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ALLEGATO 2
RAPPORTI DI VIAGGIO
A seguito di ogni singola missione, è stato redatto e inviato un report dettagliato con obiettivi,
attività svolte, prodotti identificati e contatti presi.
Di seguito, presentiamo una sintesi delle varie missioni, paese per paese.
Ogni missione, naturalmente, è stata preceduta da un lavoro di ricerca per raccogliere informazioni
sull’agricoltura, l’allevamento, la pesca e la gastronomia dei quattro paesi, per identificare
organizzazioni, associazioni e soggetti attivi nel settore della biodiversità alimentare e per prendere
contatti con le varie realtà e pianificare gli incontri. Questo lavoro è stato particolarmente lungo e
complesso nelle realtà in cui Slow Food non era presente: Guinea Bissau e Sierra Leone.
Sono state svolte le missioni previste dal progetto GTFS/RAF/426/ITA, ma anche altre (di
approfondimento, formazione dei produttori, documentazione), organizzate e finanziate dalla
Fondazione Slow Food e da Slow Food Internazionale grazie all’attivazione di altre attività
progettuali, nate e sviluppate a complemento delle attività del GTFS/RAF/426/ITA.
Tra queste ultime, le principali fanno capo al progetto “Mille orti in Africa” (realizzato grazie a
numerose campagne di raccolta fondi e al supporto di tutta la rete internazionale di Slow Food) e
focalizzato sulla valorizzazione delle varietà tradizionali e del consumo locale, e al progetto
“4Cities4Dev”, finanziato dall’Unione Europea, che ha permesso di sviluppare e comunicare al
meglio il Presidio avviato in Senegal (cuscus salato di miglio dell’isola di Fadiouth).
1- MISSIONI IN GUINEA BISSAU
In Guinea Bissau sono state realizzare tre missioni.
La prima missione è stata realizzata nel 2010 (dal 17 al 26 giugno) dalla coordinatrice dei progetti
della Fondazione Slow Food, dalla referente della Guinea Bissau e da un’agronoma, Docente di
frutticoltura presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Torino, che collabora con la Fondazione
Slow Food, e si è focalizzata sulle regioni di Bissau, Oio, Bafatà, Tombali e Quinara.
La missione è servita per incontrare le associazioni e i soggetti identificati, visitare produttori e
mercati, raccogliere informazioni sui prodotti locali e tradizionali e sui consumi quotidiani,
identificare il prodotto più indicato per avviare un Presidio Slow Food. Nel corso di questa missione
sono stati identificati quindici prodotti ed è stato selezionato l’olio di palma di foresta come
possibile Presidio.
Tra le principali realtà incontrate: il COPE (ong italiana che ha dato un importante contributo al
lavoro di mappatura), Tininguena, Wetlands, l’Istituto da Biodiversidade a das Areas Protegidas-
IBAP, il National Study and Research Institute-INEP, il Mansoa natural pharmacy e la COAJOQ.
Nell’ottobre 2010, la partecipazione di 8 produttori della Guinea Bissau a Terra Madre e Salone del
Gusto (Torino, 21-25 ottobre), ha permesso a Slow Food di organizzare un incontro e una
formazione sul lavoro di mappatura, e sulle strategie per facilitare l’accesso al mercato locale dei
prodotti.
La seconda missione è stata realizzata nel 2011 (dal 20 febbraio al 6 marzo) dalla referente della
Guinea Bissau e da un’agronoma esperta della filiera dell’olio che collabora con la Fondazione
Slow Food.
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Nel corso della missione l’agronoma ha analizzato il contesto produttivo dell’olio di palma, ha
incontrato i produttori e raccolto indicazioni per comprendere le potenzialità e le principali
problematiche legate alla filiera dell’olio di palma artigianale e per collaborare alla stesura del
disciplinare di produzione. E’ inoltre continuato il lavoro di mappatura; sono state raccolte le
informazioni sui prodotti più interessanti e sono stati definiti accordi di collaborazione con due
agronomi (José da Silva e Quintino Alves) per completare la mappatura.
Grazie al confronto con le associazioni e i referenti locali, è stata definita una strategia di
comunicazione per diffondere e educare i consumatori a una maggiore attenzione ai prodotti locali e
tradizionali dei loro paesi. (rif. libretto dei prodotti locali, poster, evento del Terra Madre Day,
sezione 2 (S2) Attività di promozione).
Durante la prima missione la delegazione Slow Food ha incontrato il Rappresentante Paese della
FAO, Thierryange Ellaondo, al fine di condividere lo stato dell’arte e le strategie future del
progetto.
La terza missione è stata realizzata dal 14 al 24 ottobre 2011 dalla coordinatrice dei progetti della
Fondazione Slow Food, dalla referente della Guinea Bissau e da un’agronoma, Docente di
frutticoltura presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Torino, che collabora con la Fondazione
Slow Food e si è focalizzata sulle regioni di Cacheu, Oio e Bissau.
La missione è servita innanzitutto per visitare i produttori dell’olio di palma di foresta, della regione
di Cacheu. Data la disponibilità dei produttori incontrati e della cooperativa Coajoq, si è deciso di
avviare il Presidio in quest'area (e non con i produttori del sud, incontrati nel corso della seconda
missione e coordinati da Tiningena, una cooperativa che non ha mostrato interesse verso il
progetto). Il Presidio coinvolgerà produttori di altre aree della Guinea Bissau in una seconda fase.
Nel corso della stessa missione sono stati visitati i produttori di un secondo prodotto identificato
grazie al lavoro di mappatura e particolarmente interessante: il sale di Farim. La Fondazione Slow
Food ha deciso di avviare un secondo Presidio (reperendo le risorse economiche necessarie al di
fuori del progetto GTFS/RAF/426/ITA) per poter supportare anche questa seconda realtà
produttiva. E’ stato quindi avviato il Presidio del sale di Farim, con la cooperativa di donne
Aprosal, la congregazione dei missionari Oblati di Maria Immacolata e la consulenza tecnica
dell’organizzazione francese Univers Sel.
Nello stesso arco temporale del progetto GTFS/RAF/426/ITA, per rafforzare la rete Slow Food e
diffondere con più forza l’attenzione per il cibo locale, sono stati avviati 70 orti comunitari e
scolastici, che fanno parte del progetto “Mille orti in Africa”. Obiettivo di questo progetto
(finanziato da Slow Food grazie a una rete di piccoli sostenitori e a numerose campagne di raccolta
fondi) è realizzare orti coltivati secondo tecniche sostenibili (compostaggio, preparati naturali per la
difesa da infestanti e insetti, gestione razionale dell’acqua) con varietà locali e secondo i principi
della consociazione fra alberi da frutta, verdure ed erbe medicinali.
Gli orti sono stati realizzati in tutto il paese, con il coordinamento di Leandro Pinto Junior e il
coinvolgimento di circa 1400 persone. La rete degli orti – se pure non prevista, né finanziata dal
progetto GTFS/RAF/426/ITA), di fatto è un ulteriore strumento per promuovere i prodotti
identificati tramite il lavoro di mappatura e il Presidio e per sensibilizzare i consumatori
sull’importanza e il valore dei prodotti locali e tradizionali.
In questi ultimi mesi è stata organizzata la presenza della Guinea Bissau al Salone Internazionale
del Gusto e Terra Madre (Torino, 25-29 ottobre 2012), con alcuni prodotti identificati durante il
lavoro di mappatura (olio di palma selvatica della Guinea Bissau, sale di Farim).
In particolare, parteciperanno 8 produttori, che avranno a disposizione 2 stand espositivi per esporre
e vendere i prodotti.
3
Un rappresentante della Guinea Bissau interverrà come relatore alla conferenza prevista per
presentare i risultati del progetto GTFS/RAF/426/ITA.
2 - MISSIONI IN MALI
In Mali sono state realizzate due missioni.
La prima missione è stata realizzata nel 2010 (dal 23 luglio al 1 agosto) dalla referente del Mali e da
un’agronoma, Docente di frutticoltura presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Torino, che
collabora con la Fondazione Slow Food e si è focalizzata sulle regioni di Bamako, Mopti, villaggi
Dogon.
La missione è servita per avviare la mappatura di prodotti locali e tradizionali prevista dal progetto
GTFS/RAF/426/ITA: grazie all'incontro con diverse associazioni e ong presenti sul territorio e
grazie alle visite presso produttori e mercati, sono stati identificati circa venti prodotti.
Le principali realtà incontrate sono: l’Institut d'Economie Rurale du Mali-IER, l’Institude
Recherche et de Promotion des Alternatives en Développement-IRPAD, il CIRAD, la Convergence
des Femmes Rurales pour la Souveraineté Alimentaire au Mali-COFERSA, la comunità Tuareg di
Timbuctu, la Coordination nationale des organisations paysannes au Mali-CNOP, il Syndicat des
Exploitants Agricoles de l’Office du Niger-Sexagon, Sinignesigi Ton (che riunisce i produttori di
27 villaggi del Comune di Timissa, nella regione di Ségou) e la Promotion pour le Développement
Communautaire de Bandiagara P.D.Co.
Grazie a questi incontri, sono state avviate diverse collaborazioni. In particolare è stata formalizzata
una collaborazione con la CNOP (Diacaridia Diarra), che ha realizzato una parte di lavoro di
mappatura in alcune zone del Mali.
Nell’ottobre 2010, la partecipazione di 19 produttori del Mali a Terra Madre e Salone del Gusto
(Torino, 21-25 ottobre), ha permesso a Slow Food di organizzare un incontro e una formazione sul
lavoro di mappatura, e sulle strategie per facilitare l’accesso al mercato locale dei prodotti.
La seconda missione è stata realizzata nel 2011 (30 aprile - 4 maggio) dalla coordinatrice dei
progetti della Fondazione Slow Food e dalla referente del Mali per continuare il lavoro di
mappatura, approfondire le informazioni sui prodotti più interessanti e identificare il Presidio da
avviare, in collaborazione con le associazioni e ong conosciute in precedenza.
Sono state organizzate riunioni a Bamako e poi incontri e visite di produttori nel sud del paese
(Sikasso, in collaborazione con COFERSA), a Djenné, nei Paesi Dogon, a Segou, a Mopti, nella
regione di Macina e a Timbuctu.
A Timbuctu, grazie alla collaborazione con l'associazione TinHinan Nomade e alla segnalazione di
Almahdi Alansari, un rappresentante Tuareg che fa parte della rete Slow Food, sono stati individuati
diversi prodotti particolarmente interessanti ed è stato identificato il futuro Presidio della pasta katta
di Timbuctu e Gao.
Grazie al confronto con le associazioni e i referenti locali, è stata definita una strategia di
comunicazione per diffondere e educare i consumatori a una maggiore attenzione ai prodotti locali e
tradizionali dei loro paesi. (rif. libretto dei prodotti locali, poster, evento del Terra Madre Day,
sezione 2 (S2) Attività di promozione).
Durante le due missioni, la delegazione Slow Food ha incontrato il Rappresentante Paese della
FAO, Manda Keita al fine di condividere lo stato dell’arte e le strategie future del progetto.
Nello stesso arco temporale del progetto GTFS/RAF/426/ITA, per rafforzare la rete Slow Food e
diffondere con più forza l’attenzione per il cibo locale, sono stati avviati 60 orti comunitari e
scolastici, che fanno parte del progetto “Mille orti in Africa”.
4
Gli orti sono stati realizzati in tutto il paese, con il coordinamento dall’agronomo Ahmed Camara
(associazione Akadi) e il coinvolgimento di circa 1200 persone. La rete degli orti – se pure non
prevista, né finanziata dal progetto GTFS/RAF/426/ITA), di fatto è un ulteriore strumento per
promuovere i prodotti identificati tramite il lavoro di mappatura e il Presidio e per sensibilizzare i
consumatori sull’importanza e il valore dei prodotti locali e tradizionali.
In Mali e, in particolare a Timbuctu, non è stato possibile ritornare una terza volta, a causa del colpo
di stato e del conflitto armato iniziato nel marzo del 2012. La responsabile dell’associazione Tin
Hinan Nomade, anche referente del Presidio, si è dovuta rifugiare in Burkina Faso con alcune donne
del Presidio mentre il responsabile commerciale, Almahdi Alansari è dovuto scappare in
Mauritania.
Tuttavia, non è mai stato interrotto il contatto con i referenti del Presidio: Almahdi Alansari riesce a
tornare costantemente a Timbuctu e a collaborare con i gruppi di donne informali coinvolte nel
Presidio che segnalano, data la situazione di quasi embargo della regione dell’Azawad, un
raddoppio delle vendite di pasta katta.
In questi ultimi mesi è stata organizzata la presenza del Mali al Salone Internazionale del Gusto e
Terra Madre (Torino, 25-29 ottobre 2012), con alcuni prodotti identificati durante il lavoro di
mappatura (katta di Timbuctu e Gao, somè Dogon, confetture di mango, miele di Yorobougoula,
saponi di karitè).
In particolare, parteciperanno 12 produttori che avranno a disposizione 3 stand espositivi per
esporre e vendere i prodotti.
Un rappresentante del Mali interverrà come relatore alla conferenza prevista per presentare i
risultati del progetto GTFS/RAF/426/ITA.
3 - MISSIONI IN SENEGAL
In Senegal sono state realizzate tre missioni nell’ambito del progetto (e due missioni grazie ad altri
finanziamenti).
La prima missione è stata realizzata nel 2010 (dal 5 al 13 marzo) dal Presidente della Fondazione
Slow food e dalla referente del Senegal e si è focalizzata sulle regioni di Dakar, Louga, Fatick e
Tambacounda.
La missione è servita per avviare il lavoro di mappatura di prodotti locali e tradizionali e per
identificare il prodotto più indicato per diventare Presidio Slow Food. Grazie all'incontro con
diverse associazioni e soggetti attivi nel settore della biodiversità alimentare e grazie alle visite di
numerosi produttori e di mercati locali, sono stati identificati venticinque prodotti. Il lavoro si è
basato, in parte, su una ricerca commissionata al referente Slow Food in loco e direttore del giornale
Agri Infos, Madieng Seck.
Sono state visitate circa dieci comunità di produttori e diverse associazioni e ong locali: tra queste
Fongs, Fapal,Wula Nafaa, Fenagie Pêche e Roppa.
Durante gli incontri sono state raccolte informazioni sulla cultura alimentare, sui saperi tradizionali
e sulle produzioni locali in Senegal. Il prodotto identificato presso l’isola di Fadiotuh – il cuscus
salato di miglio – è stato selezionato come possibile Presidio.
Nell’ottobre 2010, la partecipazione di 30 produttori del Senegal a Terra Madre e Salone del Gusto
(Torino, 21-25 ottobre), ha permesso a Slow Food di organizzare un incontro e una formazione sul
lavoro di mappatura, e sulle strategie per facilitare l’accesso al mercato locale dei prodotti.
5
La seconda missione è stata realizzata nel 2011 (dal 29 aprile al 5 maggio) dalla referente del
Senegal e da un tecnologo alimentare e specialista della produzione di cuscus in Marocco,
collaboratore di Slow Food.
In questa occasione è stato avviato il Presidio del cuscus salato di miglio dell'isola di Fadiouth e
sono state definite, con l’aiuto del tecnico e con il coinvolgimento di tutti i produttori e della
comunità locale, le attività necessarie al rafforzamento della filiera.
Sono state incontrate diverse organizzazioni (tra queste l’Organisation Internationale Enda Tiers -
Monde, l’Association nationale des cuisiniers sénégalais, l’ITA - Institut des technologies
alimentaires), il Comune di Joal Fadiouth, e numerose GIE (Groupements d'intérêt économique)
locali.
Grazie al confronto con le associazioni e i referenti locali, è stata definita una strategia di
comunicazione per diffondere e educare i consumatori a una maggiore attenzione ai prodotti locali e
tradizionali dei loro paesi. (rif. libretto dei prodotti locali, poster, evento del Terra Madre Day
sezione 2 (S2) Attività di promozione).
Durante le due missioni la delegazione Slow Food ha incontrato il Rappresentante Paese della FAO,
Amadou Ouattara, al fine di condividere le strategie del progetto GTFS/RAF/426/ITA.
La terza missione in Senegal si è focalizzata sulla Casamance, a sud del Senegal. E’ stata realizzata
dal 14 al 24 ottobre dalla coordinatrice dei progetti della Fondazione Slow Food, dalla referente del
Senegal e da un’agronoma, Docente di frutticoltura presso la Facoltà di Agraria dell’Università di
Torino, che collabora con la Fondazione Slow Food, ed è servita per completare la ricerca e
l’identificazione dei prodotti tradizionali del paese.
Durante la missione sono state visitate le realtà produttive identificate precedentemente grazie al
lavoro di ricerca e mappatura realizzato in loco da Oumar Diemé (Capo Dipartimento Frutta e
Verdura presso l’ITA), in seguito ad un accordo con la Fondazione Slow Food.
Sono state incontrate numerose comunità di produttori e sono state raccolte informazioni su dieci
prodotti.
Tra le realtà locali incontrate, la CNCR Zinguinchor, l’ANCAR Zinguinchor, la GIE Casaecologie,
la GIE Maman et ses filles de Medina, il FRGP (Federation Regionale des Groupements de
Promotion Feminin) e il Liceo agricolo di Bignona.
Nello stesso arco temporale del progetto GTFS/RAF/426/ITA, per rafforzare la rete Slow Food e
diffondere con più forza l’attenzione per il cibo locale, sono stati avviati 40 orti comunitari e
scolastici che fanno parte del progetto 1000 orti in Africa.
Gli orti sono stati realizzati in tutto il paese, con il coordinamento del socio Slow Food, Philippe
Zingan e il coinvolgimento di circa 800 persone. La rete degli orti – se pure non prevista, né
finanziata dal progetto GTFS/RAF/426/ITA), di fatto è nata insieme al lavoro di mappatura ed è un
ulteriore strumento per promuovere i prodotti identificati tramite il lavoro di mappatura e il Presidio
e per sensibilizzare i consumatori sull’importanza e il valore dei prodotti locali e tradizionali.
Il nuovo Presidio del cuscus salato di miglio dell’isola di Fadiouth, in seguito alla segnalazione da
parte di Slow Food, è stato scelto come progetto pilota all’interno del progetto 4CITIES4DEV
“Access to good, clean and fair food: the food communities’experience”, co-finanziato dall’Unione
Europea.
Nell’ambito del progetto 4CITIES4DEV sono state realizzate altre 2 missioni:
- Dal 17 al 24 luglio 2011 il tecnologo alimentare e specialista della produzione di cuscus in
6
Marocco, è tornato sull’isola di Fadiouth per verificare il lavoro svolto dalle donne del
Presidio, accompagnare la nascita della cooperativa, organizzare due giornate di formazione
sulla trasformazione, le norme igienico sanitarie, il confezionamento del prodotto, e per
avviare il laboratorio di trasformazione;
- Dal 16 al 21 dicembre 2011 un rappresentante del Comune di Torino, capofila del progetto,
e un rappresentante Slow Food hanno visitato il Presidio. La missione ha permesso di
stringere un importante legame fra il Comune di Torino e il Comune di Fadiouth.
In questi ultimi mesi è stata organizzata la presenza del Senegal al Salone Internazionale del Gusto
e Terra Madre (Torino, 25-29 ottobre 2012), con alcuni prodotti identificati durante il lavoro di
mappatura (cuscus di miglio salato, fonio, conserve e sciroppi di madd e toll).
In particolare, parteciperanno 19 produttori, che avranno a disposizione 4 stand espositivi per
esporre e vendere i prodotti.
Un rappresentante del Senegal interverrà come relatore alla conferenza prevista per presentare i
risultati del progetto GTFS/RAF/426/ITA.
4 - MISSIONI IN SIERRA LEONE
In Sierra Leone sono state realizzate due missioni nell’ambito del progetto e una terza (grazie ad
altri finanziamenti).
La prima missione è stata realizzata nel 2010 (dal 22 febbraio al 1° marzo) dalla coordinatrice dei
progetti della Fondazione Slow Food, dalla referente della Sierra Leone e da un’agronoma, docente
di frutticoltura della Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Torino che collabora con la
Fondazione Slow Food e si è focalizzata sulle regioni di Bo, Koinadugu e Freetown.
La missione è servita per avviare il lavoro di mappatura dei prodotti locali e tradizionali prevista dal
progetto GTFS/RAF/426/ITA: grazie all'incontro con diverse associazioni e ong presenti sul
territorio e grazie alle visite presso produttori e mercati, sono stati identificati circa venti prodotti.
I principali produttori incontrati sono: due associazioni di piccoli pescatori (l’associazione Hope of
Kent e Sierra Leone Artisanal Fishermen Union-SLAFU); due comunità di produttori di riso nella
zona di Bo: le comunità di produttori di riso di Mokundi, Moyamba, e di Jaima, Talu Bongor.
In particolare, a Kabala, nella regione di Koinadugu, sono state visitate alcune comunità di
produttori segnalate dalla FAO in Sierra Leone: Koinadugu Vegetables Farmers, produttrici di Bush
Tea Bush e Musaya Honey Bees Association.
Sempre in questa prima missione, è stata avviata la collaborazione con le seguenti associazioni e
ong presenti in Sierra Leone: University of Makeny (agronomo Joseph Tholley), CESTAS (ong
italiana, di Bologna) e WWOOF Sierra Leone (world wide opportunities on organic farms), Padri
Giuseppini del Murialdo.
In particolare, la Fondazione Slow Food ha assegnato a Joseph Tholley l’incarico di approfondire il
lavoro di mappatura nelle due regioni settentrionali di Bombali e Koinadugu. Ha avviato una
collaborazione con Shed Jah e Patrick Mansaray (WWOOF Sierra Leone) per avviare il Presidio
della noce di cola di Kenema e per approfondire le informazioni su alcune produzioni della zona
meridionale della Sierra Leone, come la rarissima specie di caffè, Stenophilla. E ha avviato una
collaborazione con i Padri Giuseppini e l’associazione Hope of Kent, per lavorare sul tema della
pesca e della trasformazione del pesce.
7
Nell’ottobre 2010, la partecipazione di 13 produttori della Sierra Leone all’edizione 2010 di Terra
Madre e Salone del Gusto (21-25 ottobre), ha permesso a Slow Food di organizzare un incontro e
una formazione sul lavoro di mappatura e sulle strategie per facilitare l’accesso al mercato locale
dei prodotti.
In occasione dell’evento, un’azienda italiana che produce birre e bibite artigianali di alta qualità ha
dimostrato interesse per la cola di Kenema. E’ stato organizzato un primo incontro fra l’azienda e i
referenti di Kenema, che hanno così compreso l’importanza del loro prodotto e hanno trovato una
motivazione forte per avviare il progetto di Presidio. Al rientro in Sierra Leone, infatti, è subito
partito il lavoro per coinvolgere alcuni gruppi di produttori di cola e per aiutarli a organizzarsi.
La seconda missione è stata realizzata nel 2011 (30 aprile - 4 maggio) da un collaboratore di Slow
Food e da un’agronoma, docente di frutticoltura della Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi
di Torino che collabora con la Fondazione Slow Food.
La missione si è concentrata sull’avvio del Presidio della cola: la delegazione Slow Food ha
incontrato tutti i produttori interessati e i commercianti di cola nut e ha organizzato una giornata di
formazione sulle modalità di avvio e gestione di un Presidio, durante la quale è stata redatta una
prima bozza di disciplinare e si è deciso di riunire i produttori in un’associazione.
La missione ha permesso anche di proseguire il lavoro di mappatura di prodotti locali e tradizionali.
Grazie al confronto con le associazioni e i referenti locali, è stata definita una strategia di
comunicazione per diffondere e educare i consumatori a una maggiore attenzione ai prodotti locali e
tradizionali dei loro paesi. (rif. libretto dei prodotti locali, poster, evento del Terra Madre Day,
sezione 2 (S2) Attività di promozione).
Nel 2012 è stata effettuata una terza missione, interamente finanziata da Slow Food, a cui hanno
partecipato la coordinatrice dei progetti della Fondazione Slow Food, la referente della Sierra Leone
e un pescatore e artigiano italiano che collabora con la Fondazione Slow Food per proseguire il
lavoro di mappatura e di sviluppo del Presidio.
La missione è servita per organizzare incontro con tutti i produttori di cola del Presidio e per fare un
punto della situazione sulla spedizione e l’esportazione della cola per l’azienda artigianale di birra
interessata al prodotto.
Nel corso di questa missione è stata organizzata una formazione a beneficio dell’associazione di
pescatori Hope of Kent. Il pescatore ha lavorato una settimana con la comunità di pescatori di Kent
e ha insegnato alle donne le corrette tecniche per la conservazione del pesce (salagione e
affumicatura) e ricette semplici per cucinare il pesce fresco.
Alla formazione hanno partecipato 16 donne e uno chef con esperienza presso la cucina della guest
house sulle Banana Islands.
La comunità ha anche sperimentato – con risultati positivi - la produzione di bottarga con il
ladyfish, specie ittica locale. La comunità sta lavorando per avviare un ristorante che utilizzi il
prodotto ittico fresco di giornata. Il ristorante e la produzione di trasformati di qualità potrebbero
dare un importante valore aggiunto e sostenibilità al lavoro dei pescatori. Questa attività di
formazione è stata organizzata e finanziata interamente da Slow Food, ma è servita per rafforzare
una comunità di produttori identificata grazie al progetto GTFS /RAF/426/ITA.
Nella stessa missione è stata visitata la comunità degli apicoltori di Musaya presso Kabala (progetto
seguito dalla FAO in Sierra Leone). Gli apicoltori sono al momento divisi in 8 gruppi, da 25
persone l’uno. La missione ha permesso di capire le potenzialità del prodotto e di identificare le
esigenze della comunità.
8
Nello stesso arco temporale del progetto GTFS/RAF/426/ITA, per rafforzare la rete Slow Food e
diffondere con più forza l’attenzione per il cibo locale, sono stati avviati 60 orti comunitari e
scolastici che fanno parte del progetto 1000 orti in Africa.
Gli orti sono stati realizzati in tutto il paese, con il coordinamento di quattro referenti (Patrick Abu
Mansaray, Musa Tholley, Abdul Koroma, Alpha Sensi) e il coinvolgimento di circa 1200 persone.
La rete degli orti – se pure non prevista, né finanziata dal progetto GTFS/RAF/426/ITA), di fatto è
nata insieme al lavoro di mappatura ed è un ulteriore strumento per promuovere i prodotti
identificati tramite il lavoro di mappatura e il Presidio e per sensibilizzare i consumatori
sull’importanza e il valore dei prodotti locali e tradizionali.
Durante le prime due missioni la delegazione Slow Food ha incontrato il Rappresentante Paese della
FAO (nel 2010, Kevin Gallagher e nel 2011 Gabriel Rugalema) al fine di condividere lo stato
dell’arte e le strategie del progetto GTFS/RAF/426/ITA (“Inter-country Coordination for West
Africa Food Security Projects”). Da segnalare, in particolare, la continua e stretta collaborazione
con Fulvio Cenci, Programme Officer del GTFS/SIL/028/ITA.
E’ stata organizzata la presenza della Sierra Leone al Salone Internazionale del Gusto e Terra
Madre (Torino, 25-29 ottobre 2012), con alcuni prodotti identificati durante il lavoro di mappatura
(cola di Kenema presentata sia come frutto che come bibita, miele di foresta di Koinadugu).
In particolare, parteciperanno 7 produttori, che avranno a disposizione due stand espositivi per
esporre e vendere i prodotti.
Un rappresentante della Sierra Leone interverrà come relatore alla conferenza prevista per
presentare i risultati del progetto GTFS/RAF/426/ITA.
La comunità del cibo di pescatori di Kent interverrà alla conferenza “I semi della ricostruzione”per
testimoniare il lavoro svolto nel villaggio di Kent dopo la Guerra civile che ha devastato il paese.

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  • 1. 1 ALLEGATO 2 RAPPORTI DI VIAGGIO A seguito di ogni singola missione, è stato redatto e inviato un report dettagliato con obiettivi, attività svolte, prodotti identificati e contatti presi. Di seguito, presentiamo una sintesi delle varie missioni, paese per paese. Ogni missione, naturalmente, è stata preceduta da un lavoro di ricerca per raccogliere informazioni sull’agricoltura, l’allevamento, la pesca e la gastronomia dei quattro paesi, per identificare organizzazioni, associazioni e soggetti attivi nel settore della biodiversità alimentare e per prendere contatti con le varie realtà e pianificare gli incontri. Questo lavoro è stato particolarmente lungo e complesso nelle realtà in cui Slow Food non era presente: Guinea Bissau e Sierra Leone. Sono state svolte le missioni previste dal progetto GTFS/RAF/426/ITA, ma anche altre (di approfondimento, formazione dei produttori, documentazione), organizzate e finanziate dalla Fondazione Slow Food e da Slow Food Internazionale grazie all’attivazione di altre attività progettuali, nate e sviluppate a complemento delle attività del GTFS/RAF/426/ITA. Tra queste ultime, le principali fanno capo al progetto “Mille orti in Africa” (realizzato grazie a numerose campagne di raccolta fondi e al supporto di tutta la rete internazionale di Slow Food) e focalizzato sulla valorizzazione delle varietà tradizionali e del consumo locale, e al progetto “4Cities4Dev”, finanziato dall’Unione Europea, che ha permesso di sviluppare e comunicare al meglio il Presidio avviato in Senegal (cuscus salato di miglio dell’isola di Fadiouth). 1- MISSIONI IN GUINEA BISSAU In Guinea Bissau sono state realizzare tre missioni. La prima missione è stata realizzata nel 2010 (dal 17 al 26 giugno) dalla coordinatrice dei progetti della Fondazione Slow Food, dalla referente della Guinea Bissau e da un’agronoma, Docente di frutticoltura presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Torino, che collabora con la Fondazione Slow Food, e si è focalizzata sulle regioni di Bissau, Oio, Bafatà, Tombali e Quinara. La missione è servita per incontrare le associazioni e i soggetti identificati, visitare produttori e mercati, raccogliere informazioni sui prodotti locali e tradizionali e sui consumi quotidiani, identificare il prodotto più indicato per avviare un Presidio Slow Food. Nel corso di questa missione sono stati identificati quindici prodotti ed è stato selezionato l’olio di palma di foresta come possibile Presidio. Tra le principali realtà incontrate: il COPE (ong italiana che ha dato un importante contributo al lavoro di mappatura), Tininguena, Wetlands, l’Istituto da Biodiversidade a das Areas Protegidas- IBAP, il National Study and Research Institute-INEP, il Mansoa natural pharmacy e la COAJOQ. Nell’ottobre 2010, la partecipazione di 8 produttori della Guinea Bissau a Terra Madre e Salone del Gusto (Torino, 21-25 ottobre), ha permesso a Slow Food di organizzare un incontro e una formazione sul lavoro di mappatura, e sulle strategie per facilitare l’accesso al mercato locale dei prodotti. La seconda missione è stata realizzata nel 2011 (dal 20 febbraio al 6 marzo) dalla referente della Guinea Bissau e da un’agronoma esperta della filiera dell’olio che collabora con la Fondazione Slow Food.
  • 2. 2 Nel corso della missione l’agronoma ha analizzato il contesto produttivo dell’olio di palma, ha incontrato i produttori e raccolto indicazioni per comprendere le potenzialità e le principali problematiche legate alla filiera dell’olio di palma artigianale e per collaborare alla stesura del disciplinare di produzione. E’ inoltre continuato il lavoro di mappatura; sono state raccolte le informazioni sui prodotti più interessanti e sono stati definiti accordi di collaborazione con due agronomi (José da Silva e Quintino Alves) per completare la mappatura. Grazie al confronto con le associazioni e i referenti locali, è stata definita una strategia di comunicazione per diffondere e educare i consumatori a una maggiore attenzione ai prodotti locali e tradizionali dei loro paesi. (rif. libretto dei prodotti locali, poster, evento del Terra Madre Day, sezione 2 (S2) Attività di promozione). Durante la prima missione la delegazione Slow Food ha incontrato il Rappresentante Paese della FAO, Thierryange Ellaondo, al fine di condividere lo stato dell’arte e le strategie future del progetto. La terza missione è stata realizzata dal 14 al 24 ottobre 2011 dalla coordinatrice dei progetti della Fondazione Slow Food, dalla referente della Guinea Bissau e da un’agronoma, Docente di frutticoltura presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Torino, che collabora con la Fondazione Slow Food e si è focalizzata sulle regioni di Cacheu, Oio e Bissau. La missione è servita innanzitutto per visitare i produttori dell’olio di palma di foresta, della regione di Cacheu. Data la disponibilità dei produttori incontrati e della cooperativa Coajoq, si è deciso di avviare il Presidio in quest'area (e non con i produttori del sud, incontrati nel corso della seconda missione e coordinati da Tiningena, una cooperativa che non ha mostrato interesse verso il progetto). Il Presidio coinvolgerà produttori di altre aree della Guinea Bissau in una seconda fase. Nel corso della stessa missione sono stati visitati i produttori di un secondo prodotto identificato grazie al lavoro di mappatura e particolarmente interessante: il sale di Farim. La Fondazione Slow Food ha deciso di avviare un secondo Presidio (reperendo le risorse economiche necessarie al di fuori del progetto GTFS/RAF/426/ITA) per poter supportare anche questa seconda realtà produttiva. E’ stato quindi avviato il Presidio del sale di Farim, con la cooperativa di donne Aprosal, la congregazione dei missionari Oblati di Maria Immacolata e la consulenza tecnica dell’organizzazione francese Univers Sel. Nello stesso arco temporale del progetto GTFS/RAF/426/ITA, per rafforzare la rete Slow Food e diffondere con più forza l’attenzione per il cibo locale, sono stati avviati 70 orti comunitari e scolastici, che fanno parte del progetto “Mille orti in Africa”. Obiettivo di questo progetto (finanziato da Slow Food grazie a una rete di piccoli sostenitori e a numerose campagne di raccolta fondi) è realizzare orti coltivati secondo tecniche sostenibili (compostaggio, preparati naturali per la difesa da infestanti e insetti, gestione razionale dell’acqua) con varietà locali e secondo i principi della consociazione fra alberi da frutta, verdure ed erbe medicinali. Gli orti sono stati realizzati in tutto il paese, con il coordinamento di Leandro Pinto Junior e il coinvolgimento di circa 1400 persone. La rete degli orti – se pure non prevista, né finanziata dal progetto GTFS/RAF/426/ITA), di fatto è un ulteriore strumento per promuovere i prodotti identificati tramite il lavoro di mappatura e il Presidio e per sensibilizzare i consumatori sull’importanza e il valore dei prodotti locali e tradizionali. In questi ultimi mesi è stata organizzata la presenza della Guinea Bissau al Salone Internazionale del Gusto e Terra Madre (Torino, 25-29 ottobre 2012), con alcuni prodotti identificati durante il lavoro di mappatura (olio di palma selvatica della Guinea Bissau, sale di Farim). In particolare, parteciperanno 8 produttori, che avranno a disposizione 2 stand espositivi per esporre e vendere i prodotti.
  • 3. 3 Un rappresentante della Guinea Bissau interverrà come relatore alla conferenza prevista per presentare i risultati del progetto GTFS/RAF/426/ITA. 2 - MISSIONI IN MALI In Mali sono state realizzate due missioni. La prima missione è stata realizzata nel 2010 (dal 23 luglio al 1 agosto) dalla referente del Mali e da un’agronoma, Docente di frutticoltura presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Torino, che collabora con la Fondazione Slow Food e si è focalizzata sulle regioni di Bamako, Mopti, villaggi Dogon. La missione è servita per avviare la mappatura di prodotti locali e tradizionali prevista dal progetto GTFS/RAF/426/ITA: grazie all'incontro con diverse associazioni e ong presenti sul territorio e grazie alle visite presso produttori e mercati, sono stati identificati circa venti prodotti. Le principali realtà incontrate sono: l’Institut d'Economie Rurale du Mali-IER, l’Institude Recherche et de Promotion des Alternatives en Développement-IRPAD, il CIRAD, la Convergence des Femmes Rurales pour la Souveraineté Alimentaire au Mali-COFERSA, la comunità Tuareg di Timbuctu, la Coordination nationale des organisations paysannes au Mali-CNOP, il Syndicat des Exploitants Agricoles de l’Office du Niger-Sexagon, Sinignesigi Ton (che riunisce i produttori di 27 villaggi del Comune di Timissa, nella regione di Ségou) e la Promotion pour le Développement Communautaire de Bandiagara P.D.Co. Grazie a questi incontri, sono state avviate diverse collaborazioni. In particolare è stata formalizzata una collaborazione con la CNOP (Diacaridia Diarra), che ha realizzato una parte di lavoro di mappatura in alcune zone del Mali. Nell’ottobre 2010, la partecipazione di 19 produttori del Mali a Terra Madre e Salone del Gusto (Torino, 21-25 ottobre), ha permesso a Slow Food di organizzare un incontro e una formazione sul lavoro di mappatura, e sulle strategie per facilitare l’accesso al mercato locale dei prodotti. La seconda missione è stata realizzata nel 2011 (30 aprile - 4 maggio) dalla coordinatrice dei progetti della Fondazione Slow Food e dalla referente del Mali per continuare il lavoro di mappatura, approfondire le informazioni sui prodotti più interessanti e identificare il Presidio da avviare, in collaborazione con le associazioni e ong conosciute in precedenza. Sono state organizzate riunioni a Bamako e poi incontri e visite di produttori nel sud del paese (Sikasso, in collaborazione con COFERSA), a Djenné, nei Paesi Dogon, a Segou, a Mopti, nella regione di Macina e a Timbuctu. A Timbuctu, grazie alla collaborazione con l'associazione TinHinan Nomade e alla segnalazione di Almahdi Alansari, un rappresentante Tuareg che fa parte della rete Slow Food, sono stati individuati diversi prodotti particolarmente interessanti ed è stato identificato il futuro Presidio della pasta katta di Timbuctu e Gao. Grazie al confronto con le associazioni e i referenti locali, è stata definita una strategia di comunicazione per diffondere e educare i consumatori a una maggiore attenzione ai prodotti locali e tradizionali dei loro paesi. (rif. libretto dei prodotti locali, poster, evento del Terra Madre Day, sezione 2 (S2) Attività di promozione). Durante le due missioni, la delegazione Slow Food ha incontrato il Rappresentante Paese della FAO, Manda Keita al fine di condividere lo stato dell’arte e le strategie future del progetto. Nello stesso arco temporale del progetto GTFS/RAF/426/ITA, per rafforzare la rete Slow Food e diffondere con più forza l’attenzione per il cibo locale, sono stati avviati 60 orti comunitari e scolastici, che fanno parte del progetto “Mille orti in Africa”.
  • 4. 4 Gli orti sono stati realizzati in tutto il paese, con il coordinamento dall’agronomo Ahmed Camara (associazione Akadi) e il coinvolgimento di circa 1200 persone. La rete degli orti – se pure non prevista, né finanziata dal progetto GTFS/RAF/426/ITA), di fatto è un ulteriore strumento per promuovere i prodotti identificati tramite il lavoro di mappatura e il Presidio e per sensibilizzare i consumatori sull’importanza e il valore dei prodotti locali e tradizionali. In Mali e, in particolare a Timbuctu, non è stato possibile ritornare una terza volta, a causa del colpo di stato e del conflitto armato iniziato nel marzo del 2012. La responsabile dell’associazione Tin Hinan Nomade, anche referente del Presidio, si è dovuta rifugiare in Burkina Faso con alcune donne del Presidio mentre il responsabile commerciale, Almahdi Alansari è dovuto scappare in Mauritania. Tuttavia, non è mai stato interrotto il contatto con i referenti del Presidio: Almahdi Alansari riesce a tornare costantemente a Timbuctu e a collaborare con i gruppi di donne informali coinvolte nel Presidio che segnalano, data la situazione di quasi embargo della regione dell’Azawad, un raddoppio delle vendite di pasta katta. In questi ultimi mesi è stata organizzata la presenza del Mali al Salone Internazionale del Gusto e Terra Madre (Torino, 25-29 ottobre 2012), con alcuni prodotti identificati durante il lavoro di mappatura (katta di Timbuctu e Gao, somè Dogon, confetture di mango, miele di Yorobougoula, saponi di karitè). In particolare, parteciperanno 12 produttori che avranno a disposizione 3 stand espositivi per esporre e vendere i prodotti. Un rappresentante del Mali interverrà come relatore alla conferenza prevista per presentare i risultati del progetto GTFS/RAF/426/ITA. 3 - MISSIONI IN SENEGAL In Senegal sono state realizzate tre missioni nell’ambito del progetto (e due missioni grazie ad altri finanziamenti). La prima missione è stata realizzata nel 2010 (dal 5 al 13 marzo) dal Presidente della Fondazione Slow food e dalla referente del Senegal e si è focalizzata sulle regioni di Dakar, Louga, Fatick e Tambacounda. La missione è servita per avviare il lavoro di mappatura di prodotti locali e tradizionali e per identificare il prodotto più indicato per diventare Presidio Slow Food. Grazie all'incontro con diverse associazioni e soggetti attivi nel settore della biodiversità alimentare e grazie alle visite di numerosi produttori e di mercati locali, sono stati identificati venticinque prodotti. Il lavoro si è basato, in parte, su una ricerca commissionata al referente Slow Food in loco e direttore del giornale Agri Infos, Madieng Seck. Sono state visitate circa dieci comunità di produttori e diverse associazioni e ong locali: tra queste Fongs, Fapal,Wula Nafaa, Fenagie Pêche e Roppa. Durante gli incontri sono state raccolte informazioni sulla cultura alimentare, sui saperi tradizionali e sulle produzioni locali in Senegal. Il prodotto identificato presso l’isola di Fadiotuh – il cuscus salato di miglio – è stato selezionato come possibile Presidio. Nell’ottobre 2010, la partecipazione di 30 produttori del Senegal a Terra Madre e Salone del Gusto (Torino, 21-25 ottobre), ha permesso a Slow Food di organizzare un incontro e una formazione sul lavoro di mappatura, e sulle strategie per facilitare l’accesso al mercato locale dei prodotti.
  • 5. 5 La seconda missione è stata realizzata nel 2011 (dal 29 aprile al 5 maggio) dalla referente del Senegal e da un tecnologo alimentare e specialista della produzione di cuscus in Marocco, collaboratore di Slow Food. In questa occasione è stato avviato il Presidio del cuscus salato di miglio dell'isola di Fadiouth e sono state definite, con l’aiuto del tecnico e con il coinvolgimento di tutti i produttori e della comunità locale, le attività necessarie al rafforzamento della filiera. Sono state incontrate diverse organizzazioni (tra queste l’Organisation Internationale Enda Tiers - Monde, l’Association nationale des cuisiniers sénégalais, l’ITA - Institut des technologies alimentaires), il Comune di Joal Fadiouth, e numerose GIE (Groupements d'intérêt économique) locali. Grazie al confronto con le associazioni e i referenti locali, è stata definita una strategia di comunicazione per diffondere e educare i consumatori a una maggiore attenzione ai prodotti locali e tradizionali dei loro paesi. (rif. libretto dei prodotti locali, poster, evento del Terra Madre Day sezione 2 (S2) Attività di promozione). Durante le due missioni la delegazione Slow Food ha incontrato il Rappresentante Paese della FAO, Amadou Ouattara, al fine di condividere le strategie del progetto GTFS/RAF/426/ITA. La terza missione in Senegal si è focalizzata sulla Casamance, a sud del Senegal. E’ stata realizzata dal 14 al 24 ottobre dalla coordinatrice dei progetti della Fondazione Slow Food, dalla referente del Senegal e da un’agronoma, Docente di frutticoltura presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Torino, che collabora con la Fondazione Slow Food, ed è servita per completare la ricerca e l’identificazione dei prodotti tradizionali del paese. Durante la missione sono state visitate le realtà produttive identificate precedentemente grazie al lavoro di ricerca e mappatura realizzato in loco da Oumar Diemé (Capo Dipartimento Frutta e Verdura presso l’ITA), in seguito ad un accordo con la Fondazione Slow Food. Sono state incontrate numerose comunità di produttori e sono state raccolte informazioni su dieci prodotti. Tra le realtà locali incontrate, la CNCR Zinguinchor, l’ANCAR Zinguinchor, la GIE Casaecologie, la GIE Maman et ses filles de Medina, il FRGP (Federation Regionale des Groupements de Promotion Feminin) e il Liceo agricolo di Bignona. Nello stesso arco temporale del progetto GTFS/RAF/426/ITA, per rafforzare la rete Slow Food e diffondere con più forza l’attenzione per il cibo locale, sono stati avviati 40 orti comunitari e scolastici che fanno parte del progetto 1000 orti in Africa. Gli orti sono stati realizzati in tutto il paese, con il coordinamento del socio Slow Food, Philippe Zingan e il coinvolgimento di circa 800 persone. La rete degli orti – se pure non prevista, né finanziata dal progetto GTFS/RAF/426/ITA), di fatto è nata insieme al lavoro di mappatura ed è un ulteriore strumento per promuovere i prodotti identificati tramite il lavoro di mappatura e il Presidio e per sensibilizzare i consumatori sull’importanza e il valore dei prodotti locali e tradizionali. Il nuovo Presidio del cuscus salato di miglio dell’isola di Fadiouth, in seguito alla segnalazione da parte di Slow Food, è stato scelto come progetto pilota all’interno del progetto 4CITIES4DEV “Access to good, clean and fair food: the food communities’experience”, co-finanziato dall’Unione Europea. Nell’ambito del progetto 4CITIES4DEV sono state realizzate altre 2 missioni: - Dal 17 al 24 luglio 2011 il tecnologo alimentare e specialista della produzione di cuscus in
  • 6. 6 Marocco, è tornato sull’isola di Fadiouth per verificare il lavoro svolto dalle donne del Presidio, accompagnare la nascita della cooperativa, organizzare due giornate di formazione sulla trasformazione, le norme igienico sanitarie, il confezionamento del prodotto, e per avviare il laboratorio di trasformazione; - Dal 16 al 21 dicembre 2011 un rappresentante del Comune di Torino, capofila del progetto, e un rappresentante Slow Food hanno visitato il Presidio. La missione ha permesso di stringere un importante legame fra il Comune di Torino e il Comune di Fadiouth. In questi ultimi mesi è stata organizzata la presenza del Senegal al Salone Internazionale del Gusto e Terra Madre (Torino, 25-29 ottobre 2012), con alcuni prodotti identificati durante il lavoro di mappatura (cuscus di miglio salato, fonio, conserve e sciroppi di madd e toll). In particolare, parteciperanno 19 produttori, che avranno a disposizione 4 stand espositivi per esporre e vendere i prodotti. Un rappresentante del Senegal interverrà come relatore alla conferenza prevista per presentare i risultati del progetto GTFS/RAF/426/ITA. 4 - MISSIONI IN SIERRA LEONE In Sierra Leone sono state realizzate due missioni nell’ambito del progetto e una terza (grazie ad altri finanziamenti). La prima missione è stata realizzata nel 2010 (dal 22 febbraio al 1° marzo) dalla coordinatrice dei progetti della Fondazione Slow Food, dalla referente della Sierra Leone e da un’agronoma, docente di frutticoltura della Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Torino che collabora con la Fondazione Slow Food e si è focalizzata sulle regioni di Bo, Koinadugu e Freetown. La missione è servita per avviare il lavoro di mappatura dei prodotti locali e tradizionali prevista dal progetto GTFS/RAF/426/ITA: grazie all'incontro con diverse associazioni e ong presenti sul territorio e grazie alle visite presso produttori e mercati, sono stati identificati circa venti prodotti. I principali produttori incontrati sono: due associazioni di piccoli pescatori (l’associazione Hope of Kent e Sierra Leone Artisanal Fishermen Union-SLAFU); due comunità di produttori di riso nella zona di Bo: le comunità di produttori di riso di Mokundi, Moyamba, e di Jaima, Talu Bongor. In particolare, a Kabala, nella regione di Koinadugu, sono state visitate alcune comunità di produttori segnalate dalla FAO in Sierra Leone: Koinadugu Vegetables Farmers, produttrici di Bush Tea Bush e Musaya Honey Bees Association. Sempre in questa prima missione, è stata avviata la collaborazione con le seguenti associazioni e ong presenti in Sierra Leone: University of Makeny (agronomo Joseph Tholley), CESTAS (ong italiana, di Bologna) e WWOOF Sierra Leone (world wide opportunities on organic farms), Padri Giuseppini del Murialdo. In particolare, la Fondazione Slow Food ha assegnato a Joseph Tholley l’incarico di approfondire il lavoro di mappatura nelle due regioni settentrionali di Bombali e Koinadugu. Ha avviato una collaborazione con Shed Jah e Patrick Mansaray (WWOOF Sierra Leone) per avviare il Presidio della noce di cola di Kenema e per approfondire le informazioni su alcune produzioni della zona meridionale della Sierra Leone, come la rarissima specie di caffè, Stenophilla. E ha avviato una collaborazione con i Padri Giuseppini e l’associazione Hope of Kent, per lavorare sul tema della pesca e della trasformazione del pesce.
  • 7. 7 Nell’ottobre 2010, la partecipazione di 13 produttori della Sierra Leone all’edizione 2010 di Terra Madre e Salone del Gusto (21-25 ottobre), ha permesso a Slow Food di organizzare un incontro e una formazione sul lavoro di mappatura e sulle strategie per facilitare l’accesso al mercato locale dei prodotti. In occasione dell’evento, un’azienda italiana che produce birre e bibite artigianali di alta qualità ha dimostrato interesse per la cola di Kenema. E’ stato organizzato un primo incontro fra l’azienda e i referenti di Kenema, che hanno così compreso l’importanza del loro prodotto e hanno trovato una motivazione forte per avviare il progetto di Presidio. Al rientro in Sierra Leone, infatti, è subito partito il lavoro per coinvolgere alcuni gruppi di produttori di cola e per aiutarli a organizzarsi. La seconda missione è stata realizzata nel 2011 (30 aprile - 4 maggio) da un collaboratore di Slow Food e da un’agronoma, docente di frutticoltura della Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Torino che collabora con la Fondazione Slow Food. La missione si è concentrata sull’avvio del Presidio della cola: la delegazione Slow Food ha incontrato tutti i produttori interessati e i commercianti di cola nut e ha organizzato una giornata di formazione sulle modalità di avvio e gestione di un Presidio, durante la quale è stata redatta una prima bozza di disciplinare e si è deciso di riunire i produttori in un’associazione. La missione ha permesso anche di proseguire il lavoro di mappatura di prodotti locali e tradizionali. Grazie al confronto con le associazioni e i referenti locali, è stata definita una strategia di comunicazione per diffondere e educare i consumatori a una maggiore attenzione ai prodotti locali e tradizionali dei loro paesi. (rif. libretto dei prodotti locali, poster, evento del Terra Madre Day, sezione 2 (S2) Attività di promozione). Nel 2012 è stata effettuata una terza missione, interamente finanziata da Slow Food, a cui hanno partecipato la coordinatrice dei progetti della Fondazione Slow Food, la referente della Sierra Leone e un pescatore e artigiano italiano che collabora con la Fondazione Slow Food per proseguire il lavoro di mappatura e di sviluppo del Presidio. La missione è servita per organizzare incontro con tutti i produttori di cola del Presidio e per fare un punto della situazione sulla spedizione e l’esportazione della cola per l’azienda artigianale di birra interessata al prodotto. Nel corso di questa missione è stata organizzata una formazione a beneficio dell’associazione di pescatori Hope of Kent. Il pescatore ha lavorato una settimana con la comunità di pescatori di Kent e ha insegnato alle donne le corrette tecniche per la conservazione del pesce (salagione e affumicatura) e ricette semplici per cucinare il pesce fresco. Alla formazione hanno partecipato 16 donne e uno chef con esperienza presso la cucina della guest house sulle Banana Islands. La comunità ha anche sperimentato – con risultati positivi - la produzione di bottarga con il ladyfish, specie ittica locale. La comunità sta lavorando per avviare un ristorante che utilizzi il prodotto ittico fresco di giornata. Il ristorante e la produzione di trasformati di qualità potrebbero dare un importante valore aggiunto e sostenibilità al lavoro dei pescatori. Questa attività di formazione è stata organizzata e finanziata interamente da Slow Food, ma è servita per rafforzare una comunità di produttori identificata grazie al progetto GTFS /RAF/426/ITA. Nella stessa missione è stata visitata la comunità degli apicoltori di Musaya presso Kabala (progetto seguito dalla FAO in Sierra Leone). Gli apicoltori sono al momento divisi in 8 gruppi, da 25 persone l’uno. La missione ha permesso di capire le potenzialità del prodotto e di identificare le esigenze della comunità.
  • 8. 8 Nello stesso arco temporale del progetto GTFS/RAF/426/ITA, per rafforzare la rete Slow Food e diffondere con più forza l’attenzione per il cibo locale, sono stati avviati 60 orti comunitari e scolastici che fanno parte del progetto 1000 orti in Africa. Gli orti sono stati realizzati in tutto il paese, con il coordinamento di quattro referenti (Patrick Abu Mansaray, Musa Tholley, Abdul Koroma, Alpha Sensi) e il coinvolgimento di circa 1200 persone. La rete degli orti – se pure non prevista, né finanziata dal progetto GTFS/RAF/426/ITA), di fatto è nata insieme al lavoro di mappatura ed è un ulteriore strumento per promuovere i prodotti identificati tramite il lavoro di mappatura e il Presidio e per sensibilizzare i consumatori sull’importanza e il valore dei prodotti locali e tradizionali. Durante le prime due missioni la delegazione Slow Food ha incontrato il Rappresentante Paese della FAO (nel 2010, Kevin Gallagher e nel 2011 Gabriel Rugalema) al fine di condividere lo stato dell’arte e le strategie del progetto GTFS/RAF/426/ITA (“Inter-country Coordination for West Africa Food Security Projects”). Da segnalare, in particolare, la continua e stretta collaborazione con Fulvio Cenci, Programme Officer del GTFS/SIL/028/ITA. E’ stata organizzata la presenza della Sierra Leone al Salone Internazionale del Gusto e Terra Madre (Torino, 25-29 ottobre 2012), con alcuni prodotti identificati durante il lavoro di mappatura (cola di Kenema presentata sia come frutto che come bibita, miele di foresta di Koinadugu). In particolare, parteciperanno 7 produttori, che avranno a disposizione due stand espositivi per esporre e vendere i prodotti. Un rappresentante della Sierra Leone interverrà come relatore alla conferenza prevista per presentare i risultati del progetto GTFS/RAF/426/ITA. La comunità del cibo di pescatori di Kent interverrà alla conferenza “I semi della ricostruzione”per testimoniare il lavoro svolto nel villaggio di Kent dopo la Guerra civile che ha devastato il paese.