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Righetto.Lettura epistemologica artefatti

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Righetto.Lettura epistemologica artefatti

  1. 1. Per una lettura epistemologica degli ARTEFATTI. Tecnologia come cultura Gabriele Righetto Centro d’Ateneo di Ecologia Umana Università di Padova righetto.g@libero.it 1.a Parte I CONCETTI FONDANTI PER LA TECNOLOGIA Si presentano qui solo alcuni nodi concettuali per riscontrare gli elementi fondamentali del campo di esistenza degli artefatti, oggetto d’azione della Tecnologia. Trasformazione Gestita Artefatto è qualsiasi operazione umana, materiale e/o immateriale che induca ad una trasformazione dell’esistente in termini di strutturazione spazio- temporale e di comportamenti individuali e sociali. La trasformazione non è però un atto semplice che si limiti al solo apparire e produrre artefatti, ma è una trasformazione gestita, ossia espressa da capacità di condurre un processo che interessa l’artefatto nel tempo e in rapporto agli ambienti in cui interagisce. Un artefatto ha un proprio arco di vita che va dall’ideazione alla dismissione. Tale arco di vita attraversa varie fasi di cui le principali sono: la progettazione, la valutazione di impatto ambientale, la produzione, la distribuzione, l’uso, la manutenzione, il riciclo, la dismissione, la sostenibilità ambientale e culturale. Tutto questo ampio e complesso processo è definibile come trasformazione gestita, in cui ogni singolo passaggio è un atto di trasformazione, ma richiede di 1
  2. 2. essere reso coordinato e compatibile nel suo insieme sia per la sua logica interna che per le esigenze e logiche di contesto. Ecco perché è indispensabile aggettivare la trasformazione come trasformazione gestita. Tecnoumanesimo La Tecnologia è il campo culturale degli artefatti e del loro uso da parte degli uomini, essa costituisce una componente essenziale soprattutto della cultura materiale, ossia relativa al complesso di conoscenze, credenze, modi di comportamento, convenzioni e aspettative dell’uomo espressi e realizzati mediante trasformazioni riscontrabili in eventi composti di materia, energia ed informazione, strutturate e incidenti sulla qualità della vita umana e sull’ambiente in cui essa agisce. Fanno parte integrante della cultura e della cultura materiale quello che l’antropologia descrive come appartenente alla cultura dei popoli e cioè le abitazioni, il vestiario, l’alimentazione, gli utensili e tecniche di lavoro, i riti, le cerimonie, i costumi, le credenze che si manifestano all’interno e in prossimità dell’ambiente artificiale proprio di ciascuna civiltà. Tecnoumanesimo: una paideia e humanitas tecnologiche. Per esprimersi la Tecnologia ha bisogno di una propria paideia, ossia di un patrimonio di conoscenze, abilità, competenze e propensioni valoriali che ogni singola persona deve essere messa in grado di sviluppare per poter evolvere liberamente nel contesto sociale e storico in cui si trova. In questo senso la Tecnologia esprime anche una sua Humanitas, non tanto lontana dalle vecchie definizioni della cultura latina1 e riprese in modo più completo dall’Umanesimo rinascimentale con la sottolineatura del profilo dell’Homo faber. L’Humanitas propria della Tecnologia esprime la tensione allo sviluppo di una persona umana in grado di evolvere se stessa in libertà, agendo attivamente nell’ambiente circostante e sulle proprie potenzialità mentali e corporali, in rispetto dell’equilibrio dinamico dell’ecosistema e per l’evoluzione della compagine umana. La libertà dell’uomo non si esprime soltanto nel contemplare l’esistente, ma anche (e forse soprattutto) nell’agire produttivamente nel contesto ambientale trasformandolo e tutelandolo insieme. In questo senso la cultura degli artefatti è un’impresa collettiva e la sua paideia e Humanitas non hanno l’orientamento aristocratico del mondo classico (e da questo se ne distingue nettamente soprattutto distaccandosi dall’antico pregiudizio presente nel mondo greco-latino nei confronti dei teknitai e dei mechanici). La cultura degli artefatti considera un valore il lavoro d’insieme e l’etica del team, come si è meglio cominciato a fare dall’Illuminismo in poi, 1 Soprattutto Varrone e Cicerone 2
  3. 3. abbandonando le componenti immotivatamente elitarie e contemplative dell’umanesimo arcaico. Questa prospettiva della paideia e dell’humanitas a profilo democratico e di compartecipazione diffusa all’impresa culturale, in un quadro di infosocietà si configura come Tecnoumanesimo. Pensiero Plastico Se si vuole insistere sull’ottica della Tecnologia come complesso di conoscenze, abilità, competenze e prospettive valoriali, allora è anche opportuno evidenziare la specifica modalità cognitiva e di pensiero della Tecnologia sintetizzabile nel concetto di Pensiero Plastico. Il Pensiero plastico è la modalità di conoscenza e di operatività che agisce in un contesto di luoghi di cui si coglie la valenza spazio-temporale. Il Pensiero Plastico pertanto si caratterizza per la capacità di esplorare l’esistente con - un approccio conoscitivo complesso che parte dal presupposto che - le componenti dell’esistente sono molteplici macroscopiche e microscopiche e multipercettive - il macroscopico, microscopico e multipercettivo riguarda il naturale e l’artificiale - una lettura sequenziata dell’esistente, tale lettura è intanto: - tridimensionale: l’esistente è multipercettivo, ma la complessità è affrontabile secondo processi semplificatori usando almeno le categorie dell’indagine: - secondo prospetto ossia stabile da un punto frontale di un artefatto e considerandolo deliberatamente da quel punto di vista - secondo la lateralità ossia la lettura di un effetto rotazione, una volta stabilito uno stato di prospetto, atto esplorativo che consente di girare attorno ad un artefatto secondo la categoria della circonduzione - secondo una visione dall’alto ossia la capacità di esplorazione di un artefatto conosciuto da una condizione di elevazione rispetto al baricentro gravitazionale dell’artefatto, tale operazione conoscitiva contente di esplorare la parte ‘alta’ dell’artefatto e può tentare di prescindere dalle capacità deambulatorie della specie umana; - secondo uno visione dal basso ossia la capacità di conoscere l’artefatto al di sotto del suo baricentro 3
  4. 4. Conoscenza in sequenza L’insieme di dell’approccio in precedenza illustrato consente di girare attorno all’artefatto e averne non una conoscenza istantanea e monoprospettica, ma una conoscenza in sequenza spaziotemporale. Poiché ogni artefatto agisce in luoghi e in tempi, il governo di una conoscenza sequenziata che organizza l’esplorazione di luoghi e spazi secondo i tempi della procedura esplorativa, è una operazione di primaria importanza. Spazialità interna Gli artefatti in realtà non hanno soltanto un’esistenza superficiale, nel senso che non esistono solo nella loro superficie, ma manifestano una esistenza profonda, in quanto dotati di una spazialità interna. Un artefatto occupa uno spazio che è delimitato da un fattore di superficie, ma in genere è costituito da una struttura spaziale interstiziale, spessa e chiusa. Questa struttura mediamente è apercettiva, nel senso che non ha un accesso conoscitivo immediato e nella stragrande maggioranza dei casi l’artefatto è opaco per quanti non ne hanno una conoscenza intima, ossia quella occultata e preclusa ai non detentori di conoscenza specifica. Occorre allora favorire l’esplorazione e la conoscibilità interna mediante la rappresentazione secondo le costituenti sub-superficiali, applicando la metodologia della lettura sequenziata che passi da quella di superficie a quella apercettiva, usando gli strumenti del disegno e della rappresentazione in genere come modalità per rendere percettibile l’appercettibile. Le metodologie dell’assonometria esplosa non sono che uno degli esempi possibili. Ma in un contesto informatizzato le promenades digitali sono forse la forma più spettacolare e convincente in contesto di infosocietà. Le sequenze esplorative digitali di fatto costituiscono le forme più avanzate dell’esplorazione e rappresentazione degli artefatti, almeno allo sviluppo attuale delle tecnologie della rappresentazione. Girare attorno all’esterno e girare per l’interno di artefatti sono modalità primarie di conoscenza degli artefatti usando il pensiero plastico. Pensiero plastico esteso o di scala Ma gli artefatti molto spesso non sono di dimensione ridotta, anzi la Tecnologia contemporanea è propria per la caratterizzazione di artefatti estesi. Artefatti estesi come una rete idrica (acquedotto + rete fognaria + depurazione + immissione in corpo idrico) oppure una rete elettrica oppure ancor più una rete di telecomunicazioni che implica una carambolazione di dati anche al sistema satellitare extraterrestre, sono tutti artefatti che non possono essere esplorati 4
  5. 5. percettivamente in modo unitario, eppure occupano chiaramente degli spazi e agiscono in flussi di tempo. Spazi e tempi però assai dilatati. Anch’essi quindi sono campo di pensiero plastico, ma si tratta di pensiero plastico a grande scala. Il pensiero plastico a grande scala può essere distinto in tre tipologie: - pensiero plastico territoriale - pensiero plastico ecologico - pensiero plastico della spazialità digitale. Pensiero plastico territoriale Il pensiero plastico territoriale tende a conoscere, esplorare, rappresentare e gestire artefatti che occupano estesi spazi di territorio fornendo materia o energia o informazione o un mix dei tre. Il pensiero plastico territoriale è in genere capace di organizzare la conoscenza e la gestione di: - la fonte di erogazione e produzione di un bene o risorsa immessa in un artefatto; - i sistemi di trasporto e diffusione della risorsa attraverso tecnologie varie di conduzione e trasferimento - punti di erogazione della risorsa; - luoghi di utilizzo della risorsa, - immissione dei residui dell’artefatto utilizzato. Il pensiero plastico ecologico Il pensiero plastico ecologico è assai simile a quello territoriale, ma lo completa qualitativamente (anzi un pensiero plastico che fosse solo territoriale e non ecologico sarebbe un cattivo pensiero tecnologico perché declasserebbe la valutazione tecnologica di impatto ambientale). IL pensiero plastico ecologico considera: - la fonte in cui è attingibile una risorsa e valuta se la sua attingibilità sia compatibile e sostenibile con il contesto in cui la risorsa è ricavata. Il pensiero plastico ecologico può considerare tecnologicamente inopportuno l’uso di una risorsa se questo uso è incompatibile con il mantenimento dell’ecosistema. Il pensiero plastico ecologico si domanda quindi primariamente se una tecnologia sia opportuna e vantaggiosa non solo in termini finanziari, ma anche in termini di capitale natura: - la tecnologia di gestione della fonte di erogazione della risorsa - gli ambiti territoriali interessati da sistemi di trasporto e diffusione della risorsa; - punti di erogazione della risorsa e loro impatto ambientale e culturale; 5
  6. 6. - luoghi di utilizzo della risorsa e loro compatibilità e sostenibilità con il contesto; - luoghi di immissione dei residui dell’artefatto utilizzato e tecnologie applicate di riciclo, utilizzo, riuso e dismissione: - luoghi e tecnologie di trattamento dei residui; - riconduzione dei residui a stato di compatibilità con l’ecosistema; - dismissione dei residui trattati e riimmissione sostenibile e compatibile nell’ecosistema e nel tecnosistema. La capacità di gestione del pensiero plastico dipende molto dai sistemi di pensiero rappresentativo che rende possibile comunicare ed elaborare il pensiero plastico, esso, come già si è detto, è solo in minima parte gestibile con il pensiero verbale, il pensiero plastico elettivamente si esprime attraverso il disegno, le illustrazioni e le rappresentazioni e le realizzazioni di modelli in genere. E’ pertanto un pensiero che ricorre molto al pensiero percettivo e visivo in particolare e con questi strumenti ragiona. Il pensiero plastico della rappresentazione (soprattutto quello per modelli) è strumento fondamentale di conoscenza, progettazione e gestione per la tecnologia. Senza un’adeguata formazione al pensiero rappresentativo, la formazione di un tecnologo è inconsistente sia nella versione del tecnologo utente che nella versione del tecnologo professionista. L’educazione al tecnologico pertanto non può sottovalutare la primaria importanza della cultura della rappresentazione senza attardarsi in forme di vetero disegno, ma enfatizzando i due poli fondanti della rappresentazione; - lo schizzo ideativo - e la rappresentazione digitalizzata statica e in movimento, insomma è irrinunciabile sviluppare il pensiero 3D. Pensiero plastico della spazialità digitale Prima di passare ad altre importanti questioni, va fatto una precisazione sul terzo pensiero di scala, anche se il pensiero plastico territoriale e il pensiero plastico ecologico sono già le categorie fondanti: si tratta di fare un cenno sul pensiero plastico della spazialità digitale. Il pensiero plastico della spazialità digitale si riferisce a tutti gli artefatti che - operino a distanza e on line, - abbiano supporti elettromagnetici digitalizzati - e agiscano in un regime di rete. Per la sequenza del pensiero plastico digitale si potrebbe riprendere tranquillamente quella del pensiero plastico ecologico, ma precisando alcune cose specifiche: 1) la fonte della risorsa è un’emissione elettromagnetica che è per sua natura apercettiva e quindi di non facile conoscibilità e dai profili di sostenibilità decisamente problematici, pur con un quadro di conoscenze scientifiche non ancora complete. E’ il classico campo in cui l’utilizzo richiede un’aggiunta di 6
  7. 7. cautela, un margine enfatizzato di controllo, un’accentuazione delle ricerche scientifiche e conoscitive. 2 ) quando una risorsa è compromettibile e fonte di dubbi sulla sicurezza (e in questo caso assai problematica) occorrerebbe una urbanistica, ossia un governo del territorio molto oculato e convenzionato. Oggi siamo in carenza di un sapere urbanistico sviluppato sul versante elettromagnetico e digitale in specifico. 3 ) poiché un risultato di scoria o rifiuto da infosocietà è l’elettrosmog, occorre pensare e gestire dei corridoi di rispetto e tutela in cui i campi elettromagnetici siano sotto controllo e non siano fonte di patologie e disagi per gli esseri viventi; 4) gli artefatti digitali si configurano per un forte carattere di immaterialità, ossia non percettività, ma di azione a livello molecolare e cellulare, allora va gestito lo spazio in cui gli infoggetti sono in azione a salvaguardia della salute psicofisica degli utenti. 5) Ciò comporta avere un chiaro pensiero spaziale discontinuo: gli infoggetti agiscono sul territorio in modo puntiforme da trasmittenti che lanciano i messaggi. Gli infoggetti trasmittenti sono hard e quindi sono percepibili e stanno in luoghi precisi, mentre le onde che emettono non sono percepibili e occupano spazi o cablati o via etere, comunque spazialità occulte. Occorre sviluppare capacità di pensiero plastico delle spazialità occulte, perché occulto non vuol dire non esistente. 6) Gli artefatti informativi conformati in materiali digitalizzati secondo modalità di bits viaggiano via etere e fluttuano in corridoi elettromagnetici che possono essere rappresentati in modo simbolico ed iconico e gestiti dal pensiero plastico territoriale ed ecologico; 7) Gli artefatti informativi giungono a destinazione e riappaiono in forma percettibile in terminali dove esistono periferiche del tipo monitor, display, recettori sonori o di altra natura, applicazioni operative che interfacciano modalità CAD/CAM. Dove gli artefatti digitali si interfacciano con i loro decodificatori materiali, lì si manifestano gli Oggetti epifanici dell’immateriale, ossia i luoghi dove i digitale ritorna almeno parzialmente percettivo e immateriale e rivelatore di presenze. 8) I luoghi di emissione l’elettromagnetica digitalizzata, i corridoi trasmettitivi e i luoghi degli oggetti epifanici del digitale costituiscono l’insieme strutturale del pensiero plastico immateriale e i luoghi di possibile e doveroso impegno ecologico del controllo della sostenibilità in quanto in tale spazialità si manifesta l’elettrosmog e la possibile contaminazione culturale passivizzante degli infoggetti. Gli infoggetti hanno quindi la necessità di essere pensati ecologicamente in quanto grande risorsa espansiva della cultura, ma rischio di fonte di elettrosmog. Gli infoggetti d’altra parte devono essere pensati come artefatti che possono favorire grandi rivoluzioni comportamentali: possono ridurre l’inquinamento da trasporto materiale per molti prodotti; possono favorire l’interconnessione tra molte culture e il dialogo multietnico, possono intensificare l’azione delle comunità creative scientifiche, artistiche e culturali, possono rinnovare e potenziare i sistemi formativi e i processi di innovazione cognitiva e comportamentale. Ma possono anche tramutarsi in una grande droga fatta di videogames passivizzanti, in processi di omologazione, in traduzione strumentale dei rapporti umani, reificandoli o virtualizzandoli. 7
  8. 8. 9) Come sempre la Tecnologia non è né buona né cattiva: ha semplicemente bisogno di un’etica chiaramente orientata su due elementi: la salvaguardia progressiva dell’ambiente e l’evoluzione potenziante delle specie viventi fra le quali l’uomo. 10) Il pensiero plastico delle spazialità digitalizzate dovrebbe essere in grado di collocare e gestire questa complessa realtà 2. parte UNA METODOLOGIA DI LETTURA L’ultima parte della presente breve trattazione sugli elementi epistemici della Tecnologia riguarderà alcune categorie che possono servire come piste per indagare, conoscere e gestire un artefatto: - dal suo interno, come elemento artificiale che ha caratteristiche proprie. Le categorie suggerite sono quelle strutturali, teleologiche, funzionali e comportamentali. Esse possono ‘servire’ come mappa semplificata per capire la natura intrinseca di un artefatto, ossia il suo lessico, la sua sintassi e la sua pragmatica. - dal suo contesto, partendo dalla considerazione che un artefatto non sta mai in un luogo astratto: occupa degli spazi e agisce in flussi di tempo. La spazialità di un artefatto incide sul suo dialogo-impatto con l’ambiente, pertanto occorreranno alcune categorie ecologiche per valutarlo (chiusura del cerchio, impronta ecologica, relazione sostenibile, rispondenza dell’artefatto all’evoluzione dei bisogni e desideri antropici). Un artefatto agisce anche in uno spazio sociale e quindi è rivolto a gruppi e individui ed è il risultato di una complessa interazione culturale composta da molti elementi ( scientifici, artistici, semiotici, sociali). Ossia presenta un preciso profilo antrologico-culturale. La Tecnologia non è un sapere autosufficiente (è un limite, ma soprattutto una sua ricchezza): per manifestarsi in maniera adeguata ha bisogno di sconfinare e riconvertire in modalità proprie e compatibili gli avanzamenti della scienza, dell’arte, dei linguaggi e delle organizzazioni sociali. 8
  9. 9. Piste di indagine ed interpretazione epistemica di un artefatto A) • Punto di vista centrato sul prodotto 2 . Si segnalano alcune piste che possono essere utili per comprendere la natura intrinseca di un artefatto. Sono piste che possono aiutare a farne un ritratto intimo e specifico, mettendo meno in evidenza in questo approccio, la ricaduta sociale dello stesso che sta momentaneamente sospesa e defilata. Di fatto sono piste che aiutano a capire dell’artefatto: - di che cosa è fatto e composto, la sua fisicità e le eventuali componenti immateriali; - a cosa serve e in che modo l’artefatto è strutturato per rispondere agli scopi prefissati; - quali processi attiva in partenza e in uscita usando materia – energia – informazione - come si muove e si comporta ogni parte e l’insieme dell’artefatto Sottopunti di vista per esplorare e gestire un artefatto • • Strutturale - dati fisici, compositivi e progettuali dell’artefatto: materiali costituenti, parti costituenti, dimensioni, sistemi di trattamento dei materiali • Teleologico - scopi assegnati all’artefatto e condizioni che permettono il conseguimento degli scopi 2 L’articolazione della lettura dell’artefatto ad intra secondo le categorie di strutturale, teleologico, funzionale, comportamentale è desunto dai lavori del Progetto Icaro, soprattutto in area di docenti di Tecnologia del Friuli – Venezia Giulia, con un apporto esplicito del prof. Elio Toppano dell’Università di Udine 9
  10. 10. attraverso un uso corretto del sistema: proprietà specifiche per gli scopi,, stati particolari, proprietà e caratteristiche escluse perché colludenti con lo scopo, mantenimento dello stato dell’artefatto in vista degli scopi, controllo degli stati che attraversa l’artefatto per essere rispondente allo scopo • Funzionale - descrive la relazione tra l’entrata e l’uscita dell’artefatto in un processo secondo termini di utilizzo di materia, energia, informazione: svolge un ruolo, partecipa o cofunziona con una rete di processi, partecipa all’organizzazione di un insieme di fenomeni per realizzare uno o più scopi. Esempi di ruoli funzionali: generatore, condotto, barriera, serbatoio, motore, alimentatore, sostegno, separatore, ecc. Comportamentale • - descrive le quantità e le qualità proprie del comportamento potenziale delle singole componenti di un artefatto e le loro interazioni: ogni componente dell’artefatto si situa o si dinamicizza in certi modi durante il flusso del tempo, ha insomma un suo stato o dinamica o modo procedurale. Il comportamento attuale è l’evoluzione dell’artefatto nel tempo rilevato, secondo una traiettoria che si focalizza in un tempo dato: alla condizione di una componente possono corrispondere stati diversi delle altre componenti, per realizzare la traiettoria del comportamento complessivo. Ad esempio se il comportamento dipende dalla condizione di chiuso/aperto di alcune componenti, il tracciato si realizza se le componenti sono fra loro chiuse o aperte in modo che il tracciato possa svilupparsi senza intoppi. Si provi a pensare ad un circuito elettrico) • Tutti i singoli aspetti prima considerati si relazionano fra loro in modo integrato costituendo ponti di relazione tra lo strutturale, il teleologico, il funzionale e il comportamentale 10
  11. 11. B) Punto di vista centrato sulla relazione • prodotto /contesto Si segnalano ora alcune piste che possono essere utili per comprendere il contesto, l’ambiente e le relazioni in cui un artefatto opera. Sono piste che possono aiutare a fare un ritratto ambientale, sociale e culturale di un artefatto. Di fatto rappresentano piste che aiutano a capire le letture dell’artefatto: - di tipo ecologico - di tipo antropologico culturale Sottopunti di vista per esplorare, conoscere • gestire artefatti in senso: B1) Ecologico • chiusura de cerchio • [Rispetto alla materia, all’energia e all’informazione, l’artefatto costituisce una trasformazione distruttiva o rinnovabile?] impronta ecologica • [quanta parte del pianeta ( o dell’eliospazio) è coinvolta e trasformata per produrre e mantenere l’artefatto] relazione sostenibile • [l’artefatto è compatibile con il contesto considerando la durata nel tempo ai vari livelli( tempi geologici, biologici, storici)] rispondenza all’evoluzione dei bisogni e desideri • [adeguatezza e sostenibilità in relazione alla sociosfera: rispetto all’emergenza e natura dei bisogni e desideri si tratta di artefatto adeguato, obsoleto, in declino, innovatore, ,,,] 11
  12. 12. B2) Antropologico/culturale • Ogni artefatto appartiene all’impresa umana secondo le dinamiche attuali e le connessioni storiche, insomma appartiene ad uno spazio-tempo antropico ed è intriso dell’azione delle varie comunità che partecipano alla sua costituzione ed uso. Alcuni approcci sono fondamentali non solo per la componente conoscitiva, ma per partecipare ai principali processi delle comunità e attori sociali operanti nel contesto locale e globale. Approccio Scientifico • • A quali concetti/leggi, processi scientifici l’artefatto fa riferimento in termini di scienza applicata dal momento in cui partecipa al sistema materia – energia - informazione Approccio Artistico • • A quali movimenti artistici ed espressivi fa riferimento l’artefatto; si esprime con esplicito collegamento all’artigianato o a codici espressivi alti; è connesso a processi espliciti o impliciti della cultura del design: ogni artefatto partecipa ad una visione estetica del reale Approccio Semiotico • ° A quale sistema di segni, anche ergonomici, appartiene l’artefatto e quali sistemi di segni contiene; quali processi comunicativi attiva; • Quali linguaggi e codici contiene o fa attivare nell’utenza e nel contesto • Come struttura lo spazio e comportamenti individuali e di gruppo secondo linguaggi che non appartengono per lo più ai codici verbali, ma al pensiero plastico Approccio Sociale • A quali gruppi sociali si rivolge • In quale tipo di società viene • usato In quale sistema produttivo è • inserito e che ruolo gioca nell’organizzazione A quali leggi o regole o • comportamenti sociali fa riferimento A quale processo storico • partecipa o ha partecipato 12
  13. 13. Di quale tipo di economia è • espressione e quali processi economici lo sostengono Quali principi etici lo legittimano • o delegittimano A quale modello di esistenza e • progetto di vita fa riferimento Tecnologia e sistema formativo La Tecnologia è entrata in maniera palese nel sistema formativo italiano e con la nuova conformazione del sistema scolastico dovrebbe partire fin dall’inizio dei processi dell’infanzia e dei bambini, configurandosi come polo culturale portante. Ciò non toglie che vi siano ancora molti che hanno una visione della Tecnologia, minimalista o peggio strumentale e sussidiario, sminuendone e non riconoscendone il grande valore culturale, valoriale ed educativo. Ovviamente per loro incultura ed impreparazione. Riconoscere il valore della Tecnologia non significa assolutamente sminuire altre forme di cultura, ma semmai difendere una livello più avanzato di cultura integrata, in cui la Tecnologia assieme alla Scienza e ai Saperi dell’Uomo contribuisce all’evoluzione ed elevazione dell’Uomo Contemporaneo. Le poche note qui presenti vogliono mostrare in modo semplificato e sintetico, lo spessore e la rilevanza del sapere Tecnologico ai fini formativi. sintesi a cura di G. Righetto 27 marzo 2001 13

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