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Luca Pieragnoli, Luca Parlatini
ESISTE UNA SOLA PALLAVOLO
I SEGRETI PER IMPARARE A GIOCARE
VOLUME 2
3
Introduzione
Capitolo 1
RICETTE DI VOLLEY: DIFFICOLTÀ E POTENZIALITÀ DELLA BASE
1.1 Apprendere e allenare la ricezione
1.2 Apprendere e allenare l’attacco
1.3 Apprendere e allenare l’alzata
1.4 Apprendere e allenare la battuta
Capitolo 2
LA FIDUCIA PER CRESCERE INSIEME
2.1 La leadership dell’allenatore
Capitolo 3
RIFLESSIONI SULLA METODOLOGIA
3.1 Percepire i dettagli, mantenendo una visione d’insieme
3.2 Non esiste il metodo perfetto
Capitolo 4
PILLOLE DI NEUROSCIENZE
4.1 Teorie ad approccio cognitivo
4.2 Teorie ad approccio ecologico
4.3 Fasi dell’apprendimento motorio
4.4 Il ruolo dei neuroni canonici e dei neuroni specchio
4.5 Il ritardo della coscienza rispetto all’azione
4.6 Relazione tra tecnica e contesto di gioco
Capitolo 5
L’ANALISI DEL GIOCO
5.1 I modelli di prestazione
5.2 Il primo tocco definisce le casistiche
5.3 I timing e gli spazi del gioco
INDICE
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I SEGRETI PER IMPARARE A GIOCARE
VOLUME
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Capitolo 6
LA LETTURA E L’ALLENAMENTO DELLE TECNICHE:
PERCEPISCI, DESTABILIZZA, VARIA
6.1 Le tecniche vanno osservate nella loro sequenza esecutiva
6.2 L’allenamento delle tecniche
6.3 Esercitazioni per percepire
6.4 Esercitazioni per destabilizzare
6.5 Esercitazioni per sviluppare l’abilità nel gioco
Capitolo 7
ORGANIZZAZIONE E STRUTTURA DELLA SEDUTA DI ALLENAMENTO
7.1 Gli esercizi di sintesi e gli intensivi nell’allenamento
7.2 I blocchi con le esercitazioni globali
7.3 Le fasi dell’allenamento
Capitolo 8
ESERCITAZIONI TECNICHE CON IL GLOBALE CONTROLLATO
Capitolo 9
ESERCITAZIONI TECNICHE CON IL GLOBALE A PICCOLI GRUPPI:
IL SENSO DEL GIOCO
Capitolo 10
ESERCITAZIONI TECNICHE CON IL GLOBALE DI SQUADRA
PER IL RITMO DEL GIOCO E LO SVILUPPO TECNICO NEI RUOLI
10.1 Esercitazioni con il globale tecnico per il flusso di gioco
10.2 Il globale tecnico per le competenze di ruolo:
sviluppo tecnico in situazione
10.3 Il globale tecnico nei sistemi side-out e break-point
Capitolo 11
ESERCITAZIONI DI GIOCO A PUNTEGGIO
11.1 Giochi a punteggio con enfasi sulle tecniche
11.2 Giochi a punteggio su side-out e break-point
Capitolo 12
ATTIVAZIONI ED ESERCITAZIONI TECNICHE DI MOTRICITÀ
12.1 Le andature di preatletismo
12.2 Le transizioni
12.3 Spostamenti specifici nei fondamentali e posture tecniche
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Capitolo 13
ESERCITAZIONI SULLE TECNICHE PER PERCEPIRE E DESTABILIZZARE
13.1 Palleggio di alzata
13.2 Bagher e bagher di ricezione
13.3 Attacco
13.4 Muro
13.5 Difesa
13.6 Battuta
Capitolo 14
LE SINTESI
14.1 Battuta e ricezione: molto parte da qui
14.2 Ricezione-alzata-attacco
14.3 Difesa e alzata di ricostruzione
14.4 Attacco-muro-contrattacco
Capitolo 15
GLI INTENSIVI TECNICI DI DIFESA
Capitolo 16
GIOCHI DI RISCALDAMENTO E DI ATTIVAZIONE
16.1 I giochi con il bagher
16.2 Il controllo di palla nel lavoro di attacco e difesa a coppie
16.3 Le attivazioni tecniche con esercitazioni a gruppi
Capitolo 17
ESEMPI DI ALLENAMENTO
Conclusioni
Appendice. Suggerimenti verbali
Ringraziamenti
Gli Autori
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VOLUME
2
RICETTE
DI VOLLEY:
DIFFICOLTÀ
E POTENZIALITÀ
DELLA BASE
Attraverso le esercitazioni si riproducono situazioni, fondamentali, tecniche e dettagli.
Tuttavia, se è vero che focalizzarsi su un particolare aiuta a prendere consapevolezza di un
movimento e a “pulire la tecnica”, dobbiamo anche ricordare che questa percezione, per
acquisire valore, deve essere riportata in un contesto più ampio e completo. In altre parole,
ogni tecnica può essere analizzata e suddivisa, ma la sua dimensione più appropriata si
manifesta quando viene rispettata la dinamica esecutiva all’interno del contesto specifico
del gioco.
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I SEGRETI PER IMPARARE A GIOCARE
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er costruire la performance di una squadra è necessario saper modula-
re diversi fattori all’interno del processo di allenamento. È come avere
a disposizione diversi ingredienti e trovare le dosi giuste per preparare
la pietanza migliore. È proprio in questo che risiede l’essenza della “missio-
ne” di allenatori: da dove partire? Cosa scegliere? Quanto e come ripetere
una tecnica per renderla efficace?
Attraverso le esercitazioni si riproducono situazioni, fondamentali, tecni-
che e dettagli. Tuttavia, se è vero che focalizzarsi su un particolare aiuta a
prendere consapevolezza di un movimento e a “pulire la tecnica”, dobbiamo
anche ricordare che questa percezione, per acquisire valore, deve essere
riportata in un contesto più ampio e completo. In altre parole, ogni tecnica
può essere analizzata e suddivisa, ma la sua dimensione più appropriata
si manifesta quando viene rispettata la dinamica esecutiva all’interno del
contesto specifico del gioco.
La continua ricerca dell’equilibrio tra l’insegnamento delle tecniche e la loro
applicazione nel gioco, passando attraverso ripetizioni, visione d’insieme,
priorità, attenzione ai dettagli e situazioni nei sistemi, rappresenta uno dei
temi più complessi nella preparazione dell’allenamento.
Ogni allenatore deve saper stabilire le priorità che ritiene più importanti,
adattandole alle caratteristiche di chi ha di fronte, senza mai perdere di vi-
sta la visione complessiva, basata sui principi che abbiamo già descritto nel
primo volume di Esiste una sola pallavolo (Calzetti & Mariucci Editori, 2025).
Purtroppo, idee e realtà non sempre collimano perfettamente. Molto spes-
so, soprattutto nelle fasi iniziali dell’attività giovanile, gli interrogativi sono
di gran lunga più numerosi delle risposte. Ma allora, cosa si può fare per
imparare e allenare la ricezione, l’alzata e l’attacco? Su quali aspetti è ne-
cessario concentrarsi affinché la squadra riesca a stare in campo, divertirsi
e giocare efficacemente con il side-out e il break-point?
Le domande più ricorrenti sono:
• Come si fa ad organizzare il gioco, se poi non si riescono a controllare le
tecniche che ne regolano le dinamiche?
• Come è possibile far crescere le abilità specifiche dei giocatori, se il
tempo a disposizione è limitato dall’insufficiente numero di ore e turni
di allenamento?
• Come allenare le tecniche nel gioco, se in palestra si dispone di un gruppo
estremamente numeroso?
Le esercitazioni non possono essere finiasé stesse,
madevono essere funzionaliaquello cheaccade sulcampo
VOLUME
2
LA FIDUCIA
PER CRESCERE
INSIEME
Qualsiasi proposta che richiede l’apprendimento di una competenza dà il via ad un processo
che vede coinvolte una parte cognitiva ed una emozionale: insieme creano un tracciato nella
memoria. Più si riesce a raggiungere un obiettivo con uno stato emozionale positivo, più
siamo portati a cercarlo nuovamente. Quando invece il risultato non corrisponde a quello
voluto, a seconda delle emozioni che ne vengono associate, si possono determinare reazioni
che alterano, se non addirittura bloccano, l’approccio successivo a quel determinato evento.
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I SEGRETI PER IMPARARE A GIOCARE
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gni allenatore vorrebbe poter contare su giocatori che, nel rispetto
del sistema di gioco adottato e sviluppato dalla squadra, siano in gra-
do di assumersi le proprie responsabilità con prontezza e autonomia
decisionale. Insegnare la capacità di agire in modo autonomo è un lavoro
che richiede tempo e deve accompagnare la crescita dell’atleta fin dai pri-
mi step giovanili. In altre parole, a prescindere dal numero di esperienze,
sono gli allenatori che ricoprono un ruolo determinante nel facilitarlo o, al
contrario, inibirlo. È infatti fondamentale, oltre a curare gli aspetti tecnici,
saper gestire anche gli stati d’animo che emergono in relazione al raggiun-
gimento degli obiettivi e ai giudizi che ne derivano.
Qualsiasi proposta che richiede l’apprendimento di una competenza dà il
via ad un processo che vede coinvolte una parte cognitiva ed una emozio-
nale: insieme creano un tracciato nella memoria. Più si riesce a raggiungere
un obiettivo con uno stato emozionale positivo, più siamo portati a cercarlo
nuovamente. Quando invece il risultato non corrisponde a quello voluto, a
seconda delle emozioni che ne vengono associate, si possono determinare
reazioni che alterano, se non addirittura bloccano, l’approccio successivo a
quel determinato evento. In definitiva, quando ci troviamo a risolvere una
qualsiasi situazione, il nostro modo di affrontarla sarà fortemente influen-
zato dalle sensazioni che abbiamo vissuto nelle esperienze precedenti. Può
darsi che si riesca comunque a risolverla in maniera positiva, ma averla af-
frontata con la paura di fallire o di non essere adeguati, non permette cer-
tamente di tirar fuori tutte le migliori risorse che ognuno ha a disposizione.
Ogni volta che apprendiamo, accanto ai meccanismi cognitivi sperimentia-
mo emozioni che contribuiscono a tracciare la memoria.
È fondamentale comprendere chi abbiamo
di fronte e individuare la strada giusta per
incrementare il livello di autostima, perché
credere nelle proprie capacità permette di
accedere a maggiori risorse. Al contrario, se
i dialoghi interni di un atleta sono eccessi-
vamente ipercritici (spesso conseguenza di
giudizi esterni), si rischia di rallentare signi-
ficativamente sia la performance, sia il pro-
cesso di crescita.
QUESTO SIGNIFICA CHE
CIÒ CHE RICORDIAMO NON
È TANTO IL GESTO, GIUSTO
O SBAGLIATO, QUANTO LO
STATO EMOTIVO IN CUI
LO ABBIAMO APPRESO
E IL GIUDIZIO CHE NE
È DERIVATO
“
QUESTO SIGNIFICA CHE
“
D.Lucangeli,Cinquelezionileggeresulle
emozionidaapprendere,EdizioniEricson.
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I SEGRETI PER IMPARARE A GIOCARE
VOLUME
2
RIFLESSIONI
SULLA
METODOLOGIA
CAPITOLO
3
Gli allenatori si trovano costantemente a confrontarsi con la questione del numero di
ripetizioni necessarie per favorire lo sviluppo delle tecniche. La frequenza e il numero
di tocchi rappresentano aspetti fondamentali e alcune esercitazioni, soprattutto
di tipo analitico, risultano particolarmente efficaci nel soddisfare questa esigenza.
Tuttavia, data la natura estremamente ‘aperta’ della nostra disciplina, pur considerando
l’importanza della ripetitività gestuale, non possiamo ignorare la necessità di
valutare le abilità all’interno del loro contesto reale. Le interferenze provenienti dal
gioco, infatti, generano gli adattamenti indispensabili per favorirne lo sviluppo.
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ESISTE UNA SOLA PALLAVOLO
I SEGRETI PER IMPARARE A GIOCARE
VOLUME
2
I
n passato, ci sono stati periodi in cui l’organizzazione metodologica
dell’allenamento era incentrata principalmente su esercitazioni mirate ai
fondamentali, spesso prive di un legame diretto con le situazioni reali di
gioco. Solo nella fase conclusiva della seduta si disputavano uno o due set,
nel tentativo di riprodurre le dinamiche di una partita vera e propria.
Successivamente, si è assistito a un’evoluzione, con l’introduzione di eser-
citazioni più vicine alle dinamiche del gioco. Si cercava di creare sequenze,
ma mancava ancora un’idea chiara di strutturare l’allenamento, riprodu-
cendo situazioni molto simili a quelle che si verificano in partita. Oggi pos-
siamo affermare che la maggior parte delle squadre adotta questa visione,
dove lo sviluppo delle dinamiche di squadra, così come delle tecniche indi-
viduali, viene perseguito all’interno di un contesto situazionale.
Facile intuire che, nonostante sia un metodo molto coinvolgente e stimo-
lante, c’è bisogno di un’attenzione ancor più selettiva, perché “il livello per-
cettivo nel controllo delle tecniche” e “la loro realizzazione nelle dinamiche
del gioco” non sono assolutamente semplici da monitorare e modulare. Il
numero e il livello di complessità situazionali, la velocità della palla in fun-
zione dell’apprendimento di determinate sequenze esecutive, il numero di
vincoli utilizzati nello sviluppo dei vari momenti dell’azione, sono tutti ar-
gomenti che intervengono in queste dinamiche di allenamento ed è proprio
partendo da questo che occorre affinare la nostra capacità di leggere il
gioco.
3.1 PERCEPIRE I DETTAGLI,
MANTENENDO UNA VISIONE D’INSIEME
Gli allenatori si trovano costantemente a confrontarsi con la questione del
numero di ripetizioni necessarie per favorire lo sviluppo delle tecniche. La
frequenza e il numero di tocchi rappresentano aspetti fondamentali e al-
cune esercitazioni, soprattutto di tipo analitico, risultano particolarmente
efficaci nel soddisfare questa esigenza.
Tuttavia, data la natura estremamente ‘aperta’ della nostra disciplina, pur
considerando l’importanza della ripetitività gestuale, non possiamo igno-
rare la necessità di valutare le abilità all’interno del loro contesto reale. Le
interferenze provenienti dal gioco, infatti, generano gli adattamenti indi-
spensabili per favorirne lo sviluppo.
In definitiva, la tecnica non può essere affrontata solo in termini di mo-
vimento ideale da riprodurre, così come non può contemplare soltanto
il rapporto di postura o di sensibilità tattile con l’attrezzo-palla. Devono
essere inclusi anche il concetto di sequenzialità, di specificità contestuale
e di tutto ciò che include i riferimenti spaziali e temporali delle situazioni
di gioco.
VOLUME
2
PILLOLE DI
NEUROSCIENZE
Un impulso significativo ai meccanismi regolatori dell’apprendimento motorio si è avuto con
la scoperta di due classi di neuroni visuo-motori, denominati rispettivamente neuroni canonici
e neuroni specchio. Queste due tipologie di neuroni si caratterizzano per la capacità di
associare proprietà di carattere sensoriale (principalmente visivo) a proprietà di elaborazione
e programmazione dell’atto motorio. L’esecuzione motoria non è la risultante diretta di un
insieme di comandi gestiti sempre e soltanto da alcune aree, ma grazie a questi neuroni
c’è una stretta relazione tra il sistema sensitivo, cognitivo e motorio per definire rapidità e
specificità di risposta.
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ESISTE UNA SOLA PALLAVOLO
I SEGRETI PER IMPARARE A GIOCARE
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P
arlare di neuroscienze in un ambito come quello dell’allenamento ha
l’obiettivo di stimolare la curiosità degli addetti ai lavori per approfon-
dirne le conoscenze e ricavare un supporto prezioso per ottimizzare le
proposte metodologiche.
Lo studio dei processi mentali che intervengono nel controllo del movimen-
to e nell’apprendimento motorio è una tematica in continua evoluzione
perché, al di là delle correnti di pensiero che si sono sviluppate nel corso
degli anni, ci sono ancora diversi ambiti di studio che possono rivelare ul-
teriori potenzialità del nostro sistema nervoso. Sono state elaborate teorie
che offrono spiegazioni interessanti e con risposte applicative ampiamente
collaudate, ma proprio perché si ispirano a visioni e principi diversi (ruolo
attribuito alle strutture nervose centrali), richiedono una spiegazione un
po’ più approfondita per capirne i tratti distintivi e cercare di utilizzarle,
adattandole ai contesti specifici e alle caratteristiche degli atleti.
Gli indirizzi interpretativi di queste teorie sono due: uno con un approccio
cognitivo (teoria dei programmi motori generalizzati) e l’altro con delle fon-
damenta di tipo ecologico (teoria dei sistemi dinamici). La prima, grande di-
stinzione riguarda il modo diverso di considerare la percezione e affrontare
la relazione tra percezione e azione (Edwards, 2011).
“L’approccio cognitivo, finora più conosciuto e diffuso, prevede meccanismi
centralizzati di elaborazione delle informazioni; definisce l’esistenza di pro-
grammi motori che guidano l’azione e assegna grande importanza alla memo-
ria nell’attribuzione di significato ad alcuni stimoli. Il secondo è un approccio
più dinamico, in quanto considera la percezione come un meccanismo diret-
to attraverso il quale l’individuo, senza dover ricorrere ai sistemi di controllo
centrali e alla memoria, identifica direttamente nell’ambiente le informazioni
già presenti e funzionali all’azione. Viene anche definito “approccio ecologico”,
perché la scelta di cosa sia meglio fare in un dato momento viene generata
dalla relazione tra le componenti dell’organismo e le limitazioni e le oppor-
tunità fornite dall’ambiente” (Bortoli l., Robazza C., 2016, L’apprendimento
delle abilità motorie, SdS, 109).
VOLUME
2
L’ANALISI
DEL GIOCO
L’analisi del gioco, però, non si esaurisce nella raccolta di dati. Osservare, registrare e
quantificare sono solo i primi passi. Il vero valore emerge quando l’allenatore riesce a
interpretare ciò che accade: non solo cosa succede, ma perché succede, e come quei
comportamenti tecnici o tattici si inseriscono all’interno delle dinamiche di squadra, delle
strategie avversarie e del contesto della partita. Ad esempio, l’efficacia di un attacco
non va valutata solo sulla base dell’esito, ma anche rispetto alla qualità dell’alzata, al
posizionamento del muro avversario, alla scelta tattica del colpo e alla gestione del rischio.
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ESISTE UNA SOLA PALLAVOLO
I SEGRETI PER IMPARARE A GIOCARE
VOLUME
2
L
’analisi del gioco nella pallavolo può essere affrontata da diverse pro-
spettive, poiché comprende sia lo studio dei parametri che influenzano
la prestazione, sia la comprensione dei riferimenti che guidano l’appren-
dimento dei comportamenti tecnici all’interno delle dinamiche situaziona-
li. Da un lato, è fondamentale comprendere come si modulano i rapporti
d’importanza tra le tecniche che incidono sul rendimento della squadra:
quelle più frequentemente utilizzate (come il cambiopalla, la ricostruzione
o il contrattacco) e il rapporto tra esecuzioni positive, neutre o negative.
Dall’altro, attraverso i timing e gli spazi di gioco – ad esempio, l’allineamen-
to tra alzata e rincorsa, la distribuzione del muro, la copertura degli angoli
di attacco – si possono ricavare spunti preziosi per imparare a muoversi
efficacemente all’interno delle sequenze che caratterizzano le azioni.
L’analisi del gioco, però, non si esaurisce nella raccolta di dati. Osservare,
registrare e quantificare sono solo i primi passi. Il vero valore emerge quan-
do l’allenatore riesce a interpretare ciò che accade: non solo cosa succede,
ma perché succede, e come quei comportamenti tecnici o tattici si inse-
riscono all’interno delle dinamiche di squadra, delle strategie avversarie
e del contesto della partita. Ad esempio, l’efficacia di un attacco non va
valutata solo sulla base dell’esito, ma anche rispetto alla qualità dell’alzata,
al posizionamento del muro avversario, alla scelta tattica del colpo e alla
gestione del rischio.
È utile distinguere tra un’analisi quantitativa (statistiche di attacco, percen-
tuali di ricezione, numero di muri punto) e un’analisi qualitativa e situazio-
nale, che tiene conto della complessità del gioco e dell’intenzionalità delle
scelte. Un errore in battuta, ad esempio, non ha lo stesso peso se avviene
nel primo set o sul 23 pari; allo stesso modo, un attacco murato può essere
frutto di una scelta corretta contro un sistema difensivo ben preparato.
VOLUME
2
LA LETTURA E
L’ALLENAMENTO
DELLE TECNICHE:
PERCEPISCI,
DESTABILIZZA, VARIA
Il contesto situazionale e la sequenza esecutiva sono elementi fondamentali
nell’allenamento delle tecniche, poiché ne ottimizzano la specificità. Tuttavia,
quando si desidera intervenire per percepire o modificare determinati dettagli, è
altrettanto importante prendere in considerazione altri fattori che, combinati tra loro,
favoriscono quella consapevolezza necessaria a far evolvere la qualità del movimento.
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ESISTE UNA SOLA PALLAVOLO
I SEGRETI PER IMPARARE A GIOCARE
VOLUME
2
6.1 LE TECNICHE VANNO OSSERVATE
NELLA LORO SEQUENZA ESECUTIVA
I
l controllo delle tecniche è un elemento fondamentale per progredire
nel gioco. Tuttavia, se da un lato questo principio può far pensare che
le esercitazioni debbano garantire sempre un certo livello di riuscita, è
altrettanto importante che mantengano sempre un forte legame con il con-
testo reale in cui quelle tecniche vengono applicate.
Ad esempio, un palleggio effettuato nella fase di side-out si sviluppa at-
traverso movimenti preparatori che, per modalità esecutiva e riferimenti
spaziali, variano in base alla rotazione: in zona 1 il palleggiatore entra da
destra, mentre in zona 5 da sinistra, oltre a dover gestire traiettorie di ar-
rivo della palla sempre diverse. Se invece l’alzata avviene dopo un tocco di
difesa o di muro, entrano in gioco ulteriori variabili che modificano tempi,
spazi e posture.
In pratica, ogni esercitazione deve essere coerente con la fase o il siste-
ma specifico che si intende allenare, considerando le diverse situazioni che
possono verificarsi in quel contesto di gioco.
Un altro principio-guida nell’allenamento è osservare ogni tecnica nella sua
sequenzialità temporale: dalla fase preparatoria, passando per quella di co-
struzione, fino alla fase esecutiva che culmina con l’intervento sulla palla.
Fase PREPARATORIA – Le motricità
È fondamentale saper individuare il rapporto tra il timing dell’azione e lo
spazio in cui deve essere preparata ed eseguita. Le transizioni diventano
cruciali e richiedono che l’allenatore valuti il controllo posturale e la motri-
cità necessari per sincronizzarsi al meglio con il gioco. Si pensi, ad esem-
pio, a come un centrale prende spazio per trovare la distanza ideale da cui
iniziare la rincorsa.
Fase di COSTRUZIONE – L’equilibrio dinamico
Qui si osserva la relazione con la palla, valutando l’equilibrio dinamico che
precede e introduce l’esecuzione tecnica. Un esempio è l’alzatore che cerca
la posizione di neutralità sotto la palla per gestire le traiettorie con preci-
sione e imprevedibilità.
VOLUME
2
ORGANIZZAZIONE
E STRUTTURA
DELLA SEDUTA
DI ALLENAMENTO
Proviamo ora ad immaginare l’allenamento come un contenitore in cui inserire tutti gli
argomenti che interessano le performance della squadra. Se li comparassimo a degli oggetti
di varie dimensioni, proprio per sfruttare meglio lo spazio, probabilmente partiremmo da
quelli più grandi, per poi riempire gli spazi residui con quelli più piccoli. Questo esempio
chiarisce come l’allenamento debba essere pensato e strutturato iniziando dai temi principali
(legati all’obiettivo del gioco) per poi includere obiettivi secondari, comunque fondamentali,
che ne rappresentano le parti costitutive. I temi fondamentali corrispondono ai sistemi di
gioco e alle sintesi che li caratterizzano; quelli secondari riguardano le specificità tecniche
e i dettagli su cui ogni atleta deve focalizzare l’attenzione per migliorare individualmente.
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ESISTE UNA SOLA PALLAVOLO
I SEGRETI PER IMPARARE A GIOCARE
VOLUME
2
O
gni allenatore struttura l’allenamento selezionando una serie di eserci-
tazioni finalizzate al raggiungimento di determinati obiettivi. È eviden-
te che il traguardo programmato dal coach possa avere tempistiche e
scadenze differenti, ma è altrettanto certo che, in ogni allenamento o in un
microciclo settimanale, si devono e si possono adattare le richieste in base
alle esigenze del momento.
Definiti gli obiettivi, è altrettanto importante dare una struttura organizza-
tiva alla seduta di allenamento, pianificando con attenzione la scelta e la
distribuzione delle esercitazioni.
A prescindere dal grado di importanza che ogni allenatore attribuisce alle
varie tipologie di esercitazioni (globali, di sintesi e analitiche), l’aspetto che
conta è che vengano rispettati i due macro-obiettivi che caratterizzano
l’allenamento tecnico-tattico: garantire un’alta possibilità di ripetizione e
far in modo che le abilità tecniche possano svilupparsi all’interno di situa-
zioni che riproducano nella maniera più fedele possibile le condizioni della
partita.
Inoltre, è chiaro che non si può allenare utilizzando solo alcune forme di
esercitazioni, ma è decisivo saperle combinare, proprio perché il tipo di ri-
sposta deve garantire il controllo motorio e l’adattamento alle specificità
situazionali.
Infine, proprio perché il gioco è l’indicatore più importante per definire gli
obiettivi dell’allenamento, è fondamentale saper scegliere le esercitazioni
che garantiscano un transfer diretto ed efficace alle tematiche che riguar-
dano le priorità individuali e di squadra.
Proviamo ora ad immaginare l’allenamento come un contenitore in cui in-
serire tutti gli argomenti che interessano le performance della squadra. Se
li comparassimo a degli oggetti di varie dimensioni, proprio per sfruttare
meglio lo spazio, probabilmente partiremmo da quelli più grandi, per poi
riempire gli spazi residui con quelli più piccoli. Questo esempio chiarisce
come l’allenamento debba essere pensato e strutturato iniziando dai temi
principali (legati all’obiettivo del gioco) per poi includere obiettivi secon-
dari, comunque fondamentali, che ne rappresentano le parti costitutive.
I temi fondamentali corrispondono ai sistemi di gioco e alle sintesi che li
caratterizzano; quelli secondari riguardano le specificità tecniche e i det-
tagli su cui ogni atleta deve focalizzare l’attenzione per migliorare indivi-
dualmente.
ESISTE UNA SOLA PALLAVOLO
I SEGRETI PER IMPARARE A GIOCARE
VOLUME
2
ESERCITAZIONI
TECNICHE
CON IL GLOBALE
CONTROLLATO
CAPITOLO
8
Il parametro che caratterizza maggiormente queste esercitazioni è la velocità della
palla nel passaggio dalle situazioni di attacco a quelle di difesa. È noto, infatti, che la
pressione temporale del gioco obbliga i giocatori a continui adattamenti, non sempre
facili da gestire. Concedere qualche “momento in più” permette loro di orientarsi
meglio, riorganizzare le transizioni e gestire con maggiore precisione il passaggio
dalle fasi di muro-difesa a quelle di contrattacco. Inoltre, la ridotta velocità della palla
facilita il riconoscimento dei riferimenti spaziali e temporali (come orientamenti,
distanze e tempi tra i tocchi), offrendo la possibilità di controllare la motricità e curare
l’esecuzione tecnica. Questo contribuisce a migliorare anche le intese tra le linee di
difesa, le combinazioni d’attacco, le posizioni di copertura e i movimenti di muro.
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I SEGRETI PER IMPARARE A GIOCARE
VOLUME
2
Q
uesto capitolo introduce un’ulteriore tipologia di proposta che integra
tecnica e gioco in un contesto più ampio e dinamico: le esercitazioni
tecniche con il globale controllato. Si tratta di esercitazioni che ripro-
ducono le dinamiche di gioco reali, ma con un livello di controllo tale da
permettere un apprendimento tecnico più approfondito e consapevole.
Per gli atleti più giovani, queste proposte rappresentano un ottimo stru-
mento di apprendimento, perché consentono di lavorare sui fondamentali,
inserendoli in un contesto di gioco. Per gli atleti più esperti, invece, costi-
tuiscono una valida forma di attivazione tecnica, ideale per riprendere i
riferimenti motori e situazionali prima di esercitazioni più intense o delle
fasi competitive.
Il parametro che caratterizza maggiormente queste esercitazioni è la velo-
cità della palla nel passaggio dalle situazioni di attacco a quelle di difesa.
È noto, infatti, che la pressione temporale del gioco obbliga i giocatori a
continui adattamenti, non sempre facili da gestire. Concedere qualche “mo-
mento in più” permette loro di orientarsi meglio, riorganizzare le transizioni
e gestire con maggiore precisione il passaggio dalle fasi di muro-difesa a
quelle di contrattacco.
Inoltre, la ridotta velocità della palla facilita il riconoscimento dei riferimen-
ti spaziali e temporali (come orientamenti, distanze e tempi tra i tocchi),
offrendo la possibilità di controllare la motricità e curare l’esecuzione tec-
nica. Questo contribuisce a migliorare anche le intese tra le linee di difesa,
le combinazioni d’attacco, le posizioni di copertura e i movimenti di muro.
Infine, durante queste esercitazioni è importante alternare obiettivi tecnici
e di punteggio per stimolare sia l’apprendimento qualitativo che la com-
ponente competitiva. Gli obiettivi di punteggio possono essere legati a ri-
chieste tecniche precedentemente affrontate o al normale flusso del gioco,
favorendo concentrazione, motivazione e partecipazione attiva da parte di
tutti gli atleti.
Di seguito vengono presentate le principali richieste per apprendere al me-
glio queste dinamiche di movimento. Alcuni concetti sono già stati trattati
in precedenza, ma è importante riprenderli per sottolinearne il valore all’in-
terno di questo ambito applicativo:
• riconoscere il momento del palleggio come riferimento oggettivo
per sincronizzare il timing della rincorsa. Può sembrare un dettaglio
scontato, ma imparare a muoversi esattamente sul tocco del palleggio
offre notevoli vantaggi nel trovare il ritmo esecutivo e rispettare il tempo
di gioco relativo al proprio ruolo.
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I SEGRETI PER IMPARARE A GIOCARE
VOLUME
2
ESERCITAZIONI
TECNICHE CON
IL GLOBALE A
PICCOLI GRUPPI:
IL SENSO DEL GIOCO
CAPITOLO
9
Si tratta di esercitazioni che permettono di allenare in modo integrato tecnica, tattica e lettura
situazionale, grazie alla struttura stessa che le caratterizza. Modificando infatti le dimensioni
dell’area di gioco e il numero di atleti coinvolti (attraverso vincoli ambientali e di compito),
si creano esercizi intensi in cui ogni giocatore è costantemente parte attiva dell’azione,
trovandosi a gestire sia la fase difensiva che quella offensiva.
Questeesercitazionipossonoessereadattateatuttelefasidelgioco,risultandoparticolarmente
utili nella programmazione di allenamenti per ruoli specifici. Se da un lato rappresentano
un efficace strumento introduttivo alle situazioni del 6 vs 6, dall’altro nei gruppi più giovani
(Under 12-13), possono diventare il fulcro dell’intero allenamento, costituendo un ponte tra
l’apprendimento tecnico e la comprensione reale del gioco di squadra.
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VOLUME
2
I
l globale a piccoli gruppi rappresenta una modalità di allenamento che
racchiude il vero senso del gioco, riproducendone le dinamiche essenziali
in un contesto più ridotto, controllato e mirato. Si tratta di esercitazio-
ni che permettono di allenare in modo integrato tecnica, tattica e lettura
situazionale, grazie alla struttura stessa che le caratterizza. Modificando
infatti le dimensioni dell’area di gioco e il numero di atleti coinvolti (attra-
verso vincoli ambientali e di compito), si creano esercizi intensi in cui ogni
giocatore è costantemente parte attiva dell’azione, trovandosi a gestire sia
la fase difensiva che quella offensiva.
Queste esercitazioni possono essere adattate a tutte le fasi del gioco, risul-
tando particolarmente utili nella programmazione di allenamenti per ruoli
specifici. Se da un lato rappresentano un efficace strumento introduttivo
alle situazioni del 6 vs 6, dall’altro nei gruppi più giovani (under 12-13), pos-
sono diventare il fulcro dell’intero allenamento, costituendo un ponte tra
l’apprendimento tecnico e la comprensione reale del gioco di squadra.
9.1 ESERCITAZIONI SPECIFICHE
LA DIFESA ALZATA CREATIVA
Questa esercitazione sintetizza ciò che si ricerca nella ricostruzione del
contrattacco: sviluppa la capacità di riproporsi in attacco e sensibilizza tutti
i giocatori a ricostruire l’alzata in situazioni di gioco reali.
Può essere proposta in forme diverse:
2vs 2
Si gioca con un giocatore a rete e uno in seconda linea. Chi difende ha
anche la competenza dell’alzata, mentre il compagno in prima linea lavora
sulle transizioni da muro per prepararsi al contrattacco.
3vs 3
Due giocatori si trovano in seconda linea e uno in prima linea. Ad esem-
pio, in un campo i giocatori occupano le zone 5, 6 e 2, mentre nell’altro le
zone 1, 6 e 4. Questa disposizione può essere variata, ad esempio, creando
collegamenti diversi come zona 2 con 1 e 6 da un lato e zona 4 con 5 e 6
dall’altro. I due giocatori di seconda linea si occupano sia della difesa, sia
dell’alzata, dovendo ripartire velocemente per contrattaccare subito dopo.
Il giocatore di prima linea lavora sulle transizioni in uscita da rete, prepa-
randosi nuovamente all’attacco.
VOLUME
2
ESERCITAZIONI
TECNICHE CON
IL GLOBALE DI
SQUADRA PER IL
RITMO DEL GIOCO
E LO SVILUPPO
TECNICO NEI RUOLI
Le proposte che seguono trovano spesso collocazione prima
delle esercitazioni che mettono a confronto side-out e break-
point, ma possono anche essere impiegate come integrazione
di veri e propri “kit di gioco”, pensati per incrementare l’intensità
e la ripetitività tecnica all’interno delle dinamiche di squadra.
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I SEGRETI PER IMPARARE A GIOCARE
VOLUME
2
L
e esercitazioni raccolte in questa sezione sono pensate per migliorare
sia le abilità individuali dei giocatori, sia alcune dinamiche fondamen-
tali del gioco di squadra. Attraverso situazioni in cui i ruoli interagisco-
no in modo diretto e il ritmo delle azioni cambia continuamente, si creano
condizioni che stimolano lo sviluppo tecnico in modo più realistico e vicino
alla partita. Le proposte che seguono trovano spesso collocazione prima
delle esercitazioni che mettono a confronto side-out e break-point, ma pos-
sono anche essere impiegate come integrazione di veri e propri “kit di gio-
co”, pensati per incrementare l’intensità e la ripetitività tecnica all’interno
delle dinamiche di squadra. A seguire vengono riportate alcune proposte
di lavoro, che collegano il lavoro tecnico individuale con il gioco collettivo.
10.1 ESERCITAZIONI CON IL GLOBALE TECNICO
PER IL FLUSSO DEL GIOCO
In questa tipologia di esercitazioni si mette l’accento sulle variabili legate
alla durata degli scambi, ai ritmi del gioco e ai tempi di esecuzione che si
generano quando alcune zone della rete vengono sovraccaricate.
Il gioco inizia con una sequenza di attacchi gestiti attraverso pallonetti e
colpi piazzati, privilegiando il controllo sulla potenza. Al secondo o terzo
scambio, oppure al segnale del tecnico, si cambia ritmo e si può attaccare
liberamente con maggiore intensità. L’obiettivo è abituare i giocatori a re-
stare nel flusso del gioco anche dopo uno scambio prolungato, allenando
così la qualità delle transizioni, lo sviluppo delle rincorse di contrattacco, in
base alla posizione di uscita da muro o difesa.
CONTROLLA E ATTACCA
RITMO FORTE, RITMO PIANO
La squadra che riceve la prima palla inizia l’azione con un attacco control-
lato, scegliendo tra pallonetto corto, pallonetto spinto o colpo piazzato;
la squadra avversaria deve organizzare il contrattacco cercando, se possi-
bile, un colpo deciso e potente. Se lo scambio prosegue, il gioco continua
liberamente, senza vincoli tecnico-tattici. Le prime due azioni offrono un
feedback sulla qualità dell’intervento difensivo, sul ritmo del gioco e sulle
combinazioni adottate per riproporsi in contrattacco.
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VOLUME
2
ESERCITAZIONI
DI GIOCO
A PUNTEGGIO
CAPITOLO
11
Non esiste una gerarchia assoluta tra i diversi sistemi di punteggio: ciò che conta davvero è la
capacità dell’allenatore di modulare la proposta in funzione dell’obiettivo. Ogni esercitazione può
essere adattata, spostando l’attenzione sul side-out o sul break-point, e scegliendo le soluzioni più
adatte a sollecitare un determinato tipo di prestazione. Allo stesso modo, si può intervenire sulla
struttura della sequenza: si può decidere di mantenerla identica per tutta la durata dell’esercitazione,
di modificarla a ogni rotazione oppure di cambiarla dopo l’intera sequenza che assegna il punto.
In questo senso, i “kit di palloni che determinano il punteggio” diventano uno strumento potente
per stimolare l’attenzione agonistica, soprattutto in un contesto in cui la varietà delle situazioni
e delle risposte richieste diventa la leva per far emergere le abilità individuali e collettive.
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I SEGRETI PER IMPARARE A GIOCARE
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L
a competizione è l’essenza della pallavolo e, proprio per questo, le eser-
citazioni di gioco a punteggio rappresentano uno strumento fondamen-
tale per ricreare in allenamento le pressioni, i ritmi e le decisioni tipiche
della gara. Lavorare con il punteggio consente di allenare non solo gli aspet-
ti tecnici e tattici, ma anche la gestione emotiva, la capacità di reagire agli
errori e l’efficacia nelle situazioni chiave.
Questo capitolo raccoglie una vasta gamma di esercitazioni, suddivise per
obiettivispecificieorganizzateinmododastimolareneigiocatoril’attenzione
competitiva, il senso del punto e l’adattamento a diverse condizioni di gioco.
Ogni proposta può essere modulata in funzione del livello della squadra, del
momento della stagione e degli aspetti da enfatizzare.
11.1 GIOCHI A PUNTEGGIO CON ENFASI SULLE TECNICHE
Sitrattadivereepropriesfidedisquadra,maconunindirizzospecificoverso
alcune tecniche. Quelle che interessano la difesa sono particolarmente
stimolanti da proporre nel livello giovanile per far passare alcuni concetti
prioritari di questo fondamentale. Con squadre più esperte, invece, queste
proposte trovano spazio nella fase iniziale dell’allenamento, contribuendo
ad attivare quelle “funzioni volitive” necessarie per entrare appieno nel
“clima dell’allenamento situazionale”.
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VOLUME
2
ATTIVAZIONI ED
ESERCITAZIONI
TECNICHE DI
MOTRICITÀ
CAPITOLO
12
Uno sprinter sa bene quanto il valore di uno skip o di un passo-stacco possa incidere positivamente
sulla dinamica di corsa: per questo, la cura dei dettagli diventa quasi maniacale. I giocatori di
pallavolo non devono correre i 100 metri, ma la capacità di generare spinte efficaci può offrire
notevoli benefici se certe esercitazioni vengono interpretate con la giusta attenzione. Avere
padronanza nell’utilizzo delle abilità motorie incide in modo significativo sulla realizzazione
qualitativa delle tecniche esecutive. Imparare a muoversi in maniera funzionale non significa
dedicare tempo ad attività scollegate dal gioco, bensì comprendere che in alcune dinamiche
motorie (anche apparentemente generiche) la capacità di generare impulsi efficaci rappresenta
un fattore determinante.
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VOLUME
2
O
gni esercitazione proposta in allenamento deve avere uno scopo preci-
so e un collegamento concreto con il gioco reale. È fondamentale che
ci sia coerenza tra ciò che si allena e ciò che verrà richiesto in gara.
Tuttavia, non tutte le esercitazioni possono garantire un transfer diretto e
immediato alla situazione di gioco: in questi casi, è compito dell’allenatore
sensibilizzare gli atleti, aiutandoli a comprendere l’importanza di tali atti-
vità, anche quando sembrano agire solo indirettamente sul miglioramento
delle abilità tecniche. Ogni proposta dovrebbe essere vissuta come un tas-
sello essenziale di una performance più ampia e completa.
Perché questa premessa? Perché anche a livello giovanile è fondamentale
prestare attenzione a come vengono eseguite certe esercitazioni di riscal-
damento, o a quanta cura viene posta nei dettagli di una transizione o di
uno spostamento specifico riferito ad un ruolo. È vero, un giovane atleta
non ha ancora la consapevolezza di un giocatore di alto livello, ma è proprio
in questa fase che inizia quel processo di crescita basato sull’attenzione ai
dettagli: infatti sono proprio questi, come ben sappiamo, a fare la diffe-
renza. La pallavolo si gioca con le mani, ma sarebbe più corretto dire che
si gioca anche (e forse prima ancora) con i piedi. L’efficacia di ogni tocco
dipende in larga parte da come l’atleta si è mosso per raggiungere la palla,
mettendosi nella condizione ideale per gestirla. È la qualità degli sposta-
menti a determinare la qualità del gesto tecnico. Per quanto detto, è utile
considerare alcuni principi fondamentali da rispettare per lo sviluppo della
motricità nella pallavolo:
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ESERCITAZIONI
SULLE TECNICHE
PER PERCEPIRE
E DESTABILIZZARE
CAPITOLO
13
In tutte le esercitazioni, si cerca di rappresentare la tecnica mantenendola con una struttura
esecutiva il più possibile vicina a quella reale. Ecco perché, seppur proponendo dei focus
molto dettagliati, si privilegiano forme esecutive globali e dove ci sia un diretto collegamento
tra la specificità della richiesta e il contesto situazionale in cui va realizzata. Le proposte sono
organizzate per fondamentale e all’interno di ciascuno, vengono illustrate con una successione
che va dallo “scomporre per percepire” al “destabilizzare per creare”. L’allenatore può usare
queste esercitazioni nell’attivazione, in blocchi specifici o come richiami specifici all’interno
delle sedute.
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VOLUME
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I
n questo capitolo vengono raccolte proposte operative che hanno un
doppio obiettivo:
• nella parte dedicata al “percepire”, si vuol sviluppare la capacità di rico-
noscere e controllare sia i dettagli che intervengono nella costruzione di
un modello esecutivo (aspetti posturali, motricità specifiche e gestione
dei tocchi), sia i segnali utili a qualificare il gesto tecnico nelle sue dina-
miche situazionali (i riferimenti spaziali, temporali e motori).
• Nella parte dedicata al “destabilizzare” si mira a incrementare l’utilizzo
delle tecniche attraverso delle variazioni inusuali sui segnali di riferi-
mento; queste producono quegli adattamenti necessari che permetto-
no di sviluppare una nuova e più completa disponibilità variabile delle
componenti esecutive.
In tutte le esercitazioni si cerca di rappresentare la tecnica mantenendola
con una struttura esecutiva il più possibile vicina a quella reale. Ecco per-
ché, seppur proponendo dei focus molto dettagliati, si privilegiano forme
esecutive globali e dove ci sia un diretto collegamento tra la specificità del-
la richiesta e il contesto situazionale in cui va realizzata.
Le proposte sono organizzate per fondamentale e all’interno di ciascuno,
vengono illustrate con una successione che va dallo “scomporre per perce-
pire” al “destabilizzare per creare”. L’allenatore può usare queste esercita-
zioni nell’attivazione, in blocchi specifici o come richiami specifici all’inter-
no delle sedute. Proprio per le caratteristiche di queste proposte, devono
avere una durata limitata e con un’alta qualità nella richiesta attentiva.
13.1 PALLEGGIO DI ALZATA
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LE SINTESI
CAPITOLO
14
A seconda di come vengono proposte, aiutano a sviluppare la
creatività, perché insegnano a usare al meglio le tecniche in relazione
ai tempi e agli spazi da gestire.
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VOLUME
2
Q
ueste esercitazioni introducono il tema principale dell’allenamento e
sono importanti perché uniscono le tecniche in una sequenza che ri-
produce le situazioni di gioco. Possono essere svolte anche individual-
mente, ma hanno un valore maggiore quando coinvolgono più giocatori
insieme. A seconda di come vengono proposte, aiutano a sviluppare la cre-
atività, perché insegnano a usare al meglio le tecniche in relazione ai tempi
e agli spazi da gestire.
14.1 BATTUTA E RICEZIONE: MOLTO PARTE DA QUI
Si tratta di una fase che andrebbe allenata in quasi tutte le sedute, perché
dalla contrapposizione tra battuta e ricezione dipende gran parte dello svi-
luppo delle due fasi principali del gioco: il break-point e il side-out. Anche se
queste fasi comprendono molti altri aspetti, la qualità della battuta e della
ricezione condiziona la quantità e la varietà di situazioni che la squadra
dovrà gestire. Sono fondamentali particolari perché possono essere alle-
nati sia con esercizi di ripetizione tecnica sia direttamente in situazione di
gioco. In base a come si organizzano le esercitazioni, l’obiettivo può essere
rivolto più alla qualità tecnica e alla precisione oppure all’efficacia e alla
competitività nel confronto reale.
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VOLUME
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GLI INTENSIVI
TECNICI
DI DIFESA
CAPITOLO
15
Nel corso delle esperienze vissute con le squadre nazionali, ho avuto l’opportunità di
vedere all’opera le squadre asiatiche sia durante i riscaldamenti pre-gara, sia assistendo e
partecipando a qualche loro allenamento. In occasione di uno stage in Giappone (eravamo
ad Osaka), visitammo un college e assistemmo ad un allenamento della squadra di
quell’istituto.
Dopo il riscaldamento, il nostro capo allenatore fu invitato a partecipare ad un loro
esercizio: si trattava di un intensivo, dove l’allenatore attaccava ininterrottamente su tre
giocatrici schierate in difesa in seconda linea. Dopo 45 minuti ininterrotti, il nostro capo
allenatore si arrese per aver “esaurito” il braccio di attacco; le ragazze, invece, andarono
avanti ancora per un po’ con un loro allenatore, continuando a stimolarlo in questa sfida
difensiva.
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I SEGRETI PER IMPARARE A GIOCARE
VOLUME
2
Q
uando si parla di difesa è necessario considerare i vari criteri inter-
pretativi che identificano questo fondamentale. Non si tratta soltanto
di analizzarne gli aspetti tecnici, ma altrettanto importanti (se non di
più…) sono tutte quelle caratteristiche morali che lo rendono particolar-
mente attraente e motivante. Le squadre asiatiche sono da sempre l’esem-
pio più tangibile di come si debba allenare la difesa e nel loro approccio al
fondamentale sia sotto il profilo del dinamismo espresso nelle esercita-
zioni che nella cura quasi maniacale riservato al controllo delle tecniche,
hanno rappresentato un modello assoluto per gli allenatori in ogni parte
del mondo.
Appare dunque evidente che l’allenamento con gli intensivi di difesa sia
uno strumento prezioso per incrementare il livello partecipativo e attenti-
vo delle squadre ma, al di là dell’aspetto motivazionale, garantisce volume
ed intensità di ripetizioni necessarie per allenare determinate gestualità
tecniche. È vero che mancano dei transfer diretti tipici delle esercitazioni
proposte nei contesti di gioco reali ma, come spesso si sottolinea, quando
si tratta di percepire e apprendere, qualche ripetizione in più può fare la
differenza e non va mai sottovalutata.
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I SEGRETI PER IMPARARE A GIOCARE
VOLUME
2
GIOCHI DI
RISCALDAMENTO E
DI ATTIVAZIONE
CAPITOLO
16
Nonostante le differenze, tutte le esercitazioni di attivazione hanno un obiettivo comune:
garantire un’elevata frequenza di tocchi. Alcune propongono componenti competitive,
mentre altre puntano soprattutto al controllo selettivo di determinate gestualità tecniche.
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I SEGRETI PER IMPARARE A GIOCARE
VOLUME
2
I
n ogni singola seduta, il primo tema da trattare è quello delle attivazioni,
ovvero definire le esercitazioni da scegliere affinché i giocatori possa-
no essere pronti ad affrontare le tematiche principali dell’allenamento.
Questa fase non segue uno schema fisso, ma varia in base a diversi fattori.
Le scelte possono dipendere dagli obiettivi della giornata o dalla colloca-
zione dell’allenamento all’interno del planning settimanale, ma anche dal
livello tecnico della squadra, dalla fascia d’età o dalle abitudini metodo-
logiche dell’allenatore. Nonostante le differenze, tutte le esercitazioni di
attivazione hanno un obiettivo comune: garantire un’elevata frequenza di
tocchi. Alcune propongono componenti competitive, mentre altre puntano
soprattutto al controllo selettivo di determinate gestualità tecniche.
16.1 I GIOCHI CON IL BAGHER
Queste proposte creano fin da subito un clima competitivo, perché si con-
figurano come vere e proprie sfide da svolgere individualmente o in piccoli
gruppi. Le regole possono prevedere il rispetto di specifiche gestualità tec-
niche, ma è possibile anche lasciare una certa libertà su come la squadra
occupa lo spazio di gioco e organizza la costruzione dell’azione.
VOLUME
2
ESEMPI DI
ALLENAMENTO
Di seguito vengono proposti alcuni modelli utili per trarre spunti su come strutturare e
organizzare l’allenamento. I blocchi dedicati al gioco globale sono sempre presenti, perché
racchiudono le sintesi principali del gioco stesso: side-out, muro-difesa e contrattacco.
Lo stesso vale per battuta e ricezione, che però vengono modulate in base all’obiettivo
principale della seduta.
Gli altri fondamentali vengono utilizzati come step tecnici, inseriti nelle fasi introduttive o
tra i blocchi di lavoro globale. Al termine di ogni allenamento è previsto un breve richiamo
su alcuni aspetti tecnici individuali affrontati durante la seduta, che vengono ripresi su
richiesta dei giocatori o insieme all’allenatore, per rafforzare o migliorare ulteriormente una
tecnica specifica.
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I SEGRETI PER IMPARARE A GIOCARE
VOLUME
2
D
i seguito vengono proposti alcuni modelli utili per trarre spunti su
come strutturare e organizzare l’allenamento. I blocchi dedicati al gio-
co globale sono sempre presenti, perché racchiudono le sintesi prin-
cipali del gioco stesso: side-out, muro-difesa e contrattacco. Lo stesso vale
per battuta e ricezione, che però vengono modulate in base all’obiettivo
principale della seduta.
Gli altri fondamentali vengono utilizzati come step tecnici, inseriti nelle
fasi introduttive o tra i blocchi di lavoro globale. Al termine di ogni alle-
namento è previsto un breve richiamo su alcuni aspetti tecnici individuali
affrontati durante la seduta, che vengono ripresi su richiesta dei giocatori
o insieme all’allenatore, per rafforzare o migliorare ulteriormente una tec-
nica specifica.
La fase di attivazione, oltre al consueto lavoro fisico, viene integrata con
esercitazioni tecniche mirate: ad esempio, ogni giorno è utile proporre un
lavoro specifico per un determinato ruolo oppure iniziare con giochi a for-
mazioni ridotte, così da garantire un alto numero di tocchi in situazione.
Indipendentemente da come si decide di organizzare la seduta, è oppor-
tuno inserire anche brevi richiami percettivi legati ai movimenti (transizio-
ni, rincorse e spostamenti specifici) che caratterizzano il tema principale
dell’allenamento.
Sono riportati di seguito cinque esempi di sedute con temi differenti.