SommarioIntroduzione: il Processo Creativo ....................................................................2!Il corpo ...
Introduzione: il Processo CreativoSfogliare pagine, fare un disegno, confezionare un abito, dirigere un film.Alzarsi, camm...
Poi, nella prima parte tratto del processo creativo di Yohji Yamamoto,designer giapponese, partendo da un’introduzione gen...
Il corpo per l’Abito, l’abito per il Corpo: gli anniOttantaIl mondo della moda parigina ha attraversato una crisi di ident...
processo costruttivo, portando alla luce dettagli nascosti, i quali sebbeneappartengano a una fase del “non finito”, hanno...
Yamamoto tramite il suo processo di creazione dell’abito rivoluzionò ilrapporto tra capo e persona. La specificità dell’uo...
Nuove dimensioni, nuovi spazi, nuovi volumi, nuove forme e nuovi tessuti.Nuovi tempi, e nuovi esseri umani dunque. E’ tutt...
MaterialiYohji Yamamoto, appropriatosi di aspetti della sua particolare cultura eabbracciando sia nuovi sviluppi tecnologi...
di questo capo è che la sua forma a doppio strato fa si che se si porta arovescio, la sopraggonna bianca diventa elemento ...
In altre parole, lo scompiglio del tessuto, rispecchia la fragilità emotiva di chilo indossa.Una caratteristica che accomu...
ColoriNel processo creativo di Yamamoto e in tutto il suo atteggiamento, un ruolocentrale è giocato dal colore nero; il bu...
La FormaQuando Yamamoto presentò le sue prime collezioni a Parigi, nell’inverno del1981/82, la moda dei trionfanti anni ‘8...
1) Inverno ‘08, 2) Inverno ‘08, 3) Estate ’08 4) Inverno ’04, 5)Inverno ‘11                                               ...
L’importanza che Yamamoto dà alle emozioni e alle sensazioni, interesse cheripercorre tutto il suo processo creativo, emer...
Sembra che ci sia stato un momento in cui Yohji Yamamoto cucisse vestiti chesosteneva essere proprio al limite. Pensava ch...
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1                           2                           31)Autunno-Inverno ’03-’04; 2)Autunno-Inverno ’02-’03; 3)Autunno-I...
Forma dell’Abito, Forma dell’UomoNella biografia dedicata a Yamamoto, “Talking to Myself”, Kiyokazu Washida(studioso giapp...
Yamamoto rispecchia tutto ciò anche nella forma dei suoi abiti, attraverso,crepe e asimmetrie, attraverso un uomo e una do...
In questa seconda parte il processo creativo di Yamamoto sarà presentatoattraverso il film “Appunti di viaggio su Moda e C...
Città e ImmagineSe Wenders all’inizio del lungometraggio sostiene di essere interessato almondo e non alla moda, con quest...
s’interroga sulla possibilità di come l’immagine elettronica possa sembrare ediventare reale, e su come moda e cinema poss...
sociali: dai contadini agli artigiani, operai, studenti, professionisti, artisti euomini politici. Essi sono tutti chiamat...
“Se delle persone potessero indossare i miei vestiti così, io ne sarei felicissimo.”33Dichiara a quel punto il fashion des...
quanto lo stile possa diventare un problema. Di come possa trasformarsi inuna prigione, in una stanza di specchi, in una s...
evidente, nelle riprese dei ripetuti tentativi di apporre la sua firma sull’insegnadel nuovo negozio di Tokio. Una prova c...
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Il processo creativo di Yohji Yamamoto: Biografiadel designer                                                             ...
Fonda la Yohji Yamamoto Inc. e lancia la prima linea Yohji Yamamoto pourhomme, quindi apre anche una boutique a Parigi.   ...
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Il    processo          creativo         di      Yohji        Yamamoto             :BibliografiaBrocca Nicoletta, “L’Andro...
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Il processo creativo di y. yamamoto

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  1. 1. SommarioIntroduzione: il Processo Creativo ....................................................................2!Il corpo per l’Abito, l’abito per il Corpo: gli anni Ottanta ..............................4!Materiali..............................................................................................................8!Colori ................................................................................................................11!La Forma ..........................................................................................................12! OverSize................................................................................................................... 14! UniForme: ............................................................................................................... 14! Forma dell’Abito, Forma dell’Uomo...................................................................... 15!Moda e Cinema: Yohji Yamamoto e Win Wenders........................................17!Città e Immagine..............................................................................................18!Disegnare il Tempo ..........................................................................................19!Lo Stile .............................................................................................................21!Trovare l’Essenza della Cosa nel Processo .....................................................22! Dalla Firma al Logo ................................................................................................ 22! Il Puntaspilli ............................................................................................................ 23!Il processo creativo di Yohji Yamamoto: Biografia del designer...................30!Il processo creativo di Yohji Yamamoto : Bibliografia...................................35! 1
  2. 2. Introduzione: il Processo CreativoSfogliare pagine, fare un disegno, confezionare un abito, dirigere un film.Alzarsi, camminare, andare avanti e tornare indietro. Comprare un abito,guardarsi allo specchio. Fare la spesa, prendersi cura di qualcuno, lasciarequalcun altro. Queste azioni e molte altre ancora rispecchiano il concetto di“processo”; indipendentemente dal risultato e dalla riuscita.Noi stessi non esisteremmo se tutti i nostri organi non fossero collegati traloro, con qualche strano meccanismo, e biologicamente parlando appenaqualcosa s’inceppa andiamo in tilt.Per creatività invece prendo in considerazione, (per semplicità e comodità) ladefinizione data dal matematico Henry Poincarè: "Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili".Le categorie di "nuovo" e "utile" radicano lattività creativa nella società enella storia. Il "nuovo" si riferisce al periodo storico in cui è concepito;l"utile" è connesso con la comprensione e il riconoscimento sociale. Nuovo eutile illustrano adeguatamente lessenza dellatto creativo: un superamentodelle regole esistenti (il nuovo) che istituisca un’ulteriore regola condivisa(lutile).S’individuano anche le due dimensioni del processo creativo che uniscedisordine e ordine, paradosso e metodo.Processo Creativo, dunque. Ho cercato di rendere anche in questo scritto,un’idea di processo, tramite un certo tipo di carta, che non permette di“vedere tutto e subito” e tramite la “scaletta” di tutto l’elaborato.Sin dal titolo, infatti, si inizia con l’idea del “percorso”, esso non è concentratotutto nella stessa pagina. 2
  3. 3. Poi, nella prima parte tratto del processo creativo di Yohji Yamamoto,designer giapponese, partendo da un’introduzione generale sul contestostorico degli anni Ottanta, per poi passare a materiali, colori, forme da luiutilizzate e scelte per i suoi abiti.Nella seconda parte invece tratterò sempre lo stesso tema, però visto attraversoil al film dedicato a Yamamoto e diretto da Wenders (1989), dove si puòriscontrare una vera propria intervista poetica al fashion designer, e dove ilprocesso creativo è raccontato da Yamamoto in prima persona, e commentatodal regista, famoso anche per altri film come The Million Dollar Hotel.La terza e ultima parte, la più “rischiosa e azzardata” forse, è completamenteripresa dal libro Talking to Myself (2002) che Yamamoto commissiona alfilosofo giapponese Kiyokazu Washida e che è redatto da Carla Sozzani.Questa biografia, è presente in tutto il mio scritto, tramite citazioni einterviste, ma nell’ultima parte ho il riportato una sezione dell’auto intervistache Yamamoto propone nel libro.L’immagine utilizzata per separare le pagine in questa parte riporta unfigurino disegnato da Yamamoto, ritrovato all’interno di Talking to Myself.Ho fatto questa scelta perché tutte quelle frasi, citazioni, e riflessioni misembrano rispecchiare il suo percorso creativo, più personale, e non solorelegato all’interno del suo lavoro, che per quanto interessante esso sia, noncompleta la sua formazione di uomo. La creatività, come il processo, riguardala vita, e non solo la formazione lavorativa, per quanto straordinaria essa sia. Veronica Piersanti 3
  4. 4. Il corpo per l’Abito, l’abito per il Corpo: gli anniOttantaIl mondo della moda parigina ha attraversato una crisi di identità verso il 1980,con l’affacciarsi di stilisti come Miyake, Kawakubo, e Yohji Yamamoto chehanno messo in discussione i criteri consolidati e venerabili circa la strutturadell’abito, proponendo una concezione diversa dell’abbigliamento rispetto alcorpo.I principi su cui si reggeva la moda dell’Occidente europeo esigevano tecnichedi taglio complesse, imbottitura e precisione nella tecnica sartoriale peresaltare i contorni della figura. Diversamente gli artisti giapponesi siispiravano al carattere del costume nipponico tradizionale per drappeggiare edavvolgere il corpo con stoffe che ne occultavano o addirittura ne cancellavanola linea.Il disordine, l’anarchia, lo sconvolgimento percepiti nell’opera dei tre stilisticolpì in modo particolare il mondo della moda che si era trovato fino allora aproprio agio seguendo il formulario della tradizione sartoriale dell’hautecouture fissato nella prima metà del Novecento.Basti, infatti, pensare alla prima collezione di Christian Dior del 1947 definita“The New Look”, la quale restituiva alla donna il profilo a clessidra dettatodalla linea di fine Ottocento. È ovvio che il disegno dell’abito non dipendessedalla forma naturale del corpo: era il corpo ad essere in funzione dell’ abito. Ilcouturier costruiva l’abito partendo dall’interno, per ottenere un corpo“scolpito”. Proporzioni estreme e una forma idealizzata, cuciture, imbottiture,vari metraggi di teletta di crine e crinoline creavano strutture complesse.Sfidando la tradizione nei procedimenti di costruzione e di esecuzionesartoriale, Miyake, Kawakubo e Yamamoto, sono risaliti alle singole tappe del 4
  5. 5. processo costruttivo, portando alla luce dettagli nascosti, i quali sebbeneappartengano a una fase del “non finito”, hanno altrettanto interesse artisticoquanto l’essere ultimato. Mettere a nudo i segreti del sarto equivaleva arivelare l’intimo che si porta sotto il vestito1. Le tecniche e i materiali adottatiall’interno dell’indumento che gli conferivano forma e tenuta sono stati cosìlegittimati come elementi ornamentali. Baveri, bottoni e colletti hannocominciato a essere montati in modo diverso rispetto alla posizione e allafunzione tradizionale.Spiegazzature e increspature sono servite per creare motivi ornamentali, inanalogia con il ruolo delle linee in un disegno. Orli sfilacciati, tessutiincompatibili, hanno dato un nuovo assetto alle parti che costituiscono laforma tradizionale di un abito, facendo dell’astrazione e dell’asimmetria icriteri prevalenti.2Il dinamismo con cui è cambiato l’approccio alla moda, le novità nellacostruzione, nel materiale e nella forma hanno creato percezioni nuove di ciòche oggi è indossato: gli abiti che negli anni Ottanta sembravano appartenerea un estremismo radicale, oggi sono diventati patrimonio acquisito.Yohji Yamamoto nasce a Tokyo nel 1943. La prima collezione presentata aParigi, nel 1981, dopo quella di Tokio del 1972, passò alla storia.Ora produce le collezioni Yohji Yamamoto, Y’s, Y’s for Men, Yohji Yamamoto+ Noir, ed è partner di Adidas nella linea Y-3, una serie di collezionisportswear .1 K. D. Spilker, S. S. Takeda, Contromoda: la moda contemporanea della collezione permanente delLos Angeles County Museum of Art, Firenze Fondazione Palazzo Strozzi; Milano, Skira, 2007,Introduzione2 K. D. Spilker, S. S. Takeda, Contromoda: la moda contemporanea della collezione permanente delLos Angeles County Museum of Art, Firenze Fondazione Palazzo Strozzi; Milano, Skira, 2007,Introduzione 5
  6. 6. Yamamoto tramite il suo processo di creazione dell’abito rivoluzionò ilrapporto tra capo e persona. La specificità dell’uomo e della donna, del loroessere umani, il loro stile di vita, più che i loro corpi, furono proiettatisull’abito. Non solo il rapporto designer/abito cambia; ma spesso, nellecollezioni di Yamamoto, si legge una nuova idea del corpo e della femminilitàche sostiene questi abiti: il corpo cui fa riferimento dal primo momento, non èil corpo della donna, e nemmeno quello dell’uomo. Non è un corpo resooggetto attraverso segni e codici di riconoscimento del genere, ma è un corpoche agisce sull’abito e lo trasforma. La moda di Yamamoto valorizzal’interiorità di chi li indossa. Le riviste hanno definito il suo come uno: “Stile poverissimo e misterioso che si nutre di materiali poveri ed elaboratissimi, che si alimenta di un corpo da velare e non da svelare, che valorizza più l’intelligenza che la bellezza.”3Baudot, noto giornalista, individua, infatti, nell’arte povera la maggiorinfluenza nell’approccio stilistico di Yamamoto4; anch’egli, dice il giornalista,ha cercato, infatti, di rompere la concezione fossilizzata di ciò che erano gliabiti.Lo stesso Yamamoto si esprime chiaramente sulla necessità di trascenderenon solo il corpo connotato sessualmente ma il corpo in assoluto: “Per me il corpo è nulla. Muta senza tregua. Invecchia in ogni istante, non ci si può affidare ad esso perché non si può controllare il tempo. Io non credo al corpo umano. Non lo trovo bello.”53 G. Buttazzi e A. Mottola Molfino, L’Androgino, Novara, De Agostini, 1992, p. 814 B. Polan, R. Tredre, The great fashion designers, New York, Oxford, 2009, p. 1795 Y. Yamamoto, Talking to myself, Milano, Carla Sozzani Editore, 2002 6
  7. 7. Nuove dimensioni, nuovi spazi, nuovi volumi, nuove forme e nuovi tessuti.Nuovi tempi, e nuovi esseri umani dunque. E’ tutto questo, ciò che si pone“durante”, a metà, che interessa di più a Yamamoto: il processo. E non ilprodotto finito. “ Che cos’è più importante nel tuo lavoro? Il procedimento o il prodotto?” “Questa è la migliore delle domande. Non posso essere più felice che all’inizio del processo di sviluppo. Poi il prodotto è una realtà. E la realtà colpisce. Il mio cuore batte durante il procedimento. Anche se il giorno decisivo arriva sempre.”66 T. Jones, S. Rushhton, Fashion Now, Cologne, Taschen, 2005, p. 521. 7
  8. 8. MaterialiYohji Yamamoto, appropriatosi di aspetti della sua particolare cultura eabbracciando sia nuovi sviluppi tecnologici sia nuove metodologie nel campodei tessuti, inizia il suo processo creativo dal tessuto, dalla stoffa: indicando iltatto come il principale tra i cinque sensi.Nelle sue creazioni è spesso promossa la mussola, di solito usata dagli stilistiper le “prime stesure” dei loro modelli. La collezione Primavera/Estate del2000 (intitolata “Mussola”) rappresenta bene il concetto di abito non finito, el’idea di processo. Yamamoto voleva mostrare il processo di confezionedell’abito, il suo “momento più felice”.Il fashion designer, a volte, trova la mussola finale più bella del vestito finito,perché in quel momento le emozioni sono più percepibili. Tutti i capi sonofatti in tessuto bianco o nero e mostrano le cuciture in costruzione. Questacollezione è stata ispirata in gran parte dalle creazioni in mussola di CharlesJames che aveva visto durante un suo viaggio a New York.Usando questa tecnica ci si può trovare di fronte ad un completo in due pezzi(Autunno-Inverno 93-94, Fig 1) dove le imbastiture (essenziali nel processocreativo e costruttivo) creano un motivo intricato per decorare la superficie.Qui la controfodera, un tessuto strutturante, che di solito rimane nascosto puravendo un ruolo importante nel definire l’aspetto di un abito, compare sulbavero, dove è trattata come finitura esterna. 7Anche nella collezione Primavera Estate 2003 (Fig.2), Yamamoto con unagonna rovesciabile, ci presenta l’abito decostruito; la vita sfilacciata, le finiturea vista, e le imbastiture usate per creare motivi in superficie. Una particolarità7 K. D. Spilker, S. S. Takeda, Contromoda: la moda contemporanea della collezione permanentedel Los Angeles County Museum of Art, Firenze Fondazione Palazzo Strozzi; Milano, Skira, 2007,Introduzione 8
  9. 9. di questo capo è che la sua forma a doppio strato fa si che se si porta arovescio, la sopraggonna bianca diventa elemento strutturale: un sott’abitorigido.8Le diverse peculiarità dei tessuti sono l’elemento principale della suaprogettazione: i materiali rigidi chiamano tagli spigolosi, i tessuti che cadonodolcemente vogliono invece forme rotonde e morbide.Yamamoto ridefinì anche le forme di abbigliamento maschile, quando nellacollezione “L’uomo Destrutturato” introdusse pantaloni molto larghi, quasicadenti, con pieghe. Un look drappeggiato, molto somigliante a quello degliharem turchi. Le giacche da uomo persero la loro vita a cono, furono privatedi imbottiture e fodere, e anche il modo di montare le maniche fu cambiato.Fatte di viscosa, filati crespi, che ridefinirono le forme, portarono conforto esemplicità.Se le forme di Yamamoto sono per la maggior parte rigorosamenteasimmetriche, (la simmetria dice “non è umana”), non sono umane nemmenoquelle scarpe a punta con i tacchi a spillo che bandisce dai suoi completifemminili, adottando per questi ultimi, calzature rasoterra anch’esseessenziali, silenziose e piatte9.In diverse occasioni, compresa la sua “autobiografia”, Yamamoto sostiene labellezza di tutto ciò che è sporco, rotto, appassito. Il termine giapponese“Hifu” è ciò che si addice di più a questo, rispecchiando proprio l’esiguitàdello spirito o una sorta di “tristezza” nelle persone che indossano quegli abiti.8 K. D. Spilker, S. S. Takeda, Contromoda: la moda contemporanea della collezione permanentedel Los Angeles County Museum of Art, Firenze Fondazione Palazzo Strozzi; Milano, Skira, 2007,Introduzione9 P. Calefato, Moda e Cinema: Macchine di senso e scritture del Corpo, Ancona, Costa & Nolan,1999, p. 57 9
  10. 10. In altre parole, lo scompiglio del tessuto, rispecchia la fragilità emotiva di chilo indossa.Una caratteristica che accomuna numerose collezioni di Yamamoto, è lanecessità di un approccio più umano nella creazione e nell’utilizzo dei tessuti,dato l’aumentare di nuove e sempre più complesse tecnologie. Unapredilezione per l’uso del cotone, del lino e del rayon, scelti dal fashiondesigner per la loro apprezzabilità nelle pieghe, nelle superfici di ordito etrama. 10
  11. 11. ColoriNel processo creativo di Yamamoto e in tutto il suo atteggiamento, un ruolocentrale è giocato dal colore nero; il buio definitivo e la silhouette universale.Nella cultura giapponese, è un colore tradizionalmente associato al contadinoe allo spirito del samurai, oltre che al famoso teatro del Bunraku. Le collezionidi Yamamoto sono dei veri inni all’oscurità, all’eliminazione dei gioielli, delladecorazione e del dettaglio.Il nero è anche l’insieme di tutti i colori: “E’ come se li mischiassi tutti; come se buttassi tutti i colori nel water; questo mi provoca una sensazione isterica.”10Il nero è il colore delle ombre, il colore di sua madre vedova. Tutti capi dicolore nero ma con tessuti e forme diverse. Ogni altro colore lo disturba. Gliprovoca un’emozione.Nonostante ciò, con il trascorrere degli anni, le sue collezioni si sonoarricchite di altre tinte; come il bianco, a volte il blu, e il rosso vivo:quest’ultimo usato come “una traccia di rossetto”, come una pura luce inmezzo all’oscurità. Ogni colore, nei lavori di Yamamoto deve essere forte comeil nero, altrimenti non c’è contrasto.In Giappone, ogni difetto e imperfezione in un tessuto è considerato prezioso.Mentre questo, in termini di Post-Modernità è chiamato col termine diDecostruzione. 1110 Y. Yamamoto nel film “Notebook on City and Clothes” di Win Wenders, Tokio - Parigi, 198911 L. Mithchell (edited by), The cutting edge: Fashion from Japan, Sidney, PowerhousePublishing, 2005, p. 29 11
  12. 12. La FormaQuando Yamamoto presentò le sue prime collezioni a Parigi, nell’inverno del1981/82, la moda dei trionfanti anni ‘80 era caratterizzata da una forte sculturadel corpo e della corsetteria, taglie aderenti, e silhouette accennate, un lookche era altezzoso e aggressivo. In contrasto con queste dimostrazioni rumorosee abbaglianti di forma, le sue strane e nuove idee avrebbero proposto unanuova geografia del corpo.Nei suoi abiti non ci sarebbe più stato né un inizio né una fine, poiché l’aria siera insinuata fra il corpo e il tessuto. L’aria, elemento che per sua natura èintangibile, diventa una componente chiave del rapporto corpo/vestito,preparando la piattaforma per una concezione di come la figura si sarebbestrutturata in rapporto ai volumi e all’equilibrio della massa corporea.L’abbigliamento secondo Yohji Yamamoto trovò una nuova faccia della moda:un certo tipo di moda che non aveva più aspetto preciso e delineato. Egli creòforme che diventarono misura dello spazio che le circonda. 12La forma dei capi, per quanto nuova e sorprendente poteva essere, rimanevaeminentemente vestibile; più volte Yamamoto dichiarò di quanto i suoi abitidovessero essere utili ed efficienti. Nonché durare nel tempo.Queste sue continue trasformazioni di forma, spesso descritte come “mutanti”,con le loro nuove proporzioni, si allearono con nuove forme umane; furonodichiarate dal designer stesso attraverso un attacco ferrato alla perfezione diforma e di immagine: “Voglio cicatrici, fallimenti, disordine (…) Penso che la perfezione sia brutta.” 1312 E. Fiorani, Abitare il Corpo: La Moda, Milano, Lupetti, 2004, p. 12413 Y. Yamamoto, Talking to myself, Milano, Carla Sozzani Editore, 2002 12
  13. 13. 1) Inverno ‘08, 2) Inverno ‘08, 3) Estate ’08 4) Inverno ’04, 5)Inverno ‘11 29
  14. 14. L’importanza che Yamamoto dà alle emozioni e alle sensazioni, interesse cheripercorre tutto il suo processo creativo, emerge anche nella forma: oltreall’imperfezione, è anche l’asimmetria a provocargli benessere e piacere. Ed èproprio tramite l’asimmetria che ricerca l’imperfezione, producendo unaforma progressivamente distillata.14Un essere umano non sarà mai in grado di produrre la perfezione; anzi,Yamamoto afferma di più: quando un uomo proverà a fare qualcosa diperfetto o simmetrico, tenderà sempre a distruggerlo.Yohji Yamamoto spesso descrive i suoi vestiti come “abiti logori”. Quello cheintende dire è che non sono associabili ad alcuno stereotipo sociale:limpiegato o lartista, il giornalista o lo studente, il vecchio e il giovane.I suoi abiti, a un primo sguardo, sono difficili da associare a una qualsiasiconcreta immagine, com’è difficile associarli a una forma predefinita.Piuttosto, come sfida a ognuna di queste identificazioni, essi sonopeculiarmente astratti.15Egli ha sempre mantenuto una posizione all’avanguardia, e pur conoscendoperfettamente lo stile del tempo e degli abiti a “la moda”, ha rotto con questostile fino allestremo limite, per esempio, nel caso degli abiti maschili, il suotratto esclusivo è stato senza dubbio la “gonfiezza e la sconnessione”16. Dietroallincongruità di taglia, dietro all’asimmetria, c’è la prova che siamo degliesseri umani.C’è una “compostezza coraggiosa”17 negli abiti che dicono: “Non voglio diventare una persona che si conforma al suo status sociale, che indossa la taglia giusta, che è facile da maneggiare”.1814 A. Vaccari – lezione sul Film di Win Wenders “Appunti di viaggio su Moda e Città”15 Y. Yamamoto, Talking to myself, Milano, Carla Sozzani Editore, 200216 Y. Yamamoto, Talking to myself, Milano, Carla Sozzani Editore, 200217 Y. Yamamoto, Talking to myself, Milano, Carla Sozzani Editore, 2002 13
  15. 15. Sembra che ci sia stato un momento in cui Yohji Yamamoto cucisse vestiti chesosteneva essere proprio al limite. Pensava che se li avesse ulteriormente“abbattuti”, avrebbero smesso di essere vestiti. Pensava che se li avesse “rotti”ulteriormente, sarebbero diventati poco più che stracci.19OverSizeIl capo ideale di Yamamoto non ha taglia, e com’è già stato rilevato egli nonami una taglia perfetta sul corpo. I capi dovrebbero essere diversi su ognipersona: a volte troppo piccoli, spesso larghi abbastanza da lasciare che l’ariapassi fra il corpo e il tessuto, lasciando l’immaginazione libera di indovinare laforma del corpo all’interno. “Qual è la caratteristica del tuo Design?” “Cappotti oversize, t-shirt oversize, giacche oversize… Tuttavia niente di veramente oversize.”20UniForme:Un particolare che percorre gran parte della storia di Yamamoto è la suadedizione alle “uniformi”. Nel corso degli anni prese come riferimento lascuola e l’esercito; gli abiti da lavoro e persino le vesti ecclesiastiche. Una delleragioni dietro la fascinazione di Yamamoto per le uniformi è che sono deivestiti che hanno una funzione, tessuti per essa e concepiti per durare alungo.21 Diventano parte dell’identità di chi li veste.Al tema abito e uniforme fu dedicata una mostra di Pitti Immagine dal titolo:“Uniforme: Ordine e Disordine” alla quale prese parte anche YohjiYamamoto.18 Y. Yamamoto, Talking to myself, Milano, Carla Sozzani Editore, 200219 Y. Yamamoto, Talking to myself, Milano, Carla Sozzani Editore, 2002, (intermezzo 2)20 T. Jones, S. Rushhton, Fashion Now, Cologne, Taschen, 2005, p. 52121 A. Giannone, P. Calefato, Manuale di Comunicazione, Sociologia e Cultura della Moda Vol.5,Roma, Meltemi, 2007, p. 79 14
  16. 16. 1 2 3 4 51)Primavera-Estate 2003; 2)Primavera-Estate 2003; 3)Primavera-Estate2003; 4)Primavera-Estate 2006; 5)Primavera-Estate 2006 25
  17. 17. 1 2 31)Autunno-Inverno ’03-’04; 2)Autunno-Inverno ’02-’03; 3)Autunno-Inverno ’05-‘06 26
  18. 18. Forma dell’Abito, Forma dell’UomoNella biografia dedicata a Yamamoto, “Talking to Myself”, Kiyokazu Washida(studioso giapponese) dedica attenzione alla forma dell’abito maschile e inparte a quello femminile. Durante il processo creativo, Yamamoto tramite laforma degli abiti, cerca anche di definire il tipo d’uomo che dovrebbeindossarli.L’unico obiettivo dell’abito del fashion designer è: “Dare uno shock alla vera realtà dell’uomo.”22Yamamoto non intende cambiare nessuno, come non vuole cambiare la formae le proporzioni del corpo attraverso gli abiti che compone. Parlandodell’uomo che indossa i suoi abiti, continua: “Egli non deve cambiare niente (…) perché provare a diventare qualcosa è troppo vergognoso. Io non farò nessuna chirurgia. È già abbastanza essere se stessi.” 23Per il fashion designer giapponese è imbarazzante essere particolari nelle cose,non c’è nulla di più vergognoso del fatto che la gente ti veda particolare.Quando, durante il processo creativo, Yamamoto decide la forma dei suoiabiti, ricorda l’importanza della distanza che si pone tra abito e corpo: “La distanza deve essere cucita negli abiti da uomo”.24Allora, a che tipo di uomo pensa Yamamoto, durante il suo processo creativo? “Imbronciato, anche se facilmente ferito, piagnucoloso anche se in qualche modo sfrontato, delicato ma rozzo, irresponsabile e indifferente, goffo e agile, stranamente genuino ma in qualche modo dubbioso, che è in qualche modo amabile e che ha anche un’inconfondibile aria di timido, di profondità, di dignità che ci appare, quando guardiamo attraverso le crepe nel suo carattere, come spinta fuori dalla sua sfrontatezza.”2522 Y. Yamamoto, Talking to myself, Milano, Carla Sozzani Editore, 2002 (Intermezzo 1)23 Y. Yamamoto, Talking to myself, Milano, Carla Sozzani Editore, 2002 (Intermezzo 1)24 Y. Yamamoto, Talking to myself, Milano, Carla Sozzani Editore, 2002 (Intermezzo 1)25 Y. Yamamoto, Talking to myself, Milano, Carla Sozzani Editore, 2002 (L’uomo romantico) 15
  19. 19. Yamamoto rispecchia tutto ciò anche nella forma dei suoi abiti, attraverso,crepe e asimmetrie, attraverso un uomo e una donna che sono incapaci diessere strizzati in abiti troppo stretti.Sono uomini e donne, quelli che indossano gli abiti di Yamamoto, che non: “Sanno di cosa hanno sete e fingendo di essere cattivi, si convincono per il momento di essersi curati, pur rimanendo, ovviamente, sempre a brandelli.” 26Solo quando riusciremo ad allontanarci da tutte le forme stabilite, troveremoil vero cuore selvaggio dell’uomo e della donna moderna.26 Y. Yamamoto, Talking to myself, Milano, Carla Sozzani Editore, 2002 (L’uomo romantico) 16
  20. 20. In questa seconda parte il processo creativo di Yamamoto sarà presentatoattraverso il film “Appunti di viaggio su Moda e Città”, diretto da WinWenders, definibile come un’intervista poetica allo stilista giapponese e datato1989.Moda e Cinema: Yohji Yamamoto e Win WendersLa fine degli anni Ottanta rappresenta il momento in cui il cinema inizia acostituire, uno degli universi più completi dell’immaginario sociale, e inizia arivestire, in rapporto alla moda, un ruolo forse anche più importante di quellodella fotografia, perché capace di potenziare enormemente la sensibilitàumana, attraverso segni, discorsi, e forme della percezione che mette inazione. Il processo creativo di Yamamoto s’intreccia con quello del regista, che a suomodo, come voce fuori campo, è presente in tutto il film. L’identità è un temache percorrerà tutto il lungometraggio: sarà riflessa nel percorso creativo enell’immagine di moda del fashion designer giapponese e in quellaalternativamente riprodotta dalla cinepresa e dalla videocamera elettronica diWenders. Identità (…) Ma cos’è l’identità? Sapere dov’è il proprio posto, conoscere il proprio centro, il proprio valore? Sapere chi siamo? (…) Noi costruiamo un’immagine di noi stessi, e ci sforziamo di somigliare a quest’immagine… E’ questa, l’identità? Il corrispondere dell’immagine che ci costruiamo e di… Sì, noi stessi? Chi è noi stessi? (Wenders 1992 pag. 73-74)2727 P. Calefato, Moda e Cinema: Macchine di senso e scritture del Corpo, Ancona, Costa & Nolan, p.51 17
  21. 21. Città e ImmagineSe Wenders all’inizio del lungometraggio sostiene di essere interessato almondo e non alla moda, con questa frase ci introduce altri concettifondamentali: il progetto del film, quello della moda e quello della città.Immagine che il regista riprende con la sua cinepresa elettronica.Città-mondo, città-moda, città strutturata secondo un immaginario al tempostesso tecnologico e nostalgico, la metropoli ha in se tutto il presente,compreso il passato che è nel presente, come dimostrano le inquadrature, deivecchi ponti sulla Senna, intramezzate alle immagini di Parigi di finemillennio. 28Moda che si sviluppa nella metropoli, che è Parigi ma anche Tokio, cheraccoglie nello stesso tempo l’indifferenziato e l’anonimo, ma anche lamulticulturalità.Sia Wenders sia Yamamoto amano la confusione della città: perché entrambisanno che esiste un problema d’immagine nelle metropoli. Il riconoscersinella folla; l’“Essere per gli altri”29. Così sia il regista che Yamamoto, artefici didue processi creativi, ne hanno benissimo colto il senso: entrambi trovano unapresenza simultanea di memoria e inventiva, nonostante le due cose sembrinoin contrasto, vanno invece di pari passi in completa armonia, comerispecchiano per esempio gli abiti dello stilista.Ritorna il tema dell’immagine, non solo nel percorso creativo del sarto/stilista,ma nelle tecniche wenderseniane. Mentre i due sono in viaggio in auto, èpresa in considerazione Tokio. Tokio ripresa dalla cinepresa di Wenders.Tokio come immagine reale. Tokio come immagine elettronica. Il regista28 P. Calefato, Moda e Cinema: Macchine di senso e scritture del Corpo, Ancona, Costa & Nolan,1999, p. 5329 Y.Yamamoto nel film “Notebooks on City and Clothes” di Win Wenders, Tokio – Parigi, 1989 18
  22. 22. s’interroga sulla possibilità di come l’immagine elettronica possa sembrare ediventare reale, e su come moda e cinema possano scambiarsi i ruoli. La modaresterà artigianato? Esiterà mai davvero un artigianato del digitale edell’elettronica? La moda sta severamente diventando industria.Disegnare il TempoQuando compone un abito, Yamamoto, non è mai solo: non ha la percezionedi un inizio né di una fine. Il fluttuare continuamente da uno spazio all’altro,lo porta a confessare a Wenders, che durante il suo percorso creativo egli hasempre “una sensazione di un qualcosa che continua”. Anche la seconda guerramondiale durante la quale il fashion designer ha perso il padre, in un certosenso non è mai finita: “Dentro di me non esiste un dopo guerra” sostieneYamamoto.Per descrivere la vera essenza del suo processo prende in esame una camiciabianca: vero esempio di anonimato forse, ma un abito difficile nella suacomposizione. Yamamoto dovrebbe spiegare, infatti, ai suoi assistenti, dove sitrova la piega più bella di quella camicia, dov’è il taglio della vera spalla.Spiegare l’essenza di tutto il processo; la vera artigianalità della cosa.“Altrimenti non ci si può occupare della moda”.30 Dichiara nel film il fashiondesigner. Tutto questo, gli provoca immenso piacere, il concentrarsi, èun’esperienza molto bella dice, ci si dimentica del tempo che passa.Il tempo come processo quindi, come un continuum. Anche la fotografiaesprime il concetto di tempo. E Yamamoto trae ispirazione da quellefotografie di August Sander, fotografo progressista di Colonia dei primi anniventi del 1900.Il maestro del taglio, infatti, cerca la sua ispirazione negli abiti di lavoro ditutte quelle centinaia di figure anonime che rispecchiano diversi gruppi30 Y.Yamamoto nel film “Notebooks on City and Clothes” di Win Wenders, Tokio – Parigi, 1989 19
  23. 23. sociali: dai contadini agli artigiani, operai, studenti, professionisti, artisti euomini politici. Essi sono tutti chiamati a svolgere il delicato ruolo di archetipie testimoni della loro epoca.Quello che sorprende da queste fotografie è l’atteggiamento dei personaggi,così distaccato dall’istante dello scatto, come se l’espressione delle personecosì riprese fossero conformi all’idea che quelle avevano di sé, anzichél’adozione di una posa più artefatta. Essi sembravano designati a incarnare lafigura dell’archetipo.Yamamoto ne interpreta l’essenza ispirandosi ai vestiti, di uso professionale,come quelli protettivi, usati per esempio nelle fabbriche dalle donne cheproducevano munizioni negli anni quaranta. “Le persone scelgono i miei vestiti come forma di affermazione”.31Ha dichiarato il fashion designer.Nel film sono numerose le riprese di Wenders al libro-raccolta di Sanders,che Yamamoto conserva sin dal 1981, pieno di post-it e appunti, dal qualeinizia, o meglio “passa attraverso”, il processo creativo del fashion designer.In quelle fotografie, Yamamoto trova uomini e donne vere, esseri umani chenon indossano abiti, ma indossano la realtà. Gli individui ritratti da Sanders,non consumano gli abiti, potrebbero vivere tutta la vita con quei vestiti. EYamamoto, già nel 1989 dichiara che è proprio quello il suo scopo: creare uncappotto che duri per sempre, creare così un amico, un parente stretto, unabito che sia “stupendo perché fuori fa freddo, e quindi (tu) lo devi indossare inquanto ti serve”32. Non si può, quindi, continuare a vivere senza quel cappotto.La funzionalità dell’abito, l’utilità di quest’ultimo, sono caratteristichefondamentali per il percorso creativo di Yamamoto.31 Y. Yamamoto, Talking to Myself, Milano, Carla Sozzani Editore, 200232 Y. Yamamoto, Talking to Myself, Milano, Carla Sozzani Editore, 2002 20
  24. 24. “Se delle persone potessero indossare i miei vestiti così, io ne sarei felicissimo.”33Dichiara a quel punto il fashion designer.Già nel 1989, a Tokio, si era abituati a consumare tutto, si era convinti di poterconsumare tutto. “Pensano addirittura di poter consumare la propria vita.”34Conclude Yamamoto. Senza capire il significato degli oggetti.Le foto di Sanders permettono così di risalire a un’epoca in cui si eracircondati di cose semplici, in cui si dava credito a un cappotto che aveva unvalore “eterno”. Se si vuole capire davvero che cosa sia un abito, bisognerebbeaspettare dieci anni prima di usarlo, poiché il tessuto durante quest’intervalloè “ancora vivo”: aspettare dunque, non significa trovare l’essenza di queltessuto, prima di utilizzarlo? “Io voglio disegnare il tempo.” 35Dichiara Yamamoto. Il tempo del suo processo creativo, il tempo cheindossano le persone nelle fotografie di August Sanders, il tempo chetrascorre tra materiali, forme e abiti. Il tempo che quindi sarà indossato, e chefarà dell’indossatore una forma di affermazione, il tempo che intercorre tra lenumerose prove che il fashion designer fa durante tutte le sue creazioni. Iltempo che è racchiuso nel suo portaspilli che a me sembra quasi un orologio.Lo StileLo stile fa parte di ogni processo creativo. Definibile, o no, esso entra a farparte di una persona, nel momento in cui essa se ne appropria, nel momentoin cui ne è caratterizzato. Nel film, Yamamoto, non da una definizione chiaradi stile, ci propone un semplice ed esplicito paragone: dichiara a Wenders di33 Y.Yamamoto nel film “Notebooks on City and Clothes” di Win Wenders, Tokio – Parigi, 198934 Y.Yamamoto nel film “Notebooks on City and Clothes” di Win Wenders, Tokio – Parigi, 198935 Y.Yamamoto nel film “Notebooks on City and Clothes” di Win Wenders, Tokio – Parigi, 1989 21
  25. 25. quanto lo stile possa diventare un problema. Di come possa trasformarsi inuna prigione, in una stanza di specchi, in una specie di trappola, in cui ci siimita a vicenda.Anche Yamamoto sostiene di esserci caduto, senza rivelarci quando. Se n’èliberato solo nel momento in cui “è diventato il guardiano della sua prigioneanziché rimanerne prigioniero”.36. Ha, infatti, imparato ad accettare il suo stile.La sua prigione si è aperta, e gli ha permesso di vivere in una grande libertà.Se si fa un passo indietro, ci si accorge, infatti, di quando, già all’inizio delfilm, egli avesse dichiarato l’importanza non del singolo gesto, ma del tutto;questo per ripresentare il concetto che anche lo stile non si trova copiandol’altro (designers) nello schizzo, nel tessuto, o nel taglio. L’essenza della cosanon può essere riprodotta. Il sarto non può essere copiato.A proposito, di stile, nel film ricompare il tema fondamentale di asimmetria:una “sensazione preziosa”. Ogni sua creazione è il frutto di quest’“equilibrioasimmetrico”. Definizione paradossale ma che invece si esplica nelle battutesuccessive. Il simmetrico non rispecchia il sudore delle mani di un essereumano. Dietro ciò che è simmetrico, non si cela un uomo. L’uomo tenderà adistruggere tutto ciò che è perfetto.Attraverso gli abiti di Yamamoto l’essere umano riuscirà ad accettare meglio ilproprio corpo, la propria figura, la propria storia, e in definitiva se stesso.Come essere imperfetto.Trovare l’Essenza della Cosa nel ProcessoDalla Firma al LogoIl processo creativo di Yamamoto, trova un punto focale anche nel momentoin cui dalla sua firma si passa al suo logo. Nel film, questo è quanto più36 Win Wenders nel film “Notebooks on City and Clothes” di Win Wenders, Tokio – Parigi, 1989 22
  26. 26. evidente, nelle riprese dei ripetuti tentativi di apporre la sua firma sull’insegnadel nuovo negozio di Tokio. Una prova continua, che non accontenta ilfashion designer né al primo, né al secondo, né al terzo tentativo: la suaassistente, poi definita “traduttrice e angelo custode”, continua a cancellare isuoi continui tentativi.Quando la firma diventa marchio di fabbrica è come se ogni volta con quelgesto si voglia riprodurre, dire e mostrare tutto dall’inizio.E’ un processo lungo, ma solo così il suo processo creativo riuscirà a mostrarsianche nella firma, a non esaurirsi in un semplice marchio.Egli firma con le sue stesse mani e un semplice gesso la sua boutique. Èproprio questa l’essenza, che poi la fissa con lo spray; il quale non toglie nullaall’artigianalità del suo processo creativo.Il PuntaspilliIl processo continua, e continua tutte le volte che Yamamoto prova addosso auna modella un abito. Nella scena del film è come se scrivesse addosso alladonna, tagliando, allontanandosi, e avvicinandosi, misurando, senza maistaccare lo sguardo da lei.La prova dell’abito su misura, è per Yamamoto sempre un modo per andarealla ricerca di un gesto pulito ed essenziale, se mi è permesso il termine,formalmente “puro”.Gli abiti di Yamamoto sono forme pure, anche perché come sostiene Barthes,ci riportano all’haiku giapponese, e riescono a essere descritti, infatti, con lamedesima definizione: “Sono eventi brevi che tutt’a un tratto trovano la loro forma esatta”. (Barthes 1970a, pag. 88)37.37 P. Calefato, Moda e Cinema: Macchine di senso e scritture del Corpo, Ancona, Costa & Nolan,1999, p. 55 23
  27. 27. 27
  28. 28. 28
  29. 29. Il processo creativo di Yohji Yamamoto: Biografiadel designer 1943Nasce a Tokio. La madre Fumi Yamamoto è una vedova di guerra. Lavorasedici ore al giorno come sarta per pagare il mantenimento e l’educazione delfiglio. 1966Studia legge all’università di Keio ed è premiato per il suo diploma finale. 1969Si diploma alla prestigiosa scuola di moda giapponese Bunka Fashion College. 1971Apre la sua prima casa di moda, la Y’s Company Ltd. 1972Presenta la sua collezione Y’s. 1977Dopo aver prodotto per alcuni anni molte collezioni ogni stagione, decide diadottare la pratica di altri importanti designer giapponesi e di partecipare allesfilate con loro a Tokio. 1979Nasce la prima collezione “Y’s for men”. 1981Il momento decisivo della sua carriera arriva quando il suo lavoro è visto aParigi, durante la settimana della moda dedicato alle collezioni del prè-à-porter di stilisti e designers. Sfila anche a New York. 1982Yohji Yamamoto riceve il premio del ventiseiesimo Fashion Editors ClubAward a Tokio. 1984 30
  30. 30. Fonda la Yohji Yamamoto Inc. e lancia la prima linea Yohji Yamamoto pourhomme, quindi apre anche una boutique a Parigi. 1988Il centro di creazione industriale del Museo di Arte Moderna GeorgePompidou commissiona al regista Win Wenders di fare un film su YohjiYamamoto. Il film che ne risulta è un lungometraggio girato in 35 mm acolori, intitolato “Appunti di viaggio su moda e città”. 1990Gli viene commissionato il disegno dei costumi di Madame Butterfly diPuccini, per una produzione dell’opera di Lione. 1991Riceve il premio del 35 Fashion Editors Club Awards a Tokio. 1993Gli sono commissionati i costumi per il “Tristano e Isotta” di Wagner, per laproduzione di Muller. 1994Firma i diritti per Patou, una linea di diritti. Il Ministero della CulturaFrancese gli conferisce il titolo di Cavaliere delle Arti e delle Lettere. 1995Lancio di Yohji, il primo profumo del designer, creato e adottato in marmorosso in Belgio da Jean Patou. 1997Riceve il 4° premio del Fashion Editors Club Awards di Tokio, e anche ilNight of Stars Awards from the Fashion Group di New York. Apre un nuovonegozio a Londra. 1998Premio “Arte e Moda” al Pitti Immagine di Firenze. Secondo profumo dadonna Yohji Essential. 1999 31
  31. 31. Riceve il premio The International Award from the Council Designers ofAmerica di New York.Disegna i costumi per “Life” di Ryuchi Sakamoto. Debutta il primo profumoper uomo Yohji homme come la sua prima boutique autonoma a New Yorknel quartiere di Soho. 2000È esposto un suo abito da sposa al Victoria & Albert Museum di Londra per lamostra “Radical Fashion” e inizia una collaborazione con il regista TakeshiKitano per il quale creerà costumi per numerosi film. A Parigi sempre inquell’anno, propone una”elaborata celebrazione dell’amore” concretizzatasinella linea chiamata “ Womans’s Wear daily” (29 febbraio 2000). Questacollezione comprendeva cappotti, vestiti di velluto drappeggiati e tagliati coninventiva. 2002Pubblica “Talking to Myself” (Carla Sozzani Editore). È nominato comedirettore creativo di Y-3, divisione sportiva di Adidas Sport Style. Ottiene unsuccesso strepitoso non solo con le scarpe ma anche con le felpe, le tute e tuttii capi sportivi dimostrando come un grande stilista può avere un successoplanetario uscendo dalle passerelle del prèt-a-porter.Premiato con la medaglia di bronzo per il miglior libro del mondo, dellaLeipzig Stiftung Bunchkunst, per “Talking to Myself”. 2003Mostra “Can I help you?” presso l’Hara Museum of Contemporary Art diTokio. Debutta nei circa 290 punti vendita della catena giapponese, unacatena di abbigliamento che lo stilista ha disegnato per i negozi Muji. Il tipicoYohji style viene espresso in una serie di costumi per uno show di Elton Jhonchiamato “ The Red Piano” a Las Vegas. In quest’occasione disegna oltre a150 maglie e abiti decostruiti per i cantanti. Tutte le maglie sono come seta, edElton in un intervista al giornale GQ Magazine dichiara: “ Tutto quello che è 32
  32. 32. stato fatto prima di ora è brutto e sbagliato”. Nel 2007 suona a Tokio e dedicail suo concerto al suo amico Yohji, il genio. 2004È premiato dall’Ordine della Cultura Giapponese. 2005Prime mostre internazionali: “Juste des Vetements”a Parigi. È fondata larivista belga A-Magazine Yamamoto come art-director. 2005/2006“Corrispondenze” Gallerie d’Arte Moderna a Palazzo Pitti, Firenze. 2006Mostra ad Anversa intitolata “Dream Shop” dove il pubblico potevaaddirittura provare gli abiti in mostra. 2007È annunciata la collaborazione tra Yamamoto e lo storico brand Dr Martens,che si concretizzerà in una collezione di cinque modelli, per l’autunno/inverno2007-08.Nel giugno 2007 Y’s Mandarina, ovvero una collezione di pezzibivalenti, frutto di una fusione avveniristica di design, elementi funzionali ecouture. Le borse da corriere da donna prendono la forma da grembiuli,canottiere e minigonne in satin rosso o beige. Mentre gli zaini da uomo siallargano per diventare giacche da pioggia o antivento. 2008Dopo Y-3, Yamamoto, lancia Coming Soon realizzata in partnership conl’italiana Sinv Spa. Linea di abiti e accessori casual ultra-sofisisticati e dalprezzo notevolmente accessibile. La novità sta nel fatto che il nome dellostilista non è menzionato nel brand, perché pensato per un consumatore piùinteressato allo stile e alla qualità del prodotto che unicamente al marchio. 2009 33
  33. 33. Yohji Yamamoto collabora con Salvatore Ferragamo alla realizzazione di unanuova linea di calzature. I modelli proposti comprendono stivaletti dalle lineepulite e scarpe allacciate caratterizzate da tomaie in pelle elaborate a formaredesign di fantasia e offerte in tinte bicolori. La piccola raccolta è in vendita daluglio presso le boutique Yohji Yamamoto e Salvatore Ferragamo. 2010Dopo due stagioni di assenza dalle passerelle parigine, luomo firmato YohjiYamamoto va a sfilare a Tokyo. La collezione Yohji Yamamoto homme, almomento presentata soltanto in showroom esclusivamente su appuntamento,tornerà, infatti, sotto i riflettori il prossimo 1° aprile.Sabato 20 marzo è stato inaugurato il nuovo store Y-3 allinterno dellArt MallK11 nel quartiere Tsimshatsui. Il pubblico ha osservato le celebrità YohjiYamamoto, Andy Lau e Du Juan, che, con una folla di giornalisti locali e difan entusiasti, hanno brindato al nuovo punto vendita Y-3 di Hong Kong. Nelcorso di un evento che ha visto la partecipazione di numerose stelle, Y-3 e ilsuo Direttore Creativo, Yohji Yamamoto, hanno lanciato la nuova collezioneuomo e donna per la Primavera-Estate 2010, insieme alla nuova campagna dicomunicazione. 34
  34. 34. Il processo creativo di Yohji Yamamoto :BibliografiaBrocca Nicoletta, “L’Androginia nella moda degli anni Ottanta”, in G. ButtazziA. Mottola Molfino, L’ Androgino, Novara, De Agostini, 1992, pp.64-83.Calefato Patrizia, Moda e Cinema: macchine di senso/scritture del corpo, Ancona-Milano : Costa & Nolan, 1999Durland Spilker Kaye, Sharon Sadako Takeda (a cura di), Contromoda. Lamoda contemporanea della collezione permanente del Los Angeles County Museum ofArt, Milano, Skira, 2007Fiorani Eleonora, Abitare il corpo: la moda, Milano, Lupetti, 2004Frisa Maria Luisa, Stefano Tonchi, Excess: Moda e underground negli anni 80,Milano, Charta, 2004Giannone Antonella, Calefato Patrizia, Manuale di Comunicazione, Sociologia eCultura della moda: Vol.5, Roma, Meltemi, 2007Mithchell Louise, The cutting edge: Fashion from Japan, Sidney, PowerhousePublishing, 2005Orsi Landini Roberta, L’Abito per il corpo, il Corpo per l’abito: Islam e Occidente aconfronto, Firenze, Artificio, 1998Poincarè Jules-Henri, Scienza e Metodo, Einaudi, 1997Vaccari Alessandra, “Glossario”, in Frisa Maria Luisa, Stefano Tonchi, Excess:Moda e underground negli anni 80, Milano, Charta, 2004, pp.441-451Yohji Yamamoto, Talking to Myself, Milano, Carla Sozzani Editore, 2002Sitografiahttp://www.ablogcuratedby.com/yohjiyamamoto 35
  35. 35. http://www.adidas.com/campaigns/y-3/http://www.artcyclopedia.com/artists/sander_august.htmlhttp://www.augustsander.de/http://books.google.ithttp://calefato.blogspot.com/http://www.centroarte.com/Sander%20August.htmhttp://www.comingsoon.ithttp://www.encyclopedia.comhttp://www.issuu.comhttp://www.moma.orghttp://www.metmuseum.comhttp://www.vougue.ithttp://www.wgsn.com/http://www.yohjiyamamoto.co.jp/ 36

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