Successfully reported this slideshow.
We use your LinkedIn profile and activity data to personalize ads and to show you more relevant ads. You can change your ad preferences anytime.

L'abbandono e la rinuncia nell'adozione

497 views

Published on

L'abbandono e la rinuncia nell'adozione. La rinuncia può essere fonte di speranza?

Published in: Education
  • I have always found it hard to meet the requirements of being a student. Ever since my years of high school, I really have no idea what professors are looking for to give good grades. After some google searching, I found this service ⇒ www.HelpWriting.net ⇐ who helped me write my research paper. The final result was amazing, and I highly recommend ⇒ www.HelpWriting.net ⇐ to anyone in the same mindset as me.
       Reply 
    Are you sure you want to  Yes  No
    Your message goes here
  • Be the first to like this

L'abbandono e la rinuncia nell'adozione

  1. 1. ADOTTIAMO L’ADOZIONE 1° Ciclo di Psicoaperitivi e proiezione di film in tema di Adozione ioconvoi.wordpress.com Ada Moscarella Psicologa, Mediatrice Familiare ada.moscarella@libero.it www.ampsico.it http://mifacciobene.wordpress.com Abbandono o rinuncia? di Ada Moscarella Ho riflettuto molto sul significato di queste due parole, per capirne il senso. Ho pensato a quando nella mia vita ho abbandonato o rinunciato. E' stato per me inevitabile pensare a queste due parole nella mia esperienza di terapeuta. Mi è allora tornato alla mente il lungo periodo passato al Policlinico, con alcolisti e tossicodipendenti. Casi spesso complicati, doppie diagnosi, situazioni multiproblematiche, e spesso sentivo dire - Oh sì, per questo non c'è proprio niente da fare! - Non ho mai abbandonato questi pazienti, seppure la tentazione fosse forte. Ma col tempo ho capito che queste terapie potevano funzionare solo nel momento in cui fossi stata capace, io con i miei pazienti, di rinunciare. Rinunciare ad esempio che l'alcol sia qualcosa che si può gestire, rinunciare all'idea che una vita da alcolista possa d'incanto tornare la stessa, identica, a quella che c'era prima della dipendenza... Allora ho tolto il primo strato, e ho scoperto che c'è una profonda differenza tra l'abbandono e la rinuncia: LA SPERANZA.
  2. 2. ADOTTIAMO L’ADOZIONE 1° Ciclo di Psicoaperitivi e proiezione di film in tema di Adozione ioconvoi.wordpress.com Ada Moscarella Psicologa, Mediatrice Familiare ada.moscarella@libero.it www.ampsico.it http://mifacciobene.wordpress.com Messa alle strette com'ero da questi pazienti per cui non c'era niente da fare, spinta da quella lieve arroganza e oppositività che mi caratterizza..., ho fatto studi approfonditi sulla speranza, perché diffidavo, in fondo, di quel "non c'è niente da fare"... Così ho fatto una scoperta interessante. La speranza non ha a che fare con l'ottimismo o i buoni sentimenti. L'origine della parola greca da cui deriva "speranza" è "elpizo", che significa IO SUPPONGO, io ipotizzo che... E possiamo fare tante più ipotesi quanto più siamo capaci di non affezionarci ostinatamente ad esse: cioè abbiamo tanto più speranze quanto più sappiamo rinunciare a un'ipotesi per un'altra. Così l'adozione, da parte della famiglia, nasce da una rinuncia. Come tale di certo dolorosa e carica di incertezze, ma generatrice di speranze. E' importante che la coppia possa vivere questo aspetto, perché le sarà molto utile nel momento dell'incontro col bambino, il quale, invece, viene da una profonda esperienza di abbandono. Al netto dei reali fatti che hanno portato quel bambino fuori dalla sua famiglia di origine, dobbiamo ricordarci che per il bambino tutto il mondo è in ciò che gli accade: lui non ha la possibilità di dire "io suppongo", non ha la possibilità di immaginare
  3. 3. ADOTTIAMO L’ADOZIONE 1° Ciclo di Psicoaperitivi e proiezione di film in tema di Adozione ioconvoi.wordpress.com Ada Moscarella Psicologa, Mediatrice Familiare ada.moscarella@libero.it www.ampsico.it http://mifacciobene.wordpress.com alternative. Il suo mondo è nell'abbandono ed è importante, quindi, che entri in contatto con la capacità di sperare dei suoi due nuovi genitori, che hanno saputo rinunciare. La relazione genitori-bambino, in generale nella famiglia "naturale", in maniera più amplificata nelle famiglie adottive, si caratterizza per una costante dialettica tra: - IMMAGINARE L'ALTRO => ossia "colonizzarlo" con le proprie proiezioni e aspettative - INCONTRARE L'ALTRO => ossia riconoscere l'altro, le distanze e le inevitabili quote di estraneità La guida all'interno di questa costante dialettica deve essere la capacità dei genitori di "pensare i pensieri del bambino" (ossia...supporli!). Perché se indugiamo nell'immaginazione, abbandoniamo il bambino a se stesso di nuovo... solo quando lo incontriamo, quando possiamo interessarci a quella quota di estraneità, quando possiamo interessarci alla sua reale immagine, non restando affezionati alla nostra idea di come vorremmo che fosse, utilizzando la nostra capacità di rinunciare, possiamo stare autenticamente con lui e permettere a lui di essere autentico con noi. I rischi maggiori che si corrono nell'incontro col bambino, infatti sono:
  4. 4. ADOTTIAMO L’ADOZIONE 1° Ciclo di Psicoaperitivi e proiezione di film in tema di Adozione ioconvoi.wordpress.com Ada Moscarella Psicologa, Mediatrice Familiare ada.moscarella@libero.it www.ampsico.it http://mifacciobene.wordpress.com - Sottovalutare il disorientamento traumatico del bambino, che nel caso dell'adozione internazionale cambia Paese o addirittura Continente - Distrarre l'attenzione dal processo di distacco che il bambino sta vivendo in favore della concentrazione sul processo di attaccamento alla nuova famiglia (-> i segreti e le bugie) => "LUNA DI MIELE": il bambino pur di adattarsi alla nuova condizione, consapevole che gli occorre per sopravvivere e che è irreversibile, cerca un iperadattamento rapido => azzeramento dell'identità precedente (Il caso di Sergio). Vorrei allora concludere con un pensiero per le coppie che stanno affrontando questo percorso. Vorrei dire loro che non devono avere paura della paura, che il timore è per la speranza compagno inseparabile, e che c'è un modo formidabile per rimpicciolire i timori e amplificare le speranze: non fare da soli. Le relazioni sono la più grande fonte di ipotesi, supposizioni, possibilità. Sono quindi la migliore e praticamente inesauribile fonte di speranza!

×