BOLLETTINO UFFICIALE
   DELL'ARCIDIOCESI METROPOLITANA
           DI PESCARA-PENNE




ANNO LIX                      MMVII - 1
Periodico                                                   Sede Legale:
della diocesi di Pescara                                    Curia Arcivescovile Metropolitana Pescara-Penne
Anno LIX - N° 1
                                                            Piazza Spirito Santo, 5
Presidente:                                                 65121 PESCARA
S. E. R. Mons. Tommaso VALENTINETTI

Direttore:                                                  Fotocomposizione e Stampa:
Dott.ssa Lidia BASTI                                        Tipografia MAX PRINT
lidia.basti@poste.it
                                                            65016 MONTESILVANO (PE)
Direttore Responsabile:
Dott. Ernesto GRIPPO
                                                            Rivista Diocesana
Amministratore:                                             C.C.P. n° 16126658
Can. Antonio DI GIULIO                                      Periodico registrato presso il Tribunale di Pescara

Editore:                                                    al n° 11/95 in data 24.05.1995
Curia Arcivescovile Metropolitana Pescara-Penne             Spedizione in abb. postale 50% PESCARA



                                           CURIA METROPOLITANA
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SOMMARIO

LA PAROLA DEL PAPA

  Messaggio per la Quaresima 2007 ............................................................................................... pag.                  6
  Messaggio per la XV Giornata Mondiale del Malato ..........................................................“                                          9
  Messaggio per la Celebrazione della Giornata Mondiale della Pace ................................... “                                               11
  Messaggio per la XXII Giornata Mondiale della Gioventù (1° aprile 2007) ......................... “                                                  21
  Messaggio Urbi et Orbi - Pasqua 2007 .......................................................................................... “                    26
  Messaggio per la XLIV Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni ............................ “                                                 29
  Messaggio per la XLI Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali ................................ “                                                33


VITA DIOCESANA

  NOMINE e DECRETI
      Parroci e Vicari parrocchiali. Cappellano Ospedale Penne. ................................................ “                                     38
      Fraternità Betania ......................................................................................................................... “   40
      Erezione della Parrocchia di “S. Giovanni Battista e S. Benedetto Abate” ...................... “                                                41

  STATUTI
      Statuto della Consulta diocesana delle Aggregazioni laicali .............................................. “                                     44
      Consiglio Pastorale Parrocchiale ............................................................................................... “               51
      Statuto-tipo del Consiglio Pastorale Parrocchiale .................................................................. “                           53
      Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici ................................................................... “                            56
      Statuto-tipo del Consiglio Pastorale Parrocchiale per gli Affari Economici .................... “                                                58
      Statuto-Regolamento del Consiglio Pastorale Diocesano .................................................... “                                     63

  LETTERE
      Celebrazione SS. Messe festive e pre-festive
      nella Forani di Castiglione Messer Raimondo (Te) ............................................................... “                               68
      Due giorni diocesani di riflessione ........................................................................................... “                69
      Settimana Santa 2007 .................................................................................................................. “        71
      Santa Messa del Crisma 2007 - Indicazioni Rituali ............................................................... “                              72
      Venerdì Santo 2007 - Indicazioni per la processione ............................................................ “                               75
      Convegno Pastorale Regionale .................................................................................................. “                77



                                                                   MMVII - 1
SOMMARIO

VARIE
  Necrologio ..................................................................................................................................... “    80
  Dedicazione dell’Altare Maggiore a Moscufo ....................................................................... “                                  82

AMMINISTRAZIONE
  Rendiconto 2006 .......................................................................................................................... “          86
  Bilancio consuntivo 2006 ........................................................................................................... “               104




                                                                  MMVII - 1
LA PAROLA DEL PAPA
MESSAGGIO PER LA QUARESIMA 2007
      “Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto” (Gv 19,37)



Cari fratelli e sorelle!

“Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto” (Gv 19,37). E’ questo il
tema biblico che quest’anno guida la nostra riflessione quaresimale. La
Quaresima è tempo propizio per imparare a sostare con Maria e Giovanni, il
discepolo prediletto, accanto a Colui che sulla Croce consuma per l’intera
umanità il sacrificio della sua vita (cfr Gv 19,25). Con più viva partecipa-
zione volgiamo pertanto il nostro sguardo, in questo tempo di penitenza e di
preghiera, a Cristo crocifisso che, morendo sul Calvario, ci ha rivelato pie-
namente l’amore di Dio. Sul tema dell’amore mi sono soffermato nell’Enci-
clica Deus caritas est, mettendo in rilievo le sue due forme fondamentali:
l’agape e l’eros.

L’amore di Dio: agape ed eros

Il termine agape, molte volte presente nel Nuovo Testamento, indica l’amo-
re oblativo di chi ricerca esclusivamente il bene dell’altro; la parola eros de-
nota invece l’amore di chi desidera possedere ciò che gli manca ed anela al-
l’unione con l’amato. L’amore di cui Dio ci circonda è senz’altro agape. In
effetti, può l’uomo dare a Dio qualcosa di buono che Egli già non posseg-
ga? Tutto ciò che l’umana creatura è ed ha è dono divino: è dunque la crea-
tura ad aver bisogno di Dio in tutto. Ma l’amore di Dio è anche eros. Nel-
l’Antico Testamento il Creatore dell’universo mostra verso il popolo che si
è scelto una predilezione che trascende ogni umana motivazione. Il profeta
Osea esprime questa passione divina con immagini audaci come quella del-
l’amore di un uomo per una donna adultera (cfr 3,1-3); Ezechiele, per parte
sua, parlando del rapporto di Dio con il popolo di Israele, non teme di uti-
lizzare un linguaggio ardente e appassionato (cfr 16,1-22). Questi testi bi-
blici indicano che l’eros fa parte del cuore stesso di Dio: l’Onnipotente at-
tende il “sì” delle sue creature come un giovane sposo quello della sua spo-
sa. Purtroppo fin dalle sue origini l’umanità, sedotta dalle menzogne del
Maligno, si è chiusa all’amore di Dio, nell’illusione di una impossibile au-

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tosufficienza (cfr Gn 3,1-7). Ripiegandosi su se stesso, Adamo si è allonta-
nato da quella fonte della vita che è Dio stesso, ed è diventato il primo di
“quelli che per timore della morte erano tenuti in schiavitù per tutta la vita”
(Eb 2,15). Dio, però, non si è dato per vinto, anzi il “no” dell’uomo è stato
come la spinta decisiva che l’ha indotto a manifestare il suo amore in tutta
la sua forza redentrice.

La Croce rivela la pienezza dell’amore di Dio

E’ nel mistero della Croce che si rivela appieno la potenza incontenibile
della misericordia del Padre celeste. Per riconquistare l’amore della sua
creatura, Egli ha accettato di pagare un prezzo altissimo: il sangue del suo
Unigenito Figlio. La morte, che per il primo Adamo era segno estremo di
solitudine e di impotenza, si è così trasformata nel supremo atto d’amore e
di libertà del nuovo Adamo. Ben si può allora affermare, con san Massimo
il Confessore, che Cristo “morì, se così si può dire, divinamente, poiché
morì liberamente” (Ambigua, 91, 1056). Nella Croce si manifesta l’eros di
Dio per noi. Eros è infatti - come si esprime lo Pseudo Dionigi - quella for-
za “che non permette all’amante di rimanere in se stesso, ma lo spinge a
unirsi all’amato” (De divinis nominibus, IV, 13: PG 3, 712). Quale più “fol-
le eros” (N. Cabasilas, Vita in Cristo, 648) di quello che ha portato il Figlio
di Dio ad unirsi a noi fino al punto di soffrire come proprie le conseguenze
dei nostri delitti?

“Colui che hanno trafitto”

Cari fratelli e sorelle, guardiamo a Cristo trafitto in Croce! E’ Lui la rivela-
zione più sconvolgente dell’amore di Dio, un amore in cui eros e agape,
lungi dal contrapporsi, si illuminano a vicenda. Sulla Croce è Dio stesso che
mendica l’amore della sua creatura: Egli ha sete dell’amore di ognuno di
noi. L’apostolo Tommaso riconobbe Gesù come “Signore e Dio” quando
mise la mano nella ferita del suo costato. Non sorprende che, tra i santi,
molti abbiano trovato nel Cuore di Gesù l’espressione più commovente di
questo mistero di amore. Si potrebbe addirittura dire che la rivelazione
dell’eros di Dio verso l’uomo è, in realtà, l’espressione suprema della sua
agape. In verità, solo l’amore in cui si uniscono il dono gratuito di sé e il
desiderio appassionato di reciprocità infonde un’ebbrezza che rende leggeri
i sacrifici più pesanti. Gesù ha detto: “Quando sarò innalzato da terra, atti-

                                       7
rerò tutti a me” (Gv 12,32). La risposta che il Signore ardentemente deside-
ra da noi è innanzitutto che noi accogliamo il suo amore e ci lasciamo at-
trarre da Lui. Accettare il suo amore, però, non basta. Occorre corrisponde-
re a tale amore ed impegnarsi poi a comunicarlo agli altri: Cristo “mi attira
a sé” per unirsi a me, perché impari ad amare i fratelli con il suo stesso
amore.

Sangue ed acqua

“Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto”. Guardiamo con fiducia
al costato trafitto di Gesù, da cui sgorgarono “sangue e acqua” (Gv 19,34)! I
Padri della Chiesa hanno considerato questi elementi come simboli dei sa-
cramenti del Battesimo e dell’Eucaristia. Con l’acqua del Battesimo, grazie
all’azione dello Spirito Santo, si dischiude a noi l’intimità dell’amore trini-
tario. Nel cammino quaresimale, memori del nostro Battesimo, siamo esor-
tati ad uscire da noi stessi per aprirci, in un confidente abbandono, all’ab-
braccio misericordioso del Padre (cfr S. Giovanni Crisostomo, Catechesi,
3,14 ss.). Il sangue, simbolo dell’amore del Buon Pastore, fluisce in noi spe-
cialmente nel mistero eucaristico: “L’Eucaristia ci attira nell’atto oblativo di
Gesù… veniamo coinvolti nella dinamica della sua donazione” (Enc. Deus
caritas est, 13). Viviamo allora la Quaresima come un tempo ‘eucaristico’,
nel quale, accogliendo l’amore di Gesù, impariamo a diffonderlo attorno a
noi con ogni gesto e parola. Contemplare “Colui che hanno trafitto” ci spin-
gerà in tal modo ad aprire il cuore agli altri riconoscendo le ferite inferte al-
la dignità dell’essere umano; ci spingerà, in particolare, a combattere ogni
forma di disprezzo della vita e di sfruttamento della persona e ad alleviare i
drammi della solitudine e dell’abbandono di tante persone. La Quaresima
sia per ogni cristiano una rinnovata esperienza dell’amore di Dio donatoci
in Cristo, amore che ogni giorno dobbiamo a nostra volta “ridonare” al
prossimo, soprattutto a chi più soffre ed è nel bisogno. Solo così potremo
partecipare pienamente alla gioia della Pasqua. Maria, la Madre del Bell’A-
more, ci guidi in questo itinerario quaresimale, cammino di autentica con-
versione all’amore di Cristo. A voi, cari fratelli e sorelle, auguro un profi-
cuo itinerario quaresimale, mentre con affetto a tutti invio una speciale Be-
nedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 21 novembre 2006

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MESSAGGIO PER LA XV GIORNATA
                MONDIALE DEL MALATO


Cari fratelli e care sorelle,

l’11 febbraio 2007, giorno in cui la Chiesa celebra la memoria liturgica di
Nostra Signora di Lourdes, si svolgerà a Seoul, in Corea, la Quindicesima
Giornata Mondiale del Malato. Un certo numero di incontri, conferenze, ra-
duni pastorali e celebrazioni liturgiche avrà luogo con i rappresentanti della
Chiesa in Corea, con il personale sanitario, i malati e le loro famiglie. Ancora
una volta, la Chiesa guarda a quanti soffrono e richiama l’attenzione sui ma-
lati incurabili, molti dei quali stanno morendo a causa di malattie in fase ter-
minale. Essi sono presenti in ogni continente, in particolare in luoghi in cui la
povertà e le difficoltà causano miseria e dolore immensi. Conscio di tali sof-
ferenze, sarò spiritualmente presente alla Giornata Mondiale del Malato, uni-
to a quanti si incontreranno per discutere della piaga delle malattie incurabili
nel nostro mondo e incoraggeranno gli sforzi delle comunità cristiane nella
loro testimonianza della tenerezza e della misericordia del Signore.

L’essere malati porta inevitabilmente con sé un momento di crisi e un serio
confronto con la propria situazione personale. I progressi nelle scienze me-
diche spesso offrono gli strumenti necessari ad affrontare questa sfida, al-
meno relativamente ai suoi aspetti fisici. La vita umana, comunque, ha i
suoi limiti intrinseci, e, prima o poi, termina con la morte. Questa è un’e-
sperienza alla quale è chiamato ogni essere umano e alla quale deve essere
preparato. Nonostante i progressi della scienza, non si può trovare una cura
per ogni malattia, e, quindi, negli ospedali, negli ospizi e nelle case in tutto
il mondo ci imbattiamo nella sofferenza di numerosi nostri fratelli e nume-
rose nostre sorelle incurabili e spesso in fase terminale. Inoltre, molti milio-
ni di persone nel mondo vivono ancora in condizioni insalubri e non hanno
accesso a risorse mediche molto necessarie, spesso del tipo più basilare, con
il risultato che il numero di esseri umani considerato “incurabile” è grande-
mente aumentato.

La Chiesa desidera sostenere i malati incurabili e quelli in fase terminale
esortando a politiche sociali eque che possano contribuire a eliminare le

                                       9
cause di molte malattie e chiedendo con urgenza migliore assistenza per
quanti stanno morendo e per quanti non possono contare su alcuna cura me-
dica. È necessario promuovere politiche in grado di creare condizioni in cui
gli esseri umani possano sopportare anche malattie incurabili ed affrontare
la morte in una maniera degna. A questo proposito, è necessario sottolineare
ancora una volta la necessità di più centri per le cure palliative che offrano
un’assistenza integrale, fornendo ai malati l’aiuto umano e l’accompagna-
mento spirituale di cui hanno bisogno.

Questo è un diritto che appartiene a ogni essere umano e che tutti dobbiamo
impegnarci a difendere.

Desidero incoraggiare gli sforzi di quanti operano quotidianamente per ga-
rantire che i malati incurabili e quelli che si trovano nella fase terminale, in-
sieme alle proprie famiglie, ricevano un’assistenza adeguata e amorevole.

La Chiesa, seguendo l’esempio del Buon Samaritano, ha sempre mostrato
particolare sollecitudine per gli infermi. Mediante i suoi singoli membri e le
sue istituzioni, continua a stare accanto ai sofferenti e ai morenti, cercando
di preservare la loro dignità in questi momenti significativi dell’esistenza
umana. Molti di questi individui, personale sanitario, agenti pastorali e vo-
lontari, e istituzioni in tutto il mondo, servono instancabilmente i malati, ne-
gli ospedali e nelle unità per le cure palliative, nelle strade cittadine, nel-
l’ambito dei progetti di assistenza domiciliare e nelle parrocchie.

Ora, mi rivolgo a voi, cari fratelli e care sorelle che soffrite di malattie incu-
rabili e che siete nella fase terminale. Vi incoraggio a contemplare le soffe-
renze di Cristo crocifisso e, in unione con Lui, a rivolgervi al Padre con to-
tale fiducia nel fatto che tutta la vita, e la vostra in particolare, è nelle sue
mani. Sappiate che le vostre sofferenze, unite a quelle di Cristo, si dimostre-
ranno feconde per le necessità della Chiesa e del mondo. Chiedo al Signore
di rafforzare la vostra fede nel Suo amore, in particolare durante queste pro-
ve che state affrontando. Spero che, ovunque voi siate, troviate sempre l’in-
coraggiamento e la forza spirituali necessari a nutrire la vostra fede e a con-
durvi più vicini al Padre della vita. Attraverso i suoi sacerdoti e i suoi colla-
boratori pastorali, la Chiesa desidera assistervi e stare al vostro fianco, aiu-
tandovi nell’ora del bisogno, e quindi, rendendo presente l’amorevole mise-
ricordia di Cristo verso chi soffre.

                                       10
Infine, chiedo alle comunità ecclesiali in tutto il mondo, e in particolare a
quante si dedicano al servizio degli infermi, a continuare, con l’ausilio di
Maria, Salus Infirmorum, a rendere un’efficace testimonianza della solleci-
tudine amorevole di Dio, nostro Padre. Che la Beata Vergine, nostra Madre,
conforti quanti sono malati e sostenga quanti hanno dedicato la propria vita,
come Buoni Samaritani, a curare le ferite fisiche e spirituali dei sofferenti.
Unito a voi nel pensiero e nella preghiera, imparto di cuore la mia Benedi-
zione Apostolica quale pegno di forza e di pace nel Signore.

Dal Vaticano, 8 dicembre 2006




      MESSAGGIO PER LA CELEBRAZIONE DELLA
         GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
                             1° GENNAIO 2007


LA PERSONA UMANA, CUORE DELLA PACE

1. All’inizio del nuovo anno, vorrei far giungere ai Governanti e ai Respon-
sabili delle Nazioni, come anche a tutti gli uomini e le donne di buona vo-
lontà, il mio augurio di pace. Lo rivolgo, in particolare, a quanti sono nel
dolore e nella sofferenza, a chi vive minacciato dalla violenza e dalla forza
delle armi o, calpestato nella sua dignità, attende il proprio riscatto umano e
sociale. Lo rivolgo ai bambini, che con la loro innocenza arricchiscono l’u-
manità di bontà e di speranza e, con il loro dolore, ci stimolano a farci tutti
operatori di giustizia e di pace. Proprio pensando ai bambini, specialmente a
quelli il cui futuro è compromesso dallo sfruttamento e dalla cattiveria di
adulti senza scrupoli, ho voluto che in occasione della Giornata Mondiale
della Pace la comune attenzione si concentrasse sul tema: Persona umana,
cuore della pace. Sono infatti convinto che rispettando la persona si pro-
muove la pace, e costruendo la pace si pongono le premesse per un autenti-
co umanesimo integrale. È così che si prepara un futuro sereno per le nuove
generazioni.

                                      11
La persona umana e la pace: dono e compito

2. Afferma la Sacra Scrittura: « Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagi-
ne di Dio lo creò; maschio e femmina li creò » (Gn 1,27). Perché creato ad
immagine di Dio, l’individuo umano ha la dignità di persona; non è soltan-
to qualche cosa, ma qualcuno, capace di conoscersi, di possedersi, di libera-
mente donarsi e di entrare in comunione con altre persone. Al tempo stesso,
egli è chiamato, per grazia, ad un’alleanza con il suo Creatore, a offrirgli
una risposta di fede e di amore che nessun altro può dare al posto suo(1). In
questa mirabile prospettiva, si comprende il compito affidato all’essere
umano di maturare se stesso nella capacità d’amore e di far progredire il
mondo, rinnovandolo nella giustizia e nella pace. Con un’efficace sintesi
sant’Agostino insegna: « Dio, che ci ha creati senza di noi, non ha voluto
salvarci senza di noi »(2). È pertanto doveroso per tutti gli esseri umani col-
tivare la consapevolezza del duplice aspetto di dono e di compito.

3. Anche la pace è insieme un dono e un compito. Se è vero che la pace tra
gli individui ed i popoli — la capacità di vivere gli uni accanto agli altri tes-
sendo rapporti di giustizia e di solidarietà — rappresenta un impegno che
non conosce sosta, è anche vero, lo è anzi di più, che la pace è dono di Dio.
La pace è, infatti, una caratteristica dell’agire divino, che si manifesta sia
nella creazione di un universo ordinato e armonioso come anche nella re-
denzione dell’umanità bisognosa di essere recuperata dal disordine del pec-
cato. Creazione e redenzione offrono dunque la chiave di lettura che intro-
duce alla comprensione del senso della nostra esistenza sulla terra. Il mio
venerato predecessore Giovanni Paolo II, rivolgendosi all’Assemblea Gene-
rale delle Nazioni Unite il 5 ottobre 1995, ebbe a dire che noi « non vivia-
mo in un mondo irrazionale o privo di senso [...] vi è una logica morale che
illumina l’esistenza umana e rende possibile il dialogo tra gli uomini e tra i
popoli »(3). La trascendente “grammatica”, vale a dire l’insieme di regole
dell’agire individuale e del reciproco rapportarsi delle persone secondo giu-
stizia e solidarietà, è iscritta nelle coscienze, nelle quali si rispecchia il pro-
getto sapiente di Dio. Come recentemente ho voluto riaffermare, « noi cre-
diamo che all’origine c’è il Verbo eterno, la Ragione e non l’Irrazionalità
»(4). La pace è quindi anche un compito che impegna ciascuno ad una ri-
sposta personale coerente col piano divino. Il criterio cui deve ispirarsi tale
risposta non può che essere il rispetto della “grammatica” scritta nel cuore
dell’uomo dal divino suo Creatore.

                                        12
In tale prospettiva, le norme del diritto naturale non vanno considerate co-
me direttive che si impongono dall’esterno, quasi coartando la libertà del-
l’uomo. Al contrario, esse vanno accolte come una chiamata a realizzare fe-
delmente l’universale progetto divino iscritto nella natura dell’essere uma-
no. Guidati da tali norme, i popoli — all’interno delle rispettive culture —
possono così avvicinarsi al mistero più grande, che è il mistero di Dio. Il ri-
conoscimento e il rispetto della legge naturale pertanto costituiscono anche
oggi la grande base per il dialogo tra i credenti delle diverse religioni e tra i
credenti e gli stessi non credenti. È questo un grande punto di incontro e,
quindi, un fondamentale presupposto per un’autentica pace.

Il diritto alla vita e alla libertà religiosa

4. Il dovere del rispetto per la dignità di ogni essere umano, nella cui natura
si rispecchia l’immagine del Creatore, comporta come conseguenza che del-
la persona non si possa disporre a piacimento. Chi gode di maggiore potere
politico, tecnologico, economico, non può avvalersene per violare i diritti
degli altri meno fortunati. È infatti sul rispetto dei diritti di tutti che si fonda
la pace. Consapevole di ciò, la Chiesa si fa paladina dei diritti fondamentali
di ogni persona. In particolare, essa rivendica il rispetto della vita e della li-
bertà religiosa di ciascuno. Il rispetto del diritto alla vita in ogni sua fase
stabilisce un punto fermo di decisiva importanza: la vita è un dono di cui il
soggetto non ha la completa disponibilità. Ugualmente, l’affermazione del
diritto alla libertà religiosa pone l’essere umano in rapporto con un Princi-
pio trascendente che lo sottrae all’arbitrio dell’uomo. Il diritto alla vita e
alla libera espressione della propria fede in Dio non è in potere dell’uomo.
La pace ha bisogno che si stabilisca un chiaro confine tra ciò che è disponi-
bile e ciò che non lo è: saranno così evitate intromissioni inaccettabili in
quel patrimonio di valori che è proprio dell’uomo in quanto tale.

5. Per quanto concerne il diritto alla vita, è doveroso denunciare lo scempio
che di essa si fa nella nostra società: accanto alle vittime dei conflitti armati,
del terrorismo e di svariate forme di violenza, ci sono le morti silenziose
provocate dalla fame, dall’aborto, dalla sperimentazione sugli embrioni e
dall’eutanasia. Come non vedere in tutto questo un attentato alla pace?

L’aborto e la sperimentazione sugli embrioni costituiscono la diretta nega-
zione dell’atteggiamento di accoglienza verso l’altro che è indispensabile

                                         13
per instaurare durevoli rapporti di pace. Per quanto riguarda poi la libera
espressione della propria fede, un altro preoccupante sintomo di mancanza
di pace nel mondo è rappresentato dalle difficoltà che tanto i cristiani quan-
to i seguaci di altre religioni incontrano spesso nel professare pubblicamen-
te e liberamente le proprie convinzioni religiose. Parlando in particolare dei
cristiani, debbo rilevare con dolore che essi non soltanto sono a volte impe-
diti; in alcuni Stati vengono addirittura perseguitati, ed anche di recente si
sono dovuti registrare tragici episodi di efferata violenza. Vi sono regimi
che impongono a tutti un’unica religione, mentre regimi indifferenti alimen-
tano non una persecuzione violenta, ma un sistematico dileggio culturale
nei confronti delle credenze religiose. In ogni caso, non viene rispettato un
diritto umano fondamentale, con gravi ripercussioni sulla convivenza paci-
fica. Ciò non può che promuovere una mentalità e una cultura negative per
la pace.

L’uguaglianza di natura di tutte le persone

6. All’origine di non poche tensioni che minacciano la pace sono sicura-
mente le tante ingiuste disuguaglianze ancora tragicamente presenti nel
mondo. Tra esse particolarmente insidiose sono, da una parte, le disugua-
glianze nell’accesso a beni essenziali, come il cibo, l’acqua, la casa, la salu-
te; dall’altra, le persistenti disuguaglianze tra uomo e donna nell’esercizio
dei diritti umani fondamentali.

Costituisce un elemento di primaria importanza per la costruzione della pa-
ce il riconoscimento dell’essenziale uguaglianza tra le persone umane, che
scaturisce dalla loro comune trascendente dignità. L’uguaglianza a questo
livello è quindi un bene di tutti inscritto in quella “grammatica” naturale,
desumibile dal progetto divino della creazione; un bene che non può essere
disatteso o vilipeso senza provocare pesanti ripercussioni da cui è messa a
rischio la pace. Le gravissime carenze di cui soffrono molte popolazioni,
specialmente del Continente africano, sono all’origine di violente rivendica-
zioni e costituiscono pertanto una tremenda ferita inferta alla pace.

7. Anche la non sufficiente considerazione per la condizione femminile in-
troduce fattori di instabilità nell’assetto sociale. Penso allo sfruttamento di
donne trattate come oggetti e alle tante forme di mancanza di rispetto per la
loro dignità; penso anche — in contesto diverso — alle visioni antropologi-

                                      14
che persistenti in alcune culture, che riservano alla donna una collocazione
ancora fortemente sottomessa all’arbitrio dell’uomo, con conseguenze lesi-
ve per la sua dignità di persona e per l’esercizio delle stesse libertà fonda-
mentali. Non ci si può illudere che la pace sia assicurata finché non siano
superate anche queste forme di discriminazione, che ledono la dignità per-
sonale, inscritta dal Creatore in ogni essere umano(5).

L’« ecologia della pace »

8. Scrive Giovanni Paolo II nella Lettera enciclica Centesimus annus:
« Non solo la terra è stata data da Dio all’uomo, che deve usarla rispettando
l’intenzione originaria di bene, secondo la quale gli è stata donata; ma l’uo-
mo è stato donato a se stesso da Dio e deve, perciò, rispettare la struttura
naturale e morale, di cui è stato dotato » (6). È rispondendo a questa conse-
gna, a lui affidata dal Creatore, che l’uomo, insieme ai suoi simili, può dar
vita a un mondo di pace. Accanto all’ecologia della natura c’è dunque un’e-
cologia che potremmo dire “umana”, la quale a sua volta richiede un’“eco-
logia sociale”. E ciò comporta che l’umanità, se ha a cuore la pace, debba
tenere sempre più presenti le connessioni esistenti tra l’ecologia naturale,
ossia il rispetto della natura, e l’ecologia umana. L’esperienza dimostra che
ogni atteggiamento irrispettoso verso l’ambiente reca danni alla conviven-
za umana, e viceversa. Sempre più chiaramente emerge un nesso inscindibi-
le tra la pace con il creato e la pace tra gli uomini. L’una e l’altra presup-
pongono la pace con Dio. La poesia-preghiera di San Francesco, nota anche
come « Cantico di Frate Sole », costituisce un mirabile esempio — sempre
attuale — di questa multiforme ecologia della pace.

9. Ci aiuta a comprendere quanto sia stretto questo nesso tra l’una ecologia
e l’altra il problema ogni giorno più grave dei rifornimenti energetici. In
questi anni nuove Nazioni sono entrate con slancio nella produzione indu-
striale, incrementando i bisogni energetici. Ciò sta provocando una corsa al-
le risorse disponibili che non ha confronti con situazioni precedenti. Nel
frattempo, in alcune regioni del pianeta si vivono ancora condizioni di gran-
de arretratezza, in cui lo sviluppo è praticamente inceppato anche a motivo
del rialzo dei prezzi dell’energia. Che ne sarà di quelle popolazioni? Quale
genere di sviluppo o di non-sviluppo sarà loro imposto dalla scarsità di
rifornimenti energetici? Quali ingiustizie e antagonismi provocherà la corsa

                                     15
alle fonti di energia? E come reagiranno gli esclusi da questa corsa? Sono
domande che pongono in evidenza come il rispetto della natura sia stretta-
mente legato alla necessità di tessere tra gli uomini e tra le Nazioni rapporti
attenti alla dignità della persona e capaci di soddisfare ai suoi autentici biso-
gni. La distruzione dell’ambiente, un suo uso improprio o egoistico e l’ac-
caparramento violento delle risorse della terra generano lacerazioni, conflit-
ti e guerre, proprio perché sono frutto di un concetto disumano di sviluppo.
Uno sviluppo infatti che si limitasse all’aspetto tecnico-economico, trascu-
rando la dimensione morale-religiosa, non sarebbe uno sviluppo umano in-
tegrale e finirebbe, in quanto unilaterale, per incentivare le capacità distrut-
tive dell’uomo.

Visioni riduttive dell’uomo

10. Urge pertanto, pur nel quadro delle attuali difficoltà e tensioni interna-
zionali, impegnarsi per dar vita ad un’ecologia umana che favorisca la cre-
scita dell’« albero della pace ». Per tentare una simile impresa è necessario
lasciarsi guidare da una visione della persona non viziata da pregiudizi
ideologici e culturali o da interessi politici ed economici, che incitino all’o-
dio e alla violenza. È comprensibile che le visioni dell’uomo varino nelle
diverse culture. Ciò che invece non si può ammettere è che vengano coltiva-
te concezioni antropologiche che rechino in se stesse il germe della contrap-
posizione e della violenza. Ugualmente inaccettabili sono concezioni di Dio
che stimolino all’insofferenza verso i propri simili e al ricorso alla violenza
nei loro confronti. È questo un punto da ribadire con chiarezza: una guerra
in nome di Dio non è mai accettabile! Quando una certa concezione di Dio è
all’origine di fatti criminosi, è segno che tale concezione si è già trasforma-
ta in ideologia.

11. Oggi, però, la pace non è messa in questione solo dal conflitto tra le vi-
sioni riduttive dell’uomo, ossia tra le ideologie. Lo è anche dall’indifferenza
per ciò che costituisce la vera natura dell’uomo. Molti contemporanei ne-
gano, infatti, l’esistenza di una specifica natura umana e rendono così possi-
bili le più stravaganti interpretazioni dei costitutivi essenziali dell’essere
umano. Anche qui è necessaria la chiarezza: una visione « debole » della
persona, che lasci spazio ad ogni anche eccentrica concezione, solo appa-
rentemente favorisce la pace. In realtà impedisce il dialogo autentico ed

                                       16
apre la strada all’intervento di imposizioni autoritarie, finendo così per la-
sciare la persona stessa indifesa e, conseguentemente, facile preda dell’op-
pressione e della violenza.

Diritti umani e Organizzazioni internazionali

12. Una pace vera e stabile presuppone il rispetto dei diritti dell’uomo. Se
però questi diritti si fondano su una concezione debole della persona, come
non ne risulteranno anch’essi indeboliti? Si rende qui evidente la profonda
insufficienza di una concezione relativistica della persona, quando si tratta
di giustificarne e difenderne i diritti. L’aporia in tal caso è palese: i diritti
vengono proposti come assoluti, ma il fondamento che per essi si adduce è
solo relativo. C’è da meravigliarsi se, di fronte alle esigenze “scomode” po-
ste dall’uno o dall’altro diritto, possa insorgere qualcuno a contestarlo o a
deciderne l’accantonamento? Solo se radicati in oggettive istanze della na-
tura donata all’uomo dal Creatore, i diritti a lui attribuiti possono essere af-
fermati senza timore di smentita. Va da sé, peraltro, che i diritti dell’uomo
implicano a suo carico dei doveri. Bene sentenziava, al riguardo, il mahat-
ma Gandhi: « Il Gange dei diritti discende dall’Himalaia dei doveri ». È so-
lo facendo chiarezza su questi presupposti di fondo che i diritti umani, oggi
sottoposti a continui attacchi, possono essere adeguatamente difesi. Senza
tale chiarezza, si finisce per utilizzare la stessa espressione, ‘diritti umani’
appunto, sottintendendo soggetti assai diversi fra loro: per alcuni, la persona
umana contraddistinta da dignità permanente e da diritti validi sempre, do-
vunque e per chiunque; per altri, una persona dalla dignità cangiante e dai
diritti sempre negoziabili: nei contenuti, nel tempo e nello spazio.

13. Alla tutela dei diritti umani fanno costante riferimento gli Organismi in-
ternazionali e, in particolare, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, che con
la Dichiarazione Universale del 1948 si è prefissata, quale compito fonda-
mentale, la promozione dei diritti dell’uomo. A tale Dichiarazione si guarda
come ad una sorta di impegno morale assunto dall’umanità intera. Ciò ha
una sua profonda verità soprattutto se i diritti descritti nella Dichiarazione
sono considerati come aventi fondamento non semplicemente nella decisio-
ne dell’assemblea che li ha approvati, ma nella natura stessa dell’uomo e
nella sua inalienabile dignità di persona creata da Dio. È importante, pertan-

                                       17
to, che gli Organismi internazionali non perdano di vista il fondamento na-
turale dei diritti dell’uomo. Ciò li sottrarrà al rischio, purtroppo sempre la-
tente, di scivolare verso una loro interpretazione solo positivistica. Se ciò
accadesse, gli Organismi internazionali risulterebbero carenti dell’autorevo-
lezza necessaria per svolgere il ruolo di difensori dei diritti fondamentali
della persona e dei popoli, principale giustificazione del loro stesso esistere
ed operare.
Diritto internazionale umanitario e diritto interno degli Stati

14. A partire dalla consapevolezza che esistono diritti umani inalienabili
connessi con la comune natura degli uomini, è stato elaborato un diritto in-
ternazionale umanitario, alla cui osservanza gli Stati sono impegnati anche
in caso di guerra. Ciò purtroppo non ha trovato coerente attuazione, a pre-
scindere dal passato, in alcune situazioni di guerra verificatesi di recente.
Così, ad esempio, è avvenuto nel conflitto che mesi fa ha avuto per teatro il
Libano del Sud, dove l’obbligo di proteggere e aiutare le vittime innocenti e
di non coinvolgere la popolazione civile è stato in gran parte disatteso. La
dolorosa vicenda del Libano e la nuova configurazione dei conflitti, soprat-
tutto da quando la minaccia terroristica ha posto in atto inedite modalità di
violenza, richiedono che la comunità internazionale ribadisca il diritto inter-
nazionale umanitario e lo applichi a tutte le odierne situazioni di conflitto
armato, comprese quelle non previste dal diritto internazionale in vigore.
Inoltre, la piaga del terrorismo postula un’approfondita riflessione sui limiti
etici che sono inerenti all’utilizzo degli strumenti odierni di tutela della si-
curezza nazionale. Sempre più spesso, in effetti, i conflitti non vengono di-
chiarati, soprattutto quando li scatenano gruppi terroristici decisi a raggiun-
gere con qualunque mezzo i loro scopi. Dinanzi agli sconvolgenti scenari di
questi ultimi anni, gli Stati non possono non avvertire la necessità di darsi
delle regole più chiare, capaci di contrastare efficacemente la drammatica
deriva a cui stiamo assistendo. La guerra rappresenta sempre un insuccesso
per la comunità internazionale ed una grave perdita di umanità. Quando, no-
nostante tutto, ad essa si arriva, occorre almeno salvaguardare i principi es-
senziali di umanità e i valori fondanti di ogni civile convivenza, stabilendo
norme di comportamento che ne limitino il più possibile i danni e tendano
ad alleviare le sofferenze dei civili e di tutte le vittime dei conflitti(7).

                                      18
15. Altro elemento che suscita grande inquietudine è la volontà, manifestata
di recente da alcuni Stati, di dotarsi di armi nucleari. Ne è risultato ulterior-
mente accentuato il diffuso clima di incertezza e di paura per una possibile
catastrofe atomica. Ciò riporta gli animi indietro nel tempo, alle ansie logo-
ranti del periodo della cosiddetta « guerra fredda ». Dopo di allora si spera-
va che il pericolo atomico fosse definitivamente scongiurato e che l’umanità
potesse finalmente tirare un durevole sospiro di sollievo. Quanto appare at-
tuale, a questo proposito, il monito del Concilio Ecumenico Vaticano II: «
Ogni azione bellica che indiscriminatamente mira alla distruzione di intere
città o di vaste regioni con i loro abitanti è un crimine contro Dio e contro
l’uomo, che deve essere condannato con fermezza e senza esitazione »(8).
Purtroppo ombre minacciose continuano ad addensarsi all’orizzonte dell’u-
manità. La via per assicurare un futuro di pace per tutti è rappresentata non
solo da accordi internazionali per la non proliferazione delle armi nucleari,
ma anche dall’impegno di perseguire con determinazione la loro diminuzio-
ne e il loro definitivo smantellamento. Niente si lasci di intentato per arriva-
re, con la trattativa, al conseguimento di tali obiettivi! È in gioco il destino
dell’intera famiglia umana!

La Chiesa a tutela della trascendenza della persona umana

16. Desidero, infine, rivolgere un pressante appello al Popolo di Dio, perché
ogni cristiano si senta impegnato ad essere infaticabile operatore di pace e
strenuo difensore della dignità della persona umana e dei suoi inalienabili
diritti. Grato al Signore per averlo chiamato ad appartenere alla sua Chiesa
che, nel mondo, è « segno e tutela della trascendenza della persona umana
»(9), il cristiano non si stancherà di implorare da Lui il fondamentale bene
della pace che tanta rilevanza ha nella vita di ciascuno. Egli inoltre sentirà la
fierezza di servire con generosa dedizione la causa della pace, andando in-
contro ai fratelli, specialmente a coloro che, oltre a patire povertà e priva-
zioni, sono anche privi di tale prezioso bene. Gesù ci ha rivelato che « Dio è
amore » (1 Gv 4,8) e che la vocazione più grande di ogni persona è l’amore.
In Cristo noi possiamo trovare le ragioni supreme per farci fermi paladini
della dignità umana e coraggiosi costruttori di pace.

17. Non venga quindi mai meno il contributo di ogni credente alla promo-
zione di un vero umanesimo integrale, secondo gli insegnamenti delle Lette-

                                       19
re encicliche Populorum progressio e Sollicitudo rei socialis, delle quali ci
apprestiamo a celebrare proprio quest’anno il 40° e il 20° anniversario. Alla
Regina della Pace, Madre di Gesù Cristo « nostra pace » (Ef 2,14), affido la
mia insistente preghiera per l’intera umanità all’inizio dell’anno 2007, a cui
guardiamo — pur tra pericoli e problemi — con cuore colmo di speranza.
Sia Maria a mostrarci nel Figlio suo la Via della pace, ed illumini i nostri
occhi, perché sappiano riconoscere il suo Volto nel volto di ogni persona
umana, cuore della pace!

Dal Vaticano, 8 Dicembre 2006.




_______________

(1) Cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 357.

(2) Sermo 169, 11, 13: PL 38, 923.

(3) N. 3.

(4) Omelia all'Islinger Feld di Regensburg (12 settembre 2006).

(5) Cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattoli-
    ca sulla collaborazione dell'uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo (31 maggio
    2004), nn. 15-16.

(6) N. 38.

(7) A tale riguardo, il Catechismo della Chiesa Cattolica ha dettato criteri molto severi e
    precisi: cfr nn. 2307-2317.

(8) Cost. past. Gaudium et spes, 80.

(9) Conc. Ecum. Vat. II, ibid. n. 76.

                                           20
MESSAGGIO PER LA XXII GIORNATA MONDIALE
               DELLA GIOVENTÙ
                (1° APRILE 2007)
                     “Come io vi ho amato, così amatevi
                    anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34)



Cari giovani,
in occasione della XXII Giornata Mondiale della Gioventù, che sarà cele-
brata nelle Diocesi la prossima Domenica delle Palme, vorrei proporre alla
vostra meditazione le parole di Gesù: “Come io vi ho amato, così amatevi
anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34).

E’ possibile amare?

Ogni persona avverte il desiderio di amare e di essere amata. Eppure
quant’è difficile amare, quanti errori e fallimenti devono registrarsi nell’a-
more! C’è persino chi giunge a dubitare che l’amore sia possibile. Ma se ca-
renze affettive o delusioni sentimentali possono far pensare che amare sia
un’utopia, un sogno irraggiungibile, bisogna forse rassegnarsi? No! L’amore
è possibile e scopo di questo mio messaggio è di contribuire a ravvivare in
ciascuno di voi, che siete il futuro e la speranza dell’umanità, la fiducia nel-
l’amore vero, fedele e forte; un amore che genera pace e gioia; un amore
che lega le persone, facendole sentire libere nel reciproco rispetto. Lasciate
allora che percorra insieme a voi un itinerario, in tre momenti, alla “scoper-
ta” dell’amore.

Dio, sorgente dell’amore

Il primo momento riguarda la sorgente dell’amore vero, che è unica: è Dio.
Lo pone bene in evidenza san Giovanni affermando che “Dio è amore” (1
Gv 4,8.16); ora egli non vuol dire solo che Dio ci ama, ma che l’essere stes-
so di Dio è amore. Siamo qui dinanzi alla rivelazione più luminosa della
fonte dell’amore che è il mistero trinitario: in Dio, uno e trino, vi è un eter-
no scambio d’amore tra le persone del Padre e del Figlio, e questo amore
non è un’energia o un sentimento, ma una persona, è lo Spirito Santo.

                                      21
La Croce di Cristo rivela pienamente l’amore di Dio

Come si manifesta a noi Dio-Amore? Siamo qui al secondo momento del
nostro itinerario. Anche se già nella creazione sono chiari i segni dell’amore
divino, la rivelazione piena del mistero intimo di Dio è avvenuta con l’In-
carnazione, quando Dio stesso si è fatto uomo. In Cristo, vero Dio e vero
Uomo, abbiamo conosciuto l’amore in tutta la sua portata. Infatti “la vera
novità del Nuovo Testamento – ho scritto nell’Enciclica Deus caritas est -
non sta in nuove idee, ma nella figura stessa di Cristo, che dà carne e sangue
ai concetti - un realismo inaudito” (n. 12). La manifestazione dell’amore di-
vino è totale e perfetta nella Croce, dove, come afferma san Paolo, “Dio di-
mostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori,
Cristo è morto per noi” (Rm 5,8). Ognuno di noi può pertanto dire senza te-
ma di sbagliare: “Cristo mi ha amato e ha dato se stesso per me” (cfr Ef
5,2). Redenta dal suo sangue, nessuna vita umana è inutile o di poco valore,
perché tutti siamo amati personalmente da Lui con un amore appassionato e
fedele, un amore senza limiti. La Croce, follia per il mondo, scandalo per
molti credenti, è invece “sapienza di Dio” per quanti si lasciano toccare fin
nel profondo del proprio essere, “perché ciò che è stoltezza di Dio è più sa-
piente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini”
(cfr 1 Cor 1,24-25). Anzi, il Crocifisso, che dopo la risurrezione porta per
sempre i segni della propria passione, mette in luce le “contraffazioni” e le
menzogne su Dio, che si ammantano di violenza, di vendetta e di esclusio-
ne. Cristo è l’Agnello di Dio, che prende su di sé il peccato del mondo e
sradica l’odio dal cuore dell’uomo. Ecco la sua veritiera “rivoluzione”: l’a-
more.

Amare il prossimo come Cristo ci ama

Ed eccoci ora al terzo momento della nostra riflessione. Sulla croce Cristo
grida: “Ho sete” (Gv 19,28): rivela così un’ardente sete di amare e di essere
amato da ognuno di noi. Solo se arriviamo a percepire la profondità e l’in-
tensità di un tale mistero, ci rendiamo conto della necessità e dell’urgenza di
amarlo a nostra volta “come” Lui ci ha amati. Questo comporta l’impegno
di dare anche, se necessario, la propria vita per i fratelli sostenuti dall’amore
di Lui. Già nell’Antico Testamento Dio aveva detto: “Amerai il tuo prossi-

                                       22
mo come te stesso” (Lv 19,18), ma la novità di Cristo consiste nel fatto che
amare come Lui ci ha amati significa amare tutti, senza distinzioni, anche i
nemici, “fino alla fine” (cfr Gv 13,1).
Testimoni dell’amore di Cristo

Vorrei ora soffermarmi su tre ambiti della vita quotidiana dove voi, cari gio-
vani, siete particolarmente chiamati a manifestare l’amore di Dio. Il primo
ambito è la Chiesa che è la nostra famiglia spirituale, composta da tutti i di-
scepoli di Cristo. Memori delle sue parole: “Da questo tutti sapranno che
siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35), ali-
mentate, con il vostro entusiasmo e la vostra carità, le attività delle parroc-
chie, delle comunità, dei movimenti ecclesiali e dei gruppi giovanili ai quali
appartenete. Siate solleciti nel cercare il bene dell’altro, fedeli agli impegni
presi. Non esitate a rinunciare con gioia ad alcuni vostri svaghi, accettate di
buon animo i sacrifici necessari, testimoniate il vostro amore fedele per Ge-
sù annunciando il suo Vangelo specialmente fra i vostri coetanei.

Prepararsi al futuro

 Il secondo ambito, dove siete chiamati ad esprimere l’amore e a crescere in
esso, è la vostra preparazione al futuro che vi attende. Se siete fidanzati, Dio
ha un progetto di amore sul vostro futuro di coppia e di famiglia ed è quindi
essenziale che voi lo scopriate con l’aiuto della Chiesa, liberi dal pregiudi-
zio diffuso che il cristianesimo, con i suoi comandamenti e i suoi divieti,
ponga ostacoli alla gioia dell’amore ed impedisca in particolare di gustare
pienamente quella felicità che l’uomo e la donna cercano nel loro reciproco
amore. L’amore dell’uomo e della donna è all’origine della famiglia umana
e la coppia formata da un uomo e da una donna ha il suo fondamento nel di-
segno originario di Dio (cfr Gn 2,18-25). Imparare ad amarsi come coppia è
un cammino meraviglioso, che tuttavia richiede un tirocinio impegnativo. Il
periodo del fidanzamento, fondamentale per costruire la coppia, è un tempo
di attesa e di preparazione, che va vissuto nella castità dei gesti e delle paro-
le. Ciò permette di maturare nell’amore, nella premura e nell’attenzione ver-
so l’altro; aiuta ad esercitare il dominio di sé, a sviluppare il rispetto dell’al-
tro, caratteristiche tutte del vero amore che non ricerca in primo luogo il
proprio soddisfacimento né il proprio benessere. Nella preghiera comune
chiedete al Signore che custodisca ed incrementi il vostro amore e lo purifi-

                                        23
chi da ogni egoismo. Non esitate a rispondere generosamente alla chiamata
del Signore, perché il matrimonio cristiano è una vera e propria vocazione
nella Chiesa. Ugualmente, cari giovani e care ragazze, siate pronti a dire
“sì”, se Iddio vi chiama a seguirlo sulla via del sacerdozio ministeriale o
della vita consacrata. Il vostro esempio sarà di incoraggiamento per molti
altri vostri coetanei, che sono alla ricerca della vera felicità.

Crescere nell’amore ogni giorno

Il terzo ambito dell’impegno che l’amore comporta è quello della vita quoti-
diana con le sue molteplici relazioni. Mi riferisco segnatamente alla fami-
glia, alla scuola, al lavoro e al tempo libero. Cari giovani, coltivate i vostri
talenti non soltanto per conquistare una posizione sociale, ma anche per aiu-
tare gli altri “a crescere”. Sviluppate le vostre capacità, non solo per diven-
tare più “competitivi” e “produttivi”, ma per essere “testimoni della carità”.
Alla formazione professionale unite lo sforzo di acquisire conoscenze reli-
giose utili per poter svolgere la vostra missione in maniera responsabile. In
particolare, vi invito ad approfondire la dottrina sociale della Chiesa, perché
dai suoi principi sia ispirata ed illuminata la vostra azione nel mondo. Lo
Spirito Santo vi renda inventivi nella carità, perseveranti negli impegni che
assumete, e audaci nelle vostre iniziative, perché possiate offrire il vostro
contributo per l’edificazione della “civiltà dell’amore”. L’orizzonte dell’a-
more è davvero sconfinato: è il mondo intero!

“Osare l’amore” seguendo l’esempio dei santi

Cari giovani, vorrei invitarvi a “osare l’amore”, a non desiderare cioè niente
di meno per la vostra vita che un amore forte e bello, capace di rendere l’e-
sistenza intera una gioiosa realizzazione del dono di voi stessi a Dio e ai fra-
telli, ad imitazione di Colui che mediante l’amore ha vinto per sempre l’o-
dio e la morte (cfr Ap 5,13). L’amore è la sola forza in grado di cambiare il
cuore dell’uomo e l’umanità intera, rendendo proficue le relazioni tra uomi-
ni e donne, tra ricchi e poveri, tra culture e civiltà. Questo testimonia la vita
dei Santi che, veri amici di Dio, sono il canale e il riflesso di questo amore
originario. Impegnatevi a conoscerli meglio, affidatevi alla loro intercessio-
ne, cercate di vivere come loro. Mi limito a citare Madre Teresa che, per af-
frettarsi a rispondere al grido di Cristo “Ho sete”, grido che l’aveva profon-
damente toccata, iniziò a raccogliere i moribondi nelle strade di Calcutta, in

                                       24
India. Da allora l’unico desiderio della sua vita divenne quello di estinguere
la sete d’amore di Gesù non a parole, ma con atti concreti, riconoscendone
il volto sfigurato, assetato d’amore, nel viso dei più poveri tra i poveri. La
Beata Teresa ha messo in pratica l’insegnamento del Signore: “Ogni volta
che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’a-
vete fatto a me” (cfr Mt 25,40). E il messaggio di questa umile testimone
dell’amore divino si è diffuso nel mondo intero.

Il segreto dell’amore

Ad ognuno di noi, cari amici, è dato di raggiungere questo stesso grado di
amore, ma solo ricorrendo all’indispensabile sostegno della Grazia divina.
Soltanto l’aiuto del Signore ci consente, infatti, di sfuggire alla rassegnazio-
ne davanti all’enormità del compito da svolgere e ci infonde il coraggio di
realizzare quanto è umanamente impensabile. Soprattutto l’Eucaristia è la
grande scuola dell’amore. Quando si partecipa regolarmente e con devozio-
ne alla Santa Messa, quando si passano in compagnia di Gesù eucaristico
prolungate pause di adorazione è più facile capire la lunghezza, la larghez-
za, l’altezza e la profondità del suo amore che sorpassa ogni conoscenza (cfr
Ef 3,17-18). Condividendo il Pane eucaristico con i fratelli della comunità
ecclesiale si è poi spinti a tradurre “in fretta”, come fece la Vergine con Eli-
sabetta, l’amore di Cristo in generoso servizio ai fratelli.
Verso l’incontro di Sidney

Illuminante è al riguardo l’esortazione dell’apostolo Giovanni: “Figlioli,
non amiamo a parole, né con la lingua, ma coi fatti e nella verità. Da que-
sto conosceremo che siamo nati dalla verità” (1 Gv 3, 18-19). Cari giovani,
è con questo spirito che vi invito a vivere la prossima Giornata Mondiale
della Gioventù insieme con i vostri Vescovi nelle vostre rispettive Diocesi.
Essa rappresenterà una tappa importante verso l’incontro di Sydney, il cui
tema sarà: “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sa-
rete testimoni” (At 1,8). Maria, Madre di Cristo e della Chiesa, vi aiuti a far
risuonare ovunque il grido che ha cambiato il mondo: “Dio è amore!”. Vi
accompagno con la preghiera e di cuore vi benedico.

Dal Vaticano, 27 Gennaio 2007



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MESSAGGIO URBI ET ORBI
                         PASQUA 2007


Fratelli e sorelle del mondo intero,
uomini e donne di buona volontà!

Cristo è risorto! Pace a voi! Si celebra oggi il grande mistero, fondamento
della fede e della speranza cristiana: Gesù di Nazaret, il Crocifisso, è risu-
scitato dai morti il terzo giorno, secondo le Scritture. L’annuncio dato dagli
angeli, in quell’alba del primo giorno dopo il sabato, a Maria di Magdala e
alle donne accorse al sepolcro, lo riascoltiamo oggi con rinnovata emozio-
ne: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato!”
(Lc 24,5-6).

Non è difficile immaginare quali fossero, in quel momento, i sentimenti di
queste donne: sentimenti di tristezza e sgomento per la morte del loro Si-
gnore, sentimenti di incredulità e stupore per un fatto troppo sorprendente
per essere vero. La tomba però era aperta e vuota: il corpo non c’era più.
Pietro e Giovanni, avvertiti dalle donne, corsero al sepolcro e verificarono
che esse avevano ragione. La fede degli Apostoli in Gesù, l’atteso Messia,
era stata messa a durissima prova dallo scandalo della croce. Durante il suo
arresto, la sua condanna e la sua morte si erano dispersi, ed ora si ritrovava-
no insieme, perplessi e disorientati. Ma il Risorto stesso venne incontro alla
loro incredula sete di certezze. Non fu sogno, né illusione o immaginazione
soggettiva quell’incontro; fu un’esperienza vera, anche se inattesa e proprio
per questo particolarmente toccante. “Venne Gesù, si fermò in mezzo a loro
e disse: «Pace a voi!»” (Gv 20,19).

A quelle parole, la fede quasi spenta nei loro animi si riaccese. Gli Apostoli ri-
ferirono a Tommaso, assente in quel primo incontro straordinario: Sì, il Signore
ha compiuto quanto aveva preannunciato; è veramente risorto e noi lo abbiamo
visto e toccato! Tommaso però rimase dubbioso e perplesso. Quando Gesù ven-
ne una seconda volta, otto giorni dopo nel Cenacolo, gli disse: “Metti qua il tuo
dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non
essere più incredulo ma credente!”. La risposta dell’Apostolo è una commo-
vente professione di fede: “Mio Signore e mio Dio!” (Gv 20,27-28).

                                       26
“Mio Signore e mio Dio”! Rinnoviamo anche noi la professione di fede di
Tommaso. Come augurio pasquale, quest’anno, ho voluto scegliere proprio
le sue parole, perché l’odierna umanità attende dai cristiani una rinnovata
testimonianza della risurrezione di Cristo; ha bisogno di incontrarlo e di po-
terlo conoscere come vero Dio e vero Uomo. Se in questo Apostolo possia-
mo riscontrare i dubbi e le incertezze di tanti cristiani di oggi, le paure e le
delusioni di innumerevoli nostri contemporanei, con lui possiamo anche ri-
scoprire con convinzione rinnovata la fede in Cristo morto e risorto per noi.
Questa fede, tramandata nel corso dei secoli dai successori degli Apostoli,
continua, perché il Signore risorto non muore più. Egli vive nella Chiesa e
la guida saldamente verso il compimento del suo eterno disegno di salvezza.

Ciascuno di noi può essere tentato dall’incredulità di Tommaso. Il dolore, il
male, le ingiustizie, la morte, specialmente quando colpiscono gli innocenti
- ad esempio, i bambini vittime della guerra e del terrorismo, delle malattie
e della fame - non mettono forse a dura prova la nostra fede? Eppure para-
dossalmente, proprio in questi casi, l’incredulità di Tommaso ci è utile e
preziosa, perché ci aiuta a purificare ogni falsa concezione di Dio e ci con-
duce a scoprirne il volto autentico: il volto di un Dio che, in Cristo, si è cari-
cato delle piaghe dell’umanità ferita. Tommaso ha ricevuto dal Signore e, a
sua volta, ha trasmesso alla Chiesa il dono di una fede provata dalla passio-
ne e morte di Gesù e confermata dall’incontro con Lui risorto. Una fede che
era quasi morta ed è rinata grazie al contatto con le piaghe di Cristo, con le
ferite che il Risorto non ha nascosto, ma ha mostrato e continua a indicarci
nelle pene e nelle sofferenze di ogni essere umano.

“Dalle sue piaghe siete stati guariti” (1 Pt 2,24), è questo l’annuncio che
Pietro rivolgeva ai primi convertiti. Quelle piaghe, che per Tommaso erano
dapprima un ostacolo alla fede, perché segni dell’apparente fallimento di
Gesù; quelle stesse piaghe sono diventate, nell’incontro con il Risorto, pro-
ve di un amore vittorioso. Queste piaghe che Cristo ha contratto per amore
nostro ci aiutano a capire chi è Dio e a ripetere anche noi: “Mio Signore e
mio Dio”. Solo un Dio che ci ama fino a prendere su di sé le nostre ferite e
il nostro dolore, soprattutto quello innocente, è degno di fede.

Quante ferite, quanto dolore nel mondo! Non mancano calamità naturali e
tragedie umane che provocano innumerevoli vittime e ingenti danni mate-

                                       27
riali. Penso a quanto è avvenuto di recente in Madagascar, nelle Isole Salo-
mone, in America Latina e in altre Regioni del mondo. Penso al flagello
della fame, alle malattie incurabili, al terrorismo e ai sequestri di persona, ai
mille volti della violenza - talora giustificata in nome della religione - al di-
sprezzo della vita e alla violazione dei diritti umani, allo sfruttamento della
persona. Guardo con apprensione alla condizione in cui si trovano non po-
che regioni dell’Africa: nel Darfur e nei Paesi vicini permane una catastrofi-
ca e purtroppo sottovalutata situazione umanitaria; a Kinshasa, nella Repub-
blica Democratica del Congo, gli scontri e i saccheggi delle scorse settima-
ne fanno temere per il futuro del processo democratico congolese e per la ri-
costruzione del Paese; in Somalia la ripresa dei combattimenti allontana la
prospettiva della pace e appesantisce la crisi regionale, specialmente per
quanto riguarda gli spostamenti della popolazione e il traffico di armi; una
grave crisi attanaglia lo Zimbabwe, per la quale i Vescovi del Paese, in un
loro recente documento, hanno indicato come unica via di superamento la
preghiera e l’impegno condiviso per il bene comune.

Di riconciliazione e di pace ha bisogno la popolazione di Timor Est, che si
appresta a vivere importanti scadenze elettorali. Di pace hanno bisogno an-
che lo Sri Lanka, dove solo una soluzione negoziata porrà fine al dramma
del conflitto che lo insanguina, e l’Afghanistan, segnato da crescente inquie-
tudine e instabilità. In Medio Oriente, accanto a segni di speranza nel dialo-
go fra Israele e l’Autorità palestinese, nulla di positivo purtroppo viene dal-
l’Iraq, insanguinato da continue stragi, mentre fuggono le popolazioni civili;
in Libano lo stallo delle istituzioni politiche minaccia il ruolo che il Paese è
chiamato a svolgere nell’area mediorientale e ne ipoteca gravemente il futu-
ro. Non posso infine dimenticare le difficoltà che le comunità cristiane af-
frontano quotidianamente e l’esodo dei cristiani dalla Terra benedetta che è
la culla della nostra fede. A quelle popolazioni rinnovo con affetto l’espres-
sione della mia vicinanza spirituale.

Cari fratelli e sorelle, attraverso le piaghe di Cristo risorto possiamo vedere
questi mali che affliggono l’umanità con occhi di speranza. Risorgendo, in-
fatti, il Signore non ha tolto la sofferenza e il male dal mondo, ma li ha vinti
alla radice con la sovrabbondanza della sua Grazia. Alla prepotenza del Ma-
le ha opposto l’onnipotenza del suo Amore. Ci ha lasciato come via alla pa-
ce e alla gioia l’Amore che non teme la morte. “Come io vi ho amato - ha

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detto agli Apostoli prima di morire -, così amatevi anche voi gli uni gli al-
tri” (Gv 13,34).

Fratelli e sorelle nella fede, che mi ascoltate da ogni parte della terra! Cristo
risorto è vivo tra noi, è Lui la speranza di un futuro migliore. Mentre con
Tommaso diciamo: “Mio Signore e mio Dio!”, risuoni nel nostro cuore la
parola dolce ma impegnativa del Signore: “Se uno mi vuol servire mi segua,
e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo ono-
rerà” (Gv 12,26). Ed anche noi, uniti a Lui, disposti a spendere la vita per i
nostri fratelli (cfr 1 Gv 3,16), diventiamo apostoli di pace, messaggeri di
una gioia che non teme il dolore, la gioia della Risurrezione. Ci ottenga que-
sto dono pasquale Maria, Madre di Cristo risorto. Buona Pasqua a tutti!




MESSAGGIO PER LA XLIV GIORNATA MONDIALE DI
        PREGHIERA PER LE VOCAZIONI
                 29 APRILE 2007 - IV DOMENICA DI PASQUA
            Tema: « La vocazione al servizio della Chiesa comunione»



Venerati Fratelli nell’Episcopato,
cari fratelli e sorelle!

L’annuale Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni è un’opportuna occasio-
ne per porre in luce l’importanza delle vocazioni nella vita e nella missione della
Chiesa, ed intensificare la nostra preghiera perché crescano in numero e qualità. Per
la prossima ricorrenza vorrei proporre all’attenzione dell’intero popolo di Dio il se-
guente tema, quanto mai attuale: la vocazione al servizio della Chiesa comunione.

Lo scorso anno, dando inizio a un nuovo ciclo di catechesi nelle Udienze generali
del mercoledì, dedicato al rapporto tra Cristo e la Chiesa, feci notare che la prima
comunità cristiana ebbe a costituirsi, nel suo nucleo originario, quando alcuni pesca-

                                         29
tori di Galilea, incontrato Gesù, si lasciarono conquistare dal suo sguardo, dalla sua
voce ed accolsero questo pressante suo invito: «Seguitemi, vi farò diventare pescato-
ri di uomini!» (Mc l, 17; cfr Mt 4,19). In verità, Dio ha sempre scelto alcune persone
per collaborare in maniera più diretta con Lui alla realizzazione del suo disegno sal-
vifico. Nell’Antico Testamento all’inizio chiamò Abramo per formare «un grande
popolo» (Gn 12,2), e in seguito Mosè per liberare Israele dalla schiavitù d’Egitto
(cfr Es 3, 10). Designò poi altri personaggi, specialmente i profeti, per difendere e
tener viva l’alleanza con il suo popolo. Nel Nuovo Testamento, Gesù, il Messia pro-
messo, invitò singolarmente gli Apostoli a stare con Lui (cfr Mc 3,14) e a condivide-
re la sua missione. Nell’Ultima Cena, affidando loro il compito di perpetuare il me-
moriale della sua morte e risurrezione sino al suo glorioso ritorno alla fine dei tempi,
rivolse per essi al Padre questa accorata invocazione: «Io ho fatto conoscere loro il
tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il qua1e mi hai amato sia in essi e
io in loro» (Gv 17,26). La missione della Chiesa si fonda pertanto su un’intima e fe-
dele comunione con Dio.

La Costituzione Lumen gentium del Concilio Vaticano II descrive la Chiesa
come «un popolo radunato dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito
Santo” (n. 4), nel quale si rispecchia il mistero stesso di Dio. Ciò comporta
che in esso si rifletta l’amore trinitario e, grazie all’opera dello Spirito San-
to, tutti i suoi membri formino «un solo corpo ed un solo spirito» in Cristo.
Soprattutto quando si raduna per l’Eucaristia questo popolo, organicamente
strutturato sotto la guida dei suoi Pastori, vive il mistero della comunione
con Dio e con i fratelli. L’Eucaristia è la sorgente di quell’unità ecclesiale
per la quale Gesù ha pregato alla vigilia della sua passione: «Padre ... siano
anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai manda-
to” (Gv 17,2 1). Questa intensa comunione favorisce il fiorire di generose
vocazioni al servizio della Chiesa: il cuore del credente, ripieno di amore di-
vino, è spinto a dedicarsi totalmente alla causa del Regno. Per promuovere
le vocazioni è dunque importante una pastorale attenta al mistero della
Chiesa-comunione, perché chi vive in una comunità ecclesiale concorde,
corresponsabile, premurosa, impara certamente più facilmente a discernere
la chiamata del Signore. La cura delle vocazioni esige pertanto una costante
“educazione” ad ascoltare la voce di Dio, come fece Eli che aiutò il giovane
Samuele a capire quel che Dio gli chiedeva e a realizzarlo prontamente (cfr
1 Sam 3,9). Ora l’ascolto docile e fedele non può avvenire che in un clima
di intima comunione con Dio. E questo si realizza innanzitutto nella pre-

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ghiera. Secondo l’esplicito comando del Signore, noi dobbiamo implorare il
dono delle vocazioni in primo luogo pregando instancabilmente e insieme il
«padrone della messe». L’invito è al plurale: «Pregate dunque il padrone
della messe perché mandi operai nella sua messe» (Mt 9,38). Questo invito
del Signore ben corrisponde allo stile del «Padre nostro” (Mt 6,9), preghiera
che Egli ci ha insegnato e che costituisce una «sintesi di tutto il Vangelo»,
secondo la nota espressione di Tertulliano (cfr De Oratione, 1,6: CCL 1,
258). In questa chiave è illuminante anche un’altra espressione di Gesù: «Se
due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il
Padre mio che è nei cieli ve la concederà» (Mt 18,19). Il buon Pastore ci in-
vita dunque a pregare il Padre celeste, a pregare uniti e con insistenza, per-
ché Egli mandi vocazioni al servizio della Chiesa-comunione.

Raccogliendo l’esperienza pastorale dei secoli passati, il Concilio Vaticano
II ha posto in evidenza l’importanza di educare i futuri presbiteri a un’au-
tentica comunione ecclesiale. Leggiamo in proposito nella Presbyterorum
ordinis: «Esercitando l’ufficio di Cristo Capo e Pastore per la parte di auto-
rità che spetta loro, i presbiteri, in nome del Vescovo, riuniscono la famiglia
di Dio come fraternità animata nell’unità, e per mezzo di Cristo la conduco-
no al Padre nello Spirito Santo» (n. 6). A questa affermazione del Concilio
fa eco l’Esortazione apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis, la quale
sottolinea che il sacerdote «è servitore della Chiesa comunione perché - uni-
to al Vescovo e in stretto rapporto con il presbiterio - costruisce l’unità della
comunità ecclesiale nell’armonia delle diverse vocazioni, carismi e servizi”
(n. 16). E’ indispensabile che all’interno del popolo cristiano ogni ministero
e carisma sia orientato alla piena comunione, ed è compito del Vescovo e
dei presbiteri favorirla in armonia con ogni altra vocazione e servizio eccle-
siali. Anche la vita consacrata, ad esempio, nel suo proprium è al servizio di
questa comunione, come viene posto in luce nell’Esortazione apostolica po-
st-sinodale Vita consecrata dal mio venerato Predecessore Giovanni Paolo
II: «La vita consacrata ha sicuramente il merito di aver efficacemente con-
tribuito a tener viva nella Chiesa l’esigenza della fraternità come confessio-
ne della Trinità. Con la costante promozione dell’amore fraterno anche nella
forma della vita comune, essa ha rivelato che la partecipazione alla comu-
nione trinitaria può cambiare i rapporti umani, creando un nuovo tipo di so-
lidarietà” (n. 41).

                                       31
Al centro di ogni comunità cristiana c’è l’Eucaristia, fonte e culmine della
vita della Chiesa. Chi si pone al servizio del Vangelo, se vive dell’Eucari-
stia, avanza nell’amore verso Dio e verso il prossimo e contribuisce così a
costruire la Chiesa come comunione. Potremmo affermare che «l’amore eu-
caristico» motiva e fonda l’attività vocazionale di tutta la Chiesa, perché,
come ho scritto nell’Enciclica Deus caritas est, le vocazioni al sacerdozio e
agli altri ministeri e servizi fioriscono all’interno del popolo di Dio laddove
ci sono uomini nei quali Cristo traspare attraverso la sua Parola, nei sacra-
menti e specialmente nell’Eucaristia. E questo perché «nella liturgia della
Chiesa, nella sua preghiera, nella comunità viva dei credenti, noi sperimen-
tiamo l’amore di Dio, percepiamo la sua presenza e impariamo in questo
modo anche a riconoscerla nel quotidiano. Egli per primo ci ha amati e con-
tinua ad amarci per primo; per questo anche noi possiamo rispondere con
l’amore» (n. 17).

Ci rivolgiamo, infine, a Maria, che ha sorretto la prima comunità dove -
«tutti erano concordi, e tutti si riunivano regolarmente per la preghiera» (cfr
At 1, 14), perché aiuti la Chiesa ad essere nel mondo di oggi icona della Tri-
nità, segno eloquente dell’amore divino per tutti gli uomini. La Vergine, che
ha prontamente risposto alla chiamata del Padre dicendo: «Eccomi, sono la
serva del Signore» (Lc 1,38), interceda perché non manchino all’interno del
popolo cristiano i servitori della gioia divina: sacerdoti che, in comunione
con i loro Vescovi, annunzino fedelmente il Vangelo e celebrino i sacramen-
ti, si prendano cura del popolo di Dio, e siano pronti ad evangelizzare l’inte-
ra umanità. Faccia sì che anche in questo nostro tempo aumenti il numero
delle persone consacrate, le quali vadano contro corrente, vivendo i consigli
evangelici di povertà, castità e obbedienza, e testimonino in modo profetico
Cristo e il suo liberante messaggio di salvezza. Cari fratelli e sorelle che il
Signore chiama a vocazioni particolari nella Chiesa, vorrei affidarvi in mo-
do speciale a Maria, perché Lei, che più di tutti ha compreso il senso delle
parole di Gesù: «Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la pa-
rola di Dio e la mettono in pratica» (Lc 8,2 1), vi insegni ad ascoltare il suo
divin Figlio. Vi aiuti a dire con la vita: «Eccomi, o Dio, io vengo a fare la
tua volontà (cfr Eb 10,7). Con questi auspici assicuro per ciascuno uno spe-
ciale ricordo nella preghiera e tutti di cuore vi benedico.
Dal Vaticano, 10 Febbraio 2007

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MESSAGGIO PER LA XLI GIORNATA MONDIALE
         DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI
               Tema: “I bambini e i mezzi di comunicazione:
                       una sfida per l’educazione”

                               20 maggio 2007

Cari Fratelli e Sorelle,


1. Il tema della 41ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, “I bam-
bini e i mezzi di comunicazione: una sfida per l’educazione”, ci invita a ri-
flettere su due aspetti che sono di particolare rilevanza. Uno è la formazione
dei bambini. L’altro, forse meno ovvio ma non meno importante, è la forma-
zione dei media.

Le complesse sfide che l’educazione contemporanea deve affrontare sono
spesso collegate alla diffusa influenza dei media nel nostro mondo. Come
aspetto del fenomeno della globalizzazione e facilitati dal rapido sviluppo
della tecnologia, i media delineano fortemente l’ambiente culturale (cf. Gio-
vanni Paolo II, Lett. ap. Il Rapido Sviluppo, 3). In verità, vi è chi afferma
che l’influenza formativa dei media è in competizione con quella della
scuola, della Chiesa e, forse, addirittura con quella della famiglia. “Per mol-
te persone, la realtà corrisponde a ciò che i media definiscono come tale”
(Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Aetatis Novae, 4).
2. Il rapporto tra bambini, media ed educazione può essere considerato da
due prospettive: la formazione dei bambini da parte dei media e la forma-
zione dei bambini per rispondere in modo appropriato ai media. Emerge una
specie di reciprocità che punta alle responsabilità dei media come industria
e al bisogno di una partecipazione attiva e critica da parte dei lettori, degli
spettatori e degli ascoltatori. Dentro questo contesto, l’adeguata formazione
ad un uso corretto dei media è essenziale per lo sviluppo culturale, morale e
spirituale dei bambini.

In che modo questo bene comune deve essere protetto e promosso? Educare
i bambini ad essere selettivi nell’uso dei media è responsabilità dei genitori,
della Chiesa e della scuola. Il ruolo dei genitori è di primaria importanza.

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Essi hanno il diritto e il dovere di garantire un uso prudente dei media, for-
mando la coscienza dei loro bambini affinché siano in grado di esprimere
giudizi validi e obiettivi che li guideranno nello scegliere o rifiutare i pro-
grammi proposti (cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio,
76). Nel fare questo, i genitori dovrebbero essere incoraggiati e sostenuti
dalla scuola e dalla parrocchia, nella certezza che questo difficile, sebbene
gratificante, aspetto dell’essere genitori è sostenuto dall’intera comunità.

L’educazione ai media dovrebbe essere positiva. Ponendo i bambini di fron-
te a quello che è esteticamente e moralmente eccellente, essi vengono aiutati
a sviluppare la propria opinione, la prudenza e la capacità di discernimento.
È qui importante riconoscere il valore fondamentale dell’esempio dei geni-
tori e i vantaggi nell’introdurre i giovani ai classici della letteratura infanti-
le, alle belle arti e alla musica nobile. Mentre la letteratura popolare avrà
sempre il proprio posto nella cultura, la tentazione di far sensazione non do-
vrebbe essere passivamente accettata nei luoghi di insegnamento. La bellez-
za, quasi specchio del divino, ispira e vivifica i cuori e le menti giovanili,
mentre la bruttezza e la volgarità hanno un impatto deprimente sugli atteg-
giamenti ed i comportamenti.

Come l’educazione in generale, quella ai media richiede formazione nell’e-
sercizio della libertà. Si tratta di una responsabilità impegnativa. Troppo
spesso la libertà è presentata come un’instancabile ricerca del piacere o di
nuove esperienze. Questa è una condanna, non una liberazione! La vera li-
bertà non condannerebbe mai un individuo - soprattutto un bambino - all’in-
saziabile ricerca della novità. Alla luce della verità, l’autentica libertà viene
sperimentata come una risposta definitiva al “sì” di Dio all’umanità, chia-
mandoci a scegliere, non indiscriminatamente ma deliberatamente, tutto
quello che è buono, vero e bello. I genitori sono i guardiani di questa libertà
e, dando gradualmente una maggiore libertà ai loro bambini, li introducono
alla profonda gioia della vita (cf. Discorso al V Incontro Mondiale delle Fa-
miglie, Valencia, 8 Luglio 2006).

3. Questo desiderio profondamente sentito di genitori ed insegnanti di edu-
care i bambini nella via della bellezza, della verità e della bontà può essere
sostenuto dall’industria dei media solo nella misura in cui promuove la di-
gnità fondamentale dell’essere umano, il vero valore del matrimonio e della

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vita familiare, le conquiste positive ed i traguardi dell’umanità. Da qui, la
necessità che i media siano impegnati nell’effettiva formazione e nel rispet-
to dell’etica viene visto con particolare interesse ed urgenza non solo dai ge-
nitori, ma anche da coloro che hanno un senso di responsabilità civica.
Mentre si afferma che molti operatori dei media vogliono fare quello che è
giusto (cf. Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica nelle co-
municazioni sociali, 4), occorre riconoscere che quanti lavorano in questo
settore si confrontano con “pressioni psicologiche e dilemmi etici speciali”
(Aetatis Novae, 19) che a volte vedono la competitività commerciale co-
stringere i comunicatori ad abbassare gli standard. Ogni tendenza a produrre
programmi - compresi film d’animazione e video games - che in nome del
divertimento esaltano la violenza, riflettono comportamenti anti-sociali o
volgarizzano la sessualità umana, è perversione, ancor di più quando questi
programmi sono rivolti a bambini e adolescenti. Come spiegare questo “di-
vertimento” agli innumerevoli giovani innocenti che sono nella realtà vitti-
me della violenza, dello sfruttamento e dell’abuso? A tale proposito, tutti
dovrebbero riflettere sul contrasto tra Cristo che “prendendoli fra le braccia
(i bambini) e imponendo loro le mani li benediceva” (Mc 10,16) e quello
che chi scandalizza uno di questi piccoli per lui “è meglio per lui che gli sia
messa al collo una pietra da mulino” (Lc 17,2). Faccio nuovamente appello
ai responsabili dell’industria dei media, affinché formino ed incoraggino i
produttori a salvaguardare il bene comune, a sostenere la verità, a protegge-
re la dignità umana individuale e a promuovere il rispetto per le necessità
della famiglia.

4. La Chiesa stessa, alla luce del messaggio della salvezza che le è stato af-
fidato, è anche maestra di umanità e vede con favore l’opportunità di offrire
assistenza ai genitori, agli educatori, ai comunicatori ed ai giovani. Le par-
rocchie ed i programmi delle scuole oggi dovrebbero essere all’avanguardia
per quanto riguarda l’educazione ai media. Soprattutto, la Chiesa vuole con-
dividere una visione in cui la dignità umana sia il centro di ogni valida co-
municazione. “Io vedo con gli occhi di Cristo e posso dare all’altro ben più
che le cose esternamente necessarie: posso donargli lo sguardo di amore di
cui egli ha bisogno” (Deus Caritas Est, 18).

Dal Vaticano, 24 gennaio 2007, Festa di San Francesco di Sales

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VITA DIOCESANA
NOMINE E DECRETI
PARROCI E VICARI PARROCCHIALI
         CAPPELLANO DELL’OSPEDALE DI PENNE



Don NELSON CIPOLLONE
                   Vicario parrocchiale della Parrocchia di Santa
                   Maria La Nova in Cellino Attanasio e Ammi-
                   nistratore Parrocchiale della Parrocchia di San
                   Giovanni Apostolo in Montegualtieri, frazione
                   di Cermignano.

Padre THOMAS SEEN
della Congregazione Missionaria del SS.mo Sacramento.

                                   Amministratore Parrocchiale della Parrocchia
                                   della Beata Vergine Maria delle Grazie in Vil-
                                   la Bozza, frazione di Montefino.

Padre NICOLA FISCANTE
della Congregazione del SS. Redentore della Provincia Romana.

                                   Vicario Parrocchiale della Parrocchia Madre
                                   di Dio in Francavilla al Mare.

Don ANTONIO D’ANTONIO
                   Parroco della Parrocchia della Beata Vergine
                   Maria Regina della Pace in Pescara.

Don MASSIMILIANO DE LUCA
                                   Parroco della Parrocchia di San Pietro Martire
                                   in Pescara.

Padre MARIO SERRA
della Provincia Italiana dei Carmelitani dei Santi Elia, Alberto e Andrea Corsini.

                                   Vicario Parrocchiale della Parrocchia di S.
                                   Antonio Abate in Pianella.

                                            38
Don AMADEO JOSE ROSSI
                   Vicario Parrocchiale di S. Silvestro Papa in
                   Pescara.

Padre ROBERTO SCOCCHIA
dei Frati Minori della Provincia d’Abruzzo.
                                  Vicario Parrocchiale della Parrocchia Stella
                                  Maris in Pescara.

Padre THOMAS JEEN
della Congregazione Missionaria del SS.mo Sacramento.
                                  Amministratore Parrocchiale della Parrocchia
                                  di S. Giacomo Apostolo in Montefino.

Don GIORGIO SOAVE
                                  Moderatore della Parrocchia di S. Giacomo
                                  Apostolo in Montefino.

                                       *      *    *

Don ROCCO MINCONE
                                  Cappellano dell’Ospedale Civile “San Massi-
                                  mo” in Penne.




                                              39
FRATERNITÁ BETANIA

    Esistono nella Chiesa associazioni distinte dagli Istituti di Vita consacra-
ta e dalle Società di Vita apostolica, nelle quali i fedeli tendono cooperando
all’attuazione di una vita più perfetta (cfr. can. 298 C.I.C.).
    In forza del diritto di associazione sancito nei canoni 215 e 299 § 1 del
Codice di Diritto Canonico i fedeli possono erigere forme private di vita
con fini religiosi senza alcuna autorizzazione da parte dell’autorità ecclesia-
stica.
    Volendo dunque dare carattere ecclesiale alla associazione privata di fe-
deli Fraternità Betania, dopo aver esaminato il Progetto di Vita di detta as-
sociazione secondo quanto disposto dal canone 299 §3 del Codice di Diritto
Canonico; visti i canoni 304 e 312 § 1 n. 3 e § 2,

                              DECRETIAMO

il riconoscimento della associazione privata di fedeli “Fraternità Betania”
nell’Arcidiocesi Metropolitana di Pescara-Penne, che ha sede in via Lazio
67 in Montesilvano (PE).
    Il Progetto di Vita è approvato ad experimentum e per la durata di un
quinquennio dalla data del presente Nostro decreto.
    Si Riconoscono altresì pubblici i voti fatti alla Nostra Presenza, da Ade-
laide D’AMICO e Fabiola FERRETTI il giorno 28 Novembre 2006, secon-
do quanto stabilito dai canoni 1192 § 1 e 1194 e per la stessa durata di un
quinquennio.

   Dato a Pescara, dal Nostro Palazzo Arcivescovile, nel giorno 3 dicembre
dell’Anno del Signore 2006, I Domenica di Avvento.



                                                   ✟ Tommaso Valentinetti
                                                        Arcivescovo

       Sac. Roberto Bertoia
          Cancelliere

                                      40
EREZIONE DELLA PARROCCHIA DI
    S. GIOVANNI BATTISTA E S. BENEDETTO ABATE

   La zona pastorale di Pescara Colli ha costituito per molti anni parte del
territorio periferico della Città di Pescara. Pur essendo già esistente la Par-
rocchia di “San Giovanni Battista” in Pescara Colli, essendo la zona limi-
trofa in grande sviluppo urbanistico, si è sentita l’esigenza di erigere una se-
conda Parrocchia col titolo di “San Benedetto Abate” affidata alle cure pa-
storali del Reverendo don Demetrio Pascucci, prima parroco della neonata
comunità. Le due distinte comunità erano prive di luoghi di culto, e si offi-
ciava in luoghi precari, per diversi anni. Successivamente, con la morte del
suddetto parroco di “San Benedetto” don Pascucci l’ 11. 06. 2004, conside-
rata la mancanza di specifici luoghi di culto, si avvenne alla soluzione più
opportuna di unificare le comunità Parrocchiali di “San Giovanni e San Be-
nedetto Abate”, visto che i fedeli colà abitanti sentivano il bisogno di una
maggiore unità, oltre all’edificazione di un unico edificio di culto.
   Pertanto, poiché la Parrocchia è una determinata comunità di fedeli che
viene costituita stabilmente nell’ambito di una Chiesa particolare, e spetta
unicamente al Vescovo diocesano erigere, sopprimere o modificare le Par-
rocchie; dopo aver sentito il parere favorevole de Consiglio Presbiterale
nella seduta del 24 aprile 2007, secondo quanto stabilisce il canone 515 §§
1-2 del Codice di Diritto Canonico,
                                  DECRETO

1. Le attuali Parrocchie situate in Pescara Colli, e precisamente la comunità
   di “San Giovanni Battista” con sede in via Colle Innamorati e quella di
   “San Benedetto Abate” con sede in via Di Sotto, siano soppresse sicché
   ne venga a cessare anche la rispettiva personalità giuridica;

2. Viene eretta in loro luogo la nuova Comunità parrocchiale di “San Gio-
   vanni Battista e San Benedetto Abate”, la cui circoscrizione territoriale è
   costituita dall’unione dei territori di ciascuna delle soppresse realtà pa-
   storali, e la Parrocchia, da Noi eretta legittimamente, goda di personalità
   giuridica per il diritto stesso, in forza dello stesso Can. 515 § 3.
3. I beni e i diritti patrimoniali e parimenti gli oneri, che fino al presente No-
   stro decreto appartenevano distintamente alle soppresse Parrocchie, ven-

                                       41
gono destinati alla persona giuridica pubblica che abbiamo costituita con
  l’erezione della nuova Parrocchia di “San Giovanni Battista e San Bene-
  detta Abate”, in forza del canone 123 del Codice di Diritto Canonico.

   Dato a Pescara, dalla Nostra Curia Metropolitana, nel giorno 3 Maggio
dell’Anno del Signore 2007, Festa dei SS. Filippo e Giacomo Apostoli.

                                                ✟ Tommaso Valentinetti
                                                     Arcivescovo

       Sac. Roberto Bertoia
          Cancelliere




                                   42
VITA DIOCESANA
STATUTI
STATUTO DELLA CONSULTA DIOCESANA
            DELLE AGGREGAZIONI LAICALI

                   Capitolo Primo. Identità, natura e fini

Art. 1 Istituzione della Consulta
   Nella Diocesi di Pescara-Penne è istituita la Consulta Diocesana delle
Aggregazioni Laicali (CDAL).

Art. 2 Composizione della Consulta
   Fanno parte della CDAL le Aggregazioni Laicali, presenti ed operanti
nel territorio diocesano, rappresentate presso la Consulta Nazionale delle
Aggregazioni Laicali (CNAL).
   Possono, inoltre, far parte della CDAL, salvo il parere favorevole del-
l’Arcivescovo, le Aggregazioni (associazioni, gruppi o movimenti) che ri-
spondono ai seguenti requisiti:
   - sono state erette o riconosciute dalla competente Autorità ecclesiasti-
       ca e hanno un regolare statuto ai sensi del can. 304 del Codice di Di-
       ritto Canonico;
   - le finalità perseguite rientrano in quelle indicate dal Concilio Vatica-
       no II nel Decreto sull’Apostolato dei Laici “Apostolicam Actuosita-
       tem”(capitolo II) e sancite dal Codice di Diritto Canonico ai cann.
       215, 298 e 327;
   - rispondono ai criteri di ecclesialità indicati dall’Esortazione Aposto-
       lica postsinodale “Christifideles Laici” al n. 30 (cfr. anche la Nota
       Pastorale della Conferenza Episcopale Italiana “Le Aggregazioni lai-
       cali nella Chiesa”, n. 15): il primato dato alla vocazione di ogni cri-
       stiano alla santità; la responsabilità di confessare la fede cattolica; la
       testimonianza di una comunione salda e convinta, in relazione filiale
       con il Papa e con il Vescovo; la conformità e la partecipazione al fine
       apostolico della Chiesa; l’impegno di una presenza nella società
       umana;
   - sono costituite ed operano almeno a livello diocesano.
   Le Aggregazioni Laicali che hanno le caratteristiche summenzionate, per
far parte della CDAL, devono farne richiesta all’Arcivescovo attraverso la
segreteria della stessa.

                                       44
Art. 3 Natura e fini
   La CDAL, espressione dell’ecclesiologia, descritta nella Costituzione
“Lumen Gentium” del Concilio Vaticano II, e organismo per l’attuazione
dell’insegnamento contenuto nel decreto conciliare “Apostolicam Actuosi-
tatem”, è luogo naturale e necessario di incontro e di riferimento del laicato
organizzato, segno e strumento della comunione tra le Aggregazioni Laicali
presenti ed operanti nella Chiesa diocesana. Ha lo scopo di accrescere l’u-
nità e la comunione del Popolo di Dio e di promuovere la partecipazione al-
la vita della Chiesa Locale.
   La CDAL, nel rispetto dell’identità e dei compiti delle singole aggrega-
zioni, si propone di:
- valorizzare la forma associata dell’apostolato dei fedeli laici, richiaman-
   do costantemente il suo significato nel quadro di una comunità ecclesiale
   partecipata e corresponsabile;
- svolgere compiti di informazione finalizzati a promuovere la reciproca
   conoscenza e stima all’interno del laicato diocesano;
- accrescere uno stile di responsabilità, comunione e collaborazione per
   una più attenta e consapevole partecipazione alla vita pastorale della
   Chiesa da parte delle singole aggregazioni;
- assumere il piano pastorale generale e le eventuali indicazioni specifiche
   dell’Arcivescovo, sollecitando e sostenendo la mediazione delle singole
   aggregazioni ed elaborando proposte in merito alle linee pastorali;
- promuovere iniziative comuni con il consenso e la partecipazione delle
   aggregazioni aderenti, in ordine a istanze e problemi di particolare attua-
   lità, nell’ambito dell’evangelizzazione e dell’animazione cristiana del-
   l’ordine temporale;
- essere un valido strumento di servizio alla Chiesa Locale, ponendosi in
   stretta collaborazione con la Gerarchia, di cui accoglie le scelte e le indi-
   cazioni pastorali e collaborare con il Consiglio Pastorale per l’elabora-
   zione e l’esecuzione del piano pastorale.
- favorire momenti di dialogo e di ricerca per la crescita della comunione
   anche con associazioni, movimenti e gruppi non ecclesiali, promuoven-
   do a tal fine iniziative di studio su tematiche di interesse comune.

                                      45
Art. 4 Rapporti con l’Arcivescovo
   La CDAL è promossa dall’Arcivescovo, accoglie le sue scelte e le sue
indicazioni pastorali e propone le proprie riflessioni, particolarmente in rife-
rimento all’apostolato del laicato.
   Segno di comunione con l’Arcivescovo è la sua partecipazione, persona-
le o mediante un suo Delegato, alla vita e alle attività della CDAL.

Art. 5 Altri rapporti
   La CDAL ha rapporti:
- con la Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali (CNAL);
- con la Consulta Regionale delle Aggregazioni Laicali (CRAL);
- con il Consiglio Pastorale Diocesano (CPD);
- con gli uffici pastorali della Curia Diocesana;
- con gli organismi diocesani di coordinamento del Clero, dei Religiosi e
   delle Religiose;
- con gli enti culturali che operano nell’ambito ecclesiale;
- con le istituzioni civili presenti sul territorio.

                        Capitolo Secondo. Struttura

Art. 6 Organi della Consulta
   Sono organi della CDAL:
- l’Assemblea generale;
- il Comitato di Presidenza;
- il Segretario generale;
- l’Economo.

Art. 7 Assemblea Generale
   E’ costituita dai Presidenti o responsabili diocesani delle Aggregazioni
Laicali di cui all’art. 2.
   All’Assemblea generale possono essere invitati gli Assistenti, Consulenti
Ecclesiastici e Consiglieri Spirituali delle singole aggregazioni, senza diritto
di voto.
   Compiti dell’Assemblea Generale sono:
a) verificare le linee direttive e il programma di attività della CDAL e veri-
   ficarne l’attuazione nello spirito dello statuto;

                                      46
b) eleggere cinque membri del Comitato di Presidenza, da sottoporre all’ap-
    provazione dell’Arcivescovo;
c) costituire Commissioni di Lavoro ed eventuali Gruppi di Studio (art. 10);
d) esaminare e votare le proposte di delibere e i documenti elaborati dal Co-
    mitato di Presidenza;
e) esaminare e approvare i bilanci preventivo e consuntivo della CDAL e
    fissare le norme per i contributi economici annuali delle Aggregazioni
    membri.
f) deliberare le modifiche del presente statuto che entrano in vigore dopo
    l’approvazione dell’Arcivescovo.
    Fermo restando che l’Arcivescovo può convocare l’Assemblea Generale
ogni volta che lo ritenga opportuno, questa è convocata ordinariamente dal
Comitato di Presidenza almeno due volte all’anno o su richiesta di almeno
un quinto delle Aggregazioni membri.
    L’Assemblea Generale avrà come moderatore il Segretario Generale.
    Per la validità delle assemblee indette per le modifiche statutarie è neces-
saria la presenza di due terzi dei membri aventi diritto al voto.
    L’Assemblea Generale delibera a maggioranza assoluta dei presenti
aventi diritto al voto. Per le modifiche del presente statuto la maggioranza
richiesta è di almeno due terzi dei presenti aventi diritto al voto. Non sono
ammessi deleghe all’interno dell’Assemblea. Quanto deliberato è sottoposto
all’Arcivescovo per l’approvazione.

Art. 8 Comitato di Presidenza
   Il Comitato di Presidenza della CDAL è composto da cinque membri
eletti dall’Assemblea Generale e dal Presidente Diocesano dell’Azione Cat-
tolica.
   I compiti del Comitato di Presidenza della CDAL sono:
a) promuovere i rapporti con l’Arcivescovo e con il Delegato Episcopale
   per la CDAL;
b) curare l’esecuzione delle delibere dell’Assemblea Generale della CDAL;
c) eleggere l’Economo;
d) curare i rapporti con la CNAL, con la CRAL, con il CPD e con gli altri
   organismi diocesani;
e) seguire i lavori delle Commissioni di Lavoro e degli eventuali Gruppi di
   Studio, deliberando sulle relative proposte;

                                      47
f) sollecitare e promuovere la partecipazione dei membri di Aggregazioni
   della CDAL, secondo il loro carisma, nelle Commissioni di Lavoro,
   Gruppi di Studio e organismi diocesani, coordinandone e facilitandone
   una proficua presenza;
g) preparare l’ordine del giorno delle riunioni dell’Assemblea Generale,
   predisponendo i relativi documenti e convocarla;
h) controllare i bilanci e la gestione amministrativa.
   Il Comitato di Presidenza della CDAL è convocato e presieduto dal Se-
gretario Generale e si riunisce almeno quattro volte ogni anno. Può essere
convocato anche su richiesta della maggioranza qualificata dei membri che
lo compongono.
   Per la validità delle riunioni è richiesta la presenza della metà più uno dei
membri.
   Le decisioni del Comitato di Presidenza sono prese a maggioranza dei
presenti.

Art. 9 Segretario Generale
    Compiti del Segretario Generale sono:
a) rappresentare a tutti gli effetti la CDAL;
b) curare le relazioni con tutte le Aggregazioni che compongono l’Assem-
    blea Generale della CDAL;
c) convocare, con ordine del giorno, il Comitato di Presidenza;
d) fungere da moderatore del Comitato di Presidenza e dell’Assemblea Ge-
    nerale;
e) svolgere compiti di coordinamento, promozione e verifica nel quadro
    delle decisioni assunte dall’Assemblea Generale e dal Comitato di Presi-
    denza;
f) verbalizzare su apposito registro le riunioni dell’Assemblea Generale e
    del Comitato di Presidenza della CDAL e provvedere all’archiviazione
    di tutta la documentazione presso la Curia Diocesana.
    Il Segretario Generale è nominato dall’Arcivescovo tra i membri del Co-
mitato di Presidenza. Non rappresentando più il Segretario Generale l’Ag-
gregazione di appartenenza, quest’ultima ha diritto di designare un altro
rappresentante nella CDAL.
    In caso di assenza o impedimento il Segretario Generale può delegare un
altro membro del Comitato di Presidenza a rappresentarlo.

                                      48
Art. 10 Commissioni di Lavoro – Gruppi di Studio
   E’ facoltà dell’Assemblea Generale costituire:
- Commissioni di Lavoro permanenti tra Aggregazioni di similare espe-
   rienza per una reciproca conoscenza, per uno scambio di esperienze, per
   formulare proposte da presentare all’Assemblea Generale e per curare le
   relazioni con le Commissioni Diocesane operanti negli ambiti corrispet-
   tivi;
- Gruppi di Studio, composti da membri della CDAL e anche da esperti
   esterni.
   Commissioni di Lavoro e Gruppi di Studio sono coordinati da responsa-
bili eletti al loro interno.

Art. 11 L’Economo
   L’Economo è eletto dal Comitato di Presidenza, prepara i bilanci e cura
la gestione amministrativa della CDAL.


                   Capitolo Terzo. Disposizioni generali

Art. 12 Incompatibilità
   L’incarico di membro della CDAL è incompatibile con il mandato parla-
mentare e con quello nelle assemblee elettive delle Regioni e degli altri enti
locali e territoriali di qualsiasi livello, con la carica di Sindaco, Presidente
della Provincia, Assessore comunale, provinciale e regionale e di Presidente
di Consiglio Circoscrizionale, nonché con organi decisionali di partito o di
organizzazioni, comunque denominati, che perseguano finalità direttamente
politiche.

Art. 13 Finanziamento
   Il finanziamento della CDAL è assicurato dai contributi versati dai pro-
pri membri e da altri eventuali introiti.

Art. 14 Pubblicazione dei documenti della CDAL
   Dichiarazioni e documenti pubblici della CDAL sono resi noti dopo il
consenso ad esternarli da parte dell’Arcivescovo.

                                      49
Art. 15 Durata degli incarichi
    La durata degli incarichi elettivi è triennale ed è rinnovabile per un altro
triennio, salvo diversa volontà dell’Arcivescovo. I membri eletti decadono
alla normale conclusione del triennio oppure per cessazione dell’incarico di
responsabilità all’interno della propria aggregazione diocesana; in questo
caso sono sostituiti dalla persona che gli succede nell’ambito dell’aggrega-
zione di appartenenza.

   Dato a Pescara, dalla Nostra Curia Metropolitana, nel giorno 20 Aprile
dell’Anno del Signore 2006, Giovedì nell’Ottava di Pasqua.



                                                   ✟ Tommaso Valentinetti
                                                        Arcivescovo

       Sac. Roberto Bertoia
          Cancelliere




                                      50
CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE


    Lo Spirito del Signore assiste mirabilmente l’itinerario delle Nostra
Chiesa diocesana e va distribuendo nelle comunità cristiane che si aprono
alla sua grazia, doni e germi speciali, provvidenzialmente tanto utili allo
sviluppo della vita ecclesiale e al rinnovamento pastorale.
    Per assecondare questa divina predilezione, il Nostro presbiterio e il No-
stro laicato sono da tempo impegnati nella riflessione e nell’evangelizzazio-
ne, sul senso della «partecipazione» ecclesiale, attraverso la quale tutti i fe-
deli, partecipi dell’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, esprimo-
no la collaborazione attiva e corresponsabile nella edificazione delle loro
comunità.
    Strumento efficace e segno validissimo di comunione e cooperazione, è
il Consiglio Pastorale. Volendo dare una risposta concreta sia ai documenti
del Magistero, sia alle necessità di questa fase del Nostro cammino pastora-
le, sia alle esigenze che vanno emergendo nelle singole comunità parroc-
chiali, dopo aver sentito nella sessione del 23. 01. 2007 il Nostro Consiglio
Presbiterale, e il Consiglio Pastorale diocesano nella sessione del 26. 01.
2007 a norma del canone 536 del Codice di Diritto Canonico

                              DECRETIAMO

1. Si costituisca in ogni parrocchia dell’Arcidiocesi Metropolitana di Pe-
   scara-Penne il CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE
   (C.P.P.).
2. Si approva lo Statuto-tipo del C.P.P., al quale ogni parrocchia deve atte-
   nersi nel redigere il proprio.
3. Gli Statuti dei Consigli Pastorali delle singole parrocchie devono essere
   approvati dall’Ordinario diocesano.

   Il terreno è stato preparato con lungo e paziente lavoro, e perciò si ripone
tanta speranza nella sollecita e volenterosa attuazione di un organo così im-
portante per «essere» comunità e «fare» azione pastorale.

                                      51
Il presente Decreto entrerà in vigore a far data dal 25 febbraio 2007, I
Domenica di Quaresima.

   Dato a Pescara, dal Nostro Palazzo Arcivescovile , nel giorno 11 feb-
braio dell’Anno del Signore 2007, VI Domenica del Tempo Ordinario



                                               ✟ Tommaso Valentinetti
                                                    Arcivescovo

       Sac. Roberto Bertoia
          Cancelliere




                                   52
STATUTO-TIPO
            DEL CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE

                                   ART. 1
                            Costituzione e natura

   Il Consiglio Pastorale Parrocchiale di………….. in………….. (qui di se-
guito più brevemente denominato C.P.P.), costituito a norma del canone 536
del Codice di Diritto Canonico e del Decreto arcivescovile n. 68/07 dell’ 11
febbraio 2007, è l’organo nel quale «i fedeli, insieme con coloro che parte-
cipano alla cura della parrocchia in forza del proprio ufficio, prestano il loro
aiuto nel promuovere le attività pastorali» (can. 536 § 1 C.I.C.).
        Il Consiglio ha solamente voto consultivo (can. 536 § 2 C.I.C.) ed è
retto dalle norme stabilite dall’Arcivescovo nello Statuto–tipo da lui appro-
vato.

                                    ART. 2
                                     Fini

   È compito d del C.P.P. esprimere criteri e proposte operative per pro-
muovere, in special modo:
a) la pastorale dei Sacramenti e la pastorale liturgica;
b) la catechesi, la scuola catechistica e le iniziative di formazione;
c) la nuova evangelizzazione con particolare attenzione all’azione missio-
   naria;
d) la pastorale delle vocazioni speciali;
e) l’attuazione del precetto dell’amore, anche attraverso l’azione della Cari-
   tas parrocchiale;
f) La pastorale della famiglia e la preparazione al sacramento del Matrimo-
   nio;
g) L’apostolato dei laici in tutte le forme associative approvate dall’autorità
   ecclesiastica, soprattutto l’Azione Cattolica Italiana;
h) La cooperazione missionaria “ad gentes”;
i) L’organizzazione delle strutture e dei servizi parrocchiali.
   Il C.P.P. provvede a stabilire ogni anno un programma concreto di azione
pastorale, in attuazione del piano generale delle diocesi, tenendo conto delle
esigenze e delle necessità locali.

                                      53
ART. 3
                                 Composizione

    Il C.P.P. è composto dal parroco, che lo presiede, (dal Vicario parrocchia-
le) e da sei a dodici fedeli (il numero dei membri va mantenuto in propor-
zione ragionevole rispetto al numero degli abitanti della parrocchia) nomi-
nati dal parroco.
         Possono far parte del C.P.P. un rappresentante dei presbiteri, dei reli-
giosi, delle religiose, operanti stabilmente nella parrocchia.
         Per la designazione dei membri, il parroco consulterà, dopo una
conveniente preparazione, sia la comunità parrocchiale, sia le associazioni e
i movimenti ecclesiali presenti nella parrocchia. Alcuni membri del C.P.P.
dovranno essere eletti, mediante una consultazione a mò di votazione svolta
in una domenica dell’anno Liturgico alla fine delle celebrazioni eucaristi-
che.
         Il parroco avrà cura che nel C.P.P. siano rappresentati uomini e don-
ne, di differenti età, condizioni, professioni, esperienze e competenze.
         Nel numero dei laici – che deve costituire la maggior parte del C.P.P.
– ci sia compreso, per quanto è possibile, una coppia ci coniugi per afferma-
re il ruolo ecclesiale della famiglia.
         In caso di trasferimento del parroco dalla parrocchia, il C.P.P. resta
in carica fino a quando il nuovo parroco non lo rinnovi.
    I membri del C.P.P. durano in carica tre anni e il loro mandato può essere
rinnovato solo per un secondo mandato. Potranno essere rieletti con l’inter-
vallo di un mandato.

                                    ART. 4
                              Requisiti dei membri

     Per essere membri del C.P.P. si richiede:
a)   la professione della vera fede e l’aperta testimonianza cristiana nella co-
     munità ecclesiale e civile;
b)   la piena comunione con la Chiesa cattolica e con i sacri Pastori;
c)   l’attiva partecipazione alla vita parrocchiale;
d)   l’incarico di membro del C.P.P. è incompatibile con incarichi nella pub-
     blica amministrazione o di responsabilità nei partiti politici.

                                       54
Per i laici si richiede che abbiano ricevuto il sacramento della Conferma-
zione e compiuto il 18° anno di età.


                                  ART. 5
                           Riunioni del Consiglio

   Il C.P.P. si riunisce solitamente una volta a bimestre, nonché ogni volta
che sarà ritenuto necessario, su convocazione del parroco e in base a un or-
dine del giorno prefissato.
   Alle riunioni del C.P.P. possono partecipare, ove necessario, su invito del
parroco, anche altre persone in qualità di esperti.
   Si intendono decaduti dall’ufficio quei membri che per tre sessioni con-
secutive abbiano fatto registrare assenze ingiustificate.

                                  ART. 6
                        Verbalizzazione delle sedute

   I verbali del C.P.P. redatti su apposito registro, devono portare la sotto-
scrizione del parroco e del segretario del Consiglio stesso e debbono essere
approvati nella seduta successiva.
   Il registro dei verbali sarà sottoposto all’esame dell’Arcivescovo in occa-
sione della Visita Pastorale.


   Pescara, 11 febbraio 2007


                                                  ✟ Tommaso Valentinetti
                                                       Arcivescovo




                                     55
CONSIGLIO PARROCCHIALE PER GLI AFFARI ECONOMICI


    L’esortazione che il Concilio Ecumenico Vaticano II aveva rivolto ai sa-
cerdoti perché amministrassero i beni ecclesiastici «con l’aiuto di laici
esperti» (Presbiterorum ordinis, 17), è stata recepita nel nuovo Codice di
Diritto Canonico al canone 537 con la prescrizione obbligatoria di costituire
il Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici, nel quale i fedeli aiutano
il parroco nell’amministrazione dei beni della parrocchia, secondo le norme
del diritto universale e del Vescovo diocesano.
    Sollecitati come siamo da molti problemi di carattere amministrativo,
sorti con l’applicazione del Concordato, specialmente in ordine al sostenta-
mento del clero, agli edifici sacri e per le opere di ministero parrocchiale,
problemi che interpellano i cattolici sull’assunzione, con senso di maggior
responsabilità, anche di tutte le necessità di carattere economico e finanzia-
rio per la vita delle loro comunità cristiane, riteniamo Nostro dovere richia-
mare i parroci a non ritardare oltre l’attuazione del dettato canonico e per-
tanto
                               DECRETIAMO

1. Si costituisca in ogni parrocchia dell’Arcidiocesi Metropolitana di Pesca-
   ra-Penne il CONSIGLIO PARROCCHIALE PER GLI AFFARI
   ECONOMICI (C.P.A.E.).
2. Si approva lo Statuto-tipo del C.P.A.E., al quale ogni parrocchia deve at-
   tenersi nel redigere il proprio.
3. Gli statuti dei Consigli per gli Affari Economici delle singole parrocchie
   devono essere approvati dall’Ordinario diocesano.
4. D’ora in poi vi sia un’unica amministrazione, quella dell’Ente «Parroc-
   chia».
5. I Comitati per le cosiddette feste religiose popolari non sostituiscono i
   C.P.A.E. e non possono svolgere – come tali – le funzioni del C.P.A.E.
6. Tutte le questue che si fanno nelle chiese parrocchiali e in quelle sussi-
   diarie della parrocchia, e tutte le offerte raccolte nelle medesime chiese,
   sono amministrate dal C.P.A.E. e non possono essere usate per le manife-
   stazioni esteriori civili che si tengono in occasioni religiose. La stessa
   norma vale per le chiese o cappelle affidate alle Confraternite.

                                     56
7. Con la costituzione del C.P.A.E. decada qualsiasi altro Consiglio, Comi-
   tato o Commissione di amministrazione precedentemente formato e ap-
   provato nell’ambito giurisdizionale della parrocchia.
8. La contabilità delle entrate e delle uscite va impostata secondo le voci di
   bilancio che approviamo ad experimentum e che sono riportate in allega-
   to allo Statuto-tipo.
9. La presentazione del bilancio parrocchiale è obbligatoria a cominciare da
   quello consuntivo del 2007.
   Il presente Decreto entrerà in vigore a far dar data dal 25 febbraio 2007,
   I Domenica di Quaresima.
       Dato a Pescara, dal Nostro Palazzo Arcivescovile, nel giorno 11 feb-
   braio dell’Anno del Signore 2007, VI Domenica del Tempo Ordinario.


                                                  ✟ Tommaso Valentinetti
                                                       Arcivescovo

       Sac. Roberto Bertoia
          Cancelliere




                                     57
STATUTO-TIPO del
       CONSIGLIO PARROCCHIALE PER GLI AFFARI ECONOMICI


                                     ART. 1
                              Costituzione e natura

  Il Consiglio Parrocchiale per gli affari Economici della Parrocchia
di……………………in………………….. (qui di seguito più brevemente
denominato C.P.A.E), costituito dal parroco in attuazione del can. 537 del
Codice di Diritto Canonico e del Decreto arcivescovile n. 69/07 dell’ 11. 02.
2007, è l’organo di collaborazione dei fedeli con il parroco nella gestione
amministrativa della parrocchia.


                                      ART. 2
                                       Fini

     Il C.P.A.E. ha i seguenti scopi:
a)   coadiuvare il parroco nel predisporre il bilancio preventivo della parroc-
     chia, elencando le voci di spesa prevedibili per i vari settori di attività e
     individuando i relativi mezzi di copertura;
b)   approvare alla fine di ciascun esercizio, previo esame dei libri contabili e
     della relativa documentazione, il rendiconto consuntivo,
c)   verificare, per quanto attiene agli aspetti economici, l’applicazione della
     convenzione prevista dal can. 520 § 2, per le parrocchie affidate ai reli-
     giosi;
d)   esprimere il parere sugli atti di straordinaria amministrazione;
e)   curare l’aggiornamento annuale dello stato patrimoniale della parrocchia,
     il deposito dei relativi atti e documenti presso la Curia diocesana (can.
     1284 § 2, n° 9) e l’ordinaria archiviazione delle copie negli uffici parroc-
     chiali.




                                        58
ART. 3
                                 Composizione

    Il C.P.A.E. è composto dal parroco, che di diritto ne è il Presidente, (dal
Vicario parrocchiale) e da almeno tre fedeli e non più di cinque (si racco-
manda di mantenete il numero dei consiglieri in una proporzione ragionevo-
le rispetto al numero degli abitanti della parrocchia), nominati dal parroco,
sentito il parere del Consiglio Pastorale; i consiglieri devono essere eminen-
ti per integrità morale, attivamente inseriti nella vita parrocchiale, capaci di
valutare le scelte economiche con spirito ecclesiale e possibilmente esperti
in diritto o in economia. I loro nominativi devono essere comunicati all’Ar-
civescovo almeno quindici giorni prima del loro insediamento.
    I membri del C.P.A.E. durano in carica tre anni e il loro mandato può es-
sere rinnovato per un secondo mandato. Potranno essere rieletti con l’inter-
vallo di almeno un mandato. Alcuni membri del C.P.A.E. devono essere
eletti con una votazione da svolgersi in una domenica dell’Anno Liturgico,
alla fine delle celebrazioni eucaristiche. I membri che faranno registrare tre
assenze ingiustificate decadranno dal C.P.A.E.
    Per la durata del loro mandato i consiglieri non possono essere revocati
se non per gravi e documentati motivi.

                                    ART. 4
                                Incompatibilità

   Non possono essere nominati membri del C.P.A.E. i congiunti del parro-
co fino al quarto grado di consanguineità o di affinità e quanti hanno in es-
sere rapporti economici con la parrocchia. Ugualmente chi ricopre incarichi
pubblici o di partito e chi svolge ruoli di responsabilità negli istituti bancari.


                                    ART. 5
                            Presidente del C.P.A.E.

   Spetta al Presidente:
a) la convocazione e la presidenza del C.P.A.E.;
b) la fissazione dell’ordine del giorno di ciascuna riunione;
c) la presidenza delle riunioni.

                                       59
ART. 6
                              Poteri del Consiglio

    Il C.P.A.E. ha funzione consultiva non deliberativa. In esso tuttavia si
esprime la collaborazione responsabile dei fedeli nella gestione amministra-
tiva della parrocchia in conformità al can. 212 § 3. Il parroco ne ricercherà e
ne ascolterà attentamente il parere, non se ne discosterà se non per gravi
motivi e ne userà ordinariamente come valido strumento per l’amministra-
zione della parrocchia.
    Ferma resta, in ogni caso, la legale rappresentanza della parrocchia che
in tutti i negozi giuridici spetta al parroco, il quale è amministratore di tutti i
beni parrocchiali a norma del can. 532.


                                   ART. 7
                            Riunioni del Consiglio

   Il C.P.A.E. si riunisce solitamente una volta al trimestre, nonché ogni
volta che il parroco lo ritenga opportuno, o che ne sia fatta a quest’ultimo
richiesta da almeno due membri del Consiglio.
   Alle riunioni del C.P.A.E. potranno partecipare ove necessario, su invito
del Presidente, anche altre persone in qualità di esperti.
   Ogni consigliere ha facoltà di far mettere a verbale tutte le osservazioni
che ritiene opportuno fare.


                                    ART. 8
                        Vacanza di seggi nel Consiglio

   Nei casi di morte, di dimissioni, di revoca o di permanente invalidità di
uno o più membri del C.P.A.E., il parroco provvede, entro quindici giorni, a
nominarne i sostituti. I consiglieri così nominati rimangono in carica fino
alla scadenza del mandato del Consiglio stesso e possono essere confermati
alla successiva scadenza.

                                        60
ART. 9
                                   Esercizio

    L’esercizio finanziario della parrocchia va dal 1° gennaio al 31 dicembre
di ogni anno.
    Alla fine di ciascun esercizio, e comunque entro il 31 marzo successivo,
il bilancio consuntivo, debitamente firmato dai membri del Consiglio, sarà
sottoposto dal parroco all’Arcivescovo.
    Il rendiconto del bilancio parrocchiale va redatto su modulo predisposto
dalla Curia.


                                  ART. 10
                  Informazioni alla comunità parrocchiale

   Il C.P.A.E. presenta al Consiglio Pastorale Parrocchiale il bilancio con-
suntivo annuale e porta a conoscenza della comunità parrocchiale le compo-
nenti essenziali delle entrate e delle uscite verificatesi nel corso dell’eserci-
zio nonché il rendiconto analitico dell’utilizzazione delle offerte fatte dai
fedeli (can. 1287), indicando anche le opportune iniziative per l’incremento
delle risorse necessarie per la realizzazione delle attività pastorali e per il
sostentamento del clero parrocchiale.


                                   ART. 11
                   Validità delle sedute e verbalizzazione

   Per la validità delle riunioni del Consiglio è necessaria la presenza della
maggioranza dei consiglieri.
   I verbali del Consiglio, redatti su apposito registro devono portare la sot-
toscrizione del parroco e del segretario del Consiglio medesimo e debbono
essere approvati nella seduta successiva.
   Il registro dei verbali sarà sottoposto all’esame dell’Arcivescovo in occa-
sione della Visita Pastorale.

                                       61
ART. 12
                                Rinvio a norme generali

   Per tutto quanto non contemplato nel presente statuto si applicheranno le
norme del Codice di Diritto canonico.

Pescara, 11 febbraio 2007.

                                                              ✟ Tommaso Valentinetti
                                                                   Arcivescovo




_______________

Canoni citati nello Statuto

Can. 520 § 2: «L’assegnazione della parrocchia di cui al § 1 può essere fatta sia in perpe-
   tuo, sia a tempo determinato; in ambedue i casi avvenga mediante una convenzione
   scritta stipulata fra il Vescovo diocesano e il Superiore competente dell’Istituto o della
   Società; in essa, fra l’altro venga definito espressamente e con precisione tutto quello
   che riguarda l’attività da svolgere, le persone da impiegarvi e le questioni economiche».
Can. 1284 § 2, n° 9: «Catalogare adeguatamente documenti e strumenti, sui quali si fonda-
   no i diritti della Chiesa o dell’Istituto circa i beni, conservandoli in un Archivio conve-
   niente e idoneo; depositare poi gli originali, ove si possa comodamente fare, nell’Archi-
   vio della Curia».
Can. 212 § 3: «I Fedeli in modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio
   di cui godono, essi hanno diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri
   Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli
   altri fedeli, salva restando l’integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pasto-
   ri, tenendo inoltre presente l’utilità comune e la dignità della persona».
Can. 532: «Il parroco rappresenta la parrocchia, a norma del diritto, in tutti i negozi giuridi-
   ci; curi che i beni della parrocchia siano amministrati a norma dei canoni 1281-1288».
Can. 1287 § 1: «Riprovata la consuetudine contraria, gli amministratori sia chierici sia laici
   di beni ecclesiastici qualsiasi, che non siano legittimamente sottratti alla potestà di go-
   verno del Vescovo diocesano, hanno il dovere di presentare ogni anno il rendiconto al-
   l’Ordinario del luogo, che lo farà esaminare da un Consiglio per gli affari Economici. §
   2: Gli amministratori rendano conto ai fedeli dei beni da questi stessi offerti alla Chie-
   sa, secondo le norme da stabilirsi dal diritto particolare».

                                              62
STATUTO – REGOLAMENTO
              DEL CONSIGLIO PASTORALE DIOCESANO
              Approvato con Decreto Arcivescovile


                                    Art. 1
   Il Consiglio Pastorale Diocesano dell’Arcidiocesi Metropolitana di Pe-
scara-Penne è l’Organo Consultivo, costituito a norma dei canoni 511-514
del Codice di Diritto Canonico, come segno e strumento di comunione di
tutto il Popolo di Dio, per rendere visibile e far crescere nella Chiesa Parti-
colare la partecipazione e la corresponsabilità.

                                   Art. 2
   È compito del Consiglio Pastorale Diocesano esprimere criteri e orien-
tamenti relativi a:
a) L’evangelizzazione, la Catechesi, l’Animazione delle Comunità e degli
   ambienti, la Cooperazione Missionaria e l’Ecumenismo;
b) La Pastorale dei sacramenti e la Pastorale Liturgica;
c) La Pastorale della Famiglia;
d) L’attuazione del Precetto dell’amore, specialmente la condivisione dei
   fratelli;
e) La Promozione Umana e la Testimonianza Cristiana nell’ordine tempo-
   rale;
f) La Pastorale delle Vocazioni, la Formazione e la Vita Sacerdotale, la
   presenza e l’attività delle Comunità di Religiosi e Religiose nella Dioce-
   si, l’Apostolato dei Laici;
g) La Formazione Permanente per l’esercizio dei vari Ministeri;
h) La Pastorale Organica Diocesana e quella di categoria di settore;
i) L’organizzazione delle Strutture e dei Servizi della Diocesi.

                                  Art. 3
   Il Consiglio pastorale Diocesano è composto da:
2 Rappresentanti del Consiglio Presbiterale, Sacerdoti diocesani scelti tra i
   membri del medesimo Consiglio;
3 Religiose, scelte dall’Organo Diocesano della U.S.M.I., appartenenti alle
   Comunità esistenti nella Diocesi;

                                      63
3 Religiosi, scelti dall’Organo Diocesano del C.I.S.M.I, appartenenti alle
   Comunità esistenti in Diocesi;
12 Laici, che abbiano ricevuto il sacramento della Confermazione e com-
   piuto il 18° anno di età a scelta dei Presbiteri nelle Zone Pastorali:
- n. 1 della Zona di Pescara Centro;
- n. 1 della Zona di Pescara Sud;
- n. 1 della Zona di Pescara Nord;
- n. 1 della Zona di Pescara Porta Nuova;
- n. 1 della Zona di Pescara Colli;
- n. 1 della Zona di Penne;
- n. 1 della Zona di Torre dè Passeri;
- n. 1 della Zona di Spoltore;
- n. 1 della Zona di Cermignano;
- n. 1 della Zona di Cepagatti;
- n. 1 della Zona di Castiglione Messer Raimondo;
- n. 1 della Zona di Montesilvano.
- n. 2 Membri scelti dalla Consulta Diocesana dell’Apostolato dei Laici;
- n. 1 coppia di coniugi, per affermare il ruolo ecclesiale della Famiglia,
   scelta dall’Ufficio di Pastorale Familiare.
   Le Religiose e i Laici vengono confermati dall’Arcivescovo.

                                    Art. 4
   La designazione dei Membri sarà fatta tenendo presenti i requisiti se-
guenti:
a) La presenza della carità, che è il carisma eccellente e il più edificante at-
   teggiamento interiore di servizio;
b) La Professione della vera Fede;
c) La finalità e l’intenzione, limpida e sincera, della convergenza e della
   compartecipazione nell’esercizio del proprio compito in armonia con
   tutti gli altri.

   Si dovrà tenere conto che siano convenientemente rappresentati uomini
e donne, di differenti età, di varie condizioni e professioni, di diverse espe-
rienze e competenze.

                                      64
Art. 5
   Per avere una espressione più largamente significativa della rappresenta-
tività delle compenti di tutto il popolo di Dio, delle Parrocchie, delle Asso-
ciazioni e dei Movimenti Ecclesiali, delle Organizzazioni di ispirazione cri-
stiana, delle categorie di età, sarà convocata, almeno una volta all’anno,
un’Assemblea Pastorale Diocesana.
   L’Assemblea si riunirà in un contesto liturgico, ascolterà la Relazione
dell’Arcivescovo circa lo stato e i problemi della Chiesa Diocesana e svol-
gerà al riguardo una comune riflessione nei gruppi di lavoro.

                                    Art. 6
   Il Consiglio Pastorale Diocesano si riunisce sotto la Presidenza dell’Ar-
civescovo per l’esame degli argomenti messi all’ordine del giorno.
   Terminata la discussione, l’ Arcivescovo può chiedere al Consiglio di
esprimere un voto sulle varie tesi esposte, al fine di consentirgli non solo di
valutarle nel merito, ma anche di verificare l’adesione che esse riscuotono
complessivamente fra i Presbiteri, i Religiosi, le Religiose e Laici.

                                   Art. 7
   A giudizio dell’Arcivescovo, il Consiglio Pastorale Diocesano potrà riu-
nirsi congiuntamente al Consiglio Presbiterale per l’esame di particolari
problemi.

                                    Art. 8
   Il Consiglio Pastorale Diocesano è regolato dalle seguenti norme prati-
che:
a) La chiamata a far parte del Consiglio diventerà effettiva dopo l’accetta-
   zione scritta del prescelto;
b) I membri rimangono in carica per cinque anni; non si può essere imme-
   diatamente riconfermati per un secondo quinquennio;
c) Devono intendersi decaduti dall’Ufficio quei Membri che per tre sessio-
   ni consecutive abbiano fatto registrare assenze ingiustificate;
d) Il Consiglio si riunisce in sessione ordinaria ogni trimestre; in sessione
   straordinaria ogni qualvolta l’Arcivescovo lo riterrà necessario;
e) Per la validità delle sessioni è richiesta la presenza dei due terzi dei
   Membri;

                                      65
f) L’ordine del giorno dei lavori, predisposto dal Direttivo, è comunicato
   con almeno quindici giorni di anticipo;
g) Per la preparazione delle riunioni, per l’elaborazione di documenti e per
   altri servizi, il Consiglio si avvale degli Uffici Pastorali della Curia, oltre
   che dell’aiuto di esperti e di Commissioni di Studio;
h) Il Verbale delle sessioni sarà redatto dal Segretario e approvato all’inizio
   della Sessione successiva; diventerà ufficiale dopo la firma del Presiden-
   te e la controfirma del Segretario;
i) Al termine delle sessioni sarà diramato un comunicato stampa circa lo
   svolgimento dei lavori.




                                       66
VITA DIOCESANA
LETTERE
CELEBRAZIONE SS. MESSE FESTIVE E PRE-FESTIVE
NELLA FORANIA DI CASTIGLIONE MESSER RAIMONDO (TE)


    Carissimi,
    nella riunione dell’11 dicembre 2006, a cui hanno partecipato tutti i Par-
roci della Forania di Castiglione Messer Raimondo, abbiamo valutato at-
tentamente la disponibilità delle energie presbiterali operanti su questo ter-
ritorio e abbiamo riflettuto circa la celebrazione delle SS. Messe festive e
pre-festive da celebrarsi nelle Chiese parrocchiali e non parrocchiali, situate
nella suddetta zona pastorale.
    Riscontrato che il numero dei presbiteri è appena sufficiente per poter
svolgere un adeguato servizio presso le chiese parrocchiali si conviene, di
comune accordo Arcivescovo e presbiteri, quanto segue:

1. Le SS. Messe domenicali e festive si celebrino solamente nelle chiese
   parrocchiali.
2. Nelle chiese non parrocchiali o succursali, quando si riscontri una fre-
   quenza adeguata si celebrino, se richiesto, una Santa Messa prefestiva al
   Sabato o alla Vigilia delle feste.
3. Per quanto è possibile, nelle solennità si celebrino le SS. Messe sola-
   mente nelle chiese parrocchiali.
4. I Sacramenti: Battesimo, Cresima, Matrimonio e la Santa Messa di pri-
   ma comunione, si celebrino nelle chiese parrocchiali. Per quanto riguar-
   da i funerali, secondo quanto previsto dal Codice di Diritto Canonico, la
   famiglia del defunto scelga la chiesa funerante.

    Nella speranza che tutti vorranno accogliere queste chiare scelte pastora-
li, nello spirito delle comune collaborazione e del servizio da rendere alle
comunità affidate alla cura pastorale della nostra Arcidiocesi di Pescara-
Penne, Vi saluto e Vi benedico.


       Pescara, 17 dicembre 2006

                                                   ✟ Tommaso Valentinetti
                                                        Arcivescovo

                                      68
DUE GIORNI DIOCESANI DI RIFLESSIONE


   Carissimi,
   come concordato nella nostre riunioni di Clero, il 5 e il 6 febbraio terre-
mo una due giorni di riflessione comunitaria riservata a tutti i presbiteri, i
religiosi impegnati direttamente nella pastorale, e a tutti i diaconi.
        Le giornate si terranno presso l’Oasi dello Spirito, dalle 9.30 alle
ore 16.30.
   Struttureremo le due giornate nel modo seguente:

Lunedì 5 febbraio:
ore 9.30
• breve preghiera comunitaria;
• riflessione dell’Arcivescovo sulle tematiche scaturite dal Convegno del-
  le Chiese d’Italia a Verona;
• discussione in aula;
• riflessione per gruppi.
ore 12.30
• preghiera comunitaria con ascolto della Parola di Dio
ore 13.15
• pranzo e breve sosta;
ore 14.30
• presentazione della settimana di celebrazioni e Convegno Diocesano per
  il mese di settembre, 23-30 settembre 2007, in occasione del 30° anni-
  versario del XIX Congresso Eucaristico Nazionale tenutosi a Pescara.

Martedì 6 febbraio
   Gli orari rimarranno invariati.
   Al mattino rifletteremo sul tema della comunione e della sinodalità nelle
nostra Chiesa di Pescara-Penne e al pomeriggio presenteremo la bozza de-
gli Statuti-tipo dei Consigli Pastorali e per gli Affari Economici per le no-
stre comunità parrocchiali.

                                     69
Queste due giornate di lavoro sono molto importanti. Nessuno si senta
dispensato se non per gravissimi motivi. Riterrei che anche i presbiteri che
sono fuori sede per motivi di studio, in questa circostanza siano presenti al-
l’incontro.
    In attesa di vivere questo momento di comunione e di scambio fraterno
per il bene della nostra Chiesa diocesana, Vi saluto e Vi benedico di cuore.

        Pescara, 25 gennaio 2007

                                                           ✟ Tommaso Valentinetti
                                                                Arcivescovo


P. S. Non invierò un’altra lettera per ricordarVi che il 20 febbraio l’incontro del clero si
terrà normalmente, con il II incontro con P. G. Mucci s.j. sul discepolato del presbitero,
con le consuete modalità.




                                            70
SETTIMANA SANTA 2007

    Carissimi,
    ormai giunti all’ultimo scorcio quaresimale, siamo invitati dalla Parola
di Dio a fare opere di conversione per celebrare con “azzimi di verità e di
purezza” il grande mistero dell’essere creatura nuova, immersi nella morte
di Cristo per essere gloria della sua risurrezione. La santa Quaresima ci por-
ta alla celebrazione della Settimana Santa con la ricchezza dei suoi riti e dei
suoi segni sacramentali, centro e culmine dell’Anno Liturgico, da vivere
uniti nella nostre comunità parrocchiali.
    Per quanto riguarda le indicazioni sulle celebrazioni della domenica del-
le Palme e del Triduo Pasquale, rimando a tutte le indicazioni già date lo
scorso anno (vd. Bollettino diocesano n. 1 anno LVIII (2006) 67-70). Vorrei
solo richiamare la Vostra attenzione sulla celebrazione del Mercoledì Santo
per la consacrazione degli olii santi.
    Vi allego le indicazioni dell’Ufficio Liturgico sottolineando l’importanza
che ogni parrocchia partecipi con una piccola delegazione, composta dagli
Accoliti e Lettori istituiti, dai ministranti che indosseranno l’abito liturgico,
i cresimandi, i catechisti.
    Al termine della celebrazione, i presbiteri e i diaconi si troveranno pres-
so l’Oasi dello Spirito a Montesilvano per l’agape fraterna. È stato questo
un desiderio espresso da parecchi sacerdoti e da me condiviso E’ certamen-
te questo un momento importante per stare insieme e vivere la Pasqua nella
memoria del nostro sacerdozio. I diaconi possono invitare anche le loro
consorti.
    I Vicari Foranei, entro la domenica delle Palme, al massimo lunedì san-
to, sono pregati di far conoscere al Vicario Generale il numero preciso dei
sacerdoti che si fermeranno a cena. Anche le Famiglie religiose maschili
che sono qui a Pescara sono invitati a prendere parte a questo momento di
condivisione fraterna. Anch’essi facciano conoscere il numero preciso di
presenze al Vicario Foraneo di riferimento.
    AugurandoVi di vivere questa Pasqua nella gioia e nella serenità, Vi sa-
luto e Vi benedico.

       Pescara, 19 marzo 2007

                                                    ✟ Tommaso Valentinetti
                                                         Arcivescovo

                                       71
Santa Messa del Crisma 2007
                           - Indicazioni Rituali -

   Mercoledì 04 aprile 2007, mercoledì della settimana santa, Sua Eccellen-
za Reverendissima Monsignor Tommaso VALENTINETTI, Arcivescovo Me-
tropolita di Pescara-Penne, presiederà la concelebrazione della Santa Messa
del Crisma nella Cattedrale Metropolitana di san Cetteo v. e m. in Pescara,
alle ore 18:00.
   Per la circostanza, l’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche comunica
quanto segue:

 LUOGHI DI RIUNIONE (ciascuno porti soltanto amitto, camice e cingolo)

• SALA CAPITOLARE           DELLA   CATTEDRALE METROPOLITANA (non più tardi
  delle ore 17:30):
  Rev.mo Vicario Generale;
  Rev.mo Vicario Episcopale;
  Rev.mi Canonici del Capitolo Cattedrale;
  Rev.mi componenti del Collegio dei Consultori;
  Rev.mi Vicari foranei;
  Rev.di Seminaristi.

• I.S.S.R. “G. TONIOLO” (non più tardi delle ore 17:30):
  Rev.di Diaconi;
  Rev.di Sacerdoti diocesani e regolari.

• CAPPELLA DEL SANTISSIMO SACRAMENTO NELLA CATTEDRALE METROPOLI-
  TANA (in piedi dietro ai sacerdoti concelebranti - non più tardi delle ore
  17:30 -):
  Cortesi ministri istituiti, lettori ed accoliti (i quali non prenderanno parte alla processio-
  ne introitale).

                                      SANTA MESSA

• Ordine della processione introitale
  Turiferario;
  Crocifero e ceroferari;

                                             72
Diacono con l’Evangeliario;
  Diaconi;
  Sacerdoti concelebranti;
  Vicari foranei;
  Componenti del Collegio dei Consultori;
  Canonici del Capitolo Cattedrale;
  Monsignor Arcivescovo;
  Diacono assistente;
  Seminaristi per la mitria ed il pastorale.


• Disposizione una volta giunti in presbiterio
  Servizio liturgico:     sedili posti dinanzi agli scranni del coro;
  Diaconi:                sedili posti dinanzi agli scranni del coro e sedie
                          poste immediatamente innanzi;
  Sacerdoti:              cappelle laterali;
  Vicari foranei:         sedie poste a semicerchio nel presbiterio;
  Consultori:             scranni del coro;
  Canonici:               scranni del coro;
  Cerimonieri:            affianco a Monsignor Arcivescovo.


• Ulteriori indicazioni
  * Dopo l’omelia avrà luogo la rinnovazione delle promesse sacerdotali, quindi Monsi-
    gnor Arcivescovo benedirà l’olio dei catecumeni e degli infermi e consacrerà il Cri-
    sma;
  * Concelebranti principali:
    – Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Antonio IANNUCCI (Arcivescovo Eme-
       rito);
    – Rev.do BRITTI don Gustavo (Vicario Generale);
  * per la consacrazione sarà utilizzato il CANONE III (il testo sarà preventivamente diffuso);
  * i diaconi riceveranno la Santa Comunione direttamente da Monsignor Arcivescovo
    (non appena si sarà comunicato lui stesso) dietro l’altare;
  * il servizio liturgico riceverà la Santa Comunione direttamente da Monsignor Arcive-
    scovo, subito dopo i diaconi, dinanzi all’altare (mentre i concelebranti inizieranno a
    comunicarsi all’altare);
  * al termine della Santa Messa, Monsignor Arcivescovo consegnerà le ampolle conte-
    nenti l’olio dei catecumeni, degli infermi ed il Sacro Crisma ai Vicari foranei che, al
    mattino del giorno successivo, provvederanno a distribuirli ai parroci delle rispettive
    foranie, al fine di predisporne l’accoglienza già nella celebrazione vespertina “in
    Coena Domini”; per questa ragione ciascun parroco non dovrà portare i propri conte-
    nitori.

                                            73
Al fine di meglio coordinare la concelebrazione della Santa Messa, per eventuali chiari-
ficazioni ed osservazioni, si prega di voler cortesemente prendere contatti con quest’Uffi-
cio.
    Mi valgo della circostanza per porgere sensi di deferente ossequio, augurando un fecon-
do ministero pastorale in Cristo Gesù, Unico, Sommo ed Eterno Sacerdote.


Pescara, 19 marzo 2007
Solennità di san Giuseppe sposo della Beata Vergine Maria


                                                               sac. Vito CANTÒ
                                                  Ufficio per le Celebrazioni Liturgiche




                                            74
Venerdì Santo 2007
                   - Indicazioni per la processione -

   Carissimi,
   è consuetudine che, il Venerdì della Settimana Santa, all’Azione Liturgi-
ca presieduta da Sua Eccellenza Monsignor Arcivescovo, faccia seguito la
processione con i simboli della Passione di Nostro Signore ed i simulacri
del Cristo morto e della Vergine Addolorata; alla suddetta prendono parte le
parrocchie, i gruppi, i movimenti ecclesiali, le aggregazioni laicali ed i fe-
deli della città di Pescara; questa pia pratica, muove dalla Chiesa Parroc-
chiale del “Sacratissimo Cuore di Gesù” per giungere alla Cattedrale Metro-
politana percorrendo alcune principali vie cittadine.
   D’intesa con Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Tommaso VA-
LENTINETTI, nostro Arcivescovo, si è pensato, anche quest’anno, di fornire
alcuni cenni circa l’abito liturgico da indossare ed il posto da tenere durante
la processione.
   Circa l’ABITO LITURGICO ci si voglia attenere a quanto in appresso indicato:
• SUA ECCELLENZA REVERENDISSIMA MONSIGNOR ARCIVESCOVO:
   Veste Corale;
• REVERENDI CANONICI DEL CAPITOLO CATTEDRALE METROPOLITANO:
   Veste Corale;
• PARROCI E VICARI PARROCCHIALI DELLA CITTÀ DI PESCARA:
   Veste talare e cotta (o alba) senza stola;
• RELIGIOSI DELLA CITTÀ DI PESCARA:
   Proprio abito d’appartenenza all’Ordine Religioso.
Quanto al POSTO DA TENERE si forniscono le seguenti indicazioni:
• SUA ECCELLENZA REVERENDISSIMA MONSIGNOR ARCIVESCOVO:
   dinanzi al simulacro del Cristo morto;
• REVERENDI CANONICI DEL CAPITOLO CATTEDRALE METROPOLITANO:
   immediatamente innanzi a Monsignor Arcivescovo;
• PARROCI E VICARI PARROCCHIALI DELLA CITTÀ DI PESCARA:
   immediatamente innanzi ai reverendi Canonici del Capitolo Cattedrale
   Metropolitano, oppure vicino al proprio gruppo parrocchiale (qualora
   rechi in processione un simbolo della Passione);

                                      75
• RELIGIOSI DELLA CITTÀ DI PESCARA:
  immediatamente innanzi ai reverendi Parroci e Vicari Parrocchiali della
  Città.

   La processione, come di consueto, muoverà al termine della Celebrazio-
ne della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, che Monsignor Arcivesco-
vo presiederà alle ore 17:00.
   Nell’attesa di poter condividere la gioia pasquale, porgo sensi di deferen-
te ossequio.


Pescara, 19 marzo 2007
Solennità di san Giuseppe sposo della Beata Vergine Maria


                                                            sac. Vito CANTÒ
                                               Ufficio per le Celebrazioni Liturgiche




                                          76
CONVEGNO PASTORALE REGIONALE


    Carissimi,
    Vi giungano i miei auguri pasquali, perché nella contemplazione del Cri-
sto Risorto possiamo trovare il coraggio e la forza di rispondere alla voca-
zione che promana dall’invito del Risorto ad essere evangelizzatori: “andate
in tutto il mondo e annunziate il Vangelo ad ogni creatura, battezzandole nel
nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Da questo comando di
Cristo nasce tutto il nostro cammino e il nostro impegno, in modo particola-
re quello di tanti fratelli e tante sorelle che vivono la loro esperienza laicale
nella Chiesa e nel mondo. In questa luce pasquale, Vi invito perciò a par-
tecipare al Convegno organizzato dalla nostra Arcidiocesi di Pescara-
Penne in collaborazione con il Centro Pastorale Regionale, nel quale ri-
fletteremo proprio su questo tema: vivere nella Chiesa da Laici e in compa-
gnia di tanti altri uomini e donne.
    Tutti i destinatari di questa lettera si sentano convocati, particolarmente i
parroci predispongano una piccola delegazione parrocchiale, magari i mem-
bri del Consiglio Pastorale Parrocchiale già costituito o che si sta costituen-
do. Vi allego il depliant con il programma e le indicazioni.
    Aggiungo solamente che all’Oasi dello Spirito ci sarà la possibilità di
consumare il pasto prenotandosi al mattino dell’arrivo.
         In attesa di vivere questo momento forte della nostra Chiesa dioce-
sana, saluto e benedico tutti di cuore.

Pescara, 31 marzo 2007

                                                    ✟ Tommaso Valentinetti
                                                         Arcivescovo




                                       77
VITA DIOCESANA
VARIE
NECROLOGIO

   Il giorno 10 febbraio 2007 è deceduto nell’ospedale di Teramo il sacerdo-
te don Igino Pagliarin a 87 anni di età e 62 di sacerdozio.
   Nato a Sorego, in diocesi di Vicenza, il 26.1.1920, frequentò i corsi di
studio, a partire dal ginnasio fino alla teologia, nella Congregazione delle
Scuole di Carità (Istituto Cavanis), della quale entrò a far parte, vi ricevette
l’ordinazione presbiterale il 10.06.1945 dal Patriarca di Venezia Card. Adeo-
dato Piazza, e vi svolse, conseguita la lurea in Lettere, il servizio di inse-
gnante.
   Nel 1973 venne accolto nel nostro clero diocesano e nominato dapprima
Vicario economo, ed in seguito Parroco della parrocchia di San Biagio Ve-
scovo e Martire in Scorrano di Cellino Attanasio (Te), comunità che è stata
stabilmente il suo campo di missione, profusa con fedeltà, semplicità e zelo
pastorale, fino al 2005, anno in cui venne accolta la sua rinuncia, presentata
più volte esemplarmente, a partire dal compimento del suo settantacinquesi-
mo anno di età. E’ durante il lungo servizio parrocchiale a Scorrano che don
Igino svolse anche l’attività di insegnante di Lettere in varie scuole statali.
   L’ultimo scorcio della sua vita lo ha visto sereno e pacificato ospite della
Casa di Riposo “De Benedictis” a Teramo, dove, preparandosi al premio
eterno, dispose che i suoi beni fossero destinati in beneficenza per i poveri.

   Lo stesso giorno 10 febbraio è tornato alla Casa del Padre il sacerdote
don Giuseppe D’Amore, all’età di 81 anni, di cui 55 di sacerdozio.
   Nato a Ortucchio, in terra e diocesi dei Marsi, ora Avezzano, il
19.03.1926, frequentò il ginnasio liceo e la teologia nel seminario della Con-
gregazione dei Servi di Maria in Nepi (Vt), dove fece la professione solenne
e successivamente ricevette l’ordinazione presbiterale l’11.05.1952, per le
mani del vescovo di Nepi e Sutri mons. Giuseppe Gori.
   Come religioso Servita visse ed operò nelle comunità delle parrocchie di
S. Liberata in Francavilla a Mare, e del SS.mo Crocifisso in Chieti Scalo,
svolgendovi mansioni pastorali e conventuali.
   Nel 1970 lasciò la congregazione e si inserì nel clero di Penne-Pescara
accolto dal vescovo mons. Jannucci, il quale lo inviò dapprima vicario eco-
nomo della parrocchia di S. Giuseppe in agro di Penne, e l’anno successivo
parroco abate di S. Pietro Apostolo in Bisenti. Quest’ultima porzione del po-

                                      80
polo di Dio lo ha avuto pastore per trent’anni, raccogliendone il fedele servi-
zio sacerdotale nell’ampio raggio della catechesi, della liturgia, dell’insegna-
mento e dell’apostolato. Fino al suo ritiro in quiescenza per raggiunti limiti
di età e malferma salute, che egli attuò nel 2002 con il ritorno nella sua terra
d’origine a Ortucchio, ospite della casa di riposo dell’Opera della Divina
Provvidenza (don Orione).

   Il giorno 19 febbraio 2007 è deceduto nell’ospedale di Pescara il sacerdo-
te don Sergio Triozzi, a 64 anni di età e 39 di sacerdozio.
    Era nato a Roma l’8 gennaio 1943 da Nicolino e Irma Chiavaroli, e fre-
quentò i corsi di studio, a partire dal ginnasio fino alla teologia, nel Pontifi-
cio Seminario Regionale di Chieti, fino all’ordinazione presbiterale il
23.06.1967 ricevuta per l’imposizione delle mani del vescovo mons. Anto-
nio Iannucci.
   Il primo lustro di ministero sacerdotale lo vide vicario parrocchiale nelle
comunità di S. Antonio di Padova in Montesilvano, e della Cattedrale di S.
Cetteo in Pescara. Il 1 ottobre 1972 venne nominato parroco della nascente
parrocchia di Cristo Re in Alanno Stazione, comunità dove egli profuse le
migliori energie sacerdotali realizzandovi pienamente le strutture della chie-
sa e dell’opera parrocchiale. Conservando la conduzione di quella comunità,
egli ha svolto in pari tempo l’ufficio di difensore del vincolo nel Tribunale
Ecclesiastico Regionale Abruzzese, e dall’inizio del 1993 il servizio di cap-
pellano nell’Ospedale Civile di Pescara. Il 1 ottobre 1995 viene trasferito
dall’arcivescovo mons. Francesco Cuccarese alla guida della giovane e po-
polosa parrocchia di S. Agostino in Marina di Città Sant’Angelo. Contempo-
raneamente, sempre nel Tribunale Ecclesiastico di Chieti, passò a svolgere
l’ufficio di giudice fino a quando ne divenne emerito. Nell’anno 2003, au-
mentando per lui le difficoltà di restare in attività a causa delle condizioni di
salute, venne accolta la sua rinuncia alla guida della parrocchia. Il 15 gen-
naio 2004 fu nominato canonico del Capitolo Metropolitano e dal novembre
2005 vicario parrocchiale della Visitazione della B.V. Maria in Pescara.
         Lunedì 19 febbraio, dopo lunga infermità, rispose alla chiamata al
premio eterno nell’Ospedale Civile di Pescara. Le esequie si sono svolte in
Pescara nella chiesa della B.V. Maria del Rosario; in seguito la salma è stata
traslata ad Alanno Stazione per la sepoltura nel locale cimitero.

                   Pie Jesu dona eis requiem sempiternam

                                       81
DEDICAZIONE DELL’ALTARE MAGGIORE A MOSCUFO


   Oggi, Domenica 11 marzo dell’Anno del Signore 2007, durante la Con-
celebrazione Eucaristica della III Domenica di Quaresima da Noi presieduta
in occasione del IV centenario della Chiesa Parrocchiale di San Cristoforo
nel Comune di Moscufo (PE), è stato dedicato a Dio Uno e Trino il nuovo
Altare Maggiore secondo il Rito prescritto, a norma del canone 1237 del
Codice di Diritto Canonico.
   Sotto l’Altare, in una teca munita del Nostro Sigillo, sono state collocate
le reliquie del precedente altare e quelle ex ossibus di S. Gabriele dell’Ad-
dolorata e di S. Alfonso vescovo.
   Sottoscrivono con Noi il presente verbale, redatto a norma del canone
1208 del Codice di Diritto Canonico e da conservarsi nell’Archivio della
Nostra Curia Metropolitana e una copia nell’Archivio Parrocchiale, il Parro-
co, i Sacerdoti concelebranti ed alcuni rappresentanti della Comunità Par-
rocchiale presenti al Sacro Rito.



                                                  ✟ Tommaso Valentinetti
                                                       Arcivescovo




                                     82
VITA DIOCESANA
AMMINISTRAZIONE
RESOCONTO MISSIONARIO IN CIFRE

           Anno 2006
PROVINCIA DI PESCARA

                          UNIVERSITÀ    OBOLO         LUOGHI                               O.V.E.
       PARROCCHIE                                                EMIGRANTI   AVVENIRE                 MISSIONI*
                          CATTOLICA    S. PIETRO       SANTI                             SEMINARIO
     Alanno
     Assunzione                                                                 123,50
     B.V. Maria
     N.S.G.Re dell’Uni-
     verso                                                                      209,00       250,00     1300,00

     Brittoli
     S. Carlo                                                                    87,40
     B. Vescovo
     Cappelle S. T.
     B.V. Maria Laure-                                                          437,00       100,00     2850,00
     tana
     Carpineto Nora
     S. Carlo B.                                                    200,00      175,75                   240,00




86
     Vescovo
     Castiglione a C.
     Assunzione               50,00        50,00        140,00                  442,00       100,00      410,00
     B.V. Maria
     Catignano
     S. Giovanni Bosco                                                          349,60                  1040,00

     Cepagatti
     S. Agata V. M.           10,00                      20,00       40,00                    95,00       50,00

     S. Francesco d’As-
     sisi


     S. Lucia V. e M.                                   300,00                 1561,50                   940,00


     S. Martino                                                                 191,50
PROVINCIA DI PESCARA

                           UNIVERSITÀ    OBOLO         LUOGHI                               O.V.E.
       PARROCCHIE                                                 EMIGRANTI   AVVENIRE                 MISSIONI*
                           CATTOLICA    S. PIETRO       SANTI                             SEMINARIO

     Cepagatti
     S. Nicola                101,00       118,00        175,00      386,00      218,00       151,00      125,00


     S. Sebastiano                                                                                        720,00

     Città S. Angelo
     S. Agostino V. e D.
                                           100,00        230,00                  200,00       200,00     1051,60


     S. Antonio Ab.                                                              217,75        50,00

     B. M. V.
     della Pace
                               10,00        10,00         24,00                  175,75        90,00      110,00




87
     S. Michele Arcan-
     gelo
                              250,00       500,00        330,00                 1197,00       107,00     1400,00

     Civitaquana
     B. V. Maria               30,00        30,00         30,00                  408,50        30,00       50,00
     delle Grazie
     Civitella Casanova
     B. V. Maria              118,88        79,60         90,22       58,37      419,20        85,02
     delle Grazie
     S. Micchele Arcan-
     gelo
                               45,00        30,00                                 60,00       214,00

     Collecorvino
     S. Andrea Ap.                                                               437,00       150,00     1000,00


     S. Gabriele Arc.          25,00        20,00         20,00       25,00      122,55        85,00       90,00
PROVINCIA DI PESCARA

                          UNIVERSITÀ    OBOLO         LUOGHI                               O.V.E.
       PARROCCHIE                                                EMIGRANTI   AVVENIRE                 MISSIONI*
                          CATTOLICA    S. PIETRO       SANTI                             SEMINARIO

     Collecorvino
                              50,00        10,00         25,00      127,00      163,35       110,00     1715,00
     S. Lucia

     Corvara
                                           57,00         55,00                                25,00      105,00
     S. Andrea Ap.

     Cugnoli
                             100,00      1000,00        200,00      160,00      273,20       200,00   15.900,00
     S. Stefano

     Elice
     S. Martino
                              15,00         5,00         30,00       10,00      305,90        10,00

     Farindola
                                                                                327,25
     S. Nicola




88
     Loreto Aprutino
                                                        250,00                  859,50                   460,00
     S. Pietro Apostolo

     B. V. Maria del
                                                                                247,00
     M. Carmelo

     S. Tommaso
                                                                                260,00                   100,00
     d’Aquino

     S. Antonio
                                                                                181,75
     di Padova


     S. Caterina

     Montebello di B.
                                                                                218,50        50,00      170,00
     S. Pietro Apostolo
PROVINCIA DI PESCARA

                            UNIVERSITÀ    OBOLO         LUOGHI                               O.V.E.
       PARROCCHIE                                                  EMIGRANTI   AVVENIRE                 MISSIONI*
                            CATTOLICA    S. PIETRO       SANTI                             SEMINARIO
     Montesilvano
     S. Antonio                                                                  1482,00      1500,00     2200,00
     di Padova
     B. V. Maria
     Madre della Chiesa                      50,00        150,00       20,00      998,75        50,00     3440,00

     S. Giovanni
     Apostolo                   50,00        50,00        150,00       50,00       15,25       430,00

     S. INNOCENTI
     Martiri                                100,00                                218,50


     S. Raffaele Arc.                                      90,00                  218,50                   250,00




89
     S. Michele Arc.            25,00        30,00         50,00                  334,40        70,00     1280,00


     S. Giovanni B. Sac.       120,00       130,00        150,00      100,00      982,80      1000,00     3000,00

     B. V. Maria del Mon-
     te Carmelo
                                                                                  403,75

     Moscufo
     S. Cristofaro
                               150,00       150,00        150,00      150,00     1146,00       300,00     2618,01


     Anime Sante

     Nocciano
     Sacr. Cuore di Gesù                     60,00                                             111,82
PROVINCIA DI PESCARA

                           UNIVERSITÀ    OBOLO         LUOGHI                               O.V.E.
       PARROCCHIE                                                 EMIGRANTI   AVVENIRE                 MISSIONI*
                           CATTOLICA    S. PIETRO       SANTI                             SEMINARIO

     Nocciano
     S. Lorenzo                                           60,00                  567,55

     Penne
     Annunciazione                                                               859,50                   143,26
     del Signore

     B. V. Maria del
                                                                                               25,50      318,88
     Monte Carmelo

     B. V.
     Maria Regina
                                                                                 233,70        25,00      125,00


     S. Domenico                                                                 641,25                   100,00




90
     S. Giuseppe sposo                                    50,00                  191,00        50,00      120,00

     S. Gabriele del-
     l’Addolorata                                                                             100,00      335,00
     Religioso
     S. Massimiliano
     Kolbe, S. e Martire                                                         399,00        50,00      190,00


     S. Marina                                                                                             30,00

     Pescara
     B. V. Maria Addo-                                                           340,00                  1425,00
     lorata
     B. V. Maria
                              225,00       110,00        348,00      258,00      694,25       700,00     1805,00
     del Fuoco
PROVINCIA DI PESCARA

                         UNIVERSITÀ    OBOLO         LUOGHI                               O.V.E.
       PARROCCHIE                                               EMIGRANTI   AVVENIRE                 MISSIONI*
                         CATTOLICA    S. PIETRO       SANTI                             SEMINARIO
     Pescara
     B. V. Maria del                                   250,00                 1179,90       150,00     1200,00
     Rosario
     B. V. Maria
     Regina della Pace                                                         185,25

     B. V. Maria
     “Stella Maris”                                                            437,00

     Beato
     Nunzio Sulprizio        80,00       100,00         50,00       50,00      524,00       150,00     1040,00


     Gesù Bambino                                                              501,60       220,00      820,00




91
     Gesù Buon Pastore       50,00        50,00         50,00      150,00      654,80       520,00      600,00


     Gesù Maestro                                                              305,90                   300,00


     Gesù Risorto                                       85,00                  650,00        40,00

     Immacolata Conce-
     zione
                             70,00                                 100,00      578,75       300,00

     N. S. Gesù                                                    370,00     1092,50        30,00      479,00
     Cristo Re

     S. Andrea Aposto-
                            270,00       120,00        500,00      350,00     1168,00      1000,00     8400,00
     lo
PROVINCIA DI PESCARA

                            UNIVERSITÀ    OBOLO         LUOGHI                               O.V.E.
       PARROCCHIE                                                  EMIGRANTI   AVVENIRE                 MISSIONI*
                            CATTOLICA    S. PIETRO       SANTI                             SEMINARIO
     Pescara
     S. Antonio di Pa-                                                500,00     1029,00       500,00
     dova
     S. Caterina
     da Siena                                                                     419,90                  1300,00

     S. Cetteo
     Vescovo e M.                                                                1520,00


     S. Donato V. e M.                                                            218,40                   100,00

     S. Gabriele del-
                                            150,00        235,00      175,00      555,75       270,00     2130,00
     l’Addolorata




92
     S. Giovanni Battista
                                                           53,00                  199,50       107,00      945,00
     e S. Benedetto Ab.


     S. Giuseppe                            350,00        260,00      100,00      531,00       625,00     2450,00


     S. Lucia V. e M.          100,00       120,00         80,00                  394,00       120,00      450,00


     S. Luigi G.               150,00       350,00        150,00      430,00      504,20       350,00     3450,00


     S. Marco Ev.               10,00       120,00        130,00      135,00      637,00        50,00


     S. Paolo Ap.                                                     450,00      811,50       400,00      950,00
PROVINCIA DI PESCARA

                          UNIVERSITÀ    OBOLO         LUOGHI                               O.V.E.
       PARROCCHIE                                                EMIGRANTI   AVVENIRE                 MISSIONI*
                          CATTOLICA    S. PIETRO       SANTI                             SEMINARIO

     Pescara
     S. Pietro Apostolo                   120,00         75,00      160,00     1430,00        70,00     2459,00


     S. Pietro Martire                                                          260,40        50,00


     S. Silvestro Papa                                  100,00                  205,00                   100,00


     S. Stefano M.                                                              371,00

     S.mo                                               275,00                   2185                   8395,00




93
     Cuore di Gesù


     Santa Famiglia                                     100,00                  292,60                   200,00


     Spirito Santo                       1000,00        500,00      300,00     1396,25       350,00     5088,00


     SS. Angeli Custodi       50,00       105,00        140,00                  247,00       360,20      750,00


     S.S. Cocifisso                                     100,00                  246,50                   980,00

     Trasfigurazione                      150,00        150,00                  218,50       250,00      330,00
     del Signore

     Visitazione della                    300,00                                836,00       300,00
     B.V. Maria
PROVINCIA DI PESCARA

                            UNIVERSITÀ    OBOLO         LUOGHI                               O.V.E.
       PARROCCHIE                                                  EMIGRANTI   AVVENIRE                 MISSIONI*
                            CATTOLICA    S. PIETRO       SANTI                             SEMINARIO

     Pescosansonesco
     S. Giovanni B.            115,00       115,00         55,00                  570,00       200,00      417,00

     Pianella
     B.V. Maria Lauretana                                                         166,25                   167,00
     (Castellana)

     S. Antonio Ab.                         100,00        200,00                  874,00       350,00     1950,00

     S. Nicola Vescovo          10,00                      20,00                  159,75        35,00       50,00

     Picciano
     B. V. Maria                                                       25,00      218,50                   640,00




94
     del Soccorso

     S. Rocco                                                          15,00      510,50                   326,00

     Pietranico
     S. Michele                                                                                100,00      190,00
     Arcangelo
     Rosciano
     Assunzione                                                                                            100,00
     B. V. Maria
     B. V. Maria
     del Rosario                                                                                           100,00
     (Villa Oliveti)
     S. Giovanni B.
                                                                                  480,70                    50,00
     (Villa S. Giovanni)
     Spoltore
     Assunzione                                                                                            103,00
     della B.V. Maria
PROVINCIA DI PESCARA

                           UNIVERSITÀ    OBOLO         LUOGHI                               O.V.E.
       PARROCCHIE                                                 EMIGRANTI   AVVENIRE                 MISSIONI*
                           CATTOLICA    S. PIETRO       SANTI                             SEMINARIO
     Spoltore
     S. Camillo                                                      100,00      536,75                   244,00
     de Lellis Sacerdote

     S. Panfilo V.            150,00       150,00        150,00      150,00      684,00       150,00     1600,00

     S. Cosma e Damiano
     Martire                                                                     218,50
     (Caprara d’Abruzzo)
     S. Teresa d’Avila
     Vergine e Beata                                     156,00

     Torre dé Passeri
     B. V. Maria                                                                1127,00       230,00     1000,00




95
     delle Grazie
     Vicoli
     S. Rocco
                                                                                  87,40                   515,00

     Villa Celiera
     S. Giovanni                            60,00         90,00                   74,10        75,00      345,00
     Battista
PROVINCIA DI TERAMO

                           UNIVERSITÀ    OBOLO         LUOGHI                               O.V.E.
       PARROCCHIE                                                 EMIGRANTI   AVVENIRE                 MISSIONI*
                           CATTOLICA    S. PIETRO       SANTI                             SEMINARIO

     Arsita
     S. Vittoria V. e M.       10,00        15,00         20,00       15,00      191,00        20,00       50,00

     Basciano
     S. Flaviano V.            40,00                      85,00                  181,65       100,00      200,00

     Bisenti
     S. Pietro Apostolo                                   50,00                  524,40        80,00

     Castel Castagna
     B. V. Maria               40,00                      85,00
     di Ronzano
     Castiglione M. Rai-
     mondo                     60,00        60,00         60,00       60,00      361,00        50,00      110,00




96
     S. Donato M.

     S. Pietro Ap.             30,00        30,00         30,00       30,00      125,40        35,00       30,00


     S. Giovanni B.                                                              374,00       100,00      105,00

     Castilenti
     S. Vittoria V. e M.       10,00        20,00         20,00       10,00      247,00       100,00

     Cellino Attanasio
     B.V. Maria                                           60,00                  246,50        50,00     1004,00
     “La Nora”
     S. Biagio V. e M.
     (Fr. Scorrano)                                       15,00                   74,10       130,00       34,00

     Cermignano
     S. Silvestro Papa                                                           247,00        40,00      111,30
PROVINCIA DI TERAMO

                            UNIVERSITÀ    OBOLO         LUOGHI                               O.V.E.
       PARROCCHIE                                                  EMIGRANTI   AVVENIRE                 MISSIONI*
                            CATTOLICA    S. PIETRO       SANTI                             SEMINARIO
     Cermignano
     S. Giovanni Ap.                                                   40,00                    10,00
     ed Evangelista
     S. Martino Vesco-
     vo                                                                                         20,00       59,50
     (Fr. Poggio Rose)
     Montefino
     S. Giacomo Ap.                                                               189,50       150,00      310,00

     B. V. Maria
     delle Grazie               50,00        55,00        100,00       50,00       37,05        55,00       25,00
     (Fr. Villa Bozza)
     Penna S. Andrea
     S. Giusta V. e M.                                                 40,00                    10,00      467,00




97
     S. Francesco Saverio
     Sacerdote                                                         40,00      185,50        10,00



                                                     PROVINCIA DI CHIETI
     Francavilla
     Maria SS.                                            100,00                  437,00                   605,00
     Madre di Dio
UNIVERSITÀ    OBOLO      LUOGHI                             O.V.E.
          ISTITUTI                                             EMIGRANTI   AVVENIRE                MISSIONI*
                             CATTOLICA    S. PIETRO    SANTI                           SEMINARIO

     Istituto
     “Don Orione”                                                             338,50

     Padri Carmelitani
     Scalzi - PE                                                                                       80,00

     Istituto Ravasco
     Pescara Centrale                                                                                 150,00

     Istituto Ravasco
     Porta Nuova                                                              218,50                  525,00

     Istituto
     Nostra Signora - PE                                                      208,60                 3230,00




98
     Suore della Immacoi-
     lata S. Chiara                                                                                    20,00
     Montesilvano
     Suore Presentazione
                                                                              131,10                   20,00
     Via Pizzoferrato - PE
     Suore Carmelitane
     Teres.                                                                                            40,00
     Montesilvano
     Suore Misericordia
     Via del Santuario                                                        132,05                  815,00
     Pescara
     Carmelitane Scalze
                                                                                                       50,00
     S. Silvestro - PE

     Domus Mariae
     Via Manzoni - PE                                                         131,00                  350,00
UNIVERSITÀ    OBOLO      LUOGHI                             O.V.E.
          ISTITUTI                                              EMIGRANTI   AVVENIRE                MISSIONI*
                              CATTOLICA    S. PIETRO    SANTI                           SEMINARIO

     Padri Cappuccini
     Penne                                                                                             550,00

     Maestre Pie Filippini
     Via del Santuario - PE
                                                                               208,75

     SS Sacramento
     Via dei frentani - PE
                                                                               218,50

     Cuore Sacratissimo
     Cuore di Gesù                                                                                     300,00
     Pescara
     Ospedale Civile
                                                                               215,25
     Penne




99
PRIVATI         UNIVERSITÀ    OBOLO      LUOGHI                            O.V.E.
                                                            EMIGRANTI   AVVENIRE               MISSIONI*
          E SIMILI        CATTOLICA    S. PIETRO    SANTI                          SEMINARIO

      Di Muzio Marco                                                                              310,00


      De Vincentiis Lia                                                                            60,00

      Tullio Eugenia e
      Tiberi Francesco                                                                             25,00

      De Vincentiis
      Fernanda                                                                                    125,00


      Giacintucci Rocco                                                                             5,00




100
      Ospedale Penne                                                                               80,00


      Maggi Giuseppina                                                                             10,00


      Berti Goffredo                                                                               20,00


      Donatella Maria                                                                              80,00

      Giorni
      Tartaglia Paola                                                                              20,00

      Zuccarini
      Maria Donata
                                                                                                  309,87
PRIVATI        UNIVERSITÀ          OBOLO            LUOGHI                                               O.V.E.
                                                                               EMIGRANTI         AVVENIRE                           MISSIONI*
           E SIMILI       CATTOLICA          S. PIETRO          SANTI                                             SEMINARIO

      Di Biase Narcisa                                                                                                                    10,00

      Liceo Scientifico
      Via Balilla - PE                                                                                                                 1370,00

      Amicone Lepore
      Anna Maria                                                                                                                         650,00


      Blasetti Clelio                                                                                                                    125,00


      Bufarali Cinzia                                                                                                                    125,00




101
      Di Berardino
      Adriana                                                                                                                            100,00

      Gambarella
      Arnaldo
                                                                                                                                         125,00

      * Le somme versate nel 2006 da alcune Parrocchie non risultano nel presente elenco perché giunte all’Ufficio Missionario Diocesano dopo la
        relazione all’Ufficio Missionario Nazionale. Saranno aggiunte ai versamenti del 2007.
BILANCIO CONSUNTIVO

      Anno 2006
Curia Arcivescovile di Pescara-Penne
                                       BILANCIO CONSUNTIVO
                                             anno 2006

    STATO PATRIMONIALE
    al 31 dicembre 2006

    ATTIVO

    IMMOBILIZZAZIONI
1   Episcopi, Centri Pastorali, Seminario Penne            h 10.010.000,00
2   Mobili e arredi                                        h     79.620,00
3   Macchine elettriche ed elettoniche                     h    191.648,79
                                                  Totale                      h 10.281.268,79

    ATTIVO CIRCOLANTE
1   Titoli e Fondi di Investimento                         h     431.539,80
2   Crediti vari (prestiti a parrocchie)                   h     316.032,02
3   Banche c/c                                             h   1.541.958,50
4   Conto Corrente Postale                                 h     129.724,98
                                                  Totale                      h   2.419.255,30

    TOTALE ATTIVO                                                             h 12.700.524,09

    PASSIVO

    PATRIMONIO NETTO
1   Patrimonio netto                                       h   9.902.546,82
2   Avanzo di gestione - anno 2006                         h     903.513,37
                                                  Totale                      h 10.806.060,19

    Fondo TFR                                                                 h      44.678,16

    DEBITI
1   Mutuo passivo                                          h   1.829.427,62
2   Debiti v/ Banche                                       h      20.358,12
                                                  Totale                      h   1.849.785,74

    TOTALE PASSIVO                                                            h 12.700.524,09


                                               104
CONTO ECONOMICO

     Voci relative alle ENTRATE
     dal 1.1.2006 al 31.12.2006

     Contributi C.E.I.
1    Contibuti CEI per esigenze di Culto                       h   723.294,92
2    Contibuti CEI per interventi caritativi                   h   397.572,34
3    Contibuti CEI per finalità diverse                        h   322.314,00
4    Contibuti CEI per inventariazione Beni                    h    78.761,00
5    Contibuti CEI per rimborso sacerdoti
     in attività pastorale diocesana                           h    23.561,47
                                                     Totale                     h   1.545.503,73

     Enti Ecclesiastici:
1    Conto Parroci-Sacerdoti-Suore-Movimento
     e Istituto Maschile                                       h    19.413,00
 2   Contributo insegnanti di religione                        h    10.030,00
 3   Messe binate e trinate                                    h    14.277,00
 4   Opera vocazioni ecclesiastiche                            h    14.723,22
 5   Contributi da Privati-Enti                                h    93.509,84
 6   Pratiche matrimoniali                                     h    20.277,08
 7   Ufficio missionario                                       h    75.946,44
 8   Pellegrinaggi                                             h   221.715,40
 9   Contributi da Privati-Enti per attività caritative        h   184.390,16
10   Questue imperate                                          h    20.803,07
11   Legati Sante Messe                                        h       217,48
12   Offerte Sante Cresime                                     h    24.930,19
                                                      Totale                    h    700.232,88

     Entrate Diverse
1    Affitti attivi da negozi                                  h    31.569,04
2    Rimborsi vari                                             h       182,00
3    Ricavi diversi                                            h     4.949,70
                                                     Totale                     h     36.700,74

     Proventi Finanziari
1    Interessi attivi bancari e postali                                         h      12.965,88

     Totale ENTRATE                                                             h   2.295.403,23


                                                   105
Voci relative alle USCITE
    dal 1.1.2006 al 31.12.2006

    Esercizio del Culto
1   Conservazione o restauro edifici di culto già
    esistenti o altri beni culturali ecclesiastici                 h   123.801,00
2   Contributo alle foranie per la pastorale                       h    77.608,00
                                                        Totale                      h   201.409,00

    Esercizio e cura delle anime
1   Curia diocesana e centri pastorali diocesani                   h   119.886,93
2   Mezzi di comunicazione sociale a finalità pastorale
    (Radio Speranza)                                               h    33.806,20
3   Istituti diocesani a carattere sociale e culturale (Toniolo)   h    20.052,82
4   Parrocchie in condizione di straordinaria necessità            h    25.707,00
                                                         Totale                     h   199.452,95

    Formazione del Clero
1   Seminario diocesano, interdiocesano, Regionale                 h    74.092,00
2   Contributi per seminaristi e sacerdoti
    - stipendi sacerdoti extra diocesi                             h    23.559,50
3   Pastorale Vocazionale                                          h     1.211,50
                                              Totale                                h    98.863,00

    Catechesi ed educazione cristiana
1   Iniziative di cultura religiosa nell’ambito della diocesi      h     1.808,00
2   Ufficio di pastorale catechistica                              h     2.845,00
                                                       Totale                       h     4.653,00

    Contibuto al servizio diocesano per la promozione
    del sostegno economico alla Chiesa

    Altre erogazioni
1   Tribunale ecclesiastico regionale                              h     7.969,00
2   Inventariazione Beni ecclesiastici                             h    67.000,00
                                                        Totale                      h    74.969,00

    Spese per il personale
1   Stipendi dipendenti                                            h    62.248,29


                                                      106
2    Remunerazioni per gli Arcivescovi                    h    15.678,00
3    Contibuti previdenziali ed assistenziali             h    18.035,09
4    Accantonamento TFR                                   h     5.644,55
                                                 Totale                    h    101.605,93

     Spese di Gestione
1    Spese per energia elettrica                          h    11.886,97
2    Spese per riscaldamento                              h     8.117,34
3    Spese telefoniche                                    h     9.495,84
4    Spese di pulizia locali                              h     9.358,80
5    Spese di cancelleria                                 h     7.568,33
6    Spese per diffusione Avvenire                        h    17.787,85
7    Spese postali                                        h     8.560,37
8    Spese di tipografia                                  h    24.232,93
9    Rimborsi per collaborazioni
     attività diocesane                                   h    18.364,58
10   Spese di assicurazione                               h     2.385,25
11   Spese di abbonamento a riviste                       h     4.507,39
12   Manutenzione e riparazione fabbricati                h    82.833,88
13   Spese per consulenti                                 h    10.791,00
14   Pellegrinaggi                                        h   244.517,50
15   Spese autostradali                                   h       417,21
16   Altri rimborsi                                       h    11.994,86
                                                 Totale                    h    472.820,10

     Caritas
1    Spese di gestione Caritas - anno 2006                                 h    143.237,82

     Oneri finanziari
1    Interessi passivi bancari                            h       484,53
2    Oneri bancari-postali                                h     2.677,06
3    Interessi passivi su mutuo                           h    71.362,49
                                                 Totale                    h     74.524,08

     Imposte e tasse                                                       h     20.354,98




     Totale USCITE                                                         h   1.391.889,86

     Avanzo di gestione al 31.12.2006                                      h    903.513,37

     Totale a pareggio                                                     h   2.295.403,23


                                                107
RIEPILOGO

Totale Entrate                               h   2.295.403,23

Totale Uscite                                h   1.391.889,86

Avanzo di Gestione - anno 2006               h    903.513,37




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Bollettino (I/2007)

  • 1.
    BOLLETTINO UFFICIALE DELL'ARCIDIOCESI METROPOLITANA DI PESCARA-PENNE ANNO LIX MMVII - 1
  • 2.
    Periodico Sede Legale: della diocesi di Pescara Curia Arcivescovile Metropolitana Pescara-Penne Anno LIX - N° 1 Piazza Spirito Santo, 5 Presidente: 65121 PESCARA S. E. R. Mons. Tommaso VALENTINETTI Direttore: Fotocomposizione e Stampa: Dott.ssa Lidia BASTI Tipografia MAX PRINT lidia.basti@poste.it 65016 MONTESILVANO (PE) Direttore Responsabile: Dott. Ernesto GRIPPO Rivista Diocesana Amministratore: C.C.P. n° 16126658 Can. Antonio DI GIULIO Periodico registrato presso il Tribunale di Pescara Editore: al n° 11/95 in data 24.05.1995 Curia Arcivescovile Metropolitana Pescara-Penne Spedizione in abb. postale 50% PESCARA CURIA METROPOLITANA Piazza Spirito Santo, 5 - 651210 Pescara - Tel. 085-4222571 - Fax 085-4213149 ARCIVESCOVADO Piazza Spirito Santo, 5 - 651210 Pescara - Tel. 085-2058897
  • 3.
    SOMMARIO LA PAROLA DELPAPA Messaggio per la Quaresima 2007 ............................................................................................... pag. 6 Messaggio per la XV Giornata Mondiale del Malato ..........................................................“ 9 Messaggio per la Celebrazione della Giornata Mondiale della Pace ................................... “ 11 Messaggio per la XXII Giornata Mondiale della Gioventù (1° aprile 2007) ......................... “ 21 Messaggio Urbi et Orbi - Pasqua 2007 .......................................................................................... “ 26 Messaggio per la XLIV Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni ............................ “ 29 Messaggio per la XLI Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali ................................ “ 33 VITA DIOCESANA NOMINE e DECRETI Parroci e Vicari parrocchiali. Cappellano Ospedale Penne. ................................................ “ 38 Fraternità Betania ......................................................................................................................... “ 40 Erezione della Parrocchia di “S. Giovanni Battista e S. Benedetto Abate” ...................... “ 41 STATUTI Statuto della Consulta diocesana delle Aggregazioni laicali .............................................. “ 44 Consiglio Pastorale Parrocchiale ............................................................................................... “ 51 Statuto-tipo del Consiglio Pastorale Parrocchiale .................................................................. “ 53 Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici ................................................................... “ 56 Statuto-tipo del Consiglio Pastorale Parrocchiale per gli Affari Economici .................... “ 58 Statuto-Regolamento del Consiglio Pastorale Diocesano .................................................... “ 63 LETTERE Celebrazione SS. Messe festive e pre-festive nella Forani di Castiglione Messer Raimondo (Te) ............................................................... “ 68 Due giorni diocesani di riflessione ........................................................................................... “ 69 Settimana Santa 2007 .................................................................................................................. “ 71 Santa Messa del Crisma 2007 - Indicazioni Rituali ............................................................... “ 72 Venerdì Santo 2007 - Indicazioni per la processione ............................................................ “ 75 Convegno Pastorale Regionale .................................................................................................. “ 77 MMVII - 1
  • 4.
    SOMMARIO VARIE Necrologio..................................................................................................................................... “ 80 Dedicazione dell’Altare Maggiore a Moscufo ....................................................................... “ 82 AMMINISTRAZIONE Rendiconto 2006 .......................................................................................................................... “ 86 Bilancio consuntivo 2006 ........................................................................................................... “ 104 MMVII - 1
  • 5.
  • 6.
    MESSAGGIO PER LAQUARESIMA 2007 “Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto” (Gv 19,37) Cari fratelli e sorelle! “Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto” (Gv 19,37). E’ questo il tema biblico che quest’anno guida la nostra riflessione quaresimale. La Quaresima è tempo propizio per imparare a sostare con Maria e Giovanni, il discepolo prediletto, accanto a Colui che sulla Croce consuma per l’intera umanità il sacrificio della sua vita (cfr Gv 19,25). Con più viva partecipa- zione volgiamo pertanto il nostro sguardo, in questo tempo di penitenza e di preghiera, a Cristo crocifisso che, morendo sul Calvario, ci ha rivelato pie- namente l’amore di Dio. Sul tema dell’amore mi sono soffermato nell’Enci- clica Deus caritas est, mettendo in rilievo le sue due forme fondamentali: l’agape e l’eros. L’amore di Dio: agape ed eros Il termine agape, molte volte presente nel Nuovo Testamento, indica l’amo- re oblativo di chi ricerca esclusivamente il bene dell’altro; la parola eros de- nota invece l’amore di chi desidera possedere ciò che gli manca ed anela al- l’unione con l’amato. L’amore di cui Dio ci circonda è senz’altro agape. In effetti, può l’uomo dare a Dio qualcosa di buono che Egli già non posseg- ga? Tutto ciò che l’umana creatura è ed ha è dono divino: è dunque la crea- tura ad aver bisogno di Dio in tutto. Ma l’amore di Dio è anche eros. Nel- l’Antico Testamento il Creatore dell’universo mostra verso il popolo che si è scelto una predilezione che trascende ogni umana motivazione. Il profeta Osea esprime questa passione divina con immagini audaci come quella del- l’amore di un uomo per una donna adultera (cfr 3,1-3); Ezechiele, per parte sua, parlando del rapporto di Dio con il popolo di Israele, non teme di uti- lizzare un linguaggio ardente e appassionato (cfr 16,1-22). Questi testi bi- blici indicano che l’eros fa parte del cuore stesso di Dio: l’Onnipotente at- tende il “sì” delle sue creature come un giovane sposo quello della sua spo- sa. Purtroppo fin dalle sue origini l’umanità, sedotta dalle menzogne del Maligno, si è chiusa all’amore di Dio, nell’illusione di una impossibile au- 6
  • 7.
    tosufficienza (cfr Gn3,1-7). Ripiegandosi su se stesso, Adamo si è allonta- nato da quella fonte della vita che è Dio stesso, ed è diventato il primo di “quelli che per timore della morte erano tenuti in schiavitù per tutta la vita” (Eb 2,15). Dio, però, non si è dato per vinto, anzi il “no” dell’uomo è stato come la spinta decisiva che l’ha indotto a manifestare il suo amore in tutta la sua forza redentrice. La Croce rivela la pienezza dell’amore di Dio E’ nel mistero della Croce che si rivela appieno la potenza incontenibile della misericordia del Padre celeste. Per riconquistare l’amore della sua creatura, Egli ha accettato di pagare un prezzo altissimo: il sangue del suo Unigenito Figlio. La morte, che per il primo Adamo era segno estremo di solitudine e di impotenza, si è così trasformata nel supremo atto d’amore e di libertà del nuovo Adamo. Ben si può allora affermare, con san Massimo il Confessore, che Cristo “morì, se così si può dire, divinamente, poiché morì liberamente” (Ambigua, 91, 1056). Nella Croce si manifesta l’eros di Dio per noi. Eros è infatti - come si esprime lo Pseudo Dionigi - quella for- za “che non permette all’amante di rimanere in se stesso, ma lo spinge a unirsi all’amato” (De divinis nominibus, IV, 13: PG 3, 712). Quale più “fol- le eros” (N. Cabasilas, Vita in Cristo, 648) di quello che ha portato il Figlio di Dio ad unirsi a noi fino al punto di soffrire come proprie le conseguenze dei nostri delitti? “Colui che hanno trafitto” Cari fratelli e sorelle, guardiamo a Cristo trafitto in Croce! E’ Lui la rivela- zione più sconvolgente dell’amore di Dio, un amore in cui eros e agape, lungi dal contrapporsi, si illuminano a vicenda. Sulla Croce è Dio stesso che mendica l’amore della sua creatura: Egli ha sete dell’amore di ognuno di noi. L’apostolo Tommaso riconobbe Gesù come “Signore e Dio” quando mise la mano nella ferita del suo costato. Non sorprende che, tra i santi, molti abbiano trovato nel Cuore di Gesù l’espressione più commovente di questo mistero di amore. Si potrebbe addirittura dire che la rivelazione dell’eros di Dio verso l’uomo è, in realtà, l’espressione suprema della sua agape. In verità, solo l’amore in cui si uniscono il dono gratuito di sé e il desiderio appassionato di reciprocità infonde un’ebbrezza che rende leggeri i sacrifici più pesanti. Gesù ha detto: “Quando sarò innalzato da terra, atti- 7
  • 8.
    rerò tutti ame” (Gv 12,32). La risposta che il Signore ardentemente deside- ra da noi è innanzitutto che noi accogliamo il suo amore e ci lasciamo at- trarre da Lui. Accettare il suo amore, però, non basta. Occorre corrisponde- re a tale amore ed impegnarsi poi a comunicarlo agli altri: Cristo “mi attira a sé” per unirsi a me, perché impari ad amare i fratelli con il suo stesso amore. Sangue ed acqua “Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto”. Guardiamo con fiducia al costato trafitto di Gesù, da cui sgorgarono “sangue e acqua” (Gv 19,34)! I Padri della Chiesa hanno considerato questi elementi come simboli dei sa- cramenti del Battesimo e dell’Eucaristia. Con l’acqua del Battesimo, grazie all’azione dello Spirito Santo, si dischiude a noi l’intimità dell’amore trini- tario. Nel cammino quaresimale, memori del nostro Battesimo, siamo esor- tati ad uscire da noi stessi per aprirci, in un confidente abbandono, all’ab- braccio misericordioso del Padre (cfr S. Giovanni Crisostomo, Catechesi, 3,14 ss.). Il sangue, simbolo dell’amore del Buon Pastore, fluisce in noi spe- cialmente nel mistero eucaristico: “L’Eucaristia ci attira nell’atto oblativo di Gesù… veniamo coinvolti nella dinamica della sua donazione” (Enc. Deus caritas est, 13). Viviamo allora la Quaresima come un tempo ‘eucaristico’, nel quale, accogliendo l’amore di Gesù, impariamo a diffonderlo attorno a noi con ogni gesto e parola. Contemplare “Colui che hanno trafitto” ci spin- gerà in tal modo ad aprire il cuore agli altri riconoscendo le ferite inferte al- la dignità dell’essere umano; ci spingerà, in particolare, a combattere ogni forma di disprezzo della vita e di sfruttamento della persona e ad alleviare i drammi della solitudine e dell’abbandono di tante persone. La Quaresima sia per ogni cristiano una rinnovata esperienza dell’amore di Dio donatoci in Cristo, amore che ogni giorno dobbiamo a nostra volta “ridonare” al prossimo, soprattutto a chi più soffre ed è nel bisogno. Solo così potremo partecipare pienamente alla gioia della Pasqua. Maria, la Madre del Bell’A- more, ci guidi in questo itinerario quaresimale, cammino di autentica con- versione all’amore di Cristo. A voi, cari fratelli e sorelle, auguro un profi- cuo itinerario quaresimale, mentre con affetto a tutti invio una speciale Be- nedizione Apostolica. Dal Vaticano, 21 novembre 2006 8
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    MESSAGGIO PER LAXV GIORNATA MONDIALE DEL MALATO Cari fratelli e care sorelle, l’11 febbraio 2007, giorno in cui la Chiesa celebra la memoria liturgica di Nostra Signora di Lourdes, si svolgerà a Seoul, in Corea, la Quindicesima Giornata Mondiale del Malato. Un certo numero di incontri, conferenze, ra- duni pastorali e celebrazioni liturgiche avrà luogo con i rappresentanti della Chiesa in Corea, con il personale sanitario, i malati e le loro famiglie. Ancora una volta, la Chiesa guarda a quanti soffrono e richiama l’attenzione sui ma- lati incurabili, molti dei quali stanno morendo a causa di malattie in fase ter- minale. Essi sono presenti in ogni continente, in particolare in luoghi in cui la povertà e le difficoltà causano miseria e dolore immensi. Conscio di tali sof- ferenze, sarò spiritualmente presente alla Giornata Mondiale del Malato, uni- to a quanti si incontreranno per discutere della piaga delle malattie incurabili nel nostro mondo e incoraggeranno gli sforzi delle comunità cristiane nella loro testimonianza della tenerezza e della misericordia del Signore. L’essere malati porta inevitabilmente con sé un momento di crisi e un serio confronto con la propria situazione personale. I progressi nelle scienze me- diche spesso offrono gli strumenti necessari ad affrontare questa sfida, al- meno relativamente ai suoi aspetti fisici. La vita umana, comunque, ha i suoi limiti intrinseci, e, prima o poi, termina con la morte. Questa è un’e- sperienza alla quale è chiamato ogni essere umano e alla quale deve essere preparato. Nonostante i progressi della scienza, non si può trovare una cura per ogni malattia, e, quindi, negli ospedali, negli ospizi e nelle case in tutto il mondo ci imbattiamo nella sofferenza di numerosi nostri fratelli e nume- rose nostre sorelle incurabili e spesso in fase terminale. Inoltre, molti milio- ni di persone nel mondo vivono ancora in condizioni insalubri e non hanno accesso a risorse mediche molto necessarie, spesso del tipo più basilare, con il risultato che il numero di esseri umani considerato “incurabile” è grande- mente aumentato. La Chiesa desidera sostenere i malati incurabili e quelli in fase terminale esortando a politiche sociali eque che possano contribuire a eliminare le 9
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    cause di moltemalattie e chiedendo con urgenza migliore assistenza per quanti stanno morendo e per quanti non possono contare su alcuna cura me- dica. È necessario promuovere politiche in grado di creare condizioni in cui gli esseri umani possano sopportare anche malattie incurabili ed affrontare la morte in una maniera degna. A questo proposito, è necessario sottolineare ancora una volta la necessità di più centri per le cure palliative che offrano un’assistenza integrale, fornendo ai malati l’aiuto umano e l’accompagna- mento spirituale di cui hanno bisogno. Questo è un diritto che appartiene a ogni essere umano e che tutti dobbiamo impegnarci a difendere. Desidero incoraggiare gli sforzi di quanti operano quotidianamente per ga- rantire che i malati incurabili e quelli che si trovano nella fase terminale, in- sieme alle proprie famiglie, ricevano un’assistenza adeguata e amorevole. La Chiesa, seguendo l’esempio del Buon Samaritano, ha sempre mostrato particolare sollecitudine per gli infermi. Mediante i suoi singoli membri e le sue istituzioni, continua a stare accanto ai sofferenti e ai morenti, cercando di preservare la loro dignità in questi momenti significativi dell’esistenza umana. Molti di questi individui, personale sanitario, agenti pastorali e vo- lontari, e istituzioni in tutto il mondo, servono instancabilmente i malati, ne- gli ospedali e nelle unità per le cure palliative, nelle strade cittadine, nel- l’ambito dei progetti di assistenza domiciliare e nelle parrocchie. Ora, mi rivolgo a voi, cari fratelli e care sorelle che soffrite di malattie incu- rabili e che siete nella fase terminale. Vi incoraggio a contemplare le soffe- renze di Cristo crocifisso e, in unione con Lui, a rivolgervi al Padre con to- tale fiducia nel fatto che tutta la vita, e la vostra in particolare, è nelle sue mani. Sappiate che le vostre sofferenze, unite a quelle di Cristo, si dimostre- ranno feconde per le necessità della Chiesa e del mondo. Chiedo al Signore di rafforzare la vostra fede nel Suo amore, in particolare durante queste pro- ve che state affrontando. Spero che, ovunque voi siate, troviate sempre l’in- coraggiamento e la forza spirituali necessari a nutrire la vostra fede e a con- durvi più vicini al Padre della vita. Attraverso i suoi sacerdoti e i suoi colla- boratori pastorali, la Chiesa desidera assistervi e stare al vostro fianco, aiu- tandovi nell’ora del bisogno, e quindi, rendendo presente l’amorevole mise- ricordia di Cristo verso chi soffre. 10
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    Infine, chiedo allecomunità ecclesiali in tutto il mondo, e in particolare a quante si dedicano al servizio degli infermi, a continuare, con l’ausilio di Maria, Salus Infirmorum, a rendere un’efficace testimonianza della solleci- tudine amorevole di Dio, nostro Padre. Che la Beata Vergine, nostra Madre, conforti quanti sono malati e sostenga quanti hanno dedicato la propria vita, come Buoni Samaritani, a curare le ferite fisiche e spirituali dei sofferenti. Unito a voi nel pensiero e nella preghiera, imparto di cuore la mia Benedi- zione Apostolica quale pegno di forza e di pace nel Signore. Dal Vaticano, 8 dicembre 2006 MESSAGGIO PER LA CELEBRAZIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 1° GENNAIO 2007 LA PERSONA UMANA, CUORE DELLA PACE 1. All’inizio del nuovo anno, vorrei far giungere ai Governanti e ai Respon- sabili delle Nazioni, come anche a tutti gli uomini e le donne di buona vo- lontà, il mio augurio di pace. Lo rivolgo, in particolare, a quanti sono nel dolore e nella sofferenza, a chi vive minacciato dalla violenza e dalla forza delle armi o, calpestato nella sua dignità, attende il proprio riscatto umano e sociale. Lo rivolgo ai bambini, che con la loro innocenza arricchiscono l’u- manità di bontà e di speranza e, con il loro dolore, ci stimolano a farci tutti operatori di giustizia e di pace. Proprio pensando ai bambini, specialmente a quelli il cui futuro è compromesso dallo sfruttamento e dalla cattiveria di adulti senza scrupoli, ho voluto che in occasione della Giornata Mondiale della Pace la comune attenzione si concentrasse sul tema: Persona umana, cuore della pace. Sono infatti convinto che rispettando la persona si pro- muove la pace, e costruendo la pace si pongono le premesse per un autenti- co umanesimo integrale. È così che si prepara un futuro sereno per le nuove generazioni. 11
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    La persona umanae la pace: dono e compito 2. Afferma la Sacra Scrittura: « Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagi- ne di Dio lo creò; maschio e femmina li creò » (Gn 1,27). Perché creato ad immagine di Dio, l’individuo umano ha la dignità di persona; non è soltan- to qualche cosa, ma qualcuno, capace di conoscersi, di possedersi, di libera- mente donarsi e di entrare in comunione con altre persone. Al tempo stesso, egli è chiamato, per grazia, ad un’alleanza con il suo Creatore, a offrirgli una risposta di fede e di amore che nessun altro può dare al posto suo(1). In questa mirabile prospettiva, si comprende il compito affidato all’essere umano di maturare se stesso nella capacità d’amore e di far progredire il mondo, rinnovandolo nella giustizia e nella pace. Con un’efficace sintesi sant’Agostino insegna: « Dio, che ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di noi »(2). È pertanto doveroso per tutti gli esseri umani col- tivare la consapevolezza del duplice aspetto di dono e di compito. 3. Anche la pace è insieme un dono e un compito. Se è vero che la pace tra gli individui ed i popoli — la capacità di vivere gli uni accanto agli altri tes- sendo rapporti di giustizia e di solidarietà — rappresenta un impegno che non conosce sosta, è anche vero, lo è anzi di più, che la pace è dono di Dio. La pace è, infatti, una caratteristica dell’agire divino, che si manifesta sia nella creazione di un universo ordinato e armonioso come anche nella re- denzione dell’umanità bisognosa di essere recuperata dal disordine del pec- cato. Creazione e redenzione offrono dunque la chiave di lettura che intro- duce alla comprensione del senso della nostra esistenza sulla terra. Il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, rivolgendosi all’Assemblea Gene- rale delle Nazioni Unite il 5 ottobre 1995, ebbe a dire che noi « non vivia- mo in un mondo irrazionale o privo di senso [...] vi è una logica morale che illumina l’esistenza umana e rende possibile il dialogo tra gli uomini e tra i popoli »(3). La trascendente “grammatica”, vale a dire l’insieme di regole dell’agire individuale e del reciproco rapportarsi delle persone secondo giu- stizia e solidarietà, è iscritta nelle coscienze, nelle quali si rispecchia il pro- getto sapiente di Dio. Come recentemente ho voluto riaffermare, « noi cre- diamo che all’origine c’è il Verbo eterno, la Ragione e non l’Irrazionalità »(4). La pace è quindi anche un compito che impegna ciascuno ad una ri- sposta personale coerente col piano divino. Il criterio cui deve ispirarsi tale risposta non può che essere il rispetto della “grammatica” scritta nel cuore dell’uomo dal divino suo Creatore. 12
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    In tale prospettiva,le norme del diritto naturale non vanno considerate co- me direttive che si impongono dall’esterno, quasi coartando la libertà del- l’uomo. Al contrario, esse vanno accolte come una chiamata a realizzare fe- delmente l’universale progetto divino iscritto nella natura dell’essere uma- no. Guidati da tali norme, i popoli — all’interno delle rispettive culture — possono così avvicinarsi al mistero più grande, che è il mistero di Dio. Il ri- conoscimento e il rispetto della legge naturale pertanto costituiscono anche oggi la grande base per il dialogo tra i credenti delle diverse religioni e tra i credenti e gli stessi non credenti. È questo un grande punto di incontro e, quindi, un fondamentale presupposto per un’autentica pace. Il diritto alla vita e alla libertà religiosa 4. Il dovere del rispetto per la dignità di ogni essere umano, nella cui natura si rispecchia l’immagine del Creatore, comporta come conseguenza che del- la persona non si possa disporre a piacimento. Chi gode di maggiore potere politico, tecnologico, economico, non può avvalersene per violare i diritti degli altri meno fortunati. È infatti sul rispetto dei diritti di tutti che si fonda la pace. Consapevole di ciò, la Chiesa si fa paladina dei diritti fondamentali di ogni persona. In particolare, essa rivendica il rispetto della vita e della li- bertà religiosa di ciascuno. Il rispetto del diritto alla vita in ogni sua fase stabilisce un punto fermo di decisiva importanza: la vita è un dono di cui il soggetto non ha la completa disponibilità. Ugualmente, l’affermazione del diritto alla libertà religiosa pone l’essere umano in rapporto con un Princi- pio trascendente che lo sottrae all’arbitrio dell’uomo. Il diritto alla vita e alla libera espressione della propria fede in Dio non è in potere dell’uomo. La pace ha bisogno che si stabilisca un chiaro confine tra ciò che è disponi- bile e ciò che non lo è: saranno così evitate intromissioni inaccettabili in quel patrimonio di valori che è proprio dell’uomo in quanto tale. 5. Per quanto concerne il diritto alla vita, è doveroso denunciare lo scempio che di essa si fa nella nostra società: accanto alle vittime dei conflitti armati, del terrorismo e di svariate forme di violenza, ci sono le morti silenziose provocate dalla fame, dall’aborto, dalla sperimentazione sugli embrioni e dall’eutanasia. Come non vedere in tutto questo un attentato alla pace? L’aborto e la sperimentazione sugli embrioni costituiscono la diretta nega- zione dell’atteggiamento di accoglienza verso l’altro che è indispensabile 13
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    per instaurare durevolirapporti di pace. Per quanto riguarda poi la libera espressione della propria fede, un altro preoccupante sintomo di mancanza di pace nel mondo è rappresentato dalle difficoltà che tanto i cristiani quan- to i seguaci di altre religioni incontrano spesso nel professare pubblicamen- te e liberamente le proprie convinzioni religiose. Parlando in particolare dei cristiani, debbo rilevare con dolore che essi non soltanto sono a volte impe- diti; in alcuni Stati vengono addirittura perseguitati, ed anche di recente si sono dovuti registrare tragici episodi di efferata violenza. Vi sono regimi che impongono a tutti un’unica religione, mentre regimi indifferenti alimen- tano non una persecuzione violenta, ma un sistematico dileggio culturale nei confronti delle credenze religiose. In ogni caso, non viene rispettato un diritto umano fondamentale, con gravi ripercussioni sulla convivenza paci- fica. Ciò non può che promuovere una mentalità e una cultura negative per la pace. L’uguaglianza di natura di tutte le persone 6. All’origine di non poche tensioni che minacciano la pace sono sicura- mente le tante ingiuste disuguaglianze ancora tragicamente presenti nel mondo. Tra esse particolarmente insidiose sono, da una parte, le disugua- glianze nell’accesso a beni essenziali, come il cibo, l’acqua, la casa, la salu- te; dall’altra, le persistenti disuguaglianze tra uomo e donna nell’esercizio dei diritti umani fondamentali. Costituisce un elemento di primaria importanza per la costruzione della pa- ce il riconoscimento dell’essenziale uguaglianza tra le persone umane, che scaturisce dalla loro comune trascendente dignità. L’uguaglianza a questo livello è quindi un bene di tutti inscritto in quella “grammatica” naturale, desumibile dal progetto divino della creazione; un bene che non può essere disatteso o vilipeso senza provocare pesanti ripercussioni da cui è messa a rischio la pace. Le gravissime carenze di cui soffrono molte popolazioni, specialmente del Continente africano, sono all’origine di violente rivendica- zioni e costituiscono pertanto una tremenda ferita inferta alla pace. 7. Anche la non sufficiente considerazione per la condizione femminile in- troduce fattori di instabilità nell’assetto sociale. Penso allo sfruttamento di donne trattate come oggetti e alle tante forme di mancanza di rispetto per la loro dignità; penso anche — in contesto diverso — alle visioni antropologi- 14
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    che persistenti inalcune culture, che riservano alla donna una collocazione ancora fortemente sottomessa all’arbitrio dell’uomo, con conseguenze lesi- ve per la sua dignità di persona e per l’esercizio delle stesse libertà fonda- mentali. Non ci si può illudere che la pace sia assicurata finché non siano superate anche queste forme di discriminazione, che ledono la dignità per- sonale, inscritta dal Creatore in ogni essere umano(5). L’« ecologia della pace » 8. Scrive Giovanni Paolo II nella Lettera enciclica Centesimus annus: « Non solo la terra è stata data da Dio all’uomo, che deve usarla rispettando l’intenzione originaria di bene, secondo la quale gli è stata donata; ma l’uo- mo è stato donato a se stesso da Dio e deve, perciò, rispettare la struttura naturale e morale, di cui è stato dotato » (6). È rispondendo a questa conse- gna, a lui affidata dal Creatore, che l’uomo, insieme ai suoi simili, può dar vita a un mondo di pace. Accanto all’ecologia della natura c’è dunque un’e- cologia che potremmo dire “umana”, la quale a sua volta richiede un’“eco- logia sociale”. E ciò comporta che l’umanità, se ha a cuore la pace, debba tenere sempre più presenti le connessioni esistenti tra l’ecologia naturale, ossia il rispetto della natura, e l’ecologia umana. L’esperienza dimostra che ogni atteggiamento irrispettoso verso l’ambiente reca danni alla conviven- za umana, e viceversa. Sempre più chiaramente emerge un nesso inscindibi- le tra la pace con il creato e la pace tra gli uomini. L’una e l’altra presup- pongono la pace con Dio. La poesia-preghiera di San Francesco, nota anche come « Cantico di Frate Sole », costituisce un mirabile esempio — sempre attuale — di questa multiforme ecologia della pace. 9. Ci aiuta a comprendere quanto sia stretto questo nesso tra l’una ecologia e l’altra il problema ogni giorno più grave dei rifornimenti energetici. In questi anni nuove Nazioni sono entrate con slancio nella produzione indu- striale, incrementando i bisogni energetici. Ciò sta provocando una corsa al- le risorse disponibili che non ha confronti con situazioni precedenti. Nel frattempo, in alcune regioni del pianeta si vivono ancora condizioni di gran- de arretratezza, in cui lo sviluppo è praticamente inceppato anche a motivo del rialzo dei prezzi dell’energia. Che ne sarà di quelle popolazioni? Quale genere di sviluppo o di non-sviluppo sarà loro imposto dalla scarsità di rifornimenti energetici? Quali ingiustizie e antagonismi provocherà la corsa 15
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    alle fonti dienergia? E come reagiranno gli esclusi da questa corsa? Sono domande che pongono in evidenza come il rispetto della natura sia stretta- mente legato alla necessità di tessere tra gli uomini e tra le Nazioni rapporti attenti alla dignità della persona e capaci di soddisfare ai suoi autentici biso- gni. La distruzione dell’ambiente, un suo uso improprio o egoistico e l’ac- caparramento violento delle risorse della terra generano lacerazioni, conflit- ti e guerre, proprio perché sono frutto di un concetto disumano di sviluppo. Uno sviluppo infatti che si limitasse all’aspetto tecnico-economico, trascu- rando la dimensione morale-religiosa, non sarebbe uno sviluppo umano in- tegrale e finirebbe, in quanto unilaterale, per incentivare le capacità distrut- tive dell’uomo. Visioni riduttive dell’uomo 10. Urge pertanto, pur nel quadro delle attuali difficoltà e tensioni interna- zionali, impegnarsi per dar vita ad un’ecologia umana che favorisca la cre- scita dell’« albero della pace ». Per tentare una simile impresa è necessario lasciarsi guidare da una visione della persona non viziata da pregiudizi ideologici e culturali o da interessi politici ed economici, che incitino all’o- dio e alla violenza. È comprensibile che le visioni dell’uomo varino nelle diverse culture. Ciò che invece non si può ammettere è che vengano coltiva- te concezioni antropologiche che rechino in se stesse il germe della contrap- posizione e della violenza. Ugualmente inaccettabili sono concezioni di Dio che stimolino all’insofferenza verso i propri simili e al ricorso alla violenza nei loro confronti. È questo un punto da ribadire con chiarezza: una guerra in nome di Dio non è mai accettabile! Quando una certa concezione di Dio è all’origine di fatti criminosi, è segno che tale concezione si è già trasforma- ta in ideologia. 11. Oggi, però, la pace non è messa in questione solo dal conflitto tra le vi- sioni riduttive dell’uomo, ossia tra le ideologie. Lo è anche dall’indifferenza per ciò che costituisce la vera natura dell’uomo. Molti contemporanei ne- gano, infatti, l’esistenza di una specifica natura umana e rendono così possi- bili le più stravaganti interpretazioni dei costitutivi essenziali dell’essere umano. Anche qui è necessaria la chiarezza: una visione « debole » della persona, che lasci spazio ad ogni anche eccentrica concezione, solo appa- rentemente favorisce la pace. In realtà impedisce il dialogo autentico ed 16
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    apre la stradaall’intervento di imposizioni autoritarie, finendo così per la- sciare la persona stessa indifesa e, conseguentemente, facile preda dell’op- pressione e della violenza. Diritti umani e Organizzazioni internazionali 12. Una pace vera e stabile presuppone il rispetto dei diritti dell’uomo. Se però questi diritti si fondano su una concezione debole della persona, come non ne risulteranno anch’essi indeboliti? Si rende qui evidente la profonda insufficienza di una concezione relativistica della persona, quando si tratta di giustificarne e difenderne i diritti. L’aporia in tal caso è palese: i diritti vengono proposti come assoluti, ma il fondamento che per essi si adduce è solo relativo. C’è da meravigliarsi se, di fronte alle esigenze “scomode” po- ste dall’uno o dall’altro diritto, possa insorgere qualcuno a contestarlo o a deciderne l’accantonamento? Solo se radicati in oggettive istanze della na- tura donata all’uomo dal Creatore, i diritti a lui attribuiti possono essere af- fermati senza timore di smentita. Va da sé, peraltro, che i diritti dell’uomo implicano a suo carico dei doveri. Bene sentenziava, al riguardo, il mahat- ma Gandhi: « Il Gange dei diritti discende dall’Himalaia dei doveri ». È so- lo facendo chiarezza su questi presupposti di fondo che i diritti umani, oggi sottoposti a continui attacchi, possono essere adeguatamente difesi. Senza tale chiarezza, si finisce per utilizzare la stessa espressione, ‘diritti umani’ appunto, sottintendendo soggetti assai diversi fra loro: per alcuni, la persona umana contraddistinta da dignità permanente e da diritti validi sempre, do- vunque e per chiunque; per altri, una persona dalla dignità cangiante e dai diritti sempre negoziabili: nei contenuti, nel tempo e nello spazio. 13. Alla tutela dei diritti umani fanno costante riferimento gli Organismi in- ternazionali e, in particolare, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, che con la Dichiarazione Universale del 1948 si è prefissata, quale compito fonda- mentale, la promozione dei diritti dell’uomo. A tale Dichiarazione si guarda come ad una sorta di impegno morale assunto dall’umanità intera. Ciò ha una sua profonda verità soprattutto se i diritti descritti nella Dichiarazione sono considerati come aventi fondamento non semplicemente nella decisio- ne dell’assemblea che li ha approvati, ma nella natura stessa dell’uomo e nella sua inalienabile dignità di persona creata da Dio. È importante, pertan- 17
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    to, che gliOrganismi internazionali non perdano di vista il fondamento na- turale dei diritti dell’uomo. Ciò li sottrarrà al rischio, purtroppo sempre la- tente, di scivolare verso una loro interpretazione solo positivistica. Se ciò accadesse, gli Organismi internazionali risulterebbero carenti dell’autorevo- lezza necessaria per svolgere il ruolo di difensori dei diritti fondamentali della persona e dei popoli, principale giustificazione del loro stesso esistere ed operare. Diritto internazionale umanitario e diritto interno degli Stati 14. A partire dalla consapevolezza che esistono diritti umani inalienabili connessi con la comune natura degli uomini, è stato elaborato un diritto in- ternazionale umanitario, alla cui osservanza gli Stati sono impegnati anche in caso di guerra. Ciò purtroppo non ha trovato coerente attuazione, a pre- scindere dal passato, in alcune situazioni di guerra verificatesi di recente. Così, ad esempio, è avvenuto nel conflitto che mesi fa ha avuto per teatro il Libano del Sud, dove l’obbligo di proteggere e aiutare le vittime innocenti e di non coinvolgere la popolazione civile è stato in gran parte disatteso. La dolorosa vicenda del Libano e la nuova configurazione dei conflitti, soprat- tutto da quando la minaccia terroristica ha posto in atto inedite modalità di violenza, richiedono che la comunità internazionale ribadisca il diritto inter- nazionale umanitario e lo applichi a tutte le odierne situazioni di conflitto armato, comprese quelle non previste dal diritto internazionale in vigore. Inoltre, la piaga del terrorismo postula un’approfondita riflessione sui limiti etici che sono inerenti all’utilizzo degli strumenti odierni di tutela della si- curezza nazionale. Sempre più spesso, in effetti, i conflitti non vengono di- chiarati, soprattutto quando li scatenano gruppi terroristici decisi a raggiun- gere con qualunque mezzo i loro scopi. Dinanzi agli sconvolgenti scenari di questi ultimi anni, gli Stati non possono non avvertire la necessità di darsi delle regole più chiare, capaci di contrastare efficacemente la drammatica deriva a cui stiamo assistendo. La guerra rappresenta sempre un insuccesso per la comunità internazionale ed una grave perdita di umanità. Quando, no- nostante tutto, ad essa si arriva, occorre almeno salvaguardare i principi es- senziali di umanità e i valori fondanti di ogni civile convivenza, stabilendo norme di comportamento che ne limitino il più possibile i danni e tendano ad alleviare le sofferenze dei civili e di tutte le vittime dei conflitti(7). 18
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    15. Altro elementoche suscita grande inquietudine è la volontà, manifestata di recente da alcuni Stati, di dotarsi di armi nucleari. Ne è risultato ulterior- mente accentuato il diffuso clima di incertezza e di paura per una possibile catastrofe atomica. Ciò riporta gli animi indietro nel tempo, alle ansie logo- ranti del periodo della cosiddetta « guerra fredda ». Dopo di allora si spera- va che il pericolo atomico fosse definitivamente scongiurato e che l’umanità potesse finalmente tirare un durevole sospiro di sollievo. Quanto appare at- tuale, a questo proposito, il monito del Concilio Ecumenico Vaticano II: « Ogni azione bellica che indiscriminatamente mira alla distruzione di intere città o di vaste regioni con i loro abitanti è un crimine contro Dio e contro l’uomo, che deve essere condannato con fermezza e senza esitazione »(8). Purtroppo ombre minacciose continuano ad addensarsi all’orizzonte dell’u- manità. La via per assicurare un futuro di pace per tutti è rappresentata non solo da accordi internazionali per la non proliferazione delle armi nucleari, ma anche dall’impegno di perseguire con determinazione la loro diminuzio- ne e il loro definitivo smantellamento. Niente si lasci di intentato per arriva- re, con la trattativa, al conseguimento di tali obiettivi! È in gioco il destino dell’intera famiglia umana! La Chiesa a tutela della trascendenza della persona umana 16. Desidero, infine, rivolgere un pressante appello al Popolo di Dio, perché ogni cristiano si senta impegnato ad essere infaticabile operatore di pace e strenuo difensore della dignità della persona umana e dei suoi inalienabili diritti. Grato al Signore per averlo chiamato ad appartenere alla sua Chiesa che, nel mondo, è « segno e tutela della trascendenza della persona umana »(9), il cristiano non si stancherà di implorare da Lui il fondamentale bene della pace che tanta rilevanza ha nella vita di ciascuno. Egli inoltre sentirà la fierezza di servire con generosa dedizione la causa della pace, andando in- contro ai fratelli, specialmente a coloro che, oltre a patire povertà e priva- zioni, sono anche privi di tale prezioso bene. Gesù ci ha rivelato che « Dio è amore » (1 Gv 4,8) e che la vocazione più grande di ogni persona è l’amore. In Cristo noi possiamo trovare le ragioni supreme per farci fermi paladini della dignità umana e coraggiosi costruttori di pace. 17. Non venga quindi mai meno il contributo di ogni credente alla promo- zione di un vero umanesimo integrale, secondo gli insegnamenti delle Lette- 19
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    re encicliche Populorumprogressio e Sollicitudo rei socialis, delle quali ci apprestiamo a celebrare proprio quest’anno il 40° e il 20° anniversario. Alla Regina della Pace, Madre di Gesù Cristo « nostra pace » (Ef 2,14), affido la mia insistente preghiera per l’intera umanità all’inizio dell’anno 2007, a cui guardiamo — pur tra pericoli e problemi — con cuore colmo di speranza. Sia Maria a mostrarci nel Figlio suo la Via della pace, ed illumini i nostri occhi, perché sappiano riconoscere il suo Volto nel volto di ogni persona umana, cuore della pace! Dal Vaticano, 8 Dicembre 2006. _______________ (1) Cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 357. (2) Sermo 169, 11, 13: PL 38, 923. (3) N. 3. (4) Omelia all'Islinger Feld di Regensburg (12 settembre 2006). (5) Cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattoli- ca sulla collaborazione dell'uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo (31 maggio 2004), nn. 15-16. (6) N. 38. (7) A tale riguardo, il Catechismo della Chiesa Cattolica ha dettato criteri molto severi e precisi: cfr nn. 2307-2317. (8) Cost. past. Gaudium et spes, 80. (9) Conc. Ecum. Vat. II, ibid. n. 76. 20
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    MESSAGGIO PER LAXXII GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ (1° APRILE 2007) “Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34) Cari giovani, in occasione della XXII Giornata Mondiale della Gioventù, che sarà cele- brata nelle Diocesi la prossima Domenica delle Palme, vorrei proporre alla vostra meditazione le parole di Gesù: “Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34). E’ possibile amare? Ogni persona avverte il desiderio di amare e di essere amata. Eppure quant’è difficile amare, quanti errori e fallimenti devono registrarsi nell’a- more! C’è persino chi giunge a dubitare che l’amore sia possibile. Ma se ca- renze affettive o delusioni sentimentali possono far pensare che amare sia un’utopia, un sogno irraggiungibile, bisogna forse rassegnarsi? No! L’amore è possibile e scopo di questo mio messaggio è di contribuire a ravvivare in ciascuno di voi, che siete il futuro e la speranza dell’umanità, la fiducia nel- l’amore vero, fedele e forte; un amore che genera pace e gioia; un amore che lega le persone, facendole sentire libere nel reciproco rispetto. Lasciate allora che percorra insieme a voi un itinerario, in tre momenti, alla “scoper- ta” dell’amore. Dio, sorgente dell’amore Il primo momento riguarda la sorgente dell’amore vero, che è unica: è Dio. Lo pone bene in evidenza san Giovanni affermando che “Dio è amore” (1 Gv 4,8.16); ora egli non vuol dire solo che Dio ci ama, ma che l’essere stes- so di Dio è amore. Siamo qui dinanzi alla rivelazione più luminosa della fonte dell’amore che è il mistero trinitario: in Dio, uno e trino, vi è un eter- no scambio d’amore tra le persone del Padre e del Figlio, e questo amore non è un’energia o un sentimento, ma una persona, è lo Spirito Santo. 21
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    La Croce diCristo rivela pienamente l’amore di Dio Come si manifesta a noi Dio-Amore? Siamo qui al secondo momento del nostro itinerario. Anche se già nella creazione sono chiari i segni dell’amore divino, la rivelazione piena del mistero intimo di Dio è avvenuta con l’In- carnazione, quando Dio stesso si è fatto uomo. In Cristo, vero Dio e vero Uomo, abbiamo conosciuto l’amore in tutta la sua portata. Infatti “la vera novità del Nuovo Testamento – ho scritto nell’Enciclica Deus caritas est - non sta in nuove idee, ma nella figura stessa di Cristo, che dà carne e sangue ai concetti - un realismo inaudito” (n. 12). La manifestazione dell’amore di- vino è totale e perfetta nella Croce, dove, come afferma san Paolo, “Dio di- mostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Rm 5,8). Ognuno di noi può pertanto dire senza te- ma di sbagliare: “Cristo mi ha amato e ha dato se stesso per me” (cfr Ef 5,2). Redenta dal suo sangue, nessuna vita umana è inutile o di poco valore, perché tutti siamo amati personalmente da Lui con un amore appassionato e fedele, un amore senza limiti. La Croce, follia per il mondo, scandalo per molti credenti, è invece “sapienza di Dio” per quanti si lasciano toccare fin nel profondo del proprio essere, “perché ciò che è stoltezza di Dio è più sa- piente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini” (cfr 1 Cor 1,24-25). Anzi, il Crocifisso, che dopo la risurrezione porta per sempre i segni della propria passione, mette in luce le “contraffazioni” e le menzogne su Dio, che si ammantano di violenza, di vendetta e di esclusio- ne. Cristo è l’Agnello di Dio, che prende su di sé il peccato del mondo e sradica l’odio dal cuore dell’uomo. Ecco la sua veritiera “rivoluzione”: l’a- more. Amare il prossimo come Cristo ci ama Ed eccoci ora al terzo momento della nostra riflessione. Sulla croce Cristo grida: “Ho sete” (Gv 19,28): rivela così un’ardente sete di amare e di essere amato da ognuno di noi. Solo se arriviamo a percepire la profondità e l’in- tensità di un tale mistero, ci rendiamo conto della necessità e dell’urgenza di amarlo a nostra volta “come” Lui ci ha amati. Questo comporta l’impegno di dare anche, se necessario, la propria vita per i fratelli sostenuti dall’amore di Lui. Già nell’Antico Testamento Dio aveva detto: “Amerai il tuo prossi- 22
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    mo come testesso” (Lv 19,18), ma la novità di Cristo consiste nel fatto che amare come Lui ci ha amati significa amare tutti, senza distinzioni, anche i nemici, “fino alla fine” (cfr Gv 13,1). Testimoni dell’amore di Cristo Vorrei ora soffermarmi su tre ambiti della vita quotidiana dove voi, cari gio- vani, siete particolarmente chiamati a manifestare l’amore di Dio. Il primo ambito è la Chiesa che è la nostra famiglia spirituale, composta da tutti i di- scepoli di Cristo. Memori delle sue parole: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35), ali- mentate, con il vostro entusiasmo e la vostra carità, le attività delle parroc- chie, delle comunità, dei movimenti ecclesiali e dei gruppi giovanili ai quali appartenete. Siate solleciti nel cercare il bene dell’altro, fedeli agli impegni presi. Non esitate a rinunciare con gioia ad alcuni vostri svaghi, accettate di buon animo i sacrifici necessari, testimoniate il vostro amore fedele per Ge- sù annunciando il suo Vangelo specialmente fra i vostri coetanei. Prepararsi al futuro Il secondo ambito, dove siete chiamati ad esprimere l’amore e a crescere in esso, è la vostra preparazione al futuro che vi attende. Se siete fidanzati, Dio ha un progetto di amore sul vostro futuro di coppia e di famiglia ed è quindi essenziale che voi lo scopriate con l’aiuto della Chiesa, liberi dal pregiudi- zio diffuso che il cristianesimo, con i suoi comandamenti e i suoi divieti, ponga ostacoli alla gioia dell’amore ed impedisca in particolare di gustare pienamente quella felicità che l’uomo e la donna cercano nel loro reciproco amore. L’amore dell’uomo e della donna è all’origine della famiglia umana e la coppia formata da un uomo e da una donna ha il suo fondamento nel di- segno originario di Dio (cfr Gn 2,18-25). Imparare ad amarsi come coppia è un cammino meraviglioso, che tuttavia richiede un tirocinio impegnativo. Il periodo del fidanzamento, fondamentale per costruire la coppia, è un tempo di attesa e di preparazione, che va vissuto nella castità dei gesti e delle paro- le. Ciò permette di maturare nell’amore, nella premura e nell’attenzione ver- so l’altro; aiuta ad esercitare il dominio di sé, a sviluppare il rispetto dell’al- tro, caratteristiche tutte del vero amore che non ricerca in primo luogo il proprio soddisfacimento né il proprio benessere. Nella preghiera comune chiedete al Signore che custodisca ed incrementi il vostro amore e lo purifi- 23
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    chi da ogniegoismo. Non esitate a rispondere generosamente alla chiamata del Signore, perché il matrimonio cristiano è una vera e propria vocazione nella Chiesa. Ugualmente, cari giovani e care ragazze, siate pronti a dire “sì”, se Iddio vi chiama a seguirlo sulla via del sacerdozio ministeriale o della vita consacrata. Il vostro esempio sarà di incoraggiamento per molti altri vostri coetanei, che sono alla ricerca della vera felicità. Crescere nell’amore ogni giorno Il terzo ambito dell’impegno che l’amore comporta è quello della vita quoti- diana con le sue molteplici relazioni. Mi riferisco segnatamente alla fami- glia, alla scuola, al lavoro e al tempo libero. Cari giovani, coltivate i vostri talenti non soltanto per conquistare una posizione sociale, ma anche per aiu- tare gli altri “a crescere”. Sviluppate le vostre capacità, non solo per diven- tare più “competitivi” e “produttivi”, ma per essere “testimoni della carità”. Alla formazione professionale unite lo sforzo di acquisire conoscenze reli- giose utili per poter svolgere la vostra missione in maniera responsabile. In particolare, vi invito ad approfondire la dottrina sociale della Chiesa, perché dai suoi principi sia ispirata ed illuminata la vostra azione nel mondo. Lo Spirito Santo vi renda inventivi nella carità, perseveranti negli impegni che assumete, e audaci nelle vostre iniziative, perché possiate offrire il vostro contributo per l’edificazione della “civiltà dell’amore”. L’orizzonte dell’a- more è davvero sconfinato: è il mondo intero! “Osare l’amore” seguendo l’esempio dei santi Cari giovani, vorrei invitarvi a “osare l’amore”, a non desiderare cioè niente di meno per la vostra vita che un amore forte e bello, capace di rendere l’e- sistenza intera una gioiosa realizzazione del dono di voi stessi a Dio e ai fra- telli, ad imitazione di Colui che mediante l’amore ha vinto per sempre l’o- dio e la morte (cfr Ap 5,13). L’amore è la sola forza in grado di cambiare il cuore dell’uomo e l’umanità intera, rendendo proficue le relazioni tra uomi- ni e donne, tra ricchi e poveri, tra culture e civiltà. Questo testimonia la vita dei Santi che, veri amici di Dio, sono il canale e il riflesso di questo amore originario. Impegnatevi a conoscerli meglio, affidatevi alla loro intercessio- ne, cercate di vivere come loro. Mi limito a citare Madre Teresa che, per af- frettarsi a rispondere al grido di Cristo “Ho sete”, grido che l’aveva profon- damente toccata, iniziò a raccogliere i moribondi nelle strade di Calcutta, in 24
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    India. Da alloral’unico desiderio della sua vita divenne quello di estinguere la sete d’amore di Gesù non a parole, ma con atti concreti, riconoscendone il volto sfigurato, assetato d’amore, nel viso dei più poveri tra i poveri. La Beata Teresa ha messo in pratica l’insegnamento del Signore: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’a- vete fatto a me” (cfr Mt 25,40). E il messaggio di questa umile testimone dell’amore divino si è diffuso nel mondo intero. Il segreto dell’amore Ad ognuno di noi, cari amici, è dato di raggiungere questo stesso grado di amore, ma solo ricorrendo all’indispensabile sostegno della Grazia divina. Soltanto l’aiuto del Signore ci consente, infatti, di sfuggire alla rassegnazio- ne davanti all’enormità del compito da svolgere e ci infonde il coraggio di realizzare quanto è umanamente impensabile. Soprattutto l’Eucaristia è la grande scuola dell’amore. Quando si partecipa regolarmente e con devozio- ne alla Santa Messa, quando si passano in compagnia di Gesù eucaristico prolungate pause di adorazione è più facile capire la lunghezza, la larghez- za, l’altezza e la profondità del suo amore che sorpassa ogni conoscenza (cfr Ef 3,17-18). Condividendo il Pane eucaristico con i fratelli della comunità ecclesiale si è poi spinti a tradurre “in fretta”, come fece la Vergine con Eli- sabetta, l’amore di Cristo in generoso servizio ai fratelli. Verso l’incontro di Sidney Illuminante è al riguardo l’esortazione dell’apostolo Giovanni: “Figlioli, non amiamo a parole, né con la lingua, ma coi fatti e nella verità. Da que- sto conosceremo che siamo nati dalla verità” (1 Gv 3, 18-19). Cari giovani, è con questo spirito che vi invito a vivere la prossima Giornata Mondiale della Gioventù insieme con i vostri Vescovi nelle vostre rispettive Diocesi. Essa rappresenterà una tappa importante verso l’incontro di Sydney, il cui tema sarà: “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sa- rete testimoni” (At 1,8). Maria, Madre di Cristo e della Chiesa, vi aiuti a far risuonare ovunque il grido che ha cambiato il mondo: “Dio è amore!”. Vi accompagno con la preghiera e di cuore vi benedico. Dal Vaticano, 27 Gennaio 2007 25
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    MESSAGGIO URBI ETORBI PASQUA 2007 Fratelli e sorelle del mondo intero, uomini e donne di buona volontà! Cristo è risorto! Pace a voi! Si celebra oggi il grande mistero, fondamento della fede e della speranza cristiana: Gesù di Nazaret, il Crocifisso, è risu- scitato dai morti il terzo giorno, secondo le Scritture. L’annuncio dato dagli angeli, in quell’alba del primo giorno dopo il sabato, a Maria di Magdala e alle donne accorse al sepolcro, lo riascoltiamo oggi con rinnovata emozio- ne: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato!” (Lc 24,5-6). Non è difficile immaginare quali fossero, in quel momento, i sentimenti di queste donne: sentimenti di tristezza e sgomento per la morte del loro Si- gnore, sentimenti di incredulità e stupore per un fatto troppo sorprendente per essere vero. La tomba però era aperta e vuota: il corpo non c’era più. Pietro e Giovanni, avvertiti dalle donne, corsero al sepolcro e verificarono che esse avevano ragione. La fede degli Apostoli in Gesù, l’atteso Messia, era stata messa a durissima prova dallo scandalo della croce. Durante il suo arresto, la sua condanna e la sua morte si erano dispersi, ed ora si ritrovava- no insieme, perplessi e disorientati. Ma il Risorto stesso venne incontro alla loro incredula sete di certezze. Non fu sogno, né illusione o immaginazione soggettiva quell’incontro; fu un’esperienza vera, anche se inattesa e proprio per questo particolarmente toccante. “Venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!»” (Gv 20,19). A quelle parole, la fede quasi spenta nei loro animi si riaccese. Gli Apostoli ri- ferirono a Tommaso, assente in quel primo incontro straordinario: Sì, il Signore ha compiuto quanto aveva preannunciato; è veramente risorto e noi lo abbiamo visto e toccato! Tommaso però rimase dubbioso e perplesso. Quando Gesù ven- ne una seconda volta, otto giorni dopo nel Cenacolo, gli disse: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”. La risposta dell’Apostolo è una commo- vente professione di fede: “Mio Signore e mio Dio!” (Gv 20,27-28). 26
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    “Mio Signore emio Dio”! Rinnoviamo anche noi la professione di fede di Tommaso. Come augurio pasquale, quest’anno, ho voluto scegliere proprio le sue parole, perché l’odierna umanità attende dai cristiani una rinnovata testimonianza della risurrezione di Cristo; ha bisogno di incontrarlo e di po- terlo conoscere come vero Dio e vero Uomo. Se in questo Apostolo possia- mo riscontrare i dubbi e le incertezze di tanti cristiani di oggi, le paure e le delusioni di innumerevoli nostri contemporanei, con lui possiamo anche ri- scoprire con convinzione rinnovata la fede in Cristo morto e risorto per noi. Questa fede, tramandata nel corso dei secoli dai successori degli Apostoli, continua, perché il Signore risorto non muore più. Egli vive nella Chiesa e la guida saldamente verso il compimento del suo eterno disegno di salvezza. Ciascuno di noi può essere tentato dall’incredulità di Tommaso. Il dolore, il male, le ingiustizie, la morte, specialmente quando colpiscono gli innocenti - ad esempio, i bambini vittime della guerra e del terrorismo, delle malattie e della fame - non mettono forse a dura prova la nostra fede? Eppure para- dossalmente, proprio in questi casi, l’incredulità di Tommaso ci è utile e preziosa, perché ci aiuta a purificare ogni falsa concezione di Dio e ci con- duce a scoprirne il volto autentico: il volto di un Dio che, in Cristo, si è cari- cato delle piaghe dell’umanità ferita. Tommaso ha ricevuto dal Signore e, a sua volta, ha trasmesso alla Chiesa il dono di una fede provata dalla passio- ne e morte di Gesù e confermata dall’incontro con Lui risorto. Una fede che era quasi morta ed è rinata grazie al contatto con le piaghe di Cristo, con le ferite che il Risorto non ha nascosto, ma ha mostrato e continua a indicarci nelle pene e nelle sofferenze di ogni essere umano. “Dalle sue piaghe siete stati guariti” (1 Pt 2,24), è questo l’annuncio che Pietro rivolgeva ai primi convertiti. Quelle piaghe, che per Tommaso erano dapprima un ostacolo alla fede, perché segni dell’apparente fallimento di Gesù; quelle stesse piaghe sono diventate, nell’incontro con il Risorto, pro- ve di un amore vittorioso. Queste piaghe che Cristo ha contratto per amore nostro ci aiutano a capire chi è Dio e a ripetere anche noi: “Mio Signore e mio Dio”. Solo un Dio che ci ama fino a prendere su di sé le nostre ferite e il nostro dolore, soprattutto quello innocente, è degno di fede. Quante ferite, quanto dolore nel mondo! Non mancano calamità naturali e tragedie umane che provocano innumerevoli vittime e ingenti danni mate- 27
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    riali. Penso aquanto è avvenuto di recente in Madagascar, nelle Isole Salo- mone, in America Latina e in altre Regioni del mondo. Penso al flagello della fame, alle malattie incurabili, al terrorismo e ai sequestri di persona, ai mille volti della violenza - talora giustificata in nome della religione - al di- sprezzo della vita e alla violazione dei diritti umani, allo sfruttamento della persona. Guardo con apprensione alla condizione in cui si trovano non po- che regioni dell’Africa: nel Darfur e nei Paesi vicini permane una catastrofi- ca e purtroppo sottovalutata situazione umanitaria; a Kinshasa, nella Repub- blica Democratica del Congo, gli scontri e i saccheggi delle scorse settima- ne fanno temere per il futuro del processo democratico congolese e per la ri- costruzione del Paese; in Somalia la ripresa dei combattimenti allontana la prospettiva della pace e appesantisce la crisi regionale, specialmente per quanto riguarda gli spostamenti della popolazione e il traffico di armi; una grave crisi attanaglia lo Zimbabwe, per la quale i Vescovi del Paese, in un loro recente documento, hanno indicato come unica via di superamento la preghiera e l’impegno condiviso per il bene comune. Di riconciliazione e di pace ha bisogno la popolazione di Timor Est, che si appresta a vivere importanti scadenze elettorali. Di pace hanno bisogno an- che lo Sri Lanka, dove solo una soluzione negoziata porrà fine al dramma del conflitto che lo insanguina, e l’Afghanistan, segnato da crescente inquie- tudine e instabilità. In Medio Oriente, accanto a segni di speranza nel dialo- go fra Israele e l’Autorità palestinese, nulla di positivo purtroppo viene dal- l’Iraq, insanguinato da continue stragi, mentre fuggono le popolazioni civili; in Libano lo stallo delle istituzioni politiche minaccia il ruolo che il Paese è chiamato a svolgere nell’area mediorientale e ne ipoteca gravemente il futu- ro. Non posso infine dimenticare le difficoltà che le comunità cristiane af- frontano quotidianamente e l’esodo dei cristiani dalla Terra benedetta che è la culla della nostra fede. A quelle popolazioni rinnovo con affetto l’espres- sione della mia vicinanza spirituale. Cari fratelli e sorelle, attraverso le piaghe di Cristo risorto possiamo vedere questi mali che affliggono l’umanità con occhi di speranza. Risorgendo, in- fatti, il Signore non ha tolto la sofferenza e il male dal mondo, ma li ha vinti alla radice con la sovrabbondanza della sua Grazia. Alla prepotenza del Ma- le ha opposto l’onnipotenza del suo Amore. Ci ha lasciato come via alla pa- ce e alla gioia l’Amore che non teme la morte. “Come io vi ho amato - ha 28
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    detto agli Apostoliprima di morire -, così amatevi anche voi gli uni gli al- tri” (Gv 13,34). Fratelli e sorelle nella fede, che mi ascoltate da ogni parte della terra! Cristo risorto è vivo tra noi, è Lui la speranza di un futuro migliore. Mentre con Tommaso diciamo: “Mio Signore e mio Dio!”, risuoni nel nostro cuore la parola dolce ma impegnativa del Signore: “Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo ono- rerà” (Gv 12,26). Ed anche noi, uniti a Lui, disposti a spendere la vita per i nostri fratelli (cfr 1 Gv 3,16), diventiamo apostoli di pace, messaggeri di una gioia che non teme il dolore, la gioia della Risurrezione. Ci ottenga que- sto dono pasquale Maria, Madre di Cristo risorto. Buona Pasqua a tutti! MESSAGGIO PER LA XLIV GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI 29 APRILE 2007 - IV DOMENICA DI PASQUA Tema: « La vocazione al servizio della Chiesa comunione» Venerati Fratelli nell’Episcopato, cari fratelli e sorelle! L’annuale Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni è un’opportuna occasio- ne per porre in luce l’importanza delle vocazioni nella vita e nella missione della Chiesa, ed intensificare la nostra preghiera perché crescano in numero e qualità. Per la prossima ricorrenza vorrei proporre all’attenzione dell’intero popolo di Dio il se- guente tema, quanto mai attuale: la vocazione al servizio della Chiesa comunione. Lo scorso anno, dando inizio a un nuovo ciclo di catechesi nelle Udienze generali del mercoledì, dedicato al rapporto tra Cristo e la Chiesa, feci notare che la prima comunità cristiana ebbe a costituirsi, nel suo nucleo originario, quando alcuni pesca- 29
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    tori di Galilea,incontrato Gesù, si lasciarono conquistare dal suo sguardo, dalla sua voce ed accolsero questo pressante suo invito: «Seguitemi, vi farò diventare pescato- ri di uomini!» (Mc l, 17; cfr Mt 4,19). In verità, Dio ha sempre scelto alcune persone per collaborare in maniera più diretta con Lui alla realizzazione del suo disegno sal- vifico. Nell’Antico Testamento all’inizio chiamò Abramo per formare «un grande popolo» (Gn 12,2), e in seguito Mosè per liberare Israele dalla schiavitù d’Egitto (cfr Es 3, 10). Designò poi altri personaggi, specialmente i profeti, per difendere e tener viva l’alleanza con il suo popolo. Nel Nuovo Testamento, Gesù, il Messia pro- messo, invitò singolarmente gli Apostoli a stare con Lui (cfr Mc 3,14) e a condivide- re la sua missione. Nell’Ultima Cena, affidando loro il compito di perpetuare il me- moriale della sua morte e risurrezione sino al suo glorioso ritorno alla fine dei tempi, rivolse per essi al Padre questa accorata invocazione: «Io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il qua1e mi hai amato sia in essi e io in loro» (Gv 17,26). La missione della Chiesa si fonda pertanto su un’intima e fe- dele comunione con Dio. La Costituzione Lumen gentium del Concilio Vaticano II descrive la Chiesa come «un popolo radunato dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (n. 4), nel quale si rispecchia il mistero stesso di Dio. Ciò comporta che in esso si rifletta l’amore trinitario e, grazie all’opera dello Spirito San- to, tutti i suoi membri formino «un solo corpo ed un solo spirito» in Cristo. Soprattutto quando si raduna per l’Eucaristia questo popolo, organicamente strutturato sotto la guida dei suoi Pastori, vive il mistero della comunione con Dio e con i fratelli. L’Eucaristia è la sorgente di quell’unità ecclesiale per la quale Gesù ha pregato alla vigilia della sua passione: «Padre ... siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai manda- to” (Gv 17,2 1). Questa intensa comunione favorisce il fiorire di generose vocazioni al servizio della Chiesa: il cuore del credente, ripieno di amore di- vino, è spinto a dedicarsi totalmente alla causa del Regno. Per promuovere le vocazioni è dunque importante una pastorale attenta al mistero della Chiesa-comunione, perché chi vive in una comunità ecclesiale concorde, corresponsabile, premurosa, impara certamente più facilmente a discernere la chiamata del Signore. La cura delle vocazioni esige pertanto una costante “educazione” ad ascoltare la voce di Dio, come fece Eli che aiutò il giovane Samuele a capire quel che Dio gli chiedeva e a realizzarlo prontamente (cfr 1 Sam 3,9). Ora l’ascolto docile e fedele non può avvenire che in un clima di intima comunione con Dio. E questo si realizza innanzitutto nella pre- 30
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    ghiera. Secondo l’esplicitocomando del Signore, noi dobbiamo implorare il dono delle vocazioni in primo luogo pregando instancabilmente e insieme il «padrone della messe». L’invito è al plurale: «Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe» (Mt 9,38). Questo invito del Signore ben corrisponde allo stile del «Padre nostro” (Mt 6,9), preghiera che Egli ci ha insegnato e che costituisce una «sintesi di tutto il Vangelo», secondo la nota espressione di Tertulliano (cfr De Oratione, 1,6: CCL 1, 258). In questa chiave è illuminante anche un’altra espressione di Gesù: «Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà» (Mt 18,19). Il buon Pastore ci in- vita dunque a pregare il Padre celeste, a pregare uniti e con insistenza, per- ché Egli mandi vocazioni al servizio della Chiesa-comunione. Raccogliendo l’esperienza pastorale dei secoli passati, il Concilio Vaticano II ha posto in evidenza l’importanza di educare i futuri presbiteri a un’au- tentica comunione ecclesiale. Leggiamo in proposito nella Presbyterorum ordinis: «Esercitando l’ufficio di Cristo Capo e Pastore per la parte di auto- rità che spetta loro, i presbiteri, in nome del Vescovo, riuniscono la famiglia di Dio come fraternità animata nell’unità, e per mezzo di Cristo la conduco- no al Padre nello Spirito Santo» (n. 6). A questa affermazione del Concilio fa eco l’Esortazione apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis, la quale sottolinea che il sacerdote «è servitore della Chiesa comunione perché - uni- to al Vescovo e in stretto rapporto con il presbiterio - costruisce l’unità della comunità ecclesiale nell’armonia delle diverse vocazioni, carismi e servizi” (n. 16). E’ indispensabile che all’interno del popolo cristiano ogni ministero e carisma sia orientato alla piena comunione, ed è compito del Vescovo e dei presbiteri favorirla in armonia con ogni altra vocazione e servizio eccle- siali. Anche la vita consacrata, ad esempio, nel suo proprium è al servizio di questa comunione, come viene posto in luce nell’Esortazione apostolica po- st-sinodale Vita consecrata dal mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II: «La vita consacrata ha sicuramente il merito di aver efficacemente con- tribuito a tener viva nella Chiesa l’esigenza della fraternità come confessio- ne della Trinità. Con la costante promozione dell’amore fraterno anche nella forma della vita comune, essa ha rivelato che la partecipazione alla comu- nione trinitaria può cambiare i rapporti umani, creando un nuovo tipo di so- lidarietà” (n. 41). 31
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    Al centro diogni comunità cristiana c’è l’Eucaristia, fonte e culmine della vita della Chiesa. Chi si pone al servizio del Vangelo, se vive dell’Eucari- stia, avanza nell’amore verso Dio e verso il prossimo e contribuisce così a costruire la Chiesa come comunione. Potremmo affermare che «l’amore eu- caristico» motiva e fonda l’attività vocazionale di tutta la Chiesa, perché, come ho scritto nell’Enciclica Deus caritas est, le vocazioni al sacerdozio e agli altri ministeri e servizi fioriscono all’interno del popolo di Dio laddove ci sono uomini nei quali Cristo traspare attraverso la sua Parola, nei sacra- menti e specialmente nell’Eucaristia. E questo perché «nella liturgia della Chiesa, nella sua preghiera, nella comunità viva dei credenti, noi sperimen- tiamo l’amore di Dio, percepiamo la sua presenza e impariamo in questo modo anche a riconoscerla nel quotidiano. Egli per primo ci ha amati e con- tinua ad amarci per primo; per questo anche noi possiamo rispondere con l’amore» (n. 17). Ci rivolgiamo, infine, a Maria, che ha sorretto la prima comunità dove - «tutti erano concordi, e tutti si riunivano regolarmente per la preghiera» (cfr At 1, 14), perché aiuti la Chiesa ad essere nel mondo di oggi icona della Tri- nità, segno eloquente dell’amore divino per tutti gli uomini. La Vergine, che ha prontamente risposto alla chiamata del Padre dicendo: «Eccomi, sono la serva del Signore» (Lc 1,38), interceda perché non manchino all’interno del popolo cristiano i servitori della gioia divina: sacerdoti che, in comunione con i loro Vescovi, annunzino fedelmente il Vangelo e celebrino i sacramen- ti, si prendano cura del popolo di Dio, e siano pronti ad evangelizzare l’inte- ra umanità. Faccia sì che anche in questo nostro tempo aumenti il numero delle persone consacrate, le quali vadano contro corrente, vivendo i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza, e testimonino in modo profetico Cristo e il suo liberante messaggio di salvezza. Cari fratelli e sorelle che il Signore chiama a vocazioni particolari nella Chiesa, vorrei affidarvi in mo- do speciale a Maria, perché Lei, che più di tutti ha compreso il senso delle parole di Gesù: «Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la pa- rola di Dio e la mettono in pratica» (Lc 8,2 1), vi insegni ad ascoltare il suo divin Figlio. Vi aiuti a dire con la vita: «Eccomi, o Dio, io vengo a fare la tua volontà (cfr Eb 10,7). Con questi auspici assicuro per ciascuno uno spe- ciale ricordo nella preghiera e tutti di cuore vi benedico. Dal Vaticano, 10 Febbraio 2007 32
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    MESSAGGIO PER LAXLI GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI Tema: “I bambini e i mezzi di comunicazione: una sfida per l’educazione” 20 maggio 2007 Cari Fratelli e Sorelle, 1. Il tema della 41ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, “I bam- bini e i mezzi di comunicazione: una sfida per l’educazione”, ci invita a ri- flettere su due aspetti che sono di particolare rilevanza. Uno è la formazione dei bambini. L’altro, forse meno ovvio ma non meno importante, è la forma- zione dei media. Le complesse sfide che l’educazione contemporanea deve affrontare sono spesso collegate alla diffusa influenza dei media nel nostro mondo. Come aspetto del fenomeno della globalizzazione e facilitati dal rapido sviluppo della tecnologia, i media delineano fortemente l’ambiente culturale (cf. Gio- vanni Paolo II, Lett. ap. Il Rapido Sviluppo, 3). In verità, vi è chi afferma che l’influenza formativa dei media è in competizione con quella della scuola, della Chiesa e, forse, addirittura con quella della famiglia. “Per mol- te persone, la realtà corrisponde a ciò che i media definiscono come tale” (Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Aetatis Novae, 4). 2. Il rapporto tra bambini, media ed educazione può essere considerato da due prospettive: la formazione dei bambini da parte dei media e la forma- zione dei bambini per rispondere in modo appropriato ai media. Emerge una specie di reciprocità che punta alle responsabilità dei media come industria e al bisogno di una partecipazione attiva e critica da parte dei lettori, degli spettatori e degli ascoltatori. Dentro questo contesto, l’adeguata formazione ad un uso corretto dei media è essenziale per lo sviluppo culturale, morale e spirituale dei bambini. In che modo questo bene comune deve essere protetto e promosso? Educare i bambini ad essere selettivi nell’uso dei media è responsabilità dei genitori, della Chiesa e della scuola. Il ruolo dei genitori è di primaria importanza. 33
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    Essi hanno ildiritto e il dovere di garantire un uso prudente dei media, for- mando la coscienza dei loro bambini affinché siano in grado di esprimere giudizi validi e obiettivi che li guideranno nello scegliere o rifiutare i pro- grammi proposti (cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 76). Nel fare questo, i genitori dovrebbero essere incoraggiati e sostenuti dalla scuola e dalla parrocchia, nella certezza che questo difficile, sebbene gratificante, aspetto dell’essere genitori è sostenuto dall’intera comunità. L’educazione ai media dovrebbe essere positiva. Ponendo i bambini di fron- te a quello che è esteticamente e moralmente eccellente, essi vengono aiutati a sviluppare la propria opinione, la prudenza e la capacità di discernimento. È qui importante riconoscere il valore fondamentale dell’esempio dei geni- tori e i vantaggi nell’introdurre i giovani ai classici della letteratura infanti- le, alle belle arti e alla musica nobile. Mentre la letteratura popolare avrà sempre il proprio posto nella cultura, la tentazione di far sensazione non do- vrebbe essere passivamente accettata nei luoghi di insegnamento. La bellez- za, quasi specchio del divino, ispira e vivifica i cuori e le menti giovanili, mentre la bruttezza e la volgarità hanno un impatto deprimente sugli atteg- giamenti ed i comportamenti. Come l’educazione in generale, quella ai media richiede formazione nell’e- sercizio della libertà. Si tratta di una responsabilità impegnativa. Troppo spesso la libertà è presentata come un’instancabile ricerca del piacere o di nuove esperienze. Questa è una condanna, non una liberazione! La vera li- bertà non condannerebbe mai un individuo - soprattutto un bambino - all’in- saziabile ricerca della novità. Alla luce della verità, l’autentica libertà viene sperimentata come una risposta definitiva al “sì” di Dio all’umanità, chia- mandoci a scegliere, non indiscriminatamente ma deliberatamente, tutto quello che è buono, vero e bello. I genitori sono i guardiani di questa libertà e, dando gradualmente una maggiore libertà ai loro bambini, li introducono alla profonda gioia della vita (cf. Discorso al V Incontro Mondiale delle Fa- miglie, Valencia, 8 Luglio 2006). 3. Questo desiderio profondamente sentito di genitori ed insegnanti di edu- care i bambini nella via della bellezza, della verità e della bontà può essere sostenuto dall’industria dei media solo nella misura in cui promuove la di- gnità fondamentale dell’essere umano, il vero valore del matrimonio e della 34
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    vita familiare, leconquiste positive ed i traguardi dell’umanità. Da qui, la necessità che i media siano impegnati nell’effettiva formazione e nel rispet- to dell’etica viene visto con particolare interesse ed urgenza non solo dai ge- nitori, ma anche da coloro che hanno un senso di responsabilità civica. Mentre si afferma che molti operatori dei media vogliono fare quello che è giusto (cf. Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica nelle co- municazioni sociali, 4), occorre riconoscere che quanti lavorano in questo settore si confrontano con “pressioni psicologiche e dilemmi etici speciali” (Aetatis Novae, 19) che a volte vedono la competitività commerciale co- stringere i comunicatori ad abbassare gli standard. Ogni tendenza a produrre programmi - compresi film d’animazione e video games - che in nome del divertimento esaltano la violenza, riflettono comportamenti anti-sociali o volgarizzano la sessualità umana, è perversione, ancor di più quando questi programmi sono rivolti a bambini e adolescenti. Come spiegare questo “di- vertimento” agli innumerevoli giovani innocenti che sono nella realtà vitti- me della violenza, dello sfruttamento e dell’abuso? A tale proposito, tutti dovrebbero riflettere sul contrasto tra Cristo che “prendendoli fra le braccia (i bambini) e imponendo loro le mani li benediceva” (Mc 10,16) e quello che chi scandalizza uno di questi piccoli per lui “è meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino” (Lc 17,2). Faccio nuovamente appello ai responsabili dell’industria dei media, affinché formino ed incoraggino i produttori a salvaguardare il bene comune, a sostenere la verità, a protegge- re la dignità umana individuale e a promuovere il rispetto per le necessità della famiglia. 4. La Chiesa stessa, alla luce del messaggio della salvezza che le è stato af- fidato, è anche maestra di umanità e vede con favore l’opportunità di offrire assistenza ai genitori, agli educatori, ai comunicatori ed ai giovani. Le par- rocchie ed i programmi delle scuole oggi dovrebbero essere all’avanguardia per quanto riguarda l’educazione ai media. Soprattutto, la Chiesa vuole con- dividere una visione in cui la dignità umana sia il centro di ogni valida co- municazione. “Io vedo con gli occhi di Cristo e posso dare all’altro ben più che le cose esternamente necessarie: posso donargli lo sguardo di amore di cui egli ha bisogno” (Deus Caritas Est, 18). Dal Vaticano, 24 gennaio 2007, Festa di San Francesco di Sales 35
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    PARROCI E VICARIPARROCCHIALI CAPPELLANO DELL’OSPEDALE DI PENNE Don NELSON CIPOLLONE Vicario parrocchiale della Parrocchia di Santa Maria La Nova in Cellino Attanasio e Ammi- nistratore Parrocchiale della Parrocchia di San Giovanni Apostolo in Montegualtieri, frazione di Cermignano. Padre THOMAS SEEN della Congregazione Missionaria del SS.mo Sacramento. Amministratore Parrocchiale della Parrocchia della Beata Vergine Maria delle Grazie in Vil- la Bozza, frazione di Montefino. Padre NICOLA FISCANTE della Congregazione del SS. Redentore della Provincia Romana. Vicario Parrocchiale della Parrocchia Madre di Dio in Francavilla al Mare. Don ANTONIO D’ANTONIO Parroco della Parrocchia della Beata Vergine Maria Regina della Pace in Pescara. Don MASSIMILIANO DE LUCA Parroco della Parrocchia di San Pietro Martire in Pescara. Padre MARIO SERRA della Provincia Italiana dei Carmelitani dei Santi Elia, Alberto e Andrea Corsini. Vicario Parrocchiale della Parrocchia di S. Antonio Abate in Pianella. 38
  • 39.
    Don AMADEO JOSEROSSI Vicario Parrocchiale di S. Silvestro Papa in Pescara. Padre ROBERTO SCOCCHIA dei Frati Minori della Provincia d’Abruzzo. Vicario Parrocchiale della Parrocchia Stella Maris in Pescara. Padre THOMAS JEEN della Congregazione Missionaria del SS.mo Sacramento. Amministratore Parrocchiale della Parrocchia di S. Giacomo Apostolo in Montefino. Don GIORGIO SOAVE Moderatore della Parrocchia di S. Giacomo Apostolo in Montefino. * * * Don ROCCO MINCONE Cappellano dell’Ospedale Civile “San Massi- mo” in Penne. 39
  • 40.
    FRATERNITÁ BETANIA Esistono nella Chiesa associazioni distinte dagli Istituti di Vita consacra- ta e dalle Società di Vita apostolica, nelle quali i fedeli tendono cooperando all’attuazione di una vita più perfetta (cfr. can. 298 C.I.C.). In forza del diritto di associazione sancito nei canoni 215 e 299 § 1 del Codice di Diritto Canonico i fedeli possono erigere forme private di vita con fini religiosi senza alcuna autorizzazione da parte dell’autorità ecclesia- stica. Volendo dunque dare carattere ecclesiale alla associazione privata di fe- deli Fraternità Betania, dopo aver esaminato il Progetto di Vita di detta as- sociazione secondo quanto disposto dal canone 299 §3 del Codice di Diritto Canonico; visti i canoni 304 e 312 § 1 n. 3 e § 2, DECRETIAMO il riconoscimento della associazione privata di fedeli “Fraternità Betania” nell’Arcidiocesi Metropolitana di Pescara-Penne, che ha sede in via Lazio 67 in Montesilvano (PE). Il Progetto di Vita è approvato ad experimentum e per la durata di un quinquennio dalla data del presente Nostro decreto. Si Riconoscono altresì pubblici i voti fatti alla Nostra Presenza, da Ade- laide D’AMICO e Fabiola FERRETTI il giorno 28 Novembre 2006, secon- do quanto stabilito dai canoni 1192 § 1 e 1194 e per la stessa durata di un quinquennio. Dato a Pescara, dal Nostro Palazzo Arcivescovile, nel giorno 3 dicembre dell’Anno del Signore 2006, I Domenica di Avvento. ✟ Tommaso Valentinetti Arcivescovo Sac. Roberto Bertoia Cancelliere 40
  • 41.
    EREZIONE DELLA PARROCCHIADI S. GIOVANNI BATTISTA E S. BENEDETTO ABATE La zona pastorale di Pescara Colli ha costituito per molti anni parte del territorio periferico della Città di Pescara. Pur essendo già esistente la Par- rocchia di “San Giovanni Battista” in Pescara Colli, essendo la zona limi- trofa in grande sviluppo urbanistico, si è sentita l’esigenza di erigere una se- conda Parrocchia col titolo di “San Benedetto Abate” affidata alle cure pa- storali del Reverendo don Demetrio Pascucci, prima parroco della neonata comunità. Le due distinte comunità erano prive di luoghi di culto, e si offi- ciava in luoghi precari, per diversi anni. Successivamente, con la morte del suddetto parroco di “San Benedetto” don Pascucci l’ 11. 06. 2004, conside- rata la mancanza di specifici luoghi di culto, si avvenne alla soluzione più opportuna di unificare le comunità Parrocchiali di “San Giovanni e San Be- nedetto Abate”, visto che i fedeli colà abitanti sentivano il bisogno di una maggiore unità, oltre all’edificazione di un unico edificio di culto. Pertanto, poiché la Parrocchia è una determinata comunità di fedeli che viene costituita stabilmente nell’ambito di una Chiesa particolare, e spetta unicamente al Vescovo diocesano erigere, sopprimere o modificare le Par- rocchie; dopo aver sentito il parere favorevole de Consiglio Presbiterale nella seduta del 24 aprile 2007, secondo quanto stabilisce il canone 515 §§ 1-2 del Codice di Diritto Canonico, DECRETO 1. Le attuali Parrocchie situate in Pescara Colli, e precisamente la comunità di “San Giovanni Battista” con sede in via Colle Innamorati e quella di “San Benedetto Abate” con sede in via Di Sotto, siano soppresse sicché ne venga a cessare anche la rispettiva personalità giuridica; 2. Viene eretta in loro luogo la nuova Comunità parrocchiale di “San Gio- vanni Battista e San Benedetto Abate”, la cui circoscrizione territoriale è costituita dall’unione dei territori di ciascuna delle soppresse realtà pa- storali, e la Parrocchia, da Noi eretta legittimamente, goda di personalità giuridica per il diritto stesso, in forza dello stesso Can. 515 § 3. 3. I beni e i diritti patrimoniali e parimenti gli oneri, che fino al presente No- stro decreto appartenevano distintamente alle soppresse Parrocchie, ven- 41
  • 42.
    gono destinati allapersona giuridica pubblica che abbiamo costituita con l’erezione della nuova Parrocchia di “San Giovanni Battista e San Bene- detta Abate”, in forza del canone 123 del Codice di Diritto Canonico. Dato a Pescara, dalla Nostra Curia Metropolitana, nel giorno 3 Maggio dell’Anno del Signore 2007, Festa dei SS. Filippo e Giacomo Apostoli. ✟ Tommaso Valentinetti Arcivescovo Sac. Roberto Bertoia Cancelliere 42
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    STATUTO DELLA CONSULTADIOCESANA DELLE AGGREGAZIONI LAICALI Capitolo Primo. Identità, natura e fini Art. 1 Istituzione della Consulta Nella Diocesi di Pescara-Penne è istituita la Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali (CDAL). Art. 2 Composizione della Consulta Fanno parte della CDAL le Aggregazioni Laicali, presenti ed operanti nel territorio diocesano, rappresentate presso la Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali (CNAL). Possono, inoltre, far parte della CDAL, salvo il parere favorevole del- l’Arcivescovo, le Aggregazioni (associazioni, gruppi o movimenti) che ri- spondono ai seguenti requisiti: - sono state erette o riconosciute dalla competente Autorità ecclesiasti- ca e hanno un regolare statuto ai sensi del can. 304 del Codice di Di- ritto Canonico; - le finalità perseguite rientrano in quelle indicate dal Concilio Vatica- no II nel Decreto sull’Apostolato dei Laici “Apostolicam Actuosita- tem”(capitolo II) e sancite dal Codice di Diritto Canonico ai cann. 215, 298 e 327; - rispondono ai criteri di ecclesialità indicati dall’Esortazione Aposto- lica postsinodale “Christifideles Laici” al n. 30 (cfr. anche la Nota Pastorale della Conferenza Episcopale Italiana “Le Aggregazioni lai- cali nella Chiesa”, n. 15): il primato dato alla vocazione di ogni cri- stiano alla santità; la responsabilità di confessare la fede cattolica; la testimonianza di una comunione salda e convinta, in relazione filiale con il Papa e con il Vescovo; la conformità e la partecipazione al fine apostolico della Chiesa; l’impegno di una presenza nella società umana; - sono costituite ed operano almeno a livello diocesano. Le Aggregazioni Laicali che hanno le caratteristiche summenzionate, per far parte della CDAL, devono farne richiesta all’Arcivescovo attraverso la segreteria della stessa. 44
  • 45.
    Art. 3 Naturae fini La CDAL, espressione dell’ecclesiologia, descritta nella Costituzione “Lumen Gentium” del Concilio Vaticano II, e organismo per l’attuazione dell’insegnamento contenuto nel decreto conciliare “Apostolicam Actuosi- tatem”, è luogo naturale e necessario di incontro e di riferimento del laicato organizzato, segno e strumento della comunione tra le Aggregazioni Laicali presenti ed operanti nella Chiesa diocesana. Ha lo scopo di accrescere l’u- nità e la comunione del Popolo di Dio e di promuovere la partecipazione al- la vita della Chiesa Locale. La CDAL, nel rispetto dell’identità e dei compiti delle singole aggrega- zioni, si propone di: - valorizzare la forma associata dell’apostolato dei fedeli laici, richiaman- do costantemente il suo significato nel quadro di una comunità ecclesiale partecipata e corresponsabile; - svolgere compiti di informazione finalizzati a promuovere la reciproca conoscenza e stima all’interno del laicato diocesano; - accrescere uno stile di responsabilità, comunione e collaborazione per una più attenta e consapevole partecipazione alla vita pastorale della Chiesa da parte delle singole aggregazioni; - assumere il piano pastorale generale e le eventuali indicazioni specifiche dell’Arcivescovo, sollecitando e sostenendo la mediazione delle singole aggregazioni ed elaborando proposte in merito alle linee pastorali; - promuovere iniziative comuni con il consenso e la partecipazione delle aggregazioni aderenti, in ordine a istanze e problemi di particolare attua- lità, nell’ambito dell’evangelizzazione e dell’animazione cristiana del- l’ordine temporale; - essere un valido strumento di servizio alla Chiesa Locale, ponendosi in stretta collaborazione con la Gerarchia, di cui accoglie le scelte e le indi- cazioni pastorali e collaborare con il Consiglio Pastorale per l’elabora- zione e l’esecuzione del piano pastorale. - favorire momenti di dialogo e di ricerca per la crescita della comunione anche con associazioni, movimenti e gruppi non ecclesiali, promuoven- do a tal fine iniziative di studio su tematiche di interesse comune. 45
  • 46.
    Art. 4 Rapporticon l’Arcivescovo La CDAL è promossa dall’Arcivescovo, accoglie le sue scelte e le sue indicazioni pastorali e propone le proprie riflessioni, particolarmente in rife- rimento all’apostolato del laicato. Segno di comunione con l’Arcivescovo è la sua partecipazione, persona- le o mediante un suo Delegato, alla vita e alle attività della CDAL. Art. 5 Altri rapporti La CDAL ha rapporti: - con la Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali (CNAL); - con la Consulta Regionale delle Aggregazioni Laicali (CRAL); - con il Consiglio Pastorale Diocesano (CPD); - con gli uffici pastorali della Curia Diocesana; - con gli organismi diocesani di coordinamento del Clero, dei Religiosi e delle Religiose; - con gli enti culturali che operano nell’ambito ecclesiale; - con le istituzioni civili presenti sul territorio. Capitolo Secondo. Struttura Art. 6 Organi della Consulta Sono organi della CDAL: - l’Assemblea generale; - il Comitato di Presidenza; - il Segretario generale; - l’Economo. Art. 7 Assemblea Generale E’ costituita dai Presidenti o responsabili diocesani delle Aggregazioni Laicali di cui all’art. 2. All’Assemblea generale possono essere invitati gli Assistenti, Consulenti Ecclesiastici e Consiglieri Spirituali delle singole aggregazioni, senza diritto di voto. Compiti dell’Assemblea Generale sono: a) verificare le linee direttive e il programma di attività della CDAL e veri- ficarne l’attuazione nello spirito dello statuto; 46
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    b) eleggere cinquemembri del Comitato di Presidenza, da sottoporre all’ap- provazione dell’Arcivescovo; c) costituire Commissioni di Lavoro ed eventuali Gruppi di Studio (art. 10); d) esaminare e votare le proposte di delibere e i documenti elaborati dal Co- mitato di Presidenza; e) esaminare e approvare i bilanci preventivo e consuntivo della CDAL e fissare le norme per i contributi economici annuali delle Aggregazioni membri. f) deliberare le modifiche del presente statuto che entrano in vigore dopo l’approvazione dell’Arcivescovo. Fermo restando che l’Arcivescovo può convocare l’Assemblea Generale ogni volta che lo ritenga opportuno, questa è convocata ordinariamente dal Comitato di Presidenza almeno due volte all’anno o su richiesta di almeno un quinto delle Aggregazioni membri. L’Assemblea Generale avrà come moderatore il Segretario Generale. Per la validità delle assemblee indette per le modifiche statutarie è neces- saria la presenza di due terzi dei membri aventi diritto al voto. L’Assemblea Generale delibera a maggioranza assoluta dei presenti aventi diritto al voto. Per le modifiche del presente statuto la maggioranza richiesta è di almeno due terzi dei presenti aventi diritto al voto. Non sono ammessi deleghe all’interno dell’Assemblea. Quanto deliberato è sottoposto all’Arcivescovo per l’approvazione. Art. 8 Comitato di Presidenza Il Comitato di Presidenza della CDAL è composto da cinque membri eletti dall’Assemblea Generale e dal Presidente Diocesano dell’Azione Cat- tolica. I compiti del Comitato di Presidenza della CDAL sono: a) promuovere i rapporti con l’Arcivescovo e con il Delegato Episcopale per la CDAL; b) curare l’esecuzione delle delibere dell’Assemblea Generale della CDAL; c) eleggere l’Economo; d) curare i rapporti con la CNAL, con la CRAL, con il CPD e con gli altri organismi diocesani; e) seguire i lavori delle Commissioni di Lavoro e degli eventuali Gruppi di Studio, deliberando sulle relative proposte; 47
  • 48.
    f) sollecitare epromuovere la partecipazione dei membri di Aggregazioni della CDAL, secondo il loro carisma, nelle Commissioni di Lavoro, Gruppi di Studio e organismi diocesani, coordinandone e facilitandone una proficua presenza; g) preparare l’ordine del giorno delle riunioni dell’Assemblea Generale, predisponendo i relativi documenti e convocarla; h) controllare i bilanci e la gestione amministrativa. Il Comitato di Presidenza della CDAL è convocato e presieduto dal Se- gretario Generale e si riunisce almeno quattro volte ogni anno. Può essere convocato anche su richiesta della maggioranza qualificata dei membri che lo compongono. Per la validità delle riunioni è richiesta la presenza della metà più uno dei membri. Le decisioni del Comitato di Presidenza sono prese a maggioranza dei presenti. Art. 9 Segretario Generale Compiti del Segretario Generale sono: a) rappresentare a tutti gli effetti la CDAL; b) curare le relazioni con tutte le Aggregazioni che compongono l’Assem- blea Generale della CDAL; c) convocare, con ordine del giorno, il Comitato di Presidenza; d) fungere da moderatore del Comitato di Presidenza e dell’Assemblea Ge- nerale; e) svolgere compiti di coordinamento, promozione e verifica nel quadro delle decisioni assunte dall’Assemblea Generale e dal Comitato di Presi- denza; f) verbalizzare su apposito registro le riunioni dell’Assemblea Generale e del Comitato di Presidenza della CDAL e provvedere all’archiviazione di tutta la documentazione presso la Curia Diocesana. Il Segretario Generale è nominato dall’Arcivescovo tra i membri del Co- mitato di Presidenza. Non rappresentando più il Segretario Generale l’Ag- gregazione di appartenenza, quest’ultima ha diritto di designare un altro rappresentante nella CDAL. In caso di assenza o impedimento il Segretario Generale può delegare un altro membro del Comitato di Presidenza a rappresentarlo. 48
  • 49.
    Art. 10 Commissionidi Lavoro – Gruppi di Studio E’ facoltà dell’Assemblea Generale costituire: - Commissioni di Lavoro permanenti tra Aggregazioni di similare espe- rienza per una reciproca conoscenza, per uno scambio di esperienze, per formulare proposte da presentare all’Assemblea Generale e per curare le relazioni con le Commissioni Diocesane operanti negli ambiti corrispet- tivi; - Gruppi di Studio, composti da membri della CDAL e anche da esperti esterni. Commissioni di Lavoro e Gruppi di Studio sono coordinati da responsa- bili eletti al loro interno. Art. 11 L’Economo L’Economo è eletto dal Comitato di Presidenza, prepara i bilanci e cura la gestione amministrativa della CDAL. Capitolo Terzo. Disposizioni generali Art. 12 Incompatibilità L’incarico di membro della CDAL è incompatibile con il mandato parla- mentare e con quello nelle assemblee elettive delle Regioni e degli altri enti locali e territoriali di qualsiasi livello, con la carica di Sindaco, Presidente della Provincia, Assessore comunale, provinciale e regionale e di Presidente di Consiglio Circoscrizionale, nonché con organi decisionali di partito o di organizzazioni, comunque denominati, che perseguano finalità direttamente politiche. Art. 13 Finanziamento Il finanziamento della CDAL è assicurato dai contributi versati dai pro- pri membri e da altri eventuali introiti. Art. 14 Pubblicazione dei documenti della CDAL Dichiarazioni e documenti pubblici della CDAL sono resi noti dopo il consenso ad esternarli da parte dell’Arcivescovo. 49
  • 50.
    Art. 15 Duratadegli incarichi La durata degli incarichi elettivi è triennale ed è rinnovabile per un altro triennio, salvo diversa volontà dell’Arcivescovo. I membri eletti decadono alla normale conclusione del triennio oppure per cessazione dell’incarico di responsabilità all’interno della propria aggregazione diocesana; in questo caso sono sostituiti dalla persona che gli succede nell’ambito dell’aggrega- zione di appartenenza. Dato a Pescara, dalla Nostra Curia Metropolitana, nel giorno 20 Aprile dell’Anno del Signore 2006, Giovedì nell’Ottava di Pasqua. ✟ Tommaso Valentinetti Arcivescovo Sac. Roberto Bertoia Cancelliere 50
  • 51.
    CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE Lo Spirito del Signore assiste mirabilmente l’itinerario delle Nostra Chiesa diocesana e va distribuendo nelle comunità cristiane che si aprono alla sua grazia, doni e germi speciali, provvidenzialmente tanto utili allo sviluppo della vita ecclesiale e al rinnovamento pastorale. Per assecondare questa divina predilezione, il Nostro presbiterio e il No- stro laicato sono da tempo impegnati nella riflessione e nell’evangelizzazio- ne, sul senso della «partecipazione» ecclesiale, attraverso la quale tutti i fe- deli, partecipi dell’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, esprimo- no la collaborazione attiva e corresponsabile nella edificazione delle loro comunità. Strumento efficace e segno validissimo di comunione e cooperazione, è il Consiglio Pastorale. Volendo dare una risposta concreta sia ai documenti del Magistero, sia alle necessità di questa fase del Nostro cammino pastora- le, sia alle esigenze che vanno emergendo nelle singole comunità parroc- chiali, dopo aver sentito nella sessione del 23. 01. 2007 il Nostro Consiglio Presbiterale, e il Consiglio Pastorale diocesano nella sessione del 26. 01. 2007 a norma del canone 536 del Codice di Diritto Canonico DECRETIAMO 1. Si costituisca in ogni parrocchia dell’Arcidiocesi Metropolitana di Pe- scara-Penne il CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE (C.P.P.). 2. Si approva lo Statuto-tipo del C.P.P., al quale ogni parrocchia deve atte- nersi nel redigere il proprio. 3. Gli Statuti dei Consigli Pastorali delle singole parrocchie devono essere approvati dall’Ordinario diocesano. Il terreno è stato preparato con lungo e paziente lavoro, e perciò si ripone tanta speranza nella sollecita e volenterosa attuazione di un organo così im- portante per «essere» comunità e «fare» azione pastorale. 51
  • 52.
    Il presente Decretoentrerà in vigore a far data dal 25 febbraio 2007, I Domenica di Quaresima. Dato a Pescara, dal Nostro Palazzo Arcivescovile , nel giorno 11 feb- braio dell’Anno del Signore 2007, VI Domenica del Tempo Ordinario ✟ Tommaso Valentinetti Arcivescovo Sac. Roberto Bertoia Cancelliere 52
  • 53.
    STATUTO-TIPO DEL CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE ART. 1 Costituzione e natura Il Consiglio Pastorale Parrocchiale di………….. in………….. (qui di se- guito più brevemente denominato C.P.P.), costituito a norma del canone 536 del Codice di Diritto Canonico e del Decreto arcivescovile n. 68/07 dell’ 11 febbraio 2007, è l’organo nel quale «i fedeli, insieme con coloro che parte- cipano alla cura della parrocchia in forza del proprio ufficio, prestano il loro aiuto nel promuovere le attività pastorali» (can. 536 § 1 C.I.C.). Il Consiglio ha solamente voto consultivo (can. 536 § 2 C.I.C.) ed è retto dalle norme stabilite dall’Arcivescovo nello Statuto–tipo da lui appro- vato. ART. 2 Fini È compito d del C.P.P. esprimere criteri e proposte operative per pro- muovere, in special modo: a) la pastorale dei Sacramenti e la pastorale liturgica; b) la catechesi, la scuola catechistica e le iniziative di formazione; c) la nuova evangelizzazione con particolare attenzione all’azione missio- naria; d) la pastorale delle vocazioni speciali; e) l’attuazione del precetto dell’amore, anche attraverso l’azione della Cari- tas parrocchiale; f) La pastorale della famiglia e la preparazione al sacramento del Matrimo- nio; g) L’apostolato dei laici in tutte le forme associative approvate dall’autorità ecclesiastica, soprattutto l’Azione Cattolica Italiana; h) La cooperazione missionaria “ad gentes”; i) L’organizzazione delle strutture e dei servizi parrocchiali. Il C.P.P. provvede a stabilire ogni anno un programma concreto di azione pastorale, in attuazione del piano generale delle diocesi, tenendo conto delle esigenze e delle necessità locali. 53
  • 54.
    ART. 3 Composizione Il C.P.P. è composto dal parroco, che lo presiede, (dal Vicario parrocchia- le) e da sei a dodici fedeli (il numero dei membri va mantenuto in propor- zione ragionevole rispetto al numero degli abitanti della parrocchia) nomi- nati dal parroco. Possono far parte del C.P.P. un rappresentante dei presbiteri, dei reli- giosi, delle religiose, operanti stabilmente nella parrocchia. Per la designazione dei membri, il parroco consulterà, dopo una conveniente preparazione, sia la comunità parrocchiale, sia le associazioni e i movimenti ecclesiali presenti nella parrocchia. Alcuni membri del C.P.P. dovranno essere eletti, mediante una consultazione a mò di votazione svolta in una domenica dell’anno Liturgico alla fine delle celebrazioni eucaristi- che. Il parroco avrà cura che nel C.P.P. siano rappresentati uomini e don- ne, di differenti età, condizioni, professioni, esperienze e competenze. Nel numero dei laici – che deve costituire la maggior parte del C.P.P. – ci sia compreso, per quanto è possibile, una coppia ci coniugi per afferma- re il ruolo ecclesiale della famiglia. In caso di trasferimento del parroco dalla parrocchia, il C.P.P. resta in carica fino a quando il nuovo parroco non lo rinnovi. I membri del C.P.P. durano in carica tre anni e il loro mandato può essere rinnovato solo per un secondo mandato. Potranno essere rieletti con l’inter- vallo di un mandato. ART. 4 Requisiti dei membri Per essere membri del C.P.P. si richiede: a) la professione della vera fede e l’aperta testimonianza cristiana nella co- munità ecclesiale e civile; b) la piena comunione con la Chiesa cattolica e con i sacri Pastori; c) l’attiva partecipazione alla vita parrocchiale; d) l’incarico di membro del C.P.P. è incompatibile con incarichi nella pub- blica amministrazione o di responsabilità nei partiti politici. 54
  • 55.
    Per i laicisi richiede che abbiano ricevuto il sacramento della Conferma- zione e compiuto il 18° anno di età. ART. 5 Riunioni del Consiglio Il C.P.P. si riunisce solitamente una volta a bimestre, nonché ogni volta che sarà ritenuto necessario, su convocazione del parroco e in base a un or- dine del giorno prefissato. Alle riunioni del C.P.P. possono partecipare, ove necessario, su invito del parroco, anche altre persone in qualità di esperti. Si intendono decaduti dall’ufficio quei membri che per tre sessioni con- secutive abbiano fatto registrare assenze ingiustificate. ART. 6 Verbalizzazione delle sedute I verbali del C.P.P. redatti su apposito registro, devono portare la sotto- scrizione del parroco e del segretario del Consiglio stesso e debbono essere approvati nella seduta successiva. Il registro dei verbali sarà sottoposto all’esame dell’Arcivescovo in occa- sione della Visita Pastorale. Pescara, 11 febbraio 2007 ✟ Tommaso Valentinetti Arcivescovo 55
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    CONSIGLIO PARROCCHIALE PERGLI AFFARI ECONOMICI L’esortazione che il Concilio Ecumenico Vaticano II aveva rivolto ai sa- cerdoti perché amministrassero i beni ecclesiastici «con l’aiuto di laici esperti» (Presbiterorum ordinis, 17), è stata recepita nel nuovo Codice di Diritto Canonico al canone 537 con la prescrizione obbligatoria di costituire il Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici, nel quale i fedeli aiutano il parroco nell’amministrazione dei beni della parrocchia, secondo le norme del diritto universale e del Vescovo diocesano. Sollecitati come siamo da molti problemi di carattere amministrativo, sorti con l’applicazione del Concordato, specialmente in ordine al sostenta- mento del clero, agli edifici sacri e per le opere di ministero parrocchiale, problemi che interpellano i cattolici sull’assunzione, con senso di maggior responsabilità, anche di tutte le necessità di carattere economico e finanzia- rio per la vita delle loro comunità cristiane, riteniamo Nostro dovere richia- mare i parroci a non ritardare oltre l’attuazione del dettato canonico e per- tanto DECRETIAMO 1. Si costituisca in ogni parrocchia dell’Arcidiocesi Metropolitana di Pesca- ra-Penne il CONSIGLIO PARROCCHIALE PER GLI AFFARI ECONOMICI (C.P.A.E.). 2. Si approva lo Statuto-tipo del C.P.A.E., al quale ogni parrocchia deve at- tenersi nel redigere il proprio. 3. Gli statuti dei Consigli per gli Affari Economici delle singole parrocchie devono essere approvati dall’Ordinario diocesano. 4. D’ora in poi vi sia un’unica amministrazione, quella dell’Ente «Parroc- chia». 5. I Comitati per le cosiddette feste religiose popolari non sostituiscono i C.P.A.E. e non possono svolgere – come tali – le funzioni del C.P.A.E. 6. Tutte le questue che si fanno nelle chiese parrocchiali e in quelle sussi- diarie della parrocchia, e tutte le offerte raccolte nelle medesime chiese, sono amministrate dal C.P.A.E. e non possono essere usate per le manife- stazioni esteriori civili che si tengono in occasioni religiose. La stessa norma vale per le chiese o cappelle affidate alle Confraternite. 56
  • 57.
    7. Con lacostituzione del C.P.A.E. decada qualsiasi altro Consiglio, Comi- tato o Commissione di amministrazione precedentemente formato e ap- provato nell’ambito giurisdizionale della parrocchia. 8. La contabilità delle entrate e delle uscite va impostata secondo le voci di bilancio che approviamo ad experimentum e che sono riportate in allega- to allo Statuto-tipo. 9. La presentazione del bilancio parrocchiale è obbligatoria a cominciare da quello consuntivo del 2007. Il presente Decreto entrerà in vigore a far dar data dal 25 febbraio 2007, I Domenica di Quaresima. Dato a Pescara, dal Nostro Palazzo Arcivescovile, nel giorno 11 feb- braio dell’Anno del Signore 2007, VI Domenica del Tempo Ordinario. ✟ Tommaso Valentinetti Arcivescovo Sac. Roberto Bertoia Cancelliere 57
  • 58.
    STATUTO-TIPO del CONSIGLIO PARROCCHIALE PER GLI AFFARI ECONOMICI ART. 1 Costituzione e natura Il Consiglio Parrocchiale per gli affari Economici della Parrocchia di……………………in………………….. (qui di seguito più brevemente denominato C.P.A.E), costituito dal parroco in attuazione del can. 537 del Codice di Diritto Canonico e del Decreto arcivescovile n. 69/07 dell’ 11. 02. 2007, è l’organo di collaborazione dei fedeli con il parroco nella gestione amministrativa della parrocchia. ART. 2 Fini Il C.P.A.E. ha i seguenti scopi: a) coadiuvare il parroco nel predisporre il bilancio preventivo della parroc- chia, elencando le voci di spesa prevedibili per i vari settori di attività e individuando i relativi mezzi di copertura; b) approvare alla fine di ciascun esercizio, previo esame dei libri contabili e della relativa documentazione, il rendiconto consuntivo, c) verificare, per quanto attiene agli aspetti economici, l’applicazione della convenzione prevista dal can. 520 § 2, per le parrocchie affidate ai reli- giosi; d) esprimere il parere sugli atti di straordinaria amministrazione; e) curare l’aggiornamento annuale dello stato patrimoniale della parrocchia, il deposito dei relativi atti e documenti presso la Curia diocesana (can. 1284 § 2, n° 9) e l’ordinaria archiviazione delle copie negli uffici parroc- chiali. 58
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    ART. 3 Composizione Il C.P.A.E. è composto dal parroco, che di diritto ne è il Presidente, (dal Vicario parrocchiale) e da almeno tre fedeli e non più di cinque (si racco- manda di mantenete il numero dei consiglieri in una proporzione ragionevo- le rispetto al numero degli abitanti della parrocchia), nominati dal parroco, sentito il parere del Consiglio Pastorale; i consiglieri devono essere eminen- ti per integrità morale, attivamente inseriti nella vita parrocchiale, capaci di valutare le scelte economiche con spirito ecclesiale e possibilmente esperti in diritto o in economia. I loro nominativi devono essere comunicati all’Ar- civescovo almeno quindici giorni prima del loro insediamento. I membri del C.P.A.E. durano in carica tre anni e il loro mandato può es- sere rinnovato per un secondo mandato. Potranno essere rieletti con l’inter- vallo di almeno un mandato. Alcuni membri del C.P.A.E. devono essere eletti con una votazione da svolgersi in una domenica dell’Anno Liturgico, alla fine delle celebrazioni eucaristiche. I membri che faranno registrare tre assenze ingiustificate decadranno dal C.P.A.E. Per la durata del loro mandato i consiglieri non possono essere revocati se non per gravi e documentati motivi. ART. 4 Incompatibilità Non possono essere nominati membri del C.P.A.E. i congiunti del parro- co fino al quarto grado di consanguineità o di affinità e quanti hanno in es- sere rapporti economici con la parrocchia. Ugualmente chi ricopre incarichi pubblici o di partito e chi svolge ruoli di responsabilità negli istituti bancari. ART. 5 Presidente del C.P.A.E. Spetta al Presidente: a) la convocazione e la presidenza del C.P.A.E.; b) la fissazione dell’ordine del giorno di ciascuna riunione; c) la presidenza delle riunioni. 59
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    ART. 6 Poteri del Consiglio Il C.P.A.E. ha funzione consultiva non deliberativa. In esso tuttavia si esprime la collaborazione responsabile dei fedeli nella gestione amministra- tiva della parrocchia in conformità al can. 212 § 3. Il parroco ne ricercherà e ne ascolterà attentamente il parere, non se ne discosterà se non per gravi motivi e ne userà ordinariamente come valido strumento per l’amministra- zione della parrocchia. Ferma resta, in ogni caso, la legale rappresentanza della parrocchia che in tutti i negozi giuridici spetta al parroco, il quale è amministratore di tutti i beni parrocchiali a norma del can. 532. ART. 7 Riunioni del Consiglio Il C.P.A.E. si riunisce solitamente una volta al trimestre, nonché ogni volta che il parroco lo ritenga opportuno, o che ne sia fatta a quest’ultimo richiesta da almeno due membri del Consiglio. Alle riunioni del C.P.A.E. potranno partecipare ove necessario, su invito del Presidente, anche altre persone in qualità di esperti. Ogni consigliere ha facoltà di far mettere a verbale tutte le osservazioni che ritiene opportuno fare. ART. 8 Vacanza di seggi nel Consiglio Nei casi di morte, di dimissioni, di revoca o di permanente invalidità di uno o più membri del C.P.A.E., il parroco provvede, entro quindici giorni, a nominarne i sostituti. I consiglieri così nominati rimangono in carica fino alla scadenza del mandato del Consiglio stesso e possono essere confermati alla successiva scadenza. 60
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    ART. 9 Esercizio L’esercizio finanziario della parrocchia va dal 1° gennaio al 31 dicembre di ogni anno. Alla fine di ciascun esercizio, e comunque entro il 31 marzo successivo, il bilancio consuntivo, debitamente firmato dai membri del Consiglio, sarà sottoposto dal parroco all’Arcivescovo. Il rendiconto del bilancio parrocchiale va redatto su modulo predisposto dalla Curia. ART. 10 Informazioni alla comunità parrocchiale Il C.P.A.E. presenta al Consiglio Pastorale Parrocchiale il bilancio con- suntivo annuale e porta a conoscenza della comunità parrocchiale le compo- nenti essenziali delle entrate e delle uscite verificatesi nel corso dell’eserci- zio nonché il rendiconto analitico dell’utilizzazione delle offerte fatte dai fedeli (can. 1287), indicando anche le opportune iniziative per l’incremento delle risorse necessarie per la realizzazione delle attività pastorali e per il sostentamento del clero parrocchiale. ART. 11 Validità delle sedute e verbalizzazione Per la validità delle riunioni del Consiglio è necessaria la presenza della maggioranza dei consiglieri. I verbali del Consiglio, redatti su apposito registro devono portare la sot- toscrizione del parroco e del segretario del Consiglio medesimo e debbono essere approvati nella seduta successiva. Il registro dei verbali sarà sottoposto all’esame dell’Arcivescovo in occa- sione della Visita Pastorale. 61
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    ART. 12 Rinvio a norme generali Per tutto quanto non contemplato nel presente statuto si applicheranno le norme del Codice di Diritto canonico. Pescara, 11 febbraio 2007. ✟ Tommaso Valentinetti Arcivescovo _______________ Canoni citati nello Statuto Can. 520 § 2: «L’assegnazione della parrocchia di cui al § 1 può essere fatta sia in perpe- tuo, sia a tempo determinato; in ambedue i casi avvenga mediante una convenzione scritta stipulata fra il Vescovo diocesano e il Superiore competente dell’Istituto o della Società; in essa, fra l’altro venga definito espressamente e con precisione tutto quello che riguarda l’attività da svolgere, le persone da impiegarvi e le questioni economiche». Can. 1284 § 2, n° 9: «Catalogare adeguatamente documenti e strumenti, sui quali si fonda- no i diritti della Chiesa o dell’Istituto circa i beni, conservandoli in un Archivio conve- niente e idoneo; depositare poi gli originali, ove si possa comodamente fare, nell’Archi- vio della Curia». Can. 212 § 3: «I Fedeli in modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi hanno diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l’integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pasto- ri, tenendo inoltre presente l’utilità comune e la dignità della persona». Can. 532: «Il parroco rappresenta la parrocchia, a norma del diritto, in tutti i negozi giuridi- ci; curi che i beni della parrocchia siano amministrati a norma dei canoni 1281-1288». Can. 1287 § 1: «Riprovata la consuetudine contraria, gli amministratori sia chierici sia laici di beni ecclesiastici qualsiasi, che non siano legittimamente sottratti alla potestà di go- verno del Vescovo diocesano, hanno il dovere di presentare ogni anno il rendiconto al- l’Ordinario del luogo, che lo farà esaminare da un Consiglio per gli affari Economici. § 2: Gli amministratori rendano conto ai fedeli dei beni da questi stessi offerti alla Chie- sa, secondo le norme da stabilirsi dal diritto particolare». 62
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    STATUTO – REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO PASTORALE DIOCESANO Approvato con Decreto Arcivescovile Art. 1 Il Consiglio Pastorale Diocesano dell’Arcidiocesi Metropolitana di Pe- scara-Penne è l’Organo Consultivo, costituito a norma dei canoni 511-514 del Codice di Diritto Canonico, come segno e strumento di comunione di tutto il Popolo di Dio, per rendere visibile e far crescere nella Chiesa Parti- colare la partecipazione e la corresponsabilità. Art. 2 È compito del Consiglio Pastorale Diocesano esprimere criteri e orien- tamenti relativi a: a) L’evangelizzazione, la Catechesi, l’Animazione delle Comunità e degli ambienti, la Cooperazione Missionaria e l’Ecumenismo; b) La Pastorale dei sacramenti e la Pastorale Liturgica; c) La Pastorale della Famiglia; d) L’attuazione del Precetto dell’amore, specialmente la condivisione dei fratelli; e) La Promozione Umana e la Testimonianza Cristiana nell’ordine tempo- rale; f) La Pastorale delle Vocazioni, la Formazione e la Vita Sacerdotale, la presenza e l’attività delle Comunità di Religiosi e Religiose nella Dioce- si, l’Apostolato dei Laici; g) La Formazione Permanente per l’esercizio dei vari Ministeri; h) La Pastorale Organica Diocesana e quella di categoria di settore; i) L’organizzazione delle Strutture e dei Servizi della Diocesi. Art. 3 Il Consiglio pastorale Diocesano è composto da: 2 Rappresentanti del Consiglio Presbiterale, Sacerdoti diocesani scelti tra i membri del medesimo Consiglio; 3 Religiose, scelte dall’Organo Diocesano della U.S.M.I., appartenenti alle Comunità esistenti nella Diocesi; 63
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    3 Religiosi, sceltidall’Organo Diocesano del C.I.S.M.I, appartenenti alle Comunità esistenti in Diocesi; 12 Laici, che abbiano ricevuto il sacramento della Confermazione e com- piuto il 18° anno di età a scelta dei Presbiteri nelle Zone Pastorali: - n. 1 della Zona di Pescara Centro; - n. 1 della Zona di Pescara Sud; - n. 1 della Zona di Pescara Nord; - n. 1 della Zona di Pescara Porta Nuova; - n. 1 della Zona di Pescara Colli; - n. 1 della Zona di Penne; - n. 1 della Zona di Torre dè Passeri; - n. 1 della Zona di Spoltore; - n. 1 della Zona di Cermignano; - n. 1 della Zona di Cepagatti; - n. 1 della Zona di Castiglione Messer Raimondo; - n. 1 della Zona di Montesilvano. - n. 2 Membri scelti dalla Consulta Diocesana dell’Apostolato dei Laici; - n. 1 coppia di coniugi, per affermare il ruolo ecclesiale della Famiglia, scelta dall’Ufficio di Pastorale Familiare. Le Religiose e i Laici vengono confermati dall’Arcivescovo. Art. 4 La designazione dei Membri sarà fatta tenendo presenti i requisiti se- guenti: a) La presenza della carità, che è il carisma eccellente e il più edificante at- teggiamento interiore di servizio; b) La Professione della vera Fede; c) La finalità e l’intenzione, limpida e sincera, della convergenza e della compartecipazione nell’esercizio del proprio compito in armonia con tutti gli altri. Si dovrà tenere conto che siano convenientemente rappresentati uomini e donne, di differenti età, di varie condizioni e professioni, di diverse espe- rienze e competenze. 64
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    Art. 5 Per avere una espressione più largamente significativa della rappresenta- tività delle compenti di tutto il popolo di Dio, delle Parrocchie, delle Asso- ciazioni e dei Movimenti Ecclesiali, delle Organizzazioni di ispirazione cri- stiana, delle categorie di età, sarà convocata, almeno una volta all’anno, un’Assemblea Pastorale Diocesana. L’Assemblea si riunirà in un contesto liturgico, ascolterà la Relazione dell’Arcivescovo circa lo stato e i problemi della Chiesa Diocesana e svol- gerà al riguardo una comune riflessione nei gruppi di lavoro. Art. 6 Il Consiglio Pastorale Diocesano si riunisce sotto la Presidenza dell’Ar- civescovo per l’esame degli argomenti messi all’ordine del giorno. Terminata la discussione, l’ Arcivescovo può chiedere al Consiglio di esprimere un voto sulle varie tesi esposte, al fine di consentirgli non solo di valutarle nel merito, ma anche di verificare l’adesione che esse riscuotono complessivamente fra i Presbiteri, i Religiosi, le Religiose e Laici. Art. 7 A giudizio dell’Arcivescovo, il Consiglio Pastorale Diocesano potrà riu- nirsi congiuntamente al Consiglio Presbiterale per l’esame di particolari problemi. Art. 8 Il Consiglio Pastorale Diocesano è regolato dalle seguenti norme prati- che: a) La chiamata a far parte del Consiglio diventerà effettiva dopo l’accetta- zione scritta del prescelto; b) I membri rimangono in carica per cinque anni; non si può essere imme- diatamente riconfermati per un secondo quinquennio; c) Devono intendersi decaduti dall’Ufficio quei Membri che per tre sessio- ni consecutive abbiano fatto registrare assenze ingiustificate; d) Il Consiglio si riunisce in sessione ordinaria ogni trimestre; in sessione straordinaria ogni qualvolta l’Arcivescovo lo riterrà necessario; e) Per la validità delle sessioni è richiesta la presenza dei due terzi dei Membri; 65
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    f) L’ordine delgiorno dei lavori, predisposto dal Direttivo, è comunicato con almeno quindici giorni di anticipo; g) Per la preparazione delle riunioni, per l’elaborazione di documenti e per altri servizi, il Consiglio si avvale degli Uffici Pastorali della Curia, oltre che dell’aiuto di esperti e di Commissioni di Studio; h) Il Verbale delle sessioni sarà redatto dal Segretario e approvato all’inizio della Sessione successiva; diventerà ufficiale dopo la firma del Presiden- te e la controfirma del Segretario; i) Al termine delle sessioni sarà diramato un comunicato stampa circa lo svolgimento dei lavori. 66
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    CELEBRAZIONE SS. MESSEFESTIVE E PRE-FESTIVE NELLA FORANIA DI CASTIGLIONE MESSER RAIMONDO (TE) Carissimi, nella riunione dell’11 dicembre 2006, a cui hanno partecipato tutti i Par- roci della Forania di Castiglione Messer Raimondo, abbiamo valutato at- tentamente la disponibilità delle energie presbiterali operanti su questo ter- ritorio e abbiamo riflettuto circa la celebrazione delle SS. Messe festive e pre-festive da celebrarsi nelle Chiese parrocchiali e non parrocchiali, situate nella suddetta zona pastorale. Riscontrato che il numero dei presbiteri è appena sufficiente per poter svolgere un adeguato servizio presso le chiese parrocchiali si conviene, di comune accordo Arcivescovo e presbiteri, quanto segue: 1. Le SS. Messe domenicali e festive si celebrino solamente nelle chiese parrocchiali. 2. Nelle chiese non parrocchiali o succursali, quando si riscontri una fre- quenza adeguata si celebrino, se richiesto, una Santa Messa prefestiva al Sabato o alla Vigilia delle feste. 3. Per quanto è possibile, nelle solennità si celebrino le SS. Messe sola- mente nelle chiese parrocchiali. 4. I Sacramenti: Battesimo, Cresima, Matrimonio e la Santa Messa di pri- ma comunione, si celebrino nelle chiese parrocchiali. Per quanto riguar- da i funerali, secondo quanto previsto dal Codice di Diritto Canonico, la famiglia del defunto scelga la chiesa funerante. Nella speranza che tutti vorranno accogliere queste chiare scelte pastora- li, nello spirito delle comune collaborazione e del servizio da rendere alle comunità affidate alla cura pastorale della nostra Arcidiocesi di Pescara- Penne, Vi saluto e Vi benedico. Pescara, 17 dicembre 2006 ✟ Tommaso Valentinetti Arcivescovo 68
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    DUE GIORNI DIOCESANIDI RIFLESSIONE Carissimi, come concordato nella nostre riunioni di Clero, il 5 e il 6 febbraio terre- mo una due giorni di riflessione comunitaria riservata a tutti i presbiteri, i religiosi impegnati direttamente nella pastorale, e a tutti i diaconi. Le giornate si terranno presso l’Oasi dello Spirito, dalle 9.30 alle ore 16.30. Struttureremo le due giornate nel modo seguente: Lunedì 5 febbraio: ore 9.30 • breve preghiera comunitaria; • riflessione dell’Arcivescovo sulle tematiche scaturite dal Convegno del- le Chiese d’Italia a Verona; • discussione in aula; • riflessione per gruppi. ore 12.30 • preghiera comunitaria con ascolto della Parola di Dio ore 13.15 • pranzo e breve sosta; ore 14.30 • presentazione della settimana di celebrazioni e Convegno Diocesano per il mese di settembre, 23-30 settembre 2007, in occasione del 30° anni- versario del XIX Congresso Eucaristico Nazionale tenutosi a Pescara. Martedì 6 febbraio Gli orari rimarranno invariati. Al mattino rifletteremo sul tema della comunione e della sinodalità nelle nostra Chiesa di Pescara-Penne e al pomeriggio presenteremo la bozza de- gli Statuti-tipo dei Consigli Pastorali e per gli Affari Economici per le no- stre comunità parrocchiali. 69
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    Queste due giornatedi lavoro sono molto importanti. Nessuno si senta dispensato se non per gravissimi motivi. Riterrei che anche i presbiteri che sono fuori sede per motivi di studio, in questa circostanza siano presenti al- l’incontro. In attesa di vivere questo momento di comunione e di scambio fraterno per il bene della nostra Chiesa diocesana, Vi saluto e Vi benedico di cuore. Pescara, 25 gennaio 2007 ✟ Tommaso Valentinetti Arcivescovo P. S. Non invierò un’altra lettera per ricordarVi che il 20 febbraio l’incontro del clero si terrà normalmente, con il II incontro con P. G. Mucci s.j. sul discepolato del presbitero, con le consuete modalità. 70
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    SETTIMANA SANTA 2007 Carissimi, ormai giunti all’ultimo scorcio quaresimale, siamo invitati dalla Parola di Dio a fare opere di conversione per celebrare con “azzimi di verità e di purezza” il grande mistero dell’essere creatura nuova, immersi nella morte di Cristo per essere gloria della sua risurrezione. La santa Quaresima ci por- ta alla celebrazione della Settimana Santa con la ricchezza dei suoi riti e dei suoi segni sacramentali, centro e culmine dell’Anno Liturgico, da vivere uniti nella nostre comunità parrocchiali. Per quanto riguarda le indicazioni sulle celebrazioni della domenica del- le Palme e del Triduo Pasquale, rimando a tutte le indicazioni già date lo scorso anno (vd. Bollettino diocesano n. 1 anno LVIII (2006) 67-70). Vorrei solo richiamare la Vostra attenzione sulla celebrazione del Mercoledì Santo per la consacrazione degli olii santi. Vi allego le indicazioni dell’Ufficio Liturgico sottolineando l’importanza che ogni parrocchia partecipi con una piccola delegazione, composta dagli Accoliti e Lettori istituiti, dai ministranti che indosseranno l’abito liturgico, i cresimandi, i catechisti. Al termine della celebrazione, i presbiteri e i diaconi si troveranno pres- so l’Oasi dello Spirito a Montesilvano per l’agape fraterna. È stato questo un desiderio espresso da parecchi sacerdoti e da me condiviso E’ certamen- te questo un momento importante per stare insieme e vivere la Pasqua nella memoria del nostro sacerdozio. I diaconi possono invitare anche le loro consorti. I Vicari Foranei, entro la domenica delle Palme, al massimo lunedì san- to, sono pregati di far conoscere al Vicario Generale il numero preciso dei sacerdoti che si fermeranno a cena. Anche le Famiglie religiose maschili che sono qui a Pescara sono invitati a prendere parte a questo momento di condivisione fraterna. Anch’essi facciano conoscere il numero preciso di presenze al Vicario Foraneo di riferimento. AugurandoVi di vivere questa Pasqua nella gioia e nella serenità, Vi sa- luto e Vi benedico. Pescara, 19 marzo 2007 ✟ Tommaso Valentinetti Arcivescovo 71
  • 72.
    Santa Messa delCrisma 2007 - Indicazioni Rituali - Mercoledì 04 aprile 2007, mercoledì della settimana santa, Sua Eccellen- za Reverendissima Monsignor Tommaso VALENTINETTI, Arcivescovo Me- tropolita di Pescara-Penne, presiederà la concelebrazione della Santa Messa del Crisma nella Cattedrale Metropolitana di san Cetteo v. e m. in Pescara, alle ore 18:00. Per la circostanza, l’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche comunica quanto segue: LUOGHI DI RIUNIONE (ciascuno porti soltanto amitto, camice e cingolo) • SALA CAPITOLARE DELLA CATTEDRALE METROPOLITANA (non più tardi delle ore 17:30): Rev.mo Vicario Generale; Rev.mo Vicario Episcopale; Rev.mi Canonici del Capitolo Cattedrale; Rev.mi componenti del Collegio dei Consultori; Rev.mi Vicari foranei; Rev.di Seminaristi. • I.S.S.R. “G. TONIOLO” (non più tardi delle ore 17:30): Rev.di Diaconi; Rev.di Sacerdoti diocesani e regolari. • CAPPELLA DEL SANTISSIMO SACRAMENTO NELLA CATTEDRALE METROPOLI- TANA (in piedi dietro ai sacerdoti concelebranti - non più tardi delle ore 17:30 -): Cortesi ministri istituiti, lettori ed accoliti (i quali non prenderanno parte alla processio- ne introitale). SANTA MESSA • Ordine della processione introitale Turiferario; Crocifero e ceroferari; 72
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    Diacono con l’Evangeliario; Diaconi; Sacerdoti concelebranti; Vicari foranei; Componenti del Collegio dei Consultori; Canonici del Capitolo Cattedrale; Monsignor Arcivescovo; Diacono assistente; Seminaristi per la mitria ed il pastorale. • Disposizione una volta giunti in presbiterio Servizio liturgico: sedili posti dinanzi agli scranni del coro; Diaconi: sedili posti dinanzi agli scranni del coro e sedie poste immediatamente innanzi; Sacerdoti: cappelle laterali; Vicari foranei: sedie poste a semicerchio nel presbiterio; Consultori: scranni del coro; Canonici: scranni del coro; Cerimonieri: affianco a Monsignor Arcivescovo. • Ulteriori indicazioni * Dopo l’omelia avrà luogo la rinnovazione delle promesse sacerdotali, quindi Monsi- gnor Arcivescovo benedirà l’olio dei catecumeni e degli infermi e consacrerà il Cri- sma; * Concelebranti principali: – Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Antonio IANNUCCI (Arcivescovo Eme- rito); – Rev.do BRITTI don Gustavo (Vicario Generale); * per la consacrazione sarà utilizzato il CANONE III (il testo sarà preventivamente diffuso); * i diaconi riceveranno la Santa Comunione direttamente da Monsignor Arcivescovo (non appena si sarà comunicato lui stesso) dietro l’altare; * il servizio liturgico riceverà la Santa Comunione direttamente da Monsignor Arcive- scovo, subito dopo i diaconi, dinanzi all’altare (mentre i concelebranti inizieranno a comunicarsi all’altare); * al termine della Santa Messa, Monsignor Arcivescovo consegnerà le ampolle conte- nenti l’olio dei catecumeni, degli infermi ed il Sacro Crisma ai Vicari foranei che, al mattino del giorno successivo, provvederanno a distribuirli ai parroci delle rispettive foranie, al fine di predisporne l’accoglienza già nella celebrazione vespertina “in Coena Domini”; per questa ragione ciascun parroco non dovrà portare i propri conte- nitori. 73
  • 74.
    Al fine dimeglio coordinare la concelebrazione della Santa Messa, per eventuali chiari- ficazioni ed osservazioni, si prega di voler cortesemente prendere contatti con quest’Uffi- cio. Mi valgo della circostanza per porgere sensi di deferente ossequio, augurando un fecon- do ministero pastorale in Cristo Gesù, Unico, Sommo ed Eterno Sacerdote. Pescara, 19 marzo 2007 Solennità di san Giuseppe sposo della Beata Vergine Maria sac. Vito CANTÒ Ufficio per le Celebrazioni Liturgiche 74
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    Venerdì Santo 2007 - Indicazioni per la processione - Carissimi, è consuetudine che, il Venerdì della Settimana Santa, all’Azione Liturgi- ca presieduta da Sua Eccellenza Monsignor Arcivescovo, faccia seguito la processione con i simboli della Passione di Nostro Signore ed i simulacri del Cristo morto e della Vergine Addolorata; alla suddetta prendono parte le parrocchie, i gruppi, i movimenti ecclesiali, le aggregazioni laicali ed i fe- deli della città di Pescara; questa pia pratica, muove dalla Chiesa Parroc- chiale del “Sacratissimo Cuore di Gesù” per giungere alla Cattedrale Metro- politana percorrendo alcune principali vie cittadine. D’intesa con Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Tommaso VA- LENTINETTI, nostro Arcivescovo, si è pensato, anche quest’anno, di fornire alcuni cenni circa l’abito liturgico da indossare ed il posto da tenere durante la processione. Circa l’ABITO LITURGICO ci si voglia attenere a quanto in appresso indicato: • SUA ECCELLENZA REVERENDISSIMA MONSIGNOR ARCIVESCOVO: Veste Corale; • REVERENDI CANONICI DEL CAPITOLO CATTEDRALE METROPOLITANO: Veste Corale; • PARROCI E VICARI PARROCCHIALI DELLA CITTÀ DI PESCARA: Veste talare e cotta (o alba) senza stola; • RELIGIOSI DELLA CITTÀ DI PESCARA: Proprio abito d’appartenenza all’Ordine Religioso. Quanto al POSTO DA TENERE si forniscono le seguenti indicazioni: • SUA ECCELLENZA REVERENDISSIMA MONSIGNOR ARCIVESCOVO: dinanzi al simulacro del Cristo morto; • REVERENDI CANONICI DEL CAPITOLO CATTEDRALE METROPOLITANO: immediatamente innanzi a Monsignor Arcivescovo; • PARROCI E VICARI PARROCCHIALI DELLA CITTÀ DI PESCARA: immediatamente innanzi ai reverendi Canonici del Capitolo Cattedrale Metropolitano, oppure vicino al proprio gruppo parrocchiale (qualora rechi in processione un simbolo della Passione); 75
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    • RELIGIOSI DELLACITTÀ DI PESCARA: immediatamente innanzi ai reverendi Parroci e Vicari Parrocchiali della Città. La processione, come di consueto, muoverà al termine della Celebrazio- ne della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, che Monsignor Arcivesco- vo presiederà alle ore 17:00. Nell’attesa di poter condividere la gioia pasquale, porgo sensi di deferen- te ossequio. Pescara, 19 marzo 2007 Solennità di san Giuseppe sposo della Beata Vergine Maria sac. Vito CANTÒ Ufficio per le Celebrazioni Liturgiche 76
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    CONVEGNO PASTORALE REGIONALE Carissimi, Vi giungano i miei auguri pasquali, perché nella contemplazione del Cri- sto Risorto possiamo trovare il coraggio e la forza di rispondere alla voca- zione che promana dall’invito del Risorto ad essere evangelizzatori: “andate in tutto il mondo e annunziate il Vangelo ad ogni creatura, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Da questo comando di Cristo nasce tutto il nostro cammino e il nostro impegno, in modo particola- re quello di tanti fratelli e tante sorelle che vivono la loro esperienza laicale nella Chiesa e nel mondo. In questa luce pasquale, Vi invito perciò a par- tecipare al Convegno organizzato dalla nostra Arcidiocesi di Pescara- Penne in collaborazione con il Centro Pastorale Regionale, nel quale ri- fletteremo proprio su questo tema: vivere nella Chiesa da Laici e in compa- gnia di tanti altri uomini e donne. Tutti i destinatari di questa lettera si sentano convocati, particolarmente i parroci predispongano una piccola delegazione parrocchiale, magari i mem- bri del Consiglio Pastorale Parrocchiale già costituito o che si sta costituen- do. Vi allego il depliant con il programma e le indicazioni. Aggiungo solamente che all’Oasi dello Spirito ci sarà la possibilità di consumare il pasto prenotandosi al mattino dell’arrivo. In attesa di vivere questo momento forte della nostra Chiesa dioce- sana, saluto e benedico tutti di cuore. Pescara, 31 marzo 2007 ✟ Tommaso Valentinetti Arcivescovo 77
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    NECROLOGIO Il giorno 10 febbraio 2007 è deceduto nell’ospedale di Teramo il sacerdo- te don Igino Pagliarin a 87 anni di età e 62 di sacerdozio. Nato a Sorego, in diocesi di Vicenza, il 26.1.1920, frequentò i corsi di studio, a partire dal ginnasio fino alla teologia, nella Congregazione delle Scuole di Carità (Istituto Cavanis), della quale entrò a far parte, vi ricevette l’ordinazione presbiterale il 10.06.1945 dal Patriarca di Venezia Card. Adeo- dato Piazza, e vi svolse, conseguita la lurea in Lettere, il servizio di inse- gnante. Nel 1973 venne accolto nel nostro clero diocesano e nominato dapprima Vicario economo, ed in seguito Parroco della parrocchia di San Biagio Ve- scovo e Martire in Scorrano di Cellino Attanasio (Te), comunità che è stata stabilmente il suo campo di missione, profusa con fedeltà, semplicità e zelo pastorale, fino al 2005, anno in cui venne accolta la sua rinuncia, presentata più volte esemplarmente, a partire dal compimento del suo settantacinquesi- mo anno di età. E’ durante il lungo servizio parrocchiale a Scorrano che don Igino svolse anche l’attività di insegnante di Lettere in varie scuole statali. L’ultimo scorcio della sua vita lo ha visto sereno e pacificato ospite della Casa di Riposo “De Benedictis” a Teramo, dove, preparandosi al premio eterno, dispose che i suoi beni fossero destinati in beneficenza per i poveri. Lo stesso giorno 10 febbraio è tornato alla Casa del Padre il sacerdote don Giuseppe D’Amore, all’età di 81 anni, di cui 55 di sacerdozio. Nato a Ortucchio, in terra e diocesi dei Marsi, ora Avezzano, il 19.03.1926, frequentò il ginnasio liceo e la teologia nel seminario della Con- gregazione dei Servi di Maria in Nepi (Vt), dove fece la professione solenne e successivamente ricevette l’ordinazione presbiterale l’11.05.1952, per le mani del vescovo di Nepi e Sutri mons. Giuseppe Gori. Come religioso Servita visse ed operò nelle comunità delle parrocchie di S. Liberata in Francavilla a Mare, e del SS.mo Crocifisso in Chieti Scalo, svolgendovi mansioni pastorali e conventuali. Nel 1970 lasciò la congregazione e si inserì nel clero di Penne-Pescara accolto dal vescovo mons. Jannucci, il quale lo inviò dapprima vicario eco- nomo della parrocchia di S. Giuseppe in agro di Penne, e l’anno successivo parroco abate di S. Pietro Apostolo in Bisenti. Quest’ultima porzione del po- 80
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    polo di Diolo ha avuto pastore per trent’anni, raccogliendone il fedele servi- zio sacerdotale nell’ampio raggio della catechesi, della liturgia, dell’insegna- mento e dell’apostolato. Fino al suo ritiro in quiescenza per raggiunti limiti di età e malferma salute, che egli attuò nel 2002 con il ritorno nella sua terra d’origine a Ortucchio, ospite della casa di riposo dell’Opera della Divina Provvidenza (don Orione). Il giorno 19 febbraio 2007 è deceduto nell’ospedale di Pescara il sacerdo- te don Sergio Triozzi, a 64 anni di età e 39 di sacerdozio. Era nato a Roma l’8 gennaio 1943 da Nicolino e Irma Chiavaroli, e fre- quentò i corsi di studio, a partire dal ginnasio fino alla teologia, nel Pontifi- cio Seminario Regionale di Chieti, fino all’ordinazione presbiterale il 23.06.1967 ricevuta per l’imposizione delle mani del vescovo mons. Anto- nio Iannucci. Il primo lustro di ministero sacerdotale lo vide vicario parrocchiale nelle comunità di S. Antonio di Padova in Montesilvano, e della Cattedrale di S. Cetteo in Pescara. Il 1 ottobre 1972 venne nominato parroco della nascente parrocchia di Cristo Re in Alanno Stazione, comunità dove egli profuse le migliori energie sacerdotali realizzandovi pienamente le strutture della chie- sa e dell’opera parrocchiale. Conservando la conduzione di quella comunità, egli ha svolto in pari tempo l’ufficio di difensore del vincolo nel Tribunale Ecclesiastico Regionale Abruzzese, e dall’inizio del 1993 il servizio di cap- pellano nell’Ospedale Civile di Pescara. Il 1 ottobre 1995 viene trasferito dall’arcivescovo mons. Francesco Cuccarese alla guida della giovane e po- polosa parrocchia di S. Agostino in Marina di Città Sant’Angelo. Contempo- raneamente, sempre nel Tribunale Ecclesiastico di Chieti, passò a svolgere l’ufficio di giudice fino a quando ne divenne emerito. Nell’anno 2003, au- mentando per lui le difficoltà di restare in attività a causa delle condizioni di salute, venne accolta la sua rinuncia alla guida della parrocchia. Il 15 gen- naio 2004 fu nominato canonico del Capitolo Metropolitano e dal novembre 2005 vicario parrocchiale della Visitazione della B.V. Maria in Pescara. Lunedì 19 febbraio, dopo lunga infermità, rispose alla chiamata al premio eterno nell’Ospedale Civile di Pescara. Le esequie si sono svolte in Pescara nella chiesa della B.V. Maria del Rosario; in seguito la salma è stata traslata ad Alanno Stazione per la sepoltura nel locale cimitero. Pie Jesu dona eis requiem sempiternam 81
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    DEDICAZIONE DELL’ALTARE MAGGIOREA MOSCUFO Oggi, Domenica 11 marzo dell’Anno del Signore 2007, durante la Con- celebrazione Eucaristica della III Domenica di Quaresima da Noi presieduta in occasione del IV centenario della Chiesa Parrocchiale di San Cristoforo nel Comune di Moscufo (PE), è stato dedicato a Dio Uno e Trino il nuovo Altare Maggiore secondo il Rito prescritto, a norma del canone 1237 del Codice di Diritto Canonico. Sotto l’Altare, in una teca munita del Nostro Sigillo, sono state collocate le reliquie del precedente altare e quelle ex ossibus di S. Gabriele dell’Ad- dolorata e di S. Alfonso vescovo. Sottoscrivono con Noi il presente verbale, redatto a norma del canone 1208 del Codice di Diritto Canonico e da conservarsi nell’Archivio della Nostra Curia Metropolitana e una copia nell’Archivio Parrocchiale, il Parro- co, i Sacerdoti concelebranti ed alcuni rappresentanti della Comunità Par- rocchiale presenti al Sacro Rito. ✟ Tommaso Valentinetti Arcivescovo 82
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    RESOCONTO MISSIONARIO INCIFRE Anno 2006
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    PROVINCIA DI PESCARA UNIVERSITÀ OBOLO LUOGHI O.V.E. PARROCCHIE EMIGRANTI AVVENIRE MISSIONI* CATTOLICA S. PIETRO SANTI SEMINARIO Alanno Assunzione 123,50 B.V. Maria N.S.G.Re dell’Uni- verso 209,00 250,00 1300,00 Brittoli S. Carlo 87,40 B. Vescovo Cappelle S. T. B.V. Maria Laure- 437,00 100,00 2850,00 tana Carpineto Nora S. Carlo B. 200,00 175,75 240,00 86 Vescovo Castiglione a C. Assunzione 50,00 50,00 140,00 442,00 100,00 410,00 B.V. Maria Catignano S. Giovanni Bosco 349,60 1040,00 Cepagatti S. Agata V. M. 10,00 20,00 40,00 95,00 50,00 S. Francesco d’As- sisi S. Lucia V. e M. 300,00 1561,50 940,00 S. Martino 191,50
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    PROVINCIA DI PESCARA UNIVERSITÀ OBOLO LUOGHI O.V.E. PARROCCHIE EMIGRANTI AVVENIRE MISSIONI* CATTOLICA S. PIETRO SANTI SEMINARIO Cepagatti S. Nicola 101,00 118,00 175,00 386,00 218,00 151,00 125,00 S. Sebastiano 720,00 Città S. Angelo S. Agostino V. e D. 100,00 230,00 200,00 200,00 1051,60 S. Antonio Ab. 217,75 50,00 B. M. V. della Pace 10,00 10,00 24,00 175,75 90,00 110,00 87 S. Michele Arcan- gelo 250,00 500,00 330,00 1197,00 107,00 1400,00 Civitaquana B. V. Maria 30,00 30,00 30,00 408,50 30,00 50,00 delle Grazie Civitella Casanova B. V. Maria 118,88 79,60 90,22 58,37 419,20 85,02 delle Grazie S. Micchele Arcan- gelo 45,00 30,00 60,00 214,00 Collecorvino S. Andrea Ap. 437,00 150,00 1000,00 S. Gabriele Arc. 25,00 20,00 20,00 25,00 122,55 85,00 90,00
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    PROVINCIA DI PESCARA UNIVERSITÀ OBOLO LUOGHI O.V.E. PARROCCHIE EMIGRANTI AVVENIRE MISSIONI* CATTOLICA S. PIETRO SANTI SEMINARIO Collecorvino 50,00 10,00 25,00 127,00 163,35 110,00 1715,00 S. Lucia Corvara 57,00 55,00 25,00 105,00 S. Andrea Ap. Cugnoli 100,00 1000,00 200,00 160,00 273,20 200,00 15.900,00 S. Stefano Elice S. Martino 15,00 5,00 30,00 10,00 305,90 10,00 Farindola 327,25 S. Nicola 88 Loreto Aprutino 250,00 859,50 460,00 S. Pietro Apostolo B. V. Maria del 247,00 M. Carmelo S. Tommaso 260,00 100,00 d’Aquino S. Antonio 181,75 di Padova S. Caterina Montebello di B. 218,50 50,00 170,00 S. Pietro Apostolo
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    PROVINCIA DI PESCARA UNIVERSITÀ OBOLO LUOGHI O.V.E. PARROCCHIE EMIGRANTI AVVENIRE MISSIONI* CATTOLICA S. PIETRO SANTI SEMINARIO Montesilvano S. Antonio 1482,00 1500,00 2200,00 di Padova B. V. Maria Madre della Chiesa 50,00 150,00 20,00 998,75 50,00 3440,00 S. Giovanni Apostolo 50,00 50,00 150,00 50,00 15,25 430,00 S. INNOCENTI Martiri 100,00 218,50 S. Raffaele Arc. 90,00 218,50 250,00 89 S. Michele Arc. 25,00 30,00 50,00 334,40 70,00 1280,00 S. Giovanni B. Sac. 120,00 130,00 150,00 100,00 982,80 1000,00 3000,00 B. V. Maria del Mon- te Carmelo 403,75 Moscufo S. Cristofaro 150,00 150,00 150,00 150,00 1146,00 300,00 2618,01 Anime Sante Nocciano Sacr. Cuore di Gesù 60,00 111,82
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    PROVINCIA DI PESCARA UNIVERSITÀ OBOLO LUOGHI O.V.E. PARROCCHIE EMIGRANTI AVVENIRE MISSIONI* CATTOLICA S. PIETRO SANTI SEMINARIO Nocciano S. Lorenzo 60,00 567,55 Penne Annunciazione 859,50 143,26 del Signore B. V. Maria del 25,50 318,88 Monte Carmelo B. V. Maria Regina 233,70 25,00 125,00 S. Domenico 641,25 100,00 90 S. Giuseppe sposo 50,00 191,00 50,00 120,00 S. Gabriele del- l’Addolorata 100,00 335,00 Religioso S. Massimiliano Kolbe, S. e Martire 399,00 50,00 190,00 S. Marina 30,00 Pescara B. V. Maria Addo- 340,00 1425,00 lorata B. V. Maria 225,00 110,00 348,00 258,00 694,25 700,00 1805,00 del Fuoco
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    PROVINCIA DI PESCARA UNIVERSITÀ OBOLO LUOGHI O.V.E. PARROCCHIE EMIGRANTI AVVENIRE MISSIONI* CATTOLICA S. PIETRO SANTI SEMINARIO Pescara B. V. Maria del 250,00 1179,90 150,00 1200,00 Rosario B. V. Maria Regina della Pace 185,25 B. V. Maria “Stella Maris” 437,00 Beato Nunzio Sulprizio 80,00 100,00 50,00 50,00 524,00 150,00 1040,00 Gesù Bambino 501,60 220,00 820,00 91 Gesù Buon Pastore 50,00 50,00 50,00 150,00 654,80 520,00 600,00 Gesù Maestro 305,90 300,00 Gesù Risorto 85,00 650,00 40,00 Immacolata Conce- zione 70,00 100,00 578,75 300,00 N. S. Gesù 370,00 1092,50 30,00 479,00 Cristo Re S. Andrea Aposto- 270,00 120,00 500,00 350,00 1168,00 1000,00 8400,00 lo
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    PROVINCIA DI PESCARA UNIVERSITÀ OBOLO LUOGHI O.V.E. PARROCCHIE EMIGRANTI AVVENIRE MISSIONI* CATTOLICA S. PIETRO SANTI SEMINARIO Pescara S. Antonio di Pa- 500,00 1029,00 500,00 dova S. Caterina da Siena 419,90 1300,00 S. Cetteo Vescovo e M. 1520,00 S. Donato V. e M. 218,40 100,00 S. Gabriele del- 150,00 235,00 175,00 555,75 270,00 2130,00 l’Addolorata 92 S. Giovanni Battista 53,00 199,50 107,00 945,00 e S. Benedetto Ab. S. Giuseppe 350,00 260,00 100,00 531,00 625,00 2450,00 S. Lucia V. e M. 100,00 120,00 80,00 394,00 120,00 450,00 S. Luigi G. 150,00 350,00 150,00 430,00 504,20 350,00 3450,00 S. Marco Ev. 10,00 120,00 130,00 135,00 637,00 50,00 S. Paolo Ap. 450,00 811,50 400,00 950,00
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    PROVINCIA DI PESCARA UNIVERSITÀ OBOLO LUOGHI O.V.E. PARROCCHIE EMIGRANTI AVVENIRE MISSIONI* CATTOLICA S. PIETRO SANTI SEMINARIO Pescara S. Pietro Apostolo 120,00 75,00 160,00 1430,00 70,00 2459,00 S. Pietro Martire 260,40 50,00 S. Silvestro Papa 100,00 205,00 100,00 S. Stefano M. 371,00 S.mo 275,00 2185 8395,00 93 Cuore di Gesù Santa Famiglia 100,00 292,60 200,00 Spirito Santo 1000,00 500,00 300,00 1396,25 350,00 5088,00 SS. Angeli Custodi 50,00 105,00 140,00 247,00 360,20 750,00 S.S. Cocifisso 100,00 246,50 980,00 Trasfigurazione 150,00 150,00 218,50 250,00 330,00 del Signore Visitazione della 300,00 836,00 300,00 B.V. Maria
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    PROVINCIA DI PESCARA UNIVERSITÀ OBOLO LUOGHI O.V.E. PARROCCHIE EMIGRANTI AVVENIRE MISSIONI* CATTOLICA S. PIETRO SANTI SEMINARIO Pescosansonesco S. Giovanni B. 115,00 115,00 55,00 570,00 200,00 417,00 Pianella B.V. Maria Lauretana 166,25 167,00 (Castellana) S. Antonio Ab. 100,00 200,00 874,00 350,00 1950,00 S. Nicola Vescovo 10,00 20,00 159,75 35,00 50,00 Picciano B. V. Maria 25,00 218,50 640,00 94 del Soccorso S. Rocco 15,00 510,50 326,00 Pietranico S. Michele 100,00 190,00 Arcangelo Rosciano Assunzione 100,00 B. V. Maria B. V. Maria del Rosario 100,00 (Villa Oliveti) S. Giovanni B. 480,70 50,00 (Villa S. Giovanni) Spoltore Assunzione 103,00 della B.V. Maria
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    PROVINCIA DI PESCARA UNIVERSITÀ OBOLO LUOGHI O.V.E. PARROCCHIE EMIGRANTI AVVENIRE MISSIONI* CATTOLICA S. PIETRO SANTI SEMINARIO Spoltore S. Camillo 100,00 536,75 244,00 de Lellis Sacerdote S. Panfilo V. 150,00 150,00 150,00 150,00 684,00 150,00 1600,00 S. Cosma e Damiano Martire 218,50 (Caprara d’Abruzzo) S. Teresa d’Avila Vergine e Beata 156,00 Torre dé Passeri B. V. Maria 1127,00 230,00 1000,00 95 delle Grazie Vicoli S. Rocco 87,40 515,00 Villa Celiera S. Giovanni 60,00 90,00 74,10 75,00 345,00 Battista
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    PROVINCIA DI TERAMO UNIVERSITÀ OBOLO LUOGHI O.V.E. PARROCCHIE EMIGRANTI AVVENIRE MISSIONI* CATTOLICA S. PIETRO SANTI SEMINARIO Arsita S. Vittoria V. e M. 10,00 15,00 20,00 15,00 191,00 20,00 50,00 Basciano S. Flaviano V. 40,00 85,00 181,65 100,00 200,00 Bisenti S. Pietro Apostolo 50,00 524,40 80,00 Castel Castagna B. V. Maria 40,00 85,00 di Ronzano Castiglione M. Rai- mondo 60,00 60,00 60,00 60,00 361,00 50,00 110,00 96 S. Donato M. S. Pietro Ap. 30,00 30,00 30,00 30,00 125,40 35,00 30,00 S. Giovanni B. 374,00 100,00 105,00 Castilenti S. Vittoria V. e M. 10,00 20,00 20,00 10,00 247,00 100,00 Cellino Attanasio B.V. Maria 60,00 246,50 50,00 1004,00 “La Nora” S. Biagio V. e M. (Fr. Scorrano) 15,00 74,10 130,00 34,00 Cermignano S. Silvestro Papa 247,00 40,00 111,30
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    PROVINCIA DI TERAMO UNIVERSITÀ OBOLO LUOGHI O.V.E. PARROCCHIE EMIGRANTI AVVENIRE MISSIONI* CATTOLICA S. PIETRO SANTI SEMINARIO Cermignano S. Giovanni Ap. 40,00 10,00 ed Evangelista S. Martino Vesco- vo 20,00 59,50 (Fr. Poggio Rose) Montefino S. Giacomo Ap. 189,50 150,00 310,00 B. V. Maria delle Grazie 50,00 55,00 100,00 50,00 37,05 55,00 25,00 (Fr. Villa Bozza) Penna S. Andrea S. Giusta V. e M. 40,00 10,00 467,00 97 S. Francesco Saverio Sacerdote 40,00 185,50 10,00 PROVINCIA DI CHIETI Francavilla Maria SS. 100,00 437,00 605,00 Madre di Dio
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    UNIVERSITÀ OBOLO LUOGHI O.V.E. ISTITUTI EMIGRANTI AVVENIRE MISSIONI* CATTOLICA S. PIETRO SANTI SEMINARIO Istituto “Don Orione” 338,50 Padri Carmelitani Scalzi - PE 80,00 Istituto Ravasco Pescara Centrale 150,00 Istituto Ravasco Porta Nuova 218,50 525,00 Istituto Nostra Signora - PE 208,60 3230,00 98 Suore della Immacoi- lata S. Chiara 20,00 Montesilvano Suore Presentazione 131,10 20,00 Via Pizzoferrato - PE Suore Carmelitane Teres. 40,00 Montesilvano Suore Misericordia Via del Santuario 132,05 815,00 Pescara Carmelitane Scalze 50,00 S. Silvestro - PE Domus Mariae Via Manzoni - PE 131,00 350,00
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    UNIVERSITÀ OBOLO LUOGHI O.V.E. ISTITUTI EMIGRANTI AVVENIRE MISSIONI* CATTOLICA S. PIETRO SANTI SEMINARIO Padri Cappuccini Penne 550,00 Maestre Pie Filippini Via del Santuario - PE 208,75 SS Sacramento Via dei frentani - PE 218,50 Cuore Sacratissimo Cuore di Gesù 300,00 Pescara Ospedale Civile 215,25 Penne 99
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    PRIVATI UNIVERSITÀ OBOLO LUOGHI O.V.E. EMIGRANTI AVVENIRE MISSIONI* E SIMILI CATTOLICA S. PIETRO SANTI SEMINARIO Di Muzio Marco 310,00 De Vincentiis Lia 60,00 Tullio Eugenia e Tiberi Francesco 25,00 De Vincentiis Fernanda 125,00 Giacintucci Rocco 5,00 100 Ospedale Penne 80,00 Maggi Giuseppina 10,00 Berti Goffredo 20,00 Donatella Maria 80,00 Giorni Tartaglia Paola 20,00 Zuccarini Maria Donata 309,87
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    PRIVATI UNIVERSITÀ OBOLO LUOGHI O.V.E. EMIGRANTI AVVENIRE MISSIONI* E SIMILI CATTOLICA S. PIETRO SANTI SEMINARIO Di Biase Narcisa 10,00 Liceo Scientifico Via Balilla - PE 1370,00 Amicone Lepore Anna Maria 650,00 Blasetti Clelio 125,00 Bufarali Cinzia 125,00 101 Di Berardino Adriana 100,00 Gambarella Arnaldo 125,00 * Le somme versate nel 2006 da alcune Parrocchie non risultano nel presente elenco perché giunte all’Ufficio Missionario Diocesano dopo la relazione all’Ufficio Missionario Nazionale. Saranno aggiunte ai versamenti del 2007.
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    Curia Arcivescovile diPescara-Penne BILANCIO CONSUNTIVO anno 2006 STATO PATRIMONIALE al 31 dicembre 2006 ATTIVO IMMOBILIZZAZIONI 1 Episcopi, Centri Pastorali, Seminario Penne h 10.010.000,00 2 Mobili e arredi h 79.620,00 3 Macchine elettriche ed elettoniche h 191.648,79 Totale h 10.281.268,79 ATTIVO CIRCOLANTE 1 Titoli e Fondi di Investimento h 431.539,80 2 Crediti vari (prestiti a parrocchie) h 316.032,02 3 Banche c/c h 1.541.958,50 4 Conto Corrente Postale h 129.724,98 Totale h 2.419.255,30 TOTALE ATTIVO h 12.700.524,09 PASSIVO PATRIMONIO NETTO 1 Patrimonio netto h 9.902.546,82 2 Avanzo di gestione - anno 2006 h 903.513,37 Totale h 10.806.060,19 Fondo TFR h 44.678,16 DEBITI 1 Mutuo passivo h 1.829.427,62 2 Debiti v/ Banche h 20.358,12 Totale h 1.849.785,74 TOTALE PASSIVO h 12.700.524,09 104
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    CONTO ECONOMICO Voci relative alle ENTRATE dal 1.1.2006 al 31.12.2006 Contributi C.E.I. 1 Contibuti CEI per esigenze di Culto h 723.294,92 2 Contibuti CEI per interventi caritativi h 397.572,34 3 Contibuti CEI per finalità diverse h 322.314,00 4 Contibuti CEI per inventariazione Beni h 78.761,00 5 Contibuti CEI per rimborso sacerdoti in attività pastorale diocesana h 23.561,47 Totale h 1.545.503,73 Enti Ecclesiastici: 1 Conto Parroci-Sacerdoti-Suore-Movimento e Istituto Maschile h 19.413,00 2 Contributo insegnanti di religione h 10.030,00 3 Messe binate e trinate h 14.277,00 4 Opera vocazioni ecclesiastiche h 14.723,22 5 Contributi da Privati-Enti h 93.509,84 6 Pratiche matrimoniali h 20.277,08 7 Ufficio missionario h 75.946,44 8 Pellegrinaggi h 221.715,40 9 Contributi da Privati-Enti per attività caritative h 184.390,16 10 Questue imperate h 20.803,07 11 Legati Sante Messe h 217,48 12 Offerte Sante Cresime h 24.930,19 Totale h 700.232,88 Entrate Diverse 1 Affitti attivi da negozi h 31.569,04 2 Rimborsi vari h 182,00 3 Ricavi diversi h 4.949,70 Totale h 36.700,74 Proventi Finanziari 1 Interessi attivi bancari e postali h 12.965,88 Totale ENTRATE h 2.295.403,23 105
  • 106.
    Voci relative alleUSCITE dal 1.1.2006 al 31.12.2006 Esercizio del Culto 1 Conservazione o restauro edifici di culto già esistenti o altri beni culturali ecclesiastici h 123.801,00 2 Contributo alle foranie per la pastorale h 77.608,00 Totale h 201.409,00 Esercizio e cura delle anime 1 Curia diocesana e centri pastorali diocesani h 119.886,93 2 Mezzi di comunicazione sociale a finalità pastorale (Radio Speranza) h 33.806,20 3 Istituti diocesani a carattere sociale e culturale (Toniolo) h 20.052,82 4 Parrocchie in condizione di straordinaria necessità h 25.707,00 Totale h 199.452,95 Formazione del Clero 1 Seminario diocesano, interdiocesano, Regionale h 74.092,00 2 Contributi per seminaristi e sacerdoti - stipendi sacerdoti extra diocesi h 23.559,50 3 Pastorale Vocazionale h 1.211,50 Totale h 98.863,00 Catechesi ed educazione cristiana 1 Iniziative di cultura religiosa nell’ambito della diocesi h 1.808,00 2 Ufficio di pastorale catechistica h 2.845,00 Totale h 4.653,00 Contibuto al servizio diocesano per la promozione del sostegno economico alla Chiesa Altre erogazioni 1 Tribunale ecclesiastico regionale h 7.969,00 2 Inventariazione Beni ecclesiastici h 67.000,00 Totale h 74.969,00 Spese per il personale 1 Stipendi dipendenti h 62.248,29 106
  • 107.
    2 Remunerazioni per gli Arcivescovi h 15.678,00 3 Contibuti previdenziali ed assistenziali h 18.035,09 4 Accantonamento TFR h 5.644,55 Totale h 101.605,93 Spese di Gestione 1 Spese per energia elettrica h 11.886,97 2 Spese per riscaldamento h 8.117,34 3 Spese telefoniche h 9.495,84 4 Spese di pulizia locali h 9.358,80 5 Spese di cancelleria h 7.568,33 6 Spese per diffusione Avvenire h 17.787,85 7 Spese postali h 8.560,37 8 Spese di tipografia h 24.232,93 9 Rimborsi per collaborazioni attività diocesane h 18.364,58 10 Spese di assicurazione h 2.385,25 11 Spese di abbonamento a riviste h 4.507,39 12 Manutenzione e riparazione fabbricati h 82.833,88 13 Spese per consulenti h 10.791,00 14 Pellegrinaggi h 244.517,50 15 Spese autostradali h 417,21 16 Altri rimborsi h 11.994,86 Totale h 472.820,10 Caritas 1 Spese di gestione Caritas - anno 2006 h 143.237,82 Oneri finanziari 1 Interessi passivi bancari h 484,53 2 Oneri bancari-postali h 2.677,06 3 Interessi passivi su mutuo h 71.362,49 Totale h 74.524,08 Imposte e tasse h 20.354,98 Totale USCITE h 1.391.889,86 Avanzo di gestione al 31.12.2006 h 903.513,37 Totale a pareggio h 2.295.403,23 107
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    RIEPILOGO Totale Entrate h 2.295.403,23 Totale Uscite h 1.391.889,86 Avanzo di Gestione - anno 2006 h 903.513,37 108