Processi Cognitivi

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  • Processi Cognitivi

    1. 1. Stereotipi Processi cognitivi
    2. 2. Approcci interpretativi degli stereotipi Stereotipi, atteggiamenti, pregiudizi • Approccio psicodinamico – Lo stereotipo sostiene la dinamica dei bisogni intrapsichici degli individui • Approccio socioculturale – Lo stereotipo è espressione di norme, ruoli, culture • Approccio cognitivo – Lo stereotipo interviene nel processo di elaborazione delle informazioni, sostenendo il sistema cognitivo
    3. 3. Approccio psicodinamico Stereotipi, atteggiamenti, pregiudizi • Lo stereotipo è espressione di un’istanza di difesa dell’Io e di motivazioni egoistiche – Se l’io è debole, si generano reazioni antitetiche per incrementare il sentimento differenziale di benessere • Teoria della Frustrazione-Aggressività (Dollard) • La personalità autoritaria (Adorno)
    4. 4. Approccio socioculturale Stereotipi, atteggiamenti, pregiudizi • Gli stereotipi dipendono dalle dinamiche del processo di socializzazione – Il pregiudizio deriva dall’apprendimento culturale di atteggiamenti consolidati – Rilevante è il ruolo dei genitori, del gruppo dei pari, dei mass media • Lo stereotipo è espressione di una generale disposizione alla conformità – Si assumono gli atteggiamenti dei membri di un gruppo interno ( in-group )
    5. 5. Approccio cognitivo Stereotipi, atteggiamenti, pregiudizi Nell’affrontare la questione relativa al ruolo delle stereotipie nell’organizzazione e nel funzionamento dei processi cognitivi è opportuno sottolineare che rilevante è il processo non il contenuto . Gli stereotipi sono espressione funzionale delle modalità processuali del sistema cognitivo
    6. 6. Approccio cognitivo Stereotipi, atteggiamenti, pregiudizi • Stereotipo: è uno schema cognitivo che è sostenuto dalle conoscenze, credenze ed aspettative che una persona ha nei confronti di un gruppo sociale • Gli stereotipi rispondono alla “legge del minimo sforzo” (Allport, 1954) in relazione alla complessità del mondo sociale • Gli stereotipi generalizzano un tratto a tutti gli individui che partecipano a quel gruppo con l’effetto di minimizzare ogni altro tratto che li rende invece diversi.
    7. 7. la discriminazione il pregiudizio e
    8. 8. Psicologia sociale / Smith Eliot R., Diane M. Mackie, Psicologia sociale, Bologna, Zanichelli, 1998 Il pregiudizio e la discriminazione • Pregiudizio: la valutazione positiva o negativa di un gruppo sociale e dei suoi componenti. • Discriminazione: il comportamento positivo o negativo verso un gruppo sociale e i suoi componenti. Eliot R. Smith Diane M. Mackie
    9. 9. il pregiudizio come presupposto della discriminazione pregiudizio discriminazione pregiudizio è il sentimento di antipatia fondato su una generalizzazione falsa e inflessibile. Può essere diretto verso un gruppo nel suo complesso o verso un individuo in quanto membro di quel gruppo (Allport, 1954) discriminazione è allorchè il sentimento di antipatia si traduce in concrete azioni individuali e comportamenti sociali tesi a deprimere o sopprimere certe opportunità e diritti del gruppo avverso e dei suoi membri, finanche quello della sua stessa sopravvivenza.
    10. 10. le forme della discriminazione se la discriminazione assume carattere generalizzato e condiviso sono altamente probabili forme estreme di aggressività discriminazione persecuzione la persecuzione ha il suo epilogo nello sterminio e nel genocidio
    11. 11. i prototipi 1937 VW 30 Prototype
    12. 16. Prototipo E’ un modello mentale contenente le caratteristiche tipiche di un concetto o di un oggetto sociale. È il membro di una categoria che possiede il massimo di attributi in comune con gli altri membri della categoria stessa e il minimo di attributi in comune con i membri di altre contrapposte categorie Hastie, 1981 – Il prototipo come individuo medio – Il prototipo come individuo estremo
    13. 17. Prototipo Il prototipo come individuo medio Intorno al 1880 Charles Galton, sperimentava la tecnica fotografica sovrapponendo migliaia di fotoritratti appartenenti a vari gruppi etnici e sociali per ricostruire l’immagine dell’individuo medio: il prototipo della sua categoria di appartenenza Stereotipi, atteggiamenti, pregiudizi Il tipo criminale
    14. 18. Prototipo Stereotipi, atteggiamenti, pregiudizi Il prototipo come individuo medio Sir Charles Galton Il tipo Ebreo
    15. 19. Il prototipo, se individuato nell’individuo estremo, si caratterizza, in coerenza, come substrato di un pregiudizio d’odio oppure di un pregiudizio d’amore. In esso vengono enfatizzati tutti i caratteri dell’individuo medio, similmente a quello che avviene nel ritratto caricaturale. Stereotipi, atteggiamenti, pregiudizi Il prototipo come individuo estremo Tipo ebreo, 1900 Prototipo
    16. 20. processi automatici e controllati
    17. 21. Elaborazione automatica Stereotipi, atteggiamenti, pregiudizi Se noi dovessimo costantemente riflettere sulle nostre azioni controllando i nostri movimenti ed i nostri pensieri, il costo della vita sarebbe probabilmente insostenibile. La fluidità del modo in cui percorriamo il cammino della nostra esistenza è indicativo di una condizione di elevato controllo sull’ambiente. Ma molti incidenti avvengono perché crediamo di avere un elevato controllo sull’ambiente.
    18. 22. Automatismi, controllo, errori Stereotipi, atteggiamenti, pregiudizi L’eccesso di autocontrollo inibisce l’azione Se un millepiedi si interrogasse su come riesce a muovere in maniera così elegante e coordinata le sue numerose zampette, probabilmente cadrebbe dal ramo.
    19. 23. <ul><li>Shiffrin e Schneider (1977) così distinguono i processi automatici e quelli controllati: </li></ul>Richard Shiffrin Walter Schneider Schneider, W. & Shiffrin, R. M. (1977). Controlled and automatic human information processing: I. Detection, search, and attention. Psychological Review, 84, 1-66. inconsapevoli consapevoli non intenzionali intenzionali indipendenti dal controllo controllabili particolarmente efficienti (anche se non sempre efficaci) impongono risorse ed impegno (tempo e sforzo) e dunque: efficacia possibile ma efficienza ridotta (rispetto ai p. automatici)
    20. 24. <ul><li>a livello dei processi cognitivi di ordine superiore non esistono esempi di processi completamente automatici o completamente controllati. </li></ul><ul><li>molti processi di conoscenza sociale risultano dall’interazione di processi automatici e controllati. </li></ul>
    21. 25. <ul><li>piuttosto: </li></ul><ul><li>i processi automatici si attivano con maggior prontezza e dunque forniscono la prima risposta </li></ul><ul><li>la prima risposta viene successivamente confrontata e corretta attraverso i processi controllati </li></ul>
    22. 26. Priming (memoria) Fenomeno per cui un’informazione è spesso recuperata più rapidamente se un’altra informazione ad essa strettamente legata è stata da poco recuperata o innescata. Da un punto di vista neurologico può essere visto come l'attivazione di gruppi di neuroni interconnessi gli uni agli altri (cluster) che sono a loro volta circondati da altri cluster più o meno connessi fra loro. Quando un cluster è attivato quelli che gli sono connessi più fortemente ricevono una quota di attivazione per &quot;propagazione&quot; e diventa quindi più probabile che emergano alla coscienza.
    23. 27. priming semantico
    24. 28. effetto Stroop GIALLO BLU VERDE NERO
    25. 29. Klee - Rising Sun Il paradigma dei gruppi minimali
    26. 30. L’effetto gruppi minimali Gli studi sulla categorizzazione sociale di H. Tajfel (1971) hanno evidenziato la propensione degli individui a discriminare l’altro in quanto etichettato come appartenente ad un gruppo diverso dal proprio. Appartenenza che non si qualifica come effettiva interazione ma come mero riconoscimento categoriale. Le armi della persuasione
    27. 31. Klee - Rising Sun
    28. 32. Kandisky - Composition VIII
    29. 33. L’effetto gruppi minimali Le armi della persuasione Matrici di decisione (Tajfel, Esperimento dei gruppi Klee & Kandinskj, 1971) Tattiche ed armi della persuasione Matrice 1 19 1 18 3 17 5 16 7 15 9 14 11 13 13 12 15 11 17 10 19 9 21 8 23 7 25
    30. 34. L’effetto gruppi minimali Le armi della persuasione Matrici di decisione (Tajfel, Esperimento dei gruppi Klee & Kandinskj, 1971) Tattiche ed armi della persuasione Matrice 2 7 1 8 3 9 5 10 7 11 9 12 11 13 13 14 15 15 17 16 19 17 21 18 23 19 25
    31. 35. L’effetto gruppi minimali Tra le alternative consentite dalle matrici di decisione… • Massimo profitto comune possibile • Massimo vantaggio interno • Massimo vantaggio relativo … viene ad essere privilegiata l’ultima opzione ovvero quella che non consente il massimo vantaggio interno (guadagno o punteggio assoluto) ma che consente di incrementare la distanza tra il proprio risultato e quello dell’altro.
    32. 36. Conflitto intergruppi Stereotipi, atteggiamenti, pregiudizi H. Tajfel e il paradigma dei gruppi minimali • La semplice appartenenza ad un gruppo ingenera una disposizione al favoritismo per il gruppo interno • Il favoritismo si manifesta come esigenza di incrementare le differenze rispetto all’altro gruppo (vantaggio relativo) piuttosto che non come esigenza di valorizzazione assoluta per sé (massimizzazione del profitto)
    33. 37. L’effetto gruppi minimali Le armi della persuasione Questa tendenza attiva nel comportamento intergruppi può essere sfruttata in ambiti diversi: • nella propaganda attraverso processi di etichettamento dell’altro che incrementano la propensiore al favoritismo sistematico interno ed alla discriminazione nei confronti dell’altro • nella pubblicità costruendo un gruppo ideale a cui se ne contrappone un altro con caratteristiche poco apprezzabili a cui nessuno amerebbe riconoscere di appartenere Tattiche ed armi della persuasione
    34. 39. <ul><li>l’insoddisfazione deriva dal confronto tra la propria condizione e quella dei gruppi di riferimento. </li></ul><ul><li>non conta cosa si ha o non si ha (deprivazione assoluta) ma ciò che si ha in confronto ad un altro. </li></ul><ul><li>ci si sente deprivati non perché si ha poco ma perché si ha meno. </li></ul><ul><li>può configurarsi come discrepanza tra ciò che si ha e ciò che si pensa di dover avere, meritare. </li></ul>Samuel A. Stouffer (1900-1960) Stouffer, Samuel A., Edward A. Suchman, Leland C. DeVinney, Shirley A. Star, and Robin M. Williams, Jr. Studies in Social Psychology in World War II: The American Soldier. Vol. 1, Adjustment During Army Life. Princeton: Princeton University Press, 1949. 125 Teoria della deprivazione relativa Stouffer (1949), Gurr (1970)

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