Auto-Etero rappresentazione

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Auto-Etero rappresentazione

  1. 1. Fotografia: un momento di auto-etero rappresentazione. Lezione del 04-06-2008 di Luca Spano Marika Onofri Giuseppe Romano
  2. 2. <ul><li>Piccoli cenni storici: </li></ul><ul><li>1826 Nièpce fissa “l'immagine” per la prima volta. </li></ul><ul><li>Le prime macchine sono costosissime e ingombranti, solo scienziati ed elitè possono possederle. </li></ul><ul><li>La fotografia cattura e colleziona il reale. </li></ul><ul><li>Inizia il “potere dello sguardo” </li></ul>“ Collezionare fotografie è collezionare il mondo” (S.Sontag)‏
  3. 3. <ul><li>La fotografia </li></ul><ul><li>il documentario. </li></ul><ul><li>1895 Nascita dell'immagine in movimento come documento del reale – fratelli Lumiere </li></ul><ul><li>1922 Prime applicazioni di un rapporto dialogico nella forma documentaristica – Robert Joseph Flaherty con “Nanook of the north” </li></ul><ul><li>Il documentario include la visione dello stesso da parte dei soggetti filmati. </li></ul>
  4. 4. <ul><li>Dal Kinoapparatum </li></ul><ul><li>alla Camera Stylo </li></ul><ul><li>1929 Dizga Vertov “l'uomo con la macchina da presa” </li></ul><ul><li>Produzione di materiale bruto e montaggio significante a posteriori – avanguardia russa. </li></ul><ul><li>Macchine piccole 16mm, inseguimento della realtà e montaggio significante a posteriori – metà XX sec “Camera Stylo”. </li></ul><ul><li>Il codice immagine viene consacrato a tutti gli effetti come un linguaggio – l'obbiettivo come penna (che sia esso di una cinepresa o di una macchina fotografica). </li></ul>
  5. 5. <ul><li>Il montaggio </li></ul><ul><li>come stesura. </li></ul><ul><li>M. Mead e G.Bateson con il lavoro del 1936 “Balinese Characters” inseriscono nuove tipologie di rappresentazione nel resoconto etnografico. </li></ul><ul><li>Produzione di più di 25.000 scatti, selezione e utilizzo di questi all'interno del lavoro, la rappresentazione diventa il montaggio di tutte le tipologie di dati raccolti e analizzati a posteriori. </li></ul><ul><li>Si passa dall'antropologia visuale all'antropologia della comunicazione visuale – il resoconto non prende forma sul campo ma sul lavoro posteriore di lettura e montaggio dei materiali. </li></ul>
  6. 6. <ul><li>La “Leica” è </li></ul><ul><li>soggettiva. </li></ul><ul><li>Bateson rifiuta la camera fissa. </li></ul><ul><li>Si prende coscienza della soggettività del linguaggio fotografico superando il confine oggettivo nel quale veniva posto. </li></ul><ul><li>La realtà non è mai oggettiva ma sempre filtrata. Penetrare la realtà vuol dire non catturare una essenza pura, ma darne una lettura. </li></ul>
  7. 7. Dagli anni '70 a oggi la ricerca della polifonia. <ul><li>M.Mead e G.Bateson manca la moltiplicazione dei soggetti narranti. </li></ul><ul><li>L'antropologia contemporanea si indirizza verso il rapporto dialogico tra i soggetti presenti sul campo. </li></ul><ul><li>Verso nuove rappresentazioni polifoniche. </li></ul>
  8. 8. <ul><li>Etero – Autorappresentazione </li></ul><ul><li>Punto di vista emico (interno alla cultura)‏ </li></ul><ul><li>Punto di vista etico (esterno ad essa)‏ </li></ul><ul><li>L'autorappresentazione non deve essere vista come specchio opposto all' eterorappresentazione, come metodo che riesce a sovvertire il potere elitario dello sguardo del ricercatore, ma bisogna considerarla come ulteriore voce soggettiva narrante. </li></ul><ul><li>La rappresentazione deve essere una costruzione dialogica tra punti di vista emici ed etici, una moltiplicazione di soggettività. </li></ul>
  9. 9. <ul><li>Sull'oggettività </li></ul><ul><li>dell'immagine. </li></ul><ul><li>Si deve superare la dicotomia di immagine </li></ul><ul><li>“ vera” e immagine “falsa”, ciò che deve </li></ul><ul><li>risultare importante è quanto essa sia utile. </li></ul><ul><li>1966 Sol Worth e John Adair con il loro lavoro “Trought navajo eyes” sottolineano l'importanza di non ricercare l'inesistente “verità” ma di leggere come dato il punto di vista di chi riprende. </li></ul>“ la camera è uno strumento per registrare non tanto la verità di ciò che sta la fuori, quanto la verità di ciò che sta la dentro (il fotografo)”. (Sol Worth)‏
  10. 10. L'aldeia “tra” rappresentazioni L'approccio di ricerca sviluppato attraverso il materiale visuale ha cercato di costruire sia nell'atto del produrre che in quello posteriore dell'interpretare, diversi e orizzontali rapporti con l'altro, che scavalcassero distanze imperialiste tra un “noi e un loro”. La macchina fotografica è diventata quindi strumento linguistico capace di svelare codici interpretativi del reale filtrati da occhi non più solo esterni al contesto di appartenenza, ma interni e consapevoli del proprio essere. L'auto e l'etero rappresentazione attraverso metodi visuali spingono dunque la ricerca verso letture possibili del reale, che cerchino di abbattere le gerarchie piramidali tra il ricercatore e il suo oggetto di ricerca, e che anzi trasformino quest'ultimo in soggetto attivo alla pari dell'etnografo, narratore di se stesso e del suo contesto. In questo modo il lavoro sul campo è diventato un forte momento di confronto tra soggetti posizionati “ricercatore” e “bororo”. Ruoli che a poco a poco collimano fino a entrare in un giusto gioco di continue inversioni. La possibilità offerta dall'auto rappresentazione è quella quindi di fornire nuove soglie di autonomia rappresentativa (cercando di rendere questa “totale”, anche per ora impossibile) all'occhio del soggetto, libero di raccontarsi attraverso un suo codice linguistico e interpretativo, libero di distruggere i nostri canoni fotografici e attraverso questa operazione di darci una sua profonda interpretazione del reale.
  11. 11. L'aldeia “tra” rappresentazioni Nella nostra esperienza nell'aldeia, il processo di auto rappresentazione del contesto è avvenuta prevalentemente tramite i bambini che hanno prodotto un gran quantitativo di materiale. Il mezzo fotografico è vissuto nel contesto Bororo all'interno di una dicotomia che lo vedeva porsi tra due estremi: uno di ottica positiva basato su curiosità e gioco prevalentemente caldeggiato dai bambini, un altro che lo vedeva sotto un ottica più negativa legata a una concezione imperialista del mezzo tecnologico.
  12. 12. Contacts: [email_address] luca spano email: [email_address] site: www.lucaspano.com marika onofri email: f.o.marika@gmail.com giuseppe romano email: nadirdream@hotmail.it

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