FATHER MINE                            di J.R. Ward                                  1  “Bella sembra essersi rimessa comp...
Doc Jane si avvicinò a lui. "Ok, andiamo sul lavandino."  Intelligentemente, lei non lo toccò sul braccio o tentò di condu...
"Chiaramente. Qualsiasi cosa per lei. Lei e la sua bambina."  Cera un silenzio lungo. “Vuoi forse parlare con Mary?"  "Di ...
Z fissò le goccioline rosse e lucenti che colavano dalla ferita. Lapista di sangue passava diritta sul nastro nero largo u...
Se lei fosse stata uno dei suoi fratelli, lui avrebbe scoperto le suezanne e gli avrebbe soffiato. Ma lui non poteva fare ...
"Io sono contento che mi hai chiamato. Sai che io ci sarò sempreper te, ..per entrambi."  Bella si voltò cullando Nalla su...
Phury si inginocchiò, tenendo la scatola dei fazzoletti.Assurdamente, Bella notò che la scatola aveva un disegno di unavia...
"Non è colpa sua. Io voglio dire, dopo tutto quello che lui hadovuto superare. . . Forse, io avrei dovuto aspettarmi quest...
suoi polsi e sul suo collo e con gli anelli ai capezzoli che siintravedevano attraverso la maglietta nera che lo fasciava....
2  Zsadist si svegliò in un attacco di panico, lui tentò di calmare lasua respirazione e dedurre dove si trovava, ma i suo...
Si svegliò in questo modo molte, molte volte. Per cento annicome uno schiavo di sangue, lui si svegliò in un attacco di pa...
Lui si trovava nelloscurità della cella della sua Padrona,imprigionato con spessi ceppi di ferro che lo tenevano incatenat...
Z chiuse i suoi pugni e ficcò i suoi gomiti nel letto, e con ognioncia di forza che lui aveva cercò di sollevarsi. Il pote...
Bella si girò e incominciò a parlare a bassa voce alla piccolamentre entrambe si spostavano nelladiacente stanza dei bambi...
sua mente non erano “non voglio” Z pensò ma erano “non posso”.Se lui confortasse Nalla e giocasse con lei e leggesse per l...
depravazione esistessero e tanto meno che lei vedesse i loro effettiritardati su suo padre.  Cazzo. Cosa diamine farò quan...
testa, dei rubini ad adornare il suo collo. . . e lui con la sua facciasfregiata ed i suoi polsini di schiavo che sbircian...
Bella lasciò cadere il suo accappatoio di fronte allo specchio, e sifissò.  Con una smorfia, lei si inclinò in avanti, pun...
Dio, il cuore le fece così male, lei era nauseata, e come lei fissò ilsuo riflesso, lei volle veramente fracassare in mill...
sue labbra sul suo collo ed una stimolazione dura che preme sullasua anca.  E’ vero, neanche lei lo aveva cercato. Ma lei ...
3  La casa era lontana dalla strada sterrata e circondata da grossicespugli e alberi frondosi ricoperti di foglie marroni....
si era avvicinata, due ragazzi con felpe nere con cappuccio eranoscesi e si erano diretti al bagagliaio, il corpo preso pe...
Detto questo, se qualcuno vedeva qualcosa che non avrebbedovuto, i cacciatori non avrebbero esitato a spedirlo verso la su...
notte precedente. Evidentemente la coppia era ancora allo stadioacqua e olio.  Tre, due…uno…  Rhage aprì la porta con un c...
come se non potesse sopportare di sapere quello che stava perraggiungerlo. Per un momento Z non riuscì a muoversi. Era il ...
Atterrò su qualcosa che si frantumò all’impatto, schegge diqualunque cosa fosse gli lacerarono i pantaloni di pelle e le m...
Mentre faceva scorrere la cosa in giro, il problema alla gamba loinfastidiva un po’ meno. “Che…diavolo?”  Era come stare i...
anticipazione di metallo contro metallo. “Questo o è Qhuinn o èun cacciatore. Togliti dalla luce mentre sistemo la faccend...
Bella cambiò posizione sulla sedia a dondolo, rimbocco lacoperta sotto il mento di sua figlia, e accarezzò piano la guanci...
Tutto quello che aveva ottenuto da lui era che sarebbe uscito percombattere.  Che era una specie di risposta, vero?  Guard...
La morte era un pacchetto nero che aveva un sacco di forme, pesie misure. Comunque, era il genere di cosa che quando ti ar...
No. Quello sarebbe stato un grosso grasso peloso cazzo no. “Sì.Sì, sono a posto.” “Blay, torna nel tunnel con me,” disse R...
Ma andava bene. Il dolore agì come un grosso colpo di spugnasul suo cervello, togliendo le ragnatele delle visioni esostit...
Mentre Rehv rideva imbarazzato, Bella disse, “Cosa?”  “Dopo tutti questi anni a lottare per tenerti sulla mia proprietà,ad...
5  Z fissò lo schermo del suo telefono, pregando di ricevere unarisposta da Bella. Avrebbe chiamato, ma la sua voce era co...
“Devo tornare a casa.” Smaterializzarsi non era una opzione acausa della gamba…che gli stava facendo venire i conati divom...
Fuori l’aria era fresca, e Z inspirò la merda nei polmoni con lasperanza di calmarsi lo stomaco. Fu portato direttamenteal...
“Rhage mi ha mandato un messaggio. Z è stato ferito. So che staiper andartene, e il perché non sono affari miei, ma potres...
Tornando al vialetto della casa verde pisello in mezzo agli alberi,Z sentì la sbandata improvvisa data dalla frenata dell’...
“Merda, sta andando in shock.”  Z realizzò con poco interesse che Rhage si era girato e stavaguardando lui, non il civile....
6  Bella camminava su e giù per la palestra nel centrod’addestramento, orbitando intorno al tavolo operatorio congambe tre...
dove diavolo avrebbe infilato altre sette mesi del piccolo che lecresceva in pancia.  Nalla, a quanto pareva, aveva preso ...
vampiri poteva portare ad allarmanti cali di pressione. Quindi nonc’era stato nulla a calmare il dolore.  E neanche tempo ...
“Ehi, piano.” Il re la circondò con le enormi braccia e la tennecosì, gentilmente. “Lascia che i brividi ti attraversino. ...
Tohr con John…e…sì, voglio dire, hai sentimenti profondi perloro, certo.” Era logico, ma non una grande consolazione, cons...
per l’idromassaggio, e Qhuinn, John e Blay erano in piedi difronte agli armadietti di acciaio e vetro.  Testimoni. Merda. ...
guardato e gli aveva offerto un debole sorriso. Mentre tendeva unamano verso di lui, Z si era disfatto delle armi, facendo...
“Starà bene?” Mormorò Bella disperata. “La nostra piccolastarà…”  Doc Jane si era avvicinata. “Guardami.”  Le due donne si...
qualcosa con le mani e i piedi. Veloce. A quel punto V era statoveloce come la sua shellan. “È viva?” “Zsadist?” Z aprì gl...
Doc Jane si avvicinò alla barella, “Scusate se vi interrompo.Voglio solo fare un piccolo controllo dei segni vitali?”  “Na...
Vishous aveva spinto l’incubatrice vicino al letto e Bella avevavisto sua figlia per la prima volta. Trascinando con se il...
“Il sogno che faccio di essere ancora con la Padrona. Nalla…ènella cella con me. Posso sentirla piangere mentre la Padrona...
7  Erano le cinque del pomeriggio seguente quando Zsadistfinalmente si svegliò del tutto. Era bello essere nel proprio let...
Bella girò la testa verso di lui. “Non ti nutri e non mi hai cercataper…beh, neanche io l’ho fatto, ma voglio dire…”  “Nal...
Bella gli si avvicinò, muovendosi tra le lenzuola. “Davvero?”  “Come non potrei? Sei la donna più perfetta che io abbia ma...
Z riconobbe quel suono. Lo amava. Gli mancava. Aveva bisognodi sentirlo…  Dall’altra parte della stanza Nalla emise un vag...
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
â°7â°j.r. ward   la confraternita del pugnale nero - father mine
Upcoming SlideShare
Loading in …5
×

â°7â°j.r. ward la confraternita del pugnale nero - father mine

5,721 views

Published on

Published in: Education
0 Comments
1 Like
Statistics
Notes
  • Be the first to comment

No Downloads
Views
Total views
5,721
On SlideShare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
12
Actions
Shares
0
Downloads
50
Comments
0
Likes
1
Embeds 0
No embeds

No notes for slide

â°7â°j.r. ward la confraternita del pugnale nero - father mine

  1. 1. FATHER MINE di J.R. Ward 1 “Bella sembra essersi rimessa completamente.” Davanti al ripiano della cucina della Fratellanza, Zsadist prese inmano un coltello e tenendo ferma la lattuga con la sinistra, iniziò atagliarla con precisione in striscioline larghe pochi centimetri.“Sì.” Gli piaceva Doc Jane. Cavolo, le era immensamente grato per ciòche aveva fatto per Bella, ma comunque doveva ricordarsicontinuamente di fare attenzione a come comportarsi: sarebbestato maledettamente scortese strappare via la testa della donnache non solo era la shellan di suo fratello, ma che aveva salvatolamore della sua vita dal morire durante il parto. "Lei ha recuperato meravigliosamente a due mesi dal parto."Continuò Doc Jane guardandolo attraverso la tavola, la sua borsada dottore, accanto alla sua mano spettrale. "E Nalla cresce che è una meraviglia. Gente, i piccoli vampiricrescono molto più veloci dei bambini umani. E’come se leiavesse nove mesi non due." "Si, è vero loro stanno proprio bene." Lui continuò ad affettare meccanicamente la lattuga, le cui fogliesi aprivano libere in nastri ricci verdi come se stesseroapplaudendo alla loro libertà. "E tu come ti senti ad essere un papà..?" "Cazzo!" Lasciando cadere il coltello, lui bestemmiò e alzò su la mano concui stava tenendo la lattuga. Il taglio era profondo, giù finoallosso, ed il suo sangue rosso colava copiosamente.
  2. 2. Doc Jane si avvicinò a lui. "Ok, andiamo sul lavandino." Intelligentemente, lei non lo toccò sul braccio o tentò di condurlocon una spinta sulla sua spalla; lei appena è apparsa in lontananzaindicando il lavello. A Z non piaceva essere toccato da nessuno tranne Bella, anche selui aveva fatto dei progressi: ora, se il contatto fosse inaspettato, lasua prima mossa non era raggiungere unarma nascosta e tagliarela gola di chiunque avesse osato toccarlo. Quando loro erano di fronte al lavandino, Doc Jane aprii ilrubinetto al massimo così che cera un caldo afflusso che scendevanel lavello di porcellana. "Sotto" lei disse. Lui allungò il suo braccio e mise il suo pollice sotto lacquacalda. Il taglio bruciò da morire, ma lui non si lamentò. "Permettimi di indovinare. Bella ti ha chiesto di venire aparlarmi?." "No." Quando lui le sparò unocchiata, il buon dottore scosse lasua testa. "Ho esamino lei e la bambina. Tutto qua." "Bene, perché io sto bene." "Immaginavo che avresti detto questo." Doc Jane incrociò le suebraccia e lo fissò con uno sguardo che gli ha fatto venir voglia dicostruire un muro di mattoni fra loro due. Non era importante chelei fosse in uno stato solido o traslucido, come lei era in questomomento. Quando lui si trovava ad essere guardato dalla donna inquesto modo, era come se il suo corpo venisse interamenteraschiato. Non c’era da domandarsi come mai lei e V andasserocosì d’accordo. "Bella ha accennato al fatto che tu non ti nutri del suo sangue." Z alzò le sue spalle "Nalla ha bisogno di quello che il corpo diBella può darle più di me." "Tuttavia una cosa non esclude l’altra. Bella è giovane e sana. Etu hai lasciato che lei si alimentasse da te."
  3. 3. "Chiaramente. Qualsiasi cosa per lei. Lei e la sua bambina." Cera un silenzio lungo. “Vuoi forse parlare con Mary?" "Di cosa?" Z spense lacqua e scosse il suo palmo. "Solo perchésono rispettoso delle richieste della mia shellan, tu pensi che io hobisogno di uno psicologo? Che diavolo!" Lui strappò un asciugamano di carta dal rotolo montato sotto gliarmadietti ed asciugò la sua mano. “Per chi è linsalata che stai preparando, Z?" il dottore chiese. "Cosa?" "Linsalata, per chi è?" Lui aprì il bidone dell’immondizia e gettò la carta dentro. "Bella.È per Bella. Guarda, non offenderti, ma…." "E quando è stata lultima volta che tu hai mangiato?" Lui alzò le sue mani "Stop! Per l’amor del cielo!" "Basta. Iocapisco che tu vuoi aiutare, ma io sono al limite e lultima cosa dicui noi abbiamo bisogno è che Vishous si presenti da me perché ioti ho azzannato. Ho capito il tuo punto….." "Guarda la tua mano!" Lui gettò uno sguardo in giù. Il sangue stava scorrendo daltampone di carta del suo pollice giù al suo polso e ancora più giùal suo avambraccio. Se lui non avesse avuto addosso una magliettaa maniche corte, il sangue l’avrebbe macchiata fino al gomito.Invece, stava gocciolando sopra la piastrella di terracotta. "Tu fai un lavoro pericoloso dove conti sul tuo corpo per faretutte le cose che ti tengono dall’essere ucciso. Non vuoi parlarecon Mary? Bene. Ma tu hai bisogno di mantenere il tuo corpo insalute. Quel taglio ad ora, avrebbe dovuto essere chiuso. Non ha, eio sono disposta a scommettere che sanguinerà per la prossimaora." Lei si scosse la testa. "Wrath mi ha nominato il medico personale della Fratellanza.Per cui ti avviso, se tu continui a mangiare, alimentarti e dormirein modo tale che danneggia le tue prestazioni, io metto il suofondoschiena in panchina!."
  4. 4. Z fissò le goccioline rosse e lucenti che colavano dalla ferita. Lapista di sangue passava diritta sul nastro nero largo un paio dicentimetri che era stato tatuato sul suo polso quasi duecento annifa, il simbolo della sua schiavitù di sangue. Z ne aveva uno anchesull’altro braccio ed uno sul suo collo. Allungandosi, strappò via unaltra sezione di asciugamano dicarta passandolo sulla pista di sangue. Il sangue venne viafacilmente, ma non cera nessuno modo di tirare via i marchi chela sua padrona ammalata gli aveva lasciato. Linchiostro eraimbevuto nella sua pelle, simbolo perenne che lui era unaproprietà, da usare e non un individuo che poteva vivere la suavita. Per nessuna buona ragione, lui pensò alla pelle di Nalla, cosìincredibilmente liscia e completamente perfetta. Tutti avevanonotato quanto era soffice: Bella, tutti i suoi fratelli, tutte leshellans della casa. Quando la prendevano in braccio era la primacosa che dicevano. Lei era morbida come un cuscino, lei era cosìperfetta da abbracciare. "Hai mai tentato di rimuovere i tatuaggi?" chiese leggermenteDoc Jane. "Loro non possono essere rimossi", Z risposte, abbassando la suamano."Allinchiostro è stato aggiunto il sale e questo lo rendepermanente sulla nostra pelle." "Ma hai mai tentato? Ora usano il laser per rimuovere i tatuaggi." "Farei meglio a prendermi cura di questo taglio così io possofinire di fare l’insalata." Lui afferrò un altro pezzo di asciugamanodi carta. "Avrò bisogno di garza e nastro." Z disse "Li ho nella mia borsa." Lei si girò per muoversi fino alla tavola. "No grazie, posso prendermi cura da solo di questo." Doc Jane lo fissò "Chiariamo una cosa: Non mi interessa se seiindipendente, io non starò qui guardandoti comportare come unostupido. Quella panca ha il tuo nome scritto sopra."
  5. 5. Se lei fosse stata uno dei suoi fratelli, lui avrebbe scoperto le suezanne e gli avrebbe soffiato. Ma lui non poteva fare questo a DocJane e non solo perché lei era una donna, il fatto era, che lui nonpoteva veramente contestare niente che lei aveva detto. Infatti leigli aveva dato niente più che un’obiettiva opinione medica. “Ci siamo capiti?” lei incitò, improvvisamente non impressionatada come lui la stava guardando. "Sì." "Bene." "Lui ha questi incubi. . . . Dio, gli incubi." Bella si inclinò giù e mise il pannolino sporco nel bidone. Leiprese un altro pannolino da sotto il fasciatoio e tirò fuori il talco ele salviette per bambino. Prendendo con le mani le caviglie diNalla, lei sollevò sua figlia, una passata veloce con una salvietta,spruzzò il talco e poi scivolò il pannolino fresco al suo posto. Attraverso la stanza dei bambini, la voce di Phury era bassa."Incubi, su essere uno schiavo di sangue?" "Deve essere quello." Lei abbassò il sederino di Nalla e fissò conil nastro i lati del pannolino. "Perché lui non vuole parlarmene." "Sta mangiando? Alimentando?" Bella scosse la testa come lei chiudeva le clip del body di Nalla.Il body era rosa pastello e sopra aveva dei piccoli teschi con ossaincrociate. "Sta mangiando molto poco come cibo edassolutamente niente di sangue. È come. . . Io non so,… il giornoin cui lei è nata, lui era così stupito ed occupato e felice. Ma poi ècome se qualcosa in lui è scattato e lui si e chiuso in se. E’ritornato pressoché com’ era allinizio." Lei fissò giù Nalla che stava accarezzando il disegno sul suopiccolo pancino. "Mi dispiace ti averti fatto venire quaggiù. . . . e che non so piùche altro fare."
  6. 6. "Io sono contento che mi hai chiamato. Sai che io ci sarò sempreper te, ..per entrambi." Bella si voltò cullando Nalla sulla sua spalla. Phury stavainclinandosi contro il muro color crema della stanza dei bambini,il suo corpo enorme che copre il modello di coniglietti e scoiattolie daini dipinti a mano sul muro. "Io non voglio metterti in una posizione difficile o portati via daCormia inutilmente." "Bella, non preoccuparti!" Lui scosse la sua testa, i suoi capellimulticolore luccicarono. "Se io sono calmo, è solo perché sto tentando di pensare qual’è lamigliore cosa da fare. Parlare con lui non è sempre la soluzione." "Vero. Ma io non ho più idee e sto perdendo la pazienza." Bellasi mosse sedendosi sulla sedia a dondolo e spostando la bambinanelle sue braccia. Dalla piccola faccia angelica, gli occhi giallo brillante di Nallaguardavano in giro ed il riconoscimento era nel suo sguardo fisso.Lei seppe precisamente chi era con lei. . . e chi non c’era. Laconsapevolezza era entrata nellultima settimana più o meno. Ecambiò tutto. "Z non la tiene in braccio, Phury. Lui non la prende in braccio." "Dici sul serio?" "Dannazione, quand’è che la depressione dopo parto finirà?Frigno per nulla." "Aspetta Bella, neppure una volta? Lui non l’ha presa dalla culla...?" "Lui non vuole toccarla. Cavolo, puoi passarmi dei fazzoletti?."Quando Phury le passò la scatola dei fazzolettini di carta, lei tiròfuori uno e lo pigiò ai suoi occhi. "Io sono tale confusione. Tuttoquello al quale io posso pensare è Nalla che passa la sua interavita che si chiede perché suo padre non lama." Lei bestemmiòleggermente come caddero più lacrime. "Ok, questo è ridicolo." "Non è ridicolo", lui disse. "Veramente non è."
  7. 7. Phury si inginocchiò, tenendo la scatola dei fazzoletti.Assurdamente, Bella notò che la scatola aveva un disegno di unavia di alberi frondosi con una bella strada che si allungava vianella distanza. Su entrambi i lati i cespugli erano fioriti con fiorirosa e gli alberi stavano indossando gonne di tulle. Lei immaginò di camminare in quella strada . . . in un luogo chefosse migliore di quello in cui lei ora era. Lei prese un altro fazzoletto. "La cosa è, che io sono cresciutasenza un padre, ma almeno io avevo Rehvenge. Io non possoimmaginare come sarebbe avere un papà che è vivo, ma morto persua figlia." Con un piccolo suono, Nalla sbadiglio e tirò su colnasino, strofinando la sua faccia con la schiena del suo pugnetto."Guardala. Lei è così innocente. E lei ricambia l’amore così bene.. . Io voglio dire. . . Oh, per la causa di Dio, io comprerò unascorta di fazzoletti di carta!." Con un rumore disgustato lei strappò fuori un altro fazzolettino.Bella asciugò le sue lacrime evitando di guardare Phury, e lasciò isuoi occhi vagare nella stanza allegra che, prima della nascita diNalla, era stata una stanza armadio. Ora era tutto per la bambina,per la famiglia, con la sedia a dondolo che Fritz aveva fatto amano, appaiata con il fasciatoio, e la culla che era ancora decoratacon fiocchi multicolori. Quando il suo sguardo fisso si fermò sulla libreria con tutti i suoigrandi, grossi libri, lei si sentì anche più male. Lei e gli altrifratelli erano gli unici che leggessero a Nalla, che fecero sedere labimba sul loro grembo piegandola nella sua coperta luccicante e leraccontassero le storie rimando le parole. Non era mai suo padre, anche se Z aveva imparato a leggerepressoché un anno fa. "Lui non parla di lei come sua figlia. È mia figlia. Per lui, lei è lamia, non la nostra." Phury fece un suono disgustato. "Mh, io sto tentando di resisterealla spinta di prenderlo a pugni”
  8. 8. "Non è colpa sua. Io voglio dire, dopo tutto quello che lui hadovuto superare. . . Forse, io avrei dovuto aspettarmi questo." Leischiarì la sua gola. "Io voglio dire, la gravidanza non fu progettata,ed io mi chiedo. . . e se lui è seccato con me e si pente di averavuto Nalla?" "Bella tu sei il suo miracolo. Tu lo sai." Lei prese più fazzoletti e scosse la sua testa. "Ma non sono piùsolo io. Ed io non posso crescere Nalla qui se lui non puòaffrontare la vita con entrambe. . . . Io voglio lasciarlo." "Whoa, io penso che quello è un po’ prematuro." "Lei sta cominciando a riconoscere le persone, Phury. Lei stacominciando a capire che suo padre l’ha chiusa fuori. Z ha avutotre mesi per essere usato allidea. Col tempo, lui è diventatopeggiore, non migliore." Come Phury bestemmiò, lei alzò i suoi occhi guardando gli occhigiallo brillante del gemello del suo hellren. Dio, lo stesso coloregiallo che splendeva negli occhi di sua figlia, così non cera versodi guardare Nalla senza pensare a suo padre. Ed ancora. . . "Seriamente" Bella disse, "come pensi che sarà la situazione daqui ad un anno? Non c’è niente di più solitario che dormire vicinoa qualcuno che è perso, è come se Z se ne fosse andato, oavendolo come un padre." Nalla alzò la sua manina grassoccia ed afferrò uno dei fazzoletti. "Non sapevo che tu eri qui." Gli occhi di Bella si spostarono velocemente alla via daccesso.Zsadist stava stando là in piedi, un vassoio nelle sue mani con uninsalata ed una brocca di limonata. Cera una benda bianca sullasua mano destra ed un completo “non chiedere” sulla sua faccia. Apparendo là in lontananza, sul limite della stanza della bambinalui appariva precisamente come quando lei l’aveva visto e si erainnamorata: un maschio gigantesco con un cranio rasato ed unacicatrice che scendeva giù sulla sua faccia, i nastri di schiavo ai
  9. 9. suoi polsi e sul suo collo e con gli anelli ai capezzoli che siintravedevano attraverso la maglietta nera che lo fasciava. Lei ripensò alla prima volta che lei laveva visto, Z stava boxandocon il sacco, giù nella palestra d’addestramento del centro. Lui simuoveva incredibilmente veloce sui suoi piedi, ed i suoi pugnivolavano più veloci che il suo occhio potesse seguire, con il saccoche sbatteva ferocemente dai colpi e senza neppure una pausa, luiaveva sguainato un pugnale nero dalla fondina nel suo torace edaveva pugnalato il sacco, lacerando la lama attraverso il cuoio efacendo cadere fuori l’imbottitura come se fossero gli organiinterni di un Lesser. Con il passare del tempo lei imparò che il combattente fiero nonera tutto quello che c’era in lui. Le sue mani avevano in loro,grande gentilezza e quella faccia rovinata, con il suo labbrosuperiore distorto, sapeva sorriderle e guardarla con amoreindicibile. "Io venni per vedere Wrath", disse Phury, alzandosi. Gli occhi di Z andarono subito alla scatola dei fazzolettini dicarta che il suo gemello stava tenendo e subito dopo ai batuffoli difazzoletti nella mano di Bella. "Ah, si?." Z entrò e mise giù il vassoio sulla scrivania dove eranoappoggiati i vestiti di Nalla, senza guardare sua figlia comunque,lei seppe che lui era nella stanza. La bambina girò la faccina nellasua direzione, i suo occhi concentrati con supplica e le sue piccolepaffute braccia alzate verso lui. Z indietreggiò fuori nella sala. "Buona riunione. Io sto andandofuori a caccia." "Io ti accompagnerò alla porta", disse Phury. "Non ho tempo ora. Più tardi." Gli occhi di Z incontrarono Bellaper un momento. "Ti amo." Bella abbracciò Nalla più vicino al suo cuore. "Anche Io ti amo.Abbi cura di te." Lui accennò col capo una volta e poi lui fu andato.
  10. 10. 2 Zsadist si svegliò in un attacco di panico, lui tentò di calmare lasua respirazione e dedurre dove si trovava, ma i suoi occhi nonerano molto d’aiuto, tutto era scuro. . . lui era avvolto in unanerezza densa, fredda attraverso la quale non poteva vedere,nonostante tutto il suo impegno. Sarebbe potuto essere in una camera da letto, fuori in un campo. . . in una cella.
  11. 11. Si svegliò in questo modo molte, molte volte. Per cento annicome uno schiavo di sangue, lui si svegliò in un attacco di panico,nella completa cecità chiedendosi che cosa gli sarebbe stato fattoe da chi. E dopo che lui era libero, gli incubi gli causarono la stessacosa. In entrambi i casi era una completa schifezza. Quando luiera stato di proprietà della Padrona, preoccuparsi di chi, cosa equando non laveva aiutato. Labuso era inevitabile sia che luifosse a faccia su o a faccia in giù nel suo letto: lui sarebbe statousato finché lei ed i suoi stalloni erano sazi per poi lasciarlogiacere degradato e perduto, da solo nella sua prigione. Ed ora, grazie ai suoi incubi lui si risvegliava nello stessoterrore in cui lui si era destato così tante volte come uno schiavo;il suo subconscio insisteva a scatenare ancora e ancora i suoiorrori passati. Almeno. . . lui pensò stava sognando. Il vero panico lo colpì quando lui si chiese in quale buio lui sitrovò. Era il buio della cella o il buio della sua camera da lettocon Bella? Lui non seppe. Entrambi sembrarono uguali quandonon cerano indizi visuali per decifrare e con solamente il suonodel battito del suo cuore che batte nei suoi orecchi. Soluzione? Lui tenterebbe di spostare le sue braccia e gambe. Sefossero libere dalle catene, se non era ammanettate, allora era,ancora una volta, il caso di essere imbrigliato nella presasoffocante della sua mente. Se lui potesse spostare le sue bracciae gambe attraverso lenzuola pulite, allora sarebbe a posto. Ok. Muovere le braccia e le gambe. Le sue braccia. Le sue gambe. Hanno bisogno di muoversi. Muovetevi. Oh, Dio. . . dannazione, muovetevi. I suoi muscoli non si spostarono e nella paralisi del suo corpo laverità lo artigliò e lo lacerò.
  12. 12. Lui si trovava nelloscurità della cella della sua Padrona,imprigionato con spessi ceppi di ferro che lo tenevano incatenatoal letto. Lei ed i suoi innamorati starebbero venendo di nuovo perlui, e loro farebbero a lui qualunque cosa che loro hanno voluto,marchiando la sua pelle, sporcandolo dallinterno. Lui si lamentò, il suono patetico vibrò dal suo torace aprendouna breccia attraverso la sua bocca, come se fosse sollevato diessere libero da lui. Bella era il sogno. Lui visse in un incubo. Bella era il sogno. . . . Dei passi si stavano avvicinarono dalla scala nascosta chescendeva giù dalla camera da letto della sua padrona, il suonoecheggiò divenendo sempre più forte. E cerano più di unapersona sugli scalini di pietra. Con lorrore di un animale, i suoi muscoli afferrarono, etirarono contro il suo scheletro, lottando disperatamente perdiventare liberi dal legame ad una carne che sarebbeaccarezzata, invasa ed usata. Il sudore bagnò la sua faccia,mentre un macigno si posava sul suo stomaco, ed il sapore di bileassaltava l’esofago alla base della sua lingua. Qualcuno stava piangendo. No. . . gemendo. Dall’angolo lontano della cella si sentiva il pianto di unbambino. La sua lotta fermò mentre lui si chiese cosa stesse facendo unbambino in questo luogo. La padrona non aveva discendenti, nélei era rimasta incinta durante tutti gli anni in cui lui era statoabusato da lei. No. . . un attimo. . . lui aveva portato la bambina qui. Era la suabambina che pianse e la Padrona stava per trovarla. Lei stava pertrovare la bambina e . . . Oh, Dio. Questa era colpa sua. Lui aveva portato la bambina qui. Esca la bambina. Trovi la bambina.
  13. 13. Z chiuse i suoi pugni e ficcò i suoi gomiti nel letto, e con ognioncia di forza che lui aveva cercò di sollevarsi. Il potere venne dapiù del suo corpo; esso nasceva della sua volontà. Con un fiottomassiccio, lui. . .. . . non andò assolutamente da nessuna parte. Lecatene tagliarono attraverso i suoi polsi e le sue caviglie giù finoalle sue ossa, tagliando la sua pelle così che il sangue si mescolòcol suo sudore. La porta si aprì, la bambina stava piangendo e lui non potevasalvarla. La padrona stava andando da.. La luce lo trascinò su, sollevandolo come un razzo alla veracoscienza. Z scattò fuori dal letto, nella posizione di lotta con i pugni alzatial suo torace, le spalle allineate e le cosce pronte per saltare. Bella si ritirò lentamente dalla lampada che lei aveva acceso,come se lei non volesse spaventarlo. Lui esaminò la camera da letto. Come al solito, non c’eranessuno con cui lottare, ma era riuscito a svegliare tutti.Nellangolo, Nalla stava piangendo nella sua culla e lui aveva, dinuovo, spaventato a morte la sua shellan. Non cera la Padrona, nessuno dei suoi consorti, nessuna cella ocatene che lo incatenarono ad un letto. Nessuna bambina nellacella con lui. Bella scivolò fuori del letto ed andò fino alla culla, prendendo inbraccio una Nalla arrossita e strillante. La bambina tenne le suepiccole braccia paffute diritte fuori per Zsadist, gemendo per suopadre e grondando lacrime. Bella aspettò un momento, come se leistesse sperando che questa volta sarebbe diverso e lui prenderebbeNalla nelle sue braccia e conforterebbe la bambina che,chiaramente lo volle. Z si ritirò fino a toccare il muro, incrociando le sue braccia.
  14. 14. Bella si girò e incominciò a parlare a bassa voce alla piccolamentre entrambe si spostavano nelladiacente stanza dei bambini.La porta avviluppò le frigna della bimba come scivolò chiusa. Z si accosciò a terra. "Cazzo." Lui si strofinò il cranio e poi, con le sue braccia allacciò insiemele sue ginocchia. Dopo un momento, Z si ricordò, che si eraseduto nella stessa posizione che assumeva nella sua cella, la suaschiena contro il muro di fronte alla porta, le sue ginocchia su, ilsuo corpo nudo che rabbrividisce. Lui guardò i nastri di schiavosui suoi polsi. Il nero era così denso nella sua pelle, così solido,era come i ceppi di ferro che lui aveva portato una volta. Dio solamente sa, dopo quanto tempo, la porta alla stanza deibambini scivolò aperta e Bella ritornò indietro con la bimba. Nallaera addormentata di nuovo, Bella la mise giù nella culla, con curameticolosa come se fosse una bomba che stesse per esplodere daun momento o altro. "Mi dispiace", lui disse leggermente, strofinando i suoi polsi. Bella si mise una vestaglia ed andò alla porta che ha condottofuori nella sala. Con la sua mano sulla manopola, lei lo guardò, i suoi occhilontani.“Io non posso più dire che questo è ok." "Io sono veramente spiacente sui sogni." "Io sto parlando di Nalla! Io non posso dire che il tuo evitarla èok. . .e che io capisco, e che diventerà migliore e che io saròpaziente! Il fatto è, che lei è la tua bambina così come la mia, e mispezza il cuore vedere che ti ritiri da lei!... Io so quello che tu haidovuto superare, ed io non voglio puntarmi, ma. . . tutto ora èdiverso per me. Io ho bisogno di pensare a ciò che è meglio perlei, ed un padre che neppure la tocca, bhè questo non è di sicuro ilmeglio per Nalla." Z aprì le sue mani e fissò i suoi palmi, tentando di immaginare diprendere in braccio la bambina. I nastri di schiavo gli sembraronoenormi. Enormi. . . e contagiosi, e le parole che passavano nella
  15. 15. sua mente non erano “non voglio” Z pensò ma erano “non posso”.Se lui confortasse Nalla e giocasse con lei e leggesse per lei,vorrebbe dire lei laveva per padre, ed il suo lascito non era nullache lui ha voluto dare alla bambina. La figlia nata da Bella meritòmolto, molto di più di questo! "Io ho bisogno che tu decida quello che vuoi fare", disse Bella."Se tu non puoi essere suo padre, io ti sto lasciando. Io so chesuona aspro, ma. . . io devo pensare a quello che è migliore per lei.Io ti amo ed io ti amerò sempre, ma non si tratta più di me." Per un momento, pensò, che non aveva sentito bene.Lasciandolo? Bella uscì nella sala delle statue. "Io sto andando a prenderequalcosa da mangiare. Non ti preoccupare di lei. Io ritorneròvelocemente." Lei chiuse la porta dietro a lei senza un suono. Due ore più tardi, quella sera, Z stava ancora pensando al modoin cui la porta si era chiusa così quietamente. Stando in piedi di fronte al suo armadio pieno di camicie nere epantaloni di pelle ed anfibi, lui cercò di analizzare le sueintenzioni, inseguendole attraverso il labirinto delle sue emozioni. Sicuramente, lui volle superare la confusione mentale con suafiglia. Indubbiamente lui voleva, il problema era che gli sembravasemplicemente insormontabile. Certamente quello che gli era statofatto era nel passato, ma tutto quello che lui doveva fare, eraguardare i suoi polsi per vedere che lui ancora ne era sporcato, cheil passato non era chiuso dietro alle sue spalle. E lui non volleassolutamente qualsiasi cosa così sporco vicino a Nalla. Lui avevaavuto lo stesso problema allinizio della relazione con Bella, ed erariuscito a venirne fuori con la sua shellan, ma le implicazionierano più gravi con la bambina. Lui era, in qualche modo,lincarnazione corporale di quanta crudeltà è esistita nel mondo elui non volle che sua figlia conoscesse che tali profondità di
  16. 16. depravazione esistessero e tanto meno che lei vedesse i loro effettiritardati su suo padre. Cazzo. Cosa diamine farò quando lei sarà abbastanza grandeper guardare il suo viso e chiedergli perché lui sfregiato e comegli era successo? Cosa le dirà quando lei vorrà sapere perché luiaveva dei nastri neri sulla sua pelle? Cosa le risponderà zioPhury quando lei gli chiederà perché lui non aveva una gamba? Z tirò su una camicia ed un paio di pantaloni di cuoio, poi la suafondina per i pugnali ed aprì larmadio delle pistole. Tirò fuori unpaio di SIG Sauer, le controllò rapidamente. Merda, lui lottavacon null’altro che le sue mani nude. Sin da quando Bella eraentrata nella sua vita, comunque, lui era stato più accurato. E questa, chiaramente era laltra parte che ingarbugliava il suocervello: Lui uccise per vivere, Quello era il suo lavoro. Nallastava per dovere crescere preoccupandosi per lui ogni notte, comefaceva Bella. Lui chiuse a chiave larmadio contenenti le pistole, poi mise lepistole nella fondina sulle sue anche, controllò i suoi pugnali, eindossò la sua giacca di cuoio. Dette uno sguardo alla culla dove Nalla ancora stava dormendo. Pistole, lame, stelle da lancio. Cristo, la bimba ebbe bisogno diessere circondato da sonagli ed orsacchiotti di pezza di lusso nonda questa roba. Forse la verità era che lui non era tagliato per essere un padre. Labiologia, comunque, l’aveva visto vincente in quel ruolo, ed oraloro erano tutti imprigionati al suo passato. Tanto quanto lui nonpoteva immaginare di vivere senza Bella, non c’era nessuno modoche lui potesse diventare il papà che Nalla meritò. Con un cipiglio, lui si immaginò, Nalla al suo debutto in società,cosa che tutte le donne della glymera facevano un anno dopo laloro transizione. Le figlie avevano sempre il loro primo ballo conil proprio padre, e lui vide Nalla vestita in un meraviglioso vestitorosso, i suoi capelli multicolori elegantemente sistemati sopra la
  17. 17. testa, dei rubini ad adornare il suo collo. . . e lui con la sua facciasfregiata ed i suoi polsini di schiavo che sbirciano fuori dal suosmoking. Vai, Grande ritratto! Bestemmiando, Z si diresse verso il bagno, dove Bella si stavapreparando per la sera. Lui stava per dirle che lui stava andando fuori per seguire unapista della notte prima e che appena avesse finito, lui ritornerebbea casa e loro parlerebbero. Come lui girò l’angolo tuttavia, lui sibloccò. Nella nebbia attardata dal vapore della doccia, Bella si stavaasciugando. I suoi capelli furono avvolti in un asciugamano, il suocollo lungo esposto, i muscoli delle sue spalle che si muovono inmodo così armonioso come lei passava velocementel’asciugamano attraverso la sua schiena. I suoi seni ondeggiarono, rapendo i suoi occhi e.. indurendolo. Mentre lui la guardò, tutto al quale lui potrebbe pensare erasesso. Dio, lei era bellissima. Le era piaciuta arrotondata dallagravidanza ma le piaceva immensamente anche come lei era ora.Bella era dimagrita rapidamente dopo la nascita di Nalla, il suostomaco era stretto come era stato prima e le sue anche avevanoriguadagnano i loro contorni magri. Tuttavia i suoi seni erano piùgrandi e più pesanti ed i capezzoli un rosa più profondo. Il suo membro diede una tirata nei suoi pantaloni, un criminaleche voleva uscire dalla sua prigione. Come cercò di riordinarsi, comprese che lui e Bella non eranostati insieme da prima della nascita di Nalla. La gravidanza erastata difficile, e dopo il parto Bella aveva giustamente, avutobisogno di guarire e di riposo stancandosi parecchio per prendersicura della sua bambina. Cavolo, le mancò lei e peggio ancora lui veramente la desiderò.Dio, lei era la femmina più spettacolosamente erotica sulla facciadel pianeta.
  18. 18. Bella lasciò cadere il suo accappatoio di fronte allo specchio, e sifissò. Con una smorfia, lei si inclinò in avanti, pungolò i suoi zigomi,la linea della sua mascella, sotto il suo mento. Drizzandosi,aggrottò le sue ciglia e si girò di lato, tirando dentro il suostomaco. Lui schiarì la sua gola per trovare la sua attenzione. "Io stoandando fuori." Al suono della sua voce, Bella si tuffò sul suo accappatoio.Tirandolo su rapidamente, lei l’allacciò strettamente tirando sù irisvolti vicino alla sua gola. "Oh, non ti ho sentito arrivare." "Ok. . ." L’erezione si sgonfiò. "Sono qui!" "Stai andando via?" Bella chiese come liberò i capellidall’asciugamano. Z pensò che lei non aveva sentito neppure le sue parole. "Sì, iosto quasi per andare fuori. Come sempre però sarò raggiungibile." "ok, noi staremo bene." Lei si curvò per prendere il phon e poicominciò a strofinare i suoi capelli con lasciugamano. Anche se lei distava solo 3 metri, lui non poteva raggiungerla.Non poteva chiederle perché il suo primo istinto era statonascondere il suo corpo da lui. Z aveva veramente troppa paura diquella che probabilmente, sarebbe stata la sua risposta. "Buona serata", lui disse rudemente. Lui aspettò un momento,pregando che lei lo guardasse, gli desse un piccolo sorriso, losaluti con un bacio. "Anche a te" Lei liberò i suoi capelli e si piegò per prendere ilphon. "Abbi cura di te." "Certo." Bella accese il phon e prese la sua spazzola per sembrareoccupata mentre Z andò via. Quando lei era sicura che lui eraandato, lei smise di recitare, spegnendo il phon e lasciandolocadere sul piano di marmo del bagno.
  19. 19. Dio, il cuore le fece così male, lei era nauseata, e come lei fissò ilsuo riflesso, lei volle veramente fracassare in mille pezzi lospecchio di fronte lei. Loro due non erano stati insieme, come “stato insieme”, daallora. . . Dio, dovevano essere quattro o cinque mesi, prima chelei cominciasse ad avere le perdite di sangue. Lui non pensò sessualmente più a lei. Non da quando Nalla eranata. Era come se la nascita avesse spento quella parte della lororelazione. Quando lui la toccata, era con la gentilezza ecompassione di un fratello, mai con passione. Inizialmente, Bella aveva pensato che forse era perché lei non eramagra come lei era stata prima, ma nelle ultime quattro settimaneil suo corpo si era ripreso. Almeno, lei pensò. Si stava prendendo in giro? Sciogliendo il laccio dellaccappatoio, lei aprii le due metà, simise di lato per misurare il suo stomaco. Si ricordò che durante lasua crescita, suo padre era ancora vivo, e lui le aveva stampato afuoco nella sua mente con severa rigidità, limportanza per tutte ledonne della glymera di essere magre, per cui addirittura ora, dopotanti anni dalla sua morte, quegli avvertimenti austeri riguardo adessere magri riecheggiavano ancora nella sua mente. Il dolore la colpì di nuovo e con un sospiro lei si riallacciò strettol’accappatoio. Sì, lei volle che Nalla avesse suo padre, e questa era lapreoccupazione primaria. Ma a lei mancò il suo hellren. Lagravidanza era venuta così rapidamente che loro non avevanoavevo lopportunità di godere il primo periodo insieme. Per esseresemplicemente due piccioncini che si divertono nella compagnial’uno dell’altro. Come lei riprese il phon e lo riaccese, lei tentò di non contare ilnumero dei giorni da quando lui la aveva cercata come un uomo.Era stato così tanto tempo da quando lui aveva frugato attraversole lenzuola con le sue grandi, calde mani e l’aveva svegliata con le
  20. 20. sue labbra sul suo collo ed una stimolazione dura che preme sullasua anca. E’ vero, neanche lei lo aveva cercato. Ma lei non stavaprendendo per concesso il genere di accoglienza che leiriceverebbe. Lultima cosa di cui lei ora ebbe bisogno era che luinon fosse più attirato da lei. Lei già era emotivamente distruttacome madre; Grazie mille ma un fallimento anche sul frontefemminile era troppo da confrontare. Quando i suoi capelli erano asciutti, lei gli diede una spazzolatarapida e poi andò fuori a controllare Nalla. Stando in piedi sullaculla, guardando loro figlia lei non poteva credere che le coseerano arrivate ad un ultimatum. Lei aveva saputo sempre che Zavrebbe avuto problemi dopo quello che lui aveva dovutosopportare, ma non aveva mai pensato che loro non potessero fareun ponte sul suo passato. Il loro amore era sembrato abbastanza forte per fargli superaretutto. Forse non lo era.
  21. 21. 3 La casa era lontana dalla strada sterrata e circondata da grossicespugli e alberi frondosi ricoperti di foglie marroni.L’architettura della cosa era un miscuglio di vari stili e l’unicoelemento che li univa era il fatto che erano stati tutti riprodottimalamente. Aveva un tetto tipo Cape Cod, ma era a un solo pianocome un ranch; aveva colonne sul porticato come una casacoloniale ma era rivestita di plastica come una roulotte; erapiantata sulla sua piazzola come un castello eppure aveva la stessadignità di un cassonetto ammaccato. Oh, ed era dipinta di verde. Tipo, verde pisello. Vent’anni prima probabilmente il posto era stato costruito da unuomo di città dotato di cattivo gusto che cercava di rifarsi una vitanei panni del gentiluomo di campagna. Adesso tutto era lasciatoandare, tranne per una cosa: la porta era fatta di acciaioinossidabile, splendente e fresca come una rosa, e rinforzata tipoquelle che puoi trovare nei reparti psichiatrici o in prigione. E sulle finestre erano inchiodate delle assi di legno. Z si accucciò dietro la carcassa arrugginita di quella che era statauna Trans Am dell’92 e rimase in attesa che le nuvole siaddensassero e coprissero la luna tanto da permettergli dimuoversi. Dall’altro lato del giardino invaso dalle erbacce e delvialetto ricoperto di ghiaia, Rhage aspettava dietro una quercia. Davvero l’unico albero abbastanza grande per nascondere ilfiglio di puttana. La Fratellanza aveva scoperto il posto la notte prima per purafortuna. Z era in centro città a perlustrare il parco d’aghi sotto iponti di Caldwell quando aveva beccato un paio di scagnozziintenti a gettare un corpo nel fiume Hudson. I due si erano disfattidel cadavere in modo veloce e professionale: una berlina anonima
  22. 22. si era avvicinata, due ragazzi con felpe nere con cappuccio eranoscesi e si erano diretti al bagagliaio, il corpo preso per le spalle ele gambe, i resti buttati nella corrente. Splish, splash, a farsi un bagno. Z si era trovato a quasi tre metri di distanza più in giù lungo ilfiume, così quando il morto era passato galleggiando, aveva vistodalla smorfia sulla bocca che si trattava di un maschio umano.Normalmente questo sarebbe stato la causa per non fareassolutamente niente. Se qualcuno si era ritrovato in una scena delPadrino, non erano certo affari della Fratellanza. Ma il vento aveva cambiato direzione e gli aveva portato unazaffata di qualcosa di dolce come zucchero filato. C’erano solo due cose che Z conosceva con quell’odore e checamminassero eretti: le vecchiette e il nemico della sua razza.Considerando che era improbabile che Berry White e Bea Arthurfossero sotto quei cappucci a dare sfogo al proprio lato TonySoprano, allora voleva dire che c’erano due lessers poco più su.Quindi la faccenda era decisamente sulla lista delle cosa da fare diZ. Con perfetto tempismo, la coppia di cacciatori si mise a litigare.Mentre finivano naso contro naso scambiandosi qualche spinta equalche colpo, Z si smaterializzarò accanto al pilone più vicinoalla berlina. La targa sul quel catorcio di Impala era 818 NPA, enon sembrava esserci nessun altro passeggero né della varietàstecchiti né di quella vivi. In un batter d’occhio, Z si smaterializzarò di nuovo, questa voltasul tetto del magazzino che fiancheggiava il fiume. Dalla suaposizione strategica, attese con il telefono attaccato all’orecchio euna linea aperta con Qhuinn, puntellandosi contro le folate divento che salivano dal culo dell’edificio. I lessers di solito non uccidevano gli umani. Era una perdita ditempo, per un verso, perché non ti faceva guadagnare punti conl’Omega, e un mucchio di problemi se venivi preso, per l’altro.
  23. 23. Detto questo, se qualcuno vedeva qualcosa che non avrebbedovuto, i cacciatori non avrebbero esitato a spedirlo verso la suaricompensa eterna. Quando l’Impala finalmente uscì da sotto il ponte, svoltò a destrae si diresse lontano dal centro città. Z parlò al telefono, e unmomento dopo emerse un Hummer nero proprio da dove l’Impalaera uscita. Qhuinn e John Matthew stavano passando la serata libera conBlay allo Zerosum, ma quei ragazzi erano sempre prontiall’azione. Non appena Z aveva chiamato, i tre erano corsi versol’auto nuova di pacca di Qhuinn, che era stata parcheggiata a unisolato e mezzo di distanza. Secondo le istruzioni di Z, i ragazzi avevano messo a tavolettaper raggiungere la berlina. Mentre si avvicinavano, Z tenevad’occhio i lessers, dematerializzandosi dalla cima di un edificioall’altro mentre i pezzi di merda proseguivano lungo la riva delfiume. Ringraziando la fottuta fortuna, i cacciatori non entraronoin autostrada o sarebbero potuti sfuggire. Qhuinn aveva delle doti dietro il volante e una volta chel’Hummer si fu attaccato al SUV in modo affidabile, Z smise difare l’Uomo Ragno e lasciò i ragazzi a fare il loro lavoro. Dopocirca quindici chilometri, Rhage diede loro il cambio con la suaGTO giusto per confondere le acque e ridurre il rischio che ilessers si rendessero conto di essere pedinati. Appena prima dell’alba, Rhage li aveva seguiti fino a questoposto, ma era stato troppo tardi per qualunque tipo di infiltrazione. Stasera era il seguito. Alla grande. E guarda, l’Impala se ne stava bella bella sul vialetto. Quando le nuvole fecero finalmente la loro parte, Z diede ilsegnale a Hollywood e i due si dematerializzarono ai lati dellaporta d’ingresso. Un breve ascolto rivelò discussione in corso, levoci erano le stesse che Z aveva sentito vicino al fiume Hudson la
  24. 24. notte precedente. Evidentemente la coppia era ancora allo stadioacqua e olio. Tre, due…uno… Rhage aprì la porta con un calcio tanto forte che l’anfibio lasciòun’ammaccatura sul pannello di metallo. I due lessers nella stanza si girarono e Z non diede loro neancheuna possibilità di reagire. La canna della sua SIG ad aprire lastrada, Z li prese entrambi in pieno petto e i proiettili li fecerogirare come trottole. Rhage ci andò giù col pugnale, saltando in avanti e colpendoprima uno e poi l’altro. Quando i lampi di luce bianca e i fortisuoni scemarono, il fratello saltò in piedi e si immobilizzò comeuna statua. Né Z né Rhage si mossero. Usando i loro sensi, passarono alsetaccio il silenzio della casa, in cerca di qualunque cosasuggerisse altri inquilini. Il lamento che gorgogliò in tutta quella quiete proveniva dalretro, e Z si mosse velocemente verso il suono, canna della pistolasempre per prima. In cucina la porta della cantina era aperta, e Z sismaterializzarò sulla sua sinistra. Con un movimento veloce dellatesta diede un’occhiata giù per le scale. Sul fondo una lampadinanuda pendeva dai cavi rossi e neri, ma la pozza di luce nonmostrava altro che assi del pavimento macchiate. Z usò la propria volontà per spegnere la luce giù in basso eRhage gli assicurò copertura mentre Z bypassava gli scalinimalfermi e si dematerializzava nell’oscurità. Al piano di sotto Z sentì l’odore del sangue fresco e alla suasinistra udì il rumore ritmico dei denti che battono. Usò la propria volontà per riaccendere la luce…e rimase senzafiato. Un vampiro civile era legato mani e piedi ad un tavolo. Era nudoe ricoperto di lividi. Invece di guardare Z, chiuse forte gli occhi,
  25. 25. come se non potesse sopportare di sapere quello che stava perraggiungerlo. Per un momento Z non riuscì a muoversi. Era il suo personaleincubo in technicolor, e la realtà si distorse tanto che non fu piùsicuro se chi era legato al tavolo fosse lui stesso o il ragazzo cheera venuto a salvare. “Z?” disse Rhage dal piano di sopra. “C’è niente lì?” Z si riscosse e si schiarì la gola. “Ci sono.” Mentre si avvicinava al civile, disse piano nella Lingua Antica,“Stai calmo.” Gli occhi del vampiro si spalancarono e la testa scattò in avanti.Nello sguardo ci fu incredulità e poi sorpresa. “Stai calmo.” Z controllò due volte gli angoli del seminterrato, lavista penetrava l’oscurità in cerca di segni di un sistema disicurezza. Tutto ciò che vide fu un mucchio di pareti di cemento epavimenti di legno, insieme a vecchie tubature e cavi cheserpeggiavano sul soffitto. Nessun occhio elettronico o nuovefonti di energia. Erano da soli e non controllati, ma solo Dio sapeva per quantoancora. “Rhage, ancora campo libero?” urlò su per la scala. “Libero!” “Un civile.” Z fece una stima del corpo dell’uomo. Era statopicchiato e anche se non sembrava avere nessuna ferita aperta, nonc’era modo di stabilire se fosse in grado di smaterializzarsi.“Chiama i ragazzi in caso avessimo bisogno di trasporto.” “Già fatto.” Z fece un passo avanti… Il pavimento si frantumò sotto i suoi piedi, spaccandosi propriosotto di lui. Mentre la gravità lo acciuffava con forza e con mani bramose elui precipitava in caduta libera, tutto quello a cui riusciva apensare era Bella. A seconda di ciò che giaceva sul fondo, questoavrebbe potuto essere…
  26. 26. Atterrò su qualcosa che si frantumò all’impatto, schegge diqualunque cosa fosse gli lacerarono i pantaloni di pelle e le maniprima di rimbalzare e tagliargli il viso e il collo. Mantenne la presesulla pistola perché era stato addestrato a farlo, e perché la fitta didolore gli fece contrarre i muscoli dalla testa ai piedi. Gli ci volle qualche respiro profondo prima di riuscire a riavviareil cervello e a fare la stima dei danni. Mentre si sedeva lentamente, il suono dei pezzi di vetro checadevano sul pavimento di pietra gli echeggiò intorno. Nel cerchiodi luce che scendeva dalla cantina sopra di lui, Z vide che eraseduto nel bel mezzo di un caleidoscopio di cristalli lucenti… Era caduto su un lampadario grosso quanto un letto. E il suo piede sinistro era girato all’indietro. “Cazzo.” La parte bassa della gamba rotta cominciò a martellare di dolore,facendogli pensare che se solo non avesse guardato la dannatacosa, forse avrebbe continuato a non sentire nulla. Il viso di Rhage spuntò oltre l’orlo del buco frastagliato. “Tuttookay?” “Libera il civile.” “È tutto a posto?” “La gamba è andata.” “Andata come?” “Beh, sto guardando il tacco dell’anfibio e il davanti delginocchio allo stesso tempo. E c’è una buona probabilità che stiaper vomitare.” Deglutì con forza, cercando di convincere ilproprio riflesso faringeo a darsi una calmata. “Libera il civile e poivedremo come tirarmi fuori di qui. Oh, e rimani sulle file di chiodidel pavimento. Chiaramente le tavole sono fragili.” Rhage annuì, poi sparì. Mentre passi pesanti facevano caderenuvole di polvere, Z mise una mano nella giacca e tirò fuori laMaglite. La cosa era grossa come un dito ma poteva emanare unraggio di luce potente come quello dei fanali di un’auto.
  27. 27. Mentre faceva scorrere la cosa in giro, il problema alla gamba loinfastidiva un po’ meno. “Che…diavolo?” Era come stare in una tomba egizia. La stanza misurava dodicimetri per lato e traboccava di oggetti che luccicavano, dai quadri aolio nelle cornici dorate ai candelabri d’argento, dalle statuerivestite di pietre preziose a interi mucchi di posateria d’argento. Edall’altra parte della stanza erano accatastate casse cheprobabilmente contenevano gioielli, e c’era un fila di circaquindici valigette di metallo che dovevano essere piene di soldi. Era un magazzino del saccheggio, riempito con quello che erastato portato via durante le razzie dell’estate. Tutta quella merdaera appartenuta alla glymera, Z riuscì perfino a riconoscere i voltiin qualcuno dei dipinti. Un sacco di cose di valore lì sotto. E guarda. Sulla destra, vicinoal pavimento in terra battuta, una luce rossa cominciò alampeggiare. La sua caduta aveva fatto scattare il sistemad’allarme. La testa di Rhage rispuntò. “Il civile è libero, ma non riesce asmaterializzarsi. Qhuinn è a meno di un chilometro da qui. Su checazzo sei seduto?” “Un lampadario, e non è neanche la metà della storia. Senti,stiamo per ricevere compagnia. Sto posto è collegato a unimpianto d’allarme e io l’ho fatto scattare.” “C’è una scala per venire lì?” Z si tolse il sudore causato dal dolore passandosi una mano sullafronte, la merda era fredda e unta sul dorso della manoinsanguinata. Dopo aver fatto girare la luce intorno, scosse latesta. “Non ne vedo nessuna, ma devono avere portato il bottinoqui in qualche modo, e sicuro come l’inferno che non è statoattraverso il pavimento.” La testa di Rhage si alzò di scatto e il fratello aggrottò la fronte.Il suono di lui che sfoderava il pugnale era un sospiro di
  28. 28. anticipazione di metallo contro metallo. “Questo o è Qhuinn o èun cacciatore. Togliti dalla luce mentre sistemo la faccenda.” Hollywood sparì dal buco nel pavimento, i suoi passi adesso unquieto sussurro. Z rimise la pistola nella fondina perché doveva farlo, e tolsealcuni frammenti di cristallo. Portando il culo giù sul pavimento,fece leva con il piede buono e sgattaiolò nell’oscurità, direttoverso la luce di sicurezza. Dopo aver portato il culo vicino alladannata cosa, visto che era l’unico spazio vuoto che riusciva avedere tra i mucchi di arte e argento, si sistemò contro il muro. Quando il piano di sopra rimase decisamente troppo tranquillo,capì che non era Qhuinn con i ragazzi. Eppure non c’era nessunsuono di lotta. E poi la merda passò da brutta a pessima. Il “muro” su cui stava appoggiato scivolò via e lui cadde dischiena …ai piedi di un paio di incazzati lessers dai capellibianchi. 4 C’erano un sacco di cose positive nell’essere una mamma. Tenere tra le braccia i tuoi piccoli e cullarli fino a farliaddormentare era decisamente una di quelle. Così come piegare iloro vestitini. E nutrirli. E vederli mentre ti guardano con gli occhipieni di felicità e di sorpresa appena svegli.
  29. 29. Bella cambiò posizione sulla sedia a dondolo, rimbocco lacoperta sotto il mento di sua figlia, e accarezzò piano la guancia diNalla. Un corollario non tanto bello della maternità, però, era che tuttala cosa dell’intuito femminile era super intensificata. Seduta al sicuro nella residenza della Fratellanza, Bella sapevache qualcosa non andava. Anche se lei era al sicuro, in unanursery che veniva dritta da un articolo intitolato “La famigliaperfetta abita qui”, era come se ci fosse uno spiffero che aleggiavaper la stanza e puzzava di puzzola morta. E anche Nalla avevaricevuto quella sensazione. La bimba era stranamente tranquilla etesa, gli occhi gialli erano focalizzati in un qualche punto medianocome se stesse aspettando lo scoppio di un rumore forte. Naturalmente, il problema con l’intuito, legato alla maternità omeno che fosse, è che si trattava di una storia senza parole e senzatempo. Anche se ti fa essere pronta per le cattive notizie, non cisono nomi o verbi che si uniscano all’ansia, nessun timbro con ladata e l’ora. Così mentre te ne stai seduta con la paura attaccata alcollo come un freddo straccio bagnato, la tua mente deverazionalizzare perché quello è il meglio che chiunque possa fare.Forse era solo il Primo Pasto che le era rimasto sullo stomaco.Forse era solo ansia passeggera. Forse… Diavolo, forse quello che le contorceva le budella non era affattointuizione. Forse era dovuto al fatto che aveva raggiunto unadecisione che non le andava giù. Sì, quella era la causa più probabile. Dopo averci rimuginatosopra e aver sperato ed essersi preoccupata e aver cercato dipensare a un modo per uscire dalla situazione con Z, dovevaessere realistica. L’aveva affrontato…e non c’era stata alcuna verarisposta da parte sua. Nessun voglio che voi due rimaniate qui. Neanche ci proverò.
  30. 30. Tutto quello che aveva ottenuto da lui era che sarebbe uscito percombattere. Che era una specie di risposta, vero? Guardandosi intorno nella nursery, Bella fece l’elenco delle coseche avrebbe portato via…non molto, giusto una borsa con le cosedi Nalla e una sacca per lei. Poteva procurarsi un altro cestino peri pannolini e una culla e un fasciatoio abbastanza facilmente… Dove sarebbe andata? La soluzione più semplice era una delle case di suo fratello.Rehvenge ne aveva parecchie, e tutto quello che doveva fare erachiedere. Cavolo, quanto era ironico? Dopo aver lottato perallontanarsi da lui, adesso stava prendendo in considerazionel’idea di tornare. Non prendendo in considerazione. Decidendo. Bella si sporse da un lato, prese il cellulare dalla tasca dei jeans echiamò Rehv. Dopo due squilli, una voce profonda e familiare rispose, “Bella?” C’era il rumore della musica e si sentiva la gente parlare insottofondo, i suoni che fa una folla che compete per lo spazio. “Ciao.” “Pronto? Bella? Aspetta un momento, fammi andare nel mioufficio.” Dopo una lunga pausa rumorosa, il chiasso si interruppedi colpo. “Ehi, come state tu e il piccolo miracolo?” “Ho bisogno di un posto dove stare.” Silenzio totale. Poi suo fratello disse, “Sarebbe per tre o perdue?” “Due.” Un’altra lunga pausa. “Devo ucciderlo quel pazzo bastardo?” La note fredda e crudele la spaventò un po’, facendole ricordareche il suo adorato fratello non era un uomo con cui volevi mettertia cazzaggiare. “Dio, no.” “Parla, sorella mia. Dimmi cosa sta succedendo.”
  31. 31. La morte era un pacchetto nero che aveva un sacco di forme, pesie misure. Comunque, era il genere di cosa che quando ti arrivasulla porta, ne conosci il mittente senza bisogno di controllarel’indirizzo o di aprire il pacchetto. Lo sai e basta. Mentre Z si ritrovava con la schiena a terra sulla strada di queidue lessers, sapeva che questo pacchetto era arrivato per corriereespresso, e l’unica cosa che gli attraversò la mente fu che non erapronto per riceverlo. Ovvio, non era il tipo di cosa per cui puoi rifiutarti di firmare. Sopra di lui, illuminati da una qualche debole luce, i lessers siimmobilizzarono come se lui fosse stata l’ultima cosa che si eranoaspettati di vedere. Poi tirarono fuori le pistole. Z non aveva un’ultima parola; aveva un’ultima immagine, unache eclissò completamente l’azione a doppia canna che gli siparava diritta in faccia. Nella sua mente vide Bella e Nalla insiemesulla sedia a dondolo nella nursery. Non era un’immagine dellanotte precedente quando c’erano stati fazzolettini e occhi arrossatie il suo gemello con un’espressione seria. Era di un paio disettimane prima, quando Bella era rimasta a fissare la piccola trale sue braccia con una tale tenerezza e amore. Come se l’avessepercepito sulla porta, Bella aveva alzato gli occhi e per unmomento l’amore che aveva negli occhi aveva avvolto anche lui. Due colpi di pistola risuonarono, e la cosa più strana fu chel’unico dolore che avvertì fu quello provocato dal rumore nellesue orecchie. Seguirono due rumori di caduta, che echeggiarono contro lericchezze rubate. Z alzò la testa. Qhuinn e Rhage stavano in piedi proprio dietro adove si erano trovati i lessers, le pistole che si abbassavano. Blaye John Matthew erano con loro, anche le loro armi spianate. “Tutto okay?” chiese Rhage.
  32. 32. No. Quello sarebbe stato un grosso grasso peloso cazzo no. “Sì.Sì, sono a posto.” “Blay, torna nel tunnel con me,” disse Rhage. “John e Qhuinn,voi state qui con lui.” Z lasciò ricadere la testa e ascoltò due paia di anfibi allontanarsi.Nello strano silenzio che seguì, un’ondata di nausea lo attraversò eogni centimetro del suo corpo cominciò a tremare, le manisbattevano come bandiere in un forte vento mentre le portava alviso per controllarlo. La mano di John gli toccò un braccio e Z fece un salto. “Stobene…sto bene…” John con i gesti disse, Ti porteremo fuori di qui. “Come…” Z si schiarì la gola. “Come faccio a sapere che tuttoquesto sta succedendo davvero?” Scusami? Come fai a sapere…? Zsadist si passò le dita sulla fronte mente cercava di trovare ilpunto in cui i cacciatori avevano puntato le loro armi. “Comefaccio a sapere che tutto questo è reale? E non un… Come faccioa sapere che non sono appena morto?” John lanciò un’occhiata a Qhuinn dietro di lui come se nonavesse idea di cosa rispondere e stesse cercando un sostegno. Poisi batté un pugno sul petto con un colpo solido. Io so che sono qui. Qhuinn si abbassò e fece lo stesso, un pesante suono bassoprovenne dal suo torace. “Anch’io.” Zsadist lasciò di nuovo cadere la testa, il suo corpo tremava cosìtanto che i piedi sembravano fare il tip-tap sul pavimento di terrabattuta. “Non lo so…se questo è reale…oh, merda…” John lo fissò come a misurare la sua crescente agitazione ecercando di capire che diavolo fare. All’improvviso il ragazzo allungò una mano verso la gamba rottadi Z e diede all’anfibio girato al contrario un deciso strattone. Z scattò seduto e abbaiò, “Figlio-di-puttana!”
  33. 33. Ma andava bene. Il dolore agì come un grosso colpo di spugnasul suo cervello, togliendo le ragnatele delle visioni esostituendole con una chiarezza focalizzata e martellante. Era decisamente vivo. Lo era davvero. Quella realizzazione fu seguita da vicino dal pensiero di Bella. ENalla. Doveva raggiungerle. Z si spostò di lato per prendere il telefono, ma la sua vistadivenne sfocata da quello che stava facendo alla gamba. “Merda.Puoi prendere il mio telefono? Nella tasca di dietro?” John lo fece rotolare con cautela, tirò fuori il RAZR e glielopassò. “Quindi non credi che ci sia il modo per sistemare sta cosa?”disse Rehv. Bella scosse la testa in risposta alla domanda di suo fratello, poisi ricordò che lui non poteva vederla. “No, non credo. Almeno nonnel breve periodo.” “Merda. Beh, io sono sempre qui per te, questo lo sai. Vuoi starecon mahmen?” “No. Voglio dire, sono contenta quando viene a trovarmi durantela notte, ma ho bisogno del mio spazio.” “Perché speri che lui venga a cercarti.” “Non lo farà. Questa volta è diverso. Nalla…ha reso tuttodiverso.” La piccola tirò su col naso e si rintanò più vicina nel suo angolopreferito tra l’avambraccio e il seno. Bella tenne fermo il telefonocon la spalla e accarezzò i capelli morbidi come piume che lestavano crescendo. I riccioli, quando fossero cresciuti, sarebberostati multicolori, con ciocche bionde e rosse e castane tuttemescolate insieme, proprio come quelli del padre se non li avessetenuti sempre rasati.
  34. 34. Mentre Rehv rideva imbarazzato, Bella disse, “Cosa?” “Dopo tutti questi anni a lottare per tenerti sulla mia proprietà,adesso non voglio che tu te ne vada dalla residenza dellaFratellanza. Sul serio, niente è più sicuro di quel posto…ma houna casa vicino al fiume Hudson che è sicura. È vicina a dove viveuna mia amica, non è niente di straordinario, ma c’è un tunnel cheunisce le due proprietà. Lei ti terrà al sicuro.” Dopo che le ebbe dato l’indirizzo, Bella mormorò, “Grazie.Metterò in valigia alcune cose e chiederò a Fritz di portarmi lì fraun’ora.” “Ti farò riempire subito il frigo.” Il telefono fece un bip quando arrivò un messaggio. “Grazie.” “Glielo hai detto?” “Z sa cosa sta per capitare. E no, non gli impedirò di vedereNalla se lo vuole, ma deve essere lui a decidere di venire avederla.” “E tu?” “Lo amo…ma tutto questo è stato davvero difficile per me.” Terminarono la telefonata poco dopo, e mentre spostava iltelefono lontano dall’orecchio, Bella vide che c’era un messaggiodi Zsadist: MI DISPIACE. TI AMO. PER FAVORE PERDONAMI…NONPOSSO VIVERE SENZA DI TE. Bella si morse un labbro e sbatté forte le palpebre. E gli mandòun messaggio.
  35. 35. 5 Z fissò lo schermo del suo telefono, pregando di ricevere unarisposta da Bella. Avrebbe chiamato, ma la sua voce era cosìmalferma e non voleva allarmarla. In più ritrovarsi in un gran momento emozionale non era unagrande idea, considerando che aveva una gamba rotta sullaproprietà dei lessers. Rhage e Blay ritornarono attraverso il tunnel. “…è perché non sono entrati in casa,” stava dicendo Rhage.“L’entrata di questo magazzino passa attraverso il capanno sulretro. Per prima cosa stavano controllando il sistema di sicurezza,chiaramente preoccupati che la casa fosse stata infiltrata.” Z si schiarì la gola e mormorò, “Il sistema d’allarme sta ancoralampeggiando. Se non lo spegniamo in fretta, altri…” Rhage puntò la pistola sulla luce rossa, tirò il grilletto, e ridussela cosa in polvere. “Forse questo funzionerà.” “Sei proprio un tecnico, Hollywood,” bofonchiò Z. “Pari pari aBill Gates.” “Quel che è. Dobbiamo portare fuori te e il civile…” Il telefono di Z vibrò e lui aprì il messaggio di Bella, trattenendoil respiro. Dopo averlo letto due volte, serrò gli occhi e richiuse iltelefono. Oh, Dio…no. Tirando su il tronco dal pavimento di terra, si diede una spintaper mettersi in piedi. La fitta d’agonia che gli corse su per lagamba l’aiutò a distrarsi dalla vista di tutto quel sangue che avevaformato una pozza sotto di lui. “Che…” “…cazzo…” “…stai facendo…” John con i segni disse le stesse cose. Cosa stai facendo?
  36. 36. “Devo tornare a casa.” Smaterializzarsi non era una opzione acausa della gamba…che gli stava facendo venire i conati divomito a vederla sbatacchiare in giro. “Devo…” Hollywood sbatté la sua faccia perfetta diretta sul muso di Z.“Vuoi rilassarti! Sei sotto shock…” Z afferrò l’avambraccio dell’uomo e strinse per chiudergli labocca. Parlò sottovoce, e quando ebbe finito, Rhage poteva solosbattere gli occhi. Dopo un momento Hollywood disse piano, “Questo è ilproblema, però. Hai una frattura scomposta, fratello mio. Promettoche ti rimetteremo a posto, ma dobbiamo portarti da un dottore.Morto non è dove vuoi essere, mi capisci?” Mentre un’ondata di vertigine arrivò a sommergerlo da chissàdove, Z ebbe l’impressione che suo fratello avesse ragione. Macazzo. “Casa. Voglio…” Il suo corpo crollò. Venne giù come un castello di carte. Rhage sostenne il suo peso e si girò verso i ragazzi. “Voi due,portatelo fuori dal tunnel. Muovetevi, io vi copro.” Zsadist grugnì quando cambiò mani e fu portato via come unacarcassa di cervo trovata in mezzo alla strada. Il dolore lo stordiva,facendogli palpitare il cuore e rabbrividire la pelle, ma andavabene. Aveva bisogno della manifestazione fisica dell’emozioneintrappolata al centro del suo petto. Il tunnel era lungo meno di cinquanta metri e abbastanza altosolo perché un hobbit potesse starci dritto in piedi…quindi usciredi lì fu divertente quanto nascere. Qhuinn e John erano piegati indue, cercando di mantenere la presa mentre se la filavano a gambelevate, due adulti in un modello per bambini. Mentre il corpo di Zera teso e il suo fottuto piede suonava come una campana, l’unicacosa che lo teneva cosciente era il messaggio di Bella: MI DISPIACE. TI AMO, MA LEI E IO ABBIAMO BISOGNO DIANDARE. TI DARÒ L’INDIRIZZO QUANDO CI SAREMOSISTEMATE PIÙ TARDI STASERA.
  37. 37. Fuori l’aria era fresca, e Z inspirò la merda nei polmoni con lasperanza di calmarsi lo stomaco. Fu portato direttamenteall’Hummer e messo dietro, accanto al civile che era svenuto.John, Blay e Qhuinn entrarono, e poi ci fu un momento di sbrigatie aspetta. Alla fine Rhage schizzò fuori dalla casa, mostrò tre dita e unpugno, e si infilò sul sedile davanti. Mentre il fratello mandava unmessaggio dal suo telefono, Qhuinn premette sul gas e ancora unavolta dimostrò di avere almeno mezzo cervello: il ragazzo erastato abbastanza furbo da mettersi col muso in fuori così da avereuna linea retta lungo il vialetto, e prese la via di fuga a tutta forza. Rhage guardò l’orologio mentre correvano via.“Quattro…tre…due…” La casa dietro di loro esplose in una palla di fuoco, ilcontraccolpo spinse ondate d’energia attraverso l’aria… Proprio mentre una monovolume piena di nemici entrava nelvialetto bloccando la strada verso la Route 9. Bella ricontrollò le due borse L.L. Bean e fu abbastanza certa diavere tutto quello di cui aveva bisogno per un breve periodo. Inquella con i manici verdi aveva qualche vestito per sé stessa,insieme al carica batterie per il cellulare, lo spazzolino, e duemiladollari in contanti. Quella con i manici blu conteneva i vestiti diNalla, biberon e pannolini, insieme alle salviette umide, la cremaper le irritazioni, copertine, un orsetto, e Oh, I posti dove andrai!del Dottor Seuss. Il titolo del libro preferito di Nalla era un vero calcio sui denti inuna notte come quella. Lo era davvero. Quando sentì bussare alla porta della nursery, Bella disse,“Avanti.” Mary, la shellan di Rhage mise dentro la testa. Il viso era teso, gliocchi grigi severi prima ancora di vedere le borse per terra.
  38. 38. “Rhage mi ha mandato un messaggio. Z è stato ferito. So che staiper andartene, e il perché non sono affari miei, ma potrestiprendere in considerazione di aspettare. Da quello che mi ha dettoRhage, Z avrà un disperato bisogno di nutrirsi.” Bella si mise dritta lentamente. “Quanto…quanto è grave? Checosa…” “Non ho nessun altro dettaglio a parte che saranno a casa più infretta che potranno.” Oh…Dio. Era la notizia che aveva sempre temuto. Z ferito fuorisul campo. “Qual è l’ora stimata d’arrivo?” “Rhage non l’ha detto. So che devono scaricare un civile feritoalla nuova clinica di Havers, ma lo stanno già facendo. Non sonosicura se Z sarà medicato lì o qui.” Bella chiuse gli occhi. Z le aveva mandato il messaggio mentreera ferito. L’aveva cercata quando stava male…e lei l’avevaricambiato sbattendogli in faccia il fatto che lo stavaabbandonando ai suoi demoni. “Che cosa ho fatto,” disse Bella piano. “Scusami?” chiese Mary. Bella scosse la testa per rispondere sia a sé stessa sia alla donna. Andando verso la culla, Bella guardò la loro bambina. Nallastava dormendo con il duro e denso sfinimento dei bambini, il suopiccolo torace pompava su e giù con determinazione, le maninerosa strette a pugno, la fronte corrugata come se si stesseconcentrando a crescere. “Potresti stare con lei?” chiese Bella. “Assolutamente.” “C’è del latte nel frigo laggiù.” “Sarò proprio qui. Non andrò da nessuna parte.”
  39. 39. Tornando al vialetto della casa verde pisello in mezzo agli alberi,Z sentì la sbandata improvvisa data dalla frenata dell’Hummer diQhuinn. Il SUV mantenne l’assetto mentre le leggi della fisicaafferrarono con forza la sua massa, mettendo fineall’accelerazione appena prima che il veicolo andasse a fracassarsicontro il lobo frontale della monovolume sulla sua strada. Canne di pistola vennero fuori dai finestrini della macchina damamma suburbana della società dei lessers come se la stronzafosse una diligenza, e i proiettili impazzirono, colpendo lacarrozzeria di acciaio rinforzato dell’Hummer e rimbalzando suifinestrini di plexiglas. “La seconda notte fuori con la mia quattro ruote,” sputò Qhuinn.“E sti stronzi la stanno riducendo come formaggio svizzero?Cazzo, no. Tenetevi.” Qhuinn ingranò la retro, facendo scattare il Suv di quasi cinquemetri, poi infilò la prima e partì a tavoletta. Sterzando a sinistra,scartò l’auto per tutti i terreni, zolle di terra si ammucchiarono esbatterono su entrambe le auto. Mentre sbatacchiavano in giro come una barca col brutto tempo,Rhage infilò una mano nella giacca e tirò fuori una granata.Aprendo il finestrino a prova di proiettili giusto il necessario, tiròvia la sicura con i denti e buttò fuori l’esplosivo grosso come unpugno. Grazie a Dio la dannata cosa sbatté sul tettuccio dellamonovolume e rotolò sotto il veicolo. I tre lessers saltarono fuori da quel cazzo di macchina come sestese andando a fuoco. E dieci secondi dopo lo stava facendo, le fiamme a illuminare lanotte. Caaaaazzo, se Z aveva pensato che la gita nel tunnel fosse statauna pessima cosa per la sua gamba, era niente a confronto dellascena buca e esplodi che era servita per scappare da queicacciatori. Quando l’Hummer sbucò sulla Route 9 dopo aver presoin pieno almeno uno dei lessers, Zsadist era sul punto di svenire.
  40. 40. “Merda, sta andando in shock.” Z realizzò con poco interesse che Rhage si era girato e stavaguardando lui, non il civile. “Non lo faccio,” biascicò mentre gli occhi gli si giravanoall’indietro. “Solo facendo una breve pausa.” Lo sguardo di Rhage, blu spettacolare tipo Bahamas, si fecetorvo. “Scomposta. Frattura. Figlio-di-puttana. Ti staidissanguando mentre parliamo.” Z alzò lo sguardo fino ad incontrare quello di Qhuinn nellospecchietto retrovisore. “Scusa per la tappezzeria.” Il ragazzo scosse la testa. “Non c’è problema. Per te fracassol’auto.” Rhage mise una mano sul collo di Z. “Dannazione, sei biancocome la neve e caldo uguale. Dovrai farti curare alla clinica.” “Casa.” A bassa voce Rhage disse, “Ho messaggiato Mary perché non lafaccia andare via, okay? Bella sarà ancora lì, non importa quantotempo ci metteremo a tornare alla residenza. Non ti lascerà primache torni a casa.” Una grande quiete risuonò nell’Hummer, come se tutti stesserofacendo finta di non aver sentito niente dell’ultima ora di Rhage. Z aprì la bocca per discutere. Ma svenne prima di riuscire a mettere in campo altre obiezioni.
  41. 41. 6 Bella camminava su e giù per la palestra nel centrod’addestramento, orbitando intorno al tavolo operatorio congambe tremanti. Si fermava regolarmente per controllarel’orologio. Dov’erano? Che altro era andato storto? Era passata più diun’ora… Oh, Dio, per favore fa che Zsadist sia vivo. Per favore fa che loriportino indietro vivo. Su e giù, sempre su e giù. Alla fine si fermò a un capo dellabarella e la guardò. Mettendo una mano sul cuscino imbottito, sitrovò a ripensare a quando si era trovata sdraiata su quella cosanella veste di paziente. Tre mesi prima. Per la nascita di Nalla. Dio, che incubo che era stato. E Dio, che incubo era adesso…in attesa che il suo hellren fossetrasportato dentro ferito, sanguinante, in preda al dolore. E quelloera il migliore dei casi. Il caso peggiore era un corpo coperto daun lenzuolo, qualcosa che non poteva neanche prendere inconsiderazione. Per evitare di impazzire, Bella pensò alla nascita, a quelmomento quando entrambe le loro vite, la sua e quella di Z, eranocambiate per sempre. Come un sacco di cose drammatiche, ilgrande evento era stato anticipato, ma quando era arrivato erastato comunque uno shock. Era stata al nono mese di unagravidanza di diciotto ed era un lunedì notte. Bel modo di cominciare la settimana lavorativa. Aveva avuto una gran voglia di chili, e Fritz l’avevaaccontentata, preparando una porzione che bruciava come unatorcia per saldare. Quando l’amato maggiordomo le aveva portatola ciotola fumante, però, di colpo non era riuscita a sopportarel’odore o la vista della pietanza. Nauseata e sudata, era andata afarsi una doccia fredda, e mentre arrancava in bagno, si era chiesta
  42. 42. dove diavolo avrebbe infilato altre sette mesi del piccolo che lecresceva in pancia. Nalla, a quanto pareva, aveva preso a cuore il pensieropasseggero. Per la prima volta dopo settimane, si era mossa condecisione…e, con un calcio improvviso, aveva rotto le acque. Bella aveva sollevato l’accappatoio e aveva guardato in bassoalla pozza che si era formata ai suoi piedi, domandandosi per unmomento se non avesse perso il controllo della vescica. Poi capì.Anche se aveva seguito i consigli di Doc Jane e aveva evitato dileggere la versione vampirica di Cosa aspettarsi quando siaspetta, ne sapeva abbastanza per essere sicura che una volta chele acque si rompono, l’autobus è uscito dalla stazione. Dieci minuti dopo si era ritrovata distesa su quella barella, conDoc Jane che le faceva un veloce, ma accurato esame. Laconclusione era che il corpo di Bella non sembrava pronto aproseguire col programma, ma Nalla doveva essere tirata fuori. Fuamministrata della Pitocina, usata di frequente per indurre iltravaglio nelle donne umane, e poco dopo Bella scoprì che c’è unadifferenza tra dolore e travaglio. Il dolore cattura la tua attenzione. Il travaglio cattura tutta la tuaattenzione. Zsadist era stato fuori sul campo, e quando era arrivato era cosìagitato che quei pochi capelli che gli erano rimasti sul craniostavano dritti. Appena entrato, si era disfatto delle armi, ilmucchio grosso come un divanetto, ed era corso per starleaccanto. Bella non l’aveva mai visto tanto spaventato. Nemmeno quandosi svegliava dai sogni di quella sadica Padrona che aveva avuto.Gli occhi erano neri, non per rabbia ma per paura, e le labbraerano così tirate che sembravano un paio di linee bianche. Averlo lì l’aveva aiutata a superare il dolore. E ne aveva avutobisogno. Doc Jane aveva sconsigliato l’epidurale, visto che nei
  43. 43. vampiri poteva portare ad allarmanti cali di pressione. Quindi nonc’era stato nulla a calmare il dolore. E neanche tempo per trasferirla alla clinica di Havers. Una voltache la Pitocina aveva messo in moto il suo corpo, il travaglio eraandato avanti troppo in fretta per poterla muovere…anche se nonsarebbe comunque stato possibile visto che l’alba era vicina. Il chesignificava che non c’era neanche modo di far arrivare il medicodella razza al centro d’addestramento. Bella tornò al presente, accarezzando il cuscino sottile che eraappoggiato sulla barella. Riusciva a ricordarsi di come avevastretto la mano di Z abbastanza forte da rompergli le ossa mentresi sforzava fino a che anche i denti le avevano fatto male e le erasembrato di spaccarsi in due. E poi i suoi segni vitali erano crollati. “Bella?” Si girò. Wrath era sull’uscio della stanza, l’enorme corpo del reriempiva il passaggio. Con i capelli neri lunghi fino ai fianchi, gliocchiali da sole a fascia e i vestiti di pelle nera, nel suo silenziosoarrivo sembrava una versione moderna della Morte. “Oh, per favore, no,” disse Bella, aggrappandosi alla lettiga. “Perfavore..” “No. È okay. Lui è okay.” Wrath si avvicinò e le prese unbraccio, tenendola su. “È stato stabilizzato.” “Stabilizzato?” “Ha una frattura scomposta nella parte bassa della gamba che hacausato una certa perdita di sangue.” Certa ossia massiccia, senzadubbio. “Dov’è?” “Sta tornando a casa dalla clinica di Havers proprio adesso. Hopensato che fossi preoccupata, così ho voluto fartelo sapere.” “Grazie. Grazie…” Anche con tutti i problemi che avevano avutoultimamente, l’idea di perdere il suo hellren era catastrofica.
  44. 44. “Ehi, piano.” Il re la circondò con le enormi braccia e la tennecosì, gentilmente. “Lascia che i brividi ti attraversino. Respireraipiù facilmente così, che tu ci creda o no.” Bella fece come le era stato suggerito, lasciando andare il rigidocontrollo che aveva imposto ai propri muscoli. Il suo corpo tremòdalle spalle alle caviglie e lei contò sulla forza del re per rimanerein piedi. Aveva ragione, però. Anche mentre tremava, era in gradodi fare un respiro profondo o due. Quando si sentì più stabile, si tirò indietro. Vedendo la barellacorrugò la fronte e dovette rimettersi a camminare in tondo. “Wrath, posso chiederti una cosa?” “Assolutamente.” Dovette camminare ancora un po’ prima di riuscire a porre ladomanda nel modo giusto. “Se Beth avesse un bambino, loameresti tanto quanto ami lei?” Il re sembrò sorpreso. “Ah…” “Mi spiace,” disse Bella, scuotendo la testa. “Non sono affarimiei…” “No. Non è quello. Sto cercando di capire la risposta.” Alzò unamano e sollevò gli occhiali dai suoi brillanti occhi verde pallido.Anche se erano sfocati, il suo sguardo faceva comunque colpo.“Le cose stanno così…e credo sia vero per tutti i maschi chehanno una compagna . La tua shellan è il cuore pulsante nel tuopetto. Perfino più di quello. È il tuo corpo, la tua pelle e la tuamente…ogni cosa che sei mai stato e ogni cosa che sarai. Quindiun uomo non può provare qualcosa in più per nessun altro che nonsia la propria compagna. Semplicemente non è possibile, e credoche ci sia l’evoluzione al lavoro qui. Più profondamente ami, piùproteggi, e mantenere in vita la tua donna a tutti i costi significache lei può prendersi cura di qualunque piccolo abbia. Dettoquesto, naturalmente ami i tuoi bambini. Penso a Darius conBeth…voglio dire, era disperato all’idea di mantenerla al sicuro. E
  45. 45. Tohr con John…e…sì, voglio dire, hai sentimenti profondi perloro, certo.” Era logico, ma non una grande consolazione, considerando cheZsadist non prendeva neanche in braccio Nalla… Le doppie porte della stanza si aprirono e Z fu portato dentro.Aveva addosso un pigiama da ospedale, probabilmente perché erastato necessario tagliare i suoi vestiti alla clinica di Havers, e ilsuo viso era privo di qualsiasi colore. Aveva entrambe le manifasciate, e c’era il gesso sulla parte inferiore della gamba. Era completamente privo di sensi. Bella corse al suo fianco e gli prese la mano. “Zsadist? Zsadist?” Qualche volta le flebo e le pillole non sono sempre la curamigliore per il trattamento dei feriti. Qualche volta tutto quello dicui hai bisogno è il tocco delle persone amate e il suono della lorovoce e il sapere che sei a casa, e quello è abbastanza per trascinartilontano dall’abisso. Z aprì gli occhi. Lo sguardo blu zaffiro che incontrò gli fecevenire le lacrime. Bella era chinata su di lui, la massa di capellicolor mogano le scendeva su una spalla, i lineamenti classici delviso tirati in un’espressione preoccupata. “Ciao,” disse Z, perché era il meglio che potesse fare. Aveva rifiutato ogni analgesico alla clinica, perché l’effetto diintontimento che procuravano gli aveva sempre ricordato il modoin cui era stato drogato per mano della Padrona…quindi era statodel tutto cosciente mentre la gamba veniva aperta e rimessa aposto da Doc Jane. Beh, lo era stato per una parte, comunque.Doveva essere svenuto per un po’. Il lato positivo era che sisentiva un cadavere. Senza dubbio ne aveva anche l’aspetto. Ec’era troppo da dire. “Ciao.” Bella gli accarezzo la testa rasata. “Ciao…” “Ciao…” Prima di crollare e fare la figura del fesso, Z si diedeun’occhiata intorno per vedere chi altro ci fosse nella stanza.Wrath stava parlando con Rhage in un angolo accanto alla vasca
  46. 46. per l’idromassaggio, e Qhuinn, John e Blay erano in piedi difronte agli armadietti di acciaio e vetro. Testimoni. Merda. Doveva darsi una calmata. Mentre sbatteva gli occhi con forza, i dettagli della stanza simisero a fuoco, e ripensò all’ultima volta in cui era stato lì dentro. La nascita. “Ssh…” mormorò Bella, chiaramente fraintendendo la ragionedella sua smorfia. “Chiudi solo gli occhi e rilassati.” Fece come gli venne detto, perché era di nuovo sull’orlodell’abisso, e non per quanto fosse messa male la gamba o per ilmale che gli facevano le mani. Dio, la notte in cui Nalla era nata…quando aveva quasi perso lasua shellan… Z strinse forte gli occhi perché non voleva ricordare ilpassato…o guardare troppo da vicino il presente. Stava correndo ilpericolo di perdere Bella. Di nuovo. “Ti amo…” sussurrò. “Per favore non lasciarmi.” “Sono proprio qui.” Sì, ma per quanto. Il panico che provava adesso lo riportò alla notte dellanascita…era stato fuori sul campo con Vishous, investigando ilrapimento di un civile in centro città. Quando era arrivata lachiamata da Doc Jane, aveva scaricato V come si fa con le brutteabitudini e si era dematerializzato nel vialetto della residenza,facendosi strada nell’atrio fino al tunnel. Tutti, le shellan, idoggen e Wrath, si erano tolti dalla sua strada prima di far la finedei birilli. Giù nel centro d’addestramento, in quella stessa stanza, avevatrovato Bella distesa sulla barella su cui stava lui adesso. Eraentrato nel bel mezzo di una contrazione ed era dovuto rimanere aguardare mentre il corpo di Bella veniva avvinghiato come dallamano di un gigante che la stringesse alla vita. Quando il dolore siera attenuato Bella aveva fatto un profondo respiro, poi l’aveva
  47. 47. guardato e gli aveva offerto un debole sorriso. Mentre tendeva unamano verso di lui, Z si era disfatto delle armi, facendole cadere sullinoleum. “Mani,” aveva abbaiato Doc Jane. “Lavati le mani prima diavvicinarti.” Z aveva annuito ed era andato diretto ai profondi lavandini con ipedali. Si era passato il sapone su per le braccia fino a quando lapelle non era stata rosa tipo quella della Barbie poi si eraasciugato con un panno chirurgico blu ed era corso al fianco diBella. Le loro mani si erano appena toccate quando era arrivata unanuova contrazione. Bella gli aveva stretto la mano fino astritolargliela, ma non gli importava. Continuando a guardarlanegli occhi mentre si sforzava, avrebbe fatto qualunque cosa perliberarla dal dolore…e in quel momento si sarebbe con piaceretagliato le palle. No poteva credere di averla costretta a sopportareun tale tipo di dolore. Le cose peggiorarono. Il travaglio era come una locomotiva cheacquistava velocità e i binari erano sul corpo di Bella. Più forte,più lungo, più veloce. Non capiva come Bella potesse sopportarlo.E poi non ci riuscì più. Andò in arresto, tutti i segni vitali calarono…la frequenzacardiaca, la pressione sanguigna, tutto andò a puttane. Z seppequanto la situazione fosse seria dalla velocità con cui Doc Janecominciò a muoversi. Si ricordò dei medicinali nella flebo, eVishous che si avvicinava con…merda, strumenti chirurgici eun’incubatrice. Doc Jane si infilò un nuovo paio di guanti di lattice, guardandoprima Bella e poi lui. “Dobbiamo entrare e prendere il bambino,okay? C’è sofferenza fetale.” Annuì. Aveva annuito a quel punto sia per se stesso che perBella. La Betadine era stata un color arancione arrugginito mentreV l’aveva spalmata su tutto l’addome gonfio di Bella.
  48. 48. “Starà bene?” Mormorò Bella disperata. “La nostra piccolastarà…” Doc Jane si era avvicinata. “Guardami.” Le due donne si erano guardate dritte negli occhi. “Farò tuttoquello che potrò per portarvi entrambe alla fine. Voglio che ticalmi, è questo il tuo compito. Calmati e lasciami fare quello chefaccio meglio. Adesso respira profondamente.” Zsadist aveva preso un respiro insieme alla sua shellan…e poiaveva guardato mentre gli occhi di Bella all’improvviso sispalancavano e le sguardo le si fissava sul soffitto con una stranaintensità. Prima che potesse chiedere cosa stesse guardando, Bellaaveva chiuso gli occhi. Z aveva avuto un momento di terrore in cui aveva temuto di nonvederli mai più aperti. Poi Bella aveva detto, “Assicuratevi solo che la piccola stiabene.” In quel momento Z aveva avuto davvero paura perché era chiaroche Bella non pensava di uscirne viva. E l’unica cosa che leimportava era la piccola. “Per favore rimani con me,” aveva detto Z con un gemito mentreveniva praticata l’incisione. Bella non l’aveva sentito. Si era lasciata trasportarenell’incoscienza, come se fosse stata su una barca che avevamollato gli ormeggi e stesse galleggiando su acque calme. Nalla era nata alle sei e ventiquattro del mattino. “È viva?” aveva chiesto. Anche se adesso si vergognava ad ammetterlo, l’unica ragioneper cui aveva voluto saperlo era perché Dio non volesse che Bellariprendesse i sensi per sentirsi dire che sua figlia era nata morta. Mentre Doc Jane suturava Bella, Vishous aveva lavoratovelocemente con un palloncino aspirante sulla bocca e il nasodella piccola, poi aveva inserito una minuscola flebo e fatto
  49. 49. qualcosa con le mani e i piedi. Veloce. A quel punto V era statoveloce come la sua shellan. “È viva?” “Zsadist?” Z aprì gli occhi e tornò al presente. “Hai bisogno di altri analgesici?” chiese Bella. “Hai l’aspetto diuno in agonia.” “Non posso credere che sia vissuta. Era così piccola.” Mentre le parole uscivano dalla bocca di Zsadist, Bella non capì,ma solo per un secondo. La nascita…Z stava pensando allanascita. Bella gli accarezzò i corti capelli morbidi, cercando di farlo staremeglio in qualche piccolo modo. “Sì…sì, lo era.” Gli occhi gialli si spostarono sulla gente nella stanza e la voce siabbassò. “Posso essere onesto?” Oh, merda, pensò Bella. “Sì, per favore.” “L’unica ragione per cui mi importava se era viva era perché nonvolevo che ti dicessero che non lo era. Era l’unica cosa per cui tipreoccupavi…e non potevo sopportare che tu la perdessi.” Bella corrugò la fronte. “Vuoi dire alla fine?” “Sì…dicesti che volevi solo essere sicura che lei stesse bene.Furono le tue ultime parole.” Bella allungò una mano sulla guancia di Zsadist. “Credevo distare per morire e non volevo che tu rimanessi tutto solo…ho vistola luce dell’al di là. Era tutto intorno a me, mi avvolgeva. Eropreoccupata per te…per quello che sarebbe successo se non cifossi più stata.” Il viso di Z divenne ancora più pallido, dimostrando che nellospettro dei colori esiste qualcosa di più chiaro del bianco.“Pensavo che era quello che stava succedendo. Oh…Dio, nonposso credere a quanto ci siamo andati vicino.”
  50. 50. Doc Jane si avvicinò alla barella, “Scusate se vi interrompo.Voglio solo fare un piccolo controllo dei segni vitali?” “Naturalmente.” Mentre Bella guardava il dottore fare in fretta l’esame, pensò almodo in cui quelle mani eteree avevano aiutato sua figlia a venireal mondo. “Bene,” disse Doc Jane, appendendo lo stetoscopio al collo. “Vabene. È stabilizzato e dovrebbe riuscire ad alzarsi e a muoversi inun’ora circa.” “Grazie,” mormorò Bella mentre Z faceva lo stesso. “Piacere mio. Credetemi. Adesso, perché il resto di noi non se nevà e lascia che voi due passiate un po’ di tempo da soli.” La folla si disperse tra offerte di aiuto e cibo e ogni altra cosa chepotesse servire. Mentre Wrath stava andando verso la porta, sifermò e guardò Bella. Lei strinse la presa sulla spalla di Z mentre il re inchinava appenala testa e poi chiudeva la porta. Bella si schiarì la gola. “Posso portarti qualcosa per…” “Dobbiamo parlare.” “Può aspettare…” “Fino a quando te ne sarai andata da qui?” Z scosse la testa. “No.Deve essere adesso.” Bella avvicinò uno sgabello con le rotelle e si sedette,accarezzandogli l’avambraccio perché non poteva tenergli la manofasciata. “Ho paura. Se non…riusciamo a colmare le distanze…” “Anch’io.” Mentre le loro parole rimanevano sospese nel silenzio dellastanza ricoperta di piastrelle, Bella si ricordò di quando si erasvegliata dopo il cesareo il giorno della nascita. Gli occhi diZsadist erano stati la prima cosa che aveva visto. Sembrava inagonia mentre la guardava, ma lentamente il dolore era passato,rivelando incredulità e poi speranza. “Mostrale la piccola,” aveva chiesto Z con decisione. “Veloce.”
  51. 51. Vishous aveva spinto l’incubatrice vicino al letto e Bella avevavisto sua figlia per la prima volta. Trascinando con se il tubo dellaflebo attaccato al braccio, aveva posato i polpastrelli sul guscio diplexiglas. Nell’istante in cui aveva toccato la struttura trasparente,la piccola aveva girato la testa. Bella aveva guardato Zsadist. “Possiamo chiamarla Nalla?” Gli occhi di Z si erano riempiti di lacrime. “Sì. Assolutamente.Tutto quello che vuoi.” L’aveva baciata e le aveva dato il suo sangue ed era stato tuttoquello che si potrebbe volere da un compagno attento epremuroso. Tornando al presente Bella scosse la testa. “Sembravi così felice.Subito dopo la nascita. Stavi festeggiando con gli altri. Eri lì perattaccare i nastri alla culla…Sei andato da Phury e hai cantato dinuovo…” “Perché eri viva e non dovevi soffrire per la perdita della nostrapiccola. Le mie paure peggiori non si erano avverate.” Zsadist alzòuna mano come se volesse strofinarsi gli occhi, ma corrugò lafronte realizzando che non poteva a causa delle bende. “Ero feliceper te.” “Ma dopo che mi hai nutrita, ti sei seduto vicino all’incubatrice eti sei proteso verso di lei. Hai perfino sorriso quando ha guardatodalla tua parte. C’era amore sul tuo viso, non solo sollievo. Cos’ècambiato?” quando lui esitò, Bella disse, “Sono disposta a dartipiù tempo se è quello che serve, ma non posso essere tenuta fuoridal processo. Che cosa è successo?” Z fissò la grata sulle luci che stavano sopra di lui e ci fu un lungosilenzio, così lungo che Bella pensò che forse avevano raggiuntoun muro insormontabile. Ma poi una grossa lacrima si formò all’angolo dell’occhio di Z.“Lei è nel sogno con me.” Le parole furono dette così piano che Bella dovette assicurarsi diaver sentito bene. “Scusami?”
  52. 52. “Il sogno che faccio di essere ancora con la Padrona. Nalla…ènella cella con me. Posso sentirla piangere mentre la Padronaviene per me. Cerco di liberarmi dalla catene…così possoproteggerla…portarla via…fermare quello che sta per succedere.Ma non riesco a muovermi. La Padrona la troverà, ed è colpa miase Nalla è nella cella.” “Oh…amore mio…oh, Z.” Bella si alzò e facendo attenzione siappoggiò sul suo torace, abbracciandolo teneramente.“Oh…Dio…e hai paura che la Padrona la ucciderà…” “No.” Z si schiarì la gola una volta, e ancora, e ancora. Il toracecominciò a pompare su e giù. “Lei costringerà…Nalla aguardare…quello che mi fanno. Nalla dovrà guardare…” Zsadist cercò di mantenere le proprie emozioni dentro si sé, poiperse la battaglia, piangendo con i singhiozzi decisi e potenti di unuomo. “Lei dovrà…guardare…suo padre mentre…” Tutto ciò che Bella poteva fare era stringere forte e bagnargli ilpigiama con le proprie lacrime. Aveva saputo che di qualunquecosa si trattasse sarebbe stata brutta. Ma non aveva avuto idea diquanto brutta. “Oh, amore mio,” disse Bella, mentre Z l’abbracciava enascondeva la testa tra i suoi capelli. “Oh, mio caro amore…”
  53. 53. 7 Erano le cinque del pomeriggio seguente quando Zsadistfinalmente si svegliò del tutto. Era bello essere nel proprio letto.Non così grandioso avere il gesso sulla parte inferiore dellagamba. Girandosi, Z aprì gli occhi e guardò Bella. Era sveglia e lo stavaguardando a sua volta. “Come ti senti?” chiese. “Okay.” Fisicamente parlando, almeno. Il resto di lui, la suamente e le sue emozioni, erano ancora da vedere. “Ti andrebbe qualcosa da mangiare?” “Sì. Fra un po’.” Quello che voleva veramente era solo starsenesdraiato e guardare la sua shellan negli occhi per qualchemomento. Bella si sdraiò sulla schiena e guardò il soffitto. “Sono contento che abbiamo parlato,” disse Z. Per quantoodiasse il passato, avrebbe fatto qualunque cosa per evitare cheBella se ne andasse, e se voleva dire conversare, avrebbesproloquiato fino a perdere la voce. “Anch’io.” Z corrugò la fronte, sentendo la distanza. “Che cos’hai inmente?” Dopo un momento Bella disse piano, “Mi vuoi ancora?” Z dovette letteralmente darsi una scrollata. Non gli stava davverochiedendo… “Buon Dio, naturalmente ti voglio come mia shellan.L’idea che tu possa andartene è semplicemente…” “Sessualmente, voglio dire.” Z sbatté gli occhi, pensando alla massiccia eccitazione che avevaprovato la notte precedente…solo a guardarla mentre si asciugava.“Come non potrei?”
  54. 54. Bella girò la testa verso di lui. “Non ti nutri e non mi hai cercataper…beh, neanche io l’ho fatto, ma voglio dire…” “Nalla ha più bisogno di te adesso.” “Ma anche tu…almeno per il mio sangue.” Bella guardò lungo ilcorpo di Z. “La tua gamba si sarebbe rotta se ti fossi nutrito inmodo appropriato? Probabilmente no.” “Non so. Sono caduto attraverso il pavimento…sul vetro.” “Vetro?” “Un lampadario.” “Dio…” Ci fu un lungo silenzio, e Z si chiese cosa Bella volesse chefacesse. Stava aprendo la porta a…? Anche solo alla prospettiva del sesso, il suo corpo si svegliòcome se ci fosse stato un gong che lei aveva colpito con unincredibile colpo ben piazzato. Tranne che Bella rimase dov’era. E lui rimase dov’era. Mentre il silenzio si allungava, Z pensò a quanto erano andativicino al punto di non ritorno. Se non facevano qualche passo perriconnettersi… Z si allungò sulle lenzuola, le prese una mano e la portò verso ilproprio corpo. “Ti voglio,” disse mentre posava la mano sulla sua erezione. Alcontatto, emise un suono gutturale di piacere e roteò i fianchi,spingendosi sul palmo di Bella. “Oh…Dio…mi sei mancata.” Il fatto che Bella sembrasse sorpresa lo fece vergognare e gli fecetornare in mente la scena di lei nel bagno con l’asciugamano.Quando si era fermata e si era guardata nello specchio, stavaispezionando il proprio corpo, si rese improvvisamente conto Z, incerca di qualche difetto che non c’era. E si era ricoperta quandol’aveva visto non perché non voleva attrarre la sua attenzione, maperché era sicura di non averla più. Mosse la mano di Bella su e giù sul proprio pene. “Ho una vogliadisperata di toccarti di nuovo. Dappertutto.”
  55. 55. Bella gli si avvicinò, muovendosi tra le lenzuola. “Davvero?” “Come non potrei? Sei la donna più perfetta che io abbia maivisto.” “Anche dopo…” Z scattò in avanti e premette le proprie labbra su quelle di Bella.“Specialmente dopo.” Si tirò indietro così che lei potesse leggerglinegli occhi. “Sei bella come la prima volta che ti ho vista nellapalestra tutte quelle notti e quei giorni fa. Mi fermasti il cuoreallora, si immobilizzò nel mio petto. E lo fermi adesso.” Bella sbatté gli occhi più volte e Z le baciò le lacrime. “Bella…seavessi saputo, avrei detto qualcosa…fatto qualcosa. Ho solopensato che sapessi che niente è cambiato per me.” “Da quando è arrivata Nalla, tutto è diverso. I ritmi delle mienotti e dei miei giorni. Il mio corpo. Tu e io. Così ho solopensato…” “Toccami,” disse con voce gutturale, spingendosi verso di lei.“Toccami e sappi…Oh, Dio.” Lei lo toccò, d’accordo. Strinse entrambe le mani intorno a lui elo massaggiò su e giù, cavalcando la sua dura lunghezza. “Ti piace?” sussurrò Bella. Tutto quello che Z poteva fare era annuire e gemere. Con lei chelo teneva così stretto, circondandolo con le mani, lavorandolo, ilsuo cervello aveva praticamente fatto corto circuito. “Bella…”Allungò verso di lei le mani bendate, poi si fermò. “Dannatebende…” “Te le tolgo io.” Bella premette la labbra su quelle di Z. “E poipotrai mettere le mani dovunque vorrai…” “Cazzo.” Z raggiunse l’orgasmo. Proprio lì in quel momento. Ma invece disentirsi delusa, Bella semplicemente scoppiò a ridere in quel modoprofondo e gutturale della donna che sa che sta per fare sesso conil suo uomo.
  56. 56. Z riconobbe quel suono. Lo amava. Gli mancava. Aveva bisognodi sentirlo… Dall’altra parte della stanza Nalla emise un vagito diriscaldamento che presto si trasformò in un pianto a tutto volume,un aereo al decollo di ho bisogno della mia mahmen ORA. Bella sentì tra le mani l’erezione di Z afflosciarsi e si rese benconto che non aveva niente a che fare col fatto che avesse appenaavuto un orgasmo. Era capace di andare avanti per quattro ocinque volte di seguito, e quella era solo la norma di una nottecome le altre, figuriamoci dopo mesi e mesi di astinenza. “Mi dispiace così tanto,” gli disse, guardando verso la culla allesue spalle, sentendosi lacerata nel dover decidere a chi dei duedare retta. Zsadist le prese il viso fra le mani bendate e lo girò verso di sé.“Vai a prenderti cura della piccola. Starò bene.” Non c’era alcuna censura nei suoi occhi o nel suo tono. Ma poi,non c’era mai stata. Z non aveva mai nutrito rancore per lapresenza di Nalla; anzi si era sempre sacrificato troppo. “Ci metterò solo…” “Prenditi il tempo che ti serve.” Bella scese dal letto e andò verso la culla. Nalla allungò lemanine e si calmò un po’, specie quando Bella la prese in braccio. Va bene. Pannolino bagnato e fame. “Non ci metterò molto.” “Non ti preoccupare.” Z rimase disteso sulle lenzuola di satinnero, il viso pieno di cicatrici non più tirato dal desiderio, il corpoimmobile, non teso. Bella sperò che fosse perché l’orgasmo l’aveva rilassato. Matemeva che fosse perché non l’aspettava di ritorno tanto presto. Bella si infilò nella nursery, fece un rapido cambio di pannolino,poi si sedette sulla sedia a dondolo e diede a Nalla quello di cuiaveva bisogno. Mentre teneva in braccio la piccola e si dondolava,

×