ll futuro è dei lettori (e degli autori) Gli editori devono sudare: Intervista Jeff Bezos Amazon

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Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, spiega gli effetti della sua rivoluzione sull’ecosistema del libro. Selfpublishing, ebook, case editrici, lettura e scrittura: così cambia tutto.

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ll futuro è dei lettori (e degli autori) Gli editori devono sudare: Intervista Jeff Bezos Amazon

  1. 1. Jeff Bezos, fondatore di Amazon: “Il futuro è dei lettori (e degli autori). Gli editori devono sudare”.Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, spiega gli effetti della sua rivoluzione sull’ecosistemadel libro. Selfpublishing, ebook, case editrici, lettura e scrittura: così cambia tutto.© Cristiano BonasseraIl simbolo cittadino di Amazon è uno schizzo giallo su una piccola costruzione cheaffaccia su una piazzetta dove i ragazzi di Seattle bevono caffè e discutono di futuro.Accanto si ergono due grattacieli chiamati «Day 1 South» e «Day 1 North», in omaggioal principio che quando si lavora su Internet è sempre il primo giorno di scuola. Unafilosofia che ha premiato l’azienda nata nel 1995 come libreria online e diventata,nonostante bolle scoppiate e crisi economiche, leader dell’e-commerce e pionieradell’editoria digitale. Negli ultimi cinque anni il titolo di Amazon è cresciuto del 397%,facendo del suo fondatore, il 48enne originario del New Mexico, Jeff Bezos, uno dei 30uomini più ricchi del mondo. La scorsa settimana il settimanale «Forbes» ha ripubblicatouna copertina del 1998 che ospitava i tredici uomini d’azienda da tenere d’occhio:l’unico che si è salvato nella Spoon River dell’innovazione — Jerry Yang di Yahoo!,Halsey Minor di Cnet, Larry Rosen di N2K — è Bezos, al vertice di un’azienda che haregistrato un aumento di fatturato del 34% nel primo trimestre del 2012 e una crescitadi dipendenti del 67% nel 2011.L’appuntamento è alle 15.30. Lo aspettiamo in una stanza con un divano di pelle
  2. 2. marrone, sedie spaiate, moquette grigia e qualche pasticcino in un vassoio di carta.Lo stile «Silicon Valley» è lontano: nessun biliardino, nessuna area di ricreazioneper i dipendenti, nessun menu differenziato con pallini colorati in mensa. La parolad’ordine di Amazon è frugalità, come ripetono i suoi top manager che girano il mondoin economy class e non superano i 175 mila dollari di stipendio all’anno (al netto deibonus, ottimi, delle azioni). Bezos, camicia celeste fuori dai pantaloni e jeans chiari,arriva sorridente. Chi ha letto sui giornali della sua contagiosa risata, aspetta solo ilmomento in cui si manifesterà in tutta la sua potenza acustica. Accade subito, quandoricorda che il suo senior vice president international, Diego Piacentini, è un italiano.Amazon.it è sbarcato in Italia nel novembre 2010. Un anno dopo c’è stato illancio del lettore di ebook Kindle e delle piattaforme di vendita di ebook e diself publishing. Che bilancio fa dell’operazione?«Il business in Italia sta crescendo a una velocità che non potevamo immaginare. Siamomolto contenti».Che idea si è fatto dei lettori italiani?«Per noi non esistono differenze tra i consumatori. In Italia come in Giappone o negliStati Uniti tutti vogliono le stesse cose: prezzi bassi, grande selezione e velocità diconsegna. L’attenzione al cliente è la stessa in Italia come negli Usa. Quando abbiamocominciato la nostra attività in Giappone abbiamo chiesto a un consulente di aiutarci acapire le differenze. Ci disse: “Badate che i giapponesi non scriveranno mai le recensionidei libri sul vostro sito”. Sbagliavano perché i giapponesi, ovviamente, proprio cometutti gli utenti del mondo, scrivono recensioni su Amazon».Siete considerati un nemico da buona parte del mondo editoriale, chesta provando a contrastare il «monopolio» di Amazon nel mondo degliebook, anche ricorrendo a provvedimenti legislativi per impedire scontisui libri o ad accordi per provare ad alzarne i prezzi. È notizia di questigiorni la partnership tra Microsoft e Barnes & Noble, la catena americanadi librerie che produce Nook, il tablet per gli ebook concorrente di Kindle.Recentemente la giustizia americana ha accusato Apple e cinque tra iprincipali editori degli Stati Uniti di aver costruito un cartello per alzare ilprezzo degli ebook. Qual è la sua posizione rispetto alla vicenda?«Il mio punto di vista è molto semplice: gli ebook devono essere più economici deilibri di carta. C’è così tanta efficienza in più nel sistema di produzione digitale, chedevono necessariamente essere più convenienti. Ci tengo a precisare che Amazon ha acuore il libro di carta, fosse solo perché per noi la distribuzione rappresenta un’entrataimportante. Tuttavia sono convinto che i libri digitali diventeranno dominanti nel futuro.Nel business editoriale ci sono solo due attori ad avere il futuro garantito: i lettori — checon gli ebook risparmiano moltissimo, hanno accesso alla loro libreria virtuale in ognimomento e possono scegliere tra una varietà maggiore di titoli e generi — e gli autori,a cui paghiamo il 70% dei diritti. Tutti gli altri devono lavorare per assicurarsi un futuro.L’ecosistema che ruota intorno al libro dovrà adattarsi al nuovo e per farlo bisognasforzarsi di creare valore aggiunto. Non si vince mai se si combatte contro il futuro: ilfuturo vince sempre».Dal 10 al 14 maggio in Italia ci sarà a Torino il Salone internazionale del libro,
  3. 3. quest’anno dedicato alla primavera digitale. Che messaggio lancia a editori,lettori e scrittori che si riuniranno lì per discutere del futuro dell’editoria?«Vorrei dire agli editori che gli ebook non rappresentano la fine del testo tradizionale: ilibri di carta non andranno mai fuori stampa o fuori catalogo. Ma certo devono esseregestiti meglio. Le case editrici dovrebbero razionalizzare l’obiettivo di tiratura: a voltesi stampa troppo, a volte troppo poco. In entrambi i casi è un processo dispendioso epoco funzionale. Quello che fanno i gatekeeper, i filtri del mondo editoriale — anchenon intenzionalmente — è restringere l’innovazione. Gli esperti pensano di sapere cosafunzionerà e cosa non funzionerà. Un esperto è costretto a dire no a certi esperimenti,quando gli sembrano troppo azzardati, mentre suggerirà di investire moltissimo in altri,favorendo la stampa di migliaia di copie di un libro che ritiene giusto. Sulla piattaformadi pubblicazione di Kindle ogni esperimento diventa lecito. Questo è possibile perchénon ci sono tutti i costi del libro fisico: stampa, personale di vendita, distribuzione. Cisono fantastiche opportunità per tutti in questo nuovo modello. L’importante è stareconcentrati solo sui lettori, chiedersi come migliorare la qualità della loro lettura. Gliebook sono certamente una strada. Con Kindle un libro è pronto da leggere in sessantasecondi, cosa che non succederà mai con un libro di carta. I lettori possono cambiarela grandezza del font. Se non conoscono una parola nel testo, riescono a scoprire ilsignificato con un click; e ancora è possibile portare con sé una libreria intera. I nuovitablet utilizzano tecnologia wireless e 3G: questo significa essere sempre connessi e,quindi, avere accesso alla libreria virtuale in qualsiasi momento».Lei usa i social media?«Il meno che posso. Già ilmio lavoro si basa sull’interazione, non ho bisogno di altrainterazione… Il tempo che mi resta cerco di dedicarlo a mia moglie e ai miei figli».Su Twitter, il social network da 140 caratteri, è diventato un tormentonel’hashtag nostalgico «il profumo della carta». Crede sia davvero un valoreper il lettore?«Quello che posso dire basandomi sull’esperienza americana e inglese, dove i Kindlesono presenti da tempo nel mercato, è che le persone amano la modalità di letturaofferta dai tablet. Noi abbiamo deciso di costruire un device che non sia il centrodell’esperienza di lettura: l’oggetto scompare e il lettore è proiettato nel mondodell’autore».Chi è il suo scrittore preferito?«Se proprio devo dirgliene uno, scelgo Louis Begley».Mettiamo che Begley abbia degli ebook la stessa opinione di JonathanFranzen.«Di chi?».Jonathan Franzen, l’autore di «Libertà», delle «Correzioni»…«Mi ricordi la sua idea…».Franzen ritiene che gli ebook danneggino la società, che l’unica tecnologiavalida sia quella del libro tascabile. Poniamo che Begley, autore di «Aproposito di Schmidt», la pensi come Franzen: cosa gli direbbe per farglicambiare idea?«Anche se penso di avere ragione non proverò mai a convincere nessuno. Tuttavia se
  4. 4. fossi uno scrittore, amerei il mondo degli ebook perché posso sperimentare di più oltreche essere pagato meglio. Gli autori godranno della diversità che li circonda e dellemaggiori entrate economiche, così come i lettori spenderanno meno soldi e potrannobeneficiare della varietà culturale. Nella classifica dei 100 libri Kindle più venduti suKdp (Kindle direct publishing, la piattaforma di self-publishing Amazon ndr) sedici sonoesordienti».In tanti pensano che per completare la rivoluzione digitale dell’editoria —iniziata con il self-publishing — ci sia bisogno di assicurare anche la qualitàdelle pubblicazioni. Amazon potrà svolgere questo ruolo, diventando uneditore a tutti gli effetti?«Abbiamo un ufficio a New York dove lavorano i migliori agenti letterari del mondo,cerchiamo autori, commissioniamo libri, li paghiamo, visioniamo e correggiamo le opere.Facciamo, insomma, il lavoro di editori a 360 gradi. Ma credo che sia un altro il modellodestinato ad avere successo con Amazon. E penso ai piccoli editori. Nel mondo degliebook un «piccolo» non deve preoccuparsi né della stampa né della distribuzione.Le uniche preoccupazioni per una casa editrice riguardano la parte editoriale e ilmarketing: sono queste le due competenze richieste nel mondo degli ebook. Iovedo una nuova arena dove piccoli gruppi si uniranno a bravi pr e professionisti delmarketing e, come ho detto, potranno pagare di più gli autori perché non avranno tuttii costi del business editoriale tradizionale. Non è certo la qualità che scompare con gliebook, tutto quello che interessa davvero al lettore non andrà via».Clay Shirky, professore della New York University e studioso di newmedia hadetto: «Le istituzioni tendono a preservare i problemi per cui sono loro stessela soluzione». È d’accordo?«C’è tantissima saggezza in questa frase. Le istituzioni tendono alla conservazione.Proviamo a fare un paragone con gli esseri umani: se una persona non fa mai esercizio stretching, alla lunga i suoi muscoli si atrofizzeranno. Se, invece, fa sempre lostesso esercizio tutti i giorni, si svilupperà solo un muscolo. Ecco cosa succede alleistituzioni quando il loro business è stabile per un lungo periodo di tempo. Se l’ambientecircostante cambia, si adattano con difficoltà. Questo è il motivo per cui Amazon si ponesempre nuove sfide. L’allenamento ci rende flessibili. È come fare yoga ogni giorno!Quattro anni fa abbiamo lanciato Kindle, ma il progetto è cominciato tre anni prima deldebutto: ci abbiamo lavorato per 7 anni. Ora sta portando molte soddisfazioni, ma ci èvoluto del tempo. L’unica cosa che sapevamo era che i lettori hanno bisogno di buonihardware: così abbiamo studiato tanto, fatto tantissime prove per renderlo possibile equesto ci ha tenuto i muscoli allenati. Serve pazienza! I missionari costruiscono miglioriprodotti dei mercenari: se metti nel tuo lavoro la pazienza dei missionari, farai grandicose».I media amano paragonarla al fondatore di Apple Steve Jobs.«È un enorme complimento per me. Aveva standard molto elevati e un cervello sempregiovane. È un onore essere paragonato a lui».Cosa pensa della crisi dei giornali di carta?«La buona notizia è che le persone che scrivono bene, non avranno mai difficoltàa trovare un lavoro. I dispositivi mobili e i tablet sono una grande opportunità per
  5. 5. quotidiani e magazine. Se dovessi dare un consiglio a un’azienda editoriale in crisi direidi puntare sugli abbonamenti online. Se 10 anni fa i giornali avessero investito negliabbonamenti, oggi le loro condizioni di salute sarebbero migliori. Va bene sperare che lapubblicità sul web diventi importante ma io sono per trovare un equilibrio tra pubblicitàe finanziamento dei lettori».Twitter @serena_dannaSerena DannaFONTE: Corriere.it

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