L’illegalità economica e la sicurezza del
mercato in Calabria
Giugno 2016
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Collana dell’Ufficio Studi di Unioncamere Calabria
Direzione e coordinamento
Maurizio Ferrara
Il presente lavoro è stato realizzato dall’Unioncamere Calabria, in collaborazione con l’Istituto G.
Tagliacarne.
Rapporto a cura di Paolo Cortese - Istituto G. Tagliacarne
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Indice
INTRODUZIONE..............................................................................................................................4
SEZIONE 1 – LEGALITA’ E SVILUPPO ECONOMICO ......................................................................15
1.1– ECONOMIA E CRIMINALITÀ .................................................................................................16
1.1.1 – Illegalità e ricchezza.....................................................................................................16
1.2– LE FATTISPECIE DELL’ILLEGALITA’ ECONOMICA IN CALABRIA.............................................21
1.2.1 – La sicurezza del mercato..............................................................................................21
1.2.2 – Criminalità organizzata, racket e usura .......................................................................27
1.2.3 – L’illegalità economico finanziaria ................................................................................38
1.2.4 – L’illegalità ambientale..................................................................................................46
1.2.5 – L’illegalità commerciale...............................................................................................51
1.2.6 – L’illegalità nel settore alimentare................................................................................57
1.2.7 – La corruzione ...............................................................................................................62
1.3 – LE POLITICHE DI CONTRASTO ALL’ILLEGALITÀ ECONOMICA..............................................68
1.3.1 – Misure di contrasto e prevenzione..............................................................................68
1.3.2 – Il punto di vista delle imprese .....................................................................................73
SEZIONE 2 – APPENDICE..............................................................................................................78
2.1 – Metodologia: gli indicatori di sintesi ..............................................................................79
2.2 – L’indagine........................................................................................................................82
2.3 – I dati dell’indagine disaggregati per provincia e settore ................................................83
2.4 – La classificazione dei reati economici...........................................................................101
2.5 – I rischi nel settore alimentare.......................................................................................102
2.6 - Le fonti statistiche utilizzate..........................................................................................103
2.7 – Bibliografia....................................................................................................................104
4
INTRODUZIONE
Squilibri produttivi e
devianza economica
Gli obiettivi della Ricerca:
tutelare la sicurezza del
mercato
Un analisi
multidisciplinare
integrata
Il Rapporto sull’illegalità economica e la sicurezza del mercato in
Calabria, realizzato da Unioncamere Calabria in collaborazione con
l’Istituto G. Tagliacarne, viene curato in un momento piuttosto
complesso; dopo anni di recessione, infatti, nel 2015 la ricchezza
prodotta a livello regionale è sostanzialmente stazionaria (valore
aggiunto a prezzi correnti Calabria +0,9%; Italia +1,3%); le imprese con
fatturato stabile o in flessione sono circa il 90%, gli occupati
diminuiscono dell’1,4% (Italia +0,8%).
In questo scenario, ove l’economia locale è vulnerabile ed esposta a
comportamenti devianti, il presente studio si prefigge di valutare il
livello di distorsione delle regole della concorrenza in Calabria e la
conseguente alterazione della sicurezza del mercato che, va ribadito, è
una condizione imprescindibile dell’economia. Pertanto, il Rapporto ha
l’obiettivo di verificare i seguenti aspetti:
 l’intensità della correlazione tra ciclo economico e reati, con
particolare riferimento a quelli di matrice economica, nonché
l’analisi dei fattori che influenzano tale legame in Calabria;
 l’analisi delle tipologie e delle dinamiche dei reati e della
criminalità economica nelle diverse aree della regione;
 l’analisi delle varie tipologie di illegalità economica e del
relativo grado di distorsione dell’economia, nonché delle
modalità attraverso cui la singola tipologia di illegalità altera
l’economia reale e le relazioni di mercato.
Tale impianto ha la finalità ultima di lasciar comprendere l’interazione
reciproca di tali fenomeni, fornendo criteri utili alla prevenzione
dell’economia reale da ingerenze devianti.
Sono stati adottati diversi percorsi di ricerca, utilizzando metodologie
consolidate e di frontiera per la definizione e l’elaborazione di
indicatori di valutazione, nel quadro di una analisi integrata tra dati di
fonte amministrativa ufficiale e risultanze di indagine sul campo,
comparate con gli esiti emersi a livello nazionale.
In appendice sono stati riportati, oltre ai dati ed alle informazioni
statistiche pertinenti all’analisi, tutti i metadati (fonti, criteri di
aggregazione, etc.), la bibliografia e le metodologie adottate per l’analisi
spaziale e per l’indagine campionaria che ha interessato 1.200 imprese1.
Va specificato che è stata riportata l’esperienza delle imprese,
depurando quanto più possibile i risultati della rilevazione dai
fenomeni percettivi e mediatici.
Nel Rapporto, vengono esaminate le diverse tipologie di correlazioni
occorrenti tra il ciclo economico e la dinamica dei reati in Calabria,
dove la ricchezza prodotta diminuisce con il calo dei reati (2014/2013:
valore aggiunto a prezzi correnti -1,4%; totale reati -1,1%); analoghe
1
L’articolazione del campione ha reso statisticamente rappresentativi i dati per settore economico (agricoltura,
industria, costruzioni, commercio e altri servizi), per dimensione di impresa (1 a 9 addetti, 10 a 49 addetti, oltre 50
addetti), per provincia.
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L’illecito economico in
Calabria
Racket e usura: il
controllo del territorio
considerazioni valgono per quanto riguarda la relazione tra i reati a
sfondo economico e la disoccupazione che, al contrario della
precedente relazione, aumentano rispettivamente in regione del
+2,7% (quasi 11,8 mila) e del +7,7%. Da sottolineare che, nell’anno
considerato, in regione si riduce il totale dei reati denunciati (-1,1%) e
cresce l’aggregato dei reati economici (+2,7%; Italia -1,4%).
Alla base di tali relazioni troviamo fattori quali lo stadio di sviluppo
complessivo dell’economia ed il relativo modello di sviluppo, il
patrimonio complessivo e le dimensioni del mercato, la presenza di
infrastrutture e la relativa tipologia, la varietà dei reati prevalente,
la cultura di base, la presenza storica di organizzazioni criminali.
Tutti fattori che in Calabria generano una maggiore incidenza dei
reati di matrice economica (Calabria 17,8% del totale dei reati
denunciati; Italia 14%) e, di conseguenza, una più intensa
distorsione delle relazioni di mercato.
Va affermato che nelle aree ad elevata presenza di associazioni mafiose
tali dati possono essere sottostimati in relazione a diversi fattori, tra
cui anche il fatto che i gruppi di criminalità sempre più spesso operano
in altre regioni ed in altri paesi, diversificando i mercati di interesse e
spostando una quota di reati in tali aree, con effetti distorsivi nelle
relazioni economiche tra mercati regionali ed internazionali.
Entrando nelle specificità di tali illeciti, il 36,6% dei reati di matrice
economica ufficialmente denunciati in Calabria afferisce alla tipologia
delle frodi e dei delitti informatici (in linea con la media nazionale). Un
ulteriore 36,4% dalle forme spia della presenza di criminalità
organizzata (minacce, estorsioni, usura); seguono, poi, i furti in esercizi
commerciali che si attestano al 12,6% dei reati economici ed i reati di
ricettazione che costituiscono il 6%.
A livello dinamico, il 2014 segna crescite molto consistenti dei crimini
legati alle associazioni criminali, ma ciò può anche essere considerato
un effetto statistico legato ai contenuti valori assoluti (69 in tutto il
territorio regionale, di cui 38 a Reggio Calabria). Seguono le crescite dei
furti di merci di valore (automezzi pesanti trasportanti merci e opere
d’arte e materiale archeologico: +71%), nonché gli incendi boschivi
(spia della criminalità organizzata: +57,5%, per lo più a Catanzaro), ed i
reati commerciali (contraffazione, violazione della proprietà
intellettuale, contrabbando: +26,9%). La ricettazione rivela una
crescita del 12,2%.
6
Graf. 1 – Andamento delle variazioni del valore aggiunto, dei disoccupati, del totale dei reati denunciati e dei reati
economici in Calabria ed in Italia (2014/2013; in %)
Fonte: elaborazioni su dati Istat
La sicurezza del mercato
L’illegalità maggiormente
percepita in Calabria
Per quanto concerne il tema della sicurezza del mercato sono state
considerate diverse dimensioni di illecito nella costruzione dell’indice di
sintesi, dalla presenza di criminalità organizzata (con uno specifico
riferimento al racket ed all’usura) alle distorsioni derivanti dagli illeciti
finanziari, dalle pratiche corruttive all’illegalità ambientale. In tal
contesto, l’Italia si caratterizza per alcune direttrici di sviluppo
dell’illegalità economica, tra cui quella tirrenica che interessa quasi
tutte le province che affacciano sul mare. Le province calabresi
ricoprono una posizione eterogenea tra loro; Vibo Valentia si pone
terza tra le province per minore sicurezza del mercato espressa, con un
indicatore di sintesi più elevato della media nazionale di 32,5 punti
percentuali, seguita da Reggio Calabria in undicesima posizione
(numero indice Calabria 119,4; Italia = 100). Cosenza si pone 33-esima,
Catanzaro 62-esima e Crotone 94-esima.
Secondo le imprese calabresi, così come quelle italiane, la corruzione è
la patologia che maggiormente affligge il sistema economico ove è
ubicata l’impresa (secondo il 61,2% degli intervistati). La seconda
posizione è occupata dal riciclaggio (Calabria 28,5%; Italia 13,2%); tale
fattispecie di illegalità, per intrinseca natura, rappresenta la
conseguenza di altri reati economici e di altre attività illecite operate
non solo sul territorio, suggerendo come la regione sia interessata da
una pluralità di fenomeni illegali posti in essere da organizzazioni
criminali attraverso metodi strutturati, nel quadro di un circuito
perverso che si autoalimenta. Seguono le frodi finanziarie (Calabria
24%; Italia 25,7%) ed il lavoro sommerso (Calabria 22,6%; Italia 21,2%).
Le estorsioni e l’usura sono citati dal 6,8% di imprese calabresi, per lo
più in provincia di Vibo Valentia.
Se la corruzione è l’ambito di illegalità maggiormente percepito, i lavori
pubblici (Calabria 62,9%; Italia 59,6%) e l’edilizia (Calabria 44,3%; Italia
49,7%) sono conseguentemente i settori in cui, secondo le imprese
calabresi, le regole di mercato sono maggiormente alterate.
-4,0
-2,0
0,0
2,0
4,0
6,0
8,0
Calabria Italia
2,7
-1,4-1,1
-2,7
7,7
5,5
-1,4
0,2
Reati economici Totale reati Disoccupati Valore aggiunto
7
Fig. 1 – Mappa delle province della sicurezza del mercato strutturale (media 2010 – 2014)
Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne
Graf. 2 - Ambiti di attività illegale maggiormente presenti nel sistema economico di localizzazione secondo le
imprese calabresi e italiane (2016: in %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
La criminalità organizzata
Un aspetto determinante per la sicurezza del mercato è la presenza sul
territorio di gruppi di criminalità organizzata che, sempre più,
sperimentano l’espansione delle loro attività nelle altre regioni e
all’estero. A livello globale, i settori di interesse della criminalità
organizzata sono la produzione ed il traffico di stupefacenti, lo
sfruttamento incontrollato delle risorse naturali (es. fauna, foreste,
estrazioni, etc.), il traffico di esseri umani, la pirateria, la fabbricazione
ed il traffico di armi da fuoco, la corruzione, le frodi finanziarie, il
riciclaggio, il traffico di beni archeologici, il cybercrime. In ogni caso, non
0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0 70,0
Altro
Reati informatici
Furti e rapine
Reati nel ciclo del cemento
Droga e prostituzione
Contrabbando
Estorsioni, usura
Sofisticazioni e frodi alimentari
Peculato
Reati nel ciclo dei rifiuti
Contraffazione di beni
Lavoro sommerso
Frodi finanziarie
Riciclaggio
Corruzione
0,3
0,6
6,3
1,4
6,3
5,4
4,1
1,0
5,1
3,4
15,1
21,2
25,7
13,2
61,2
0,1
1,8
3,3
4,1
5,3
6,7
6,8
8,5
10,2
11,1
14,4
22,6
24,0
28,5
61,2
CALABRIA ITALIA
8
Gruppi criminali e mafie:
due fenomenologie
diverse
Racket e usura
L’azione coatta delle
imprese
esistono confini settoriali nell’attività dei gruppi criminali, sempre
protesi alla diversificazione ed integrazione delle attività stesse. In
Calabria la criminalità organizzata si esprime attraverso i noti ceppi
mafiosi che, interagendo con gruppi internazionali anche sul territorio,
operano utilizzando metodi brutali e di tipo militare per il controllo del
territorio.
Considerando il complesso dei reati ascrivibili alla criminalità
organizzata, compresi quelli originati dalle mafie, osserviamo che Reggio
Calabria, con un indicatore complessivo pari al doppio della media
nazionale, si pone al terzo posto della graduatoria nazionale, seguita
da Vibo Valentia al settimo posto (numero indice 149,1; Italia = 100).
Successivamente, al 23-esimo posto, troviamo Crotone, cui fa seguito
Cosenza al 28-esimo e, distanziata in 69-esima posizione, Catanzaro.
Depurando l’indicatore dai reati di stampo mafioso, le province
calabresi assumono un aspetto meno preoccupante, con Vibo valentia
al 33-esimo posto (n.i. 99,4) ed al 36-esimo Reggio Calabria (n.i. 97,9). Le
altre tre province si pongono tra il 48-esimo ed il 56-esimo posto.
Relativamente ai reati di racket e usura, spia della presenza delle mafie,
nonché ai reati tipici di associazione mafiosa e per delinquere, nel 2014,
le minacce denunciate in Calabria si sono attestate ad oltre 3.900, in
flessione rispetto al 2013 (-2,5%). Di contro, l’attività estorsiva è in
sensibile crescita sia in Italia (+19,4%) che in Calabria (+20,3%). Sono
oltre 360 i reati di estorsione perpetrati in regione; di questi, oltre due
terzi rilevati nelle province di Cosenza e Reggio Calabria che, peraltro,
evidenziano incrementi del reato in questione molto sensibili
(rispettivamente +45,1% e +30%). I reati di usura denunciati
ufficialmente si attestano a 16 in regione nell’anno 2014. Come in altri
casi, a Cosenza ed a Reggio Calabria si registrano gli incrementi più
consistenti di tali reati.
Tale quadro mostra con nitidezza la vitalità della ‘ndrangheta; si tratta
infatti di reati che non si rivelano particolarmente utili alla generazione
di ingenti risorse economiche, quanto all’esercizio specifico del
controllo del territorio, necessario per lo svolgimento di altre attività
più lucrative, come l’ingerenza negli appalti pubblici ed il riciclaggio.
Le imprese calabresi che hanno percepito (direttamente e
indirettamente) forme di illegalità, prepotenze e intimidazioni tali da
limitare la libertà di impresa sono il 32,9% (Italia 20,6%); una quota
elevatissima se si considera che, in una economia come quella
calabrese, quasi un terzo delle imprese agisce sul mercato operando
anche in ragione di fattori esterni all’economia reale.
Per il 38,5% di imprenditori calabresi, le estorsioni si traducono in
richieste di denaro (Italia 20%); tale fenomeno è maggiormente
rilevante nelle province di Vibo Valentia (47%) e Reggio Calabria (40%),
nel settore primario (41,1%) e delle costruzioni (41,9%). Non si tratta
tuttavia dell’unica forma di racket; piuttosto, nel contesto calabrese, va
segnalata l’imposizione di forniture (Calabria 33,3%; Italia 14,8%) e di
personale (Calabria 19,2%; Italia 14,3%).
Con riferimento all’esperienza degli imprenditori calabresi, il 18,3% di
9
essi ha avuto esperienza, diretta o indiretta, di episodi di racket e
usura. Anche in tal caso, si tratta di quote molto elevate che indicano
come l’economia reale regionale sia ampiamente caratterizzata da
forme brutali e coercitive di alterazione delle regole, al punto tale che
secondo il 34,7% degli intervistati, il volume di affari di imprese
aumenterebbe in assenza di tali fattori, sottolineando come estorsioni
e usura determinano direttamente un depauperamento dei potenziali
economici ed occupazionali del tessuto produttivo locale.
Fig. 2 – Mappe delle province per presenza di criminalità organizzata (media 2010 – 2013)
Inclusa associazione mafiosa Esclusa associazione mafiosa
Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne
Graf. 3 - Modalità cui le quali si impongono più diffusamente le estorsioni nel comune di localizzazione (quartiere se
grande città) secondo le imprese calabresi e italiane (In %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
L’illegalità economico-finanziaria rappresenta un vettore basilare di
distorsione delle regole di mercato: le province calabresi rivelano
problemi in tale contesto, per lo più in ragione che l’illegalità finanziaria
0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0
Altre forme
Acquisto di merce rubata o contraffatta
Partecipazioni all’azienda
Ns/nr
Nessuna
Imposizioni di personale
Imposizioni di forniture
Richieste di denaro
1,4
19,8
10,4
13,3
24,3
14,3
14,8
20,0
1,7
7,9
8,3
10,1
10,4
19,2
33,3
38,5
CALABRIA ITALIA
10
L’illegalità finanziaria
Il circuito perverso
dell’illegalità finanziaria
operata dalla ‘ndrangheta si riflette in altre regioni. Nello specifico del
riciclaggio, Vibo Valentia pone all’attenzione un indicatore piuttosto
elevato (numero indice 140; Italia = 100) che la inserisce al 16-esimo
posto tra le province italiane. Anche i territori di Reggio Calabria e
Crotone, rispettivamente in 19-esima (n.i. 125,9) e 21-esima posizione
(n.i. 116,5), rivelano criticità in tal senso. Il cybercrime vede Reggio
Calabria inserirsi in 19-esima posizione, con un indice pari a 109,9,
piuttosto simile a quello di Vibo Valentia (n.i. 108,4), in 24-esima
posizione.
Nel quadro di un circuito perverso, l’illegalità economico finanziaria
altera il funzionamento del mercato prioritariamente attraverso il
riciclaggio nel mercato immobiliare (Calabria 33,8%; Italia 24,3%); gli
investimenti non produttivi sono la seconda modalità di alterazione del
mercato secondo le imprese calabresi (Calabria 29,3%; Italia 27,3%).
Analogamente, la terza modalità di distorsione dell’economia locale in
ragione della presenza di illeciti finanziari, sono gli investimenti non
destinati alla competitività (Calabria 26,2%; Italia 19,6%).
In un contesto economico strutturalmente debole, fiaccato da numerosi
anni di crisi economica, un’ampia quota di investimenti è ritenuta –
dalle stesse imprese - non produttiva e/o non destinata alla
competitività, impedendo lo sviluppo strutturale dell’economia e la
sua conseguente ripresa sostanziale della crescita.
Chiaramente, la presenza di illegalità finanziaria, generando una
eccedenza di risorse non produttive, causa prioritariamente l’azione
corruttiva (Calabria 42,9%; Italia 33,3%).
Fig. 4 – Mappe delle province per presenza strutturale di reati di riciclaggio e cybercrime (media 2010 – 2013)
Riciclaggio Cybercrime
Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne
I reati ambientali, spia dell’azione delle mafie nel controllo del
territorio, evidenziano concentrazioni molto preoccupanti in Calabria;
11
L’illegalità ambientale
il dettaglio della graduatoria rivela che le prime tre province per
intensità di tali reati sono calabresi, con in testa Vibo Valentia, cui
segue Crotone e Reggio Calabria; Cosenza si pone al 12-esimo posto: gli
indicatori di tali province sono particolarmente elevati.
Le principali condizioni di diffusione di illegalità ambientale secondo le
imprese della regione sono soprattutto rappresentate dalla corruzione
(Calabria 58,5%; Italia 47,1%) che si configura, al pari di racket e usura,
lo strumento privilegiato di controllo del territorio da parte della
criminalità organizzata.
Le modalità di alterazione del mercato sono sostanzialmente legate,
secondo gli esponenti locali, all’utilizzo non sostenibile del territorio
(Calabria 40,5%; Italia 30,1%), comportando anche la generazione del
rischio idrogeologico (Calabria 23,8%; Italia 25,3%).
Fig. 5 – Mappa delle province per presenza strutturale di reati ambientali (media 2010 – 2014)
Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne su dati Legambiente
L’illegalità commerciale
Distorsioni produttive e
potenziali economici
L’illegalità commerciale interessa le produzioni del made in Italy e
danneggia direttamente le imprese che operano legalmente attraverso
investimenti in competitività. La Calabria, con il 4,7% di prodotti
sequestrati in Italia nel periodo 2010 – 2014, pari a circa 30 milioni di
euro, mostra di essere un mercato di sbocco secondario per la
contraffazione. In tale contesto, gli imprenditori calabresi, come quelli
italiani, attribuiscono la presenza di illegalità commerciale alle
difficoltà di mercato (Calabria 40,6%; Italia 47,9%). La presenza di
associazioni criminali è la condizione suggerita da circa il 30% delle
imprese intervistate (Calabria 29,4%; Italia 14,3%). Ulteriori condizioni
per la presenza di reati in ambito commerciale sono i modesti controlli
(Calabria 28,6%; Italia 25,7%) e l’elevata disoccupazione (Calabria
27,5%; Italia 22%).
Ne risulta un mercato alterato da diverse componenti, tra cui,
soprattutto i mancati introiti delle imprese in regola (Calabria 31,8%;
Italia 33,5%); successivamente, emerge l’importanza degli investimenti
non realizzati (Calabria 28,9%; Italia 26,3%) e, conseguentemente, la
12
mancata crescita dell’innovazione (Calabria 26,7%; Italia 19,7%), la
mancata assunzione di personale (Calabria 20,5%; Italia 20,2%) e
l’utilizzo di personale qualificato (Calabria 17,8%; Italia 16,7%). Si tratta
di fattori che singolarmente indeboliscono l’impresa, ma
complessivamente deprimono i potenziali di crescita dell’intera
economia regionale.
Fig. 6 – Mappa delle province per presenza strutturale di illegalità commerciale (media 2010 – 2013)
Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne
L’illegalità alimentare
La criminalità alimentare provoca innumerevoli distorsioni lungo tutta
la filiera produttiva e distributiva, dal caporalato al rischio salute per i
consumatori, dalle truffe comunitarie al money dirting, creando un
danno di immagine alla produzione agroalimentare di qualità e
sottodimensionando le opportunità di business, investimento,
innovazione e occupazione addizionale. Tale fattispecie di illegalità si
caratterizza, per le imprese calabresi, soprattutto per la presenza di
attività di contraffazione di marchi (Calabria 43,2%; Italia 47%), come
anche dall’Italian Sounding (vendita all’estero di prodotti con richiami al
made in Italy: Calabria 24,5%; Italia 39,1%) che interessa soprattutto le
imprese esportatrici.
Secondo gli intervistati, il fenomeno dell’illegalità alimentare è da
attribuire soprattutto alle difficoltà del mercato (Calabria 46%; Italia
48,9%); a seguire troviamo il modesto livello di vigilanza e controlli
(Calabria 30,8%; Italia 33,3%), nonché la presenza di associazioni
criminali (Calabria 28,6%; Italia 17%) che, con ogni evidenza, operano
anche in tale contesti produttivi.
La corruzione quale
forma distorsiva più
rilevante
Come emerso trasversalmente dalle diverse fattispecie di illegalità
economica, la corruzione è tra i fattori che più influenzano le regole del
mercato. Essa si rivela uno dei principali ostacoli alla crescita
economica, distorcendo la libera concorrenza e scoraggiando gli
investimenti con effetti di lungo periodo di grande rilevanza, in
particolare nel campo delle infrastrutture, sanità e welfare,
13
Gli effetti della
corruzione
compromettendo il modello di sviluppo del territorio ed impedendo
l’evoluzione complessiva del sistema economico.
La corruzione si compone di diversi aspetti, come la concussione, il
favoritismo, etc., a cui si aggiungono le minacce e le intimidazioni a
politici, amministratori ed al personale della Pubblica Amministrazione.
Le province Calabresi spiccano in tale contesto, posizionandosi tutte
entro le prime 10 della graduatoria nazionale per incidenza di atti di
intimidazione e minaccia sul totale nazionale; in particolare, Reggio
Calabria è prima, Cosenza seconda, Catanzaro sesta, Vibo Valentia
settima e Crotone nona. Le cinque province complessivamente
considerate detengono quasi un quarto (24,7%) delle minacce ed
intimidazioni denunciate in Italia nel periodo 2010 – 2014.
Il riflesso di tale attività si coglie anche nel numero di Amministrazioni
comunali sciolte per infiltrazione mafiosa. Tale fenomeno, nel solo
periodo 2010-2015, riguarda in Calabria 35 Amministrazioni su un
totale italiano di 66 Comuni sciolti per infiltrazione (pari al 53%).
I principali effetti, secondo le imprese calabresi, della presenza di
corruzione sono la maggiore disoccupazione (Calabria 40,5%; Italia
35,3%), l’inefficienza della spesa pubblica (Calabria 37,6%; Italia 38,9%),
una spesa pubblica più onerosa (Calabria 27,8%; Italia 22,4%) ed opere
e servizi di qualità scadente (Calabria 7,8%; Italia 7,8%).
Graf. 4 – Principali effetti della corruzione all’interno del sistema economico da parte delle imprese calabresi e
italiane (In %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
In considerazione dei livelli di illegalità economica espressi in Calabria,
oltre l’azione delle Forze dell’Ordine e della Magistratura, sembra
opportuno ricercare soluzioni e misure che rientrino in un programma
coerente e strutturato di politiche integrate finalizzato alla
prevenzione attraverso un più alto livello di coesione socioeconomica
e “autocontrollo” del territorio. Occorre, in particolare, rendere le
politiche coerenti e funzionali al miglioramento della qualità della vita e
0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 45,0
Ns/nr
Offertadi beni e servizi inadeguata
Occupazione meno qualificata (e meno retribuita)
Opere e servizi di qualità scadente
Posizioni di mercato dominanti
Minore spesa per investimenti
Maggiore spesa della PA
Inefficienzadella spesa della PA
Maggiore disoccupazione
1,8
4,6
6,7
7,8
13,6
18,9
22,4
38,9
35,3
1,1
3,0
5,8
7,8
12,3
20,6
27,8
37,6
40,5
CALABRIA ITALIA
14
La necessità di un
programma coerente di
politiche
La sicurezza del mercato
del benessere mediante i seguenti assi di intervento:
 politiche urbanistiche (per creare spazi aperti e polifunzionali),
 politiche sociali (per alimentare le funzioni di autocontrollo),
 politiche economiche e per il mercato del lavoro (per favorire la
diffusione del benessere),
 politiche normative e istituzionali (per abbattere gli oneri
burocratici).
Tra le politiche utili per contrastare la diffusione dell’illegalità
economica, le imprese calabresi affermano l’importanza delle funzioni
di controllo, della rigidità delle leggi e della certezza della pena.
In merito alle politiche per accrescere la sicurezza del mercato, la azioni
ritenute più utili dalle imprese della regione sono legate principalmente
alla pubblicità legale delle imprese (Calabria 38,6%; Italia 39,8%),
ovvero l’accesso a visure, bilanci, protesti, informazioni societarie,
indicando come il clima di mercato sia contraddistinto da un
sentimento di sostanziale sfiducia nei confronti degli altri operatori.
Segue la vigilanza dei prezzi, attraverso il monitoraggio o l’attività delle
borse merci, suggerita dal 31% di imprese calabresi (Italia 21,6%) e
l’utilizzo della Posta Elettronica Certificata che viene indicato da quasi
un quarto delle imprese calabresi (Italia 10,6%). A questi strumenti si
aggiunge, la metrologia legale, ovvero i controlli finalizzati a verificare
l’affidabilità degli strumenti di misura (come ad esempio le bilance, i
distributori di carburante, i contatori di acqua, di calore di gas e di
energia elettrica).
Graf. 5 – Principali attività ritenute più adeguate dalle imprese calabresi e italiane per accrescere la sicurezza del
mercato (In %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0
Tenuta Registro operatori metalli preziosi
Laboratori chimici - merceologici
Mediazione marittima
Certificazioni e documenti per il commercio estero
Arbitrato e conciliazione (mediazione civile)
Ns/nr
Informazione economica
Tutela consumatori
Etichettatura prodotti
Tutela proprietà intellettuale
Metrologia legale
Posta Elettronica Certificata
Vigilanza prezzi
Pubblicità legale delle imprese
0,4
0,6
0,8
4,1
3,3
10,4
8,5
10,5
12,1
8,6
17,0
10,6
21,6
39,8
0,3
1,3
1,4
1,9
2,8
9,4
9,7
9,9
12,1
16,9
19,5
24,9
31,0
38,6
CALABRIA ITALIA
15
SEZIONE 1 – LEGALITA’ E SVILUPPO ECONOMICO
16
1.1– ECONOMIA E CRIMINALITÀ
1.1.1 – Illegalità e ricchezza
I fattori che influenzano
le correlazioni
L’analisi condotta in studi svolti in ambito comunitario, nazionale ed
in Calabria2, ha posto all’attenzione il fatto che numerosi fattori
attenuano l’intensità delle correlazioni tra la dinamica dei reati e la
ricchezza prodotta in un determinato territorio. Tra questi si declina
l’impegno nel contrasto al crimine (la spesa per pubblica sicurezza),
l’efficacia della giustizia, la storia e la cultura, la tolleranza, il senso di
comunità del territorio, etc. Per altro verso, i fattori che influenzano
maggiormente il legame tra ciclo economico e dinamiche dei reati
sono:
- lo stadio di sviluppo complessivo dell’economia,
- il modello di sviluppo perseguito dal territorio considerato,
- la ricchezza accumulata e le dimensioni del mercato,
- la presenza di infrastrutture e la relativa tipologia,
- la tipologia dei reati prevalente,
- la cultura di base,
- la presenza storica di organizzazioni criminali.
Certamente, la povertà non rivela correlazioni positive con l’illegalità. Di
converso, le alterazioni della produzione e la disponibilità dei beni
intermedi, possono influenzare il senso di deprivazione relativa e
spingere all’adozione di comportamenti illeciti.
Il lungo ciclo recessivo e la seguente stagnazione che ha sperimentato
l’Italia (ed alcuni territori in particolare) a partire dal 2009 hanno
generato scompensi e disallineamenti produttivi, favorendo alterazioni
nelle relazioni economiche codificate e nell’agire dei soggetti operanti
in ambito produttivo.
I legami fra criminalità e
crescita in Calabria
A livello regionale, la disponibilità dei dati non permette di effettuare
correlazioni di lunga durata (per effetto delle revisioni delle stime).
Tenendo in considerazione tale aspetto, nel Mezzogiorno l’andamento
dei reati economici è affine a quello dei reati totali ed al valore aggiunto,
consentendo di ipotizzare che, in un’area ad elevata presenza di
criminalità organizzata, le condizioni del modello di sviluppo siano
distorte al punto tale da creare un legame più intenso fra crescita e
criminalità, rispetto ad altre aree del Paese. Ciò appare particolarmente
evidente in Calabria, dove la ricchezza prodotta diminuisce con il calo
dei reati (2014/2013: valore aggiunto a prezzi correnti -1,4%; totale reati
-1,1%). Un discorso analogo, ma di segno inverso, può essere speso per
quanto riguarda i reati a sfondo economico3 e la disoccupazione che, nel
2014, crescono rispettivamente in regione del +2,7% e del +7,7%.
2
Le risultanze teoriche e analitiche ivi riportate prendono in considerazione gli studi svolti dall’Istituto G. Tagliacarne
sui fenomeni di illegalità economica in Italia ed in alcune province (tra cui Catanzaro e Reggio Calabria); per un
maggior approfondimento si veda la bibliografia in appendice.
3
Per reati di matrice economica si intendono gli illeciti in grado di alterare i comportamenti economici (delle imprese,
dei territori) e di modificare i meccanismi di mercato. L’articolazione dei reati di matrice economica è specificata in
appendice.
17
Da sottolineare che, nell’anno considerato, in Calabria flette il totale dei
reati denunciati (-1,1%) e cresce l’aggregato dei reati economici (+2,7%).
Tale dinamica inversa si rileva nelle province di maggior dimensione
(Cosenza, Catanzaro, Reggio Calabria), mentre a Crotone crescono
entrambe le tipologie di reato (totale ed economico) ed a Vibo Valentia
flettono (coerentemente con valore aggiunto e disoccupati).
Nel 2014, a Catanzaro, Reggio Calabria e Crotone crescono i reati
economici (rispettivamente: +6,7%, +4,7%, +13,9%); nelle prime due si
riduce il totale degli illeciti denunciati (-4,5%, -2,4%). A Cosenza, di
contro, cresce il totale reati (+1,7%) e si riducono quelli a sfondo
economico (-2%). Vibo registra una regressione di tutti gli indicatori
considerati.
Graf. 1 – Andamento delle variazioni del valore aggiunto, dei disoccupati, del totale dei reati denunciati e dei reati
economici in Calabria ed in Italia (2014/2013; in %)
Fonte: elaborazioni su dati Istat
Graf. 2 – Andamento delle variazioni del valore aggiunto, dei disoccupati, del totale dei reati denunciati e dei reati
economici nelle province calabresi (2014/2013; in %)
Fonte: elaborazioni su dati Istat
-4,0
-2,0
0,0
2,0
4,0
6,0
8,0
Calabria Italia
2,7
-1,4-1,1
-2,7
7,7
5,5
-1,4
0,2
Reati economici Totale reati Disoccupati Valore aggiunto
-15,0
-10,0
-5,0
0,0
5,0
10,0
15,0
20,0
25,0
30,0
Cosenza Catanzaro Reggio di Calabria Crotone Vibo Valentia-2,0
6,7
4,7
13,9
-3,9
1,7
-4,5
-2,4
5,9
-6,4
26,8
-4,2
-7,0
11,7
-14,3
-1,4 -1,7 -1,4 -0,6 -1,5
Reati economici Totale reati Disoccupati Valore aggiunto
18
Il peso dei reati
economici
Le specificità territoriali
Ciò che emerge ulteriormente dall’elaborazione primaria dei dati relativi
alla giustizia penale è che la criminalità economica, in Italia, rappresenta
il 14% del totale dei reati denunciati (2014); un dato piuttosto stabile nel
tempo. In Calabria, tale incidenza si attesta al 17,8%, rivelando una
capacità di distorsione delle relazioni economiche maggiore rispetto
all’Italia. Tutte le province calabresi mostrano incidenze più marcate
rispetto alla media nazionale: Vibo Valentia in primis (19,8%), seguita
nell’ordine da Reggio Calabria (18,8%), Crotone (17,5%), Cosenza
(17,1%) e Catanzaro (16,9%).
Va affermato che i reati economici denunciati in Calabria costituiscono il
3%4 del totale dei reati economici in Italia: Cosenza è la provincia che
riveste maggiore peso in tale ambito (1% del totale nazionale), cui fa
seguito Reggio Calabria (0,9%), Catanzaro (0,6%), Crotone (0,3%) e Vibo
Valentia (0,2%). Si deve specificare che nelle aree ad elevata presenza di
criminalità organizzata tali incidenze possono essere alterate dal fatto
che i gruppi di criminalità sempre più spesso operano in altre regioni ed
in altri paesi, diversificando i mercati di interesse e spostando una quota
di reati in tali aree, con effetti distorsivi anche nelle relazioni
economiche tra mercati regionali ed internazionali.
In ogni caso, Vibo Valentia e Reggio Calabria si posizionano
rispettivamente nona e quattordicesima nella graduatoria delle province
per incidenza dei reati economici sul totale dei reati denunciati; tutte le
province calabresi sono entro le prime 32 posizioni.
In termini assoluti, i reati economici commessi in Calabria nel 2014 sono
quasi 11,8 mila, di cui il 33,6% (quasi 4 mila) in provincia di Cosenza, il
28,7% a Reggio Calabria ed il 20,6% a Catanzaro; le altre due province
catalizzano il 16,8% di tali reati a livello regionale.
Entrando nelle specificità di tali illeciti, il 36,6% dei reati di matrice
economica denunciati in Calabria afferisce alla tipologia delle frodi e dei
delitti informatici (in linea con la media nazionale). Tale quota cresce
fino al 47,1% in provincia di Reggio Calabria ed al 37% a Vibo Valentia.
Un ulteriore 36,4% di reati economici deriva dalle forme spia della
presenza di criminalità organizzata (minacce, estorsioni, usura); in tal
caso, la quota osservata in Calabria si rivela sensibilmente superiore alla
media nazionale (23,9%) e particolarmente pronunciata nell’area di Vibo
Valentia (43,8%), Cosenza (38,7%) e Catanzaro (38,2%).
Seguono, poi, i furti in esercizi commerciali che si attestano al 12,6% dei
reati economici, denunciati per lo più a Cosenza (15,9%), a Catanzaro
(13,6%) ed a Crotone (13,4%). Rilevanti anche i reati di ricettazione che,
in regione, costituiscono il 6% del totale degli illeciti con finalità
economiche (Italia 6,3%), come anche gli incendi boschivi (Calabria 4%;
Italia 0,3%) che, sul territorio calabrese, possono indicare l’ingerenza di
criminalità mafiosa.
A livello dinamico, il 2014 segna crescite impetuose dei crimini legati alle
associazioni criminali, ma ciò può anche essere considerato un effetto
statistico legato ai contenuti valori assoluti (69 in tutto il territorio
4
Un utile parametro di riferimento è la popolazione. Quella calabrese incide sul totale nazionale per il 3,3%.
19
regionale, di cui 38 a Reggio Calabria). Seguono le crescite dei furti di
merci di valore (spia della criminalità organizzata: automezzi pesanti
trasportanti merci e opere d’arte e materiale archeologico: +71%),
soprattutto nelle aree di Reggio Calabria e Vibo Valentia, nonché gli
incendi boschivi (+57,5%, per lo più a Catanzaro), ed i reati commerciali
(contraffazione, violazione della proprietà intellettuale, contrabbando:
+26,9%). La ricettazione rivela una crescita del 12,2%. In flessione le
altre tipologie di reato: reati spia della criminalità organizzata -0,9%;
rapine a banche, imprese, uffici postali -33,1%, frodi e delitti informatici
-2%, riciclaggio -16,4%.
Graf. 3 – Reati di matrice economica sul totale dei reati denunciati nelle province calabresi ed in Italia
(2014; in %)
Incidenza dei reati di matrice economica sul totale reati Distribuzione dei reati di matrice economica
Fonte: elaborazioni su dati Istat
Tab. 1 – Posizioni delle province calabresi nella graduatoria nazionale per incidenza dei reati economici sul totale
reati denunciati (2014; in %)
Pos. Provincia Incidenza
9 Vibo Valentia 19,8
14 Reggio di Calabria 18,8
26 Crotone 17,5
31 Cosenza 17,1
32 Catanzaro 16,9
Italia 14,0
Fonte: elaborazioni su dati Istat
0,0 5,0 10,0 15,0 20,0
Cosenza
Catanzaro
Reggio di Calabria
Crotone
Vibo Valentia
Calabria
Italia
17,1
16,9
18,8
17,5
19,8
17,8
14,0
0,0 1,0 2,0 3,0 4,0
Cosenza
Catanzaro
Reggio di Calabria
Crotone
Vibo Valentia
Calabria
1,0
0,6
0,9
0,2
0,3
3,0
20
Tab. 2 - Reati economici nelle province calabresi ed in Italia per categoria (2014; valori assoluti, incidenza e variazione sul 2013 in %)
Reati spia
crim. Organ.
Furti in
esercizi
commerciali
Furti di
merci di
valore (spia
di crim.
Organ.)
Rapine a
banche,
poste,
imprese
Frodi e
delitti
informatici
Reati
commerciali
Ricettazione Riciclaggio
Incendi
boschivi
Associazione
criminale
Reati
economici
Totale reati
Valori assoluti
Cosenza 1.536 630 13 29 1.212 85 201 16 235 8 3.965 23.208
Catanzaro 929 331 11 14 820 56 132 11 117 10 2.431 14.409
Reggio di Calabria 1.034 336 21 37 1.593 37 242 12 30 38 3.380 18.019
Crotone 283 110 2 2 238 36 63 3 76 7 820 4.693
Vibo Valentia 510 76 6 9 431 40 70 7 13 2 1.164 5.889
Calabria 4.295 1.484 53 91 4.313 255 709 51 471 69 11.791 66.327
Italia 93.838 106.457 1.613 7.318 144.107 10.147 24.935 1.604 1.775 1.075 392.869 2.812.936
Incidenza sul totale reati in %
Cosenza 6,6 2,7 0,1 0,1 5,2 0,4 0,9 0,1 1,0 0,0 17,1 100,0
Catanzaro 6,4 2,3 0,1 0,1 5,7 0,4 0,9 0,1 0,8 0,1 16,9 100,0
Reggio di Calabria 5,7 1,9 0,1 0,2 8,8 0,2 1,3 0,1 0,2 0,2 18,8 100,0
Crotone 6,0 2,3 0,0 0,0 5,1 0,8 1,3 0,1 1,6 0,1 17,5 100,0
Vibo Valentia 8,7 1,3 0,1 0,2 7,3 0,7 1,2 0,1 0,2 0,0 19,8 100,0
Calabria 6,5 2,2 0,1 0,1 6,5 0,4 1,1 0,1 0,7 0,1 17,8 100,0
Italia 3,3 3,8 0,1 0,3 5,1 0,4 0,9 0,1 0,1 0,0 14,0 100,0
Incidenza sul totale reati economici in %
Cosenza 38,7 15,9 0,3 0,7 30,6 2,1 5,1 0,4 5,9 0,2 100,0 -
Catanzaro 38,2 13,6 0,5 0,6 33,7 2,3 5,4 0,5 4,8 0,4 100,0 -
Reggio di Calabria 30,6 9,9 0,6 1,1 47,1 1,1 7,2 0,4 0,9 1,1 100,0 -
Crotone 34,5 13,4 0,2 0,2 29,0 4,4 7,7 0,4 9,3 0,9 100,0 -
Vibo Valentia 43,8 6,5 0,5 0,8 37,0 3,4 6,0 0,6 1,1 0,2 100,0 -
Calabria 36,4 12,6 0,4 0,8 36,6 2,2 6,0 0,4 4,0 0,6 100,0 -
Italia 23,9 27,1 0,4 1,9 36,7 2,6 6,3 0,4 0,5 0,3 100,0 -
Variazione 2014/2013 in %
Cosenza -3,9 8,4 -18,8 -48,2 -11,3 23,2 21,1 45,5 33,5 14,3 -2,0 1,7
Catanzaro 3,6 8,5 266,7 -22,2 -0,7 0,0 -4,3 120,0 368,0 100,0 6,7 -4,5
Reggio di Calabria 5,4 -6,1 200,0 -24,5 4,0 -5,1 14,7 -36,8 50,0 192,3 4,7 -2,4
Crotone -2,7 83,3 -33,3 -71,4 17,8 227,3 10,5 -78,6 4,1 250,0 13,9 5,9
Vibo Valentia -9,7 26,7 200,0 50,0 -9,1 53,8 16,7 -41,7 160,0 100,0 -3,9 -6,4
Calabria -0,9 8,8 71,0 -33,1 -2,0 26,9 12,2 -16,4 57,5 146,4 2,7 -1,1
Italia 0,2 2,0 -12,1 -14,2 -4,0 3,6 -1,3 -15,2 -12,8 24,0 -1,4 -2,7
Fonte: elaborazioni su dati Istat
1.2– LE FATTISPECIE DELL’ILLEGALITA’ ECONOMICA IN CALABRIA
1.2.1 – La sicurezza del mercato
I fattori di localizzazione
territoriale della
criminalità economica
Le fenomenologie sociali ed economiche si distribuiscono sul territorio
in maniera non omogenea, seguendo direttrici di sviluppo legate alla
presenza di determinati fattori che funzionano da attrattori. A titolo
esemplificativo, in ambito economico, sono note le concentrazioni
urbane e metropolitane, i distretti industriali ed i fenomeni di
gravitazione commerciale, etc. L’illegalità economica non sfugge a
queste regole, arricchendole con aspetti di natura sociologica e
culturale.
In Italia, i fattori di attrazione e distribuzione territoriale della criminalità
economica possono dunque essere ricondotti ai seguenti aspetti:
- la presenza di agglomerati urbani che forniscono opportunità di
mercato (anche legale), appalti e commesse pubbliche;
- la contiguità territoriale o prossimità infrastrutturale da un’area
di origine;
- la ricchezza distribuita nelle regioni del Centro Nord, per lo più se
in presenza di emergenti problemi finanziari che destabilizzano
gli equilibri sociali e di mercato;
- l’aumento contestuale delle sofferenze bancarie e della
disoccupazione;
- la presenza di importanti strutture portuali;
- la presenza di concentrazioni produttive ove insistono fenomeni
di manodopera irregolare;
- le province a specializzazione turistica e relativo patrimonio
immobiliare.
La sicurezza del mercato
Come facilmente intuibile, la presenza di criminalità economica, ancor
più se esercitata in forma organizzata ed ancor di più in forma mafiosa,
è un aspetto, di grande rilevanza, di ciò che chiamiamo “sicurezza del
mercato”, ovvero la possibilità di esercitare l’attività economica (e
sociale) senza condizionamenti esterni che distorcano l’allocazione di
investimenti pubblici, le scelte imprenditoriali, gli acquisti delle famiglie
e le regole della libera concorrenza in generale.
Al fine di esaminare nel dettaglio la sicurezza del mercato all’interno
delle province italiane è stata elaborata una matrice statistica di sintesi5,
utilizzando indicatori indiretti, tra cui due indicatori semplici (presenza
strutturale di riciclaggio e rapine, i quali alterano rispettivamente i flussi
finanziari, la presenza di moneta circolante ed i prezzi di numerosi beni
e servizi ed i comportamenti degli attori economici) e tre complessi
(ovvero combinando indicatori semplici a loro volta: illegalità
ambientale - indica la presenza di criminalità organizzata per lo più di
stampo mafioso e si riverbera sulla spesa pubblica; commerciale - altera
le normali relazioni produttive e commerciali; criminalità organizzata -
una delle leve di maggior distorsione delle leggi di mercato attraverso la
5
La metodologia è riportata in appendice (2.1.1 - Definizione concettuale e metodi di trattamento statistico dei dati).
22
L’asse tirrenico di
espansione
L’indicatore di sintesi per
le province calabresi
formazione di posizioni dominanti - esclusa l’associazione mafiosa).
Si tratta di indicatori che, pur non essendo esaurienti dell’illegalità
economica, rappresentano le principali leve di alterazione dei rapporti di
mercato e dei comportamenti degli attori economici. Gli indicatori
ottenuti, essendo stati elaborati complessivamente per il periodo 2010
– 2014, rappresentano dunque delle misure spia (proxy) di un fenomeno
strutturale all’interno del territorio considerato.
In generale, dalla matrice di indicatori emerge che le province del
Centro Sud si caratterizzano quasi tutte per una elevata o medio alta
insicurezza di mercato, in relazione a processi di contagio che viaggia
sfruttando i principali assi di comunicazione (le infrastrutture) ed
attratta da elementi che consentono un facile riciclo (es. immobili in
aree turistiche e marittime). In tal senso, l’Italia si caratterizza per
alcune direttrici di sviluppo dell’illegalità economica, tra cui quella
tirrenica che interessa quasi tutte le province che affacciano sul mare.
In tale contesto, le province calabresi ricoprono una posizione
eterogenea tra loro; Vibo Valentia si pone in terza per minore sicurezza
del mercato espressa, con un indicatore di sintesi più elevato della
media nazionale di 32,5 punti percentuali, seguita da Reggio Calabria in
undicesima posizione (numero indice Calabria 119,4; Italia = 100).
Cosenza si pone 33-esima, Catanzaro 62-esima e Crotone 94-esima;
queste ultime tre province mostrano un indicatore di sintesi inferiore
alla media nazionale.
Nel contesto calabrese, gli indicatori spia che deprimono la sicurezza del
mercato sono riconducibili essenzialmente a due tipologie, l’illegalità
ambientale ed il riciclaggio. Per quanto concerne l’illegalità ambientale,
ad esclusione di Catanzaro (che mostra un indicatore di poco al di sotto
della media nazionale), tutte le province esibiscono dati molto severi
che indicano l’azione strutturata di gruppi di criminalità mafiosa
impegnati nel controllo del territorio e nello sfruttamento incontrollato
delle risorse naturali. Le province di Vibo Valentia e Reggio Calabria, in
aggiunta, evidenziano una intensità delle attività di riciclaggio piuttosto
consistente. Con riferimento alla presenza di criminalità organizzata
(indicatore che esclude i reati di associazione mafiosa), le province della
regione mostrano livelli poco distanti dalla media nazionale. Al
contrario, l’illegalità commerciale e le rapine non costituiscono un
problema rilevante in Calabria, come si osserverà più avanti.
Tab. 1 - Posizioni delle province calabresi della graduatoria nazionale secondo l'indice di sicurezza del mercato
(indicatori utilizzati per l'indice di sintesi; a valore più elevato corrisponde minore sicurezza)
(media 2010 – 2014; Numero indice Italia = 100)
Pos. Province
Illegalità
commerciale
Riciclaggio Rapine
Illegalità
ambientale
Criminalità
organizzata
(esclusa ass.
mafiosa)
Sicurezza del
mercato
(indice di
sintesi)
3 Vibo Valentia 61,5 123,3 52,9 767,4 99,4 132,5
11 Reggio Calabria 66,4 117,6 64,1 406,0 97,9 119,4
33 Cosenza 69,8 81,4 51,1 232,6 87,1 90,7
62 Catanzaro 59,4 74,0 49,3 96,9 85,2 67,7
94 Crotone 60,8 86,0 1,8 417,9 90,8 44,5
Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne
23
Fig. 1 – Mappa delle province della sicurezza del mercato strutturale
(media 2010 – 2014; Numero indice Italia = 100)
Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne
Il concetto di legalità
secondo gli imprenditori
calabresi
L’indagine campionaria alle imprese calabresi, confrontata con i risultati
di una analoga rilevazione su base nazionale, rivela interessanti
informazioni circa l’articolazione e l’intensità sul territorio delle diverse
forme di illegalità economica e relativa sicurezza del mercato. Il valore
associato con maggiore frequenza al concetto di legalità dalle imprese
calabresi (40,7%), così come da quelle italiane (34,5%), è relativo al
rispetto delle leggi, per lo più nell’ambito dei servizi non commerciali
(46,8%). Segue per importanza attribuita quello della trasparenza
(Calabria 35,3%; Italia 28,3%), evidentemente in ragione di un rapporto
generale con le Amministrazioni Pubbliche che spesso penalizza l’attività
imprenditoriale, principalmente nelle province di Catanzaro, Crotone e
Vibo Valentia (tutte circa 40%), dalle imprese di più grandi dimensioni e
degli “altri servizi”. Rilevante è anche il valore della libera concorrenza
(Calabria 30,5%; Italia 31,2%), fattore determinante per una economia
sicura e libera da condizionamenti che alterano i rapporti di mercato,
soprattutto per le imprese di Vibo Valentia (39%), Crotone (35,8%) e
delle costruzioni (40%). Segue per importanza la qualità delle merci e
dei servizi (Calabria 28,3%; Italia 30,8%); tale risultanza indica come sia
piuttosto chiaro agli imprenditori che la legalità influenza la qualità della
vita civile come quella dell’economia, fino ad arrivare al prodotto finale
(fattore di primaria importanza anche per la salute).
Poste tali premesse, gli imprenditori sono stati invitati ad esprimere una
24
La quota dell’illegalità
sul PIL
stima del livello di sicurezza del mercato ove è localizzata l’azienda. In
tal caso, la valutazione degli imprenditori calabresi è piuttosto in linea
con quella nazionale (da 1 minima a 10 massima: Calabria 5,9; Italia 6)
ed abbastanza omogenea tra le province e i settori.
Sebbene la sicurezza del mercato, ancorché non sufficiente, non sia
percepita come problema dalle imprese calabresi, la stima operata da
queste ultime relativamente all’incidenza delle attività illegali sulla
ricchezza prodotta a livello regionale (25%) si rivela più marcata di
quella nazionale di circa tre punti percentuali. Occorre specificare che si
tratta di una valutazione espressa dagli imprenditori sulla base della
propria percezione (e non una stima realizzata con metodi statistici di
contabilità economica) e, pertanto, risulta utile per comprendere il
sentiment delle imprese locali e formulare politiche finalizzate a
corroborare la sicurezza delle relazioni economiche.
Graf. 1 - Valore associato al concetto di legalità secondo le imprese calabresi e italiane nel 2016 (In %)*
Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Graf. 2 – Valutazione della sicurezza del mercato di localizzazione (provincia) secondo le imprese calabresi e italiane
nel 2016 (Da 1 per nulla sicuro a 10 massima sicurezza)
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 45,0
Assenzacondizionam. di impresa
Sviluppo economico
Qualità delle mercie dei servizi
Liberaconcorrenza
Trasparenza
Rispetto delle leggi
1,1
15,9
30,8
31,2
28,3
34,5
3,0
12,3
28,3
30,5
35,3
40,7
CALABRIA ITALIA
5,9
5,9
5,9
5,9
6,0
6,0
ITALIA CALABRIA
6,0
5,9
25
Graf. 3 – Stima delle imprese calabresi e italiane dell’incidenza delle attività illegali sul Pil dell’economia regionale e
nazionale (In %)
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Le fattispecie di illegalità
maggiormente presenti
Secondo le imprese calabresi, così come quelle italiane, la corruzione è
la patologia che maggiormente affligge il sistema economico ove è
ubicata l’impresa (Calabria e Italia entrambe 61,2%). La distribuzione
delle risposte indica come via sia una sostanziale omogeneità territoriale
e tra le diverse categorie di impresa su quest’aspetto, anche se l’ambito
corruttivo rappresenta un ostacolo maggiormente sentito dagli
imprenditori vibonesi (71%).
A livello nazionale il secondo ambito di illegalità economica affermato
dagli imprenditori è quello delle frodi finanziarie; di converso, in
Calabria la seconda posizione è occupata dal riciclaggio (Calabria 28,5%;
Italia 13,2%), sostenuto con particolare intensità dalle imprese di
Catanzaro (32,9%), degli altri servizi (32,9%), dell’agricoltura (31,1%) e
dalle imprese con oltre 50 addetti. Si deve ribadire che tale fattispecie di
illegalità, per intrinseca natura, rappresenta la conseguenza di altri reati
economici e di altre attività illecite operate non solo sul territorio; il che
suggerisce come la Calabria sia interessata da una pluralità di reati a
sfondo economico posti in essere da organizzazioni criminali attraverso
metodi strutturati, nel quadro di un circuito perverso che si
autoalimenta in maniera piuttosto efficace (come vedremo nel prossimo
paragrafo). Chiaramente, seguono le frodi finanziarie (Calabria 24%;
Italia 25,7%), per lo più secondo le imprese di Catanzaro (29,3%).
In una regione come la Calabria, poi, il lavoro sommerso è la quarta
fattispecie di illegalità economica maggiormente avvertita dalle imprese
(Calabria 22,6%; Italia 21,2%), per lo più del settore industriale (30,4%) e
di Crotone (27,5%). Seguono per importanza la contraffazione di beni
(14,4%), i reati nel ciclo dei rifiuti (11,1%), il peculato (10,2%) e l’illecito
nel settore alimentare (8,5%).
Le estorsioni e l’usura sono citati dal 6,8% di imprese calabresi, per lo
più in provincia di Vibo Valentia.
Se la corruzione è l’ambito di illegalità maggiormente percepito, i lavori
pubblici e l’edilizia sono conseguentemente i settori in cui, secondo le
imprese calabresi, le regole di mercato sono maggiormente alterate.
L’ambito dei lavori pubblici (Calabria 62,9%; Italia 59,6%) risulta citato
con particolare intensità nelle province di Vibo Valentia (65%) e Cosenza
20
21
22
23
24
25
ITALIA CALABRIA
22
25
26
I settori più interessati
dall’illegalità
(64%), nonché dalle imprese degli altri servizi (66,5%), con un numero di
addetti compreso tra 10 e 49 e che hanno effettuato investimenti.
Il 44,3% di imprese calabresi afferma essere l’edilizia uno dei settori ove
l’illegalità distorce le regole della domanda e dell’offerta con maggiore
intensità (Italia 49,7%), soprattutto nelle aree di Vibo Valentia e Cosenza
(entrambe 46%), nel commercio (47%) e di più grande dimensione.
Seguono, secondo gli imprenditori locali, il commercio (Calabria 21,2%;
Italia 12,7%) e l’agricoltura (Calabria 20,6%; Italia 14,5%).
Graf. 4 - Ambiti di attività illegale maggiormente presenti nel sistema economico di localizzazione secondo le
imprese calabresi e italiane (2016: in %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Graf. 5 - Settori economici in cui le regole del mercato risultano maggiormente alterate secondo le imprese
calabresi e italiane (In %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0 70,0
Altro
Reati informatici
Furti e rapine
Reati nel ciclo del cemento
Droga e prostituzione
Contrabbando
Estorsioni, usura
Sofisticazioni e frodi alimentari
Peculato
Reati nel ciclo dei rifiuti
Contraffazione di beni
Lavoro sommerso
Frodi finanziarie
Riciclaggio
Corruzione
0,3
0,6
6,3
1,4
6,3
5,4
4,1
1,0
5,1
3,4
15,1
21,2
25,7
13,2
61,2
0,1
1,8
3,3
4,1
5,3
6,7
6,8
8,5
10,2
11,1
14,4
22,6
24,0
28,5
61,2
CALABRIA ITALIA
0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0 70,0
Ns/nr
Servizi alle imprese
Servizi alla persona
Servizi assicurativi, finanziari
Trasporti
Servizi ambientali
Artigianato
Utilities
Turismo
Manifatturiero
Agricoltura
Commercio
Edilizia
Lavori pubblici
2,3
1,4
1,5
1,4
8,9
5,8
3,7
2,2
9,6
10,5
14,5
12,7
49,7
59,6
0,7
1,7
1,8
2,8
6,5
6,8
7,2
7,6
10,7
15,1
20,6
21,2
44,3
62,9
CALABRIA ITALIA
27
1.2.2 – Criminalità organizzata, racket e usura
Gli interessi delle
organizzazioni criminali
Organizzazioni e
tecnologie
La globalizzazione ha comportato la condivisione a livello internazionale
di numerose fenomenologie culturali, sociali ed economiche; l’azione
della criminalità organizzata non esula da tale considerazione. Le
modalità di azione si rivelano sempre più complesse e meno focalizzate
su un territorio specifico, al punto tale che le reti internazionali di
criminalità organizzata superano le differenze linguistiche e culturali,
rivelando elevatissime capacità di adattamento al nuovo contesto.
Certamente, aree che mostrano processi di sviluppo in itinere
costituiscono terreni elettivi per eccellenza, come, del resto, aree che
mostrano instabilità politica e fragilità delle istituzioni.
A livello globale, i settori di interesse della criminalità organizzata sono
la produzione ed il traffico di stupefacenti, lo sfruttamento incontrollato
delle risorse naturali (es. fauna, foreste, estrazioni, etc.), il traffico di
esseri umani, la pirateria, la fabbricazione ed il traffico di armi da fuoco,
la corruzione, le frodi finanziarie, il riciclaggio, il traffico di beni
archeologici e di altre merci di valore (es. mezzi di trasporto), il
cybercrime. Sebbene ogni gruppo sia specializzato in determinate
attività, non esistono confini settoriali nell’attività dei gruppi criminali,
sempre protesi alla diversificazione ed integrazione delle attività stesse.
In Italia, tradizionalmente, la criminalità organizzata si esprime
attraverso i noti ceppi mafiosi (‘ndrangheta, camorra, cosa nostra, mafia
pugliese) che operano interagendo con gruppi internazionali (anche sul
nostro territorio), tra cui soprattutto quelli di origine cinese, nigeriana,
balcanica, russa, rom, maghrebina.
Va sottolineato che, negli ultimi anni, si è registrata una importante
crescita dell’utilizzo delle tecnologie moderne da parte di gruppi
criminali, coinvolgendo reti complementari di attori ed introducendo
modi di agire sempre più complessi, il cui unico punto in comune è
l’azione senza frontiere. In tal senso, si registra una evoluzione del
cybercrime verso reati sempre più complessi, quali il riciclaggio
internazionale, senza che sia possibile ricostruire la tracciabilità dei flussi
finanziari. Ciò comporta ingenti danni a soggetti privati, imprese ed
istituzioni.
Lo studio della distribuzione della criminalità organizzata di tipo
economico è stato realizzato attraverso la costruzione di un indice di
sintesi, la cui elaborazione ha preso in considerazione i reati tipici delle
organizzazioni dedite al controllo del territorio, come l’estorsione,
l’usura e l’associazione mafiosa, a cui è stata aggiunta la fattispecie dei
delitti informatici che, al netto di casi isolati, in economia
presuppongono una struttura organizzativa remota flessibile.
Successivamente, l’indice è stato depurato dai dati relativi
all’associazionismo di tipo mafioso, al fine di conferire maggiore
attenzione ai fenomeni meno legati alle tradizionali famiglie di
criminalità. In ogni caso, sebbene l’indice sia depurato dai reati di tipo
mafioso, alcune aree di tradizionale presenza del fenomeno emergono
con nitidezza, rivelando correlazioni con modelli di sviluppo di tipo
28
La distribuzione
nazionale delle
organizzazioni criminali
Il dettaglio regionale
tradizionale, ad elevata presenza di settori come ad esempio le
costruzioni, l’agricoltura ed il turismo di seconde case o poco
internazionalizzato.
Va comunque affermato che, come noto, le aree ad elevata
penetrazione mafiosa si concentrano nelle regioni meridionali classiche
(Calabria, Campania, Puglia, Sicilia). Le organizzazioni criminali non
mafiose, dal canto loro, rivelano una distribuzione territoriale più
omogenea, il che significa che sono presenti con maggiore intensità
anche al Centro Nord. Si tratta spesso di province aggredite da
organizzazioni criminali esogene che collaborano con elementi criminali
locali.
Entrando nello specifico della realtà calabrese, se si considera il
complesso dei reati ascrivibili alla criminalità organizzata, compresi
quelli originati dalle mafie, osserviamo che Reggio Calabria, con un
indicatore complessivo pari al doppio della media nazionale, si pone al
terzo posto della graduatoria nazionale, seguita da Vibo Valentia al
settimo posto (numero indice 149,1; Italia = 100). Successivamente, al
23-esimo posto, troviamo Crotone, cui fa seguito Cosenza al 28-esimo e,
distanziata in 69-esima posizione, Catanzaro; Crotone, Cosenza e
Catanzaro mostrano livelli dell’indicatore inferiori alla media nazionale
(il Capoluogo regionale in particolar modo).
Depurando l’indicatore dai reati di stampo mafioso, le province calabresi
assumono un aspetto meno preoccupante, con Vibo valentia al 33-
esimo posto (n.i. 99,4) ed al 36-esimo Reggio Calabria (n.i. 97,9). Le altre
tre province si pongono tra il 48-esimo ed il 56-esimo posto.
Fig. 1 – Mappa delle province per presenza di criminalità organizzata
(media 2010 – 2013; Numero indice Italia = 100)
Inclusa associazione mafiosa Esclusa associazione mafiosa
Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne
29
Tab. 1 – Posizioni in graduatoria nazionale delle province calabresi per presenza di reati legati alla criminalità
organizzata (media 2010 – 2013; Numero indice Italia = 100)
Pos. Province Indicatore Pos. Province Indicatore
Inclusa associazione mafiosa Esclusa associazione mafiosa
3 Reggio di Calabria 200,5 33 Vibo Valentia 99,4
7 Vibo Valentia 149,1 36 Reggio di Calabria 97,9
23 Crotone 92,0 48 Crotone 90,8
28 Cosenza 88,2 54 Cosenza 87,1
69 Catanzaro 8,9 56 Catanzaro 85,2
Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne
L’operatività
internazionale delle
mafie
La ‘ndrangheta nella
Relazione della DNA
Negli ultimi venti anni le associazioni di tipo mafioso si sono andate
evolvendo in formazioni che appaiono in rapida espansione e
ramificazione transregionale e transnazionale, spesso, come già
affermato, in alleanza con gruppi stranieri. Queste sinergie criminali
hanno favorito l’internazionalizzazione di tutte le attività illecite che
presuppongono l’esistenza di strutture organizzate: in primis traffici di
stupefacenti e di armi, di esseri umani, cybercrime, attività di riciclaggio
e reimpiego dei proventi illeciti, contrabbandi di merci con marchi
contraffatti, raccolta, trasporto, stoccaggio e smaltimento illegali di
rifiuti di ogni genere, spesso tossici e altamente nocivi, con danni
conseguenti per la salute e per l’ambiente.
Nel contempo, le associazioni criminali mantengono il pieno e
sistematico controllo delle zone di competenza per lo più con attività
dirette al condizionamento delle istituzioni (corruzione, voto di scambio)
ed alla gestione dei fondi pubblici.
La relazione Europol del 2013 stima in 3.600 il numero delle
organizzazioni criminali internazionali operanti nell'Unione europea e
che, di queste, il 70% ha una composizione ed un raggio d'azione
geograficamente eterogenei e più del 30% ha una vocazione
policriminale. Le organizzazioni criminali mafiose italiane sono ancora
considerate tra le più pericolose e pervasive in assoluto.
Per quanto concerne la ‘ndrangheta, dall’ultima relazione della
Direzione Nazionale Antimafia (DNA)6 emerge il sempre più solido
radicamento delle cellule di tali criminalità organizzata in varie località
del Centro Nord, prime fra tutte la Lombardia e l’Emilia Romagna. Si
tratta di un dato non nuovo, ma caratterizzato, dalla sostanziale
autonomia dei gruppi di ‘ndrangheta settentrionali, che – sia pur in
stretto collegamento con le case madri – sono riusciti ad ottenere un
propria soggettività specifica.
Inoltre, risulta confermata la forte propensione della criminalità
organizzata calabrese all’internazionalizzazione, come tratto peculiare,
non limitata alla capacità di cogliere le opportunità dei mercati stranieri,
leciti, in chiave di riciclaggio, e illeciti, nel settore del traffico di
stupefacenti. A queste caratteristiche, comuni alle varie forme di
criminalità organizzata italiana, si somma la capacità della ‘ndrangheta
di stabilire vere e proprie strutture estere, che replicano modelli
6
Selezione di testo tratta da: Direzione Nazionale Antimafia, Relazione annuale sulle attività svolte dal Procuratore
nazionale antimafia e dalla Direzione nazionale antimafia nonché sulle dinamiche e strategie della criminalità
organizzata di tipo mafioso nel periodo 1° luglio 2014 – 30 giugno 2015, Gennaio 2016.
30
Le aree di espansione
Affari e controllo del
territorio
organizzativi tipici delle locali calabresi.
Un dato d’interesse è rappresentato della forte operatività delle cosche
calabresi in tutti gli ambiti, sia quelli più specificamente criminali – dal
traffico internazionale di stupefacenti e delle armi all’attività estorsiva,
praticata con modalità diverse e sempre più sofisticate – che quelli
apparentemente relativi alla cd. economia legale, dagli appalti pubblici
alle attività imprenditoriali, nel settori del commercio, dei trasporti,
dell’edilizia ed in quello di giochi e scommesse, soprattutto on line.
Il secondo dato da sottolineare è relativo alla presenza, sempre più
massiccia ed incisiva, sia quantitativamente che qualitativamente, della
‘ndrangheta in praticamente tutte le regioni del Centro Nord, atteso che,
accanto alle storiche presenze in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna
e Lazio, sono attestate con chiarezza cellule solidamente impiantate in
Liguria, Umbria, Veneto, e Marche.
In Lombardia ed in Emilia Romagna si è da tempo superata la logica
della infiltrazione, intesa come sporadico inserimento nell’economia
legale, e ad essa è subentrato il concetto di vero e proprio radicamento.
Alla logica degli affari è stata affiancata la logica della appartenenza; al
modello di azione tendente al profitto si è unita a una modalità
operativa finalizzata all’esercizio del potere; è fondamentale, non solo
reinvestire, ma comandare. Da ciò discende la commissione di reati quali
estorsioni, usura, omicidi, traffico di rifiuti, favoreggiamento di latitanti,
incendi, ma anche l’acquisizione di attività economiche e l’inserimento in
competizioni elettorali.
All’estero si sottolinea la presenza stabile in Germania, Olanda, Svizzera,
Romania e Slovenia per quanto riguarda l’Europa e negli Stati Uniti, in
Canada, in Colombia, in Brasile per il continente americano ed in
Australia.
A fronte di tali considerazioni, emerge chiaramente l’unitarietà della
‘ndrangheta come organizzazione di tipo mafioso. Non più dunque
semplicemente un insieme di cosche, famiglie o ‘ndrine, tra loro
scoordinate e scollegate. La ‘ndrangheta si presenta, dunque, come
un’organizzazione di tipo mafioso segreta, fortemente strutturata su
base territoriale, articolata su più livelli e provvista di organismi di
vertice.
L’operatività della ndrangheta, praticamente in tutte le regioni, si
manifesta in molteplici forme e modalità ed è proprio la capacità di
adeguarsi alla diverse realtà territoriali, la connotazione che continua a
rendere tale forma di criminalità una tra le più pericolosa organizzazioni
criminali.
Peraltro, la forza di tale organizzazione risiede - oltre che nell’apparato
più strettamente militare, uomini e armi di ogni tipologia – nel suo
potere economico e nel condizionamento della politica, nel senso che la
‘ndrangheta è interlocutore per la politica nella misura in cui riesce a
mantenere il controllo del consenso, cosa che deriva, a sua volta, dalla
grande capacità di essere presente nella realtà economica, spesso con
società, controllate attraverso “uomini di fiducia”, se non addirittura con
affiliati, con cui accedere anche alle procedure pubbliche di appalto.
31
I reati spia del controllo
delle mafie
Estorsione ed usura
I reati associativi
La ndrangheta è, del resto, pienamente inserita del mondo
dell’imprenditoria, seppur attraverso il mantenimento di un profilo
silente. La rinuncia a modalità eclatanti di controllo, tuttavia, non
significa abdicazione alle modalità mafiose che le sono proprie e che le
consentono di violare, in tal modo, le regole del libero mercato e della
leale concorrenza, con conseguente inquinamento dell’economia legale.
Inoltre, va affermato che la ‘ndrangheta conferma l’interesse nel traffico
internazionale di sostanze stupefacenti, grazie al rapporto privilegiato,
se non esclusivo, con le organizzazioni criminali del Sud America. In tale
contesto, un ruolo centrale continua ad essere svolto dallo scalo portuale
di Gioia Tauro, ove, negli ultimi tre anni sono state sequestrate circa 3
tonnellate di sostanze stupefacenti.
Al fine di fornire il quadro dell’operatività delle organizzazioni criminali
in Calabria, si è ritenuto doveroso fornire un focus sui reati di racket e
usura, spia della presenza delle mafie, nonché sui reati tipici di
associazione mafiosa e per delinquere.
Nel 2014, le minacce denunciate in Calabria si sono attestate ad oltre
3.900, di cui quasi 1.400 nella provincia di Cosenza, cui fanno seguito le
925 di Reggio Calabria e oltre 850 di Catanzaro. Se nel complesso
regionale (-2,5%), come in Italia (-1,3%), tali reati si rivelano in flessione
nell’anno in questione, nella provincia reggina e nel capoluogo regionale
sono in aumento (rispettivamente +2,9% e +4%).
Di contro, l’attività estorsiva è in sensibile crescita sia in Italia (+19,4%)
che in Calabria (+20,3%). Sono oltre 360 i reati di estorsione perpetrati in
regione; di questi, oltre due terzi rilevati nelle province di Cosenza e
Reggio Calabria che, peraltro, evidenziano incrementi del reato in
questione molto sensibili (rispettivamente +45,1% e +30%).
I reati di usura denunciati si attestano a 16 in regione nell’anno 2014; va
affermato, tuttavia, che il fenomeno è soggetto, probabilmente più di
altri, a omertà. Come in altri casi, a Cosenza ed a Reggio Calabria si
registrano gli incrementi più consistenti di tali reati.
Volgendo l’attenzione sui reati di associazione per delinquere, la
Calabria ne conta 51 (di cui 21 nella sola Reggio Calabria) nel 2014, in
consistente crescita nel periodo (+168,4%), come del resto nella media
nazionale (+24,5%). L’associazione riconosciuta come mafiosa conta 18
reati in Calabria (89 in Italia), quasi tutti in provincia di Reggio Calabria
ed in sensibile crescita.
Tale quadro mostra con nitidezza la vitalità della ‘ndrangheta; si tratta
infatti di reati che, ad esclusione dello spaccio di stupefacenti, non si
rivelano particolarmente utili alla generazione di ingenti risorse
economiche quanto all’esercizio specifico del controllo del territorio,
necessario per lo svolgimento di altre attività più lucrative, come
l’ingerenza negli appalti pubblici ed il riciclaggio.
32
Tab. 2 – Articolazione dei reati legati alla criminalità organizzata nelle province calabresi ed in Italia
(2014; valori assoluti e variazione 2014/2013 in %)
Minacce Estorsioni Usura
Reati spia
crim.
Organ.
Associazione
per
delinquere
Associazione
di tipo
mafioso
Associazione
criminale
Valori assoluti
Cosenza 1.398 132 6 1.536 8 - 8
Catanzaro 862 64 3 929 9 1 10
Reggio di Calabria 925 104 5 1.034 21 17 38
Crotone 257 25 1 283 7 - 7
Vibo Valentia 473 36 1 510 2 - 2
Calabria 3.917 362 16 4.295 51 18 69
Italia 85.211 8.222 405 93.838 986 89 1.075
Variazione 2014/2013 in %
Cosenza -7,0 45,1 50,0 -3,9 60,0 -100,0 14,3
Catanzaro 4,0 -1,5 - 3,6 80,0 100,0
Reggio di Calabria 2,9 30,0 150,0 5,4 200,0 183,3 192,3
Crotone -0,8 -10,7 -75,0 -2,7 250,0 - 250,0
Vibo Valentia -10,2 -2,7 - -9,7 - -100,0 100,0
Calabria -2,5 20,3 14,3 -0,9 168,4 100,0 146,4
Italia -1,3 19,4 -12,0 0,2 24,5 18,7 24,0
Fonte: elaborazioni su dati Istat
Come si manifesta la
presenza di criminalità
organizzata
Per quanto concerne il tema della criminalità organizzata, l’indagine
lascia emergere importanti informazioni, utili alla comprensione dei
fenomeni nel complesso. Il grafico successivo, ove le risposte del
campione calabrese sono piuttosto differenti da quello nazionale, è
indicativo in tal senso. Interrogate in merito alle modalità con cui si
manifesta la criminalità organizzata nella provincia di localizzazione, le
imprese calabresi indicano che ciò che maggiormente pone in evidenza
la presenza di tali organizzazioni è il fattore corruttivo (Calabria 56,8%;
Italia 49,3%), denotando come queste traggano risorse vitali dalla
Pubblica Amministrazione. Le imprese di Cosenza e dell’industria
affermano tale modalità in oltre il 60% delle risposte.
Segue per importanza il lavoro sommerso (Calabria 25,4%; Italia 26,6%),
in particolare per le imprese vibonesi e degli altri servizi (rispettivamente
32% e 28,4%). Va ricordato che l’irregolarità lavorativa produce uno
stato di bisogno generalizzato che si pone come fattore ambientale
basilare per le organizzazioni criminali ai fini del controllo dell’economia
(anche legale) e del territorio.
Tutte le altre risposte mostrano importanti differenze tra il contesto
calabre e quello nazionale. In regione, infatti, intimidazioni e minacce
(Calabria 17,8%; Italia 4,6%) e racket e estorsioni (Calabria 16,9%; Italia
9,6%) assumono particolare rilievo. Di contro, a livello nazionale, sono le
frodi finanziarie (Calabria 13,9%; Italia 17,5%), la contraffazione
(Calabria 10,8%; Italia 20,4%) e prostituzione e spaccio di droga (Calabria
9%; Italia 14,9%) a rivelare maggiormente l’azione dei gruppi criminali.
In altri termini, mentre in Italia le organizzazioni criminali sono dedite
per lo più ad attività finalizzate alla distorsione delle risorse e del
mercato a proprio favore, la criminalità organizzata calabrese si basa su
metodi di controllo del territorio di tipo militare e a business in “settori
tradizionali”, assoggettando istituzioni, imprese e persone ad un
modello socioeconomico molto dispendioso in termini di consumo delle
33
Una modalità brutale di
controllo
risorse naturali, economiche e sociali. In ogni caso, intimidazioni e
minacce sono segnalate in particolar modo dalle imprese di Vibo
Valentia (22%) e dell’agricoltura (24,2%) e delle costruzioni (24,5%);
l’attività estorsiva dalle imprese di Catanzaro (20,4%), da quelle
industriali (18,3%) e degli altri servizi (19%).
Da tale articolazione comparata di risposte si comprendono
essenzialmente due elementi analitici; il primo è che ci troviamo di
fronte a forme di illegalità ancorate a principi arcaici di controllo del
territorio attraverso modalità brutali, la seconda è che si ha a che fare
con un circuito perverso di fattori (es. racket, droga, lavoro sommerso,
reati ambientali, frodi finanziarie, riciclaggio, corruzione, controllo del
territorio) che si autoalimentano, impedendo all’economia locale di
svilupparsi verso forme di mercato più evolute e meno legate a
“oligopoli” e posizioni dominanti.
Graf. 1– Modalità in cui si manifesta la criminalità organizzata nella provincia di localizzazione delle imprese
calabresi e italiane (In %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Intimidazioni e
prepotenze che alterano
l’economia reale
Le imprese intervistate sono state poi invitate ad esprimersi sul livello
di presenza delle organizzazioni criminali sul territorio di localizzazione.
A livello nazionale, in una scala da 1 (nessuna presenza) a 10
(massima), la stima delle imprese calabresi si attesta a 5,4, superiore
(ovviamente) a quanto osservato a livello italiano (4,7).
Le imprese calabresi che hanno percepito (direttamente e
indirettamente) forme di illegalità, prepotenze e intimidazioni tali da
limitare la libertà di impresa sono il 32,9% (Italia 20,6%). Si tratta di una
quota elevatissima se si considera che, in una economia come quella
calabrese, quasi un terzo delle imprese fa o non fa investimenti,
assume o non assume personale, ed agisce sul mercato tenendo in
0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0
Altro
Attentati, omicidi e stragi
Sofisticazioni e frodi alimentari
Retiambientali (cemento, rifiuti)
Riciclaggio
Prostituzione e droga
Contraffazione
Frodifinanziarie
Rackete estorsioni
Intimidazioni e minacce
Lavorosommerso
Corruzione
1,1
3,8
1,0
1,7
5,1
14,9
20,4
17,5
9,6
4,6
26,6
49,3
0,3
2,1
2,3
7,2
8,1
9,0
10,8
13,9
16,9
17,8
25,4
56,8
CALABRIA ITALIA
34
Focus su racket e
estorsioni
considerazione fattori esterni all’economia reale. In provincia di Reggio
Calabria, nell’industria e nelle costruzioni, la percentuale di imprese
che non opera secondo regole di mercato in quanto soggetta ad
ingerenze mafiose si attesta rispettivamente al 38%, 40%, 36,7%.
Intimidazioni e prepotenze che si traducono spesso in atti di estorsione
e racket; le imprese calabresi hanno stimato la presenza di racket nel
proprio comune in un valore pari a 4,3, in una scala che va da 1 (nullo)
a 10 (massimo). Peraltro, se il 62,3% degli intervistati afferma che
l’andamento delle estorsioni è stazionario nel periodo dal 2012 – 2015,
sintomo di organizzazioni criminali che risentono solo in parte
dell’attività delle Forze dell’Ordine e che persistono sul territorio, per
oltre un quarto degli esponenti (25,7%) essa è in crescita, per lo più in
provincia di Crotone (31,7%), Cosenza (28,3%), Vibo Valentia (27,3%) e
per le imprese degli altri servizi (29,2%), del commercio (28,6%) e ditte
individuali, più fragili e isolate.
Per il 38,5% di imprenditori calabresi, le estorsioni si traducono quasi
sempre in richieste di denaro (Italia 20%); tale fenomeno è più
rilevante nelle province di Vibo Valentia (47%) e Reggio Calabria (40%),
nel settore primario (41,1%) e delle costruzioni (41,9%). Va specificato
tuttavia che questa non è l’unica forma di racket; piuttosto, nel
contesto calabrese, va segnalata l’imposizione di forniture (Calabria
33,3%; Italia 14,8%) e di personale (Calabria 19,2%; Italia 14,3%). Le
prime si configurano particolarmente importanti in provincia di
Crotone (39,2%), per il settore delle costruzioni (43,2%) ed agricolo
(38,9%); le seconde per l’area reggina (21,2%) e per il settore
industriale (22,6%).
Graf. 2 – Valutazione del livello di presenza della criminalità organizzata nella provincia di localizzazione delle
imprese calabresi e italiane (Da 1 nullo a 10 massimo)
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
4,2
4,4
4,6
4,8
5,0
5,2
5,4
5,6
ITALIA CALABRIA
4,7
5,4
35
Graf. 3 - Percezione intorno a se da parte delle imprese calabresi e italiane di forme di illegalità, intimidazioni o
prepotenze che limitano la normale attività (In %)
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Graf. 4 – Andamento delle estorsioni nel periodo 2012 – 2015 secondo le imprese calabresi (In %)
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Graf. 5 - Modalità cui le quali si impongono più diffusamente le estorsioni nel comune di localizzazione (quartiere se
grande città) secondo le imprese calabresi e italiane (In %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Con riferimento al vissuto degli imprenditori calabresi, il 18,3% di essi
ha avuto esperienza, diretta o indiretta, di episodi di racket e usura,
soprattutto in provincia di Vibo Valentia (22%), nei servizi non
commerciali (23,2%), nelle costruzioni (20%) ed in generale tra le
imprese che hanno realizzato investimenti. Anche in tal caso, si tratta
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
60,0
70,0
80,0
Spesso Talvolta Raramente Mai Ns/nr
2,7 4,4
13,5
78,6
0,7
3,8
7,1
22,0
66,4
0,7
ITALIA CALABRIA
25,7
7,9
62,3
4,2
Aumentate
Diminuite
Stazionarie
Ns/nr
0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0
Altre forme
Acquisto di merce rubata o contraffatta
Partecipazioni all’azienda
Ns/nr
Nessuna
Imposizioni di personale
Imposizioni di forniture
Richieste di denaro
1,4
19,8
10,4
13,3
24,3
14,3
14,8
20,0
1,7
7,9
8,3
10,1
10,4
19,2
33,3
38,5
CALABRIA ITALIA
36
Usura e racket:
l’esperienza delle imprese
Il freno all’economia
locale
di quote molto elevate che indicano come l’economia reale regionale
sia ampiamente caratterizzata da forme brutali di alterazione delle
regole.
Secondo l’81,8% delle imprese calabresi, l’imprenditore taglieggiato o
usurato dovrebbe richiedere aiuto alle Forze dell’Ordine ed alla
Magistratura; si tratta di un segnale incontrovertibile della fiducia nei
confronti delle Istituzioni dello Stato. Seguono per importanza
conferita dalle imprese calabresi, ma con ampio distacco, le
associazioni antiracket e antiusura (13,2%), a testimonianza di come
l’azione dal basso possa essere un fattore ausiliario di un certo
spessore nella lotta al crimine. Marginali le altre modalità di risposta.
Tuttavia, spesso gli imprenditori non denunciano i fatti e non
richiedono l’aiuto delle Istituzioni; i motivi risiedono, secondo le
imprese regionali, nella paura di ritorsioni nei confronti di sé stesso o
della propria famiglia (68,8%), in particolare a Vibo Valentia (77%), e, a
rilevante distanza, per sfiducia nelle Istituzioni (15,3%).
Un aspetto rilevante è legato al freno all’economia operato dal racket e
dall’usura. Le imprese locali sono state invitate a formulare una stima
circa l’andamento del proprio volume di affari in assenza di fattori
devianti, quali appunto racket e usura. Se per il 62,7% degli intervistati
rimarrebbe stabile, nel 34,7% aumenterebbe sottolineando come tali
fattori determinano un depauperamento dei potenziali economici ed
occupazionali del tessuto produttivo locale, già ampiamente fiaccato
da altri elementi. Tale quota sale al 40,7% nel caso delle costruzioni ed
al 37,4% nel caso dell’agricoltura. Anche in tal caso, si tratta di
percentuali elevatissime che indicano come la questione sia di estrema
rilevanza e vitale per l’economia della regione.
Graf. 6 – Esperienza, diretta o indiretta, di episodi di racket e usura negli ultimi tre anni parte delle imprese
calabresi (In %)
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
18,3
81,7
Si
No
37
Graf. 7 – Istituzioni, Enti e persone a cui dovrebbe chiedere aiuto un imprenditore taglieggiato o usurato secondo le
imprese calabresi (In %)
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Graf. 8 – Motivi per cui l’imprenditore usurato spesso non richiede l’aiuto delle istituzioni secondo le imprese
calabresi (In %)
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Graf. 9 – Andamento del fatturato annuale dell’impresa in assenza di racket e usura secondo le imprese calabresi
(In %)
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
0,3 0,8 1,6 2,3
13,2
81,8
A persone influenti
Allachiesa
Alle associazioni di categoria
A nessuno
Alle associazioni antiracket e
antiusura
Alle Forze dell’Ordine e Magistratura
0,2
0,8
1,8
5,9
7,2
15,3
68,8
Per paura di apparire sui media
Ns/nr
Per sfiducia nella politica
Per paura di subire danni alla propria
azienda
Perchè ritiene inefficaci gli interventi
istituzionali
Per sfiducia nelle istituzioni
Pauradi ritorsioni verso se o famiglia
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
60,0
70,0
Diminuirebbe di
oltre il 50%
Diminuirebbe tra
il 25% ed il 50%
Diminuirebbe
meno del 25%
Resterebbe
stabile
Aumenterebbe
meno del 25%
Aumenterebbe
tra il 25% ed il
50%
Aumenterebbe
di oltre il 50%
0,3 0,8 1,4
62,7
23,6
8,6 2,5
38
1.2.3 – L’illegalità economico finanziaria
Il riciclaggio
Le segnalazioni di
operazioni sospette: una
crescita continua
I dati territoriali
L’illegalità finanziaria può essere considerata tra i principali fattori di
distorsione delle regole di mercato, ovvero delle regole della domanda e
dell’offerta che, combinate tra loro, determinano i prezzi di mercato.
Il money laundering è il primo vettore di distorsione nei processi di
accumulazione dei capitali; tale pratica genera “investimenti” che non
rispondono alle esigenze dell’impresa che opera nella legalità,
traducendosi in una maggiore capacità operativa delle organizzazioni che li
realizzano ed alterando le posizioni di mercato, per lo più in periodi di
ristrettezze creditizie.
I principali canali di riciclaggio internazionale vanno dal traffico di
stupefacenti a quello degli esseri umani, dall’usura alla compravendita di
immobili (terreni, strutture residenziali e turistiche), dal trasporto
transfrontaliero di valuta alla corruzione.
Le segnalazioni di operazioni finanziarie sospette sono una importante spia
dell’attività di riciclaggio in Italia; tale aggregato si rivela in costante
crescita dal 2010 al 2014, anche grazie al sempre più incisivo controllo
effettuato dall’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia ed a
norme sempre più stringenti. In Italia il 99,9% delle operazioni finanziarie
sospette è destinato al riciclaggio (il restante è costituito dal
finanziamento al terrorismo ed alla proliferazione di armi).
In termini regionali, la Lombardia è di gran lunga la regione con il maggior
numero di segnalazioni, assorbendo il 18% del totale nazionale, ed
oltretutto mostrando una crescita, fra il 2013 ed il 2014, più alta della
media nazionale. Evidentemente, tale primato è spiegabile con la
maggiore dimensione demografica e produttiva, con la particolare
diffusione di canali bancari e finanziari, e con il radicamento di gruppi
mafiosi del Sud Italia e di origine straniera.
Seguono, a distanza, Lazio e Campania, più o meno con lo stesso numero
di segnalazioni, ma con la prima che, nel 2014, ne osserva una lieve
riduzione, e poi Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Puglia. Tale quadro
mostra come il riciclaggio tenda a prendere direzioni chiare, verso regioni
relativamente più ricche, o dotate di circuiti finanziari importanti, o di
rilevanti aree urbane (che offrono molte opportunità per il riciclaggio nel
settore immobiliare, fra i più importanti).
I tassi di crescita più rilevanti fra il 2013 ed il 2014, però, al netto della Val
d’Aosta (in cui l’incremento è “gonfiato” anche dalla ridottissima
dimensione della base di partenza) riguardano due regioni meridionali
come la Puglia e la Basilicata. Nel primo caso, ci potrebbero essere
indicazioni investigative circa la riattivazione della mafia locale, oppure
l’operatività di mafie straniere attive nel riciclaggio. Nel secondo, si tratta
di una “invasione” di mafie di altre regioni, che iniziano ad investire su un
territorio che è ancora relativamente “vergine”.
In Calabria, le segnalazioni di operazioni finanziarie sospette si attestano,
nel 2014, a quasi 2,2 mila, il 3,1% del totale nazionale, in crescita ad un
ritmo (+24,6%) superiore al doppio di quello osservato per l’Italia nel suo
complesso.
39
Tab. 1 - Ripartizione delle segnalazioni di operazioni finanziarie sospette ricevute in base alla regione in cui è
avvenuta l'operatività segnalata (2014 - 2013)
2013 2014 2014/2013
Val. ass. Incidenza % Val. ass. Incidenza % Variazione %
Lombardia 11.575 17,9 13.021 18,1 12,5
Lazio 9.188 14,2 8.948 12,5 -2,6
Campania 7.174 11,1 8.786 12,2 22,5
Veneto 4.959 7,7 5.623 7,8 13,4
Emilia-Romagna 3.956 6,1 4.874 6,8 23,2
Toscana 4.947 7,7 4.760 6,6 -3,8
Puglia 3.577 5,5 4.667 6,5 30,9
Piemonte 3.800 5,9 4.128 5,8 8,6
Sicilia 3.215 5,0 4.122 5,7 28,6
Marche 1.969 3,0 2.368 3,3 20,3
Calabria 1.761 2,7 2.195 3,1 24,6
Liguria 2.348 3,6 1.728 2,4 -26,4
Sardegna 1.182 1,8 1.241 1,7 5,0
Abruzzo 1.085 1,7 1.086 1,5 0,1
Friuli-Venezia Giulia 1.020 1,6 1.082 1,5 6,1
Basilicata 613 0,9 809 1,1 32,0
Trentino-Alto Adige 514 0,8 650 0,9 26,5
Umbria 626 1,0 503 0,7 -19,6
Molise 350 0,5 331 0,5 -5,4
Valle D'Aosta 112 0,2 155 0,2 38,4
Estero 630 1,0 681 0,9 8,1
Totale 64.601 100,0 71.758 100 11,1
Fonte: Banca d’Italia
Illegalità finanziaria e
territorio
Per esaminare nel dettaglio la diffusione sul territorio italiano dell’illegalità
economico-finanziaria è stato elaborato un indice sintetico riferito a tale
categoria di reati nel periodo 2010-2013. I dati utilizzati sono il riciclaggio,
il cybercrime, le rapine a banche ed esercizi commerciali ed i reati legati a
droga e prostituzione. Si tratta di illeciti che, attraverso l’immissione di
liquidità non derivante da rapporti di mercato, generano alterazioni
significative nelle relazioni economiche e finanziarie lungo le direttrici di
espansione dei gruppi criminali.
Tale criminalità tende a concentrarsi nelle province portuali, o in quelle del
Centro Nord ad elevato livello di benessere, o in quelle di tipo
metropolitano. Si tratta cioè di una criminalità che ha bisogno di una
infrastruttura economica, logistica e urbana per trovare il “mercato”
illegale nel quale esprimersi, ad esempio attraverso i canali del riciclaggio,
che si dirigono verso il mercato immobiliare, degli appalti pubblici o quello
turistico, e canali logistici attraverso i quali connettersi con i mercati
mondiali. In effetti, le province calabresi si rivelano problematiche in
maniera indiretta, per lo più in ragione che l’illegalità finanziaria operata
dalla ‘ndrangheta si rivolge nelle aree suindicate; infatti, Catanzaro, con un
indice inferiore alla media nazionale di oltre 25 punti percentuali, si pone
al 58-esimo posto, seguita da Cosenza al 76-esimo, Vibo Valentia al 79-
esimo, Reggio Calabria all’82-esimo e Crotone al 2012-esimo.
Entrando nello specifico delle fattispecie di illegalità finanziaria,
nell’ambito del riciclaggio Vibo Valentia pone all’attenzione un indicatore
piuttosto elevato (numero indice 140; Italia = 100) che la inserisce al 16-
esimo posto tra le province. Anche le province di Reggio Calabria e
Crotone, rispettivamente in 19-esima (n.i. 125,9) e 21-esima posizione (n.i.
116,5) rivelano criticità in tal senso.
Il cybercrime vede Reggio Calabria inserirsi in 19-esima posizione, con un
40
Le fattispecie dell’illegalità
finanziaria in Calabria
indice pari a 109,9, piuttosto simile a quello di Vibo Valentia (n.i. 108,4), in
24-esima posizione.
Per quanto concerne i reati relativi a droga e prostituzione solo Catanzaro
esibisce un indicatore che si attesta al di sopra della media nazionale,
ponendola al 33-esimo posto tra le province, mentre le rapine a banche ed
imprese sono distribuite in modo più omogeneo sul territorio nazionale e
nessuna provincia della regione mostra livelli preoccupanti (ciò può essere
considerato un sintomo di un controllo del territorio da parte delle
organizzazioni criminali).
Fig. 1 – Mappa delle province per presenza strutturale di illegalità economico - finanziaria
(media 2010 – 2013; Numero indice Italia = 100)
Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne
Tab. 2 – Posizioni in graduatoria delle province calabresi per presenza strutturale di illegalità economico –
finanziaria (media 2010 – 2013; Numero indice Italia = 100)
Pos. Provincia Indice strutturale
58 Catanzaro 74,8
76 Cosenza 62,0
79 Vibo Valentia 61,3
82 Reggio di Calabria 59,8
105 Crotone 12,7
Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne
41
Fig. 2 – Mappe delle province per presenza strutturale di reati di riciclaggio e cybercrime
(media 2010 – 2013; Numero indice Italia = 100)
Riciclaggio Cybercrime
Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne
Fig. 3– Mappe delle province per presenza strutturale di reati finalizzati a generare liquidità
(media 2010 – 2013; Numero indice Italia = 100)
Droga e prostituzione Rapine a banche e imprese
Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne
42
Tab. 3 – Province calabresi in graduatoria per presenza strutturale di reati di riciclaggio, cybercrime, rapine a banche
e imprese e droga e prostituzione (2010 – 2013; in numero indice Italia = 100)
Pos. Prov. Riciclaggio Pos. Prov. Cybercrime Pos. Prov. Rapine Pos. Prov.
Droga,
prost.
16
Vibo
Valentia
140,3 19
Reggio
Calabr.
109,9 57
Reggio
Calabr.
64,1 33 Catanzaro 113,6
19
Reggio
Calabr.
125,9 24
Vibo
Valentia
108,4 69
Vibo
Valentia
52,9 60 Crotone 88,0
21 Crotone 116,5 51 Catanzaro 94,2 73 Cosenza 51,1 76 Cosenza 75,3
45 Cosenza 82,6 85 Cosenza 80,2 76 Catanzaro 49,3 85
Vibo
Valentia
71,1
70 Catanzaro 58,1 102 Crotone 63,5 107 Crotone 1,8 99
Reggio
Calabr.
55,8
Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne
Come si manifesta
l’illegalità finanziaria
Dal punto di vista delle imprese calabresi, il riciclaggio è la fattispecie di
illecito con cui si manifesta prioritariamente l’illegalità finanziaria nel
contesto operativo di localizzazione (Calabria 48,5%; Italia 38,9%); si tratta
di un aspetto che assume maggiore rilevanza nelle province di Vibo
Valentia (52%) e Cosenza (50%), come anche per le imprese agricole
(53,2%) e dell’industria (52,2%).
Seguono le frodi finanziarie (Calabria 29,3%; Italia 30,4%), soprattutto
secondo le imprese crotonesi e cosentine (entrambe 31,7%), per quelle
che operano nei servizi non afferenti alla distribuzione commerciale
(33,9%) e di più grande dimensione (oltre 50 addetti). Il falso in bilancio,
prima modalità secondo le imprese italiane (39%), viene citato da quasi un
quarto degli esponenti calabresi, con particolare enfasi in provincia di
Crotone (26,7%) e nell’industria (32,2%).
Ulteriori modalità di manifestazione dell’illegalità finanziaria è l’elevata
richiesta di garanzie creditizie da parte delle banche nell’erogazione dei
fidi (Calabria 15,1%; Italia 9,7%), un mercato immobiliare alterato da flussi
finanziari incontrollati (Calabria 13,8%; Italia 12%), nonché un utilizzo di
moneta contante eccessivo (Calabria 10,5%; Italia 7,4%).
In ogni caso, secondo le imprese calabresi, ed in ragione del consistente
livello di riciclaggio, la presenza di illegalità finanziaria in regione supera la
stima effettuata dalle imprese italiane (su una scala da 1 a 10: Calabria 5,2;
Italia 4,8).
Graf. 1 – Modalità con cui si manifesta l’illegalità finanziaria nelle province di localizzazione secondo le imprese
calabresi e italiane (In %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 45,0 50,0
Altro
Eccessivo utilizzo di moneta contante
Mercato immobiliare alterato
Elevata richiesta di garanzie creditizie
Falso in bilancio
Frodi finanziarie
Riciclaggio
1,2
7,4
12,0
9,7
39,0
30,4
38,9
0,1
10,5
13,8
15,1
24,8
29,3
48,5
CALABRIA ITALIA
43
Graf. 2 – Valutazione del livello di presenza di illegalità economico finanziaria nella provincia di localizzazione
secondo le imprese calabresi e italiane (In %)
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Riciclaggio e economia
locale
Nel periodo 2012 – 2015, l’illegalità finanziaria è aumentata secondo il
31,7% degli intervistati, quota che cresce nelle province di Crotone
(35,5%) e Cosenza (32,6%), negli altri servizi (35,8%) ed in agricoltura
(33,2%), nonché secondo le imprese che hanno effettuato investimenti.
Nel quadro di un circuito perverso, l’illegalità economico finanziaria altera
il funzionamento del mercato prioritariamente attraverso il riciclaggio nel
mercato immobiliare (Calabria 33,8%; Italia 24,3%), per lo più secondo le
imprese delle province di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia (tutte circa
35%) e, chiaramente, delle costruzioni (39,4%).
Gli investimenti non produttivi sono la seconda modalità di alterazione del
mercato secondo le imprese calabresi (prima per le imprese italiane:
Calabria 29,3%; Italia 27,3%), con particolare intensità a Reggio Calabria
(31%) e nel commercio (33,3%).
In analogia con quanto sopra, la terza modalità di distorsione
dell’economia locale in ragione della presenza di illeciti finanziari, sono gli
investimenti non destinati alla competitività (Calabria 26,2%; Italia 19,6%);
sono le imprese cosentine (30%) e degli altri servizi (30%) ad evidenziare
quote di risposta più consistenti.
Tale articolazione di risposte suggerisce che, in un contesto economico
strutturalmente debole, particolarmente fiaccato da numerosi anni di crisi
economica e austerity della spesa pubblica e ove le imprese che hanno
investito nel 2015 sono solo il 17,8% del totale, un’ampia quota di tali
risorse è ritenuta – dalle stesse imprese - non produttiva e/o non
destinata alla competitività, impedendo lo sviluppo strutturale
dell’economia e la sua conseguente ripresa sostanziale della crescita.
Non mancano ulteriori modalità di alterazione, quali la presenza di
dichiarazioni fraudolente e fatture per operazioni inesistenti (Calabria
17,3%; Italia 11,1%), nonché un mercato del credito poco funzionale alle
esigenze del tessuto produttivo regionale (Calabria 10,7%; Italia 14,4%), in
quanto eccessivamente oneroso poiché basato su analisi di rischio
particolarmente impegnative. Risulta doveroso citare anche le operazioni
finanziarie internazionali (Calabria 8,4%; Italia 7,5%), ad evidenziare il
carattere ormai non più localistico dell’azione dei gruppi criminali, e le
partecipazioni societarie (Calabria 7,3%; Italia 8,4%).
4,5
4,6
4,7
4,8
4,9
5,0
5,1
5,2
ITALIA CALABRIA
4,8
5,2
44
Graf 3 – Andamento dell’illegalità economico finanziaria del 2012 al 2015 secondo le imprese calabresi e italiane
(In %)
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Graf. 4 – Modalità prevalenti attraverso cui l’illegalità economico finanziaria altera il funzionamento del mercato
secondo le imprese calabresi e italiane (In %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Gli effetti dell’illegalità
finanziaria
Chiaramente, ed anche in tal caso nel quadro di un circuito vizioso e
perverso per l’economia regionale, la presenza di illegalità finanziaria,
generando una eccedenza di risorse, causa prioritariamente l’azione
corruttiva (Calabria 42,9%; Italia 33,3%), per lo più secondo le imprese di
Vibo Valentia (51%).
Come sopra riportato, l’illegalità finanziaria genera poi uno scarso livello di
competitività del tessuto produttivo (Calabria 25,9%; Italia 18,5%), una
modesta capacità innovativa (Calabria 21,4%; Italia 18,1%) e, di
conseguenza, un mercato del lavoro poco dinamico (Calabria 24,5%; Italia
32,6%) e incentrato sulla richiesta di figure professionali poco qualificate
(Calabria 8,4%; Italia 12,5%) e poco retribuite.
L’alterazione delle regole di libero mercato è l’effetto affermato dal 22,5%
degli imprenditori calabresi (Italia 20%). Gli elevati tassi di interesse sono
percepiti come un problema minore (Calabria 5,5%; Italia 5,1%).
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
60,0
Aumentata Diminuita Stazionaria Ns/nr
43,1
6,7
47,9
2,3
31,7
6,9
58,8
2,7
ITALIA CALABRIA
0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0
Altre forme
Nessuno
Ns/nr
Mediante partecipazioni societarie
Mediante operazioni finanziarie internazionali
Attraverso la distorsione del mercato del credito
Dichiarazioni fraudolente/fatture per operazioni inesistenti
Attraverso investimenti non destinati alla competitività
Mediante investimenti non produttivi
Attraverso il riciclaggio nel mercato immobiliare
0,1
3,8
9,0
11,4
7,5
14,4
11,1
19,6
27,3
24,3
0,0
1,6
5,8
7,3
8,4
10,7
17,3
26,2
29,3
33,8
CALABRIA ITALIA
45
Graf. 5 – Principali effetti dell’illegalità economico finanziaria sul mercato secondo le imprese calabresi e italiane
(In %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 45,0
Elevata rigidità creditizia e alti tassi di interesse
Richiesta di figure professionali poco qualificate
Modesta capacità innovativa
Alterazione delle regole di libero mercato
Mercato del lavoro poco dinamico
Scarso livello di competitività
Corruzione
5,1
12,5
18,1
20,0
32,6
18,5
33,3
5,5
8,4
21,4
22,5
24,5
25,9
42,9
CALABRIA ITALIA
46
1.2.4 – L’illegalità ambientale
Gli ecoreati più noti
Le varietà dell’illecito ambientale, in costante crescita negli ultimi anni,
oltre che legate a fenomeni di inquinamento incontrollato, possono
essere di numerose fattispecie, per lo più in relazione a7:
- il ciclo del cemento spesso legato ad abusivismo edilizio;
- la realizzazione, attraverso pratiche corruttive, e gestione di
infrastrutture per la generazione di energia sostenibile (si pensi
all’eolico);
- la gestione di impianti ambientali, con particolare riferimento al
traffico dei rifiuti speciali e delle discariche abusive;
- il traffico di animali e fauna selvatica, ivi compreso il
bracconaggio, o le competizioni illegali che utilizzano animali, o il
contrabbando di animali stessi.
Fra le attività in espansione, vi è quella legata all’energia rinnovabile,
come ad esempio i casi di campi eolici in mano ai clan mafiosi, o degli
impianti di energia solare, come forma di truffa dei connessi
finanziamenti europei ed italiani. Il fenomeno della criminalità
ambientale si rivela soprattutto meridionale, legato com’è, per necessità
oggettive di esecuzione del reato stesso, al controllo del territorio,
soprattutto di quello rurale, che le mafie storicamente possono
esercitare nelle loro aree di insediamento tradizionale.
Le infrazioni ambientali accertate in Italia nel corso del 2014 si
concentrano soprattutto in Puglia, con una crescita record del 53,5%
sull’anno precedente. In quarta posizione vi è la Calabria, con oltre 2,7
mila infrazioni accertate, pari al 9,3% del totale nazionale.
Tab. 1 – Ripartizione delle infrazioni ambientali nelle regioni italiane (2014: valori assoluti e in %)
Regione Infrazioni accertate % sul totale nazionale
Puglia 4.499 15,4
Sicilia 3.797 13,0
Campania 3.725 12,7
Calabria 2.715 9,3
Lazio 2.255 7,7
Sardegna 1.869 6,4
Toscana 1.695 5,8
Liguria 1.526 5,2
Veneto 965 3,3
Lombardia 941 3,2
Marche 767 2,6
Emilia Romagna 743 2,5
Abruzzo 742 2,5
Umbria 670 2,3
Basilicata 602 2,1
Friuli Venezia Giulia 507 1,7
Piemonte 469 1,6
Trentino Alto Adige 412 1,4
Molise 349 1,2
Valle d’Aosta 45 0,2
Totale 29.293 100,0
Fonte: elaborazioni su dati Legambiente
Utilizzando informazioni statistiche relative al ciclo dei rifiuti ed a quello
del cemento è stato possibile mappare la “geografia” nazionale dei reati
7
Legambiente, (2015), Ecomafia 2015. Marotta & Cafiero editori.
47
La criminalità
ambientale in Calabria
ambientali. Gli indici strutturali rivelano la presenza di una direttrice di
sedimentazione, quella sud-appenninica, piuttosto consolidata. In tal
caso, l’interazione di tali reati con i modelli di sviluppo perseguiti dal
territorio deve essere ricercata in alcuni fattori non meramente
produttivi, come la presenza storica delle mafie.
I reati ambientali, tranne alcune eccezioni, evidenziano infatti
concentrazioni molto preoccupanti in Calabria, Campania, Basilicata,
Puglia; il dettaglio della graduatoria rivela che le prime tre province per
intensità di tali reati sono calabresi, con in testa Vibo Valentia; Cosenza
si pone al 12-esimo posto. Solo Catanzaro si inserisce in una posizione
non particolarmente preoccupante (52-esima). In ogni caso, gli
indicatori delle prime tre province sono particolarmente elevati,
sottolineando l’esigenza di contrastare tali fenomeni nel più breve
periodo possibile.
Fig. 1 – Mappa delle province per presenza strutturale di reati ambientali
(media 2010 – 2014; Numero indice Italia = 100)
Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne su dati Legambiente
Tab. 2 – Province calabresi della graduatoria per presenza strutturale di reati ambientali
(2010 – 2014; Numero indice Italia = 100)
Pos. Provincia Indice strutturale
1 Vibo Valentia 767,4
2 Crotone 417,9
3 Reggio Calabria 406,0
12 Cosenza 232,6
52 Catanzaro 96,9
Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne su dati Legambiente
Secondo le imprese calabresi intervistate, la principale modalità di
manifestazione dell’illegalità ambientale è relativa ai reati afferenti al
ciclo dei rifiuti (Calabria 51,6%; Italia 40,4%), per lo più secondo le
imprese della provincia di Vibo Valentia (56%) e Cosenza (54,7%),
48
Come si manifesta
l’illegalità ambientale
nonché delle costruzioni (54,2%) e industriali (53,9%). Segue il riciclaggio
che catalizza quote di risposta molto più consistenti degli altri reati
ambientali (Calabria 49,6%; Italia 52,6%), per lo più nel settore delle
costruzioni (56,8%) ed in agricoltura (52,1%).
Sebbene distanziati da rifiuti e riciclaggio, gli incendi boschivi (Calabria
21,3%; Italia 9,6%) ed il ciclo del cemento (Calabria 18,2%; Italia 9,2%)
evidenziano quote di risposta in Calabria più che doppie rispetto alle
medie nazionali: i primi sono particolarmente sentiti a Cosenza (24,3%),
i secondi a Crotone (23,3%).
In ogni caso, il livello percepito dagli imprenditori calabresi di illegalità
ambientale si attesta, in una scala da 1 (nullo) a 10 (massimo), a 5,2,
superiore di mezzo punto alla media Italia.
Graf. 1 – Principali modalità attraverso cui si manifesta l’illegalità ambientale nella provincia di localizzazione
secondo le imprese calabresi e italiane (In %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Graf. 2 – Valutazione del livello di presenza di illegalità ambientale nella provincia di localizzazione secondo le
imprese calabresi e italiane (Da 1 nullo a 10 massimo)
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Le principali condizioni di diffusione di illegalità ambientale secondo le
imprese della regione sono soprattutto rappresentate dalla corruzione
(Calabria 58,5%; Italia 47,1%) che si configura, al pari di racket e usura,
lo strumento privilegiato di controllo del territorio da parte della
criminalità organizzata. In tale ottica, dunque, il territorio si configura
come risorsa da sfruttare in maniera non sostenibile ed utilizzare come
0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0
Altro
Abusi nel settore delle energie rinnovabili
Reati nel ciclo del cemento
Incendi boschivi
Riciclaggio
Reati nel ciclo dei rifiuti
1,5
12,9
9,2
9,6
52,6
40,4
0,2
9,3
18,2
21,3
49,6
51,6
CALABRIA ITALIA
4,4
4,5
4,6
4,7
4,8
4,9
5,0
5,1
5,2
5,3
ITALIA CALABRIA
4,7
5,2
49
La diffusione di illegalità
ambientale
discarica incontrollata. Infatti, la seconda condizione per la diffusione di
illegalità ambientale nella provincia di localizzazione secondo le imprese
calabresi sono i modesti controlli (Calabria 27,9%; Italia 28,8%), cui
segue la presenza di associazioni criminali (Calabria 26,7%; Italia 13,5%).
I modesti controlli vengono segnalati con particolare intensità dal
settore industriale (34,8%), mentre la presenza di associazioni criminali
dalle imprese delle costruzioni (33,5%).
Gli altri fattori raccolgono quote di risposta comprese tra il 10 e l’12%:
l’orientamento culturale storicamente presente (Calabria 12%; Italia
15,5%), la lentezza e la farraginosità della giustizia (Calabria 11%; Italia
17,8%), la scarsa percezione della responsabilità sociale di impresa
(Calabria 10,8%; Italia 11,4%) ed il mercato in difficoltà (Calabria 10,7%;
Italia 10,2%) costituiscono, dunque, delle motivazioni complementari ed
ausiliarie alla presenza di associazioni criminali che operano mediante
strumenti corruttivi.
Graf. 3 – Principali condizioni per la diffusione di illegalità ambientale nella provincia di localizzazione secondo le
imprese calabresi e italiane (In %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Le modalità di alterazione del mercato sono sostanzialmente legate,
secondo le imprese calabresi, all’utilizzo non sostenibile del territorio
(Calabria 40,4%; Italia 30,1%), soprattutto secondo le imprese di
Cosenza e Catanzaro (rispettivamente 43,3% e 42,7%) e dell’agricoltura
(44,2%).
Chiaramente, l’illegalità ambientale, legata ai reati del ciclo del
cemento, comporta anche la generazione del rischio idrogeologico
(Calabria 23,8%; Italia 25,3%), soprattutto per le imprese per la
provincia di Catanzaro (28%) e degli altri servizi (26,5%). Segue
l’alterazione del mercato a causa di operazioni finanziarie illecite
(Calabria 23,1%; Italia 20,5%) e mediante la generazione di posizioni
dominanti (Calabria 20,3%; Italia 22,6%). Il 14% di imprese della regione
suggerisce anche la generazione di rischio sanitario.
0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0
Mercatoin difficoltà
Scarsapercezione della resp. sociale di impresa
Lentezzae farraginosità della giustizia
Fattore culturale storicamente presente
Presenzadi associazioni criminali
Modesti controlli
Corruzione
10,2
11,4
17,8
15,5
13,5
28,8
47,1
10,7
10,8
11,0
12,0
26,7
27,9
58,5
CALABRIA ITALIA
50
Graf. 4 – Principali modalità attraverso cui l’illegalità ambientale altera il mercato secondo le imprese calabresi e
italiane (In %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 45,0
Nessuno
Ns/nr
Attraverso la generazione del rischio sanitario
Attraverso la creazione di posizioni dominanti
Mediante operazioni finanziarie illecite
Mediante la generazione del rischio idrogeologico
Attraverso un utilizzo non sostenibile del territorio
5,4
5,5
21,3
22,6
20,5
25,3
30,1
1,8
3,9
14,0
20,3
23,1
23,8
40,5
CALABRIA ITALIA
51
1.2.5 – L’illegalità commerciale
L’aggressione al made in
Italy, specie quello del
TAC
La distribuzione del
fenomeno
L’illegalità commerciale rappresenta la forma di distorsione economica
che più danneggia le produzioni del made in Italy e le imprese che vi
operano, vanificando investimenti e deprimendo il potenziale
produttivo del territorio anche attraverso l’alterazione dei prezzi; le
stime sul falso raggiungono cifre estremamente preoccupanti che si
traducono in un mancato giro di affari, per lo più nei settori di appeal
delle nostre produzioni, come, solo per fare alcuni esempi, il sistema
della moda e l’industria alimentare. Quasi il 42% dei prodotti
contraffatti sequestrati fra il 2010 ed il 2014 sono capi di abbigliamento
ed accessori. Segue, per importanza, la contraffazione di
apparecchiature elettriche, con circa il 15% del totale delle merci
sequestrate. Si registra poi una lunga lista di altri prodotti tipici del
made in Italy, come l’occhialeria, la gioielleria, i profumi, le calzature,
mentre la contraffazione di prodotti informatici o musicali mostra, in
termini di valore dei sequestri, una minore rilevanza.
Il Lazio è la regione che esprime la maggiore diffusione di reati legati al
commercio, rappresentando da sola il 35% dei valori dei prodotti
sequestrati nel periodo 2010-2014, con una crescita piuttosto costante
nei diversi anni. Segue, a notevole distanza, con meno della metà del
dato laziale, la Campania. Al terzo posto si colloca la Lombardia, con
valori di poco superiori a quelli di Puglia e Veneto. Va affermato che le
regioni con grandi aree metropolitane ed un potere di acquisto
superiore alla media nazionale rappresentano delle aree elettive per la
distribuzione del falso; di contro, dal lato produttivo, aree a vocazione
distrettuale sono spesso interessate da processi contraffattivi.
La Calabria, con il 4,7% di prodotti sequestrati in Italia nel periodo 2010
– 2014, pari a circa 30 milioni di euro, mostra di non essere un mercato
di sbocco privilegiato per la contraffazione; inoltre, i due terzi dei
sequestri sono stati operati nel primo biennio di rilevazione, denotando
un consistente ridimensionamento del fenomeno nella regione.
Graf. 1 – Distribuzione dei valori stimati dei prodotti sequestrati per categoria merceologia
(2010 – 2014; in migliaia di euro)
Fonte: elaborazioni su dati Iperico - Mise
0,5 1,6 3,9 4,5
4,6
7,2
7,5
13,7
14,7
14,8
27,1
Apparecchiature informatiche
Cd,dvd, cassette
Calzature
Giocattoli e giochi
Orologi e gioielli
Profumi e cosmetici
Occhiali
Altre merci
Apparecchiature elettriche
Abbigliamento
Accessori di abbigliamento
52
Tab. 1 – Serie storica dei valori stimati dei prodotti sequestrati per regione (2010 – 2014; in migliaia di euro)
Regione 2010 2011 2012 2013 2014 Totale
Lazio 158.394 210.679 203.391 152.806 270.300 995.570
Campania 74.748 102203 100.165 56618 81.661 415395
Lombardia 54411 27.599 18524 53.090 112535 266.159
Puglia 57.027 41.728 63.315 45.552 19.570 227.192
Veneto 10.934 126.990 51.886 9.613 8.590 208.013
Toscana 68.251 21.144 53.901 12.238 24.497 180.031
E. Romagna 33.326 4.814 3.575 85.722 4.589 132.026
Piemonte 11.803 34.394 1.268 863 28.791 77.119
Liguria 19.522 13.394 18.068 8.801 11.475 71.260
Abruzzo 1.495 13.134 26.149 28.874 615 70.267
Sicilia 16.816 15.578 19.370 2.466 6.636 60.866
Marche 22.815 4.661 8.500 17.438 1.718 55.132
Calabria 11.157 10.811 2.431 2.872 2.680 29.951
Friuli V. Giulia 6.486 3.944 2.258 2.000 256 14.944
Umbria 51 3.859 4.748 78 45 8.781
Sardegna 1.777 311 1.253 2.432 1.850 7.623
Molise 93 102 245 911 379 1.730
Basilicata 308 140 161 220 58 887
Trentino 332 24 120 289 24 789
V. d'Aosta 4 3 6 1 158 172
TOTALE 549.751 635.511 579.332 482.883 576.427 2.823.904
Fonte: Iperico – Mise
Graf. 2 – Distribuzione dei valori stimati dei prodotti sequestrati per regione (2010 – 2014; in %)
Fonte: elaborazioni su dati Iperico - Mise
La mappa provinciale dei
reati commerciali
E’ doveroso specificare che anche l’illegalità commerciale è un ambito di
operatività dei gruppi di criminalità organizzata. Pertanto, al fine di
valutarne la presenza a livello territoriale è stato calcolato un indicatore
di sintesi che ha preso in considerazione la contraffazione, la violazione
della proprietà intellettuale, i furti di mezzi di trasporto e di opere d’arte
e la ricettazione; si tratta, infatti, di reati che presuppongono la
strutturazione locale e remota di più “operatori” che danno vita a reti
relazionali anche complesse.
L’elevata presenza di illegalità commerciale rivela inoltre l’interesse
verso grandi bacini demografici, aree ad elevata presenza turistica e
sistemi produttivi manifatturieri del made in Italy. Spesso, la presenza di
importanti infrastrutture stradali e portuali è condizione di espansione.
0,0
0,0
0,0
0,1 0,3
0,3
0,5
1,1
2,0
2,2 2,5
2,5
2,7
4,7
6,4
7,4
8,0
9,4
14,7
35,3
V. d'Aosta
Trentino
Basilicata
Molise
Sardegna
Umbria
Friuli V. Giulia
Calabria
Marche
Sicilia
Abruzzo
Liguria
Piemonte
E. Romagna
Toscana
Veneto
Puglia
Lombardia
Campania
Lazio
53
Le province della Calabria risultano interessate dal fenomeno in maniera
non particolarmente marcata; Cosenza, in 48-esima posizione, evidenzia
un indicatore inferiore alla media nazionale di 30 punti percentuali,
seguita da Reggio Calabria in 55-esima, Vibo Valentia 58-esima, Crotone
60-esima e Catanzaro 63-esima.
Fig. 1 – Mappa delle province per presenza strutturale di illegalità commerciale
(media 2010 – 2013; Numero indice Italia = 100)
Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne
Tab. 2 – Posizioni delle province calabresi per presenza strutturale di illegalità commerciale
(media 2010 – 2013; Numero indice con Italia = 100)
Pos. Province Indice strutturale
48 Cosenza 69,8
55 Reggio Calabria 66,4
58 Vibo Valentia 61,5
60 Crotone 60,8
63 Catanzaro 59,4
Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne
La presenza di illegalità
commerciale
Per quasi la metà del campione di imprese calabresi, la contraffazione di
prodotti rappresenta la componente principale dell’illegalità
commerciale (Calabria 49,9%; Italia 55,1%), suggerita con particolare
intensità dalle imprese cosentine (52,6%), delle costruzioni (56,1%) e del
commercio (51,9%). Segue la contraffazione di marchi (Calabria 32,6%;
Italia 50,3%), per lo più dalle imprese crotonesi (40,8%).
Il 30,4% delle imprese della regione afferma, quale modalità di
manifestazione di tale tipologia di reati, il riciclaggio di beni di
provenienza illecita (Italia 16,1%), quota che sale al 34% per le imprese
vibonesi e degli altri servizi.
A distanza troviamo la violazione della proprietà intellettuale (Calabria
11,1%; Italia 10,1%), il furto di beni di valore (Calabria 10,8%; Italia
10,1%) e le frodi informatiche (Calabria 7,6%; Italia 4,8%) che, al
54
contrario, stanno assumendo una particolare importanza nello scenario
regionale, nazionale ed internazionale dei reati.
La stima degli imprenditori calabresi riguardo la presenza di illegalità
commerciale, in una scala da 1 (nulla) a 10 (massima), si attesta a 5,1,
tre decimi di punto in più rispetto alla media nazionale.
Graf. 3 – Principali modalità attraverso cui si manifesta l’illegalità commerciale nelle province di localizzazione
secondo le imprese calabresi e italiane (In %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Graf. 4 – Valutazione del livello di presenza di illegalità commerciale nella provincia di localizzazione secondo le
imprese calabresi e italiane (Da 1 nullo a 10 massimo)
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Le condizioni di
diffusione
Gli imprenditori calabresi, come quelli italiani, attribuiscono la presenza
di illegalità commerciale alle difficoltà di mercato (Calabria 40,6%; Italia
47,9%), quindi alla riduzione della disponibilità di spesa delle famiglie;
sono principalmente le imprese delle province di Catanzaro (42,7%) e
Crotone (43,3%), nonché quelle del settore secondario (47%), a
suggerire tale condizione.
La presenza di associazioni criminali è la condizione suggerita da circa il
30% delle imprese intervistate (Calabria 29,4%; Italia 14,3%), con
particolare rilevanza in provincia di Reggio Calabria (32,2%) e delle
costruzioni (34,8%). Ulteriori condizioni per la presenza di reati in
ambito commerciale sono i modesti controlli (Calabria 28,6%; Italia
25,7%) e l’elevata disoccupazione (Calabria 27,5%; Italia 22%).
0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0
Altro
Frodi informatiche
Furti di beni di elevato valore
Violazione della proprietà intellettuale
Riciclaggio di beni di provenienzaillecita
Contraffazione di marchi
Contraffazione di prodotti
1,0
4,8
10,3
10,1
16,1
50,3
55,1
0,7
7,6
10,8
11,1
30,4
32,6
49,9
CALABRIA ITALIA
4,7
4,8
4,8
4,9
4,9
5,0
5,0
5,1
5,1
ITALIA CALABRIA
4,8
5,1
55
Il sottodimensionamento
dei potenziali produttivi
Ne risulta un mercato alterato da diverse componenti, tra cui,
soprattutto i mancati introiti delle imprese in regola (Calabria 31,8%;
Italia 33,5%), evidenziati con particolare intensità dalle imprese di
Cosenza (35,7%), degli altri servizi (35,8%) e del commercio (34,4%).
Successivamente, emerge l’importanza degli investimenti non realizzati
(Calabria 28,9%; Italia 26,3%) e, conseguentemente, la mancata crescita
dell’innovazione (Calabria 26,7%; Italia 19,7%), la mancata assunzione di
personale (Calabria 20,5%; Italia 20,2%) e l’utilizzo di personale
qualificato (Calabria 17,8%; Italia 16,7%). Si tratta di fattori che
singolarmente indeboliscono l’impresa, ma complessivamente
deprimono i potenziali di crescita dell’intera economia regionale.
Secondo le imprese locali, i beni maggiormente contraffatti, sia
attraverso il processo produttivo che nella distribuzione commerciale,
sono quelli dell’abbigliamento (Calabria 60,3%; Italia 70,9%), i relativi
accessori (Calabria 37,9%; Italia 35,2%) e le calzature (Calabria 23,8%;
Italia 28,5%).
Se, dunque, le difficoltà di mercato e l’elevata disoccupazione sono
condizioni basilari per la diffusione dell’illegalità commerciale ed i
prodotti di abbigliamento, accessori e calzature sono quelli
maggiormente contraffatti, risulta chiaro come ci si trova di fronte ad un
mercato di prossimità particolarmente vulnerabile rispetto all’azione
strutturata e codificata delle organizzazioni criminali operanti sul
territorio.
Graf. 5 – Principali condizioni per la diffusione dell’illegalità commerciale nella provincia di localizzazione secondo le
imprese calabresi e italiane (In %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 45,0 50,0
Lentezzae farraginosità della giustizia
Scarsapercezione della responsabilità sociale di impresa
Fattore culturale storicamente presente
Elevata disoccupazione
Modesti controlli
Presenzadi associazioni criminali
Mercato in difficoltà
10,3
10,4
15,5
22,0
25,7
14,3
47,9
5,5
10,6
12,9
27,5
28,6
29,4
40,6
CALABRIA ITALIA
56
Graf. 6–Principali modalità attraverso cui si l’illegalità commerciale altera maggiormente il mercato secondo le
imprese calabresi e italiane (In %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Graf. 7 – Principali prodotti contraffatti (prodotti/distribuiti) nella provincia di localizzazione secondo le imprese
calabresi e italiane (In %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0
Nessuno
Ns/nr
Attraverso l’utilizzo di personale non qualificato
Mediante la mancata assunzione di personale
Mediante la mancata crescita dell’innovazione
Attraverso investimenti non realizzati
Attraverso il mancato introito delle imprese in regola
4,0
8,6
16,7
20,2
19,7
26,3
33,5
2,0
2,8
17,8
20,5
26,7
28,9
31,8
CALABRIA ITALIA
0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0 70,0 80,0
Altri
Ricambi auto/moto
Occhiali
Apparecchiature informatiche
Apparecchiature elettriche
CD DVD
Giocattoli e giochi
Orologi e gioielli
Prodotti alimentari
Profumi e cosmetici
Calzature
Accessori di abbigliamento
Abbigliamento
0,4
0,9
8,9
1,8
4,5
3,7
8,5
13,4
5,6
11,1
28,5
35,2
70,9
0,7
4,0
4,8
7,0
7,9
8,4
8,7
10,6
12,3
16,3
23,8
37,9
60,3
CALABRIA ITALIA
57
1.2.6 – L’illegalità nel settore alimentare
Il fenomeno a livello
internazionale e
nazionale
I settori più colpiti dalle
frodi: vitivinicolo, oleario
e cerealicolo
Uno dei punti di forza dell’immagine italiana all’estero è la qualità delle
nostre produzioni agroalimentari; il nostro Paese è leader mondiale per
vendite di pasta, preparati e conserve di pomodoro, mele, ed è secondo
nei vini, olio d’oliva, formaggi e molta frutta (uve, kiwi, pesche). Tale
asset produttivo si esprime attraverso 246 tra Denominazioni di Origine
Protetta (Dop), Indicazioni Geografiche Protette (Igp) e Specialità
Tradizionali Garantite (Stg); 521 tra vini a Denominazione di Origine
Controllata e Garantita (Docg) o a Indicazione Geografica Tipica (Igt);
4.671 specialità tradizionali regionali.
Questo patrimonio dà luogo ad un ricco mercato illegale, gestito dalle
organizzazioni criminali, anche straniere. La contraffazione dei prodotti
legati al nostro Paese (Italian sounding) mediante marchi, parole, colori,
immagini, è molto comune nei paesi occidentali alimentando mercati
internazionali quasi interamente soddisfatti da prodotti che richiamano
l’idea del nostro Paese ma non sono italiani, quali sughi per pasta,
conserve, pomodori in scatola, formaggi, vini, oli, carni lavorate, etc.
Per altro verso, l’illegalità alimentare complessivamente considerata
provoca innumerevoli distorsioni lungo tutta la filiera produttiva e
distributiva, dal caporalato al rischio salute per i consumatori, dalle
truffe comunitarie alle frodi e sofisticazioni, creando un danno di
immagine alla produzione di qualità e sottodimensionando le
opportunità di business, investimento, innovazione e occupazione.
In Italia, il settore più colpito dalle frodi alimentari, come risulta dai dati
dell'Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e Repressione Frodi
(ICQRF), è quello vitivinicolo, che rappresenta il 46,5% del totale dei
sequestri operati nel periodo 2010 - 2014. Va ricordato che i vini sono
facili da adulterare con sostanze improprie, come l’alcool metilico al fine
di rispettare disciplinari di produzione, risparmiare sui costi di
produzione o vendere meglio l’articolo, o ancora, accelerare il processo
produttivo. La frode principale consiste nell’impiego di zuccheri diversi
da quelli provenienti dall’uva.
Segue il settore oleario, che incide per il 22% sul totale dei sequestri di
tutto il periodo, in consistente crescita dal modesto 1,8% registrato nel
2010 a causa di controlli più stringenti ma anche per una particolare
difficoltà del settore (quello olivicolo è stato colpito da problemi
climatici e da parassiti) che, alterando le dinamiche produttive in termini
di quantità e qualità, hanno favorito l’insorgenza di frodi, utilizzando oli
diversi colorati con clorofilla. Sofisticazioni frequenti sono legate,
all’utilizzo di oli provenienti da altri paesi e venduti come italiani,
perlomeno in parte.
Al terzo posto, vi è il settore dei cereali e derivati (pane, pasta) seguito
da quello delle sementi. Gli altri settori hanno incidenze marginali, ivi
compreso quello lattiero caseario, in passato molto rilevante, ma poi
colpito, anche a seguito di scandali di rilevanza nazionale (ad es. la
mozzarella blu) da una importante attività repressiva.
58
Graf. 1 – Valore dei sequestri operati dall'Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e Repressione Frodi (ICQRF)
dei prodotti agroalimentari (2010 - 2014; in euro)
Fonte: ICQRF
Tab. 1 - Articolazione del valore dei sequestri operati dall'ICQRF per settore (2010 - 2014; in %)
2010 2011 2012 2013 2014 TOTALE
Vitivinicolo 66,2 46,7 45,2 80,3 14,4 46,5
Oli e grassi 1,8 3,0 44,5 10,2 21,9 22,6
Lattiero caseario 9,2 0,0 0,1 1,0 0,4 1,0
Ortofrutta 0,3 0,1 0,0 1,0 0,0 0,3
carne 0,7 0,1 0,4 0,0 0,0 0,2
Cereali e derivati 0,6 1,0 0,3 2,1 38,3 11,8
Uova 0,0 0,0 0,0 0,0 0,0 0,0
Conserve vegetali 12,1 3,3 1,0 0,2 0,2 1,5
Miele 0,1 0,0 0,0 0,0 0,0 0,0
Sostanze zuccherine 0,1 0,1 0,1 0,0 0,0 0,0
Bevande spiritose 0,1 0,0 0,0 0,3 0,4 0,2
Mangimi 0,3 0,6 0,1 1,2 0,1 0,4
Fertilizzanti 1,7 0,2 0,1 0,1 2,8 1,0
Sementi 6,7 43,8 6,3 2,7 11,3 10,7
Prodotti fitosanitari 0,0 0,0 0,1 0,1 0,0 0,1
Altri settori* 0,1 1,1 1,7 0,7 9,9 3,7
Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0
* Aceti di frutta e di vino, additivi e coadiuvanti, bevande analcoliche, bevande nervine, surrogati, spezie, birre, conserve di pesce, integratori
alimentari, prodotti dietetici, prodotti dolciari
Fonte: elaborazioni su dati ICQRF
La manifestazione
dell’illegalità alimentare
L’illegalità nel settore alimentare si caratterizza, per le imprese
calabresi, soprattutto per la presenza di attività di contraffazione di
marchi (Calabria 43,2%; Italia 47%), affermata per lo più dalle imprese di
Cosenza e Vibo Valentia (entrambe 45%) e da quelle con un numero di
addetti compreso tra 2 e 49, come anche dall’Italian Sounding (vendita
all’estero di prodotti con richiami al made in Italy: Calabria 24,5%; Italia
39,1%) che interessa soprattutto le imprese esportatrici.
La falsificazione dell’indicazione di provenienza geografica o della
denominazione di origine viene affermata dal 21,3% delle imprese
intervistate in Calabria (Italia 11,8%), cui segue la sofisticazione, ovvero
l’aggiunta di sostanze estranee allo scopo di migliorare l’aspetto e la
qualità o coprire difetti del prodotto (Calabria 18,9%; Italia 8,4%),
l’alterazione di prodotti, o modifiche della composizione e dei caratteri
organolettici degli alimenti in cattiva o prolungata conservazione
(Calabria 18,3%; Italia 11,8%), la falsificazione (sostituzione di un
0
5.000.000
10.000.000
15.000.000
20.000.000
25.000.000
30.000.000
35.000.000
40.000.000
45.000.000
2010 2011 2012 2013 2014
9.598.718
14.988.690
44.790.702
36.809.239
42.782.842
59
alimento con un altro: Calabria 15,8%; Italia 20,3%) e l’adulterazione,
ossia la modifica della composizione organolettica del prodotto
mediante aggiunta o sottrazione di componenti (Calabria 13,8%; Italia
5,3%).
In ogni caso, secondo le imprese calabresi, ed in una scala da 1 a 10, la
presenza di illegalità alimentare si attesta a 4,8, rispetto ad una stima
nazionale pari a 4,5.
Graf. 2 – Principali modalità attraverso cui si manifesta l’illegalità alimentare nella provincia di localizzazione
secondo le imprese calabresi e italiane (In %)
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Graf. 3 – Valutazione del livello di presenza di illegalità alimentare nella provincia di localizzazione secondo le
imprese calabresi (Da 1 nullo a 10 massimo)
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Secondo gli intervistati, il fenomeno dell’illegalità alimentare è da
attribuire soprattutto alle difficoltà del mercato (Calabria 46%; Italia
48,9%); queste ultime sono tali da generare alterazioni nelle produzioni
e nella catena distributiva, e di conseguenza squilibri nelle posizioni di
mercato acquisite, rendendo le imprese esposte vulnerabili all’offerta di
prodotti contraffatti a minor prezzo. Tali aspetti sono posti in evidenza
0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 45,0 50,0
Altro
Frodi informatiche
Adulterazione
Falsificazione
Alterazione di prodotti
Sofisticazione
Falsificazione indicazione di provenienza o di origine
Italian sounding
Contraffazione di marchi
0,7
6,1
5,3
20,3
11,8
8,4
11,8
39,1
47,0
0,3
8,5
13,8
15,8
18,3
18,9
21,3
24,5
43,2
CALABRIA ITALIA
4,2
4,3
4,4
4,5
4,6
4,7
4,8
4,9
ITALIA CALABRIA
4,5
4,8
60
Le condizioni per la
diffusione dell’illegalità
alimentare
soprattutto dalle imprese di Crotone (48,3%) e Cosenza (47,4%), i cui
mercati locali di consumo sono evidentemente caratterizzati da
maggiori difficoltà in termini di capacità di spesa e conseguenti processi
di riposizionamento. Anche le imprese di più grandi dimensioni
sottolineano con particolare intensità tale modalità di risposta.
A seguire troviamo il modesto livello di vigilanza e controlli (Calabria
30,8%; Italia 33,3%), nonché la presenza di associazioni criminali
(Calabria 28,6%; Italia 17%) che, con ogni evidenza, operano anche in
tale contesti produttivi.
Affiancate in termini di quote di risposta sono la scarsa percezione delle
conseguenze dell’illecito (Calabria 16,3%; Italia 16,5%) e la chiarezza
della legislazione (Calabria 15,3%; Italia 22,2%).
Secondo gli imprenditori calabresi, i principali beni alimentari prodotti e
distribuiti illegalmente nella provincia di localizzazione delle aziende
sono le carni e gli insaccati (Calabria 39,7%; Italia 31,4%), gli additivi
alimentari (Calabria 31,8%; Italia 26,8%), gli oli e grassi vegetali e animali
(Calabria 22,5%; Italia 20,1%).
La graduatoria prosegue con il latte e i prodotti caseari (Calabria 22,4%;
Italia 17,2%), frutta e verdura (Calabria 16,2%; Italia 12,2%) e bevande
alcoliche (Calabria 15,5%; Italia 20,7%).
Graf. 4 – Principali condizioni per la diffusione dell’illegalità alimentare nella provincia di localizzazione secondo le
imprese calabresi e italiane (In %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 45,0 50,0
Produzione agricola non efficiente
Legislazione poco chiara
Scarsapercezione delle conseguenze dell’illecito
Presenzadi associazioni criminali
Modesto livello di vigilanza e controlli
Mercato in difficoltà
3,3
22,2
16,5
17,0
33,3
48,9
7,5
15,3
16,3
28,6
30,8
46,0
CALABRIA ITALIA
61
Graf. 5 – Principali beni alimentari illegali prodotti/distribuiti nella provincia di localizzazione secondo le imprese
calabresi e italiane (In %)
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0
Uova
Altro
Prodotti dolciari e panetteria ordinaria
Cereali e legumi
Pesce
Pasta e farine
Bevande analcoliche
Conserve e pelati
Alimenti per animali
Prodotti agricoli
Bevande alcoliche
Frutta e verdura
Latte e prodotti lattiero caseari
Oli e grassi vegetali e animali
Additivi alimentari
Carni e insaccati
0,9
0,5
1,9
9,6
4,0
5,8
13,7
4,0
10,5
4,7
20,7
12,2
17,2
20,1
26,8
31,4
0,4
0,4
2,4
5,4
5,6
6,4
8,3
8,3
9,4
10,9
15,5
16,2
22,4
22,5
31,8
39,7
CALABRIA ITALIA
62
1.2.7 – La corruzione
Corruzione e grado di
sviluppo
Minacce e intimidazioni
La corruzione è uno dei principali ostacoli allo sviluppo
socioeconomico, distorce la libera concorrenza e scoraggia gli
investimenti con effetti di lungo periodo di grande rilevanza, in
particolare nel campo delle infrastrutture, sanità e welfare. Le
distorsioni che la corruzione arreca al mercato sono infatti molteplici,
dal peggioramento della qualità del lavoro e conseguente fuga dei
migliori cervelli, all’alterazione strutturale del mercato, premiando
imprese meno efficienti nell’ottenimento di commesse pubbliche, al
deterioramento delle finanze pubbliche per via di sovraccosti da
corruzione negli appalti, etc.
Una elevata presenza di corruzione è un fattore che scoraggia gli
investimenti diretti esteri (secondo una recente analisi della Banca
Mondiale8, in termini di costi, ogni punto di discesa nella classifica di
percezione della corruzione di Transparency International9 provoca la
perdita del 16% degli investimenti dall’estero), produce meccanismi di
selezione avversa della classe dirigente, tali da portare ai vertici
persone che non hanno le qualità per ricoprire il ruolo.
La corruzione si compone di diversi aspetti, come la concussione, il
favoritismo, etc., a cui si aggiungono le minacce e le intimidazioni a
politici, amministratori ed al personale della Pubblica Amministrazione
che possono costituire un reato-spia della diffusione delle pratiche di
alterazione e distorsione della spesa pubblica. Le province in cui si sono
registrate, in misura più frequente, minacce ed intimidazioni nel
periodo 2010 - 201410, appartengono tutte al Sud.
Le province calabresi spiccano in tale contesto, posizionandosi tutte
entro le prime 10 della graduatoria nazionale per incidenza di atti di
8
Riportata in GAROFOLI R. (2013), “Il contrasto alla corruzione. La l. 6 novembre 2012, n. 190, il decreto trasparenza e
le politiche necessarie”, www.giustizia-amministrativa.it.
9
L’indice di percezione della corruzione (CPI) di Transparency International offre la misurazione della corruzione nel
settore pubblico e politico di 168 Paesi nel Mondo. I risultati relativi al 2015 sono stati presentati il 27/01/2016 presso
la sede di Unioncamere, da Virginio Carnevali, Presidente di Transparency International Italia, Raffaele Cantone,
Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, e Ivan Lo Bello, Presidente di Unioncamere. Nella ventunesima
edizione, l’Italia si classifica al 61° posto nel Mondo, con un voto di 44 su 100. Rispetto al 2014 si assiste ad un
miglioramento nel giudizio sul nostro Paese, che infatti guadagna un punto e 8 posizioni nel ranking mondiale (da 69
a 61). Pur migliorando, la posizione dell’Italia rimane purtroppo in fondo alla classifica europea, seguita solamente
dalla Bulgaria e dietro altri Paesi generalmente considerati molto corrotti come Romania e Grecia.
Fig. A – Dettaglio europeo del Corruption Perception index (2015)
Fonte: Transparency International
10
Avviso Pubblico, (2015), Amministratori sotto tiro, Rapporto 2014.
63
I comuni commissariati
per mafia
intimidazione e minaccia sul totale nazionale; in particolare, Reggio
Calabria è prima, Cosenza seconda, Catanzaro sesta, Vibo Valentia
settima e Crotone nona. Le cinque province complessivamente
considerate detengono quasi un quarto (24,7%) delle minacce ed
intimidazioni denunciate in Italia nel periodo 2010 – 2014.
Il riflesso di tale attività si coglie anche nel numero di Amministrazioni
comunali sciolte per infiltrazione mafiosa. Tale fenomeno, nel solo
periodo 2010-2015, riguarda in Calabria 35 Amministrazioni su un
totale italiano di 66 Comuni sciolti per infiltrazione (pari al 53%). Si
tratta di una intensa attività motivata dall’esigenza di controllo del
territorio e di tutti gli organi, in particolare istituzionali, che vi
insistono, in una logica, tipicamente mafiosa, di dominio di tutti i
settori e ambiti di attività.
Tab. 1 – Province calabresi della graduatoria nazionale delle minacce e delle intimidazioni ad amministratori locali e
personale della PA (2010 - 2014; in %)
Pos. Province %
1 Reggio Calabria 6,9
2 Cosenza 6,8
6 Catanzaro 4,0
7 Vibo Valentia 3,7
9 Crotone 3,3
Fonte: elaborazione su dati avviso Pubblico
Tab. 2 – Numero di comuni sciolti per mafia nelle regioni nel periodo 2010 – maggio 2015
2010 2011 2012 2013 2014 2015 Totale
Calabria 4 4 10 9 6 2 35
Campania 1 6 3 1 1 12
Sicilia 1 5 3 3 1 13
Liguria 1 1 2
Piemonte 2 2
Lombardia 1 1
Puglia 1 1
Totale 5 6 24 16 11 4 66
Fonte: Vittorio Mete, Fuori dal Comune
Il mercato dei contratti
pubblici
Le imprese calabresi che hanno operato nel mercato dei contratti
pubblici sono il 7,6% (Italia 8,8%), quota che sale al 15,5% nel caso delle
costruzioni, al 10,7% in quello dei servizi e soprattutto per le imprese
con oltre 10 addetti.
Chi ha operato in tale mercato lo ha fatto prevalentemente con le
Amministrazioni Comunali (Calabria 57,1%; Italia 63,3%), per lo più in
provincia di Crotone (90%) e Vibo Valentia (70%), nel caso del
commercio (63,2%) e delle costruzioni (58,3%).
Per le imprese locali, la Regione è la stazione appaltante più rilevante
dopo i Comuni (Calabria 31,9%; Italia 12,5%), in particolare per le
imprese agricole (62,5%), degli altri servizi (42,2%) e ubicate nelle
province di Catanzaro (41,2%) e Crotone (40%).
Seguono le Amministrazioni Provinciali (Calabria 25,3%; Italia 27,8%),
con maggiore intensità per le imprese di Cosenza (37,5%) ed operanti
nel settore delle costruzioni (37,5%).
Meno rilevanti sono le committenze provenienti da altri Enti territoriali
(Calabria 8,8%; Italia 4%), dalle aziende speciali (Calabria 7,7%; Italia
3,4%), dai Ministeri (Calabria 4,4%; Italia 1,1%) e dalle aziende del
64
Le modalità di
manifestazione della
corruzione
Servizio Sanitario (Calabria 3,3%; Italia 2,8%).
La farraginosità della burocrazia è, secondo le imprese regionali e
italiane, la principale modalità di manifestazione della presenza di
pratiche corruttive diffuse nella provincia di localizzazione (Calabria
30,5%; Italia 27,4%); evidentemente è ampiamente noto che la
proliferazione di norme e oneri burocratici che si sovrappongono e che
generano incertezza nell’azione costituisce il principale fattore che
spinge verso la soluzione abbreviata dei problemi.
Le successive tre priorità che emergono dall’indagine, vedono le quote
di risposta del campione calabrese attestarsi molto al di sopra della
media nazionale. La presenza di pratiche clientelari, favoritismi,
nepotismo, etc. si attesta al secondo posto (Calabria 24,5%; Italia
14,4%), soprattutto in provincia di Catanzaro (30,2%) e per le imprese
che hanno realizzato investimenti nel 2015. Seguono le intimidazioni,
minacce, estorsioni che, come osservato, sono un elemento molto
presente nella realtà calabrese (Calabria 19,8%; Italia 6,6%), per lo più in
provincia di Catanzaro (24%) e Vibo Valentia (23%), ed il riciclaggio
(Calabria 17,3%; Italia 8,9%).
Graf. 1 – Quota di imprese calabresi e italiane che ha operato nel mercato dei contratti pubblici (In %)
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Graf. 2 – Tipologia di stazione appaltante alle cui procedure di affidamento le imprese calabresi e italiane hanno
partecipato maggiormente (In %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
0,0
20,0
40,0
60,0
80,0
100,0
Sì solo direttamente oppure
direttamente e come
subappaltatrice
Sì solo come subappaltatrice No
4,7 4,1
91,2
3,8 3,8
92,4
ITALIA CALABRIA
0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0 70,0
Altro
Ns/nr
Imprese pubbliche o società concessionarie
Università
Aziende del servizio sanitario
Enti dell’amministrazione centrale
Aziende speciali
Altri enti territoriali
Province
Regioni
Comuni
0,6
3,4
5,1
4,0
2,8
1,1
3,4
4,0
27,8
12,5
63,6
0,0
0,0
0,0
0,0
3,3
4,4
7,7
8,8
25,3
31,9
57,1
CALABRIA ITALIA
65
Graf. 3 – Modalità attraverso cui si manifesta prevalentemente la corruzione nelle province di localizzazione
secondo le imprese calabresi e italiane (In %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Gli effetti della
corruzione
Invitate a formulare una stima, le imprese calabresi valutano la presenza
di corruzione su una scala da 1 (nulla) a 10 (massima) nel territorio di
localizzazione in un valore pari a 5,4, superiore di 7 decimi di punto
rispetto alla media nazionale.
I principali effetti, secondo le imprese calabresi, della presenza di
corruzione sono la maggiore disoccupazione (Calabria 40,5%; Italia
35,3%), in un territorio già ampiamente depauperato sotto il profilo
produttivo, per lo più per le imprese della provincia di Reggio Calabria
(43,5%), del commercio (42,6%) e altri servizi (42,3%). L’inefficienza
della spesa pubblica è il secondo effetto principale della presenza di
corruzione nel sistema economico (Calabria 37,6%; Italia 38,9%), citato
con maggiore frequenza dalle imprese di Catanzaro (42,7%), da quelle
dell’agricoltura (45,8%) e delle costruzioni (44,5%). A ciò si deve
necessariamente aggiungere una spesa pubblica più onerosa (Calabria
27,8%; Italia 22,4%) ed opere e servizi di qualità scadente (Calabria
7,8%; Italia 7,8%).
Gli effetti della corruzione sul sistema produttivo, secondo le imprese
calabresi, sono una minore spesa per investimenti (Calabria 20,6%; Italia
18,9%) e l’insorgenza di posizioni di mercato dominanti (Calabria 12,3%;
Italia 13,6%).
Da ultimo l’orizzonte temporale degli effetti della corruzione; gli
imprenditori calabresi che indicano il lungo periodo (quattro anni e
oltre) sono oltre uno su due (Calabria 50,5%; Italia 48,9%), delineando
0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0
Gare e appalti con elevate barriere all’ingresso
Turbativa d’asta
Ns/nr
Falso in bilancio
Finanziamenti illeciti
Opere pubbliche di scarsa qualità
Modesta trasparenza delle procedure PA
Conflitto di interessi
Tangenti
Abusi di potere
Reti ambientali
Frodi finanziarie
Riciclaggio
Intimidazioni, minacce, estorsioni
Pratiche clientelari/nepotismo
Burocraziafarraginosa
1,4
1,2
6,0
6,3
6,6
9,1
1,8
9,3
12,3
20,0
5,3
19,4
8,9
6,6
14,2
27,4
1,0
1,7
1,8
3,8
5,0
5,2
5,5
7,2
8,0
11,5
15,3
16,9
17,3
19,8
24,5
30,5
CALABRIA ITALIA
66
un quadro molto complesso legato alla modesta qualità delle
infrastrutture e dei servizi offerti dalla PA, come un basso livello di
produttività delle imprese ed un quadro occupazionale molto al di sotto
dei potenziali territoriali e nell’ambito di un generale svilimento delle
professionalità.
Circa un terzo delle imprese calabresi afferma che gli effetti prevalenti
della corruzione sono relativi al medio periodo (2 – 3 anni), mentre
risulta singolare che oltre il 9% degli intervistati non sappia formulare
una risposta.
Graf. 4 – Valutazione del livello di presenza della corruzione nella provincia di localizzazione da parte delle imprese
calabresi e italiane (Da 1 nullo a 10 massimo)*
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Graf. 5 – Principali effetti della corruzione all’interno del sistema economico da parte delle imprese calabresi e
italiane (In %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
4,2
4,4
4,6
4,8
5,0
5,2
5,4
5,6
ITALIA CALABRIA
4,7
5,4
0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 45,0
Ns/nr
Offertadi beni e servizi inadeguata
Occupazione meno qualificata (e meno retribuita)
Opere e servizi di qualità scadente
Posizioni di mercato dominanti
Minore spesa per investimenti
Maggiore spesa della PA
Inefficienzadella spesa della PA
Maggiore disoccupazione
1,8
4,6
6,7
7,8
13,6
18,9
22,4
38,9
35,3
1,1
3,0
5,8
7,8
12,3
20,6
27,8
37,6
40,5
CALABRIA ITALIA
67
Graf. 6 – Orizzonte temporale degli effetti della corruzione sul sistema economico di localizzazione secondo le
imprese calabresi e italiane (In %)
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0
Breve periodo (un anno)
Medio periodo (due – tre anni)
Lungo periodo (quattro anni e oltre)
Ns/nr
10,5
35,1
48,9
5,4
7,0
33,2
50,5
9,3
CALABRIA ITALIA
68
1.3 – LE POLITICHE DI CONTRASTO ALL’ILLEGALITÀ ECONOMICA
1.3.1 – Misure di contrasto e prevenzione
La necessità di un
programma coerente di
politiche
Le politiche urbanistiche
Come noto, la principale forma di contrasto all’illegalità è il controllo del
territorio attraverso le varie forme di Pubblica Sicurezza e la
Magistratura. Meno noto è il fatto che nell’ambito degli illeciti di tipo
economico operano le diverse Authority, la Banca d’Italia, l’Ispettorato
Centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti
agroalimentari, il Sistema delle Camere di commercio, etc.
Va preliminarmente specificato che ci si trova di fronte ad un problema
poliedrico e con sfaccettature che interessano aspetti di varia natura,
come il contesto culturale, sociale, economico, giuridico, istituzionale,
etc. A fronte di tale visione, occorre ricercare soluzioni e misure che
rientrino in un programma coerente e strutturato di politiche integrate
finalizzato alla prevenzione attraverso un più alto livello di coesione
socioeconomica e “autocontrollo” del territorio.
Occorre, in particolare, rendere le politiche coerenti e funzionali al
miglioramento della qualità della vita e del benessere mediante i
seguenti assi di intervento11:
 politiche urbanistiche,
 politiche sociali,
 politiche economiche e per il mercato del lavoro,
 politiche normative e istituzionali.
In via sintetica, di seguito verranno citate alcune possibili strategie di
intervento che rispondono agli assi di politiche menzionati.
Le politiche urbanistiche devono rispondere all’esigenza di corroborare
il sentimento di identità dei residenti con il territorio, in quanto il senso
di appartenenza alimenta il rispetto e la protezione per i luoghi che la
società e l’individuo vive. Un aspetto fondamentale in tale quadro è
costituito dall’utilizzo degli spazi pubblici quale fattore di rilievo nella
prevenzione del crimine; la presenza di spazi polifunzionali comporta
ritmi d’uso diversi che forniscono sorveglianza spontanea continua.
Inoltre, la continuità delle trame urbane e dei percorsi e un impianto
chiaro degli spazi pubblici migliorano l’orientamento degli utenti e la
loro sensazione di sicurezza. La visibilità dei percorsi pedonali e stradali
incide sulla prevenzione del crimine e migliora la percezione di
sicurezza.
In tal senso, alcune best practices europee introducono forme
istituzionali di governo metropolitano, riducendo i frazionamenti
amministrativi e le visioni localistiche, rendendo più efficiente
l’erogazione dei servizi attraverso l’utilizzo di economie di scala e la
11
Le politiche citate nel presente rapporto trovano spunto nel progetto EU.PRAXIS “Percorsi per la Diffusione della
Cultura della Legalità” curato da Istituto G. Tagliacarne, Universitas Mercatorum e Libera a valere sui fondi del PON
FESR “Sicurezza per lo Sviluppo” – Ministero dell’Interno, soggetto beneficiario Prefettura di Reggio Calabria. In
particolare, si riporta un stralcio di politiche suggerite nei rapporti di ricerca della Fase 2: Analisi delle politiche
urbanistiche e territoriali, Analisi delle politiche sociali e del lavoro, Appalti pubblici e normativa anticorruzione: analisi
e politiche, Analisi delle politiche culturali ed educative.
69
Le politiche sociali
pianificazione integrata delle funzioni di sviluppo economico, sociale e
culturale, lo sviluppo delle infrastrutture, dei trasporti e dei servizi in
generale. In ogni caso, una strategia di sviluppo urbano passa attraverso
le funzioni di autocontrollo, il recupero degli spazi ed il
decongestionamento dei centri attraverso:
• l’accessibilità e la riduzione delle barriere fisiche;
• la visibilità (chiarezza dei percorsi, illuminazione ecc.), la continuità dei
percorsi e delle trame urbane;
• la vitalità urbana attraverso differenti funzioni urbane compresenti;
• densità urbane adeguate per garantire sorveglianza spontanea;
• mix socioeconomici che evitano segregazioni.
Al fine di verificare il grado di coesione espresso dal territorio calabrese,
sono stati utilizzati alcuni indicatori selezionati dall’Istat proprio in tema
di politiche sociali, tra cui l’impegno delle imprese in attività non profit,
la presenza di cooperative e di servizi sociali, nonché il volontariato,
ovvero indicatori proxy dell’impegno individuale e imprenditoriale in
tema di sviluppo sociale.
Tutti gli indicatori selezionati per la Calabria mostrano dei gap con la
media nazionale, molto marcata nel caso degli addetti alle imprese e
alle istituzioni non profit che svolgono attività a contenuto sociale
(numero indice Calabria 47,1; Italia = 100), nonché nel numero di
addetti alle imprese che svolgono attività a contenuto sociale e numero
di addetti e lavoratori esterni delle UL delle istituzioni non profit (n.i.
Calabria 46,8). Piuttosto marcata è anche la differenza rinvenibile nel
caso dell’incidenza delle persone di 14 anni e più che hanno svolto
volontariato sul totale della popolazione di 14 anni e più e delle persone
che hanno svolto volontariato nell'ultimo anno (entrambi gli indicatori
n.i. 62). Anche l’indicatore riguardante il peso degli addetti delle società
cooperative sul totale è inferiore alla media nazionale (n.i. 92,1).
Da tale breve quadro emerge la necessità, in Calabria, di sviluppare le
diverse forme di coesione socioeconomica, favorendo anche il mercato
del lavoro, attraverso l’imprenditoria ed il volontariato. Si tratta di un
lavoro che incide sui processi di formazione culturale del territorio,
finalizzato alla selezione di tutte quelle forme organizzative utili ad
alimentare il controllo sociale, quale strumento diffuso di contrasto alle
mafie ed, in generale, ai comportamenti devianti.
Ovviamente non si tratta esclusivamente di pianificare percorsi
formativi sul valore della legalità e della coesione interpersonale,
quanto piuttosto rendere maggiormente produttivi ed attrattivi alcuni
settori economici, come ad esempio la grey economy, l’industria
culturale, lo sport, oppure favorire i percorsi di aggregazione e
socializzazione mediante progetti di sviluppo urbano di tipo bottom up.
70
Tab. 1 – Indicatori semplici e di sintesi del capitale sociale nelle regioni italiane
(2011; in numero indice con Italia = 100)
Addetti alle
imprese e alle
istituzioni non
profit che
svolgono attività
a contenuto
sociale (per mille
ab.)
Peso delle società
cooperative
(Addetti delle
società cooperative
sul totale degli
addetti in
percentuale)
Capacità di sviluppo
dei servizi sociali
(Persone di 14 anni e
più che hanno svolto
volontariato sul totale
della popolazione di 14
anni e più in
percentuale)
Numero di addetti
delle UL delle imprese
che svolgono attività a
contenuto sociale e
numero di addetti e
lavoratori esterni delle
UL delle istituzioni non
profit (per mille ab.
oltre 14 anni)
Persone che
hanno svolto
volontariato
nell'ultimo anno
(per mille ab.
oltre 14 anni)
Indicatore
di sintesi
Trentino-Alto Adige 152,5 126,1 211,9 158,3 211,9 172,1
Valle d'Aosta 147,4 104,1 137,7 149,3 137,7 135,3
Lombardia 132,4 96,3 132,6 132,5 132,6 125,3
Friuli-Venezia Giulia 126,6 76,3 140,1 126,1 140,1 121,8
Veneto 111,1 70,1 154,8 112,1 154,8 120,6
Emilia-Romagna 125,1 96,9 118,2 124,3 118,2 116,6
Piemonte 117,6 85,2 119,0 116,2 119,0 111,4
Sardegna 106,4 148,4 92,4 104,0 92,4 108,7
Lazio 126,5 151,4 68,2 124,1 68,2 107,7
Toscana 103,3 84,7 113,4 101,8 113,4 103,3
Liguria 109,4 81,7 90,9 105,5 90,9 95,7
Marche 87,2 67,0 103,7 86,9 103,7 89,7
Umbria 94,4 83,5 84,7 92,7 84,7 88,0
Basilicata 67,7 144,8 79,4 67,3 79,4 87,7
Abruzzo 68,4 87,0 102,0 67,1 102,0 85,3
Sicilia 70,8 119,9 56,1 72,2 56,1 75,0
Puglia 65,3 127,0 56,5 66,2 56,5 74,3
Molise 79,8 100,9 53,9 78,2 53,9 73,3
Calabria 47,1 92,1 62,0 46,8 62,0 62,0
Campania 39,7 103,7 54,3 40,8 54,3 58,6
Italia 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0
Fonte: elaborazioni su dati Istat
Le smart cities
In tale contesto ed in coerenza con quanto affermato, una chiave
interpretativa è quella di perseguire una “rigenerazione urbana smart”.
Le smart cities sono le città che creano le condizioni di governo,
infrastrutturali e tecnologiche per produrre innovazione sociale, per
risolvere cioè problemi sociali legati alla crescita, all'inclusione e alla
qualità della vita attraverso il coinvolgimento dei diversi attori locali
coinvolti: cittadini, imprese, associazioni.
In tale ambito, emerge in maniera sempre più forte la necessità di far
fronte ad una società in continua trasformazione attraverso forme di
apprendimento ed educazione trasversali. L’educazione e la
sensibilizzazione allo sviluppo contribuiscono a promuovere lo sviluppo
sostenibile attraverso strategie ed attività fondate su valori quali i diritti
umani, la responsabilità sociale, la parità tra i sessi e un senso di
appartenenza ad un unico mondo, su idee e percezioni delle disparità
tra le condizioni di vita degli esseri umani e delle iniziative intese a
eliminarle, nonché sulla partecipazione a azioni democratiche volte ad
influenzare le condizioni sociali, economiche, politiche o ambientali che
incidono sulla povertà e sullo sviluppo sostenibile.
Gli squilibri sociali ed economici della Calabria sottolineano l’esigenza di
utilizzare le nuove tecnologie per stimolare l’empowerment degli attori
locali e promuovere una maggiore partecipazione alla società civile,
mediante la leva dell’informazione, della consultazione e della
progettazione partecipata. Ciò a partire dai luoghi di maggiore
concentrazione della popolazione: le città. Città che per essere rese
smart e rafforzarne la base economica devono essere considerate,
71
Politiche sociali ed
economiche: i beni
confiscati alle mafie
anche in relazione a quanto suggerito nelle politiche sociali e per il
lavoro, il luogo di generazione di: servizi avanzati per le imprese;
imprese sociali, creative e servizi per i cittadini, con azioni volte a
sostenere l’affermazione di nuovi soggetti (giovani imprenditori, terzo
settore); realizzazione di interventi per il ripristino della sicurezza e delle
qualità urbanistico-ambientali.
Nell’ambito delle politiche utili per contrastare l’illegalità economica
operata dai gruppi di criminalità organizzata uno specifico accenno deve
essere speso sul ruolo dei beni sequestrati e confiscati alle mafie12
. Tale
strumento rappresenta la leva prioritaria per depauperare la forza dei
gruppi criminali, anche a livello simbolico. Le esperienze sul riutilizzo dei
beni sequestrati e confiscati, sebbene ancora in numero poco
significativo, indicano che l’impatto sul territorio si rivela importante dal
punto di vista imprenditoriale, sociale e culturale. Il riutilizzo dei beni
confiscati crea opportunità di lavoro e ricchezza; attraverso un adeguato
utilizzo di tali beni, da un lato si ottiene l’effetto di diffondere la cultura
della legalità e dell’impresa che opera secondo le regole, dall’altro si
attiva la filiera a monte ed a valle, si genera valore aggiunto,
occupazione e ricchezza. A livello simbolico, il corretto riutilizzo di beni
confiscati e sequestrati alle mafie genera una opportunità di scelta per
la comunità e rappresenta il veicolo di un importante messaggio di
legalità per tutto il sistema socioeconomico che si traduce in
opportunità di inclusione sociale e di mercato.
I dati dell’Anbsc (Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la
destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità
organizzata) evidenziano come vi sia un patrimonio utilizzabile piuttosto
cospicuo, in termini di beni requisiti in disponibilità. Tuttavia, tali beni
non versano in uno stato di conservazione e redditività ideale,
soprattutto sul versante delle imprese, che spesso, dopo il sequestro, e
già nel periodo fra sequestro e confisca, nella maggior parte dei casi
perdono rapidamente capacità di stare sul mercato (per fenomeni di
malagestione da parte della proprietà criminale precedente, di ritiro
rapido degli affidamenti bancari, di lungaggini burocratiche nel processo
di sottrazione dell’impresa alla precedente proprietà, e di riaffidamento
della stessa ad una nuova compagine, ecc.). I destinatari dei beni sono in
maggior parte amministrazioni pubbliche (essenzialmente Comuni e
Forze dell’Ordine) e sono destinati perlopiù ad attività di tipo sociale o
istituzionale, con consegne che si concentrano in Sicilia, Campania e
Calabria, cioè nelle regioni dove è più importante il fenomeno delle
mafie.
Poste le premesse sullo stato di conservazione di tali beni, in Calabria vi
sono notevoli risorse patrimoniali da poter destinare proprio a quegli
scopi di aggregazione e socializzazione di cui sopra, come anche ad
attività economiche gestite in forma cooperativa per favore il mercato
del lavoro.
12
Selezione di testi tratti da: Unioncamere – Istituto G. Tagliacarne, (2014), Il riutilizzo delle imprese sequestrate e
confiscate alle mafie, I potenziali occupazionali e di mercato.
72
Il sistema produttivo
Le politiche normative e
istituzionali
In via più generale, tra i principali ambiti di investimento in ambito
economico è possibile trovare alcuni driver di crescita regionale, tra cui
il rinnovamento radicale delle componenti più promettenti e reattive
del sistema produttivo regionale e la ripresa di competitività del tessuto
economico territoriale, anche attraverso l’attrazione di risorse
produttive dall’esterno ed, in generale, nuova imprenditorialità in
settori ad elevate potenzialità di crescita.
Per quanto concerne le politiche normative e istituzionali, in
considerazione del fatto che la corruzione è il fattore di illegalità che,
secondo gli imprenditori italiani e calabresi, maggiormente altera le
dinamiche e le posizioni di mercato, un riferimento specifico deve
essere speso su questo tema. In via prioritaria occorre affermare che
l’attività di contrasto deve essere affiancata da quella di prevenzione,
sia in direzione di azioni che incidono sull’aspetto culturale del
fenomeno, sia nel quadro di una riduzione della burocrazia ed
incremento della trasparenza delle procedure.
Una maggiore penetrazione della cultura dell’anticorruzione va, in
particolare, promossa in settori sensibili, come l’edilizia, in aree
particolarmente vulnerabili. Inoltre, si suggerisce l’esigenza di una
maggior tracciabilità delle funzioni pubbliche legate alle attività
imprenditoriali, attraverso la digitalizzazione integrata delle funzioni
amministrative e finalizzata alla definizione di un nuovo rapporto PA –
imprese.
Oltre ai recenti strumenti legislativi, l’aumento della legalità, in tutte le
procedure di affidamento di lavori e servizi pubblici, passa per la
diffusione di un “sistema di legalità” caratterizzato non solo
dall’esistenza di norme chiare, pene certe e strumenti normativi di
repressione o ripristino della legalità, ma anche dall’introduzione a
livello locale di “policy” intese come “strumenti operativi” di
prevenzione e controllo. A tal proposito, l’OCSE ha dedicato molta
attenzione a questo tema redigendo, nel 2009, un documento
contenete “Raccomandazioni per migliorare l’integrità in materia di
appalti pubblici” (OECD, 2009). Il documento si focalizza su quattro
pilastri:
i) l'integrità,
ii) la trasparenza,
iii) la buona gestione,
iv) la prevenzione dei rischi e la responsabilità.
73
1.3.2 – Il punto di vista delle imprese
Il contrasto all’illegalità
economica
La sicurezza del mercato
Interrogate sulle politiche utili per contrastare la diffusione dell’illegalità
economica, le imprese calabresi affermano l’importanza delle funzioni di
controllo, della rigidità delle leggi e della certezza della pena; sono
queste, in particolare, le tre priorità indicate dalle imprese della regione
e italiane per favorire un mercato equo e premiante per le imprese
meritevoli. L’incremento dei controlli viene suggerito dal 43,2% delle
imprese calabresi (Italia 36,8%), con particolare enfasi da quelle
localizzate in provincia di Vibo Valentia (49%), da quelle del settore delle
costruzioni (47,1%), di più grande dimensione e che hanno conseguito
investimenti nel 2015. L’incremento della rigidità dei controlli è
suggerito dal 27,8% degli intervistati in Calabria (Italia 25,6%), per lo più
in provincia di Catanzaro (32%) e Vibo Valentia (31%) e per le imprese
del commercio (29,8%). Il tema della certezza della pena (Calabria
27,3%; Italia 23,5%) viene citato soprattutto dalle aziende di Catanzaro
(31,6%), nonché da quelle agricole e di minor dimensione.
Tale distribuzione di risposte indica come il quadro legislativo non sia
deficitario; occorre, tuttavia, implementare con maggiore intensità i
controlli specifici sul campo, come anche assicurare l’applicazione delle
leggi e le relative conseguenze.
Seguono due modalità di risposta che mostrano come la corruzione sia
un problema di primo piano; emerge infatti l’esigenza di una maggiore
trasparenza (Calabria 18,8%; Italia 18%), come anche una marcata
attività di controllo su appalti e procedure pubbliche di aggiudicazione
(Calabria 17,2%; Italia 17,7%).
Solo dopo tali priorità, si evidenzia l’esigenza di politiche di prevenzione
(Calabria 16,7%; Italia 16,6%) e di azioni finalizzate al miglioramento
della coesione sociale (Calabria 14,8%; Italia 14,3%).
In merito alle politiche per accrescere la sicurezza del mercato, la azioni
ritenute più utili dalle imprese calabresi sono legate principalmente (ma
con minore intensità rispetto alla media nazionale) alla pubblicità legale
delle imprese (Calabria 38,6%; Italia 39,8%), ovvero l’accesso a visure,
bilanci, protesti, informazioni societarie, indicando come il clima di
mercato sia contraddistinto da un sentimento di modesta fiducia nei
confronti degli altri operatori di mercato. A tal proposito, non emergono
particolari differenze tra le province e tra le diverse categorie di
impresa.
Segue la vigilanza dei prezzi, attraverso il monitoraggio come l’attività
delle borse merci, indicata dal 31% di imprese calabresi (Italia 21,6%),
principalmente delle province di Crotone e Vibo Valentia (entrambe
35%), dell’agricoltura (35,3%) e dell’industria (33,9%).
Ai fini del miglioramento della sicurezza del mercato, l’utilizzo della
Posta Elettronica Certificata viene affermato da quasi un quarto delle
imprese calabresi (Italia 10,6%), ad evidenziare come in tale contesto vi
siano ancora gap da colmare, soprattutto secondo quelle delle
costruzioni (33,5%) che, evidentemente, operano più di altre con la
74
Gli strumenti della PA
Pubblica Amministrazione.
A questi strumenti si aggiunge, la metrologia legale, ovvero i controlli
finalizzati a verificare l’affidabilità degli strumenti di misura (come ad
esempio le bilance, i distributori di carburante, i contatori di acqua, di
calore di gas e di energia elettrica) che sono dichiarati importanti per il
19,5% delle imprese della regione (Italia 17%), come anche la tutela
della proprietà intellettuale (Calabria 16,9%; Italia 8,6%), nonché
l’etichettatura dei prodotti (Calabria 12,1%; Italia 12,1%).
Da ultimo, gli strumenti della PA ritenuti più idonei per tutelare la libera
concorrenza, ovvero la regola di base del mercato; secondo gli
esponenti calabresi il DURC (Documento Unico Regolarità Contributiva)
rappresenta la leva di intervento prioritaria, citata da quasi il 60% del
campione, a fronte di un media nazionale di gran lunga inferiore
(26,1%), ad evidenziare nuovamente come la competitività
imprenditoriale in regione sia spesso ricercata nel lavoro nero o grigio. A
Vibo Valentia tale quota sale al 71%. Segue lo Sportello Unico Attività
Produttive (Calabria 26,8%; Italia 12%), probabilmente in ragione di un
livello di burocrazia giudicato eccessivamente elevato e farraginoso per
supportare il necessario il sistema produttivo nelle proprie attività; ciò è
maggiormente importante per le imprese di Cosenza e Reggio Calabria
(entrambe circa 29%). La terza priorità, l’attività di vigilanza su gare e
appalti pubblici, viene designata dal 20,5% delle aziende della Calabria,
poco più della metà della quota rilevata in ambito nazionale (38,5%), cui
fanno seguito i sistemi di certificazione di qualità (Calabria 18,6%; Italia
17,7%) ed una maggiore azione dell’Autorità Garante della Concorrenza
e del Mercato (Calabria 17,1%; Italia 22,3%).
Graf. 1 – Azioni ritenute utili per contrastare la diffusione dell’illegalità economica secondo le imprese calabresi e
italiane (In %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 45,0
Altro
Maggiore efficacia iter processuale
Diverso utilizzo dei beni confiscati
Politiche per la coesione sociale
Maggiore prevenzione
Maggiore vigilanza su appalti
Maggiore trasparenza
Incremento certezza della pena
Incremento rigidità delle Leggi
Incremento controlli
0,2
3,7
3,9
14,3
16,6
17,7
18,0
23,5
25,6
36,8
0,1
1,9
2,9
14,8
16,7
17,2
18,8
27,3
27,8
43,2
CALABRIA ITALIA
75
Graf. 2 – Principali attività ritenute più adeguate dalle imprese calabresi e italiane per accrescere la sicurezza del
mercato (In %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Graf. 3 – Strumenti della PA ritenuti maggiormente idonei dalle imprese calabresi e italiane per tutelare la libera
concorrenza (In %)*
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
L’impegno delle Camere di commercio a favore della sicurezza del mercato13
Nell’ambito delle attività istituzionali delle Camere di commercio, quelle rivolte alla tutela della sicurezza
del mercato sono numerose e tese a garantire l’integrità delle regole di mercato e degli operatori in tutto il
territorio nazionale. Le Camere di commercio sono enti sussidiari che svolgono funzioni di regolazione,
tutelando la concorrenza e le relazioni economiche trasparenti, certe ed eque tra gli operatori del mercato.
Le principali attività che il Sistema camerale pone in essere per favorire la trasparenza e la sicurezza delle
transazioni economiche sono le seguenti.
13
Tratto da: Unioncamere, Sistema Camerale 2015 – Strutture e servizi per l’impresa, a cura dell’Osservatorio
camerale.
0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0
Tenuta Registro operatori metalli preziosi
Laboratori chimici - merceologici
Mediazione marittima
Certificazioni e documenti per il commercio estero
Arbitrato e conciliazione (mediazione civile)
Ns/nr
Informazione economica
Tutela consumatori
Etichettatura prodotti
Tutela proprietà intellettuale
Metrologia legale
Posta Elettronica Certificata
Vigilanza prezzi
Pubblicità legale delle imprese
0,4
0,6
0,8
4,1
3,3
10,4
8,5
10,5
12,1
8,6
17,0
10,6
21,6
39,8
0,3
1,3
1,4
1,9
2,8
9,4
9,7
9,9
12,1
16,9
19,5
24,9
31,0
38,6
CALABRIA ITALIA
0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0
Ns/nr
Certificazione antimafia
Firma digitale
Autorità garante della concorrenza
Sistemi di certificazione di qualità
Vigilanza su gare e appalti pubblici
Sportello Unico Attività Produttive
Documento Unico Regolarità Contributiva
8,2
14,2
20,5
22,3
17,7
38,5
12,0
26,1
9,7
11,3
16,1
17,1
18,6
20,5
26,8
59,9
CALABRIA ITALIA
76
Tra le funzioni di regolamentazione, le Camere svolgono attività di vigilanza del mercato; tali funzioni
comprendono la sicurezza dei prodotti e la metrologia legale. Con riferimento al tema della sicurezza, le
Camere svolgono attività ispettive finalizzate a garantire la circolazione di prodotti conformi e sicuri nel
mercato europeo. In particolare, anche al fine di assicurare la tutela del consumatore, agli Enti camerali
sono affidate le funzioni di vigilanza riguardo a giocattoli, tessili, calzature, prodotti elettrici, dispositivi di
protezione individuale di prima categoria, prodotti connessi all’energia, prodotti generici ricadenti
nell’ambito del codice del consumo. Anche in relazione alla metrologia legale, le Camere svolgono delicate
ed importanti funzioni ispettive. Nello specifico, gli Enti camerali svolgono controlli finalizzati a verificare
l’affidabilità metrologica degli strumenti di misura nazionali e MID (come ad esempio le bilance, i
distributori di carburante, i contatori di acqua, di calore di gas e di energia elettrica). Sempre nell’ambito
delle attività di regolazione, una importante branca di attività è relativa a garantire agli interlocutori una
gestione rapida, efficace e meno costosa dei conflitti che le ha portate, nel tempo, a dotarsi di strutture
dedicate che in autonomia e indipendenza gestiscono procedure di arbitrato, conciliazione e mediazione.
Attualmente,ogni Camera ha istituito – da sola o in convenzione – il proprio servizio di Alternative Dispute
Resolution (ADR) che applica regole e tariffe uniformi su tutto il territorio nazionale ed è in grado di gestire
ogni tipologia di controversia: tra consumatorie imprese, tra imprese e tra privati cittadini. Tale servizio si è
distinto per la rapidità delle procedure, per l’uniformità delle tariffe e per l’omogeneità dei servizi a livello
nazionale. La predisposizione di contratti-tipo – modelli contrattuali semplificati, privi di clausole
squilibrate, che possono contribuire a prevenire, per quanto è possibile, il contenzioso – e la verifica
dell’eventuale iniquità delle clausole contenute nei modelli contrattuali standard, rappresentano uno
strumento di garanzia e di corretta informazione al contraente debole, sia esso consumatore o PMI.
L’obiettivo è quello di contribuire alla creazione di un mercato trasparente e informato, regolato da norme
chiare, conosciute e condivise, ed accrescere la fiducia di imprese e consumatori.
Il Sistema camerale è, inoltre, impegnato in azioni di prevenzione, supporto al contrasto dell’illegalità e
ripristino della legalità nell’economia. In tale contesto, l’azione camerale per la costituzione in giudizio e
l’azione per la repressione delle condotte di concorrenza sleale assolvono una funzione di tutela
dell’interesse generale delle imprese contribuendo a far si che la competizione tra gli imprenditori si svolga
in modo corretto e leale. Peraltro, l’attività svolta dalle Camere negli ultimi anni evidenzia il crescere
dell’impegno su tali temi, anche sulla spinta del perdurare della crisi, terreno fertile per lo sviluppo e
l’ampliamento dell’agire della criminalità economica. In particolare, l’impegno si articola in dieci aree di
attività:
1. consolidamento delle reti con il partenariato del mondo istituzionale, associativo e sociale;
2. sviluppo ex novo delle attività volte a sostenere le imprese che sono vittime di fenomeni di
criminalità economica come l’usura o il racket,
3. valorizzazione dei dati derivanti dal Registro delle Imprese, utilizzando le potenzialità dell’approccio
digitale, con la finalità di contribuire alla certezza e alla trasparenza degli assetti giuridici, economici
e finanziari delle imprese;
4. azioni diverse messe in campo per contribuire al contrasto dei fenomeni della illegalità;
5. promozione dei valori culturali, dell’etica nell’agire imprenditoriale attraverso interventi di
formazione e sensibilizzazione;
6. prevenzione del rischio sicurezza che danneggia il ciclo di vita delle PMI;
7. attività volte a promuovere comportamenti virtuosi nel rispetto della legalità ambientale;
8. azioni a supporto della collocazione nel mercato legale delle imprese confiscate alle mafie;
9. azioni volte ad aumentare la consapevolezza del consumatore in tema di contraffazione;
10. azioni messe in campo in materia di costituzione come parte civile nei giudizi relativi ai delitti
contro l’economia pubblica, l’industria e il commercio.
Al fine di tutelare la proprietà intellettuale (e promuoverla), il Sistema Camerale sostiene la diffusione della
ricerca e dell’innovazione nelle piccole e medie imprese, assistendo il Ministero dello Sviluppo Economico
(MiSE) nella gestione di alcuni bandi per valorizzare i titoli di proprietà industriale, assistendo le aziende
nelle nuove procedure telematiche per la registrazione degli stessi e lavorando per lo sviluppo della rete dei
centri specializzati di documentazione sui brevetti europei (i PatLib e i PIP). I servizi offerti si sono
concentrati principalmente sull’attività di informazione e sull’accesso alle banche dati per i brevetti, seguiti
77
dall’assistenza per la registrazione di nuovi titoli di proprietà industriale.
Un altro ambito di attività pertinente alla vigilanza del mercato è quello del monitoraggio dei prezzi
attraverso la Borsa Merci Telematica italiana, con particolare riferimento al mercato dei prodotti agricoli,
agroenergetici, agroalimentari, ittici e dei servizi logistici. Lo scopo generale è quello di fornire agli
operatori di mercato una piattaforma che consenta la gestione quotidiana e continua delle negoziazioni da
postazioni remote. La BMTI rappresenta uno strumento volto a favorire l'incontro tra le proposte
d'acquisto e vendita mediante un meccanismo ad asta continua che rispecchia le reali dinamiche del
mercato. Attraverso questo sistema di contrattazione si assicura efficienza e razionalità ai mercati e si
determina in tempi rapidi trasparenti i quantitativi scambiati ed i prezzi realizzati. Inoltre, Unioncamere
realizza un bollettino trimestrale di analisi delle tendenze dei prezzi e previsioni basate su un'attività di
osservazione permanente dei fenomeni economici locali e nazionali: andamento dei mercati, evoluzione
dei prezzi, tendenze inflative. La pubblicazione, oltre ad presentare previsioni circa l'evoluzione dei prezzi al
consumo e alla produzione nel nostro Paese, offre un quadro esaustivo sui prezzi amministrati distinti in
tariffe a controllo nazionale, locali ed energetiche.
Per quanto concerne i temi della qualità e della tracciabilità, il Sistema Camerale realizza servizi certificativi
specifici che spaziano dalla garanzia dell'origine, alla gestione della sicurezza alimentare, alla rintracciabilità
delle componenti, al rispetto delle buone pratiche di coltivazione, allevamento e produzione, alla
valorizzazione dei prodotti tipici. L’attività di certificazione è svolta dalle Camere anche attraverso
laboratori chimico merceologici (Retelab), offrendo un ampio spettro di analisi e prove per i settori
agroalimentare, ambientale, oreficeria ed altri comparti del manifatturiero. In particolare, per quanto
riguarda il settore vitivinicolo, il Sistema Camerale opera su tutta la filiera con attività di certificazione ed
etichettatura.
Un ulteriore cenno deve essere speso in relazione alle attività del Registro imprese che, puntando a
valorizzare i propri contenuti, ha mantenuto il suo ruolo centrale di anagrafe delle imprese, di pubblicità e
trasparenza, ed archivio fondamentale in grado di fornire in modo tempestivo e puntuale un quadro
completo della situazione giuridica delle 6 milioni di imprese registrate in Italia; si pensi che solo nel 2014
sono state 70 milioni le visure estratte dal Registro.
Anche in relazione delle informazioni contenute nel Registro Imprese, il Sistema Camerale riveste un ruolo
privilegiato nella diffusione dei dati economico-statistici delle economie locali, offrendo una importante
mole di informazioni sugli andamenti dei diversi settori economici, utile a disegnare un percorso di
orientamento per i processi decisionali e fornire un sistema di monitoraggio degli impatti degli interventi di
policy.
Le Camere di commercio offrono servizi specifici di assistenza alle imprese nell’ambito del commercio
estero, relativamente alla garanzia di provenienza e alla conformità delle merci in transito dai confini
nazionali. In particolare, esse rilasciano agli operatori interessati i documenti necessari a svolgere
operazioni doganali connesse al commercio internazionale: i Carnet ATA (per l’esportazione temporanea di
merci o materiale professionale), e i Carnet TIR (per il trasporto internazionale di merci su strada). Le
Camere, inoltre, rilasciano i certificati di origine non preferenziale che occorrono per attestare il Paese
d’origine dei prodotti da esportare, sia a fini doganali,sia per ragioni di carattere commerciale nell’ambito
degli scambi con i Paesi terzi.
Infine, in un contesto di criticità e tensioni crescenti sui mercati creditizi, l’impegno delle Camere di
commercio per favorire l’accesso al credito delle micro, piccole e medie imprese è stato potenziato,
attraverso i Confidi e l’attività di assistenza e consulenza alle imprese; ciò per far sì che le piccole imprese
beneficino in modo efficace di servizi di orientamento in materia finanziaria necessari a migliorare la
propria solidità e affidabilità ed evitare pericolose esposizioni delle stesse a forme di credito “alternativo”.
78
SEZIONE 2 – APPENDICE
79
2.1 – Metodologia: gli indicatori di sintesi
La metodologia
Gli indicatori
La selezione degli indicatori utilizzati per le matrici statistiche che
illustrano la diffusione territoriale delle varie forme di illegalità
economica e sicurezza del mercato è stata condotta nell’ottica di
individuare le principali criticità del territorio che ne impediscono uno
sviluppo in termini di concorrenza leale e rispetto delle regole ovvero,
garantendone competitività e attrattività.
La complessità principale è la multidimensionalità del fenomeno oggetto
di analisi a livello spaziale, la misurazione del quale richiede, in via
propedeutica, il superamento di ostacoli di natura concettuale e
definitoria e, successivamente, la scelta, non banale, tra il limitarsi a
fornire una misura di natura analitica, rappresentata da un sistema di
indicatori semplici, oppure costruire una misura sintetica che, mediante
un’opportuna funzione di aggregazione, sia capace di raccogliere i
molteplici aspetti del fenomeno oggetto di studio (Mazziotta et al.,
2012). Tale funzione deve essere in grado di cogliere le variazioni
territoriali (e spaziali) oltre che temporali. Procedendo in tale direzione,
per ogni macro-indicatore si è calcolato il relativo indice di sintesi:
l’indice scelto è quello di Jevons (rapporto di medie geometriche
semplici)14; esso è stato applicato a un insieme di indicatori rilevati a
livello provinciale, in campo economico, sociale, culturale e ambientale.
Seguendo l’approccio assiomatico dei numeri indice15, l’indice di Jevons,
a differenza di altri, soddisfa il superamento di specifici test, ovvero
rispetta sia le “condizioni essenziali”, che le proprietà derivate o
desiderate (Eichhorn-Voeller, 1976; Diewert, 1976, 1995; Martini, 1992,
2001)16. L’indice complessivo sarà la media geometrica dei macro-
indicatori di Jevons. D’altra parte, l’utilizzo della media geometrica come
indice di sintesi non ammette compensazione tra i diversi valori
ottenuti, in quanto assume che ciascuna componente della sicurezza del
territorio non sia sostituibile, o lo sia solo in parte, con le altre
componenti. I valori ottenuti consentono di classificare le province in
base al loro livello di intensità del fenomeno (superiore o inferiore alla
14
Nelle analisi di concentrazione dei fenomeni socio-economici, la media geometrica è una delle tecniche più usate
nella sintesi degli indicatori, in quanto rappresenta una soluzione intermedia tra metodi compensativi, come la media
aritmetica, e metodi non-compensativi, come l’analisi multicriteria. Per ulteriori approfondimenti cfr. OECD (2008)
Handbook on Constructing Composite Indicators. Methodology and userguide, OECD Publications, Paris.
15
Per definire un numero indice si devono chiarire quali siano le “condizioni di equivalenza” che si intendono
rispettare: queste condizioni non devono essere verificate a posteriori ma chiarite a priori, nella definizione stessa di
numero indice. Occorre, cioè, passare dall’impostazione dei “mechanical tests” a posteriori a un’impostazione
assiomatica che fissi a priori le condizioni da rispettare. Alla luce di questa impostazione, non è lecito, quindi, definire
il numero indice come media, senza specificare le condizioni di equivalenza che attribuiscono significato alla nozione
stessa di media. Per ulteriori approfondimenti cfr. Martini M. (1992) I numeri indice in un approccio assiomatico,
Giuffrè Ed., Milano.
16
Cfr. Eichhorn W., Voeller J. (1976) Theory of price index: Fisher’s test approach and generalizations, Lectures notes in
economics and mathematical systems, Springer-Verlag, Berlino; Diewert W. E. (1976) Exact and superlative index
numbers, Jounal of Econometrics, Vol 4., pp. 115-145;Diewert W. E. (1995) Axiomatic and Economic Approaches to
Elementary Price Indexes. Cambridge: National Bureau of Economic Research. NBER Working Papers n. 5104; Martini
M. (1992) op. cit.; Martini M. (2001) I numeri indice nel tempo e nello spazio, Edizioni CUSL, Milano.
80
L’indice di sintesi
La riflessione
operazionale
media) rispetto agli anni di osservazione: lo strumento proposto può
costituire un valido ausilio per la misura dei fenomeni distorsivi per
qualsiasi scala territoriale scelta. La metodologia si sviluppa per step.
Per illustrare il calcolo degli indici proposti, si indichi con Iijk
t
il valore
della k-ma componente del (macro) indicatore j per la provincia i al
tempo t (k=1...m; j =1…l; i =1…n). Si indichi Irjk
t
con il valore base o di
riferimento posto uguale alla media nazionale. L’operazione di
standardizzazione consente all’indicatore elementare di essere
trasformato in numero indice: valori superiori a 100 evidenziano aree
con un livello dell’indicatore j superiore alla media nazionale, mentre
valori minori di 100 indicano province con valori inferiori alla media
nazionale.
L’indice sintetico per la provincia i-ma relativo al macro (indicatore) j
può essere definito nel seguente modo:
Iij
t
= Iijk( )
1
m
k=1
m
Õ (1)
L’indice complessivo di sintesi a livello provinciale Ii
t
sarà dato dalla
seguente formula:
Ii
t
= Iij( )
1
j
j=1
l
Õ (2)
Di seguito l’elenco degli indici e delle singole componenti necessarie per
la costruzione della matrice di sicurezza del mercato.
Indicatori di illegalità commerciale:
1. Contraffazione di marchi e prodotti;
2. Violazione proprietà intellettuale;
3. Furto di opere d’arte (e materiale archeologico);
4. Furto di mezzi di trasporto (mezzi pesanti per trasporto merci,
ciclomotori, motocicli, autovetture);
5. Ricettazione.
Indicatori di riciclaggio (classici e di nuova generazione):
1. Riciclaggio tradizionale;
2. Cybercrime.
Indicatori di illegalità economico-finanziaria suddivisi in:
a. Indicatori di rapina per liquidità:
a. Rapine in esercizi commerciali;
b. Rapine in Banca;
c. Rapine negli esercizi postali;
b. Indicatori di illegalità economica:
a. Droga (produzione e traffico, spaccio, associazione per
produzione o traffico di stupefacenti, associazione per
spaccio di stupefacenti);
b. Prostituzione (sfruttamento e favoreggiamento della
81
prostituzione non minorile);
c. Contrabbando.
Indicatori di illegalità ambientale:
1. Reati del ciclo del cemento;
2. Reati del ciclo dei rifiuti.
Indicatori della criminalità organizzata (classici e di nuova generazione):
1. Usura;
2. Estorsione;
3. Delitti informatici.
82
2.2 – L’indagine
I criteri di
campionamento
Uno degli elementi di esclusività del presente studio è relativo al fatto
che è stata condotta una indagine su un campione regionale di imprese,
i cui risultati sono comparabili con quelli della rilevazione condotta a
livello nazionale. Generalmente, le indagini di vittimizzazione vengono
svolte tenendo come riferimento le famiglie e non le imprese come nel
presente caso; inoltre, su tali temi, la comparabilità dei risultati tra aree
differenti viene meno.
Va specificato che il questionario è stato strutturato quanto più
possibile nell’ottica di depurare le risposte degli imprenditori da effetti
percettivi che possono distorcere il risultato finale; è stata chiesta ai
rispondenti quale sia l’esperienza vissuta, anche indiretta, dei fenomeni
indagati. Sono state realizzate domande filtro e di controllo a garanzia di
maggiore attendibilità delle risposte.
Il campione di indagine (1.200 interviste) è stato strutturato secondo
due criteri: macrosettore economico e provincia. Di seguito
l’articolazione delle celle campionarie; l’errore statistico è inferiore al
+/-10%.
L’attività di testing ha garantito il buon esito dell’intera rilevazione.
La disaggregazione dei risultati è stata operata tenendo in
considerazione la dimensione di impresa.
Tab. 1 – Articolazione della numerosità campionaria della presente indagine
Provincia % Macrosettore %
Cosenza 35,0 Agricoltura 19,2
Catanzaro 18,8 Industria in senso stretto 8,8
Reggio Calabria 27,9 Costruzioni 12,1
Crotone 10,0 Commercio 35,0
Vibo Valentia 8,3 Altri servizi 25,0
TOTALE 100,0 TOTALE 100,0
83
2.3 – I dati dell’indagine disaggregati per provincia e settore
2.3.1 – La sicurezza del mercato
Tab. 1a - Valore associato al concetto di legalità secondo le imprese calabresi nel 2016 per provincia (In %)*
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Rispetto delle leggi 41,0 40,9 40,6 39,2 41,0 40,7
Trasparenza 35,2 40,0 29,0 40,8 40,0 35,3
Libera concorrenza 31,0 24,0 29,9 35,8 39,0 30,5
Qualità delle merci e dei servizi 27,6 31,6 30,1 27,5 18,0 28,3
Sviluppo economico 15,5 11,1 12,2 8,3 6,0 12,3
Assenza di condizionamenti di impresa 3,1 4,0 2,4 0,8 5,0 3,0
Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 1b - Valore associato al concetto di legalità secondo le imprese calabresi nel 2016 per settore (In %)*
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Rispetto delle leggi 36,8 38,3 41,9 38,1 46,8 40,7
Trasparenza 27,9 36,5 36,1 34,7 40,0 35,3
Libera concorrenza 29,5 36,5 40,0 28,8 26,5 30,5
Qualità delle merci e dei servizi 35,3 21,7 21,3 35,3 20,0 28,3
Sviluppo economico 15,3 8,7 14,8 10,5 12,9 12,3
Assenza di condizionamenti di impresa 5,8 3,5 2,6 2,3 2,3 3,0
Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 2a - Ambiti di attività illegale maggiormente presenti nel sistema economico di localizzazione secondo le
imprese calabresi per provincia (2016: in %)*
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Corruzione 61,7 61,3 57,9 60,0 71,0 61,2
Riciclaggio 29,0 32,9 27,5 25,0 24,0 28,5
Frodi finanziarie 23,6 29,3 23,3 19,2 22,0 24,0
Lavoro sommerso 21,9 24,0 20,0 27,5 25,0 22,6
Contraffazione di beni 14,3 15,1 14,9 13,3 13,0 14,4
Reati nel ciclo dei rifiuti 11,4 7,1 11,6 11,7 16,0 11,1
Peculato 11,9 6,7 13,1 3,3 9,0 10,2
Sofisticazioni e frodi alimentari 9,5 8,9 7,5 7,5 8,0 8,5
Estorsioni, usura 6,2 6,7 7,2 7,5 8,0 6,8
Contrabbando 7,9 6,7 6,6 5,0 4,0 6,7
Droga e prostituzione 5,0 4,9 4,2 10,0 5,0 5,3
Reati nel ciclo del cemento 4,8 1,8 5,1 5,8 1,0 4,1
Furti e rapine 3,1 3,6 2,7 4,2 5,0 3,3
Reati informatici 1,9 1,8 1,8 1,7 1,0 1,8
Altro 0,2 0,0 0,0 0,0 0,0 0,1
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 2b - Ambiti di attività illegale maggiormente presenti nel sistema economico di localizzazione secondo le
imprese calabresi per settore (2016: in %)*
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Corruzione 58,4 53,9 61,3 62,3 63,9 61,2
Riciclaggio 31,1 27,8 23,2 26,3 32,9 28,5
Frodi finanziarie 24,2 24,3 23,9 23,0 25,2 24,0
Lavoro sommerso 17,4 30,4 20,6 23,3 22,9 22,6
Contraffazione di beni 16,3 12,2 17,4 15,1 11,6 14,4
Reati nel ciclo dei rifiuti 11,6 11,3 14,8 8,8 11,9 11,1
Peculato 10,0 8,7 11,0 9,1 11,9 10,2
Sofisticazioni e frodi alimentari 13,2 6,1 8,4 9,8 4,8 8,5
Estorsioni, usura 7,4 1,7 5,8 7,2 8,4 6,8
Contrabbando 4,2 7,8 5,8 8,4 5,8 6,7
Droga e prostituzione 4,7 4,3 3,2 5,1 7,1 5,3
Reati nel ciclo del cemento 3,2 4,3 6,5 3,7 3,9 4,1
Furti e rapine 1,6 2,6 1,9 4,4 3,9 3,3
Reati informatici 1,1 2,6 3,9 1,2 1,6 1,8
Altro 0,0 0,0 0,0 0,0 0,3 0,1
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
84
Tab. 3a - Settori economici in cui le regole del mercato risultano maggiormente alterate secondo le imprese
calabresi per provincia (In %)*
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Lavori pubblici 64,0 63,1 63,0 56,7 65,0 62,9
Edilizia 46,0 41,8 43,0 45,8 46,0 44,3
Commercio 20,2 22,7 21,2 19,2 24,0 21,2
Agricoltura 23,6 18,7 19,1 20,8 17,0 20,6
Manifatturiero 14,5 16,4 15,5 16,7 11,0 15,1
Turismo 8,8 8,9 13,1 11,7 13,0 10,7
Utilities 6,2 11,1 7,2 8,3 6,0 7,6
Artigianato 7,4 9,8 6,6 6,7 3,0 7,2
Servizi ambientali 6,4 7,1 5,7 8,3 10,0 6,8
Trasporti 7,4 7,1 5,4 4,2 8,0 6,5
Servizi assicurativi, finanziari 3,1 3,1 2,7 3,3 0,0 2,8
Servizi alla persona 2,9 2,2 0,9 0,0 1,0 1,8
Servizi alle imprese 1,4 2,2 2,7 0,0 0,0 1,7
Ns/nr 0,5 0,9 0,6 0,8 1,0 0,7
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 3b - Settori economici in cui le regole del mercato risultano maggiormente alterate secondo le imprese
calabresi per settore (In %)*
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Lavori pubblici 62,1 60,0 56,8 63,7 66,5 62,9
Edilizia 45,3 40,0 35,5 47,9 44,8 44,3
Commercio 15,3 20,0 20,6 20,2 26,8 21,2
Agricoltura 30,0 13,0 21,9 20,0 17,7 20,6
Manifatturiero 15,3 22,6 21,3 15,1 9,0 15,1
Turismo 13,7 7,0 14,2 12,1 6,5 10,7
Utilities 4,7 13,9 8,4 4,0 11,6 7,6
Artigianato 14,2 10,4 7,1 4,7 5,2 7,2
Servizi ambientali 7,9 3,5 7,1 6,7 7,4 6,8
Trasporti 3,2 5,2 3,2 8,6 7,7 6,5
Servizi assicurativi, finanziari 3,2 2,6 1,9 3,0 2,6 2,8
Servizi alla persona 2,6 1,7 1,3 0,9 2,6 1,8
Servizi alle imprese 0,0 3,5 5,2 0,9 1,3 1,7
Ns/nr 0,0 1,7 0,0 0,9 0,6 0,7
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
85
2.3.2 – Criminalità organizzata, racket e usura
Tab. 1a – Modalità in cui si manifesta la criminalità organizzata nella provincia di localizzazione delle imprese
calabresi per provincia (In %)*
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Corruzione 61,0 49,8 57,6 55,8 53,0 56,8
Lavoro sommerso 23,1 26,7 24,8 27,5 32,0 25,4
Intimidazioni e minacce 15,7 20,4 17,6 16,7 22,0 17,8
Racket e estorsioni 16,0 20,4 17,9 11,7 16,0 16,9
Frodi finanziarie 16,0 14,2 12,2 12,5 12,0 13,9
Contraffazione 10,0 10,2 13,4 10,0 7,0 10,8
Prostituzione e droga 9,8 9,3 8,1 9,2 8,0 9,0
Riciclaggio 7,9 8,0 7,8 12,5 5,0 8,1
Reti ambientali (cemento, rifiuti) 8,6 6,2 8,4 4,2 4,0 7,2
Sofisticazioni e frodi alimentari 2,1 1,3 2,4 3,3 3,0 2,3
Attentati, omicidi e stragi 2,1 2,2 1,8 1,7 3,0 2,1
Altro 0,5 0,4 0,0 0,8 0,0 0,3
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 1b – Modalità in cui si manifesta la criminalità organizzata nella provincia di localizzazione delle imprese
calabresi per settore (In %)*
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Corruzione 53,7 60,0 56,1 58,4 55,5 56,8
Lavoro sommerso 25,8 25,2 20,6 24,9 28,4 25,4
Intimidazioni e minacce 24,2 11,3 24,5 17,2 13,5 17,8
Racket e estorsioni 14,2 18,3 17,4 16,0 19,0 16,9
Frodi finanziarie 14,7 11,3 16,1 14,4 12,6 13,9
Contraffazione 7,9 10,4 11,6 12,3 10,0 10,8
Prostituzione e droga 7,9 10,4 7,1 8,4 11,0 9,0
Riciclaggio 4,2 6,1 7,7 8,8 10,3 8,1
Reti ambientali (cemento, rifiuti) 8,9 7,8 9,0 5,8 7,1 7,2
Sofisticazioni e frodi alimentari 5,3 0,0 3,9 1,9 1,0 2,3
Attentati, omicidi e stragi 4,2 2,6 1,3 0,9 2,6 2,1
Altro 0,0 0,0 0,6 0,7 0,0 0,3
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 2a - Percezione intorno a se da parte delle imprese calabresi di forme di illegalità, intimidazioni o prepotenze
che limitano la normale attività di impresa per provincia (In %)
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Spesso 2,6 4,4 3,9 2,5 9,0 3,8
Talvolta 6,7 4,9 7,8 10,0 8,0 7,1
Raramente 23,8 16,9 26,3 18,3 16,0 22,0
Mai 66,4 73,3 61,5 67,5 66,0 66,4
Ns/nr 0,5 0,4 0,6 1,7 1,0 0,7
Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 2b - Percezione intorno a se da parte delle imprese calabresi di forme di illegalità, intimidazioni o prepotenze
che limitano la normale attività di impresa per settore (In %)
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Spesso 2,6 3,5 4,5 3,3 5,2 3,8
Talvolta 5,8 5,2 9,0 6,5 8,4 7,1
Raramente 25,3 31,3 23,2 18,1 21,3 22,0
Mai 65,3 59,1 63,2 71,2 64,8 66,4
Ns/nr 1,1 0,9 0,0 0,9 0,3 0,7
Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
86
Tab. 3a - Modalità cui le quali si impongono più diffusamente le estorsioni nel comune di localizzazione (quartiere
se grande città) secondo le imprese calabresi per provincia (In %)*
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Richieste di denaro 36,4 37,8 40,0 35,8 47,0 38,5
Imposizioni di forniture 30,7 32,0 34,9 39,2 34,0 33,3
Imposizioni di personale 18,3 19,1 21,2 20,8 14,0 19,2
Nessuna 12,6 12,4 7,5 10,0 7,0 10,4
Ns/nr 9,8 11,1 11,6 7,5 7,0 10,1
Partecipazioni all’azienda 8,8 7,6 7,2 10,0 10,0 8,3
Acquisto di merce rubata o contraffatta 9,0 5,8 8,4 9,2 5,0 7,9
Altre forme 1,4 2,2 1,5 0,0 4,0 1,7
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 3b - Modalità cui le quali si impongono più diffusamente le estorsioni nel comune di localizzazione (quartiere
se grande città) secondo le imprese calabresi per settore (In %)*
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Richieste di denaro 41,1 27,0 41,9 39,3 38,4 38,5
Imposizioni di forniture 38,9 32,2 43,2 31,4 27,7 33,3
Imposizioni di personale 17,9 22,6 20,6 17,7 20,0 19,2
Nessuna 3,7 14,8 8,4 13,3 10,0 10,4
Ns/nr 11,1 11,3 5,8 10,2 11,0 10,1
Partecipazioni all’azienda 10,0 4,3 9,7 7,0 10,0 8,3
Acquisto di merce rubata o contraffatta 7,4 7,8 9,7 7,0 8,7 7,9
Altre forme 2,1 3,5 0,0 1,4 1,9 1,7
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 4a - Esperienza, diretta o indiretta, di episodi di racket e usura negli ultimi tre anni parte delle imprese
calabresi per provincia (In %)*
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Si 18,1 18,2 18,5 15,8 22,0 18,3
No 81,9 81,8 81,5 84,2 78,0 81,7
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 4b - Esperienza, diretta o indiretta, di episodi di racket e usura negli ultimi tre anni parte delle imprese
calabresi per settore (In %)*
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Si 11,6 14,8 20,0 18,1 23,2 18,3
No 88,4 85,2 80,0 81,9 76,8 81,7
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 5a – Istituzioni, Enti e persone a cui dovrebbe chiedere aiuto un imprenditore taglieggiato o usurato secondo le
imprese calabresi per provincia (In %)
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Alle Forze dell’Ordine e Magistratura 80,5 84,4 82,1 76,7 86,0 81,8
Alle associazioni antiracket e antiusura 15,2 12,0 12,5 16,7 5,0 13,2
A nessuno 1,7 1,8 3,0 3,3 2,0 2,3
Alle associazioni di categoria 1,7 0,9 1,5 1,7 3,0 1,6
Alla chiesa 0,2 0,9 0,9 0,0 3,0 0,8
A persone influenti 0,7 0,0 0,0 1,7 1,0 0,3
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 5b – Istituzioni, Enti e persone a cui dovrebbe chiedere aiuto un imprenditore taglieggiato o usurato secondo le
imprese calabresi per settore (In %)
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Alle Forze dell’Ordine e Magistratura 82,6 81,7 77,4 81,4 83,9 81,8
Alle associazioni antiracket e antiusura 12,1 14,8 17,4 11,6 13,2 13,2
A nessuno 1,6 2,6 1,9 3,5 1,0 2,3
Alle associazioni di categoria 1,6 0,0 2,6 1,9 1,3 1,6
Alla chiesa 1,1 0,9 0,0 1,2 0,3 0,8
A persone influenti 1,1 0,0 0,6 0,5 0,3 0,3
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
87
Tab. 6a – Motivi per cui l’imprenditore usurato spesso non richiede l’aiuto delle istituzioni secondo le imprese
calabresi per provincia (In %)
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Paura di ritorsioni verso se o famiglia 70,0 68,9 66,0 65,8 77,0 68,8
Per sfiducia nelle istituzioni 14,3 16,0 16,7 15,8 12,0 15,3
Perché ritiene inefficaci gli interventi istituzionali 7,6 6,2 6,6 9,2 7,0 7,2
Per paura di subire danni alla propria azienda 5,7 6,2 7,2 5,0 3,0 5,9
Per sfiducia nella politica 1,2 1,8 2,4 3,3 1,0 1,8
Ns/nr 1,0 0,9 0,9 0,8 0,0 0,8
Per paura di apparire sui media 0,2 0,0 0,3 0,0 0,0 0,2
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 6b – Motivi per cui l’imprenditore usurato spesso non richiede l’aiuto delle istituzioni secondo le imprese
calabresi per settore (In %)
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Paura di ritorsioni verso se o famiglia 69,5 60,0 66,5 73,3 66,8 68,8
Per sfiducia nelle istituzioni 13,2 16,5 16,8 12,8 18,7 15,3
Perché ritiene inefficaci gli interventi istituzionali 9,5 7,0 9,7 5,6 6,8 7,2
Per paura di subire danni alla propria azienda 4,7 9,6 5,2 6,5 4,8 5,9
Per sfiducia nella politica 2,6 4,3 1,3 0,9 1,9 1,8
Ns/nr 0,5 1,7 0,6 0,7 1,0 0,8
Per paura di apparire sui media 0,0 0,9 0,0 0,2 0,0 0,2
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Graf. 7a – Andamento del fatturato annuale dell’impresa in assenza di racket e usura secondo le imprese calabresi
per provincia (In %)
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Diminuirebbe di oltre il 50% 0,2 0,4 0,6 0,0 0,0 0,3
Diminuirebbe tra il 25% ed il 50% 0,7 1,3 0,6 0,8 1,0 0,8
Diminuirebbe meno del 25% 1,2 0,9 2,4 1,7 0,0 1,4
Resterebbe stabile 63,8 61,3 60,9 65,8 64,0 62,7
Aumenterebbe meno del 25% 23,1 28,9 23,9 18,3 19,0 23,6
Aumenterebbe tra il 25% ed il 50% 9,3 4,9 8,1 12,5 11,0 8,6
Aumenterebbe di oltre il 50% 1,7 2,2 3,6 0,8 5,0 2,5
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Graf. 7b – Andamento del fatturato annuale dell’impresa in assenza di racket e usura secondo le imprese calabresi
per settore (In %)
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Diminuirebbe di oltre il 50% 0,0 0,9 0,0 0,5 0,3 0,3
Diminuirebbe tra il 25% ed il 50% 2,1 1,7 0,6 0,7 0,0 0,8
Diminuirebbe meno del 25% 1,1 0,9 3,2 1,4 1,0 1,4
Resterebbe stabile 59,5 67,0 55,5 60,7 69,7 62,7
Aumenterebbe meno del 25% 25,3 21,7 26,5 26,0 18,4 23,6
Aumenterebbe tra il 25% ed il 50% 10,0 6,1 11,0 8,1 8,1 8,6
Aumenterebbe di oltre il 50% 2,1 1,7 3,2 2,6 2,6 2,5
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
88
2.3.3 – L’illegalità economico finanziaria
Tab. 1a – Modalità con cui si manifesta l’illegalità finanziaria nelle province di localizzazione secondo le imprese
calabresi per provincia (In %)*
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Riciclaggio 50,0 45,8 49,0 44,2 52,0 48,5
Frodi finanziarie 31,7 30,7 26,3 31,7 24,0 29,3
Falso in bilancio 22,6 24,4 26,9 26,7 25,0 24,8
Elevata richiesta di garanzie creditizie 16,0 15,1 14,9 13,3 14,0 15,1
Mercato immobiliare alterato 13,1 12,0 14,9 12,5 18,0 13,8
Eccessivo utilizzo di moneta contante 8,8 11,1 12,5 10,8 9,0 10,5
Altro 0,2 0,0 0,0 0,0 0,0 0,1
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 1b – Modalità con cui si manifesta l’illegalità finanziaria nelle province di localizzazione secondo le imprese
calabresi per settore (In %)*
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Riciclaggio 53,2 52,2 47,7 46,3 47,7 48,5
Frodi finanziarie 22,6 27,8 29,0 29,5 33,9 29,3
Falso in bilancio 25,3 32,2 21,3 26,5 21,0 24,8
Elevata richiesta di garanzie creditizie 16,3 13,0 18,1 12,8 16,8 15,1
Mercato immobiliare alterato 14,7 5,2 18,7 13,5 14,2 13,8
Eccessivo utilizzo di moneta contante 8,9 8,7 11,0 11,2 11,0 10,5
Altro 0,0 0,0 0,0 0,0 0,3 0,1
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 2a – Andamento dell’illegalità economico finanziaria del 2012 al 2015 secondo le imprese calabresi per
provincia (In %)
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Aumentata 32,6 31,6 30,7 32,5 30,0 31,7
Diminuita 5,7 7,6 7,5 9,2 6,0 6,9
Stazionaria 58,3 57,3 60,0 56,7 62,0 58,8
Ns/nr 3,3 3,6 1,8 1,7 2,0 2,7
Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 2b – Andamento dell’illegalità economico finanziaria del 2012 al 2015 secondo le imprese calabresi per settore
(In %)
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Aumentata 33,2 25,2 26,5 31,6 35,8 31,7
Diminuita 5,3 6,1 10,3 8,4 4,5 6,9
Stazionaria 58,9 65,2 60,6 57,2 57,4 58,8
Ns/nr 2,6 3,5 2,6 2,8 2,3 2,7
Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 3a – Modalità prevalenti attraverso cui l’illegalità economico finanziaria altera il funzionamento del mercato
secondo le imprese calabresi per provincia (In %)*
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Attraverso il riciclaggio nel mercato immobiliare 34,3 34,7 31,9 35,0 35,0 33,8
Mediante investimenti non produttivi 28,8 29,3 31,0 27,5 28,0 29,3
Attraverso investimenti non destinati alla
competitività
30,0 27,1 21,5 27,5 22,0 26,2
Dichiarazioni fraudolente/fatture per operazioni
inesistenti
16,2 18,7 17,0 19,2 17,0 17,3
Attraverso la distorsione del mercato del credito 9,3 10,7 13,1 10,8 8,0 10,7
Mediante operazioni finanziarie internazionali 8,8 5,3 11,0 5,0 9,0 8,4
Mediante partecipazioni societarie 6,4 6,2 9,0 9,2 6,0 7,3
Ns/nr 6,7 4,0 5,7 8,3 4,0 5,8
Nessuno 1,7 1,8 1,2 0,0 4,0 1,6
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
89
Tab. 3b – Modalità prevalenti attraverso cui l’illegalità economico finanziaria altera il funzionamento del mercato
secondo le imprese calabresi per settore (In %)*
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Attraverso il riciclaggio nel mercato immobiliare 30,0 27,8 39,4 34,0 35,5 33,8
Mediante investimenti non produttivi 32,1 23,5 23,9 33,3 27,1 29,3
Attraverso investimenti non destinati alla
competitività
23,7 21,7 29,7 24,4 30,0 26,2
Dichiarazioni fraudolente/fatture per operazioni
inesistenti
16,8 28,7 18,1 14,7 16,5 17,3
Attraverso la distorsione del mercato del credito 13,7 13,0 11,0 7,9 11,6 10,7
Mediante operazioni finanziarie internazionali 8,9 6,1 11,6 9,1 6,5 8,4
Mediante partecipazioni societarie 8,9 6,1 6,5 5,6 9,7 7,3
Ns/nr 6,8 6,1 3,2 6,5 5,5 5,8
Nessuno 1,1 1,7 1,3 2,3 1,0 1,6
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 4a – Principali effetti dell’illegalità economico finanziaria sul mercato secondo le imprese calabresi per
provincia (In %)*
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Corruzione 42,6 41,3 42,4 41,7 51,0 42,9
Scarso livello di competitività 28,1 25,8 23,3 26,7 25,0 25,9
Mercato del lavoro poco dinamico 27,1 22,2 24,2 25,0 19,0 24,5
Alterazione delle regole di libero mercato 21,9 24,0 22,7 23,3 20,0 22,5
Modesta capacità innovativa 20,2 23,1 20,0 20,8 28,0 21,4
Richiesta di figure professionali poco qualificate 8,3 6,7 9,9 9,2 7,0 8,4
Elevata rigidità creditizia e alti tassi di interesse 5,0 6,7 6,3 4,2 4,0 5,5
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 4b – Principali effetti dell’illegalità economico finanziaria sul mercato secondo le imprese calabresi per settore
(In %)*
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Corruzione 44,7 40,9 36,8 42,8 45,8 42,9
Scarso livello di competitività 21,1 25,2 27,1 27,4 26,5 25,9
Mercato del lavoro poco dinamico 21,1 23,5 25,8 26,0 24,2 24,5
Alterazione delle regole di libero mercato 26,8 14,8 25,2 22,3 21,6 22,5
Modesta capacità innovativa 21,6 21,7 21,9 18,1 25,5 21,4
Richiesta di figure professionali poco qualificate 11,6 11,3 11,0 7,7 5,2 8,4
Elevata rigidità creditizia e alti tassi di interesse 5,8 4,3 9,7 4,2 5,5 5,5
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
90
2.3.4 – L’illegalità ambientale
Tab. 1a – Principali modalità attraverso cui si manifesta l’illegalità ambientale nella provincia di localizzazione
secondo le imprese calabresi per provincia (In %)*
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Reati nel ciclo dei rifiuti 50,7 54,7 52,2 43,3 56,0 51,6
Riciclaggio 50,5 50,2 49,6 46,7 48,0 49,6
Incendi boschivi 24,3 17,8 20,3 20,0 22,0 21,3
Reati nel ciclo del cemento 17,9 17,3 19,1 23,3 12,0 18,2
Abusi nel settore delle energie rinnovabili 9,8 10,2 7,5 12,5 7,0 9,3
Altro 0,5 0,0 0,0 0,0 0,0 0,2
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 1b – Principali modalità attraverso cui si manifesta l’illegalità ambientale nella provincia di localizzazione
secondo le imprese calabresi per settore (In %)*
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Reati nel ciclo dei rifiuti 44,2 53,9 54,2 53,5 51,3 51,6
Riciclaggio 52,1 42,6 56,8 48,4 48,7 49,6
Incendi boschivi 21,6 19,1 19,4 19,3 25,8 21,3
Reati nel ciclo del cemento 18,4 21,7 14,2 19,3 17,1 18,2
Abusi nel settore delle energie rinnovabili 8,9 10,4 11,6 7,9 9,7 9,3
Altro 0,0 0,0 0,0 0,2 0,3 0,2
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 2a – Principali condizioni per la diffusione di illegalità ambientale nella provincia di localizzazione secondo le
imprese calabresi per provincia (In %)*
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Corruzione 62,6 53,3 55,8 59,2 61,0 58,5
Modesti controlli 29,3 28,9 24,8 30,8 27,0 27,9
Presenza di associazioni criminali 26,0 26,7 27,8 27,5 25,0 26,7
Fattore culturale storicamente presente 12,4 12,9 11,9 13,3 7,0 12,0
Lentezza e farraginosità della giustizia 10,0 10,7 11,6 12,5 12,0 11,0
Scarsa percezione della resp. sociale di impresa 10,5 10,7 12,2 8,3 11,0 10,8
Mercato in difficoltà 7,6 13,3 10,1 12,5 17,0 10,7
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 2b – Principali condizioni per la diffusione di illegalità ambientale nella provincia di localizzazione secondo le
imprese calabresi per settore (In %)*
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Corruzione 60,0 57,4 58,7 59,5 56,5 58,5
Modesti controlli 26,3 34,8 30,3 24,7 29,7 27,9
Presenza di associazioni criminali 23,7 25,2 33,5 27,0 25,2 26,7
Fattore culturale storicamente presente 15,3 5,2 14,8 11,6 11,6 12,0
Lentezza e farraginosità della giustizia 11,1 8,7 7,7 10,0 14,8 11,0
Scarsa percezione della resp. sociale di impresa 10,5 7,8 9,7 10,2 13,5 10,8
Mercato in difficoltà 12,6 8,7 7,1 13,5 8,1 10,7
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 3a – Principali modalità attraverso cui l’illegalità ambientale altera il mercato secondo le imprese calabresi per
provincia (In %)*
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Attraverso utilizzo non sostenibile del territorio 43,3 42,7 37,6 35,0 40,0 40,5
Mediante la generazione del rischio idrogeologico 21,0 28,0 23,9 25,0 25,0 23,8
Mediante operazioni finanziarie illecite 21,7 22,7 22,4 26,7 28,0 23,1
Attraverso la creazione di posizioni dominanti 20,2 20,9 20,3 25,0 14,0 20,3
Attraverso la generazione del rischio sanitario 14,3 10,7 16,1 12,5 15,0 14,0
Ns/nr 4,3 1,8 4,5 4,2 5,0 3,9
Nessuno 1,9 2,2 1,2 1,7 2,0 1,8
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
91
Tab. 3b – Principali modalità attraverso cui l’illegalità ambientale altera il mercato secondo le imprese calabresi per
settore (In %)*
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Attraverso utilizzo non sostenibile del territorio 44,2 35,7 36,1 41,2 41,3 40,5
Mediante la generazione del rischio idrogeologico 23,7 21,7 21,9 23,3 26,5 23,8
Mediante operazioni finanziarie illecite 24,7 22,6 25,2 24,2 19,7 23,1
Attraverso la creazione di posizioni dominanti 14,2 18,3 21,3 21,4 22,9 20,3
Attraverso la generazione del rischio sanitario 12,6 19,1 16,8 12,6 13,5 14,0
Ns/nr 4,7 2,6 4,5 4,4 2,9 3,9
Nessuno 1,1 3,5 1,9 1,6 1,6 1,8
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
92
2.3.5 – L’illegalità commerciale
Tab. 1a – Principali modalità attraverso cui si manifesta l’illegalità commerciale nelle province di localizzazione
secondo le imprese calabresi per provincia (In %)*
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Contraffazione di prodotti 52,6 50,7 50,1 46,7 40,0 49,9
Contraffazione di marchi 32,1 32,0 31,3 40,8 30,0 32,6
Riciclaggio di beni di provenienza illecita 29,5 29,3 30,4 32,5 34,0 30,4
Violazione della proprietà intellettuale 10,2 12,0 10,4 11,7 14,0 11,1
Furti di beni di elevato valore 10,5 11,6 11,3 7,5 12,0 10,8
Frodi informatiche 6,7 9,3 7,5 9,2 6,0 7,6
Altro 1,0 0,9 0,6 0,0 0,0 0,7
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 1a – Principali modalità attraverso cui si manifesta l’illegalità commerciale nelle province di localizzazione
secondo le imprese calabresi per settore (In %)*
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Contraffazione di prodotti 47,9 47,8 56,1 51,9 46,1 49,9
Contraffazione di marchi 24,7 35,7 37,4 34,0 31,9 32,6
Riciclaggio di beni di provenienza illecita 27,9 32,2 27,1 29,5 34,2 30,4
Violazione della proprietà intellettuale 13,7 11,3 11,0 10,0 11,0 11,1
Furti di beni di elevato valore 13,7 8,7 9,0 9,1 12,9 10,8
Frodi informatiche 10,5 7,0 7,1 6,0 8,4 7,6
Altro 0,0 0,9 0,0 1,2 0,6 0,7
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 2a – Principali condizioni per la diffusione dell’illegalità commerciale nella provincia di localizzazione secondo
le imprese calabresi per provincia (In %)*
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Mercato in difficoltà 41,0 42,7 38,5 43,3 38,0 40,6
Presenza di associazioni criminali 30,2 29,8 32,2 23,3 23,0 29,4
Modesti controlli 31,2 28,0 24,8 28,3 32,0 28,6
Elevata disoccupazione 28,8 22,7 27,8 30,8 28,0 27,5
Fattore culturale storicamente presente 12,4 12,4 13,4 12,5 15,0 12,9
Scarsa percezione responsabilità sociale impresa 8,8 11,1 10,7 11,7 15,0 10,6
Lentezza e farraginosità della giustizia 6,0 4,9 6,3 1,7 7,0 5,5
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 2b – Principali condizioni per la diffusione dell’illegalità commerciale nella provincia di localizzazione secondo
le imprese calabresi per settore (In %)*
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Mercato in difficoltà 41,1 47,0 38,7 40,5 39,0 40,6
Presenza di associazioni criminali 26,3 28,7 34,8 29,5 28,7 29,4
Modesti controlli 32,1 28,7 27,1 26,3 30,3 28,6
Elevata disoccupazione 28,9 23,5 22,6 29,5 27,7 27,5
Fattore culturale storicamente presente 11,6 11,3 18,1 13,0 11,6 12,9
Scarsa percezione responsabilità sociale impresa 14,2 7,8 9,7 8,6 12,6 10,6
Lentezza e farraginosità della giustizia 4,7 3,5 4,5 5,3 7,4 5,5
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 3a – Principali modalità attraverso cui si l’illegalità commerciale altera maggiormente il mercato secondo le
imprese calabresi per provincia (In %)*
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Attraverso il mancato introito imprese in regola 35,7 29,8 30,1 29,2 29,0 31,8
Attraverso investimenti non realizzati 31,0 23,1 29,3 27,5 34,0 28,9
Mediante la mancata crescita dell’innovazione 26,7 30,7 27,2 21,7 22,0 26,7
Mediante la mancata assunzione di personale 16,4 24,4 21,8 25,8 18,0 20,5
Attraverso l’utilizzo di personale non qualificato 16,7 16,4 17,0 24,2 20,0 17,8
Ns/nr 3,1 0,4 3,9 4,2 1,0 2,8
Nessuno 2,1 2,2 1,8 0,0 4,0 2,0
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
93
Tab. 3b – Principali modalità attraverso cui si l’illegalità commerciale altera maggiormente il mercato secondo le
imprese calabresi per settore (In %)*
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Attraverso il mancato introito imprese in regola 23,7 24,3 32,3 34,4 35,8 31,8
Attraverso investimenti non realizzati 32,6 21,7 21,9 28,8 32,9 28,9
Mediante la mancata crescita dell’innovazione 26,8 34,8 25,8 24,4 27,1 26,7
Mediante la mancata assunzione di personale 22,6 22,6 27,1 17,9 18,7 20,5
Attraverso l’utilizzo di personale non qualificato 21,1 18,3 18,7 17,0 16,1 17,8
Ns/nr 0,5 5,2 5,2 2,3 2,6 2,8
Nessuno 2,1 0,9 0,6 2,6 2,3 2,0
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 4a – Principali prodotti contraffatti (prodotti/distribuiti) nella provincia di localizzazione secondo le imprese
calabresi per provincia (In %)*
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Abbigliamento 61,4 56,0 58,5 65,8 65,0 60,3
Accessori di abbigliamento 37,4 38,7 42,4 32,5 30,0 37,9
Calzature 24,8 22,7 23,3 20,0 28,0 23,8
Profumi e cosmetici 17,4 18,7 14,0 15,0 16,0 16,3
Prodotti alimentari 15,0 11,1 10,7 14,2 6,0 12,3
Orologi e gioielli 10,7 11,1 9,9 11,7 10,0 10,6
Giocattoli e giochi 9,3 8,9 6,9 10,0 10,0 8,7
CD DVD 8,1 6,2 10,1 9,2 8,0 8,4
Apparecchiature elettriche 6,4 10,7 8,7 5,8 8,0 7,9
Apparecchiature informatiche 6,9 7,6 6,6 6,7 8,0 7,0
Occhiali 4,8 4,9 4,8 6,7 3,0 4,8
Ricambi auto/moto 3,6 3,1 5,1 4,2 4,0 4,0
Altri 0,2 0,4 1,2 0,8 1,0 0,7
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 4b – Principali prodotti contraffatti (prodotti/distribuiti) nella provincia di localizzazione secondo le imprese
calabresi per settore (In %)*
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Abbigliamento 62,6 60,9 59,4 61,2 58,1 60,3
Accessori di abbigliamento 32,1 27,8 47,1 37,7 41,0 37,9
Calzature 20,5 23,5 18,7 24,7 27,1 23,8
Profumi e cosmetici 14,7 13,9 13,5 17,0 18,7 16,3
Prodotti alimentari 21,1 7,0 11,0 10,9 11,3 12,3
Orologi e gioielli 9,5 12,2 8,4 10,2 12,3 10,6
Giocattoli e giochi 10,5 8,7 9,7 6,7 9,7 8,7
CD DVD 8,9 6,1 7,7 10,5 6,5 8,4
Apparecchiature elettriche 8,4 8,7 8,4 8,4 6,5 7,9
Apparecchiature informatiche 7,9 2,6 7,7 7,9 6,5 7,0
Occhiali 3,7 7,0 4,5 4,4 5,5 4,8
Ricambi auto/moto 5,8 7,0 7,1 1,9 3,2 4,0
Altri 0,0 0,9 0,0 0,9 1,0 0,7
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
94
2.3.6 – L’illegalità nel settore alimentare
Tab. 1a – Principali modalità attraverso cui si manifesta l’illegalità alimentare nella provincia di localizzazione
secondo le imprese calabresi per provincia (In %)
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Contraffazione di marchi 45,0 37,8 43,6 44,2 45,0 43,2
Italian sounding (vendita all’estero di prodotti con
richiami al made in Italy)
25,7 24,4 25,4 23,3 18,0 24,5
Falsificazione dell’indicazione di provenienza
geografica o della denominazione di origine
20,7 24,4 18,8 20,0 26,0 21,3
Sofisticazione (aggiunta di sostanze estranee allo
scopo di migliorare l’aspetto e la qualità o coprire
difetti del prodotto venduto)
19,3 15,6 19,4 24,2 17,0 18,9
Alterazione di prodotti (modifiche della
composizione e dei caratteri organolettici degli
alimenti cattiva o prolungata conservazione)
16,0 20,4 19,7 18,3 18,0 18,3
Falsificazione (sostituzione di un alimento con un
altro)
15,0 18,2 14,6 19,2 13,0 15,8
Adulterazione (modifica della composizione
organolettica del prodotto mediante aggiunta o
sottrazione di componenti)
15,0 17,3 11,3 14,2 9,0 13,8
Frodi informatiche 7,1 9,3 9,9 5,8 11,0 8,5
Altro 0,2 0,0 0,9 0,0 0,0 0,3
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 1b – Principali modalità attraverso cui si manifesta l’illegalità alimentare nella provincia di localizzazione
secondo le imprese calabresi per settore (In %)
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Contraffazione di marchi 43,7 40,9 43,2 42,8 44,2 43,2
Italian sounding (vendita all’estero di prodotti con
richiami al made in Italy)
23,2 23,5 21,9 24,9 26,5 24,5
Falsificazione dell’indicazione di provenienza
geografica o della denominazione di origine
28,9 20,9 27,7 20,0 15,2 21,3
Sofisticazione (aggiunta di sostanze estranee allo
scopo di migliorare l’aspetto e la qualità o coprire
difetti del prodotto venduto)
15,8 16,5 20,0 17,4 23,2 18,9
Alterazione di prodotti (modifiche della
composizione e dei caratteri organolettici degli
alimenti cattiva o prolungata conservazione)
12,1 12,2 20,0 20,5 20,3 18,3
Falsificazione (sostituzione di un alimento con un
altro)
17,9 19,1 16,8 14,2 14,8 15,8
Adulterazione (modifica della composizione
organolettica del prodotto mediante aggiunta o
sottrazione di componenti)
12,1 10,4 12,3 13,7 17,1 13,8
Frodi informatiche 10,0 8,7 7,1 8,6 8,1 8,5
Altro 0,0 0,0 0,0 0,2 1,0 0,3
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 2a – Principali condizioni per la diffusione dell’illegalità alimentare nella provincia di localizzazione secondo le
imprese calabresi per provincia (In %)*
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Mercato in difficoltà 47,4 42,7 45,4 48,3 47,0 46,0
Modesto livello di vigilanza e controlli 30,7 32,4 30,4 33,3 25,0 30,8
Presenza di associazioni criminali 29,3 30,7 30,1 22,5 23,0 28,6
Scarsa percezione delle conseguenze dell’illecito 17,1 13,8 16,4 15,8 19,0 16,3
Legislazione poco chiara 16,2 13,3 14,0 21,7 13,0 15,3
Produzione agricola non efficiente 7,6 6,2 6,9 9,2 10,0 7,5
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
95
Tab. 2b – Principali condizioni per la diffusione dell’illegalità alimentare nella provincia di localizzazione secondo le
imprese calabresi per settore (In %)*
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Mercato in difficoltà 44,2 47,0 49,0 44,7 47,1 46,0
Modesto livello di vigilanza e controlli 30,5 29,6 35,5 29,1 31,3 30,8
Presenza di associazioni criminali 27,9 27,8 29,7 31,9 24,2 28,6
Scarsa percezione delle conseguenze dell’illecito 19,5 10,4 15,5 15,3 18,4 16,3
Legislazione poco chiara 11,6 19,1 14,8 13,7 18,7 15,3
Produzione agricola non efficiente 12,1 5,2 5,2 7,2 7,1 7,5
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 3a – Principali beni alimentari illegali prodotti/distribuiti nella provincia di localizzazione secondo le imprese
italiane per provincia (In %)
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Carni e insaccati 40,5 42,2 39,7 30,8 41,0 39,7
Additivi alimentari 30,2 34,2 30,1 32,5 38,0 31,8
Oli e grassi vegetali e animali 25,0 20,0 20,6 20,0 27,0 22,5
Latte e prodotti lattiero caseari 25,7 20,4 21,8 22,5 15,0 22,4
Frutta e verdura 19,3 16,4 14,6 14,2 10,0 16,2
Bevande alcoliche 14,3 14,7 15,2 20,0 18,0 15,5
Prodotti agricoli 9,3 12,4 9,9 19,2 8,0 10,9
Alimenti per animali 8,6 9,3 11,0 5,8 12,0 9,4
Bevande analcoliche 7,4 6,7 9,0 11,7 9,0 8,3
Conserve e pelati 10,2 7,1 8,1 7,5 5,0 8,3
Pasta e farine 4,8 6,7 7,2 8,3 8,0 6,4
Pesce 4,3 7,6 6,0 5,0 6,0 5,6
Cereali e legumi 7,9 4,0 4,2 6,7 1,0 5,4
Prodotti dolciari e panett. ordinaria 1,7 2,7 2,7 3,3 3,0 2,4
Uova 0,2 0,9 0,3 0,8 0,0 0,4
Altro 0,2 0,4 0,9 0,0 0,0 0,4
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 3b – Principali beni alimentari illegali prodotti/distribuiti nella provincia di localizzazione secondo le imprese
italiane per settore (In %)
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Carni e insaccati 29,5 36,5 36,8 42,6 44,5 39,7
Additivi alimentari 26,8 24,3 38,1 29,8 37,4 31,8
Oli e grassi vegetali e animali 25,3 26,1 22,6 21,4 21,0 22,5
Latte e prodotti lattiero caseari 14,7 17,4 18,7 24,4 28,1 22,4
Frutta e verdura 20,0 22,6 20,6 14,0 12,3 16,2
Bevande alcoliche 15,3 14,8 16,8 15,6 15,2 15,5
Prodotti agricoli 20,5 14,8 7,7 9,8 6,8 10,9
Alimenti per animali 6,3 13,9 11,6 9,3 8,7 9,4
Bevande analcoliche 8,9 3,5 7,1 8,8 9,4 8,3
Conserve e pelati 11,6 6,1 7,7 10,2 4,8 8,3
Pasta e farine 6,8 4,3 4,5 7,0 7,1 6,4
Pesce 8,4 4,3 5,2 6,0 3,9 5,6
Cereali e legumi 3,7 5,2 5,2 3,3 9,7 5,4
Prodotti dolciari e panett. ordinaria 2,1 0,0 2,6 3,3 2,3 2,4
Uova 0,0 0,9 0,6 0,2 0,6 0,4
Altro 0,0 1,7 0,0 0,2 0,6 0,4
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
96
2.3.7 – La corruzione
Tab. 1a – Tipologia di stazione appaltante alle cui procedure di affidamento le imprese calabresi hanno partecipato
maggiormente per provincia (In %)*
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Comuni 50,0 64,7 40,9 90,0 70,0 57,1
Regioni 25,0 41,2 31,8 40,0 30,0 31,9
Province 37,5 17,6 22,7 20,0 10,0 25,3
Altri enti territoriali 3,1 0,0 13,6 0,0 40,0 8,8
Aziende speciali 15,6 0,0 4,5 0,0 10,0 7,7
Enti dell’amministrazione centrale 6,3 5,9 4,5 0,0 0,0 4,4
Aziende del servizio sanitario 3,1 5,9 4,5 0,0 0,0 3,3
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 1b – Tipologia di stazione appaltante alle cui procedure di affidamento le imprese calabresi hanno partecipato
maggiormente per settore (In %)*
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Comuni 50,0 57,1 58,3 63,2 54,5 57,1
Regioni 62,5 14,3 25,0 15,8 42,4 31,9
Province 12,5 28,6 37,5 15,8 24,2 25,3
Altri enti territoriali 12,5 0,0 12,5 15,8 3,0 8,8
Aziende speciali 0,0 14,3 4,2 5,3 12,1 7,7
Enti dell’amministrazione centrale 0,0 14,3 4,2 0,0 6,1 4,4
Aziende del servizio sanitario 0,0 0,0 4,2 10,5 0,0 3,3
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 2a – Modalità attraverso cui si manifesta prevalentemente la corruzione nelle province di localizzazione
secondo le imprese calabresi per provincia (In %)*
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Burocrazia farraginosa 28,8 29,3 34,0 35,0 23,0 30,5
Pratiche clientelari/nepotismo 22,9 30,2 22,7 24,2 25,0 24,5
Intimidazioni, minacce, estorsioni 19,8 24,0 17,9 14,2 23,0 19,8
Riciclaggio 19,3 19,6 15,2 11,7 18,0 17,3
Frodi finanziarie 16,2 20,4 17,0 15,0 14,0 16,9
Reti ambientali (es.: cemento, rifiuti) 16,7 11,6 16,4 19,2 9,0 15,3
Abusi di potere 11,4 7,1 14,3 13,3 10,0 11,5
Tangenti 6,9 6,2 8,7 11,7 10,0 8,0
Conflitto di interessi 6,9 5,8 7,2 10,8 7,0 7,2
Modesta trasparenza delle procedure PA 5,7 5,3 3,6 5,8 11,0 5,5
Opere pubbliche di scarsa qualità 7,1 1,8 4,8 5,0 6,0 5,2
Finanziamenti illeciti 5,5 5,8 3,3 3,3 9,0 5,0
Falso in bilancio 3,3 3,1 4,2 3,3 6,0 3,8
Ns/nr 1,7 2,2 2,1 1,7 1,0 1,8
Turbativa d’asta 1,2 2,2 1,5 2,5 2,0 1,7
Gare e appalti con elevate barriere all’ingresso 1,4 1,3 0,6 0,8 0,0 1,0
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
97
Tab. 2b – Modalità attraverso cui si manifesta prevalentemente la corruzione nelle province di localizzazione
secondo le imprese calabresi per settore (In %)*
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Burocrazia farraginosa 30,5 25,2 25,8 33,7 30,3 30,5
Pratiche clientelari/nepotismo 23,7 26,1 23,9 23,5 26,1 24,5
Intimidazioni, minacce, estorsioni 21,1 13,0 19,4 22,1 18,4 19,8
Riciclaggio 18,9 12,2 19,4 15,8 19,4 17,3
Frodi finanziarie 14,7 20,0 13,5 16,7 19,0 16,9
Reti ambientali (es.: cemento, rifiuti) 18,4 19,1 17,4 15,1 11,0 15,3
Abusi di potere 7,4 10,4 14,2 10,9 13,9 11,5
Tangenti 4,2 4,3 9,7 7,7 11,3 8,0
Conflitto di interessi 5,3 9,6 7,1 6,5 8,4 7,2
Modesta trasparenza delle procedure PA 7,9 4,3 7,1 5,8 3,2 5,5
Opere pubbliche di scarsa qualità 4,2 5,2 5,8 3,7 7,4 5,2
Finanziamenti illeciti 4,7 5,2 3,2 5,3 5,5 5,0
Falso in bilancio 3,2 5,2 2,6 4,9 2,6 3,8
Ns/nr 2,6 0,9 1,3 2,1 1,6 1,8
Turbativa d’asta 2,1 0,9 1,9 1,9 1,3 1,7
Gare e appalti con elevate barriere all’ingresso 0,5 0,9 3,2 0,7 0,6 1,0
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Graf. 3a – Principali effetti della corruzione all’interno del sistema economico da parte delle imprese calabresi e
italiane per provincia (In %)*
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Maggiore disoccupazione 41,4 35,1 43,6 41,7 37,0 40,5
Inefficienza della spesa della PA 37,1 42,7 32,8 40,8 40,0 37,6
Maggiore spesa della PA 29,8 28,0 26,3 22,5 30,0 27,8
Minore spesa per investimenti 20,5 20,9 21,2 18,3 21,0 20,6
Posizioni di mercato dominanti 13,6 9,8 13,7 12,5 7,0 12,3
Opere e servizi di qualità scadente 7,6 10,2 6,9 8,3 5,0 7,8
Occupazione meno qualificata (e meno retribuita) 6,0 4,9 5,7 5,8 7,0 5,8
Offerta di beni e servizi inadeguata 2,4 4,0 3,3 3,3 2,0 3,0
Ns/nr 1,9 0,9 0,3 0,8 1,0 1,1
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Graf. 3b – Principali effetti della corruzione all’interno del sistema economico da parte delle imprese calabresi e
italiane per settore (In %)*
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Maggiore disoccupazione 35,3 40,0 38,1 42,6 42,3 40,5
Inefficienza della spesa della PA 45,8 33,0 44,5 34,2 35,5 37,6
Maggiore spesa della PA 25,8 27,8 21,3 30,9 27,7 27,8
Minore spesa per investimenti 17,4 20,0 21,3 19,8 23,5 20,6
Posizioni di mercato dominanti 9,5 13,0 12,9 11,9 13,9 12,3
Opere e servizi di qualità scadente 7,4 9,6 5,2 9,1 6,8 7,8
Occupazione meno qualificata (e meno retribuita) 4,7 7,8 9,0 5,1 4,8 5,8
Offerta di beni e servizi inadeguata 4,2 4,3 1,9 1,4 4,5 3,0
Ns/nr 2,1 0,9 1,9 1,2 0,0 1,1
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 4a – Orizzonte temporale degli effetti della corruzione sul sistema economico di localizzazione secondo le
imprese calabresi per provincia (In %)
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Breve periodo (un anno) 5,5 6,2 8,1 9,2 9,0 7,0
Medio periodo (due – tre anni) 35,5 32,0 31,9 31,7 32,0 33,2
Lungo periodo (quattro anni e oltre) 51,2 50,7 50,4 47,5 51,0 50,5
Ns/nr 7,9 11,1 9,6 11,7 8,0 9,3
Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
98
Tab. 4b – Orizzonte temporale degli effetti della corruzione sul sistema economico di localizzazione secondo le
imprese calabresi per settore (In %)
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Breve periodo (un anno) 6,3 8,7 7,1 8,8 4,2 7,0
Medio periodo (due – tre anni) 36,8 26,1 37,4 33,7 30,6 33,2
Lungo periodo (quattro anni e oltre) 46,8 53,0 47,7 49,5 54,5 50,5
Ns/nr 10,0 12,2 7,7 7,9 10,6 9,3
Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
99
2.3.8 – Misure di contrasto e prevenzione
Tab. 1a – Azioni ritenute utili per contrastare la diffusione dell’illegalità economica secondo le imprese calabresi per
provincia (In %)*
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Incremento controlli 42,6 42,2 43,0 42,5 49,0 43,2
Incremento rigidità delle Leggi 25,5 32,0 26,9 27,5 31,0 27,8
Incremento certezza della pena 28,1 32,4 23,9 27,5 23,0 27,3
Maggiore trasparenza 23,1 13,3 17,6 15,8 20,0 18,8
Maggiore vigilanza su appalti 17,6 15,6 18,8 17,5 13,0 17,2
Maggiore prevenzione 18,8 15,1 15,2 15,8 17,0 16,7
Politiche per la coesione sociale 13,6 14,7 17,3 13,3 14,0 14,8
Diverso utilizzo dei beni confiscati 3,3 2,2 3,3 3,3 1,0 2,9
Maggiore efficacia iter processuale 1,2 1,3 2,1 5,8 1,0 1,9
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 1b – Azioni ritenute utili per contrastare la diffusione dell’illegalità economica secondo le imprese calabresi per
settore (In %)*
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Incremento controlli 42,6 39,1 47,1 42,8 43,5 43,2
Incremento rigidità delle Leggi 31,6 25,2 26,5 29,8 24,2 27,8
Incremento certezza della pena 31,6 28,7 23,9 29,5 22,6 27,3
Maggiore trasparenza 18,9 23,5 19,4 13,7 23,5 18,8
Maggiore vigilanza su appalti 10,5 11,3 24,5 17,4 19,4 17,2
Maggiore prevenzione 17,9 18,3 7,7 17,0 19,4 16,7
Politiche per la coesione sociale 16,8 13,0 12,9 13,5 17,1 14,8
Diverso utilizzo dei beni confiscati 1,6 0,9 3,2 3,5 3,5 2,9
Maggiore efficacia iter processuale 2,1 2,6 2,6 0,9 2,6 1,9
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Tab. 2a – Principali attività ritenute più adeguate dalle imprese calabresi e italiane per accrescere la sicurezza del
mercato per provincia (In %)*
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Pubblicità legale delle imprese 39,5 36,9 38,8 40,0 36,0 38,6
Vigilanza prezzi 29,3 30,2 31,0 35,0 35,0 31,0
Posta Elettronica Certificata 26,7 24,4 23,9 24,2 23,0 24,9
Metrologia legale 17,4 20,0 21,2 17,5 24,0 19,5
Tutela proprietà intellettuale 17,4 14,2 15,8 17,5 24,0 16,9
Etichettatura prodotti 13,8 11,1 11,6 7,5 14,0 12,1
Tutela consumatori 8,8 12,9 8,7 9,2 13,0 9,9
Informazione economica 9,3 9,8 11,3 9,2 6,0 9,7
Ns/nr 11,0 8,4 9,0 11,7 4,0 9,4
Arbitrato e conciliazione (mediazione civile) 3,3 4,0 2,1 2,5 1,0 2,8
Certificazioni e documenti per il commercio estero 2,9 1,8 1,2 0,8 2,0 1,9
Mediazione marittima 1,2 0,9 1,5 0,8 4,0 1,4
Laboratori chimici - merceologici 1,9 0,4 1,8 0,8 0,0 1,3
Tenuta Registro operatori metalli preziosi 0,5 0,0 0,3 0,8 0,0 0,3
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
100
Tab. 2b – Principali attività ritenute più adeguate dalle imprese calabresi e italiane per accrescere la sicurezza del
mercato per settore (In %)*
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Pubblicità legale delle imprese 38,9 33,0 38,7 38,8 40,0 38,6
Vigilanza prezzi 35,3 33,9 25,2 31,6 29,4 31,0
Posta Elettronica Certificata 26,8 17,4 33,5 21,2 27,4 24,9
Metrologia legale 21,1 26,1 23,2 17,4 17,1 19,5
Tutela proprietà intellettuale 15,8 18,3 14,8 17,7 17,1 16,9
Etichettatura prodotti 12,6 7,0 7,7 14,7 12,3 12,1
Tutela consumatori 9,5 11,3 7,7 9,8 11,0 9,9
Informazione economica 5,8 13,9 11,6 9,3 10,0 9,7
Ns/nr 7,4 9,6 5,8 12,6 8,1 9,4
Arbitrato e conciliazione (mediazione civile) 1,6 1,7 5,2 1,2 5,2 2,8
Certificazioni e documenti per il commercio estero 2,1 5,2 2,6 0,7 1,9 1,9
Mediazione marittima 3,7 0,0 2,6 1,4 0,0 1,4
Laboratori chimici - merceologici 3,2 1,7 1,9 0,7 0,6 1,3
Tenuta Registro operatori metalli preziosi 0,0 0,9 0,6 0,0 0,6 0,3
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Graf. 3a – Strumenti della PA ritenuti maggiormente idonei dalle imprese calabresi per tutelare la libera
concorrenza per provincia (In %)*
Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale
Documento Unico Regolarità Contributiva 58,8 60,4 58,2 58,3 71,0 59,9
Sportello Unico Attività Produttive 29,3 23,6 29,0 22,5 21,0 26,8
Vigilanza su gare e appalti pubblici 23,8 20,0 16,7 17,5 24,0 20,5
Sistemi di certificazione di qualità 19,5 15,6 17,9 19,2 23,0 18,6
Autorità garante della concorrenza 16,9 18,7 16,4 16,7 17,0 17,1
Firma digitale 14,3 20,0 16,4 16,7 13,0 16,1
Certificazione antimafia 9,0 9,8 13,1 13,3 15,0 11,3
Ns/nr 11,4 8,9 9,3 10,8 4,0 9,7
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
Graf. 3b – Strumenti della PA ritenuti maggiormente idonei dalle imprese calabresi per tutelare la libera
concorrenza per settore (In %)*
Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale
Documento Unico Regolarità Contributiva 54,7 62,6 59,4 61,2 60,6 59,9
Sportello Unico Attività Produttive 28,4 27,0 22,6 29,3 24,2 26,8
Vigilanza su gare e appalti pubblici 17,9 21,7 26,5 14,0 27,7 20,5
Sistemi di certificazione di qualità 17,4 19,1 23,2 15,8 20,6 18,6
Autorità garante della concorrenza 15,3 15,7 17,4 15,1 21,3 17,1
Firma digitale 17,4 16,5 13,5 17,7 14,2 16,1
Certificazione antimafia 14,2 7,8 14,2 8,8 12,6 11,3
Ns/nr 10,0 8,7 5,8 12,1 8,4 9,7
*Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100
Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
101
2.4 – La classificazione dei reati economici
L’articolazione dei reati
economici
Le analisi del presente Rapporto sono state curate tenendo in
considerazione le seguenti aggregazioni di reati economici di fonte
ISTAT:
1. Reati spia criminalità organizzata tradizionale:
 Minacce;
 Estorsioni;
 Usura.
2. Furti in esercizi commerciali.
3. Furti di merci di valore (spia di criminalità economica organizzata):
 Furti di automezzi pesanti trasportanti merci;
 Furti di opere d'arte e materiale archeologico.
4. Rapine a banche, poste, imprese:
 Rapine in banca;
 Rapine in uffici postali;
 Rapine in esercizi commerciali.
5. Frodi e delitti informatici:
 Truffe e frodi informatiche;
 Delitti informatici.
6. Reati commerciali:
 Contraffazione di marchi e prodotti industriali;
 Violazione della proprietà intellettuale;
 Contrabbando.
7. Ricettazione.
8. Riciclaggio.
9. Incendi boschivi.
10. Associazione criminale:
 Associazione per delinquere;
 Associazione di tipo mafioso.
102
2.5 – I rischi nel settore alimentare
La contraffazione alimentare17 certamente genera danni di natura economica (diretta ed indiretta)
alle imprese e allo Stato, ma, considerando che tali alimenti possono contenere sostanze nocive,
può compromettere la sicurezza degli alimenti e, di conseguenza, la salute dei consumatori. Il
termine “contraffare” consiste essenzialmente nel dare una apparenza ingannevole della genuinità
di un prodotto che è composto da materie prime e sostanze, in tutto o in parte, diverse per
quantità o qualità da quelle che normalmente concorrono a formarla. La contraffazione di prodotti
alimentari o di bevande viene abitualmente classificata secondo diverse tipologie:
 Alterazioni: sono modifiche della composizione e dei caratteri organolettici degli alimenti
causate da fenomeni degenerativi per cattiva o prolungata conservazione.
 Adulterazione: consiste in operazioni che modificano la composizione organolettica del
prodotto alimentare, mediante l’aggiunta o la sottrazione di alcuni componenti, senza che
apparentemente il prodotto venga modificato in maniera apprezzabile. Ad esempio,
vendita di latte scremato o parzialmente scremato per latte intero, oppure olio di oliva a
cui viene aggiunto olio di semi e venduto come olio extra vergine di oliva.
 Sofisticazione: consiste nell’aggiungere all’alimento sostanze estranee alla sua
composizione allo scopo di migliorarne l’aspetto e la qualità o di coprirne difetti o di
facilitare la parziale sostituzione di un alimento con un altro. Alcune sofisticazioni si basano
anche su asserite sottrazioni di sostanze naturali con il solo scopo di aumentare il prezzo
del prodotto. Ad esempio il finto cioccolato senza zucchero, i finti biscotti senza grassi, le
finte noci senza colesterolo.
 Falsificazione: consiste nella sostituzione totale di un alimento con un altro. Ad esempio
olio di semi al posto di olio di oliva, oppure margarina al posto di burro.
 Contraffazione/falsificazione del marchio o dell’indicazione di provenienza geografica o
della denominazione di origine: la falsificazione delle indicazioni geografiche tutelate e
delle denominazioni protette è una contraffazione che sfrutta qualità, apprezzamento e
notorietà dei prodotti alimentari italiani, tale fenomeno è noto come agropirateria ovvero
attribuzione illecita ad un alimento della denominazione di un altro prodotto alimentare
noto per le sue caratteristiche organolettiche e/o di sicurezza o di origine, pur essendo
diverso.
17
Ministero dello Sviluppo Economico, Rapporto IPERICO 2014 – agroalimentare. La lotta alla contraffazione in Italia
nel settore agroalimentare 2009-2012, giugno 2014.
103
2.6 - Le fonti statistiche utilizzate
Le principali fonti
utilizzate in ordine
alfabetico
ANBSC
Avviso Pubblico
Banca d’Italia
Direzione Investigativa Antimafia
Direzione Nazionale Antimafia
Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi
dei prodotti agroalimentari
Istat
Istituto G. Tagliacarne
Legambiente
Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali
Ministero dell’interno
Ministero dello Sviluppo Economico
Trasparency International
Unioncamere
104
2.7 – Bibliografia
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Avviso Pubblico, (2014), Amministratori sotto tiro. Rapporto 2013
Avviso Pubblico, (2013), Amministratori sotto tiro. Rapporto 2012
Avviso Pubblico, (2012), Amministratori sotto tiro. Rapporto 2011
Avviso Pubblico, (2011), Amministratori sotto tiro. Rapporto 2010
Banca d’Italia-U.I.F., (2014), Rapporto annuale, 2015
Banca d’Italia-U.I.F., (2013), Rapporto annuale, 2014
Banca d’Italia-U.I.F., (2013),Quaderni dell’antiriciclaggio. Dati statistici, n.1
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Rapporto illegalità e sicurezza calabria

  • 1.
    L’illegalità economica ela sicurezza del mercato in Calabria Giugno 2016
  • 2.
    2 Collana dell’Ufficio Studidi Unioncamere Calabria Direzione e coordinamento Maurizio Ferrara Il presente lavoro è stato realizzato dall’Unioncamere Calabria, in collaborazione con l’Istituto G. Tagliacarne. Rapporto a cura di Paolo Cortese - Istituto G. Tagliacarne
  • 3.
    3 Indice INTRODUZIONE..............................................................................................................................4 SEZIONE 1 –LEGALITA’ E SVILUPPO ECONOMICO ......................................................................15 1.1– ECONOMIA E CRIMINALITÀ .................................................................................................16 1.1.1 – Illegalità e ricchezza.....................................................................................................16 1.2– LE FATTISPECIE DELL’ILLEGALITA’ ECONOMICA IN CALABRIA.............................................21 1.2.1 – La sicurezza del mercato..............................................................................................21 1.2.2 – Criminalità organizzata, racket e usura .......................................................................27 1.2.3 – L’illegalità economico finanziaria ................................................................................38 1.2.4 – L’illegalità ambientale..................................................................................................46 1.2.5 – L’illegalità commerciale...............................................................................................51 1.2.6 – L’illegalità nel settore alimentare................................................................................57 1.2.7 – La corruzione ...............................................................................................................62 1.3 – LE POLITICHE DI CONTRASTO ALL’ILLEGALITÀ ECONOMICA..............................................68 1.3.1 – Misure di contrasto e prevenzione..............................................................................68 1.3.2 – Il punto di vista delle imprese .....................................................................................73 SEZIONE 2 – APPENDICE..............................................................................................................78 2.1 – Metodologia: gli indicatori di sintesi ..............................................................................79 2.2 – L’indagine........................................................................................................................82 2.3 – I dati dell’indagine disaggregati per provincia e settore ................................................83 2.4 – La classificazione dei reati economici...........................................................................101 2.5 – I rischi nel settore alimentare.......................................................................................102 2.6 - Le fonti statistiche utilizzate..........................................................................................103 2.7 – Bibliografia....................................................................................................................104
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    4 INTRODUZIONE Squilibri produttivi e devianzaeconomica Gli obiettivi della Ricerca: tutelare la sicurezza del mercato Un analisi multidisciplinare integrata Il Rapporto sull’illegalità economica e la sicurezza del mercato in Calabria, realizzato da Unioncamere Calabria in collaborazione con l’Istituto G. Tagliacarne, viene curato in un momento piuttosto complesso; dopo anni di recessione, infatti, nel 2015 la ricchezza prodotta a livello regionale è sostanzialmente stazionaria (valore aggiunto a prezzi correnti Calabria +0,9%; Italia +1,3%); le imprese con fatturato stabile o in flessione sono circa il 90%, gli occupati diminuiscono dell’1,4% (Italia +0,8%). In questo scenario, ove l’economia locale è vulnerabile ed esposta a comportamenti devianti, il presente studio si prefigge di valutare il livello di distorsione delle regole della concorrenza in Calabria e la conseguente alterazione della sicurezza del mercato che, va ribadito, è una condizione imprescindibile dell’economia. Pertanto, il Rapporto ha l’obiettivo di verificare i seguenti aspetti:  l’intensità della correlazione tra ciclo economico e reati, con particolare riferimento a quelli di matrice economica, nonché l’analisi dei fattori che influenzano tale legame in Calabria;  l’analisi delle tipologie e delle dinamiche dei reati e della criminalità economica nelle diverse aree della regione;  l’analisi delle varie tipologie di illegalità economica e del relativo grado di distorsione dell’economia, nonché delle modalità attraverso cui la singola tipologia di illegalità altera l’economia reale e le relazioni di mercato. Tale impianto ha la finalità ultima di lasciar comprendere l’interazione reciproca di tali fenomeni, fornendo criteri utili alla prevenzione dell’economia reale da ingerenze devianti. Sono stati adottati diversi percorsi di ricerca, utilizzando metodologie consolidate e di frontiera per la definizione e l’elaborazione di indicatori di valutazione, nel quadro di una analisi integrata tra dati di fonte amministrativa ufficiale e risultanze di indagine sul campo, comparate con gli esiti emersi a livello nazionale. In appendice sono stati riportati, oltre ai dati ed alle informazioni statistiche pertinenti all’analisi, tutti i metadati (fonti, criteri di aggregazione, etc.), la bibliografia e le metodologie adottate per l’analisi spaziale e per l’indagine campionaria che ha interessato 1.200 imprese1. Va specificato che è stata riportata l’esperienza delle imprese, depurando quanto più possibile i risultati della rilevazione dai fenomeni percettivi e mediatici. Nel Rapporto, vengono esaminate le diverse tipologie di correlazioni occorrenti tra il ciclo economico e la dinamica dei reati in Calabria, dove la ricchezza prodotta diminuisce con il calo dei reati (2014/2013: valore aggiunto a prezzi correnti -1,4%; totale reati -1,1%); analoghe 1 L’articolazione del campione ha reso statisticamente rappresentativi i dati per settore economico (agricoltura, industria, costruzioni, commercio e altri servizi), per dimensione di impresa (1 a 9 addetti, 10 a 49 addetti, oltre 50 addetti), per provincia.
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    5 L’illecito economico in Calabria Rackete usura: il controllo del territorio considerazioni valgono per quanto riguarda la relazione tra i reati a sfondo economico e la disoccupazione che, al contrario della precedente relazione, aumentano rispettivamente in regione del +2,7% (quasi 11,8 mila) e del +7,7%. Da sottolineare che, nell’anno considerato, in regione si riduce il totale dei reati denunciati (-1,1%) e cresce l’aggregato dei reati economici (+2,7%; Italia -1,4%). Alla base di tali relazioni troviamo fattori quali lo stadio di sviluppo complessivo dell’economia ed il relativo modello di sviluppo, il patrimonio complessivo e le dimensioni del mercato, la presenza di infrastrutture e la relativa tipologia, la varietà dei reati prevalente, la cultura di base, la presenza storica di organizzazioni criminali. Tutti fattori che in Calabria generano una maggiore incidenza dei reati di matrice economica (Calabria 17,8% del totale dei reati denunciati; Italia 14%) e, di conseguenza, una più intensa distorsione delle relazioni di mercato. Va affermato che nelle aree ad elevata presenza di associazioni mafiose tali dati possono essere sottostimati in relazione a diversi fattori, tra cui anche il fatto che i gruppi di criminalità sempre più spesso operano in altre regioni ed in altri paesi, diversificando i mercati di interesse e spostando una quota di reati in tali aree, con effetti distorsivi nelle relazioni economiche tra mercati regionali ed internazionali. Entrando nelle specificità di tali illeciti, il 36,6% dei reati di matrice economica ufficialmente denunciati in Calabria afferisce alla tipologia delle frodi e dei delitti informatici (in linea con la media nazionale). Un ulteriore 36,4% dalle forme spia della presenza di criminalità organizzata (minacce, estorsioni, usura); seguono, poi, i furti in esercizi commerciali che si attestano al 12,6% dei reati economici ed i reati di ricettazione che costituiscono il 6%. A livello dinamico, il 2014 segna crescite molto consistenti dei crimini legati alle associazioni criminali, ma ciò può anche essere considerato un effetto statistico legato ai contenuti valori assoluti (69 in tutto il territorio regionale, di cui 38 a Reggio Calabria). Seguono le crescite dei furti di merci di valore (automezzi pesanti trasportanti merci e opere d’arte e materiale archeologico: +71%), nonché gli incendi boschivi (spia della criminalità organizzata: +57,5%, per lo più a Catanzaro), ed i reati commerciali (contraffazione, violazione della proprietà intellettuale, contrabbando: +26,9%). La ricettazione rivela una crescita del 12,2%.
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    6 Graf. 1 –Andamento delle variazioni del valore aggiunto, dei disoccupati, del totale dei reati denunciati e dei reati economici in Calabria ed in Italia (2014/2013; in %) Fonte: elaborazioni su dati Istat La sicurezza del mercato L’illegalità maggiormente percepita in Calabria Per quanto concerne il tema della sicurezza del mercato sono state considerate diverse dimensioni di illecito nella costruzione dell’indice di sintesi, dalla presenza di criminalità organizzata (con uno specifico riferimento al racket ed all’usura) alle distorsioni derivanti dagli illeciti finanziari, dalle pratiche corruttive all’illegalità ambientale. In tal contesto, l’Italia si caratterizza per alcune direttrici di sviluppo dell’illegalità economica, tra cui quella tirrenica che interessa quasi tutte le province che affacciano sul mare. Le province calabresi ricoprono una posizione eterogenea tra loro; Vibo Valentia si pone terza tra le province per minore sicurezza del mercato espressa, con un indicatore di sintesi più elevato della media nazionale di 32,5 punti percentuali, seguita da Reggio Calabria in undicesima posizione (numero indice Calabria 119,4; Italia = 100). Cosenza si pone 33-esima, Catanzaro 62-esima e Crotone 94-esima. Secondo le imprese calabresi, così come quelle italiane, la corruzione è la patologia che maggiormente affligge il sistema economico ove è ubicata l’impresa (secondo il 61,2% degli intervistati). La seconda posizione è occupata dal riciclaggio (Calabria 28,5%; Italia 13,2%); tale fattispecie di illegalità, per intrinseca natura, rappresenta la conseguenza di altri reati economici e di altre attività illecite operate non solo sul territorio, suggerendo come la regione sia interessata da una pluralità di fenomeni illegali posti in essere da organizzazioni criminali attraverso metodi strutturati, nel quadro di un circuito perverso che si autoalimenta. Seguono le frodi finanziarie (Calabria 24%; Italia 25,7%) ed il lavoro sommerso (Calabria 22,6%; Italia 21,2%). Le estorsioni e l’usura sono citati dal 6,8% di imprese calabresi, per lo più in provincia di Vibo Valentia. Se la corruzione è l’ambito di illegalità maggiormente percepito, i lavori pubblici (Calabria 62,9%; Italia 59,6%) e l’edilizia (Calabria 44,3%; Italia 49,7%) sono conseguentemente i settori in cui, secondo le imprese calabresi, le regole di mercato sono maggiormente alterate. -4,0 -2,0 0,0 2,0 4,0 6,0 8,0 Calabria Italia 2,7 -1,4-1,1 -2,7 7,7 5,5 -1,4 0,2 Reati economici Totale reati Disoccupati Valore aggiunto
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    7 Fig. 1 –Mappa delle province della sicurezza del mercato strutturale (media 2010 – 2014) Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne Graf. 2 - Ambiti di attività illegale maggiormente presenti nel sistema economico di localizzazione secondo le imprese calabresi e italiane (2016: in %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne La criminalità organizzata Un aspetto determinante per la sicurezza del mercato è la presenza sul territorio di gruppi di criminalità organizzata che, sempre più, sperimentano l’espansione delle loro attività nelle altre regioni e all’estero. A livello globale, i settori di interesse della criminalità organizzata sono la produzione ed il traffico di stupefacenti, lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali (es. fauna, foreste, estrazioni, etc.), il traffico di esseri umani, la pirateria, la fabbricazione ed il traffico di armi da fuoco, la corruzione, le frodi finanziarie, il riciclaggio, il traffico di beni archeologici, il cybercrime. In ogni caso, non 0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0 70,0 Altro Reati informatici Furti e rapine Reati nel ciclo del cemento Droga e prostituzione Contrabbando Estorsioni, usura Sofisticazioni e frodi alimentari Peculato Reati nel ciclo dei rifiuti Contraffazione di beni Lavoro sommerso Frodi finanziarie Riciclaggio Corruzione 0,3 0,6 6,3 1,4 6,3 5,4 4,1 1,0 5,1 3,4 15,1 21,2 25,7 13,2 61,2 0,1 1,8 3,3 4,1 5,3 6,7 6,8 8,5 10,2 11,1 14,4 22,6 24,0 28,5 61,2 CALABRIA ITALIA
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    8 Gruppi criminali emafie: due fenomenologie diverse Racket e usura L’azione coatta delle imprese esistono confini settoriali nell’attività dei gruppi criminali, sempre protesi alla diversificazione ed integrazione delle attività stesse. In Calabria la criminalità organizzata si esprime attraverso i noti ceppi mafiosi che, interagendo con gruppi internazionali anche sul territorio, operano utilizzando metodi brutali e di tipo militare per il controllo del territorio. Considerando il complesso dei reati ascrivibili alla criminalità organizzata, compresi quelli originati dalle mafie, osserviamo che Reggio Calabria, con un indicatore complessivo pari al doppio della media nazionale, si pone al terzo posto della graduatoria nazionale, seguita da Vibo Valentia al settimo posto (numero indice 149,1; Italia = 100). Successivamente, al 23-esimo posto, troviamo Crotone, cui fa seguito Cosenza al 28-esimo e, distanziata in 69-esima posizione, Catanzaro. Depurando l’indicatore dai reati di stampo mafioso, le province calabresi assumono un aspetto meno preoccupante, con Vibo valentia al 33-esimo posto (n.i. 99,4) ed al 36-esimo Reggio Calabria (n.i. 97,9). Le altre tre province si pongono tra il 48-esimo ed il 56-esimo posto. Relativamente ai reati di racket e usura, spia della presenza delle mafie, nonché ai reati tipici di associazione mafiosa e per delinquere, nel 2014, le minacce denunciate in Calabria si sono attestate ad oltre 3.900, in flessione rispetto al 2013 (-2,5%). Di contro, l’attività estorsiva è in sensibile crescita sia in Italia (+19,4%) che in Calabria (+20,3%). Sono oltre 360 i reati di estorsione perpetrati in regione; di questi, oltre due terzi rilevati nelle province di Cosenza e Reggio Calabria che, peraltro, evidenziano incrementi del reato in questione molto sensibili (rispettivamente +45,1% e +30%). I reati di usura denunciati ufficialmente si attestano a 16 in regione nell’anno 2014. Come in altri casi, a Cosenza ed a Reggio Calabria si registrano gli incrementi più consistenti di tali reati. Tale quadro mostra con nitidezza la vitalità della ‘ndrangheta; si tratta infatti di reati che non si rivelano particolarmente utili alla generazione di ingenti risorse economiche, quanto all’esercizio specifico del controllo del territorio, necessario per lo svolgimento di altre attività più lucrative, come l’ingerenza negli appalti pubblici ed il riciclaggio. Le imprese calabresi che hanno percepito (direttamente e indirettamente) forme di illegalità, prepotenze e intimidazioni tali da limitare la libertà di impresa sono il 32,9% (Italia 20,6%); una quota elevatissima se si considera che, in una economia come quella calabrese, quasi un terzo delle imprese agisce sul mercato operando anche in ragione di fattori esterni all’economia reale. Per il 38,5% di imprenditori calabresi, le estorsioni si traducono in richieste di denaro (Italia 20%); tale fenomeno è maggiormente rilevante nelle province di Vibo Valentia (47%) e Reggio Calabria (40%), nel settore primario (41,1%) e delle costruzioni (41,9%). Non si tratta tuttavia dell’unica forma di racket; piuttosto, nel contesto calabrese, va segnalata l’imposizione di forniture (Calabria 33,3%; Italia 14,8%) e di personale (Calabria 19,2%; Italia 14,3%). Con riferimento all’esperienza degli imprenditori calabresi, il 18,3% di
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    9 essi ha avutoesperienza, diretta o indiretta, di episodi di racket e usura. Anche in tal caso, si tratta di quote molto elevate che indicano come l’economia reale regionale sia ampiamente caratterizzata da forme brutali e coercitive di alterazione delle regole, al punto tale che secondo il 34,7% degli intervistati, il volume di affari di imprese aumenterebbe in assenza di tali fattori, sottolineando come estorsioni e usura determinano direttamente un depauperamento dei potenziali economici ed occupazionali del tessuto produttivo locale. Fig. 2 – Mappe delle province per presenza di criminalità organizzata (media 2010 – 2013) Inclusa associazione mafiosa Esclusa associazione mafiosa Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne Graf. 3 - Modalità cui le quali si impongono più diffusamente le estorsioni nel comune di localizzazione (quartiere se grande città) secondo le imprese calabresi e italiane (In %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne L’illegalità economico-finanziaria rappresenta un vettore basilare di distorsione delle regole di mercato: le province calabresi rivelano problemi in tale contesto, per lo più in ragione che l’illegalità finanziaria 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 Altre forme Acquisto di merce rubata o contraffatta Partecipazioni all’azienda Ns/nr Nessuna Imposizioni di personale Imposizioni di forniture Richieste di denaro 1,4 19,8 10,4 13,3 24,3 14,3 14,8 20,0 1,7 7,9 8,3 10,1 10,4 19,2 33,3 38,5 CALABRIA ITALIA
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    10 L’illegalità finanziaria Il circuitoperverso dell’illegalità finanziaria operata dalla ‘ndrangheta si riflette in altre regioni. Nello specifico del riciclaggio, Vibo Valentia pone all’attenzione un indicatore piuttosto elevato (numero indice 140; Italia = 100) che la inserisce al 16-esimo posto tra le province italiane. Anche i territori di Reggio Calabria e Crotone, rispettivamente in 19-esima (n.i. 125,9) e 21-esima posizione (n.i. 116,5), rivelano criticità in tal senso. Il cybercrime vede Reggio Calabria inserirsi in 19-esima posizione, con un indice pari a 109,9, piuttosto simile a quello di Vibo Valentia (n.i. 108,4), in 24-esima posizione. Nel quadro di un circuito perverso, l’illegalità economico finanziaria altera il funzionamento del mercato prioritariamente attraverso il riciclaggio nel mercato immobiliare (Calabria 33,8%; Italia 24,3%); gli investimenti non produttivi sono la seconda modalità di alterazione del mercato secondo le imprese calabresi (Calabria 29,3%; Italia 27,3%). Analogamente, la terza modalità di distorsione dell’economia locale in ragione della presenza di illeciti finanziari, sono gli investimenti non destinati alla competitività (Calabria 26,2%; Italia 19,6%). In un contesto economico strutturalmente debole, fiaccato da numerosi anni di crisi economica, un’ampia quota di investimenti è ritenuta – dalle stesse imprese - non produttiva e/o non destinata alla competitività, impedendo lo sviluppo strutturale dell’economia e la sua conseguente ripresa sostanziale della crescita. Chiaramente, la presenza di illegalità finanziaria, generando una eccedenza di risorse non produttive, causa prioritariamente l’azione corruttiva (Calabria 42,9%; Italia 33,3%). Fig. 4 – Mappe delle province per presenza strutturale di reati di riciclaggio e cybercrime (media 2010 – 2013) Riciclaggio Cybercrime Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne I reati ambientali, spia dell’azione delle mafie nel controllo del territorio, evidenziano concentrazioni molto preoccupanti in Calabria;
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    11 L’illegalità ambientale il dettagliodella graduatoria rivela che le prime tre province per intensità di tali reati sono calabresi, con in testa Vibo Valentia, cui segue Crotone e Reggio Calabria; Cosenza si pone al 12-esimo posto: gli indicatori di tali province sono particolarmente elevati. Le principali condizioni di diffusione di illegalità ambientale secondo le imprese della regione sono soprattutto rappresentate dalla corruzione (Calabria 58,5%; Italia 47,1%) che si configura, al pari di racket e usura, lo strumento privilegiato di controllo del territorio da parte della criminalità organizzata. Le modalità di alterazione del mercato sono sostanzialmente legate, secondo gli esponenti locali, all’utilizzo non sostenibile del territorio (Calabria 40,5%; Italia 30,1%), comportando anche la generazione del rischio idrogeologico (Calabria 23,8%; Italia 25,3%). Fig. 5 – Mappa delle province per presenza strutturale di reati ambientali (media 2010 – 2014) Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne su dati Legambiente L’illegalità commerciale Distorsioni produttive e potenziali economici L’illegalità commerciale interessa le produzioni del made in Italy e danneggia direttamente le imprese che operano legalmente attraverso investimenti in competitività. La Calabria, con il 4,7% di prodotti sequestrati in Italia nel periodo 2010 – 2014, pari a circa 30 milioni di euro, mostra di essere un mercato di sbocco secondario per la contraffazione. In tale contesto, gli imprenditori calabresi, come quelli italiani, attribuiscono la presenza di illegalità commerciale alle difficoltà di mercato (Calabria 40,6%; Italia 47,9%). La presenza di associazioni criminali è la condizione suggerita da circa il 30% delle imprese intervistate (Calabria 29,4%; Italia 14,3%). Ulteriori condizioni per la presenza di reati in ambito commerciale sono i modesti controlli (Calabria 28,6%; Italia 25,7%) e l’elevata disoccupazione (Calabria 27,5%; Italia 22%). Ne risulta un mercato alterato da diverse componenti, tra cui, soprattutto i mancati introiti delle imprese in regola (Calabria 31,8%; Italia 33,5%); successivamente, emerge l’importanza degli investimenti non realizzati (Calabria 28,9%; Italia 26,3%) e, conseguentemente, la
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    12 mancata crescita dell’innovazione(Calabria 26,7%; Italia 19,7%), la mancata assunzione di personale (Calabria 20,5%; Italia 20,2%) e l’utilizzo di personale qualificato (Calabria 17,8%; Italia 16,7%). Si tratta di fattori che singolarmente indeboliscono l’impresa, ma complessivamente deprimono i potenziali di crescita dell’intera economia regionale. Fig. 6 – Mappa delle province per presenza strutturale di illegalità commerciale (media 2010 – 2013) Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne L’illegalità alimentare La criminalità alimentare provoca innumerevoli distorsioni lungo tutta la filiera produttiva e distributiva, dal caporalato al rischio salute per i consumatori, dalle truffe comunitarie al money dirting, creando un danno di immagine alla produzione agroalimentare di qualità e sottodimensionando le opportunità di business, investimento, innovazione e occupazione addizionale. Tale fattispecie di illegalità si caratterizza, per le imprese calabresi, soprattutto per la presenza di attività di contraffazione di marchi (Calabria 43,2%; Italia 47%), come anche dall’Italian Sounding (vendita all’estero di prodotti con richiami al made in Italy: Calabria 24,5%; Italia 39,1%) che interessa soprattutto le imprese esportatrici. Secondo gli intervistati, il fenomeno dell’illegalità alimentare è da attribuire soprattutto alle difficoltà del mercato (Calabria 46%; Italia 48,9%); a seguire troviamo il modesto livello di vigilanza e controlli (Calabria 30,8%; Italia 33,3%), nonché la presenza di associazioni criminali (Calabria 28,6%; Italia 17%) che, con ogni evidenza, operano anche in tale contesti produttivi. La corruzione quale forma distorsiva più rilevante Come emerso trasversalmente dalle diverse fattispecie di illegalità economica, la corruzione è tra i fattori che più influenzano le regole del mercato. Essa si rivela uno dei principali ostacoli alla crescita economica, distorcendo la libera concorrenza e scoraggiando gli investimenti con effetti di lungo periodo di grande rilevanza, in particolare nel campo delle infrastrutture, sanità e welfare,
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    13 Gli effetti della corruzione compromettendoil modello di sviluppo del territorio ed impedendo l’evoluzione complessiva del sistema economico. La corruzione si compone di diversi aspetti, come la concussione, il favoritismo, etc., a cui si aggiungono le minacce e le intimidazioni a politici, amministratori ed al personale della Pubblica Amministrazione. Le province Calabresi spiccano in tale contesto, posizionandosi tutte entro le prime 10 della graduatoria nazionale per incidenza di atti di intimidazione e minaccia sul totale nazionale; in particolare, Reggio Calabria è prima, Cosenza seconda, Catanzaro sesta, Vibo Valentia settima e Crotone nona. Le cinque province complessivamente considerate detengono quasi un quarto (24,7%) delle minacce ed intimidazioni denunciate in Italia nel periodo 2010 – 2014. Il riflesso di tale attività si coglie anche nel numero di Amministrazioni comunali sciolte per infiltrazione mafiosa. Tale fenomeno, nel solo periodo 2010-2015, riguarda in Calabria 35 Amministrazioni su un totale italiano di 66 Comuni sciolti per infiltrazione (pari al 53%). I principali effetti, secondo le imprese calabresi, della presenza di corruzione sono la maggiore disoccupazione (Calabria 40,5%; Italia 35,3%), l’inefficienza della spesa pubblica (Calabria 37,6%; Italia 38,9%), una spesa pubblica più onerosa (Calabria 27,8%; Italia 22,4%) ed opere e servizi di qualità scadente (Calabria 7,8%; Italia 7,8%). Graf. 4 – Principali effetti della corruzione all’interno del sistema economico da parte delle imprese calabresi e italiane (In %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne In considerazione dei livelli di illegalità economica espressi in Calabria, oltre l’azione delle Forze dell’Ordine e della Magistratura, sembra opportuno ricercare soluzioni e misure che rientrino in un programma coerente e strutturato di politiche integrate finalizzato alla prevenzione attraverso un più alto livello di coesione socioeconomica e “autocontrollo” del territorio. Occorre, in particolare, rendere le politiche coerenti e funzionali al miglioramento della qualità della vita e 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 45,0 Ns/nr Offertadi beni e servizi inadeguata Occupazione meno qualificata (e meno retribuita) Opere e servizi di qualità scadente Posizioni di mercato dominanti Minore spesa per investimenti Maggiore spesa della PA Inefficienzadella spesa della PA Maggiore disoccupazione 1,8 4,6 6,7 7,8 13,6 18,9 22,4 38,9 35,3 1,1 3,0 5,8 7,8 12,3 20,6 27,8 37,6 40,5 CALABRIA ITALIA
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    14 La necessità diun programma coerente di politiche La sicurezza del mercato del benessere mediante i seguenti assi di intervento:  politiche urbanistiche (per creare spazi aperti e polifunzionali),  politiche sociali (per alimentare le funzioni di autocontrollo),  politiche economiche e per il mercato del lavoro (per favorire la diffusione del benessere),  politiche normative e istituzionali (per abbattere gli oneri burocratici). Tra le politiche utili per contrastare la diffusione dell’illegalità economica, le imprese calabresi affermano l’importanza delle funzioni di controllo, della rigidità delle leggi e della certezza della pena. In merito alle politiche per accrescere la sicurezza del mercato, la azioni ritenute più utili dalle imprese della regione sono legate principalmente alla pubblicità legale delle imprese (Calabria 38,6%; Italia 39,8%), ovvero l’accesso a visure, bilanci, protesti, informazioni societarie, indicando come il clima di mercato sia contraddistinto da un sentimento di sostanziale sfiducia nei confronti degli altri operatori. Segue la vigilanza dei prezzi, attraverso il monitoraggio o l’attività delle borse merci, suggerita dal 31% di imprese calabresi (Italia 21,6%) e l’utilizzo della Posta Elettronica Certificata che viene indicato da quasi un quarto delle imprese calabresi (Italia 10,6%). A questi strumenti si aggiunge, la metrologia legale, ovvero i controlli finalizzati a verificare l’affidabilità degli strumenti di misura (come ad esempio le bilance, i distributori di carburante, i contatori di acqua, di calore di gas e di energia elettrica). Graf. 5 – Principali attività ritenute più adeguate dalle imprese calabresi e italiane per accrescere la sicurezza del mercato (In %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 Tenuta Registro operatori metalli preziosi Laboratori chimici - merceologici Mediazione marittima Certificazioni e documenti per il commercio estero Arbitrato e conciliazione (mediazione civile) Ns/nr Informazione economica Tutela consumatori Etichettatura prodotti Tutela proprietà intellettuale Metrologia legale Posta Elettronica Certificata Vigilanza prezzi Pubblicità legale delle imprese 0,4 0,6 0,8 4,1 3,3 10,4 8,5 10,5 12,1 8,6 17,0 10,6 21,6 39,8 0,3 1,3 1,4 1,9 2,8 9,4 9,7 9,9 12,1 16,9 19,5 24,9 31,0 38,6 CALABRIA ITALIA
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    15 SEZIONE 1 –LEGALITA’ E SVILUPPO ECONOMICO
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    16 1.1– ECONOMIA ECRIMINALITÀ 1.1.1 – Illegalità e ricchezza I fattori che influenzano le correlazioni L’analisi condotta in studi svolti in ambito comunitario, nazionale ed in Calabria2, ha posto all’attenzione il fatto che numerosi fattori attenuano l’intensità delle correlazioni tra la dinamica dei reati e la ricchezza prodotta in un determinato territorio. Tra questi si declina l’impegno nel contrasto al crimine (la spesa per pubblica sicurezza), l’efficacia della giustizia, la storia e la cultura, la tolleranza, il senso di comunità del territorio, etc. Per altro verso, i fattori che influenzano maggiormente il legame tra ciclo economico e dinamiche dei reati sono: - lo stadio di sviluppo complessivo dell’economia, - il modello di sviluppo perseguito dal territorio considerato, - la ricchezza accumulata e le dimensioni del mercato, - la presenza di infrastrutture e la relativa tipologia, - la tipologia dei reati prevalente, - la cultura di base, - la presenza storica di organizzazioni criminali. Certamente, la povertà non rivela correlazioni positive con l’illegalità. Di converso, le alterazioni della produzione e la disponibilità dei beni intermedi, possono influenzare il senso di deprivazione relativa e spingere all’adozione di comportamenti illeciti. Il lungo ciclo recessivo e la seguente stagnazione che ha sperimentato l’Italia (ed alcuni territori in particolare) a partire dal 2009 hanno generato scompensi e disallineamenti produttivi, favorendo alterazioni nelle relazioni economiche codificate e nell’agire dei soggetti operanti in ambito produttivo. I legami fra criminalità e crescita in Calabria A livello regionale, la disponibilità dei dati non permette di effettuare correlazioni di lunga durata (per effetto delle revisioni delle stime). Tenendo in considerazione tale aspetto, nel Mezzogiorno l’andamento dei reati economici è affine a quello dei reati totali ed al valore aggiunto, consentendo di ipotizzare che, in un’area ad elevata presenza di criminalità organizzata, le condizioni del modello di sviluppo siano distorte al punto tale da creare un legame più intenso fra crescita e criminalità, rispetto ad altre aree del Paese. Ciò appare particolarmente evidente in Calabria, dove la ricchezza prodotta diminuisce con il calo dei reati (2014/2013: valore aggiunto a prezzi correnti -1,4%; totale reati -1,1%). Un discorso analogo, ma di segno inverso, può essere speso per quanto riguarda i reati a sfondo economico3 e la disoccupazione che, nel 2014, crescono rispettivamente in regione del +2,7% e del +7,7%. 2 Le risultanze teoriche e analitiche ivi riportate prendono in considerazione gli studi svolti dall’Istituto G. Tagliacarne sui fenomeni di illegalità economica in Italia ed in alcune province (tra cui Catanzaro e Reggio Calabria); per un maggior approfondimento si veda la bibliografia in appendice. 3 Per reati di matrice economica si intendono gli illeciti in grado di alterare i comportamenti economici (delle imprese, dei territori) e di modificare i meccanismi di mercato. L’articolazione dei reati di matrice economica è specificata in appendice.
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    17 Da sottolineare che,nell’anno considerato, in Calabria flette il totale dei reati denunciati (-1,1%) e cresce l’aggregato dei reati economici (+2,7%). Tale dinamica inversa si rileva nelle province di maggior dimensione (Cosenza, Catanzaro, Reggio Calabria), mentre a Crotone crescono entrambe le tipologie di reato (totale ed economico) ed a Vibo Valentia flettono (coerentemente con valore aggiunto e disoccupati). Nel 2014, a Catanzaro, Reggio Calabria e Crotone crescono i reati economici (rispettivamente: +6,7%, +4,7%, +13,9%); nelle prime due si riduce il totale degli illeciti denunciati (-4,5%, -2,4%). A Cosenza, di contro, cresce il totale reati (+1,7%) e si riducono quelli a sfondo economico (-2%). Vibo registra una regressione di tutti gli indicatori considerati. Graf. 1 – Andamento delle variazioni del valore aggiunto, dei disoccupati, del totale dei reati denunciati e dei reati economici in Calabria ed in Italia (2014/2013; in %) Fonte: elaborazioni su dati Istat Graf. 2 – Andamento delle variazioni del valore aggiunto, dei disoccupati, del totale dei reati denunciati e dei reati economici nelle province calabresi (2014/2013; in %) Fonte: elaborazioni su dati Istat -4,0 -2,0 0,0 2,0 4,0 6,0 8,0 Calabria Italia 2,7 -1,4-1,1 -2,7 7,7 5,5 -1,4 0,2 Reati economici Totale reati Disoccupati Valore aggiunto -15,0 -10,0 -5,0 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 Cosenza Catanzaro Reggio di Calabria Crotone Vibo Valentia-2,0 6,7 4,7 13,9 -3,9 1,7 -4,5 -2,4 5,9 -6,4 26,8 -4,2 -7,0 11,7 -14,3 -1,4 -1,7 -1,4 -0,6 -1,5 Reati economici Totale reati Disoccupati Valore aggiunto
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    18 Il peso deireati economici Le specificità territoriali Ciò che emerge ulteriormente dall’elaborazione primaria dei dati relativi alla giustizia penale è che la criminalità economica, in Italia, rappresenta il 14% del totale dei reati denunciati (2014); un dato piuttosto stabile nel tempo. In Calabria, tale incidenza si attesta al 17,8%, rivelando una capacità di distorsione delle relazioni economiche maggiore rispetto all’Italia. Tutte le province calabresi mostrano incidenze più marcate rispetto alla media nazionale: Vibo Valentia in primis (19,8%), seguita nell’ordine da Reggio Calabria (18,8%), Crotone (17,5%), Cosenza (17,1%) e Catanzaro (16,9%). Va affermato che i reati economici denunciati in Calabria costituiscono il 3%4 del totale dei reati economici in Italia: Cosenza è la provincia che riveste maggiore peso in tale ambito (1% del totale nazionale), cui fa seguito Reggio Calabria (0,9%), Catanzaro (0,6%), Crotone (0,3%) e Vibo Valentia (0,2%). Si deve specificare che nelle aree ad elevata presenza di criminalità organizzata tali incidenze possono essere alterate dal fatto che i gruppi di criminalità sempre più spesso operano in altre regioni ed in altri paesi, diversificando i mercati di interesse e spostando una quota di reati in tali aree, con effetti distorsivi anche nelle relazioni economiche tra mercati regionali ed internazionali. In ogni caso, Vibo Valentia e Reggio Calabria si posizionano rispettivamente nona e quattordicesima nella graduatoria delle province per incidenza dei reati economici sul totale dei reati denunciati; tutte le province calabresi sono entro le prime 32 posizioni. In termini assoluti, i reati economici commessi in Calabria nel 2014 sono quasi 11,8 mila, di cui il 33,6% (quasi 4 mila) in provincia di Cosenza, il 28,7% a Reggio Calabria ed il 20,6% a Catanzaro; le altre due province catalizzano il 16,8% di tali reati a livello regionale. Entrando nelle specificità di tali illeciti, il 36,6% dei reati di matrice economica denunciati in Calabria afferisce alla tipologia delle frodi e dei delitti informatici (in linea con la media nazionale). Tale quota cresce fino al 47,1% in provincia di Reggio Calabria ed al 37% a Vibo Valentia. Un ulteriore 36,4% di reati economici deriva dalle forme spia della presenza di criminalità organizzata (minacce, estorsioni, usura); in tal caso, la quota osservata in Calabria si rivela sensibilmente superiore alla media nazionale (23,9%) e particolarmente pronunciata nell’area di Vibo Valentia (43,8%), Cosenza (38,7%) e Catanzaro (38,2%). Seguono, poi, i furti in esercizi commerciali che si attestano al 12,6% dei reati economici, denunciati per lo più a Cosenza (15,9%), a Catanzaro (13,6%) ed a Crotone (13,4%). Rilevanti anche i reati di ricettazione che, in regione, costituiscono il 6% del totale degli illeciti con finalità economiche (Italia 6,3%), come anche gli incendi boschivi (Calabria 4%; Italia 0,3%) che, sul territorio calabrese, possono indicare l’ingerenza di criminalità mafiosa. A livello dinamico, il 2014 segna crescite impetuose dei crimini legati alle associazioni criminali, ma ciò può anche essere considerato un effetto statistico legato ai contenuti valori assoluti (69 in tutto il territorio 4 Un utile parametro di riferimento è la popolazione. Quella calabrese incide sul totale nazionale per il 3,3%.
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    19 regionale, di cui38 a Reggio Calabria). Seguono le crescite dei furti di merci di valore (spia della criminalità organizzata: automezzi pesanti trasportanti merci e opere d’arte e materiale archeologico: +71%), soprattutto nelle aree di Reggio Calabria e Vibo Valentia, nonché gli incendi boschivi (+57,5%, per lo più a Catanzaro), ed i reati commerciali (contraffazione, violazione della proprietà intellettuale, contrabbando: +26,9%). La ricettazione rivela una crescita del 12,2%. In flessione le altre tipologie di reato: reati spia della criminalità organizzata -0,9%; rapine a banche, imprese, uffici postali -33,1%, frodi e delitti informatici -2%, riciclaggio -16,4%. Graf. 3 – Reati di matrice economica sul totale dei reati denunciati nelle province calabresi ed in Italia (2014; in %) Incidenza dei reati di matrice economica sul totale reati Distribuzione dei reati di matrice economica Fonte: elaborazioni su dati Istat Tab. 1 – Posizioni delle province calabresi nella graduatoria nazionale per incidenza dei reati economici sul totale reati denunciati (2014; in %) Pos. Provincia Incidenza 9 Vibo Valentia 19,8 14 Reggio di Calabria 18,8 26 Crotone 17,5 31 Cosenza 17,1 32 Catanzaro 16,9 Italia 14,0 Fonte: elaborazioni su dati Istat 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 Cosenza Catanzaro Reggio di Calabria Crotone Vibo Valentia Calabria Italia 17,1 16,9 18,8 17,5 19,8 17,8 14,0 0,0 1,0 2,0 3,0 4,0 Cosenza Catanzaro Reggio di Calabria Crotone Vibo Valentia Calabria 1,0 0,6 0,9 0,2 0,3 3,0
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    20 Tab. 2 -Reati economici nelle province calabresi ed in Italia per categoria (2014; valori assoluti, incidenza e variazione sul 2013 in %) Reati spia crim. Organ. Furti in esercizi commerciali Furti di merci di valore (spia di crim. Organ.) Rapine a banche, poste, imprese Frodi e delitti informatici Reati commerciali Ricettazione Riciclaggio Incendi boschivi Associazione criminale Reati economici Totale reati Valori assoluti Cosenza 1.536 630 13 29 1.212 85 201 16 235 8 3.965 23.208 Catanzaro 929 331 11 14 820 56 132 11 117 10 2.431 14.409 Reggio di Calabria 1.034 336 21 37 1.593 37 242 12 30 38 3.380 18.019 Crotone 283 110 2 2 238 36 63 3 76 7 820 4.693 Vibo Valentia 510 76 6 9 431 40 70 7 13 2 1.164 5.889 Calabria 4.295 1.484 53 91 4.313 255 709 51 471 69 11.791 66.327 Italia 93.838 106.457 1.613 7.318 144.107 10.147 24.935 1.604 1.775 1.075 392.869 2.812.936 Incidenza sul totale reati in % Cosenza 6,6 2,7 0,1 0,1 5,2 0,4 0,9 0,1 1,0 0,0 17,1 100,0 Catanzaro 6,4 2,3 0,1 0,1 5,7 0,4 0,9 0,1 0,8 0,1 16,9 100,0 Reggio di Calabria 5,7 1,9 0,1 0,2 8,8 0,2 1,3 0,1 0,2 0,2 18,8 100,0 Crotone 6,0 2,3 0,0 0,0 5,1 0,8 1,3 0,1 1,6 0,1 17,5 100,0 Vibo Valentia 8,7 1,3 0,1 0,2 7,3 0,7 1,2 0,1 0,2 0,0 19,8 100,0 Calabria 6,5 2,2 0,1 0,1 6,5 0,4 1,1 0,1 0,7 0,1 17,8 100,0 Italia 3,3 3,8 0,1 0,3 5,1 0,4 0,9 0,1 0,1 0,0 14,0 100,0 Incidenza sul totale reati economici in % Cosenza 38,7 15,9 0,3 0,7 30,6 2,1 5,1 0,4 5,9 0,2 100,0 - Catanzaro 38,2 13,6 0,5 0,6 33,7 2,3 5,4 0,5 4,8 0,4 100,0 - Reggio di Calabria 30,6 9,9 0,6 1,1 47,1 1,1 7,2 0,4 0,9 1,1 100,0 - Crotone 34,5 13,4 0,2 0,2 29,0 4,4 7,7 0,4 9,3 0,9 100,0 - Vibo Valentia 43,8 6,5 0,5 0,8 37,0 3,4 6,0 0,6 1,1 0,2 100,0 - Calabria 36,4 12,6 0,4 0,8 36,6 2,2 6,0 0,4 4,0 0,6 100,0 - Italia 23,9 27,1 0,4 1,9 36,7 2,6 6,3 0,4 0,5 0,3 100,0 - Variazione 2014/2013 in % Cosenza -3,9 8,4 -18,8 -48,2 -11,3 23,2 21,1 45,5 33,5 14,3 -2,0 1,7 Catanzaro 3,6 8,5 266,7 -22,2 -0,7 0,0 -4,3 120,0 368,0 100,0 6,7 -4,5 Reggio di Calabria 5,4 -6,1 200,0 -24,5 4,0 -5,1 14,7 -36,8 50,0 192,3 4,7 -2,4 Crotone -2,7 83,3 -33,3 -71,4 17,8 227,3 10,5 -78,6 4,1 250,0 13,9 5,9 Vibo Valentia -9,7 26,7 200,0 50,0 -9,1 53,8 16,7 -41,7 160,0 100,0 -3,9 -6,4 Calabria -0,9 8,8 71,0 -33,1 -2,0 26,9 12,2 -16,4 57,5 146,4 2,7 -1,1 Italia 0,2 2,0 -12,1 -14,2 -4,0 3,6 -1,3 -15,2 -12,8 24,0 -1,4 -2,7 Fonte: elaborazioni su dati Istat
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    1.2– LE FATTISPECIEDELL’ILLEGALITA’ ECONOMICA IN CALABRIA 1.2.1 – La sicurezza del mercato I fattori di localizzazione territoriale della criminalità economica Le fenomenologie sociali ed economiche si distribuiscono sul territorio in maniera non omogenea, seguendo direttrici di sviluppo legate alla presenza di determinati fattori che funzionano da attrattori. A titolo esemplificativo, in ambito economico, sono note le concentrazioni urbane e metropolitane, i distretti industriali ed i fenomeni di gravitazione commerciale, etc. L’illegalità economica non sfugge a queste regole, arricchendole con aspetti di natura sociologica e culturale. In Italia, i fattori di attrazione e distribuzione territoriale della criminalità economica possono dunque essere ricondotti ai seguenti aspetti: - la presenza di agglomerati urbani che forniscono opportunità di mercato (anche legale), appalti e commesse pubbliche; - la contiguità territoriale o prossimità infrastrutturale da un’area di origine; - la ricchezza distribuita nelle regioni del Centro Nord, per lo più se in presenza di emergenti problemi finanziari che destabilizzano gli equilibri sociali e di mercato; - l’aumento contestuale delle sofferenze bancarie e della disoccupazione; - la presenza di importanti strutture portuali; - la presenza di concentrazioni produttive ove insistono fenomeni di manodopera irregolare; - le province a specializzazione turistica e relativo patrimonio immobiliare. La sicurezza del mercato Come facilmente intuibile, la presenza di criminalità economica, ancor più se esercitata in forma organizzata ed ancor di più in forma mafiosa, è un aspetto, di grande rilevanza, di ciò che chiamiamo “sicurezza del mercato”, ovvero la possibilità di esercitare l’attività economica (e sociale) senza condizionamenti esterni che distorcano l’allocazione di investimenti pubblici, le scelte imprenditoriali, gli acquisti delle famiglie e le regole della libera concorrenza in generale. Al fine di esaminare nel dettaglio la sicurezza del mercato all’interno delle province italiane è stata elaborata una matrice statistica di sintesi5, utilizzando indicatori indiretti, tra cui due indicatori semplici (presenza strutturale di riciclaggio e rapine, i quali alterano rispettivamente i flussi finanziari, la presenza di moneta circolante ed i prezzi di numerosi beni e servizi ed i comportamenti degli attori economici) e tre complessi (ovvero combinando indicatori semplici a loro volta: illegalità ambientale - indica la presenza di criminalità organizzata per lo più di stampo mafioso e si riverbera sulla spesa pubblica; commerciale - altera le normali relazioni produttive e commerciali; criminalità organizzata - una delle leve di maggior distorsione delle leggi di mercato attraverso la 5 La metodologia è riportata in appendice (2.1.1 - Definizione concettuale e metodi di trattamento statistico dei dati).
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    22 L’asse tirrenico di espansione L’indicatoredi sintesi per le province calabresi formazione di posizioni dominanti - esclusa l’associazione mafiosa). Si tratta di indicatori che, pur non essendo esaurienti dell’illegalità economica, rappresentano le principali leve di alterazione dei rapporti di mercato e dei comportamenti degli attori economici. Gli indicatori ottenuti, essendo stati elaborati complessivamente per il periodo 2010 – 2014, rappresentano dunque delle misure spia (proxy) di un fenomeno strutturale all’interno del territorio considerato. In generale, dalla matrice di indicatori emerge che le province del Centro Sud si caratterizzano quasi tutte per una elevata o medio alta insicurezza di mercato, in relazione a processi di contagio che viaggia sfruttando i principali assi di comunicazione (le infrastrutture) ed attratta da elementi che consentono un facile riciclo (es. immobili in aree turistiche e marittime). In tal senso, l’Italia si caratterizza per alcune direttrici di sviluppo dell’illegalità economica, tra cui quella tirrenica che interessa quasi tutte le province che affacciano sul mare. In tale contesto, le province calabresi ricoprono una posizione eterogenea tra loro; Vibo Valentia si pone in terza per minore sicurezza del mercato espressa, con un indicatore di sintesi più elevato della media nazionale di 32,5 punti percentuali, seguita da Reggio Calabria in undicesima posizione (numero indice Calabria 119,4; Italia = 100). Cosenza si pone 33-esima, Catanzaro 62-esima e Crotone 94-esima; queste ultime tre province mostrano un indicatore di sintesi inferiore alla media nazionale. Nel contesto calabrese, gli indicatori spia che deprimono la sicurezza del mercato sono riconducibili essenzialmente a due tipologie, l’illegalità ambientale ed il riciclaggio. Per quanto concerne l’illegalità ambientale, ad esclusione di Catanzaro (che mostra un indicatore di poco al di sotto della media nazionale), tutte le province esibiscono dati molto severi che indicano l’azione strutturata di gruppi di criminalità mafiosa impegnati nel controllo del territorio e nello sfruttamento incontrollato delle risorse naturali. Le province di Vibo Valentia e Reggio Calabria, in aggiunta, evidenziano una intensità delle attività di riciclaggio piuttosto consistente. Con riferimento alla presenza di criminalità organizzata (indicatore che esclude i reati di associazione mafiosa), le province della regione mostrano livelli poco distanti dalla media nazionale. Al contrario, l’illegalità commerciale e le rapine non costituiscono un problema rilevante in Calabria, come si osserverà più avanti. Tab. 1 - Posizioni delle province calabresi della graduatoria nazionale secondo l'indice di sicurezza del mercato (indicatori utilizzati per l'indice di sintesi; a valore più elevato corrisponde minore sicurezza) (media 2010 – 2014; Numero indice Italia = 100) Pos. Province Illegalità commerciale Riciclaggio Rapine Illegalità ambientale Criminalità organizzata (esclusa ass. mafiosa) Sicurezza del mercato (indice di sintesi) 3 Vibo Valentia 61,5 123,3 52,9 767,4 99,4 132,5 11 Reggio Calabria 66,4 117,6 64,1 406,0 97,9 119,4 33 Cosenza 69,8 81,4 51,1 232,6 87,1 90,7 62 Catanzaro 59,4 74,0 49,3 96,9 85,2 67,7 94 Crotone 60,8 86,0 1,8 417,9 90,8 44,5 Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne
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    23 Fig. 1 –Mappa delle province della sicurezza del mercato strutturale (media 2010 – 2014; Numero indice Italia = 100) Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne Il concetto di legalità secondo gli imprenditori calabresi L’indagine campionaria alle imprese calabresi, confrontata con i risultati di una analoga rilevazione su base nazionale, rivela interessanti informazioni circa l’articolazione e l’intensità sul territorio delle diverse forme di illegalità economica e relativa sicurezza del mercato. Il valore associato con maggiore frequenza al concetto di legalità dalle imprese calabresi (40,7%), così come da quelle italiane (34,5%), è relativo al rispetto delle leggi, per lo più nell’ambito dei servizi non commerciali (46,8%). Segue per importanza attribuita quello della trasparenza (Calabria 35,3%; Italia 28,3%), evidentemente in ragione di un rapporto generale con le Amministrazioni Pubbliche che spesso penalizza l’attività imprenditoriale, principalmente nelle province di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia (tutte circa 40%), dalle imprese di più grandi dimensioni e degli “altri servizi”. Rilevante è anche il valore della libera concorrenza (Calabria 30,5%; Italia 31,2%), fattore determinante per una economia sicura e libera da condizionamenti che alterano i rapporti di mercato, soprattutto per le imprese di Vibo Valentia (39%), Crotone (35,8%) e delle costruzioni (40%). Segue per importanza la qualità delle merci e dei servizi (Calabria 28,3%; Italia 30,8%); tale risultanza indica come sia piuttosto chiaro agli imprenditori che la legalità influenza la qualità della vita civile come quella dell’economia, fino ad arrivare al prodotto finale (fattore di primaria importanza anche per la salute). Poste tali premesse, gli imprenditori sono stati invitati ad esprimere una
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    24 La quota dell’illegalità sulPIL stima del livello di sicurezza del mercato ove è localizzata l’azienda. In tal caso, la valutazione degli imprenditori calabresi è piuttosto in linea con quella nazionale (da 1 minima a 10 massima: Calabria 5,9; Italia 6) ed abbastanza omogenea tra le province e i settori. Sebbene la sicurezza del mercato, ancorché non sufficiente, non sia percepita come problema dalle imprese calabresi, la stima operata da queste ultime relativamente all’incidenza delle attività illegali sulla ricchezza prodotta a livello regionale (25%) si rivela più marcata di quella nazionale di circa tre punti percentuali. Occorre specificare che si tratta di una valutazione espressa dagli imprenditori sulla base della propria percezione (e non una stima realizzata con metodi statistici di contabilità economica) e, pertanto, risulta utile per comprendere il sentiment delle imprese locali e formulare politiche finalizzate a corroborare la sicurezza delle relazioni economiche. Graf. 1 - Valore associato al concetto di legalità secondo le imprese calabresi e italiane nel 2016 (In %)* Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Graf. 2 – Valutazione della sicurezza del mercato di localizzazione (provincia) secondo le imprese calabresi e italiane nel 2016 (Da 1 per nulla sicuro a 10 massima sicurezza) Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 45,0 Assenzacondizionam. di impresa Sviluppo economico Qualità delle mercie dei servizi Liberaconcorrenza Trasparenza Rispetto delle leggi 1,1 15,9 30,8 31,2 28,3 34,5 3,0 12,3 28,3 30,5 35,3 40,7 CALABRIA ITALIA 5,9 5,9 5,9 5,9 6,0 6,0 ITALIA CALABRIA 6,0 5,9
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    25 Graf. 3 –Stima delle imprese calabresi e italiane dell’incidenza delle attività illegali sul Pil dell’economia regionale e nazionale (In %) Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Le fattispecie di illegalità maggiormente presenti Secondo le imprese calabresi, così come quelle italiane, la corruzione è la patologia che maggiormente affligge il sistema economico ove è ubicata l’impresa (Calabria e Italia entrambe 61,2%). La distribuzione delle risposte indica come via sia una sostanziale omogeneità territoriale e tra le diverse categorie di impresa su quest’aspetto, anche se l’ambito corruttivo rappresenta un ostacolo maggiormente sentito dagli imprenditori vibonesi (71%). A livello nazionale il secondo ambito di illegalità economica affermato dagli imprenditori è quello delle frodi finanziarie; di converso, in Calabria la seconda posizione è occupata dal riciclaggio (Calabria 28,5%; Italia 13,2%), sostenuto con particolare intensità dalle imprese di Catanzaro (32,9%), degli altri servizi (32,9%), dell’agricoltura (31,1%) e dalle imprese con oltre 50 addetti. Si deve ribadire che tale fattispecie di illegalità, per intrinseca natura, rappresenta la conseguenza di altri reati economici e di altre attività illecite operate non solo sul territorio; il che suggerisce come la Calabria sia interessata da una pluralità di reati a sfondo economico posti in essere da organizzazioni criminali attraverso metodi strutturati, nel quadro di un circuito perverso che si autoalimenta in maniera piuttosto efficace (come vedremo nel prossimo paragrafo). Chiaramente, seguono le frodi finanziarie (Calabria 24%; Italia 25,7%), per lo più secondo le imprese di Catanzaro (29,3%). In una regione come la Calabria, poi, il lavoro sommerso è la quarta fattispecie di illegalità economica maggiormente avvertita dalle imprese (Calabria 22,6%; Italia 21,2%), per lo più del settore industriale (30,4%) e di Crotone (27,5%). Seguono per importanza la contraffazione di beni (14,4%), i reati nel ciclo dei rifiuti (11,1%), il peculato (10,2%) e l’illecito nel settore alimentare (8,5%). Le estorsioni e l’usura sono citati dal 6,8% di imprese calabresi, per lo più in provincia di Vibo Valentia. Se la corruzione è l’ambito di illegalità maggiormente percepito, i lavori pubblici e l’edilizia sono conseguentemente i settori in cui, secondo le imprese calabresi, le regole di mercato sono maggiormente alterate. L’ambito dei lavori pubblici (Calabria 62,9%; Italia 59,6%) risulta citato con particolare intensità nelle province di Vibo Valentia (65%) e Cosenza 20 21 22 23 24 25 ITALIA CALABRIA 22 25
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    26 I settori piùinteressati dall’illegalità (64%), nonché dalle imprese degli altri servizi (66,5%), con un numero di addetti compreso tra 10 e 49 e che hanno effettuato investimenti. Il 44,3% di imprese calabresi afferma essere l’edilizia uno dei settori ove l’illegalità distorce le regole della domanda e dell’offerta con maggiore intensità (Italia 49,7%), soprattutto nelle aree di Vibo Valentia e Cosenza (entrambe 46%), nel commercio (47%) e di più grande dimensione. Seguono, secondo gli imprenditori locali, il commercio (Calabria 21,2%; Italia 12,7%) e l’agricoltura (Calabria 20,6%; Italia 14,5%). Graf. 4 - Ambiti di attività illegale maggiormente presenti nel sistema economico di localizzazione secondo le imprese calabresi e italiane (2016: in %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Graf. 5 - Settori economici in cui le regole del mercato risultano maggiormente alterate secondo le imprese calabresi e italiane (In %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne 0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0 70,0 Altro Reati informatici Furti e rapine Reati nel ciclo del cemento Droga e prostituzione Contrabbando Estorsioni, usura Sofisticazioni e frodi alimentari Peculato Reati nel ciclo dei rifiuti Contraffazione di beni Lavoro sommerso Frodi finanziarie Riciclaggio Corruzione 0,3 0,6 6,3 1,4 6,3 5,4 4,1 1,0 5,1 3,4 15,1 21,2 25,7 13,2 61,2 0,1 1,8 3,3 4,1 5,3 6,7 6,8 8,5 10,2 11,1 14,4 22,6 24,0 28,5 61,2 CALABRIA ITALIA 0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0 70,0 Ns/nr Servizi alle imprese Servizi alla persona Servizi assicurativi, finanziari Trasporti Servizi ambientali Artigianato Utilities Turismo Manifatturiero Agricoltura Commercio Edilizia Lavori pubblici 2,3 1,4 1,5 1,4 8,9 5,8 3,7 2,2 9,6 10,5 14,5 12,7 49,7 59,6 0,7 1,7 1,8 2,8 6,5 6,8 7,2 7,6 10,7 15,1 20,6 21,2 44,3 62,9 CALABRIA ITALIA
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    27 1.2.2 – Criminalitàorganizzata, racket e usura Gli interessi delle organizzazioni criminali Organizzazioni e tecnologie La globalizzazione ha comportato la condivisione a livello internazionale di numerose fenomenologie culturali, sociali ed economiche; l’azione della criminalità organizzata non esula da tale considerazione. Le modalità di azione si rivelano sempre più complesse e meno focalizzate su un territorio specifico, al punto tale che le reti internazionali di criminalità organizzata superano le differenze linguistiche e culturali, rivelando elevatissime capacità di adattamento al nuovo contesto. Certamente, aree che mostrano processi di sviluppo in itinere costituiscono terreni elettivi per eccellenza, come, del resto, aree che mostrano instabilità politica e fragilità delle istituzioni. A livello globale, i settori di interesse della criminalità organizzata sono la produzione ed il traffico di stupefacenti, lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali (es. fauna, foreste, estrazioni, etc.), il traffico di esseri umani, la pirateria, la fabbricazione ed il traffico di armi da fuoco, la corruzione, le frodi finanziarie, il riciclaggio, il traffico di beni archeologici e di altre merci di valore (es. mezzi di trasporto), il cybercrime. Sebbene ogni gruppo sia specializzato in determinate attività, non esistono confini settoriali nell’attività dei gruppi criminali, sempre protesi alla diversificazione ed integrazione delle attività stesse. In Italia, tradizionalmente, la criminalità organizzata si esprime attraverso i noti ceppi mafiosi (‘ndrangheta, camorra, cosa nostra, mafia pugliese) che operano interagendo con gruppi internazionali (anche sul nostro territorio), tra cui soprattutto quelli di origine cinese, nigeriana, balcanica, russa, rom, maghrebina. Va sottolineato che, negli ultimi anni, si è registrata una importante crescita dell’utilizzo delle tecnologie moderne da parte di gruppi criminali, coinvolgendo reti complementari di attori ed introducendo modi di agire sempre più complessi, il cui unico punto in comune è l’azione senza frontiere. In tal senso, si registra una evoluzione del cybercrime verso reati sempre più complessi, quali il riciclaggio internazionale, senza che sia possibile ricostruire la tracciabilità dei flussi finanziari. Ciò comporta ingenti danni a soggetti privati, imprese ed istituzioni. Lo studio della distribuzione della criminalità organizzata di tipo economico è stato realizzato attraverso la costruzione di un indice di sintesi, la cui elaborazione ha preso in considerazione i reati tipici delle organizzazioni dedite al controllo del territorio, come l’estorsione, l’usura e l’associazione mafiosa, a cui è stata aggiunta la fattispecie dei delitti informatici che, al netto di casi isolati, in economia presuppongono una struttura organizzativa remota flessibile. Successivamente, l’indice è stato depurato dai dati relativi all’associazionismo di tipo mafioso, al fine di conferire maggiore attenzione ai fenomeni meno legati alle tradizionali famiglie di criminalità. In ogni caso, sebbene l’indice sia depurato dai reati di tipo mafioso, alcune aree di tradizionale presenza del fenomeno emergono con nitidezza, rivelando correlazioni con modelli di sviluppo di tipo
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    28 La distribuzione nazionale delle organizzazionicriminali Il dettaglio regionale tradizionale, ad elevata presenza di settori come ad esempio le costruzioni, l’agricoltura ed il turismo di seconde case o poco internazionalizzato. Va comunque affermato che, come noto, le aree ad elevata penetrazione mafiosa si concentrano nelle regioni meridionali classiche (Calabria, Campania, Puglia, Sicilia). Le organizzazioni criminali non mafiose, dal canto loro, rivelano una distribuzione territoriale più omogenea, il che significa che sono presenti con maggiore intensità anche al Centro Nord. Si tratta spesso di province aggredite da organizzazioni criminali esogene che collaborano con elementi criminali locali. Entrando nello specifico della realtà calabrese, se si considera il complesso dei reati ascrivibili alla criminalità organizzata, compresi quelli originati dalle mafie, osserviamo che Reggio Calabria, con un indicatore complessivo pari al doppio della media nazionale, si pone al terzo posto della graduatoria nazionale, seguita da Vibo Valentia al settimo posto (numero indice 149,1; Italia = 100). Successivamente, al 23-esimo posto, troviamo Crotone, cui fa seguito Cosenza al 28-esimo e, distanziata in 69-esima posizione, Catanzaro; Crotone, Cosenza e Catanzaro mostrano livelli dell’indicatore inferiori alla media nazionale (il Capoluogo regionale in particolar modo). Depurando l’indicatore dai reati di stampo mafioso, le province calabresi assumono un aspetto meno preoccupante, con Vibo valentia al 33- esimo posto (n.i. 99,4) ed al 36-esimo Reggio Calabria (n.i. 97,9). Le altre tre province si pongono tra il 48-esimo ed il 56-esimo posto. Fig. 1 – Mappa delle province per presenza di criminalità organizzata (media 2010 – 2013; Numero indice Italia = 100) Inclusa associazione mafiosa Esclusa associazione mafiosa Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne
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    29 Tab. 1 –Posizioni in graduatoria nazionale delle province calabresi per presenza di reati legati alla criminalità organizzata (media 2010 – 2013; Numero indice Italia = 100) Pos. Province Indicatore Pos. Province Indicatore Inclusa associazione mafiosa Esclusa associazione mafiosa 3 Reggio di Calabria 200,5 33 Vibo Valentia 99,4 7 Vibo Valentia 149,1 36 Reggio di Calabria 97,9 23 Crotone 92,0 48 Crotone 90,8 28 Cosenza 88,2 54 Cosenza 87,1 69 Catanzaro 8,9 56 Catanzaro 85,2 Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne L’operatività internazionale delle mafie La ‘ndrangheta nella Relazione della DNA Negli ultimi venti anni le associazioni di tipo mafioso si sono andate evolvendo in formazioni che appaiono in rapida espansione e ramificazione transregionale e transnazionale, spesso, come già affermato, in alleanza con gruppi stranieri. Queste sinergie criminali hanno favorito l’internazionalizzazione di tutte le attività illecite che presuppongono l’esistenza di strutture organizzate: in primis traffici di stupefacenti e di armi, di esseri umani, cybercrime, attività di riciclaggio e reimpiego dei proventi illeciti, contrabbandi di merci con marchi contraffatti, raccolta, trasporto, stoccaggio e smaltimento illegali di rifiuti di ogni genere, spesso tossici e altamente nocivi, con danni conseguenti per la salute e per l’ambiente. Nel contempo, le associazioni criminali mantengono il pieno e sistematico controllo delle zone di competenza per lo più con attività dirette al condizionamento delle istituzioni (corruzione, voto di scambio) ed alla gestione dei fondi pubblici. La relazione Europol del 2013 stima in 3.600 il numero delle organizzazioni criminali internazionali operanti nell'Unione europea e che, di queste, il 70% ha una composizione ed un raggio d'azione geograficamente eterogenei e più del 30% ha una vocazione policriminale. Le organizzazioni criminali mafiose italiane sono ancora considerate tra le più pericolose e pervasive in assoluto. Per quanto concerne la ‘ndrangheta, dall’ultima relazione della Direzione Nazionale Antimafia (DNA)6 emerge il sempre più solido radicamento delle cellule di tali criminalità organizzata in varie località del Centro Nord, prime fra tutte la Lombardia e l’Emilia Romagna. Si tratta di un dato non nuovo, ma caratterizzato, dalla sostanziale autonomia dei gruppi di ‘ndrangheta settentrionali, che – sia pur in stretto collegamento con le case madri – sono riusciti ad ottenere un propria soggettività specifica. Inoltre, risulta confermata la forte propensione della criminalità organizzata calabrese all’internazionalizzazione, come tratto peculiare, non limitata alla capacità di cogliere le opportunità dei mercati stranieri, leciti, in chiave di riciclaggio, e illeciti, nel settore del traffico di stupefacenti. A queste caratteristiche, comuni alle varie forme di criminalità organizzata italiana, si somma la capacità della ‘ndrangheta di stabilire vere e proprie strutture estere, che replicano modelli 6 Selezione di testo tratta da: Direzione Nazionale Antimafia, Relazione annuale sulle attività svolte dal Procuratore nazionale antimafia e dalla Direzione nazionale antimafia nonché sulle dinamiche e strategie della criminalità organizzata di tipo mafioso nel periodo 1° luglio 2014 – 30 giugno 2015, Gennaio 2016.
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    30 Le aree diespansione Affari e controllo del territorio organizzativi tipici delle locali calabresi. Un dato d’interesse è rappresentato della forte operatività delle cosche calabresi in tutti gli ambiti, sia quelli più specificamente criminali – dal traffico internazionale di stupefacenti e delle armi all’attività estorsiva, praticata con modalità diverse e sempre più sofisticate – che quelli apparentemente relativi alla cd. economia legale, dagli appalti pubblici alle attività imprenditoriali, nel settori del commercio, dei trasporti, dell’edilizia ed in quello di giochi e scommesse, soprattutto on line. Il secondo dato da sottolineare è relativo alla presenza, sempre più massiccia ed incisiva, sia quantitativamente che qualitativamente, della ‘ndrangheta in praticamente tutte le regioni del Centro Nord, atteso che, accanto alle storiche presenze in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Lazio, sono attestate con chiarezza cellule solidamente impiantate in Liguria, Umbria, Veneto, e Marche. In Lombardia ed in Emilia Romagna si è da tempo superata la logica della infiltrazione, intesa come sporadico inserimento nell’economia legale, e ad essa è subentrato il concetto di vero e proprio radicamento. Alla logica degli affari è stata affiancata la logica della appartenenza; al modello di azione tendente al profitto si è unita a una modalità operativa finalizzata all’esercizio del potere; è fondamentale, non solo reinvestire, ma comandare. Da ciò discende la commissione di reati quali estorsioni, usura, omicidi, traffico di rifiuti, favoreggiamento di latitanti, incendi, ma anche l’acquisizione di attività economiche e l’inserimento in competizioni elettorali. All’estero si sottolinea la presenza stabile in Germania, Olanda, Svizzera, Romania e Slovenia per quanto riguarda l’Europa e negli Stati Uniti, in Canada, in Colombia, in Brasile per il continente americano ed in Australia. A fronte di tali considerazioni, emerge chiaramente l’unitarietà della ‘ndrangheta come organizzazione di tipo mafioso. Non più dunque semplicemente un insieme di cosche, famiglie o ‘ndrine, tra loro scoordinate e scollegate. La ‘ndrangheta si presenta, dunque, come un’organizzazione di tipo mafioso segreta, fortemente strutturata su base territoriale, articolata su più livelli e provvista di organismi di vertice. L’operatività della ndrangheta, praticamente in tutte le regioni, si manifesta in molteplici forme e modalità ed è proprio la capacità di adeguarsi alla diverse realtà territoriali, la connotazione che continua a rendere tale forma di criminalità una tra le più pericolosa organizzazioni criminali. Peraltro, la forza di tale organizzazione risiede - oltre che nell’apparato più strettamente militare, uomini e armi di ogni tipologia – nel suo potere economico e nel condizionamento della politica, nel senso che la ‘ndrangheta è interlocutore per la politica nella misura in cui riesce a mantenere il controllo del consenso, cosa che deriva, a sua volta, dalla grande capacità di essere presente nella realtà economica, spesso con società, controllate attraverso “uomini di fiducia”, se non addirittura con affiliati, con cui accedere anche alle procedure pubbliche di appalto.
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    31 I reati spiadel controllo delle mafie Estorsione ed usura I reati associativi La ndrangheta è, del resto, pienamente inserita del mondo dell’imprenditoria, seppur attraverso il mantenimento di un profilo silente. La rinuncia a modalità eclatanti di controllo, tuttavia, non significa abdicazione alle modalità mafiose che le sono proprie e che le consentono di violare, in tal modo, le regole del libero mercato e della leale concorrenza, con conseguente inquinamento dell’economia legale. Inoltre, va affermato che la ‘ndrangheta conferma l’interesse nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti, grazie al rapporto privilegiato, se non esclusivo, con le organizzazioni criminali del Sud America. In tale contesto, un ruolo centrale continua ad essere svolto dallo scalo portuale di Gioia Tauro, ove, negli ultimi tre anni sono state sequestrate circa 3 tonnellate di sostanze stupefacenti. Al fine di fornire il quadro dell’operatività delle organizzazioni criminali in Calabria, si è ritenuto doveroso fornire un focus sui reati di racket e usura, spia della presenza delle mafie, nonché sui reati tipici di associazione mafiosa e per delinquere. Nel 2014, le minacce denunciate in Calabria si sono attestate ad oltre 3.900, di cui quasi 1.400 nella provincia di Cosenza, cui fanno seguito le 925 di Reggio Calabria e oltre 850 di Catanzaro. Se nel complesso regionale (-2,5%), come in Italia (-1,3%), tali reati si rivelano in flessione nell’anno in questione, nella provincia reggina e nel capoluogo regionale sono in aumento (rispettivamente +2,9% e +4%). Di contro, l’attività estorsiva è in sensibile crescita sia in Italia (+19,4%) che in Calabria (+20,3%). Sono oltre 360 i reati di estorsione perpetrati in regione; di questi, oltre due terzi rilevati nelle province di Cosenza e Reggio Calabria che, peraltro, evidenziano incrementi del reato in questione molto sensibili (rispettivamente +45,1% e +30%). I reati di usura denunciati si attestano a 16 in regione nell’anno 2014; va affermato, tuttavia, che il fenomeno è soggetto, probabilmente più di altri, a omertà. Come in altri casi, a Cosenza ed a Reggio Calabria si registrano gli incrementi più consistenti di tali reati. Volgendo l’attenzione sui reati di associazione per delinquere, la Calabria ne conta 51 (di cui 21 nella sola Reggio Calabria) nel 2014, in consistente crescita nel periodo (+168,4%), come del resto nella media nazionale (+24,5%). L’associazione riconosciuta come mafiosa conta 18 reati in Calabria (89 in Italia), quasi tutti in provincia di Reggio Calabria ed in sensibile crescita. Tale quadro mostra con nitidezza la vitalità della ‘ndrangheta; si tratta infatti di reati che, ad esclusione dello spaccio di stupefacenti, non si rivelano particolarmente utili alla generazione di ingenti risorse economiche quanto all’esercizio specifico del controllo del territorio, necessario per lo svolgimento di altre attività più lucrative, come l’ingerenza negli appalti pubblici ed il riciclaggio.
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    32 Tab. 2 –Articolazione dei reati legati alla criminalità organizzata nelle province calabresi ed in Italia (2014; valori assoluti e variazione 2014/2013 in %) Minacce Estorsioni Usura Reati spia crim. Organ. Associazione per delinquere Associazione di tipo mafioso Associazione criminale Valori assoluti Cosenza 1.398 132 6 1.536 8 - 8 Catanzaro 862 64 3 929 9 1 10 Reggio di Calabria 925 104 5 1.034 21 17 38 Crotone 257 25 1 283 7 - 7 Vibo Valentia 473 36 1 510 2 - 2 Calabria 3.917 362 16 4.295 51 18 69 Italia 85.211 8.222 405 93.838 986 89 1.075 Variazione 2014/2013 in % Cosenza -7,0 45,1 50,0 -3,9 60,0 -100,0 14,3 Catanzaro 4,0 -1,5 - 3,6 80,0 100,0 Reggio di Calabria 2,9 30,0 150,0 5,4 200,0 183,3 192,3 Crotone -0,8 -10,7 -75,0 -2,7 250,0 - 250,0 Vibo Valentia -10,2 -2,7 - -9,7 - -100,0 100,0 Calabria -2,5 20,3 14,3 -0,9 168,4 100,0 146,4 Italia -1,3 19,4 -12,0 0,2 24,5 18,7 24,0 Fonte: elaborazioni su dati Istat Come si manifesta la presenza di criminalità organizzata Per quanto concerne il tema della criminalità organizzata, l’indagine lascia emergere importanti informazioni, utili alla comprensione dei fenomeni nel complesso. Il grafico successivo, ove le risposte del campione calabrese sono piuttosto differenti da quello nazionale, è indicativo in tal senso. Interrogate in merito alle modalità con cui si manifesta la criminalità organizzata nella provincia di localizzazione, le imprese calabresi indicano che ciò che maggiormente pone in evidenza la presenza di tali organizzazioni è il fattore corruttivo (Calabria 56,8%; Italia 49,3%), denotando come queste traggano risorse vitali dalla Pubblica Amministrazione. Le imprese di Cosenza e dell’industria affermano tale modalità in oltre il 60% delle risposte. Segue per importanza il lavoro sommerso (Calabria 25,4%; Italia 26,6%), in particolare per le imprese vibonesi e degli altri servizi (rispettivamente 32% e 28,4%). Va ricordato che l’irregolarità lavorativa produce uno stato di bisogno generalizzato che si pone come fattore ambientale basilare per le organizzazioni criminali ai fini del controllo dell’economia (anche legale) e del territorio. Tutte le altre risposte mostrano importanti differenze tra il contesto calabre e quello nazionale. In regione, infatti, intimidazioni e minacce (Calabria 17,8%; Italia 4,6%) e racket e estorsioni (Calabria 16,9%; Italia 9,6%) assumono particolare rilievo. Di contro, a livello nazionale, sono le frodi finanziarie (Calabria 13,9%; Italia 17,5%), la contraffazione (Calabria 10,8%; Italia 20,4%) e prostituzione e spaccio di droga (Calabria 9%; Italia 14,9%) a rivelare maggiormente l’azione dei gruppi criminali. In altri termini, mentre in Italia le organizzazioni criminali sono dedite per lo più ad attività finalizzate alla distorsione delle risorse e del mercato a proprio favore, la criminalità organizzata calabrese si basa su metodi di controllo del territorio di tipo militare e a business in “settori tradizionali”, assoggettando istituzioni, imprese e persone ad un modello socioeconomico molto dispendioso in termini di consumo delle
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    33 Una modalità brutaledi controllo risorse naturali, economiche e sociali. In ogni caso, intimidazioni e minacce sono segnalate in particolar modo dalle imprese di Vibo Valentia (22%) e dell’agricoltura (24,2%) e delle costruzioni (24,5%); l’attività estorsiva dalle imprese di Catanzaro (20,4%), da quelle industriali (18,3%) e degli altri servizi (19%). Da tale articolazione comparata di risposte si comprendono essenzialmente due elementi analitici; il primo è che ci troviamo di fronte a forme di illegalità ancorate a principi arcaici di controllo del territorio attraverso modalità brutali, la seconda è che si ha a che fare con un circuito perverso di fattori (es. racket, droga, lavoro sommerso, reati ambientali, frodi finanziarie, riciclaggio, corruzione, controllo del territorio) che si autoalimentano, impedendo all’economia locale di svilupparsi verso forme di mercato più evolute e meno legate a “oligopoli” e posizioni dominanti. Graf. 1– Modalità in cui si manifesta la criminalità organizzata nella provincia di localizzazione delle imprese calabresi e italiane (In %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Intimidazioni e prepotenze che alterano l’economia reale Le imprese intervistate sono state poi invitate ad esprimersi sul livello di presenza delle organizzazioni criminali sul territorio di localizzazione. A livello nazionale, in una scala da 1 (nessuna presenza) a 10 (massima), la stima delle imprese calabresi si attesta a 5,4, superiore (ovviamente) a quanto osservato a livello italiano (4,7). Le imprese calabresi che hanno percepito (direttamente e indirettamente) forme di illegalità, prepotenze e intimidazioni tali da limitare la libertà di impresa sono il 32,9% (Italia 20,6%). Si tratta di una quota elevatissima se si considera che, in una economia come quella calabrese, quasi un terzo delle imprese fa o non fa investimenti, assume o non assume personale, ed agisce sul mercato tenendo in 0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0 Altro Attentati, omicidi e stragi Sofisticazioni e frodi alimentari Retiambientali (cemento, rifiuti) Riciclaggio Prostituzione e droga Contraffazione Frodifinanziarie Rackete estorsioni Intimidazioni e minacce Lavorosommerso Corruzione 1,1 3,8 1,0 1,7 5,1 14,9 20,4 17,5 9,6 4,6 26,6 49,3 0,3 2,1 2,3 7,2 8,1 9,0 10,8 13,9 16,9 17,8 25,4 56,8 CALABRIA ITALIA
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    34 Focus su rackete estorsioni considerazione fattori esterni all’economia reale. In provincia di Reggio Calabria, nell’industria e nelle costruzioni, la percentuale di imprese che non opera secondo regole di mercato in quanto soggetta ad ingerenze mafiose si attesta rispettivamente al 38%, 40%, 36,7%. Intimidazioni e prepotenze che si traducono spesso in atti di estorsione e racket; le imprese calabresi hanno stimato la presenza di racket nel proprio comune in un valore pari a 4,3, in una scala che va da 1 (nullo) a 10 (massimo). Peraltro, se il 62,3% degli intervistati afferma che l’andamento delle estorsioni è stazionario nel periodo dal 2012 – 2015, sintomo di organizzazioni criminali che risentono solo in parte dell’attività delle Forze dell’Ordine e che persistono sul territorio, per oltre un quarto degli esponenti (25,7%) essa è in crescita, per lo più in provincia di Crotone (31,7%), Cosenza (28,3%), Vibo Valentia (27,3%) e per le imprese degli altri servizi (29,2%), del commercio (28,6%) e ditte individuali, più fragili e isolate. Per il 38,5% di imprenditori calabresi, le estorsioni si traducono quasi sempre in richieste di denaro (Italia 20%); tale fenomeno è più rilevante nelle province di Vibo Valentia (47%) e Reggio Calabria (40%), nel settore primario (41,1%) e delle costruzioni (41,9%). Va specificato tuttavia che questa non è l’unica forma di racket; piuttosto, nel contesto calabrese, va segnalata l’imposizione di forniture (Calabria 33,3%; Italia 14,8%) e di personale (Calabria 19,2%; Italia 14,3%). Le prime si configurano particolarmente importanti in provincia di Crotone (39,2%), per il settore delle costruzioni (43,2%) ed agricolo (38,9%); le seconde per l’area reggina (21,2%) e per il settore industriale (22,6%). Graf. 2 – Valutazione del livello di presenza della criminalità organizzata nella provincia di localizzazione delle imprese calabresi e italiane (Da 1 nullo a 10 massimo) Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne 4,2 4,4 4,6 4,8 5,0 5,2 5,4 5,6 ITALIA CALABRIA 4,7 5,4
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    35 Graf. 3 -Percezione intorno a se da parte delle imprese calabresi e italiane di forme di illegalità, intimidazioni o prepotenze che limitano la normale attività (In %) Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Graf. 4 – Andamento delle estorsioni nel periodo 2012 – 2015 secondo le imprese calabresi (In %) Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Graf. 5 - Modalità cui le quali si impongono più diffusamente le estorsioni nel comune di localizzazione (quartiere se grande città) secondo le imprese calabresi e italiane (In %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Con riferimento al vissuto degli imprenditori calabresi, il 18,3% di essi ha avuto esperienza, diretta o indiretta, di episodi di racket e usura, soprattutto in provincia di Vibo Valentia (22%), nei servizi non commerciali (23,2%), nelle costruzioni (20%) ed in generale tra le imprese che hanno realizzato investimenti. Anche in tal caso, si tratta 0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0 70,0 80,0 Spesso Talvolta Raramente Mai Ns/nr 2,7 4,4 13,5 78,6 0,7 3,8 7,1 22,0 66,4 0,7 ITALIA CALABRIA 25,7 7,9 62,3 4,2 Aumentate Diminuite Stazionarie Ns/nr 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 Altre forme Acquisto di merce rubata o contraffatta Partecipazioni all’azienda Ns/nr Nessuna Imposizioni di personale Imposizioni di forniture Richieste di denaro 1,4 19,8 10,4 13,3 24,3 14,3 14,8 20,0 1,7 7,9 8,3 10,1 10,4 19,2 33,3 38,5 CALABRIA ITALIA
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    36 Usura e racket: l’esperienzadelle imprese Il freno all’economia locale di quote molto elevate che indicano come l’economia reale regionale sia ampiamente caratterizzata da forme brutali di alterazione delle regole. Secondo l’81,8% delle imprese calabresi, l’imprenditore taglieggiato o usurato dovrebbe richiedere aiuto alle Forze dell’Ordine ed alla Magistratura; si tratta di un segnale incontrovertibile della fiducia nei confronti delle Istituzioni dello Stato. Seguono per importanza conferita dalle imprese calabresi, ma con ampio distacco, le associazioni antiracket e antiusura (13,2%), a testimonianza di come l’azione dal basso possa essere un fattore ausiliario di un certo spessore nella lotta al crimine. Marginali le altre modalità di risposta. Tuttavia, spesso gli imprenditori non denunciano i fatti e non richiedono l’aiuto delle Istituzioni; i motivi risiedono, secondo le imprese regionali, nella paura di ritorsioni nei confronti di sé stesso o della propria famiglia (68,8%), in particolare a Vibo Valentia (77%), e, a rilevante distanza, per sfiducia nelle Istituzioni (15,3%). Un aspetto rilevante è legato al freno all’economia operato dal racket e dall’usura. Le imprese locali sono state invitate a formulare una stima circa l’andamento del proprio volume di affari in assenza di fattori devianti, quali appunto racket e usura. Se per il 62,7% degli intervistati rimarrebbe stabile, nel 34,7% aumenterebbe sottolineando come tali fattori determinano un depauperamento dei potenziali economici ed occupazionali del tessuto produttivo locale, già ampiamente fiaccato da altri elementi. Tale quota sale al 40,7% nel caso delle costruzioni ed al 37,4% nel caso dell’agricoltura. Anche in tal caso, si tratta di percentuali elevatissime che indicano come la questione sia di estrema rilevanza e vitale per l’economia della regione. Graf. 6 – Esperienza, diretta o indiretta, di episodi di racket e usura negli ultimi tre anni parte delle imprese calabresi (In %) Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne 18,3 81,7 Si No
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    37 Graf. 7 –Istituzioni, Enti e persone a cui dovrebbe chiedere aiuto un imprenditore taglieggiato o usurato secondo le imprese calabresi (In %) Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Graf. 8 – Motivi per cui l’imprenditore usurato spesso non richiede l’aiuto delle istituzioni secondo le imprese calabresi (In %) Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Graf. 9 – Andamento del fatturato annuale dell’impresa in assenza di racket e usura secondo le imprese calabresi (In %) Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne 0,3 0,8 1,6 2,3 13,2 81,8 A persone influenti Allachiesa Alle associazioni di categoria A nessuno Alle associazioni antiracket e antiusura Alle Forze dell’Ordine e Magistratura 0,2 0,8 1,8 5,9 7,2 15,3 68,8 Per paura di apparire sui media Ns/nr Per sfiducia nella politica Per paura di subire danni alla propria azienda Perchè ritiene inefficaci gli interventi istituzionali Per sfiducia nelle istituzioni Pauradi ritorsioni verso se o famiglia 0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0 70,0 Diminuirebbe di oltre il 50% Diminuirebbe tra il 25% ed il 50% Diminuirebbe meno del 25% Resterebbe stabile Aumenterebbe meno del 25% Aumenterebbe tra il 25% ed il 50% Aumenterebbe di oltre il 50% 0,3 0,8 1,4 62,7 23,6 8,6 2,5
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    38 1.2.3 – L’illegalitàeconomico finanziaria Il riciclaggio Le segnalazioni di operazioni sospette: una crescita continua I dati territoriali L’illegalità finanziaria può essere considerata tra i principali fattori di distorsione delle regole di mercato, ovvero delle regole della domanda e dell’offerta che, combinate tra loro, determinano i prezzi di mercato. Il money laundering è il primo vettore di distorsione nei processi di accumulazione dei capitali; tale pratica genera “investimenti” che non rispondono alle esigenze dell’impresa che opera nella legalità, traducendosi in una maggiore capacità operativa delle organizzazioni che li realizzano ed alterando le posizioni di mercato, per lo più in periodi di ristrettezze creditizie. I principali canali di riciclaggio internazionale vanno dal traffico di stupefacenti a quello degli esseri umani, dall’usura alla compravendita di immobili (terreni, strutture residenziali e turistiche), dal trasporto transfrontaliero di valuta alla corruzione. Le segnalazioni di operazioni finanziarie sospette sono una importante spia dell’attività di riciclaggio in Italia; tale aggregato si rivela in costante crescita dal 2010 al 2014, anche grazie al sempre più incisivo controllo effettuato dall’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia ed a norme sempre più stringenti. In Italia il 99,9% delle operazioni finanziarie sospette è destinato al riciclaggio (il restante è costituito dal finanziamento al terrorismo ed alla proliferazione di armi). In termini regionali, la Lombardia è di gran lunga la regione con il maggior numero di segnalazioni, assorbendo il 18% del totale nazionale, ed oltretutto mostrando una crescita, fra il 2013 ed il 2014, più alta della media nazionale. Evidentemente, tale primato è spiegabile con la maggiore dimensione demografica e produttiva, con la particolare diffusione di canali bancari e finanziari, e con il radicamento di gruppi mafiosi del Sud Italia e di origine straniera. Seguono, a distanza, Lazio e Campania, più o meno con lo stesso numero di segnalazioni, ma con la prima che, nel 2014, ne osserva una lieve riduzione, e poi Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Puglia. Tale quadro mostra come il riciclaggio tenda a prendere direzioni chiare, verso regioni relativamente più ricche, o dotate di circuiti finanziari importanti, o di rilevanti aree urbane (che offrono molte opportunità per il riciclaggio nel settore immobiliare, fra i più importanti). I tassi di crescita più rilevanti fra il 2013 ed il 2014, però, al netto della Val d’Aosta (in cui l’incremento è “gonfiato” anche dalla ridottissima dimensione della base di partenza) riguardano due regioni meridionali come la Puglia e la Basilicata. Nel primo caso, ci potrebbero essere indicazioni investigative circa la riattivazione della mafia locale, oppure l’operatività di mafie straniere attive nel riciclaggio. Nel secondo, si tratta di una “invasione” di mafie di altre regioni, che iniziano ad investire su un territorio che è ancora relativamente “vergine”. In Calabria, le segnalazioni di operazioni finanziarie sospette si attestano, nel 2014, a quasi 2,2 mila, il 3,1% del totale nazionale, in crescita ad un ritmo (+24,6%) superiore al doppio di quello osservato per l’Italia nel suo complesso.
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    39 Tab. 1 -Ripartizione delle segnalazioni di operazioni finanziarie sospette ricevute in base alla regione in cui è avvenuta l'operatività segnalata (2014 - 2013) 2013 2014 2014/2013 Val. ass. Incidenza % Val. ass. Incidenza % Variazione % Lombardia 11.575 17,9 13.021 18,1 12,5 Lazio 9.188 14,2 8.948 12,5 -2,6 Campania 7.174 11,1 8.786 12,2 22,5 Veneto 4.959 7,7 5.623 7,8 13,4 Emilia-Romagna 3.956 6,1 4.874 6,8 23,2 Toscana 4.947 7,7 4.760 6,6 -3,8 Puglia 3.577 5,5 4.667 6,5 30,9 Piemonte 3.800 5,9 4.128 5,8 8,6 Sicilia 3.215 5,0 4.122 5,7 28,6 Marche 1.969 3,0 2.368 3,3 20,3 Calabria 1.761 2,7 2.195 3,1 24,6 Liguria 2.348 3,6 1.728 2,4 -26,4 Sardegna 1.182 1,8 1.241 1,7 5,0 Abruzzo 1.085 1,7 1.086 1,5 0,1 Friuli-Venezia Giulia 1.020 1,6 1.082 1,5 6,1 Basilicata 613 0,9 809 1,1 32,0 Trentino-Alto Adige 514 0,8 650 0,9 26,5 Umbria 626 1,0 503 0,7 -19,6 Molise 350 0,5 331 0,5 -5,4 Valle D'Aosta 112 0,2 155 0,2 38,4 Estero 630 1,0 681 0,9 8,1 Totale 64.601 100,0 71.758 100 11,1 Fonte: Banca d’Italia Illegalità finanziaria e territorio Per esaminare nel dettaglio la diffusione sul territorio italiano dell’illegalità economico-finanziaria è stato elaborato un indice sintetico riferito a tale categoria di reati nel periodo 2010-2013. I dati utilizzati sono il riciclaggio, il cybercrime, le rapine a banche ed esercizi commerciali ed i reati legati a droga e prostituzione. Si tratta di illeciti che, attraverso l’immissione di liquidità non derivante da rapporti di mercato, generano alterazioni significative nelle relazioni economiche e finanziarie lungo le direttrici di espansione dei gruppi criminali. Tale criminalità tende a concentrarsi nelle province portuali, o in quelle del Centro Nord ad elevato livello di benessere, o in quelle di tipo metropolitano. Si tratta cioè di una criminalità che ha bisogno di una infrastruttura economica, logistica e urbana per trovare il “mercato” illegale nel quale esprimersi, ad esempio attraverso i canali del riciclaggio, che si dirigono verso il mercato immobiliare, degli appalti pubblici o quello turistico, e canali logistici attraverso i quali connettersi con i mercati mondiali. In effetti, le province calabresi si rivelano problematiche in maniera indiretta, per lo più in ragione che l’illegalità finanziaria operata dalla ‘ndrangheta si rivolge nelle aree suindicate; infatti, Catanzaro, con un indice inferiore alla media nazionale di oltre 25 punti percentuali, si pone al 58-esimo posto, seguita da Cosenza al 76-esimo, Vibo Valentia al 79- esimo, Reggio Calabria all’82-esimo e Crotone al 2012-esimo. Entrando nello specifico delle fattispecie di illegalità finanziaria, nell’ambito del riciclaggio Vibo Valentia pone all’attenzione un indicatore piuttosto elevato (numero indice 140; Italia = 100) che la inserisce al 16- esimo posto tra le province. Anche le province di Reggio Calabria e Crotone, rispettivamente in 19-esima (n.i. 125,9) e 21-esima posizione (n.i. 116,5) rivelano criticità in tal senso. Il cybercrime vede Reggio Calabria inserirsi in 19-esima posizione, con un
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    40 Le fattispecie dell’illegalità finanziariain Calabria indice pari a 109,9, piuttosto simile a quello di Vibo Valentia (n.i. 108,4), in 24-esima posizione. Per quanto concerne i reati relativi a droga e prostituzione solo Catanzaro esibisce un indicatore che si attesta al di sopra della media nazionale, ponendola al 33-esimo posto tra le province, mentre le rapine a banche ed imprese sono distribuite in modo più omogeneo sul territorio nazionale e nessuna provincia della regione mostra livelli preoccupanti (ciò può essere considerato un sintomo di un controllo del territorio da parte delle organizzazioni criminali). Fig. 1 – Mappa delle province per presenza strutturale di illegalità economico - finanziaria (media 2010 – 2013; Numero indice Italia = 100) Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne Tab. 2 – Posizioni in graduatoria delle province calabresi per presenza strutturale di illegalità economico – finanziaria (media 2010 – 2013; Numero indice Italia = 100) Pos. Provincia Indice strutturale 58 Catanzaro 74,8 76 Cosenza 62,0 79 Vibo Valentia 61,3 82 Reggio di Calabria 59,8 105 Crotone 12,7 Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne
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    41 Fig. 2 –Mappe delle province per presenza strutturale di reati di riciclaggio e cybercrime (media 2010 – 2013; Numero indice Italia = 100) Riciclaggio Cybercrime Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne Fig. 3– Mappe delle province per presenza strutturale di reati finalizzati a generare liquidità (media 2010 – 2013; Numero indice Italia = 100) Droga e prostituzione Rapine a banche e imprese Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne
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    42 Tab. 3 –Province calabresi in graduatoria per presenza strutturale di reati di riciclaggio, cybercrime, rapine a banche e imprese e droga e prostituzione (2010 – 2013; in numero indice Italia = 100) Pos. Prov. Riciclaggio Pos. Prov. Cybercrime Pos. Prov. Rapine Pos. Prov. Droga, prost. 16 Vibo Valentia 140,3 19 Reggio Calabr. 109,9 57 Reggio Calabr. 64,1 33 Catanzaro 113,6 19 Reggio Calabr. 125,9 24 Vibo Valentia 108,4 69 Vibo Valentia 52,9 60 Crotone 88,0 21 Crotone 116,5 51 Catanzaro 94,2 73 Cosenza 51,1 76 Cosenza 75,3 45 Cosenza 82,6 85 Cosenza 80,2 76 Catanzaro 49,3 85 Vibo Valentia 71,1 70 Catanzaro 58,1 102 Crotone 63,5 107 Crotone 1,8 99 Reggio Calabr. 55,8 Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne Come si manifesta l’illegalità finanziaria Dal punto di vista delle imprese calabresi, il riciclaggio è la fattispecie di illecito con cui si manifesta prioritariamente l’illegalità finanziaria nel contesto operativo di localizzazione (Calabria 48,5%; Italia 38,9%); si tratta di un aspetto che assume maggiore rilevanza nelle province di Vibo Valentia (52%) e Cosenza (50%), come anche per le imprese agricole (53,2%) e dell’industria (52,2%). Seguono le frodi finanziarie (Calabria 29,3%; Italia 30,4%), soprattutto secondo le imprese crotonesi e cosentine (entrambe 31,7%), per quelle che operano nei servizi non afferenti alla distribuzione commerciale (33,9%) e di più grande dimensione (oltre 50 addetti). Il falso in bilancio, prima modalità secondo le imprese italiane (39%), viene citato da quasi un quarto degli esponenti calabresi, con particolare enfasi in provincia di Crotone (26,7%) e nell’industria (32,2%). Ulteriori modalità di manifestazione dell’illegalità finanziaria è l’elevata richiesta di garanzie creditizie da parte delle banche nell’erogazione dei fidi (Calabria 15,1%; Italia 9,7%), un mercato immobiliare alterato da flussi finanziari incontrollati (Calabria 13,8%; Italia 12%), nonché un utilizzo di moneta contante eccessivo (Calabria 10,5%; Italia 7,4%). In ogni caso, secondo le imprese calabresi, ed in ragione del consistente livello di riciclaggio, la presenza di illegalità finanziaria in regione supera la stima effettuata dalle imprese italiane (su una scala da 1 a 10: Calabria 5,2; Italia 4,8). Graf. 1 – Modalità con cui si manifesta l’illegalità finanziaria nelle province di localizzazione secondo le imprese calabresi e italiane (In %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 45,0 50,0 Altro Eccessivo utilizzo di moneta contante Mercato immobiliare alterato Elevata richiesta di garanzie creditizie Falso in bilancio Frodi finanziarie Riciclaggio 1,2 7,4 12,0 9,7 39,0 30,4 38,9 0,1 10,5 13,8 15,1 24,8 29,3 48,5 CALABRIA ITALIA
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    43 Graf. 2 –Valutazione del livello di presenza di illegalità economico finanziaria nella provincia di localizzazione secondo le imprese calabresi e italiane (In %) Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Riciclaggio e economia locale Nel periodo 2012 – 2015, l’illegalità finanziaria è aumentata secondo il 31,7% degli intervistati, quota che cresce nelle province di Crotone (35,5%) e Cosenza (32,6%), negli altri servizi (35,8%) ed in agricoltura (33,2%), nonché secondo le imprese che hanno effettuato investimenti. Nel quadro di un circuito perverso, l’illegalità economico finanziaria altera il funzionamento del mercato prioritariamente attraverso il riciclaggio nel mercato immobiliare (Calabria 33,8%; Italia 24,3%), per lo più secondo le imprese delle province di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia (tutte circa 35%) e, chiaramente, delle costruzioni (39,4%). Gli investimenti non produttivi sono la seconda modalità di alterazione del mercato secondo le imprese calabresi (prima per le imprese italiane: Calabria 29,3%; Italia 27,3%), con particolare intensità a Reggio Calabria (31%) e nel commercio (33,3%). In analogia con quanto sopra, la terza modalità di distorsione dell’economia locale in ragione della presenza di illeciti finanziari, sono gli investimenti non destinati alla competitività (Calabria 26,2%; Italia 19,6%); sono le imprese cosentine (30%) e degli altri servizi (30%) ad evidenziare quote di risposta più consistenti. Tale articolazione di risposte suggerisce che, in un contesto economico strutturalmente debole, particolarmente fiaccato da numerosi anni di crisi economica e austerity della spesa pubblica e ove le imprese che hanno investito nel 2015 sono solo il 17,8% del totale, un’ampia quota di tali risorse è ritenuta – dalle stesse imprese - non produttiva e/o non destinata alla competitività, impedendo lo sviluppo strutturale dell’economia e la sua conseguente ripresa sostanziale della crescita. Non mancano ulteriori modalità di alterazione, quali la presenza di dichiarazioni fraudolente e fatture per operazioni inesistenti (Calabria 17,3%; Italia 11,1%), nonché un mercato del credito poco funzionale alle esigenze del tessuto produttivo regionale (Calabria 10,7%; Italia 14,4%), in quanto eccessivamente oneroso poiché basato su analisi di rischio particolarmente impegnative. Risulta doveroso citare anche le operazioni finanziarie internazionali (Calabria 8,4%; Italia 7,5%), ad evidenziare il carattere ormai non più localistico dell’azione dei gruppi criminali, e le partecipazioni societarie (Calabria 7,3%; Italia 8,4%). 4,5 4,6 4,7 4,8 4,9 5,0 5,1 5,2 ITALIA CALABRIA 4,8 5,2
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    44 Graf 3 –Andamento dell’illegalità economico finanziaria del 2012 al 2015 secondo le imprese calabresi e italiane (In %) Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Graf. 4 – Modalità prevalenti attraverso cui l’illegalità economico finanziaria altera il funzionamento del mercato secondo le imprese calabresi e italiane (In %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Gli effetti dell’illegalità finanziaria Chiaramente, ed anche in tal caso nel quadro di un circuito vizioso e perverso per l’economia regionale, la presenza di illegalità finanziaria, generando una eccedenza di risorse, causa prioritariamente l’azione corruttiva (Calabria 42,9%; Italia 33,3%), per lo più secondo le imprese di Vibo Valentia (51%). Come sopra riportato, l’illegalità finanziaria genera poi uno scarso livello di competitività del tessuto produttivo (Calabria 25,9%; Italia 18,5%), una modesta capacità innovativa (Calabria 21,4%; Italia 18,1%) e, di conseguenza, un mercato del lavoro poco dinamico (Calabria 24,5%; Italia 32,6%) e incentrato sulla richiesta di figure professionali poco qualificate (Calabria 8,4%; Italia 12,5%) e poco retribuite. L’alterazione delle regole di libero mercato è l’effetto affermato dal 22,5% degli imprenditori calabresi (Italia 20%). Gli elevati tassi di interesse sono percepiti come un problema minore (Calabria 5,5%; Italia 5,1%). 0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0 Aumentata Diminuita Stazionaria Ns/nr 43,1 6,7 47,9 2,3 31,7 6,9 58,8 2,7 ITALIA CALABRIA 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 Altre forme Nessuno Ns/nr Mediante partecipazioni societarie Mediante operazioni finanziarie internazionali Attraverso la distorsione del mercato del credito Dichiarazioni fraudolente/fatture per operazioni inesistenti Attraverso investimenti non destinati alla competitività Mediante investimenti non produttivi Attraverso il riciclaggio nel mercato immobiliare 0,1 3,8 9,0 11,4 7,5 14,4 11,1 19,6 27,3 24,3 0,0 1,6 5,8 7,3 8,4 10,7 17,3 26,2 29,3 33,8 CALABRIA ITALIA
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    45 Graf. 5 –Principali effetti dell’illegalità economico finanziaria sul mercato secondo le imprese calabresi e italiane (In %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 45,0 Elevata rigidità creditizia e alti tassi di interesse Richiesta di figure professionali poco qualificate Modesta capacità innovativa Alterazione delle regole di libero mercato Mercato del lavoro poco dinamico Scarso livello di competitività Corruzione 5,1 12,5 18,1 20,0 32,6 18,5 33,3 5,5 8,4 21,4 22,5 24,5 25,9 42,9 CALABRIA ITALIA
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    46 1.2.4 – L’illegalitàambientale Gli ecoreati più noti Le varietà dell’illecito ambientale, in costante crescita negli ultimi anni, oltre che legate a fenomeni di inquinamento incontrollato, possono essere di numerose fattispecie, per lo più in relazione a7: - il ciclo del cemento spesso legato ad abusivismo edilizio; - la realizzazione, attraverso pratiche corruttive, e gestione di infrastrutture per la generazione di energia sostenibile (si pensi all’eolico); - la gestione di impianti ambientali, con particolare riferimento al traffico dei rifiuti speciali e delle discariche abusive; - il traffico di animali e fauna selvatica, ivi compreso il bracconaggio, o le competizioni illegali che utilizzano animali, o il contrabbando di animali stessi. Fra le attività in espansione, vi è quella legata all’energia rinnovabile, come ad esempio i casi di campi eolici in mano ai clan mafiosi, o degli impianti di energia solare, come forma di truffa dei connessi finanziamenti europei ed italiani. Il fenomeno della criminalità ambientale si rivela soprattutto meridionale, legato com’è, per necessità oggettive di esecuzione del reato stesso, al controllo del territorio, soprattutto di quello rurale, che le mafie storicamente possono esercitare nelle loro aree di insediamento tradizionale. Le infrazioni ambientali accertate in Italia nel corso del 2014 si concentrano soprattutto in Puglia, con una crescita record del 53,5% sull’anno precedente. In quarta posizione vi è la Calabria, con oltre 2,7 mila infrazioni accertate, pari al 9,3% del totale nazionale. Tab. 1 – Ripartizione delle infrazioni ambientali nelle regioni italiane (2014: valori assoluti e in %) Regione Infrazioni accertate % sul totale nazionale Puglia 4.499 15,4 Sicilia 3.797 13,0 Campania 3.725 12,7 Calabria 2.715 9,3 Lazio 2.255 7,7 Sardegna 1.869 6,4 Toscana 1.695 5,8 Liguria 1.526 5,2 Veneto 965 3,3 Lombardia 941 3,2 Marche 767 2,6 Emilia Romagna 743 2,5 Abruzzo 742 2,5 Umbria 670 2,3 Basilicata 602 2,1 Friuli Venezia Giulia 507 1,7 Piemonte 469 1,6 Trentino Alto Adige 412 1,4 Molise 349 1,2 Valle d’Aosta 45 0,2 Totale 29.293 100,0 Fonte: elaborazioni su dati Legambiente Utilizzando informazioni statistiche relative al ciclo dei rifiuti ed a quello del cemento è stato possibile mappare la “geografia” nazionale dei reati 7 Legambiente, (2015), Ecomafia 2015. Marotta & Cafiero editori.
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    47 La criminalità ambientale inCalabria ambientali. Gli indici strutturali rivelano la presenza di una direttrice di sedimentazione, quella sud-appenninica, piuttosto consolidata. In tal caso, l’interazione di tali reati con i modelli di sviluppo perseguiti dal territorio deve essere ricercata in alcuni fattori non meramente produttivi, come la presenza storica delle mafie. I reati ambientali, tranne alcune eccezioni, evidenziano infatti concentrazioni molto preoccupanti in Calabria, Campania, Basilicata, Puglia; il dettaglio della graduatoria rivela che le prime tre province per intensità di tali reati sono calabresi, con in testa Vibo Valentia; Cosenza si pone al 12-esimo posto. Solo Catanzaro si inserisce in una posizione non particolarmente preoccupante (52-esima). In ogni caso, gli indicatori delle prime tre province sono particolarmente elevati, sottolineando l’esigenza di contrastare tali fenomeni nel più breve periodo possibile. Fig. 1 – Mappa delle province per presenza strutturale di reati ambientali (media 2010 – 2014; Numero indice Italia = 100) Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne su dati Legambiente Tab. 2 – Province calabresi della graduatoria per presenza strutturale di reati ambientali (2010 – 2014; Numero indice Italia = 100) Pos. Provincia Indice strutturale 1 Vibo Valentia 767,4 2 Crotone 417,9 3 Reggio Calabria 406,0 12 Cosenza 232,6 52 Catanzaro 96,9 Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne su dati Legambiente Secondo le imprese calabresi intervistate, la principale modalità di manifestazione dell’illegalità ambientale è relativa ai reati afferenti al ciclo dei rifiuti (Calabria 51,6%; Italia 40,4%), per lo più secondo le imprese della provincia di Vibo Valentia (56%) e Cosenza (54,7%),
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    48 Come si manifesta l’illegalitàambientale nonché delle costruzioni (54,2%) e industriali (53,9%). Segue il riciclaggio che catalizza quote di risposta molto più consistenti degli altri reati ambientali (Calabria 49,6%; Italia 52,6%), per lo più nel settore delle costruzioni (56,8%) ed in agricoltura (52,1%). Sebbene distanziati da rifiuti e riciclaggio, gli incendi boschivi (Calabria 21,3%; Italia 9,6%) ed il ciclo del cemento (Calabria 18,2%; Italia 9,2%) evidenziano quote di risposta in Calabria più che doppie rispetto alle medie nazionali: i primi sono particolarmente sentiti a Cosenza (24,3%), i secondi a Crotone (23,3%). In ogni caso, il livello percepito dagli imprenditori calabresi di illegalità ambientale si attesta, in una scala da 1 (nullo) a 10 (massimo), a 5,2, superiore di mezzo punto alla media Italia. Graf. 1 – Principali modalità attraverso cui si manifesta l’illegalità ambientale nella provincia di localizzazione secondo le imprese calabresi e italiane (In %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Graf. 2 – Valutazione del livello di presenza di illegalità ambientale nella provincia di localizzazione secondo le imprese calabresi e italiane (Da 1 nullo a 10 massimo) Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Le principali condizioni di diffusione di illegalità ambientale secondo le imprese della regione sono soprattutto rappresentate dalla corruzione (Calabria 58,5%; Italia 47,1%) che si configura, al pari di racket e usura, lo strumento privilegiato di controllo del territorio da parte della criminalità organizzata. In tale ottica, dunque, il territorio si configura come risorsa da sfruttare in maniera non sostenibile ed utilizzare come 0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0 Altro Abusi nel settore delle energie rinnovabili Reati nel ciclo del cemento Incendi boschivi Riciclaggio Reati nel ciclo dei rifiuti 1,5 12,9 9,2 9,6 52,6 40,4 0,2 9,3 18,2 21,3 49,6 51,6 CALABRIA ITALIA 4,4 4,5 4,6 4,7 4,8 4,9 5,0 5,1 5,2 5,3 ITALIA CALABRIA 4,7 5,2
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    49 La diffusione diillegalità ambientale discarica incontrollata. Infatti, la seconda condizione per la diffusione di illegalità ambientale nella provincia di localizzazione secondo le imprese calabresi sono i modesti controlli (Calabria 27,9%; Italia 28,8%), cui segue la presenza di associazioni criminali (Calabria 26,7%; Italia 13,5%). I modesti controlli vengono segnalati con particolare intensità dal settore industriale (34,8%), mentre la presenza di associazioni criminali dalle imprese delle costruzioni (33,5%). Gli altri fattori raccolgono quote di risposta comprese tra il 10 e l’12%: l’orientamento culturale storicamente presente (Calabria 12%; Italia 15,5%), la lentezza e la farraginosità della giustizia (Calabria 11%; Italia 17,8%), la scarsa percezione della responsabilità sociale di impresa (Calabria 10,8%; Italia 11,4%) ed il mercato in difficoltà (Calabria 10,7%; Italia 10,2%) costituiscono, dunque, delle motivazioni complementari ed ausiliarie alla presenza di associazioni criminali che operano mediante strumenti corruttivi. Graf. 3 – Principali condizioni per la diffusione di illegalità ambientale nella provincia di localizzazione secondo le imprese calabresi e italiane (In %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Le modalità di alterazione del mercato sono sostanzialmente legate, secondo le imprese calabresi, all’utilizzo non sostenibile del territorio (Calabria 40,4%; Italia 30,1%), soprattutto secondo le imprese di Cosenza e Catanzaro (rispettivamente 43,3% e 42,7%) e dell’agricoltura (44,2%). Chiaramente, l’illegalità ambientale, legata ai reati del ciclo del cemento, comporta anche la generazione del rischio idrogeologico (Calabria 23,8%; Italia 25,3%), soprattutto per le imprese per la provincia di Catanzaro (28%) e degli altri servizi (26,5%). Segue l’alterazione del mercato a causa di operazioni finanziarie illecite (Calabria 23,1%; Italia 20,5%) e mediante la generazione di posizioni dominanti (Calabria 20,3%; Italia 22,6%). Il 14% di imprese della regione suggerisce anche la generazione di rischio sanitario. 0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0 Mercatoin difficoltà Scarsapercezione della resp. sociale di impresa Lentezzae farraginosità della giustizia Fattore culturale storicamente presente Presenzadi associazioni criminali Modesti controlli Corruzione 10,2 11,4 17,8 15,5 13,5 28,8 47,1 10,7 10,8 11,0 12,0 26,7 27,9 58,5 CALABRIA ITALIA
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    50 Graf. 4 –Principali modalità attraverso cui l’illegalità ambientale altera il mercato secondo le imprese calabresi e italiane (In %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 45,0 Nessuno Ns/nr Attraverso la generazione del rischio sanitario Attraverso la creazione di posizioni dominanti Mediante operazioni finanziarie illecite Mediante la generazione del rischio idrogeologico Attraverso un utilizzo non sostenibile del territorio 5,4 5,5 21,3 22,6 20,5 25,3 30,1 1,8 3,9 14,0 20,3 23,1 23,8 40,5 CALABRIA ITALIA
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    51 1.2.5 – L’illegalitàcommerciale L’aggressione al made in Italy, specie quello del TAC La distribuzione del fenomeno L’illegalità commerciale rappresenta la forma di distorsione economica che più danneggia le produzioni del made in Italy e le imprese che vi operano, vanificando investimenti e deprimendo il potenziale produttivo del territorio anche attraverso l’alterazione dei prezzi; le stime sul falso raggiungono cifre estremamente preoccupanti che si traducono in un mancato giro di affari, per lo più nei settori di appeal delle nostre produzioni, come, solo per fare alcuni esempi, il sistema della moda e l’industria alimentare. Quasi il 42% dei prodotti contraffatti sequestrati fra il 2010 ed il 2014 sono capi di abbigliamento ed accessori. Segue, per importanza, la contraffazione di apparecchiature elettriche, con circa il 15% del totale delle merci sequestrate. Si registra poi una lunga lista di altri prodotti tipici del made in Italy, come l’occhialeria, la gioielleria, i profumi, le calzature, mentre la contraffazione di prodotti informatici o musicali mostra, in termini di valore dei sequestri, una minore rilevanza. Il Lazio è la regione che esprime la maggiore diffusione di reati legati al commercio, rappresentando da sola il 35% dei valori dei prodotti sequestrati nel periodo 2010-2014, con una crescita piuttosto costante nei diversi anni. Segue, a notevole distanza, con meno della metà del dato laziale, la Campania. Al terzo posto si colloca la Lombardia, con valori di poco superiori a quelli di Puglia e Veneto. Va affermato che le regioni con grandi aree metropolitane ed un potere di acquisto superiore alla media nazionale rappresentano delle aree elettive per la distribuzione del falso; di contro, dal lato produttivo, aree a vocazione distrettuale sono spesso interessate da processi contraffattivi. La Calabria, con il 4,7% di prodotti sequestrati in Italia nel periodo 2010 – 2014, pari a circa 30 milioni di euro, mostra di non essere un mercato di sbocco privilegiato per la contraffazione; inoltre, i due terzi dei sequestri sono stati operati nel primo biennio di rilevazione, denotando un consistente ridimensionamento del fenomeno nella regione. Graf. 1 – Distribuzione dei valori stimati dei prodotti sequestrati per categoria merceologia (2010 – 2014; in migliaia di euro) Fonte: elaborazioni su dati Iperico - Mise 0,5 1,6 3,9 4,5 4,6 7,2 7,5 13,7 14,7 14,8 27,1 Apparecchiature informatiche Cd,dvd, cassette Calzature Giocattoli e giochi Orologi e gioielli Profumi e cosmetici Occhiali Altre merci Apparecchiature elettriche Abbigliamento Accessori di abbigliamento
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    52 Tab. 1 –Serie storica dei valori stimati dei prodotti sequestrati per regione (2010 – 2014; in migliaia di euro) Regione 2010 2011 2012 2013 2014 Totale Lazio 158.394 210.679 203.391 152.806 270.300 995.570 Campania 74.748 102203 100.165 56618 81.661 415395 Lombardia 54411 27.599 18524 53.090 112535 266.159 Puglia 57.027 41.728 63.315 45.552 19.570 227.192 Veneto 10.934 126.990 51.886 9.613 8.590 208.013 Toscana 68.251 21.144 53.901 12.238 24.497 180.031 E. Romagna 33.326 4.814 3.575 85.722 4.589 132.026 Piemonte 11.803 34.394 1.268 863 28.791 77.119 Liguria 19.522 13.394 18.068 8.801 11.475 71.260 Abruzzo 1.495 13.134 26.149 28.874 615 70.267 Sicilia 16.816 15.578 19.370 2.466 6.636 60.866 Marche 22.815 4.661 8.500 17.438 1.718 55.132 Calabria 11.157 10.811 2.431 2.872 2.680 29.951 Friuli V. Giulia 6.486 3.944 2.258 2.000 256 14.944 Umbria 51 3.859 4.748 78 45 8.781 Sardegna 1.777 311 1.253 2.432 1.850 7.623 Molise 93 102 245 911 379 1.730 Basilicata 308 140 161 220 58 887 Trentino 332 24 120 289 24 789 V. d'Aosta 4 3 6 1 158 172 TOTALE 549.751 635.511 579.332 482.883 576.427 2.823.904 Fonte: Iperico – Mise Graf. 2 – Distribuzione dei valori stimati dei prodotti sequestrati per regione (2010 – 2014; in %) Fonte: elaborazioni su dati Iperico - Mise La mappa provinciale dei reati commerciali E’ doveroso specificare che anche l’illegalità commerciale è un ambito di operatività dei gruppi di criminalità organizzata. Pertanto, al fine di valutarne la presenza a livello territoriale è stato calcolato un indicatore di sintesi che ha preso in considerazione la contraffazione, la violazione della proprietà intellettuale, i furti di mezzi di trasporto e di opere d’arte e la ricettazione; si tratta, infatti, di reati che presuppongono la strutturazione locale e remota di più “operatori” che danno vita a reti relazionali anche complesse. L’elevata presenza di illegalità commerciale rivela inoltre l’interesse verso grandi bacini demografici, aree ad elevata presenza turistica e sistemi produttivi manifatturieri del made in Italy. Spesso, la presenza di importanti infrastrutture stradali e portuali è condizione di espansione. 0,0 0,0 0,0 0,1 0,3 0,3 0,5 1,1 2,0 2,2 2,5 2,5 2,7 4,7 6,4 7,4 8,0 9,4 14,7 35,3 V. d'Aosta Trentino Basilicata Molise Sardegna Umbria Friuli V. Giulia Calabria Marche Sicilia Abruzzo Liguria Piemonte E. Romagna Toscana Veneto Puglia Lombardia Campania Lazio
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    53 Le province dellaCalabria risultano interessate dal fenomeno in maniera non particolarmente marcata; Cosenza, in 48-esima posizione, evidenzia un indicatore inferiore alla media nazionale di 30 punti percentuali, seguita da Reggio Calabria in 55-esima, Vibo Valentia 58-esima, Crotone 60-esima e Catanzaro 63-esima. Fig. 1 – Mappa delle province per presenza strutturale di illegalità commerciale (media 2010 – 2013; Numero indice Italia = 100) Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne Tab. 2 – Posizioni delle province calabresi per presenza strutturale di illegalità commerciale (media 2010 – 2013; Numero indice con Italia = 100) Pos. Province Indice strutturale 48 Cosenza 69,8 55 Reggio Calabria 66,4 58 Vibo Valentia 61,5 60 Crotone 60,8 63 Catanzaro 59,4 Fonte: elaborazione Istituto G. Tagliacarne La presenza di illegalità commerciale Per quasi la metà del campione di imprese calabresi, la contraffazione di prodotti rappresenta la componente principale dell’illegalità commerciale (Calabria 49,9%; Italia 55,1%), suggerita con particolare intensità dalle imprese cosentine (52,6%), delle costruzioni (56,1%) e del commercio (51,9%). Segue la contraffazione di marchi (Calabria 32,6%; Italia 50,3%), per lo più dalle imprese crotonesi (40,8%). Il 30,4% delle imprese della regione afferma, quale modalità di manifestazione di tale tipologia di reati, il riciclaggio di beni di provenienza illecita (Italia 16,1%), quota che sale al 34% per le imprese vibonesi e degli altri servizi. A distanza troviamo la violazione della proprietà intellettuale (Calabria 11,1%; Italia 10,1%), il furto di beni di valore (Calabria 10,8%; Italia 10,1%) e le frodi informatiche (Calabria 7,6%; Italia 4,8%) che, al
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    54 contrario, stanno assumendouna particolare importanza nello scenario regionale, nazionale ed internazionale dei reati. La stima degli imprenditori calabresi riguardo la presenza di illegalità commerciale, in una scala da 1 (nulla) a 10 (massima), si attesta a 5,1, tre decimi di punto in più rispetto alla media nazionale. Graf. 3 – Principali modalità attraverso cui si manifesta l’illegalità commerciale nelle province di localizzazione secondo le imprese calabresi e italiane (In %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Graf. 4 – Valutazione del livello di presenza di illegalità commerciale nella provincia di localizzazione secondo le imprese calabresi e italiane (Da 1 nullo a 10 massimo) Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Le condizioni di diffusione Gli imprenditori calabresi, come quelli italiani, attribuiscono la presenza di illegalità commerciale alle difficoltà di mercato (Calabria 40,6%; Italia 47,9%), quindi alla riduzione della disponibilità di spesa delle famiglie; sono principalmente le imprese delle province di Catanzaro (42,7%) e Crotone (43,3%), nonché quelle del settore secondario (47%), a suggerire tale condizione. La presenza di associazioni criminali è la condizione suggerita da circa il 30% delle imprese intervistate (Calabria 29,4%; Italia 14,3%), con particolare rilevanza in provincia di Reggio Calabria (32,2%) e delle costruzioni (34,8%). Ulteriori condizioni per la presenza di reati in ambito commerciale sono i modesti controlli (Calabria 28,6%; Italia 25,7%) e l’elevata disoccupazione (Calabria 27,5%; Italia 22%). 0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0 Altro Frodi informatiche Furti di beni di elevato valore Violazione della proprietà intellettuale Riciclaggio di beni di provenienzaillecita Contraffazione di marchi Contraffazione di prodotti 1,0 4,8 10,3 10,1 16,1 50,3 55,1 0,7 7,6 10,8 11,1 30,4 32,6 49,9 CALABRIA ITALIA 4,7 4,8 4,8 4,9 4,9 5,0 5,0 5,1 5,1 ITALIA CALABRIA 4,8 5,1
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    55 Il sottodimensionamento dei potenzialiproduttivi Ne risulta un mercato alterato da diverse componenti, tra cui, soprattutto i mancati introiti delle imprese in regola (Calabria 31,8%; Italia 33,5%), evidenziati con particolare intensità dalle imprese di Cosenza (35,7%), degli altri servizi (35,8%) e del commercio (34,4%). Successivamente, emerge l’importanza degli investimenti non realizzati (Calabria 28,9%; Italia 26,3%) e, conseguentemente, la mancata crescita dell’innovazione (Calabria 26,7%; Italia 19,7%), la mancata assunzione di personale (Calabria 20,5%; Italia 20,2%) e l’utilizzo di personale qualificato (Calabria 17,8%; Italia 16,7%). Si tratta di fattori che singolarmente indeboliscono l’impresa, ma complessivamente deprimono i potenziali di crescita dell’intera economia regionale. Secondo le imprese locali, i beni maggiormente contraffatti, sia attraverso il processo produttivo che nella distribuzione commerciale, sono quelli dell’abbigliamento (Calabria 60,3%; Italia 70,9%), i relativi accessori (Calabria 37,9%; Italia 35,2%) e le calzature (Calabria 23,8%; Italia 28,5%). Se, dunque, le difficoltà di mercato e l’elevata disoccupazione sono condizioni basilari per la diffusione dell’illegalità commerciale ed i prodotti di abbigliamento, accessori e calzature sono quelli maggiormente contraffatti, risulta chiaro come ci si trova di fronte ad un mercato di prossimità particolarmente vulnerabile rispetto all’azione strutturata e codificata delle organizzazioni criminali operanti sul territorio. Graf. 5 – Principali condizioni per la diffusione dell’illegalità commerciale nella provincia di localizzazione secondo le imprese calabresi e italiane (In %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 45,0 50,0 Lentezzae farraginosità della giustizia Scarsapercezione della responsabilità sociale di impresa Fattore culturale storicamente presente Elevata disoccupazione Modesti controlli Presenzadi associazioni criminali Mercato in difficoltà 10,3 10,4 15,5 22,0 25,7 14,3 47,9 5,5 10,6 12,9 27,5 28,6 29,4 40,6 CALABRIA ITALIA
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    56 Graf. 6–Principali modalitàattraverso cui si l’illegalità commerciale altera maggiormente il mercato secondo le imprese calabresi e italiane (In %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Graf. 7 – Principali prodotti contraffatti (prodotti/distribuiti) nella provincia di localizzazione secondo le imprese calabresi e italiane (In %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 Nessuno Ns/nr Attraverso l’utilizzo di personale non qualificato Mediante la mancata assunzione di personale Mediante la mancata crescita dell’innovazione Attraverso investimenti non realizzati Attraverso il mancato introito delle imprese in regola 4,0 8,6 16,7 20,2 19,7 26,3 33,5 2,0 2,8 17,8 20,5 26,7 28,9 31,8 CALABRIA ITALIA 0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0 70,0 80,0 Altri Ricambi auto/moto Occhiali Apparecchiature informatiche Apparecchiature elettriche CD DVD Giocattoli e giochi Orologi e gioielli Prodotti alimentari Profumi e cosmetici Calzature Accessori di abbigliamento Abbigliamento 0,4 0,9 8,9 1,8 4,5 3,7 8,5 13,4 5,6 11,1 28,5 35,2 70,9 0,7 4,0 4,8 7,0 7,9 8,4 8,7 10,6 12,3 16,3 23,8 37,9 60,3 CALABRIA ITALIA
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    57 1.2.6 – L’illegalitànel settore alimentare Il fenomeno a livello internazionale e nazionale I settori più colpiti dalle frodi: vitivinicolo, oleario e cerealicolo Uno dei punti di forza dell’immagine italiana all’estero è la qualità delle nostre produzioni agroalimentari; il nostro Paese è leader mondiale per vendite di pasta, preparati e conserve di pomodoro, mele, ed è secondo nei vini, olio d’oliva, formaggi e molta frutta (uve, kiwi, pesche). Tale asset produttivo si esprime attraverso 246 tra Denominazioni di Origine Protetta (Dop), Indicazioni Geografiche Protette (Igp) e Specialità Tradizionali Garantite (Stg); 521 tra vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (Docg) o a Indicazione Geografica Tipica (Igt); 4.671 specialità tradizionali regionali. Questo patrimonio dà luogo ad un ricco mercato illegale, gestito dalle organizzazioni criminali, anche straniere. La contraffazione dei prodotti legati al nostro Paese (Italian sounding) mediante marchi, parole, colori, immagini, è molto comune nei paesi occidentali alimentando mercati internazionali quasi interamente soddisfatti da prodotti che richiamano l’idea del nostro Paese ma non sono italiani, quali sughi per pasta, conserve, pomodori in scatola, formaggi, vini, oli, carni lavorate, etc. Per altro verso, l’illegalità alimentare complessivamente considerata provoca innumerevoli distorsioni lungo tutta la filiera produttiva e distributiva, dal caporalato al rischio salute per i consumatori, dalle truffe comunitarie alle frodi e sofisticazioni, creando un danno di immagine alla produzione di qualità e sottodimensionando le opportunità di business, investimento, innovazione e occupazione. In Italia, il settore più colpito dalle frodi alimentari, come risulta dai dati dell'Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e Repressione Frodi (ICQRF), è quello vitivinicolo, che rappresenta il 46,5% del totale dei sequestri operati nel periodo 2010 - 2014. Va ricordato che i vini sono facili da adulterare con sostanze improprie, come l’alcool metilico al fine di rispettare disciplinari di produzione, risparmiare sui costi di produzione o vendere meglio l’articolo, o ancora, accelerare il processo produttivo. La frode principale consiste nell’impiego di zuccheri diversi da quelli provenienti dall’uva. Segue il settore oleario, che incide per il 22% sul totale dei sequestri di tutto il periodo, in consistente crescita dal modesto 1,8% registrato nel 2010 a causa di controlli più stringenti ma anche per una particolare difficoltà del settore (quello olivicolo è stato colpito da problemi climatici e da parassiti) che, alterando le dinamiche produttive in termini di quantità e qualità, hanno favorito l’insorgenza di frodi, utilizzando oli diversi colorati con clorofilla. Sofisticazioni frequenti sono legate, all’utilizzo di oli provenienti da altri paesi e venduti come italiani, perlomeno in parte. Al terzo posto, vi è il settore dei cereali e derivati (pane, pasta) seguito da quello delle sementi. Gli altri settori hanno incidenze marginali, ivi compreso quello lattiero caseario, in passato molto rilevante, ma poi colpito, anche a seguito di scandali di rilevanza nazionale (ad es. la mozzarella blu) da una importante attività repressiva.
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    58 Graf. 1 –Valore dei sequestri operati dall'Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e Repressione Frodi (ICQRF) dei prodotti agroalimentari (2010 - 2014; in euro) Fonte: ICQRF Tab. 1 - Articolazione del valore dei sequestri operati dall'ICQRF per settore (2010 - 2014; in %) 2010 2011 2012 2013 2014 TOTALE Vitivinicolo 66,2 46,7 45,2 80,3 14,4 46,5 Oli e grassi 1,8 3,0 44,5 10,2 21,9 22,6 Lattiero caseario 9,2 0,0 0,1 1,0 0,4 1,0 Ortofrutta 0,3 0,1 0,0 1,0 0,0 0,3 carne 0,7 0,1 0,4 0,0 0,0 0,2 Cereali e derivati 0,6 1,0 0,3 2,1 38,3 11,8 Uova 0,0 0,0 0,0 0,0 0,0 0,0 Conserve vegetali 12,1 3,3 1,0 0,2 0,2 1,5 Miele 0,1 0,0 0,0 0,0 0,0 0,0 Sostanze zuccherine 0,1 0,1 0,1 0,0 0,0 0,0 Bevande spiritose 0,1 0,0 0,0 0,3 0,4 0,2 Mangimi 0,3 0,6 0,1 1,2 0,1 0,4 Fertilizzanti 1,7 0,2 0,1 0,1 2,8 1,0 Sementi 6,7 43,8 6,3 2,7 11,3 10,7 Prodotti fitosanitari 0,0 0,0 0,1 0,1 0,0 0,1 Altri settori* 0,1 1,1 1,7 0,7 9,9 3,7 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 * Aceti di frutta e di vino, additivi e coadiuvanti, bevande analcoliche, bevande nervine, surrogati, spezie, birre, conserve di pesce, integratori alimentari, prodotti dietetici, prodotti dolciari Fonte: elaborazioni su dati ICQRF La manifestazione dell’illegalità alimentare L’illegalità nel settore alimentare si caratterizza, per le imprese calabresi, soprattutto per la presenza di attività di contraffazione di marchi (Calabria 43,2%; Italia 47%), affermata per lo più dalle imprese di Cosenza e Vibo Valentia (entrambe 45%) e da quelle con un numero di addetti compreso tra 2 e 49, come anche dall’Italian Sounding (vendita all’estero di prodotti con richiami al made in Italy: Calabria 24,5%; Italia 39,1%) che interessa soprattutto le imprese esportatrici. La falsificazione dell’indicazione di provenienza geografica o della denominazione di origine viene affermata dal 21,3% delle imprese intervistate in Calabria (Italia 11,8%), cui segue la sofisticazione, ovvero l’aggiunta di sostanze estranee allo scopo di migliorare l’aspetto e la qualità o coprire difetti del prodotto (Calabria 18,9%; Italia 8,4%), l’alterazione di prodotti, o modifiche della composizione e dei caratteri organolettici degli alimenti in cattiva o prolungata conservazione (Calabria 18,3%; Italia 11,8%), la falsificazione (sostituzione di un 0 5.000.000 10.000.000 15.000.000 20.000.000 25.000.000 30.000.000 35.000.000 40.000.000 45.000.000 2010 2011 2012 2013 2014 9.598.718 14.988.690 44.790.702 36.809.239 42.782.842
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    59 alimento con unaltro: Calabria 15,8%; Italia 20,3%) e l’adulterazione, ossia la modifica della composizione organolettica del prodotto mediante aggiunta o sottrazione di componenti (Calabria 13,8%; Italia 5,3%). In ogni caso, secondo le imprese calabresi, ed in una scala da 1 a 10, la presenza di illegalità alimentare si attesta a 4,8, rispetto ad una stima nazionale pari a 4,5. Graf. 2 – Principali modalità attraverso cui si manifesta l’illegalità alimentare nella provincia di localizzazione secondo le imprese calabresi e italiane (In %) *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Graf. 3 – Valutazione del livello di presenza di illegalità alimentare nella provincia di localizzazione secondo le imprese calabresi (Da 1 nullo a 10 massimo) Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Secondo gli intervistati, il fenomeno dell’illegalità alimentare è da attribuire soprattutto alle difficoltà del mercato (Calabria 46%; Italia 48,9%); queste ultime sono tali da generare alterazioni nelle produzioni e nella catena distributiva, e di conseguenza squilibri nelle posizioni di mercato acquisite, rendendo le imprese esposte vulnerabili all’offerta di prodotti contraffatti a minor prezzo. Tali aspetti sono posti in evidenza 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 45,0 50,0 Altro Frodi informatiche Adulterazione Falsificazione Alterazione di prodotti Sofisticazione Falsificazione indicazione di provenienza o di origine Italian sounding Contraffazione di marchi 0,7 6,1 5,3 20,3 11,8 8,4 11,8 39,1 47,0 0,3 8,5 13,8 15,8 18,3 18,9 21,3 24,5 43,2 CALABRIA ITALIA 4,2 4,3 4,4 4,5 4,6 4,7 4,8 4,9 ITALIA CALABRIA 4,5 4,8
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    60 Le condizioni perla diffusione dell’illegalità alimentare soprattutto dalle imprese di Crotone (48,3%) e Cosenza (47,4%), i cui mercati locali di consumo sono evidentemente caratterizzati da maggiori difficoltà in termini di capacità di spesa e conseguenti processi di riposizionamento. Anche le imprese di più grandi dimensioni sottolineano con particolare intensità tale modalità di risposta. A seguire troviamo il modesto livello di vigilanza e controlli (Calabria 30,8%; Italia 33,3%), nonché la presenza di associazioni criminali (Calabria 28,6%; Italia 17%) che, con ogni evidenza, operano anche in tale contesti produttivi. Affiancate in termini di quote di risposta sono la scarsa percezione delle conseguenze dell’illecito (Calabria 16,3%; Italia 16,5%) e la chiarezza della legislazione (Calabria 15,3%; Italia 22,2%). Secondo gli imprenditori calabresi, i principali beni alimentari prodotti e distribuiti illegalmente nella provincia di localizzazione delle aziende sono le carni e gli insaccati (Calabria 39,7%; Italia 31,4%), gli additivi alimentari (Calabria 31,8%; Italia 26,8%), gli oli e grassi vegetali e animali (Calabria 22,5%; Italia 20,1%). La graduatoria prosegue con il latte e i prodotti caseari (Calabria 22,4%; Italia 17,2%), frutta e verdura (Calabria 16,2%; Italia 12,2%) e bevande alcoliche (Calabria 15,5%; Italia 20,7%). Graf. 4 – Principali condizioni per la diffusione dell’illegalità alimentare nella provincia di localizzazione secondo le imprese calabresi e italiane (In %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 45,0 50,0 Produzione agricola non efficiente Legislazione poco chiara Scarsapercezione delle conseguenze dell’illecito Presenzadi associazioni criminali Modesto livello di vigilanza e controlli Mercato in difficoltà 3,3 22,2 16,5 17,0 33,3 48,9 7,5 15,3 16,3 28,6 30,8 46,0 CALABRIA ITALIA
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    61 Graf. 5 –Principali beni alimentari illegali prodotti/distribuiti nella provincia di localizzazione secondo le imprese calabresi e italiane (In %) *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 Uova Altro Prodotti dolciari e panetteria ordinaria Cereali e legumi Pesce Pasta e farine Bevande analcoliche Conserve e pelati Alimenti per animali Prodotti agricoli Bevande alcoliche Frutta e verdura Latte e prodotti lattiero caseari Oli e grassi vegetali e animali Additivi alimentari Carni e insaccati 0,9 0,5 1,9 9,6 4,0 5,8 13,7 4,0 10,5 4,7 20,7 12,2 17,2 20,1 26,8 31,4 0,4 0,4 2,4 5,4 5,6 6,4 8,3 8,3 9,4 10,9 15,5 16,2 22,4 22,5 31,8 39,7 CALABRIA ITALIA
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    62 1.2.7 – Lacorruzione Corruzione e grado di sviluppo Minacce e intimidazioni La corruzione è uno dei principali ostacoli allo sviluppo socioeconomico, distorce la libera concorrenza e scoraggia gli investimenti con effetti di lungo periodo di grande rilevanza, in particolare nel campo delle infrastrutture, sanità e welfare. Le distorsioni che la corruzione arreca al mercato sono infatti molteplici, dal peggioramento della qualità del lavoro e conseguente fuga dei migliori cervelli, all’alterazione strutturale del mercato, premiando imprese meno efficienti nell’ottenimento di commesse pubbliche, al deterioramento delle finanze pubbliche per via di sovraccosti da corruzione negli appalti, etc. Una elevata presenza di corruzione è un fattore che scoraggia gli investimenti diretti esteri (secondo una recente analisi della Banca Mondiale8, in termini di costi, ogni punto di discesa nella classifica di percezione della corruzione di Transparency International9 provoca la perdita del 16% degli investimenti dall’estero), produce meccanismi di selezione avversa della classe dirigente, tali da portare ai vertici persone che non hanno le qualità per ricoprire il ruolo. La corruzione si compone di diversi aspetti, come la concussione, il favoritismo, etc., a cui si aggiungono le minacce e le intimidazioni a politici, amministratori ed al personale della Pubblica Amministrazione che possono costituire un reato-spia della diffusione delle pratiche di alterazione e distorsione della spesa pubblica. Le province in cui si sono registrate, in misura più frequente, minacce ed intimidazioni nel periodo 2010 - 201410, appartengono tutte al Sud. Le province calabresi spiccano in tale contesto, posizionandosi tutte entro le prime 10 della graduatoria nazionale per incidenza di atti di 8 Riportata in GAROFOLI R. (2013), “Il contrasto alla corruzione. La l. 6 novembre 2012, n. 190, il decreto trasparenza e le politiche necessarie”, www.giustizia-amministrativa.it. 9 L’indice di percezione della corruzione (CPI) di Transparency International offre la misurazione della corruzione nel settore pubblico e politico di 168 Paesi nel Mondo. I risultati relativi al 2015 sono stati presentati il 27/01/2016 presso la sede di Unioncamere, da Virginio Carnevali, Presidente di Transparency International Italia, Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, e Ivan Lo Bello, Presidente di Unioncamere. Nella ventunesima edizione, l’Italia si classifica al 61° posto nel Mondo, con un voto di 44 su 100. Rispetto al 2014 si assiste ad un miglioramento nel giudizio sul nostro Paese, che infatti guadagna un punto e 8 posizioni nel ranking mondiale (da 69 a 61). Pur migliorando, la posizione dell’Italia rimane purtroppo in fondo alla classifica europea, seguita solamente dalla Bulgaria e dietro altri Paesi generalmente considerati molto corrotti come Romania e Grecia. Fig. A – Dettaglio europeo del Corruption Perception index (2015) Fonte: Transparency International 10 Avviso Pubblico, (2015), Amministratori sotto tiro, Rapporto 2014.
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    63 I comuni commissariati permafia intimidazione e minaccia sul totale nazionale; in particolare, Reggio Calabria è prima, Cosenza seconda, Catanzaro sesta, Vibo Valentia settima e Crotone nona. Le cinque province complessivamente considerate detengono quasi un quarto (24,7%) delle minacce ed intimidazioni denunciate in Italia nel periodo 2010 – 2014. Il riflesso di tale attività si coglie anche nel numero di Amministrazioni comunali sciolte per infiltrazione mafiosa. Tale fenomeno, nel solo periodo 2010-2015, riguarda in Calabria 35 Amministrazioni su un totale italiano di 66 Comuni sciolti per infiltrazione (pari al 53%). Si tratta di una intensa attività motivata dall’esigenza di controllo del territorio e di tutti gli organi, in particolare istituzionali, che vi insistono, in una logica, tipicamente mafiosa, di dominio di tutti i settori e ambiti di attività. Tab. 1 – Province calabresi della graduatoria nazionale delle minacce e delle intimidazioni ad amministratori locali e personale della PA (2010 - 2014; in %) Pos. Province % 1 Reggio Calabria 6,9 2 Cosenza 6,8 6 Catanzaro 4,0 7 Vibo Valentia 3,7 9 Crotone 3,3 Fonte: elaborazione su dati avviso Pubblico Tab. 2 – Numero di comuni sciolti per mafia nelle regioni nel periodo 2010 – maggio 2015 2010 2011 2012 2013 2014 2015 Totale Calabria 4 4 10 9 6 2 35 Campania 1 6 3 1 1 12 Sicilia 1 5 3 3 1 13 Liguria 1 1 2 Piemonte 2 2 Lombardia 1 1 Puglia 1 1 Totale 5 6 24 16 11 4 66 Fonte: Vittorio Mete, Fuori dal Comune Il mercato dei contratti pubblici Le imprese calabresi che hanno operato nel mercato dei contratti pubblici sono il 7,6% (Italia 8,8%), quota che sale al 15,5% nel caso delle costruzioni, al 10,7% in quello dei servizi e soprattutto per le imprese con oltre 10 addetti. Chi ha operato in tale mercato lo ha fatto prevalentemente con le Amministrazioni Comunali (Calabria 57,1%; Italia 63,3%), per lo più in provincia di Crotone (90%) e Vibo Valentia (70%), nel caso del commercio (63,2%) e delle costruzioni (58,3%). Per le imprese locali, la Regione è la stazione appaltante più rilevante dopo i Comuni (Calabria 31,9%; Italia 12,5%), in particolare per le imprese agricole (62,5%), degli altri servizi (42,2%) e ubicate nelle province di Catanzaro (41,2%) e Crotone (40%). Seguono le Amministrazioni Provinciali (Calabria 25,3%; Italia 27,8%), con maggiore intensità per le imprese di Cosenza (37,5%) ed operanti nel settore delle costruzioni (37,5%). Meno rilevanti sono le committenze provenienti da altri Enti territoriali (Calabria 8,8%; Italia 4%), dalle aziende speciali (Calabria 7,7%; Italia 3,4%), dai Ministeri (Calabria 4,4%; Italia 1,1%) e dalle aziende del
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    64 Le modalità di manifestazionedella corruzione Servizio Sanitario (Calabria 3,3%; Italia 2,8%). La farraginosità della burocrazia è, secondo le imprese regionali e italiane, la principale modalità di manifestazione della presenza di pratiche corruttive diffuse nella provincia di localizzazione (Calabria 30,5%; Italia 27,4%); evidentemente è ampiamente noto che la proliferazione di norme e oneri burocratici che si sovrappongono e che generano incertezza nell’azione costituisce il principale fattore che spinge verso la soluzione abbreviata dei problemi. Le successive tre priorità che emergono dall’indagine, vedono le quote di risposta del campione calabrese attestarsi molto al di sopra della media nazionale. La presenza di pratiche clientelari, favoritismi, nepotismo, etc. si attesta al secondo posto (Calabria 24,5%; Italia 14,4%), soprattutto in provincia di Catanzaro (30,2%) e per le imprese che hanno realizzato investimenti nel 2015. Seguono le intimidazioni, minacce, estorsioni che, come osservato, sono un elemento molto presente nella realtà calabrese (Calabria 19,8%; Italia 6,6%), per lo più in provincia di Catanzaro (24%) e Vibo Valentia (23%), ed il riciclaggio (Calabria 17,3%; Italia 8,9%). Graf. 1 – Quota di imprese calabresi e italiane che ha operato nel mercato dei contratti pubblici (In %) Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Graf. 2 – Tipologia di stazione appaltante alle cui procedure di affidamento le imprese calabresi e italiane hanno partecipato maggiormente (In %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne 0,0 20,0 40,0 60,0 80,0 100,0 Sì solo direttamente oppure direttamente e come subappaltatrice Sì solo come subappaltatrice No 4,7 4,1 91,2 3,8 3,8 92,4 ITALIA CALABRIA 0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0 70,0 Altro Ns/nr Imprese pubbliche o società concessionarie Università Aziende del servizio sanitario Enti dell’amministrazione centrale Aziende speciali Altri enti territoriali Province Regioni Comuni 0,6 3,4 5,1 4,0 2,8 1,1 3,4 4,0 27,8 12,5 63,6 0,0 0,0 0,0 0,0 3,3 4,4 7,7 8,8 25,3 31,9 57,1 CALABRIA ITALIA
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    65 Graf. 3 –Modalità attraverso cui si manifesta prevalentemente la corruzione nelle province di localizzazione secondo le imprese calabresi e italiane (In %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Gli effetti della corruzione Invitate a formulare una stima, le imprese calabresi valutano la presenza di corruzione su una scala da 1 (nulla) a 10 (massima) nel territorio di localizzazione in un valore pari a 5,4, superiore di 7 decimi di punto rispetto alla media nazionale. I principali effetti, secondo le imprese calabresi, della presenza di corruzione sono la maggiore disoccupazione (Calabria 40,5%; Italia 35,3%), in un territorio già ampiamente depauperato sotto il profilo produttivo, per lo più per le imprese della provincia di Reggio Calabria (43,5%), del commercio (42,6%) e altri servizi (42,3%). L’inefficienza della spesa pubblica è il secondo effetto principale della presenza di corruzione nel sistema economico (Calabria 37,6%; Italia 38,9%), citato con maggiore frequenza dalle imprese di Catanzaro (42,7%), da quelle dell’agricoltura (45,8%) e delle costruzioni (44,5%). A ciò si deve necessariamente aggiungere una spesa pubblica più onerosa (Calabria 27,8%; Italia 22,4%) ed opere e servizi di qualità scadente (Calabria 7,8%; Italia 7,8%). Gli effetti della corruzione sul sistema produttivo, secondo le imprese calabresi, sono una minore spesa per investimenti (Calabria 20,6%; Italia 18,9%) e l’insorgenza di posizioni di mercato dominanti (Calabria 12,3%; Italia 13,6%). Da ultimo l’orizzonte temporale degli effetti della corruzione; gli imprenditori calabresi che indicano il lungo periodo (quattro anni e oltre) sono oltre uno su due (Calabria 50,5%; Italia 48,9%), delineando 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 Gare e appalti con elevate barriere all’ingresso Turbativa d’asta Ns/nr Falso in bilancio Finanziamenti illeciti Opere pubbliche di scarsa qualità Modesta trasparenza delle procedure PA Conflitto di interessi Tangenti Abusi di potere Reti ambientali Frodi finanziarie Riciclaggio Intimidazioni, minacce, estorsioni Pratiche clientelari/nepotismo Burocraziafarraginosa 1,4 1,2 6,0 6,3 6,6 9,1 1,8 9,3 12,3 20,0 5,3 19,4 8,9 6,6 14,2 27,4 1,0 1,7 1,8 3,8 5,0 5,2 5,5 7,2 8,0 11,5 15,3 16,9 17,3 19,8 24,5 30,5 CALABRIA ITALIA
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    66 un quadro moltocomplesso legato alla modesta qualità delle infrastrutture e dei servizi offerti dalla PA, come un basso livello di produttività delle imprese ed un quadro occupazionale molto al di sotto dei potenziali territoriali e nell’ambito di un generale svilimento delle professionalità. Circa un terzo delle imprese calabresi afferma che gli effetti prevalenti della corruzione sono relativi al medio periodo (2 – 3 anni), mentre risulta singolare che oltre il 9% degli intervistati non sappia formulare una risposta. Graf. 4 – Valutazione del livello di presenza della corruzione nella provincia di localizzazione da parte delle imprese calabresi e italiane (Da 1 nullo a 10 massimo)* Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Graf. 5 – Principali effetti della corruzione all’interno del sistema economico da parte delle imprese calabresi e italiane (In %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne 4,2 4,4 4,6 4,8 5,0 5,2 5,4 5,6 ITALIA CALABRIA 4,7 5,4 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 45,0 Ns/nr Offertadi beni e servizi inadeguata Occupazione meno qualificata (e meno retribuita) Opere e servizi di qualità scadente Posizioni di mercato dominanti Minore spesa per investimenti Maggiore spesa della PA Inefficienzadella spesa della PA Maggiore disoccupazione 1,8 4,6 6,7 7,8 13,6 18,9 22,4 38,9 35,3 1,1 3,0 5,8 7,8 12,3 20,6 27,8 37,6 40,5 CALABRIA ITALIA
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    67 Graf. 6 –Orizzonte temporale degli effetti della corruzione sul sistema economico di localizzazione secondo le imprese calabresi e italiane (In %) Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne 0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0 Breve periodo (un anno) Medio periodo (due – tre anni) Lungo periodo (quattro anni e oltre) Ns/nr 10,5 35,1 48,9 5,4 7,0 33,2 50,5 9,3 CALABRIA ITALIA
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    68 1.3 – LEPOLITICHE DI CONTRASTO ALL’ILLEGALITÀ ECONOMICA 1.3.1 – Misure di contrasto e prevenzione La necessità di un programma coerente di politiche Le politiche urbanistiche Come noto, la principale forma di contrasto all’illegalità è il controllo del territorio attraverso le varie forme di Pubblica Sicurezza e la Magistratura. Meno noto è il fatto che nell’ambito degli illeciti di tipo economico operano le diverse Authority, la Banca d’Italia, l’Ispettorato Centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari, il Sistema delle Camere di commercio, etc. Va preliminarmente specificato che ci si trova di fronte ad un problema poliedrico e con sfaccettature che interessano aspetti di varia natura, come il contesto culturale, sociale, economico, giuridico, istituzionale, etc. A fronte di tale visione, occorre ricercare soluzioni e misure che rientrino in un programma coerente e strutturato di politiche integrate finalizzato alla prevenzione attraverso un più alto livello di coesione socioeconomica e “autocontrollo” del territorio. Occorre, in particolare, rendere le politiche coerenti e funzionali al miglioramento della qualità della vita e del benessere mediante i seguenti assi di intervento11:  politiche urbanistiche,  politiche sociali,  politiche economiche e per il mercato del lavoro,  politiche normative e istituzionali. In via sintetica, di seguito verranno citate alcune possibili strategie di intervento che rispondono agli assi di politiche menzionati. Le politiche urbanistiche devono rispondere all’esigenza di corroborare il sentimento di identità dei residenti con il territorio, in quanto il senso di appartenenza alimenta il rispetto e la protezione per i luoghi che la società e l’individuo vive. Un aspetto fondamentale in tale quadro è costituito dall’utilizzo degli spazi pubblici quale fattore di rilievo nella prevenzione del crimine; la presenza di spazi polifunzionali comporta ritmi d’uso diversi che forniscono sorveglianza spontanea continua. Inoltre, la continuità delle trame urbane e dei percorsi e un impianto chiaro degli spazi pubblici migliorano l’orientamento degli utenti e la loro sensazione di sicurezza. La visibilità dei percorsi pedonali e stradali incide sulla prevenzione del crimine e migliora la percezione di sicurezza. In tal senso, alcune best practices europee introducono forme istituzionali di governo metropolitano, riducendo i frazionamenti amministrativi e le visioni localistiche, rendendo più efficiente l’erogazione dei servizi attraverso l’utilizzo di economie di scala e la 11 Le politiche citate nel presente rapporto trovano spunto nel progetto EU.PRAXIS “Percorsi per la Diffusione della Cultura della Legalità” curato da Istituto G. Tagliacarne, Universitas Mercatorum e Libera a valere sui fondi del PON FESR “Sicurezza per lo Sviluppo” – Ministero dell’Interno, soggetto beneficiario Prefettura di Reggio Calabria. In particolare, si riporta un stralcio di politiche suggerite nei rapporti di ricerca della Fase 2: Analisi delle politiche urbanistiche e territoriali, Analisi delle politiche sociali e del lavoro, Appalti pubblici e normativa anticorruzione: analisi e politiche, Analisi delle politiche culturali ed educative.
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    69 Le politiche sociali pianificazioneintegrata delle funzioni di sviluppo economico, sociale e culturale, lo sviluppo delle infrastrutture, dei trasporti e dei servizi in generale. In ogni caso, una strategia di sviluppo urbano passa attraverso le funzioni di autocontrollo, il recupero degli spazi ed il decongestionamento dei centri attraverso: • l’accessibilità e la riduzione delle barriere fisiche; • la visibilità (chiarezza dei percorsi, illuminazione ecc.), la continuità dei percorsi e delle trame urbane; • la vitalità urbana attraverso differenti funzioni urbane compresenti; • densità urbane adeguate per garantire sorveglianza spontanea; • mix socioeconomici che evitano segregazioni. Al fine di verificare il grado di coesione espresso dal territorio calabrese, sono stati utilizzati alcuni indicatori selezionati dall’Istat proprio in tema di politiche sociali, tra cui l’impegno delle imprese in attività non profit, la presenza di cooperative e di servizi sociali, nonché il volontariato, ovvero indicatori proxy dell’impegno individuale e imprenditoriale in tema di sviluppo sociale. Tutti gli indicatori selezionati per la Calabria mostrano dei gap con la media nazionale, molto marcata nel caso degli addetti alle imprese e alle istituzioni non profit che svolgono attività a contenuto sociale (numero indice Calabria 47,1; Italia = 100), nonché nel numero di addetti alle imprese che svolgono attività a contenuto sociale e numero di addetti e lavoratori esterni delle UL delle istituzioni non profit (n.i. Calabria 46,8). Piuttosto marcata è anche la differenza rinvenibile nel caso dell’incidenza delle persone di 14 anni e più che hanno svolto volontariato sul totale della popolazione di 14 anni e più e delle persone che hanno svolto volontariato nell'ultimo anno (entrambi gli indicatori n.i. 62). Anche l’indicatore riguardante il peso degli addetti delle società cooperative sul totale è inferiore alla media nazionale (n.i. 92,1). Da tale breve quadro emerge la necessità, in Calabria, di sviluppare le diverse forme di coesione socioeconomica, favorendo anche il mercato del lavoro, attraverso l’imprenditoria ed il volontariato. Si tratta di un lavoro che incide sui processi di formazione culturale del territorio, finalizzato alla selezione di tutte quelle forme organizzative utili ad alimentare il controllo sociale, quale strumento diffuso di contrasto alle mafie ed, in generale, ai comportamenti devianti. Ovviamente non si tratta esclusivamente di pianificare percorsi formativi sul valore della legalità e della coesione interpersonale, quanto piuttosto rendere maggiormente produttivi ed attrattivi alcuni settori economici, come ad esempio la grey economy, l’industria culturale, lo sport, oppure favorire i percorsi di aggregazione e socializzazione mediante progetti di sviluppo urbano di tipo bottom up.
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    70 Tab. 1 –Indicatori semplici e di sintesi del capitale sociale nelle regioni italiane (2011; in numero indice con Italia = 100) Addetti alle imprese e alle istituzioni non profit che svolgono attività a contenuto sociale (per mille ab.) Peso delle società cooperative (Addetti delle società cooperative sul totale degli addetti in percentuale) Capacità di sviluppo dei servizi sociali (Persone di 14 anni e più che hanno svolto volontariato sul totale della popolazione di 14 anni e più in percentuale) Numero di addetti delle UL delle imprese che svolgono attività a contenuto sociale e numero di addetti e lavoratori esterni delle UL delle istituzioni non profit (per mille ab. oltre 14 anni) Persone che hanno svolto volontariato nell'ultimo anno (per mille ab. oltre 14 anni) Indicatore di sintesi Trentino-Alto Adige 152,5 126,1 211,9 158,3 211,9 172,1 Valle d'Aosta 147,4 104,1 137,7 149,3 137,7 135,3 Lombardia 132,4 96,3 132,6 132,5 132,6 125,3 Friuli-Venezia Giulia 126,6 76,3 140,1 126,1 140,1 121,8 Veneto 111,1 70,1 154,8 112,1 154,8 120,6 Emilia-Romagna 125,1 96,9 118,2 124,3 118,2 116,6 Piemonte 117,6 85,2 119,0 116,2 119,0 111,4 Sardegna 106,4 148,4 92,4 104,0 92,4 108,7 Lazio 126,5 151,4 68,2 124,1 68,2 107,7 Toscana 103,3 84,7 113,4 101,8 113,4 103,3 Liguria 109,4 81,7 90,9 105,5 90,9 95,7 Marche 87,2 67,0 103,7 86,9 103,7 89,7 Umbria 94,4 83,5 84,7 92,7 84,7 88,0 Basilicata 67,7 144,8 79,4 67,3 79,4 87,7 Abruzzo 68,4 87,0 102,0 67,1 102,0 85,3 Sicilia 70,8 119,9 56,1 72,2 56,1 75,0 Puglia 65,3 127,0 56,5 66,2 56,5 74,3 Molise 79,8 100,9 53,9 78,2 53,9 73,3 Calabria 47,1 92,1 62,0 46,8 62,0 62,0 Campania 39,7 103,7 54,3 40,8 54,3 58,6 Italia 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Fonte: elaborazioni su dati Istat Le smart cities In tale contesto ed in coerenza con quanto affermato, una chiave interpretativa è quella di perseguire una “rigenerazione urbana smart”. Le smart cities sono le città che creano le condizioni di governo, infrastrutturali e tecnologiche per produrre innovazione sociale, per risolvere cioè problemi sociali legati alla crescita, all'inclusione e alla qualità della vita attraverso il coinvolgimento dei diversi attori locali coinvolti: cittadini, imprese, associazioni. In tale ambito, emerge in maniera sempre più forte la necessità di far fronte ad una società in continua trasformazione attraverso forme di apprendimento ed educazione trasversali. L’educazione e la sensibilizzazione allo sviluppo contribuiscono a promuovere lo sviluppo sostenibile attraverso strategie ed attività fondate su valori quali i diritti umani, la responsabilità sociale, la parità tra i sessi e un senso di appartenenza ad un unico mondo, su idee e percezioni delle disparità tra le condizioni di vita degli esseri umani e delle iniziative intese a eliminarle, nonché sulla partecipazione a azioni democratiche volte ad influenzare le condizioni sociali, economiche, politiche o ambientali che incidono sulla povertà e sullo sviluppo sostenibile. Gli squilibri sociali ed economici della Calabria sottolineano l’esigenza di utilizzare le nuove tecnologie per stimolare l’empowerment degli attori locali e promuovere una maggiore partecipazione alla società civile, mediante la leva dell’informazione, della consultazione e della progettazione partecipata. Ciò a partire dai luoghi di maggiore concentrazione della popolazione: le città. Città che per essere rese smart e rafforzarne la base economica devono essere considerate,
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    71 Politiche sociali ed economiche:i beni confiscati alle mafie anche in relazione a quanto suggerito nelle politiche sociali e per il lavoro, il luogo di generazione di: servizi avanzati per le imprese; imprese sociali, creative e servizi per i cittadini, con azioni volte a sostenere l’affermazione di nuovi soggetti (giovani imprenditori, terzo settore); realizzazione di interventi per il ripristino della sicurezza e delle qualità urbanistico-ambientali. Nell’ambito delle politiche utili per contrastare l’illegalità economica operata dai gruppi di criminalità organizzata uno specifico accenno deve essere speso sul ruolo dei beni sequestrati e confiscati alle mafie12 . Tale strumento rappresenta la leva prioritaria per depauperare la forza dei gruppi criminali, anche a livello simbolico. Le esperienze sul riutilizzo dei beni sequestrati e confiscati, sebbene ancora in numero poco significativo, indicano che l’impatto sul territorio si rivela importante dal punto di vista imprenditoriale, sociale e culturale. Il riutilizzo dei beni confiscati crea opportunità di lavoro e ricchezza; attraverso un adeguato utilizzo di tali beni, da un lato si ottiene l’effetto di diffondere la cultura della legalità e dell’impresa che opera secondo le regole, dall’altro si attiva la filiera a monte ed a valle, si genera valore aggiunto, occupazione e ricchezza. A livello simbolico, il corretto riutilizzo di beni confiscati e sequestrati alle mafie genera una opportunità di scelta per la comunità e rappresenta il veicolo di un importante messaggio di legalità per tutto il sistema socioeconomico che si traduce in opportunità di inclusione sociale e di mercato. I dati dell’Anbsc (Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata) evidenziano come vi sia un patrimonio utilizzabile piuttosto cospicuo, in termini di beni requisiti in disponibilità. Tuttavia, tali beni non versano in uno stato di conservazione e redditività ideale, soprattutto sul versante delle imprese, che spesso, dopo il sequestro, e già nel periodo fra sequestro e confisca, nella maggior parte dei casi perdono rapidamente capacità di stare sul mercato (per fenomeni di malagestione da parte della proprietà criminale precedente, di ritiro rapido degli affidamenti bancari, di lungaggini burocratiche nel processo di sottrazione dell’impresa alla precedente proprietà, e di riaffidamento della stessa ad una nuova compagine, ecc.). I destinatari dei beni sono in maggior parte amministrazioni pubbliche (essenzialmente Comuni e Forze dell’Ordine) e sono destinati perlopiù ad attività di tipo sociale o istituzionale, con consegne che si concentrano in Sicilia, Campania e Calabria, cioè nelle regioni dove è più importante il fenomeno delle mafie. Poste le premesse sullo stato di conservazione di tali beni, in Calabria vi sono notevoli risorse patrimoniali da poter destinare proprio a quegli scopi di aggregazione e socializzazione di cui sopra, come anche ad attività economiche gestite in forma cooperativa per favore il mercato del lavoro. 12 Selezione di testi tratti da: Unioncamere – Istituto G. Tagliacarne, (2014), Il riutilizzo delle imprese sequestrate e confiscate alle mafie, I potenziali occupazionali e di mercato.
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    72 Il sistema produttivo Lepolitiche normative e istituzionali In via più generale, tra i principali ambiti di investimento in ambito economico è possibile trovare alcuni driver di crescita regionale, tra cui il rinnovamento radicale delle componenti più promettenti e reattive del sistema produttivo regionale e la ripresa di competitività del tessuto economico territoriale, anche attraverso l’attrazione di risorse produttive dall’esterno ed, in generale, nuova imprenditorialità in settori ad elevate potenzialità di crescita. Per quanto concerne le politiche normative e istituzionali, in considerazione del fatto che la corruzione è il fattore di illegalità che, secondo gli imprenditori italiani e calabresi, maggiormente altera le dinamiche e le posizioni di mercato, un riferimento specifico deve essere speso su questo tema. In via prioritaria occorre affermare che l’attività di contrasto deve essere affiancata da quella di prevenzione, sia in direzione di azioni che incidono sull’aspetto culturale del fenomeno, sia nel quadro di una riduzione della burocrazia ed incremento della trasparenza delle procedure. Una maggiore penetrazione della cultura dell’anticorruzione va, in particolare, promossa in settori sensibili, come l’edilizia, in aree particolarmente vulnerabili. Inoltre, si suggerisce l’esigenza di una maggior tracciabilità delle funzioni pubbliche legate alle attività imprenditoriali, attraverso la digitalizzazione integrata delle funzioni amministrative e finalizzata alla definizione di un nuovo rapporto PA – imprese. Oltre ai recenti strumenti legislativi, l’aumento della legalità, in tutte le procedure di affidamento di lavori e servizi pubblici, passa per la diffusione di un “sistema di legalità” caratterizzato non solo dall’esistenza di norme chiare, pene certe e strumenti normativi di repressione o ripristino della legalità, ma anche dall’introduzione a livello locale di “policy” intese come “strumenti operativi” di prevenzione e controllo. A tal proposito, l’OCSE ha dedicato molta attenzione a questo tema redigendo, nel 2009, un documento contenete “Raccomandazioni per migliorare l’integrità in materia di appalti pubblici” (OECD, 2009). Il documento si focalizza su quattro pilastri: i) l'integrità, ii) la trasparenza, iii) la buona gestione, iv) la prevenzione dei rischi e la responsabilità.
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    73 1.3.2 – Ilpunto di vista delle imprese Il contrasto all’illegalità economica La sicurezza del mercato Interrogate sulle politiche utili per contrastare la diffusione dell’illegalità economica, le imprese calabresi affermano l’importanza delle funzioni di controllo, della rigidità delle leggi e della certezza della pena; sono queste, in particolare, le tre priorità indicate dalle imprese della regione e italiane per favorire un mercato equo e premiante per le imprese meritevoli. L’incremento dei controlli viene suggerito dal 43,2% delle imprese calabresi (Italia 36,8%), con particolare enfasi da quelle localizzate in provincia di Vibo Valentia (49%), da quelle del settore delle costruzioni (47,1%), di più grande dimensione e che hanno conseguito investimenti nel 2015. L’incremento della rigidità dei controlli è suggerito dal 27,8% degli intervistati in Calabria (Italia 25,6%), per lo più in provincia di Catanzaro (32%) e Vibo Valentia (31%) e per le imprese del commercio (29,8%). Il tema della certezza della pena (Calabria 27,3%; Italia 23,5%) viene citato soprattutto dalle aziende di Catanzaro (31,6%), nonché da quelle agricole e di minor dimensione. Tale distribuzione di risposte indica come il quadro legislativo non sia deficitario; occorre, tuttavia, implementare con maggiore intensità i controlli specifici sul campo, come anche assicurare l’applicazione delle leggi e le relative conseguenze. Seguono due modalità di risposta che mostrano come la corruzione sia un problema di primo piano; emerge infatti l’esigenza di una maggiore trasparenza (Calabria 18,8%; Italia 18%), come anche una marcata attività di controllo su appalti e procedure pubbliche di aggiudicazione (Calabria 17,2%; Italia 17,7%). Solo dopo tali priorità, si evidenzia l’esigenza di politiche di prevenzione (Calabria 16,7%; Italia 16,6%) e di azioni finalizzate al miglioramento della coesione sociale (Calabria 14,8%; Italia 14,3%). In merito alle politiche per accrescere la sicurezza del mercato, la azioni ritenute più utili dalle imprese calabresi sono legate principalmente (ma con minore intensità rispetto alla media nazionale) alla pubblicità legale delle imprese (Calabria 38,6%; Italia 39,8%), ovvero l’accesso a visure, bilanci, protesti, informazioni societarie, indicando come il clima di mercato sia contraddistinto da un sentimento di modesta fiducia nei confronti degli altri operatori di mercato. A tal proposito, non emergono particolari differenze tra le province e tra le diverse categorie di impresa. Segue la vigilanza dei prezzi, attraverso il monitoraggio come l’attività delle borse merci, indicata dal 31% di imprese calabresi (Italia 21,6%), principalmente delle province di Crotone e Vibo Valentia (entrambe 35%), dell’agricoltura (35,3%) e dell’industria (33,9%). Ai fini del miglioramento della sicurezza del mercato, l’utilizzo della Posta Elettronica Certificata viene affermato da quasi un quarto delle imprese calabresi (Italia 10,6%), ad evidenziare come in tale contesto vi siano ancora gap da colmare, soprattutto secondo quelle delle costruzioni (33,5%) che, evidentemente, operano più di altre con la
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    74 Gli strumenti dellaPA Pubblica Amministrazione. A questi strumenti si aggiunge, la metrologia legale, ovvero i controlli finalizzati a verificare l’affidabilità degli strumenti di misura (come ad esempio le bilance, i distributori di carburante, i contatori di acqua, di calore di gas e di energia elettrica) che sono dichiarati importanti per il 19,5% delle imprese della regione (Italia 17%), come anche la tutela della proprietà intellettuale (Calabria 16,9%; Italia 8,6%), nonché l’etichettatura dei prodotti (Calabria 12,1%; Italia 12,1%). Da ultimo, gli strumenti della PA ritenuti più idonei per tutelare la libera concorrenza, ovvero la regola di base del mercato; secondo gli esponenti calabresi il DURC (Documento Unico Regolarità Contributiva) rappresenta la leva di intervento prioritaria, citata da quasi il 60% del campione, a fronte di un media nazionale di gran lunga inferiore (26,1%), ad evidenziare nuovamente come la competitività imprenditoriale in regione sia spesso ricercata nel lavoro nero o grigio. A Vibo Valentia tale quota sale al 71%. Segue lo Sportello Unico Attività Produttive (Calabria 26,8%; Italia 12%), probabilmente in ragione di un livello di burocrazia giudicato eccessivamente elevato e farraginoso per supportare il necessario il sistema produttivo nelle proprie attività; ciò è maggiormente importante per le imprese di Cosenza e Reggio Calabria (entrambe circa 29%). La terza priorità, l’attività di vigilanza su gare e appalti pubblici, viene designata dal 20,5% delle aziende della Calabria, poco più della metà della quota rilevata in ambito nazionale (38,5%), cui fanno seguito i sistemi di certificazione di qualità (Calabria 18,6%; Italia 17,7%) ed una maggiore azione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Calabria 17,1%; Italia 22,3%). Graf. 1 – Azioni ritenute utili per contrastare la diffusione dell’illegalità economica secondo le imprese calabresi e italiane (In %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 45,0 Altro Maggiore efficacia iter processuale Diverso utilizzo dei beni confiscati Politiche per la coesione sociale Maggiore prevenzione Maggiore vigilanza su appalti Maggiore trasparenza Incremento certezza della pena Incremento rigidità delle Leggi Incremento controlli 0,2 3,7 3,9 14,3 16,6 17,7 18,0 23,5 25,6 36,8 0,1 1,9 2,9 14,8 16,7 17,2 18,8 27,3 27,8 43,2 CALABRIA ITALIA
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    75 Graf. 2 –Principali attività ritenute più adeguate dalle imprese calabresi e italiane per accrescere la sicurezza del mercato (In %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Graf. 3 – Strumenti della PA ritenuti maggiormente idonei dalle imprese calabresi e italiane per tutelare la libera concorrenza (In %)* *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere – Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne L’impegno delle Camere di commercio a favore della sicurezza del mercato13 Nell’ambito delle attività istituzionali delle Camere di commercio, quelle rivolte alla tutela della sicurezza del mercato sono numerose e tese a garantire l’integrità delle regole di mercato e degli operatori in tutto il territorio nazionale. Le Camere di commercio sono enti sussidiari che svolgono funzioni di regolazione, tutelando la concorrenza e le relazioni economiche trasparenti, certe ed eque tra gli operatori del mercato. Le principali attività che il Sistema camerale pone in essere per favorire la trasparenza e la sicurezza delle transazioni economiche sono le seguenti. 13 Tratto da: Unioncamere, Sistema Camerale 2015 – Strutture e servizi per l’impresa, a cura dell’Osservatorio camerale. 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 Tenuta Registro operatori metalli preziosi Laboratori chimici - merceologici Mediazione marittima Certificazioni e documenti per il commercio estero Arbitrato e conciliazione (mediazione civile) Ns/nr Informazione economica Tutela consumatori Etichettatura prodotti Tutela proprietà intellettuale Metrologia legale Posta Elettronica Certificata Vigilanza prezzi Pubblicità legale delle imprese 0,4 0,6 0,8 4,1 3,3 10,4 8,5 10,5 12,1 8,6 17,0 10,6 21,6 39,8 0,3 1,3 1,4 1,9 2,8 9,4 9,7 9,9 12,1 16,9 19,5 24,9 31,0 38,6 CALABRIA ITALIA 0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 60,0 Ns/nr Certificazione antimafia Firma digitale Autorità garante della concorrenza Sistemi di certificazione di qualità Vigilanza su gare e appalti pubblici Sportello Unico Attività Produttive Documento Unico Regolarità Contributiva 8,2 14,2 20,5 22,3 17,7 38,5 12,0 26,1 9,7 11,3 16,1 17,1 18,6 20,5 26,8 59,9 CALABRIA ITALIA
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    76 Tra le funzionidi regolamentazione, le Camere svolgono attività di vigilanza del mercato; tali funzioni comprendono la sicurezza dei prodotti e la metrologia legale. Con riferimento al tema della sicurezza, le Camere svolgono attività ispettive finalizzate a garantire la circolazione di prodotti conformi e sicuri nel mercato europeo. In particolare, anche al fine di assicurare la tutela del consumatore, agli Enti camerali sono affidate le funzioni di vigilanza riguardo a giocattoli, tessili, calzature, prodotti elettrici, dispositivi di protezione individuale di prima categoria, prodotti connessi all’energia, prodotti generici ricadenti nell’ambito del codice del consumo. Anche in relazione alla metrologia legale, le Camere svolgono delicate ed importanti funzioni ispettive. Nello specifico, gli Enti camerali svolgono controlli finalizzati a verificare l’affidabilità metrologica degli strumenti di misura nazionali e MID (come ad esempio le bilance, i distributori di carburante, i contatori di acqua, di calore di gas e di energia elettrica). Sempre nell’ambito delle attività di regolazione, una importante branca di attività è relativa a garantire agli interlocutori una gestione rapida, efficace e meno costosa dei conflitti che le ha portate, nel tempo, a dotarsi di strutture dedicate che in autonomia e indipendenza gestiscono procedure di arbitrato, conciliazione e mediazione. Attualmente,ogni Camera ha istituito – da sola o in convenzione – il proprio servizio di Alternative Dispute Resolution (ADR) che applica regole e tariffe uniformi su tutto il territorio nazionale ed è in grado di gestire ogni tipologia di controversia: tra consumatorie imprese, tra imprese e tra privati cittadini. Tale servizio si è distinto per la rapidità delle procedure, per l’uniformità delle tariffe e per l’omogeneità dei servizi a livello nazionale. La predisposizione di contratti-tipo – modelli contrattuali semplificati, privi di clausole squilibrate, che possono contribuire a prevenire, per quanto è possibile, il contenzioso – e la verifica dell’eventuale iniquità delle clausole contenute nei modelli contrattuali standard, rappresentano uno strumento di garanzia e di corretta informazione al contraente debole, sia esso consumatore o PMI. L’obiettivo è quello di contribuire alla creazione di un mercato trasparente e informato, regolato da norme chiare, conosciute e condivise, ed accrescere la fiducia di imprese e consumatori. Il Sistema camerale è, inoltre, impegnato in azioni di prevenzione, supporto al contrasto dell’illegalità e ripristino della legalità nell’economia. In tale contesto, l’azione camerale per la costituzione in giudizio e l’azione per la repressione delle condotte di concorrenza sleale assolvono una funzione di tutela dell’interesse generale delle imprese contribuendo a far si che la competizione tra gli imprenditori si svolga in modo corretto e leale. Peraltro, l’attività svolta dalle Camere negli ultimi anni evidenzia il crescere dell’impegno su tali temi, anche sulla spinta del perdurare della crisi, terreno fertile per lo sviluppo e l’ampliamento dell’agire della criminalità economica. In particolare, l’impegno si articola in dieci aree di attività: 1. consolidamento delle reti con il partenariato del mondo istituzionale, associativo e sociale; 2. sviluppo ex novo delle attività volte a sostenere le imprese che sono vittime di fenomeni di criminalità economica come l’usura o il racket, 3. valorizzazione dei dati derivanti dal Registro delle Imprese, utilizzando le potenzialità dell’approccio digitale, con la finalità di contribuire alla certezza e alla trasparenza degli assetti giuridici, economici e finanziari delle imprese; 4. azioni diverse messe in campo per contribuire al contrasto dei fenomeni della illegalità; 5. promozione dei valori culturali, dell’etica nell’agire imprenditoriale attraverso interventi di formazione e sensibilizzazione; 6. prevenzione del rischio sicurezza che danneggia il ciclo di vita delle PMI; 7. attività volte a promuovere comportamenti virtuosi nel rispetto della legalità ambientale; 8. azioni a supporto della collocazione nel mercato legale delle imprese confiscate alle mafie; 9. azioni volte ad aumentare la consapevolezza del consumatore in tema di contraffazione; 10. azioni messe in campo in materia di costituzione come parte civile nei giudizi relativi ai delitti contro l’economia pubblica, l’industria e il commercio. Al fine di tutelare la proprietà intellettuale (e promuoverla), il Sistema Camerale sostiene la diffusione della ricerca e dell’innovazione nelle piccole e medie imprese, assistendo il Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) nella gestione di alcuni bandi per valorizzare i titoli di proprietà industriale, assistendo le aziende nelle nuove procedure telematiche per la registrazione degli stessi e lavorando per lo sviluppo della rete dei centri specializzati di documentazione sui brevetti europei (i PatLib e i PIP). I servizi offerti si sono concentrati principalmente sull’attività di informazione e sull’accesso alle banche dati per i brevetti, seguiti
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    77 dall’assistenza per laregistrazione di nuovi titoli di proprietà industriale. Un altro ambito di attività pertinente alla vigilanza del mercato è quello del monitoraggio dei prezzi attraverso la Borsa Merci Telematica italiana, con particolare riferimento al mercato dei prodotti agricoli, agroenergetici, agroalimentari, ittici e dei servizi logistici. Lo scopo generale è quello di fornire agli operatori di mercato una piattaforma che consenta la gestione quotidiana e continua delle negoziazioni da postazioni remote. La BMTI rappresenta uno strumento volto a favorire l'incontro tra le proposte d'acquisto e vendita mediante un meccanismo ad asta continua che rispecchia le reali dinamiche del mercato. Attraverso questo sistema di contrattazione si assicura efficienza e razionalità ai mercati e si determina in tempi rapidi trasparenti i quantitativi scambiati ed i prezzi realizzati. Inoltre, Unioncamere realizza un bollettino trimestrale di analisi delle tendenze dei prezzi e previsioni basate su un'attività di osservazione permanente dei fenomeni economici locali e nazionali: andamento dei mercati, evoluzione dei prezzi, tendenze inflative. La pubblicazione, oltre ad presentare previsioni circa l'evoluzione dei prezzi al consumo e alla produzione nel nostro Paese, offre un quadro esaustivo sui prezzi amministrati distinti in tariffe a controllo nazionale, locali ed energetiche. Per quanto concerne i temi della qualità e della tracciabilità, il Sistema Camerale realizza servizi certificativi specifici che spaziano dalla garanzia dell'origine, alla gestione della sicurezza alimentare, alla rintracciabilità delle componenti, al rispetto delle buone pratiche di coltivazione, allevamento e produzione, alla valorizzazione dei prodotti tipici. L’attività di certificazione è svolta dalle Camere anche attraverso laboratori chimico merceologici (Retelab), offrendo un ampio spettro di analisi e prove per i settori agroalimentare, ambientale, oreficeria ed altri comparti del manifatturiero. In particolare, per quanto riguarda il settore vitivinicolo, il Sistema Camerale opera su tutta la filiera con attività di certificazione ed etichettatura. Un ulteriore cenno deve essere speso in relazione alle attività del Registro imprese che, puntando a valorizzare i propri contenuti, ha mantenuto il suo ruolo centrale di anagrafe delle imprese, di pubblicità e trasparenza, ed archivio fondamentale in grado di fornire in modo tempestivo e puntuale un quadro completo della situazione giuridica delle 6 milioni di imprese registrate in Italia; si pensi che solo nel 2014 sono state 70 milioni le visure estratte dal Registro. Anche in relazione delle informazioni contenute nel Registro Imprese, il Sistema Camerale riveste un ruolo privilegiato nella diffusione dei dati economico-statistici delle economie locali, offrendo una importante mole di informazioni sugli andamenti dei diversi settori economici, utile a disegnare un percorso di orientamento per i processi decisionali e fornire un sistema di monitoraggio degli impatti degli interventi di policy. Le Camere di commercio offrono servizi specifici di assistenza alle imprese nell’ambito del commercio estero, relativamente alla garanzia di provenienza e alla conformità delle merci in transito dai confini nazionali. In particolare, esse rilasciano agli operatori interessati i documenti necessari a svolgere operazioni doganali connesse al commercio internazionale: i Carnet ATA (per l’esportazione temporanea di merci o materiale professionale), e i Carnet TIR (per il trasporto internazionale di merci su strada). Le Camere, inoltre, rilasciano i certificati di origine non preferenziale che occorrono per attestare il Paese d’origine dei prodotti da esportare, sia a fini doganali,sia per ragioni di carattere commerciale nell’ambito degli scambi con i Paesi terzi. Infine, in un contesto di criticità e tensioni crescenti sui mercati creditizi, l’impegno delle Camere di commercio per favorire l’accesso al credito delle micro, piccole e medie imprese è stato potenziato, attraverso i Confidi e l’attività di assistenza e consulenza alle imprese; ciò per far sì che le piccole imprese beneficino in modo efficace di servizi di orientamento in materia finanziaria necessari a migliorare la propria solidità e affidabilità ed evitare pericolose esposizioni delle stesse a forme di credito “alternativo”.
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    79 2.1 – Metodologia:gli indicatori di sintesi La metodologia Gli indicatori La selezione degli indicatori utilizzati per le matrici statistiche che illustrano la diffusione territoriale delle varie forme di illegalità economica e sicurezza del mercato è stata condotta nell’ottica di individuare le principali criticità del territorio che ne impediscono uno sviluppo in termini di concorrenza leale e rispetto delle regole ovvero, garantendone competitività e attrattività. La complessità principale è la multidimensionalità del fenomeno oggetto di analisi a livello spaziale, la misurazione del quale richiede, in via propedeutica, il superamento di ostacoli di natura concettuale e definitoria e, successivamente, la scelta, non banale, tra il limitarsi a fornire una misura di natura analitica, rappresentata da un sistema di indicatori semplici, oppure costruire una misura sintetica che, mediante un’opportuna funzione di aggregazione, sia capace di raccogliere i molteplici aspetti del fenomeno oggetto di studio (Mazziotta et al., 2012). Tale funzione deve essere in grado di cogliere le variazioni territoriali (e spaziali) oltre che temporali. Procedendo in tale direzione, per ogni macro-indicatore si è calcolato il relativo indice di sintesi: l’indice scelto è quello di Jevons (rapporto di medie geometriche semplici)14; esso è stato applicato a un insieme di indicatori rilevati a livello provinciale, in campo economico, sociale, culturale e ambientale. Seguendo l’approccio assiomatico dei numeri indice15, l’indice di Jevons, a differenza di altri, soddisfa il superamento di specifici test, ovvero rispetta sia le “condizioni essenziali”, che le proprietà derivate o desiderate (Eichhorn-Voeller, 1976; Diewert, 1976, 1995; Martini, 1992, 2001)16. L’indice complessivo sarà la media geometrica dei macro- indicatori di Jevons. D’altra parte, l’utilizzo della media geometrica come indice di sintesi non ammette compensazione tra i diversi valori ottenuti, in quanto assume che ciascuna componente della sicurezza del territorio non sia sostituibile, o lo sia solo in parte, con le altre componenti. I valori ottenuti consentono di classificare le province in base al loro livello di intensità del fenomeno (superiore o inferiore alla 14 Nelle analisi di concentrazione dei fenomeni socio-economici, la media geometrica è una delle tecniche più usate nella sintesi degli indicatori, in quanto rappresenta una soluzione intermedia tra metodi compensativi, come la media aritmetica, e metodi non-compensativi, come l’analisi multicriteria. Per ulteriori approfondimenti cfr. OECD (2008) Handbook on Constructing Composite Indicators. Methodology and userguide, OECD Publications, Paris. 15 Per definire un numero indice si devono chiarire quali siano le “condizioni di equivalenza” che si intendono rispettare: queste condizioni non devono essere verificate a posteriori ma chiarite a priori, nella definizione stessa di numero indice. Occorre, cioè, passare dall’impostazione dei “mechanical tests” a posteriori a un’impostazione assiomatica che fissi a priori le condizioni da rispettare. Alla luce di questa impostazione, non è lecito, quindi, definire il numero indice come media, senza specificare le condizioni di equivalenza che attribuiscono significato alla nozione stessa di media. Per ulteriori approfondimenti cfr. Martini M. (1992) I numeri indice in un approccio assiomatico, Giuffrè Ed., Milano. 16 Cfr. Eichhorn W., Voeller J. (1976) Theory of price index: Fisher’s test approach and generalizations, Lectures notes in economics and mathematical systems, Springer-Verlag, Berlino; Diewert W. E. (1976) Exact and superlative index numbers, Jounal of Econometrics, Vol 4., pp. 115-145;Diewert W. E. (1995) Axiomatic and Economic Approaches to Elementary Price Indexes. Cambridge: National Bureau of Economic Research. NBER Working Papers n. 5104; Martini M. (1992) op. cit.; Martini M. (2001) I numeri indice nel tempo e nello spazio, Edizioni CUSL, Milano.
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    80 L’indice di sintesi Lariflessione operazionale media) rispetto agli anni di osservazione: lo strumento proposto può costituire un valido ausilio per la misura dei fenomeni distorsivi per qualsiasi scala territoriale scelta. La metodologia si sviluppa per step. Per illustrare il calcolo degli indici proposti, si indichi con Iijk t il valore della k-ma componente del (macro) indicatore j per la provincia i al tempo t (k=1...m; j =1…l; i =1…n). Si indichi Irjk t con il valore base o di riferimento posto uguale alla media nazionale. L’operazione di standardizzazione consente all’indicatore elementare di essere trasformato in numero indice: valori superiori a 100 evidenziano aree con un livello dell’indicatore j superiore alla media nazionale, mentre valori minori di 100 indicano province con valori inferiori alla media nazionale. L’indice sintetico per la provincia i-ma relativo al macro (indicatore) j può essere definito nel seguente modo: Iij t = Iijk( ) 1 m k=1 m Õ (1) L’indice complessivo di sintesi a livello provinciale Ii t sarà dato dalla seguente formula: Ii t = Iij( ) 1 j j=1 l Õ (2) Di seguito l’elenco degli indici e delle singole componenti necessarie per la costruzione della matrice di sicurezza del mercato. Indicatori di illegalità commerciale: 1. Contraffazione di marchi e prodotti; 2. Violazione proprietà intellettuale; 3. Furto di opere d’arte (e materiale archeologico); 4. Furto di mezzi di trasporto (mezzi pesanti per trasporto merci, ciclomotori, motocicli, autovetture); 5. Ricettazione. Indicatori di riciclaggio (classici e di nuova generazione): 1. Riciclaggio tradizionale; 2. Cybercrime. Indicatori di illegalità economico-finanziaria suddivisi in: a. Indicatori di rapina per liquidità: a. Rapine in esercizi commerciali; b. Rapine in Banca; c. Rapine negli esercizi postali; b. Indicatori di illegalità economica: a. Droga (produzione e traffico, spaccio, associazione per produzione o traffico di stupefacenti, associazione per spaccio di stupefacenti); b. Prostituzione (sfruttamento e favoreggiamento della
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    81 prostituzione non minorile); c.Contrabbando. Indicatori di illegalità ambientale: 1. Reati del ciclo del cemento; 2. Reati del ciclo dei rifiuti. Indicatori della criminalità organizzata (classici e di nuova generazione): 1. Usura; 2. Estorsione; 3. Delitti informatici.
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    82 2.2 – L’indagine Icriteri di campionamento Uno degli elementi di esclusività del presente studio è relativo al fatto che è stata condotta una indagine su un campione regionale di imprese, i cui risultati sono comparabili con quelli della rilevazione condotta a livello nazionale. Generalmente, le indagini di vittimizzazione vengono svolte tenendo come riferimento le famiglie e non le imprese come nel presente caso; inoltre, su tali temi, la comparabilità dei risultati tra aree differenti viene meno. Va specificato che il questionario è stato strutturato quanto più possibile nell’ottica di depurare le risposte degli imprenditori da effetti percettivi che possono distorcere il risultato finale; è stata chiesta ai rispondenti quale sia l’esperienza vissuta, anche indiretta, dei fenomeni indagati. Sono state realizzate domande filtro e di controllo a garanzia di maggiore attendibilità delle risposte. Il campione di indagine (1.200 interviste) è stato strutturato secondo due criteri: macrosettore economico e provincia. Di seguito l’articolazione delle celle campionarie; l’errore statistico è inferiore al +/-10%. L’attività di testing ha garantito il buon esito dell’intera rilevazione. La disaggregazione dei risultati è stata operata tenendo in considerazione la dimensione di impresa. Tab. 1 – Articolazione della numerosità campionaria della presente indagine Provincia % Macrosettore % Cosenza 35,0 Agricoltura 19,2 Catanzaro 18,8 Industria in senso stretto 8,8 Reggio Calabria 27,9 Costruzioni 12,1 Crotone 10,0 Commercio 35,0 Vibo Valentia 8,3 Altri servizi 25,0 TOTALE 100,0 TOTALE 100,0
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    83 2.3 – Idati dell’indagine disaggregati per provincia e settore 2.3.1 – La sicurezza del mercato Tab. 1a - Valore associato al concetto di legalità secondo le imprese calabresi nel 2016 per provincia (In %)* Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Rispetto delle leggi 41,0 40,9 40,6 39,2 41,0 40,7 Trasparenza 35,2 40,0 29,0 40,8 40,0 35,3 Libera concorrenza 31,0 24,0 29,9 35,8 39,0 30,5 Qualità delle merci e dei servizi 27,6 31,6 30,1 27,5 18,0 28,3 Sviluppo economico 15,5 11,1 12,2 8,3 6,0 12,3 Assenza di condizionamenti di impresa 3,1 4,0 2,4 0,8 5,0 3,0 Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 1b - Valore associato al concetto di legalità secondo le imprese calabresi nel 2016 per settore (In %)* Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Rispetto delle leggi 36,8 38,3 41,9 38,1 46,8 40,7 Trasparenza 27,9 36,5 36,1 34,7 40,0 35,3 Libera concorrenza 29,5 36,5 40,0 28,8 26,5 30,5 Qualità delle merci e dei servizi 35,3 21,7 21,3 35,3 20,0 28,3 Sviluppo economico 15,3 8,7 14,8 10,5 12,9 12,3 Assenza di condizionamenti di impresa 5,8 3,5 2,6 2,3 2,3 3,0 Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 2a - Ambiti di attività illegale maggiormente presenti nel sistema economico di localizzazione secondo le imprese calabresi per provincia (2016: in %)* Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Corruzione 61,7 61,3 57,9 60,0 71,0 61,2 Riciclaggio 29,0 32,9 27,5 25,0 24,0 28,5 Frodi finanziarie 23,6 29,3 23,3 19,2 22,0 24,0 Lavoro sommerso 21,9 24,0 20,0 27,5 25,0 22,6 Contraffazione di beni 14,3 15,1 14,9 13,3 13,0 14,4 Reati nel ciclo dei rifiuti 11,4 7,1 11,6 11,7 16,0 11,1 Peculato 11,9 6,7 13,1 3,3 9,0 10,2 Sofisticazioni e frodi alimentari 9,5 8,9 7,5 7,5 8,0 8,5 Estorsioni, usura 6,2 6,7 7,2 7,5 8,0 6,8 Contrabbando 7,9 6,7 6,6 5,0 4,0 6,7 Droga e prostituzione 5,0 4,9 4,2 10,0 5,0 5,3 Reati nel ciclo del cemento 4,8 1,8 5,1 5,8 1,0 4,1 Furti e rapine 3,1 3,6 2,7 4,2 5,0 3,3 Reati informatici 1,9 1,8 1,8 1,7 1,0 1,8 Altro 0,2 0,0 0,0 0,0 0,0 0,1 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 2b - Ambiti di attività illegale maggiormente presenti nel sistema economico di localizzazione secondo le imprese calabresi per settore (2016: in %)* Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Corruzione 58,4 53,9 61,3 62,3 63,9 61,2 Riciclaggio 31,1 27,8 23,2 26,3 32,9 28,5 Frodi finanziarie 24,2 24,3 23,9 23,0 25,2 24,0 Lavoro sommerso 17,4 30,4 20,6 23,3 22,9 22,6 Contraffazione di beni 16,3 12,2 17,4 15,1 11,6 14,4 Reati nel ciclo dei rifiuti 11,6 11,3 14,8 8,8 11,9 11,1 Peculato 10,0 8,7 11,0 9,1 11,9 10,2 Sofisticazioni e frodi alimentari 13,2 6,1 8,4 9,8 4,8 8,5 Estorsioni, usura 7,4 1,7 5,8 7,2 8,4 6,8 Contrabbando 4,2 7,8 5,8 8,4 5,8 6,7 Droga e prostituzione 4,7 4,3 3,2 5,1 7,1 5,3 Reati nel ciclo del cemento 3,2 4,3 6,5 3,7 3,9 4,1 Furti e rapine 1,6 2,6 1,9 4,4 3,9 3,3 Reati informatici 1,1 2,6 3,9 1,2 1,6 1,8 Altro 0,0 0,0 0,0 0,0 0,3 0,1 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
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    84 Tab. 3a -Settori economici in cui le regole del mercato risultano maggiormente alterate secondo le imprese calabresi per provincia (In %)* Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Lavori pubblici 64,0 63,1 63,0 56,7 65,0 62,9 Edilizia 46,0 41,8 43,0 45,8 46,0 44,3 Commercio 20,2 22,7 21,2 19,2 24,0 21,2 Agricoltura 23,6 18,7 19,1 20,8 17,0 20,6 Manifatturiero 14,5 16,4 15,5 16,7 11,0 15,1 Turismo 8,8 8,9 13,1 11,7 13,0 10,7 Utilities 6,2 11,1 7,2 8,3 6,0 7,6 Artigianato 7,4 9,8 6,6 6,7 3,0 7,2 Servizi ambientali 6,4 7,1 5,7 8,3 10,0 6,8 Trasporti 7,4 7,1 5,4 4,2 8,0 6,5 Servizi assicurativi, finanziari 3,1 3,1 2,7 3,3 0,0 2,8 Servizi alla persona 2,9 2,2 0,9 0,0 1,0 1,8 Servizi alle imprese 1,4 2,2 2,7 0,0 0,0 1,7 Ns/nr 0,5 0,9 0,6 0,8 1,0 0,7 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 3b - Settori economici in cui le regole del mercato risultano maggiormente alterate secondo le imprese calabresi per settore (In %)* Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Lavori pubblici 62,1 60,0 56,8 63,7 66,5 62,9 Edilizia 45,3 40,0 35,5 47,9 44,8 44,3 Commercio 15,3 20,0 20,6 20,2 26,8 21,2 Agricoltura 30,0 13,0 21,9 20,0 17,7 20,6 Manifatturiero 15,3 22,6 21,3 15,1 9,0 15,1 Turismo 13,7 7,0 14,2 12,1 6,5 10,7 Utilities 4,7 13,9 8,4 4,0 11,6 7,6 Artigianato 14,2 10,4 7,1 4,7 5,2 7,2 Servizi ambientali 7,9 3,5 7,1 6,7 7,4 6,8 Trasporti 3,2 5,2 3,2 8,6 7,7 6,5 Servizi assicurativi, finanziari 3,2 2,6 1,9 3,0 2,6 2,8 Servizi alla persona 2,6 1,7 1,3 0,9 2,6 1,8 Servizi alle imprese 0,0 3,5 5,2 0,9 1,3 1,7 Ns/nr 0,0 1,7 0,0 0,9 0,6 0,7 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
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    85 2.3.2 – Criminalitàorganizzata, racket e usura Tab. 1a – Modalità in cui si manifesta la criminalità organizzata nella provincia di localizzazione delle imprese calabresi per provincia (In %)* Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Corruzione 61,0 49,8 57,6 55,8 53,0 56,8 Lavoro sommerso 23,1 26,7 24,8 27,5 32,0 25,4 Intimidazioni e minacce 15,7 20,4 17,6 16,7 22,0 17,8 Racket e estorsioni 16,0 20,4 17,9 11,7 16,0 16,9 Frodi finanziarie 16,0 14,2 12,2 12,5 12,0 13,9 Contraffazione 10,0 10,2 13,4 10,0 7,0 10,8 Prostituzione e droga 9,8 9,3 8,1 9,2 8,0 9,0 Riciclaggio 7,9 8,0 7,8 12,5 5,0 8,1 Reti ambientali (cemento, rifiuti) 8,6 6,2 8,4 4,2 4,0 7,2 Sofisticazioni e frodi alimentari 2,1 1,3 2,4 3,3 3,0 2,3 Attentati, omicidi e stragi 2,1 2,2 1,8 1,7 3,0 2,1 Altro 0,5 0,4 0,0 0,8 0,0 0,3 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 1b – Modalità in cui si manifesta la criminalità organizzata nella provincia di localizzazione delle imprese calabresi per settore (In %)* Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Corruzione 53,7 60,0 56,1 58,4 55,5 56,8 Lavoro sommerso 25,8 25,2 20,6 24,9 28,4 25,4 Intimidazioni e minacce 24,2 11,3 24,5 17,2 13,5 17,8 Racket e estorsioni 14,2 18,3 17,4 16,0 19,0 16,9 Frodi finanziarie 14,7 11,3 16,1 14,4 12,6 13,9 Contraffazione 7,9 10,4 11,6 12,3 10,0 10,8 Prostituzione e droga 7,9 10,4 7,1 8,4 11,0 9,0 Riciclaggio 4,2 6,1 7,7 8,8 10,3 8,1 Reti ambientali (cemento, rifiuti) 8,9 7,8 9,0 5,8 7,1 7,2 Sofisticazioni e frodi alimentari 5,3 0,0 3,9 1,9 1,0 2,3 Attentati, omicidi e stragi 4,2 2,6 1,3 0,9 2,6 2,1 Altro 0,0 0,0 0,6 0,7 0,0 0,3 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 2a - Percezione intorno a se da parte delle imprese calabresi di forme di illegalità, intimidazioni o prepotenze che limitano la normale attività di impresa per provincia (In %) Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Spesso 2,6 4,4 3,9 2,5 9,0 3,8 Talvolta 6,7 4,9 7,8 10,0 8,0 7,1 Raramente 23,8 16,9 26,3 18,3 16,0 22,0 Mai 66,4 73,3 61,5 67,5 66,0 66,4 Ns/nr 0,5 0,4 0,6 1,7 1,0 0,7 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 2b - Percezione intorno a se da parte delle imprese calabresi di forme di illegalità, intimidazioni o prepotenze che limitano la normale attività di impresa per settore (In %) Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Spesso 2,6 3,5 4,5 3,3 5,2 3,8 Talvolta 5,8 5,2 9,0 6,5 8,4 7,1 Raramente 25,3 31,3 23,2 18,1 21,3 22,0 Mai 65,3 59,1 63,2 71,2 64,8 66,4 Ns/nr 1,1 0,9 0,0 0,9 0,3 0,7 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
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    86 Tab. 3a -Modalità cui le quali si impongono più diffusamente le estorsioni nel comune di localizzazione (quartiere se grande città) secondo le imprese calabresi per provincia (In %)* Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Richieste di denaro 36,4 37,8 40,0 35,8 47,0 38,5 Imposizioni di forniture 30,7 32,0 34,9 39,2 34,0 33,3 Imposizioni di personale 18,3 19,1 21,2 20,8 14,0 19,2 Nessuna 12,6 12,4 7,5 10,0 7,0 10,4 Ns/nr 9,8 11,1 11,6 7,5 7,0 10,1 Partecipazioni all’azienda 8,8 7,6 7,2 10,0 10,0 8,3 Acquisto di merce rubata o contraffatta 9,0 5,8 8,4 9,2 5,0 7,9 Altre forme 1,4 2,2 1,5 0,0 4,0 1,7 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 3b - Modalità cui le quali si impongono più diffusamente le estorsioni nel comune di localizzazione (quartiere se grande città) secondo le imprese calabresi per settore (In %)* Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Richieste di denaro 41,1 27,0 41,9 39,3 38,4 38,5 Imposizioni di forniture 38,9 32,2 43,2 31,4 27,7 33,3 Imposizioni di personale 17,9 22,6 20,6 17,7 20,0 19,2 Nessuna 3,7 14,8 8,4 13,3 10,0 10,4 Ns/nr 11,1 11,3 5,8 10,2 11,0 10,1 Partecipazioni all’azienda 10,0 4,3 9,7 7,0 10,0 8,3 Acquisto di merce rubata o contraffatta 7,4 7,8 9,7 7,0 8,7 7,9 Altre forme 2,1 3,5 0,0 1,4 1,9 1,7 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 4a - Esperienza, diretta o indiretta, di episodi di racket e usura negli ultimi tre anni parte delle imprese calabresi per provincia (In %)* Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Si 18,1 18,2 18,5 15,8 22,0 18,3 No 81,9 81,8 81,5 84,2 78,0 81,7 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 4b - Esperienza, diretta o indiretta, di episodi di racket e usura negli ultimi tre anni parte delle imprese calabresi per settore (In %)* Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Si 11,6 14,8 20,0 18,1 23,2 18,3 No 88,4 85,2 80,0 81,9 76,8 81,7 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 5a – Istituzioni, Enti e persone a cui dovrebbe chiedere aiuto un imprenditore taglieggiato o usurato secondo le imprese calabresi per provincia (In %) Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Alle Forze dell’Ordine e Magistratura 80,5 84,4 82,1 76,7 86,0 81,8 Alle associazioni antiracket e antiusura 15,2 12,0 12,5 16,7 5,0 13,2 A nessuno 1,7 1,8 3,0 3,3 2,0 2,3 Alle associazioni di categoria 1,7 0,9 1,5 1,7 3,0 1,6 Alla chiesa 0,2 0,9 0,9 0,0 3,0 0,8 A persone influenti 0,7 0,0 0,0 1,7 1,0 0,3 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 5b – Istituzioni, Enti e persone a cui dovrebbe chiedere aiuto un imprenditore taglieggiato o usurato secondo le imprese calabresi per settore (In %) Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Alle Forze dell’Ordine e Magistratura 82,6 81,7 77,4 81,4 83,9 81,8 Alle associazioni antiracket e antiusura 12,1 14,8 17,4 11,6 13,2 13,2 A nessuno 1,6 2,6 1,9 3,5 1,0 2,3 Alle associazioni di categoria 1,6 0,0 2,6 1,9 1,3 1,6 Alla chiesa 1,1 0,9 0,0 1,2 0,3 0,8 A persone influenti 1,1 0,0 0,6 0,5 0,3 0,3 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
  • 87.
    87 Tab. 6a –Motivi per cui l’imprenditore usurato spesso non richiede l’aiuto delle istituzioni secondo le imprese calabresi per provincia (In %) Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Paura di ritorsioni verso se o famiglia 70,0 68,9 66,0 65,8 77,0 68,8 Per sfiducia nelle istituzioni 14,3 16,0 16,7 15,8 12,0 15,3 Perché ritiene inefficaci gli interventi istituzionali 7,6 6,2 6,6 9,2 7,0 7,2 Per paura di subire danni alla propria azienda 5,7 6,2 7,2 5,0 3,0 5,9 Per sfiducia nella politica 1,2 1,8 2,4 3,3 1,0 1,8 Ns/nr 1,0 0,9 0,9 0,8 0,0 0,8 Per paura di apparire sui media 0,2 0,0 0,3 0,0 0,0 0,2 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 6b – Motivi per cui l’imprenditore usurato spesso non richiede l’aiuto delle istituzioni secondo le imprese calabresi per settore (In %) Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Paura di ritorsioni verso se o famiglia 69,5 60,0 66,5 73,3 66,8 68,8 Per sfiducia nelle istituzioni 13,2 16,5 16,8 12,8 18,7 15,3 Perché ritiene inefficaci gli interventi istituzionali 9,5 7,0 9,7 5,6 6,8 7,2 Per paura di subire danni alla propria azienda 4,7 9,6 5,2 6,5 4,8 5,9 Per sfiducia nella politica 2,6 4,3 1,3 0,9 1,9 1,8 Ns/nr 0,5 1,7 0,6 0,7 1,0 0,8 Per paura di apparire sui media 0,0 0,9 0,0 0,2 0,0 0,2 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Graf. 7a – Andamento del fatturato annuale dell’impresa in assenza di racket e usura secondo le imprese calabresi per provincia (In %) Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Diminuirebbe di oltre il 50% 0,2 0,4 0,6 0,0 0,0 0,3 Diminuirebbe tra il 25% ed il 50% 0,7 1,3 0,6 0,8 1,0 0,8 Diminuirebbe meno del 25% 1,2 0,9 2,4 1,7 0,0 1,4 Resterebbe stabile 63,8 61,3 60,9 65,8 64,0 62,7 Aumenterebbe meno del 25% 23,1 28,9 23,9 18,3 19,0 23,6 Aumenterebbe tra il 25% ed il 50% 9,3 4,9 8,1 12,5 11,0 8,6 Aumenterebbe di oltre il 50% 1,7 2,2 3,6 0,8 5,0 2,5 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Graf. 7b – Andamento del fatturato annuale dell’impresa in assenza di racket e usura secondo le imprese calabresi per settore (In %) Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Diminuirebbe di oltre il 50% 0,0 0,9 0,0 0,5 0,3 0,3 Diminuirebbe tra il 25% ed il 50% 2,1 1,7 0,6 0,7 0,0 0,8 Diminuirebbe meno del 25% 1,1 0,9 3,2 1,4 1,0 1,4 Resterebbe stabile 59,5 67,0 55,5 60,7 69,7 62,7 Aumenterebbe meno del 25% 25,3 21,7 26,5 26,0 18,4 23,6 Aumenterebbe tra il 25% ed il 50% 10,0 6,1 11,0 8,1 8,1 8,6 Aumenterebbe di oltre il 50% 2,1 1,7 3,2 2,6 2,6 2,5 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
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    88 2.3.3 – L’illegalitàeconomico finanziaria Tab. 1a – Modalità con cui si manifesta l’illegalità finanziaria nelle province di localizzazione secondo le imprese calabresi per provincia (In %)* Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Riciclaggio 50,0 45,8 49,0 44,2 52,0 48,5 Frodi finanziarie 31,7 30,7 26,3 31,7 24,0 29,3 Falso in bilancio 22,6 24,4 26,9 26,7 25,0 24,8 Elevata richiesta di garanzie creditizie 16,0 15,1 14,9 13,3 14,0 15,1 Mercato immobiliare alterato 13,1 12,0 14,9 12,5 18,0 13,8 Eccessivo utilizzo di moneta contante 8,8 11,1 12,5 10,8 9,0 10,5 Altro 0,2 0,0 0,0 0,0 0,0 0,1 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 1b – Modalità con cui si manifesta l’illegalità finanziaria nelle province di localizzazione secondo le imprese calabresi per settore (In %)* Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Riciclaggio 53,2 52,2 47,7 46,3 47,7 48,5 Frodi finanziarie 22,6 27,8 29,0 29,5 33,9 29,3 Falso in bilancio 25,3 32,2 21,3 26,5 21,0 24,8 Elevata richiesta di garanzie creditizie 16,3 13,0 18,1 12,8 16,8 15,1 Mercato immobiliare alterato 14,7 5,2 18,7 13,5 14,2 13,8 Eccessivo utilizzo di moneta contante 8,9 8,7 11,0 11,2 11,0 10,5 Altro 0,0 0,0 0,0 0,0 0,3 0,1 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 2a – Andamento dell’illegalità economico finanziaria del 2012 al 2015 secondo le imprese calabresi per provincia (In %) Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Aumentata 32,6 31,6 30,7 32,5 30,0 31,7 Diminuita 5,7 7,6 7,5 9,2 6,0 6,9 Stazionaria 58,3 57,3 60,0 56,7 62,0 58,8 Ns/nr 3,3 3,6 1,8 1,7 2,0 2,7 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 2b – Andamento dell’illegalità economico finanziaria del 2012 al 2015 secondo le imprese calabresi per settore (In %) Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Aumentata 33,2 25,2 26,5 31,6 35,8 31,7 Diminuita 5,3 6,1 10,3 8,4 4,5 6,9 Stazionaria 58,9 65,2 60,6 57,2 57,4 58,8 Ns/nr 2,6 3,5 2,6 2,8 2,3 2,7 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 3a – Modalità prevalenti attraverso cui l’illegalità economico finanziaria altera il funzionamento del mercato secondo le imprese calabresi per provincia (In %)* Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Attraverso il riciclaggio nel mercato immobiliare 34,3 34,7 31,9 35,0 35,0 33,8 Mediante investimenti non produttivi 28,8 29,3 31,0 27,5 28,0 29,3 Attraverso investimenti non destinati alla competitività 30,0 27,1 21,5 27,5 22,0 26,2 Dichiarazioni fraudolente/fatture per operazioni inesistenti 16,2 18,7 17,0 19,2 17,0 17,3 Attraverso la distorsione del mercato del credito 9,3 10,7 13,1 10,8 8,0 10,7 Mediante operazioni finanziarie internazionali 8,8 5,3 11,0 5,0 9,0 8,4 Mediante partecipazioni societarie 6,4 6,2 9,0 9,2 6,0 7,3 Ns/nr 6,7 4,0 5,7 8,3 4,0 5,8 Nessuno 1,7 1,8 1,2 0,0 4,0 1,6 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
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    89 Tab. 3b –Modalità prevalenti attraverso cui l’illegalità economico finanziaria altera il funzionamento del mercato secondo le imprese calabresi per settore (In %)* Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Attraverso il riciclaggio nel mercato immobiliare 30,0 27,8 39,4 34,0 35,5 33,8 Mediante investimenti non produttivi 32,1 23,5 23,9 33,3 27,1 29,3 Attraverso investimenti non destinati alla competitività 23,7 21,7 29,7 24,4 30,0 26,2 Dichiarazioni fraudolente/fatture per operazioni inesistenti 16,8 28,7 18,1 14,7 16,5 17,3 Attraverso la distorsione del mercato del credito 13,7 13,0 11,0 7,9 11,6 10,7 Mediante operazioni finanziarie internazionali 8,9 6,1 11,6 9,1 6,5 8,4 Mediante partecipazioni societarie 8,9 6,1 6,5 5,6 9,7 7,3 Ns/nr 6,8 6,1 3,2 6,5 5,5 5,8 Nessuno 1,1 1,7 1,3 2,3 1,0 1,6 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 4a – Principali effetti dell’illegalità economico finanziaria sul mercato secondo le imprese calabresi per provincia (In %)* Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Corruzione 42,6 41,3 42,4 41,7 51,0 42,9 Scarso livello di competitività 28,1 25,8 23,3 26,7 25,0 25,9 Mercato del lavoro poco dinamico 27,1 22,2 24,2 25,0 19,0 24,5 Alterazione delle regole di libero mercato 21,9 24,0 22,7 23,3 20,0 22,5 Modesta capacità innovativa 20,2 23,1 20,0 20,8 28,0 21,4 Richiesta di figure professionali poco qualificate 8,3 6,7 9,9 9,2 7,0 8,4 Elevata rigidità creditizia e alti tassi di interesse 5,0 6,7 6,3 4,2 4,0 5,5 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 4b – Principali effetti dell’illegalità economico finanziaria sul mercato secondo le imprese calabresi per settore (In %)* Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Corruzione 44,7 40,9 36,8 42,8 45,8 42,9 Scarso livello di competitività 21,1 25,2 27,1 27,4 26,5 25,9 Mercato del lavoro poco dinamico 21,1 23,5 25,8 26,0 24,2 24,5 Alterazione delle regole di libero mercato 26,8 14,8 25,2 22,3 21,6 22,5 Modesta capacità innovativa 21,6 21,7 21,9 18,1 25,5 21,4 Richiesta di figure professionali poco qualificate 11,6 11,3 11,0 7,7 5,2 8,4 Elevata rigidità creditizia e alti tassi di interesse 5,8 4,3 9,7 4,2 5,5 5,5 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
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    90 2.3.4 – L’illegalitàambientale Tab. 1a – Principali modalità attraverso cui si manifesta l’illegalità ambientale nella provincia di localizzazione secondo le imprese calabresi per provincia (In %)* Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Reati nel ciclo dei rifiuti 50,7 54,7 52,2 43,3 56,0 51,6 Riciclaggio 50,5 50,2 49,6 46,7 48,0 49,6 Incendi boschivi 24,3 17,8 20,3 20,0 22,0 21,3 Reati nel ciclo del cemento 17,9 17,3 19,1 23,3 12,0 18,2 Abusi nel settore delle energie rinnovabili 9,8 10,2 7,5 12,5 7,0 9,3 Altro 0,5 0,0 0,0 0,0 0,0 0,2 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 1b – Principali modalità attraverso cui si manifesta l’illegalità ambientale nella provincia di localizzazione secondo le imprese calabresi per settore (In %)* Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Reati nel ciclo dei rifiuti 44,2 53,9 54,2 53,5 51,3 51,6 Riciclaggio 52,1 42,6 56,8 48,4 48,7 49,6 Incendi boschivi 21,6 19,1 19,4 19,3 25,8 21,3 Reati nel ciclo del cemento 18,4 21,7 14,2 19,3 17,1 18,2 Abusi nel settore delle energie rinnovabili 8,9 10,4 11,6 7,9 9,7 9,3 Altro 0,0 0,0 0,0 0,2 0,3 0,2 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 2a – Principali condizioni per la diffusione di illegalità ambientale nella provincia di localizzazione secondo le imprese calabresi per provincia (In %)* Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Corruzione 62,6 53,3 55,8 59,2 61,0 58,5 Modesti controlli 29,3 28,9 24,8 30,8 27,0 27,9 Presenza di associazioni criminali 26,0 26,7 27,8 27,5 25,0 26,7 Fattore culturale storicamente presente 12,4 12,9 11,9 13,3 7,0 12,0 Lentezza e farraginosità della giustizia 10,0 10,7 11,6 12,5 12,0 11,0 Scarsa percezione della resp. sociale di impresa 10,5 10,7 12,2 8,3 11,0 10,8 Mercato in difficoltà 7,6 13,3 10,1 12,5 17,0 10,7 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 2b – Principali condizioni per la diffusione di illegalità ambientale nella provincia di localizzazione secondo le imprese calabresi per settore (In %)* Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Corruzione 60,0 57,4 58,7 59,5 56,5 58,5 Modesti controlli 26,3 34,8 30,3 24,7 29,7 27,9 Presenza di associazioni criminali 23,7 25,2 33,5 27,0 25,2 26,7 Fattore culturale storicamente presente 15,3 5,2 14,8 11,6 11,6 12,0 Lentezza e farraginosità della giustizia 11,1 8,7 7,7 10,0 14,8 11,0 Scarsa percezione della resp. sociale di impresa 10,5 7,8 9,7 10,2 13,5 10,8 Mercato in difficoltà 12,6 8,7 7,1 13,5 8,1 10,7 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 3a – Principali modalità attraverso cui l’illegalità ambientale altera il mercato secondo le imprese calabresi per provincia (In %)* Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Attraverso utilizzo non sostenibile del territorio 43,3 42,7 37,6 35,0 40,0 40,5 Mediante la generazione del rischio idrogeologico 21,0 28,0 23,9 25,0 25,0 23,8 Mediante operazioni finanziarie illecite 21,7 22,7 22,4 26,7 28,0 23,1 Attraverso la creazione di posizioni dominanti 20,2 20,9 20,3 25,0 14,0 20,3 Attraverso la generazione del rischio sanitario 14,3 10,7 16,1 12,5 15,0 14,0 Ns/nr 4,3 1,8 4,5 4,2 5,0 3,9 Nessuno 1,9 2,2 1,2 1,7 2,0 1,8 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
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    91 Tab. 3b –Principali modalità attraverso cui l’illegalità ambientale altera il mercato secondo le imprese calabresi per settore (In %)* Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Attraverso utilizzo non sostenibile del territorio 44,2 35,7 36,1 41,2 41,3 40,5 Mediante la generazione del rischio idrogeologico 23,7 21,7 21,9 23,3 26,5 23,8 Mediante operazioni finanziarie illecite 24,7 22,6 25,2 24,2 19,7 23,1 Attraverso la creazione di posizioni dominanti 14,2 18,3 21,3 21,4 22,9 20,3 Attraverso la generazione del rischio sanitario 12,6 19,1 16,8 12,6 13,5 14,0 Ns/nr 4,7 2,6 4,5 4,4 2,9 3,9 Nessuno 1,1 3,5 1,9 1,6 1,6 1,8 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
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    92 2.3.5 – L’illegalitàcommerciale Tab. 1a – Principali modalità attraverso cui si manifesta l’illegalità commerciale nelle province di localizzazione secondo le imprese calabresi per provincia (In %)* Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Contraffazione di prodotti 52,6 50,7 50,1 46,7 40,0 49,9 Contraffazione di marchi 32,1 32,0 31,3 40,8 30,0 32,6 Riciclaggio di beni di provenienza illecita 29,5 29,3 30,4 32,5 34,0 30,4 Violazione della proprietà intellettuale 10,2 12,0 10,4 11,7 14,0 11,1 Furti di beni di elevato valore 10,5 11,6 11,3 7,5 12,0 10,8 Frodi informatiche 6,7 9,3 7,5 9,2 6,0 7,6 Altro 1,0 0,9 0,6 0,0 0,0 0,7 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 1a – Principali modalità attraverso cui si manifesta l’illegalità commerciale nelle province di localizzazione secondo le imprese calabresi per settore (In %)* Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Contraffazione di prodotti 47,9 47,8 56,1 51,9 46,1 49,9 Contraffazione di marchi 24,7 35,7 37,4 34,0 31,9 32,6 Riciclaggio di beni di provenienza illecita 27,9 32,2 27,1 29,5 34,2 30,4 Violazione della proprietà intellettuale 13,7 11,3 11,0 10,0 11,0 11,1 Furti di beni di elevato valore 13,7 8,7 9,0 9,1 12,9 10,8 Frodi informatiche 10,5 7,0 7,1 6,0 8,4 7,6 Altro 0,0 0,9 0,0 1,2 0,6 0,7 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 2a – Principali condizioni per la diffusione dell’illegalità commerciale nella provincia di localizzazione secondo le imprese calabresi per provincia (In %)* Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Mercato in difficoltà 41,0 42,7 38,5 43,3 38,0 40,6 Presenza di associazioni criminali 30,2 29,8 32,2 23,3 23,0 29,4 Modesti controlli 31,2 28,0 24,8 28,3 32,0 28,6 Elevata disoccupazione 28,8 22,7 27,8 30,8 28,0 27,5 Fattore culturale storicamente presente 12,4 12,4 13,4 12,5 15,0 12,9 Scarsa percezione responsabilità sociale impresa 8,8 11,1 10,7 11,7 15,0 10,6 Lentezza e farraginosità della giustizia 6,0 4,9 6,3 1,7 7,0 5,5 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 2b – Principali condizioni per la diffusione dell’illegalità commerciale nella provincia di localizzazione secondo le imprese calabresi per settore (In %)* Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Mercato in difficoltà 41,1 47,0 38,7 40,5 39,0 40,6 Presenza di associazioni criminali 26,3 28,7 34,8 29,5 28,7 29,4 Modesti controlli 32,1 28,7 27,1 26,3 30,3 28,6 Elevata disoccupazione 28,9 23,5 22,6 29,5 27,7 27,5 Fattore culturale storicamente presente 11,6 11,3 18,1 13,0 11,6 12,9 Scarsa percezione responsabilità sociale impresa 14,2 7,8 9,7 8,6 12,6 10,6 Lentezza e farraginosità della giustizia 4,7 3,5 4,5 5,3 7,4 5,5 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 3a – Principali modalità attraverso cui si l’illegalità commerciale altera maggiormente il mercato secondo le imprese calabresi per provincia (In %)* Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Attraverso il mancato introito imprese in regola 35,7 29,8 30,1 29,2 29,0 31,8 Attraverso investimenti non realizzati 31,0 23,1 29,3 27,5 34,0 28,9 Mediante la mancata crescita dell’innovazione 26,7 30,7 27,2 21,7 22,0 26,7 Mediante la mancata assunzione di personale 16,4 24,4 21,8 25,8 18,0 20,5 Attraverso l’utilizzo di personale non qualificato 16,7 16,4 17,0 24,2 20,0 17,8 Ns/nr 3,1 0,4 3,9 4,2 1,0 2,8 Nessuno 2,1 2,2 1,8 0,0 4,0 2,0 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
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    93 Tab. 3b –Principali modalità attraverso cui si l’illegalità commerciale altera maggiormente il mercato secondo le imprese calabresi per settore (In %)* Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Attraverso il mancato introito imprese in regola 23,7 24,3 32,3 34,4 35,8 31,8 Attraverso investimenti non realizzati 32,6 21,7 21,9 28,8 32,9 28,9 Mediante la mancata crescita dell’innovazione 26,8 34,8 25,8 24,4 27,1 26,7 Mediante la mancata assunzione di personale 22,6 22,6 27,1 17,9 18,7 20,5 Attraverso l’utilizzo di personale non qualificato 21,1 18,3 18,7 17,0 16,1 17,8 Ns/nr 0,5 5,2 5,2 2,3 2,6 2,8 Nessuno 2,1 0,9 0,6 2,6 2,3 2,0 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 4a – Principali prodotti contraffatti (prodotti/distribuiti) nella provincia di localizzazione secondo le imprese calabresi per provincia (In %)* Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Abbigliamento 61,4 56,0 58,5 65,8 65,0 60,3 Accessori di abbigliamento 37,4 38,7 42,4 32,5 30,0 37,9 Calzature 24,8 22,7 23,3 20,0 28,0 23,8 Profumi e cosmetici 17,4 18,7 14,0 15,0 16,0 16,3 Prodotti alimentari 15,0 11,1 10,7 14,2 6,0 12,3 Orologi e gioielli 10,7 11,1 9,9 11,7 10,0 10,6 Giocattoli e giochi 9,3 8,9 6,9 10,0 10,0 8,7 CD DVD 8,1 6,2 10,1 9,2 8,0 8,4 Apparecchiature elettriche 6,4 10,7 8,7 5,8 8,0 7,9 Apparecchiature informatiche 6,9 7,6 6,6 6,7 8,0 7,0 Occhiali 4,8 4,9 4,8 6,7 3,0 4,8 Ricambi auto/moto 3,6 3,1 5,1 4,2 4,0 4,0 Altri 0,2 0,4 1,2 0,8 1,0 0,7 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 4b – Principali prodotti contraffatti (prodotti/distribuiti) nella provincia di localizzazione secondo le imprese calabresi per settore (In %)* Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Abbigliamento 62,6 60,9 59,4 61,2 58,1 60,3 Accessori di abbigliamento 32,1 27,8 47,1 37,7 41,0 37,9 Calzature 20,5 23,5 18,7 24,7 27,1 23,8 Profumi e cosmetici 14,7 13,9 13,5 17,0 18,7 16,3 Prodotti alimentari 21,1 7,0 11,0 10,9 11,3 12,3 Orologi e gioielli 9,5 12,2 8,4 10,2 12,3 10,6 Giocattoli e giochi 10,5 8,7 9,7 6,7 9,7 8,7 CD DVD 8,9 6,1 7,7 10,5 6,5 8,4 Apparecchiature elettriche 8,4 8,7 8,4 8,4 6,5 7,9 Apparecchiature informatiche 7,9 2,6 7,7 7,9 6,5 7,0 Occhiali 3,7 7,0 4,5 4,4 5,5 4,8 Ricambi auto/moto 5,8 7,0 7,1 1,9 3,2 4,0 Altri 0,0 0,9 0,0 0,9 1,0 0,7 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
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    94 2.3.6 – L’illegalitànel settore alimentare Tab. 1a – Principali modalità attraverso cui si manifesta l’illegalità alimentare nella provincia di localizzazione secondo le imprese calabresi per provincia (In %) Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Contraffazione di marchi 45,0 37,8 43,6 44,2 45,0 43,2 Italian sounding (vendita all’estero di prodotti con richiami al made in Italy) 25,7 24,4 25,4 23,3 18,0 24,5 Falsificazione dell’indicazione di provenienza geografica o della denominazione di origine 20,7 24,4 18,8 20,0 26,0 21,3 Sofisticazione (aggiunta di sostanze estranee allo scopo di migliorare l’aspetto e la qualità o coprire difetti del prodotto venduto) 19,3 15,6 19,4 24,2 17,0 18,9 Alterazione di prodotti (modifiche della composizione e dei caratteri organolettici degli alimenti cattiva o prolungata conservazione) 16,0 20,4 19,7 18,3 18,0 18,3 Falsificazione (sostituzione di un alimento con un altro) 15,0 18,2 14,6 19,2 13,0 15,8 Adulterazione (modifica della composizione organolettica del prodotto mediante aggiunta o sottrazione di componenti) 15,0 17,3 11,3 14,2 9,0 13,8 Frodi informatiche 7,1 9,3 9,9 5,8 11,0 8,5 Altro 0,2 0,0 0,9 0,0 0,0 0,3 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 1b – Principali modalità attraverso cui si manifesta l’illegalità alimentare nella provincia di localizzazione secondo le imprese calabresi per settore (In %) Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Contraffazione di marchi 43,7 40,9 43,2 42,8 44,2 43,2 Italian sounding (vendita all’estero di prodotti con richiami al made in Italy) 23,2 23,5 21,9 24,9 26,5 24,5 Falsificazione dell’indicazione di provenienza geografica o della denominazione di origine 28,9 20,9 27,7 20,0 15,2 21,3 Sofisticazione (aggiunta di sostanze estranee allo scopo di migliorare l’aspetto e la qualità o coprire difetti del prodotto venduto) 15,8 16,5 20,0 17,4 23,2 18,9 Alterazione di prodotti (modifiche della composizione e dei caratteri organolettici degli alimenti cattiva o prolungata conservazione) 12,1 12,2 20,0 20,5 20,3 18,3 Falsificazione (sostituzione di un alimento con un altro) 17,9 19,1 16,8 14,2 14,8 15,8 Adulterazione (modifica della composizione organolettica del prodotto mediante aggiunta o sottrazione di componenti) 12,1 10,4 12,3 13,7 17,1 13,8 Frodi informatiche 10,0 8,7 7,1 8,6 8,1 8,5 Altro 0,0 0,0 0,0 0,2 1,0 0,3 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 2a – Principali condizioni per la diffusione dell’illegalità alimentare nella provincia di localizzazione secondo le imprese calabresi per provincia (In %)* Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Mercato in difficoltà 47,4 42,7 45,4 48,3 47,0 46,0 Modesto livello di vigilanza e controlli 30,7 32,4 30,4 33,3 25,0 30,8 Presenza di associazioni criminali 29,3 30,7 30,1 22,5 23,0 28,6 Scarsa percezione delle conseguenze dell’illecito 17,1 13,8 16,4 15,8 19,0 16,3 Legislazione poco chiara 16,2 13,3 14,0 21,7 13,0 15,3 Produzione agricola non efficiente 7,6 6,2 6,9 9,2 10,0 7,5 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
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    95 Tab. 2b –Principali condizioni per la diffusione dell’illegalità alimentare nella provincia di localizzazione secondo le imprese calabresi per settore (In %)* Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Mercato in difficoltà 44,2 47,0 49,0 44,7 47,1 46,0 Modesto livello di vigilanza e controlli 30,5 29,6 35,5 29,1 31,3 30,8 Presenza di associazioni criminali 27,9 27,8 29,7 31,9 24,2 28,6 Scarsa percezione delle conseguenze dell’illecito 19,5 10,4 15,5 15,3 18,4 16,3 Legislazione poco chiara 11,6 19,1 14,8 13,7 18,7 15,3 Produzione agricola non efficiente 12,1 5,2 5,2 7,2 7,1 7,5 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 3a – Principali beni alimentari illegali prodotti/distribuiti nella provincia di localizzazione secondo le imprese italiane per provincia (In %) Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Carni e insaccati 40,5 42,2 39,7 30,8 41,0 39,7 Additivi alimentari 30,2 34,2 30,1 32,5 38,0 31,8 Oli e grassi vegetali e animali 25,0 20,0 20,6 20,0 27,0 22,5 Latte e prodotti lattiero caseari 25,7 20,4 21,8 22,5 15,0 22,4 Frutta e verdura 19,3 16,4 14,6 14,2 10,0 16,2 Bevande alcoliche 14,3 14,7 15,2 20,0 18,0 15,5 Prodotti agricoli 9,3 12,4 9,9 19,2 8,0 10,9 Alimenti per animali 8,6 9,3 11,0 5,8 12,0 9,4 Bevande analcoliche 7,4 6,7 9,0 11,7 9,0 8,3 Conserve e pelati 10,2 7,1 8,1 7,5 5,0 8,3 Pasta e farine 4,8 6,7 7,2 8,3 8,0 6,4 Pesce 4,3 7,6 6,0 5,0 6,0 5,6 Cereali e legumi 7,9 4,0 4,2 6,7 1,0 5,4 Prodotti dolciari e panett. ordinaria 1,7 2,7 2,7 3,3 3,0 2,4 Uova 0,2 0,9 0,3 0,8 0,0 0,4 Altro 0,2 0,4 0,9 0,0 0,0 0,4 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 3b – Principali beni alimentari illegali prodotti/distribuiti nella provincia di localizzazione secondo le imprese italiane per settore (In %) Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Carni e insaccati 29,5 36,5 36,8 42,6 44,5 39,7 Additivi alimentari 26,8 24,3 38,1 29,8 37,4 31,8 Oli e grassi vegetali e animali 25,3 26,1 22,6 21,4 21,0 22,5 Latte e prodotti lattiero caseari 14,7 17,4 18,7 24,4 28,1 22,4 Frutta e verdura 20,0 22,6 20,6 14,0 12,3 16,2 Bevande alcoliche 15,3 14,8 16,8 15,6 15,2 15,5 Prodotti agricoli 20,5 14,8 7,7 9,8 6,8 10,9 Alimenti per animali 6,3 13,9 11,6 9,3 8,7 9,4 Bevande analcoliche 8,9 3,5 7,1 8,8 9,4 8,3 Conserve e pelati 11,6 6,1 7,7 10,2 4,8 8,3 Pasta e farine 6,8 4,3 4,5 7,0 7,1 6,4 Pesce 8,4 4,3 5,2 6,0 3,9 5,6 Cereali e legumi 3,7 5,2 5,2 3,3 9,7 5,4 Prodotti dolciari e panett. ordinaria 2,1 0,0 2,6 3,3 2,3 2,4 Uova 0,0 0,9 0,6 0,2 0,6 0,4 Altro 0,0 1,7 0,0 0,2 0,6 0,4 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
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    96 2.3.7 – Lacorruzione Tab. 1a – Tipologia di stazione appaltante alle cui procedure di affidamento le imprese calabresi hanno partecipato maggiormente per provincia (In %)* Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Comuni 50,0 64,7 40,9 90,0 70,0 57,1 Regioni 25,0 41,2 31,8 40,0 30,0 31,9 Province 37,5 17,6 22,7 20,0 10,0 25,3 Altri enti territoriali 3,1 0,0 13,6 0,0 40,0 8,8 Aziende speciali 15,6 0,0 4,5 0,0 10,0 7,7 Enti dell’amministrazione centrale 6,3 5,9 4,5 0,0 0,0 4,4 Aziende del servizio sanitario 3,1 5,9 4,5 0,0 0,0 3,3 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 1b – Tipologia di stazione appaltante alle cui procedure di affidamento le imprese calabresi hanno partecipato maggiormente per settore (In %)* Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Comuni 50,0 57,1 58,3 63,2 54,5 57,1 Regioni 62,5 14,3 25,0 15,8 42,4 31,9 Province 12,5 28,6 37,5 15,8 24,2 25,3 Altri enti territoriali 12,5 0,0 12,5 15,8 3,0 8,8 Aziende speciali 0,0 14,3 4,2 5,3 12,1 7,7 Enti dell’amministrazione centrale 0,0 14,3 4,2 0,0 6,1 4,4 Aziende del servizio sanitario 0,0 0,0 4,2 10,5 0,0 3,3 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 2a – Modalità attraverso cui si manifesta prevalentemente la corruzione nelle province di localizzazione secondo le imprese calabresi per provincia (In %)* Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Burocrazia farraginosa 28,8 29,3 34,0 35,0 23,0 30,5 Pratiche clientelari/nepotismo 22,9 30,2 22,7 24,2 25,0 24,5 Intimidazioni, minacce, estorsioni 19,8 24,0 17,9 14,2 23,0 19,8 Riciclaggio 19,3 19,6 15,2 11,7 18,0 17,3 Frodi finanziarie 16,2 20,4 17,0 15,0 14,0 16,9 Reti ambientali (es.: cemento, rifiuti) 16,7 11,6 16,4 19,2 9,0 15,3 Abusi di potere 11,4 7,1 14,3 13,3 10,0 11,5 Tangenti 6,9 6,2 8,7 11,7 10,0 8,0 Conflitto di interessi 6,9 5,8 7,2 10,8 7,0 7,2 Modesta trasparenza delle procedure PA 5,7 5,3 3,6 5,8 11,0 5,5 Opere pubbliche di scarsa qualità 7,1 1,8 4,8 5,0 6,0 5,2 Finanziamenti illeciti 5,5 5,8 3,3 3,3 9,0 5,0 Falso in bilancio 3,3 3,1 4,2 3,3 6,0 3,8 Ns/nr 1,7 2,2 2,1 1,7 1,0 1,8 Turbativa d’asta 1,2 2,2 1,5 2,5 2,0 1,7 Gare e appalti con elevate barriere all’ingresso 1,4 1,3 0,6 0,8 0,0 1,0 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
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    97 Tab. 2b –Modalità attraverso cui si manifesta prevalentemente la corruzione nelle province di localizzazione secondo le imprese calabresi per settore (In %)* Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Burocrazia farraginosa 30,5 25,2 25,8 33,7 30,3 30,5 Pratiche clientelari/nepotismo 23,7 26,1 23,9 23,5 26,1 24,5 Intimidazioni, minacce, estorsioni 21,1 13,0 19,4 22,1 18,4 19,8 Riciclaggio 18,9 12,2 19,4 15,8 19,4 17,3 Frodi finanziarie 14,7 20,0 13,5 16,7 19,0 16,9 Reti ambientali (es.: cemento, rifiuti) 18,4 19,1 17,4 15,1 11,0 15,3 Abusi di potere 7,4 10,4 14,2 10,9 13,9 11,5 Tangenti 4,2 4,3 9,7 7,7 11,3 8,0 Conflitto di interessi 5,3 9,6 7,1 6,5 8,4 7,2 Modesta trasparenza delle procedure PA 7,9 4,3 7,1 5,8 3,2 5,5 Opere pubbliche di scarsa qualità 4,2 5,2 5,8 3,7 7,4 5,2 Finanziamenti illeciti 4,7 5,2 3,2 5,3 5,5 5,0 Falso in bilancio 3,2 5,2 2,6 4,9 2,6 3,8 Ns/nr 2,6 0,9 1,3 2,1 1,6 1,8 Turbativa d’asta 2,1 0,9 1,9 1,9 1,3 1,7 Gare e appalti con elevate barriere all’ingresso 0,5 0,9 3,2 0,7 0,6 1,0 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Graf. 3a – Principali effetti della corruzione all’interno del sistema economico da parte delle imprese calabresi e italiane per provincia (In %)* Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Maggiore disoccupazione 41,4 35,1 43,6 41,7 37,0 40,5 Inefficienza della spesa della PA 37,1 42,7 32,8 40,8 40,0 37,6 Maggiore spesa della PA 29,8 28,0 26,3 22,5 30,0 27,8 Minore spesa per investimenti 20,5 20,9 21,2 18,3 21,0 20,6 Posizioni di mercato dominanti 13,6 9,8 13,7 12,5 7,0 12,3 Opere e servizi di qualità scadente 7,6 10,2 6,9 8,3 5,0 7,8 Occupazione meno qualificata (e meno retribuita) 6,0 4,9 5,7 5,8 7,0 5,8 Offerta di beni e servizi inadeguata 2,4 4,0 3,3 3,3 2,0 3,0 Ns/nr 1,9 0,9 0,3 0,8 1,0 1,1 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Graf. 3b – Principali effetti della corruzione all’interno del sistema economico da parte delle imprese calabresi e italiane per settore (In %)* Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Maggiore disoccupazione 35,3 40,0 38,1 42,6 42,3 40,5 Inefficienza della spesa della PA 45,8 33,0 44,5 34,2 35,5 37,6 Maggiore spesa della PA 25,8 27,8 21,3 30,9 27,7 27,8 Minore spesa per investimenti 17,4 20,0 21,3 19,8 23,5 20,6 Posizioni di mercato dominanti 9,5 13,0 12,9 11,9 13,9 12,3 Opere e servizi di qualità scadente 7,4 9,6 5,2 9,1 6,8 7,8 Occupazione meno qualificata (e meno retribuita) 4,7 7,8 9,0 5,1 4,8 5,8 Offerta di beni e servizi inadeguata 4,2 4,3 1,9 1,4 4,5 3,0 Ns/nr 2,1 0,9 1,9 1,2 0,0 1,1 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 4a – Orizzonte temporale degli effetti della corruzione sul sistema economico di localizzazione secondo le imprese calabresi per provincia (In %) Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Breve periodo (un anno) 5,5 6,2 8,1 9,2 9,0 7,0 Medio periodo (due – tre anni) 35,5 32,0 31,9 31,7 32,0 33,2 Lungo periodo (quattro anni e oltre) 51,2 50,7 50,4 47,5 51,0 50,5 Ns/nr 7,9 11,1 9,6 11,7 8,0 9,3 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
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    98 Tab. 4b –Orizzonte temporale degli effetti della corruzione sul sistema economico di localizzazione secondo le imprese calabresi per settore (In %) Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Breve periodo (un anno) 6,3 8,7 7,1 8,8 4,2 7,0 Medio periodo (due – tre anni) 36,8 26,1 37,4 33,7 30,6 33,2 Lungo periodo (quattro anni e oltre) 46,8 53,0 47,7 49,5 54,5 50,5 Ns/nr 10,0 12,2 7,7 7,9 10,6 9,3 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
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    99 2.3.8 – Misuredi contrasto e prevenzione Tab. 1a – Azioni ritenute utili per contrastare la diffusione dell’illegalità economica secondo le imprese calabresi per provincia (In %)* Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Incremento controlli 42,6 42,2 43,0 42,5 49,0 43,2 Incremento rigidità delle Leggi 25,5 32,0 26,9 27,5 31,0 27,8 Incremento certezza della pena 28,1 32,4 23,9 27,5 23,0 27,3 Maggiore trasparenza 23,1 13,3 17,6 15,8 20,0 18,8 Maggiore vigilanza su appalti 17,6 15,6 18,8 17,5 13,0 17,2 Maggiore prevenzione 18,8 15,1 15,2 15,8 17,0 16,7 Politiche per la coesione sociale 13,6 14,7 17,3 13,3 14,0 14,8 Diverso utilizzo dei beni confiscati 3,3 2,2 3,3 3,3 1,0 2,9 Maggiore efficacia iter processuale 1,2 1,3 2,1 5,8 1,0 1,9 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 1b – Azioni ritenute utili per contrastare la diffusione dell’illegalità economica secondo le imprese calabresi per settore (In %)* Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Incremento controlli 42,6 39,1 47,1 42,8 43,5 43,2 Incremento rigidità delle Leggi 31,6 25,2 26,5 29,8 24,2 27,8 Incremento certezza della pena 31,6 28,7 23,9 29,5 22,6 27,3 Maggiore trasparenza 18,9 23,5 19,4 13,7 23,5 18,8 Maggiore vigilanza su appalti 10,5 11,3 24,5 17,4 19,4 17,2 Maggiore prevenzione 17,9 18,3 7,7 17,0 19,4 16,7 Politiche per la coesione sociale 16,8 13,0 12,9 13,5 17,1 14,8 Diverso utilizzo dei beni confiscati 1,6 0,9 3,2 3,5 3,5 2,9 Maggiore efficacia iter processuale 2,1 2,6 2,6 0,9 2,6 1,9 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Tab. 2a – Principali attività ritenute più adeguate dalle imprese calabresi e italiane per accrescere la sicurezza del mercato per provincia (In %)* Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Pubblicità legale delle imprese 39,5 36,9 38,8 40,0 36,0 38,6 Vigilanza prezzi 29,3 30,2 31,0 35,0 35,0 31,0 Posta Elettronica Certificata 26,7 24,4 23,9 24,2 23,0 24,9 Metrologia legale 17,4 20,0 21,2 17,5 24,0 19,5 Tutela proprietà intellettuale 17,4 14,2 15,8 17,5 24,0 16,9 Etichettatura prodotti 13,8 11,1 11,6 7,5 14,0 12,1 Tutela consumatori 8,8 12,9 8,7 9,2 13,0 9,9 Informazione economica 9,3 9,8 11,3 9,2 6,0 9,7 Ns/nr 11,0 8,4 9,0 11,7 4,0 9,4 Arbitrato e conciliazione (mediazione civile) 3,3 4,0 2,1 2,5 1,0 2,8 Certificazioni e documenti per il commercio estero 2,9 1,8 1,2 0,8 2,0 1,9 Mediazione marittima 1,2 0,9 1,5 0,8 4,0 1,4 Laboratori chimici - merceologici 1,9 0,4 1,8 0,8 0,0 1,3 Tenuta Registro operatori metalli preziosi 0,5 0,0 0,3 0,8 0,0 0,3 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
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    100 Tab. 2b –Principali attività ritenute più adeguate dalle imprese calabresi e italiane per accrescere la sicurezza del mercato per settore (In %)* Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Pubblicità legale delle imprese 38,9 33,0 38,7 38,8 40,0 38,6 Vigilanza prezzi 35,3 33,9 25,2 31,6 29,4 31,0 Posta Elettronica Certificata 26,8 17,4 33,5 21,2 27,4 24,9 Metrologia legale 21,1 26,1 23,2 17,4 17,1 19,5 Tutela proprietà intellettuale 15,8 18,3 14,8 17,7 17,1 16,9 Etichettatura prodotti 12,6 7,0 7,7 14,7 12,3 12,1 Tutela consumatori 9,5 11,3 7,7 9,8 11,0 9,9 Informazione economica 5,8 13,9 11,6 9,3 10,0 9,7 Ns/nr 7,4 9,6 5,8 12,6 8,1 9,4 Arbitrato e conciliazione (mediazione civile) 1,6 1,7 5,2 1,2 5,2 2,8 Certificazioni e documenti per il commercio estero 2,1 5,2 2,6 0,7 1,9 1,9 Mediazione marittima 3,7 0,0 2,6 1,4 0,0 1,4 Laboratori chimici - merceologici 3,2 1,7 1,9 0,7 0,6 1,3 Tenuta Registro operatori metalli preziosi 0,0 0,9 0,6 0,0 0,6 0,3 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Graf. 3a – Strumenti della PA ritenuti maggiormente idonei dalle imprese calabresi per tutelare la libera concorrenza per provincia (In %)* Cosenza Catanzaro Reggio Calabria Crotone Vibo Valentia Totale Documento Unico Regolarità Contributiva 58,8 60,4 58,2 58,3 71,0 59,9 Sportello Unico Attività Produttive 29,3 23,6 29,0 22,5 21,0 26,8 Vigilanza su gare e appalti pubblici 23,8 20,0 16,7 17,5 24,0 20,5 Sistemi di certificazione di qualità 19,5 15,6 17,9 19,2 23,0 18,6 Autorità garante della concorrenza 16,9 18,7 16,4 16,7 17,0 17,1 Firma digitale 14,3 20,0 16,4 16,7 13,0 16,1 Certificazione antimafia 9,0 9,8 13,1 13,3 15,0 11,3 Ns/nr 11,4 8,9 9,3 10,8 4,0 9,7 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne Graf. 3b – Strumenti della PA ritenuti maggiormente idonei dalle imprese calabresi per tutelare la libera concorrenza per settore (In %)* Agricoltura Industria Costruzioni Commercio Altri servizi Totale Documento Unico Regolarità Contributiva 54,7 62,6 59,4 61,2 60,6 59,9 Sportello Unico Attività Produttive 28,4 27,0 22,6 29,3 24,2 26,8 Vigilanza su gare e appalti pubblici 17,9 21,7 26,5 14,0 27,7 20,5 Sistemi di certificazione di qualità 17,4 19,1 23,2 15,8 20,6 18,6 Autorità garante della concorrenza 15,3 15,7 17,4 15,1 21,3 17,1 Firma digitale 17,4 16,5 13,5 17,7 14,2 16,1 Certificazione antimafia 14,2 7,8 14,2 8,8 12,6 11,3 Ns/nr 10,0 8,7 5,8 12,1 8,4 9,7 *Domanda a risposta multipla; totale diverso da 100 Fonte: Unioncamere Calabria - Istituto G. Tagliacarne
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    101 2.4 – Laclassificazione dei reati economici L’articolazione dei reati economici Le analisi del presente Rapporto sono state curate tenendo in considerazione le seguenti aggregazioni di reati economici di fonte ISTAT: 1. Reati spia criminalità organizzata tradizionale:  Minacce;  Estorsioni;  Usura. 2. Furti in esercizi commerciali. 3. Furti di merci di valore (spia di criminalità economica organizzata):  Furti di automezzi pesanti trasportanti merci;  Furti di opere d'arte e materiale archeologico. 4. Rapine a banche, poste, imprese:  Rapine in banca;  Rapine in uffici postali;  Rapine in esercizi commerciali. 5. Frodi e delitti informatici:  Truffe e frodi informatiche;  Delitti informatici. 6. Reati commerciali:  Contraffazione di marchi e prodotti industriali;  Violazione della proprietà intellettuale;  Contrabbando. 7. Ricettazione. 8. Riciclaggio. 9. Incendi boschivi. 10. Associazione criminale:  Associazione per delinquere;  Associazione di tipo mafioso.
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    102 2.5 – Irischi nel settore alimentare La contraffazione alimentare17 certamente genera danni di natura economica (diretta ed indiretta) alle imprese e allo Stato, ma, considerando che tali alimenti possono contenere sostanze nocive, può compromettere la sicurezza degli alimenti e, di conseguenza, la salute dei consumatori. Il termine “contraffare” consiste essenzialmente nel dare una apparenza ingannevole della genuinità di un prodotto che è composto da materie prime e sostanze, in tutto o in parte, diverse per quantità o qualità da quelle che normalmente concorrono a formarla. La contraffazione di prodotti alimentari o di bevande viene abitualmente classificata secondo diverse tipologie:  Alterazioni: sono modifiche della composizione e dei caratteri organolettici degli alimenti causate da fenomeni degenerativi per cattiva o prolungata conservazione.  Adulterazione: consiste in operazioni che modificano la composizione organolettica del prodotto alimentare, mediante l’aggiunta o la sottrazione di alcuni componenti, senza che apparentemente il prodotto venga modificato in maniera apprezzabile. Ad esempio, vendita di latte scremato o parzialmente scremato per latte intero, oppure olio di oliva a cui viene aggiunto olio di semi e venduto come olio extra vergine di oliva.  Sofisticazione: consiste nell’aggiungere all’alimento sostanze estranee alla sua composizione allo scopo di migliorarne l’aspetto e la qualità o di coprirne difetti o di facilitare la parziale sostituzione di un alimento con un altro. Alcune sofisticazioni si basano anche su asserite sottrazioni di sostanze naturali con il solo scopo di aumentare il prezzo del prodotto. Ad esempio il finto cioccolato senza zucchero, i finti biscotti senza grassi, le finte noci senza colesterolo.  Falsificazione: consiste nella sostituzione totale di un alimento con un altro. Ad esempio olio di semi al posto di olio di oliva, oppure margarina al posto di burro.  Contraffazione/falsificazione del marchio o dell’indicazione di provenienza geografica o della denominazione di origine: la falsificazione delle indicazioni geografiche tutelate e delle denominazioni protette è una contraffazione che sfrutta qualità, apprezzamento e notorietà dei prodotti alimentari italiani, tale fenomeno è noto come agropirateria ovvero attribuzione illecita ad un alimento della denominazione di un altro prodotto alimentare noto per le sue caratteristiche organolettiche e/o di sicurezza o di origine, pur essendo diverso. 17 Ministero dello Sviluppo Economico, Rapporto IPERICO 2014 – agroalimentare. La lotta alla contraffazione in Italia nel settore agroalimentare 2009-2012, giugno 2014.
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    103 2.6 - Lefonti statistiche utilizzate Le principali fonti utilizzate in ordine alfabetico ANBSC Avviso Pubblico Banca d’Italia Direzione Investigativa Antimafia Direzione Nazionale Antimafia Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari Istat Istituto G. Tagliacarne Legambiente Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Ministero dell’interno Ministero dello Sviluppo Economico Trasparency International Unioncamere
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    104 2.7 – Bibliografia ANAC(2015), Relazione Annuale 2014, Roma, Camera dei deputati, 2 luglio 2015 ANAC, Corruzione sommersa e corruzione emersa in Italia: modalità di misurazione e prime evidenze empiriche, 2014, Roma ANAC, Rapporto sul Primo anno di attuazione della legge n. 190/2012, 2013, Roma ANCI, Disposizioni in materia di anticorruzione, 2013 Ardizzi G., Petraglia, C., Piacenza, M., Turati G., (2012), Measuring the underground economy with the currency demand approach: a reinterpretation of the methodology, with an application to Italy, WP 864, Banca d’Italia Argentiero A., Bagella M., Busato F., (2008), Money laundering in a two-sector model: using theory for measurement, European Journal of Law and Economics 26:341-359 Arlacchi P. (1983), La mafia imprenditrice. L'etica mafiosa e lo spirito del capitalismo, Il Mulino, Bologna Asso P. F., Trigilia C., (2011), Mafie ed economie locali. Obiettivi, risultati e interrogativi di una ricerca, in Sciarrone R. (a cura di) Alleanze nell’ombra. Mafie ed economie locali in Sicilia e nel Mezzogiorno, Donzelli, Roma, pp. XIII-XXX Avviso Pubblico, (2015), Amministratori sotto tiro. Rapporto 2014 Avviso Pubblico, (2014), Amministratori sotto tiro. Rapporto 2013 Avviso Pubblico, (2013), Amministratori sotto tiro. Rapporto 2012 Avviso Pubblico, (2012), Amministratori sotto tiro. Rapporto 2011 Avviso Pubblico, (2011), Amministratori sotto tiro. Rapporto 2010 Banca d’Italia-U.I.F., (2014), Rapporto annuale, 2015 Banca d’Italia-U.I.F., (2013), Rapporto annuale, 2014 Banca d’Italia-U.I.F., (2013),Quaderni dell’antiriciclaggio. Dati statistici, n.1 Banca d’Italia-U.I.F., (2012), Rapporto annuale, 2011 Barone G., Narciso G., (2013), The effect of organized crime on public funds, wp 916, Banca d’Italia Becchi E. (2013), Illegalità e riciclaggio un freno per l’economia, L’Indro S.r.l, Torino Bonaccorsi Di Patti E., (2009), Weak Institutions and Credit Availability: The Impact of Crime on Bank Loans, in Questioni di Economia e Finanza, Occasional Paper N. 52, Banca d’Italia Brilli Y., Tonello M., (2015), Rethinking the crime reducing effect of education? Mechanisms and evidence from regional divides, wp1008, Banca d’Italia Cantone R., De Feo G., Male italiano, Rizzoli, 2015, Milano Centorrino M., Signorino G., (1993), Criminalità e modelli di economia locale, in: Zamagni S., Mercati illegali e mafie – L’economia del crimine organizzato, Bologna, Il Mulino Cicchitelli, G., Herzel, A., Montanari, G.E. (1992 Il campionamento statistico, Bologna, Il Mulino Commissione Antimafia (1993), Relazione su: insediamenti e infiltrazioni di soggetti ed organizzazioni di tipo mafioso in aree non tradizionali, Roma Commissione europea, Allegato sull’Italia della Relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, Bruxelles, 3.2.2014, COM (2014) 38 final, Annex 12 Confindustria, (2014), Il rebus della ripresa. La corruzione zavorra per lo sviluppo, Scenari economici n. 22 Conzo G., Crimaldi G., (2013), Mafie. La criminalità straniera alla conquista dell’Italia, Edizioni Cento Autori, Villaricca (Na) Diewert W. E., (1976), Exact and superlative index numbers, Jounal of Econometrics, Vol 4., pp. 115-145.
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    105 Diewert W. E.,(1995), Axiomatic and Economic Approaches to Elementary Price Indexes. Cambridge: National Bureau of Economic Research. NBER Working Papers n. 5.104 Diewert W. E., (2004), Elementary Indices, in Consumer Price Index Manual: Theory and Practice, cap. 20, Geneva: International Labour Organization Direzione Nazionale Antimafia, (2012), Relazione annuale sulle attività svolte dal Procuratore nazionale antimafia e dalla Direzione nazionale antimafia nonché sulle dinamiche e strategie della criminalità organizzata di tipo mafioso nel periodo 1 luglio 2011-30 giugno 2012, 2013 Direzione Nazionale Antimafia, Relazione annuale sulle attività svolte dal Procuratore nazionale antimafia e dalla Direzione nazionale antimafia nonché sulle dinamiche e strategie della criminalità organizzata di tipo mafioso nel periodo 1° luglio 2013 – 30 giugno 2014, Gennaio 2015 Draghi M., (2011), Le Mafie a Milano e nel Nord: aspetti sociali ed economici, Università degli Studi di Milano, 11 marzo Fiorino N., Galli E., La corruzione in Italia. Un’analisi economica, Il Mulino, 2013, Bologna Formez, La corruzione. Definizione, misurazione e impatti economici, 2013, Roma Grasso, P. - Bellavia E., (2011), Soldi sporchi. Come le mafie riciclano miliardi e inquinano l’economia mondiale”, Dalai Editore, Milano Guardia di Finanza, (2015), Rapporto annuale 2014 Istituto G. Tagliacarne, I meccanismi di interazione tra economia legale e illegale in provincia di Palermo, Camera di Commercio di Palermo, 2014, Palermo Istituto G. Tagliacarne, (2013), Gli effetti dei fenomeni illegali sullo sviluppo economico della provincia di Catanzaro. Camera di Commercio di Catanzaro, Catanzaro Istituto G. Tagliacarne, (2010), Legalità e sviluppo in provincia di Reggio Calabria, Camera di Commercio di Reggio Calabria, Reggio Calabria Istituto Guglielmo Tagliacarne, Universitas Mercatorum, (2015), progetto “Eu.praxis - Percorsi per la diffusione della cultura della legalità”Fase 2.3: Appalti pubblici e normativa anticorruzione. Analisi e Politiche, finanziato dal PON FESR “Sicurezza per lo Sviluppo” Obiettivo Convergenza 2007 – 2013,Prefettura di Reggio Calabria Legambiente, (2015), Ecomafia 2015. Nomi e numeri dell’illegalità ambientale Legambiente, (2014), Ecomafia 2014. Nomi e numeri dell’illegalità ambientale Legambiente, (2013), Ecomafia 2013. Nomi e numeri dell’illegalità ambientale Legambiente, (2012), Ecomafia 2012. Nomi e numeri dell’illegalità ambientale Legambiente, (2011), Ecomafia 2011. Nomi e numeri dell’illegalità ambientale Manganaro F., (2012), Corruzione e criminalità organizzata, in L’area grigia della ‘ndrangheta, 2012 Martini M., (2001), I numeri indice nel tempo e nello spazio, Edizioni CUSL, Milano Mattarella B. G. – Pelissero M. (a cura di), Legge anticorruzione prevenzione e repressione, Giappichelli Editore, 2013, Torino Mattarella B. G., La prevenzione della corruzione in Italia, in Giornale di diritto amministrativo n. 2/2013 Mazziotta M., Pareto A., (2012), Indici sintetici per confronti spazio-temporali: un’applicazione alla dotazione infrastrutturale, XXIII Conferenza Italiana di Scienze Regionali Mazzitelli A., (2014), Vulnerabilità del territorio e criminalità organizzata, Universitas Mercatorum, wp, 2014 Mete V., (2011), in Sciarrone R. (a cura di) Alleanze nell’ombra. Mafie ed economie locali in Sicilia e nel Mezzogiorno, Donzelli, Roma, cap. X Ministero dell’interno, Rapporto sulla criminalità in Italia, varie edizioni Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, (2015), Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari – Report attività 2014
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    106 Ministero delle PoliticheAgricole, Alimentari e Forestali, (2014), Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari – Report attività 2013 Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, (2013), Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari – Report attività 2012 Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, (2012), Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari – Report attività 2011 Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, (2011), Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari – Report attività 2010 Ministero dello Sviluppo Economico, Rapporto IPERICO 2014 – Agroalimentare. La lotta alla contraffazione in Italia nel settore agroalimentare 2009-2012, 2014 Molinari M. - Tedeschi S., La corruzione, la sua diffusione e i suoi costi. I problemi di misurazione e l’anomalia italiana, 2014 Monteduro F., Buratti A., Brunelli S., (2013), La corruzione. Definizione, misurazione e impatti economici, Gangemi editore OECD, Linee Giuda contro per la lotta contro le turbative d’asta negli appalti pubblici, 2009 Pinotti P., (2012), The economic costs of organized crime: evidence from southern Italy, wp868, Banca d’Italia Rey G. M., (1993), La mafia come impresa, in Forum Economia e criminalità Rey G. M., (1993), Analisi economica ed evidenza empirica dell’attività illegale in Italia, in Zamagni S. (a cura di), Mercati illegali e mafie – L’economia del crimine organizzato, Bologna, Il Mulino Rey G.M., A. Becchi, (1993), L’economia criminale, Laterza Rizzi A., Fraire M., (2011), Analisi dei dati per il data mining, Carocci, Roma Sciarrone R., (2011), (a cura di) Alleanze nell’ombra. Mafie ed economie locali in Sicilia e nel Mezzogiorno, Donzelli, Roma Sen A., (2000), Lo sviluppo è libertà. Perché non c’è crescita senza democrazia, A. Mondadori, Milano Sergeev S., (2003), Equirepresentativity and Some Modifications of the EKS Method at the Basic Heading Level. ECE-UN Consultation on the European Comparison Programme, Geneva, March 31- April 2 Svimez, (2013), La corruzione. Definizione, misurazione e impatti economici Tarantola A.M., (2012), Dimensione delle attività criminali, costi per l’economia, effetti della crisi economica. Testimonianza presso Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, 6 giugno Unioncamere – Istituto G. Tagliacarne, (2015), I fenomeni illegali e la sicurezza percepita all’interno del sistema economico italiano, Roma Unioncamere, Sistema Camerale 2015 – Strutture e servizi per l’impresa, a cura dell’Osservatorio camerale Varese F., (2011), Mafie in movimento, Einaudi, Torino Venafro E., (2012), L’impresa del crimine: il crimine nell’impresa, Giappichelli Editore, Torino World Bank, (2014), Country Data Report for Italy, 1996-2014