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La mediazione come
strumento di composizione
dei conflitti
Avv. Giuseppe Briganti - E-mail: avv.briganti@gmail.com
Giornate di aggiornamento contro le discriminazioni - Macerata - 16/06/2017
Di cosa mi occupo
Sono avvocato del Foro di Urbino dal 2001 e mediatore dei conflitti
dal 2010. Attualmente mi occupo di discriminazioni sotto diversi
aspetti:
● Discriminazioni sul luogo di lavoro e di studio come Consigliere
di Fiducia dell’Università di Urbino
● Discriminazioni nei confronti delle persone LGBTI come curatore
dello sportello legale di Arcigay Agorà Pesaro-Urbino
Di cosa mi occupo
● Discriminazioni nei confronti di minori stranieri non
accompagnati come tutore volontario di minori
● Discriminazioni nella scuola come referente del Progetto
alternanza-scuola lavoro del CNF per l’Ordine Avvocati di
Urbino, nell’ambito del quale abbiamo affrontato il
fenomeno del bullismo e del cyberbullismo
Il conflitto
Il conflitto è ovunque: in noi stessi innanzitutto,
e inoltre nei nostri rapporti con gli altri
(Morineau, 2000)
Il conflitto
Le dinamiche del mondo globale hanno oggi d’altra parte
modificato radicalmente il nostro modo di vivere, andando ad
incidere sulla capacità del sistema di regolazione di contenere
le dinamiche conflittuali, a causa dell’aumento e dell’estrema
diversità di tipologie conflittuali che la realtà oggi presenta
(Rufino, 2011)
Il conflitto
Ciò ha rimesso in discussione la capacità del diritto di
acquisire, trasformare radicalmente e fare proprio l’approccio
risolutivo del conflitto
(Rufino, 2011)
Stiamo dunque assistendo a una necessaria trasformazione
La mediazione
dal punto di
vista del diritto
La mediazione rientra tra i
modi alternativi di risoluzione
delle controversie, conosciuti
con l’acronimo inglese ADR,
ossia Alternative Dispute
Resolution, o meglio,
secondo alcuni, Appropriate
Dispute Resolution
(Parkinson, 2003)
La mediazione e il diritto
Di fronte alla lite la parte in essa coinvolta si trova, o dovrebbe
trovarsi, a poter scegliere lo strumento più idoneo per gestire
la controversia, che in alcuni casi sarà il giudizio, mentre in altri
uno dei mezzi ad esso alternativi, o meglio complementari,
messi a disposizione dall’ordinamento giuridico: negoziazione,
mediazione, arbitrato, per limitarsi alle procedure primarie di
ADR (De Palo, D’Urso e Golann, 2004)
La mediazione e il diritto
La mediazione moderna va riferita ai movimenti che hanno
avuto inizio negli anni settanta negli Stati Uniti e negli anni
novanta in gran parte dei sistemi di civil law europei
(De Palo, D’Urso e Golann, 2004)
Differenze con
la negoziazione
Rispetto alla negoziazione, la
mediazione si caratterizza per
per la presenza di un terzo
neutrale
Differenze con
l’arbitrato
Rispetto all’arbitrato, il terzo, il
mediatore, è privo del potere
di emettere una decisione
vincolante per le parti
Mediazione
La mediazione è una, ma...
… si parla di:
● Mediazione sociale
● Mediazione civile e
commerciale
● Mediazione penale
● Mediazione familiare
● Mediazione scolastica
● Mediazione abitativa...
La mediazione civile e commerciale
Nella mediazione, dunque, un professionista neutrale, diverso
dal giudice e privo di potere decisionale, aiuta le parti
coinvolte in una controversia, facilitandone la comunicazione
e la negoziazione, a trovare una soluzione negoziata della
lite accettabile da entrambe
(De Palo, D’Urso e Golann, 2004)
La mediazione familiare
Secondo la Carta europea sulla formazione dei mediatori familiari
operanti nelle situazioni di divorzio e separazione del 1992, cui
anche l’Italia ha aderito, la mediazione familiare nella separazione
personale dei coniugi e nel divorzio, o nella cessazione di rapporti
di convivenza, consente alle parti di richiedere l’intervento di un
soggetto terzo (il mediatore), dotato delle necessarie competenze,
al fine di aiutarle nella riorganizzazione dei loro rapporti resa
necessaria dalla chiusura della relazione, nel rispetto del vigente
quadro normativo
La mediazione familiare
Il mediatore familiare cerca di ristabilire la comunicazione tra
le parti per aiutarle a prendere decisioni concrete con
riguardo ai loro rapporti conseguenti alla chiusura della
relazione, sia relativamente ai figli sia relativamente agli
aspetti economici
Modelli di
mediazione
Approcci applicabili nell’ambito
del procedimento di mediazione
Esistono diversi modelli di
mediazione:
● Mediazione problem solving
● Mediazione trasformativa
● ...
Modelli di mediazione
Con specifico riferimento alle controversie civili, è stato
rilevato in proposito che la summa divisio corre fra un
approccio volto a favorire il raggiungimento di un accordo
fra le parti a definizione della lite – la mediazione problem
solving, nelle due varianti facilitativa e valutativa – e un
approccio trasformativo, nel quale l’accordo diventa solo un
elemento accidentale del processo (Mosca, 2011)
Modelli di mediazione
Le strategie poste in essere e le tecniche utilizzate dal
mediatore nel procedimento di mediazione conseguono alla
scelta di uno degli approcci disponibili;
scelta che dovrà essere effettuata in funzione delle
caratteristiche specifiche della controversia
Aspetti giuridici della mediazione civile
Direttiva europea n. 52 del 2008 del Parlamento europeo e
del Consiglio, del 21 maggio 2008, avente ad oggetto
determinati aspetti della mediazione in materia civile e
commerciale
Aspetti giuridici della mediazione civile
Secondo la direttiva, la mediazione è in grado di fornire una
risoluzione extragiudiziale conveniente e rapida delle
controversie, attraverso procedure concepite in base alle
esigenze delle parti; ciò in quanto gli accordi risultanti dalla
mediazione hanno maggiori probabilità di essere rispettati
volontariamente e preservano più facilmente una relazione
amichevole e sostenibile tra le parti
Aspetti giuridici della mediazione civile
Tali benefici, rileva il Legislatore comunitario, diventano anche
più evidenti nelle situazioni che mostrano elementi di portata
transfrontaliera.
La mediazione si presenta dunque come un modo più veloce,
più semplice ed economicamente più efficiente di risolvere
le controversie, il quale consente di prendere in
considerazione una gamma più ampia di interessi delle parti
Aspetti giuridici della mediazione civile
Il campo di applicazione della Direttiva è d’altra parte limitato
alle sole controversie transfrontaliere in materia civile e
commerciale, con le eccezioni indicate.
Ciò tuttavia non impedisce ai singoli Stati, come accaduto per
l’Italia, di applicare le disposizioni del provvedimento anche ai
procedimenti di mediazione interni
Aspetti giuridici della mediazione civile
L’art. 3 della Direttiva, ai fini del provvedimento, definisce la
mediazione come
“un procedimento strutturato, indipendentemente dalla
denominazione, dove due o più parti di una controversia
tentano esse stesse, su base volontaria, di raggiungere un
accordo sulla risoluzione della medesima con l’assistenza di
un mediatore”
Aspetti giuridici della mediazione civile
Ancora in ambito europeo, si ricordano inoltre la Direttiva
2013/11/UE del 21 maggio 2013, sulla risoluzione alternativa
delle controversie dei consumatori (Direttiva sull’ADR per i
consumatori) nonché il Regolamento (UE) n. 524/2013 del 21
maggio 2013, relativo alla risoluzione delle controversie online
dei consumatori (Regolamento sull’ODR per i consumatori)
Aspetti giuridici della mediazione civile
Con riguardo all’ordinamento giuridico italiano, nel corso degli
anni si è assistito all’introduzione, in modo non organico, di
diverse ipotesi di “tentativi di conciliazione”, obbligatori o
meno, in relazione a determinate materie
Aspetti giuridici della mediazione civile
Con il Decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, d’altra parte,
anche con l’intento di dare attuazione alla Direttiva europea n.
52 del 2008, è stata introdotta in Italia una disciplina generale
della mediazione nelle controversie civili e commerciali
Aspetti giuridici della mediazione civile
Art. 1, lett. a), D.lgs. 28/2010
Per “mediazione”, ai fini del provvedimento, s’intende:
“l’attività, comunque denominata, svolta da un terzo
imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti nella
ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una
controversia, anche con formulazione di una proposta per la
risoluzione della stessa”
Aspetti giuridici della mediazione civile
Il terzo imparziale, vale a dire il mediatore, secondo il
provvedimento (art. 1, lett. b), D.lgs. 28/2010), è
“la persona o le persone fisiche che, individualmente o
collegialmente, svolgono la mediazione rimanendo prive, in
ogni caso, del potere di rendere giudizi o decisioni vincolanti
per i destinatari del servizio medesimo”
Tipi di
mediazione
Secondo il D.lgs. 28/2010
● Mediazione facoltativa
● Mediazione “obbligatoria”
● Mediazione prescritta dal
Giudice
● Mediazione fondata su una
clausola contenuta in un
contratto, nello statuto o
nell’atto costitutivo di un ente
Aspetti giuridici della mediazione civile
Il D.lgs. 28/2010 stabilisce che il procedimento di mediazione
ivi previsto possa svolgersi esclusivamente presso uno degli
organismi di mediazione, in possesso dei requisiti
normativamente stabiliti, accreditati presso il Ministero della
Giustizia e iscritti nel Registro tenuto dal medesimo ente
Aspetti giuridici della mediazione civile
Gli organismi di mediazione accreditati dispongono ciascuno
di un proprio elenco di mediatori, in possesso anch’essi di
determinati requisiti specificati, allo stato, dal Decreto del
Ministero della Giustizia n. 180 del 2010
Aspetti giuridici della mediazione civile
Ogni organismo di mediazione, nell’ambito della cornice
normativa, è tenuto a predisporre un proprio regolamento, il
quale, ai sensi dell’art. 3 D.lgs. 28/2010, disciplinerà il
procedimento, garantendone la riservatezza, nonché modalità
di nomina del mediatore che ne assicurino l’imparzialità e
l’idoneità al corretto e sollecito espletamento dell’incarico
Aspetti giuridici della mediazione civile
Il Decreto ministeriale 180/2010 prevede che gli organismi di
mediazione possano istituire anche un elenco di mediatori
“esperti nella materia internazionale”
Tali mediatori devono produrre “documentazione idonea a
comprovare le conoscenze linguistiche necessarie
all’iscrizione nell’elenco dei mediatori esperti nella materia
internazionale”
Aspetti giuridici della mediazione civile
Durante il primo incontro il mediatore chiarisce alle parti la
funzione e le modalità di svolgimento della mediazione.
Il mediatore (art. 8, comma 1, D.lgs. 28/2010), sempre nel primo
incontro, invita poi le parti e i loro avvocati a esprimersi sulla
possibilità di iniziare la procedura di mediazione e, nel caso
positivo, procede con lo svolgimento
Aspetti giuridici della mediazione civile
L’art. 6 D.lgs. 28/2010 prevede oggi che il procedimento di
mediazione abbia una durata non superiore a tre mesi
Ai sensi dell’art. 11, comma 1, D.lgs. 28/2010, se è raggiunto un
accordo amichevole, il mediatore forma processo verbale al
quale è allegato il testo dell’accordo medesimo
E’ obbligatoria l’assistenza di avvocato
Aspetti giuridici della mediazione civile
Un cenno merita l’aspetto della riservatezza.
La riservatezza è infatti, senz’altro, una delle caratteristiche
fondamentali del procedimento di mediazione: solo se
garantite dalla massima confidenzialità, infatti, le parti
potranno sentirsi libere di rivelare informazioni e, soprattutto, i
propri interessi
Aspetti giuridici della mediazione familiare
Con riguardo alla normativa in tema di mediazione familiare, in
ambito europeo si ricorda in primo luogo la Convenzione
europea sull’esercizio dei diritti dei minori adottata dal
Consiglio d’Europa a Strasburgo il 25 gennaio 1996 e ratificata
in Italia con la Legge n. 77 del 2003
Aspetti giuridici della mediazione familiare
L’art. 13 della Convenzione prevede che
“al fine di prevenire o di risolvere i conflitti, e di evitare
procedimenti che coinvolgano minori dinanzi ad un’autorità
giudiziaria, le Parti incoraggiano il ricorso alla mediazione e a
qualunque altro metodo di soluzione dei conflitti atto a
concludere un accordo, nei casi che le Parti riterranno
opportuni”
Aspetti giuridici della mediazione familiare
Raccomandazione R(98) del Comitato dei Ministri del
Consiglio d’Europa agli Stati membri sulla mediazione
familiare, con la quale veniva raccomandato ai governi degli
Stati membri di introdurre o promuovere la mediazione
familiare, o, dove necessario, potenziare l’opera di mediazione
familiare esistente
Aspetti giuridici della mediazione familiare
Convenzione sulle relazioni personali che riguardano i
fanciulli, adottata dal Consiglio d’Europa a Strasburgo il
15/05/2003
Aspetti giuridici della mediazione familiare
All’art. 7, nell’occuparsi di risoluzione di controversie in materia di
relazioni personali, la Convenzione prevede che
“all’atto di esprimersi in materia di relazioni personali, le autorità
giudiziarie sono tenute ad applicare le misure idonee per […]
incoraggiare i genitori e le altre persone che hanno legami familiari
con il minore a raggiungere degli accordi amichevoli in materia di
relazioni personali, in particolare con l’utilizzo di mediazioni familiari
e altre misure per la risoluzione di contrasti di questo tipo”
Aspetti giuridici della mediazione familiare
Regolamento europeo n. 2201/2003 del Consiglio, del 27
novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento
e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in
materia di responsabilità genitoriale
Art. 55, “cooperazione nell’ambito di cause specifiche alla
responsabilità genitoriale”
Aspetti giuridici della mediazione familiare
“Le autorità centrali [...] cooperano nell’ambito di cause specifiche
per realizzare gli obiettivi del presente regolamento. A tal fine esse
provvedono, direttamente o tramite le autorità pubbliche o altri
organismi, compatibilmente con l’ordinamento di tale Stato membro
in materia di protezione dei dati personali […] a facilitare un accordo
fra i titolari della responsabilità genitoriale, ricorrendo alla
mediazione o con altri mezzi, e ad agevolare a tal fine la
cooperazione transfrontaliera”
Aspetti giuridici della mediazione familiare
Raccomandazione n. 1639/2003 dell’Assemblea Parlamentare del
Consiglio d’Europa, del 25 novembre 2003, recepita dal Comitato
dei Ministri del Consiglio d’Europa il 16/06/2004
All’art. 1, afferma che “la mediazione familiare è un procedimento di
costruzione e di gestione della vita tra i membri d’una famiglia alla
presenza d’un terzo indipendente ed imparziale chiamato il
mediatore...
Aspetti giuridici della mediazione familiare
... Compito del mediatore è di accompagnare le parti della
mediazione in un procedimento fondato verso una finalità
concordata innanzitutto tra loro. L’obiettivo della mediazione è di
giungere ad una conclusione accettabile per i due soggetti senza
discutere in termini di colpa o di responsabilità. L’accordo raggiunto
è ritenuto idoneo ad una pacificazione e ad un miglioramento
duraturi della relazione tra i coniugi”
Aspetti giuridici della mediazione familiare
Con la Risoluzione del Parlamento europeo del 25 ottobre 2011
sui metodi alternativi di soluzione delle controversie in materia
civile, commerciale e familiare (2011/2117(INI)), il Parlamento
europeo, in particolare “sottolinea il ruolo cruciale di certi tipi di
ADR nelle controversie familiari, ambito in cui può ridurre i danni
psicologici, aiutare le parti a ricominciare a parlarsi e in tal modo, in
particolare, aiutare a proteggere i figli”
Aspetti giuridici della mediazione familiare
Legge 28/08/97, n. 285 (“Disposizioni per la promozione di diritti e
di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza”): le finalità dei progetti
relativi a servizi di preparazione e di sostegno alla relazione
genitore-figli, di contrasto della povertà e della violenza, nonché
relativi a misure alternative al ricovero dei minori in istituti
educativo-assistenziali, possono essere perseguite anche, in
particolare, attraverso i servizi di mediazione familiare e di
consulenza per famiglie e minori, al fine del superamento delle
difficoltà relazionali (art. 4, comma 1)
Aspetti giuridici della mediazione familiare
Un riferimento alla mediazione familiare si rinviene anche nella
Legge n. 154 del 4 aprile 2001 in materia di ordini di
protezione contro gli abusi familiari, che ha inserito in
particolare nel Codice civile l’art. 342ter, secondo il quale il
giudice può disporre, ove occorra, in tale ambito, anche
l’intervento di un centro di mediazione familiare
Aspetti giuridici della mediazione familiare
Legge regionale della Regione Marche 15 ottobre 2012, n. 291.
Con questa legge (art. 1), la Regione Marche ha inteso promuovere
azioni finalizzate a favorire il mantenimento di un rapporto
equilibrato e continuativo dei figli con entrambi i genitori, anche
dopo la separazione e il divorzio, nonché promuovere misure di
sostegno in favore dei coniugi separati legalmente o divorziati, o in
fase di separazione o divorzio, in situazione di difficoltà economica
Aspetti giuridici della mediazione familiare
Per le predette finalità, si prevede che la Regione Marche
promuova:
a) la realizzazione di centri di assistenza e mediazione familiare al
fine di fornire un sostegno alla coppia in fase di separazione o
divorzio in particolare per raggiungere un accordo sulle modalità di
realizzazione dell’affidamento congiunto;
Aspetti giuridici della mediazione familiare
Per le predette finalità, si prevede che la Regione Marche
promuova:
b) la formazione e l’aggiornamento degli operatori dei centri di
mediazione familiare;
Aspetti giuridici della mediazione familiare
Per le predette finalità, si prevede che la Regione Marche
promuova:
c) gli interventi comunali di sostegno al reddito volti a far fronte alle
necessità abitative dei coniugi di cui all’articolo 2 non assegnatari
della casa familiare e in situazione di grave difficoltà economica
garantendo, in particolare, le condizioni per continuare a svolgere in
modo adeguato il ruolo genitoriale;
Aspetti giuridici della mediazione familiare
Per le predette finalità, si prevede che la Regione Marche
promuova:
d) l’istituzione di servizi informativi e di consulenza legale finalizzati
a rendere effettivo l’esercizio del ruolo genitoriale in caso di
separazione;
Aspetti giuridici della mediazione familiare
Per le predette finalità, si prevede che la Regione Marche
promuova:
e) la stipula di accordi e intese con il Ministero di Giustizia per
garantire nei tribunali le prestazioni dei servizi di mediazione
familiare, in particolare nei procedimenti di separazione giudiziale
Aspetti giuridici della mediazione familiare
Art. 337-octies cod. civ.:
“Qualora ne ravvisi l'opportunità, il giudice, sentite le parti e
ottenuto il loro consenso, può rinviare l'adozione dei
provvedimenti di cui all'articolo 337-ter per consentire che i
coniugi, avvalendosi di esperti, tentino una mediazione per
raggiungere un accordo, con particolare riferimento alla tutela
dell'interesse morale e materiale dei figli”
Professione
mediatore
Come va inquadrata?
● Attualmente, la professione di
mediatore va inquadrata
nell’ambito della Legge 14
gennaio 2013, n. 4, recante
disposizioni in materia di
professioni non organizzate
Professione mediatore
Per “professione non organizzata in ordini o collegi” si intende
l’attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di
servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e
prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il
concorso di questo, con esclusione delle attività riservate per legge
a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’art. 2229 c.c., delle
professioni sanitarie e delle attività e dei mestieri artigianali,
commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche
normative
Professione mediatore
L’esercizio della professione è libero e fondato sull’autonomia,
sulle competenze e sull’indipendenza di giudizio intellettuale e
tecnica, nel rispetto dei principi di buona fede,
dell’affidamento del pubblico e della clientela, della
correttezza, dell’ampliamento e della specializzazione
dell’offerta dei servizi, della responsabilità del professionista
Professione mediatore
Coloro che esercitano una professione non regolamentata
possono costituire associazioni a carattere professionale di
natura privatistica, fondate su base volontaria, senza alcun
vincolo di rappresentanza esclusiva, con il fine di valorizzare le
competenze degli associati e garantire il rispetto delle regole
deontologiche, agevolando la scelta e la tutela degli utenti nel
rispetto delle regole sulla concorrenza
Professione mediatore
Le associazioni professionali promuovono, anche attraverso
specifiche iniziative, la formazione permanente dei propri
iscritti, adottano un codice di condotta, vigilano sulla condotta
professionale degli associati e stabiliscono le sanzioni
disciplinari da irrogare agli associati per le violazioni del
medesimo codice
Professione mediatore
Ai professionisti, anche se iscritti alle associazioni, non è
d’altra parte consentito l’esercizio delle attività professionali
riservate dalla legge a specifiche categorie di soggetti, salvo il
caso in cui dimostrino il possesso dei requisiti previsti dalla
legge e l’iscrizione al relativo albo professionale
Modelli di
mediazione
Cosa fa il mediatore?
Esistono diversi modelli di
mediazione:
● Mediazione problem solving
● Mediazione trasformativa
● ...
Mediazione trasformativa
L’elaborazione dell’approccio trasformativo alla mediazione si
deve a Robert A. Baruch Bush e Joseph P. Folger (2009), i
quali nel 1994 pubblicarono il fondamentale testo “The
Promise of Mediation”
Mediazione trasformativa
Nella mediazione trasformativa, il fine diventa la trasformazione
della percezione del conflitto grazie al raggiungimento di due
obiettivi sostanziali: l’empowerment delle parti, ossia il
raggiungimento di un livello di consapevolezza tale da permettere
loro di gestire autonomamente situazioni simili, e quella che viene
definita recognition, vale a dire la comprensione empatica delle
ragioni dell’altra parte (Mosca, 2011)
Mediazione trasformativa
Empowerment significa il ristabilimento negli individui della
percezione del proprio valore, della propria forza, della propria
capacità di prendere decisioni e di gestire i problemi della vita
(Bush e Folger, 2009)
Mediazione trasformativa
Riconoscimento è l’evocazione di una conferma, di
comprensione o di empatia nei confronti dell’altro e del suo
punto di vista
(Bush e Folger, 2009)
Mediazione trasformativa
Se entrambe le dinamiche assumono un ruolo centrale nel
processo le parti possono trovare aiuto per trasformare la
relazione conflittuale da distruttiva a costruttiva e
sperimentare personalmente gli effetti di una tale
trasformazione
(Bush e Folger, 2009)
Mediazione trasformativa
In tale prospettiva, contrariamente a quanto accade
nell’approccio problem solving, il successo della mediazione
risiede non tanto nel raggiungimento di un accordo, che, pur
restando un fattore importante, diventa un elemento di
secondo piano, quanto nel raggiungimento dei due obiettivi
accennati
Mediazione trasformativa
Il processo di mediazione, rilevano Bush e Folger (2009),
contiene infatti in sé la potenzialità assolutamente originale di
trasformare le interazioni nel conflitto e, quale conseguenza,
di condurre a un mutamento della forma mentis delle persone
coinvolte
Mediazione trasformativa
Secondo la teoria trasformativa, ciò che le parti coinvolte in un
conflitto trovano significativo non consiste tanto nel senso di
frustrazione che può conseguire dalla mancata affermazione di un
diritto o dalla mancata realizzazione di un interesse, quanto nel fatto
che esse si sentono portate, o costrette, ad agire in modi che loro
stesse giudicano inadeguati, e verso i quali possono giungere
addirittura a provare un senso di repulsione (Bush e Folger, 2009)
Mediazione trasformativa
Nell’opinione di Bush e Folger, il conflitto produce pertanto
alienazione, allontanando la consapevolezza della propria
forza interiore così come il senso di connessione con gli altri.
Ciò mina alle sue fondamenta l’interazione tra esseri umani in
quanto tali
Mediazione trasformativa
La premessa della teoria trasformativa del conflitto si rinviene
dunque nella constatazione che il significato del conflitto per
le parti coinvolte risiede nella crisi delle interazioni.
Conseguentemente, la richiesta principale che viene formulata
al mediatore è quella di un aiuto al superamento della crisi
Mediazione trasformativa
Tra i vari effetti del conflitto, vi sono infatti conseguenze
profonde sulla percezione di sé e dell’altro, con generazione,
nella maggior parte dei casi, di un senso di debolezza e di
incapacità in capo alle persone coinvolte.
Gli Autori parlano in proposito di una spirale negativa del
conflitto
Mediazione trasformativa
La visione trasformativa sul significato del conflitto parte
quindi dal presupposto che dietro la richiesta di mediazione vi
sia principalmente una richiesta di rovesciare l’andamento
discendente della spirale negativa, con il ripristino di
un’interazione costruttiva, piuttosto che il desiderio di trovare
un accordo sulla singola questione
Mediazione trasformativa
La mediazione trasformativa è pertanto un processo di
trasformazione del conflitto nel senso di un cambiamento
della qualità dell’interazione nel conflitto
(Bush e Folger, 2009)
Mediazione trasformativa
Secondo Bush e Folger (2009), la risorsa fondamentale per la
trasformazione del conflitto risiede essenzialmente nelle
qualità umane delle parti: la loro forza, dignità ed empatia.
La premessa più importante della teoria trasformativa è infatti
quella secondo cui le parti hanno in sé sia il desiderio sia la
capacità di trasformare il conflitto
Mediazione trasformativa
Nel conflitto vi è dunque un potenziale positivo
dell’interazione, in quanto non necessariamente le parti
devono rimanere intrappolate nella spirale negativa, essendo
il conflitto un fenomeno dinamico, all’interno del quale le parti
possono muoversi compiendo degli spostamenti notevoli,
anche al di fuori del processo di mediazione
Mediazione trasformativa
Nella teoria trasformativa, questi spostamenti dinamici di
livello sono definiti, come accennato, empowerment e
recognition
Tali spostamenti dinamici che compiono le parti, non
certamente facili, ma possibili, rappresentano dunque
secondo gli Autori le chiavi di volta per la trasformazione
dell’interazione nel conflitto
Mediazione trasformativa
In questo contesto, il valore aggiunto di cui il mediatore
trasformativo è portatore è quello di dare aiuto e supporto al
desiderio e alla capacità delle parti di trasformare il conflitto.
La mediazione fornisce sostegno al processo di
cambiamento della qualità dell’interazione nel conflitto,
favorendo l’inversione della spirale negativa
Mediazione trasformativa
Al fine di supportare gli spostamenti, anche piccoli, i mediatori
trasformativi usano degli strumenti in grado di mettere in
evidenza le occasioni di compiere dei cambiamenti nel
momento stesso in cui emergono dalla conversazione,
sostenendo la scelta di approfittarne
(Bush e Folger, 2009)
Mediazione trasformativa
Bush e Folger (2009) evidenziano alcuni principi che possono
guidare la pratica del mediatore trasformativo nel dare
supporto agli spostamenti (shift) di empowerment e
recognition:
Mediazione trasformativa
● le parti, e solo loro, possono dare origine a questi
spostamenti.
Non è previsto un intervento del mediatore in tal senso: il
mediatore che tentasse di indurre tali cambiamenti
impedirebbe infatti al processo di svolgersi, togliendo alle
parti il controllo dell’interazione, a discapito del supporto
all’empowerment;
Mediazione trasformativa
● fino a quando le parti non raggiungono un determinato
grado di forza interiore, non è possibile superare la
chiusura solipsistica, in quanto è difficile aprirsi agli altri se
ci si sente vulnerabili e instabili;
● il percorso progressivo verso la trasformazione del conflitto
non è né costante né uniforme
Mediazione trasformativa
Il modello trasformativo non ignora in ogni caso l’importanza
della risoluzione del problema specifico che vede coinvolte le
parti.
D’altra parte, dovrebbero essere gli spostamenti in termini di
empowerment e recognition a consentire alle parti stesse di
trovare accordi su questioni specifiche, ove ve ne sia la
possibilità
Mediazione trasformativa
Nell’approccio trasformativo, il momento iniziale della seduta
viene considerato come una conversazione d’apertura tra le
parti e il mediatore
(Bush e Folger, 2009)
Mediazione trasformativa
Le parti sono dunque invitate a conversare sui temi per loro
importanti e ad esporre i loro obiettivi con riguardo alla
mediazione.
Il mediatore illustra alle parti che sono esse stesse a poter
stabilire le regole di svolgimento del processo, in base alle
loro esigenze
Mediazione trasformativa
Anche nella mediazione trasformativa, così come nel modello
problem solving, è possibile per il mediatore incontrare
separatamente le parti, ma non spetta al mediatore
trasformativo convocare l’incontro separato, rimanendo il
processo decisionale sempre in mano a queste ultime
Mediazione trasformativa
Nella mediazione trasformativa, sono le parti a decidere
quando concludere il processo, e il mediatore deve rimanere
pronto a seguirle ovunque esse decidano di andare
Mediazione trasformativa
Le sequenze comunicative delle parti “procedono con un
movimento a spirale attraverso vari ambiti di attività, che
emergono senza seguire un ordine prestabilito. Le parti
possono attraversare gli stessi ambiti ciclicamente, se dalle
dinamiche comunicative emergono nuove informazioni o
nuovi contesti”
(Bush e Folger, 2009)
Mediazione trasformativa
Le attività comprendono:
- creare il contesto
- esplorare la situazione
- deliberare
- valutare le opzioni possibili
- prendere decisioni
Mediazione trasformativa
Tra le tecniche specifiche del modello trasformativo si
ricordano (Bush e Folger, 2009):
● la tecnica del riflettere (reflection), con la quale il mediatore
fa da specchio alla parte, con riferimento a quanto dalla
medesima espresso sia con riguardo al contenuto che con
riguardo al tono emotivo;
Mediazione trasformativa
Tra le tecniche specifiche del modello trasformativo si
ricordano (Bush e Folger, 2009):
● la tecnica del riassunto (summary), con la quale il
mediatore condensa e struttura in temi di discussione
quanto espresso dalle parti, sia con riferimento agli
argomenti su cui vi è intesa, sia con riferimento a quelli per
cui vi è disaccordo, rivolgendosi a tutte le parti;
Mediazione trasformativa
Tra le tecniche specifiche del modello trasformativo si
ricordano (Bush e Folger, 2009):
● la tecnica della verifica (check-in): quando la parte si
rivolge al mediatore alla ricerca di un orientamento,
quest’ultimo risponde restituendo l’opportunità di scelta
alla parte medesima, verificando come questa intenda
procedere, spesso attraverso l’utilizzo di domande aperte
Mediazione
interculturale
Anche per la composizione dei
conflitti
● Parkinson individua anche il
modello di mediazione
familiare interculturale: i
modelli occidentali adottati fino
ad oggi non sono più sufficienti
in quanto ogni persona porta
con sé anche una propria
identità culturale che incide sul
suo modo di pensare e vivere
le proprie relazioni all’interno
del nucleo domestico
(Parkinson, 2013)
Mediazione nelle società multietniche
Secondo M. Cohen-Emerique nelle società multietniche si
possono individuare tre modi di pensare alla mediazione,
tenuto conto del contesto in cui si manifesta il conflitto
Mediazione nelle società multietniche
1) Mediazione come strumento che consente il superamento
delle questioni relative alla comunicazione tra persone di
cultura diversa;
Mediazione nelle società multietniche
2) Mediazione nell’ambito dei conflitti tra il nucleo immigrato e
il contesto ospitante o dei conflitti tra i membri della famiglia
immigrata;
3) Mediazione come percorso condiviso finalizzato alla
risoluzione di problemi
Mediazione nelle società multietniche
Paola Dusi (2005) definisce il mediatore familiare interculturale
come “[…] colui che ha sì conoscenze circa la realtà
socio-culturale di provenienza dei componenti del nucleo
domestico, ma è soprattutto colui che possiede doti personali
che lo sostengono nella relazione interpersonale e competenze
che gli permettono di fungere da terzo neutrale capace di
ripristinare una comunicazione efficace tra i soggetti coinvolti”
Diritto interculturale
“Ritrovarsi a vivere in un ambiente sociale differente da quello natio
può rendere difficilissimo il proprio rapporto con il diritto. Chi viene
da un altrove, reca spesso con sé un’educazione giuridica di
sfondo culturalmente distante da quella degli autoctoni. Seguendo i
suoi dettami, egli sarà indotto ad agire adottando comportamenti
fatalmente contrastanti con gli imperativi normativi del paese di
approdo e del suo sistema giuridico”
(Ricca, 2015)
Diritto interculturale
“un diritto interculturale è necessario a far sì che il diritto
nazionale possa essere se stesso e mantenersi
tale anche quando deve misurarsi con la diversità culturale
ormai divenuta parte integrante della sua
platea sociale”
(Ricca, 2015)