Morone tommaso tesina esame

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Morone tommaso tesina esame

  1. 1. MORONE TOMMASO Classe Terza B Scuola Media CornelianoIstituto Comprensivo di Sommariva Perno
  2. 2. LA SECONDA GUERRA MONDIALE
  3. 3. I CAMPI DI CONCENTRAMENTO LA CAMPAGNA DI RUSSIA I PARTIGIANI
  4. 4. I CAMPI DI CONCENTRAMENTO I campi di concentramento Lo sterminio ebreo Indietro
  5. 5. I CAMPI DI CONCENTRAMENTO Cosa sono Auschwitz Il bambino col pigiama a righe Anna Frank Foto Indietro
  6. 6. COSA SONOI principi razzisti che erano alla base del pensiero politico di Hitler cominciarono a trovareapplicazione a partire dei primi anni trenta. L‟idea “dell‟uomo nuovo”, dell‟ariano da difendere controtutti i “nemici dello stato” produsse i primi campi di concentramento (1933): vi finirono 500 prigionieripolitici per essere “rieducati”. Hitler decise di avviare una campagna contro gli ebreicolpevoli, secondo lui, di aver protestato contro la politica ormai autoritaria del cancelliere. Gli ebreifurono così immediatamente esclusi dagli impieghi pubblici, furono impediti matrimoni misti tra ebreie non, per mantenere la “purezza della razza”, e molti di questi furono costretti all‟esilio. Le primeuccisioni si ebbero il 9 novembre 1938 con la notte dei cristalli, dove tutti i negozi gestiti da ebreivennero distrutti.Nella conferenza di Wannsee (1942) si discusse la pianificazione del genocidio. Si trattava diprogrammare l‟evacuazione degli ebrei all‟est, il loro sfruttamento in campi da lavoro finoall‟annientamento fisico, ed un trattamento speciale per inabili, donne, anziani e bambini. I ghettifurono svuotati e cominciò il rastrellamento nelle comunità ebraiche di tutta Europa.L‟Italia inizialmente non partecipò alla prima evacuazione, le cose cambiarono nel 1943 quandoMussolini accettò di entrare a far parte del progetto del genocidio pianificato. L‟unico campo diconcentramento esistente in Italia fu quello di Trieste: la risiera si San Sabba. A questo punto lachiesa non potè fare molto, essendo Roma occupata dai tedeschi, anche se molti sacerdoti cercaronodi aiutare le famiglie ebraiche a scappare dalla deportazione.Il primo campo di concentramento nacque a Chelmmo, in Polonia. Successivamente se ne costruironomolti altri ma il più letale fu quello di Auschwitz-Birkenau , gia usato in precedenza come campo diconcentramento per soldati russi.Quando il comandante delle SS Himmler diede l‟ordine di distruggere gli impianti e bruciare tutti idocumenti relativi al campo gli ebrei morti in quel solo luogo erano circa un milione.Il 27 gennaio 1945 i russi scoprirono la “città della morte”. Indietro
  7. 7. AUSHWITZIl campo di Auschwitz si trova a Blumenthal, piccolo villaggio della Polonia, che oggi fa parte di Brema.Auschwitz fu fondato nel 1940 e fu comandato inizialmente da Rudolf Hoss. Nel giugno dello stessoanno la Gestapo condusse i primi prigionieri nel campo. La quantità media oscillava tra i 13000 e i16000 detenuti, i quali “alloggiavano” nei blocchi; parimenti all‟aumento di detenuti, il campo siampliava trasformandosi via via in un vero e proprio campo di sterminio. In sale che potevanocontenere al massimo quaranta, cinquanta persone, dormivano più di duecento persone. Al di fuori delrecinto del campo è visibile ancora oggi il crematorio. Davanti alla sua entrata si può ora vedere laforca con il quale fu eseguita la condanna a morte di Rudolf Hoss.All‟arrivo i detenuti venivano privati di tutti gli affetti personali, compresi i vestiti, venivano lororasati icapelli, e condotti alla disinfezione ed al bagno. Successivamente veniva loro “tatuato” sulbraccio un numero, il loro nuovo ed unico nome. Inizialmente venivano usati per l‟ampliamento delcampo di concentramento, ma successivamente vennero usati come manodopera a basso costo perl‟industria del Terzo Reich. Ad Auschwitz venivano deportati anche bambini, obbligati, per la maggiorparte, sin dal loro arrivo a fare “la doccia”, via diretta verso la morte: infatti, entrati in queste piccolestanze, venivano soffocati con il Zyclon B, ovvero acido cianidrico. Peculiarità sulle punizioni applicatedalle SS: i detenuti potevano essere puniti sulla base di qualsivoglia genere di colpa: per aver raccoltouna mela, per essersi tolto un dente chiaramente d‟oro per ricevere in cambio un pezzo dipane, oppure perché si riteneva che lavorasse “troppo lentamente”. Indietro
  8. 8. IL BAMBINO COL PIGIAMA A RIGHEProtagonista del romanzo è Bruno, un bambino di nove anni: vive a Berlino, in una grande casa conmamma, papà e sorella maggiore. D‟improvviso la famiglia deve trasferirsi. Siamo in Germania nel 1942.La nuova casa è triste e isolata: una villetta in mezzo alla campagna in vicinanza di una interminabilerecinzione di rete metallica, all‟interno della quale si vedono costruzioni in mattoni rossi fra i qualisvetta un altissimo camino.Il papà di Bruno è comandante di un campo di sterminio, ma il bambino non sa di cosa si tratta, noncapisce perché deve vivere in un posto che non gli piace, non accetta di non avere amici. Ungiorno, dietro la recinzione, trova un bambino, Shmuel (Samuel in polacco), molto magro, vestito con unpigiama a righe: è l‟unico essere vivente della sua stessa età e riesce a fare amicizia con lui, semprediviso dalle maglie della rete.Il romanzo risente di una costruzione narrativa spesso molto costruita. I due bambini hanno nove anni:possibile che Shmuel non spieghi all‟amico cosa accade nel campo di sterminio e che Bruno continui acredere che si tratti di una comunità umana non diversa da quelle normali dei paesi e delle città? Levicende risentono di una forzatura non sempre accettabile.Probabilmente un giovane lettore non si accorge di certe contraddizioni nello sviluppo della vicenda edè corretto e doveroso che l‟adulto glielo faccia notare. Se l‟ambientazione del libro è quella dei campidi sterminio nazisti, tre temi risultano: l‟amicizia fra i due bambini che, pur con le contraddizioni sopraaccennate, assume un forte significato emotivo; l‟obbedienza del protagonista e della famiglia alpadre, per la quale non viene mai messa in discussione la sua terribile attività e le conseguenze chemoglie e figli devono sopportare; il modo sbagliato del metodo educativo di genitori che pensanosoltanto a se stessi.Nel libro, il campo di sterminio viene chiamato Auscit anziché Auschwitz perché Bruno non sapronunciare un nome tanto difficile. Sulla vita e le vicende del padre alto ufficiale, incombe la figuradel Grande Capo chiamato “il Furio” invece che il Fürher, come invece è il suo vero nome. Indietro
  9. 9. ANNA FRANKFrank, Anne (Francoforte 1929 - Bergen Belsen 1945), giovane ebrea di origine tedesca, vittima dellaShoah. Trasferitasi ad Amsterdam con la famiglia nel 1933, a partire dal luglio del 1942 si nascosecon altri ebrei in un alloggio segreto, per sfuggire allarresto e alle persecuzioni naziste. Nellagostodel 1944, quando Anne aveva appena 15 anni, lintera famiglia venne scoperta e deportata. Anne e lasorella morirono nel campo di concentramento tedesco di Bergen-Belsen meno di un anno dopo: di tuttigli ospiti dellappartamento segreto si salvò solo suo padre. Nel nascondiglio olandese venne ritrovatoil diario di Anne, che narra con spirito vivace e grande tenerezza le traversie vissute da tutto ilgruppo nei due anni di reclusione. Pubblicato per la prima volta nel 1947 con il titolo Het Achterhuis(Il retrobottega), apparve in Italia nel 1954 con il titolo Il diario di Anna Frank. Il libro riscosseenorme e duraturo successo ed ebbe diversi adattamenti teatrali e cinematografici. Indietro
  10. 10. FOTOPagine: 1 2 3 Indietro
  11. 11. FOTOPagine: 1 2 3 Indietro
  12. 12. FOTOPagine: 1 2 3 Indietro
  13. 13. LO STERMINIO EBREOIn Germania i nazisti, non appena si insediarono al potere, il 30 gennaio 1933, istituirono iKonzentrazionslager, dove la polizia politica, la Gestapo, rinchiuse oppositori politici-comunisti, socialisti, "dissidenti religiosi", testimoni di Geova, protestanti dissidenti ed ebrei. Inoltrela polizia criminale, operò arresti preventivi di persone con precedenti penali, dizingari, omosessuali, disabili, prostitute e di tutti coloro che a vario titolo vennero considerati"associali". I campi furono gestiti dalle SS (Schutzstaffen o unità di protezione) con una brutaleseverissima disciplina militare. (cartina) Nella seconda metà degli anni Trenta campi diconcentramento furono insediati a Dachau, Auschwitz-BIRKENAU, Sachsenhausen, Buchenwald, Flossembürg, Mauthausen e Ravensbrück, che fu un campoesclusivamente femminile. Nel 1939 gli internati erano 25.000. Durante la seconda guerra mondialevennero costruiti molti altri campi, alcuni dei quali anche in Polonia e in Serbia dove finironoebrei, prigionieri di guerra sovietici e partigiani. A partire dal 1942 furono instituiti i campi disterminio, nei quali venivano rinchiusi ebrei vittime di deportazioni sistematiche, eseguite per attuare"la soluzione finale", che ebbe come scopo lannientamento delle razze inferiori. Gli internati eranocostretti ai lavori forzati e coloro che non resistevano venivano uccisi. Alcuni vennero addiritturaimpiegati come cavie in sperimentazione scientifiche e mediche. Perirono con i gas oppure per fame emalattie circa 11 milioni di persone, di cui più di 6 milioni di ebrei. Indietro
  14. 14. LA CAMPAGNA DI RUSSIA Storia Intervista Indietro
  15. 15. STORIAL„ invasione della Russia da parte di Hitler mutò radicalmente tutte le prospettive dellaguerra, segnando il primo fallimento del piano hitleriano di impadronirsi dei giacimenti pertroliferiutili a garantire l‟approvigionamento energetico all‟esercito tedesco impeganto nella conquista delmondo. Al contingente italiano iniziale si aggiungono gli alpini che partono ammassati sui carribestiame, convogli che ansimano nella steppa sconfinata diretti verso l‟ignoto. Uomini sostenuti dallospirito eroico voluto dall‟indottrinamento fascista che impiegano un mese per arrivare, un viaggiointerminabile, in una grandissima terra sconosciuta, per giungere in capo al mondo, fino alla linea delfronte, dove si scavano buche per salvarsi dal fuoco nemico, chilometri e chilometri di camminamentisolcano la steppa, i soldati vivono sottoterra come talpe.L‟avanzata tedesca procede ma qualcosa sta per accadere. Hitler si intestardisce e punta sulla cittàche porta il nome del suo nemico: Stalingrado. Due tiranni a confronto che inseguendo folli obiettivifirmano la morte di molti uomini. Un esercito, quello germanico, la cui potenza era stata portata ad ungrado altissimo in funzione degli ambiziosi propositi del suo governante, per combattere contro unesercito altrettanto potente, quello sovietico, animato dal convincimento di battersi per una causagiusta, quella cioè di difendere il proprio Paese. Da questo momento inizia la lenta ma inesorabiledisfatta degli eserciti invasori, incalzati dagli assalti inaspettati della disperata resistenza disiberiani, cosacchi e mongoli, assediati dal terribile inverno e completamente disorientati di frontealle aperte e sterminate pianure sovietiche. I tedeschi stringono d‟assedio la città, ma si trovanoaccerchiati dalla controffensiva sovietica, il fuoco è continuo, si combatte ovunque, corpo a corpo, unasituazione difficilissima dove gli uomini divengono bersagli umani che si assottiglaino giorno dopogiorno. Il nemico resiste e combatte, Stalingrado è un cumulo di macerie ma non cede. L‟inverno è alleporte, le strade impraticabili, il gelo terribile, si aggiunga la disperata condizione fisica in cuiversavano i soldati italiani, che non avevano un equipaggiamento adatto a quel clima. I russiinvece hanno felpe, giubbotti, colbacchi, fisici temprati a quelle temperature e vodka a volontà.I tedeschi chiedono a Hitler di ritirarsi, permesso negato. L‟intera armata germanica è condannata amorte. I russi sferrano l‟ultimo attacco. Inizia qui la ritirata. L‘inferno bianco prende il via:fame, freddo, pidocchi, senza scarpe, senza munizioni, senza coperte e tende, marce interminabili a -40 gradi. Disorientati nel bianco paesaggio, intere divisioni si muovono allo sbando, tallonati dai russi.Il caos è generale. I feriti vengono abbandonati sul campo senza assitenza, gli attacchi russi sonoinesorabili e i nostri alpini combattono, ancora, con armi prive di munizioni e il vento copre con la nevei cadaveri di tutti i soldati che nella bianca terra diventano uguali. Una massa di disperati, nel gelopolare, prosegue il cammino per cercare la salvezza fuori dalla sacca in cui il nemico li ha rinchiusi, nelgelido paesaggio, affondando nel proprio sepolcro. I tedeschi si arrendono e si avviano ai gulag. Delledue armate partire alimentate dai folli disegni di Hitler rimangono dei fagotti umani che cadono nellaneve per fame e cancrena. Di molti non si sa nulla, tanti i dispersi rimasti nel manto nevoso sovietico. Indietro
  16. 16. INTERVISTAHo intervistato mio nonno Renato, autiere dello C.S.I.R e reducedella Campagna di Russia. Il fronte del Don Aneddoti Indietro
  17. 17. IL FRONTE DEL DONDurante la Campagna in Russia, il fronte italiano sulle sponde del fiume Don (l‟ Ottava Armata italiana)era diviso in tre principali settori:-l‟Armata Alpina, formata da Tridentina, Julia(Vicenza) e Cuneense ;-il Secondo Corpo d‟ Armata ,formato da Cosseria, Ravenna e Sforzesca-il Trentacinquesimo Corpo d‟ Armata, formato da Pasubio, Torino e Celere.Queste ultime tre componevano lo C.S.I.R (Corpo di Spedizione Italiano in Russia).Oltre all‟ Ottava Armata erano presenti anche due battaglioni di camicie nere. Indietro
  18. 18. ANEDDOTI Le armi La ritirata I tedeschi La legna Indietro
  19. 19. LE ARMIL‟ Italia non disponeva di un‟ equipaggiamento avanzato.Le uniche armi che si avevano a disposizione erano quelle dei padri che avevano combattuto la primaguerra mondiale, e si combatteva nella steppa invernale con scarpe di cartone.La Russia, invece, disponeva di un vasto arsenale molto avanzato, come il Parabellum (mitraglia a 72colpi al secondo) e la Katiushia (mortaio da 36 colpi al secondo).Inoltre, la Russia utilizzava in guerra i devastanti carri armati T34, dalla particolare forma a gusciod‟ uovo, che permetteva ai proiettili nemici di scivolarci sopra.«L‟unico modo per abbatterli era sparare nei cingoli» dice mio nonno « ma quando lo capimmo, forseera troppo tardi per molti».Ma l‟arma più letale era il Generale Inverno, che aveva ucciso la maggior parte dell‟ esercito italiano. Indietro
  20. 20. LA RITIRATAUn giorno, ci fu uno spostamento. Al ritorno, ero a metà della colonna, quando notai che il tenente proseguìdritto invece di girare a sinistra.Così, sorpassai il resto della colonna, andai in testa alla fila e la fermai.Il tenente mi chiese cosa volevo, e io gli spiegai che avevamo sbagliato direzione.“Zimaglia,”mi disse “và e guida tu la colonna”.Così raggiungemmo il campo e il tenente mi ringraziò: sbagliando direzione saremmo finiti nelle mani del nemico.Il 20 dicembre iniziammo la ritirata. Viaggiammo fino al 25 febbraio.Nei primi di Gennaio, dei superiori non venera più lombra. Erano tutti scappati via,e il pullman dello StatoMaggiore non era più in testa alla colonna. Ci avevano lasciati nella steppa russa senza guida né viveri, e nonsapevamo dove andare. L esercito russo ci inseguiva con i RATA(i caccia) e i T34.Ci salvammo soltanto grazie all aiuto delle donne russe che ci accolsero nelle isbe e ci indicarono la strada peril ritorno.La loro ospitalità era un ringraziamento per ciò che facemmo alcuni anni prima.Era luglio e stavamo avanzando. In realtà, la Russia non si stava ritraendo, ma ci aveva teso una trappolanellansa del Don.Passando per i villaggi, vedevamo la feci di animali ancora calde, ma non vi era anima viva in giro.Dopo qualche giorno, cominciarono a mostrare il naso dalle finestre.Così noi tirammo fuori un pezzo di pagnotta e loro uscirono dalle abitazioni.Ci raccontarono che la propaganda russa aveva detto loro che eravamo cannibali, e per questo motivo nondovevano avere contatti con noi.Dopo avergli dato del cibo, gli abitanti capirono che eravamo brave persone e cominciarono a chiamarciItalianski Karoshi (italiani buoni)Tutti i giorni le babushke venivano da noi e ci dicevano “2,3,4 bambini ma niente da mangiare”.Così gli demmo ogni giorno un po del nostro cibo e da ciò nacque un amicizia.Quando, alcuni tempi dopo, passammo di lì, si ricordarono del nostro gesto e ci ospitarono nelle loro abitazioni. Indietro
  21. 21. I TEDESCHIZurich! Questa parola l‟ ho imparata con la pistola puntata alla tempia.Era la pistola di un tedesco. Non ci siamo mai piaciuti, noi Italiani e loro.Ho visto un tedesco sparare nel petto di un uomo per un paio di scarpe che erano nel magazzino. Ma discarpe cene erano a centinaia. Ho visto ammazzare un fratello, ma sono stato fermo e zitto, insieme aicompagni, per scampare la fine del morto. Eravamo alleati e nemici allo stesso tempo. Le esperienzepeggiori le ho passate proprio con loro, con i tedeschi. Neanche il mio comandante li sopportava. Luiera un‟ antifascista, era un brav‟ uomo. Era un romano, si chiamava Carbone. E a lui, i tedeschi, nonpiacevano affatto. Zurich
  22. 22. LA LEGNAQuel giorno, un soldato venne da me, dicendomi che il Senior(il capo) mi voleva nel suoufficio per parlarmi, così mi presentai al mio superiore.Mi disse che era terminata la legna al campo, e che se fossi andato a procurarne, miavrebbe dato 5 pacchetti di sigarette.Gli risposi che lo facevo, non per le sigarette, ma perchè sapevo di fargli un favore.Così salii sul cammion e mi avviai.Passando accanto al Don, i Russi sentirono il rumore del cammion e iniziarono a sparare.Riuscii ad arrivare dal Generale di Cavallermaggiore presente al fronte“Generale, ho paura” gli dissi.“Noi siamo qui ogni giorno, Zimaglia”.Dopodichè mi fece andare nel rifugio.Quando il rumore assordante degli sparicessò, cricammo la legna sul cammion e mi diressi al mio campo base.Arrivato dal Senior, mi consegnòi 5 pacchetti di sigarette. Erano sì 5, ma pacchettirumeni e da sei sigarette ciascuno. Indietro
  23. 23. I PARTIGIANI Chi sono I partigiani nelle nostre zone Il partigiano Johnny
  24. 24. IL PARTIGIANO JOHNNYIl protagonista del romanzo, un ragazzo sui ventanni, Johnny è un intellettuale borghese alla ricercadi se stesso, insoddisfatto della propria condizione esistenziale. Dopo lotto settembre del 1943 sirifugia fra le colline nei pressi della città di Alba. È questo un periodo di profonda crisi: linattività losta logorando. Decide quindi di unirsi alla lotta partigiana e si unisce dapprima ai partigiani Rossi, diideologia comunista, e, in seguito, ai partigiani Azzurri, badogliani. Questa proiezione improvvisa in unarealtà completamente diversa da quella borghese provoca in Johnny un sentimento di totalesmarrimento: non rinnega la sua origine, ma tenta allo stesso tempo di immettersi in un idealeproletario: Johnny si unisce ai partigiani Rossi per puro caso. La scelta della lotta partigiana è per luiesistenziale e morale: è una lotta contro un nemico assoluto, incarnazione del male metafisico. Laguerra non è il fine della narrazione, ma il mezzo: un punto di passaggio obbligatorio lungo il percorsodi ricerca della propria dimensione. La guerra è scontro delluomo con la violenza, con la sofferenza econ la morte; la guerra toglie ogni dignità umana allindividuo. La narrazione è ambientata nella zonadelle Langhe (Monferrato, Piemonte). La natura di questarea geografica viene umanizzata daFenoglio: durante una tragica operazione di guerriglia partigiana, in cui si salva solo Johnny, lavegetazione circostante, le piante, gli alberi che assistono alla scena diventanocupi, scuri, rispecchiando lo stato danimo dei protagonisti umani. È una natura che riflette isentimenti di Johnny (elemento inconcepibile per il neorealismo). Così mentre Johnny marciscenellinattività iniziale, il paesaggio, le colline circostanti, il "mood around him", lo nausea. Le stelle cheosserva durante la notte insonne, dal suo possedimento sulla collina, sono le stesse che osservamentre è costretto a fuggire dai rastrellamenti fascisti dopo la disfatta di Alba, quando tutti i suoicompagni sono morti o spacciati. Johnny non si integra con i vari gruppi di partigiani, tuttavia lacondivisione di esperienze, come il continuo faccia a faccia con la morte, lo portano a legare con alcunisuoi compagni come Pierre ed Ettore. In ogni caso lamicizia non è il filone portante dellopera: inquesto suo iter Johnny è solo. Il ruolo del dualismo casa/famiglia è fondamentale: Johnny si allontanaa grandi passi dallambiente familiare, distaccandosene inevitabilmente. Quando ha la possibilità dirientrare, per un breve periodo, in famiglia, quasi non riesce più a sopportare le accoglienti copertedel suo comodo letto: preferisce i giacigli delle foglie dei boschi dove ha combattuto. Il distaccotalmente profondo che sfocia nellintolleranza: quando entra in contatto con una famiglia borgheseche lo ospita è nauseato da quellambiente così vuoto, privo ormai di significato. Indietro
  25. 25. CHI SONOLa figura del partigiano compare nella storia fin dallantichità. Possiamo identificare in Spartaco e nel suo esercito irregolare una primaforma di partigianeria, una lotta irregolare contro un potere ufficialmente costituito. In epoca moderna per la prima volta compare lafigura del partigiano in Michele Pezza che, riunito un esercito volontario, nel 1799 liberò Napoli dalle truppe di occupazione francesi.Movimenti partigiani comparvero anche nella guerra partigiana spagnola, che scoppiò in seguito alla sconfitta dellesercito spagnolo adopera di Napoleone nel 1808. Si trattò di oltre 200 battaglie combattute non coordinatamente.La guerriglia partigiana si propagò anche nel centro Europa, e si manifestò nel 1809 in Austria e Tirolo, dove però fu presto soffocatanel sangue.Fondamentale, per la figura del partigiano, sono gli anni 1812 e 1813 in Prussia. Nel 1812 lo Stato Maggiore prussiano emanò una nota incui, rifacendosi alla guerra civile spagnola, incitava i germanici alla resistenza partigiana. Questo non fu altro che lanticipazionedellEditto prussiano sulla milizia territoriale della primavera del 1813, firmato dal re in persona, che esortava i cittadini allaresistenza, ad opporsi alle forze napoleoniche con ogni tipo di mezzo, a non collaborare con linvasore e a compiere atti terroristici.Solo pochi mesi dopo, il 17 luglio, lEditto fu modificato, con lo scopo di reincanalare le forze popolari negli schemi tradizionali dellaguerra.La Berlino degli anni tra il 1808 e il 1813 offre perciò la teorizzazione e la legittimazione filosofica del partigiano, sebbene la figura delpartigiano verrà cancellata per quasi un secolo dallo jus publicum europaeum. I tedeschi in particolare si ricorderanno della suaesistenza in maniera ufficiale solo alla fine del secondo conflitto mondiale, costituendo due corpi destinati al combattimento contro gliirregolari.Episodi di lotta partigiana avvennero in Italia a partire dal 1860 (fenomeno dinsurrezione denominato "brigantaggio"); secondo unacorrente storiografica questi furono causati dallopposizione al processo di unificazione nazionale guidato dal Regno di Sardegnasecondo altre correnti storiografiche, come nellinterpretazione risorgimentale gramsciana questi episodi sono principalmentericonducibili a lotte popolare provocate da motivi economici. Bande armate di ex soldati borbonici, finanziate dal sovrano borbonico inesilio a Roma, legittimisti o semplici contadini (i cosiddetti briganti), fronteggiavano le truppe regolari del Regno dItalia, riuscendotalvolta a prendere il controllo di territori. In particolare in alcune province del regno di Napoli la guerriglia a sfondo politico durò finoal 1865, causando un numero imprecisato di vittime, rimanendo infine presente come fenomeno di criminalità organizzata.Nel frattempo il partigiano trova un suo spazio specifico in Russia e in Cina. In Russia, dopo la sua comparsa nella campagna napoleonicadel 1812 e in Guerra e pace, Lenin ne farà uno strumento del Partito. In Cina, Mao guiderà la lotta partigiana contro il Giappone e controChiang Kai-Shek, costruendo attorno ad esse il Partito Comunista, che poneva al centro la figura del partigiano. Lenin ne fece unostrumento del Partito (con una propensione verso lesterno), Mao partì da esso per costruire il Partito (connotazione maggiormentetellurica).Durante la seconda guerra mondiale, parallelamente alla Resistenza italiana vi sono state analoghe forma di lotta nel mondo ed inEuropa, come ad esempio lArmata Popolare di Liberazione della Jugoslavia, la Resistenza sovietica svoltasi al di là delle linee tedesche,la Resistenza tedesca (la Rosa Bianca e la Rote Kapelle) e la Resistenza francese, detta Maquis.In Italia, nel secondo dopoguerra, il termine "partigiano" fu genericamente utilizzato per definire tutti i combattenti della Resistenza,ma nel corso del conflitto venivano indicati con tale termine coloro che avevano scelto di darsi alla macchia unendosi a formazioniarmate, mentre coloro che operavano clandestinamente nelle città venivano chiamati "patrioti". Indietro
  26. 26. I PARTIGIANI NELLE NOSTRE ZONELA REPUBBLICA PARLAMENTARE DI ALBA.La Repubblica partigiana di Alba fu unentità politicamente autonoma che ebbe esistenza breve (dal 10ottobre al 2 novembre 1944) ad Alba, nellItalia settentrionale e che si inserisce nelle cosiddetterepubbliche partigiane, di cui la prima fu la Repubblica del Corniolo.La Repubblica fu chiamata così per ricordare quella istituita da Napoleone dal 1796 al 1801 inPiemonte.Sorta come presidio di resistenza locale contro il fascismo durante la seconda guerra mondiale, il 10ottobre 1944 il 1º Gruppo Divisioni Alpine comandato da Enrico Martini "Mauri", occupa la città inpratica senza combattere. Le Brigate Garibaldi e le Brigate Giustizia e Libertà, si aggreganosuccessivamente e nel momento del contrattacco delle forze nazifasciste partecipano alla battagliaper la difesa, che risultò inutile. Indietro

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