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MESOPOTAMIA
L’ORIGINE DEI NUMERI
Egizi e babilonesi furono grandi matematici , ma
agli indiani dobbiamo il primo sistema decimale
posizionale.
Lo sviluppo della nozione di un numero fu il frutto
di un processo graduale che risale circa 300.000
anni fa quando , l’uomo preistorico registrava
quantità numeriche inizialmente con le dita e , nel
caso in cui non fossero sufficienti , formando
mucchi di pietre o incidendo su ossa o bastoni
IL MONDO E’ MATEMATICO
Furono necessari migliaia di anni per riuscire a concepire altre cifre.
I munduruku un isola di tribù indigene dell’Amazzonia , sono capaci di svolgere
operazioni approssimate con grandi numeri.
La matematica nacque probabilmente come risposta a prime necessità
quotidiane
Il sistema di numerazione geroglifico risale a circa 5000 anni fa.
Esso si basava sul raggruppamento additivo: si scriveva una serie di simboli
numerici uno accanto all’altro , e il numero indicato era la somma totale del
valore dei segni.
Col tempo la numerazione geroglifica fu soppiantata dal più rapido metodo di
scrittura ieratico – che prevedeva vari simboli.
Questo metodo matematico in egitto rimase immutato per secoli : in
Mesopotamia però ebbe diverse evoluzioni.I Babilonesi usavano un metodo di
notazione sessagesimale , a base 60. Grazie a questo metodo i babilonesi
potevano designare tutti i numeri inferiori al milione attraverso tre soli segni
combinati tra loro.
IL CONCETTO DI ZERO
Grazie agli Indiani abbiamo nel I millennio a.C
l’introduzione dello zero e dei numeri negativi.
Una delle prime attestazioni dello zero
dotato di valore numerico e tratteggiato con la
sua caratteristica grafica , un piccolo cerchio
vuoto.
Per mezzo del trattato di Siddhanta lo zero
divenne un numero a tutti gli effetti.
Infine grazie a Leonardo Fibonacci , il sistema
LA MATEMATICA SU TAVOLETTE
CUNEIFORMI
Nella metà del XIX secolo ebbero inizio gli scavi archeologici
nelle antiche città della mesopotamia , sono state trovate più di
400 tavolette di argilla di contenuto matematico , comprendenti
problemi aritmetici , esercizi per studenti , tavole di
moltiplicazione e metrologiche.
L’efficienza del sistema di numerazione babilonese si fondava
sulla sua straodinaria flessibilità , che permetteva di
rappresentare tutti i numeri attraverso due soli segni
cuneiformi: il primo , a forma di cuneo verticale, esprimeva
l’unità e ogni potenza positiva di 60; il secondo , a forma di
cuneo orizzontale , indicava invece la decina.I Mesopotamici
furono i primi a utilizzare le frazioni per esprimere numeri più
piccoli dell’unità, in modo da poter conteggiare gli interessi che
si dovevano pagare su un prestito oppure calcolare il moto dei
GLI SPLENDORI
DI BABILONIA
I GIARDINI PENSILI E
LA PORTA DI BABILONIA
I GIARDINI PENSILI
Tra i lavori architettonici realizzati da
Nabucodonosor si ricordano in particolare i
giardini pensili di Babilonia, sono stati progettati e
costruiti per alleviare la nostalgia della principessa
Amiti. I giardini pensili sono stati decretati una delle
sette meraviglie del mondo antico, grazie
all’abbondanza di numerose varietá di piante che
davano un’impressione di ricchezza. Questi giardini
erano semplicemente dei parchi botanici
sopraelevati irrigati continuamente grazie alle
tecniche idrauliche elaborate dai popoli
mesopotamici che permettevano di
trasportare grandi quantitá
d’acqua ai piani elevati.
Sono stati costruiti verso la fine
del 500 più precisamente nel
590 a.C. , nella cultura
tradizionale Mesopotamica la parola
giardino significa paradiso.
Esiste una leggenda che parla di una
regina che trova in questi giardini
rose fresche ogni giorno, nonostante
il clima arido che avvolgeva la città.
LA PORTA DI ISHTAR
Era l'ottava porta d'ingresso, a nord della città di
Babilonia. Costruita da Nabucodonosor nel 575 a. C.
Aveva una doppia apertura (doppia cinta di mura)
con un alto arco fra torri ed era introdotta da una
strada processionale pavimentata con pietra rosata e
fiancheggiata da pareti ornata da figure di leoni
smaltate.
La porta vera e propria era decorata con tori e con
mushkush, un drago con la testa di serpente, animale
del dio Marduk.Tutte le decorazioni sono state
realizzate con mattoni modellati e smaltati su un
fondo smaltato turchese.
Gli scavi tedeschi di inizio '900 hanno riportato alla
luce le strutture della porta, anche la parte che non
era sul livello del terreno ma era ugualmente
decorata (quindi è chiara la funzione religiosa).
L'essere ancorata al terreno e l'affondare in esso è
prova del rapporto della città con le acque della falda
acquifera sottostante e con il terreno stesso.
I resti degli scavi di Koldewey sono a Berlino, al
Pergamon Museum.
La porta era chiaramente dedicata alla dea Ishtar.
Mesopotamia
A cura di Sofia Carpinteri, Matilde Taschetta, Costanza
Col termine astronomia babilonese si intendono le teorie e i metodi sviluppati in Mesopotamia , in
particolare dai seguenti popoli: Sumeri, Accadi, Babilonesi e Caldei. Le loro avanzate conoscenze
astronomiche influenzarono successivamente la cultura scientifica di egizi, indiani e greci. La
astronomia mesopotamica rappresenta la prima fase dell'astronomia occidentale.
Esse posero le basi del successivo e sofisticato sistema astronomico babilonese. La teologia astrale,
fu elaborata dai Sumeri e successivamente ripresa ed integrata dagli altri popoli mesopotamici. Lo
sviluppo di tale teologia è anch'esso legato allo sviluppo dell'astronomia.Utilizzavano inoltre il
sistema di numerazione sessagesimale.
L'astronomia babilonese antica si riferisce al tipo di astronomia che veniva praticato durante e dopo il Primo Impero
Babilonese e prima della Seconda Dinastia Babilonese. Furono i primi a riconoscere la periodicità dei fenomeni
astronomici ed i primi ad applicare la matematica alle loro predizioni.
Astronomia Babilonese del Primo Impero
L'Astronomia del Secondo Impero si riferisce all'astronomia sviluppata dagli astronomi Caldei durante il Secondo
Impero Babilonese, l'Impero Achemenide, l'età seleucide, e l'Impero partico.
Astronomia Babilonese del Secondo Impero
La maggioranza degli astronomi Caldei erano interessati esclusivamente alle effemeridi e non alla teoria. Il modello
planetario babilonese era strettamente empirico e aritmetico. I contributi dati in questo periodo, includono la scoperta
di cicli di eclissi, del ciclo di Saros e di altre accurate osservazioni astronomiche.
Astronomia Empirica
L'unico studioso conosciuto è Caldeo per aver teorizzato un modello eliocentrico di moto planetario fu Seleuco
di Seleucia. Sostenne la teoria eliocentrica, la quale afferma che la Terra ruota attorno ad un proprio asse e
contemporaneamente attorno al Sole. Seleuco teorizzò correttamente che le maree fossero causate dalla Luna,
identificato da alcuni con l'atmosfera terrestre. Notò che le maree variano in durata e intensità in differenti zone
del mondo. Seleuco fu il primo ad affermare che le maree sono collegate all'attrazione esercitata dalla Luna e che
la loro altezza dipende dalla posizione del satellite terrestre in relazione al Sole.
Astronomia Eliocentrica
Molte delle opere degli antichi greci e degli scrittori ellenistici si sono conservate fino ai nostri tempi, mentre
in altri casi ci sono noti alcuni aspetti dei loro lavori o del loro pensiero attraverso riferimenti successivi.
Invece i risultati raggiunti in questi campi dalle prime civiltà medio-orientali, e in particolare da quella
babilonese, rimasero nell'oblio per lungo tempo.In seguito sono state ritrovate alcune tavolette di argilla
incise in caratteri cuneiformi, alcune delle quali trattavano di astronomia. Dalla riscoperta della civiltà
babilonese è emerso chiaramente che la l'astronomia ellenistica era stata fortemente influenzata da quella
Caldea. Gli esempi meglio documentati sono quelli di Ipparco di Nicea e Claudio Tolomeo
L'influenza babilonese sull'astronomia Ellenistica
Molti studiosi concordano sul fatto che gli antichi greci abbiano appreso il ciclo metonico dagli scribi
babilonesi. Metone di Atene sviluppò un calendario lunisolare basato sulla corrispondenza tra 19 anni
solari e 235 mesi lunari; tale relazione era già nota ai babilonesi.
Nel IV secolo a.C., Eudosso di Cnido scrisse un libro sulle stelle fisse. Le sue descrizioni di molte
costellazioni e specialmente i dodici segni dello zodiaco, sono molto simili agli originali babilonesi. Nel
secolo seguente Aristarco di Samo utilizzò un ciclo di eclissi di origine babilonese, il ciclo di Saros, per
determinare la lunghezza dell'anno.Tutti questi esempi di influenze iniziali, possono però solo essere
supposti in quanto non ci è nota la catena di trasmissione.
 
Influenze iniziali
Le leggendarie regine dell’Assiria
Fin dal 1857 i re della Mesopotamia entrarono nei libri di storia
con i loro nomi, i grandi avvenimenti che avevano segnato i loro
regni e il contesto in cui si erano trovati a esercitare il proprio
potere. Si tratta pur sempre di informazioni limitate e parziali;
per esempio continuiamo a ignorare come si chiamava la
moglie del leggendario Hammurabi di Babilonia, vissuto nel XVII
secolo a.C. e divenuto celebre per il suo codice di leggi. Le fonti
dell’antichità classica rivelavano spesso una scarsa conoscenza
del Vicino Oriente antico e a informazioni reali si univano in
genere aneddoti più o meno fantasiosi. Tra i più celebri vi è la
rappresentazione di una figura femminile semi-leggendaria: la
regina Semiramide.
LA MITICA SEMIRAMIDE
Lo storico greco Diodoro Siculo narra che in giovane età Semiramide si unì in
matrimonio con Onnes e con la usa saggezza aiutò il maritò a consolidare la
propria posizione a corte. Semiramide seguì il consorte nella campagna di
conquista della Bactriana e in quella occasione il sovrano restò talmente
colpito dalla sua personalità e dalla sua bellezza, da desiderare di sposarla
malgrado fosse già moglie di un altro. Semiramide divenne così regina e alla
morte di Nino regnò sull’Assiria per ben 42 anni, durante i quali costruì
Babilonia, la arricchì di giardini pensili e deviò il corso dell’Eufrate per
realizzare dei passaggi sotterranei. Sull’Assiria e sulla Babilonia non ha mai
regnato una regina con il nome di Semiramide, ma su alcune iscrizioni assire
risalenti al IX secolo a.C. viene citata una certa Shammu-Ramat. Shammu-
Ramat poté avvalersi dell’appogio dell’aristocrazia e mantenne un peso
politico rilevante anche durante i primi anni del regno di suo figlio. La
situazione eccezionale in cui si trovò a operar Shammu-Ramat non fu unica nel
periodo neoassiro. Tale fase storica ci ha trasmesso i nomi di varie spose di
sovrani. E’ in dubbio che le regine assire beneficiassero di una maggiore libertà
di azione rispetto alle altre spose reali mesopotamiche.
NAQI’A, LA DONNA PURA
Un altro personaggio femminile che spicca fu Naqi’a,
ossia “la pura”. Essa ottenne la nomina di erede al trono
del figlio Esarhaddon nonostante non fosse la moglie
principale di Sennacherib. Tale nomina avrebbe
provocato una grave crisi politica tanto che il re fu
costretto ad abbandonare l’Assiria ma tornò presto in
capitale per la morte del padre. Lui dovette affrontare
una guerra civile contro i fratelli per il trono ma pochi
mesi dopo ne uscì vincitore. Assicurò un ruolo di
gestione degli affari di Stato alla madre e per evitare
una nuova guerra civile si premurò a predisporre la sua
successione e nello stesso tempo Zakutu assunse il
titolo di Issi-Ekalli “la donna del palazzo” ed intervenne
ancora una volta sulla scelta dell’erede, che sarebbe
caduta su Assurbanipal.
La nomina dei principi fu sancita da una solenne
cerimonia con giuramento di fedeltà . Esarhaddon morì
durante una spedizione in Egitto e le sue decisioni
furono messe in discussione ma grazie alla regina madre
Assurbanipal salì indisturbato.
LA CASA DELLA REGINA
Il ruolo della regina andò rafforzandosi
negli ultimi due secoli di Impero
neoassiro. A partire del VIII secolo a.C
le regine prendevano parte alla
suddivisione dei doni. Disponevano
inoltre una serie di stanze loro
riservate all’interno del complesso del
palazzo reale, la cosiddetta Casa della
regina. Dell’organizzazione e direzione
della Casa della regina si occupava una
shakintu. L’amministrazione del
complesso si fondava su una
contabilità precisa. Uno degli schedari
presenti è stato rinvenuto nel Palazzo
Sudovest di Sennacherib a Ninive.
Inoltre grazie agli archivi trovati è stato
possibile riconoscere nello scorpione il
simbolo distintivo
dell’amministrazione delle regine
assire.
POTENTI IN VITA E DOPO LA MORTE
Le spose reali assire uscivano dalle loro stanze per assistere a cerimonie religiose.
Negli appartamenti privati risiedeva con le altre donne della famiglia reale e i bambini
piccoli, oltre a svariate dame e ancelle. A essere tenute sottocontrollo erano soprattutto le
informazioni che trapelavano all’esterno del bitanu, per scongiurare l’eventuale insorgere
di complotti. Se si considera l’eminente prestigio raggiunto da molte regine assire, non
sorprende che durante gli scavi archeologici siano stati scoperti i sepolcri di alcune di loro.
Si trattava di tombe subpavimentali poste in cripte palatine sotterranee. Sargon II trasferì la
corte da Nimrud a Dur-Sharrukin, una nuova capitale edificata a nord di Ninive, ma il suo
erede la spostò a sua volta in quest’ultima città. E’ forse possibile che in una zona ancora
inesplorata del Palazzo di Sennacherib a Ninive riposino le spoglie delle regine vissute
durante l’ultima fase dell’impero assiro, tra cui la potente Naqi’a. Com’è auspicabile, lo
studio della storia assira può ancora riservarci grandi sorprese.
LE TOMBE DELLE REGINE DI ASSIRIA
Tra il 1988 e il 1989, un’èquipe di archeologi iracheni ha scoperto
nell’area privata del Palazzo Nordovest di Nimrud le tombe
subpavimentali di alcune regine assire vissute tra il IX e l’VIII
secolo a.C.
La tomba più antica è quella di Mulissu-Mukannissat-
Ninua,che fu successivamente la moglie di Assurnasirpal II. Il suo
sarcofago è stato ritrovato vuoto.
Tra le scoperte più sorprendenti vi è la tomba di Yaba. Lei
portò nel suo ultimo viaggio un ricco corredo di gioielli, alcuni
dei quali ereditati da Banitu, la regina di Salmanassar V.
Marianna Zimbone
Isabella Pavone
Giulia Anastasio
I^B
Prima della nascita della moneta, già
oltre 1000 anni i metalli preziosi
venivano utilizzati per scambi e
pagamenti nel vicino Oriente. In
Mesopotamia si usava l’ argento,
proveniente dalla zone del Tauro, in
Anatolia. Il re Shinkashid, ci ha
lasciato la prima lista di prezzi
conosciuta, dove si riporta la quantità
che si può ottenere con un shekel. La
circolazione dell’argento sotto forma
di lingotti e pezzi di metallo era assai
limitata. Alcune tavolette provenienti
dalla città di Mari fanno intuire che i
mercanti avevano un buon rapporto
fra loro. L’argento e l’ oro erano beni
preziosi poiché il loro valore era
facilmente valutabile e, gli scambi
erano facilmente fattibili. Le regioni
che disponevano di miniere d’oro
avevano un forte vantaggio
economico. Una di questa era il regno
della Lidia dove nacquero le prime
monete della storia.
Le prime monete erano
realizzate con l’elettro, una
lega di oro e argento che si
trovavano in natura nel corso
del fiume Pattolo. La ricchezza
di questo corso d’acqua si
riflette nel mito di Mida. Le
monete d’elettro erano coniate
e non fuse, avevano un aspetto
ruvido ed erano molto diverse
dai frammenti di lingotto della
Mesopotamia. La faccia
principale aveva un sigillo
ufficiale, solitamente venivano
rappresentati animali: selvatici
e domestici, reali e mitologici,
acquatici e volatili… la
superficie era irregolare o a
strisce la forma non era né
tonda né piatta. Le monete più
importanti sono quelle di Cizico
sul Mar di Marmara, che usò il
tonno come emblema, e di
Focea che marchiò le sue
monete con un grifone o una
foca. Si ritiene che le
rappresentazioni di una testa
di leone accanto a quella di un
toro sia legata ai sovrani di
Lidia della dinastia Mermnadi.
La moneta secondo
Aristotele
Aristotele, vissuto nel IV secolo a.C.,
l’origine e la funzione della moneta
mediante degli esempi. Attraverso
essi, affermò che la moneta facilita lo
scambio di beni e anche la vita della
società. L’invenzione delle monete
coincise con la nascita delle «poleis» o
città stato greche. Sebbene la poleis
poteva esigere dai suoi cittadini dei
diversi servizi a titolo gratuito, nei
lavori che erano onerosi e impropri, li
ricompensavano con delle monete.
Erano monete con del valore modesto,
ma che compensavano per l’obbligo di
assistere ad un’assemblea, o molte
altre volte vennero coniate per pagare
i mercenari. Le prime poleis a coniare
la moneta furono la Ionica e quella
della costa occidentale nell’Asia
Minore. Mentre, le città greche
poterono ottenere benefici coniando la
moneta facendola circolare con un
valore superiore a quello reale del
metallo usato. Questo spiegherebbe
perché tante poleis coniarono la
moneta.

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Mesopotamia

  • 2. L’ORIGINE DEI NUMERI Egizi e babilonesi furono grandi matematici , ma agli indiani dobbiamo il primo sistema decimale posizionale. Lo sviluppo della nozione di un numero fu il frutto di un processo graduale che risale circa 300.000 anni fa quando , l’uomo preistorico registrava quantità numeriche inizialmente con le dita e , nel caso in cui non fossero sufficienti , formando mucchi di pietre o incidendo su ossa o bastoni
  • 3. IL MONDO E’ MATEMATICO Furono necessari migliaia di anni per riuscire a concepire altre cifre. I munduruku un isola di tribù indigene dell’Amazzonia , sono capaci di svolgere operazioni approssimate con grandi numeri. La matematica nacque probabilmente come risposta a prime necessità quotidiane Il sistema di numerazione geroglifico risale a circa 5000 anni fa. Esso si basava sul raggruppamento additivo: si scriveva una serie di simboli numerici uno accanto all’altro , e il numero indicato era la somma totale del valore dei segni. Col tempo la numerazione geroglifica fu soppiantata dal più rapido metodo di scrittura ieratico – che prevedeva vari simboli. Questo metodo matematico in egitto rimase immutato per secoli : in Mesopotamia però ebbe diverse evoluzioni.I Babilonesi usavano un metodo di notazione sessagesimale , a base 60. Grazie a questo metodo i babilonesi potevano designare tutti i numeri inferiori al milione attraverso tre soli segni combinati tra loro.
  • 4. IL CONCETTO DI ZERO Grazie agli Indiani abbiamo nel I millennio a.C l’introduzione dello zero e dei numeri negativi. Una delle prime attestazioni dello zero dotato di valore numerico e tratteggiato con la sua caratteristica grafica , un piccolo cerchio vuoto. Per mezzo del trattato di Siddhanta lo zero divenne un numero a tutti gli effetti. Infine grazie a Leonardo Fibonacci , il sistema
  • 5. LA MATEMATICA SU TAVOLETTE CUNEIFORMI Nella metà del XIX secolo ebbero inizio gli scavi archeologici nelle antiche città della mesopotamia , sono state trovate più di 400 tavolette di argilla di contenuto matematico , comprendenti problemi aritmetici , esercizi per studenti , tavole di moltiplicazione e metrologiche. L’efficienza del sistema di numerazione babilonese si fondava sulla sua straodinaria flessibilità , che permetteva di rappresentare tutti i numeri attraverso due soli segni cuneiformi: il primo , a forma di cuneo verticale, esprimeva l’unità e ogni potenza positiva di 60; il secondo , a forma di cuneo orizzontale , indicava invece la decina.I Mesopotamici furono i primi a utilizzare le frazioni per esprimere numeri più piccoli dell’unità, in modo da poter conteggiare gli interessi che si dovevano pagare su un prestito oppure calcolare il moto dei
  • 6. GLI SPLENDORI DI BABILONIA I GIARDINI PENSILI E LA PORTA DI BABILONIA
  • 7. I GIARDINI PENSILI Tra i lavori architettonici realizzati da Nabucodonosor si ricordano in particolare i giardini pensili di Babilonia, sono stati progettati e costruiti per alleviare la nostalgia della principessa Amiti. I giardini pensili sono stati decretati una delle sette meraviglie del mondo antico, grazie all’abbondanza di numerose varietá di piante che davano un’impressione di ricchezza. Questi giardini erano semplicemente dei parchi botanici sopraelevati irrigati continuamente grazie alle tecniche idrauliche elaborate dai popoli mesopotamici che permettevano di trasportare grandi quantitá d’acqua ai piani elevati. Sono stati costruiti verso la fine del 500 più precisamente nel 590 a.C. , nella cultura tradizionale Mesopotamica la parola giardino significa paradiso.
  • 8. Esiste una leggenda che parla di una regina che trova in questi giardini rose fresche ogni giorno, nonostante il clima arido che avvolgeva la città.
  • 9. LA PORTA DI ISHTAR Era l'ottava porta d'ingresso, a nord della città di Babilonia. Costruita da Nabucodonosor nel 575 a. C. Aveva una doppia apertura (doppia cinta di mura) con un alto arco fra torri ed era introdotta da una strada processionale pavimentata con pietra rosata e fiancheggiata da pareti ornata da figure di leoni smaltate. La porta vera e propria era decorata con tori e con mushkush, un drago con la testa di serpente, animale del dio Marduk.Tutte le decorazioni sono state realizzate con mattoni modellati e smaltati su un fondo smaltato turchese. Gli scavi tedeschi di inizio '900 hanno riportato alla luce le strutture della porta, anche la parte che non era sul livello del terreno ma era ugualmente decorata (quindi è chiara la funzione religiosa). L'essere ancorata al terreno e l'affondare in esso è prova del rapporto della città con le acque della falda acquifera sottostante e con il terreno stesso. I resti degli scavi di Koldewey sono a Berlino, al Pergamon Museum. La porta era chiaramente dedicata alla dea Ishtar.
  • 11. A cura di Sofia Carpinteri, Matilde Taschetta, Costanza
  • 12. Col termine astronomia babilonese si intendono le teorie e i metodi sviluppati in Mesopotamia , in particolare dai seguenti popoli: Sumeri, Accadi, Babilonesi e Caldei. Le loro avanzate conoscenze astronomiche influenzarono successivamente la cultura scientifica di egizi, indiani e greci. La astronomia mesopotamica rappresenta la prima fase dell'astronomia occidentale. Esse posero le basi del successivo e sofisticato sistema astronomico babilonese. La teologia astrale, fu elaborata dai Sumeri e successivamente ripresa ed integrata dagli altri popoli mesopotamici. Lo sviluppo di tale teologia è anch'esso legato allo sviluppo dell'astronomia.Utilizzavano inoltre il sistema di numerazione sessagesimale.
  • 13. L'astronomia babilonese antica si riferisce al tipo di astronomia che veniva praticato durante e dopo il Primo Impero Babilonese e prima della Seconda Dinastia Babilonese. Furono i primi a riconoscere la periodicità dei fenomeni astronomici ed i primi ad applicare la matematica alle loro predizioni. Astronomia Babilonese del Primo Impero
  • 14. L'Astronomia del Secondo Impero si riferisce all'astronomia sviluppata dagli astronomi Caldei durante il Secondo Impero Babilonese, l'Impero Achemenide, l'età seleucide, e l'Impero partico. Astronomia Babilonese del Secondo Impero
  • 15. La maggioranza degli astronomi Caldei erano interessati esclusivamente alle effemeridi e non alla teoria. Il modello planetario babilonese era strettamente empirico e aritmetico. I contributi dati in questo periodo, includono la scoperta di cicli di eclissi, del ciclo di Saros e di altre accurate osservazioni astronomiche. Astronomia Empirica
  • 16. L'unico studioso conosciuto è Caldeo per aver teorizzato un modello eliocentrico di moto planetario fu Seleuco di Seleucia. Sostenne la teoria eliocentrica, la quale afferma che la Terra ruota attorno ad un proprio asse e contemporaneamente attorno al Sole. Seleuco teorizzò correttamente che le maree fossero causate dalla Luna, identificato da alcuni con l'atmosfera terrestre. Notò che le maree variano in durata e intensità in differenti zone del mondo. Seleuco fu il primo ad affermare che le maree sono collegate all'attrazione esercitata dalla Luna e che la loro altezza dipende dalla posizione del satellite terrestre in relazione al Sole. Astronomia Eliocentrica
  • 17. Molte delle opere degli antichi greci e degli scrittori ellenistici si sono conservate fino ai nostri tempi, mentre in altri casi ci sono noti alcuni aspetti dei loro lavori o del loro pensiero attraverso riferimenti successivi. Invece i risultati raggiunti in questi campi dalle prime civiltà medio-orientali, e in particolare da quella babilonese, rimasero nell'oblio per lungo tempo.In seguito sono state ritrovate alcune tavolette di argilla incise in caratteri cuneiformi, alcune delle quali trattavano di astronomia. Dalla riscoperta della civiltà babilonese è emerso chiaramente che la l'astronomia ellenistica era stata fortemente influenzata da quella Caldea. Gli esempi meglio documentati sono quelli di Ipparco di Nicea e Claudio Tolomeo L'influenza babilonese sull'astronomia Ellenistica
  • 18. Molti studiosi concordano sul fatto che gli antichi greci abbiano appreso il ciclo metonico dagli scribi babilonesi. Metone di Atene sviluppò un calendario lunisolare basato sulla corrispondenza tra 19 anni solari e 235 mesi lunari; tale relazione era già nota ai babilonesi. Nel IV secolo a.C., Eudosso di Cnido scrisse un libro sulle stelle fisse. Le sue descrizioni di molte costellazioni e specialmente i dodici segni dello zodiaco, sono molto simili agli originali babilonesi. Nel secolo seguente Aristarco di Samo utilizzò un ciclo di eclissi di origine babilonese, il ciclo di Saros, per determinare la lunghezza dell'anno.Tutti questi esempi di influenze iniziali, possono però solo essere supposti in quanto non ci è nota la catena di trasmissione.   Influenze iniziali
  • 19. Le leggendarie regine dell’Assiria Fin dal 1857 i re della Mesopotamia entrarono nei libri di storia con i loro nomi, i grandi avvenimenti che avevano segnato i loro regni e il contesto in cui si erano trovati a esercitare il proprio potere. Si tratta pur sempre di informazioni limitate e parziali; per esempio continuiamo a ignorare come si chiamava la moglie del leggendario Hammurabi di Babilonia, vissuto nel XVII secolo a.C. e divenuto celebre per il suo codice di leggi. Le fonti dell’antichità classica rivelavano spesso una scarsa conoscenza del Vicino Oriente antico e a informazioni reali si univano in genere aneddoti più o meno fantasiosi. Tra i più celebri vi è la rappresentazione di una figura femminile semi-leggendaria: la regina Semiramide.
  • 20. LA MITICA SEMIRAMIDE Lo storico greco Diodoro Siculo narra che in giovane età Semiramide si unì in matrimonio con Onnes e con la usa saggezza aiutò il maritò a consolidare la propria posizione a corte. Semiramide seguì il consorte nella campagna di conquista della Bactriana e in quella occasione il sovrano restò talmente colpito dalla sua personalità e dalla sua bellezza, da desiderare di sposarla malgrado fosse già moglie di un altro. Semiramide divenne così regina e alla morte di Nino regnò sull’Assiria per ben 42 anni, durante i quali costruì Babilonia, la arricchì di giardini pensili e deviò il corso dell’Eufrate per realizzare dei passaggi sotterranei. Sull’Assiria e sulla Babilonia non ha mai regnato una regina con il nome di Semiramide, ma su alcune iscrizioni assire risalenti al IX secolo a.C. viene citata una certa Shammu-Ramat. Shammu- Ramat poté avvalersi dell’appogio dell’aristocrazia e mantenne un peso politico rilevante anche durante i primi anni del regno di suo figlio. La situazione eccezionale in cui si trovò a operar Shammu-Ramat non fu unica nel periodo neoassiro. Tale fase storica ci ha trasmesso i nomi di varie spose di sovrani. E’ in dubbio che le regine assire beneficiassero di una maggiore libertà di azione rispetto alle altre spose reali mesopotamiche.
  • 21. NAQI’A, LA DONNA PURA Un altro personaggio femminile che spicca fu Naqi’a, ossia “la pura”. Essa ottenne la nomina di erede al trono del figlio Esarhaddon nonostante non fosse la moglie principale di Sennacherib. Tale nomina avrebbe provocato una grave crisi politica tanto che il re fu costretto ad abbandonare l’Assiria ma tornò presto in capitale per la morte del padre. Lui dovette affrontare una guerra civile contro i fratelli per il trono ma pochi mesi dopo ne uscì vincitore. Assicurò un ruolo di gestione degli affari di Stato alla madre e per evitare una nuova guerra civile si premurò a predisporre la sua successione e nello stesso tempo Zakutu assunse il titolo di Issi-Ekalli “la donna del palazzo” ed intervenne ancora una volta sulla scelta dell’erede, che sarebbe caduta su Assurbanipal. La nomina dei principi fu sancita da una solenne cerimonia con giuramento di fedeltà . Esarhaddon morì durante una spedizione in Egitto e le sue decisioni furono messe in discussione ma grazie alla regina madre Assurbanipal salì indisturbato.
  • 22. LA CASA DELLA REGINA Il ruolo della regina andò rafforzandosi negli ultimi due secoli di Impero neoassiro. A partire del VIII secolo a.C le regine prendevano parte alla suddivisione dei doni. Disponevano inoltre una serie di stanze loro riservate all’interno del complesso del palazzo reale, la cosiddetta Casa della regina. Dell’organizzazione e direzione della Casa della regina si occupava una shakintu. L’amministrazione del complesso si fondava su una contabilità precisa. Uno degli schedari presenti è stato rinvenuto nel Palazzo Sudovest di Sennacherib a Ninive. Inoltre grazie agli archivi trovati è stato possibile riconoscere nello scorpione il simbolo distintivo dell’amministrazione delle regine assire.
  • 23. POTENTI IN VITA E DOPO LA MORTE Le spose reali assire uscivano dalle loro stanze per assistere a cerimonie religiose. Negli appartamenti privati risiedeva con le altre donne della famiglia reale e i bambini piccoli, oltre a svariate dame e ancelle. A essere tenute sottocontrollo erano soprattutto le informazioni che trapelavano all’esterno del bitanu, per scongiurare l’eventuale insorgere di complotti. Se si considera l’eminente prestigio raggiunto da molte regine assire, non sorprende che durante gli scavi archeologici siano stati scoperti i sepolcri di alcune di loro. Si trattava di tombe subpavimentali poste in cripte palatine sotterranee. Sargon II trasferì la corte da Nimrud a Dur-Sharrukin, una nuova capitale edificata a nord di Ninive, ma il suo erede la spostò a sua volta in quest’ultima città. E’ forse possibile che in una zona ancora inesplorata del Palazzo di Sennacherib a Ninive riposino le spoglie delle regine vissute durante l’ultima fase dell’impero assiro, tra cui la potente Naqi’a. Com’è auspicabile, lo studio della storia assira può ancora riservarci grandi sorprese.
  • 24. LE TOMBE DELLE REGINE DI ASSIRIA Tra il 1988 e il 1989, un’èquipe di archeologi iracheni ha scoperto nell’area privata del Palazzo Nordovest di Nimrud le tombe subpavimentali di alcune regine assire vissute tra il IX e l’VIII secolo a.C. La tomba più antica è quella di Mulissu-Mukannissat- Ninua,che fu successivamente la moglie di Assurnasirpal II. Il suo sarcofago è stato ritrovato vuoto. Tra le scoperte più sorprendenti vi è la tomba di Yaba. Lei portò nel suo ultimo viaggio un ricco corredo di gioielli, alcuni dei quali ereditati da Banitu, la regina di Salmanassar V.
  • 26. Prima della nascita della moneta, già oltre 1000 anni i metalli preziosi venivano utilizzati per scambi e pagamenti nel vicino Oriente. In Mesopotamia si usava l’ argento, proveniente dalla zone del Tauro, in Anatolia. Il re Shinkashid, ci ha lasciato la prima lista di prezzi conosciuta, dove si riporta la quantità che si può ottenere con un shekel. La circolazione dell’argento sotto forma di lingotti e pezzi di metallo era assai limitata. Alcune tavolette provenienti dalla città di Mari fanno intuire che i mercanti avevano un buon rapporto fra loro. L’argento e l’ oro erano beni preziosi poiché il loro valore era facilmente valutabile e, gli scambi erano facilmente fattibili. Le regioni che disponevano di miniere d’oro avevano un forte vantaggio economico. Una di questa era il regno della Lidia dove nacquero le prime monete della storia.
  • 27. Le prime monete erano realizzate con l’elettro, una lega di oro e argento che si trovavano in natura nel corso del fiume Pattolo. La ricchezza di questo corso d’acqua si riflette nel mito di Mida. Le monete d’elettro erano coniate e non fuse, avevano un aspetto ruvido ed erano molto diverse dai frammenti di lingotto della Mesopotamia. La faccia principale aveva un sigillo ufficiale, solitamente venivano rappresentati animali: selvatici e domestici, reali e mitologici, acquatici e volatili… la superficie era irregolare o a strisce la forma non era né tonda né piatta. Le monete più importanti sono quelle di Cizico sul Mar di Marmara, che usò il tonno come emblema, e di Focea che marchiò le sue monete con un grifone o una foca. Si ritiene che le rappresentazioni di una testa di leone accanto a quella di un toro sia legata ai sovrani di Lidia della dinastia Mermnadi.
  • 28. La moneta secondo Aristotele Aristotele, vissuto nel IV secolo a.C., l’origine e la funzione della moneta mediante degli esempi. Attraverso essi, affermò che la moneta facilita lo scambio di beni e anche la vita della società. L’invenzione delle monete coincise con la nascita delle «poleis» o città stato greche. Sebbene la poleis poteva esigere dai suoi cittadini dei diversi servizi a titolo gratuito, nei lavori che erano onerosi e impropri, li ricompensavano con delle monete. Erano monete con del valore modesto, ma che compensavano per l’obbligo di assistere ad un’assemblea, o molte altre volte vennero coniate per pagare i mercenari. Le prime poleis a coniare la moneta furono la Ionica e quella della costa occidentale nell’Asia Minore. Mentre, le città greche poterono ottenere benefici coniando la moneta facendola circolare con un valore superiore a quello reale del metallo usato. Questo spiegherebbe perché tante poleis coniarono la moneta.