli scontri frontali tra
Federazione e Lega di Serie A, passando per le
contrapposizioni sull’opportunità di
rimodellare il campionato pur di imbarcare una
star NBA. E nel mezzo di tutto ciò è andato a
innestarsi anche un conflitto interno al settore
arbitrale, che ha contrapposto il Comitato
Italiano Arbitri e l’associazione degli stessi
giudici di gara (Aiap). L’oggetto del contendere
è il meccanismo di valutazione delle
performance arbitrali . Gli arbitri vorrebbero
capire come funziona, e non sono rimasti
soddisfatti della risposta del Cia. Cosa diceva
essa? Ve la riportiamo in tutto il suo stile terso,
dopo averla letta sulla Gazzetta dello Sport del
3 ottobre: “A garanzia di tutti gli arbitri si è
disposto che a seguito della redazione delle liste
di fine anno si provvederà a fornire la verifica
della trasformazione delle crocette degli
Ricostruttore Cesare Prandelli. In basso, Walter Mazzarri (FOTO ANSA, LAPRESSE)
FIGLI DI UN CALCIO MINORE
pagina 16 Martedì 11 ottobre 2011
20.57 PREVISIONI DEL
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CentoVetrine
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un altro
20.00 NOTIZIARIO TG5 -
Meteo 5
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la notizia - La voce della
contingenza
21.10 PRIMA TV MEDIASET
FILM Oggi sposi.Con Luca
Argentero, Moran Atias.
23.40 FILM Mio fratello è
figlio unico. Con Riccardo
Scamarcio, Elio Germano.
1.30 NOTIZIARIO TG5
Notte - Meteo 5 Notte
2.00 ATTUALITÀ Striscia
la notizia - La voce della
contingenza (REPLICA)
11.55 PRIMA TV REAL TV
Spose Extralarge
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Aperto - Meteo - Studio
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14.35 CARTONI What's
my destiny Dragon Ball
15.00 TELEFILM Big Bang
Theory
15.35 TELEFILM Chuck
16.30 TELEFILM Glee
17.25 PRIMA TV CARTONI
ANIMATI Zig & Sharko
17.30 PRIMA TV CARTONI
ANIMATI Mila e Shiro - Il
sogno continua
18.30 NOTIZIARIO Studio
Aperto - Meteo - Studio
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0.00 FILM Underworld:
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2.05 RUBRICA SPORTIVA
Poker1mania
13.00 TELEFILM La signora
in giallo
13.50 REAL TV Il tribunale
di Forum - Anteprima
14.05 REAL TV Sessione
pomeridiana: il tribunale
di Forum
15.10 TELEFILM Hamburg
Distretto 21
16.15 SOAP OPERA Sentieri
16.55 FILM Quel maledetto
colpo al “Rio Grande
Express”
18.55 NOTIZ. TG4 - Meteo
19.35 SOAP OPERA Tempe-
sta d'amore
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Texas Ranger
21.10 Riassunto: The
Mentalist
21.15 PRIMA TV TELEFILM
The Mentalist
23.05 PRIMA TV MEDIASET
TELEFILM Law & Order -
Unità Speciale
0.00 Cinema Festival
0.05 PRIMA TV MEDIASET
FILM Basta che funzioni
11.05 ATTUALITÀ (ah)iPi-
roso
12.00 VARIETÀ G' Day
(REPLICA)
12.25 RUBRICA I menù di
Benedetta
13.30 NOTIZIARIO TG La7
14.05 FILM Diritto di
cronaca. Con Paul
Newman, Sally Field.
16.15 DOCUMENTARIO
Atlantide - Storie di
uomini e di mondi
17.30 TELEFILM L'ispettore
Barnaby
19.30 VARIETÀ G' Day
20.00 NOTIZIARIO TG La7
20.30 ATTUALITÀ Otto e
mezzo
21.10 REAL TV S.O.S. Tata
(REPLICA)
23.00 PRIMA PUNTATA
ATTUALITÀ Il mondo che
verrà
0.00 NOTIZIARIO TG La7
0.10 TELEFILM Crossing
Jordan
1.00 TF NYPD Blue
/ Oggi sposi
Come ci si sposa in Italia ai giorni
nostri? Luca Lucini lo racconta attra-
verso la storia di quattro coppie.Un
poliziotto pugliese convola a nozze con
una ragazza indù figlia di un ambascia-
tore.Un ricco attempato sposa una ven-
titreenne vistosa, in barba all’avversio-
ne del figlio.Un cuoco e una cameriera
a corto di soldi cercano di imbucarsi a
un matrimonio altrui.E, infine, il mana-
ger cafone sposa la starlette di turno...
Canale 5 21,10
/ Mio fratello è figlio unico
La storia si svolge tra gli anni‘60 e gli
anni‘70, a Latina.Le vite dei fratelli
Benassi prendono, fin dalla giovane età,
due strade ben diverse.Antonio dopo
una breve esperienza in seminario, ritor-
na a casa, fa amicizia con un venditore
ambulante e muove i primi passi nel
Movimento Sociale Italiano.Manrico, da
par sua, si trova un lavoro in fabbrica e
si dimostra subito molto sensibile alle
battaglie per i diritti degli operai...
Canale 5 23,40
/ Basta che funzioni
Il newyorkese BorisYellnikoff, un tempo
fisico di fama internazionale, ora reduce
da un tentato suicidio e un divorzio, si
culla nel proprio nichilismo, cercando di
imporre su chiunque gli capiti a tiro le
proprie pessimistiche convinzioni
riguardo alla religione, alle relazioni
interpersonali e alla pochezza della vita.
Tutto cambia il giorno in cui l’uomo si
imbatte nella giovane Melody, una
ragazza di provincia scappata di casa...
Rete 4 0,05
Sfide
Campioni senza tempo come Gigi Riva
rimangono impressi nella mente di tut-
ti, perché non sono soltanto abilissimi
atleti, sono prima di tutto grandi uomi-
ni.La puntata di“Sfide”ripercorre la
carriera dell’eroe azzurro che detiene
ancora oggi il record di 35 gol segnati
con la Nazionale.Dall’infanzia difficile,
fino all’arrivo in Sardegna, dove Riva
riuscirà nell’impresa storica di portare
lo scudetto al Cagliari.
Rai 3 23,15
TRAME PROGRAMMI
DI OGGI
DEI FILM DA NON PERDERE
LA TV
11.00 NOTIZIARIO TG1
11.05 ATTUALITÀ Occhio
alla spesa
12.00 IN DIRETTA DALLO
STUDIO NOMENTANO 3
VARIETÀ La prova del
cuoco
13.30 NOTIZIARIO TG1-
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Finale
15.15 ATTUALITÀ La vita
in diretta
NOTIZIARIO TG Parla-
mento - TG1 - Che tempo
fa (ALL'INTERNO)
18.50 GIOCO L'eredità
20.00 NOTIZIARIO TG1
20.30 EVENTO SPORTIVO
Calcio, Qualificazioni
Europei 2012 Da Pescara
Italia - Irlanda del Nord
(DIRETTA)
23.10 ATTUALITÀ Porta a
Porta
0.45 NOTIZIARIO TG1
Notte - TG1 Focus
11.00 ATT. I Fatti Vostri
13.00 NOTIZ. TG2 Giorno
13.30 RUBRICA TG2
Costume e Società -
Medicina 33
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Hawaii Five-0
17.45 NOTIZ. TG2 Flash
L.I.S. - Meteo 2 - TG Sport
18.15 NOTIZIARIO TG2
18.45 TELEFILM Numb3rs
19.30 TELEFILM Squadra
Speciale Cobra 11
20.25 Estrazioni del Lotto
20.30 NOTIZ. TG2 - 20.30
21.05 PRIMA TV RAI TELE-
FILM Criminal Minds
TERZA STAG., PRIMO EP.
TELEFILM Criminal Minds
23.25 NOTIZIARIO TG2 -
TG2 Punto di vista
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150 anni Fratelli d'Italia
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Sport Notizie - Meteo 3
12.25 ATT. TG3 Fuori TG
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13.10 PRIMA TV TF Julia
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15.05 RUBRICA FIGU
15.10 TF The Lost World
15.55 DOCUMENTARIO
Cose dell'altro Geo
16.45 Meteo 3
16.50 SPORT Calcio,
Qualificazioni Europei
Under 21 2013 Da Rieti
Italia - Turchia (DIRETTA)
19.00 NOTIZIARIO TG3 -
TG Regione - Meteo
20.00 VARIETÀ Blob
20.15 TELEFILM Sabrina
vita da strega
20.35 SOAP OPERA
Un posto al sole
21.05 ATTUALITÀ Ballarò
23.15 DOCUMENTI Sfide
0.00 TG3 Linea notte
Il mondo che verrà
Primo dei tre appuntamenti in esclusi-
va con Romano Prodi.Il Professore
torna in cattedra per confrontarsi con
una classe di studenti italiani e stranie-
ri, sul presente e sul futuro dell’econo-
mia mondiale. A fianco di Romano
Prodi, la giornalista e conduttrice
Natascha Lusenti, che modererà il
dibattito.Il primo appuntamento con
“Il Mondo Che Verrà”è dedicato alla
cosiddetta“Sfida dei continenti”.
La 7 23,00
Ballarò
Condono, pensioni e tasse locali:mentre
la Maggioranza si divide tra riunioni, liti
e fronde il Paese aspetta dalla politica le
soluzioni che lo aiutino a uscire dalla
crisi economica.Se ne discuterà in que-
sta puntata di“Ballarò”. Tra gli ospiti
di Giovanni Floris ci saranno Rosi Bin-
di, Maurizio Lupi, GianniAlemanno,
Guglielmo Epifani, Roberto Napoleta-
no, Antonio Polito, DarioAntiseri e
Nando Pagnoncelli.
Rai 3 21,05
TELE+COMANDOTG PAPI
Golf
tra gli squali
di Paolo Ojetti
Tg1
Chissà per quale miste-
riosa ragione il Tg1 ha scelto
di aprire con gli scontri del
Cairo dove – ma il numero è
incerto – hanno perso la vita
una trentina di copti. Con
tutto il rispetto, c’erano cose
più urgenti, almeno per noi.
Tramite Frattini che parla di
copti e della Merkel con la
stessa serenità, il Tg1 passa
alle Borse, alla produzione
industriale, con un salto lo-
gico spericolato. La pagina
politica parte da Veltroni per
finire al “dibattito sui ribelli”
del Pdl. Dal servizio di Mar-
co Frittella emerge all’im-
provviso una notizia: il famo-
so e miracoloso “decreto svi-
luppo” arriverà a fine mese.
Doveva essere pronto ieri,
poi a metà mese, adesso altro
rinvio. Ma esiste questo “de-
creto”? Il lunedì sera c’era
sempre la tragica cena fra
Bossi e Berlusconi. Ieri sera,
niente. Era o no una notizia?
Magari lo era. E che domani
ricomincia la danza tribale at-
torno alla legge-bavaglio, era
o no una notizia? Magari lo
era. Ma, si sa, se c’è una no-
tizia, il Tg1 sparisce. Meglio
parlare del campo da golf au-
straliano con laghetto infe-
stato dagli squali. Da leccarsi
le pinne.
Tg2
È giusto o non è giusto?
Ecco la domanda, dopo i ver-
tici – decisivi per la “road
map” europea – fra Sarkozy e
la signora Merkel: è giusto o
no che ci tengano fuori dalla
porta? La risposta berlusco-
niana è arrivata da un irritato
Frattini (che parla per conto
terzi) sponsorizzato dal Tg2
come dal Tg1 in nome di non
si bene quale “sovranità”. La
politica è realismo e, realisti-
camente, Francia e Germania
sono quelli grossi: noi, so-
prattutto in questa fase po-
litica morente, piccolissimi.
E poi, diciamoci quella verità
che né il Tg2 né il Tg1 hanno
avuto il coraggio di riesuma-
re: a vertici di questo livello
dovrebbe andare Berlusconi,
non Frattini smiling. E ce lo
vedete Berlusconi davanti al-
la Merkel dopo quei terrifi-
canti apprezzamenti sulle ve-
nustà della cancelliera, rilan-
ciati da tutta la stampa mon-
diale?
Tg3
A smontare le frattinate
ci ha pensato Giuseppina
Paterniti che si è chiesta co-
me mai – dopo innumerevoli
vertici a due fra la Merkel e
Sarkozy – solo adesso si sve-
glia Frattini. E già, come mai?
Il mistero dura poco, lo svela
un comunicato ufficioso Ber-
lino-Parigi: siamo le econo-
mie più grandi, quindi abbia-
mo più grandi responsabilità.
Passata la vera Europa, le be-
ghe di casa nostra sembrano
avanzi di magazzino: condo-
no o non condono? Berlusco-
ni o non Berlusconi? Alfano e
Bossi fanno muro, ma La Rus-
sa ha qualche timore o no?
Veltroni vuole “aprire” ai dis-
sidenti del Pdl per un gover-
no di tregua senza Berlusco-
ni, ma piace a Bersani e ai
bersaniani? Sembrano canzo-
ni di un organetto sfiatato.
Domani si riparla di legge-ba-
vaglio e, almeno nelle piazze,
la lotta continua.
di Fulvio Abbate
Bonolis è il male a colori, anzi, in chromakey.
L’uomo si staglia sul ridente vuoto torricel-
liano che la televisione commerciale impone
come proprio codice etico, di più, ricreativo,
comedépliantviventediunadomenicadell’in-
telligenza. Il dato di fatto che si tratti di un pro-
fessionista dal talento innegabile, gagliarda-
mente inchiavardato ai propri tempi comici e
perfino in possesso di un cinismo antiretorico,
bene, tutte queste qualità nel nostro caso ap-
paiono come un’aggravante tutt’altro che ge-
nerica. Passi insomma per gli Amadeus e per-
fino per un doroteo cartonato con voce impo-
stata da digei maturo di provincia come Carlo
Conti, succedanei sia pure ogm degli ormai
fossili da teche Daniele Piombi e Febo Conti,
non passi affatto per Bonolis (Banalis secondo
la vulgata di Roberto D’ Agostino e del suo Da-
gospia) e non tanto perché il Bonolis avrebbe
perfino le carte, meglio, i tempi in regola per
misurarsi (come già gli scanzonati Walter Chia-
ri e Renato Rascel) con “Finale di partita” di
Samuel Beckett, semmai perché dopo un po’
che lo osservi al centro della sua opera al nero
travestita da sagra tar-
do pomeridiana ti vie-
ne il dubbio che sia
davvero finito il tem-
po delle scusanti.
Spiegomeglio:prendi
il caso del suo ultimo
impiego, “Avanti un
altro” (su Canale 5,
proverbialmente) la
cui acme è il momen-
to del gioco dei con-
trari. Ti spiego come
funziona: dico Berlu-
sconi, e intanto ti of-
fro, metti, come pos-
sibili aggettivi da accludere al personaggio
“onesto” e “farabutto”, tocca a te a quel punto
scegliere la categoria anni luce estranea al no-
me enunciato. Voi adesso mi direte che, trat-
tandosi del Nano Ghiacciato è d’obbligo pun-
taresullaprimaopzione,no?Echebelcaricodi
polisemica ambiguità che si porta dietro que-
sto nostro giuoco… Ma non divaghiamo, non
buttiamola di politica, resta tuttavia da aggiun-
gere che il gioco dei contrari è davvero, se solo
ci fai caso, un segno di palese parossismo te-
levisivo, spettacolare, è appunto il male in
chromakey. Anni luce dagli anni in cui, pun-
tandoilditoammonitoreversoilmediocrecon
orgoglio Mike, si accennava a quanta bestialità
vi fosse nel nozionismo delle sue tre buste. Ma
stavamo dicendo appunto di Bonolis-Falstaff,
accompagnato alla pianola post- Bontempi dal
suo non meno onesto Luca Laurenti. Un in-
cubo trovarlo lì ed essere costretti a mettersi
nei suoi panni, di più, nei panni del suo imma-
ginabilmenteinvidiabile740,trovarsiappunto
a guardare la realtà con gli occhi del garantito,
del vip della televisione, meglio se paraculo e
cinicospietatocomel’AlbertoSordidi“Ilgiu-
dizio universale”: dai, come puoi immaginare
che Bonolis possa tradire il proprio mandato?
Quasi che essere il male in chromakey fosse un
suo dovere assoluto, in nome della condizione
d’appartenere alla casta dei faraoni della tele-
visionecommerciale.Innomedellarealpolitik
culturale cui ci ha abituati l’estetica del Nano
Ghiacciato è finita ormai che le uniche aggra-
vanti di buon gusto riguardano i poveri, i non
garantiti, i precari, i paria, coloro che sono co-
stretti in attesa del telegiornale (o magari di un
altro orizzonte dell’intrattenimento mediati-
co) a sorbirsi l’ipnosi sinistra di “Avanti un al-
tro”, alla fine, osservando Bonolis, verrebbe
quasi voglia di dirgli: ma restartene a casa, no?
IL PEGGIO DELLA DIRETTA
La “bonolità”
del male
Paolo Bonolis
conduce “Avanti un altro”
su Canale5 (FOTO LAPRESSE)
SECONDO TEMPO
Martedì 11 ottobre 2011 pagina 17
RADIO
I FILM LO SPORT
SC1= Cinema 1
SCH=Cinema Hits
SCP=Cinema Passion
SCF=Cinema Family
SCC=Cinema Comedy
SCM=Cinema Max
SP1=Sport 1
SP2=Sport 2
SP3=Sport 3
A “Radio3 Mondo” la storica
vittoria di Donald Tusk
La Polonia è il volto della nuova Europa e lui è il volto
della nuova Polonia: Donald Tusk, cinquantaquattro
anni, con il suo partito ha raccolto il 39,6% dei consen-
si, battendo i Conservatori di Jaroslaw Kaczynski, che
con il partito Diritto e Giustizia (PiS) hanno ottenuto il
30% dei voti. E così per la prima volta, dalla caduta del
comunismo nel 1989, in Polonia un primo ministro rice-
ve un secondo mandato consecutivo. Del resto perchè
cambiare governo se grazie alle politiche economiche
del leader progressista la Polonia è l’unico Stato mem-
bro dell’Unione Europea che non ha accusato i colpi
della recessione e dove, addirittura, la previsione di cre-
scita per quest’anno è di circa il 4%? Questa mattina
nella puntata di“Radio3 Mondo”, in onda dalle 11,30
alle 12,00,Anna Maria Giordano ne parlerà con Woj-
ciech Ponikiewski, Ambasciatore della Repubblica di
Polonia in Italia.
Radiotre 11,30
19.05 Pandorum -
L'universo parallelo SCM
19.20 Mr. Deeds SCC
19.20 Dragon Trainer SCF
19.20 A Natale mi sposo SC1
19.25 Ladykillers SCH
21.00 Amore a prima vista SCC
21.00 Principe azzurro
cercasi SCF
21.00 Visioni dal futuro SCM
21.00 Beloved SCP
21.10 Planet 51 SCH
21.10 Sharm El Sheikh -
Un'estate indimenticabile SC1
22.35 La strategia di Adam SCC
22.35 Blindato SCM
22.50 Il mio amico
Einstein SCH
22.50 Avatar SC1
23.00 La banda dei
coccodrilli SCF
23.55 Insieme per caso SCP
0.10 Wrong Turn 3 SCM
0.30 Il Messaggero SCH
0.35 La patata bollente SCC
0.40 Uno strano scherzo
del destino SCF
17.30 Automobilismo, Ferrari
Challenge 2011 Vallelunga:
Gara 2 (Replica) SP2
19.00 Wrestling WWE
Experience Episodio 15 SP2
19.00 Calcio, Qualificazioni
Europei 2012 Germania -
Belgio (Diretta) SP1
20.00 Wrestling WWE
Domestic Raw Episodio 16 SP2
21.00 Calcio, Serie A
2010/2011 10a giornata ritorno
Roma - Lazio (Replica) SP1
21.45 Vela,Volvo Ocean
Race 2011 Episodio 5 SP2
23.00 Calcio, Qualificazioni
Europei 2012 Germania -
Belgio (Replica) SP1
0.15 PartyPoker.net
European Open. Episodio 2 SP2
0.45 Calcio, Serie A 2011/2012
Posticipo 6a giornata
Juventus - Milan (Replica) SP3
1.00 Wrestling WWE NXT
Episodio 15 SP2
1.00 Calcio, Serie A 2010/2011
Roma - Lazio (Replica) SP1
ter”. I vigili sono
stati chiamati da
unnegoziochesta
di fronte. I ragazzi
non hanno docu-
menti, il garage non
è a norma. Il verbale
è salato. Ma se tirano
fuori qualche soldo di mazzetta,
siapparatutto.Glidannoilprimo
guadagno e apparano. Ma il gior-
no dopo arriva la Finanza. Devo-
no apparare pure la Finanza. E
poi l’ispettorato del Lavoro. E
l’ufficio Igiene. Il gruzzolo inizia-
le è volato via. Se ne sono andati i
primiguadagni.Intantol’ideasta
lì. I primi acquirenti chiamano
entusiasti, il computer va alla
grande.Bisognafarnealtri,aqua-
lunquecosto.Madoveprenderei
soldi? [...] I due ragazzi decidono
di chiedere aiuto ai genitori. Ven-
dono l’altro motorino, una colle-
zionedifumetti.Met-
tono insieme qual-
cosa. Fanno i docu-
menti, hanno parti-
taIva,posizioneIn-
ps, libri contabili,
conto corrente bancario.
Sonounasocietà.Hannocostifis-
si.Ilcommercialistadapagare.La
sede sociale è nel garage, non è a
norma [...]. Fanno dieci compu-
ter nuovi, riescono a venderli. La
cosa sembra poter andare. Ma un
giorno bussano al garage. È la ca-
morra. Sappiamo che state gua-
dagnando, dovete fare un regalo
ai ragazzi che stanno in galera.
“Come sarebbe?”. “Pagate, è me-
glio per voi”. Se pagano, finisco-
no i soldi e chiudono. Se non pa-
gano,glifannosaltareinariailga-
rage. Se vanno alla polizia e li de-
nunciano, se ne devono solo an-
dare perché hanno finito di cam-
è “IL GOVERNO CI SPIA”
DENUNCIA HACKER TEDESCHI
Gli storici hacker tedeschi del
“Caos computer club”, hanno
accusato il governo di spiare i
suoi cittadini, attraverso un
software ribattezzato
“Bundestrojaner”, cavallo di
Troia del bund federale. La
denuncia sta mettendo in
difficoltà il governo, che ha
annunciato un’inchiesta interna
sul caso. Il leader del partito
dei Pirati Nerz, trionfatore
delle ultime elezioni a Berlino,
chiede le dimissioni immediate
del ministro dell’Interno.
feedback$
Commenti al post
su ilFattoQuotidiano.it
“Carcere di Bologna,
circolare choc del Dap
‘Finiti i soldi per i pasti
dei detenuti’ ”
di David Marceddu
è MANDIAMOLI a
mangiare a Montecitori,
dove i pasti costano
pochissimo e si mangia
divinamente!
cetta504
è SAREBBE interessante
capire per quale tipo di
sostanza i tossicodipendenti
di cui si parla nell’articolo
sono in carcere. Mettere in
galera qualcuno solo per un
po’ di erba non credo sia
molto sensato.
Ashoka il Grande
è IL PROBLEMA alle
soglie del 2012 è lo stesso
del 2007: il sovraffollamento
enorme e ormai cronico.
hide
è FORSE sarebbe il caso
di cominciare a fare lavorare
i detenuti, magari
producendo qualcosa da
commercializzare o qualche
servizio/prestazione da
proporre. Solo così si
potrebbe risolvere il
problema del mantenimento
e non solo; sempre che,
essendo in Italia, qualcuno
non troverebbe poi il
sistema di sfruttare anche
questo a proprio vantaggio.
Cleonte
è PUR essendo
fondamentalmente di
“destra”(non quella di Silvio
Berlusconi) dal punto di vista
carcere/detenuti, questa
situazione non può non
farmi pensare al fatto che il
problema non sono di certo
i detenuti in sè, ma l’enorme
spreco di soldi che deve
necessariamente smettere.
The Bonf
è A PARTE il problema del
personale, per quanto
riguarda nuove carceri si
potrebbero usare le caserme
disabitate, che potrebbero
essere idoneee ai detenuti
con pochi anni di detenzione
e che risultino più tranquilli.
Tex
è MI CHIEDO chi mangi
tutti questi soldi che
spariscono e dove sia il
miracolo italiano promesso
dal signor Berlusconi.
una lettrice
è ADESSO sono le
carceri, poi saranno le
scuole e gli ospedali a non
avere piu soldi neppure per il
cibo; la Polizia già non ha piu
soldi per la benzina.
Maurizio Mori
è SONO stato detenuto
per due anni a Napoli e
Latina. Se i detenuti
dovessero mangiare con
quello che passa
l’amministrazione
penitenziaria, penso che non
si sopravviverebbe
nemmeno due mesi in
carcere.
cicciosalsiccio
è IN ITALIA i detenuti
vengono tenuti a poltrire in
cella per 20 ore al giorno,
invece che farli lavorare,
come negli USA, dove fanno
la manutenzione agli alvei dei
fiumi, coltivano la terra.
Impiegandoli in attività del
genere, oltre ad essere
occupati fisicamente,
assolverebbero anche ad un
servizio sociale .
stefanofive
MONDO WEBIL POST PIÙ LETTO DEL MOMENTO
SeJobsfosse
natoaNapoli...
Il blogger Antonio Menna
ha scritto per il suo blog
antoniomenna.wordpress.com
un post che ha fatto il giro della
Rete. Lo pubblichiamo in gran
parte di seguito.
di Antonio Menna
MettiamocheSteveJobssiana-
to in provincia di Napoli. Si
chiama Stefano Lavori. Non va al-
l’università, è uno smanettone.
Ha un amico che si chiama Ste-
fano Vozzini (il co-fondatore di
Apple è Steve Wozniack, ndr). So-
no due appassionati di tecnolo-
gia, qualcuno li chiama ricchioni
perché stanno sempre insieme. I
due hanno una idea. Un compu-
ter innovativo. Ma non hanno i
soldi per comprare i pezzi e as-
semblarlo. Si mettono nel garage
e pensano a come fare. Stefano
Lavori dice: proviamo a venderli
senzaaverliancoraprodotti.Con
quegli ordini compriamo i pezzi.
Mettono un annuncio, attaccano
i volantini, cercano acquirenti.
Nessuno si fa vivo. Bussano alle
imprese: “Volete sperimentare
SECONDO TEMPO
unnuovocomputer?”.Qualcuno
èinteressato:“Portamelo,tipago
a novanta giorni”. “Veramente
non ce l’abbiamo ancora, avrem-
mo bisogno di un vostro ordine
scritto”. Gli fanno un ordine su
carta non intestata. Non si può
mai sapere. Con quell’ordine, i
due vanno a comprare i pezzi. I
negozianti li buttano fuori. Che
fare? Vendiamoci il motorino.
Con quei soldi riescono ad as-
semblare il primo computer, fan-
no una sola consegna, guadagna-
no qualcosa. Ne fanno un altro.
La cosa sembra andare.
Ma per decollare ci vuole un ca-
pitale maggiore. “Chiediamo un
prestito”. Vanno in banca. “Man-
datemi i vostri genitori, non fac-
ciamo credito a chi non ha nien-
te”, gli dice il direttore della filia-
le. I due tornano nel garage. Co-
me fare? Mentre ci pensano bus-
sano alla porta. Sono i vigili urba-
ni. “Ci hanno detto che qui state
facendo un’attività commercia-
le. Possiamo vedere i documen-
ti?”. “Che documenti? Stiamo so-
lo sperimentando”. “Ci risulta
che avete venduto dei compu-
MINISTRO INGLESE a rischio
per lo scoop del blogger italiano
èBLACKBERRYINPANNE
IMPOSSIBILE GESTIRE MAIL
Ancora ieri sera non erano risolti
i problemi che hanno riguardato
milioni di possessori di telefoni
Blackberry in tutto il mondo. Il
blackout del servizio mail dello
smart-phone ha toccato l’Europa
e si è esteso al Medio Oriente,
all’Africa e all’India. La conferma
del disservizio, che dalle ore 11
ha reso impossibile inviare e
ricevere posta elettronica, è
arrivata alle 16 sul canale ufficiale
di Tim su Twitter. Il black-out
potrebbe essere dovuto a un
aggiornamento dei server.
è UN MILIONE DI IPHONE4
RECORD DI PRE-ORDINI
Mentre Sony ha annunciato che la
vita di Steve Jobs potrebbe
diventare un film, è boom di
preordini il nuovo iPhone4S:
hanno raggiunto quota un
milione in un solo giorno,
superando il record giornaliero
di 600.000, del modello
precedente. Se lo smartphone
arriverà in Italia a fine ottobre,
intanto Samsung, storica rivale di
Cupertino, ha rimandato il lancio
del suo “Nexus Prime” “in segno
di rispetto per la scomparsa di
Steve Jobs”.
pare. Se non li denunciano e sco-
pronolacosa,vannoingalerapu-
re loro. Pagano. Ma non hanno
più i soldi per continuare le atti-
vità.IlfinanziamentodallaRegio-
ne non arriva, i libri contabili co-
stano,bisognaversarel’Iva,paga-
re le tasse su quello che hanno
venduto, il commercialista pre-
me,ipezzisonofiniti,assemblare
computer in questo modo diven-
taimpossibile,ilpadrediStefano
Lavori lo prende da parte e gli di-
ce“guagliò,liberaquestogarage,
ci fittiamo i posti auto, che è me-
glio”. I due ragazzi si guardano e
decidono di chiudere il loro so-
gnonelcassetto.Diventanogara-
gisti. La Apple in provincia di Na-
poli non sarebbe nata, perché sa-
remo pure affamati e folli, ma se
nasci nel posto sbagliato rimani
con la fame e la pazzia, e niente
più.
Avolte anche un blogger (italiano) può
aiutare la politica (inglese) a fare chia-
rezza. Così Filippo Sensi, romano, già
molto noto in Rete (e di lavoro, addetto
stampa di Rutelli) è finito sulla prima
pagina del britannico Observer domenica
scorsa. Con il video da lui scovato è riu-
scito a inguaiare definitivamente Liam
Fox, ministro della Difesa del governo
Cameron. Il conservatore Fox è sotto i
riflettori per i rapporti poco chiari con il
suo “miglior amico” Adam Werretty,
spacciatosi a lungo per suo consulente.
Spiega Sensi al telefono: “Ho usato solo
un po’ di intuito. Sono partito dalla foto
del ministro sul sito ufficiale dell'amba-
sciata britannica in Sri Lanka, sono ri-
salito al sito web di uno srilankese che
vive in Gran Bretagna. E così ho trovato il
video con Fox accompagnato da Wer-
retty. Poi è stato l’Observer a contattar-
mi”. Il blog di Sensi, occupandosi di co-
municazione politica, non è nuovo agli
scoop. “Qualche mese fa trovammo un
messaggio subliminale contro Obama
nel video del gruppo repubblicano che
fa capo a Carl Rowe, consigliere di Bush
jr. Un fotogramma recava la scritta “tax”,
tasse. La scoperta interessò un analista
politico come Ben Smith, e finimmo sul
sito americano Politico.com”. Non per
nulla il sito del blogger romano risponde
al nome irriverente di Nomfup, not my
f**ing problem, ovvero: “Non è un mio
fottuto problema”.
Ieri intanto per il ministro Fox, è stato un
giorno sull'orlo delle dimissioni. Duran-
te il dibattito alla Camera dei Comuni ha
tenuto un basso profilo, dopo aver fatto
marcia indietro sui propri errori, con-
testualmente ottenendo la fiducia di Ca-
meron. Buon segno, certo, ma il peggio
non è ancora passato. In uno scandalo
del giugno 2010, il lib-dem David Laws fu
costretto alle dimissioni per non aver in-
cassato rimborsi parlamentari, pur vi-
vendo con colui che si sarebbe scoperto
essere il suo compagno. Siamo in Gran
Bretagna, eppure i casi Milanese, da un
lato, e Lavitola dall’altro, non sembrano
troppo lontani.
(Andrea Valdambrini)
Lo scoop di Filippo Sensi
Antonio Menna
e il suo blog
a cura di Federico Mello
pagina 18 Martedì 11 ottobre 2011
riere, di quello inglese
e francese. Il che è tut-
to dire.
Se avevo dei dubbi su
questi rivoltosi libici
adesso non li ho più.
Sono, oltre che, perlo-
meno nelle alte sfere,
degli ex gheddafiani
che hanno cambiato
sponda al momento
opportuno,acominciaredaJalilchesot-
to Gheddafi era ministro della Giustizia,
proprio il posto peggiore, degli imbelli,
dei servi antropologici che senza il pe-
santissimo apporto dell'aviazione Nato
non sarebbero andati da nessuna parte.
Non sono stati loro a rivendicarsi in li-
bertà. La guerra l'ha vinta la Nato.
E quando non ci si rivendica da sé in
libertà, ma si ricorre all'aiuto determi-
nante dello straniero, poi si pagano pe-
daggi pesantissimi. Fatte tutte le debite
proporzioni, è quanto è avvenuto all'I-
talia nel periodo 1943-45. Non siamo
stati noi a liberarci dal fascismo, ma le
truppe americane, inglesi, neozelande-
si, australiane, marocchine e dei razzisti
sudafricani. La Resistenza è stata il ri-
scatto morale di poche decine di mi-
noi e loro
Édi Maurizio Chiericii
DOVE VOLANO
I VERI VAMPIRI
Ivampiri attraversano i secoli nelle superstizioni di ogni
popolo fino a quando Bram Stoner li battezza Dracula. Nei
ricordi dell’adolescenza si nutrono del sangue di chi si
abbandona nel gioco delle paure virtuali. Naturalmente non
esistono e il razionalismo li considera metafora degli
speculatori di una umanità senza difese mentre i romanzi e il
cinema horror “smuovono milioni di dollari per ingrassare
l’industria dell’intrattenimento”. Non sappiamo tante cose del
condominio pianeta e quasi nessuno si accorge che un secolo
fa, Carlos Chagas, medico brasiliano, scopre che i vampiri
volano davvero e attorno alle Ande: grandi insetti che uccidono
14 mila persone l’anno. Bambini e donne, soprattutto. Si
gonfiano del loro sangue. Invadono i loro corpi con parassiti
che li sfiniscono fino alla morte. Lo racconta Eliane Brum in un
libro scritto dai nove testimoni di un mondo dimenticato:
“Dignità” sta per uscire da Feltrinelli promosso da Medecins
san Frontières. Per raccontare una tragedia ripiegata
nell’indifferenza, Eliane va ad abitare in un villaggio boliviano
minacciato dagli assassini della notte appesi ai tetti di paglia o
nascosti fra vecchie travi di legno. Il sibilo di quanto si
avventano sveglia le vittime, ma è tardi per difendersi. E
l’incubo della malattia invisibile li accompagna per ciò che
resta della vita. “Ti prego, non voglio morire, portami via con
te”: una bambina quechua si aggrappa ad Eliane che sta per
tornare in Brasile. Quanti dollari servono per trasformare la
vita di popoli rimasti invisibili nel medioevo che resiste a due
passi dalle città 2000? Cinquanta, cento milioni per risanare
una regione che scavalca le frontiere del Perù e del Paraguay:
13 milioni di persone in pericolo. La dimensione di quanto può
costare l’attenzione sanitaria salva vita, resta incerta: nessuno
l’ha mai calcolata. In fondo sono indigeni fino a ieri analfabeti
e qualsiasi cifra sembra sproporzionata agli interessi della
modernità. Insomma, gli agguati dei vampiri continuano e
l’incubo di popolazioni non si scioglierà proprio come negli
anni della conquista spagnola, lì per scavare e
portar via i tesori d’argento. Bisogna dire che
sono giorni complicati anche per le nostre
soffici abitudini messe a dura prova dai giochi
banche-politica contro le quali marciano gli
indignati di Wall Street. Soldi svaniti in chissà
quali casse segrete. E i colletti bianchi restano
a tasche vuote. Sfoglio le bozze del libro dopo
aver letto il rapporto Nato su quanto hanno
speso fino al 31 agosto i paesi interessati alla
difesa dei diritti umani, guerra per salvare 6
milioni di libici dalla violenza di Gheddafi. Ecco
il conto cassa. LItalia ha speso 58 milioni, 135
milioni Londra, 160 milioni la Francia e 1
miliardo 200 milioni dollari gli Stati Uniti. Sono
passati due mesi e i costi si moltiplicano senza
contare che Roma sta pagando le rate dei 27
miliardi di dollari per spesucce militari firmate
un anno fa. Bombardieri con testate culturali.
Quale morale raccoglie enormi capitali nelle
mani dei ministri della guerra e quale
disinteresse nega gli spiccioli agli incubi dei
bambini del mondo latino e a pensionati dalle
tavole vuote, ad ammalati costretti
all’insopportabile ticket, e alle scuole
pubbliche abbandonate? L’argento è finito, il
petrolio no. E i vampiri continuano a volare
dagli Appennini alle Ande. mchierici2@libero.it
PIAZZA GRANDE
IlPdtravescovieparrocchie
di Marco Politi
S
arà una balena tricolore.
Lo vogliono Casini e il Va-
ticano. Dunque, non una
formazione bianca, di-
chiaratamente confessionale,
bensì un partito nazional-po-
polare fortemente legato ai
valori indicati dalla Chiesa.
Il ping-pong di interventi, ve-
rificatosi domenica scorsa tra
Benedetto XVI, il leader del-
l’Udc Pier Ferdinando Casini
e il presidente della Cei Ba-
gnasco ha mostrato un timing
troppo perfetto per essere ca-
suale. Apre piuttosto una
nuova stagione all’insegna di
un’accelerata manovra di in-
canalamento dell’associazio-
nismo cattolico verso un’area
moderata di centrodestra de-
purata da Berlusconi.
Si realizzi o no, il disegno è
questo e il conclave di Todi –
che vedrà riunito il 17 ottobre
il mondo dei movimenti cat-
tolici ad ascoltare una relazio-
ne di Bagnasco – a questo de-
ve servire.
Domenica, nel suo breve pel-
legrinaggio in Calabria, Bene-
detto XVI ha auspicato “viva-
mente” che dal confronto
con il Vangelo e la dottrina so-
ciale della Chiesa “scaturisca
una nuova generazione di uo-
mini e donne capaci di pro-
muovere non tanto interessi
di parte, ma il bene comune”.
È da tre anni, dal suo viaggio a
Cagliari, che il Papa pungola i
fedeli cattolici all’impegno
politico. Ma il suo appello,
pronunciato a Lamezia Terme
durante la messa, ha un senso
d’urgenza impossibile da non
cogliere.
E infatti Pier Ferdinando Ca-
sini ha risposto immediata-
mente sul suo blog con uno
squillante “eccomi”. Visto
che Benedetto XVI “ha riba-
dito la necessità di un impe-
gno dei cattolici per salvare
l’Italia”, Casini ha indicato l’o-
biettivo, agganciandolo espli-
citamente al messaggio papa-
le: “Nessuno può o vuole ri-
fare la Dc o ricostruire stec-
cati fra credenti e non”. In-
vece, ha spiegato, stante il fal-
limento di questa stagione
“tutti, nel Pd come nel Pdl,
sentono che c’è bisogno di
qualcosa di nuovo che recu-
peri forti valori e ricette per la
crescita, a partire dalle poli-
tiche per la famiglia”. È una
grande occasione, ha sottoli-
neato Casini “con orgoglio”.
IL SEGNALE è evidente. In
questa visione Pdl e Pd ven-
gono posti sullo stesso piano
come formazioni in cui non ha
senso militare, mentre è bene
che i cattolici per affermare i
propri valori trovino la loro ca-
sa (assieme a laici di buona vo-
lontà) in “qualcosa di nuo-
vo”.
Il discorso è fatto per piacere
alla gerarchia ecclesiastica, al
cui interno un 30 per cento si
sente vicino al Pdl, un 40 al-
l’Udc, un altro 30 al centrosi-
nistra. Insomma due terzi del-
l’episcopato sono in partenza
ben disposti verso una forma-
zione moderata di centrode-
stra, anche se priva di contras-
segni confessionali, a metà
strada tra Sarkozy e la Merkel.
Con tempismo notevole nella
stessa giornata il cardinale Ba-
gnasco ha rimarcato che “non
esiste nessun partito di Bagna-
sco, sarebbe assurdo”.
A completare il quadro è in-
tervenuto a stretto giro anche
il presidente dell’Udc, Rocco
Buttiglione, da sempre ben in-
trodotto nelle stanze vaticane.
È l’ora – ha dichiarato – di “ma-
turare un cambio di strategia
da parte dei cattolici impegna-
ti in politica: non è più suffi-
ciente la difesa dei valori non
negoziabili, occorre invece
partecipare attivamente alla ri-
costruzione del bene comu-
ne”. Un altro larvato invito alla
raccolta dei cattolici in una
formazione unitaria.
COSÌ, NELL’ARCO di un
weekend, vengono archiviate
definitivamente sia la strategia
di Ruini (che ha tenuto banco
nel ventennio berlusconiano,
propugnando la difesa trasver-
sale dei “valori non negozia-
bili” da parte dei cattolici col-
locati nei differenti blocchi)
sia la tentazione del cardinale
Bertone di premere per la fon-
dazione di un nuovo partito
cattolico.
Nell’area ecclesiastica ha vin-
to alla fine la strategia tenace-
mente portata avanti da Casini
da due anni: nessuna alleanza
con Berlusconi, rimozione del
premier e poi creazione di un
partito moderato non confes-
sionale.
Il problema si pone ora al Pd. È
evidente, come ha rivelato an-
che l’ultima indagine di Ro-
berto Cartocci, pubblicata dal
Mulino, che il nucleo dei cat-
tolici attivi nelle parrocchie e
nei movimenti è rimasto pro-
babilmente l’unica minoranza
attiva nel Paese “capace di co-
niugare insieme solidi riferi-
menti ideali, dedizione e ca-
pacità di organizzarsi in auto-
nomia”. È un mondo indispen-
sabile per ricostruire l’Italia,
come hanno dimostrato i re-
ferendum sull’acqua e il legit-
timo impedimento e l’elezio-
ne di Pisapia a Milano, ma an-
che di Vendola a governatore
della Puglia.
La questione è come rappor-
tarsi a questa realtà. C’è chi nel
Pd vorrebbe dimostrare alla
Chiesa di essere altrettanto
“affidabile” dei cattolici del
centrodestra. È una gara persa
La Libia ha solo cambiato padrone
SECONDO TEMPO
Sesivuolecostruire
davvero“qualcosa
dinuovoperi
credenti”,i
democratici
possonotrovare
nellabasecattolica
unaminoranza
attivacapace
diconiugareideali
eorganizzazione
di Massimo Fini
I
l presidente del Consiglio nazionale transito-
rio (Cnt), Mustafa Abdel Jalil, si è genuflesso
davanti al nostro ministro della Difesa, l'ex
fascista Ignazio La Russa, giustificando il co-
lonialismo italiano, fascista, degli anni Trenta in
Libia:"Ilcolonialismoitaliano,nonostantetuttigli
sbagli, non potrà mai essere paragonato a Ghed-
dafi. Gheddafi è stato assai
peggio. Il colonialismo
italiano portò strade e pa-
lazzi ancora oggi bellissi-
mi a Tripoli, Derna, Ben-
gasi. Portò sviluppo agri-
colo,leggigiusteeproces-
si giusti. Gheddafi invece
è stato l'esatto opposto".
Intorno a Jalil ragazzini li-
bici sventolavano bandie-
re tricolori, le nostre, gri-
dando "Viva l'Italia!". Il mi-
nistro La Russa, preso da
entusiasmo, ha risposto al
grido di "Allah Akbar!" (Al-
lah è grande!). E lo credo
bene. Il colonialismo ita-
liano, in Libia e altrove, è
stato peggiore, come scri-
ve Sergio Romano sul Cor-
gliaiadiuominiedidonnecoraggiosi,madalpun-
todivistamilitare,adontadituttalaretoricadicui
l'ammantiamo da sessant'anni, non ha avuto nes-
suna influenza sull'esito del conflitto. E le con-
seguenze si sono viste. Nonostante noi ci si sia
autoconvinti di aver vinto una guerra che invece
avevamo perso, e nel peggiore dei modi, siamo
diventati dei sudditi, militarmente, politicamen-
te, economicamente e, alla fine, anche cultural-
mente degli americani. Non solo e non tanto per-
ché gli Stati Uniti mantengono sul nostro terri-
torio un'infinità di basi i cui militari godono di
extraterritorialità per cui possono compiere im-
punemente stragi (Cermis) o stuprare le ragazze
napoletane (sì loro, i vessilliferi della dignità e dei
diritti delle donne), ma ci costringono a seguirli
nel loro avventurismo imperiale: aggressione alla
Serbia nel 1999 (governo D'Alema), occupazione
dell'Afghanistan da dieci anni, uno scandalo si-
lenziato che grida vendetta al cielo, e la stessa
aggressioneallaLibia.AcuiBerlusconinonavreb-
bevolutopartecipareperchéètutto,eilpeggiodi
tutto, ma non è un guerrafondaio. Ha altri inte-
ressi, i suoi.
Adesso la Libia diventerà un protettorato occi-
dentale che, come tutti i protettorati, sfrutterà le
sue risorse tenendosi per sé il grosso e lasciando
agli indigeni le briciole.
I libici non si sono liberati. Hanno solo cambiato
padrone.
in partenza. Se il metro è ac-
cettare i paletti del Vaticano,
Pier Ferdinando Casini sarà
sempre più vicino alla gerar-
chia ecclesiastica così come
Carlo Casini (leader del Movi-
mento per la vita) sarà sempre
più inflessibile nella difesa dei
“principi non negoziabili” del
suo omonimo postdemocri-
stiano.
Il centrosinistra ha un solo mo-
do di approcciarsi alla questio-
ne cattolica in maniera vincen-
te. Quello che ha portato alla
vittoria di Pisapia a Milano. E
cioè di coinvolgere diretta-
mente le forze cattoliche, con-
frontandosi realmente con i
loro valori nell’obiettivo di
una rinascita civile. Mantenen-
do chiarezza sui diritti (coppie
di fatto o testamento biologi-
co) su cui oltre due terzi degli
italiani sono d’accordo.
Perché nell’urna conta in ul-
tima analisi unicamente il con-
senso degli italiani, credenti e
diversamente credenti, su un
preciso programma. Proporsi
di inseguire su ogni progetto
di legge l’imprimatur della ge-
rarchia è un gioco a perdere.
I rivoltosi
pervenuti al potere
si stanno rivelando
opportunisti della
peggior specie;
sono arrivati
perfino a rivalutare
il colonialismo
italiano
inginocchiandosi
davanti a La Russa
La presa di Sirte da parte dei ribelli libici. Sotto, Mustafa Abdel Jalil (FOTO ANSA)
Martedì 11 ottobre 2011 pagina 19
Furio Colombo
A DOMANDA RISPONDO7
MAIL BOXLa vergogna
delle morti sul lavoro
Il Presidente della Repubblica
GiorgioNapolitano,inoccasione
della giornata per le vittime degli
incidenti sul lavoro, ha detto che
che “gli infortuni e le morti sul la-
voro costituiscono un fenomeno
sempre inaccettabile e che non
puòabbassarsilaguardiariducen-
do gli investimenti nel campo del-
la prevenzione e della sicurezza
sul lavoro”. Prontamente il Mini-
stro del Lavoro Sacconi ha rispo-
sto che “la guardia resta alta, fos-
se anche uno solo non saremmo
soddisfatti”.MacomefaSacconia
direciò,quandoilgovernoeilsuo
ministero hanno stravolto il Te-
sto unico la sicurezza sul lavoro
volutodalGovernoProdi,dimez-
zando le sanzioni ai datori di la-
voro, dirigenti preposti; postici-
pando l’applicazione della legisla-
zione in materia di protezione
della salute e sicurezza sul luogo
di lavoro per le persone apparte-
nenti alle cooperative sociali e al-
le organizzazioni di volontariato
della protezione civile. Senza di-
menticare la deresponsabilizza-
zione dei datori di lavoro in caso
di delega e sub delega (salva-ma-
nager): tutto mentre nulla viene
fatto per aumentare i controlli
ispettivi delle Asl in materia di si-
curezza sul lavoro. Bene ha fatto
Napolitano a richiamare tutti alla
proprieresponsabilità:latragedia
di Barletta ha riacceso i riflettori
suldrammadellemortisullavoro,
troppo spesso dimenticate e
troppo spesso sottostimate nei
dati Inail, perché non tengono
conto dei lavoratori che non so-
no assicurati, cioè quelli in nero e
i pensionati. In un paese civile la
sicurezza sul lavoro verrebbe in-
segnata nelle scuole, gli impren-
ditori responsabili pagherebbero
conilcarcereenonpeneirrisorie
o con la prescrizione, i controlli
sarebbero efficienti e la Confin-
dustria non griderebbe alla re-
pressioneperilloroaumento.Ma
soprattutto, le morti sul lavoro
verrebbero chiamate omicidi e
non “morti bianche” o tragiche
fatalità.
Marco Bazzoni
I fischi a Bossi
a Varese
Dopo aver sostenuto insieme ad
Alfano che “Berlusconi non si
tocca”,BossisièpresentatoaVa-
rese al congresso per eleggere il
segretario provinciale della Lega,
nel luogo dove la stessa è nata.
Erano presenti 300 delegati e il
nuovo segretario provinciale lo
nominava Bossi. Una volta il re
nominava i suoi cortigiani, ma an-
chenellaLegasembranocambiati
i tempi ed evidentemente adesso
un mediocre non sta più bene
neancheaileghisti.Proteste,urla,
tentativi di rissa e soprattutto fi-
schi all’indirizzo di Bossi che, per
una volta senza alzare il dito me-
dio, se ne andato in una saletta
prospicente appoggiandosi al
Trota. A Varese non si aspettava
contestazioni: evidentemente il
popolo leghista è stufo di Bossi e
del suo cerchietto magico, anche
perché loro stanno bene a Roma
dove, alla faccia del popolo che
dovrebberorappresentare,sigo-
dono la vita. Le promesse fatte al
pendi, il cittadino non fa molta
strada. Qualche tempo fa si par-
lava del problema della terza set-
timana, poi si parlava di seconda
settimana: infine in televisione ho
sentito parlare dei primi dieci
giorni del mese. Ergo, le retribu-
zioni devono essere più alte, per
garantireunavitadignitosa,come
prevede la Costituzione all’arti-
colo 36. Il governo deve attivarsi
per evitare danni ai cittadini, spe-
cie i meno abbienti, se non vuole
ritrovarsi con il popolo in piazza,
forcone alla mano. Il governo si
dimetta e lasci spazio ad altre for-
zeequestelavorinosolosupochi
punti,perriequilibrareeconomia
e socialità.
Paride Antoniazzi
I mali
dell’agricoltura
A “Presa Diretta” a Raitre una
trasmissione d’inchiesta sulla
vergogna della distruzione siste-
matica della agricoltura siciliana.
Colpevoli? I politici che ci ammi-
nistrano. Hanno intervistato tan-
ti grandi proprietari di frumento,
di frutteti e di vigneti. Tutti che
hanno abbandonato le terre, per
prodotti che devono vendere a
prezziirrisori.Pernonparlaredei
prodotti cinesi e dell’Ucraina mi-
scelati con quelli italiani e che
escono con il marchio made in
Italy. Vedi il latte e il concentrato
dipomodoro.Nonhannoparlato
dell’olio, ma vi sarà un’altra tra-
smissione. Finalmente un’analisi
concreta sul marcio che sta die-
tro la crisi mortale dell’agricoltu-
ra: una situazione tragica anche a
Marsala.Questoèilserviziopub-
blicochesivuolefartacere.Cisa-
ranno politici che continuearan-
no a proporre soluzioni irrisorie
per gli agricoltori?
Gaspare Barraco
Il sistema inefficiente
del censimento on line
Volevo segnalare come negli ulti-
miduegiorniabbiasprecatocirca
treorepercercaredicompilareil
censimento attraverso l’utilizzo
di Internet: peccato che non mi è
stato possibile accedere al servi-
zio. Da parte mia la volontà di
adempiere ai miei doveri c'è, ma
sembra proprio che manchi quel-
la dello stato (con la s minuscola
perché in questo momento il mio
paese non merita una S maiusco-
la) di farmi adempiere agli stessi.
Tenterò ancora alcune volte, ma
mi chiedo chi mi restituirà il tem-
po perso.
Walter Barcella
Il sistema sanitario
della Regione Lombardia
IlGovernatoredellaLombardiasi
vanta dell’efficienza del sistema
sanitario. Ha ragione se confron-
tato con il resto dell’Italia, ma se
confrontataallaGermaniameglio
lasciar perdere. L’organizzazione
delle strutture italiane riesce an-
cora a sorprendermi. E parlo di
Milano, un’area di eccellenza. Per
un sospetto glaucoma a bassa
pressione mi sono state prescrit-
te dal mio medico della mutua un
insiemedianalisi,treesamieduna
visita oculistica finale. Tempo per
eseguireiltutto:45giorni.Giorni
impegnati: cinque. Luoghi di at-
tuazione: cinque, Milano Nord,
Sud, Est, Ovest, Centro. Milano è
un centro di eccellenza. Il meglio
chesipossatrovareinItalia.Sono
tra i fortunati pensionati, quindi
non mi pesano i cinque giorni da
dedicare a questi accertamenti.
Questi tempi e modalità di attua-
zionerendonopocoproduttivoil
nostro sistema. Mi è capitato a
Monaco di Baviera, dove vive mia
figlia,diandareinospedaleperac-
certamenti a seguito di una cadu-
ta. In tre ore e quindici minuti: vi-
sita medica, radiografia, ecogra-
fia, visita medica finale, conte-
stuale consegna di medicinali.
Una differenza evidente.
Benedetto Altieri
Legalità e maggiore equità
per uscire dalla crisi
I cittadini non ne possono più di
tutti gli espedienti che il governo
continua a trovare per racimola-
re qualche soldo, facendo pagare
sempre gli stessi. Eppure baste-
rebbero poche misure: una patri-
moniale, l’eliminazione di tutte le
facilitazioni per evasione ed elu-
sione fiscale (senza dimenticare i
doppi e tripli incarichi milionari),
il blocco della corsa verso i para-
disifiscali,l’obbligodeipagamenti
elettronici. Che sarà mai una pa-
trimoniale? Perchè la stessa per-
sona può spendere 2 mila euro
perunlusso,manonpuòdarliallo
Stato per evitare il baratro? Che
senso ha: se la gente non ha soldi,
non consuma, allora l’economia
si ferma per tutti e alla fine nem-
menoloropotrannopiùcompra-
re i loro lussi. Perché l’opposizio-
ne appare così tiepida? Perchè
nessuno si accorge che il Paese è
fermento? Il popolo non ne può
più di pagare per le resposanbilità
altrui.
Rita Trigilio
Caro Colombo, perché nei
cosiddetti programmi di
approfondimento o talk-show ci sono
sempre le stesse persone, con un
scambio fra un programma e l’altro
sempre delle stesse facce? Per
esempio mi intriga il mistero
Formigoni.
Elio
COMINCIO dal mistero Formigoni
che intriga anche me. Interpreto così la frase
del lettore: Formigoni è presidente di una
regione, ma ce ne sono tanti altri dotati di
parola. Che cosa fa di Formigoni un unicum
che bisogna avere ogni due o tre volte (certo
nel programma Ballarò)? Conosciamo tutti le
risposte: Formigoni, con le sue truppe di Cl,
rappresenta un serio rivale per la guida della
destra dopo Berlusconi. Formigoni presiede la
Lombardia, dunque conta. Formigoni è un
cattolico potente in un mondo di Chiesa
potente. Tutto vero ma non basta. Per
esempio, perché Formigoni è esente da
domande che tormenterebbero De Magistris o
Errani se uno di loro avesse a carico la storia
delle firme false per la sua elezione che hanno
sollevato i Radicali e che è tuttora in piedi?
Qui devo dire che si associano il mistero del
conduttore e quello dei fieri partecipanti. A
Formigoni, beato lui (che appartiene al mondo
in cui si proclamano i beati) viene usato il
trattamento della personalità storica.
Neanche la Bindi ci è arrivata. Quanto al fatto
che sono sempre gli stessi, come se fossero
estratti da un mazzo di strane carte da gioco,
in ogni rete e in ogni programma, temo che la
risposta si ispiri più alla scuola di Bruno Vespa
che alla famosa deontologia professionale. Per
quanto ne sappiamo avviene così: il giornalista
conduttore chiede alle parti. Le parti decidono
in modo vincolante chi indicare, scegliendo
sempre nel ristretto gruppo dei leader che si
sostengono a vicenda anche quando si
combattono. Il risultato è che un giorno la
faccia nota e uguale è qui, il giorno dopo è là.
E se tieni un piccolo conto ti accorgi che il
sistema non sgarra mai. Avete mai incontrato
in televisione il giovane deputato ignoto, però
dotato di giudizio e di idee, la ragazza non di
scuderia, l’organizzatore sociale che non sia
sindacato o Chiesa? Non lo incontrerete.
Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano
00193 Roma, via Valadier n. 42
lettere@ilfattoquotidiano.it
LE TESTE
PARLANTI
IL FATTO QUOTIDIANO
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lettere@ilfattoquotidiano.it
LA VIGNETTA
SECONDO TEMPO
IL FATTOdi ieri11 Ottobre 1960
Sigla soft e accattivante, conduttore maternamente
vicino al suo debuttante di grido, atmosfera da
talk-show sperimentale. Si apre con le parole
vagamente impacciate di Mario Scelba, ministro
dell’Interno del neo-governo Fanfani, “...dovete
accettarci belli o brutti che siamo..”, il primo salotto
politico della tv. Sono le nove della sera dell’11 ottobre
1960 quando, con ecumenico aplomb, Gianni Granzotto
dà il via alla prima Tribuna Elettorale della Rai
monocanale. Dai comizi ruspanti al confronto con la
grande platea invisibile, il passaggio è choc. Soprattutto
per i leader di partito, abituati alla passione della piazza
e costretti a misurarsi con un linguaggio sconosciuto,
con le piccole “umiliazioni” del trucco e del look
telegenico. E, mentre i riti della classica propaganda
elettorale cominciano a sapere di vecchio, il nuovo
format, tra politici un po’ ingessati, ma già sensibili alla
forza del nuovo medium e cerimonieri compassati,
cattura curiosità e audience. Con una media di 14
milioni di spettatori, roba da far invidia ai grandi
sceneggiati e telequiz, l’appuntamento del martedì sera
con la politica in tv, diventerà un piccolo must.
Anteprima accademica di una nuova religione catodica.
Giovanna Gabrielli
popolo padano sono ormai solo
un vago e fastidioso ricordo, e
mentre l’economia precipita Ma
un popolo si può prendere in giro
per certo tempo, ma non per
sempre. Ora la secessione, l’indi-
pendenza e il federalismo sono
ormai vane promesse non man-
tenute e la gente non ci crede
più.
Sandro Malvatani
Prezzi imposti
e mercato falsato
Dopo la puntata di “Presa Diret-
ta”nonc’èpiùbisognodiprove:il
mercato è completamente falsa-
to da cartelli di aziende che im-
pongono i prezzi ai produttori.
Vergognoso che ciò avvenga ed è
penoso vedere produttori, im-
prese e ditte individuali, soggio-
gati da questo sistema perverso.
Tuttavia, ciò che indigna assai di
piùècheilgovernononinterven-
gapercorreggeretalestatodico-
se.Sonochiareduecose:laprima
ècheiprezzialdettagliodibenidi
largoconsumosonofalsati,oraal
ribasso e in questo caso i produt-
tori sono sottopagati; oppure al
rialzo, come nel caso di acquisto
diprodottidellamoda:quantoin-
cide il nome ed i costi pubblicitari
di quel prodotto, non molto dif-
ferentedaunodimarcamenoco-
nosciuta? Noi consumatori dob-
biamo abituarci a spendere me-
glio, meno per “griffes” e di più
per pane, pasta, olio, frutta e ver-
dura.Lamaggiorequalitàrichiede
un suo prezzo. In geografia eco-
nomica si chiama “prezzo vero”.
La seconda cosa da chiarire è che
conl’attualesistemadisalariesti-
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E lo sarà anche l’aumento dell’evasione del canone che, se quest’anno supererà i livelli consueti, andrà attribuita non a un ulteriore crollo del senso civico, ma alla rivolta dei cittadini contro il servizietto privato gabellato da servizio pubblico. Tra sabato e ieri almeno 20 mila persone hanno versato 10 euro per dar vita a un vero Servizio Pubblico che consenta a Santoro e alla sua squadra di tornare in onda. Un fenomeno unico al mondo, una notiziona coi fiocchi: infatti, con lodevoli eccezioni come Fazio e Annunziata, nessuno ne parla in tv, né sulla carta stampata. Ma soprattutto non ne parla, con la lodevole eccezione dell’Idv, la politica. Fino a ieri pomeriggio, l’unico politico oltre a Di Pietro a commentare questa fiumana di cittadini che si tassano per uno spicchio di informazione libera, era tal Giorgio Merlo del Pd, che giustamente nessuno conosce, ma è addirittura il vicepresidente della commissione parlamentare di Vigilanza. Uno di quelli che, con la lodevole eccezione di Vincenzo Vita, si sono astenuti sul demenziale Lodo Butti che impegna la Rai a “sperimentare la doppia conduzione” nei talk show. Dice il Merlo: “Massimo rispetto per Santoro, la sua professionalità, i suoi guadagni e le sue nuove trasmissioni. Una cosa però dovrebbe essere chiara, fino a prova contraria. Di servizio pubblico radiotelevisivo, pur ammaccato e malconcio, in Italia ne esiste uno solo: la Rai”. Tralasciamo la volgarità sui “guadagni” di Santoro, peraltro inferiori a quelli dei conduttori preferiti dal regime che più perdono ascolti più incassano (secondo il Merlo, Santoro dovrebbe lavorare gratis). E concentriamoci sulla frase: “Una cosa dovrebbe essere chiara”. Ecco, che questa Rai sia un servizio pubblico, addirittura l’unico, non è chiaro proprio a nessuno, eccezion fatta per i Merli. Lungi da noi ingigantire l’importanza di questo noto frequentatore di se stesso. Registriamo però che il cosiddetto “maggior partito di opposizione”, il Pd, così impegnato a inseguire le manfrine di preclare figure come Scajola e Pisanu, rimane afasico di fronte a un fenomeno come quello che sta attraversando il mondo della tv: non ha nulla da dire. Infatti non parla nessuno (cioè Merlo). E intendiamoci: se questo silenzio significasse che il Pd ha deciso di disinteressarsi della tv, nel senso di liberarla dal controllo dei partiti (se stesso compreso), sarebbe una buona notizia. Ma non pare questo il caso. Infatti il primo bavaglio, quello di Mastella, lo inventò il centrosinistra: lo stesso che non risolse il conflitto d’interessi e non sfiorò neppure la legge Gasparri. Tre settimane fa, il Pd vomitava insulti e scomuniche contro Luca Mercalli, reo di aver parlato contro il Tav a Che tempo che fa. “Ci chiediamo se la propaganda contro la Tav sia un modello di giornalismo da servizio pubblico”, tuonò il solito Merlo. Tal Farinone, sempre del Pd, denunciò un “uso militante della tv contro la Torino-Lione”. Come se esistesse il reato di leso Tav. Il guaio è che anatemi e silenzi derivano da una concezione tutta berlusconiana dell’informazione: che non è un diritto da liberare dai conflitti d’interessi, ma una proprietà privata di tutti i partiti. Il peggio che può capitarci quando B. sarà caduto è proprio questo: il berlusconismo senza Berlusconi. STRAPPIAMO IL BAVAGLIOGiornalisti, editori, docenti universitari e Cgil contro la porcata di B. che vuole far tacere l’informazione sui processi di B. Il Pdl chiama, Nitto Palma risponde: ispettori a Napoli e Bari FrattinibacchettaMerkeleSarkozyperilverticesullacrisi:“Nonne sapevamonulla”.Replica:noisiamograndiPaesi.Maperchénontace? Patrizia Aldrovandi, Ilaria Cucchi, Lucia Uva e Domenica Ferrulli davanti a Montecitorio (FOTO ANSA) GOVERNO x Si aprono crepe nella maggioranza, ma il rimedio lo conosce Verdini Altro che rivolta, Scajola e gli ex dc trattano sulle poltrone future Udi Malcom Pagani CHETORTURA ILQUIZZONE CENSIMENTO LaDivinaCommediadeinostri giorni va letta con il testo a fronte. Con busta bianca dell’I- stat,acirca25milionidifamiglie italiane, il quindicesimo censi- mento della storia nazionale è stato recapitato con la traduzio- ne. pag. 10 z di Luca Telese La voce dell’ex ministro era risuonata limpida e gioviale nel mio auricolare: “Buongiorno, Tele- se!Malosacheleièunbelfigliodiputtana?”.Epoi ecco la risata sonora – inconfondibile – di Claudio Scajola.Disolitoigiornalistioccultanoquestolato non del tutto gradevole del loro lavoro. pag. 4 z Contro i fuorilegge di Antonio Padellaro dc D aoggi,carilettori,troverete accanto alla testata del Fat- to un logo su cui abbiamo riportatoiltitolodelgiorna- le di domenica: “Noi non obbedi- remoallaleggebavaglio”.Disobbe- dienza civile che avevamo già pro- messonelfebbraioscorso,quando Berlusconi, terrorizzato (e ne ave- vabendonde)dalle“proveeviden- ti” depositate dalla Procura di Mi- lano sul caso Ruby, annunciò un decreto urgente per fare in modo chenessunosapesse.Gliandòma- le,stoppatocomefudalpresidente Napolitano. Ma poiché da allora i suoi problemi con la giustizia da pioggia sono diventati grandine, eccochel’imputatodiArcorevuo- le di nuovo imporre il silenzio de- finitivo dell’informazione sulle sue gesta con battaglioni di prostitute minorenni e non. Cosicché alle prossime elezioni (che qualcuno consideraprossime)eglipossapre- sentarsi come un giglio immacola- to, contando sulla smemoratezza degli italiani e sull’occultamento della verità da parte dei tg al suo servizio. Non facciamoci inganna- re dai movimenti di truppe ex dc guidatedalloScajola,dettoSciabo- letta.Costorominaccianodifarca- dere un governo che non si regge in piedi per ottenere qualcosa di moltopiùcommerciabile,comela garanziadiunaricandidaturacerta nel prossimo Parlamento. Come hascrittoieriLaStampa,malgrado questi confusi diversivi, l’Italia “re- sta prigioniera del cavaliere”, a cui dellacrisifinanziarianonfreganul- laefiguriamocidellefabbricheche chiudono.BrunoTintihaspiegato come l’alta incostituzionalità della leggesulleintercettazioniunitaalla giurisprudenza delle Corti euro- pee rendano il bavaglio uno strac- cio inservibile. Ma il nostro No a questarobacciaèmossodaunara- gione più di fondo: noi non pren- diamoordinidaun’armatabranca- leone guidata da un personaggio squalificato in tutto il mondo tran- nechenelladaciadiPutin.Ciòche dobbiamoonondobbiamoscrive- relodecidiamonoi.Costiquelche costi.Speriamocheafarcicompa- gniasianointanti. Aldrovandi,Cucchi,Uva,Ferrulli:senzalapubblicazionedifotoeregistrazioni, imortipermanodelloStatononavrebberogiustizia D’Onghiapag.3z CATTIVERIE Il Pdl: “Papa in carcere è un prigioniero politico”. Dalle Brigate rosse alle Brigate gnocca Massari, Nicoli, Paolin, Truzzi pag. 2 - 3 - 8 z L’uomo con la casa pagata a sua insaputa scrive al premier “per evitare la rottura”. Intanto nella Lega monta la rivolta anti-Bossi della base, anche nella natìa Varese nterrore dei mari Altra nave italiana sequestrata. Fare il pirata conviene Schiavulli pag. 13z nil ritorno di Santoro Già 210 mila euro con le sottoscrizioni per Comizi d’amore Tecce pag. 7z IL RISCHIO DI MORIRE DUE VOLTEIL RISCHIO DI MORIRE DUE VOLTE D’Esposito, Sansa, Vecchi pag. 4 - 5 - 6 z y(7HC0D7*KSTKKQ( +#!=!z!#!#
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    pagina 2 Vietti: servonoregole di equilibrio tra i diversi interessi “Sulle intercettazioni servono probabilmente regole che trovino un migliore equilibrio tra tre diversi interessi che vengono in gioco in questa materia”. Lo ha affermato il vicepresidente del Csm, Michele Vietti. Che ha elencato i tre interessi: “Il primo è l’interesse delle indagini che non può fare a meno di questo insostituibile strumento di investigazione; il secondo è la libertà di stampa e il diritto dei cittadini di essere informati; il terzo è il diritto alla riservatezza, in particolare dei soggetti terzi, estranei all’indagine, soprattutto se si tratta di fatti che non hanno rilevanza penale”. Quindi ha spiegato: “Spetta alla politica, al legislatore, trovare questo punto di equilibrio”. E poi ha detto basta alle “energie sprecate nello scontro tra giustizia e politica” e ha auspicato, invece, l'impegno per dare “maggiore efficienza al sistema ordinamentale”. Perché “è importante tenere presente che un mercato funziona se considera affidabile le regole che lo governano. Perciò è dovere della politica e di un saggio legislatore garantire regole affidabili per tutti e che valgano per tutti, sempre”. A BOCCA APERTAEditori, mondo dell’università, Cgil, associazioni: scoppia la rivolta contro il bavaglio del Caimano di Silvia Truzzi D igitando la parola “inter- cettazioni” nel filtro di ri- cerca delle Agenzie ieri ci s’imbatteva in due tipi di notizie. Le più numerose, quelle politiche. Poi un paio, interes- santi, di cronaca che davano conto dell’arresto di cinque per- sone, tra cui tre pedofili fermati mentre stavano stuprando una bambina di 12 anni. Accuse: vio- lenza sessuale di gruppo, abusi su minore, induzione e sfrutta- mento della prostituzione mino- rile (ricorda qualcosa?). Intanto la maggioranza di governo sta per essere assordata dal rumore del movimento anti-bavaglio, che cresce spontaneamente su diversi fronti. Il fattore Marina B. Gli editori hanno ritirato fuori dal cassetto l’appello che aveva- no presentato l’anno scorso, quando si discuteva di multe mi- lionarie e carcere per gli autori che avessero riportato le inter- cettazioni. “Alla vigilia della Fie- ra internazionale del libro di Francoforte – dove potremo condividere la nostra preoccu- pazione con i colleghi editori di tuttoilmondo–chiediamoalgo- verno e al Parlamento di recede- re da questo nuovo tentativo di bloccare la diffusione di cono- scenze rilevanti e significative sugli atti processuali”. Quella volta ciascuno firmò per la casa editrice che rappresentava. Na- turalmente Mondadori non sot- toscrisse l’appello ed Ernesto Franco,direttoreeditorialediEi- naudi, dopo le vibratissime pro- testediscrittoriesaggistiscrisse una lettera a Repubblica per ade- rire a titolo personale, temendo forse un esodo di massa dei suoi autori. Così ha fatto anche que- stavolta.LacasadelloStruzzofa- ràsaperelasuaposizioneufficia- leentrodomani.Ancheipromo- tori hanno aderito con nome e cognome: Marco Cassini e Da- niele di Gennaro di Minimum fax, Stefano Mauri e Luigi Spa- gnoldelgruppoeditorialeMauri Spagnol, Alessandro e Giuseppe Laterza. “L’attuale maggioranza – è scritto nel documento – sta perapprovareunaleggechevie- ta la pubblicazione delle inter- cettazioni disposte dai magistra- ti(anchedopolalorodivulgazio- ne alle parti del processo). Una legge – per fare un esempio – se- condo cui un’intercettazione potrebbe essere letta in pubbli- co dall’avvocato della persona intercettatamanonpotrebbees- sere pubblicata su un giornale. Una legge – per fare un altro esempio–secondocuilareplica Intercettazioni,ilPdlperdefiducia VOTO BLINDATO SOLO SE CONVINCONO SCAJOLA. PRESCRIZIONE BREVE, LEGGE A NOVEMBRE di parte prevale sulla ricostru- zione di giornalisti e autori neu- trali, inquinando proprio l’infor- mazione più responsabile e pro- fessionale”. E ancora: “Negli ul- timianniitentatividirestringere il diritto di informazione ha su- scitato una vasta opposizione chehaattraversatolepiùdiverse categorie. Anche a livello inter- nazionale, i provvedimenti sulle intercettazioni hanno sollevato fortiperplessitàperfinodaparte di qualificati rappresentanti di istituzioni quali l'Osce, l'Onu e l'Unione europea”. È prevedibi- le che, a titolo personale, firme- ranno in tantissimi. A comincia- re da Roberto Saviano, nome di punta di Mondadori, passando per i tanti professori di Einaudi: Gustavo Zagrebelsky, Marco Re- velli, Paul Ginsborg. Così le case editricidellafigliadelpadronesi ritroveranno tutti gli autori (o quasi) contro. L’elenco delle adesioni sarà diffuso giovedì: sa- rà interessante capire chi si tira indietro. Domenica gli editori, come fecero già l’anno scorso, invitano tutti a partecipare a un’assemblea pubblica (alle 11 al Teatro Valle di Roma). Giusep- pe Laterza, intervistato dal sito di Repubblica, spiega: “In una co- munità le leggi sono importanti maèimportantesoprattuttoche ogni cittadino prenda in mano il suo destino. E in questi ultimi mesi in tanti, abituati a stare alla finestra, sono scesi in strada”. La lettera a Napolitano Infatti anche la Cgil si sta mobi- litando: domani alle 17 è convo- cato un nuovo presidio al Pan- theon, ci sarà anche Articolo 21. Anche il mondo universitario è in agitazione. Un gruppo di pro- fessori bolognesi che si oppone alla riforma Gelmini ha promos- L’appello delle case editrici: le firme a titolo personale per “stanare” gli autori Mondadori Costituzione Articolo 21 e libertà di stampa Tutti hanno diritto di manifestare libera- mente il proprio pensie- ro con la parola, lo scrit- to e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o cen- sure. Cassazione penale Verità, interesse pubblico, obiettività Il diritto di cronaca può esercitarsi anche quan- do può nuocere all’altrui reputazione purché la no- tizia sia vera; esista un in- teresse pubblico alla co- noscenza dei fatti; l’infor- mazione rimanga nei giu- sti limiti di obiettività. Convenzione europea Manifestare il pensiero La Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo san- cisce il principio della libertà di manifestazione del pen- siero. Senza ingerenza del- l’autorità pubblica. I limiti di critica nei confronti dei poli- tici sono maggiori di quelli nei confronti dei privati. Convenzione europea Diritto a informare sulle indagini Sempre la Convenzio- ne europea stabilisce che il diritto della stampa di informare su indagini in corso e quello del pub- blico di ricevere notizie su inchieste scottanti pre- vale sulle esigenze di se- gretezza. CONTRO I FUORILEGGE Corte costituzionale Prima l’Europa, poi i singoli Stati Gli Stati contraenti so- no vincolati a unifor- marsi alle interpretazioni che la Corte di Strasburgo dà alle norme della Con- venzione europea dei di- ritti dell’uomo. Lo spiega la nostra Corte costituzio- nale. di Sara Nicoli Ancora un giorno. È questo che Angelino Alfano ha chiesto a Berlusconi per poter recuperare quei voti (gli scajo- liani, ma anche tra i Responsa- bili come Grassano e Sardelli tira brutta aria) e decidere se mettere la fiducia o meno sul ddl intercettazioni. Con una conseguenza politica di non poco conto in caso di decisio- ne per il no; la raggiunta con- sapevolezza da parte del Pdl di non avere più una maggioran- za solida alla Camera. Quindi, se proprio ci sarà da buttare il cuore oltre l'ostacolo con un voto a rischio per il governo, ebbene sarà più probabile che il Cavaliere voglia correre que- sto rischio non sulle intercet- tazioni, ma sulla prescrizione breve,chegliserveperevitare anche la condanna di primo gradoalprocessoMillschepo- trebbe arrivare entro fine no- vembre. Dunque, tanto vale andare avanti con il ddl inter- cettazioni con l'iter normale, contando su dei tempi contin- gentati per il dibattito, anche se questo vorrà dire tenere im- pegnata l'aula per un'intera settimana. QUELLO CHE, alla fine, po- trà venire fuori non sarà co- munque soddisfacente, quindi tanto vale non rischiare. Ma se Alfano riuscirà “a recuperare Scajola - ecco la voce di un uo- mo vicino al segretario – allora si potrà ripartire spediti; maxi emendamento che raccolga le modifiche indicate da Costa e da Paniz e fiducia entro vener- dì”. Sullaprescrizioneloscoglioèil TerzoPolo.OggilaCommissio- ne Giustizia del Senato termi- nerà la discussione sui 150 emendamenti, quindi il testo sarà licenziato per l'aula. Do- manimattina,laconferenzadei capigruppo potrebbe anche decidere di inserirlo nel calen- dario per la settimana succes- siva:“Noncredocheiltestoab- bia bisogno della fiducia – spie- gava ieri a Palazzo Madama Fi- lippo Berselli, pidiellino presi- dente della commissione Giu- stizia – mentre credo che sarà necessario metterla alla Came- ra per evitare che torni nuova- mente indietro... a quel punto ce la possono fare tranquilla- mente entro la metà di novem- bre”. Esattamente quel che vuole il Cavaliere. Insomma, le intercettazioni alla Camera po- trebbero vedere dei tempi più lunghi di approvazione e rag- giungere il Senato dopo l'ap- provazione della prescrizione breve,maperunsingolarecaso deldestino,entrambigliartico- lati potrebbero atterrare sulla scrivania del Quirinale a poca distanza l'uno dall'altro. Salvo incidenti di percorso, ovvia- mente. PER QUANTO riguarda le intercettazioni, molto dipen- derà da cosa ci sarà scritto den- tro,masenzamodifichesostan- ziali al “lodo Costa” (che ina- sprisceleregolesullapubblica- bilità delle registrazioni) è mol- to improbabile che il Quirinale la firmi senza chiedere almeno un chiarimento al Parlamento per questioni legate alla costi- WOODCOCK “Così bloccano le indagini” di Vincenzo Iurillo Sono le 16:45 e sono trascorse quasi tre ore dall’inizio del convegno allestito dall’Ordine degli Avvocati su in- tercettazioni, tutela della privacy e diritto all’indagine, quando Henry John Woodcock prende la parola. Gli or- ganizzatorilofannoparlareperultimo.Ilpmdelleinchie- ste più scottanti non delude. Secondo Woodcock il ddl sulle intercettazioni in via di approvazione in Parlamento “èassolutamenteinadeguato,nonserveanulla,èdachiu- dere in un cassetto e buttare via la chiave, come sa anche chi lo sta scrivendo”. E spiega, a suo dire, il perché: “Non c’entra niente con la sua presunta finalità di tutela della privacy (che pronuncia correttamente ‘privasi’ e non ‘prai- vasi’: la parola non è un inglesismo, ndr)”. Lo scopo prin- cipale del ddl, secondo il sostituto procuratore di Napoli, è invece “quello di depotenziare l’ufficio del pubblico ministero.Chec’entranoconlaprivacylenormecheren- dono più complicato chiedere e ottenere i permessi per intercettare? Che c’entra l’istituzione di un giudice col- legiale al posto del Gip? Perché questa distinzione tra giu- dici di serie A, quelli del distretto, competenti a disporre le intercettazioni, e di serie B, quelli dei tribunali di pro- vincia? È un’invenzione che paralizzerà i piccoli tribuna- li”. Woodcock ha poi rilevato che l’udienza filtro finirà per “privilegiare i ricchi, i soli che potranno permettersi avvocati chiusi in caserma per giorni ad ascoltare dieci- mila telefonate. Inserire un elemento discriminante che può far sì che l’esito del processo possa dipendere dal portafoglio dell’imputato è una cosa che mi ripugna”. Le conclusioni del Woodcock pensiero: “Questo ddl è ine- mendabile e insanabile, quindi meglio che venga appro- vato così come è al più presto, perché per fortuna c’è il Capo dello Stato che può firmarlo o meno, e c’è la Corte Costituzionale che lo vaglierà”. In prima fila Il pm di Napoli Henry John Woodcock (ANSA)
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    Martedì 11 ottobre2011 Il blocco degli straordinari disposto dal ministero per il personale amministrativo determinerà un “rallentamento delle indagini” e una riduzione dei tempi a disposizione degli avvocati per l’accesso alle segreterie dei pm e la consultazione degli atti depositati. Lo ha annunciato il procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore. Anche il presidente del Tribunale, Carlo Alemi, ha messo l'accento sui problemi che gravano sull'amministrazione della giustizia. “Di questo passo – ha detto Alemi – non potremo più fare i processi. Non abbiamo personale, abbiamo 50 giudici in meno e non ho la possibilità di comporre i collegi. Non si può dire: ‘c’è la crisi LIRIO ABBATE Ecco perché ha pubblicato la raccomandazione di B. a Lavitola di non tornare “Sono pronto alla disobbedienza civile” Da Aldrovandi a Cucchi: “Avrebbero insabbiato le violenze”TUTTIPESTATIDAAGENTIINFEDELI,LEFAMIGLIEDENUNCIANO: “CONLASTRETTASULLEREGISTRAZIONISINASCONDONOGLIABUSI” sounappelloalCapodelloStato: “Siamo certi di trovare acco- glienzanellaSuamenteenelSuo cuore, nel chiederLe di evitare questoulterioreschiaffoallacul- tura, alla libertà e alla civiltà che rappresenterebbe l'adozione della così detta ‘legge bavaglio’! Lei è il primo difensore dei prin- cipi della Repubblica nata con la Resistenza e milioni di Italiani confidano in Lei”. I firmatari so- nogiàpiùdi130:peraderire,do- centi_preoccupati@yahoo.it. di Silvia D’Onghia N on possono lasciare da sole le famiglie”. Per Pa- trizia, Ilaria, Lucia e Do- menica quella contro il ddl intercettazioni non è solo una battaglia di democrazia in nome della libertà di stampa. È una battaglia di verità e di giu- stizia. “Perché se la legge fosse già stata in vigore, io non avrei maipotutofarmandareinonda il video che mostra le percosse subìte da mio padre”, ha spie- gato Domenica Ferrulli due giorni fa durante la trasmissio- ne “In mezzora” di Lucia An- nunziata. Una puntata che ve- devainstudiol’avvocatoGiulia Bongiorno (che ha tolto la sua firma dal ddl), e che ha fatto il 12,6percentodisharecondue milioni e 142 mila spettatori (un ottimo risultato per Rai3). In collegamento, invece, c’era- no loro: mamme, sorelle, figlie di persone uccise per mano dello Stato. Le stesse che la set- timana scorsa, quando è inizia- taladiscussioneinaula,sisono presentate sotto Montecitorio con le foto atroci dei quattro cadaveri. Per dire che il divieto di pubblicare foto, registrazio- ni o intercettazioni salva il pre- mier, ma uccide coloro che combattono per la giustizia. PATRIZIA MORETTI è la mamma di Federico Aldrovan- di, il 18enne pestato a morte il 25 settembre 2005 a Ferrara da quattro poliziotti, condannati inappelloatreanniemezzoper omicidiocolposo.Patriziaèsta- ta la prima a combattere una battaglia feroce contro l’omer- tà. Se non fosse stato per per il blog aggiornato giorno per giorno, per la foto del corpo di- laniato di suo figlio e per il co- raggio di alcuni giornalisti, la morte di Federico non avrebbe uncolpevole.“Quell’immagine eleconversazionitraipoliziotti sono state determinanti – rac- conta al Fatto –. In un caso di omicidio si può dire tutto e il contrarioditutto,mapoterpro- vare cosa è accaduto fa la diffe- renza.Noilottiamocontroi‘po- teri forti’, se non avessimo dalla nostra l’opinione pubblica sa- remmo completamente soli. E chi informa l’opinione pubbli- ca? La stampa. Nel mio caso sta- va per essere tutto archiviato. Chi vuole mettere il bavaglio ai giornalisti fa il proprio interes- se, non quello delle persone”. DOMENICA FERRULLI è la figlia di Michele, il facchino baresedi51annimortoilprimo luglio a Milano durante un fer- mo di polizia. Su richiesta del- l’avvocato Fabio Anselmo (che segue tutti e quattro i casi), il pm Gaetano Ruta ha acquisito da Mediaset il video girato con un iPhone che mostra le imma- gini del fermo. Nel filmato si sentono le voci di alcuni citta- dini romeni che potrebbero es- sere determinanti per lo svolgi- mento delle indagini. L’autop- sia ha evidenziato un trauma cranicoeunaseriedifrattureto- raciche forse determinate dal massaggio cardiaco, ma ora la Procura vuole vederci chiaro. “Mio padre non era un pregiu- dicato, come hanno provato a dire, e voleva continuare a vive- re – ha detto Domenica alla An- nunziata –. Io ringrazio la stam- pa e i giornali”. ILARIA CUCCHI è la sorella di Stefano, il geometra 31enne morto in ospedale a Roma il 22 ottobre 2009 dopo una settima- na di agonia dovuta a un pestag- gio.Sulbancodegliimputatiso- nofinititreagentipenitenziarie sei medici. Tra poche settima- ne, al Festival del Cinema di Ro- ma, verrà presentato fuori con- corso un documentario che, at- traverso una serie di testimo- nianze, racconta la vita di Stefa- no, quegli ultimi giorni e una fa- miglia che non ha mai cercato vendetta.“Sepassasselalegge– spiega Ilaria – la gente non sa- prebbe mai di reati molto più gravidellospacciodidroga,per cui mio fratello fu arrestato. La veritàèchevoglionofareinfret- ta per nascondere le loro vergo- gne. Le intercettazioni sono già regolamentate. Perchè non si occupanodicosepiùimportan- ti?”. LUCIA UVA è la sorella di Giuseppe, artigiano varesino di 43annimortoil14giugno2008 dopo un fermo dei carabinieri. A processo c’è solo un medico, accusato di aver somministrato a Giuseppe, ubriaco, un farma- co ansiolitico. “È stato scritto chemiofratelloeraaggressivo– commenta Lucia –, ma nelle re- gistrazioni si sentono i carabi- nieri parlare di una persona do- cile. Quando le ascolto io im- pazzisco, ma allo stesso tempo so che si tratta di una salvezza. La divulgazione dei nastri o del- le foto è l’unica speranza che ci è rimasta”. CONTRO I FUORILEGGE IN QUESTO STATO Stefano Cucchi Morto il 22 ottobre 2009 in ospedale a Roma, sei giorni dopo il suo arresto per droga (FOTO ANSA) Giuseppe Uva Morto il 14 giugno 2008 a Varese subito dopo un fermo dei carabinieri (FOTO ANSA) Federico Aldrovandi Ucciso a Ferrara nel 2005. Condannati in appello quattro poliziotti (FOTO MILESTONE) Michele Ferrulli Morto il primo luglio 2011 a Milano durante un fermo di polizia tuzionalità del testo (ex Artico- lo 21). Diverso per la prescri- zione breve, di fatto “un'amni- stia mascherata” che, secondo buone fonti del Pdl, Napolita- no potrebbe non vedere male per l'effetto che avrebbe sullo svuotamentodellecarcerichei Radicali invocano da tempo, seppurattraversolostrumento di una vera amnistia. Insomma, alla fine Napolitano la prescri- zionepotrebbeanchefirmarla. Ma per uno scopo “più alto”. di Chiara Paolin Le sue inchieste, scomode, l’han- no già costretto a vivere sotto scorta. L’idea di poter subire anche la privazione della libertà d’espres- sione fa sputare a Lirio Abbate, gior- nalista dell’Espresso e autore di libri sul malaffare nazionale dalla mafia in su, una frase che ogni cittadino vor- rebbe evitare: ho deciso di trasgre- dire la legge del mio Stato pur di conservare il rispetto verso la mia nazione. Non sarà eccessivo evocare il martirio civico e professionale? Andiamo subito al punto. Mi è ca- pitato di avere tra le mani l’intercet- tazione in cui il presidente del Con- siglio dice il famoso “resta dove sei” a un Valter Lavitola già allertato (gra- zie a Panorama) sul caso Tarantini. Precisiamo: intercettazione nota al- le parti, indagini chiuse, nessuna possibilità di danneggiare la giusti- zia. Se fosse stata vigente la norma ora in esame, avrei dovuto attendere le decisioni dei giudici nella fanto- matica udienza filtro o chissà quale altro passaggio tecnico prima di de- cidere con l’unico metro efficiente quanto indispensabile in questi casi: la coscienza di giornalista. Che le ha suggerito di pubblicare un dato penalmente non rilevan- te. Ma socialmente importantissimo. La gente avrà diritto di sapere come il premier consigli un fuggitivo coin- volto nelle indagini per prostituzio- ne sì o no? La stampa seleziona solo i brani pruriginosi. Non è colpa nostra se dobbiamo par- lare di bunga bunga. È troppo chiedere “il Waterga- te” alla politica italiana. Gli scandali non mancano, lavoria- mo su tutto quanto meriti l’impegno di professionisti seri. Ogni giorno gi- rano informazioni che non si pos- sono pubblicare perché si evidenzia il loro carattere di privacy. Si viene puniti cercando solo lo scandalo: dal pubblico, presso cui si perde cre- dibilità, e poi dagli organi compe- tenti, che emettono le loro senten- ze. Succede di rado. Quando uscirono i colloqui privati tra Ricucci e la moglie, alcuni col- leghi furono sanzionati dall’Ordine dei giornalisti. Che deve fare ora l’Odg? Schierarsi contro queste proposte, nessuna incertezza in un momento così difficile per il nostro Paese. Chiedo anche al sindacato unitario, l’Fnsi, massima chiarezza: non ci può essere mediazione tra le notizie e la pubblicazione se non il dovere di cronaca e il diritto alla libertà. Che diventa un bene prezioso, e pure co- stoso. I grandi gruppi editoriali possono permettersi le multe. E i piccoli no. Il web no. Ma anche i grandi rischiano di trovarsi davanti riassunti, schemini, sintesi. Si chia- mano veline, quelle dell’epoca fasci- sta. Per questo dico di essere pronto alla disobbedienza civile. E ci pen- serà la Corte dei diritti dell’uomo a tirarmi fuori dai guai, in caso. La mia coscienza, nel frattempo, mi terrà buona compagnia. Il cronista antimafia Lirio Abbate, impegnato nelle inchieste su Cosa Nostra, è stato più volte minacciato finanziaria’, perché nella Pubblica amministrazione ci sono comparti che devono essere tutelati come la sanità, l’istruzione, la sicurezza e la giustizia. Noi magistrati andremo tutti sotto procedimento disciplinare perché non riusciamo a fare giustizia. E ci saranno condanne della Corte europea”. A. Cost. Lepore: “Il blocco degli straordinari rallenterà le indagini” (FOTO EMBLEMA) Angelino Alfano (FOTO ANSA)
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    pagina 4 Arrivano tutti dallaDc i dissidenti del Cavaliere Itre dell’Ave Maria, si dicono pronti a rimettere in moto il Pdl e la maggioranza di governo attraverso manovre che hanno a che vedere con la politica e il palazzo. È gente navigata, proveniente dalla Balena Bianca. Esperta di rimpasti e di governo. Claudio Scajola, figlio di Ferdinando, amico personale di De Gasperi, e segretario provinciale del partito a Imperia (di cui divenne anche sindaco) per due lustri, dalla fine della guerra sino al 1954, è il più “fresco”. Costretto per due volte a dimettersi da ministro, adesso prova a scollare i suoi colleghi di partito. L’altro cavaliere ha sede in Lombardia. Roberto Formigoni, estrazione ciellina, presidente della Regione in cui siede consigliere Nicole Minetti (che ha contribuito a eleggere essendo collegata attraverso un listino bloccato alla sua elezione), è l’altro congiurato. Segue con apprensione la vicenda anche Beppe Pisanu, democristiano di lunga data, esponente di quei “giovani turchi” che con Francesco Cossiga ribaltarono le sorti di un congresso sassarese loro avverso. Oggi, pare, voglia riprovare un’impresa del genere. I LAVORI SENZA PERMESSO UN’ALTRA CASA DA SOGNO PER SCAJOLA. QUESTA VOLTA ALL’INSAPUTA DEL COMUNE di Ferruccio Sansa Un’altra casa all’insaputa, ma stavolta del Comune. Claudio Scajolanonèfortunatoconilmat- tone:hacostruitouncampettodi calcio, uno spogliatoio nella sua splendida villa sulle alture di Im- peria. Peccato soltanto che non abbia chiesto il permesso. Non basta: la costruzione che gli è co- statasanzionipermigliaiadieuro èstatarealizzatapropriodalladit- ta del geometra Gianfranco Gag- gero. Sì, proprio il vicesindaco e assessorealleOperePubblichedi Imperia,ilComunecuidovevaes- sere richiesto il permesso. Per Scajola, che nelle sua Impe- ria viene ancora chiamato “u mi- nistru”, è la terza volta che il ce- mentonascondeunarogna.Cer- to,inpassatoglièandatapeggio: prima c’è stato l’appartamento con vista sul Colosseo, che, se- condo i pm, sarebbe stato paga- to dall’imprenditore Diego Ane- monecon80assegnicircolarida 12.500 euro. Parliamo della fa- mosa casa comprata, disse l’allo- ra ministro, “a sua insaputa”. La Procura di Roma l’ha indagato per violazione della legge sul fi- nanziamento illecito ai partiti. POI SULLA TESTA dell’ex mi- nistro è piovuta un’altra tegola che pochi ricordano: “u mini- stru” è ancora indagato per asso- ciazione a delinquere insieme con l’imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone (uno dei patriotidellacordataAlitalia).Og- getto dell’inchiesta la costruzio- ne del mega-porticciolo di Impe- ria,un’operada140milionidieu- ro fortemente voluta da Scajola. Insomma, da un politico scafato COMPLOTTOALCOLOSSEOL’architetto di Forza Italia che dette del “rompicoglioni” a Marco Biagi è poco credibile come “congiurato” FINE IMPERO come l’ex ministro ci si sarebbe aspettato che si muovesse con i piedidipiombo.Einvecedueanni fahadecisodirealizzarenuoveco- struzioni nei terreni della sua villa da sogno: ecco allora il campetto perlepartitelleconamicieparen- ti, poi gli spogliatoi, quindi muret- ti a secco e qualche sentiero. Non un ecomostro, ma bisogna tener presente dove siamo: parliamo di una zona vincolata, uno degli an- goli più belli del Ponente ligure. E la villa di Scajola è una via di mezzotraun’abitazioneeunmo- numento:29stanzeaffacciatesul Golfo di Imperia, un complesso capacediospitarenel2002ilver- tice tra gli allora ministri dell’In- ternoitalianoefrancese,Claudio Scajola e Nicolas Sarkozy. Un edificio tanto semplice quan- toelegante,finitosullepaginepa- tinate dei magazine di mezza Ita- Azzoppato dalla vicenda dell’alloggio pagato dalla “cricca” di Anemone è di nuovo in pista lia, con le fotografie dell’allora ministro e della signora Maria Te- resa Verda ritratti in mezzo ai sa- loniscintillanti,nelparcoeinsel- la a moto d’epoca. Mentre i cro- nisti entusiasti scrivevano: “Più che il ministero dello Sviluppo economico avrebbero dovuto dargliquellodell’ambiente”.Sca- jola disse: “Da casa nostra si cat- tura tutta Imperia”, una frase che a qualcuno parve quasi un’allu- sione allo strapotere dell’allora ministro sul Ponente ligure. Ma qualcosa lo stesso mancava a quel paradiso. Così Scajola ha de- ciso di aggiungere l’impianto sportivo privato. Senza permes- so. Salvo poi “autodenunciarsi”. La pratica alla fine è arrivata sui tavoli della Sovrintendenza e del Comune. Così il 7 giugno la So- vrintendenza ha dichiarato la conformitàdelleopere,ma“umi- nistru” ha dovuto pagare 4.000 euro di sanzione (il massimo pre- visto). Poi la parola è passata al Comune, che ha concesso il per- messo dopo il pagamento di un’oblazione di 1.288 euro. Gio- vanni De Cicco, l’ingegnere che ha presentato il progetto assicu- ra:“Ilprogettoècompatibilecon le norme, sennò non ci avrebbe- ro dato il parere favorevole”. GAGGERO, vicesindaco e tito- lare dell’impresa che ha costrui- to,spiega:“Ètuttosecondolaleg- ge. In quella zona il piano rego- latoreprevedechesipossanoco- struire gli impianti che abbiamo realizzato”. Aggiunge: “Noi lavo- riamo da quindici anni per Scajo- la e sappiamo che lui ci tiene a rispettare la legge. È stato lui a in- sistere per pagare il massimo del- le sanzioni previste”. Gaggero è uomo di fiducia di Scajola. Gli è vicino anche Paolo Strescino, il sindaco. Sindaci, vicesindaci, membri del cda di banche e au- tostrade, “u ministru” nel Ponen- te è ancora monarca assoluto, in barba agli scandali romani e alle inchieste. Sanzione massimaper lacostruzione diuncampo dacalciocon spogliatoi annessi di Luca Telese L a voce dell’ex ministro era risuonatalimpidaegioviale nel mio auricolare: “Buon- giorno, Telese! Ma lo sa che lei è un bel figlio di puttana?”. E poi ecco la risata sonora – incon- fondibile – di Claudio Scajola. Di solito i giornalisti occultano questo lato non del tutto grade- voledellorolavoro,quelloincui si incassano le “lodi” per gli ar- ticolipubblicati.IosuScajola,su questo giornale, ne avevo scritti almeno 4 dotati di un contenuto per lui “sensibile”. Ognuno di questiavrebbepotutofarmigua- dagnare l’epiteto. Per esempio: eronellasededelministerodelle Attività produttive la mattina dell’indimenticabile conferenza stampa di dimissioni. Quel gior- no in cui aveva pronunciato la frase: “Se dovessi acclarare di abitare in una casa che è stata in partepagatadaaltri(...)imieile- gali eserciteranno le azioni ne- cessarie per l’annullamento del contratto di compravendita”. C’era da immaginarseli i legali di Scajola che inseguivano le ven- ditrici, le ormai celeberrime so- relle Papa, per convincerle a ri- prendersi l’appartamento con vista sul Colosseo. ADESSO Scajola sorrideva, e di- ceva cose inversamente propor- zionali alla gravitá delle parole cheavevaappenapronunciatosu di me: “Lei è un bel figlio di put- tana, davvero! E voi del Fatto mi avete levato la pelle, con un’ope- razione di chirurgica ferocia. Sa perchévirispetto,malgradotutte le terribili cose che avete detto e scritto di me, tra lei, Lillo e non parliamo nemmeno di Trava- glio?”. Scajola aveva già pronta una sua risposta. Ero tutt’orecchi ad ascoltarla: “Perché voi – aveva detto sicuro l’ex ministro – non avete secondi fini. E quando io le avrò spiegato tutto quello che ho trovatonellecarte,sareteproprio voideIlFattoariabilitarmidavanti all’opinionepubblica!Perchésie- tefiglidiputtana,certo,maanche intelligenti. E soprattutto, al con- trario di altri, privi di secondi fini e onesti”. Nei giorni in cui avveniva questa conversazione Scajola stava tor- nando in campo per la terza (o quarta volta) in vita sua, con l’in- dimenticabile associazione Cri- stoforo Colombo. Sembrava eu- forico. Se svelerò il piccolo retro- scena di quella telefonata, dun- que, è perché da quando i gior- nali scrivono che sarà proprio lui – Scajola – il Dino Grandi del ber- lusconismo, l’uomo che propi- zierà il cambio di regime, quelle parolechemieroappuntatoriac- cendono la mia inquietudine. DI SICURO, quello di cui Scajo- lasieraconvintoinquelleore,haa chefareconquellochestafacendo oggi. E quindi devo trascrivere an- che il tono di spavalderia con cui ripeteva:“Iohopassatomesisenza dormire. Ho riletto ogni singola cartadiquell’inchiesta,eogginon hoalcundubbio:qualcunohapro- vato a fregarmi!!”. Percompletareilquadro,bisogna dire che Luigi Crespi, il sondaggi- stachefuildemiurgodiSilvioBer- lusconi, oggi fa anche il suo con- sulente per l’immagine (mestieri che bisognerebbe indagare me- glio). Da Mara Carfagna a Gian- franco Fini, a Stefania Prestigiaco- mo,aLinoMicciché,metàdelPar- lamento è (o è stato) nel suo por- tafogli. E il cliente più complesso l’avevoscopertoprimadell’estate quando Crespi – cui certo non di- fetta il senso del teatro – mi aveva dettoaltelefono:“Tipassounami- co, eh eh...”. Scajola, appunto. Quella mattina gli avevo chiesto come poteva pensare che qualcu- no avesse potuto mettere in piedi una macchinazione tanto compli- cata solo per colpire lui. E Scajola aveva risposto: “Questo deve dir- melo lei! Ma sta di fatto che se nemmeno i magistrati hanno rite- nuto di dover indagare...”. Evidentemente in quei giorni il deputato del Pdl era convinto che non sarebbe stato rinviato a giudi- zio(comeinveceèaccaduto,nem- menounmesefa)perlacasadivia del Fagutale. E così mi bombarda- va con i suoi rovelli: “Ma si rende conto? I soldi sarebbero stati affi- dati a un corriere che in passato aveva truffato il suo padrone? Per fare l’operazione avrebbero usato assegni circolari? Le sorelle Papa nonhannodettomaidiaveravuto isoldidame?”.Aquelpuntoloave- vointerrotto:“Mascusi,leinegao no che quei 900 mila euro siano finitidentroilrogitodelsuoappar- tamento?”.Aquestopuntol’exmi- nistro aveva fatto una pausa: “Mi crede se le dico sul mio onore che quei soldi io non li ho mai visti?”. Allora gli avevo detto: “Però lei sa bene che c’erano. Quindi l’unica possibilità sarebbe che lei è stato vittima di un gigantesco complot- to”. Lo dicevo per schiacciare l’ex ministrosuun’ipotesiparadossale e assurda. E invece di nuovo Sca- jola era rimasto per un attimo in silenzio: “Questa parola la sta usandolei.Maguardicheèlostes- so dubbio che attanaglia me! Si chiedaperòachièconvenutofare fuori un ministro dell’Interno co- me il sottoscritto!”. Avevo chiesto a Scajola se stava provando a con- vincermi che il caso della sua casa alColosseofosseuncomplottoor- ditonelcentrodestra.Luiaquesto puntoavevadismessolamaschera deldemocristianoridanciano,per indossare quella dello statista cor- rucciato: “Mi creda. È la stessa do- manda che mi sto facendo io”. ADESSO,nelleoreincuimoltia sinistrasonoprontiadammazzare il vitello grasso pur di conquistare un voto contro Berlusconi, biso- gnanondimenticarecheScajolaè stato l’architetto di Forza Italia, il ministro dell’Interno che si vanta- vadiaverdatodisposizionedispa- rareaGenova(“fuicostrettoadare l’ordine di sparare se avessero su- perato la zona rossa”), che è dav- vero la stessa persona che aveva definito una vittima delle Br come MarcoBiagi“unrompicoglioni”.E che è anche il principale benefi- ciario, come ha dimostrato una bella inchiesta di Corrado Formi- gli, della tratta Albenga-Roma, isti- tuita purtroppo a nostra insaputa, sovvenzionata con denaro pubbli- co ed efficacemente ribattezzata “Scajola Airlines” per l’indubbio servizioresoall’alloraministroim- periese. Il giorno delle dimissioni Mattia Feltri, disse di lui: “Correva un grande rischio. E ha preferito passare per imbecille piuttosto che per ladro. Dopotutto è peg- gio”. Io invece mi sono convinto che forse c’è una possibilità che Scajola abbia ottenuto davvero quella casa come una regalia, e senza averne piena contezza. Sa- rebbe un caso incredibile. Ma se Scajoladovesserisultarepiùimbe- cille che ladro non sarebbe un buon viatico per la politica italia- na. di Lidia Ravera IlGiornaleavvisa i“diversamentemilitanti” SOTTO IL TITOLO “Il futuro della maggioranza”, “Il Giornale” impagina quattro fotografie: Alfano, i capelli ulteriormente diradati dallo stress, fa ciao con la manina sotto un virgolettato da cane fedele (“impossibile accantonare Silvio”). Bondi sorride a bocca chiusa, dal tondo posto a ornamento della sua lapide e ammonisce: “Solo il presidente del Consiglio può proporre al Paese pochi e qualificati provvedimenti in grado di rilanciare lo sviluppo” (oh, yes!) ed è così contento di essere stato intervistato che sembra vivo. A fondo pagina, sotto la didascalia “Diversamente militanti”, si stagliano le schede segnaletiche dei reprobi: l’ingrato Formigoni, perplesso e rugoso e il periclitante Scajola, col dorso della mano a chiudersi la bocca da solo. Né nell’intervista a Bondi, né nel discorso di Angelino si riscontrano tracce di pensiero politico. È la composizione della pagina che illumina sullo stato di salute della compagine di governo: agonizzante e divisa. In lotta per la sopravvivenza.
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    Martedì 11 ottobre2011 Un’inchiesta di 12 minuti trasmessa dalla televisione olandese Nieuwsuur fa dell’Italia un ritratto da ultimo impero. Largo spazio alle manifestazioni contro il governo, da Sel a piazza Navona fino al Teatro Valle “occupato per i tagli alla cultura”. E poi una serie di interviste eccellenti. Partendo dall’economista Massimo Messori, che commenta la lettera di Trichet e Draghi: “Il governo ha negato la crisi e non ha corretto il debito pubblico – spiega l’economista – che sommato all’incapacità di esprimere una politica per la crescita non rende possibile un progetto di sviluppo”. Poi tocca all’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, che definisce l’Italia “una nave in un mare in tempesta”. Poi si passa alle inchieste di Berlusconi, allo scoop del Fatto sul crocifisso, ai pareri dei cattolici in crisi con la premiership del paese e infine tocca a Giuliano Ferrara: “Voi siete calvinisti, e pensate che il mondo sia trasparente. Ma l’Italia è rimasta cattolica nonostante Calvino e Lutero, e i cattolici hanno sempre qualcosa da nascondere, soprattutto nella loro vita privata”. I mal di pancia Pdl stanno guarendo FRONDISTI PRONTI ALLA RESA PER UN SEGGIO FINE IMPERO IlPdchiedegovernotecnico.Bersanino L’IDEA DI VELTRONI SEDUCE ANCHE LETTA. E RENZI ANNUNCIA IL SUO “BIG BANG” La crisi italiana va in onda sulla tv olandese “Nieuwsuur” MAGLIE e la gnocca con deficit di dignità La nota esperta di rimborsi Rai Maria Giovanna Maglie, domenicascorsasuLibero,hascaricatosulFattounaserie diinsultiridicoli:“Manettaricheodianoledonne”,poi“mi- sogini, ipocriti, rancorosi, invidiosi”. In pratica, per noi “le donne sono tutte puttane”. C’è pure l’accusa di fare una “lista di proscrizione”, ancora più risibile perché prove- niente da un quotidiano che in passato le ha fatte davvero (l’ultima,quelladeifinianitraditoriinprimapagina).Asca- tenarelafuriadellaMaglieèstatol’elencodi“ForzaGnocca ègiàqui”conlebiografiedi25berlusconianeimpegnatein politicaoselezionateperunacandidatura.Ignoriamoimo- tivi per cui all’esperta di rimborsi Rai piaccia così tanto il metodo del velinismo per fare politica nel Pdl, ma sarebbe stato meglio se avesse risposto nel merito dei casi da noi segnalati.TipolafrasedellaFaggioliallaMinetti,“Facciamo come la Carfagna”, oppure gli insulti di Bisignani della P4 alla Brambilla. Buttarla in una polemica di genere è stru- mentale e surreale. Su un punto però vogliamo rassicurare la Maglie. Non si tratta di imporre una nuova morale, ma di dignità. Come in quel bellissimo cartello alla prima mani- festazionedi“Senonoraquando”:“Ladignitàdelledonneè ladignitàdiunanazione”.Difficilecomprenderloperchila dignità magari l’ha messa a disposizione di una parte. fd’e Ma dopo lo scandalo dell’apparta- mento vista Colosseo, dopo l’in- chiesta sul porto, perché costrui- re senza permesso e pagare 5.200 euro?“Daquestepartilofannotut- ti”, dice una persona vicina a Sca- jola. Ma da un esponente politico dispiccononcisipotrebbeaspet- tare di più? “Scajola ha sanato la si- tuazione pagando perfino la san- zione”. Ma c’è chi dà una versione diversa: “La trafila prevista dalla legge richiede tempo. E magari imponevariazionialprogetto.Più semplice costruire senza permes- so e poi metterci una pezza”. di Wanda Marra Governo tecnico o d’emergenza, che dir si voglia, sì, voto subito no. Tutti d’accordonelPd,tranneilsegretarioPier Luigi Bersani (e pochi altri). A “dettare la linea” è un’iniziativa organizzata ieri da Modem,lacomponentediWalterVeltro- ni, dove sul palco però non salgono solo gli uomini dell’ex sindaco di Roma, ma anchepesimassimidelpartito.“Situazio- ne di emergenza, governo di emergen- za”, comincia Paolo Gentiloni, introdu- cendol’incontro.LosegueDarioFrance- schini,illeaderdiAreaDemocratica,con una leggera variante: “Governo d’emer- genzaentroNatale,senosivota”.Ancora più netto Enrico Letta, che dei Democra- ticièilvicesegretario:“Serveungoverno di tregua”. Gongola evidentemente Bep- pe Fioroni, pure lui pezzo grosso dei Mo- dem, mentre parla di un “governo di uni- tànazionale”,esottolineal’indispensabi- lità dei cattolici. Alle grandi manovre nel centrodestra fanno da specchio quelle nelPd.ChiudeVeltronidapadronedica- sa, ribadendo che un governo tecnico è necessario, perché andare al voto ora sa- rebbe una strada certa “per l’ingoverna- bilità”. Ma non dice solo questo: “Il lea- der è quello che è in grado di capire le cose prima del tempo”, afferma, riven- dicando le battaglie fatte dalla sua mino- ranza.Però,no,percarità“nonfaròaBer- sani quello che è stato fatto a me”. Che la leadership del segretario non sia in di- scussione lo declamano tutti, senza esi- tazioni. Nella variante Franceschini, “ba- sta logorare il leader” e in quella Fioroni “non siamo qui per dire Bersani a casa”. Però, sembra tanto la classica “excusatio nonpetita”(accusatiomanifesta).Anche perché è abbastanza chiaro che se si an- dasse a votare subito la candidatura di Bersaniapremiersarebbepiùomenoob- bligata,masulledistanzemedieolunghe ètuttaun’altrastoria.Veltroninonrispar- mia neanche indicazioni ad altri. “Bene i giovani, ma aprano porte e finestre”. E poi, la battuta: “Sono giovani, ma alcuni di loro li conosco da 30 anni”. E il rife- rimento è evidentemente a Nicola Zin- garetti,chesarebbe(seluiaccettasse,pe- rò) il candidato di punta dei T/q (tren- ta-quarantenni) che si riuniscono dome- nica a L’Aquila. Dunque il placet di Vel- troni va alle iniziative delle prossime set- timane: a quella di Serracchiani a Civati che il 22 e il 23 si vedono a Bologna e soprattutto a quella di Matteo Renzi, le cui ambizioni da leader non sono un se- greto per nessuno, che proprio ieri ha lanciato la sua kermesse dal 28 al 30 ot- tobre a Firenze promettendo “un big bang” di una nuova fase. Non un’investi- tura, ma un’attenzione che è già emersa nelle scorse settimane. Alla fine della giornata arriva pure la benedizione di Massimo D’Alema: “Se qualcuno ritiene che si possa aprire una fase politica nuo- va,vengaalloscopertoesiprendalepro- prie responsabilità”. di Fabrizio d’Esposito S abato notte a Saint Vin- cent, alla lunga tavolata dopo il convegno neode- mocristiano del ministro Gianfranco Rotondi, una cini- ca battuta ha fatto sorridere la maggioranza dei presenti: “Chissà forse ci ritroveremo ScajolavicesegretariodelPdl”. L’ennesima conferma ai so- spetti che circolano sui frondi- sti del tandem democristiano composto dai due ex ministri dell’Interno, Pisanu e Scajola. Arriveranno allo strappo deci- sivooppureèsolounaquestio- ne di posti e di ricandidature per la prossima legislatura? E qual è la vera consistenza, al- l’interno del Pdl, delle truppe in campo contro il premier? Il tormentone è destinato a du- rarealmenounpaiodisettima- ne. Fino a quando, cioè, pren- derà forma quel decreto svi- luppo che dovrebbe costituire il terreno su cui rompere e mandare a casa Berlusconi, al- meno nei piani dei più ostinati tra i malpancisti scajoliani. Nel frattempo è ricominciata la guerra dei numeri come già al- la vigilia della fiducia del 14 di- cembre scorso, quando i Re- sponsabili di Scilipoti sostitui- ronoiribellifinianiesalvarono il governo. Sulla carta i parla- mentari della fondazione sca- jolianaCristoforoColomboso- no 37 tra deputati e senatori. Alla cena della settimana scor- sa,quandoèpartitoiltrenodel dissenso, erano però venti in meno: 17. In quanti resteran- noincasodirottura,contando che l’apporto di Pisanu è dav- vero minimo, ossia non più di due o tre senatori? IL PRESSING in atto in que- ste ore fornisce alcuni indizi preziosi. E si scopre che alme- no in dieci, se non dodici, po- trebbero cedere a un ritorno al- l’ovile dietro la garanzia di un seggio sicuro con il Porcellum alle prossime politiche. È que- sto il quadro rassicurante che i vertici del Pdl, a partire dal triumviro-sherpaDenisVerdini (sempre all’opera), avrebbero prospettato al Cavaliere. Non solo. Ai frondisti, sempre in te- ma di ricandidature, sarebbero arrivati segnali negativi dal- l’Udc. Al punto che uno dei po- tenziali congiurati si lascia scappare off the record: “Se fac- ciamocadereBerlusconiabbia- mo da guadagnarci solo una soddisfazione morale e basta. Unpo’poco”.Nonsolo:inque- ste ore i più scettici sono i fe- delissimi di Scajola rimasti alla finestra, circa una ventina: nes- suno di loro crede nell’affondo finale. Ancheperquesto,allora,lema- novre per il trappolone demo- cristiano (a detta di qualche scajoliano prudente “forse troppo sopravvalutate dalla stampa dei poteri forti che vuo- le mandare il premier a casa a tutti i costi”) avrebbero subìto una brusca frenata. Innanzitut- to non ci sarà una nuova cena. Prevista per stasera o al più tar- di domani è stata smentita dalla cerchia dell’ex ministro. Dice un senatore vicino a lui: “Non sono stato avvisato. E se non vengo invitato io dubito seria- mentechesifaccia”.Nientece- na. Niente documento, poi, su cui far confluire le firme parla- mentari per la “scossa” alla maggioranza. Continuano i malpancisti: “Il documento non esiste ancora. Per il mo- mento ci sono una serie di ap- punti per riflettere”. Ma a dare il senso della ritrovata cautela dei frondisti sarebbe una lette- rariservatachelostessoScajola avrebbe mandato a Berlusconi. Nellamissivasarebbemessane- ra su bianco anche l’ipotesi di un Berlusconi-bis come possi- bile gesto di discontinuità. Una richiesta che indebolirebbe an- cora di più la sponda centrista di Casini. E così già oggi Scajola potrebbe incontrare il segreta- rioAlfano,cheasuavoltaieriha visto Berlusconi. Due i temi a rischio: da un lato la fronda de- mocristiana, dall’altro il partito del condono contro Tremonti. NEL COLLOQUIO con Alfa- no, il capo dei ribelli dc potreb- be anche spostare il tiro dal go- verno al Pdl. Del resto, le sue richieste incrociano il rilancio chiesto dal governatore lom- bardo Formigoni e dal sindaco di Roma Alemanno. Dietro lo scudodella“maggiorecollegia- lità”, Scajola potrebbe puntare a un ruolo di primo piano nella gestioneAlfano.Unamossaper iniziare a bilanciare il peso di Verdini nella scelta delle candi- datureperleelezionipolitiche. Il problema esiste ed è attualis- simo. Come nota un ministro lontano dai microfoni: “Se an- diamoavotarenel2012perdia- mo meglio. Nel 2013 sarebbe peggio”. Una questione di seg- gi, appunto. L’exministro alleAttività produttive hascritto alpremier perscongiurare rotture La mancanza di garanzie dall’Udc avrebbe convinto gli scissionisti a rinunciare La villa a Imperia dove Scajola ha fatto costruire un campo da calcio L’ex ministro Claudio Scajola gonfia un palloncino del Pdl (FOTO EMBLEMA)
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    pagina 6 Martedì11 ottobre 2011 Chi è Maurilio Canton il “raccomandato” del Senatùr Maurilio Canton fino a sabato scorso era un perfetto sconosciuto anche nella Lega di Varese. Bossiano, estimatore del cerchio magico, il 44enne sindaco di Cadrezzate, un comune di 1.779 anime affacciato sull’anonimo lago di Monate, è stato “incoronato” segretario provinciale da Umberto Bossi contro il volere di buona parte dei delegati al congresso di Varese. Del resto Canton non è mai neanche stato candidato con la Lega Nord. Le due elezioni in cui ha conquistato la poltrona di primo cittadino, infatti, lo hanno visto correre con una lista civica e senza il simbolo del Carroccio. Consigliere comunale dal 1999, si è conquistato la fiducia del Senatùr quando gli ha consegnato il “libretto verde”, una sorta di vademecum del perfetto leghista scritto di suo pugno. Una “dispensa della scuola quadri della circoscrizione leghista numero 4 della provincia di Varese”, quella dei laghi. Ripercorre il Bossi pensiero e il Capo se n’è talmente invaghito da aiutare Canton a insegnarlo nelle scuole. Padane, ovviamente. A iniziare da Cazzago Brabbia, dando vita a una sorta di Frattocchie del Carroccio. da. ve. GIÙ AL NORD SECESSIONE IN PADANIAL’imposizione di un fedelissimo di Bossi a Varese fa esplodere la protesta e spacca in due il Carroccio IL PERSONAGGIO Da TelePadania all’Arena di Giletti Camilla si fa strada in Rai di Davide Vecchi Q ui la Lega di Bossi è nata e quiBossil’hacondannataa morte”. A Varese, nella se- de numero uno del Carroc- cio,itelefonisquillanoavuoto.I militanti che fino a domenica per vent’anni hanno tenuto in vita il partito, dalle feste ai co- mizi, cominciano a disertare. “É la reazione naturale al Soviet, al madornale errore commesso dal Capo”, spiega con assoluta disinvoltura Giulio Moroni, ca- pogruppo del Carroccio in Co- mune a Varese. Parole che nel Carroccio garantiscono l’imme- diata espulsione. Lui lo sa, ma garantisce: “Non mi interessa. Perché “se non cambiamo qual- cosa,lanostraLegaèdestinataa morire”. Come lui la pensano i vertici locali del partito e, so- prattutto, i militanti, la famosa base. Quella che da mesi critica il Capo perché continua a soste- nere Silvio Berlusconi. La base che vuole Roberto Maroni lea- der: lo ha chiesto a Pontida, gri- dato a Venezia e ribadito in ogni occasione utile. Per questo il congresso di Varese era un pas- saggio cruciale. “Qui l’unico di- rigente che la gente salva è Ma- roni”.Edomenicaicircatrecen- to delegati al congresso per eleggere il segretario provincia- levolevanoesprimereillorovo- to “proprio per contarsi”, pro- segueMoroni.“EinveceBossilo ha vietato. Prima ha costretto uno dei due candidati a ritirarsi, poi ha preteso la nomina per ac- clamazione dello sconosciuto Canton, infine lo ha imposto tra le grida dei presenti”, ricostrui- sce Moroni. “Una prova di forza inutile e controproducente, Va- rese ora si aggiunge ai territori che non sono più con Bossi”. Bergamo, ad esempio. E ormai tuttoilVeneto.ABellunolascor- sa estate il Senatùr è stato co- stretto ad annullare i comizi per evitare le contestazioni dei diri- gentilocalidelCarroccio,come a Ponte di Legno. Mentre a Ve- rona ancora non è riuscito a far cacciare dal partito il sindaco Flavio Tosi, additato da Roberto Calderoli e dal cerchio magico allastreguadiunsovversivo.Lui resiste. Mentre il primo cittadi- no di Varese, il supermaroniano Attilio Fontana, è caduto sul campo colpevole di essersi schierato contro i tagli del go- verno agli enti locali e costretto al silenzio. Il suo commento su quanto accaduto domenica è emblematico del clima di terro- re che il cerchio magico sta cer- cando di diffondere nel partito: “Ufficialmente dico è andato tuttomoltobene,laLegaèunita come sempre”. Dichiarazione che stride talmente con la realtà da dover essere letta al contra- rio. Ma a Fontana è stato impo- sto il Bavaglio, che negli ultimi mesi via Bellerio usa con estre- ma disinvoltura. I FORUM DEI SITI ufficiali del partito sono chiusi ormai da Aprile, mentre ieri a Radio Pada- nia,perlaprimavoltanellastoria dell'emittente del Carroccio, è stato messo il silenziatore anche ai microfoni: vietato parlare del- la nomina di Maurilio Canton. Un perfetto sconosciuto al par- tito. É stato eletto sindaco di Ca- drezzateinunalistacivica,senza neanche il simbolo della Lega. Mai striscione è stato più vero di quello esposto ieri davanti alla sede provinciale del Carroccio: “Cantonsegretariodichi?Dines- suno”. Lo conferma anche Gia- nluigi Lazzarini, 66enne tessera numero quattro del partito qui a Varese. Uno che ha cresciuto Bossi e Manuela Marrone, che qui è stata iscritta fino al 2010. Insomma Lazzarini, oggi maro- niano moderato e convinto cri- ticodelcerchiomagico,l'univer- so leghista lo conosce bene. Ma non Canton. “Non so neanche che faccia abbia”, ammette. “Quando lo hanno candidato ho chiesto da dove usciva, chi era; mi hanno risposto che era nel partito da vent’anni. Sarà, io ci sono da vent’anni e non l’ho mai visto, si vede che sono distratto io”, afferma Lazzarini. L’ha visto domenica per la prima volta e “non mi è piaciuto perché non ha neanche avuto le palle di sa- lire sul palco a parlare”. Alle agenziehainvecedettodiessere stato scelto da Bossi. “Ed è la ve- rità infatti”, aggiunge Lazzarini. Canton “s'è preso la nomina ed è scappato dal congresso, per me non ha alcuna referenza per fare ilsegretarioprovinciale”.Dome- nica“èstatobrutto,laLeganonè questa.Èassurdo,siamoridottia lottare per avere un minimo di li- bertà nel partito. Adesso abbia- mo idee bellicose, quindi aspet- tiamo un paio di giorni per ana- lizzare quanto accaduto, oggi sa- rebbe guerra”. Contro Bossi, ov- viamente. Che secondo Lazzari- ni “ha usato parole non sue ed è stato consigliato male”. Lui, da vecchio militante, il Capo non riesce ancora a criticarlo. Se la prende con Rosi Mauro, Marco Reguzzoni, Giancarlo Giorgetti. Con quanti, “e lo dico con estre- mo e profondo dispiacere, lo stanno usando”. LA CONSEGUENZA, anche secondoLazzarini,“saràlamorte della nostra Lega, i militanti non hanno più voglia di impegnarsi, siamostanchieaspettiamo”.Ma- roni? “Certo, sì”, ammette. Per- chéquiènatalaLegavent’annifa e qui è nata la corrente maronia- na.Eral’estatedel2010.Quando inpiazzadelPodestàMaronipas- seggiò sottobraccio ad Andrea Mascetti, il fondatore di Terra In- subre cacciato il giorno prima da Bossiduranteilcomiziosulsacro prato di Pontida. Divieto di parlare in radio e sui forum Anche i militanti veneti sono sul piede di guerra La battaglia di Varese è scoppiata dopo l’elezione per acclamazione di Maurilio Canton (nella foto al centro tra la vicepresidente del Senato Rosi Mauro e il padre padrone del partito Umberto Bossi) a segretario provinciale della Lega. Ieri uno striscione “Canton segretario di nessuno” è stato posizionato fuori della sede del Carroccio dove è avvenuta l’elezione. A destra, l’uomo forte del partito a Varese, il ministro dell’Interno Roberto Maroni. (FOTO ANSA) di Chiara Paolin Tutto è iniziato ai primi di ot- tobre su TelePadania, quando unabiondaconduttricecontanto di orecchini verdissimi piazzò sul- la scrivania tre scatolotti cantile- nando:“Ognimattinaunpadano sisvegliaesachealdilàdellasua volontà deve fare tre cose: lavo- rare, pagare le tasse e fare la rac- colta differenziata. Giggino, noi sappiamo che nonostante San Gennaro la rivoluzione culturale che sei chiamato a compiere a Napoli è un compito davvero dif- ficile.Quindinoivogliamoaiutarti e vogliamo inviarti questo video che tu potrai girare ai tuoi citta- dini per spiegare quanto sia ele- mentare fare la raccolta differen- ziata, anche perché sappiamo che hai poco tempo dati i tuoi in- numerevoli impegni istituzionali che ti portano spesso anche oltre la Manica a seguire la tua squa- dra del cuore”. Giggino era Luigi De Magistris, il guaio era che alcune indicazioni si sono rilevate gravemente erro- nee: alluminio e carta mescolati, cartone della pizza infilato nel box sbagliato, il tutto con aria saccente. Perfetto pasticcio da salotto tivù, che lo scaltro Mas- simo Giletti ha ben montato nella prima puntata della sua Arena per lanciare la “Domenica In” edizione2011/2012:cosadivide il Nord dal Sud? A rispondere, un parterredilussoconigovernatori CotaeCaldoro,FrancescoRutelli, Debora Serracchiani, Gian Anto- nio Stella, Mario Sechi, Stefano Zecchi,MariaGiovannaMagliee la famosa biondina, Camilla Va- naria. Che anche lì ha avuto mo- do di illustrare il verbo padano, benché sommersa dalle voci as- sai caotiche del gruppo. “Ma era solounoscherzo,unironicoinvito a trovare soluzioni nuove al pro- blema dell’immondizia – assicu- ra il direttore di Telepadania, Au- rora Lussana –. Camilla ha rice- vuto minacce di morte per quella trasmissione. Che, tra l’altro, si chiama “I Polentoni”: chiaro che stavamo scherzando, o no?”. Tommaso Sodano, assessore al- l’ambiente di Napoli, non ride: “I polentoni della Lega dovrebbero vergognarsi delle migliaia di ton- nellatedirifiutitossicienociviche hanno inquinato le nostre terre e le nostre acque”. Ma chez Giletti il preconcetto passa soprattutto dalle voci fuoricampo: quando si racconta del falso invalido di Ca- serta scatta l’oh collettivo, ma se compare lo studente padovano nullatenente con Porsche d’ordi- nanza sfugge un sonoro ‘embè?’. “SempremegliocheDomenica5, lìc’erailGf–concludeLussana–. Ecomunquelaplateapopolareci interessa molto, specie ora che la base ribolle”. E va mescolata, co- me la polenta, col solito vecchio mestolone. di Pino Corrias Ben scavato, vecchia Manuela A DISPETTO DI TUTTI i satanassi del dio Po, Manuela Marrone, in arte signora Bossi, siciliana, sta riuscendo dove hanno fallito le opposizioni e persino tutti i festeggiamenti dell’Unità d’Italia: riunificare il Nord al Sud e finalmente dissolvere la Lega. Trasformandola in un più tradizionale (e commestibile) clan familiare. Omogeneo ai modelli che dagli aranceti di Palermo fino alle piantagioni di partite Iva del Veneto, ha innervato la storia politica italiana in una unità di intenti e di bottino a cui il cattolicesimo ha fatto volentieri da fondale. E qualche volta anche da alibi, come nei territori del beneventano, dove in tempi anche recenti regnava una certa famiglia di Ceppaloni, non ancora ristretta dagli ordini di custodia cautelare. Sola soletta Manuela scava la sua voragine patriottica. E dall’ombra della sua cucina guida al naufragio il pater familias che ormai regna con la sola efficacia del dito medio, disdice candidati, annulla votazioni, impone l’ostensione del figlio e a Varese mette in fuga addirittura Bobo Maroni, ministro della forza, in realtà malinconico leader della debolezza. Un giro elettorale ancora e anche lei fischierà con noi l’allegro inno di Mameli.
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    Martedì 11 ottobre2011 pagina 7 Il governatore Lombardo chiede 100 milioni di danni a Minzolini Ilegali del presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo hanno avviato la procedura per l’atto di citazione in giudizio civile contro il direttore del Tg1 Augusto Minzolini. Nell’atto di citazione a giudizio i legali proporranno un risarcimento per danni morali e materiali pari a 100 milioni di euro. “Dopo l’ennesima puntata contro la Sicilia e contro il governo della Sicilia – spiega Lombardo – è il momento di affidare alla magistratura il compito di stabilire l’entità dei danni morali e materiali causati da una campagna denigratoria che non ha nulla a che vedere con il sacrosanto diritto d’informazione”. Tra i documenti che lo staff legale del presidente della Regione siciliana produrrà a sostegno dell’atto di citazione contro Minzolini saranno presentati anche ampi stralci del “Libro Bianco del Tg1”, documento realizzato dal Comitato di redazione del telegiornale di Rai 1. Da quelle note si evince, sostengono i legali, che quella del Tg1 è stata una vera e propria “campagna contro” Lombardo. In serata arriva la replica di Minzolini: “Non ci intimidisce. Il Tg1 ha fatto cronaca”. C’È TANTA VOGLIA DI COMIZI D’AMOREIn 48 ore la sottoscrizione supera 210 mila euro soltanto con il paypal Michele Santoro (FOTO ANSA) SENZA BAVAGLIO I l primo è un passo lungo. La raccolta fondi per Comi- zi d'amore, iniziata sabato con il lancio del sito Servi- zio Pubblico (che conta già 500milacontatti),superai200 mila euro in 48 ore, esattamen- te 210 mila soltanto con accre- diti paypal, al conteggio man- canoiversamentidialmeno10 euro ciascuno con banco po- sta o bonifici bancari. La mar- cia che porta al debutto di gio- vedì3novembreècominciata, mentre arrivano nuove adesio- ni, Michele Santoro a Padova ha fissato i suoi obiettivi: “Fare unmilioneemezzoditelespet- tatoriconquestasituazionesa- rebbe un successo. Si tratta di unmilioneemezzodipersone che alla fine ti vengono a cer- care. Se tu dimostri che questa cosa sta in piedi anche econo- micamente – ha detto domeni- ca al Festival delle Parole – ci si può cominciare a convincere che non è il canale a fare il pro- gramma ma viceversa: è il pro- gramma che fa il canale. E que- stolopossonocominciareaca- pireancheimieicolleghi.D’al- tronde Rai per una notte è stata vista su Youtube da 800 mila personeinduegiorni”.APado- va il giornalista ha annunciato che Comizi d'amore, sostenuto dal Fatto Quotidiano, verrà tra- smessoanchedaSkysulcanale eventi 504 e dunque anche sul mosaico di Sky Tg 24: “Poi per chi non ha Sky c'è sempre In- ternetelaretedelletelevisioni di digitale terrestre: più siamo più avremo la possibilità di portare a termine questa im- presa di serie A”. C'è mobilita- zione a Sky per ospitare il pro- gramma di Santoro, un esperi- mento di programma politico ed'attualitàinprimaseratache si scontra con i palinsesti dei canali generalisti. Il direttore Sarah Varetto ha diffuso un co- municato per dare il benvenu- to a Santoro: “Siamo lieti di tra- smettere la sua nuova trasmis- sione”. Con lo sbarco sul satel- lite si completa l'integrazione fra i tre mezzi per guardare Co- mizi d'Amore insieme con Inter- net e il digitale terrestre. L'i- deatore di Samarcanda e Anno- zero ha parlato anche del vasto circuito di emittenti private che contribuirà a creare l'ete- rogenea platea di Comizi d'Amo- re. La copertura sarà capillare daNordaSud,isolecomprese, per il momento la lista conta 23 televisioni fra chi ha già tro- vatol'accordoelepocheanco- ra in trattativa. Ci sono, per esempio, Telelombardia, An- tenna 3, Rtv38, Primocanale, Videogruppo e Telecapri. Poi Santorohasvelatoleambizioni delsuoprogettoeditoriale:“La primapuntatalafacciamoaCi- necittà,nelcuorediquellache è l’industria più importante di Roma.Senoisaremointantial- la fine di questo anno rappre- senteremo una enorme lobby democratica ad esempio per dirigerelaRai.Qualcunomiha accusato come Libero e Il Gior- nale di chiedere l’elemosina – replica – mi sto muovendo per fare una cosa che scassa come direbbe Luigi De Magistris”. C.T. REPORTtime GabanellisuCorriere.it Il sito del Corriere lancia le inchieste pensate esclu- sivamente per il web. È ReporTime.it, affidato al team di Report, la trasmissione di Milena Gabanelli. “É un esperimento in cui Milena Gabanelli ha la massima libertà”, ha detto il direttore de Il Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli, presentando il nuovo progetto assieme alla stessa giornalista. ReporTime.it sarà dun- que uno spazio dedicato al giornalismo d’inchiesta, autonomo, ma ospitato da Corriere.it, che offrirà con- tenuti diversi da quelli che andranno in onda su Rai3, frutto di un accordo fra Rcs e lo staff di Report che, nei prossimi tre mesi, garantirà la pubblicazione di al- meno 16 servizi e di videochat con i giornalisti. “Par- tendo da questo nucleo originario – ha aggiunto De Bortoli – vorremmo poi dar vita a un filone di inchieste più ampio che completerà la nostra offerta sul web, integrandosi anche con la carta stampata”. “Varie te- state erano interessate al nostro progetto web, ma ci piace l’idea di lavorare con un gruppo che magari non la pensa esattamente come noi – ha detto Milena Ga- banelli –. Rcs non è Il Fatto Quotidiano e la compagine azionaria di Rcs è nota: nelle nostre inchieste alcuni azionisti sono stati spesso criticati e non ho mai pen- sato di averne un occhio di riguardo”. Il nuovo canale inaugurato oggi è un esperimento “fatto per essere al passo con i tempi, non escludendo la generazione dai 30 in giù – ha spiegato la Gabanelli –. Dopo anni di tv, ripartiamo da capo con un nuovo mezzo. Ci piace metterci in discussione, ma bisognerà imparare a con- densare i contenuti in un mix fra interventi scritti e video, contenendo molto i costi. Vedremo come va”.
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    pagina 8 Martedì11 ottobre 2011 INCHIESTA ESCORT Il governo “indaga” i pm Ispettori a Bari e Napoli Laudati, fuga di notizie a senso unico di Antonio Massari I spezionidelministeronelle Procure di Bari e Napoli: il ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma ha deciso di “indagare” sulle in- chieste che riguardano Gianpi Tarantini e le donne portate al premier. Il ministero vuole ca- pire se davvero vi sono stati “ri- tardi” nell’inchiesta barese, poi accertare se l’intercettazione (dispostadallaProcuradiNapo- li)traValterLavitolaeSilvioBer- lusconi, riportata da l’Espresso, sia stata pubblicata prima anco- ra che venisse depositata. E ve- rificare, infine, la revoca della competenza a indagare, decisa dal Tribunale di Napoli, sulla presunta estorsione di Lavitola e Tarantini ai danni di Berlusco- ni: parliamo dell’accusa che poi, a Bari, s’è trasformata – per il solo Lavitola – in induzione a rendere dichiarazioni mendaci dinanzi all’autorità giudiziaria. Sotto il profilo delle indagini giudiziarie,ieris’èregistratoun incontro di coordinamento tra le Procure di Bari e Roma: nes- suna delle due procure sembra avere la voglia di prendere de- cisioni su scelte imbarazzanti, come iscrivere Berlusconi sul registro degli indagati per indu- zione a falsa testimonianza, convocarlo per un interrogato- riogiàrifiutatoaNapoli,peggio ancora ipotizzare un confronto tra il premier e l’imprenditore barese. Una prima parte dell'in- contro si è svolta tra il pm ba- rese, Pasquale Drago e il procu- ratore aggiunto, Piero Saviotti, titolari dell'indagine, poi la riu- nione si è spostata nella stanza del procuratore di Roma Ferra- ra. Nessuno ha sollevato con- flittodicompetenzaosollecita- to l'invio degli atti. Tre indizi fannounaprova,sembrapensa- re l'avvocato Diddi che difende “Gianpi” e la moglie Nicla De- venuto. Il primo indizio: se co- mesembracadessel’iscrizione, a Bari, di Valter Lavitola per in- duzione alla falsa testimonian- za, si renderebbe automatica l'uscita di scena di Berlusconi come indagato, smentendo la tesi del Tribunale del Riesame diNapolicheavevadirottatogli atti nel capoluogo pugliese. Se- condo indizio: la Procura di Ro- maavevaannunciatoperbocca del procuratore la volontà di ar- chiviareintempistrettil'inchie- stasull'ipotesidiestorsione,ma sembra aver cambiato idea e ri- tiene che questo reato si sia svi- luppatonellaprimafasedelrap- porto tra il premier e Tarantini, nel periodo che risale al 2009. Terzo e ultimo indizio la deci- sione, del tutto anomala, del pm Drago di chiedere la conva- lida della “non richiesta di arre- sto” per Tarantini. Quasi un in- vito nei confronti del gip a di- chiarare inconsistente l'ipotesi accusatoria nei confronti di Berlusconi. Che se viene a ca- derelasciasolalaprocuradiRo- ma. ALTRO FRONTE aperto: quello del Csm. Ieri alle audizio- ni del consiglio superiore si so- no presentati Ciro Angelillis ed Eugenia Pontassuglia, i due pm chehannocondotto–insiemeal sostitutoGiuseppeScelsi,finoal suo trasferimento – l’inchiesta barese su Tarantini. Il ministro Nitto Palma ha chiesto di acqui- sireleaudizionedelprocuratore capo di Bari, Antonio Laudati, e del pm Scelsi, che ha denuncia- to i “ritardi” nell’inchiesta bare- se. A questo proposito, va rile- vato che, nella ricostruzione of- ferta da Laudati al Csm, il procu- ratore capo elenca una serie di fughedinotizie,relativeall’inda- gine sulle “escort” che, a partire dal suo arrivo in procura, sareb- bero invece terminate. Il procu- ratore dimentica di menzionare la fuga di notizia, firmata da Pa- norama che – con il quotidiano Libero – per primo parlò di un’in- dagine sul “complotto”, ordito attraverso Patrizia D’Addario e i suoi “pupari”, per colpire Berlu- sconi.Unatesid’indaginemolto cara proprio a Laudati. E al Csm intende presentarsi anche il se- natoredelPdAlbertoMaritati,ti- rato in ballo da Scelsi e Laudati, perché avrebbe tentato di sape- renotizieriservatesull’indagine barese per riferirle al dalemiano RobertoDeSantis:“Unfattomai accaduto”. De Santis temeva di essere accostato all’inchiesta su Tarantini per la droga e, dicen- dosi estraneo ai fatti, voleva evi- Il manifesto a novembre a Napoli “Scassare” l’Italia: De Magistris sogna un partito tare di essere accostato a quei reati: “Incontrai Scelsi e – pre- messo di non volere alcuna in- formazione a proposito – gli dis- si testualmente: “Qualora fosse verocheèestraneoaifattisucui tu indaghi e vi fosse il pericolo che il suo nome fosse indebita- mente posto accanto a quello di altri, inquisiti per droga, ti chie- do di evitare che ciò accada”. Di questo intende parlare Maritati alCsm.Infine,arrival’ennesimo messaggio firmato Alfonso Pa- pa,letteraraccoltadalPdlperal- zarelatensionesullamagistratu- ra campana: Papa sostiene di es- sere sottoposto a "pressioni e minacce" dai pm – Henry John Woodcock,VincenzoPiscitellie FrancescoCurcio–elidefinisce "estorsori" perché il loro obiet- tivo è "farmi parlare di Berlusco- ni e Lavitola". MALITALIA di Enrico Fierro Luigi De Magistris fonda un nuo- vo partito. “L’Italia è tua”, proie- zione nazionale di “Napoli è tua”, la lista-movimento dal colore arancio- ne che gli fece conquistare la carica di sindaco del capoluogo campa- no. L’ipotesi circola da giorni e agi- ta i sonni di Anto- nio Di Pietro, scuote Nichi Ven- dola e la sua Sel e fa venire i mal di pancia alla lea- dership del Pd. “Calma, calma, Italia è tua” non esiste”. Non sarà questo il nome, ma lei sta fondando un nuovo partito? Io ho una idea in cui credo ferma- mente. Nel Paese c’è tantissima vo- glia di politica, di partecipazione, ci sono interi settori sociali che non intendono più essere rappre- sentati dai partiti così come sono. E lei è pronto a offrire un nuovo contenitore. Se così fosse la mia sarebbe una vi- sione limitata allo strumento par- tito. Ci sono nuove soggettività da affermare. E bisogna farlo in fretta, altrimenti il vuoto lasciato dalla ca- duta di Berlusconi sarà occupato dai Montezemolo, dai Pro- fumo, dai Della Valle. Da chi è sulla scena im- prenditoriale da anni, ma si presenta col volto della novità. Un’operazione che è già riuscita a Silvio Berlusconi nel ’94. E allora scen- de in campo lei, il sindaco di Napoli. Certo, ma con iniziative, pro- poste, idee, dando coraggio a chi dentro lo tsunami di questa crisi complessiva che è economica, sociale, ma an- che etica e morale, si batte ogni giorno per cambiare le cose. In- somma, voglio riproporre il meto- do e le dinamiche sociali che hanno portato alla mia elezione a sindaco, avvenuta grazie al contributo di al- cuni partiti, ma soprattutto al di fuori di essi. Si è fatto a Napoli, si può fare in Italia. C’è un movimen- to in campo, che non è un partito, anche se bisogna vedere come si svilupperà e quali forme assumerà. Presto stileremo un manifesto po- litico. Scassare, era questo il verbo trainante della sua campagna elettorale, si può coniugare an- che nel resto d’Italia? Scassare significava per Napoli ri- mettere tutto in discussione, pro- vare a dare spazio a quelle realtà escluse dalla politica, penso agli in- tellettuali tenuti fuori dai sistemi di potere, ai centri sociali, alle asso- ciazioni anti-camorra, ai gruppi che si erano battuti contro il degrado e l’affarismo del ciclo dei rifiuti, noi non ci siamo limitati a dargli una generica rappresentatività politica. Oggi questi soggetti sono consiglie- ri comunali, decidono le scelte da fare per la città, sono protagonisti. L’obiettivo del movimento è aggre- gare quelle energie che dentro i partiti hanno mostrato di credere nel cambiamento. Lei crede davvero che dentro un centrosinistra che si vede fa- vorito nei sondaggi, ci sia tanta gente disposta a farsi da parte e dare spazio alle novità? Anch’io vedo in giro tanto spirito di conservazione. Tutti aspettano il dopo Berlusconi, ma nessuno sta lavorando per costruire davvero una svolta radicale. Penso alla que- stione morale: i partiti non l’hanno affrontata. Non hanno fatto scelte coraggiose e questo sta dando spa- zio all’antipolitica, quella vera che cerca nel capitalista di turno la so- luzione. I partiti resistono al cam- biamento, per questo metteremo in campo idee e proposte. Che non si rinchiuderanno nello steccato del centrosinistra tradizionale. La nostra è una rete di municipi, luo- ghi dove il rapporto eletto-elettore è ravvicinato, movimenti di lotta, energie che si sono spese nei re- ferendum. Ci rivolgiamo anche a quella cultura liberale che si richia- ma ai valori della Costituzione, la nostra radicalità è la loro radicalità, in termini di diritti civili, giustizia, questione morale, libertà di mer- cato e di intrapresa. A Napoli mi dicevano che non avrei mai avuto i voti della borghesia se mi fossi ac- compagnato con i centri sociali e i disoccupati, invece è andata diver- samente: mi hanno votato anche li- berali e conservatori. Ci dica le prossime mosse. Intanto il 15 ottobre sarò all’inizia- tiva Uniti contro la crisi, a fine no- vembre renderemo pubblico il no- stro manifesto e in primavera ter- remo una grande iniziativa a Napoli che avrà al centro i temi del lavoro e dello sviluppo. Governo e Lega stanno spogliando il nostro terri- torio delle sue eccellenze industria- li, Alenia, Fincantieri, Irisbus, An- saldo. Non mi rassegno ad un fu- turo deindustrializzato, Napoli e l’intero Sud hanno più potenzialità di crescita di un Nord ormai saturo dal punto di vista industriale. Parliamo della città: lei ha no- minato Roberto Vecchioni alla guida del Forum delle culture 2013 e sono scoppiate polemi- che. La nomina precedente, quella del- l’ex assessore Nicola Oddati, era stata fatta dal sindaco Iervolino dentro una logica partitocratica. Io ho proposto un cantautore che è unanimemente considerato un poeta, un artista che ama Napoli. Vecchioni mi ha commosso quan- do gli ho proposto questo incarico. E’ la cosa più bella che mi sia ca- pitata nella vita, mi ha detto. E que- sto per me è un onore enorme. SALTO NEL VUOTO A SILVI MARINA di Antonio d’Amore IL SINDACO E LE DIMISSIONI IN PARACADUTE E Papa manda un altro pizzino: “Se parlo di Berlusconi, Woodcock mi scarcera” Messaggi incrociati A sinistra, il procuratore capo di Bari, Laudati; sopra, il parlamentare del Pdl, Alfonso Papa detenuto per l’inchiesta P4 (FOTO ANSA) Quasi a rispondere a chi sostiene che l’ingresso in politica sia un salto nel vuoto, il sindaco di Silvi Marina, il salto nel vuoto l’ha fatto davvero, ma per lasciarla la politica. E l’ha fatto letteralmente. Con un gesto a metà tra D’Annunzio e Cinecittà, Gaetano Vallescura, Pdl ex An, 49 anni, si è dimesso lanciandosi con il paracadute da 4 mila metri. Ai suoi assessori, la sera prima aveva detto: “Questa giunta ha bisogno di una scossa, domani ci penso io…”. E scossa è stata. Sotto l’imbragatura, una felpa con il cuore e la scritta “I love Silvi”, dedicata ai suoi quindicimila concittadini. A chi gli contesta l’eccesso di protagonismo, spiega: “È stato un gesto di coraggio, non sterile esibizionismo, rassegno le mie dimissioni e con questo lancio ho chiesto quanto coraggio ho per continuare eventualmente la mia missione”. Contraddizione: se si cerca il coraggio per continuare, non ci si dimette. O no? “In questo momento difficile, chi ha responsabilità di governo deve assumersi le responsabilità, avendo i piedi sempre per terra...” Ri-contraddizione: per restare coi piedi per terra, sale su un aereo. “È una pagliacciata – commenta Sel - ‘Silvi precipita in una Vallescura’ avevamo detto, ma non pensavamo al paracadute”. In effetti, Vallescura è amante delle ribalte mediatiche, anche per dare visibilità ad un Comune che è ormai periferia di Pescara. Andare sui giornali non è facile, ma il turismo pretende visibilità. Così, eccolo a teatro ad interpretare un podestà in fez, poi con Mogol a cercare talenti. L’inverno si avvicina, i terremotati che riempivano gli alberghi se ne sono andati, l’economia ristagna. Serve una scossa. Contro l’oblio. Vallescura cita Jobs: “Ho voglia di abbattere muri, costruire ponti e di quella cosa che chiamano "visione" e non ho paura di cominciare…”. Esattamente il proclama di uno che se ne va. Sipario. Luigi De Magistris e i suoi nuovi progetti secondo Emanuele Fucecchi
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    Martedì 11 ottobre2011 pagina 9 Comune non ricavava sol- di, ma magicamente copri- va i debiti che aumentava- no. E nel frattempo anda- vano in scena manifestazio- ni pubbliche, si bandivano appalti, si andava ad elezio- ni nel 2005 senza che esi- stesse il bilancio consunti- vo dei due anni pre- cedenti. UNA STORIA portata alla luce nel 2004 quando, in se- de di approvazione del primo consuntivo 2003, veniva presentato ai revisori comunali un bilan- cio con l'attivo di dicianno- vemila euro. In realtà, ana- lizzando le entrate gonfia- te, venne fuori il primo bu- co da quaranta milioni di euro. E così via sino alle nuove elezioni del 2008, quando la città è stata con- segnata al nuovo sindaco con le luci al buio e le stra- de intasate dalla spazzatu- ra. Un vero e proprio rega- lo benedetto dal 90 per cento di consensi del cen- trodestra. Scapagnini, per una volta, aveva bisogno di essere curato da Berlusco- ni, la ricetta è arrivata at- traverso una legge ad per- sonam con tanto di fondi Fas e decreto sul federali- smo. Per la gioia di Bossi e dei suoi seguaci. FALSI I BILANCI DEL COMUNE DI CATANIA QUASI 3 ANNI DI CARCERE A SCAPAGNINI Berlusconi coprì il buco con 140 milioni di euro di fondi Fas di Antonio Condorelli Catania A desso è ufficiale: B. ha utilizzato i 140 mi- lioni di euro dei fondi Fas per coprire bilan- ci truccati dal proprio me- dico personale Umberto Scapagnini quand'era sin- daco di Catania. La senten- za di primo grado è arrivata ieri pomeriggio all'ombra dell'Etna: Scapagnini e 13 assessori sono stati con- dannati a due anni e nove mesi per falso ideologico continuato con l'interdi- zione perpetua dai pubbli- ci uffici. Entrate gonfiate per coprire un fiume di consulenze, bilanci trucca- ti violando decine e decine di leggi, secondo l'accusa sostenuta dal pm Giusep- pe Gennaro che, dispo- nendo le intercettazioni, ha beccato anche una con- versazione tra l'ex ragio- niere generale Francesco Bruno - Scapagnini lo con- siderava “il mio Tremonti” - e il sindaco senatore Raf- faele Stancanelli, successo- re di Scapagnini e grande amico del ministro Ignazio La Russa. “Rimanga tra me e lei – esordisce Stancanelli – mi ha telefonato Berlusconi in questo momento, siamo in condizione di avere il va- lore del patrimonio che possiamo vendere?”. Il “Tremonti” dell'Etna ri- sponde incredulo: “Ma lo- ro acquistano?”. Berlusco- ni, secondo Stancanelli “vuole una scusa”, è il 15 ottobre 2008, “lui mi dice – continua il sindaco sena- tore Pdl – tu mi devi dire il linea di massima”. A tutto c'è un limite e il ragioniere generale sbotta: “Un valore di massima ce lo inventia- mo?”. DETTO FATTO. Per otte- nere i 140 milioni di euro serviva un elenco di opere pubbliche da finanziare, un vero e proprio pretesto, una scusa, come diceva Berlusconi, tanto che gli importi necessari sono sta- ti gonfiati moltiplicando tutto per un numero fisso. E il sindaco Stancanelli, in stretto contatto con Berlu- sconi, ha detto pubblica- mente di sapere che “il giorno successivo all'invio della lista a Roma una ma- nina avrebbe creato una legge ad hoc”. È questo il vero volto della prima leg- ge sul federalismo della nuova era Berlusconi data- ta 4 ottobre 2008: ha con- sentito di destinare fondi pubblici vincolati alla co- pertura di buchi di bilancio falsificati. Ma non basta, perché la Procura ha scoperto che i bilanci venivano truccati grazie ad una finta società creata sotto Capodanno. Una vera e propria società fantasma, denominata “Ca- tania Risorse”, posseduta interamente dal Comune, alla quale veniva venduto anche il patrimonio indi- sponibile (monumenti e palazzi storici). Problemi- no: vendendo a se stesso il In alto, l’ex sindaco di Catania Scapagnini. A destra, il sostituto procuratore Gennaro (FOTO LAPRESSE) BENVENUTI AL SUD “IbossvolevanovendicarsicontroiCarabinieri” BRUSCA: SPATUZZA E MESSINA DENARO DISSERO CHE NON ERANO STATI AI PATTI. IL PAPELLO DOPO CAPACI L’ultimabattagliadiArnone: “Gennarononpuòessereprocuratore” Dueannienove mesiall’ex sindaco(medico delpremier)e allasuagiunta peravergonfiato leentrate di Giuseppe Giustolisi Catania Ci siamo. Domani il Csm nomi- nerà il nuovo procuratore della Repubblica di Catania, a sceltafraunodeitrecandidatiin- dicati dalla commissione refe- rente: tutti molto noti. Si tratta del Pg di Catania Giovanni Tine- bra (Magistratura Indipenden- te), del pm della Dda etnea, Giu- seppe Gennaro (Unicost) e del sostituto Pg di Roma Giovanni Salvi(Md).L'occasioneètroppo ghiotta perché non si scateni Peppe Arnone, l'avvocato agri- gentino consigliere comunale del Pd e coscienza critica del partito in Sicilia. Arnone ormai ha deciso di intestarsi tutte le battagliedilegalitàeantimafiadi ogni angolo di Sicilia e questa volta ha voluto occuparsi della questionedelprocuratorediCa- tania, nomina fondamentale per gliequilibridelpoterepoliticoe giudiziario, siciliano e non. Lohafattoieri,distribuendocen- tinaia di copie di un volanti- no-j’accuse, davanti al Palazzo di Giustizia di Catania. E oggi sarà a Roma, per consegnare il docu- mentoinbustachiusaecontanto di timbro a ciascuno dei consi- glieri del Csm. Bersaglio della penna al curaro dell'ambientalista agrigentino, è Giuseppe Gennaro, magistra- to molto noto, già presidente dell’Anm, da anni nel mirino delle polemiche per la vicenda della villa acquistata anni fa da una società il cui amministrato- re di fatto era il boss mafioso Carmelo Rizzo, legato alla fami- glia mafiosa dei Laudani di San Giovanni La Punta, braccio ar- mato della famiglia Santapaola. Arnone ricorda che un’altra vil- letta fu acquistata anche da un cognato di Anna Finocchiaro, che pure poco prima era stata avvertita da un ispettore di po- lizia, militante dei Ds, di infor- marel'amicoecollegaGennaro che quell'acquisto non era pro- prio opportuno. E qui Arnone coglie la palla al balzo per pun- tareilditoanchecontrounalar- ga fetta del Pd siciliano, colpe- vole di essersi girata dall'altra parte davanti alle documenta- tissime denunce portate in Csm dall'ex Presidente del Tri- bunale per i Minorennni Giam- battistaScidàedalPmantimafia Nicolò Marino, che ora è tra i titolari, a Caltanissetta, dell'in- chiesta sulle stragi di mafia e sullatrattativafraCosaNostrae lo Stato. L'avvocato Arnone se la prende coi suoi colleghi di partitoAnnaFinocchiaroedEn- zo Bianco “che non ritengono di occuparsi, come sarebbe lo- ro dovere, del funzionamento della più importante istituzio- nedellaStatoapresidiodellale- galità” e ignorerebbero il “caso Catania”. Arnone insiste: “Il dottor Gennaro ha posto in es- sereatticontrarialverosuisuoi reali rapporti col mafioso Car- melo Rizzo, come accertato da una sentenza del Tribunale di Roma, non appellata dalla Pro- cura, pronunciata a seguito di querela del magistrato contro i giornalisti Giustolisi e Trava- glio,perunarticolosuMicrome- gacheraccontavaquestevicen- de. Può un magistrato con que- sto pedigree candidarsi al po- sto di Procuratore capo?”. Arnone quindi conclude il pro- prio documento, invocando la nomina di un procuratore esternoall'ambientecatanesee richiamando anche i numerosi scritti di Scidà (mai oggetto di smentita, né di querela) inviati al Csm sulle vicende del Caso Catania. IN UNO di questi scritti, invia- to appena qualche settimana fa per sollevare la questione dell'i- nopportunità della nomina del dottorGennaroaProcuratoreca- po della città e della sua incom- patibilità con la funzione di sosti- tuto, Scidà rievoca un vecchio processo,dicuiGennaroeragiu- dice istruttore, contro il boss Se- bastiano Laudani e il figlio Gae- tano. “Non si è mai saputo – scri- ve Scidà – perché il magistrato, che incriminò i due per tentato omicidio, non procedette per mafia contro nessuno dei due. Un'inflessione di meraviglia si legge, tra le sobrie righe iniziali della sentenza della Corte d'Assi- sechepoidefinìilprocesso”.Sci- dà ricorda poi le controverse vi- cendedelprocessocontroilboss AlfioLaudani,accusatodiintesta- zione fittizia delle ville di pro- prietàdelclanLaudaniallaDiSte- fano costruzioni, conclusasi con un'assoluzione per il boss. Tuttevicendenarratedall'anzia- no magistrato in pensione nel- l'e-book “Per capire il Caso Ca- tania”,editodalsitoucuntu.orgdi Riccardo Orioles. Parte di que- stevicendevengonoripresenel documentoconcuiArnonepro- verà a convincere i consiglieri del Csm a riflettere a lungo su una nomina così importante, quale quella di Procuratore del- la Repubblica di Catania. di Giuseppe Lo Bianco Palermo Torna Giovanni Brusca nell’aula del processo Mori, conferma che Riina gli parlò del ‘papello’ tra le stragi di Capaci e via D’Amelio (cosa che aveva già fatto sin dal 23 gennaio del 1999), e aggiunge due tasselli nuovi, individuando i carabinieri co- me bersaglio di attentati di Cosa No- stra all’inizio del ’94 per “vendicar- si”, visto che i “cc non avevano ri- spettato i patti”. Così gli disse Ga- spare Spatuzza, rife- rendosi specificamen- te all’attentato (man- cato) dello stadio Olimpico e così gli fu confermato, in modo più generico, da Mat- teo Messina Denaro, incontrati entrambi da latitanti negli anni suc- cessivi. UN CLIMA di “tratta- tiva”, insomma, di patti e ricatti conseguenti a forti tensioni che il pubblico ministero ha provato a re- stituire al Tribunale producendo una serie di fonogrammi riservati inviati dal Viminale e dal capo della Polizia alle Prefetture e ai comandi dei ca- rabinieri dal gennaio al marzo del ’92, all’inizio della stagione delle stra- gi, che allertavano sulle iniziative eversive di Cosa Nostra, dopo la con- ferma delle condanne del maxipro- cesso. Fonogrammi poi sfociati nel- l’allarme del ministro degli Interni Vincenzo Scotti che allora nessuno prese in considerazione. Eppure in un fonogramma del 16 marzo del ’92, tre giorni dopo l’omicidio Lima, si faceva esplicito riferimento a possi- bili attentati contro il presidente del Consiglio (allora era Andreotti) e agli esponenti politici Mannino e Vizzini. Gli stessi nomi fatti anni dopo dai pentiti, come lo stesso Brusca ha confermato ieri in aula, aggiungendo ai primi due anche i nomi di Seba- stiano Purpura e Salvo Andò. E AGLI ATTI, depositato sempre dal pm, è finito anche un interroga- torio di Salvatore Cance- mi, recentemente scom- parso, del 1998, in cui il pentito parla esplicita- mente del papello, soste- nendo di averlo visto in mano a Riina tra Capaci e via D’Amelio e confer- mando, dunque, le paro- le di Giovanni Brusca. Fu tra la fine di giugno e gli inizi di luglio del 1992, a margine di un summit di mafia a casa del mafioso Girolamo Guddo, che Rii- na gli avrebbe detto che "lo Stato finalmente si era fatto sotto e che lui gli aveva dato un papello con una serie di richieste scritte''. Suc- cessivamente Brusca e il capo dei ca- pi si sarebbero visti in un'altra oc- casione per programmare un duplice omicidio ma non sarebbero tornati a discutere del papello. Il 16 luglio del '92, tre giorni prima dell'omicidio di Borsellino, Brusca avrebbe incontra- to il boss Salvatore Biondino, luogo- tenente di Riina, che gli avrebbe ac- cennato ad un "lavoro da compiere''. E lui capì dopo che si riferiva alla strage di via d'Amelio. L’ultimo in- contro è di agosto, a cui erano pre- senti anche i boss Vincenzo Sinacori e Leoluca Bagarella, nel quale venne fuori l'esigenza "di dare un altro col- petto per far tornare qualcuno a trat- tare''. Poi si salta al ’94: "Fino a quan- do Gaspare Spatuzza non me ne par- lò non sapevo del progetto di atten- tato ai carabinieri allo stadio Olim- pico - ha concluso Brusca - fu lui a dirmi che serviva per vendicarsi dei carabinieri che non avevano rispet- tato i patti’’. Si riprende il 25 ottobre con la deposizione del neo pentito Stefano Lo Verso. “Riina mi parlò della trattativa” Gli allarmi inascoltati del Viminale sugli attentati
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    pagina 10 Martedì11 ottobre 2011 GIOCHIDISOCIETÀ: ILTERZOGRADO DELL’ISTATVOYEUR 25 milioni di famiglie sono alle prese con il rompicapo del censimento di Malcom Pagani L aDivinaCommediadeino- stri giorni va letta con il te- sto a fronte. Con busta bianca dell’Istituto nazio- nale di Statistica, a circa 25 mi- lioni di famiglie italiane, il quin- dicesimo censimento della sto- ria nazionale è stato recapitato conlatraduzione.L’aiutinosiin- titola “Guida alla compilazione dellostatodifamiglia”edovreb- be permettere di orientarsi sen- za indulgere a crisi isteriche o ausili psicanalitici, nel labirinto di Cnosso dell’anno di grazia 2011. SIMILE A UN TRATTATO di Diritto Pubblico, in realtà ser- ve a poco. Più difficile del gratta e vinci, ma comunque meno ar- duodellaRechercheproustiana,il censimento generale della po- polazione e delle abitazioni con- sta di 32 pagine. La prima sem- bra un quadro dadaista. Disegni- ni. Stilizzazioni di mano che in- vitano il compilante a recarsi col malloppo all’ufficio postale. Di- varicazioni improvvise, freccet- te multicolore, perle di puro non-sense che brillano ovun- que. Nel paragrafo “istruzione e formazione” alla domanda sul ti- tolo di studio, se non si sa né leg- gere né scrivere, si viene indiriz- zati comunque alla domanda 5.11. È alla pagina dopo. SEGUONOaltriduequesitimi- steriosi su aggiornamenti pro- fessionali e corsi di studi che ri- mandano a ulteriori curiosità sull’A.F.A.M e sui suoi corsi. Se il presunto analfabeta ignora sia l’acronimo di alta formazione ar- tistica, musicale e coreutica, è fottuto. A chi ha studiato non va meglio. A pagina sette si incon- tra la sciarada sull’impianto di climatizzazione. Se non si ha un caldaistaacasa,megliorinuncia- re. La battaglia navale del com- bustibile prevede quattro opzio- ni orizzontali e sette verticali. Per far conoscere allo Stato im- pianto e combustibile della pro- priaabitazione,ilcompilantede- ve conoscere la differenza tra MetanoeGpl,radiatoriepompe di calore, impianti eolici o foto- voltaici. Se ci si sposta nella se- zione“Luogoostudiodilavoro”, invece, serve la Novalgina. L’Istatvuolesapereseandiamoa lavoraretuttiigiorni,acheoraci rechiamoatimbrareilcartellino, qualemezzoditrasportousiamo e poi, con postilla evidenziata in stampatello rosso fuoco, ci chie- de uno sforzo di mnemonismo. “Nel rispondere alle domande 7.6,7.7e7.8facciariferimentoa mercoledì scorso”. Aver dimen- ticato gli spostamenti del prece- dentemercoledìoaverdecisodi compilare il questionario a sei giorni di distanza, sono opzioni non contemplate. Si può evade- re dalla trappola mentendo o so- lo nel caso in cui “In quel giorno non siano stati effettuati sposta- menti (…) per vari motivi come scioperi, malattia o ferie”. PER COMPLICARE il tutto (presentandolacomeunarivolu- zionaria semplificazione) a pagi- na uno viene fornita una pas- sword. Il fine è quello di riempi- re il questionario direttamente online (già il 9 ottobre, primo giorno utile, l’indirizzo Internet preposto alla causa http://censi- mentopopolazione.istat.it/ è an- datointilt).Perirefrattari,sottili minacce sotto forma di gabelle (in verità fino ad oggi mai prete- se). Chi non comunica informa- zioni che vanno dal possesso di automobili al mezzo usato per recarsiallavoroèsanzionabilefi- no a 2.000 euro. La multa mini- ma per chi rifiuta o fornisce dati Illustrazione di Marilena Nardi LA FOTOGRAFIA Servono informazioni continue, non ogni 10 anni Uno strumento utile ai politici, ma non basta più errati è di euro 206, ma all’Istat – fannosapere–lavolontàèquella di essere collaborativi e non per- secutori. Qualcuno aggredito dal timore delfiscotituba,malapenaèun’i- potesiremotacheosservatiidati web e le proiezioni di ieri (quasi 250.000 famiglie campionate, circa l’1 per cento del totale) in pochi hanno voglia di affronta- re. LA RETE È STATA assediata da 18 mila contatti ogni 60 mi- nuti, mentre l’alternativa carta- cea alla compilazione (da conse- gnare alla posta) soffre dell’ata- vica impreparazione all’emer- genza. Prima si tagliano i nastri, poi si verifica se la nave galleg- gia. Il varo organizzato dall’Istat perconoscereabitudini,numeri e beni posseduti dagli italiani, costa 590 milioni di euro e l’im- mancabile Codacons ha iniziato a nuotare nel suo stagno prefe- rito, annunciando richieste di rimborso per i ritardi nell’alveo dei 50 euro a cittadino. L’acqua utile alla rimostranza l’ha irrora- ta direttamente il caos che ieri, daSiracusaaUdineenonostante i rassicuranti comunicati nega- zionisti, era la fotografia unica delle poste italiane. Nelle agen- zie di mezza Italia, centinaia di utenti hanno assistito a un cam- pionario di scuse da alto varietà. Dallamancanzadelsoftwareper restituire la ricevuta, al blocco della rete, fino al rifiuto di accet- tare il modulo perché fuori dalla circoscrizione di competenza. Strano, perché da nessuna parte non è specificato o evidenziato chechiabitanelquartiereXnon possa consegnare all’Y. ALL’ISTAT ammettono “qual- che passaggio cervellotico” ma si difendono evidenziando una maggiore leggibilità e semplifi- cazione del linguaggio rispetto al Censimento del 2001 (“Abbia- mo cercato di renderlo più col- loquiale”) e in generale imputa- no i passaggi meno comprensi- bili e le gimcane tra i paragrafi “alle indicazioni dell’ufficio sta- tistico dell’Onu e di Eurostat. Normative di fronte alle quali, opporsi sarebbe vano e fuorileg- ge”. Sarà. In compenso i pensio- nati assediano l’apposito nume- ro verde lamentando il surreali- smo di alcune domande: “Ci chiedono spesso cosa significhi ‘ha lavorato almeno un’ora nello scorso mese’” e l’impressione, anche in un sovrasistema che vorrebbe incasellare o ordinare, rimanequelladeldisordine.Car- ta, penna e calamaio. L’Italia è sempre il Paese nel quale sono accampati gli italiani. Lo diceva Flaiano. Buona fortuna a tutti. Nei moduli addio alla parità dei sessi MA LE MENTI raffinate che hanno immaginato questo censimento hanno mai pensato a quel raffinato pilastro del politicamente corretto che sono le "pari opportunità"? Sem- brerebbe di no. Non si sono curati delle differenze di genere, non si sono preoccupati di rispettare i diritti delle coppie di fatto. E quando hanno spedito il loro questionario hanno inviato il terrificante papiro al coniuge maschio, sottinten- dendo che fosse ancora lui, per tacito retaggio del passato, per sottointeso assunto maschilista, il tanto sospirato “ca- pofamiglia”. Risultato: ieri notte, in soggiorno, arrancavo sulle risposte del quizzone, nessuno mi aiutava, e Laura gridava dalla camera da letto: “Non hai ancora finito? Guarda che se non lo spedisci C’é la multa!”. Sono i momenti della vita coniugale in cui si desidera ardentemente archiviare secoli di dittatura sessista, per poter diventare, finalmente, il "coniuge debole". Luca Telese ITALIE ISTRUZIONI MA SE VAI ONLINE DIVENTA PIÙ FACILE di Alessandro Rosina* La società italiana è in grande evo- luzione. Quando il cambiamento non viene letto adeguatamente e gui- dato in modo lungimirante capita più spesso di subire gli effetti negativi dei rischi che cogliere al rialzo le oppor- tunità. È quanto sta accadendo da troppo tempo al nostro Paese, che non a caso vede perdere occasioni di cre- scita e diminuire in prospettiva il be- nessere dei suoi cittadini. Per capire quanto e come stiamo cambiando di- venta allora fondamentale predisporre strumenti conoscitivi coerenti, senza i quali non è possibile aggiornare le coordinate all’interno delle quali poter condurre un’azione politica competen- te ed efficace. Il censimento risponde in parte a que- sta esigenza. Quello attualmente in corso presenta poi alcune innovazioni senz’altro utili. La sensibilità verso i te- mi ambientali ha portato a potenziare le domande sulle fonti di energia uti- lizzate nell’abitazione. L’importanza assunta dal fenomeno dell’immigra- zione ha suggerito di chiedere in ag- giunta alla cittadinanza, acquisita o meno, anche il luogo di nascita dei ge- nitori. Sarà, inoltre, possibile ricostruire la mobilità residenziale tra comuni ita- liani e verso l’estero, in corrispondenza o meno di periodi di studio e lavoro. Domande specifiche riguardano, poi, la crescente popolazione anziana e le eventuali difficoltà nello svolgere le at- tività della vita quotidiana. Il fatto poi che si tratti di un’indagine esaustiva che copre tutto il territorio italiano, la rende particolarmente utile per il mo- nitoraggio dei principali aspetti delle trasformazioni in atto e dei nuovi bi- sogni emergenti al livello locale più ri- stretto, dal più grande al più piccolo comune. Dal lato negativo c’è però il fatto che la cadenza è decennale e che i risultati definitivi arrivano usualmente dopo vari anni rispetto al momento in cui la rilevazione è stata svolta. Se tutto cambia sempre più velocemente di- venta invece cruciale avere informa- zioni sempre più mirate e fresche. Pro- prio in funzione di questo è già allo studio un epocale cambiamento che dovrebbe portare il censimento ad ab- bandonare la sua veste classica e a diventare una rilevazione continua sul territorio italiano, sempre più integrata con le altri fonti amministrative. Ma non basta. Noi abbiamo soprat- tutto un grande bisogno di indagini lon- gitudinali vere e proprie, che consen- tano di seguire per un tempo sufficien- temente lungo i corsi di vita dei membri di specifiche generazioni. Rilevazioni di questo tipo, molto comuni nei paesi più avanzati, sono invece praticamente as- senti nel nostro. È soprattutto la ca- renza di queste informazioni che ci impedisce di conoscere adeguatamen- te la realtà sociale sulla quale inter- venire. Depotenzia drasticamente sia la nostra capacità di fare le scelte più adatte in funzione di chiari e mirati obiettivi, sia di valutare la reale effi- cacia delle misure eventualmente mes- se in campo. Coerente con una politica adusa alla cronicizzazione dei proble- mi più che impegnata nella loro so- luzione. * professore di Demografia alla Cattolica di Milano Culture diverse. Le istruzioni per compilare il Censimento 2011 in versione cartacea deve averle scritte lo stesso che compila quelle per la denuncia dei redditi. La versione online deve averla fatta un esperto di videogiochi. Tutto diventa facile, intuitivo, a patto di riuscire a collegarsi con il sito dell’Istat. Chi ha trovato banda disponibile è andato in discesa. Non devi perderti nei labirinti e nei rimandi di un modulo. Ti compare una schermata e devi riempire gli spazi. Nome, cognome, sesso, codice fiscale... quando hai riempito gli spazi clicchi su “avanti”, se hai sbagliato qualcosa si apre una finestrella e ti segnala l’errore o l’omissione. Quando tutto va bene si passa al quadro successivo. Quanti vani ha casa tua? Si apre una finestra che ti spiega che cosa è un vano. Scrivi tre e vai avanti. Che titolo di studio hai? Si apre una tendina e devi solo cliccare sul tuo diploma. Fatto. Il riscaldamento è centralizzato o autonomo? Due possibilità, clicca quella giusta. Una famiglia normale della composizione media di tre persone, senza convivenze complicate, traslochi o separazioni recenti, può sbrigare la pratica in un quarto d’ora. Con un’avvertenza: il capofamiglia si faccia affiancare da un bambino minimamente informatizzato, e tutto diventerà ancora più veloce. Se ti sei dimenticato gli spostamenti di mercoledì scorso non riesci più a proseguire Il censimento del 1951: la raccolta dei dati veniva fatta a mano (FOTO ANSA)
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    Martedì 11 ottobre2011 pagina 11 di Marco Palombi I l dibattito politico nel centrodestra è finalmente tornato su lidi più cono- sciuti ai protagonisti ri- spettoadastruseconversazio- ni attorno alla crescita, alla politica industriale o alla sbu- rocratizzazione: il condono. Tombale lo vogliono per il fi- sco e che tuteli gli abusivisti fino al 31 dicembre scorso quello edilizio: “Ne ricavere- mo 35 miliardi”, sostiene il fronte dei condonatori guida- to da tempo immemorabile dal campano Amedeo Laboc- cetta. É PROPRIO il perdono per chi usa disinvoltamente il mat- tone, peraltro, la vera cassafor- te del provvedimento: lo dice la Cgia di Mestre, secondo cui in trent’anni i condoni edilizi sono gli unici che abbiano dav- vero funzionato quanto a in- cassi per l’erario. Ma è vero? In realtà, no. O meglio, lo stato incassa, ma poi ci perde. I nu- meri li ha dati Paolo Berdini, docente di urbanistica a Roma Tor Vergata e consigliere na- zionale del Wwf: si può calco- lare che per ogni 100 euro ri- scossi dallo Stato nei prece- denti condoni edilizi (1985, 1994 e 2003) - ha spiegato nel suo “Breve storia dell’abuso edilizio in Italia” (Donzelli) - poi se ne siano spesi 500 per le opere di urbanizzazione (por- tare agli abusivi fogne, acqua, elettricità, eccetera). E allora perché si fanno i condoni? “Il fatto è – spiega il presidente dei Verdi Angelo Bonelli – che lo Stato centrale incassa subito e gli oneri da pagare restano ai comuni negli anni successivi”. E questo senza contare il dan- no ambientale: “Solo l’ultimo condono ci ha regalato 50 mi- lioni di metri cubi di cemento abusivi e la corsa è già ripar- tita: dal territorio ci segnalano che la cementificazione illega- le ha ricominciato a galoppare dopo l’annuncio di quelli del PdL”. D’altronde quella degli abusivi è una platea immensa, assai di- versificata nelle esigenze (da chi deve sanare una piccolis- sima violazione a chi ha piaz- zato il classico ecomostro in un parco naturale), ma co- munque parecchio pesante in termini di voti. Secondo il pro- fessor Berdini, dal 1948 ad og- gi in Italia sono stati compiuti oltre 4,6 milioni di abusi, 203 al giorno: gli alloggi abusivi sfiorano i due milioni di unità mentre sono circa 6 milioni gli italiani che vivono in città abu- sive. Insomma, per chi fatica nei sondaggi un bacino eletto- rale di tutto rispetto, special- mente in Campania, la regione più abusiva d’Italia alla quale Silvio Berlusconi ha più volte cercato di regalare il blocco delle demolizioni ordinate dal- la magistratura (Legambiente ne ha censite 3.500 dal 1998). Per capire la densità, e l’attua- lità, del fenomeno soccorrono i numeri del Cesme, il Centro di ricerche economiche e so- ciali per il mercato dell’edili- zia: a fine 2011 saranno state costruite 213mila case, 26mila delle quali abusive, circa 6mila nella sola Campania. Tutta ro- ba che devasta ulteriormente un territorio già fagocitato dal- EUROLAT CRAC CIRIO, GERONZI TORNA SOTTO PROCESSO ECONOMIA Il film del 1963 di Francesco Rosi, Le mani sulla città, racconta la speculazione edilizia a Napoli evoca il “sacco di Palermo”, ai tempi di Salvo Lima e Vito Ciancimino (FOTO OLYCOM) l’edilizia disordinata dei de- cenni passati: secondo uno studio del Wwf in nessun pun- to della penisola è ormai pos- sibile tracciare un cerchio di 10 km di diametro senza inter- cettare almeno un agglomera- to di case. Consumo del ter- ritorio e edilizia fuori legge, peraltro, non sono senza esiti: “Io per il crollo di Barletta ho parlato di strage di Stato – dice Mario Staderini, segretario dei Radicali – Parlare di condoni e piani casa non è che un incen- tivo criminale e indebolire gli edifici esistenti: basti dire che il 40 per cento degli italiani vi- ve in aree ad alto rischio sismi- co ed il 64 per cento degli edi- fici non è costruito per resi- stere ai terremoti”. NEMMENO i costruttori dell’Ance sono contenti. “Sia- mosemprestaticontrariaqua- lunque forma di condono – ha spiegato il presidente Paolo Buzzetti - perché, in realtà, in quel modo si cambia il mer- cato e si premia chi non ha ri- spettato le regole”. Effettiva- mente decine di inchieste e di ricerche hanno sottolineato il rapporto strettissimo esisten- te tra edilizia fuorilegge e im- prese in odore di criminalità organizzata al Sud come nelle zone di più recente penetra- zione mafiosa: “L’abusivismo – è ancora Berdini a parlare - è diventato negli anni una parte costitutiva dell’economia na- zionale, facendo arricchire un sistema di imprese che lavora- no completamente in nero e sono controllate dalla crimina- lità organizzata”. Ovviamente ci si attrezza anche senza Cosa Nostra o la camorra. A Roma, per dire, la Procura sta inda- gando sulle domande per l’ul- timo condono: ne arrivarono 85mila e oltre 12mila sono sta- te rigettate perché violavano i paletti fissati dalla legge. Tra le altrecose,parechepiùdiqual- cuno abbia chiesto di sanare un abuso ancora prima di far- lo. Perogni100euro dallasanatoria, l’amministrazione pubblica spendepoi500 inoneri diurbanizzazione CEMENTO DI GOVERNOI tifosi del condono edilizio dicono che lo Stato può incassare 35 miliardi, ma in realtà ci rimette Doppio Nobel per l’Economia Il futuro nei numeri di Stefano Feltri Il premio Nobel per l’Economia assegnatoiericiricordadueco- se utili in tempo di crisi: che sap- piamo poco di quale sia la catena di eventi che determina un certo risultato, soprattutto nei momenti drammatici come quello attuale, e che però qualche metodo per ridurre gli errori esiste. Tho- mas Sargent e Chri- stopher Sims, rispetti- vamente della New York University e di Prince- ton,hannovintoilpremioperaver fatto progredire “l’arte di distin- guere tra causa ed effetto in ma- croeconomia”,comerecitanoido- cumenti dell’Accademia di Stoc- colma. Può stupire i non addetti ai lavori quanto sia difficile, in eco- nomia,capirecosaèlacausaeco- sa l’effetto. É la politica a influen- zare l’economia o viceversa? Un esempio: la banca centrale di un Paesetagliabruscamenteitassidi interesse per stimolare l’econo- mia, rendendo il costo del credito più basso. Il Pil ricomincia a cre- scere perché le imprese si decido- no a fare investimenti o perché le persone si convincono che dopo il taglio dei tassi l’economia riparti- rà e quindi cominciano a consu- mare, nella classica profezia che si autoavvera? I due Nobel usano gli strumenti dell’econometria, una derivazio- ne della statistica, per analizzare le catene di avvenimenti e indivi- duare le cause di quello che suc- cede.Sargentriesceacostruireun modello in cui si tiene conto delle aspettative razionali dei soggetti, cioè si presuppone che questi non abbiano riflessi pavloviani alle po- litiche pubbliche, ma prendano le loro decisioni di consumo e rispar- mio tenendo conto della variabili fondamentalidell’economiaedel- la loro evoluzione storica. Se un Paese ha sempre avuto alta infla- zioneelabancacentraleal- za di poco i tassi di in- teresse, non per que- sto i consumatori co- minceranno all’im- provvisoarisparmia- re. Sims, l’altro pre- miato, ha inventato il VAR, il modello con vet- tore di autoregressione: un modo per valutare come alcune variabili fondamentali dell’econo- mia reagiscono a choc esterni, del generediquellichepuòcausarela politica(ounacrisi).Sembranoco- se molto teoriche, ma hanno ef- fetti importanti: è grazie agli stru- menti di Sims che le banche cen- trali adesso ragionano su un oriz- zonte di due anni: se alzano i tassi diinteresseel’inflazionenonscen- de, anziché scoraggiarsi pazien- tanoeprogettanounapoliticamo- netaria a tappe, anziché per strappi improvvisi (se volete misu- rareladifferenzac’èuneducativo videogioco sul sito della Bce). Se- condo alcuni Sims e Sargent han- no salvato la macroeconomia dal- le sabbie mobili degli anni Settan- ta, mettendola in condizione di prevedere il futuro oltre che di analizzare il passato. Un eccesso di fiducia nei modelli matematici ha contribuito a questa crisi. Ma dopo il caos, anche teorico, degli ultimi tre anni è giusto ricordarsi anchedicosapossiamofare,oltre che di tutto quello che non pos- siamo fare o capire. Questo è il messaggio del Nobel. di Vittorio Malagutti Milano Nuovo processo in vista per Cesare Ge- ronzi,giàcondannatoinprimogradoa 4 anni per il crac di Cirio. L’ex presidente di Capitalia dovrà tornare in tribunale il prossimo 25 gennaio per rispondere di concorsoinestorsioneedibancarottaper distrazione. Lo ha deciso ieri, al termine dell’udienza preliminare, il giudice di Ro- ma Tommaso Picazio, che insieme a Ge- ronzi ha rinviato a giudizio anche l’ex pa- tron di Cirio, Sergio Cragnotti, e il mana- ger Riccardo Bianchini Ric- cardi. LA NUOVA imputazione acaricodelbanchierenasce ancora una volta dal grovi- glio di affari che portarono al dissesto il gruppo di Cra- gnotti e poi la Parmalat. Nel 1999 la multinazionale di Calisto Tanzi comprò da Ci- rio le attività nel settore lat- te, riunite sotto il marchio Eurolat.L’operazionevenne conclusa per 829 miliardi di lire, circa 410 milioni di eu- ro, ma secondo l’accusa il prezzo era su- perioredialmeno200miliardidilirerispet- to al valore delle attività passate di mano. Fu un prezzo “spintaneo”, ha raccontato mesifaTanziaigiudicidelprocessoCirio.E aspingeresarebbestatapropriolaBancadi Roma all’epoca guidata da Geronzi. Nascedaquil’accusadiestorsioneneicon- fronti del banchiere, che avrebbe di fatto costretto Tanzi a pagare più del dovuto. Il motivo è presto detto. Compratore e ven- ditore erano entrambi pesantemente inde- bitaticonl’istitutodicreditocapitolino.Da una parte, quindi, la banca fece pressioni su Tanzi minacciando la revoca dei prestiti perconvincerloadac- quistare Eurolat. E d’altra parte i soldi in- cassati con la vendita della divisione latte servivano a diminuire l’esposizione di Cirio, già in crisi, verso Ban- ca di Roma. In una lettera agli atti dell’inchiesta, Cra- gnotti si impegnava a girare al suo grande creditore almeno 500 miliardi ricavati dalla vendita della divisio- nelatte.Laletteraportaladatadelfebbraio 1999. Poi è arrivato il crac Cirio (2002) se- guito da quello di Parmalat (2003). Per en- trambiidissestic’ègiàstataunasentenzadi primo grado mentre il filone Eurolat ha se- guito un percorso a dir poco accidentato. Nato a Parma come troncone del processo per la bancarotta della multinazionale del latte, l’inchiesta è passata a Roma per com- petenza. IN UN PRIMO TEMPO i pm avevano chiesto il proscioglimento di tutti gli inda- gatiritenendochelavicendafossegiàcom- presa nel procedimento in corso a Parma. Ilgiudicedell’udienzapreliminarehaperò spedito gli atti in Cassazione sollevando nuovamenteunaquestionedicompetenza preliminare.LaSupremaCortesièpronun- ciata per Roma e i pm, questa volta, hanno chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio degli indagati. Una decisione che per Ennio Amodio,legalediGeronzi,rappresentape- rò “un’offesa al buon senso”. Perchè ben quattro organi giudiziari, tra cui la Corte di Cassazione,“hannoriconosciutocheèma- nifestamente illogico dipingere Calisto Tanzi come vittima di una condotta estor- siva”. FRATTINICiignorano nellagestionedellacrisi Il ministro degli Esteri Franco Frattini si lamenta per- ché l’Italia è esclusa dai vertici in cui si discute la ge- stione della crisi: “La Francia e la Germania non hanno nessuna vocazione ad essere il direttorio della Ue e non agisconocontroglialtriStatimembri”.Ilriferimentoèal verticebilateraledidomenica,aParigi,doveAngelaMer- kel e Nicolas Sarkozy hanno fissato le linee per la pros- sima azione europea a sostegno delle banche. Nel po- meriggio arriva anche il sostegno del presidente Usa Ba- rackObamaalritrovatodinamismofrancotedesco.Oba- ma ha chiamato Sarkozy: “Pieno sostegno alla strategia” definita dall’asse franco-tedesco per rispondere alla cri- si”. A Frattini arriva anche una risposta non ufficiale dal governo tedesco, riportata dalle agenzie: “Germania e Francia hanno una responsabilità particolare per il fu- turodell’Europaedellamonetaunica”.Conchediritto– sembra il sottinteso – un governo periferico bisognoso forse di aiuto si lamenta di essere escluso dalla gestione diunacrisichehacontribuitoacausare?Nonècosìsem- plice, il battibecco va tradotto: Frattini protesta perché invecedirisolverelacrisideldebitopubblicodegliStati, Francia e Germania traccheggiano (gli aiuti alla Grecia continuano a essere rinviati). Mentre appena le banche francesi iniziano a crollare, minacciando di trascinarsi dietro anche quelle tedesche, ecco all’improvviso il pia- no straordinario. E l’Italia rischia di essere chiamata a pagare per salvare le banche francesi e di non rivedere più i soldi (5,5 miliardi) che ha prestato alla Grecia. 203 GLI ABUSI REALIZZATI IN MEDIA OGNI GIORNO
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    pagina 12 Martedì11 ottobre 2011 E ORA SEGOLENE CHI SACRIFICHERÀ: L’EX O LA NEMICA? Hollande e Aubry al 2° turno delle primarie socialiste francesi di Gianni Marsilli Parigi P rimarie alla francese? Oui, merci. Un mese di campa- gnaperseivericandidati, e alla fine 2 milioni e mez- zo di cittadini alle urne. Un trionfo. E adesso una settimana di passione per i due sfidanti, François Hollande (39%) e Mar- tine Aubry (31%). Figli dello stesso padre, si può dire, di no- me Jacques Delors. Hollande ne è il figlioccio politico, Mar- tine ne è la figlia in senso pro- prio. Tant’è vero che per Ar- naudMontebourg,ilterzoinco- modo (17%), l’uno vale l’altra: “Non vedo differenze”. Ma da qualchepartedovràpurindiriz- zare il suo capitale di voti, e per questo tutti pendono dalle sue labbra. Guardano anche verso Ségolène Royal, che domenica sera piangeva calde lacrime in tv: il suo 47 % al secondo turno delle presidenziali del 2007 ri- dotto al 7% delle primarie del 2011, un’inezia. Aveva ragione ilvecchioMichelRocard,quan- dodisseconferocerealismo:“Il 47%? L’avrebbe avuto chiun- que, anche il mio idraulico, è la logicadelsecondoturno”.Però anche quel misero 7% diventa importante: andrà al suo ex, FrançoisHollande,oaMartine? Domande, queste sui riporti di voto, che rischiano di restare senza risposta fino a domenica prossima: è un elettorato assai poroso,mobileeinsondabile,e non ci sono precedenti per te- starlo come si deve. La vittoria di Hollande è stata meno ampia delprevisto(nelsuocampoc’e- ra chi aveva immaginato 20 punti di scarto), il secondo po- sto di Martine più robusto di quanto si temesse. Nessuno, a questopunto,osafareprevisio- ni. MAALDILÀdellecifre,dalla Francia è venuta una raffica di vento democratico che ha por- tato, per una volta, un po’ di al- legroefertilescompiglioinque- sto tempo di crisi. Di più, ha se- gnato una svolta. Per il Paese in- nanzitutto: la destra, dopo aver irriso e denunciato le primarie (gridavaallaviolazionedella“se- gretezza del voto” e alla creazio- ne di “schedature”) ha dovuto far marcia indietro. Lo stesso primo ministro François Fillon l’ha detto: nel 2017 anche la de- stra dovrà organizzarle, le pri- marie sono il futuro. Per la sini- stra,insecondoluogo:2milioni e mezzo di voti incontrollabili hannofattopiazzapulitadeigio- chidicorrente,dellacontadelle tessere,dellebaruffetra“elefan- ti” che da sempre hanno con- traddistinto e avvelenato la vita interna del partito socialista. È una buona notizia, non solo per la Francia: i partiti, e quindi la democrazia, riprendono vita ecolori.Lacompetizionesisvol- gesottogliocchiditutti,nonc’è mododibarare.Mercoledi’sera, c’è da giurare, milioni di france- si saranno incollati alla tv (pub- blica e in prima serata) per il di- battito tra François e Martine. Che sarà sicuramente duro ma anche corretto, come sono stati idibattitiprecedenti:ancheper- ché il perdente dovrà sostenere con tutte le sue forze il vincente ALTRI MONDI fino a maggio prossimo, pena la pubblica lapidazione. La sorpresa porta dunque il no- me dell’aitante avvocato Ar- naud Montebourg. Fautore del- la“demondializzazione”(“Usae Cina attuano protezionismo e controllo dei capitali: perché l’Europa non dovrebbe?”), mi- nacciosoconlebanche(“vanno messe sotto tutela”), scettico verso l’Unione europea (“ebbi ragionenel2005avotarenoalla Costituzione”),Montebourgde- ve il suo inatteso successo a due ragioni.Laprima:ilsuodiscorso di sinistra muscolare e dirigista cadebeneinunmomentodicri- sieconomica,dellaqualeleban- che portano buona parte di re- sponsabilità.Laseconda:èstato lui,piùdeglialtri,apromuovere le primarie, che in certo modo sonofigliesue,equestoglièsta- to riconosciuto. A prima vista, gli è più vicina Aubry, il cui pro- filoapparepiùradicalediquello di Hollande, classicamente so- cialdemocratico. Ma Monte- bourg non si fida: li vede ambe- duecometiepidirazionalizzato- ri, più che autentici riformatori, del capitalismo finanziario. Co- munque vada a finire, Sarkozy avràachefareconunavversario forte, oltretutto unto non dal Si- gnore, ma dalla legittimità po- polare. TRA INDIGNATI E IMPEGNATI IL “PLEBISCITO” DEI PROFESSORI CILENI Royal vicina ad Aubry e Hollande (FOTO LAPRESSE) di Manuel Anselmi Santiago del Cile Sabato e domenica in tutto il Cile si è svolto il “Plebiscito por la educacion”, un referendum di 4 quesiti dal solo va- lore simbolico e senza alcun effetto giuridico, dal momento che la costitu- zione pinochetista, che è ancora in vi- gore,nonprevedealcunaformadicon- sultazione diretta dei cittadini; ma un grande successo: hanno votato più di 2 milioni di persone, il doppio di quanto previsto. I primi tre quesiti erano sul- l'educazione: “Lei è per una educazio- nepubblicaegratuitadistato?Leièper scuoleeuniversitàchedipendanosolo dalloStato?Leièpereliminareognifor- ma di lucro sulle attività educative?”. Il quarto, invece, propone l'introduzio- ne nell'ordinamento giuridico e istitu- zionale dello Stato, di uno strumento referendario per decidere sulle que- stioni di rilevanza nazionale. Il 95% ha risposto sì a tutte le domande. A PROMUOVERE il Plebiscito è sta- to il Colegio nacional de los profesores, il coordinamento nazionale degli inse- gnanti in appoggio al movimento stu- dentescochedafinemaggioportaavan- ti la protesta. Il Plebiscito è l'ulteriore dimostrazione della forza della mobilitazione sociale che gli studenti, delle superiori e dell'u- niversità, hanno saputo estendere a tut- ti gli altri settori della società, compresi i sindacati, creando un vero e proprio fronte popolare di opposizione. E che mette non poco in difficoltà il governo di Piñera. Nel fine settimana in tutta Santiago, da- vanti a ogni sede universitaria o a un li- ceo,lamaggiorpartedeiqualioccupati, c'era un banchetto dove genitori e in- segnanti del Colegio nacional invitavano i passantiavotare.PartecipareonoalPle- biscito, è stato l'argomento di maggiore discussione nelle case dei cileni. “Solo quipiùdi400voti”dicesoddisfattoNel- son Lobos, docente di arte visuale, del- l’Instituto Nacional, il primo liceo pubbli- codelCile,dallacuicostola,apochime- tri, è nata l'Università Nazionale del Ci- le, la più importante del paese. “La gen- te ha voglia di partecipazione, di dire la suasullescelteim- portanti come quelle sull'educa- zione” continua Nelson mentre in- dica orgoglioso le persone in fila per il voto. “Il proble- ma è che né al go- verno, né all'op- posizione interes- sa nulla di questo. La politica non tie- ne conto della vo- lontà popolare e i ragazzi stanno fa- cendo la cosa migliore”. Come Nelson anche altri docenti lamentano la latitan- zadeipartitidellasinistra.Sumoltimuri è possibile vedere grandi manifesti rea- lizzati dal movimento, in cui appaiono Lagos e della Bachelet, fotografati su fondo bianco e cornice nera, come quelle dei desaparecidos. ANTONIA, DOCENTE di matema- tica in un liceo del centro, dice: “ Siamo 120mila professori ad appoggiare il mo- vimento. Con questo plebiscito abbia- mo un doppio obiettivo dare un appog- gio concreto ai ragazzi nella lotta e por- tareilgovernoadaccettarelenostrepo- sizioniperchésonoquelledellamaggio- ranza dei cileni. I ragazzi lo hanno ca- pito per primi. L'attuale sistema educa- tivo è stato firmato da Pinochet un gior- no prima che lasciasse il potere, anche se già allora buona part dei cileni non era d'accordo. Oggi questi ragazzi hanno trovato il co- raggio di lottare contro questi residui della dittatu- ra,dicuinepaganoperpri- mileconseguenze.Elofan- no senza paura, con alle- gria e pacificamente. Noi professori e genitori siamo con loro, perché noi quan- do avevamo la loro età non potevamo avere corag- gio”. Unreferendum organizzatodai docentisupera i2milionidivoti edàmanforte aimovimenti studenteschi L’excandidata anti-Sarkozy elasorpresa Montebourg arbitridel risultato.Boom divoti:2,5milioni POLONIA TRANS E ANTICLERICALI NON C’È PIÙ RELIGIONE di Giampiero Gramaglia Vincono il premier uscente Donald Tusk e la linea europeista del partito liberale. Perdono l’ex premier gemello (del pre- sidente morto lo scorso anno in un incidente aereo a Smolensk, in Russia, Lech Kaczynski) e la linea euroscettica. Ed entra nella Dieta, come terza forza, destando sensazione, il Movimento di Palikot, un partito di sinistra anticlericale, creato un anno fa da unimprenditorericcoedeccentrico,JanuszPalikot:prendeil10 % dei voti e 40 deputati, in un Paese in cui il 90% dei cittadini si dichiarano cattolici – i numeri lasciano credere che lo hanno votatotuttiglialtri.llMovimentodiPalikothaanchefattoentrare nella Dieta per la prima volta un transessuale: Anna Grodzka, capolista a Cracovia, 57 anni, psicologa e produttore cinema- tografico, ha cambiato sesso da non molto L’eccezionale risul- tato di Palikot è anche frutto della debolezza della sinistra tra- dizionale post-comunista: il partito socialdemocratico ottiene il peggior risultato della sua storia, con poco più dell’8% dei suf- fragi e 27 deputati. Il premier Tusk, 54 anni, può dunque prepararsi a un secondo mandato alla guida della stessa coalizione: il suo partito, la Piat- taformacivica,hasuperatoil39%deivotieisuoialleatidelPsl,il Partito dei Contadini, hanno avuto più dell’8%. Insieme, le due formazioni dispongono di 234 dei 460 seggi della Camera bassa. L’opposizione conservatrice Diritto e Giustizia di Jaroslaw Kac- zynskisfiorail30%deivotieha158seggi.Solo5partitisuperano la soglia del 5% ed entrano nella Dieta. È LA PRIMA VOLTA, dalla caduta del comunismo nel 1989, cheunpartitoalpotererivincelelegislativeinPolonia,altermine diunaconsultazionechehavistountassodipartecipazione‘ame- ricano’, bassissimo: meno d’un elettore su due è andato alle urne, in un Paese di 38 milioni di abitanti, il 6° per popolazione del- l’Unione europea. Il presidente della Repubblica Bronislaw Ko- morowski giudica l’esito delle elezioni“positivo”perl’Ue:laPo- lonia esercita attualmente la pre- sidenza di turno semestrale del Consiglio dei ministri dei 27 e punta a entrare nell’euro. Nel nuovo governo, Tusk vuole rimpiazzare la maggior parte de- gli attuali ministri. Ma i cardini delle politiche estera ed econo- mica, marcatamente europeiste, dovrebbero restare al loro posto: Radoslaw Sikorski e Jacek Rosto- wski. Anna Grodzka (FOTO ANSA) Amnesty 2024 condannati a morte nel 2010 Secondo il rapporto Amnesty International nel 2010 almeno 23 Paesi hanno eseguito la pena capitale per un totale di 527 esecuzioni riportate. In testa l’Iran con almeno 252 esecuzioni, la Corea del Nord con almeno 60, lo Yemen con almeno 53, gli Stati Uniti d’America con 46, l’Arabia Saudita con almeno 27. Questi dati non includono la Cina. Inoltre nel 2010 in 67 paesi sono state inflitte 2024 nuove sentenze capitali (FOTO ANSA) Afghanistan Carcere con torture a Herat Torture, violenze e maltrattamenti di ogni genere anche nel carcere afghano di Herat, la struttura ammodernata grazie ai fondi italiani, nella zona dove operano i nostri soldati. L’Onu in questa galera ha intervistato 16 detenuti fermati dalla Polizia locale e ben nove di loro hanno denunciato di aver subito delle violenze per ottenere confessioni. Tra di loro c’è anche un ragazzo di 16 anni (FOTO ANSA)
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    Martedì 11 ottobre2011 pagina 13 PROMESSE DA MARINAIIpiratinonliberanogli11navigantiitaliani,anzinesequestranoaltri7. Intantoilgovernos’impegnasoloaparole ALTRI MONDI Hook I pirati dell’immaginario collettivo sono molto diversi dai banditi dei mari (FOTO OLYCOM) di Barbara Schiavulli L’ ultima comunicazione del comandate Diego Scussat è arrivata alle 6.45 del mattino di ieri. Una richiesta di aiuto che rac- contava di un’imbarcazione con almeno cinque uomini ar- mati. E poi più nulla. È calato il silenzio del mare su una nave italiana. Inghiottito dalle mani dei pirati somali che hanno sferrato l’ennesimo attacco. Il Montecristo,unanavelivorne- se da poco varata, dell’armato- re Antonio D’Alesio trasporta- va rottami di ferro dall’Inghil- terra al Vietnam. Non faceva mai lo stesso percorso. Ma ai pirati è bastato un attimo. “L’ultimo contatto – ha detto unportavocedellacompagnia armatrice – risale alle 6,45 di stamani: dunque non siamo in grado di dire se l’attacco sia stato respinto oppure no”. Allasededellacompagniatutti sono preoccupati per l’equi- paggio. Le coste al largo della Somaliasonolepiùpericolose al mondo. Il cargo è stato in- tercettato non appena ha su- perato il Golfo di Aden, hanno aspettato che la nave della ma- rina giapponese che li aveva scortati, si ritirasse e hanno at- taccato,620migliaallargodel- la Somalia: “La nave è abba- stanza lontana, tra l’isola di So- cotra e l’India”, ci spiega una fonte della sicurezza militare Se c’è da reprimere si va in Russia Ras-Putin, consigliere occulto di B. italiana che insieme alla Farne- sinasièimmediatamentealler- tata. E per accertarsi di quello che sta accadendo al mercan- tile,èstatosubitodispostol’in- viodiun’unitànavaledellatask force marittima 508 della Nato, guidata dal contrammiraglio Gualtiero Mattesi, imbarcato sul cacciatorpediniere “An- drea Doria”. Non che possano fare molto, di solito si privile- gia la trattativa all’attacco per non mettere in pericolo delle persone sequestrate. Ostaggi che possono rimanere in balia delle onde e dei rapitori anche per mesi, fino a quando non si riesce a raggiungere un accor- do. Comincia così, in una gior- nata qualunque quando il pez- zo di rotta più pericoloso sem- brava passato, il lungo incubo delle famiglie che stanno a ca- sa e delle 23 persone a bordo del Montecristo, la maggior parteucraini,indianiesettegli italiani,traiqualiilcomandate Scussat di Venezia, l’ufficiale di coperta Stefano Mariotti, l’allievo ufficiale Luca Giglioli entrambi di Livorno (quattro di loro sono addetti alla sicu- rezza disarmati). “Non abbiamo notizie. Biso- gna solo aspettare”, è il primo commentodeifamiliaridelco- mandante: “Siamo in contatto con l’armatore e con le auto- rità competenti". Il guadagno dei banditi dei mari nel 2010 LAVITADACAPITANUNCINO VALE240MILIONIDIEURO Non hanno la benda sul- l’occhio e non issano la bandiera nera con il teschio, ma i pirati della Somalia non sono meno pericolosi di quelli delle leggende. Sono l’incubo di ogni nave, picco- la o grande che sia, che attra- versa il golfo di Aden e si ag- gira per le coste della Soma- lia per tuffarsi nell’Oceano Indiano. Un fenomeno cri- minale che con l’acuirsi del- le tensioni nell’Africa orien- tale, non ha fatto che molti- plicarsi, nonostante l’impe- gno della Marina di mezzo mondo, delle task force che sonostatecreateadhoc,sen- za riuscire veramente a fare molto, visto che basta un’im- barcazione fatiscente con cinque uomini armati per bloccare navi molto più grandi. In questo momento al largo della Somalia ci sono 11 grandi navi prigioniere con274ostaggi.Traquestile navi cisterna italiane ‘Savina Caylin’ e ‘Rosalia D'Amato’ da mesi in ostaggio, con equipaggi che rischiano di essere torturato – lo ha detto il comandante della ‘Savina’ in una delle ultime telefona- te alla moglie – se non ci sa- ranno svolte nella trattative. IpiratidellaSomalia,cheper lo più arrivano dalla regione di Puntland (nord est soma- lo)hannotrai25ei35annie si considerano i paladini dei mari. Si fanno chiamare i ba- daadinta badah, i salvatori del mare, e sono divisi per lo più in tre categorie: navigatori esperti; pescatori che cono- scono bene le coste e il mare (nutrono una reale ostilità verso le navi straniere che hannodepredatolazonasca- ricando sostanze quando vo- levano liberarsene o razzian- do la fauna marina quando volevano pescare); poi ci so- no ex miliziani che hanno la- sciato la guerra cittadina, molti dei quali addestrati da contractorsstranieri,ecisono tecnici,espertiditecnologia satellitare. SI GUADAGNA bene con i riscatti che vengono conse- gnati nei modi più strani, pa- racadutati, o lanciati in vali- gie resistenti all’acqua. I pira- ti ricevono le armi, kalashni- kov, rpg e pistole semiauto- matiche, per lo più dallo Ye- men che ha perso molti con- tratti commerciali perché è quasi impossibile raggiun- gerlo senza essere attaccati. Altre armi arrivano da Al Qae- da, lo stesso Bin Laden aveva lodato l’iniziativa dei pirati somali, e dalla capitale della Somalia intrappolata da una guerra per il potere senza fi- ne. Altro sostegno arriva an- che dalla dispora somala ri- versatasi in Inghilterra, Cana- da e Stati Uniti: ci sono orga- nizzazioni che avvisano del- l’arrivo di questa o quella na- ve. Il finanziamento delle operazione di pirateria fun- ziona come in borsa, ci sono investitori pronti a vendere azionidiunattaccoimminen- te. E i guadagni sono altissimi per sequestri che in genere durano in media un mese e mezzo. Il guadagno dei pirati si stima sia stato nel 2009 di 39milionidieuroedi238nel 2010, ma il costo indiretto di questo fenomeno è molto al- to anche per chi è coinvolto: tra i 7 e i 12 miliardi di dollari per il sostegno navale, per la protezione, per rimorchiare le navi e soprattutto per l’as- sicurazione che è tra i veri be- neficiari della pirateria aven- do alzato il premio a livelli or- mai altissimi. B. Sch. Vladimir Putin (FOTO LAPRESSE) Arabia S. Arrestato calciatore per tatuaggio Un calciatore colombiano di una squadra saudita è stato arrestato a Riad per aver esibito tatuaggi a sfondo religioso. Juan Pablo Pino, 24 anni, attaccante in forza all’Al Nasr ed ex Monaco, si trovava in un centro commerciale con una canottiera che lasciava ben visibili i tatuaggi sulle braccia raffiguranti simboli cristiani come un volto di Gesù. In Arabia Saudita l'esibizione di tatuaggi è vietata (FOTO ANSA) Egitto Cristiani copti in fuga dopo la strage Resta alta la tensione al Cairo dopo gli scontri di ieri tra fedeli copti ed esercito che hanno provocato 25 morti e oltre 300 feriti. Per correre ai ripari il governo egiziano, riunitosi oggi sotto la presidenza del primo ministro, Essam Sharaf, ha deciso provvedimenti a favore della minoranza copta (il 10%). Una minoranza che secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri Franco Frattini sta già fuggendo: “Sono 100.000 cristiani già scappati” (FOTO ANSA) Editto bulgaro, metodo-Boffo, guerra a Fini: visita all’amico (ex Kgb) per studiare le strategie censorie? Nave livornese La portarinfuse Montecristo in ostaggio da ieri (FOTO ANSA) di Francesca Mereu Oltre a festeggiare il 59° com- pleanno di Putin, Berlusconi ha appena lasciato uno dei pochi posti dove si sente ancora a suo agio. “In Russia nessuno gli fa domande sugli scandali sessuali e sui processi che deve affrontare in patria”, confida a Il Fatto Quotidiano un alto uffi- cialedelCremlinocheconoscemol- to bene il tipo di relazione che in- tercorre tra Putin e Berlusconi. Qui, infatti, “l’italiano può contare sui consigli” del suo amico quando a casa i problemi a incalzano. Sono poche le notizie trapelate ri- guardo ai festeggiamenti privati del compleanno di Putin che, come da tradizione, si è svolto nell’isolata te- nutadiValdai,ametàstradatraMo- sca e San Pietroburgo. Ma secondo l’alto ufficiale del Cremlino il Cava- lieresiècomealsolito“lamentatodi non riuscire a controllare giudici e pm”. Secondo diverse fonti del Cre- mlino e della Casa Bianca (la sede delgoverno)sonoannicheilpremier italianochiedeaPutinconsiglisuco- me applicare i principi della upra- vlyaemaya demokratsia russa - o democrazia guidata - in Italia. “Per qualsiasi problema politico Berlusconi viene a Mosca a parlare con Putin, se non può raggiungerlo fisicamente gli telefona”, racconta aIlFattounafontevicinaallaCasa Bianca. LE “CONSULENZE” sulla democraziasonoiniziatenellontano 2001.Putineraalpoteredaappena unannoeilCavaliereerastatoeletto a maggio per la seconda volta. Se- condo la fonte vicina alla Casa Bian- ca sin dal loro primo incontro in Rus- sia (nel settembre del 2001 a Sochi, località balneare sul Mar Nero), il premier aveva parlato delle critiche che subiva da parte dei media e in particolare da un certo gruppo di giornalisti che “lo attaccavano” e cheluinonriuscivaafartacere.Putin all’epoca aveva quasi concluso la co- siddetta spetsoperatsia, o opera- zione speciale, per il controllo di Ntv,ilsolocanalecheosavaancora criticarlo. E questa avrebbe ispirato il cosiddetto “editto bulgaro” pro- nunciato da Berlusconi a Sofia il 18 aprile 2002, quando senza mezzi termini aveva denunciato l’“uso cri- minoso”dellatvpubblicacheveniva fattodagiornalisticomeEnzoBiagi, Michele Santoro e dal satirico Da- niele Luttazzi. Se in Russia dal pic- colo schermo sparirono il team di giornalisti di Ntv, composto da gio- vani entusiasti che in pochi anni di democraziaeranoriuscitiaraggiun- gere invidiabili livelli di professiona- lità,inItaliailbavagliofupostoaEn- zo Biagi, una delle icone del nostro giornalismo, a Santoro, e al comico Luttazzi, per nominarne alcuni. Solo coincidenze? “No, - sostiene la fonte del Cremlino - questi sono i metodi di Putin e a Berlusconi non potevano venire in mente se non dietro suggerimento. È dopotutto unleaderoccidentale.Dachiavreb- be potuto apprenderli?” DOSSIERAGGIO.Daquando Putin è salito la potere i dossier con- troinemicidelCremlinosisonomol- tiplicati. Lo scorso anno una bella e giovane fanciulla ha sedotto nume- rosi esponenti dell’opposizione e giornalisti scomodi portandoli in un appartamentodovevenivanofilma- ti da telecamere nascoste. I video a lucirossesonostatipoimessionline. Se non si riesce a filmare qualcuno, lo si discredita su internet, o in tv. Anche in Italia contro quelli che al- zano la voce contro il premier si at- tiva la cosiddetta macchina del fan- go. Basti pensare al direttore di Av- venireDinoBoffo;oppurelapmIlda Boccassini, o la presidente di Con- findustria Emma Marcegaglia. In tutti questi casi di diffamazione non sono state fornite prove giornalisti- che concrete, ma usati metodi della calunnia tipici della Russia di Putin. “È una pratica che da noi è com- parsa soprattutto con Putin, e Ber- lusconi sembra imitarne i metodi”, spiegalafontevicinaallaCasaBian- ca. GIUDICI E PM È in Russia che da tempo il Cavaliere cerca la so- luzione per cancellare le inchieste chelocoinvolgono.Inchiestechequi non sarebbero mai iniziate: i giudici sono già asserviti al volere del Cre- mlino, mentre gli uomini di Putin controllano il Ministero della Difesa edegliInterni.Alleinsistentidoman- dedelpremieritalianosucomefare, i russi avrebbero risposto che un Paese può essere controllato se tut- ta la stampa è sottomessa e se si ha il controllo dei giudici, dei magistrati e delle forze dell’ordine, insomma se la cosiddetta legge-bavaglio ve- nisse approvata. Le fonti del Cremlino e della Casa Bianca dicono di non aver prove cer- te che dietro questa legge controver- sa per una democrazia come l’Italia cisialaconsulenzadelCremlino,ma affermano d’avere un “ragionevole sospetto”cheilpremiersiastatofor- temente “ispirato” dalle riforme vo- lute da Putin. EBerlusconinonnascondelasuavo- glia di assomigliare allo Zar russo: “Mgari il presidente del Consiglio italiano avesse i poteri del premier russo”, avrebbe detto ai suoi depu- tatiprimadipartireperilcomplean- no di Putin, secondo quanto riporta Libero.
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    pagina 14 Martedì11 ottobre 2011 SECONDOTEMPO SPETTACOLI,SPORT,IDEE Mancini Rinviato a giudizio. Chiesti 3 anni e 8 mesi per stupro Basket Cestista americano ucciso in Romania per le percosse McCartney Per lo sposino recital in Italia dal 26 novembre S. Guzzanti Venerdì ospite di Mentana con “Viva Zapatero” di Claudia Colasanti In fila ordinata verso l’abisso. L’implacabile sequenza di teste ruota attorno a un unico prota- gonista: un uomo piuttosto an- ziano, geometricamente stem- piato, dall’espressione corruc- ciata,intrisodiunaseverità(rab- bia compressa?) priva di autore- volezza. Si tratta di sette ritratti tridimensionali di Silvio Berlu- sconi, in resina verniciata di bianco a effetto plastica, la cui icona autotrasformista da carta stampata e video discorsi di ini- zio millennio viene sgretolata dallemaniabilidiStefanoPierot- ti,scultoretoscano(Pietrasanta, 1964)conunpassatoremotoda perito aeronautico e uno slan- cio – poi ben coltivato – verso la scultura ad alto tasso figurativo. Pierotti ha collocato nel suo stu- dio un’infinità di fotografie re- centi del demoralizzato cavalie- re, convivendoci – immaginia- mo faticosamente – a lungo, per cogliere quell’esatta espressio- ne facciale e per poi disintegrar- la con le armi del suo mestiere. Consapevole del lusso che si è concesso in quanto “artista”, confida di aver interpretato con questo gesto impertinente i de- sideri, non solo notturni, di una bella fetta di italiani. Soddisfatto dopo la conclusione del ciclo di opere: “Mi sono sfogato, ma an- che divertito, ho voluto descri- vere a mio modo un fenomeno sociale, più che politico”. Nelle prime teste il bianco candido del gesso viene leggermente in- crinato evidenziando rughe e solchi inesorabili, poi mano a mano che si succedono vengo- no colate e ricoperte di vernice rossa e schizzate di celeste; una è illuminata dall’interno come fosse una folcloristica maschera da luna park. “Viene percepito comesangue,mainrealtàèsolo unavernicerossa.Intendevoro- vesciargliene un barattolo inte- ro sulla testa come se il ‘comu- nismo’, parola di cui si riempie labocca,selodivorasseinunsol colpo”. Le ultime teste della fila non paiono quasi volti umani: la fisionomia dell’incongruo lea- derèormaiconsumata,sfaldata, sbriciolata dall’interno, final- menteinesistente.“Cihaabitua- to a tutte le trasformazioni d’a- bito e comportamento possibi- le” racconta l’artista, “con la bandana,mostrandolecorna,in giaccadoppiopetto,inmaglion- cino: la mia versione era quella mancante”. “Berluscrotto?, si intitola questa parabola espressionista, chiara e graffiante, ma l’antologia del silvio dilaniato non è l’unica gi- ravolta impertinente del Pierot- ti, che l’8 settembre scorso si è reso protagonista di un’altra po- tente imbrattatura. Anche sta- volta è una sua opera ad essere ricoperta (da lui stesso) di ver- nice rossa, con una corda e una scala di sette metri, nel cuore della notte, dopo aver scavalca- to un’alta recinzione. SI TRATTA del monumentale Crocifissoinbronzo(dell’altezza di sei metri e venti e largo quat- tro) di Tor Vergata della “Giorna- ta Mondiale della Gioventù” del giubileo romano, sotto la quale Papa Wojtyla fece il suo ingresso fra migliaia di giovani, realizzato sempredaPierottidodiciannifa, saldandoinsieme33pezziperun totale di 2000 kg (a Pietrasanta presso la fonderia Da Prato). La reazione dello scultore è la con- seguenza del noncurante desti- no cui venne affidata la croce su- bito dopo il raduno: immediata- mente smontata e affidata nelle mani di Angelo Balducci, a quei tempi Provveditore alle Opere pubblichedelLazio,inattesache la chiesa di Tor Tre Teste di Ri- chard Majer, dove era destinata, venisse ultimata. Una storia sur- reale, di straordinaria cialtrone- ria, perché alcuni mesi dopo Pie- rottiscoprechelasculturaèstata buttata insieme a scarti di gom- meelateriziinunasortadidisca- rica e, dopo la sua denuncia, de- positata in un altro cantiere. In- fine, nell’aprile del 2006 viene respinta anche dallo spazio di Majer e collocata a Tor Vergata, accantoallachiesaazzurrinaSan- ta Margherita Maria Alacoque, progettata dall’architetto Italo Rota.Purtroppoancheinquesto spazio“stacadendoapezzi,èpo- sizionata con l’inclinazione sba- gliata, ha un dito rotto ed è presa di mira dagli uccelli che la spor- cano di continuo”. “So bene che appartiene al Vaticano”, raccon- ta Pierotti, “ma ho implorato per anni una sistemazione più ade- guata e mi hanno risposto chie- dendomiseavevounosponsor”. Anni di amarezza stemperati da questo gesto estremo: dopo averla interamente verniciata di rosso lo scultore ha provato un senso di liberazione. Un’azione apparentemente autolesionista, tutta indirizzata ai poco sensibili potenti che in modo arrogante hanno trascurato quello che fu il simbolo di una grande aggrega- zione giovanile. Rapidamente ri- pulita la croce, del gesto rimane la querela da parte del parroco a carico dello scultore. Una vicen- da lunga e dolorosa, cui Stefano Pierotti ha reagito con il colore, in entrambi i casi, a partire dai “berluscrotti”: con un rosso fu- rioso come il tono irrimediabil- mente assunto dall’Italia in que- stomomento.Unafrequenzaim- pazzita, irresponsabile e dram- matica. Stefano Pierotti, “Berluscrotto”, 2011 in & out LO SCULTORE “Berluscrotti”d’artista rossidivernice QUANTE TESTE DI B. Nuovi status-symbol Si dimettono tutti (meno Alberoni) di Nanni Delbecchi Dimettersi. Ormai è una pandemia, una frenesia, una tentazione irresistibile. Le dimissioni sono l'ultimo grido dell'uomo di genio, il vero status-symbol mediatico. Dimmi che dimissioni dai, e ti dirò chi sei. Ma soprattutto quanto lo sei. Se mi dimetto io, nessuno mi filerà, questo è sicuro. Ma in compenso non passa giorno che sui giornali non si legga di qualche illustre annuncio di di- missioni sparato a nove colonne, di solito in contem- poranea con il varo di una qualche nuova iniziativa del dimissionando. Sul Corriere della Sera di ieri Maurizio Cattelan, a un mese esatto dall'apertura della sua per- sonale al Guggenheim Museum di New York, ha an- nunciato: “Sono infelice. Appendo tutto e smetto”. Po- veretti, si vede che soffrono, e ce la mettono tutta per non dimettersi. Ma poi crollano. Qualche giorno fa è stato Zlatan Iibrahimovic a dichiarare pubblicamente la sua nausea sartriana per il pallone: non proprio di- missioni-dimissioni, ma chi vuol capire, capisca. E an- cora, in occasione del lancio sia della sua autobiografia sia del nuovo album, aveva solennemente annunciato le proprie dimissioni da rockstar Ivano Fossati. Mentre Vasco Rossi, al solito più creativo di tutti, quest'estate ha coniato le dimissioni-telenovela, forse che sì forse che no, mi dimetto da rockstar ma non da cantante, farò ancora qualche concerto ma valuterò di volta in volta, vedremo, voi che dite; roba da far crepare di invidia Uolter, il re del ma anche. Per fortuna che c'è anche chi tiene duro, e va controcorrente. Francesco Alberoni, per esempio; lui non si dimette, anche se il direttore del Corsera in persona gli alza la palla, lui non la schiaccia, e ripresenta la sua rubrica tale e quale sul Giornale (un po' come Biscardi, che da Rai3 è passato con il suo Processo a Tele7 Gold). E poi ci sono i politici, loro non mollano la cadrega nemmeno a morire, a costo di rovinarsi il fondoschiena, come insegnano il nostro presidente del Consiglio, e non solo. “Non ci si può dimettere dalla vita” ha dichiarato l'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, preannunciando il ritorno in politica. Strana idea della politica, ma soprattutto della vita. A volte, per viverla davvero, basterebbe dimettersi da qualcos'altro. Stefano Pierotti ha realizzato sette ritratti “sanguinanti del colore del comunismo” La statua del Cristo in croce del Giubileo buttata in una sorta di discarica. L’opera è stata tinta di rosso dal suo stesso autore per protesta
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    Martedì 11 ottobre2011 pagina 15 L’ACQUANERA E LE FALLE A BILANCIO di Luca Cardinalini L’Acquanera Comollo Novi ha vinto per 3-1 lo scontro sal- vezza con il Cantù (girone A, serie D). Una vittoria im- portantequanto–forse–ininfluente,vistochediquiapoco la società di Novi Ligure (o Alessandria, o Basaluzzo, ora vi diciamo) è a rischio cancellazione. Va detto che il club è il risultatodiunafusioneafreddo,avvenutanel2010,tral’Ac- quaneradiBasaluzzo(neopromossainserieD)eilComollo Novi (Prima categoria piemontese). Primo anno dignitoso, la scorsa estate i proprietari, il tandem Emanuela Giaco- mello-RenatoTraverso,rilevanolaNoveseesitrasferiscono con armi e bagagli (e pure più di un soldato, per la verità) a Novi Ligure. A salvare l’Acquanera ci pensa allora l’impren- ditore edile albanese, Mehemet Hysa. Ha la passione per il calcio,unpo’intuttiisensi.Dal2009haunasqualificaditre annisulgroppone,residuodeitempiincuieradirigentedel Don Bosco di Alessandria, per aver salesianamente preso a calciunarbitro.PoierapassatoalDerthonaeavevapuntato al Rivoli, “ma avevo lasciato perdere, c’era un buco di 500 mila euro”. Forse a causa di questo piccolo impedimento, presidente ufficiale era la moglie Irta. Hysa “acquista” la squadra – “no, le cifre non posso farle” – e versa la fideius- sione di 18 mila euro per l’iscrizione. La Covisod (che sa- rebbe l’equivalente della Covisoc per la serie D) nulla obiet- ta e il campionato inizia. Un po’ a fatica. La squadra non ha sede – “forse ne apriremo una ad Alessandria” – né stadio, emigrando di volta in volta a Rivarolo e ad Acqui. Siacquistanocalciatoriacontainer,moltiarrivanoemoltise ne vanno, se ne va anche l’allenatore Del Vecchio, seguito a ruota anche dal segretario Pronestì, che oggi dice, sorri- dendo:“Finchéc’eroioeratuttoaposto,glidissiqualierano i documenti da presentare e i moduli da riempire”. Sembra infattichequellafideiussionepresentataavesseilvaloredei soldi del Monopoli, come conferma il segretario della serie D, Mauro De Angelis: “Sì, è vero, abbiamo trasmesso gli atti alla Procura. E se la fideiussione, come sembra, si rivelasse falsa, allora la società rischierebbe una pesante sanzione, addirittura la cancellazione”. Come è stato possibile dare l’ok a una situazione del genere? “Noi ci atteniamo alle con- clusioni della Covisod, il controllo avviene a posteriori, quando le banche danno l’ok riguardo alla copertura finan- ziaria”. Ragionamento che fa più di una grinza, visto che in estate società come Sapri, Rovigo, Pomezia e Villacidrese erano state escluse dai ripescaggi proprio “sulla base delle contestazioni della Covisod” e sarebbe interessante capire quali carte abbia esaminato la stessa commissione per l’Ac- quanera. E resta anche da valutare il ruolo della Lnd, che ad agosto ha comunque iscritto la squadra. Il fatto di essersi rivolta alla Procura, non cancellal’omessocontrol- lo preventivo. Hysa mini- mizza: “Nessuno ci ha chiamato, comunque io non mi occupo di cose fi- nanziarie, se ne occupa il vicepresidente che però non vuol apparire. Co- munque, ho appena ven- duto al mio connazionale, il signor Dedej”. A bè, al- lora… OGNI MALEDETTA DOMENICA PRANDELLID’ITALIAUn Ct prudente e ‘democristiano’; però il gruppo sta rinascendo di Oliviero Beha B enedetta anche da Zeman, ancoralafigurapiùinteres- sante di Rotondolandia, che approva la scelta del “bloccoJuve”dapartediPrandel- li, ci ritroviamo tra gli occhi un’I- talia abbastanza unita. In propor- zione all’Italia di Berlusconi e Bossi, è addirittura una nazione veraincalzoncini.Èun’ipotesidi squadra,ricostruitaapezzettido- po le macerie del Mondiale suda- fricano. Addirittura stasera, con- trolatrapattonicaetardellescaIr- landadelNord,nellostadioincui si divertono a veder giocare il Pe- scara zemaniano, Prandelli po- trebbe permettersi il lusso dei lussi:unacoppiadavantiformata daCassanoeGiovinco,incuiCas- sano come struttura in propor- zione farebbe l’Ibrahimovic e la formichina atomica Giovinco il Cassano. Potenza del calcio, se è pensatoeattuatoinlibertà,senza l’assillo del risultato essendo l’I- talia già abbondantemente quali- ficata per gli Europei ucraino-po- lacchi prossimi venturi, se è inte- so anche come una sfida alle lo- giche imperanti quasi esclusiva- mente fisiche, se attraverso que- ste scelte il Ct vuole sottolineare conmatitaazzurracheè“tuttaro- ba sua”, del suo sacco. Scrivo questoperilotofagi:Prandelliar- rivasullapanchinadellaNaziona- leallavigiliadeiMondialisudafri- cani, per i quali era rimasto a far da Ct Lippi aureolato del titolo di Pozzo del Terzo millennio. Un Lippi tornato a casa azzurra per- ché Donadoni aveva deluso, più come gioco che come risultati (uscì negli Europei del 2008 d’Austria e Svizzera ai rigori con laSpagna,monopolistadiquesto ciclo). Ma un Lippi che in prece- denza era rimasto per i Mondiali tedeschi malgrado lo scandalo di Calciopoli, con l’accordo che se nesarebbeandatocomunquedo- po di essi, anche perché Guido Rossi non avrebbe scommesso un centesimo su quella Naziona- le. Invece fu cavalcata callipigia, non so se indimenticabile ma premiata. Voci su combine, tipo l’accertata Italia-Camerun del 1982 sempre con dietro un giro di scommesse e di “biscotti”? Ma no, qualche ronzio su Italia-Gha- na, sempre circonfuso di scom- messe e niente di più. Si arriva ai Mondiali sudafricani e la Feder- calcio non ha idea di come sosti- tuire l’ingombrante e insieme un poco vizzo Lippo Lippi. COME SPESSO accade in que- stobalordoPaese,vainbucalane- cessità come virtù: Della Valle ha rottoconPrandelli,aziendalistasì ma non fesso, e vuole farne a me- no alla Fiorentina. Altro che il Fer- guson italiano, un “separato in ca- sa” giacché nel lustro fiorentino sempre di case e mai di centri sportivi si era parlato seriamen- te... Così il “trio degli angeli dalla faccia pulita”, Della Valle, Monte- zemolo e Luigi Abete, tecnica- mente non inferiori al trio argen- tino“degliangelidallafacciaspor- ca” composto da Maschio, Ange- lillo e Sivori, sibilano all’orecchio dell’Abete junior lasco lasco, che però è presidente della Figc e si interessa di Nazionale, il nome di Claudio Cesare. È un ripiego e un’occasione insieme. Prandelli ha tutte le caratteristiche dell’al- lenatore vero, anche se prende pureluilesuebravetopiche(pen- sate ai Balzaretti, agli Osvaldo, ai Pazzini perduti e dismessi a Firen- ze,mapoirecuperatiinquestime- si in Nazionale) e non parrebbe adattoalmestierediassemblatore che invece si chiede a un Ct. Ep- pure, stupendo anche un poco chi lo aveva preso per turare una falla, si regola a grandi linee come se la Nazionale fosse un club e ci riesce in fretta. Ricostruisce un gruppo provando e riprovando, li fa giocare palla a terra (altrimenti come farebbe con Cassano e Gio- vinco?) stimolando l’autostima deigiocatori,sidimostraprontoa cogliere i suggerimenti della do- menica, intesa al plurale delle moltedomeniche.Ilbloccodifen- sivo Juve combinato accettabil- mente dalla squadra di Conte na- sce da questo spirito e in Nazio- nale è quasi meglio che nel club. Sa di poter contare su De Rossi che in quella posizione fa la diffe- renza, Pirlo è ancora in grado di gestirsi nella Juve e nell’Italia, Marchisioèvivoesegnaassiemea noi,davantifagirareunpo’diper- sone e personcine, amministran- do anche lo scugnizzo alla barese cheincampounanefaecentone pensa, e fuori campo una ne pen- sa e cento ne fa. Adesso Cesare ha maltrattato un poco il suo ex pu- pilloGilardino,masareil’ultimoa meravigliarmi se lo rimettesse al centrodell’attaccoqualoralacon- dizione del centravanti tornasse quella giusta. INSOMMA,unCtdemocristia- namente prudente che però ha ungustoanticoperilcalcio,ogni tanto ha qualche incertezza (eu- femismo!) nei rapporti interper- sonali, ma alla fine vanta un saldo attivodovunqueabbiaoperato.È lasuaNazionale,ungiocodecen- te,pochigolmamagariarriveran- no strada facendo, una persona- lità crescente dimostrata a Bel- grado in ambiente ostile: non è moltissimo, a ben vedere, lo di- venta in proporzione alle mace- rie sudafricane, alla gestione del calcio italiano e alla qualità del calcio degli altri, che di sicuro (Spagna a parte) non ci fa strave- dere. A latere rimane il leghista sceso dalla bici dopo il Giro della PadaniachegorgogliasuOsvaldo pocoitaliano:almenoavessedet- to “poco padano”, per il princi- pio di non contraddizione. Ro- betta. Per questo dicevo che a Prandelli va il merito per intiero di una per ora piccola ricostru- zione, con uno spirito unitario che mi ricorda vagamente il Vici- ni di più di 20 anni fa, nel dopo Bearzot.Èvero,anchelui,comeè accadutofinoraaPrandelliconle squadre di club, vinceva solo contro le squadre più deboli o di pari valore. Non c’era verso. Ma- gariClaudioCesarecismentiràin estate (del resto, come sostiene Il Male rinato facendolo dire a Na- politano, “la Polonia non esi- ste”...). Comespesso capitainquesto Paese,una sceltanata comeripiegosi trasformain veraoccasione PALLONATE di Pippo Russo tita, era abba- stanza prevedi- bile che i serbi noncistendesse- ro tappeti, eppure sentire l’inno di Mameli fi- schiato così e così lungamente, dall’inizio alla fi- ne,èstatopiuttostosgradevole.Amemoria,non ricordiamo una situazione analoga anche se Bel- grado, storicamente, non è mai stata una capi- tale adagiata sull’ovatta e, per estensione, un te- neronechilaabita”.BelgradoeOreggia:dueluo- ghi comuni. Non vorremmo mai trovarci in una situazioneterribilecomequellasubitadaWalter Mazzarri, allenatore del Napoli. Egli ha dato ap- puntamento a tre cronisti del Corriere dello Sport-Stadio (Massimo Basile, Rino Cesarano e AntonioGiordano)perquellachecredevadoves- se essere una lunga intervista. Invece è stato un agguato. Basta leggere la prima domanda, dal- l’edizione del 9 ottobre: “Walter Mazzarri, se- condo noi, è il miglior allenatore del campionato italiano: lei pensa di condividere il giudizio o ri- tiene che sia meglio andare avanti con cautela?”. E dopo un inizio così brutale, immaginate quali altrivessazioni“AbuGhraib-Style”ètoccatosu- bire all’allenatore del Napoli. osservatori in valutazione numerica al fine della determinazione della esatta quantificazione numerica della media finale che ne discende”. Ecco, voi al posto degli arbitri non vi sareste sentiti presi per il culo? Un ispiratissimo Massimo Cecchini si è dedicato al romanista Bojan Krkic in un pezzo pubblicato sulla Gazzetta dello Sport di sabato 8 ottobre. Leggete un po’ l’incipit: “Il suo sorriso è come se fossemacchiatodaunazonad’ombra,lasuavoce come se avesse rintocchi misteriosamente fuori frequenza. Forse per questo Bojan Krkic avanza nella vita trascinando dietro sé coriandoli di fra- gilità infinitamente pesanti”. Se non era ancora depresso, adesso amen. Oreggia, fortissima- mente Oreggia. Su Tuttosport di sabato scorso il vicedirettore del quotidiano ha commentato in prima pagina il pareggio della Nazionale azzurra aBelgrado,soffermandosisuunaspettoambien- tale spiacevole: “Dopo la guerriglia di Marassi e tutto ciò che è seguito a quella partita-non par- MAZZARRI, ATTENTO ALLE IMBOSCATE COMEQUELLACHEGLIHATESOILCORRIEREDELLO SPORT:SECONDONOILEIÈILPIÙBRAVO.COSANEPENSA? Quanto a conflitti il basket italiano non si fa mancare nulla. Dalle wild card gestite in modo pedestre agli scontri frontali tra Federazione e Lega di Serie A, passando per le contrapposizioni sull’opportunità di rimodellare il campionato pur di imbarcare una star NBA. E nel mezzo di tutto ciò è andato a innestarsi anche un conflitto interno al settore arbitrale, che ha contrapposto il Comitato Italiano Arbitri e l’associazione degli stessi giudici di gara (Aiap). L’oggetto del contendere è il meccanismo di valutazione delle performance arbitrali . Gli arbitri vorrebbero capire come funziona, e non sono rimasti soddisfatti della risposta del Cia. Cosa diceva essa? Ve la riportiamo in tutto il suo stile terso, dopo averla letta sulla Gazzetta dello Sport del 3 ottobre: “A garanzia di tutti gli arbitri si è disposto che a seguito della redazione delle liste di fine anno si provvederà a fornire la verifica della trasformazione delle crocette degli Ricostruttore Cesare Prandelli. In basso, Walter Mazzarri (FOTO ANSA, LAPRESSE) FIGLI DI UN CALCIO MINORE
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    pagina 16 Martedì11 ottobre 2011 20.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 21.00 NOTIZIARIO News lunghe da 24 21.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 21.30 RUBRICA Meridiana - Scienza 1 21.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 22.00 ATTUALITÀ Inchiesta 3 (Interni) (REPLICA) 22.30 NOTIZIARIO News lunghe da 24 22.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 23.00 RUBRICA Consumi e consumi 23.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 23.30 RUBRICA Tempi supplementari 23.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 0.00 NOTIZIARIO News lunghe da 24 0.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 11.00 REAL TV Forum 13.00 NOTIZIARIO TG5 - Meteo 5 13.40 SOAP Beautiful 14.10 SOAP OPERA CentoVetrine 14.45 TALK SHOW Uomini e Donne 16.20 ATTUALITÀ Pomeriggio Cinque 18.50 GIOCO Avanti un altro 20.00 NOTIZIARIO TG5 - Meteo 5 20.30 ATTUALITÀ Striscia la notizia - La voce della contingenza 21.10 PRIMA TV MEDIASET FILM Oggi sposi.Con Luca Argentero, Moran Atias. 23.40 FILM Mio fratello è figlio unico. Con Riccardo Scamarcio, Elio Germano. 1.30 NOTIZIARIO TG5 Notte - Meteo 5 Notte 2.00 ATTUALITÀ Striscia la notizia - La voce della contingenza (REPLICA) 11.55 PRIMA TV REAL TV Spose Extralarge 12.25 NOTIZIARIO Studio Aperto - Meteo - Studio Sport 13.40 CARTONI I Simpson 14.35 CARTONI What's my destiny Dragon Ball 15.00 TELEFILM Big Bang Theory 15.35 TELEFILM Chuck 16.30 TELEFILM Glee 17.25 PRIMA TV CARTONI ANIMATI Zig & Sharko 17.30 PRIMA TV CARTONI ANIMATI Mila e Shiro - Il sogno continua 18.30 NOTIZIARIO Studio Aperto - Meteo - Studio Sport 19.25 TELEFILM Dr. House - Medical Division 20.20 TELEFILM C.S.I. 21.10 FILM Transformers 0.00 FILM Underworld: Evolution 2.05 RUBRICA SPORTIVA Poker1mania 13.00 TELEFILM La signora in giallo 13.50 REAL TV Il tribunale di Forum - Anteprima 14.05 REAL TV Sessione pomeridiana: il tribunale di Forum 15.10 TELEFILM Hamburg Distretto 21 16.15 SOAP OPERA Sentieri 16.55 FILM Quel maledetto colpo al “Rio Grande Express” 18.55 NOTIZ. TG4 - Meteo 19.35 SOAP OPERA Tempe- sta d'amore 20.30 TELEFILM Walker Texas Ranger 21.10 Riassunto: The Mentalist 21.15 PRIMA TV TELEFILM The Mentalist 23.05 PRIMA TV MEDIASET TELEFILM Law & Order - Unità Speciale 0.00 Cinema Festival 0.05 PRIMA TV MEDIASET FILM Basta che funzioni 11.05 ATTUALITÀ (ah)iPi- roso 12.00 VARIETÀ G' Day (REPLICA) 12.25 RUBRICA I menù di Benedetta 13.30 NOTIZIARIO TG La7 14.05 FILM Diritto di cronaca. Con Paul Newman, Sally Field. 16.15 DOCUMENTARIO Atlantide - Storie di uomini e di mondi 17.30 TELEFILM L'ispettore Barnaby 19.30 VARIETÀ G' Day 20.00 NOTIZIARIO TG La7 20.30 ATTUALITÀ Otto e mezzo 21.10 REAL TV S.O.S. Tata (REPLICA) 23.00 PRIMA PUNTATA ATTUALITÀ Il mondo che verrà 0.00 NOTIZIARIO TG La7 0.10 TELEFILM Crossing Jordan 1.00 TF NYPD Blue / Oggi sposi Come ci si sposa in Italia ai giorni nostri? Luca Lucini lo racconta attra- verso la storia di quattro coppie.Un poliziotto pugliese convola a nozze con una ragazza indù figlia di un ambascia- tore.Un ricco attempato sposa una ven- titreenne vistosa, in barba all’avversio- ne del figlio.Un cuoco e una cameriera a corto di soldi cercano di imbucarsi a un matrimonio altrui.E, infine, il mana- ger cafone sposa la starlette di turno... Canale 5 21,10 / Mio fratello è figlio unico La storia si svolge tra gli anni‘60 e gli anni‘70, a Latina.Le vite dei fratelli Benassi prendono, fin dalla giovane età, due strade ben diverse.Antonio dopo una breve esperienza in seminario, ritor- na a casa, fa amicizia con un venditore ambulante e muove i primi passi nel Movimento Sociale Italiano.Manrico, da par sua, si trova un lavoro in fabbrica e si dimostra subito molto sensibile alle battaglie per i diritti degli operai... Canale 5 23,40 / Basta che funzioni Il newyorkese BorisYellnikoff, un tempo fisico di fama internazionale, ora reduce da un tentato suicidio e un divorzio, si culla nel proprio nichilismo, cercando di imporre su chiunque gli capiti a tiro le proprie pessimistiche convinzioni riguardo alla religione, alle relazioni interpersonali e alla pochezza della vita. Tutto cambia il giorno in cui l’uomo si imbatte nella giovane Melody, una ragazza di provincia scappata di casa... Rete 4 0,05 Sfide Campioni senza tempo come Gigi Riva rimangono impressi nella mente di tut- ti, perché non sono soltanto abilissimi atleti, sono prima di tutto grandi uomi- ni.La puntata di“Sfide”ripercorre la carriera dell’eroe azzurro che detiene ancora oggi il record di 35 gol segnati con la Nazionale.Dall’infanzia difficile, fino all’arrivo in Sardegna, dove Riva riuscirà nell’impresa storica di portare lo scudetto al Cagliari. Rai 3 23,15 TRAME PROGRAMMI DI OGGI DEI FILM DA NON PERDERE LA TV 11.00 NOTIZIARIO TG1 11.05 ATTUALITÀ Occhio alla spesa 12.00 IN DIRETTA DALLO STUDIO NOMENTANO 3 VARIETÀ La prova del cuoco 13.30 NOTIZIARIO TG1- TG1 Economia - TG1 Focus 14.10 ATTUALITÀ Verdetto Finale 15.15 ATTUALITÀ La vita in diretta NOTIZIARIO TG Parla- mento - TG1 - Che tempo fa (ALL'INTERNO) 18.50 GIOCO L'eredità 20.00 NOTIZIARIO TG1 20.30 EVENTO SPORTIVO Calcio, Qualificazioni Europei 2012 Da Pescara Italia - Irlanda del Nord (DIRETTA) 23.10 ATTUALITÀ Porta a Porta 0.45 NOTIZIARIO TG1 Notte - TG1 Focus 11.00 ATT. I Fatti Vostri 13.00 NOTIZ. TG2 Giorno 13.30 RUBRICA TG2 Costume e Società - Medicina 33 14.00 ATT. Italia sul Due 16.10 TELEFILM Ghost Whisperer 16.50 PRIMA TV TELEFILM Hawaii Five-0 17.45 NOTIZ. TG2 Flash L.I.S. - Meteo 2 - TG Sport 18.15 NOTIZIARIO TG2 18.45 TELEFILM Numb3rs 19.30 TELEFILM Squadra Speciale Cobra 11 20.25 Estrazioni del Lotto 20.30 NOTIZ. TG2 - 20.30 21.05 PRIMA TV RAI TELE- FILM Criminal Minds TERZA STAG., PRIMO EP. TELEFILM Criminal Minds 23.25 NOTIZIARIO TG2 - TG2 Punto di vista 23.40 DOCUMENTI Rai 150 anni Fratelli d'Italia 0.30 PRIMA TV TELEFILM Piloti 12.00 NOTIZIARIO TG3 - Sport Notizie - Meteo 3 12.25 ATT. TG3 Fuori TG 12.45 ATTUALITÀ Le storie 13.10 PRIMA TV TF Julia 14.00 NOTIZ. TG Regione - Meteo - TG3 - Meteo 3 14.50 RUBR. TGR Leonardo 15.00 NOTIZ. TG3 L.I.S. 15.05 RUBRICA FIGU 15.10 TF The Lost World 15.55 DOCUMENTARIO Cose dell'altro Geo 16.45 Meteo 3 16.50 SPORT Calcio, Qualificazioni Europei Under 21 2013 Da Rieti Italia - Turchia (DIRETTA) 19.00 NOTIZIARIO TG3 - TG Regione - Meteo 20.00 VARIETÀ Blob 20.15 TELEFILM Sabrina vita da strega 20.35 SOAP OPERA Un posto al sole 21.05 ATTUALITÀ Ballarò 23.15 DOCUMENTI Sfide 0.00 TG3 Linea notte Il mondo che verrà Primo dei tre appuntamenti in esclusi- va con Romano Prodi.Il Professore torna in cattedra per confrontarsi con una classe di studenti italiani e stranie- ri, sul presente e sul futuro dell’econo- mia mondiale. A fianco di Romano Prodi, la giornalista e conduttrice Natascha Lusenti, che modererà il dibattito.Il primo appuntamento con “Il Mondo Che Verrà”è dedicato alla cosiddetta“Sfida dei continenti”. La 7 23,00 Ballarò Condono, pensioni e tasse locali:mentre la Maggioranza si divide tra riunioni, liti e fronde il Paese aspetta dalla politica le soluzioni che lo aiutino a uscire dalla crisi economica.Se ne discuterà in que- sta puntata di“Ballarò”. Tra gli ospiti di Giovanni Floris ci saranno Rosi Bin- di, Maurizio Lupi, GianniAlemanno, Guglielmo Epifani, Roberto Napoleta- no, Antonio Polito, DarioAntiseri e Nando Pagnoncelli. Rai 3 21,05 TELE+COMANDOTG PAPI Golf tra gli squali di Paolo Ojetti Tg1 Chissà per quale miste- riosa ragione il Tg1 ha scelto di aprire con gli scontri del Cairo dove – ma il numero è incerto – hanno perso la vita una trentina di copti. Con tutto il rispetto, c’erano cose più urgenti, almeno per noi. Tramite Frattini che parla di copti e della Merkel con la stessa serenità, il Tg1 passa alle Borse, alla produzione industriale, con un salto lo- gico spericolato. La pagina politica parte da Veltroni per finire al “dibattito sui ribelli” del Pdl. Dal servizio di Mar- co Frittella emerge all’im- provviso una notizia: il famo- so e miracoloso “decreto svi- luppo” arriverà a fine mese. Doveva essere pronto ieri, poi a metà mese, adesso altro rinvio. Ma esiste questo “de- creto”? Il lunedì sera c’era sempre la tragica cena fra Bossi e Berlusconi. Ieri sera, niente. Era o no una notizia? Magari lo era. E che domani ricomincia la danza tribale at- torno alla legge-bavaglio, era o no una notizia? Magari lo era. Ma, si sa, se c’è una no- tizia, il Tg1 sparisce. Meglio parlare del campo da golf au- straliano con laghetto infe- stato dagli squali. Da leccarsi le pinne. Tg2 È giusto o non è giusto? Ecco la domanda, dopo i ver- tici – decisivi per la “road map” europea – fra Sarkozy e la signora Merkel: è giusto o no che ci tengano fuori dalla porta? La risposta berlusco- niana è arrivata da un irritato Frattini (che parla per conto terzi) sponsorizzato dal Tg2 come dal Tg1 in nome di non si bene quale “sovranità”. La politica è realismo e, realisti- camente, Francia e Germania sono quelli grossi: noi, so- prattutto in questa fase po- litica morente, piccolissimi. E poi, diciamoci quella verità che né il Tg2 né il Tg1 hanno avuto il coraggio di riesuma- re: a vertici di questo livello dovrebbe andare Berlusconi, non Frattini smiling. E ce lo vedete Berlusconi davanti al- la Merkel dopo quei terrifi- canti apprezzamenti sulle ve- nustà della cancelliera, rilan- ciati da tutta la stampa mon- diale? Tg3 A smontare le frattinate ci ha pensato Giuseppina Paterniti che si è chiesta co- me mai – dopo innumerevoli vertici a due fra la Merkel e Sarkozy – solo adesso si sve- glia Frattini. E già, come mai? Il mistero dura poco, lo svela un comunicato ufficioso Ber- lino-Parigi: siamo le econo- mie più grandi, quindi abbia- mo più grandi responsabilità. Passata la vera Europa, le be- ghe di casa nostra sembrano avanzi di magazzino: condo- no o non condono? Berlusco- ni o non Berlusconi? Alfano e Bossi fanno muro, ma La Rus- sa ha qualche timore o no? Veltroni vuole “aprire” ai dis- sidenti del Pdl per un gover- no di tregua senza Berlusco- ni, ma piace a Bersani e ai bersaniani? Sembrano canzo- ni di un organetto sfiatato. Domani si riparla di legge-ba- vaglio e, almeno nelle piazze, la lotta continua. di Fulvio Abbate Bonolis è il male a colori, anzi, in chromakey. L’uomo si staglia sul ridente vuoto torricel- liano che la televisione commerciale impone come proprio codice etico, di più, ricreativo, comedépliantviventediunadomenicadell’in- telligenza. Il dato di fatto che si tratti di un pro- fessionista dal talento innegabile, gagliarda- mente inchiavardato ai propri tempi comici e perfino in possesso di un cinismo antiretorico, bene, tutte queste qualità nel nostro caso ap- paiono come un’aggravante tutt’altro che ge- nerica. Passi insomma per gli Amadeus e per- fino per un doroteo cartonato con voce impo- stata da digei maturo di provincia come Carlo Conti, succedanei sia pure ogm degli ormai fossili da teche Daniele Piombi e Febo Conti, non passi affatto per Bonolis (Banalis secondo la vulgata di Roberto D’ Agostino e del suo Da- gospia) e non tanto perché il Bonolis avrebbe perfino le carte, meglio, i tempi in regola per misurarsi (come già gli scanzonati Walter Chia- ri e Renato Rascel) con “Finale di partita” di Samuel Beckett, semmai perché dopo un po’ che lo osservi al centro della sua opera al nero travestita da sagra tar- do pomeridiana ti vie- ne il dubbio che sia davvero finito il tem- po delle scusanti. Spiegomeglio:prendi il caso del suo ultimo impiego, “Avanti un altro” (su Canale 5, proverbialmente) la cui acme è il momen- to del gioco dei con- trari. Ti spiego come funziona: dico Berlu- sconi, e intanto ti of- fro, metti, come pos- sibili aggettivi da accludere al personaggio “onesto” e “farabutto”, tocca a te a quel punto scegliere la categoria anni luce estranea al no- me enunciato. Voi adesso mi direte che, trat- tandosi del Nano Ghiacciato è d’obbligo pun- taresullaprimaopzione,no?Echebelcaricodi polisemica ambiguità che si porta dietro que- sto nostro giuoco… Ma non divaghiamo, non buttiamola di politica, resta tuttavia da aggiun- gere che il gioco dei contrari è davvero, se solo ci fai caso, un segno di palese parossismo te- levisivo, spettacolare, è appunto il male in chromakey. Anni luce dagli anni in cui, pun- tandoilditoammonitoreversoilmediocrecon orgoglio Mike, si accennava a quanta bestialità vi fosse nel nozionismo delle sue tre buste. Ma stavamo dicendo appunto di Bonolis-Falstaff, accompagnato alla pianola post- Bontempi dal suo non meno onesto Luca Laurenti. Un in- cubo trovarlo lì ed essere costretti a mettersi nei suoi panni, di più, nei panni del suo imma- ginabilmenteinvidiabile740,trovarsiappunto a guardare la realtà con gli occhi del garantito, del vip della televisione, meglio se paraculo e cinicospietatocomel’AlbertoSordidi“Ilgiu- dizio universale”: dai, come puoi immaginare che Bonolis possa tradire il proprio mandato? Quasi che essere il male in chromakey fosse un suo dovere assoluto, in nome della condizione d’appartenere alla casta dei faraoni della tele- visionecommerciale.Innomedellarealpolitik culturale cui ci ha abituati l’estetica del Nano Ghiacciato è finita ormai che le uniche aggra- vanti di buon gusto riguardano i poveri, i non garantiti, i precari, i paria, coloro che sono co- stretti in attesa del telegiornale (o magari di un altro orizzonte dell’intrattenimento mediati- co) a sorbirsi l’ipnosi sinistra di “Avanti un al- tro”, alla fine, osservando Bonolis, verrebbe quasi voglia di dirgli: ma restartene a casa, no? IL PEGGIO DELLA DIRETTA La “bonolità” del male Paolo Bonolis conduce “Avanti un altro” su Canale5 (FOTO LAPRESSE) SECONDO TEMPO
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    Martedì 11 ottobre2011 pagina 17 RADIO I FILM LO SPORT SC1= Cinema 1 SCH=Cinema Hits SCP=Cinema Passion SCF=Cinema Family SCC=Cinema Comedy SCM=Cinema Max SP1=Sport 1 SP2=Sport 2 SP3=Sport 3 A “Radio3 Mondo” la storica vittoria di Donald Tusk La Polonia è il volto della nuova Europa e lui è il volto della nuova Polonia: Donald Tusk, cinquantaquattro anni, con il suo partito ha raccolto il 39,6% dei consen- si, battendo i Conservatori di Jaroslaw Kaczynski, che con il partito Diritto e Giustizia (PiS) hanno ottenuto il 30% dei voti. E così per la prima volta, dalla caduta del comunismo nel 1989, in Polonia un primo ministro rice- ve un secondo mandato consecutivo. Del resto perchè cambiare governo se grazie alle politiche economiche del leader progressista la Polonia è l’unico Stato mem- bro dell’Unione Europea che non ha accusato i colpi della recessione e dove, addirittura, la previsione di cre- scita per quest’anno è di circa il 4%? Questa mattina nella puntata di“Radio3 Mondo”, in onda dalle 11,30 alle 12,00,Anna Maria Giordano ne parlerà con Woj- ciech Ponikiewski, Ambasciatore della Repubblica di Polonia in Italia. Radiotre 11,30 19.05 Pandorum - L'universo parallelo SCM 19.20 Mr. Deeds SCC 19.20 Dragon Trainer SCF 19.20 A Natale mi sposo SC1 19.25 Ladykillers SCH 21.00 Amore a prima vista SCC 21.00 Principe azzurro cercasi SCF 21.00 Visioni dal futuro SCM 21.00 Beloved SCP 21.10 Planet 51 SCH 21.10 Sharm El Sheikh - Un'estate indimenticabile SC1 22.35 La strategia di Adam SCC 22.35 Blindato SCM 22.50 Il mio amico Einstein SCH 22.50 Avatar SC1 23.00 La banda dei coccodrilli SCF 23.55 Insieme per caso SCP 0.10 Wrong Turn 3 SCM 0.30 Il Messaggero SCH 0.35 La patata bollente SCC 0.40 Uno strano scherzo del destino SCF 17.30 Automobilismo, Ferrari Challenge 2011 Vallelunga: Gara 2 (Replica) SP2 19.00 Wrestling WWE Experience Episodio 15 SP2 19.00 Calcio, Qualificazioni Europei 2012 Germania - Belgio (Diretta) SP1 20.00 Wrestling WWE Domestic Raw Episodio 16 SP2 21.00 Calcio, Serie A 2010/2011 10a giornata ritorno Roma - Lazio (Replica) SP1 21.45 Vela,Volvo Ocean Race 2011 Episodio 5 SP2 23.00 Calcio, Qualificazioni Europei 2012 Germania - Belgio (Replica) SP1 0.15 PartyPoker.net European Open. Episodio 2 SP2 0.45 Calcio, Serie A 2011/2012 Posticipo 6a giornata Juventus - Milan (Replica) SP3 1.00 Wrestling WWE NXT Episodio 15 SP2 1.00 Calcio, Serie A 2010/2011 Roma - Lazio (Replica) SP1 ter”. I vigili sono stati chiamati da unnegoziochesta di fronte. I ragazzi non hanno docu- menti, il garage non è a norma. Il verbale è salato. Ma se tirano fuori qualche soldo di mazzetta, siapparatutto.Glidannoilprimo guadagno e apparano. Ma il gior- no dopo arriva la Finanza. Devo- no apparare pure la Finanza. E poi l’ispettorato del Lavoro. E l’ufficio Igiene. Il gruzzolo inizia- le è volato via. Se ne sono andati i primiguadagni.Intantol’ideasta lì. I primi acquirenti chiamano entusiasti, il computer va alla grande.Bisognafarnealtri,aqua- lunquecosto.Madoveprenderei soldi? [...] I due ragazzi decidono di chiedere aiuto ai genitori. Ven- dono l’altro motorino, una colle- zionedifumetti.Met- tono insieme qual- cosa. Fanno i docu- menti, hanno parti- taIva,posizioneIn- ps, libri contabili, conto corrente bancario. Sonounasocietà.Hannocostifis- si.Ilcommercialistadapagare.La sede sociale è nel garage, non è a norma [...]. Fanno dieci compu- ter nuovi, riescono a venderli. La cosa sembra poter andare. Ma un giorno bussano al garage. È la ca- morra. Sappiamo che state gua- dagnando, dovete fare un regalo ai ragazzi che stanno in galera. “Come sarebbe?”. “Pagate, è me- glio per voi”. Se pagano, finisco- no i soldi e chiudono. Se non pa- gano,glifannosaltareinariailga- rage. Se vanno alla polizia e li de- nunciano, se ne devono solo an- dare perché hanno finito di cam- è “IL GOVERNO CI SPIA” DENUNCIA HACKER TEDESCHI Gli storici hacker tedeschi del “Caos computer club”, hanno accusato il governo di spiare i suoi cittadini, attraverso un software ribattezzato “Bundestrojaner”, cavallo di Troia del bund federale. La denuncia sta mettendo in difficoltà il governo, che ha annunciato un’inchiesta interna sul caso. Il leader del partito dei Pirati Nerz, trionfatore delle ultime elezioni a Berlino, chiede le dimissioni immediate del ministro dell’Interno. feedback$ Commenti al post su ilFattoQuotidiano.it “Carcere di Bologna, circolare choc del Dap ‘Finiti i soldi per i pasti dei detenuti’ ” di David Marceddu è MANDIAMOLI a mangiare a Montecitori, dove i pasti costano pochissimo e si mangia divinamente! cetta504 è SAREBBE interessante capire per quale tipo di sostanza i tossicodipendenti di cui si parla nell’articolo sono in carcere. Mettere in galera qualcuno solo per un po’ di erba non credo sia molto sensato. Ashoka il Grande è IL PROBLEMA alle soglie del 2012 è lo stesso del 2007: il sovraffollamento enorme e ormai cronico. hide è FORSE sarebbe il caso di cominciare a fare lavorare i detenuti, magari producendo qualcosa da commercializzare o qualche servizio/prestazione da proporre. Solo così si potrebbe risolvere il problema del mantenimento e non solo; sempre che, essendo in Italia, qualcuno non troverebbe poi il sistema di sfruttare anche questo a proprio vantaggio. Cleonte è PUR essendo fondamentalmente di “destra”(non quella di Silvio Berlusconi) dal punto di vista carcere/detenuti, questa situazione non può non farmi pensare al fatto che il problema non sono di certo i detenuti in sè, ma l’enorme spreco di soldi che deve necessariamente smettere. The Bonf è A PARTE il problema del personale, per quanto riguarda nuove carceri si potrebbero usare le caserme disabitate, che potrebbero essere idoneee ai detenuti con pochi anni di detenzione e che risultino più tranquilli. Tex è MI CHIEDO chi mangi tutti questi soldi che spariscono e dove sia il miracolo italiano promesso dal signor Berlusconi. una lettrice è ADESSO sono le carceri, poi saranno le scuole e gli ospedali a non avere piu soldi neppure per il cibo; la Polizia già non ha piu soldi per la benzina. Maurizio Mori è SONO stato detenuto per due anni a Napoli e Latina. Se i detenuti dovessero mangiare con quello che passa l’amministrazione penitenziaria, penso che non si sopravviverebbe nemmeno due mesi in carcere. cicciosalsiccio è IN ITALIA i detenuti vengono tenuti a poltrire in cella per 20 ore al giorno, invece che farli lavorare, come negli USA, dove fanno la manutenzione agli alvei dei fiumi, coltivano la terra. Impiegandoli in attività del genere, oltre ad essere occupati fisicamente, assolverebbero anche ad un servizio sociale . stefanofive MONDO WEBIL POST PIÙ LETTO DEL MOMENTO SeJobsfosse natoaNapoli... Il blogger Antonio Menna ha scritto per il suo blog antoniomenna.wordpress.com un post che ha fatto il giro della Rete. Lo pubblichiamo in gran parte di seguito. di Antonio Menna MettiamocheSteveJobssiana- to in provincia di Napoli. Si chiama Stefano Lavori. Non va al- l’università, è uno smanettone. Ha un amico che si chiama Ste- fano Vozzini (il co-fondatore di Apple è Steve Wozniack, ndr). So- no due appassionati di tecnolo- gia, qualcuno li chiama ricchioni perché stanno sempre insieme. I due hanno una idea. Un compu- ter innovativo. Ma non hanno i soldi per comprare i pezzi e as- semblarlo. Si mettono nel garage e pensano a come fare. Stefano Lavori dice: proviamo a venderli senzaaverliancoraprodotti.Con quegli ordini compriamo i pezzi. Mettono un annuncio, attaccano i volantini, cercano acquirenti. Nessuno si fa vivo. Bussano alle imprese: “Volete sperimentare SECONDO TEMPO unnuovocomputer?”.Qualcuno èinteressato:“Portamelo,tipago a novanta giorni”. “Veramente non ce l’abbiamo ancora, avrem- mo bisogno di un vostro ordine scritto”. Gli fanno un ordine su carta non intestata. Non si può mai sapere. Con quell’ordine, i due vanno a comprare i pezzi. I negozianti li buttano fuori. Che fare? Vendiamoci il motorino. Con quei soldi riescono ad as- semblare il primo computer, fan- no una sola consegna, guadagna- no qualcosa. Ne fanno un altro. La cosa sembra andare. Ma per decollare ci vuole un ca- pitale maggiore. “Chiediamo un prestito”. Vanno in banca. “Man- datemi i vostri genitori, non fac- ciamo credito a chi non ha nien- te”, gli dice il direttore della filia- le. I due tornano nel garage. Co- me fare? Mentre ci pensano bus- sano alla porta. Sono i vigili urba- ni. “Ci hanno detto che qui state facendo un’attività commercia- le. Possiamo vedere i documen- ti?”. “Che documenti? Stiamo so- lo sperimentando”. “Ci risulta che avete venduto dei compu- MINISTRO INGLESE a rischio per lo scoop del blogger italiano èBLACKBERRYINPANNE IMPOSSIBILE GESTIRE MAIL Ancora ieri sera non erano risolti i problemi che hanno riguardato milioni di possessori di telefoni Blackberry in tutto il mondo. Il blackout del servizio mail dello smart-phone ha toccato l’Europa e si è esteso al Medio Oriente, all’Africa e all’India. La conferma del disservizio, che dalle ore 11 ha reso impossibile inviare e ricevere posta elettronica, è arrivata alle 16 sul canale ufficiale di Tim su Twitter. Il black-out potrebbe essere dovuto a un aggiornamento dei server. è UN MILIONE DI IPHONE4 RECORD DI PRE-ORDINI Mentre Sony ha annunciato che la vita di Steve Jobs potrebbe diventare un film, è boom di preordini il nuovo iPhone4S: hanno raggiunto quota un milione in un solo giorno, superando il record giornaliero di 600.000, del modello precedente. Se lo smartphone arriverà in Italia a fine ottobre, intanto Samsung, storica rivale di Cupertino, ha rimandato il lancio del suo “Nexus Prime” “in segno di rispetto per la scomparsa di Steve Jobs”. pare. Se non li denunciano e sco- pronolacosa,vannoingalerapu- re loro. Pagano. Ma non hanno più i soldi per continuare le atti- vità.IlfinanziamentodallaRegio- ne non arriva, i libri contabili co- stano,bisognaversarel’Iva,paga- re le tasse su quello che hanno venduto, il commercialista pre- me,ipezzisonofiniti,assemblare computer in questo modo diven- taimpossibile,ilpadrediStefano Lavori lo prende da parte e gli di- ce“guagliò,liberaquestogarage, ci fittiamo i posti auto, che è me- glio”. I due ragazzi si guardano e decidono di chiudere il loro so- gnonelcassetto.Diventanogara- gisti. La Apple in provincia di Na- poli non sarebbe nata, perché sa- remo pure affamati e folli, ma se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più. Avolte anche un blogger (italiano) può aiutare la politica (inglese) a fare chia- rezza. Così Filippo Sensi, romano, già molto noto in Rete (e di lavoro, addetto stampa di Rutelli) è finito sulla prima pagina del britannico Observer domenica scorsa. Con il video da lui scovato è riu- scito a inguaiare definitivamente Liam Fox, ministro della Difesa del governo Cameron. Il conservatore Fox è sotto i riflettori per i rapporti poco chiari con il suo “miglior amico” Adam Werretty, spacciatosi a lungo per suo consulente. Spiega Sensi al telefono: “Ho usato solo un po’ di intuito. Sono partito dalla foto del ministro sul sito ufficiale dell'amba- sciata britannica in Sri Lanka, sono ri- salito al sito web di uno srilankese che vive in Gran Bretagna. E così ho trovato il video con Fox accompagnato da Wer- retty. Poi è stato l’Observer a contattar- mi”. Il blog di Sensi, occupandosi di co- municazione politica, non è nuovo agli scoop. “Qualche mese fa trovammo un messaggio subliminale contro Obama nel video del gruppo repubblicano che fa capo a Carl Rowe, consigliere di Bush jr. Un fotogramma recava la scritta “tax”, tasse. La scoperta interessò un analista politico come Ben Smith, e finimmo sul sito americano Politico.com”. Non per nulla il sito del blogger romano risponde al nome irriverente di Nomfup, not my f**ing problem, ovvero: “Non è un mio fottuto problema”. Ieri intanto per il ministro Fox, è stato un giorno sull'orlo delle dimissioni. Duran- te il dibattito alla Camera dei Comuni ha tenuto un basso profilo, dopo aver fatto marcia indietro sui propri errori, con- testualmente ottenendo la fiducia di Ca- meron. Buon segno, certo, ma il peggio non è ancora passato. In uno scandalo del giugno 2010, il lib-dem David Laws fu costretto alle dimissioni per non aver in- cassato rimborsi parlamentari, pur vi- vendo con colui che si sarebbe scoperto essere il suo compagno. Siamo in Gran Bretagna, eppure i casi Milanese, da un lato, e Lavitola dall’altro, non sembrano troppo lontani. (Andrea Valdambrini) Lo scoop di Filippo Sensi Antonio Menna e il suo blog a cura di Federico Mello
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    pagina 18 Martedì11 ottobre 2011 riere, di quello inglese e francese. Il che è tut- to dire. Se avevo dei dubbi su questi rivoltosi libici adesso non li ho più. Sono, oltre che, perlo- meno nelle alte sfere, degli ex gheddafiani che hanno cambiato sponda al momento opportuno,acominciaredaJalilchesot- to Gheddafi era ministro della Giustizia, proprio il posto peggiore, degli imbelli, dei servi antropologici che senza il pe- santissimo apporto dell'aviazione Nato non sarebbero andati da nessuna parte. Non sono stati loro a rivendicarsi in li- bertà. La guerra l'ha vinta la Nato. E quando non ci si rivendica da sé in libertà, ma si ricorre all'aiuto determi- nante dello straniero, poi si pagano pe- daggi pesantissimi. Fatte tutte le debite proporzioni, è quanto è avvenuto all'I- talia nel periodo 1943-45. Non siamo stati noi a liberarci dal fascismo, ma le truppe americane, inglesi, neozelande- si, australiane, marocchine e dei razzisti sudafricani. La Resistenza è stata il ri- scatto morale di poche decine di mi- noi e loro Édi Maurizio Chiericii DOVE VOLANO I VERI VAMPIRI Ivampiri attraversano i secoli nelle superstizioni di ogni popolo fino a quando Bram Stoner li battezza Dracula. Nei ricordi dell’adolescenza si nutrono del sangue di chi si abbandona nel gioco delle paure virtuali. Naturalmente non esistono e il razionalismo li considera metafora degli speculatori di una umanità senza difese mentre i romanzi e il cinema horror “smuovono milioni di dollari per ingrassare l’industria dell’intrattenimento”. Non sappiamo tante cose del condominio pianeta e quasi nessuno si accorge che un secolo fa, Carlos Chagas, medico brasiliano, scopre che i vampiri volano davvero e attorno alle Ande: grandi insetti che uccidono 14 mila persone l’anno. Bambini e donne, soprattutto. Si gonfiano del loro sangue. Invadono i loro corpi con parassiti che li sfiniscono fino alla morte. Lo racconta Eliane Brum in un libro scritto dai nove testimoni di un mondo dimenticato: “Dignità” sta per uscire da Feltrinelli promosso da Medecins san Frontières. Per raccontare una tragedia ripiegata nell’indifferenza, Eliane va ad abitare in un villaggio boliviano minacciato dagli assassini della notte appesi ai tetti di paglia o nascosti fra vecchie travi di legno. Il sibilo di quanto si avventano sveglia le vittime, ma è tardi per difendersi. E l’incubo della malattia invisibile li accompagna per ciò che resta della vita. “Ti prego, non voglio morire, portami via con te”: una bambina quechua si aggrappa ad Eliane che sta per tornare in Brasile. Quanti dollari servono per trasformare la vita di popoli rimasti invisibili nel medioevo che resiste a due passi dalle città 2000? Cinquanta, cento milioni per risanare una regione che scavalca le frontiere del Perù e del Paraguay: 13 milioni di persone in pericolo. La dimensione di quanto può costare l’attenzione sanitaria salva vita, resta incerta: nessuno l’ha mai calcolata. In fondo sono indigeni fino a ieri analfabeti e qualsiasi cifra sembra sproporzionata agli interessi della modernità. Insomma, gli agguati dei vampiri continuano e l’incubo di popolazioni non si scioglierà proprio come negli anni della conquista spagnola, lì per scavare e portar via i tesori d’argento. Bisogna dire che sono giorni complicati anche per le nostre soffici abitudini messe a dura prova dai giochi banche-politica contro le quali marciano gli indignati di Wall Street. Soldi svaniti in chissà quali casse segrete. E i colletti bianchi restano a tasche vuote. Sfoglio le bozze del libro dopo aver letto il rapporto Nato su quanto hanno speso fino al 31 agosto i paesi interessati alla difesa dei diritti umani, guerra per salvare 6 milioni di libici dalla violenza di Gheddafi. Ecco il conto cassa. LItalia ha speso 58 milioni, 135 milioni Londra, 160 milioni la Francia e 1 miliardo 200 milioni dollari gli Stati Uniti. Sono passati due mesi e i costi si moltiplicano senza contare che Roma sta pagando le rate dei 27 miliardi di dollari per spesucce militari firmate un anno fa. Bombardieri con testate culturali. Quale morale raccoglie enormi capitali nelle mani dei ministri della guerra e quale disinteresse nega gli spiccioli agli incubi dei bambini del mondo latino e a pensionati dalle tavole vuote, ad ammalati costretti all’insopportabile ticket, e alle scuole pubbliche abbandonate? L’argento è finito, il petrolio no. E i vampiri continuano a volare dagli Appennini alle Ande. mchierici2@libero.it PIAZZA GRANDE IlPdtravescovieparrocchie di Marco Politi S arà una balena tricolore. Lo vogliono Casini e il Va- ticano. Dunque, non una formazione bianca, di- chiaratamente confessionale, bensì un partito nazional-po- polare fortemente legato ai valori indicati dalla Chiesa. Il ping-pong di interventi, ve- rificatosi domenica scorsa tra Benedetto XVI, il leader del- l’Udc Pier Ferdinando Casini e il presidente della Cei Ba- gnasco ha mostrato un timing troppo perfetto per essere ca- suale. Apre piuttosto una nuova stagione all’insegna di un’accelerata manovra di in- canalamento dell’associazio- nismo cattolico verso un’area moderata di centrodestra de- purata da Berlusconi. Si realizzi o no, il disegno è questo e il conclave di Todi – che vedrà riunito il 17 ottobre il mondo dei movimenti cat- tolici ad ascoltare una relazio- ne di Bagnasco – a questo de- ve servire. Domenica, nel suo breve pel- legrinaggio in Calabria, Bene- detto XVI ha auspicato “viva- mente” che dal confronto con il Vangelo e la dottrina so- ciale della Chiesa “scaturisca una nuova generazione di uo- mini e donne capaci di pro- muovere non tanto interessi di parte, ma il bene comune”. È da tre anni, dal suo viaggio a Cagliari, che il Papa pungola i fedeli cattolici all’impegno politico. Ma il suo appello, pronunciato a Lamezia Terme durante la messa, ha un senso d’urgenza impossibile da non cogliere. E infatti Pier Ferdinando Ca- sini ha risposto immediata- mente sul suo blog con uno squillante “eccomi”. Visto che Benedetto XVI “ha riba- dito la necessità di un impe- gno dei cattolici per salvare l’Italia”, Casini ha indicato l’o- biettivo, agganciandolo espli- citamente al messaggio papa- le: “Nessuno può o vuole ri- fare la Dc o ricostruire stec- cati fra credenti e non”. In- vece, ha spiegato, stante il fal- limento di questa stagione “tutti, nel Pd come nel Pdl, sentono che c’è bisogno di qualcosa di nuovo che recu- peri forti valori e ricette per la crescita, a partire dalle poli- tiche per la famiglia”. È una grande occasione, ha sottoli- neato Casini “con orgoglio”. IL SEGNALE è evidente. In questa visione Pdl e Pd ven- gono posti sullo stesso piano come formazioni in cui non ha senso militare, mentre è bene che i cattolici per affermare i propri valori trovino la loro ca- sa (assieme a laici di buona vo- lontà) in “qualcosa di nuo- vo”. Il discorso è fatto per piacere alla gerarchia ecclesiastica, al cui interno un 30 per cento si sente vicino al Pdl, un 40 al- l’Udc, un altro 30 al centrosi- nistra. Insomma due terzi del- l’episcopato sono in partenza ben disposti verso una forma- zione moderata di centrode- stra, anche se priva di contras- segni confessionali, a metà strada tra Sarkozy e la Merkel. Con tempismo notevole nella stessa giornata il cardinale Ba- gnasco ha rimarcato che “non esiste nessun partito di Bagna- sco, sarebbe assurdo”. A completare il quadro è in- tervenuto a stretto giro anche il presidente dell’Udc, Rocco Buttiglione, da sempre ben in- trodotto nelle stanze vaticane. È l’ora – ha dichiarato – di “ma- turare un cambio di strategia da parte dei cattolici impegna- ti in politica: non è più suffi- ciente la difesa dei valori non negoziabili, occorre invece partecipare attivamente alla ri- costruzione del bene comu- ne”. Un altro larvato invito alla raccolta dei cattolici in una formazione unitaria. COSÌ, NELL’ARCO di un weekend, vengono archiviate definitivamente sia la strategia di Ruini (che ha tenuto banco nel ventennio berlusconiano, propugnando la difesa trasver- sale dei “valori non negozia- bili” da parte dei cattolici col- locati nei differenti blocchi) sia la tentazione del cardinale Bertone di premere per la fon- dazione di un nuovo partito cattolico. Nell’area ecclesiastica ha vin- to alla fine la strategia tenace- mente portata avanti da Casini da due anni: nessuna alleanza con Berlusconi, rimozione del premier e poi creazione di un partito moderato non confes- sionale. Il problema si pone ora al Pd. È evidente, come ha rivelato an- che l’ultima indagine di Ro- berto Cartocci, pubblicata dal Mulino, che il nucleo dei cat- tolici attivi nelle parrocchie e nei movimenti è rimasto pro- babilmente l’unica minoranza attiva nel Paese “capace di co- niugare insieme solidi riferi- menti ideali, dedizione e ca- pacità di organizzarsi in auto- nomia”. È un mondo indispen- sabile per ricostruire l’Italia, come hanno dimostrato i re- ferendum sull’acqua e il legit- timo impedimento e l’elezio- ne di Pisapia a Milano, ma an- che di Vendola a governatore della Puglia. La questione è come rappor- tarsi a questa realtà. C’è chi nel Pd vorrebbe dimostrare alla Chiesa di essere altrettanto “affidabile” dei cattolici del centrodestra. È una gara persa La Libia ha solo cambiato padrone SECONDO TEMPO Sesivuolecostruire davvero“qualcosa dinuovoperi credenti”,i democratici possonotrovare nellabasecattolica unaminoranza attivacapace diconiugareideali eorganizzazione di Massimo Fini I l presidente del Consiglio nazionale transito- rio (Cnt), Mustafa Abdel Jalil, si è genuflesso davanti al nostro ministro della Difesa, l'ex fascista Ignazio La Russa, giustificando il co- lonialismo italiano, fascista, degli anni Trenta in Libia:"Ilcolonialismoitaliano,nonostantetuttigli sbagli, non potrà mai essere paragonato a Ghed- dafi. Gheddafi è stato assai peggio. Il colonialismo italiano portò strade e pa- lazzi ancora oggi bellissi- mi a Tripoli, Derna, Ben- gasi. Portò sviluppo agri- colo,leggigiusteeproces- si giusti. Gheddafi invece è stato l'esatto opposto". Intorno a Jalil ragazzini li- bici sventolavano bandie- re tricolori, le nostre, gri- dando "Viva l'Italia!". Il mi- nistro La Russa, preso da entusiasmo, ha risposto al grido di "Allah Akbar!" (Al- lah è grande!). E lo credo bene. Il colonialismo ita- liano, in Libia e altrove, è stato peggiore, come scri- ve Sergio Romano sul Cor- gliaiadiuominiedidonnecoraggiosi,madalpun- todivistamilitare,adontadituttalaretoricadicui l'ammantiamo da sessant'anni, non ha avuto nes- suna influenza sull'esito del conflitto. E le con- seguenze si sono viste. Nonostante noi ci si sia autoconvinti di aver vinto una guerra che invece avevamo perso, e nel peggiore dei modi, siamo diventati dei sudditi, militarmente, politicamen- te, economicamente e, alla fine, anche cultural- mente degli americani. Non solo e non tanto per- ché gli Stati Uniti mantengono sul nostro terri- torio un'infinità di basi i cui militari godono di extraterritorialità per cui possono compiere im- punemente stragi (Cermis) o stuprare le ragazze napoletane (sì loro, i vessilliferi della dignità e dei diritti delle donne), ma ci costringono a seguirli nel loro avventurismo imperiale: aggressione alla Serbia nel 1999 (governo D'Alema), occupazione dell'Afghanistan da dieci anni, uno scandalo si- lenziato che grida vendetta al cielo, e la stessa aggressioneallaLibia.AcuiBerlusconinonavreb- bevolutopartecipareperchéètutto,eilpeggiodi tutto, ma non è un guerrafondaio. Ha altri inte- ressi, i suoi. Adesso la Libia diventerà un protettorato occi- dentale che, come tutti i protettorati, sfrutterà le sue risorse tenendosi per sé il grosso e lasciando agli indigeni le briciole. I libici non si sono liberati. Hanno solo cambiato padrone. in partenza. Se il metro è ac- cettare i paletti del Vaticano, Pier Ferdinando Casini sarà sempre più vicino alla gerar- chia ecclesiastica così come Carlo Casini (leader del Movi- mento per la vita) sarà sempre più inflessibile nella difesa dei “principi non negoziabili” del suo omonimo postdemocri- stiano. Il centrosinistra ha un solo mo- do di approcciarsi alla questio- ne cattolica in maniera vincen- te. Quello che ha portato alla vittoria di Pisapia a Milano. E cioè di coinvolgere diretta- mente le forze cattoliche, con- frontandosi realmente con i loro valori nell’obiettivo di una rinascita civile. Mantenen- do chiarezza sui diritti (coppie di fatto o testamento biologi- co) su cui oltre due terzi degli italiani sono d’accordo. Perché nell’urna conta in ul- tima analisi unicamente il con- senso degli italiani, credenti e diversamente credenti, su un preciso programma. Proporsi di inseguire su ogni progetto di legge l’imprimatur della ge- rarchia è un gioco a perdere. I rivoltosi pervenuti al potere si stanno rivelando opportunisti della peggior specie; sono arrivati perfino a rivalutare il colonialismo italiano inginocchiandosi davanti a La Russa La presa di Sirte da parte dei ribelli libici. Sotto, Mustafa Abdel Jalil (FOTO ANSA)
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    Martedì 11 ottobre2011 pagina 19 Furio Colombo A DOMANDA RISPONDO7 MAIL BOXLa vergogna delle morti sul lavoro Il Presidente della Repubblica GiorgioNapolitano,inoccasione della giornata per le vittime degli incidenti sul lavoro, ha detto che che “gli infortuni e le morti sul la- voro costituiscono un fenomeno sempre inaccettabile e che non puòabbassarsilaguardiariducen- do gli investimenti nel campo del- la prevenzione e della sicurezza sul lavoro”. Prontamente il Mini- stro del Lavoro Sacconi ha rispo- sto che “la guardia resta alta, fos- se anche uno solo non saremmo soddisfatti”.MacomefaSacconia direciò,quandoilgovernoeilsuo ministero hanno stravolto il Te- sto unico la sicurezza sul lavoro volutodalGovernoProdi,dimez- zando le sanzioni ai datori di la- voro, dirigenti preposti; postici- pando l’applicazione della legisla- zione in materia di protezione della salute e sicurezza sul luogo di lavoro per le persone apparte- nenti alle cooperative sociali e al- le organizzazioni di volontariato della protezione civile. Senza di- menticare la deresponsabilizza- zione dei datori di lavoro in caso di delega e sub delega (salva-ma- nager): tutto mentre nulla viene fatto per aumentare i controlli ispettivi delle Asl in materia di si- curezza sul lavoro. Bene ha fatto Napolitano a richiamare tutti alla proprieresponsabilità:latragedia di Barletta ha riacceso i riflettori suldrammadellemortisullavoro, troppo spesso dimenticate e troppo spesso sottostimate nei dati Inail, perché non tengono conto dei lavoratori che non so- no assicurati, cioè quelli in nero e i pensionati. In un paese civile la sicurezza sul lavoro verrebbe in- segnata nelle scuole, gli impren- ditori responsabili pagherebbero conilcarcereenonpeneirrisorie o con la prescrizione, i controlli sarebbero efficienti e la Confin- dustria non griderebbe alla re- pressioneperilloroaumento.Ma soprattutto, le morti sul lavoro verrebbero chiamate omicidi e non “morti bianche” o tragiche fatalità. Marco Bazzoni I fischi a Bossi a Varese Dopo aver sostenuto insieme ad Alfano che “Berlusconi non si tocca”,BossisièpresentatoaVa- rese al congresso per eleggere il segretario provinciale della Lega, nel luogo dove la stessa è nata. Erano presenti 300 delegati e il nuovo segretario provinciale lo nominava Bossi. Una volta il re nominava i suoi cortigiani, ma an- chenellaLegasembranocambiati i tempi ed evidentemente adesso un mediocre non sta più bene neancheaileghisti.Proteste,urla, tentativi di rissa e soprattutto fi- schi all’indirizzo di Bossi che, per una volta senza alzare il dito me- dio, se ne andato in una saletta prospicente appoggiandosi al Trota. A Varese non si aspettava contestazioni: evidentemente il popolo leghista è stufo di Bossi e del suo cerchietto magico, anche perché loro stanno bene a Roma dove, alla faccia del popolo che dovrebberorappresentare,sigo- dono la vita. Le promesse fatte al pendi, il cittadino non fa molta strada. Qualche tempo fa si par- lava del problema della terza set- timana, poi si parlava di seconda settimana: infine in televisione ho sentito parlare dei primi dieci giorni del mese. Ergo, le retribu- zioni devono essere più alte, per garantireunavitadignitosa,come prevede la Costituzione all’arti- colo 36. Il governo deve attivarsi per evitare danni ai cittadini, spe- cie i meno abbienti, se non vuole ritrovarsi con il popolo in piazza, forcone alla mano. Il governo si dimetta e lasci spazio ad altre for- zeequestelavorinosolosupochi punti,perriequilibrareeconomia e socialità. Paride Antoniazzi I mali dell’agricoltura A “Presa Diretta” a Raitre una trasmissione d’inchiesta sulla vergogna della distruzione siste- matica della agricoltura siciliana. Colpevoli? I politici che ci ammi- nistrano. Hanno intervistato tan- ti grandi proprietari di frumento, di frutteti e di vigneti. Tutti che hanno abbandonato le terre, per prodotti che devono vendere a prezziirrisori.Pernonparlaredei prodotti cinesi e dell’Ucraina mi- scelati con quelli italiani e che escono con il marchio made in Italy. Vedi il latte e il concentrato dipomodoro.Nonhannoparlato dell’olio, ma vi sarà un’altra tra- smissione. Finalmente un’analisi concreta sul marcio che sta die- tro la crisi mortale dell’agricoltu- ra: una situazione tragica anche a Marsala.Questoèilserviziopub- blicochesivuolefartacere.Cisa- ranno politici che continuearan- no a proporre soluzioni irrisorie per gli agricoltori? Gaspare Barraco Il sistema inefficiente del censimento on line Volevo segnalare come negli ulti- miduegiorniabbiasprecatocirca treorepercercaredicompilareil censimento attraverso l’utilizzo di Internet: peccato che non mi è stato possibile accedere al servi- zio. Da parte mia la volontà di adempiere ai miei doveri c'è, ma sembra proprio che manchi quel- la dello stato (con la s minuscola perché in questo momento il mio paese non merita una S maiusco- la) di farmi adempiere agli stessi. Tenterò ancora alcune volte, ma mi chiedo chi mi restituirà il tem- po perso. Walter Barcella Il sistema sanitario della Regione Lombardia IlGovernatoredellaLombardiasi vanta dell’efficienza del sistema sanitario. Ha ragione se confron- tato con il resto dell’Italia, ma se confrontataallaGermaniameglio lasciar perdere. L’organizzazione delle strutture italiane riesce an- cora a sorprendermi. E parlo di Milano, un’area di eccellenza. Per un sospetto glaucoma a bassa pressione mi sono state prescrit- te dal mio medico della mutua un insiemedianalisi,treesamieduna visita oculistica finale. Tempo per eseguireiltutto:45giorni.Giorni impegnati: cinque. Luoghi di at- tuazione: cinque, Milano Nord, Sud, Est, Ovest, Centro. Milano è un centro di eccellenza. Il meglio chesipossatrovareinItalia.Sono tra i fortunati pensionati, quindi non mi pesano i cinque giorni da dedicare a questi accertamenti. Questi tempi e modalità di attua- zionerendonopocoproduttivoil nostro sistema. Mi è capitato a Monaco di Baviera, dove vive mia figlia,diandareinospedaleperac- certamenti a seguito di una cadu- ta. In tre ore e quindici minuti: vi- sita medica, radiografia, ecogra- fia, visita medica finale, conte- stuale consegna di medicinali. Una differenza evidente. Benedetto Altieri Legalità e maggiore equità per uscire dalla crisi I cittadini non ne possono più di tutti gli espedienti che il governo continua a trovare per racimola- re qualche soldo, facendo pagare sempre gli stessi. Eppure baste- rebbero poche misure: una patri- moniale, l’eliminazione di tutte le facilitazioni per evasione ed elu- sione fiscale (senza dimenticare i doppi e tripli incarichi milionari), il blocco della corsa verso i para- disifiscali,l’obbligodeipagamenti elettronici. Che sarà mai una pa- trimoniale? Perchè la stessa per- sona può spendere 2 mila euro perunlusso,manonpuòdarliallo Stato per evitare il baratro? Che senso ha: se la gente non ha soldi, non consuma, allora l’economia si ferma per tutti e alla fine nem- menoloropotrannopiùcompra- re i loro lussi. Perché l’opposizio- ne appare così tiepida? Perchè nessuno si accorge che il Paese è fermento? Il popolo non ne può più di pagare per le resposanbilità altrui. Rita Trigilio Caro Colombo, perché nei cosiddetti programmi di approfondimento o talk-show ci sono sempre le stesse persone, con un scambio fra un programma e l’altro sempre delle stesse facce? Per esempio mi intriga il mistero Formigoni. Elio COMINCIO dal mistero Formigoni che intriga anche me. Interpreto così la frase del lettore: Formigoni è presidente di una regione, ma ce ne sono tanti altri dotati di parola. Che cosa fa di Formigoni un unicum che bisogna avere ogni due o tre volte (certo nel programma Ballarò)? Conosciamo tutti le risposte: Formigoni, con le sue truppe di Cl, rappresenta un serio rivale per la guida della destra dopo Berlusconi. Formigoni presiede la Lombardia, dunque conta. Formigoni è un cattolico potente in un mondo di Chiesa potente. Tutto vero ma non basta. Per esempio, perché Formigoni è esente da domande che tormenterebbero De Magistris o Errani se uno di loro avesse a carico la storia delle firme false per la sua elezione che hanno sollevato i Radicali e che è tuttora in piedi? Qui devo dire che si associano il mistero del conduttore e quello dei fieri partecipanti. A Formigoni, beato lui (che appartiene al mondo in cui si proclamano i beati) viene usato il trattamento della personalità storica. Neanche la Bindi ci è arrivata. Quanto al fatto che sono sempre gli stessi, come se fossero estratti da un mazzo di strane carte da gioco, in ogni rete e in ogni programma, temo che la risposta si ispiri più alla scuola di Bruno Vespa che alla famosa deontologia professionale. Per quanto ne sappiamo avviene così: il giornalista conduttore chiede alle parti. Le parti decidono in modo vincolante chi indicare, scegliendo sempre nel ristretto gruppo dei leader che si sostengono a vicenda anche quando si combattono. Il risultato è che un giorno la faccia nota e uguale è qui, il giorno dopo è là. E se tieni un piccolo conto ti accorgi che il sistema non sgarra mai. Avete mai incontrato in televisione il giovane deputato ignoto, però dotato di giudizio e di idee, la ragazza non di scuderia, l’organizzatore sociale che non sia sindacato o Chiesa? Non lo incontrerete. Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano 00193 Roma, via Valadier n. 42 lettere@ilfattoquotidiano.it LE TESTE PARLANTI IL FATTO QUOTIDIANO via Valadier n. 42 - 00193 Roma lettere@ilfattoquotidiano.it LA VIGNETTA SECONDO TEMPO IL FATTOdi ieri11 Ottobre 1960 Sigla soft e accattivante, conduttore maternamente vicino al suo debuttante di grido, atmosfera da talk-show sperimentale. Si apre con le parole vagamente impacciate di Mario Scelba, ministro dell’Interno del neo-governo Fanfani, “...dovete accettarci belli o brutti che siamo..”, il primo salotto politico della tv. Sono le nove della sera dell’11 ottobre 1960 quando, con ecumenico aplomb, Gianni Granzotto dà il via alla prima Tribuna Elettorale della Rai monocanale. Dai comizi ruspanti al confronto con la grande platea invisibile, il passaggio è choc. Soprattutto per i leader di partito, abituati alla passione della piazza e costretti a misurarsi con un linguaggio sconosciuto, con le piccole “umiliazioni” del trucco e del look telegenico. E, mentre i riti della classica propaganda elettorale cominciano a sapere di vecchio, il nuovo format, tra politici un po’ ingessati, ma già sensibili alla forza del nuovo medium e cerimonieri compassati, cattura curiosità e audience. Con una media di 14 milioni di spettatori, roba da far invidia ai grandi sceneggiati e telequiz, l’appuntamento del martedì sera con la politica in tv, diventerà un piccolo must. Anteprima accademica di una nuova religione catodica. Giovanna Gabrielli popolo padano sono ormai solo un vago e fastidioso ricordo, e mentre l’economia precipita Ma un popolo si può prendere in giro per certo tempo, ma non per sempre. Ora la secessione, l’indi- pendenza e il federalismo sono ormai vane promesse non man- tenute e la gente non ci crede più. Sandro Malvatani Prezzi imposti e mercato falsato Dopo la puntata di “Presa Diret- ta”nonc’èpiùbisognodiprove:il mercato è completamente falsa- to da cartelli di aziende che im- pongono i prezzi ai produttori. Vergognoso che ciò avvenga ed è penoso vedere produttori, im- prese e ditte individuali, soggio- gati da questo sistema perverso. Tuttavia, ciò che indigna assai di piùècheilgovernononinterven- gapercorreggeretalestatodico- se.Sonochiareduecose:laprima ècheiprezzialdettagliodibenidi largoconsumosonofalsati,oraal ribasso e in questo caso i produt- tori sono sottopagati; oppure al rialzo, come nel caso di acquisto diprodottidellamoda:quantoin- cide il nome ed i costi pubblicitari di quel prodotto, non molto dif- ferentedaunodimarcamenoco- nosciuta? Noi consumatori dob- biamo abituarci a spendere me- glio, meno per “griffes” e di più per pane, pasta, olio, frutta e ver- dura.Lamaggiorequalitàrichiede un suo prezzo. In geografia eco- nomica si chiama “prezzo vero”. La seconda cosa da chiarire è che conl’attualesistemadisalariesti- Direttore responsabile Antonio Padellaro Vicedirettore Marco Travaglio Caporedattori Nuccio Ciconte e Vitantonio Lopez Progetto grafico Paolo Residori Redazione 00193 Roma , Via Valadier n°42 tel. +39 06 32818.1, fax +39 06 32818.230 e-mail: segreteria@ilfattoquotidiano.it sito: www.ilfattoquotidiano.it Editoriale il Fatto S.p.A. Sede legale: 00193 Roma , Via Valadier n°42 Presidente e Amministratore delegato Giorgio Poidomani Consiglio di Amministrazione Luca D’Aprile, Lorenzo Fazio, Cinzia Monteverdi, Antonio Padellaro Centri stampa: Litosud, 00156 Roma, via Carlo Pesenti n°130, 20060 Milano, Pessano con Bornago , via Aldo Moro n°4; Centro Stampa Unione Sarda S. p. A., 09034 Elmas (Ca), via Omodeo; Società Tipografica Siciliana S. p. 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