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La chiesa di s,Andrea in via Flaminia, a Roma

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Accade a volte che si viva in una città senza conoscerla realmente, i suoi monumenti, gli edifici che la costituiscono. Se poi la città in questione è Roma, l'opportunità di scoprire qualcosa di nuovo è letteralmente dietro l'angolo.
Questo libro si propone di dare un modesto contributo per far conoscere la chiesa di s.Andrea, un edificio del Cinquecento che rappresenta una sorta di “compromesso” tra la rappresentazione umanistica del divino e la "severa disciplina" della Controriforma.
L'indagine offre la lettura di documenti inediti, foto dell'edificio e della sottostante cripta, mai osservata per tutto il XX secolo, e solleva alcuni interrogativi circa la presenza e la funzione di una scala “scoperta” dall’autore stesso nell’ipogeo della chiesa. .

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La chiesa di s,Andrea in via Flaminia, a Roma

  1. 1. LA CHIESA DI S.ANDREA IN VIA FLAMINIA, ROMA ESTRATTO DI TESI DI LAUREA UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI ROMA “LA SAPIENZA” FACOLTA’ DI ARCHITETTURA 1987/1988
  2. 2. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 2 In memoria del Prof. Stefano RAY I N D I C E Premessa Elenco delle abbreviazioni INTRODUZIONE 1. L’area suburbana della via Flaminia 2. Il contesto storico S. ANDREA PARTE Ia 1. Descrizione 2. Costruzione, uso e gestione Costruzione Uso e gestione 3. I restauri PARTE IIa 1. L’ambiente culturale Jacopo Barozzi Il cantiere di villa Giulia 2. Analisi e confronti Il rivestimento S:Andrea e “La regola delli Cinque Ordini” Il disegno n° 19454 conservato a Windsor I riferimenti antichi I disegni del Peruzzi I tempietti all’isola Bisentina La Cappella Paolina La Cappella Chigi 3. Ipotesi di un iter progettuale 4. S.Andrea nell’evoluzione tipologica delle chiese del Vignola CONCLUSIONI BIBLIOGRAFIA
  3. 3. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 3 Premessa Il presente lavoro, sebbene parziale e incompleto, si propone di offrire un contributo all’indagine storica necessaria per un eventuale restauro ed è un estratto di Tesi di laurea in Architettura presso la facoltà di Roma, Università “La Sapienza”, del 1988 Nel testo si fa spesso riferimento a documenti e materiale allegato qui non riportato . L’oggetto della ricerca è la chiesa di S. Andrea in via Flaminia poiché questa si è rivelata un tema non molto approfondito soprattutto rispetto al suo intrinseco valore storico-artistico e all’interesse che l’edificio riveste nel suo significato storico. Tale chiesa si colloca cronologicamente quasi al termine di un periodo di transizione, che dall’epoca di Leone X, e attraverso la tragica esperienza del Sacco di Roma del 1527, giunge all’età della Controriforma e della politica post-tridentina. E’ poco più di un trentennio questo, nel quale si modifica l’atteggiamento mentale della Chiesa e degli artisti nei confronti della politica e dell’arte; e tale comportamento è possibile vedere riflesso nelle caratteristiche formali del S. Andrea cosicchè, per taluni aspetti, esso ne diviene una testimonianza. Lo studio si articola in un inquadramento generale del perodo storico in cui viene realizzata la chiesa; in una descrizione dell’edificio corredata da un rilievo espressamente eseguito; in una ricerca sulla costruzione, l’uso e la gestione dell’edificio attraverso l’esame e il controllo del materiale documentario edito e inedito; in una analisi dei restauri effettuati sulla chiesa; in alcune osservazioni per una lettura critica. L’indagine ha posto anche il problema dell’origine e della destinazione d’uso della cripta sottostante la chiesa e della scala relativa alla cripta stessa; il problema, che presenta complessi interrogativi, rimane tuttora aperto. I documenti riguardanti la chiesa, precedenti il 1852, citati o parzialmente trascritti nel testo, sono interamente riportati negli allegati e in Appendice, e vengono contrassegnati con * * , se inediti. Elenco delle abbreviazioni A.C.S. = Roma, Archivio Centrale dello Stato A.G.A. = Roma, Archivio Generale Agostiniano A.S.C. = Roma, Archivio di Stato Capitolino A.S.P. = Parma, Archivio di Stato A.S.R. = Roma, Archivio di Stato A.S.V. = Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano B.A.V. = Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana Boll. “C.I.S.A.” = Bollettino del Centro Italiano Studi di Architettura,A Palladio C.I.L. = Corpus Iscriptiones Latinorum Q.I.S.A. = Quaerni dell’Istituto di Storia dell’Architettura di Roma Roma, G.c.s. = Gabinetto comunale delle stampe Roma, G.n.s. = Gabinetto nazionale delle stampe Repertorium = Repertorium fur Kustwissenschaft Romisches = Romisches Jahrbuch fur Kunstgeschicte R.s.a. = Ricerche di storia dell’arte
  4. 4. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 4 INTRODUZIONE L’area suburbana della via Flaminia. La zona a nord di Roma attraversata dalla via Flaminia nel suo tratto suburbano fino a ponte Milvio, ha assunto nel tempo specfiche valenze, celebrative, simboliche, sacre, tali da connaturare di per sé, almeno in parte, gli edifici che vi furono costruiti. Definita nella sua geo-morfologia dal Tevere a ovest, dai colli dei monti Parioli a est, lungo l’asse sud-nord che dalla Porta del Popolo giunge sino a ponte Milvio, tale area divenne luogo di “memorie” storiche e fasti miitari già in epoca romana, e una zona di particolare interesse devozionale per i cimiteri e i sepolcri, prima romani e poi cristiani, ivi realizzati. Il suo carattere “sacro” venne confermato quando, nel 1462, papa Pio II ricevette presso ponte Milvio una reliquia di S.Andrea apostolo, durante una cerimonia solenne. E’ comunque dal pontificato di Giulio III (1550-55) che l’area inizia ad assumere una maggiore e diversa valorizzazione, poiché questi la sceglie quale sede per la realizzazione della propria residenza suburbana, ampliando una proprietà precedentemente ereditata dallo zio, il cardinale Antonio Del Monte. In tal modo la zona, posta com’è nei pressi del principale ingresso nord di Roma, assume anche uno specifico valore di rappresentanza. Valenza che mantiene anche dopo la morte di Giulio III, a seguito della costruzione del Palazzetto di Pio IV e con altre successive realizzazioni. E’ opportuno ricordare forse, a questo riguardo, ciò che scrisse il Gamucci nel 1565, in parte anticipando gli sviluppi che seguirono: “E’ stata la strada Flaminia ai tempi nostri tanto abbellita fino a Ponte Molle, con parieti, palazzi et bei giardini d’ogni intorno, che io non so se quei superbi Romani la videro mai in tanta bellezza, né si può vedere più dilettevole né più bella entrata d’una città, quanto questa è….”1 . Una delle opere che vengono realizzate nell’ambito del cantiere per il complesso di Villa Giulia è la chiesa di S.Andrea, costruita a nord rispetto alla palazzina e al ninfeo e con la facciata prospiciente la via Flaminia, così da essere il primo elemento notabile, dopo ponte Milvio, per chi percorre la strada verso Roma. 1 Bernardino Gamucci, Antichità di Roma, Venetia 1565, pag. 137
  5. 5. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 5 Il contesto storico. Il periodo intorno alla metà del secolo XVI presenta una situazione culturale e artistica che è profondamente diversa da quella che l’ha preceduta, anche se, come è ovvio, per certi aspetti, ne sviluppa le premesse. Sin dagli anni ’20 del ‘500 è iniziata, da parte di intellettuali e artisti, una riflessione sull’architettura dell’epoca, frutto della convinzione che la cultura architettonica abbia raggiunto il livello più alto della propria evoluzione rispetto all’architettura classica2 . Una tale riconsiderazione acquista maggior rilievo quando, a seguito del Sacco di Roma del ’27, si determina una sostanziale stasi nell’attività edilizia per opere nuove3 . Per ciò che riguarda l’aspetto politico è da notare che sin dall’inizio del pontificato di Paolo III (1534-’49) l’attività della chiesa è improntata verso una maggiore austerità che si concretizza nell’istituzione del Tribunale dell’Inquisizione nel ’42 e con il Concilio di Trento che viene riunito, per la prima volta, nel ’45. Segnatamente al periodo 1540-’50 sono da registrare nell’ambito culturale e artistico, diversi fenomeni concomitanti. Nell’ottobre del ’42 viene fondata la “Congregazione dei virtuosi al Pantheon” legata ad Antonio da Sangallo il Giovane4 . Nel decennio in esame scompaiono molti degli artisti che collaborarono o ebbero rapporti con Raffaello5 . Nel ’46 Michelangelo assume la conduzione di tutte le fabbriche camerali lasciate incompiute da Antonio da Sangallo il Giovane, ed è l'unica personalità artistica di spicco, legata alla tradizione toscana, attiva a Roma in questo periodo6 . 2 E’ nota la lettera, scritta da Baldassarre Castiglione e probabilmente ispirata da Raffaello, inviata a Leone X nel 1519, nella quale è esplicitamente espressa la convinzione che a quel tempo l’Architettura fosse giunta assai proxima alla maniera delli antichi. Qui si cita da R. Bonelli, Da Bramante a Michelangelo, Venezia 1960, nota 4, pag. 10 3 Esemplificativo circa la ridotta attività edilizia del periodo, può essere un passo della lettera che Antonio Labacco scrive a Baldassarre Peruzzi il 9/11/1528 chiedendigli un aiutante da poter mandare a racconciare porte e finestre, come accade perché adesso non si fa altro che rattoppare, in G. Bottari, Raccolta di lettere sulla pittura, scultura e architettura, Roma 1757, vol. II, pag. 377. 4 Fondatori della “ Congregazione” furono, fra gli altri, Antonio e Giovanbattista da Sangallo, Perin del Vaga, Jacopo Meneghino e Giovanni Mangone. Si veda G.L. Visconti, Sulla istituzione della …… congregazione dei virtuosi al Pantheon, Roma 1869, pag. 11. La “Congregazione” è, in un primo tempo l’espressione di quell’ambiente legato ai Sangallo che Giorgio Vasari definì setta sangallesca. Si veda G. Vasari, Le vite de’ più eccellenti Pittori, Scultori e Architettori, Firenze 1568, vol. VII, pagg. 232 e 238, vol. IX, pag. 42. Molte personalità artistiche attive a Roma nel periodo considerato, e successivamente, appartengono a tale associazione. 5 Muoiono in questi anni: Lorenzo Lotto (’41), Giulio Romano (’46), Antonio da Sangallo il Giovane (’46), Sebastiano Giuliani detto il Piombo (’47), Perin del Vaga (’47); scompaiono anche Jacopo Meneghino (’49) e Sebastiano da Como (’49). 6 Bartolomeo Ammannati verrà impiegato inizialmente come scultore, per le tombe dei Del Monte in S.Pietro in Montorio nel ‘51-’52 e, solo successivamente, per il ninfeo. Giorgio Vasari, sebbeneavrà parte in molte delle principali fabbriche romane, sarà sempre in secondo piano.
  6. 6. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 6 Contemporaneamente, in questi anni, si registra a Roma una presenza sempre maggiore di artisti settentrionali7 e soprattutto di maestranze provenienti dal nord d’Italia, le quali parteciparono alla quasi totalità delle opere che vengono realizzate8 . Questa, sebbene in realtà molto più complessa di quanto si sia potuto qui ricordare, la situazione che si presenta quando il cardinale Giovanni Maria Ciocchi Del Monte viene eletto papa con il nome di Giulio III nel febbraio 1550. 7 Oltre ai già ricordati Sebastiano Giiuliani e Perin del Vaga, che furono attivi nella prima metà del decennio ‘40-’50, si può aggiungere Jacopo Barozzi da Vignola, che sarà a Roma dai primi mesi del ’50. 8 Fra le numerose maestranze, direttori dei lavori, imprenditori edili, capimastro e semplici artigiani, occupate a Roma: Jacopo Meleghino e Sebastiano da Como, già citati, Giovanni Mangone da Caravaggio, attivo per il Belvedere vaticano negli anni ‘45-’51; Giovanni Alberto, architetto ferrarese, presente nei lavori all’Ospedale di S. Brigida in piazza Farnese nel ’47, Antonio Labacco, vercellese,autore del modello ligneo per il S.Pietro, progettato da Antonio da Sangallo il Giovane; Mastro Girolamo da Ferrara attivo nei lavori del Belvedere vaticano nel dicembre del ’50; Girolamo Valperga da Casalmonferrato e suo figlio Bernardino, entrambi misuraori della Camera Apostolica; Giovanni da Carpi, pittore; vi sono poi, le maestranze impegnate nel cantiere di Villa Giulia, che verranno esaminate in seguito.
  7. 7. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 7
  8. 8. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 8 S.ANDREA PARTE I Descrizione La chiesa di S.Andrea, orientata esattamente a Est, presenta una facciata rivestita in peperino con sei paraste, binate ai lati, che la tripartiscono. Nella scansione centrale vi è il portone d’ingresso sormontato da un timpano; dal rilievo eseguito e qui allegato, si può notare come il portone risulti disassato, cosicché lo spigolo destro del timpano entra nella parasta, mentre sul lato opposto, quello sinistro dista cm. 1.5 dalla sua parasta. ( vedi all.ti ). In ciascuno dei comparti laterali vi è una finestra in nicchia; questa ha una luce di cm. 112 e un’altezza di cm. 152 dal pavimento interno della chiesa. Ciascuna delle nicchie è a cm. 10 della propria parasta esterna e cm. 9 da quella interna. La differenza di queste potrebbe essere addebitata a trascurabili difetti relativi alla realizzazione ma la si evidenzia poiché tali misure si corrispondono specularmente; perciò potrebbe anche esserci stata una precisa volontà progettuale. Le nicchie, che hanno una profondità di cm. 106, sono attualmente a circa cm. 150 dal marciapiede esterno della chiesa. In origine questa era rialzata, con almeno otto gradini antistanti la facciata9 . Tali gradini, rappresentati anche negli altri rilievi e nelle vedute di S.Andrea ossservate 10 , attualmente non sono visibili ma la loro esistenza è documentata anche da una fotografia11 . I capitelli corinzi delle paraste sorreggono una trabeazione sormontata da un timpano. La facciata presenta un attico con cornice di peperino; l’attico è coperto da un tetto che ha una minima pendenza ed è rivestito da lastre di lavagna e piombo; su di esso si inserisce un tamburo che contiene parte della cupola. Questa, che attualmente è 9 Tanti infatti ne risultano dal rilievo della chiesa eseguito da Francesco Villamena, in F. Villamena, Regola delli Cinque Ordini di Architettura Civile di J. Barozzi da Vignola, Roma 1617, ff. 45v-46. ( Roma, G.n.s.: Inv. F.N. 2286, Coll. It. Sec. XVII, vol. V) (vedi App. II, pagg. 194-195e all. C3) 10 Attraverso le vedute di C. Rainaldi (A.S.V. Cod. Barb. Lat. 4411 f. 1) (v. all. B1), di G.B. Falda (Roma, G.n.s.: Inv. F.N. 21999 (89) vol. 2918) (all. B3), N..D. Boguet (Roma, G.n.s.: Inv. F.N. 6374 aE) (all. B7) e i rilievi di G. Stern, Piante, Elevazioni, Profili e Spaccati degli edifici della villa suburbana di Giulio III, Roma 1784, tavv. XXVII e XXVIII, (all. C4 a,b) e di P. Letarouilly, Edifices ….. de Rome, Bruxelles 1868, tavv. 200-201, (v. App. II, pagg. 201-202 e all. C7), è possibile osservare come la scala antistante la facciata sia stata progressivamente ridotta nella profondità e il piano stradale abbia raggiunto il livello esterno della chiesa. E’ da notare inoltre che nella veduta di G.B. Falda è presente una piccola scalinata, anziché la scala a due rampe convergenti con i gradini tagliati di netto lungo la Via Flaminia, così come riportano gli altri autori e perciò tale differenza si suppone sia un elemento “di fantasia” dovuto al Falda. 11 Si veda all. E93.
  9. 9. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 9 rivestita di piombo12 , presenta due gradini alla base che fungono da contrafforti e un rilievo nel centro, come fosse la base per un lanternino13 . Le pareti laterali esterne presentano una fascia doppia di mattoni. Questa, che girando per tre lati si raccorda con l’architrave, il fregio e la cornice di facciata, è interrotta sulla parete nord e riprende sulla parete est oltre ul tetto della nicchia absidale. Sopra questa faascia, su ciascuno dei tre lati, eccetto quindi la facciata, vi è una finestra di cm. 220 ca.. Le superfici esterne sono costituite da un muro a cortina che è attualmente “a faccia vista” a seguito dell’intervento di restauro del 197714 , tranne che per piccole tracce di ulteriori rivestimenti riscontrabili sulla parete est dell’abside e nelle strombature delle finestre alte della chiesa15 (v. foto a lato).La cortina è composta da almeno tre differenti tipi di mattoni. Quello più frequentemente utilizzato ha dimensioni (valori medi): cm. 26.5x13.2x3.8 tipo “A”, di colore giallo paglierino oppure argilla ocra, disposto sia di taglio che di testa. Un secondo tipo di mattone è lungo cm. 31, molto meno spesso del precedente, cm. 2.5, tipo “B”, di colore giallo rosato o più scuro a seconda della cottura, disposto soltanto per lungo a formare interi filari o parti di esso16 . E’ individuabile anche un altro tipo di mattone: qesto ha dimensioni cm. 35x13.5x4.2, tipo C, di colore giallo rosato ed è posto in maniera apparentemente casuale all’interno della cortina. 12 Si veda all.ti E16 17 18. Il piombo che riveste la cupola è stato posto in opera durante i lavori di restauro effettuati nel 1977 come risulta dal fascicolo della Soprintendenza ai BB. Architettonici e Ambientali, relativo alla chiesa (Roma, Sopr. BB.AA. e AA., fascicolo S.Andrea del Vignola). Precedentemente all’intervento del 1977 la cupola era ricoperta di cotto frantumato, detto usualmente “coccio pesto”. (si veda infra cap. I restauri) 13 Un lanternino è realmente rappresentato nella veduta di G.B. Falda (op. cit.) e in quella di H. van Swanefeldt (Roma, G.n.s.: Inv. 77068 vol. 47-H-20) (si veda App. II, pag. 179 e all. B2) ma è poco probabile che sia stato effettivamente realizzato per la chiesa di S.Andrea, dato che nessun altro autore riporta questo elemento nei propri rilievi e/o vedute. Si rileva poi che la veduta di H. van Swanefeldt è intitolata S.Adriano in via Flaminia, ma è evidente che si tratta della chiesa di S.Andrea. 14 Si veda il cap. I restauri. 15 Per un più attento esame di questi rivestimenti e un’ipotesi di possibili finiture originali, si veda infra il cap. Analisi e confronti, paragrafo Il rivestimento. 16 Cfr. infra e si vedano all. ti E88-89
  10. 10. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 10 Conseguemente all’uso di diversi mattoni, il modulo è molto variabile: il suo valore medio è di cm. 26.5. Anche la disposizione dei mattoni è molto varia: si possono osservare filari costituiti di soli laterizi disposti di taglio e altri dove, a due o più spesso tre mattoni di taglio, ne seguono uno oppure due di testa. Sempre circa la disposizione dei laterizi, si può rilevare sulla parete sud, a circa cm. 145 da terra, un filare di soli mattoni di testa (tipo A), sottostante ad uno di soli mattoni bassi (tipo B) disposti di taglio sopra ai quali vi è un filare con alcuni mattoni grandi (tipo C) (si veda all. E 89); sulla parete nord, che presenta diverse tassellature e lesioni, a cm. 180 ca. da terra sono visibili due filari non interi, costituiti di mattoni lunghi (tipo B). Un altro segmento di filare con questo stesso di laterizio è presente a cm. 155 ca. da terra17 . Ai giunti orizzontali di malta è spesso demandato il compito di raccordare i differenti tipi di mattoni. La parete nord presenta dei segni interpretabili come punti d’appoggio di un solaio18 e, in basso, vicino all’angolo di facciata, un arco di scarico19 . Nella parete est si inserisce il muro esternodella nicchia d’altare coperto da un tetto a due falde. Attualmente la chiesa è circondata per tre lati da un muro d’ambito, realizzato per la prima volta durante i restauri dell’architetto Giuseppe Valadier nella prima metà del 180020 e più volte ricostuito. Questo muro si raccorda con la facciata e nel tratto a destra di questa, guardando, presenta due bugne a testimonianza di una finestra esistente in precedenza21 . L’interno della chiesa è definito da una pianta rettangolare, di lati cm. 988 e cm. 800 ca., delimitato da pareti tripartite per mezzo di un ordine corinzio di paraste senza stilobate, con comparti minori ai lati. Le scansioni parietali presentano dei riquadri e, in quelle laterali, tali riquadrature racchiudono una nicchia ciascuna. L’articolazione è sottolineata anche dalla bicromia del rivestimento interno grigio sulle paraste e sull’architrave, bianco nei riquadri. 17 Si veda all.ti E57 58 59 18 Probabilmente si tratta del solaio di copertura di un locale annesso alla chiesa che fu realizzato per il ricovero di quattro frati. Si veda infra paragrafo Uso e gestione e all. ti E 55 59. 19 Si vedano gli all.ti E 58 60. Dalla sola osservazione e in mancanza di un esame più approfondito, l’arco sembra essere coevo alla chiesa. 20 Si veda infra il capitolo I restauri. 21 Si può osservare tale finestra nella fotografia pubblicata sia da Zander, Nota sul pavimento vignolesco di S.Andrea in Via Flaminia, in “Q.I.S.A.”, 12 (1955), pag. 20, sia da A.M. Walcher Casotti, Il Vignola, Trieste 1960, vol. II, fot. 79, (si veda all. E93). Circa la sistemazione originaria della chiesa si può ricordare che in molte vedute del S.Andrea, la sua facciata è chiusa dal complesso di Villa Giulia che presenta dei portali lungo la Via Flaminia.
  11. 11. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 11 Le nicchie della parasta est sono arricchite nelle lunette da un bassorilievo per ciascuna raffigurante un monte italiano a tre punte contornato da un ramo di olivo22 . E’ possibile osservare sulle pareti, in diversi punti, come l’intonaco abbia formato dei rigonfiamenti e si sia in parte staccato. Ciò è dovuto probabilmente, all’umidità presente nella chiesa. Le paraste misurano cm. 450 ca. e sono larghe ca. cm. 56; i capitelli corinzi sono in stucco e rivestiti d’intonaco anch’essi; sopra l’architrave la parete è nuovamente tripartita con una finestra termale nella scansione maggiore. Questa finestra, che internamente ha una luce di cm. 119 ca. e un’altezza di cm. 218 ca., è presente su ciascuna parete tranne che in facciata23 All’imposta della cupola si trova una cornice corinzia con modiglioni. Dal rilievo effettuato con il filo a piombo, è stato possibile ricavarne, per punti la forma che risulta essere, con una ragionevole approssimazione, un ovale costruito con due circonferenze di raggio pari a cm. 330 ca. e due archi di circonferenza che le raccordano, nonchè il suo disassamento rispetto alla pianta del S.Andrea24 . La cornice è posta a cm. 850 ca. dal pavimento della chiesa. Leggermente più in alto di questa vi è, sulla cupola, in asse rispetto alla parete est, una finestrella. Non è stato possibile effettuare un rilievo puntuale della cupola, della quale si è riusciti ad ottenere solamente l’altezza massima in chiave che è di cm. 500 ca., sino alla sua imposta. L’altare è posto in un vano rettangolare di lati cm. 367 ca. di larghezza e cm. 142 ca. di profondità, con volta a botte; sul lato sud vi è la porta di comunicazione con la sagrestia. Al di sopra della porta e sulla parete opposta vi sono due finestre, a una quota di cm. 400 ca.. Il pavimento del S.Andrea, che è originale soltanto parzialmente, nei materiali 25 , conserva il disegno riportato dal Letarouilly, tranne che per quattro iscrizioni funerarie poste fra gli anni 1849-1866 e per alcuni particolari differenti, forse dovuti a inesattezze di questi26 . 22 Il bassorilievo è molto simile allo stemma della famiglia Del Monte, alla quale aparteneva Giulio III. 23 E’ da notare che la quota della soglia esterna della finestra è notevolmente maggiore di quella interna, poiché esternamente la finestra poggia sulla fascia doppia di mattoni che si raccorda con la cornice di facciata mentrre, all’interno, è inserita sopra l’architrave. E’ possibile ipotizzare che siano state ragioni di proporzione a indurre Vignola a differenziare anche la larghezza della finestra esterna rispetto a quella interna. 24 Una simile costruzione fu indicata dallo Stern, op. cit.,Roma 1784, tav.XXVII, regolarizzando però la pianta della chiesa e non riportando il disassamento della cornice. In realtà questa dista cm. 12 ca. dalla parete sud mentre è tangente alla parete nord; tale disassamento, sebbene meno accentuato, è presente anche secondo l’asse maggiore. 25 Buona parte dei mattoni sono stati sostituiti durante il restauro del 1955. La descrizione di questo intervento è in G. Zander, op. cit., in “Q.I.S.A.”, 12 (1955), pag. 20. 26 Lo schema del pavimento eseguito dal Letarouilly, op. cit., Bruxelles 1868, tav. 200, è la prima testimonianza finora conosciuta della pavimentazione così come si presenta attualmente nella chiesa. Tale schema si differenzia dal pavimento che si vede tuttora, oltre che per le iscrizioni, probabilmente successive al rilievo, per la botola centrale che è romboidale anziché circolare e i clipei laterali, disegnati circolari anziché ovali. Precedentemente al disegno di questi,
  12. 12. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 12 Una delle quattro iscrizioni funerarie, si trova al centro del pavimento; ha un diametro di cm. 89 ca. e copre una botola in travertino: unica via per raggiungere la cripta sottostante la chiesa. La cripta ha una pianta quadrilatera con una volta a botte intonacata, ad arco molto ribassato, (all. E 74), e non è in asse con la chiesa. Posizionando il filo a piombo tangente verso nord il bordo interno della botola, la parete sud si trova a cm. 177 da esso, mentre la parete nord dista dallo stesso, cm. 377 ca. (v. rilievo allegato). Il disassamento della cripta rispetto alla chiesa è evidente anche circa l’orientamento ovest-est; la parete est della cripta dista dal bordo interno della botola verso ovest, cm. 337 ca., mentre la parete ovest è a cm. 149 dallo stesso. Questa parete presenta una scala di due rampe in mattoni che sale a circa cm. 53 dal solaio del pavimento superiore, (all. E 79) il quale, in questo punto non è intonacato; le alzate della scala variano entro i valori di cm. 19 e cm. 24, le pedate hanno misure comprese tra cm. 30 e cm. 36. La scala giunge con la prima rampa sino quasi sotto l’ingresso della chiesa per poi tornare all’interno della stessa con la seconda rampa. La funzione di tale scala non è nota; è possibile che questa fosse l’accesso a un locale sottostante la chiesa e preesistente a questa27 . l’unico rilievo del S.Andrea con annesso uno schema di pavimentazione è quello del Codice Oreste Vannocci Biringucci (vedi App. II, pag. 193 e all. C 2); dato però che qui l’ammattonato sembra appartenere a una pianta quadrata anziché rettangolare, è improbabile che si riferisca al S.Andrea. 27 A tale proposito il Lanciani, Storia degli scavi di Roma, Roma 1907, vol. III, pag 27, suggerisce l’ipotesi che il S.Andrea sia stato costruito sul preesistente mausoleo romano di un certo Caius Anneius e riporta l’iscrizione che sarebbe stata rinvenuta durante i lavori di fondazione della della chiesa, raccolta nel “Corpus Iscriptiones Latinorum” (vol. VI, parte V, n.1149) L’Eschinardi, Descrizione di Roma e dell’agro romano, Roma 17560, pag.194, afferma, sempre a questo proposito: E’ questo bel tempio fabbricato sulle rovine d’antico mausoleo, E’ un gran danno per questo mausoleo……”..
  13. 13. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 13 Se la chiesa di S.Andrea fosse stata costruita sui resti di un edificio romano, di cui la cripta fosse l’ipogeo, la scala potrebbe appartenere all’antica costruzione e sarebbe meno anomalo il disassamento della cripta stessa rispetto alla chiesa28 . Comunque, senza escludere l’ipotesi di una preesistenza anteriore al S.Andrea, probabilmente la scala è stata realizzata unicamente per la costruzione della cripta, successivamente all’edificazione della chiesa, secondo una prassi molto diffusa nel XVI secolo e, considerando non necessario un accesso permanente alla crita, la scala venne ricoperta dal pavimento29 . All’interno della cripta ci sono otto bare, cinque di adulti e tre di bambini, di persone decedute tra il 1821 e il 1866 e una frase scritta a mano, ripetuta diverse volte, sulla parete nord30 . Non vi è attualmente alcuna traccia che lasci supporre che anche precedentemente al XIX secolo la cripta sia stata adibita a luogo di sepoltura31 . 28 L’ipotesi è però in parte contraddetta dall’osservazione, sia del laterizio impiegato per la volta della cripta, per il quale sono stati trovati frammenti di “tegolozze”, tipici mattoni cinquecenteschi usati per la pavimentazione, sia per quello della scala, che sembra essere anch’esso cinquecentesco piuttosto che romano. 29 Circa la funzione della scala e l’individuazione dell’originario ingresso alla cripta, attualmente raggiungibile soltanto attraverso la botola del pavimento, la Orazi, nel corso di colloqui relativi alla preparazione di questo studio, avanza una suggestiva ipotesi. Ella considera che il S.Andrea sia stato costruito su un vero e proprio “podio”, con una scala a due rampe convergenti e ipotizza che inizialmente il Vignola avesse previsto di collocare in tale elemento architettonico un accesso diretto alla cripta dalla strada, mediante una scala. Successivamente poi, determinatasi la necessità di ridimensionare la scala a due rampe antistante la chiesa, affinchè quest’ultima non si sviluppasse troppo in altezza, il progetto di realizzare un accesso all’ipogeo esternamente alla chiesa venne abbandonato. Cosicchè rimase realizzata unicamente la scala utilizzata per la costruzione della cripta; in seguito detta scala sarebbe stata coperta dal pavimento. Tale ipotesi si basa sull’attribuzione al Vignola, effettuata dalla stessa studiosa, dello scalone d’onore nella Cour Ovale di Fontainebleau (v. A. M. Orazi, Jacopo Barozzi 1528-1550, Roma 1982, pag. 138) e sull’osservazione che la scala a due rampe convegenti, oltre che presente in esempi antichi, fu oggetto di studio da parte di Michelangelo per il palazzo senatorio in Campidogio (cfr. A. M. Orazi, op. cit., Roma 1982, pag. 139) e che tale elemento, con la piccola esedra centrale, poteva suggerire la presenza di un ingresso. E’ da notare che la rampa inferiore della scala si trova in posizione simmetica rispetto alla facciata della chiesa e potrebbe quindi rappresentare il primo elemento della scala prevista e non comletata. L’ipotesi della Orazi coinvolge l’intera considerazione e il giudizio critico nei confronti del S.Andrea che si sono delineati a seguito di questo studio, poiché sottende l’ipotesi che la chiesa dovesse avere, almeno in una prima idea progettuale, dimensioni molto maggiori di quelle attuali e, conseguentemente, dovesse rivestire un’importanza e una “rappresentatività” del tutto diverse da quelle che poi in realtà ha assunto. Per tali motivi non ritengo probabile che possa essersi verificata una circostanza simile. Circa la scala a due rampe, oltre che ricordare il disegno del Peruzzi degli Uffizi, n. U 424 Ar (v. App. II, pag. 231 e all. F 27 ) ove è rappresentato un simile elemento architettonico e che quindi può essere stato il referente più prossimo al Vignola, penso che questi abbia semplicemente voluto costruire il S.Andrea normalmente rialzato rispetto al piano stradale, secondo la prassi del tempo, espressa in m maniera esplicita da Sebastiano Selio, Quinto libro dell’Architettura, Venetia 1548, ff. 201-202, 3v-4: “Questo tempio sarà levato da terra cinque gradi per lo meno, né si farà errore levandolo assai di più: perché di tempo in tempo la terra si innalza, come veggiamo ai nostri tempi nella maggior parte delle chiese vecchie, nonché antiche, perché vi si discende, dove già si saliva”. 30 La frase è: “Carissimo mio quanto fratello”. (all. E75). 31 Esiste a questo proposito soltanto la scritta posta sulla veduta del S.Andrea, di Carlo Rainaldi (A. S. V.: Cod. Barb. Lat. 4411, f. 1) “Chiesa di S.Andrea apostolo sulla via Flaminia dove si seppellivano quelli che si trovavano morti in campagna”, ma è probabile che qui venissero soltanto officiati i riti funebri.
  14. 14. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 14
  15. 15. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 15 Costruzione, uso e gestione Costruzione La prima citazione fino ad oggi conosciuta, della chiesa di S.Andrea, è contenuta in una lettera di Camillo Capilupi al cardinal Gonzaga, dataa 20/11/1552, ove la chiesa è detta “S. Andrea della vigna”32 . Del 30/11/1552 è la descrizione del Coleine33 , riferentesi alle celebrazioni per la festa di S. Andrea: “Adì 30 di novembre 1552 lo die de S.Andrea lo Papa fece correre cinque Palij uno de Barbari co li Barilesi è co li scalpellini, è co li vignaroli dal popolo fino a S.Andrea che la chiesa fece lui nova sotto la sua vigna…..34 . Il documento, che in parte riprende quanto riportato dal Massarelli35 , fornisce due importanti informazioni: Giulio III è il committente della chiesa e questa è costruita “ex novo”. Probabilmente alla data del 30/11/1552 la chiesa, sebbene in avanzato stato di realizzazione, non è ancora completata in quano esistono alcune registrazioni di pagamenti effettuati per lavori, relativi alla sua costruzione, di molto successive a questo periodo, contenute nel libro contabile della Camera Apostolica di Giulio III36 In tale libro mastro sono riportate le spese per i lavori necessari alla realizzazione di villa Giulia e, sebbene tali registrazioni siano del tutto insufficienti per 32 Archivio Gonzaga in Mantova, lettera citata in: L. von Pastor, Geschicte der Papster, Friburg 1913, pag. 253 (ediz. It. Roma 1922, vol. VI, pag. 34) 33 Cola Coleine fu capo del rione Trastevere, negli anni ‘21-‘61 34 Cola Coleine, Diario dal 1521 al 1561. (A. S. C. : Credenz. XIV tomo VII, f. 18v) 35 Angelus Massarelli, De Pontificatu Jilii III pontificis maximi Diarium, in: M. Merkle, Concilium Tridentinum, Friburgi 1911, vol. II, pp: 149-243. 36 Il libro ha la seguente intestazione: “In questo libro si scriveranno li denari che si spendono giornalmente nelle fabriche et agricolture così in Palazzo come fuori cominciando questo dì primo di gennaio 1552, tenuto per me F. Giovanni Aleotto vescovo di Forlì”. (A. S. R.: Camerale I, Fabbriche, b. 1519,f. I)
  16. 16. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 16 ricostruire l’entità e la qualità dei lavori cui si riferiscono, così come è stato osservato37 , esse possono tuttavia fornire indicazioni per il presente studio38 . Come si è già desunto dal documento del Coleine, il committente della chiesa è Giulio III, dato che le spese per la costruzione del S. Andrea furono sostenute dalla tesoreria di questo papa; a conferma di ciò esiste anche un passo della relazione redatta in occasione della visita apostolica del 1630 dove si legge: “Julius…………………….a fundamentis erexit”39** La realizzazione della chiesa voluta da Giulio III, è stata spesso posta in relazione con l’aneddoto secondo il quale la fuga dalla prigionia dell’allora monsignore Giovanni Maria Ciocchi Del Monte (futuro papa Giulio III), durante l’assedio del ’27, sarebbe avvenuta nella notte tra il 29 e il 30 novembre giorno di S.Andrea e perciò la chiesa sarebbe stata fatta erigere “ex voto” Diventato papa, questi ebbe effettivamente una particolare devozione per S.Andrea, facendo celebrare con solennità il giorno 30 novembre dedicato al santo40 . L’architetto che risulta essere stato alle dipendenze del papa in maniera continuativa dal 1 febbraio 155141 al marzo 1555, è Vignola che percepisce un regolare salario mensile di 13 scudi d'oro. A questi si deve perciò attribuire la progettazione della chiesa anche in considerazione del fatto che, come si vedrà in seguito, questa fu iniziata quando il cantiere era già aperto da circa 18 mesi, ed è quindi possibile ritenere che non fosse stata prevista precedentemente al 155142 . Circa la retribuzione del Vignola, è da segnalare che lo stipendio mensile di 13 scudi è quella spettante al secondo architetto. Il primo architetto di un cantiere 37 Vedi, tra le numerose pubblicazioni, T. Falk, Studien zur topographie und geschicte der Villa Giulia in Rom, in: “Romisches”, 13, (1971), pp. 101-178. 38 Si vedano le registrazioni in App. III, pp. 244, 245, 248, 29 e gli allegati H4 e H7 . 39 A.S.V.: Sacrae Visitationis, n. 4, f. 40 r** 40 Vedi in Appendice III, pp. 241 e 247, e gli all.ti H 1 e H 6 ** 41 A. S. R. : Camerale I, Fabbriche, b. 1517/B, f. 27. (v. App. III, pag. 144 e all. H 4 42 Ci si riferisce all’eventualità che la chiesa potesse essere contemplata nelle sue caratteristiche architettoniche già definita, nei disegni iniziali del complesso di Villa Giulia che, secondo quanto afferma Vasari, Le vite, ed. G. Milanesi, Firenze 1906, vol. VII, pag. 694, furono consegnati a Michelangelo perché li correggesse. Ipotesi da escludere decisamente.
  17. 17. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 17 dell’epoca riceveva generalmente 25 scudi al mese43 Questo confermerebbe quanto scritto da Vasari 44 . Non sono stati trovati, finora, documenti di fondazione relativi alla chiesa per poter stabilire la data d’inizio dei lavori per la sua costruzione. Secondo una ricostruzione, pubblicata dal Falk 45 , dell’assetto proprietario precedente agli acquisti di Giulio III, il S.Andrea venne costruio sulle vigne appartenute ad Antonio de Cucinis e Cesare de Ammanis che cedettero i loro terreni in data 21 e 22 marzo 155246 . Perciò i lavori per la chiesa dovrebbero essere stati iniziti successivamente a tali date. Dalla nota di pagamento a Pellegrino pittore in data 25/11/1553, che si riferisce a un lavoro già eseguito: “per…..haver dipinto li due nicchi dell’altare di S.Andrea”47 si può desumere che a quella data la costruzione della chiesa fosse terminata almeno per la pate architettonica, Il completamento generale può essere avvenuto entro i primi mesi del ’54 48 . Attraverso l’esame dei conti camerali si conoscono soltanto i nomi di alcune maestranze specialistiche che intervennero in S. Andrea. Infatti coloro che vengono retribuiti appositamente per lavori condotti nella chiesa, oltre il pittore Pellegrino, già menzionato49 , furono: Girolamo da Sermoneta, il quale realizzò per il S. Andrea la pala d’altare50 ; Simon Cioli, scultore, autore dell’arme dei Del Monte per la facciata della chiesa51 , Hieronimo muratore che ricevette 103,53 scudi per un lavoro in “S. Andrea et alla casa del Porto52 ; questi dovrebbe essere lo stesso Hieronimo che nel medesimo libro mastro risulta essere uno specialista in opere di pavimentazione53 e potrebbe quindi essere l’autore del pavimento della chiesa. 43 Tanti ne riceve al mese, per esempio, Pirro Ligorio nel gennaio del ’58 per i suoi lavori al Belvedere Vaticano, ( J. S. Ackerman, The Cortile del Belvedere, Città del Vaticano, 1954, pag. 171). 44 G. Vasari, Le vite, ed. cit., vol. VII, p. 107: “Nella quale fabrica (Villa Giulia) ed altre cose che (Vignola) fece per quel pontefice (Giulio III), durò molta fatica ma ne fu male remunerato”. 45 T. Falk, op. cit., in “Romisches”, 13, (1971), pag. 106 46 A. S. R. : Coll. Not. Capit. “Jo Michelchin”, vol. 1160, f. 74r e f. 74v. vedi in App. III, pagg. 242, 243 e all.ti H 2 e H 3 47 A. S. R. : Camerale I, Fabbriche, b. 1519, f. 74 v. 48 Il 18/2/’54 viene acquistata una campana per S. Andrea. (A. S. R : Camerale I, Fabbriche, b. 1519, f. 87) 49 Cfr. supra 50 A. S. R.: Camerale I, Fabbriche, b. 1519, f. 76 e f. 86v. 51 A. S. R.: Camerale I, Fabbriche, b. 1519, f. 75v. 52 A. S. R.: Camerale I, Fabbriche, b. 1519, f.70 53 E’ pagato per lavori ai pavimenti del ninfeo (A. S. R. : Camerale I, Fabbriche, b. 1519, f. 73). Questi, detto anche Girolamo da Milano (A. S. R. : Camerale I, Fabbriche, b. 1519, f. 28v) può essere identificabile con Mastro Hieronimo de
  18. 18. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 18 E’ chiaro dunque che queste non possono essere state le sole maestranze che parteciparono alla realizzazione della chiesa e che per una loro più approfondita analisi questa debba considerare l’intero cantiere di Villa Giulia, così come si farà in seguito54 . Per quanto riguarda la provenienza dei materiali da costruzione che furono utilizzati, è noto che un ingente quantitativo di mattoni per pavimentazione fu fatto giungere da Genova nel marzo 1552 “per mattonar le stanze della vigna55 . E’ possibile che parte di questi mattoni siano stati adoperati per il pavimento della chiesa. Il peperino che iniziò ad essere lavorato, a partire dal maggio del ‘5256 , per l’intero complesso di Villa Giulia e quindi anche per il S. Andrea, venne estratto “parte in casa Colonna a Santo Apostolo, parte………….a Monte Cavallo”57 . Fabricis a cui viene saldato un conto, il 16/11/’56, per lavori nel Palazzo Aostolico e in Belvedere. (A. S. R. : Camerale I, Mandati Camerali, b. 901, f. 166). 54 Vedi infra 55 A. S. R.: Camerale I, Fabbriche, b. 1519, f. 17. 56 A. S. R.: Camerale I, Fabbriche, b. 1519, f. 24 . 57 A. S. R.: Camerale III, Palazzi e ville, b. 2089, passim. Il Lanciani, Storia degli scavi, Roma 1907, vol. III, p. 19, ritiene che le due cave indicate appartengano allo stesso sito, ma evidentemente così non è.
  19. 19. Uso e gestione Morto papa Del Monte il 23/3/1555, il complesso di Villa Giulia subisce una prima divisione registrata in data 28/10/1556, con atto del notaio Alexander Peregrinus nel quale la vigna, detta del cardinal Del Poggio, viene assegnata al Chierico di Camera Vitellozzo Vitelli58 . In questo periodo la chiesa, confinante con la vigna ceduta al Vitelli, non è più sede di particolari celebrazioni, tanto da non venir neppure menzionata dal Coleine nella sua rievocazione delle manifestazioni in onore di S.Andrea del 30/11/1556. “Adì 30 lo die de S. Andrea lo papa venne in processione con 24 cardinali a piedi; e lui in sedia, giessi da Palazzo, venne in piazza S. Pietro e giù all’altare grande, e disse le litanie, e poi venne a vedere la testa di S. Andrea tutta la via accompagnato da molti archibusieri”.59 Nel settembre 1560 viene concessa una prima “limosina” di 4 scudi da papa Pio IV ai padri Agostiniani di S. Maria del Popolo, per la officiatura di messe in S. Andrea; limosina che sarà seguita da altre analoghe, con frequenza mensile, fino al 156460 . La conferma che Pio IV si interessò affinchè la chiesa fosse curata, è nella Bolla “Sacri Apostolatus Ministerio” del 1/1/156161 . Con essa, Pio IV erige il S. Andrea in parrocchia, ne affida la cura ai padri Agostiniani di S. Maria del Popolo che per questa, riceveranno una vigna vicina e una pensione annua di 100 ducati, e ordina la realizzazione di una abitazione per quattro frati62 . 58 A. S. R. : Not. R. C. A., A. Peregrinus, vol 1448, ff. 582r, 582v, 583r. Documento trascritto per la prima volta da R. Lanciani op. cit., Roma 1907, vol. III, pag. 28, con segnatura incompleta. (v. App. III, pag. 255 e all. H9) 59 A.S.R.: Credenz. XIV, tomo VII, f. 33. V. all. H8 ** 60 Le notazioni di tali pagamenti sono state trovate analizzando i registri della “Tesoreria segreta” e delle “Fabriche” di papa Pio IV. Per le singole segnature si vedano gli allegati H 11 e H 14. 61 Il documento è riassunto in una successiva Bolla di Gregorio XIII (A. G. A. : “Convento di S. Maria del Popolo”, M 35/1, ff. 518-524) derivata dal Motu Proprio (A. G. A. : Convento di S. Maria del Popolo, M 35/1, f. 517) (all. H 16)**. 62 Edificio non più esistente, doveva occupare l’intera parete nord del S. Andrea ed essere a due piani. Individuabile nella veduta del Falda (all. B3). Molte rappresentazioni del S. Andrea riportano un “abbaino”, posto sul tetto di tale costruzione, rivolto verso via Flaminia. Possiamo considerare, con buona percentuale di probabilità, che l’”abbaino” vi fosse realmente.
  20. 20. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 20 Tali provvedimenti vengono ricordati anche nell’atto di suddivisione della proprietà di villa Giulia, datato 20/1/156263 . E’ probabile che l’officiatura di messe, celebrata dagli Agostiniani in S. Andrea sia stata pressochè regolare sino al maggio 1564, data nella quale cessano le “limosine” di Papa Pio IV: “Adì detto (24 di agosto) scudi 4 de moneta fattici restituire ……per il mese di giugno passato ……. Che non si è pagata, né si pagherà più…”. 64 ** Esiste comunque la registrazione di un pagamento di 60 scudi ai frati di S. Maria del Popolo in data 2/1/1565 per i sei mesi precedenti: “Adì 2 gennaio a Censi alla sede apostolica scudi 60 di moneta, pagasi li depositari generali alli frati del popolo per la pensione di sei mesi per la chiesa di S. Andrea fuori alla porta del Popolo”.65 ** Dopo la data del 1565 non risulta che siano stati intrapresi provvedimenti, né effettuati pagamenti in favore degli Agostiniani in relazione alla loro cura del S. Andrea. Nel 1571 Pio V, successore di Pio IV, tolse la cura della chiesa agli Agostiniani e la affidò ad un Rettore che dispobeva, oltre che di una vigna annessa alla chiesa, anche di una cospicua rendita a carico dei proprietari di immobili prospicienti la via Flaminia. Questa diversa assegnazione è ricordata nel “Motu proprio” “Cum sicut accepimus” ** di Gregorio XIII del 17 settembre 157466 . Circa questo provvedimento l’Alghisi67 afferma che esso non ebbe effetto e di non conoscerne il motivo: “nulla habuit executionem: eium causa ignoro”68 , ** mentre abbiamo prova della messa in atto di tale disposizione poiché la tassa a carico dei parrocchiani possidenti, risulta essere stata oggetto di discussione nel Consiglio Comunale del 16/10/1571 ove si affermava che tale imposizione “partorisca gran 63 A: S. R.: Not. R. C. A. Peregrinus, f. 74. Trascritto da T. Falk, op. cit., p. 174, in “Romisches Jharbuch fur Kunstgeschichte 13, (1971), con indicazione incompleta della segnatura. Documento non trovato. (v. App. III, pag. 263 e all. H 13 ) . 64 A.S.R.: Camerale I, Fabriche, b. 1512, f.44v. (all. H14a)** 65 A.S.R.: Camerale I, Tes. Segr., b. 1568, f. 1r. (all. 14b)** 66 Documento riassunto nella successiva Bolla di Gregorio XIII, già citata. (A. G. A. : Convento di S. Maria del Popolo, M 35/1, f. 517) (all. H 16)**. 67 Monaco agostiniano, autore del “Chronicon ab anno 1438 ad annum 1686” . 68 A. G. A.: Congregazione lombarda, Chronicon I, f. 136, n. 42
  21. 21. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 21 danno a particolari”. Perciò lo stesso Consiglio decise: “……eligendos esse aliquos nobile qui, una cum conservatoribus et priore, accedant ad S. D. N. eidemque humiliter supplicent pro revocatione dicti Motus Proprii…”69 . Questo stato di fatto si protrasse sino al 1574 quando papa Gregorio XIII decise di affidare nuovamente la chiesa agli Agostiniani di S. Maria del Popolo, ripristinando i benefici soppressi da Pio V 70 . Gli Agostiniani traevano una rendita dall’affitto della vigna annessa al S. Andrea, rendita che durò sino all’ottobre del 1616, data in cui un certo Amerigo Capponi, fiorentino, liberò dal canone la vigna, pagando 1200 scudi agli Agostiniani, così come si legge nell’atto del notaio Michelangelo Cesius71 . A questo proposito è da notare che nel documento del 1617 relativo al cosidetto Palazzo del cardinal Del Poggio dato da Pio IV al Granduca Cosimo I e alle proprietà limitrofe a quella dei Medici72 , circa la chiesa di S. Andrea, si dice: “è una piccola chiesetta………….il Sig. Amerigo Capponi l’ha preso con la vigna che gli è attorno a livello e ne paga canone”. Risulta chiaro che il Capponi aveva la disponibilità sia della vigna che della chiesa e certo dell’annessa casa, forse utilizzando gli edifici per il comodo della vigna73 . Alla data del 24/4/1630, con un editto della “Congregazione per la Sanità”, venne registrata l’istituzione di un lazzaretto fuori della porta del Popolo che è da porre in relazione con il disegno del Rainaldi raffigurante la facciata del S. Andrea e che reca la frase: “Chiesa di S. Andrea dove si sppellivano quelli che si trovavano morti in campagna74 Dato che non è stata ritrovata alcuna traccia in S. Andrea di sepolture risalenti a tale periodo, è probabile che nella chiesa venissero officiati soltanto i riti funebri. 69 Tale documento è stato pubblicato, per la prima volta, in R. Lanciani, op. cit., Roma 1907, vol. III, p. 27 (v. App. III, pag. 267 e all. H 15 ) (A.S.C.: Decretor, Po. Po., Credenz. I, tomo XXV, f.148) 70 A. G. A.: Convento di S. Maria del Popolo, M 35/1, ff. 518-524. Si veda il Motu Proprio dal quale è derivata. (v. App. III, pag. 268 e all H 16 )** . 71 A. S. R.: Not. Capitolini, ufficio 33, ottobre 1616, ff. 148r, 148v. (v. App. III, pag. 278 e all. H 19 )** 72 Firenze, Archivio di stato: “Misc. Med.”, filza 463, fasc. 5 (v. App. III, pag. 279 e all. H 20 ). Documento pubblicato in T. Falk, op. cit., in “Romisches”, 113, (1971), pag. 113. 73 Circa il complesso dei terreni e delle proprietà nel tratto suburbano della via Flaminia e limitrofe della chiesa, è possibile che ulteriore materiale documentario sia conservato negli archivi di stato di Parma e Piacenza, nell’archivio dei Borbone di Napoli e di Madrid. 74 B.A.V.: (Cod. Barb. – Lat., 4411, f. 1 (all. B 1 ). Il disegno appartiene al Codice Barberini-Latino 4411 “dedicato al card. Francesco Barberini - eletto papa Urbano VIII - totius status e superintendenti generali” (M.Manieri Elia, S.Gallo Curcio ,Uso dei modelli architettonici, Roms 1982, p. 323)
  22. 22. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 22 L’istituzione del lazzaretto fuori della porta del Popolo è forse connessa con la visita apostolica del S. Andrea in data 29/4/163075 . La relazione della visita descrive l’attività che si svolgeva nella chiesa, consistente nella officiatura di messe la domenica e nelle festività, da parte dei padri Agostiniani di S. Maria del Popolo: Inoltre si trova riportata l’affermazione di un certo frate Jacobus de Forlivio, il quale, “ …….interrogatus, respondet se esse a conventu deputatum ad missam in hac ecclesia celebrans ad quam accedit de mane simul cum clerico….”. Ossia egli, incaricato di celebrare le messe in S. Andrea, afferma di recarvisi “de mane”. Da ciò si può desumere che l’edificio per quattro frati ordinato da Pio IV, fosse disabitato o, almeno, non vi risiedessero religiosi76 . Risulta un’altra visita apostolica nel 165877 , data oltre la quale non rimane alcuna documentazione relativa alla chiesa sino alla visita apostolica effettuata nel 1817; in occasione di questa, un tal Monsignor Poggiarelli redasse una succinta storia del S. Andrea 78 . Durante il periodo 1821-1866 la chiesa fu adibita a luogo di sepoltura come testimoniano le quattro iscrizioni in marmo79 poste sul pavimento, e le casse mortuarie presenti nella cripta della chiesa stessa. Dal 1826 è documentato, nei confronti del S. Andrea, un vivo interesse del Valadier, grazie all’insistenza del quale furono eseguiti lavori di restauro nel biennio 1829-183080 . 75 A. S. V. : “Sacrae visitationis”, n. 4, ff. 40r, 40v, 41. (v. App. III, pag. 280 e all. H 21 )**. 76 L’Alghisi ha letto soltanto il decreto (di cui una copia è presso l’Archivio Agostiniano, A. G. A. : Congregazione lombarda, Y, f. 294) **, annesso alla relazione della visita apostolica, nel quale si ordina la rimozione degli attrezzi agricoli dalla chiesa desumendone così un compromesso stato di conservazione di questa e, concordi con l’Alghisi, furono tutti gli studiosi successivi. In realtà tale decreto non si riferisce al S. Andrea ma al sacello di S. Maria delle Grazie, visitato successivamente alla chiesa, nello stesso giorno. Nel decreto si ordina: “tectum vestibuli, seu porticus sacelli sarciatur. Pavimentum vestibuli, et sacelli in partibus necessariis reaptetur”. Pur interpretando il sacello con l’intera chiesa di S. Andrea, rimane di difficile individuazione il vestibolo. Per contro, nella “Visitatio Sacelli” di S: Maria delle Grazie si afferma: “(il sacello) habet ante se vestibulum, cuius tectum ruinam minatur, ac pavimentus tam vestibuli, quam sacelli eget refectione”. Nell’Ordinanza si considera di chiudere con un muro una porta “qua a latere epistula huius altaris ingreditur ad mansionem quam possidet Albericus Antonbellus”. Non risulta una proprietà dell’Antonbelli confinante con il S. Andrea; mentre, a proposito di S. Maria delle Grazie si descrive: “a latere epistole altaris adest porta …..ad proxima mansione qua possidetur ab Alberico Antonbello”. Infine, a proposito dei “Tercular et alia instrumenta ad vindemiam deputata illico” da rimuovere secondo il decreto, essi si riferiscono, molto probabilmente, allo “scannum er alia instrumenta torcularia ad usum vindemia” rinvenuti “infra sacelli”, durante la visita a S. Maria delle Grazie. 77 A. G. A.: Congreg. Lombarda, “Indice del Verani”, f. 180**. 78 A. G. A.: Convento di S. Maria del Popolo, M 35/1, ff. 511-516**. . 79 Vedi Allegati E 73 a,b,c,d. 80 A. S. R.: Camerlengato, p. II, tit. IV, b. 171, fasc. 518**., passim
  23. 23. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 23 Da una richiesta del 1919, da parte del Vice Parroco di Santa Croce di effettuare “lavori di sgombro e pulizia intorno al S: Andrea”81 , siamo a conoscenza che la chiesa medesima è passata alle dipendenze di questa Parrocchia. Attualmente, il S.Andrea dipende dalla Parrocchia di S: Eugenio. 81 A. S. C. : AA. BB. AA., MPI, div. 1, anni 1908-1924, b. 868, fasc. 1**, passim
  24. 24. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 24 I restauri I primi lavori di restauro documentati, furono quelli eseguiti nel periodo 1828- 1830 con la soprintendenza del Valadier, allora architetto camerale. Si può ragionevolmente supporre che durante i due secoli e mezzo circa intercorsi tra la costruzione della chiesa e i lavori di restauro del Valadier, si siano resi indispensabili alcuni interventi di manutenzione per i quali, pur non avendo documentazione relativa, è possibile formulare delle ipotesi tramite alcune osservazioni che verranno considerate in seguito. Il primo dato a noi noto è il pessimo stato di conservazione della chiesa osservato dal Valadier nella sua lettera indirizzata al camerlengo nel 182682 . In questa , datata 22 luglio 1826, Valadier afferma di aver riscontrato che “dalla parte di tramontana una porzione del cornicione sferico è caduto , e parte sta per cadere”83 e inoltre che il S.Andrea “viene divorato dagli alberi e rughi che ivi vi allignano” 84 , e quindi di aver ordinato l’estirpamento della vegetazione circostante e il collocamento di alcuni sostegni allo stesso cornicione per impedirne una ulteriore rovina. Alla data del 17 ottobre 1826 lo stesso architetto scrive al camerlengo che il preventivo per l’anno 1827 “ è già pronto” e contiene anche la somma di spesa che potrà occorrere per i lavori più necessari per il tempietto 85 . A tale tempestività non corrisponde un’adeguata azione da parte del camerlengo se il 17 dicembre 1828, il Valadier torna nuovamente a parlare con questi, circa il pessimo stato di conservazione del S. Andrea. Nell’occasione l’architetto, recatosi in loco, ha riscontrato che le acque piovane trapassano all’interno del tempio, che “le decorazioni esterne si salnitrano e cadono” 86 , che l’umidità è la causa principale del distacco dei mattoni del pavimento “ “ e così in tutte le parti vi si rilevano danni…..”87 . E’ una descrizione preoccupata, nella quale si auspica un “restauro fatto come si conviene, da isolare il monumento dalle lordure della vigna col farle un muro di cinta che se lo allontani”88 , allegando un conto preventivo dettagliato dei lavori da eseguire, redatto il 1 dicembre 1828 89 . 82 A. S. R.: Camerlengato, p. II, tit.IV, b. 171, fasc.518, lett. n. 469**. (v. App. III, pag. 298 e all. H 24). ) 83 A: S. R.: Camerlengato, p. II, tit. IV, b. 171, fasc. 518, lett. n. 469. (v. App. III, pag. 298 e all H. 24 ) 84 A. S. R.: ibidem 85 A. S. R.: Camerlengato, p. II, tit. IV, b. 171, fasc. 518, lett. n. 505**. (v. App. III, pag. 300 e all. H 25 ). 86 A. S. R.: Camerlengato, p. II, tit. IV, b. 171, fasc. 518, lett. n. 1271**. (v. App. III, pag. 310 e all. H 27 ). 87 A. S. R.: Camerlengato, p. II, tit. IV, b. 171, fasc. 518, lett. n. 1271. (v. App. III, pag. 310 e all. H 27 ). 88 A. S. R.: ibidem 89 A. S. R.: Camerlengato, p. II, tit. IV, b. 171, fasc. 518**, conto preventivo parziale. (v. App. III, pag. 301 e all. H 26 )
  25. 25. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 25 Prima di analizzare in dettaglio questo preventivo, si può osservare una voce dell’analisi dei “lavori ad uso di verniciaro e imbiancatore”, inclusa nel preventivo stesso, che fornisce utili indicazioni per poter meglio comprendere le caratteristiche salienti dell’intervento auspicato dal Valadier. In essa si legge “Per dare esternamente sulle cortine, e sopra le cornici di stucco che devono imitare la tinta del Peperino, che assieme formano quad. Canne 88……”; da ciò si ricava chiaramente che l’architetto intendeva rivestire la cortina esterna del S.Andea per uniformarla al colore della facciata in peperino90 . Si esamina ora in dettaglio il preventivo del 1828: gli interventi maggiori da realizzare riguardavano: - il restauro di due gradini della cupola - la cornice del tamburo e quella dell’attico per la “muratura delle lastre di lavagna…..…” - la cornice interna d’imposta della cupola: “per il restauro della cornice d’imposta lunga girata palmi124 alta palmi 3,5/6 di aggetto palmi 3 con corniciatura n.84 mensole….. e corniciata con 3 palmi d’intaglio, in cortina, da risarcire in parte anche l’ossatura con chiodoni…..”. - “vari rappezzi di spicconatura, ricciatura e colla nelle parti corrose dalle piogge e salnitre nel quantitativo assieme di canne quadrate 6, ½…….”. - il pavimento “per vari rappezzi di mattoncini ottangolari con astrico (?) sotto……” - varie stuccature di spigoli e di buchi alli muri………”. - “la smuratura di una delle finestre verso mezzogiorno per dar luce al tempio, alta palmi 10 e larga palmi 5,1/2….”. - scavo, fondamenta e realizzazione del previsto muro di cinta della chiesa. Circa i lavori ad “uso di verniciaro e d’imbiancatore”, era previsto un lavoro “per la tinta da darsi internamente a tutta la chiesa di tinte abbassate e degradate con buona armonia con buona colla raschiando prima tutte le imbiancature e color giallo……nonché li capitelli da darli una leggera tinta per non alterarne l’intaglio….”. Tornando ad una considerazione più globale del lavoro auspicato dal Valadier, si può notare che gli interventi previsti in S. Andrea erano molteplici e 90 Il Valadier quindi, prevede qui in intervento perfettamente coerente con la propria usuale metodologia di restauro, che egli stesso descrive sia nel discorso del 20 dicembre 1821 per il restauro dell’Arco di Tito (Narrazione artistica dell’operato finora nel restauro dell’Arco di Tito……….., Roma 1822, letta il 20/12/1821. Citata in P. Marconi, Roma, 1806-1829: un momento critico….., in “R. s. a.”, 8, (1978), pag. 71, nota 5), sia in Opere di Architettura e di Ornamento, Roma 1833, p. 17 e seguenti, circa le “dipinture mimetiche”. Questa pratica consiste, come ha osservato Marconi, op. cit., pp. 63-71, nel rivestire la superficie esterna del manufatto con una “patina a fresco”, la quale, oltre che mascherare le possibili imperfezioni del rivestimento, costituisce uno “strato di sacrificio” a protezione del materiale sottostante. Tale pratica , come si osserverà in seguito, sarà fortemente osteggiata dal Nibby, da Pasquale Belli e, in particolare, da F. Aurelio Visconti, membri, insieme al Valadier, della Commissione di Belle Arti che soprintende ai lavori del S: Andrea.
  26. 26. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 26 richiedevano, per i soli lavori “a uso muratore” “n. 45 giornate di 4 uomini, 2 mastri e 2 garzoni” a testimonianza di uno stato di conservazione molto compromesso91 Un’ultima notazione sopra questo Conto” è riservata alla cupola: il Valadier afferma che “la Calotta osia Cuppola che copre questo grazioso edificio, è originalmente in coccio-pisto il quale dal lungo tempo si è disciolto, e le acque pluviali trapelando il suo medesimo, trapassano nell’interno per cui………” egli prevede il risanamento di questa, riproponendo lo stesso rivestimento. Questo preventivo di spesa ammonta a 2.826,29 scudi come risulta all’articolo 9 del “Preventivo dei lavori da farsi negli antichi monumenti dell’Esercizio 1829”92 , nel quale il Valadier stesso avverte “che un rivestimento qualunque potrà farsi con tanta minor spesa, ma non sarà né durevole né lodevole”. Non si conosce, attualmente, l’esatta data dell’inizio dei lavori ma, da una lettera del 2 luglio 1829 di F:Aurelio Visconti, sappiamo che il S. Andrea “ora si risarcisce” dall’architetto Piernicoli per la “Commissione delle Chiese”93 . In questa lettera, F:Aurelio Visconti critica il resturo condotto dal Piernicoli in S. Andrea che “per inopportuna economia ha soprapposto alla cornice del piantato quadro…….un tetto di Tegole e Coppi ……e coll’informe tetto indicato ha coperto il primo gradino della Calotta rotonda …….”. Il Visconti osserva poi che le modanature ddelle mensole “che cingono il Tolo si vanno riducendo liscie per uguagliare le frammentate a quelle che conservano la……..forma originale, onde….si ridurranno tutte uniformi nella deturpazione…..”. Nella lettera non si accenna ad alcuna critica circa eventuali rivestimenti esterni. In seguito a tale lettera, il 14 luglio una deputazione di Consiglieri della Commissione di Belle Arti costituita, come già detto, dal Valadier, dal Nibby, dal Belli e dal Visconti, fu inviata ad osservare i lavori di restauro della chiesa, alla quale l’architetto Frattini, sostituto del Piernicoli, rispose che quel rivestimento a coppi era preesistente al loro intervento e che si erano limitati a sostituire le parti rovinate. In effetti, è probabile che i coppi fossero stati posti in una manomissione prcedente dato che sono presenti, sempre sul gradino più basso della cupola, anche nella veduta del Boguet, già citata (all. B 7 ).. Nella relazione del sopralluogo del 14 luglio 1829, che venne affidata al Valadier, egli accenna a un “intonaco effimero” che copre la cortina del tamburo “la 91 Oltre alla logica di base del preventivo valadierano, precedentemente osservata, sembra esserci la volontà di effettuare un intervento di “ripristino” e, più spesso, “ricostruttivo” come, per esempio, nelle seguenti descizioni: - “ricostruzione del cornicione quasi per l’intero del tamburo elittico composto di mattoni a pezzi a termine del vecchio cadente e caduto”; - “risarcire la cornice nella parte quadrilunga che gira per tre lati di mattoni molto devastata e nella parte davanti in peperino………la quale converrà riprendere interamente nell’ossatura per una metà dell’estensione non essendo risarcibile quella che esiste”. 92 A. S. R.: Camerlengato, p. II, tit. IV, b.166, fasc. 409, passim . 93 A. S. R.: Camerlengato, p. II, tit. IV, b. 198, fasc. 1103**. (v. App. III, pag. 312 e all. H 28 ).
  27. 27. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 27 quale – egli afferma – sebbene non rotata, deve figurare tanto nella sua costruzione, che nella sua tinta naturale. Queste alterazioni, secondo il nostro sommesso parere, non dovrebbero soffrirsi….”. Tale frase risulta una precisa autocritica nei confronti della propria metodologia di restauro, basata anche sull’uso delle “dipinture mimetiche”. Nella relazione, al fine di eliminare l’umidità presente nella chiesa, il Valadier ritiene indispensabile che intorno ad essa vi fosse una strada larga almeno 15 palmi “più bassa del piano del tempio almeno 3 palmi ben selciata a scolo da portarsi al vicinissimo scolo della strada…. A dividere questa strada, ci vorrebbe un muro di fratta alto 12 palmi….giacchè, per l’intercapedine esterna la larghezza di 4 palmi col bordo di uno, è lo stesso che niente”94 . In un’ultima nota, la relazione prima citata, avverte l’architetto Frattini di “non far sorgere dal tempio il nuovo piccolo campanile, ma bensì dall’adiacente fabbrichetta della sagrestia”95 . Tra le “eredità” di probabili manomissioni sulla chiesa precedenti al 1828, vi è anche quella di una croce posta sulla sommità della cupola, posizione che, come osservò giustamente il Valadier in una lettera del 5 agosto 1828 ove è riportato un piccolo disegno autografo della cupola, “male ideata è……giacchè da niuna parte osservando il monumento da vicino si puol vedere questo principale oggetto”96 . Dalla nota spese dell’undici settembre 1829 redatta dal Valadier, apprendiamo che i lavori richiedono una spesa di 793,22 scudi per un primo intervento,“quasi del tutto eseguiti”97 e di 1136, 35 scudi per un secondo, raggiungendo un totale di 1929,57 scudi. E’ quindi chiaro che il restauro progettato dal Valadier subì delle rilevanti modifiche nel corso dell’opera, dato che la spesa dei lavori realizzati è inferiore di quasi mille scudi, rispetto a quella preventivata. 94 Qui il muro previsto è di 12 palmi ma nel rapporto della Deputazione, cui è acclusa la relazione del Valadier, una nota specifica che, successivamente, in presenza del Camerlengo fu proposto di costruire invece che un muro di cinta alto 12 palmi che ne avrebbe impedito la vista, un semplice parapetto alto 3 o 4 palmi. Sull’altezza di questo muro vi furono pareri contrastanti visto che il preventivo del 12 dicembre 1828 prevedeva 18 palmi; in seguito il Valadier parla di una intercapedine che si sta costruendo e propone un muro di 12 palmi, poi questa misura è ridotta a 3 o 4 palmi per non impedire la vista laterale della chiesa e, infine, verrà costruito un muro di palmi 16 ca. (cm. 360 ca.), pari all’attuale. 95 Probabilmente il campanile non fu realizzato durante i suddetti lavori dato che ne venne costruito uno nel 1852 come risulta dalla “perizia” conservata nell’Archivio Agostiniano * *. (A. G. A.: Convento di S:Maria del Popolo, M 35/1, vol. II, f. 526) (v. App. III, pag: 333 e all. H 33 ) 96 A. S. R.: Camerlengato, p. II, tit. IV, b. 171, fasc. 518, lett. n.1511**, passim, (v: App. III, pag. 326 e all. H 30 )) 97 A. S. R.: Camerlengato, p. II, tit. IV, b. 171, fasc. 518**, passim, (v. App. III, pag. 329 e all. H 31 ).
  28. 28. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 28 Il 16 ottobre 1829 è datata una lettera con la quale il Tesoriere generale invita il Valadier a vedere se sia possibile apportare delle riduzioni di spesa “non dovendo più servire - la chiesa - all’uso cui erasi destinata negli anni scorsi”98 . La risposta del Valadier del 26 ottobre 1829 fu “che mentre trovasi già costruito il piccolo ambiente ad uso di sagrestia lateralmente al tempio…….non si ha altro lavoro da potersi tralasciare a decurtazione della spesa in vista del cambiamento dall’uso”99 . Il “cambiamento di destinazione d’uso” al quale si riferiscono le ultime due lettere citate, dovrebbe essere l’abbandono delle officiature di messe nella chiesa anche se ciò non viene mai espresso esplicitamente nei documenti. Nell’aprile del 1847 furono eseguiti in S. Andrea alcuni lavori: “….di Mastro e grzone in aver raschiato e scopato il mattonato, rassettato ed accomodato il tetto, fatto diverse stuccature ed altro, con spesa di due schifi di calce bianca, carretta mezza di pozzolana….” e n. 30 mattoni arrotati serviti per accomodare il mattonato suddetto…”; tali lavori non dovettero essere molto estesi dato che richiesero solo “n. 3 giornate (di lavoro)” 100 **. In Archivio Agostiniano è conservata una “Perizia redatta dal Capomastro Sig. Francesco Marsili per la costruzione di un campanile nella chiesa di S. Andrea fuori porta Flaminia posseduta dai Padri Agostiniani di S. Maria del Popolo, anno 1852”101 **, ove le misure previste per il campanile da costruire corrispondono a quelle dell’attuale. Nella stessa perizia viene riportata la spesa “per lo scavo delle fondamenta” mentre il campanile attuale sorge su un muro dell’ambiente posteriore alla nicchia absidale del S. Andrea; ma forse è questo ad esser stato fatto all’epoca. Da un documento datato 15 aprile 1885, conservato nell’Archivio Centrale dello Stato e relativo alla dichiarazione di monumento della chiesa di S.Maria del Popolo nel cui inventario è compresa la chiesa di S.Andrea, possiamo ritenere che anche questa sia stata dichiarata monumento nella stassa occasione. In tale atto si afferma inoltre che il S:Andrea “fu restaurato nel 1826 e ora è in stato di decadenza”102 . In seguito alla richiesta di lavori da parte del parroco di S.Maria del Popolo e Rettore di S.Andrea, in data 24 ottobre 1893, fu eseguito in sopralluogo sulla chiesa e il 19 gennaio 1894 il direttore dell’ufficio tecnico per la conservazione dei monumenti, redasse una relazione nella quale si riscontra che “…gli infissi in legno e i vetri che furono rinnovati dopo lo scoppio della polveriera, trovansi rotti e le lastre in 98 A. S. R.: Camerlengato, p. II, tit. IV, b. 171, fasc. 518, lett. 35203**, passim, (v. App. III, pag. 331 e all. H 32 ). 99 A. S. R.: Camerlengato, p. II, tit. IV, b. 171, fasc. 518**, passim. 100 A. G. A.: Convento di S. Maria del Popolo, M 2, f. 736r**. 101 A. G. A.: Convento di S .Maria del Popolo, M 35/1, vol. II, f. 526**. (v. App. III, pag. 333 e all. H 33- ) . 102 A. C. S.: AA. BB. AA., MPI, div. I, anni 1908-24, b. 868, fasc. I**, passim.
  29. 29. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 29 frantumi” 103 . Egli quindi propone la “sistemazione del tetto per impedire che le acque piovane danneggiano l’interno”, e la sostituzione degli infissi. I lavori proposti dal direttore dell’ufficio tecnico con la lettera del gennaio 1894 furono eseguiti e terminati nel maggio dello stesso anno come risulta dal consuntivo di spesa datato 15 maggio 1894 104 . Il primo maggio 1896 viene redatta una relazione da parte dell’ufficio tecnico della conservazione dei monumenti dove si nota che “…………il pavimento (del S. Andrea) è in cattivissimo stati e generalmente ridotto in frantumi 105 ; anche la facciata di peperino è in pessimo stato106 e viene proposto di ricostruire per intero il pavimento, avendo l’accortezza di rispettarne il disegno originale. Tale proposta non fu probabilmente attuata dato che pochi anni più tardi, nel 1905, il Rettore della chiesa scriveva in una lettera al Ministro della Pubblica Istruzione “….a non parlare del pavimento ridotto in frantumi nella maggior parte”107 . Tre anni dopo la relazione dell’ufficio tecnico prima ricordata, il 27 maggio 1899, ne fu redatta una seconda riguardante, in questa occasione, la facciata del S.Andrea, nella quale si osserva che “le decorazioni architettoniche della facciata sono in deplorevole stato, per la friabilità della pietra, peperino, impiegatavi…..sono cadute per disfattura e distacco…”108 . Questa descrizione estremamente preoccupata si conclude con la considerazione che “in tale stato di cose non è possibile intraprendere un restauro che si dovrebbe, all’atto pratico, risolvere in una quasi totale rinnovazione della decorazione della facciata109 ” . E’ da notare, a questo proposito, come sia profondamento diverso quest’ultimo giudizio dalla logica che fu alla base dei restauri del Valadier. Nella lettera del 1905 già menzionata, il Rettore di S.Andrea, dopo aver ricordato le pessime condizioni della chiesa, si “limita a dimandare quel poco di pavimento che resta nella breve e stretta sagrestia…”110 . Da questo momento in poi le richieste di lavori, da parte del Rettore della chiesa e le relazioni dell’ufficio tecnico competente documentate sino al 1919, pur ricordando le sempre peggiori condizioni del S.Andrea, avranno per intento primo il riassetto del locale a uso sagrestia. Relativi 103 A. C. S.: ibidem 104 A. C. S.: ibidem 105 A. C. S.: AA. BB. AA., MPI, div.I, anni 1908-24, b. 868, fasc. I, passim . 106 A. C. S.: ibidem 107 A. C. S.: ibidem 108 A. C. S.: ibidem 109 A. C. S.: AA. BB. AA., MPI, div.I, anni 1908-24, b. 868. Fasc. I, passim 110 A. C. S.: ibidem
  30. 30. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 30 ai lavori da effettuarsi in tale locale, sono: il preventivo di spesa del 16 novembre 1905; la descrizione, da parte del Soprintendente alla cinservazione dei monumenti, dei lavori fatti eseguire nel 1911: “l’acqua penetrava nella sagrestia dai finestrini praticati in alto e lateralmente all’abside della chiesa…e feci costruire due telarini in ferro con vetri di protezione, da murare esternamente ai finestrini accennati”111 ; e la richiesta del 1919 di effettuare “lavori di sgombero, pulizia, di assetto per ridurre quell’appezzamento (intorno al S.Andrea) di terreno incolto a giardino”112 . Nel 1954 furono effettuati lavori di restauro con la soprintendenza dell’architetto Zander. Essi riguardarono principalmente il pavimento della chiesa, consistendo nella “fornitura e posa in opera di pavimentazioni in terracotta di colori naturali gialle e rosso-mattone, previa l’apposita fabbricazione a piè d’opera di mattonelle lavorate a mano, quadrate, rettangolari, triangolari, esagonali”113 . Oltre il pavimento, di cui lo stesso Zander ha pubblicato il rilievo 114 , tali lavori onteressarono la cupola, come si può desumere dalla vice di spesa: Cocciopesto per vari rappezzi all’estradosso della cupola “115 e la sagrestia, con la “demolizione del pavimento e del sottostante massello in cocciopesto” 116 . Furono inoltre effetuate opere di consolidamento mediante iniezioni e mediante altro mezzo tecnicamente idoneo, delle pitture nei riquadri117 . Dall’ottobre 1977 all’aprile 1978 furono effettuati ulteriori interventi di restauro diretti dall’ing. Cassinelli con il controllo dell’architetto Ruggeri per conto della Soprintendenza ai Beni Architettonici. Essi interessarono il “manto di copertura della cupola” 118 , consistendo nell’asportazione del rivestimento in cocciopesto, nella impermeabilizzazione in 111 A. C. S.: AA. BB. AA., MPI, div. I, anni 1908-24, b. 868, fasc.I**, passim 112 A. C. S.: ibidem 113 Sopraintendenza ai BB. AA. Del Lazio - fascicolo relativo alla chiesa di S.Andrea del Vignola - Preventivo redatto dall’architetto G, Zander in data 8/12/1953 . 114 Nita sul pavimento vignolesco di S.Andrea sulla via Flaminia, in “Quaderni dell’Istituto di storia dell’architettura”, 12 (1955), p. 20. 115 Roma, Soprintendenza ai BB.AA. del Lazio - fascicolo relativo alla chiesa di S. Andrea del Vignola - Registro di spesa redatto dall’architetto Zander. 116 Roma, Soprintendenza ai BB. AA. Del Lazio – fascicolo relativo alla chiesa di S.Andrea del Vignola – Preventivo redatto dall’architetto Zander, in data 8/12/953. 117 Dalle fotografie della chiesa, pubblicate sia nella Nota dello Zander, op. cit. , in “Q. I. S. A.”, 12, (1955), pag. 20, sia nello studio della Walcher-Casotti, op. cit., Trieste 1960, vol. II, foto 79, (all. E 93 ), si è potuto osservare cime il muro di cinta esterno al S.Andrea avesse, a destra della facciata una finestra bugnata che attualmente non esiste e della quale sono forse tracce, le due bugne riscontrabili a destra della facciata nel muro attuale . 118 Roma, Soprintendenza ai BB. AA. Del Lazio - fascicolo relativo alla chiesa di S.Andrea del Vignola - preventivo redatto in data 2/8/1977**.
  31. 31. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 31 guaina nera “Vermigum”119 , posa in opera di una “camicia di malta cementizia retinata da cm. 2-3, spianata sopra il manto impermeabile”120 e un rivestimento con lastre di piombo fissate mediante “STOP-FISCHER ottonati”121 . Oltre la cupola della chiesa, i lavori del 1977/78 riguardarono la sagrestia e, soprattutto, le superfici esterne della chiesa, come si può dedurre da alcune voci del preventivo redatto per tali lavori: “Revisione e sistemazione del parametro a vista antico, di muratura e mattoncini, consistente in asportazione delle vecchie malte, piccole riprese isolate di muratura eseguite simili a quella esistente, spazzolatura con spazzola di saggina, lavaggio di tutte le superfici, rabboccatura dei giunti, ove necessario, con malta fine, eseguita a tempi intercalati, pulitura finale” “riprese di facciata a cortina di mattoni con sostituzione di mattoni da cortina lavorati a mano”; “restauro del cornicione in pietra di peperino ornato a mensole, del cassettonato, fasce, ovali, ecc., consistente nell’aggiunta delle mensole mancanti mediante incamerazione, tassellatura, ritocchi, aggiunte”; “spicconatura intonaci su pareti sagomate e su cornici con mensole e cassettoni”122 . Quest'ultima voce è significativa poiché da questa si potrebbe dedurre che vi fosse un qualche rivestimento sulle cornici, ma non sappiamo se tale menzione debba riferirsi alle superfici esterne, oppure a quelle interne dato che una successiva descrizione parla di una “coloritura con tinta a latte di calce e terre coloranti con fissativo a due tonalità”123 , probabilmente riferita ad un rivestimento interno del S.Andrea. Dall’osservazione diretta si può ritenere che nella parte inferiore della facciata, il rivestimento in peperino sia stato sostituito recentemente , anche se nella documentazione esaminata, un simile intervento non risulta124 . 119 Roma, Soprintendenza ai BB.AA: del Lazio, fascicolo relativo alla chiesa di S.Andrea del Vignola, registro di spesa in data agosto 1977**. 120 Roma, Soprintendenza ai BB.AA. ,ibidem . 121 Roma, Soprintendenza ai BB.AA., ibidem . 122 Roma, Soprintendenza ai BB.AA. del lazio, fascicolo relativo alla chiesa di S.Andrea del Vignola, registro di spesa in data agosto 1977 . 123 Roma, Soprintendenza ai BB.AA., ibidem 124 V. all.ti E 26, E 28, E 30, E 36.
  32. 32. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 32 PARTE II L’ambiente culturale Jacopo Barozzi Prima di analizzare alcune caratteristiche del S. Andrea rispetto a realizzazioni architettoniche antiche e coeve quali possibili riferimenti, è forse opportuno considerare brevemente la formazione del Vignola. Anche se attualmente rimane sconosciuta l’identità del primo maestro del Barozzi appena giunto a Bologna, si può ragionevolment e affermare che la sua prima esperienza di pittore e di prospettico si forma attraverso l’opera di Marcantonio Raimondi e quindi con la conoscenza e l’ammirazione dell’attività raffaellesca. Dopo questo primo interesse, la sua attività principale riguarda l’architettura e trova punti di riferimento nella presenza, nella stessa Bologna, del Peruzzi, quale consulente della fabbrica di S. Petronio dal ’22, e in Serlio125 . Dal 1537 al 1540 trascorre il suo primo soggiorno romano come misuratore di edifici antichi per una Accademia Vitruviana, esperienza questa di fondamentale importanza per affinare le proprie conoscenze dirette delle opere classiche e degli assunti vitruviani126 . 125 Impegnato a Bologna dal 32, nella chiesa di S.Michele in Bosco (I.B. Supino, L’arte nelle chiese di Bologna, Bologna 1934, vol. II, pag. 30). 126 Walcher-Casotti, op. cit., Trieste 1960, pag. 23, suggerisce che durante questo periodo Vignola abbia isservato anche opere contemporanee di architetti conosciuti a Bologna: Raffaello, Peruzzi, forse Bramante.
  33. 33. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 33 A Fontainebleau poi, dal novembre 1540 al serrembre 1543, al seguito del Primaticcio, Vignola è impegnato nella fusione di calchi per statue e in alcuni dipinti per le sale della residenza di Francesco I. Non è certamente da escludere che egli abbia collaborato anche in lavori di architettura127 . In questo ambiente egli entra in contatto con l’attività dei raffaelleschi Giovanni da Udine, Perin del Vaga, Giulio Romano e anche, indirettamente, forse con i disegni di Leonardo128 . Ritornato a Bologna nel settembre del 1543, vi resta sino al ’50. Qui ha modo di confrontarsi maggiormente con le personalità di Peruzzi e Serlio, come architetto capo della fabbrica di S. Petronio e nella realizzazione di Palazzo Bocchi. Nel marzo del ’50 è nuovamente a Roma e i primi mesi di questo suo secondo soggiorno romano, sino a quando viene assunto nel cantiere di Villa Giulia, nel febbraio del ’51, sono molto importanti poiché Vignola approfondisce la sua conoscenza dell’attività michelangiolesca e viene a contatto con quell’ambiente sangallesco egemone nelle fabbriche camerali129 . I riferimenti professionali del Barozzi, a questo punto della sua formazione, e nel momento in cui probabilmente progetta il S.Andrea, sono quindi rappresentati da Raffaello, Peruzzi, Serlio, per le sue esperienze precedenti al ’50, e da Michelangelo e Antonio da Sangallo il Giovane per la sua prima attività romana; si osserverà in seguito, come questi li interpreta e li cita nella sua chiesa in via Flaminia. Il cantiere di Villa Giulia E’ noto che alla realizzazione del complesso residenziale di Giulio III parteciparono diverse personalità artistiche dell’epoca 130 , ma senza voler entrare nel merito delle difficili attribuzioni, problema non ancora del tutto risolto, si vuole qui esaminare alcune delle maestranze che furono presenti alla Villa, cercando di 127 Vasari, Le vite, ed. cit., vol. Vii, pag. 106, scrive: “ Il Primaticcio……..nell’andare in Francia…….condusse seco il Vignola per servirsene nelle cose di architettura e perché gli aiutasse a gettare di bronzo le……….statue”. Danti, Le due Regole di prospettiva prattica di J. Barozzi. Introduzione, Roma 1583, f: V, afferma: “Francesco I ………..volendo fare un Palazzo volle che egli (Vignola) gli facesse i disegni e modelli di esso…” . 128 Benvenuto Cellini scrive in una sua lettera, di una copia del libro di Leonardo sulla prospettiva, prestati al Serlio, quando entrambi si trovavano a Fontainebleau. (M.Walcher-Casotti, op. cit., Trieste 1960, pag. 42). 129 Negli anni ’50 – ’51 è impegnato quale estimatpre di lavori altrui, (A. Bertolotti, Artisti modenesi, parmensi e della Lunigiana in Roma, Roma 1882, pag. 20). E’ da notare poi, che nel marzo del ’51 Vignola viene proposto quale membro della “Congregazione dei virtuosi al Pantheon”, legata ai Sangallo, e nella quale entrerà nel maggio successivo. (J. A. F. Orbaan, Virtuosi al Pantheon, in “Repertorium”, 37, (1914/15), pag. 25. Questo ingresso, oltre che rappresentare un riconoscimento per aver ricevuto il prestigioso incarico di Villa Giulia, può forse significare un certo avvicinamento di questi all’ambiente sangallesco. Oltre a ciò è da ricordare che anche Michelangelo prese parte a una prima progettazione della Villa. (v. infra paragrafo Il cantiere di Villa Giulia, nota ). 130 Anche se nei documenti viene nominato soltanto chi è regolarmente stipendiato, è ormai largamente condiviso che, oltre al Vignola, collaborarono saltuariamente e a diverso titolo, Michelangelo, Ammannati, Vasari. Vedi T. Falk, op. cit., in “Romisches”, 13 (1971), pp. 101-137. Per quanto riguarda gli inteventi di Michelangelo e Vasari, vedi cap. Costruzione, uso e gestione, paragrafo Costruzione, nota 43, pag.
  34. 34. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 34 individuare probabili partecipanti alla costruzione del S.Andrea, nell’intento anche, di metterne in luce eventuali tratti comuni Imprenditore per i lavori di muratura e capomastro è Bartolomeo Baronino131 ; è probabile che questi abbia soprainteso anche i lavori di S. Andrea. E’ invece quasi certamente da escludere una partecipazione di Girolamo da Carpi alla realizzazione della chiesa poiché, sebbene presente nei lavori per il Belvedere vaticano132 , non sembra essere attivo a Villa Giulia negli stessi anni133 e comunque risulta essersi allontanato da Roma alla fine del ’51 o durante i primi mesi del ’52; troppo presto per poter avere un ruolo nella chiesa. Un certo Paolo Pianetti134 è a capo degli scalpellini135 , questi, che sarà presente anche nei lavori per il Belvedere nel ‘55136 , è coadiuvato da Domenico Roscelli137 e Battista Cioli che riceve 539 scudi per “lavori fatti in la vigna et in palazzo138 , probabilmente identificabile con Giovanni Battista Cioli impegnato, sempre come scalpellino, in Vaticano dall’ottobre del ‘50139 ; questi è forse il responsabile dei lavori “a uso di scalpellino” in S.Andrea poiché gli importi degli scudi a lui versati sono registrati fra il luglio ’52 e l’agosto ’53 e proprio verso la prima metà del ’53 dovrebbero essere stati eseguiti nella chiesa i lavori per la facciata in peperino e per le cornici. E’ da notare che un altro membro della famiglia Cioli, Simone, già osservato quale autore dell’arme per il S.Andrea, è pagato “per opere di scultura”140 eseguite sempre a Villa Giulia ed è stato un collaboratore del Sangallo141 . 131 Riceve per sé e per i suoi lavoranti ingenti retribuzioni, un totale di 4.626 scudi per l’anno 1551, 3.114 scudi per il ’52, 5.677 per il ’53 e per il successivo ’54, un saldo di 6.762 scudi versati, parte a lui, parte ai suoi eredi. La qualifica di capomastro è ricordata in numerosi pagamenti, per esempio a fine marzo ’52 (A. S. R. : Camerale I, Fabbriche, b. 1519, f. 18v). Collaboratore di Antonio da Sangallo il Giovane, è membro della “C ongregazione dei virtuosi al Pantheon” (A. Bertolotti, B. Baronino da Casalmonferrato….Casale 1875, pag. 13), direttore dei lavori a Palazzo Farnese nel '49, lavora in Vaticano per il Conclave del '50 e, nello stesso anno, alla Cappella Paolina di Antonio (A. Bertolotti, op. cit., Casale 1875, pag. 18) . 132 Il 13/1/’51 è detto architetto del Palazzo Apostolico. (A.S.R.: Camerale I, Mandati Camerali, b. 890, f. 153) . 133 A. Serafini, Girolamo da Carpi, Pittore e architetto ferrarese, Roma 1915, pagg. 363-367. 134 Probabilmente padre di quell’Orazio Pianetti scultore, allievo di Daniele da Volterra, di cui parla il Vasari, Le vite, ed. cit., vol. VII, pag. 63. 135 Tale qualifica, oltre che desunta dalle ingenti retribuzioni che riceve, per il solo ’51 gli vengono versati 1197 scudi (A.S.R.: Camerale I, Fabbriche, b. 1517/B, f. 68) è detta esplicitamente nella noia di pagamento di fine giugno (A.S.R.: Camerale I, Fabbriche, b. 1519, f. 65v) 136 A.S.R.: Camerale I, Tesoreria segreta, b. 1296/D, f. 39. 137 Forse appartenente alla famiglia di Domenico Rossello, o egli stesso tal Rossello, che è attivo nei lavori per il Belvedere nel ‘44-’45 (A.S.R.: Camerale I, Fabbriche, b.1513, f. 9v) e presente nel ’43 alla riunione della “Congregazione dei virtuosi” (J.F.A. Orbaan, op. cit., in “Repertorium”, 37 (1914/15), pag.22) 138 A.S.R.: Camerale I, Fabbriche, b. 1519, f. 47 139 J.S. Ackerman, The Cortile del Belvedere, Città del Vaticano 1954, pag. 164. 140 A.S.R.: Camerale I, fabbriche, b. 1519, f. 28v.
  35. 35. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 35 Oltre il pittore Pellegrino Tibaldi, allievo di Perin del Vaga e suo aiuto nelle decorazioni di Castel S.Angelo142 , e Girolamo da Sermoneta, la decorazione della chiesa può essere stata affidata a uno qualunque della nutrita schiera di stuccatori presenti alla Villa e, in mancanza di ulteriore documentazione, è impossibile formulare alcuna ipotesi al riguardo. Si piò invece rilevare che circa le dorature presenti in S.Andrea queste debbono esere attribuite a Battista Battiloro poiché è l’unico artigiano specialista in questo lavoro, attivo a Villa Giulia dal maggio del ‘53143 ; egli è già conosciuto per aver lavorato a Castel S.Angelo ed essere confrate della congregazione sangallesca144 . Questa seppur breve e parziale analisi delle maestranze attive nel cantiere di Villa Giulia permette di stabilire innanzitutto che alcune di queste, soprattutto le più specialistiche, lavorano contemporaneamente anche in Vaticano. In secondo luogo, che buona parte di coloro che sono presenti qui e, quasi tutti gli artefici della chiesa di S.Andrea, hanno avuto rapporti professionali con Antonio da Sangallo il Giovane o appartengono all’ambiente a lui legato, per mezzo della “Congregazione al Pantheon”145 . Ricordando poi che anche Vignola, come si è già osservato146 appartiene alla congregazione sangallesca, non sarà particolarmente sorprendente se si potranno riscontrare delle analogie tra la chiesa di S.Andrea e alcune opere di Antonio147 . 141 “ Fu per ordine di Antonio condotto a Loreto il Tribolo scultore……… Francesco di Sangallo allora giovane e Simon Cioli, i quali finirono le storie di marmo cominciate per Andrea Sansovino”. (G. Vasari, Le vite, ed. cit., vol. V, p.462) 142 G.Vasari, Le vite, ed. cit., vol VII, p. 416. 143 A.S.R.: Camerale I, fabbriche, b.1519, f.64. 144 J.A.F. Orbaan, op. cit., in “Repertorium”, 37, (1915/15), p.26. 145 Fra i maggiori responsabili per il S.Andrea: Baronino; Pellegrino Tibaldi allievo, come già visto, di Perin del Vaga socio fondatore della “Congregazione”; Girolamo da Sermoneta, menzionato nei verbali della “Congregazione” l’11/5/’44 (J.A.F.Orbaan, op. cit., in “Repertorium”, 37, (1914/15) ,p.22) e Simon Cioli. 146 Vedi supra, paragrafo precedente. 147 Vedi infra, capitolo Analisi e confronti.
  36. 36. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 36 Analisi e confronti Il rivestimento Si è già osservato che la cortina della chiesa, così come si presenta attualmente, è molto irregolare148 ed è assai improbabile che in origine fosse prevista senza un ulteriore rivestimento149 . Già nei primi decenni del Cinquecento alcuni trattatisti illustratori di Vitruvio, avevano descritto l’abitudine di rivestire le murature esterne con intonaci capaci di preservarle dalle intemperie e mimare con maggiore regolarità geometrica l’immagine di paramenti murari più raffinati e costosi150 . Tale pratica, che spesso era usata anche per le cortine, ebbe la sua maggior diffusione a partire dalla seconda metà del secolo XVI151 . E’ possibile quindi che la chiesa abbia avuto in origine un rivestimento “mimetico” a cortina con un intonaco, oppure ottenuto per mezzo della “stuccatura” “stilatura”152 . Nelle strombature e nelle piattabbande delle finestre alte in S.Andrea sini presenti alcune porzioni di cortina dipinta153 . L’ipotesi di un rivestimento originale della cortina è in parte confermata dall’uso della dipintura mimetica presente nel cornicione dell’attico, che è in peperino sulla facciata e in mattoni stuccati sulle rimanenti pareti154 . Circa un’ulteriore finitura del rivestimento laterizio in S.Andrea è forse opportuno ricordare che la Palazzina di Villa Giulia presenta, in facciata sopra il basamento, una cortina molto regolare, stuccata con giunti sia orizzontali che verticali molto sottili155 mentre dove la stuccatura manca, ad esempio sul lato ovest dell’ala nord, si può notare una certa irregolarità nella disposizione dei mattoni156 . 148 Vedi supra, cap. Descrizione. 149 Sebbene il S.Andrea fosse una chiesa di campagna, era pur sempre una cappella papale. 150 Vedi G.Caporali, Con il commento et figure Vetruvio in volgar lingua……., Perugia 1536. Oppure C.Cesariano, Di Lucio Vitruvio Pollione de Architettura Libri Dece, Como 1521. Per questi si veda pure C.Cesarianus, Vitruvius De Architectura, a cura di C.H.Krimsky, Munchen 1969. 151 P.Marconi, Architettura “povera” e nuovi problemi del restauro, in R,s.a.”, 11, (1980), p.11. 152 Com’è noto, la stuccatura consisteva in un trattamento con malta e granulometria variabile per il pareggiamento verticale dei mattoni, alla quale succedeva la stilatura che ristabiliva e regolarizzava i giunti, sia verticali che orizzontali, tramite l’incisione con un utensile che lasciava un segno dello spessore di circa 4mm.. 153 Con l’analisi della composizione chimica dellintonaco, si potrebbe stabilire se questo è una semplice apposizione dei restauri successivi o fosse previsto in origine. A questo proposito è da notare una cortina stilata presente sulla parete est dell’abside, nella zona appena sottostante il tetto. Tale rivestimento è stato probabilmente eseguito con un chiodo; semba quindi essere una lavorazione ottocentesca piuttosto che precedente. Luso del chiodo per questa operazione risulta essere documentato dalla seconda metà del settecento in poi. Cfr. C.Varagnoli, Le tecniche edilizie del Seicento, in “R.s.a.”, 20 (1983), p.82. 154 Nel preventivo del 1828 Valadier descrive tale situazione: “la cornice….quadrilunga che gira per tre lati di mattoni….e nella parte davanti in peperino…” (v. supra, cap. I restauri). 155 Vedi all. E 84
  37. 37. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 37 Ciò può significare che la stuccatura facesse parte del programma originario e forse comprendesse tutte le superfici esterne dell’edificio. Anche in S.Caterina dei Funari, edificio di pochi anni successivi al S.Andrea157 , le pareti laterali in cortina, sebbene abbiani un pareggiamento verticale, probabilmente dovuto al più recente restauro, mostrano una irregolarità nel laterizio tale da suggerire l'’potesi di un ulteriore rivestimento in origine158 . 156 Vedi all. E 85 157 La chiesa reca in facciata la data del 1564 con i nomi dell’architetto Guidetto Guidetti e del capomastro Bartolomeo Baronino. (G.Giovannoni, Saggi sull’architettura del ‘500, Roma 1935, pp. 177-196; e, dello stessi, Antonio da Sangallo il Giovane, Roma 1959, pp. 69,142,242). 158 In particolare sul lato di via Caetani si possono nitare alcuni mattoni rotti, l’irregolarità dei giunti orizzontali (v.all. E 86 ) e il non allineamento verticale dei mattoni di spigolo (v. all. E 87 ).
  38. 38. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 38 S.Andrea e “La regola delli cinque Ordini” E’ possibile operare un confronto fra gli assunti trorici che Vignola espresse ne “La regola delli cinque Ordini di Architettura”159 e le realizzazioni pratiche di tali assunti nella chiesa di via Flaminia, sebbene questa sia stata realizzata dieci anni prima del trattato e quest’ultimo fosse, e ammissione dello stesso autore, una teorizzazione da rispettare con un ceerto margine di libertà. Innanzitutto bisogna osservare che, per quanto riguarda le proporzioni generali di un edificio, il Vignola non prende alcuna posizione nel suo trattato. Sarà quindi necessario esaminare i singoli elementi architettonici del S.Andrea e confrontarli con quelli descritti ne “La Regola”. E’ possibile un raffronto diretto fra l’Ordine corinzio della chiesa di via Flaminia e lo stesso Ordine del “Trattato” nella tavola III di quest’ultimo 160 . In esso è contemplata però la colonna con relativa rastremazione e non la parasta, presente nella chiesa; perciò occorrerà una semplificazione, dato che la parasta non ha rastremazione, si considererà la sua larghezza, pari alla larghezza massima della colonna, ossia pari a due “moduli”. Il modulo è l’unità di misura adoperata dal Vignola per i suoi proporzionamenti. Con tale accorgimento e con il controllo delle dimensioni si analizza l’Ordine di facciata del S.Andrea. Considerata la larghezza della parasta (cm.55,5 ca.) pari a due moduli, nel nostro caso il modulo equivale a cm.28 ca.. La base della parasta misura cm. 28 e rispetta il proporzionamento vignolesco vhr prevede la base uguale a 1 “m”. Sembra opportuno notare che, in S.Andrea, la parasta di ordine corinzio ha una base attica, pur rispettando il proporzionamento della corinzia 161 . Il fusto della parasta risulta, in S.Andrea, di altezza inferiore (cm.419 ca.) a quella descritta ne “La regola” che è “m” 16+12/18 (cm.449 ca. nel nostro caso). Il trattato vignolesco prevede l’altezza del capitello pari a “m”2+6/18; essendo nel nostro caso il “modulo” di cm. 27,5, il capitello dovrebbe misurare cm. 64 ca., mentre nella chiesa risulta essere di cm. 62 ca.. Superiormente, se l’architrave del S.Andrea presenta un’altezza (cm.31) minore a “La regola”: “m” 1+9/18 (cm.41 ca.), pur prevedendo anch’esso tre fasce più la cimasetta, il fregio (h:cm.41 ca.) rispetta il dimensionamento del trattato: h:”m” 1+9/18, (cm.41 ca.). Il portone centrale d’ingresso è proporzionato secondo la regola della luce pari a 6/13 dell’altezza, illustrata dal Barozzi per gli intercolumni e le porte dell’Ordine corinzio. 159 Pubblicata per la prima volta nel 1562. 160 Vedi all. E 81 . 161 Vedi all.ti E 82, E 83.
  39. 39. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 39 All’interno della chiesa è possibile confrontare l’ordine corinzio con lo stesso Ordine della tavola III del trattato, già menzionata, mantenendo gli accorgimenti assunti in precedenza. Data la larghezza della parasta (cm.56 ca.) pari a due “m”, la base della stessa, che ha un’altezza di cm.28 ca., rispetta il proporzionamento h:”m” 1. Anche qui si può ripetere l’osservazione fatta per il basamento esterno, circa la diversità delle modanature. L’altezza del fusto della parata è in S.Andrea di cm.453 ca. mentre, secondo il proporzionamento del trattato vignolesco, h:”m”16+12/18, nel nostro caso equivarrebbe a cm.466 ca.. Il capitello ha un’altezza in S.Andrea (cm.63 ca.) di poco inferiore a quello risultante dalla proporzione h:”m”2+618 (cm.66 ca.) e anche le proporzioni interne del capitello sono sostanzialmente rispettate; mentre il soprastante architrave ha un’altezza notevolmente inferiore a quella descritta ne “La Regola”; essa prevede un’altezza pari a “m”1+9/18, ossia, nel nostro caso, circa cm.42 e l’architrave del S.Andrea, pur presentando anch’esso tre fasce più la cimasetta, è alto cm.31. Si può notare inoltre che la cornice dell’attico in S.Andrea mostra fra i dentelli di ciascuno dei quattro angoli, una sorta di “pinnacolo” attualmente molto corroso e irriconoscibile nella sua forma originaria ma che probabilmente rappresenta la “pigna” che Vignola disegna nella cornice corinzia del suo trattato162 . Dato che al tempo della edificazione del S.Andrea era in uso il palmo romano, si può supporre che Vignola abbia adoperato tale unità di misura; ed è questa che si è utilizzata per ciascuna riflessione riguardante eventuali rapporti dimensionali. Per la trasposizione del palmo romano e i suoi sottomultipli nel sistema metrico decimale, ci si è valsi del deguente schema: Parti163 Palmo romano: cm. 22,34 1 Onze : “ 1,84 12 Minuti : “ 0,372 60 Analizzando la sezione trasversale, nella chiesa, sino al colmo della lunetta, è inscrivibile un quadrato, ossia la dimensione della larghezza è la stessa dell’altezza sino all’inserzione dells cornice, a meno delle inevitabili approssimazioni legate all’esecuzione materiale. Superiormente, una ipotesi di schematizzazione è meno evidente. Dato che la cupola è impostata su un ovale, la sua altezza massima è condizionata dall’asse maggiore dello stesso, perciò, nella sezione trasversale considerata, il sesto della cupola risulta rialzato essendo, compresa la cornice d’imposta, di circa 27 palmi: così che il rapporto fra l’altezza e la larghezza della cupola è: palmi 27:36, ossia 1 a 1 e 1/3. 162 Vedi all.ti E 90, E 91 . 163 E.Polla, Osservazione ricerca restauro, Roma 1985,,
  40. 40. Arch. Stefano Mariano, via Castore 7 – 00012 Guidonia. Tel. 3288096064 40 Una delle proporzioni più immediate, consigliata anche dall’Alberti nel suo “De re aedificatoria”164 , è il Diapente, ossia 1 a 1+1/2 (2:3). Per ottenere un tale rapporto, in S.Andrea, sarebbe stato necessario che la cupola avesse un sesto di 18 palmi, il quale sarebbe risultato del tutto insufficiente rispetto all’asse maggiore dell’ovale di imposta. E’ quindi possibile supporre che il Vignola abbia scelto un rapporto di uso non frequente quale 1 a 1 e 1/3. 164 L.B.Alberti, De re aedificatoria, Firenze 1485, libro IX, cap.VI. Cfr.: R.WittkOwer, Principi architettonici nell’età dell’Umanesimo, Torino 1964, pag.112 e segg..

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