02 cassazione penale sez. 4, 20 settembre 2012, n. 36284

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02 cassazione penale sez. 4, 20 settembre 2012, n. 36284

  1. 1. Cassazione Penale, Sez. 4, 20 settembre 2012, n. 36284 - Caduta dallalto e omissione di misure di sicurezVenerdì 05 Ottobre 2012 14:10 - Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Ottobre 2012 15:06Cassazione Penale, Sez. 4, 20 settembre 2012, n. 36284 - Caduta dallalto e omissione dimisure di sicurezza: responsabilità di un committente e di un appaltatore    - Appalto e Contratto d’opera - Committente - Datore di Lavoro - Dispositivo di Protezione Individuale REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUARTA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. BRUSCO Carlo - Presidente Dott. FOTI Giacomo - Consigliere Dott. MARINELLI Felicetta - Consigliere 1/8
  2. 2. Cassazione Penale, Sez. 4, 20 settembre 2012, n. 36284 - Caduta dallalto e omissione di misure di sicurezzVenerdì 05 Ottobre 2012 14:10 - Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Ottobre 2012 15:06Dott. PICCIALLI Patrizia - rel. ConsigliereDott. GRASSO Giuseppe - Consigliereha pronunciato la seguente:SENTENZAsul ricorso proposto da:1) (Omissis) N. IL (Omissis);2) (Omissis) N. IL (Omissis);avverso la sentenza n. 4091/2009 CORTE APPELLO di PALERMO, del 23/02/2011;visti gli atti, la sentenza e il ricorso;udita in PUBBLICA UDIENZA del 11/07/2012 la relazione fatta dal Consigliere Dott. PATRIZIAPICCIALLI; Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Aniello R., che ha concluso perlinammissibilità del ricorso di (Omissis);Udito per la parte civile lAvv. (Omissis) del foro di (Omissis) in sost. dellavv. (Omissis) delmedesimo foro che ha concluso per il rigetto dei ricorsi; Udito il difensore Avv. (Omissis) del foro di (Omissis) difensore di (Omissis) e lavv. (Omissis)del foro di (Omissis) per (Omissis) sostituto dellavv. (Omissis) del foro di (Omissis), che hannoconcluso per laccoglimento dei ricorsi.Fatto Con la sentenza in epigrafe la Corte di appello di Palermo confermava in punto diresponsabilità quella di primo grado, con la quale (Omissis) e (Omissis) erano stati ritenuti 2/8
  3. 3. Cassazione Penale, Sez. 4, 20 settembre 2012, n. 36284 - Caduta dallalto e omissione di misure di sicurezzVenerdì 05 Ottobre 2012 14:10 - Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Ottobre 2012 15:06responsabili del reato di lesioni colpose aggravate dalla violazione della normativaantinfortunistica in danno del lavoratore (Omissis) (il fatto è del (Omissis)). Trattavasi di un infortunio sul lavoro contestato ai (Omissis), nella qualità di legalerappresentante della s.r.l. (Omissis), committente dei lavori di pulitura del capannone ove si eraverificato linfortunio ed allo (Omissis), quale datore di lavoro del (Omissis). La verificazione del sinistro, le conseguenze pregiudizievoli derivatene al lavoratore e laricostruzione del nesso di causalità tra lo svolgimento dellattività lavorativa cui il (Omissis) eraaddetto, in assenza dellimpiego dei dispositivi di sicurezza, e le lesioni riportate, non sonooggetto di contestazione. Il punto nodale del procedimento è costituito dal contestato ruolo svolto da ciascuno degliimputati nella vicenda, in ordine alla quale i giudici di merito sono arrivati alla conclusione diuna responsabilità concorrente di entrambi. Ciò che è certo è che loperaio cadde dal tetto del capannone industriale di proprietà della(Omissis) s.r.l., riportando gravi ferite, per un cedimento improvviso delle strutture a causadellassenza di strumenti di protezione, quali cinture di sicurezza, ponteggi o impalcature.Ciò che è tuttora in discussione è se al momento dellinfortunio il (Omissis) fosse tuttoradipendente della ditta (Omissis), come sostenuto dalla difesa (Omissis) oppure avesseaccettato di lavorare per conto del coimputato (Omissis), il quale lo aveva reclutatoapprofittando di un periodo di stasi della impresa (Omissis), per un lavoro di sostituzione dellegrondaie e di sistemazione della copertura di un capannone. I giudici di merito hanno ritenuto che le deposizioni dei testi escussi non consentivano diritenere leffettiva estraneità dello (Omissis) alla vicenda in esame, rilevando altresì evidentidiscordanze nelle dichiarazioni rese dalloperaio che aveva operato lintermediazione tra lo(Omissis) ed il (Omissis) e lintrinseca attendibilità delle dichiarazioni rese dalla parte offesa, laquale aveva affermato di avere sempre lavorato nei tre anni antecedente lincidente per il(Omissis), come del resto risultava dai documenti acquisiti e da altri elementi probatori iviindicati (in particolare il sequestro del ponteggio in occasione dellincidente, mai contestatodallo (Omissis), e la denuncia allINAIL dellinfortunio dallo stesso trasmessa quale datore dilavoro). Per quanto attiene alla posizione del (Omissis), i giudici di merito hanno fondato laresponsabilità del medesimo sulla violazione del Decreto Legislativo n. 494 del 1996, articolo 3 , comma 8, che prevede lobbligo delcommittente, anche nel caso di affidamento del lavori ad ununica impresa, di verificarelidoneità tecnico professionale delle imprese esecutrici (e dei lavoratori autonomi) in relazioneai lavori da affidare e quello di verificare i rischi per la sicurezza dei lavoratori quando questisiano esposti al pericolo, come nel caso in esame, di caduta da altezza superiore ai due metri. Ciò tento conto che il (Omissis) era certamente a conoscenza delle condizioni dellimmobileche aveva acquistato ad un asta giudiziaria e che aveva visionato personalmente prima di 3/8
  4. 4. Cassazione Penale, Sez. 4, 20 settembre 2012, n. 36284 - Caduta dallalto e omissione di misure di sicurezzVenerdì 05 Ottobre 2012 14:10 - Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Ottobre 2012 15:06affidare i lavori in appalto allo (Omissis) e che risultava dimostrato come durante lesecuzionedei lavori egli avesse frequentato il cantiere tanto da avere avanzato specifiche richieste per larimozione delle lastre in eternit e di avere dato disposizioni al capo squadra perchè dettomateriale pericoloso fosse gettato in una fossa nel terreno in modo da non attivare leprocedure previste dalla legge per it suo smaltimento. Si afferma altresì che il (Omissis) avevaanche visionato in cantiere il ponteggio, privo di ripari, sul quale erano state montate delle ruoteper renderlo mobile e che lo stesso non aveva verificato previamente la solidità della strutturadel tetto, che già dai rilievi fotografici appariva precario e malandato.Propongono ricorso per Cassazione, tramite difensore, entrambi i prevenuti.Nellinteresse del (Omissis) vengono articolati tre motivi. Con il primo motivo, si deduce la violazione dellarticolo 522 c.p.p. sul rilievo che i giudici diappello hanno addebitato al ricorrente di avere omesso, nella qualità di committente delleopere da eseguirsi nella sua proprietà, di nominare il coordinatore della sicurezza per la fasedella progettazione e per quella della esecuzione, così immutando la contestazione accusatoriain cui veniva individuato quale profilo di colpa generica quello di non avere verificato laresistenza delle lastre di copertura del tetto e quale profilo di colpa specifica lomessa verificadella idoneità tecnico- professionale delle imprese esecutrici in relazione ai lavori da affidare dicui al Decreto Legislativo n. 494 del 1996, articolo 3, comma 8.Con il secondo motivo si duole della erronea applicazione della legge con riferimento al nessodi causalità tra lomessa nomina del coordinatore della sicurezza e levento.Con il terzo motivo lamenta che la Corte territoriale ha erroneamente fatto ricadere sulcommittente lonere di accertarsi che lappaltatore doti i propri lavoratori di idonei mezzi diprotezione ed appronti le misure tecniche necessarie a che il lavoro commissionato sia svoltoin condizioni che assicurino la salute dei lavoratori, in violazione del Decreto Legislativo n. 494del 1996, articolo 3 così sovrapponendo i doveri del committente e del datore di lavoro.Nellinteresse dello (Omissis) si articola un unico motivo con il quale si lamenta la carenza dimotivazione della sentenza impugnata nella parte in cui ha ritenuto inattendibile la tesidifensiva che aveva negato che lo (Omissis) potesse essere individuato quale datore di lavorodellinfortunato assumendo che il (Omissis) e gli altri operai al momento del sinistro stavanolavorando per conto del coimputato (Omissis), il quale li aveva reclutati, approfittando di unperiodo di stasi dellattività della impresa del ricorrente, tramite lintermediazione di altrooperaio. Sul punto si sostiene che - pur in presenza di elementi di segno contrario (inparticolare le dichiarazioni di altri operai, tra cui quelle di colui che avrebbe svolto le funzioni diintermediario, lassenza di contratto (Omissis) - (Omissis)), nonchè di una contraddittorietà 4/8
  5. 5. Cassazione Penale, Sez. 4, 20 settembre 2012, n. 36284 - Caduta dallalto e omissione di misure di sicurezzVenerdì 05 Ottobre 2012 14:10 - Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Ottobre 2012 15:06intrinseca delle dichiarazioni rese dalla parte offesa, portatrice di un interesse proprio di tipoprevidenziale - il giudicante ha dato esclusivo rilievo alle dichiarazioni del (Omissis),escludendo immotivatamente le risultanze di senso contrario. E stata depositata una memoria difensiva nellinteresse dellINAIL con la quale è statocontestato il fondamento dei ricorsi e si è concluso per il rigetto degli stessi.DirittoLe censure sulla responsabilità di entrambi gli imputati sono inammissibili perchè evocano uncontrollo di merito sullapprezzamento del quadro probatorio che il giudice di merito hasviluppato in modo congruo la sentenza di secondo grado va ovviamente letta unitamente aquella di primo grado facendo corretta applicazione dei principi affermati da questa Corte intema di infortuni sui lavoro. Con riferimento al ricorso proposto nellinteresse dello (Omissis), questi, a ben vedere, evocauna diversa ed opinabile ricostruzione del fatto e del proprio ruolo nella vicenda, che però èmeramente assertiva a fronte di una ricostruzione della vicenda linearmente sviluppata in primoe in secondo grado, in coerenza con il materiale probatorio. Nulla autorizza ad apprezzare untravisamento dei fatti atto a fondare la esclusiva responsabilità del committente. è del tutto infondata, infatti, la censura svolta con il motivo di ricorso, volta a contrastare laritenuta sussistenza della posizione di garanzia del ricorrente, sul rilievo della estraneità alledirettive impartite dal committente al lavoratore. La ricostruzione fattuale dellepisodio, avallata dalla tesi difensiva, è stata puntualmentesmentita dai giudici di merito, i quali hanno posto in risalto gli elementi probatori, molteplici econcordanti, in base ai quali è rimasto accertato che il (Omissis) alla data dei sinistro lavoravaper lo (Omissis) e che il cantiere era caratterizzato da una carente adozione delle misureantinfortunistiche, quali luso di ponteggi ed impalcati adeguati ad evitare pericolo di cadutadelle persone dallalto, come pure lomessa verifica, prima dellinizio dei lavori, della robustezzae resistenza della copertura del tetto. Il ricorrente introduce argomentazioni di fatto che non possono trovare ingresso in questasede, facendo riferimento ad una pretesa estraneità allo svolgimento della prestazionelavorativa del (Omissis), del tutto destituita di fondamento, come già sopra rilevato, laddove si ètrattato della inammissibile diversa ricostruzione dei fatti proposta dall imputato, già disattesadai giudici di merito con valutazioni esenti da censura in questa sede. 5/8
  6. 6. Cassazione Penale, Sez. 4, 20 settembre 2012, n. 36284 - Caduta dallalto e omissione di misure di sicurezzVenerdì 05 Ottobre 2012 14:10 - Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Ottobre 2012 15:06 Sotto questo profilo è manifestamente infondata la doglianza con la quale viene dedottaviolazione di legge e manifesta illogicità della motivazione in ordine alla ritenuta posizione digaranzia, sostenendosi lesenzione da responsabilità dellappaltatore in quanto noncompartecipe agli ordini impartiti dal committente al lavoratore. In realtà, i giudici di merito, allaluce dei dati oggettivi emergenti dallistruttoria hanno correttamente ritenuto la sussistenza acarico dellimputato di una posizione di garanzia, con il conseguente obbligo di provvedere allatutela dellintegrità fisica del lavoratore, la cui prestazione indubbiamente era stata utilizzatadallimprenditore per lesecuzione del contratto di appalto. Da questa premesse, logicamente sostenibile, e quindi qui non sindacabile, è il conseguentegiudizio di sussistenza della colpa e del nesso causale posto alla base della decisione dicondanna, avendo il giudicante fornito una motivazione immune da censure, siccome del restobasata su una considerazione fattuale incontrovertibile. Ciò perchè anche a carico dell appaltatore, quali che siano stati i rapporti interni con ilbeneficiario della prestazione, è il rispetto delle disposizioni prevenzionali, appartenendo lenorme antinfortunistiche al diritto pubblico ed essendo le stesse inderogabili in forza di attiprivati (cfr., Sezione 4, 8 luglio 1994, Vigani ed altro e, più di recente, con precipuo riferimentoai rapporti tra committente ed appaltatore, v. anche Sezione 4, 21 maggio 2009, Valles ed altri,rv. 244691, Sez. 3, 18 novembre 2008, Rappa, rv. 242735). Nè potrebbe valere, in senso contrario, linvocata causa di esclusione della responsabilità,fondata su una asserita estraneità alle disposizioni impartite dal committente al lavoratore,posto che, come emerge con evidenza dalla sentenza gravata, il ricorrente non ha in alcunmodo cooperato nellattuazione delle misure di sicurezza e non ha promosso alcuna attività dicoordinamento ai fini della effettiva realizzazione delle misure di sicurezza, tenuto conto che illavoratore impiegato non era nelle condizioni di autonomia tecnico professionale da poterprovvedere ai rischi propri dellattività che era chiamato ad eseguire (v. Decreto Legislativo n. 626 del 1994. articolo 7, commi 2 e 3).Anche il ricorso proposto nellinteresse del (Omissis) è manifestamente infondato. I primi due motivi, afferenti la ritenuta violazione dellarticolo 522 c.p.p, sono manifestamenteinfondati, giacchè non vi è stata alcuna violazione del principio di correlazione tra contestazionee sentenza.A carico del (Omissis), nella qualità di committente dei lavori, come sopra esposto, sono statiindividuati due specifici profili di colpa: avere omesso, in violazione del Decreto Legislativo n.494 del 1996, articolo 3, comma 8 di verificare lidoneità tecnico professionale della impresaesecutrice in relazione ai lavori da affidare e quello, comune allaltro imputato, di avereomesso di verificare i rischi per la sicurezza dei lavoratori quando questi siano esposti alpericolo, come nel caso in esame, di caduta da altezza superiore ai due metri. 6/8
  7. 7. Cassazione Penale, Sez. 4, 20 settembre 2012, n. 36284 - Caduta dallalto e omissione di misure di sicurezzVenerdì 05 Ottobre 2012 14:10 - Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Ottobre 2012 15:06 Il riferimento allomessa designazione da parte del (Omissis) del coordinatore per la sicurezza,in violazione del Decreto Legislativo n. 494 del 1996, articolo 3, comma 8 è, invero, un meropassaggio argomentativo a supporto degli addebiti di colpa anche generici, e non una irritualecontestazione di un nuovo profilo di colpa (ciò dovendolo desumere , tra laltro, dalla mancanzadi contestazione e di condanna per la corrispondente ipotesi contravvenzionaleespressamente prevista dal Decreto Legislativo n. 494 del 1996, articolo 20 , lettera a e m).Ciò premesso, la sentenza impugnata non presenta vuoti motivazionali nè è caratterizzatadalle asserite illogicità e violazioni di legge. In via generale va rilevato che la responsabilità dellappaltatore non esclude, in caso diinfortunio, la configurabilità della responsabilità anche del committente (in ossequio alladisciplina di settore: prima, il Decreto Legislativo n. 626 del 1994, articolo 7; ora, trasfusosostanzialmente nel Decreto Legislativo n. 81 del 2008 , articolo 26). Questi, infatti, in terminigenerali, è corresponsabile qualora levento si colleghi casualmente anche alla sua colposaomissione e ciò avviene, ad esempio, quando abbia consentito linizio dei lavori in presenza disituazioni di fatto pericolose (v., tra le altre, Sezione 4, 1 luglio 2009, Vecchi ed altro, rv.245275). Inoltre, il committente può essere chiamato a rispondere dellinfortunio qualora lomessaadozione delle misure di prevenzione prescritte sia immediatamente percepibile cosicchè ilcommittente medesimo sia in grado di accorgersi dellinadeguatezza delle stesse senzaparticolari indagini; mentre, in questa evenienza, ad escludere la responsabilità delcommittente, non sarebbe sufficiente che questi abbia impartito le direttive da seguire a talescopo, essendo comunque necessario che ne abbia controllato, con prudente e continuadiligenza, la puntuale osservanza (v. Sezione 4, 30 settembre 2008, n. 42131/Guerriero edaltro, non massimata sul punto). La giurisprudenza di legittimità, proprio con riferimento ai lavori svolti in esecuzione di uncontratto di appalto o di prestazione dopera, ha in più occasioni precisato che il dovere disicurezza è riferibile, oltre che al datore di lavoro (di regola lappaltatore, destinatario delledisposizioni antinfortunistiche), anche al committente, con conseguente possibilità, in caso diinfortunio, di intrecci di responsabilità, coinvolgenti anche il committente medesimo. Si è, altresì, specificato che tale principio non può essere applicato automaticamente, nonpotendo esigersi dal committente un controllo pressante, continuo e capillaresullorganizzazione e sullandamento dei lavori. In questa prospettiva, per fondare laresponsabilità del committente, non si può prescindere da un attento esame della situazionefattuale, ai fine di verificare quale sia stata, in concreto, leffettiva incidenza della condotta delcommittente nelleziologia dellevento, a fronte delle capacità organizzative della ditta scelta perlesecuzione dei lavori. A tal fine, vanno considerati: la specificità dei lavori da eseguire; i criteriseguiti dal committente per la scelta dellappaltatore o del prestatore dopera (quale soggettomunito dei titoli di idoneità prescritti dalla legge e della capacità tecnica e professionaleproporzionata al tipo di attività commissionata ed alle concrete modalità di espletamento dellastessa); lingerenza del committente stesso nellesecuzione dei lavori oggetto dellappalto o delcontratto di prestazione d opera; nonchè, la percepibilità agevole ed immediata da parte del 7/8
  8. 8. Cassazione Penale, Sez. 4, 20 settembre 2012, n. 36284 - Caduta dallalto e omissione di misure di sicurezzVenerdì 05 Ottobre 2012 14:10 - Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Ottobre 2012 15:06committente di eventuali situazioni di pericolo (v. in tal senso, Sezione 4, 8 aprile 2010,n.15081; Cusmano ed altri, rv.247033). Nella concreta fattispecie, dal testo della sentenza impugnata è dato rilevare che la Corteterritoriale ha proceduto ad uno approfondito e specifico esame proprio su circostanze fattualirilevanti ai fini della individuazione di profili di colpa nella condotta del committente, in relazioneai principi di diritto appena ricordati. Il giudicante ha, infatti, sottolineato la concreta ingerenzada parte del committente nella esecuzione dei lavori, evidenziando che il (Omissis) eracertamente a conoscenza delle condizioni dellimmobile che aveva acquistato ad unastafiduciaria ed aveva visionato personalmente prima di affidare i lavori in appalto allo (Omissis). èstato, inoltre, posto in risalto, attraverso la valorizzazione delle dichiarazioni testimoniali, che il(Omissis) aveva frequentato il cantiere, tanto da avere avanzato specifiche richieste per larimozione e lillegittimo "smaltimento" delle lastre in eternit. Anche laltro profilo di colpa concernente la culpa in eligendo è stato correttamente elogicamente motivato laddove il giudicante ha rilevato la evidente incapacità tecnica edorganizzativa della ditta appaltatrice (con riferimento in particolare allassenza di ognidispositivo di protezione), che non poteva sfuggire al committente.Per le ragioni che precedono i ricorsi vanno dichiarati inammissibili. Alla declaratoria di inammissibilità dei ricorsi consegue, a norma dellarticolo 616 c.p.p. lacondanna dei ricorrenti in solido al pagamento delle spese processuali e ciascuno a quellodella somma, che si ritiene equo liquidare in euro 1.000,00, in favore della cassa delleammende, non ravvisandosi assenza di colpa in ordine alla determinazione della causa diinammissibilità, oltre alla rifusione delle spese sostenute dalla parte civile per questo giudizio,liquidata come in dispositivo.P.Q.M. dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali eciascuno a quello della somma di euro 1000,00 in favore della cassa delle ammende, oltre allarifusione delle spese in favore della parte civile che liquida in complessivi euro 1.800,00, oltreaccessori come per legge. 8/8

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