vivere e condividere il nido
La figura paterna al nido
Atti convegno “Vivere e condividere il nido. La figura paterna al nido”
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Cooperativa Sociale Società Dolce soc. coop.
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SALUTO DELLE AUTORITÀ E
APERTURA DEI LAVORI
Pietro Segata
Presidente Cooperativa Sociale Società Dolce

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Giuseppe Cerri
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LA VOCE DAI SERVIZI
Manuela Lafiandra
Pedagogista e Coordinatore Responsabile Cooperativa Sociale Società Dolce

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2. LE...
CONCLUSIONI
Pinì Gennari
Coordinatore Pedagogico del Comune di Fidenza

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APPENDICE
PAPÀ MI ACCOMPAGNI AL NIDO?
Il nido ...
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SALUTO DELLE AUTORITÀ E
APERTURA DEI LAVORI
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SALUTO DELLE AUTORITÀ E
APERTURA DEI LAVORI
Pietro Segata
Presidente Cooperativa Sociale Società Dolce

Buongiorno.
Ringra...
Questa mattina ho il compito di introdurre i saluti delle autorità che ringrazio di essere qui oggi
con noi e che presento...
Annamaria Dapporto
Assessore alle Politiche Sociali ed Educative per l’Infanzia e l’Adolescenza della
Regione Emilia Romag...
videndoli in gruppi misti allargati alla presenza di un coordinatore esperto esterno ai servizi.
Mentre i progetti hanno t...
carico importante in una ASP della provincia, ma credo che nel suo caso la competenza e la qualità saranno sufficienti a s...
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Per vedere la moglie doveva riconoscere il figlio e il neonato fu ricoperto da una camicia che già aveva portato Rut per s...
INTRODUZIONE
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INTRODUZIONE
Caterina Segata
Responsabile Area Sede Infanzia Cooperativa Sociale Società Dolce

Come sappiamo, il Nido e i...
Oggi qui a Fidenza, territorio nel quale Società Dolce è presente da una decina di anni, la nostra
attenzione si rivolge a...
Il primo contributo ci viene offerto da una psicologa, Alessandra Sala, che ha realizzato in collaborazione con il Diparti...
• a capire come la figura maschile del padre cambi in relazione ai cambiamenti negli assetti fondanti la nostra società: i...
1. I NIDI FIDENTINI COME LUOGO
D’INCONTRO E DI PENSIERO
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1. I NIDI FIDENTINI COME LUOGO
D’INCONTRO E DI PENSIERO

“PAPÀ MI ACCOMPAGNI AL NIDO?…”
Il nido visto dai papà. I papà vis...
Nello specifico gli obiettivi del progetto sono stati:
1) osservare la relazione padre-bambino nei momenti dall'accoglienz...
osservata attraverso la compilazione da parte delle educatrici della sezione frequentante il bambino di un questionario a ...
RISULTATI E ALCUNE CONSIDERAZIONI
PUNTO DI VISTA DEI GENITORI

EMOZIONI E PERCEZIONI
Per quanto riguarda la domanda relati...
FIGURA 1 - FREQUENZE DELLE RISPOSTE DEI GENITORI ALLE DOMANDE 10 E 11 RELATIVE
AL DISAGIO PROVATO DA BAMBINI E GENITORI AL...
COMPORTAMENTI
Emerge dai dati che la quasi totalità dei genitori si sente aiutata dalle educatrici al momento del
distacco...
Così come la scarsa confidenza dei papà con il compito di accompagnare i/le figli/e al Nido, compito che per loro non rapp...
FIGURA 5 - POSSIBILI RIMEDI CHE SECONDO LE EDUCATRICI
MIGLIOREREBBERO L’ACCESSIBILITA’ AL NIDO

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FIGURA 6 - SENTIMENTI CHE, SECONDO LE EDUCATRICI,
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le positiva, una percezione globale in cui i genitori non si sentono né giudicati né esclusi. Entrando nello specifico evi...
FIGURA 8 - MEDIE DEI SENTIMENTI DELLE EDUCATRICI
IN SEGUITO AL PROPRIO INTERVENTO NELLA RELAZIONE PADRE/MADRE-BAMBINO

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Questionario genitori. Domanda 5.
Accompagna o accompagnerebbe volentieri suo/a figlio/a al Nido?

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Questionario genitori. Domande 10 e 11.
Sentimenti dei genitori rispetto alle educatrici al momento dell’accoglienza al Ni...
Questionario genitori. Domanda 15.
Modalità di ricongiungimento tra genitore e bambino al momento della riconsegna.

FIGUR...
ALCUNI PERCORSI…

MATTIA
L’ingresso di Mattia e del suo papà al Nido è dominato dal silenzio, silenzio di parole, di gesti...
ca, ricordo una lotta tra la tigre e il dinosauro, o giocano a fare i leoni gattonando e ruggendo
per la sezione e spavent...
pà rimangono da soli con l’ausiliaria, e il papà cerca spesso di delegarle il compito di “stanare”
Mattia: “Ci pensi lei.....
rio e poco comprensibile per chi non la conosce. Giulia si esprime in modo concitato, col papà,
l’educatrice, i suoi amici...
nipotina!” Non appena la mamma arriva, Giulia le corre incontro. La mamma si china verso di lei e
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si accorge che c’è qua...
mamma diventa oggetto di confronto con le educatrici, le quali riconoscono che quelle particolari dinamiche, che affrontan...
in effetti è così. Attraverso la porta si sente la voce del papà di Luca nelle scale. “Uno, due,
tre…sette e otto!!!” Il c...
difficoltà nello stare seduto e aspettare che i suoi amici abbiano finito, così di solito è il primo
che l’educatrice del ...
Lavorare con i bambini è sempre un’esperienza speciale, sempre diversa in ogni occasione. È un
vero privilegio poter entra...
LA VOCE DAI SERVIZI
Manuela Lafiandra
Pedagogista e Coordinatore Responsabile Cooperativa Sociale Società Dolce

Il mio co...
“Entrare in una coppia, mamma bambino, significa entrare in punta di piedi”
.
“Le madri, sin da bambine, riconoscono e spe...
“I padri manifestano interesse e curiosità in modo differente rispetto alle madri: sono più coinvolti
dagli aspetti di soc...
Le educatrici quotidianamente entrano in relazione con il femminile e il maschile anche attraverso la relazione con i loro...
quale partire con curiosità, tollerando di darsi tempo.
Concludo rilanciando una riflessione.
Al nido gli spazi e i materi...
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“Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all’amore il res...
2. LETTURE AL PLURALE
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2. LETTURE AL PLURALE
COORDINA IL TAVOLO
Paolo Vaccaro
Responsabile Area Nord-Ovest Cooperativa Sociale Società Dolce

Buo...
“…..DAL PUNTO DI VISTA DEL BABBO…”
Paolo Nori
scrittore

UNA FIGLIA FEMMINA
Avere a che fare con dei bambini di due anni, ...
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359 la figura paterna al nido+fidenza web

  1. 1. vivere e condividere il nido La figura paterna al nido
  2. 2. Atti convegno “Vivere e condividere il nido. La figura paterna al nido” . Cooperativa Sociale Società Dolce soc. coop. 15 novembre 2008 – Ridotto del Teatro “G. Magnani” Piazza Verdi 1 - Fidenza (PR). , Pubblicazione atti: giugno 2009 2
  3. 3. SALUTO DELLE AUTORITÀ E APERTURA DEI LAVORI Pietro Segata Presidente Cooperativa Sociale Società Dolce 9 Giuseppe Cerri Sindaco di Fidenza 10 Annamaria Dapporto Assessore alle Politiche Sociali ed Educative per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Emilia Romagna 11 Gabriele Ferrari Assessore alla Scuola della Provincia di Parma 12 Stefania Miodini Referente del Coordinamento Pedagogico Provinciale di Parma 14 INTRODUZIONE Caterina Segata Responsabile Area Sede Infanzia Cooperativa Sociale Società Dolce 19 1. I NIDI FIDENTINI COME LUOGO D’INCONTRO E DI PENSIERO PAPÀ MI ACCOMPAGNI AL NIDO? Il nido visto dai papà. I papà visti dal nido. Alessandra Sala Ricercatrice Università degli Studi di Parma 25 3
  4. 4. LA VOCE DAI SERVIZI Manuela Lafiandra Pedagogista e Coordinatore Responsabile Cooperativa Sociale Società Dolce 48 2. LETTURE AL PLURALE COORDINA IL TAVOLO 57 Paolo Vaccaro Responsabile Area Nord-Ovest Cooperativa Sociale Società Dolce “…DAL PUNTO DI VISTA DEL BABBO…” Paolo Nori Scrittore 58 DALL’APERTURA DEI PRIMI NIDI AD OGGI: I CAMBIAMENTI SOCIALI E CULTURALI DELLA FIGURA PATERNA Mattia Toscani Sociologo Università degli Studi di Parma 69 L’EDUCATORE AL NIDO: RUOLO, FUNZIONI E GENERE. UN’ESPERIENZA PERSONALE Marco Fibrosi Formatore e progettista interventi formativi 4 80
  5. 5. CONCLUSIONI Pinì Gennari Coordinatore Pedagogico del Comune di Fidenza 95 APPENDICE PAPÀ MI ACCOMPAGNI AL NIDO? Il nido visto dai papà. I papà visti dal nido. 101 GALLERIA FOTOGRAFICA I relatori 118 Testimonianze fotografiche convegno 120 5
  6. 6. 6
  7. 7. SALUTO DELLE AUTORITÀ E APERTURA DEI LAVORI
  8. 8. 8
  9. 9. SALUTO DELLE AUTORITÀ E APERTURA DEI LAVORI Pietro Segata Presidente Cooperativa Sociale Società Dolce Buongiorno. Ringrazio tutti voi per essere presenti oggi, in questo seminario di approfondimento dal titolo “Vivere e Condividere il Nido” . Ogni anno cerchiamo di approfondire alcuni aspetti che coinvolgono le cooperative sociali nella gestione dei servizi per la prima infanzia. Queste iniziative contribuiscono al successo e alla promozione di servizi che, in Emilia Romagna, sono fortemente radicati, ma che hanno bisogno tutti i giorni di essere alimentati da una rete di relazioni e dalla fiducia che i fruitori e le famiglie dovrebbero avere nei confronti delle istituzioni che le propongono. Il tema che oggi affronteranno i relatori è quello relativo alla figura paterna al nido, che ritengo complesso e, nello stesso tempo, molto attuale. Cercando di entrare nel merito della questione si può talvolta osservare come, nel momento della prima infanzia, il padre cerchi di nascondersi dietro la maggiore responsabilità che in questa fase di vita del bambino inevitabilmente grava sulla madre. Un ruolo, quello del padre, che ancora oggi, spesso, emerge soltanto successivamente. Penso che ci siano sicuramente barriere di natura culturale da superare e condizioni sociali ed economiche che talvolta impongono questo “set” che vede la madre più impegnata e più presente nella vita del figlio e il padre più marginale, di contorno. Ci sono ragioni di natura sociale ed economica per cui oggi, in una logica condivisa all'interno della famiglia, si decide che ad astenersi dal lavoro è la madre, mentre il padre continua ad essere impegnato pienamente. La retribuzione in caso di astensione facoltativa risponde al 30% dello stipendio che una persona percepisce e questo è un grosso freno rispetto al fatto che in una famiglia o in una coppia, il padre rinunci a gran parte della sua retribuzione per dedicare tempo al proprio bambino. Sono convinto che, se verranno rimossi alcuni vincoli e alcune barriere dal punto di vista culturale economico e sociale, sicuramente otterremo quello che è il vero rapporto di sussidiarietà tra il padre e la madre nell'accompagnamento in queste prime esperienze d’incontro che hanno i nostri bambini con le istituzioni. 9
  10. 10. Questa mattina ho il compito di introdurre i saluti delle autorità che ringrazio di essere qui oggi con noi e che presento: il Sindaco di Fidenza Giuseppe Cerri, l’Assessore Regionale per l'infanzia Annamaria Dapporto, Gabriele Ferrari, Assessore in Provincia e Stefania Miodini, nostro riferimento nel Coordinamento Provinciale. Quest'anno abbiamo scelto Fidenza, dopo la positiva esperienza di Cesena, perché abbiamo condiviso con l’Amministrazione Comunale un’esperienza molto soddisfacente. Siamo riusciti a realizzare, in finanza di progetto, un servizio rivolto alla prima infanzia molto importante per il Comune: il nido d’infanzia “Il Girotondo” É un'esperienza che ha visto entrambi i . protagonisti collaborare e cooperare alleati per ampliare questi servizi e riqualificare l’offerta. Infatti, il nido d’infanzia “il Girotondo” storico servizio per l'infanzia del Comune di Fidenza situato , in una zona centrale, ha visto una sua nuova vita dopo l'inaugurazione avvenuta a gennaio 2008. Ringrazio tutti e passerei la parola al Sindaco di Fidenza. Giuseppe Cerri Sindaco di Fidenza Buongiorno a tutti. Un saluto particolare ad Annamaria Dapporto e a Gabriele Ferrari. Un ringraziamento particolare alla Cooperativa “Società Dolce” che ha scelto Fidenza per svolgere questo convegno. Questo è un importante momento d’incontro nel quale affronteremo un tema particolare e significativo che metterà in evidenza il ruolo del padre nell’educazione dei figli. Verrà messo in rilievo anche un istituto fondamentale della nostra società che è la famiglia, vista come nucleo significativo nel quale si fonda l’evoluzione e la storia dell’uomo e della società. Oggi verrà approfondito il ruolo del padre all’interno di questo contesto, al di là di situazioni legislative e di carattere economico, che sono comunque sempre più preoccupanti nei giorni che stiamo vivendo. La famiglia ha bisogno di sostegni, non solo economici, per poter essere in grado di educare al meglio i propri figli e di avere la possibilità di sviluppare serenamente i rapporti di convivenza all’interno del proprio nucleo. Vorrei sottolineare l’impegno che l’amministrazione comunale sta facendo in questa direzione, dimostrato in modo concreto, con l’apertura del nido “Girotondo” . Il “Girotondo” è un nido d’infanzia che funziona e vorrei esprimere un apprezzamento ed un ringraziamento verso tutti gli operatori che operano all’interno delle nostre strutture e che svolgono con professionalità, capacità, impegno e dedizione la propria attività all’interno di questi servizi diventando, inoltre, supporti necessari allo sviluppo dell’armonia e della collaborazione anche all’interno della famiglia. Grazie. 10
  11. 11. Annamaria Dapporto Assessore alle Politiche Sociali ed Educative per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Emilia Romagna Buongiorno a tutti. Saluto il Sindaco di Fidenza, Giuseppe Cerri, le autorità presenti e tutti i partecipanti. Con interesse per il tema proposto ho accolto l’invito del Presidente della Coop.va Dolce Pietro Segata. Il convegno di oggi affronta da una prospettiva, direi originale, il tema delle politiche famigliari e della rete dei servizi dedicati alla prima infanzia. Il tema dell’educazione dei figli, soprattutto nei primi anni di vita, è in genere strettamente legato al ruolo e alla figura femminile. In questi ultimi anni, mutamenti sociali e culturali hanno sviluppato una maggiore consapevolezza e coinvolgimento del ruolo maschile nell’educazione dei bambini. Per fortuna, nelle famiglie di oggi la figura maschile è maggiormente coinvolta e partecipe nella crescita dei propri figli. Ciò rappresenta una conquista culturale e pedagogica, in quanto è dimostrata l’importanza per la formazione dei bambini di avere già nei primi anni di vita una figura maschile di riferimento. Personalmente, ritengo che anche il padre abbia un ritorno positivo da questa situazione. Per i padri, la relazione e il tempo passato con i propri figli, soprattutto nei primi anni di vita, sono un momento di tenerezza, di gratificazione, di amore di cui devono fare tesoro e custodire nel proprio cuore, perché irripetibili. Su questo avremo modo di ascoltare i contributi nel corso della mattinata. Venendo al tema dei servizi e della figura paterna, ci tengo a sottolineare come nella nostra regione dagli anni 90 i servizi per l'infanzia furono individuati come ambiti nei quali prestare un'attenzione particolare alla valorizzazione delle differenze, anche quelle di genere, facendo della pedagogia interculturale un’occasione per aumentare la consapevolezza delle potenzialità connesse all’esercizio della paternità e maternità nella sua specifica e originale espressione. Le prime considerazioni da cui prese spunto la riflessione furono le stesse, ancora valide oggi, che una maggiore partecipazione degli uomini alla cura e all’educazione dei bambini comporta modificazioni nella definizione dei ruoli che vanno senza dubbio rinegoziati, ma non implica la fusione in un'unica identità dove la dominanza sia quella materna, con un profilo, quello del padre, che si trasforma nel cosiddetto “mammo” . In alcuni comuni dove da più tempo si erano avviati servizi e avevano già consolidato un progetto pedagogico, la Regione Emilia-Romagna propose la costituzione di gruppi misti (padri, educatori, coordinatori pedagogici e madri, educatrici, coordinatrici pedagogiche) disponibili a riflettere, a partire dalla propria appartenenza di genere, ma anche dalla esperienza della maternità e paternità, per molti appena inaugurata, sugli elementi comuni o sulle diversità sperimentate, mettendo dapprima in comune i vissuti all'interno di incontri "dialogati" tra maschi e femmine, e poi condi- 11
  12. 12. videndoli in gruppi misti allargati alla presenza di un coordinatore esperto esterno ai servizi. Mentre i progetti hanno trovato nel tempo diverse modalità di realizzazione, nel 2000 gli effetti del fermento, prodotto anche con iniziative di questo genere, hanno consentito la nascita della legge n. 53 recante “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città” la cui applicazione rimane , ancora oggi una sfida aperta a tutti i soggetti istituzionali e non, coinvolti in queste tematiche. Certo l’evento odierno dà continuità a questa riflessione e la rende matura ad un confronto anche nei centri per le famiglie che nel frattempo hanno perfezionato i loro interventi sul tema del sostegno alla genitorialità, facendo dei servizi per la prima infanzia e dei centri luoghi di elaborazione culturale attorno alla crescita e all'educazione dei bambini e delle bambine. Pietro Segata Presidente Cooperativa Sociale Società Dolce L’assessore Dapporto con il suo intervento mi ha ricordato che spesso i papà che hanno perso l’occasione di dedicare tempo ai propri figli successivamente rimpiangono il tempo perduto e più tardi, quando diventano nonni, si concentrano con grande entusiasmo e maggiore consapevolezza sui nipoti. Vorrei ricordare che “l’anno in famiglia” è un contributo che coincide con l’astensione facoltativa e quindi è un contributo economico che può essere utilizzato nel caso si faccia la scelta, per il primo anno di vita, di tenere il bambino in famiglia. Questo contributo è stato esteso anche ai padri e non solo alle madri provocando un “salto” culturale di rilievo. È una formula che può permettere ad una famiglia di non essere deprivata del proprio reddito perché va a integrare quello a disposizione. Gabriele Ferrari Assessore alla Scuola della Provincia di Parma Un saluto e un ringraziamento al Presidente Segata e alla Cooperativa “Società Dolce” per questo appuntamento importante. Un saluto particolare al Sindaco Giuseppe Cerri e all’Assessore regionale Dapporto. Un ringraziamento particolare alla dott.ssa Miodini per il prezioso lavoro svolto insieme a tutti i componenti del coordinamento pedagogico provinciale e dei coordinamenti territoriali e comunali. Temo che tra un po’ la perderemo poiché sarà a breve destinata ad un in12
  13. 13. carico importante in una ASP della provincia, ma credo che nel suo caso la competenza e la qualità saranno sufficienti a sopperire il minor tempo a disposizione. Questo convegno propone un tema molto bello che mi ha fatto pensare ad alcuni episodi della mia vita. Ho un figlio grande, perciò appartengo a quella generazione di padri che hanno sempre detto: “l’importante con i figli è avere un rapporto qualitativo, non quantitativo”; una scusa banale che ci raccontiamo e che le madri sono brave a confutare. Ho bei ricordi perché quando mio figlio era piccolo presi un mese di aspettativa ed ho avuto l’occasione di far tutto ciò che di solito fanno solo le madri. È stato il mese più importante della mia vita perché è stata l’occasione di stare davvero in sintonia con un figlio, quello che a noi padri manca tanto. Questa riflessione, che mi capita per la prima volta di affrontare in un convegno, credo sia legata ad un tema davvero importante. Negli ultimi anni le cose sono cambiate nel senso che i padri sono molto più presenti di quanto non lo fossero un tempo. Non c’è dubbio che la madre oggi sia ancora il componente della coppia che sopporta in tutti i sensi il carico maggiore; credo, però, che il fatto di discutere del ruolo paterno sia una modalità per eliminare, o almeno cercare di ridurre, alcuni stereotipi ed affrontare in modo profondo l’importanza per un bambino di avere presenti i due componenti della famiglia. Grazie alla buona collaborazione con la regione, ma soprattutto con le amministrazioni locali, i comuni e coloro che operano in questo settore, in questi ultimi anni, sono state investite circa quattro milioni di risorse destinate a questo territorio. Sono stati aperti ed allargati servizi per 600 bambini in più, un investimento strategico e importante per la famiglia e per nostro il futuro perché quello che facciamo per i nostri bambini nella prima fase della vita sarà per loro fondamentale nel corso della crescita. Il tema scelto è fortemente educativo e straordinariamente importante dal punto di vista formativo ed educativo. L’asilo nido è un servizio che ha una valenza importane per le famiglie che devono avere la possibilità di accedervi per poter, ad esempio, consentire al padre e alla madre di andare a lavorare, cosa sempre più complicata oggi dato che le reti parentali sono cambiate nel tempo. È mia intenzione sottolineare che nel nostro territorio l’obiettivo è quello d’investire sempre più risorse in questo ambito e il vostro è quello per cui vi siamo sempre grati. Pietro Segata Presidente Cooperativa Sociale Società Dolce Ringrazio l’assessore perché quando ho letto il tema del convegno ho cercato di ricordare quali furono stati i momenti trascorsi con mio figlio quando era molto piccolo, rivivendo nella mia 13
  14. 14. mente anche i momenti critici, quelli in cui si è soli e si deve cercare di risolvere ogni tipo di problema legato alla gestione della vita familiare. Cedo la parola a Stefania Miodini che ci ha accompagnati in tante iniziative; il suo intervento farà da introduzione all’approfondimento tecnico che verrà affrontato oggi. Grazie. Stefania Miodini Referente del Coordinamento Pedagogico Provinciale di Parma Buongiorno a tutti. Anch’io sento, non tanto l’obbligo, ma la volontà di ringraziare sia la Cooperativa “Società Dolce” che l’Amministrazione per poter essere qui con voi oggi come riferimento del coordinamento pedagogico provinciale che ho accompagnato per circa quattro anni di attività. È stato un accompagnamento periodico dato che prima svolgevo un altro incarico come responsabile dei servi sociali, ma devo dire che i due ambiti non sono così incompatibili. In realtà l’uno ha travasato l’altro e, anzi, credo che l’esperienza del lavoro di coordinamento pedagogico mi abbia permesso, rispetto al mio ruolo di responsabile dei servizi sociali, di tener conto maggiormente di tutta una parte di servizi che comunque non sono legati strettamente al sociale perché sono “normali” ma dove comunque inizia l’attività del percorso lavorativo e dove , si può anche prevenire tutto quello che poi può accadere in tempi successivi. Rispetto all’attività dei nidi abbiamo potuto, e credo che nel distretto di Fidenza siano state fatte proprio delle esperienze molto interessanti in questo senso, vivere in modo più corposo quello che la regione ci ha indicato e di mettere insieme, nell’attività dei piani zona, tutti i settori comprendendo sia il sociale che l’educativo. Mi viene da citare il progetto “teniamoci per mano”: è un progetto importante, nato qui a Fidenza, anche se esisteva prima dei piani di zona, che in questi ultimi anni è stato valorizzato e riconosciuto proprio come percorso che diventa preventivo rispetto al futuro. Questo modo di percepire l’attività all’interno dei sevizi credo che sia entrato nel coordinamento pedagogico e che questo di conseguenza abbia permesso a livello provinciale d’iniziare a lavorare maggiormente in questa direzione, non perché sia un impegno “impossibile” ma perché i , tempi e i modi dell’ambito sociale spesso fanno fatica ad incontrarsi. Credo che questa modalità sia permeata anche se rimane faticosamente operativa nei territori più vasti. Questo aspetto, che ha caratterizzato un po’ il lavoro di questi anni del coordinamento, non è l’unico. Ci si è occupati in questi anni di svolgere un lavoro importante nel mettere insieme istanze 14
  15. 15. molto diverse che sono aumentate: mentre 20 anni fa quando è partito il coordinamento pedagogico sostanzialmente si poteva parlare solo di servizi pubblici, in questi ultimi anni si può parlare di progressiva collaborazione tra servizi pubblici e servizi privati e non solo: anche il privato svolge la sua vita negli ambiti educativi. Il coordinamento pedagogico negli ultimi anni ha fatto un grande sforzo per cercare di omogeneizzarsi, confrontarsi e lavorare in condivisione; negli ultimi 20 anni ognuno ha portato le proprie esperienze permettendo così un lavoro di gruppo costante, attivo e molto stimolante. In occasione del convegno regionale, organizzato lo scorso anno in provincia di Parma, c’eravamo orientati, come coordinamento pedagogico, principalmente su temi riguardanti le modalità di relazione; tematiche queste ultime già affrontate al nostro interno tramite discussioni sui ruoli, sulle funzioni dell’adulto nei confronti dei bambini, cercando di tener conto di tutte le diversità legate ai ruoli genitoriali e culturali. E’ un percorso appena intrapreso che porterà, forse, verso futuri momenti d’incontro a livello regionale che dovrebbero approfondire ulteriormente questi importanti temi. Ad esempio, nel corso di una discussione con l’équipe del coordinamento pedagogico relativamente al significato di essere genitori è emersa la seguente riflessione, spunto poi d’ulteriore approfondimento: essere genitori è fare le stesse cose, essere uguali? Cosa vuol dire essere genitori cercando di esserlo insieme durante lo sviluppo e la relazione con il figlio, nel rapporto col nido e con le strutture che “contaminano” la genitorialità in senso positivo? Essere mamme e papà vuol dire avere gli stessi ruoli oppure assumersene diversi? Condividere tutto o permettersi degli spazi di differenza? Questo è il nucleo della discussine ancora aperto oggi. La relazione affettiva di due adulti che stanno insieme, nei confronti del loro bambino, non necessariamente deve essere espressa con le stesse modalità poiché, altrimenti, si genera confusione. Un ruolo paterno e un ruolo materno coesistono e si completano accompagnandosi l’uno con l’altro, cercando di mettere insieme quello che ad un bambino serve durante il processo educativo, sia dal punto di vista pedagogico, sia dal punto di vista psicologico e relazionale. Vi lascio con queste piccole idee che si svilupperanno nella seconda parte della mattina e con un breve racconto che nasce da un momento d’incontro del coordinamento pedagogico, che si sviluppa intorno ai ruoli paterni e materni. Era una limpida e calda giornata di giugno quando venne alla luce il terzo figlio di Pataria e Ruc. Aveva due grandi occhi azzurri che sembravano stelle luminose, i capelli scuri ricordavano quelli dei genitori. Secondo le abitudini dei nomadi in quei tempi lontani, il neonato fu lavato da Auda. Una donna del gruppo aveva in precedenza scavato un buco nella terra e lo aveva riempito d’acqua. Questo rito era importante per rendere puro il piccolo. Lo cosparsero poi di olio per fortificarlo, gli misero al collo un amuleto per proteggerlo dagli spiriti cattivi e solo allora fu avvertito il padre che venne dal suo carro alla tenda. 15
  16. 16. Per vedere la moglie doveva riconoscere il figlio e il neonato fu ricoperto da una camicia che già aveva portato Rut per significare che tutti e due appartenevano a lui – quindi non il bambino che appartiene ai genitori, ma i genitori che appartengono al bambino –. La madre lo mise in terra, Ruc lo alzò al cielo mettendogli al collo un filo rosso. Con questo atto egli dichiarò di riconoscersi come padre. Per gli zingari la terra è simbolo di fertilità e forza per questo il neonato veniva messo per terra; dalla terra infatti nasce la vita. Grazie. 16
  17. 17. INTRODUZIONE
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  19. 19. INTRODUZIONE Caterina Segata Responsabile Area Sede Infanzia Cooperativa Sociale Società Dolce Come sappiamo, il Nido e i servizi rivolti alla prima infanzia in genere sono, nella storia della nostra regione, un’istituzione educativa e sociale di grande rilevanza, che risponde da un punto di vista sia qualitativo che quantitativo ai bisogni dei bambini e delle famiglie. Le finalità di questi servizi, come ci dice la legge regionale (Legge RER 1/00 e ss mm e ii), sono: a. la formazione e la socializzazione dei bambini nella prospettiva del loro benessere psicofisico e dello sviluppo delle loro potenzialità cognitive, affettive, relazioni e sociali; b. la cura dei bambini che comporti un affidamento continuativo a figure diverse da quelle parentali in un contesto esterno a quello familiare; c. il sostegno alle famiglie nella cura dei figli e nelle scelte educative. Il nido è quindi un luogo di relazioni tra adulti e adulti, tra adulti e bambini e tra bambini e bambini. E’ il luogo dove i bambini fanno la prima esperienza di socializzazione esterna alla famiglia, dove incontrano persone, esperienze, storie in un momento molto importante e al contempo delicato della loro vita. “Vivere e condividere il nido. La figura paterna al nido” rappresenta uno dei contributi alla riflessione sempre aperta sui servizi educativi rivolti all’infanzia e sui fenomeni sociali che li interessano. “Vivere e condividere il nido” è il titolo che la cooperativa ha scelto di dare a questi momenti di riflessione e confronto, a cui di volta in volta segue una declinazione specifica sull’aspetto che ci proponiamo di indagare. Oggi presentiamo la seconda puntata di un ciclo. Il primo seminario si è tenuto a Cesena due anni fa e, come alcuni ricorderanno, in quel caso il tema specifico era dedicato ai bambini e alle famiglie straniere. La cooperativa gestiva e tuttora gestisce sul territorio di quella provincia alcuni nidi d’infanzia e allora si ritenne pregnante, per la storia e le caratteristiche di quei servizi, affrontare il tema dell’esperienza al nido dei bambini e delle famiglie che provenivano da altri paesi. 19
  20. 20. Oggi qui a Fidenza, territorio nel quale Società Dolce è presente da una decina di anni, la nostra attenzione si rivolge al ruolo della figura paterna al nido. Le prime domande che mi sono posta nel pensare a come introdurre questo tema sono state: • cosa penso io? • che rappresentazione ho della figura paterna al nido? • qual è stata la mia esperienza? La mia esperienza è quella di una mamma che ha accompagnato i propri figli nell’esperienza di inserimento al nido, di una donna che ha condiviso con il padre dei suoi figli questa esperienza, di una donna che si è confrontata con altre donne (le educatrici, le altre mamme, le nonne...) sulle diverse rappresentazioni della figura paterna. A fronte della mia esperienza ritengo oggi molto importante interrogarsi e confrontarsi su come i padri vivono l’esperienza del nido e come viceversa è vissuta la presenza dei papà al nido, contesto, come vedremo, caratterizzato - o per usare un verbo ancora più forte (usato in una delle relazioni che seguiranno) “profondamente marcato” - al femminile. Come sapete o come è facile intuire, a lungo le riflessioni all’interno dei servizi si sono focalizzate sulla coppia mamma/bambino, sul loro attaccamento e sulla rilevanza di questa relazione nell’incontro con il nido… come sarà detto tra poco, al nido si pensa che giunga una coppia, la mamma e il bambino. E i papà? I papà - credo sia un’esperienza di molti - sono oggi molto più presenti rispetto al passato già nei primi anni di vita dei loro bambini. Se penso ai papà che conosco posso individuare un continuum con due forti polarizzazioni caratteristiche, con in mezzo mille sfumature di grigio: • da un lato i padri che assolvono con naturalezza a tutte le funzioni di “maternage” senza bisogno di considerarsi degli eroi; • dall’altro i papà che invece portano avanti il modello dei loro padri scegliendo ancora di delegare in toto alla mamma il compito di accudire ed educare i figli nei primi anni di vita dedicandosi anima e corpo al lavoro. Convivono oggi, come metteranno in luce le relazioni che seguiranno, più modi e modelli di interpretare il ruolo di padre. In ogni caso “il modello dei nostri padri” ha subito profonde trasformazioni, sulle quali riteniamo sia ora di porre la nostra attenzione. L’approccio che abbiamo scelto nell’affrontare un tema così complesso e ricco di significati è quello multidisciplinare. Abbiamo quindi cercato di guardare al fenomeno da diversi punti di vista, nella speranza di offrire, più che risposte, spunti di riflessione che possano aiutarci ad inquadrare e focalizzare meglio la tematica, ponendoci nel nostro lavoro quotidiano domande sempre più mirate. Il programma di questa giornata è ricco di contributi scientifici ed esperienziali. 20
  21. 21. Il primo contributo ci viene offerto da una psicologa, Alessandra Sala, che ha realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Parma e il Comune di Fidenza la ricerca dal titolo “Papà mi accompagni al Nido?...” Il nido visto dai papà. I papà visti dal nido”. Ci presenterà i risultati di questa ricerca che ha visto coinvolti i bambini, i genitori e le educatrici che nell’anno educativo 2005/2006 frequentavano o operavano nei Nidi d’Infanzia del Comune di Fidenza. La ricerca, oltre al merito di avere focalizzato il tema della relazione padri/bambini al nido, ci restituisce attraverso un’indagine sistematica la “voce dei padri” ascoltati e osservati nelle interazioni quotidiane con i loro figli all’interno del nido. A questo, per completezza di indagine, si è aggiunto il contributo delle mamme e delle educatrici che hanno potuto esprimere i loro vissuti rispetto al ruolo dei padri. Seguirà l’intervento della pedagogista, Manuela Lafiandra, Coordinatrice Responsabile di Società Dolce. L’intervento di Manuela - dal titolo molto esplicativo “Voce dai Servizi” – è il frutto di un lavoro di riflessione e condivisione con le educatrici che operano nei servizi. Ciò che più mi ha colpito della relazione di Manuela è la capacità di queste educatrici di riflettere ponendosi in una posizione di grande apertura, di messa in discussione e di desiderio di ampliare il loro sguardo per poter rispondere sempre meglio alle esigenze delle famiglie e a come esse cambiano nel tempo. Un approccio senza pregiudizi o meglio una disponibilità al cambiamento, a riconoscere le diversità, che ritengo fondamentale per declinare sempre con maggiore acutezza le proprie azioni educative quotidiane. Paolo Nori ci racconta e si racconta da papà, o meglio da babbo di Irma. Paolo Nori un artista, uno scrittore che ha fatto scelte di vita originali e avuto esperienze non comuni. Nasce a Parma 45 anni fa, come primo lavoro fa il ragioniere in contesti difficili… come l’Algeria e l’Iraq poi… torna in Italia e si laurea in Lingua e Letteratura Russa e inizia altri percorsi. Dico solo della sua produzione letteraria: nel ‘99 viene pubblicato il suo primo romanzo “Le cose non sono le cose” a cui ne seguiranno altri 16 fino ad adesso… una media di quasi 2 romanzi all’anno! Ho comprato quello che pensavo fosse il suo ultimo libro (“Mi compro una gilera” edizioni Feltrinelli) e ieri sera ho scoperto che ne era uscito appena un altro “Baltica 9. Guida ai misteri d'oriente” scritto insieme a Daniele Benati… Il quarto contributo ci viene offerto da Mattia Toscani, docente di Sociologia dell’Educazione e dei Processi Culturali presso la Facoltà di Psicologia dell’Università di Parma. L’intervento di Toscani ci aiuterà: • a fare chiarezza sull’evoluzione della figura paterna nella nostra società nel passaggio dalla civiltà contadina ai giorni nostri; • a mettere in fila esperienze che forse fanno parte anche dei nostri vissuti familiari in quanto l’evoluzione di cui ci parlerà ha attraversato poche generazioni; 21
  22. 22. • a capire come la figura maschile del padre cambi in relazione ai cambiamenti negli assetti fondanti la nostra società: il mondo del lavoro, l’altra parte del cielo e cioè il ruolo della donna nella società e nel mondo del lavoro, l’evoluzione dei diritti e l’evoluzione culturale che offrono nuove e diverse rappresentazioni dell’uomo e del padre. L’ultimo contributo alla nostra riflessione, prima delle conclusioni, ce lo offre Marco Fibrosi, pedagogista che può vantare una lunga e ricca esperienza di vita e di lavoro come educatore/uomo nei nidi. Si tratta di una esperienza rara, direi ancora assolutamente marginale, nella storia dei servizi rivolti alla prima infanzia. L’esperienza ventennale di Marco come educatore ha inizio alla fine degli anni settanta e termina alla fine degli anni novanta, ma la presenza di educatori nei nidi e nei servizi rivolti alla prima infanzia è rara ora come allora. Erano e sono tuttora contesti, come abbiamo già detto, fortemente caratterizzati al femminile, dove l’uomo come padre o come educatore può sentirsi “fuori luogo” . Marco ci offre una lettura della sua esperienza che mette in luce le difficoltà, i tempi necessari per osservare e riflettere su se stessi e sugli altri e quindi ripensare e ricostruire il proprio ruolo e la propria funzione. A questo proposito mi preme sottolineare l’importanza che viene riconosciuta nell’ambito dei servizi rivolti alla prima infanzia alla riflessione, al confronto e alla formazione delle educatrici e degli educatori e tra di loro. Chi opera nei nidi dedica infatti una parte importante del suo tempo/lavoro all’analisi e al confronto delle esperienze, alla condivisione dei vissuti e delle emozioni, all’individuazione e condivisione di strategie educative. Credo che ciò rappresenti la miglior garanzia che possiamo offrire alle famiglie e ai bambini. Le conclusioni a Pinì Gennari, pedagogista del Comune di Fidenza che ci aiuterà a ricucire i vari contributi rilanciando spunti per riflessioni future. 22
  23. 23. 1. I NIDI FIDENTINI COME LUOGO D’INCONTRO E DI PENSIERO
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  25. 25. 1. I NIDI FIDENTINI COME LUOGO D’INCONTRO E DI PENSIERO “PAPÀ MI ACCOMPAGNI AL NIDO?…” Il nido visto dai papà. I papà visti al nido Alessandra Sala Ricercatrice Università degli Studi di Parma OBIETTIVI Il contesto Asilo Nido, essendo nella maggior parte dei casi la prima esperienza di socializzazione da parte dei bambini, o meglio la prima occasione di "uscita" dalla famiglia e della famiglia, rappresenta uno spazio interessante per osservare le dinamiche interattive non solo tra bambini, ma anche tra genitore e figlio, in momenti così significativi dal punto di vista psicologico, quali la “separazione" con il genitore e il "ricongiungimento". Questi eventi che avvengono ogni giorno tra madri e bambini e tra padri e bambini sono altamente importanti al fine dello strutturarsi delle modalità relazionali e della sicurezza emotiva del bambino, nei termini di una graduale capacità di regolare e di fare fronte alle proprie emozioni positive e negative. I padri iniziano ad occupare uno spazio sempre maggiore all’interno del sistema Asilo Nido e lo fanno con modalità proprie, con le proprie percezioni, emozioni, cognizioni. Il ruolo che giocano in rapporto all’esperienza del Nido dei propri figli sta perdendo marginalità; essi cominciano, non solo ad essere visibili, ma ad interagire attivamente nei processi relazionali e nelle dinamiche quotidiane. Il ruolo del padre nelle strutture per l'infanzia è una tematica di cui spesso si parla tra gli addetti ai lavori, tuttavia poco indagata in modo sistematico. Riuscire a capire meglio la relazione padriNido, e in particolare la relazione padri-bambini al Nido, può offrire elementi importanti agli operatori e alle famiglie per poter "pensare questa relazione". A partire da queste riflessioni l'obiettivo di tale progetto di studio è stato proprio quello di "dare voce" ai padri al fine di capire la complessa relazione tra padri e Asilo Nido. In particolare, ci si è proposti di ascoltare e osservare i padri nelle loro modalità di relazionarsi con i bambini all'interno dell'Asilo Nido a vari livelli, e anche di ascoltare le madri e le educatrici rispetto al ruolo dei padri. 25
  26. 26. Nello specifico gli obiettivi del progetto sono stati: 1) osservare la relazione padre-bambino nei momenti dall'accoglienza e del ricongiungimento; 2) evidenziare le percezioni e le emozioni dei padri e delle madri nei confronti dell'Asilo Nido nei suoi diversi aspetti; 3) fare emergere le percezioni e le emozioni delle educatrici nei confronti dei padri e delle madri. METODOLOGIA Per indagare la relazione padre-bambino è stata utilizzata una procedura osservativa, in particolare sono state osservate 7 diadi padre-bambino, dopo aver ottenuto la disponibilità dei padri stessi a collaborare alla ricerca. I 7 bambini frequentano i Servizi Nidi d’Infanzia del Comune di Fidenza: Albero Magico (3 bambini: due femmine e un maschio che all’inizio della ricerca avevano 35, 23 e 16 mesi); Spazio Bimbi (1 bambino di 32 mesi) e Aquilone (3 bambini:due maschi di 13 e 16 mesi, e una femmina di 28 mesi). Tra i Papà osservati insieme ai propri bambini, tutti e 7 accompagnavano regolarmente i bambini al Nido, la situazione era più differenziata al ricongiungimento. Per ogni bambino sono state effettuate 10 osservazioni dal mese di Gennaio al mese di Maggio 2006. Sono stati scelti due momenti ritenuti particolarmente significativi per la relazione genitore-bambino al Nido: la “separazione” all’accoglienza del bambino al Nido, e il “ricongiungimento” nel momento della conclusione della giornata. Sono inoltre stati osservati i momenti immediatamente successivi alla separazione e precedenti al ricongiungimento (circa mezz’ora di osservazione ciascuno) al fine di osservare i comportamenti del bambino nella quotidianità della sua esperienza al Nido dopo “il saluto” con il genitore e durante l’attesa del genitore. Al fine di ottenere misure confrontabili e quantificabili, le osservazioni effettuate sono state di volta in volta codificate attraverso l’ausilio di griglie di osservazione (vedi Appendice). Tali griglie sono state costruite appositamente in seguito ad un periodo di osservazione descrittiva preliminare. Le griglie comprendono numerose voci relative agli aspetti comportamentali ed emotivi della relazione padri-bambini al Nido. Accanto ad una codifica più “quantitativa” dei dati raccolti, si è ritenuto fondamentale affiancarne una maggiormente descrittiva. Ampio spazio è stato infatti previsto per i commenti e descrizioni di ordine qualitativo al fine di arricchire le osservazioni di particolari e dettagli che consentissero l’emergere delle peculiarità dei percorsi, dei cambiamenti, e delle esperienze uniche e speciali delle singole diadi. Il secondo ambito di indagine consiste nell’ osservazione di alcuni aspetti della competenza sociale dei bambini all’interno del contesto Asilo Nido. La competenza sociale dei bambini è stata 26
  27. 27. osservata attraverso la compilazione da parte delle educatrici della sezione frequentante il bambino di un questionario a risposta chiusa (D’Odorico, 1998), le cui voci descrivono comportamenti osservabili durante le attività proposte quotidianamente al Nido. Il questionario è stato compilato separatamente sia dall’educatrice di riferimento del bambino che dall’educatrice non di riferimento, al fine di ottenere una descrizione della competenza sociale del bambino più completa, raccolta da punti di vista molteplici. Nel totale le educatrici coinvolte in questa fase sono state 15. Per quanto concerne le percezioni, le emozioni dei padri nei confronti dell’Asilo Nido, è stato somministrato un questionario appositamente strutturato (vedi Appendice). Tale questionario non è stato consegnato solo ai padri che hanno partecipato alla parte osservativa della ricerca. Si è ritenuto infatti di maggior interesse somministrare tale questionario a tutti i genitori, madri e padri, dei bambini frequentanti tutti e tre gli Asili Nido di Fidenza. Tale decisione ha avuto per obiettivo quello di coinvolgere e rendere partecipanti attivi al progetto in corso tutti i genitori, e di conoscere e valutare le percezioni e le emozioni di tutti coloro che frequentano il Servizio. Il questionario ha forma anonima ed è stato richiesto a padri e madri di compilarlo separatamente al fine di rilevare eventuali differenze. La finalità del presente questionario è quella di conoscere i vissuti e gli atteggiamenti dei genitori nei confronti del Nido, di capire quali emozioni provino, quali atteggiamenti assumano e quali comportamenti mettano in atto quando accompagnano i propri bambini al Nido, quale sia la percezione di mamme e papà rispetto al ruolo delle educatrici e quale la percezione del proprio rapporto con esse. Il questionario infatti contiene un insieme di item finalizzati a far emergere le abitudini dei genitori nell’accompagnare o andare a prendere i bambini al Nido (es. chi solitamente accompagna il bambino; chi solitamente lo va a prendere; quali i motivi di tale organizzazione ecc..) , altri relativi alle emozioni e ai comportamenti messi in atto dal genitore in particolare nei momenti della separazione col proprio bambino e al ricongiungimento, altri ancora relativi alla percezione del genitore del proprio rapporto con le educatrici che si traduce nelle emozioni, sentimenti, atteggiamenti e modalità comportamentali vissute e messe in atto nel relazionarsi ad esse negli stessi momenti citati precedentemente (separazione e riconsegna). I genitori che hanno partecipato alla compilazione del questionario sono stati 148, di cui 72 Papà e 76 Mamme. Infine, con l’obiettivo di conoscere le percezioni e le emozioni delle educatrici nei confronti dei padri, è stato loro somministrato un altro questionario costruito appositamente (vedi Appendice). Il questionario delle educatrici contiene una serie di domande che possiamo definire “simmetriche” rispetto a quelle presenti nel questionario dei genitori. Gli item infatti vertono sulle medesime tematiche e si concentrano sugli stessi aspetti affrontati nel questionario dei genitori, ciò che cambia è il punto di vista raccolto, che in questo caso è quello delle educatrici. Tutte le 18 educatrici operanti nelle 3 strutture coinvolte hanno compilato il questionario. 27
  28. 28. RISULTATI E ALCUNE CONSIDERAZIONI PUNTO DI VISTA DEI GENITORI EMOZIONI E PERCEZIONI Per quanto riguarda la domanda relativa all’accessibilità al Nido (domanda 4), in cui si richiede ai genitori per quali motivi non accompagnano i propri figli all’Asilo, emerge dall’analisi delle frequenze che gli impedimenti lavorativi sono la motivazione maggiormente diffusa, e che chiedendo loro quali potrebbero essere i possibili rimedi che gli permetterebbero di accompagnare il/la figlio/a all’Asilo emerge che la maggior parte richiederebbe una maggiore flessibilità dell’orario di lavoro (42 genitori su un totale di 72 risposte). Relativamente alle parole che i genitori associano al pensiero dell’Asilo Nido frequentato dal figlio emerge che in generale, le parole associate al Nido sono connotate positivamente (domanda 1). Entrando maggiormente in dettaglio, emerge che le madri associano più spesso parole riferite all’impatto emotivo rispetto ai padri (es. tranquillità, serenità, amicizia, allegria, calore..), i quali tendono invece ad utilizzare con più frequenza parole riferite a situazioni concrete (es. gioco, colori, educazione, bambini, divertimento..). Tali risultati sono congruenti con quanto reperibile in letteratura, vale a dire la maggior attenzione e il più frequente riferimento delle madri alla sfera emotiva rispetto ai padri nella descrizione e interpretazione degli eventi e delle situazioni. Alla domanda 16, nella quale si chiede ai genitori come si sentono al momento del ricongiungimento con il/la proprio/a bambino/a, la grandissima maggioranza risponde felice. Rispetto all’indice del disagio (domande 10 e 11) emerge che in generale, il momento del distacco è vissuto sia dai genitori che dai bambini con poco disagio. L’ingresso al Nido dunque, al mese di Gennaio, è globalmente, per genitori e bambini, un’esperienza serena. 28
  29. 29. FIGURA 1 - FREQUENZE DELLE RISPOSTE DEI GENITORI ALLE DOMANDE 10 E 11 RELATIVE AL DISAGIO PROVATO DA BAMBINI E GENITORI AL MOMENTO DEL DISTACCO disagio bambino 60 50 disagio genitore 40 30 20 10 0 per niente poco abbastanza molto Per quanto riguarda i sentimenti che mamme e papà provano nei confronti delle educatrici nel momento dell’accoglienza al Nido, emerge che, in generale, i genitori provano sentimenti positivi (domanda 9). Soffermandosi sulle differenze tra madri e padri emerge che, in questo clima generale di buon adattamento, le madri si sentono maggiormente coinvolte, accettate e a proprio agio. I papà provano più disagio rispetto alle mamme. FIGURA 2 - SENTIMENTI DI MAMME E PAPA’ VERSO LE EDUCATRICI NEL MOMENTO DELL’ACCOGLIENZA AL NIDO 90 80 70 mamme 60 papà 50 40 30 20 10 0 coinvolti/e accettati/e a propio agio 29
  30. 30. COMPORTAMENTI Emerge dai dati che la quasi totalità dei genitori si sente aiutata dalle educatrici al momento del distacco con il/la proprio/a bambino/a (domanda 13). Nello specifico, emerge che la maggior parte di essi sottolinea che, al momento della separazione, le educatrici intervengono in aiuto del bambino (es. sanno come coinvolgere il bambino senza far “sparire” la mamma, l’educatrice interviene per prevenire il disagio della bambina, capiscono quando il bambino avverte maggiormente il distacco dai genitori..), i rimanenti sostengono che l’aiuto delle educatrici si rivolge a loro stessi (es. le tate mi hanno da subito capita e sostenuta, sento che l’educatrice osserva il nostro saluto, sono disponibili, mi coinvolgono, me la distraggono..). FIGURA 3 - FREQUENZA DEL TIPO DI AIUTO FORNITO DALLE EDUCATRICI AL MOMENTO DEL DISTACCO A GENITORE E BAMBINO tipo di aiuto dell’educatrice 35 30 25 20 15 10 5 0 aiuto al bambino aiuto al genitore Per quanto concerne le strategie di saluto messe in atto da madri e padri al momento del distacco (domanda 12) emerge che le mamme tendono maggiormente a salutare sulla porta rispetto ai papà e che i papà tendono di più ad entrare in sezione e salutare velocemente rispetto alle mamme. Inoltre le mamme affidano i/le bambini/e alle educatrici con maggiore frequenza rispetto ai papà. Questi risultati potrebbero essere interpretati nel senso di una maggiore confidenza delle madri con il compito di accompagnare il/la bambino/a al Nido. Le madri infatti, più abituate ad accompagnare i/le propri/e figli/e al Nido, potrebbero sentirsi meno a disagio dei padri nel salutare i/le bambini/e sulla porta senza accompagnarli e soffermarsi in sezione. Inoltre, l’affidare il bambini all’educatrice potrebbe indicare l’esistenza, tra madri e educatrici, di un rapporto maggiormente consolidato di quello esistente tra le educatrici e i papà. I padri che accompagnano i/le figli/e al Nido, provando maggior disagio in tale situazione in quanto meno abituati a ricoprire questo ruolo, potrebbero sentire di dover entrare in sezione invece di salutare sulla porta. 30
  31. 31. Così come la scarsa confidenza dei papà con il compito di accompagnare i/le figli/e al Nido, compito che per loro non rappresenta una routine consolidata come per le mamme, potrebbe spiegare il fatto che salutino velocemente. FIGURA 4 - MEDIA DELLE STRATEGIE DI SALUTO UTILIZZATE DA MAMME E PAPA’ AL MOMENTO DELLA SEPARAZIONE 0,8 0,7 mamme 0,6 papà 0,5 0,4 0,3 0,2 0,1 0 saluto sulla porta entro in sezione e saluto velocemente entro in sezione e mi trattengo qualche minuto introducendolo ad una attività entro in sezione e lo distraggo lo affido alla educatrice mi dileguo senza farmi notare PUNTO DI VISTA DELLE EDUCATRICI EMOZIONI E PERCEZIONI Alla domanda relativa ai possibili rimedi che permetterebbero ai papà di accompagnare o andare a prendere i/le propri/e figli/e al Nido (domanda 3), le educatrici rispondono per la maggior parte maggiore flessibilità dell’orario di lavoro (13 su 17), seguito da maggiore flessibilità dei ruoli in famiglia (8 su 17), e infine cambiamenti nelle abitudini familiari (12 su 17). Nessuna educatrice ha fatto riferimento ad una eventuale variazione della flessibilità degli orari dell’Asilo Nido. Le educatrici, attraverso una percezione esterna alla questione dell’accessibilità al Nido, riescono a suggerire con maggiore consapevolezza soluzioni alternative finalizzate a rendere l’Asilo Nido più accessibile ai genitori. 31
  32. 32. FIGURA 5 - POSSIBILI RIMEDI CHE SECONDO LE EDUCATRICI MIGLIOREREBBERO L’ACCESSIBILITA’ AL NIDO 14 12 10 8 6 4 2 0 flessibilità orario lavorativo flessibilità dei ruoli in famiglia cambiamenti nelle abitudini familiari Dalla domanda relativa alla frequenza con la quale i padri accompagnano e/o vanno a prendere i propri figli al Nido emerge che la figura del padre è presente all’interno del Servizio saltuariamente (domande 4, 5). Chiedendo alle educatrici quali parole suscitano in loro le mamme e i papà che accompagnano/vengono a prendere i/le propri/e bambini/e al Nido (domande 6, 7), emerge che anche le educatrici riportano molte parole positive (felicità, baci, voglia di riabbracciarsi, dolcezza, cura, nomignoli, curiosità..) e solo poche riferite ad emozioni negative (ansia, preoccupazione, sbrigativi, fatica, disarmati, non autorevoli…). Scendendo nel dettaglio, emerge che le mamme esprimono o suscitano nelle educatrici un maggior numero di parole riferite a emozioni, e in particolare ad emozioni positive (es. gioia, serenità, felicità, affettuose..). Emerge inoltre che ai padri sono associate dalle educatrici un maggior numero di parole riferite ad atteggiamenti/comportamenti che non alle madri, tra queste alcune positive (es. timidi, pratici, curiosi, risolutori, interessati..), ed alcune negative (sbrigativi, disagio, fatica nel ricongiungersi, disarmati..) Alle domande 16 e 17 relative al modo in cui le educatrici pensano che i genitori si sentano nei loro confronti emerge che, in generale, secondo le educatrici mamme e papà non si sentono a disagio. Globalmente quindi, secondo le educatrici, i genitori si sentono a proprio agio nel relazionarsi a loro. Entrando nel dettaglio emerge che le educatrici pensano che i padri si sentano verso di loro più a disagio delle madri. 32
  33. 33. FIGURA 6 - SENTIMENTI CHE, SECONDO LE EDUCATRICI, MADRI E PADRI PROVANO NEI CONFRONTI DELLE EDUCATRICI STESSE 4 3,5 sentimenti padri vs educatrici 3 2,5 sentimenti madri vs educatrici 2 1,5 1 0,5 0 coinvolti a disagio non partecipi in difficoltà capaci a proprio agio INTERVENTO DELLE EDUCATRICI…QUANDO LE EDUCATRICI INTERVENGONO Rispetto alla richiesta di aiuto di madri e padri alle educatrici al momento della separazione e/o ricongiungimento i dati sono distribuiti in questo modo: su 17 educatrici 6 dicono che i papà chiedono poco aiuto, 9 che ne chiedono abbastanza e 2 che ne chiedono molto; su 17 educatrici 8 dicono che le mamme chiedono poco aiuto, 5 abbastanza e 4 molto (domande 8, 9). Dalle risposte alle domande 10 e 11, che richiedono alle educatrici per quali motivi intervengono nella relazione madre/padre-bambino nel momento della separazione/ricongiungimento, emerge che le educatrici intervengono maggiormente quando sono le mamme a trovarsi in difficoltà rispetto ai papà. Emerge inoltre che le educatrici intervengono maggiormente quando si accorgono che il bambino è in difficoltà con il papà che quando è in difficoltà con la mamma. Tali dati potrebbero essere congruenti con quanto emerso dalla percezione che le educatrici hanno dei padri che accompagnano e/o vanno a prendere i/le propri/e figli/e al Nido (vedi punto successivo, domande 12 e 13). Le educatrici infatti, credendo che i padri si sentano maggiormente a disagio e giudicati rispetto alle madri, tendono forse ad intervenire significativamente di meno che non di fronte alle madri, e anche nel momento in cui intervengono lo fanno relativamente alle difficoltà manifestate dal bambino, così che l’intervento risulti maggiormente centrato sul bambino che non sul genitore. Relativamente alle domande 12 e 13, volte a conoscere come, secondo le educatrici, le mamme e ipapà si sentono quando capita loro di intervenire nella relazione madre/padre-bambino al momento della separazione e/o accoglienza, emerge che la percezione delle educatrici è in genera33
  34. 34. le positiva, una percezione globale in cui i genitori non si sentono né giudicati né esclusi. Entrando nello specifico evidenziamo delle differenze nel modo in cui le educatrici percepiscono i sentimenti di madri e padri in seguito al loro intervento. Emerge che le mamme si sentono, secondo le educatrici, maggiormente sollevate dei papà, che i papà si sentono più giudicati delle mamme, infine che le mamme si sentano maggiormente escluse rispetto ai papà . Forse le educatrici tendono a vedere la relazione con i padri come una relazione nella quale sono maggiormente chiamate ad entrare, ad intervenire, e non temono che i padri si sentano esclusi così come temono che accada con le madri. Secondo le educatrici il loro intervento nella relazione madre/padre-bambino ha una ricaduta nei confronti dei genitori che li fa sentire in generale mediamente esclusi e giudicati e molto sollevati. FIGURA 7 - SENTIMENTI CHE, SECONDO LE EDUCATRICI, PADRI E MADRI PROVANO IN SEGUITO AL LORO INTERVENTO NELLA RELAZIONE MADRE/PADRE-BAMBINO AL MOMENTO DELLA SEPARAZIONE E/O RICONGIUNGIMENTO 4 3,5 mamme 3 papà 2,5 2 1,5 1 0,5 0 accolti/e sostenuti/e sollevati/e giudicati/e disturbati/e esclusi/e Alle domande 14 e 15, finalizzate a conoscere come le educatrici si sentono dopo essere intervenute nella relazione padre-bambino e madre-bambino, emerge che le educatrici si sentono maggiormente competenti dopo essere intervenute nella relazione padre-bambino che dopo l’intervento nella relazione madre-bambino. Anche in questo caso, tale risultato potrebbe essere spiegato dal fatto che forse le educatrici si sentono più chiamate ad entrare e intervenire nella relazione padre-bambini che non in quella madre-bambino. Inoltre, tale percezione potrebbe essere motivata dal fatto che relazionarsi alla diade padre-bambino rappresenta per le educatrici una esperienza relativamente nuova e recente rispetto al rapportarsi con la diade madre-bambino, e dunque portatrice di nuovi stimoli. 34
  35. 35. FIGURA 8 - MEDIE DEI SENTIMENTI DELLE EDUCATRICI IN SEGUITO AL PROPRIO INTERVENTO NELLA RELAZIONE PADRE/MADRE-BAMBINO 4 3,5 sentimenti educatrici vs intervento relazione p-b 3 2,5 2 sentimenti educatrici vs intervento relazione m-b 1,5 1 0,5 0 accettata competente intrusa indesiderata utile di disturbo risolutrice ALCUNI RISULTATI… Questionario genitori. Domanda 1. Parole che i genitori associano pensando all’Asilo Nido frequentato dal figlio. FIGURA 9 - PAROLE ASSOCIATE DAI GENITORI AL PENSIERO DELL'ASILO NIDO FREQUENTATO DAL FIGLIO 80 70 60 50 40 30 20 10 0 impatto emotivo impatto visivo importanza ricreativa rilevanza formativa 35
  36. 36. Questionario genitori. Domanda 5. Accompagna o accompagnerebbe volentieri suo/a figlio/a al Nido? FIGURA 10 - PERCENTUALE DELLE MOTIVAZIONI PER LE QUALI I GENITORI CHE NON ACCOMPAGNANO I FIGLI AL NIDO LI ACCOMPAGNEREBBERO VOLENTIERI motivazione educativa motivazione centr. sul genitore motivazione centr. sul bambino Questionario genitori. Domanda 5. Accompagna o accompagnerebbe volentieri Suo/a figlio/a al Nido? FIGURA 11 - PERCENTUALE DELLE MOTIVAZIONI PER LE QUALI I GENITORI CHE ACCOMPAGNANO I FIGLI AL NIDO LI ACCOMPAGNANO VOLENTIERI motivazione centr. sul genitore motivazione centr. sul bambino 36
  37. 37. Questionario genitori. Domande 10 e 11. Sentimenti dei genitori rispetto alle educatrici al momento dell’accoglienza al Nido. FIGURA 12 - FREQUENZE DEI SENTIMENTI DEI GENITORI VERSO LE EDUCATRICI AL MOMENTO DELL'ACCOGLIENZA 100 90 80 70 60 50 40 30 20 10 0 coinvolto accettato in difficoltà in imbarazzo considerato capace a mio agio Questionario genitori. Domanda 12. Strategie di saluto che si realizzano al momento dell’ingresso al Nido tra genitore e bambino. FIGURA 13 - FREQUENZE DELLE STRATEGIE DI SALUTO UTILIZZATE DAI GENITORI AL MOMENTO DELLA SEPARAZIONE 90 80 70 60 50 40 30 20 10 0 saluto sulla porta entro in mi trattengo distraggo lo affido sezione e poi in sezione con altri bambini all’educatrice saluto qualche minuto e giochi velocemente iniziando un’attività mi dileguo senza farmi notare 37
  38. 38. Questionario genitori. Domanda 15. Modalità di ricongiungimento tra genitore e bambino al momento della riconsegna. FIGURA 14 - FREQUENZE DELLE MODALITÀ DI RICONGIUNGIMENTO TRA GENITORI E BAMBINI è felice di rivedermi mi guarda rimane centrato sui giochi si nasconde ama farsi rincorrere va verso la porta va verso gli armadietti mi corre incontro Questionario genitori. Domanda 14. Sentimenti dei genitori nei confronti dell’intervento delle educatrici al momento del distacco con il/la proprio/a bambino/a. FIGURA 15 - FREQUENZE DEI SENTIMENTI DEI GENITORI NEI CONFRONTI DELL’AIUTO RICEVUTO DALLE EDUCATRICI AL MOMENTO DELL’ACCOGLIENZA accolto sostenuto sollevato giudicato 38
  39. 39. ALCUNI PERCORSI… MATTIA L’ingresso di Mattia e del suo papà al Nido è dominato dal silenzio, silenzio di parole, di gesti, di sguardi. Mattia sembra piuttosto assonnato, sembra che tutte le sue reazioni, tutte le sue comunicazioni siano attutite da qualche cosa. Papà entra dalla porta del Nido con Mattia in braccio, lo siede sugli armadietti, lo spoglia e lo prepara per la giornata. Di tanto in tanto si guardano, senza sorridere, senza manifestare nessuna emozione in particolare. Papà gli dice qualcosa ma talmente sottovoce che non riesco a sentire pur essendo abbastanza vicina, è un sussurro. Mattia è pronto, papà lo riprende in braccio e insieme entrano in sezione. Si scambiano un bacio e un abbraccio appena varcata la soglia, sempre in silenzio, sempre senza lasciar trapelare nessuna emozione, dopo di che il papà fa scendere Mattia e se ne va. Nessuno dei due si gira verso l’altro, né Mattia per vedere il papà che si allontana ed esce dalla porta e fargli ciao con la mano, né il papà per salutare ancora Mattia o per osservare cosa fa, con chi e se va a giocare, dove si dirige. Mattia si guarda brevemente attorno, si accorge della mia presenza ma non mi guarda, così come non cerca lo sguardo di nessuno, educatrici comprese. Si dirige verso l’angolo dei libri, va a sedersi e a sfogliare un libricino, ma prima raccoglie un gatto bianco di peluches su un tavolino. Dopo pochi minuti Mattia si alza e va a sedersi su di un gradino dal quale osserva ciò che lo circonda, la vita che scorre attorno a lui..e della quale sembra spettatore. Rispetto a tutti i bambini che ho avuto modo di osservare nel corso della ricerca, Mattia è senz’altro il più osservatore. La modalità di saluto con il papà osservata all’accoglienza del primo giorno si ripete per la maggior parte delle osservazioni successive. Il silenzio, il parlare sottovoce, il salutarsi affettuosamente ma senza lasciar passare e mostrare l’emozione sottesa, il non girarsi reciprocamente una volta avvenuto il saluto. Così come i gesti, il modo di cominciare una nuova giornata al Nido di Mattia, si ripetono giorno dopo giorno. Ogni mattina Mattia sembra cercare un punto di vista privilegiato da cui rendersi osservatore, spettatore di ciò che accade attorno a lui. Una volta il gradino, un’altra la seggiolina, un’altra ancora il rotolo morbido o dietro la tenda trasparente. Mattia, serio e malinconico, si riappropria dello spazio, degli oggetti e delle relazioni con lo sguardo. Se il suo sguardo incontra quello delle educatrici o di qualche suo compagno, regala loro un sorriso, ma questo non diventa quasi mai l’inizio di una interazione. L’unico con cui Mattia si relaziona con grande piacere è Lorenzo, un suo compagno, la cui presenza al Nido (alcune mattine è assente) rappresenta l’eccezione al rituale di osservazione di Mattia. Quando Lorenzo è al Nido al momento dell’accettazione, Mattia, che spesso è l’ultimo ad arrivare, lo cerca sempre attivamente e immediatamente. Insieme instaurano giochi esclusivi secondo codici che le educatrici dicono ripetersi spesso. Insieme giocano con gli animali di plasti- 39
  40. 40. ca, ricordo una lotta tra la tigre e il dinosauro, o giocano a fare i leoni gattonando e ruggendo per la sezione e spaventando gli altri bambini, gioco per il quale le educatrici li riprendono sistematicamente e Mattia lo sa bene in quanto mentre fa il leone tiene d’occhio le educatrici aspettandosi presto o tardi il loro intervento. I giochi proposti da Lorenzo sono spesso aggressivi e Mattia tende ad imitarlo moltissimo. I due tengono generalmente alla larga tutti gli altri escludendoli dai tentativi di partecipazione con sguardi minacciosi. Mattia con le educatrici è estremamente accondiscendente ed obbediente, quando ripreso ad esempio smette immediatamente il comportamento in questione, si avvicina quando chiamato al momento della canzone, aiuta e collabora con gli altri bambini nel riordinare giochi e libri in vista dell’inizio delle attività o prima di andare a casa. Il suo essere osservatore si accentua ancora di più nei momenti immediatamente precedenti al ricongiungimento col papà. Il papà di Mattia è sempre l’ultimo genitore ad andare a prendere il proprio bambino, e Mattia si trova generalmente ad aspettare il papà da solo o con pochi altri amici, tra i quali non c’è mai Lorenzo, abituato ad andare a casa prima. In questa situazione Mattia appare stanco, visibilmente annoiato, a disagio. Dà l’impressione di una persona che non sa come passare il tempo. A volte si siede nell’angolo della lettura a sfogliare un libricino, altre volte gioca distrattamente con un giochino preso, così sembra, perché capitato a portata di mano e non scelto in quanto espressione di un desiderio. Mattia più che altro si intrattiene, e osserva scegliendo, come al mattino, punti di osservazione privilegiati che tendono a ripetersi, come ad esempio il gradino o la poltroncina. Ad una prima occhiata, ad uno sguardo poco attento, Mattia può sembrare un bambino bravissimo, e lo è! Ma credo non sia solo questo. Mattia è anche profondamente malinconico, riflessivo. Nel corso delle dieci osservazioni effettuate in sezione lo ho visto sorridere molto poco, ed è un peccato perché Mattia ha un sorriso dolcissimo. All’ingresso del papà in sezione tutto cambia, viene stravolto. Mattia non è più colui che osservava ma l’attore principale, e il suo ruolo di osservatore viene preso dal suo papà. Mattia corre incontro al papà, a volte lo saluta con un bacio, a volte scappa direttamente in corridoio dove sono collocati gli armadietti e lì prende inizio una routine lunga ed estenuante tra Mattia e il suo papà. Mattia scappa, si nasconde, e non perdendo mai di vista il papà lo invita di continuo a prenderlo: “Dai prendimi se ci riesci! Io mi nascondo!” Il primo giorno di osservazione il papà dice a . Mattia: “Ma perché devi fare così? Perché fai così? Perché devi fare questo show?” da queste pa, role sembra che la dinamica si ripeta molto spesso, se non ogni giorno come mi dice da li a poco l’ausiliaria. Mattia si infila nei punti in cui è più difficile raggiungerlo, ad esempio sotto lo scivolo, e invita il papà a prenderlo, di continuo, ma il papà non lo prende mai, sembra quasi tema cosa possa succedere se interrompesse la fuga di Mattia. Lo chiama stancamente da lontano, pregandolo di uscire con la scusa che l’Asilo sta chiudendo, minacciandolo di lasciarlo li da solo o dicendogli che l’ausiliaria si sarebbe molto presto arrabbiata e l’avrebbe sgridato. Il tutto con una espressività emotiva assolutamente piatta e in modo per niente convincente. Mattia e il suo pa- 40
  41. 41. pà rimangono da soli con l’ausiliaria, e il papà cerca spesso di delegarle il compito di “stanare” Mattia: “Ci pensi lei..” L’operatrice cerca di convincere Mattia in modo deciso e attivo, spostando . mobili e giochi, ma ogni volta Mattia scappa nuovamente e si infila in un altro nascondiglio. A volte Mattia dice espressamente al papà il modo in cui vuole essere inseguito, il percorso che deve fare, il papà è in tutto e per tutto accondiscendente, ma in modo estremamente passivo. Osservando la scena ciò che nasce in me è il desiderio fortissimo di dire al papà: “Mattia VUOLE essere preso!!!” tant’è che quando questo finalmente accade (non per intervento volontario del pa, pà) Mattia non protesta affatto, sembra sollevato dal fatto che finalmente qualcuno lo abbia fermato, preso, contenuto. Si lascia vestire seduto sugli armadietti e in braccio al papà lascia il Nido. I primi due giorni di osservazione la fuga di Mattia è fermata dal fatto che il bambino si fa la pipì addosso, una volta nascosto in un armadietto, l’altra sotto ad un tavolino. Mattia sembra rimanere molto male. È il periodo (non il primo a quanto detto dalle educatrici) in cui Mattia sta abbandonando il pannolino. Dal terzo giorno di osservazione Mattia arriva al Nido nuovamente col pannolino. Un altro giorno al ricongiungimento Mattia si ferma perché si fa male correndo e inciampando contro un tavolino, così che il papà ancora una volta per motivi che prescindono dalla sua volontà riesce a prenderlo. Le osservazioni successive si ripetono similmente, in aggiunta Mattia manifesta verso il papà un comportamento aggressivo. Nel momento in cui è seduto sugli armadietti per farsi preparare dice al papà: “Capelli!” il papà gli porge la testa e Mattia gli tira i , capelli con forza e con una espressione piena di rabbia. La cosa si ripete. Mattia non solo tira i capelli al papà ma gli dà anche dei pizzicotti sul viso, il papà lo lascia fare, impassibile come sempre. Difficilmente il papà perde la pazienza nel corso delle osservazioni, e anche quando un giorno succede perché è esasperato dalla fuga di Mattia, lo manifesta alzando la voce ma mantenendo comunque la distanza e rinunciando subito all’intervento. Le ultime due osservazioni sono caratterizzate da qualcosa di diverso. Il papà di Mattia, appena fatto ingresso in sezione, approfitta della rincorsa del bambino verso la porta per prenderlo in braccio e portarlo direttamente a sedere sopra gli armadietti per mettersi giacca e scarpe. Non gli dà fisicamente modo di mettere in atto la solita dinamica. Mattia non protesta, solo accenna a qualche spostamento pericoloso, qualche piccolo tentativo di evasione dalla sommità degli armadietti, tentativi confinati dal luogo in cui si trova. Mi chiedo se questo modo di agire del papà sia frutto di una decisione presa in seguito al disagio di sentirsi ogni giorno osservato da una persona sconosciuta proprio nel momento di massima difficoltà nella gestione del rapporto con Mattia. GIULIA “Che bambina grande!”penso appena vedo Giulia entrare al Nido con il suo papà. Giulia ha 35 mesi. Quando fa il suo ingresso all’Asilo l’atmosfera cambia. Si presenta subito come una chiacchierona, si esprime moltissimo verbalmente, anche se il suo linguaggio è piuttosto confusiona- 41
  42. 42. rio e poco comprensibile per chi non la conosce. Giulia si esprime in modo concitato, col papà, l’educatrice, i suoi amici. Una parola dietro l’altra, come se avesse troppe cose da dire e tutte in una volta, confonde le lettere, soprattutto le consonanti, le scambia, è davvero difficile capirla. Giulia e il suo papà appaiono subito molto complici. Senza bisogno che il papà insista, Giulia va a sedersi sulla panchina davanti agli armadietti. Il papà la prepara per la giornata al Nido, chiede la sua collaborazione e la bambina, accondiscendente, sembra felice di partecipare attivamente. Mentre il papà e Giulia si preparano si guardano spesso negli occhi, sorridono, e comunicano moltissimo commentando cosa stanno facendo gli altri bambini e le attività in cui sono coinvolti. Giulia sembra felice di andare al Nido, di rivedere le educatrici e i suoi amici, entusiasta delle mille cose da fare che la aspettano, curiosa e impaziente di scoprirle. Il saluto con il papà è affettuoso, i due si cercano per il bacio di ogni mattina, o due, o tre! Come a volte chiede Giulia. Talvolta Giulia chiede alla sua educatrice di riferimento di poter salutare il papà alla finestra. Le due, insieme ad altri bambini, si avvicinano alla finestra e guardano il papà di Giulia uscire dal portone, girarsi e fare un altro saluto alla sua bambina, che Giulia ricambia con allegria. Un giorno il papà fa uno scherzo a Giulia, si nasconde sotto il davanzale della finestra e mentre la bambina aspetta che papà esca dal portone lui sbuca all’improvviso dal basso..Giulia è molto divertita. La vivacità e la voglia di fare di Giulia si manifesta con tutti. Con le educatrici, mostrandosi sempre pronta a partecipare con entusiasmo alle attività proposte, tanto che le tate a volte la definiscono la “rappresentante di classe” essendo sempre la prima a proporsi; e con i compagni, essendo sempre , propositiva fino a spingersi a volte oltre il limite diventando un po’ prepotente e prevaricatrice. Anche dal punto di vista relazionale Giulia appare fin dall’inizio esuberante, cercando piuttosto di frequente la compagnia, il contatto fisico e visivo con le educatrici e dando spesso il via a giochi e attività con i propri amici. La sua esuberanza talvolta ha bisogno di essere contenuta, così come altre volte un po’ di capricci scoraggiati, ma la capacità di fermarsi un attimo a riflettere, magari con l’aiuto dell’educatrice, non le manca. Prima dell’arrivo della mamma (solitamente è lei che va a prendere la bambina al Nido poco dopo la merenda), Giulia appare ancora desiderosa di fare, giocare, interagire con gli amici e l’educatrice del pomeriggio, piena di energie. Il primo giorno di osservazione dice agli altri bambini che da li a poco il campanello sarebbe suonato e sarebbero arrivate le mamme, forse lo ripete un po’ a se stessa. Il campanello suona, ma invece della mamma di Giulia ci sono i nonni. Giulia rimane malissimo, si aspetta di vedere la mamma, nessuno al mattino la ha informata del fatto che sarebbero venuti i nonni, è molto delusa. I nonni la salutano, le chiedono un bacio, la rassicurano sul fatto che la mamma sta per arrivare al Nido a prenderla e che loro sono solo arrivati un po’ prima per aspettarla insieme, ma Giulia non ne vuole sapere di avvicinarsi, dà loro le spalle, fa il muso girata verso lo specchio. Il nonno perde velocemente la pazienza e la rimprovera, le dice che non andrà mai più a prenderla all’Asilo e di non cercarlo più al pomeriggio perché tanto lui non ci sarà. L’educatrice cerca di stemperare la tensione “Su nonno che starà ancora con la sua 42
  43. 43. nipotina!” Non appena la mamma arriva, Giulia le corre incontro. La mamma si china verso di lei e . si accorge che c’è qualcosa che non va. Il nonno arrabbiato riferisce immediatamente alla mamma l’accaduto e la mamma si unisce al rimprovero. Continua a sgridare Giulia anche mentre la prepara sulla panchina davanti agli armadietti, lo fa con una certa ironia. Quando la bambina è ormai pronta per andare l’educatrice, accorgendosi che Giulia è rimasta molto male, tenta di interrompere la dinamica in corso proponendo alla bambina di fare pace col nonno e dargli un bel bacio. Giulia non rifiuta la proposta e si avvicina al nonno, il quale accetta il bacio della nipotina dicendole: “Ma allora a fare i capricci prima non era la Giulia, era…..!” utilizzando un altro nome di persona per indicare che quando Giulia fa i capricci non è lei ma un’altra bambina a farli. Il giorno successivo al ricongiungimento la mamma, appena entrata al Nido, sottolinea nuovamente i capricci di Giulia il giorno precedente sempre con ironia, la bambina la ignora. La modalità di ricongiungersi di Giulia e la sua mamma ha sempre tempi molto lunghi. La mamma ha l’abitudine di fare ingresso in sezione intrattenendosi e scambiando qualche parola con le educatrici e gli altri bambini trascurando di salutare Giulia se non da lontano. Presta attenzione a tutti tranne che alla sua bambina e solo quando decide che è giunto il momento di andare chiama Giulia a sé per dirigersi verso gli armadietti e prepararsi. All’ingresso della mamma Giulia tende a restare impegnata nelle attività che sta svolgendo, come sfogliare un libricino o giocare col telefono. Talvolta si va a nascondere nella tana, da sola o con altri bambini, e a “stanarla” se la mamma è sola e , non accompagnata dal papà, è sempre l’educatrice che con pazienza e comprensione invita Giulia ad uscire e ad andarsi a preparare. Giulia, generalmente, dopo qualche insistenza accondiscende alla richiesta della tata. Altre volta è proprio Giulia a prendere la decisione di andare verso gli armadietti e iniziare a tirare fuori scarpe e giacca cercando di interrompere le chiacchiere della mamma. A volte la mamma si mostra poco centrata sulla sua bambina anche mentre la aiuta a prepararsi, tende infatti, più che a comunicare con lei, a parlare con gli altri bambini e i loro genitori impegnati nello stesso compito. Le cose vanno in modo molto diverso quando ad accompagnare la mamma al Nido c’è il papà. Il bel rapporto tra Giulia e il suo papà emerge anche al ricongiungimento. Appena fatto ingresso al Nido il papà le si avvicina salutandola, accarezzandole la testa e dandole un bacio mentre la bambina è impegnata in qualche attività come suo solito. Giulia non si ritrae dalla vicinanza e dal contatto fisico col papà. La mamma si dedica come sempre, e forse di più vista la presenza del papà e quindi la possibilità di delegare certi compiti a lui, alla conversazione. Un giorno Giulia, dopo aver salutato il papà corre a nascondersi nella tana. La mamma a distanza e con tono stanco delle solite “scene” la richiama, le chiede di uscire e di andarsi a preparare. Il papà al contrario interviene immediatamente andandola a cercare e fingendo di trovarla per caso. Giulia esce soddisfatta dalla tana non appena il papà glielo chiede, si avvicina agli armadietti e quando la mamma la segue per aiutarla a prepararsi Giulia esclama: “No! Voglio il papà!” . La situazione particolare che si verifica quotidianamente al ricongiungimento tra Giulia e la sua 43
  44. 44. mamma diventa oggetto di confronto con le educatrici, le quali riconoscono che quelle particolari dinamiche, che affrontano ogni giorno, sono per loro molto faticose, rappresentano una preoccupazione e un grosso lavoro. La tematica viene riportata anche in sede di Collettivo, alla presenza della Coordinatrice dei Servizi per l’Infanzia del Comune di Fidenza, Dott.ssa Pinì Gennari, e della Coordinatrice della Cooperativa Dolce, Dott.ssa Manuela Lafiandra. Precedentemente, la particolare situazione è stata riferita anche alla Dott.ssa Ada Cigala, Ricercatrice presso la Facoltà di Psicologia dell’Università degli studi di Parma. Si è lavorato per progettare un possibile intervento finalizzato a facilitare, rendere più fluido il momento del ricongiungimento tra Giulia e la sua mamma. Nei giorni successivi, l’educatrice presente alla riconsegna, mette in atto gli accorgimenti concordati in sede di Collettivo. All’ingresso della mamma di Giulia, l’educatrice cerca di far emergere la particolarità, la “sostanza” di quel momento, fatto per ritrovarsi, salutarsi, riconoscersi. L’educatrice si adopera per invogliare Giulia ad avvicinarsi alla mamma, la prende per mano, o in braccio, per condurla da lei. Ma non solo. Verbalizza infatti i vissuti di entrambe, dà voce ai loro pensieri e alle loro emozioni, non solo per avvicinare Giulia alla mamma, ma anche la mamma a Giulia. La mamma sembra cogliere il messaggio dell’educatrice, e nelle osservazioni successive, appare più centrata sulla bambina, più consapevole e meno distratta da tutto il resto. Il saluto perde la componente di fatica che precedentemente era così evidente, diventa più spontaneo, i tempi del ricongiungimento si accorciano. LUCA L’osservazione di Luca ha inizio l’11 Gennaio 2006. Luca è il primo bambino ad essere osservato, rappresenta un po’ il punto di partenza di questa esperienza di ricerca nei Nidi di Fidenza. Luca arriva al Nido molto presto con il suo papà, generalmente è il primo bambino a varcare la soglia dell’Albero Magico. Alle 7.30 mi trovo al Nido con l’educatrice che fa il turno più mattiniero nonché educatrice di riferimento di Luca, e Luca non si fa aspettare. L’albero Magico è un Nido che accoglie 18 bambini, consiste di un’unica sezione suddivisa in due sottogruppi di età mista ciascuno seguito da una educatrice. L’Asilo si trova al primo piano di un condominio situato in una zona semicentrale di Fidenza ed è ricavato da due appartamenti uniti, è quindi dotato di due ingressi che si affacciano rispettivamente su ciascuno dei due spazi riservato ai due sottogruppi. I due appartamenti sono uniti da un corridoio che è stato adibito a spogliatoio, sono presenti infatti gli armadietti di tutti i bambini che frequentano il Nido e una piccola panchina per facilitare il compito di mamme e papà. Luca e il suo papà suonano al campanello del portone del condominio. L’educatrice apre il portone ma aspetta ad aprire la porta di ingresso del Nido..questo mi lascia pensare che l’educatrice sappia bene che i tempi tra l’ingresso dal portone e quello dalla porta siano piuttosto lunghi, e 44
  45. 45. in effetti è così. Attraverso la porta si sente la voce del papà di Luca nelle scale. “Uno, due, tre…sette e otto!!!” Il campanello suona ancora, stavolta è quello della porta. L’educatrice apre ed ecco Luca e il suo papà. Luca è il più piccolo del suo sottogruppo, ha 16 mesi. Luca è in piedi davanti alla soglia tutto imbacuccato, mi guarda incuriosito per pochi istanti ma non da segni di disagio, ne sembra che la mia presenza interferisca con i suoi rituali di ingresso al Nido e di saluto con l’educatrice e il papà. Il bambino fa ingresso all’Asilo con il sorriso, lui e la sua tata si scambiano uno sguardo di intesa. Luca, con ancora indosso la giacca parte all’esplorazione prima della sezione, poi del Nido. Si sofferma su diversi oggetti a cui dedica uno ad uno una breve attenzione. Li prende, li porta al papà, all’educatrice e anche a me, li mostra e li porge. L’educatrice dice che si tratta di un vero e proprio rituale che si verifica ogni mattina. Il papà lo chiama a sé diverse volte, ma Luca, pur non facendo finta di niente, continua nella sua esplorazione. Il papà lo asseconda brevemente in questo suo “saluto alla sezione” ma dopo pochi minuti lo ferma, gli to, glie la giacca, la felpa, gli mette le calzine antiscivolo, il tutto coinvolgendolo sia verbalmente che chiedendo la sua collaborazione “pratica” Quando è pronto, ricomincia ad esplorare. Sembra pro. prio che abbia bisogno di un tempo e un modo tutto suo di riappropriarsi degli spazi, dei giochi, e delle relazioni. L’educatrice si avvicina a lui per salutarlo, Luca si lascia fare una coccola senza protestare anche se l’educatrice lo distoglie per un attimo dalle sue occupazioni. Mentre Luca esplora, il suo papà lo guarda con curiosità e compiacimento, sembra felice che Luca si senta così a suo agio, così padrone degli spazi e degli oggetti, così sicuro nel muoversi, nell’allontanarsi da lui pur mantenendo un contatto continuo di sguardi a distanza. Sono passati una decina di minuti, il papà annuncia a Luca che deve andare a lavorare e lo chiama a sé per salutarlo. Luca lo guarda ma non si avvicina, riprende immediatamente le sue attività. Il papà gli ripete che deve andare, e visto che Luca non da cenno di avvicinarsi è il papà a farlo, lo prende in braccio, cerca lo sguardo del bambino, e gli da un bacio del saluto. Luca dà un bacio al suo papà, sorride. L’educatrice non interviene quasi per niente in un saluto che appare fluido, agevole, coordinato. Il papà lascia che Luca torni alle sue attività e si avvicina alla porta, lo saluta ancora, anche con la mano. L’educatrice verbalizza ciò che sta accadendo, Luca guarda ancora il papà e ricambia il saluto con la mano. Luca si esprime poco verbalmente, il suo linguaggio è ancora fatto molto di gesti e sguardi. Uscito il papà dalla porta, Luca continua a giocare e ad esplorare. Il bambino è attentissimo ed estremamente incuriosito dall’ingresso dei suoi amici e dei loro genitori al Nido, li guarda, segue i loro movimenti, li accompagna agli armadietti, si siede accanto a loro mentre i genitori li preparano per l’Asilo. Dopo circa un’ora si avvicina alla porta, appoggia le manine e chiama mamma e papà, senza piangere. L’educatrice lo avvicina, lo prende in braccio e gli spiega che la mamma e il papà sono a lavorare e che la mamma arriverà più tardi. Luca si lascia consolare, ascolta attentamente le parole dell’educatrice e poi riprende a giocare. Solitamente è la mamma ad andarlo a prendere al pomeriggio, attorno alle 15.30. Prima dell’arrivo della mamma Luca è in genere impegnato nella merenda…e in mille altre cose!! Ha una certa 45
  46. 46. difficoltà nello stare seduto e aspettare che i suoi amici abbiano finito, così di solito è il primo che l’educatrice del pomeriggio fa scendere dalla seggiolina. Luca riparte in esplorazione, si concentra per poco tempo su ogni cosa di cui si interessa, sembra impaziente, sembra ingannare il tempo come meglio riesce nell’attesa della mamma. Anche le attività proposte dall’educatrice raccolgono in lui un interesse solo passeggero, Luca è impegnato in qualcos’altro, aspettare. Si attiva ad ogni suono di campanello, alza lo sguardo alla porta, si avvicina, chiama mamma..e finalmente la mamma arriva! Luca le va incontro, tende le braccia, la mamma lo prende in braccio e gli da un bacio salutandolo. Dopo il saluto con la mamma Luca da inizio ad una dinamica di inseguimento che nelle osservazioni successive si ripete molto spesso. Luca si fa cercare, rincorrere, inseguire. La mamma deve chiedergli diverse volte di andarsi a preparare. Ma nel momento in cui la mamma asseconda la sua fuga, interpretantola come voglia di giocare ancora un po’ e si intrattiene con l’educatrice, è Luca stesso che le si avvicina e la conduce verso gli armadietti..come dire “andiamo?” Alcune volte Luca si lascia vestire velocemente perché sa che se “fa il bravo” ot. tiene il mentino (che l’educatrice da ad ogni bambino prima di andare a casa), altre volte, riottenuta l’attenzione della mamma, ricomincia a scappare, o a protestare blandamente mentre la mamma è impegnata a prepararlo. Lo stesso tipo di comportamento, e se vogliamo di rituale, Luca lo agisce quando è il papà (saltuariamente) ad andarlo a prendere. Solo una volta Luca chiede al papà attenzioni diverse. Quel giorno infatti il papà lo consola in quanto il bambino lascia intendere molto chiaramente di essere sorpreso e forse un po’ deluso dal vedere il papà e non la mamma entrare dalla porta del Nido al pomeriggio. Luca evidentemente rimane male, si lamenta, il papà allora lo prende in braccio, lo consola e lo rassicura sul fatto che la mamma li sta aspettando a casa. CONCLUSIONI Guardare, osservare, scambiarsi uno sguardo…uno sguardo curioso, uno sguardo di intesa, uno sguardo che vuole rassicurare. Svolgere una ricerca osservativa ha significato per me imparare giorno dopo giorno a rendere i miei occhi lo strumento principale con cui raccogliere ciò che mi accadeva intorno, lasciando per un po’ da parte le parole, che solitamente rappresentano la strada più semplice per ottenere informazioni, per capire, per chiedere spiegazioni. Il mio sguardo ha dovuto imparare a sospendere ogni giudizio, a non correre verso una conclusione piuttosto che un’altra, ad aspettare, a farsi curioso, a orientarsi in un mondo fatto di mille stimoli, di luce, colore, giochi..ma non solo. Ha dovuto provare, e cercare di diventare ogni giorno sempre più attento a cogliere non solo ciò che si vede, ma anche ciò che si vede solo se si osserva in un modo particolare: le emozioni e le relazioni. 46
  47. 47. Lavorare con i bambini è sempre un’esperienza speciale, sempre diversa in ogni occasione. È un vero privilegio poter entrare nel loro mondo, poter osservare e vivere le cose attraverso i loro occhi. Stavolta il privilegio è stato ancora più grande, in quanto ciò che ho avuto la possibilità di osservare è una parte importante della relazione che lega i bambini alle loro mamme e ai loro papà, quella parte che si svolge ogni giorno in un luogo, il Nido, in cui si respirano emozioni, e dove mamme e papà con i loro bambini trovano delle persone, le educatrici, il cui lavoro è quello di entrare in contatto affettivo e prendersi cura di tutti loro. Essere osservatrice, mantenere la giusta distanza, non ha significato stare in disparte, evitare alcun contatto, tenersi fuori dalle relazioni. Piuttosto, ha voluto dire instaurare, vivere le relazioni in un modo nuovo, attraverso un linguaggio immediato, universale, profondo, quello appunto dello sguardo. Un linguaggio che più di altri, per veicolare significati, ha bisogno della disponibilità di tutti i partecipanti, della voglia di lasciarsi conoscere, della fiducia nell’altro. Questo è ciò che ho trovato, ed è per questo che ringrazio le educatrici, i genitori, ma soprattutto (e ci tengo molto) i bambini, per avermi “lasciata entrare” nella loro vita ed avermi coinvolta e resa parte di alcuni momenti di essa. Allo stesso modo ringrazio le mamme e i papà, che pur non avendo partecipato alla parte osservativa della ricerca, si sono resi disponibili e partecipi compilando in modo completo e con grande serietà il questionario rivolto a tutti i genitori dei bambini che frequentano i Servizi Asili Nido di Fidenza. 47
  48. 48. LA VOCE DAI SERVIZI Manuela Lafiandra Pedagogista e Coordinatore Responsabile Cooperativa Sociale Società Dolce Il mio contributo ha l’intento di restituire quanto emerso nei tavoli di lavoro dei Servizi 1 su un tema storicamente poco discusso, sul quale oggi si sente il bisogno di acquisire maggior consapevolezza. Mettere al centro la figura del padre ha significato, per i gruppi di lavoro, riposizionare un pensiero e accogliere il disorientamento prodotto dalla messa in discussione di un punto di riferimento che sembrava dato, definito: al nido giunge una coppia, la mamma e il suo bambino. Il bisogno non è stato quello di ribaltarne il senso, ma di indagare con curiosità attorno a questo pensiero. La maggiore presenza dei papà che accompagnano il proprio bambino al nido ha portato le educatrici a riflettere sulle loro parole lasciate al nido. Pensare ai padri ha significato anche, ed inevitabilmente, ripensare alle madri e alle modalità relazionali che con loro le educatrici costruiscono quotidianamente. Da questo sono nate alcune considerazioni: “Per le madri il nido è un ulteriore passaggio, una nuova esperienza di separazione, dopo il parto e l’allattamento” . “Le madri sono molto coinvolte emotivamente nella separazione dal bambino, hanno bisogno di tempi lunghi per potersi fidare” . “La madre, affidando il suo bambino al nido, esplicita il bisogno che le cure, i gesti e le modalità siano un prolungamento di ciò che avviene con lei” . “Le madri, al momento del ricongiungimento, hanno bisogno di sapere tante cose del loro bambino, ogni particolare” . “Le madri hanno bisogno di essere protagoniste nelle decisioni che riguardano il bambino” . 1 Il personale educativo che ha partecipato a questo percorso è formato esclusivamente da donne: Anna, Cristina, Daniela, Francesca, Giorgia, Irene, Lucia, Sabrina, Sara C., Sara T., Simona (nido Il Girotondo), Caterina, Isabella e Roberta (nido L’albero magico), Elena e Maria Barbara (nido L’aquilone). A loro il mio più sentito ringraziamento, per aver messo a disposizione, ancora una volta, sapere professionale e flessibilità di pensiero, che storicamente alimentano la qualità dei Servizi. 48
  49. 49. “Entrare in una coppia, mamma bambino, significa entrare in punta di piedi” . “Le madri, sin da bambine, riconoscono e sperimentano il desiderio di maternità, sentimento che viene loro riconosciuto e sostenuto” . Ripensare ha portato a rivivere le emozioni che relazioni così complesse mettono in gioco, dove due pensieri femminili si incontrano, vivono sentimenti di affinità e di empatia, ma a volte anche di competizione e di chiusura verso l’esterno. Alla luce di queste considerazioni, nate da una ricca memoria individuale e collettiva, fatta di tanti incontri quotidiani, di riflessioni continue e di saperi scientifici che ne hanno fatto da intelaiatura, i ricordi con i padri sono apparsi meno strutturati. Uso questo termine, poiché la percezione è stata quella di avere nella mente dei vissuti sospesi tra l’immaginato e il reale, vissuti che avevano bisogno di essere posti al centro di un pensiero individuale e di gruppo che li potesse mettere a fuoco. Ciò che inizialmente si percepiva era che le relazioni con i padri fossero, emotivamente meno faticose e, al contempo, un po’ spiazzanti in quanto meno intrise di parole e di reciproche consultazioni, mancanti di quegli elementi che uno sguardo femminile cerca, anche inconsciamente, nella relazione con l’altro. Il bisogno, quindi, è stato quello di andare oltre, di capire quale fosse la strada per indagare, per cogliere ciò che, in quel momento, non era evidente allo sguardo femminile che osservava il maschile. Marianella Sclavi 2 nel suo libro “Arte di ascoltare e mondi possibili” dice: “Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista devi cambiare punto di vista” . Cambiare punto di vista ha significato sospendere il giudizio da ciò che era la percezione comune della figura del padre, dandosi un tempo per osservarne le dinamiche reali e su queste porsi delle domande. “I padri, al momento della separazione, manifestano con meno evidenza sentimenti d’ansia; il passaggio del bambino, dalle sue braccia a quelle dell’educatrice, è agevolato” . “I padri, al momento del ricongiungimento, sono più trattenuti a manifestare gesti e parole affettuose” . “I padri portano, attraverso le loro parole, meno vissuti familiari. Esprimono meno dubbi, chiedono meno confronti” . 2 Marianella Sclavi (2003), Arte di ascoltare e mondi possibili, Bruno Mondadori 49
  50. 50. “I padri manifestano interesse e curiosità in modo differente rispetto alle madri: sono più coinvolti dagli aspetti di socializzazione, evolutivi e di apprendimento del proprio bambino. Molto meno coinvolti dagli aspetti pratici: alimentazione, sonno, funzioni fisiologiche, ecc…” . “I padri sono più attenti alla socialità del bambino. A differenza delle mamme che al momento del saluto dicono più frequentemente ‘Vai dalla tata’, i padri generalmente dicono ‘Vai a giocare con i bimbi’.” “Di fronte a decisioni che riguardano il bambino i padri dicono frequentemente: lo chiedo a mia moglie” . “Anche i padri elaborano un bambino interno, ma a differenza delle madri, non sperimentano sin da piccoli il desiderio di paternità, è un sentimento che non viene loro riconosciuto e sostenuto” . L’osservazione è una pratica che fa parte della quotidianità del nido. È uno strumento, che quasi magicamente produce cambiamento e credo che, anche in questo caso, lo abbia prodotto. L’osservazione ha permesso di mettere da parte i padri immaginati e ripulire il pensiero dal pregiudizio, cogliendo la diversità non come elemento mancante, ma come valore, ovvero come capacità di svolgere, all’interno di una relazione triadica, una funzione complementare e regolatrice. Restando in ambito di specificità e di complementarità, mi torna alla mente un passaggio del li, bro di Carmine Ventimiglia 3 “Di padre in padre” dove l’autore tratta della relazione e della comunicazione tra madre e figlio in termini di trasversalità, ossia come momento interno ad altre pratiche quotidiane, anche quelle domestiche, quasi a produrre una fusione di mondi vitali. Per quanto riguarda la figura dei padri, invece, Ventimiglia fa riferimento ad una modalità unidirezionale: si gioca, si parla, si fanno esperienze, ma come momento circoscritto, escludendo la contemporanea prestazione di altre attività, che restano esterne, precedenti o successive, quasi a produrre, non una fusione di mondi, ma un reciproco confinamento di due ego. Si è osservato che questa dinamica è presente anche nei momenti in cui i padri giungono al nido: la relazione con il bambino e l’educatrice è orientata prevalentemente al qui ed ora di quel che accade, con meno implicazioni, rispetto alle madri, di ciò che è il prima e il dopo, ma con altrettanta pregnanza emotiva. Le mamme e i papà continuano ad essere presenti anche quando fisicamente escono dal nido, perché sono presenti nei pensieri dei bambini. Sono presenti in ciò che loro fanno o non fanno, in quel che dicono o non dicono, poiché tutto viene autorizzato, oppure no, da una mamma, ma anche da un papà, che riflettono il ruolo dell’una nel ruolo dell’altro. 3 Carmine Ventimiglia 50 (1994), Di padre in padre, Franco Angeli
  51. 51. Le educatrici quotidianamente entrano in relazione con il femminile e il maschile anche attraverso la relazione con i loro bambini, fatta di una pluralità che ha bisogno continuamente di essere significata. Attribuire significato non è un’operazione neutra, ci mette in contatto con le nostre emozioni e il nostro vissuto che sono una parte di noi in continuo divenire e che trovano orientamento e sostanza nell’incontro con l’altro; porre all’attenzione del gruppo di lavoro la figura del padre ha prodotto un arricchimento. Tra le riflessioni nate nei gruppi è emerso anche, come criticità, che generalmente la presenza dei padri al nido, seppur più assidua di un tempo, è piuttosto discontinua rispetto a quella delle madri, indebolendo così la possibilità di costruire una relazione stabile. Condizione che in alcuni casi porta ad un atteggiamento rinunciatario da parte dell’educatrice, rispetto alla possibilità di coinvolgere alcuni padri in un percorso di co-costruzione di pensieri, confronti e sostegno, poiché tutto questo ha bisogno di continuità e permanenza. Consegnare al gruppo questa fatica, ha permesso di coglierne l’aspetto frustrante ed il bisogno di capire se e in quale misura se ne potesse intravedere un cambiamento. Un primo passo nasce da una domanda: è possibile che il fare relazionale abbia bisogno di ulteriori strumenti che possano aiutare ad accogliere anche questo tipo di relazione? Che contribuiscano a far coesistere, nel pensiero di un’educatrice, anche un’idea altra di relazione, dove si fa con quel che c’è? Mi torna alla mente il pensiero di un’educatrice: “I papà li dobbiamo tener dentro alla mente” . Credo che questo pensiero sia di una potenza infinita. Ha dentro la consapevolezza di quanto accogliere e stare in relazione sia un fatto fortemente mentale. Tener dentro alla mente significa stare nella relazione anche quando fisicamente si è distanti, essere disponibili ad accogliere l’altro quando l’altro c’è, con tutte le emozioni che entrano in gioco, che richiedono di essere riconosciute e sostenute. Riconoscere ai padri il bisogno di esprimere il loro sapere e il loro fare genitoriale credo che richieda anche disponibilità da parte del pensiero femminile a restituire spazio, accettando anche la possibilità che lo stare e il fare con il bambino si realizzi attraverso altre modalità. Questo passaggio non è né facile né scontato; credo che il modello, l’idea di padre che tradizionalmente lo vede in secondo piano da tutta una serie di ambiti relativi alla cura dei figli sia per impregnazione nel pensiero femminile sortendo una sorta di gratificazione, direi anche, di potere femminile. Dare spazio, quindi, credo che sia una sfida da cogliere oggi, anche alla luce delle profonde trasformazioni che i ruoli sociali dell’uomo e della donna hanno avuto, trasformazioni che non richiedono con-fusioni di ruoli, ma reciproco accoglimento. Quando diciamo che il nido è un luogo fortemente connotato al femminile e ci chiediamo come sia possibile creare le condizioni affinché i padri si sentano in maggiore sintonia con questo luogo, stiamo già attivando un cambiamento, attraverso la presa di coscienza di un bisogno dal 51
  52. 52. quale partire con curiosità, tollerando di darsi tempo. Concludo rilanciando una riflessione. Al nido gli spazi e i materiali denotano spesso un’impronta marcatamente femminile. Ripensarli e introdurre elementi maschili può concorrere a creare un contesto più leggibile ai padri? O forse, la presenza di elementi di gioco connotati al maschile ha sostanzialmente la funzione di ricordare al bambino, quando è al nido, la sua relazione con il papà? 52
  53. 53. 53
  54. 54. “Non insegnate ai bambini ma coltivate voi stessi il cuore e la mente stategli sempre vicini date fiducia all’amore il resto è niente” Giorgio Gaber 54
  55. 55. 2. LETTURE AL PLURALE
  56. 56. 56
  57. 57. 2. LETTURE AL PLURALE COORDINA IL TAVOLO Paolo Vaccaro Responsabile Area Nord-Ovest Cooperativa Sociale Società Dolce Buongiorno a tutti. Sono Paolo Vaccaro, Responsabile dell’Area Nord Ovest della Cooperativa Sociale Società Dolce e papà di Letizia e di Beatrice, due meravigliose bambine di sei e due anni; la piccolina frequenta tuttora un micro nido. Mi sento quindi particolarmente coinvolto ed interessato. Riprendiamo i lavori di questa interessante giornata con Paolo Nori, scrittore parmigiano che offrirà spunti di riflessione anche attraverso la lettura di alcuni brani tratti dal suo ultimo romanzo ambientato a Parma ed edito da Feltrinelli “Mi compro una Gilera” . Seguirà l’intervento di Mattia Toscani, sociologo che ci darà una lettura dei cambiamenti sociali e culturali della figura paterna negli ultimi 30 anni, e cioè dall’apertura dei primi nidi in Italia ad oggi. Successivamente daremo la parola a Marco Fibrosi, pedagogista, che ha svolto per diversi anni la professione di educatore al nido d’infanzia e che ci darà una restituzione dei vissuti che l’educatore maschio sperimenta al nido, facendo riferimento alla propria esperienza professionale. Lasceremo infine a Pinì Gennari, Coordinatrice Pedagogica del Comune di Fidenza, il compito di porre l’accento su alcune considerazioni emerse e di chiudere i lavori. Ringraziamo di cuore tutti i nostri illustri ospiti che così bene hanno saputo darci spunti di riflessione, spesso anche emozionandoci, sulla figura del papà al nido e più in generale sulla diade papà-bambino. Noi di Società Dolce, quando incontriamo le famiglie dei bambini che accogliamo nei nostri nidi, diciamo sempre che al nido non arriva un bambino, ma una mamma con il suo bambino. L’auspicio è che da oggi tutti noi ci impegniamo affinché si accolgano una mamma e un papà con il loro bambino, nel rispetto delle differenze che ogni persona porta con sé. dal libro di Giovanni Bollea “Genitori grandi maestri di felicità” “Le madri ci accolgono in terra, i padri ci sollevano in cielo” (Poeta indiano) 57
  58. 58. “…..DAL PUNTO DI VISTA DEL BABBO…” Paolo Nori scrittore UNA FIGLIA FEMMINA Avere a che fare con dei bambini di due anni, secondo me è difficilissimo. Loro son lì, sono indifesi, in un certo senso tu ne puoi fare quello che vuoi, sono creta nelle tue mani, come si dice. Dipende tutto da quel che gli dici e da come li abitui. Ne vuoi far dei nazisti, ne fai dei nazisti. Ne vuoi fare dei mistici, ne fai dei mistici. Ne vuoi fare dei pittori, ne fai dei pittori. Una grande matematica russa ricorda nelle sue memorie che il fatto di essere diventata matematica dipendeva dalla carta da parati che c’era nella sua stanza quando era piccola. I suoi, non avevan tanti soldi, avevano tappezzato la stanza con un vecchio manuale di matematica e lei, vedersi intorno sempre queste radici quadrate, queste equazioni a tre incognite, quando ha poi cominciato a studiar matematica le è sembrato subito facile, una lingua familiare, e è andata giù per quella strada lì e è diventata una grande matematica russa. Ancora meglio di sua sorella che avrebbe potuto sposare Dostoevskij ma ha preferito di no. Io mi ricordo i primi tempi dopo che è nata mia figlia, io non avevo capito tanto bene cos’era successo. Mi ricordo che quando l’ho vista venir fuori, in sala parto, la prima cosa che ho pensato è stata Merda, è uguale a me. Mi sembrava proprio uguale identica, era anche pelata. Con un accenno di capelli, dietro le orecchie, che era del rosso che avevo io quando ero piccolo. C’è un’operetta di uno scrittore russo che a me piace molto, Daniil Charms, che comincia così: Mi chiamano cappuccino. Per questo mi toccherà strappare le orecchie a qualcuno, ma adesso quello che non mi dà pace è la gloria di Jean-Jacques Rousseau. Perché sapeva tutto? E come fasciare i bambini, e come maritar le ragazze. Piacerebbe anche a me, saper tutto. Io poi so giù tutto, solo non ho fiducia nelle mie conoscenze. Sui bambini, so con certezza che non bisogna fasciarli per niente, bisogna distruggerli. Per questo io farei in una città una buca centrale e ci butterei tutti i bambini. E perché dalla buca non venisse puzza di decomposizione, una volta la settimana ci si potrebbe aggiungere la calce viva. Nella stessa buca ci spingerei anche tutti i pastori tedeschi. 58

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