RIMBORSI


Egregio Premier, Signor Berlusconi,

sono un cittadino, uno dei suoi elettori, uno di quelli che ha creduto nella
“cultura del fare”, dell’ uomo che si è fatto da sè, del far crescere le Imprese,
del fare il bene del Paese cosi come lo aveva fatto per le sue Aziende. Uno
che ha creduto nella sua capacita di organizzatore lungimirante, del creatore
di ricchezza non solo per sè ma per tutti, del milione di posti di lavoro per i
giovani, della risposta flessibile ai problemi dell’ occupazione. Che ha ritenuto
significativo il PIL, la logica dei mercati e della globalizzazione, la importanza
del management.

E cosi tante altre cose. Ero uno di quelli che diceva “non lo lasciano lavorare”
ed anche “per fortuna che Silvio c’è” e che qualche eccesso triviale e cadute
di stile era disposto a perdonargliele. Faceva parte del personaggio, un
simpatico e capace imprenditore, seduttore impenitente, lavoratore senza
orario come il Duce e Starace. Come i nani e le puttane della corte di lacchè
di cui si era attorniato e che le ronzavano intorno per cibarsi dei suoi avanzi.

Ma ora è giunta la resa dei conti. Il paese è allo sbando, il debito pubblico una
voragine, l’ economia ristagna, per i giovani non c’è futuro e anche gli stabili
sono divenuti precari.

La credibilità dell’ Italia nel mondo è diventata come il suo Premier, una
barzelletta; alle nostre istanze si replica con risatine, nel governo centrale e
locale dominano la corruzione, il malaffare, manager cresciuti alla sua scuola
lucrano beffardi su ogni attività arricchendosi di denaro pubblico. Il conflitto
con le istituzioni è costante ed insanabile, Magistratura, Presidenza della
Repubblica, centinaia di leggi ad personam, nessuna nell’ interesse collettivo.

E come alleato principale un partito che ha fatto del razzismo, della
secessione, dell’ egoismo presuntuoso, del luogo comune dei programmi
politici. E col quale litiga per la spartizione di posti di potere e delle refurtive.

Tutta la propaganda che si è mostrata fasulla, come i suoi capelli ed I suoi
adoratori interessati alla abbuffata di governo. Come i suoi ministri,
coordinatori e portavoce, come il contratto con gli italiani. Tempo scaduto,
promesse inattese e vacue, esiti disastrosi. Secondo il diritto clausole non
rispettate uguale contratto nullo. Se vale per tutti valga anche per Lei.

E’ giunta la resa dei conti. Anche I bambini rendono conto delle loro
marachelle, come i padri di famiglia dell’ andamento del menage famigliare, i
disonesti nei confronti della Legge, gli immorali davanti al giudizio sociale.

Ma Lei è ancora li, non trova nemmeno opportuno farsi da parte e liberare il
Paese della sua opprimente e dannosa presenza, e continua a raccontarci le
balle di sempre. Lava piu’ bianco ? Spot insulsi come quel sistema della
comunicazione che la ha sostenuta, come quel “bisogna crederci” che grida
vendetta.

La resa dei conti. Un atto riparatore e di giustizia con il quale almeno si cerchi
di ristabilire un po di quella verità di cui Lei si è fatto beffe con il consenso di
piu di metà degli italiani, allora allegri ed inconsapevoli beoti. Tutti possono
sbagliare e la politica è complessa e difficile ma la malafede va repressa e
punita. E’ ora di presentare il conto.

Quella enorme ricchezza accumulata nel Suo Impero non appartiene a Lei, ne
a Marina o Piersilvio o altri ma al popolo italiano perchè ad esso è stata
sottratta con l’ inganno. Se potesse esistere un supremo Tribunale del
popolo, equo e capace, la condannerebbe a restituire il maltolto.

Luigi XVI, Umberto I, Hitler, Mussolini, Ceausescu ed ora Gheddafi hanno reso
conto. Alcuni penzolando a testa in giu’ altri con un colpo di rivoltella; tutti
consentendo di restituire il maltolto.

Lei è un pur sofisticato e tecnologico ladro di polli, un imbonitore o meglio un
ciarlatano, mestiere proibito dalle Leggi di Pubblica Sicurezza a tutela della
pubblica incolumità. Almeno tre quarti di quella ricchezza vadano a risarcire
gli studenti senza prospettive, i precari sempre piu precari, i pensionati da
fame e non piu i leccaculo del Suo Palazzo con relativi giullari e prostitute. Lei
è uno degli uomini piu’ ricchi del mondo, un sedicente liberale; faccia un
generoso atto di liberalità che in realtà sarebbe dovuto come atto di giustizia
riparatrice.

Un quarto della sua fortuna è sempre una ricchezza enorme con la quale può
assicurare a se stesso e alla sua famiglia fasti e trastulli di ogni genere per
sempre. E insieme a questo non si occupi piu’ della cosa pubblica che ne
troverà grande vantaggio.

Restituisca tre quarti del suo patrimonio a coloro cui lo ha depredato e poi si
ritiri nelle sue ville, meglio se lontane, a farsi nuovi trapianti, bunga-bunga e
lifting. Si ricostruisca anche qui una faccia.
Intanto noi torniamo a pensare alla politica come una attività superiore,
nobile ed alta.

Un italiano, ottobre 2011

Nota :
sarò liquidato dicendo che sono uno stalinista, un giustizialista, un estremista;
ma no, sono solo un uomo desideroso di giustizia.

AOE

Rimborsi, lettera a Berlusconi

  • 1.
    RIMBORSI Egregio Premier, SignorBerlusconi, sono un cittadino, uno dei suoi elettori, uno di quelli che ha creduto nella “cultura del fare”, dell’ uomo che si è fatto da sè, del far crescere le Imprese, del fare il bene del Paese cosi come lo aveva fatto per le sue Aziende. Uno che ha creduto nella sua capacita di organizzatore lungimirante, del creatore di ricchezza non solo per sè ma per tutti, del milione di posti di lavoro per i giovani, della risposta flessibile ai problemi dell’ occupazione. Che ha ritenuto significativo il PIL, la logica dei mercati e della globalizzazione, la importanza del management. E cosi tante altre cose. Ero uno di quelli che diceva “non lo lasciano lavorare” ed anche “per fortuna che Silvio c’è” e che qualche eccesso triviale e cadute di stile era disposto a perdonargliele. Faceva parte del personaggio, un simpatico e capace imprenditore, seduttore impenitente, lavoratore senza orario come il Duce e Starace. Come i nani e le puttane della corte di lacchè di cui si era attorniato e che le ronzavano intorno per cibarsi dei suoi avanzi. Ma ora è giunta la resa dei conti. Il paese è allo sbando, il debito pubblico una voragine, l’ economia ristagna, per i giovani non c’è futuro e anche gli stabili sono divenuti precari. La credibilità dell’ Italia nel mondo è diventata come il suo Premier, una barzelletta; alle nostre istanze si replica con risatine, nel governo centrale e locale dominano la corruzione, il malaffare, manager cresciuti alla sua scuola lucrano beffardi su ogni attività arricchendosi di denaro pubblico. Il conflitto con le istituzioni è costante ed insanabile, Magistratura, Presidenza della Repubblica, centinaia di leggi ad personam, nessuna nell’ interesse collettivo. E come alleato principale un partito che ha fatto del razzismo, della secessione, dell’ egoismo presuntuoso, del luogo comune dei programmi politici. E col quale litiga per la spartizione di posti di potere e delle refurtive. Tutta la propaganda che si è mostrata fasulla, come i suoi capelli ed I suoi adoratori interessati alla abbuffata di governo. Come i suoi ministri, coordinatori e portavoce, come il contratto con gli italiani. Tempo scaduto, promesse inattese e vacue, esiti disastrosi. Secondo il diritto clausole non rispettate uguale contratto nullo. Se vale per tutti valga anche per Lei. E’ giunta la resa dei conti. Anche I bambini rendono conto delle loro marachelle, come i padri di famiglia dell’ andamento del menage famigliare, i disonesti nei confronti della Legge, gli immorali davanti al giudizio sociale. Ma Lei è ancora li, non trova nemmeno opportuno farsi da parte e liberare il Paese della sua opprimente e dannosa presenza, e continua a raccontarci le
  • 2.
    balle di sempre.Lava piu’ bianco ? Spot insulsi come quel sistema della comunicazione che la ha sostenuta, come quel “bisogna crederci” che grida vendetta. La resa dei conti. Un atto riparatore e di giustizia con il quale almeno si cerchi di ristabilire un po di quella verità di cui Lei si è fatto beffe con il consenso di piu di metà degli italiani, allora allegri ed inconsapevoli beoti. Tutti possono sbagliare e la politica è complessa e difficile ma la malafede va repressa e punita. E’ ora di presentare il conto. Quella enorme ricchezza accumulata nel Suo Impero non appartiene a Lei, ne a Marina o Piersilvio o altri ma al popolo italiano perchè ad esso è stata sottratta con l’ inganno. Se potesse esistere un supremo Tribunale del popolo, equo e capace, la condannerebbe a restituire il maltolto. Luigi XVI, Umberto I, Hitler, Mussolini, Ceausescu ed ora Gheddafi hanno reso conto. Alcuni penzolando a testa in giu’ altri con un colpo di rivoltella; tutti consentendo di restituire il maltolto. Lei è un pur sofisticato e tecnologico ladro di polli, un imbonitore o meglio un ciarlatano, mestiere proibito dalle Leggi di Pubblica Sicurezza a tutela della pubblica incolumità. Almeno tre quarti di quella ricchezza vadano a risarcire gli studenti senza prospettive, i precari sempre piu precari, i pensionati da fame e non piu i leccaculo del Suo Palazzo con relativi giullari e prostitute. Lei è uno degli uomini piu’ ricchi del mondo, un sedicente liberale; faccia un generoso atto di liberalità che in realtà sarebbe dovuto come atto di giustizia riparatrice. Un quarto della sua fortuna è sempre una ricchezza enorme con la quale può assicurare a se stesso e alla sua famiglia fasti e trastulli di ogni genere per sempre. E insieme a questo non si occupi piu’ della cosa pubblica che ne troverà grande vantaggio. Restituisca tre quarti del suo patrimonio a coloro cui lo ha depredato e poi si ritiri nelle sue ville, meglio se lontane, a farsi nuovi trapianti, bunga-bunga e lifting. Si ricostruisca anche qui una faccia. Intanto noi torniamo a pensare alla politica come una attività superiore, nobile ed alta. Un italiano, ottobre 2011 Nota : sarò liquidato dicendo che sono uno stalinista, un giustizialista, un estremista; ma no, sono solo un uomo desideroso di giustizia. AOE