Taormina, le narrazioni del 4° gruppo

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Taormina, le narrazioni del 4° gruppo

  1. 1. “E chi sei tu?” disse il Bruco. “Ehm veramente non saprei, signore, almeno per ora…”Lewis Carroll , Alice in wonderlandDi come nasce ed opera un gruppo sulla narrazione educativa…Questa narrazione trae spunto dall’esperienza di formazione realizzata durante il seminarioregionale “Imparare ad imparare” per presidi e insegnanti svoltosi a Taormina dal 16 al 18aprile scorso, coordinato dagli ispettori MIUR Pulvirenti e Barzanò, con la partecipazionedelle esperte Romano e Vigliani. Ricevo la proposta di collaborare alla conduzione dei lavoridi gruppo qualche giorno prima del seminario e sono felice di ritagliare nella settimanalavorativa tre giorni di formazione. Sarà sicuramente un’occasione per ripensare il lavoro diconduzione di scuole che faccio ormai da tanti anni ed anche per incontrare vecchi e nuoviamici.Nella prima giornata, dopo le relazioni introduttive al seminario, ci si riunisce per stabilirel’organizzazione dei gruppi di lavoro. Si decide di dare la possibilità di scelta ai corsistiponendo però ovviamente un limite al numero dei partecipanti ai gruppi. Dopo le scelte, ilseminario sulla fotografia risulta gettonatissimo (per la verità avrei voluto parteciparvi iostessa…) e dunque non si possono rispettare tutte le preferenze. E così accade che alcuni cheavrebbero voluto partecipare al seminario fotografico di Carlotta Vigliani finiscono nel miogruppo…Penso allora che per venire incontro alle aspettative di tutti sarebbe interessante provare a faredel nostro lavoro di gruppo una specie di laboratorio fotografico, tenendo al postodell’obiettivo soltanto il nostro sguardo ed un foglio di carta da riempire: “Noi non creiamo ilmondo,(…), ne creiamo le forme. La fotografia è un dettaglio, un frammento di questepieghe, un particolarissimo scorcio di un insieme che viene colto dalla fantasia, dallamemoria, dalla cultura di chi le ha osservate. Come per ogni evento che ha la capacità diimpreziosire la nostra anima è lo stupore a farci voltare lo sguardo…”, scrive CarlottaVigliani nel brano di introduzione al suo seminario.Ecco.Alla ricerca del migliore scatto per “fotografare” l’identità, non solo professionale, il nostrogruppo si troverà di fronte ad una domanda (“Chi sei tu?”) e ad una non-risposta (“Veramentenon saprei, per il momento…”) tratti dal testo di Carroll. Se saremo disponibili a metterciapertamente in gioco scavalcando fragilità e incertezze, ci è data l’occasione di osservare lucied ombre della nostra immagine professionale con lo scopo di riflettere criticamente e disviluppare nuove prospettive di identità educativa.Mettiamoci dunque all’opera. Il metodo proposto dai coordinatori (brainstorming in circletime) si attaglia particolarmente al compito, e non c’è alcun bisogno di spiegare le regole,siamo tutti professionisti della comunicazione: dopo la mia breve introduzione al dialogonarrativo e l’assegnazione del ruolo di osservatore verbalizzante ad un membro del gruppo,Salvatore, subito arrivano i primi interventi. Si partecipa al dialogo in modo diverso: chiintervenendo più volte, chi con lo sguardo silenzioso e attento. Tutti sono molto interessati,in condivisione o in contrapposizione, alle idee e alle esperienze tratteggiate dagli altri.Insomma, incominciamo a “svelarci” a vicenda. E lo facciamo in maniera accorta, attenta,inizialmente dietro i paraventi del dover essere (utilizzando prevalentemente un linguaggionormativo impersonale…”a scuola si deve, noi tutti dovremmo fare…”), per poi acconsentire- quando il ghiaccio si rompe e gli sguardi degli altri non sono per noi più tanto estranei - e   1  
  2. 2. farci ritrarre con estrema naturalezza, nell’atto di una riflessione matura all’interno dellacomplessa dialettica identità personale – professionale.Dal fertile terreno della narrazione nel gruppo emergono tante diadi e altrettanti percorsieducativi: educatore - ragazzo; sicurezza di sé – rischio; preside - insegnante; autorità -autorevolezza; singolo - gruppo. Lo sguardo degli altri, in quelle due ore in cui lavoriamoassieme, rappresenta l’occasione per esplorare senza eccessiva retorica e infingimenti ladimensione conflittuale e collaborativa della relazione con l’altro che sottende almiglioramento della nostra identità professionale. Dall’intreccio relazionale e cognitivoemerso prendono forma alcune idee chiave comuni: l’esistenza di un legame profondo (peralcuni versi quasi “indicibile”) tra identità personale e identità professionale; laconsapevolezza della ricerca continua di equilibrio lungo il cammino dell’identitàprofessionale; la relazione tra essere e volere; la fondamentale importanza di uno scopocomune tra i membri della comunità educativa; l’altro (il collega, l’allievo) come specchio incui ricercare e ritrovare le nostre sembianze.Terminato il tempo a disposizione per il circle time, si tratta di dare corpo alle immagini edunque di incominciare a narrare. Dopo l’iniziale stupore per il compito assegnato, nessuno sitira indietro, e tutti, anche i più silenziosi, si dichiarano disponibili a scrivere. Dapprima nonsi sa bene come e che cosa di preciso… s’intuisce però che emergerà in ciascuno qualcosa cheha a che fare in modo genuino con l’esperienza di formazione appena conclusasi. E però, alleprime indicazioni del compito assegnato non si muove quasi nessuno e nulla. E’ veramentedifficile dare il la….“Vai sul pesante!” aveva ragione chi aveva commentato così la mia scelta di utilizzare, tra itanti proposti, proprio quel frammento del testo di Carrol .“E chi sei tu?” … “Ehm veramente non saprei, signore, almeno per ora…” E’ vero, a benpensarci, la risposta di Alice sembra un nonsense, eppure credo che siano di non poco conto lequestioni da portare alla luce... C’è da mettere in gioco l’insostenibile leggerezza dell’esserein educazione…Di fronte alla situazione di stallo ho un’idea! Ci aiuterà l’esempio: leggo ad alta voce unbrano tratto da “Il tempo della ri-creazione”, testo che nasce come documento dell’esperienzadi auto-formazione realizzata con racconti di esperienze nell’imparare e insegnare. Il branoche mi capita sottomano e che scelgo lì per lì è breve, mezza paginetta, semplice, ma incisivo:un insegnante ci racconta come una lezione sull’elettricità sia stata l’occasione per riuscire acoinvolgere nel dialogo educativo un ragazzino “difficile”…A quel punto tutti sono pronti.Tutti sanno qual è la storia personale da raccontare, quella che dirà ciò in cui si credeprofondamente, il carburante che dà fuoco al motore giro dopo giro.E finalmente tutti ci stanno a raccontarlo agli altri.Anche io. Maria Paola Iaquinta *****La mia presenza nei consigli di classe, è stata determinante per avere una conoscenza dellarealtà (sia per quanto attiene il corpo docenti che gli alunni) . Inoltre attraverso la discussionedei casi più difficili, (inerenti agli alunni che hanno evidenziato disagio nell’apprendimento,   2  
  3. 3. nell’accettazione delle regole scolastiche) riflettendo insieme si è giunti a una condivisione divalori, obiettivi che si sono realizzati elaborando strategie idonee e verifiche che hannoconsentito di perfezionare gli interventi educativi e garantire integrazione scolastica. Ho cosìpotuto individuare mission e vision, obiettivi, comunicarli e implementarli, stabilireun’identità e favorire senza eccessivi traumi il cambiamento per alcuni docenti ancorati auna didattica poco aggiornata e di dare un senso alle azioni di ciascuno. Ho cercato di stabilireuna comunicazione efficace , improntata alla collaborazione e cooperazione. Al centro di ogniimpegno, proposta o azione didattica, è stato considerato l’alunno,coinvolgendo la sua sferaemotiva, sociale, morale; (pertanto sono stati tenuti in considerazione i livelli di partenzadegli alunni , attraverso i test d’ingresso) per valorizzare e trasformare capacità personali inabilità e competenze. Ho condiviso con i docenti l’importanza di incuriosirel’alunno,cercando di fargli cogliere il senso della nuova conoscenza rendendol’apprendimento significativo. Infatti per imparare in modo significativo bisogna metterel’alunno in condizione di collegare la nuova informazione a concetti già appresi. Importante èstato anche lavorare sulla motivazione e la fiducia, elementi fondamentali per acquisire lacompetenza essenziale di imparare ad imparare, in vista di un apprendimento continuo. Luisa Amantia *****Alice nel bosco...Prof, quando finisce, l’attende il Preside...a una tale comunicazione subito si riflette” dove hosbagliato?”...ma in effetti mi attende una sorpresa inaspettata un convegno di tre giorni aTaormina ...!Accetto con gioiosa attesa che mi colloca nel limbo della gita aziendale difantozziana memoria e il viaggio studio di fine ciclo.Il primo incontro pomeridiano è il solito schema ricco di diagrammi di flusso,sinusoidicolorate ,magistralmente illustrate da un dotto relatore che ci comunica l’invecchiamentodell’organico nazionale, il divario generazionale, e che la scuola non sa che stradaimboccare...Oddio,se i prossimi incontri saranno simili ,aleggia nell’assemblea un vago sensod’angoscia... Ma tutto cambia quando il giorno seguente veniamo accorpati in gruppi dilavoro scelti da noi,in fondo ,visto che,abbiamo indicato fra le tematiche proposte quella a noipiù congeniale“E tu chi sei ?Alice risponde ,non lo so con certezza...Il bosco frondoso e impenetrabile ai raggi del sole si trasforma in variegata opportunità dierbe e fiori colorati ,e in sentieri invitanti...Alice si erge e si dispiega...Il brainstorming usato come tecnica per guidarci nella riflessione si connota comeopportunità, atta a far emergere incertezze e sicurezze,speranze e malumori ,esperienze di vita.Tutti siamo invitati a trasporre le nostre scelte ,i perché,e come ci orientiamo nel labirintodella professione docente e come la accordiamo alle sfide delle nuove generazioni, alle loropaure e necessità,al profondo bisogno di comprensione e “spazio” d’ascolto che ci vienechiesto tacitamente e silenziosamente attraverso gli sguardi rivolti a noi verso la cattedra ,dainostri banchi quotidiani...Una opportunità del genere mi sembra quasi irreale,..La costanteallenata forza duplice dell’armonica proposta di personalità e professionalità emerge dal mioelaborato,poche riflessioni in realtà,ma certamente bastevoli per definire il confronto cherende necessaria la comunicazione scambievole,fra docenti eguali nella sfida ,e simili nelleaspettative.La produzione dei lavori di gruppo ,rende visibile ,la forza,la condivisione e anche la capacitàdi trasporre in parole esperienze e speranze.   3  
  4. 4. Certo la scuola contemporanea di ogni ordine e grado, si interroga sulla sua realtà, le vienerichiesto di essere ente formativo, ponte tra le generazioni e anello di congiunzione in unasocietà che mente a se stessa, dove la base familiare, della prima cellula si è frantumata e cosìpure il messaggio base educativo su cui poter lavorare e innestare nuove consapevolezze,cardine di un nuovo ordine collettivo, ricco di tecnologie povero di eticità, spinta versoconquiste economiche che si sono trasformate spesso in miraggio.Vaga, il senso di abitudine che spesso incancrenisce il ruolo dell’insegnare e la rassegnazionediventa velo, che copre fluttuando gli organici di ogni scuola. La difficoltà di aprirsi alconfronto, abbattendo la soggettività, è l’ostacolo da sormontare, ormai obbligatoriamente, sedesideriamo che l’istruzione sia vera formazione e offra un sostegno reale alla collettività.Il lavoro di gruppo in sinergia sarà la possibile risposta... così Alice ritornerà a parlare con gliospiti del bosco e sarà gioiosa e consapevole dell’identità e della sua scelta.Annamaria Carabillò Non uno di meno A.S. 2010/2011Il dirigente scolastico mi conferma una V classe ,conosco la realtà di questa classe:partita altriennio con 23 elementi, giunta al traguardo con soli 13.Non voglio affrontare la solitaripartizione tre fasce di apprendimento qualche elemento di spicco..etc.,ma dentro la classe èpresente un discente che silenzioso e avulso dal contesto classe ,rimane quasi estraneo alcurriculum. Fragile la sua sicurezza di contenuti,ma propositivo il desiderio e la voglia di“sfidare”il giudizio (!!!!!!!!)di alcuni docenti del CDC..Mi interrogo:e se fosse miofiglio?come lo aiuterei?cosa farei per far crescere la sua autostima? Cerco empaticamente econ fatica di penetrare il suo muro di silenzio e apatia .Valorizzo i suoi minimi successi,eignoro volutamente gli insuccessi .Gli assegno il ruolo di “lettore ufficiale del quotidiano inclasse,”e voce nascosta,alla vista dell’auditorium, ma anello di congiunzione nellarievocazione del “giorno della memoria”sensibile e presente cardine della rappresentazionedel testo scritto,mi fermo con lui durante l’intervallo,gli parlo e gli tendo la mano,e pianopiano lo conosco meglio,si svela una sensibilità triste e dolorosa,una consapevolezza dimancanza di mezzi e strumenti,che lo hanno caratterizzato armonizzo l’esposizione del suopensiero riflesso e lo conduco,letteralmente agli esami di stato.(mi “batto”per la suaammissione).Esami dignitosi,che mi confermano come il lavoro di fiducia e sicurezza affettiva“creano”l’uomoL’armonico equilibrio del docente tra essere ed apparire …Estate, vacanze, Capodanno 2012:festa di luci e affetti familiari che lievitano,ma la gioia piùpura è stato questo messaggio:Proooff le auguro un anno nuovo pieno di gioia ,salute e tanteavventure che l’hanno caratterizzata e l’hanno resa la prof stupenda che è con affetto Rosario…P.S. Rosario è oggi VFA nell’esercito.L’avvenuta maturazione di Rosario,lenta e complessa ,che doveva giungere su un vissutorelativamente difficile mi rendeva una sfida quotidiana,tra la professione docente e l’umanapersonale realtà, che stranamente arricchiva più me ,che lo studente in oggetto.Non valicando mai, i confini dei ruoli ,spesso gli insegnanti devono riconoscere l’onore el’onere ,di divenire migliori per sé e per le generazioni che transitano nelle loro aule. Annamaria Carabillò *****   4  
  5. 5. La scuola che verrà …C’era una volta ..ma c’è ancora(??????) il maestro, occhialini curvi,matite (il fascino dellagrafite e della scrittura !!)ben appuntite,nel taschino della sua giacca di maglia,che con un solsguardo degli occhi cilestrini e svagati,coglie umori,gesti, capricci e dispetti,dei suoialunni,desideri , paure,angosce e che indica parlottando attraverso aneddoti e racconti la viadella virtù ,la scelta di apprendere”..C’era una volta ..il giovane e supponente maestro tecnologico,per lui non esiste tabù e segretoche con un magico tocco delle sue 10!.dita non si di sveli,.. schermi luminosi,parole infila,giochi per imparare,tutto senz’anima”,conosce “ i suoi allievi solo per indirizzo mail,numeri che riempiono caselle … quale emozione balena negli occhi dei suoi alunni per avercompreso e fatto propri regole e assiomi?Scoprirà mai la gioia leggera ,l’euforia di “dare” ,lapossibile paura di interrogarsi su” chi sei”?per sé e per gli altri, di divenire presenza ,riferimento ,orientamento per i suoi discenti?Può laspersonalizzazione essere il metro valutativo delle giovani generazioni?L’omologazione delpensiero e dei sentimenti.La diversità, davvero non sarà più tenuta in nessun conto?C’era una volta.....l’aula con grandi banchi di legno,allocazioni sinistre per il calamaio,alunnicolorati di celeste,rosa e bianco,lavagne enormi, stridii di gesso finestre insormontabili,freddo diffuso,.maestra con grembiale nero,(è la testa che conta, non la sfida alla “firma” !!!!)pareti tappezzate di segni d’alfabeto colorato ,cartine sbiadite di una Italia che fu …. IIIguerra d’indipendenza,assetto politico del 1848….che gioiosa attesa del crescere, tabelline amemoria, settimane di “dettato”per scrivere la poesia da imparare a memoria,le gare dellaripetizione con premio la stella di carta con su scritto 1, che profumo di libertà in quest’aula...I miei giovani lettori mi accuseranno di retorica retriva e sterile ,in effetti ho solo proposto undilemma attraverso la celia:credete davvero che la cancellazione del maestro di anticamemoria sia proficua ?che la disumanizzazione dell’apprendere,la valutazione UNICA, basti a far incanalare il sapere e a rendere spendibili leconoscenze.?.sento già una voce che dice :.viviamo nel villaggio globale ,il volo di unafarfalla in Asia scatena il terremoto in Italia , le nuove sfide sono legate a quanta tecnologiasaprai utilizzare per risolvere,vorrebbe forse tornare all’età della pietra?ma dove vive? Senza isocial network, io, non saprei come spendere i miei pomeriggi,figuriamoci se mio figliodovesse abolire il computer …meno male che è solo una voce …ho solamente usato un po’ di memoria per sorridere,reputo saggio, aprirsi alle conoscenzesempre nuove e affascinanti,ma lasciatemi ancora credere che la potenza di un sorriso e unaparola non siano sostituibili o ANNULLABILI con un CLIK … Annamaria Carabillò *****Nei lunghi intervalli di tempo in cui mi dirigo a scuola (circa 200 km quotidiani) spesso, sulfilo di immagini e suoni … albe livide,tramonti dorati, cieli e mare smaltati di blu,colonnasonora Secret Garden si inanella il pensiero riflesso … dove vado? perché? E la più terribilefra le domande e i dubbi..:chi sono?....Penso che se l’entusiasmo costante e la gioia di “dare” non guidasse la mia volontà   5  
  6. 6. mi avrebbe ,certo, vinta la faticaAnni di insegnamento non deturpano la sfida quotidiana di ogni anno ..visi nuovi,uomini edonne “in fieri”Al di là dei saperi e dei contenuti ,la crescita individuale mi interessa e mi stimola facendomiusare mezzi e strumenti ,spesso, desueti ,l’uso della “parola” la capacità empatica di stimolarecuriosità, voglia di conoscere e di misurarsiTrascorrono i dirigenti scolastici ,ma il recupero di uno e non solo uno dei miei studenti miha sempre reso felice. E basta solo questo a far si che la sveglia suoni alle 4,45 ogni mattina eche l’autostrada si snodi davanti a me... Annamaria Carabillò *****In una piccola isola del Mediterraneo Giuseppe fa l’insegnante di lettere. Quando ha saputodell’incarico ne è stato molto felice: ama il mare, leggere e la solitudine, e il ruolo e il luogoche gli sono stati assegnati gli permetteranno di godersi le sue passioni. Il tempo passa infretta e bene, almeno per quanto riguarda lo studio e la soavità della vita quotidiana. Non cosìconvincente è invece il rapporto di Giuseppe con la scuola e, soprattutto, con i suoi alunni.Non è che gli venga mancato un doveroso rispetto: i ragazzi ascoltano le lezioni e fanno icompiti a casa che vengono loro assegnati. Ma tutto finisce lì. A Giuseppe sembra che i suoialunni non riescano ad appassionarsi a quello che fanno a scuola, non sono curiosi di capirefino in fondo le lezioni che il loro professore prepara scrupolosamente e con dovizia diinformazioni. Insomma, non fanno domande più del dovuto, si limitano ed eseguire leconsegne, ma i loro sguardi rimangono assenti, o piuttosto rivolti oltre a quello che si trovanodi fronte: l’insegnante, la lavagna, le carte tematiche, le cose dell’aula e della scuola. Unamattina Giuseppe si sveglia prima del previsto, nonostante sia domenica. Sente fischiareallegramente giù in strada e decide di fare una passeggiata mattutina per respirare a pienipolmoni l’aria buona del posto. Incontra il piccolo Bartolino, il più silenzioso dei suoi giovanialunni, che lo saluta timidamente. Era lui a fischiare. Bartolino, incoraggiato dalle domandedel suo professore, racconta il suo interesse per gli uccellini. Passa le ore ad osservarli, ascrutarne le movenze, ad ascoltarne i gorgoglii. E si diverte a imitare, fischiando, le lorocadenze musicali. Tutto questo preoccupa un po’ il papà del piccolo Bartolino, che fa ilpescatore, come quasi tutti i genitori della scuola, e preferirebbe che il figlio trascorresse piùtempo in barca e si destasse in lui interesse per il mestiere del padre e dei suoi avi. Ilprofessore ascolta Bartolino con attenzione e a questi non par vero che la sua storia possapiacere tanto al suo insegnante di italiano, che fino a quel momento aveva visto come unuomo molto serio, preso dal suo lavoro di insegnare ai suoi alunni cose molto serie edimportanti. Pian piano Giuseppe comincia a partecipare alla vita dell’isola, parla con ipescatori, ne ascolta le inquietudini, le preoccupazioni per il futuro dei loro figli, in un mondoche muta in fretta e si stenta ad riconoscere nel racconto degli anziani. Un anno scolastico ègià trascorso. Le cose sono molto cambiate rispetto ai primi tempi. In classe c’è piùpartecipazione. I ragazzi sono incoraggiati a parlare delle cose che a loro piacciono tanto e dicosa sono molto bravi a fare. Giovanni, che nella sua classe è stimato e benvoluto da tutti peril coraggio e la generosità, un giorno ha spiegato a tutti come si costruisce una fionda e le sue,è risaputo, sono le migliori dell’isola, elastiche al punto giusto ed infallibili. Gianfranco Rosso   6  
  7. 7. *****L’interrogativo “Chi sono io”, postici nell’ambito del seminario di ricerca, m’induce afocalizzare la mia attenzione su una circostanza di disagio che ha vissuto e continua a vivereun alunno che frequenta la terza classe della scuola secondaria di primo grado dell’IstituzioneScolastica dove opero.Giovanni, già dagli anni precedenti, dimostra difficoltà relazionali all’interno del gruppoclasse con i compagni e con i docenti, che si traducono in scontri e conflitti, azzerando, diconseguenza, i risultati del profitto scolastico.Spesso, nel corso del triennio, nei consigli di classe si è parlato di lui, sono state escogitatestrategie che non hanno prodotto risultati significativi.Quest’anno quasi tutti docenti del consiglio della sua classe hanno voluto, contro la miavolontà, impartire una sanzione disciplinare. Credendo che questo genere di risposta si caricasolo parzialmente di valore pedagogico e formativo, ritenendo smarrito il consiglionell’assunzione di questa posizione, cerco, memore di un altro intervento adottato e rivelatosipositivo l’anno scorso con lui, di convincere tutti a utilizzare il rapporto uno a uno. Infatti,s’infligge una sospensione dalle lezioni, però, si obbliga a frequentare, regolarmente, lascuola e ad aiutare la docente di educazione fisica a sistemare gli attrezzi in palestra. Altermine del periodo di sospensione per rispondere adeguatamente, dopo la sanzione, alle suerichieste, esplicitate con il comportamento scorretto, lo affidiamo, in alcuni momenti difficilidella giornata, al docente di artistica che, al suo primo anno di servizio nella scuola, attraversoalcune prove scopre un suo talento nel campo artistico.Giovanni instaura, anche, con il secondo docente un rapporto sereno e, persino, produce unlavoro che lo porta a partecipare a un concorso, si classifica primo ed è premiato in unacerimonia con altri partecipanti e con la presenza di docenti delle scuole interessate e deifamigliari.Questa circostanza mi permette di imparare a vedere oltre, anche nei momenti in cui gli altrinon scorgono niente, per imparare a ricreare situazioni positive e di miglioramento, finalizzateal successo formativo. Enzo Lonero *****LA SOMMA DELLE DIFFERENZE: “L’IDENTITÀ NASCOSTA”(Liberamente ispirato alle discussioni di martedì 17 aprile 2012)Una dura relazione umana: il docente, il discente, il dirigente. Tanti attori … tanti protagonisti… tanti spettatori.L’esperienza di oggi conserva “liberi interventi” attraverso il nostro moderatore Maria Paola.Vengono pertanto alimentati passaggi significativi, cambiamenti ed esperienze del vissutolavorativo del gruppo. Si tratta dell’intreccio di considerazioni personali, di autentico egenuino, sull’esigenza di ascoltare … di ascoltare se stessi e gli altri. E’ una realtà filtrata permezzo di svariate metodologie di intervento dove le esperienze si mescolano alle proposte:idee diverse che vengono incoraggiate, sostenute, ma anche definite e meglio calibrate.Un nuovo ruolo di organizzazione e coesione sociale «nella scuola» e «per la scuola». Un“sistema scuola”, per non perdere l’identità personale e professionale, dove le individualità   7  
  8. 8. costituiscono “risorse”, dove le professionalità e le energie di tutti convergono e non sidisperdono: “la somma delle differenze” insomma!Una panoramica variegata sul “contesto” in cui si opera, sul coordinamento e la gestioneorganizzativa, la valorizzazione del personale, l’identità e la credibilità di tutti e di ciascuno.Ampio spazio viene concesso al tema della “riflessione sull’identità” … spesso qualcosa checrea vertigine in chi la percorre: niente saperi precostituiti, non solo trasmissione di contenuti.C’è bisogno di un facilitatore degli apprendimenti, di “imparare ad imparare”, di avere unchiaro riconoscimento valoriale che rappresenti la propria identità di specialista dellaformazione.Quale leadership allora? Una ricetta complicata da vari ingredienti per grandi e per piccini:• Una buona dose di “identità personale e professionale” … per guardarsi dentro;• Tanto ascolto … per conoscere gli altri e capire chi ci sta di fronte;• Una prospettiva comune … per mettersi sempre in gioco nelle relazioni e andare avanti verso un obiettivo definito;- … e “sale” quanto basta … al fine di coordinare, organizzare, valorizzare e dareconcretezza e continuità alle attività.• Buon appetito! Salvatore Pennacchio ***** Riflessioni“Sono bravo come prima o più di prima, ammesso che lo sia…”Sono a Taormina per partecipare a un seminario dal titolo “Imparare a imparare”.Ho incontrato colleghi che non vedevo da tanti anni con i quali ho condiviso esperienzedidattiche oltre che umane anche interessanti.Riflettendo, su me stesso, a conclusione di un brainstorming dal tema “ Chi sei tu”, sonoarrivato ad una conclusione anche di merito sull’oggetto della discussione.Io Dirigente, io Insegnante, io alunno, sono quello che mi ha dato madre natura, quello che miha dato l’ambiente socio-familiare e culturale di provenienza ma anche quello che in parte hodeciso di diventare.Questa triade, dobbiamo cercare di tenerla sempre in considerazione e soprattutto metterla inatto nell’espletamento della nostra funzione, non dimenticando la citazione di Shön D. checosì recita “La riflessione durante la pratica di lavoro crea innovazione e apprendimento”.Breve narrazione di un’esperienza fatta con un alunno brasiliano diversamente abile(autistico) di nome Luca adottato da una famiglia italiana a Gorgonzola.In una prima media, ho avuto come alunno un ragazzino che si è molto interessato alla storiadi “Biancaneve e i sette nani”.E’ stato un momento di condivisione con la classe che assieme a Luca ha trattato la fiaba. ConLuca, dopo averla letta, abbiamo pensato di fare una piccola ricostruzione, non solo narrata,ma anche grafica approfittando delle doti “artistiche” che mostrava il ragazzino. Per rendereancora migliori i personaggi rappresentati, ci siamo avvalsi dell’uso del PC; abbiamo   8  
  9. 9. colorato, ingrandito, “vestito” e “travestito” i vari personaggi, fino a renderli riconoscibili erintracciabili anche all’interno della nostra era.Credo che Luca abbia rintracciato in questa fiaba, una parte del suo difficile vissuto familiaree personale. Spesso i personaggi (dalle classiche definizioni) di BUONI e CATTIVI,interscambiavano le loro virtù e i loro vizi, come se Luca non avesse ancora ben chiara qualeè la realtà che adesso vive. Non si può non sottolineare che ogni bambino, ragazzo portadentro di sé un bagaglio di vita che spesso è difficile interpretare da noi adulti e dimenticareper lui. Ecco perché anche le fiabe, da meravigliose e fantastiche, si tramutano in reali e dure.Sta a noi educatori, abituare i ragazzini a discernere e a non considerare soltanto il bene e ilmale come categorie assolute, ma calarle nella nostra realtà per intravederne limiti e vincoli.Questo lavoro , ha permesso di attenzionare l’analisi dei bisogni non solo cognitivi deiragazzi, ma anche educativi e formativi; è stata data più attenzione all’ascolto, ai problemiinterelazionali, alle parole che non vengono dette, alle necessità di aiuto non sempremanifestate, il tutto entrando in punta di piedi verso la comprensione del lato più misterioso diun ragazzino, e quindi di più difficile interpretazione. I risultati da loro stessi offerti, hannoavuto come diretta conseguenza, la scoperta di esempi negativi da non emulare e da nonripetere. Roberto Pennavaria *****Dal passato...al presenteDopo pochi anni dalla mia nomina in ruolo , in qualità di Coordinatore , il D.S. mi comunicache è arrivato il nuovo docente di informatica e mi invita a presentarlo alle classi checondivideremo. Bussano alla porta e con mia grande sorpresa ritrovo un mio ex alunno,immediatamente mi tuffo nel passato e come Alice nel Pese delle Meraviglie vado al mioprimo anno di insegnamento, appena laureata con tante insicurezze e soprattutto con la miapiù grande indecisione : voglio fare l’insegnante? Mi rivedo seduta in cattedra, severa e altempo stesso insicura , ho in mano uno strumento che si chiama valutazione ( lo soadoperare?) che mi fa sentire importante. Mi rivedo componente di un C.d.C. formato dainsegnanti con grande esperienza e carisma e che di fronte al mio modo di affrontare ilrapporto con gli alunni mi invitano ad essere presente, ad ascoltare, a mediare e a chiedermi “chi sono io?”“Buongiorno prof!” sono il nuovo insegnante di informatica. Torno alla realtà, guardo infaccia i miei alunni che come tanti bruchi mi chiedono:” chi sei tu?”Questa volta possorispondere, sono una docente consapevole del suo ruolo,convinta e coinvolta nella vitascolastica ma che non dimentica mai di fronte alle quotidiane problematiche scolastiche dimettersi in discussione e chiedersi “ chi sono io?”. Raimondi *****Ho ancora un sognoSogno che ciascuno scopra la bellezza della vita e dell’essere al mondo.   9  
  10. 10. Sogno che ciascuno, scoperti i suoi talenti, trovi il proprio posto nel mondo e sia felice nelrispondere il suo “sì” quotidiano e generoso alla vita.Sogno che ciascuno sia felice della felicità dell’altro, che non toglie niente alla propria.Sogno che ciascuno abbia la possibilità di costruire con amore e responsabilità il propriosogno, rispettando gli altri e volendo che essi costruiscano il proprio.Sogno che la scuola possa essere, insieme alle altre istituzioni, promotrice di questo sogno.Sogno (ma questo non è più un sogno) che altri condividano questo sogno …Alcuni anni fa un gruppo di insegnanti ha tramutato il sogno in realtà.Nella collaborazione piena e fattiva con il Dirigente Scolastico, sensibilizzando a catena tuttigli altri colleghi, abbiamo cercato di creare all’interno della scuola un ambiente sereno efavorevole in cui ognuno, secondo i propri talenti e le proprie competenze, potesse prima ditutto sentirsi accolto, rispettato e messo nelle possibilità di dare il meglio di se stesso. Tutto ilpersonale scolastico e gli stessi alunni sono stati coinvolti in questo progetto.All’insegna della legalità, della trasparenza dei criteri, condivisi nelle varie situazioni discelta, della consapevolezza di dover essere in un continuo processo di revisione e dimiglioramento, anche attraverso la partecipazione a corsi di aggiornamento, e sotto la“paterna” supervisione del nostro Dirigente Scolastico, siamo divenuti più consapevoli dellanostra identità professionale.Ma tutto cambia … le politiche scolastiche, gli alunni, il personale, lo stesso Dirigente e, purall’insegna della continuità, siamo chiamati a guardare avanti….Le esperienze di insuccesso scolastico degli alunni o la soluzione di problemi relazionali,quando si presentano, sono affrontati in modo graduale e condiviso dall’insegnanteinteressato, attraverso un colloquio personale, dal coordinatore, nel rapporto anche con ilgenitore, dal Consiglio di classe, dal C.I.C. o , seconda del caso, da esperti.La lotta alla dispersione scolastica è stata e continua ad essere obiettivo primario della nostrascuola.Quest’anno per esempio abbiamo ottenuto, attraverso l’intervento del C.I.C., il reinserimentodi un alunno di prima classe che aveva abbandonato la frequenza e, attraverso un’azionecongiunta del Consiglio di classe, del D.S. e del genitore di un altro alunno, il miglioramentodi una situazione relazionale negativa tra quest’ultimo e un docente. Situazione che rischiavadi coinvolgere altri alunni.Per l’inizio del prossimo anno scolastico, per continuare a vivere il sogno nella realtà,abbiamo proposto un corso di aggiornamento con uno psicologo/psicoterapeuta dal titolo“Insegnanti efficaci” di ventiquattrore e già un gruppo di docenti si è reso disponibile aparteciparvi.Bisogna crederci …. Rosa Anna Brucia ******La RicreazioneArrivo da Dirigente in questa scuola “storica” della mia città dopo anni di dirigenza“maschile” consolidata: ho di fronte uno scenario ben definito, con “regole” e comportamenti   10  
  11. 11. radicati...al suono della ricreazione, per esempio, i bidelli spalancavano i cancelli e… docentie studenti si riversavano lungo le strade circostanti, nei bar vicini per trascorrere “serenamente” 15 minuti di ricreazione al di fuori delle mura scolastiche! Cosa fare perriportare la legalità e l’ordine nell’istituto? Il bruco mi chiede “ chi sei tu?”Alice risponde “Ancora non lo so”. Ma sicuramente io so che chiuderò i cancelli!Trascorro i primi giorni di scuola dedicando molto tempo all’ascolto dei rappresentanti diclasse e di istituto facendo capire le mie ragioni; contatto genitori, faccio installare idistributori automatici di bibite e panini. Dopo quindici giorni di uscita anticipata, per evitarela “ricreazione”, Chiudo i cancelli con successo!!!Adesso Alice sa chi è!!! Angela Maria Scaglione *****Durante il mio percorso professionale , sovente, mi sono state affidate classi, cosiddette“difficili”, con situazione così problematiche da mettere in discussione il tuo ruolod’insegnante e mettere in crisi quell’identità faticosamente costruita nel corso di una vita dilavoro e di relazioni umane.Era il mio primo anno di docente di ruolo, lo ricordo come se fosse ieri; eppure ne sonopassati tanti.Il primo girono di scuola in una classe di terza media di un istituto ubicato in unadelle isole Eolie.Un gruppo classe di appena 16 ragazzi che , erano tristemente “famosi” per il tormentatopercorso scolastico costellato di sanzioni disciplinari e numerose ripetenze. Non mipreoccupai più di tanto. La mia lunga esperienza da precaria mi aveva fortificato e mi avevafornito gli strumenti adeguati per fronteggiare questo tipo di situazioni : osservare, valutareed orientare.La mia attenzione, piuttosto, fu catturata dalla presenza silenziosa di una ragazzina,Antonella, che se ne stava in disparte, quasi ignara di tutto quello che succedeva intorno. Colpassare del tempo mi resi conto della solitudine e della emarginazione in cui, suo malgrado ,alcuni suoi compagni, bulletti di turno, l’avevano costretta. Spesso diventava oggetto didispetti anche “cattivi e ,nei vari momenti di lavori di gruppo, che cercavo di proporre permigliorare le dinamiche relazionali, lei finiva sempre per essere esclusa.Si presentava, ancora una volta, una bella sfida, davanti alla quale non potevo, né volevotirarmi indietro. Cominciai a documentarmi sul suo vissuto che teneva gelosamente custodito,e cercai un modo per entrare emotivamente in contatto con lei e con il suo mondo fatto dilunghe solitarie giornate e di un contesto familiare difficile ( non ho mai conosciuto la madre,né il padre che non si sono presentati mai ai colloqui con gli insegnanti). Puntai allora suquello, che scoprii quasi per caso, amare di più: leggere. Assecondai questa sua passione efeci in modo di procurarle alcuni libri che poi insieme in classe commentavamo insieme inclasse . Mi accorsi che i suoi compagni incominciavano ad ascoltarla e che piano piano sistavano accorgendo della sua presenza. Antonella prese la licenza media insieme ai suoicompagni e partecipò al pranzo di fine anno per festeggiare con i suoi nuovi “amici”. Nelsalutarmi, durante quella che per lei fu una giornata memorabile, mi disse : “Grazie per aver   11  
  12. 12. creduto in me…” Lì per lì rimasi perplessa, ma lei incalzò. “la fiducia che ha riposto in me,mi ha dato la consapevolezza che tutto ciò che subivo non lo meritavo.”Nella mia mente mi ripetei che un grazie lo dovevo anch’io ad Antonella. Avevo trovato larisposta all’interrogativo “ CHI SONO IO” ….. Scolaro *****ANDIAMO A TEATRO?Sono arrivata quest’anno in un nuovo istituto comprensivo dove insegno lingua francesecome seconda lingua comunitaria e cerco nuovi stimoli per motivare i miei allievi . Vorrei chefacessero delle esperienze comunicative reali al di là delle ore di lezione in classe.Mi arriva una mail da parte di una collega dell’ Alliance franc᷂aise in cui mi sottopone lapartecipazione ad un invitante recital in lingua francese da parte di una compagnia teatrale ame sconosciuta. Penso che sia l’occasione che stavo cercando.Seppure con qualche perplessità , ma con entusiasmo sottopongo la mia proposta alladirigente scolastica che l’accoglie subito trasmettendomi la sua fiducia e cogliendola comeun’opportunità che va sempre data agli allievi.La maggior parte dei ragazzi si entusiasma alla mia proposta anche se non tutti voglionopartecipare . Ma io non mi lascio abbattere. Durante le mie ore parlo dello spettacolo emostro loro un trailer in lingua francese in cui gli attori si presentano e mostrano il setting ,creando aspettative sulla trama , che svelo solo in minima parte.Arriva il giorno dello spettacolo! A teatro sono presenti soprattutto allievi delle superiori .Oddio , anche il liceo linguistico! Povera me ! Non capiranno nulla e otterrò l’effettocontrario ! Si alza il sipario e lo spettacolo comincia. Ascoltiamo canzoni francesi storicheche io adoro, ma che non avrei mai fatto ascoltare ai miei allievi (che noia avrebbero detto) ,arrangiate magnificamente . Gli attori usano un linguaggio non solo comprensibile a tutti (anche alla mia adorabile alunna cinesina che dovrebbe studiare solo le materie essenziali !! ) ,vicino alle modalità comunicative dei giovani d’oggi. Comincio a vedere le loro facce dabruchi trasformarsi in bellissime crisalidi divertite . Cantano e ballano , pur rimanendo sedutie ad un certo punto viene loro lanciata una palla che rimandano agli attori. Giocano a calciopure a teatro! Da non crederci ! Chi comprende , spiega al compagno vicino sussurrando eanche le mie colleghe inizialmente un po’ reticenti , vengono coinvolte. Gli attori citrasmettono un entusiasmo geniale !Al ritorno cantano e ripetono in francese le battute comiche degli attori e ridono! Chi èrimasto si pente amaramente di non aver partecipato e mi chiedono se li porto l’annoprossimo.Ecco queste sono le cose che mi stanno a cuore! Questi bei momenti trascorsi con i mieiallievi imparando a imparare insieme a loro.“E tu chi sei ? disse il Bruco.Non era un bel principio di conversazione. Alice rispose con qualche timidezza :-Davvero nonte lo saprei dire ora . So dirti chi fossi , quando mi son levata questa mattina , ma da alloracredo di essere stata cambiata parecchie volte.” Stefania Diana   12  

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