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Il web 2.0: dal web informativo al web emozionale
 

Il web 2.0: dal web informativo al web emozionale

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Presentazione utilizzata per un workshop al convegno Did@tticAttiva 2.0, Como Villa Gallia, 3 dicembre 2009

Presentazione utilizzata per un workshop al convegno Did@tticAttiva 2.0, Como Villa Gallia, 3 dicembre 2009

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    Il web 2.0: dal web informativo al web emozionale Il web 2.0: dal web informativo al web emozionale Presentation Transcript

    • Il web 2.0 : dal web informativo al web emozionale Como, 3 dicembre 2009 Convegno Did@tticAttiva 2.0 Aldo Torrebruno – Politecnico di Milano [email_address] http://aldotorrebruno.blogspot.com
    • … un po’ di storia
      • L’espressione Web 2.0 , deriva dalla conferenza O'Reilly Media del 2004, in riferimento alla seconda generazione (o per lo meno alla percezione di essere di fronte ad una seconda generazione) di servizi basati sul Web.
      • Il Web 2.0 enfatizza la collaborazione, la condivisione, l’emozione: dal web informativo al web emozionale.
      • Un aspetto interessante è che non sono state sviluppate tecnologie diverse (non siamo davanti alla cosiddetta Internet 2 ), ma si è fatto un uso diverso di tecnologie in parte esistenti
      • Per questo alcuni esperti, tra i quali “l’inventore” del Web, Tim Berners-Lee, dubitano che si possa parlare di Web 2.0, perché non sono sorte nuove tecnologie, perché le tecnologie su cui si basa esistono sin dalla nascita del World Wide Web
    • Cos’è?
      • Il Web 2.0 è una nuova visione di Internet che sta grandemente influenzando il nostro modo di lavorare ed interagire con le informazioni in Rete .
      • Con l’espressione Web 2.0 non si intende un software specifico, né un marchio registrato dai Microsoft o Google, ma un insieme di approcci per usare la rete in modo nuovo e innovativo.
      • 2.0 espressione mutuata dallo sviluppo software ( major release )
    • Il paradigma Web 2.0
      • Il Web 2.0 identifica tecnologie e strumenti che permettono ai dati di diventare indipendenti dalla persona che li produce o dal sito in cui vengono creati. L'informazione può essere suddivisa in unità che viaggiano liberamente da un sito all'altro, spesso in modi che il produttore non aveva previsto o inteso.
      • Questo paradigma del Web 2.0 permette agli utenti di prendere informazioni da diversi siti simultaneamente e di distribuirle sui propri siti per nuovi scopi.
    • Open Web?
      • Non si tratta di derubare gli altri del loro lavoro per il proprio profitto . Anzi, il Web 2.0 è in gran parte basato su prodotti open source, che permettono di condividere le informazioni sulle quali è stato creato Internet e rende i dati più diffusi. Questo permette di costruire nuovi prodotti, o di editare informazioni basandosi su oggetti esistenti, che vengono modificati.
      • Nel Web 2.0 i dati possono essere modificati o remixati da chiunque per uno scopo preciso, perché il contenuto diviene realmente indipendente dal contenitore.
    • L’esempio di Scratch (MIT)
      • Scratch è un software sviluppato dal MIT che consente ai ragazzi delle scuole di imparare a programmare divertendosi e giocando
      • In un recente articolo (Communications of ACM) uno degli sviluppatori ha parlato del problema del remix e di come la community Scratch lo abbia superato:
      • At first, some Scratchers were upset when their projects were remixed, complaining that others were "stealing" from them. That led to discussions on the Web site's forums about the value of sharing and the ideas behind open source communities. Our goal is to create a culture in which Scratchers feel proud, not upset, when their projects are adapted and remixed by others. We have continually added new features to the site to support and encourage this mind-set. Now, when someone remixes a project, the site automatically adds a link back to the original project, so the original author gets credit. Also, each project includes links to its "derivatives" (projects remixed from it), and the "Top Remixed" projects are featured prominently on the Scratch homepage. ( http:// cacm.acm.org / magazines /2009/11/48421-scratch-programming-for-all/ fulltext )
      • È un salto di mentalità: nativi digitali vs immigrati digitali
    •  
    • Le tecnologie
      • Il Web 2.0 è costruito con tecnologie come Ajax , un approccio di sviluppo web basato su javascript ed il linguaggio di programmazione XML. Questa miscela di tecnologie permette alle pagine di funzionare più come applicazioni per il desktop che come pagine di contenuto statico.
      • Tramite i siti potenziati con Ajax, gli utenti possono interagire con le informazioni nelle singole pagine come se stessero usando un'applicazione, abbandonando la vecchia metafora del web come percorso di navigazione sequenziale in mezzo a pagine statiche, e modificando gli oggetti in maniera visuale.
    • Dal Web al Web 2.0
    • Caratteristiche
      • La sostenibilità economica del Web 2.0 è basata sul potenziamento dell’effetto “Long Tail”: Amazon, eBay e Apple grazie a quest'idea guadagnano miliardi su miliardi, perché dal Web 2.0 arriva sia il pubblico sia i servizi necessari alla diffusione sul lungo periodo.
      • Piccoli Pezzi, Slegati.
      • Il monoblocco non esiste più. Non è agile.
      • Self Service e partecipazione.
      • Tagging, ranking, trackback e reputazioni.
      • Decentralizzazione Radicale.
      • Visione quasi utopica (Maldonado, Critica della Ragione Informatica)
      • Informazione orizzontale e p2p
    • Feed rss
      • Il web 2.0 prospera su di un'altra tecnologia di nome RSS ( Really Simple Syndication) . I feed RSS permettono agli utenti di ottenere aggiornamenti automatici non appena un sito cambia, anziché controllarlo ogni volta per avere le ultime informazioni. Basta semplicemente iscriversi al feed RSS del sito e non appena il contenuto di tale sito cambia, viene automaticamente inviato al vostro lettore o aggregatore di RSS.
      • Tramite gli RSS, è possibile ricercare, filtrare e remixare le notizie, gli articoli ed altri tipi di contenuto in nuovi oggetti di informazione. E' proprio nel remixare, nella selezione competente e nella giustapposizione del contenuto e delle informazioni esistenti che risiede il grande potenziale di web 2.0.
    • Feed rss in un browser
    • Feed rss in iTunes o in altri devices
    • Le API
      • Le open API ( Application Programming Interface ) forniscono alla rivoluzione del web 2.0 l'accesso ad ampi database informativi proprietari che ancora una volta possono essere utilizzati per creare nuovi mix e combinazioni che altrimenti non sarebbero possibili.
      • Amazon, Google, Yahoo, eBay, Skype, e molti altre società del web (persino Microsoft – solitamente allargica alla parola open – si sta muovendo in questa direzione) hanno tutte open API che permettono agli sviluppatori di inventare e creare nuove applicazioni che migliorano i dati e le informazioni preesistenti.
      • Il web diventa di per sé una piattaforma di sviluppo.
    • Open Platform
      • " Per le persone che lavorano in azienda, il web è una piattaforma per gli affari. Per chi si occupa di marketing, il web è una piattaforma per la comunicazione. Per i giornalisti il web è una piattaforma per i nuovi media. Per i tecnici, il web è una piattaforma di sviluppo software e così via. " Fonte: Read/Write Web - Richard MacManus
    • Nuove frontiere
      • Secondo molti teorici il futuro del web (web 3.0?) è quello di sostituire in maniera massiccia anche i sistemi operativi. Il PC torna ad essere un terminale, perché tutti i dati stanno sulla “nuvola” del web. È il cosiddetto cloud computing
      • Segnali in tal senso arrivano sia da produttori hardware (dati di vendita dei netbook e dei devices mobili) sia dal player più forte del settore: Google, che ha annunciato ChromeOS
    • What’s in Web 2.0
      • Blogs (short for Web logs) are online journals or diaries hosted on a Web site and often distributed to other sites or readers using RSS (see below).
      • Collective intelligence refers to any system that attempts to tap the expertise of a group rather than an individual to make decisions. Technologies that contribute to collective intelligence include collaborative publishing and common databases for sharing knowledge.
      • Mash-ups are aggregations of content from different online sources to create a new service. An example would be a program that pulls apartment listings from one site and displays them on a Google map to show where the apartments are located.
      • Peer-to-peer networking (sometimes called P2P) is a technique for efficiently sharing files (music, videos, or text) either over the Internet or within a closed set of users. Unlike the traditional method of storing a file on one machine—which can become a bottleneck if many people try to access it at once— P2P distributes files across many machines, often those of the users themselves. Some systems retrieve files by gathering and assembling pieces of them from many machines.
      • Podcasts are audio or video recordings—a multimedia form of a blog or other content. They are often distributed through an aggregator, such as iTunes.
      • RSS (Really Simple Syndication) allows people to subscribe to online distributions of news, blogs, podcasts, or other information.
      • Social networking refers to systems that allow members of a specific site to learn about other members’ skills, talents, knowledge, or preferences. Commercial examples include Facebook and LinkedIn. Some companies use these sy stems internally to help identify experts.
      • Web services are software system s that make it easier for different systems to communicate with one another automatically in order to pass information or conduct transactions. For example, a retailer and supplier might use Web services to communicate over the Internet and automatically update each other’s inventory systems.
      • Wikis , such as Wikipedia, are systems for collaborative publishing. They allow many authors to contribute to an online document or discussion.
      • Source: 2007 McKinsey survey on Internet technologies
    • Web: vettore di emozioni e non di informazioni
      • La metafora cambia radicalmente: da biblioteca di Babele a Agorà globale
      • Tassonomia vs Folksonomia
      • Rilevanza vs reputazione
      • Il modello algoritmico di Google vs quello sociale di Facebook (Wired 11/09)
      • Dalla centralità della notizia alla centralità dell’utente
    • Esempi pratici!
      • blogs: www.blogspot.com / www.technorati.com
      • wiki: www.wikipedia.org
      • social networks: www.facebook.com / www.linkedin.com / www.twitter.com / www.anobii.com
      • computer Supported Cooperative Work (cscw): http://docs.google.com / http://calendar.google.com / http://groups.google.com / http://bubbl.us/
      • social tagging & sharing: http://del.icio.us / www.flickr.com / www.slideshare.net / www.youtube.com
      • podcasting: www.apple.com/it/itunes / www.talkshoe.com
      • 3D social environments: http://secondlife.com
      • Instant Messagging: http://get.live.com / www.skype.it
      • Geotagging: http://maps.google.com/ / http://google.it/latitude
    • Information overload
      • Il pericolo è quello dell’eccesso di informazioni, o “information overload”, teorizzato già negli anni ’80 da Richard Saul Wurman, docente del MIT.
      • Wurman sostiene che ogni giorno ci piovono addosso migliaia di dati spesso incomprensibili e che questo eccesso di notizie diviene un intollerabile rumore di fondo che non ci permette di distinguere.
      • Altro tema importante: la gerarchia delle fonti
      • I blog, e i social network, considerati come fonti informative “orizzontali” ci rendono più insicuri e ansiosi.
      • Le due caratteristiche dell’informazione che la rendono ansiogena:
        • Quantità (largamente superiore a quella recepibile da un essere umano)
        • Velocità (real time)
      • Nascono ogni giorno nel mondo più utenti Facebook che bambini! (fonte Wired maggio 09)
      • Molte più foto delle vacanze e fatti altrui!
      • Impossibile essere aggiornati non solo sul pubblico, ma anche sul privato
      Information overload/2
    •  
      • John Maeda, artista e docente presso il MIT di Boston ha teorizzato l’importanza sempre crescente della semplicità che diviene sempre più un valore (anche commerciale: vedi l’esempio di Apple iPod e di Philips)
      • Maeda ha scritto un libro “The laws of simplicity”, in cui condensa in 100 pagine il suo pensiero su questo importante concetto che – secondo lui – assumerà un’importanza sempre maggiore.
      • Le 10 leggi della semplicità…
      • REDUCE
      • The simplest way to achieve simplicity is through thoughtful reduction
    • 2. ORGANIZE Organization makes a system of many appear fewer The home is usually the first battleground that comes to mind when facing the daily challenge of managing complexity. Stuff just seems to multiply. There are three consistent strategies for achieving simplicity in the living realm: 1) buy a bigger house, 2) put everything you don’t really need into storage, or 3) organize your existing assets in a systematic fashion.
    • 3. TIME Savings in time feel like simplicity The average person spends at least an hour a day waiting in line. Add to this the uncountable seconds, minutes, weeks spent waiting for something that might have no line at all. Some of that waiting is subtle. We wait for water to come out of the faucet when we turn the knob. We wait for water on the stove to boil, and start to feel impatient. We wait for the seasons to change[…] When forced to wait, life seems unnecessarily complex. Savings in time feel like simplicity. And we are thankfully loyal when it happens, which is rare.
    • 4. LEARN Knowledge makes everything simpler This is true for any object, no matter how difficult. The problem with taking time to learn a task is that you often feel you are wasting time, a violation of the third Law of time. We are well aware of the dive-in-head-first approach—“I don’t need the instructions, let me just do it.” But in fact this method often takes longer than following the directions in the manual.
    • 5. DIFFERENCES Simplicity and complexity need each other The more complexity there is in the market, the more that something simpler stands out. And because technology will only continue to grow in complexity, there is a clear economic benefit to adopting a strategy of simplicity that will help set your product apart. That said, establishing a feeling of simplicity in design requires making complexity consciously available in some explicit form. This relationship can be manifest in either the same object or experience, or in contrast with other offerings in the same category—like the simplicity of the iPod in comparison to its more complex competitors in the MP3 player market.
    • 6. CONTEXT What lies in the periphery of simplicity is definitely not peripheral 7. EMOTIONS More emotions are better than less (Usually people think of emotion in terms of complexity, so the idea that emotion can be simple, is enlightening) 8. TRUST In simplicity we trust ( Trust wants transparency. Transparency wants simplicity. Simple …and again simple facilitate a true feeling of trust) 9. FAILURES Some things can never be made simple
      • THE ONE
      • Simplicity is about subtracting the obvious, and adding the meaningful
    • Grazie per l’attenzione!
      • La presentazione è disponibile sul mio blog:
      • http://aldotorrebruno.blogspot.com