Cassazione Penale, 08 novembre 2012, n. 43434 - Lavoratore privodi cinture di sicurezza e altri dispositivi anticaduta: in...
FattoLa Corte di Appello di Venezia ha confermato la sentenza di condanna del Tribunale di Treviso cheaveva ritenuto i due...
la dotazione di cinture di sicurezza e per non avere la sentenza impugnata valutato la confermaanche fotografica della esi...
Di fronte a così complessa delega di funzioni e alla implicita dotazione di necessarie risorseeconomiche non accompagnata ...
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13 cassazione penale 08 novembre 2012 n. 43434 - lavoratore privo di cinture di sicurezza e altri dispositivi anticaduta infortunio mortale

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13 cassazione penale 08 novembre 2012 n. 43434 - lavoratore privo di cinture di sicurezza e altri dispositivi anticaduta infortunio mortale

  1. 1. Cassazione Penale, 08 novembre 2012, n. 43434 - Lavoratore privodi cinture di sicurezza e altri dispositivi anticaduta: infortuniomortale Venerdì 09 Novembre 2012 16:07Cassazione Penale, 08 novembre 2012, n. 43434 - Lavoratore privo di cinture di sicurezza e altridispositivi anticaduta: infortunio mortale Delega di Funzione Dispositivo di Protezione IndividualeResponsabilità dellamministratore unico di una srl (M.) e del responsabile di cantiere dellastessa società (B.) per aver consentito al lavoratore P.I., privo delle cinture di sicurezza, fornitema non utilizzabili, e privo di presidi di trattenuta o di altri dispostivi anticaduta, di operare sultetto di un capannone dove insistevano cavi e altro materiale e un lucernario non coperto, nelvano del quale il lavoratore era precipitato per circa otto metri conseguendo le lesioni che loavevano condotto a morte.Condannati, ricorrono in Cassazione - Rigetto.I ricorrenti sostanzialmente richiedono un nuovo e non consentito accertamento in fatto tralaltro ignorando lo specifico accertamento di sentenza secondo il quale le funi di trattenutaper laggancio delle cinture di sicurezza rappresentate nelle fotografie acquisite agi atti, eranostate installate solo dopo linfortunio in forza delle prescrizioni impartite dallentecompetente, mentre la fune raffigurata nelle foto prodotte dalla difesa, non risultava ancorataad alcun punto fisso, e dunque non costituiva in nessun modo ancoraggio sicuro per le cinture.La motivazione impugnata si è motivatamente soffermata sulla inesistenza di altri validi puntidi aggancio (la balaustra gialla ecc.).La motivazione impugnata si presenta dunque con i caratteri della compiutezza e dellacoerenza, è priva di discontinuità argomentative e di contraddizioni, apodissi, aporie.Il ricorso del M. propone una ulteriore censura riguardante una presunta valida delega difunzioni tale da trasferire sul delegato ogni responsabilità derivante dalle normeantinfortunistiche.La sentenza impugnata con accertamento di fatto logico e coerente e non suscettibile diulteriore rielaborazione in sede di legittimità ha individuato nella documentazione offerta dalM. una delega di responsabilità penali in danno del B. e ha ritenuto non delegabile laresponsabilità penale. La motivazione si è completata con lulteriore accertamento in fattosecondo il quale la documentazione prodotta non consentiva di ritenere che al delegato per lasicurezza fosse stata fornita una dotazione di mezzi finanziari per provvedere in autonomiaalla realizzazione dei compiti di sicurezza affidati.
  2. 2. FattoLa Corte di Appello di Venezia ha confermato la sentenza di condanna del Tribunale di Treviso cheaveva ritenuto i due imputati M. ( amministratore unico della società G.W. srl) e B. ( responsabile dicantiere della stessa società) responsabili del delitto di omicidio colposo per un infortunio mortaleverificatosi il 20/6/2007 in occasione e a causa di prestazione di lavoro subordinato, a loroaddebitato, e li aveva condannati, attribuite le attenuanti generiche, alle pene ritenute congrue (esospese ex art. 163 cp.) oltre che al risarcimento dei danni in favore delle parti civili costituite e, perquanto rileva rispetto ai ricorsi proposti, in favore di E.P. madre del lavoratore morto, nonché deicomponenti del gruppo familiare Be. entro il quale il P. di fatto era stato accolto come componente.Laddebito investiva i due imputati nelle loro rispettive qualità perché avevano consentito allavoratore P.I., privo delle cinture di sicurezza, fornite ma non utilizzabili, e privo di presidi ditrattenuta o di altri dispostivi anticaduta, di operare sul tetto di un capannone dove insistevano cavi ealtro materiale e un lucernario non coperto, nel vano del quale il lavoratore era precipitato per circaotto metri conseguendo le lesioni che lo avevano condotto a morte. La sentenza di appello affermavala risarcibilità del danno cagionato da reato ai componenti di una stabile convivenza quale che sia iltipo di legame sul quale la convivenza si regge e affermava ancora la piena responsabilità degliimputati per lomicidio colposo ad essi addebitato con riguardo alla condizione della superficie ove sisvolgeva il lavoro; alla accertata assenza di punti di aggancio per le cinture di sicurezza; alla verificataassenza di delega delle responsabilità per la sicurezza e la salute dei lavoratori.Contro la sentenza di appello propongono due distinti ricorsi per cassazione gli imputati i qualidenunziano:A.B. ( responsabile di cantiere della stessa società) denunzia:1) violazione di legge ex art. 606 co. 1 lett e) cpp., e 74 cpp, in uno a motivazione manifestamenteillogica nella parte in cui la sentenza impugnata ha confermato lordinanza ammissiva dellacostituzione di parte civile del consorzio familiare Be. che incontestatamente aveva accolto il I.I.P. perospitarlo nella sua abitazione e aveva prestato garanzia per lacquisto di un ciclomotore ma aveva poifatto derivare dalla condizione di benefattore del P. (lavoratore privo di permesso di soggiorno)laspettativa che costui avrebbe in futuro ricambiato o restituito i benefici ricevuti. Il diritto arisarcimento sarebbe stato così costruito su una mera aspettativa che faceva sorgere da un attogratuito di liberalità non ancora tramutato in una stabile situazione di contribuzione tra conviventiqualificata da aspetti di stabilità e reciproca condivisione di progetti e programmi. Nessun patto enessuna legge erano stati allegati a fondamento della pretesa del gruppo Be., nessun danno attualeera stato allegato a fondamento della pretesa risarcitoria azionata nel processo penale, restavanoaffermazioni prive di riscontro quelle attestanti un crescere del reddito del P. e la sua intenzione diavviare una attività in proprio con uno dei B. (A.). Rilevava il ricorrente che le affermazioni di sentenzarelative al rapporto tra condanna generica al risarcimento del danno assunta in sede penale eseparato giudizio civile stravolgeva la qualità della questione di legittimazione della parte civile postae risolveva in questioni di merito questioni che investivano a monte la legittimazione alleserciziodella azione civile.2) Vizio di motivazione ex art. 606 co. 1 lett e) cpp in relazione al dedotto mancato assolvimento delleobbligazioni antinfortunistiche per avere limputazione definitiva e la sentenza impugnata accertata
  3. 3. la dotazione di cinture di sicurezza e per non avere la sentenza impugnata valutato la confermaanche fotografica della esistenza di punti di ancoraggio per le cinture, tali che rendevano utile la lorodotazione; per avere la sentenza impugnata trasformato il senso della dichiarazione testualedellispettore T. dello S. e per avere qualificato come fatti riferiti dal teste quelle che erano solovalutazioni dello stesso così tralasciando di affermare che gli imputati avevano dato piena attuazioneal precetto dellart. 10 del DPR 164/1956. Il ricorrente B. censurava la mancata considerazione dellapienezza della prova circa le sue direttive continuamente indirizzate a imporre fuso delle cinture edella prova relativa alla sua assenza dal cantiere nel momento della precipitazione del P. Il lucernarionel quale il lavoratore era caduto era coperto sicché non cera prima del sinistro apertura dacautelare ai sensi dellart. 68 DPR 164/1956. Improvvisa e imprevedibile era stata la violazione daparte dellinfortunato delle prescrizioni circa luso della cintura.M.M. denunzia:1) violazione di legge ex art. 606 co. 1 lett e) cpp., e 74 cpp, in uno a motivazione manifestamenteillogica nella parte in cui la sentenza impugnata ha confermato lordinanza ammissiva dellacostituzione di parte civile del consorzio familiare Be, che incontestatamente aveva accolto il I.I.P. perospitarlo nella sua abitazione e aveva prestato garanzia per lacquisto di un ciclomotore ma aveva poifatto derivare dalla condizione di benefattore del P. (lavoratore privo di permesso di soggiorno)laspettativa che costui avrebbe in futuro ricambiato o restituito i benefici ricevuti. Il diritto arisarcimento sarebbe stato così costruito su una mera aspettativa che faceva sorgere da un attogratuito di liberalità non ancora tramutato in una stabile situazione di contribuzione tra conviventiqualificata da aspetti di stabilità e reciproca condivisione di progetti e programmi. Nessun patto enessuna legge erano stati allegati a fondamento della pretesa del gruppo Be., nessun danno attualeera stato allegato a fondamento della pretesa risarcitoria azionata nel processo penale, restavanoaffermazioni prive di riscontro quelle attestanti un crescere del reddito del P. e la sua intenzione diavviare una attività in proprio con uno dei Be. (A.).Rilevava il ricorrente che le affermazioni di sentenza relative al rapporto tra condanna generica alrisarcimento del danna assunta in sede penale e separato giudizio civile stravolgeva la qualità dellaquestione di legittimazione della parte civile posta e risolveva in questioni di merito questioni cheinvestivano a monte la legittimazione allesercizio della azione civile.2) Vizio di motivazione ex art. 606 co. 1 lett e) cpp in relazione al dedotto mancato assolvimento delleobbligazioni antinfortunistiche per avere limputazione definitiva e la sentenza impugnata accertatala dotazione di cinture di sicurezza e per non avere la sentenza impugnata valutato la confermaanche fotografica della esistenza di punti di ancoraggio per le cinture, tali che rendevano utile la lorodotazione; per avere la sentenza impugnata trasformato il senso della dichiarazione testualedellispettore T. dello S. e per avere qualificato come fatti riferiti dal teste quelle che erano solovalutazioni dello stesso così tralasciando di affermare che gli imputati avevano dato piena attuazioneal precetto dellart. 10 del DPR 164/1956.3) Vizio di motivazione ex art. 606 co. 1 lett e) cpp sotto i profili della illogicità manifesta edellassenza di motivazione in relazione alla mancata considerazione quale causa di esclusione diresponsabilità della esistenza di valida delega di funzioni per la tutela della sicurezza e della salutedei lavoratori conferita al B. che al di là della delega gestiva anche in linea di fatto il cantiereprovvedeva ai presidi antinfortunistici e vigilava sul loro impiego.
  4. 4. Di fronte a così complessa delega di funzioni e alla implicita dotazione di necessarie risorseeconomiche non accompagnata da alcuna ingerenza di fatto del M., la sentenza di appello dovevaescludere la responsabilità del M. per causa della sola sua posizione apicale. Giusto il tenore letteraledel Piano Operativo di Sicurezza ancora esibito in sede di legittimità e attestante il poteri del B. e laampiezza della delega a lui conferita.I ricorsi erano decisi alludienza del giorno 1 Febbraio 2012 dopo il compimento degli incombentistabiliti dal codice di rito. DirittoLa censura proposta dalluno e dallaltro ricorrente in ordine alla conferma della ordinanza ammissivadella costituzione di parte civile del consorzio familiare Be. non ha fondamento sotto alcun profilo edeve essere rigettata.In linea generale Cass. pen. Sez. V, (ud. 05-06-2008) 24-09-2008, n. 36657 ha ribadito il principio,anchesso da tempo consolidatosi nella giurisprudenza di questa Corte Suprema, secondo cui per lapronuncia di una condanna generica al risarcimento dei danni in favore della vittima del reato non sirichiede alcuna indagine sulla concreta esistenza di un danno risarcibile, sufficiente essendo accertarela potenziale capacità lesiva del fatto dannoso e lesistenza di un nesso di causalità fra questo e ilpregiudizio lamentato (Cass. 19 ottobre 2000, Mattioli e altri; Cass. 19 gennaio 1993, Bonaga). Ladecisione impugnata che di tale principio ha fatto uso è esente da ogni censura già sotto questoprimo profilo. In linea ancora generale è da ritenere legittima la costituzione di parte civile nelprocesso penale di un soggetto non legato da rapporti di stretta parentela e non convivente con lavittima del reato come il figlio della moglie di questultimo, al fine di ottenere il risarcimento deidanni morali, considerato che la definitiva perdita di un rapporto di "affectio familiaris" puòcomportare lincisione dellinteresse allintegrità morale, ricollegabile allart. 2 Cost. sub specie diintangibilità della sfera degli affetti, la cui lesione comporta la riparazione ex art.2059 cod. civ. mentreè, in tal caso, escluso il risarcimento dei danni patrimoniali.In linea specifica la giurisprudenza di questa Corte (Cass. civ. Sez. IlI, 29-04-2005, n. 8976; Cass. civ.Sez. IlI 29/4/2005 n. 8976) ) ha anche affermato la risarcibilità del danno subito da personaconvivente derivatogli (quale vittima secondaria) dalla lesione materiale cagionata alla persona con laquale convive dalla condotta illecita del terzo e ha collegato tale danno alla provata turbativadellequilibrio affettivo e patrimoniale instaurato mediante una comunanza di vita e di affetti, convicendevole assistenza materiale e morale.La sentenza impugnata accertato il rapporto di convivenza con il lavoratore in attualità di guadagno,(rapporto esplicitamente ritenuto esistente dagli stessi ricorsi per cassazione - pg 5 di ciascun ricorso-) ha correttamente applicato i principi più sopra riassunti nel loro profilo patrimoniale e affettivo, eha ben ritenuto che Be.F.S., P.E. e Be.A.C. fossero legittimati a costituirsi parte civile contro iresponsabili della morte di I.P. partecipe di quel consorzio familiare.Anche la censura relativa al vizio di motivazione in relazione al dedotto mancato assolvimento delleobbligazioni antinfortunistiche è comune ai due ricorsi. Anche tale censura non ha fondamento
  5. 5. alcuno e deve essere rigettata. I ricorrenti sostanzialmente richiedono un nuovo e non consentitoaccertamento in fatto tra laltro ignorando lo specifico accertamento di sentenza secondo il quale lefuni di trattenuta per laggancio delle cinture di sicurezza rappresentate nelle fotografie acquisite agiatti, erano state installate solo dopo linfortunio in forza delle prescrizioni impartite dallentecompetente, mentre la fune raffigurata nelle foto prodotte dalla difesa, non risultava ancorata adalcun punto fisso, e dunque non costituiva in nessun modo ancoraggio sicuro per le cinture. Lamotivazione impugnata si è motivatamente soffermata sulla inesistenza di altri validi punti diaggancio (la balaustra gialla ecc.).La motivazione impugnata si presenta dunque con i caratteri della compiutezza e della coerenza, èpriva di discontinuità argomentative e di contraddizioni, apodissi, aporie. La motivazioneconcretamente articolata rende superflue le argomentazioni relative alle disposizioni circa lobbligodimpiego delle cinture, perché evidenzia una condizione strutturale di non utile agganciabilità dellecinture che vanificava sia la fornitura che lipotetico ordine dimpiego delle stesse cinture. I denunziatiVIZI di motivazione non sono in modo alcuno ravvisabili.Il ricorso del M. propone una ulteriore censura (la terza) per denunziare vizi di motivazione sotto iprofili della illogicità manifesta e della mancanza totale di motivazione in punto di conseguenze dellaesistenza (non rilevata dalla sentenza) di valida delega di funzioni tale da trasferire sul delegato ogniresponsabilità derivante dalle norme antinfortunistiche.Anche questa terza censura non ha fondamento, posto che la censura non investe specificamente lamotivazione ( ben presente in contrasto con quanto sostenuto dal motivo di censura) dedicata dallasentenza impugnata alla questione. La sentenza impugnata con accertamento di fatto logico ecoerente e non suscettibile di ulteriore rielaborazione in sede di legittimità ha individuato nelladocumentazione offerta dal M. una delega di responsabilità penali in danno del B. e ha ritenuto nondelegabile la responsabilità penale. La motivazione si è completata con lulteriore accertamento infatto secondo il quale la documentazione prodotta non consentiva di ritenere che al delegato per lasicurezza fosse stata fornita una dotazione di mezzi finanziari per provvedere in autonomia allarealizzazione dei compiti di sicurezza affidati. La decisione è pienamente conforme a tutti i principicostantemente somministrati in materia dalla giurisprudenza di questa Corte. In conclusione i ricorsidevono essere rigettati e i ricorrenti devono essere condannati, ciascuno, al pagamento delle speseprocessuali. P.Q.M.Rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.

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