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Sostegno alla competitività del territorio
attraverso il recupero e la valorizzazione
dei siti industriali dismessi nel Lazio
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Novembre 2022
EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche
Introduzione
Il concetto di sviluppo sostenibile ha acquisito sempre più centralità, da quando
è stato introdotto nel 1987 dal rapporto Bruntland; è divenuto sempre più chiaro,
infatti, come lo sviluppo produttivo ed economico, cui è inevitabilmente connesso lo
sfruttamento delle risorse naturali, debba essere avviato su una direttrice che
mirando a soddisfare i bisogni attuali tenga presenti anche quelli futuri, preservando
così l’intero ecosistema. In quest’ottica appare assume particolare rilevanza il
consumo, la copertura e il degrado del suolo. Tale elemento, di cui spesso non si
sottolinea a sufficienza il ruolo essenziale, infatti, è in grado di assicurare, secondo
le analisi del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente1, servizi di
approvvigionamento (quali prodotti alimentari, biomassa e materie prime), servizi di
regolazione e mantenimento (quali regolazione del clima, cattura e stoccaggio di
carbonio e regolazione della qualità dell’acqua) nonché servizi culturali (si pensi, ad
esempio, al patrimonio naturale).
Il ruolo fondamentale svolto dal suolo nell’economia dell’ecosistema, inoltre, è
acuito dal carattere non riproducibile di tale bene. In quest’ottica appare
particolarmente allarmante quanto affermato dalla Commissione Europea: “Terreni
e suoli sono risorse fragili e limitate, soggette alla pressione di una sempre crescente
ricerca di spazio: l'espansione urbana e l'impermeabilizzazione del suolo consumano
la natura e trasformano preziosi ecosistemi in deserti di cemento. Spesso sono i suoli
più fertili a soffrirne e la prospettiva di guadagni dignitosi per gli agricoltori e i
silvicoltori si riduce”. Per tale ragione, sempre la Commissione Europea, ha indicato,
tra gli altri, quali obiettivi, per ottenere un buono stato di salute del suolo entro il
2050, la realizzazione di progressi significativi nella bonifica dei suoli contaminati e il
raggiungimento del consumo netto di suolo pari a zero.
Ciò premesso e spostando l’attenzione al panorama nazionale, appare
significativo constatare come il PNRR, nell’ambito della missione 2,
significativamente intitolata “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, preveda un
investimento di mezzo miliardo di euro per la bonifica dei cosiddetti siti orfani, vale
a dire siti industriali dismessi che rappresentano un rischio significativo per la salute
della popolazione.
Lo scopo sanitario, inoltre, non è l’unico obiettivo che attraverso questo
investimento si persegue: nel PNRR, infatti, si menziona esplicitamente il tentativo
di “dare al terreno un secondo uso, favorendo il suo reinserimento nel mercato
1 SNPA, Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici, 2022
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Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022
immobiliare, riducendo l’impatto ambientale e promuovendo l’economia circolare”.
Sebbene, dunque, il tema della salvaguardia e della riconversione del suolo abbia
guadagnato un ruolo di primo piano nel dibattito pubblico, i dati SNPA mostrano una
dinamica in continuo peggioramento: tra il 2020 e il 2021, infatti, il consumo di suolo
è aumentato di 69,1 km2, dato, questo, solo parzialmente compensato dai 5,8 km2 di
suolo ripristinato, ossia passato da “consumato” a “non consumato”.
Prendendo in considerazione la dinamica di medio periodo, infine, appare come,
su scala nazionale, la quota di suolo consumato sia costantemente aumentata,
passando dal 6,75% del 2006 al 7,13% del 2021. Tali dati, dunque, mostrano come,
per avviare un’autentica tutela del territorio, sia necessario approntare buone
pratiche, sostenendo e incoraggiando quelle già in atto, tra le quali appare di
particolare rilevanza la conversione dei siti industriali dismessi.
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EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche
Capitolo 1.
Il fenomeno delle dismissioni: opportunità di recupero e
valorizzazione dei siti produttivi
Secondo i dati Istat, i siti industriali dismessi nel nostro Paese coprono una
superficie complessiva di circa 9 mila ettari (ovvero 90 chilometri quadrati), che
corrisponde indicativamente al 3% dell’intero territorio nazionale.
Il fenomeno delle dismissioni industriali – che non è limitato al contesto
nazionale, ma ha coinvolto in misura significativa anche i grandi Paesi europei a ricca
tradizione industriale quali Germania, Francia e Inghilterra – ha rappresentato una
diretta conseguenza delle trasformazioni produttive degli anni ’70 e ’80, che con le
innovazioni tecnologiche e il conseguente adeguamento dei processi produttivi
hanno reso rapidamente obsolete le tecniche tradizionali, favorendo in alcuni casi
l’abbandono dei siti produttivi preesistenti. In aggiunta a ciò, anche il
ridimensionamento del comparto industriale e lo sviluppo della società dei servizi,
nonché la progressiva delocalizzazione della produzione di massa verso luoghi in cui
il costo della manodopera è ridotto, hanno incoraggiato il fenomeno delle
dismissioni.
Oltre a rappresentare un evidente danno in termini paesaggistici e di decoro del
territorio, l’abbandono degli impianti industriali costituisce altresì un serio problema
sotto il profilo ambientale: poiché alle dismissioni spesso non fanno seguito adeguati
interventi di bonifica e messa in sicurezza del territorio, i siti produttivi abbandonati
(in particolare quelli utilizzati per svolgere attività ad elevato rischio di inquinamento
quali ad esempio le lavorazioni siderurgiche o chimiche), e quindi generalmente privi
di manutenzione e controllo, rappresentano infatti una seria minaccia per l’ambiente
e per la salute pubblica.
Il fenomeno dei siti industriali dismessi ha ricevuto una notevole attenzione da
parte delle istituzioni nazionali e locali già dagli anni ’90: tuttavia, mentre in una
prima fase gli interventi erano rappresentati da operazioni di demolizione locale, in
tempi più recenti è prevalso l’orientamento, sostenuto da specifici interventi di
carattere finanziario e normativo, a “incentivare” opere di recupero e riutilizzo delle
ex aree industriali, prevedendone nuove destinazioni d’uso che consentano di
integrare i siti abbandonati al tessuto urbano in cui sono localizzati.
Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022
A tale riguardo, sono state numerose le “buone prassi” portate a termine
nell’ultimo ventennio e finanziate da programmi pubblici che hanno consentito un
recupero e una riconversione di aree e strutture industriali non più utilizzate.
Oltre alla riqualificazione del bacino della Ruhr, in Germania, che rappresenta un
esempio paradigmatico di riqualificazione e rinaturalizzazione di un’area ad elevata
impronta industriale (prima delle bonifiche era infatti uno dei luoghi più inquinati
d’Europa), anche la città di Bilbao, nei Paesi Baschi, negli anni ’90 è stata protagonista
di un grande progetto di recupero: l’amministrazione locale ha infatti deciso di ridare
nuova vita agli ex cantieri navali che per decenni hanno rappresentato il cuore
dell’economia cittadina, promuovendo la nascita del Guggenheim Museum.
Figura 1 – Intervento di riqualificazione degli ex cantieri navali di Bilbao, Spagna*.
*le immagini utilizzate sono liberamente reperibili sul web. Sul punto la corte Europea ha stabilito nella sentenza “Svensson et al
and others v Retriever Sverige” del 13 febbraio 2014 (c-466/12) che “postare un link preso da materiale autorizzato liberamente
disponibile online non viola il diritto di esclusiva comunicazione al pubblico”.
Anche la città di Londra ha avviato un progetto di ristrutturazione analogo,
trasformando la ex centrale elettronica di Bankside nel complesso museale di Tate
Modern, inaugurato nel 2000 e che, con 5 milioni e mezzo di visitatori all’anno, ad
oggi è il museo d’arte moderna più visitato al mondo.
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EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche
Figura 2 – Intervento di riqualificazione della centrale elettronica di Bankside, Londra*.
*le immagini utilizzate sono liberamente reperibili sul web. Sul punto la corte Europea ha stabilito nella sentenza “Svensson et al
and others v Retriever Sverige” del 13 febbraio 2014 (c-466/12) che “postare un link preso da materiale autorizzato liberamente
disponibile online non viola il diritto di esclusiva comunicazione al pubblico”.
Il recupero di spazi industriali e la trasformazione in ambienti dedicati alla cultura
ha trovato spazio anche nel nostro Paese, dove tuttavia le dimensioni ridotte delle
aree industriali hanno favorito interventi di rigenerazione urbana che coinvolgessero
singoli impianti produttivi e non grandi distretti industriali come nel caso della Ruhr
tedesca.
A tale riguardo, si segnala ad esempio la trasformazione dell’ex Lanificio
Trombetta, a Biella, nella “Cittadell’arte”, un luogo di incontro e aggregazione tra
artisti, scienziati e attivisti nel quale promuovere la cultura e dare avvio a
sperimentazioni artistiche e intrattenimento, nonché la pista di collaudo dell’ex
fabbrica FIAT, a Torino, che ospita Pista 500, lo sky garden progettato per essere il
più grande giardino sospeso d’Europa.
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Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022
Figura 3 – Interventi di riqualificazione dell’ex Lanificio Trombetta di Biella e della pista di
collaudo dell’ex fabbrica FIAT di Torino*.
*le immagini utilizzate sono liberamente reperibili sul web. Sul punto la corte Europea ha stabilito nella sentenza “Svensson et al
and others v Retriever Sverige” del 13 febbraio 2014 (c-466/12) che “postare un link preso da materiale autorizzato liberamente
disponibile online non viola il diritto di esclusiva comunicazione al pubblico”.
Limitatamente alla nostra regione, l’esempio più significativo di riqualificazione è
rappresentato dalla trasformazione dell’area industriale del quartiere Ostiense che
– anche per la collocazione geografica, che la pone all’interno del territorio urbano
della Capitale e non in aree periferiche o rurali – è stata oggetto di importanti
iniziative di recupero.
All’inizio degli anni 2000, in particolare, il sito fu interessato da un’importante
opera di riqualificazione e ristrutturazione elaborata sulla base delle linee guida del
Piano Urbanistico Ostiense-Marconi, approvato dall’Amministrazione capitolina il 22
dicembre 1999, che ha dato vita a numerose attività di recupero, tra le quali si
annovera la riqualificazione dell’ex consorzio agrario (dove oggi sorge il teatro
comunale), degli ex stabilimenti di Mira Lanza (oggi sede del Teatro India) e della
centrale termoelettrica Montemartini (oggi adibita a museo come sezione distaccata
dei Musei Capitolini).
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EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche
1.1 I siti dismessi in Italia: inquadramento normativo e fonti
statistiche
Il fenomeno delle dismissioni industriali e le problematiche connesse del
recupero delle aree rappresentano temi particolarmente complessi, non solo sul
piano tecnico-ambientale, sia anche sotto il profilo normativo.
A livello europeo la questione era stata affrontata nel 2006, all’interno di un
programma che tuttavia declinava il tema dei siti dismessi all’interno della più ampia
problematica del consumo di suolo. L’obiettivo dei lavori comunitari era stato infatti
quello di sviluppare la consapevolezza della necessità di contenere concretamente il
consumo di suolo, soprattutto attraverso il riutilizzo di aree già antropizzate ma non
più utilizzate. Sulla base di tali premesse era stata approvata la Direttiva quadro n.
231/2006 (che a sua volta modificava la Direttiva 2004/35/CE), il cui scopo era quello
di prevedere misure destinate a prevenire il “degrado” del suolo (individuando aree
a rischio di erosione, compattazione e smottamento) e ripristinare i suoli inquinati o
degradati, recuperando e restituendo nuova vita ai siti abbandonati.
L’attenzione alle aree industriali non più in uso, dunque, è stata rivolta
soprattutto alla pericolosità ambientale e al rischio di contaminazione del territorio
circostante. Questo approccio è stato mantenuto anche su scala nazionale, dove il
Titolo V della sezione quarta del Codice dell’Ambiente (D.Lgs. n. 152/2006) è
dedicata al tema della bonifica dei siti contaminati. A tale riguardo, il Codice
distingue tra siti potenzialmente contaminati e siti effettivamente contaminati, a
seconda che il livello di contaminazione superi o meno la soglia di rischio ambientale
fissata dalla legge.
Sulla base di tali premesse, gli articoli 239 e seguenti del Codice disciplinano gli
interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti contaminati e definiscono le
procedure, i criteri e le modalità per lo svolgimento delle operazioni necessarie per
l’eliminazione delle sorgenti di inquinamento o comunque per la riduzione delle
concentrazioni di sostanze inquinanti, in ottemperanza alle linee guida definite in
ambito comunitario.
Passando ad approfondire il contesto regionale, anche in questo caso è possibile
osservare come – in linea con quanto stabilito in sede europea – il tema del recupero
dei siti abbandonati rientri all’interno della più ampia cornice del consumo di suolo.
Adottando tale prospettiva, che evidentemente pone attenzione anche all’aspetto
ambientale e, dunque, alle attività di bonifica, numerose Regioni hanno disposto
quadri normativi, che, anche grazie a sgravi fiscali, incentivano la logica del riuso. In
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Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022
questo senso si esprime la Legge Regionale 24/2017, adottata dall’Emilia Romagna,
che, nella prospettiva di giungere al consumo del suolo a saldo zero entro il 2050,
favorisce “interventi di riuso e di rigenerazione urbana” degli “spazi ed edifici, sia
pubblici che privati, da qualificare anche attraverso interventi di demolizione e
ricostruzione”. A seguire, nella Legge Regionale 21/2015 emanata dal Friuli Venezia-
Giulia, la promozione dello sviluppo sostenibile fa esplicito riferimento al recupero
delle aree industriali e commerciali esistenti. Appare interessante notare, inoltre,
come la Legge 23/2018 promulgata dalla Liguria per l’individuazione gli ambiti urbani
in condizioni di degrado urbanistico ed edilizio non si affidi esclusivamente a soggetti
pubblici, ma preveda esplicitamente un ruolo per gli attori privati. Nell’ottica di
questa breve panoramica, che non pretende in nessun caso di restituire l’intero
orizzonte normativo elaborato dalle Regioni, ma unicamente di sottolineare alcuni
aspetti particolarmente dirimenti per la ricerca, appare particolarmente interessante
considerare la Legge Provinciale 9/2018 emanata dalla Provincia autonoma di
Bolzano, che consente il consumo di suolo (non connesso all’attività agricola) esterno
all’area insediabile solo a patto che manchino alternative economicamente ed
ecologicamente ragionevoli, mediante il riuso, il recupero e l’adeguamento degli
insediamenti già presenti, “anche ricorrendo all’espropriazione di immobili non
utilizzati”.
Nell’ottica del presente lavoro, infine, appare particolarmente significativo fare
riferimento alla Legge 7/2017 promulgata dalla Regione Lazio, tra i cui obiettivi è
presente “la riqualificazione delle aree urbane degradate e delle aree produttive […]
nonché di complessi edilizi di edifici in stato di abbandono o dismessi o inutilizzati o
in via di dismissione o da rilocalizzare”. Anche in questo caso, come già osservato a
proposito delle disposizioni adottate dalla Liguria, è esplicitamente previsto un ruolo
per gli attori privati nell’individuazione degli ambiti territoriali nei quali svolgere gli
interventi di riqualificazione.
Da ultimo, appare opportuno segnalare come la progettazione del territorio e gli
sforzi amministrativi per favorire le logiche del riuso e la trasformazioni delle
strutture già edificate si inseriscono in un quadro normativo particolarmente
complesso: con la Legge Regionale 31/2015 la Regione Lombardia mirava ad
orientare gli interventi edilizi prioritariamente verso le aree già urbanizzate,
degradate o dismesse, prevedendo, tra l’altro, accessi prioritari ai finanziamenti
regionali per quei comuni che avessero avviato azioni concrete per la rigenerazione
urbana. In seguito a un contenzioso che ha visto protagonista, tra gli altri, il Comune
di Brescia, è stata sollevata la questione di conformità costituzionale circa le
disposizioni previste dall’art. 5, comma 4 della Legge Regionale, questione che è
stata accolta dalla Suprema Corte che, con la sentenza 179/2019 ha dichiarato
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EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche
incostituzionale quanto previsto dal detto articolo, in quanto lesivo dei poteri
comunali in materia di governo del territorio. Tale vicenda, dunque, pare suggerire
come sia necessario, per procedere in modo efficace alla riqualificazione delle aree
dismesse, adottare una prospettiva plurale, che coinvolga tutti gli attori coinvolti
dalla progettazione e dal governo del territorio.
Passando ad approfondire l’aspetto “quantitativo”, volto a determinare quale sia
l’universo di riferimento oggetto di analisi, le ricerche condotte hanno mostrato
come, sebbene il tema dei siti industriali dismessi abbia guadagnato, nel corso degli
anni, sempre più interesse, ad oggi non è possibile disporre di dati certi in merito al
numero dei siti oggetto di dismissione, nonché circa la loro estensione. In tale
contesto, assume particolare rilevanza il lavoro dell’ISPRA, le cui analisi, tuttavia, si
concentrano esclusivamente sui siti contaminati, vale a dire quelle aree che
richiedono prioritari interventi di bonifica e messa in sicurezza prima di un futuro
riutilizzo. I dati ISPRA, dunque, benché preziosi, non consentono di pervenire a stime
attendibili su quanti e quanto estesi siano tutti i siti industriali dismessi.
Ciò premesso, particolare attenzione deve essere rivolta ai Siti di interesse
nazionale, ovvero quelle aree che, per caratteristiche del sito, impatto del sito
sull’economia locale, quantità e pericolosità degli agenti inquinanti presenti,
comportano un rischio sanitario di portata nazionale.
Più in dettaglio, con riferimento ai SIN, la normativa indica alcuni precisi criteri
definitori e di intervento:
 il rischio sanitario e ambientale – ottenuto dall’analisi del superamento delle
concentrazioni “soglia” – risulta elevato in ragione della densità della
popolazione e dell’estensione territoriale dell’area interessata;
 l’impatto socio-economico causato dall’inquinamento ambientale è rilevante;
 la contaminazione rappresenta un rischio per i beni di interesse storico e
culturale di rilevanza nazionale e gli interventi da attuare possono riguardare
anche un territorio distribuito su più ambiti regionali.
L’ultimo rapporto dell’ISPRA, dunque, mostra come nel nostro Paese siano
presenti 42 Siti di Interesse Nazionale, dislocati sull’intero territorio nazionale (tutte
le regioni hanno almeno un SIN, con la sola eccezione del Molise), occupando un’area
di circa 250 mila ettari, di cui 77,7 mila in mare e oltre 171 mila a terra. Considerando
esclusivamente l’estensione “su terra” dei SIN, tali aree occupano lo 0,57%
dell’estensione complessiva del territorio nazionale.
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Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022
Passando a considerare i risultati regionali, emerge come il problema dei SIN si
riveli particolarmente rilevante in Lombardia, prima in graduatoria con 5 siti di
rilevanza nazionale, seguita da Piemonte, Toscana e Sicilia (tutte con 4 siti).
In termini di estensione, tuttavia, le maggiori criticità si registrano in Piemonte,
dove i SIN occupano il 4,2% del territorio regionale, segnalando così il valore più alto
su scala nazionale, seguito a grande distanza dalla Sardegna, i cui siti assorbono lo
0,9% della superfice della regione, e dalla Puglia, dove lo 0,5% del territorio regionale
è assorbito dai SIN.
Tabella 1A – Siti di interesse nazionale (SIN): denominazione, riferimenti normativi di
individuazione ed estensione territoriale (in ettari).
Regione Denominazione sito
Riferimento
normativodi
individuazione
Estensione (in ha)
Mare Terra Totale
Piemonte
Casale Monferrato L. 426/1998 - 73.895 73.895
Balangero L. 426/1998 - 314 314
Pieve Vergonte L. 426/1998 - 15.687 15.687
Serravalle Scrivia L. 179/2002 - 74 74
Valle d’Aosta Emarese DM 468/2001 - 23 23
Lombardia
Sesto San Giovanni L. 388/2000 - 255 255
Pioltello – Rodano L. 388/2000 - 85 85
Brescia – Caffaro L. 179/2002 - 262 262
Laghi di Mantova e Polo
chimico
L. 179/2002 - 1.027 1.027
Broni L. 179/2002 - 14 14
Prov. Aut. di
Trento
Trento Nord DM 468/2001 - 24 24
Veneto Venezia (Porto Marghera) L. 426/1998 - 1.618 1.618
FriuliVenezia
Giulia
Trieste DM 468/2001 1.916 506 2.422
Caffaro di Torviscosa (già
Laguna di Grado e Marano)
DM 468/2001 - 201 201
Liguria
Cengio e Saliceto L. 426/1998 - 22.249 22.249
Cogoleto – Stoppani DM 468/2001 167 45 212
Emilia
Romagna
Fidenza DM 468/2001 - 25 25
Officina Grande
Riparazione ETR Bologna
L. 205/2017 - nd -
Toscana
Piombino L. 426/1998 2.117 931 3.048
Massa e Carrara L. 426/1998 - 116 116
Livorno DM 468/2001 577 206 783
Orbetello Area ex-Sitoco L. 179/2002 2.645 204 2.849
(Continua…) *non è possibile indicare l’estensione del sito, in quanto al 31/12/2020 non risulta ancora
perimetrato
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EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche
Tabella 1A (continua) – Siti di interesse nazionale (SIN): denominazione, riferimenti normativi
di individuazione ed estensione territoriale (in ettari)
Regione Denominazione sito
Riferimento
normativodi
individuazione
Estensione (in ha)
Mare Terra Totale
Umbria Terni – Papigno DM 468/2001 - 655 655
Marche Falconara Marittima L. 179/2002 1.165 108 1.273
Lazio
Bacino del Fiume
Sacco
L. 248/2005 - 7.235 7.235
Abruzzo Bussi sul Tirino
DM
28/05/2008
- 232 232
Campania
Napoli Orientale L. 426/1998 1.433 834 2.267
Napoli Bagnoli -
Coroglio
L. 388/2000 1.453 249 1.702
Area vasta di
Giugliano
L. 120/2020 - n.d. n.d.*
Puglia Manfredonia L. 426/1998 855 303 1.158
Brindisi L. 426/1998 5.597 5.851 11.448
Taranto L. 426/1998 7.006 4.383 11.389
Bari – Fibronit DM 468/2001 - 15 15
Basilicata Tito DM 468/2001 - 315 315
Aree industriali della
Val Basento
L. 179/2002 - 3.300 3.300
Calabria Crotone – Cassano -
Cerchiara
DM 468/2001 1.448 884 2.332
Sicilia
Gela L. 426/1998 4.583 795 5.378
Priolo L. 426/1998 10.129 5.814 15.943
Biancavilla DM 468/2001 - 330 330
Milazzo L. 266/2005 2.198 549 2.747
Sardegna
Sulcis – Iglesiente –
Guspinese
DM 468/2001 32.418 19.751 52.169
Aree Industriali di
PortoTorres
L. 179/2002 2.748 1.874 4.622
Totale - - 77.733 171.268 249.001
Fonte: Elaborazioni Eures su dati Ispra – Annuario 2018
Come anticipato, ad oggi non sono disponibili dati censuari che raccolgano i siti
di interesse regionale e, risultando quindi tanto più preziosi, quantunque non
sufficienti, i dati raccolti dall’ISPRA, che indicano i siti regionali per i quali sono state
avviate e/o concluse le operazioni di bonifica ai sensi del D.Lgs 152/06. I risultati
dell’indagine dell’ISPRA, dunque, sono riferiti unicamente ai siti che presentano
fattori di rischio per l’ambiente e la salute, non fornendo, dunque, alcuna indicazione
per quanto riguarda le ulteriori tipologie di aree dismesse.
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Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022
Ciò premesso, al 31 dicembre 2019, si segnalano 34.478 siti, di cui 16.264 con
procedimento di bonifica in corso e 17.862 con procedimento concluso. Dalla
disaggregazione territoriale emerge come le regioni maggiormente interessate dai
procedimenti di bonifica in corso siano la Campania (3.252 aree), la Lombardia (2.827
aree), la Toscana (1.901 siti), il Veneto (1.245 siti) e il Lazio (1.015 siti), che
complessivamente concentrano il 63% dei siti interessati da procedimenti di bonifica
ancora non conclusi. Sul fronte opposto, le regioni più virtuose, ossia che hanno
portato a termine il maggior numero di procedimenti amministrativi, sono la Valle
d’Aosta, dove l’84,4% dei siti risulta bonificato, il Friuli Venezia-Giulia, dove tale
valore si attesta all’83,8%, e la Lombardia, che con il 72,6% dei siti bonificati supera
abbondantemente il dato medio nazionale, pari al 52,3%.
Tabella 2 – Siti registrati nelle anagrafi/banche dati regionali dei siti oggetto di procedimento di
bonifica. Dati regionali aggiornati al 31/12/2019
Siti con
procedimento
amm.vo in corso
Siti con
procedimento
amm.vo concluso
Totale siti oggetto di
procedimento di
bonifica
V.A. % V.A. % V.A. %
Piemonte 829 45,6 990 54,4 1.819 100,0
Valle d’Aosta 31 15,6 168 84,4 199 100,0
Lombardia 2.827 27,4 7.489 72,6 10.316 100,0
Trentino A.A. 170 20,2 672 79,8 842 100,0
Veneto 1.245 49,1 1.291 50,9 2.888* 100,0
Friuli V.G. 200 16,2 1.034 83,8 1.234 100,0
Liguria 333 42,7 447 57,3 780 100,0
Emilia Romagna 548 50,7 533 49,3 1.081 100,0
Toscana 1.901 43,6 2.459 56,4 4.360 100,0
Umbria 91 54,5 76 45,5 167 100,0
Marche 570 52,9 508 47,1 1.078 100,0
Lazio 1.015 83,7 197 16,3 1.212 100,0
Abruzzo 862 71,4 346 28,6 1.208 100,0
Molise 30 33,7 59 66,3 89 100,0
Campania 3.252 87,9 449 12,1 3.701 100,0
Puglia 357 66,0 184 34,0 541 100,0
Basilicata 237 78,5 65 21,5 302 100,0
Calabria 114 51,6 107 48,4 221 100,0
Sardegna 592 56,1 463 43,9 1.055 100,0
Sicilia 1.060 76,5 325 23,5 1.385 100,0
Totale 16.264 47,7 17.862 52,3 34.478 100,0
Fonte: Elaborazioni Eures su dati Ispra – Annuario 2018 *dati parziali: l’anagrafe regionale è stata istituita nel 2016
ed è in corso di realizzazione; i siti attualmente presenti rappresentano circa il 70% del totale. * Il totale è maggiore
della somma dei procedimenti in corso e conclusi, poiché in Vento hanno luogo 352 procedimenti “non
determinati”.
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Accanto alle informazioni elaborate dall’ISPRA, per quanto riguarda il Lazio è
possibile consultare anche il rapporto ARPA.
È necessario tenere presente, tuttavia, che sebbene al pari dei dati ISPRA anche
questa indagine si rivolga esclusivamente ai siti che comportano rischi per l’ambiente
e la salute, l’universo di riferimento dei dati ARPA è più ampio, come emerge dalla
definizione di sito contaminato, trai quali l’ARPA Lazio conteggia “le aree nelle quali,
in seguito ad attività umane pregresse o in corso (non necessariamente di carattere
industriale), è stata accertata una alterazione delle caratteristiche qualitative delle
matrici ambientali suolo, sottosuolo e acque sotterranee che sia potenzialmente in
grado di contaminare il sito, ovvero che comporti un superamento delle
Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC)”;
Si tratta, dunque, di ambito di indagine che solo parzialmente coincide con
l’oggetto della presente ricerca: tra i siti industriali dismessi, infatti, sono presenti
strutture che non necessariamente rappresentano criticità a livello ambientale.
Ciò premesso, nel 2020 sono presenti 1.328 siti contaminati nel Lazio, un risultato
questo in crescita del 4,1% rispetto al 2019. La dinamica di medio periodo conferma
questo andamento: rispetto al 2016, infatti, le aree contaminate sono aumentate del
26,4%, pari a quasi 300 unità in valori assoluti, dinamica questa che coinvolge tutte i
territori del Lazio, ad eccezione di Frosinone, che registra una flessione del 5,5% (-16
unità in termini assoluti).
Dalla disaggregazione su scala territoriale emerge come sia la città metropolitana
di Roma, che occupa oltre il 31% dell’intero territorio regionale, a presentare la
quota più consistente di siti contaminati, che nel 2020 ammontavano a 734, pari a
oltre il 50% di quelli complessivamente censiti nel Lazio.
Tabella 3 – Siti contaminati nelle province del Lazio e nella città metropolitana di Roma
nell’ambito delle attività svolte dall’ARPA. Anni 2016-2020, valori assoluti, variazioni ass. e
variazioni %
2016 2017 2018 2019 2020
Var. 20/16 Var. 20/19
V.A. % V.A. %
Frosinone 293 297 259 273 277 -16 -5,5 4 1,5
Latina 104 130 159 162 168 64 61,5 6 3,7
Rieti 40 37 49 46 46 6 15,0 0 0,0
Roma 536 533 613 689 734 198 36,9 45 6,5
Viterbo 121 119 139 158 158 37 30,6 0 0,0
Lazio 1.094 1.116 1.219 1.328 1.383 289 26,4 55 4,1
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati ARPA Lazio
15
Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022
Più in dettaglio, 422 siti contaminati sono ubicati nel Comune di Roma, seguito a
grande distanza da Fiumicino, che conta 41 aree. A seguire, la più alta concentrazione
di aree interessate da contaminazione si rinviene nelle province meridionali del
Lazio, con Frosinone che conta 277 siti (di cui 48 tra il Capoluogo di provincia e
Anagni) e Latina, dove si rinvengono 168 aree (73 concentrate complessivamente ad
Aprilia e Latina). Per quanto riguarda le province del Nord, infine, Viterbo registra
158 siti contaminati, di cui 22 ubicati nel Capoluogo di provincia, laddove a Rieti si
osserva il dato più esiguo, con appena 46 aree soggette a contaminazione (di cui 15
nel Capoluogo).
Tabella 4 – Siti contaminati nella città metropolitana di Roma nell’ambito delle attività svolte
dall’ARPA. Dati comunali. Anni 2012, 2014-2017, valori assoluti
Provincia Comune N. siti
Frosinone Frosinone 30
Frosinone Anagni 18
Frosinone Ferentino 15
Frosinone Cassino/Ceprano 9
Frosinone Ceccano/Patrica 8
Latina Aprilia 37
Latina Latina 36
Latina Cisterna di Latina 15
Latina Sabaudia 14
Latina Fondi 8
Rieti Rieti 15
Rieti Fara in Sabina 4
Rieti Cittaducale 3
Rieti Antrodoco/Borgorose/Greccio/Leonessa 2
Roma Roma Capitale 422
Roma Fiumicino 41
Roma Colleferro/Pomezia 28
Roma Civitavecchia 25
Roma Guidonia Montecelio 10
Viterbo Viterbo 22
Viterbo Tarquinia 17
Viterbo Montalto di Castro 10
Viterbo Nepi 8
Viterbo Civita Castellana 7
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati ARPA Lazio
16
Capitolo 2
Analisi dei finanziamenti erogati dal MISE
ai siti produttivi del Lazio
A corredo di quanto finora osservato in relazione al tema dei siti dismessi e della
loro riqualificazione in chiave di recupero urbano e sviluppo sostenibile, è risultato
particolarmente interessante procedere ad analizzare i presupposti e i risultati dei 3
principali interventi finanziari messi in atto dal Ministero dello Sviluppo Economico
per il rilancio del sistema produttivo regionale.
Nello specifico, i testi normativi oggetto di interesse sono rappresentati dalla
Legge n. 64 del primo marzo 1986, emanata con l’obiettivo di sviluppare l’industria
del Mezzogiorno attraverso un sistema di contributi e finanziamenti a tasso
agevolato, dalla Legge n. 488 del 1992, progettata e approvata con l’obiettivo di
sostenere gli investimenti delle imprese nelle aree sottoutilizzate della Penisola e,
infine, dall’introduzione del Fondo Rotativo per l’Innovazione Tecnologica (FIT),
istituito nel 1982 ma che ha trovato concreta applicazione solo venti anni dopo,
quando la disciplina normativa è stata adeguata alle nuove direttive comunitarie in
materia di aiuti di Stato.
Ciò premesso, i dati concessi dal Ministero dello Sviluppo Economico evidenziano
come attraverso i tre provvedimenti normativi appena citati nel Lazio siano stati
posti in essere 12.687 provvedimenti di erogazione di contributi, di cui 9.878
“effettivi”, che saranno oggetto di studio e approfondimento nelle pagine seguenti,
e 2.809 deliberati ma non giunti a completamento dell’iter (i dati MISE in questi casi
indicano pertanto un contributo concesso pari a zero).
Facendo dunque riferimento alle sole attribuzioni “effettive”, i dati mostrano
come un’ampia maggioranza delle erogazioni (l’85,5%) sia stata concessa in
ottemperanza alla Legge n. 64 del 1986 (si tratta di 8.427 unità in valori assoluti),
mentre la Legge n. 488 del 1992 ha determinato il 12,9% delle concessioni (1.277
unità) e, infine, i Fondi per l’Innovazione Tecnologica hanno disposto appena l’1,8%
del totale delle erogazioni (174 unità in valori assoluti).
EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE
Tabella 1 – Numero di contributi concessi agli stabilimentiaziendalidel Lazio per normativa di riferimento.
Valori assoluti e % sul totale
Benefici con contributo
maggiore di 0
Benefici con contributo
pari a 0
Benefici totali
V.A. % V.A. % V.A. %
L. 64/1986 8.427 85,3 2.729 97,2 11.156 87,9
L. 488/1992 1.277 12,9 14 0,5 1.291 10,2
Contributi FIT 174 1,8 66 2,3 240 1,9
Totale 9.878 100,0 2.809 100,0 12.687 100,0
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE
L’ammontare complessivo dei contributi concessi alle imprese del Lazio si attesta
a 3,1 miliardi di euro: tale valore, tuttavia, fa riferimento ai soli importi preventivati
e non alle somme effettivamente versate nei conti delle imprese beneficiarie che,
come verrà esposto più dettagliatamente in seguito, rappresentano una percentuale
pari a circa l’80% dell’ammontare complessivo delle concessioni.
Analogamente a quanto osservato con riferimento al numero dei provvedimenti,
anche sul fronte degli importi è la Legge n. 64 del 1986 a determinare le erogazioni
più “generose”, concentrando l’84,8% delle concessioni (2,65 miliardi di euro in
valori assoluti), a fronte di quote più marginali con riferimento alla Legge n. 488 del
1992 (il 12,5% del totale; quasi 400 milioni di euro) e al Fondo per l’Innovazione
Tecnologica (2,7%; 83 milioni di euro).
8.427
(85,3%)
1.277
(12,9%)
174
(1,8%)
L. 64/1986
L. 488/1992
ContributiFIT
Numero di contributi (> di 0) concessi agli stabilimenti aziendali
del Lazio per normativa di riferimento. Valori assoluti e %
Totale concessioni: 9.878
17
Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE
2.649,6
(84,8%)
391,8
(12,5%)
82,9
(2,7%)
Legge64/1986
Legge488/1992
Fit
Ammontare complessivo dei contributi concessi agli stabilimenti
aziendali del Lazio per normativa di riferimento
Valori ass. (in milioni di euro) e comp. %
Totale concessioni: 3.124,3 MLN di €
314.412 306.833 316.288
Legge 64/1986 Legge488/1992
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE
Fit Totale
In termini medi, invece, l’ammontare dei contributi concessi si attesta a circa 316
mila euro per ogni stabilimento produttivo beneficiario, con valori compresi tra i 476
mila euro per le concessioni erogate in ottemperanza alle disposizioni del Fondo per
l’Innovazione Tecnologica e i 314 mila euro per quelle concesse secondo la Legge
64/1986 (307 mila euro, invece, l’ammontare medio delle erogazioni concesse con
riferimento alla Legge 488/1992).
Ammontare medio dei contributi concessi nel Lazio per normativa
di riferimento. Valori assoluti in euro
476.539
18
19
EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche
Tabella 2 – Ammontare complessivo e medio dei contributi concessi agli stabilimenti aziendali nel Lazio
per normativa di riferimento. Valori assoluti e % sul totale
Valori assoluti
(in milioni di €)
% sul totale
Ammontare medio
dei contributi
concessi(in €)
L. 64/1986 2.649,6 84,8 314.412
L. 488/1992 391,8 12,5 306.833
Contributi FIT 82,9 2,7 476.539
Totale 3.124,3 100,0 316.288
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE
Considerando che gli 9.878 provvedimenti di concessione avviati hanno coinvolto
complessivamente 4.517 imprese del territorio, in media ogni impresa risulta
destinataria di oltre 2 contributi, relativi alla medesima impresa o a più stabilimenti
produttivi facenti capo alla medesima struttura imprenditoriale, anche all’interno di
un medesimo sito. Anche in termini di imprese, sono state le attribuzioni disposte in
ottemperanza alla legge n. 64 del 1986 quelle destinate alla più ampia platea di
strutture: le imprese beneficiarie degli interventi previsti da tale normativa sono
state infatti 3.327, un valore pari al 73,7% dei beneficiari complessivamente
considerati, a fronte delle 1.083 unità (24% dei beneficiari totali) ascrivibili alla
normativa del 1992 e delle 107 unità destinatarie dei contributi erogati a seguito
dell’assegnazione dei Fondi per l’Innovazione Tecnologica (il 2,4% del totale dei
beneficiari).
Tabella 3 - Stabilimenti e imprese beneficiari di contributi (maggiori di zero) nel Lazio per normativa di
riferimento. Valori assoluti e % sul totale
Contributi concessi Imprese beneficiarie Numero medio di
contributi per impresa
V.A. % V.A. %
L. 64/1986 8.427 85,3 3.327 73,7 2,5
L. 488/1992 1.277 12,9 1.083 24,0 1,2
Contributi FIT 174 1,8 107 2,4 1,6
Totale 9.878 100,0 4.517 100,0 2,2
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE
La disaggregazione per provincia consente di osservare come nei territori del Sud
del Lazio, caratterizzati da una ricca tradizione industriale, si concentri la quota più
significativa di beneficiari: nello specifico, a Frosinone si concentra il 34,5% del totale
regionale dei contributi concessi (3.403 unità in termini assoluti), quota che si attesta
al 32,3% nella provincia pontina (3.190 unità). Anche nella città metropolitana di
Roma si segnala una quota significativa, con un’incidenza che raggiunge il 28,1% del
totale (2.778 unità), a fronte di risultati decisamente più marginali in provincia di
20
Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022
Rieti (4,4% del totale; 437 in termini assoluti) e, soprattutto, a Viterbo (70 contributi;
lo 0,7% del totale).
Risultati analoghi si segnalano anche considerando la distribuzione territoriale
delle imprese beneficiarie: Frosinone, infatti, concentra il 41,1% del totale (1.856
unità in valori assoluti), quota che raggiunge il 28,6% a Latina (1.291 imprese) e il
23,8% a Roma (1.076 imprese), attestandosi su valori decisamente più esigui a Rieti
(5%; 225 unità in termini assoluti) e a Viterbo (1,5%; 69 imprese beneficiarie).
Tabella 4 - Stabilimenti e imprese beneficiari di contributi (maggiori di zero) nel Lazio per provincia. Valori
assoluti e % sul totale
Contributi concessi Imprese beneficiarie Numero medio di
contributi per impresa
V.A. % V.A. %
Frosinone 3.403 34,5 1.856 41,1 1,8
Latina 3.190 32,3 1.291 28,6 2,5
Rieti 437 4,4 225 5,0 1,9
Roma 2.778 28,1 1.076 23,8 2,6
Viterbo 70 0,7 69 1,5 1,0
Lazio 9.878 100,0 4.517 100,0 2,2
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE
Disaggregando i dati in base alla dimensione demografica del territorio in cui ha
sede l’impresa beneficiaria, i risultati mostrano come gli interventi a sostegno delle
imprese si siano concentrati soprattutto nei comuni medio-grandi, ovvero quelli con
una popolazione compresa tra le 50 e le 100 mila unità, che assorbono quasi un
quarto del totale delle attribuzioni (2.378 unità in termini assoluti); è all’interno di
tale fascia, infatti, che si collocano i più importanti poli produttivi della Regione,
come Pomezia nella città Metropolitana di Roma, che da sola conta ben 1.338
proposte di finanziamento approvate, e Aprilia in provincia di Latina, con 800
contributi approvati.
A seguire, i comuni della fascia 30-50 mila arrivano ad assorbire il 19,4% del
totale delle attribuzioni (1.899 unità in valori assoluti): all’interno di questi, in
particolare, si segnala la città di Frosinone, con 503 concessioni, e il comune di
Cisterna di Latina, destinatario di 413 finanziamenti.
Un risultato analogo si riscontra tra i comuni con popolazione compresa tra le 15
mila e le 30 mila unità, all’interno dei quali si concentra il 19,2% del totale dei
contributi erogati (1.899 unità in valori assoluti): in questo caso, i risultati più
significativi si segnalano ad Ariccia, nella città metropolitana di Roma e ad Anagni, in
provincia di Frosinone, dove si contano rispettivamente 413 e 357 finanziamenti.
Risultati relativamente meno significativi si registrano invece tra i comuni più
piccoli: quelli con popolazione compresa tra le 5 mila e le 15 mila unità, infatti,
EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE
Anche con riferimento alle imprese beneficiarie si segnalano risultati
sostanzialmente analoghi: sono infatti i comuni con popolazione compresa tra le 15
mila e le 50 mila unità ad assorbire la quota più ampia di destinatari, pari al 41,9%
del totale (1.894 unità in termini assoluti, di cui 976 localizzate nei territori con
popolazione compresa tra le 15 mila e le 30 mila unità e 918 situate nei comuni della
fascia 30-50 mila). A seguire, il 17,6% delle imprese beneficiarie si colloca nei comuni
con popolazione compresa tra le 5 mila e le 15 mila unità, il 16,8% afferisce alla fascia
50-100 mila e il 14,9% si localizza nei piccoli comuni (meno di 5 mila residenti), a
fronte di percentuali più marginali nei territori di maggiori dimensioni (6,8% a Latina
e 2% del comune di Roma, dove si contano 89 imprese destinatarie).
Fino a 5.000
1.229(12,4%)
Da 5.001 a 15.000
1.576 (16,0%)
Da 15.001 a 30.000
1.899 (19,2%)
Da 30.001 a 50.000
1.913(19,4%)
Da 50.001 a 100.000
2.378(24,1%)
Da 100.001 a 250.000
740(7,5%)
Oltre 250.000
137(1,4%)
arrivano ad assorbire il 16% del totale dei finanziamenti (1.576 unità in valori
assoluti), quota che raggiunge il 12,4% tra i piccoli comuni con popolazione inferiore
ai 5 mila abitanti (1.229 unità). Valori ancora più marginali si riscontrano infine nei
comuni più grandi della Regione: nella città di Latina, l’unico territorio con
popolazione compresa tra le 100 mila e le 250 mila unità, infatti, si concentra il 7,5%
del totale delle attribuzioni (740 unità in valori assoluti) e, infine, nel Comune di
Roma (l’unico che conta un numero di abitanti superiore alle 250 mila unità) si
registrano 137 concessioni, un valore pari all’1,4% del totale regionale.
Numero di contributi concessi nel Lazio per fascia demografica dei
comuni in cui ha sede l'impresa beneficiaria. Valori ass. e %
21
22
Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022
Tabella 5 - Numero di contributi concessi (> di 0) e di imprese beneficiarie nel Lazio per normativa di
riferimento e fascia demografica dei comuni in cui ha sede l’impresa. Valori assoluti
Numero di contributi concessi Numero di aziende beneficiarie
L.
64/86
L.
488/92
FIT Totale
L.
64/86
L.
488/92
FIT Totale
Fino a 5.000 1.044 184 1 1.229 501 172 1 674
Da 5.001 a 15.000 1.332 233 11 1.576 587 198 8 793
Da 15.001 a 30.000 1.575 318 6 1.899 688 284 4 976
Da 30.001 a 50.000 1.600 205 108 1.913 694 167 57 918
Da 50.001 a 100.000 2.117 248 13 2.378 563 186 8 757
Da 100.000 a 250.000 667 71 2 740 245 61 2 308
Oltre 250.000 86 18 33 137 46 16 27 89
Totale 8.427* 1.277 174 9.878 3.326* 1.084 107 4.517
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e Istat *il totale non corrisponde alla somma dei valori di riga
poiché in alcuni casi non risultava disponibile l’indicazione relativa al comune
Tabella 6 - Numero di contributi concessi (> di 0) e di imprese beneficiarie nel Lazio per normativa di
riferimento e fascia demografica dei comuni in cui ha sede l’impresa. Composizione %
Numero di contributi concessi Numero di aziende beneficiarie
L.
64/86
L.
488/92
FIT Totale
L.
64/86
L.
488/92
FIT Totale
Fino a 5.000 12,4 14,4 0,6 12,4 15,1 15,9 0,9 14,9
Da 5.001 a 15.000 15,8 18,2 6,3 16,0 17,6 18,3 7,5 17,6
Da 15.001 a 30.000 18,7 24,9 3,4 19,2 20,7 26,2 3,7 21,6
Da 30.001 a 50.000 19,0 16,1 62,1 19,4 20,9 15,4 53,3 20,3
Da 50.001 a 100.000 25,1 19,4 7,5 24,1 16,9 17,2 7,5 16,8
Da 100.000 a 250.000 7,9 5,6 1,1 7,5 7,4 5,6 1,9 6,8
Oltre 250.000 1,0 1,4 19,0 1,4 1,4 1,5 25,2 2,0
Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e Istat *il totale non corrisponde alla somma dei valori di riga
poiché in alcuni casi non risultava disponibile l’indicazione relativa al comune
La distribuzione dell’ammontare complessivo dei finanziamenti per dimensione
demografica dei territori interessati si allinea in larga misura a quanto
precedentemente osservato in relazione al numero dei benefici concessi ed a quello
delle imprese coinvolte. Il 23,3% dei contributi (728 milioni di euro in termini
assoluti) si concentra infatti nei comuni con popolazione compresa tra le 50 mila e le
100 mila unità, il 20,5% si colloca nella fascia 5-15 mila (641 milioni di euro) e il 20%
nella classe 15-30 mila (624 milioni di euro), mentre nel Comune di Roma (l’unico
che conta più di 250 mila residenti) l’ammontare complessivo dei contributi sfiora i
101 milioni di euro, un risultato corrispondente al 3,2% del totale.
EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e Istat
Tabella 7 - Ammontare complessivo dei contributi concessi (> di 0) nel Lazio per normativa di riferimento
e fascia demografica dei comuni in cui ha sede l’impresa. Valori assoluti in milioni di €
L. 64/86 L. 488/92 FIT Totale
Fino a 5.000 244,2 37,9 0,8 282,9
Da 5.001 a 15.000 530,1 92,5 1,8 624,4
Da 15.001 a 30.000 535,0 104,2 1,7 641,0
Da 30.001 a 50.000 436,2 62,2 52,0 550,4
Da 50.001 a 100.000 654,0 69,6 4,7 728,3
Da 100.000 a 250.000 173,6 21,1 1,5 196,2
Oltre 250.000 76,2 4,2 20,5 100,9
Totale 2.649,6 391,8 82,9 3.124,3
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e Istat
Fino a 5.000
282,9 MLN di € (9,1%)
Da 5.001 a 15.000
624,4 MLN di € (20,0%)
Da 15.001 a 50.000
641,0 MLN di € (20,5%)
Da 30.001 a 50.000
550,4 MLN di € (17,6%)
Da 50.001 a 100.000
728,3 MLN di € (23,3%)
Da 100.001 a 250.000
196,2 MLN di € (6,3%)
Ammontare (in milioni di euro) di contributi concessi nel Lazio per
fascia demografica dei comuni in cui ha sede l'impresa beneficiaria
Valori assoluti e %
Oltre 250.000
100,9 MLN di € (3,2%)
23
24
Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022
Tabella 8 - Ammontare complessivo dei contributi concessi (> di 0) nel Lazio per normativa di riferimento
e fascia demografica dei comuni in cui ha sede l’impresa. Composizione %
L. 64/86 L. 488/92 FIT Totale
Fino a 5.000 9,2 9,7 1,0 9,1
Da 5.001 a 15.000 20,0 23,6 2,1 20,0
Da 15.001 a 30.000 20,2 26,6 2,1 20,5
Da 30.001 a 50.000 16,5 15,9 62,7 17,6
Da 50.001 a 100.000 24,7 17,8 5,6 23,3
Da 100.000 a 250.000 6,6 5,4 1,8 6,3
Oltre 250.000 2,9 1,1 24,7 3,2
Totale 100,0 100,0 100,0 100,0
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e Istat
I dati relativi ai singoli territori evidenziano come i provvedimenti di concessione
abbiano coinvolto complessivamente 198 comuni della regione (circa metà del
totale); nello specifico, è Pomezia, in provincia di Latina, a concentrare il numero
maggiore di contributi, con ben 1.338 provvedimenti di concessione (il 13,5% del
totale), seguita da Aprilia, sempre nell’area pontina, con 800 provvedimenti (l’8,1%)
e dallo stesso capoluogo di Latina, con 740 concessioni (il 7,5%). Numeri significativi
si segnalano anche a Frosinone, con 502 contributi concessi, ad Ariccia e a Cisterna
di Latina, che contano entrambe 413 provvedimenti di concessione.
Complessivamente, i primi 10 comuni del Lazio per numero di contributi concessi
assorbono il 53,3% del totale delle concessioni previste in regione.
Pomezia si colloca in prima posizione anche in termini di ammontare economico
dei benefici concessi, con un valore complessivo di 434 milioni di euro (il 13,9% del
totale), seguita da Anagni (243 milioni di euro), da Aprilia (quasi 230 milioni) e da
Piedimonte an Germano (206 milioni di euro; il comune era solo 55esimo per
numero di provvedimenti). Valori significativi si segnalano anche a Latina (196
milioni), a Cisterna di Latina (quasi 153 milioni di euro) e a Frosinone (152 milioni).
Complessivamente i primi 10 comuni per ammontare delle concessioni arrivano ad
assorbire quasi il 61% delle somme previste per il Lazio.
Significativo a tale riguardo osservare infine come il Comune di Roma raggiunga
solo la 15esima posizione per numero di contributi concessi, e si collochi al nono
posto per ammontare delle concessioni, confermando ancora una volta come le
erogazioni si concentrino nelle aree a maggiore tradizione industriale.
25
EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche
Tabella 9 – Numero di contributi concessi e ammontare complessivo delle concessioni nei comuni del
Lazio. Prime 10 posizioni in graduatoria. Valori assoluti e % sul totale
Primi 10 comuni per numero
di contributi concessi
Primi 10 comuni per ammontare complessivo
delle concessioni
Comune V.A. % Comune
V.A. in €
(x1.000)
%
1 Pomezia (RM) 1.338 13,5 1 Pomezia (RM) 434.045 13,9
2 Aprilia (LT) 800 8,1 2 Anagni (FR) 243.368 7,8
3 Latina (LT) 740 7,5 3 Aprilia (LT) 228.542 7,3
4 Frosinone (FR) 502 5,1 4 Piedimonte S. Germano (FR) 206.100 6,6
5 Ariccia (RM) 413 4,2 5 Latina (LT) 196.191 6,3
6 Cisterna di Latina (LT) 413 4,2 6 Cisterna di Latina (LT) 152.596 4,9
7 Anagni (FR) 357 3,6 7 Frosinone (FR) 151.903 4,9
8 Ferentino (FR) 277 2,8 8 Ferentino (FR) 111.650 3,6
9 Cassino(FR) 220 2,2 9 Roma (RM) 100.924 3,2
10 Cittaducale (RI) 202 2,0 10 Patrica (FR) 77.540 2,5
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma *al netto delle imprese non
classificate
Il confronto tra l’ammontare dei contributi concessi e le somme effettivamente
erogate alle imprese evidenzia come le strutture beneficiarie del Lazio abbiano
ottenuto circa l’84,4% del totale delle somme originariamente “impegnate” (a tale
scopo è opportuno precisare ancora una volta che si tratta di provvedimenti
normativi molto datati, pertanto le informazioni desunte dagli archivi del Mise
potrebbero non essere aggiornate). Nello specifico, si tratta complessivamente di
oltre 2,6 miliardi di euro, a fronte di oltre 3,1 miliardi di somme “impegnate”, per un
ammontare medio di 267 mila euro.
La percentuale di “realizzo” più alta si registra per i contributi erogati in seguito
all’introduzione del Fondo per l’Innovazione Tecnologica, con un valore che
raggiunge il 90,4% del totale (quasi 75 milioni di euro concessi a fronte di 83 milioni
di euro “attribuiti”) e per le somme concesse in ottemperanza alla legge n. 64 del
1986, con un valore pari all’88,4% (2,3 miliardi di euro elargiti contro 2,65 miliardi
“disposti”), mentre le disposizioni previste con la legge n. 488/1992 sono state
adempiute nel 56,1 dei casi (392 milioni di euro previsti contro quasi 220 milioni di
euro effettivamente erogati).
L’analisi dei valori medi conferma comunque quanto precedentemente esposto
in relazione ai contributi concessi: anche sul fronte delle erogazioni i benefici più
“generosi” sono stati quelli disposti dal Fondo per l’Innovazione Tecnologica, con un
valore medio di oltre 430 mila euro, seguiti dalle disposizioni della legge n. 64 del
1986 (quasi 278 mila euro) e dalle somme erogate in ottemperanza al
provvedimento normativo n. 488 del 1992 (quasi 172 mila euro).
Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE
Tabella 10 – Ammontare (complessivo e medio) dei contributierogati alle imprese nel Lazio per normativa
di riferimento. Valori assoluti (in migliaia di euro) e % erogato sul totale
Ammontare
complessivo dei
contributi erogati
(in migliaia di euro)
Ammontaremedio dei
contributi erogati
(in euro)
% erogato su totale
concesso
L. 64/1986 2.340.904,0 277.786 88,4
L. 488/1992 219.626,2 171.986 56,1
Contributi FIT 74.940,5 430.693 90,4
Totale 2.635.470,7 266.802 84,4
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE
88,4%
56,1%
90,4%
84,4%
L. 64/1986 L. 488/1992 Contributi FIT Totale
Quota di contributi erogati sul totale dei contributi concessi nel
Lazio per normativa di riferimento. Valori %
26
27
EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche
2.1 Le imprese cessate, con procedura fallimentare in corso e
non attive
Attraverso le informazioni disponibili presso il MISE, esaminate nelle pagine
precedenti, è stato effettuato un successivo lavoro di raccolta, verifica e incrocio con
altre banche dati, che ha consentito di individuare l’attuale stato di attività delle
imprese beneficiarie delle contribuzioni e di concentrare dunque l’attenzione su
quelle attualmente chiuse, inattive o con procedura fallimentare in corso, al fine di
gettare le prime basi per la costruzione di una mappatura dei siti produttivi in disuso
presenti nel territorio.
Il confronto tra le basi informative, che rappresenta il presupposto principale da
cui prende le mosse la presente analisi, è risultato comunque piuttosto complesso,
in particolare perché le informazioni relative alle imprese beneficiarie dei contributi
MISE fanno riferimento ad un arco temporale molto ampio (e distante), sia perché
le stesse sono risultate spesso incomplete, rendendo particolarmente oneroso il
confronto con altre fonti. Ciò premesso, per conoscere lo stato attuale delle imprese
beneficiarie dei contributi MISE (informazione non accessibile attraverso lo stesso
Ministero) si è fatto ricorso al database del Registro delle imprese presso la Camera
di Commercio di Roma, avviando una ricerca puntuale per singola impresa
interessata partendo dalle informazioni di carattere univoco (Codice Fiscale e/o
Partita IVA) già in possesso.
Prima di passare all’analisi dei risultati è tuttavia opportuno premettere che
l’approfondimento ha coinvolto esclusivamente le unità locali che – sulla base dei
dati del Mise – risultavano effettivamente beneficiarie di contributi, non risultando
comprensivo di tutti quei provvedimenti deliberati ma mai pervenuti a
completamento dell’iter.
Al termine dell’oneroso lavoro di ricerca, che ha coinvolto esclusivamente gli
stabilimenti produttivi localizzati nel Lazio (sono escluse, dunque, le unità locali
facenti capo a un’impresa laziale ma localizzate in altre regioni del Paese), sono state
complessivamente 3.323 le unità analizzate: di queste, il 40,7% risulta tuttora in
attività (si tratta di 1.351 unità in termini assoluti), mentre sono 1.972 quelle non più
operative in quanto cessate, con procedure fallimentari ancora in corso oppure
formalmente esistenti in quanto iscritte nel registro delle imprese ma non più attive.
Le unità locali analizzate afferiscono a un universo complessivo di 1.492 imprese; di
queste, il 45,1% (673 unità in valori assoluti) risulta attualmente in attività, mentre
Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma
Cessata/chiusa
1.444(43,5%)
quelle cessate/inattive/con procedura fallimentare in corso sono 819, arrivando a
rappresentare il 54,9% del totale.
Tale complesso “preambolo” è apparso necessario per spiegare perché il
presente focus di approfondimento si concentri su un universo di più ridotte
dimensioni che, tuttavia, come anticipato può rappresentare un importante punto
di partenza per pervenire alla mappatura e, dunque, per avviare azioni di recupero e
valorizzazione dei siti produttivi dismessi nel territorio regionale.
Il presente focus esclude quindi le imprese beneficiarie di finanziamenti dal MISE
ancora in attività, visto che il concetto stesso di recupero e valorizzazione dei siti
industriali da cui muove il presente lavoro di ricerca si riferisce esclusivamente alle
attività (ed aree) attualmente in “disuso” e che – proprio perché abbandonate –
comportano per definizione un rischio in termini di sicurezza ambientale (e/o di
decoro urbano) oltre ad un’esternalità negativa per la collettività: un costo che
potrebbe essere invece trasformato in una opportunità di arricchimento e di
sviluppo per il territorio, laddove i siti dismessi venissero reinseriti nel circuito
economico-produttivo locale, massimizzandone l’attrattività e sostenendone anche
la convenienza per possibili investitori.
Siti produttivi a cui sono stati concessi contributi nel Lazio per
"stato di attività" dell'impresa. Valori assoluti e composizione %
Inattiva
2,8% (93)
Attiva
40,7%(1.351)
Con procedure in corso
13,1% (435)
28
EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche
Tabella 1 – Imprese e unità locali alle quali sono stati concessi contributi nel Lazio per stato di attività
dell’impresa. Valori assoluti e % sul totale
Imprese Unità locali
V.A. % V.A. % valide*
Attive 673 45,1 1.351 40,7
Cessate/Inattive/Con procedura fallimentare 819 54,9 1.972 59,3
Totale 1.492 100,0 3.323 100,0
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma *al netto delle imprese non
classificate
Passando ad analizzare i risultati relativi all’ammontare complessivo dei contributi
concessi (in ottemperanza alle leggi n. 64/1986 e n. 488/1992 nonché al Fondo Rotativo
per l’Innovazione Tecnologica, già oggetto di un precedente approfondimento), le
somme spettanti alle imprese cessate, inattive o con procedura fallimentare in corso
sono state pari a 1,1 miliardi di euro, arrivando dunque a rappresentare circa un terzo
del totale delle concessioni complessivamente previste (pari a oltre 3,1 miliardi).
La disaggregazione in base alla “condizione” dell’impresa mostra come oltre l’80%
degli importi sia stato destinato alle attività ad oggi cessate (912,7 milioni di euro in
termini assoluti), scendendo tale indicazione al 14,7% tra le attività con procedura
fallimentare in corso (161,4 milioni) e a una quota ancora più marginale (pari al 2,4%)
tra le imprese inattive (26,8 milioni di euro).
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma
912,7 Mln di € (82,9%)
161,4 Mln di € (14,7%)
26,8 Mln di € (2,4%)
Cessata
Con procedure in corso
Inattiva
Ammontare complessivo dei contributi concessi alle imprese
attualmente cessate, non attive e con procedure fallimentari in
corso nel Lazio. Valori assoluti (in Mln di €) e composizione %
Totale concessioni: 1.100,8 Mln di €
29
Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma
Tabella 2 – Ammontare complessivo e medio dei contributi concessi alle imprese cessate, con procedura
in corso e inattive del Lazio per stato dell’impresa. Valori assoluti e % sul totale
Valori assoluti
(in milioni di €)
% sul totale
Ammontare medio dei
contributi concessi
(in €)
Cessata 912,7 82,9 1.595.588
Con procedure 161,4 14,7 845.109
Inattiva 26,8 2,4 477.804
Totale 1.100,8 100,0 1.344.138
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE
Il confronto tra l’ammontare dei contributi concessi e le somme effettivamente
erogate alle imprese non più in attività mostra come in media nel Lazio sia stato
ottenuto l’88,6% del totale delle somme originariamente “impegnate” (a tale scopo
è opportuno ricordare che si tratta di provvedimenti normativi molto datati,
pertanto le informazioni desunte dagli archivi del Mise potrebbero non essere
1.595.588 €
845.109 €
477.804 €
Cessata
Con procedure in corso
Inattiva
In termini medi, ciascuna impresa ha pertanto ricevuto contributi per oltre 1,3
milioni di euro, valore che si attesta a quasi 1,6 milioni considerando le imprese
cessate e scende a 478 mila euro tra le inattive.
A tale riguardo, è opportuno tuttavia ricordare come i contributi non siano stati
necessariamente destinati alla sede principale dell’impresa, potendo dunque
interessare – in tutto o in parte – anche le singole unità locali.
Importo mediamente ricevuto dalle imprese cessate, con
procedura in corso e inattive del Lazio.
Valori assoluti in euro
Importo medio per impresa: 1.344.138 €
30
31
EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche
aggiornate). Nello specifico, si tratta complessivamente di 975,8 milioni di euro, a
fronte di 1,1 miliardi di somme “impegnate”.
La percentuale di “realizzo” più alta si registra per i contributi alle imprese
cessate, con un valore che raggiunge l’89,7% del totale (818,4 milioni di euro
concessi a fronte di quasi 913 milioni “attribuiti”) e per le imprese con procedura
fallimentare in corso, con un valore pari all’86,1% (138,9 milioni di euro elargiti
contro 161,4 milioni “disposti”), mentre le disposizioni previste per le imprese
“inattive” sono state adempiute nel 68,9% dei casi (26,8 milioni di euro previsti
contro 18,4 milioni effettivamente erogati).
L’analisi dei valori medi per impresa conferma comunque quanto
precedentemente esposto in relazione ai contributi concessi: anche sul fronte delle
erogazioni i benefici più “generosi” sono stati quelli destinati alle imprese cessate,
con oltre 1,4 milioni di euro per impresa, scendendo tale risultato a 727 milioni tra
le imprese con procedure in corso e a 335 milioni tra le inattive.
Tabella 3 – Ammontare (complessivo e medio) dei contributi erogati alle imprese attualmente
cessate/con procedure in corso/inattive nel Lazio. Valori assoluti e % erogato sul totale concesso
Ammontare
complessivo dei
contributi erogati
(in migliaia di euro)
Ammontaremedio dei
contributi erogati
(in euro)
% erogato su
totaleconcesso
Cessate 818,4 1.430.770 89,7
Con procedure in corso 138,9 727.294 86,1
Inattive 18,4 335.357 68,9
Totale 975,8 1.192.858 88,6
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma
In relazione alla struttura societaria, le imprese “non operative” oggetto di analisi
risultano essere nell’88% dei casi società di capitali (721 unità in termini assoluti su
819 complessivamente censite); nello specifico, il 67,8% del totale è rappresentato
da società a responsabilità limitata (555 unità), mentre nel 19,9% dei casi si tratta di
società per azioni (163 unità in termini assoluti) e una quota del tutto marginale
(0,4%) è rappresentata da “altre forme” (società in accomandita per azioni,
cooperative, a responsabilità limitata semplificata, ecc.).
Sono invece 98 le società di persone (il 12% del totale): di queste, ben 50 si
configurano come società semplice o in nome collettivo, mentre 45 sono società in
accomandita semplice e in soli 3 casi ditte individuali.
32
Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022
Tabella 4 – Imprese attualmente cessate, non attive e con procedure fallimentari in corso alle quali sono
stati concessi contributi nel Lazio per forma giuridica dell’impresa. Valori assoluti e % sul totale
Valori assoluti % sul totale
Società di persone 98 12,0
Ditte individuali 3 0,4
Società semplici e in nome collettivo 50 6,1
Società in accomandita semplice 45 5,5
Società di capitali 721 88,0
Società per azioni 163 19,9
Società a responsabilità limitata 555 67,8
Altre società di capitali 3 0,4
Totale 819 100,0
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma
Disaggregando i dati in base alla provincia è stato possibile osservare come oltre
la metà dei siti produttivi beneficiari in passato di contributi MISE ma attualmente
“non operativi” (in quanto cessati, chiusi, inattivi o con procedure fallimentari in
corso) sia localizzato nella provincia di Frosinone, che conta 1.114 siti produttivi
attualmente “chiusi” (il 56,5% del totale).
Tale risultato trova conferma anche in termini di imprese: quelle del frusinate
sono infatti 436, attivando a rappresentare il 53,5% di quelle regionali. Segue, a
grande distanza, la città metropolitana di Roma, con 545 siti produttivi “non
operativi” (il 27,6% del totale) e 268 imprese “non in attività” (il 32,7%). Contributi
molto più marginali si riscontrano infine a Rieti (142 siti non attivi e 50 imprese
cessate), Viterbo (107 siti e 35 imprese) e Latina (64 siti e 30 imprese).
Tabella 5 – Imprese e unità locali chiuse/cessate/inattive/con procedura concorsuale nelle province del
Lazio. Valori assoluti e % sul totale
Imprese Unità locali
V.A. % V.A. % valide*
Frosinone 436 53,2 1.114 56,5
Latina 30 3,7 64 3,2
Rieti 50 6,1 142 7,2
Roma 268 32,7 545 27,6
Viterbo 35 4,3 107 5,4
Totale 819 100,0 1.972 100,0
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma *al netto delle imprese non
classificate
EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma
I dati comunali mostrano come la Capitale assorba prevedibilmente la quota più
significativa di imprese e unità locali non più in attività, concentrando il 10,5% delle
imprese censite (86 unità in termini assoluti, sempre facendo riferimento alle sole
imprese beneficiarie dei contributi MISE ad oggi cessate/con procedure concorsuali
o inattive) e il 9,4% delle unità locali (186 unità in termini assoluti).
Significativi anche i risultati di Pomezia, in seconda posizione per numero di
imprese (73, l’8,9% del totale) e al terzo posto per unità locali (125; il 6,3%), e di
Frosinone, che viceversa è terza classificata per numero di imprese (60 unità, il 7,3%
del totale) e seconda per unità locali (183; il 9,3%). A seguire, prendendo in
considerazione dapprima le imprese non più operative, risultati significativi si
744,1 Mln di € (67,6%)
236,1 Mln di € (21,5%)
77,2 Mln di € (7,0%)
29,3 Mln di € (2,7%)
14,1 Mln di € (1,3%)
Frosinone
Roma
Rieti
Latina
Viterbo
Coerentemente a quanto finora osservato, le imprese del frusinate arrivano ad
assorbire il 67,6% del totale delle concessioni (744,1 milioni di euro in termini
assoluti), seguite a grande distanza da quelle di Roma, che ne concentrano il 21,5%
(236,1 milioni di euro); risultati molto più marginali si segnalano nelle altre province,
dove l’ammontare complessivo dei contributi raggiunge i 77,2 milioni di euro a Rieti
(7%), i 29,3 milioni a Latina (2,7%) e i 14,1 milioni a Viterbo (1,3%).
Ammontare complessivo dei contributi concessi alle imprese
attualmente cessate, con procedura in corso e inattive nelle
province del Lazio. Valori assoluti (in milioni di euro) e comp. %
33
34
Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022
segnalano anche a Cassino, in provincia di Frosinone, con 33 aziende censite, seguita
da Anagni, sempre in provincia di Frosinone, con 28 imprese, e da Ariccia e Ferentino,
rispettivamente nei territori di Roma e Frosinone e che contano entrambe 25
imprese beneficiarie dei contributi MISE non più operative.
Passando ad analizzare le unità locali, il quadro dei risultati si conferma
parzialmente sovrapponibile a quello sopra delineato: il comune di Anagni guadagna
la quarta posizione, con 120 siti censiti (il 6,1% del totale), seguito dai territori di
Cassino, Ferentino e Rieti, che contano tutti 80 unità locali beneficiarie di contributi
ma non più operative.
Complessivamente i dati mostrano dunque come nei primi 10 comuni che
contano il maggior numero di siti attualmente in disuso si concentri il 47,7% del
totale delle imprese censite (390 in termini assoluti) e il 51,7% delle unità locali prese
in esame (oltre mille unità).
Tabella 6 – Imprese e unità locali chiuse/cessate/inattive/con procedura concorsuale nei comuni del Lazio.
Prime 10 posizioni in graduatoria. Valori assoluti e % sul totale
Imprese Unità locali
Comune V.A. % Comune V.A. %
1 Roma (RM) 86 10,5 1 Roma (RM) 186 9,4
2 Pomezia (RM) 73 8,9 2 Frosinone 183 9,3
3 Frosinone (FR) 60 7,3 3 Pomezia (RM) 125 6,3
4 Cassino(FR) 33 4,0 4 Anagni (FR) 120 6,1
5 Anagni (FR) 28 3,4 5 Cassino(FR) 80 4,1
6 Ariccia (RM) 25 3,1 6 Ferentino (FR) 80 4,1
7 Ferentino (FR) 25 3,1 7 Rieti (RI) 80 4,1
8 Paliano (FR) 23 2,8 8 Sora (FR) 69 3,5
9 Sora (FR) 21 2,6 9 Ariccia (RM) 50 2,5
10 Aprilia (LT) 16 2,0 10 Ceccano (FR) 45 2,3
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma *al netto delle imprese non
classificate
Roma detiene il primato anche in termini di importi, arrivando ad assorbire il
10,3% del totale dei finanziamenti concessi (113,2 milioni di euro; in termini medi,
ciascuna impresa ha ottenuto circa 1,3 milioni di euro), seguita da Frosinone (68,7
milioni di euro, il 6,2% del totale) e da Pomezia (66,7 milioni; il 6,1%), una graduatoria
che ricalca sostanzialmente quella osservata con riferimento al numero dei
beneficiari.
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Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma
L’analisi relativa ai settori di attività evidenzia come una quota rilevante delle
imprese “non operative” (in quanto cessate, con procedure fallimentari in corso o
non più attive) abbia svolto in passato attività potenzialmente molto inquinanti,
confermando dunque, in linea con quanto richiamato dalle indagini e indicazioni
dell’ARPA, la necessità di predisporre in tempi congrui, programmi di riqualificazione
e/o interventi di bonifica che coinvolgano in prima istanza proprio questo tipo di
attività, anche per scongiurare che eventuali fenomeni di contaminazione vadano a
coinvolgere la popolazione e il patrimonio ambientale delle aree circostanti.
Più in dettaglio, oltre il 70% delle imprese “dismesse” operava nel comparto
manifatturiero, percentuale che arriva a sfiorare l’80% se si considerano anche
l’edilizia e le attività di fornitura di gas e energia elettrica; in tale ambito le attività
Primi 10 comuni del Lazio per ammontare complessivo dei
finanziamenti concessi alle imprese cessate, con procedure in
corso e inattive. Valori assoluti (in Mln di euro) e incidenza %
Roma
Frosinone
Pomezia
Ferentino
Anagni
Patrica
Ariccia
Cassino
Aprilia
Paliano
68,7 Mln di € (6,2%)
113,2 Mln di € (10,3%)
66,7 Mln di € (6,1%)
54,8 Mln di € (5,0%)
43,6 Mln di € (4,0%)
22,1 Mln di € (2,0%)
20,4 Mln di € (1,9%)
17,8 Mln di € (1,6%)
16,7 Mln di € (1,5%)
13,6 Mln di € (1,2%)
35
36
Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022
più rappresentative risultano essere l’industria metallurgica (con 88 imprese, pari
all’11,7% del totale, di cui 64 cessate, 22 in fallimento e 2 inattive), quella mineraria
e del petrolio (con 72 imprese, pari al 9,6% del totale di cui 53 cessate, 17 con
procedure concorsuali e 2 inattive) e quella del legno e della carta (65 unità; l’8,7%
del totale, di cui 47 cessate, 16 in fallimento e 2 non più attive), settori
potenzialmente caratterizzati dal rischio di dispersione di sostanze inquinanti
durante i processi produttivi e, soprattutto, dopo la chiusura degli stabilimenti, se le
relative aree non sono state bonificate. Seguono il comparto informativo (57
imprese; il 7,6% del totale, di cui 37 cessate, 19 in fallimento e 1 inattiva) e l’edilizia
(45 imprese, il 6% del totale, di cui 27 cessate, 15 con procedura fallimentare in corso
e 3 non in attività). Quasi un’impresa su 5 afferisce invece al comparto dei servizi (il
19,8% del totale, 148 unità in termini assoluti), in particolare al commercio, che
conta 56 imprese dismesse (il 7,5% del totale), a fronte di percentuali più esigue negli
altri comparti (2,3% i servizi finanziari e immobiliari, 2,1% per le attività di
informazione e comunicazione e 2% per le attività di alloggio e ristorazione). Soltanto
cinque, infine, le imprese agricole presenti nel cluster osservato.
Passando alla osservazione delle caratteristiche relative alle 1.972 unità locali
“dismesse” destinatarie di finanziamenti/benefici (afferenti alle 819 imprese
analizzate in precedenza), il comparto più rappresentativo si conferma anche in
questo caso il manifatturiero, con un’incidenza pari al 66,1% del totale (1.221 unità
in termini assoluti, valore che sale a 1.352 considerando anche le 103 imprese di
costruzioni e le 28 imprese specializzate in fornitura di gas, energia e smaltimento
rifiuti). A tale riguardo, è particolarmente interessante osservare come i comparti
più rappresentativi siano settori potenzialmente molto inquinanti, quali il
metallurgico, con 187 unità locali (il 10,1% del totale), seguito dall’industria di
apparecchi informatici, elettrici ed elettronici (165 unità locali, l’8,9% del totale) e da
quella mineraria e del petrolio (153unità locali, l’8,3% del totale). Un risultato,
questo, che conferma ancora una volta la necessità di promuovere azioni volte al
recupero delle aree produttive non più in uso.
I servizi – con 484 unità locali – rappresentano invece il 26,2% del totale: anche
in questo caso il numero più significativo riguarda le attività di commercio e
distribuzione, con 231 unità locali, mentre l’agricoltura rappresenta “appena” lo
0,5% del totale (si tratta di 10 unità in valori assoluti).
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Tabella 7 – Imprese attualmente cessate, non attive e con procedure fallimentari in corso alle quali sono
stati concessi contributi nel Lazio per settore di attività dell’impresa. Valori assoluti e % sul totale
Cessate
Con
procedure
Non attive Totale
V.A. %* V.A. %* V.A. %* V.A. %*
Agricoltura, silvicoltura e pesca 3 0,6 2 1,1 0 0,0 5 0,7
Industria 406 80,2 145 78,0 17 58,6 596 79,6
Fornitura gas, energia e rifiuti 6 1,2 2 1,1 1 3,4 9 1,2
Manifattura 373 73,7 128 68,8 13 44,8 542 72,4
- industria alimentare 30 5,9 8 4,3 0 0,0 38 5,1
- industria tessile e dell'abbigliamento 28 5,5 6 3,2 1 3,4 35 4,7
- industria del legno e della carta 47 9,3 16 8,6 2 6,9 65 8,7
- industria della stampa 28 5,5 5 2,7 2 6,9 35 4,7
- industria chimica e farmaceutica 27 5,3 9 4,8 1 3,4 37 4,9
- industria metallurgica 64 12,6 22 11,8 2 6,9 88 11,7
- industria informatica,elettrica e elettr. 37 7,3 19 10,2 1 3,4 57 7,6
- industria della plastica 27 5,3 8 4,3 1 3,4 36 4,8
- industria mineraria e del petrolio 53 10,5 17 9,1 2 6,9 72 9,6
- industria dei trasporti 25 4,9 6 3,2 0 0,0 31 4,1
- industria nca 35 6,9 12 6,5 1 3,4 48 6,4
Costruzioni 27 5,3 15 8,1 3 10,3 45 6,0
Servizi 97 19,2 39 21,0 12 41,4 148 19,8
Commercio 40 7,9 14 7,5 2 6,9 56 7,5
- commercio e riparazionedi autoveicoli 6 1,2 5 2,7 0 0,0 11 1,5
- commercio all'ingrosso (no autoveicoli) 17 3,4 3 1,6 2 6,9 22 2,9
- commercio al dettaglio (no autoveicoli) 17 3,4 6 3,2 0 0,0 23 3,1
Servizi di alloggio e ristorazione 10 2,0 4 2,2 1 3,4 15 2,0
Servizi di informazione e comunicazione 8 1,6 8 4,3 0 0,0 16 2,1
Servizi di trasporto e magazzinaggio 7 1,4 4 2,2 2 6,9 13 1,7
Servizi finanziari e immobiliari 12 2,4 3 1,6 2 6,9 17 2,3
Attività prof.li, scientifiche e tecniche 10 2,0 2 1,1 1 3,4 13 1,7
Noleggio e altri servizi alle imprese 4 0,8 3 1,6 1 3,4 8 1,1
Altre attività di servizi 6 1,2 1 0,5 3 10,3 10 1,3
Non classificate 38 - 6 - 26 - 70 -
Totale 544 100,0 192 100,0 55 100,0 819 100,0
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma *al netto delle imprese non
classificate
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Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022
Tabella 8 – Unità locali attualmente cessate, non attive e con procedure fallimentari in corso alle quali
sono stati concessi contributi nel Lazio per settore di attività dell’impresa. Valori assoluti e % sul totale
Cessate
Con
procedure
Non attive Totale
V.A. %* V.A. %* V.A. %* V.A. %*
Agricoltura, silvicoltura e pesca 4 0,3 6 1,4 0 0,0 10 0,5
Industria 845 70,6 301 71,3 33 55,9 1.352 73,2
Fornitura gas, energia e rifiuti 20 1,7 5 1,2 3 5,1 28 1,5
Manifattura 760 63,5 263 62,3 25 42,4 1.221 66,1
- industria alimentare 62 5,2 17 4,0 1 1,7 80 4,3
- industria tessile e dell'abbigliamento 63 5,3 10 2,4 6 10,2 79 4,3
- industria del legno e della carta 90 7,5 35 8,3 2 3,4 127 6,9
- industria della stampa 64 5,3 13 3,1 3 5,1 80 4,3
- industria chimica e farmaceutica 64 5,3 25 5,9 2 3,4 91 4,9
- industria metallurgica 148 12,4 36 8,5 3 5,1 187 10,1
- industria informatica,elettrica e elettr. 110 9,2 53 12,6 2 3,4 165 8,9
- industria della plastica 76 6,3 19 4,5 3 5,1 98 5,3
- industria mineraria e del petrolio 123 10,3 28 6,6 2 3,4 153 8,3
- industria dei trasporti 64 5,3 11 2,6 0 0,0 75 4,1
- industria nca 69 5,8 16 3,8 1 1,7 86 4,7
Costruzioni 65 5,4 33 7,8 5 8,5 103 5,6
Servizi 348 29,1 115 27,3 26 44,1 484 26,2
Commercio 165 13,8 61 14,5 10 16,9 231 12,5
- commercio e riparazionedi autoveicoli 40 3,3 35 8,3 0 0,0 75 4,1
- commercio all'ingrosso (no autoveicoli) 28 2,3 5 1,2 3 5,1 36 2,0
- commercio al dettaglio (no autoveicoli) 97 8,1 21 5,0 7 11,9 120 6,5
Servizi di alloggio e ristorazione 34 2,8 5 1,2 1 1,7 40 2,2
Servizi di informazione e comunicazione 35 2,9 19 4,5 0 0,0 54 2,9
Servizi di trasporto e magazzinaggio 39 3,3 9 2,1 4 6,8 52 2,8
Servizi finanziari e immobiliari 34 2,8 5 1,2 2 3,4 41 2,2
Attività prof.li, scientifiche e tecniche 22 1,8 5 1,2 1 1,7 28 1,5
Noleggio e altri servizi alle imprese 12 1,0 10 2,4 1 1,7 23 1,2
Altre attività di servizi 7 0,6 1 0,2 7 11,9 15 0,8
Non classificate 79 - 13 - 34 - 126 -
Totale 1.276 100,0 435 100,0 93 100,0 1.972 100,0
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma *al netto delle imprese non
classificate
39
EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche
La prevalenza del comparto secondario appare ancora più significativa
prendendo in considerazione l’ammontare complessivo dei contributi concessi:
l’industria, infatti, arriva ad assorbire il 90,8% del totale dei finanziamenti (924,6
milioni di euro in valori assoluti, di cui oltre 900 milioni afferenti all’industria “in
senso stretto” e quasi 18 milioni all’edilizia); più nel dettaglio, le concessioni si
concentrano nell’industria dei trasporti (230 milioni di euro) e, con quote minori, tra
le attività di lavorazione della plastica (64,7 milioni di euro), del legno e della carta
(62,3 milioni) e nel comparto farmaceutico (61,1 milioni di euro).
Decisamente più minoritaria appare invece l’incidenza relativa ai servizi, che
assorbono l’8,9% del totale dei finanziamenti (91 milioni di euro), mentre le
concessioni alle attività agricole risultano quasi nulle (2,5 milioni di euro, lo 0,2% del
totale).
Tali indicazioni trovano riscontro anche osservando l’ammontare complessivo
delle erogazioni effettive: in questo caso l’incidenza dell’industria raggiunge il 91,8%,
scendendo all’8,1% nel terziario e ad “appena” lo 0,1% nel comparto agricolo.
Tabella 9 – Ammontare complessivo dei contributi concessi ed erogati alle imprese cessate, con
procedure in corso e inattive nel Lazio per macrosettore di attività. Valori assoluti (in milioni di euro) e
composizione %
Contributi concessi Contributi erogati
V.A.
(in mln di €)
% valide*
V.A.
(in mln di €)
% valide*
Agricoltura 2,5 0,2 1,3 0,1
Industria 924,6 90,8 833,4 91,8
- in senso stretto 906,8 89,1 818,3 90,1
- costruzioni 17,9 1,8 15,0 1,7
Servizi 91,0 8,9 73,6 8,1
Non classificate 82,7 - 67,5 -
Totale 1.100,8 100,0 975,6 100,0
Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma *al netto delle imprese non
classificate
Sostegno alla competitività del territorio
attraverso il recupero e la valorizzazione
dei siti industriali dismessi nel Lazio
1
Novembre 2022
EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche
Introduzione
Il concetto di sviluppo sostenibile ha acquisito sempre più centralità, da quando
è stato introdotto nel 1987 dal rapporto Bruntland; è divenuto sempre più chiaro,
infatti, come lo sviluppo produttivo ed economico, cui è inevitabilmente connesso lo
sfruttamento delle risorse naturali, debba essere avviato su una direttrice che
mirando a soddisfare i bisogni attuali tenga presenti anche quelli futuri, preservando
così l’intero ecosistema. In quest’ottica appare assume particolare rilevanza il
consumo, la copertura e il degrado del suolo. Tale elemento, di cui spesso non si
sottolinea a sufficienza il ruolo essenziale, infatti, è in grado di assicurare, secondo
le analisi del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente1, servizi di
approvvigionamento (quali prodotti alimentari, biomassa e materie prime), servizi di
regolazione e mantenimento (quali regolazione del clima, cattura e stoccaggio di
carbonio e regolazione della qualità dell’acqua) nonché servizi culturali (si pensi, ad
esempio, al patrimonio naturale).
Il ruolo fondamentale svolto dal suolo nell’economia dell’ecosistema, inoltre, è
acuito dal carattere non riproducibile di tale bene. In quest’ottica appare
particolarmente allarmante quanto affermato dalla Commissione Europea: “Terreni
e suoli sono risorse fragili e limitate, soggette alla pressione di una sempre crescente
ricerca di spazio: l'espansione urbana e l'impermeabilizzazione del suolo consumano
la natura e trasformano preziosi ecosistemi in deserti di cemento. Spesso sono i suoli
più fertili a soffrirne e la prospettiva di guadagni dignitosi per gli agricoltori e i
silvicoltori si riduce”. Per tale ragione, sempre la Commissione Europea, ha indicato,
tra gli altri, quali obiettivi, per ottenere un buono stato di salute del suolo entro il
2050, la realizzazione di progressi significativi nella bonifica dei suoli contaminati e il
raggiungimento del consumo netto di suolo pari a zero.
Ciò premesso e spostando l’attenzione al panorama nazionale, appare
significativo constatare come il PNRR, nell’ambito della missione 2,
significativamente intitolata “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, preveda un
investimento di mezzo miliardo di euro per la bonifica dei cosiddetti siti orfani, vale
a dire siti industriali dismessi che rappresentano un rischio significativo per la salute
della popolazione.
Lo scopo sanitario, inoltre, non è l’unico obiettivo che attraverso questo
investimento si persegue: nel PNRR, infatti, si menziona esplicitamente il tentativo
di “dare al terreno un secondo uso, favorendo il suo reinserimento nel mercato
1 SNPA, Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici, 2022
2
3
Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022
immobiliare, riducendo l’impatto ambientale e promuovendo l’economia circolare”.
Sebbene, dunque, il tema della salvaguardia e della riconversione del suolo abbia
guadagnato un ruolo di primo piano nel dibattito pubblico, i dati SNPA mostrano una
dinamica in continuo peggioramento: tra il 2020 e il 2021, infatti, il consumo di suolo
è aumentato di 69,1 km2, dato, questo, solo parzialmente compensato dai 5,8 km2 di
suolo ripristinato, ossia passato da “consumato” a “non consumato”.
Prendendo in considerazione la dinamica di medio periodo, infine, appare come,
su scala nazionale, la quota di suolo consumato sia costantemente aumentata,
passando dal 6,75% del 2006 al 7,13% del 2021. Tali dati, dunque, mostrano come,
per avviare un’autentica tutela del territorio, sia necessario approntare buone
pratiche, sostenendo e incoraggiando quelle già in atto, tra le quali appare di
particolare rilevanza la conversione dei siti industriali dismessi.
4
EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche
Capitolo 1.
Il fenomeno delle dismissioni: opportunità di recupero e
valorizzazione dei siti produttivi
Secondo i dati Istat, i siti industriali dismessi nel nostro Paese coprono una
superficie complessiva di circa 9 mila ettari (ovvero 90 chilometri quadrati), che
corrisponde indicativamente al 3% dell’intero territorio nazionale.
Il fenomeno delle dismissioni industriali – che non è limitato al contesto
nazionale, ma ha coinvolto in misura significativa anche i grandi Paesi europei a ricca
tradizione industriale quali Germania, Francia e Inghilterra – ha rappresentato una
diretta conseguenza delle trasformazioni produttive degli anni ’70 e ’80, che con le
innovazioni tecnologiche e il conseguente adeguamento dei processi produttivi
hanno reso rapidamente obsolete le tecniche tradizionali, favorendo in alcuni casi
l’abbandono dei siti produttivi preesistenti. In aggiunta a ciò, anche il
ridimensionamento del comparto industriale e lo sviluppo della società dei servizi,
nonché la progressiva delocalizzazione della produzione di massa verso luoghi in cui
il costo della manodopera è ridotto, hanno incoraggiato il fenomeno delle
dismissioni.
Oltre a rappresentare un evidente danno in termini paesaggistici e di decoro del
territorio, l’abbandono degli impianti industriali costituisce altresì un serio problema
sotto il profilo ambientale: poiché alle dismissioni spesso non fanno seguito adeguati
interventi di bonifica e messa in sicurezza del territorio, i siti produttivi abbandonati
(in particolare quelli utilizzati per svolgere attività ad elevato rischio di inquinamento
quali ad esempio le lavorazioni siderurgiche o chimiche), e quindi generalmente privi
di manutenzione e controllo, rappresentano infatti una seria minaccia per l’ambiente
e per la salute pubblica.
Il fenomeno dei siti industriali dismessi ha ricevuto una notevole attenzione da
parte delle istituzioni nazionali e locali già dagli anni ’90: tuttavia, mentre in una
prima fase gli interventi erano rappresentati da operazioni di demolizione locale, in
tempi più recenti è prevalso l’orientamento, sostenuto da specifici interventi di
carattere finanziario e normativo, a “incentivare” opere di recupero e riutilizzo delle
ex aree industriali, prevedendone nuove destinazioni d’uso che consentano di
integrare i siti abbandonati al tessuto urbano in cui sono localizzati.
Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022
A tale riguardo, sono state numerose le “buone prassi” portate a termine
nell’ultimo ventennio e finanziate da programmi pubblici che hanno consentito un
recupero e una riconversione di aree e strutture industriali non più utilizzate.
Oltre alla riqualificazione del bacino della Ruhr, in Germania, che rappresenta un
esempio paradigmatico di riqualificazione e rinaturalizzazione di un’area ad elevata
impronta industriale (prima delle bonifiche era infatti uno dei luoghi più inquinati
d’Europa), anche la città di Bilbao, nei Paesi Baschi, negli anni ’90 è stata protagonista
di un grande progetto di recupero: l’amministrazione locale ha infatti deciso di ridare
nuova vita agli ex cantieri navali che per decenni hanno rappresentato il cuore
dell’economia cittadina, promuovendo la nascita del Guggenheim Museum.
Figura 1 – Intervento di riqualificazione degli ex cantieri navali di Bilbao, Spagna*.
*le immagini utilizzate sono liberamente reperibili sul web. Sul punto la corte Europea ha stabilito nella sentenza “Svensson et al
and others v Retriever Sverige” del 13 febbraio 2014 (c-466/12) che “postare un link preso da materiale autorizzato liberamente
disponibile online non viola il diritto di esclusiva comunicazione al pubblico”.
Anche la città di Londra ha avviato un progetto di ristrutturazione analogo,
trasformando la ex centrale elettronica di Bankside nel complesso museale di Tate
Modern, inaugurato nel 2000 e che, con 5 milioni e mezzo di visitatori all’anno, ad
oggi è il museo d’arte moderna più visitato al mondo.
5
EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche
Figura 2 – Intervento di riqualificazione della centrale elettronica di Bankside, Londra*.
*le immagini utilizzate sono liberamente reperibili sul web. Sul punto la corte Europea ha stabilito nella sentenza “Svensson et al
and others v Retriever Sverige” del 13 febbraio 2014 (c-466/12) che “postare un link preso da materiale autorizzato liberamente
disponibile online non viola il diritto di esclusiva comunicazione al pubblico”.
Il recupero di spazi industriali e la trasformazione in ambienti dedicati alla cultura
ha trovato spazio anche nel nostro Paese, dove tuttavia le dimensioni ridotte delle
aree industriali hanno favorito interventi di rigenerazione urbana che coinvolgessero
singoli impianti produttivi e non grandi distretti industriali come nel caso della Ruhr
tedesca.
A tale riguardo, si segnala ad esempio la trasformazione dell’ex Lanificio
Trombetta, a Biella, nella “Cittadell’arte”, un luogo di incontro e aggregazione tra
artisti, scienziati e attivisti nel quale promuovere la cultura e dare avvio a
sperimentazioni artistiche e intrattenimento, nonché la pista di collaudo dell’ex
fabbrica FIAT, a Torino, che ospita Pista 500, lo sky garden progettato per essere il
più grande giardino sospeso d’Europa.
6
Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022
Figura 3 – Interventi di riqualificazione dell’ex Lanificio Trombetta di Biella e della pista di
collaudo dell’ex fabbrica FIAT di Torino*.
*le immagini utilizzate sono liberamente reperibili sul web. Sul punto la corte Europea ha stabilito nella sentenza “Svensson et al
and others v Retriever Sverige” del 13 febbraio 2014 (c-466/12) che “postare un link preso da materiale autorizzato liberamente
disponibile online non viola il diritto di esclusiva comunicazione al pubblico”.
Limitatamente alla nostra regione, l’esempio più significativo di riqualificazione è
rappresentato dalla trasformazione dell’area industriale del quartiere Ostiense che
– anche per la collocazione geografica, che la pone all’interno del territorio urbano
della Capitale e non in aree periferiche o rurali – è stata oggetto di importanti
iniziative di recupero.
All’inizio degli anni 2000, in particolare, il sito fu interessato da un’importante
opera di riqualificazione e ristrutturazione elaborata sulla base delle linee guida del
Piano Urbanistico Ostiense-Marconi, approvato dall’Amministrazione capitolina il 22
dicembre 1999, che ha dato vita a numerose attività di recupero, tra le quali si
annovera la riqualificazione dell’ex consorzio agrario (dove oggi sorge il teatro
comunale), degli ex stabilimenti di Mira Lanza (oggi sede del Teatro India) e della
centrale termoelettrica Montemartini (oggi adibita a museo come sezione distaccata
dei Musei Capitolini).
7
8
EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche
1.1 I siti dismessi in Italia: inquadramento normativo e fonti
statistiche
Il fenomeno delle dismissioni industriali e le problematiche connesse del
recupero delle aree rappresentano temi particolarmente complessi, non solo sul
piano tecnico-ambientale, sia anche sotto il profilo normativo.
A livello europeo la questione era stata affrontata nel 2006, all’interno di un
programma che tuttavia declinava il tema dei siti dismessi all’interno della più ampia
problematica del consumo di suolo. L’obiettivo dei lavori comunitari era stato infatti
quello di sviluppare la consapevolezza della necessità di contenere concretamente il
consumo di suolo, soprattutto attraverso il riutilizzo di aree già antropizzate ma non
più utilizzate. Sulla base di tali premesse era stata approvata la Direttiva quadro n.
231/2006 (che a sua volta modificava la Direttiva 2004/35/CE), il cui scopo era quello
di prevedere misure destinate a prevenire il “degrado” del suolo (individuando aree
a rischio di erosione, compattazione e smottamento) e ripristinare i suoli inquinati o
degradati, recuperando e restituendo nuova vita ai siti abbandonati.
L’attenzione alle aree industriali non più in uso, dunque, è stata rivolta
soprattutto alla pericolosità ambientale e al rischio di contaminazione del territorio
circostante. Questo approccio è stato mantenuto anche su scala nazionale, dove il
Titolo V della sezione quarta del Codice dell’Ambiente (D.Lgs. n. 152/2006) è
dedicata al tema della bonifica dei siti contaminati. A tale riguardo, il Codice
distingue tra siti potenzialmente contaminati e siti effettivamente contaminati, a
seconda che il livello di contaminazione superi o meno la soglia di rischio ambientale
fissata dalla legge.
Sulla base di tali premesse, gli articoli 239 e seguenti del Codice disciplinano gli
interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti contaminati e definiscono le
procedure, i criteri e le modalità per lo svolgimento delle operazioni necessarie per
l’eliminazione delle sorgenti di inquinamento o comunque per la riduzione delle
concentrazioni di sostanze inquinanti, in ottemperanza alle linee guida definite in
ambito comunitario.
Passando ad approfondire il contesto regionale, anche in questo caso è possibile
osservare come – in linea con quanto stabilito in sede europea – il tema del recupero
dei siti abbandonati rientri all’interno della più ampia cornice del consumo di suolo.
Adottando tale prospettiva, che evidentemente pone attenzione anche all’aspetto
ambientale e, dunque, alle attività di bonifica, numerose Regioni hanno disposto
quadri normativi, che, anche grazie a sgravi fiscali, incentivano la logica del riuso. In
9
Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022
questo senso si esprime la Legge Regionale 24/2017, adottata dall’Emilia Romagna,
che, nella prospettiva di giungere al consumo del suolo a saldo zero entro il 2050,
favorisce “interventi di riuso e di rigenerazione urbana” degli “spazi ed edifici, sia
pubblici che privati, da qualificare anche attraverso interventi di demolizione e
ricostruzione”. A seguire, nella Legge Regionale 21/2015 emanata dal Friuli Venezia-
Giulia, la promozione dello sviluppo sostenibile fa esplicito riferimento al recupero
delle aree industriali e commerciali esistenti. Appare interessante notare, inoltre,
come la Legge 23/2018 promulgata dalla Liguria per l’individuazione gli ambiti urbani
in condizioni di degrado urbanistico ed edilizio non si affidi esclusivamente a soggetti
pubblici, ma preveda esplicitamente un ruolo per gli attori privati. Nell’ottica di
questa breve panoramica, che non pretende in nessun caso di restituire l’intero
orizzonte normativo elaborato dalle Regioni, ma unicamente di sottolineare alcuni
aspetti particolarmente dirimenti per la ricerca, appare particolarmente interessante
considerare la Legge Provinciale 9/2018 emanata dalla Provincia autonoma di
Bolzano, che consente il consumo di suolo (non connesso all’attività agricola) esterno
all’area insediabile solo a patto che manchino alternative economicamente ed
ecologicamente ragionevoli, mediante il riuso, il recupero e l’adeguamento degli
insediamenti già presenti, “anche ricorrendo all’espropriazione di immobili non
utilizzati”.
Nell’ottica del presente lavoro, infine, appare particolarmente significativo fare
riferimento alla Legge 7/2017 promulgata dalla Regione Lazio, tra i cui obiettivi è
presente “la riqualificazione delle aree urbane degradate e delle aree produttive […]
nonché di complessi edilizi di edifici in stato di abbandono o dismessi o inutilizzati o
in via di dismissione o da rilocalizzare”. Anche in questo caso, come già osservato a
proposito delle disposizioni adottate dalla Liguria, è esplicitamente previsto un ruolo
per gli attori privati nell’individuazione degli ambiti territoriali nei quali svolgere gli
interventi di riqualificazione.
Da ultimo, appare opportuno segnalare come la progettazione del territorio e gli
sforzi amministrativi per favorire le logiche del riuso e la trasformazioni delle
strutture già edificate si inseriscono in un quadro normativo particolarmente
complesso: con la Legge Regionale 31/2015 la Regione Lombardia mirava ad
orientare gli interventi edilizi prioritariamente verso le aree già urbanizzate,
degradate o dismesse, prevedendo, tra l’altro, accessi prioritari ai finanziamenti
regionali per quei comuni che avessero avviato azioni concrete per la rigenerazione
urbana. In seguito a un contenzioso che ha visto protagonista, tra gli altri, il Comune
di Brescia, è stata sollevata la questione di conformità costituzionale circa le
disposizioni previste dall’art. 5, comma 4 della Legge Regionale, questione che è
stata accolta dalla Suprema Corte che, con la sentenza 179/2019 ha dichiarato
10
EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche
incostituzionale quanto previsto dal detto articolo, in quanto lesivo dei poteri
comunali in materia di governo del territorio. Tale vicenda, dunque, pare suggerire
come sia necessario, per procedere in modo efficace alla riqualificazione delle aree
dismesse, adottare una prospettiva plurale, che coinvolga tutti gli attori coinvolti
dalla progettazione e dal governo del territorio.
Passando ad approfondire l’aspetto “quantitativo”, volto a determinare quale sia
l’universo di riferimento oggetto di analisi, le ricerche condotte hanno mostrato
come, sebbene il tema dei siti industriali dismessi abbia guadagnato, nel corso degli
anni, sempre più interesse, ad oggi non è possibile disporre di dati certi in merito al
numero dei siti oggetto di dismissione, nonché circa la loro estensione. In tale
contesto, assume particolare rilevanza il lavoro dell’ISPRA, le cui analisi, tuttavia, si
concentrano esclusivamente sui siti contaminati, vale a dire quelle aree che
richiedono prioritari interventi di bonifica e messa in sicurezza prima di un futuro
riutilizzo. I dati ISPRA, dunque, benché preziosi, non consentono di pervenire a stime
attendibili su quanti e quanto estesi siano tutti i siti industriali dismessi.
Ciò premesso, particolare attenzione deve essere rivolta ai Siti di interesse
nazionale, ovvero quelle aree che, per caratteristiche del sito, impatto del sito
sull’economia locale, quantità e pericolosità degli agenti inquinanti presenti,
comportano un rischio sanitario di portata nazionale.
Più in dettaglio, con riferimento ai SIN, la normativa indica alcuni precisi criteri
definitori e di intervento:
 il rischio sanitario e ambientale – ottenuto dall’analisi del superamento delle
concentrazioni “soglia” – risulta elevato in ragione della densità della
popolazione e dell’estensione territoriale dell’area interessata;
 l’impatto socio-economico causato dall’inquinamento ambientale è rilevante;
 la contaminazione rappresenta un rischio per i beni di interesse storico e
culturale di rilevanza nazionale e gli interventi da attuare possono riguardare
anche un territorio distribuito su più ambiti regionali.
L’ultimo rapporto dell’ISPRA, dunque, mostra come nel nostro Paese siano
presenti 42 Siti di Interesse Nazionale, dislocati sull’intero territorio nazionale (tutte
le regioni hanno almeno un SIN, con la sola eccezione del Molise), occupando un’area
di circa 250 mila ettari, di cui 77,7 mila in mare e oltre 171 mila a terra. Considerando
esclusivamente l’estensione “su terra” dei SIN, tali aree occupano lo 0,57%
dell’estensione complessiva del territorio nazionale.
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  • 1. Sostegno alla competitività del territorio attraverso il recupero e la valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 1 Novembre 2022
  • 2. EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche Introduzione Il concetto di sviluppo sostenibile ha acquisito sempre più centralità, da quando è stato introdotto nel 1987 dal rapporto Bruntland; è divenuto sempre più chiaro, infatti, come lo sviluppo produttivo ed economico, cui è inevitabilmente connesso lo sfruttamento delle risorse naturali, debba essere avviato su una direttrice che mirando a soddisfare i bisogni attuali tenga presenti anche quelli futuri, preservando così l’intero ecosistema. In quest’ottica appare assume particolare rilevanza il consumo, la copertura e il degrado del suolo. Tale elemento, di cui spesso non si sottolinea a sufficienza il ruolo essenziale, infatti, è in grado di assicurare, secondo le analisi del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente1, servizi di approvvigionamento (quali prodotti alimentari, biomassa e materie prime), servizi di regolazione e mantenimento (quali regolazione del clima, cattura e stoccaggio di carbonio e regolazione della qualità dell’acqua) nonché servizi culturali (si pensi, ad esempio, al patrimonio naturale). Il ruolo fondamentale svolto dal suolo nell’economia dell’ecosistema, inoltre, è acuito dal carattere non riproducibile di tale bene. In quest’ottica appare particolarmente allarmante quanto affermato dalla Commissione Europea: “Terreni e suoli sono risorse fragili e limitate, soggette alla pressione di una sempre crescente ricerca di spazio: l'espansione urbana e l'impermeabilizzazione del suolo consumano la natura e trasformano preziosi ecosistemi in deserti di cemento. Spesso sono i suoli più fertili a soffrirne e la prospettiva di guadagni dignitosi per gli agricoltori e i silvicoltori si riduce”. Per tale ragione, sempre la Commissione Europea, ha indicato, tra gli altri, quali obiettivi, per ottenere un buono stato di salute del suolo entro il 2050, la realizzazione di progressi significativi nella bonifica dei suoli contaminati e il raggiungimento del consumo netto di suolo pari a zero. Ciò premesso e spostando l’attenzione al panorama nazionale, appare significativo constatare come il PNRR, nell’ambito della missione 2, significativamente intitolata “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, preveda un investimento di mezzo miliardo di euro per la bonifica dei cosiddetti siti orfani, vale a dire siti industriali dismessi che rappresentano un rischio significativo per la salute della popolazione. Lo scopo sanitario, inoltre, non è l’unico obiettivo che attraverso questo investimento si persegue: nel PNRR, infatti, si menziona esplicitamente il tentativo di “dare al terreno un secondo uso, favorendo il suo reinserimento nel mercato 1 SNPA, Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici, 2022 2
  • 3. 3 Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022 immobiliare, riducendo l’impatto ambientale e promuovendo l’economia circolare”. Sebbene, dunque, il tema della salvaguardia e della riconversione del suolo abbia guadagnato un ruolo di primo piano nel dibattito pubblico, i dati SNPA mostrano una dinamica in continuo peggioramento: tra il 2020 e il 2021, infatti, il consumo di suolo è aumentato di 69,1 km2, dato, questo, solo parzialmente compensato dai 5,8 km2 di suolo ripristinato, ossia passato da “consumato” a “non consumato”. Prendendo in considerazione la dinamica di medio periodo, infine, appare come, su scala nazionale, la quota di suolo consumato sia costantemente aumentata, passando dal 6,75% del 2006 al 7,13% del 2021. Tali dati, dunque, mostrano come, per avviare un’autentica tutela del territorio, sia necessario approntare buone pratiche, sostenendo e incoraggiando quelle già in atto, tra le quali appare di particolare rilevanza la conversione dei siti industriali dismessi.
  • 4. 4 EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche Capitolo 1. Il fenomeno delle dismissioni: opportunità di recupero e valorizzazione dei siti produttivi Secondo i dati Istat, i siti industriali dismessi nel nostro Paese coprono una superficie complessiva di circa 9 mila ettari (ovvero 90 chilometri quadrati), che corrisponde indicativamente al 3% dell’intero territorio nazionale. Il fenomeno delle dismissioni industriali – che non è limitato al contesto nazionale, ma ha coinvolto in misura significativa anche i grandi Paesi europei a ricca tradizione industriale quali Germania, Francia e Inghilterra – ha rappresentato una diretta conseguenza delle trasformazioni produttive degli anni ’70 e ’80, che con le innovazioni tecnologiche e il conseguente adeguamento dei processi produttivi hanno reso rapidamente obsolete le tecniche tradizionali, favorendo in alcuni casi l’abbandono dei siti produttivi preesistenti. In aggiunta a ciò, anche il ridimensionamento del comparto industriale e lo sviluppo della società dei servizi, nonché la progressiva delocalizzazione della produzione di massa verso luoghi in cui il costo della manodopera è ridotto, hanno incoraggiato il fenomeno delle dismissioni. Oltre a rappresentare un evidente danno in termini paesaggistici e di decoro del territorio, l’abbandono degli impianti industriali costituisce altresì un serio problema sotto il profilo ambientale: poiché alle dismissioni spesso non fanno seguito adeguati interventi di bonifica e messa in sicurezza del territorio, i siti produttivi abbandonati (in particolare quelli utilizzati per svolgere attività ad elevato rischio di inquinamento quali ad esempio le lavorazioni siderurgiche o chimiche), e quindi generalmente privi di manutenzione e controllo, rappresentano infatti una seria minaccia per l’ambiente e per la salute pubblica. Il fenomeno dei siti industriali dismessi ha ricevuto una notevole attenzione da parte delle istituzioni nazionali e locali già dagli anni ’90: tuttavia, mentre in una prima fase gli interventi erano rappresentati da operazioni di demolizione locale, in tempi più recenti è prevalso l’orientamento, sostenuto da specifici interventi di carattere finanziario e normativo, a “incentivare” opere di recupero e riutilizzo delle ex aree industriali, prevedendone nuove destinazioni d’uso che consentano di integrare i siti abbandonati al tessuto urbano in cui sono localizzati.
  • 5. Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022 A tale riguardo, sono state numerose le “buone prassi” portate a termine nell’ultimo ventennio e finanziate da programmi pubblici che hanno consentito un recupero e una riconversione di aree e strutture industriali non più utilizzate. Oltre alla riqualificazione del bacino della Ruhr, in Germania, che rappresenta un esempio paradigmatico di riqualificazione e rinaturalizzazione di un’area ad elevata impronta industriale (prima delle bonifiche era infatti uno dei luoghi più inquinati d’Europa), anche la città di Bilbao, nei Paesi Baschi, negli anni ’90 è stata protagonista di un grande progetto di recupero: l’amministrazione locale ha infatti deciso di ridare nuova vita agli ex cantieri navali che per decenni hanno rappresentato il cuore dell’economia cittadina, promuovendo la nascita del Guggenheim Museum. Figura 1 – Intervento di riqualificazione degli ex cantieri navali di Bilbao, Spagna*. *le immagini utilizzate sono liberamente reperibili sul web. Sul punto la corte Europea ha stabilito nella sentenza “Svensson et al and others v Retriever Sverige” del 13 febbraio 2014 (c-466/12) che “postare un link preso da materiale autorizzato liberamente disponibile online non viola il diritto di esclusiva comunicazione al pubblico”. Anche la città di Londra ha avviato un progetto di ristrutturazione analogo, trasformando la ex centrale elettronica di Bankside nel complesso museale di Tate Modern, inaugurato nel 2000 e che, con 5 milioni e mezzo di visitatori all’anno, ad oggi è il museo d’arte moderna più visitato al mondo. 5
  • 6. EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche Figura 2 – Intervento di riqualificazione della centrale elettronica di Bankside, Londra*. *le immagini utilizzate sono liberamente reperibili sul web. Sul punto la corte Europea ha stabilito nella sentenza “Svensson et al and others v Retriever Sverige” del 13 febbraio 2014 (c-466/12) che “postare un link preso da materiale autorizzato liberamente disponibile online non viola il diritto di esclusiva comunicazione al pubblico”. Il recupero di spazi industriali e la trasformazione in ambienti dedicati alla cultura ha trovato spazio anche nel nostro Paese, dove tuttavia le dimensioni ridotte delle aree industriali hanno favorito interventi di rigenerazione urbana che coinvolgessero singoli impianti produttivi e non grandi distretti industriali come nel caso della Ruhr tedesca. A tale riguardo, si segnala ad esempio la trasformazione dell’ex Lanificio Trombetta, a Biella, nella “Cittadell’arte”, un luogo di incontro e aggregazione tra artisti, scienziati e attivisti nel quale promuovere la cultura e dare avvio a sperimentazioni artistiche e intrattenimento, nonché la pista di collaudo dell’ex fabbrica FIAT, a Torino, che ospita Pista 500, lo sky garden progettato per essere il più grande giardino sospeso d’Europa. 6
  • 7. Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022 Figura 3 – Interventi di riqualificazione dell’ex Lanificio Trombetta di Biella e della pista di collaudo dell’ex fabbrica FIAT di Torino*. *le immagini utilizzate sono liberamente reperibili sul web. Sul punto la corte Europea ha stabilito nella sentenza “Svensson et al and others v Retriever Sverige” del 13 febbraio 2014 (c-466/12) che “postare un link preso da materiale autorizzato liberamente disponibile online non viola il diritto di esclusiva comunicazione al pubblico”. Limitatamente alla nostra regione, l’esempio più significativo di riqualificazione è rappresentato dalla trasformazione dell’area industriale del quartiere Ostiense che – anche per la collocazione geografica, che la pone all’interno del territorio urbano della Capitale e non in aree periferiche o rurali – è stata oggetto di importanti iniziative di recupero. All’inizio degli anni 2000, in particolare, il sito fu interessato da un’importante opera di riqualificazione e ristrutturazione elaborata sulla base delle linee guida del Piano Urbanistico Ostiense-Marconi, approvato dall’Amministrazione capitolina il 22 dicembre 1999, che ha dato vita a numerose attività di recupero, tra le quali si annovera la riqualificazione dell’ex consorzio agrario (dove oggi sorge il teatro comunale), degli ex stabilimenti di Mira Lanza (oggi sede del Teatro India) e della centrale termoelettrica Montemartini (oggi adibita a museo come sezione distaccata dei Musei Capitolini). 7
  • 8. 8 EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche 1.1 I siti dismessi in Italia: inquadramento normativo e fonti statistiche Il fenomeno delle dismissioni industriali e le problematiche connesse del recupero delle aree rappresentano temi particolarmente complessi, non solo sul piano tecnico-ambientale, sia anche sotto il profilo normativo. A livello europeo la questione era stata affrontata nel 2006, all’interno di un programma che tuttavia declinava il tema dei siti dismessi all’interno della più ampia problematica del consumo di suolo. L’obiettivo dei lavori comunitari era stato infatti quello di sviluppare la consapevolezza della necessità di contenere concretamente il consumo di suolo, soprattutto attraverso il riutilizzo di aree già antropizzate ma non più utilizzate. Sulla base di tali premesse era stata approvata la Direttiva quadro n. 231/2006 (che a sua volta modificava la Direttiva 2004/35/CE), il cui scopo era quello di prevedere misure destinate a prevenire il “degrado” del suolo (individuando aree a rischio di erosione, compattazione e smottamento) e ripristinare i suoli inquinati o degradati, recuperando e restituendo nuova vita ai siti abbandonati. L’attenzione alle aree industriali non più in uso, dunque, è stata rivolta soprattutto alla pericolosità ambientale e al rischio di contaminazione del territorio circostante. Questo approccio è stato mantenuto anche su scala nazionale, dove il Titolo V della sezione quarta del Codice dell’Ambiente (D.Lgs. n. 152/2006) è dedicata al tema della bonifica dei siti contaminati. A tale riguardo, il Codice distingue tra siti potenzialmente contaminati e siti effettivamente contaminati, a seconda che il livello di contaminazione superi o meno la soglia di rischio ambientale fissata dalla legge. Sulla base di tali premesse, gli articoli 239 e seguenti del Codice disciplinano gli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti contaminati e definiscono le procedure, i criteri e le modalità per lo svolgimento delle operazioni necessarie per l’eliminazione delle sorgenti di inquinamento o comunque per la riduzione delle concentrazioni di sostanze inquinanti, in ottemperanza alle linee guida definite in ambito comunitario. Passando ad approfondire il contesto regionale, anche in questo caso è possibile osservare come – in linea con quanto stabilito in sede europea – il tema del recupero dei siti abbandonati rientri all’interno della più ampia cornice del consumo di suolo. Adottando tale prospettiva, che evidentemente pone attenzione anche all’aspetto ambientale e, dunque, alle attività di bonifica, numerose Regioni hanno disposto quadri normativi, che, anche grazie a sgravi fiscali, incentivano la logica del riuso. In
  • 9. 9 Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022 questo senso si esprime la Legge Regionale 24/2017, adottata dall’Emilia Romagna, che, nella prospettiva di giungere al consumo del suolo a saldo zero entro il 2050, favorisce “interventi di riuso e di rigenerazione urbana” degli “spazi ed edifici, sia pubblici che privati, da qualificare anche attraverso interventi di demolizione e ricostruzione”. A seguire, nella Legge Regionale 21/2015 emanata dal Friuli Venezia- Giulia, la promozione dello sviluppo sostenibile fa esplicito riferimento al recupero delle aree industriali e commerciali esistenti. Appare interessante notare, inoltre, come la Legge 23/2018 promulgata dalla Liguria per l’individuazione gli ambiti urbani in condizioni di degrado urbanistico ed edilizio non si affidi esclusivamente a soggetti pubblici, ma preveda esplicitamente un ruolo per gli attori privati. Nell’ottica di questa breve panoramica, che non pretende in nessun caso di restituire l’intero orizzonte normativo elaborato dalle Regioni, ma unicamente di sottolineare alcuni aspetti particolarmente dirimenti per la ricerca, appare particolarmente interessante considerare la Legge Provinciale 9/2018 emanata dalla Provincia autonoma di Bolzano, che consente il consumo di suolo (non connesso all’attività agricola) esterno all’area insediabile solo a patto che manchino alternative economicamente ed ecologicamente ragionevoli, mediante il riuso, il recupero e l’adeguamento degli insediamenti già presenti, “anche ricorrendo all’espropriazione di immobili non utilizzati”. Nell’ottica del presente lavoro, infine, appare particolarmente significativo fare riferimento alla Legge 7/2017 promulgata dalla Regione Lazio, tra i cui obiettivi è presente “la riqualificazione delle aree urbane degradate e delle aree produttive […] nonché di complessi edilizi di edifici in stato di abbandono o dismessi o inutilizzati o in via di dismissione o da rilocalizzare”. Anche in questo caso, come già osservato a proposito delle disposizioni adottate dalla Liguria, è esplicitamente previsto un ruolo per gli attori privati nell’individuazione degli ambiti territoriali nei quali svolgere gli interventi di riqualificazione. Da ultimo, appare opportuno segnalare come la progettazione del territorio e gli sforzi amministrativi per favorire le logiche del riuso e la trasformazioni delle strutture già edificate si inseriscono in un quadro normativo particolarmente complesso: con la Legge Regionale 31/2015 la Regione Lombardia mirava ad orientare gli interventi edilizi prioritariamente verso le aree già urbanizzate, degradate o dismesse, prevedendo, tra l’altro, accessi prioritari ai finanziamenti regionali per quei comuni che avessero avviato azioni concrete per la rigenerazione urbana. In seguito a un contenzioso che ha visto protagonista, tra gli altri, il Comune di Brescia, è stata sollevata la questione di conformità costituzionale circa le disposizioni previste dall’art. 5, comma 4 della Legge Regionale, questione che è stata accolta dalla Suprema Corte che, con la sentenza 179/2019 ha dichiarato
  • 10. 10 EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche incostituzionale quanto previsto dal detto articolo, in quanto lesivo dei poteri comunali in materia di governo del territorio. Tale vicenda, dunque, pare suggerire come sia necessario, per procedere in modo efficace alla riqualificazione delle aree dismesse, adottare una prospettiva plurale, che coinvolga tutti gli attori coinvolti dalla progettazione e dal governo del territorio. Passando ad approfondire l’aspetto “quantitativo”, volto a determinare quale sia l’universo di riferimento oggetto di analisi, le ricerche condotte hanno mostrato come, sebbene il tema dei siti industriali dismessi abbia guadagnato, nel corso degli anni, sempre più interesse, ad oggi non è possibile disporre di dati certi in merito al numero dei siti oggetto di dismissione, nonché circa la loro estensione. In tale contesto, assume particolare rilevanza il lavoro dell’ISPRA, le cui analisi, tuttavia, si concentrano esclusivamente sui siti contaminati, vale a dire quelle aree che richiedono prioritari interventi di bonifica e messa in sicurezza prima di un futuro riutilizzo. I dati ISPRA, dunque, benché preziosi, non consentono di pervenire a stime attendibili su quanti e quanto estesi siano tutti i siti industriali dismessi. Ciò premesso, particolare attenzione deve essere rivolta ai Siti di interesse nazionale, ovvero quelle aree che, per caratteristiche del sito, impatto del sito sull’economia locale, quantità e pericolosità degli agenti inquinanti presenti, comportano un rischio sanitario di portata nazionale. Più in dettaglio, con riferimento ai SIN, la normativa indica alcuni precisi criteri definitori e di intervento:  il rischio sanitario e ambientale – ottenuto dall’analisi del superamento delle concentrazioni “soglia” – risulta elevato in ragione della densità della popolazione e dell’estensione territoriale dell’area interessata;  l’impatto socio-economico causato dall’inquinamento ambientale è rilevante;  la contaminazione rappresenta un rischio per i beni di interesse storico e culturale di rilevanza nazionale e gli interventi da attuare possono riguardare anche un territorio distribuito su più ambiti regionali. L’ultimo rapporto dell’ISPRA, dunque, mostra come nel nostro Paese siano presenti 42 Siti di Interesse Nazionale, dislocati sull’intero territorio nazionale (tutte le regioni hanno almeno un SIN, con la sola eccezione del Molise), occupando un’area di circa 250 mila ettari, di cui 77,7 mila in mare e oltre 171 mila a terra. Considerando esclusivamente l’estensione “su terra” dei SIN, tali aree occupano lo 0,57% dell’estensione complessiva del territorio nazionale.
  • 11. 11 Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022 Passando a considerare i risultati regionali, emerge come il problema dei SIN si riveli particolarmente rilevante in Lombardia, prima in graduatoria con 5 siti di rilevanza nazionale, seguita da Piemonte, Toscana e Sicilia (tutte con 4 siti). In termini di estensione, tuttavia, le maggiori criticità si registrano in Piemonte, dove i SIN occupano il 4,2% del territorio regionale, segnalando così il valore più alto su scala nazionale, seguito a grande distanza dalla Sardegna, i cui siti assorbono lo 0,9% della superfice della regione, e dalla Puglia, dove lo 0,5% del territorio regionale è assorbito dai SIN. Tabella 1A – Siti di interesse nazionale (SIN): denominazione, riferimenti normativi di individuazione ed estensione territoriale (in ettari). Regione Denominazione sito Riferimento normativodi individuazione Estensione (in ha) Mare Terra Totale Piemonte Casale Monferrato L. 426/1998 - 73.895 73.895 Balangero L. 426/1998 - 314 314 Pieve Vergonte L. 426/1998 - 15.687 15.687 Serravalle Scrivia L. 179/2002 - 74 74 Valle d’Aosta Emarese DM 468/2001 - 23 23 Lombardia Sesto San Giovanni L. 388/2000 - 255 255 Pioltello – Rodano L. 388/2000 - 85 85 Brescia – Caffaro L. 179/2002 - 262 262 Laghi di Mantova e Polo chimico L. 179/2002 - 1.027 1.027 Broni L. 179/2002 - 14 14 Prov. Aut. di Trento Trento Nord DM 468/2001 - 24 24 Veneto Venezia (Porto Marghera) L. 426/1998 - 1.618 1.618 FriuliVenezia Giulia Trieste DM 468/2001 1.916 506 2.422 Caffaro di Torviscosa (già Laguna di Grado e Marano) DM 468/2001 - 201 201 Liguria Cengio e Saliceto L. 426/1998 - 22.249 22.249 Cogoleto – Stoppani DM 468/2001 167 45 212 Emilia Romagna Fidenza DM 468/2001 - 25 25 Officina Grande Riparazione ETR Bologna L. 205/2017 - nd - Toscana Piombino L. 426/1998 2.117 931 3.048 Massa e Carrara L. 426/1998 - 116 116 Livorno DM 468/2001 577 206 783 Orbetello Area ex-Sitoco L. 179/2002 2.645 204 2.849 (Continua…) *non è possibile indicare l’estensione del sito, in quanto al 31/12/2020 non risulta ancora perimetrato
  • 12. 12 EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche Tabella 1A (continua) – Siti di interesse nazionale (SIN): denominazione, riferimenti normativi di individuazione ed estensione territoriale (in ettari) Regione Denominazione sito Riferimento normativodi individuazione Estensione (in ha) Mare Terra Totale Umbria Terni – Papigno DM 468/2001 - 655 655 Marche Falconara Marittima L. 179/2002 1.165 108 1.273 Lazio Bacino del Fiume Sacco L. 248/2005 - 7.235 7.235 Abruzzo Bussi sul Tirino DM 28/05/2008 - 232 232 Campania Napoli Orientale L. 426/1998 1.433 834 2.267 Napoli Bagnoli - Coroglio L. 388/2000 1.453 249 1.702 Area vasta di Giugliano L. 120/2020 - n.d. n.d.* Puglia Manfredonia L. 426/1998 855 303 1.158 Brindisi L. 426/1998 5.597 5.851 11.448 Taranto L. 426/1998 7.006 4.383 11.389 Bari – Fibronit DM 468/2001 - 15 15 Basilicata Tito DM 468/2001 - 315 315 Aree industriali della Val Basento L. 179/2002 - 3.300 3.300 Calabria Crotone – Cassano - Cerchiara DM 468/2001 1.448 884 2.332 Sicilia Gela L. 426/1998 4.583 795 5.378 Priolo L. 426/1998 10.129 5.814 15.943 Biancavilla DM 468/2001 - 330 330 Milazzo L. 266/2005 2.198 549 2.747 Sardegna Sulcis – Iglesiente – Guspinese DM 468/2001 32.418 19.751 52.169 Aree Industriali di PortoTorres L. 179/2002 2.748 1.874 4.622 Totale - - 77.733 171.268 249.001 Fonte: Elaborazioni Eures su dati Ispra – Annuario 2018 Come anticipato, ad oggi non sono disponibili dati censuari che raccolgano i siti di interesse regionale e, risultando quindi tanto più preziosi, quantunque non sufficienti, i dati raccolti dall’ISPRA, che indicano i siti regionali per i quali sono state avviate e/o concluse le operazioni di bonifica ai sensi del D.Lgs 152/06. I risultati dell’indagine dell’ISPRA, dunque, sono riferiti unicamente ai siti che presentano fattori di rischio per l’ambiente e la salute, non fornendo, dunque, alcuna indicazione per quanto riguarda le ulteriori tipologie di aree dismesse.
  • 13. 13 Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022 Ciò premesso, al 31 dicembre 2019, si segnalano 34.478 siti, di cui 16.264 con procedimento di bonifica in corso e 17.862 con procedimento concluso. Dalla disaggregazione territoriale emerge come le regioni maggiormente interessate dai procedimenti di bonifica in corso siano la Campania (3.252 aree), la Lombardia (2.827 aree), la Toscana (1.901 siti), il Veneto (1.245 siti) e il Lazio (1.015 siti), che complessivamente concentrano il 63% dei siti interessati da procedimenti di bonifica ancora non conclusi. Sul fronte opposto, le regioni più virtuose, ossia che hanno portato a termine il maggior numero di procedimenti amministrativi, sono la Valle d’Aosta, dove l’84,4% dei siti risulta bonificato, il Friuli Venezia-Giulia, dove tale valore si attesta all’83,8%, e la Lombardia, che con il 72,6% dei siti bonificati supera abbondantemente il dato medio nazionale, pari al 52,3%. Tabella 2 – Siti registrati nelle anagrafi/banche dati regionali dei siti oggetto di procedimento di bonifica. Dati regionali aggiornati al 31/12/2019 Siti con procedimento amm.vo in corso Siti con procedimento amm.vo concluso Totale siti oggetto di procedimento di bonifica V.A. % V.A. % V.A. % Piemonte 829 45,6 990 54,4 1.819 100,0 Valle d’Aosta 31 15,6 168 84,4 199 100,0 Lombardia 2.827 27,4 7.489 72,6 10.316 100,0 Trentino A.A. 170 20,2 672 79,8 842 100,0 Veneto 1.245 49,1 1.291 50,9 2.888* 100,0 Friuli V.G. 200 16,2 1.034 83,8 1.234 100,0 Liguria 333 42,7 447 57,3 780 100,0 Emilia Romagna 548 50,7 533 49,3 1.081 100,0 Toscana 1.901 43,6 2.459 56,4 4.360 100,0 Umbria 91 54,5 76 45,5 167 100,0 Marche 570 52,9 508 47,1 1.078 100,0 Lazio 1.015 83,7 197 16,3 1.212 100,0 Abruzzo 862 71,4 346 28,6 1.208 100,0 Molise 30 33,7 59 66,3 89 100,0 Campania 3.252 87,9 449 12,1 3.701 100,0 Puglia 357 66,0 184 34,0 541 100,0 Basilicata 237 78,5 65 21,5 302 100,0 Calabria 114 51,6 107 48,4 221 100,0 Sardegna 592 56,1 463 43,9 1.055 100,0 Sicilia 1.060 76,5 325 23,5 1.385 100,0 Totale 16.264 47,7 17.862 52,3 34.478 100,0 Fonte: Elaborazioni Eures su dati Ispra – Annuario 2018 *dati parziali: l’anagrafe regionale è stata istituita nel 2016 ed è in corso di realizzazione; i siti attualmente presenti rappresentano circa il 70% del totale. * Il totale è maggiore della somma dei procedimenti in corso e conclusi, poiché in Vento hanno luogo 352 procedimenti “non determinati”.
  • 14. 14 EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche Accanto alle informazioni elaborate dall’ISPRA, per quanto riguarda il Lazio è possibile consultare anche il rapporto ARPA. È necessario tenere presente, tuttavia, che sebbene al pari dei dati ISPRA anche questa indagine si rivolga esclusivamente ai siti che comportano rischi per l’ambiente e la salute, l’universo di riferimento dei dati ARPA è più ampio, come emerge dalla definizione di sito contaminato, trai quali l’ARPA Lazio conteggia “le aree nelle quali, in seguito ad attività umane pregresse o in corso (non necessariamente di carattere industriale), è stata accertata una alterazione delle caratteristiche qualitative delle matrici ambientali suolo, sottosuolo e acque sotterranee che sia potenzialmente in grado di contaminare il sito, ovvero che comporti un superamento delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC)”; Si tratta, dunque, di ambito di indagine che solo parzialmente coincide con l’oggetto della presente ricerca: tra i siti industriali dismessi, infatti, sono presenti strutture che non necessariamente rappresentano criticità a livello ambientale. Ciò premesso, nel 2020 sono presenti 1.328 siti contaminati nel Lazio, un risultato questo in crescita del 4,1% rispetto al 2019. La dinamica di medio periodo conferma questo andamento: rispetto al 2016, infatti, le aree contaminate sono aumentate del 26,4%, pari a quasi 300 unità in valori assoluti, dinamica questa che coinvolge tutte i territori del Lazio, ad eccezione di Frosinone, che registra una flessione del 5,5% (-16 unità in termini assoluti). Dalla disaggregazione su scala territoriale emerge come sia la città metropolitana di Roma, che occupa oltre il 31% dell’intero territorio regionale, a presentare la quota più consistente di siti contaminati, che nel 2020 ammontavano a 734, pari a oltre il 50% di quelli complessivamente censiti nel Lazio. Tabella 3 – Siti contaminati nelle province del Lazio e nella città metropolitana di Roma nell’ambito delle attività svolte dall’ARPA. Anni 2016-2020, valori assoluti, variazioni ass. e variazioni % 2016 2017 2018 2019 2020 Var. 20/16 Var. 20/19 V.A. % V.A. % Frosinone 293 297 259 273 277 -16 -5,5 4 1,5 Latina 104 130 159 162 168 64 61,5 6 3,7 Rieti 40 37 49 46 46 6 15,0 0 0,0 Roma 536 533 613 689 734 198 36,9 45 6,5 Viterbo 121 119 139 158 158 37 30,6 0 0,0 Lazio 1.094 1.116 1.219 1.328 1.383 289 26,4 55 4,1 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati ARPA Lazio
  • 15. 15 Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022 Più in dettaglio, 422 siti contaminati sono ubicati nel Comune di Roma, seguito a grande distanza da Fiumicino, che conta 41 aree. A seguire, la più alta concentrazione di aree interessate da contaminazione si rinviene nelle province meridionali del Lazio, con Frosinone che conta 277 siti (di cui 48 tra il Capoluogo di provincia e Anagni) e Latina, dove si rinvengono 168 aree (73 concentrate complessivamente ad Aprilia e Latina). Per quanto riguarda le province del Nord, infine, Viterbo registra 158 siti contaminati, di cui 22 ubicati nel Capoluogo di provincia, laddove a Rieti si osserva il dato più esiguo, con appena 46 aree soggette a contaminazione (di cui 15 nel Capoluogo). Tabella 4 – Siti contaminati nella città metropolitana di Roma nell’ambito delle attività svolte dall’ARPA. Dati comunali. Anni 2012, 2014-2017, valori assoluti Provincia Comune N. siti Frosinone Frosinone 30 Frosinone Anagni 18 Frosinone Ferentino 15 Frosinone Cassino/Ceprano 9 Frosinone Ceccano/Patrica 8 Latina Aprilia 37 Latina Latina 36 Latina Cisterna di Latina 15 Latina Sabaudia 14 Latina Fondi 8 Rieti Rieti 15 Rieti Fara in Sabina 4 Rieti Cittaducale 3 Rieti Antrodoco/Borgorose/Greccio/Leonessa 2 Roma Roma Capitale 422 Roma Fiumicino 41 Roma Colleferro/Pomezia 28 Roma Civitavecchia 25 Roma Guidonia Montecelio 10 Viterbo Viterbo 22 Viterbo Tarquinia 17 Viterbo Montalto di Castro 10 Viterbo Nepi 8 Viterbo Civita Castellana 7 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati ARPA Lazio
  • 16. 16 Capitolo 2 Analisi dei finanziamenti erogati dal MISE ai siti produttivi del Lazio A corredo di quanto finora osservato in relazione al tema dei siti dismessi e della loro riqualificazione in chiave di recupero urbano e sviluppo sostenibile, è risultato particolarmente interessante procedere ad analizzare i presupposti e i risultati dei 3 principali interventi finanziari messi in atto dal Ministero dello Sviluppo Economico per il rilancio del sistema produttivo regionale. Nello specifico, i testi normativi oggetto di interesse sono rappresentati dalla Legge n. 64 del primo marzo 1986, emanata con l’obiettivo di sviluppare l’industria del Mezzogiorno attraverso un sistema di contributi e finanziamenti a tasso agevolato, dalla Legge n. 488 del 1992, progettata e approvata con l’obiettivo di sostenere gli investimenti delle imprese nelle aree sottoutilizzate della Penisola e, infine, dall’introduzione del Fondo Rotativo per l’Innovazione Tecnologica (FIT), istituito nel 1982 ma che ha trovato concreta applicazione solo venti anni dopo, quando la disciplina normativa è stata adeguata alle nuove direttive comunitarie in materia di aiuti di Stato. Ciò premesso, i dati concessi dal Ministero dello Sviluppo Economico evidenziano come attraverso i tre provvedimenti normativi appena citati nel Lazio siano stati posti in essere 12.687 provvedimenti di erogazione di contributi, di cui 9.878 “effettivi”, che saranno oggetto di studio e approfondimento nelle pagine seguenti, e 2.809 deliberati ma non giunti a completamento dell’iter (i dati MISE in questi casi indicano pertanto un contributo concesso pari a zero). Facendo dunque riferimento alle sole attribuzioni “effettive”, i dati mostrano come un’ampia maggioranza delle erogazioni (l’85,5%) sia stata concessa in ottemperanza alla Legge n. 64 del 1986 (si tratta di 8.427 unità in valori assoluti), mentre la Legge n. 488 del 1992 ha determinato il 12,9% delle concessioni (1.277 unità) e, infine, i Fondi per l’Innovazione Tecnologica hanno disposto appena l’1,8% del totale delle erogazioni (174 unità in valori assoluti).
  • 17. EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE Tabella 1 – Numero di contributi concessi agli stabilimentiaziendalidel Lazio per normativa di riferimento. Valori assoluti e % sul totale Benefici con contributo maggiore di 0 Benefici con contributo pari a 0 Benefici totali V.A. % V.A. % V.A. % L. 64/1986 8.427 85,3 2.729 97,2 11.156 87,9 L. 488/1992 1.277 12,9 14 0,5 1.291 10,2 Contributi FIT 174 1,8 66 2,3 240 1,9 Totale 9.878 100,0 2.809 100,0 12.687 100,0 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE L’ammontare complessivo dei contributi concessi alle imprese del Lazio si attesta a 3,1 miliardi di euro: tale valore, tuttavia, fa riferimento ai soli importi preventivati e non alle somme effettivamente versate nei conti delle imprese beneficiarie che, come verrà esposto più dettagliatamente in seguito, rappresentano una percentuale pari a circa l’80% dell’ammontare complessivo delle concessioni. Analogamente a quanto osservato con riferimento al numero dei provvedimenti, anche sul fronte degli importi è la Legge n. 64 del 1986 a determinare le erogazioni più “generose”, concentrando l’84,8% delle concessioni (2,65 miliardi di euro in valori assoluti), a fronte di quote più marginali con riferimento alla Legge n. 488 del 1992 (il 12,5% del totale; quasi 400 milioni di euro) e al Fondo per l’Innovazione Tecnologica (2,7%; 83 milioni di euro). 8.427 (85,3%) 1.277 (12,9%) 174 (1,8%) L. 64/1986 L. 488/1992 ContributiFIT Numero di contributi (> di 0) concessi agli stabilimenti aziendali del Lazio per normativa di riferimento. Valori assoluti e % Totale concessioni: 9.878 17
  • 18. Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE 2.649,6 (84,8%) 391,8 (12,5%) 82,9 (2,7%) Legge64/1986 Legge488/1992 Fit Ammontare complessivo dei contributi concessi agli stabilimenti aziendali del Lazio per normativa di riferimento Valori ass. (in milioni di euro) e comp. % Totale concessioni: 3.124,3 MLN di € 314.412 306.833 316.288 Legge 64/1986 Legge488/1992 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE Fit Totale In termini medi, invece, l’ammontare dei contributi concessi si attesta a circa 316 mila euro per ogni stabilimento produttivo beneficiario, con valori compresi tra i 476 mila euro per le concessioni erogate in ottemperanza alle disposizioni del Fondo per l’Innovazione Tecnologica e i 314 mila euro per quelle concesse secondo la Legge 64/1986 (307 mila euro, invece, l’ammontare medio delle erogazioni concesse con riferimento alla Legge 488/1992). Ammontare medio dei contributi concessi nel Lazio per normativa di riferimento. Valori assoluti in euro 476.539 18
  • 19. 19 EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche Tabella 2 – Ammontare complessivo e medio dei contributi concessi agli stabilimenti aziendali nel Lazio per normativa di riferimento. Valori assoluti e % sul totale Valori assoluti (in milioni di €) % sul totale Ammontare medio dei contributi concessi(in €) L. 64/1986 2.649,6 84,8 314.412 L. 488/1992 391,8 12,5 306.833 Contributi FIT 82,9 2,7 476.539 Totale 3.124,3 100,0 316.288 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE Considerando che gli 9.878 provvedimenti di concessione avviati hanno coinvolto complessivamente 4.517 imprese del territorio, in media ogni impresa risulta destinataria di oltre 2 contributi, relativi alla medesima impresa o a più stabilimenti produttivi facenti capo alla medesima struttura imprenditoriale, anche all’interno di un medesimo sito. Anche in termini di imprese, sono state le attribuzioni disposte in ottemperanza alla legge n. 64 del 1986 quelle destinate alla più ampia platea di strutture: le imprese beneficiarie degli interventi previsti da tale normativa sono state infatti 3.327, un valore pari al 73,7% dei beneficiari complessivamente considerati, a fronte delle 1.083 unità (24% dei beneficiari totali) ascrivibili alla normativa del 1992 e delle 107 unità destinatarie dei contributi erogati a seguito dell’assegnazione dei Fondi per l’Innovazione Tecnologica (il 2,4% del totale dei beneficiari). Tabella 3 - Stabilimenti e imprese beneficiari di contributi (maggiori di zero) nel Lazio per normativa di riferimento. Valori assoluti e % sul totale Contributi concessi Imprese beneficiarie Numero medio di contributi per impresa V.A. % V.A. % L. 64/1986 8.427 85,3 3.327 73,7 2,5 L. 488/1992 1.277 12,9 1.083 24,0 1,2 Contributi FIT 174 1,8 107 2,4 1,6 Totale 9.878 100,0 4.517 100,0 2,2 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE La disaggregazione per provincia consente di osservare come nei territori del Sud del Lazio, caratterizzati da una ricca tradizione industriale, si concentri la quota più significativa di beneficiari: nello specifico, a Frosinone si concentra il 34,5% del totale regionale dei contributi concessi (3.403 unità in termini assoluti), quota che si attesta al 32,3% nella provincia pontina (3.190 unità). Anche nella città metropolitana di Roma si segnala una quota significativa, con un’incidenza che raggiunge il 28,1% del totale (2.778 unità), a fronte di risultati decisamente più marginali in provincia di
  • 20. 20 Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022 Rieti (4,4% del totale; 437 in termini assoluti) e, soprattutto, a Viterbo (70 contributi; lo 0,7% del totale). Risultati analoghi si segnalano anche considerando la distribuzione territoriale delle imprese beneficiarie: Frosinone, infatti, concentra il 41,1% del totale (1.856 unità in valori assoluti), quota che raggiunge il 28,6% a Latina (1.291 imprese) e il 23,8% a Roma (1.076 imprese), attestandosi su valori decisamente più esigui a Rieti (5%; 225 unità in termini assoluti) e a Viterbo (1,5%; 69 imprese beneficiarie). Tabella 4 - Stabilimenti e imprese beneficiari di contributi (maggiori di zero) nel Lazio per provincia. Valori assoluti e % sul totale Contributi concessi Imprese beneficiarie Numero medio di contributi per impresa V.A. % V.A. % Frosinone 3.403 34,5 1.856 41,1 1,8 Latina 3.190 32,3 1.291 28,6 2,5 Rieti 437 4,4 225 5,0 1,9 Roma 2.778 28,1 1.076 23,8 2,6 Viterbo 70 0,7 69 1,5 1,0 Lazio 9.878 100,0 4.517 100,0 2,2 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE Disaggregando i dati in base alla dimensione demografica del territorio in cui ha sede l’impresa beneficiaria, i risultati mostrano come gli interventi a sostegno delle imprese si siano concentrati soprattutto nei comuni medio-grandi, ovvero quelli con una popolazione compresa tra le 50 e le 100 mila unità, che assorbono quasi un quarto del totale delle attribuzioni (2.378 unità in termini assoluti); è all’interno di tale fascia, infatti, che si collocano i più importanti poli produttivi della Regione, come Pomezia nella città Metropolitana di Roma, che da sola conta ben 1.338 proposte di finanziamento approvate, e Aprilia in provincia di Latina, con 800 contributi approvati. A seguire, i comuni della fascia 30-50 mila arrivano ad assorbire il 19,4% del totale delle attribuzioni (1.899 unità in valori assoluti): all’interno di questi, in particolare, si segnala la città di Frosinone, con 503 concessioni, e il comune di Cisterna di Latina, destinatario di 413 finanziamenti. Un risultato analogo si riscontra tra i comuni con popolazione compresa tra le 15 mila e le 30 mila unità, all’interno dei quali si concentra il 19,2% del totale dei contributi erogati (1.899 unità in valori assoluti): in questo caso, i risultati più significativi si segnalano ad Ariccia, nella città metropolitana di Roma e ad Anagni, in provincia di Frosinone, dove si contano rispettivamente 413 e 357 finanziamenti. Risultati relativamente meno significativi si registrano invece tra i comuni più piccoli: quelli con popolazione compresa tra le 5 mila e le 15 mila unità, infatti,
  • 21. EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE Anche con riferimento alle imprese beneficiarie si segnalano risultati sostanzialmente analoghi: sono infatti i comuni con popolazione compresa tra le 15 mila e le 50 mila unità ad assorbire la quota più ampia di destinatari, pari al 41,9% del totale (1.894 unità in termini assoluti, di cui 976 localizzate nei territori con popolazione compresa tra le 15 mila e le 30 mila unità e 918 situate nei comuni della fascia 30-50 mila). A seguire, il 17,6% delle imprese beneficiarie si colloca nei comuni con popolazione compresa tra le 5 mila e le 15 mila unità, il 16,8% afferisce alla fascia 50-100 mila e il 14,9% si localizza nei piccoli comuni (meno di 5 mila residenti), a fronte di percentuali più marginali nei territori di maggiori dimensioni (6,8% a Latina e 2% del comune di Roma, dove si contano 89 imprese destinatarie). Fino a 5.000 1.229(12,4%) Da 5.001 a 15.000 1.576 (16,0%) Da 15.001 a 30.000 1.899 (19,2%) Da 30.001 a 50.000 1.913(19,4%) Da 50.001 a 100.000 2.378(24,1%) Da 100.001 a 250.000 740(7,5%) Oltre 250.000 137(1,4%) arrivano ad assorbire il 16% del totale dei finanziamenti (1.576 unità in valori assoluti), quota che raggiunge il 12,4% tra i piccoli comuni con popolazione inferiore ai 5 mila abitanti (1.229 unità). Valori ancora più marginali si riscontrano infine nei comuni più grandi della Regione: nella città di Latina, l’unico territorio con popolazione compresa tra le 100 mila e le 250 mila unità, infatti, si concentra il 7,5% del totale delle attribuzioni (740 unità in valori assoluti) e, infine, nel Comune di Roma (l’unico che conta un numero di abitanti superiore alle 250 mila unità) si registrano 137 concessioni, un valore pari all’1,4% del totale regionale. Numero di contributi concessi nel Lazio per fascia demografica dei comuni in cui ha sede l'impresa beneficiaria. Valori ass. e % 21
  • 22. 22 Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022 Tabella 5 - Numero di contributi concessi (> di 0) e di imprese beneficiarie nel Lazio per normativa di riferimento e fascia demografica dei comuni in cui ha sede l’impresa. Valori assoluti Numero di contributi concessi Numero di aziende beneficiarie L. 64/86 L. 488/92 FIT Totale L. 64/86 L. 488/92 FIT Totale Fino a 5.000 1.044 184 1 1.229 501 172 1 674 Da 5.001 a 15.000 1.332 233 11 1.576 587 198 8 793 Da 15.001 a 30.000 1.575 318 6 1.899 688 284 4 976 Da 30.001 a 50.000 1.600 205 108 1.913 694 167 57 918 Da 50.001 a 100.000 2.117 248 13 2.378 563 186 8 757 Da 100.000 a 250.000 667 71 2 740 245 61 2 308 Oltre 250.000 86 18 33 137 46 16 27 89 Totale 8.427* 1.277 174 9.878 3.326* 1.084 107 4.517 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e Istat *il totale non corrisponde alla somma dei valori di riga poiché in alcuni casi non risultava disponibile l’indicazione relativa al comune Tabella 6 - Numero di contributi concessi (> di 0) e di imprese beneficiarie nel Lazio per normativa di riferimento e fascia demografica dei comuni in cui ha sede l’impresa. Composizione % Numero di contributi concessi Numero di aziende beneficiarie L. 64/86 L. 488/92 FIT Totale L. 64/86 L. 488/92 FIT Totale Fino a 5.000 12,4 14,4 0,6 12,4 15,1 15,9 0,9 14,9 Da 5.001 a 15.000 15,8 18,2 6,3 16,0 17,6 18,3 7,5 17,6 Da 15.001 a 30.000 18,7 24,9 3,4 19,2 20,7 26,2 3,7 21,6 Da 30.001 a 50.000 19,0 16,1 62,1 19,4 20,9 15,4 53,3 20,3 Da 50.001 a 100.000 25,1 19,4 7,5 24,1 16,9 17,2 7,5 16,8 Da 100.000 a 250.000 7,9 5,6 1,1 7,5 7,4 5,6 1,9 6,8 Oltre 250.000 1,0 1,4 19,0 1,4 1,4 1,5 25,2 2,0 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e Istat *il totale non corrisponde alla somma dei valori di riga poiché in alcuni casi non risultava disponibile l’indicazione relativa al comune La distribuzione dell’ammontare complessivo dei finanziamenti per dimensione demografica dei territori interessati si allinea in larga misura a quanto precedentemente osservato in relazione al numero dei benefici concessi ed a quello delle imprese coinvolte. Il 23,3% dei contributi (728 milioni di euro in termini assoluti) si concentra infatti nei comuni con popolazione compresa tra le 50 mila e le 100 mila unità, il 20,5% si colloca nella fascia 5-15 mila (641 milioni di euro) e il 20% nella classe 15-30 mila (624 milioni di euro), mentre nel Comune di Roma (l’unico che conta più di 250 mila residenti) l’ammontare complessivo dei contributi sfiora i 101 milioni di euro, un risultato corrispondente al 3,2% del totale.
  • 23. EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e Istat Tabella 7 - Ammontare complessivo dei contributi concessi (> di 0) nel Lazio per normativa di riferimento e fascia demografica dei comuni in cui ha sede l’impresa. Valori assoluti in milioni di € L. 64/86 L. 488/92 FIT Totale Fino a 5.000 244,2 37,9 0,8 282,9 Da 5.001 a 15.000 530,1 92,5 1,8 624,4 Da 15.001 a 30.000 535,0 104,2 1,7 641,0 Da 30.001 a 50.000 436,2 62,2 52,0 550,4 Da 50.001 a 100.000 654,0 69,6 4,7 728,3 Da 100.000 a 250.000 173,6 21,1 1,5 196,2 Oltre 250.000 76,2 4,2 20,5 100,9 Totale 2.649,6 391,8 82,9 3.124,3 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e Istat Fino a 5.000 282,9 MLN di € (9,1%) Da 5.001 a 15.000 624,4 MLN di € (20,0%) Da 15.001 a 50.000 641,0 MLN di € (20,5%) Da 30.001 a 50.000 550,4 MLN di € (17,6%) Da 50.001 a 100.000 728,3 MLN di € (23,3%) Da 100.001 a 250.000 196,2 MLN di € (6,3%) Ammontare (in milioni di euro) di contributi concessi nel Lazio per fascia demografica dei comuni in cui ha sede l'impresa beneficiaria Valori assoluti e % Oltre 250.000 100,9 MLN di € (3,2%) 23
  • 24. 24 Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022 Tabella 8 - Ammontare complessivo dei contributi concessi (> di 0) nel Lazio per normativa di riferimento e fascia demografica dei comuni in cui ha sede l’impresa. Composizione % L. 64/86 L. 488/92 FIT Totale Fino a 5.000 9,2 9,7 1,0 9,1 Da 5.001 a 15.000 20,0 23,6 2,1 20,0 Da 15.001 a 30.000 20,2 26,6 2,1 20,5 Da 30.001 a 50.000 16,5 15,9 62,7 17,6 Da 50.001 a 100.000 24,7 17,8 5,6 23,3 Da 100.000 a 250.000 6,6 5,4 1,8 6,3 Oltre 250.000 2,9 1,1 24,7 3,2 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e Istat I dati relativi ai singoli territori evidenziano come i provvedimenti di concessione abbiano coinvolto complessivamente 198 comuni della regione (circa metà del totale); nello specifico, è Pomezia, in provincia di Latina, a concentrare il numero maggiore di contributi, con ben 1.338 provvedimenti di concessione (il 13,5% del totale), seguita da Aprilia, sempre nell’area pontina, con 800 provvedimenti (l’8,1%) e dallo stesso capoluogo di Latina, con 740 concessioni (il 7,5%). Numeri significativi si segnalano anche a Frosinone, con 502 contributi concessi, ad Ariccia e a Cisterna di Latina, che contano entrambe 413 provvedimenti di concessione. Complessivamente, i primi 10 comuni del Lazio per numero di contributi concessi assorbono il 53,3% del totale delle concessioni previste in regione. Pomezia si colloca in prima posizione anche in termini di ammontare economico dei benefici concessi, con un valore complessivo di 434 milioni di euro (il 13,9% del totale), seguita da Anagni (243 milioni di euro), da Aprilia (quasi 230 milioni) e da Piedimonte an Germano (206 milioni di euro; il comune era solo 55esimo per numero di provvedimenti). Valori significativi si segnalano anche a Latina (196 milioni), a Cisterna di Latina (quasi 153 milioni di euro) e a Frosinone (152 milioni). Complessivamente i primi 10 comuni per ammontare delle concessioni arrivano ad assorbire quasi il 61% delle somme previste per il Lazio. Significativo a tale riguardo osservare infine come il Comune di Roma raggiunga solo la 15esima posizione per numero di contributi concessi, e si collochi al nono posto per ammontare delle concessioni, confermando ancora una volta come le erogazioni si concentrino nelle aree a maggiore tradizione industriale.
  • 25. 25 EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche Tabella 9 – Numero di contributi concessi e ammontare complessivo delle concessioni nei comuni del Lazio. Prime 10 posizioni in graduatoria. Valori assoluti e % sul totale Primi 10 comuni per numero di contributi concessi Primi 10 comuni per ammontare complessivo delle concessioni Comune V.A. % Comune V.A. in € (x1.000) % 1 Pomezia (RM) 1.338 13,5 1 Pomezia (RM) 434.045 13,9 2 Aprilia (LT) 800 8,1 2 Anagni (FR) 243.368 7,8 3 Latina (LT) 740 7,5 3 Aprilia (LT) 228.542 7,3 4 Frosinone (FR) 502 5,1 4 Piedimonte S. Germano (FR) 206.100 6,6 5 Ariccia (RM) 413 4,2 5 Latina (LT) 196.191 6,3 6 Cisterna di Latina (LT) 413 4,2 6 Cisterna di Latina (LT) 152.596 4,9 7 Anagni (FR) 357 3,6 7 Frosinone (FR) 151.903 4,9 8 Ferentino (FR) 277 2,8 8 Ferentino (FR) 111.650 3,6 9 Cassino(FR) 220 2,2 9 Roma (RM) 100.924 3,2 10 Cittaducale (RI) 202 2,0 10 Patrica (FR) 77.540 2,5 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma *al netto delle imprese non classificate Il confronto tra l’ammontare dei contributi concessi e le somme effettivamente erogate alle imprese evidenzia come le strutture beneficiarie del Lazio abbiano ottenuto circa l’84,4% del totale delle somme originariamente “impegnate” (a tale scopo è opportuno precisare ancora una volta che si tratta di provvedimenti normativi molto datati, pertanto le informazioni desunte dagli archivi del Mise potrebbero non essere aggiornate). Nello specifico, si tratta complessivamente di oltre 2,6 miliardi di euro, a fronte di oltre 3,1 miliardi di somme “impegnate”, per un ammontare medio di 267 mila euro. La percentuale di “realizzo” più alta si registra per i contributi erogati in seguito all’introduzione del Fondo per l’Innovazione Tecnologica, con un valore che raggiunge il 90,4% del totale (quasi 75 milioni di euro concessi a fronte di 83 milioni di euro “attribuiti”) e per le somme concesse in ottemperanza alla legge n. 64 del 1986, con un valore pari all’88,4% (2,3 miliardi di euro elargiti contro 2,65 miliardi “disposti”), mentre le disposizioni previste con la legge n. 488/1992 sono state adempiute nel 56,1 dei casi (392 milioni di euro previsti contro quasi 220 milioni di euro effettivamente erogati). L’analisi dei valori medi conferma comunque quanto precedentemente esposto in relazione ai contributi concessi: anche sul fronte delle erogazioni i benefici più “generosi” sono stati quelli disposti dal Fondo per l’Innovazione Tecnologica, con un valore medio di oltre 430 mila euro, seguiti dalle disposizioni della legge n. 64 del 1986 (quasi 278 mila euro) e dalle somme erogate in ottemperanza al provvedimento normativo n. 488 del 1992 (quasi 172 mila euro).
  • 26. Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE Tabella 10 – Ammontare (complessivo e medio) dei contributierogati alle imprese nel Lazio per normativa di riferimento. Valori assoluti (in migliaia di euro) e % erogato sul totale Ammontare complessivo dei contributi erogati (in migliaia di euro) Ammontaremedio dei contributi erogati (in euro) % erogato su totale concesso L. 64/1986 2.340.904,0 277.786 88,4 L. 488/1992 219.626,2 171.986 56,1 Contributi FIT 74.940,5 430.693 90,4 Totale 2.635.470,7 266.802 84,4 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE 88,4% 56,1% 90,4% 84,4% L. 64/1986 L. 488/1992 Contributi FIT Totale Quota di contributi erogati sul totale dei contributi concessi nel Lazio per normativa di riferimento. Valori % 26
  • 27. 27 EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche 2.1 Le imprese cessate, con procedura fallimentare in corso e non attive Attraverso le informazioni disponibili presso il MISE, esaminate nelle pagine precedenti, è stato effettuato un successivo lavoro di raccolta, verifica e incrocio con altre banche dati, che ha consentito di individuare l’attuale stato di attività delle imprese beneficiarie delle contribuzioni e di concentrare dunque l’attenzione su quelle attualmente chiuse, inattive o con procedura fallimentare in corso, al fine di gettare le prime basi per la costruzione di una mappatura dei siti produttivi in disuso presenti nel territorio. Il confronto tra le basi informative, che rappresenta il presupposto principale da cui prende le mosse la presente analisi, è risultato comunque piuttosto complesso, in particolare perché le informazioni relative alle imprese beneficiarie dei contributi MISE fanno riferimento ad un arco temporale molto ampio (e distante), sia perché le stesse sono risultate spesso incomplete, rendendo particolarmente oneroso il confronto con altre fonti. Ciò premesso, per conoscere lo stato attuale delle imprese beneficiarie dei contributi MISE (informazione non accessibile attraverso lo stesso Ministero) si è fatto ricorso al database del Registro delle imprese presso la Camera di Commercio di Roma, avviando una ricerca puntuale per singola impresa interessata partendo dalle informazioni di carattere univoco (Codice Fiscale e/o Partita IVA) già in possesso. Prima di passare all’analisi dei risultati è tuttavia opportuno premettere che l’approfondimento ha coinvolto esclusivamente le unità locali che – sulla base dei dati del Mise – risultavano effettivamente beneficiarie di contributi, non risultando comprensivo di tutti quei provvedimenti deliberati ma mai pervenuti a completamento dell’iter. Al termine dell’oneroso lavoro di ricerca, che ha coinvolto esclusivamente gli stabilimenti produttivi localizzati nel Lazio (sono escluse, dunque, le unità locali facenti capo a un’impresa laziale ma localizzate in altre regioni del Paese), sono state complessivamente 3.323 le unità analizzate: di queste, il 40,7% risulta tuttora in attività (si tratta di 1.351 unità in termini assoluti), mentre sono 1.972 quelle non più operative in quanto cessate, con procedure fallimentari ancora in corso oppure formalmente esistenti in quanto iscritte nel registro delle imprese ma non più attive. Le unità locali analizzate afferiscono a un universo complessivo di 1.492 imprese; di queste, il 45,1% (673 unità in valori assoluti) risulta attualmente in attività, mentre
  • 28. Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma Cessata/chiusa 1.444(43,5%) quelle cessate/inattive/con procedura fallimentare in corso sono 819, arrivando a rappresentare il 54,9% del totale. Tale complesso “preambolo” è apparso necessario per spiegare perché il presente focus di approfondimento si concentri su un universo di più ridotte dimensioni che, tuttavia, come anticipato può rappresentare un importante punto di partenza per pervenire alla mappatura e, dunque, per avviare azioni di recupero e valorizzazione dei siti produttivi dismessi nel territorio regionale. Il presente focus esclude quindi le imprese beneficiarie di finanziamenti dal MISE ancora in attività, visto che il concetto stesso di recupero e valorizzazione dei siti industriali da cui muove il presente lavoro di ricerca si riferisce esclusivamente alle attività (ed aree) attualmente in “disuso” e che – proprio perché abbandonate – comportano per definizione un rischio in termini di sicurezza ambientale (e/o di decoro urbano) oltre ad un’esternalità negativa per la collettività: un costo che potrebbe essere invece trasformato in una opportunità di arricchimento e di sviluppo per il territorio, laddove i siti dismessi venissero reinseriti nel circuito economico-produttivo locale, massimizzandone l’attrattività e sostenendone anche la convenienza per possibili investitori. Siti produttivi a cui sono stati concessi contributi nel Lazio per "stato di attività" dell'impresa. Valori assoluti e composizione % Inattiva 2,8% (93) Attiva 40,7%(1.351) Con procedure in corso 13,1% (435) 28
  • 29. EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche Tabella 1 – Imprese e unità locali alle quali sono stati concessi contributi nel Lazio per stato di attività dell’impresa. Valori assoluti e % sul totale Imprese Unità locali V.A. % V.A. % valide* Attive 673 45,1 1.351 40,7 Cessate/Inattive/Con procedura fallimentare 819 54,9 1.972 59,3 Totale 1.492 100,0 3.323 100,0 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma *al netto delle imprese non classificate Passando ad analizzare i risultati relativi all’ammontare complessivo dei contributi concessi (in ottemperanza alle leggi n. 64/1986 e n. 488/1992 nonché al Fondo Rotativo per l’Innovazione Tecnologica, già oggetto di un precedente approfondimento), le somme spettanti alle imprese cessate, inattive o con procedura fallimentare in corso sono state pari a 1,1 miliardi di euro, arrivando dunque a rappresentare circa un terzo del totale delle concessioni complessivamente previste (pari a oltre 3,1 miliardi). La disaggregazione in base alla “condizione” dell’impresa mostra come oltre l’80% degli importi sia stato destinato alle attività ad oggi cessate (912,7 milioni di euro in termini assoluti), scendendo tale indicazione al 14,7% tra le attività con procedura fallimentare in corso (161,4 milioni) e a una quota ancora più marginale (pari al 2,4%) tra le imprese inattive (26,8 milioni di euro). Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma 912,7 Mln di € (82,9%) 161,4 Mln di € (14,7%) 26,8 Mln di € (2,4%) Cessata Con procedure in corso Inattiva Ammontare complessivo dei contributi concessi alle imprese attualmente cessate, non attive e con procedure fallimentari in corso nel Lazio. Valori assoluti (in Mln di €) e composizione % Totale concessioni: 1.100,8 Mln di € 29
  • 30. Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma Tabella 2 – Ammontare complessivo e medio dei contributi concessi alle imprese cessate, con procedura in corso e inattive del Lazio per stato dell’impresa. Valori assoluti e % sul totale Valori assoluti (in milioni di €) % sul totale Ammontare medio dei contributi concessi (in €) Cessata 912,7 82,9 1.595.588 Con procedure 161,4 14,7 845.109 Inattiva 26,8 2,4 477.804 Totale 1.100,8 100,0 1.344.138 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE Il confronto tra l’ammontare dei contributi concessi e le somme effettivamente erogate alle imprese non più in attività mostra come in media nel Lazio sia stato ottenuto l’88,6% del totale delle somme originariamente “impegnate” (a tale scopo è opportuno ricordare che si tratta di provvedimenti normativi molto datati, pertanto le informazioni desunte dagli archivi del Mise potrebbero non essere 1.595.588 € 845.109 € 477.804 € Cessata Con procedure in corso Inattiva In termini medi, ciascuna impresa ha pertanto ricevuto contributi per oltre 1,3 milioni di euro, valore che si attesta a quasi 1,6 milioni considerando le imprese cessate e scende a 478 mila euro tra le inattive. A tale riguardo, è opportuno tuttavia ricordare come i contributi non siano stati necessariamente destinati alla sede principale dell’impresa, potendo dunque interessare – in tutto o in parte – anche le singole unità locali. Importo mediamente ricevuto dalle imprese cessate, con procedura in corso e inattive del Lazio. Valori assoluti in euro Importo medio per impresa: 1.344.138 € 30
  • 31. 31 EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche aggiornate). Nello specifico, si tratta complessivamente di 975,8 milioni di euro, a fronte di 1,1 miliardi di somme “impegnate”. La percentuale di “realizzo” più alta si registra per i contributi alle imprese cessate, con un valore che raggiunge l’89,7% del totale (818,4 milioni di euro concessi a fronte di quasi 913 milioni “attribuiti”) e per le imprese con procedura fallimentare in corso, con un valore pari all’86,1% (138,9 milioni di euro elargiti contro 161,4 milioni “disposti”), mentre le disposizioni previste per le imprese “inattive” sono state adempiute nel 68,9% dei casi (26,8 milioni di euro previsti contro 18,4 milioni effettivamente erogati). L’analisi dei valori medi per impresa conferma comunque quanto precedentemente esposto in relazione ai contributi concessi: anche sul fronte delle erogazioni i benefici più “generosi” sono stati quelli destinati alle imprese cessate, con oltre 1,4 milioni di euro per impresa, scendendo tale risultato a 727 milioni tra le imprese con procedure in corso e a 335 milioni tra le inattive. Tabella 3 – Ammontare (complessivo e medio) dei contributi erogati alle imprese attualmente cessate/con procedure in corso/inattive nel Lazio. Valori assoluti e % erogato sul totale concesso Ammontare complessivo dei contributi erogati (in migliaia di euro) Ammontaremedio dei contributi erogati (in euro) % erogato su totaleconcesso Cessate 818,4 1.430.770 89,7 Con procedure in corso 138,9 727.294 86,1 Inattive 18,4 335.357 68,9 Totale 975,8 1.192.858 88,6 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma In relazione alla struttura societaria, le imprese “non operative” oggetto di analisi risultano essere nell’88% dei casi società di capitali (721 unità in termini assoluti su 819 complessivamente censite); nello specifico, il 67,8% del totale è rappresentato da società a responsabilità limitata (555 unità), mentre nel 19,9% dei casi si tratta di società per azioni (163 unità in termini assoluti) e una quota del tutto marginale (0,4%) è rappresentata da “altre forme” (società in accomandita per azioni, cooperative, a responsabilità limitata semplificata, ecc.). Sono invece 98 le società di persone (il 12% del totale): di queste, ben 50 si configurano come società semplice o in nome collettivo, mentre 45 sono società in accomandita semplice e in soli 3 casi ditte individuali.
  • 32. 32 Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022 Tabella 4 – Imprese attualmente cessate, non attive e con procedure fallimentari in corso alle quali sono stati concessi contributi nel Lazio per forma giuridica dell’impresa. Valori assoluti e % sul totale Valori assoluti % sul totale Società di persone 98 12,0 Ditte individuali 3 0,4 Società semplici e in nome collettivo 50 6,1 Società in accomandita semplice 45 5,5 Società di capitali 721 88,0 Società per azioni 163 19,9 Società a responsabilità limitata 555 67,8 Altre società di capitali 3 0,4 Totale 819 100,0 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma Disaggregando i dati in base alla provincia è stato possibile osservare come oltre la metà dei siti produttivi beneficiari in passato di contributi MISE ma attualmente “non operativi” (in quanto cessati, chiusi, inattivi o con procedure fallimentari in corso) sia localizzato nella provincia di Frosinone, che conta 1.114 siti produttivi attualmente “chiusi” (il 56,5% del totale). Tale risultato trova conferma anche in termini di imprese: quelle del frusinate sono infatti 436, attivando a rappresentare il 53,5% di quelle regionali. Segue, a grande distanza, la città metropolitana di Roma, con 545 siti produttivi “non operativi” (il 27,6% del totale) e 268 imprese “non in attività” (il 32,7%). Contributi molto più marginali si riscontrano infine a Rieti (142 siti non attivi e 50 imprese cessate), Viterbo (107 siti e 35 imprese) e Latina (64 siti e 30 imprese). Tabella 5 – Imprese e unità locali chiuse/cessate/inattive/con procedura concorsuale nelle province del Lazio. Valori assoluti e % sul totale Imprese Unità locali V.A. % V.A. % valide* Frosinone 436 53,2 1.114 56,5 Latina 30 3,7 64 3,2 Rieti 50 6,1 142 7,2 Roma 268 32,7 545 27,6 Viterbo 35 4,3 107 5,4 Totale 819 100,0 1.972 100,0 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma *al netto delle imprese non classificate
  • 33. EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma I dati comunali mostrano come la Capitale assorba prevedibilmente la quota più significativa di imprese e unità locali non più in attività, concentrando il 10,5% delle imprese censite (86 unità in termini assoluti, sempre facendo riferimento alle sole imprese beneficiarie dei contributi MISE ad oggi cessate/con procedure concorsuali o inattive) e il 9,4% delle unità locali (186 unità in termini assoluti). Significativi anche i risultati di Pomezia, in seconda posizione per numero di imprese (73, l’8,9% del totale) e al terzo posto per unità locali (125; il 6,3%), e di Frosinone, che viceversa è terza classificata per numero di imprese (60 unità, il 7,3% del totale) e seconda per unità locali (183; il 9,3%). A seguire, prendendo in considerazione dapprima le imprese non più operative, risultati significativi si 744,1 Mln di € (67,6%) 236,1 Mln di € (21,5%) 77,2 Mln di € (7,0%) 29,3 Mln di € (2,7%) 14,1 Mln di € (1,3%) Frosinone Roma Rieti Latina Viterbo Coerentemente a quanto finora osservato, le imprese del frusinate arrivano ad assorbire il 67,6% del totale delle concessioni (744,1 milioni di euro in termini assoluti), seguite a grande distanza da quelle di Roma, che ne concentrano il 21,5% (236,1 milioni di euro); risultati molto più marginali si segnalano nelle altre province, dove l’ammontare complessivo dei contributi raggiunge i 77,2 milioni di euro a Rieti (7%), i 29,3 milioni a Latina (2,7%) e i 14,1 milioni a Viterbo (1,3%). Ammontare complessivo dei contributi concessi alle imprese attualmente cessate, con procedura in corso e inattive nelle province del Lazio. Valori assoluti (in milioni di euro) e comp. % 33
  • 34. 34 Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022 segnalano anche a Cassino, in provincia di Frosinone, con 33 aziende censite, seguita da Anagni, sempre in provincia di Frosinone, con 28 imprese, e da Ariccia e Ferentino, rispettivamente nei territori di Roma e Frosinone e che contano entrambe 25 imprese beneficiarie dei contributi MISE non più operative. Passando ad analizzare le unità locali, il quadro dei risultati si conferma parzialmente sovrapponibile a quello sopra delineato: il comune di Anagni guadagna la quarta posizione, con 120 siti censiti (il 6,1% del totale), seguito dai territori di Cassino, Ferentino e Rieti, che contano tutti 80 unità locali beneficiarie di contributi ma non più operative. Complessivamente i dati mostrano dunque come nei primi 10 comuni che contano il maggior numero di siti attualmente in disuso si concentri il 47,7% del totale delle imprese censite (390 in termini assoluti) e il 51,7% delle unità locali prese in esame (oltre mille unità). Tabella 6 – Imprese e unità locali chiuse/cessate/inattive/con procedura concorsuale nei comuni del Lazio. Prime 10 posizioni in graduatoria. Valori assoluti e % sul totale Imprese Unità locali Comune V.A. % Comune V.A. % 1 Roma (RM) 86 10,5 1 Roma (RM) 186 9,4 2 Pomezia (RM) 73 8,9 2 Frosinone 183 9,3 3 Frosinone (FR) 60 7,3 3 Pomezia (RM) 125 6,3 4 Cassino(FR) 33 4,0 4 Anagni (FR) 120 6,1 5 Anagni (FR) 28 3,4 5 Cassino(FR) 80 4,1 6 Ariccia (RM) 25 3,1 6 Ferentino (FR) 80 4,1 7 Ferentino (FR) 25 3,1 7 Rieti (RI) 80 4,1 8 Paliano (FR) 23 2,8 8 Sora (FR) 69 3,5 9 Sora (FR) 21 2,6 9 Ariccia (RM) 50 2,5 10 Aprilia (LT) 16 2,0 10 Ceccano (FR) 45 2,3 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma *al netto delle imprese non classificate Roma detiene il primato anche in termini di importi, arrivando ad assorbire il 10,3% del totale dei finanziamenti concessi (113,2 milioni di euro; in termini medi, ciascuna impresa ha ottenuto circa 1,3 milioni di euro), seguita da Frosinone (68,7 milioni di euro, il 6,2% del totale) e da Pomezia (66,7 milioni; il 6,1%), una graduatoria che ricalca sostanzialmente quella osservata con riferimento al numero dei beneficiari.
  • 35. EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma L’analisi relativa ai settori di attività evidenzia come una quota rilevante delle imprese “non operative” (in quanto cessate, con procedure fallimentari in corso o non più attive) abbia svolto in passato attività potenzialmente molto inquinanti, confermando dunque, in linea con quanto richiamato dalle indagini e indicazioni dell’ARPA, la necessità di predisporre in tempi congrui, programmi di riqualificazione e/o interventi di bonifica che coinvolgano in prima istanza proprio questo tipo di attività, anche per scongiurare che eventuali fenomeni di contaminazione vadano a coinvolgere la popolazione e il patrimonio ambientale delle aree circostanti. Più in dettaglio, oltre il 70% delle imprese “dismesse” operava nel comparto manifatturiero, percentuale che arriva a sfiorare l’80% se si considerano anche l’edilizia e le attività di fornitura di gas e energia elettrica; in tale ambito le attività Primi 10 comuni del Lazio per ammontare complessivo dei finanziamenti concessi alle imprese cessate, con procedure in corso e inattive. Valori assoluti (in Mln di euro) e incidenza % Roma Frosinone Pomezia Ferentino Anagni Patrica Ariccia Cassino Aprilia Paliano 68,7 Mln di € (6,2%) 113,2 Mln di € (10,3%) 66,7 Mln di € (6,1%) 54,8 Mln di € (5,0%) 43,6 Mln di € (4,0%) 22,1 Mln di € (2,0%) 20,4 Mln di € (1,9%) 17,8 Mln di € (1,6%) 16,7 Mln di € (1,5%) 13,6 Mln di € (1,2%) 35
  • 36. 36 Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022 più rappresentative risultano essere l’industria metallurgica (con 88 imprese, pari all’11,7% del totale, di cui 64 cessate, 22 in fallimento e 2 inattive), quella mineraria e del petrolio (con 72 imprese, pari al 9,6% del totale di cui 53 cessate, 17 con procedure concorsuali e 2 inattive) e quella del legno e della carta (65 unità; l’8,7% del totale, di cui 47 cessate, 16 in fallimento e 2 non più attive), settori potenzialmente caratterizzati dal rischio di dispersione di sostanze inquinanti durante i processi produttivi e, soprattutto, dopo la chiusura degli stabilimenti, se le relative aree non sono state bonificate. Seguono il comparto informativo (57 imprese; il 7,6% del totale, di cui 37 cessate, 19 in fallimento e 1 inattiva) e l’edilizia (45 imprese, il 6% del totale, di cui 27 cessate, 15 con procedura fallimentare in corso e 3 non in attività). Quasi un’impresa su 5 afferisce invece al comparto dei servizi (il 19,8% del totale, 148 unità in termini assoluti), in particolare al commercio, che conta 56 imprese dismesse (il 7,5% del totale), a fronte di percentuali più esigue negli altri comparti (2,3% i servizi finanziari e immobiliari, 2,1% per le attività di informazione e comunicazione e 2% per le attività di alloggio e ristorazione). Soltanto cinque, infine, le imprese agricole presenti nel cluster osservato. Passando alla osservazione delle caratteristiche relative alle 1.972 unità locali “dismesse” destinatarie di finanziamenti/benefici (afferenti alle 819 imprese analizzate in precedenza), il comparto più rappresentativo si conferma anche in questo caso il manifatturiero, con un’incidenza pari al 66,1% del totale (1.221 unità in termini assoluti, valore che sale a 1.352 considerando anche le 103 imprese di costruzioni e le 28 imprese specializzate in fornitura di gas, energia e smaltimento rifiuti). A tale riguardo, è particolarmente interessante osservare come i comparti più rappresentativi siano settori potenzialmente molto inquinanti, quali il metallurgico, con 187 unità locali (il 10,1% del totale), seguito dall’industria di apparecchi informatici, elettrici ed elettronici (165 unità locali, l’8,9% del totale) e da quella mineraria e del petrolio (153unità locali, l’8,3% del totale). Un risultato, questo, che conferma ancora una volta la necessità di promuovere azioni volte al recupero delle aree produttive non più in uso. I servizi – con 484 unità locali – rappresentano invece il 26,2% del totale: anche in questo caso il numero più significativo riguarda le attività di commercio e distribuzione, con 231 unità locali, mentre l’agricoltura rappresenta “appena” lo 0,5% del totale (si tratta di 10 unità in valori assoluti).
  • 37. 37 EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche Tabella 7 – Imprese attualmente cessate, non attive e con procedure fallimentari in corso alle quali sono stati concessi contributi nel Lazio per settore di attività dell’impresa. Valori assoluti e % sul totale Cessate Con procedure Non attive Totale V.A. %* V.A. %* V.A. %* V.A. %* Agricoltura, silvicoltura e pesca 3 0,6 2 1,1 0 0,0 5 0,7 Industria 406 80,2 145 78,0 17 58,6 596 79,6 Fornitura gas, energia e rifiuti 6 1,2 2 1,1 1 3,4 9 1,2 Manifattura 373 73,7 128 68,8 13 44,8 542 72,4 - industria alimentare 30 5,9 8 4,3 0 0,0 38 5,1 - industria tessile e dell'abbigliamento 28 5,5 6 3,2 1 3,4 35 4,7 - industria del legno e della carta 47 9,3 16 8,6 2 6,9 65 8,7 - industria della stampa 28 5,5 5 2,7 2 6,9 35 4,7 - industria chimica e farmaceutica 27 5,3 9 4,8 1 3,4 37 4,9 - industria metallurgica 64 12,6 22 11,8 2 6,9 88 11,7 - industria informatica,elettrica e elettr. 37 7,3 19 10,2 1 3,4 57 7,6 - industria della plastica 27 5,3 8 4,3 1 3,4 36 4,8 - industria mineraria e del petrolio 53 10,5 17 9,1 2 6,9 72 9,6 - industria dei trasporti 25 4,9 6 3,2 0 0,0 31 4,1 - industria nca 35 6,9 12 6,5 1 3,4 48 6,4 Costruzioni 27 5,3 15 8,1 3 10,3 45 6,0 Servizi 97 19,2 39 21,0 12 41,4 148 19,8 Commercio 40 7,9 14 7,5 2 6,9 56 7,5 - commercio e riparazionedi autoveicoli 6 1,2 5 2,7 0 0,0 11 1,5 - commercio all'ingrosso (no autoveicoli) 17 3,4 3 1,6 2 6,9 22 2,9 - commercio al dettaglio (no autoveicoli) 17 3,4 6 3,2 0 0,0 23 3,1 Servizi di alloggio e ristorazione 10 2,0 4 2,2 1 3,4 15 2,0 Servizi di informazione e comunicazione 8 1,6 8 4,3 0 0,0 16 2,1 Servizi di trasporto e magazzinaggio 7 1,4 4 2,2 2 6,9 13 1,7 Servizi finanziari e immobiliari 12 2,4 3 1,6 2 6,9 17 2,3 Attività prof.li, scientifiche e tecniche 10 2,0 2 1,1 1 3,4 13 1,7 Noleggio e altri servizi alle imprese 4 0,8 3 1,6 1 3,4 8 1,1 Altre attività di servizi 6 1,2 1 0,5 3 10,3 10 1,3 Non classificate 38 - 6 - 26 - 70 - Totale 544 100,0 192 100,0 55 100,0 819 100,0 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma *al netto delle imprese non classificate
  • 38. 38 Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022 Tabella 8 – Unità locali attualmente cessate, non attive e con procedure fallimentari in corso alle quali sono stati concessi contributi nel Lazio per settore di attività dell’impresa. Valori assoluti e % sul totale Cessate Con procedure Non attive Totale V.A. %* V.A. %* V.A. %* V.A. %* Agricoltura, silvicoltura e pesca 4 0,3 6 1,4 0 0,0 10 0,5 Industria 845 70,6 301 71,3 33 55,9 1.352 73,2 Fornitura gas, energia e rifiuti 20 1,7 5 1,2 3 5,1 28 1,5 Manifattura 760 63,5 263 62,3 25 42,4 1.221 66,1 - industria alimentare 62 5,2 17 4,0 1 1,7 80 4,3 - industria tessile e dell'abbigliamento 63 5,3 10 2,4 6 10,2 79 4,3 - industria del legno e della carta 90 7,5 35 8,3 2 3,4 127 6,9 - industria della stampa 64 5,3 13 3,1 3 5,1 80 4,3 - industria chimica e farmaceutica 64 5,3 25 5,9 2 3,4 91 4,9 - industria metallurgica 148 12,4 36 8,5 3 5,1 187 10,1 - industria informatica,elettrica e elettr. 110 9,2 53 12,6 2 3,4 165 8,9 - industria della plastica 76 6,3 19 4,5 3 5,1 98 5,3 - industria mineraria e del petrolio 123 10,3 28 6,6 2 3,4 153 8,3 - industria dei trasporti 64 5,3 11 2,6 0 0,0 75 4,1 - industria nca 69 5,8 16 3,8 1 1,7 86 4,7 Costruzioni 65 5,4 33 7,8 5 8,5 103 5,6 Servizi 348 29,1 115 27,3 26 44,1 484 26,2 Commercio 165 13,8 61 14,5 10 16,9 231 12,5 - commercio e riparazionedi autoveicoli 40 3,3 35 8,3 0 0,0 75 4,1 - commercio all'ingrosso (no autoveicoli) 28 2,3 5 1,2 3 5,1 36 2,0 - commercio al dettaglio (no autoveicoli) 97 8,1 21 5,0 7 11,9 120 6,5 Servizi di alloggio e ristorazione 34 2,8 5 1,2 1 1,7 40 2,2 Servizi di informazione e comunicazione 35 2,9 19 4,5 0 0,0 54 2,9 Servizi di trasporto e magazzinaggio 39 3,3 9 2,1 4 6,8 52 2,8 Servizi finanziari e immobiliari 34 2,8 5 1,2 2 3,4 41 2,2 Attività prof.li, scientifiche e tecniche 22 1,8 5 1,2 1 1,7 28 1,5 Noleggio e altri servizi alle imprese 12 1,0 10 2,4 1 1,7 23 1,2 Altre attività di servizi 7 0,6 1 0,2 7 11,9 15 0,8 Non classificate 79 - 13 - 34 - 126 - Totale 1.276 100,0 435 100,0 93 100,0 1.972 100,0 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma *al netto delle imprese non classificate
  • 39. 39 EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche La prevalenza del comparto secondario appare ancora più significativa prendendo in considerazione l’ammontare complessivo dei contributi concessi: l’industria, infatti, arriva ad assorbire il 90,8% del totale dei finanziamenti (924,6 milioni di euro in valori assoluti, di cui oltre 900 milioni afferenti all’industria “in senso stretto” e quasi 18 milioni all’edilizia); più nel dettaglio, le concessioni si concentrano nell’industria dei trasporti (230 milioni di euro) e, con quote minori, tra le attività di lavorazione della plastica (64,7 milioni di euro), del legno e della carta (62,3 milioni) e nel comparto farmaceutico (61,1 milioni di euro). Decisamente più minoritaria appare invece l’incidenza relativa ai servizi, che assorbono l’8,9% del totale dei finanziamenti (91 milioni di euro), mentre le concessioni alle attività agricole risultano quasi nulle (2,5 milioni di euro, lo 0,2% del totale). Tali indicazioni trovano riscontro anche osservando l’ammontare complessivo delle erogazioni effettive: in questo caso l’incidenza dell’industria raggiunge il 91,8%, scendendo all’8,1% nel terziario e ad “appena” lo 0,1% nel comparto agricolo. Tabella 9 – Ammontare complessivo dei contributi concessi ed erogati alle imprese cessate, con procedure in corso e inattive nel Lazio per macrosettore di attività. Valori assoluti (in milioni di euro) e composizione % Contributi concessi Contributi erogati V.A. (in mln di €) % valide* V.A. (in mln di €) % valide* Agricoltura 2,5 0,2 1,3 0,1 Industria 924,6 90,8 833,4 91,8 - in senso stretto 906,8 89,1 818,3 90,1 - costruzioni 17,9 1,8 15,0 1,7 Servizi 91,0 8,9 73,6 8,1 Non classificate 82,7 - 67,5 - Totale 1.100,8 100,0 975,6 100,0 Fonte: Elaborazioni Eures Ricerche Economiche e Sociali su dati MISE e CCIAA di Roma *al netto delle imprese non classificate
  • 40. Sostegno alla competitività del territorio attraverso il recupero e la valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 1 Novembre 2022
  • 41. EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche Introduzione Il concetto di sviluppo sostenibile ha acquisito sempre più centralità, da quando è stato introdotto nel 1987 dal rapporto Bruntland; è divenuto sempre più chiaro, infatti, come lo sviluppo produttivo ed economico, cui è inevitabilmente connesso lo sfruttamento delle risorse naturali, debba essere avviato su una direttrice che mirando a soddisfare i bisogni attuali tenga presenti anche quelli futuri, preservando così l’intero ecosistema. In quest’ottica appare assume particolare rilevanza il consumo, la copertura e il degrado del suolo. Tale elemento, di cui spesso non si sottolinea a sufficienza il ruolo essenziale, infatti, è in grado di assicurare, secondo le analisi del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente1, servizi di approvvigionamento (quali prodotti alimentari, biomassa e materie prime), servizi di regolazione e mantenimento (quali regolazione del clima, cattura e stoccaggio di carbonio e regolazione della qualità dell’acqua) nonché servizi culturali (si pensi, ad esempio, al patrimonio naturale). Il ruolo fondamentale svolto dal suolo nell’economia dell’ecosistema, inoltre, è acuito dal carattere non riproducibile di tale bene. In quest’ottica appare particolarmente allarmante quanto affermato dalla Commissione Europea: “Terreni e suoli sono risorse fragili e limitate, soggette alla pressione di una sempre crescente ricerca di spazio: l'espansione urbana e l'impermeabilizzazione del suolo consumano la natura e trasformano preziosi ecosistemi in deserti di cemento. Spesso sono i suoli più fertili a soffrirne e la prospettiva di guadagni dignitosi per gli agricoltori e i silvicoltori si riduce”. Per tale ragione, sempre la Commissione Europea, ha indicato, tra gli altri, quali obiettivi, per ottenere un buono stato di salute del suolo entro il 2050, la realizzazione di progressi significativi nella bonifica dei suoli contaminati e il raggiungimento del consumo netto di suolo pari a zero. Ciò premesso e spostando l’attenzione al panorama nazionale, appare significativo constatare come il PNRR, nell’ambito della missione 2, significativamente intitolata “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, preveda un investimento di mezzo miliardo di euro per la bonifica dei cosiddetti siti orfani, vale a dire siti industriali dismessi che rappresentano un rischio significativo per la salute della popolazione. Lo scopo sanitario, inoltre, non è l’unico obiettivo che attraverso questo investimento si persegue: nel PNRR, infatti, si menziona esplicitamente il tentativo di “dare al terreno un secondo uso, favorendo il suo reinserimento nel mercato 1 SNPA, Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici, 2022 2
  • 42. 3 Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022 immobiliare, riducendo l’impatto ambientale e promuovendo l’economia circolare”. Sebbene, dunque, il tema della salvaguardia e della riconversione del suolo abbia guadagnato un ruolo di primo piano nel dibattito pubblico, i dati SNPA mostrano una dinamica in continuo peggioramento: tra il 2020 e il 2021, infatti, il consumo di suolo è aumentato di 69,1 km2, dato, questo, solo parzialmente compensato dai 5,8 km2 di suolo ripristinato, ossia passato da “consumato” a “non consumato”. Prendendo in considerazione la dinamica di medio periodo, infine, appare come, su scala nazionale, la quota di suolo consumato sia costantemente aumentata, passando dal 6,75% del 2006 al 7,13% del 2021. Tali dati, dunque, mostrano come, per avviare un’autentica tutela del territorio, sia necessario approntare buone pratiche, sostenendo e incoraggiando quelle già in atto, tra le quali appare di particolare rilevanza la conversione dei siti industriali dismessi.
  • 43. 4 EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche Capitolo 1. Il fenomeno delle dismissioni: opportunità di recupero e valorizzazione dei siti produttivi Secondo i dati Istat, i siti industriali dismessi nel nostro Paese coprono una superficie complessiva di circa 9 mila ettari (ovvero 90 chilometri quadrati), che corrisponde indicativamente al 3% dell’intero territorio nazionale. Il fenomeno delle dismissioni industriali – che non è limitato al contesto nazionale, ma ha coinvolto in misura significativa anche i grandi Paesi europei a ricca tradizione industriale quali Germania, Francia e Inghilterra – ha rappresentato una diretta conseguenza delle trasformazioni produttive degli anni ’70 e ’80, che con le innovazioni tecnologiche e il conseguente adeguamento dei processi produttivi hanno reso rapidamente obsolete le tecniche tradizionali, favorendo in alcuni casi l’abbandono dei siti produttivi preesistenti. In aggiunta a ciò, anche il ridimensionamento del comparto industriale e lo sviluppo della società dei servizi, nonché la progressiva delocalizzazione della produzione di massa verso luoghi in cui il costo della manodopera è ridotto, hanno incoraggiato il fenomeno delle dismissioni. Oltre a rappresentare un evidente danno in termini paesaggistici e di decoro del territorio, l’abbandono degli impianti industriali costituisce altresì un serio problema sotto il profilo ambientale: poiché alle dismissioni spesso non fanno seguito adeguati interventi di bonifica e messa in sicurezza del territorio, i siti produttivi abbandonati (in particolare quelli utilizzati per svolgere attività ad elevato rischio di inquinamento quali ad esempio le lavorazioni siderurgiche o chimiche), e quindi generalmente privi di manutenzione e controllo, rappresentano infatti una seria minaccia per l’ambiente e per la salute pubblica. Il fenomeno dei siti industriali dismessi ha ricevuto una notevole attenzione da parte delle istituzioni nazionali e locali già dagli anni ’90: tuttavia, mentre in una prima fase gli interventi erano rappresentati da operazioni di demolizione locale, in tempi più recenti è prevalso l’orientamento, sostenuto da specifici interventi di carattere finanziario e normativo, a “incentivare” opere di recupero e riutilizzo delle ex aree industriali, prevedendone nuove destinazioni d’uso che consentano di integrare i siti abbandonati al tessuto urbano in cui sono localizzati.
  • 44. Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022 A tale riguardo, sono state numerose le “buone prassi” portate a termine nell’ultimo ventennio e finanziate da programmi pubblici che hanno consentito un recupero e una riconversione di aree e strutture industriali non più utilizzate. Oltre alla riqualificazione del bacino della Ruhr, in Germania, che rappresenta un esempio paradigmatico di riqualificazione e rinaturalizzazione di un’area ad elevata impronta industriale (prima delle bonifiche era infatti uno dei luoghi più inquinati d’Europa), anche la città di Bilbao, nei Paesi Baschi, negli anni ’90 è stata protagonista di un grande progetto di recupero: l’amministrazione locale ha infatti deciso di ridare nuova vita agli ex cantieri navali che per decenni hanno rappresentato il cuore dell’economia cittadina, promuovendo la nascita del Guggenheim Museum. Figura 1 – Intervento di riqualificazione degli ex cantieri navali di Bilbao, Spagna*. *le immagini utilizzate sono liberamente reperibili sul web. Sul punto la corte Europea ha stabilito nella sentenza “Svensson et al and others v Retriever Sverige” del 13 febbraio 2014 (c-466/12) che “postare un link preso da materiale autorizzato liberamente disponibile online non viola il diritto di esclusiva comunicazione al pubblico”. Anche la città di Londra ha avviato un progetto di ristrutturazione analogo, trasformando la ex centrale elettronica di Bankside nel complesso museale di Tate Modern, inaugurato nel 2000 e che, con 5 milioni e mezzo di visitatori all’anno, ad oggi è il museo d’arte moderna più visitato al mondo. 5
  • 45. EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche Figura 2 – Intervento di riqualificazione della centrale elettronica di Bankside, Londra*. *le immagini utilizzate sono liberamente reperibili sul web. Sul punto la corte Europea ha stabilito nella sentenza “Svensson et al and others v Retriever Sverige” del 13 febbraio 2014 (c-466/12) che “postare un link preso da materiale autorizzato liberamente disponibile online non viola il diritto di esclusiva comunicazione al pubblico”. Il recupero di spazi industriali e la trasformazione in ambienti dedicati alla cultura ha trovato spazio anche nel nostro Paese, dove tuttavia le dimensioni ridotte delle aree industriali hanno favorito interventi di rigenerazione urbana che coinvolgessero singoli impianti produttivi e non grandi distretti industriali come nel caso della Ruhr tedesca. A tale riguardo, si segnala ad esempio la trasformazione dell’ex Lanificio Trombetta, a Biella, nella “Cittadell’arte”, un luogo di incontro e aggregazione tra artisti, scienziati e attivisti nel quale promuovere la cultura e dare avvio a sperimentazioni artistiche e intrattenimento, nonché la pista di collaudo dell’ex fabbrica FIAT, a Torino, che ospita Pista 500, lo sky garden progettato per essere il più grande giardino sospeso d’Europa. 6
  • 46. Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022 Figura 3 – Interventi di riqualificazione dell’ex Lanificio Trombetta di Biella e della pista di collaudo dell’ex fabbrica FIAT di Torino*. *le immagini utilizzate sono liberamente reperibili sul web. Sul punto la corte Europea ha stabilito nella sentenza “Svensson et al and others v Retriever Sverige” del 13 febbraio 2014 (c-466/12) che “postare un link preso da materiale autorizzato liberamente disponibile online non viola il diritto di esclusiva comunicazione al pubblico”. Limitatamente alla nostra regione, l’esempio più significativo di riqualificazione è rappresentato dalla trasformazione dell’area industriale del quartiere Ostiense che – anche per la collocazione geografica, che la pone all’interno del territorio urbano della Capitale e non in aree periferiche o rurali – è stata oggetto di importanti iniziative di recupero. All’inizio degli anni 2000, in particolare, il sito fu interessato da un’importante opera di riqualificazione e ristrutturazione elaborata sulla base delle linee guida del Piano Urbanistico Ostiense-Marconi, approvato dall’Amministrazione capitolina il 22 dicembre 1999, che ha dato vita a numerose attività di recupero, tra le quali si annovera la riqualificazione dell’ex consorzio agrario (dove oggi sorge il teatro comunale), degli ex stabilimenti di Mira Lanza (oggi sede del Teatro India) e della centrale termoelettrica Montemartini (oggi adibita a museo come sezione distaccata dei Musei Capitolini). 7
  • 47. 8 EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche 1.1 I siti dismessi in Italia: inquadramento normativo e fonti statistiche Il fenomeno delle dismissioni industriali e le problematiche connesse del recupero delle aree rappresentano temi particolarmente complessi, non solo sul piano tecnico-ambientale, sia anche sotto il profilo normativo. A livello europeo la questione era stata affrontata nel 2006, all’interno di un programma che tuttavia declinava il tema dei siti dismessi all’interno della più ampia problematica del consumo di suolo. L’obiettivo dei lavori comunitari era stato infatti quello di sviluppare la consapevolezza della necessità di contenere concretamente il consumo di suolo, soprattutto attraverso il riutilizzo di aree già antropizzate ma non più utilizzate. Sulla base di tali premesse era stata approvata la Direttiva quadro n. 231/2006 (che a sua volta modificava la Direttiva 2004/35/CE), il cui scopo era quello di prevedere misure destinate a prevenire il “degrado” del suolo (individuando aree a rischio di erosione, compattazione e smottamento) e ripristinare i suoli inquinati o degradati, recuperando e restituendo nuova vita ai siti abbandonati. L’attenzione alle aree industriali non più in uso, dunque, è stata rivolta soprattutto alla pericolosità ambientale e al rischio di contaminazione del territorio circostante. Questo approccio è stato mantenuto anche su scala nazionale, dove il Titolo V della sezione quarta del Codice dell’Ambiente (D.Lgs. n. 152/2006) è dedicata al tema della bonifica dei siti contaminati. A tale riguardo, il Codice distingue tra siti potenzialmente contaminati e siti effettivamente contaminati, a seconda che il livello di contaminazione superi o meno la soglia di rischio ambientale fissata dalla legge. Sulla base di tali premesse, gli articoli 239 e seguenti del Codice disciplinano gli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti contaminati e definiscono le procedure, i criteri e le modalità per lo svolgimento delle operazioni necessarie per l’eliminazione delle sorgenti di inquinamento o comunque per la riduzione delle concentrazioni di sostanze inquinanti, in ottemperanza alle linee guida definite in ambito comunitario. Passando ad approfondire il contesto regionale, anche in questo caso è possibile osservare come – in linea con quanto stabilito in sede europea – il tema del recupero dei siti abbandonati rientri all’interno della più ampia cornice del consumo di suolo. Adottando tale prospettiva, che evidentemente pone attenzione anche all’aspetto ambientale e, dunque, alle attività di bonifica, numerose Regioni hanno disposto quadri normativi, che, anche grazie a sgravi fiscali, incentivano la logica del riuso. In
  • 48. 9 Recupero e valorizzazione dei siti industriali dismessi nel Lazio 2022 questo senso si esprime la Legge Regionale 24/2017, adottata dall’Emilia Romagna, che, nella prospettiva di giungere al consumo del suolo a saldo zero entro il 2050, favorisce “interventi di riuso e di rigenerazione urbana” degli “spazi ed edifici, sia pubblici che privati, da qualificare anche attraverso interventi di demolizione e ricostruzione”. A seguire, nella Legge Regionale 21/2015 emanata dal Friuli Venezia- Giulia, la promozione dello sviluppo sostenibile fa esplicito riferimento al recupero delle aree industriali e commerciali esistenti. Appare interessante notare, inoltre, come la Legge 23/2018 promulgata dalla Liguria per l’individuazione gli ambiti urbani in condizioni di degrado urbanistico ed edilizio non si affidi esclusivamente a soggetti pubblici, ma preveda esplicitamente un ruolo per gli attori privati. Nell’ottica di questa breve panoramica, che non pretende in nessun caso di restituire l’intero orizzonte normativo elaborato dalle Regioni, ma unicamente di sottolineare alcuni aspetti particolarmente dirimenti per la ricerca, appare particolarmente interessante considerare la Legge Provinciale 9/2018 emanata dalla Provincia autonoma di Bolzano, che consente il consumo di suolo (non connesso all’attività agricola) esterno all’area insediabile solo a patto che manchino alternative economicamente ed ecologicamente ragionevoli, mediante il riuso, il recupero e l’adeguamento degli insediamenti già presenti, “anche ricorrendo all’espropriazione di immobili non utilizzati”. Nell’ottica del presente lavoro, infine, appare particolarmente significativo fare riferimento alla Legge 7/2017 promulgata dalla Regione Lazio, tra i cui obiettivi è presente “la riqualificazione delle aree urbane degradate e delle aree produttive […] nonché di complessi edilizi di edifici in stato di abbandono o dismessi o inutilizzati o in via di dismissione o da rilocalizzare”. Anche in questo caso, come già osservato a proposito delle disposizioni adottate dalla Liguria, è esplicitamente previsto un ruolo per gli attori privati nell’individuazione degli ambiti territoriali nei quali svolgere gli interventi di riqualificazione. Da ultimo, appare opportuno segnalare come la progettazione del territorio e gli sforzi amministrativi per favorire le logiche del riuso e la trasformazioni delle strutture già edificate si inseriscono in un quadro normativo particolarmente complesso: con la Legge Regionale 31/2015 la Regione Lombardia mirava ad orientare gli interventi edilizi prioritariamente verso le aree già urbanizzate, degradate o dismesse, prevedendo, tra l’altro, accessi prioritari ai finanziamenti regionali per quei comuni che avessero avviato azioni concrete per la rigenerazione urbana. In seguito a un contenzioso che ha visto protagonista, tra gli altri, il Comune di Brescia, è stata sollevata la questione di conformità costituzionale circa le disposizioni previste dall’art. 5, comma 4 della Legge Regionale, questione che è stata accolta dalla Suprema Corte che, con la sentenza 179/2019 ha dichiarato
  • 49. 10 EURES Ricerche Economiche e Sociali CER Centro Europa Ricerche incostituzionale quanto previsto dal detto articolo, in quanto lesivo dei poteri comunali in materia di governo del territorio. Tale vicenda, dunque, pare suggerire come sia necessario, per procedere in modo efficace alla riqualificazione delle aree dismesse, adottare una prospettiva plurale, che coinvolga tutti gli attori coinvolti dalla progettazione e dal governo del territorio. Passando ad approfondire l’aspetto “quantitativo”, volto a determinare quale sia l’universo di riferimento oggetto di analisi, le ricerche condotte hanno mostrato come, sebbene il tema dei siti industriali dismessi abbia guadagnato, nel corso degli anni, sempre più interesse, ad oggi non è possibile disporre di dati certi in merito al numero dei siti oggetto di dismissione, nonché circa la loro estensione. In tale contesto, assume particolare rilevanza il lavoro dell’ISPRA, le cui analisi, tuttavia, si concentrano esclusivamente sui siti contaminati, vale a dire quelle aree che richiedono prioritari interventi di bonifica e messa in sicurezza prima di un futuro riutilizzo. I dati ISPRA, dunque, benché preziosi, non consentono di pervenire a stime attendibili su quanti e quanto estesi siano tutti i siti industriali dismessi. Ciò premesso, particolare attenzione deve essere rivolta ai Siti di interesse nazionale, ovvero quelle aree che, per caratteristiche del sito, impatto del sito sull’economia locale, quantità e pericolosità degli agenti inquinanti presenti, comportano un rischio sanitario di portata nazionale. Più in dettaglio, con riferimento ai SIN, la normativa indica alcuni precisi criteri definitori e di intervento:  il rischio sanitario e ambientale – ottenuto dall’analisi del superamento delle concentrazioni “soglia” – risulta elevato in ragione della densità della popolazione e dell’estensione territoriale dell’area interessata;  l’impatto socio-economico causato dall’inquinamento ambientale è rilevante;  la contaminazione rappresenta un rischio per i beni di interesse storico e culturale di rilevanza nazionale e gli interventi da attuare possono riguardare anche un territorio distribuito su più ambiti regionali. L’ultimo rapporto dell’ISPRA, dunque, mostra come nel nostro Paese siano presenti 42 Siti di Interesse Nazionale, dislocati sull’intero territorio nazionale (tutte le regioni hanno almeno un SIN, con la sola eccezione del Molise), occupando un’area di circa 250 mila ettari, di cui 77,7 mila in mare e oltre 171 mila a terra. Considerando esclusivamente l’estensione “su terra” dei SIN, tali aree occupano lo 0,57% dell’estensione complessiva del territorio nazionale.