Nuovi Abitanti.Tecnoumanesimo

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Nuovi Abitanti.Tecnoumanesimo

  1. 1. NuoviAbitanti www.nuoviabitanti.it associazione culturale Tecnoumanesimo promozione della cultura dell’artificiale innovativo e sostenibile La Tecnologia è il campo culturale degli artefatti e del loro uso da parte degli uomini, essa costituisce componente essenziale soprattutto della cultura materiale, ossia relativa al complesso di conoscenze, credenze, modi di comportamento, convenzioni e aspettative dell’uomo espressi e realizzati mediante trasformazioni riscontrabili in eventi composti da materia, energia ed informazione, strutturate e incidenti sulla qualità della vita umana e sull’ambiente in cui essa agisce. Fanno parte integrante della cultura e della cultura materiale quello che l’antropologia descrive come appartenente alla cultura dei popoli e cioè le abitazioni, il vestiario, l’alimentazione, gli utensili e tecniche di lavoro, i riti, le cerimonie, i costumi, le credenze che si manifestano all’interno e in prossimità dell’ambiente artificiale proprio di ciascuna civiltà. La Tecnologia riguarda l’insieme dei saperi che interpretano, organizzano, gestiscono il mondo dell’artificiale, del coltivato, dell’allevato e del costruito. Essa fa riferimento alla dimensione della trasformazione e della produzione e, in questa fase storica, all’insieme dei saperi che organizzano e gestiscono tutte le attività inerenti la comunicazione e l’informazione del reale e del virtuale. Quest’ultima dimensione, entrata prepotentemente in ogni aspetto della vita sociale, ha praticamente costretto la società ad occuparsi di “ Tecnologia” in senso ampio e giustamente deve trovare un proprio spazio specifico, poiché anche questo sapere, come quello più tradizionale della trasformazione e produzione, ha bisogno di gestione e di indirizzo verso un uso “etico” e comportamentale, consapevole ed utile per l’umanità al fine di evitare che una rivoluzione culturale di così grande portata finisca per svuotare l’uomo di valori (ossia di orientamenti significativi al futuro e al senso del vivere), anziché arricchirlo in modo progressivo. In fondo è sempre questione di relazioni tra “ persone – artefatti - ambiente” come per l’ “altra tecnologia” tradizionale, per la quale era più facile cogliere il suo riferimento ad oggetti e prodotti biologici in una continua interazione tra naturale e artificiale.
  2. 2. NuoviAbitanti www.nuoviabitanti.it associazione culturale Come la trasformazione e la produzione tradizionali sono mirate a soddisfare bisogni, esigenze, desideri, proiezioni cognitive e pratiche delle persone e a trovare un equilibrio sostenibile tra ambiente modificato e ambiente naturale, anche la comunicazione e l’informazione a trattamento digitale sono mirate a soddisfare bisogni, esigenze e desideri degli uomini, nuovi assetti di apprendimento e operatività, pur se di tipo diverso, e devono trovare un equilibrio sostenibile tra ambiente reale e ambiente virtuale. La distinzione tra tecnologie della trasformazione e dell’informazione si è fatta comunque, nel tempo, sempre meno netta. Progressivamente le tradizionali tecnologie di trasformazione sono supportate da tecnologie digitali. Basti citare alcuni processi fondamentali come la fabbrica automatizzata, le coltivazioni protette a serra con operazioni programmate a timer, le produzioni robotizzate in toto o con il concorso cooperante di tecnici qualificati, le attività con macchine a controllo numerico, la prototipizzazione rapida, le interazioni tra tecnologie satellitari e spaziali e il vissuto quotidiano, le interfacce molteplici del tipo CAD-CAM in cui la progettazione digitalizzata è co-prodotta con predisposizione interattiva al sistema delle macchine utensili realizzatrici del progetto, dove i robot ‘eseguono’ materialmente il programma definito dalla progettazione digitalizzata. Né si deve trascurare la presenza del telelavoro, dei telerilevamenti e delle attività connesse alle tecnologie satellitari che hanno tutte un fondamentale versante informatizzato. Il mondo della progettazione degli artefatti e dei prodotti biologici è stato radicalmente trasformato tra gli anni 80/90 anche quando non sia stato chiaramente impostato per l’interfaccia CAD-CAM, comunque le modalità avanzate (e consuete) di progettazione per architetti, ingegneri, designers, urbanisti, biotecnologi, agrari e zootecnici a forte sostegno tecnologico, e tutti i tecnologi della progettazione in genere, avvengono in ambiente digitale con la possibilità di tradurre i prodotti immaginati in rappresentazioni 3D (a tre dimensioni ruotabili ed esplorabili per parti e percorsi a campo largo o zoomato), il tutto reso verosimile mediante processi di renderizzazione e animazione. Anche i processi esplorativi, di conoscenza e di controllo vengono ricondotti nella stragrande maggioranza dei casi a forme di recezione di informazioni mediante sensori, recettori, rilevatori che immettono dati trattati da impianti di elaborazione e di controllo. L’insieme dei sistemi informativi più rilevanti accede alla raccolta dati mediante dispositivi ed impianti digitalizzati. Un grave rischio di distorsione della natura complessa della società digitale viene dal soffermarsi solo sugli aspetti più appariscenti che riguardano le tecnologie comunicative ed informative. Certamente molti linguaggi verbali transitano dentro files e si diffondono per ogni dove attraverso web. Ormai gran parte della musica è fruibile in forma digitalizzata a partire dai semplici CD, le forme pluricodice a tipologia dizionario-enciclopedia certamente conoscono una nuova primavera attraverso la versione in CD-Rom, i libri stessi presentano all’orizzonte
  3. 3. NuoviAbitanti www.nuoviabitanti.it associazione culturale la configurazione degli e-book, anche se ancora solidamente gutenberghiani; il cinema fluisce in rinnovate vie di diffusione con i Dvd; il mondo fotografico e delle riprese cinetelevisive è supportato da forme sempre più raffinate di strumentazioni digitalizzate. Il grande capitolo della multimedialità, ossia della scrittura e lettura di linguaggi comunicativi molteplici, è prepotentemente protagonista. Certamente è di irrinunciabile importanza promuovere nelle nuove generazioni competenze per la multimedialità, infatti il multimedismo è la forma di lettura-scrittura-elaborazione di codici propria della società info-industriale che ha relativizzato l’egemonia dell’alfabetismo, ossia della centralità simbolica dell’alfanumerico. Oggi il cittadino infoindustriale deve essere produttore e utente in contemporanea anche di altri codici di tipo grafico, iconico, fotografico, cinematografico, fonografico, cinetico e procedurale. Il tutto in modo ampiamente integrato e ricco di links e connessioni anche assai periferiche e telelavoranti. Per tale motivo vanno sviluppati processi di apprendimento e socializzazione che si avvalgano della ragione connettivante fortemente in azione in contesto digitale. Ossia va promossa fra le culture specialiste e generaliste, nonché divulgative ad ampio raggio, una forma aggiuntiva di ragione incentrata sulle connessioni che rafforzano i legami più ricorrenti e stimola alle connessioni azzardate e probabilistiche sia in contesto virtuale e digitale sia in contesto reale, sia ancora nell’interazione tra contesto reale e contesto virtuale. E’ auspicabile che la logica di rete e di sistema cooperino per approcci flessibili da cui siano allontanati processi routinari, ripetitivi, piattamente esecutivi e tanto meno attribuibili a poteri insondabili o magici vissuti concomitanti con il tecnologico e il suo contesto culturale in quanto misconosciuti. Se lo sviluppo della ragione connettivante è da considerarsi obiettivo irrinunciabile per il cittadino infoindustriale, abitante del pianeta e dei suoi luoghi specifici, la ragione connettivante non si rinserra di certo nel solo campo del digitale, ma agisce e dialoga con tutti i saperi il cui patrimonio è sotto sforzo per attuare il trasferimento dal contesto industriale all’arca digitale, potenziale salvatrice del passato ricondotto e rivitalizzato in infomorfologie e aperta liberamente al futuro, non solo terrestre ma anche dell’eliospazio da considerarsi ormai come luogo nuovo e legittimato per le esplorazioni e azioni umane. Questo traghettamento operato verso il digitale, tra la sponda gutenberghiana e la sponda postgutenberghiana, comporta però una nuova alleanza fra la famiglia dei saperi fondanti e cioè quelli scientifici, umanistici, tecnologici, epistemici ed organizzativi. La Tecnologia ha un ruolo determinante nella società digitale o infoindustriale; ma se ridotta ai soli tratti strumentali (ossia ad una tecnologia che serve e si usa acriticamente), essa si trascina in una società senz’anima.
  4. 4. NuoviAbitanti www.nuoviabitanti.it associazione culturale Alle persone oggi attive nel pianeta e alle nuove generazioni occorre allora offrire anche un Tecnoumanesimo, ossia la promozione di forme artificiali, coltivate, allevate e costruite assieme e mediante le quali, l’Uomo organizza e orienta il suo destino, ossia inventa il suo ruolo esistenziale sul Pianeta e verso l’Eliospazio, ma sempre con la coscienza vigile per decidere e progettare su cosa voglia significare essere Uomo, anche se Uomo Tecnologico. Cioè Uomo che è Cybernator, pilota della sua esistenza, proprio in quanto progetta e sviluppa la Cibernetica e la orienta su valori e responsabilità, vale a dire su processi di realizzazione di sé, della sua interiorità e socialità complessa e della sua esistenza in ecosistemi per i quali provvede alla tutela e alla valorizzazione. In una prospettiva di Tecnoumanesimo, le nuove generazioni (assieme a quelle adulte) attivano atteggiamenti di responsabilità, di salvaguardia del patrimonio natura e del patrimonio dell’esistenza umana che provengono da un passato e si orientano al futuro anche con l’aiuto di tecnologie innovative. Il principio della responsabilità richiede un coinvolgimento per un’etica della trasformazione e della manutenzione, ossia della tecnologia sostenibile socioambientalmente, al punto da costituire l’orizzonte dell’Etica della Tecnologia. Poiché la Tecnologia induce trasformazioni sull’Uomo stesso e sugli ambienti in cui vive (Pianeta ed Eliospazio compresi – dimensione esogea ), non esiste solo la necessità del coinvolgimento nella Responsabilità (ossia all’Etica Tecnologica), ma si pone congiuntamente la questione dell’integrità relazionale e della percezione della qualità formale dei prodotti artificiali e degli ambienti in cui gli artefatti e prodotti biologici sono presenti e convivono dal livello dei luoghi fino a quello dei paesaggi. Da questo punto di vista il Tecnoumanesimo richiede pure lo sviluppo di una Cultura attenta all’Estetica Tecnologica. La gestione degli aspetti artificiali rappresenta una componente che incide e determina non solo l’affermazione di valori esistenziali, ma anche di valori economici, secondo dinamiche di gestione di beni rari o massimamente diffusi e diffondibili, collegati a risorse rinnovabili o irreversibili e quindi dissipativi. Il Tecnoumanesimo ha pertanto tra i suoi fondamenti anche una prospettiva di Economia Tecnologica. Il destino dell’Uomo è comunque interdipendente dalla vita di altri esseri viventi (vegetali, animali, microrganismi), dalla conformazione e qualità del suolo, dell’aria, dell’acqua e delle fonti energetiche, il tutto organizzato in ecosistemi equilibrati. Il Tecnoumanesimo richiede visioni chiare, culture e pratiche di Trasformazione Sostenibile, ossia è orientato a manifestarsi secondo una rigorosa Ecologia Tecnologica.
  5. 5. NuoviAbitanti www.nuoviabitanti.it associazione culturale Per questo occorre che sia diffuso uno spazio attivo dedicato alla Cultura Tecnologica in un ottica di Tecnoumanesimo per fornire una visione d’insieme e di connessione dell’ambiente tecnologico in tutti gli strati sociali. Tale Cultura Tecnologica dovrebbe proporsi come uno dei saperi base, in grado di offrire orientamenti per almeno 4 grandi aree tematiche: • il filone ingegneristico (oggetti [arnesi, strumenti] – macchine – impianti – reti materiali e immateriali) • il filone architettonico/urbanistico (edifici-isolati-città-metropoli-territorio insediato e sue infrastrutture materiali e immateriali – il territorio aperto e il paesaggio) • il filone agrario (boschi-foreste, coltivazioni, allevamenti, tecnologie alimentari, biotecnologie, governo del paesaggio e dei territorio aperti) • il filone ecologico (tutela della biodiversità, ecotecnologie dell’aria, del suolo, dell’acqua, dell’energia [filtri, riciclo/smaltimento residui, termorecupero, depuratori, centrali energetiche sostenibili, tutto dentro una configurazione di tecnologia dell’artificiale sostenibile]) La Tecnologia non costituisce solo lo studio e la realizzazione-gestione di artefatti contestualizzati in luoghi e ambienti, è congiuntamente una cultura dotata di propri linguaggi, procedure e strategie specifiche, per cui essa dovrà continuare a dotarsi di propri strumentari. I linguaggi della rappresentazione e dell’Immaginario Le tematiche da introdurre in tutti gli strati sociali mediante l’acquisizione evoluta e l’uso di linguaggi tecnologici specifici possono essere riconosciute in tali temi : linguaggi della rappresentazione (disegno nelle sue forme varie, storicamente • aggiornate, computergrafica, fotografia, filmati, riprese tele e cinematografiche, progettazione e produzione di oggetti virtuali, il tutto in un orizzonte prevalentemente digitale) linguaggi operativi (algoritmi di applicazioni tecnologiche, sistemi CAD/CAM, • organizzazione dalla progettazione-produzione, sistemi di produzione e controllo mediante reti di sensori e distributori programmatiti di materiali e risorse, diffusione, manutenzione, restauro, ripristino, riciclo, dismissione) linguaggi comunicativi pluricodice (multimedialità e ipermedialità, videoscrittura con • orientamento grafico, modalità di comunicazione on line, procedure algoritmiche, diagrammi di flusso, rappresentazione di dati, organigrammi, strategie organizzative, il tutto trattato digitalmente)
  6. 6. NuoviAbitanti www.nuoviabitanti.it associazione culturale Non si tratta soltanto di passare o peggio trasmettere contenuti, ma attivare stili di vita e di pensiero con esplicita componente tecnologica (pensiero plastico 3D a scala ravvicinata e territoriale, sviluppo di capacità progettuali e di interpretazione di prodotti progettuali, mappe integrate di conoscenza, operatività idonea all’infoindustriale, didattica territoriale e di rete, competenze reticolari, capacità interpretative degli artefatti e apertura alla loro dimensione storica e socioambientale, utenza informata e abile, immaginario tecnico- scientifico orientato alla progettazione, etica della responsabilità, cultura dell’integrazione tra economia-ecologia-estetica-etica). La Cultura Tecnologica è una cultura generalista, ossia in grado di fornire le conoscenze e le competenze di base, idonee a sostenere e promuovere cittadini informati, competenti, responsabili sia come utenti individuali di Tecnologia che come utenti socializzati. Ogni cittadino può svolgere il suo ruolo attivo in una società infoindustriale se in grado di svolgere come lavoratore e soggetto attivo e partecipe ruoli anche di tecnologo specialista, non troppo rinchiuso in settori circoscritti, ma sensibile ad una prospettiva politecnica. La Cultura Tecnologica nella società infoindustriale dovrebbe articolarsi in due volti: quello generalista orientato al Tecnoumanesimo e quello specialistico offerto dalle varie Tecnologie settoriali di ogni indirizzo (informatico, meccanico, agrario, manageriale, comunicativo, zootecnico, ingegneristico, edile, ecc.) espresse dalle professioni, mestieri e lavori. Un ruolo alto nella promozione della Cultura Tecnologica va attribuito all’università e all’intero sistema formativo, non sottacendo la responsabilità degli operatori dei mass-media come co-costruttori di un clima culturale che dia adeguato peso ai problemi e prospettive tecnologiche, specie se intese in una prospettiva eco-tecnologica sostenibile. Poiché la Tecnologia riguarda il mondo della trasformazione, del coltivato-allevato e del costruito, e ogni trasformazione comporta una modificazione dell’ecosistema ne deriva che non tutte le trasformazioni sono sostenibili sul piano ambientale, socioculturale, etico. Allora occorre promuovere un ‘utenza informata’ sul fatto tecnico in sé, ma anche responsabile ed orientata ad una lettura ecologica del tecnologico, per la rilevazione dell’indispensabile e del necessario, distinguendolo dal superfluo ed inutile o addirittura dal dannoso, per valutare il sostenibile, l’impatto ambientale o l’ambientalmente riparativo, nonché l’effetto sull’uomo e sui viventi e i loro comportamenti. Giustamente vi è la preoccupazione diffusa per la dimensione etica ed il ripensamento critico della società e dei suoi valori. Non si tratta infatti soltanto di promuovere tecniche circoscritte e alcuni generici modi di fare, ma di incentivare ad essere cittadini eticamente e socioambientalmente responsabili del tecnologico (anche informatico) in un contesto infoindustriale.
  7. 7. NuoviAbitanti www.nuoviabitanti.it associazione culturale La Tecnologia deve pertanto partire con un alto profilo culturale, educativo ed organizzativo del socioambientale avanzato. Nell’edificare il nuovo, non dovrebbe vincere la concezione che il sapere trasformativo si definisca e si delimiti all’ambito riduttivo e applicativo della tecnica, ma dovrebbe affermarsi attraverso una nuova concezione di sé, del mondo e degli altri in quanto individui, gruppi e società organizzata. In tale ambito sociale aperto va promosso il Tecnoumanesimo, cultura dell’uomo che trasforma l’ambiente per sviluppare i suoi bisogni/desideri e tutelare la terra. Al raggiungimento di questi obiettivi possono contribuire in modo determinante le nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione, se inserite in un contesto più ampio di Tecnologia eco-sistemica. Una paideia e humanitas tecnologiche. Per esprimersi la Tecnologia ha bisogno di una propria paideia, ossia di un patrimonio di conoscenze, abilità, competenze e propensioni valoriali che ogni singola persona deve essere messa in grado di sviluppare per poter evolvere liberamente nel contesto sociale e storico in cui si trova. In questo senso la Tecnologia esprime anche una sua Humanitas, prossima alle definizioni della cultura latina, riprese in modo più completo dall’Umanesimo rinascimentale con la sottolineatura del profilo dell’Homo faber. L’Humanitas propria della Tecnologia esprime la tensione allo sviluppo di una persona umana in grado di evolvere se stessa in libertà, agendo attivamente nell’ambiente circostante e sulle proprie potenzialità mentali e corporali, in rispetto dell’equilibrio dinamico dell’ecosistema e per l’evoluzione della compagine umana. La libertà dell’uomo non si esprime soltanto nel contemplare l’esistente, ma anche (e forse soprattutto) nell’agire produttivamente nel contesto ambientale trasformandolo e tutelandolo insieme. In questo senso la cultura degli artefatti è un’impresa collettiva e la sua paideia e Humanitas non hanno l’orientamento aristocratico del mondo classico (e da questo se ne distingue nettamente soprattutto distaccandosi dall’antico pregiudizio presente nel mondo greco-latino nei confronti dei teknitai e dei mechanici). La cultura degli artefatti considera un valore il lavoro d’insieme e l’etica del team, come si è meglio cominciato a fare dall’Illuminismo in poi, abbandonando le componenti immotivatamente elitarie e contemplative dell’umanesimo arcaico. Questa prospettiva della paideia e dell’humanitas a profilo democratico e di compartecipazione diffusa all’impresa culturale, in un quadro di infosocietà si configura appunto come Tecnoumanesimo.
  8. 8. NuoviAbitanti www.nuoviabitanti.it associazione culturale Pensiero Plastico e le sue quattro modalità Se si vuole insistere sull’ottica della Tecnologia come complesso di conoscenze, abilità, competenze e prospettive valoriali, allora è anche opportuno evidenziare la specifica modalità cognitiva e di pensiero della Tecnologia sintetizzabile nel concetto di Pensiero Plastico. Il Pensiero plastico costituisce la modalità di conoscenza e di operatività che agiscono in un contesto di luoghi di cui si coglie la valenza spazio-temporale. Il Pensiero Plastico si caratterizza per la capacità di esplorare l’esistente mediante - un approccio conoscitivo complesso che parte dal presupposto che le componenti dell’esistente sono molteplici, macroscopiche e microscopiche e multipercettive - il macroscopico, microscopico e multipercettivo riguarda il naturale e l’artificiale - la promozione di una lettura strutturata e sequenziata dell’esistente secondo le sue specifiche caratteristiche spazio-temporali. - tale lettura è intanto tridimensionale e riguarda almeno quattro modalità spaziotemporali di considerare l’esistente tridimensionale: 1- l’esplorazione all’intorno esterno di un oggetto o fattore ambientale, - indagandone le componenti e caratteristiche rilevabili perlustrando la superficie percepibile ricorrendo all’indagine dal di fuori (pensiero esoplastico ) l’esplorazione all’interno di un artefatto o fenomeno naturale e ambientale, - i fenomeni spesso sono comprensibili solo osservando le caratteristiche che stanno sotto la pellicola indagabile dall’esterno, l’indagine, l’esplorazione, la progettazione e gestione dell’interno molto spesso sono importanti e quasi sempre più determinanti della conoscenza e gestione dei fattori esterni. Per questo riuscire a rappresentare e gestire la spazialità interna risulta una strategia conoscitiva e operativa di forte rilevanza (pensiero endoplastico) Un artefatto o un oggetto ambientale non sono fenomeni isolati, - appartengono ad un contesto e spesso la loro natura e insieme di proprietà funzionali si comprendono e gestiscono in un quadro ambientale e territoriale. Gli oggetti artificiali e ambientali appartengono all’ambiente e al territorio e sono interpretabili e gestibili se si coglie la loro natura di rapporti di rete. La rete è una modalità di essere che pone un fenomeno
  9. 9. NuoviAbitanti www.nuoviabitanti.it associazione culturale collegato ad un altro per cui quel fenomeno funziona se è in sintonia e collegamento con funzioni e caratteristiche di molti altri fenomeni dislocati in un ambiente e territorio fra loro strutturati. Capire a fondo un artefatto significa pertanto capire la sua collocazione e il suo funzionamento in contesto territoriale e ambientale estesi, ma significa anche avere di tale fenomeno limitato una visione plastica che connette, percepisce, rappresenta e gestisce il particolare in un sistema o meglio in una rete (pensiero plastico territoriale) Il rapporto tra artificialità e naturalità è un rapporto complicato e - complesso. Molti millenni di attività tecnologica, almeno 12 mila se consideriamo il neolitico come un’epoca caratterizzata dalla capacità di produrre fenomeni tecnologici decisivi (nascita dell’agricoltura, primi insediamenti complessi protourbani, produzione di contenitori e di utensili, avvio di sistemi viari), hanno determinato una forte presenza di artificialità in convivenza con i sistemi naturali e ecosistemi. Tale rapporto si è sempre più complicato per cui la sostenibilità è divenuto problema centrale e non eludibile. La Tecnologia ha assunto forme che non riguardano solo la produzione di artefatti, ma ha anche organizzato artefatti per sollevare la sostenibilità tra artefatti ed elementi naturali, depurando le acque, filtrando i fumi e le emissioni gassose, controllando la condizione dei suoli, ricercando utilizzi energetici che non compromettano lo stato di salute dell’ambiente, integrando insediamenti antichi con il nuovo mediante restauri, ripristini ambientali e connessioni viarie compatibili.. Queste Tecnologie a servizio della sostenibilità sono definibili Ecotecnologie. Esse non possono essere poste nello spazio in modo improprio o casuale, hanno bisogno di avere un rapporto riequilibratore tra Tecnologie Trasformative ed Ecotecnologie, ossia le acque depurate devono avere dei punti in rientrano nei fiumi, nei laghi e nei mari; le emissioni gassose e i fumi vengono controllati in punti adeguati perché l’atmosfera non venga distrutta nei suoi valori positivi; il suolo deve essere trattato perché a livello di superficie e di sottosuolo mantenga caratteri compatibili e sostenibili. I patrimonio culturale e ambientale richiede delle forme di intervento mirate e collocate in luoghi prestabiliti per il ripristino e il restauro. Per leggere e gestire una regia complessiva del territorio con i punti che sorreggono la sostenibilità e restituiscono la sostenibilità compromessa, occorre un pensiero plastico territoriale che veda con chiarezza le connessioni tra artificiale e Tecnologia riparativa e sostenibile di tipo rinaturalizzante. (pensiero ecoplastico).
  10. 10. NuoviAbitanti www.nuoviabitanti.it associazione culturale I quattro pensieri plastici: - - esoplastico - endoplastico - territoriale - ed ecoplastico stanno alla base delle competenze cognitive ed operative del far tecnologia. Come usare il pensiero plastico Per meglio specificare il pensiero plastico, soprattutto per l’operatività che ne consegue, si evidenzia che esso è: tridimensionale: l’esistente è multipercettivo, ma la complessità è affrontabile - secondo processi semplificatori usando almeno le categorie dell’indagine: secondo il ‘prospetto’ ossia lettura chiara e distinta da un punto frontale di un - artefatto e considerandolo deliberatamente da quel punto di vista con la produzione e fissazione di un’icona primaria del reale secondo la lateralità ossia la lettura mediante un effetto rotazione, una volta - stabilito uno stato di prospetto o di icona primaria, atto esplorativo che consente di pensare e agire attorno ad un artefatto secondo la categoria della circonduzione secondo una visione dall’alto ossia la capacità di esplorazione di un artefatto - conosciuto da una condizione di elevazione rispetto al baricentro gravitazionale dell’artefatto, tale operazione conoscitiva consente di esplorare la parte ‘alta’ dell’artefatto e può tentare di prescindere dalle capacità deambulatorie della specie umana; secondo una visione dal basso ossia la capacità di conoscere l’artefatto al di - sotto del suo baricentro, ma anche della sua visibilità percettiva diretta. L’insieme dell’approccio in precedenza illustrato consente la comprensione e l’azione sul reale in maniera stereoscopica e stereogonica, ciò secondo una conoscenza e operatività in sequenza spaziotemporale.
  11. 11. NuoviAbitanti www.nuoviabitanti.it associazione culturale Poiché ogni artefatto agisce in luoghi e in tempi, il governo di una conoscenza sequenziata che organizza l’esplorazione di luoghi e spazi secondo i tempi della procedura esplorativa, è un’operazione di primaria importanza. Molto spesso gli artefatti non sono di dimensione ridotta, anzi la Tecnologia contemporanea si connota per la caratterizzazione di artefatti estesi e a rete. Artefatti estesi come una rete idrica (acquedotto + rete fognaria + depurazione + immissione in corpo idrico) oppure una rete elettrica oppure ancor più una rete di telecomunicazioni che implica una carambolazione di dati interagendo anche con il sistema satellitare extraterrestre, sono tutti artefatti che non possono essere esplorati percettivamente in modo unitario, eppure occupano chiaramente degli spazi e agiscono in flussi di tempo. Spazi e tempi spesso assai dilatati. Anch’essi quindi sono campo di pensiero plastico e di pensiero plastico a grande scala. Il pensiero plastico a grande scala occupa dimensioni territoriali ed ecologiche ed ora anche spazialità digitali e virtuali. Il pensiero plastico ecologico è assai simile a quello territoriale, ma lo completa qualitativamente (anzi un pensiero plastico che fosse solo territoriale e non ecologico sarebbe un cattivo pensiero tecnologico perché declasserebbe la valutazione tecnologica di impatto ambientale). Il pensiero plastico ecologico considera: - la fonte a cui è attingibile una risorsa e valuta se la sua attingibilità sia compatibile e sostenibile con il contesto in cui la risorsa è ricavata. Il pensiero plastico ecologico può considerare tecnologicamente inopportuno l’uso di una risorsa se questo uso è incompatibile con il mantenimento dell’ecosistema. Il pensiero plastico ecologico si domanda primariamente se una tecnologia sia opportuna e vantaggiosa non solo in termini finanziari, ma anche in termini di capitale natura: - la tecnologia di gestione della fonte di erogazione della risorsa - gli ambiti territoriali interessati da sistemi di trasporto e diffusione della risorsa; - i punti di erogazione della risorsa e loro impatto ambientale e culturale; - luoghi di utilizzo della risorsa e loro compatibilità e sostenibilità con il contesto; - i luoghi di immissione dei residui dell’artefatto utilizzato e tecnologie applicate di riciclo, utilizzo, riuso e dismissione; - i luoghi e tecnologie di trattamento dei residui;
  12. 12. NuoviAbitanti www.nuoviabitanti.it associazione culturale - la riconduzione dei residui a stato di compatibilità con l’ecosistema; - la dismissione dei residui trattati e riimmissione sostenibile e compatibile nell’ecosistema e nel tecnosistema. La capacità di gestione del pensiero plastico dipende molto dai sistemi di pensiero rappresentativo. Ciò rende possibile la comunicazione ed elaborazione del pensiero plastico, in minima parte gestibile con il solo pensiero verbale. Il pensiero plastico elettivamente si esprime mediante il disegno, le illustrazioni e le rappresentazioni e le realizzazioni di modelli in genere. E’ pertanto un pensiero che ricorre fortemente al pensiero percettivo e visivo in particolare e mediante tali strumenti ragiona. Il pensiero plastico della rappresentazione (soprattutto quello per modelli) è strumento fondamentale di conoscenza, progettazione e gestione per la tecnologia. Senza un’adeguata formazione al pensiero rappresentativo, la formazione di un tecnologo è inconsistente sia nella versione del tecnologo utente che nella versione del tecnologo professionista. La formazione al tecnologico pertanto non può sottovalutare la primaria importanza della cultura della rappresentazione senza attardarsi in forme di vetero disegno, ma enfatizzando i due poli fondanti della rappresentazione; - lo schizzo ideativo - e la rappresentazione digitalizzata statica e in movimento, con l’irrinunciabile sviluppo del pensiero 3D. Il pensiero plastico della spazialità digitale si riferisce a tutti gli artefatti che - operino a distanza e on line, - abbiano supporti elettromagnetici digitalizzati - agiscano in un regime di rete. Per la sequenza del pensiero plastico digitale si potrebbe precisare: 1) la fonte della risorsa è un’emissione elettromagnetica che è per sua natura apercettiva e quindi di non facile conoscibilità e dai profili di sostenibilità decisamente problematici, pur in un quadro di conoscenze scientifiche non ancora complete. E’ il classico campo in cui l’utilizzo richiede un’aggiunta di cautela, un margine enfatizzato di controllo, un’accentuazione delle ricerche scientifiche e conoscitive. 2) quando una risorsa è compromettibile e fonte di dubbi sulla sicurezza (e in questo caso assai problematica) occorrerebbe un’urbanistica, ossia un governo del territorio molto
  13. 13. NuoviAbitanti www.nuoviabitanti.it associazione culturale oculato e convenzionato. con la quale governare la collocazione degli artefatti, fonte di oggetto di cautela. Oggi siamo in carenza di un sapere urbanistico sviluppato sul versante elettromagnetico e digitale in specifico, in grado di posizionare razionalmente nel territorio gli artefatti a carattere emittente. 3) poiché un risultato di scoria o rifiuto da infosocietà è l’elettrosmog, occorre pensare e gestire alcuni corridoi di rispetto e tutela all’interno dei quali i campi elettromagnetici siano sotto controllo e non possano essere fonte di patologie e disagi per gli esseri viventi; 4) gli artefatti digitali si configurano per un forte carattere di immaterialità e non percettività, di potenziale azione a livello molecolare e cellulare; allora va gestito lo spazio in cui gli infoggetti siano in azione secondo il principio precauzionale della salvaguardia della salute psicofisica degli utenti. occorre avere un chiaro pensiero spaziale discontinuo: gli infoggetti agiscono sul 5) territorio in modo puntiforme come trasmittenti e lanciano messaggi. Gli infoggetti trasmittenti sono hard e quindi sono percepibili e si collocano in luoghi precisi, mentre le onde che emettono non sono percepibili e occupano spazi o cablati o via etere, comunque spazialità indistinte. Occorre sviluppare capacità di pensiero plastico delle spazialità indistinte, perché non percepibile non vuol dire non esistente. Gli artefatti informativi conformati in materiali digitalizzati secondo modalità di bits 6) viaggiano via etere e fluttuano in corridoi elettromagnetici che possono essere rappresentati in modo simbolico ed iconico e gestiti dal pensiero plastico territoriale ed ecologico; Gli artefatti informativi giungono a destinazione e riappaiono in forma percettibile in 7) terminali dove esistono periferiche del tipo monitor, display, recettori sonori o di altra natura, applicazioni operative che interfacciano modalità CAD/CAM. Dove gli artefatti digitali si interfacciano con i loro decodificatori materiali, lì si manifestano gli Oggetti epifanici dell’immateriale, ossia i luoghi dove i digitale ritorna almeno parzialmente percettivo, materiale e rivelatore di presenze. I luoghi di emissione dell’elettromagnetico digitalizzato, i corridoi trasmettitivi e i 8) luoghi degli oggetti epifanici del digitale costituiscono l’insieme strutturale del pensiero plastico immateriale e i luoghi di possibile e doveroso impegno ecologico nel controllo della sostenibilità in quanto in tale spazialità si manifesta il potenziale elettrosmog e la possibile contaminazione culturale passivizzante degli infoggetti. Gli infoggetti vanno vissuti come artefatti in grado di favorire grandi rivoluzioni comportamentali: - possono ridurre l’inquinamento da trasporto materiale per molti prodotti; - possono favorire l’interconnessione tra molte culture e il dialogo multietnico,
  14. 14. NuoviAbitanti www.nuoviabitanti.it associazione culturale - possono intensificare l’azione delle comunità creative scientifiche, artistiche e culturali, - possono rinnovare e potenziare i sistemi formativi e i processi di innovazione cognitiva e comportamentale. Ma possono anche tramutarsi - in una grande droga fatta di videogames passivizzanti, - in processi di omologazione, - in traduzione strumentale dei rapporti umani, reificandoli o virtualizzandoli. Come sempre la Tecnologia non è né buona né cattiva: ha semplicemente bisogno di 9) un’etica chiaramente orientata su due elementi: la salvaguardia progressiva dell’ambiente e l’evoluzione potenziante delle specie viventi fra le quali l’uomo. Il pensiero plastico delle spazialità digitalizzate dovrebbe essere in grado di collocare 10) e gestire questa complessa realtà in cooperazioni con le realtà fisiche e naturali.

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