Approfondimento: Olimpiadi a Roma? L'esempio può essere Londra 2013
di Carolina Antonucci
10 settembre 2013
Non esistono Olimpiadi a costo zero. I soldi pubblici sono sempre la maggiore fonte di
finanziamento; non si riuscirebbero a coprire, interamente, i costi organizzativi solamente con gli
sponsor, con la vendita dei biglietti e con i ricavi dei diritti TV. L'impatto economico
dell'organizzazione dei giochi è di conseguenza sempre molto alto e, se non gestito in modo
oculato, efficiente e intelligente, rischia di trascinare nel baratro della crisi economica un intero
paese.
Così è successo in Grecia, dove le enormi spese sostenute per la realizzazione delle Olimpiadi del
2004 hanno contribuito al tracollo del sistema.
Ma il problema della sostenibilità non riguarda esclusivamente l'aspetto economico. Infatti anche
il progetto infrastrutturale deve risultare, nel complesso, sostenibile. Nel 2013 sarebbe forse
auspicabile addirittura immaginarlo eco-sostenibile, ad impatto zero, o quasi.
Per tutti gli aspiranti organizzatori di Giochi Olimpici del futuro, soprattutto se appartenenti ad un
mondo occidentale in recessione economica , deve esserci un punto fermo: scongiurare la
costruzione di enormi, inutili e costose, cattedrali nel deserto, proprio come era accaduto ad
Atene, ma anche a Pechino.
Nella capitale cinese il magnifico Stadio Nazionale, anche noto come Nido di Uccello, è costato
circa 423 milioni di dollari, e difficilmente potrà essere "riciclato" nel suo utilizzo. Il Governo cinese
complessivamente ha speso circa 60 miliardi di dollari per l'organizzazione dei giochi di Pechino
nel 2008.
Un esempio positivo può essere l'organizzazione degli ultimi giochi olimpici, la XXX edizione,
ospitati da Londra nel 2012. Sono stati definiti "Giochi leggeri" e non hanno ricevuto critiche per
sprechi, quanto piuttosto sono stati elogiati per la grande capacità di "riciclaggio" della
maggioranza delle infrastrutture costruite ad hoc.
Addirittura gli inglesi sostengono, e forse è vero, di essere riusciti ad uscire dalla peggiore
recessione degli ultimi anni, proprio grazie alla ottima gestione dei Giochi, per cui sono stati spesi
un totale di 11 miliardi di dollari.
Londra ha tenuto ben presente le esperienze recenti di Atene e Pechino e non si è fatta trovare
impreparata al momento di pagare il debito dovuto alle spese per l'organizzazione, e nemmeno
quando ha dovuto fare i conti con la gestione post-olimpica delle sedi. Queste erano state già
pensate per essere gestite in modo sostenibile e affinché fossero evitati gli sprechi.
Gli organizzatori sono riusciti a rendere l'evento olimpico quasi ad impatto zero.
Innanzitutto l'area su cui è sorto il Villaggio Olimpico è stata interessata da varie demolizioni, ma le
macerie sono state recuperate e riutilizzate per il 90% per la costruzione delle nuove strutture.
I trasporti sono stati organizzati tenendo presente l'obiettivo della riduzione delle emissioni e, a tal
fine, è stato introdotta in città una flotta di taxi a idrogeno.
L'intero villaggio olimpico è diventato, già a luglio 2013, un enorme parco, il Queen Elizabeth
Olympic Park, che, non solo è aperto al pubblico, ma che, con i suoi alberi, contribuirà a riassorbire
buona parte della CO2 emessa.
Ma ciò che più colpisce, avendo presenti davanti agli occhi, numerosi sprechi nostrani legati
all'organizzazione di eventi sportivi internazionali, è la grandissima attenzione posta sulle strutture
sportive. Molte di quelle che hanno ospitato le gare sono già scomparse, smontate come in un
teatro, altre hanno trovato diverse destinazioni d'uso dopo essere state ridotte nelle dimensioni.
Riportiamo alcuni esempi pratici:
Acquatics Centre: Le piscine durante i giochi erano dotate di un impianto di riciclo dell'acqua al
fine di minimizzare gli sprechi. Inoltre, così come era stato previsto, dopo le Olimpiadi sono state
apportate delle modifiche strutturali tali da permetterne un uso civico. Via dunque le due ali
temporanee che ampliavano la capacità dello stadio fino a contenere 17.500 spettatori, e al loro
posto delle normi vetrate a forma di onde, così come era stato progettato già dall'architetto
iracheno Hadid, autore dell'intera opera. L'introduzione delle finestre, così come era avvenuto
anche nel caso dell'impianto per la Pallamano, ha anche la funzione di ridurre l'uso dell'energia
elettrica utilizzata per l'illuminazione. L'acquatics Centre, all'interno del villaggio, è destinato a
divenire il simbolo della trasformazione, il cui obiettivo è quello di far sentire le opere olimpiche
patrimonio comune dei cittadini londinesi.
Basketball Arena: Esempio estremo di architettura sostenibile, era composto da una struttura
temporanea in acciaio, smontabile e riutilizzabile in altri luoghi. Centrati così due obiettivi,
economicità e sostenibilità ambientale.
Olympic Stadium: Durante le olimpiadi ha ospitato tutte le più importanti manifestazioni, come le
cerimonie di apertura e di chiusura e tutte le gare di atletica, e poteva contenere 80.000
spettatori. Rappresenta un grande esempio di opera riconvertibile: infatti degli 80.000 posti a
sedere, ben 55.000, situati nella parte alta, erano mobili, realizzati con strutture in acciaio ultra
leggero e sono state smontate, mentre solamente 25.000 sono fissi.
Questo ha permesso allo stadio di trovare facilmente una nuova destinazione d'uso, divenendo il
nuovo stadio del West Ham United.
Tra l'altro nel 2015 ospiterà la coppa del mondo di Rugby.
Tutto il progetto di riciclo dovrebbe essere completato entro la primavera del 2014.
Probabilmente se Roma finalizzerà quella che per ora è una dichiarazione d'intenti, circa una sua
prossima candidatura quale città ospitante i giochi olimpici del 2024, dovrà tentare di prendere ad
esempio le olimpiadi londinesi del 2013.
L'obiettivo dovrà essere quello, non solo dell'economicità e della sostenibilità, ma anche della
cancellazione dalla memoria dei cittadini romani, e di tutti gli italiani, di quelli che sono gli usuali
sprechi di risorse pubbliche avvenuti sempre in occasione dell'organizzazione di eventi sportivi
internazionali.
Pensiamo, tra gli altri, all'Air Terminal costruito in occasione di Italia '90, rimasto chiuso per più di
un decennio, prima di essere rilevato da Eataly (un privato).
Ma pensiamo anche ai più recenti scandali delle piscine costruite per i mondiali di nuoto del 2009,
molte delle quali rimaste chiuse, abbandonate o, come nel caso dell'avveniristica opera
immaginata da Calatrava, addirittura incompiute.

Campioni dello spreco

  • 1.
    Approfondimento: Olimpiadi aRoma? L'esempio può essere Londra 2013 di Carolina Antonucci 10 settembre 2013 Non esistono Olimpiadi a costo zero. I soldi pubblici sono sempre la maggiore fonte di finanziamento; non si riuscirebbero a coprire, interamente, i costi organizzativi solamente con gli sponsor, con la vendita dei biglietti e con i ricavi dei diritti TV. L'impatto economico dell'organizzazione dei giochi è di conseguenza sempre molto alto e, se non gestito in modo oculato, efficiente e intelligente, rischia di trascinare nel baratro della crisi economica un intero paese. Così è successo in Grecia, dove le enormi spese sostenute per la realizzazione delle Olimpiadi del 2004 hanno contribuito al tracollo del sistema. Ma il problema della sostenibilità non riguarda esclusivamente l'aspetto economico. Infatti anche il progetto infrastrutturale deve risultare, nel complesso, sostenibile. Nel 2013 sarebbe forse auspicabile addirittura immaginarlo eco-sostenibile, ad impatto zero, o quasi. Per tutti gli aspiranti organizzatori di Giochi Olimpici del futuro, soprattutto se appartenenti ad un mondo occidentale in recessione economica , deve esserci un punto fermo: scongiurare la costruzione di enormi, inutili e costose, cattedrali nel deserto, proprio come era accaduto ad Atene, ma anche a Pechino. Nella capitale cinese il magnifico Stadio Nazionale, anche noto come Nido di Uccello, è costato circa 423 milioni di dollari, e difficilmente potrà essere "riciclato" nel suo utilizzo. Il Governo cinese complessivamente ha speso circa 60 miliardi di dollari per l'organizzazione dei giochi di Pechino nel 2008. Un esempio positivo può essere l'organizzazione degli ultimi giochi olimpici, la XXX edizione, ospitati da Londra nel 2012. Sono stati definiti "Giochi leggeri" e non hanno ricevuto critiche per sprechi, quanto piuttosto sono stati elogiati per la grande capacità di "riciclaggio" della maggioranza delle infrastrutture costruite ad hoc. Addirittura gli inglesi sostengono, e forse è vero, di essere riusciti ad uscire dalla peggiore recessione degli ultimi anni, proprio grazie alla ottima gestione dei Giochi, per cui sono stati spesi un totale di 11 miliardi di dollari. Londra ha tenuto ben presente le esperienze recenti di Atene e Pechino e non si è fatta trovare impreparata al momento di pagare il debito dovuto alle spese per l'organizzazione, e nemmeno quando ha dovuto fare i conti con la gestione post-olimpica delle sedi. Queste erano state già pensate per essere gestite in modo sostenibile e affinché fossero evitati gli sprechi. Gli organizzatori sono riusciti a rendere l'evento olimpico quasi ad impatto zero. Innanzitutto l'area su cui è sorto il Villaggio Olimpico è stata interessata da varie demolizioni, ma le macerie sono state recuperate e riutilizzate per il 90% per la costruzione delle nuove strutture. I trasporti sono stati organizzati tenendo presente l'obiettivo della riduzione delle emissioni e, a tal fine, è stato introdotta in città una flotta di taxi a idrogeno. L'intero villaggio olimpico è diventato, già a luglio 2013, un enorme parco, il Queen Elizabeth Olympic Park, che, non solo è aperto al pubblico, ma che, con i suoi alberi, contribuirà a riassorbire buona parte della CO2 emessa. Ma ciò che più colpisce, avendo presenti davanti agli occhi, numerosi sprechi nostrani legati all'organizzazione di eventi sportivi internazionali, è la grandissima attenzione posta sulle strutture sportive. Molte di quelle che hanno ospitato le gare sono già scomparse, smontate come in un
  • 2.
    teatro, altre hannotrovato diverse destinazioni d'uso dopo essere state ridotte nelle dimensioni. Riportiamo alcuni esempi pratici: Acquatics Centre: Le piscine durante i giochi erano dotate di un impianto di riciclo dell'acqua al fine di minimizzare gli sprechi. Inoltre, così come era stato previsto, dopo le Olimpiadi sono state apportate delle modifiche strutturali tali da permetterne un uso civico. Via dunque le due ali temporanee che ampliavano la capacità dello stadio fino a contenere 17.500 spettatori, e al loro posto delle normi vetrate a forma di onde, così come era stato progettato già dall'architetto iracheno Hadid, autore dell'intera opera. L'introduzione delle finestre, così come era avvenuto anche nel caso dell'impianto per la Pallamano, ha anche la funzione di ridurre l'uso dell'energia elettrica utilizzata per l'illuminazione. L'acquatics Centre, all'interno del villaggio, è destinato a divenire il simbolo della trasformazione, il cui obiettivo è quello di far sentire le opere olimpiche patrimonio comune dei cittadini londinesi. Basketball Arena: Esempio estremo di architettura sostenibile, era composto da una struttura temporanea in acciaio, smontabile e riutilizzabile in altri luoghi. Centrati così due obiettivi, economicità e sostenibilità ambientale. Olympic Stadium: Durante le olimpiadi ha ospitato tutte le più importanti manifestazioni, come le cerimonie di apertura e di chiusura e tutte le gare di atletica, e poteva contenere 80.000 spettatori. Rappresenta un grande esempio di opera riconvertibile: infatti degli 80.000 posti a sedere, ben 55.000, situati nella parte alta, erano mobili, realizzati con strutture in acciaio ultra leggero e sono state smontate, mentre solamente 25.000 sono fissi. Questo ha permesso allo stadio di trovare facilmente una nuova destinazione d'uso, divenendo il nuovo stadio del West Ham United. Tra l'altro nel 2015 ospiterà la coppa del mondo di Rugby. Tutto il progetto di riciclo dovrebbe essere completato entro la primavera del 2014. Probabilmente se Roma finalizzerà quella che per ora è una dichiarazione d'intenti, circa una sua prossima candidatura quale città ospitante i giochi olimpici del 2024, dovrà tentare di prendere ad esempio le olimpiadi londinesi del 2013. L'obiettivo dovrà essere quello, non solo dell'economicità e della sostenibilità, ma anche della cancellazione dalla memoria dei cittadini romani, e di tutti gli italiani, di quelli che sono gli usuali sprechi di risorse pubbliche avvenuti sempre in occasione dell'organizzazione di eventi sportivi internazionali. Pensiamo, tra gli altri, all'Air Terminal costruito in occasione di Italia '90, rimasto chiuso per più di un decennio, prima di essere rilevato da Eataly (un privato). Ma pensiamo anche ai più recenti scandali delle piscine costruite per i mondiali di nuoto del 2009, molte delle quali rimaste chiuse, abbandonate o, come nel caso dell'avveniristica opera immaginata da Calatrava, addirittura incompiute.