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AVVENIRE_STAHEL_ECO_CIR_Morosini_finale_161023.docx
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AVVENIRE_STAHEL_ECO_CIR_Morosini_161023.docx 23 ottobre 2016 Avvenire - www.avvenire.it
Roma. Sono 253 le banche del tem-
po in Italia che raccolgono, gestisco-
no e smistano la disponibilità di de-
cine e decine di migliaia di volontari.
"Correntisti" che depositano le loro
ore da donare e ne chiedono in cam-
bio, quando hanno bisogno di altri
servizi. Solo a Roma i volontari del
tempo sono circa 9 mila, raggruppa-
tiin15banche.Unarealtàdiffusaqua-
si in tutte le regioni, ma più presente
alSettentrione(97alNordovest,52al
Nordest,82alCentroe23alSud)coor-
dinatedal2007dall’Associazionena-
zionale Banche del tempo (Bdt), che
assiste le Bdt locali, le coordina e or-
ganizza corsi di formazione per a-
prirneegestirnedinuove.«Unarealtà
– spiega la presidente onoraria del-
l’Associazione, Maria Luisa Petrucci
–chehamoltoincomuneconaltree-
sperienzesociali:èvolontariato,èdo-
nazione, è autorganizzazione, ma il
suocaratteredistintivostanelloscam-
bio paritetico del tempo: un’ora vale
un’orapertutteleattivitàscambiate».
A vent’anni dalla nascita delle prime
banche del tempo – la prima in asso-
lutoaSant’ArcangelodiRomagnanel
1995, l’anno dopo a Roma – un con-
vegnodomaniaMontecitoriosaràoc-
casione per fare il punto e rilanciare
questa realtà.Titolo: «Banca del tem-
po come orologio della città connet-
tiva»,promossodall’Associazionena-
zionaledelleBdt,cuiparteciperanno
banche del tempo di tutta Italia. L’in-
contro, dalle 16 nell’aula dei Gruppi
parlamentariinviadiCampoMarzio
74.Dopoilsalutodellapresidentedel-
lacameraLauraBoldrini,sonoprevi-
sti tra gli altri gli interventi dell’ono-
revole Donata Lenzi della commis-
sioneAffarisociali,poidisociologi,fi-
losofi, urbanisti, degli assessori della
RegioneLazioMicheleCivita,ediRo-
ma Paolo Berdini, assieme a promo-
tori di banche del tempo catalane e
portoghesi.
Nella Capitale sono 15. Il profilo tipo
del"correntista"èunadonna(oltreil
60%) con titolo di studio medio-alto,
età tra i 30 e 55 anni. In aumento an-
che giovani e disoccupati. I "corren-
tisti" hanno un libretto di assegni del
tempo.L’unitàdimisuraèl’ora,apre-
scindere dal prezzo di mercato della
prestazione: un’ora a pulire le verdu-
re vale come un’ora di lezione di mu-
sica. Le attività più diffuse? Accom-
pagnatori,autisti,cucito,lingua,com-
puter, cucina, idraulica, eletricità,
consulenze legali, baby-sitting.
(L.Liv.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Convegno. Venti anni delle "banche del tempo", originale volontariato
L’anello virtuoso dell’economia anti-spreco
Parla Walter Stahel, pioniere della sostenibilità: «È la circolarità a produrre ricchezza»
LUCA MAZZA
alterStahelguidalastessamacchinada47an-
ni. È unaToyota Corona Mark II 1900. L’ha ac-
quistata nel 1969 in Svizzera, dove vive tutt’o-
ra, pagandola 12mila franchi. Oggi la vettura ha un va-
lore di mercato di 15mila franchi, perché nel frattempo
èdiventataun’autod’epoca,diquelledacollezione.Ma
Stahel non è certo un intenditore o un appassionato di
motori.Néhadecisoditenersistretto il veicolo per de-
cenni in quanto possiede uno spiccato fiuto per gli
affari. Del resto, lui
stesso ammette di
non aver previsto
che il prezzo del be-
ne, a distanza di
quasi mezzo secolo,
fosseancorarilevan-
te. La sua è stata (ed
è) una scelta etica,
legata a un modello
economico in cui
crede profonda-
mente.Stahel,infat-
ti, è un architetto e
un professore di E-
conomia che nel
1982 ha fondato il
Product-LifeInstitu-
te a Ginevra. Ma è
soprattutto uno dei "padri" dell’economia circolare.
Volendo semplificare al massimo si potrebbe dire che il
paradigma "circolare" si contrappone a quello "linea-
re", praticato nell’economia attuale. Per spiegare la dif-
ferenza principale tra le due "filosofie", Stahel si avvale
di una metafora. «L’economia lineare è come un fiume
chehal’obiettivodifarcrescerequestocorsod’acquacon
dei flussi di materiali. E il suo successo si misura attra-
verso il Pil – afferma il docente –. L’economia circolare,
invece, è più simile a un lago e va valutata in base alla
qualitàeallaquantitàdelsuopatrimonio,cheècomposto
dal capitale naturale, umano, culturale e da quello co-
struito(leinfrastrutture).Ilproblema,però,èchenonsia-
mo in possesso di statistiche per misurare la massa di
questa acqua dolce». Ma che cosa c’entra la macchina
W
di Stahel con l’economia circolare? «Quando si ripara o
si ristruttura qualcosa, dunque prendendosene cura, si
compieun’azionecherientranellalogicadell’economia
circolare,incuisievitadidistruggereperrifabbricareda
zero e si tende a utilizzare il più a lungo possibile ciò di
cui già si dispone. Tale comportamento crea circoli vir-
tuosidicuibeneficial’economialocale–rispondeilpro-
fessore svizzero –.Tornando alla mia automobile, per e-
sempio, ho analizzato i costi sostenuti da quando l’ho
comprata e ho scoperto che i due terzi delle spese com-
plessivedimantenimentosonostatiimpiegatiperlama-
nodopera, non per i materiali. In questo modo, tra l’al-
tro,hofinanziatol’economiadelpostoenonillavorou-
mano a basso costo della Cina o del Bangladesh».
Altraimmagineefficaceperraffigurareilsensodell’eco-
nomia circolare è dato dai soldi. «Si pensi a una banco-
nota che passa di mano in continuazione ogni giorno –
racconta Stahel –. Ecco, nessuno pensa che un biglietto
da 20 euro valga meno di 20 euro solo perché è stato u-
tilizzato migliaia di volte. Lo stesso discorso può valere
per tante altre cose: edifici, macchine, oggetti».
Aldilàdellebuonepratiche–personaliocollettiveche
siano–perildocentenonsiregistranoancorapassiin
avantisignificativiaffinchécominciunprocessod’in-
versione tra i due modelli economici. «Oggi per misu-
rare il successo dell’istruzione teniamo conto dei sol-
di spesi in questo comparto: dagli stipendi degli inse-
gnantiailibridiscuolaacquistatidallefamiglie–spie-
ga –, ma poi non conosciamo quale sia la qualità dei
risultati in cultura e sapere a fronte di questi investi-
menti». A chi spetta il compito di modificare le regole
del gioco? «Alla politica. L’industria non vuole cam-
biare, anche perché non le conviene, e i cittadini non
ne hanno la possibilità. Dunque sono i governi a do-
ver modificare l’organizzazione. A partire dalle impo-
ste. Oggi la linea in vigore è quella di dare sovvenzioni
a chi produce energia o materiali e tassare il lavoro,
mentredovrebbeavvenireilcontrario.Nelmedio-lun-
go termine si otterrebbero benefici significativi».
Secondounostudiorecente,effettuatosusettePaesieu-
ropei, spostando le tasse dal lavoro ai materiali e all’e-
nergialeemissionidiCO2diminuirebberoinmediadel
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baltando il sistema di tassazione, i vantaggi a livello di
sostenibilitàverrebberoinautomatico,anchesenzaleg-
giadhocdiprotezioneambientale».Unaltrocambiodi
direzione necessario, poi, è di matrice culturale. «Biso-
gnapassaredaldominiodellavenditadiunamercema-
teriale a quello di erogazione di un servizio, eliminando
il fattore moda e facendo prevalere l’utilità», è la ricetta
diStahel.«Seicolossidell’automobileodellamodaven-
desserosoltantol’uso
di una macchina o di
una borsa al posto
dellaloroproprietàsi
vedrebberospalmare
il profitto in un arco
temporale più lungo
rispetto ad adesso,
dove c’è solo il mo-
mento della transa-
zionealconcessiona-
riooalnegozio–con-
tinua –. Non solo: le
industrie dei vari
comparti lavorereb-
bero per far sì che i
prodotti durino il più
a lungo possibile,
senza sfornare nuovi
modelli in continuazione al fine di creare tendenze e di
vendere più merci».
Larivoluzione,però,stentaadecollare.«Ancheperché
oggi sull’economia circolare è stato azionato il silen-
ziatore. Il calzolaio, il falegname così come l’officina
che ripara automobili sono esclusi dal grande circuito
della pubblicità. Nella società mediatica, coloro che
vendono il nuovo schiacciano chi si adopera per ag-
giustare l’esistente». Eppure, nonostante il modello e-
conomico non le consideri adeguatamente, queste
realtà intente a tutelare l’integrità di ciò che già abbia-
mo continuano a resistere. Stahel, girando con la sua
Toyotadel’69,riesceavederlenitidamentenonostan-
te siano avvolte nell’oscurità.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
LA TEORIA
Economia circolare: il valore
nel servizio, non nella merce
Il potenziale di sostituire l’energia con la
manodopera. Con questo rapporto del 1976 alla
Commissione europea, Walter Stahel, ora
membro del Club di Roma e direttore del
Product-life Institute a Ginevra, iniziava un’opera
che in quarant’anni ne ha fatto un pioniere
mondiale sia della teoria economica, sia della
politica e dell’economia
sostenibili. In sodalizio
pluridecennale, l’architetto
zurighese Walter Stahel e
il politologo triestino Orio
Giarini hanno riabilitato
un paradigma
antichissimo: il valore
economico è dato
dall’uso dei manufatti,
non dalla loro
compravendita. Più un
manufatto è durevole,
aggiornabile,
riparabile, riusabile, più la
manodopera serve a mantenerlo in funzione,
invece che a distruggerlo e ricostruirlo. Quindi
meno produzione, trasporti, energia, materiali,
inquinamento. Disoccupati diventano i kilowatt e
le tonnellate, non le persone. È "l’economia del
buon senso", o "economia circolare".
Tra i libri più importanti:
– Giarini O. Dialogue on Wealth and Welfare: An
Alternative View of World Capital Formation,
1980.
– Giarini O., Stahel W. The Limits to Certainty
1989/1992 (I limiti alla certezza 1993).
– Stahel W. The Performance Economy,
2006/2010.
Contatto: The Product-Life Institute, Ginevra,
product-life.org/en/contact.
Marco Morosini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’ISPIRAZIONE
Lo "spazzogrillo" e il fattore dieci
per consumare un decimo di natura
Nel 1993 Stahel fu colpito dal racconto di uno
spettacolo televisivo italiano. Beppe Grillo
ritornava a Raiuno e spiegava a 13 milioni di
spettatori "l’economia del buon senso" con uno
spazzolino da denti a testina cambiabile:
«Quando è consumata, cambi solo la testina di
un grammo, ma il manico di dieci grammi lo
tieni». Dieci volte meno spazzolini, meno
petrolio, meno inquinamenti. È una illustrazione
del principio che portò nel 1992 un gruppo di
pionieri mondiali della società ecologica, tra i
quali Walter Stahel e Wolfgang Sachs, a fondare
a Carnoules, in Provenza, il "Factor 10 club".
Non solo lo spazzolino da denti, ma l’intera
economia può essere riformata per darci sufficiente benessere, con
almeno dieci volte meno consumo di natura. È per questo che
Stahel ha concluso una recente conferenza in Italia spiegando la
riforma dell’economia proprio con lo "spazzogrillo" che aveva visto
in televisione. A ulteriore vantaggio, lo spazzolino che Stahel ha
mostrato è prodotto a Schönau, nella Foresta Nera, con elettricità
generata da energie al 100% rinnovabili, fornita dalla cooperativa
energetica EWS fondata dai cittadini di Schönau. (M.Mor.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
IL LIBRO
Articoli, riviste e libri per conoscere
e capire l’importanza di una vera svolta
Si moltiplicano articoli, riviste e libri sull’economia circolare. Il con-
cetto è semplice: si tratta di prendere la linea retta sottesa all’attuale
sistema economico, che preleva, trasforma, vende e butta, indiffe-
rente alle conseguenze (cambiamenti climatici, difficoltà di approv-
vigionamento delle materie prime, inquinamento e di-
struzione della biodiversità) e piegarla fino a
trasformarla in un cerchio. I prodotti sono
progettati per durare, essere ammodernati,
decostruiti e recuperati facilmente, i rifiuti so-
no valorizzati e trasformati in risorse con cui
prolungare di molto il ciclo di vita dei beni.
Si deve a Edizioni Ambiente e ad Antonio
Cianciullo il merito di proporre la collana
"Materia rinnovabile libri", il bimensile
internazionale "RM - Renewable Matter", e
il libro Che cos’è l’economia circolare, di
Emanuele Bompan con Ilaria Nicoletta
Brambilla. Gli autori espongono la storia, i
concetti e gli sviluppi recenti della economia,
fornendo indicazioni pratiche per chi voglia metterla in pratica
nella propria attività, generando ricchezza e nuova occupazione.
(M.Mor.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’IDEA
Fairphone, un innovativo
smartphone equo e longevo
Il Fairphone è il primo smartphone concepito
per essere venduto il meno possibile e usato
il più a lungo possibile. È progettato per
essere riparato e aggiornato con parti
sostituibili. Molti dei suoi metalli vengono da
filiere garantite "conflict free" (zone senza
conflitti). La manodopera è impiegata nel
rispetto dei diritti umani e civili, senza lavoro
minorile. Si tratta del primo smartphone
finanziato in "crowd funding", una forma di
finanziamento di
massa da parte di
migliaia di clienti
che lo hanno
pagato prima che
fosse costruito.
La ditta di
Amsterdam
Fairphone è una
impresa sociale
senza fini di lucro di ottanta giovani
imprenditori pionieri, fondata da Bas van
Abel, un manager sociale che aveva già
diretto progetti ecologici e umanitari.
«Fairphone è una missione, non uno
smartphone» è stato detto. L’obiettivo è di
influenzare l’industria elettronica mondiale,
mostrando che è possibile realizzare prodotti
di alta tecnologia rispettando alti standard
ecologici e sociali. Per questi meriti, il 30
ottobre Bas van Abel riceverà dal presidente
tedesco Joachim Gauck il prestigioso
"Deutschen Umweltpreis", già conferito tra
gli altri a Michael Gorbatchev e a Klaus
Töpfer, già direttore del Programma Onu per
l’Ambiente, ex ministro tedesco
dell’ambiente e "padre" (già nel 1994) della
Legge tedesca sull’economia circolare.
(M.Mor.)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
In una fase in cui l’emergenza anche e soprattutto nei Paesi avanzati è
l’aumento delle disuguaglianze e, di fatto, l’erosione di quella che era
consideratalaclassemedia,c’èunparadigmaalternativodicrescitache
risulta "win win", arricchisce la società e contribuisce e ridurre le di-
suguaglianze, perché basato sulla condivisione.Lo «Sviluppo felice» si
stamanifestandoinalmenoquattroambitinelnostroPaese:nellerealtà
dell’economiacivilecheinformalargapartedelTerzosettore,nelmon-
do delle imprese profit che intende andare oltre la Csr, in parti avan-
zate del pubblico e, in modo informale, anche nella società civile, con
i cittadini che si auto-organizzano.Ne raccontiamo l’evoluzione.
Come un lago
«L’economia lineare
è come un fiume di cui si
vorrebbe sempre
raddoppiare la portata
L’economia circolare,
invece, è come un lago
del quale curare la qualità
e la quantità delle acque»
La riforma
«Una riforma fiscale
ecologica diminuisce le
tasse sul lavoro e le
aumenta su emissioni,
materiali, energia. Più
conveniente così rendere
disoccupati chilowatt e
tonnellate, non le persone»
IL PIONIERE. Il settantenne architetto ed economista svizzero Walter Stahel.
6 Domenica
23 Ottobre 2016P R I M O P I A N O
COME ANDARE
OLTRE IL PIL
Il colloquio
L’economista svizzero
racconta la sua visione
di sviluppo sostenibile,
che richiede un drastico
cambio di paradigma
per preservare
anche il capitale naturale,
umano e culturale
di cui disponiamo
2
WALTER STAHEL, PIONIERE DELLA SOSTENIBILITÀ:
«È LA CIRCOLARITÀ A PRODURRE RICCHEZZA»
L’ANELLO VIRTUOSO DELL’ECONOMIA ANTI-SPRECO
Luca Mazza, Avvenire, 23.10.2016
Walter Stahel guida la stessa macchina da 47 anni. È una Toyota Corona Mark II 1900. L’ha acquistata nel 1969 in
Svizzera, dove vive tutt’ora, pagandola 12mila franchi. Oggi la vettura ha un valore di mercato di 15mila franchi,
perché nel frattempo è diventata un’auto d’epoca, di quelle da collezione. Ma Stahel non è certo un intenditore o un
appassionato di motori. Né ha deciso di tenersi stretto il veicolo per decenni in quanto possiede uno spiccato fiuto
per gli affari. Del resto, lui stesso ammette di non aver previsto che il prezzo del bene, a distanza di quasi mezzo
secolo, fosse ancora rilevante. La sua è stata (ed è) una scelta etica, legata a un modello economico in cui crede
profondamente. Stahel, infatti, è un architetto e un professore di Economia che nel 1982 ha fondato il Product Life
Institute a Ginevra. Ma è soprattutto uno dei 'padri' dell’economia circolare.
Volendo semplificare, il paradigma 'circolare' si contrappone a quello 'lineare', praticato nell’economia attuale. Per
spiegare la differenza principale tra le due 'filosofie', Stahel si avvale di una metafora. «L’economia lineare è come
un fiume che ha l’obiettivo di far crescere questo corso d’acqua con dei flussi di materiali. E il suo successo si
misura attraverso il Pil – afferma il docente –. L’economia circolare, invece, è più simile a un lago e va valutata in
base alla qualità e alla quantità del suo patrimonio, che è composto dal capitale naturale, umano, culturale e da
quello costruito (le infrastrutture). Il problema, però, è che non siamo in possesso di statistiche per misurare la
massa di questa acqua dolce».
Ma che cosa c’entra la macchina di Stahel con l’economia circolare? «Quando si ripara o si ristruttura qualcosa,
dunque prendendosene cura, si compie un’azione che rientra nella logica dell’economia circolare, in cui si evita di
distruggere per rifabbricare da zero e si tende a utilizzare il più a lungo possibile ciò di cui già si dispone. Tale
comportamento crea circoli virtuosi di cui beneficia l’economia locale – risponde il professore svizzero –. Tornando
alla mia automobile, per esempio, ho analizzato i costi sostenuti da quando l’ho comprata e ho scoperto che i due
terzi delle spese complessive di mantenimento sono stati impiegati per la manodopera, non per i materiali. In
questo modo, tra l’altro, ho finanziato l’economia del posto e non il lavoro umano a basso costo della Cina o del
Bangladesh».
Altra immagine efficace per raffigurare il senso dell’economia circolare è dato dai soldi. «Si pensi a una banconota
che passa di mano in continuazione ogni giorno – racconta Stahel –. Ecco, nessuno pensa che un biglietto da 20
euro valga meno di 20 euro solo perché è stato utilizzato migliaia di volte. Lo stesso discorso può valere per tante
altre cose: edifici, macchine, oggetti».
Al di là delle buone pratiche – personali o collettive – per Stahel non si registrano ancora passi in avanti significativi
affinché cominci un processo d’inversione tra i due modelli economici. «Oggi per misurare il successo
dell’istruzione teniamo conto dei soldi spesi in questo comparto: dagli stipendi degli insegnanti ai libri di scuola
acquistati dalle famiglie – spiega –, ma poi non conosciamo quale sia la qualità dei risultati in cultura e sapere a
fronte di questi investimenti». A chi spetta il compito di modificare le regole del gioco? «Alla politica. L’industria non
vuole cambiare, anche perché non le conviene, e i cittadini non ne hanno la possibilità. Dunque sono i governi a
dover modificare l’organizzazione. A partire dalle imposte. Oggi la linea in vigore è quella di dare sovvenzioni a chi
produce energia o materiali e tassare il lavoro, mentre dovrebbe avvenire il contrario. Nel mediolungo termine si
otterrebbero benefici significativi».
Secondo uno studio recente, effettuato su sette Paesi europei, spostando le tasse dal lavoro ai materiali e
all’energia le emissioni di CO2 diminuirebbero in media del 70% a fronte di un aumento dell’occupazione del 4%.
«Ribaltando il sistema di tassazione, i vantaggi a livello di sostenibilità verrebbero in automatico, anche senza leggi
ad hoc di protezione ambientale».
Un altro cambio di direzione necessario, poi, è di matrice culturale. «Bisogna passare dal dominio della vendita di
una merce materiale a quello di erogazione di un servizio, eliminando il fattore moda e facendo prevalere l’utilità»,
è la ricetta di Stahel. «Se i colossi dell’automobile o della moda vendessero soltanto l’uso di una macchina o di una
borsa al posto della loro proprietà si vedrebbero spalmare il profitto in un arco temporale più lungo rispetto ad
adesso, dove c’è solo il momento della transazione al concessionario o al negozio – continua –. Non solo: le
industrie dei vari comparti lavorerebbero per far sì che i prodotti durino il più a lungo possibile, senza sfornare
nuovi modelli in continuazione al fine di creare tendenze e di vendere più merci».
La rivoluzione, però, stenta a decollare. «Anche perché oggi sull’economia circolare è stato azionato il silenziatore.
Il calzolaio, il falegname così come l’officina che ripara automobili sono esclusi dal grande circuito della pubblicità.
3
Nella società mediatica, coloro che vendono il nuovo schiacciano chi si adopera per aggiustare l’esistente».
Eppure, nonostante il modello economico non le consideri adeguatamente, queste realtà intente a tutelare
l’integrità di ciò che già abbiamo continuano a resistere. Stahel, girando con la sua Toyota del ’69, riesce a vederle
nitidamente nonostante siano avvolte nell’oscurità.
COME UN LAGO
“L’economia lineare è come un fiume di cui si vorrebbe sempre raddoppiare la portata. L’economia circolare,
invece, è come un lago del quale curare la qualità e la quantità delle acque.”
UNA RIFORMA FISCALE ECOLOGICA
diminuisce le tasse sul lavoro e le aumenta su energia, materiali e emissioni. Diventa così più conveniente rendere
disoccupati i chilowatt e le tonnellate, e non le persone.
TEORIA ECONOMICA - ECONOMIA CIRCOLARE: IL VALORE NEL SERVIZIO, NON NELLA MERCE
Il potenziale di sostituire l’energia con la manodopera. Con questo rapporto del 1976 alla Commissione europea,
Walter Stahel, ora membro del Club di Roma e direttore del Product-life Institute a Ginevra, iniziava un’opera che
in quarant’anni ne ha fatto un pioniere mondiale sia della teoria economica, sia della politica e dell’economia
sostenibili. In sodalizio pluridecennale, l’architetto zurighese Walter Stahel e il politologo triestino Orio Giarini
hanno riabilitato un paradigma antichissimo: il valore economico è dato dall’uso dei manufatti, non dalla loro
compravendita. Più un manufatto è durevole, aggiornabile, riparabile, riusabile, più la manodopera serve a
mantenerlo in funzione, invece che a distruggerlo e ricostruirlo. Quindi meno produzione, trasporti, energia,
materiali, inquinamento. Disoccupati diventano i kilowatt e le tonnellate, non le persone. È 'l’economia del buon
senso', o 'economia circolare'.
Tra i libri più importanti: – Giarini O. Dialogue on Wealth and Welfare: An Alternative View of World Capital
Formation, 1980.
– Giarini O., Stahel W. The Limits to Certainty 1989/1992 (I limiti alla certezza 1993).
– Stahel W. The Performance Economy, 2006/2010.
Prof. Orio Giarini: http://cadmusjournal.org/user/5
Prof. Walter Stahel: The Product-Life Institute, Ginevra, www.product-life.org/en/contact (Mar. Mor.)
RIVISTE E LIBRI SULL'ECONOMIA CIRCOLARE
Si moltiplicano articoli, riviste e libri sull’economia circolare. Il concetto è semplice: si tratta di prendere la linea retta
sottesa all’attuale sistema economico, che preleva, trasforma, vende e butta, indifferente alle conseguenze
(cambiamenti climatici, difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, inquinamento e distruzione della
biodiversità) e piegarla fino a trasformarla in un cerchio. I prodotti sono progettati per durare, essere ammodernati,
decostruiti e recuperati facilmente, i rifiuti sono valorizzati e trasformati in risorse con cui prolungare di molto il ciclo
di vita dei beni. Si deve a Edizioni Ambiente e ad Antonio Cianciullo il merito di proporre la collana 'Materia
rinnovabile libri', il bimensile internazionale 'RM - Renewable Matter', e il libro Che cos’è l’economia circolare, di
Emanuele Bompan con Ilaria Nicoletta Brambilla. Gli autori espongono la storia, i concetti e gli sviluppi recenti della
economia, fornendo indicazioni pratiche per chi voglia metterla in pratica nella propria attività, generando ricchezza
e nuova occupazione. http://www.renewablematter.eu (M.Mor.)
4
LO 'SPAZZOGRILLO' E IL FATTORE DIECI
PER CONSUMARE UN DECIMO DI NATURA
Nel 1993 Stahel fu colpito dal racconto di uno spettacolo televisivo italiano. Beppe Grillo ritornava a Raiuno e
spiegava a 13 milioni di spettatori 'l’economia del buon senso' con uno spazzolino da denti a testina cambiabile:
«Quando è consumata, cambi solo la testina di un grammo, ma il manico di dieci grammi lo tieni». Dieci volte meno
spazzolini, meno petrolio, meno inquinamenti. È una illustrazione del principio che portò nel 1992 un gruppo di
pionieri mondiali della società ecologica, tra i quali Walter Stahel e Wolfgang Sachs, a fondare a Carnoules, in
Provenza, il 'Factor 10 club'. Non solo lo spazzolino da denti, ma l’intera economia può essere riformata per darci
sufficiente benessere, con almeno dieci volte meno consumo di natura. È per questo che Stahel ha concluso una
recente conferenza in Italia spiegando la riforma dell’economia proprio con lo 'spazzogrillo' che aveva visto in
televisione. A ulteriore vantaggio, lo spazzolino che Stahel ha mostrato è prodotto a Schönau, nella Foresta Nera,
con elettricità generata da energie al 100% rinnovabili, fornita dalla cooperativa energetica EWS fondata dai
cittadini di Schönau. (M.Mor.)
https://www.youtube.com/watch?v=fLS3EWRv3SQ
http://www.slideshare.net/morosini1952/ecogrillo-beppe-grillo-per-futuro-sostenibile-settembre-2016
FAIRPHONE, UN INNOVATIVO SMARTPHONE EQUO E LONGEVO
Il Fairphone è il primo smartphone concepito per essere venduto il meno possibile e usato il più a lungo possibile.
È progettato per essere riparato e aggiornato con parti sostituibili. Molti dei suoi metalli vengono da filiere garantite
'conflict free' (zone senza conflitti). La manodopera è impiegata nel rispetto dei diritti umani e civili, senza lavoro
minorile. Si tratta del primo smartphone finanziato in 'crowd funding', una forma di finanziamento di massa da parte
di migliaia di clienti che lo hanno pagato prima che fosse costruito. La ditta di Amsterdam Fairphone è una impresa
sociale senza fini di lucro di ottanta giovani imprenditori pionieri, fondata da Bas van Abel, un manager sociale che
aveva già diretto progetti ecologici e umanitari. «Fairphone è una missione, non uno smartphone» è stato detto.
L’obiettivo è di influenzare l’industria elettronica mondiale, mostrando che è possibile realizzare prodotti di alta
tecnologia rispettando alti standard ecologici e sociali. Per questi meriti, il 30 ottobre Bas van Abel riceverà dal
presidente tedesco Joachim Gauck il prestigioso 'Deutschen Umweltpreis', già conferito tra gli altri a Michael
Gorbatchev e a Klaus Töpfer, già direttore del Programma Onu per l’Ambiente, ex ministro tedesco dell’ambiente e
'padre' (già nel 1994) della Legge tedesca sull’economia circolare.
https://www.fairphone.com (M.Mor.)

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Economia circolare Walter Stahel Avvenire 23 ottobre 2016

  • 1. AVVENIRE_STAHEL_ECO_CIR_Morosini_finale_161023.docx http://www.slideshare.net/morosini1952/avvenire-stahel-economomiacircolaremorosini161023-67545422 AVVENIRE_STAHEL_ECO_CIR_Morosini_161023.docx 23 ottobre 2016 Avvenire - www.avvenire.it Roma. Sono 253 le banche del tem- po in Italia che raccolgono, gestisco- no e smistano la disponibilità di de- cine e decine di migliaia di volontari. "Correntisti" che depositano le loro ore da donare e ne chiedono in cam- bio, quando hanno bisogno di altri servizi. Solo a Roma i volontari del tempo sono circa 9 mila, raggruppa- tiin15banche.Unarealtàdiffusaqua- si in tutte le regioni, ma più presente alSettentrione(97alNordovest,52al Nordest,82alCentroe23alSud)coor- dinatedal2007dall’Associazionena- zionale Banche del tempo (Bdt), che assiste le Bdt locali, le coordina e or- ganizza corsi di formazione per a- prirneegestirnedinuove.«Unarealtà – spiega la presidente onoraria del- l’Associazione, Maria Luisa Petrucci –chehamoltoincomuneconaltree- sperienzesociali:èvolontariato,èdo- nazione, è autorganizzazione, ma il suocaratteredistintivostanelloscam- bio paritetico del tempo: un’ora vale un’orapertutteleattivitàscambiate». A vent’anni dalla nascita delle prime banche del tempo – la prima in asso- lutoaSant’ArcangelodiRomagnanel 1995, l’anno dopo a Roma – un con- vegnodomaniaMontecitoriosaràoc- casione per fare il punto e rilanciare questa realtà.Titolo: «Banca del tem- po come orologio della città connet- tiva»,promossodall’Associazionena- zionaledelleBdt,cuiparteciperanno banche del tempo di tutta Italia. L’in- contro, dalle 16 nell’aula dei Gruppi parlamentariinviadiCampoMarzio 74.Dopoilsalutodellapresidentedel- lacameraLauraBoldrini,sonoprevi- sti tra gli altri gli interventi dell’ono- revole Donata Lenzi della commis- sioneAffarisociali,poidisociologi,fi- losofi, urbanisti, degli assessori della RegioneLazioMicheleCivita,ediRo- ma Paolo Berdini, assieme a promo- tori di banche del tempo catalane e portoghesi. Nella Capitale sono 15. Il profilo tipo del"correntista"èunadonna(oltreil 60%) con titolo di studio medio-alto, età tra i 30 e 55 anni. In aumento an- che giovani e disoccupati. I "corren- tisti" hanno un libretto di assegni del tempo.L’unitàdimisuraèl’ora,apre- scindere dal prezzo di mercato della prestazione: un’ora a pulire le verdu- re vale come un’ora di lezione di mu- sica. Le attività più diffuse? Accom- pagnatori,autisti,cucito,lingua,com- puter, cucina, idraulica, eletricità, consulenze legali, baby-sitting. (L.Liv.) © RIPRODUZIONE RISERVATA Convegno. Venti anni delle "banche del tempo", originale volontariato L’anello virtuoso dell’economia anti-spreco Parla Walter Stahel, pioniere della sostenibilità: «È la circolarità a produrre ricchezza» LUCA MAZZA alterStahelguidalastessamacchinada47an- ni. È unaToyota Corona Mark II 1900. L’ha ac- quistata nel 1969 in Svizzera, dove vive tutt’o- ra, pagandola 12mila franchi. Oggi la vettura ha un va- lore di mercato di 15mila franchi, perché nel frattempo èdiventataun’autod’epoca,diquelledacollezione.Ma Stahel non è certo un intenditore o un appassionato di motori.Néhadecisoditenersistretto il veicolo per de- cenni in quanto possiede uno spiccato fiuto per gli affari. Del resto, lui stesso ammette di non aver previsto che il prezzo del be- ne, a distanza di quasi mezzo secolo, fosseancorarilevan- te. La sua è stata (ed è) una scelta etica, legata a un modello economico in cui crede profonda- mente.Stahel,infat- ti, è un architetto e un professore di E- conomia che nel 1982 ha fondato il Product-LifeInstitu- te a Ginevra. Ma è soprattutto uno dei "padri" dell’economia circolare. Volendo semplificare al massimo si potrebbe dire che il paradigma "circolare" si contrappone a quello "linea- re", praticato nell’economia attuale. Per spiegare la dif- ferenza principale tra le due "filosofie", Stahel si avvale di una metafora. «L’economia lineare è come un fiume chehal’obiettivodifarcrescerequestocorsod’acquacon dei flussi di materiali. E il suo successo si misura attra- verso il Pil – afferma il docente –. L’economia circolare, invece, è più simile a un lago e va valutata in base alla qualitàeallaquantitàdelsuopatrimonio,cheècomposto dal capitale naturale, umano, culturale e da quello co- struito(leinfrastrutture).Ilproblema,però,èchenonsia- mo in possesso di statistiche per misurare la massa di questa acqua dolce». Ma che cosa c’entra la macchina W di Stahel con l’economia circolare? «Quando si ripara o si ristruttura qualcosa, dunque prendendosene cura, si compieun’azionecherientranellalogicadell’economia circolare,incuisievitadidistruggereperrifabbricareda zero e si tende a utilizzare il più a lungo possibile ciò di cui già si dispone. Tale comportamento crea circoli vir- tuosidicuibeneficial’economialocale–rispondeilpro- fessore svizzero –.Tornando alla mia automobile, per e- sempio, ho analizzato i costi sostenuti da quando l’ho comprata e ho scoperto che i due terzi delle spese com- plessivedimantenimentosonostatiimpiegatiperlama- nodopera, non per i materiali. In questo modo, tra l’al- tro,hofinanziatol’economiadelpostoenonillavorou- mano a basso costo della Cina o del Bangladesh». Altraimmagineefficaceperraffigurareilsensodell’eco- nomia circolare è dato dai soldi. «Si pensi a una banco- nota che passa di mano in continuazione ogni giorno – racconta Stahel –. Ecco, nessuno pensa che un biglietto da 20 euro valga meno di 20 euro solo perché è stato u- tilizzato migliaia di volte. Lo stesso discorso può valere per tante altre cose: edifici, macchine, oggetti». Aldilàdellebuonepratiche–personaliocollettiveche siano–perildocentenonsiregistranoancorapassiin avantisignificativiaffinchécominciunprocessod’in- versione tra i due modelli economici. «Oggi per misu- rare il successo dell’istruzione teniamo conto dei sol- di spesi in questo comparto: dagli stipendi degli inse- gnantiailibridiscuolaacquistatidallefamiglie–spie- ga –, ma poi non conosciamo quale sia la qualità dei risultati in cultura e sapere a fronte di questi investi- menti». A chi spetta il compito di modificare le regole del gioco? «Alla politica. L’industria non vuole cam- biare, anche perché non le conviene, e i cittadini non ne hanno la possibilità. Dunque sono i governi a do- ver modificare l’organizzazione. A partire dalle impo- ste. Oggi la linea in vigore è quella di dare sovvenzioni a chi produce energia o materiali e tassare il lavoro, mentredovrebbeavvenireilcontrario.Nelmedio-lun- go termine si otterrebbero benefici significativi». Secondounostudiorecente,effettuatosusettePaesieu- ropei, spostando le tasse dal lavoro ai materiali e all’e- nergialeemissionidiCO2diminuirebberoinmediadel 70%afrontediunaumentodell’occupazionedel4%.«Ri- baltando il sistema di tassazione, i vantaggi a livello di sostenibilitàverrebberoinautomatico,anchesenzaleg- giadhocdiprotezioneambientale».Unaltrocambiodi direzione necessario, poi, è di matrice culturale. «Biso- gnapassaredaldominiodellavenditadiunamercema- teriale a quello di erogazione di un servizio, eliminando il fattore moda e facendo prevalere l’utilità», è la ricetta diStahel.«Seicolossidell’automobileodellamodaven- desserosoltantol’uso di una macchina o di una borsa al posto dellaloroproprietàsi vedrebberospalmare il profitto in un arco temporale più lungo rispetto ad adesso, dove c’è solo il mo- mento della transa- zionealconcessiona- riooalnegozio–con- tinua –. Non solo: le industrie dei vari comparti lavorereb- bero per far sì che i prodotti durino il più a lungo possibile, senza sfornare nuovi modelli in continuazione al fine di creare tendenze e di vendere più merci». Larivoluzione,però,stentaadecollare.«Ancheperché oggi sull’economia circolare è stato azionato il silen- ziatore. Il calzolaio, il falegname così come l’officina che ripara automobili sono esclusi dal grande circuito della pubblicità. Nella società mediatica, coloro che vendono il nuovo schiacciano chi si adopera per ag- giustare l’esistente». Eppure, nonostante il modello e- conomico non le consideri adeguatamente, queste realtà intente a tutelare l’integrità di ciò che già abbia- mo continuano a resistere. Stahel, girando con la sua Toyotadel’69,riesceavederlenitidamentenonostan- te siano avvolte nell’oscurità. © RIPRODUZIONE RISERVATA LA TEORIA Economia circolare: il valore nel servizio, non nella merce Il potenziale di sostituire l’energia con la manodopera. Con questo rapporto del 1976 alla Commissione europea, Walter Stahel, ora membro del Club di Roma e direttore del Product-life Institute a Ginevra, iniziava un’opera che in quarant’anni ne ha fatto un pioniere mondiale sia della teoria economica, sia della politica e dell’economia sostenibili. In sodalizio pluridecennale, l’architetto zurighese Walter Stahel e il politologo triestino Orio Giarini hanno riabilitato un paradigma antichissimo: il valore economico è dato dall’uso dei manufatti, non dalla loro compravendita. Più un manufatto è durevole, aggiornabile, riparabile, riusabile, più la manodopera serve a mantenerlo in funzione, invece che a distruggerlo e ricostruirlo. Quindi meno produzione, trasporti, energia, materiali, inquinamento. Disoccupati diventano i kilowatt e le tonnellate, non le persone. È "l’economia del buon senso", o "economia circolare". Tra i libri più importanti: – Giarini O. Dialogue on Wealth and Welfare: An Alternative View of World Capital Formation, 1980. – Giarini O., Stahel W. The Limits to Certainty 1989/1992 (I limiti alla certezza 1993). – Stahel W. The Performance Economy, 2006/2010. Contatto: The Product-Life Institute, Ginevra, product-life.org/en/contact. Marco Morosini © RIPRODUZIONE RISERVATA L’ISPIRAZIONE Lo "spazzogrillo" e il fattore dieci per consumare un decimo di natura Nel 1993 Stahel fu colpito dal racconto di uno spettacolo televisivo italiano. Beppe Grillo ritornava a Raiuno e spiegava a 13 milioni di spettatori "l’economia del buon senso" con uno spazzolino da denti a testina cambiabile: «Quando è consumata, cambi solo la testina di un grammo, ma il manico di dieci grammi lo tieni». Dieci volte meno spazzolini, meno petrolio, meno inquinamenti. È una illustrazione del principio che portò nel 1992 un gruppo di pionieri mondiali della società ecologica, tra i quali Walter Stahel e Wolfgang Sachs, a fondare a Carnoules, in Provenza, il "Factor 10 club". Non solo lo spazzolino da denti, ma l’intera economia può essere riformata per darci sufficiente benessere, con almeno dieci volte meno consumo di natura. È per questo che Stahel ha concluso una recente conferenza in Italia spiegando la riforma dell’economia proprio con lo "spazzogrillo" che aveva visto in televisione. A ulteriore vantaggio, lo spazzolino che Stahel ha mostrato è prodotto a Schönau, nella Foresta Nera, con elettricità generata da energie al 100% rinnovabili, fornita dalla cooperativa energetica EWS fondata dai cittadini di Schönau. (M.Mor.) © RIPRODUZIONE RISERVATA IL LIBRO Articoli, riviste e libri per conoscere e capire l’importanza di una vera svolta Si moltiplicano articoli, riviste e libri sull’economia circolare. Il con- cetto è semplice: si tratta di prendere la linea retta sottesa all’attuale sistema economico, che preleva, trasforma, vende e butta, indiffe- rente alle conseguenze (cambiamenti climatici, difficoltà di approv- vigionamento delle materie prime, inquinamento e di- struzione della biodiversità) e piegarla fino a trasformarla in un cerchio. I prodotti sono progettati per durare, essere ammodernati, decostruiti e recuperati facilmente, i rifiuti so- no valorizzati e trasformati in risorse con cui prolungare di molto il ciclo di vita dei beni. Si deve a Edizioni Ambiente e ad Antonio Cianciullo il merito di proporre la collana "Materia rinnovabile libri", il bimensile internazionale "RM - Renewable Matter", e il libro Che cos’è l’economia circolare, di Emanuele Bompan con Ilaria Nicoletta Brambilla. 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Come un lago «L’economia lineare è come un fiume di cui si vorrebbe sempre raddoppiare la portata L’economia circolare, invece, è come un lago del quale curare la qualità e la quantità delle acque» La riforma «Una riforma fiscale ecologica diminuisce le tasse sul lavoro e le aumenta su emissioni, materiali, energia. Più conveniente così rendere disoccupati chilowatt e tonnellate, non le persone» IL PIONIERE. Il settantenne architetto ed economista svizzero Walter Stahel. 6 Domenica 23 Ottobre 2016P R I M O P I A N O COME ANDARE OLTRE IL PIL Il colloquio L’economista svizzero racconta la sua visione di sviluppo sostenibile, che richiede un drastico cambio di paradigma per preservare anche il capitale naturale, umano e culturale di cui disponiamo
  • 2. 2 WALTER STAHEL, PIONIERE DELLA SOSTENIBILITÀ: «È LA CIRCOLARITÀ A PRODURRE RICCHEZZA» L’ANELLO VIRTUOSO DELL’ECONOMIA ANTI-SPRECO Luca Mazza, Avvenire, 23.10.2016 Walter Stahel guida la stessa macchina da 47 anni. È una Toyota Corona Mark II 1900. L’ha acquistata nel 1969 in Svizzera, dove vive tutt’ora, pagandola 12mila franchi. Oggi la vettura ha un valore di mercato di 15mila franchi, perché nel frattempo è diventata un’auto d’epoca, di quelle da collezione. Ma Stahel non è certo un intenditore o un appassionato di motori. Né ha deciso di tenersi stretto il veicolo per decenni in quanto possiede uno spiccato fiuto per gli affari. Del resto, lui stesso ammette di non aver previsto che il prezzo del bene, a distanza di quasi mezzo secolo, fosse ancora rilevante. La sua è stata (ed è) una scelta etica, legata a un modello economico in cui crede profondamente. Stahel, infatti, è un architetto e un professore di Economia che nel 1982 ha fondato il Product Life Institute a Ginevra. Ma è soprattutto uno dei 'padri' dell’economia circolare. Volendo semplificare, il paradigma 'circolare' si contrappone a quello 'lineare', praticato nell’economia attuale. Per spiegare la differenza principale tra le due 'filosofie', Stahel si avvale di una metafora. «L’economia lineare è come un fiume che ha l’obiettivo di far crescere questo corso d’acqua con dei flussi di materiali. E il suo successo si misura attraverso il Pil – afferma il docente –. L’economia circolare, invece, è più simile a un lago e va valutata in base alla qualità e alla quantità del suo patrimonio, che è composto dal capitale naturale, umano, culturale e da quello costruito (le infrastrutture). Il problema, però, è che non siamo in possesso di statistiche per misurare la massa di questa acqua dolce». Ma che cosa c’entra la macchina di Stahel con l’economia circolare? «Quando si ripara o si ristruttura qualcosa, dunque prendendosene cura, si compie un’azione che rientra nella logica dell’economia circolare, in cui si evita di distruggere per rifabbricare da zero e si tende a utilizzare il più a lungo possibile ciò di cui già si dispone. Tale comportamento crea circoli virtuosi di cui beneficia l’economia locale – risponde il professore svizzero –. Tornando alla mia automobile, per esempio, ho analizzato i costi sostenuti da quando l’ho comprata e ho scoperto che i due terzi delle spese complessive di mantenimento sono stati impiegati per la manodopera, non per i materiali. In questo modo, tra l’altro, ho finanziato l’economia del posto e non il lavoro umano a basso costo della Cina o del Bangladesh». Altra immagine efficace per raffigurare il senso dell’economia circolare è dato dai soldi. «Si pensi a una banconota che passa di mano in continuazione ogni giorno – racconta Stahel –. Ecco, nessuno pensa che un biglietto da 20 euro valga meno di 20 euro solo perché è stato utilizzato migliaia di volte. Lo stesso discorso può valere per tante altre cose: edifici, macchine, oggetti». Al di là delle buone pratiche – personali o collettive – per Stahel non si registrano ancora passi in avanti significativi affinché cominci un processo d’inversione tra i due modelli economici. «Oggi per misurare il successo dell’istruzione teniamo conto dei soldi spesi in questo comparto: dagli stipendi degli insegnanti ai libri di scuola acquistati dalle famiglie – spiega –, ma poi non conosciamo quale sia la qualità dei risultati in cultura e sapere a fronte di questi investimenti». A chi spetta il compito di modificare le regole del gioco? «Alla politica. L’industria non vuole cambiare, anche perché non le conviene, e i cittadini non ne hanno la possibilità. Dunque sono i governi a dover modificare l’organizzazione. A partire dalle imposte. Oggi la linea in vigore è quella di dare sovvenzioni a chi produce energia o materiali e tassare il lavoro, mentre dovrebbe avvenire il contrario. Nel mediolungo termine si otterrebbero benefici significativi». Secondo uno studio recente, effettuato su sette Paesi europei, spostando le tasse dal lavoro ai materiali e all’energia le emissioni di CO2 diminuirebbero in media del 70% a fronte di un aumento dell’occupazione del 4%. «Ribaltando il sistema di tassazione, i vantaggi a livello di sostenibilità verrebbero in automatico, anche senza leggi ad hoc di protezione ambientale». Un altro cambio di direzione necessario, poi, è di matrice culturale. «Bisogna passare dal dominio della vendita di una merce materiale a quello di erogazione di un servizio, eliminando il fattore moda e facendo prevalere l’utilità», è la ricetta di Stahel. «Se i colossi dell’automobile o della moda vendessero soltanto l’uso di una macchina o di una borsa al posto della loro proprietà si vedrebbero spalmare il profitto in un arco temporale più lungo rispetto ad adesso, dove c’è solo il momento della transazione al concessionario o al negozio – continua –. Non solo: le industrie dei vari comparti lavorerebbero per far sì che i prodotti durino il più a lungo possibile, senza sfornare nuovi modelli in continuazione al fine di creare tendenze e di vendere più merci». La rivoluzione, però, stenta a decollare. «Anche perché oggi sull’economia circolare è stato azionato il silenziatore. Il calzolaio, il falegname così come l’officina che ripara automobili sono esclusi dal grande circuito della pubblicità.
  • 3. 3 Nella società mediatica, coloro che vendono il nuovo schiacciano chi si adopera per aggiustare l’esistente». Eppure, nonostante il modello economico non le consideri adeguatamente, queste realtà intente a tutelare l’integrità di ciò che già abbiamo continuano a resistere. Stahel, girando con la sua Toyota del ’69, riesce a vederle nitidamente nonostante siano avvolte nell’oscurità. COME UN LAGO “L’economia lineare è come un fiume di cui si vorrebbe sempre raddoppiare la portata. L’economia circolare, invece, è come un lago del quale curare la qualità e la quantità delle acque.” UNA RIFORMA FISCALE ECOLOGICA diminuisce le tasse sul lavoro e le aumenta su energia, materiali e emissioni. Diventa così più conveniente rendere disoccupati i chilowatt e le tonnellate, e non le persone. TEORIA ECONOMICA - ECONOMIA CIRCOLARE: IL VALORE NEL SERVIZIO, NON NELLA MERCE Il potenziale di sostituire l’energia con la manodopera. Con questo rapporto del 1976 alla Commissione europea, Walter Stahel, ora membro del Club di Roma e direttore del Product-life Institute a Ginevra, iniziava un’opera che in quarant’anni ne ha fatto un pioniere mondiale sia della teoria economica, sia della politica e dell’economia sostenibili. In sodalizio pluridecennale, l’architetto zurighese Walter Stahel e il politologo triestino Orio Giarini hanno riabilitato un paradigma antichissimo: il valore economico è dato dall’uso dei manufatti, non dalla loro compravendita. Più un manufatto è durevole, aggiornabile, riparabile, riusabile, più la manodopera serve a mantenerlo in funzione, invece che a distruggerlo e ricostruirlo. Quindi meno produzione, trasporti, energia, materiali, inquinamento. Disoccupati diventano i kilowatt e le tonnellate, non le persone. È 'l’economia del buon senso', o 'economia circolare'. Tra i libri più importanti: – Giarini O. Dialogue on Wealth and Welfare: An Alternative View of World Capital Formation, 1980. – Giarini O., Stahel W. The Limits to Certainty 1989/1992 (I limiti alla certezza 1993). – Stahel W. The Performance Economy, 2006/2010. Prof. Orio Giarini: http://cadmusjournal.org/user/5 Prof. Walter Stahel: The Product-Life Institute, Ginevra, www.product-life.org/en/contact (Mar. Mor.) RIVISTE E LIBRI SULL'ECONOMIA CIRCOLARE Si moltiplicano articoli, riviste e libri sull’economia circolare. Il concetto è semplice: si tratta di prendere la linea retta sottesa all’attuale sistema economico, che preleva, trasforma, vende e butta, indifferente alle conseguenze (cambiamenti climatici, difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, inquinamento e distruzione della biodiversità) e piegarla fino a trasformarla in un cerchio. I prodotti sono progettati per durare, essere ammodernati, decostruiti e recuperati facilmente, i rifiuti sono valorizzati e trasformati in risorse con cui prolungare di molto il ciclo di vita dei beni. Si deve a Edizioni Ambiente e ad Antonio Cianciullo il merito di proporre la collana 'Materia rinnovabile libri', il bimensile internazionale 'RM - Renewable Matter', e il libro Che cos’è l’economia circolare, di Emanuele Bompan con Ilaria Nicoletta Brambilla. Gli autori espongono la storia, i concetti e gli sviluppi recenti della economia, fornendo indicazioni pratiche per chi voglia metterla in pratica nella propria attività, generando ricchezza e nuova occupazione. http://www.renewablematter.eu (M.Mor.)
  • 4. 4 LO 'SPAZZOGRILLO' E IL FATTORE DIECI PER CONSUMARE UN DECIMO DI NATURA Nel 1993 Stahel fu colpito dal racconto di uno spettacolo televisivo italiano. Beppe Grillo ritornava a Raiuno e spiegava a 13 milioni di spettatori 'l’economia del buon senso' con uno spazzolino da denti a testina cambiabile: «Quando è consumata, cambi solo la testina di un grammo, ma il manico di dieci grammi lo tieni». Dieci volte meno spazzolini, meno petrolio, meno inquinamenti. È una illustrazione del principio che portò nel 1992 un gruppo di pionieri mondiali della società ecologica, tra i quali Walter Stahel e Wolfgang Sachs, a fondare a Carnoules, in Provenza, il 'Factor 10 club'. Non solo lo spazzolino da denti, ma l’intera economia può essere riformata per darci sufficiente benessere, con almeno dieci volte meno consumo di natura. È per questo che Stahel ha concluso una recente conferenza in Italia spiegando la riforma dell’economia proprio con lo 'spazzogrillo' che aveva visto in televisione. A ulteriore vantaggio, lo spazzolino che Stahel ha mostrato è prodotto a Schönau, nella Foresta Nera, con elettricità generata da energie al 100% rinnovabili, fornita dalla cooperativa energetica EWS fondata dai cittadini di Schönau. (M.Mor.) https://www.youtube.com/watch?v=fLS3EWRv3SQ http://www.slideshare.net/morosini1952/ecogrillo-beppe-grillo-per-futuro-sostenibile-settembre-2016 FAIRPHONE, UN INNOVATIVO SMARTPHONE EQUO E LONGEVO Il Fairphone è il primo smartphone concepito per essere venduto il meno possibile e usato il più a lungo possibile. È progettato per essere riparato e aggiornato con parti sostituibili. Molti dei suoi metalli vengono da filiere garantite 'conflict free' (zone senza conflitti). La manodopera è impiegata nel rispetto dei diritti umani e civili, senza lavoro minorile. Si tratta del primo smartphone finanziato in 'crowd funding', una forma di finanziamento di massa da parte di migliaia di clienti che lo hanno pagato prima che fosse costruito. La ditta di Amsterdam Fairphone è una impresa sociale senza fini di lucro di ottanta giovani imprenditori pionieri, fondata da Bas van Abel, un manager sociale che aveva già diretto progetti ecologici e umanitari. «Fairphone è una missione, non uno smartphone» è stato detto. L’obiettivo è di influenzare l’industria elettronica mondiale, mostrando che è possibile realizzare prodotti di alta tecnologia rispettando alti standard ecologici e sociali. Per questi meriti, il 30 ottobre Bas van Abel riceverà dal presidente tedesco Joachim Gauck il prestigioso 'Deutschen Umweltpreis', già conferito tra gli altri a Michael Gorbatchev e a Klaus Töpfer, già direttore del Programma Onu per l’Ambiente, ex ministro tedesco dell’ambiente e 'padre' (già nel 1994) della Legge tedesca sull’economia circolare. https://www.fairphone.com (M.Mor.)