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IL RISCHIO BIOLOGICO
Il rischio biologico è rappresentato dalla possibilità di contrarre malattie infettive in seguito alla
penetrazione di agenti biologici per effetto di condizioni ambientali o di esposizioni lavorative che
innalzano significativamente la probabilità del contagio.
Per agente biologico s’intende “qualsiasi microrganismo, anche se geneticamente modificato,
coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o
intossicazioni”; per microrganismo “qualsiasi entità microbiologica, cellulare o meno, in grado di
riprodursi o trasferire materiale genetico”; e per coltura cellulare “il risultato della crescita in vitro
di cellule derivate da organismi pluricellulari (art. 74-DL 626).
Nel campo della direttiva europea 90/679/CEE, accanto alle conseguenze da infezione, è fatto
riferimento anche alle manifestazioni allergiche e/ tossiche da microrganismi, mentre non è
considerato un rischio cancerogeno, sebbene sia fortemente sospettata un’azione cancerogena da
parte di alcuni virus.
Il rischio di sviluppare un’infezione per effetto dell’esposizione lavorativa è riconducibile a tre
fattori deterministi:
1. Fattori dipendenti dal lavoratore → resistenza alle infezioni
2. Fattori legati alla pericolosità del microrganismo → potere infettante
3. Fattori legati alle caratteristiche del posto di lavoro → igiene e protezione degli ambienti
Escludendo le variabili individuali, in altro modo considerando che il Lavoratore è un soggetto
adulto con integrità del sistema immunitario, la sussistenza e l’entità eventuale del rischio
lavorativo da esposizione deliberata od accidentale ad agenti biologici restano correlati alla
pericolosità dell’agente (patogenicità, virulenza, infettività e trasmissibilità) ed alle condizioni di
sicurezza dell’ambiente di lavoro.
2. Fonti normative
- LEGGE 5 marzo 1963, n. 292 (Vaccinazione antitetanica obbligatoria)
Art. 1 (Categorie di lavoratori da vaccinare)
- DECRETO LEGISLATIVO 3 marzo 1993, n. 91 (Attuazione della direttiva 90/219/CEE
concernente l'impiego confinato di microrganismi geneticamente modificati)
Art. 2, c. 1 (Definizioni)
- DECRETO LEGISLATIVO 19 settembre 1994, n. 626
- DECRETO LEGISLATIVO 25 novembre 1996 n. 645 (Recepimento della direttiva 92/85/CEE
concernente il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti,
puerpere o in periodo di allattamento)
Allegato 1, p. 2 (Elenco agenti di cui all'art. 4)
Allegato 2, p. 1 - b) (Elenco agenti di cui all'art. 3)
- DECRETO MINISTERIALE 12 novembre 1999 (Modificazioni all'Allegato XI del decreto
legislativo 19 marzo 1996, n. 242, concernente: "Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo
19 settembre 1994, n. 626, recante attuazione di direttive comunitarie riguardanti il miglioramento
della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro)
DECRETO LEGISLATIVO aprile 2008, n. 81 _Testo unico in materia di sicurezza negli ambienti
di lavoro
3. ATTIVITÀ A RISCHIO
Uso deliberato di agenti biologici
Il rischio è connesso con la manipolazione di microrganismi, in altro modo con cicli lavorativi
nei quali i microrganismi sono trattati o trasformati allo scopo di utilizzare le proprietà biologiche.
Si può considerare, in casi del genere, l’analogia con le “materie prime” dell’industria di
trasformazione, giacché i microrganismi rappresentano di volta in volta un catalizzatore, un
reagente o un substrato.
Ad attività con uso deliberato di microrganismi appartengono i laboratori di diagnostica e di
ricerca microbiologica, nei quali gli agenti biologici sono volutamente isolati per accertarne la
presenza ed il tipo, i laboratori di coltivazione per l’allestimento di vaccini, i laboratori di ricerca su
colture cellulari.
Esposizione potenziale ad agenti biologici.
Si tratta di tutte le attività nelle quali il contatto e la potenzialità di trasmissione di agenti
infettanti superano di molto quella della popolazione generale per effetto di diverse condizioni
deterministe:
1. gli agenti infettanti sono maggiormente concentrati rispetto alle situazione medie ambientali
(per esempio, comunità, caserme)
2. gli agenti infettanti sono maggiormente “esposti” rispetto alle condizioni ambientali (per
esempio, manipolazione di liquidi biologici, deiezioni animali)
3. l’attività, per la maggiore esposizione degli agenti e per le caratteristiche operative, innalza
la probabilità di passaggio dei microrganismi (per esempio, attività assistenziali sanitarie).
4. Concetto di rischio biologico
Il concetto di rischio biologico, così come preso in considerazione nell’elaborazione del D.Lgs.
n. 626/1994, non va inteso correlato solo alla gravità della malattia provocata dal microrganismo in
questione, bensì anche a una serie di altri fattori. In pratica si valutano tutte le possibilità che ha
l’agente biologico, situato in origine all’esterno dell’organismo, di penetrarvi e provocare danni più
o meno gravi sia nei confronti della salute dei lavoratori che della popolazione generale.
Le caratteristiche principali che vanno prese in considerazione sono:
- l'infettività, intesa come capacità di un microrganismo di penetrare e moltiplicarsi nell'ospite;
- la patogenicità, riferibile alla possibilità di produrre malattia a seguito di infezione e la gravità
della stessa;
- la trasmissibilità, intesa come la caratteristica di un microrganismo di essere trasmesso da un
soggetto infetto ad un soggetto suscettibile;
- la neutralizzabilità, intesa come la disponibilità, o meno, di efficaci misure profilattiche per
prevenire la malattia o terapeutiche per la sua cura.
Ai fini della prevenzione del rischio infettivo, è adottata l'ipotesi conservativa secondo la quale
per molte specie di microrganismi non esiste una soglia di infettività (DI0 Dose Infettante = 1) e,
quando questa condizione è abbinata ad elevata patogenicità, trasmissibilità e limitata
neutralizzabilità, l'unico intervento efficace per la prevenzione del rischio è l'eliminazione
dell'esposizione.
Sulla base delle suddette caratteristiche e, in alcuni casi, considerando anche le proprietà
allergeniche e tossinogeniche, i microrganismi sono stati suddivisi in 4 classi di pericolosità (D.Lgs.
n. 626/1994, art. 75), con valori crescenti da uno a quattro e delle quali la quarta, la più pericolosa, è
riferita ai microrganismi che assommano la presenza di tutte e quattro le caratteristiche negative
considerate.
- Gruppo 1: Agente biologico che presenta poche probabilità di causare malattie in soggetti umani.
- Gruppo 2: Agente biologico che può causare malattie in soggetti umani e costituire un serio
rischio per i lavoratori; è poco probabile che si propaghi nella comunità; sono di norma disponibili
efficaci misure profilattiche o terapeutiche: è in pratica dotato di elevata patogenicità, ma poco
trasmissibile e efficacemente neutralizzabile.
- Gruppo 3: Agente biologico che può causare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio
rischio per i lavoratori; l’agente biologico può propagarsi nella comunità, ma di norma sono
disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche: è quindi dotato di elevata patogenicità,
facilmente trasmissibile, ma efficacemente neutralizzabile.
- Gruppo 4: Agente biologico che può causare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio
rischio per i lavoratori e può presentare un elevato rischio di propagazione nella comunità; non sono
disponibili di norma efficaci misure profilattiche o terapeutiche. Assomma in sé tutte le
caratteristiche di pericolosità sopra enunciate: alta patogenicità, alta trasmissibilità e scarsa o nulla
neutralizzabilità.
1. IL RISCHIO BIOLOGICO IN OSPEDALE
Gli ultimi anni hanno portato ad una maggiore consapevolezza circa l’importanza delle infezioni
acquisite in ospedale e la necessità di controllarle. Poiché gli ospedali oggi forniscono cure sempre
più complesse e trattano pazienti sempre più gravi, spesso con difese immunitarie compromesse, il
problema continuerà ad esistere; proprio per questo motivo è importante che tutto il personale
sanitario sia adeguatamente informato, sviluppi piena consapevolezza del problema, ed acquisti
famigliarità nella prevenzione delle infezioni in ambito lavorativo.
Le nuove tecnologie hanno modificato la pratica in tutti i campi della medicina: è aumentato
l’utilizzo di dispositivi medici invasivi diretti alla cura del paziente, il ricorso alla dialisi e ai
respiratori artificiali, si sono moltiplicati i servizi specializzati per il trapianto e le unità di terapia
intensiva destinate a singole specialità mediche: tutto questo ha sicuramente aumentato le occasioni
di contagio dell’operatore sanitario addetto all’assistenza diretta del paziente.
Anche l’eziologia delle infezioni ospedaliere, sotto la spinta selettiva della terapia antibiotica, si è
modificata: i microrganismi hanno sviluppato resistenze sempre più tenaci agli antibiotici e sono
emersi patogeni inconsueti, quali Legionella, alcuni virus e funghi.
Ogni operatore sanitario deve sapere che l'obiettivo delle misure di precauzione è quello di
proteggere i pazienti, oltre che se stessi; è anche noto che la prevenzione della maggior parte delle
infezioni acquisibili in ospedale, compresa l’infezione da HIV, non richiede sistemi complicati e
raffinati, ma solo l’osservanza di semplici norme.
L’accurato lavaggio delle mani, l’adozione di appropriate misure di barriera, l’adeguata
decontaminazione delle attrezzature ed il corretto smaltimento dei rifiuti consentono di evitare la
trasmissione di infezioni in ospedale, senza bisogno di ricorrere all’isolamento fisico del paziente e,
nel contempo, di proteggere il personale dall’acquisizione di patogeni durante le manovre
assistenziali.
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2. FORMAZIONE E INFORMAZIONE DEL PERSONALE
Il personale deve ricevere una formazione adeguata in materia di sicurezza e salute, con particolare
riferimento alle proprie mansioni e al proprio posto di lavoro.
La formazione deve avvenire in occasione :
􀂃􀂃 dell’assunzione in servizio
􀂃􀂃 del trasferimento o cambiamento di mansioni
􀂃􀂃 dell’introduzione di nuove attrezzature di lavoro, di nuove procedure lavorative, di nuove
sostanze e preparati pericolosi.
Per ogni unità operativa deve essere individuata una figura incaricata dell’informazione ed
addestramento del personale.
Ogni nuovo dipendente che entra a far parte di una unità operativa deve ricevere informazioni su:
􀂃􀂃 i rischi a cui può andare incontro, riferiti al posto di lavoro e alle mansioni
􀂃􀂃 le misure che deve adottare per evitarli o per ridurli al minimo; (modalità d’uso dei DPI,
manovre e procedure corrette, precauzioni da adottare ecc.)
􀂃􀂃 le procedure che riguardano gli incidenti a rischio biologico
􀂃􀂃 i diritti e i doveri dei lavoratori in materia di sicurezza e salute sul posto di lavoro
􀂃􀂃 i servizi aziendali incaricati della sicurezza e salute sui luoghi di lavoro (Servizio di
Prevenzione e Protezione, Servizio di Sorveglianza Sanitaria, CIO)
􀂃􀂃 i nominativi dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza
3 LA TRASMISSIONE DELLE MALATTIE
COME SI VERIFICA?
In ospedale gli agenti infettivi sono trasmessi attraverso diverse modalità. Le principali vie di
trasmissione sono:
3.1. LA VIA AEREA
3.2. IL CONTATTO
3.3. LA TRASMISSIONE ATTRAVERSO GOCCIOLINE
3.1 PER VIA AEREA
Avviene per disseminazione sia di nuclei di goccioline, sia di particelle di polvere contenenti
l’agente infettivo.
I microrganismi trasportati in questo modo possono essere ampiamente dispersi dalle correnti d’aria
ed essere inalati da un ospite suscettibile, nella stessa stanza o ad una maggiore distanza dalla
sorgente, in rapporto a fattori ambientali.
3.2 PER CONTATTO
Il passaggio di microrganismi da un paziente infetto o colonizzato verso un ospite recettivo può
avvenire per contatto cute contro cute.
Può verificarsi quando il personale infermieristico svolge un’attività assistenziale che richieda un
contatto fisico stretto col malato.
3.3 ATTRAVERSO GOCCIOLINE
Attraverso le goccioline emesse dal paziente mentre parla o con la tosse, oppure ancora durante
manovre invasive (es. broncoscopia, aspirazione endotracheale), possono essere trasmessi alcuni
virus (es. virus dell’influenza, parotitico, della rosolia), o malattie quali difterite, pertosse,
polmonite e la stessa meningite epidemica.
Perché si verifichi il contagio è però necessario un contatto molto ravvicinato.
Una particolare attenzione deve essere posta nella prevenzione di malattie trasmesse
ATTRAVERSO IL SANGUE, di cui l’epatite B, l’epatite C e l’infezione da HIV rappresentano
gli eventi più gravi in relazione alla prognosi a tutt’oggi ancora non favorevole.
L’operatore sanitario non dovrebbe mai dimenticare che sempre (e non solo nei reparti di Malattie
Infettive) deve adottare le «precauzioni universali»:
ogni paziente deve considerarsi potenzialmente infetto e vanno utilizzate appropriate misure di
barriera quando sia previsto il contatto con sangue o altri liquidi biologici.
4. LE PRECAUZIONI UNIVERSALI
(D.M. 28.9.90)
CHE COSA SONO?
Costituiscono l’insieme delle misure di barriera e dei comportamenti volti a prevenire e contenere la
trasmissione dei microrganismi attraverso il sangue.
A CHI SONO INDIRIZZATE?
A tutti gli operatori sanitari la cui attività comporta un contatto con sangue e liquidi organici,
durante prestazioni sanitarie in ambito ospedaliero, territoriale, domiciliare.
A QUALI PERSONE DEVONO ESSERE APPLICATE?
A tutti i pazienti routinariamente indipendentemente dalla diagnosi di ricovero.
QUANDO DEVONO ESSERE APPLICATE?
durante l’esecuzione di procedure assistenziali, diagnostiche e terapeutiche che prevedono un
possibile contatto accidentale con sangue o materiale biologico;
quando si maneggiano strumenti o attrezzature che possono essere contaminate con sangue o altri
materiali biologici.
CHE COSA PREVEDONO?
4.1. LAVAGGIO SOCIALE E/O ANTISETTICO DELLE MANI;
4.2. ADOZIONE DI IDONEE MISURE DI PROTEZIONE;
4.3. ADEGUATE PROCEDURE DI DECONTAMINAZIONE, PULIZIA, DISINFEZIONE E/O
STERILIZZAZIONE DI PRESIDI E ATTREZZATURE;
4.4. PULIZIA, SANIFICAZIONE E DISINFEZIONE DI SUPERFICI E AMBIENTI
4.5. CORRETTA GESTIONE E TRASPORTO DEI CAMPIONI DI MATERIALE BIOLOGICO.
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4.1. LAVAGGIO SOCIALE E/O ANTISETTICO DELLE MANI
Il lavaggio frequente delle mani è riconosciuto come la più importante misura per ridurre il rischio
di trasmissione di microrganismi da una persona all’altra o da una localizzazione all’altra nello
stesso paziente.
Le mani devono essere immediatamente lavate in caso di accidentale contatto con sangue ed altri
liquidi biologici e dopo la rimozione dei guanti.
4.2. MISURE DI PROTEZIONE
􀂃􀂃 4.2.1 GUANTI
I guanti riducono l’incidenza di contaminazione delle mani e devono essere sempre indossati nei
seguenti casi:
􀂃􀂃contatto con sangue od altro liquido biologico;
􀂃􀂃esecuzione di procedure di accesso vascolare ( prelievi, iniezioni e.v., posizionamento di
dispositivi di accesso vascolare...);
􀂃􀂃esecuzione di prelievi su lobi auricolari, talloni e dita di neonati e bambini;
􀂃􀂃durante l’addestramento del personale all’esecuzione di prelievi;
􀂃􀂃quando si maneggiano strumenti appuntiti e taglienti;
􀂃􀂃quando la cute delle mani presenta lesioni.
Il personale deve indossare guanti di misura adeguata e di tipo idoneo alla prestazione da eseguire:
􀂃􀂃guanti monouso sterili per tutte le procedure che determinano il contatto con aree del corpo
normalmente sterili;
􀂃􀂃guanti monouso non sterile per le procedure diagnostiche o assistenziali che non richiedono
tecniche asettiche;
􀂃􀂃guanti in gomma per uso domestico per le operazioni di pulizia ambientale e per la
decontaminazione dello strumentario.
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􀂃􀂃 4.2.2. CAMICI DI PROTEZIONE
I camici protettivi devono essere indossati durante l’esecuzione di procedure assistenziali che
possano produrre l’emissione di goccioline e schizzi di sangue o di altro materiale biologico.
Se la divisa viene macroscopicamente contaminata deve, in ogni caso essere immediatamente
sostituita.
􀂃􀂃 4.2.3. MASCHERE, OCCHIALI, COPRIFACCIA PROTETTIVI
Diversi tipi di mascherine, occhiali e schermi facciali vengono usati da soli o in combinazione per
fornire adeguate misure di protezione.
Il personale sanitario deve indossare queste misure di barriera durante le attività assistenziali che
possono generare schizzi di sangue o di altro materiale biologico.
La mascherina chirurgica, con o senza visiera, è monouso e pertanto deve essere eliminata subito
dopo l’utilizzo (non deve mai essere abbassata sul collo).
I Dispositivi di protezione respiratoria individuali per la prevenzione della TBC, devono soddisfare
i criteri prestazionali raccomandati nelle linee-guida per la prevenzione della tubercolosi emanate
dalla Commissione Nazionale per la lotta all’AIDS e sono disponibili in ospedale ( Filtranti Facciali
di classe FFP2S).
4.3. PROCEDURE DI DECONTAMINAZIONE, PULIZIA, DISINFEZIONE E
STERILIZZAZIONE DI PRESIDI E ATTREZZATURE
I presidi medici o gli strumenti riutilizzabili impiegati per l’assistenza al paziente, devono essere
maneggiati con cura, in modo da prevenire l’esposizione di cute e mucose, la contaminazione di
indumenti e il trasferimento di microrganismi ad altri pazienti o all’ambiente. Le attrezzature
utilizzate devono essere adeguatamente ricondizionate prima del loro impiego su altri pazienti.
Fasi di trattamento del materiale:
4.3.1. DECONTAMINAZIONE
Immergere il materiale, direttamente dopo l’uso, con le mani protette da guanti in gomma, in un
disinfettante di riconosciuta efficacia contro l’HIV (es. Cloroderivati, polifenoli). Lasciare agire la
soluzione disinfettante per 30 minuti;
4.3.2. PULIZIA
Dopo aver indossato un camice impermeabile, guanti robusti e maschera total-face, lavare
accuratamente il materiale, risciacquarlo ed asciugarlo;
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4.3.3. DISINFEZIONE
Nel caso in cui venga selezionato questo metodo, immergere il materiale in soluzione disinfettante
(il prodotto, la concentrazione ed il tempo di contatto variano a seconda del livello di disinfezione
che si vuole ottenere). Durante tale procedura il personale deve indossare mezzi di protezione
idonei. Al termine della disinfezione, prelevare il materiale, risciacquarlo ed asciugarlo (se è stata
effettuata una disinfezione ad alto livello, tali procedure sono da eseguirsi con tecnica asettica). Il
materiale disinfettato deve essere conservato in ambiente protetto, lontano dalla polvere e da altre
fonti di inquinamento;
4.3.4. STERILIZZAZIONE
Tale metodica deve essere considerata nel caso di trattamento di articoli critici, ossia dei presidi e
delle attrezzature che penetrano normalmente tessuti sterili o il sistema vascolare.
4.4. PULIZIA, SANIFICAZIONE E DISINFEZIONE DI SUPERFICI ED AMBIENTI
Il rischio infettivo, per pazienti ed operatori, legato a pavimenti, pareti, arredi e suppellettili in
genere è sicuramente di scarsa rilevanza. In ogni caso è opportuno attenersi ad alcuni principi
generali:
􀂃􀂃 l’accurata sanificazione eseguita con acqua, detergente e azione meccanica rappresenta il
sistema più semplice e valido per ridurre significativamente la carica microbica;
􀂃􀂃 prima di procedere alla disinfezione è indispensabile pulire;
􀂃􀂃 i disinfettanti devono essere usati secondo le modalità prescritte in etichetta;
􀂃􀂃 durante le operazioni di pulizia e disinfezione l’operatore deve indossare guanti di gomma per
uso domestico ed eventualmente camici di protezione e mascherine;
􀂃􀂃 al termine delle operazioni di pulizia e disinfezione ambientale tutto il materiale utilizzato deve
essere adeguatamente lavato, disinfettato e posto ad asciugare in ambiente pulito.
dalla Commissione Nazionale per la lotta all’AIDS e sono disponibili in ospedale ( Filtranti Facciali
di classe FFP2S).
4.3. PROCEDURE DI DECONTAMINAZIONE, PULIZIA, DISINFEZIONE E
STERILIZZAZIONE DI PRESIDI E ATTREZZATURE
I presidi medici o gli strumenti riutilizzabili impiegati per l’assistenza al paziente, devono essere
maneggiati con cura, in modo da prevenire l’esposizione di cute e mucose, la contaminazione di
indumenti e il trasferimento di microrganismi ad altri pazienti o all’ambiente. Le attrezzature
utilizzate devono essere adeguatamente ricondizionate prima del loro impiego su altri pazienti.
Fasi di trattamento del materiale:
4.3.1. DECONTAMINAZIONE
Immergere il materiale, direttamente dopo l’uso, con le mani protette da guanti in gomma, in un
disinfettante di riconosciuta efficacia contro l’HIV (es. Cloroderivati, polifenoli). Lasciare agire la
soluzione disinfettante per 30 minuti;
4.3.2. PULIZIA
Dopo aver indossato un camice impermeabile, guanti robusti e maschera total-face, lavare
accuratamente il materiale, risciacquarlo ed asciugarlo;
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4.3.3. DISINFEZIONE
Nel caso in cui venga selezionato questo metodo, immergere il materiale in soluzione disinfettante
(il prodotto, la concentrazione ed il tempo di contatto variano a seconda del livello di disinfezione
che si vuole ottenere). Durante tale procedura il personale deve indossare mezzi di protezione
idonei. Al termine della disinfezione, prelevare il materiale, risciacquarlo ed asciugarlo (se è stata
effettuata una disinfezione ad alto livello, tali procedure sono da eseguirsi con tecnica asettica). Il
materiale disinfettato deve essere conservato in ambiente protetto, lontano dalla polvere e da altre
fonti di inquinamento;
4.3.4. STERILIZZAZIONE
Tale metodica deve essere considerata nel caso di trattamento di articoli critici, ossia dei presidi e
delle attrezzature che penetrano normalmente tessuti sterili o il sistema vascolare.
4.4. PULIZIA, SANIFICAZIONE E DISINFEZIONE DI SUPERFICI ED AMBIENTI
Il rischio infettivo, per pazienti ed operatori, legato a pavimenti, pareti, arredi e suppellettili in
genere è sicuramente di scarsa rilevanza. In ogni caso è opportuno attenersi ad alcuni principi
generali:
􀂃􀂃 l’accurata sanificazione eseguita con acqua, detergente e azione meccanica rappresenta il
sistema più semplice e valido per ridurre significativamente la carica microbica;
􀂃􀂃 prima di procedere alla disinfezione è indispensabile pulire;
􀂃􀂃 i disinfettanti devono essere usati secondo le modalità prescritte in etichetta;
􀂃􀂃 durante le operazioni di pulizia e disinfezione l’operatore deve indossare guanti di gomma per
uso domestico ed eventualmente camici di protezione e mascherine;
􀂃􀂃 al termine delle operazioni di pulizia e disinfezione ambientale tutto il materiale utilizzato deve
essere adeguatamente lavato, disinfettato e posto ad asciugare in ambiente pulito.