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CENtRO EuCARIStICO DIOCESANO
                             CHIESA DEL CARMINE
Giovedì 25 Febbraio 2010


                                      IL      SACERDOTE     …
     “ L’ uomo consacrato a Dio per i fratelli ”

CANTO          Grande sei, o mio Signore
Grande sei, o mio Signore,
Re in eterno resterai,
l’anima mia riposa solo in Te
che mi perdoni e mi consoli.
        Con Te voglio abitare o Re,
        con Te che siedi su nel Ciel,
        con Te che hai tutto ai piedi Tuoi,
        Tu sei l’amore, Tu sei Gesù il Re.


INTRODUZIONE

   “Cristo, santificato e mandato nel mondo dal Padre, per mezzo degli apostoli ha reso
   partecipi della sua consacrazione e della sua missione i loro successori, cioè i vescovi; a loro
   volta i vescovi hanno legittimamente affidato a vari membri della Chiesa, in vario grado,
   l’ufficio del loro ministero … I sacerdoti abbiano cura, come padri in Cristo, dei fedeli che
   hanno spiritualmente generato col battesimo e l’insegnamento. Divenuti spontaneamente
   modelli del gregge presiedano e servano la loro comunità locale, in modo che questa possa
   degnamente esser chiamata col nome di cui è insignito l’unico popolo di Dio nella sua
   totalità, cioè Chiesa di Dio”.
                                                                          (L. G. n° 28)

Una consacrazione che deve generare comunione di vita, di lavoro e di carità. Che deve rendere a
tutti la testimonianza della verità e deve essere canale di grazia per il bene di ogni creatura. Una
consacrazione che deve risplendere di sollecitudine e generosità. Sono queste le qualità necessarie
perché i sacerdoti raccolgano in unità la famiglia di Dio, fra le dispersioni del mondo. La
consacrazione sacerdotale è infatti una scelta di amore, l’amore di Dio e l’amore al prossimo.
Occorre però il giusto equilibrio fra questi, perché amare Dio senza amare gli uomini è bigottismo,
amare gli uomini senza amare Dio, se lo si conosce, è incoerenza spirituale.
Preghiamo allora perché ogni sacerdote riesca a trovare quest’equilibrio e possa davvero amare e
servire Dio, vivere cioè la sua consacrazione a Dio nel prossimo e ritrovare in mezzo ai fratelli il
volto e l’amore di Dio.
Insieme diciamo:


                                                  1
T.             O Signore, Padre buono,
               a Te affidiamo i sacerdoti.
               Rinnova lo spirito di dedizione
               nei loro cuori.
               Sostienili nelle difficoltà,
               confortali e proteggili.
               Fa’ che siano santi,
               che con il loro esempio
               siano testimoni di Te
               e del tuo amore. Amen.

CANTO          Mia gioia sei
Mia gioia sei, speranza che riempie i cuori rivolti verso te.
Io canterò che hai vinto la tristezza in me.
Rit. Ti adorerò, ti loderò, davanti a Te mio Signor danzerò
       nell’amore del Padre per sempre io dimorerò.
Mia roccia sei, fortezza che rinfranca i cuori rivolti verso Te.
Proclamerò la fedeltà del tuo amor. Rit.
       Mia roccia sei, fortezza che rinfranca i cuori rivolti verso Te.
       Proclamerò la fedeltà del tuo amor. Rit.
Mia luce sei, parola che consola i cuori rivolti verso Te.
Annuncerò che sei la Via e la Verità.
Rit. Ti adorerò, ti loderò, davanti a Te mio Signor danzerò
       nell’amore del Padre per sempre io dimorerò.
       Per sempre io dimorerò.
                                                    *****


L.             Lo spirito del Signore Dio è su di me
               perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione;
               mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri,
               a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
               a proclamare la libertà degli schiavi,
               la scarcerazione dei prigionieri,
               a promulgare l’anno di misericordia del Signore,
               un giorno di vendetta per il nostro Dio,
               per consolare tutti gli afflitti,
               per allietare gli afflitti di Sion,
               per dare loro una corona invece della cenere,
               olio di letizia invece dell’abito da lutto,
               canto di lode invece di un cuore mesto.
               Essi si chiameranno querce di giustizia,
               piantagione del Signore per manifestare la sua gloria.
               Ricostruiranno le vecchie rovine,
               rialzeranno gli antichi ruderi,
               restaureranno le città desolate,
               devastate da più generazioni …
               Voi sarete chiamati sacerdoti del Signore,
               ministri del nostro Dio sarete detti.

                                                   2
(Is. 61, 1-4.6a)

Un uomo sul cui volto brilla la gioia di un Padre che vuole ancora parlare al cuore dei figli, è il
sacerdote. Un uomo nel cui cuore si illumina la misericordia di Dio è il consacrato.
Consacrazione che si realizza mediante l’invasione dello Spirito è quella sacerdotale, perché un
uomo abitato dallo Spirito è il sacerdote. Ed è la potenza carismatica del soffio divino a muoverlo
interiormente, a metterlo in cammino, ad inviarlo. Un uomo a cui è affidato un incarico: insegnare
ai fratelli ad amare con il cuore di Dio. E questa missione è caratterizzata rigorosamente dalle
attenzioni che il sacerdote dovrà dimostrare nei confronti di coloro a cui si rivolge. Nei confronti
delle realtà interiori di quanti a lui si rivolgono perché hanno necessità di trovare risposte e
soluzioni, perché stanno male nel cuore, nel corpo e nella mente, perché devono essere risanati e
riconciliati. Il sacerdote è l’uomo per tutti. La sua consacrazione lo “costituisce” quasi come “cura
interiore” di coloro che sono miseri, frantumati nel cuore, dolenti nello spirito, prigionieri dei sogni
di autodeterminazione e deliri di onnipotenza, impigriti nell’animo. Egli cura la sua gente, i poveri
del suo popolo rimanendo in mezzo ad essi. E’ l’uomo che deve raggiungere ogni fedele nella sua
povertà là dove essa si manifesta come afflizione, stato di lutto, frantumazione del cuore. Il
sacerdote è l’uomo che si pone a fianco di quanti sono esperti nella fatica di vivere e la condivide,
nel disagio della vita e cerca di sostenerli. E’ inviato al suo popolo per dedicarsi alla cura delle zone
interiori del cuore in cui si annidano quelle catene morali, che lo stringono e lo soffocano; per
liberarlo alla radice.
Ma tutto ciò è possibile al sacerdote se riconosce di essere soltanto uno strumento nelle mani di Dio.
Attraverso di lui, è la potenza dello Spirito che ristabilisce l’ordine nella corruzione delle cose, nella
successione degli eventi, rinnova la creazione e ogni creatura.
Il suo ministero è, dunque, un ministero di gioia. Ed è la gioia dell’opera di Dio che egli deve
comunicare con il cuore e con la vita, prima ancora che con la parola. Il sacerdote deve educare
nella esperienza della gioia, della quale è maestro e spettatore insieme. Assiste agli eventi interiori
che Dio realizza nel cuore degli uomini, sa “leggere” le novità che la misericordia vittoriosa di Dio
suscita nella vita delle creature, e per questo può gioire ed esultare.
Dio è all’opera! Ecco ciò che il sacerdote deve riconoscere guardando la sua vita e quella dei
fratelli. E l’opera del Signore è sempre un’opera di misericordia. E’ questo ciò che il sacerdote deve
comunicare agli uomini a lui affidati. Qualunque siano le rovine di una vita, il sacerdote è chiamato
a testimoniare che Dio è all’opera per ricostruirle; qualunque sia il buio di un cuore, il sacerdote
riceve lui stesso da Dio la luce necessaria per illuminarlo. Attraverso il volto umano del sacerdote,
Dio mostra così il volto della sua tenerezza paterna che visita gli abissi più oscuri, guarisce le
piaghe più putride, spezza le catene invisibili. Ministero di consolazione per ogni creatura è quello
sacerdotale e di questo tutti dobbiamo rendere grazie al Signore.
Insieme allora diciamo:


T.             Padre, non loro hanno scelto Te,
               ma Tu hai scelto loro.
               Fa’ che tutti i sacerdoti siano ogni giorno di più
               uomini che con il loro amore
               curano le ferite del mondo,
               con la loro vita
               parlino di Te al cuore degli uomini.
               Te lo chiediamo per intercessione
               di Maria S.ma, Madre dei sacerdoti.
                                                     Amen.



                                                    3
CANTO          Vieni Santo Spirito
Rit.    Vieni Santo Spirito di Dio,
        come vento soffia sulla Chiesa.
        Vieni come fuoco ardi in noi
        e con Te saremo veri testimoni di Gesù.
Sei vento spazza il cielo dalle nubi del timore;
sei fuoco sciogli il gelo e accendi il nostro ardore.
Spirito Creatore, scendi su di noi. Rit.
        Tu bruci tutti i semi di morte e di peccato;
        Tu scuoti le certezze che ingannano la vita.
        Fonte di Sapienza, scendi su di noi. Rit.
Tu sei coraggio e forza nelle lotte della vita;
Tu sei l’amore vero, sostegno nella prova.
Spirito d’Amore, scendi su di noi. Rit.
        Tu, fonte di unità, rinnova la tua Chiesa,
        illumina le menti, dai pace al nostro mondo.
        O Consolatore, scendi su di noi. Rit.

                                                *****


L.     Chiamati a sé i dodici discepoli, [Gesù] diede loro il potere di scacciare gli
       spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità.
       I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea,
       suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, Filippo e
       Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo,
       Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, che poi lo tradì.
       Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti:
       <<Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi
       piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. E strada facendo, predicate
       che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i
       lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
       Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né
       bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio
       ha diritto al suo nutrimento>>.
                                                                      (Mt. 10, 1-10)

Gesù chiama a sé i Dodici, ma non li trattiene “con” sé. Gesù chiama a sé i sacerdoti, ma non li
trattiene “per” sé. Li “scaraventa” per strada, rivestiti soltanto della forza del suo amore, della
potenza del suo nome. Cammin facendo dite: Pace!, guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i
lebbrosi, scacciate i demòni. Di strada in strada, di casa in casa, i sacerdoti sono a contatto con la
miseria dell’umanità, entrano nel dolore dell’uomo, nella sua ansia e nella sua angoscia. Ad essi,
ancora oggi, Gesù dice: Abbiate in voi gli stessi sentimenti del mio cuore: la gioia dell’obbedienza,
il senso del mistero, la fortezza nella solitudine, la gioia nella povertà. Andate e portate a tutti la
tenerezza di Dio. A quanti sono fermi nelle strettoie della vita, rimangono ingabbiati nelle situazioni
di morte. Andate e la forza della Parola e dell’Amore che gratuitamente avete ascoltato e ricevuto,
sia forza di liberazione per chi è tormentato dai morsi di quel serpente che è dentro e fuori degli
uomini: l’odio, la violenza, l’incomprensione, l’egoismo, l’indifferenza, il rifiuto di essere creature
e niente altro che creature. Sia la vostra vita segno e sacramento di quella pace che gratuitamente


                                                  4
ricevete ogni giorno, nell’incontro con Me, e gratuitamente potete dare alle creature tormentate del
nostro tempo.
Sono i sacerdoti le mani di Dio, oggi e qui, segno tangibile della tenerezza del Padre e della forza
dello Spirito. Sono essi l’augurio di pace che Gesù vuole ancora pronunciare sul mondo e nella
storia. E ai sacerdoti, oggi e qui, è chiesto di mettersi in cammino senza tunica, né bisacce, né
sandali. Di abbandonare il bastone delle false sicurezze, di essere trasparenza dello sguardo di Dio,
di credere e aiutare gli altri a credere nella forza di un amore sino alla fine.
La vita dei sacerdoti sia, dunque, goccia di rugiada per chi ha sete, balsamo per chi è ferito, mano
che solleva chi è caduto, cuore che accoglie la solitudine dei fratelli. Sostenuti dall’amore del
Figlio, i sacerdoti diventino “novità” di Dio nel tempo e nello spazio di ogni creatura. Quella novità
che si fa intercessione per i fratelli perduti, ascolto discreto del grido dell’umanità, consolazione di
ogni dolore, voce che annuncia la salvezza. Predichino, i sacerdoti, con la trasparenza della loro vita
che deve riflettere sulla terra un lembo di cielo, con la forza della loro serenità che deve superare
ogni tristezza; predichino con il cuore cullato da una tenerezza grande perché gratuitamente hanno
ricevuto e gratuitamente sono chiamati a dare.
Con i sacerdoti preghiamo insieme così:

T.              Fa’, o Signore Gesù,
                che noi ti riconosciamo sulla via dei nostri desideri,
                che sappiamo aprire il cuore alla verità
                del tuo manifestarti a noi.
                Fa’ che ascoltiamo la tua voce
                che parla dentro e dice:
                fa’ qualcosa per il tuo fratello.
                Te lo chiediamo insieme a Maria S.ma
                che ha ascoltato la tua voce e
                ha riconosciuto la tua visita.
                                               Amen.
CANTO           Io voglio vivere
Il mio canto sei Tu, la mia pace sei Tu,
la mia vita sei Tu, Signore Gesù.
Se Tu sei qui con me, più paur non avrò,
perché Tu sei per me mia gioia e ristor.
Rit. Io voglio vivere per Te, Signor,
        gridare a tutti che sei amor,
        sei il mio compagno, la mia guida
        che non mi abbandonerà.
Quando Tu sei con me, il deserto del cuore
si rallegra, rinasce, fiorisce.
Tu sei Pane di Vita, roccia che mi disseta,
sei la perla dal grande valore. Rit.

                                                 *****


     “Gli Ardorini hanno per fine specifico l’assistenza religiosa e sociale dei figli dei campi in
     modo che questi si educhino ad amare e rendere sempre più bella la vita rurale; il loro
     apostolato vuole contribuire ad arrestare il continuo e dannoso abbandono della vita dei
     campi educando i piccoli campagnoli a sentire tutta la nobiltà del lavoro agricolo”.


                                                    5
Così scriveva Don Gaetano Mauro, fondatore della Congregazione dei Catechisti Rurali (8
Dicembre 1928) che il 28 Giugno 1943 è unita dalla Santa Sede ai Pii Operai del venerabile Carlo
Carafa, distintisi nel carisma delle missioni popolari e catechesi ai rurali.
Leggendo gli scritti di Don Mauro si riporta netta l’impressione di trovarsi dinanzi ad un uomo dal
grande cuore apostolico. Un cuore sacerdotale generoso e disponibile verso tutti. Svolgendo il
ministero di parroco, Don Gaetano si apre con particolare attenzione ai giovani, per questo è stato
definito il “Don Bosco del Sud”. E di Don Bosco egli ha “copiato” ed attuato tante intuizioni ed
iniziative pastorali a favore dei giovani, soprattutto l’istituzione del Ricreatorio.
Per i giovani si dona tutto, arriva fino ad immolarsi per loro come vittima:

L.     “Che soffra io sempre purché i miei cari giovani si conservano nella pace e
       nella felicità di una buona vita”.

Quando è preso dallo sconforto, che egli chiama desolazione, perché i giovani non rispondono alle
sue sollecitazioni pastorali, ricorre sempre all’offerta di se stesso. E’ felice di stare in mezzo ad essi,
ma comprende quanto sia difficile e a quante sofferenze bisogna essere disposti.
Scrive nelle sue memorie:

L.     “Che dolorosa Via Crucis è l’educazione della gioventù! Una tristezza di
       morte invade stasera l’animo mio. Temo che il metodo educativo che io ho
       usato finora nel Ricreatorio non dà quei frutti che io desideravo. Che pena
       atroce lavorare e sopportare tanti sacrifici con poca speranza di riuscita!”

Ma anche in questi momenti di dubbio e di difficoltà, le sue certezze di fede non vengono meno:
“Dalla Croce viene la gioia”. Nella Lettera con cui l’ 11 Febbraio 1931 presenta le Costituzioni ai
primi Catechisti Rurali, così scrive:

L.     “Le vere gioie di cui vi parlo dovranno essere spremute al torchio dei più
       grandi dolori, dovranno rifulgere nello squarcio delle più folte tenebre. Col
       passare degli anni sono sempre più convinto che non è possibile vedere
       sorgere opere di bene senza che si tengano presenti le parole del Maestro
       divino: <<Chi vuol venir dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce
       e mi segua>>. Quando egli disse che il discepolo non può essere diverso dal
       Maestro, voleva appunto far comprendere che avendo salvato il mondo col
       sacrificio della Croce, nessun altro bene si sarebbe potuto fare se non
       abbracciandosi alla Croce medesima. Ma dopo tutto debbo dire che se
       dovessi incominciare da capo, non esiterei a camminare per la stessa via per
       la quale si è camminato”.

Un’altra passione apostolica di Don Mauro è la catechesi tra la gente delle campagne. Così scriveva
ai suoi nella Circolare del 1952:

L.     “Raccomando vivamente di formarvi, e di formare anche gli altri, in modo da
       desiderare ed amare con tutta l’anima l’apostolato fra la povera gente che
       vive sparsa sui nostri monti o nelle nostre campagne”.

La Congregazione Ardorina gli è uscita dal cuore proprio per questo.
La forte esperienza di Dio che Don Gaetano vive e alla quale esorta i suoi figli, lo porta a sentire
egli stesso e a proporlo agli altri, l’abbandono fiducioso in Dio. Il Diario degli anni della Grande
Guerra inizia proprio con un grande atto di abbandono:


                                                    6
L.     “Mi conforta il pensiero che mi trovo qui per volere di Dio e che forse le mie
       sofferenze dovranno meritare a me ed ai miei diletti molte consolazioni”.

Il tempo della malattia è per lui l’occasione favorevole e feconda per crescere in questo sentimento:

L.     “Ho fatto il proposito di non fermarmi a pensare ai miei mali fisici; fede
       grande nel Signore, se Egli mi vuole in Croce, perché crucciarmi? Non è
       questa la via sicura? Finita questa cura fatta per obbedienza, mi abbandonerò
       completamente nelle mani di Dio”.

A Don Mauro, la cui vita era stata pur segnata da ogni genere di sofferenze fisiche e morali, come
accade a tutti i santi, non è mancata l’ultima grande purificazione che prepara le anime all’incontro
con Dio. Ne parla egli stesso nelle due ultime Circolari del 1968 e 1969 :

L.     “Si tratta di angustie in cui l’animo viene a trovarsi senza saperne il motivo e
       senza che si possa trovare il modo di liberarsene; pensate cosa possa
       soffrire un poveretto al quale giorno e notte manca la pace dello spirito e la
       serenità della mente”.

In questi momenti, egli afferma, non viene però meno la certezza che il Signore è vicino, “perché
proprio quando sembra che Egli sia lontano da noi, allora ci è più vicino che mai”.



Padre dal cuore tenerissimo, maturato sulla croce, è stato maestro e guida spirituale dei suoi figli ai
quali ha inculcato l’amore per l’unità, l’umiltà e l’obbedienza.

T.     Ora è aperta per lui la via della canonizzazione.

A quanti lo hanno conosciuto, o conoscono lo spirito della sua Congregazione, ha insegnato e
insegna due grandi beni: l’amore alla solitudine e al raccoglimento nella più fervida preghiera e
l’aspirazione al più ardente apostolato.

T.     Ora è aperta per lui la via della canonizzazione.


Possa la conoscenza e la sintonia con questo meraviglioso prete della nostra Diocesi, con questo
contemplativo prestato all’azione, essere uno stimolo per tutti i sacerdoti, onde siano più veri, più
uniti, più creativamente impegnati. Chiediamo al Signore gli uni per gli altri la grazia di seguire le
orme di Don Gaetano Mauro, perché la nostra vita vada avanti nella gioia, nel dolore, nel buio e
nella luce con la certezza che Dio è fedele alle sue Promesse, che Dio porta sempre a compimento
l’Opera che ha iniziato.


CANTO          Guidami alla Croce
Troverò la libertà, guidami alla Croce di Gesù.
Dalla colpa e dal dolor, guidami alla Croce di Gesù.
       Altra via non c’è che mi può aiutar
       alla Croce mi aggrapperò!
       E’ l’unica via che mi può salvar,
       il Suo Sangue sparso per me.

                                                  7
Come avere pace in me, guidami alla Croce di Gesù.
Con la gioia canterò, guidami alla Croce di Gesù.
       Il Suo grande amor scende dentro me,
       dal cuore del Padre a me.
       Con la grazia Sua, la giustizia Sua
       puro mi rivestirò.
Come posso vivere, guidami alla Croce di Gesù.
La Sua via percorrerò, guidami alla Croce di Gesù.

                                                *****

RITI DI COMUNIONE


CANTO DI COMUNIONE                   Ad una voce

Con un cuore solo, figli dello stesso Padre
vogliamo vivere Signore.
Con un cuore solo, figli dello stesso Padre
per adorare Te.
Rit. A Te gridiamo Abbà, rendici uno in Te
       con il Tuo Santo Spirito.
       A Te gridiamo Abbà, rendici uno in Te
       con il Tuo Santo Spirito,
       canteremo a Te ad una voce.
Nel tuo nome Padre facci segno del tuo amore,
perché il mondo creda in Te.
Nel tuo nome Padre facci segno del tuo amore
per annunciare Te. Rit.
       Con un cuore solo, figli dello stesso Padre
       per adorare Te. Rit.


CANTO FINALE          Madre

Vorrei amarti o Madre, col cuore di un bambino,
sentirti a me vicino nell’ansia e nel dolore,
saperti al mio fianco quando piange il cuore.
        Tu stai ancora lì, accanto al Tuo Gesù,
        e insieme a Lui Ti offri per salvar l’umanità.
        Tienici per mano, prega Tu per noi,
        siamo figli tuoi frutto del Tuo amore.       (x2)




                                                  8

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  • 1. CENtRO EuCARIStICO DIOCESANO CHIESA DEL CARMINE Giovedì 25 Febbraio 2010 IL SACERDOTE … “ L’ uomo consacrato a Dio per i fratelli ” CANTO Grande sei, o mio Signore Grande sei, o mio Signore, Re in eterno resterai, l’anima mia riposa solo in Te che mi perdoni e mi consoli. Con Te voglio abitare o Re, con Te che siedi su nel Ciel, con Te che hai tutto ai piedi Tuoi, Tu sei l’amore, Tu sei Gesù il Re. INTRODUZIONE “Cristo, santificato e mandato nel mondo dal Padre, per mezzo degli apostoli ha reso partecipi della sua consacrazione e della sua missione i loro successori, cioè i vescovi; a loro volta i vescovi hanno legittimamente affidato a vari membri della Chiesa, in vario grado, l’ufficio del loro ministero … I sacerdoti abbiano cura, come padri in Cristo, dei fedeli che hanno spiritualmente generato col battesimo e l’insegnamento. Divenuti spontaneamente modelli del gregge presiedano e servano la loro comunità locale, in modo che questa possa degnamente esser chiamata col nome di cui è insignito l’unico popolo di Dio nella sua totalità, cioè Chiesa di Dio”. (L. G. n° 28) Una consacrazione che deve generare comunione di vita, di lavoro e di carità. Che deve rendere a tutti la testimonianza della verità e deve essere canale di grazia per il bene di ogni creatura. Una consacrazione che deve risplendere di sollecitudine e generosità. Sono queste le qualità necessarie perché i sacerdoti raccolgano in unità la famiglia di Dio, fra le dispersioni del mondo. La consacrazione sacerdotale è infatti una scelta di amore, l’amore di Dio e l’amore al prossimo. Occorre però il giusto equilibrio fra questi, perché amare Dio senza amare gli uomini è bigottismo, amare gli uomini senza amare Dio, se lo si conosce, è incoerenza spirituale. Preghiamo allora perché ogni sacerdote riesca a trovare quest’equilibrio e possa davvero amare e servire Dio, vivere cioè la sua consacrazione a Dio nel prossimo e ritrovare in mezzo ai fratelli il volto e l’amore di Dio. Insieme diciamo: 1
  • 2. T. O Signore, Padre buono, a Te affidiamo i sacerdoti. Rinnova lo spirito di dedizione nei loro cuori. Sostienili nelle difficoltà, confortali e proteggili. Fa’ che siano santi, che con il loro esempio siano testimoni di Te e del tuo amore. Amen. CANTO Mia gioia sei Mia gioia sei, speranza che riempie i cuori rivolti verso te. Io canterò che hai vinto la tristezza in me. Rit. Ti adorerò, ti loderò, davanti a Te mio Signor danzerò nell’amore del Padre per sempre io dimorerò. Mia roccia sei, fortezza che rinfranca i cuori rivolti verso Te. Proclamerò la fedeltà del tuo amor. Rit. Mia roccia sei, fortezza che rinfranca i cuori rivolti verso Te. Proclamerò la fedeltà del tuo amor. Rit. Mia luce sei, parola che consola i cuori rivolti verso Te. Annuncerò che sei la Via e la Verità. Rit. Ti adorerò, ti loderò, davanti a Te mio Signor danzerò nell’amore del Padre per sempre io dimorerò. Per sempre io dimorerò. ***** L. Lo spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di misericordia del Signore, un giorno di vendetta per il nostro Dio, per consolare tutti gli afflitti, per allietare gli afflitti di Sion, per dare loro una corona invece della cenere, olio di letizia invece dell’abito da lutto, canto di lode invece di un cuore mesto. Essi si chiameranno querce di giustizia, piantagione del Signore per manifestare la sua gloria. Ricostruiranno le vecchie rovine, rialzeranno gli antichi ruderi, restaureranno le città desolate, devastate da più generazioni … Voi sarete chiamati sacerdoti del Signore, ministri del nostro Dio sarete detti. 2
  • 3. (Is. 61, 1-4.6a) Un uomo sul cui volto brilla la gioia di un Padre che vuole ancora parlare al cuore dei figli, è il sacerdote. Un uomo nel cui cuore si illumina la misericordia di Dio è il consacrato. Consacrazione che si realizza mediante l’invasione dello Spirito è quella sacerdotale, perché un uomo abitato dallo Spirito è il sacerdote. Ed è la potenza carismatica del soffio divino a muoverlo interiormente, a metterlo in cammino, ad inviarlo. Un uomo a cui è affidato un incarico: insegnare ai fratelli ad amare con il cuore di Dio. E questa missione è caratterizzata rigorosamente dalle attenzioni che il sacerdote dovrà dimostrare nei confronti di coloro a cui si rivolge. Nei confronti delle realtà interiori di quanti a lui si rivolgono perché hanno necessità di trovare risposte e soluzioni, perché stanno male nel cuore, nel corpo e nella mente, perché devono essere risanati e riconciliati. Il sacerdote è l’uomo per tutti. La sua consacrazione lo “costituisce” quasi come “cura interiore” di coloro che sono miseri, frantumati nel cuore, dolenti nello spirito, prigionieri dei sogni di autodeterminazione e deliri di onnipotenza, impigriti nell’animo. Egli cura la sua gente, i poveri del suo popolo rimanendo in mezzo ad essi. E’ l’uomo che deve raggiungere ogni fedele nella sua povertà là dove essa si manifesta come afflizione, stato di lutto, frantumazione del cuore. Il sacerdote è l’uomo che si pone a fianco di quanti sono esperti nella fatica di vivere e la condivide, nel disagio della vita e cerca di sostenerli. E’ inviato al suo popolo per dedicarsi alla cura delle zone interiori del cuore in cui si annidano quelle catene morali, che lo stringono e lo soffocano; per liberarlo alla radice. Ma tutto ciò è possibile al sacerdote se riconosce di essere soltanto uno strumento nelle mani di Dio. Attraverso di lui, è la potenza dello Spirito che ristabilisce l’ordine nella corruzione delle cose, nella successione degli eventi, rinnova la creazione e ogni creatura. Il suo ministero è, dunque, un ministero di gioia. Ed è la gioia dell’opera di Dio che egli deve comunicare con il cuore e con la vita, prima ancora che con la parola. Il sacerdote deve educare nella esperienza della gioia, della quale è maestro e spettatore insieme. Assiste agli eventi interiori che Dio realizza nel cuore degli uomini, sa “leggere” le novità che la misericordia vittoriosa di Dio suscita nella vita delle creature, e per questo può gioire ed esultare. Dio è all’opera! Ecco ciò che il sacerdote deve riconoscere guardando la sua vita e quella dei fratelli. E l’opera del Signore è sempre un’opera di misericordia. E’ questo ciò che il sacerdote deve comunicare agli uomini a lui affidati. Qualunque siano le rovine di una vita, il sacerdote è chiamato a testimoniare che Dio è all’opera per ricostruirle; qualunque sia il buio di un cuore, il sacerdote riceve lui stesso da Dio la luce necessaria per illuminarlo. Attraverso il volto umano del sacerdote, Dio mostra così il volto della sua tenerezza paterna che visita gli abissi più oscuri, guarisce le piaghe più putride, spezza le catene invisibili. Ministero di consolazione per ogni creatura è quello sacerdotale e di questo tutti dobbiamo rendere grazie al Signore. Insieme allora diciamo: T. Padre, non loro hanno scelto Te, ma Tu hai scelto loro. Fa’ che tutti i sacerdoti siano ogni giorno di più uomini che con il loro amore curano le ferite del mondo, con la loro vita parlino di Te al cuore degli uomini. Te lo chiediamo per intercessione di Maria S.ma, Madre dei sacerdoti. Amen. 3
  • 4. CANTO Vieni Santo Spirito Rit. Vieni Santo Spirito di Dio, come vento soffia sulla Chiesa. Vieni come fuoco ardi in noi e con Te saremo veri testimoni di Gesù. Sei vento spazza il cielo dalle nubi del timore; sei fuoco sciogli il gelo e accendi il nostro ardore. Spirito Creatore, scendi su di noi. Rit. Tu bruci tutti i semi di morte e di peccato; Tu scuoti le certezze che ingannano la vita. Fonte di Sapienza, scendi su di noi. Rit. Tu sei coraggio e forza nelle lotte della vita; Tu sei l’amore vero, sostegno nella prova. Spirito d’Amore, scendi su di noi. Rit. Tu, fonte di unità, rinnova la tua Chiesa, illumina le menti, dai pace al nostro mondo. O Consolatore, scendi su di noi. Rit. ***** L. Chiamati a sé i dodici discepoli, [Gesù] diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, che poi lo tradì. Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: <<Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento>>. (Mt. 10, 1-10) Gesù chiama a sé i Dodici, ma non li trattiene “con” sé. Gesù chiama a sé i sacerdoti, ma non li trattiene “per” sé. Li “scaraventa” per strada, rivestiti soltanto della forza del suo amore, della potenza del suo nome. Cammin facendo dite: Pace!, guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, scacciate i demòni. Di strada in strada, di casa in casa, i sacerdoti sono a contatto con la miseria dell’umanità, entrano nel dolore dell’uomo, nella sua ansia e nella sua angoscia. Ad essi, ancora oggi, Gesù dice: Abbiate in voi gli stessi sentimenti del mio cuore: la gioia dell’obbedienza, il senso del mistero, la fortezza nella solitudine, la gioia nella povertà. Andate e portate a tutti la tenerezza di Dio. A quanti sono fermi nelle strettoie della vita, rimangono ingabbiati nelle situazioni di morte. Andate e la forza della Parola e dell’Amore che gratuitamente avete ascoltato e ricevuto, sia forza di liberazione per chi è tormentato dai morsi di quel serpente che è dentro e fuori degli uomini: l’odio, la violenza, l’incomprensione, l’egoismo, l’indifferenza, il rifiuto di essere creature e niente altro che creature. Sia la vostra vita segno e sacramento di quella pace che gratuitamente 4
  • 5. ricevete ogni giorno, nell’incontro con Me, e gratuitamente potete dare alle creature tormentate del nostro tempo. Sono i sacerdoti le mani di Dio, oggi e qui, segno tangibile della tenerezza del Padre e della forza dello Spirito. Sono essi l’augurio di pace che Gesù vuole ancora pronunciare sul mondo e nella storia. E ai sacerdoti, oggi e qui, è chiesto di mettersi in cammino senza tunica, né bisacce, né sandali. Di abbandonare il bastone delle false sicurezze, di essere trasparenza dello sguardo di Dio, di credere e aiutare gli altri a credere nella forza di un amore sino alla fine. La vita dei sacerdoti sia, dunque, goccia di rugiada per chi ha sete, balsamo per chi è ferito, mano che solleva chi è caduto, cuore che accoglie la solitudine dei fratelli. Sostenuti dall’amore del Figlio, i sacerdoti diventino “novità” di Dio nel tempo e nello spazio di ogni creatura. Quella novità che si fa intercessione per i fratelli perduti, ascolto discreto del grido dell’umanità, consolazione di ogni dolore, voce che annuncia la salvezza. Predichino, i sacerdoti, con la trasparenza della loro vita che deve riflettere sulla terra un lembo di cielo, con la forza della loro serenità che deve superare ogni tristezza; predichino con il cuore cullato da una tenerezza grande perché gratuitamente hanno ricevuto e gratuitamente sono chiamati a dare. Con i sacerdoti preghiamo insieme così: T. Fa’, o Signore Gesù, che noi ti riconosciamo sulla via dei nostri desideri, che sappiamo aprire il cuore alla verità del tuo manifestarti a noi. Fa’ che ascoltiamo la tua voce che parla dentro e dice: fa’ qualcosa per il tuo fratello. Te lo chiediamo insieme a Maria S.ma che ha ascoltato la tua voce e ha riconosciuto la tua visita. Amen. CANTO Io voglio vivere Il mio canto sei Tu, la mia pace sei Tu, la mia vita sei Tu, Signore Gesù. Se Tu sei qui con me, più paur non avrò, perché Tu sei per me mia gioia e ristor. Rit. Io voglio vivere per Te, Signor, gridare a tutti che sei amor, sei il mio compagno, la mia guida che non mi abbandonerà. Quando Tu sei con me, il deserto del cuore si rallegra, rinasce, fiorisce. Tu sei Pane di Vita, roccia che mi disseta, sei la perla dal grande valore. Rit. ***** “Gli Ardorini hanno per fine specifico l’assistenza religiosa e sociale dei figli dei campi in modo che questi si educhino ad amare e rendere sempre più bella la vita rurale; il loro apostolato vuole contribuire ad arrestare il continuo e dannoso abbandono della vita dei campi educando i piccoli campagnoli a sentire tutta la nobiltà del lavoro agricolo”. 5
  • 6. Così scriveva Don Gaetano Mauro, fondatore della Congregazione dei Catechisti Rurali (8 Dicembre 1928) che il 28 Giugno 1943 è unita dalla Santa Sede ai Pii Operai del venerabile Carlo Carafa, distintisi nel carisma delle missioni popolari e catechesi ai rurali. Leggendo gli scritti di Don Mauro si riporta netta l’impressione di trovarsi dinanzi ad un uomo dal grande cuore apostolico. Un cuore sacerdotale generoso e disponibile verso tutti. Svolgendo il ministero di parroco, Don Gaetano si apre con particolare attenzione ai giovani, per questo è stato definito il “Don Bosco del Sud”. E di Don Bosco egli ha “copiato” ed attuato tante intuizioni ed iniziative pastorali a favore dei giovani, soprattutto l’istituzione del Ricreatorio. Per i giovani si dona tutto, arriva fino ad immolarsi per loro come vittima: L. “Che soffra io sempre purché i miei cari giovani si conservano nella pace e nella felicità di una buona vita”. Quando è preso dallo sconforto, che egli chiama desolazione, perché i giovani non rispondono alle sue sollecitazioni pastorali, ricorre sempre all’offerta di se stesso. E’ felice di stare in mezzo ad essi, ma comprende quanto sia difficile e a quante sofferenze bisogna essere disposti. Scrive nelle sue memorie: L. “Che dolorosa Via Crucis è l’educazione della gioventù! Una tristezza di morte invade stasera l’animo mio. Temo che il metodo educativo che io ho usato finora nel Ricreatorio non dà quei frutti che io desideravo. Che pena atroce lavorare e sopportare tanti sacrifici con poca speranza di riuscita!” Ma anche in questi momenti di dubbio e di difficoltà, le sue certezze di fede non vengono meno: “Dalla Croce viene la gioia”. Nella Lettera con cui l’ 11 Febbraio 1931 presenta le Costituzioni ai primi Catechisti Rurali, così scrive: L. “Le vere gioie di cui vi parlo dovranno essere spremute al torchio dei più grandi dolori, dovranno rifulgere nello squarcio delle più folte tenebre. Col passare degli anni sono sempre più convinto che non è possibile vedere sorgere opere di bene senza che si tengano presenti le parole del Maestro divino: <<Chi vuol venir dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua>>. Quando egli disse che il discepolo non può essere diverso dal Maestro, voleva appunto far comprendere che avendo salvato il mondo col sacrificio della Croce, nessun altro bene si sarebbe potuto fare se non abbracciandosi alla Croce medesima. Ma dopo tutto debbo dire che se dovessi incominciare da capo, non esiterei a camminare per la stessa via per la quale si è camminato”. Un’altra passione apostolica di Don Mauro è la catechesi tra la gente delle campagne. Così scriveva ai suoi nella Circolare del 1952: L. “Raccomando vivamente di formarvi, e di formare anche gli altri, in modo da desiderare ed amare con tutta l’anima l’apostolato fra la povera gente che vive sparsa sui nostri monti o nelle nostre campagne”. La Congregazione Ardorina gli è uscita dal cuore proprio per questo. La forte esperienza di Dio che Don Gaetano vive e alla quale esorta i suoi figli, lo porta a sentire egli stesso e a proporlo agli altri, l’abbandono fiducioso in Dio. Il Diario degli anni della Grande Guerra inizia proprio con un grande atto di abbandono: 6
  • 7. L. “Mi conforta il pensiero che mi trovo qui per volere di Dio e che forse le mie sofferenze dovranno meritare a me ed ai miei diletti molte consolazioni”. Il tempo della malattia è per lui l’occasione favorevole e feconda per crescere in questo sentimento: L. “Ho fatto il proposito di non fermarmi a pensare ai miei mali fisici; fede grande nel Signore, se Egli mi vuole in Croce, perché crucciarmi? Non è questa la via sicura? Finita questa cura fatta per obbedienza, mi abbandonerò completamente nelle mani di Dio”. A Don Mauro, la cui vita era stata pur segnata da ogni genere di sofferenze fisiche e morali, come accade a tutti i santi, non è mancata l’ultima grande purificazione che prepara le anime all’incontro con Dio. Ne parla egli stesso nelle due ultime Circolari del 1968 e 1969 : L. “Si tratta di angustie in cui l’animo viene a trovarsi senza saperne il motivo e senza che si possa trovare il modo di liberarsene; pensate cosa possa soffrire un poveretto al quale giorno e notte manca la pace dello spirito e la serenità della mente”. In questi momenti, egli afferma, non viene però meno la certezza che il Signore è vicino, “perché proprio quando sembra che Egli sia lontano da noi, allora ci è più vicino che mai”. Padre dal cuore tenerissimo, maturato sulla croce, è stato maestro e guida spirituale dei suoi figli ai quali ha inculcato l’amore per l’unità, l’umiltà e l’obbedienza. T. Ora è aperta per lui la via della canonizzazione. A quanti lo hanno conosciuto, o conoscono lo spirito della sua Congregazione, ha insegnato e insegna due grandi beni: l’amore alla solitudine e al raccoglimento nella più fervida preghiera e l’aspirazione al più ardente apostolato. T. Ora è aperta per lui la via della canonizzazione. Possa la conoscenza e la sintonia con questo meraviglioso prete della nostra Diocesi, con questo contemplativo prestato all’azione, essere uno stimolo per tutti i sacerdoti, onde siano più veri, più uniti, più creativamente impegnati. Chiediamo al Signore gli uni per gli altri la grazia di seguire le orme di Don Gaetano Mauro, perché la nostra vita vada avanti nella gioia, nel dolore, nel buio e nella luce con la certezza che Dio è fedele alle sue Promesse, che Dio porta sempre a compimento l’Opera che ha iniziato. CANTO Guidami alla Croce Troverò la libertà, guidami alla Croce di Gesù. Dalla colpa e dal dolor, guidami alla Croce di Gesù. Altra via non c’è che mi può aiutar alla Croce mi aggrapperò! E’ l’unica via che mi può salvar, il Suo Sangue sparso per me. 7
  • 8. Come avere pace in me, guidami alla Croce di Gesù. Con la gioia canterò, guidami alla Croce di Gesù. Il Suo grande amor scende dentro me, dal cuore del Padre a me. Con la grazia Sua, la giustizia Sua puro mi rivestirò. Come posso vivere, guidami alla Croce di Gesù. La Sua via percorrerò, guidami alla Croce di Gesù. ***** RITI DI COMUNIONE CANTO DI COMUNIONE Ad una voce Con un cuore solo, figli dello stesso Padre vogliamo vivere Signore. Con un cuore solo, figli dello stesso Padre per adorare Te. Rit. A Te gridiamo Abbà, rendici uno in Te con il Tuo Santo Spirito. A Te gridiamo Abbà, rendici uno in Te con il Tuo Santo Spirito, canteremo a Te ad una voce. Nel tuo nome Padre facci segno del tuo amore, perché il mondo creda in Te. Nel tuo nome Padre facci segno del tuo amore per annunciare Te. Rit. Con un cuore solo, figli dello stesso Padre per adorare Te. Rit. CANTO FINALE Madre Vorrei amarti o Madre, col cuore di un bambino, sentirti a me vicino nell’ansia e nel dolore, saperti al mio fianco quando piange il cuore. Tu stai ancora lì, accanto al Tuo Gesù, e insieme a Lui Ti offri per salvar l’umanità. Tienici per mano, prega Tu per noi, siamo figli tuoi frutto del Tuo amore. (x2) 8