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Flavio Cattaneo, Terna, liberalizzazioni e impulso allo sviluppo della                  rete: potenza installata a +50%Dal...
da Iva, mentre tutti i competitori devono pagare fior di Iva.Il deputato Giorgio Stracquadanio ricorda il caso dellapprovv...
limprenditore Giuseppe Arena, che continuava a perdere passeggeri, il fallimento dellasocietà dichiarato questestate è dov...
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Flavio Cattaneo (Terna): Italia in affanno il settore elettrico è il più evoluto

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Dall’avvio della liberalizzazione sono state connesse alla rete di alta tensione centrali nuove per oltre 35mila megawatt, e ora abbiamo 110mila megawatt (+50% rispetto alla potenza installata a fine 2000). La liberalizzazione è stata accompagnata dal forte impulso allo sviluppo della rete di alta tensione di Terna, guidata da Flavio Cattaneo. Alla fine le bollette elettriche sono rimaste stabili quando i prezzi impazzivano, a dispetto dei meccanismi anticompetitivi che hanno alzato molte voci di costo.

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Flavio Cattaneo (Terna): Italia in affanno il settore elettrico è il più evoluto

  1. 1. Flavio Cattaneo, Terna, liberalizzazioni e impulso allo sviluppo della rete: potenza installata a +50%Dallavvio della liberalizzazione sono state connesse alla rete di alta tensione centralinuove per oltre 35mila megawatt, e ora abbiamo 110mila megawatt (+50% rispetto allapotenza installata a fine 2000). La liberalizzazione è stata accompagnata dal forte impulsoallo sviluppo della rete di alta tensione di Terna, guidata da Flavio Cattaneo. Alla finele bollette elettriche sono rimaste stabili quando i prezzi impazzivano, a dispetto deimeccanismi anticompetitivi che hanno alzato molte voci di costo.Nelle liberalizzazioni dei mercati lindice italiano è a metà. È il luogo comune del bicchieremezzo pieno o mezzo vuoto, che invece la persona razionale sa definire "pieno a quota49", perché a questa cifra è fermo lindice di apertura in Italia. Dove 100 significa che è unmercato del tutto libero. Dal 2007, ogni anno lIstituto Bruno Leoni, il "think tank" dellasparuta pattuglia della destra veramente liberista, analizza landamento delleconomiaitaliana in chiave di concorrenza.LIndice delle liberalizzazioni (un volumone di quasi 400 pagine) questanno promuove ilsettore della corrente elettrica, dove la competizione è pepata, ma con gradualità –settore per settore – ci sono segmenti economici che sono liberalizzati in modo mediocre,in modo pessimo, oppure che sono addirittura monopoli: come il segmento degliacquedotti, oggetto di un referendum in primavera.«Esistono due Italie, una poco liberalizzata e unaltra che non lo è per nulla», e conquesto si spiega «la scarsa crescita economica del Paese», affermava ieri AlbertoMingardi, presidente dellIstituto Bruno Leoni, nel presentare la nuova edizione dellostudio.Le esperienze di politici e imprese. Massimo Orlandi, amministratore delegato dellaSorgenia (Cir), ricorda la pericolosissima commistione fra politica e lobby economiche.Commistione (e non sono considerazioni di Orlandi) che nel segmento elettrico haprodotto sovraccosti per le bollette dei consumatori e dissesti nei bilanci di alcune aziendeenergetiche. Luca Palermo, amministratore delegato della Tnt post, cita come esempiolaffidamento al concorrente Poste Italiane di tutto il "servizio universale", servizio esente
  2. 2. da Iva, mentre tutti i competitori devono pagare fior di Iva.Il deputato Giorgio Stracquadanio ricorda il caso dellapprovvigionamento del metano e ilsettore dei voli, dove per il 60% degli italiani è strategico avere una compagnia dibandiera e il 60% degli italiani non prende mai laereo. «I politici in cerca di consensohanno assecondato la richiesta di chi non usa quel servizio», dice. E Linda Lanzillottaricorda lacqua potabile, dove gli italiani per un malinteso hanno votato contro laliberalizzazione: per i prossimi dieci anni gli investimenti per migliorare la qualità delservizio idrico saranno bloccati, perché il sistema pubblico – ricorda Lanzillotta – non hasoldi e i capitali privati ne sono stati espulsi.I dettagli. Il mercato elettrico è quello che ha fatto meglio (72 punti nel 2001 contro i 63del 2007), seguito dai servizi finanziari (69 punti), mentre la televisione è scesa da 70 a 62punti. In calo anche il trasporto aereo (da 66 a 62 punti) e quello ferroviario (da 49 a 36punti), che insieme ai servizi autostradali (28 punti) e a quelli idrici (19 punti), fa dafanalino di coda. In crescita invece i servizi postali (da 37 a 46 punti).Come osserva Carlo Stagnaro, che ha coordinato la ricerca, «se fino a non molto tempo fagli italiani parevano relativamente favorevoli al mercato, il referendum “contro laprivatizzazione dellacqua” sembra certificare un cambiamento di paradigma. La retoricareferendaria, sia sullacqua sia più in generale sui servizi pubblici locali, e la schiacciantevittoria dei sì hanno frenato qualunque prospettiva per privatizzazioni e liberalizzazioni».Hanno paura del mercato gli italiani e i politici, i quali ambiscono il voto. Eppure, non cisono liberalizzazioni buone o cattive, ma liberalizzazioni fatte bene o fatte male. Unesempio nel segmento elettrico. Dallavvio della liberalizzazione sono state connesse allarete di alta tensione centrali nuove per oltre 35mila megawatt, e ora abbiamo 110milamegawatt (+50% rispetto alla potenza installata a fine 2000). La liberalizzazione è stataaccompagnata dal forte impulso allo sviluppo della rete di alta tensione di Terna. Alla finele bollette elettriche sono rimaste stabili quando i prezzi impazzivano, a dispetto deimeccanismi anticompetitivi che hanno alzato molte voci di costo.ENERGIALeffetto positivo arriva dal rigassificatore di RovigoIl segmento del metano ha una liberalizzazione modesta ma unevoluzione interessante.Secondo lIstituto Bruno Leoni, unaccelerazione alla concorrenza è venuta dal nuovoterminale di rigassificazione realizzato al largo del delta del Po. Però le importazioni, imetanodotti e gli stoccaggi sotterranei di gas restano sotto il controllo strategico dellEni(anche se ci sono altri operatori), azienda che continua ad accrescere il ruolo sul mercato.Nel frattempo nel settore della vendita ai clienti le aziende locali del gas hanno subito unprocesso di concentrazione fortissimo. In altre parole, si è sostanzialmente conservatalastruttura monopolistica presente prima dellavvio del processo di liberalizzazione, eaddiritturai monopoli locali si sono rafforzati. A titolo di confronto, il numero delle aziendelocali di distribuzione e vendita del metano si è più che dimezzato, passando da 504 a215. Sono scomparse soprattutto le aziende grandi (che si sono fuse tra loro, come nelcaso di A2A nata dalla fusione tra Aem Milano e Asm Brescia), diventate più grandiancora, e le piccolissime, che invece non hanno saputo reggere la competizione e sonostate "fagocitate".TRENIAprire di più il trasporto ferroviario nelle Regionill caso di Arenaways è indicativo. Il fallimento del progetto di fare competizione alle Fs hafatto sbollire le velleità di chiunque volesse investire per competere. Secondo
  3. 3. limprenditore Giuseppe Arena, che continuava a perdere passeggeri, il fallimento dellasocietà dichiarato questestate è dovuto ai vincoli che hanno reso impossibile lattivitàimprenditoriale.Di sicuro, sottolinea lanalisi dellIstituto Bruno Leoni, nel settore ferroviario una legge del2009 ha dato forti spazi di manovra a Trenitalia. Per esempio, elenca la ricerca, ci sono isussidi per i servizi regionali: mentre i contributi complessivi alle Fs si ridimensionano,quelli regionali si rafforzano. Un caso: in Lazio i contributi pubblici sono strutturati in mododa incentivare «ad avere ricavi di mercato non elevati e costi aziendali elevati al fine dimassimizzare i sussidi».Nel complesso lindice del settore ferroviario perde 5 punti, passando dal 41% a136 percento. Concorrenza forte invece per le linee ad alta velocità, che strappano clientiallaeroplano e allautostrada.POSTERecepita la direttiva Ue ma la strada è ancora lungaNel mondo, liberalizzare significa rimuovere gli ostacoli che impediscono a unimpresa dientrare in un mercato. Secondo lIstituto Bruno Leoni, nel caso della "liberalizzazione"delle Poste Italiane si è trattato di «sostituzione dei vincoli normativi che impediscono illibero accesso aun mercato con ostacoli di differente natura ed equivalente efficacia».In altre parole, la liberalizzazione del settore in Italia cresce perché è entrata in vigorelaterza direttiva europea sulle poste, ma lapplicazione è parziale.Bisogna però osservare un aspetto.llmercato postale si è ristretto perché ha subito laconcorrenza devastante dellelettronica. Le-mail ha tolto gran parte della corrispondenzaprivatae moltissime riviste sono diventate siti web di informazione. Il primo vincoloallingresso di concorrenti è quindi tecnologico. Però lIstituto Bruno Leoni osserva peresempio che il "servizio universale" (cioè obbligatorio e aperto a tutti) è stato datointeramente per 15 anni alle Poste Italiane, «senza lutilizzo diprocedurea evidenzapubblica» e con lesenzione dallIva, non data ai concorrenti.Fonte: Sole24Ore

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