Lidentità negata               La Guerra di Liberazione del Bangladesh               come disfacimento dellideale artifici...
Indice     • Prefazione                                .I.                          Contesto Storico1. Eventi precedenti l...
2.2. Il genocidio selettivo e la questione dei profughi  2.3. Letnia Bihari e i collaborazionisti dellesercito pakistano  ...
PrefazioneLa Guerra di Liberazione del Bangladesh del 1971 è un evento storico imprescindibile percomprendere le dinamiche...
.I.                                       Contesto Storico1. Eventi precedenti la guerra (1947-1971)Durante la partizione ...
Dhaka dal politico bengalese Maulana Bhashani. La proposta di scrivere la lingua bengalinellalfabeto arabo venne asprament...
L’assenza di una coesa leadership nazionale e di consenso sulle norme costituzionali rese il sistemapolitico soggetto a in...
dell’esercito pakistano erano bengalesi. E lo stesso discorso si può fare per la marina (20%), perl’aeronautica(15%) e per...
2. Il governo federale avrà giurisdizione solo sulla Difesa e gli Affari Esteri. Le altre           materie saranno sfera ...
Per contenere le manifestazioni di pubblico dissenso, Ayub fu costretto ad annunciare il suo ritirodalla candidatura alle ...
ufficiali nel governo ad interim concordavano su un modello parlamentare di stampo anglosassone,basato su un sistema con u...
In un così teso clima sociale il paese si preparava alle elezioni e i temi della campagna elettorale dei   partiti in lizz...
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fronte allannuncio della posposizione dellAssemblea Nazionale. Se Sheikh Mujibur Rahman era un«vero pakistano», un uomo di...
una data certa per l’inizio dei lavori parlamentari e che non voleva accettare il trasferimento dipotere al Partito Awami....
Perciò il Presidente organizzò un incontro con i vertici militari e amministrativi per il 22 Febbraioper discutere della c...
non volle- contenere le rivolte. La situazione sfociò rapidamente nella più totale anarchia, conmanifestazioni di protesta...
queste aspirazioni, il popolo è pronto per una lunga e prolungata lotta per l’emancipazione. Ciimpegniamo a guidare questa...
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venne messa a ferro e fuoco e si stima che 7000 persone siano state uccise. I primi a morire furonoalcuni giovani che stav...
«Io, maggiore Ziaur Rahman, sotto la direzione di Sheikh Mujibur Rahman, con la presentedichiaro che è stata fondata la Re...
di neutralizzare le componenti della società considerate pericolose, come politici dellAwamiLeague, studenti e intellettua...
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a livello politico queste zone erano avverse al Partito del Congresso perché da anni erano governateda vari partiti comuni...
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carta stampata o nei discorsi in parlamento, perché la strategia politica del governo rimase prudentee circospetta. Lunico...
comunità internazionale non avesse preso alcuna posizione,il governo indiano sarebbe statocostretto ad intervenire diretta...
sovrano, in primis la Germania dellEst e lURSS con i suoi stati-satellite. Poi fu la volta dei paesidellUnione Europea, an...
.II.                         La Storia riletta dalla letteratura1. Panoramica sul libro “I giorni dellamore e della guerra...
concreto alla causa che era inizialmente dei suoi figli, ma che poi farà propria. In quel clima diviolenza, riesce anche a...
Unaltra figura emblematica è Silvi, la figlia della vicina di casa di Rehana, la signora Chowdhury,la quale, per acconsent...
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An historical and literary study about Bangladeshi War of Liberation of 1971, from the double point of view of astonishing Tahmima Anam's novel, "A Golden Age" and of the witnesses of a freedom fighter and the daughter of a Awami League politician.
---In Italian --

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L'identità negata la guerra di liberazione del bangladesh come disfacimento dell'ideale artificioso di pakistan unito

  1. 1. Lidentità negata La Guerra di Liberazione del Bangladesh come disfacimento dellideale artificioso di Pakistan unitoDott.ssa Cristina Lo Giudice
  2. 2. Indice • Prefazione .I. Contesto Storico1. Eventi precedenti la guerra (1947-1971) 1.1. Controversia linguistica 1.2. Instaurazione del regime militare di Ayub Khan (1958-1969) 1.3. Disuguaglianze tra East e West Pakistan nella rappresentanza e nell’economia 1.4. Il Partito Awami e il Movimento dei 6 Punti 1.5. Il passaggio di potere a Yahya Khan e la preparazione alle elezioni del 1970 1.6. Le elezioni del 1970, il ciclone Bhola e l’inasprirsi del pubblico dissenso 1.7. Lultimo tentativo di negoziazione politica tra il palesarsi delle strategie dei partiti 1.8. La posposizione dellAssemblea Nazionale come ultima prevaricazione: lantefatto del conflitto armato 1.9. La prorompente reazione popolare al rinvio dell’Assemblea Nazionale e la pianificazione dell’intervento militare2. La Guerra di Liberazione del Bangladesh (26 Marzo-16 Dicembre 1971) 2.1. L’operazione Searchlight, la dichiarazione di Indipendenza e le prime fasi della guerra 2
  3. 3. 2.2. Il genocidio selettivo e la questione dei profughi 2.3. Letnia Bihari e i collaborazionisti dellesercito pakistano 2.4. Seconda fase del conflitto (Luglio-Novembre) 2.5. Lintervento militare indiano ( I Guerra Indo-Pakistana) e la resa finale del Pakistan .II. La Storia riletta dalla letteratura1. Panoramica sul libro “I giorni dellamore e della guerra” di T. Anam2. La guerra di liberazione vissuta dai personaggi del romanzo di T. Anam 2.1. Avvenimenti precedenti linizio del conflitto 2.2. Loperazione Searchlight 2.3. Prime fasi della guerra 2.4. Lestate del 71 e il proseguimento della guerra 2.5. Il dramma dei campi profughi e levolvere della situazione verso una fine 2.6. Il 16 Dicembre 1971 .III. Testimonianze dirette• Introduzione1. Saifullah Said2. Nasrin Hasan 3
  4. 4. PrefazioneLa Guerra di Liberazione del Bangladesh del 1971 è un evento storico imprescindibile percomprendere le dinamiche geo-politiche del Subcontinente inteso nella sua totalità. Purtroppo inItalia questo avvenimento non è tema di discussione nel campo degli studi sud-asiatici, perciòritengo necessario trattarlo, seppur in modo parziale, al fine di rendere giustizia ai personaggi che vihanno preso parte e ai martiri che hanno dato la vita per la causa della libertà.Il mio intento non è quello di analizzare la guerra in sé, ma di inquadrarla in un contesto più ampioche la consideri come leffettiva conseguenza di un processo storico che, a partire dal 1947, ha fattoemergere le abissali differenze culturali, linguistiche, politiche e sociali tra West e East Pakistan.Attraverso lanalisi degli eventi che precedettero la guerra del 1971, cercherò di mostrare come ilpopolo bangladeshi abbia sviluppato un senso di nazione e unidentità diverse da quelle del WestPakistan. Questo perché ritengo che la cultura, la lingua, le tradizioni, la concezione della politica edella società siano gli ambiti peculiari attraverso i quali si può delineare il concetto di nazione.Al riguardo considero emblematica la dichiarazione di Abdul Mansur Ahmad, un bengalese chepartecipò al dibattito costituzionale nellAssemblea Costituente del 1956, che testualmente cito: «Pakistan is a unique country having two wings which are separated by a distance of more than a thousand miles... These two wings differ in all matter, excepting two things, namely, that they have a common religion, barring a section of the people in East Pakistan, and that we achieved our indipendence by a common struggle. These are the only two points which are common to both the wings of Pakistan. With the exception of these two things, all other factors, viz, the language, the tradition, the culture, the costume, the dietary, the calendar, the standard time, practically everything is different. There is, in fact, nothing common in the two wings, particularly in respect to those [things] which are the sine qua non to form a nation.»¹Dopo il necessario inquadramento storico, intendo analizzare due punti di vista attraverso i qualiquesto evento viene interpretato oggi: quello letterario, grazie allo splendido libro della scrittricebengalese Tahmima Anam, pubblicato in Italia da Garzanti con il titolo “I giorni dellamore e dellaguerra” (titolo originale “A golden age”) e quello più realistico offertomi dalla viva testimonianzadi un ex-combattente -muktijoddha, in bengali- , il Sig. Saifullah Said, e della figlia di un politicobangladeshi, la Sig.ra Nasrin Hasan, che ho intervistato grazie alla collaborazione della Dott.ssaNeeman Sobhan, la mia docente di bengali, la quale ringrazio vivamente per il suo contributo.Per la bibliografia, questo lavoro è principalmente il frutto dello studio dellesauriente analisicontenuta nel libro di R. Sisson e L. E. Rose “War and Secession:Pakistan, India and the creation ofBangladesh”. Dott.ssa Cristina Lo Giudice _________________________________________¹ «Il Pakistan è un paese unico composto da due parti che sono separate da una distanza di più dimille miglia...Queste due parti differiscono in tutti i punti, eccetto per due cose, vale a dire checondividono una religione comune, esclusa una fetta della popolazione dellEast Pakistan, e cheabbiamo raggiunto la nostra indipendenza grazie ad una lotta comune.Queste sono gli unici due punti che sono comuni a entrambe le parti del Pakistan. Con leccezionedi queste due cose, tutti gli altri fattori, viz [cioè], la lingua, la tradizione, la cultura, i costumi, leconsuetudini, la dieta, il calendario, il tempo standard, praticamente tutto è diverso. Non cè, ineffetti, niente in comune tra le due parti, specialmente rispetto a quelle [cose] che costituiscono sinequa non una nazione.» 4
  5. 5. .I. Contesto Storico1. Eventi precedenti la guerra (1947-1971)Durante la partizione dellIndia britannica nel 1947, si decise di dividere la regione del Bengala subase religiosa; la zona a maggioranza hindu sarebbe diventata parte dellIndia con il nome di WestBengal e la regione a maggioranza musulmana sarebbe andata al Pakistan con il nome prima di EastBengal e poi di East Pakistan.Se consideriamo la Guerra di Liberazione – muktijuddho - come lesplosione del risentimento deibangladeshi verso la politica pakistana e quindi come la reazione allacquisita consapevolezza diimportanti differenze culturali e linguistiche, dobbiamo necessariamente pensare che i rapporti tra ledue parti del paese andarono progressivamente deteriorandosi.Possiamo inquadrare il disfacimento di ununità nazionale che ci risulta forzata, viste le notevoledifferenze, in diverse fasi da considerare quindi come le maggiori cause del conflitto armato. 1.1 Controversia linguisticaNel 1948 il Qaid-e-Azam (=Fondatore della nazione) Mohammed Ali Jinnah, primo Presidente delPakistan, dichiarò pubblicamente a Dhaka che la lingua ufficiale del neo-nato stato del Pakistan(East e West) sarebbe stata «lurdu e solo lurdu».Questa e altre dichiarazioni simili di politici delWest Pakistan scatenarono grandi proteste di massa in East Pakistan perché lurdu veniva parlatosolo da una ristretta élite culturale della parte ovest del paese. La gran parte della popolazione delWest Pakistan, infatti, parlava punjabi, baluchi, sindhi e pashtu, mentre la popolazione bangladeshiparlava bengali. Lopposizione popolare contro questa decisione non rappresentava solo il bisognodi vedere riconosciuta dallo stato lidentità linguistica bengalese, ma esprimeva anche il timore chela mancata conoscenza dellurdu avrebbe precluso ai cittadini dellEast Pakistan la possibilità diintraprendere una carriera in settori chiave dello stato, quali la pubblica amministrazione e laburocrazia, la politica e la difesa.Il linguista Mohammed Shahidullah argomentò che lurdu non era la lingua madre di nessunacomponente sociale dellintero stato del Pakistan. Nel 1948 alla prima sessione dellAssembleaCostituente della nazione, Dhirendranath Datta presentò una risoluzione per far riconoscere labengali come una delle lingue ufficiali dello stato, che però venne del tutto ignorata, dato che lamaggior parte dei politici presenti non erano bengalesi.Il 31 Gennaio 1952 venne creata la All-Party Central Language Action Committe _ ShorbodolioKendrio Rashtrobhasha Kormi Porishod_ in un incontro alla Bar Library Hall alluniversità di 5
  6. 6. Dhaka dal politico bengalese Maulana Bhashani. La proposta di scrivere la lingua bengalinellalfabeto arabo venne aspramente criticata nellassemblea. La commissione propose per il 21Febbraio uno sciopero di massa - hartal -. In risposta, il governo pakistano impose il divieto diassembramento di più di cinque persone, pena lintervento dellesercito. Ciò nonostante, il 21Febbraio 1952 migliaia di studenti e civili si riunirono davanti alluniversità di Dhaka, infrangendole restrizioni per le manifestazioni pubbliche imposte dal governo. Quando gli studenti cercarono dirompere il cordone di polizia, le forze dellordine cominciarono a lanciare gas lacrimogeni verso icancelli delluniversità per disperdere i dimostranti. Il vice-rettore chiese alla polizia di interromperelazione di repressione e agli studenti di lasciare larea per evitare scontri, ma non venne ascoltato danessuna delle parti. La polizia arrestò molti dimostranti per la violazione del divieto diassembramento e questo indusse gli studenti a riunirsi davanti allAssemblea Legislativa dellEastPakistan per chiedere di essere rappresentati. Allora le forze dellordine aprirono il fuoco sulla folladisarmata e quando la notizia degli assassini si diffuse, la protesta si estese a tutta la città di Dhakaattraverso azioni di boicottaggio delle attività pubbliche e scioperi di massa.Il 21 Febbraio, in memoria degli studenti e civili inermi brutalmente uccisi dalla polizia, vienericordato ogni anno in Bangladesh come Giornata dei Martiri per la Lingua- Bhasha ShaheedDibosh - e dal 1999 l’UNESCO ha sancito per questa data la Giornata Internazionale per la LinguaMadre, nella quale si festeggia ogni anno in tutto il mondo.Nella notte del 23 Febbraio gli studenti del Dhaka Medical College lavorarono per costruire ilMonumento alla Memoria dei Martiri - Shaheed Smritistombho -, il quale, inaugurato dal padre diuno dei giovani uccisi dalla polizia, venne distrutto dai militari il 26 Febbraio. Gli arresti e leuccisioni continuarono nei giorni successivi, nel tentativo delle forze dellordine di reprimere icontinui scioperi e le manifestazioni. Il governo censurò tutte le notizie e i reportage sugli scontri e imedia filo-governativi incolparono gli hindu e i comunisti di fomentare i disordini.Il 27 Aprile la All-Party Central Language Action Committe tenne un ciclo di seminari nel quale idelegati chiedevano il rilascio dei prigionieri politici, l’abbandono delle restrizioni militari sullelibertà civili e l’adozione della lingua bengali come lingua ufficiale dell’East Pakistan.Molti politici pakistani alimentarono i rancori anti-governativi dichiarando che chiunque avessevoluto la bengali come lingua nazionale sarebbe stato considerato un «nemico della nazione». 1.2. Instaurazione del regime militare di Ayub Khan (1958-1969)Il regime militare di Ayub Khan fu creato dopo un colpo di stato nell’Ottobre del 1958. Fu l’apicedi una lunga impasse politica e di un periodo di grandi disordini sociali in East Pakistan culminaticon l’assassinio di un deputato in un’assemblea provinciale e con il ferimento di due ministri negliscontri tra membri dell’opposizione e polizia. 6
  7. 7. L’assenza di una coesa leadership nazionale e di consenso sulle norme costituzionali rese il sistemapolitico soggetto a inferenze da parte del potere militare e amministrativo nei processi decisionali,condannando perciò lo stato all’instabilità.L’effettiva presa di potere dei militari avvenne su invito del Presidente Iskander Mirza il 7 Ottobre1958. Mirza dichiarò che la Costituzione conteneva compromessi e cavilli pericolosi per la coesionedel Pakistan e che, per rettificarla, il paese doveva essere riportato alla ragionevolezza attraversouna rivoluzione pacifica. Poi attuò il suo progetto di “rivoluzione pacifica” abrogando laCostituzione, destituendo i governi centrale e provinciali, sciogliendo il Parlamento nazionale e leAssemblee provinciali e abolendo tutti i partiti politici. Impose la legge marziale e nominòMohammed Ayub Khan Chief Martial Law Administrator (Amministratore Capo della LeggeMarziale), il quale dichiarò che il golpe aveva come obiettivo quello di preservare la nazione dalladisintegrazione e di proteggere il popolo dalle incontrollabili macchinazioni dei politici disonesti.Il nuovo regime era stato definito temporaneo e attivo fino al raggiungimento di due principaliobiettivi: • Eliminare l’inefficienza della pubblica amministrazione, ogni forma di corruzione, accumulazioni indebite di denaro, contrabbando e attività di mercato nero; • Varare riforme costituzionali per creare le condizioni per la stabilità politica e proporre modernizzazioni legislative a lungo termine;Un altro obiettivo definito chiave da parte del regime era quello di impegnarsi per coinvolgeremaggiormente l’East Pakistan nella vita politica e amministrativa dello stato e per diminuire ledisparità tra le due parti del paese. 1.3. Disuguaglianze tra East e West Pakistan nella rappresentanza e nell’economiaUn altro motivo di insoddisfazione da parte del popolo bengalese verso la politica del Pakistan erala forte discrepanza nelle percentuali di rappresentanza politica, amministrativa e militare deibangladeshi rispetto ai cittadini west-pakistani. Considerando che il numero degli east-pakistani eranettamente superiore a quello degli abitanti della zona ovest del paese e che la rappresentanzadoveva essere proporzionale al numero di cittadini delle due parti del Pakistan, le evidenzedimostravano il totale fallimento di uno degli obiettivi definiti chiave dal regime.Per poter constatare la gravità del problema, facciamo qualche esempio. Negli anni ’60, dei 741impiegati statali di alto livello, solo 51 erano bengalesi e nessuno di loro ricopriva il rango disegretario; dei 133 segretari di deputati, solo 10 erano bengalesi. Per quanto riguarda l’ambitomilitare, nel 1955 c’era solo 1 brigadiere bengalese, 1 colonnello, e 2 luogotenenti tra 308 soldatiche ricoprivano le suddette cariche; nel 1963 solo il 5% degli ufficiali e il 7% degli altri corpi 7
  8. 8. dell’esercito pakistano erano bengalesi. E lo stesso discorso si può fare per la marina (20%), perl’aeronautica(15%) e per i corpi di polizia.A livello economico, durante il regime di Ayub Khan si assistette ad una discreta crescitaeconomica in East Pakistan, ma relativamente a quella del West, le disparità erano ancora evidenti.L’opinione pubblica bangladeshi percepiva un profondo sfruttamento economico da parte delgoverno centrale, in quanto l’ammontare degli investimenti nella parte più popolosa dello stato erainsufficiente se confrontato con il volume di risorse e materie prime provenienti dallo stesso EastPakistan. La parte est dello stato riforniva il mercato interno di cotone e juta, oltre che di riso e altricereali, in quantità nettamente superiori rispetto a quelle che l’arido e prevalentemente montuosoterritorio del West Pakistan poteva offrire. Questo senso di frustrazione nell’ambito sia economicoche della rappresentanza era il risultato di un forte sentimento di alienazione dei bangladeshi, chepercepivano la loro regione come una sorta di “colonia” del West Pakistan. 1.4. Il Partito Awami e il Movimento dei 6 PuntiIl clima di malcontento popolare e la forte sfiducia verso la politica pakistana del popolo bengalesevenne subito percepito dal maggior partito in East Pakistan, l’Awami League, fondato nel 1949 daMaulana Bhashani e Huseyn Shaheed Suhrawardy. Il partito, nato come opposizione ideologica epolitica alla Muslim League, si fece da subito portavoce delle istanze di democrazia e secolarismodei bangladeshi. Dopo la morte di Suhrawardy nel 1963, la leadership del partito Awami passò aSheikh Mujibur Rahman, popolarmente noto come Mujib e denominato Amico del Bengala -Bangabandhu-, il quale era stato rilasciato due anni prima dopo esser stato incarcerato nel 1958 daldittatore militare Ayub Khan perché sospettato di progettare attentati e disordini contro il regime.Dopo il suo rilascio, fondò un’associazione clandestina, la Free Bangla Revolutionary Council -Swadhin Bangal Biplobi Parishad-, al fine di sovvertire la dittatura e restaurare una liberademocrazia in un Bangladesh indipendente, e per questo motivo venne di nuovo arrestato nel 1962.Una volta divenuto nel 1963 capo del Partito Awami, poté subito constatare la gravità deldiscontento e della frustrazione del suo popolo e si mobilitò per ottenere giustizia sui fatti del 1952e sui morti del Movimento per la Lingua Bengali.Nel 1966 proclamò il suo manifesto politico e il suo piano in sei punti per il raggiungimento dellademocrazia e della giustizia sociale in East Pakistan, in un documento chiamato “La nostra carta disopravvivenza” e presentato in una conferenza di partiti d’opposizione a Lahore, dando vita alMovimento dei 6 Punti. Offriamo una sintetica panoramica di questi sei punti, che rappresentanol’essenza della lotta per la libertà dei bangladeshi: 1. La nascita di una Federazione del Pakistan con un sistema di governo parlamentare, la cui supremazia andrà ad una legislatura composta da membri direttamente eletti sulla base della popolazione e con suffragio universale; 8
  9. 9. 2. Il governo federale avrà giurisdizione solo sulla Difesa e gli Affari Esteri. Le altre materie saranno sfera d’influenza delle singole unità federate; 3. Sarà costituito un sistema bancario federale centrale per vigilare sugli spostamenti di denaro da una regione all’altra e garantirne un’equa distribuzione nel territorio, insieme alla fondazione di due diverse valute convertibili tra loro secondo valori definiti dalla banca federale centrale; 4. Il sistema di tassazione e l’investimento delle entrate dovranno essere gestiti da ogni unità federata. Lo stato centrale avrà diritto a provvigioni stabilite per rispondere alle sue esigenze; 5. Ogni unità federata ha il diritto di amministrare gli introiti provenienti dal cambio valuta estero e ha il potere di negoziare il commercio estero e i tassi di cambio valuta. I prodotti destinati al mercato interno saranno trasferiti da una regione all’altra senza l’obbligo di pagamento di alcun dazio; 6. L’East Pakistan dovrà avere una propria militia o distinte forze paramilitari.Questi punti furono l’espressione delle richieste di democrazia e di riconoscimento della distintaidentità socio-culturale dei cittadini dell’East Pakistan. Il Partito Awami fece propri questi valoriche furono a fondamento della propria attività politica di resistenza.Entro un anno dall’enunciazione dei sei punti, cinque partiti di opposizione con base in EastPakistan formarono una coalizione, la Pakistan Democratic Alliance.Proclamarono un programma nel quale si chiedeva:• La creazione di una forma parlamentare di governo basta sul suffragio universale;• La fondazione di un sistema federale che avrebbe dato più potere alle singole regioni e avrebbe garantito la parità di rappresentanza nei servizi civili e militari;• La rimozione delle disparità economiche e sociali entro dieci anni.La reazione del governo pakistano alle istanze presentate dal Partito Awami fu durissima.Nel 1966, Sheikh Mujibur Rahman, insieme a tre connazionali membri del servizio civile e 24giovani sottoufficiali bengalesi delle forze armate, venne arrestato e processato per un presuntocomplotto con l’India, progettato in incontri clandestini avvenuti nella città di Agartala al fine diorganizzare la secessione dell’East Pakistan. Questo evento divenne noto come “Cospirazione diAgartala” ed è emblematico per comprendere la convinzione del West Pakistan secondo la qualedietro le richieste di parità di diritti e di riconoscimento dell’identità bangladeshi ci fossel’ingerenza dell’India con l’obiettivo nascosto di minare l’unità del Pakistan per indebolirlopoliticamente.Tuttavia Ayub Khan dovette confrontarsi con varie contestazioni e radicali tumulti popolari sia nelWest che nell’East Pakistan che esprimevano principalmente la volontà di un ritorno allademocrazia guidata da una classe dirigente direttamente eletta. 9
  10. 10. Per contenere le manifestazioni di pubblico dissenso, Ayub fu costretto ad annunciare il suo ritirodalla candidatura alle elezioni presidenziali indette per il 1970 e ad accettare di liberare i prigionieripolitici. Perciò annullò le accuse mosse contro Sheikh Mujibur Rahman e i suoi presunticollaboratori nella congiura, allo scopo di permettere la partecipazione di Mujib alla All-PartiesRound Table Conference fissata per il 1969. Molti leader di partiti con base anche in West Pakistansi erano infatti rifiutati di prender parte alla conferenza per negoziare la nuova bozza costituzionalee le liste elettorali nel caso in cui il leader del Partito Awami non avrebbe potuto parteciparvi.Pur avendo concesso la presenza di Mujib alla conferenza, il dittatore Ayub non prese affatto inconsiderazione l’idea di dividere il Pakistan nelle sue unità provinciali costituenti e non concesse ladecentralizzazione federale, due delle proposte avanzate nei 6 Punti del Partito Awami. Questoprovocò il fallimento della All-Parties Round Table Conference. 1.5. Il passaggio di potere a Yahya Khan e la preparazione alle elezioni del ‘70In un clima di forte dissenso a livello politico e popolare e di estreme manifestazioni di protestanelle due parti del paese, Ayub iniziò a trattare con i vertici militari per «riportare il paese sulla rettavia». Il comandante dell’esercito, il Gen. Agha Mohammed Yahya Khan, consigliò ad Ayub diestendere la legge marziale a tutto il paese allo scopo di poter dare all’esercito pieni poteri diintervento in ogni parte della nazione, per poter ristabilire l’ordine pubblico e sedare ogni tipo dirivolta. Il 25 Marzo 1969 Ayub ordinò il passaggio di potere a Yahya Khan, che divenne capo distato oltre che comandante delle forze armate, e l’immediata estensione della legge marziale a tuttoil paese. La creazione del nuovo regime militare era stata giustificata come la necessaria istituzioneatta a presiedere alle negoziazioni per stilare un nuovo ordine costituzionale, alla fine del quale imilitari si sarebbero preparati alle dimissioni e al trasferimento di potere alla legislaturademocraticamente eletta. Gli obiettivi del regime di transizione di Yahya erano basati su treprincipi: • La rimozione dall’agenda per la creazione dell’ordine costituzionale di tutte le materie politiche e legislative che nel passato avevano causato dissenso e discordanze di opinioni; • Il rispetto della natura islamica e unitaria dello stato, pur garantendo il dibattito su istanze laiche e secolari; • Il mantenimento della legge marziale fino al momento in cui l’Assemblea Costituente avrebbe proposto un modello costituzionale da far approvare alla giunta militare da lui presieduta, la quale aveva quindi la massima autorità sul processo costituzionale.Yahya Khan presiedette alle discussioni politiche per delineare un nuovo governo costituzionale eincoraggiò le trattative tra i maggiori partiti nazionali per evitare l’impasse che nel 1958 portò alcolpo di stato. Il dibattito politico era incentrato sulla struttura del futuro governo e sui diversilivelli di autorità da garantire ad ogni sua componente. La maggior parte dei leader politici e degli 10
  11. 11. ufficiali nel governo ad interim concordavano su un modello parlamentare di stampo anglosassone,basato su un sistema con un presidente a capo dello stato, un primo ministro con poteri effettivi e ungabinetto composto da membri direttamente eletti dal popolo e appartenenti all’AssembleaNazionale, responsabili del potere legislativo. C’era ampio consenso sulla creazione di un sistemafederale decentralizzato, seppure nel rispetto del principio di integrità statale. Molti rappresentantidei partiti erano favorevoli alla suddivisione del West Pakistan nelle sue province costituenti, adognuna delle quali sarebbe stato assegnato un collegio elettorale e qualche leader avanzò laproposta di effettuare una simile suddivisione elettorale anche in East Pakistan. Infine erano tutticoncordi nel concedere il suffragio universale basato sulla distribuzione territoriale dei cittadini enella natura islamica dello stato, anche se sono da segnalare le opposizioni di alcuni membri laici dipartiti con base in East Pakistan.L’assemblea politica comunicò le proprie conclusioni al regime e Yahya nominò una commissioneper delineare le linee guida sulle quali condurre la campagna elettorale e le direttive legali per laformazione della nuova costituzione. La commissione rese pubblico l’esito del dibattimento epromulgò la prima stesura della bozza costituzionale nel Novembre del 1969. Yahya indisse lachiamata alle urne per le elezioni generali sia nazionali che provinciali, da tenersi a Ottobre del1970. 1.6. Le elezioni del ‘70, il ciclone Bhola e l’inasprirsi del pubblico dissensoTra la fine di Ottobre e l’inizio di Novembre del 1970, il terribile ciclone Bhola devastò gran partedei territori dell’East Pakistan e causò la proroga delle elezioni a Dicembre. Luragano fu uno dellepiù distruttive catastrofi naturali mai registrate, provocando circa 500˙000 vittime e spazzando viagran parte delle aree coltivate e dei villaggi costieri; ciò provocò laggravamento della già precariasituazione economica di questa regione.La giunta militare di Yahya Khan venne accusata di non aver saputo affrontare tempestivamentelemergenza, avendo fornito aiuti insufficienti e disorganizzati alla popolazione colpita dallacalamità naturale. Undici politici di partiti con base in East Pakistan rilasciarono una dichiarazionead una settimana dal disastro, accusando il governo di «grave negligenza, insensibile indifferenza eassoluta noncuranza». Il leader politico Maulana Bhashani annunciò uno sciopero di massa per il 24Novembre e chiese pubblicamente le dimissioni del presidente Yahya Khan.La percezione di essere stati abbandonati dal governo pakistano in un tale momento di crisi,accentuò i sentimenti di sfiducia e di discredito dei bangladeshi e portò a più radicali contestazionipopolari e movimenti di rivolta anti-regime. Il Partito Awami fece proprio il senso di totalefrustrazione del popolo bangladeshi e basò la sua campagna elettorale sullestrema indifferenza delgoverno pakistano verso le esigenze dei cittadini dellEast Pakistan. 11
  12. 12. In un così teso clima sociale il paese si preparava alle elezioni e i temi della campagna elettorale dei partiti in lizza furono molto diversi tra East e West Pakistan. Ogni tentativo di creare alleanze politiche fu vanificato dai diversi interessi dei partiti, dato che il dibattito era intriso di regionalismi e lotte di potere. In East Pakistan le dichiarazioni del Partito Awami e di altri partiti affini erano incentrate sulla ricerca di strumenti per risolvere le divergenze socio-economiche e politiche tra le due parti del paese e su forti richieste di decentramento amministrativo e,in alcuni casi, di vera e propria secessione della loro regione dal Pakistan. La maggioranza dei politici bangladeshi concordava sui principi che sottostavano al programma dei 6 Punti del Partito Awami. In West Pakistan, il campanilismo che contrapponeva le province costituenti rese vana ogni iniziativa volta alla creazione di coalizioni tra i partiti musulmani, facendo apparire il panorama politico come una miriade di piccole fazioni che, pur condividendo molti valori, erano soggette a contrasti su materie regionali ed identitarie. Il risultato delle elezioni del 7 Dicembre 1970 fu talmente sensazionale da essere imprevedibile per i 24 partiti partecipanti. Le elezioni mutarono radicalmente lo scenario politico del paese e crearono le condizioni per una radicale presa di coscienza dellidentità bangladeshi, la quale era stata legittimata dalla volontà popolare ma, come vedremo, non dalla dirigenza politica pakistana. Numero di seggi vinti (% di voto) Partito TOTALE Affluenza TOTALE Partito Popolare Altri Partiti Seggi al voto Voti validi Awami Pakistano partiti indipendenti vinti (%) (Milioni)East Pakistan 160 (75%) 0 (0%) 1 (22%) 1 (3%) 162 56 16.5 West Pakistan: - Punjab 0 (0%) 62 (42%) 15 (45%) 5 (12%) 82 66 10.9 - Sind 0 (0%) 18 (45%) 6 (44%) 3 (11%) 27 58 3.1 - North West Frontier 0 (0%) 1 (14%) 17 (80%) 7 (6%) 25 47 1.4 - Baluchistan 0 (1%) 0 (2%) 4 (91%) 0 (7%) 4 39 0.4TOTALEWest-Pakistan 0 81 42 15 138 12
  13. 13. TOTALE(% voto 160 81 43 16 300 59 32.3 (38%) (20%) (35%) (7%)nazionale) Fonti: Craig Baxter, “Pakistan Votes – 1970”, Asian Survey (197218) , Marzo 1971; G.W. Choudhury, The Last Days of United Pakistan, Bloomington: Indiana University Press, 1974, p.129. Nota:Le percentuali sono maggiori di 100 a causa dellarrotondamento. Gli stessi leader del Partito Awami si sbalordirono di fronte al risultato elettorale. Grazie alla schiacciante vittoria, lipotesi pre-elettorale di dover cercare di formare una coalizione per poter governare venne smentita perché le percentuali di vantaggio sugli altri partiti permettevano allAwami League di poter formare da soli un esecutivo. In West Pakistan la sorpresa fu ancora maggiore, pur considerando il fatto che il grado di successo del Partito Popolare Pakistano era di gran lunga inferiore a quello ottenuto in East Pakistan dal Partito Awami. Come fece notare un rappresentante del maggior partito west-pakistano, il numero di seggi conquistato dal Partito Popolare Pakistano era «di gran lunga superiore rispetto alle più rosee aspettative di Bhutto[leader del PPP].». Una fondamentale conseguenza del voto popolare fu il radicale mutamento nella composizione del panorama politico nazionale. La vecchia dirigenza politica fu sbaragliata da candidati vincitori che, per la maggior parte, erano alla loro prima esperienza governativa. In particolare, nessuno dei neo- eletti membri dellAssemblea Nazionale aveva mai preso parte ad alcuna arena politica pan- pakistana, fatta eccezione per pochi membri prestigiosi eletti nella parte ovest del paese. Le elezioni rivelarono un sistema politico erede di una tradizione partitica regionalistica, quindi uno scenario profondamente frammentario. Come nel passato, venne alla luce che linteresse dei partiti era rivolto ad una sola delle due parti del paese e che eventuali alleanze pan-pakistane erano in contraddizione con i valori e le ideologie propugnate dalle singole parti. Questa provincializzazione della politica rimarcò la problematicità della presenza di identità in antitesi tra loro e sottolineò il carattere artificioso e fittizio della tanto declamata unità pakistana. 1.7. Lultimo tentativo di negoziazione politica tra il palesarsi delle strategie dei partiti Lesito delle elezioni del 1970 mutò il ruolo che i vari partiti avevano previsto nelle negoziazioni per il trasferimento di potere. Coloro i quali credevano di poter avere un ruolo determinante nelle trattative per la formazione del nuovo governo democratico, si ritrovarono confinati in posizioni secondarie. Il clima politico era poco incline ad un dialogo sereno e costruttivo tra le parti, dato che i vari personaggi erano impegnati a rivalutare le strategie atte a raggiungere i propri obiettivi, facendo sì che venisse stilata una costituzione che avrebbe garantito loro il soddisfacimento dei 13
  14. 14. propri disegni politici.In un tale contesto, i due partiti di maggioranza, lAwami League e il Pakistans People Party, videroaccresciute le proprie aspettative e si prepararono a concretizzare i loro programmi elettorali.Fin da subito, Sheikh Mujibur Rahman annunciò pubblicamente lintenzione della Lega Awami diesercitare a pieno il potere di primo partito nazionale per vagliare una costituzione forgiata suiprincipi contenuti nel programma dei 6 Punti, pur garantendo una certa elasticità che venisseincontro alle diverse esigenze dei partiti con base in West Pakistan. Infatti, nella parte ovest delpaese, il programma dei 6 Punti era stato accolto con diffidenza e, in alcuni casi, con profondosdegno, in quanto era parso fazioso e platealmente rivolto al solo East Pakistan, e perciò eraconsiderato un affronto allunità nazionale. Pertanto Mujib si trovò costretto a dichiarare varie volteche il suo era il partito di maggioranza dellintero Pakistan e che nel dibattito costituzionale avrebbecercato il consenso dei partiti della parte ovest del paese.Linteresse del Partito Popolare Pakistano di Zulfikar Ali Bhutto era incentrato sulla spartizione delpotere allinterno del nuovo governo. Consapevole della schiacciante quota di maggioranza ottenutadal Partito Awami, Bhutto decise che non avrebbe permesso la partecipazione dei membri del suopartito allAssemblea Nazionale a meno che non venisse garantito al Pakistans People Party il ruolodi secondo partito maggioritario. Egli riteneva che ciò gli spettasse di diritto, in quanto siconsiderava lartefice del processo di restaurazione dellordine democratico e si proponeva come illegittimo “erede al trono”, dopo la fine della reggenza militare. Perciò le sue azioni furono dettateda unimpellente brama di potere. Addirittura un consulente di Yahya confidò al dittatore militareche se Bhutto non avesse potuto assumere il potere entro un anno sarebbe letteralmente impazzito.Tra la giunta militare cera un consenso relativamente ampio sul trasferimento del potere ad unalegislatura democratica, mentre invece dai più venivano sollevati interrogativi sulle modalità di talepassaggio. In particolare, i dubbi dei militari concernevano le garanzie che il nuovo governodemocratico avrebbe dovuto assicurare alla giunta e il grado di autonomia e di autorità che lesercitoavrebbe mantenuto nel nuovo ordine costituzionale. Ciò che rassicurava il regime era il fatto che leleggi in vigore imponevano alla politica di dover presentare ogni esito del dibattito costituzionale alPresidente Yahya, a cui era riservata la definitiva approvazione.LAmministratore Capo della Legge Marziale Yahya Khan si impegnò affinché i leader del PartitoAwami e del Partito Popolare Pakistano si incontrassero per negoziare i termini del trasferimento dipotere e il nuovo assetto costituzionale. Perciò mandò un emissario a Dhaka, il quale comunicò aMujib linvito del Presidente a Rawalpindi per iniziare ad intavolare le trattative con Bhutto; lastessa richiesta venne rivolta al leader del PPP. Inaspettatamente, Sheikh Mujibur Rahman declinòlinvito a Rawalpindi e fece comunicare a Yahya che il luogo più consono per ogni trattativa eralAssemblea Nazionale e rimarcò il bisogno di una sua convocazione immediata, proponendo la finedi Gennaio come data di inizio delle discussioni e Dhaka come sede. Al contrario, Bhutto diede la 14
  15. 15. sua disponibilità ad un incontro con Mujib, da tenersi però in West Pakistan e non si pronunciòaffatto sulla necessità di unimmediata convocazione dellAssemblea Nazionale.La strategia di opposizione al Partito Awami di Bhutto si concretizzò attraverso una critica pubblicaal programma dei 6 punti, quale illegittima richiesta avanzata da un singolo partito che avevapretesa di rappresentare le esigenze dellintera nazione. Per questo sottolineò la necessità di unapartecipazione attiva del Partito Popolare Pakistano alla costruzione del nuovo esecutivo, rifiutandototalmente di sedersi allopposizione. In un discorso tenuto a Hyderabad il 24 Dicembre 1970,Bhutto dichiarò che il PPP era « lunico rappresentante del popolo del West Pakistan, come il PartitoAwami in East Pakistan, e quindi non può essere privato della compartecipazione allesercizio delpotere nel governo.».Le autorità militari non avevano ancora definito una data per la convocazione dellAssembleaNazionale, anche se Yahya aveva dichiarato che avrebbe riunito lAssemblea «il prima possibile» eaveva espresso la volontà che i vari partiti potessero giungere ad un accordo prima dellaconvocazione dellAssemblea, approfittando del lasso di tempo tra le elezioni e la prima sessione diincontri parlamentari.Il 10 Gennaio, Yahya comunicò che sarebbe andato a Dhaka per parlare con Mujib. Gli incontri trail Presidente e il leader del Partito Awami furono incentrati sullessenza dei 6 Punti e sullacomposizione del nuovo governo civile. Sheikh Mujibur Rahman puntualizzò ulteriormente lanecessità di unimmediata convocazione dellAssemblea Nazionale ed esortò Yahya ad intervenirein tal senso, facendogli notare che il mancato annuncio di una data per la prima sessionedellAssemblea stava portando il popolo bangladeshi a dubitare dellaffidabilità e della sinceritàdelle promesse del regime.Il 17 Gennaio Yahya visitò la tenuta della famiglia di Bhutto a Larkana per incontri principalmenteprivati tra i due, durante i quali il leader del PPP fece notare al Presidente il suo forte disappunto perlaver nominato Mujib Primo Ministro senza aver prima consultato i rappresentanti degli altri partiti.Yahya obiettò che non era stato lui ad investire Mujib della carica di Primo Ministro, ma il suoelettorato e, ricordando a Bhutto la fragilità del suo partito, intimò al leader di scendere acompromessi con Mujib per poter avere una parte nel governo. Infatti il Partito Awami aveva inumeri per poter formare autonomamente un esecutivo, mentre il PPP di Bhutto dovevaassolutamente creare un governo di coalizione, altrimenti sarebbe stato confinato allopposizione.Bhutto rispose che la ricerca di un consenso sulla composizione del governo andava conclusa primadella convocazione dellAssemblea Nazionale e che per trovare un accordo con Mujib su talimaterie aveva bisogno di tempo. Il ragionamento di Bhutto andava perfettamente a genio con lavolontà di temporeggiare espressa dalla giunta militare, la quale aveva bisogno di sondare lasituazione per poter valutare al meglio le richieste che lesercito avrebbe avanzato al nuovo governo.Infine Bhutto propose di verificare la fedeltà allo stato di Mujib, osservando la sua reazione di 15
  16. 16. fronte allannuncio della posposizione dellAssemblea Nazionale. Se Sheikh Mujibur Rahman era un«vero pakistano», un uomo di cui «ci si poteva fidare veramente», avrebbe compreso i motivi delritardo nella convocazione e avrebbe cercato di giungere ad un compromesso con Bhutto; in casocontrario, era da considerarsi un traditore e un secessionista che non aveva realmente a cuorelintegrità del Pakistan.La successiva mossa di Bhutto fu di comunicare al Partito Awami la disponibilità del PartitoPopolare Pakistano di venire a Dhaka per discutere con Mujib riguardo i 6 punti e il trasferimento dipotere a fine Gennaio. Gli incontri si svolsero su due livelli: da un lato le rispettive delegazioni dipolitici dibatterono riguardo i motivi del sotto-sviluppo dellEast Pakistan e dallaltro Mujib eBhutto si affrontarono personalmente. In ambedue i livelli,le posizioni, le argomentazioni e gliinteressi erano contrastanti e questo aumentò il senso di diffidenza e sospetto che luno provava perlaltro partito. Mujib era profondamente infastidito dallarroganza e dalla prepotenza di Bhutto,dietro la quale non cera una costruttiva opposizione al programma dei 6 punti, che rimaneva lunicoprogramma nellagenda costituzionale, dato che il PPP non aveva proposto una concreta alternativa.Bhutto, invece, capì che la sua immagine del Partito Awami, desideroso di scendere a qualsiasicompromesso con il PPP sulla composizione del governo pur di vedere accettati i 6 Punti, eratotalmente infondata. La sua strategia quindi, doveva essere volta a rappresentare Mujib come illeader di un partito regionale e, di contro, il suo partito come lunico portavoce dellintera nazione equesto doveva essere vero sia per lopinione pubblica che per gli atri partiti del West Pakistan.Finalmente, il 13 Febbraio Yahya annunciò la convocazione dellAssemblea Nazionale per il 3Marzo 1971. 1.8. La posposizione dellAssemblea Nazionale come ultima prevaricazione: lantefatto del conflitto armatoAll’inizio di Febbraio, il Presidente fece invitare Mujib e altri leader del Partito Awami aRawalpindi per continuare le trattative. Alcune autorità governative consigliarono a Mujib diaccettare l’invito perché una sua visita nel West Pakistan avrebbe aumentato la visibilità nazionaledel Partito Awami e avrebbe fugato i dubbi, avanzati da Bhutto, di partigianeria del partito.Tuttavia, Mujib declinò l’invito e Yahya gli fece recapitare un telegramma contenente il suodisappunto per la mancata visita di Mujib e l’avvertimento che se il leader bengalese non fosseandato dal Presidente il prima possibile, avrebbe dovuto assumersi tutta le responsabilità che nesarebbero conseguite.In alcuni incontri con rappresentanti di partiti del West Pakistan avvenuti a fine Febbraio, Mujibpalesò le sue preoccupazioni riguardo le reali intenzioni di Yahya sulla convocazionedell’Assemblea Nazionale, ritenendo che il Presidente non aveva alcuna intenzione di comunicare 16
  17. 17. una data certa per l’inizio dei lavori parlamentari e che non voleva accettare il trasferimento dipotere al Partito Awami. Supponeva che Yahya, Bhutto e alcuni generali dell’esercito fossero incombutta tra loro per impedire il convenzionale iter democratico e, a sostegno di tale ipotesi,suggerì alcune prove: l’indugio sulla determinazione di una data certa per la convocazionedell’Assemblea, l’insistenza sul raggiungimento di un accordo tra le parti politiche preventivo aldibattito nella sua sede opportuna, il tentativo di Bhutto di creare una coalizione in West Pakistancon l’obiettivo di porre il Partito Awami in una posizione minoritaria e il suggerimento di scenderea compromessi con le diverse istanze portate da Bhutto.Bhutto intanto perseguiva nella sua strategia di allargare il consenso del PPP attraverso unacoalizione con gli altri partiti in West Pakistan per opporre al Partito Awami una fazione compatta.Dopo il fallimento di questo obiettivo, Bhutto dichiarò pubblicamente di non voler prender partealla prima sessione dell’Assemblea Nazionale, fissata per il 3 Marzo a Dhaka, a meno che le sueproposte non fossero state vagliate nel dibattito costituzionale. La sua strategia di ostracismoproseguì con l’asserzione che il Partito Awami era poco incline al dialogo con il PPP e con la giuntamilitare, dato che aveva sempre rifiutato gli inviti in West Pakistan, mentre sia lui che Yahya eranoandati a Dhaka. Concluse affermando che un incontro dell’Assemblea nazionale a Dhaka sarebbestato un «mattatoio».Il 18 Febbraio Yahya convocò Bhutto a Rawalpindi per un incontro confidenziale, al termine delquale il leader del PPP comunicò alla stampa che la responsabilità della crisi non era né sua né delPresidente, in quanto egli aveva fatto tutto il possibile per raggiungere un accordo con il PartitoAwami e per mantenere un clima sereno e disponibile.In un’assemblea del Partito Popolare Pakistano del 20 Febbraio, Bhutto ottenne il consenso unitariodel suo partito riguardo al rifiuto di partecipare alla prima sessione dell’Assemblea Nazionale. Perconcretizzare questa decisione, fece emendare da Yahya un articolo del decreto presidenziale, ilLegal Framework Order, nel quale era previsto il diritto di ogni membro dell’Assemblea diabbandonare il posto assegnatogli prima della convocazione della sessione di apertura. Ciòconfermò i timori, avanzati dal Partito Awami, di collusioni tra il PPP di Bhutto e la reggenzamilitare. 1.9. La prorompente reazione popolare al rinvio dell’Assemblea Nazionale e la pianificazione dell’intervento militareLa giunta militare temeva che la convocazione dell’Assemblea Nazionale a Dhaka avrebbe potutodiminuire il prestigio dell’esercito e provocare la perdita del controllo sulla popolazione. Yahyaintendeva ribadire la propria autorità perché riteneva che il popolo, in particolare l’etniabangladeshi, aveva cominciato a metterla in dubbio. 17
  18. 18. Perciò il Presidente organizzò un incontro con i vertici militari e amministrativi per il 22 Febbraioper discutere della crisi delle negoziazioni. Sentenziò che il fallimento delle trattative era daadditare all’atteggiamento «rigido e intransigente» tenuto dal Partito Awami sul programma dei 6Punti. Su queste basi, la convocazione dell’Assemblea Nazionale venne considerata inutile eimproduttiva, perché non incline ad un sereno confronto tra le parti.Dopo questo primo incontro, al quale avevano preso parte anche amministratori bangladeshi, Yahyaritenne opportuno convocare alcuni ufficiali – i generali Hamid, Peerzada e Yaqub e l’ammiraglioAhsan – in separata sede. Ivi comunicò ai presenti la sua intenzione di posporre l’AssembleaNazionale per permettere alle parti politiche di ritornare ad un sereno clima di discussione.L’ammiraglio Ahsan avvertì il Presidente che una tale decisione avrebbe scatenato le ire del popolodell’East Pakistan e che la reazione popolare in quella regione sarebbe stata incontenibile. Coloro iquali non detenevano una posizione amministrativa nella parte est del paese giudicarono il punto divista di Ahsan quantomeno allarmista. Yahya perciò rimase sulle sue posizioni e ordinò ladisposizione di una più severa censura nella stampa nazionale e l’imposizione di una legge marzialemaggiormente rigorosa in East Pakistan. Concluse dicendo di voler annunciare pubblicamente laposposizione il 1 Marzo e ordinò ad Ahsan di comunicare queste disposizioni a Mujib con ungiorno d’anticipo. Una delegazione insistette nel far notare al Presidente che la scelta di rafforzarela legge marziale per contenere la reazione del popolo non era una saggia decisione. Oltre afomentare il pubblico dissenso, ciò avrebbe potuto comportare l’ammutinamento delle componentibengalesi delle forze armate, rendendo più complesso il previsto intervento militare e facendoprecipitare il paese in una situazione di guerra civile. Inoltre, una volta intrapresa l’opzione militare,ritornare alla dialettica politica sarebbe stato impossibile.Il 28 Febbraio, Ahsan comunicò le decisioni del Presidente a Mujib, il quale chiese di far dichiararea Yahya, nel suo pubblico annuncio del giorno dopo, di proporre una nuova data per laconvocazione dell’Assemblea. In caso contrario, Mujib non avrebbe potuto garantire il controllodella reazione popolare. Ahsan, insieme ai generali Yaqub e Farman Ali, cercò la sera stessa dimettersi in contatto con il Presidente, ma con scarsi risultati. Perciò mandò un telegramma aKarachi dove supplicava il Presidente di non rimandare l’Assemblea sine die, perché «altrimenti,avremmo raggiunto il punto di non-ritorno». Quella stessa sera, Ahsan ricevette in risposta untelegramma che lo informava di essere stato sollevato dal suo incarico di governatore dell’EastPakistan e sostituito dal generale Yaqub.Il giorno successivo, dopo il pubblico annuncio di Yahya, la reazione popolare fu estremamentedura. Il popolo non era preparato ad un annuncio del genere e comprese subito che tale decisioneera stata presa perché la giunta militare non aveva alcuna intenzione di consegnare il governo delpaese ad un partito bangladeshi. La gente si riversò immediatamente per le strade di Dhaka e leunità delle forze armate presenti in East Pakistan non riuscirono – e forse la componente bengalese 18
  19. 19. non volle- contenere le rivolte. La situazione sfociò rapidamente nella più totale anarchia, conmanifestazioni di protesta che esprimevano l’angoscia e il profondo rancore che i bangladeshiprovavano nei confronti del regime. L’autorità centrale dell’East Pakistan perse velocemente ilcontrollo del paese e l’Awami League assunse il potere, legittimamente assegnato loro dalleelezioni.Mujib reagì lo stesso giorno attraverso una conferenza stampa, tenuta presso l’hotel Purbani diDhaka, nella quale dichiarò di essere pronto a qualsiasi sacrificio necessario all’emancipazione delsuo popolo. Ribadì che la posposizione dell’Assemblea Nazionale era l’ennesimo tentativo diprevaricazione del governo sui bangladeshi e che rappresentava perfettamente la cospirazione dellagiunta militare e del PPP contro la legislatura democratica che il popolo aveva scelto di far condurredal Partito Awami. Il giorno dopo, in un’assemblea organizzata a Dhaka dagli studenti universitari,Mujib delineò le future azioni del partito. Innanzitutto indisse per il 3 Marzo un hartal, vale a direun movimento non-violento di non-cooperazione, unito ad uno sciopero di massa, da effettuarsi intutto l’East Pakistan e a tutti i livelli: doveva colpire tutti le sedi governative, gli esercizicommerciali, i servizi come tutti i trasporti pubblici e le comunicazioni, oltre che tutte le attivitàindustriali. Il 3 Marzo, quindi, giorno in cui era prevista la prima sessione dell’AssembleaNazionale, venne dichiarato un “giorno di lutto”. Lo sciopero di massa fu un inaspettato successo,oltre ogni previsione.Gli ufficiali militari non avevano previsto una reazione così radicale a est del paese, ma eranocomunque preparati ad un intervento militare per ristabilire l’ordine pubblico. Tuttavial’amministratore capo della legge marziale in East Pakistan, il generale Yaqub presentò le suedimissioni per l’impossibilità di mantenere saldo il governo del paese e di conseguenza,ilcoprifuoco fu sospeso e la maggior parte delle truppe fu costretta a tornare nelle caserme in attesa dinuovi ordini.In questa difficile situazione, Yahya cercò di reintavolare le trattative politiche, ma incontrò ilrifiuto sia di Bhutto che di Mujib. Dichiarò allora che la sua decisione di rimandare l’Assemblea erastata «completamente fraintesa» e annunciò come nuova data per la sessione inaugurale il 25Marzo, chiedendo alle parti di risolvere l’impasse politica che aveva portato il paese nel caos totale.Il 7 Marzo Mujib tenne uno storico discorso in uno pubblico raduno al Ramna Race Course diDhaka. Dichiarò che non avrebbe partecipato all’Assemblea Nazionale del 25 Marzo se la giuntamilitare non avesse accolto queste richieste: l’abrogazione della legge marziale; lo stazionamentodelle truppe all’interno delle caserme; la conduzione di un’inchiesta sugli scontri con la polizia e gliassassinii da essi compiuti e, infine, l’immediato trasferimento di potere ai rappresentantidemocraticamente eletti. Continuò affermando che «il confronto politico sarebbe stato prestosostituito da quello militare, se la maggioranza non decidesse di sottomettersi ai dettati dellaminoranza». Concluse con queste celeberrime parole: «se la cricca al potere cercherà di ostacolare 19
  20. 20. queste aspirazioni, il popolo è pronto per una lunga e prolungata lotta per l’emancipazione. Ciimpegniamo a guidare questa lotta per far raggiungere infine alla nostra gente i suoi ambiziosiobiettivi di libertà per i quali così tanti martiri hanno versato il loro sangue e compiuto il supremosacrificio delle loro vite. Il sangue di questi martiri non sarà stato versato invano.»In un ultimo tentativo di risolvere politicamente la situazione, Yahya e alcuni ufficiali militarigiunsero a Dhaka il 15 Marzo per trattare con Mujib. Inizialmente i due riuscirono a scendere a pattisu tre delle quattro richieste avanzate dal leader del Partito Awami; sulla richiesta di un immediatotrasferimento di potere, Yahya comunicò a Mujib che una tale evenienza andava negoziata. Fu suquesto punto che si arenarono le trattative. Nei giorni successivi Yahya e Mujib furono raggiunti aDhaka prima da un equipe di costituzionalisti e poi da Bhutto e altri rappresentanti del PPP.Entrambi i gruppi sostenevano che un immediato trasferimento di potere fosse fuori discussione eche l’abrogazione della legge marziale prima della convocazione dell’Assemblea Nazionale avrebbecomportato un vuoto di potere. Bhutto in particolare espresse la sua preoccupazione al riguardo,sottolineando il fatto che in un tale vuoto di potere, le tendenze secessioniste dell’East Pakistan sisarebbero concretizzate, portando ad una divisione del paese. Inoltre, le istanze federalistecontenute nel programma dei 6 punti e lungamente discusse nei vari incontri di quei giorni a Dhaka,si sarebbero potute realizzare in assenza della legge marziale e dell’autorità di Yahya, nel caso incui il trasferimento di potere fosse diventato effettivo.L’arenamento delle trattative si fece palese il 22 Marzo, in un incontro faccia a faccia tra Yahya,Mujib e Bhutto, durante il quale era evidente il forte senso di fraintendimento e di sospetto tra ipartecipanti.Il giorno successivo, il 23 Marzo – Giorno dell’Indipendenza o Giorno della Resistenza- le trattativeproseguirono, mentre la popolazione aveva completamente perso la fiducia in qualsiasi eventualeesito positivo della negoziazione. Fu una giornata ricca di manifestazioni, cortei e parate nelle qualistudenti e civili, spesso in formazione militare, chiedevano a gran voce l’indipendenza da ottenerecon la resistenza armata, agitando bandiere del Bangladesh e scandendo cori, come “JoiBangla”(=”Vittoria al Bangladesh”) e intonando canti patriottici, come “Amar Shonar Bangla”(=”Ilmio Bengala dorato”) di Rabindranath Tagore, che divenne poi l’inno nazionale.Quando la delegazione del Partito Awami arrivò davanti alla villa del Presidente portando con sé labandiera del Bangladesh, i militari considerarono questo atto come l’estremo affronto all’unitànazionale.Le trattative raggiunsero il definitivo punto morto quando un membro del Partito Awami propose ilnome Confederazione del Pakistan, invece che Federazione o Unione del Pakistan. L’equipegovernativa considerava una confederazione come un accordo tra diversi stati sovrani, ognuno deiquali con una propria giurisdizione e legislatura. Per questo una tale proposta era del tuttoinaccettabile e rendeva lampante l’idea che il Partito Awami fosse interessato unicamente 20
  21. 21. all’indipendenza.Intanto Yahya, in concomitanza con lo svolgimento delle trattative, si incontrò con i generali TikkaKhan- da poco nominato nuovo Amministratore Capo della Legge Marziale in East Pakistan- e RaoFarman Ali Khan per delineare le fasi dell’intervento militare, atto a ristabilire l’ordine pubblico e ilcontrollo sull’East Pakistan. Venne data la priorità a questi obiettivi: • I membri del Partito Awami andavano considerati traditori della nazione e ribelli; • Le unità delle forze armate e i corpi di polizia in East Pakistan dovevano essere disarmati; • I maggiori rappresentanti del Partito Awami, le associazioni studentesche a loro affiliate e i simpatizzanti dovevano essere arrestati.Dopo questo e altri vertici tra il Presidente e alcuni ufficiali militari, fu presa la definitiva decisionedi intervenire militarmente e venne pianificata a tale scopo l’Operazione Searchlight, che siprefiggeva l’obiettivo di sedare le rivolte popolari e neutralizzare il Partito Awami e ognipotenziale opposizione politica e sociale al regime. Inizialmente considerata un’operazione-lampo,comportò invece un’inaspettata reazione da parte dei bangladeshi e sfociò quindi nella Guerra diLiberazione, dalla quale risultò l’indipendenza del Bangladesh il 16 Dicembre del 1971, dopo novelogoranti mesi di guerra e dopo l’intervento militare dell’India.2. La Guerra di Liberazione del Bangladesh(26 Marzo - 16 Dicembre1971) 2.1. L’operazione Searchlight, la dichiarazione di Indipendenza e le prime fasi della guerraL’azione militare venne giustificata dal Presidente come la necessaria risposta all’arroganza eall’intransigenza dimostrata dal Partito Awami durante le trattative. In un discorso tenuto a Karachi,il Presidente dichiarò che l’intera responsabilità del conflitto era riconducibile alle azioni di Mujib eperciò mise al bando il suo partito. Di conseguenza, nella notte tra il 25 e il 26 Marzo, SheikhMujibur Rahman venne raggiunto dai militari in casa propria e arrestato con l’accusa di altotradimento.Le prime fasi dell’Operazione Searchlight si concentrarono sull’arresto di membri del PartitoAwami e di attivisti politici, molti dei quali tuttavia erano già andati in esilio volontario in India. Lacittà di Dhaka venne occupata, venne imposto un severo coprifuoco e tutte le comunicazionivennero interrotte. Per evitare ogni possibile diffusione di notizie, tutti i giornalisti stranieri vennerocondotti al confine ed estradati nei loro paesi d’origine e molti giornalisti bangladeshi vennerominacciati, arrestati o addirittura assassinati. Nella prima notte di occupazione la città di Dhaka 21
  22. 22. venne messa a ferro e fuoco e si stima che 7000 persone siano state uccise. I primi a morire furonoalcuni giovani che stavano alzando barricate nella zona dell’Università. I dormitori universitari, tra iquali il tristemente famoso Jagannath Hall, infatti, furono tra i primi obiettivi dei militari e vennerosubito occupati e scrupolosamente perquisiti. Gli studenti vennero colti nel sonno e molti di lorovennero assassinati seduta stante; molte studentesse dovettero subire un trattamento peggiore,perché vennero sistematicamente violentate, anche da più soldati contemporaneamente. Per questoalcune tra loro preferirono il suicidio ad un tale oltraggio alla loro dignità femminile. Oltre alla zonauniversitaria, venne attaccato anche il quartiere residenziale hindu di Dhaka e si stima che lì circa700 residenti hindu abbiano perso la vita in quella notte.Un altro obiettivo chiave dell’operazione fu quello di disarmare tutte le unità delle forze armate conbase in East Pakistan. Già da Febbraio, alcuni generali avevano espresso i loro dubbi sulla fedeltàdei militari bangladeshi, in particolare gli East Pakistan Rifles. Infatti l’esercito pakistano incontròla feroce resistenza delle unità bengalesi e riuscì a disarmarne solo una piccola parte. Molti militaririuscirono ad uccidere i propri comandanti pakistani e a fuggire in zone nascoste al confine conl’India, dove organizzarono la resistenza armata e divennero i personaggi chiave nell’addestramentodell’esercito volontario dei Mukti Bahini (= Combattenti per la libertà).Il Partito Awami organizzò segretamente la fuga della maggior parte dei propri membri in India,dove cercarono l’appoggio del governo indiano e successivamente formarono il governoprovvisorio del Bangladesh in esilio guidato da Tajuddin Ahmed (17 Aprile 1971-MujibnagarGovernment).Le offensive militari pianificate nellOperazione Searchlight non si limitarono alla città di Dhaka,dato che le maggiori città dellEast Pakistan- Chittagong, Khulna, Comilla, Jessore, Rajshahi, Sylhete altre- vennero attaccate e occupate simultaneamente con modalità simili. Questa cruciale fasedelloperazione terminò con la resa delle suddette città verso la metà di Maggio.Il 26 Marzo venne diffuso via radio un discorso tenuto da Mujib poco prima dell’arresto, nel qualeil leader proclamava l’Indipendenza del Bangladesh con queste parole:«Questo potrebbe essere il mio ultimo messaggio; da oggi il Bangladesh è uno stato indipendente.Esorto il popolo del Bangladesh dovunque siate e con qualsiasi [arma] abbiate, a resistere control’esercito di occupazione fino alla fine. La nostra lotta dovrà continuare finchè l’ultimo soldatodell’esercito di occupazione pakistano non venga espulso dalla terra del Bangladesh. La vittoriafinale sarà nostra.»Molte radio vennero occupate da ribelli bengalesi e altre vennero fondate con mezzi di fortuna.Tra queste la più famosa e diffusa fu la Swadhin Bangla Betar Kendro, nata il 26 Marzo grazieall’attività di dieci giovani bangladeshi che la inaugurarono con un trasmettitore da 10KW. Fupresso questa stazione radio che la sera del 27 Marzo il maggiore Ziaur Rahman, diffuse il suomessaggio di indipendenza alla nazione a nome di Mujib, che cito: 22
  23. 23. «Io, maggiore Ziaur Rahman, sotto la direzione di Sheikh Mujibur Rahman, con la presentedichiaro che è stata fondata la Repubblica Popolare del Bangladesh. Seguendo le sue direttive, hopreso il comando come Capo di Stato provvisorio. Nel nome di S. M. Rahman, esorto tutti ibengalesi a ribellarsi contro l’attacco dell’esercito west-pakistano. Dobbiamo lottare fino alla fineper liberare la nostra Patria. Grazie ad Allah, la vittoria è nostra. Joi Bangla (=vittoria alBangladesh)».Dopo loccupazione delle principali città dellEast Pakistan, lo scioglimento del partito Awami elarresto di molti suoi membri, larresto o lassassinio sistematico di studenti, civili, professionisti eintellettuali, la giunta militare pakistana considerava conclusa loperazione. Si riteneva che avendopreso il controllo delle città e delle comunicazioni e avendo privato il popolo bangladeshi dei proprileader politici, la popolazione terrorizzata non sarebbe riuscita ad organizzare alcuna resistenza.Ma al contrario, furono proprio le offensive militari e le atrocità da loro commesse che portarono ibangladeshi a pianificare la resistenza, la quale inizialmente era formata da civili disarmati,disorganizzati e scarsamente coordinati. A metà Aprile, lex-generale dellesercito pakistano M. A.G. Osmani assunse il comando delle truppe bengalesi ribelli, provenienti principalmente dagli EastBengal Regiments e dagli East Pakistan Rifles che insieme formarono lesercito regolare chiamatoNiomita Bahini.Le forze armate bengalesi nel complesso erano quindi composte da militari ammutinati, ex-poliziotti, forze paramilitari e comuni cittadini. La componente civile dellesercito, formata dastudenti, contadini e lavoratori, cominciò a collaborare con lesercito regolare e ad essere addestratae armata dai militari bangladeshi. Insieme formarono i Mukti Bahini (=Combattenti per la libertà),anche se in un primo tempo era comune il termine Mukti Fauj (=Brigate per la libertà), soprattuttotra i gruppi paramilitari studenteschi.Lesercito di liberazione operò principalmente attraverso azioni di guerrilla, atte a destabilizzare ilnemico e a neutralizzare le sue postazioni e caratterizzate dalla presenza di pochi uomini esperticonoscitori del terreno di guerra e coadiuvati dalla popolazione locale, che forniva loro riparo,rifornimenti e nascondigli. Queste azioni di sabotaggio venivano pianificate in vari campi diaddestramento che sorsero durante i primi mesi di guerra in zone isolate lungo il confine con lIndia,dove i militari ammutinati preparavano i civili alle azioni di guerra e fornivano loro armi edequipaggiamento. Anche se ancora in forma non ufficiale, molte fonti riportano che lesercitoindiano contribuì in questa prima fase attraverso la fornitura di armi e linvio di soldati indiani sottocopertura per assistere i militari bangladeshi nelle azioni di reclutamento e di addestramento. 2.2. Il genocidio selettivo e la questione dei profughiFin dallinizio delloffensiva militare pakistana nella notte del 25 Marzo 1971, lesercito dioccupazione eseguì sistematiche azioni di violenza contro la popolazione bangladeshi. Allo scopo 23
  24. 24. di neutralizzare le componenti della società considerate pericolose, come politici dellAwamiLeague, studenti e intellettuali, lesercito intervenne senza alcuna pietà e commise atrocità tali cheoggi la maggior parte degli storici è concorde nel definire questi eventi come parte di uno deigenocidi più cruenti del 20° secolo.Le violenze si manifestarono in varie forme e furono rivolte a varie componenti della società eavevano come obiettivo primario quello di terrorizzare la popolazione per sedare qualsiasi tentativodi resistenza.I dormitori universitari come quello di Dhaka furono presi subito di mira e moltissimi studentivennero massacrati e fucilati senza alcun indugio. Questo perché si voleva evitare la formazione digruppi studenteschi antagonisti e perché ogni studente maschio poteva diventare un potenzialeguerrigliero.Gli intellettuali e lintellighenzia bangladeshi furono bersaglio delle rappresaglie dellesercito conlobiettivo di decimare lélite culturale e politico-economica bengalese. In questo caso alcuni storiciusano il neologismo “éliticidio” o pulizia intellettuale per esprimere il sistematico tentativo dieliminare la parte di una società che è essenziale per il suo sviluppo culturale e politico e cioèinsegnanti, ingegneri, dottori, intellettuali, giornalisti, avvocati e professionisti acculturati.Altro infame fenomeno furono le atrocità commesse contro le donne. Questo genocidio di genere siconcretizzò attraverso stupri di gruppo, sevizie e sequestri di donne a fini sessuali. Infatti furonomigliaia i cosiddetti “figli della guerra” nati da donne stuprate da soldati pakistani e moltetestimonianze riportano di ragazze che venivano prelevate nelle loro case o nei dormitoriuniversitari e tenute segregate come oggetti sessuali a disposizione delle truppe delle caserme.Molte donne morirono per le ferite riportate durante le violenze sessuali oppure si suicidarono perevitare un tale trattamento. Altre riportarono turbe psichiche e squilibri mentali che segnaronoirrimediabilmente le loro vite. Per evitare ogni possibile atto di ghettizzazione o di discriminazioneda parte dei concittadini, subito dopo la guerra la propaganda del neo-nato stato del Bangladeshcominciò a definire le donne violentate o ingravidate dal nemico come birangona (=eroine), anchese esistono dubbi sulleffettiva utilità di tale definizione al fine di alleviare le loro sofferenze.Un altro triste capitolo nel quadro generale delle atrocità durante la guerra è quello delle violenze subase religiosa contro gli hindu. La propaganda pakistana ancor prima dellinizio della guerracontinuava a definire i bangladeshi come un popolo influenzato dalla cultura e dalla religiositàindiane. Gli hindu dellEast Pakistan divennero allora i capri espiatori perfetti e, in quantoconsiderati come i veri responsabili della guerra civile, subirono il trattamento peggiore da partedellesercito. Quando i soldati eseguivano un rastrellamento in un villaggio, erano guidati da unforte razzismo anti-bengalese e anti-hindu e intendevano effettuare una definitiva pulizia etnico-religiosa nei loro confronti, credendo così di restaurare il Pakistan unito. Il prof. R.J. Rummel,emerito politologo e studioso di genocidi, riporta uno dei metodi più inumani per scovare gli hindu 24
  25. 25. durante un rastrellamento: gli uomini catturati venivano obbligati a denudarsi di fronte ai soldati, iquali verificavano se essi fossero circoncisi; in caso contrario, venivano fucilati allistante. Egliconferma inoltre che i bangladeshi erano spesso paragonati a scimmie o galline e che gli hindu tra ibengalesi erano come gli ebrei per i nazisti.La maggior parte delle vittime degli assassinii compiuti dallesercito veniva seppellita in fossecomuni per tentare di celare al mondo lenorme numero di morti e lentità del genocidio. Dal periodoimmediatamente successivo alla guerra fino ai giorni nostri sono centinaia le fosse comuni ritrovatein varie zone rurali del Bangladesh.Tra i pochi testimoni stranieri ancora presenti nel paese e in grado di raccontare al mondo i criminidi guerra commessi dallesercito pakistano, va ricordato il diplomatico americano Archer Blood, cheil 6 Aprile mandò al Dipartimento di Stato Americano il famoso Blood Telegram, estremo atto diaccusa non solo delle violenze perpetrate dallesercito, ma anche della collusione del governo Nixoncon il Pakistan e il silenzio ipocrita di fronte a tanta disumanità per meri obiettivi di alleanzegeopolitiche.Ricordiamo infatti che gli USA rimasero fedeli alleati del Pakistan durante la guerra di liberazioneper controbilanciare il potere dellURSS in Asia, alleata strategica proprio dellIndia – queste ultimesiglarono in estate un trattato (Trattato di pace, amicizia e cooperazione indo-sovietico, 9 Agosto1971) che si rivelerà di importanza strategica per laiuto militare e di fornitura di armi ai guerriglierie per gli equilibri geopolitici inseriti nel contesto della guerra fredda -.Linfinita varietà di violenze costrinse un enorme numero di persone a cercare rifugio lungo ilconfine con lIndia, formando il più grande movimento di persone per motivi umanitari dallaPartizione del 1947.Il governo indiano stima che tra i 7 e gli 8 milioni di persone abbiano rischiato le proprie vite pervarcare il confine e cercare rifugio negli 829 campi profughi messi a disposizione dallesecutivo diIndira Gandhi. Tra questi si calcola che più del 60-70% fosse di religione hindu, intenzionati adiventare residenti indiani e, stando così la situazione, a non rimpatriare.Ovviamente questo afflusso continuo di gente disperata pesò enormemente sulle finanze indiane, siain termini di spese per la gestione dei campi, sia nel lungo termine, dato che bisognava prevedereche molte di queste persone cercassero di ottenere la cittadinanza indiana e che quindi diventasserocategorie sociali a rischio da tutelare. Lammontare del fondo per il welfare era insufficiente percoprire tali spese e anche il budget per i programmi di sviluppo era minacciato da una tale prioritàumanitaria.Inoltre la concentrazione geografica dei rifugiati era situata in zone socialmente e politicamenteproblematiche, cioè il West Bengal, lAssam e gli stati tribali del nord-est, come Tripura,Meghalaya, Mizoram e il Nagaland. A livello sociale letnia bangladeshi in arrivo da oltre il confinepoteva scontrarsi con le popolazioni locali di etnia e cultura diverse -in particolare con gli adivasi- e 25
  26. 26. a livello politico queste zone erano avverse al Partito del Congresso perché da anni erano governateda vari partiti comunisti- in particolare il Partito Comunista-Marxista del West Bengal- e minacciatedagli attacchi terroristi dei ribelli maoisti noti come Naxaliti. In sintesi, il problema per lIndia nonera solo lesistenza dei profughi, ma i luoghi dove essi esistevano! 2.3. Letnia Bihari e i collaborazionisti dellesercito pakistanoNel clima di anarchia provocato dalla guerra, purtroppo non si assistette solo alla violenzadellesercito pakistano contro i bangladeshi. Infatti, in East Pakistan esisteva un nutrito grupposociale composto dalletnia Bihari, popolazione musulmana e parlante urdu proveniente dallo statoindiano del Bihar che nel 1947 emigrò numerosa nel confinante East Pakistan. Tuttavia essi siidentificavano maggiormente con il West Pakistan, grazie alla comune lingua urdu e perciò non siassimilarono mai del tutto con la locale etnia bengalese. Quando scoppiò la guerra, i Bihari sischierarono con il West Pakistan dato che credevano nellidea di Pakistan unito e divennero unfacile bersaglio per i guerriglieri bangladeshi e a volte anche per i civili che li discriminarono.Instillarono il sospetto nella popolazione locale perché vennero descritti sommariamente comecollaborazionisti e cospirazionisti contro i bangladeshi. Pur non negando che numerose volte tali attidi collaborazione tra Bihari e Pakistani avvennero realmente, è un fatto storico che lintera etniaBihari, comprese donne, bambini e persone inermi, è stata oggetto di violenze e discriminazionirazziali di ogni genere frutto di vendetta e rancore da parte dei Mukti Bahini e di molti cittadini.I Bihari non furono lunica parte della società dellEast Pakistan a schierarsi con la parte ovest delpaese durante la guerra. Ancora prima della guerra, erano molti i partiti politici o le associazioniislamiste ed estremiste che credevano fortemente nellideale di un Pakistan unito dalla comune fedemusulmana. Quando queste idee vennero disilluse dalla guerra civile, questi gruppi socialiiniziarono a collaborare con lesercito fornendo informazioni sui propri concittadini pro-Bangladesho addirittura prendendo parte attivamente al conflitto. Lesercito regolare pakistano non aveva quasialcuna conoscenza del territorio e degli equilibri sociali della popolazione occupata quindi lapresenza sul campo di persone organiche a quella popolazione, e perciò inserite nel loro tessutosociale, era di fondamentale importanza nella strategia militare west-pakistana.Tra questi gruppi spiccarono per efficienza e crudeltà i Razakar, (=[lett.] volontari), forzaparamilitare islamista composta da bengalesi pro-Pakistan e da migranti parlanti urdu che aiutaronolesercito pakistano nellindividuare i guerriglieri e nel garantire un continuo e dettagliato flusso diinformazioni sui loro spostamenti e sulle attività di supporto fornite dalla popolazione locale. Dopoliniziale contributo di “spionaggio”, dallordine del generale pakistano Tikka Khan del giugno del71, i Razakar divennero formalmente parte dellesercito regolare e intervennero militarmente nelleoffensive e nei rastrellamenti nelle zone più remote del paese. Per dare unidea delleredità culturaleche i loro comportamenti hanno trasmesso ai bangladeshi, basti pensare che oggi in bengali la 26
  27. 27. parola razakar, derivata dallarabo <volontario>, significa <traditore>.Oltre ai Razakar, ci furono altri gruppi paramilitari di collaborazionisti, composti da militanti dipartiti di estrema destra, islamisti e jihadisti tra i quali i più tristemente famosi sono gli Al-Badr -ala militante del partito Jamat-e-Islami – e gli Al-Shams – studenti e insegnanti nelle madrasa efondamentalisti membri di partiti islamisti minori come la Muslim League o il Nejam-e-Islami -. 2.4. Seconda fase del conflitto (Luglio-Novembre)Dopo liniziale fase di disorganizzazione, lesercito di liberazione cominciò a diventare una realtàsempre più organica, compatta ed efficace. Grazie anche al supporto politico fornito dal pur fragilegoverno provvisorio in esilio, nato a Mujibnagar (Distretto di Meherpur, Kolkata ) ad Aprile, gliufficiali ribelli dellesercito cominciarono a creare una struttura militare coordinata e organizzatagerarchicamente. Questi sforzi culminarono a Luglio in una conferenza di vertici militari, laBangladesh Sector Commander Conference (11-17 Luglio), nella quale si decise di dividere il paesein 11 settori, ognuno gestito da un comandante di settore scelto tra i migliori ufficiali disertoridellesercito pakistano. Al vertice delle forze di liberazione venne scelto come Comandante Capo ilgenerale M.A.G. Osmani. Le strategie militari venivano decise dal comandante di settore chedoveva rispondere al Comandante Capo. Per una maggiore efficienza, ogni settore venne diviso invari sub-settori, con a capo un sub-comandante di settore. I comandanti coordinavano anche leattività di reclutamento e di addestramento truppe nei campi allestiti lungo il confine e dopo lestatecominciarono a gestire anche le neo-nate aeronautica (BAF-Bangladesh Air Force) e marina (BN-Bangladesh Navy) militari.Le operazioni militari, sia di guerrilla che di guerra convenzionale, divennero così più pianificateed efficaci. I primi importanti risultati si videro con il successo dellOperazione Jackpot del 16Agosto, nella quale un commando della marina, coadiuvato dai Mukti Bahini, riuscì a sabotare e aminare una gran parte della flotta pakistana in varie città costiere, tra le quali Chittagong eNaryaganj. 2.5. Lintervento militare indiano (I Guerra Indo-Pakistana) e la resa finale del PakistanIl governo indiano guidato da Indira Gandhi, fin dalle sommosse e dagli scioperi popolari del 1970,aveva assunto un atteggiamento molto prudente e distaccato verso gli avvenimenti nel futuroBangladesh, considerandoli come questioni di politica interna del Pakistan e confidando in unaccordo politico tra le parti. Il lancio dellOperazione Searchlight e loccupazione west-pakistanadella parte est del paese furono eventi del tutto inaspettati in India. Ovviamente tale attacco fuaspramente criticato dai politici e dallopinione pubblica indiana, ma tali critiche rimanevano sulla 27
  28. 28. carta stampata o nei discorsi in parlamento, perché la strategia politica del governo rimase prudentee circospetta. Lunico passo concreto messo in atto fu quello di offrire asilo politico ai membri delPartito Awami scappati in esilio volontario dopo la messa al bando del loro partito e le rappresagliedellesercito.Successivamente una relativa apertura del governo indiano verso la causa bangladeshi fu ilpermesso per la costituzione del governo provvisorio in esilio della autoproclamata Repubblicapopolare del Bangladesh. Tuttavia lIndia non riconobbe ufficialmente la sovranità del Bangladeshfino a Dicembre.Altro controverso intervento indiano nei confronti dellEast Pakistan fu linvio di soldati indiani,facenti parte della Border Security Force, presso i campi di addestramento che vennero istallatidalle forze di liberazione bangladeshi lungo il confine con lIndia. Ufficialmente i militari indiani sitrovavano lungo il confine per svolgere attività di polizia di routine e perché avevano il compito dicontrollare e mettere in sicurezza lafflusso di rifugiati. In effetti secondo alcune fonti ufficialiintervistate dopo la guerra e anche secondo alcuni storici, il compito principale delle forze armateindiane non era di aiutare i guerriglieri bangladeshi, ma di controllare i confini ed evitareuneventuale collaborazione tra le frange più estremiste dei muktijoddha (=combattenti per lalibertà) e i terroristi Naxaliti e west-bengalesi. Ricordiamo infatti che le zone di confine dove eraattiva la resistenza anti-pakistana e dove sorsero i campi profughi, erano territori scarsamentecontrollati dal partito del Congresso al governo federale, ma in mano a svariati gruppi terroristi eindipendentisti e abitati da popolazioni tribali. La preoccupazione di Indira Gandhi era proprio lapotenziale alleanza tra bangladeshi in esilio in India e estremisti anti-Congresso al fine didestabilizzare il potere dello stato indiano in quelle zone, già minato dallo scarso peso elettorale delsuo partito.Qualsiasi fosse stata la motivazione indiana dietro linvio dei propri soldati, è un fatto assodato cheessi aiutarono e finanziarono sempre più massivamente le forze di liberazione bengalese, anche se alivello politico e diplomatico lIndia si dichiarava ancora neutrale. Anche un reparto dei servizisegreti indiani, la RAW, ebbe un ruolo cruciale nel fornire informazioni strategiche e logistica alleforze armate bangladeshi. Certamente la sempre più gravosa questione dei profughi east-pakistaniinfluì nella decisione indiana di giocare un ruolo sempre più concreto nel processo di liberazione.Il governo indiano tentò di trovare appoggio politico ed economico dai paesi confinanti e,soprattutto, dagli alleati e parallelamente iniziò una intensiva campagna diplomatica per portareallattenzione degli organi internazionali le violazioni dei diritti umani in atto e la delicata situazionein cui si trovava lIndia. Lobiettivo delle missioni diplomatiche condotte in molti paesi in Europa,Asia e in Nord America fu quello di indurre il governo pakistano ad interrompere le ostilità e dicercare di negoziare una soluzione politica con il Partito Awami, per il bene dellintera Asia delSud. In un discorso al parlamento indiano Indira Gandhi fece chiaramente intendere che se la 28
  29. 29. comunità internazionale non avesse preso alcuna posizione,il governo indiano sarebbe statocostretto ad intervenire direttamente per garantire la propria sicurezza e preservare tutti gli sforzifatti nel cammino dello sviluppo economico e sociale. Questo sforzo nell “internazionalizzare” laguerra, anche se nellimmediato si rivelò infruttuoso, fu fondamentale nel giustificare il successivointervento militare indiano e nel sensibilizzare lopinione pubblica mondiale sulle violenze in atto.A tal proposito accenniamo al Concert for Bangladesh, organizzato dal chitarrista e compositore deiBeatles George Harrison su appello del maestro di sitar Ravi Shankar, tenutosi al Madison SquareGarden di New Jork il 1° e il 2 Agosto e i cui proventi andarono a favore dei profughi bangladeshi.Il pretesto per lufficiale entrata in guerra dellIndia a fianco dellEast Pakistan fu un attacco west-pakistano rivolto ad alcune basi aeree indiane nella sera del 3 Dicembre, noto con il nome in codicedi Operazione Chengiz Khan. La sera stessa Indira Gandhi annunciò pubblicamente in unmessaggio radio linizio delle ostilità tra India e Pakistan in risposta allattacco subito, dando il via aquella che viene definita la guerra Indo-pakistana del 1971. Fu uno dei conflitti più brevi dellastoria, se non inserito nel contesto più ampio della guerra di liberazione bangladeshi e infatti duròsolo 13 giorni.I vertici militari indiani ordinarono un immediato dispiegamento di forze armate e attacchisimultanei in mare, aria e terra. La superiorità numerica e tecnologica messa in campo dallIndiasbaragliò lesercito pakistano, già stremato da mesi di conflitto, che fu costretto a mandare rinforzisvariate volte. Sul fronte orientale venne formato un esercito regolare formato da guerriglieribangladeshi e soldati indiani, i Mitro Bahini(=Forze alleate).Le forze armate pakistane, disposte in piccoli gruppi dispiegati nel territorio per difendersi dagliattacchi di guerrilla dei muktijoddha, furono sopraffatti dalle offensive di guerra convenzionalemesse in atto dallesercito indiano.Quando le forze di terra indiane riuscirono ad avanzare fino alle porte di Dhaka, i militari pakistanicapitolarono e dovettero stipulare un accordo di resa noto come lo Instrument of Surrender, firmatoal Ramna Race Course di Dhaka dai luogotenenti generali indiano e pakistano J.S. Aurora e A.A.K.Niazi il 16 Dicembre 1971. La sottoscrizione dellaccordo poneva fine alla guerra indo-pakistana edava vita alla nuova nazione del Bangla Desh (unito successivamente in una sola parola). In seguitoalla resa, più di 90˙000 soldati pakistani, tra cui lo stesso generale Niazi, furono fatti prigionieri eper questo la guerra di liberazione bengalese portò al più alto numero di prigionieri di guerra dallaSeconda Guerra Mondiale.Dopo la fine della guerra la comunità internazionale cominciò a riconoscere ufficialmente lo statodel Bangladesh. Il primo stato a riconoscere il Bangladesh fu ovviamente lIndia il 6 Dicembre,ancor prima della resa del Pakistan. Tuttavia non tutti i paesi del mondo furono così tempestivi. Percomprendere la tempistica del riconoscimento internazionale, bisogna inquadrarla nel periodo dellaguerra fredda. Infatti dopo lIndia furono i paesi del Blocco di Varsavia a legittimare il neonato stato 29
  30. 30. sovrano, in primis la Germania dellEst e lURSS con i suoi stati-satellite. Poi fu la volta dei paesidellUnione Europea, anche se la Gran Bretagna ebbe dei tentennamenti, e successivamente di altriimportanti stati, quali il Giappone, lArgentina, il Canada, lAustralia, varie nazioni africane e arabee la maggior parte dei paesi dellAsia meridionale e sud-orientale. Ovviamente, in quanto alleati delPakistan, gli ultimi a riconoscere la Repubblica Popolare del Bangladesh furono gli Stati Uniti e laCina che temporeggiarono fino al 1972 (USA) e addirittura fino al 1975 (Cina).Il giorno della resa del Pakistan la folla davanti al Ramna Race Course scandì numerosi slogan anti-pakistani e migliaia di cittadini di Dhaka si riversarono in strada per festeggiare lavvenuta fine delleostilità e la nascita della loro nuova nazione, una repubblica democratica parlamentare con SheikhMujibur Rahman come primo ministro e una propria costituzione entrata in vigore il 4 Novembredel 1972. 30
  31. 31. .II. La Storia riletta dalla letteratura1. Panoramica sul libro “I giorni dellamore e della guerra” diTahmima AnamDopo il necessario inquadramento storico, passiamo ad analizzare la guerra di liberazione delBangladesh da una prospettiva meno dettagliata e attendibile, ma sicuramente più coinvolgente eumana, offertaci dal meraviglioso romando desordio della scrittrice bangladeshi T. Anam.Innanzitutto va messo in chiaro che il titolo del libro in italiano non rende giustizia alla poliedricitàe ricchezza del romanzo, dato che risulta alquanto incline al sentimentalismo e al melodramma,mentre invece loriginale “A golden age” esprime meglio la profondità delle tematiche trattate ecomunica un certo carattere di contraddittorietà, presente in tutto il libro, che fa sì che anche inunepoca di guerra e dolore si possa essere amorevoli, vitali e speranzosi nel futuro.Il romanzo ci offre un punto di vista originale e incisivo per rileggere la guerra di liberazione: ilprotagonista infatti non è un soldato, un politico o un guerrigliero, ma è una donna, Rehana, vedovae madre di due figli, originaria del West Pakistan ma residente nel futuro Bangladesh. Quando laguerra travolge il paese in cui vive, si ritrova coinvolta sempre più attivamente nel processo diliberazione e, distaccandosi dalle sue origini, si riscopre appartenente al paese dei suoi figli.Inizia tutto nel 1959, quando Rehana, rimasta vedova, si vede togliere i suoi figli dal giudice che liaffida agli zii paterni a Lahore, in West Pakistan. La determinazione e la tenacia della donnafaranno sì che lei riuscirà a riprenderli con sé e a vincere la sua personale guerra. Ma poi sarà lavera guerra del 71 a portarle via nuovamente i suoi figli e lei comprende che non può fare altro chelasciarli andare e fare propria la loro guerra, imparando ad amare il suo paese per amore dei suoifigli.Così, mentre viene a conoscenza degli scempi e delle violenze perpetrate dallesercito dioccupazione pakistano, Rehana affronta la guerra in un modo non meno eroico di coloro che vipartecipano: la sua è una guerra nella quotidianità, fatta di piccole cose e di problemi semplici econcreti come trovare il cibo per sfamare i suoi figli e di ansie e paure per la loro sorte quandolavranno abbandonata. Ma, parallelamente alla lotta per la libertà del suo paese, Rehana inizia adacquisire la consapevolezza della sua libertà e si distacca dal tradizionale ruolo di vedova e madreremissiva e succube degli altri e sente la necessità di avere un ruolo attivo nel corso degli eventi.Dal cucire coperte per i guerriglieri, al prendersi cura di un soldato bangladeshi ferito, dalnascondere armi nel suo giardino al visitare un campo profughi, Rehana dà il suo contributo 31
  32. 32. concreto alla causa che era inizialmente dei suoi figli, ma che poi farà propria. In quel clima diviolenza, riesce anche a ritagliarsi i suoi spazi fatti di amore e dolcezza, attraverso lapprensione perla sorte dei figli e grazie allinfatuazione per il maggiore ferito a cui dà rifugio in casa sua e chediventa un fedele confidente ed una valvola di sfogo per linteriorità mai ascoltata di Rehana.Inoltre la sua personale liberazione, parallela a quella del suo paese, si esprime anche attraverso ilriconoscimento del fatto che non aveva mai amato realmente suo marito Iqbal e che, dato il suocarattere estremamente apprensivo e prudente, alla sua morte Rehana provò un misto di dolore egioia.Il fatto che in una società come quella bengalese una vedova si comporti così attivamente nellasocietà e addirittura si innamori di un altro uomo, riuscendo anche a strappargli un romantico bacio,è indice dellelevato grado di anticonformismo e indipendenza della protagonista, che è incurantedei tabù culturali riguardanti la sua condizione di vedovanza.Altra tematica presente nella vita di Rehana è il rapporto con il suo paese dorigine che si palesa nelsuo amore per la poesia urdu che lentamente si affianca alle canzoni popolari e o alle poesie diTagore, autore preferito della figlia Maya. Lambivalenza della sua posizione di erudita conoscitricedellurdu diventa quasi motivo di vergogna per Rehana, che ironizza sul fatto di continuare adamare la poesia in quella che è diventata la lingua del nemico. Questi numerosi riferimenti allurdu ealla bengali rappresentano lespressione trainante del sentimento e dellidentità nazionalistabengalese, cioè la questione linguistica iniziata nel 52 con il movimento per la lingua bengali.Altro appunto cruciale da fare è il commento che fa Rehana riguardo la composizione geograficadel Pakistan che le sembra assurda e irragionevole.Infatti riflette tra sé e sé con queste parole:|Che senso ha un paese diviso in due metà situate ai capi opposti dellIndia, come un paio di corna?|Oltre ad essere una potente ed appassionante saga familiare, il libro riesce magistralmente adesprimere gli orrori della guerra con una narrazione vivida, toccante ma mai sentimentalista.Attraverso i vari personaggi dalla personalità complessa e sfaccettata, lautrice ci offre uno spaccatovariegato del Bangladesh durante da sua lotta di liberazione.Grazie alla sua inquilina ed amica S. Sengupta assistiamo al dramma del genocidio compiuto adanno degli hindu bangladeshi. La famiglia Sengupta fu costretta a lasciare Shona - la casa cheRehana aveva fatto costruire con mille sacrifici vicino casa sua per guadagnare abbastanza perriavere laffidamento dei figli - per fuggire alla pulizia etnico-religiosa compiuta dallesercito. Dopoqualche mese, Rehana ritrova la sua amica Supriya in un campo profughi in India, sconvolta e sottoshock. Incapace di raccontare a voce lorrore subito, riesce a scrivere su un foglio parole sconnesseriguardo la sorte del figlioletto, parole che fanno intuire a Rehana il tragico destino a cui è andataincontro la sua famiglia. 32
  33. 33. Unaltra figura emblematica è Silvi, la figlia della vicina di casa di Rehana, la signora Chowdhury,la quale, per acconsentire al desiderio della madre, si sposa con Sabeer Mustafa, un soldatodellesercito pakistano, poi disertore, che per questo viene catturato e torturato in carcere.Dopo il suo arresto, la dolce Silvi subisce un cambiamento sconvolgente e diventa una ferventemusulmana bigotta e comincia ad osservare la purdah (=auto-segregazione delle donne in zonedella casa vietate agli uomini e copertura del volto con un velo) e a studiare il Corano. Questachiusura nella religione certamente rappresenta una ricerca di un rifugio e di consolazione a livellopersonale, ma allo stesso tempo appare emblematica del potenziale indottrinamento religioso chepuò essere indotto nelle persone disinteressate alla politica e alle dinamiche sociali in tali momentidifficili e, profeticamente, rappresenta la deriva islamista che dovette subire il suo paese dopo laliberazione.Per amore di suo figlio Sohail, da sempre innamorato di Silvi, Rehana riesce a far scarcerare Sabeergrazie allintercessione di suo cognato – lo stesso che aveva avuto in affido i suoi figli – e lo trova incondizioni disumane, tali che dopo qualche tempo viene a mancare, incarnando il triste destinosubito da migliaia di bengalesi vittime di atroci torture commesse dai pakistani.I due personaggi paradigmatici dellideologia indipendentista e del sentimento nazionalebangladeshi sono i due figli di Rehana, Sohail e Maya. Il primo è un diciannovenne molto idealistae attivo nelle associazioni studentesche universitarie di Dhaka, dove tiene lunghi discorsi di politica.Preso dal fervore nazionalista, imbraccia le armi con i muktijoddha e abbandona la madre e lasorella per rifugiarsi in un campo di addestramento, da dove venivano pianificate le offensive diguerrilla. La sua vita di clandestinità si alterna a momenti in cui riesce a tornare a casa di soppiattoper aggiornare la famiglia sul corso degli eventi e in un secondo momento per nascondere armi erifornimenti sotto il roseto di Shona. Insieme a lui,partono per la guerra alcuni suoi giovani amici,uno dei quali, Aref, perderà la vita in un agguato.Laltra figlia di Rehana, la diciassettenne Maya è una ragazza schiva e dal carattere introverso che,dopo la perdita della sua cara amica Sharmeen, trovata dal fratello in ospedale morta e ingravidatadopo uno stupro, decide di prendere parte al processo di liberazione e lascia sola la madre perandare a Calcutta, per lavorare come giornalista di un giornale partigiano e per fornire assistenza inun campo profughi, dove successivamente porterà Rehana.Entrambi i ragazzi rappresentano, a mio avviso, la contraddittorietà che esiste tra ideologia epragmatica. Nello specifico la loro visione utopistica di concetti quali rivoluzione e liberazione –che riempivano i loro discorsi e le loro letture marxiste – entra in netto contrasto con la brutalitàdella guerra e delle esperienze crude e violente da loro vissute che forgeranno il loro carattere maallo stesso tempo inaspriranno la loro concezione della vita.Il cognato di Rehana, Faiz Haque e sua moglie Parveen rappresentano invece lélite west-pakistanaconvinta sostenitrice del necessario e machiavellico mantenimento dellunità del paese, anche al 33

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