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Autocostruzione, urbanistica e identità comunitaria corretto

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Autocostruzione, urbanistica e identità comunitaria corretto

  1. 1. AUTOCOSTRUZIONE ASSOCIATA ED ASSISTITAPARTECIPARE ALLA COSTRUZIONE DELLA PROPRIA CASA Costruire conoscenza, diffondere esperienza:azioni di pianificazione urbana, stimoli di creatività sociale, rafforzamento identitario e supporto Lorenzo Carapellese urbanista 15 Settembre 2011 Modena, Palazzina Pucci – Via Canaletto 110 1
  2. 2. C hi l’avrebbe detto che oggi Settembre 2011 in piena post crisi immobiliare, dove ancoragiacciono invenduti in quasi tutte le città di Italia, d’Europa, degli Stati Uniti e dei paesi dell’OCSEmilioni di metri quadri di case, appartamenti, ville, uffici direzionali , ci trovassimo a parlare di “housing sociale”, di “autocostruzione”, di co-housing? Ovvero dello 0,001% del settore edilizio ?S iamo forse tutti matti? Siamo quelli che ricercano e discettano sulla famosa pagliuzza ( questavolta sul territorio urbano) e non vedono la trave, ovvero questa enorme massa di metri cubiesistenti in quantità inimmaginabili ancora lì invenduta, mentre quasi altrettanti metri cubi sonoancora ai nastri di partenza sotto forma di concessioni edilizie non ritirate?.A Reggio Emilia ci sono quasi 7.000 alloggi vuoti, quasi altrettanto a Modena mentre anche sein maniera meno importante che alcuni anni fa, ancora ci sono Comuni che continuano a riceveredomande di concessione edilizia e quindi a rilasciare migliaia e migliaia di metri cubi di concessioniper edifici che non saranno mai fatti almeno per i prossimi cinque anni.I l fatto è che ci sono decine e centinaia di imprese edili ed imprenditori immobiliari, che hannoesaurito la loro capacità finanziaria, che devono alle banche importanti cifre e l’unica cosa chepare possano fare per sopravvivere ancora un poco, nella speranza di una ripresa del mercatoedilizio, è proprio quello di mettere a valore dei terreni ancora inedificati attraverso lapresentazione di progetti e l’ottenimento di concessioni da ritirare ma da non utilizzare per far si diaumentare il valore degli stessi terreni e permettere quindi alle banche loro creditrici di emettereulteriori prestiti a fronte di collaterali che non sono altro che “ progetti di e sulla carta”. Se ilmercato si riprende bene per tutti, se no, è probabile che assisteremo a un altro tsunami bancariodove evidentemente i soldi dati in prestito, le banche le chiederanno a chi qualcosa avrà, non certo aquegli imprenditori che hanno posto a collaterale di fatto terreni agricoli che non coprono neancheun terzo del prestito effettuato, ma probabilmente a quelle piccole e medie imprese che invece sonosì sul mercato, semmai in altri comparti e settori. A queste si chiederà di rientrare almeno per unaparte dei fidi e prestiti loro concessi, ad altri si negheranno nuovi prestiti, così come alle famiglie,così come a chi cercherà un mutuo per la costruzione della casa, questa si, vera e non sulla carta!M a allora che c’entra l’autocostruzione in tutto ciò.? C’entra perché nonostante tutto di case peril sociale,anche in proprietà nonostante tutto c’è una domanda che non si riesce a soddisfare cosìcome quella di alloggi in affitto a canone agevolato e canone sociale.C ’è invero una domanda di housing sociale da parte di giovani coppie a volte entrambilavoratori ma con capitali insufficienti per coprire una rata di mutuo dell’80% del valore di unalloggio a loro adatto. Ovvero sono troppo ricchi per il mercato della casa sociale e troppo poveriper il mercato anche dell’edilizia agevolata, soprattutto dopo che da moltissimi anni di aeree PEEPnei comuni minori dell’Emilia Romagna non ne sono state sono state immesse più di tantoall’interno della pianificazione urbanistica
  3. 3. C iò non toglie che per molte famiglie numerose ma a basso reddito il tema sia non solo attuale,ma urgente. E questa tipologia di domanda fa riferimento sia a soggetti locali che a famiglie diimmigrati di prima e seconda generazione ovvero a famiglie che anche in assenza di prospettive dilavoro non possono andarsene, perché il loro posto è qui, con noi in mezzo a noi.E non è un caso che in diverse delle iniziative di autocostruzione attuate negli ultimi tempi, iltessuto sociale di quelli che hanno aderito a questo particolare processo per avere “casa” sia statoproprio un mix delle due tipologie sociali descritte: giovani coppie e famiglie numerose, entrambeescluse e non in grado di accedere al mercato immobiliare sia pubblico che privato.R ecentemente abbiamo fatto delle indagini campione, empiriche, in diversi comuni sia delreggiano che del modenese soprattutto di piccole e medie dimensioni per vedere se leamministrazioni erano interessate al tema dell’autocostruzione per cercare di dare una risposta inpiù alla differente e variegata richiesta di alloggi sociali. Il risultato non è stato per nienteincoraggiante per diversi motivi fra i quali: Assenza di aree per l’edilizia economica e popolare Preoccupazione che l’autocostruzione porti con sé selve di immigrati e migranti Preoccupazione che gli edifici fatti con l’autocostruzione siano, di fatto, delle baracche con il tetto di lamiera che deturperebbero il già non notevole urbanscape delle loro cittadine.D a cui ne deriva che la difficoltà maggiore al diffondersi del processo dell’autocostruzione èsoprattutto la mancanza di una informazione completa, il non sapere ed a volte anche il non volersapere, perché intraprendere una strada nuova è sempre più faticoso.Peccato, perché sono tanti e belli gli esempi riusciti di autocostruzione, primo fra tutti quellifiorentini, sia sul piano architettonico- urbanistico, che su quello della durabilità e della socialitàottenuta.Certo ci sono stati anche degli insuccessi, più che altro dovuti a una bulimia costruttiva di unacooperativa che aveva iniziato anni fa il processo e poi si era lanciata in diversi parti del centro norda diffondere la pratica,scordandosi che il processo di autocostruzione è e deve rimanere un fattolocale, di genius loci, di vicinato, di quartiere, anche se è giusto imparare da errori o pratiche fatti daaltri ed in altri contesti.E d ecco allora che come sempre, i vuoti si riempiono e in assenza d’iniziative pubblicheincomincia ad apparire qualche privato, proprietario di piccoli lotti edificabili che preferiscerealizzare a un prezzo scontato piuttosto che aspettare una ripresa del mercato immobiliare che sualcune tipologie chissà mai quando tornerà.D all’entrata in campo dei privati nella cessione di lotti a un prezzo equo scaturisce anche il temadel finanziamento agevolato all’autocostruzione come elemento qualitativo di un segmentodell’edilizia sociale che non deve più solo fare riferimento a terreni edificabili attinenti la proprietàpubblica ( aree PEEP), ma anche a una offerta di lotti di proprietà privata. In effetti se questa ha glistessi parametri di costo e di mercato di quella pubblica ( come incidenza sul costo di costruzionefinale che comunque deve rimanere entro un determinato valore) perché non agevolare a anchequeste rare opportunità e soprattutto in momenti di crisi come questo, con aree peraltro già inpiano? 3
  4. 4. N el 2011 sono stati stanziati circa un milione di euro nella Regione Emilia Romagna di cui circa400.000 nell’area del parmense il (cui processo costruttivo non è mai partito e i relativifinanziamenti non erogati) e circa altrettanti attraverso un bando, riservato solo ai capoluoghi diProvincia che è andato pressoché deserto prima di tutto perché riservato a iniziative in corso. Infattile uniche domande pervenute ed accettate sono del Comune di Ravenna. Ora indipendentementedai criteri di punteggio inseriti nel bando ( alcuni dei quali in linea con l’edilizia sociale così comesino ad ora è stata praticata) altri sono più emblematici, tipo un 2 punti di punteggio in più se ilcomune praticava uno sconto sugli oneri di urbanizzazione, che almeno in teoria dovrebbero essereassegnati alle iniziative che non godono di questo sconto sugli oneri. Perché può essere che uncomune, nonostante creda all’iniziativa dell’autocostruzione non possa per motivi suoi interni dibilancio rinunciare alla quota piena degli oneri. Ed allora perché punire gli auto costruttori se il lorocomune non fa uno sconto sugli oneri? Ci sembra un modo punitivo di intendere la premialità!Semmai dovrebbe essere il contrario, la dove il comune non vuole fare sconti ed esiste una volontàdi fare autocostruzione la Regione attraverso i suoi fondi dovrebbe agevolare tale processo.V a da sé che altri parametri dovrebbero forse entrare nel merito dei punteggi di una graduatoriaquali: il numero dei componenti il nucleo famigliare e quindi la capacità complessiva di un nucleo di fornire maggiore lavoro per il suo alloggio e quindi di rivedere alcuni parametri che prevedono un limite all’autocostruzione del 15% del valore, quando invece può essere tranquillamente il doppio se non qualcosa in più; il grado di coinvolgimento delle amministrazione pubbliche nel fornire servizi di formazione di base sulla sicurezza nei cantieri, il tipo di assistenza sociale e tecnica da parte pubblica e/o organizzazioni del volontariato una volta formata la graduatoria e assegnati i lotti o gli alloggi per una migliore integrazione sociale e di comunità fra gli assegnatari ( che possono anche essere di diverse etnie, diverse età, diverse provenienze) la quantità, il tipo ed il modo di coinvolgimento degli artigiani locali nel processo di autocostruzione ( che rimarranno e rimangono fra le figure fondamentali del successo dell’autocostruzione partecipata) che può andare dalla semplice installazione e fornitura sino ad una assistenza quasi di tipo formativo, on the job, dalla direzione tecnica asettica al coinvolgimento più puntuale nei momenti topici di alcune lavorazioni che possono anche coincidere in giorni prefestivi e festivi; il peso ed il modo della direzione lavori la qualità del progetto esecutivo ivi compresi gli impianti e tutte le accortezze per il risparmio energetico per ottenere abitazioni a bassissimo consumo la quantità di spazi che il futuro edificio dedica a parti comuni ( la lavanderia, il deposito cicli, la sala riunioni, sala giochi, spazi conviviali, ); il grado di innovazione nella scelta di materiali eco-compatibili e certificati…..I nsomma il tema del punteggio dovrebbe a nostro avviso essere più rivolto ad elementi di tipoqualitativo afferenti il processo dell’autocostruzione che il mero rispetto delle formalità ( sacrosante e giuste) tipiche dell’edilizia sociale. Poiché in definitiva è ora di dare maggiore valore e pesoalla qualità delle prestazioni professionali così come al tipo di assistenza tecnica che un processo diautocostruzione richiede. Qui è necessario un progetto esecutivo ineccepibile che costa e che 4
  5. 5. impegna il progettista molto più che in altre situazioni dove l’esecutivo è ancora una sorta diprogetto di massima. Inoltre per alcune lavorazioni ci vogliono particolari costruttivi quasi inscala 1:1, reali, su prodotti che sono entrati nel capitolato e non prodotti “standard” o simili.Qui il direttore dei lavori rischia di più e la sua presenza deve essere costante, vigile, severa, maanche creativa nel dare risposte serie a eventi occasionali ed imponderabili che diverse persone chefrequentano un cantiere possono determinare. E così come pure una copertura assicurativa controgli infortuni coerente con le finalità dell’autocostruzione che dovrebbe essere messa disposizioneinsieme al mutuo a prezzi vantaggiosi. E infine, forse anche le norme urbanistiche dovrebbero per le aree da attuarsi inautocostruzione, essere forse più tailored, più specifiche perché è in queste dimensione che si creaun nuovo cittadino, che si stabiliscono rapporti sociali fra diversi che valgono, queste sì, unapremialità sociale anche sottoforma di metri cubi in più o di sconti sugli oneri. Quanto vale intermini sociali uno spazio comune condominiale dove alcuni anziani possono stare insieme il sabatosera a fare la gnoccata, il liscio, la tombola o la partita a carte, o essere luogo dovetemporaneamente si possono trovare i bimbi e gli adolescenti sotto lo sguardo vigile di un adulto,rispetto ad una premialità urbanistica che negli ultimi tempi ha giocato solo su diritti di proprietà esul trasferimento di questi da qui a là, mentre mai c’è stata una premialità sui potenziali valoricomunitari e sociali di uno spazio comune all’interno di un edificio che rimarrà privato?D a qui allora una nuova urbanistica e edilizia che si apre alla comunità locale, che non creaghetti, spazi recintati da filo spinato e controllati da videocamera nella speranza illusoria che questistrumenti creino sicurezza sociale. Tutt’altro! Questi sono gli strumenti principi dell’insicurezza,della paura dell’altro che vien da fuori di quello che non conosco.Nel processo auto costruttivo al contrario generalmente si creano solidarietà, comunità, identitàlocale rafforzata. Si crea “cittadinanza” cosa che nessun’altra azione nella filiera dell’ediliziaproduce.C hiedetelo ai nonni che si son fatti aiutare e/o hanno aiutato nel fabbricare la casa del parente, oche hanno lavorato insieme nella costruzione della bocciofila o della polisportiva del loro quartiere.Chiedete a loro dell’orgoglio, della soddisfazione morale del come si sono sentiti prima durante edopo il processo di autocostruzione. E son questi i cittadini che tutti vorrebbero avere nelle propriecittà. Nell’ autocostruzione il senso di cittadinanza e di comunità si rafforza ed è questo anche chedeve guidare i principi guida delle agevolazioni finanziare di tipo regionale e nazionale.A lle autorità regionali e locali chiediamo quindi una profonda riflessione sull’autocostruzione: Che non sia interpretata come una moda che sia privilegiata nel contesto delle agevolazioni finanziarie sull’accesso alla proprietà dell’alloggio (anche perché le quantità in gioco sono talmente ininfluenti rispetto ai vantaggi sociali che se ne ottiene) che sia in tutti i modi possibili aiutata la socialità operosa dei suoi attori chiave ( artigiani, professionisti, direttore dei lavori, sociologi ed esperti di relazioni comunitarie, Municipalità locale, volontariato e loro organizzazioni; che siano inserite nei POC aree edificabili pubbliche e private destinate all’auto- costruzione in contesti non discriminatori; che siano individuati criteri generali di premialità per l’autocostruzione a valere dai regolamenti edilizi per arrivare alle norme urbanistiche e sino agli oneri di urbanizzazione; 5
  6. 6. che siano riconosciuti credits a valersi sull’affidamento di lavori pubblici a quelle imprese artigiane che contribuiscono fattivamente all’autocostruzione.E dobbiamo anche sgombrare il campo dall’invidia malevola che l’autocostruzione toglie lavoroalle imprese se non altro perché il fenomeno ( purtroppo) è ancora talmente irrilevante da nonessere neanche statisticamente contabilizzato.E invece l’autocostruzione può contribuire ad una diversità positiva del paesaggio urbanointerrompendo quell’uniformità noiosa di alcune nostre cittadine fatte da tipologie ediliziestandardizzate e banali. Quando invece l’autocostruzione per la sue caratteristiche di semplicitàcostruttiva richiede al contrario sforzi creativi sia sul versante dell’architettura che su quello deimateriali e degli impianti che tutt’insieme poi formano la tipologia e l’immagine finale.Edifici creativi per una città innovativa, mixitè invece che iper - specializzazione. E poi rivedereanche i criteri nell’assegnazione dei punteggi e quindi dei finanziamenti quando ci si trova di frontea recuperi edilizi che fanno parte di programmi e progetti di riqualificazione urbanistica e in specialmodo d’interventi che coinvolgono parzialmente o totalmente unità edilizie di origine produttiva,commerciale e industriale. Poiché è in tale situazione che nei prossimi anni si potranno averemaggiori opportunità di trovare edifici da recuperare e aree da riqualificare. Ed è possibile che cisiano intereventi di recupero edilizio in cui ci possano anche essere quote percentuali ( minoritarie)di superfici da confermare come destinazione artigianale, commerciale o produttiva compatibile conla residenza. Anche in questo caso dovrebbero essere previste quel minimo di agevolazioni chefanno riferimento alle aree PIP.I n definitiva l’autocostruzione è una piccola cosa nel vasto ciclo del mondo delle costruzionicivili, ma in grado ben di là delle quantità prevedibili, di incrementare le condizioni di accessibilitàalla casa, migliorare la qualità urbana, formare cittadinanza ed identità comunitaria. Una leva in più per una smart city. 6

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