Lezione 2

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Prime due lezioni Psicologia dell'Educazione (prof. Sorrenti)

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Lezione 2

  1. 1. I PRINCIPALI MODELLI DELLO SVILUPPO 1
  2. 2. Cambia il punto di osservazione … Dalla Psicologia dell’età evolutiva alla Psicologia dello sviluppo (La prospettiva del ciclo di vita – Baltes e Reese). Prospettiva interazionista e sistemica (Bronfenbrenner). Il modello evolutivo-comportamentale (Modello dei sistemi dinamici). Il modello di Horowitz: la determinazione dell’esito evolutivo. 2
  3. 3. Prima … Modelli deterministici unicausali: • Una o poche cause per spiegare il comportamento.• Le cause invocate erano: fattori biologici vs. ambiente (diatriba natura/cultura). 3
  4. 4. Dopo … Modelli probabilistici multi-causaliIl contributo delle scienze fisiche: • Modello sistemico di Von Bertalanffy (ogni evento subisce influenze complesse da molteplici variabili). • Passaggio da una visione statica a una visione dinamica. • L’effetto farfalla (piccole cause grandi effetti). • Le “previsioni” non possono essere deterministiche, ma “probabilistiche” Il contributo della Psicologia: • Ruolo attivo della mente (elaborazione delle informazioni , costruzione di significati). • Prospettiva interazionista e sistemica. 4
  5. 5. Baltes e Reese: La Lifespan Psychology Lo sviluppo ontogenetico dura tutta la vita. Processi continui (di tipo cumulativo) e discontinui (di tipo innovativo). Adattamenti e ristrutturazione dei periodi precedenti. Pluralità degli schemi di cambiamento (variazioni in relazione al tipo di comportamento). Plasticità intra-individuale (variazioni in relazione alle esperienze e condizioni di vita individuali). Influenza delle condizioni storico-culturali. Spiegazioni pluralistiche dei cambiamenti (influenze biologiche, influenze storiche, eventi individuali significativi). 5
  6. 6. Le prime spiegazioni adulto-centriche si sono rivelateinadeguate… – Le specificità dello sviluppo del bambino (ruolo attivo). – Gli anziani e la plasticità neurofisiologica del cervello. Psicologia dell’età evolutiva: influenza del passato Psicologia dello sviluppo: sul presente si focalizza sul presente (prime esperienze infantili) 6
  7. 7. PROSPETTIVA INTERAZIONISTA E SISTEMICA (Bronfenbrenner) INDIVIDUO = SISTEMA (insieme di elementi legati da relazioni di interazione)• Meccanismi di autoregolazione (equilibrio, adattamento e sopravvivenza).• Il cambiamento anche di uno solo degli elementi modifica anche gli altri e, pertanto, modifica l’intero sistema. un sistema può essere compreso solo a partire dalla sua totalità (l’insieme è qualcosa di più della somma delle sue parti); tutte le parti del sistema sono interconnesse; esiste una relazione reciproca tra il sistema e l’ambiente esterno. Il suo adattamento non dipende dalla somma dei comportamenti dei singoli sistemi, ma dall’insieme delle 7 relazioni (es.: famiglia).
  8. 8. Il modello “persona-processo-contesto” I processi di sviluppo della persona acquistano significato e si realizzano in relazione ad uno specifico contesto. “Ambiente ecologico”:- Microsistemi (ambienti di vita)- Mesosistemi (rapporti tramicrosistemi)- Esosistemi (influenze indirette)- Macrosistemi (ambiente distale) 8
  9. 9. Continuità e discontinuità: la stabilità nonostante i cambiamenti Che cosa cambia durante lo sviluppo e nel passaggio da un’età all’altra? Cosa unisce i periodi precedenti a quelli seguenti? Il cervello si attiva per trovare un ordine e unificare anche ciò che appare discontinuo. Le situazioni o i periodi in cui viene meno il “senso di continuità” sono critici e possono evolvere in patologie. Lo sviluppo si può considerare continuo quando: La natura di un comportamento può essere prevista in base ai comportamenti precedenti. Può essere spiegato attraverso gli stessi processi causali. 9
  10. 10. Variabilità inter ed intraindividuale Variabilità inter-individuale: mancata uniformità di funzionamento psichico tra soggetti diversi entro lo stesso stadio (deviazioni dalla norma o effetto di una diversa storia di interazioni organismo-ambiente?) Variabilità intra-individuale: variazioni o scarti temporali che riguardano le diverse funzioni psichiche dello stesso individuo Variabilità e uniformità La sequenza di acquisizioni è generalmente simile, in quanto, nonostante le differenze individuali (trans-azioni ontogenetiche), le persone della stessa età e appartenenti alla stessa cultura possiedono caratteristiche neurofisiologiche simili (filogenesi) e tipologie di esperienze (macrosistemi) simili. 10
  11. 11. Stadi e percorsi di sviluppo Stadio = fase dello sviluppo, caratterizzata da determinate strutture d’insieme (schemi) che determinano il modo in cui il bambino organizza le sue azioni, ovvero il modo in cui è in grado di interagire con l’ambiente. Percorso obbligato: gli stadi si susseguono in un ordine stabilito. Le strutture d’insieme non si sostituiscono le une alle altre, ma ciascuna risulta dalla precedente, con la quale si integra, e rende possibile la successiva (es. Piaget). Percorso di sviluppo = iter possibile Da una prospettiva multicausale, sistemica e interazionistica il concetto di “stadio” non può essere accettato. I “percorsi di sviluppo”, pur essendo probabilistici e pluridirezionali, si differenziano entro range piuttosto simili e quindi prevedibili. 11
  12. 12. Gli stadi di sviluppo (Piaget) Sono determinati dal tipo di schemi posseduti dal bambino• Stadio dell’intelligenza senso-motoria (nascita-24 mesi)• Stadio pre-operatorio (2 – 7 anni)• Stadio delle operazioni concrete (7 – 11 anni)• Stadio delle operazioni formali (12 anni e oltre) 12
  13. 13. Lo stadio senso-motorio (nascita-24 mesi)• E’ caratterizzato dall’azione diretta che il bambino eseguesugli oggetti.• Il bambino “comprende” il mondo in base a ciò che può farecon gli oggetti e con le informazioni sensoriali.• Gli oggetti esistono per il bambino solo nel momento e nelluogo in cui li percepisce. 13
  14. 14. Stadio pre-operatorio (2 - 7 anni)• Il bambino si rappresenta mentalmente gli oggetti e cominciaa comprendere la classificazione in gruppi.• Compaiono i primi giochi di fantasia (far finta di…) L’intelligenza è intuitiva o irreversibile:Non è in grado di valutare mentalmente in maniera adeguata ilpercorso di un oggetto che viene spostato, né è in grado di spostatoconsiderare contemporaneamente di un oggetto la totalità e lesue parti (concetto di frazione). 14
  15. 15. Esempio: Conservazione dei liquidiSe un liquido viene versato in un contenitore di formadiversa, la quantità di liquido viene ritenuta diversa,diversaanche se il travaso del liquido avviene in presenza delbambino. 15
  16. 16. Stadio delle operazioni concrete (7 - 12 anni)Operare = tener presenti mentalmente più fattori della realtà.Dopo i 7 anni il bambino diventa capace di cogliere lerelazioni tra gli oggetti e gli eventi e di risolvere i compiti diconservazione. 16
  17. 17. Stadio delle operazioni formaliDopo i 10-11 anni il bambino diventa capace di padroneggiare ancherealtà che non percepisce direttamente (dal reale al possibile).Può quindi ragionare secondo principi logici e risolvere problemi anchese questi vengono posti solo verbalmente, formulare ipotesi e prevedere verbalmentele conseguenze di un’azione, anche se questa non lo riguardadirettamente.direttamenteIl pensiero formale è quindi la rappresentazione in astratto di azionipossibili.Le operazioni formali consentono il ragionamento ipotetico-deduttivo(sillogismi, problemi matematici, ecc). 17
  18. 18. Critiche a Piaget• Imperfezioni nelle prove e nel metodo (generalizzabilità)• Interesse per aspetti “strutturali” (più che “funzionali”)• Rigidità del concetto di stadio• Scarso ruolo dell’esperienza e delle interazioni sociali 18
  19. 19. Compiti della Psicologia dello sviluppo Individuare e comprendere le regolarità nello sviluppo dei diversi fattori che operano nel funzionamento psichico. Valutare come (attraverso quali processi) “maturazione biologica” ed “esperienze di interazione con l’ambiente” concorrano nello sviluppo di nuove capacità e come tali processi si evolvano in funzione delle nuove capacità acquisite. 19
  20. 20. Definizione “sistemica” dello sviluppo Sviluppo: non sequenza di cambiamenti che seguono una traiettoria“normativa” (stadi), ma: “cambiamento sistematico e coerente, sequenziale eprobabilistico, progressivo e multidirezionale;cambiamenti relativamente duraturi, mantenendocontemporaneamente un’organizzazione coerente eun’unità strutturale e funzionale della persona come untutto inscindibile” (Ford e Lerner, 1992). Si può parlare di sviluppo solo se i cambiamenti sono“incrementali”, se cioè forniscono una maggiorecomplessità, coerenza e stabilità alla persona e alle sueinterazioni con l’ambiente (ADATTAMENTO). 20
  21. 21. “Rischio” Gli eventi e i comportamenti che limitano l’articolazione e la differenziazione della persona e delle sue interazioni con l’ambiente sono considerati “disfunzionali”. Quando le disarmonie e gli squilibri intra ed inter- individuali superano la soglia della disfunzionalità (che potrebbe essere solo legata al superamento di periodi evolutivi “critici”) e rendono difficile l’adattamento si parla di “patologie” (es. anoressia, disturbo bipolare). 21
  22. 22. Fattori di rischio Le caratteristiche biologiche o ambientali dell’individuo. Il modo in cui l’individuo percepisce se stesso e le caratteristiche del suo ambiente (rappresentazioni mentali) e la sua organizzazione interna. Fattori di protezione Caratteristiche biologiche, ambientali o psicologiche in grado di mitigare o annullare l’influenza di condizioni negative. Un percorso evolutivo segnato da condizioni ed eventi avversi non necessariamente conduce alla patologia. L’esito evolutivo è dato dall’intreccio di fattori di rischio (vulnerabilità) e fattori di protezione (resilienza). 22
  23. 23. IL MODELLO DEI SISTEMI DINAMICISVILUPPO = fattori genetici influenze ambientali (es.: comunicazione madre-bambino). TRANSAZIONI: il risultato di interazioni reciproche precedenti determina le interazioni attuali, anche se queste sono differenti rispetto a quelle originali (l’interazione si riorganizza in funzione di quelle reciproche). Il comportamento risulterebbe dall’interazione di 5 fattori: Caratteristiche genetiche-costituzionali Storia delle interazioni precedenti Condizioni fisiologiche attuali Condizioni ambientali attuali (interne ed esterne) Dinamiche comportamentali (progressivi cambiamenti nelle interazioni) 23
  24. 24. Principi dei sistemi dinamici Determinazione multipla (anche il più semplice dei comportamenti è funzione della combinazione di molti fattori che lo influenzano contemporaneamente). Equifinalità (lo stesso comportamento può essere raggiunto anche seguendo traiettorie evolutive diverse). Non linearità (la relazione causale è bidirezionale: A modifica B e B modifica A - es. baby talk). Manifestazione di comportamenti emergenti (i cambiamenti qualitativi che emergono nello sviluppo sono il risultato dellinterazione dinamica dei diversi fattori e di una loro diversa riorganizzazione. Hanno caratteristiche e funzioni uniche, pur derivando da comportamenti precedenti – es.: dalla lallazione al linguaggio -. Questi cambiamenti a volte sono progressivi, a volte invece sono improvvisi e irregolari). Cambiamenti di fase (comprendono cambiamenti sia quantitativi che qualitativi. Il loro ordine di comparsa è prevedibile – es.: carponi-diritto). 24
  25. 25. I cambiamenti di fase… sono improvvisi hanno un ordine sequenziale costante (sono prevedibili) sono qualitativamente diversi dai precedenti caratteristiche e sequenzialità sono simili entro una specie Sono determinati da: Organizzazione di combinazioni di fattori (coalescenza) = coalescenza diversi fattori formano insieme pattern coerenti di comportamento – “CUSPIDI EVOLUTIVE” (cambiamenti che rendono possibili nuove interazioni – es: camminare – esplorare). Selezionismo = ciascun comportamento si struttura in base alle condizioni che lo provocano (classe di stimoli) e alle finalità funzionali (=adattamento). Il comportamento si modella attraverso le contingenze, che selezionano i comportamenti funzionali. 25
  26. 26. N.B. Variabilità del comportamento: lo stesso comportamento non si presenta mai uguale. Il comportamento avrà sempre, sia pur minime, variazioni, fondamentali affinché l’organismo possa operare delle selezioni in relazione alle conseguenze (es. tentativi diversi per ottenere qualcosa). Attrattori dinamici: patterns comportamentali coerenti che emergono in conseguenza di un’organizzazione combinata. Sono dati da classi di specifiche risposte funzionali assemblate dal compito che si deve svolgere (es. andare carponi, camminare). Sono deboli e sono dinamici (un attrattore può essere sostituito da un altro). Traiettorie evolutive: data la sua natura dinamica, ciascun comportamento può: rimanere stabile; continuare nella stessa traiettoria; modificarsi qualitativamente in un cambiamento di fase. 26
  27. 27. IL MODELLO DI HOROWITZ La determinazione dell’esito evolutivo L’esito evolutivo (ottimale/minimale) è il risultato delle transazioni tra organismo (strutture) e ambiente (funzioni - contingenze). L’organismo e l’ambiente definiscono le condizioni del manifestarsi di un comportamento, le cui sorti dipenderanno dalle contingenze. Le caratteristiche di cui è dotato ogni organismo sono: - bagaglio genetico - struttura psicologica - repertorio di comportamenti (Universali di 1° tipo, di 2° tipo, non universali) Queste caratteristiche sono il risultato delle trans-azioni occorse fino a quel momento tra il bagaglio genetico (leso/illeso) e la storia delle interazioni con l’ambiente (favorevole/sfavorevole) che rendono l’individuo più o meno vulnerabile. 27
  28. 28. Modello di Horowitz (1987) 28
  29. 29. … in sintesiLo sviluppo appare dinamico perché: L’esito evolutivo, pur essendo progressivo e cumulativo, non è lineare. I fattori che determinano lo sviluppo sono multipli e non additivi. 29
  30. 30. Anche secondo Piaget… l’organismo è attivo e interattivo e si modifica attraverso gli scambi con l’ambiente ma… lo sviluppo consiste nella trasformazione delle strutture organizzate di cui è costituito l’organismo; le azioni (concrete o mentali) dell’organismo trasformano la realtà, adattandola ai propri schemi. 30
  31. 31. Inoltre… L’adattamento è un processo graduale, che si costruisce in fasi successive (stadi). Il concetto di sequenzialità dello sviluppo indica che gli stadi si susseguono in un ordine stabilito. Le strutture d’insieme non si sostituiscono le une alle altre, ma ciascuna risulta dalla precedente, con la quale si integra, e rende possibile la successiva. L’età di transizione da uno stadio all’altro può variare in funzione di diversi fattori (organici e/o culturali), ma l’ordine, la sequenza, non può cambiare. 31
  32. 32. Infine… Piaget valutava le risposte dei bambini nei termini di presenza/assenza di certe strutture logiche ed era meno interessato agli aspetti funzionali. Non sembra vero che all’interno di uno stadio esista una completa omogeneità del funzionamento delle strutture cognitive. Non esiste infatti stabilità, né sistematicità nelle risposte che un bambino fornisce a compiti diversi. Fattori trascurati nella teoria classica di Piaget:- il ruolo dell’esperienza e dell’apprendimento 32- il ruolo delle interazioni sociali

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