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Social network
e privacy
Che cosa sono?
I social network sono un servizio Internet per la gestione dei
rapporti e delle reti sociali, tipicamente utilizzabile mediante
browser o applicazioni mobili appoggiandosi sulla relativa
piattaforma, che consente la comunicazione e condivisione
per mezzi testuali e multimediali. I servizi di questo tipo, nati
come comunità alla fine degli anni novanta e divenuti
enormemente popolari nel decennio successivo, permettono
agli utenti di creare un proprio profilo, organizzare una lista di
contatti, pubblicare un proprio flusso di aggiornamenti e di
accedere a quello altrui.
I servizi sono distinguibili in base alla tipologia di relazioni cui
sono orientati (per esempio quelle amicali, lavorative o
pubbliche) o anche a seconda del formato delle comunicazioni
che prevedono (come testi brevi, immagini o musica).
Il loro utilizzo è spesso offerto gratuitamente, dato che i
fornitori guadagnano dagli inserzionisti pubblicitari online.
Gli effetti negativi
Sono circa 50 gli effetti negativi legati all'utilizzo dei social
media, e non tutti correlati solo alla salute mentale. A
identificarli è stata una ricerca australiana, della University
of Technology Sydney. Per lo studio, il team di ricerca ha
esaminato più di 50 articoli di ricerca pubblicati tra il 2003
e il 2018. Gli studiosi riportano ben 46 effetti dannosi legati
all'uso dei social. Tra questi ansia, depressione, molestie,
cyberstalking, delinquenza, gelosia e mancanza di
sicurezza online. Ma anche violazione della privacy, inganno
e conflitto con gli altri. I
ricercatori stanno attualmente studiando i fattori che
influenzano la dipendenza dai social media e le strategie
che le persone usano per regolare il proprio
comportamento. Il prossimo passo sarà provare a
sviluppare e testare applicazioni, funzionalità di
progettazione e altre soluzioni in grado di ridurre gli effetti
negativi.
Un fenomeno diffuso tra i giovani: il
cyberbullismo
Secondo Dan Olweus, lo psicologo e ricercatore universitario
svedese riconosciuto tra i massimi esperti in materia, sia il bullismo
che il cyberbullismo sono comportamenti finalizzati a molestare
ripetutamente un vittima non casuale, la quale ha difficoltà a
sottrarsi dalla molestia a causa dell'asimmetria di potere che il bullo
e i suoi sodali esercitano sulla stessa. Concettualmente è la stessa
definizione di bullismo, con la differenza che il comportamento
viene messo in atto esclusivamente tramite l’utilizzo di internet e
dei social media. Alcuni ricercatori hanno proposto ulteriori
specificazioni, indicando le molestie in modo meno generico e più
precisamente come scherno, dileggio, minacce o intimidazioni. Altri
hanno posto maggiore enfasi sulle conseguenze per la vittima,
indicando umiliazione, paura e senso di impotenza appresa. Il
cyberbullismo avviene tramite l’invio di testi offensivi con
smartphone o tablet di testi offensivi oppure diffondendo voci o
pettegolezzi, soprattutto inventati; la creazione di pagine web,
video o profili sui social media al solo fine di prendere in giro altri
coetanei; la pubblicazione di foto e/o video realizzati all'insaputa dei
loro coetanei in particolare in luoghi dove la privacy è tutelata, come
bagni o spogliatoi.
Il regolamento Europeo sulla
protezione dei dati
Dal 25 maggio 2018 è divenuto pienamente applicabile in tutti
gli Stati membri il Regolamento Ue 2016/679, noto come
GDPR (General Data Protection Regulation) relativo alla
protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento
e alla libera circolazione dei dati personali. Il GDPR nasce da
esigenze di certezza giuridica, armonizzazione e maggiore
semplicità delle norme riguardanti il trasferimento di dati
personali dall’Ue verso altre parti del mondo. Si tratta poi di
una risposta, necessaria e urgente, alle sfide poste dagli
sviluppi tecnologici e dai nuovi modelli di crescita
economica, tenendo conto delle esigenze di tutela dei dati
personali sempre più avvertite dai cittadini Ue. Le norme si
applicano anche alle imprese situate fuori dall’Unione
europea che offrono servizi o prodotti all’interno del mercato
Ue. Tutte le aziende, ovunque stabilite, dovranno quindi
rispettare le nuove regole. Imprese ed enti avranno più
responsabilità e in caso di inosservanza delle regole
rischiano pesanti sanzioni.p
Con l’espressione “diritto all'oblio" si intende, una
particolare forma di garanzia che prevede la non
diffusione, senza particolari motivi, di
informazioni che possono costituire un
precedente pregiudizievole dell'onore di una
persona, per tali intendendosi principalmente i
precedenti giudiziari di una persona.
In base a questo principio non è legittimo, ad
esempio, diffondere informazioni relative a
condanne ricevute o, comunque, altri dati
sensibili di analogo argomento, salvo che si
tratti di casi particolari ricollegabili a fatti di
cronaca. Anche in tali casi la pubblicità del fatto
deve essere proporzionata all'importanza
dell'evento e al tempo trascorso dall'accaduto.
Le leggi che regolamentano il diritto all'oblio si
applicano esclusivamente alle persone fisiche e
non alle aziende.
Il diritto all’oblio
● Cambiare spesso le proprie password
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rigido
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telefono/computer
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  • 2. Che cosa sono? I social network sono un servizio Internet per la gestione dei rapporti e delle reti sociali, tipicamente utilizzabile mediante browser o applicazioni mobili appoggiandosi sulla relativa piattaforma, che consente la comunicazione e condivisione per mezzi testuali e multimediali. I servizi di questo tipo, nati come comunità alla fine degli anni novanta e divenuti enormemente popolari nel decennio successivo, permettono agli utenti di creare un proprio profilo, organizzare una lista di contatti, pubblicare un proprio flusso di aggiornamenti e di accedere a quello altrui. I servizi sono distinguibili in base alla tipologia di relazioni cui sono orientati (per esempio quelle amicali, lavorative o pubbliche) o anche a seconda del formato delle comunicazioni che prevedono (come testi brevi, immagini o musica). Il loro utilizzo è spesso offerto gratuitamente, dato che i fornitori guadagnano dagli inserzionisti pubblicitari online.
  • 3. Gli effetti negativi Sono circa 50 gli effetti negativi legati all'utilizzo dei social media, e non tutti correlati solo alla salute mentale. A identificarli è stata una ricerca australiana, della University of Technology Sydney. Per lo studio, il team di ricerca ha esaminato più di 50 articoli di ricerca pubblicati tra il 2003 e il 2018. Gli studiosi riportano ben 46 effetti dannosi legati all'uso dei social. Tra questi ansia, depressione, molestie, cyberstalking, delinquenza, gelosia e mancanza di sicurezza online. Ma anche violazione della privacy, inganno e conflitto con gli altri. I ricercatori stanno attualmente studiando i fattori che influenzano la dipendenza dai social media e le strategie che le persone usano per regolare il proprio comportamento. Il prossimo passo sarà provare a sviluppare e testare applicazioni, funzionalità di progettazione e altre soluzioni in grado di ridurre gli effetti negativi.
  • 4. Un fenomeno diffuso tra i giovani: il cyberbullismo Secondo Dan Olweus, lo psicologo e ricercatore universitario svedese riconosciuto tra i massimi esperti in materia, sia il bullismo che il cyberbullismo sono comportamenti finalizzati a molestare ripetutamente un vittima non casuale, la quale ha difficoltà a sottrarsi dalla molestia a causa dell'asimmetria di potere che il bullo e i suoi sodali esercitano sulla stessa. Concettualmente è la stessa definizione di bullismo, con la differenza che il comportamento viene messo in atto esclusivamente tramite l’utilizzo di internet e dei social media. Alcuni ricercatori hanno proposto ulteriori specificazioni, indicando le molestie in modo meno generico e più precisamente come scherno, dileggio, minacce o intimidazioni. Altri hanno posto maggiore enfasi sulle conseguenze per la vittima, indicando umiliazione, paura e senso di impotenza appresa. Il cyberbullismo avviene tramite l’invio di testi offensivi con smartphone o tablet di testi offensivi oppure diffondendo voci o pettegolezzi, soprattutto inventati; la creazione di pagine web, video o profili sui social media al solo fine di prendere in giro altri coetanei; la pubblicazione di foto e/o video realizzati all'insaputa dei loro coetanei in particolare in luoghi dove la privacy è tutelata, come bagni o spogliatoi.
  • 5. Il regolamento Europeo sulla protezione dei dati Dal 25 maggio 2018 è divenuto pienamente applicabile in tutti gli Stati membri il Regolamento Ue 2016/679, noto come GDPR (General Data Protection Regulation) relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento e alla libera circolazione dei dati personali. Il GDPR nasce da esigenze di certezza giuridica, armonizzazione e maggiore semplicità delle norme riguardanti il trasferimento di dati personali dall’Ue verso altre parti del mondo. Si tratta poi di una risposta, necessaria e urgente, alle sfide poste dagli sviluppi tecnologici e dai nuovi modelli di crescita economica, tenendo conto delle esigenze di tutela dei dati personali sempre più avvertite dai cittadini Ue. Le norme si applicano anche alle imprese situate fuori dall’Unione europea che offrono servizi o prodotti all’interno del mercato Ue. Tutte le aziende, ovunque stabilite, dovranno quindi rispettare le nuove regole. Imprese ed enti avranno più responsabilità e in caso di inosservanza delle regole rischiano pesanti sanzioni.p
  • 6. Con l’espressione “diritto all'oblio" si intende, una particolare forma di garanzia che prevede la non diffusione, senza particolari motivi, di informazioni che possono costituire un precedente pregiudizievole dell'onore di una persona, per tali intendendosi principalmente i precedenti giudiziari di una persona. In base a questo principio non è legittimo, ad esempio, diffondere informazioni relative a condanne ricevute o, comunque, altri dati sensibili di analogo argomento, salvo che si tratti di casi particolari ricollegabili a fatti di cronaca. Anche in tali casi la pubblicità del fatto deve essere proporzionata all'importanza dell'evento e al tempo trascorso dall'accaduto. Le leggi che regolamentano il diritto all'oblio si applicano esclusivamente alle persone fisiche e non alle aziende. Il diritto all’oblio
  • 7. ● Cambiare spesso le proprie password ● Eseguire il backup dei dati su un disco rigido ● Tenere spento il bluetooth ● Aggiornare il sistema operativo del telefono/computer ● Fare attenzione al wifi pubblico ● Non visitare siti non sicuri ● Fare attenzione ai cookie (non accettarli a meno che non siano strettamente necessari) Consigli per proteggere la propria privacy
  • 8. Grazie per l’attenzione Il progetto è stato realizzato da: Orsola Caramico, Annapia Izzo, Alice Luongo e Rita Oliva