PROCESSO EDUCATIVO COME
COMPIMENTO DELL’AMORE
PER POTER EDUCARE OCCORRE AMARE
L’amore è inscritto nel DNA di ogni uomo e di ogni donna della
terra, poiché risponde ai bisogni di tutti i tempi e di tutte le
società umane. E’ dunque un bisogno universale e si rende
evidente sin dalle prime ore della nostra vita… Quando con il
pianto manifestiamo il nostro desiderio di essere presi tra le
braccia della mamma…
Quando parliamo di amore nella relazione educativa a
che cosa ci riferiamo?
In passato…
Don Bosco: il suo Sistema Preventivo si basava
sul trinomio educativo:
• Ragione
• Religione
• Amorevolezza
L’amorevolezza, rimanda alla virtù della carità: non un amore qualunque bensì
un amore che traspare dai gesti, dal comportamento, dal modo di fare,
dal tono della voce, dal sorriso.
L’educatore diventa strumento per l’educando: gli ricorda la strada del Bene!
Pedagogia moderna:
Socrate
Sant’Agostino
Don Milani
Comenio
« La Rivoluzione del cuore permette di volgersi verso gli
altri, verso Dio e verso il Bene.»
Dedicò tutta la sua vita nel prendersi cura
di persone dimenticate ed emarginate.
Dunque l’amore nella relazione educatore-educando ha sempre avuto un ruolo
molto importante… Però raramente questo ha influito in modo significativo sull’
Impianto di un vero e proprio curricolo educativo.
afferma: «l’amore è un sapere urgente, oggi più
che mai, e di cui la gente ha bisogno: si corre a vedere serie
interminabili di film d’amore… si ascoltano canzoni d’amore,
eppure nessuno crede che ci sia qualcosa da imparare, in
materia d’amore»
Paradigma dominante: violenza e sfruttamento.
Quali sono i messaggi e le immagini che entrano ogni giorno nelle nostre case, soprattutto attraverso i mass media?
Quanto ci influenzano nel nostro modo di vivere la vita, nelle relazioni con gli altri e nelle scelte di ogni giorno?
Quello che vediamo alimenta una cultura dell’amore o della paura?
«Solo l’Amore può scardinare i muri dell’indifferenza che imprigionano
l’anima in una solitudine mortale.
Solo l’Amore può distruggere l’angoscia di cuori impietriti dall’odio e dalla violenza.
Solo l’Amore può far germogliare la Gioia di vivere nei deserti dell’umanità.»
Chiara Amirante, fondatrice della comunità «Nuovi Orizzonti»,
la cui mission è intervenire negli ambiti del disagio sociale con
azioni di solidarietà a sostegno di chi è in difficoltà, afferma:
«Più mi metto in ascolto del grido del ‘popolo della notte’
più mi convinco che il mondo sta morendo per mancanza
di amore.»
Le persone si sentono spesso fragili ed in pericolo nei confronti di un mondo che sembra voler
far loro del male…e adottano degli schemi di sopravvivenza.
Indossano una maschera per nascondere la paura, o la sofferenza. Dietro, però c’è sempre un
Volto, una storia e una domanda incessante:
(Prof. universitario e scrittore, istituì il primo corso sull’amore al mondo:
insegnò all’università di Los Angeles)
Leo Buscaglia
«Forse l’amore è il processo con il quale ti riconduco dolcemente
a te stesso. Non a ciò che io voglio che tu sia, ma a ciò che sei.»
«L’amore è sempre elargito come un dono, liberamente,
volontariamente, senza pretese…noi non
amiamo per essere amati; amiamo per amare.»
L’amore di cui si è parlato non può dunque essere ridotto a
un’emozione ma può essere paragonato a un ARTE
che si apprende dedicandovi del tempo, con assidua dedizione.
Il messaggio che vorrei trasmettere è rivolto a tutti gli educatori
(e futuri educatori) affinché il nostro lavoro educativo non venga mai ridotto
ad una pratica sterile, ma ci metta sempre in gioco come persone: nel nostro modo di stare al
mondo e nella nostra capacità di amare, per poter diventare un segno di speranza.
Amare è un lungo cammino…da percorrere tutta la vita.
Si ha sempre qualcosa di nuovo da imparare,
l’importante è rimanere in ascolto di sé stessi e delle persone di cui dovremo prenderci cura.
«L'amore è paziente, è benigno l'amore;
non è invidioso l'amore,
non si vanta, non si gonfia,
non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira,
non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia,
ma si compiace della verità.
Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
L'amore non avrà mai fine.»
San Paolo (1Cor 13,1)
Ed ora…alcuni frammenti di vita che ho ricevuto in dono da alcune ragazze
incontrate in comunità, dove ho fatto esperienza…
Testimonianze di amore ricevuto…e donato.
Le cose inaspettate arrivano all’improvviso.
Sogni non programmati rivoluzionano i nostri incubi.
Bellissime sfumature di vita rendono più dolce l’amara quotidianità.
Dolci forse come quel piccolo battito che c’è in me.
Oggi ho più grinta, più forza, per proteggere quel respiro che lotta con me
per la vita.
Sarà un lungo viaggio, che non avrà nessuna pretesa di avere aiuto ma
solo la consapevolezza di ammirare la donna che c’è in me.
Nonostante tutto non avrò paura perché accarezzo il mio pancino: è come
se accarezzassi l’intimo più profondo della mia anima che profuma di
buono, che profuma di donna.
La vita è un soffio e allora darò l’occasione a quel soffio di essere unico e
pertanto eterno.
Quindi basta farsi male per sentirsi vivi, proverò ad esserlo semplicemente
vivendo, godendo, ridendo, piangendo ma sempre con l’autenticità di
essere me stessa!
Questa è la poesia che Stefania ha scritto durante il suo «percorso di rinascita», mentre
era in dolce attesa…
Claudia ha 21 anni, un giorno mi racconta: «Quando sono entrata in comunità, ciò che mi ha dato la
forza di restare per riprendermi in mano la mia vita è stato l’aver sperimentato per la prima volta un amore così
grande ed incondizionato da riuscire a sciogliere il mio cuore che da tempo ormai avevo anestetizzato con
mille altre cose esterne, illudendomi di trovare così quella felicità che da sempre cercavo.»
L’amore ricevuto dalle persone che ha incontrato in comunità le ha
permesso di accogliere sé stessa, la sua storia e di conseguenza anche le
altre persone.
L’Amore le ha permesso di uscire dal suo dolore, di vedere la bellezza
dentro di lei e di diventare consapevole che lei stessa può diventare un
dono di amore per gli altri.
Ora sta scoprendo il suo valore e si sta impegnando duramente per ri-
costruire la sua persona in modo nuovo al fine di potersi guardare
finalmente con nuovi occhi.
«A volte le partenze fanno paura, come Gesù, che andava incontro al suo destino con
fiducia nel Padre ma con paura e dolore per i Suoi, che non sarebbero rimasti.
Affidarsi.
Senza sapere né il dove né il come.
Per poi tornare, piano piano. Per me è stato così.
Però la vita mi ha ridato tutto nella misura di cento volte tanto.
E poi camminare, con le scarpe giuste per seguire i nostri sogni e la nostra vocazione: a volte
pedule resistenti per le salite faticose, a volte ciabatte comode per godere le discese dolci.
Qualche passo indietro, e poi di nuovo avanti.
Occhi nuovi e posti di sempre, questo è il segreto della gioia per la mia vita riconsegnata.»
Anna: «Ogni tweet racconta di come io sia tornata, dentro me e dentro la mia storia, dopo essermi allontanata»
«Ero io quella che si svegliava senza sentire più niente, senza un senso, con solo tanta voglia di scappare fuori di
me, da ciò che sentivo, dal mio corpo, dal posto in cui stavo. Scappare. Sono sempre stata brava a farlo:
scappare per la troppa paura, per il troppo dolore, per i pesi troppo grandi che mi hanno costretta a portare.
Così ho iniziato a fuggire, a fuggire dalle persone, dalle relazioni, dalla vita… mi sono rifugiata in un paradiso
artificiale che per qualche tempo non mi ha fatta più pensare a quel dolore, a tutta quella fatica di affrontare
che da sempre mi porto dietro.
Fuggire, fuggire, fare finta di niente: questo era l’imperativo categorico che da sempre ha accompagnato la mia
vita e le mie scelte.
Ora è cambiato qualcosa dentro di me: per la prima volta voglio rimanere. Voglio rimanere con le persone che
amo, voglio rimanere quando c’è qualche sofferenza, voglio rimanere quando tutti se ne vanno, voglio rimanere
con me stessa, dentro di me e ripetermi: «tu ce la farai», voglio rimanere dentro la vita.
Non voglio più lasciarmi vincere dalla paura di non essere abbastanza o di non valere, voglio nella mia vita
persone che possano amarmi e non più svilirmi, come è successo in passato. Voglio essere forte anche per chi non
lo è e camminare con chi è rimasto solo lungo questo viaggio che è la vita. Non voglio più nascondermi dietro gli
eccessi di una vita che non porta altro che alla morte. Non voglio più farmi del male, ho bisogno di sentirmi una
creatura bella e ho bisogno che ogni tanto ci sia qualcuno a ricordarmelo.
Ho bisogno di credere che merito qualcosa di meglio; voglio questa vita, voglio l’amore, voglio la semplicità.
Non posso e non voglio più scappare, stavolta resto.»
«Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amato»
(Gv 13, 34)

Processo educativo come compimento dell’amore

  • 1.
    PROCESSO EDUCATIVO COME COMPIMENTODELL’AMORE PER POTER EDUCARE OCCORRE AMARE
  • 2.
    L’amore è inscrittonel DNA di ogni uomo e di ogni donna della terra, poiché risponde ai bisogni di tutti i tempi e di tutte le società umane. E’ dunque un bisogno universale e si rende evidente sin dalle prime ore della nostra vita… Quando con il pianto manifestiamo il nostro desiderio di essere presi tra le braccia della mamma…
  • 3.
    Quando parliamo diamore nella relazione educativa a che cosa ci riferiamo?
  • 4.
    In passato… Don Bosco:il suo Sistema Preventivo si basava sul trinomio educativo: • Ragione • Religione • Amorevolezza L’amorevolezza, rimanda alla virtù della carità: non un amore qualunque bensì un amore che traspare dai gesti, dal comportamento, dal modo di fare, dal tono della voce, dal sorriso. L’educatore diventa strumento per l’educando: gli ricorda la strada del Bene!
  • 5.
  • 6.
    Socrate Sant’Agostino Don Milani Comenio « LaRivoluzione del cuore permette di volgersi verso gli altri, verso Dio e verso il Bene.» Dedicò tutta la sua vita nel prendersi cura di persone dimenticate ed emarginate.
  • 7.
    Dunque l’amore nellarelazione educatore-educando ha sempre avuto un ruolo molto importante… Però raramente questo ha influito in modo significativo sull’ Impianto di un vero e proprio curricolo educativo. afferma: «l’amore è un sapere urgente, oggi più che mai, e di cui la gente ha bisogno: si corre a vedere serie interminabili di film d’amore… si ascoltano canzoni d’amore, eppure nessuno crede che ci sia qualcosa da imparare, in materia d’amore»
  • 8.
    Paradigma dominante: violenzae sfruttamento. Quali sono i messaggi e le immagini che entrano ogni giorno nelle nostre case, soprattutto attraverso i mass media? Quanto ci influenzano nel nostro modo di vivere la vita, nelle relazioni con gli altri e nelle scelte di ogni giorno? Quello che vediamo alimenta una cultura dell’amore o della paura?
  • 9.
    «Solo l’Amore puòscardinare i muri dell’indifferenza che imprigionano l’anima in una solitudine mortale. Solo l’Amore può distruggere l’angoscia di cuori impietriti dall’odio e dalla violenza. Solo l’Amore può far germogliare la Gioia di vivere nei deserti dell’umanità.» Chiara Amirante, fondatrice della comunità «Nuovi Orizzonti», la cui mission è intervenire negli ambiti del disagio sociale con azioni di solidarietà a sostegno di chi è in difficoltà, afferma: «Più mi metto in ascolto del grido del ‘popolo della notte’ più mi convinco che il mondo sta morendo per mancanza di amore.»
  • 10.
    Le persone sisentono spesso fragili ed in pericolo nei confronti di un mondo che sembra voler far loro del male…e adottano degli schemi di sopravvivenza. Indossano una maschera per nascondere la paura, o la sofferenza. Dietro, però c’è sempre un Volto, una storia e una domanda incessante: (Prof. universitario e scrittore, istituì il primo corso sull’amore al mondo: insegnò all’università di Los Angeles) Leo Buscaglia «Forse l’amore è il processo con il quale ti riconduco dolcemente a te stesso. Non a ciò che io voglio che tu sia, ma a ciò che sei.» «L’amore è sempre elargito come un dono, liberamente, volontariamente, senza pretese…noi non amiamo per essere amati; amiamo per amare.»
  • 11.
    L’amore di cuisi è parlato non può dunque essere ridotto a un’emozione ma può essere paragonato a un ARTE che si apprende dedicandovi del tempo, con assidua dedizione. Il messaggio che vorrei trasmettere è rivolto a tutti gli educatori (e futuri educatori) affinché il nostro lavoro educativo non venga mai ridotto ad una pratica sterile, ma ci metta sempre in gioco come persone: nel nostro modo di stare al mondo e nella nostra capacità di amare, per poter diventare un segno di speranza. Amare è un lungo cammino…da percorrere tutta la vita. Si ha sempre qualcosa di nuovo da imparare, l’importante è rimanere in ascolto di sé stessi e delle persone di cui dovremo prenderci cura. «L'amore è paziente, è benigno l'amore; non è invidioso l'amore, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. L'amore non avrà mai fine.» San Paolo (1Cor 13,1)
  • 12.
    Ed ora…alcuni frammentidi vita che ho ricevuto in dono da alcune ragazze incontrate in comunità, dove ho fatto esperienza… Testimonianze di amore ricevuto…e donato.
  • 13.
    Le cose inaspettatearrivano all’improvviso. Sogni non programmati rivoluzionano i nostri incubi. Bellissime sfumature di vita rendono più dolce l’amara quotidianità. Dolci forse come quel piccolo battito che c’è in me. Oggi ho più grinta, più forza, per proteggere quel respiro che lotta con me per la vita. Sarà un lungo viaggio, che non avrà nessuna pretesa di avere aiuto ma solo la consapevolezza di ammirare la donna che c’è in me. Nonostante tutto non avrò paura perché accarezzo il mio pancino: è come se accarezzassi l’intimo più profondo della mia anima che profuma di buono, che profuma di donna. La vita è un soffio e allora darò l’occasione a quel soffio di essere unico e pertanto eterno. Quindi basta farsi male per sentirsi vivi, proverò ad esserlo semplicemente vivendo, godendo, ridendo, piangendo ma sempre con l’autenticità di essere me stessa! Questa è la poesia che Stefania ha scritto durante il suo «percorso di rinascita», mentre era in dolce attesa…
  • 14.
    Claudia ha 21anni, un giorno mi racconta: «Quando sono entrata in comunità, ciò che mi ha dato la forza di restare per riprendermi in mano la mia vita è stato l’aver sperimentato per la prima volta un amore così grande ed incondizionato da riuscire a sciogliere il mio cuore che da tempo ormai avevo anestetizzato con mille altre cose esterne, illudendomi di trovare così quella felicità che da sempre cercavo.» L’amore ricevuto dalle persone che ha incontrato in comunità le ha permesso di accogliere sé stessa, la sua storia e di conseguenza anche le altre persone. L’Amore le ha permesso di uscire dal suo dolore, di vedere la bellezza dentro di lei e di diventare consapevole che lei stessa può diventare un dono di amore per gli altri. Ora sta scoprendo il suo valore e si sta impegnando duramente per ri- costruire la sua persona in modo nuovo al fine di potersi guardare finalmente con nuovi occhi.
  • 15.
    «A volte lepartenze fanno paura, come Gesù, che andava incontro al suo destino con fiducia nel Padre ma con paura e dolore per i Suoi, che non sarebbero rimasti. Affidarsi. Senza sapere né il dove né il come. Per poi tornare, piano piano. Per me è stato così. Però la vita mi ha ridato tutto nella misura di cento volte tanto. E poi camminare, con le scarpe giuste per seguire i nostri sogni e la nostra vocazione: a volte pedule resistenti per le salite faticose, a volte ciabatte comode per godere le discese dolci. Qualche passo indietro, e poi di nuovo avanti. Occhi nuovi e posti di sempre, questo è il segreto della gioia per la mia vita riconsegnata.»
  • 16.
    Anna: «Ogni tweetracconta di come io sia tornata, dentro me e dentro la mia storia, dopo essermi allontanata»
  • 17.
    «Ero io quellache si svegliava senza sentire più niente, senza un senso, con solo tanta voglia di scappare fuori di me, da ciò che sentivo, dal mio corpo, dal posto in cui stavo. Scappare. Sono sempre stata brava a farlo: scappare per la troppa paura, per il troppo dolore, per i pesi troppo grandi che mi hanno costretta a portare. Così ho iniziato a fuggire, a fuggire dalle persone, dalle relazioni, dalla vita… mi sono rifugiata in un paradiso artificiale che per qualche tempo non mi ha fatta più pensare a quel dolore, a tutta quella fatica di affrontare che da sempre mi porto dietro. Fuggire, fuggire, fare finta di niente: questo era l’imperativo categorico che da sempre ha accompagnato la mia vita e le mie scelte. Ora è cambiato qualcosa dentro di me: per la prima volta voglio rimanere. Voglio rimanere con le persone che amo, voglio rimanere quando c’è qualche sofferenza, voglio rimanere quando tutti se ne vanno, voglio rimanere con me stessa, dentro di me e ripetermi: «tu ce la farai», voglio rimanere dentro la vita. Non voglio più lasciarmi vincere dalla paura di non essere abbastanza o di non valere, voglio nella mia vita persone che possano amarmi e non più svilirmi, come è successo in passato. Voglio essere forte anche per chi non lo è e camminare con chi è rimasto solo lungo questo viaggio che è la vita. Non voglio più nascondermi dietro gli eccessi di una vita che non porta altro che alla morte. Non voglio più farmi del male, ho bisogno di sentirmi una creatura bella e ho bisogno che ogni tanto ci sia qualcuno a ricordarmelo. Ho bisogno di credere che merito qualcosa di meglio; voglio questa vita, voglio l’amore, voglio la semplicità. Non posso e non voglio più scappare, stavolta resto.»
  • 18.
    «Amatevi gli unigli altri, come io vi ho amato» (Gv 13, 34)