Diario dell’esperienza in Guinea Bissau

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Appunti di viaggio e spunti di riflessione dell'esperienza in Guinea Bissau.
17 agosto - 9 settembre 2012

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Diario dell’esperienza in Guinea Bissau

  1. 1. “L’essenziale è (in)visibile agli occhi” Diario dell’esperienza in Guinea Bissau 17 agosto - 09 settembre 2012La vita è un viaggio e come tutti i viaggi segue un percorso già tracciato al momento della nostranascita, un percorso che ci si rivela giorno dopo giorno, e dalla cui scoperta traiamo la forza che cispinge ad andare avanti.La vita è anche incontri, molti dei quali ci accompagneranno quasi per tutto il viaggio, altri sifermeranno con noi solo per un pò, di qualcosa conserveremo solo un suono o un profumo.Qualcuno ci regalerà un sorriso, qualcun’altro ci strapperà una lacrima.Ma quando la nostra meta sarà visibile all’orizzonte, guarderemo con tenerezza e comprensioneogni tappa di questo magnifico viaggio.Si sa anche che ogni viaggio inizia con un piccolo passo, ed è così che il 17 agosto 2012 partono perla Guinea Bissau, insieme a don Ivo Cavraro, missionario “fidei donum” della Diocesi di Foggia-Bovino, 9 giovani volontari (5 pugliesi e 4 veneti) per vivere (o rivivere) l’esperienza della Missionedi Bigene.Seguono appunti di viaggio e spunti di riflessione registrati da una telecamera virtuale che haripreso i momenti belli e non della loro esperienza africana, proponendo una seria revisione dellapropria vita attraverso la condivisione con una popolazione povera ma dalla sorprendente vitalità.Venerdì 17/08 “L’incontro”Il grande giorno è arrivato: si parte per la Guinea Bissau per vivere (o rivivere come per me e donMarco Camiletti) l’esperienza della missione di Bigene.Da Foggia partono insieme a Pe. Ivo Cavraro, il sottoscritto, don Marco Camiletti (sacerdote ededucatore del Seminario diocesano di Foggia), Romana Maggio, per gli amici Romy, docente didiscipline pittoriche, Viviana Cocomazzi, logopedista, e Michele Caputo, seminarista a Molfetta(Ba). 1
  2. 2. Dal Veneto invece Alessandra Cavraro, studentessa di Giurisprudenza, suo cugino Riccardo,laureando in Filosofia, Aurora Smiderle, studentessa di Farmacia e Guido Gasparetto, diprofessione gommista.Il gruppo si compatta in quel di Lisbona da dove alle ore 22:10 locali (le 23:10 in Italia) parte per laGuinea Bissau.Sabato 18/08 “La forza del silenzio”Sono circa le 2 di notte ora locale (le 4 in Italia) quando tocchiamo terra guineense: il primoimpatto è come sempre molto caloroso.Ritirate le valigie, per fortuna arrivate con noi, ci rechiamo in Curia per riposarci qualche ora,prima di tuffarci nella nostra esperienza africana.Al mattino, tutti puntuali ed adrenalinici, dopo colazione ci incamminiamo con Pe. Ivo verso lanostra prima tappa: l’Hospital do Mal de Hansen di Cumura, a pochi km da Bissau.Cumura significa “terra maledetta”: ma proprio qui, in questa landa coperta da vegetazionetropicale, i francescani nel 1955 hanno costruito il loro centro più importante, un polo di attivitàche ha ridato speranza all’intera Guinea Bissau, sopperendo in gran parte alle carenze sanitariedellintero Paese.Cumura è cresciuta non in base ad un progetto, ma alle necessità crescenti che si sono presentatenel corso degli anni.Tutto cominciò con la cura dei lebbrosi, che prima venivano confinati da queste parti come in unlazzaretto.Il fondatore di Cumura, Mons. Settimio Arturo Ferrazzetta, francescano, 1° Vescovo della GuineaBissau, sarebbe orgoglioso di vedere oggi lavorare come api nell’alveare i suoi confratelli italiani edi loro colleghi portoghesi.Tra questi ultimi, Padre Victor Henriques, originario di Torres Novas (Portogallo), che sentì lachiamata di Dio quando era al II anno di Medicina a Lisbona, rendendosi conto che il suo destinoera quello di essere medico e sacerdote missionario, tanto da entrare nell’Ordine Francescano nel1982, e conseguire la Laurea in Medicina Tropicale nel 1986.La vita lo riporterà a Cumura, dopo una precedente breve parentesi, a curare i mali del corpo equelli dell’anima.A Cumura, opera anche Suor Maria Valeria Amato, siciliana, dell’Ordine delle FrancescaneMissionarie del Cuore Immacolato di Maria, in Guinea Bissau da ormai 24 anni. 2
  3. 3. Durante la guerra civile ha prestato soccorso sia alla popolazione civile che ai guerriglieri operandochirurgicamente anche a lume di candela.Cumura è un luogo d’amore, dove si avverte la presenza silenziosa della Chiesa, dove i piccoli gestie le semplici parole, aprono gli occhi ed il cuore alla speranza, alla forza di operare per il bene.Inoltre in questo luogo ricevi molte risposte, ed hai la conferma che nulla accade per caso, e cheun pezzo del tuo cuore, del tuo amore è qui… rientrando dopo 3 anni a “Casa Bambaran” a Bor,l’orfanotrofio ristrutturato ed ampliato dagli “Amici del Terzo Mondo” di Peschiera Borromeo (Mi),conosciuti a Bissau nel 2009."Casa Bambaran" ospita bambini orfani o che hanno subito maltrattamenti in famiglia, cercando difar ritornare il sorriso a questi bimbi aprendogli nuovi orizzonti, restituendo loro la possibilità disognare un mondo diverso dove lamore, la protezione e il rispetto dei loro diritti è possibile.Allinterno della grande famiglia di “Casa Bambaran”, esiste un gruppo di bambini molto speciali...Sono bambini che soffrono di malattie neurologiche, ritardo psicomotorio, malformazioni,sindrome di down.Molti di questi bambini sono recuperabili, ma in Guinea Bissau non vi è una struttura adatta adoffrire loro una qualità di vita migliore.Il «Bambaran» è uno dei simboli dellAfrica, ovvero quella striscia di stoffa sottile e colorata che lemamme in Guinea Bissau utilizzano per trasportare i figli e che segue il bambino per la sua interavita.Metaforicamente, “Casa Bambaran” avvolge e si prende cura dei meno fortunati, dei dimenticati,sottolineando che lamore del prossimo è il primo segno dellamore di Dio.Domenica 19/08 “La forza della natura”Il mio 38°compleanno coincide con il viaggio verso Bigene: odori, suoni e colori in itinere, sono ilregalo più bello che questa terra ti possa fare.Il tempo sembra essersi fermato o addirittura non esistere: dinanzi a te si spalanca una finestra sudi un mondo di desolante povertà, in cui però spicca la sorprendente cordialità e vitalità delpopolo guineense.Facciamo una breve sosta nel villaggio di Liman lungo la strada per Bigene: qui ci aspettano il 24per l’inaugurazione di un pozzo e della chiesa.Dopo più di 3 ore, arriviamo a Bigene ed il pranzo dalle suore termina con una piacevole e dolcesorpresa: una torta per il mio compleanno e per quello di Romy: Suor Rosa non si smentisce mai! 3
  4. 4. Dopo pranzo ci sistemiamo in “Casa Foggia” ed in “Casa Italia”, ed alle 19 andiamo a messa nellaParrocchia del Sacro Cuore di Gesù, dove canti e balli tradizionali sono il benvenuto della comunitàlocale.Pe. Ivo ci presenta ad uno ad uno, i nostri nomi vengono ripetuti e memorizzati, e per ognuno dinoi viene riservato un toka palmu (battito di mani), segno di accoglienza e riconoscenza.C’è anche una bella notizia da dare: l’arrivo a Bigene di don Marco, come fidei donum nellaprossima primavera.Potete immaginare la contentezza della comunità… e questa volta il toka palmu è più fragoroso eritmato .Lunedì 20/08 “La forza dei sogni”Suor Rosa ci accompagna in visita alla scuola della missione di Bigene, retta dalle Suore Oblate delSacro Cuore di Gesù, che ad oggi conta circa 250 bambini, anche di religioni diverse.La mia mente vola al Progetto “Metti in luce Bigene”, (conclusosi ad aprile 2012 che ha portatol’energia elettrica, attraverso l’impianto fotovoltaico presente sulla casa del missionario Pe. Ivo, alCentro Nutrizionale, alla Chiesa ed alla scuola della missione), osservando le ventoline da soffittoche nel tempo delle lezioni e nelle giornata calde, assicurano il giusto refrigerio ai piccoli amici,futuro di questa terra.Inoltre con l’arrivo dell’energia elettrica, possono tenersi corsi serali di alfabetizzazione per ledonne, impegnate la mattina a lavorare nella bulanha. (risaia)Prima di pranzo, Joaquim, infermiere presso il Centro Nutrizionale, nonché nostro professore dilingua locale, ci avvisa che alle 16 ci sarà la prima lezione di criolo e cultura locale: senzacomunicazione si fa poca strada.Durante la lezione viene a trovarci Albino, catechista del villaggio di Bambea per darci il benvenutoed invitarci nel suo villaggio nella quarta feira. (mercoledì)La presenza di Albino ci da la possibilità di chiedergli qualcosa sulla sua etnia e soprattutto delfanado, il rito di iniziazione che trasforma un ragazzo in uomo.In serata, dopo cena, è il tempo della prima condivisione sociale su questi primi giorni, ma intensi,della nostra esperienza: ascoltarsi è una reazione di base per conoscersi.Martedì 21/08 “La forza del dialogo”Di buon mattino, allaccio le mie Saucony ed esco per la prima corsa in terra guineense fino alvillaggio di Quissir, passando per lo spettacolare scenario del laghetto delle ninfee: chissà cosa 4
  5. 5. avran pensato le persone incontrate nel vedere un “Podista di Capitanata” ovvero un “Puffo”(soprannome dovuto alla nostra divisa sociale, di colore blu) zompettare sulla terra rossa…Dopo colazione visitiamo il Centro Nutrizionale per il recupero dei bambini denutriti, dove vienegarantito un supporto sanitario a mamme e bambini denutriti di Bigene e dei suoi 58 villaggi.Joaquim illustra velocemente le attività del Centro ed inizia le visite di controllo come ogni martedìe mercoledì.Oggi a Bigene si sarebbe dovuto tenere il “lumo” (il mercato settimanale), ma coincidendo con lafesta di chiusura del Ramadan, tutto è rinviato.Si opta per far due passi per Bigene, e Pe. Ivo si incammina verso la casa dello Chef di Bigene (capovillaggio mussulmano) per un saluto.Qui le diverse religioni non sono motivo di contrasti e divisioni: se solo il mondo prendessespunto…Il capo villaggio ci fa accomodare sotto il grande albero fuori dalla sua casa, radunando tutta la suafamiglia.Onorato della nostra presenza, ci ridà appuntamento al 27.Mercoledì 22/08 “La forza della Parola”Il nostro tabellino di marcia oggi prevede la visita al villaggio di Sidif Balanta, dove richiedonoscuola e catechesi.Un “omi garandi” (anziano) con forza e decisione sottolinea la necessità che i bambini studino ed igenitori si responsabilizzino di più provvedendo al pagamento dei professori.La missione, dal canto suo, contribuirà con l’acquisto di sacchi di cemento per la costruzione di unlocale adibito a chiesa.Le donne del villaggio invece richiedono la macchina per pilare il riso e rendere meno faticoso illoro grande operato.Nel pomeriggio ci rechiamo, invitati da Albino, nel villaggio di Bambea, a pochi km da Bigene.Qui sono presenti alcune persone che hanno ricevuto il sacramento del battesimo nel giorno dellaPentecoste.Anche in questa tabanka si avverte il desiderio di conoscere Cristo e di continuare il cammino dicatechesi.Un bel temporale africano ci da la sua benedizione, dicendoci che è ora di tornare a casa… per noncorrere il rischio di rimanere bloccati nel matu (foresta). 5
  6. 6. Torniamo a Bigene per una cena indiana: si proprio così, la gastronomia asiatica per il nostropalato grazie a Suor Susy, suora Oblata indiana, ora a Bigene.Giovedì 23/08 “La forza dei sentimenti”Oggi le ragazze sono dalle suore per aiutare alcuni bambini, tra cui Maio, un bambino di 11 anni, incura per una tubercolosi, e con una seria lesione cerebrale che gli impedisce di vedere bene davicino e di muoversi con libertà.Avrebbe bisogno di un buon fisioterapista, che però in Guinea-Bissau non esiste.Maio ha dalla sua, per fortuna, una forza di volontà ed un coraggio ineguagliabili, elementi questi,che costituiscono la migliore terapia per la sua vita.Romy, Viviana, Alessandra ed Aurora han messo su, nel giardino della casa delle suore, un vero eproprio laboratorio didattico.Lavoretti con la pasta di sale, palloncini colorati e giochi di gruppo per regalare sorrisi ai tantibambini presenti.A poco più di 500 metri, gli uomini di casa si dedicano al montaggio della cucina e delle zanzarierein “Casa Italia”.Nella lezione di criolo di oggi si affrontano i temi della famiglia e del matrimonio (casamento)tradizionale, con la testimonianza di Joaquim, che sottolinea il cambiamento di alcuni usi ecostumi tipici di questa terra, e delle etnie presenti.Alla domanda sul numero di mogli, la risposta “una sola moglie…perché ho un solo cuore” raccogliei nostri consensi all’unanimità, e mi da spunto per una riflessione sulla dignità del matrimonio, cheperò non brilla dappertutto con la stessa chiarezza, oscurata come è dalla piaga del divorzio, dalcosiddetto libero amore, dalla poligamia (come in Guinea-Bissau) e da tante altre deformazioni.Ma, essendo il bene della persona e della società umana e cristiana strettamente connesso conuna felice situazione della comunità coniugale e familiare, ne esco fiducioso.Venerdì 24/08 “La forza delle tradizioni”Alle 09.30 siamo nel villaggio di Liman: arriva il gran giorno per questa bella comunità, che haatteso il ritorno di Pe. Ivo dall’Italia per inaugurare il pozzo (realizzato dalla Caritas tedesca) e illocale della nuova chiesa.Prima la catechesi e gli incontri si svolgevano in un locale tipico di argilla che i ragazzi utilizzanocome “discoteca”. 6
  7. 7. Sono i villaggi che chiedono, non c’è nessuna interferenza da parte della Chiesa e della missione,che contribuisce, come in questo caso, con l’acquisto di pannelli di zinco per la copertura e dichiodi per fissare la tettoia.Tutto il resto è frutto della natura circostante e sono gli stessi abitanti del villaggio a provvedere.Oggi per pranzo Neia, la domestica che aiuta Pe. Ivo, ci fa trovare un piatto tipico di questa terra:riso e mancara (crema di noccioline): standing ovation da parte di tutti noi, al punto da alzarsi peril bis!Nel pomeriggio proseguono le lezioni di criolo e cultura locale, e Joaquim ci parla del suo“casamento” (matrimonio) tradizionale, raccontandoci dettagliatamente le modalità e lapreparazione della “dote” da portare alla famiglia della ragazza.Il matrimonio qui ha un sapore nettamente diverso: si basa su antichi rituali anche se questiappaiono sempre più in via d’estinzione, e resta in un certo senso “un affare di famiglia”.Le decisioni relative al matrimonio, infatti, sono affidate ai capifamiglia che in molte etnie devonoimporre ai figli i coniugi che ritengono convenienti e adeguati senza tenere conto della lorovolontà.Si potrebbe dire che piacersi, tra uomo e donna, è affar loro; sposarsi è affare delle loro famiglie.Una cosa, comunque, appare certa e lontana dalla nostra cultura: i matrimoni tradizionali africani,implicano spesso celebrazioni lunghe e complesse che si protraggono per diversi giorni.Lo sposo deve preparare una dote per la famiglia della sposa, per compensare la perdita della lorofiglia, ed ogni elemento di tale dote ha un suo significato per la futura vita matrimoniale.Nella cultura africana, il matrimonio non tocca soltanto i due sposi, ma è una alleanza che legaanche le due famiglie: gli sposi, così, vengono rassicurati e protetti dalle approvazioni dellefamiglie che si impegnano a dare un sostegno continuativo alla nuova coppia.La cultura tradizionale dipende essenzialmente dal concetto della famiglia e del gruppo etnico, edil racconto di Joaquim ne è la riprova.Sabato 25/08 “La forza della corresponsabilità”Arriviamo nel villaggio di Saiam Balanta, situato sulla strada per Baro, in direzione del confine conil Senegal.Incontriamo gli abitanti di questo villaggio, dove Pe. Ivo è venuto per la prima volta lo scorso anno.Classica la disposizione a semicerchio sotto un grande albero.Anche qui le richieste sono per la costruzione di una scuola e di una chiesa. 7
  8. 8. Si può iniziare con il discorso scuola, perché i bambini ne han bisogno, visto che facevano diversikm ed a piedi per raggiungere quella più vicina.Inoltre i diversi furti registratisi ultimamente in questa zona, han fatto maturare la decisione ditenere i bambini sotto controllo nel proprio villaggio.Più in là si potrà essere affrontato il discorso della costruzione di una chiesa, ovviamente dopol’inizio di un cammino di catechesi.Un “omi garandi” prende la parola e con responsabilità e autorevolezza dà il suo consenso aquesto modus operandi degli operatori della missione.Terminato l’incontro, partono balli tradizionali in nostro onore sulle note del balafon: per unafricano suonare e danzare vuol dire comunicare.La musica ed i balli travolgono anche noi… ma dopo 40 minuti alziamo bandiera bianca e dopoaver salutato ci incamminiamo verso il fuoristrada, dove a sorpresa troviamo 3 galline come segnodi ringraziamento della nostra visita e delle copertine di pile portate alle donne anziane delvillaggio.Domenica 26/08 “La forza della comunione”Ore 09.00 Santa Messa nella Parrocchia della missione di Bigene con canti e danze di questa terraed un “Alleluia” cantata e suonata da noi italiani… che è tutto un programma!Al termine della Messa partecipiamo all’incontro mensile di collegamento e formazione concatechisti, novatus ed animatori del settore di Bigene, coperto dalla catechesi ed evangelizzazionedi Pe. Ivo e delle suore Oblate.All’incontro sono presenti circa 50 persone, alcune delle quali han percorso diversi km a piedi o inbici per raggiungere Bigene.Si fa il punto della situazione delle rispettive tabanke (villaggi) e degli eventuali problemi.Al termine, Joaquim illustra alcune norme sanitarie da rispettare e divulgare nei propri villaggi: iltema di oggi è l’igiene.Tutto questo a noi può risultare scontato, ma qui è di vitale importanza. Informazione eprevenzione sono però alla base di un futuro migliore.Terminato anche l’intervento di Joaquim, si pranza tutti insieme all’esterno della casa dellamissione: il pranzo comunitario è costituito da riso con un pezzetto di carne, una fettina di cetriolocrudo e un pezzetto di patata al forno.Un’esperienza di condivisione molto edificante, faticosa, ma vera e ricca sotto molti aspetti. 8
  9. 9. Lunedì 27/08 “La forza della pace”Ci rechiamo all’incontro con il capo villaggio (chef) di Bigene all’esterno della sua abitazione.Il discorso ad un certo punto cade sul ruolo che lo chef riveste in materia decisionale (problemi diconfini nella bulanha; convivenza civile etc.) e sul rapporto con l’amministratore di Bigene, sceltodal Governo, mentre la figura del capo villaggio è tramandata di padre in figlio.Fu infatti proprio il nonno dell’attuale capo villaggio, il primo mussulmano a trasferirsi a Bigene.Oltre al suo ricordo, conserva anche uno strumento agricolo, che ha ereditato e custodito conamore.Il messaggio che emerge da questo incontro è: vivere senza conflitto!Se c’è un problema, ci si siede e lo si risolve: immaginate se questo messaggio fosse universale…Dalle suore è arrivata suor Merione Vez, Oblata originaria del Brasile, che ci ha portato le tovaglierealizzate dalle donne con il sistema del “Tye-Dye”, ed i braccialetti e le collane preparati dagliadolescenti della missione.Tutto è andato a ruba in pochi minuti: un aiuto economico importante per la comunità locale.Oggi il pranzo è allargato: festeggiamo il compleanno di Pedro, uno dei figli di Neia ed Alfredo(catechista e professore della scuola pubblica di Bigene, guardiano della missione di notte).Nel pomeriggio la lezione di criolo è tenuta dal “supplente” Pe. Ivo Cavraro: Joaquim è a Bissaufino a sabato per un corso di formazione presso la Caritas.Martedì 28/08 “La forza dell’amore”Ore 09.00 al Centro Nutrizionale con Suor Rosa che torna alla sua attività dopo un po’ di tempo.In assenza di Joaquim verrà aiutata da Djamba e qualche altro operatore della missione.Con Pe. Ivo andiamo ad acquistare 4 sacchi di riso (200 kg) con i fondi del Progetto “Alimenta unsorRISO”, e lo portiamo al magazzino del Centro Nutrizionale.Alcuni restano a dar una mano a Suor Rosa, mentre altri con Pe. Ivo vanno al “lumo” (mercatosettimanale di Bigene): un tuffo in un oceano di colori, profumi e sapori.Non dobbiamo dimenticare il pensierino per la sposa: nel pomeriggio siamo di matrimonio nelvillaggio di Djambam!Il nostro sarto di fiducia ci consegna i pantaloni e vestiti tradizionali prenotati: non ci resta cheindossarli ed incamminarci verso il villaggio.Arrivati a Djambam dopo circa 30 minuti, la prima sorpresa: le spose sono due… e chissà comefaranno con il nostro regalo, un panno di stoffa tradizionale. 9
  10. 10. Ad accoglierci ci sono il capo villaggio e tantissimi bambini, ai quali si uniscono anche i piccoliMaio, Denilson, Braima e Yordi, venuti con noi da Bigene.Via alle danze, alle foto ed ai tanti sorrisi.Un uomo ci mostra l’attrezzo ligneo usato per arrampicarsi sulle palme, mentre un altro sedutolavorava le foglie della palma a mo’ di imbuto da utilizzare per versare il vino di cadjù o quello dipalma.Arriva la seconda sorpresa, segno di riconoscenza per la nostra visita: l’ennesima gallina, che permezzora condividerà con noi il viaggio di ritorno… provocando un po’ di agitazione al nostroMichele Caputo.Ci mettiamo ai fornelli per la cena e per preparare penne, capocollo, funghi e caciocavallo(volgarmente definito “massa organica” dall’addetto alla sicurezza del check-in a Lisbona)…mentre un succulento gateau di patate si dorava nel forno.Vi è venuta fame? Venite e vedrete… o meglio gusterete!Dopo cena gli “Amici di Bissau” presenti si riuniscono in assemblea per delineare le linee guida delprossimo progetto denominato “Una scuola per tutti”, nato dall’amarcord liceale di Pe. Ivo con isuoi ex amici di scuola veronesi e che prevederà in linea di massima un sostegno scolastico allescuole della missione di Bigene (costruzione, materiale scolastico, etc.).Mercoledì 29/08 “La forza dell’evangelizzazione”Oggi don José Camnate na Bissign, vescovo della Diocesi di Bissau, verrà a farci visita e si fermeràcon noi a Bigene per due giorni: c’è molto da apprendere da questa persona e dal suo carisma.Il programma di oggi prevede la visita a tre villaggi: Masasu, Djembacunda e Mansacunda ovest(verso il Rio Cacheu).Prima tappa nel villaggio di Masasu: qui ci attendono gli abitanti della tabanka ed altre persone,tra cui lo chef di Libertè e quello di Djembacunda, oltre ai ragazzi venuti con noi che ci fanno daguida ed interprete.Sotto il grande albero inizia la chiacchierata, e dall’analisi della situazione del villaggio, emerge cheil professore della scuola locale non ha ancora ricevuto tutti i pagamenti.Le richieste di questo villaggio sono le stesse ascoltate nei precedenti incontri: un nuovo pozzo eduna nuova struttura per la scuola e la catechesi.Pe. Ivo incentra la sua risposta sul concetto di corresponsabilità: obiettivo primario è quello diregolarizzare le situazioni pregresse, solo dopo si può ragionare sul da farsi. 10
  11. 11. I franchi per il casamento e le feste si riescono a recuperare: perché non anche quelli perl’istruzione dei propri bambini, futuro della propria terra?La risposta è unanime: massimo impegno e nomina di un responsabile per l’istruzione che tengasotto controllo la situazione e prepari una lista con i nomi delle famiglie ancora inadempienti daconsegnare a Pe. Ivo per conoscenza.Seconda tappa nel villaggio di Djembacunda: ci spostiamo in questo villaggio, riaccompagnando ilcapo villaggio che era con noi a Masasu.Davanti la sua casa, Pe. Ivo ricorda l’aneddoto della sua prima visita in questa tabanka: tutta lagente era già seduta, quando ad un tratto si vede arrivare, correndo, un uomo anziano che di lì apoco scopre essere il capo villaggio, e che prima di iniziare a parlare ha dovuto rifiatare per 15minuti… (nb per i curiosi: lo chef è anziano ed era al lavoro nella bulanha).Andiamo con lui a vedere il nuovo pozzo, che come quello di Liman è stato realizzato dalla Caritasdella Germania.Terza tappa nel Villaggio di Mansacunda ovest: percorrendo altri 800 metri nel profondo del matu(foresta) la strada finisce. Eccoci a Mansacunda ovest.Il capo villaggio si fa attendere: è Manuel Kuadè, un reduce della guerra di liberazione e compagnodi Amilcar Cabral, il liberatore della patria, un “omi garandi” per la Guinea Bissau.In questo villaggio, Pe. Ivo venne una sola volta lo scorso anno ed il capo villaggio dopo unatitubanza iniziale disse che era il primo uomo bianco che veniva in pace.Con fare determinato e serioso, invita Pe. Ivo a prendere carta e penna per scrivere quantoavrebbe detto, perché lui non sarebbe vissuto per sempre e voleva assicurarsi che le sue parole, equindi le sue preoccupazioni, fossero effettivamente ascoltate, che una volta morto ci sarebbestato chi, al posto suo, si sarebbe preoccupato del villaggio e avrebbe potuto realizzare i suoidesideri, tra cui quello che i suoi ragazzi e le sue ragazze potessero iniziare a vivere e lavorarecome noi occidentali perché siamo tutti uguali e abbiamo tutti gli stessi diritti.Manuel è molto felice nel vedere il "colore chiaro" e il "colore scuro" assieme.Analizza poi la situazione della sua tabanka, evidenziando la necessità di un ospedale e di ripararela scuola costruita ed arredarla con l’essenziale.Lo chef chiede anche una chiesa, ricordando la prima e unica visita degli appartenenti alla “ChiesaNeo-Apostolica”, una confessione cristiana millenarista che nasce, in seguito allo scisma diAmburgo, in Germania nel 1863 come Missione universale cristiana e apostolica dalla britannica 11
  12. 12. Chiesa Cattolica-Apostolica. (La Chiesa Neo-Apostolica si considera la continuazione della chiesacristiana primitiva, e si caratterizza per laccento posto sulla missione degli apostoli e sullapreparazione dei credenti alla prima resurrezione di Gesù, distinta dal giudizio universale).Dopo il capo villaggio, prende la parola Albati Manà, responsabile dei giovani di Mansacundaovest, il quale si fa portavoce della volontà comune di costruire la chiesa, volontà che presupponeil desiderio di iniziare un cammino di catechesi.Dopo una verifica preventiva con le suore, sono certo che presto “Segezia”, la Toyota Hilux di Pe.Ivo, sarà parcheggiata all’ombra del grande albero del villaggio di Mansacunda ovest.Alle 16.30 il capo villaggio di Bigene e l’amministratore, a sorpresa, raggiungono la casa dellamissione per comunicare un incontro di tutti i capi villaggi delle tabanke del settore di Bigene,fissato per lunedì 3 settembre, concernente direttive impartite dal Ministero della Salute in meritoall’epidemia di colera scoppiata nella confinante Guinea Conakry.Intanto Dom José è arrivato e ci aspetta dalle suore… oltre alla pizza di suor Rosa, che ci prendesempre per la gola!Terminata la cena, il vescovo chiede ad ognuno di noi le motivazioni che ci hanno spinto in questolembo di terra africana per vivere l’esperienza della missione.Domani ci aspetta una giornata molto intensa… tutti a nanna!Giovedì 30/08 “La forza della speranza”Di buon mattino ci incamminiamo insieme a Dom José verso il villaggio di Talicò, sulla strada perFarim.In questa tabanka, le persone desiderose di catechesi sono passate da 40 a circa 120 in un soloanno, ed hanno costruito ex-novo un locale per la chiesa e la catechesi.Dopo il saluto di benvenuto ed un momento di preghiera condiviso, ci viene mostrato il localeadibito a scuola, con insegnanti mandati dal governo.Le condizioni non sono delle migliori, poiché i baga baga (le termiti) hanno fatto molti dannivisibili all’esterno, che rendono pericolante la struttura.Si ritorna a Bigene, dove abbiamo un incontro con Dom José ed il suo carisma.Il Vescovo di Bissau analizza la cultura tradizionale guineense, soffermandosi sulle religionipresenti e le credenze popolari, incentrate sul concetto di protezione. Anziani, giovani e bambini:tutti partono dalla tradizione. L’animismo oggi sta perdendo la sua forza, influenzato dalla 12
  13. 13. modernità e dalla tentazione del materialismo. Si perdono cosi i riferimenti della tradizionereligiosa.Il discorso si sposta sulla politica: con l’indipendenza, lo Stato si impone come laico, come per direche le religioni non esistono, togliendo riferimenti sicuri per l’etica.Tutto questo oggi viene avvertito maggiormente, e costanti sono i conflitti politici.Il ruolo della Chiesa tra le religioni tradizionali e la modernità, si sintetizza nell’aiuto allaconservazione delle cose belle della propria cultura, affinché i giovani le possano sfruttare almassimo. (Es. L’istruzione: la scuola non era prevista da nessun gruppo etnico).Per costruire un avvenire migliore, bisogna guardare alla storia e confrontarsi con la modernità perfare le scelte più giuste che migliorino la vita.La Chiesa nel suo processo di evangelizzazione non distrugge le tradizioni: nella sua missione,comunica ciò che c’è di buono in un popolo, in una cultura.Il senso della vita deve essere uguale per tutti, ed è alle cose essenziali che si deve guardare.Fino al 1994 la situazione politica mostrava una sorta di calma apparente.Ma la scelta politica non è andata mai a braccetto con la organizzazione sociale.Ad alimentare l’instabilità politica è la guerra “sotterranea” per il controllo del traffico di droga, lecui rotte, in arrivo dall’America Latina, attraversano l’ex colonia portoghese, considerata ormai un“narcostato”, per poi approdare in Europa.Occorre creare le condizioni perché ciò avvenga, nonostante la mancanza della volontà politica didecidere sul da farsi e far nascere una nuova classe politica carismatica e capace di guardarelontano ed al bene del paese.La più grande preoccupazione, sottolinea Dom José, resta la mancanza di dialogo politico permettere da parte gli interessi personali.E’ urgente, per il salto di qualità, formare i giovani con delle esperienze professionali (e ce ne sonoin Portogallo, Spagna ed Italia), desiderosi di ritornare nel loro paese.La Chiesa aiuterà il popolo guineense in questo cammino per far cambiare il quadro politico inpositivo.Dom José poi apre una piccola parentesi sulla colonizzazione portoghese, e sottolinea come ogniforma di colonizzazione non metta mai al primo posto lo sviluppo della popolazione colonizzata.La Guinea-Bissau era un punto di passaggio per il Portogallo, a differenza dell’Angola e delMozambico. 13
  14. 14. Non aveva le stesse infrastrutture, ed un paese che arriva all’indipendenza ad esempio senzaistruzione, di strada potrà farne poca.La mancanza di una scelta politica autonoma, trascinata dall’ideologia marxista, ha assunto unruolo primario anche se in negativo in tutto ciò.Per correggere questi errori dovranno passare molti anni, ma Dom José crede nella forza del suopopolo, e noi crediamo che qualcosa cambierà.Nel pomeriggio facciamo visita al villaggio di Senker Bam, vicino Bigene, dove suor Rosa fa lacatechesi.Oltre alla stessa suora delicetana, anche Dom José ci accompagna nella scoperta di un’altra bellarealtà, dove il capo villaggio è un reduce della guerra in Russia e ricorda con occhi profondi esorriso quel periodo duro sotto tutti i punti di vista.Alle 19 c’è la Messa e l’adorazione con Dom José: ad una celebrazione ed ad un’adorazioneeucaristica al buio e con la sola fioca luce delle candele, non vi avevo ancora preso parte.A Bigene può accadere anche questo, e come sempre nulla accade per caso.L’essenziale che ti rende più vicino a Dio, non è più invisibile ai tuoi occhi, ma lo puoipiacevolmente toccare con mano.La Parola di Dio che illumina e salva è destinata al cuore umano, lo tocca nell’intimo e lotrasforma.Di qui la fondamentale importanza del silenzio, dell’attenzione vigile, della riverenza e delladisponibilità interiore di fronte a Dio che si comunica: in una parola l’importanza della preghiera,dell’ascolto della Parola.Tornati a casa, Neia ci accoglie con uno squisito piatto tipico di questa terra: la canja de galinha.La gallina, fatta a pezzi e macerata in succo di limone, viene fatta soffriggere in olio, cipolla, aglio epiri piri (una polvere ottenuta dai piccoli e piccantissimi peperoncini), per poi essere portata alessatura in acqua salata. Tolti i pezzi di gallina, il brodo così ottenuto viene filtrato e usato per(s)cuocere il riso.Nel frattempo, si provvede a disossare e a sfilacciare la carne, che viene poi rimessa in pentolanegli ultimi minuti di cottura. Buon appetito… ...la canja de galinha è servita!Venerdì 31/08 “La forza del chapati…”Dom José riparte per Bissau, e con lui anche Pe. Ivo e Viviana, che nella notte ha il volo per l’Italia:è tempo di saluti… 14
  15. 15. Ne approfittiamo per terminare alcuni lavori in “Casa Italia”, e per aggiornare la contabilità dellaonlus “Amici di Bissau”… ma intanto dalla casa delle suore si alzano profumi indiani: per cena suorSusy ci ripropone il “chapati”, tipica pietanza della cucina indiana, una sorta di pane che servecome accompagnamento al piatto principale, prodotto a partire da un impasto di farina integrale,acqua e sale, che viene schiacciato fino a formare una pizza del diametro di circa 12 centimetri epoi cotto su una piastra asciutta e molto calda, su entrambi i lati.Nel pomeriggio tentiamo di visitare qualche abitazione tipica a Bigene insieme a suor Rosa, ma unbel temporale africano ci dice “a goccia alta” che forse è il caso di rincasare… e pure di corsa.Correre è servito, prima di tutto per evitare di inzupparci a dovere, ma soprattutto per scoprireche oltre al “chapati”, sulla tavola campeggiavano le “paps”, altra prelibatezza made in India.Vi evitiamo i commenti… perché le nostre bocche sono troppo impegnate.Sabato 01/09 “La forza della condivisione”Alle ore 9 ci aspettano per ripulire il giardino circostante la chiesa di Bigene: la componentemaschile della nostra “avventura” si arma di zappa e rastrello per tuffarsi con piacere anche inquesto tipo di condivisione.Bambini, donne, ragazzi ed adulti lavorano con noi, trasmettendo gioia di vivere insieme.Il lavoro della terra stanca, ed il pomeriggio “Morfeo” rapisce molti di noi… e solo un buon odoredi caffè ci richiama nel salone, dove le ragazze erano indaffarate nel preparare i braccialetti tipicidi questo angolo di mondo, mettendo in pratica gli insegnamenti mattutini di suor Susy.Nel frattempo Pe. Ivo è tornato da Bissau, e con lui programmiamo la giornata successiva.Domenica 02/09 “La forza della comunicazione”La pioggia continua a cadere incessantemente: benedizione per questo popolo, considerando lasiccità dello scorso anno.Alle ore 9 Santa Messa nella chiesa della missione di Bigene, occasione per salutare e ringraziare lacomunità che ci ha accolto fraternamente e donato tanta ricchezza interiore.Ma con alcune persone avremo modo di relazionarci nel corso della settimana, quindi i saluti finalisono rinviati… anche perché per molti si tratterà di un arrivederci.Terminata la messa, con Pe. Ivo, don Marco e Michele ci incamminiamo verso il villaggio di Farea,villaggio originario di Djamba.La strada è quella per Farim, ma ad un certo punto tocca imboccare una deviazione che attraversail matu fino alla bulanha prima del villaggio. 15
  16. 16. Proprio qui, per non rimanere isolati durante la stagione delle piogge, nel maggio scorso gliabitanti di Farea, con il contributo degli amici italiani della missione di Bigene, hanno costruito unastrada nuova (più alta) che attraversa la loro risaia, utilizzando grossi tubi per far passare lacquadella risaia da una parte allaltra della nuova strada.La pioggia incessante, caduta tutta la notte, ha messo a dura prova l’affidabilità di questa nuovastrada, al punto che il nostro Toyota Hilux si impantana nel fango, ed occorreranno le braccia e laforza di circa 15 persone del villaggio per rimetterlo su strada.Si ritorna a Bigene perché il temporale è sempre in agguato.Nel pomeriggio ci rechiamo presso la Radio Comunitaria di Bigene: due piccole stanze all’interno diun’ex casetta coloniale portoghese lungo la via principale di Bigene, da dove un gruppo di giovanitrasmettono musica ed informazione dalle 18 alle 23, anche nelle lingue delle diverse etnie.Tanta volontà, un generatore di corrente elettrica che funzioni… e si è in onda: anche la musica èun ottimo mezzo di comunicazione.Lunedì 03/09 “La forza del destino”Pronti per una lunga ed intensa giornata, ci incamminiamo di buon mattino in direzione Sanò 2, unvillaggio situato a nord di Barro, dopo Saiam Balanta, al confine con il Senegal.Lo scenario che si presenta ai nostri occhi è di quelli che ti restano dentro: la natura incontaminatati travolge silenziosamente e ti conduce lungo le meraviglie del Creato. Non è un film o undocumentario…Arriviamo dopo circa un’ora a Sanò 2: anche per Pe. Ivo è la prima volta.L’invito è arrivato da alcuni abitanti di questo villaggio presenti all’incontro di Saiam Balanta il 25agosto.Gli anziani del villaggio, assieme al capovillaggio e ad altre persone, chiedono una sola cosa: diessere evangelizzati dalla Chiesa Cattolica.In un intervento, un giovane afferma la volontà di non voler rimanere indietro, e di mettersi allapari degli altri villaggi (cristiani).La scelta di seguire questo nuovo cammino è una scelta che va fatta in piena libertà.Si dovrà pianificare l’evangelizzazione anche di questo villaggio, sentendo le varie componenti(suore, catechisti ed animatori).L’arrivo di don Marco nella prossima primavera, è una benedizione per questa popolazione e perla stessa missione. 16
  17. 17. Tornati a Bigene, la squadra femminile armeggia in cucina per preparare una torta per suor Rosa,che domani compie gli anni.La squadra maschile, dal canto suo, prepara il contrattacco a sorpresa per il giorno seguente.Martedì 04/09 “La forza della dolcezza”Oggi giornata libera a Bigene: si può fare un giro al mercato settimanale (lumo) o dare una mano alCentro Nutrizionale come ogni martedì, ma alla fine si riescono a fare entrambe le cose.Acquistiamo altri 4 sacchi di riso (200 kg) e 4 contenitori di olio grazie al Progetto “Alimenta unsorRISO”, per rifornire il magazzino del Centro.C’è anche il tempo per il contrattacco dolciario maschile, che sforna una ciambella aromatizzata allimao con tanto di decorazione di anacardi caramellati per valorizzare le bontà locali.Suor Susy ci fa trovare sulla tavola un ottimo riso indiano, pesce alla brace, delle melanzane e delpurè. Il dolce, vi ricordate, lo portiamo noi!Si può festeggiare il 61°compleanno di Suor Rosa Bonuomo, una piccola Oblata dal grande cuore,al servizio del prossimo, a Bigene da oltre 15 anni.Vi chiederete com’è andata la sfida dolciaria? Un pari che accontenta tutti, ma che soprattuttoregala tanti sorrisi alla festeggiata ed a tutti noi.Nel pomeriggio alle 16.30 il pursor di criolo ed il supplente-assistente Pe. Ivo Cavraro procedonocon le interrogazioni… ma il sottoscritto presenta certificato medico e salta il turno. Domani allaprova scritta ci rifaremo…Mercoledì 05/09 “La forza della fede”Ha piovuto tutta la notte, quindi la nostra visita al villaggio di Bucaur, ad 8 km da Bigene, salta.Il Centro Nutrizionale è aperto, e nel nostro piccolo si cerca di dare una mano.A distanza di una settimana, arriva per il controllo Fatuma Turè, una bambina denutrita di 14 mesi,del villaggio di Santancoto, del settore di Farim.Il suo peso, calato di 250 gr in una settimana, è di soli 3,150 kg.Si rende urgente il trasferimento della bambina nel piccolo ospedale di Ingorè, dove opera suorRomana Sacchetti. (74 anni, romana, dell’Istituto Suore Adoratrici del Sangue di Cristo, missionariain Africa da 43 anni, 33 dei quali trascorsi in Guinea Bissau).Le cure mediche necessarie per la piccola Fatuma saranno sostenute dalla missione, attraverso ifondi del Progetto “Alimenta un sorRISO”. 17
  18. 18. L’ostacolo maggiore, sembra convincere i genitori della bambina, che hanno già perso due figli, esono già ricorsi alle cure tradizionali del curandero (una sorta di guaritore saggio secondo lecredenze delle società animiste).L’amore materno di suor Rosa e l’attenzione mirata di Pe. Ivo sono la forza e la speranza perguardare avanti e curare anche questa piccola creatura.Le visite al Centro Nutrizionale riprendono normalmente: oggi ci sono donne in gravidanza elattanti.A pranzo sono con noi Joaquim, le sue due bambine e due nipoti: un altro momento dicondivisione ed allegria a pochi giorni dal nostro ritorno in Italia.Nel pomeriggio Pe. Ivo ci comunica che la bambina denutrita di questa mattina è arrivata adIngorè, ma fino a lunedì non c’è posto: si fermerà da conoscenti, con un monitoraggio mattutinoin ospedale, e poi sarà ricoverata presso la struttura sanitaria di Ingorè.Giovedì 06/09 “La forza della preghiera”La pioggia mette a rischio il nostro viaggio di domani verso Bissau, da dove alle 02.20 localidovremmo prendere l’aereo per Lisbona.La situazione non è delle migliori: già a Indaià, la prima tabanka dopo Bigene, la strada èimpraticabile.Si cercano sacchi (da riempire con della terra) per rendere più agevole il passaggio.Dopo pranzo Pe. Ivo, don Marco, io e Michele facciamo un sopralluogo appena fuori Bigene,armati di pale e volontà.Nel nostro piccolo cerchiamo di far qualcosa con delle grosse pietre per rendere meno scivoloso ilpassaggio, mentre don Marco brevetta il “sistema bacchetelle” testate il giorno dopo, ma sparitepoi al ritorno di Pe. Ivo a Bigene.Camiletti Ministro delle Infrastrutture della Guinea Bissau: che ne dite?Il nostro ritorno a Bigene coincide con una triste notizia che lascia l’amaro in bocca: Fatuma, labambina denutrita di 14 mesi non ce l’ha fatta ed è salita in cielo.Un altro angelo di questa terra che in punta di piedi si invola verso la Casa del Padre e che veglieràsugli altri bambini denutriti nella speranza che ricorrano subito alle cure necessarie del CentroNutrizionale o di altre strutture missionarie.Di fronte ad una notizia del genere resti senza fiato e senza parole, ma il tuo cuore ti grida ad altavoce che bisogna continuare ad operare per il prossimo e trasmettere speranza. 18
  19. 19. Una piccola preghiera, un piccolo gesto e la Provvidenza divina… possono essere di grande aiutoalla missione di Bigene affinché possa fare sempre il possibile per salvare altre vite innocenti.Si avvicina l’ora di preparare le valigie e la nostra esperienza missionaria sta per terminare, ma lacara suor Rosa ha pensato bene di prepararci la sua squisita pizza per l’ultima cena a Bigene!Venerdì 07/09 “La forza dell’imprevedibile”Dopo colazione, alle 08.30 circa, siamo pronti per partire. Passiamo dalla casa delle suore persalutare suor Susy, mentre suor Rosa verrà con noi a Bissau per delle commissioni.I nostri piccoli amici Braima, Maio, Denilson, Yordi e Benvindo sono tutti là per salutarci.Qualcuno (Braima…) era addirittura pronto per venire in Italia: amici il nostro è solo un arrivederci!Ci dividiamo nei due Toyota Hilux, ed io mi ritrovo in quello guidato da Keba, l’autista delle suore,insieme a Romy, Riccardo ed alla stessa suor Rosa.Inizia il viaggio nel viaggio che terminerà soltanto lunedì’ 10 settembre.Le condizioni della strada che collega Bigene ad Ingorè erano note, ma la pioggia incessante degliultimi giorni l’ha resa al limite della praticabilità al punto di farci stare col fiato sospeso per quasitutto il tratto.Ma la mano della Provvidenza ha “guidato” i nostri due fuoristrada senza intoppi, ed alle 10arriviamo ad Ingorè.Da qui a Bissau la strada è tutta asfaltata, ed ha anche smesso di piovere.Alle 12 siamo in Curia a Bissau, dove a pranzo ritroviamo Giusi e Dom José, il quale ci chiede unbilancio della nostra esperienza e ringrazia per essere stati nella sua terra. Ma siamo noi a doverringraziare lui, Pe. Ivo, le suore e tutti gli operatori della missione per averci accolto a bracciaaperte e fatti sentire a casa.Nel pomeriggio facciamo un giro nel centro di Bissau alla ricerca di oggettini ricordo di legno,collane e stoffe tradizionali da portare a parenti ed amici in Italia.Dopo la cena Pe. Ivo e Padre Davide Sciocco, missionario milanese del P.I.M.E. (Pontificio IstitutoMissioni Estere) , fondatore e direttore di Radio Sol Mansi (letteralmente «Il sole è sorto»), ciaccompagnano all’ aeroporto “Osvaldo Vieira” di Bissau con largo anticipo.Effettuato il check-in con imbarazzante rapidità, attendiamo il momento per recarci al punto dicontrollo della sicurezza. L’attesa viene interrotta dall’avvicinarsi di un dipendente dell’aeroportoche, rivolgendosi verso di me, mi comunica che il volo è stato cancellato, o per essere precisi non èproprio partito da Lisbona. 19
  20. 20. Ho subito pensato ad uno scherzo (di pessimo gusto, chiaramente) al punto da recarmi insieme adon Marco all’ufficio della Tap per chiedere delucidazioni, dove purtroppo riceviamo soltanto laconferma della cancellazione del volo.Don Marco chiama subito Pe. Ivo, che in procinto di andare a letto ci mette un po’ prima di capireche non si trattava di uno scherzo, e che doveva ritornare a prenderci.Si torna in Curia a riposare, in attesa di una telefonata indicativa sul prossimo volo per Lisbona.Sabato 08/09 “La forza della pazienza”Facciamo colazione ma il telefono non squilla…Molti di noi, diciamo tutti, sarebbero stati un giorno in più a Bigene volentieri, ed invece ciritroviamo protagonisti a nostra insaputa di una sorta di film tragicomico che era solo all’inizio!Verso le 17 però la telefonata tanto attesa arriva: dalle 20 alle 22 bisogna essere in aeroporto peril check-in. Sarà vero?Sbrigate le formalità aeroportuali, salutiamo nuovamente Pe. Ivo e questa volta varchiamo anchela porta dei controlli della sicurezza per recarci nella sala d’attesa fino all’imbarco.Ricordate il dipendente dell’aeroporto di ieri notte? Beh, mi si avvicna nuovamente (non mi hapreso di mira, è solo un amico di Padre Maxi) e mi dice che i biglietti Lisbona-Roma andavanocorretti.Non so cosa gli abbia risposto simpaticamente in foggiano, so solo che don Marco è ritornato alcheck-in con lui.Immaginate se mi comunicava l’ennesima cancellazione del volo…La tratta Bissau-Lisbona-Roma è confermata.Per i veneti una piccola modifica: la tratta diventa Bissau-Lisbona-Oporto-Milano.L’aereo proveniente da Lisbona intanto è arrivato e ci prepariamo per salire a bordo.E’giunta l’ora di salutare la Guinea Bissau ed il suo magnifico popolo: sono circa le 01.30 di notte,quando parte il nostro volo di rientro.Domenica 09/09 “La forza della Provvidenza”Arrivati a Lisbona abbiamo pochissimo tempo per salutarci con gli amici veneti che hanno di lì apoco il volo per Oporto.Noi foggiani invece ce la prendiamo comoda, ignari di quanto stava per accadere: siamonell’intervallo del film tragicomico. 20
  21. 21. Al momento del check-in per il volo Lisbona-Roma scopriamo che i nostri quattro nomi non sono inlista… e riappare, in perfetto stile fantozziano, il fantasma del dipendente dell’aeroporto di Bissau.Ci dicono di recarci allo sportello Tap per l’inserimento sul prossimo volo disponibile, ma la filachilometrica non ci lascia ben sperare: segno di un evidente declino della compagnia battentebandiera portoghese.In una “babilonia di linguaggi” veniamo a conoscenza che la nostra tratta diventa Lisbona-Torino-Roma e la partenza è prevista per le 14.30 ora locale.Direte tutto è bene quel che finisce bene, se non fosse però che l’aereo ha circa un’ora di ritardo equindi rischiamo di perdere la coincidenza per Roma.Altri 10 minuti di permanenza all’aeroporto di Lisbona, e don Marco veniva assunto all’ufficioreclami Tap.Forse è per premiare la nostra insistenza che ci concedono il privilegio di viaggiare sul volo Lisbona- Torino in prima fila in business class, anche se molti passeggeri, son sicuro, ci avranno scambiatiper terroristi o dirottatori di aerei… mentre al contrario, siamo “vittime di un dirottamento”operato dalla Tap!Ma alla provvidenza non vè mai fine, e così atterrati all’aeroporto di Torino Caselle, riusciamo asalire a bordo del volo Alitalia AZ1430 per Roma Fiumicino delle 19.20, passando per un check-in ailimiti della legalità, ma che di sicuro passerà alla storia come uno dei più veloci!Alle 20.30 siamo finalmente a Roma ed ai titoli di coda del nostro film tragicomico: le nostre valigienon sono arrivate con il nostro volo a causa del brevissimo tempo di scalo.Armati di tanta buona pazienza raggiungiamo la casa delle suore Oblate al Casaletto, dovericeviamo la solita cordiale ospitalità ed il bentornato della madre superiora, suor Elvira Franza, edi tutte le sue consorelle.Lunedì 10/09 “La forza dei ricordi”Un lunedì romano non l’avevamo programmato, ma non tutti i mali vengono per nuocere.Decidiamo cosi di far un salto alla Basilica di San Pietro e pregare sulla Tomba del beato GiovanniPaolo II, affidando alla sua intercessione tutti i bambini della Guinea Bissau affinchè superino tuttele sofferenze e malattie, e tutto il popolo guineense affinchè possa ritrovare il cammino della pace.Dopo pranzo ci rechiamo all’aeroporto di Roma Fiumicino per ritirare le nostre valigie, da pocoarrivate da Torino. 21
  22. 22. Salutiamo don Marco, che è diretto a Verona per seguire il corso organizzato dal Cum (CentroUnitario Missionario), di preparazione alla Missione, e prima tappa della sua nuova esperienza.Con lui parte suor Nella Russo, Oblata, responsabile della Comunità di N’Dame, a pochi km daBissau, che deve effettuare degli accertamenti sanitari al Centro per le Malattie Tropicali pressolOspedale “Sacro Cuore” di Negrar (Vr).Io, Romy e Michele invece, ci mettiamo in macchina direzione Foggia, dove arriveremo verso le 22.Siamo ai titoli di coda di questi appunti di viaggio, il cui bilancio risulta essere molto positivo.L’esperienza appena conclusa è stata per me un dono di Dio attraverso la quale ha voluto dirmi:“Ama, apri il tuo cuore, non importa dove sei, perché ovunque, amare è donarsi, amare è vivere,perché la Vita è tale solo quando è nellAmore".Mi piace infine concludere ricordando una frase di don Tonino Bello: “Il viaggio più faticoso èquello che porta l’uomo al centro del proprio cuore.Il più lungo, quello che conduce alla casa di fronte.Il più serio, quello che porta all’incontro con Dio.”………………………………………………………………………e che la fine di un viaggio e solo linizio di un altro!Sergio Triglione 22

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