Slide conferenza reati ambientali

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Slide della conferenza "REATI AMBIENTALI NEI MODELLI ORGANIZZATIVI DI GESTIONE DELL’IMPRESA EX D. L.vo 231/2001: LE RESPONSABILITA’ PENALI E AMMINISTRATIVE."

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  1. 1. GRUPPO DI STUDIO SICUREZZA E AMBIENTEREATI AMBIENTALI NEI MODELLI ORGANIZZATIVIDI GESTIONE DELL’IMPRESA EX D. L.vo 231/2001:LE RESPONSABILITA’ PENALI E AMMINISTRATIVE Relatore: Avv. Rosa BERTUZZI Martedì 21 giugno 2011 Ore 17.00 Centro Produttività Veneto - Fondazione Giacomo Rumor Area Gruppi di Studio
  2. 2. Vicenza, 21 giugno 2011 “ REATI AMBIENTALINei modelli organizzativi di gestione dell’impresa, ex D.L.vo 231/2001 LE RESPONSABILITA’ PENALI E AMMINISTRATIVE ” di Cav. Avv. Rosa Bertuzzi 2
  3. 3. • www.ambienterosa.net• Password x aprire il cd ( in Mozilla )• ROSACDMA
  4. 4. “ Aspetti tecnico-operativi nel nuovoTESTO UNICO in materia ambientaleDecreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152” - rosabertuzzi@libero.it
  5. 5. Ambito di applicazione Le specifiche materie sono:PARTE SECONDA- Valutazione ambientale strategica (VAS)- Valutazione di impatto ambientale (VIA)-Autorizzazione ambientale integrata (IPPC)-- Autorizzazione Integrata Ambientale ( A.I.A. ) PARTE TERZA PARTE QUARTA - Difesa del suolo e lotta alla desertificazione - Gestione dei rifiuti -Tutela delle acque dall’inquinamento - Bonifica dei siti contaminati - Gestione delle risorse idriche PARTE QUINTA PARTE SESTA - Tutela dell’aria - Tutela risarcitoria del danno ambientale - Riduzione delle emissioni in atmosfera
  6. 6. REATI AMBIENTALI• Rifiuti• Scarichi• Inquinamento dell’aria• Emissioni odorose• Rumore• Reati edilizi ( mancanza di permesso a costruire)• Mancanza di autorizzazione• Immissione di fumi, odori, vapori, rumori
  7. 7. PROROGA SISTRI D.M. 26 MAGGIO 2011( G.U. n. 124 del 30.05.2011)
  8. 8. – Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205 ( G.U. 10 DICEMBRE 2010 )– “Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive “
  9. 9. Art. 260-bis, comma 1, e art. 260-ter, comma 3, D.Lgs. n. 152/2006 Omessa iscrizione al SISTRI di cui all’articolo 188-bis, comma 2, lett. a), da parte dei soggetti obbligati nei termini previsti dal D.M. 19.12.2010Tali termini , prorogati dal D.M. 15 febbraio 2010, sono il 29.03.2010 e 28.04.2010. Sanzione amministrativa pecuniaria da 2.600,00 euro a 15.500,00 euro (pagamento in misura ridotta di € 5.166,67). In caso di rifiuti pericolosi, sanzione amministrativa pecuniaria da 15.500,00 euro a 93.000,00 euro ( pagamento in misura ridotta € 31.000).Sanzione accessoria del fermo amministrativo di mesi 12 del veicolo utilizzato dal trasportatore. In ogni caso la restituzione del veicolo sottoposto al fermo amministrativo non può essere disposta in mancanza dell’ iscrizione e del correlativo versamento del contributo ( art. 260 ter, comma 3)
  10. 10. Art. 260-bis, comma 2, D.Lgs. n. 152/2006Omesso pagamento del contributo per l’iscrizione al SISTRI di cui all’articolo 188-bis, omma 2, lett. a) da parte dei soggetti obbligati nei termini previsti. Sanzione amministrativa pecuniaria da 2.600,00 euro a 15.500,00 euro( pagamento in misura ridotta di € 5.166,67). In caso di rifiuti pericolosi,sanzione amministrativa pecuniaria da 15.500,00 euro a 93.000,00 euro ( pagamento in misura ridotta € 31.000). .All’accertamento dell’omissione del pagamento consegue obbligatoriamente la sospensione immediata dal servizio fornito dal SISTRI nei confronti del trasgressore. In sede di rideterminazione delcontributo annuale di iscrizione al SISTRI occorre tenere conto dei casi di mancato pagamento disciplinati dal presente comma.
  11. 11. Art. 260-bis, commi 3 e 4,, D.Lgs. n. 152/2006 Omessa compilazione del registro cronologico o della scheda SISTRI – AREAMOVIMENTAZIONE, secondo i tempi, le procedure e le modalità stabilite dal SISTRI, ovvero inoltro di informazioni incomplete, o inesatte, alterazione fraudolenta di uno qualunque dei dispositivi tecnologici accessori al SISTRI, o comunque impedimento in qualsiasi modo del corretto funzionamento del sistema.Sanzione amministrativa pecuniaria da 2.600,00 euro a 15.500,00 euro ( pagamento in misura ridotta di € 5.166,67). Nel caso di imprese che occupino un numero di unità lavorativeinferiore a quindicidipendenti, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.040,00 euro a 6.200,00 euro.Il numero di unità lavorative è calcolato con riferimento al numero di dipendenti occupati mediamente a tempopieno durante un anno, mentre i lavoratori a tempo parziale e quelli stagionali rappresentano frazioni diunità lavorative annue; ai predetti fini lanno da prendere in considerazione è quello dellultimo esercizio contabile approvato, precedente il momento di accertamento dellinfrazione.Se le indicazioni riportate pur incomplete o inesatte non pregiudicano la tracciabilità dei rifiuti, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 260,00 euro a 1.550,00 euro.Nal caso di rifiuti pericolosi, siapplica la sanzione amministrativa pecuniaria da 15.500,00 euro a 93.000,00 euro, nonché la sanzione amministrativa accessoria della sospensione da un mese a un anno dalla carica rivestita dal soggetto cui l’infrazione è imputabile ivi compresa la sospensione dalla carica di amministratore. Nel caso diimprese che occupino un numero di unità lavorative inferiore a quindici dipendenti, le misure minime e massime di cui al periodo precedente sono ridotte rispettivamente da 2.070,00 euro a 12.400,00 europer i rifiuti pericolosi. La modalità di calcolo dei numeri di dipendenti è la medesima di cui al comma 3.Se le indicazioni riportate pur incomplete o inesatte non pregiudicano la tracciabilità dei rifiuti, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 520,00 euro a 3.100,00 euro.
  12. 12. Art. 260-bis, comma 5, D.Lgs. n. 152/2006Inadempimento di ulteriori obblighiincombenti sui soggetti obbligati ai sensi del SISTRI, diversi da quelli di cui sopra .Per ciascuna delle suddette violazioni, sanzione amministrativa pecuniaria da 2.600,00 euro a 15.500,00 euro. In caso di rifiuti pericolosi, sanzione amministrativa pecuniaria da 15.500,00 euro a 93.000,00 euro.
  13. 13. • Artt. 260-bis, comma 7, e 9 e artt. 260-ter, comma 1 D.Lgs. n. 152/2006• Omesso accompagnamento, da parte del trasportatore, del trasporto dei rifiuti con la copia cartacea della scheda SISTRI - AREA MOVIMENTAZIONE e, ove necessario sulla base della normativa vigente, con la copia del certificato analitico che identifica le caratteristiche dei rifiuti.• Sanzione amministrativa pecuniaria 1.600,00 euro a 9.300,00 euro ( pagamento in misura ridotta € 3.100,00) . Si applica la pena di cui all’art. 483 c.p. (vedi sopra) in caso di trasporto di rifiuti pericolosi. Tale ultima pena si applica anche a colui che, durante il trasporto fa uso di un certificato di analisi di rifiuti contenente false indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti trasportati.Se le condotte non pregiudicano la tracciabilità dei rifiuti, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 260,00 euro a 1.550,00 euro.• Sanzione amministrativa accessoria OBBLIGATORIA del fermo amministrativo del veicolo utilizzato per l’attività di trasporto dei rifiuti di mesi 12, nel caso in cui il responsabile si trovi nelle situazioni di cui all’art. 99 c.p. (“Recidiva”) o all’articolo 8-bis della L. 689/1981 (“Reiterazione delle violazioni”), o abbia commesso in precedenza illeciti amministrativi con violazioni della stessa indole o comunque abbia violato norme in materia di rifiuti.
  14. 14. SANZIONI RIDOTTE NEL L’ANNO 2011 : Art. 39, comma 2 D.L.vo 205/2010 : “Al fine di graduare la responsabilita nelprimo periodo di applicazione del sistema di controllo della tracciabilita dei rifiuti (SISTRI) di cui allarticolo 188-bis, comma 2, lett. a), i soggetti obbligati alliscrizione al predetto sistema che omettono liscrizione o il relativo versamento nei termini previsti, fermo restando lobbligo di adempiere alliscrizione al predetto sistema con pagamento del relativo contributo, sono puniti, per ciascun mese o frazione di mese di ritardo: a) con una sanzione pari al 5 per cento dellimporto annuale dovuto per liscrizione se linadempimento si verifica nel periodo dal 1° gennaio 2011 al 30 giugno del2011; b) con una sanzione pari al 50 per cento dellimporto annuale dovutoper liscrizione se linadempimento si verifica o comunque si protrae nel periodo dal 1° luglio 2011 al 31 dicembre 2011. “
  15. 15. • E fino al 31 maggio 2011 che sanzione si applica al trasporto di rifiuti speciali pericolosi ( O NON PERICOLOSI PER I TRASPORTATORI IN C/TERZI)• ??????????????????????????? ?????
  16. 16. Il trasporto di rifiuti alla luce del Decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205 ……..Fine ultimo non è sicuramente lasciare delinquere, danneggiare la salute umana e l’ambiente. Si propone una soluzione consapevole del problema, l’applicazione della normativa passata, in attesa dell’operatività del SISTRI. Si consiglia agli operatori dicontinuare a tutelare l’ambiente, sanzionando le violazioni edenunciando i trasgressori, anche se il quadro normativo è in fase di transizione e non sono applicabili norme conformi.Solo in questo modo, al momento, si può comunque cercare di prolungare i tempi fino all’introduzione del SISTRI e scoraggiare chi intende inquinare o arrecare danni.Sarà il giudice, in fase di giudizio, a valutare il caso concreto e la normativa applicabile.
  17. 17. Direttiva Europea 2008/99/Ce “Tutela penale dell’ambiente”a giorni sarà recepita dall’Italia
  18. 18. DELEGA DI FUNZIONI MODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDAResponsabilità penale e amministrativa a carico dell’aziendaEs: incendio, deposito incontrollato di rifiuti, scarichi non conformi, esercizio dell’attività senza VIA o AIA, esercizio dell’attività al di fuori dell’autorizzazione, fumi, aria, rumore
  19. 19. DELEGA DI FUNZIONI MODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDAChi è il responsabile ?Chi denuncia la forza di Polizia ?A chi arriva il verbale di violazione amministrativa ?Che poteri ha la ditta di difendersi prima ancora che avvenga la C.N.R. ( Comunicazione di Notizia di reato ) ?
  20. 20. DELEGA DI FUNZIONI MODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDAResponsabilità penali e amministrative a carico di :• Operatore• Capo cantiere• Direttore di stabilimento• Responsabile RSPP• Delegato ambientale• Titolare dell’azienda• Amministratore delegato• Soci nel caso di società di persone
  21. 21. DELEGA DI FUNZIONI MODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDANorme legislative :• Art. 27 Costituzione : la responabilità penale è personale• Art. 5 e 6 L. 689/81 Responsabilità in solido e concorso di persone nell’illecito amministrativo• Codice penale ( concorso di persone nel reato )• TU 81/2009 : Sicurezza sul lavoro• TUA : 152/2006 aggiornato al 2010 : responsabilità estesa del produttore• D.L.vo 205/2010 : Sistri : responsabilità• D.L.vo 231/2001• Nuovo articolo 25 decies ( non ancora in vigore ) Reati ambientali
  22. 22. DELEGA DI FUNZIONI MODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDATipologia delle nuove sanzioni del D.L.vo 231/2001 :• Sanzione pecuniaria fino a 250 quote versate dai singoli soci• Sanzione interdittiva definitiva dall’esercizio dell’attività
  23. 23. D.L.vo 231/2001 MODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDA Che cos’è il 231 ?• Sulla base del D.Lgs. 231/2001, le aziende e gli enti in genere possono essere chiamati a rispondere in sede penale per taluni reati commessi nel proprio interesse o vantaggio dai propri amministratori o dipendenti. Con l’espressione “la 231” si fa, pertanto, riferimento al quadro normativo che disciplina la responsabilità diretta delle aziende e degli enti in genere, in aggiunta alle responsabilità civili e penali delle quali deve già rispondere il rappresentante legale degli stessi.
  24. 24. D.L.vo 231/2001 MODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDA• Quando si configura la responsabilità dell’Ente ?• L’Ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse e a suo vantaggio: – da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, amministrazione, direzione – da una sua unità organizzativa autonoma – da chi esercita di fatto poteri di gestione e controllo – da persone soggette a direzione e vigilanza
  25. 25. D.L.vo 231/2001 MODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDA• Quali sono le tipologie di reato previste dal Decreto ?• L’elenco dei reati che possono originare la responsabilità delle aziende e degli enti in forza del D.Lgs. 231/2001 è in continuo aggiornamento ed ampliamento. Attualmente, oltre ai reati di natura colposa (omicidio e lesioni gravi o gravissime) connessi alla tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, la generalità dei reati è di tipo doloso e copre potenzialmente tutte le aree di attività dell’impresa: – Reati contro la Pubblica Amministrazione – Reati societari – Delitti con finalità di terrorismo o eversione dell’ordine democratico – Delitti contro la personalità individuale – Manipolazione del mercato e abuso di informazioni privilegiate – Reati transnazionali (riciclaggio, traffico di migranti) – Reati contro la salute e sicurezza sul lavoro – Reati di criminalità informatica
  26. 26. D.L.vo 231/2001 MODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDA• Quali sanzioni possono colpire l’Ente ?• Le sanzioni a cui l’azienda o ente in genere potrebbe andare incontro sono particolarmente pesanti e applicabili anche in via cautelare: – sanzioni interdittive (interdizione anche fino ad un anno per certi reati dall’esercizio dell’attività; sospensione o revoca di autorizzazioni/ licenze/ concessioni; mancata ammissione a gare di fornitura della P.A.; esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli concessi; il divieto di pubblicizzare i propri beni o servizi, etc.); – sanzioni pecuniarie (applicabilità per “quote”, il cui valore oscilla da 258 a 1.549 euro, sulla base del reato e della gravità della responsabilità dell’azienda, secondo la discrezionalità del giudice. Ad esempio, con riferimento ai reati in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro le sanzioni possono arrivare fino a 1.549.000 euro.); – confisca del profitto del reato; – pubblicazione della sentenza.
  27. 27. D.L.vo 231/2001 MODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDA• Cosa può fare l’ente per esimersi da responsabilità ex 231 ?• Le condizioni, al ricorrere delle quali non si ritiene responsabile l’Ente, cambiano a seconda che il reato sia stato commesso da un soggetto in posizione apicale o piuttosto da un soggetto sottoposto a direzione e vigilanza.• Esenzione per reati commessi da soggetti in posizione apicale Se il reato è stato commesso da persone in posizione apicale l’Ente non risponde se: – l’organo dirigente ha adottato un modello di organizzazione e gestione idoneo a prevenire il reato commesso (c.d. modello 231); – ha vigilato sul funzionamento del modello; – l’osservanza e il funzionamento del modello è stata affidata ad un organismo di vigilanza dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo; il reato è stato commesso con elusione fraudolenta del modello; – non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’ organismo di vigilanza.• Esenzione per reati commessi da soggetti sottoposti a direzione e vigilanza Se il reato è stato commesso da persone soggette ad altrui direzione, l’Ente è responsabile se il reato è stato reso possibile per carenza di direzione e vigilanza. – La responsabilità è esclusa se l’Ente, prima della commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire i reati commessi (c.d. modello 231). – Il modello deve essere periodicamente verificato e aggiornato quando cambia l’organizzazione o l’attività o nel caso di significative violazioni. – Deve essere stabilito e applicato un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello
  28. 28. D.L.vo 231/2001 MODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDA• In che cosa consiste il modello organizzativo della 231 ?• Il Modello di organizzazione, gestione e controllo è il sistema, interno all’azienda o all’ente in genere, che mira a impedire o contrastare la commissione dei reati sanzionati dalla 231 da parte degli amministratori o dipendenti. Il Modello si articola in diverse componenti: alcune sono caratteristiche della 231 (Organismo di Vigilanza, identificazione e valutazione delle attività sensibili in quanto a rischio-reato, codifica degli obblighi informativi in favore dell’Organismo di Vigilanza, etc.), altre, invece, possono esistere indipendentemente dai requisiti 231 (procedure, sistema disciplinare, internal auditing, etc.). È preferibile che il Modello sia documentato e formalmente adottato dalla società o ente, nonché concretamente in esercizio (assicurando ad esempio l’effettiva operatività di una procedura), verificato ed aggiornato periodicamente.
  29. 29. D.L.vo 231/2001 MODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDA• A cosa serve il modello organizzativo ?• Il modello organizzativo ha l’effetto di: – attribuire a ciascun individuo o funzione la responsabilità propria, differenziandola e calibrandola rispetto a quella di altri individui/ funzioni attraverso l’attribuzione di compiti; – distinguere la responsabilità degli individui da quella dell’ente.
  30. 30. D.L.vo 231/2001 MODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDA• Il modello del 231 è obbligatorio per tutte le medie/grandi aziende ?• Il programma di conformità ai requisiti di cui al D.Lgs. 231/2001, e la relativa adozione ed efficace attuazione di un Modello di organizzazione, gestione e controllo con funzioni di prevenzione e contrasto all’interno dell’ente nei confronti dei reati sanzionati dalla 231, non è obbligatorio.• Esso rappresenta, però, uno strumento difensivo in più, nell’ipotesi di contestazione di un reato: gli enti che hanno intrapreso il programma di conformità alla 231 possono, infatti, invocare la propria diligenza organizzativa per richiedere l’esclusione o la limitazione della propria responsabilità derivante da uno dei reati sanzionati dalla 231.• Va peraltro segnalato che, sebbene non obbligatorio, il modello 231 lo diventa di fatto ogni volta che lo si impone quale requisito necessario per poter accreditarsi presso una Pubblica Amministrazione. E’ questo il caso del decreto n. 5808 dell8 giugno 2010, con cui la Regione Lombardia, in attuazione della Dgr n. VIII/10882 del 23 dicembre 2009, ha previsto che gli enti di formazione, per poter iscriversi all’albo regionale degli operatori pubblici e privati per i servizi di istruzione e formazione professionale e per i servizi al lavoro, sono tenuti ad adeguarsi entro il 31 marzo 2011 ai requisiti del D.Lgs 231/01, formalizzando entro il 31 dicembre 2010 l’adozione del codice etico e la nomina ed insediamento degli Organismi di Vigilanza.
  31. 31. D.L.vo 231/2001 MODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDA• Quali sono i vantaggi della adozione del modello ?• Adottando il modello organizzativo ex 231/2001, la società otterrà: – Protezione della Società rispetto ai reati previsti dal Decreto, dimostrando che il reato, eventualmente commesso, non è imputabile ad una cattiva organizzazione societaria ed individuare più facilmente le responsabilità del singolo individuo, salvaguardando così il bene complessivo della Società e di tutte le altre persone che in essa lavorano; – Accesso ai bandi di gara della P.A. e altri clienti generalmente di grandi dimensioni (alcune Regioni hanno iniziato ad adottare leggi e regolamenti che escludono espressamente dalla partecipazione a gare coloro che in passato hanno subito misure interdittive. Addirittura la Regione Calabria - art. 54, Legge Reg. 15/08 - aveva disposto che le imprese in regime di convenzioni dovessero adottare modelli organizzativi ex 231/01 entro il 31/12/2008, subordinando il rinnovo o la stipula di nuove convenzioni al rispetto di tale adempimento, mentre la Regione Veneto - Delibera Giunta 3966/07 - ha esplicitamente invitato le società partecipate ad adottare i suddetti modelli organizzativi. Ed ancora, l’art. 38 del Codice degli Appalti Pubblici prevede l’esclusione dalla partecipazione alle procedure di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi, l’affidamento di subappalti ed anche la stipulazione dei relativi contratti con quei soggetti “nei cui confronti e stata applicata la sanzione interdittiva di cui allart. 9, comma 2, lettera c), del decreto legislativo dell8 giugno 2001 n. 231”;
  32. 32. D.L.vo 231/2001 MODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDA• Quali sono i vantaggi della adozione del modello ? – Vantaggi di natura operativa (il funzionamento del modello 231 consente di avere unimpresa ottimizzata, in cui siano identificati i rischi cui essa è soggetta – reputazionale, strategico, gestionale, finanziario o di mancata conformità – e che permette di svolgere una gestione realmente informata del soggetto collettivo mediante procedure di esame delle evidenze scaturenti dallinterno e dallesterno dellazienda - concorrenti, mercato, clientela potenziale ed attuale - evitando scelte errate che potrebbero comportare gravi limitazioni del business); – Maggior protezione dei soggetti in posizione apicale che possono dimostrare di aver fatto tutto quanto in loro potere per evitare determinati comportamenti o eventi e per difendersi dall’eventuale esercizio, da parte dei soci, dell’azione di risarcimento ex art. 2932 c.c. (il Tribunale Civile di Milano, con sent. n. 1774/2008, ha infatti aperto la strada al riconoscimento della responsabilità civile degli amministratori, ai sensi dell’art. 2932 c.c., per non aver attivato, pur avendone i poteri, l’organo amministrativo all’adozione del modello e quindi per non aver assicurato all’ente una chance di esonero da responsabilità e relative sanzioni); – Contributo concreto alla diffusione della cultura della responsabilità e della prevenzione all’interno dell’ente e relativo riflesso che ciò ha anche sull’immagine aziendale e sulla sua percezione da parte dei diversi portatori di interesse e terzi.
  33. 33. DELEGA DI FUNZIONI MODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDA IL MODELLO ORGANIZZATIVO DEL D.L.VO 231/2001• 1. Il decreto legislativo n. 231/2001 e la normativa rilevante•• IL DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001 N. 231 (DI SEGUITO, IL “D. LGS. N. 231/2001” O IL “DECRETO”), IN ATTUAZIONE DELLA DELEGA CONFERITA AL GOVERNO CON L’ART. 11 DELLA LEGGE 29 SETTEMBRE 2000, N. 300, DETTA LA DISCIPLINA DELLA “RESPONSABILITÀ DEGLI ENTI PER GLI ILLECITI AMMINISTRATIVI DIPENDENTI DA REATO”, CHE SI APPLICA AGLI ENTI FORNITI DI PERSONALITÀ GIURIDICA E ALLE SOCIETÀ E ASSOCIAZIONI ANCHE PRIVE DI PERSONALITÀ GIURIDICA.• IL DECRETO TROVA LA SUA GENESI PRIMARIA IN ALCUNE CONVENZIONI INTERNAZIONALI E COMUNITARIE RATIFICATE DALL’ITALIA CHE IMPONGONO DI PREVEDERE FORME DI RESPONSABILITÀ DEGLI ENTI COLLETTIVI PER TALUNE FATTISPECIE DI REATO: TALI ENTI, INFATTI, POSSONO ESSERE RITENUTI “RESPONSABILI” PER ALCUNI ILLECITI COMMESSI O TENTATI, ANCHE NELL’INTERESSE O A VANTAGGIO DEGLI STESSI, DA ESPONENTI DEI VERTICI AZIENDALI (I C.D. SOGGETTI “IN POSIZIONE APICALE” O SEMPLICEMENTE “APICALI”) E DA COLORO CHE SONO SOTTOPOSTI ALLA DIREZIONE O VIGILANZA DI QUESTI ULTIMI (ART. 5, COMMA 1, DEL D. LGS. N. 231/2001)• LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DEGLI ENTI È AUTONOMA RISPETTO ALLA RESPONSABILITÀ PENALE DELLA PERSONA FISICA CHE HA COMMESSO IL REATO; NON SOSTITUISCE MA SI AGGIUNGE A QUELLA PERSONALE DELL’INDIVIDUO CHE HA COMMESSO IL REATO.• LA STESSA È, TUTTAVIA, ESCLUSA SE L’ENTE COINVOLTO HA, TRA L’ALTRO, ADOTTATO ED EFFICACEMENTE ATTUATO, PRIMA DELLA COMMISSIONE DEI REATI, MODELLI DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO IDONEI A PREVENIRE I REATI STESSI; TALI MODELLI POSSONO ESSERE ADOTTATI SULLA BASE DI CODICI DI COMPORTAMENTO (LINEE GUIDA) ELABORATI DALLE ASSOCIAZIONI RAPPRESENTATIVE DELLE SOCIETÀ, FRA LE QUALI CONFINDUSTRIA, E COMUNICATI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA.• IL D.LGS. 231/2001 COINVOLGE NELLA PUNIZIONE DI TALUNI ILLECITI PENALI IL PATRIMONIO DEGLI ENTI CHE NE ABBIANO TRATTO UN VANTAGGIO. PER TUTTI GLI ILLECITI COMMESSI È SEMPRE PREVISTA L’APPLICAZIONE DI UNA SANZIONE PECUNIARIA; PER I CASI PIÙ GRAVI SONO PREVISTE ANCHE MISURE INTERDITTIVE QUALI LA SOSPENSIONE O REVOCA DI LICENZE E CONCESSIONI, IL DIVIETO DI CONTRARRE CON LA P.A., LINTERDIZIONE DALLESERCIZIO DELLATTIVITÀ, LESCLUSIONE O LA REVOCA DI FINANZIAMENTI E CONTRIBUTI, IL DIVIETO DI PUBBLICIZZARE BENI E SERVIZI.• LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA È, IN OGNI CASO, ESCLUSA SE I SOGGETTI APICALI E/O I LORO SOTTOPOSTI HANNO AGITO NELL’INTERESSE ESCLUSIVO PROPRIO O DI TERZI.
  34. 34. DELEGA DI FUNZIONI MODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDA IL MODELLO ORGANIZZATIVO DEL D.L.VO 231/2001La parte generale del documento di sintesi, oltre ad illustrare il quadro di riferimento normativo e ad esporre brevemente i compiti ed i poteri dellOrganismo di Vigilanza, è principalmente dedicata a rappresentare i seguenti Protocolli che compongono il Modello: • Il sistema organizzativo; • Il sistema di procure e deleghe; • Le procedure manuali ed informatiche; • Il sistema di controllo di gestione; • Il sistema di controllo sulla salute e sicurezza sul lavoro (gestione operativa e monitoraggio); • Il codice etico; • Il sistema disciplinare; • La comunicazione ed il coinvolgimento del Personale sul Modello, nonchè la sua formazione ed addestramento.
  35. 35. DELEGA DI FUNZIONI MODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDA IL MODELLO ORGANIZZATIVO DEL D.L.VO 231/2001• Il sistema di procure e deleghe in essere garantisce la corrispondenza tra lincarico attribuito al soggetto interessato e il potere di spesa allo stesso attribuito. Le procure e deleghe sono rese conoscibili allinterno e allesterno della Società. Le procure con rilevanza esterna sono registrate presso lUfficio del Registro delle Imprese. sistema di procedure, sia manuali sia informatiche che costituiscono la guida da seguire nei processi aziendali interessati e che prevedono specifici punti di controllo, al fine di garantire la correttezza, lefficacia e lefficienza delle attività aziendali anche ai fini di quanto previsto dal Decreto.
  36. 36. DELEGA DI FUNZIONI MODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDA IL MODELLO ORGANIZZATIVO DEL D.L.VO 231/2001Quanto alla formazione ed alladdestramento, il Modello assegna allOdV il compito di promuovere e vigilare limplementazione delle iniziative volte a favorire una conoscenza e una consapevolezza adeguate del Modello e dei Protocolli. Alluopo sono previste apposite attività formative (corsi, seminari, questionari, ecc.), differenziati in base al ruolo e alla responsabilità dei soggetti interessati.
  37. 37. DELEGA DI FUNZIONIMODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDAAttività di risk mapping svolta dalla Società e, in particolare, con lafinalità:• di favorire la conoscenza dei reati rilevanti ai sensi del Decretonellambito di attività della Società;• di rappresentare, laddove ritenuto opportuno, luniverso delle areee attività a rischio e dei soggetti aziendali in esse coinvolte;• di individuare, laddove ritenuto opportuno, i reati astrattamenteipotizzabili in ordine a ciascuna area ed attività a rischio;• di individuare i principi generali di controllo in essere presso laSocietà;• di ribadire i principi di comportamento da tenere nello svolgimentodelle attività a rischio di reato.
  38. 38. DELEGA DI FUNZIONI MODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDAA terra a terra :• VERBALE DI RIUNIONE DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE PER DELEGA POTERI• Lanno 2011, il giorno ___ del mese di , alle ore ______, presso la sede della società In una ventina/trenta pagine si fa tutto
  39. 39. DELEGA DI FUNZIONI MODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDA PROCURAdel consiglio di amministrazione ( o altro) alla nomina del Delegato Ambientale e sicurezza sul lavoro
  40. 40. DELEGA DI FUNZIONI MODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDA SCRITTURA PRIVATA- Autenticata – notaio -- Registrazione all’Ufficio imposte- Iscrizione alla Camera di Commercio
  41. 41. DELEGA DI FUNZIONI MODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDALa forza di polizia che procede alla C.N.R. e quindi alla compilazione del Verbale di domicilio e nomina del difensore agisce nei confronti del Delegato e non del titolare dell’impresa
  42. 42. DELEGA DI FUNZIONIMODELLI ORGANIZZATIVI DELL’AZIENDANel registro degli indagati viene inserito il nome del Delegato e non di colui che effettua i contratti appalti licitazioni privati con enti pubbliciIn questi casi è obbligatorio presentare : • CARICHI PENDENTI • CASELLARIO GIUDIZIALE
  43. 43. Sentenza Thyssen : dure condanneCorte d’ Assise di Torino : 16 anni e mezzo di carcere all’Amministratore Delegato
  44. 44. Sentenza Thyssen : 7 operai morti Condannati :• Amministratore Delegato ( 16 anni e mezzo)• Responsabile della sicurezza ( 13 anni e mezzo )• Responsabile dello stabilimento torinese( 13 anni e mezzo )• Membro del Comitato esecutivo dell’azienda( 13 anni e mezzo )• Dirigente dello stabilimento ( 13 anni e mezzo ) Omicidio colposo Incendio colposo Omissione delle cautele antinfortunistiche Pagamento della sanzione di un milione di euro
  45. 45. Sentenza Thyssen : 7 operai mortirisarcimento record di 12 milioni e 970mila euro da parte della ThyssenKruppalle famiglie delle vittime
  46. 46. www.ambienterosa.net

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